| L'Archivio
Storico del Comune di Parma conserva i documenti prodotti e ricevuti dall'amministrazione
locale parmigiana dalle sue origini fino al 1960; è diviso in tre sezioni: preunitaria,
postunitaria e Archivio Storico Teatro Regio. A questo nucleo originario si sono aggiunti i fondi archivistici di alcuni enti soppressi nonchè quelli ricevuti dal Comune in dono od in deposito. L'Archivio Storico del Comune di Parma ha sede nell'Ospedale Vecchio, in via Massimo d'Azeglio nel cuore dell'Oltretorrente. |
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Un addetto alla Sala di Studio fornisce la consulenza sia alla formulazione del percorso di ricerca sia allo svolgimento delle medesime.
L'Istituto mette a disposizione degli studiosi la biblioteca di supporto.
L'Archivio Storico Comunale ha dato alle stampe numerosi lavori scientifici.
Si esegue un servizio di
riproduzione dei documenti.
L'Ospedale Vecchio di Parma
Brevi cenni storici in occasione dell'inaugurazione della nuova "Sala di Studio"
dell'Archivio Storico Comunale di Maria Ortensia Banzola
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Linaugurazione della nuova Sala di Studio dellArchivio Storico Comunale, in
alcuni locali dellOspedale vecchio recentemente restaurati, è lo spunto per
richiamare ancora una volta lattenzione sullimportanza che questo edificio
riveste per la nostra città. Secoli di vita ospedaliera, svolta senza interruzioni allinterno dellOltretorrente, hanno indubbiamente influito sulla storia sociale, economica, politica e religiosa di Parma, contribuendo al suo sviluppo sociale e urbanistico, specialmente "di là dallacqua". Nel 2001 lOspedale di Parma festeggerà gli 800 anni dalla sua fondazione, avvenuta nel 1201 ad opera di Rodolfo Tanzi in alcune case di Borgo Taschieri (attuale borgo Cocconi) per accogliere infermi, trovatelli e, per un certo periodo, anche pellegrini. Pur essendo da considerarsi tra i precursori dei nuovi istituti ospedalieri, che venivano a sostituire gli antichi luoghi di cura legati ai conventi, lospedale Rodolfo Tanzi si regge ancora sulla "charitas". I mezzi di sostentamento sono, infatti, costituiti solo da donazioni, elemosine, offerte, servizi prestati gratuitamente per spirito di carità, che rappresenteranno per secoli le maggiori risorse dellOspedale. |
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Trasferito, già verso la metà del XIII secolo, in una nuova costruzione sul lato nord di
strada Maestra Santa Croce, viene completamente ricostruito (su disegno di Gianantonio Da
Erba) tra il 1476 e il 1508, per attuare lunificazione di circa 60 ospedali minori
di Parma e del contado in un unico Ospedale Maggiore. L"Ospedale Maggiore"
mantiene e manterrà sempre una distinzione interna tra Ospedale destinato agli ammalati,
agli orfani e alle orfane (detto "della Misericordia") e Ospedale degli
Esposti, intitolato a Rodolfo Tanzi, destinato ai trovatelli, entrambi con propri
regolamenti ed amministratori. Il primo occupava linfermeria a forma di croce ed alcuni locali ad ovest, mentre al secondo era destinata la parte verso est, su strada e a lato del chiostro. Già alla fine del XV secolo si rende necessario un ampliamento per far fronte allaumentato numero di infermi e dei trovatelli che, da 200 verso il 1497, diventano 400 allinizio del XVI sec. e poi addirittura 600 nel 1521. Probabilmente ad opera di Gian Francesco Testa, dopo il 1587, vengono prolungate le infermerie dellOspedale della Misericordia ed ampliati i locali dellOspedale Rodolfo Tanzi con laggiunta dellultimo tratto del fabbricato porticato verso est, oltre al portone che dava accesso allOrto degli Esposti. In corrispondenza di questo portone, che si trovava dovè ora lingresso principale dellOratorio di SantIlario, viene attuato il timpano che raccorda la vecchia facciata con la nuova. Ledifico continuerà ad ampliarsi anche nei secoli successivi seguendo uno schema di sviluppo a maglie ortogonali con la creazione di nuove corti interne adibite, soprattutto, ad usi di servizio. Come si evince da alcune planimetrie del XVIII secolo, ad ovest dellingresso allinfermeria, lOspedale della Misericordia consta di locali per la "Specieria" (che nel 1757 viene aperta al pubblico) vicino allingresso del Conservatorio delle Orfane, addette alla cucina degli infermi, dotato di cucine, dormitori, infermerie e camera della "Priora", mentre nella corte rustica a nord-ovest, sono le camere degli Orfanelli e di altri addetti al Servizio dellOspedale. Essendo rilevate al piano primo, le citate planimetrie non illuminano sulla destinazione dei locali recentemente restaurati (situati al piano terreno ad est dello scalone) e già appartenenti allOspedale degli Esposti. Una di esse indica che nei locali soprastanti era ubicato l"Apartamento delle Balie e dei Bambini" (di fianco al "Refettorio" e ai "Dormitori") collegato al piano terreno dalla "Scala delle Balie". E la cosa non stupisce dato che, già alla fine del sec. XV, erano presenti allinterno dellOspedale da 20 a 25 nutrici per lallattamento dei bambini (cerano, poi, numerose balie esterne). In una planimetria del piano terra, datata 1806, entrambi i locali vengono indicati come "Camera del Priore", il personaggio più importante e di maggiore responsabilità nella gestione dellOspedale. Inoltre, come si legge in una nota di A. Sanseverini, allegata alla sua ricchissima iconografia inerente lOspedale, proprio in corrispondenza a questo locale, sotto il portico di fianco alla porta di ingresso all"Ospedale de Bastardi", "evvi una ruota ove si ricevono i poveri figli spurj che vi si portano". Quindi proprio in questo locale sarebbe avvenuta la prima accoglienza dei bambini esposti. È interessante notare che, allinizio del sec. XIX, le belle immagini venute alla luce grazie al recente restauro, non erano ancora state ricoperte ed A. Sanseverini ce ne ha lasciato nella sua raccolta (conservata presso lArchivio di Stato) una completa e preziosa documentazione. Riguardo allimmagine della parete nord, che è certamente la più recente fra quelle rinvenute, lacquerello del Sanseverini ci fornisce unindicazione molto importante: sulla parte inferiore della stessa compare, infatti, un cartiglio (scomparso nel dipinto originale) dove è scritto "anno MDCLXXXVIII", che dovrebbe corrispondere alla data cui ascriverne lesecuzione. La testa del Cristo appare completa e appoggiata sul braccio destro della madre nellatteggiamento tipico della "Pietà". Sullo sfondo sotto la nube dovè deposto Cristo, la sagoma della città di Parma. Sul lato sinistro anche la riproduzione del Sanseverini appare purtroppo incompleta: si vedono solo le due braccia di una figura probabilmente di Santo (o di Santa) inginocchiata che non ci aiuta a comprendere del tutto il significato simbolico della rappresentazione. |
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Chiarissimo,
invece, è il significato della donna che allatta, simbolo della Carità. Tema ricorrente
nelliconografia legata allOspedale che di carità vive ma anche fa vivere
(vedi la Carità di G. M. Conti, già sulla parete destra dellingresso
allospizio degli Esposti, la Carità del Reti, di fianco al sarcofago di Rodolfo
Tanzi e, più tardi, la statua della Carità di J. B. Cousinet, già nellinfermeria
dellOspedale). In questo luogo, limmagine della donna allattante assume poi
particolare significato, alludendo realisticamente al baliatico dei locali soprastanti, ma
è anche il simbolo del nutrimento spirituale di Cristo e della Chiesa ("Da sempre
la Chiesa mi nutre /del genuino latte che esce dal suo materno seno", scrive S.
Ilario di Poiteirs). La simbologia è poi rafforzata dalle ceste, allegoria del corpo
materno e segno di fertilità e di abbondanza. Anche le immagini dipinte sulle due lunette laterali, certamente antecedenti rispetto a quella descritta, rappresentano temi legati alla storia dellOspedale. San Nicomede e San Bovo, che troviamo raffigurati pure sulle due lunette sopra gli ingressi laterali della chiesa di SantIlario, erano Santi titolari di Ospizi e Oratori distrutti, il cui culto era stato trasferito nellOspedale. |
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LOspedale di San Nicomede, distrutto nel 1546 per lesecuzione della "tagliata"
da parte di Pier Luigi Farnese, fu ricostruito nel 1568 di fronte allOspedale
Maggiore; nel nuovo Oratorio furono trasferiti i titoli di San Nicomede, San Bovo e San
Vincenzo ed eretti tre altari a loro dedicati. E forse San Vincenzo Martire è il Santo
rappresentato a destra di San Lorenzo in una delle altre due lunette riprodotte dal
Sanseverini e che dovevano essere ubicate di fronte a quelle ritrovate, a completare il
ciclo pittorico. Particolarmente interessanti le raffigurazioni sulle vele del soffitto che se, come si ritiene, eseguite in un periodo anteriore alla prima metà del XVII sec., potrebbero avvalorare la suggestiva ipotesi che in questo luogo sia stato inizialmente trasferito il titolo dellOratorio di SantIlario. Già ubicato, con lospizio annesso, fuori porta Santa Croce, fu anchesso demolito nel 1546 in occasione della citata "tagliata" di Pier Luigi Farnese. Il titolo dellOratorio distrutto fu trasferito, nel 1557, nella chiesa dellOratorio degli Esposti. Solo più tardi fu costruita lattuale Chiesa di SantIlario (1663-1666) ove prima era lingresso allOrto degli Esposti, comè ben visibile nella pianta riprodotta dallo Smeraldi (1592), in cui lingresso allOrto, non è ancora occupato dalla Chiesa. Il "67", corrispondente nella legenda a "S. Hilario", è posto proprio dirimpetto allOspedale in corrispondenza del locale in esame. Su ogni vela della volta è raffigurato un putto che reca in mano un oggetto, chiaramente individuabile dagli acquerelli del Sanseverini: croce, libro, patena, calice, stola; mentre altri tre, riuniti nella zona centrale, sostengono una mitra vescovile, simboli tutti che possono essere interpretati come attributi di SantIlario. La destinazione del locale ha sicuramente subito più di una variazione nel tempo, ma è certo che la presenza di un così ricco apparato decorativo implica usi e funzioni di un certo rilievo. Non è semplice capire quando le pitture siano state ricoperte. Forse poco dopo che il Sanseverini le aveva riprodotte, in occasione del trasferimento dellOspizio degli Esposti nel Convento di S. Maria delle Grazie (1806) o, forse, in occasione di una delle tante epidemie di colera che si sono ripetute nel Parmense durante l800 o, ancora più tardi, dopo il 1926, quando ledificio cessò la sua attività ospedaliera con il trasferimento di tutti i reparti nella nuova sede dei "prati di Valera". Importante è avere riportato alla luce immagini, che ci erano state negate dalla sovrapposizione di tinteggi e scialbature, per merito del sapiente lavoro dei restauratori e dei progettisti che, con intelligente rispetto del luogo, hanno saputo restituire alla città un ambiente ancora carico di valenze e di suggestioni, grazie anche allidoneo uso cui viene destinato. Per questo è vivamente auspicabile che, in questi luoghi, un tempo preposti a contenere epidemie, il "contagio" del recupero si propaghi rapidamente, per completare il progetto con ulteriori interventi atti ad ampliare archivi, musei e collezioni comunali. In questo modo lOspedale vecchio verrà sempre più a configurarsi come un vero e proprio polo culturale dellOltretorrente e a rappresentare, come ha affermato Maria Parente, il centro della memoria storica della città. |
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