AIANI-AMPOLLINI
AIANI, vedi AJANI
AICARDI ANDREA
Parma ante 1445-Parma post 1484
Scrittore, di famiglia appartenente al patriziato. Così ne parla labate Tonani: Un
certo Andrea Aicardi da Parma fu condotto dal Comune Reggio Professore di eloquenza sotto
li 28 di Maggio del 1465, e nel 1466 ai 29 Giugno fu dal medesimo Comune destinato a fare
lorazione per la venuta del nuovo Vescovo Antoni Beltrandi; e finalmente nel 1468
prese il suo congedo con epigramma riportato nelle provvisioni del predetto Comune, dalle
quali rilevansi dette notizie. DellAicardi tengo un epigramma manoscritto diretto al
nostro Gaspare Lanci. Nella Raccolta intitolata Camilli Palaeotti Tumulus, 1597, è un
Protrepticon di Giulio Segni ove si parla di un Aicardi: nostrae aetatis honos ingens
Aicarde. Fu amico di Andrea Portilia, il famoso editore e stampatore, cui dedicò un
epigramma latino.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 319;
G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani illustri, 1877, 4; G. Negri, Biografia
Universale, 1842, 8; L. Caetani, Dizionario Bio-Bibliografico, 1924, 571; Aurea Parma 4
1958, 234-235.
AICARDI FRANCESCO TEODORO
Parma 9 novembre 1640-Parma 27 gennaio 1713
Figlio del nobile Orazio e di Domenica. Emise a Modena il 29 giugno 1662, ventiduenne, la
professione religiosa nellOrdine cappuccino cambiando il nome di Francesco Teodoro
in quello di Gioacchino. Fu predicatore efficace e di illibatissima vita, chiamato in
tutta Italia come esorcista avveduto, prudente e dotto, devotissimo della Beata Vergine
Maria, in onore della quale compose varie canzonette che distribuì largamente.
Benedicendo nel nome di Maria, guariva molti infermi e liberava gli ossessi. Godette di
tal fama di santità che, diffusasi la notizia della sua morte, ne vennero chieste
reliquie non solo dalle città vicine, ma anche da Milano, Genova, Torino, Roma, Napoli e
Lisbona. Si conserva un suo ritratto a olio nel convento di Parma con liscrizione
latina che, tradotta, dice: Padre Gioacchino da Parma predicatore di grande pietà,
ammirevole per carità verso il prossimo e nel guarire gli energumeni. Questo figlio, che
la stirpe Aicardiana donò ai cappuccini, la morte colse settuagenario e lo collocò tra i
santi in cielo. Spirò in questo convento di Parma il 27 gennaio 1713 con vivo rimpianto
dei suoi che lo veneravano. Le sue ossa, in seguito alla soppressione del vecchio
convento, furono trasferite con distinzione nella vicina chiesa parrocchiale di
Ognissanti.
FONTI E BIBL.: Annuario Provinciale, IV, 113-194; Gabriele, Leggendario, I, 365-380;
Cappuccini a Parma, 1961, 19; F. da Mareto, Necrologio cappuccini 1963, 93; Ausiliatrice
5/6 1965, 3.
AICARDI GERARDO
Parma 1210
Fu ingrossatore del Comune di Parma nellanno 1210.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 14.
AICARDI GIACINTO
Parma-1667
Disegnatore e acquafortista, fu attivo nel 1640 e nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Manoscritti nella Biblioteca Palatina di Parma; U.
Thieme-F. Becker; Caetani, Dizionario Bio-Bibliografico, 1924, 571.
AICARDI GIOACCHINO, vedi AICARDI FRANCESCO TEODORO
AICARDI LODOVICO
Parma 1482/1489
Figlio forse di quellAndrea Aicardi da Parma che fu professore di eloquenza a Reggio
intorno al 1470. I Rotoli (I, 118, 121, 131, 134) designano lAicardi insegnante a
Bologna di logica de sera per gli anni 1482-1483 e 1483-1484, e de mane per il biennio
successivo, inoltre lo danno professore di Filosofia straordinaria per gli anni 1487-1488
e 1488-1489. Insegnava la sua disciplina contemporaneamente ad altri, perché, secondo il
costume del tempo, si soleva contrapporre in un medesimo insegnamento un professore a un
altro, allo scopo di esercitare con la polemica docenti e discenti nella ricerca del vero.
Era quello il tempo delle ardenti polemiche tra averroisti e alessandristi, e Bologna
divenne il centro di questi ultimi, come ha diffusamente illustrato il Fiorentino nel suo
studio su Pietro Pomponazzi da Mantova (Firenze, 1868). È facile pertanto immaginare
lardore delle discussioni che avranno agitato lo Studio bolognese al tempo
dellAicardi, il quale ebbe a collega nella stessa sua disciplina il famoso
Alessandro Achillini, il maggiore competitore del Pomponazzi.
FONTI E BIBL.: Chevalier; Mazzetti, Repertorio n. 23; Alidosi, Dottori forastieri, 50; L.
Caetani, Dizionario Bio-Bibliografico, 1924, 571; R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea
Parma 6 1929, 78.
AICARDI PAGANINO
Parma 1235
Nel 1235 era suonatore di tubeta parva al servizio del Comune di Parma.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Banda, 16-17; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
AICARDI SCOLASTICA
COLOMBA
Parma 1672
Fu monaca del Monastero di San Quintino di Parma nel 1672.
FONTI E BIBL.: Gaspari, Biblioteca del Liceo musicale di Bologna, I, 239; L. Caetani,
Dizionario Bio-Bibliografico, 1924, 572.
AICARDI SMERALDO
Parma 15 aprile 1857-Parma 20 gennaio 1926
Si diplomò con la lode distinta in violino alla Regia Scuola di musica di Parma nel 1875.
Fu amico di Arturo Toscanini che lo volle con sé in varie occasioni. Percorse
unottima carriera in orchestre italiane e straniere, pur rimanendo a risiedere a
Parma.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 133; Dietro il sipario, 1986, 263.
AICARDO
-Parma 733
Nel 709 fu canonico della Cattedrale di Parma. Fu il secondo Vescovo di Parma, mandato nel
731 dal pontefice Gregorio III. Visse fino al 733 e gli succedette Alboino.
FONTI E BIBL.: Gams, Series Episcop., 744; R. Pico, Catalogo dei Vescovi di Parma, 219;
Cherbi; G. Negri, Biografia Universale, 1842, 8; L. Caetani, Dizionario Bio-Bibliografico,
1924, 572; N. Pelicelli, I vescovi della Chiesa parmense, 1936, 75-81.
AICARDO
-Parma 4 settembre/12 novembre 926
Quale successore di Elbungo, fu vescovo di Parma nel 920 (né prima si trova di lui
notizia). Proprio in quellanno, a causa di un incendio, fu distrutta la Cattedrale e
la canonica attigua. Tra le altre cose, furono ridotte in cenere le scritture appartenenti
alluna e allaltra, con gravissimo danno. Perciò gli ecclesiastici ai quali
era affidata lamministrazione dei beni avuti per altrui liberalità o in qualunque
altro modo posseduti, furono costretti a ricorrere allimperatore Berengario contro i
numerosi tentativi di usurpazione. Limperatore, da Pavia, il 26 settembre 920, a
istanza del marchese Olderico e dellAicardo, riconfermò alla Chiesa parmense tutte
le donazioni e qualunque altro possesso anteriore, e in più accordò come prova
linquaestum per vicinos avendo un incendio distrutto i documenti. Anche
lAicardo, per difendere le proprietà del suo episcopio, a mezzo del conte
Grimoaldo, si rivolse allImperatore, il quale da Mantova, lottobre del 920,
ordinò che non fosse da alcuno molestato di ciò che aveva ottenuto in ogni tempo e
ovunque con investitura. Concesse inoltre di potersi difendere tam per inquisitionem
quamque per sacramentum adiurante suo advocatore, cioè col giuramento del suo avvocato.
Il 19 febbraio 921, da Mantova, limperatore Berengario riconfermò ai canonici le
cose da loro possedute, specialmente quelle che a essi erano pervenute dal vescovo Vibodo
e da Vulgunda, e le altre donate dalla contessa Berta e dal figlio di lei, il conte
Vifredo, stabilendo che delle cose tutte si facesse uninquisitio per vicinos. Il
giorno seguente, con altro diploma, lImperatore, oltre la riconferma, permise ai
Canonici di difendere le cose loro non solo, come aveva decretato a favore del Vescovo, ma
anche col giuramento. Intorno al 921 Adalberto, marchese dIvrea, tentò di
ribellarsi allimperatore Berengario e, guadagnati alla sua causa il marchese
Olderico, conte di palazzo, e Lamberto, arcivescovo di Milano, armò in breve un esercito.
LImperatore chiamò in soccorso gli Ungari. Nel corso del conflitto trovò la morte
Olderico. I congiurati, cui si unirono le città lombarde (cioè i vescovi e i conti che
le reggevano), tra i quali lAicardo, chiamarono a regnare in Italia Rodolfo, re
dellalta Borgogna. Da Pavia, il 4 febbraio 922, lAicardo alle istanze dello
stesso marchese dIvrea e dellarcivescovo di Milano, ottenne da Rodolfo un
diploma che gli confermò il possesso della Badia di Berceto. L8 dicembre dello
stesso anno, Rodolfo convalidò i privilegi antichi anche al Capitolo di Parma e concesse
il diritto di difendere i loro beni col giuramento. Berengario intanto si era ritirato a
Verona per riparare alle forze perdute, e contemporaneamente tentò di guadagnare qualche
potente alla sua causa: trasse infatti al suo seguito il vescovo Guido di Piacenza.
Ribellatasi perciò la città a Rodolfo, lImperatore poté aprirsi la strada della
Lombardia, e già il 29 luglio 923 bivaccò con lesercito presso Fiorenzuola.
Circondato di sorpresa da Rodolfo, non si smarrì, anzi combatté così coraggiosamente
che sembrò dovesse arridergli la vittoria. Ma avvenne che il conte Bonifacio e il conte
Gaiardo, giunti improvvisamente, si scagliarono nella mischia facendo strage dei nemici.
Berengario, costretto a fuggire, riparò di nuovo a Verona. Rodolfo privò il vescovo
Guido del titolo di suo consigliere, e in sua vece, forse proprio in questa occasione,
nominò a tale carica lAicardo. Nellestate cessò di vivere la vecchia
imperatrice Ageltrude, vedova dellimperatore Guido, che visse lungamente presso la
sua chiesa di San Nicomede di Fontanabroccola, nel contado parmense. Il 27 agosto 923
testò lasciando due masserizie, una non lontano da Soragna e laltra sotto Parola,
allaltare di San Remigio nella Cattedrale di Parma, perché coi frutti fossero
beneficiati i sacerdoti, mantenuti i lumi e gli incensi, ogni qual volta lAicardo e
i suoi successori avessero ordinato di celebrare la Messa cantata al detto altare. Il 27
settembre 924, Rodolfo, a istanza del vescovo Beato, arcicancelliere, e dellAicardo
(et Heicardum venerabilem sanctae Parmensis ecclesiae episcopum auricularium nostrum),
prese sotto la sua protezione la Chiesa di Cremona, e le confermò i diritti e i possessi,
segnatamente quelli che Berengario le aveva concesso. E al suo carissimo scilicet fideli
nostro Aicardo l8 ottobre Rodolfo donò la corte di Sabbioneta oltre il Po cedendo
alle preghiere della contessa Ermengarda e del marchese Bonifacio, col diritto di poter
trasferire la signoria a chi più gli fosse piaciuto. Si vuole che a istanza
dellAicardo, Rodolfo il 18 luglio 925, da Pavia, confermasse a quella Chiesa gli
antichi privilegi, le carte, i possessi e i diritti, concedesse nuovi favori e assegnasse
speciali privilegi alla famiglia Confalonieri. Lo Schiapparelli però ritiene falso il
diploma. Ermengarda, moglie del marchese Adalberto dIvrea, figlia di Adalberto II e
di Berta, madre in prime nozze di Ugo, duca di Provenza, si lasciò indurre da Ugo e
Lamberto e dallarcivescovo di Milano, Lamberto, a procurare il Regno italico al
fratello uterino, facendo insorgere Pavia contro Rodolfo, che fu costretto a fuggire
dallItalia. Ugo fu chiamato in Italia (anche Parma lo riconobbe come re) e fu
incoronato il 21 luglio 926. Che lAicardo sia stato segretario del nuovo re non è
certo, tuttavia trovò grazia presso di lui: Ugo privilegiò infatti la sua Chiesa, gli
accordò il 4 settembre 926 gli antichi possessi, vietando ai conti, ai giudici e ai
gastaldi di chiamare in giudizio chiunque e per qualsiasi ragione nei luoghi appartenenti
alla Chiesa di Parma, gli concesse una più ampia immunità e il diritto di inquisizione.
Dalluso di tali formule si deduce che conti e ministri avevano preso a molestare
lAicardo nel suo governo. LAicardo morì poco dopo, giacché dal 12 novembre
dello stesso anno risulta eletto il nuovo vescovo: Sigefredus cancellarius episcopus.
FONTI E BIBL.: Cherbi; G. Negri, Biografia Universale, 1842, 8; N. Pelicelli, Vescovi
della Chiesa parmense, 1936, 75-81; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 237.
AICARDO ANDREA, vedi AICARDI ANDREA
AICARDO DA CORNAZZANO, vedi CORNAZZANO AICARDO
AÌLI LORENZO
Trento o Reggio Emilia o Cremona 1657 c.-Parma 16 maggio 1702
I documenti reperibili sullAìli riguardano più le sue opere che i fatti della sua
vita privata, tanto che sono incerti sia il luogo di origine che la stessa grafia e
laccento del suo cognome. I ricercatori hanno indicato vari luoghi di provenienza e
di lavoro: Trento, Cremona, Milano, Reggio Emilia. Il cognome non è documentato sempre
nella stessa forma: lo si trova anche, per esempio, con lacca iniziale, che potrebbe
essere indizio di una sua origine nordica, forse germanica, considerando il suo tipo di
scultura e il fatto che gli artisti si spostavano facilmente da una nazione
allaltra. Comunque prevale, nella grafia, la forma Aìli, italianizzata, che si deve
accettare come inevitabile evoluzione linguistica. Un documento importante riguardante
lAìli è quello della sua morte, avvenuta alletà di circa quarantacinque
anni, come si ricava dai registri dellantica parrocchia di San Marcellino,
dallannotazione del parroco, da cui risulta pure lindicazione della sua
sepoltura, nellOratorio di San Giovanni Decollato, adiacente alla chiesa di
SantAndrea, in seguito abbattuto. Dal necrologio, dunque, si potrebbe ricavare la
data della sua nascita, cioè il 1657 circa, anche se lo storico Pietro Zani lo nomina
come operante a Cremona nel 1660. Lopera dellAìli che forse precede le altre
eseguite nel Ducato farnesiano, è quella del 1676: lAltare del Crocifisso nella
chiesa parrocchiale di Borgo Taro. Da questa data si potrebbe dedurre che lAìli
giunse nel Parmense molto giovane e che vi si stabilì rimanendovi per quasi
trentanni, fino alla morte. Risulta certa anche la sua assunzione presso la Corte
farnesiana nel 1677 in qualità di scultore e intagliatore. Era duca di Parma e Piacenza
Ranuccio Farnese, che governò dal 1646 al 1694, nel quale periodo rientra in massima
parte la presenza dellAìli nel Ducato (dal 1694 al 1702, data della morte
dellAìli, fu duca Francesco Farnese, figlio di Ranuccio). Lambiente culturale
e artistico in cui sinserì lAìli era molto propizio alla produzione di opere
darte di vario genere: architettoniche, pittoriche, scultoree, letterarie e
musicali, nonostante le gravi difficoltà economiche in cui si trovava il Ducato. La
numerosissima Corte era dedita al lusso, alle feste e agli spettacoli, che gravavano in
maniera eccessiva sullerario, tanto che furono create imposte straordinarie a questo
scopo. Ranuccio Farnese emanò alcuni importanti provvedimenti che favorirono lo sviluppo
culturale di Parma: arricchì la Pinacoteca e la Biblioteca Ducale, favorì
lUniversità e il Collegio dei Nobili, fondò le Accademie di Lettere, Arti e
Scienze e promosse, infine, con il suo mecenatismo, larrivo di molti intellettuali e
artisti da varie parti dItalia. Francesco Farnese fu costretto a interrompere le
tradizioni sfarzose della famiglia, che avevano portato a una situazione economica
insostenibile: dovette ridurre le spese della Corte, il numero dei cortigiani, chiamando
tutte le classi sociali a contribuire al pagamento delle forti somme a debito. A quanto
pare lAìli ebbe una bottega molto attiva e una produzione abbondante, come
dimostrano le varie opere rimaste nel territorio del Ducato farnesiano: le sculture
dellAìli, documentate o attribuite, raggiungono il numero di venticinque,
escludendo le cornici e le decorazioni che legano alcune sculture nella loro composizione
unificante, ed escludendo inoltre le opere reperibili nelle città fuori del Ducato
farnesiano, indicate dai ricercatori, come Trento, Milano, Cremona e Reggio Emilia.
LAltare del Crocifisso della chiesa parrocchiale di Borgo Taro è la prima opera
eseguita dallAìli nel Parmense. La data del 1676 e il nome dellAìli erano
leggibili nella base dellAltare ma vennero distrutti nel primo Novecento da un
principio dincendio e dal successivo restauro. È rimasta una fotografia
dellAltare, del 1880 circa, da cui, a forte ingrandimento, si possono leggere data e
nome. LAltare fu progettato intorno a un crocifisso antico, forse quattrocentesco,
perciò stilisticamente staccato dal resto dellopera, ma fulcro della composizione
seicentesca. La stessa croce ha carattere barocco: probabilmente fu eseguita o
rimaneggiata nel medesimo momento. Il crocifisso è sistemato in una nicchia rettangolare,
dipinta in tono scuro, contrastante con labbondante doratura che riveste quasi tutto
lAltare. Le statue della Madonna e di San Giovanni fiancheggiano la croce, legandosi
al Cristo con un movimento schematico, forse per adeguarsi allo stile antico del
crocifisso. La nicchia è incorniciata da una ricca decorazione in cui si distingue un
motivo sinuoso di girali vegetali, sui quali balzano in forte rilievo alcuni putti. Due
colonne, dipinte a marmo, fiancheggiano la nicchia, avvolte da un motivo vegetale dorato
per tutta la loro altezza, fino al capitello composito. Di fianco alle colonne due
angeli-cariatidi, poggiati su alte mensole, anchesse dello stesso colore
marmorizzato con decorazioni dorate, portano pure capitelli compositi. Sui quattro
capitelli si alza una trabeazione che regge un alto e ricchissimo timpano curvilineo ai
cui lati sono sdraiati due grandi angeli, a tutto tondo, dorati, che si legano al
dinamismo di tutto il fastigio con il movimento delle ali e delle vesti, e con la loro
stessa posizione. Dallanalisi di questopera risulta chiaro che lAìli fu
legato alla cultura artistica del suo tempo, che predilesse il movimento delle forme e
luso abbondante delloro, che acquista, particolarmente in quel tempo,
significato di luce, colore e celebrazione. Il modo personale dellAìli sta, forse,
in una certa accentuazione di dinamismo, che può essere considerata sia di origine
nordica che di tendenza già barocchetta. Nella Galleria Nazionale di Parma sono esposte
due sculture dellAìli: la Vergine Annunciata e lAngelo Annunciante.
Luso dinamico del panneggio e il modo di esecuzione dei visi e delle mani indicano
che la concezione delle forme corrisponde alla maniera espressiva di questo scultore.
Sulla base dellinginocchiatoio dellAnnunciata è incisa la sigla LHF, cioè,
molto probabilmente, Lorenzo Haili fecit. Sembra che queste due sculture siano provenienti
dal soppresso Convento dei Cappuccini di Parma e donate al Museo Nazionale di Antichità
nel 1870. Forse erano originariamente sistemate ai lati del Crocifisso che è rimasto su
un altare della chiesa dei Cappuccini in Parma e che è opera di grande plasticismo:
dinamico nel movimento del corpo, del perizoma, nel cartiglio in alto e infine nello
stesso modo di concepire la croce come due tronchi dalbero incrociati, nodosi e
mossi. È documentato il fatto che questo Crocifisso proveniva da Roma e che fu donato ai
Cappuccini dal duca Ranuccio Farnese nel 1684. Si può fare lipotesi che
lAìli lo eseguisse in quegli anni a Roma dove si trovava forse a spese del Ducato,
come del resto avveniva spesso quando si voleva che gli artisti si mettessero in contatto
con gli ambienti più avanzati nel campo delle arti. Si può infatti notare nel Crocifisso
un plasticismo più vigoroso rispetto alle sculture precedenti, per un probabile influsso
dellambiente romano in cui operavano grandi scultori, quali il Mochi,
lAlgardi, il Bernini, il Duquesnoy. Nella sagrestia della chiesa della Steccata in
Parma si trovano due statue attribuite allAìli: quelle di San Domenico e di Santa
Caterina, che sono dorate, di dimensioni maggiori delle altre, con panneggio abbondante e
dinamico, secondo i modi tipici dellAìli. Sembra che le due statue siano
provenienti dalla distrutta chiesa di San Pietro Martire e che siano state sistemate in un
nicchione della chiesa, ai lati di una Madonna del Rosario, la cui devozione divulgarono
proprio quei due santi. Nel 1690 lAìli creò uneccezionale carrozza destinata
alla cerimonia per le nozze di Odoardo Farnese, figlio di Ranuccio, con la principessa
Dorotea Sofia di Neoburgo. Sono state infatti ritrovate in una biblioteca di Parigi delle
incisioni di Carlo Antonio Forti che riproducono la parte anteriore e posteriore della
carrozza, incluso il nome dellautore. Per lopera dellAìli è
interessante la testimonianza di G. Notari, che descrive in modo dettagliato le feste di
quellanno: Salirono in maestosa e superba carrozza di velluto cremisino al di fuori
ricoperto da un massiccio ricamo doro. Il Carro era dintaglio tutto dorato,
con due figure nella parte deretana, rappresentanti la Liberalità e lAvarizia
spuntando tra quelle il Leone e il Cavallo Marino, Fiere allusive allArme de
Serenissimi Sposi; la posta del cocchiere veniva pure freggiata da Figure, Festoni e
Fogliami, sudata fatica deccellente scalpello. Sembra, dunque, che lAìli
fosse attivo anche nella produzione di carrozze, certamente ad alto livello, risolvendole
in modo plastico di grande qualità. Nelloccasione delle nozze, furono anche
preparate grandi sculture di zucchero, da consumarsi in quella eccezionale festa,
realizzate con figurazioni mitologiche e allegoriche che celebravano la potenza di Casa
Farnese, le virtù e lamore dei nobili sposi. A questo proposito, risulta
documentato il pagamento allAìli dei modelli di terra che servirono per i trionfi.
Intorno allo stesso anno 1690 (forse qualche anno prima) lAìli lavorò per il
Palazzo farnesiano di Piacenza. Nel Museo Civico di Piacenza sono conservati quattro
paracamini in legno, scolpiti e dorati, con soggetti mitologici e allegorici, entro ricche
incorniciature. Questi pezzi sono documentati nellinventario del 1691 riguardante
gli arredi del Palazzo farnesiano piacentino. I paracamini, che furono tra le pochissime
cose che si salvarono dalla spogliazione del 1803, furono attribuiti in passato dagli
studiosi a più di uno scultore, ma poi assegnati definitivamente allAìli. È
riconosciuta la straordinaria qualità di questi rilievi nei valori di composizione, di
dinamismo delle forme e di effetti chiaroscurali, secondo modi espressivi attribuibili
appunto alla mano dellAìli. LAìli usò preferibilmente il materiale ligneo,
che comporta tecniche diverse da quelle usate per altri materiali, come per esempio il
bronzo o il marmo. Il fatto che lAìli usasse il legno, può confermare, al di là
delle citazioni dei luoghi di provenienza da parte dei vari ricercatori, lorigine
geografica dellAìli, nordica o montanara, secondo una tradizione secolare di certe
zone (che prevedeva normalmente anche la laccatura o la doratura). Queste sono proprio le
caratteristiche delle opere dellAìli, tanto che si potrebbe ipotizzare che le sue
sculture non dorate e non laccate non siano state finite. A Roma lAìli vide anche
le numerose opere del Bernini, il vero arbitro dellarte romana per buona parte del
Seicento. Una certa risonanza col Bernini si può cogliere nella composita e già
ricordata Annunciazione della Galleria Nazionale di Parma, che può richiamare, se pur
vagamente, nella composizione, nella finezza di modellazione e nel dinamismo del
panneggio, lEstasi di Santa Teresa, la scenografica opera del Bernini del 1647, in
Santa Maria della Vittoria a Roma. Se lAìli fu a Roma verso il 1680, ebbe dunque
modo di vedere tutta la produzione artistica barocca, scultorea, pittorica,
architettonica, che aveva già posto le premesse per levoluzione dello stile verso
quello barocchetto o rococò. LAìli lo dimostra, infatti, nelle sue opere con il
dinamismo più nervoso, la grazia degli atteggiamenti e la composizione. Risulta
documentato un intervento dellAìli, entro il 1695, nella Cappella di
SantAgata del Duomo di Parma, per la realizzazione della tomba del vescovo Saladini,
in collaborazione con Mauro Oddi, lartista parmigiano con cui lAìli ebbe
rapporti di lavoro. Risulta ugualmente documentato che dallanno 1695 lAìli
lavorò per il marchese Giampaolo Meli Lupi di Soragna, che, dopo il suo matrimonio con
Ottavia Rossi di San Secondo, volle rinnovare gli ambienti e gli arredi della Rocca,
chiamando gli artisti e gli artigiani locali a quellimpresa, prima di rivolgersi
agli artisti veneti, che apprezzò maggiormente. Lopera di rinnovamento fu iniziata
dal pianterreno dove lAìli eseguì lalcova tutta dorata, con un ricco
baldacchino, un letto straordinario fiancheggiato da quattro sculture che simpongono
per la loro eleganza e dimensione, rappresentanti le Stagioni. Un prezioso cancelletto,
decorato da motivi vegetali, mascheroni e putti, chiude lalcova. Il tutto fu
inserito in una splendida boiserie. Nel 1698 lAìli eseguì, ancora per la Rocca di
Soragna, figure allegoriche, putti e festoni per il Teatrino, progettato da Ferdinando
Bibiena (questi pezzi furono poi rimossi e sistemati in altro ambiente). Entro il 1701, un
anno prima della morte, lAìli è documentato per lesecuzione di una statua
lignea di Madonna Addolorata per la chiesa dei Serviti in Soragna (trasferita in seguito
nella chiesa di San Giacomo). Essa è caratterizzata, al solito, dal dinamismo che, oltre
alla doratura, è un elemento importante per lanalisi del fare artistico
dellAìli. Sono stati attribuiti allAìli i due angeli che si trovano nella
Sala dei Cavalieri dellUniversità di Parma, che per i caratteri che li
contraddistinguono, sono effettivamente collegabili al suo modo di fare.
FONTI E BIBL.: Parma, Biblioteca dellArchivio comunale, ms. 88, G. Borra, Diari;
Parma, Museo Nazionale di Antichità, ms. 12, E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di
Belle Arti parmigiane, VI 1651-1700, c. 6; L. Testi, La Cattedrale di Parma, Bergamo,
1934, 68-69; P. Zani, Enciclopedia metodica delle Belle Arti, II, I, 257-258; U. Thieme-F.
Becker, Allgem. Lex. der bild. Künstler,
I, 151; A. Ghidiglia Quintavalle, in Dizionario Biografico degli Italiani, I, 1960, 524;
G. Godi, 1975, 100-102 con altra bibliografia; Labbazia, 1979, 200; G. Godi, in
Gazzetta di Parma 21 dicembre 1979, 3; G. Cirillo-G. Godi, Larte, 1979, 191; B.
Colombi, 1980, 35; Il mobile a Parma, 1983, 256; Gazzetta di Parma 8 aprile 1993, 12; P.
Pietrantonio, Arte e politica, 1996, 8-18.
AIMI
Parma XIV secolo
Scultore attivo nel XIV secolo.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 15.
AIMI ALCIDE
Vidalenzo 27 maggio 1896-Como 1960
Fu Segretario Generale dellUfficio provinciale C.N.S.F. di Carrara. Prestò servizio
militare per tutta la durata della prima guerra mondiale e partecipò col 142° Fanteria
ai combattimenti di Oppacchiaselle (Carso) e quota 208 e 144 (Carso) ove rimase gravemente
ferito. Fu autorizzato a fregiarsi della Croce di guerra e del distintivo dei feriti.
Iscritto al Partito Nazionale Fascista dalla fondazione del Fascio di Busseto (3 marzo
1921), fu segretario politico del Fascio di Busseto fino al dicembre 1921. Organizzatore
del Fascio e dello squadrismo della Bassa parmense, triumviro della Federazione Fascista e
membro dei vari Direttorii Federali, fu capo manipolo fuori quadro della Milizia
Volontaria Sicurezza Nazionale. Prestò la propria attività nel movimento sindacale dal
20 aprile 1921, iniziata con lorganizzazione dei primi Sindacati del Fascio di
Busseto (Parma). Fondò e diresse il sindacalismo fascista della provincia di Parma da
tale data fino al 6 settembre 1927. Membro del primo Consiglio direttivo della
Confederazione Nazionale dei Sindacati Fascisti, fu Commissario straordinario dei
Sindacati Fascisti di Firenze, e Segretario generale di Massa e Carrara. Nel 1929 venne
trasferito a Mantova dove si occupò di sindacalismo integrale.
FONTI E BIBL.: E. Savino, Nazione operante, 1928, 457-458.
AIMI ANGELA MARIA
Parma 14 luglio 1902-1954
Scrittrice. Compì gli studi classici con scarso amore per la scuola e i libri, ai quali
tornò con viva simpatia solo dopo avere abbandonato i banchi scolastici. Scrisse il
romanzo Colei che uccise il sogno, Bologna, 1935.
FONTI E BIBL.: M. Gastaldi, Panorama della letteratura femminile contemporanea, Milano,
1936; M. Bandini, Poetesse, 1941, 22.
AIMI BATTISTA
Soragna 29 giugno 1550-Parma 1589
Nacque da Cristoforo e Lucrezia Concari. Il padre, pur di origine parmigiana, risiedeva da
tempo a Soragna: è infatti menzionato nel 1543 e nel 1544 quale luogotenente del locale
podestà, e poi per alcuni decenni ancora lo si ritrova citato come notaio in vari atti
pubblici, quali un rogito del 1549, una testimonianza del 1556 nella vertenza in corso tra
i Meli e Ferrante Gonzaga, le cause civili della pretura di Soragna fino al 1563 e una
fede del 24 giugno 1569 nella veste di procuratore del conte Federico Rossi al battesimo
di una figlia del medico Luca Campagna; pagava inoltre un canone annuo di quattro capponi
al marchese Meli Lupi a titolo di livello su ventidue biolche di terra in luogo detto Il
bosco delle rose a Carzeto. LAimi dunque trascorse la sua giovinezza a Soragna,
godendo anche le rendite di alcune possessioni che il padre aveva acquistato proprio nella
villa del Carzeto. Dindole versata per gli studi, lAimi, dopo i corsi di
lettere, passò allUniversità di Bologna, applicandosi dapprima nella filosofia,
poi nelle scienze geometriche e infine nella giurisprudenza, conseguendo in
questultima la laurea tra il 1573 e il 1574. Furono suoi maestri Lodovico Carnola da
Scandiano (per la medicina) e Antonio Giavarino (per la giurisprudenza), dei quali ebbe un
felice ricordo e che volle menzionare nella prolusione alla sua prima opera letteraria.
Lasciata Bologna per trasferirsi a Parma, vi fece ritorno qualche anno dopo per avervi
ottenuto una giudicatura, e qui diede inizio a quello studio che gli valse fama e onori,
tra cui, il 16 ottobre 1580, laggregazione al Collegio dei Giudici. Avendo infatti
osservato che il celebre Bartolo nella sua Tiberiade, per mancanza di sapere geometrico,
era caduto in gravi errori, pensò di scrivere un trattato vertente sui casi giuridici
derivanti dalle alluvioni dei corsi dacqua, sviluppandone quindi tutta la teoria
secondo i principii della geometria: così nel 1580 in Bologna, per i tipi di Giovanni
Rossi, riuscì a darlo alle stampe, animato a ciò dal Giavarino e dal cognato Lodomeo
Giunti, sotto il titolo di De alluvionum jure universo, de fluviaticis scilicet
incrementis cognoscendis, acquirendis, admittendis et facillime dividendis. Lopera
è preceduta da quattro lettere: una al duca Ottavio Farnese, la seconda ai Magnifici
Quaranta del Senato bolognese, la terza al Collegio dei Dottori di Parma, e lultima
al lettore. Unanimi furono i consensi suscitati da questo erudito studio, tanto per la
profondità della dottrina quanto per il metodo seguito dallAimi: legali, geometri e
periti non mancarono di considerarlo il migliore tra gli altri di simile argomento, e lo
stesso piacentino Giambattista Barattieri ne fece unonorevole menzione quantunque
dissentisse dallautore sopra alcuni postulati di applicazione geometrica. Della
stessa opera venne fatta dapprima una ristampa in Venezia (per Francesco Ziletto, nel
1581: Tractatus de fluviorum alluvionibus), unaltra nel 1599 sempre a Venezia per B.
Barezzi, una in Lipsia nellanno 1600 e infine una quinta in Amburgo nel 1675,
edizione questa assai più completa perché riveduta e annotata da Assuero Fritsch (Jena,
Z. Hertell). Acquisita quindi fama di eccellente giureconsulto, lAimi si distinse
anche per talune importanti vertenze legali: nellagosto del 1585 fu infatti chiamato
a Guastalla dal principe Ferrante Gonzaga per dirimere la questione di unisola nel
Po rivendicata dal conte Federico Maffei, mentre quattro anni dopo ebbe a scrivere in
favore del marchese Alessandro Pallavicino, di cui era confidente, che era stato spogliato
dei suoi Stati da Alessandro Farnese, nella causa in corso con la Camera ducale. Queste
ultime allegazioni, nel numero di due, vennero date alle stampe, insieme alle altre
ragioni del marchese, come Responsiones pro Illustrissimo Domino Alexandro Pallavicino.
Sposato a una sorella dellillustre dottore Lodovico Giunti, lAimi ebbe due
figli, Cristoforo e Francesco, laureatisi in legge rispettivamente nel 1605 e nel 1613 ed
entrambi iscritti al Collegio dei Giudici di Parma.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Scrittori e letterati parmigiani, tomo IV, 1743, 175-178; Hoefer
Catalogue inédit de la Bibliographique Nationale; G.B. Janelli, Parmigiani illustri,
1877, 5; Mazzuchelli, vol. I, 1, 228; Moroni, LI, 220; R. Pico, Appendice di vari soggetti
parmigiani, 119; R. Pico, Dottori di legge di Parma, 55; Riccardi, Biblioteca matematica
italiana, I, 11, correzioni e aggiunte, ser. V, 4; A. Pezzana, Continuazione, VI, parte
II, 568; G. Negri, Biografia Universale, 1842, 8-9; L. Caetani, Dizionario
Bio-Bibliografico, 1924, 586; B. Colombi, Soragna. Feudo e Comune, 1986, II, 265-267.
AIMI CRISTOFORO
Soragna o Parma 1576 c.-Abruzzo post 1605
Figlio di Battista, ne continuò la carriera. Fu ufficiale negli Abruzzi e nei territori
del Regno di Napoli appartenenti al Duca di Parma, e dottore di leggi, laureato a Parma
nel 1605. Morì ancora giovane, mentre si trovava come ufficiale in Abruzzo per conto del
duca Ranuccio Farnese.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Dottori di legge di Parma, 71; L. Caetani, Dizionario
Bio-Bibliografico, 1924, 586.
AIMI DOMENICO FELICE
RAIMONDO
Parma 23 febbraio 1728-post 1799
Figlio di Antonio Maria e Margherita DallAglio. Fu notaio e giureconsulto. Dal 1795
al 1799 fu tra i proconsoli del Collegio Notarile di Parma.
FONTI E BIBL.: M. de Meo, in Gazzetta di Parma 21 luglio 1997, 5.
AIMI FRANCESCO
Soragna o Parma 1577 c.-post 1642
Figlio di Battista. Dottore di leggi, laureato a Parma nel 1613. Dopo la morte della
moglie, dalla quale aveva già avuto alcuni figli, si diede alla vita ecclesiastica,
dando, come scrisse il contemporaneo Ranuccio Pico, diversi segni della sua molta pietà e
del zelo del culto di Dio, aprendosi così la strada al Paradiso. Viveva ancora nel 1642.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Dottori di legge di Parma, 80; L. Caetani, Dizionario
Bio-Bibliografico, 1924, 586.
AIMI FRANCO
Parma 19 marzo 1915-Parma 30 marzo 1968
Figlio di un maestro elementare, dopo aver concluso gli studi presso lUniversità di
Parma, si laureò in Giurisprudenza nel 1937. Iscritto sin dal 1933 alla Federazione
universitari cattolici, aderì successivamente al Movimento laureati di Azione cattolica.
Appena iniziata la carriera professionale, fu richiamato alle armi, partecipando al
secondo conflitto mondiale per tutta la durata delle ostilità come tenente commissario
dellAeronautica. Catturato dai Tedeschi in Grecia l11 settembre 1943, fu
internato nei campi di concentramento polacchi e germanici per due anni, rifiutandosi fino
allultimo di collaborare col nemico. Ritornato in Patria nellagosto del 1945,
si iscrisse alla Democrazia Cristiana ricoprendo negli anni successivi importanti cariche
presso gli organi direttivi provinciali. Eletto consigliere comunale nel 1946, lAimi
fu candidato alla Camera nelle elezioni del 1948, dove ottenne oltre ventimila voti
preferenziali, terminando nella graduatoria della circoscrizione di Parma subito dopo
lonorevole Valenti, unico candidato parmense allora eletto. Nelle amministrative del
1951 fu rieletto al Consiglio comunale. Professionista apprezzato e appassionato
agricoltore, lAimi, nella sua qualità di conduttore di azienda agricola, acquistò
anche una grande esperienza e una sicura competenza nel campo dei problemi
dellagricoltura. Nel 1953 fu eletto deputato con quasi ventottomila voti
preferenziali, appoggiato dalle organizzazioni degli agricoltori e dei coltivatori
diretti. Durante la sua prima legislatura fece parte della commissione permanente
Giustizia e Agricoltura e fu membro della commissione speciale per il Mercato comune
europeo e per lEuratom. Anche nella successiva legislatura lAimi tornò a
Montecitorio, mentre limpresa non gli riuscì nelle elezioni del maggio del 1963. Da
allora continuò ugualmente la sua attività in seno al partito democristiano divenendo
tra laltro, per i suoi riconosciuti meriti di buon agricoltore, presidente degli
Enti zootecnici della provincia di Parma e della Federazione del consorzio zootecnico.
Negli ultimi anni di vita continuò con successo la sua attività forense di valente
civilista. L11 novembre 1965 fu eletto presidente della Cassa di Risparmio di Parma.
Durante la sua presidenza listituto continuò a svilupparsi con un ritmo
eccezionale. LAimi fu inoltre consigliere delegato dellAssociazione Casse di
Risparmio dellEmilia-Romagna e ricoprì varie altre cariche. Uomo dotato di un
grande equilibrio, durante il suo mandato parlamentare ebbe modo di fraternizzare con
Andreotti, Moro, Rumor e Bonomi, con i quali fu legato da profonda amicizia. LAimi
fu stroncato da un collasso cardiaco nella propria abitazione di viale Basetti.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 31 marzo 1968, 5; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974,
19.
AIMI GIAN BATTISTA, vedi AIMI BATTISTA
AIMI GINO
Roccabianca 1895-San Michele 20 luglio 1915
Figlio di Carlo. Soldato nel 19° Reggimento Fanteria, fu tra i primi a varcare il vecchio
confine italo-austriaco coi fanti della gloriosa Brigata Brescia. Superate felicemente le
prime operazioni di occupazione, con brillanti azioni, nei contrafforti del San Michele,
il 20 luglio 1915, in una violenta ed eroica azione, fu tra i dispersi di quella giornata.
FONTI E BIBL.: Combattenti di Roccabianca, 1923, 8.
AIMI MELCHIORRE
Parma XVII secolo
Fu celebre avvocato. Nelle Miscellanee Legali della Biblioteca di Casa Rosa si trovano
diverse sue Allegazioni. In particolare, nel tomo VIII, una riguardante i diritti dei
Parmigiani sul Po in opposizione ai Cremonesi.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV, 1743,
175-178.
AIMI ORAZIO
Parma XVII secolo
Celebre giureconsulto del quale si hanno diverse Allegazioni nelle Miscellanee Legali
della Biblioteca di Casa Rosa.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Scrittori e letterati parmigiani, tomo IV, 1743, 178; L. Caetani,
Dizionario Bio-Bibliografico, 1924, 589.
AIMI PAOLO FELICE, vedi AIMI DOMENICO FELICE RAIMONDO
AIMI VITO
Borgo San Donnino 30 aprile 1825-Santa Lucia di Verona 6 maggio 1848
Fece parte, con il concittadino Giovanni Bondi, della prima colonna di volontari parmensi
al seguito dellardito cospiratore Giuseppe Gallenga, ritornato dallInghilterra
e convertito al più puro patriottismo dopo aver riconosciuto in re Carlo Alberto il
campione della causa italiana. Ventitreenne, lAimi si arruolò volontario
nellesercito piemontese e prese parte alla prima Guerra dIndipendenza, cadendo
sul campo nellaspro combattimento di Santa Lucia, allorché quattro divisioni al
comando di Vittorio Emanuele, duca di Savoja, attaccarono gli Austriaci trincerati a
difesa della linea dellAdige e del Mincio. Per ironia della sorte lo Stato maggiore
dellesercito piemontese, invece di segnalare allordine del giorno i volontari
di Parma per il coraggio e leroismo dimostrati in quella circostanza, segnalò
erroneamente i volontari di Pavia, i quali, come afferma Emilio Casa in un suo libro di
memorie patrie locali, non avevano neppure preso parte al combattimento. Scrive Paolo
Cassi che inutilmente il Gallenga protestò presso il Comando militare generale:
nonostante promesse verbali, non fu mai apportata la dovuta rettifica.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia Diocesana Fidentina, 1961, 14-15.
AIMO ORAZIO, vedi AIMI ORAZIO
AINARDO
Parma 1041
Fu suddiacono e prevosto della Chiesa di Parma nellanno 1041.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 15.
AINÈ, vedi BIANCHI GIUSEPPE
AINOLFI BARTOLOMEO
Piacenza-Parma 1475 c.
Pittore attivo a Parma. Di lui si conosce solo il testamento in data 5 febbraio 1475.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia Pittura Italiana, I, 1950, 17.
AIOLFI, vedi AJOLFI
AIRONE, vedi PALLAVICINO GIOVANNI
AIUTANTE, vedi JOBBI NICOLÒ
AJANI AGOSTINO
-Parma 1625
Fu zecchiere disegnatore assai valente. Nella chiesa parocchiale della Santissima
Annunziata di Parma si legge su una piccola lapide Agostino de Aguani 1625, epoca nella
quale probabilmente morì.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli; G. Negri, Biografia Universale, 1842, 9; P. Zani,
Enciclopedia di Belle Arti, I, 335; L. Caetani, Dizionario Bio-Bibliografico, 1924, 562.
AJANI ALESSANDRO
Parma 1594/1621
Fu basso nella chiesa della Steccata di Parma dal 21 ottobre 1594 al 2 aprile 1621.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
AJANI ALESSANDRO
Parma 1671
Nel 1671 fu insignito della Croce dellOrdine Militare di Santo Stefano.
FONTI E BIBL.: G.G. Guarnieri, Cavalieri di S. Stefano, 1900.
AJANI ASCANIO
Parma XVI/XVII secolo
Fu uomo prudente, letterato, seguace delle Muse, aggregato allAccademia degli
Innominati col nome di Piacevole, nome adattato allimpresa che portava, che era una
scimmia col motto inutile dulci. Venne assai elogiato per il suo comporre faceto.
FONTI E BIBL.: M. Garuffi, LItalia accademica, 1688, 371.
AJANI CLAUDIO
Parma-Parma post 1660
Nipote di Ascanio, si addottorò in ambo le leggi a Parma il 13 luglio 1627 e professò
nello Studio di Parma prima Istituzioni, poi Diritto Civile dal 1627 al 1656. Fu
consigliere ducale, Avvocato fiscale, Presidente della Serenissima Camera e membro del
Consiglio dal 1656 al 1660. Ebbe molti discepoli. Fu eloquente, erudito e pratico nella
scienza legale. Si dilettò del comporre faceto, ma compose anche versi di maggiore
impegno.
FONTI E BIBL.: Bolsi, 38 e 48; R. Pico, Catalogo, 91-92; Archivio di Stato, Libro de
Mandati, 1617-1630; Ricetto del Tesoriero, 1631-1635; Mandati, 1619-1675; Ruoli de
Provigionati nn. 19, 21 e 60; L. Caetani, Dizionario Bio-Bibliografico, 1924, 568; F.
Rizzi, Professori, 1953, 36; Aurea Parma 2 1958, 111-112.
AJANI FERDINANDO
Parma XVI secolo
Nipote di Lodovico. Fu Cardinale, e Vescovo di Novara.
FONTI E BIBL.: L. Barbieri, Parmigiani cardinali, 1894.
AJANI LODOVICO
Parma XVI secolo
Di illustre famiglia, fu Vescovo di Lodi.
FONTI E BIBL.: L. Barbieri, Parmigiani cardinali, 1894.
AJANI MERCURIO
-Parma giugno 1592
Fu cantore nella chiesa della Steccata in Parma nel 1568.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel secolo XVI, 27; N.
Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 21.
AJANI PAOLO ANTONIO
Parma 1544/seconda metà del XVI secolo
Fu zecchiere e disegnatore valentissimo. Viveva nellanno 1544, e operò ancora per
buona parte della seconda metà del XVI secolo
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli; G. Negri, Biografia Universale, 1842, 9; P. Zani,
Enciclopedia di Belle Arti, I, 335; L. Caetani, Dizionario Bio-Bibliografico, 1924, 562.
AJOLFI ALBERTO
Parma 3 novembre 1882-Parma 23 novembre 1965
A soli diciassette anni si arruolò nei bersaglieri, e successivamente frequentò prima
lAccademia di Modena e poi la Scuola di applicazione di fanteria di Parma. La prima
guerra mondiale lo vide combattente coraggioso. Fu capitano nel 112° reggimento di
fanteria, un reparto che si coperse di gloria sulle doline del Carso. In una delle
battaglie del monte San Michele, lAjolfi fu gravemente ferito, e trascorse una lunga
e dolorosa convalescenza prima nellospedale Villa Ombrosa di Parma, quindi in un
ospedale di Bologna. Fu poi chiamato a far parte del tribunale militare di Bologna, e
successivamente di Perugia. Si guadagnò poi una alta onorificenza polacca in segno di
riconoscenza per quanto seppe fare allorché fu incaricato del rimpatrio dei prigionieri.
Poi, per molti anni, lAjolfi espletò le sue mansioni a Roma presso il Ministero
della Guerra. Divenne generale di brigata nel 1940, e in quel momento tanto delicato fu
incaricato della difesa della capitale: a Roma restò sino al giugno del 1943, quando
lasciò il servizio attivo.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 25 novembre 1965, 7.
AJOLFI ENRICO
Parma 21 marzo 1897-1966
Figlio di Oreste e Marianna Seletti. Ancora studente, si arruolò nel 1915 nel Corpo
nazionale volontari ciclisti, e col reparto di Parma prese parte ad azioni di prima linea
nel basso Tagliamento. Sciolto il corpo dal Ministero della Guerra, prestò servizio come
caporale aviatore mitragliere nella 26a Squadriglia aeroplani, con la quale guadagnò
anche un encomio solenne. Finita la guerra, si impegnò nel gioco del calcio, divenendo
centravanti del Fidenza e poi del Parma tra il 1920 e il 1922, periodo eroico del football
locale. In seguito curò il pubblico servizio della nettezza urbana di Parma. Fu inoltre
dirigente di squadre di calcio e di ciclismo.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario dei Parmigiani, 1997, 11-12.
AJOLFI ORESTE
Parma 16 ottobre 1856-
Fotografo. Nacque al primo piano nella casa posta al n. 4 di vicolo della Ghiacciaia
dallappaltatore comunale Alessandro e da Giuseppa Merli. Fu lultimo di cinque
figli. Linizio dellattività risale al 1881 in borgo Bondiola 15. Ma il suo
modesto Stabilimento fotografico durò poco: chiuse nel 1883, cedendo tutto a Emilio
Gerboni. Una delle tre sorelle, Elzira, sposò lo scultore Cristoforo Marzaroli, morto a
soli trentacinque anni nel 1871. Il loro figlio Alessandro (nato nel 1868) visse con
lAjolfi fino al secondo matrimonio della madre con Celestino Pirani.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 166.
ALAMANNO DA FORNOVO
Fornovo 1270/1272
Notaio attivo negli anni 1270-1272.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 15.
ALAY, vedi DALAY
ALBA RUSTICUS, vedi BASSANI ALESSANDRO
ALBANESI FERDINANDO
Vigatto 1838
Falegname, fu lartefice nel 1838 di un tavolino apribile da scrivere in legno di
pero col coperchio intarsiato presso la galleria Angelo dOro a Parma, firmato
Ferdinando Albanesi di Vigatto falegname fece 1838.
FONTI E BIBL.: Il mobile a Parma, 1983, 264.
ALBANESI OTTORINO
Parma 9 luglio 1896-Valdagno 9 maggio 1918
Figlio di Anselmo, fiorista, e di Irene Marossa. Fu caporale nella 135a Squadriglia del
2° Artiglieria Fortezza 16° Gruppi Aeroplani. Il 9 maggio 1918 allorché, nel corso di
unazione di ricognizione e di appoggio aereo a un reparto i fanteria, pur ferito
più volte, si attardò in quota, avendo visto le proprie truppe in difficoltà, per
sostenerle con il fuoco delle armi di bordo. Esauritasi vittoriosamente lazione
terrestre, tentò il rientro ma si schiantò al suolo nei pressi dallaeroporto di
Valdagno, forse per lesaurimento del carburante. Fu decorato con la medaglia
dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Ardito ed abile pilota,
coscienzioso esecutore di tutte le missioni affidategli, ritornando da una importante
azione di guerra sul territorio nemico, incontrava gloriosa morte. Fu sepolto nel cimitero
di Gastelgomberto.
FONTI E BIBL.: Necrologio, in Gazzetta di Parma 16 e 22 maggio e 10 giugno 1918, e 11
gennaio e 9 maggio 1919; G. Sitti, Caduti e decorati, 1919, 5; Bollettino Ufficiale, 1919,
Dispensa 59a, 3997; Decorati al Valore, 1964, 74; Aviatori Parmigiani, in Gazzetta di
Parma 15 maggio 1978, 3.
ALBANI ANTONIO
-Parma 1854
Fu cavaliere di prima classe (1849) dellOrdine Costantiniano in Parma
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 19.
ALBASI BALDASSARRE
Salsomaggiore 1574
Nel 1574 fu notaio in Salso.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 16.
ALBASI DOMENICO
Salsomaggiore 1558
Nel 1558 fu medico condotto di Salso e poi medico del marchese Pallavicino di Corte
Maggiore.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 16.
ALBASI DONNINO
Salsomaggiore 1570
Dottore e fisico, fu priore della Comunità di Salso nellanno 1570.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 16.
ALBASI GAETANO
Piacenza 2 gennaio 1770-Parma 14 dicembre 1847
Nella città natale (dove nacque, secondo alcuni autori, nel 1775 e non nel 1770) fu
allievo dellIstituto Gazzola e accademico donore allIstituto di Belle
Arti a Parma (eletto nella seduta del 9 maggio 1804). Si distinse specialmente nelle copie
di opere dei grandi maestri quali Raffaello, Tiziano, Correggio. Sono rimasti di lui
affreschi agiografici e allegorici in palazzi pubblici e privati e in chiese. Eseguì
molti lavori per la nobile casa Sanvitale di Parma. Visse la maggior parte della sua vita
appartato e insoddisfatto, nella città dove morì.
FONTI E BIBL.: Ambiveri, Artisti piacentini, 1879, 196 e s.; Thieme-Becker, Kunstlerlex,
I, 1907, 179; U. Galetti-E. Camesasca, Enciclopedia pittori italiani, I, 21; A.M. Bessone
Aurelj, Dizionario pittori, 1928; L. Mensi, Dizionario Biografico dei Piacentini, 1899,
12; Enciclopedia Pittura Italiana, I, 1950, 21; A.M. Comanducci, Dizionario dei Pittori,
1970, 26; Dizionario Bolaffi Pittori, I, 1972, 40.
ALBASI GEROLAMO
Salsomaggiore 1530/1543
Dottore in leggi, notaio pubblico e Attuario, nel 1530 fu Cancelliere addetto
allufficio Commissariale e Comunale. Nel 1543 fu Priore di San Rocco.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 16.
ALBASI GIULIO CESARE
Salsomaggiore-Piacenza 1630
Sacerdote. Per autorità imperiale e apostolica, fu pubblico notaio di Piacenza. Morì di
peste.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 16.
ALBASI GIUSEPPE
Salsomaggiore 1575
Nel 1575 fu Rettore di Cangelasio.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 16.
ALBASI ORAZIO
Salsomaggiore 1550 c.-Bergamo 1620 c.
Fu oratore e poeta distinto, e come tale è ricordato nella Cremona letteraria
dellArisi, il quale, però, lo qualifica erroneamente cremonese. Secondo
lAnguissola, sarebbe stato anche professore di legge. Insegnò lettere a Cremona,
Mantova e Lodi. Nel 1590 si stabilì definitivamente a Bergamo, avendo ottenuto quella
cattedra nellUniversità della Misericordia. Tra le numerose sue opere, vanno
ricordate: De Serenissima Gente Farnesia, De bandibus Placentiae carmen e Orationes
quattuor, date alle stampe per i tipi Bergonzi-Ventura in Bergamo rispettivamente negli
anni 1593, 1594 e 1614. Il primo di questi opuscoli ha una dedicatoria al principe
Ranuccio Farnese. LAlbasi non fu cattivo poeta latino, benché sentisse un po
del gusto esagerato e gonfio che cominciava a dominare. Dal secondo opuscolo si comprende
che lAlbasi era amantissimo della patria, e tendeva a essere in essa richiamato, e
impiegato. Le lodi di Piacenza sono divise in due parti: poetica la prima, nella quale
chiama a encomiarla tutti gli dèi, storica la seconda, ove si leggono tutte le
mitologiche favole sullorigine della città. Il terzo libro dellAlbasi, ossia
le Orazioni, ha una dedicatoria ai Decurioni Piacentini, nella quale lautore dice di
sé: Itaque licet ego ab ineunte ætate Cremonæ Mantuæ, Laude Pompeja vitam duxerim,
nunc autem Bergomi in celebri Misericordiæ Accademia docendi munus sustineam; tamen
sæpius memoria repetens me Salsi, qui est agri Placentini pagus, natum esse, aliquam
rationem animi benevolentissimi erga Placentiam patriam meam testificandi a studiis
litterariis petendam judicavi. Le orazioni sono quattro. La prima è de puerorum
institutione, la seconda de artibus liberalibus, la terza de legum laudibus, la quarta de
hominis felicitate. In quella de puerorum institutione è da notare il seguente passo:
Mihi compertum est vos annis superioribus duos Bendinellos patrem et filium viros docendi
et dicendi peritia spectatissimos et de vestra civitate optime meritos habuisse.
Nellorazione de artibus liberalibus si trova il seguente passo: Video etenim in hac
bene morata civitate tum politicam prudentiam, morumque civilium elegantiam maxime
florere, tum ingenuos adolescentes praeclaris artibus esse deditos. Hujusce rei testes
sunt Papia, Patavium, Bononia ubi sunt erecta amplissima scientiarum Theatra ad Italos
egregiis artibus erudiendos. Eo namque tamquam ad liberalium studiorum mercatum confluunt
quotannis plurimi adolescentes placentini, qui præter cæteros ingenio, studio, doctrina
puiantur excellere.
FONTI E BIBL.: G. Valentini, Guida storica di Salso e Tabiano, 1861, 16-17; L. Mensi,
Dizionario Biografico dei Piacentini, 1899, 12; D. Soresina, Enciclopedia diocesana
fidentina, 1961, 15.
ALBERGANDI ALESSANDRO, vedi ALBERGANTI ALESSANDRO
ALBERGANTI ALESSANDRO
Valsesia-post 1788
Disegnatore e pittore, fu allievo di Benigno Bossi nellAccademia parmense. Fu
premiato nel 1783 per un Ettore ed Andromaca e nel 1788 per La peste e Achille immerso
nello Stige. Si sa inoltre che approntò il disegno del Battesimo di Cristo, inciso da
Guglielmo Silvestri.
FONTI E BIBL.: Archivio Accademia, cart. 1769-1801, atti, vol, I, 1770-1781; E.
Scarabelli-Zunti, ms. nella Biblioteca Palatina a Parma; U. Thieme-F. Becker, I, 1907; E.
Bénézit, Dictionnaire des peintres, Parigi-Bruxelles, 1911, I; L. Caetani, Dizionario
Bio-Bibliografico, 1924, 710; Enciclopedia Pittura Italiana, I, 1950, 21; Arte a Parma,
1979, 212; Dizionario Enciclopedico pittori e incisori, 1990, 41.
ALBERICI ANTONIO
Parma 1824
Mercante, rifugiato politico, giunse a Bruxelles nellottobre-dicembre 1824
proveniente da Parigi e diretto a Lussemburgo.
FONTI E BIBL.: S. Carbone, Rifugiati italiani in Francia, 1962.
ALBERINI FLAVIANO
Suzzara 1921-Colle Riempzia 26 marzo 1943
Figlio di Carlo. Residente a Parma, fu tenente di complemento del 35° Reggimento Fanteria
Pistoia. Fu decorato con la medaglia dargento al valor militare, con la seguente
motivazione: Volontario assumeva il comando di un piccolo reparto e si slanciava
allattacco per la riconquista di una importantissima posizione, tenuta saldamente da
un nemico preponderante di numero e di mezzi. Con coraggio esemplare, attraversava un
terreno intensamente battuto, guidando con baldanzosa sicurezza i suoi uomini alla
vittoria. Ferito gravemente alladdome, si rialzava e persisteva nellazione
finché nuova mitraglia nemica lo colpiva a morte quando il suo eroico sforzo era per
raggiungere la meta agognata. Fulgido esempio di eroismo cosciente e alto sentimento del
dovere.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964; Bollettino Ufficiale, 1947, Dispensa 12, 1069.
ALBERINI RODIANA
Parma 1477-Fano 1523
Nata da nobile famiglia, è erroneamente fatta nascere in Palermo nellanno 1530 nel
Dizionario delle date e anche il Mazzuchelli scrive che lAlberini fiorì intorno al
1530. Ebbe fama di buona cultrice di poesia sia latina che in volgare, per quanto nessun
documento di lei sia rimasto. Il Quadrio asserisce che alcuni suoi versi siano compresi
tra i Componimenti poetici delle più illustri rimatrici (Venezia, 1726), raccolti da
Luisa Bergalli. LAlberini sposò il capitano Marsiglio Alberini, dal quale ebbe una
bambina. Soggiacque a tali e tante persecuzioni di carattere politico che nel 1517 dovette
esulare a Fano, e ivi restò vedova (1519). Cinque anni dopo cessò di vivere, lasciando
di sé sincero rimpianto. Il Liburnio e lAffò fissano la data della sua morte al
1523. Il Liburnio fa sapere come questa scrittrice sapesse a memoria gran parte del poema
dantesco, e che lo declamasse in pubblico. A lei il Liburnio diresse un discorso premesso
a una sua opera, La spada di Dante Alighieri (Venezia, 1534), composto a seguito di uno
scambio epistolare con lAlberini, che gli aveva sottoposto alcuni suoi interrogativi
relativi al poema dantesco: Nelli trascorsi tempi, Messer Giovan Francesco Magnifico,
quando et per terra, et per mare andava io a molti, et diversi viaggi, ha già tredici
anni, che di passaggio capitai alla Città di Fano, dove solamente per sette giorni hebbi
alquanto amistà di una celebre gentildonna da Parma nominata Rodiana, la quale di
quarantatre anni arrestossi vedova. Fu moglie costei del nobile Messer Marsilio di
Alberini Capitano di milizia non picciolo. Ma per acerbi infortunj quai egli hebbe in
Lombardia, con una figliuola fanciulla, che altri non havea, fu astretto pigliarsi esiglio
spontaneo dalla patria, et venirsene ad habitar in Fano. Et due anni dapoi si morì. Era
di vero questa Donna di venusto et grave aspetto, rara nel favellare, ma di facondia soave
et elegante: nel resto di sua vita era come tempio di religione, modestia, et honesti
costumi. Oltre a questo ella assai bene intendeva la lingua latina, nella quale Prose
componeva mezzanamente, ma verso elegiaco misurato et polito. In lingua volgar poi io la
conobbi Rimatrice mirabile. Vidila poco di Petrarca, ma di Dante studiosissima, però che
quasi due Cantiche teneva nella memoria. Havea costei nelli suoi recitamenti delle cose
latine et volgari, ciò che vince il tutto, una pronunzia tanto chiara, dolce, et
distinta, che in verità la meglio udire non è onde alcuno possa sperare. Per la qual
cosa poscia che ritornato fui a Vinegia, hor su, hor giù vicendevolmente scrivevamo, et
due mesi avanti che la virtuosa femmina lasciò questa caduca vita, io le mandai la
susseguente Pistola, con ciò che si contiene in questo Libretto; e fu in risposta di sue
Lettere.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori parmigiani, Parma, 1791, tomo III,
193-194; G. Canonici Fachini, Prospetto biografico delle donne italiane, Venezia, 1824;
G.M. Crescimbeni, Commentari intorno alla sua istoria della volgar poesia, Roma, 1711, IV,
120 e V, 125; DHarmonville, Dizionario delle date, Venezia, 1842; N. Liburnio, La
spada di Dante, Venezia, 1534; G.M. Mazzuchelli, Gli scrittori dItalia, Brescia,
I/1, 1753-1763; F.S. Quadrio, Della storia e della ragion dogni poesia, Milano,
1741, II, 382; L. Prudhomme, Biographie des femmes célèbres, Parigi, 1830; G. Negri,
Biografia Universale, 1842, 10-11; G.B. Janelli, Parmigiani illustri, 1877, 5-6; Moroni,
LI, 221; L. Caetani, Dizionario Bio-Bibliografico, 1924, 770; M. Bandini, Poetesse, 1941,
25.
ALBERNOTTI FRANCESCO
Parma 1329/1335
Fu eletto Vescovo di Verona nellanno 1329. Resse questa carica con grande prudenza
fino allanno 1335.
FONTI E BIBL.: F. Bordoni, Thesaurus Ecclesiae Parmenses, 1671, 206.
ALBERTAZZI ALESSANDRO
Stagno di Roccabianca 1783-Genova
Compositore e professore di pianoforte. Apprese le prime istruzioni musicali in Parma con
il padre carmelitano Giuseppe Valeri di Milano, e il canto e la composizione sotto la
direzione del dotto maestro Francesco Fortunati, parmigiano. Compose diversi lavori sacri,
che ebbero sempre esito felice, non solo in Parma ma in diverse altre città della
Lombardia e della Liguria. Compose altresì una farsa col titolo Gli Amanti raminghi
(Genova, 1812) e molti pezzi da camera per pianoforte. Ed anche in ciò si distinse non
poco. Nei primi anni dellOttocento si ritirò a Genova.
FONTI E BIBL.: F.J. Fétis, Biographique universal des musiciens, I, 51: C. Gervasoni,
Nuova teoria di musica, 1812, 79-80; G. Negri, Biografia Universale, 1842, 11; C. Schmidl,
Dizionario Universale dei Musicisti, 3, 1938, 13.
ALBERTELLI ARMANDO
Corniglio 1893-Ansa di Golfo 1 settembre 1918
Figlio di Francesco. Sergente maggiore della 524a Compagnia Mitragliatrici, fu decorato
con la medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Comandante
di sezione mitragliatrici fatto segno al tiro di bombarde del nemico che preparava il
passaggio di una imbarcazione attraversando il fiume, rimase impavido nella linea già in
parte sconvolta dai colpi, esercitando alto ascendente sui suoi dipendenti ed ottenne
aggiustato tiro per effetto del quale il tentativo nemico andava fallito. Con singolare e
cosciente ardimento si manteneva ritto sulla trincea finché, mortalmente ferito, lasciava
sul campo la giovane e fiorente vita sua.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1919, Dispensa 109a, 6485; Decorati al Valore, 1964,
36.
ALBERTELLI CAMILLO
Parma 1694/1727
Nipote di altro Camillo. Fu luogotenente sotto il duca Francesco Farnese. A riconoscimento
dellormai consolidata posizione sociale raggiunta alla fine del XVII secolo dalla
famiglia, allAlbertelli venne conferita dal duca Francesco Farnese, in data 25
febbraio 1704, una patente di nobiltà per sé e i suoi discendenti. Da quel momento gli
Albertelli, come consuetudine dellaristocrazia farnesiana, ruotarono intorno ai
centri dinfluenza della Corte, ricoprendo incarichi anche di natura militare, ma
prettamente onorifici.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare; M. De Meo, in Gazzetta di Parma
3 marzo 1997, 5.
ALBERTELLI CAMILLO
Parma 1791
Figlio di Giuseppe. Nel 1791 compare tra i membri della Reale Giunta dAnnona di
Parma.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 3 marzo 1997, 5.
ALBERTELLI CIRO
GIOVANNI MARIA
Langhirano 20 gennaio 1840-Vergato 6 settembre 1902
Mentre era studente di matematica nella Regia Università di Parma, al primo annuncio di
guerra, abbandonando famiglia e studi, corse ad arruolarsi nellesercito sardo
(1859). Volontario nell8° reggimento fanteria, dopo aver preso parte al
combattimento di Vinzaglio, fu tra i primi ad attaccare il nemico nella memorabile
battaglia di San Martino. Soldato di fibra forte e senza paura, spontaneamente assunse
lincarico di portare un dispaccio agli avamposti, passando di notte attraverso gli
accampamenti nemici. Nel 1860 frequentò un corso accelerato alla scuola
dapplicazione di Torino, donde uscì col grado di tenente dartiglieria. Pochi
anni dopo venne promosso capitano e prese parte alla campagna del 1866. Successivamente
raggiunse tutti i gradi superiori fino a quello di Maggiore generale. Nel 1900 si ritirò
a vita privata. Di vasta cultura, fu più volte chiamato a far parte di Commissioni
esaminatrici nei più importanti istituti militari.
FONTI E BIBL.: R.F., Necrologio, in Gazzetta di Parma 13 settembre 1902, n. 253; A.
Pariset, Dizionario Biografico, Parma, Battei, 1905, 3; M; Rosi, Il Risorgimento Italiano.
Dizionario, Milano, Vallardi 1914; G. Sitti, Il Risorgimento Italiano, 1915, 397; P.
Schiarini, in Dizionario del Risorgimento Nazionale, Milano, 1930; A. Ribera, Combattenti,
1943, 19.
ALBERTELLI CLEMENTINA
Parma-post 1883
Nel maggio 1883 studiava canto (mezzosoprano) con il maestro Filippo Sangiorgi, direttore
del Liceo musicale di Ferrara.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
ALBERTELLI EGIDIO
Parma 1848/1866
Fu Maggiore di fanteria e veterano della campagna dal 1848 al 1866, cavaliere.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Rocca Sanvitale, 1922.
ALBERTELLI ERCOLE
Langhirano 1807-post 1859
Fu avvocato come il padre Giuseppe. Di sentimenti liberali, fece parte per numerosi anni
del Consiglio degli Anziani di Parma e nel 1859 fu eletto consigliere comunale a
Langhirano.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 3 marzo 1997, 5.
ALBERTELLI FERDINANDO
Parma 1859
Dottore, fu eletto deputato per il collegio di Corniglio allAssemblea dei
rappresentanti del popolo delle Province parmensi (7 settembre -6 novembre 1859), che il
12 settembre votò allunanimità lunione al Regno di Vittorio Emanuele II.
FONTI E BIBL.: Assemblee del Risorgimento, Roma, 1911; F. Ercole, Uomini Politici, 1941,
30.
ALBERTELLI GIUSEPPE
Parma 1713
Figlio di Camillo. Fu creato Alfiere con patente del 28 febbraio 1713. Successivamente
ottenne la nomina a Capitano di cavalleria, e con tale grado è indicato nei documenti
pubblici. Abitò sotto la vicinia di Santo Stefano in un palazzo di proprietà, divenuto
dimora abituale. Inoltre possedette il palazzo contiguo al lato sinistro della chiesa di
San Bartolomeo.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 3 marzo 1997, 5.
ALBERTELLI GIUSEPPE
Parma 1779 c.-1848 c.
Avvocato. Nel 1809 fu Presidente del Conseil Municipal di Langhirano. Nel 1831, come
Anziano del Comune di Parma, partecipò al consesso civico durante i moti del
febbraio-marzo e per tale fatto, al ritorno della duchessa Maria Luigia dAustria, fu
interdetto da ogni carica pubblica.
FONTI E BIBL.: M. de Meo, in Gazzetta di Parma 3 marzo 1997, 5.
ALBERTELLI GUIDO
Parma 24 gennaio 1867-Roma 29 settembre 1938
Figlio di un fabbro, seguì gli studi tecnici (interrotti a più riprese per le modeste
condizioni della famiglia), poi quelli universitari, addottorandosi in ingegneria e
conseguendo anche la libera docenza in ingegneria sanitaria. Della sua attività
professionale, svolta di preferenza nel campo dellidraulica e dellurbanistica,
rimangono anche diverse pubblicazioni e progetti di acquedotti, bonifiche, piani
regolatori edilizi. Si occupò principalmente di idraulica, pubblicando studi sulle acque
salienti e sulla formazione idrogeologica della Valle del Po e della Sicilia. Si devono
allAlbertelli il progetto del canale navigabile Parma - Colorno -Po, che forse senza
lavvento del fascismo avrebbe avuto pratica attuazione, il progetto
dellacquedotto di Parma, opera per quegli anni colossale, della fabbrica del
ghiaccio di Parma e di vari acquedotti in Sicilia. Fu tra i fondatori del Partito
socialista al congresso di Genova del 1892, e partecipò a tutti gli altri successivi
congressi fino al fascismo. Fu pure tra i fondatori della Camera del lavoro di Parma
(1893) e svolse unintensa attività di propaganda e di organizzazione, specie tra i
contadini della Bassa parmense. Orientato verso posizioni riformiste, assunse un
atteggiamento moderato in occasione dellagitazione agricola del 1901, iniziatasi con
lo sciopero di Montechiarugolo, così come, alcuni anni più tardi, in occasione delle
agitazioni promosse dal movimento di A. De Ambris in provincia di Parma. Molto scandalo
suscitò, tra laltro in campo socialista, un pranzo dellAlbertelli col
presidente del consiglio Zanardelli nel 1902, dopo aver partecipato, poco tempo avanti,
allarbitrato per lo sciopero operaio di Genova. Fu contrario al rivoluzionarismo di
E. Ferri (1903-1906) e al sindacalismo rivoluzionario, senza per altro seguire, nel 1912,
la secessione di I. Bonomi, L. Bissolati e A. Cabrini. Fino dalla prima guerra mondiale
rimase coerente con la posizione dei riformisti, respingendo il massimalismo e
pronunciandosi a favore dei blocchi popolari con gli altri partiti della sinistra. Ebbe
tra i suoi estimatori Berenini, Turati, Treves e Prampolini. Dal 1900 al 1902 (XXI
legislatura) e dal 1913 al 1921 (XXIV e XXV legislatura) fu deputato al Parlamento per il
collegio di Parma-Nord, e si ricorda tra laltro per avere presentato nel 1902 un
progetto per la statizzazione delle forze idrauliche. Grande oratore e polemista
instancabile, durante la prima guerra mondiale si dichiarò neutralista e il suo
atteggiamento gli costò, oltre che lo sfavore dei benpensanti, anche qualche pubblica
manifestazione ostile da parte di alcuni suoi elettori. Fu anche, più volte, consigliere
provinciale e comunale nella sua città. Nelle elezioni del 1921 soccombette di fronte al
nuovo capo carismatico delle masse popolari, Guido Picelli. Alla Camera si battè
specialmente contro il protezionismo siderurgico e a favore delle provvidenze
antimalariche. Sfuggito a stento a un attentato tesogli dai fascisti (lo studio e la casa
di Borgo Tommasini furono distrutti), fu costretto a trasferirsi a Roma, ove morì.
FONTI E BIBL.: Oltre a notizie di stampe, anche A.A. Quaglino, Chi sono i deputati
socialisti della XXV legislatura?, Torino, 1920, ad vocem; C. Pompei-G. Paparozzo, I 508
della XXV Legislatura, Roma, 1920, 9; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 10-11; E.
Falconi in Dizionario biografico degli Italiani, I, 1960, 674; G. Capelli, in Gazzetta di
Parma 13 aprile 1999, 21.
ALBERTELLI IPPOLITO NIEVO
Parma 6 dicembre 1901-Firenze 12 marzo 1938
Figlio di Guido, compì gli studi musicali nel Conservatorio di Parma, al quale il suo
istinto musicale era stato indirizzato per vie non consuete, certamente aspre e difficili,
ma diritte verso la meta, in una visione dellArte concepita come manifestazione
dello spirito umano e come mezzo di vita nel senso più alto della parola. Quando ebbe
finito a Parma gli studi musicali (1921, fu allievo del maestro Gilberto Crepas), si recò
a Berlino per perfezionarsi alla scuola del maestro Ugo Becker, il quale rafforzò in lui,
se possibile, il religioso rispetto per lArte e lo iniziò alle supreme raffinatezze
dellinterpretazione, di quel livello interpretativo dove tutto è necessario e
essenziale, istintivo e ponderato a un tempo, in realtà superamento di incredibili
ostacoli fisici e spirituali. Subito dopo lAlbertelli iniziò con successo la sua
carriera artistica in Germania, e la continuò in Italia ottenendo notevolissime
affermazioni in una serie di concerti che, negli ultimi anni della sua breve esistenza,
divenne davvero imponente. Si guadagnò il favore del pubblico di Parma, Brescia, La
Spezia, Roma, Milano, Siracusa, Catania, Messina, Reggio Calabria, Cosenza, Napoli,
Firenze, Lucca, Bergamo, Torino e di molte altre città italiane. Seguì poi un grande
giro artistico nellAmerica del Sud, da Lima a Buenos Aires. Tornato in Italia, lo
vollero ancora a Siracusa per suonare alle Latomie, in occasione di un ricevimento offerto
ai Reali. Sempre e dovunque seppe farsi ammirare per le sue elevatissime qualità di
virtuoso e di interprete, che furono messe in rilievo dai critici musicali sin dai primi
concerti in Italia, dopo gli anni di perfezionamento compiuti con Hugo Becker.
LAlbertelli ebbe una tecnica eccellente e, grazie in particolare alla sua
straordinaria potenza di cavata, era capace di ottenere dal suo strumento suggestive e
struggenti vibrazioni. LAlbertelli non si fermò mai alle posizioni conquistate ma
mirò sempre più in alto, e aspirò senza posa a perfezionarsi. Nel 1933 vinse per
concorso il posto di professore di violoncello nel Conservatorio di Parma. Si dedicò
allinsegnamento con fervore dapostolo. Nel 1937 passò, quale titolare della
cattedra di violoncello al Regio Conservatorio Cherubini di Firenze. Ebbe poi
lincarico di direttore artistico del Gruppo Universitario Musicale parmense. Negli
ultimi mesi di vita fece parte del Quartetto di Firenze. Morì a soli 36 anni.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3/4 1938, 131-133; C. Schmidl, Dizionario Universale dei
Musicisti, III, 1938, 791; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 11.
ALBERTELLI LUIGI
Langhirano 1805-Figlio di Giuseppe, fu avvocato. Ebbe il grado di Alfiere nelle
milizie ducali e fu Sindaco di Langhirano dal 1834 al 1838. Sposò una Ravasini,
appartenente a nobile famiglia langhiranese.
FONTI E BIBL.: M. de Meo, in Gazzetta di Parma 3 marzo 1997, 5.
ALBERTELLI NIEVO IPPOLITO, vedi ALBERTELLI IPPOLITO NIEVO
ALBERTELLI NULLO
Parma 19 marzo 1900-Roma 11 maggio 1968
Figlio primogenito di Guido, socialista riformista, deputato al Parlamento, e Angela
Gabrielli. LAlbertelli prese parte giovanissimo, in qualità di ufficiale di
Artiglieria, alla prima Guerra Mondiale. Nel 1922 conseguì la laurea, seguendo le orme
paterne, con una brillantissima tesi in ingegneria civile. Venne poi assunto quale
ordinario alla Cattedra di costruzioni e cominciò a collaborare con lesigentissimo
padre alla progettazione (1923) del secondo acquedotto di Parma. Compiute le prime
esperienze di progettista a fianco del padre, lAlbertelli assunse la direzione
tecnica, a soli ventisette anni, della Società Anonima Industriale Meridionale, carica
che occupò fino al 1932. Aveva già progettato la bonifica dei laghi di Lesina e di
Varano (Foggia), quando venne incluso nella Missione Omodeo, che lURSS aveva
convocato per opere di bonifica e di irrigazione. In trentasei mesi di permanenza in
Unione Sovietica creò arditissimi schemi irrigui nellOltre Volga (un comprensorio
da irrigarsi con sollevamento meccanico, su una estensione di quattro milioni di ettari) e
nel secondo comprensorio del fiume Circik, nellAsia centrale dellestensione di
800.000 ettari. Ricevette lOnorificenza Urdanik (partito del lavoro), tra le prime
consegnate a uno straniero. Quindi cooperò al piano quinquennale. Lasciata la Russia,
ripartì quale capo missione per la Dancalia per lo studio di un canale adduttore nelle
acque del Maro Rosso e per il riempimento della depressione dancala. Tra il 1935 e il 1940
diresse i servizi tecnici dellimpresa Pietro Cidonio di Roma. In quel periodo
lAlbertelli realizzò il progetto del tronco dellacquedotto romano della
Peschiera. Si recò poi in Sardegna quale direttore della Società elettrica sarda. Qui
creò gli impianti idroelettrici dellalto Flumendosa, con sedici chilometri di
galleria e tre centrali idroelettriche in caverna, che producono ogni anno centotrenta
milioni di kw/h.
FONTI E BIBL.: G. Silvani, in Gazzetta di Parma 13 aprile 1970, 3.
ALBERTELLI ORAZIO
Parma 1791/1801
Figlio di Giuseppe. Fu ascritto al Collegio dei dottori e giudici di Parma.
NellAlmanacco di Corte per lanno 1791 è indicato tra gli assessori della
Congregazione sopra i Comuni dello Stato. Ricoprì questa carica fino al 1801.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare; M. De Meo, in Gazzetta di Parma
3 marzo 1997, 5.
ALBERTELLI ORAZIO
Parma 31 luglio 1823-Parma 6 marzo 1901
Figlio di Ercole. Sottotenente di Fanteria nelle truppe parmensi, nel 1850 passò
nellEsercito italiano e prese parte come capitano alla campagna di Ancona
(1860-1861) distinguendosi nel fatto darme di Monte Pelago e Monte Pulito, ove
guidò i suoi soldati allassalto, guadagnandosi la medaglia dargento al valor
militare. Partecipò quindi alla occupazione di Roma (1870). Promosso Colonnello nel 1882,
ebbe il comando del 9° Reggimento Fanteria. Collocato a riposo a sua domanda nel 1890,
raggiunse nello stesso anno il grado di Maggiore Generale nella Riserva.
FONTI E BIBL.: M. Rosi, Il Risorgimento italiano. Dizionario, Milano, 1914; G. Sitti, Il
Risorgimento Italiano, 1915, 397; Enciclopedia Militare, 1923, I, 313; P. Schiarini, in
Dizionario del Risorgimento Nazionale, Milano, 1930; A. Ribera, Combattenti, 1943, 19.
ALBERTELLI PIETRO
Parma 1786
Fu Capitano nellesercito borbonico di Parma nellanno 1786.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare.
ALBERTELLI PIETRO
Parma 5 dicembre 1870-Buenos Aires 1953
Figlio di Camillo e Sofia Pizzetti. Ingegnere. Studiò a Bologna, e si trasferì poi in
Argentina nel 1897. Ebbe molte iniziative, tra le quali il progetto per lenergia
elettrica di Buenos Aires, e realizzò poco dopo le linee ferroviarie dello Stato al Nord.
Per molti anni costruì ponti sui fiumi Bernego e Negro. Fu membro dellAccademia
americana di Storia.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 3 luglio 1989, 3.
ALBERTELLI PILO
Parma 30 settembre 1907-Roma 24 marzo 1944
Figlio di Guido, deputato socialista. Trasferitosi a Roma con il padre, che aveva potuto
sottrarsi a stento alla violenza dei fascisti parmensi, fu discepolo di G. Calogero,
laureandosi in lettere e filosofia nel 1929 con la tesi Problemi di gnoseologia platonica.
Insegnò filosofia e storia, dal 1935, nel liceo Umberto I di Roma, che ora porta il suo
nome. Nel 1939 conseguì la libera docenza in storia della filosofia antica. La sua tesi
rimase inedita, ma dei suoi studi platonici è valida testimonianza il saggio sul problema
morale nella filosofia di Platone. Più sicura orma lAlbertelli comunque segnò nel
campo degli studi sulleleatismo. La versione dei frammenti degli Eleati, che egli
curò per la collezione laterziana dei classici del pensiero antico, costituì un
eccellente contributo alla loro interpretazione. Nella sua interpretazione dei filosofi
eleatici lAlbertelli subì in certa misura linfluenza delle ricerche del
Calogero, ma in molti casi il suo giudizio critico manifestò spiccata indipendenza e
originalità, come per esempio nella discussione del problema fondamentale della genesi
del pensiero parmenideo, a cui egli dedicò anche un saggio specifico. Sin dal 1928
arrestato a Milano per antifascismo, lAlbertelli fu condannato a cinque anni di
confino, commutati in tre di vigilanza speciale. Partecipò poi sempre più attivamente
alla resistenza al fascismo, prima con il gruppo liberalsocialista, poi con il Partito
dAzione, di cui fu, nei primi mesi del 1942, uno dei fondatori a Roma, divenendo
collaboratore dellItalia libera clandestina. L8 e il 9 settembre 1943
lAlbertelli prese parte ai tentativi di difesa di Roma. Divenuto subito dopo membro
del comitato militare romano del Partito dAzione, assunse la responsabilità diretta
della zona di San Giovanni e poi dellOstiense, e fu infine chiamato a sostituire il
comandante militare del partito per lintera città, Giovanni Ricci, che era riuscito
a sfuggire, gravemente ferito, a unimboscata. Il 1° marzo 1944 lAlbertelli fu
arrestato. Torturato, salvò con il silenzio numerosi compagni di lotta, e, volendo
sottrarre la moglie e i figli alle rappresaglie, tentò due volte il suicidio. Il 24 marzo
fu ucciso alle Fosse Ardeatine. Alla sua memoria venne conferita, nel 1947, la medaglia
doro. Scritti principali: La dottrina parmenidea dellessere, in Annali della
Regia Scuola normale superiore di Pisa, 2, IV (1935), 327-334; Gli Eleati, testimonianze e
frammenti, Bari, 1939 (collezione Filosofi antichi e medievali di Laterza); Il problema
morale nella filosofia di Platone, Roma, 1939; Le antinomie delleducazione, in
Cultura magistrale, Enciclopedia dei maestri, Milano, 1939. Lasciò inoltre alcuni lavori
inediti.
FONTI E BIBL.: Scritti di L. Albertelli, G. Calogero, M. Del Viscovo, C. Bandi, T. Carini,
nel volume Pilo Albertelli, Roma, 1945, a cura del Partito dazione, nel primo
anniversario della morte; Pilo Albertelli, in Aurea Parma XXXVIII (1954), 37-38; B.
Molossi, Dizionario Biografico, 1957, 11; Dizionario Biografico degli Italiani, I, 1960,
674-675.
ALBERTI ANTONIO
Parma prima metà del XVII secolo
Fonditore di campane operante nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 8.
ALBERTI ATTILA
Parma 1918-Parma 22 marzo 1950
Sindacalista, impegnato quale organizzatore dei sindacati lavoratori, perse la vita
allangolo tra strada della Repubblica e borgo SantAmbrogio in uno scontro con
la polizia. I disordini avvennero in seguito a un comizio indetto dalla Camera del lavoro.
Erano anni difficili, caratterizzati da rapporti violenti tra lavoratori e imprenditori:
il 22 marzo 1950, alle ore 18, si riunirono settemila dimostranti. Da piazzale Marconi
raggiunsero piazza Garibaldi, ma incontro al corteo si mossero camionette della Celere,
con la polizia che ricordò ai manifestanti che nessuna autorizzazione era stata concessa.
Una jeep fendette la folla allaltezza della chiesa di Santa Cristina, ne discese un
funzionario, il commissario Maggio, che fu subito aggredito dagli scioperanti armati di
bastoni, paletti di ferro e catene. Dai tetti vennero rovesciati sulla polizia (dalla
Gazzetta di Parma del 24 marzo 1950) tegole e batuffoli di cotone in fiamme. In piazza
Garibaldi furono formate barricate con tavolini e blocchi di pietra. La Celere reagì e
colpì con furia: donne in preda al panico, urlando si rifugiarono in chiesa. Altri
trovarono scampo sotto i portici del Comune, qualcuno fu travolto per terra. In
quellattimo partirono alcuni colpi mortali: lAlberti, trentadue anni, si
abbattè al suolo, mentre restarono feriti i dimostranti Enrico Amadasi (trentasette
anni), Pietro Gainotti (trentaquattro anni), Aldo Magnone (segretario federale del Partito
Comunista Italiano), Alide Del Sante (ventiquattro anni), il commissario Maggio, il
vice-commissario Di Giorgio e sei guardie di Pubblica Sicurezza.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, I, 1988, 16-17.
ALBERTI BARTOLOMEO
Parma 1848
Medico, fu volontario nella guerra del 1848 nella 2a Colonna Parmense.
FONTI E BIBL.: U.A. Pini, Medici nel Risorgimento, 1960, 12.
ALBERTI GINO, vedi ALBERTI LUIGI
ALBERTI LUIGI
Gattatico 1892-Monte Ursic 20 agosto 1915
Figlio di Alberto. Sottotenente di complemento del 6° reggimento bersaglieri, residente a
Parma. Fu decorato con due medaglie di bronzo al valor militare, con la seguente
motivazione: Si portava tra i primi con bello slancio e coraggio sulla trincea nemica alla
quale aveva dato lassalto col suo plotone, e, su di essa, ferito da prima con arma
da fuoco e travolto poi dallo scoppio di una mina, lasciava la vita. LAlberti fu
laureato ad honorem in medicina e chirurgia.
FONTI E BIBL.: Necrologio in Gazzetta di Parma 1 e 20 settembre, 18 ottobre e 8 novembre
1915, 20 e 21 agosto 1916 e 7 novembre 1917; Giornale del Popolo 26 agosto 1916; Rivista
Eroica, 1916, fascicolo I; Annuario Regia Università, 1915-1916 e 1917-1918; G. Sitti,
Caduti e Decorati, 1919, 9; Decorati al Valore, 1964, 143.
ALBERTI NICOLA
Pellegrino 1618/1619
Fu Commissario di Pellegrino negli anni 1618-1619.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 11.
ALBERTI PIETRO
Parma 1778/1798
Fu violinista alla Steccata di Parma dal 6 dicembre 1796 al 1798 e alla Cattedrale di
Parma dal 15 agosto 1778 al 15 agosto 1779.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1796-1798; Archivio della Fabbriceria,
Mandati 1778-1779; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 169.
ALBERTINI CESARE
Colorno 1762
Il 25 novembre 1762 gli venne accordata una ricognizione di 2 zecchini romani, in quanto
campanaro a Colorno (Archivio di Stato di Parma, Decreti e Rescritti).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
ALBERTINI CRISTOFORO
Parma 1641/1683
Architetto. Dal 1641 al 1683 circa prestò la sua opera al Comune di Parma come perito
dellUfficio dei Cavamenti, pur tra ripensamenti e suppliche a Ranuccio II, che solo
il 2 settembre 1679 lo confermò in carica con la modesta provvigione di dieci scudi
mensili. Sopraintese ai lavori di tutta la rete stradale e fluviale della provincia, ponti
compresi, delimitandone i confini e disegnandone le mappe (ne presentò una al Duca il 10
febbraio 1680). Fu chiamato spesso a dare il suo giudizio: nel 1660 dagli Anziani, circa
le pretese di Giovanni Sartori, costruttore di due archi trionfali in onore di Ranuccio II
e Margherita Violante di Savoia; nel 1663 dal governatore, circa un tratto di strada da
accordare ai carmelitani di Santa Maria Bianca per ampliare la loro chiesa. Richiesto
della sua opera da diverse comunità religiose, il 10 novembre 1649 iniziò, per i
teatini, la costruzione, protrattasi fino al 1651, della nuova chiesa di Santa Cristina,
ad imitazione di quella di San Vincenzo di Piacenza ideata da Pietro Caracciolo. La
facciata a capanna in cotto esposto, sormontata nella parte centrale da frontone
centinato, è rimasta incompiuta e il suo carattere austero contrasta piacevolmente con
linterno riccamente decorato. Dal 1658 al 1670, per i carmelitani scalzi, insieme
con Carlo Magnani, costruì la chiesa di Santa Maria Bianca, demolita nel 1810.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Ufficio dei Cavamenti, Memoriali dal 1645 al
1647, n. 393; dal 1659 al 1663, n. 71; dal 1664 al 1668, n. 119, 591; dal 1678 al 1680, n.
346; mandati dal 1641 al 1683; Parma, Biblioteca del Museo nazionale di antichità, ms.
12, E. Scarabelli-Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI (1651-1700), c.
7; Materiale per una guida, II, c. 30; N. Pelicelli, Parma monumentale, Parma, 1937, 118;
U. Thieme-F. Becker, Allgemeine Lexikon der bildenden Künstler, I, 215; A. Bubani, in
Dizionario Biografico degli Italiani, 1960, 724.
ALBERTINI GIUSEPPE
Parma 20 ottobre 1895-Monte Zugna 9 febbraio 1917
Studente presso lIstituto Tecnico di Parma interruppe gli studi per arruolarsi
volontario per la guerra nel Corpo Nazionale Volontari ciclisti al quale già apparteneva
da tempo, animato da alte idealità patriottiche. Il 25 maggio 1915 partì da Parma col
gruppo dei volontari parmigiani e a Piacenza fu assegnato come graduato, insieme agli
altri graduati Giovanni Brezzi e Pietro Pariset, al reparto di Parma che comprendeva anche
una parte del gruppo di volontari reggiani. Dopo il periodo delle esercitazioni raggiunse
la zona di guerra sul basso Tagliamento ove prestò servizio, aggregato al 13° reggimento
cavalleggeri Monferrato, sino alla fine di novembre, quando per ordine del Ministero della
guerra venne sciolto il Corpo Nazionale Volontari Ciclisti. Poco dopo si arruolò,
nuovamente volontario, in fanteria, e ben presto raggiunse il fronte. Frequentò il corso
allievi ufficiali e fu assegnato al comando di reparti operanti in linea partecipando a
diverse azioni di guerra. Fu poi destinato col grado di Sottotenente al 1° battaglione
del 208° reggimento fanteria. Il 9 febbraio 1917 nel corso di un sanguinoso combattimento
cadde da prode sul Monte Zugna alla testa dei suoi uomini nelle trincee del settore
Fortini. Il suo nome è ricordato sulla lapide collocata nellatrio
dellIstituto Tecnico Macedonio Melloni di Parma e su quella dei volontari caduti
nella guerra 1915-1918 collocata sotto i portici del Municipio di Parma per iniziativa
della locale Sezione dellAssociazione Nazionale Volontari di guerra.
FONTI E BIBL.: G. Bagnaschi, Volontari Plotone Parma, 1965, 19.
ALBERTINI LEONILDE
MARIA LUIGIA
Grammatica 22 giugno 1888-
Trascorsa linfanzia in una famiglia profondamente cristiana, adolescente entrò tra
le Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, istituto fondato da monsignor E.
Chieppi. LAlbertini, pur non avendo studi superiori, divenne ben presto, per la sua
vita esemplare, Superiora, quindi Superiora Generale per ben due volte, e infine venne
eletta Madre Vicaria Generale. Sotto la sua guida le Chieppine si svilupparono largamente,
facendosi promotrici di forme di apostolato modernissime.
FONTI E BIBL.: E. DallOlio, Corniglio e la sua valle, 1960, 121.
ALBERTINO DA PARMA, vedi ALBERTO DA TRE CASALI
ALBERTINO DA SALSO, vedi RAINALDI ALBERTINO
ALBERTINO DA TERENZO
Terenzo 1200/1209
Fu architetto a Parma nel 1200-1209. Fu con Albertino da Taneto larchitetto della
chiesa innalzata in onore di SantAntonio Abate da Guido Fogliani nel suo Castello di
Salvaterra. Ricco e possente Signore dei suoi tempi, il Fogliani ospitò Ottone duca di
Sassonia, prenunziato Imperatore, mentre di passaggio per lItalia andava a Roma per
ricevere dal Pontefice la corona imperiale. Sulla porta della chiesa di Salvaterra il
fonditore e gli architetti scolpirono i loro nomi e nel XIX secolo vi era era ancora il
marmo sul quale si leggeva incisa liscrizione seguente, in caratteri romani:
Anno Milleno ducentonoque noveno Consilio sano dans Guido de Fugliano Pro se pro natis,
pro Verda coniuge gratis Hoc Templum Christo fundavit, Quisquis in isto Presbiter et
(est), oret pro se, (petat atque) recitetque laboret Ut (praeces) prece cum Psalmis
jungatur Civibus almis Albertus (Albertonus) de Terentio et Albertinus de Taneto fecerunt
hoc opus.
FONTI E BIBL.: N. Tacoli, Memorie storiche di Reggio di Lombardia, III, 560; E. Fogliani
Denaglia, Fogliani della Torricella continuazione, Reggio, 1836, tavola II; A.P. Zani, II,
Parte I, 23 e II, 18; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1911, 68; U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexicon; Perkins, Italian Sculptors, 261; L.
Caetani, Dizionario Bio-Bibliografico, 1924, 880.
ALBERTINO DA TRE CASALI, vedi ALBERTO DA TRE CASALI
ALBERTINO JACOBO DA
NEVIANO
Neviano 1212
Fu ingrossatore del Comune di Parma nellanno 1202.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 18.
ALBERTO
Parma 1081
Fu magister scholarum della Cattedrale di Parma nella seconda metà dellanno Mille
(1081).
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 62.
ALBERTO
Parma 1134/1135
Il risvegliarsi della coscienza popolare e della libertà da una parte e dallaltra
la potenza imperiale sullItalia settentrionale crearono tali e tanti contrasti che
diedero luogo a lunghe lotte cruente. Se si considera poi che i Vescovi erano investiti
della città e del contado, ricchissimi, e quindi potenti, non fa meraviglia vedere eletti
simoniacamente i vescovi che parteggiavano per lImperatore. Così alla morte di
Bernardo, contrariamente allopinione dellAffò e dellAllodi, venne
eletto vescovo di Parma simoniacamente lAlberto, come si legge negli atti del
Concilio di Pisa. Va anzitutto osservato che tale Concilio si suole erroneamente ritenere
celebrato nel 1134, mentre da documenti indiscutibili risulta charamente che fu tenuto dal
30 maggio al 6 giugno del 1135, sotto papa Innocenzo II. Il canone V del Concilio dice:
Depositi sunt autem episcopi numero quinque: Alexander scilicet Leodiensis, Litardus
Cameracensis, Eu(sta)chius Valentinus, B(oianus) Arethinus, G. Accerranus, H(ubertus)
Taurinensis, Alb(ertus) Mutinensis electi Mutinensis vero, quia, cum pro mala
conversacione ac publica symonia electio de ipso in Parm.si ecclesia facta, dampnata
fuisset, indignum visum est, ut tam criminosa persona in alia ecclesia ad episcopale
regimen vocaretur. È chiaro, dunque, che la sede di Parma immediatamente dopo Bernardo fu
occupata da Alberto, la cui elezione, avvenuta simoniacamente, fu poi condannata. Parve
quindi ai Padri del Concilio cosa indegna che una siffatta persona fosse chiamata a
reggere la chiesa di Modena. Cadono così le induzioni degli storici locali, specialmente
dellAllodi, e viene colmata una lacuna nella storia dei Vescovi di Parma. Qualche
mese ancora forse occupò la Chiesa di Parma il simoniaco Alberto. Ma lanno dopo
certamente fu sostituito nella sede parmense dal vescovo Lanfranco.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Vescovi della Chiesa Parmense, 1936, 154-115; A. Schiavi,
Diocesi di Parma, 1940, 238.
ALBERTO
Parma 1180
Fu priore di San Leonardo in Parma nellanno 1180.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 18.
ALBERTO DA CASTELGUALTIERI, vedi AVOGADRI ALBERTO
ALBERTO DA PARMA
Parma 1236
Era Ministro della Provincia Francescana di Bologna al tempo in cui reggeva lOrdine
frate Elia: probabilmente venne eletto nel 1236, quando frate Alberto di Pisa fu mandato
Ministro in Inghilterra. Fu uomo di santissima vita, di molta abilità nel disbrigo delle
cose ed in molta estimazione presso lOrdine e presso i Papi. Frate Elia, constatato
che lAlberto non accondiscendeva minimamente ai suoi desideri, né favoriva i suoi
partigiani, lo dichiarò deposto dallufficio. Contemporaneamente scrisse diverse
lettere a frate Gherardo Boccabadati di Modena, colle quali non solo lo dichiarò eletto
Pro-Ministro, ma gli ordinò di condurre a lui in Assisi il deposto Provinciale. Frate
Gherardo, allo scopo di non contrariarlo, nulla disse di tutto questo allAlberto, ma
solo lo invitò ad accompagnarlo nel suo pellegrinaggio alla tomba di San Francesco. Una
volta giunti ad Assisi, mentre stavano per entrare nella cella del generale Elia, frate
Gherardo cavò da sotto la tonaca due cappucci da novizi, uno lo indossò egli stesso e
laltro lo presentò allAlberto dicendogli di attendere fino al suo ritorno.
Entrato nella cella di frate Elia, frate Gherardo si prostrò ai suoi piedi, e disse di
aver eseguito il suo comando, conducendo lAlberto in atteggiamento umile e
rispettoso. Frate Elia ne fu compiaciuto e, mutato lo sdegno in benevolenza, ordinò
venisse introdotto lAlberto, lo accolse con grande amorevolezza, lo rimise nel grado
di Provinciale e gli accordò parecchi favori in bene e a vantaggio della sua Provincia.
FONTI E BIBL.: Panfilo, I, 523 e 573; Salimbene, Cronica, 106; G. Picconi, Uomini illustri
francescani, 1894, 13-14; G. Picconi, Ministri e vicari provinciali, 1908, 33-36.
ALBERTO DA PARMA
Parma 1277
Fu scrittore del papa Giovanni XXII, dal quale fu inviato a Genova nellanno 1277.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 19.
ALBERTO DA PARMA
Parma 1289
Fu elemosiniere e canonico di San Pietro in Roma. Fu inoltre vicario del vescovo di
Sabina, Gherardo Bianchi.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 19.
ALBERTO DA PARMA
Parma 1496
Lo Zani lo ricorda come pittore e scultore attivo nel 1496 e allievo di Jacopo Loschi.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia, Parma, 1819, 28; Enciclopedia Pittura Italiana, I,
1950, 27.
ALBERTO DA PARMA, vedi anche ALBERTO DA TRE CASALI E UNGHERIA ALBERTO
ALBERTO DA SAN DONATO
San Donato 1257
Notaio attivo in Parma nellanno 1257.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 20.
ALBERTO DA TERENZO, vedi ALBERTINO DA TERENZO
ALBERTO DA TORRICELLA
Torricella 1262
Fu Podestà di Parma nellanno 1262.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 20.
ALBERTO DA TRE CASALI
Tre Casali 1308
Notaio attivo nellanno 1308.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 19.
ALBINEI GIAMBENEDETTO, vedi ALBINEO GIAN BENEDETTO
ALBINEO BENEDETTO, vedi ALBINEO GIAN BENEDETTO
ALBINEO GIAN BENEDETTO
Parma 20 marzo 1486-post 1521
È merito dellAffò averlo per primo tolto dalloblio in cui giaceva,
sconosciuto e sepolto fra le scritture di Tranquillo Molossi, celebre poeta di
Casalmaggiore. Il Molossi, nel Poliuto, qualifica senzaltro parmigiano
lAlbineo e lo loda come dotto poeta. Il Molossi, che dopo il 1494 si stabilì a
Parma e vi stette qualche tempo, ebbe a conoscerlo giovanetto, onde poté cantare:
Albineus Vates primo mihi junctus ab aevo. Grande fu lamicizia tra i due letterati,
tanto che il Molossi nelle sue poesie lo celebrò più volte, facendo anche menzione di
una sua infermità giovanile: Macte Puer, quem Phoebus amat, Phoebique sorores Dignantur
curà quem chorus ille suà. Multa Palatinae debes praeconia Febri: Immortale tibi
contulit illa decus. Illa tibi Phoebum, Musasque probavit amicas, Sospite quo tantus
delituisset honos. Dai protocolli di Pier Maria Prato, notaio parmigiano, si rileva che il
24 dicembre 1521 lAlbinei era prete, e che godeva una pensione di otto ducati
doro di camera sopra la parrocchia di San Sisto nella Diocesi di Parma. Il cardinale
Alessandro Farnese, vescovo di Parma, che divenne poi papa Paolo III, chiamò alla sua
Corte il Molossi e successivamente anche lAlbineo, che il Molossi gli raccomandò
come molto gentile e liberale, confessando di aver avuto da lui favori e cortesie.
LAlbineo era di piccola statura ma, nota il Molossi, qui te parvum hominem dicit,
Benedicte, videtur Ille mihi nulla cum ratione loqui. Magnus homo est qui magna facit, qui parva pusillus. Cum
facias parvus grandia magnus homo es. Altri letterati lodarono lAlbineo, tra
i quali Francesco Arsilli da Sinigaglia, che nel 1524 lo esalta in un suo poemetto, De
poetis urbanis, accolto nella Coryciana.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1791, III,
254-255; G. Negri, Biografia Universale, 1842, 13; Aurea Parma 2/3 1957, 102-103.
ALBINEO NICCOLÒ
Parma 1470/1485
Fu prete e calligrafo, verosimilmente uscito dalla famiglia di Gian Benedetto Albineo.
LAlbineo scrisse nel 1485 per il monastero di San Quintino di Parma un libro corale,
verso la fine del quale si legge: descripsit ac notauit D. Nicolaus de Albineis presbiter
Parm. 1485 die 26 septembris.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Storia di Parma, III, 1847, 275; C. Malaspina, Guida di Parma,
Grazioli, 1869.
ALBINI GIUSEPPE
Parma 1827-Napoli 1911
Resse la cattedra di Fisiologia dellAteneo parmense nel biennio 1860-1861, per
passare quindi allUniversità di Napoli. Lasciò, tra i vari studi, un Trattato di
fisiologia (Milano, 1881).
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 63.
ALBINI MARIETTA
Parma 1807-post 1842
Soprano. Compì i suoi studi musicali a Parma con Luigi Tartagnini, primo fagotto della
Ducale Orchestra, e il maestro la fece debuttare il 1° gennaio 1819 con altri suoi
allievi in unaccademia al Teatro Ducale di Parma. Nella locandina è scritto che
aveva dodici anni. Il 17 dicembre dello stesso anno si esibì in unaltra accademia
con il violoncellista Vincenzo Merighi. Nel manifesto è scritto che aveva quattordici
anni. Nella primavera 1821 esordì assieme al baritono Cosselli, cantando nel Teatro
Sanvitale in Amelia e Leandro, opera di Germano Liberati. Nellestate 1822 fu prima
donna assoluta al Teatro di Reggio Emilia nella Cenerentola di Rossini e nellAdelina
di Pietro Generali e lanno succesivo al Teatro Comunale di Modena nel Matrimonio
segreto. In quelloccasione il 4 febbraio 1823 fu ospite con un concerto alla
Società Filarmonica Modenese. Dal 1824 al 1827 fu in Spagna al Teatro di Barcellona, dove
cantò un gran numero di opere italiane. Ritornata in Italia, nel settembre 1830 fu alla
Canobbiana di Milano: nellElisa e Claudio di Donizetti dette prova meravigliosa
della sua capacità nelleseguire, sufficienti per farci distinguere il suo gran
valore. Nel Carnevale fu al Teatro di Tordinona di Roma nelle opere di Pacini il Corsaro e
Gli arabi nelle Gallie. L11 febbraio 1831, in unaccademia vocale e
strumentale, il pezzo che più dogni altro massimamente trasportò tutta
ludienza fu il gran duetto della Semiramide eseguito dallAlbini e per la parte
del contralto da Gaetano Brizzi colla sua tromba, né alcuno può formarsi senza sentirlo
unidea del suo effetto. Nella Fiera del Santo del 1831 fu al Teatro Nuovo di Padova,
dove stupì tutti spiegando gran vigore di voce e grande energia dazione. Nel
successivo autunno la si trova al Teatro Comunale di Bologna, tra le altre opere,
nellOtello di Rossini (Desdemona), e nel Carnevale al Teatro di Piacenza nei
Capuleti e Montecchi di Bellini e nel Proscritto di Messina del compositore piacentino
Daniele Nicelli. Nel Carnevale 1833-1834 cantò in diverse opere al Reale Teatro Carolino
di Palermo. Nel 1841 fu al Teatro Valle di Roma nella Maria di Rudenz di Donizetti. Nel
Carnevale successivo la si trova al Teatro di Perugia. Al termine di questa stagione La
Fama scrisse che lAlbini era disponibile ad accettare scritture, in quanto libera da
impegni.
FONTI E BIBL.: P. Bettoli, Fasti musicali, 1875, 176; Papi; Tiby; Trezzini; Virella; G.N.
Vetro, Voci del Ducato, in Gazzetta di Parma 3 gennaio 1982, 3; G.N. Vetro, Dizionario,
1998.
ALBIO DA PARMA, vedi BIANCHI GIOVANNI ANDREA
ALBIO o ALBO GIOVANNI ANDREA, vedi BIANCHI GIOVANNI ANDREA
ALBOINO
Parma 733/775
Terzo vescovo della serie dei vescovi di Parma. Alcuni lo ritengono di nazione Longobarda,
altri di quella Franca. Sembra però più probabile della prima perchè fu molto caro a
Rachis, re Longobardo. Successe nel 733 ad Aicardo, e venne mandato dal pontefice Gregorio
III a governare la chiesa parmense che tenne fino al 775.
FONTI E BIBL.: Cherbi; G. Negri, Biografia Universale, 1842, 13; G.M. Allodi, Serie
cronologica dei vescovi, 1856, 24-25; N. Pelicelli, I vescovi della Chiesa parmense, 1936,
8 e 48.
ALBONIUS CAIUS VIATOR
Parma I secolo a.C./V secolo d.C.
Di condizione incerta, dedicatario, insieme a Octavia Sabina di unepigrafe postagli
da [Oc]tavia Severa, presumibilmente databile al periodo imperiale (formula D.M.).
Albonius è nomen presente in Cisalpina, documentato nella Tabula Veleiate, in questo solo
caso a Parma. Viator, cognomen da nomina agentis, pure presente in Cisalpina, si trova in
questo solo caso a Parma.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 48.
ALBUS GERARDO, vedi BIANCHI GERARDO
ALCARI CESARE
Parma 28 agosto 1886-Parma 22 dicembre 1935
Figlio di Cesare e Giuseppa Battioni. Storiografo musicale. Pubblicò 50 anni di vita del
Teatro Reinach di Parma. 1871-1921 (Parma, Tipografia Adorni Ugolotti, 1921), Il Teatro
Regio di Parma nella sua storia dal 1883 al 1929. In occasione del I centenario della sua
inaugurazione: 16 maggio 1829 (Parma, Tipografia Fresching, 1929), Parma nella musica
(Parma, Fresching, 1931), dizionario biografico di artisti parmensi (compositori,
strumentisti, cantanti, scrittori, scenografi, ecc.). Appassionato cultore della musica,
fu collaboratore di Musica doggi di Casa Ricordi. Bibliotecario della Palatina,
lAlcari passava il resto della sua giornata alla Gazzetta di Parma al fianco di
Gontrano Molossi di cui fu, oltre che amico intimo, luomo di fiducia. Soprannominato
il marrano per il suo piglio di uomo burbero e brusco, lAlcari alla Gazzetta di quei
tempi, che era un giornale fatto in famiglia, fece di tutto un po. E fu la Gazzetta
che gli pubblicò a puntate le sue cronistorie del Teatro Reinach e del Teatro Regio, due
opere di diligente compilazione successivamente raccolte in volume.
FONTI E BIBL.: C. Schmidl, Dizionario Universale Musicisti, 3, 1938, 15; B. Molossi,
Dizionario biografico, 1957, 11.
ALCIATI ARIALDO
Borgo San Donnino o Marignano 1095-Arona 1142
Chierico, poi diacono e arciprete, resse la Chiesa di Borgo San Donnino. Secondo lo
storico G. Pietro Puricelli, apparteneva alla famiglia ambrosiana dei nobili Alciati,
mentre il Muratori lo dichiara oriundo di Marignano milanese e Patarino, perché, come il
coevo Liprando, combatté il matrimonio dei preti. Non manca tuttavia chi sostiene
lappartenenza dellAlciati a famiglia borghigiana. Ranuccio Pico lo dice santo
e il Poggiali afferma che nel 1142 fu creato cardinale. Fu nel rango dei Dogmani della
chiesa arcivescovile di Milano. Per amore della fede cattolica da lui pubblicamente
professata contro gli eretici e i simoniaci di quei tempi, per ordine di Oliva, nipote
dellarcivescovo di Milano, fu crudelmente perseguitato. Dai ministri di Oliva fu
preso e condotto ad Arona, castello dello Stato milanese. Essendo stati spediti dalla
suddetta Oliva altri suoi collegati, dubitando della fedeltà dei primi, arrivati questi
ultimi con la spada sguainata, minacciarono lAlciati di morte se non avesse negato
ciò che aveva detto. Ed insistendo egli nel confermare, gli fu posta una mola al collo, e
così venne gettato nel lago, trovando in tal modo glorioso martirio.
FONTI E BIBL.: Garofani; G. Negri, Biografia universale, 1844, 40; D. Soresina,
Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 23.
ALCINIO LUPA, vedi PALLAVICINO FERRANTE CARLO
ALCIPPO PERSEIO o PERSEO, vedi BODONI GIAMBATTISTA
ALDIGERI UGOLINO, vedi ARDENGHERI UGOLINO
ALDIGERIO ANTONELLO, vedi ALDIGHIERI ANTONELLO
ALDIGHIERI ADEGHERIO
Parma 1092/1111
Fu notaio del Sacro Palazzo Vescovile di Parma dal 1092 al 1111.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 6 ottobre 1997, 5.
ALDIGHIERI ALDIGHIERA
Parma XII secolo
Sposò Cacciaguida degli Elisei, trisavolo di Dante Alighieri.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 6 ottobre 1997, 5.
ALDIGHIERI ANTONELLO
Salsomaggiore 1458
Nel 1458 era tra i più ragguardevoli locatari dei pozzi el Pozzello, la Cernia, lo Pozo
Nove, el Pozo Giara.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 15.
ALDIGHIERI ANTONIO
Salsomaggiore 1570
Nel 1570 cedette a Gabriele Aldighieri un terreno situato in Salsomaggiore con diritti
relativi alle saline.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 15.
ALDIGHIERI BONIFACIO
Parma ante 1514-1557 c.
Appartenne alla famiglia dalla quale, secondo Filippo Villani e Domenico dArezzo,
proveniva Dante Alighieri. LAldighieri fu un personaggio politico localmente
emergente nel secondo e terzo decennio del Cinquecento quando, alla morte di Diofebo,
lultimo dei Lupi, venne infeudato del marchesato di Soragna dallimperatore
Massimiliano (31 ottobre 1515) e confermato da Carlo V nel febbraio del 1521. In contrasto
coi Meli, conquistò Soragna nel 1522 per perderla però subito dopo. Ne nacque una
vertenza portata a Roma che durò ben oltre la vita dellAldighieri.
LAldighieri fu nominato protonotario apostolico il 13 maggio 1514 e fu arciprete
della Cattedrale di Parma dal 1520 al 1537. Si sa che lAldighieri aveva abitazione a
Roma nel rione della Regola presso il ponte Sisto e vicino ai Capodiferro.
LAldighieri vendette quel palazzo allo spagnolo monsignor Francesco Solis, vescovo
di Bagnarea, nel 1544. Nella vicenda della vendita di quella casa, è documentato un
contatto tra lAldighieri e Antonio da Sangallo il Giovane. Come si legge in un
documento del 12 luglio 1543, lAldighieri si decise a vendere la sua casa romana
perché aveva bisogno di 3000 scudi: La Ill.ma s. Duchessa de Castro (Gerolama Orsini
moglie di Pier Luigi Farnese) me fece dire havria caro havere tal casa in libera vendita,
le feci dire et andai a dire che sendo servitore fideliss.o de sua s.a non solo la casa ma
la vitta era al suo servitio. Così fu mandato Ms. Jac.o melechino e m. o Johan menghoni
et m.o Ant.o da samgallo a considerare tal casa et m.o Ant.o refferì alla excellentia del
s. Ducha et alla prefata s. Duchessa che la valeva sei mila scudi a gram mercato.
LAldighieri dunque conosceva bene il Sangallo ed è probabile che gli avesse chiesto
un progetto per un grande palazzo a Parma, forse quando ancora nutriva speranze di
diventare marchese di Soragna. La complessità del palazzo voluto dallAldighieri fa
infatti pensare quasi a una piccola Corte.
FONTI E BIBL.: Corriere di Parma 1987, 25.
ALDIGHIERI GHERARDO
Borgo San Donnino 1272/1284
Fu Prevosto mitrato della chiesa di Borgo San Donnino. Ottenne la nomina del vescovo di
Parma Obizzo Sanvitale, e per tale ragione non fu bene accetto alla popolazione
borghigiana, che mal tollerava la dipendenza spirituale da quella città. Rinunciò dopo
dodici anni alla prevostura per ritirarsi a Parma.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 27.
ALDIGHIERI GUGLIELMO
Parma 1363
Figlio di Antonio, fu Capitano delle milizie di Barnabò Visconti nellanno 1363.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 23; M. De Meo, in Gazzetta di Parma 6 ottobre
1997, 5.
ALDIGHIERI MATTEO
Salsomaggiore 1473/1479
Nel 1473 e nel 1479 i duchi di Milano concessero allAldighieri il pozzo della Noce
di Salsomaggiore.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 15.
ALDIGHIERI PAOLO
Parma ante 1319-Mantova post 1344
Figlio di Rolandino, era cognato di Gilberto da Corregio. Dopo alcuni dissapori col
Correggio, rientratone nelle grazie, fu investito di Baganzola, dove nel 1325 il castello
che vi aveva costruito venne distrutto dai ghibellini capeggiati da Matteo da Correggio.
Nel 1319 fu Podestà di Brescia e nel 1321 di Milano. Nel 1330, inviso a Marsiglio Rossi,
lAldighieri fu nuovamente carcerato. Nel 1337 fu Podestà di Verona e ottenne da
Mastino II della Scala gli speroni da cavaliere. Nel 1344, al seguito di Obizzo
dEste, dopo uno scontro, venne fatto prigioniero dai Mantovani, e poco dopo cessò
di vivere.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 6 ottobre 1997, 5.
ALDIGHIERI ROLANDINO
Parma 1272/1309
Ricoprì le primarie magistrature in città vicine a Parma. Fu infatti, dal 1272 al 1309,
Pretore, Capitano del popolo e Podestà di Reggio, Modena e Brescia.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 6 ottobre 1997, 5.
ALDIGHIERI UBERTINO
Parma 1305/1310
Figlio di Rolando e fratello di Bernardino. Fu Capitano del popolo in Cremona nel 1305. In
seguito, andata al potere la fazione a lui avversa, patì la confisca dei beni e la
distruzione delle case. Nel 1310, catturato, fu carcerato a Guardasone per più di un
anno, e venne liberato assieme al cugino Paolo, figlio di Rolandino.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 6 ottobre 1997, 5.
ALDIGHIERI UBERTO
Parma 1211/1231
Figlio di Tendaldo e fratello di Giovanni. Fu Giudice del Comune di Parma dal 1211 al
1231.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 6 ottobre 1997, 5.
ALDINI DOMENICO
-Bazzano 1626
Fu Arciprete di Bazzano. Con latto di battesimo del 19 novembre 1606 compare quale
successore di Orazio Ziveri. Resse la parrocchia ventanni, fino al 1626.
Lultimo atto di battesimo da lui redatto è infatti del 25 settembre 1626. Il 13
ottobre vi è un altro battesimo, ma è amministrato dal rettore di Cedogno, don Domenico
Sassi, ove è detto essendo infermo larciprete di Bazzano don Domenico Aldini.
Seguono altri tre battesimi, fatti dal rettore di Castione don Pagano Cavirani. Il 1°
febbraio 1627 è già in funzione il successore dellAldini, don Giovanni Domenico
Toschi, che battezza Anna Maria Costa fungendo da padrino lo stesso don Pagano. Gli atti
di battesimo da lui amministrati furono 309, con una media di quindici lanno. I
matrimoni da lui sottoscritti durante gli anni della sua reggenza furono 75. Dei morti non
esisteva ancora il registro. Durante gli anni dell sua reggenza, fu dipinto e donato alla
chiesa lartistico quadro su tela posto in presbiterio, raffigurante la Vergine e i
misteri del Rosario, quadro di ottima fattura e ancora ben conservato. Fu fatto dipingere
da Bonaccursio Costa di Bazzano, rettore della Confraternita del santo Rosario.
FONTI E BIBL.: F. Barili, Arcipreti di Bazzano, 1976, 21.
ALDO, vedi ARBIZZANI ALDO e MENONI RENZO
ALDIS IOSAPHAT, vedi ARALDI IOSAPHAT
ALDOBRANDINI MARGHERITA
Firenze 1586-Parma 9 agosto 1646
Figlia di Gianfrancesco, principe di Rossano, e di Olimpia, dello stesso casato e nipote
del pontefice Clemente VIII, fornita di una notevole dote. Andò sposa a Ranuccio Farnese,
che sperò in tal modo di avvantaggiare lo Stato, anche se si doleva che le sue nozze
fossero inferiori a quelle dellavo Ottavio e di suo padre Alessandro. Mediatore ne
fu (1596) un altro Farnese, il cardinale Odoardo, fratello di Ranuccio, che addirittura
forzò la volontà del Papa. Corse anzi voce che le umiliazioni e gli insulti che
sopportarono in quei frangenti gli Aldobrandini dai Farnese fossero tra le cause della
morte di Clemente VIII. Ranuccio Farnese si recò a Roma con un seguito principesco,
desiderando che gli sponsali fossero celebrati dal Papa stesso. Nella città eterna fu
ospite sia in Vaticano, sia nel bel palazzo farnesiano del cardinale Odoardo. Il 7 maggio
1599 o, secondo altri, il 28 dicembre, Clemente VIII, sceso nella cappella di San Sisto,
alla presenza di tutti i cardinali (come informano le cronache del tempo), congiunse gli
sposi trattenendoli a pranzo in stanze separate alluso dei principi, e nominò il
Duca di Parma confaloniere perpetuo di Santa Chiesa, titolo trasmissibile ai suoi
discendenti. LAldobrandini aveva tredici anni. Non era bella (il volto disadorno, la
bocca stretta, gli occhi neri e profondi), ma aveva una grazia particolare nel portamento,
tramutatosi però con la maternità in quella pinguedine che si trasmise alla sua
discendenza maschile e che sarebbe stata una delle cause della sterilità e della
estinzione della dinastia farnesiana. Pare fosse piuttosto ignorante, ma non si preoccupò
mai di istruirsi. Nelle sue lettere si nota uno stile composto, freddo, protocollare,
sotto cui è una nascosta sensualità, come rivelano certe missive scritte al marito. Dopo
le nozze Ranuccio, precedendo la sposa, tornò a Parma onde predisporne laccoglienza
e le cerimonie, splendide, secondo la buona tradizione farnesiana. Molti furono anche i
conviti, i bagordi e le feste sia a Parma che a Piacenza. In quelloccasione il
Consiglio Generale di Parma decretò il dono di 100000 scudi a Ranuccio e 12000
allAldobrandini per il loro ingresso nella città: nemmeno un anno dopo, per tutte
queste spese, il Comune fu costretto ad aumentare i balzelli. Data la delicata
costituzione dellAldobrandini (che da bambina era stata operata per ben tre volte ai
genitali) per molti anni ella fu incapace di dare un successore vitale al marito, che
desiderava un erede legittimo. LAldobrandini rimase incinta con una certa
regolarità, ma non sempre portò a termine la gravidanza, e quando questo avvenne, i
figli nacquero morti o camparono solo poche ore. Convinto che qualcuno gli avesse fatto il
malocchio, Ranuccio, perseguitato da superstiziose paure e dal timore di non avere un
maschio legittimo, non solo non permise che il fratello Odoardo, già cardinale dal 1592,
prendesse gli ordini sacri, ma fece ricondurre a Parma il figlio naturale Ottavio, che
aveva avuto dallamante Briseide Ceretoli, affidandolo al suo ministro più fido e
intelligente, Bartolomeo Riva. E finì col legittimarlo per poterlo fare istruire ed
educare in modo principesco. LAldobrandini fu molto devota e dedita alle pratiche
religiose, tanto da essere definita più atta per le chiese che per la pratica di buon
governo di Stato come che sempre visse tutta di Dio et donna di gran bontà e virtù.
Chiamò a Parma i Teatini che ne fecero una delle città più clericali dItalia ed
ebbe frequenti relazioni epistolari e visite con preti e frati. A loro ricorse, col
marito, quando vide che non riusciva ad avere figli vitali, ma si rivolse anche ad
astrologi, a fisici, a pozioni, e a tutti i rimedi allora accreditati. Vi fu anche chi
credette che lAldobrandini fosse stata ammaliata e, quello che è peggio, lo
credette anche il Duca, come risulta dai processi alle presunte streghe, che si risolsero
con tremende condanne: tra le altre, venne gettata nelle segrete del castello di Gragnano
Sottano anche unamante di Ranuccio, la giovanissima Claudia Colla, che si diceva
facesse pratiche magiche nella cantina della sua casa. Intervenne nella questione anche il
cardinale Odoardo. Egli, sentite prima le ragioni dellAldobrandini, ammonì il
fratello a essere più frequente nelle visite alla duchessa e non rafreddar
nellamore, e a lasciar perdere le lascivie nelle quali per fragilità era caduto. I
due sposi, così riconciliati, fecero doni ai poveri e a chiese e promisero donativi alla
Santa Casa di Loreto qualora le loro preghiere fossero state esaudite. Finalmente nel 1610
nacque il primogenito, Alessandro, che però si rivelò muto, sordo e mentecatto, pare a
causa del mal caduco di cui aveva sofferto nei primi mesi di vita. Due anni più tardi
nacque Odoardo, il futuro duca, nel luglio del 1613 Orazio, che morì dopo sette mesi, nel
febbraio del 1615 Maria, cui seguirono Maria Caterina, Maria Vittoria Francesca, e
Francesco Maria (che poi fu cardinale). Lastio dellAldobrandini verso i figli
illegittimi del marito si calmò, e in particolare lodio verso Ottavio ebbe fine
quando questi, in seguito a svariate, tristi vicende, terminò i suoi giorni nelle segrete
della Rocchetta di Parma (1622). Qualche mese dopo la tragica fine del figlio Ottavio,
anche Ranuccio morì, spirando tra le braccia della duchessa. Assunse la reggenza suo
fratello, il cardinale Odoardo. Alla morte di questultimo (avvenuta nel 1626)
subentrò nel governo di Parma e Piacenza la stessa Aldobrandini, col titolo di curatrice
e generale amministratrice. Non era nuova agli affari di Stato avendo già sostituito
Odoardo Farnese quando egli era stato infermo per la podagra e malato di stomaco. In
politica seguì le direttive del defunto marito, continuando a porre mano alle
fortificazioni di Piacenza e resistendo ad ogni lusinga di uscire dalla neutralità
favorevole alla Spagna. La sua reggenza durò fino allagosto del 1629 quando il
figlio Odoardo, ansioso di libe rarsi dalla tutela materna, a diciassette anni e quattro
mesi, prese le redini del Ducato dando inizio a un periodo piuttosto tormentato. Libera da
impegni di governo, lAldobrandini potè darsi alle opere di bene e a provvedere ai
poveri e agli infermi colpiti dal flagello della peste nel 1629-1630. Quando Odoardo
sposò Margherita de Medici, lAldobrandini visse a Corte a fianco degli sposi,
dedita soprattutto alla beneficenza e alle opere di pietà. Soffrì, per un eccesso di
sensibilità danimo, turbamenti e scrupoli, che cercò di dissipare con
lassidua frequentazione dei monasteri (nel testamento lasciò scritto che il suo
cuore fosse portato al monastero delle Scalze e fu lei ad adoperarsi presso la Santa Sede
per istituire un Carmelo femminile a Parma). Fu anche priora della Compagnia del
SantAngelo Custode. Nel 1635, quando Odoardo partì per la guerra, ella, con il
figlio Francesco, governò Parma, mentre Margherita de Medici, sua nuora, resse
Piacenza con lausilio del vescovo Alessandro Scappi.
FONTI E BIBL.: G. Negri, Compagnia SantAngelo Custode, 1853, 48; C. Artocchini,
Padrone di Parma e Piacenza, 1975, 29-31; Malacoda 63 1995, 52-54.
ALDONIO CAPSO, vedi ELETTI FRANCESCO MARIA
ALDROVANDINI DOMENICO
Bologna 1655 c.-post 1736
Pittore. Secondo lo Zani, fu fratello di Giuseppe e di Mauro, ma in realtà figlio di
Giuseppe. Fu attivo principalmente a Parma (1704-1719). Nel 1736 era ancora in vita,
poichè ereditò dal fratello Tommaso.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia Spettacolo, I, 1954, 258.
ALEOTTI GIACOMO, vedi ALIOTTI GIACOMO
ALESSANDRI ASCANIO
Parma 24 aprile 1880-Parma 18 marzo 1966
Allievo del Rondani, studioso e ricercatore darte parmense di taglio
storico-erudito, fu collaboratore del Bollettino Bibliografico della Deputazione di Storia
Patria per lEmilia e per la Romagna. Fu per moltissimi anni bibliotecario della
Biblioteca Palatina. Si occupò di studi e ricerche della storia dellarte parmigiana
dellOttocento, con particolare riguardo ad alcune figure più rappresentative, come
Guido Carmignani e G.B. Borghesi. Fu Socio Corrispondente della Deputazione di Storia
Patria per le Province Parmensi, e collaborò, tra laltro, anche alla rivista Aurea
Parma con una serie di contributi dedicati al sipario del Teatro Regio di Parma. La sua
vita fu incessantemente spesa a ricercare notizie, tracce di opere, date, tutti quegli
elementi insomma atti a ricreare, su un inedito filo conduttore, la complessa attività e
personalità del grande Correggio. Questo lavoro lo entusiasmò per anni. Fu pure un
accanito ricercatore di cronache legate a Verdi, ai suoi maestri e amici, e alle semplici
consuetudini di quei tempi, e, su queste, diede alle stampe studi vivi e affettuosi.
Compilò pure succose monografie di artisti parmigiani, come ad esempio quella del pittore
Guido Carmignani (Parma, 1910-1913). Altra sua indomita passione fu il componimento
musicale: la romanza, la ninna-nanna, il canto sacro, la Messa. Sue composizioni, svolte
in varie circostanze religiose e profane, attestano questa sua abilità di appassionato
musicista. Dotato di una ferrea volontà, si andò formando nel corso degli anni, con
lenergia e lentusiasmo dellautodidatta, una vasta e solida cultura.
Entrò alla Biblioteca Palatina di Parma ancora giovane e, per oltre quarantanni, vi
lavorò con passione vivendo per essa e con essa, tanto da diventarne uno dei funzionari
più esperti. Durante la seconda guerra mondiale, quando la Palatina fu colpita in pieno
dagli eventi bellici, sconvolta e semidistrutta, lAlessandri si prodigò senza
risparmio, a salvare gli amati libri ovunque sparsi, bruciacchiati, bagnati, smembrati. Lo
Stato italiano lo nominò Cavaliere della Repubblica e lo fregiò della medaglia
dargento dei benemeriti della cultura e dellarte. Fu zelante Socio
corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi e fondatore e
socio del Comitato Parmense per lArte, in cui ricoprì, dagli inizi, la carica di
consigliere.
FONTI E BIBL.: S. Lodovici, Critici dArte, 1942, 29; Parma nellArte 2/3 1966,
111-112; Aurea Parma 1/2 1966, 85.
ALESSANDRI CLAUDIO
Ramoscello 1845-Nizza 1916
Figlio di Antonio, modesto bracciante agricolo, lAlessandri venne ammesso
nellanno accademico 1857-1858 alla scuola di disegno elementare di figura della
Reale Accademia di Belle Arti di Parma, dove ottenne scarsi risultati. Frequentò poi, dal
1861 al 1867, la scuola di paesaggio sotto la guida di Guido Carmignani, conseguendovi dei
premi, una medaglia doro e una borsa di studio a fine corso. Già dal 1863 presentò
sue opere alla mostra Industriale Provinciale parmense, un Paesaggio, una Veduta del ponte
verde sul Parma e un disegno di Paesaggio copiato dal Calâme. Nel 1865-1866, la
Pinacoteca di Parma ottenne i seguenti dipinti dellAlessandi
dallIncoraggiamento: Ponte verde sul Parma, Strada di Langhirano e Veduta del
torrente Parma, e il Comune di Salsomaggiore nel 1867 ricevette unaltra Veduta del
Torrente Parma. LAlessandri nel 1870 presentò alla mostra nazionale di Parma il
Moncenisio dalla parte della Brunetta, Veduta esterna della cattedrale di Parma presa
dalla piazza di San Giovanni e La via dei Sarti in Susa, vincendovi una medaglia di bronzo
e partecipando anche al Primo Congresso Artistico indetto in quella occasione. Lanno
seguente espose in Pinacoteca Il ritorno dal mercato nella valle del Moncenisio, e nel
1872 a Milano Strada che conduce a Locarno. Nel 1874 poi vennero rispettivamente
sorteggiate ai comuni di Soragna e di Roccabianca il Lago Maggiore e la Vallata con
torrente. Nel 1875 espose a Parma La raccolta dei covoni e nel 1876 Una veduta del Lago
Maggiore, Ciano dEnza e Il colle di Superga. Inoltre Parmenio Bettoli lo visitò nel
suo studio, dove vide il non finito Andata al mercato, auspicando che egli potesse avere
un aiuto finanziario per il compimento di tale opera. Delle misere finanze
dellAlessandri si ha conferma lanno seguente, quando nel mese di settembre il
Consiglio Provinciale gli accordò un sussidio di 200 Lire affinché provvedesse di
cornice un suo quadro. Proprio nel 1878 si trovò esposto nella sala maggiore del Casino
di Lettura di Parma lAndata al mercato: non è quindi improbabile che il quadro
senza cornice fosse quello. Il Bettoli, rivisitandolo in quello stesso anno, vi vide pure
Due paesaggi con la città di Parma. Lanno dopo lAlessandri espose per
lIncoraggiamento Il giardino di Parma, che venne assegnato al Comune di Colorno. Nel
1880 lo visitò nel suo studio in Borgo delle Grazie Lodovico Ameni, che vi vide
incompleti Il Quai de Bercy presso al ponte dellAlma a Parigi e Il lago del bosco di
Boulogne. Entrambi i quadri lAlessandri espose, appena dopo, fuori concorso, assieme
a due Vedute del Torrente Parma. Indi nel 1887 venne sorteggiato al Comune di
Salsomaggiore Il golfo di Villafranca a Nizza, e nel 1890 a quello di Busseto Autunno. Nel
1889 si stabilì definitivamente a Nizza, dove acquistò una certa notorietà.
FONTI E BIBL.: Esposizione industriale provinciale, 1864, n. 492 e 565, 91-96; Catalogo
delle opere esposte, 1870, n. 681, 713 e 805, 39-41 e 42-50; Giornale del primo congresso,
1870, 261; A. Rabbeno, 1870, 62; Atti ufficiali, 1871, 1; Gazzetta di Parma 6 aprile 1871;
P.C. Ferrigni, 1873, 226; A. Rondani, 1874, 465-469; A. Rondani, 4 agosto 1875; A.C. in
Gazzetta di Parma, 1876; P. Bettoli, 1876, Gazzetta di Parma 14 settembre 1877; B., in
Gazzetta di Parma 10 aprile 1878; P. Bettoli, 13 settembre 1878; L. Pigorini, 25 novembre
1879; L. Ameni, 24 e 26 ottobre 1880; L. Ameni, 18 e 20 dicembre 1880; C. Ricci, 1896,
386-387; A. Alessandri, 1910, 62-63; Autori vari, 1936, 49-50; G. Allegri Tassoni, 1952,
62; G. Copertini-G. Allegri Tassoni, Pittura dellOttocento, 1971, 130-131;
Mecenatismo e collezionismo pubblico, 1974, 108-109 e 158-159; Archivio
dellAccademia di Parma, Ruolo, 1858-1860; Archivio dellAccademia di Parma,
Inventario, 1860-1874; Atti, VIII, 1864-1877; Archivio dellAccademia di Parma,
Esposizione, 1870; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, X,
1851-1893; G. Allegri Tassoni, 1984, 523-566; Giusto, 1991, 14-17; Gazzetta di Parma 24
gennaio 1991, 12; Città latente, 1995, 87; M. Sacchelli, in Gazzetta di Parma 5 maggio
1997, 5.
ALESSANDRI FRANCESCO
Parma 21 maggio 1816-post 1841
Cantante (basso). Allievo della Ducale Scuola di musica di Parma negli anni 1834 e 1835,
appena uscito da questa fu scritturato a Venezia. Il Dacci scrisse che percorse una
discreta carriera, della quale però si sa solo che nella stagione di primavera 1840 fu al
Teatro Ducale di Parma, dove cantò anche ne I due Figaro di Giovanni Speranza, e si
esibì nella successiva stagione di Carnevale.
FONTI E BIBL.: Dacci; Ferrari; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
ALESSANDRI GIUSEPPE
Cortile San Martino 30 agosto 1849-
Studiò alla Regia Scuola di musica di Parma dal 1860 al 1866, diplomandosi
brillantemente. Dopo aver suonato come primo clarinetto nella banda del 31° reggimento di
fanteria, si trasferì a Varsavia, dove era stato scritturato come professore in quel
teatro dopera.
FONTI E BIBL.: Dacci; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
ALESSANDRI GIUSEPPE
San Pancrazio Parmense 26 ottobre 1894-Parma 29 giugno 1976
Sotto la guida del professor Lodovico Mantovani iniziò, giovanissimo, lo studio del
violino. Frequentò come alunno interno a posto gratuito dal 1904 al 1912 il Regio
Conservatorio di Musica di Parma, uscendone appena diciottenne diplomato in violino e
viola, e vincitore dei premi Barbacini e Campanini. La sua grande abilità quale violista,
non fu solamente segnalata nelle principali orchestre, ma specialmente nel Quartetto
romano. Nel 1924, in seguito a concorso, venne nominato titolare della cattedra di viola
con obbligo del violino nel Regio Conservatorio di musica Arrigo Boito di Parma. Fu
collocato a riposo nel 1966 dopo ben quarantuno anni di insegnamento, dal quale sono
usciti allievi che tennero ben alto il suo nome e quello di Parma. LAlessandri fu
persona di vasta cultura musicale e dal suo strumento sapeva ricavare dolcezze e timbri
inimitabili, tanto da essere considerato la miglior viola dItalia e una delle più
richieste nel mondo della musica sinfonica e lirica. Durante la prima guerra mondiale,
Toscanini, che dirigeva concerti al fronte per i soldati, ebbe occasione di ascoltarlo e
lo volle sempre nella sua orchestra che si presentava nei più grandi teatri e nelle più
famose sale del mondo. Fu conteso dai migliori direttori dorchestra, e suonò al
Metropolitan di New York, allOpera di Parigi, alla Scala di Milano, a Londra,
Vienna, Budapest, Bruxelles e in tantissimi altri teatri dEuropa e dAmerica,
sempre come prima viola. Fece parte del Quartetto Poltronieri, notissimo in tutta Europa,
di quello di Abbado e di quintetti, imponendosi per tecnica, padronanza della musica e
sensibilità artistica. Scrisse apprezzati metodi di studio per violino e viola.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 8; Gazzetta di Parma 30 giugno 1976,
5.
ALESSANDRI LUIGI
Parma 1844/1851
Pittore fiorista e miniaturista, fu attivo nellanno 1844 e nella seconda metà del
XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, X, 7.
ALESSANDRI PIETRO
Parma 1831
Detto il Dottore. Patriota nei moti del 1831, fu
inquisito con la seguente motivazione: Uomo screditato, dedito ai monopolii, mezzano di
contratti usurai, che ebbe impiego sotto il governo francese ma che ne fu dimesso per poca
fedeltà, che fomentava lo spirito torbido ed inquieto della plebe. Fece la proposizione,
per quanto narrasi, di sottoporre il capitano Rota a consiglio di guerra e poi fucilarlo.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi, 1937, 136.
ALESSANDRINI BRUNO
Parma 1914-Desenzano 31 gennaio 1985
A Parma frequentò listituto di Belle Arti. Durante il servizio militare entrò a
fare parte dellaviazione, nella quale ebbe il grado di sottotenente pilota di
complemento. In quel periodo prese parte alla guerra di Spagna, e quindi rimase
nellesercito come effettivo. In Spagna fu decorato con una medaglia dargento e
una medaglia di bronzo al valor militare, con le seguenti motivazioni: Volontario in
missione di guerra per laffermazione degli ideali fascisti, partecipava quale pilota
da caccia a numerosi combattimenti a lunghi voli di scorta e crociere, dimostrando alte
qualità di combattente audace e sprezzante del pericolo (Cielo di Spagna, 5 marzo - 15
giugno 1937). Volontario in missione di guerra per laffermazione degli ideali
fascisti, ardito pilota da caccia, in breve periodo compiva 90 azioni di guerra: dopo un
combattimento in territorio nemico, trovandosi solo nel cielo della battaglia, avvistato
un numeroso gruppo da caccia, che si stava ricomponendo, lo attaccava con impeto e
decisione abbattendo un apparecchio avversario (Cielo di Torrelcidones, 25 luglio 1937;
Cielo di Madrid, Santander, Saragozza, 1937). Durante la seconda guerra mondiale ebbe modo
di mettersi in luce come pilota coraggioso e temerario: fu infatti decorato con tre
medaglie dargento per meriti di guerra, che gli consentirono anche alcune
promozioni. Al termine del conflitto, lAlessandrini si stabilì a Desenzano e
divenne comandante dellaeroporto di Ghedi, in provincia di Brescia, e quindi entrò
a fare parte dello Stato maggiore della prima zona aerea di Milano. Promosso generale di
brigata aerea, lasciò in seguito il servizio attivo. Fu anche protagonista, insieme a
Mantelli e Cenni, di alcune imprese di volo a vela.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1 febbraio 1985, 5.
ALESSANDRINI GIAN FRANCESCO, vedi ALESSANDRINI GIOVAN FRANCESCO
ALESSANDRINI GIOVAN
FRANCESCO
Parma 1580
Notaio. Nellanno 1580 fu Podestà di Borgo San Donnino, che era allora dominato dai
Farnese.
FONTI E BIBL.: G. Laurini, Borgo San Donnino e i suoi capi civili, 1927.
ALESSANDRINI GIROLAMO
San Lazzaro 1484/1494
Avo o zio dellaltro Girolamo Alessandrini, che fu priore di San Lazzaro e Accademico
degli Innominati. LAlessandrini fu Auditore Criminale in Bologna, come si ricava
dalla dedica del suo poemetto, intitolato Bentivola, a Giovanni Bentivoglio. Pare
studiasse Legge a Pavia, città che egli loda, mentre si scaglia contro Modena e parla
molto male anche dei Parmigiani, che chiama incostanti, avari ed incivili (cerebrum
volubile Parmae), e di Parma, di cui lamenta la rustica turba nimis, affermando che
rusticitas ullam nescit habere fidem. LAlessandrini pare aver avuto i primi
rudimenti delle umane lettere sotto Tomaso Romignano, forse nativo di Calestano. Fu buon
verseggiatore latino e volgare, come si vede dalla Raccolta di Rime di diversi rimatori
trascritte da Carlo Vecchi. Il Trionfo di Venere fu composto dallAlessandrini nel
1489 e pubblicato nel 1493 per le nozze di Lucrezia Borgia con Alfonso duca di Ferrara. Il
poemetto intitolato Bentivola fu stampato nel 1494 insieme alla Bononia illustrata di
Niccolò Burci, da Platone de Benedetti in Bologna. È forse lo stesso Girolamo
Alessandrini che fin dal 1484 aveva stampato versi latini in Roma, citati dal Mazzuchelli,
e dei quali vi è qualche esempio nella raccolta Coryciana (Roma, 1524), e al quale il
Longolio scrisse una lettera consolatoria in morte del fratello Alessandro.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV, 1743,
241-245; Aurea Parma 4 1958, 230-231.
ALESSANDRINI GIROLAMO
Parma 1525-Parma 11 aprile 1597
Nipote dellaltro Girolamo Alessandrini. Fu esimio teologo, sacerdote e parroco,
nonché poeta. Membro dellAccademia degli Innominati, col nome di Ascoso, merita di
essere annoverato fra migliori Poeti dellaureo secolo XVI. Fu ben educato e
istruito, dato che studiò Leggi, Filosofia e Teologia. Dopo avere studiato diritto
allUniversità di Bologna senza addottorarsi, abbracciò lo stato ecclesiastico e
attese a studi di filosofia morale. Prima del 1560 si trattenne a lungo, per affari, a
Piacenza. Nel 1569 fu eletto Priore della chiesa parrocchiale di San Lazzaro
sullEnza, e da quel momento venne a risiedere a Parma. Essendo in tale Priorato,
lanno 1575 intervenne alla seconda sessione del Sinodo diocesano presieduto dal
vescovo di Parma Ferdinando Farnese, e ivi fu eletto Esaminatore, come risulta dalle
Constitutiones di quel Sinodo, impresse dal Viotto nel 1576. Il cardinale Alessandrino lo
chiamò a Roma come suo Segretario, ma egli rinunciò allufficio per rimanere coi
suoi parrocchiani. Compose versi latini e italiani, ma tutti castigati e degni dun
sacerdote e parroco. Fu amico di molti dei maggiori letterati del suo tempo (Battista
Guarino, Muzio Manfredi, Stefano Guazzo, Girolamo Catena, il cardinale Alessandrino), e in
particolare di Pomponio Torelli: una sua lettera figura in apertura delledizione
della Merope, da lui curata (Viotti, Parma, 1589). Ebbe carteggio con Torquato Tasso e
Annibal Caro. Stefano Guazzo fa dellAlessandrini un lungo elogio. Vi sono parecchie
raccolte in cui si hanno sue rime, madrigali, ballate e versi (cfr. ad esempio le Rime di
diversi, libro IX, Conti, Cremona, 1560). Curò pure le Rime di Gianmaria Agaccio di
Brescia, che altrimenti sarebbero andate perdute. Fu fatto Vice-Preside
dellAccademia degli Innominati di Parma, della quale fu tra i fondatori nel 1574,
mentre ne era Preside lancora giovinetto duca Ranuccio Farnese. Morì a settantadue
anni, e fu sepolto nella Chiesa dei Padri Eremitani senza pompa alcuna e senza iscrizione
sul sepolcro, come aveva disposto nel testamento. Il conte Pomponio Torelli ne compianse
la perdita con unode latina.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV, 1743,
241-245; Aurea Parma 3/4 1959, 184; F.P., Letteratura Italiana, I, 1960, 56.
ALESSANDRINI STEFANO
Parma 1546/1564
Zio di Girolamo Alessandrini, fu maestro di cappella e compositore. Eletto sino dal 6
agosto 1546, come cappellano della Steccata in Parma, lAlessandrini lasciò il
priorato di San Lazzaro, fuori Parma. Dapprima esercitò lufficio di vicemaestro di
cappella, poi il 14 ottobre 1552 la Compagnia della Steccata lo elesse maestro di cappella
col salario di venti scudi doro dItalia allanno. LAlessandrini
occupò tale carica sino al 1564, e dopo si prese licenza per essere stato richesto
dallIllustrissimo e Eccellissimo Duca nostro (Ottavio Farnese) al Governo della
musica e compagnia del santo Crucifisso, quale intende fondar in la giesia di San Giovanni
di codeponte. Il Da Erba scrive così dellAlessandrini: armoniosissimo musico e
sacerdote, Priore della chiesa di San Lazzaro fuori in strada da Claudia fu per la musica
un tempo molto stimato a Pistoia, a Messina a Roma e finalmente in patria quale compose
sopra tutti gli uffici divini alcuni canti pieni di mirabilissima dolcezza e soavità, e
fu continuamente di molta virtuosa vita e pieno di molta santità. DellAlessandrini
non si conosce alcuna composizione musicale.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Letterati di Parma, IV, 241; A. Da Erba, Comp. ms. delle cose di
Parma, 221 (Biblioteca Palatina di Parma, ms. parmense 922); N. Pelicelli, La cappella
corale della Steccata nel secolo XVI, 20, 22 e 24; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936,
17.
ALESSANDRINO GIOVAN FRANCESCO, vedi ALESSANDRINI GIOVAN FRANCESCO
ALESSANDRO
Parma 1516/1522
Orefice, figlio di Gian Maria. In data 15 giugno 1516 risultava iscritto
allUniversità degli Orafi in Roma. Ricordato ancora in vita il 10 aprile 1522.
FONTI E BIBL.: A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 132 e 173.
ALESSANDRO DA PARMA, vedi BALDOINI ALESSANDRO
ALESSANDRO DA SALSO
Salsomaggiore XI secolo
Fu Rettore a Salsomaggiore nellXI secolo.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1926.
ALESSANDRO FARNESE, vedi FARNESE ALESSANDRO
ALESSANDRO FELICE DA PARMA, vedi PALLAVICINO GIAN FRANCESCO e PANNONI DI CORTEMAGGIORE GIUSEPPE
ALESSI ALESSIO
Parma 1591-Parma 1648
Nel 1612 fuse una campana per la chiesa di San Francesco del Prato in Parma e nel 1619
quelle della chiesa di Santo Stefano a Sala. Nel novembre del 1630 fu processato per
essersi appropriato di vasi di ferro e di altri oggetti in una casa dove gli abitanti
erano morti a seguito dellepidemia di peste. Si recò perciò per qualche tempo a
Piacenza, dove venne incaricato di fornire la campana maggiore del palazzo comunale della
città, utilizzando il bronzo avanzato dalla fusione dei cavalli della piazza e quello
della campana realizzata da Sordo da Parma nel 1567. La campana avrebbe dovuto comprendere
le iscrizioni (armi e figure) di cui gli Anziani fornirono gli stampi in legno. La fusione
venne effettuata nellottobre 1632. Pesava 4230 chilogrammi di bronzo, era alta metri
1,98, aveva una circonferenza esterna di metri 5,65 e la vus del campanon si udiva fino a
sette chilometri di distanza. Ritornato a Parma, il 15 marzo 1635 ricevette centoquaranta
lire imperiali per la fusione della campanella detta del fuoco o delle armi, la quarta
posta sulla torre della città. A questarte lAlessi unì lattività di
campanaro e nel 1636 fu al servizio della chiesa di SantAntonino. Nel 1641 fuse la
campana grande da sistemare sulla ricostruita torre della Piazza Grande. Riuscita di buona
voce, chiara et sonora et da ogni mancamento perfetta, fu sostituita nel 1998.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 9, 13
e 15; Enciclopedia di Parma, 1998, 66.
ALESSI GIORGIO
Canosio 1898/1911
Poco o nulla si conosce dellAlessi, ingegnere e architetto, come egli stesso firmava
i propri progetti. Per un biennio lo si trova ingegnere-capo del Comune di Parma. Nel 1898
collaborò con Moderanno Chiavelli e con lingegnere Gino Fornari alla progettazione
del nuovo Macello Pubblico. Nel dicembre del 1908 completò la progettazione del Salone
Espositivo del Mobile Guastalla annesso alla Palazzina residenziale nello stesso borgo
degli Studi. Della sua attività professionale si conoscono altri due progetti, realizzati
su lotti vicini fuori barriera Farini. Il primo riguarda la realizzazione di un villino
composto di due alloggi accoppiati per conto della Società Anonima Cooperativa per le
case popolari o economiche, su lotto di terreno acquistato dal Comune nella località a
nord del Campo di Marte. La richiesta di concessione edilizia è datata 11 agosto 1910 e
il giorno successivo venne autorizzata dallUfficio dArte. Nella fase
realizzativa il progetto fu purtroppo largamente ridimensionato nellapparato
decorativo. Del villino Longhi, nella stessa zona dellex Campo di Marte ma situato
sul Lungo Parma, esiste un progetto datato 4 febbraio 1910, di cui sono presenti due
richieste di variante per la facciata est e per laltana. Successivamente esiste solo
un progetto per la vetrina della ditta Magazzino Moderno, allangolo tra via Cavour e
via Dante, risalente allaprile del 1911. Dopo quella data non si hanno notizie
relative alla attività professionale.
FONTI E BIBL.: Gli anni del Liberty, 1993, 92.
ALESSI JACOPO
Scarzara ante 1607-post 1641
Fonditore di campane, nella torre del Comune di Parma vi è una sua campana fusa nel 1607,
mentre unaltra del 1635 fu rifatta da Domenico Barbarini nel 1784. Collaborò con il
figlio per il campanone, opera del 1641.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
ALESSIO
Parma seconda metà del XV secolo
Pittore operante nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 7.
ALEXANDER EMILIA, vedi DE MERIC EMILIE
ALEXANDER TIMOLEONE
Parma 1800-Strasburgo 9 gennaio 1854
Tenore, studiò con i maestri Luigi Tartagnini e Luigi Finali e debuttò nella primavera
del 1821 assieme al baritono Cosselli e al mezzosoprano Marietta Albini nel Teatro del
palazzo del conte Sanvitale a Parma in Amelia e Leandro, opera scritta espressamente per
quelle scene esclusive dal compositore dilettante conte Germano Liberati-Tagliaferri. Nel
febbraio 1828 cantò a Genova al Teatro SantAgostino nella Didone abbandonata di
Mercadante, con grande successo. Il 27 giugno 1829, nella stagione di apertura del Teatro
Regio di Parma, fu presente a fianco della diva Enrichetta Meric Lalande e del famoso
basso Luigi Lablache nella parte di Zamoro nellopera Colombo, scritta espressamente
per quella ricorrenza dal maestro Luigi Ricci. Nel luglio dello stesso anno cantò a
Piacenza nella Cenerentola di Rossini mentre nel febbraio 1833 fu al Teatro di Trieste nel
Nuovo Figaro di Luigi Ricci. Nella stagione 1834-1835 fu a Mantova in Anna Bolena di
Donizetti e nellAssedio di Corinto di Rossini, e, nella primavera, fu alla
Canobbiana di Milano dove conseguì caldo successo nella stessa opera di Donizetti e nel
Battesimo di Leocadia di Lauro Rossi. Nel 1837, al Teatro Grande di Brescia nella Gazza
ladra di Rossini e in Eran due ed or son tre di Luigi Ricci, cominciò a dar segni di
decadenza. A Padova, infatti, sempre nel 1837, al Teatro Nuovo, nellElisir
damore, dove la moglie Josephine De Meric raccolse un plauso caloroso, la critica
osservò che non bastava essere il marito della Demery per soddisfare il pubblico. Si
trasferì allora in Francia dove aprì una scuola di canto.
FONTI E BIBL.: Amadei; Bettoli; Brunello; Cambiasi; Ferrari; Frassoni; Levi; Papi;
Valentini; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 284; G.N. Vetro, Voci del Ducato, in
Gazzetta di Parma 3 gennaio 1982, 3.
ALEXANDRE CARLO
Parma 1816
Flautista. Nella graduatoria stilata per i posti di professore soprannumerario nella
Ducale Orchestra di Parma a seguito della sua ricostituzione del 1816, si classificò al
quarto posto.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
ALEXANDRE ENRICO
Piacenza 12 settembre 1800-
Figlio di Giovanni Vittorio, sposò nel 1833 Antonia Leoni, ed ebbe due figli. Alunno
confetturiere, fu in servizio alla Corte di Maria Luigia dAustria dal 1° gennaio
1826 come sottoaiutante della confettureria, dal 1° gennaio 1832 come primo aiutante
della confettureria e dal 24 maggio 1844 capo della canditeria.
FONTI E BIBL.: M. Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 303.
ALEXANDRE GIOVANBATTISTA
Piacenza 24 giugno 1798-
Figlio di Giovanni Vittorio. Sposò il 1° ottobre 1825 Rosalia Meley di Parma. Fu in
servizio alla Corte di Maria Luigia dAustria dal 1° gennaio 1818 come sottoaiutante
della confettureria, e dal 1° gennaio 1826 come aiutante della confettureria. Dal 1°
luglio 1831 fu pensionato con L. 303,01.
FONTI E BIBL.: M. Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 304.
ALEXANDRE JEAN VICTOR
Saint Saveur 8 settembre 1767-gennaio 1843
Sposato il 4 settembre 1793 con Geltrude Cova di Parma, ebbe quattro figli. Fu in servizio
alla Corte di Maria Luigia dAustria dal 20 maggio 1815 come capoconfetturiere. Dal
1° luglio 1831 fu pensionato con L. 746,50. Precedentemente era stato impiegato: al
servizio dellambasciatore di Francia, de Flavigny, sotto il defunto duca Ferdinando
di Borbone.
FONTI E BIBL.: M. Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 304.
ALFIERE LOMBARDO, vedi COLOMBANI CARLO GIUSEPPE
ALFIERI AFRO
Parma 1904
Studiò nella Scuola di musica annessa alla Banda Comunale di Parma, licenziandosi con la
lode. Dal 1° maggio 1904 venne nominato primo clarinetto nella banda di Parma e docente
nella Scuola di musica annessa.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Banda, 1993.
ALFIERI CARLO
Parma 9 giugno 1897-Milano 14 febbraio 1974
Tenore. Uscito dalle file dei coristi della Corale Euterpe di Parma, studiò canto con il
maestro Pizzarelli e fu alunno del Conservatorio di musica di Parma nellanno
scolastico 1915-1916. Debuttò nel luglio 1920 al Teatro Reinach di Parma in un concerto
con lorchestra mandolinistica milanese, e tornò sulle stesse scene il 4 novembre
1922 nella Bohème di Puccini. Percorse una buona carriera cantando in varie città con
successo. Al Teatro Regio di Parma fu presente dal 1924 (Le donne curiose) fino alla
stagione 1943-1944 ricevendo calde manifestazioni di simpatia. Nel 1924 fu alla Fenice di
Venezia nella stessa opera di Wolf Ferrari con cui aveva debuttato al Regio di Parma. Il
24 aprile 1931 inaugurò il Teatro Carrani di Sassuolo con Madama Butterfly (Pinkerton) e
vi ritornò, nella stessa parte, nel settembre 1945. La cronologia del Teatro Verdi di
Pisa lo dà presente nel 1932 nella Traviata, e fu a Genova in vari teatri tra il 1937 e
il 1944, sempre in prime parti. Nel novembre 1937 cantò per lEnte radiofonico
nazionale (Eiar): fu Alcassino nellopera di Mario Barbieri Alcassino e Nicoletta.
Nel novembre 1939 interpretò Edgardo nella Lucia al Teatro Metastasio di Prato, mentre
nel 1941, al Municipale di Reggio Emilia, fu ancora Pinkerton. Cantò inoltre a Palermo
(1925), Girgenti, Trapani, Catania e Messina (1926), Sidney, Melbourne e Wellington
(1932), Lugano (1933), Voghera (1936), India (1936-1937), Padova, Rovigo, Malta (1938),
Lugo (1939), Adria (1940), Asti (1942), Cremona (1946) e Carpi (1947). Terminata la
carriera, si stabilì a Milano e si dedicò allinsegnamento del canto.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 9; Costi; Fioravanti; Frassoni;
Gambara; Cronologie dei Teatri La Fenice, Municipale, Regio; G.N. Vetro, Voci del Ducato,
in Gazzetta di Parma 10 gennaio 1982, 3.
ALFIERI CESARE
Parma 18 maggio 1940-Noceto 18 agosto 1992
Diplomato nel 1964 in pianoforte presso il Conservatorio di musica di Parma,
lAlfieri cominciò la sua carriera al Teatro Regio di Parma nel 1966. In seguito ai
successi ottenuti, nel 1972, fu chiamato al Teatro alla Scala di Milano, dove diresse
lorchestra dei cameristi decine di volte. Con la Scala, ma anche da solo, partecipò
a numerosi spettacoli in tutto il mondo: fu a New York, Filadelfia, Washington, Londra,
Francia, Giappone e in Norvegia. Nel 1983 lAlfieri diresse a Marsiglia il concerto
del gran galà in onore del soprano Renata Tebaldi. Nel 1988 partecipò al Festival di
Boston e nel 1989 a quello di Cincinnati. In quegli anni, lAlfieri partecipò
inoltre a numerose tournée dirigendo diverse opere tra cui Il Trovatore, La Tosca e La
Traviata. Alla Scala riscosse particolare successo nel 1982 con lo Stabat Mater. Morì in
un incidente stradale.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 19 agosto 1992, 14.
ALFIERI CIPRIANO
Collecchio 1778-post 1812
Violinista, detto Germani, il 16 dicembre 1812 venne condannato a 3 franchi di ammenda per
avere ingiuriato un compaesano.
FONTI E BIBL.: Collecchio, Archivio storico comunale.
ALFIERI ENZO VITTORIO, vedi ALFIERI VITTORIO ENZO
ALFIERI FERDINANDO
Parma 17 dicembre 1904-post 1963
Tenore. Calcò il palcoscenico del Teatro Regio di Parma prima come piccolo cantore, poi
come corista della Verdi. Studiò col maestro Manlio Bavagnoli e debuttò a Rimini nella
Tosca il 7 febbraio 1931. Come comprimario, cantò in un gran numero di Teatri: Regio di
Parma (1936-1943), Massimo di Palermo (1941), Sociale di Mantova (1959), Verdi di Pisa
(1941), Petruzzelli di Bari (1956), Sociale di Cremona (1937), Municipale di Reggio Emilia
(1940 e 1957), Comunale di Bologna (1937 e 1959), Politeama Genovese (1941), La Fenice di
Venezia (1943 e 1944) e altri ancora (si esibì per lultima volta nel 1963 al Teatro
Carrani di Sassuolo).
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 9; Amadei; Frassoni; Giovine;
Martinez; Santoro; Trezzini; Cronologie dei Teatri La Fenice, Municipale, Regio di Parma;
G.N. Vetro, Voci del Ducato, in Gazzetta di Parma 10 gennaio 1982, 3.
ALFIERI GIUSEPPE
Parma 1831
Conduttore di mercanzie. Patriota nei moti del 1831. Fu inquisito con la seguente
motivazione: Questindividuo appartiene alla feccia del popolo e si distinse come uno
dei principali perturbatori. Uomo assai scostumato sempre nelle osterie od ubbriaco.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831 in Archivio Storico per le Province Parmensi
1937, 137.
ALFIERI LUIGI
Parma 1875
Sacerdote, fu fonditore di campane, attivo nella seconda metà del XIX secolo. Il 6
settembre 1875 per ricavare una campana per la parrocchia di Mamiano ne fuse due rotte:
una portava la data del 1426.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, X, 8.
ALFIERI LUIGI
Borgo San Donnino 28 luglio 1882-Piacenza 18 luglio 1949
Intraprese gli studi magistrali più per assecondare il desiderio della madre, direttrice
per molti anni a Borgo San Donnino dellasilo infantile, che per vera vocazione.
Conseguito nel 1902 il diploma di maestro, insegnò nelle scuole elementari della sua
città, poi in quelle del Riformatorio di Parma e ancora alle elementari di Borgo San
Donnino. Nel 1914 passò a Salsomaggiore per ritornare dopo qualche anno a Parma, e nel
1923, avendo vinto il concorso per il posto di direttore didattico, fu destinato a
Salsomaggiore, quindi a Seregno e infine a Milano. Fu uno dei più cospicui rappresentanti
della cultura borghigiana agli inizi del secolo e fu pure sindaco della città dal 1914 al
1920, reggendo il Comune con competenza amministrativa. Giornalista distinto, collaborò
con poesie, racconti e novelle a La Gazzetta di Parma e a Il Giornale dItalia, e dal
1906 diresse Il Gazzettino di Salsomaggiore, da lui fondato con il concittadino Nullo
Musini. Ebbe rapporti con Gabriele DAnnunzio, G. Antona Traversi, M. Praga, L.
Illica, Ojetti, Pastonchi e con altri eminenti uomini di pensiero del suo tempo. Fu pure
musicofilo appassionato, tenendo in varie città dItalia conferenze sui maggiori
compositori italiani e sulle loro opere. Per il musicista concittadino Giuseppe Baroni
scrisse i libretti delle opere Vanja (1911), La Castellana (1920), LArpa di Taliesin
e Visione italica (1915). Fu anche autore di testi scolastici, di una Guida turistica
balneare di Salsomaggiore, Tabiano e SantAndrea e di una serie di studi, tra cui
Agostino Berenini, Piccoli martiri, Il problema dellinfanzia abbandonata, Idee e
figure del teatro ibseniano.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 10; D. Soresina, Enciclopedia
diocesana fidentina, 1961, 15-16.
ALFIERI MARGARITA
Parma-post 1769
Fece parte come ballerina di mezzo carattere della compagnia che danzò negli spettacoli
di primavera dati nel 1769. Fu retribuita con 2580 lire (Archivio di Stato di Parma,
Spettacoli e Teatri borbonici, b. 5).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
ALFIERI ODOARDO
Parma 23 dicembre 1854-Reggio Emilia 29 marzo 1928
Nacque da famiglia poverissima. Nellopuscolo Il figlio plebeo racconta: Nacqui in
una stamberga tanto orrida che non avrebbe di certo fatto invidia a un selvaggio, era una
tana degna di essere abitata da bestie e non da esseri umani, senza aria né luce, tutto
era squallore e miseria. La madre era cristiana mentre il padre giudicava le religioni
imposture fatte apposta per tenere avvinto il popolo al carro della schiavitù. Fin da
ragazzo lAlfieri concepì un feroce odio contro la società che lo aveva lasciato
senza alcun conforto, nessuna gioia, e in particolare contro il clero, responsabile del
plagio di sua madre e di tante donne del popolo, a loro volta strumenti inconsapevoli di
conservazione e di reazione. Negli anni più maturi e attivi mantenne la convinzione che
una delle cause dellinfelicità del proletariato risiedesse nellattaccamento
delle donne alla Chiesa. Ancora il 18 marzo 1890 conclude una manifestazione per
lanniversario della Comune di Parigi esclamando: La classe lavoratrice non sarà mai
emancipata, finché le sue donne vendono la coscienza alla bottega del prete. Alle origini
della sua precoce milizia politica vi fu un irriducibile anticlericalismo: Io, credetelo,
benché ragazzo, mi gettai a capofitto nella mischia fra i liberi pensatori, con tutto
lentusiasmo, lazione più sentita, non guardai a pericoli di sorta, esortai la
giovine schiera dei miei compagni a proseguire impavidi contro tutta la ciurmaglia
pretesca e fratesca. In ore strappate al sonno, dopo la giornata e la nottata di fatica in
panetteria, cercava sui testi democratici, internazionalisti e comunardi la conferma di
una verità che intuiva nella pratica quotidiana del super-sfruttamento e dello scontro di
classe. Ma alla pienezza dellideale libertario giunse soltanto a trentasette anni.
Fino a quelletà rimase legato allideologia mazziniana. È certo comunque che
lAlfieri, anche prima della rottura con lorganizzazione mazziniana, si rivelò
tendenzialmente anarchista, o almeno interprete di quellestremismo solidaristico che
animava le masse proletarie e sottoproletarie dellOltretorrente di Parma, non sempre
gradito alla democrazia ufficiale. LAlfieri, detto Mignola (cioè uomo di piccola
statura), impersonò la fase spontaneista di Parma vecchia, emergente con distinta
fisionomia dal caleidoscopio di correnti e di dottrine che lopposizione ufficiale
parmense espresse, nella seconda metà del secolo XIX, con le tante organizzazioni di
mestiere e società di mutuo soccorso (la prima, di ispirazione garibaldina, si ebbe nel
1860), con la sezione dellInternazionale operante negli anni Settanta, con le
frazioni di democrazia e di socialismo parlamentare facenti capo a L. Musini e ad A.
Berenini e infine con la Camera del lavoro riformista (istituita nel 1893).
Lattività dellAlfieri sino a tutto il 1890 si sviluppò di pari passo con
lorganizzazione mazziniana. Ma le associazioni da lui dirette, specialmente la
società di mutuo soccorso tra i lavoranti fornai e pastai e la società operaia
Fratellanza e umanità, esprimevano una particolare accentuazione classista. La categoria
dei panettieri era tra le più allenate alla lotta di classe. LAlfieri ne divenne
presidente allinizio degli anni Ottanta e fu promotore, forse per la prima volta in
Italia, delle agitazioni per la soppressione del lavoro notturno. Nel 1883 ottenne il
riconoscimento del cottimo (che poteva considerarsi conquista avanzata), e nel giugno 1885
listituzione del lavoro diurno. Questultima rivendicazione fu in un primo
momento condivisa dal sodalizio padronale (Comitato dei negozianti fornai di Parma), che
in una relazione dell11 giugno ne esaltò i promettenti auspici. Ma avvenne poco
dopo, nellagosto, la rottura tra negozianti e operai. LAlfieri aveva proposto
ladozione di un sistema di turni e di rimpiazzi per dare lavoro ai disoccupati in
alcuni giorni della settimana. I negozianti avevano rifiutato, e allora gli operai
decisero di astenersi dal lavoro mandando in propria sostituzione altrettanti disoccupati.
Il primo esperimento fu tentato in tre forni. I padroni rifiutarono di ammettere i
disoccupati, sicché il 28 agosto iniziò lo sciopero. Il 1° settembre, con settantotto
voti contro ventisette, i lavoranti fornai approvarono la condotta dellAlfieri e
deliberarono lestensione dello sciopero a tutti i forni. La lotta si fece
particolarmente aspra. Alcune mogli di operai, che venendo meno il salario dei mariti e
iniziando la repressione si erano lasciate facilmente convincere dalla propaganda
anti-sciopero, si recarono allabitazione del presidente Alfieri e fecero un baccano
indiavolato incolpando lAlfieri stesso di essere causa dello sciopero. Il padronato
si irrigidì nel diniego, mentre i vari sodalizi di lavoratori espressero solidarietà ai
panettieri in lotta. Ma lesteso movimento non valse a piegare il fronte dei
negozianti, che ottennero anche lintervento massiccio della polizia. Il 5 settembre,
alle cinque del mattino, carabinieri e guardie di pubblica sicurezza invasero le
abitazioni dellAlfieri e di altri otto operai traendoli in arresto sotto
limputazione di eccitamento allo sciopero e di minacce a vie di fatto contro altri
loro compagni, che volevano recarsi al lavoro. La Gazzetta di Parma credette di vedere
nellagitazione una tinta politica e segnalò la pericolosità di un appello delle
società operaie, dei democratici e dei socialisti, che recava anche la firma
dellonorevole Musini. Ma la solidarietà di Musini e dei repubblicani venne
precisata da Il Presente come adesione non al mezzo di lotta prescelto, bensì
allintenzione umanitaria di aiutare i disoccupati, e il giornale mazziniano invitò
gli operai a tornare al lavoro. Il processo, celebrato per direttissima, si concluse il 12
settembre con la condanna dellAlfieri a sei mesi di carcere e di quasi tutti gli
altri imputati a pene varianti tra i sei mesi e i quindici giorni (la condanna fu poi
confermata in appello nel novembre successivo). I negozianti non solo non cedettero sulla
questione dei rimpiazzi, ma ripristinarono il lavoro notturno nei forni e licenziarono
parecchi scioperanti. La conclusione fu dunque disastrosa e costrinse i lavoranti
panettieri a ricominciare da posizioni arretrate la lotta per labolizione del lavoro
notturno. Il colpo inferto alla categoria ebbe ripercussioni negative sullintero
movimento operaio parmense, ma non incrinò la combattività dellOltretorrente, che
trovò diverse occasioni di manifestarsi in lotte memorabili, come le agitazioni sul
prezzo del pane, alle quali parteciparono anche le donne e che ebbero sempre al centro
lAlfieri. Gli orientamenti libertari si andavano staccando dalla matrice
democratica, lAlfieri, oltre a dirigere la società dei fornai e pastai, fu anche
presidente del combattivo sodalizio operaio Fratellanza e umanità e dirigente della
federazione repubblicana-socialista (coalizione che comprendeva, oltre alle organizzazioni
di mestiere, le società Lavoratori parmensi, Lavoratrici, Diritti delluomo,
Libertà e lavoro, il circolo Mazzini, lAssociazione Democratica e altri gruppi di
orientamento radicale e socialista). Nel processo di scissione avviato alla fine degli
anni Ottanta ebbero particolare rilievo le polemiche sul concetto di proprietà privata e,
sia pure con minore puntiglio, quelle sul rapporto libertà-organizzazione. LAlfieri
agitò questi argomenti allinterno delle società operaie, portandoli alla massima
tensione verso la fine del decennio. Nellassemblea federale del 30 marzo 1890, alla
quale erano rappresentati ventidue sodalizi della città e della provincia, il dissenso si
concretò nel successo degli elementi più radicali, tra cui lo stesso Alfieri che ottenne
il maggior numero di voti. Il Corriere di Parma e la Gazzetta di Parma, entrambi di scuola
moderata e monarchica, non mancarono di segnalare linizio della scissura nella folla
radicale. I discorsi del 1° maggio portarono ancora più avanti il tema della lotta
contro la proprietà privata. Alcune assemblee, tra cui quella presieduta
dallAlfieri che ebbe un concorso enorme di pubblico, votarono ordini del giorno di
adesione alle lotte per lemancipazione proletaria, per luguaglianza delle
classi sociali, per lemancipazione dalla tirannia del capitale e degli sfruttatori
del lavoro, per laffermazione dei princìpi della Comune di Parigi. Il movimento
anarchico parmense, in declino dopo gli anni Settanta, prese nuovo vigore e trovò un capo
naturale nellAlfieri, che nel 1891 si staccò definitivamente
dallorganizzazione mazziniana, come egli stesso testimonia: Nel 1891 feci come
fecero i più arditi combattenti mazziniani che nel 1874 passarono, con armi e bagagli,
tra le file degli internazionalisti, che ora chiamansi socialisti e libertari! Io passai,
ripeto, fra questi disinteressati ribelli, e come tale mi mantenni. Disertai dalle file
mazziniane, perché autoritarie e statali. Sarò sempre fedele allesercito degli
affamati, non caporale, ma oscuro soldato. Caporale infatti non fu, perché
irriducibilmente contrario a ogni forma di autorità, ma fu certamente un capo con un
grande seguito di massa, se la polizia poté notare che la sua parola nel Circolo di studi
sociali (chiamato dai moderati parmensi circolo di studi scopistici perché vi si giocava
anche a carte) era ascoltata come vangelo. Negli anni tra il 1891 e il 1894 continuò a
tenere comizi affollatissimi e a provocare il contraddittorio nelle assemblee di altri
partiti. È ben vero, scrive B. Riguzzi, che Parma godeva fama di città rivoluzionaria.
Se il partito socialista disponeva di un discreto numero di affigliati, il popolo di Parma
era però nella sua grande maggioranza favorevole ai partiti più estremi: era un po
democratico, un po repubblicano ed anche un po socialista, ma era anche un bel
po anarchico e seguiva volentieri le idee estremiste di un fornaio detto Mignola
dallingegno vivace e dalla parola facile, che interloquiva in tutti i comizi per
richiamare lattenzione degli uditori sulla necessità dellanarchia. Nel 1894,
con le leggi eccezionali, si scatenò la repressione antianarchica, che ebbe anche estesa
applicazione contro le organizzazioni socialiste, malgrado gli sforzi di Berenini, di C.
Prampolini e di altri esponenti del riformismo ufficiale per protestare la distinzione tra
anarchismo distruttore e socialismo costruttore. Nel settembre 1894 cominciò il
sistematico scioglimento delle organizzazioni operaie parmensi. Fratellanza e umanità fu
sciolta il 21 ottobre unitamente ad altre venti organizzazioni di tutta la provincia,
accusate di avere aderito al programma socialista e rivoluzionario concertato lanno
scorso a Reggio dEmilia, cioè al congresso socialista del 1893. Il giorno dopo fu
sciolta anche la lega socialista, succeduta al Circolo di studi sociali in Borgo del
Gesso. Il procedimento contro Fratellanza e umanità fu celebrato il 29 novembre e si
concluse con tredici condanne, tra cui quella del presidente Alfieri a quattro mesi di
confino (da scontarsi a Collagna) per avere fatto parte di una associazione avente per
oggetto di sovvertire per vie di fatto gli ordinamenti sociali. Il sodalizio fu poi
ricostituito nel gennaio 1895 sotto il titolo di Società Filantropica di Mutuo Soccorso,
ma senza più quel ruolo di punta che aveva avuto con la presidenza dellAlfieri, il
quale, condannato ancora a tre anni di confino da scontarsi a Porto Ercole, riparò a
Fiume, in territorio austriaco. Lanarchismo parmense sembrò per il momento
liquidato. Ma nel 1896 si avvertì una ripresa del movimento e con linizio del 1897
apparve il giornale Il Nuovo verbo, poi più volte sequestrato e rapidamente estinto.
LAlfieri e altri profughi, da Fiume, malgrado la miseria assoluta in cui si
trovavano raccolsero e inviarono quattordici lire al giornale, accompagnando la somma con
una lettera: Noi, abbenché lontani dal paese dove siamo nati, ove abbiamo care memorie
degli amici e dei compagni, ci sentiamo imperterriti col fare il dover nostro perché
amiamo la nostra causa, perché è la causa di tutti. Noi come i Refrattari di Vallès
attendiamo il gran momento della liberazione. Ma invece della liberazione venne il
sequestro dei giornali trovati in casa dei profughi, con larresto di quindici
anarchici che furono estradati in Italia. LAlfieri fu avviato al confino di Porto
Longone, dove rimase praticamente isolato fino al 1900. Rientrò poi a Parma, dove il
movimento operaio manifestava segni di declino in singolare contrasto con lo sviluppo
delle leghe, delle cooperative e dei circoli socialisti nel territorio della provincia.
Nel 1904 lAlfieri, si trovò nuovamente al centro delle agitazioni nel corso degli
scioperi di protesta per i fatti di Buggerru, del Trapanese e di Sestri. Ma
lattivismo dellAlfieri, invecchiato anche a causa delle continue persecuzioni,
non poteva più ritrovare lantico smalto. Continuò a organizzare riunioni, a tenere
discorsi, però con maggiore attitudine alla predicazione e alla divulgazione ideologica
che non allo scontro di piazza. Nel 1906 si trasferì a Reggio Emilia dove esercitò per
qualche tempo la sua professione di fornaio, per poi aprire un chiosco di bibite nei
pressi di Porta San Pietro. Si tenne in contatto con lanarchismo reggiano, il quale
peraltro non aveva mai avuto un seguito di massa come quello parmense e perciò si
rivelava più introverso e dottrinario, assai poco incalzante e aggressivo, ma forse per
questo più congeniale, ormai, alle inclinazioni senili dellAlfieri. Anche a Reggio
tenne conferenze ai compagni e commentò nelle riunioni i testi libertari. Scrisse due
opuscoli, Il Figlio plebeo del 1907 e La Figlia plebea del 1908. Di un terzo lavoro
annunciato pubblicamente, I Figli del diavolo, non cè traccia nelle biblioteche
delle due città, né chi ebbe consuetudine con lAlfieri ricorda di averlo mai
letto. Negli opuscoli citati lAlfieri condensa in una serie di brevi sintesi le
personali esperienze di lotta, di lettura e di meditazione. Si alternano pensieri
utopistici sulla vicina palingenesi dellumanità a formule epigrammatiche del
pensiero anarchico. Fu contro lintervento nel 1915. Un suo figlio morì in guerra, e
fu questo un altro motivo di amarezza e di solitudine. Con lavvento del fascismo,
preso di mira dagli squadristi, reagì sempre con dignità. In occasione del complotto
comunista del 1923 (frutto di una montatura mussoliniana a uso interno, in tempo di crisi
del fascismo), oltre a numerosi comunisti furono anche arrestati alcuni anarchici. Lo
squadrista Macioli minacciò di bruciare il chiosco dellAlfieri, e questi rispose
che forse lui ci avrebbe rimesso il chiosco, ma lo squadrista ci avrebbe lasciato la pelle
(testimonianza dellanarchico Fortunato Sartori). In seguito non ebbe più noie.
Vecchio detà, non più ritenuto pericoloso, amareggiato ma sempre fiducioso nella
caduta del fascismo, continuò fino alla fine a incontrarsi con i pochi anarchici rimasti
a Reggio. Nel corso della sua lunga milizia ebbe corrispondenza con A. Cipriani, P. Gori,
e L. Molinari. Fu condannato dai moralisti per avere amato due donne, e i riformisti
parmensi lo etichettarono ora come macchietta ora come mattoide. A Reggio visse, si può
dire, di ricordi e di speranze. Nel 1928 fu colpito dal vaiolo e morì, praticamente
ignorato, nel lazzaretto di Villa Ospizio.
FONTI E BIBL.: Il Miserabile, Parma, 1873; Il Presente, Parma, 1885-1890 e 1894; Gazzetta
di Parma, 1890 e seguenti; Il Nuovo verbo, Parma, 1897-1898; La Difesa, Parma, 1901-1902;
Lo Scamiciato, voce del popolo, Reggio Emilia, 1882-1883; Il punto nero, Reggio Emilia,
1894; Il Secolo XX, Reggio Emilia, 1894; LItalia centrale, Reggio Emilia, 1894; La
Giustizia (domenicale), Reggio Emilia, 1894, 1904, 1906 e seguenti; La Giustizia
(quotidiano), Reggio Emilia, 1904; AllArmi!, Guastalla, indi Reggio Emilia,
1921-1922; Rinascita, Reggio Emilia, 1923; LIntransigente, Reggio Emilia, 1924;
Giornale di Reggio 1923; O. Alfieri, Il figlio plebeo, Reggio Emilia, 1907; O. Alfieri, La
Figlia plebea, Reggio Emilia, 1908; B. Riguzzi, Sindacalismo e riformismo nel Parmense.
Luigi Musini, Agostino Berenini, Bari, 1931; F. Bernini, Storia di Parma, Parma, 1954; S.
Merli, Alle origini del socialismo. Parma, il Comitato per lemancipazione delle
classi lavoratrici, in Movimento Operaio VI 1954, 5, 724 e seguenti; G. Berti, Gli inizi
del socialismo parmense-piacentino (1870-1873), in Rassegna storica del Risorgimento, LI,
1964, 3, 369 e seguenti; G. Berti, Note sui rapporti tra popolo parmense-piacentino e
governo alla fine del secolo XIX (1880-1885), in Archivio Storico per le Province
Parmensi, IV serie, XXI, 1969, Parma, 1970; R. Cavandoli, in Movimento Operaio Italiano,
I, 1975, 36-42.
ALFIERI ROSOLINO
Parma 1918-Parma 10 marzo 1998
LAlfieri iniziò la sua attività sindacale nel 1947 come segretario del sindacato
facchini e trasportatori alla Cgil, e questo incarico lo portò anche a ricoprire un ruolo
nazionale. Poi entrò nella segreteria, fino a diventare segretario della Camera del
lavoro, incarico che mantenne per parecchi anni meritandosi i consensi dei lavoratori e la
stima del mondo economico-imprenditoriale. LAlfieri fu anche segretario provinciale
della federazione del Partito Socialista Italiano, espressione di quellala
rigorosamente autonomista che, pur fedele allalleanza di sinistra, mirò a tenere
alti i valori del partito nella collaborazione con un Partito Comunista Italiano che era
maggioritario nella realtà politico-amministrativa di Parma. Quando esaurì la parentesi
politica, fu chiamato a presiedere il Cepim. Oltre a essere presidente del circolo
sportivo Rapid, ebbe incarichi di responsabilità come presidente nella Federazione
italiana pesca sportiva. Nel 1997 ricevette il premio Panathlon come dirigente sportivo, e
fu anche insignito dellattestato di benemerenza per il premio SantIlario.
Poeta per diletto, le sue liriche furono raccolte in volume. LAlfieri fu colpito da
un infarto mentre partecipava a una riunione del Consiglio del Rapid, il circolo sportivo
cittadino di cui era presidente. La salma fu tumulata nel cimitero della Villetta di
Parma.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 12 marzo 1998, 6.
ALFIERI VINCENZO
Collecchio 1786-post 1813
Violinista, fratello di Cipriano, il 27 settembre 1813 vennero esposte le pubblicazioni
del suo matrimonio con una damigella di Calestano, filatrice.
FONTI E BIBL.: Collecchio, Archivio storico comunale.
ALFIERI VITTORIO ENZO
Parma 3 maggio 1906-Pejo 26 luglio 1997
Figlio di un fabbro ferraio, poi rimasto disoccupato. Se il giovane Alfieri poté
iscriversi, dopo le scuole tecniche, al Liceo Romagnosi di Parma, fu grazie allaiuto
di conoscenti. E fu proprio al Romagnosi, allievo di Vladimiro Arangio Ruiz, che si
manifestò la sua vocazione per la filosofia. Un suo amico e compagno di studi, di un anno
più giovane di lui, fu Pilo Albertelli, figlio dellingegner Guido che era stato
deputato socialista. Nella prima giovinezza lAlfieri e lAlbertelli furono
alquanto sensibili ai richiami dellidea socialista ma la conoscenza di Benedetto
Croce orientò lAlfieri verso il liberalismo, di cui poi per tutta la vita fu uno
strenuo e intransigente assertore. Dopo la licenza liceale, lAlfieri vinse una borsa
di studio e fu ammesso alla Normale di Pisa. Nel 1926, appena ventenne, a Bologna, conobbe
Benedetto Croce, con il quale era già in corrispondenza dallanno precedente. E lo
stesso Croce, con la sua Storia dItalia dal 1871 al 1915, fu causa involontaria, nel
1928, del primo arresto dellAlfieri, insieme ad altri cinque amici, tra cui
Albertelli, per cospirazione antifascista. LAlfieri restò in carcere tre mesi, dopo
di che fu liberato senza processo grazie allinteressamento di Croce stesso. Ma non
poté più tornare alla Normale di Pisa. Ai primi degli anni Trenta vinse per concorso la
cattedra di filosofia al Liceo di Messina, poi chiese e ottenne il trasferimento a Modena,
e qui, nel 1936, in piena guerra dEtiopia, fu arrestato per la seconda volta e
destituito dallinsegnamento. Sopravvisse dando lezioni private. Partecipò alla
Resistenza con il Gruppo Franchi di Edgardo Sogno, di ispirazione liberale. Nel
Dopoguerra, ebbe prima una cattedra allUniversità Bocconi di Milano, dove insegnò
Storia della filosofia per tredici anni, finché, nel 1959, fu chiamato a Pavia a
ricoprire la cattedra che era stata di Carlo Cantoni e di Adolfo Levi. In favore della
scuola e a difesa dellUniversità lAlfieri costituì il Movimento per la
libertà e la riforma dellUniversità italiana e fu presidente del Cnadsi,
lassociazione impegnata in difesa della scuola media e della cultura. Scrittore
brillante e arguto, fu collaboratore assiduo della Gazzetta di Parma e oratore ufficiale
nel 1985 per i duecentocinquanta anni di vita del giornale. Oltre a testi scientifici e
pedagogici e a numerosi scritti dargomento crociano, pubblicò le Lettere di
Benedetto Croce a lui dirette, Maestri e testimoni di libertà e Nel nobile castello (una
raccolta di profili). Si occupò principalmente di filosofia antica, studiando Lucrezio e
soprattutto latomismo greco. In questo campo diede i suoi più importanti
contributi, determinando (Atomos Idea, Firenze, 1953, preceduto da due studi minori, del
1936 e 1939) la cronologia di Leucippo e Democrito, e illustrando la cosmologia, la
gnoseologia, la psicologia, la teologia e letica atomistiche e le relazioni con
Epicuro. Il Lucrezio (Firenze, 1929) aveva daltra parte rinnovato, non soltanto in
Italia, la critica letteraria lucreziana, precedendo il Regenbogen nella ricostruzione
della personalità di Lucrezio attraverso il poema e nella rivendicazione della
fondamentale poeticità del De rerum natura. In questa sua prima, come nelle opere
maggiori e negli articoli e rassegne di minor ampiezza dedicati al mondo greco-latino,
lAlfieri dimostrò il proprio carattere critico originale, storico-filosofico ma
insieme storico-letterario. Nel campo della filosofia moderna lAlfieri dedicò ampi
studi ad aspetti storico-filosofici delle teorie politiche dal Medioevo
allIlluminismo, alla filosofia di Pascal, illustrata nella sua struttura
sistematica, alle teorie estetiche dei secoli XVII-inizio XIX, al pensiero del primo
Fichte, alla pedagogia crociana. In queste ricerche lattenzione è prevalentemente
centrata sul rapporto autorità-libertà, sorretta dalla forte passione civile su cui si
modellò la vicenda umana dellAlfieri. Una passione che si rivela del resto anche
nei numerosi e ampi scritti di commemorazione di uomini dellantifascismo e della
Resistenza, nei quali lAlfieri raccolse una galleria di ritratti di eroi delle
libertà, contribuendo con ricerche pazienti, pubblicazioni di inediti, interpretazioni
acute, a una migliore conoscenza della storia contemporanea italiana ed europea. Oltre
agli scritti sopra menzionati, vanno ricordati: Autorità e libertà nelle moderne teorie
della politica, Milano, 1947, Lestetica dallIlluminismo al Romanticismo,
Milano, 1955, Il problema Pascal, Milano, 1959, Pedagogia crociana, Napoli, 1967,
Filosofia e filologia, Napoli, 1967, e le traduzioni Gli atomisti, Bari, 1936; Fichte, La
missione del dotto, Padova, 1939; Pascal, Pensieri, Milano, 1952; Fichte, Sulla
rivoluzione francese, Bari, 1956.
FONTI E BIBL.: Dizionario Universale Letteratura contemporanea, I, 1959, 67-68; Dizionario
dei filosofi, 1976, 31-32; Rovatti, Dizionario dei filosofi contemporanei, 1990, 13; B.
Molossi, in Gazzetta di Parma 28 luglio 1997, 6.
ALFONSI SOCRATE
Parma seconda metà del XIX secolo
Si conoscono due sue composizioni edite: Cernobbio, barcarola per canto e pianoforte con
parole di Guido Dalla Rosa (Bologna, Trebbi), e Giorni felici, polka brillante per
pianoforte (Bologna, Trebbi).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
ALFONSO
Parma seconda metà del XVI secolo
Pittore operante nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 65.
ALFONSO DA BUSSETO, vedi DELFÒ GHIRARDELLI ALFONSO
ALFONSO DA PARMA, vedi BUSSANI FERDINANDO
ALFONSO DA VALERA, vedi BUSSANI FERDINANDO
ALGERI ANGIOLA
Parma-post 1724
Cantante, indicata anche come Algieri, la si trova nel novembre 1708 a Venezia al Teatro
di SantAngelo in Arrenione: si fregiava del titolo di virtuosa di Margherita
Farnesi, fu duchessa di Modena. Nel dicembre dellanno seguente ritornò nello stesso
teatro nel Tradimento tradito di Francesco Silvani, mentre nella primavera del 1713 al
Teatro di Mantova, assieme alla sorella Anna Maria, firmò la dedica del libretto (Parma,
Giuseppe Rosati) de Lamore politico e generoso della regina Ermengarda. Gli
intermezzi erano del piacentino Pietro Paolo Pezzoni e la musica di Francesco Gasparini e
di Gio Maria Capella, vicemaestro di Cappella della Cattedrale di Parma e virtuoso della
Vedova di Mantova. Lei si fregiava del titolo di virtuosa dei Serenissimi di Parma. Nel
1716 fu al Nuovo Teatro Ducale di Parma nel dramma pastorale per musica Dafni e vi
ritornò nel Carnevale 1718 ne Lenigma disciolto. Nel Carnevale 1723 la si trova al
Teatro di Reggio Emilia nel dramma per musica Mitridate Eupatore: il libretto riporta che
era del Principe Antonio di Parma. Lanno seguente cantò nel Teatro di Corte nel
Venceslao, musica di Giammaria Capello, maestro di cappella del Principe di Parma.
FONTI E BIBL.: P. Fabbri e R. Verti; Sartori; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
ALGERI ANNA MARIA
Parma 1708/1713
Nel novembre 1708, assieme alla sorella Angiola, cantò al Teatro di SantAngelo di
Venezia nellArrenione: si fregiava del titolo di virtuosa di Margherita Farnesi, fu
duchessa di Modena. Nel dicembre dellanno seguente vi ritornò nel Tradimento
tradito e nel dramma per musica Edvige regina dUngheria. Nella primavera del 1713,
virtuosa dei Serenissimi di Parma, firmò con la sorella la dedica del libretto di
Lamore politico, che cantò al Teatro di Mantova.
FONTI E BIBL.: Sartori; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
ALGIERI ANGIOLA, vedi ALGERI ANGIOLA
ALIANI BERNARDO
Borgo San Donnino-Piacenza 7 maggio 1809
Violinista, figlio di Francesco e padre di Francesco, andò ad abitare a Piacenza
nellottobre 1750, dove nella stagione destate 1752 suonò nellopera.
Visse anche a Parma e nel 1757 si trovava a Genova, probabilmente per impegni
professionali. Assieme ai violinisti Domenico Martelli e Giuseppe Cattani si fece
impresario di unopera buffa allestita al Teatro delle Saline di Piacenza, che sortì
un esito disastroso. Per non essere arrestato per debiti, si rifugiò nella chiesa di San
Pietro e, per soddisfare i creditori, cedette la dote della moglie e si impegnò a versare
tutti i proventi della sua attività fino allestinzione dei debiti (rogito Angelo
Peretti, 1° agosto 1769). Visse poi miseramente.
FONTI E BIBL.: Fiori; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
ALIANI EMILIO
Borgo San Donnino 1839-
Cameriere. Appartenne alla Società degli Operai di Borgo San Donnino, e il 9 marzo 1864
fu schedato quale soggetto pericoloso.
FONTI E BIBL.: P. DAngiolini, Ministero dellInterno, 1964, 18.
ALIANI FRANCESCO
Parma prima metà del XVIII secolo
Pittore operante nella prima metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 2.
ALIANI FRANCESCO
Parma 9 aprile 1762-Piacenza 28 maggio 1812
Iniziò a studiare violoncello con il padre, che lo mandò a completare la preparazione
con Giuseppe Rovelli di Bergamo, primo violoncello al servizio del duca di Parma. Nel
dicembre 1789 suonava nellorchestra dellAccademia Filarmonica di Parma.
Ritornato a Piacenza, occupò il posto di violoncello al cembalo nelle orchestre del
teatro e della Cattedrale. Nella stagione di autunno del 1803 e del Carnevale del 1804 fu
al Teatro Carcano di Milano. Suonò al Teatro delle Saline di Piacenza e nella stagione di
Fiera del 1804 fu il primo violoncello dellorchestra che inaugurò il Nuovo Teatro.
Nellottobre 1805, non essendoci spettacolo per la Fiera dautunno, si mise in
società con Ferdinando Melchiorri e altri dellorchestra per allestire due opere
buffe. Nel manifesto si firmarono come Società Filarmonica (Archivio di Stato di Parma,
Spettacoli e Teatri, 1802-1806, b. 6). Risulta fosse il rappresentante dellorchestra
di Piacenza in tutte le petizioni e questioni che la riguardavano (Archivio di Stato di
Parma, Spettacoli e Teatri, 1807-1812, b. 7). Scrisse Composizioni per uno e due
violoncelli, libri tre.
FONTI E BIBL.: Spezzaferri, Piacenza musicale; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
ALIANI NICOLA
Borgo San Donnino 1796/1799
Fu organista della Cattedrale di Borgo San Donnino dal 1796 al 1797.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 26.
ALICE MARIA CAROLINA, vedi BORBONE PARMA ALICE MARIA CAROLINA
ALIDALGO EPICURIANO, vedi DALLA ROSA PIER MARIA
ALINA
Parma 1279
Fu bruciata viva a Capodiponte nel 1279.
FONTI E BIBL.: G. Pighini, Storia di Parma, 1965, 98.
ALINOVI ANTONIO
Parma-post 1806
Fu allievo di Agostino Belloli. Nel 1791 divenne socio dellUnione de
Filarmonici e nel marzo 1798 concorse con esito negativo per un posto (corno da caccia)
nel Reale Concerto del Duca di Parma. Ai primi dellOttocento risultava secondo corno
da caccia, ascritto da sette anni allUnione de Filarmonici (Archivio di Stato
di Parma, Spettacoli e Teatri, 1802-1806, b. 6). Dal 1804 al 1806 fu attivo
nellorchestra del Teatro Carcano di Milano.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
ALINOVI CARLO
Parma 1811-
Figlio di Antonio, studiò con il padre. L8 giugno 1823, a dodici anni, dette al
Teatro Ducale di Parma unaccademia molto applaudita, in cui eseguì un concerto per
corno da caccia e un pot pourri di Luigi Belloli (Archivio Storico del Teatro Regio,
Manifesti).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
ALINOVI ENRICO
Parma 2 febbraio 1855-1914
Figlio di Paolo e Anna Paini. Per quasi quarantanni fu impiegato presso la
Biblioteca Palatina di Parma ove ricoprì la carica di segretario economo, e dedicò la
sua attività per molti anni al riordinamento della Biblioteca. La sua memoria è legata
principalmente alla nota Bibliografia parmense della seconda metà del secolo XIX, edita
nel 1905 nellArchivio Storico per le Province Parmensi. LAlinovi fu anche
arguto poeta dialettale e diede alle stampe due canti carnascialeschi, in ottonari rimati,
su fogli volanti usciti dalla tipografia Adorni, nel 1905: uno è intitolato
Lacqua... portabile (Mascaräda di romlazz) e laltro El dietro-front
dlacqua portabile (Seguit dla mascaräda di romlazz).
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 12.
ALINOVI FRANCESCA
Parma 1948-Bologna 12 giugno 1983
Dopo la maturità conseguita al Liceo Romagnosi di Parma, si iscrisse allUniversità
di Bologna alla facoltà di lettere. Subito i suoi interessi si incentrarono verso
lEstetica (materia insegnata allAteneo bolognese dal professor Anceschi, nume
tutelare di questa disciplina in Italia) e verso la Storia dellarte. Dopo la laurea,
conseguita con una tesi sul pittore figurativo bolognese Carlo Corsi, discussa con
Francesco Arcangeli, si perfezionò in Storia dellarte contemporanea, con il
professor Renato Barilli, con un importante studio sul pittore Giacomo Manzoni. Negli anni
della specializzazione crebbe la profonda intesa culturale con Renato Barilli cui
lAlinovi fece da assistente presso il Dipartimento Arti Visive dellUniversità
di Bologna. Negli anni della frequenza post-universitaria, lAlinovi, con dedizione
totale, maturò la propria scelta: studiare, seguire e lanciare le tendenze emarginate e
meno conosciute del settore artistico. Da qui il suo interesse per la performance, per le
avanguardie, per la body-art, per la transavanguardia, i figurativi americani e, in
seguito, la graffiti-art, gli enfatisti. Nel frattempo, grazie ad una serie di importanti
ricerche e studi, lAlinovi entrò a pieno diritto nellAteneo bolognese
(Dipartimento Arti Musica Spettacolo) come ricercatrice di Storia dellarte
contemporanea e assistente alla cattedra di Fenomenologia degli stili. Negli ultimi anni
di vita tenne corsi e seminari sul dadaismo, sulla fotografia e sulla nuova arte
americana. LAlinovi pubblicò anche due libri: Dada per leditore DAnna
(1980) e Fotografia: rivelazione o illusione?, per leditore Il Mulino (1982). A
fianco dellattività editoriale e universitaria lAlinovi intraprese anche
quella di critico darte (suoi interventi apparvero su LEspresso, Domus,
Panorama Mese, Frigidaire, Bolaffi Arte e tutte le maggiori riviste artistiche italiane e
straniere) e di organizzatrice culturale. A questultimo settore fanno capo tutta una
serie di mostre e attività artistiche da lei curate per il Comune di Bologna e la
Galleria di arte moderna diretta dal professor Solmi. Aprì anche una sua galleria, Il
Neon, in via Solferino, nel centro di Bologna. LAlinovi effettuò frequenti viaggi
di studio e di lavoro in America dove intrattenne stretti rapporti con i principali
artisti e galleristi di quel paese. LAlinovi fu assassinata nel suo appartamento di
Bologna da un giovane artista marchigiano. Postumi uscirono un suo articolo su Panorama
Mese dedicato ai pittori emarginati in America e in Italia e LArte Mia (Il Mulino),
raccolta di scritti voluta da amici ed estimatori.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 giugno 1983, 5; R. Barilli, in Gazzetta di Parma 9
maggio 1992, 5.
ALINOVI GIOVANNI
Parma 27 settembre 1790-Parma 13 marzo 1872
Maestro di musica, fratello gemello del più noto Giuseppe. Capo musica del Reggimento
Maria Luigia, prese parte assai spesso agli spettacoli teatrali nel Teatro Ducale di Parma
quando necessitava questo genere di musica in palcoscenico. Per la sua banda scrisse molte
musiche e riduzioni che, però, non ci sono pervenute. Fu anche istruttore dei cori
femminili del Teatro Ducale dal 16 maggio 1829 al 6 febbraio 1830. Nel 1842 lasciò la
direzione della banda militare e nel 1852 divenne direttore della banda di palcoscenico
del teatro Regio di Parma, carica che mantenne fino al 1859, anno in cui gli fu preferito
il Ruggeri. La casa editrice Tavagliani di Parma nel 1833 pubblicò le sue Quattro marce
per pianoforte a 4 mani e nellArchivio Storico del Comune di Parma (lascito
Sanvitale) si trova manoscritta una sua canzone per canto e pianoforte, Procella non
sode, su versi del conte Luigi Sanvitale.
FONTI E BIBL.: P. Bettoli, I nostri fasti, 9; P.E. Ferrari, Gli Spettacoli, 130; N.
Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 282; Banda della Guardia Nazionale, 1993, 87.
ALINOVI GIOVANNI
Parma 1867-1915
Avvocato, ricoprì a Parma numerose e importanti cariche pubbliche. Fu Presidente della
Cassa di risparmio, consigliere e assessore comunale, presidente della Congregazione di
carità San Filippo Neri, consigliere degli Ospizi civili, fondatore dellUniversità
popolare e della Pubblica assistenza. Svolse, per un ventennio, a favore degli Ospizi
civili, lopera di recupero dellintero patrimonio del Consorzio dei vivi e dei
morti. Mediante questo recupero, divenne possibile la costruzione dellOspedale
Maggiore di Parma. Il sindaco Giovanni Mariotti nel settembre 1912 inviò allAlinovi
una lettera di ringraziamento a nome del Consiglio comunale. Presso lOspedale di
Parma esiste un suo ritratto come benefattore.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario dei Parmigiani, 1997, 15.
ALINOVI GIUSEPPE
Parma-Parma 1785
Nel 1772 fu creato Consigliere, e nel 1775 Governatore di Parma. Il suo insegnamento
universitario si prolungò per lungo tempo, tanto che lo si trova ricordato già nel 1748
e poi dal 1768 al 1775, nel quale anno fu proclamato professore emerito.
FONTI E BIBL.: Certificati Scolastici, 1688-1755; Registro spese per lo Studio pubblico,
1757-1768; Ruoli Università, 1768-1801, n. 40 (Ruolo de Provigionati, 18), n. 32,
165; n. 34, 26; R.D. Camera, Ruolo di Parma, 1777-1805, n. 46, 7; F. Rizzi, Professori,
1953, 62.
ALINOVI GIUSEPPE
Parma 27 settembre 1790-Parma 18 marzo 1869
Musicista, compositore e insegnante. dopo aver compiuto gli studi letterari, si dedicò
alla musica, sotto la guida del conterraneo maestro Francesco Fortunati. Iniziò
lattività di compositore nellautunno 1811 scrivendo alcuni pezzi che furono
eseguiti, insieme con la Pietra simpatica delloperista napoletano Silvestro Palma,
nel teatro di Santa Caterina, dai dilettanti cantori della Società
filo-musico-drammatica. Nel 1817 si fece apprezzare anche per la concertazione di due
opere di Rossini, presentate a Parma: Il Turco in Italia (25 ottobre) e Il Barbiere di
Siviglia (15 novembre). Dal marzo 1822 fu chiamato in qualità di organista alle funzioni
solenni della chiesa ducale della Steccata. Due anni dopo, il 9 ottobre 1824, fu nominato
organista al servizio della cappella ducale. Successivamente esercitò anche, nella stessa
chiesa, le funzioni di sostituto del maestro di cappella Ferdinando Simonis. Allorché
questi morì (13 marzo 1837) lAlinovi ne ereditò tutte le cariche: ottenne infatti
la nomina a maestro di cappella, a direttore dei concerti di Corte e il titolo di censore,
cioè direttore, della scuola di musica che era stata fondata da Maria Luigia
dAustria. Sotto la sua direzione, che durò quasi un ventennio, precisamente fino al
maggio 1856, la scuola ebbe notevole sviluppo: crebbe il numero degli alunni, nuovi
insegnamenti strumentali furono aggiunti a quelli preesistenti, i locali adibiti a scuola
vennero ampliati e adattati secondo le nuove esigenze. Frattanto con decreto ducale del 4
giugno 1847 lAlinovi era stato delegato a insegnare nella scuola stessa la
composizione, lalto contrappunto e il pianoforte, cattedre che egli occupò fino al
1859, quando lasciò il posto per raggiunti limiti detà. Fu anche direttore (dal
1838 al 1840) della Società filarmonica ducale. LAlinovi compose molta musica sacra
e profana, strumentale e vocale. Di essa solo una minima parte fu stampata: il resto giace
manoscritto in molte biblioteche italiane, specialmente nella biblioteca annessa al
Conservatorio di musica di Parma. Tra le composizioni edite ebbero rinomanza: Pasquale,
ossia il postilione burlato, divertimento per corno da caccia con accompagnamento
dorchestra (Milano, Ricordi), Introduzione e tema originale con variazioni per
pianoforte (Milano, Ricordi), le composizioni religiose Messa da requiem a quattro voci
con orchestra, Messa da requiem a tre voci con orchestra, Sanctus, Benedictus e Agnus Dei
per due soprani e orchestra, una Sinfonia per orchestra e parecchie Arie per voce e
orchestra.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musicisti in Parma dal 1800 al 1860, in Note darchivio,
XII, 1935, 214-215 (con numerosa bibliografia); G. Gasperini, Il Conservatorio di Parma,
1913, 45, 68 e 75; F.J. Fétis, Biographie universelle des musiciens, I, Paris, 1873, 69;
Enciclopedia italiana, II, 515; R. Allorto, in Dizionario biografico degli Italiani, II,
1960, 459.
ALINOVI GIUSEPPE
Parma 25 febbraio 1811-Parma 9 agosto 1848
Pittore, scolaro del paesista e scenografo Giuseppe Boccaccio, nel 1837 espose in una
mostra una veduta del lago di Como. Per Maria Luigia dAustria eseguì nel 1839 un
libro di vedute paesistiche sulle strade di Parma e di Pontremoli. Una Strada di villaggio
con chiesa, a olio su rame, firmata Alinovi fece, e un Villaggio sui monti, pure a olio su
rame, sono nella Pinacoteca di Parma, insieme con una veduta dellOratorio delle
Grazie e unaltra di Castellarquato. Il gusto dellAlinovi sinquadra in
quel momento vedutistico che è tipico degli inizi dellOttocento, premessa allo
studio dei valori del paesaggio vero e proprio, e tuttavia già aperto alle ricerche di
aria e di luce. Protagonisti dei suoi dipinti sono i piccoli paesi delle colline
parmigiane con scorci di viuzze dove si affacciano tranquille dimore contadine, povere
case diroccate sulle quali si abbarbicano verdi piante rampicanti, una chiesetta
sullunica piazza tra boschi silenziosi, interrotti da allegri, freschi ruscelli.
Brani di poesia agreste sono queste vedute di campagne quasi selvagge. Danno un senso di
pace, interrotta dallapparizione di qualche maniero, come negli acquerelli Il
castello di Montechiarugolo, il Castello di Felino e quello di Corniglio (conservati in
raccolte private) che lAlinovi ritrasse con ricca armonia coloristica. Un olio su
tela rappresenta Borgo del pamense con mulino: è un piccolo dipinto che rimanda agli
insegnamenti del suo maestro Boccaccio, come lacquerello, dai toni chiari, Il
Ferlaro e il quadro Angolo di campagna esposto nellAccademia di Belle Arti di Parma,
attribuito allAlinovi (Guglielma Manfredi). Ispirato a Colorno è lacquerello
Case medioevali sulle rive del torrente Parma nelle vicinanze di Colorno. A Parma e
provincia, dalla quale risulta non si allontanò mai, nacquero diversi lavori, tra i
quali, esposti al Museo Lombardi di Parma, la bella tela (olio di cm. 33 x 47) Rocca di
Fontanellato e lacquerello di piccole dimensioni con il Palazzo ducale di Colorno e
Il ponte sul Taro dove, in unatmosfera luminosa, sperimentò una sicura tecnica nel
rappresentare le arcate in prospettiva. Anche se la sua esistenza fu breve (morì a soli
trentasette anni), la sua produzione fu intensa, assumendo sempre più un carattere
locale: molti suoi lavori, come Ponte sul Naviglio e Borgo del Naviglio, mostrano
suggestivi scorci della Parma scomparsa. I due dipinti Cortile dellAbbazia di San
Giovanni Evangelista verso Borgo Retto (olio su carta) e Case nellisolato
dangolo fra via Verdi e via Affò (olio su carta), con lacquerello Il Lago
Santo parmense sono esposti nel Museo della Fondazione Cassa di Risparmio di Parma.
FONTI E BIBL.: A. Stocchi, Diario del teatro ducale di Parma dal 1829 a tutto il 1840, I,
Parma, 1841, 192; C. Ricci, La Regia Galleria di Parma, Parma, 1896, 364; U. Thieme-F.
Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler, I, 290; R. Buscaroli, in Dizionario
biografico degli Italiani, II, 1960, 459; Negri, 1852 (edizione 1974); G. Copertini, 1971,
36-39; P. Ceschi, 1972, 75 (con bibliografia precedente); Martinelli Braglia, 1991, I,
246; Maria Luigia, Catalogo, 1992, 30; Città latente, 1995, 87; M. Sacchelli, in Gazzetta
di Parma 27 dicembre 1995, 5.
ALINOVI LUIGI, vedi ALINOVI GIUSEPPE
ALIOTTI ANTONIO
Parma 1470
È ricordato in un rogito del 14 maggio 1470: Maestro Antonio Aliotti, f.q. Signor
Luchino, cittadino abitante nella vicinia di San Bartolomeo della Ghiaia. Ebbe bottega,
dove esercitava larte di orefice, nella vicinia stessa. Risulta già morto in data
13 aprile 1491.
FONTI E BIBL.: Notaio incerto, Archivio Notarile, Parma; Rogito di Francesco Pelosi.
Archivio Notarile, Parma; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti
parmigiane, 1911, 3.
ALIOTTI BARNABEO
Parma 1364
Notaio attivo a Parma nellanno 1364.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 27.
ALIOTTI GIACOMO
Parma 1449/1466
Orefice. Figlio di Luchino. Nel 1449 prestò con gli altri principali cittadini giuramento
di fedeltà al duca Francesco Sforza e nel 1466 venne rimosso dallufficio di Anziano
del Comune perché addebitato di negligenza. Dal libro di spese del canonico Antonio Oddi
si ha che: Iacobus de Alleotii aurifex vicinæ Sancti petri parme debet dare pro pretio
onziarum x gr. iij argenti diversis conditionibus prout in cedula sua et mea hic aposita
die 17 augusti 1462, q. argentum capit in summa ll. xxvj, s. xij, d. x, nella partita
contro. Debet abere pro calice j. argenti vid. onzearum 19 quati iij ad computum s. 38 pro
qualibet onz. ad ligam parmes. capit. ll. xxxvij, s. viij, d. vj. Item pro ducat. 3 gr. j. auri pro deaurando dictum
calicem ll. xiij, s. iij. Item pro manifactura dicti calicis ad computum s. 12 pro
qualibet onzia capit, ratione facta die 22 decembris 1462 in summa ll. xvj, s. xvij.
L11 ottobre 1463 i nobili Giacomo e Nicolò, fratelli de Aliotij, cittadini abitanti
nella vicinia di San Pietro, colla nobile Diamante de Rossi, già moglie del nobile
e prudente Marco Aliotti, costituirono in loro procuratore Adone degli Aliotti, con
diversi causidici parmigiani. In un rogito di Gaspare del Prato del 1464 lAliotti
viene qualificato come orefice di professione e facoltoso cittadino.
FONTI E BIBL.: Rogito di Galasso Leoni, Archivio Notarile, Parma, Rogito di Gaspare del
Prato; A. Pezzana, Storia di Parma, II, 142 e III, 264 e 8 dellAppendice; E.
Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 1-2.
ALLEGRI ANDREA
Busseto 1894/1912
Cavaliere, Maggiore del 26° reggimento fanteria. Fu decorato con la medaglia
dargento al valor militare, con la seguente motivazione: In difficili circostanze di
combattimento, diresse coraggiosamente lazione del battaglione, sostenendo per due
ore da solo lattacco di forze superiori (Sidi Abdallah, Derna, 3 marzo 1912).
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dellImpero, 1937.
ALLEGRI ANTONIO
Correggio 30 agosto 1489-Correggio 5 marzo 1534
Pittore, deve il suo soprannome, il Correggio, alla cittadina ove nacque. Suoi genitori
furono Pellegrino e Bernardina Piazzoli o degli Aromani. Linformazione lasciata dal
Vasari, essere lAllegri morto a circa quarantanni, suffragata dal fatto che
nel contratto di allogazione della Madonna di San Francesco, del 30 agosto 1514, egli è
ancora assistito dal consenso paterno come si conveniva ad artista minorenne, porgeva
lattendibile ipotesi che data di nascita fosse il 1494. Senonché, dallesame
degli statuti di Correggio, A. Luzio trasse conclusioni che, contraddette da L. Testi ma
accolte e precisate con largo consenso da A. Venturi, permisero di assumere come termine
ante quem per la nascita del pittore il 10 agosto 1489. La biografia dellAllegri non
offre particolari ausili a intendere la storia spirituale delluomo e
dellartista. A parte i contratti di allogazione e le ricevute dei pagamenti, la
documentazione rimasta riguarda la sua presenza in Correggio, in qualità di padrino a
battesimi, di testimone ad atti notarili, di donatario in atti di donazione, o come parte
in giudizi aventi per oggetto la difesa di interessi propri o della moglie o come
acquirente di modesti appezzamenti di terreno. Nel 1520 sposò la sedicenne Girolama del
fu Bartolomeo Merlini de Braghetis, uomo darmi, la quale a sua volta compare
in atti relativi ad assegni dotali. Il 15 maggio 1521 fu conferito dai benedettini a lui e
alla sua famiglia il diploma di fratellanza della Congregazione Cassinese: concessione
connessa alla vasta operosità dellAllegri nel monastero di San Paolo e nella chiesa
di San Giovanni Evangelista retti dallOrdine benedettino. Il 3 settembre 1521 gli
nacque in Correggio Pomponio Quirino, che pure fu pittore e che fu tenuto a battesimo dal
celebre medico G. Battista Lombardi. Probabilmente nella primavera del 1523 prese alloggio
in Parma con la famiglia. Il 15 febbraio 1525 fece da testimone a un atto notarile alla
presenza di Veronica Gambara e di Manfredi, Signore di Correggio. Il 26 agosto dello
stesso anno prese parte, insieme con altri quindici artisti, a una perizia relativa a
opere di rafforzamento nella chiesa di Santa Maria della Steccata in Parma. Nacquero in
Parma, rispettivamente il 6 dicembre 1524 e il 24 settembre 1526 le figlie Francesca
Letizia e Caterina Lucrezia, una terza bambina, Anna Geria, nacque il 3 ottobre 1527. Nel
1529 perse la moglie. Dalla natura di tale documentazione (pubblicata in massima parte dal
Pungileoni, integrata e riprodotta nella Storia dellArte del Venturi), dalla
qualità delle persone che vi compaiono come legate allAllegri per vincoli materiali
e spirituali, possono trarsi indizi di una vita limitata bensì nellorbita di un non
vasto centro e attenta allamministrazione di una modesta fortuna, ma certo
illuminata dalla dimestichezza di uomini di dottrina e dalla protezione, forse anche dalla
familiarità, dei signori di Correggio, il palazzo gentilizio dei quali sorse agli inizi
del Cinquecento come prima affermazione in quella terra dei principi rinascimentali. Né
spirava aura mediocre intorno allalta cultura di Veronica Gambara, divenuta Signora
di Correggio nel 1509. Tutto questo può indurre forse a imputare laffermata
meschinità (Vasari) della vita dellAllegri a una distorta interpretazione della
schiva semplicità di questo pittore grandissimo che in un silenzioso ambiente difese e
maturò la sua prodigiosa realtà poetica. LAllegri apprese certo i primi elementi
dellarte nella sua patria, ove tenevano bottega lo zio paterno Lorenzo e il cugino
Quirino, pittori di modestissima fama, e ove, nel 1500, era a capo della consorteria dei
pittori quellAntonio Bartolotti, tradizionalmente ritenuto il primo maestro
dellAllegri, la cui opera sfugge allindagine storica. È pure notizia
tradizionale che lAllegri abbia avuto a maestro il modenese F. Bianchi Ferrari,
mentre laccennato spostamento della data di nascita rese accettabile lipotesi
di un contatto diretto col Mantegna, morto a Mantova nel 1506. Pare comunque certa la
partecipazione (ancora negata, con altri, dal Berenson) agli affreschi della cappella
funebre del Mantegna nella chiesa di SantAndrea, ove il giovane Antonio da
Correggio, a detta del Donesmondi (DellIstoria ecclesiastica di Mantova, 1613-1616,
II, 47), eseguì i Quattro Evangelisti nei peducci della volta. La presenza a Mantova è
invece incontestata nel 1511, anno in cui la peste infieriva a Correggio. Al Mantegna era
già succeduto come pittore di corte Lorenzo Costa. Per trovare una certezza documentaria
allindagine della formazione stilistica dellAllegri bisogna giungere alla
citata Madonna di San Francesco (Dresda), commessa nel 1514 per la chiesa di San Francesco
in Correggio: grande tavola daltare, di assoluta modernità per i rapporti tra le
figure e lo spazio, anche se non mancano diverse citazioni da Mantegna, Costa, Leonardo e
Raffaello. La carenza documentaria e le contrastanti sollecitazioni formali che operavano
sullattività giovanile dellAllegri, ne hanno reso particolarmente insidioso
il profilo critico: arricchito soprattutto dal Berenson, dal Morelli, dal Venturi e dal
largo contributo del Longhi, esso non vanta ancora unassoluta chiarezza. Tra le
opere di meglio accertata individualità stilistica nel loro carattere genericamente
emiliano, con chiare notazioni mantegnesche e in ipotesi anteriori alla Madonna di San
Francesco, si citano qui le più note: Sposalizio di Santa Caterina già Frizzoni (New
York, coll. Kress), Madonna tra angeli musicanti agli Uffizi, Sposalizio di Santa Caterina
già nella raccolta Reisinger di Vienna (Detroit, Institute of Arts), Madonna con Santa
Elisabetta (Filadelfia, coll. Johnson), Sacra Famiglia già Murray (Boston, coll.
Brandegee), Natività Crespi a Brera. Sgorga dalla medesima esperienza della Madonna di
San Francesco, la Madonna Bolognini del Museo civico di Milano, dalla quale non è lontano
il Cristo giovane, già Kinnaird (New York, coll. Kress) segnalato dal Longhi al Ricci fin
dal 1929, mentre in un gruppo di opere che il Longhi pone tra il 1514 e il 1517
lAllegri si volge con ansia pungente verso nuovi mezzi espressivi saggiando i
sentori leonardeschi (immancabili per la vicinanza topografica e limminenza politica
di Milano) e le recenti esperienze raffaellesche (Santa Cecilia a Bologna, forse disegni
dalla Madonna di Foligno, allora in questa città, incisioni del modenese Marcantonio
Raimondi). Si rifanno a questo complesso clima spirituale lestenuato raccoglimento
del Congedo di Cristo dalla Madre (Londra, National Gallery), la chiusa contemplazione dei
Quattro Santi (New York, Metropolitan Museum) e del SantAntonio Abate (Napoli, Museo
di Capodimonte), la spregiudicatezza formale dellEpifania di Brera e della Madonna
di Helbrunn (Vienna, Museo), la composizione sinuosa della perduta Madonna di Albinea
(copia a Parma), le indicibili raffinatezze cromatiche della Madonna Campori (Modena,
Galleria Estense). Ma nella fase estrema di questo periodo, la dialettica creativa
dellAllegri volge, su equilibrati canoni, alla ricerca di quello che diviene il
linguaggio più valido della sua poetica: la sensibilità dellatmosfera a luci
filtranti di sottobosco, la levità del chiaroscuro che avvolge la forma dai contorni
fluenti e sembra toglierle la materialità del suo peso. La Madonna con Gesù e San
Giovannino (Madrid, Prado) scopertamente denuncia la suggestione di Leonardo. La coerenza
personale è invece perfetta nella Zingarella (Napoli, Museo di Capodimonte), capolavoro
gentilissimo sviluppato da un lontano motivo del Mantegna. Un malaccorto restauro
cancellò laggiunta autografa, daltronde richiesta dalla narrazione del
Vangelo apocrifo cui lepisodio si riferisce, della palma miracolosamente spiovente a
proteggere quel divino riposo. Unultima fase delle ricerche luministiche giovanili,
ormai orientate verso un più largo modulo, si coglie sia nel lentro ma sicuro emergere
dal fondo buio del San Girolamo di Madrid (Accademia di San Ferdinando), sia nel deciso
concretarsi delle forme nella Maddalena già Salting (Londra, National Gallery), nel
Riposo nella Fuga in Egitto degli Uffizi, proveniente dalla chiesa di San Francesco in
Correggio, e nella Sacra Famiglia di Hampton Court e della Galleria di Orléans. Si
ritiene che tra il 1518 e il 1519, per suggerimento di Scipione Montino della Rosa,
amatore darte e amministratore di Giovanna da Piacenza, nobile e colta badessa del
monastero benedettino di San Paolo in Parma, sia accaduto il fatto cruciale della
biografia dellAllegri: la chiamata a Parma per decorarvi, in affreso, una sala
appunto di quel monastero. Sala che, sottratta allaccesso del pubblico nel 1524 per
nuovo rigore di disciplina claustrale, rimase ignorata fino al secolo XVIII.
AllAllegri, sedotto alla ricerca di sottigliezze espressive, il nuovo assunto, dati
gli scopi e la personalità della committente, proponeva una vasta decorazione parietale,
nella tecnica rapida dellaffresco, con un intento celebrativo, in chiave umanistica:
era inevitabile chegli se ne sentisse stimolato con maggiore urgenza verso il novus
ordo, classico e monumentale, che già da oltre un decennio aveva cominciato a irradiarsi,
attraverso tramiti molteplici, da Firenze, e più da Roma, per opera di Michelangelo e di
Raffaello. E la frattura nello sviluppo stilistico dellAllegri è parsa tanto viva
da indurre una critica autorevolissima (Mengs, Venturi, Longhi) alla certezza, condivisa
dai più, di un viaggio a Roma dellAllegri, rimasto del tutto ignorato storicamente
e negato in modo esplicito, sulla scorta delle notizie raccolte a Parma pochi anni dopo la
morte del pittore, dal Vasari. Questi, infatti, proprio alla mancata comunicazione diretta
con linfluenza, a un tempo esaltante e disciplinatrice, di Roma, attribuì, in
sostanza, limperfetto adeguarsi delleffusiva originalità dellAllegri
alla misura ideale. Alla notizia del Vasari, curiosamente volta da argomento di
recriminazione di quella mancata disciplina a motivo di esaltazione di quella trionfale
originalità, rimase fedele la ricerca erudita e critica dellOttocento,
riecheggiata, con decisione polemica, in particolare da C. Ricci. La tesi romana, per la
sua stessa posizione critica, si dichiara dunque brillante e illuminata, non tuttavia
inevitabile. La frattura di cui si è detto, che esploderà con la prima cupola parmense,
nella Camera di San Paolo si esprime nellimprovviso irrobustirsi del modulo formale
nei putti (simili ormai a quelli della Madonna Sistina di Raffaello, allora a Piacenza)
che compaiono, presi da giochi diversi, dagli ovati aperti nel verde sul cielo libero:
essi costituiscono qui il corteggio di Diana, dea custode di castità, evocata, quasi
genius loci, dalla mezzaluna araldica dello stemma della badessa. Ma nella partitura
generale della decorazione, che muta lintera volta in un pergolato prezioso di
intrecci e di encarpi, lAllegri risale ai motivi mantegneschi della Madonna della
Vittoria e della cappella funebre di Mantova, fusi con lesempio della Sala delle
Asse nel Castello di Milano. E a quella elettissima sottigliezza commisura la sequenza
delle lunette monocrome, di un classicismo tanto remoto da ogni suggestione monumentale
che lo si direbbe vagheggiato sui preziosi reperti della glittica e della moneta antica.
Forse non lontana di tempo dalla Camera di San Paolo è la Madonna della scala, affresco
distaccato dalla porta orientale di Parma e poi collocato nella Galleria Nazionale di
Parma. Può anche ritenersi di poco posteriore la ripresa dei temi patetici che presiedono
al piccolo Matrimonio di Santa Caterina del Museo di Capodimonte a Napoli, considerato,
non senza qualche superstite riserva, edizione originale di questa ripetuta figurazione, e
il Noli me tangere del Prado. Intorno al 1519 il Longhi colloca il Ritratto da lui
ritenuto di Veronica Gambara (Leningrado, Ermitage) e da lui rivendicato allAllegri.
Lattività dellAllegri nel monastero benedettino di San Paolo iniziò dunque i
fecondi e già accennati rapporti con quellOrdine. Di poco dovette tardare
lallogazione degli affreschi per la chiesa di San Giovanni Evangelista, se per
principio di pagamento delle pitture della cupola gli furono versati trenta ducati
doro il 6 luglio 1520. I versamenti per tali pitture si conclusero il 28 luglio 1521
per un totale di centotrenta ducati doro. I compensi per la conca absidale (la
capela granda) vanno dal 18 aprile al 19 maggio 1522 per un totale di sessantacinque
ducati: essa si presume ultimata alla fine di ottobre dello stesso anno. Dal 20 gennaio
1523 al 23 gennaio 1524 si susseguono, per un totale di sessantasei ducati, i pagamenti
per il fregio intorno alla navata centrale, le candeliere sui pilastri, et ogni altro
loco: opere eseguite su disegni dellAllegri quasi completamente da aiuti, tra i
quali prevalente F. Rondani. Nella cupola, per la prima volta nellarte italiana,
ogni ripartizione architettonica o decorativa è abolita. La finzione pittorica apre lo
spazio circolare sul libero cielo donde, nel cerchio degli apostoli sedenti sulle nubi,
Cristo discende ad accogliere il santo esule di Patmos, che, dallestremo lembo
dellisola, si affissa nellormai vicino Paradiso. Ladesione al clima
eroico di Michelangelo giunge fino allardita innovazione iconografica della nudità
per le figure degli apostoli, ma lequilibrio instabile delle membra contrapposte,
che bilancia sulle architetture simulate della Cappella Sistina gli Ignudi di
Michelangelo, è qui volto a far partecipi del roteare dei cieli i mansueti giganti, tra
corone di nubi. Di poco più tarde, come si è visto, furono le pitture dellabside.
Demolita nel 1587 per lampliamento della chiesa e poi ricostruita, essa reca la
copia dellintera figurazione originale, eseguita da C. Aretusi: una volta ancora
lAllegri aveva chiesto al Mantegna per questa sua Incoronazione il motivo
dellarchitettura vegetale. Furono preservate dalla distruzione le figure della
Vergine e di Cristo; distaccate nel 1937 dal frammento di muro che le sorreggeva, esse
sono oggi alla Pinacoteca di Parma. Si salvarono pure tre frammenti con teste angeliche,
ora, fortemente deteriorati, alla National Gallery di Londra. Losservazione
ravvicinata, nonostante i danni del tempo e delle vicende, dà con lIncoronazione
lemozionante misura dellaltissima efficacia spirituale e della probità
tecnica di una pittura che non chiede indulgenza alla sua destinazione monumentale. Alla
stessa atmosfera di spontanea felicità creativa appartiene il San Giovanni scrivente
eseguito sulla lunetta della porta che si apre presso laltare del transetto di
sinistra, del quale i documenti non fanno cenno esplicito. A cagione delle vicende
politiche e militari che profondamente turbarono in quel tempo la città,
lesecuzione degli affreschi di San Giovanni si protrasse più a lungo di quanto
lAllegri e i committenti desiderassero. Poterono perciò agevolmente interporsi alle
varie fasi del lavoro i documentati nuovi impegni e le opere che per ragioni stilistiche
la critica assegna a questo stesso periodo. In data storicamente non accertata ma che si
suppone vicina al 1520-1521, lAllegri dipinse il trittico dellUmanità di
Cristo per loratorio di Santa Maria della Misericordia a Correggio. Del pannello
centrale (il Redentore) rimane una copia in Vaticano (in deposito presso il Collegio
Etiopico). Risulta smarrito il laterale destro (San Bartolomeo). Alcuni critici
identificarono il sinistro nel Battista già nella collezione Robinson di Londra, che il
Venturi ritenne opera degli ultimi anni e che altri espungono dagli originali
dellAllegri. Il 14 ottobre 1522 A. Pratoneri commise allAllegri per la propria
cappella in San Prospero a Reggio Emilia una pala raffigurante la Natività (il documento
originale, sottoscritto da Antonio Lieto da Correggio, si conserva nellArchivio di
Modena). Compiuta nel 1530, emigrò a Dresda dalla collezione estense insieme con la
Madonna di San Sebastiano, la Madonna di San Francesco e la Madonna di San Giorgio per la
vendita ad Augusto III nel 1746. Secondo una memoria già conservata nellarchivio
del monastero di SantAntonio in Parma, e ora smarrita, nel 1523 Briseide Colla,
moglie di O. Bergonzi, allogò allAllegri la tavola con la Madonna e i santi
Girolamo e Maddalena per la chiesa di SantAntonio ove lopera venne collocata
nel 1528. È la Madonna di San Girolamo, oggi nella Pinacoteca di Parma. Presumibilmente
nel 1524, anno in cui, per contribuire a tale scopo, Cristoforo Bandini lasciò in
testamento lire quindici imperiali, fu allogata la Madonna della scodella, anchessa
nella Pinacoteca di Parma, per la cappella di San Giuseppe, inaugurata nel 1530 nella
chiesa del Santo Sepolcro della stessa città. Nessun documento soccorre per la datazione
della Madonna di San Sebastiano (Dresda) eseguita per la Confraternita intitolata a quel
santo, in Modena. Per la Madonna di San Giorgio, pure a Dresda, si ha un termine ante
quem, giacché loratorio di San Pietro Martire, pure a Modena, per il quale fu
eseguita, risulta compiuto nel 1532. In queste cinque pale, lAllegri dà il supremo
fiore di una pittura daltare intesa a stabilire una commossa comunicazione tra il
divino e lumano. La Natività è lopera famosa che, per aver rappresentato la
scena in ambiente notturno rischiarato (secondo la narrazione dei Vangeli apocrifi) dal
corpicino raggiante di Gesù, esempio tra i più precoci di luce innaturale, e, per
lalto valore poetico, il più stimolante allimitazione, fu, per antonomasia,
detta La Notte. Lo stesso tema, limitato agli elementi essenziali, si ritrova nella
Madonna adorante, degli Uffizzi, analoga ricerca luministica compare nel Cristo
nellOrto già Wellington (Londra, Victoria and Albert Museum). Nella Madonna di San
Girolamo, che rispetto alla Madonna di San Sebastiano segna una fase di perfetto
equilibrio, la seduzione della grazia correggesca ha raggiunto tale livello da far
crollare la bene assestata scala di valori dellestetica classicista: si pensi al tu
solo mi piaci mormorato al cospetto di questopera da quellAlgarotti che,
affermando la supremazia assoluta di Raffaello, dichiarò non poter la decorazione
scorciata nella finzione del cielo aperto, quale appunto le due cupole dellAllegri,
rappresentare al più che si possa dire una macchina di teatro e di opera in musica. A
questo momento di suprema, delicata misura sembra da collegare il Matrimonio di Santa
Caterina del Louvre, e la Santa Caterina leggente, di Hampton Court, mentre alla Madonna
della scodella è vicina la Madonna del latte (Museo di Budapest). Lintimità
poetica della Notte e della Madonna di San Girolamo, la tenera letizia che nella Madonna
della scodella allaccia le figure su una duplice diagonale, cede il campo alla
esteriorità sontuosa ed espansiva della Madonna di San Giorgio, vibrante di originalità
decorativa e di ricchezza cromatica. Non si andrà lontani dal vero datando verso il 1524
la ripresa più convinta e sapiente di un tema prediletto prima degli impegni monumentali:
quello della figura emergente dallatmosfera boschiva. LEducazione di Amore
(Londra, National Gallery) ne reca una testimonianza che si ripete, con maggiore pienezza
espressiva, nellAntiope del Louvre. È generalmente attribuita una datazione di poco
oscillante intorno al 1525, oltre che alla Madonna di San Sebastiano, a un gruppo di opere
che, forse per le loro finalità meno impegnative, segnano un massimo di concessione a
quella vena di gusto barocco avanti lettera che seduce talora lAllegri verso la
forma instabile e molle, verso una irrequietezza fine a se stessa, verso
leffusività espressiva portata a estremi e pericolosi limiti. Sarebbe forse
arbitrario valersi del più o meno rilevante affiorare di tale gusto come rigido criterio
cronologico, tanto intima è la sua appartenenza al temperamento dellAllegri. Sta di
fatto che esso appare più evidente negli affreschi ultimi (1523-1524) di San Giovanni,
pennacchi e sottarchi, ma non va taciuto altresì che analoghi abbandoni si riscontrano
allo scoperto nei sottarchi della cupola del Duomo, ossia verso il 1530. Si raccolgono
dunque allinsegna succitata il sottarco della Cappella Del Bono in San Giovanni
Evangelista, in gran parte eseguito da un aiuto su disegno dellAllegri, e i due
laterali della stessa cappella, oggi nella Galleria di Parma: il Martirio dei quatto
santi, in cui si fondono sconcertanti ardimenti con una qualità pittorica di stupefacente
bellezza, e la Deposizione. Si collegano a questo orientamento la Madonna della cesta
(Londra, National Gallery), lEcce Homo (Londra, National Gallery), la Cattura di
Cristo (rarità iconografica per la scelta dellepisodio del giovane ignudo fuggente,
Marco, XIV 51; nota attraverso numerose copie: il presunto originale della collezione von
Frey di Parigi comparve alla mostra parmense del 1935) e, in sede monumentale,
lAnnunciazione, affresco distaccato dalla chiesa dei Padri dellAnnunciata di
Parma, ora nella Galleria di quella città. Recano la data del 1528 le due tempere (San
Giuseppe e Ritratto di donatore, Napoli, Capodimonte) tratte da F. Bologna, con
lattribuzione allAllegri, dai fondi farnesiani. È del 3 novembre 1522 il
contratto di allogazione degli affreschi della cupola e del presbiterio del Duomo di
Parma, per mille ducati doro, cui se ne aggiunsero cento per la spesa delloro.
Il 29 novembre 1526 risulta eseguito il primo quarto del lavoro. Il 17 novembre 1530
lAllegri fu pagato per il secondo quarto: ossia la cupola era finita. La terza e la
quarta rata avrebbero dovuto corrispondere alle pitture del presbiterio alle quali
lAllegri non pose mano. Di genialità ardita e nuovissima fu il partito decorativo
che lAllegri ideò per la grande opera. Dovendosi raffigurare lAssunzione
della Vergine, egli dette al poligonale tiburio romanico limmaginaria funzione di
balaustra del sepolcro di Maria intorno al quale gli apostoli assistono al miracoloso
transito. A sommo della balaustra, una corona di adolescenti brucia incensi secondo una
trionfale fantasia pagana che risale al Mantegna. Le gerarchie dei patriarchi e dei santi,
bene ordinate sui troni di nuvole nella tradizione figurativa del Paradiso, sembrano qui
travolte dal roteare dei cieli, affollati a perdita docchio intorno
allimminente incontro di Cristo e della Vergine che sale trasportata da un tripudio
di angeli in volo. Lardita concezione, che nella cupola di San Giovanni aveva
portato ad annullare i limiti architettonici, qui si conchiude: la figura corporea non
incombe dallalto, ma seconda lascesa illimitata dello spazio. Limmenso,
coraggioso fervore innovativo e limmensa bravura rivelati da questopera che
anticipa di un secolo il barocco, non furono subito capiti. Ma lopera famosa nutrì
per due secoli del proprio esempio la decorazione monumentale europea. Da una nota di
spese dellarchivio Gonzaga risulta che lAllegri aveva già ricevuto un
pagamento dal Duca di Mantova nel 1530, anno dellincoronazione di Carlo V a Bologna,
della sua duplice visita a Mantova e della imperiale concessione del titolo di duca a
Federico II Gonzaga. Tale circostanza induce a credere che fin da quellanno
lAllegri fosse incaricato dal Duca di eseguire quelle tele raffiguranti gli Amori di
Giove che, secondo la notizia vasariana, egli aveva destinato in dono allImperatore.
Le tele di questo ciclo, confusamente indicate dal Vasari, sono le seguenti: la Io e il
Ganimede del Kunsthistorisches Museum di Vienna, la Danae nella Galleria Borghese di Roma,
la Leda (testa rifatta) nel Keiser Friedrich Museum di Berlino. Quanto allAntiope
del Louvre, che per il soggetto appartiene allo stesso ciclo, ma che per lo stile, come si
è accennato, sembra denunciare una data anteriore, essa non partì per la Spagna, ma si
distaccò dalla collezione dei Gonzaga soltanto nel 1628 per la vendita a Carlo I
dInghilterra. Il clima della favoleggiata seduzione amorosa fu certo il più
propizio così alla tenera poesia dellAllegri, come alle scaltrite dovizie di una
tecnica volta alla resa della morbidezza tattile e della grazia preziosa. Di tale intima
concordia si alimenta la perfetta coerenza di queste ultime opere che non patiscono la
minima incrinatura tra contenuto e forma. È forse la elettissima parsimonia figurativa
della Danae a concludere la gloriosa vicenda della pittura correggesca. Vicenda che
traccia una traiettoria compiuta, anche se una morte prematura colse lAllegri verso
i 45 anni in Correggio. Egli fu sepolto nella chiesa di San Francesco, con modeste
esequie, in una tomba che fu manomessa nel 1641. Dopo la morte del pittore, Federico II
Gonzaga chiese (12 settembre e 17 ottobre 1534) ad Alessandro Caccia, Governatore di
Parma, di adoperarsi per la restituzione da parte degli eredi di un anticipo di 50 ducati
fatto allAllegri o per la consegna dei cartoni degli Amori di Giove, in caso di
inadempienza. Dal carteggio che ne seguì non è dato accertare lesito della
richiesta ducale. Tuttavia occorre rammentare che nellinventario compiuto dopo la
morte di Isabella dEste (1540) delle robbe trovate nellappartamento di lei, in
Corte Vecchia a Mantova, figurano due quadri di mano dellAllegri, LIstoria di
Apollo e Marsia e le Tre Virtù, forse identificabili, per una errata interpretazione dei
soggetti, con le due tempere del Louvre, il Vizio e lAllegoria della Virtù (cui si
collega la discussa replica incompiuta della Galleria Doria a Roma), non esenti dal
sospetto di un compimento dovuto ad altra mano. Intorno allaspetto fisico
dellAllegri, del quale il Vasari inutilmente ricercò il ritratto, molte sono state
le indagini e le congetture (R. Finzi). Non è rimasta senza credito lipotesi che il
ritratto virile, già nella collezione di Lee Richmond (oggi proprietà Butler, Londra)
sia un autoritratto eseguito negli ultimi anni. LAllegri ignorò luso di una
collaborazione di scuola che entrasse nel vivo dellopera sua e perciò non ebbe
allievi nel vero senso della parola: il figlio Pomponio aveva solo tredici anni alla sua
morte e i pittori operosi in Parma a mezzo il Cinquecento raccolsero la sua eredità dalla
mediazione del Parmigianino, che ebbe prevalente e decisiva importanza per tutto il
manierismo italiano. Soltanto il coetaneo F. Rondani raggiunse un intimo contatto con i
suoi modi, perché traduttore dei suoi disegni per il fregio della navata centrale nella
chiesa di San Giovanni. Non si ebbe dunque, alla morte dellAllegri, limmediata
diffusione di un correggismo di prima mano. Schietta e scoperta accoglienza
dellumanissima arte dellAllegri si ebbe piuttosto a Bologna al tramonto del
manierismo, quando i tempi erano maturi per la riforma dei Carracci. E dallEmilia,
il linguaggio dellAllegri fluì poi, quale vena copiosa, nella grande corrente
barocca, né lesinò seduzioni allo squisito rococò. Lestimazione
dellAllegri, se pure ancora circoscritta, dovette essere altissima già nel quarto
decennio del Cinquecento, giacché il Vasari, primo biografo, dopo avere definito
lAllegri grandissimo ritrovatore di qualsivoglia difficultà delle cose e avergli
dato il vanto così di iniziatore in Lombardia della maniera moderna come di pittore
insuperabile per gli scorci, per il colorito, per la vaghezza, afferma che tra gli uomini
eccellenti nellarte nostra è ammirata per cosa divina ogni cosa che si vede di suo.
I riconoscimenti essenziali risultano così posti dalla critica del Vasari il quale
tuttavia pose anche la riserva che si è vista: lAllegri non fu altrettanto
eccellente nel disegno, il che in sostanza significava denunciare la mancanza di un
preordinato canone teoretico di origine classicista. Ma via via che si faceva più vasta
laccoglienza dellarte dellAllegri, si alzò il tono della critica:
lidea di un primato assoluto si afferma nello Scannelli (Microcosmo della pittura,
Cesena, 1657) e nello Scaramuccia (Le finezze dei pennelli italiani, Pavia, 1674). Nel
Settecento lammirazione dellAllegri si fece esaltata. Essa diede il tono a
buona parte della critica aulica, stimolò unattivissima ricerca storica locale che
sboccò nelle raccolte di notizie del Ratti e del Tiraboschi e alimentò il fanatismo del
padre Sebastiano Resta. Toccò ad A.R. Mengs portare lo studio dellAllegri sul piano
di una equilibrata e illuminata critica stilistica. Gli inizi del secolo XIX videro la
commossa comprensione dei romantici (A.W. Schlegel, Stendhal) e, in sede storica, la vasta
opera di L. Pungileoni, ma tornò a serpeggiare, con mutati aspetti, lantica riserva
nella critica di carattere contenutista. Nel 1871 si giunse alla prima monografia, nel
senso moderno della parola (Meyer), a cui seguirono, dopo un ulteriore apprestamento di
materiale storico, contributi particolari, volti a documentare lo stile giovanile
dellAllegri: periodo intenso di studi parziali che via via si raccolsero nelle
monografie del Ricci, del Thode, del Gronau, del Venturi e nelle notazioni del Berenson.
Ricerca vasta e impegno critico massimo, senza che si sia giunti ancora a ricostruire in
modo del tutto soddisfacente lo sviluppo stilistico dellAllegri. Ne sono riprova le
istanze per una revisione delle opere giovanili (Bodmer) e il felice impegno del Longhi
alla loro cronologia. Per lopera critica successiva, fondamentale per una compiuta
interpretazione artistica e umana dellAllegri, si rimanda direttamente alle
segnalazioni prodotte in bibliografia.
FONTI E BIBL.: In occasione del IV centenario della morte del Correggio (1934) fu edito a
cura dellIstituto di Archeologia e Storia dellArte (Roma) il volume di S. de
Vito Battaglia, Correggio, Bibliografia, con prefazione di C. Ricci. Dei vari contributi
menzionati in ordine cronologico, vi si trova un breve riassunto. Diamo qui tuttavia la
citazione diretta di tutte le opere di essenziale portata. G. Vasari, Vite de più
eccellenti architetti, pittori et scultori italiani, Firenze, 1550, parte III, 581-585; G.
Vasari, Le vite de più eccellenti pittori, scultori e architettori, Firenze, 1568,
parte III, vol. I, 16-19; A. R. Mengs, Opere, a cura di G.N. DAzara, Parma, 1781, I,
passim e II, 135-190; C.G. Ratti, Notizie storiche sincere intorno la vita e le opere del
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Preparatory Modello for The Triumph of Virtue by Antonio Allegri called Il Correggio, in
Accademia Clementina-Atti e Memorie 1991, 37-41; M. Di Giampaolo e A. Muzzi, Correggio:
Catalogo completo, Firenze, 1993; E. Riccomini, Le Corrège: un visage du Christ, in
LOeil 454 1993, 26-29; Un Volto di Cristo: Un dipinto ritrovato di Antonio Allegri
detto Il Correggio, Correggio, 1994; M. Fabianski, Correggio and Sacra Conversazione,
Kraków, 1994; M. Mussini, Correggio Tradotto, Reggio, 1995; A. Muzzi, Lespressione
del dolore in alcune opere del Correggio degli anni Venti, in Dialoghi di Storia
dellArte I 1995, 134-145; R. Signorini, Un inedito su Francesco Mantegna e il
Correggio, in Quaderni di Palazzo Te 3 1996, 79-80; M. Fabianski, Correggios Angel
in Parma Cathedral, Ganymede, and Raphael, in Master Drawings XXXV 1997, 50-53; G.
Rebecchini, New Light on Two Mythological Paintings by Correggio, in Journal of the
Warburg and Courtauld Institutes LX 1997; G. Romano, Correggio a Mantova e a San Benedetto
Po, 1997; P.P. Mendogni, Il Correggio e il Monastero di San Paolo, Parma, 1996; D.
Ekserdijan, Correggio, Milano, Silvana, 1997.
ALLEGRI BERNARDINO, vedi ALLEGRI PIETRO PAOLO
ALLEGRI ENRICO
Parma prima metà del XIX secolo
Pittore, attivo nella prima metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 3.
ALLEGRI FERDINANDO
Vidalenzo 22 gennaio 1846-Busseto 15 gennaio 1907
Compì gli studi ecclesiastici nel Seminario diocesano di Borgo San Donnino, dovera
entrato nellottobre del 1856. Ordinato sacerdote dal vescovo di Parma, Felice
Cantimorri, vacando la cattedra episcopale borghigiana, fu, poco dopo, inviato curato a
Vidalenzo. Nominato nel 1873 parroco di Coduro, resse quella parrocchia per due anni,
passando quindi arciprete a Zibello, e infine, nel 1898, prevosto a Busseto. Sacerdote
dinamico, molto attivo e zelante nellesercizio del ministero pastorale, allargò via
via la cerchia della sua operosità: si dedicò, in diocesi e altrove, alla sacra
predicazione acquistando fama di oratore distinto. Entrò a far parte di pubbliche
amministrazioni, nelle quali portò il contributo della sua esperienza, tenne la
soprintendenza di scuole e fu instancabile e premuroso verso quanti ricorrevano a lui per
aiuto morale e materiale. Va pure segnalato il contributo che lAllegri portò nella
fondazione di una società di mutuo soccorso tra i sacerdoti e nel riattivare al culto il
Santuario di Madonna dei Prati, organizzando al tempio della Vergine numerosi
pellegrinaggi.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 16.
ALLEGRI GIUSEPPINA, vedi TASSONI GIUSEPPINA
ALLEGRI ILARIO
San Secondo 1737/1758
Nel 1737 ricoprì lufficio di commissario feudale di San Secondo. LAllegri
l8 aprile 1758 fece richiesta di cittadinanza parmigiana, che gli fu concessa il 20
giugno dello stesso anno.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 23 novembre 1998, 13.
ALLEGRI LINDA
San Secondo 11 aprile 1857-
Soprano. Studiò canto alla Regia Scuola di musica di Parma dal 1874 al 1878. Debuttò a
Mantova al Teatro Sociale nel Carnevale 1878-1879 in Aida e Promessi Sposi di Ponchielli.
A Parma fu udita il 29 giugno 1878 in un concerto vocale al Teatro Reinach. Si esibì poi
a Voghera (1879), Milano e Corfù (1880). Nel 1880 si ritirò dalle scene.
FONTI E BIBL.: Alcari; Amadei; Dacci; G.N. Vetro, Voci del Ducato, in Gazzetta di Parma 10
gennaio 1982, 3.
ALLEGRI PIETRO PAOLO
San Secondo 4 giugno 1741-Parma 15 agosto 1815
In Busseto professò la Regola francescana il 9 gennaio 1764, assumendo il nome di
Bernardino. Scrisse: Modo pratico, breve e facile per fare la Santa Via Crucis, ricavato
da unAppendice delle Stazioni, che i PP. Osservanti presentarono al Pontefice in un
Capitolo Generale celebrato in Roma. Del P. Fr. B.o da S. S.do M. O. 1777 e Origine della
Corona delle sette allegrezze di M. V. SS.ma. Divozione mirabilmente introdotta
nellOrdine dei Minori della Regolare Osservanza da Essa Vergine per mezzo dun
suo divoto; approvata da Sommi Pontefici e condecorata dai medesimi
dellIndulgenza Plenaria. Aggiuntovi in fine il modo di recitarla. Estratta dagli
Annali dellOrdine da un Religioso del medesimo Istituto lanno 1778 (ms. in
Archivio provinciale francescano).
FONTI E BIBL.: G. Picconi, Uomini illustri francescani, 1894, 266-267.
ALLEGRI POMPONIO QUIRINO
Correggio 3 settembre 1522-Parma 1594
Pittore, figlio di Antonio. Per la sua illustre ascendenza non gli mancarono lodi e
commissioni, tra cui la decorazione a fresco, ora scialbata, della cappella del Corpus
Domini in San Quirino a Correggio, ma prese a dipingere assiduamente solo quando,
sperperate le proprietà paterne, si stabilì a Parma, ove affrescò, tra il 1560 ed il
1562, il Mosè sul Sinai nel transetto superiore destro della Cattedrale e, circa nello
stesso tempo, la seconda crociera nella nave minore a sinistra, che è poi un modesto
lavoro decorativo. Delle molte altre opere eseguite per conto del Comune e delle
fabbricerie, si ricordano: la Madonna della sanità nella chiesa della Trinità di Parma,
la Madonna col Bambino e Santi nella Pinacoteca Nazionale di Parma, ma proveniente dalla
chiesa di San Quirino, la Madonna col Bambino e San Giovannino, nella Pinacoteca Nazionale
di Parma, ma già nella chiesa di SantAlessandro, e unaltra ricavata dalla
Madonna del latte del Correggio, a Budapest, ma arida nel colore e tozza nei putti che si
abbracciano, come nel dipinto posteriore della Pinacoteca di Brera a Milano. La sua opera
migliore, se lattribuzione è esatta, è certamente lAbbondanza
nellAccademia di Belle Arti di Ravenna, nella quale prevale un eccezionale ritmo
manieristico, ispirato, più che al Parmigianino, al Bertoja. LAllegri non intende
loriginale valore dellopera paterna. Le sue figure, quando non sono un
coacervo di reminiscenze e motivi del padre Antonio, di artisti locali e di Giulio Romano,
annegano in un cromatismo basso, fumoso, lontano dai valori costruttivi del Correggio,
volto alla inversione dello sfumato leonardesco dombra in quello di luce. Né
lAllegri penetra larte di Leonardo, che tutto condiziona allambiente:
forma, vita, moto.
FONTI E BIBL.: C. Ricci, Pomponio Allegri, in Bollettino darte, X, 1931, 337-356
(con bibliografia precedente); Catalogo della Mostra del Correggio, Parma, 1934, 91; A.O.
Quintavalle, La Regia Galleria di Parma, Roma, 1939, 56, 86 s., 268; A.O. Quintavalle,
Mostra parmense di dipinti noti ed ignoti, Parma, 1948, 61, 79 s.; A. Ghidiglia
Quintavalle, La Galleria Nazionale di Parma, Bologna, 1956, 21, 25; I. Faldi, La quadreria
della Cassa depositi e prestiti, Roma, 1956, 11; U. Thieme-F. Becker, Allgemeines Lexikon
der bildenden Künstler, I, 307 s.; Enciclopedia Italiana, Appendice I, 87; U. Galetti-E.
Camesasca, Enciclopedia della pittura italiana, 38; A.O. Quintavalle, in Dizionario
Biografico degli Italiani, 1960, 490; R. Pico, Appendice di varj soggetti Parmigiani,
1642, 153; G. Tiraboschi, Biblioteca modenese, VI, 230, 231, 290, 291; L. Pungileoni,
Memorie istoriche di Antonio Allegri detto il Correggio, Parma, 1817-1821, I, 128, 261
bis, 272, II, 262-270, III, 60-62; P. Zani 1817; P. Orlandi, 329; S. Ticozzi, 8-9; C.
Ruta; C.G.C. Ratti, Notizie storiche sincere intorno alla vita e alle opere del celebre
pittore Antonio Allegri da Correggio, Finale, 1780; E. Scarabelli Zunti, Documenti e
Memorie di Belle arti parmigiane, IV, cc. 5-11; La Pinacoteca e la Villa Lochis, Bergamo,
1858, 69; G. Campori, Lettere artistiche, 280; C. Malaspina, Nuova guida di Parma, Parma,
1869, 28 e 87; La pittura in Italia, 622; G. Bertini, La Galleria, 268 n. 874; M. Tanara
Sacchelli, Sulla presunta attribuzione di una Madonna col Bambino in gloria a Pomponio
Allegri, in Aurea Parma 1992, 248-250; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI
1994, 302-304.
ALLEGRI RAOUL
Parma 1905-Parma 1969
Fu rigoroso docente e divulgatore dellarte e appassionato cultore degli studi
artistici locali. Seguì brillantemente i corsi dellIstituto dArte Paolo
Toschi di Parma diplomandosi con onore nel 1927 in decorazione murale, pittorica e
plastica sotto la guida di insegnanti come Carlo Baratta e Daniele Strobel. Nel 1928 aprì
lo studio Allegri Pubblicità in via Vittorio Emanuele 133 a Parma, e sviluppò il massimo
impegno pubblicitario fino al 1938. Tra le sue creazioni di quel periodo si ricordano
annunci per Borsari, etichette per la OPSO, manifesti per VOV Pezziol, Calzature Zanlari,
numerosi annunci per conserve di pomodoro, per lo più realizzate dallofficina
Fratelli Zafferri, con cui mantenne uno stretto rapporto di collaborazione. Il 6 ottobre
1930 lAllegri realizzò il cartello Le migliori paste, col primo piano di un negro
che divora degli spaghetti, parodia del film Il cantante di jazz, in tono con le
squillanti cromie futuriste, acquistato direttamente da Zafferri e poi, da questi,
personalizzato per Barilla. A lui sono attribuiti altri due manifesti per il Pastificio
Barilla dei primi anni Trenta: Uovo cameriere e Cinese con pastina glutinata. Come
divulgatore e storico dellarte locale lasciò saggi critici e recensioni pubblicate
nelle riviste Aurea Parma e Parma per lArte del cui comitato fu animatore e
Presidente.
FONTI E BIBL.: P. Tagliavini, Raoul Allegri, in Aurea Parma 53 (1969), 79-80; M. Turchi,
Ricordo di Raoul Allegri, in Gazzetta di Parma 11 febbraio 1969; F. da Mareto,
Bibliografia, I, 1973, 10; Barilla. Cento anni di pubblicità, 1994, 421.
ALLEGRI VITO
San Secondo Parmense 4 aprile 1870-San Secondo Parmense 11 febbraio 1937
Si iscrisse alla Regia Scuola di musica di Parma in violoncello per poi passare al
contrabbasso. Si diplomò nel 1888. Fece con questo strumento una eccezionale carriera in
Italia e allestero. Fu il primo contrabbasso del Metropolitan di New York prima e
della Scala di Milano poi. Dal 1912 al 1914 insegnò al Conservatorio di Parma. Suo nipote
fu il compositore Vito Frazzi, che proprio da lui prese il nome.
FONTI E BIBL.: San Secondo, 1982, 59; G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 79.
ALLINI FELICE
Parma prima metà del XIX secolo
Calcografo, attivo nella prima metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di belle arti parmigiane, IX, 3.
ALLODI ANGELO MARIA
GIOACHINO
Parma 20 marzo 1787-Parma 22 luglio 1842
Giovanetto esercitò larte dellorologiaio, poi, mortogli il padre nel 1816, si
dedicò alla calcografia. Lavorò a lungo nello studio di Paolo Toschi. Morì dopo aver
sofferto i più penosi eccessi di una lunga malattia.
FONTI E BIBL.: G. Negri, Biografia Universale, 1844, 17.
ALLODI BRUNO
Calestano 1 luglio 1915-Londra
Fisarmonicista. Allievo di Francesco Marmiroli, svolse attività in locali da ballo nella
provincia di Parma. Nel 1946 si trasferì a Londra dove, oltre a continuare
nellattività strumentale, si dedicò al restauro e alla riparazione degli
strumenti, aprendo una catena di fortunati esercizi.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
ALLODI ELSA
Treia 10 marzo 1905-Genova 25 settembre 1965
Figlia e allieva di Eurialo. Riuscì concertista di indubbio valore e come tale fu
giudicata nei convegni delle migliori società di concerti e quartettistiche
dItalia. La sera del 7 gennaio 1913 nella Sala Verdi del Regio Conservatorio di
Parma diede un concerto per violino suscitando, per la precisa intonazione, per
lesattezza del ritmo e del disegno melodico, un entusiastico successo.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 11.
ALLODI EURIALO
Sorbolo 10 agosto 1867-Parma 5 giugno 1919
Studiò violino col maestro Ferrarini nella Regia Scuola di musica di Parma, diplomandosi
con la lode e il secondo premio del Lascito Barbacini il 24 luglio 1885. Fu un eccellente
violinista e fece una buona carriera come strumentista prima e come docente poi. Insegnò
a Ferrara, a Treia, a Ostiglia e a Tortona. In questultima città visse molti anni e
vi esercitò anche come maestro di Cappella, direttore dellOrchestra (1904), maestro
della Banda, organista e insegnante di violino, piano e altri strumenti.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 11; G.N. Vetro, Il giovane Toscanini,
1982, 86.
ALLODI GIOVANNI MARIA
Parma 5 ottobre 1802-Parma 13 aprile 1884
Fece gli studi nel Seminario di Parma, fu lettore di Teologia per oltre quarantanni,
e divenne Professore emerito di Teologia morale e dogmatica nel Regio Ateneo di Parma. Fu
anche Professore di Teologia nel Seminario di Parma, Dottore collegiale, Canonico,
Arcidiacono del Capitolo della Cattedrale, Prelato domestico e Archivista capitolare. La
sua attività di insegnante si svolse tutta durante il periodo turbolento del Risorgimento
italiano. Fu sempre presente e di aiuto nelle difficili situazioni in cui si vennero a
trovare i vescovi di Parma, obbligati a difendere i loro diritti contro le sopraffazioni
di parte. Nel 1864 fu, per questo motivo, apertamente accusato di essere un reazionario.
La sua vita fu interamente consacrata agli studi: fu considerato uno dei migliori
latinisti del tempo, di gusto ed eleganza notevoli e rari, e si distinse pure nelle
scienze teologiche (in particolare per lo studio dei Padri antichi e dei grandi teologi
del Medioevo), nella storia patria e nei classici. Il suo nome è legato allopera
Serie cronologica dei Vescovi di Parma, in due volumi: opera pregevole, che raccoglie la
cronaca riguardante la Chiesa parmense dal suo sorgere fino alla metà
dellOttocento, valorizzando lArchivio del Capitolo, da cui trasse preziose
notizie. Questi volumi ebbero quattro edizioni: la prima stampata nel 1833, la seconda nel
1842, la terza, molto più ampia, nel 1856, la quarta, anastatica, nel 1981. LAllodi
ebbe anche il merito di avere raccolto cenni sui principali avvenimenti civili della
Provincia parmigiana inquadrando le figure dei vescovi di Parma nella luce del loro tempo.
LAllodi ebbe inoltre il grande merito di avere curato nel 1853 la preziosa edizione
dellOpera omnia di San Tommaso dAquino, su quella uscita a Parigi nel 1843 per
opera del Migne.
FONTI E BIBL.: A. Pariset, Dizionario Biografico, 1905, 3-4; I. DallAglio, Seminario
di Parma, 1958, 158-159; P. DAngiolini, Ministero dellInterno, 1964, 18; G.M.
Allodi, Serie cronologica dei vescovi, 1981, I, I; G. Marchi, Pietro Fiaccadori, 1991, 46.
ALLODI ILARIO
VINCENZO FRANCESCO
Parma 5 luglio 1779-post 1831
Risulta battezzato nella Parrocchia di San Giovanni Evangelista, con il nome di Hilarius
Vicentius Franciscus, figlio di Giovanni Maria, orologiaio, e di Paule Rivara (nel
Registro dei Battesimi presso il Vescovado di Parma, il cognome ha una sola elle, mentre
in seguito lAllodi si firmerà con due elle). Nel 1814, durante il governo francese,
si occupò della manutenzione degli orologi dei Palazzi Imperiali di Parma e di Colorno,
incarico che conservò fino agli ultimi mesi del 1831, poiché nel dicembre di
quellanno fu sostituito da Antonio Allodi, probabilmente suo figlio. Alla Corte di
Maria Luigia dAustria lAllodi assunse il titolo di Capo orologiaio insieme a
Paolo Lusetti, orologiaio a Parma, Pietro Piazza, orologiaio a Colorno, e a Giuseppe Degli
Alberi, orologiaio a Sala Baganza. Nel 1829 lAllodi percepì per la cura e la
manutenzione degli orologi dei Palazzi Ducali Lire nuove di Parma 800 annue. Negli
Inventari dei Reali Palazzi di Parma del 1861 (Archivio di Stato di Parma), numerosi sono
gli orologi a firma Ilario Allodi acquistati dallAmministrazione della Casa Ducale.
LAllodi fornì inoltre alla duchessa Maria Luigia orologi da tasca e da tavolo
provenienti dalla Francia. Egli firmò un orologio tipo Calvario e un orizzontale
accostato a una croce. Al 1810 data invece il restauro del planisferologio del Facini,
oggi nei Musei Vaticani. LAllodi fu uno dei pochi maestri italiani capaci di
fabbricare pendole con il gusto e la tecnica incomparabili della scuola francese. Un
esemplare di proprietà dellAmministrazione provinciale di Parma è in bronzo
dorato, del periodo Impero, con linea classica a quattro colonne laterali e parti
realizzate mediante fusione a cera perduta, interamente rifinito e cesellato a mano, con
doratura ottenuta con procedimento al mercurio originale. Sul quadrante di smalto candido,
con cifre romane ben dimensionate, è posta la firma del costruttore. Il meccanismo,
originale depoca, è del tipo detto di Parigi, munito di suoneria delle ore e delle
mezze, con otto giorni di carica. Le parti principali risultano marcate e siglate. Sulla
pendola, eseguita con tecnica ineccepibile, sono impressi il sigillo C.R. (Casa Reale) e
lemblema della corona borbonica. La platina anteriore è punzonata GAY. Da ciò si
può desumere che lAllodi sia stato allievo di Joseph Gay, orologiaio di re Vittorio
Amedeo di Savoia alla fine del Settecento in Torino.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Casa e Corte di Maria Luigia, bb. 39, 47, 97 e
110; E. Morpurgo, Dizionario degli orologiai italiani, 1974; P. Tomasi, in Gazzetta di
Parma 15 giugno 1981, 3; M.L.H., in Le regge disperse, 1981, 184-185.
ALLODI LEONE, vedi ALLODI PIETRO
ALLODI PIETRO
Parma 16 settembre 1841-21 aprile 1914
Nato dai nobili Antonio e Ermelinda Pasini, e battezzato nel Battistero di Parma.
Frequentò lAbazia di San Giovanni Evangelista di Parma. Sentì la vocazione
benedettina ed entrò nel Noviziato a Subiaco: partì da Parma il 28 dicembre 1856, giunse
a Subiaco il 5 gennaio 1857, e là, il 15 gennaio, festa di San Mauro, prese labito
di probando, entrando poi nel Noviziato canonico il 13 novembre 1857, per emettere la
prima Professione religiosa l8 dicembre 1858 e quella solenne l8 novembre
1868. Venne ordinato sacerdote il 6 dicembre 1868, e assunse il nome di Leone. Quando nel
giugno 1873 la legge sulla soppressione delle Congregazioni religiose fu estesa anche alla
Provincia di Roma, lAllodi fu nominato dal Governo, Sopraintendente dei Monasteri di
Santa Scolastica e Santo Speco (25 aprile 1874), dichiarati monumenti nazionali. Immane fu
lattività da lui svolta nei ricchissimi archivi sublacensi, di cui lAllodi fu
geloso custode, sapiente ordinatore e diligente studioso. Fu membro della Società Romana
di Storia Patria. Frutto delle sue pazienti ricerche sono parecchi volumi, alcuni dei
quali editi, altri inediti. Pubblicò: Il Regesto sublacense dellundicesimo secolo
(1855), Documenta chartacea archivi Sublacensis (1887), Codice diplomatico del
Proto-cenobio di Subiaco (1887), Catalogo descrittivo dei codici dellarchivio
sublacense (1902), Catalogo delle edizioni del secolo XV e dei primi venti anni del secolo
XVI, esistenti nella biblioteca del monastero di Santa Scolastica di Subiaco (1903).
Rimase in carica fino all8 maggio 1910, quando diede le dimissioni. Papa Pio X lo
nominò Abate titolare di Santa Maria di Monte Mirteto (diocesi di Viterbo).
FONTI E BIBL.: A. De Gubernatis, Dictionnaire international des écrivains du monde latin,
Florence, 1903, 22; C. Frati, Bibliotecari, 1934, 16; P. Lugano, in Rivista Storica
Benedettina IX, 1914, 297-299; EBCU, 1978, 45.
ALLODI UMBERTO
Felino 6 luglio 1922-La Spezia
Fratello di Bruno, iniziò a studiare la fisarmonica a dieci anni con Francesco Marmiroli.
Diventò un famoso concertista e lavorò in Italia e allestero. A Londra vinse il
campionato del mondo di questo strumento. Ritiratosi dalle scene, si dedicò
allinsegnamento alla Spezia, dove per un quarantennio impartì lezioni di
fisarmonica, chitarra e organo. Fu docente alla Scuola comunale di musica di Carrara. Con
i suoi allievi costituì unorchestra di fisarmoniche, con la quale dette numerosi
concerti.
FONTI E BIBL.: B / S, 76-77; G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
ALMAGNI TOGNINO
Parma seconda metà del XV secolo
Architetto civile operante nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di belle arti parmigiane, II, 12.
ALMANSI DANTE
Parma 1877-Roma 1949
Laureatosi in legge, intraprese subito la carriera amministrativa di pubblico funzionario
raggiungendo i più alti gradi della gerarchia. Uomo di vari interessi e di molta cultura,
fu prefetto a Caltanissetta, Avellino, Massa Carrara, Reggio Emilia e Macerata,
commissario del Comune di Napoli, vice capo della polizia allepoca del delitto
Matteotti, capo gabinetto del Ministero delle Finanze quando era titolare del dicastero
Jung, consigliere e poi presidente della Corte dei Conti. Colpito dalle leggi razziali
fasciste, lasciò spontaneamente la carica per evitare lumiliazione della
destituzione. Fu presidente dellUnione tra le comunità israelitiche dItalia
fino al 1944 e in tale veste, nel periodo delloccupazione nazista di Roma, egli
dovette trovare e consegnare ai tedeschi 50 chili doro, di cui Kappler gli aveva
chiesto limmediata consegna nel giro di poche ore, pena lo sterminio degli Ebrei
della capitale. Emigrò poi in America stabilendosi per qualche tempo a New York. Tornò
infine in Italia, e poco dopo morì.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario Biografico, 1957, 12.
ALMIRANTE GIORGIO
Salsomaggiore 27 giugno 1914-Roma 22 maggio 1988
LAlmirante nacque dietro le quinte di un teatro e respirò fin da giovane
latmosfera del palcoscenico, giacché suo zio, Luigi, faceva lattore,
proseguendo una tradizione familiare piuttosto antica. Dopo essersi laureato in Lettere e
avere insegnato greco e latino nei licei, passò al giornalismo. Fu assunto come redattore
dal quotidiano di Roma Il Tevere di Telesio Interlandi, segnalandosi per una serie di
articoli antisemiti. Nel 1940 andò in Africa come corrispondente di guerra, guadagnandosi
la croce di guerra al valor militare. Dopo l8 settembre 1943 aderì alla Repubblica
sociale italiana. Andò a Salò per seguire Fernando Mezzasoma, ministro della Cultura
popolare della Repubblica sociale, diventandone capo di gabinetto. Fu poi volontario delle
brigate della Repubblica sociale italiana e operò in Val dOssola contro i
partigiani. Nel 1946 fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, che nacque a Roma,
in una riunione a casa di Alberto Michelini. Dal 1947 al 1950 fu primo segretario
nazionale del partito. Entrò alla Camera nel 1948, raccogliendo 15.000 voti nella
circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone. Sempre rieletto deputato, nella quinta
legislatura fu presidente del gruppo parlamentare missino. Membro della Commissione affari
interni della Camera (1948-1958), dal 1953 al 1958 ricoprì la carica di vice-presidente
del gruppo parlamentare del Movimento Sociale Italiano e, contemporaneamente, quella di
condirettore de Il Secolo dItalia. Membro delle commissioni Affari costituzionali e
Pubblica istruzione negli anni 1958-1968, nel corso della IV legislatura fu uno dei
maggiori protagonisti della battaglia ostruzionistica contro la legge elettorale
regionale. Presidente del gruppo parlamentare del Movimento Sociale Italiano nel 1968, nel
1969, alla morte di Alberto Michelini, fu eletto allunanimità segretario nazionale
del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale. Lelezione, avvenuta in direzione,
fu confermata, sempre allunanimità, dal nono congresso nazionale del partito nel
1970. Salito alla segreteria del Movimento Sociale Italiano nellanno della strage di
Piazza Fontana a Milano, con i gruppi del terrorismo nero in azione, lAlmirante si
impose allattenzione generale come il rappresentante di una destra che non rinnegava
le sue origini fasciste, ma prendeva anche le distanze dai gruppuscoli eversivi.
Lobiettivo dellAlmirante fu quello di ritagliare per il Movimento Sociale uno
spazio di legittimità nel sistema politico italiano, equilibrando le spinte oltranziste
con quelle legalitarie. In questa chiave va letto da un lato il reinserimento nel
Movimento Sociale Italiano di Pino Rauti, il fondatore del gruppo di estrema destra Ordine
Nuovo, transfuga dal partito negli anni Cinquanta, e dallaltro la presentazione di
liste comuni e la successiva fusione con i monarchici nel 1972. Nel referendum del 1974 il
Movimento Sociale Italiano fu lunico partito accanto alla Dc di Amintore Fanfani,
contro il divorzio. Le aperture dellAlmirante in senso legalista, la cosiddetta
politica del doppiopetto, ebbero però conseguenze indesiderate quando nel 1976 la
corrente Democrazia nazionale, che chiedeva in pratica labbandono dei richiami al
fascismo, uscì dal partito e diede vita ad un gruppo parlamentare autonomo. Nel 1978
lAlmirante si impegnò nella creazione del movimento Eurodestra con altre formazioni
della destra europea. Già nel 1971 aveva autorizzato il francese Jean Marie Le Pen ad
usare il simbolo della fiamma per il Front national. Nel 1979 fu eletto deputato europeo
per la circoscrizione dellItalia meridionale con 519.479 voti. Fu anche consigliere
comunale di Roma nei primi anni Settanta, di Trieste dal 1978 al 1980 (dove condusse una
battaglia contro il Trattato di Osimo) e di Napoli dal 1980 al 1984. La linea
dellAlmirante ebbe un indiretto riconoscimento nel 1983, quando Bettino Craxi,
Presidente del Consiglio incaricato, preannunciò ai missini la volontà di abbandonare la
politica di ghettizzazione del Movimento sociale. Da allora, non a caso, i dirigenti del
Msi parteciparono in prima fila al dibattito sulle riforme istituzionali. Nel 1984 fu
rieletto segretario del partito per acclamazione. Negli ultimi anni di vita ribadì
lorigine fascista del Msi-Dn (va ricordato in particolare un comizio che tenne al
teatro Lirico di Milano il 26 gennaio 1986, nel corso del quale lesse brani
dellultimo discorso di Mussolini) e lanciò la linea delle riforme istituzionali per
la costituzione di una Nuova Repubblica, con lelezione diretta del Capo dello Stato
e la riforma del Parlamento anche in senso corporativo. LAlmirante comunicò la
propria intenzione di dimettersi da segretario del partito al comitato centrale del 26
giugno 1987. Il comitato centrale del gennaio 1988 lo elesse presidente del partito.
FONTI E BIBL.: A. Biagini, in Enciclopedia Italiana, App. I, 1978, 107; Gazzetta di Parma
23 maggio 1988, 1 e 20.
ALODI ILARIO, vedi ALLODI ILARIO
ALOU NICCOLÒ, vedi ALOÙ NICOLAS
ALOÙ NICOLAS
Francia ante 1687-post 1707
Intagliatore in rame ed anche allacquaforte di origine francese, che operò
dallanno 1687 al 1707 circa. Lavorò sempre in Parma e forse al servizio della Ducal
Corte come fanno credere diverse opere che di lui si conoscono. DellAloù sono note
infatti numerose incisioni religiose di gusto popolaresco, e fregi ed ornati per volumi,
eseguiti allacquaforte. Il Le Blanc ricorda soltanto un ritratto da lui eseguito.
DellAloù sono il Ritratto della Principessa Sofia Dorotea di Neoburgo Duchessa di
Parma, ancor giovane, con ornato allintorno (in-8° piccolo, Nicol. Alù scul.
Parmae), Catafalco per funerale Farnese disegnato da Alessandro Baratta (fogl. mass., N.
Alù scul) Esercizio accademico di picca di Antonio Vezzani modonese dedicato a Ranuzio
Farnese Duca di Parma (in Parma, 1688, stamperia Ducale, in-4° picc. oblungo), il frontespizio disegnato dal Bibiena, e le varie
posizioni accademiche sparse in quel libretto (Nic. Alù scul. ed anche semplicemente N.
A); Ritratto del Padre Mancini.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti; G. Negri, Biografia Universale, 1844, 17; P. Zani, I,
2, 69; Le Blanc, I, 33; Meyer, 1870, 565; U. Thieme-F. Becker, I, 358; E. Bénézit, I,
131; P. Martini-G. Capacchi, Arte incisione a Parma, 1969, 37.
ALPI, vedi BOCCHIA DEMETRIO
ALPI GINO, vedi ALPI LUIGI
ALPI GIOVANNI
Compiano prima metà del XIX secolo
Letterato e poeta della prima metà del secolo XIX. Alcune sue poesie stampate e
manoscritte si conservano alla Civica Biblioteca di Piacenza (legato Pallastrelli).
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 18.
ALPI GIUSEPPE
Compiano 1808-1874
Medico, nel 1847 ricevette in premio la citazione onorevole e la soddisfazione sovrana di
Maria Luigia dAustria per loperosità e lo zelo dimostrati per la salvezza
degli abitanti di Gotra affetti da sinoco gastrico nervoso. Il 10 aprile 1848 venne
nominato, dalla suprema Reggenza dello Stato, membro della Commissione Speciale di Sanità
e Soccorso del Comune di Compiano. Il 31 dicembre 1855 ebbe la medaglia dargento per
i Benemeriti del Principe dello Stato, dalla duchessa reggente Luisa Maria di Berry, con
la seguente motivazione: Volendo Noi dare al dott. Giuseppe Alpi Podestà di Compiano un
attestato della sovrana soddisfazione per le previdenti e solerti cure da esso adoperate
personalmente e come Magistrato e come Uffiziale di Sanità al fine che il Colera morbo,
il quale nellagosto del 1854 infieriva nel Comune di Bardi non si propagasse nel
territorio di Compiano, ove appena penetrato si spense. Ebbe anche la medaglia per i
Benemeriti della Sanità Pubblica nel 1857. Fu Podestà di Compiano dal 1854 al 20 agosto
1859, giorno in cui fu nominato Sindaco (erano allora entrate in vigore le leggi
piemontesi che prevedevano il Sindaco a capo dei Comuni, e non più il Podestà, come
sotto il Governo Ducale) Pietro Calderoni. Questultimo però, fino al 4 settembre,
giorno delle elezioni per lAssemblea Costituente parmense, non aveva ancora prestato
giuramento, e pertanto in tale data lAlpi continuava legittimamente
nellesercizio delle attribuzioni di Podestà, e in tale qualità presiedeva
validamente luffizio provvisorio, come si legge negli Atti dell Assemblea. Nel
1864 fu segnalato come reazionario dal Ministero dellInterno. Fu in seguito Vice
Presidente del Consiglio Sanitario del Circondario di Borgotaro (1866-1867) e Commissario
del Vaccino per lo stesso Circondario (1871). LAlpi fu inoltre nominato Cavaliere
della Corona dItalia. Fu sepolto nel
cimitero di Compiano.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 18; U.A. Pini, Vecchi
Medici, 1960, 25-26; P. DAngiolini, Ministero dellInterno, 1964, 18.
ALPI ILARIA
Compiano 1961-Mogadiscio 20 marzo 1994
Si laureò in Arabo allUniversità di Roma, dove il padre, urologo, si era
trasferito per ragioni di lavoro. Vinse un concorso della Rai e divenne giornalista,
inviata di guerra, prima a Beirut, poi nel Kuwait e infine in Somalia, dove, forse perché
venuta al corrente di verità scottanti, fu assassinata insieme alloperatore
televisivo Miran Hrovatin.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario dei Parmigiani, 1997, 16-17.
ALPI LUIGI
Compiano 21 novembre 1882-Roma 1 aprile 1977
Nato da Cesare e Giuseppina Lagasi. Si laureò in Economia e Commercio nel giugno 1906,
presso lUniversità Commerciale Luigi Bocconi di Milano. Fu segretario del Comitato
nazionale per le Esposizioni ed Esportazioni allEstero dal 1909 al 1911. Fu Sindaco
di Compiano nel 1915. Diede le dimissioni da Sindaco nel 1916 per poter partecipare alla
prima guerra mondiale come volontario. Fu Tenente di Artiglieria, e poi al Genio quale
Ufficiale dei Lanciafiamme. Mutilato di guerra, ebbe la Croce al merito di guerra e fu
insignito del titolo di Cavaliere di Vittoro Veneto. Decano del gruppo romano dei laureati
dellUniversità Bocconi, dallagosto 1944 allaprile 1945 collaborò con
le missioni militari alleate Jack-Rochester operanti nella zona di Parma. Fu delegato dal
Partito Socialista di Unità Proletaria presso il C.L.N. di Compiano. Raccolse
testimonianze sulla storia e le tradizioni valtaresi, e pubblicò saggi sulla Zecca di
Compiano e sui Canti popolari dellalta Valle del Taro.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, II 1974, 1172; Storia di Compiano, 1978, 4.
ALPINI GIAMBATTISTA
Compiano XVI secolo
Fratello di Teopompo, fu stimato scrittore e letterato del secolo XVI. Scrisse un
epigramma in versi latini in lode di Camillo Beccara, unico componimento che rimane a
dimostrare lingegno e il sapere di questo scrittore.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 18.
ALPINI TEOPOMPO
Compiano XVI secolo
Fratello di Giambattista. Stimato scrittore e letterato del secolo XVI. Scrisse un
epigramma in versi latini in lode di Camillo Beccara, unico componimento che rimane a
dimostrare lingegno e il sapere di questo scrittore.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 18.
ALTEMARI MANFREDINO
Parma 1336
Fu Proconsole del Collegio dei Notai di Parma nellanno 1336
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 29.
ALTERNARI MANFREDINO, vedi ALTEMARI MANFREDINO
ALÙ NICOLA o NICCOLÒ, vedi ALOÙ NICOLAS
ALVERI
Parma 1719
Fu musico alla Cattedrale di Parma il 10 agosto 1719.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
ALVIERI ANTONIO
Parma-post 1780
In anni diversi tra il 1770 e il 1775 fu allievo della Reale Scuola di Ballo e negli anni
fino al 1780 fu danzatore al Teatro Ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
ALVIERI FRANCESCO
Soragna 1768
Intagliatore, realizzò nel 1768, in collaborazione con Francesco Galli, la cantoria in
San Giacomo di Soragna.
FONTI E BIBL.: Il mobile a Parma, 1983, 261.
ALVIERI MARIANNA
Parma-post 1780
In anni diversi tra il 1770 e il 1775 fu allieva della Reale Scuola di Ballo e negli anni
fino al 1780 fu danzatrice al Teatro Ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
ALVIERI OTTAVIO
Parma-post 1780
In anni diversi tra il 1770 e il 1775 fu allievo della Reale Scuola di Ballo e negli anni
fino al 1780 fu danzatore al Teatro Ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
AMADASI FERDINANDO
Mezzani 1890-Nad Logen 14 agosto 1916
Figlio di Alberto, e fratello di Leonida, commerciante, fu Caporal Maggiore nel 2°
Reggimento Granatieri. Fu decorato di medaglia dargento al valor militare concessa
sul campo, alla memoria con la seguente motivazione: Di pattuglia durante linfuriare
del fuoco dellartiglieria e della fucileria nemica, benché contuso in più parti
del corpo, metteva al riparo i suoi uomini e si recava sotto il reticolato nemico
riuscendo ad assolvere completamente il compito assegnatogli.
FONTI E BIBL.: Necrologio in Gazzetta di Parma 26 agosto e 26 settembre 1916 e 11 febbraio
1918; G. Sitti, Caduti e Decorati Parmigiani nella guerra 1915-1918, Parma, Edizioni
Fresching, 1919, 13; Decorati al Valore, 1964, 56.
AMADASI LEONIDA
Fontanellato 14 agosto 1895-Venezia 24 giugno 1918
Figlio di Alberto. Compiuti a Parma gli studi classici, siscrisse alla facoltà di
giurisprudenza nel 1914. Aveva appena terminato il primo anno degli studi di legge, quando
fu chiamato alle armi, per raggiungere, dopo breve tempo, le trincee. Nel 1916 gli giunse
la notizia della morte gloriosa del fratello Ferdinando, decorato con la medaglia
dargento al valor militare. Capitano nell82° Reggimento di fanteria, il 20
ottobre 1916, sul Monte Corno, guidò allassalto due compagnie. Alla loro testa,
bersagliato dal fuoco nemico dava bella prova di perizia e fermezza danimo,
trasfondendo la propria intrepidezza in coloro che lo seguivano e trascinandoli, con
lesempio, tra i reticolati avversari. Una medaglia dargento al valore lo
premiò del suo valore. LAmadasi ebbe infine una morte gloriosa a Capo Sile, presso
Cà del Negro. Ivi, al comando di una compagnia, lAmadasi, avanzando audacemente
alla testa dei propri soldati, si trovò, ad un tratto, quasi accerchiato da forze nemiche
schiaccianti. Ferito gravemente, egli continuò, fin che potè, a combattere e a spronare
alla lotta. Spirò, di lì a poco, nellospedale militare Santa Chiara di Venezia. La
sua memoria fu onorata con una seconda medaglia dargento, e, l8 dicembre del
1919, colla laurea a titolo donore. La seconda medaglia al valore gli fu concessa
con la seguente motivazione: Comandante di una compagnia urtava, avanzando, in forze
superiori che quasi riuscivano a circondare il plotone presso cui trovavasi. Combattendo
audacemente e valorosamente, alla testa dei suoi, con bombe a mano, dava tempo agli altri
plotoni di entrare in azione e respingere il nemico. Ferito molto gravemente continuava ad
incitare i suoi uomini alla lotta, dando mirabile esempio di coraggio ed abnegazione (Cà
del Negro Sile, 24 giugno 1918).
FONTI E BIBL.: Necrologio, in Gazzetta di Parma 2, 10 luglio e 14 gennaio 1919; Il Piccolo
di Parma 24 giugno 1919; La Libera Parma 28 giugno 1919; G. Sitti, Caduti e Decorati
Parmigiani nella Guerra 1915-1918, Parma, Edizioni Fresching, 1919, 14; E.B., Caduti
Università Parmense, 1920, 53-54; Decorati al valore, 1964, 46.
AMADASI LUIGI
Parma 3 maggio 1855-Firenze 1919
Figlio di Giovanni e Alba Melegari. Sottotenente di fanteria nel 1875, fu promosso
Maggiore a scelta nel 1893, e con tal grado partecipò alla campagna dAfrica del
1896, meritandosi la medaglia dargento nel combattimento di Monte Mocram, dove
rimase gravemente ferito. Comandò da Colonnello il 65° Reggimento di fanteria
(1902-1908) e, collocato in posizione ausiliaria a sua domanda (1910), raggiunse nel 1913
il grado di Maggiore Generale nella riserva, e più tardi quello di tenente generale. Fu
vicepresidente della Lega Navale. Scrisse La disciplina delle intelligenze sul campo di
battaglia e Alcune considerazioni sul valore del terreno nel combattimento.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia militare, 1923, I, 480-481.
AMADASI LUIGI
Parma 1901-
Fu solista e insegnante di chitarra e pittore. Fu allievo di Aldo Ferrari. Alcune sue
musiche furono edite da Monzino (Milano) e da Il Mandolino (Torino).
FONTI E BIBL.: Dizionario chitarristico, 1968, 4.
AMADÈ GIANNINA
Guastalla 4 maggio 1895-Fidenza post 1925
Figlia di Giovanni, abilitata allinsegnamento del canto corale al Conservatorio di
Parma nel 1925, maestra elementare alla scuola Pietro Cocconi di Parma, istruì nel canto
corale i fanciulli, stimolandoli con originali esperimenti didattici. Si trattava di
piccole composizioni fatte dai bambini stessi e trascritte da lei con poche fioriture
armoniche adatte allaccompagnamento pianistico.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
AMADÈ GIOVANNI
Brescello 7 settembre 1876-Fidenza 14 dicembre 1948
Fu maestro organista e compositore di musica sacra tra i più significativi, la cui
produzione meriterebbe di essere maggiormente conosciuta e diffusa. Lorenzo Perosi, dopo
aver esaminato lo spartito della Missa Sancti Domnini Martyris, giudicò questo lavoro
dellAmadè una tra le più belle messe che lItalia possegga. Nella
fanciullezza dovette interrompere gli studi elementari in seguito a una grave anomalia
visiva, strascico di una malattia infantile. E in previsione dellirrimediabile
perdita della vista (divenne cieco, infatti, a diciotto anni), fu ammesso a Reggio Emilia
nellIstituto per ciechi Giuseppe Garibaldi, dove studiò pianoforte, organo e infine
composizione con Gugliemo Mattioli. Dotato di viva intelligenza e di non comune talento,
sedicenne appena sbalordì gli insegnanti presentando loro una fuga in sedici parti per
convincerli che la musica non era arte preclusa ai ciechi. Licenziato dallIstituto
il 29 ottobre 1896 con i migliori voti, lanno seguente dette prova della sua
maestria di organista e di interprete eseguendo nella chiesa della Steccata di Parma, in
occasione delle Feste Palestriniane, vari pezzi per organo alla presenza di eminenti
personalità ecclesiastiche e civili. Poco dopo ottenne per concorso il posto di organista
nella Cattedrale di Guastalla, assumendo anche lincarico di professore di canto
figurato nel Seminario, di canto corale nellIstituto delle Suore di San Vincenzo e
fondando infine in quella città unapprezzata Società corale. Conseguito il 25
maggio 1900 il diploma di maestro organista alla Reale Accademia Filarmonica di Bologna e
il 6 settembre 1902 quello di composizione nella stessa Accademia, riprese a Guastalla le
sue normali mansioni. Il 22 febbraio 1904 venne nominato dal vescovo Andrea Sarti membro
della Commissione diocesana di musica sacra e in seguito fu pure preposto
allinsegnamento di pianoforte e di armonia complementare nelle pubbliche scuole di
musica della città. Al periodo guastallese appartengono molte composizioni
dellAmadè: una raccolta di romanze da sala, numerosa musica sacra, in particolare
mottetti, e operette, ispirate a varie occasioni, composte per il Seminario, per
lIstituto San Giuseppe, per collegi e altri istituti. Trasferitosi il 3 luglio 1910
a Borgo San Donnino nella stessa qualità di maestro organista della Cattedrale, alternò
questa attività, come già a Guastalla, con linsegnamento nel Seminario diocesano e
con la composizione. Scrisse varia altra musica doccasione, soprattutto per il
Seminario e per lOratorio Don Bosco, ma le opere che hanno felicemente superato le
vicende del tempo e che sono rimaste a testimoniare il vigore del suo ingegno sono le
messe: la Messa Madonna del Rosario (composta a Guastalla), la Messa funebre, scritta in
collaborazione con il maestro Carra di Fontanellato, che ne musicò la parte lirica mentre
egli si riservò quella drammatica, la Messa Maria Concetta e la Messa a San Donnino, suo
miglior lavoro, da lui dedicata al vescovo Vianello e al Capitolo della Cattedrale, ed
eseguita per la prima volta nelle feste patronali dellanno 1942. Accanto a questa
produzione è degna di figurare la Marcia funebre, sua ultima composizione, cui egli
attese a Ponteghiara, dove era sfollato sul finire della seconda guerra mondiale, e che
lAmadè volle così intitolare per limpressione suscitata nel suo animo dal
terribile bombardamento aereo sulla vicina Fidenza del 5 maggio 1944 e per lo scoramento
che lo prese in conseguenza della forzata inattività. Privato del lavoro, che era per lui
ragione di vita, si rese forse conto solo allora della gravità di una menomazione che lo
poneva in uno stato di inferiorità nei confronti dei suoi simili. Aveva sempre rifuggito
questopinione, nella quale stava lessenza della causa per la quale si era
efficacemente battuto: dimostrare con i fatti che i ciechi sono, per quanto è possibile,
autosufficienti per la realizzazione dei loro destini nel quadro etico, lavorativo e
assistenziale della società e, conseguentemente passare dalla più generosa che saggia
tutela dei ciechi da parte dei vedenti allorganizzazione dei ciechi per i ciechi.
LAmadè fu infaticabile e fervido sostenitore del movimento e uno dei più convinti
e appassionati assertori di queste idee. Il primo sodalizio tra ciechi, la Società pro
Cultura degli Insegnanti ciechi italiani, fu fondata dallAmadè e dal celebre
filosofo e pedagogo Augusto Romagnoli con il fine di estendere il numero dei ciechi
professionisti e, più che altro, di sfatare il pregiudizio della pubblica opinione verso
questi minorati. Il Romagnoli ne fu presidente e lAmadè vicepresidente. Per loro
interessamento si rese possibile, dopo la guerra 1915-1918, la costituzione
dellUnione Italiana Ciechi, riconosciuta dal Governo italiano, che riunì i ciechi
civili con quelli di guerra in una sola associazione, della quale fu primo presidente
onorario Carlo Delcroix, presidente effettivo Aurelio Nicolodi, e lAmadè primo
consigliere di Giunta. LAmadè fu pure rapppresentante della Pro Cultura e, in seno
allUnione Italiana Ciechi, ricoprì sino alla morte la carica di presidente della
Commissione musicale. Dote peculiare della personalità dellAmadè fu il
temperamento artistico davanguardia. Egli teneva a dichiararsi moderno e, senza
essere un ribelle alle maniere tradizionali della musica sacra, si rivelò originalissimo
in una produzione che ebbe a culminare con la citata Missa Sancti Domnini Martyris, la
quale resta un monumento darte. LAmadè iniziò lattività professionale
con un programma rivoluzionario, inteso nel senso evolutivo che anche la musica sacra ebbe
a subire in conseguenza della riforma attuata dal pontefice Pio X nel 1903. Se prima di
questa, infatti, sera avuta nelle chiese una musica di atteggiamento profano, non di
rado artificiosa e banale e quasi sempre non aderente al testo sacro, subito dopo la
riforma, quando molti musicisti non ne avevano ancora compreso né lo spirito né i limiti
e si erano fermati al rispetto esteriore delle forme tradizionali, lAmadè
introdusse in chiesa una musica che era prima di tutto arte viva e vera, anche se non
sempre ossequiente in tutti i suoi andamenti ai canoni formali dei rigoristi. E veramente
da lui, artista e non mestierante darte, non sarebbe stato possibile attendersi
atteggiamento diverso: egli seppe intendere lo spirito della riforma ceciliana come lo
seppero intendere solo i migliori maestri di quel tempo. E lo seppe far vivere nella sua
arte senza rinunciare nè alla sua ispirazione originale nè alla modernità dei suoi
mezzi espressivi. Anche nel campo dellinsegnamento e dellinterpretazione, il
suo temperamento appassionato segnò limpronta della sua opera. Ciò spiega
lamore che lAmadè seppe guadagnarsi dagli allievi e limpeto vitale che
infuse nelle interpretazioni di ogni pagina di musica, sia che fosse sua o daltri.
Seppe essere sempre personale, senza mai cadere nel bizzarro, andare contro luso
corrente, senza cadere nelleccentrico, sorretto sempre da un gusto aristocratico che
moderava sapientemente lesuberanza del suo temperamento contenendolo entro i severi
confini dellarte. Soprattutto seppe trasfondere nellanima degli esecutori,
voci e strumenti, la stessa passione calda e, spesso, irruente, che faceva vibrare il suo
animo, così che masse corali, organo e strumenti avevano una voce sola, viva, penetrante,
che toccava il cuore degli uditori sin nel profondo. Al di sopra del temperamento e
dellarte dellAmadè stava la fede di cattolico fervente, alla quale, del
resto, si conformò pienamente la sua vita.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 17-20.
AMADEI ALBERTO
Parma 2 novembre 1857-Parma 13 marzo 1903
Fu sotto archivista (1880) e direttore (1900) dellArchivio di Stato in Parma. Fu
socio corrispondente (1877), membro attivo (1890) e segretario (1891) della Deputazione di
Storia Patria per le Province Parmensi.
FONTI E BIBL.: L. Sanvitale, Commemorazione fatta alla Regia Deputazione, in Archivio
Storico per le Province Parmensi III 1903; G. Sitti, Archivio Comunale di Parma, Archivio
Storico per le Province Parmensi 1914; F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 12.
AMADEI GIOVANNI, vedi AMADÈ GIOVANNI
AMADEI LUIGI
Parma seconda metà del XVIII secolo
Pittore quadraturista e plastico, attivo nella seconda metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VIII, 5.
AMADIO DA PARMA, vedi MAYA LUIGI
AMANDOLESI FELICE MARIA, vedi AMANDOLESI GIUSEPPE
AMANDOLESI GIUSEPPE
Borgo San Donnino 1 dicembre 1779-Reggio Emilia 10 maggio 1848
Predicatore, missionario nella Rezia, ospedaliere, fu esemplare soprattutto
nellobbedienza. Compì la vestizione a Guastalla il 14 maggio 1802, e fece la
professione, sempre a Guastalla, il 15 maggio 1803. Ordinato sacerdote a Guastalla il 17
luglio 1805, nel maggio 1807 si trasferì a Lugano, ove compì gli studi e poi passò
nelle missioni della Rezia. Nel giugno 1833, rientrò in provincia.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 289.
AMANZIO
Corniglio 983
Presunto martire cornigliese, commemorato il 6 giugno assieme allaltro presunto
martire cornigliese Lucio. Sono venerati anche a Caunes nella diocesi di Carcassonne. Se
ne ha notizia in un documento del 983.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario dei parmigiani, 1997, 17.
AMATI A.
Parma 1869-
Scrittore popolare, ed anzi popolaresco, che sui giornali di Parma scrisse (con lo
pseudonimo di A. Pomelli) di argomenti folcloristici parmigiani.
FONTI E BIBL.: J. Bocchialini, Dialetto vivo, 1944, 126.
AMATI CRISTOFORO
Parma prima metà del XVI secolo
Armarolo operante nella prima metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III,
315.
AMBANELLI, vedi BENELLI ATTILIO
AMBANELLI FERRANTE
Parma 1625
Nel XVII secolo, per il lavoro di riordinamento dellArchivio Comunale di Parma,
allarchivista Mamiani fu aggiunto, in qualità di coadiutore, Angelo Garimberti.
Questi, morto il Mamiani nel 1625, continuò il lavoro di riordinamento, che affidò poi
allArchivista Ambanelli, chiamato a tale carica il 21 ottobre 1625. Si ignora però
sino a quale epoca lAmbanelli occupò tale posto.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Archivio Comunale di Parma, in Archivio Storico per le Province
Parmensi, 1914.
AMBRI AUGUSTO
Parma 1890/1891
Fu Avvisatore Carrozziere del Teatro Regio nella Stagione 1890-1891.
FONTI E BIBL.: Dietro il sipario, 1986, 263.
AMBRI ENRICO
Parma ante 1831-Parma post 1847
Calcografo, figlio di Luigi. Insieme col fratello Ferdinando frequentò per qualche tempo
lo Studio Toschi, ma abbandonò presto larte per darsi alla medicina, imitato dal
fratello. Fu nominato prima professore sostituto e poi titolare della Cattedra chirurgica
nel 1847, in seguito a lettera elogiativa del professore G. Rossi, membro del Magistrato
degli Studi per la Chirurgia del Ducato di Parma. Partecipò alla terza riunione degli
scienziati italiani. Visse nella prima metà dellOttocento e morì in giovane età.
FONTI E BIBL.: I. Cantù, Italia scientifica, 1844, 5; P. Martini, LArte
dellIncisione in Parma, 1873; F. Rizzi, Professori, 1953, 79-80; L. Servolini,
Dizionario illustrato degli incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, 1955; Arte
incisione a Parma, 1969, 45; A.M. Comanducci, Dizionario dei pittori, 1970, 61.
AMBRÌ ENRICO, vedi AMBRI ENRICO
AMBRI FERDINANDO
Parma 1831
Calcografo, figlio di Luigi e fratello di Enrico. Insieme col fratello frequentò per
qualche tempo lo Studio Toschi, ma abbandonò presto larte per darsi alla medicina
(fu allievo di Tommasini). Durante i moti del 1831 prese parte ad uno scontro a fuoco a
Fiorenzuola (25 febbraio) e fu fatto prigioniero. Morì in giovane età.
FONTI E BIBL.: P. Martini, LArte dellincisione in Parma, 1873; L. Servolini,
Dizionario illustrato degli incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, 1955; U.A.
Pini, Medici nel Risorgimento, 1960, 3; A.M. Comanducci, Dizionario dei pittori, 1970, 61.
AMBRI GIUSEPPE MARIA
VINCENZO
Parma 15 agosto 1773-Parma 5 settembre 1813
Nato da Antonio e Maria Spotti, fratello di Luigi. Si laureò il 19 luglio 1796. Fu uno
dei più dotti ed esperti medici della città di Parma e dellOspedale civile detto
della Misericordia, ed uno altresì dei tre zelantissimi compilatori (gli altri due furono
i celebri Tommasini e Rubini) del Giornale della Società Medico Chirurgica di Parma,
pubblicato dal 1806 al 1816. Si dedicò alla pietosa assistenza degli infermi affidati
alla sua cura, e alla meditazione dei punti più alti e difficili dellarte medica di
cui, con altrettanto impegno che successo, promosse lavanzamento. Morì vittima di
acuta febbre terminata in flogosi cancrenosa degli intestini, alletà di
quarantanni.
FONTI E BIBL.: Articolo necrologico nel Giornale del Taro 11 novembre 1813, f. 316; A.
Pezzana, Memorie degli scrittori, 1833, IV, 637; G. Negri, Biografia Universale, 1844,
17-18.
AMBRI LUIGI
Borgo San Donnino 3 marzo 1777-Parma 27 febbraio 1820
Figlio di Antonio e Maria Spotti, fratello di Giuseppe. Fu tra i più dotti e valenti
chirurghi del suo tempo. Insegnò a lungo Istituzioni Chirurgiche allUniversità di
Parma, mentre era chirurgo ordinario allOspedale civile della stessa città.
Giovanni Rossi, in una lettera del 1847, ancora lo ricorda come Professore peritissimo in
Chirurgia. Dopo sole trentasei ore dimprovvisa e violentissima malattia di capo,
cessò di vivere alletà di quarantatre anni.
FONTI E BIBL.: G. Negri, Biografia Universale, 1844, 18; G.B. Janelli, Dizionario
Biografico dei Parmigiani, 1877, 11; F. Rizzi, Professori, 1953, 79; D. Soresina,
Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 20.
AMBROGIO
Parma 1285
Maestro di Manara, ricordato in un rogito in data 22 agosto 1285: Testimonio Ambrosius
magister manarie vicinie Sancti Nicholay (rogito di Oglerio de Perdice notaio del Sacro
Palazzo nel libro degli Acquisti del Comune, a carte 92 tergo, Archivio Comunale, Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 2.
AMBROGIO
Parma seconda metà del XVI secolo
Orefice operante nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 12.
AMBROSOLI LUIGI
1835-Parma 26 ottobre 1897
Fece le campagne risorgimentali del 1859, 1860 e 1866. Fu decorato con cinque medaglie al
valore.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 128.
AMERICANI BENEDETTO
Terenzo 7 settembre 1916-Africa settentrionale 20 luglio 1942
Figlio di Paolo. Capitano Maggiore del 66° Fanteria Motorizzato, fu decorato con la
medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Durante violenta e
prolungata azione aerea notturna, mentre accorreva in soccorso di un compagno ferito,
veniva a sua volta colpito da scheggia che gli asportava un arto. Sottoposto ad intervento
senza anestesia, sul campo, sopportava serenamente latroce sofferenza esprimendo
solo il rammarico di dover lasciare il reparto (El Alamein, 2 luglio 1942).
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale, Dispensa 44a, 4458; Decorati al Valore, 1964, 121.
AMICI UBERTO
Pellegrino 1466
Notaio, fu giusdicente di Pellegrino. Tutte le investiture della Camera Ducale di Milano
furono rogate In Mercato Pelegrini Episcopatus Placentiae videlicet in domo habitationis
Magistri Uberti de Amico Notario. In un atto di dette investiture del 16 giugno 1466 si
dice: Spectabilis Otto de Stradella investivit ad fictum perpetuum Magistrum Uberto de
Amico notarium filium q.d domini Andreoli habitator in Mercato Pelegrini di tre pezze di
terra, una detta Bora Mortale, laltra Albareto, laltra Legorino sub annui
ficti prestatione stupellorum octo frumenti ad mensuram parmensem.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 19.
AMICO UBERTO, vedi AMICI UBERTO
AMIDANI GIULIO CESARE, vedi AMIDANO GIULIO CESARE
AMIDANO ALVIGI, vedi AMIDANO LUIGI
AMIDANO GIULIO CESARE
Parma 27 ottobre 1572-22 giugno 1629
Figlio di Luigi, e chiamato anche Pomponio perché confuso con un suo fratello che faceva
il notaio. Si formò sulla tradizione locale, guardò B. Schedoni e soprattutto Annibale
Carracci. Poche sono le notizie biografiche: la data su qualche dipinto e il ricordo che
nel 1628 affrescò sul cosiddetto arco di San Lazzaro, sulla via Emilia, eretto per le
nozze di Odoardo Farnese con Margherita de Medici, la vittoria dei Parmigiani su
Federico II di Svevia. Arduo è datare le sue opere perché la sua pittura è statica, se
pure tormentata ed eclettica, con macchie di luce che appiattiscono, più che sussidiare,
la forma: Giobbe sul letamaio, già nelloratorio del rappresentato, e in seguito
nella chiesa di San Giuseppe a Parma; la Sacra famiglia, angioli ed i santi Genesio,
Francesco e Agnese, nella Galleria Nazionale di Parma, ma proveniente dalla chiesa di
Santa Maria in borgo Taschieri; unaltra Sacra famiglia nella Pinacoteca Nazionale di
Napoli, del pari fiacca e ricalcata sullo Schedoni; il Martirio di San Pietro
nellabside della chiesa parrocchiale di Vigatto, eseguito nel 1612 per dodici doppie
doro; lo Sposalizio di Santa Caterina tra i santi Carlo Borromeo e Francesco
dAssisi, nelloratorio dei Rossi a Parma, una delle sue opere migliori (1616);
il Cristo deposto della Galleria di Parma, prossimo al San Sebastiano dello Schedoni,
nella Pinacoteca di Napoli; il ritratto di uno Scultore, di buon effetto, malgrado il
basso cromatismo, nella detta Galleria di Parma; un ulteriore Sposalizio di Santa
Caterina, nella Galleria di Parma, copia con varianti del quadro di Annibale Carracci nel
Palazzo Reale a Napoli, che lAmidano replicò anche nella chiesa di Barbiano, presso
Felino.
FONTI E BIBL.: Parma, Museo di Antichità, R. Baistrocchi, Guida di Parma, ms. n. 120,
1780, c. 99 e Sanseverino, Dizionario pittorico, ms. n. 173, 22; Parma, Biblioteca
Palatina, M. Zappata, Notitiae ecclesiarum, ms. parm. n. 1134, secolo XVIII; Parma, Museo
di Antichità, E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV,
1551-1600, ms. n. 103, cc. 13 e 14, e V, 1601-1650, ms. n. 104, cc. 19-20 e E. Scarabelli
Zunti, Materiale per una guida di Parma, II, ms. n. III, c. 61 v. e 218; Descrizione di
100 quadri, Parma, 1725, 55. C. Ruta, Guida della città di Parma, Parma, 1780, 61, 63-64;
I. Affò, Il parmigiano servitor di piazza, Parma, 1796, 67, 124, 126, 127, 134; G.B.
Bodoni, Le più insigni pitture parmensi, Parma, 1809, tavole XVII, XVIII; C. Ricci, Guida
di Parma, Parma, 1896, 59-62, 229, 306; A. De Rinaldis, La Pinacoteca del Museo Nazionale
di Napoli, Napoli, 1928, 4 s.; V. Moschini, B. Schedoni, in LArte XXX 1927, 123-125;
A.O. Quintavalle, La Regia Galleria di Parma, Parma, 1939, 61 s., 278 s.; A.O.
Quintavalle, Mostra parmense di dipinti noti ed ignoti, Parma, 1948, 67, 82 s.; A.
Ghidiglia Quintavalle, La Galleria Nazionale di Parma, Bologna, 1956, 28; A. Ghidiglia
Quintavalle, I Carracci e Parma, in Aurea Parma 4 1956, 285 s.; U. Thieme-F. Becker, Allgem. Lexikon der bildenden Künstler, I,
406; Enciclopedia Italiana, II, 967 s.; U. Galetti-E. Camesasca, Enciclopedia della
pittura italiana, 53; A.O. Quintavalle in Dizionario Biografico degli Italiani, II, 1960,
792-793; M. Corradi Cervi, Brevi note sulla famiglia del pittore Giulio Cesare Amidano, in
Parma per lArte 12 1962, 127-132; A. Ghidiglia Quintavalle, Giulio Cesare Amidano,
in Tesori nascosti della Galleria di Parma, 1968, 52-53.
AMIDANO LUIGI
Parma 1650
Fu pittore e acquafortista. Operò in Parma nel 1650. Firmava Alvigi Am. F. 1650.
FONTI E BIBL.: U. Thieme-F. Becker, I, 406; Vesme, I pittori incisori italiani, 25; Z.,
II, 193; Campori, Raccolta di Cataloghi, 147, 245, 404, 409, 463 e 477; A. Pelliccioni,
Incisori, 1949, 22.
AMIDANO POMPONIO, vedi AMIDANO GIULIO CESARE
AMITA DOMENICO
Parma 1543-Parma 15 settembre 1607
Figlio di un notaio parmigiano. Studiò a Roma dove si laureò in legge il 21 novembre
1580. Dimorò per lungo tempo alla Corte di Roma ove fu impiegato in alcuni uffici. Poi fu
canonico della Cattedrale di Parma. Uomo di lettere, molto stimato anche dal Capitolo e
dal clero cittadino, ebbe uffici e onori e fu aggregato allAccademia degli
Innominati. Morì a 64 anni, e fu sepolto in Duomo, a Parma. Compose molti versi, ma poche
delle sue poesie si sono conservate, tra le quali due epigrammi latini, uno in lode di
Diofebo Farnese, laltro in onore del celebre Ludovico Sacca.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 55; Aurea Parma II 1958, 116.
AMITA OTTAVIO
Parma 1655/1656
Sacerdote, cantante di coro (basso), fu accettato dalla Compagnia della chiesa della
Steccata di Parma nel 1655 e gli fu pagato lo stipendio per un anno nel 1656.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Storia della musica a Parma, 1936.
AMIZO DA CALESTANO
Calestano 1028
Fu Arciprete nellanno 1028.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 32.
AMIZONE
Parma 1025
Fu canonico e prevosto della Cattedrale di Parma nellanno 1025.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indici, 1967, 32.
AMLETO, vedi BORASCHI DOMENICO
AMMALIATO, vedi BORRI BERNARDINO
AMONIO DA PARMA, vedi AZARI ANTONIO
AMORETTI AMBROGIO, vedi AMORETTI GIOVANNI AMBROGIO
AMORETTI ANDREA
San Pancrazio 19 gennaio 1758-San Pancrazio 6 marzo 1807
Figlio di Pancrazio e Rosa Spaggiari, fu sacerdote. Allievo del sommo tipografo Bodoni,
raggiunse ben presto la perfezione del maestro nel formare caratteri da stampa, e se
lAmoretti non è abbastanza conosciuto e non ha nella storia delleditoria il
dovuto posto donore, è perché lavorò al servizio del Bodoni, il cui merito
eclissava qualunque astro minore. È vero però che, non potendo Bodoni, per la quantità
delle sue occupazioni dedicarsi esclusivamente alla parte materiale dellincisione,
lAmoretti gli forniva con sollecitudine tutto quanto gli occorreva: la quantità e
qualità del suo lavoro fu notevolissima, e si può quindi affermare che non poco
contribuì alla fama del Bodoni. Una volta staccatisi dal Bodoni, lAmoretti e i suoi
fratelli impiantarono una fabbrica di caratteri nella loro casa in San Pancrazio, in cui
ebbero abitazione e officina. Coi loro prodotti si acquistarono fama e clienti. Ben presto
anche lantica stamperia Gozzi di Parma volle essere fornita dagli Amoretti, e già
nel 1796 uscì dalla medesima, senza il nome delleditore ma con la nota in Parma,
con caratteri de Fratelli Amoretti, unedizione di alcuni discorsi del Turchi,
così elegante (salvo linchiostratura dei tipi) da poter essere scambiata, e non dal
primo venuto, per una stampa bodoniana. Precipuo fondatore e anima della getteria
amorettiana fu dunque lAmoretti, infaticato e valentissimo allievo e imitatore del
Bodoni nellarte dincidere punzoni, alla quale dedicò e sacrificò, con rara
modestia e costanza, tutta la sua maturità, dopo aver lavorato con ardore straordinario
al servizio del grande tipografo negli anni della giovinezza. Per non essere distratto da
altre cure, lAmoretti si accontentò del grado di sacerdote semplice nella chiesa
della nativa parrocchia, grado nel quale restò sino alla morte, ricevendo soltanto, per
bolla papale del 3 aprile 1802, un beneficio semplice canonicato dellanno reddito di
circa settecento lire. Così, detta di prima mattina la messa, lAmoretti lavorava
poi da mattina a sera indefessamente col cesello e col martello a fianco dei suoi parenti,
fabbri e meccanici. LAmoretti poté contare su poche amicizie, soprattutto dopo il
distacco dal Bodoni. Solo il conte Claudio Linati manifestò pubblicamente la sua
grandissima stima per lAmoretti, e, con due tra i suoi primi saggi giovanili, volle
tramandarne le sembianze con unincisione allacquaforte e un quadro a olio. In
entrambi lAmoretti è rappresentato di profilo, a mezzo busto, col cappello e il
vestito sacerdotale e la chioma piuttosto lunga. Nellincisione, che fu compiuta
nelle ultime settimane di vita dellAmoretti o forse dopo la sua morte, quando il
Linati non era che diciassettenne, si legge, sotto il ritratto: Andreas Amorettus sacerdos
parmensis aeris et ferri artificiis clarus praesertim autem characterum cusor eximius
Discite, gnavus homo pulchras ut provehat artes Daedala si menti sit sociata manus.
Claudius Linati amicus delineavit et sculpsit Parmae 1807. La forma alquanto strana del
naso rincagnato fece credere allo Scarabelli-Zunti che si trattasse di una spiritosa
incisione: in realtà derivava da una specie di caratteristica familiare, e un po
era stata accentuata da una caduta. La medesima figura è rappresentata nel ritratto ad
olio, conservato nella casa Amoretti Tirelli in Bologna, che è senza nome dautore
ma indubbiamente opera giovanile dello stesso conte Linati. Vi si legge, in un lato, la
stessa epigrafe dellincisione. LAmoretti morì a soli quarantanove anni. A
nome della famiglia, larciprete Lorenzo Biondi chiese e ottenne in vescovado il
permesso di far rompere in chiesa per sotterarvi il di lui cadavere. La salma fu tumulata
nella parete del presbiterio, dalla parte del Vangelo, ove fu messo il seguente epitaffio:
Heic in pace dormit Andreas Amorettus presbyter pientissimus et ingeniosus qui archierei
aedis huius adiutor doctus adsiduus gratuito pulcherrima laborum relaxatione instrumentis
excogitandis perficiundis formisque typographicis affabre cudendis famam singularem
adeptus omnibus amabilis vixit annos XLIX mens I dies XV decessit prid non mart. anno
CIICCCVII Pancratius pater Iohannes Petrus Victorinus frs familiae officinaeque suae
columen desiderantes lugentes condiderunt. Alla morte dellAmoretti, la fonderia
passò al fratello Vittorino.
FONTI E BIBL.: G. Negri, Biografia Universale, 1844, 19; G.B. Janelli, Dizionario
biografico dei Parmigiani, 1877, 12-13; U. Benassi, G. Bodoni e i suoi allievi, in
Archivio Storico per le Province Parmensi, 1913, 135 e 140-143.
AMORETTI ANDREA
San Pancrazio 5 marzo 1808-Bologna 5 agosto 1843
Figlio di Vittorino. Sposò nel 1829 Luigia Bozzani, della famiglia dei fabbricatori di
carta in Parma. Col fratello Giuseppe a metà del 1831 si recò da Parma a Bologna,
insieme al padre Vittorino, per farvi progredire, ciò che di fatto avvenne, larte
tipografica, che vi era coltivata con poco successo. LAmoretti, il quale riuscì a
meraviglia nellarte dei suoi maggiori, fu colto, e scriveva con buoni risultati sia
in prosa che in versi: di ciò fa fede una interessante raccolta dei suoi scritti, in
collezione privata. Fu giudice del Tribunale di Commercio di Bologna, città dove morì
alletà di trentacinque anni.
FONTI E BIBL.: G. Negri, Biografia Universale, 1844, 19; V. Lopez, Aggiunte, 140; Il
Facchino, Anno 2°, 223; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 13 e
521.
AMORETTI ANTONIO
San Pancrazio 1806-
Figlio di Vittorino, fu fonditore e stampatore lavorante. Da San Pancrazio si trasferì
nel 1827 a Parma, assieme al padre e ai fratelli Andrea e Giuseppe.
FONTI E BIBL.: U. Benassi, Bodoni e i suoi allievi, in Archivio Storico per le Province
Parmensi, 1913, 135.
AMORETTI ARMANDO
Parma 22 maggio 1897-Parma 7 agosto 1969
A tredici anni, il 15 dicembre 1910, lAmoretti fu garzone nello studio di un maestro
della fotografia, Ettore Pesci, in strada Garibaldi 81. Fece poi loperatore, il
ritoccatore e lo stampatore, apprendendo tutti i segreti del mestiere. E quando anche per
lui venne il momento di prendere una strada diversa, Pesci non gli fece mancare un ottimo
biglietto di presentazione: Dichiaro che Amoretti Armando fu alle mie dipendenze dal 15
dicembre 1910 a tuttoggi in qualità di operatore, stampatore, ritoccatore e
stampatore radiografico prestando servizio con scrupolosa onestà ed onore. In fede,
Ettore Pesci. Parma, 29 luglio 1916. Vi fu poi la parentesi militare, che tuttavia
lAmoretti riuscì a far coincidere con i suoi interessi professionali: operò
infatti come fotografo dellEsercito e trascorse un periodo di servizio in Libia.
Tornato a Parma, lavorò per qualche mese con un altro grande fotografo, Marcello Pisseri.
Quindi, intorno al 1920, passò con Vaghi, come stampatore e operatore. Si mise però in
evidenza soprattutto come ritoccatore. Residente in via Bixio, lAmoretti fu un
profondo conoscitore del quartiere Oltretorrente, e nel 1922, anno decisivo per
laffermazione del regime fascista, egli mise a frutto le sue esperienze durante lo
storico episodio delle barricate e della resistenza ante litteram degli Arditi del popolo
(2-5 agosto 1922). LAmoretti registrò puntualmente le immagini delle prime
barricate dOltretorrente, consapevole dellimportanza di quel che stava
accadendo. Per la straordinaria funzione di fotoreporter (non a caso, trattandosi di un ex
fotografo militare), Luigi Vaghi gli affidò una Mentor reflex e negativi 9 x 12 Film
Pack. Quei ventiquattro scatti, esauriti probabilmente nel corso di una sola delle quattro
esaltanti ma pericolose giornate, sono diventati un pezzo fondamentale per ricostruire non
solo la storia di Parma ma la stessa parabola del fascismo e della sua lotta contro gli
oppositori. Vaghi fu consapevole delleccezionalità del servizio, di cui riconobbe
ad Amoretti la totale paternità lasciandogli i negativi quando, nel 1938-1939, egli lo
lasciò. Nel frattempo (1924) si sposò con Olinda Ferraroni. Aprì così il suo primo
studio privato in via Walter Branchi 2. Nella prima fase lavorò solo. Poi con il figlio
Mario e Livio Amati. Infine entrò in studio anche il figlio minore Giovanni.
LAmoretti ebbe le migliori scuole di fotografia che si potessero ottenere (Pesci,
Pisseri, Vaghi) e non mancò di trasmettere ai due figli uno stile rigoroso di gestione
dello studio. LAmoretti fu un fotografo fortemente attaccato ai valori e agli
attrezzi del passato.
FONTI E BIBL.: Corriere di Parma 1988, 28; R. Rosati, Fotografi, 1990, 297-298.
AMORETTI FRANCESCO
San Pancrazio 5 aprile 1747-post 1810
Fonditore di caratteri tipografici. Dopo la morte di don Andrea, la fonderia di San
Pancrazio continuò a prosperare. Nel 1810, la ditta Francesco Amoretti o Amoretti zio e
nepoti, era lunica nel Dipartimento del Taro, oltre alla bodoniana. In quindici anni
di vita, si era fornita di 3600 matrici e 1800 punzoni, lavorava i caratteri con cinquanta
forme e un solo fornello, e aveva due operai. LAmoretti, oltre che fabbro, fu
fonditore e incisore di caratteri, e uno dei nipoti, Vittorino, vi era continuamente
occupato. Il valore della fonderia si calcolava in 20.000 franchi, il prodotto netto annuo
in 1300. Tutte queste notizie sono date da un documento ufficiale: lo Stato dei fonditori
in caratteri inviato a Parigi dal nostro prefetto il 5 febbraio 1811, nel quale è pure
osservato che Les sieurs Amoretti exercent aussi la profession de serruriers et
mécaniciens, avec le plus grand succés, osservazione tanto più notevole conoscendosi la
loro grave rottura col Bodoni, adorato da prefetti e sottoprefetti. In quellanno gli
Amoretti pubblicarono un bel Saggio de Caratteri e Fregi della Fonderia dei Fratelli
Amoretti Incisori e Fonditori in San Pancrazio presso Parma. F.A. MDCCCXI (in 8°, se ne
conserva un unico esemplare nella Biblioteca Palatina di Parma, Misc. 63. B. 6).
FONTI E BIBL.: U. Benassi, Bodoni e i suoi allievi, in Archivio Storico per le Province
Parmensi, 1913, 135 e 146.
AMORETTI GIACOMO
San Pancrazio 25 luglio 1738-San Pancrazio 27 gennaio 1820
Col fratello Pancrazio, fu per molti anni tra i migliori collaboratori, allievi e amici di
Bodoni, divenendo poi, non si sa bene per quale ragione, i suoi più detestati concorrenti
nellarte tipografica. Documenti dellArchivio Vescovile di Parma mostrano
lAmoretti priore delle Compagnie del Santissimo Sacramento e del Santissimo Rosario,
esistenti in quella parrocchiale, delle quali era cancelliere il fratello Pancrazio. Già
aiutante nel Terzo suburbano di Parma, fu nominato alfiere nella compagnia di Porta Santa
Croce (rescritto del 12 aprile 1792 in Decreti e rescritti dellArchivio di Stato in
Parma), fu promosso al grado di tenente nel 1795 (rescritto del 12 gennaio) e a quello di
capitano nel 1799 (rescritto del 19 dicembre). Essendo stato costituito il nuovo Comune di
San Pancrazio, egli ne fu nominato primo maire (Registro di lettere originali del 1806 del
Comune di San Pancrazio, n. 2, lettera del suddelegato Gubernatis a lui, da Parma, 21
marzo: gli inoltra i decreti del prefetto, per la sua nomina) e fu installato
nellufficio il 23 marzo (ivi, n. 3 e 4). Tenne la carica sino al marzo 1813 (1813.
Régistre de Naissance, atti 23 e 24, del detto Comune). LAmoretti elaborò con
singolare perizia grandi orologi: ancora ai primi del Novecento Vittorio Caviglia, nella
sua bottega di orologiaio in Strada Mazzini 78 di Parma conservava con gran cura e
adoperava ancora quale perfetto regolatore del tempo un grande orologio a pendolo entro
custodia di legno, sul retro del quale si leggeva inciso che era stato realizzato da
Giacomo Amoretti nel 1793. Altri due simili esistevano presso lingegner Enrico
Amoretti (a torretta, ammirabili per la loro costruzione e massima esattezza: il più
grande era a due pendoli, nel quadrante vi erano tre sfere, per le ore, i minuti ed i
secondi, indicava i mesi e i giorni dellanno e suonava ore e quarti) e un terzo
presso la Fonderia di Bologna. LAmoretti costruì anche una macchinetta per misurare
le miglia.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario Biografico dei Parmigiani, 1877, 12; U. Benassi,
Bodoni e i suoi allievi, in Archivio Storico per le Province Parmensi, 1913, 135 e
151-152.
AMORETTI GIOVANNI, vedi AMORETTI GIOVANNI FRANCESCO
AMORETTI GIOVANNI
Roccabianca 1888-Sei Busi 26 luglio 1915
Figlio di Antonio e di Maria Zamberoni. Soldato nel 112° Reggimento Fanteria. Aveva già
fatto due anni di servizio permanente, quando il 24 maggio 1915 fu destinato al 112°
Fanteria, formatosi a Parma, e subito partì per il fronte sullaltopiano del Carso
alla conquista del Monte Sei Busi. Là, dopo diversi combattimenti di attacco frontale che
in quei giorni caratterizzavano la guerra, e le prime avanzate, cadde da eroe sul campo di
battaglia guadagnandosi la medaglia di bronzo al valore e la croce al merito di guerra.
FONTI E BIBL.: Combattenti di Roccabianca, 1923, 8.
AMORETTI GIOVANNI
AMBROGIO
San Pancrazio 1785-San Pancrazio 26 marzo 1857
Figlio di Francesco, fu lodato per valentissimo fabbro. Collaborò nellarte
tipografica dellazienda familiare, e lavorò anche oggetti di rame e di acciaio. Fu
sepolto nel sagrato della chiesa di San Pancrazio per concessione governativa e ricordato
da uniscrizione sulla facciata.
FONTI E BIBL.: U. Benassi, Bodoni e i suoi allievi, in Archivio Storico per le Province
Parmensi, 1913, 135 e 154.
AMORETTI GIOVANNI
FRANCESCO
8 febbraio 1764-San Pancrazio 26 maggio 1849
Fabbro ferraio, specializzato nella costruzione di strumenti da taglio rusticali.
Collaborò nellofficina coi fratelli. Su un pilastro della chiesa di San Pancrazio
si legge la seguente iscrizione: A Giovanni Amoretti Fabbro Ferraio Utilissimo
Collaboratore Ai Fratelli Il Quale Costruendo Egregi Strumenti Da Taglio Crebbe
lOnore Della Domestica Officina Visse 85 Anni Lodato Di Pietà E Di Beneficenza
Morì A 26 Maggio 1849 E Fu Sepolto AllIngresso Del Sagrato Di Cui Eresse A
Spese Proprie La Cinta Laterizia La Figliuola Maria Moglie Di Geronte Colombi Pose
Dolentissima.
FONTI E BIBL.: U. Benassi, Bodoni e i suoi allievi, in Archivio Storico per le Province
Parmensi, 1913, 135 e 154.
AMORETTI GIUSEPPE
Parma-post 1878
Contrabbassista. Il 21 giugno 1878, assieme ad altri sette strumentisti di Parma, partì
per Torino per poi recarsi a Parigi con la Regia Orchestra di Torino diretta da Carlo
Pedrotti.
FONTI E BIBL.: Il Presente 18 giugno 1878.
AMORETTI GIUSEPPE
Monchio 1887/1940
Falegname. Fu artefice dei serramenti delle finestre del Castello di Gabiano Monferrato.
FONTI E BIBL.: Gli Anni del Liberty, 1993, 155.
AMORETTI GIUSEPPE
VITTORINO
San Pancrazio 3 giugno 1773-Bologna 13 gennaio 1845
Figlio di Pancrazio e Rosa Spaggiari. Rimasto nel 1827 unico proprietario della fonderia,
lAmoretti la trasportò, col domicilio suo e dei figli Andrea e Giuseppe, a Parma,
in Borgo della Macina 26. Qui Andrea condusse in sposa, due anni dopo, Luigia Bozzani,
della famiglia dei cartai, e per queste nozze, in attestato di viva esultazione e in
riguardo del merito singolare delle famiglie Amoretti e Bozzani nella fabbricazione
de caratteri e della carta, il tipografo Torreggiani e compagno di Reggio Emilia
stampò unode in quartine di settenari del letterato e professore reggiano Luigi
Cagnoli. Nellanno seguente, 1830, insieme con un nuovo grande saggio di caratteri,
fu compiuta nellofficina dellAmoretti, in tre unici esemplari, una bella e
nitida edizione dei Versi aurei di Pitagora, fatta conoscere agli studiosi, agli inizi del
Novecento, da un articolo di Luigi Galante. Questi la giudicò unedizione bodoniana,
probabilmente degli anni 1795-1796: uno splendido esempio di edizione bodoniana. Ma essa
manca nellelenco diligentissimo del De Lama e nella collezione delle stampe del
Bodoni presso la Biblioteca Palatina di Parma, inoltre è accompagnata da una lettera di
offerta del 7 settembre 1830 diretta a un amico e cortesissimo correttore, senza il minimo
accenno del Bodoni, e infine fu trovata tra i libri dei conti Linati di Parma (passati,
per eredità, al professor Luigi Garrone di Vercelli), e notoriamente il conte Claudio
Linati diede prove di affettuosa amicizia per gli Amoretti. La mancanza di note
tipografiche non fu mai uso del Bodoni, e meglio si spiega per lAmoretti che non
aveva alcuna ditta tipografica, e tuttavia poteva utilizzare i torchi nellofficina
del fratello Pietro, a brevissima distanza. E da ultimo quel correttore si attaglia troppo
bene alla correzione dellopera medesima, che avendo anche la parte greca, dovette
abbisognare dellaiuto di uno dei non molti grecisti che erano allora in Parma, quale
appunto era il conte Filippo Linati, padre di Claudio. Non fu, del resto, il primo caso di
unedizione amorettiana scambiata per unedizione bodoniana, a gran lode dei non
indegni allievi. LAmoretti, non soddisfatto della nuova residenza, ove ai moti
politici del 1831 seguì la reazione (da cui fu colpito lo stesso conte Filippo Linati),
volle cercare fortuna migliore sotto altro cielo: i suoi assaggi presso le autorità dello
Stato papale trovarono favorevole accoglienza. Il cardinal Bernetti gli scrisse in termini
molto deferenti da Roma, il 28 maggio 1831, compiacendosi che avesse finalmente risoluto
di effettuare il suo proposito di trasferirsi e stabilirsi in Bologna con la sua officina
ed impiegati subalterni, secondava il suo desiderio di essere esentato dai dazi
dintroduzione degli utensili della sua arte, di poche quantità di caratteri vecchi
e nuovi esistenti nel proprio magazzino e della mobilia di casa sua, non che di quelle
spettanti agli impiegati suddetti, e già aveva dato gli ordini opportuni a monsignor
tesoriere generale. Il 2 luglio 1831 il permesso della pontificia Segreteria di Stato gli
venne confermato dalle autorità di Bologna. Così Parma (proprio mentre si svolgevano i
processi politici contro i liberali) perdette unimportante officina, e passarono a
Bologna i perfetti punzoni de primi caratteri maestrevolmente incisi dai fabbri di
San Pancrazio. Andato coi figli Andrea e Giuseppe nella nuova residenza, lAmoretti
continuò lassiduo lavoro, realizzando nuovi saggi della fonderia dei Fratelli
Amoretti. Quando morì, essendogli premorto Andrea (il quale, del resto, coltivò più le
lettere che lindustria paterna), succedette nella direzione della fonderia
Giuseppe.FONTI E BIBL.: U. Benassi, Bodoni e i suoi allievi, in Archivio Storico per le
Province Parmensi, 1913, 135 e 147-150.
AMORETTI MARIO
Parma 15 maggio 1924-Parma 28 dicembre 1967
Iniziò a lavorare nello studio del padre Armando. LAmoretti e il fratello Giovanni
crebbero professionalmente leggendo Progresso fotografico. Poi, proprio nel momento in cui
i progetti di ampliamento dello studio stavano per prendere forma, giunse
limprovvisa morte dellAmoretti. Si produsse una frattura insanabile, e anche
il padre, stroncato dal dolore, morì appena due anni dopo. LAmoretti lasciò una
particolare impronta come fotografo sportivo: insieme al fratello Giovanni, a William
Carra e a Livio Amati (divenuto poi dipendente di Alberto Montacchini) seguì tutti gli
avvenimenti e le glorie di cui i colori di Parma si riempirono in quel periodo fecondo: il
leggendario Parma del calcio con la maglia crociata, i campioni dItalia del rugby,
Masetti e Mendogni nel motociclismo, il travolgente sestetto dei Ferrovieri nella
pallavolo e indimenticabili edizioni della Parma-Poggio di Berceto e della Mille Miglia.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 298.
AMORETTI PANCRAZIO
San Pancrazio 16 settembre 1732-post 1796
LAmoretti e il fratello Giacomo (con i figli di Pancrazio, don Andrea, Pietro,
Giovanni e Vittorino), furono per molti anni i migliori collaboratori, allievi e amici di
Bodoni, divenendo poi, non si sa bene per quale ragione, i suoi più detestati concorrenti
nellarte tipografica. LAmoretti nel 1791 era ancora esecutore dei punzoni e di
tutti i ferri della tipografica bodoniana. Nel 1795 il distacco era già avvenuto, e la
nuova tipografia era pronta a funzionare (godette poi, tra laltro, della stima dei
conti Linati). La prima opera della tipografia è del 1796, i Discorsi del Turchi, seguita
dai Sonetti su larmonia di Angelo Mazza. Nel 1810 lofficina era ricca di 3600
matrici e 1800 punzoni.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, I, 1988, 22.
AMORETTI PIETRO
San Pancrazio 14 aprile 1766-San Pancrazio 2 luglio 1840
Figlio di Pancrazio e Rosa Spaggiari. Eccellente meccanico, prestò opera costante al
fratello Andrea, celebre punzonista. Larte tipografica va assai debitrice
allAmoretti per lincisione dei punzoni, e per la costruzione di torchi
eccellenti (dei quali dotò la Tipografia Bodoniana) e daltri strumenti utili non
solo a questarte, ma anche a quella dellincisione in rame, perchè inventò
non poche macchine per condurre linee parallele, rette o sinuose nei fondi delle lastre da
incidere, e provvide di esse i più grandi incisori italiani, tra cui il Rosaspina, il
Longhi e il Toschi. Non solo lItalia possiede suoi lavori, perchè diversi artisti
del Cairo e di Liverpool ebbero ad ordinargli strumenti con molta loro soddisfazione.
Altri non pochi suoi lavori si potrebbero citare, tra i quali almeno va ricordato che,
essendosi trovata nellanno 1747 negli scavi di Velleja la famosa Tavola Alimentare,
che è ora nel Museo Archeologico di Parma, il celebre archeologo De Lama volle affidare
allAmoretti la cura di riunirne i vari pezzi. LAmoretti fu anche sindaco del
Comune di San Pancrazio.
FONTI E BIBL.: Cenno necrologico nel periodico Il Facchino, II, 28, Parma 11 luglio 1840,
223; Il Parmigiano istruito, 129, nella Necrologia dei personaggi ragguardevoli dei
ducati; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 11-12; U. Benassi,
Bodoni e i suoi allievi, in Archivio Storico per le Province Parmensi, 1913, 135 e
153-154.
AMORETTI VITTORINO, vedi AMORETTI GIUSEPPE VITTORINO
AMORTH ANTONIO
Parma 1908-Milano 20 luglio 1986
Illustre studioso, personaggio schivo e ricco di profonda interiorità. Figlio di Giulio,
un funzionario di prefettura, che nel primo decennio del XX secolo si era trasferito a
Parma. La famiglia dopo qualche anno, allepoca del fascismo, lasciò Parma.
LAmorth si laureò a Pavia (ebbe tra i suoi maestri Antonio Segni) e da lì iniziò
la sua brillante attività di docente universitario. Insegnò diritto amministrativo,
diritto costituzionale e diritto pubblico nelle Università di Macerata, Modena, Milano
(presso la Statale, la Bocconi e la Cattolica). Alla Statale di Milano per tre anni fu
anche preside della Facoltà di giurisprudenza. Alcuni suoi testi sono ritenuti dei
classici della letteratura giuridica: Gerarchia (1936), Merito dellatto
amministrativo (1939), Costituzione (1948), Province (1967). Il Ministero alla Pubblica
Istruzione gli assegnò una medaglia doro di benemerenza. Nel 1982 lIstituto
di diritto pubblico della Statale di Milano promosse la pubblicazione di una raccolta di
studi in suo onore, edita da Giuffrè.
FONTI E BIBL.: V. Italia, in Corriere della Sera 21 luglio 1986; c.d. in Gazzetta di Parma
22 luglio 1986, 5.
AMPOLLINI DIALMA
1876-Parma 1962
Falegname, fu un valido esponente del mobile eclettico parmigiano. Appena diciottenne
realizzò una camera nuziale completa. La composizione, liberamente concepita, ripropone,
in un variato intreccio di motivi classicheggianti, la struttura del mobile parmigiano
cinque-seicentesco eseguito con largo impiego di motivazioni floreali e figurative
trattate ad altorilievo. Il legno di noce naturale a massello pieno è alternato negli
sportelli a due battenti e nel lungo cassettone alla base, da fasce di palissandro di
colore più chiaro. Educando i figli al mestiere, lAmpollini creò un centro di
produzione che ebbe sviluppo nel tempo con lopera di Guido, Asdrubale, e Paolo, nel
laboratorio di via Turchi in Parma.
FONTI E BIBL.: G. Capelli, Il mobile parmigiano, 1984, 56.