BESEGHI-BLONDI
BESEGHI CESARE
Parma 9 ottobre 1813-Parma 1882
Figlio di Luigi e Annunziata Magnani. Non si conosce sotto quale guida
lartista cominciò ad attendere alla pittura. Si sa invece che nel 1838 vinse il
premio annuale presso lAccademia di Parma con lApollo che sostiene Giacinto
morente (Parma, Galleria Nazionale) che gli valse il pensionato romano. Il saggio venne
inoltre esposto lanno seguente nel Palazzo del Giardino di Parma. Ancora nel 1838 il
Beseghi fu presente alla mostra di Parma, con molti ritratti e due quadri di composizione,
ambedue di argomento sacro, come pure nel 1839, dove assieme allApollo e Narciso
espose una Giuditta con la testa di Oloferne, e nel 1840 con una copia dalla Venere e
Amore di Tiziano (Parma, Galleria Nazionale) inviata da Roma poco prima del saggio
obbligatorio di Figura intera di composizione, il Meleagro con la testa del cinghiale
(Parma, Galleria Nazionale), che fu mostrato al pubblico nel 1841. Dopo il suo ritorno in
sede, la duchessa Maria Luigia dAustria gli commissionò nel 1841 il San Giacomo
Apostolo per la chiesa di Vallerano e nel 1844 il SantAntonino a cavallo per la
chiesa di Borgo Taro, esposto al pubblico nel 1845. Sempre nel 1844 il Beseghi vinse il
premio triennale accademico col Saul adirato contro Davide. Poi dal 1845 al 1847 la
Duchessa gli ordinò, rispettivamente, i Santi Margherita, Diego, Francesco dAssisi
e Solano per la chiesa dei Padri Riformati di Parma, esposto nel 1846, un Ostensorio
dipinto su uno stendardo per quella di Porporano, e infine il San Michele Arcangelo per la
chiesa di Albareto, nel Comune di Fontanellato. Diventato professore consigliere con voto
nellAccademia di Parma, il Beseghi riprese a esporre nel 1855 per la Società
dIncoraggiamento, prima a Piacenza e poi a Parma, il Raffaello che mostra alla
Fornarina labbozzo del suo ritratto, che fu sorteggiato a Tullio Barattieri. Nel
1856 presentò Un militare in congedo illimitato, sorteggiato al duca Roberto di Borbone,
e nel 1857 un Episodio della Storia dellinquisizione in Spagna nel 1530, sorteggiato
ad Andrea Perini. Lanno seguente partecipò pure con I pigiatori duva, andato
al Comune di Varsi, Giovanna figlia di Luigi XI di Francia ripudiata dal marito il duca
dOrleans, sorteggiato agli eredi di Lena, una Sacra Famiglia, che probabilmente è
quella sorteggiata nel 1859 al Monte di Pietà di Fiorenzuola, e un Ritratto. Infine nel
1860 espose a Parma Pia de Tolomei e nel 1863 Gli ultimi momenti di Carlo I
dInghilterra. Secondo lo Scarabelli Zunti, il Beseghi, colpito da una grave forma
depressiva, si suicidò nel 1882 con un colpo di rivoltella presso il cimitero comunale di
Parma, essendo caduto in miseria per totale mancanza di lavoro.
FONTI E BIBL.: Ms. Quadri premiati; Ms. Quadri mandati; Gazzetta di Parma,
supplemento 5 maggio 1838, 164; 1 maggio 1839, 153; 27 maggio 1840, 181; 1 maggio 1841,
156; C. Malaspina, 1841, 188; Gazzetta di Parma, 7 giugno 1845, 187; Il Giardiniere 23
maggio 1846, 78; G. Negri, 1851, 23; e 1852, 59, 62, 63, 65, 66; Gazzetta di Parma 31
maggio, 18 e 27 luglio 1855, 493, 652 e 683; 14 luglio e 2 agosto 1856, 634 e 701; 18
agosto, 6 e 19 ottobre 1857, 737, 901, 902 e 905; X., in lAnnotatore 1857, 129-130;
F.G., in Gazzetta di Parma 1858, 853; Gazzetta di Parma 18 settembre 1858, 841; G. Panini,
1858, 885; Esposizione delle opere, 1858, 6-7; P. Martini, 1858, 44; C.I., in
lAnnotatore 1859, 170; A. Billia, 1860, 1239; P. Martini, 1862, 35; Gazzetta di
Parma 11 luglio 1863, 615; Atti delle R. Emil. Acc., 1867, 6; E. Scarabelli Zunti,
Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, v. IX, 52; G. Copertini, 1954, 131;
Mecenatismo e collezionismo pubblico, 1974, 45; M. Sacchelli, in Gazzetta di Parma 11
novembre 1996, 5.
BESEGHI UMBERTO
Parma 20 ottobre 1883-Bologna 11 febbraio 1958
Dovette limitare il corso degli studi alla sola frequenza della triennale Scuola
Tecnica. Ma egli, autodidatta nel senso più austero del termine, seppe elevarsi, per la
fermezza del carattere, lintensità e serietà dellapplicazione, a sicura
dignità di letterato e di storico. Il suo primo successo ufficiale lo ebbe quando, poco
più che ventenne, vinse il concorso al posto di cancelliere giudiziario per la Pretura di
Parma. Passò poi a quella di Orbetello, quindi al Tribunale di Ravenna e infine alla
Procura Generale di Bologna. Fino allo scoppio della prima guerra mondiale, esercitò
attivamente anche il giornalismo quale corrispondente di giornali politici e come
direttore del quotidiano locale Il Presente. Dopo fu tra i fondatori del Sindacato
Corrispondenti Giornalisti e della Sezione Parmense dellAssociazione Nazionale
Combattenti, della quale assunse per primo la presidenza. Per divergenze dordine
politico, lAssociazione Nazionale Combattenti venne presto disciolta e ricostituita
con altre direttive statutarie e Umberto Beseghi allontanato da Parma per Orbetello. Da
questo momento la sua attività extra professionale fu tutta rivolta al soddisfacimento
della sua passione letteraria. Alla città di Bologna, il Beseghi dedicò molta parte
della sua feconda attività di studioso. Dalla Cronaca di fra Salimbene, egli trasse
interessanti notizie sulle vicende della città. La esaltò poi, tramite lEnte
Provinciale per il Turismo, quale Città darte e di sapere. Sulla Rivista del
Comune, parlando delle Mura cittadine, illustrò gli affreschi di Casa Redenti. Ma la
testimonianza più tangibile del suo attaccamento a Bologna è nellarmonia raggiunta
in quelle tre opere che formano, completandosi a vicenda, il trittico dedicato, con
adeguata ampiezza di riferimenti culturali, storici e artistici, alle insigni bellezze
architettoniche della città. Le tre opere, edite da Tamari di Bologna, sono: Introduzione
alle chiese di Bologna del 1953, Palazzi di Bologna del 1956, Castelli e ville bolognesi
del 1957. Oltre ai molti articoli sparsi su varie riviste, sono da ricordare i due
poderosi volumi su Ugo Bassi. LApostolo. Il Martire (Parma, Donati, 1939) e
laltro, ultima sua fatica di studioso, 1849: Garibaldi rimase solo (Bologna, Tamari,
1957). Di Parma, illustrò in Aurea Parma I dipinti della Rocca di Sala, con il corredo di
chiare riproduzioni dei bellissimi affreschi, e rievocò I fatti del 16 giugno 1847, di
cui trasse gli spunti a commento dalle epigrafi di protesta rintracciate
nellArchiginnasio bolognese. Il Beseghi fu attivissimo socio corrispondente della
Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, socio corrispondente per la
Deputazione della Romagna, presidente del Circolo Artistico di Bologna, consigliere
dellAssociazione Amici dellArchiginnasio, membro del Circolo per gli Studi
Carducciani e Accademico Clementino.
FONTI E BIBL.: Umberto Beseghi combattente e scrittore, in Gazzetta di Parma 22
febbraio 1958, 3; M. Mora, Ricordo di Umberto Beseghi, in Parma per lArte 8 1958,
116-120; M. Corradi Cervi, in Aurea Parma 1 1958, 59; F. Da Mareto, Bibliografia, II,
1974, 107.
BESEGHI VINCENZO
Parma 1819/1852
Nella stagione di Fiera del 1819 fu prima tromba nellorchestra del Teatro
Comunale di Reggio Emilia (vi è indicato della Duchessa di Parma). Nel 1852 faceva ancora
parte dellorchestra del Teatro Regio di Parma. In quellanno richiese di
assentarsi e di ottenere il passaporto.
FONTI E BIBL.: P. Fabbri e R. Verti; Inventario, 1992, 214, 318.
BESEGHI VINCENZO
Parma 1801/1844
Fu suonatore di violino in soprannumero del Regio Concerto di Parma, nominato il 24
luglio 1801. Nella riforma della Ducale Orchestra di Parma del 1816 fu classificato al
quarto posto, e chiese di essere nominato II violino soprannumerario. Nel 1844, alla morte
di Angelo Mazzoni, chiese di essere nominato al suo posto, in considerazione del fatto che
suonava da sedici anni nellOrchestra Ducale (Biblioteca del Conservatorio di Parma,
Archivio dellOrchestra Ducale di Parma).
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Storia della musica in Parma, 1936; G.N. Vetro,
Dizionario. Addenda, 1999.
BESOZZI ALESSANDRO
Parma 22 luglio 1702-Torino 1776 o 1777
Oboista e compositore, allievo del padre Cristoforo, fu membro della Guardia
irlandese dal 15 gennaio 1714, per passare poi, dal 16 gennaio 1728, insieme con i
fratelli, al servizio diretto del duca Antonio Farnese come virtuoso doboe fino al
31 marzo 1731. Il 20 aprile dello stesso anno fu chiamato da Carlo Emanuele III di Savoia
come virtuoso alla cappella di Corte a Torino. Nel 1735, in compagnia del fratello Paolo
Girolamo, si recò a Parigi per suonare dal 30 marzo al 29 maggio al Concert Spirituel.
Ritornato a Torino, riprese il suo incarico alla Corte, che non abbandonò più fino alla
morte, eccettuato un breve viaggio a Parma. La stima e il prestigio di cui godeva erano
così grandi che il 19 maggio 1776 fu nominato Primo virtuoso di camera, direttore
generale della musica istrumentale e suonatore di Hautbois. Durante la sua lunga
permanenza a Torino contribuì, insieme con G. Pugnani, al predominio della musica
italiana su quella dOltralpe. Si esibì, inoltre, col fratello Paolo Girolamo, in
numerosi concerti pubblici, facendo così conoscere le sue composizioni. Il Burney, che
conobbe i due fratelli a Torino nellestate del 1770, ne ha lasciato un entusiastico
giudizio. Le numerose composizioni del Besozzi, pubblicate a Parigi e a Londra tra il 1740
e il 1764, sono conservate nelle principali biblioteche europee insieme con molte altre
rimaste manoscritte. Si tratta per lo più di Sonate da camera per due o più strumenti
con o senza accompagnamento di basso continuo per clavicembalo, in due o più parti, ma si
ricordano anche Canzonetti à soprano con basso, conservati manoscritti alla Sächsische
Landes Bibliothek di Dresda.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 669.
BESOZZI ANTONIO
Parma 1714-Torino 1781
Figlio di Giuseppe, fu arruolato come oboista nella Guardia irlandese l8
ottobre 1727 e rimase alla Corte parmense fino al 1731. Si ignora ove abbia svolto la sua
attività dopo questo periodo. Si sa soltanto che nel 1734 fu alla Corte di Napoli e nel
1738 si recò a Dresda, entrando a far parte della cappella reale come primo oboista il 2
ottobre 1739. Nel dicembre 1757 apparve probabilmente con il figlio Carlo al Concert
spirituel di Parigi (mentre Le Mercure de France del gennaio 1758 fornisce questa notizia,
altri ritengono che i due musicisti fossero invece Gaetano e suo figlio Girolamo, ma è
più attendibile che si tratti del Besozzi, anche perché nelle Affiches dei concerti
viene indicato un Besozzi musicien du roi de Pologne, come appunto il Besozzi era
denominato). La sua esibizione destò un notevole entusiasmo anche nei meno favorevoli
alla musica italiana. Nei due anni successivi (1758-1759) suonò alla Corte di Stoccarda
sotto la guida di N. Jommelli. Tornò poi a Dresda, rimanendovi fino al 1774 al servizio
dellelettore di Sassonia. Lanno dopo si trasferì a Torino. Restano stampate e
inedite alcune sue composizioni per oboe.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 669.
BESOZZI GAETANO
Piacenza 25 febbraio 1725-Londra 1798
Figlio di Giuseppe. Ottimo oboista, entrò giovanissimo al servizio del re di
Napoli, presso il quale rimase fino al 1765, quando, per interessamento
dellambasciatore di Francia E.-J. de Durfort, fu invitato a recarsi a Parigi.
Ammesso tra i musicisti della cappella reale, apparve più volte al Concert Spirituel e il
Burney, che lo ascoltò il 14 giugno 1770, ne decantò la squisita se pur discontinua
abilità di esecutore. Nel 1793 si recò a Londra, dove diede vari concerti fino al 1794,
destando ammirazione per la sua tecnica.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 669.
BESOZZI GIUSEPPE
Milano 1686-Napoli 22 dicembre 1760
Trasferitosi a Parma nel 1701 con il padre Cristoforo, entrò a far parte della
Guardia irlandese dal 1o giugno 1711 fino al 16 gennaio 1728, quando passò virtuoso
doboe alla Corte ducale, prestandovi servizio fino al 5 aprile 1733. Nel 1734 si
recò a Napoli chiamatovi da Carlo di Borbone, ma fu licenziato nel 1738 per sopravvenuta
cecità. Si dedicò allora allinsegnamento, formando ottimi allievi.
FONTI E BIBL.: (Riferibile anche agli altri musicisti della famiglia Besozzi) F.S.
Quadrio, Della storia e della ragione dogni poesia, V, Bologna, 1744, 517, 531; M.
Fürstenau, Beiträge zur Geschichte der königlich-sächsischen musikalischen Kapelle,
Dresden, 1849, 136, 140, 156, 170; M. Fürstenau, Zur Geschichte der Musik und des
Theaters am Hofe zu Dresden, I, Dresden, 1861, 234 s.; C.F. Pöhl, Mozart und Haydn in
London, II, Wien, 1867, 241, 372; G. Roberti, La cappella regia di Torino 1515-1870,
Torino, 1880, 31, 34, 38 s., 43; V.A. Bertolotti, Gaetano Pugnani e altri musicisti alla
Corte di Torino nel secolo XVIII, in Gazzetta musicale di Milano XLVI 1891, 28, 457 e 33,
537; H. Abert, Niccolò Jommelli als Opernkomponist, Halle, 1908, 70; N. Pelicelli,
Musicisti in Parma nel secolo XVIII, in Note dArchivio per la Storia Musicale XI
1934, 3-4, 250-255; G. Gaspari, Catalogo della Biblioteca del Liceo musicale di Bologna,
V, a cura di U. Sesini, Bologna, 1943, 52; Ch. Burney, A general history of music, from
the earliest ages to the present period (1789), a cura di F. Mercer, II, New York, 1957,
971; Ch. Burney, An eighteenth century musical tour in France and Italy, a cura di Percy
A. Scholes, London, 1959, I, 16 s., 55-58, 310 e II (in central Europe and Netherlands),
61, 139, 147; A. Baines, Musical instruments through the ages, London, 1961, 240; W.H.
Bauer-O.E. Deutsch, Mozart. Briefe und Aufzeichnungen (Gesamtausgabe), II (1777-1779),
Kassel, 1962, 362; The British Union-Catalogue of early music printed before the year
1801, a cura di E.B. Schnapper, I, London, 1957, 105; W. Duckless-M. Elmer, Thematic
catalogue of manuscript collection of eighteenth-century italian istrumental music,
Berkeley and Los Angeles, 1963, 55, 61; F.J. Fétis, Biogr. univ. des Musiciens, I, Paris,
1860, 396; G. Groves Dict. of Music and Music., I, London, 1954, 693 s.; R. Eitner,
Quellen-Lex. der Musiker, II, Graz, 1959, 18 s.; Enciclopedia della Musica Ricordi, I,
Milano, 1963, 255; R. Meloncelli, in Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 669.
BESOZZI PAOLO GIROLAMO
Parma 17 aprile 1704-Torino gennaio/maggio 1778
Figlio di Cristoforo. Dedicatosi allo studio del fagotto e marginalmente anche
delloboe, dall11 giugno 1717 fece parte della Guardia irlandese del duca di
Parma, rimanendo in servizio fino al 30 dicembre 1727. Dichiarato virtuoso doboe del
duca insieme con i fratelli il 16 gennaio 1728, nel 1731 si trasferì a Torino come
suonatore della cappella di Corte. Durante il soggiorno fatto a Parigi nel 1735 con il
fratello Alessandro, collaborò alla composizione di Six Sonates en trio pour deux violons
et violoncello, pubblicate verso il 1750 dalleditore Canavasse. Secondo una lettera
di Leopoldo Mozart del 28 maggio 1778, il Besozzi sarebbe morto a Torino, per Eitner,
invece, sarebbe morto a Parigi. Tuttavia, poiché è noto che dopo la morte del fratello
Alessandro visse a Torino con il nipote Antonio, è da ritenersi assai improbabile un suo
trasferimento a Parigi in una età piuttosto avanzata.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 669.
BESUZZI, vedi BESOZZI
BETOLLI, vedi BETTOLI
BETTA ROSA, vedi MERELLI ROSA
BETTA DEL TOLDO FRANCESCO
Rovereto 1526-post 1589
Fu giureconsulto di grande valore. Nel 1561 ottenne da papa Pio IV il titolo di
protonotario apostolico e conte palatino. Ricoprì cariche importanti, quali uditore e
presidente del Consiglio di Giustizia (1589), al servizio dei duchi Ottavio, Alessandro e
Ranuccio Farnese.
FONTI E BIBL.: A. Aliani, Notariato a Parma, 1995, 391.
BETTALI PANCRAZIO
Parma-post 1779
Appartenne a una famiglia di fonditori sulla quale non si hanno notizie precise:
dalla data di fusione di alcune realizzazioni e da una numerazione rilevata sulle campane,
si può presumere che la famiglia avesse iniziato lattività fin dai primi del
Seicento. Era probabilmente imparentata con gli omonimi fonditori di campane che
stabilirono la loro attività a Castelnovo ne Monti, nel Reggiano. Il Bettali fornì
una campana per la chiesa di Felegara e nel 1779 fuse la campana in bronzo per la chiesa
di San Martino a Stadirano: era decorata con ornamenti floreali, una Maestà, San Martino
e medaglioni di santi. Altre due campane del Bettali furono requisite nel 1942 per gli
eventi bellici.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
BETTATI
Parma 1752/1759
Fu cantore alla Cattedrale di Parma dal 29 maggio 1752 al 14 giugno 1759.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Storia della musica in Parma, 1936.
BETTATI CIRO
Borgo San Donnino 1837-
Falegname, seguace di Garibaldi nel 1859. Fece parte della Società operaia. Nel
1864 fu inquisito perché repubblicano.
FONTI E BIBL.: P. DAngiolini, Ministero dellInterno, 1964, 39.
BETTEI, vedi BATTEI
BETTI DOMENICO
Parma 1824
Venditore ambulante, rifugiato politico, arrivò a Bruxelles tra il 15 aprile e il
15 maggio 1824, proveniente da Parma e diretto a Cherbourg.
FONTI E BIBL.: S. Carbone, Rifugiati italiani in Francia, 1962.
BETTI GIOVANNI
Parma 1749/1771
Fu ufficiale dellesercito parmense, colonnello ispettore di fanteria.
FONTI E BIBL.: Alla Regal Colorno, 1987, 102.
BETTI GIOVANNI
Parma ante 1757-post 1779
Dai libretti risulta inventore degli abiti negli spettacoli teatrali tenuti a Parma
dal 1757 al 1770 nei Teatri Ducale e Sanvitale. Nel 1762 organizzò una mostra di costumi
teatrali. Nel libretto del Marito indolente, rappresentato al Teatro Ducale nel Carnevale
del 1779, si legge che era suo il vestiario di nuova e vaga invenzione.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
BETTI UGO
Camerino 4 febbraio 1892-Roma 9 giugno 1953
Nacque da Tullio, medico, e da Emilia Mannucci. Trascorse linfanzia e la
giovinezza a Parma. Qui si laureò in legge nel 1914 con una tesi di filosofia del
diritto, La rivoluzione e il diritto, rivelando, col sostenere la liceità della
rivoluzione, di non essere rimasto insensibile alla temperie politica della città
emiliana. Allo scoppio della guerra il Betti, che era stato assertore della necessità
dellintervento, si arruolò volontario come ufficiale di artiglieria di campagna.
Venne fatto prigioniero durante la rotta di Caporetto e in prigionia conobbe scrittori
come Gadda e Tecchi e compose quelle liriche che uscirono poi con il titolo Il re
pensieroso. Sono componimenti dove si avvertono gli echi dei crepuscolari, di Corazzini e
di Govoni, di Maeterlinck ma anche di DAnnunzio. Componimenti in cui, accanto a
immagini estenuate e tutte tese alla ricerca di una visione fanciullesca del mondo, ne
compaiono altre baluginanti e fantastiche, ammantate di forme barbariche e decadenti.
Tornato in patria, il Betti scrisse, per il concorso di avvocato delle Ferrovie dello
Stato, unopera di carattere giuridico, Considerazioni sulla forza maggiore come
limite di responsabilità del vettore ferroviario (Camerino, 1920). Contemporaneamente si
preparò per il concorso nella magistratura, lo vinse e, nel 1921, fu nominato pretore a
Bedonia. Intanto si fece conoscere appieno nel mondo delle lettere con la pubblicazione,
nel 1922, della raccolta di liriche Il re pensieroso, mentre nel 1925 il suo nome si legò
per la prima volta al teatro, quando un suo dramma in tre atti, La padrona (rappresentato
a Roma il 21 gennaio 1927, Compagnia stabile romana con Melato, Masi, Donadio), vinse il
concorso drammatico bandito dalla rivista teatrale Le Scimmie e lo Specchio. Silvio
DAmico (che faceva parte della giuria) ricorda lo stupore dei giudici di fronte al
dramma del Betti: parve difficile, a prima vista, trovare un rapporto tra laerea
levità di quelle liriche e la fosca terrestrità del dramma (prefazione a Ugo Betti,
Teatro completo, p. XI). Nel Betti i critici avvertirono subito qualità di autentico
scrittore, anche se non poterono fare a meno di rimproverargli, come fece Marco Praga (pp.
235-239), un linguaggio da monsieur qui sécoute o un equivoco oscillare,
nellazione e nellimpianto dei personaggi, tra realismo e simbolismo (R.
Simoni, III, pp. 171 s.). Ne La padrona, infatti, a una trama dimpianto realistico
si sovrappone un linguaggio tutto letterario che, malgrado i suoi accenti crudi, tenta di
trasportare i personaggi verso significati simbolici e universali. Nel 1926 il Betti
compose in collaborazione con O. Gibertini La donna sullo scudo (rappresentato a Roma il
1o febbraio 1927, Compagnia Pavlova, con scene futuriste della pittrice russa A. Ekster),
in cui vengono abbandonate le forme del teatro verista per quelle oscure e affascinanti
della leggenda simbolista e i personaggi si esprimono in un linguaggio fumoso e
artificiale, quasi sempre incomprensibile. Il desiderio del Betti di dare vita a un teatro
di idee, una specie di comizio secondo quanto dichiarò in unintervista del 1928
(Praga), si traduce nellesigenza del superamento del realismo attraverso la duplice
possibilità o del rifiuto o della sua trasformazione dallinterno. Duplice
possibilità di cui si trovano esempi nelle novelle, composte parallelamente alle prime
opere teatrali e pubblicate nel 1928 a Milano con il titolo di Caino, in cui, accanto a
echi di Flaubert, Dostoevskij e Tozzi, compare una serie di favole wildiane. Una di
queste, Il principe Desiderio, fornì il nucleo per il dramma-balletto Lisola
meravigliosa (rappresentato a Milano il 30 ottobre 1930, Compagnia
Salvini-Donadio-Rissone-Melnati; nel 1941 fu ridotta a libretto per la musica di Renzo
Rossellini), unopera sapientemente costruita come una partitura musicale, in cui non
tutto, però, riesce a risolversi in pura armonia, rischiando certi tratti dei personaggi
e certi risvolti dellazione di apparire arbitrari. Accanto a questi tentativi di
approdo verso le forme del teatro simbolista si hanno, però, quelli ben altrimenti
fecondi intesi a dilatare le possibilità espressive del dramma realista. Ne La casa
sullacqua (rappresentato a Salsomaggiore il 18 luglio 1929, Compagnia benelliana) il
Betti rappresenta, in unaura vagamente ibseniana, la sua concezione delluomo
come creatura decaduta, naturalmente attratta verso il male, per la quale unica àncora di
salvezza è la pietà. Tutto ciò per mezzo di notazioni psicologiche frammentarie (brani
di confessioni, ricordi improvvisi e apparentemente non giustificati) e la ricerca di
particolari tonalità che rischiano di rendere del tutto insignificante lazione
rappresentata, quasi questa non fosse altro che necessaria ma ingombrante impalcatura. Che
alla fine del dramma Elli muoia per il crollo del ponticello sulla darsena (come accade
nella versione pubblicata in Comdia, agosto-settembre 1929) o che venga salvata e
accolta amorosamente da Luca (come nella seconda redazione composta intorno al 1932) non
cambia quasi nulla nelleconomia del dramma. Anche in Un albergo sul porto
(rappresentato a Parma il 23 dicembre 1933, Compagnia Pavlova-Picasso) la storia narrata
ha soltanto valore di pretesto: ciò che importa è che un certo numero di personaggi dica
la tremenda abiezione cui luomo può ridursi, fino a quando, dal fondo
dellabisso, nasca la scintilla della pietà. Nel 1930 il Betti, giudice a Parma,
sposò Andreina Frosini. Nello stesso anno il suo dramma-balletto Lisola
meravigliosa vinse il premio Governatore di Roma. Nel 1931 venne trasferito a Roma e
iniziò a collaborare alle riviste di Ojetti Pan e Pegaso. Lanno dopo pubblicò per
Mondadori la raccolta di poesie Canzonette-La morte e iniziò la collaborazione a La
Gazzetta del Popolo (che si protrasse a lungo, fino al 1952) con la rubrica Taccuino.
Questo allargarsi dellattività del Betti ad ambiti ed esperienze più vasti dovette
influire non poco a maturare levoluzione del suo teatro. Come ne La padrona, così
ne La casa sullacqua e in Un albergo sul porto il Betti cercò di adattare la sua
originale materia a strutture tradizionali di dramma. Ciò lo condusse a quegli squilibri
tra linguaggio e materia, tra crudo realismo e lirismo, tra sensi apparenti e reconditi,
che la critica gli rimproverò. Se alcuni di questi squilibri sono riscontrabili quasi
lungo tutto larco dellopera bettiana, è certo che in questa sua prima parte
essi appaiono particolarmente gravi e non di rado precludono lintelligibilità dei
singoli drammi. Con Frana allo scalo Nord (composto intorno al 1932; rappresentato a Roma
il 28 novembre 1936, Compagnia Palmer-Almirante-Scelzo) il Betti sembrò approdare a
moduli drammatici più aperti. Il tema tipicamente bettiano della Legge che non riesce a
farsi Giustizia e che di questa è costantemente in cerca postulando, in questo suo
inappagamento, lesistenza di una trascendenza, è qui calato in unatmosfera
liricamente sospesa ottenuta per mezzo della forma (anche questa tipicamente bettiana) del
dramma-processo dove i personaggi, che non debbono più agire ma soltanto confessarsi,
trapassano quasi senza sforzo dalla realtà al simbolo, fino a fondersi (sia i vivi sia i
morti) in un unico coro invocante pietà. Proprio ciò che fa di Frana allo scalo Nord una
delle più felici opere del Betti (e cioè il sapiente e raffinato accordo di elementi
diversi tendenti tutti verso un unico piano di astrazione) impedisce al testo di porsi
come punto di partenza per nuove soluzioni drammatiche. Esso ha invece le caratteristiche
di un punto di arrivo, si presenta come la conclusione di un ciclo. Nel 1934, infatti, il
Betti tentò, con Il Cacciatore danitre (rappresentato a Roma il 24 gennaio 1940,
Compagnia dellAccademia dArte Drammatica, regia di O. Costa), di comporre una
tragedia drammatica, cioè unopera che abbandonasse latmosfera
impressionistica di Frana allo scalo Nord per organizzarsi in uno schema sintattico,
tradizionalmente atteggiato, patinato, quasi di un colore di arcaica rigidità (Barbetti,
pp. 120 e ss.). Il valore allegorico della vicenda rischia però di vanificare la
consistenza dei personaggi i quali si presentano come vaghe ombre di tipi astratti, freddi
echi del primo Ibsen. Intanto il Betti pubblicò nel 1933 una raccolta di novelle, Le case
e andava componendo una serie di liriche (pubblicate nel 1937 con il titolo di Uomo e
Donna) in cui, in un linguaggio meditato e pieno di mitiche risonanze, viene tracciata la
storia delluomo. In campo teatrale, invece, tentò la strada della commedia
piacevole e commerciale. Tra il 1935 e il 1937 scrisse Una bella domenica di settembre
(rappresentata a Roma il 7 dicembre 1937, Compagnia Palmer-Almirante), I nostri sogni
(rappresentata a Parma il 7 novembre 1937, Compagnia Tofano-Rissone-De Sica), Il paese
delle vacanze (rappresentata a Milano il 20 febbraio 1942, Compagnia Tofano-Rissone-De
Sica). A questo filone si riallacciò, nel 1940, Favola di Natale (rappresentata a Milano
il 16 novembre 1948, Compagnia Tofano-Solari). Si tratta di commedie che, se pur mostrano
qua e là, al di sotto della superficie facile e brillante, il segno del pessimismo
bettiano, certo non aggiungono nulla alla gloria del Betti. Egli si rifà ai modi della
commedia borghese, vezzeggiando quel genere di personaggi che nel 1931 aveva amaramente
satireggiato nella felice farsa tragica in tre atti Il diluvio, nutrita dei succhi della
comicità pirandelliana e non per nulla presentata per la prima volta al pubblico dalla
Compagnia De Filippo (rappresentata a Roma il 28 gennaio 1936). Nacquero queste forse dal
desiderio del Betti di offrire una rappresentazione del mondo borghese che fosse
lequivalente teatrale di certe liriche giovanilmente cattive, ironiche ma in fondo
affettuose, di Gozzano e Palazzeschi, o forse il Betti tentò di accattivarsi quel
pubblico al quale sentiva di appartenere e dal quale non riusciva a ottenere il consenso.
Nel 1939 vinse intanto, con I tre del Pra di sopra (da cui trasse il romanzo La
Piera alta, Milano, 1948), un concorso per un soggetto cinematografico bandito dalla
rivista Cinema e iniziò la sua collaborazione al mondo del cinematografo che lo portò a
partecipare alla composizione dei soggetti di film come Bengasi (1941, regia di A. Genina)
o Quarta pagina (1942, regia di N. Manzari). Nel 1938, con Notte in casa del ricco,
tragedia moderna in un prologo e tre atti (rappresentata a Roma il 15 novembre 1942,
Compagnia Ricci) il Betti tornò, dopo la pausa della commedia commerciale, al tema
preferito dellinestricabile miscuglio di bene e di male che è nel cuore
delluomo e a quello della pietà come unica forma di giustizia, di solidarietà e di
comprensione. Tutto ciò si fa immagine nel personaggio di Elisa, protagonista de Il vento
notturno (rappresentato a Milano il 17 ottobre 1945, Compagnia Cornabucci-Randone-Borboni,
regia di O. Costa), disperatamente schiava della miseria dei sensi, ma capace, a volte, in
solitudine, di cantare con voce di bambina, segno di una innocenza in qualche modo ancora
presente. La rappresentazione di situazioni limite, di personaggi moralmente tarati, non
nacque nel Betti da un interesse per il morboso ma dallesigenza di prendere
coscienza di tutto il male, palese e segreto, che è nelluomo per trovare poi una
parola di speranza che non fosse il frutto di colpevoli illusioni, e dalla sua persuasione
che ogni salita verso il cielo è in realtà una risalita, dopo che si è scesi nei regni
del male, non per contemplarlo ma per conoscerlo. Così in Ispezione (composta intorno al
1942; rappresentata a Milano l11 marzo 1947, Compagnia Ruggeri-Calindri-Adani) i
membri di una famiglia di profughi confessano a due misteriosi ispettori egoismi e
tradimenti, debolezze e persino tentativi di omicidio, in una struttura drammatica che non
vuole rappresentare dei fatti, ma piuttosto rendere evidenti gli inconsci e inconfessati
impulsi sinistri che si annidano nel fondo degli uomini normali. Il porsi della
rappresentazione bettiana in una dimensione più profonda rispetto alla realtà di
immediata esperienza implica la comparsa di elementi che si aggiungono a fianco
dellazione rappresentata per commentarla, per indicare agli spettatori langolo
sotto il quale va guardata. Gli ispettori di Ispezione adempiono a questa funzione, così
come vi adempie luso del monologo interiore in Marito e moglie (rappresentato a Roma
il 21 novembre 1947, Compagnia del Dramma Italiano, regia di G. Guerrieri). Nel 1944 il
Betti ottenne la nomina a bibliotecario del Ministero di Grazia e Giustizia. Lo stesso
anno scrisse Corruzione al Palazzo di Giustizia (rappresentato a Roma il 7 gennaio 1949,
Compagnia dellIstituto del Dramma Italiano, regia di O. Spadaro), il suo dramma più
famoso in Italia e allestero, che gli procurò (già nel 1941 aveva ricevuto il
premio dellAccademia dItalia per il Teatro) il premio dellIstituto
Nazionale del Dramma (1949) e il Premio Roma (1950). Corruzione al Palazzo di Giustizia
piacque per la tensione, quasi da dramma poliziesco, e per i caratteri dei personaggi.
Lastrazione in cui si muovono gli altri drammi del Betti si ritrova qui soltanto al
livello delle singole battute. Sono pregi, questi, che non mancarono di comportare limiti
non indifferenti: Cust rischia di non essere credibile al momento della sua redenzione
finale e questa pare arbitrariamente aggiunta per sfuggire al nero pessimismo che il resto
del dramma sembra suggerire. Lo sbocco verso la trascendenza non poteva sorgere senza
equivoci dallo svilupparsi di un processo logico realisticamente rappresentato. In
mancanza di elementi formali che definiscano il valore delluomo e delle sue azioni
in zone più profonde della realtà (i morti che ritornano in Frana allo scalo Nord, gli
ispettori e la dimensione dellinconscio in Ispezione, latmosfera astratta e
liricamente disperata in cui si svolge Il vento notturno), il personaggio bettiano cerca
nella morte, vista come immolazione e iniziazione, la propria definizione al di sopra
dellinestricabile intrecciarsi di male e di bene che condiziona il suo vivere e il
suo agire. È questo il destino di Irene in Irene innocente (rappresentato a Roma il 23
marzo 1950, Compagnia Maltagliati-Benassi), di Laura in Spiritismo nellantica casa
(rappresentato a Roma il 13 aprile 1950, Piccolo Teatro della Città di Roma, con R. Falk
e T. Buazzelli, regia di O. Costa) e della prostituta Argia, che muore da regina ne La
regina e gli insorti (rappresentato a Roma il 5 gennaio 1951, Compagnia Pagnani-Cervi,
regia di A. Blasetti). In Lotta fino allalba (rappresentato a Roma il 22 giugno
1949, Piccolo Teatro della Città di Roma, regia di O. Costa) Elsa giunge a uccidere il
marito per liberarlo dal tormento di invincibili passioni, mentre in Delitto
allisola delle capre (rappresentato a Roma il 20 ottobre 1950, Compagnia
Randone-Zareschi, regia di C. Pavolini), in unatmosfera di cupa disperazione, tre
donne lasciano morire nel fondo di un pozzo lavventuriero che le aveva sedotte. La
dimensione psicologica che caratterizza questo gruppo di opere coincide con
unincertezza sul piano spirituale: il Betti sembra porre soltanto delle domande,
indicare timidamente delle possibilità. Nel 1950 il Betti fu nominato consigliere di
Corte dAppello e passò a far parte dellufficio stampa della Presidenza del
Consiglio. Si riaccostò intanto alla pratica cattolica: specchio di questa evoluzione è
il suo teatro, che dal 1950, con Il giocatore (rappresentato a Roma il 21 aprile 1951,
Compagnia Gassmann, regia di V. Gassmann), si rifà alle concezioni del cristianesimo. Che
lazione scenica si inquadri in una visione ben precisa della trascendenza, non più
semplicemente postulata o misteriosamente evocata, implica una profonda trasformazione
della struttura del dramma bettiano, pur nella continuità di una certa tematica. La
vicenda rappresentata si trasforma in exemplum e, di conseguenza, i personaggi e i luoghi
in cui agiscono vengono sottoposti a un processo di stilizzazione che cerca di dar vita a
una sorta di moderno mistero, anche se tutto ciò, lungi dal realizzarsi completamente,
compare per lo più allo stato di tendenza. A conferma di questo carattere, negli ultimi
drammi del Betti compaiono, col compito di commentarla, personaggi in parte o totalmente
estranei alla vicenda rappresentata, siano essi il Funzionario o i Tizi de Il giocatore e
di Acque Turbate (1951; non rappresentato) o il coro che conclude lazione de La
fuggitiva (1952-1953; rappresentato a Venezia il 30 settembre 1953, Festival del Teatro,
Compagnia Gassmann, regia di Squarzina), nel quale ultimo dramma compare anche, in
funzione di antagonista, una sorta di moderno Mefistofele. Quasi simbolicamente, il
penultimo dramma del Betti, Laiuola bruciata, fu rappresentato per la prima volta il
26 settembre 1953 nella chiesa di San Miniato a Firenze (Compagnia del Piccolo Teatro
della Città di Roma, regia di O. Costa). Silvio DAmico scrive (1955, p. 160): Ugo
Betti rappresentato in chiesa: cosa ne avrebbero detto quei critici i quali, per un buon
quarto di secolo hanno accusato il nostro poeta di crudezze repellenti, di torbidi
fermenti, di compiacenze immonde, considerandolo come un acre rimestatore di fondi impuri,
un insistente descrittore delle meno confessabili bassezze umane? Poco più di tre mesi
prima di questa rappresentazione il Betti si spense a Roma, stroncato da un tumore alla
gola. A considerare lintera parabola della sua opera drammatica non si può non
scoprire in essa unintima coerenza che supera lapparente antinomia tra drammi
disperati e altri aperti alla speranza, tra drammi della redenzione e drammi della
dannazione. Anche quando la sua opera sembri sconsolata, lintento di Betti è di
presentarci una situazione, dalla quale scaturiscano delle confessioni, e come risultato
di tutto questo lo spettatore sia portato a un esame di coscienza, a una ribellione, a una
constatazione per una via da seguire e per sapere se questa via cè (Fiocco, p. 29).
Una tale coerenza, una tale costante attenzione ai problemi inerenti alla dimensione
interiore delluomo, se dotarono larte del Betti di una profondità non comune,
gli impedirono anche quasi del tutto, per lo meno per quanto riguarda la sua attività di
scrittore, di aprirsi alla comprensione dei drammi che travagliarono la società del suo
tempo. Queste considerazioni, se forse non possono condizionare il giudizio estetico
sullopera del Betti, possono però far comprendere la ragione per cui i suoi drammi
stentarono, a volte, a instaurare un discorso pienamente valido con il pubblico. Ad alcuni
la problematica del Betti sembrò addirittura il frutto di un tentativo di evasione dai
problemi posti dalla realtà. A proposito di Frana allo scalo Nord, Quasimodo scrisse nel
1951: La responsabilità di Gauker è precisa e la causa della frana ben determinata. I
ragionamenti di Betti, filosofici o meno, sulla colpa e la sofferenza di tutti gli esseri
umani, per giustificare un male individuato, sono funzioni della mente, vago gioco
letterario (cfr. Scritti sul teatro, pp. 143-145). E lo stesso Quasimodo termina, nello
stesso anno, una recensione a La regina e gli insorti con una frase sprezzante e
irridente, certamente ingiusta: Argia muore, con dignità, cioè come dovrebbe morire un
regina. Amen (p. 130). Se in atteggiamenti come questi va riconosciuta una aprioristica
negazione di ciò che nella problematica bettiana vi è di certamente valido, occorre
però aggiungere che tale problematica rimane quasi sempre strettamente legata
(specialmente nelle forme in cui si manifesta) al periodo tra le due guerre. Il teatro di
Pirandello (segno assoluto di crisi) non poteva porsi come primo esempio di una tradizione
nuova. Da esso il teatro specialmente italiano del Novecento trasse indubbiamente alcuni
succhi, alcune esperienze particolari (per esempio con il teatro del grottesco e le
commedie, legate a un ambiente dialettale ma non prive di risvolti fantastici e
metafisici, di Eduardo De Filippo) ma non una soluzione globale che tenti di risolvere i
problemi della scena del Novecento. Questa venne ricercata nellambito della regia,
in Italia con i tentativi di Teatro teatrale di Anton Giulio Bragaglia. Il Betti, invece,
cercò di fare riassistere alla nascita delle prime verità sostanziali, di trovare cioè
una soluzione alla crisi del personaggio pirandelliano. Soluzione cercata in una
cristianesimo di tipo giansenistico e individualistico e che, sorta faticosamente
dallinterno delluomo, stenta a dispiegarsi chiaramente e a fecondare
lintera struttura del dramma. Così il teatro di Betti, che non può vivere senza
regista, è la disperazione del regista, il quale sa bene che, sul palcoscenico, tutto
deve prendere consistenza concreta, ma altresì devessere risoluto a gettarsi
senzaltro su un ritmo lirico, fantastico che è sempre lapporto inedito di
Betti (cfr. E. Ferrieri, Novità di teatro, pp. 172-174). Per queste vie il Betti si pose
come massimo esponente di quella corrente del teatro italiano (che trovò in Silvio
DAmico il proprio teorizzatore e che proseguì con le opere di Diego Fabbri e i
tentativi registici di Orazio Costa) che non soltanto tese a un teatro della parola, a un
teatro di poesia e introspezione, ma che cercò di ritrovare modernamente nel palcoscenico
un luogo di meditazione. Oltre gli scritti citati, del Betti si ricordano: Le case
(novelle, Milano, 1933), Una strana serata (novelle, Milano, 1948), Poesie (Bologna,
1957), Teatro completo (con prefazioni di S. DAmico e A. Fiocco, Bologna, 1957).
Scritti inediti, a cura di A. Di Pietro (Bari, 1964, comprende Il diritto e la
rivoluzione, La donna sullo scudo, I tre del Pra di sopra, la riduzione in versi per
musica de Lisola meravigliosa e la novella Quelli del padiglione). Per la poetica
del Betti si vedano (oltre allintroduzione a La padrona), Lettera a Lucio Ridenti,
in Il Dramma, agosto-settembre 1933, e Teatro e Religione, in La Rocca, Assisi, luglio
1953 (ripubblicato in Teatro-Scenario, ottobre 1953). Principali traduzioni delle opere
del Betti sono: Teatro completo, Madrid, 1960 (prefazione di G.C. Mora), Teatro (Marido y
mujer, Delito en la isla de las cabras, Lucha hasta el alba Corrupción en el palacio de
justicia, Buenos Aires, 1953), Corruption au Palais de Justice (Roma, 1952), LIle
des chèvres (Paris, 1953), Irène innocente (Paris, 1954), La Reine et les insurges
(Paris,1956), Un beau dimanche de septembre (LAvant - Scène n. 214, 15 febbraio
1960), Crime on goat island (San Francisco, 1961), Three plays on justice (Landslide,
Struggle till down, The fugitive, San Francisco, 1964), Three plays (The inquiry, Goat
Island, The gambler, New York, 1966), Two plays by Ugo Betti (Manchester, 1965,
introduzione di G.H. McWilliam).
FONTI E BIBL.: Si vedano le principali raccolte di cronache drammatiche: M. Praga
(Emmepi), Cronache teatrali, 1927, Milano, 1928, 109-118, 1928, Milano, 1929, 235-239; R.
Simoni, Trentanni di cronaca drammatica, III, Torino, 1955, 37-38, 171-172, IV,
1958, 478, 584-585, V, 1960, 49, 94-95, 125-126, 168-169, 198-199; E. Ferrieri, Novità di
teatro, Torino, 1952, 168-174; S. DAmico, Palcoscenico del dopoguerra, Torino, 1953,
I, 231-234, 307-309, II, 13-17, 73-76, 134-137, 140-143, 184-186, 209-213, 236-239,
287-289, 300-302; Rinascita del Dramma Sacro, San Miniato, 1955, 160-161; M. Dursi, Cinque
festival di prosa, Bologna, 1956, 90-101, 107-110, 242-246, 291-295; S. Quasimodo, Scritti
sul teatro, Milano, 1961, 129-130, 143-145; E. Possenti, Dieci anni di teatro, Milano,
1964, 78-80, 142-144, 197-199; G. Lanza, Teatro dopo la guerra, Milano, 1964, 59-68; L.
Repaci, Teatro di ogni tempo, Milano, 1967, 391, 674, 814, 850, 887. Tra i molti scritti
sul Betti si rimanda a quelli che possono essere di maggiore utilità e a cui occorre
rifarsi per trovare più ampie notizie bibliografiche: F. Vegliani, Saggio su Ugo Betti,
in Quaderni di Termini n. 2, gennaio-febbraio 1937; E. De Michelis, La poesia di Ugo
Betti, Firenze, s.d. [ma 1937]; A.G. Bragaglia, Replica di Anton Giulio Bragaglia al Don
Sturzo del teatro italiano, bozze di stampa (pubblicato con qualche parte mancante in Film
del 31 maggio 1941; il testo polemico del Bragaglia fu messo in circolazione nella sua
versione integrale a opera dello stesso autore. In esso si polemizza con S. DAmico,
il Don Sturzo del teatro italiano, e si indica nel Betti uno dei suoi protetti); E.
Barbetti, Il teatro di Ugo Betti, Firenze, 1943; A. Nicoll, World Drama, London, 1949,
787-789; N. DAloisio, Ugo Betti, Roma, 1952; E. Betti, Notazioni autobiografiche,
Padova, 1953 (Emilio è il fratello maggiore del Betti e di lui vengono riportate alcune
notizie di interesse biografico); A. Fiocco, Ugo Betti, Roma, 1954; L. Portier, Ugo Betti.
Teatro, in Revue des Etudes Italiennes luglio-dicembre 1955; B. Molossi, Dizionario
biografico, 1957, 28-29; F. Cologni, Ugo Betti, Bologna, 1960; G. Pullini,
Cinquantanni di teatro in Italia, Bologna, 1960, 56-59, 85-96; A. Fiocco, Teatro
universale dal Naturalismo ai giorni nostri, Bologna, 1963, 235-244; J.G. Zamora, Historia
del teatro contemporaneo, II, Barcelona, 1961, XXXV, 260-282; G. Rizzo,
Regression-progression in Ugo Bettis drama, in Tulane Drama Review, vol. 8, n. 1
1963; G. Pellecchia, Saggio sul teatro di Ugo Betti, Napoli, 1963; Ugo Betti:
Testimonianze, Quaderni Teatro stabile della città di Torino, II, Torino, 1965; G.H.
McWilliam, The minor plays of Ugo Betti, in Italian Studies XX 1965; A. Di Pietro,
Lopera di Ugo Betti, I, Bari, 1966, (utile specialmente per le notizie biografiche e
il riordinamento cronologico degli scritti); F. Taviani, in Dizionario biografico degli
Italiani, IX, 1967, 727.
BETTIA CHRYSIS
Parma II secolo d.C.
Di condizione presumibilmente libertina, madre di L. Umbricius Secundus, morto a
diciotto anni e nove mesi, cui dedicò unepigrafe, per i caratteri paleografici
(forma delle lettere, ductus, formula D.M., punteggiatura a triangoli) databile alla media
età imperiale, ritrovata al limite occidentale della città di Parma. Il nomen Bettius,
presente a Parma per altri due personaggi, è ampiamente documentato nella Cisalpina nella
forma Vettius, in parte exemplorum i.q. Vettius. La gens Vettia, già nota al tempo delle
guerre civili, conservò il proprio prestigio e la propria autorità anche in periodo
imperiale. Chrysis è cognomen grecanico diffuso dappertuttto, soprattutto per i liberti.
Poco documentato in Cisalpina, è presente a Parma in due casi.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 62.
BETTIA EUTYCHIA
Parma I secolo a.C./V secolo d.C.
Fu probabilmente liberta della gens Bettia, dedicataria, insieme al figlio P.
Bettius Firminus, di unepigrafe, perduta, posta dal marito Heraclida. Eutychia è
nome grecanico molto diffuso, soprattutto tra i liberti. Raro in Cispadana, si rileva con
una certa frequenza nelle regioni transpadane.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 63.
BETTIUS PUBLIUS FIRMINUS
Parma I secolo a.C./V secolo d.C.
Dedicatario, insieme alla madre Bettia Eutychia, di unepigrafe, perduta,
posta dal padre Heraclida, per la presenza della formula D.M. databile a età imperiale.
Il nomen Bettius, presente a Parma anche in unaltra epigrafe, è ampiamente
documentato in tutta la Cisalpina nella forma Vettius, sostanzialmente corrispondente. La
gens Vettia, documentata dappertutto, si presenta tuttavia con una notevole frequenza
nella regio VIII, dove conservò prestigio e prosperità dal tempo delle guerre civili a
quello imperiale. Non si esclude tuttavia che il nomen Bettius possa corrispondere alla
forma Bittius (Plin., Ep. VI, 12). In tal caso (secondo il Chilver, p. 102) si tratterebbe
di un nome sicuramente celtico testimoniante una famiglia nativa giunta a una certa
importanza. Firminus è cognomen comune, molto diffuso, specialmente nellItalia
settentrionale. P. Bettius Firminus, morto a un anno e undici mesi di età, porta il nome
della madre, forse liberta di un Bettius (ipotizzabile che anche il bambino fosse liberto
dello stesso personaggio). Il nome del padre, invece, denuncia condizione schiavile.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmeses, 1986, 64.
BETTINI ORAZIO
Parma 1590
Fu soprano della Cattedrale di Parma nellanno 1590.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Storia della musica in Parma, 1936.
BETTOLI ANTONIO
Parma 17 giugno 1762-1789
Nacque da Pietro Ilarione e da Margherita Guarnieri. A soli sedici anni ricevette
la nomina a capo sovrastante aggiunto con lincarico di sostituire in caso di assenza
il padre, il quale aveva ricevuto la nomina nello stesso anno. Nellanno 1782 il
Bettoli diresse i lavori di riparazione al monastero di Santa Caterina di Parma (Archivio
di Stato di Parma, Santa Caterina, filza XXX, Cancell., F. n. 39, 10 dicembre 1782). Nel
1784 presentò al concorso dellAccademia di Belle Arti di Parma un disegno di una
biblioteca pubblica che venne molto lodato. Nello stesso anno le monache benedettine gli
affidarono il rifacimento della facciata della chiesa di SantAlessandro (Donati).
Tale costruzione di carattere neoclassico incontrò il favore delle monache di San Paolo
che gli commissionarono la facciata della chiesa di San Ludovico (Bertoluzzi, p. 144). Nel
1786 morì sua moglie Giulia Cervetta.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI ANTONIO MARIA
Parma 1733/1777
Secondo il Donati, fu fratello di Carlo. Di lui si conserva una perizia del 29
ottobre 1733 (Archivio di Stato di Parma, sezione IV, serie LX, Raccolta autografi, 4393).
Nel 1739 fu testimonio alle nozze di Giovanni Battista Bettoli e Lucia Lucci. Il Bettoli
diede il disegno per lampliamento della chiesa delle monache teresiane (eseguito da
Ottavio Bettoli) e, secondo lo Scarabelli Zunti, in documenti relativi a questo lavoro
viene definito architetto del marchese Alessandro Pallavicini di Roma. Nel 1754 fu finita,
su disegno di A. Dalla Nave, la chiesa di San Rocco in Parma: secondo il Donati (p. 103)
il Bettoli vi lavorò col fratello Carlo. In una lista dei maestri muratori e garzoni che
lavoravano al nuovo campanile del 9 maggio 1757 (Scarabelli Zunti, ms. 106) il Bettoli
figura come capomastro. Il 17 gennaio 1769 firmò una supplica per servire la comunità di
Parma come capomastro muratore e nello stesso anno ricevette lavori e appalti. Nel 1777
partecipò a una seduta dei capimastri muratori della chiesa collegiata parrocchiale di
San Pietro (Archivio di Stato di Parma, sezione I, serie XIV, Congregazione degli edili).
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI ANTONIO UBERTO
Parma 3 novembre 1766-17 ottobre 1855
Figlio dellarchitetto Carlo, di Cristoforo. Fu dottore in medicina e in
filosofia e latinista, del quale, nel catalogo della Biblioteca Palatina di Parma,
figurano numerosi opuscoli medici, orazioni funebri, inscriptiones, carmina, ecc., che
vennero pubblicati tra il 1792 e il 1844. Fu consigliere e segretario del Protomedicato di
Parma.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762; F. da Mareto,
Bibliografia, I, 1973, 74.
BETTOLI CARLO
Parma 1719/1769
Potrebbe essere quello sostituito da Cristoforo Bettoli nel 1719 alla Steccata di
Parma, che ricompare nellarchivio della stessa chiesa nel 1733 (13 aprile), quando
chiede lapprovazione dei suoi conti. Nello stesso anno firmò la perizia di una casa
e insieme con Paolo Bettoli fu operoso al chiostro e alla chiesa dei serviti (ricevute del
1738-1740, cfr. Scarabelli Zunti). Nel 1769 vinse un appalto per lavori di riattamento
alle case Pij e Magavoli (Archivio di Stato di Parma, sezione I, serie XIV, Congregazione
degli edili).
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI CARLO
Parma ante 1778-1822/1827
Presentò nel 1778 un disegno al concorso dellAccademia di Belle Arti di
Parma ma, pur essendo definito valoroso giovane, non vinse alcun premio. Egli è
probabilmente lo stesso Carlo, di Giuseppe, che nel 1784 chiese di essere assunto come
capomastro della Steccata di Parma in sostituzione del fratello Francesco divenuto di
mente scemo (notizia, senza indicazione del nome del fratello nellArchivio della
Steccata, ad annum), che risulta capomastro nel 1775 e 1777. Il Bettoli l8 dicembre
1786 fu eletto cancelliere della Congregazione degli edili e conservò tale carica nel
1789 (Archivio di Stato di Parma, sezione I, serie XIV). Nel 1786 fu eseguita (Bertoluzzi;
Scarabelli Zunti) la facciata della chiesa di San Tommaso su suo disegno. Nel 1787 egli è
definito muratore e architetto dellOrdine Costantiniano (Archivio della Steccata, 8
maggio 1787, lettera del marchese Caracciolo). Questo stesso Carlo è probabilmente il
capomastro e perito della Steccata (nei cui archivi appare nel giugno e luglio 1816 e il 7
luglio 1821) che secondo il Testi dopo la bufera napoleonica provvide ai riattamenti e
lavori di conservazione di dubbio gusto.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI CRISTOFORO
Parma 1676 c.-post 1732
Detto il Trivellino, nel 1711 fu operoso nella chiesa e nel convento dei teatini
(Santa Cristina) di Parma. DallArchivio della Steccata si apprende che l11
marzo 1719 egli fu richiesto come capomastro a sostituire Carlo Bettoli di Giuseppe.
Avrebbe quindi lavorato alla torre di Guastalla, terminata nel 1732. NellArchivio
del Battistero di Parma sono registrati come figli di Cristoforo di Giovanni Battista, che
potrebbe essere il Trivellino, Maria, nata nel 1701, Giovanna Margherita Susanna, nata nel
1702, e Giuseppe, nato il 1o dicembre 1704, che probabilmente è il Giuseppe che fu
capomastro della Steccata dal 1743 in poi.
FONTI E BIBL.: Fonte principale, dove sono riportati anche documenti originali, è
il ms. del secolo XIX, conservato nella Galleria Nazionale di Parma di E. Scarabelli
Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 1701-1750, 15, 17, 18, 19, 20,
21 e VIII, 1751-1800, 32, 33, 34, 36, 37 e passim; ma sono stati consultati, a Parma,
anche lArchivio del Battistero, i Registri degli Atti di Morte del Comune,
lArchivio della Steccata; P. Donati, Nuova descrizione di Parma, Parma, 1824, 22,
55, 74, 75, 103, 164; G. Bertoluzzi, Nuovissima guida, Parma, 1830, 2, 144, 170, 179; L.
Testi, Santa Maria della Steccata, Firenze, 1922, ad Indicem; A. Ghidiglia Quintavalle, La
chiesa di San Pietro Apostolo a Parma nella storia e nellarte, Parma, 1948, 24, 25,
40; G. Allegri Tassoni, Mostra dellAccademia (catalogo), Parma, 1952, ad Indicem; U.
Thieme-F. Becker, Künstler-Lexikon, III, 547 s.; Dizionario biografico degli Italiani,
IX, 1967, 762.
BETTOLI CRISTOFORO
Parma 1748-Parma 2 maggio 1811
Figlio di Artemio. Secondo il Testi, avrebbe rifatto la volta della crociera
meridionale del Duomo di Parma. DallArchivio di Stato di Parma (sezione I, serie
XIV, Congregazione degli edili) risulta che il 14 aprile 1769 concorse tra gli altri per i
lavori di riattamento delle case Pij e Magavoli. NellArchivio dellAccademia di
Belle Arti si conserva un disegno rappresentante un albergo reale col quale il Bettoli
vinse il primo premio di architettura nel concorso dellAccademia del 1774 (10
luglio). Sempre dai documenti della Congregazione degli edili risulta tra i capimastri
muratori della chiesa collegiata di San Pietro che parteciparono alla seduta del 20 luglio
1777. Nel 1780 fu nominato capomastro delle reali fabbriche (Scarabelli Zunti). In
unaltra seduta (8 dicembre 1786) della Congregazione degli edili il Bettoli venne
eletto infermiere. Nel 1787 è qualificato anziano dei muratori di Parma e nel 1789 primo
compagno. DallArchivio di Stato di Parma (sezione IV, serie LX, Raccolta autografi,
4395) risulta che il Bettoli, architetto e capomastro, costruì la porta nuova e il 9
luglio 1810 presentò una nota spese (perizia il 28 luglio dello stesso anno). Il Donati
(p. 74) attribuisce al Bettoli la porta di SantUldarico (che è appunto la porta
nuova, poi demolita), ma Scarabelli Zunti sostiene che il disegno sia di Domenico Artusi.
Dagli atti di morte dellArchivio del Comune di Parma risulta che il Bettoli sposò
una Paola (morta nel 1839), dalla quale ebbe numerosi figli, tra i quali Ottavio, Pietro e
Giovanni Battista, che negli atti di morte o censimenti risultano anchessi
architetti.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI DOMENICO
Parma ante 1734-Parma luglio 1766
Figlio di Pier Maria. Il 14 settembre 1734 firmò una perizia definendosi
capomastro e perito in arte (Archivio di Stato di Parma, sezione IV, serie LX, Raccolta
autografi, 4396) e ricevette un pagamento nel 1744 (14 luglio, cfr. Scarabelli Zunti) per
la porta di San Lazzaro. Un Domenico Bettoli figura nel 1757 tra i garzoni e muratori del
nuovo campanile della chiesa di San Rocco in Parma. Secondo lo Scarabelli Zunti morì nel
luglio 1766, essendo capomastro muratore della Comunità di Parma. Certo morì prima
dell8 dicembre 1786, dato che la Congregazione degli edili (Archivio di Stato di
Parma, sezione I, serie XIV) in quella data deliberò di concedere una pensione alla
vedova Lucia Poma, dalla quale aveva avuto due figli, Cristoforo (battezzato il 15 aprile
1753) e Pietro (battezzato il 4 maggio 1755).
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI FRANCESCO
Parma 1863
Fu architetto. Secondo lo Scarabelli Zunti, nel 1863 fu accademico donore
dellAccademia di Belle Arti di Parma e nello stesso anno ebbe la medaglia di bronzo
allesposizione industriale di Parma per il disegno di un monumento e la pianta di
una caserma per tremila uomini (ma il catalogo ufficiale, a p. 94 del quale lo Scarabelli
Zunti prese la notizia, è introvabile).
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI GIACOMO
Parma 4 luglio 1784-post 1833
Figlio di Luigi. Fu capomastro della Steccata di Parma nel 1823 (Archivio della
Steccata, 8 maggio 1823) e suo fratello Nicola, il personaggio più illustre della
famiglia, appoggiò in una lettera del 31 gennaio 1833 (Archivio della Steccata) la sua
nomina come capomastro in sostituzione del cugino Carlo Bettoli, che era defunto,
sostituzione che il Bettoli aveva già chiesto il 1° dicembre 1827.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI GIACOMO
Noceto 21 agosto 1880-Milano 22 novembre 1971
Fu allievo diligente e capace del Seminario di Parma in cui maturò la vocazione al
sacerdozio, senza rinunciare alla passione spiccata per le arti belle. Ordinato sacerdote
il 29 giugno 1904, svolse un dinamico ministero come coadiutore e poi come arciprete di
Palanzano per diciotto anni, fino al 1925. A Palanzano il Bettoli dimostrò la sua
naturale attrattiva per le arti nella progettazione e costruzione di grandi opere a
servizio della comunità parrocchiale e promuovendo organismi che fossero strumenti di
elevazione sociale e morale per gli agricoltori, per i poveri e per la gioventù. Il
Bettoli, fedele ai principi cristiano sociali, costituì lUnione Agricola e la
Cooperativa del Lavoro, rese possibile lestensione della luce elettrica in tutte le
frazioni del Comune tramite linstallazione presso il Mulino di Caneto di due
generatori di corrente, organizzò a Isola una segheria elettrica e potenziò il Piccolo
Credito di Palanzano, istituto di credito locale che contava depositi per un ammontare di
3000 lire. Quella tuttavia che può essere considerata lopera più importante della
sua fertile azione fu la creazione del Convitto San Giuseppe, con annesso un laboratorio
femminile per le giovani della zona, al fine di offrire loro la possibilità di lavorare
in loco, evitando così il trasferimento in città. Il Bettoli inoltre aprì e avviò
lasilo parrocchiale. Durante la guerra 1915-1918 si profuse senza risparmio per
mantenere i contatti tra le famiglie e i soldati al fronte. Nonostante tale frenetica
attività, riuscì a rivolgere la sua attenzione anche agli studi prediletti
dellarte conseguendo la laurea in architettura. Nel Seminario di Parma prima, come
studente, poi nella tranquillità di Palanzano, come parroco, approfondì i più noti
testi di spiritualità, di patristica e di simbologismo artistico-religioso. Trapiantato a
Milano, il Bettoli diresse lavori, stimolò energie, difese valori, portando la sua scuola
e la sua famiglia religiosa a una nobile affermazione nel campo dellarte sacra, per
la quale il suo interesse fu costante e originale. Nel 1925 il cardinale Andrea Ferrari,
arcivescovo di Milano, lo volle come insegnante presso la scuola del Beato Angelico. Alla
morte di monsignor Giuseppe Polvara, fondatore della scuola, il Bettoli venne nominato
direttore e superiore della famiglia religiosa omonima. Responsabile del periodico Rivista
di Arte Cristiana (1950-1964) fu, dal 1930 al 1937, professore di storia dellarte
presso il Seminario di Milano e di liturgia presso lAccademia di Brera. Con il
titolo di architetto realizzò, assieme ad altri professionisti, decine di centri
pastorali sia in Italia che allestero. A Palanzano la sua opera è testimoniata
principalmente da palazzo del Municipio e dallimmobile sede dellasilo
infantile. Inoltre il Bettoli collaborò, con grande finezza al bollettino
dellassociazione degli Amici dellarte cristiana, rivista bimestrale per la
cultura e la formazione estetica dellanima. Pubblicò diversi studi sullarte
liturgica, collaborando con molte riviste per la formazione artistica del clero. Tenne
lezioni e settimane di studio in molti seminari diocesani e interregionali. Membro di
molte commissioni, ricercato e apprezzato critico darte in Italia e fuori, può
essere ritenuto un antesignano e anticipatore di certe pagine del Concilio Vaticano II,
là dove, nella costituzione liturgica, si dice che la Chiesa ricerca il nobile servizio
delle arti liberali affinché le cose appartenenti al culto sacro splendano veramente per
dignità, decoro e bellezza, segni e simboli delle realtà soprannaturali.
FONTI E BIBL.: P. Triani, È morto monsignor Bettoli, sacerdote architetto, in
Gazzetta di Parma 24 novembre 1971, 8; Commemorazione, in Vita Nuova 27 novembre 1971, 7;
F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 109; A. Maggiali, in Gazzetta di Parma 21 novembre
1981, 3; Valli Cavalieri 15 1997, 31-32.
BETTOLI GIOVANNI BATTISTA
Parma 1714 c.-post 1781
Figlio di Angelo Francesco, si sposò nel 1739 con Lucia Lucci (Luzzi). Con Ottavio
Bettoli firmò una ricevuta per lavori alla chiesa di San Pietro del Collegio di San
Girolamo il 24 dicembre 1760. Secondo la guida del Touring Club Italiano (Emilia e
Romagna, Milano, 1957, p. 320) la chiesa di SantAntonio Abate in Parma, iniziata nel
1712 su disegno di Ferdinando Bibiena, fu compiuta nel 1766 con una cupola a doppia volta
ideata dal Bettoli. Il 20 luglio 1777 il Bettoli figura tra i capimastri muratori della
chiesa collegiata parrocchiale di San Pietro in Parma insieme con altri Bettoli, tra i
quali un Francesco che, essendo qualificato anziano, si può pensare sia Angelo Francesco,
padre del Bettoli e probabilmente anche di Ottavio. NellArchivio di Stato di Parma
(Rescritti, 20 settembre 1781) è conservata una lettera dalla quale risulta che il
Bettoli fece il disegno e la stima di una casa posta in Sissa e acquistata dalla reale
ducale camera, disegno attualmente introvabile. Da Lucia Lucci ebbe vari figli, tra i
quali Giuseppe, Cristoforo, Alessandro e Pietro.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI GIOVANNI
BATTISTA
Parma 30 dicembre 1794-Parma 1816
Figlio di Cristoforo e Paola Bettoli. Fu architetto come il padre.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI GIUSEPPE
Parma 1 dicembre 1704-post 1762
Figlio di Cristoforo. Fu capomastro alla Steccata di Parma negli anni 1743, 1757,
1759, 1761 e 1762 (Archivio della Steccata e Testi, 1922). Il Bettoli compare nella lista
degli operai attivi al campanile di San Rocco in Parma nel 1757.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI GIUSEPPE
Parma 12 luglio 1740-post 1774
Figlio di Giovanni Battista. Allievo della scuola di disegno di G. Baldrighi, fu
premiato dallAccademia di Belle Arti di Parma nel 1764 per un Sdisegno di nudo. Nel
1767 fu escluso dal premio Fiori dellAccademia Clementina di Bologna per
larchitettura e quadratura (cfr. Atti dellAccademia Clementina, 1767, c. 63).
Nel 1772, insieme con Pietro Martini, si recò a Parigi essendo reale miniatore. Nel 1774
fu nominato miniaturista e disegnatore del Regio servizio (Archivio di Stato di Parma,
Rescritti, 2 marzo 1774) e lanno seguente fu acclamato accademico donore
dellAccademia di Parma.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI LINO
Parma 30 agosto 1845-Parma 1915
Figlio di Luigi e Clementina Porta. Sottotenente dartiglieria nel 1865, fu
insegnante presso la Scuola di Tiro di Fanteria e incaricato dellinsegnamento delle
matematiche al corso preparatorio per la Scuola di Guerra. Ebbe da tenente colonnello la
carica di direttore dartiglieria di Verona e il comando del 14o Reggimento
Artiglieria e, promosso colonnello (1899), comandò l8o Reggimento Artiglieria da
campagna. Collocato in posizione ausiliaria nel 1903, raggiunse nel 1911 il grado di
maggiore generale nella riserva.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia Militare, II, 1925, 235.
BETTOLI LUIGI
Parma 1777/1789
Compare nel 1777 in una seduta della Congregazione degli edili di Parma. In quella
dell8 dicembre 1786 egli fu eletto anziano e lo fu ancora nel 1789 (Archivio di
Stato di Parma, sezione I, serie XIV, Congregazione degli edili). Non si sa nulla della
sua attività.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI LUIGI
Parma 29 marzo 1820-Parma 10 marzo 1874
Figlio di Nicolò, ne continuò lattività. Fu accademico donore
dellAccademia di Belle Arti di Parma e architetto del patrimonio dello Stato. Fece
parecchi progetti tra cui lampliamento dellaccesso dalla via Emilia alla
piazza della Ghiaia e il restauro della ex chiesa gotica di San Francesco in Parma che
venne condotto a termine dopo la sua morte (E. Casa, Chiesa di San Francesco, in Gazzetta
di Parma, 26 marzo 1883). Allesposizione industriale del 1869 fu premiato con
medaglia di bronzo per un progetto di facciata e per la pianta di uno stabilimento per
bagni. Rifece la facciata del palazzo adibito a sede della Corte dAppello di Parma.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 765.
BETTOLI LUIGI
Parma 1911-Parma 26 marzo 1998
Il padre, Ettore, fu comandante dellAssistenza Pubblica di Parma e uno dei
primi sostenitori della benemerita istituzione. Negli anni Trenta il Bettoli conseguì al
Conservatorio di Parma il diploma di contrabbasso. Poi, però, con lavventura
coloniale del fascismo, intraprese la carrriera di ufficiale di complemento dopo aver
frequentato il corso ufficiali a Palermo. Da lì iniziò la sua attività militare in
Africa Orientale con il grado di sottotenente a Massaua, dove sbarcò il 2 maggio 1935,
integrato nel XVII Battaglione Coloniale. Sempre in quellarea dellAfrica
Orientale italiana tornò con il precipitare degli eventi bellici, alla IX Brigata
Coloniale prima e alla XXI Divisione Coloniale poi. Al comando del gruppo divisionale, nel
1941, con il ruolo di ufficiale in servizio permanente effettivo, combatté a Gimma, Galla
e Sidamo. Finché, il 21 giugno 1941, fu fatto prigioniero. Ebbe una medaglia di bronzo e
due croci di guerra per diversi episodi di valore: tra gli altri, si impegnò con il XII
Battaglione Eritrei per salvare dallaccerchiamento di 4000 abissini l80a
Legione. Dal 1941 al 4 ottobre 1946 fu prigioniero in Kenia e con gli alti ufficiali più
volte incontrò il duca Amedeo dAosta, anchegli prigioniero e che morì
durante la detenzione in campo di concentramento. Nel secondo dopoguerra ebbe incarichi al
Distretto di Parma e di Piacenza, al VI Reggimento di Fanteria a Modena e alla Scuola di
Fanteria di Cesano, andando in pensione come colonnello a disposizione. Per anzianità di
servizio divenne poi generale di divisione.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 30 marzo 1998, 8
BETTOLI NICOLA, vedi BETTOLI NICOLÒ
BETTOLI NICOLÒ
Parma 3 settembre 1780-Parma 16 luglio 1854
Figlio di Luigi e di Luigia Salati, fu il più illustre esponente di una famiglia
di artisti. Sebbene non avesse potuto frequentare corsi regolari allAccademia di
Belle Arti di Parma, che era stata chiusa per gli eventi bellici nel 1795, partecipò nel
1805 a un concorso di architettura bandito dalla stessa Accademia e vinse il secondo
premio per un vasto e comodo albergo dei poveri. Più che a Domenico Artusi, il modesto
maestro che, secondo la tradizione (G.B. Janelli), lo avrebbe educato allarte, certo
egli guardò come modello ispiratore a E. Petitot, venuto a lavorare alla Corte di
Ferdinando di Borbone, e, secondo la moda dei tempi, ricercò, con entusiasmo
archeologico, non riferimenti generali ai modelli antichi ma una conoscenza esatta di quei
modelli (L. Benevolo, Considerazioni sullarchitettura neoclassica, in Quaderni di
storia dellarchitettura, XXX-XLVIII, Roma, 1961, p. 293). Le prime opere rimaste del
Bettoli sono un progetto per un Edifizio trionfale consacrato allimprese
dellimperatore Napoleone (1811, inciso da A. Gaiani, Parma, raccolta G. Lombardi,
ripreso in Allegri Tassoni, 1954) e il progetto di rifacimento dellArco di San
Lazzaro (Parma, raccolta Lombardi). Lanno dopo disegnò il progetto per il teatro di
Borgo San Donnino, compiuto quarantanni dopo la sua morte, poi demolito
(nellArchivio Comunale di Borgo San Donnino esiste un disegno probabilmente del
Bettoli). Il 7 ottobre 1814 fu nominato consigliere con voto dellAccademia di Belle
Arti di Parma in seguito a una richiesta corroborata da disegni e progetti, tra i quali
quello di un teatro (disperso). Subito (11 ottobre), secondo le prescrizioni
dellAccademia stessa, promise un progetto completo pienamente opposto e diverso in
tutte le sue parti dalla già data idea dun teatro moderno (Allegri Tassoni, 1954,
p. 156) e nel 1816 pubblicò le Osservazioni su larte dellArchitetto in
occasione di due opere architettoniche depositate nellAccademia di Parma. Nonostante
il tentativo di qualche suo rivale che, con lettera anonima (E. Scarabelli Zunti, IX,
riportata anche in Copertini, 1955), cercò di denigrare la sua opera, nellAccademia
Parmense ricostruita da Maria Luigia dAustria venne assegnata al Bettoli (maggio
1816) la cattedra di statica e quindi egli fu nominato primo architetto di Corte. Si può
dire che tutta larchitettura parmense della prima metà del secolo è improntata
alla sua opera. Tra le prime e più intense mansioni fu il restauro e il ripristino dei
monumenti: il Teatro Farnese, la Camera di San Paolo, Santa Maria del Quartiere. Ampliò
inoltre le scuole dellAccademia (1821-1823). Per linaugurazione della nuova
sede, il Bettoli presentò il suo libro, Introduzione al corso darchitettura civile
(Parma, 1823), in cui spiega il nuovo filone neoclassico di aderenza culturale, oltre che
di sensibilità, ai modelli antichi. Nel 1821, riunendo allantica galleria il
piccolo teatro di corte, progettò, insieme con P. Toschi, una nuova grande galleria per
ospitare, con la Pinacoteca Borbonica tornata da Parigi, i nuovi acquisti di Maria Luigia
e, nella rotonda, i due colossi di basalto che, dagli Orti farnesiani sul Palatino, erano
passati al giardino di Colorno. Il progetto venne eseguito tra il 1821 e il 1825 e un
nuovo ampliamento fu progettato dal Bettoli e da Toschi nel 1835. Nel 1825 fu pubblicata a
Parma unopera dedicata allImperatore dAustria, le cui 18 tavole furono
disegnate dal Bettoli: I principali monumenti innalzati da Sua Maestà Maria Luigia
arciduchessa dAustria, Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla. Nei primi anni del
terzo decennio egli ammodernò il Casino dei Boschi di Sala Baganza e progettò la villa
La pellegrina per limpresario Rosazza. Ma lopera più importante di questi
anni fu la costruzione del nuovo teatro: né il secentesco Farnese, né il vecchio Ducale
potevano ormai rispondere alle esigenze dei tempi. Iniziato nel 1821, fu compiuto,
nellarchitettura, nel 1827 e inaugurato, completo di decorazioni, il 16 maggio 1829
con la Zaira del Bellini, alla presenza della Duchessa di Parma e dei duchi di Modena. La
costruzione, ove allesterno si notano derivazioni da strutture classiche e
rinascimentali, è allinterno modernissima e armoniosa in ogni sua parte.
Interessante la soluzione dei due cavalcavia colleganti il teatro rispettivamente al
palazzo ducale e a costruzioni a uso del teatro stesso. Ancora per la duchessa Maria
Luigia il Bettoli ricostruì ex novo (1833) lantica residenza ducale (distrutta
nella seconda guerra mondiale), sia allinterno (atrio, cortile, scalone, scale
secondarie, magnifiche sale da pranzo e da ballo curate in ogni particolare) sia nella
bellissima facciata. Progettò inoltre il grandioso salone della Biblioteca Palatina
(1834) e la biblioteca privata (1838-1839), un piccolo gioiello, distrutto anchesso
nella seconda guerra mondiale. Con laiuto di Paolo Gazzola, che già era stato suo
collaboratore a Parma, il Bettoli riadattò (1836-1837) il palazzo ducale di Colorno ed
eresse negli stessi anni nella Ghiaia le Beccherie (distrutte nel 1928): una delle più
pregevoli costruzioni neoclassiche della regione. Nel 1836-1847 completò lantico
palazzo Lalatta, ove riunì al collegio fondato da monsignor Lalatta quello dei Nobili,
formandovi così un nuovo istituto, che prese il nome dalla Duchessa regnante, a cui
aggiunse un vasto cortile e nuove ali, mentre ricostruì la facciata neoclassica.
Progettò anche (1837) il tempietto del Petrarca elevato nel 1839 in Selvapiana
(Copertini, 1955, p. 17), restaurò il Palazzo del giardino e, infine, progettò (1844) la
nuova Università degli Studi, poi adibita a sede della corte dappello
(lattuale facciata è del figlio Luigi). Tra le numerose altre opere del Bettoli,
vanno ricordati il progetto per lamministrazione della dogana (1851), poi non
eseguita, e il nuovo ingresso per la Camera di San Paolo, riflettente motivi correggeschi
e neoclassici. Il Bettoli morì dopo più di un anno di inattività per malattia. Fu
sepolto, nel cimitero, nel recinto dellOrdine Costantiniano di San Giorgio, mentre
un ricordo marmoreo col suo profilo è conservato nella chiesa di San Giovanni. La sua
importanza come architetto va molto al di là delle opere che di lui rimangono, ben poche
in confronto a quelle eseguite, in quanto le rovine belliche e, più ancora, la smania del
nuovo, si accanirono particolarmente sugli edifici da lui costruiti. Alla sua attività di
architetto egli prodigò ogni suo pensiero, ansioso di dare a Parma un volto omogeneo,
caratterizzato da una classica lineare semplicità, non scevro però di alleanze di stampo
francese, memore del Petitot e ravvivato dal caldo colore dellintonaco giallo ocra
delle facciate, che non discordava dal cotto caro ai Farnese. Il Bettoli sposò Geltrude
Cocconcelli.
FONTI E BIBL.: Parma, Galleria Nazionale, E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie
di Belle Arti parmigiane, IX, 1801-1850, 54-59; P. Donati, Nuova descrizione di Parma,
Parma, 1824, 158-160; G.B. Nicolosi, Il Nuovo Teatro di Parma rappresentato con tavole
intagliate nello studio di P. Toschi, Parma, 1829 (in 8 tavv.); [A. Ronchini], Monumenti e
munificenze di Sua Maestà la Principessa Imperiale Maria Luigia, Parigi, 1846;
Ristaurazione e riabbellimento del teatro reale di Parma eseguiti nellanno 1853,
Parma, 1853; G.B. Nicolosi, Opuscoli, Parma, 1859, 23; G.B. Janelli, Dizionario biografico
dei Parmigiani illustri, Genova, 1877, 56; H. Bédarida, Parme et la France, Paris, 1928,
514; C. Alcari, Il Teatro Regio di Parma nella sua storia dal 1883 al 1929, Parma, 1929;
G. Copertini, Nicolò Bettoli architetto teatrale, in Parma per lArte IV 1954,
119-122, V, 1955, 3-20 (18-20 elenco dele opere sicure e probabili e bibliografia); G.
Allegri Tassoni, Nel centenario della morte di Nicolò Bettoli, in Aurea Parma XXXVIII
1954, 141-158; G. Canali, Il civile Bettoli, in Dai ponti di Parma, Bologna,
1965, 216-218; U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexikon, III, 548; Enciclopedia Italiana,
VI, 835; A. Ghidiglia Quintavalle, in Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 765.
BETTOLI OTTAVIO
Parma prima metà del XVI secolo
Pittore operante nella prima metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
III, 58.
BETTOLI OTTAVIO
Parma 1739/1769
Probabilmente figlio di Angelo Francesco, si firmava detto Trivelini, rivelando
quindi una discendenza da Cristoforo. Nel 1739 diresse i lavori di ampliamento della
chiesa delle teresiane in Parma su disegno di Antonio Maria Bettoli: sorsero questioni con
le suore e il Bettoli scelse come perito della sua parte Adalberto Dalla Nave. Con
Giovanni Battista Bettoli, di cui era probabilmente fratello, firmò una ricevuta per
lavori alla chiesa di San Pietro del Collegio di San Girolamo il 24 dicembre 1760. Nel
1764 firmò una ricevuta per le monache di SantAntonio Abate e nel 1766 una perizia
per il padre inquisitore (Scarabelli Zunti). Diede il disegno della chiesa parrocchiale
della villa dei Tre Casali, alla cui esecuzione sovrintese Giovanni Battista Bettoli: i
lavori furono iniziati nel 1740 e compiuti nel 1766-1767. L11 aprile 1769 concorse a
un appalto (Archivio di Stato di Parma, sezione I, serie XIV, Congregazione degli edili).
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI OTTAVIO
Parma 8 ottobre 1784-Parma 1812
Figlio di Cristoforo e Paola Bettoli. Fu architetto come il padre.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI PAOLO
Parma 1733/1740
Assieme a Carlo Bettoli, fu operoso nel 1733 al chiostro e alla chiesa dei serviti
in Parma (ricevute del 1738-1740, cfr. Scarabelli Zunti).
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI PAOLO
Collecchio 1916-Mediterraneo centrale 8 febbraio 1941
Figlio di Cornelio. Fu aviere scelto, 1° armiere. Fu decorato con una medaglia
dargento e una medaglia di bronzo al valore militare con, rispettivamente, le
seguenti motivazioni: Volontario in missione di guerra per laffermazione degli
ideali fascisti, armiere-mitragliere di apparecchio da bombardamento, partecipava a
numerosissime azioni belliche, dimostrando in ogni circostanza sprezzo del pericolo e
valore (Cielo di Spagna, maggio-novembre 1938); Specialista armiere di velivolo da
bombardamento partecipava a numerose azioni belliche su lontane e munite basi nemiche,
dando ripetute prove di sprezzo del pericolo e di coraggio. In scontri aerei contro
formazioni avversarie contribuiva allabbattimento di quattro velivoli nemici. Da una
azione che coronava la sua brillante attività di combattente, non faceva ritorno alla
base (Cielo del Mediterraneo centrale, 8 febbraio 1941).
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale, A.M. 1951, Disposizione 2a, 97; Decorati al
valore, 1964, 33.
BETTOLI PARMENIO
Parma 13 gennaio 1835-Bergamo 16 marzo 1907
Nacque da Carlo, impiegato, e da Clementina DallArgine. Fece studi
disordinati ma venne ben presto attratto dal teatro e dal giornalismo. Esordì il 4
dicembre 1852 con Il falsario e il traditore, ovvero Le cambiali e il carteggio, dramma in
tre atti (Parma, Teatro Regio: rappresentato da C. Caracciolo). Il 10 marzo 1865 gli
riuscì di far rappresentare da E. Rossi, al Teatro Gerbino di Torino, Il Boccaccio a
Napoli, cinque atti in versi, presto abbandonato, nonostante costituisca un discreto
studio dambiente. Il 15 marzo 1869 C. Vitaliani recitò al vecchio Teatro Re di
Milano Lemancipazione della donna, ambientata nellAlabama, interessante satira
del femminismo e della moda progressista. Da questa commedia sintravede quella che
fu una costante del teatro bettoliano: un moralismo sano ma un po ristretto, che
trae sapore da un appassionato attaccamento ai valori della tradizione e volge in burla,
spesso gustosa, tutto ciò che a esso contrasta. Al Teatro delle Logge di Firenze il 22
marzo successivo andò in scena la commedia in tre atti Un gerente responsabile, satira
della retorica giornalistica, felicemente interpretata dalla Compagnia di L. Bellotti-Bon
e che ebbe fortuna per le discussioni suscitate intorno allopportunità di una
revisione delleditto albertino sulla stampa. Il 2 novembre dello stesso anno, sempre
al Teatro delle Logge e con la medesima compagnia, andarono in scena i quattro atti delle
Idee della signora Aubray, con cui il Bettoli volle dare un seguito alla commedia omonima
di A. Dumas figlio. Nel 1870 la commedia Un pregiudizio, in quattro atti, fu giudicata una
delle due migliori concorrenti al premio bandito dalla Società filodrammatica bresciana
di beneficenza e dincoraggiamento agli scrittori italiani. Furono quelli per il
Bettoli anni dintensa attività letteraria e giornalistica. Fu redattore e più
tardi direttore della Gazzetta di Parma. Nel 1870 fondò, nella sua città natale, Il
Nuovo Patriota, che durò poco più di un anno, e nel 1874 LElettore Politico.
Stimolato dai successi del Nerone di P. Cossa, scrisse rapidamente il dramma Catilina,
cinque atti in versi, riboccante di note illustrative, rappresentato al Gerbino dalla
Compagnia del Bellotti-Bon il 9 ottobre 1872. Nel 1874 giocò unardita burla ai
danni di un capocomico e di un bibliotecario. Lepisodio è raccontato parzialmente
in un opuscolo del Bettoli stesso, Storia della commedia Legoista per progetto e di
P.T. Barti (Milano, 1875). Irritato con il Bellotti-Bon che non gli rappresentava più le
commedie, il Bettoli, preso il manoscritto di una sua commedia in tre atti, Il signor
Prosdocimo, lo tradusse in linguaggio goldoniano. Sotto il falso nome di Pier Taddeo
Barti, lo fece esaminare da un bibliotecario della Marciana di Venezia il quale non
escluse che il manoscritto fosse di epoca goldoniana. Il Bettoli quindi lo vendette al
Bellotti-Bon e la sera del 18 gennaio 1874 Legoista per progetto fu rappresentato
dalle sue tre compagnie al Teatro Valle di Roma, al Gerbino di Torino e al Nicolini di
Firenze: nei primi due piacque e fu replicato, nel terzo gli spettatori fiorentini,
subodorando linganno, ne accusarono il capocomico come autore. Critici e letterati
si divisero: per la mistificazione si schierò, insieme con Yorick (L. Sterne), F.
Martini, per lautenticità si pronunciò, con V. Bersezio e G. Giacosa, P. Ferrari,
il quale ammise, peraltro, che poteva anche trattarsi di unopera dei comici
goldoniani. Legoista per progetto, nonostante gli editori Treves ne avessero
acquistato i diritti, non fu mai pubblicato. Tra il 1874 e il 1875 il Bettoli pubblicò a
Milano i suoi più importanti saggi come narratore: Il processo Duranti (finta relazione
di L.T. Monti, notaio in Torino), dopo essere apparso in appendice al Corriere di Milano,
ben congegnato e assai vivo nei particolari (anche stavolta ci fu chi credette a un
processo vero), il racconto Giacomo Locampo, i romanzi storici La favorita del duca di
Parma e La gobba della pesa del fieno, ispirati da cronache parmensi, e quella Carmelita,
ambientata nel Tavoliere di Puglia, che è il suo racconto più fresco e che a Croce
piacque ricordare come documento di vita regionale della seconda metà del secolo XIX. Nel
1875 il Bettoli pubblicò a Parma un dizionario biografico, I nostri fasti musicali.
Appena fondato (marzo 1876) il Corriere della Sera, E. Torelli-Viollier chiamò da Parma
il Bettoli con lincarico di sbizzarrirsi in tutte le rubriche. Ma, per un incidente
avuto con il Torelli-Viollier, la sua collaborazione fu ridotta alla rubrica musicale e
dopo qualche mese egli lasciò Milano per riprendere la direzione della Gazzetta di Parma,
dove scrisse, a getto continuo e con grande fecondità, sui più svariati argomenti, ma
soprattutto su aneddoti teatrali. Il 16 marzo 1881 al Teatro Goldoni di Tripoli la
Compagnia di G. Angeloni gli rappresentò La regina Ester ossia Il trionfo di Mardocheo,
in cinque atti in versi. Fu lultimo successo teatrale del Bettoli, allora
corrispondente dalla Libia, che si lasciò prendere dal gusto per un facile esotismo con
le esili farse in un atto Un gorgonzolese a Tripoli e Un pizzicagnolo in Africa (tra le
cose più serie di questa esperienza è la monografia Tripoli artistica e commerciale,
Milano, 1912, interessante documento del pionierismo italiano in Libia). Il 7 ottobre 1883
fondò a Roma, con Telesforo Sarti, la Gazzetta Teatrale, cessata però il 23 marzo 1884,
e, pure a Roma, nel 1885 pubblicò un Dizionario comico, contenente duecentosettantasette
voci del gergo teatrale italiano. Nel 1886 scrisse, in collaborazione con E. Novelli,
Sogno di un deputato, una bizzarria in tre parti, arieggiante la Niobe di Harry Paulton.
Nel 1890 fu chiamato a dirigere la Gazzetta Provinciale di Bergamo, dalla quale uscì per
contrasti con i proprietari, e fondò la Nuova Gazzetta, che visse stentatamente e
terminò prima della sua morte. Nonostante fossero gli anni del declino, il Bettoli
continuò instancabilmente a lavorare. Scrisse il libretto per lopera-ballo in
quattro atti Fausta, musicata da P. Bandini (Milano, 1886), che ebbe un discreto successo,
e due opere diversissime per contenuto e finalità, pubblicate a Bergamo nel 1901:
Leducazione dei frenastenici in Italia e lopera dei coniugi Gonnelli-Cioni e
una Storia del teatro drammatico italiano. Dal principio del secolo XVI alla fine del
secolo XIX, miniera di date, titoli, personaggi e ruoli, opera schematica e senza
divagazioni, interrotta al terzo libro. Tra il 1906 e il 1907 furono stampati a Roma, a
Bergamo e a Torino numerosi drammi educativi, dargomento edificante, come Satana
(quattro atti), Berta dal piede grosso (cinque atti in versi), La madre dei poveri (tre
atti in versi), Il patriarca di Pitcairn (un prologo e due atti), Fra Gian Fedele (tre
atti), Gonzalo (tre atti in versi) e altri, che rivelano come il bisogno di guadagnare lo
avesse condotto molto lontano dalla spregiudicatezza della sua produzione migliore. Nel
1951 A. Scotti pubblicò alcuni estratti di due filastrocche del Bettoli, scritte in
toscano dialettizzato, e un sonetto, Al matrimoni, dal piglio sciolto e garbato, pur nelle
combinazioni degli aspri fonemi del dialetto parmense.
FONTI E BIBL.: P. Bettoli, Teatro contemporaneo: E. Novelli, in Emporium IX, 1899,
353; R. Barbiera, Parmenio Bettoli, in Lillustrazione Italiana, 24 marzo 1907,
286-287; E. Bocchia, Lultimo dei commediografi parmensi. Parmenio Bettoli, in Aurea
Parma XX 1936, I, 25-29; A. Scotti, Parmenio Bettoli dialettale, in Aurea Parma XXXV 1951,
3, 143-148; P. Bettoli, Teatro, I, Milano, 1884, 6, II, 1869, 6, III, 1875, 8, IV, 1870,
5-16 e 18, VI, 1872, 6, XI, 1881, 6; B. Croce, La letteratura della nuova Italia, VI,
Bari, 1945, 171-172; T. Rovito, Letterati e giornalisti italiani contemporanei, Napoli,
1922, 46-47; Enciclopedia Italiana, VI, 836 (voce di M. Ferrigni); Enciclopedia dello
Spettacolo, II, Roma, 1954, coll. 446-447; S. Sallusti, in Dizionario biografico degli
Italiani, IX, 1967, 766; E. Bocchia, Lultimo dei commediografi parmensi, Parmenio
Bettoli, in Gazzetta di Parma 22 agosto 1923, 3; J. Bocchialini, Figure e ricordi parmensi
in mezzo secolo di giornalismo, Parma, Luigi Battei Editore, 1960, 84, 268-269; L.
Castagnaro, Un clamoroso falso della fine dellOttocento, in Gazzetta di Parma 27
gennaio 1968; E. Faelli, Un precursore tripolino: Parmensio Bettoli, in Gazzetta di Parma
18 marzo 1928; M. Ferrarini, Ricordo di Parmenio Bettoli, in La luna sul Parma, Parma,
1946, 67-69; C. Laurenzi, Le battaglie di Parmenio, in Corriere della Sera 19 luglio 1972;
B. Molossi, Dizionario dei parmigiani grandi e piccini (dal 1900 a oggi), Parma, Tip.
Gazzetta di Parma, 1957, 29-30; M. Mora, Osservazioni e proposte di Parmenio Bettoli sul
Corpo di volontari parmensi nel 1859, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 6 1956, 69-74; M. Mora, Un grande dimenticato: Parmenio Bettoli, in Gazzetta di
Parma 13 maggio 1957; L. Passerini, Una celebre beffa letteraria, in Noi e il mondo, Roma,
1923; L. Passerini, Una celebre burla letteraria: Parmenio e Legoista per
progetto, in Corriere Emiliano 24 giugno 1928; F. Mezzadri, in Archivio Storico per
le Province Parmensi 1995, 405-414.
BETTOLI PIER ILARIONE, vedi BETTOLI PIETRO ILARIONE
BETTOLI PIER MARIA
Parma prima metà del XVIII secolo
Della sua attività di architetto si ha notizia solo dallo Scarabelli Zunti, che lo
definisce accurato disegnatore darchitetture e dice di aver visto una pianta del
palazzo dellUniversità di Parma da lui firmata.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI PIETRO
Parma 9 luglio 1791-Parma 1852
Figlio di Cristoforo e Paola Bettoli. Capomastro, eseguì diverse opere pubbliche,
tra le quali il Collegio Maria Luigia di Parma su progetto del più famoso architetto
Nicola Bettoli, del quale era sicuramente parente.
FONTI E BIBL.: Per la Val Baganza 7 1985, 81.
BETTOLI PIETRO ILARIONE
Parma 1766/1789
Contemporaneo di Cristoforo Bettoli, lo Scarabelli Zunti dice che successe nel 1766
a Domenico Bettoli come capomastro della Comunità di Parma. Nel 1767 fu perito della
Congregazione degli edili (Archivio di Stato di Parma, sezione I, XIV, 22 settembre 1767)
e nel 1768, secondo Scarabelli Zunti, venne chiamato a ugual ufficio presso la real corte.
Ma dallArchivio di Stato di Parma (Rescritti, 19 novembre 1778) egli appare nominato
capo soprastante in luogo di S. Sellier solo nel 1778, contemporaneamente con il figlio
Antonio, il quale ne doveva fare le veci in caso di assenza. È introvabile una relazione
di visita fatta alla cupola della nuova chiesa di San Liborio a Colorno, che, sempre
secondo lo Scarabelli Zunti, egli avrebbe redatto nel 1779 insieme con Raffaele e
Fortunato Cugini. AllArchivio di Stato di Parma (Rescritti, 15 maggio 1784) si trova
la sua perizia a una casa Bonardi. In una riunione della Congregazione degli edili
(Archivio di Stato di Parma, sezione I, serie XIV) del 1789 il Bettoli è detto
infermiere.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 762.
BETTOLI UBERTO o UMBERTO ANTONIO, vedi BETTOLI ANTONIO UBERTO
BETTOLLI, vedi BETTOLI
BEVILACQUA ALESSANDRO
-Parma 20 settembre 1896
Appena diciottenne combatté da prode per le strade di Parma contro gli Austriaci
nella gloriosa giornata del 20 marzo 1848. Indi, volontario, si aggregò alla prima
Colonna Parmense.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 25 settembre 1896, n. 266; G. Sitti, Il
Risorgimento Italiano, 1915, 399.
BEVILACQUA ENRICO
Isola della Scala 1869-Parma 1932
Letterato, fu socio corrispondente della Deputazione di Storia Patria di Parma
(1929). Scrisse dotte osservazioni sopra uniscrizione del Petrarca per il castello
di Guardasone.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 122.
BEVILACQUA GIULIO
Parma prima metà del XVII secolo
Pittore operante nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
V, 61.
BEVILACQUA LUIGI
Parma 1 maggio 1883-Parma 17 dicembre 1962
Mentre studiava composizione con Guido Alberto Fano al Conservatorio di Parma,
insegnò canto al Riformatorio Lambruschini, dove diresse anche la banda. Ancora allievo,
nel 1906 partecipò a un concorso di composizione a Firenze, ottenendo il II premio con
Canzone medievale, un quartetto a quattro voci virili, che fu applaudito in diversi
concerti. Si diplomò nel 1908. Compagno di studi di Bruno Barilli, Mario Silvani,
Spartaco Copertini, Riccardo Guazzi, Arnaldo Furlotti, Silvio Cervi, Eduardo Fornarini e
Luciano Zuccoli, formò con loro la Camerata Parmense, quel gruppo di giovani artisti che
trovarono la loro voce in Medusa, la rivista che conduceva vivaci battaglie
davanguardia. In un concerto del 18 maggio 1912 al Teatro Reinach di Parma furono
eseguiti sotto la sua direzione largo romantico, Volo di rondini, Canzone medievale e una
sua suite per orchestra. Nello stesso anno vinse un concorso bandito a Torino con un
Preludio per orchestra e fu segnalato a quello del Comune di Roma con lopera in un
atto La notte di Mara (1910), su libretto di Riccardo Guazzi. Sempre su libretto del
Guazzi, compose lopera in 3 atti La canzone della leggenda (1912-1913, non
eseguita), e su versi di Giovanni Casalini, il poemetto per canto e pianoforte Anima.
Chiamato alle armi durante la prima guerra mondiale, fece anche parte della banda musicale
che Toscanini aveva raccolto tra i musicisti. Morto sul finire del conflitto il poeta
Riccardo Guazzi, scrisse la composizione orchestrale Allamico che non ritorna, che
fu eseguita nel 1920 al Ridotto del Teatro Regio. Dal 1913 insegnò alla Scuola comunale
di musica di Gualtieri e diresse la banda di Guastalla. Nel 1922 una sua lirica per canto
e pianoforte, Ore meste, vinse il primo premio al concorso indetto dalla casa editrice
Profeta di Palermo, nel 1924, in quello indetto dalla Lega Musicale Italiana di New York,
si segnalò con la suite in 5 tempi per orchestra Cirillino (1920) e vinse quello bandito
dal Secolo per una canzone regionale per lEmilia. Soppressa nel 1925 la scuola di
Gualtieri, dove aveva ripreso a lavorare dopo il congedo, insegnò musica nel Comune di
Valmontone, vicino Roma, e dopo un anno vinse il concorso per il posto di maestro nella
Scuola comunale di musica di Pirano nellIstria, dove diresse anche lorchestra.
Nel 1935 vinse con la lirica Cascatella il concorso di Torino per una composizione corale.
Rimase a Pirano ventisei anni: ceduta lIstria alla Jugoslavia, nel 1954 ritornò
nella città natale. Oltre alle composizioni sopra indicate, scrisse: Il sogno nella
foresta, fiaba coreografica in un atto e cinque tempi; per orchestra Canzone medievale
(1906), Tramonto daprile, poema sinfonico (1908), Nella notte, suite in tre tempi
(1909), Largo romantico (1909), Volo di rondini (1909), Luna dargento, barcarola
(1924), La notte, suite per grande orchestra (1924-1925), Tramonto marino, per pianoforte
e orchestra, Un meriggio di luglio, per archi, Tempo di minuetto, per archi; per banda:
Marcia (1909), Che pettegole, mazurca di concerto (1913), I fanti del 22° Reggimento,
marcia, Brillante, marcia, Monte Grappa, Notturna, marcia (composta al fronte, agosto
1918), Vittorio Veneto, marcia militare, Ai morti per la patria, marcia funebre, Parma,
marcia, Ragazzi dItalia, marcia brillante, Italia eroica, marcia brillante, Marcia
degli Ascari, marcia militare, La rossiniana, marcia, Leggenda spagnola, valzer, Bolero,
Capriccio per sax soprano, Largo mesto, Tempo di gavotta, Marcia funebre (1922), Elegia
(1923); le marce Capodistria, Parenzo, Pirano, Portorose, Salvatore (edite da Belati,
1935); musica da camera: Scherzo e fuga, per quartetto darchi, Nozze doro,
suite in tre tempi per violino, violoncello e pianoforte, Nonni innamorati, suite in tre
tempi per violoncello e pianoforte, Capriccio, per due violini e pianoforte, Duetto comico
appassionato, per violino, violoncello e pianoforte, Tempo di mazurca, per pianoforte e
archi, Suite orientale, per pianoforte e archi, Gavotta, per flauto, due violini e
pianoforte; per strumenti: Largo appassionato (1904), Scherzo, Dolce canzone, Rondò,
Melodia, Il me souvient Iris, valzer dedicato al mio maestro Ildebrando Pizzetti, Sonata
in fa ? min (1935), Meriggio di luglio (1910), Canto damore (1917), Preludio e fuga
(1911), Piccola mazurka (1911), Fuga in re minore, Canto dImeneo, Alba nuziale,
largo appassionato, Storia sublime, impressioni, Soavi astuzie di Cupido, Impressioni di
un meriggio di luglio, Dio ti salverà, benedetta donna, romanza senza parole, Preludietto
e mazurchetta, Canto di maggio, Auguri, sonatina, Amor costante, mazurca; per canto e
pianoforte: Un sior da burla, canzone in dialetto reggiano, ore meste, lirica, Notturno,
lirica, Core trovato, lirica, O prendere o lasciare, melodia, Canzone toscana, nove
Stornellate primaverili, il re di Tule, canzone, Voglio, romanza, Occhi azzurri, lirica,
madrigale, su parole del XVI secolo, Io morirò, romanza, Il trovatore, romanza, Lontano,
lontano, romanza, Tramonto, lirica, Non credo al paradiso?, lirica, Povero fiore!,
canzone, Alla sua donna, romanza, Tu mami!, lirica, Canto, né so che sia, canzone,
La mia bandera, canzone in dialetto parmigiano, La nostra Emilia, canzone in dialetto
parmigiano, Vorria, barcarola veneziana, Fior tra i fiori, lirica, Nella notte, lirica,
Gli eroi dellAlcazar, canzone, Ninna nanna, Serenata a Lola, Lettera, lirica,
Fantasticando, lirica, Serenata e Serenella, canzone; più di cinquanta composizioni per
organo solo e per violino e organo, trentuno composizioni a due, tre o quattro voci, con o
senza accompagnamento del pianoforte. Nel 1996 il Trio Brahms di Parma incise un intero cd
(LB 01011) di sue musiche strumentali.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 29-30; Gazzetta di Parma 18
dicembre 1962, 4; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
BEVILACQUA MADDALENA, vedi TROTTI MADDALENA
BEVILACQUA MAURO
Parma prima metà del XVIII secolo
Vasaio operante nella prima metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
VII, 22.
BEVILACQUA ORAZIO
Parma 1665/1694
Scrisse un Diario del Ducato di Ranuccio Farnese (1665-1694) in sette volumi,
lultimo dei quali in Parma e gli altri nella Biblioteca Nazionale di Napoli.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 122.
BEVILACQUA PIETRO
Parma-1852
Fu avvocato stimato e di notevole reputazione.
FONTI E BIBL.: E. Adorni, Alla memoria dellavvocato Pietro Bevilacqua, 1852;
F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 110.
BEZZA PIETRO
Busseto 29 giugno 1905-Parma 26 giugno 1957
Studiò medicina allUniversità di Parma, divenendo allievo interno
dellistituto di fisiologia e, successivamente, della clinica chirurgica per tre
anni. Conseguita nel 1930 la laurea e poco dopo labilitazione allesercizio
professionale, si trasferì a Perugia quale assistente del professor Pietro Verga,
direttore in quella città dellistituto di anatomia patologica. Due anni dopo
rientrò a Parma, chiamato a svolgere la sua attività nella clinica chirurgica del
professor Giovanni Razzabona, che fu il suo maggiore maestro. Abilitato nel 1935 alla
libera docenza in patologia speciale chirurgica, nel 1939 ottenne la cattedra di patologia
speciale chirurgica e propedeutica allUniversità di Sassari. Nominato nel 1941
primario dellospedale di Cesena, passò lanno seguente a Parma quale primario
della divisione chirurgica. Nel frattempo aveva anche seguito corsi di perfezionamento in
Francia, approfondendo sempre più le sue già vaste nozioni professionali. Autore di
interventi chirurgici di grande ardimento, lasciò numerose pubblicazioni di carattere
medico-scientifico che attestano il suo valore in tale campo.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia Diocesana Fidentina, 1961, 74; Imminente
scoprimento allOspedale di un ritratto in bronzo del prof. P. Bezza, in Gazzetta di
Parma 2 febbraio 1962, 4.
BEZZI CARLO
-Parma 25 luglio 1887
Patriota di principi liberali e democratici. Fece la campagna risorgimentale del
1848.
FONTI E BIBL.: Il Presente 26 luglio 1887, n. 197; G. Sitti, Il Risorgimento
Italiano, 1915, 399.
BEZZI GIUSEPPE
-Parma 24 novembre 1885
Patriota risorgimentale. Combatté e sofferse per redimere la patria dalla
schiavitù.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 25 novembre 1885, n. 317; G. Sitti, Il
Risorgimento Italiano, 1915, 399.
BEZZI LODOVICO
-Parma 21 marzo 1873
Fu volontario in diverse campagne del Risorgimento e per ultimo ad Aspromonte.
FONTI E BIBL.: Il Presente 22 marzo 1873, n. 79; G. Sitti, Il Risorgimento
Italiano, 1915, 399.
BEZZOZZI, vedi BESOZZI
BIA AMILCARE
Parma 26 febbraio 1899-Parma 21 ottobre 1972
In giovane età (1907) seguì il padre, decoratore, in Russia dove iniziò i suoi
studi allIstituto dArte Stiglitz di Pietroburgo (1915-1917): fu allievo del
noto paesista lituano Julius Klever. Rientrato in patria, si iscrisse allAccademia
di Belle Arti di Parma avendo come maestro il pittore Paolo Baratta. Dopo essersi
diplomato nel 1920, si trasferì poi a Firenze ove frequentò la scuola di nudo e il
biennio di perfezionamento a quellAccademia. Collaborò con Galileo Chini in alcuni
lavori di restauro (1923). Rimase a Firenze fino al 1926, recandosi poi più volte a
Parigi. Si stabilì quindi (1932) a La Spezia, ove poi visse quasi ininterrottamente. Il
Bia tenne mostre personali a Levanto (1944 e 1947), a La Spezia (1953, 1958, 1961, 1966),
a Lucca (1953), a Diano Marina (1955), a Parma (1960) e a Genova (1960, 1964). Partecipò
a rassegne nazionali e internazionali ottenendo diversi riconoscimenti: premio del
Ministero Pubblica Istruzione a Genova (1948), alla Mostra del Lavoro a La Spezia (1956),
del Ministero del Lavoro a Roma (1960), alla Biennale del Golfo di La Spezia (1961), alla
Mostra Provincia di Genova (1961), alla Mostra Colori della Lunigiana (1962), al Premio
Zeri (1965). Vinse il Premio Triglia doro (Marina di Carrara, 1963), e il Premio
Ministero degli Interni (La Spezia, 1965). Artista essenzialmente lirico, il Bia,
nonostante il trascorrere degli anni, riuscì a mantenere intatte la freschezza e la
poesia del colore dei tempi migliori: i suoi sono paesaggi limpidi, gioiosi, come il
carattere e la personalità dellautore, sempre entusiasta, dinamico, ricco
interiormente come ricca fu sempre la sua tavolozza. Il binomio affettivo Parma-Liguria,
artisticamente servì al Bia per abbinare due elementi, materia e luce, nella duplice
rappresentazione di figura e paesaggio di una pittura sempre pervasa da un anelito vitale.
Sono le marine distese in azzurri mai eccessivamente caricati, i primi paesi
dellentroterra ligure che, su verso la Cisa, ricordavano al Bia lAppennino
Parmense. Ma, soprattutto, le figure caratteristiche della terra spezzina, le vecchiette,
raggrinzite dalla salsedine, sedute sulla porta di casa, e i saldi pescatori, vibranti in
una pittura di evidente origine padana. Qui spesso il Bia riuscì a raggiungere
unefficacia realista, temperata dal disegno sempre costruito e dal colore contenuto.
FONTI E BIBL.: G. Copertini, Parma per lArte gennaio 1961; De
Micheli-Rescio-Sidoti, Prima rassegna della Pittura Ligure, Savona, 1964;
Carozza-Raimondi, II Rassegna Spezzina, La Spezia, 1965; A. Ronco, XIII Mostra Nazionale
Golfo della Spezia, 1965; Arte Italiana Contemporanea, Firenze, 1969; R. Righetti,
Liguria, Genova, 1967; A.M. Comanducci, Dizionario dei Pittori, 1970, 298; T. Marcheselli,
in Gazzetta di Parma 23 ottobre 1972, 4; Aurea Parma 1 1972, 206; Pittori Italiani
dellOttocento, 1986, 91; A. Giunta, in Gazzetta di Parma 25 maggio 1999, 21.
BIACCA FRANCESCO MARIA
Parma 12 marzo 1673-Parma 15 settembre 1735
Nacque da Giovanni. Avviato al sacerdozio, mostrò una precoce inclinazione per
lerudizione e gli studi classici. Nel 1702, ordinato sacerdote, venne chiamato dal
conte Luigi Sanvitale, oltre che come precettore dei suoi figli, anche con funzioni di
cappellano e bibliotecario. Il primo frutto del suo lavoro fu una Ortografia manuale o sia
arte facile di correttamente scrivere e parlare (Parma, 1714), che volle avere un
carattere soprattutto divulgativo e pratico. Scrisse frattanto componimenti
doccasione, come Il merito coronato o sia relazione di tutte le solennità seguite
in Parma per la promozione alla sacra porpora del cardinale A.F. Sanvitale (Parma, 1710).
Un sonetto venne inserito tra le Rime per le nozze di G.A. Sanvitale colla signora M.I.
Cenci (Parma, 1720). Accolto nella colonia parmense dellArcadia, il Biacca assunse
il nome di Parmindo Ibichense, con il quale firmò molte delle sue opere. Su incarico
dellAccademia compilò, per le Notizie degli Arcadi morti (Roma, 1720), la vita di
Pompeo Sacco (I, pp. 48-54), di Ranuccio Pallavicini (I, pp. 62-65), di Cornelio Magni (I,
pp. 225-227) e di Nicolò Cicognari (II, pp. 108-109). Nel 1728 la quiete del suo lavoro
fu turbata dalla polemica con il gesuita Cesare Calino, autore del Trattenimento istorico
e cronologico sulla serie dellAntico Testamento. Il Biacca volle replicare
polemicamente, malgrado le sollecitazioni del Sanvitale, legato da personale amicizia con
il gesuita, a lasciar cadere la disputa. Il manoscritto, venuto nelle mani di Filippo
Argelati, fu dato alle stampe a Milano nel 1728 (benché sul frontespizio fosse indicato
come luogo di edizione Napoli), col titolo Trattenimento istorico e cronologico in tre
libri diviso opposto al Trattenimento istorico e cronologico del padre Cesare Calino. La
reazione del Sanvitale fu immediata: il Biacca venne allontanato dalla sua casa, mentre la
polemica proseguiva con una Risposta del padre Cesare Calino a una lettera di Cavaliere
amico (Bologna, 1728) e, da parte del Biacca, con le definitive Annotazioni di un pastor
arcade in risposta alle annotazioni fatte dal padre Cesare Calino (Verona, 1734). Dopo un
breve soggiorno presso Gherardo Terzi, il Biacca, passato a Milano in casa del conte
Antonio Simonetta, collaborò con Filippo Argelati alla Raccolta di tutti gli antichi
poeti latini tradotti in versi italiani, sia con traduzioni da Stazio (III, Milano, 1732)
e da Catullo (XXI, Milano, 1740), sia con rifacimenti di precedenti versioni come I due
Libri de sermoni, o siano satire di Orazio, tradotte da M. Lodovico Dolce (IX,
Milano, 1735), ovvero ritoccando lopera di altri volgarizzatori (Giulio Bussi e
Remigio Fiorentino). Una delle ultime sue fatiche fu la compilazione delle note in calce
allopera di Francesco Mezzabarba Birago Imperatorum Romanorum numismata (Milano,
1730), nelledizione curata da Filippo Argelati. Trascorsi quattro anni a Milano, il
Biacca tornò a Parma accolto in casa del conte Ottavio Bondani.
FONTI E BIBL.: Giornale de letterati dItalia, Venezia, XX, 1715,
450-451; F. Argelati, in F. Mezzabarba Birago, Imperatorum Romanorum numismata, Mediolani,
1730; G.M. Crescimbeni, Dellistoria della volgar poesia, VI, Venezia, 1730, 406;
Novelle della repubblica letteraria, II, 1730, 23-24; F. Argelati, Raccolta di tutti gli
antichi poeti latini, III, Milano, 1732, VII, 1735, XXI, 1740 (prefazioni); Novelle della
repubblica letteraria IX 1737, 90-91; F.S. Quadrio, Della storia e della ragione
dogni poesia, II, Milano, 1741, 549, 661, e IV, 1749, 63, 117, 347; A. Calogerà,
Raccolta dopuscoli scientifici e filologici, XXXII, Venezia, 1745, 422; Novelle
letterarie, XVI, 1755, 413; G.M. Mazzuchelli, Gli Scrittori dItalia, II, 2, Brescia,
1760, 1116-1118; F. Argelati, Biblioteca dei volgarizzatori, Milano, 1767, I, 200, III,
104, 153, 237, 416, e IV, 111; G. Adorni, Traduzione in terza rima della chioma di
Berenice di Callimaco, Parma, 1826, 101-102; A. Lombardi, Storia della letteratura
italiana nel secolo XVIII, IV, Modena, 1830, 73-74; I. Affò-A. Pezzana, Memorie degli
scrittori e letterati parmigiani, VII, Parma, 1833, 9, 13, 16, 19, 60-65, 90; T.
Puccini-C. Lanza, Poesie di Catullo, Tibullo e Properzio, Napoli, 1867, 26-27, 30-31,
64-65, 74, 76, 77; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani illustri, Genova,
1877, 56-57; C. Trabalza, Storia della grammatica italiana, Milano, 1908, 347; L.
Marziano, in Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 820-821.
BIAGI ZACCARIA
Parma 1831/1853
Patriota, prese parte ai moti del 1831.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 122.
BIAGIO DA PARMA, vedi MARCHI FEDERICO e PELACANI BIAGIO
BIANCARDI UGOLOTTO, vedi BIANCARDO UGOLOTTO
BIANCARDO UGOLOTTO
Parma 1345 c.-Madregolo 1408/1420
Nobile parmense, nacque da Antonio e da Caterina Lupi della casa dei marchesi di
Soragna. Viene ricordato per la prima volta in un documento del 3 marzo 1363, in cui il
giovane Biancardo, chierico, ottenne dallo zio Giovanni Lupi, canonico a Padova, un
beneficio. Una quindicina danni più tardi lo si trova già decisamente avviato,
come altri cadetti del suo tempo, nel mestiere delle armi. Il 5 dicembre 1378, insieme con
Alberico da Barbiano, alla cui scuola si era formato, ratificò, in territorio mantovano,
il patto di assoldamento a Venezia della compagnia di San Giorgio. Poco dopo fu in
Toscana, sempre con la stessa compagnia, dove simpegnò a non molestare Firenze. Nel
1380 fu mandato da Francesco il Vecchio da Carrara, Signore di Padova, contro Udine, nella
lotta accesasi tra questa città e il patriarca di Aquileia. Di lì fu richiamato nel
1386, appena scoppiata la guerra tra Padova e Verona, e combatté nello stesso anno contro
gli Scaligeri a Castelbaldo e, lanno dopo, a Castegnaro, dove si distinse per
decisione e coraggio. Nello stesso 1387 passò al servizio del Signore di Milano Gian
Galeazzo Visconti, il quale lo aveva richiesto al suo alleato padovano. Così il
Biancardo, pagato a metà dai due signori, partecipò alla guerra che il Carrarese e il
Visconti mossero contro Verona, nel corso della quale fu ferito. Dopo la sconfitta degli
Scaligeri e loccupazione di Verona (ottobre 1387) i Vicentini, per non cadere nelle
mani dei Padovani, si diedero, il 22 ottobre 1387, in custodia al Biancardo perché
ricevesse la città in nome del Visconti, e nonostante le proteste del Carrarese, che si
richiamava ai patti di spartizione dei territori scaligeri, questi si tenne Vicenza. Nel
conflitto seguitone tra Gian Galeazzo Visconti e Francesco da Carrara, il Biancardo
combatté contro il suo antico Signore, partecipando alloccupazione di Padova nel
novembre del 1388. Subito dopo Iacopo dal Verme, capitano generale visconteo, lo inviò a
prendere possesso di Treviso e qui egli ottenne da Francesco il Vecchio il perdono per
averlo abbandonato. Lanno seguente, quando si resero sempre più tesi i rapporti tra
Milano e Firenze, il Biancardo fu mandato dal Visconti in Romagna, ma, allorché Padova
riuscì a cacciare i Viscontei (nel giugno del 1390), venne prontamente richiamato nel
Veneto in soccorso delle genti del suo Signore. Prima però di muovere contro Padova, si
diresse contro Verona ribellatasi anchessa sullesempio padovano. Il 26 giugno
1390 entrò vittorioso nella città, dove le sue soldatesche compirono una strage feroce,
che ebbe termine dopo qualche giorno per lintervento di Caterina, moglie di Gian
Galeazzo. Da Verona il Biancardo passò a Padova senza riuscire a impadronirsene, subendo
anzi nel territorio padovano qualche rovescio militare. Verso la fine dellanno
operò nel Bolognese donde, agli inizi del 1391, ritornò ancora una volta nel Veronese
continuamente impegnato nella lotta contro i Padovani. Divenuto, nel frattempo, capitano
generale del Visconti insieme con Iacopo dal Verme, come attesta il Vergerio, compì
azioni militari in altre regioni e in particolare nellAlessandrino, dove ebbe parte
nella clamorosa sconfitta del conte dArmagnac (luglio 1391). Partecipò nel 1397,
sempre al servizio del Visconti, alla guerra contro il Gonzaga, facendo uso, a detta del
Platina, di frecce avvelenate, ma non poté evitare una grave sconfitta a Governolo
(agosto 1397). Destinato nel testamento del Visconti, redatto nel 1397, a far parte del
consiglio di reggenza per il figlio Giovanni Maria, tra il 1397 e il 1403 fu nominato
prima capitano e poi generale maresciallo di Verona per difenderla contro le mire dei
Carraresi. Scoppiata la guerra in seguito al fallimento delle trattative di San Martino
Buon Albergo, cui il Biancardo aveva partecipato sul finire del 1403 in rappresentanza dei
Viscontei, dopo alcuni episodi bellici che ebbero per il Biancardo esito infelice,
Francesco Novello da Carrara il 10 aprile 1404 occupò Verona. Il Biancardo, trinceratosi
nella cittadella, fu costretto ad arrendersi il 27 aprile. Si ritirò a Parma, dove
possedeva numerosi beni e dove, nellestate dellanno 1404, lo si trova
implicato in lotte per il possesso del castello di Madregolo. Passò, sempre nel 1404, al
servizio dei Veneziani, ma probabilmente per poco tempo perché già nel dicembre si
trovava di nuovo nei suoi posssessi di Madregolo. Negli anni successivi è attestata la
sua presenza nel Parmense, dove, infermo e ormai avanzato in età, fece testamento nel
1408. È questa lultima notizia che si conosce di lui, ed è lecito supporre che sia
morto poco dopo. Nel 1421 il suo castello era già raso al suolo, nel timore forse che
servisse da rifugio a qualche ribelle. Il Biancardo non fu sprovvisto di cultura: contò
tra i suoi amici lumanista vicentino Antonio Loschi e a Verona, discutendo col
Marzagaia di lettere, si professò ammiratore di Apuleio. Ebbe quattro figlie, Giovanna,
Caterina, Agnese e Palma, tutte naturali.
FONTI E BIBL.: G.B. Verci, Storia della Marca trivigiana e veronese, Venezia, 1790,
XVII, App., docc. 1907, 1916, 1925, 1927, 1936, XVIII, App., docc. 1966, 2000, 2025; L.
Osio, Documenti diplomatici tratti dagli archivi milanesi, I, Milano, 1864, 329; I libri
commemoriali della Repubblica di Venezia. Regesti, a cura di R. Predelli, III, Venezia,
1883, 138, 194; Chronicon Estense, in L.A. Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, XV,
Mediolani, 1729, col. 520; Sozomeni Pistoriensis, Specimen historiae, in Rerum Italicarum
Scriptores, XVI, Mediolani, 1730, col. 1175; P.P. Vergerii Iustinopolitani, Orationes et
epistolae variae historicae, in Rerum Italicarum Scriptores, col. 228; Andrea de Redusiis
de Quero, Chronicon Tarvisinum, in Rerum Italicarum Scriptores, XIX, 1731, coll. 784, 790,
791; Platinae, Historiae Mantuanae, in Rerum Italicarum Scriptores, XX, 1731, coll.
763-776, 784-787; L. Bonincontrii Miniatensis, Annales, in Rerum Italicarum Scriptores,
XXI, 1732, coll. 56-57; Antiche cronache veronesi, a cura di C. Cipolla, in Monumenti
storici pubblicati dalla Regia Deputazione veneta di storia patria, Venezia, 1890, ad
Indicem; Platinae Historici, Liber de vita Christi ac omnium pontificum, in Rerum
Italicarum Scriptores, 2a ediz., III, I, a cura di G. Gaida, 289; Conforto da Costoza,
Frammenti di storia vicentina, in Rerum Italicarum Scriptores, XIII, I, a cura di C.
Steiner, 40, 41, 44; G. e B. Gatari, Cronaca carrarese confrontata con la redazione di
Andrea Gatari, in Rerum Italicarum Scriptores, XVII, I, a cura di A. Medin e G. Tolomei,
ad Indicem; Corpus chronic. Bononiensium, in Rerum Italicarum Scriptores, XVIII, I, vol.
III, a cura di A. Sorbelli, 401, 406, 407, 433; Annales Forolivienses, in Rerum Italicarum
Scriptores, XXII, 2, a cura di G. Mazzatinti, 75, 76; Marchionne di Coppo Stefani, Cronaca
fiorentina, in Rerum Italicarum Scriptores, XXX, I, a cura di N. Rodolico, 367; A.
Cornazano, Dellarte militare, Venezia, 1493, c. 10 v; B. Pagliarino, Croniche di
Vicenza, Vicenza, 1663, 117, 123-124, 131-132, 245; P. Zagata, Cronica della città di
Verona descritta da Pier Zagata, ampliata e supplita da G.B. Biancolini, I, Verona, 1745,
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Indices; L.A. Muratori, Annali dItalia, IV, Milano, 1838, 51, 53, 59-60, 62, 71-72,
85, 89; E. Ricotti, Storia delle compagnie di ventura in Italia, II, Torino, 1844, 182 s.,
186, 189, 218; G. Canestrini, Documenti per servire alla storia della milizia italiana, in
Archivio Storico Italiano XV 1851, LXXII-LXXIII; V. Fainelli, Podestà e ufficiali di
Verona, Verona, 1909, 52, 55; G. Galli, La dominazione viscontea a Verona, in Archivio
Storico Lombardo LIV 1927, 513, 515, 517, 520, 529, 531, 533, 541; P. Pieri, Milizie e
capitani di ventura in Italia nel Medio Evo, in Atti dellAccademia Peloritana XL
1937-1938, 3-20; D.M. Bueno de Mesquita, Giangaleazzo Visconti Duke of Milan, Cambridge,
1941, ad Indicem; F. Cognasso, Lunificazione della Lombardia sotto Milano, in Storia
di Milano, V, Milano, 1955, 534; F. Cognasso, Il ducato visconteo da Gian Galeazzo a
Filippo Maria, in Storia di Milano, VI, 1955, 34, 62, 73, 110; T. Sartore, in Dizionario
biografico degli Italiani, X, 1968, 39-41.
BIANCAZZI GIUSEPPE
Colorno 1703-
Fu suonatore di cembalo. Nel 1726 si trovava a Piacenza.
FONTI E BIBL.: Fiori; G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
BIANCHEDI ANTONIO
-Parma 24 febbraio 1881
Cittadino intemerato per fermezza di carattere, fu caldo patriota del Risorgimento
Italiano.
FONTI E BIBL.: Il Presente 25 febbraio 1881, n. 55; Sitti, Il Risorgimento
Italiano, 1915, 400.
BIANCHEDI CAMILLO
Parma 1880
Fu agronomo di valore.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 123.
BIANCHEDI CIRO
14 gennaio 1848-Parma 27 settembre 1887
Valoroso soldato, fece la campagna risorgimentale del 1866.
FONTI E BIBL.: Cenno Necrologico, in Il Presente 27 settembre 1887, n. 257;
LAvanguardia 27 settembre 1887, n. 230; G. Sitti, Il Risorgimento Italiano, 1915,
194.
BIANCHEDI ELEONORA
Parma 26 ottobre 1890-
Vestì labito monacale delle Orsoline, cambiando il proprio nome di Eleonora
in quello di Imelda. Scrisse interessanti opere di agiografia, tra le quali merita che
siano ricordate: Maria Barbara dei Conti Radini Tedeschi (1919), La madre Brigida di Gesù
(1920), Una candida rosa (1924), Unanima sposa allamor Crocifisso (1925),
Fiore angelico (1926), Una gemma della compagnia di Gesù (1927), Dalla morte alla vita
(1932).
FONTI E BIBL.: M. Gastaldi, Panorama della letteratura femminile contemporanea,
Milano, 1936, 612; Bandini, Poetesse, 1941, 92-93; E. Cremona, Una suora piacentina nella
religiosità del nostro secolo, in Bollettino Storico Piacentino 61 1966, 33-35.
BIANCHEDI IMELDA o IMELDE, vedi BIANCHEDI ELEONORA
BIANCHEDI ITALO
Parma 1895
Dottore in legge, esercitò per molti anni la professione di avvocato. Coprì
diverse cariche pubbliche, tra cui quelle di consigliere e assessore comunale. Fu uno dei
primi fondatori della Democrazia Parmense. Per le sue doti fu nominato archivista del
Comune di Parma il 2 aprile 1895.
FONTI E BIBL.: Giornale di Parma 10 giugno 1904; Sitti, Archivio Comunale di Parma,
in Archivio Storico per le Province Parmensi 1914.
BIANCHETTI EGIDIO
Parma-Milano aprile 1957
Uscito nel 1910 dal Conservatorio di Parma, diplomato in violino e viola a pieni
voti e giovanissimo, fece parte per lungo tempo delle migliori orchestre in Italia e pure
allestero. Ma il Bianchetti, fin da ragazzo, ebbe anche una innata predilezione per
gli studi letterari. Alla quotidiana applicazione nelle materie musicali, fece dunque da
contrappeso la sua passione per la letteratura. Polemista per istinto, molto stimato e
rispettato, per diversi anni fu il capo orchestra della Scala di Milano e sostenne e vinse
molte battaglie in favore dei colleghi, dimostrandosi particolarmente agguerrito in
materia sindacale: difese con molta autorità e competenza la classe degli orchestrali e
le sue argomentazioni furono sempre sostenute con una esemplare onestà. In seguito
abbandonò la professione di sindacalista e, dopo un periodo di semplice collaborazione,
fu assunto dalla casa editrice Mondadori. Divenne così il revisore, forse il più
accreditato, dei classici e curò con una dedizione e uno scrupolo quasi fanatico la
pubblicazione delle opere di DAnnunzio, dal quale parecchie volte si recò a
colloquio per sottoporgli alcune riserve su parole che sembravano travisate da
incomprensione del manoscritto. DAnnunzio fu assai grato e riconoscente
allopera del Bianchetti e alle sue scrupolose attenzioni, come attestano alcune
lettere e una fotografia del poeta