CAPACCHI-CAZZAGUERRA
CAPACCHI AGOSTINO
Vairo 1760/1765
Il Capacchi, in società con Nicola Piacentini (società da durare anni cinque), tentò di
inurbarsi fondando in Strada Maestra di San Quintino, nel 1760, la prima fabbrica di
saponi in Parma. Allo scadere dei cinque anni la società fu sciolta dopo aver registrato
un passivo rilevante (che si tradusse in cinque mulini venduti dal Capacchi per pareggiare
i conti).
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 16 marzo 1998, 5.
CAPACCHI BARTOLOMEO
Vairo 1551/1591
Nobile armigero. Nella guerra di Parma (1551) il Capacchi, non riuscendo a dimenticare
latroce sacco di Vairo e i massacri perpetrativi dai Francesi nel 1525, passò a
militare nella cavalleria spagnola (è lo Spagnolo, spietato nemico dei Francesi, di cui
parlano alcuni storici piacentini di quella guerra). Lappellativo di Spagnolo gli
rimase anche dopo che, ferito al capo da un colpo di picca presso Rivergaro durante una
carica contro un reparto francese, dovette ritirarsi a Vairo con i suoi. Lo si trova
ancora tra i firmatari del giuramento di fedeltà ai Farnese del 1591. Due suoi morioni,
compreso quello che reca il segno del copo di picca, furono posti a ornamento di un camino
di Villa Basetti.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 16 marzo 1998, 5.
CAPACCHI GIUSEPPE
Basilicanova 1831-post 1860
Fu volontario, diciannovenne, a Novara con i bersaglieri piemontesi. Catturato durante i
moti del 22 luglio 1854, fu condannato a morte e poi graziato per la giovane età, quindi
condannato ai lavori forzati a vita da scontare nelle carceri austriache di Mantova. Nel
1856 in tutto lImpero asburgico i condannati politici godettero di un indulto che
commutò le varie condanne nellesilio in Oriente o nelle Americhe. Tre forzati
parmigiani di Mantova, tra cui il Capacchi, scelsero dessere condotti sotto scorta a
Venezia per venire poi imbarcati per lOriente. Poco prima di Monselice, il Capacchi
fece fermare il furgone militare adducendo un bisogno corporale. Appena il gendarme che lo
scortava a terra si fu distratto un attimo, il Capacchi, ammanettato comera, lo
rovesciò nel canale che scorreva lungo la via e fuggì per i campi, invano bersagliato
dalle fucilate dal resto della scorta. Liberatosi dalle manette, pensò che non lo si
sarebbe certamente cercato nella sua casa di Borgo dei Minelli, in Oltretorrente a Parma e
vi tornò. In realtà, una pattuglia andò a cercarvelo, ma con poca convinzione: i
gendarmi sondarono con le baionette anche un cumulo per limbottitura da materasso,
nel solaio, dove il Capacchi era andato a infilarsi. Senza fiatare, si prese sette
baionettate nella gamba sinistra e il giorno dopo lasciò Parma nascosto nel sottofondo di
un carro rifugiandosi presso i parenti di Scurano, dove rimase fino allUnità
dItalia. La gamba gli rimase rigida ed ebbe in compenso una pensione da re Vittorio
Emanuele di Savoja.
FONTI E BIBL.: Qui Parma 22 1996, 29; M. De Meo, in Gazzetta di Parma 16 marzo 1998, 5.
CAPACCHI LUCIA
Vairo 1900-1966
Madre di tredici figli, per trentanni curò la distribuzione della posta in una
vasta valle. Salì agli onori della cronaca nel 1961, quando al Circolo della stampa di
Milano venne proclamata Mamma dellanno per essersi prodigata durante la seconda
guerra mondiale a portare nei casolari più desolati, alle famiglie ansiose, notizie dei
loro congiunti dal fronte.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 80.
CAPASSO GAETANO
Frattamaggiore 3 novembre 1854-Milano 26 gennaio 1923
Laureatosi in lettere a Pisa nel 1879, nello stesso anno ottenne il diploma di
abilitazione allinsegnamento della storia nella Scuola Normale di Pisa. Nel 1888 fu
abilitato allinsegnamento del tedesco nellUniversità di Genova e nel 1903
ottenne la libera docenza in storia moderna presso lAccademia scientifico-letteraria
di Milano. Insegnò nelle Scuole Tecniche di Pisa e Catanzaro (1879-1883) e di
questultima fu pure direttore. Insegnò storia nei licei di Benevento (1883-1885) e
di Parma (1885-1892). Fu preside del Liceo di Parma e rettore del Collegio Nazionale Maria
Luigia di Parma (1892-1901). Dal 1901 fu preside del Liceo Manzoni a Milano. Dal 1903 al
1906 fu incaricato dellinsegnamento della storia moderna presso lAccademia
scientifico-letteraria di Milano e nel 1908 di quello di legislazione scolastica presso
quella scuola di magistero. Fu membro attivissimo della Regia Deputazione di Storia Patria
per le Province Parmensi, della Società Storica Lombarda e dellIstituto Lombardo di
Scienze e Lettere, del Consiglio Provinciale Scolastico di Milano e, per qualche anno,
della Giunta Superiore dellistruzione media. Alla storia dellistruzione
dedicò gli studi Il Collegio dei Nobili di Parma. Memorie storiche pubblicate nel terzo
centenario dalla sua fondazione (Parma, 1901) e N. Tommaseo e il Collegio Lalatta di Parma
(in Rivista dItalia marzo 1908). Gli scritti del Capasso sul Collegio dei Nobili
hanno importanza capitale nella storia delle istituzioni scolastiche nazionali.
FONTI E BIBL.: Necrologio, in Archivio Storico per le Province Parmensi, n. ser., XXIII
1923, XIII; S. Fermi, Commemorazione di Gaetano Capasso, in Archivio Storico per le
Province Parmensi, n. ser., XXIII 1923, 418 ss.; A. Codignola, Pedagogisti, 1939, 112-113.
CAPCASA GIOVANNI
Parma 1492/1494
Tipografo attivo a Venezia negli anni 1492-1494. Fratello e collaboratore di Matteo, fu
forse anche cotitolare dellazienda. Il suo nome appare in due sole opere. La prima
è una tarda ristampa delle Rime volgari del Petrarca divisa in due tomi: nel primo
figurano I Trionfi col consueto commento di B. Lapini e reca la data 12 gennaio 1492 (1493
stile comune), la seconda parte contiene il Canzoniere con i due commenti di F. Filelfo e
G. Squarzafico (è datata 28 marzo 1493). Laltro libro ove compare il suo nome fu
stampato per conto di Lucantonio Giunta: Vita di Santi Padri vulgare historiata, datata 4
febbraio 1493 (1494 stile comune) e sottoscritta per Gioanne de cho de ca da parma Ad
istantia di Lucantonio Fiorentino.
FONTI E BIBL.: G. Borsa, Clavis typographorum, 1980, 112; Dizionario biografico degli
Italiani, XVIII, 1975, 402.
CAPCASA MATTEO
Parma ante 1457-Venezia 1495
Fu tipografo a Venezia negli ultimi due decenni del secolo XV. Si sottoscrisse
indifferentemente con la forma originale del patronimico (Capodicasa, Capcasa, Cap di
Casa), con le corrispondenti forme in parlata veneziana (Codeca, Chodeca, Co de Cha) e
anche, semplicemente, Mattheo da Parma. Non si sa quando si trasferì a Venezia per
applicarsi allarte della stampa. Luniversità degli stampadori, librari, e
ligadori di Venezia fu costituita assai tardi (1548) e le mariegole dellarte
iniziano naturalmente da quellanno. Notizie sui tipografi del Quattrocento si hanno
essenzialmente dai loro prodotti. Scarsissimi sono i documenti di archivio superstiti,
meno di cinquanta i privilegi chiesti e ottenuti, dai quali, del resto, non molto si
ricava che non sia già noto dalle stampe. Per trovare il nome del Capcasa in una edizione
bisogna arrivare allanno 1485. Occorre però avvertire che il Bandini, il Renouard
(che lo copia) e lo Hain citano del Capcasa due edizioni degli anni 1482 e 1483 del Libro
della divina dottrina di Santa Caterina da Siena, che sono, in realtà, due varianti con
data errata dellunica edizione di quel trattato stampata nel 1494. Per quanto si è
accertato, appare che il Capcasa iniziò la sua carriera di editore e stampatore in
società con Bernardino di Pino (modesto tipografo che ebbe scarsa attività) pubblicando
un Vocabularium utriusque iuris nel 1485, cui seguì l11 luglio dello stesso anno un
Fior di virtù. Non si conoscono edizioni del Capcasa datate nel successivo triennio. Si
conosce però unedizione senza data del De bello Roboretano nel quale Giacomo
Caviceo narra la disfatta subita dalla colonna veneziana che da Rovereto si dirigeva su
Trento al comando di Roberto Sanseverino (che rimase ucciso il 23 novembre 1487). Se
questa relazione dellagguato di Calliano fu composta, come è ragionevole supporre,
poco dopo il fatto, probabilmente ledizione risale ai primi mesi del 1488 e sarebbe
il primo prodotto del Capcasa operante da solo. Con lanno 1489 ha inizio la
collaborazione del Capcasa con il fiorentino Lucantonio Giunta, da anni trasferito a
Venezia col fratello Bernardo, ove cominciò con grande avvedutezza quel commercio
librario destinato a divenire la maggiore impresa editoriale di tutta la Cristianità
durante il secolo XVI. Lucantonio affidò al Capcasa lesecuzione delle sue prime tre
edizioni (altre ne seguirono in appresso): Ioannes Gerson de imitatione Christi et de
contemptu mundi in vulgari sermone, sottoscritta per Matteo de Codeca da Parma ad istantia
de Maestro Luca fiorentino. È un in-4° di cc. 80 n.n., ristampa delle edizioni di
Giovanni Rosso da Valenza (Venezia, 22 marzo 1488) e dello Scinzenzeler (Milano, 17 luglio
1488). Il 31 dicembre di quellanno vennero in luce i Publii Ovidii Nasonis opera
omnia. Sono due parti di cc. 226 e 198, testo già più volte divulgato e dovuto alle cure
di Bonus Accursius e di Valerius Superchius. È del 17 febbraio 1489 (1490 stile comune)
il Transito de sancto Hieronymo, in-4° di cc. 68 n.n., quindicesima replica di quel testo
già a stampa fin dal 1470 circa, che un ignoto autore, probabilmente del secolo XV,
volgarizzò e compendiò dalla Vita Hieronymi dello Pseudo Eusebio utilizzando anche altra
materia. Dopo queste tre edizioni la collaborazione del Capcasa col Giunta fu sospesa
forse perché il primo si era impegnato con Bernardino Benali. Questi lo aveva scelto a
collaboratore nella pubblicazione dei suoi bellissimi libri figurati che culminarono col
Dante del 3 marzo 1491, che il Capcasa riprodusse per suo conto il 29 novembre 1493. Ma
prima ancora di lavorare per il Benali, il Capcasa produsse per suo conto il Morgante di
Luigi Pulci, che fu datato 10 aprile 1449 (ma si deve leggere 1489). Nello stesso anno
produsse le Meditationes vitae Christi dello Pseudo Bonaventura, che videro la luce il 27
febbraio 1489 (1490 stile comune) e fu replicato più volte. Inoltre stampò la stessa
opera il 21 febbraio 1492 (1493 stile comune) per conto di Lucantonio Giunta. Di un Fior
di virtù del 3 aprile 1490 restano in Italia tre esemplari. Il 14 settembre 1489
pubblicò lopuscolo di Domenico Spreti De amplitudine vastatione instauratione
Ravennae. Senza note di stampa (ma certamente del Capcasa) sono le Historiae Romanae
decades che dovettero uscire nel 1490-1491. Il 12 agosto 1491 il Capcasa, gravemente
ammalato, testò. Il documento, pur lacunoso e in più punti mal leggibile per i guasti
apportativi dal ricorrente fenomeno delle acque alte, è interessante per le notizie che
offre intorno ad alcune sue edizioni delle quali dà le tirature. Fior di virtù (1490)
500 esemplari, San Bernardo, Modus bene vivendi (1490) 734 copie, Meditazioni della
Passione di Cristo (1491) 1535 copie, Isopo (Aesopus moralisatus, 1491) 756 copie, Scala
Paradisi (1491) 759 copie, Persius (6 agosto 1491, terminato di stampare pochi giorni
prima che il Capcasa testasse) circa 800 copie. Inoltre, il giorno stesso che il Capcasa
dettò latto contenente le sue ultime volontà, uscì una ristampa del Fior di
virtù (12 agosto 1491) di cui non si conoscono esemplari in Italia. Il 16 luglio 1491
furono pubblicati per suo conto 996 Salterioli per li putti, li quali fessemo stampare da
Zan Ragazzo. Il testamento informa che la bottega del Capcasa era in San Paterniano, che
il fratello Giovanni era stato sempre suo collaboratore e si può pensare che fosse stato
anche cotitolare dellazienda. Il suo nome appare in due sole opere. La prima è una
tarda ristampa delle Rime volari del Petrarca divisa in due tomi: nel primo figurano I
Trionfi col consueto commento di B. Lapini e reca la data 12 gennaio 1492 (1493 stile
comune), la seconda parte contiene il Canzoniere con i due commenti di F. Filelfo e G.
Squarzafico (è datata 28 marzo 1493). Laltro libro ove compare il nome del fratello
Giovanni fu stampato per conto di Lucantonio Giunta: Vita di Santi Padri vulgare
historiata, datata 4 febbraio 1493 (1494 stile comune) e sottoscritta per Gioanne de cho
de ca da parma Ad istantia di Lucantonio Fiorentino. Per quanto rechino il nome di
Giovanni e non di Matteo, questi tre volumi furono composti nella bottega del Capcasa con
i consueti caratteri romani e rivelano tutte le caratteristiche tipografiche che ne
confermano lorigine. Il Capcasa guarì e, cessata la collaborazione col Benali,
riprese quella col Giunta, per il quale stampò quattro bei libri figurati, durante il
1493-1494: Meditationes Passionis Christi è datato 21 febbraio 1492 (1493 stile comune).
Il 17 maggio 1494 fu terminato il Dialogo della Divina Provvidenza di Santa Caterina da
Siena. Il 30 marzo 1494 terminò ledizione della Legenda Sanctorum seu legenda aurea
volgarizzata dal Mallerbi col titolo di Leggendario de sancti in vulgare storiato. È
replica del testo edito dal Paganino a Venezia intorno al 1487, già copiato dal Capcasa
il 16 maggio 1493. Se ne conoscono copie che hanno linsegna di Lucantonio Giunta e
altre che hanno quella del Capcasa: ciò dimostra come ledizione sia stata prodotta
in collaborazione tra i due. Si segnala inoltre che in un catalogo di libri del libraio
Gottschalk di Londra venne offerto un esemplare dei Fioretti della Bibbia historiati in
lingua fiorentina spampato in Venecia per Mattheo di co de cha da Parma ad istantia de
Lucantonio de Zonta fiorentino. M.CCCC.LXXXXIIII adi VI. de Luio. Questa edizione è
ignota a tutti i bibliografi e non si sa dove lesemplare Gottschalk sia finito.
Secondo il citato catalogo si tratta di un in 4° di cc. 70 con 60 vignette. Mentre
stampava per altri, il Capcasa non cessò di produrre libri per suo conto. Tra gli altri
si ricordano: Tragoediae di Seneca, con commento (18 luglio 1493), Fior di virtù (6
giugno 1493), Dante col Landino (29 novembre 1493), Epigrammata di G.B. Cantalicio, datato
20 gennaio 1483 (1494), infine Legenda aurea del 16 giugno 1492. Il Capcasa non disdegnò
di stampare anche libretti popolareschi che venivano venduti dai cantambanchi. Per questi
minuzzoli editoriali il Capcasa non appose mai il suo nome sulle stampe, ma sono
facilmente identificabili dai caratteri. Si conoscono un Lamento della Vergine Maria (che
rimane in esemplare unico alla Biblioteca Trivulziana di Milano), una Leggenda di Lazzaro
Marta e Maddalena (unico esemplare noto alla Biblioteca Antoniana di Padova, replicato il
13 agosto 1494), un Lamento di Pisa con la risposta (unicum alla Biblioteca Nazionale di
Napoli). Dei Salterioli non resta alcun esemplare. Il 22 dicembre 1484 prout aliis
similibus concessum extitit a Mattheo de Codeca parmense tipografo, da lungo tempo
abitante a Venezia, privilegio decennale per Claudiano cum li commenti mai più stampati.
Di questo testo, probabilmente mai stampato, non si conoscono copie. Nello stesso anno
1494 il Capcasa ottenne altro privilegio per Laude de fra Iacopone et li Soliloqui de
sancto Agustino vulgare nei termini di quello che fu concesso a Paganino de Paganini.
Delle Laude non si conoscono esemplari, mentre del SantAgostino (pubblicato il 15
gennaio 1494) resta il solo esemplare completo della Biblioteca Palatina di Parma. Nel
1494 il Capcasa stampò per il libraio-editore fiorentino Girolamo Biondo due edizioni.
Per la prima, loratore presso la Serenissima del Malatesta signore di Rimini
sollecitò (e ottenne) privilegio per il Biondo dellopera di Giovanni da Ferrara De
coelesti vita, che il Capcasa terminò di stampare il 19 dicembre 1494. La seconda
edizione, anche questa privilegiata in data 23 giugno, fu Marsili Ficini epistolae
familiares: è un in 2° di cc. 204 con tre bordure xilografiche. Il 21 luglio 1495 venne
in luce lultima edizione del Capcasa: le Epistolae di Francesco Filelfo, stampate
iussu et expensis Octauiani Scoti civis mediolanensis. È un in 2°, di cc. 88. Senza nome
di tipografo, datate 23 novembre 1495, uscirono le Comoediae di Plauto in 4°, di cc. 250
certamente stampate con i caratteri del Capcasa, probabilmente utilizzati da altri dopo la
sua morte, che avvenne nellanno 1495. Prendendo in esame il complesso della sua
produzione, si può avere limpressione che il Capcasa sia stato un editore più
commerciale che erudito. Infatti le sue edizioni, tranne poche e di non gran conto, furono
ristampe di libri già divulgati e affermati per merito di altri tipografi. Si consideri
però il periodo nel quale operò: il Capcasa era già morto quando Aldo iniziò quella
che fu la vera editoria erudita. Come tipografo i suoi prodotti appaiono tutti degni. Usò
di preferenza caratteri romani dei quali ebbe varie serie ben disegnate e di più
grandezze, che spesso rinnovò. Raramente usò il gotico e solo come sussidiario al
romano. Si fece disegnare e intagliare originali e bei capilettere floreali e bordure di
varia grandezza a figure assai eleganti che tirò anche in rosso. Le sue edizioni figurate
sono di grande pregio ed eccezionali sono le vignette che le illustrano.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Venezia, Notarile, notai diversi, Atti, fasc. 6, c.
81; Archivio di Stato di Venezia, Notarile di Collegio, 23 luglio 1494, 22 dicembre 1494;
Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, cod. It.,
cl. XI, c. 4; A.M. Bandini, De Iuntarum typographia, Lucca, 1791, parte II, nn. 1-2; A.
Renouard, Annales de limprimerie des Aldes. Notice sur la famille des Juntes,
III, Paris, 1835, nn. 1-2; R. Fulin, Documenti per servire alla storia della tipografia
veneziana, in Archivio Veneto XXIII 1882, nn. 28, 34; J. Lippmann, Der italienische
Holzschnitt in XV. Jahrh., Berlin, 1885, 63; B. Cecchetti, Libri stampati da Matteo
Capcasa, in Archivio Veneto XXX 1885, 172 ss.; Duc de Rivoli-C. Ephrussi, Notes sur les
xilographes vénitiens du XVe et du XVIe siècle, in Gazette des Beaux-arts I 1890, 494
ss.; H. Brown, The Venetian printing press, London, 1891, 32, 35, 37, 401; Duc de Rivoli,
Bibliographie des livres à figures vénitiens de la fin du XVe et du commencement du XVIe
siècle: 1469-1525, Paris, 1892, 19, 61, 72, 92-94, 102, 131, 144, 163, 173; P.
Kristeller, Die italienischen Buchdrucker und Verlegerzeichen, Strassburg, 1893, nn.
91-93; C. Castellani, Larte della stampa nel Rinascimento italiano, Venezia, 1894,
11, 69, 76, 80; C. Castellani, La stampa a Venezia dalle sue origini alla morte di Aldo
Manuzio, Venezia, 1899, 34; Prince dEssling, Les livres à figures vénitiens de la
fin du XVe siècle, Paris, 1907, passim; T. De Marinis, Appunti e ricerche bibliografiche,
Milano, 1940, n. 20; M. Sander, Le livre à figures italien depuis 1467 jusquà
1520, Milano, 1942, passim; C.E. Rava, Arte dellillustrazione nel libro italiano del
Rinascimento, Milano, 1945, 10; P. Camerini, Annali dei Giunti, I, Venezia-Firenze, 1962,
26; A. Cioni, Bibliografia delle vite dei Ss. Padri, Firenze, 1962, 32; L. Hain,
Repertorium bibliographicum, nn. 4690-4691; D. Reichling, Appendices ad Hainii-Copingeri
Repertorium typographicum, II, 264, 266; G. Fumagalli, Lexicon typographicum Italiae,
Florence, 1905, 286, 467; A. Cioni, in Dizionario biografico degli Italiani, XVIII, 1975,
401-403.
CAP DI CASA MATTEO, vedi CAPCASA MATTEO
CAPELLA ANNIBALE
Pavia 1859-Parma 1937
Seguì a Parma il padre, funzionario prefettizio, e a Parma compì gli studi classici
avendo a compagni, tra gli altri, Agostino Berenini, Antonio Restori ed Egberto Bocchia.
Si laureò allUniversità di Pavia ove fu allievo del Cossa, il grande economista
liberale, e in quella città mosse i primi passi nellavvocatura con Domenico Pozzi,
il rivale di Cavallotti. Tornò a Parma, allogandosi nello studio di Camillo ed Emilio
Bocchialini. Cresciuto alla scuola politica della grande destra storica, non prese parte
attiva alla vita pubblica (manifestò comunque simpatia per loperato di Francesco
Crispi), dedicandosi esclusivamente alla sua professione. Uomo di solida cultura
giuridica, storico appassionato, come avvocato fu ritenuto un maestro. Sobrio nella
parola, nemico di ogni gesto e di ogni artificio, lineare nello stile semplice e
volutamente spoglio di ornamenti, acuto nello svolgimento di un pensiero giuridico,
arrivava alla meta con un dispregio non ostentato ma effettivo dei manierismi e degli
avvolgimenti di raziocinio che mascherano lassenza o la povertà di un ragionamento.
Il suo stile fu senza aggettivazioni, senza contorsioni, ma con un nerbo di argomentazione
e una forza di persuasione che raramente fallirono il segno. Incorruttibile, ligio al
dovere, modesto e schivo donori, morì povero.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 4/5 1939, 164-165; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 40.
CAPELLI ANGELO FELICE
Parma 2 novembre 1681-Ceneda 15 o 16 novembre 1749
Figlio di Stefano. Fu probabilmente suo zio il noto musicista e maestro di cappella
Giovanni Maria Capelli (Affò-Pezzana). Le notizie più circostanziate su di lui iniziano
dal 1717, quando si trovò a Brescia come insegnante di matematica, probabilmente a
livello di scuola secondaria. Contemporaneamente e in forma privata il Capelli compì
studi e osservazioni di astronomia, secondo quella che fu la principale linea
dinteresse della sua vita di studioso, volta non allastronomia pura, ma a
quella che si può dire pratica, concernente il calcolo delle effemeridi, la
determinazione delle longitudini e la misura del tempo. La prima opera nota del Capelli
consiste in una serie di effemeridi annue, nella cui preparazione fu uno degli specialisti
più accreditati a livello europeo. Le basi di tale lavoro furono poste a Brescia, a
Venezia, dove il Capelli si recò successivamente, e poi a Ceneda, dove egli fu dal 1720.
LAffò ritenne che proprio a Ceneda nel 1720 egli iniziasse la stampa delle
effemeridi, ma il primo volume che il Mazzuchelli riuscì a rintracciarne fu quello del
1722, edito a Venezia, ove il Capelli tornò avendovi ottenuto un canonicato. Dopo il
volume del 1722 egli riprese la pubblicazione nel 1727, sempre a Venezia, e qui la
continuò fino al 1738. I volumi fino al 1730 compreso sono scritti in lingua latina e i
rimanenti in italiano. Della loro ricchezza di contenuto e del carattere pletorico e
disorganico può dare unidea il titolo del volume del 1731: Effemeridi de moti
celesti del canonico Angelo Capelli, calcolate al meridiano di Venezia per lanno
1731, terzo dopo il bisestile. Nelle quali oltre alle solite appartenenze astronomiche si
contiene un calendario celeste de Santi ed aspetti planetari, con le sue vigilie, e
feste comandate dalla S.R.C., e di più lorto del Sole, il levar e tramontar della
Luna per ciascun giorno, il tempo delle lunazioni italiane e lingresso del Sole, e
sua dimora ne segni celesti, il tutto ridotto al tempo del comune orologio, ad uso
de calendaristi. Non a torto il Cinelli osserva che questo curioso frontespizio
vorrà far giudicare a qualcuno qual fia lo spirito dellautore. Autori come Lalande
e Bailly posero il Capelli tra i pionieri nella compilazione di effemeridi lunari. Il
Pezzana, osservando come i suoi volumetti annui si basassero su di un lavoro di
osservazione iniziato prima del 1720, rivendicò per lui una priorità assoluta.
Naturalmente si tratta di una questione almeno in parte fittizia, perché la compilazione
di effemeridi sistematiche non costituisce un salto qualitativo netto rispetto alla
tradizione, del quale si possa indicare con esattezza il momento e rientra piuttosto in un
processo per gradi ricco di fasi e di molteplici apporti. Negli anni di pubblicazione
delle effemeridi il Capelli preparò anche un Calendario celeste, che contiene tutte le
feste mobili, digiuni e appartenenze dellanno, che ebbe tre edizioni, tutte a
Venezia, nel 1727, 1739 e 1748. Ma sul piano propriamente scientifico egli fornì il
contributo più considerevole con una vasta opera astronomica, lAstrosophia
numerica, sive astronomica supputandi ratio. Questa sarebbe voluta essere, come dice il
titolo, un completo manuale di calcolo astronomico, tale da fornire i principi meccanici
di base e la totalità delle formule da essi deducibili, con minuziose tabelle esprimenti
le varie posizioni planetarie. Ma non assunse un carattere compiutamente sistematico,
perciò negli anni della stesura le idee del Capelli subirono unevoluzione e il
piano originale variò anche in relazione al contemporaneo sviluppo degli studi. Nella sua
forma definitiva lAstrosophia venne a constare di quattro volumi. Il primo dà il
titolo a tutta lopera ed è diviso in quattro parti, che trattano rispettivamente
della determinazione delle latitudini e longitudini planetarie, del calcolo delle eclissi
con un metodo che il Capelli asserisce nuovo e più breve, della soluzione di svariati
problemi astronomici mediante il calcolo logaritmico e infine della preparazione delle
effemeridi. Il secondo volume è intitolato Novissimae novissimarum Saturni, Iovis,
Martis, Veneris et Mercurii tabulae e contiene una serie di tavole, esprimenti le
posizioni dei pianeti elencati in funzione di certi indici. Nei frontespizi i due volumi
figurano stampati a Venezia nel 1733 e le dediche da parte del Capelli recano lo stesso
anno. Sia il Pezzana sia il Mazzuchelli ritennero però che la data vada posticipata e che
i due volumi, già in fase di stampa in quellanno, non fossero pubblicati che nel
1736, assieme al volume terzo. Questo completa il lavoro avviato nelle Novissimae e ha il
fantasioso titolo di Tabulae helioselenokrozeoaroaphrobermometricae, in cui
lelefantiaco neologismo pone assieme i nomi greci dei pianeti. Nel corso della
redazione dellopera il Capelli giunse a convincersi che era possibile elaborare
tavole planetarie ancor più sintetiche ed espressive di quelle da lui pubblicate nei
primi volumi, purché esse contenessero formule derivate sinteticamente dalle leggi di
Newton e non dallanalisi di una vasta congerie di fatti dosservazione. Non
volendo smentire tutto il lavoro precedente, né volendo occultare i suoi nuovi risultati,
il Capelli pubblicò le nuove tavole come supplemento ai volumi già apparsi, col titolo
Astronomiae numericae supplementum id est helio-selenemetria ad numeros revocata (Venezia,
1737). Unultima e definitiva integrazione si ebbe con lAstronomiae numericae
supplementum supplementi, edito a Venezia nel 1748. LAstrosophia è opera di reale
grandiosità e impianto e fu resa possibile grazie a un lavoro di calcolo dentità
non facilmente stimabile. Essa valse al Capelli riconoscimenti importanti, anche
allestero, quale la nomina a membro dellAccademia delle Scienze di Berlino.
Negli anni veneziani non è chiaro quali fossero le attività professionali del Capelli.
In vari luoghi delle sue opere egli si definisce professore dastronomia e tale lo
ritenne il Quadrio, ma non risulta che insegnasse tale disciplina in qualche ateneo. È
probabile che vivesse dei proventi di una piccola rendita ecclesiastica o che continuasse
linsegnamento matematico iniziato a Brescia, come dimostrerebbe la pubblicazione in
quegli anni di due operette di genere scolastico: il Breve compendio doperazioni
geometriche da farsi colla sola riga e compasso (Venezia, 1741, e ivi ristampato nel 1742,
1749, 1750 e 1756) e il Breve compendio daritmetica, pubblicato anchesso a
Venezia lanno successivo. La serie degli scritti scientifici del Capelli termina con
il Breve trattato per ritrovare con facilità il giorno pasquale dallanno 1582 sino
al 5000 (Venezia, 1742) e con due opere mai stampate, di cui egli stesso diede una breve
notizia sperando di pubblicarle in seguito. Si tratta di una Logica mathematica in sei
parti (geometria e trigonometria piana, trigonometria sferica, analisi della sfera
celeste, scienze gnomoniche, geografia, nautica) e di un Compendio trigonometrico pratico,
non reperibili. La produzione scientifica sin qui esaminata costituisce solo un aspetto
dellattività del Capelli e forse neppure quello che egli o i suoi contemporanei
ritennero più vitale. A essa va aggiunta una produzione artistica di carattere poetico e
musicale. Gli scritti letterari del Capelli furono raccolti nei Divertimenti poetici
(Venezia, 1741), composizioni in parte serie e in parte riconducibili al modo bernesco,
che non fuoriescono dai moduli arcadici, interpretati in modo sostanzialmente prosastico.
Notevole per mole dovette essere anche la sua attività musicale, il cui valore è però
difficilmente valutabile. Nella sua Drammaturgia lAllacci sostiene che è quasi
interamente del Capelli la musica del dramma pastorale Erginia mascherata, rappresentato a
Rovigo nel 1727 e stampato nello stesso anno a Venezia. Fu poi autore di brani
orchestrali, tra cui sonate per violino e viola, per due violini e basso, per due violini
e clavicembalo. Negli ultimi suoi anni, forse perché allettato dallofferta fattagli
di curare lattività musicale nelle chiese del luogo, tornò a Ceneda. Un atto del
18 luglio 1748 mostra che egli fu organista della Cattedrale e maestro di cappella della
stessa, con lobbligo di istruire il coro e di pagarlo col suo stipendio.
FONTI E BIBL.: Biblioteca Apostolica Vaticano, ms. Vaticano latino 9265; G.M. Mazzuchelli,
Gli Scrittori dItalia, ff. 230v-231v; G. Cinelli Calvoli, Biblioteca volante, II,
Venezia, 1735, 62; F.S. Quadrio, Della storia e ragione dogni poesia, VII, Milano,
1752, 94; I. Affò-A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, VII, Parma,
1833, 82-91; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani illustri e benemeriti,
Genova, 1877, 93; C. Schmidl, Dizionario universale dei musicisti, I, 155; U. Baldini, in
Dizionario biografico degli Italiani, XVIII, 1975, 482-484.
CAPELLI GINO
Felino 1905-post 1949
Fu il primo sindaco di Felino (1946-1949).
FONTI E BIBL.: Ufficio toponomastica del Comune di Felino.
CAPELLI GIOVANNI BATTISTA
Parma 1659
Sacerdote, fu tenore della Cattedrale di Parma per le feste di Pasqua dellanno 1659.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
CAPELLI GIOVANNI
FRANCESCO
Monticelli 2 agosto 1733-Busseto 25 maggio 1811
Frate cappuccino, fu predicatore zelante e gradito. A Guastalla compì la vestizione (10
luglio 1751) e la professione solenne (10 luglio 1752).
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 319.
CAPELLI GIOVANNI MARIA
Parma 7 dicembre 1648-Parma 16 ottobre 1726
Nato nella vicinia di San Sepolcro, da Prospero e Orsolina, visse a Parma quasi tutta la
sua vita compiendovi il sacerdozio e, al massimo, viaggiando fino a Venezia o Rovigo per
assistere alla rappresentazione di una sua opera. Uomo mite e tranquillo, fu eccellente
organista e compositore di oratori e musiche sacre, delle quali poche si sono conservate.
Cominciò a dedicarsi al teatro solo in tarda età. La prima notizia che si ha di lui data
dal 25 dicembre 1699 quando gli venne offerto il posto di cantore al Duomo di Parma, dove
nellanno seguente (nomina del 10 giugno 1700) assunse il posto di maestro di
cappella, col compito di istruire e dirigere le esecuzioni musicali polifoniche e
strumentali in occasione delle feste. Nel 1709, con atto di assunzione dellOrdine
Costantiniano di San Giorgio del 27 luglio, venne chiamato al posto di organista fisso,
con servizio giornaliero, alloratorio della Madonna della Steccata, con la seguente
ordinazione: Et essendosi finalmente letta da me cancelliere infrascritto unaltra
lettera di S.A.S. in data delli 26 luglio 1709, con la quale propone il sacerdote Gio.
Maria Capelli per organista di questo oratorio in caso succeda la vacanza di quel posto la
ill.ma Congregazione a suo tempo rendeva servita lA.S.S. col promuovere il
supplicante al posto di organista di detto oratorio. La presenza alla Steccata di una
cappella musicale vera e propria ebbe termine nel 1696 per mancanza di fondi, ma rimasero
gli incarichi di organista e di maestro di cappella, ai quali vennero aggiunti volta per
volta strumentisti e cantanti locali, oppure nelle grandi occasioni musici forastieri. Le
due cariche permanenti furono strettamente connesse con la Corte degli ultimi Farnese e la
scelta venne sempre fatta dal Principe, come si può constatare anche
dallordinazione richiesta allOratorio in favore del Capelli. Durante questo
periodo, maestro di cappella alla Steccata era Bernardo Sabadini. Alla sua morte il
Capelli ricevette lincarico di far le veci di maestro di cappella, con ordinazione
della Congregazione del 5 gennaio 1719: che per modo di provvisione sino ad altra sua
determinazione si faccia supplire alle veci di maestro di cappella alla Steccata il sig.
don Gio. Maria in tutte le funzioni. Questo incarico durò comunque pochi mesi poiché il
27 marzo dello stesso anno venne nominato un suo allievo, Geminiano Giacomelli. Il Capelli
continuò a collaborare come organista e mantenne questo posto fino alla morte, come si
ricava da un atto dellOrdine di San Giorgio che comunica la vacanza del posto di
organista al principe Farnese. Il Capelli fu sepolto nella chiesa della Santissima
Trinità a Parma. Come compositore il Capelli si dimostrò eccellente strumentalista e
profondo conoscitore della voce umana. Il De la Borde, nel suo Essai sur la musique, lo
definisce ottimo compositore con un pregio molto raro, quello delloriginalità. Si
conosce poco della sua musica: tra le composizioni sacre rimangono solo il Kyrie e il
Gloria di una Messa a quattro voci concertata, della quale si conserva il manoscritto
nella Biblioteca del Liceo musicale di Bologna e che viene descritta come composizione che
abbonda di fughe e di imitazioni molto ben fatte. Secondo lEitner nellarchivio
della Cattedrale di Dresda si conservano anche i manoscritti di due Tantum ergo, il primo
per soprano solista con due violini, viola e organo, il secondo a quattro voci con gli
stessi strumenti. Per il resto, si può solo supporre che il Capelli abbia scritto molte
altre messe e mottetti da eseguirsi durante le funzioni festive nel Duomo e nelle
Steccata. Del Capelli si conoscono gli oratori la Carità trionfante (Parma, Duomo, 1707)
e Maria Vergine contemplata in due dei suoi sette dolori (Bologna, Madonna di Galliera,
1726). Scrisse una decina di opere teatrali anche in collaborazione con altri compositori,
quali G. Gasparini, A.M. Bononcini, C. Monari e F.A. Pistocchi. In esse il Capelli viene
sempre indicato sui libretti come maestro di Cappella del serenissimo signor Principe
Antonio Farnese, anche quando questi non era ancora Duca di Parma. Una favola pastorale,
Eudamia, su testo di Vincenzo Piazza, immaginata e tessuta in Colorno per gli estivi ozi
farnesiani, fu rappresentata nel 1718 al Teatro Ducale di Parma, a Modena e in altre
città. Altre opere vennero rappresentate a Venezia e Rovigo. Si sono conservati i
manoscritti di due sole opere: Venceslao (libretto di A. Zeno, Parma, Teatro Ducale,
primavera 1724), conservato nel British Museum di Londra (MS 431), che ebbe quali
interpreti Faustina Bordoni e Vittoria Tesi, e I fratelli riconosciuti (titolo originale
La verità nellinganno, libretto di F. Silvani, Vienna, Hoftheater, 1717, poi
riprodotta con modificazioni nel libretto e nella musica al Teatro Ducale di Parma nella
primavera 1726), conservata nella Biblioteca del Conservatorio reale di Bruxelles. Questa
opera, in cui il grande cantante G. Paita sostenne il ruolo di Tiridate re di Bitinia, fu
musicata dapprima su libretto di Francesco Silvani, rimaneggiato poi da Carlo Innocenzo
Frugoni e ebbe quali interpreti anche i due più famosi sopranisti del tempo, Giovanni
Carestini e Carlo Broschi detto il Farinello. Che sia un libretto rimaneggiato lo si
ricava sia dalla prefazione (se questopera che nellanno 1717 fu rappresentata
in Vienna, ora viene notabilmente variata, ciò si è in parte per incontrare la
soddisfazione del compositore di musica, ed in parte ancora per uniformarsi al gusto dei
cantanti) sia dal sonetto introduttivo del Frugoni. Questo fu lultimo lavoro
teatrale del Capelli e il suo più grande successo: pochi mesi dopo la rappresentazione al
Teatro Ducale egli morì. Tra le composizioni teatrali si ricordano: I Rivali generosi
(libretto di A. Zeno, Reggio Emilia, Teatro pubblico, 1710, in collaborazione con C.
Monari e F.A. Pistocchi), Amor politico e generoso della regina Ermengarda (Mantova,
Teatro ducale, primavera 1713, in collaborazione con C.F. Gasperini), Nino (libretto di I.
Zanelli, Reggio Emilia, Teatro della Comunità, maggio 1720, poi Modena, Teatro Rangoni,
giugno 1720, in collaborazione con F. Gasperini e M.A. Bononcini), Giulio Flavio Crispo
(libretto di B. Pasqualigo, Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo, Carnevale 1722),
Mitridate re di Ponto, vincitor di se stesso (libretto di B. Pasqualigo, Venezia, Teatro
San Giovanni Grisostomo, Carnevale 1723), Erginia mascherata (libretto di A. Marchi,
Rovigo, Teatro Campanella, 1727). Di incerta attribuzione sono le opere Climene (libretto
di V. Cassani, Rovigo, Teatro Campanella, Carnevale 1700) e Griselda (libretto di A. Zeno,
Rovigo, Teatro Campanella, 1710).
FONTI E BIBL.: I. Affò-A. Pezzana, Memorie degli scrittori parmigiani, VII, Parma,
1827-1833, 90; P.E. Ferrari, Spettacoli drammatico-musicali e coreografici in Parma dal
1628 al 1883, Parma, 1884, 30, 324, 338; T. Wiel, I teatri musicali veneziani del
Settecento, Venezia, 1897, 64, 68; N. Pelicelli, Musicisti in Parma, in Note
dArchivio per la Storia Musicale XI 1934, 47 ss.; N. Pelicelli, Storia della musica
in Parma dal 1500 al 1860, Roma, 1936; G. Gaspari, Catalogo della biblioteca del Liceo
musicale di Bologna, II, Bologna, 1892; Catalogue de la bibliothèque du Conservatoire
royal de musique de Bruxelles, Bruxelles, 1898-1901, I, n. 2050; P.L. Petrobelli, Una
presenza di Tartini a Parma nel 1725, in Aurea Parma III 1966, 109, 112, 116 ss., 120 ss.;
J. Ecorcheville, Catalogue du Fonds de musique ancienne de la Bibliothèque nationale,
III, Paris, 1912, 170; Th. O. Sonneck, Catalogue of Opera librettos printed before 1800,
I, Washington, 1914, 456, 532, II, 564, 766; U. Manferrari, Dizionario universale delle
opere melodrammatiche, I, Firenze, 1954, 195 s.; F.J. Fétis, Biogr. univ. des musiciens,
II, Paris, 1861, 189; C. Schmidl, Dizionario universale dei musicisti, Supplemento, 155;
R. Eitner, Quellen-Lexikon der Musiker, II, 314; Enciclopedia dello Spettacolo, II, col.
1720; La Musica, Dizionario, I, Torino, 1968, 342; B. Origo, in Dizionario biografico
degli Italiani, XVIII, 1975, 487-489.
CAPELLI GIUSEPPE
Parma 14 settembre 1647-Parma 13 ottobre 1713
Dopo la morte del maestro di cappella della Cattedrale di Parma Giorgio Martinelli, venne
eletto molto probabilmente il Capelli. Certo è che il 16 giugno 1691 egli era già in
questo incarico. Verosimilmente fu sacerdote, avendo il titolo di don, come appare dal
Merito coronato (1710), ove si trovano alcune sue poesie. Si dedicò dunque anche alla
poesia e di lui si ha un sonetto nellopera del Cizzardi Il tutto in poco. Il 15
agosto 1713 eseguì le musiche per la Festa dellAssunta.
FONTI E BIBL.: Libri del Battistero di Parma; Archivio della Fabbriceria della Cattedrale,
Mandati, 1682-1698 e 1703-1716; A. Pezzana, Memorie degli Scrittori Parmigiani, VII, 83,
90; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 116.
CAPELLI IGINO
1890-Parma 30 novembre 1958
Laureatosi in legge presso lAteneo di Parma, partecipò alla prima guerra mondiale
col grado di capitano. In seguito venne promosso tenente colonnello. Ardente patriota, si
batté con eroico entusiasmo meritandosi una croce di guerra e una medaglia dargento
al valor militare. La motivazione di questultima dice: Seppe scegliere con
intelligenza una zona adatta per arroccarsi e resistere coi suoi uomini alloffensiva
del nemico. Ferito gravemente, rifiutò dabbandonare la posizione sino a quando il
nemico non ripiegò in fuga. Monte Roito 1916. Venuta la pace il Capelli aprì uno studio
legale. Fece anche parte del Consiglio dellOrdine degli avvocati di Parma.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 2 dicembre 1958, 4.
CAPELLI LUIGI
Parma-post 1824
Studiò al Conservatorio del conte Sanvitale a Fontanellato. Fu inventore di un fagotto
con registri a piano e forte: il 30 luglio 1824 dette unaccademia nel Teatro del
principe di Carignano di Torino, ove oltre il Concerto e variazioni, farà sentire su
questo strumento il piano a due voci, il Roulement, e lEco, cosa dinvenzione
tutta nuova. La Gazzetta di Parma del 31 luglio 1824, oltre alle suddette notizie,
riportò che la Gazzetta di Genova aveva parlato con elogio dellabilità di questo
artista. Compose un Tantum ergo a piena orchestra concertato per corni e clarinetti (così
nel catalogo di vendite n. 20 del settembre 1998 della libreria Cicerone di Roma).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
CAPELLI MICHELE
Parma 2 giugno 1840-Parma 11 novembre 1878
Figlio di Luigi e Marianna Frugoni. Partecipò alle campagne risorgimentali del 1859, 1860
e 1866, rimanendovi più volte ferito. Fu fatto prigioniero a Custoza, dove meritò una
menzione al valore.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 132.
CAPELLINO
Parma 1655
Fu attore reputatissimo per le parti di Pantalone. Nel maggio del 1655 si trovò a
recitare in Milano, come ebbe a scrivere da Mantova Ottavio Gonzaga al Duca di Modena che
gliene fece richiesta: Non è stata servita V.A. per non ritrovarsi Capellino Comico in
Mantua essendo a recitare a Milano. Il Capellino appartenne alla Compagnia di Ranuccio
Farnese, duca di Parma, di cui era il principale ornamento, come risulta dal seguente
brano di lettera scritta da Bartolommeo Manzoli al Duca di Modena il 4 giugno 1655: Non è
stato possibile di conseguire in alcun modo che il sig. Prencipe Alessandro, il quale ha
negata altra volta il Milanta Dottore richiestole per il medesimo effetto, habbia voluto
adesso permettere che Capellino Pantalone lasci la sua Compagnia per andare in Francia,
mentre hauendo lA.S. promessa quella a diuersi personaggi la stimerebbe resa troppo
imperfetta dalla mancanza di questo soggetto che è tra migliori.
FONTI E BIBL.: L. Rasi, Comici italiani, II, 585-586.
CAPELLO GIACOMO BATTISTA
Carignano 5 agosto 1860-Reggio Emilia 7 luglio 1918
Frate cappuccino, fu predicatore desideratissimo, specialmente nella diocesi di Reggio. Fu
lettore erudito, direttore spirituale dotato di una sagace conoscenza della psicologia
umana, guardiano e definitore provinciale. A Borgo San Donnino compì la vestizione (16
settembre 1882) e la professione solenne (17 settembre 1883).
FONTI E BIBL.: Zelatore Franc. 8 1918, 157; F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963,
398.
CAPELLO GIOVANNI MARIA, vedi CAPELLI GIOVANNI MARIA
CAPELLONI GIUSEPPE
Parma seconda metà del XVIII secolPittore ornatista, attivo nella seconda metà del
XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VIII,
75.
CAPELLUTI GIOVANNI
Parma prima metà del XIV secolo
Visse circa un secolo prima di Rolando Capelluti il Giovane, che di lui conservò in un
suo codice (ms. Parmense 1065, 153-155) il Tratatus compilationis flobotomiae secundum
Magistrum Johanem Ca: parmensem. In fine di questo breve trattato si legge: Explicit
pratica mag.ri Johanis ca: de parma. Pare poi che si possa attribuire al Capelluti anche
il breuis tractatus de fractura cranei, che si trova nel codice stesso (a f. 83 e seg.),
dopo alcune ricette di Rolando, che seguono immediatamente al trattato di Jacopo Capelluto
descritto dallAffò. Vi si legge in fine: Explicit breuis tractatus de fractura
cranei compositus a magistro Johane de parma. Concernendo entrambe queste opere la
chirurgia, trovandosi entrambe nel codice in cui vi si raccoglievano tutte le opere minori
della famiglia Capelluti, essendo state copiate tutte e due dal raccoglitore di queste,
avendosi in principio e in fine della Flebothomia quellabbreviazione Ca: (Capelluti)
di cui era solito servirsi anche per sé il copista Rolando Capelluti e avendo luna
e laltra ad autore un Giovanni da Parma, pare lecito attribuirle alla stessa
persona. In collaborazione con Iacopo Capelluti, compose inoltre una raccolta di Praecepta
medicinalia (cod. 655 della Biblioteca Casanatense di Roma).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 214.
CAPELLUTI GIOVANNI
Parma 1430 c.-
Figlio di Rinaldo e quindi fratello di Rolando. Esercitò anchegli la professione di
medico e gli fu attribuito il Tractatus compilationis flobothomiae che occupa le carte
153-155 del ms. Parmense 1065 della Biblioteca Palatina di Parma. Lopera però,
secondo il Pezzana, andrebbe attribuita a un altro Giovanni Capelluti, pressoché
contemporaneo di Iacopo.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, XVIII, 1975, 509.
CAPELLUTI IACOPO
Parma-Avignone 13 ottobre 1343
Fu medico rinomato e uomo di chiesa insignito di varie cariche ecclesiastiche: fu prima al
servizio del cardinale Gozio Battaglini da Rimini e, in seguito, nominato archiatra di
papa Clemente VI, si trasferì in Avignone dove, con molta probabilità, frequentò il
Petrarca. Restano di lui una Quaestio sul potere soporifero del carbone (cod. Parmense
1065 della Biblioteca Palatina di Parma) e una raccolta di Praecepta medicinalia composta
in collaborazione con Giovanni da Parma (cod. 655 della Biblioteca Casanatense di Roma).
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, XVIII, 1975, 509.
CAPELLUTI JACOPO, vedi CAPELLUTI IACOPO
CAPELLUTI MANUELLO
Parma 1305 c.-post 1351
Fu medico e chirurgo. La figlia Adelaide andò in sposa al marchese Cavalcabò Lupi di
Soragna nel 1351.
FONTI E BIBL.: Dizionario biografico degli Italiani, XVIII, 1975, 509.
CAPELLUTI RINALDO
Parma 1404 c.-
Medico famoso, fu padre di Giovanni e Rolando. È noto per una sua opera di medicina
conservata nella Biblioteca Palatina di Parma (ms. Parmense 1065), cui il figlio Rolando
appose alcune postille. Al seguente passo Dixit mihi homo fidelis quod fuit quaedam Domina
vel mulier super quam apparuit lepra, et datum fuit ei bibere ex decotione radicum
tamarisci cum pasullis saepe et curata est: et dico super hoc, Rolando aggiunse in margine
qui erat medicus.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1789, 266.
CAPELLUTI ROLANDO
Parma ultimi anni del XII secolo-Bologna 1280/1286
A Parma fu allievo del grande chirurgo Ruggero Frugardo. Poche e controverse sono le
notizie relative al Capelluti: la stessa attribuzione del cognome deve essere considerata
non del tutto provata. Nei codici più antichi compare sempre e solo la denominazione
Rolandus Parmensis. Il cognome Capelluti gli viene attribuito per la prima volta in un
codice del secolo XV (ms. Parmense 1065 della Biblioteca Palatina di Parma) che con molta
probabilità fu redatto o fatto redigere da Rolando Capelluti il Giovane, il quale
potrebbe aver voluto rendere più illustre il proprio casato collegandone lorigine
al famoso medico e chirurgo. La patria del Capelluti fu senza dubbio Parma, essendo ormai
screditata lipotesi del De Renzi che lo voleva nativo di Salerno. La formazione
scientifica del Capelluti viene di solito collocata sotto linfluenza diretta o
indiretta della scuola salernitana: si è creduto infatti che Ruggero Frugardo, maestro
del Capelluti, fosse originario di Salerno e che il Capelluti stesso avesse soggiornato
più o meno a lungo in quella città. Studi più rigorosi (Pazzini) hanno accertato che
Ruggero Frugardo fu figlio di Giovanni Frugardo, originario di Frügard in Finlandia, il
quale probabilmente fece parte del piccolo contingente svedese sceso in Italia nel 1154 al
seguito di Federico Barbarossa e si stabilì a Parma dove Ruggero Frugardo svolse la sua
attività allinterno di una scuola ivi attiva dagli inizi del secolo XI.
Nellambito della stessa scuola dovette compiersi la formazione culturale di Rolando,
il quale fu, assieme a Guido dArezzo, il discepolo più fedele di Ruggero Frugardo.
Tra il centro tosco-emiliano di studi medici, con fulcro in Parma, e la scuola medica
salernitana esistevano notevoli differenze nelle tecniche e nelle dottrine, che diedero
luogo anche a vivaci polemiche documentate in particolare dallopera di Guido
dArezzo. Questi dati, unitamente a quelli forniti da un riesame critico della
chirurgia rogero-rolandina, hanno definitivamente confutato lipotesi
dellappartenenza dei due maestri alla scuola salernitana. Lattività del
Capelluti si compendia nel commento, nella rielaborazione e nella diffusione
dellopera del maestro. Ruggero Frugardo compose in Parma nel 1180 la sua famosissima
Chirurgia. Alcuni anni dopo il Capelluti ne curò una nuova edizione con additiones al
testo originario, talora per spiegare termini nuovi o inconsueti, talora invece per
integrare il testo con ricette e notizie relative a nuove tecniche di intervento. Tutte
queste aggiunte furono poi inserite nel corpo della Rolandina. La data di questa edizione
con aggiunte della Rogerina non è precisabile. Il codice più antico a essa relativo
risale comunque al XIII secolo (ms. 7035 della Nazionale di Parigi). Trasferitosi in
Bologna in data non precisabile (vi era comunque sicuramente nel 1250 per sua esplicita
dichiarazione), vi fu lettore di medicina. Nel 1279 è nominato ancora come tale negli
elenchi dei professori dellUniversità. In questa città, a quanto egli narra nella
Chirurgia, operò di polmone erniato il nobile Domicello (secondo Teodorico Borgognoni
però tale eccezionale operazione sarebbe stata eseguita da suo padre Ugo Borgognoni con
lassistenza del Capelluti). Sempre in Bologna, intorno al 1250, compose la sua
Chirurgia (comunemente detta Rolandina) nella quale seguì molto da vicino il testo di
Ruggero Frugardo, integrandolo, oltre che con le additiones, con nuove osservazioni e
terapie frutto della propria originale esperienza medica. La chirugia secondo il Capelluti
è uno dei tre tipi di cura usati dal medico, assieme alla pozione e alla dieta. In essa
tuttavia sono stati fatti meno progressi che nelle altre due e perciò, pregato da
numerosi amici, si è indotto a dedicarle un volume. Esposte lintenzione, la causa
dellintenzione, lutilità e la divisione dellopera, inizia la
trattazione distribuita in quattro libri. Il primo libro tratta delle lesioni del capo e
in esso vengono esposti i metodi di cura per la melancolia e lepilessia, oltre che
per varie affezioni degli occhi, del naso e degli orecchi. Il secondo libro tratta delle
ferite del collo e del busto fino allinguine, dedicando particolare attenzione alla
cura del bubbone sottoascellare. Il libro terzo esamina le fratture e le ferite degli arti
superiori, le lesioni delladdome e della milza, il tumore al seno, lernia e i
calcoli alla vescica. Il libro quarto è dedicato alla cura delle ferite degli arti
inferiori, delle lussazioni, dei tumori, della sciatica e dellartrite. Conformemente
alla Rogerina, la maggior parte del materiale dellopera deriva
dallosservazione e dallesperienza. Gli unici autori citati sono Ippocrate e
Alessandro (non essendo questultimo meglio indicato, resta incerto se si tratti
dellAfrodisio, di Alessandro Abonuteichos, di Alessandro Filalete, di Alessandro di
Tralles o di un non meglio identificato Alessandro autore del Liber Alexandri de
agnoscendis febribus et pulsibus et urinis). Anche se in genere loriginalità
dellopera del Capelluti appare minima, limitandosi egli a commentare e ampliare
lopera del maestro, tuttavia vanno attribuite esclusivamente a lui alcune tecniche
chirurgiche e terapie, quale ladozione della posizione rovesciata
nelloperazione dellernia, in seguito attribuita al Trendelemburg. Inoltre gran
parte della chirurgia cranica della Rolandina è originale e lindagine su affezioni
del sistema nervoso, come lepilessia, ampiamente sviluppata dal Capelluti, era
totalmente assente nella Rogerina. Lopera chirurgica del Capelluti fu in seguito
commentata, assieme a quella del suo maestro, dai quattro maestri salernitani Archimatteo,
Petroncello, Plateario e Ferrario (Glossulae quatuor magistrorum super chirurgiam Rogerii
et Rolandi, a cura di C. Daremberg, Paris, 1854) ed ebbe larga fortuna di copie
manoscritte e di edizioni a stampa. Il codice più antico è il ms. L. VI. 9 della
Biblioteca comunale di Siena, che risale al secolo XIII. Tra gli altri, i più importanti
sono il codice 1382 della Casanatense di Roma, notevole per la chiarezza dei caratteri e
le miniature a colori, il codice 604 dellUniversità di Padova, del XV secolo
contenente una traduzione della Rolandina in dialetto veneto di autore anonimo, il codice
miscellaneo 1065 Parmense della Biblioteca Palatina di Parma, del secolo XV, nel cui
incipit compare per la prima volta il cognome Capellutus e in cui lopera è
preceduta da frammenti di sentenze e aforismi la cui attribuzione al Capelluti, sostenuta
dal Giacosa (P. Giacosa, Magistri salernitani nondum editi, Torino, 1901, pp. 489-490),
non può essere ritenuta certa. La Rolandina fu stampata per la prima volta a Venezia nel
1498 presso Boneto Locatello, per Ottaviano Scoto, nella Collectio Chirurgica e
lanno seguente, ancora a Venezia, presso Simon de Lovere, per Andrea Torresani (L.
Hain, Repertorium bibliographicum, II, nn. 4811-4812). La pregevole edizione giuntina del
1546 nella Ars Chirurgica fu preceduta da altre due edizioni venete (1516 e 1519). La
prima edizione a stampa in italiano fu quella curata da G. Carbonelli (Roma, 1927).
Successivamente comparvero quelle curate da L. Stroppiana e D. Spallone (Roma, 1964) e da
M. Tabanelli (in La chirurgia italiana dellalto Medioevo, I, Firenze, 1965, pp.
111-191). Degli ultimi anni della vita del Capelluti non si hanno notizie certe: morì
forse in Bologna, città della quale aveva assunto la cittadinanza e nella quale risiedeva
ancora nel 1279.
FONTI E BIBL.: I. Affò-A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, I,
Parma, 1789, 122-128, VI, 2, 1827, 47-52; C. Sprengel, Storia prammatica della medicina,
II, Napoli, 1825, 441 s.; G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, II, Milano,
1833, 99 s.; A. Mazzetti, Repertorio di tutti i professori della famosa università di
Bologna, Bologna, 1847, 269; S. De Renzi, Storia documentata della scuola medica di
Salerno, Napoli, 1857, 359; M. Sarti-M. Fattorini, De claris archigymnasii Bononiensis
professoribus, I, 2, Bononiae, 1888, 536 ss.; H.F. Garrison, History of Medicine, London,
1914, 102; W. Linge, Analysis of the Rolandina and comparison with the Surgery of Rogier,
in Isis IV 1925, 585-600; A. Garosi, Brevi considerazioni sulla Cyrurgia magistri Rolandi
Parmensis, in Bullettino Senese di Storia Patria, n.s., V 1934, 455-461; A. Sorbelli,
Storia delluniversità di Bologna, I, Bologna, 1940, 116; E. Alfieri, La posizione
rovesciata di Rolando, in La Clinica Ostetrica XLIII 1941, 311-320; G. Grassi, La
chirurgia cranica nella Rolandina, in Humana Studia L 1941, 27-36; G.G. Forni, La
chirurgia nello Studio di Bologna, Bologna, 1948, 20-22; L. Belloni, Historical notes on
the inclined inverted or so-called Trendelemburg position, in Journ. of the Hist. of Med.
and Allied Sciences IV 1949, 372 s., 381; C. Castellani, La chirurgia medioevale e Rolando
da Parma, in Bollettino delle Riunioni Medico-Chirurgiche dellOspedale Mellini
Chiari XXIII 1960, 1-15; A. Pazzini, Ruggero di Giovanni Frugardo maestro di chirurgia a
Parma, in Collana di pagine di storia della medicina, I, Roma, 1966, 27-32; D. di
Trocchio, in Dizionario biografico degli Italiani, XVIII, 1975, 507-509; Gazzetta di Parma
10 marzo 1980, 3.
CAPELLUTI ROLANDO
Parma 1430 c.-post 1480
Nacque da Rinaldo. Si attribuì egli stesso lappellativo Chrysopolitanus per
distinguersi dal famoso chirurgo Rolando da Parma, che visse nel secolo XIII e che egli
ritenne essere stato il capostipite della propria famiglia. Il Capelluti compì i propri
studi parte in Parma e parte in altre città, come egli stesso dichiarò senza fornire
ulteriori precisazioni. Addottoratosi in medicina, si iscrisse nella matricola dei
chirurghi del Collegio medico di Parma ed esercitò in seguito la professione in città e
nei dintorni. Parallelamente alla medicina il Capelluti coltivò interessi filosofici di
cui andò particolarmente fiero: egli stesso si definì spesso filosofo. In medicina
mostrò di preferire le terapie farmaceutiche alla chirurgia e della filosofia lo
attrassero maggiormente gli aspetti logico-dialettici. Un avvenimento che turbò la sua
coscienza di medico e filosofo e fu occasione della composizione della sua maggiore opera,
fu la peste del 1468. In quellanno il Capelluti non si trovava in Parma ma, appresa
la notizia dellinsorgere dellepidemia, vi rientrò e si adoperò in ogni modo
per renderne meno gravi le conseguenze: elaborò personalmente alcuni farmaci, e altri ne
preparò secondo le ricette che aveva raccolto, la cui efficacia venne decantata. In
seguito compose al riguardo un trattato conservato in due redazioni non molto dissimili
nel ms. Parmense 1065 (Biblioteca Palatina, Parma): la prima ha per titolo Tractatus
brevis et pulcher de regimine pestis, e può essere considerata come una minuta del
successivo Tractatus de curatione pestiferorum apostematum, composto in forma epistolare e
dedicato nel codice a Petrus de Gualandis, il cui nome però risulta scritto da altra mano
sul testo primitivo eroso. Questa seconda redazione fu in seguito pubblicata varie volte,
a partire da una prima edizione uscita in Roma intono al 1475 dalla tipografia di U. Han
(cfr. Indice generale degli incunaboli delle biblioteche dItalia, II, nn.
2428-2431). Nel medesimo codice si conservano del Capelluti anche alcune ricette sparse,
aforismi e proverbi relativi alla professione del medico, un altro breve trattato
contenente nove precetti per la cura dellotite, alcuni Philosophica problemata e un
incompiuto Tractatus de dialectica secundum s. Isidorum extractus a suo De ethimologiis.
Si ignora lanno della morte del Capelluti, che con molta probabilità era ancora in
vita nel 1480. In quellanno infatti un Magister Rolandus Capellutus entrò a far
parte del Consiglio degli anziani della città di Parma. Lidentificazione del
personaggio è tuttavia dubbia, in quanto viveva allora, nella medesima città, un altro
Rolando Capelluti figlio del quondam Dionigi.
FONTI E BIBL.: I. Affò-A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II,
Parma, 1789, 266-269, VI/2, Parma, 1827, 210-214; G. Marini, Degli archiatri pontifici, I,
Roma, 1784, 71-73; A. Pezzana, Storia della città di Parma, I, Parma, 1837, 26, 33, 260,
III, Parma, 1847, 294, IV, Parma, 1852, XXXI, 69, 192; U.A. Pini, Rolando Capelluti
iuniore e la pestilenza del 1468, in Minerva Medica LXX 1959, 15, 93; F. Di Trocchio, in
Dizionario biografico degli Italiani, XVIII, 1975, 509-510.
CAPELLUTO ROLANDO, vedi CAPELLUTI ROLANDO
CAPEZZUTI ROLANDO, vedi CAPELLUTI ROLANDO
CAPILUPI ELEONORA
-Parma 29 luglio 1800
Marchesa, sposò un Pallavicino. Fu vicepriora della Compagnia del SantAngelo
Custode di Parma, carica cui rinunciò nellanno 1782.
FONTI E BIBL.: G. Negri, Compagnia SantAngelo Custode, 1853, 51.
CAPIRONI GIOVANNI
Parma seconda metà del XV secolo
Calligrafo operante nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 89.
CAPIROTTI TANZI CARLO
Parma 31 maggio 1826-Parma 6 marzo 1855
Entrò nella Ducale Scuola di musica di Parma come allievo a un posto gratuito il 3 giugno
1835 e, ancora alunno, il 7 marzo 1842, a seguito di un esame, venne ammesso alla Ducale
Orchestra di Parma come aggiunto praticante. Nel giugno 1843 si esibì con il corno
inglese al Teatro Ducale in un pot-pourri composto da Giuseppe Barbacini. Uscito dalla
scuola il 16 giugno 1844, tre giorni dopo ricevette il titolo di aspirante della Ducale
Orchestra e il 26 settembre 1850, sempre per concorso, il titolo di professore secondo
oboe. Distintissimo oboista, limmaturo decesso gli impedì una brillante carriera.
FONTI E BIBL.: Dacci; Inventario; Stocchi; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CAPITANO BONGIORNO, vedi BALLARINI ANNIBALE
CAPITANO LATINO VERITÀ, vedi SIRI FRANCESCO
CAPITASSI CARLO
Parma 1831
Fu sottoposto a visita e sorveglianza dopo i moti del 1831 perché si pose in evidenza
facendo continue Guardie e pattuglie e cercando di comunicare agli altri il suo ardore per
le novazioni. Non fu comunque processato.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1937, 153.
CAPITASSI FRANCESCO
Parma 5 giugno 1749-post 1811
Figlio di Carlo e Rosa Merli. Fu argentiere di buon valore.
FONTI E BIBL.: Argenti e argentieri, 1997, 19-22.
CAPITELLI DOMENICO
Borgo Taro 1894/1912
Soldato dellArma dArtiglieria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor
militare, con la seguente motivazione: Ferito leggermente alla testa da pallottola di
fucile, rimaneva con la batteria, continuando a far servizio fino al termine del
combattimento (Bu Msafer, 10 ottobre 1912).
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dellimpero, 1937.
CAPO DE CASA, vedi CAPCASA
CAPOGROSSO BERNARDO
Parma 1195
Notaio attivo in Parma nellanno 1195.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 112.
CAPOGROSSO FRANCESCO
GIOVANNI
Parma 1660/1661
Soprano, castrato, fu per poco tempo alla Steccata di Parma: dal 1° settembre 1660 al 30
dicembre 1661.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 100.
CAPORALI ENRICO EDMONDO
Fontanelle ante 1908-Parma 11 settembre 1998
Nato da una famiglia originaria dellOltrepò e spostatasi nellOttocento nella
Bassa parmigiana tra Fontanelle e il Pizzo, ancora giovane il Caporali si trasferì a
Parma. A Parma fu ospite dellIstituto dei padri Stimmatini e portò a termine gli
studi di ragioneria nellIstituto tecnico. In questa scuola il Caporali incontrò il
professor Martelli, che lasciò profonde tracce nel suo spirito, indirizzandolo non tanto
alla ragioneria (si laureò brillantemente a Bologna in scienze economiche) ma alla
tecnica e ai mezzi di trasporto più moderni, partendo dalla bicicletta in particolare,
che fu sempre privilegiata nella sua attività. Agli inizi degli anni Trenta il Caporali
progettò una carrozzeria per automobile assolutamente innovativa e inviò i disegni
allautorevole rivista francese LAutomobile. Fu un successo, che attirò su di
lui lattenzione degli ambienti interessati, sia in Italia sia in Francia. Ebbe così
inizio la sua collaborazione con la stampa tecnica e con le riviste automobilistiche più
importanti. Una collaborazione che estese anche al settore motociclistico con eguale
successo. La direzione della Lancia di Torino gli offrì lingresso nel settore della
progettazione carrozzerie, unofferta che il Caporali non accettò, pur mantenendo i
contatti con la casa torinese. La sua collaborazione si estese anche ai periodici di
divulgazione tecnico-scientifica. I suoi articoli apparvero periodicamente, corredati di
suoi disegni esplicativi, su Sapere, su Vie dItalia e su LAutomobile.
Ospitarono i suoi scritti anche le più diffuse riviste francesi e italiane di
motociclismo. Un suo studio sulla costruzione e limpiego del sidecar nella
motocicletta, pubblicato da una rivista italiana, fu tradotto per intero da una rivista
sovietica, a sua insaputa. Quando Livio Agostini mise in piedi a Parma una fabbrica di
aerei, con la collaborazione del generale Mantelli, collaborò con lui anche il Caporali,
con le sue intuizioni e la sua competenza in campo tecnico. Lo interessò anche la
fotografia: negli anni Trenta, sulle riviste di fotografia e su Vie dItalia scrisse
articoli sugli apparecchi reflex mono-obbiettivi, appena apparsi sul mercato. La
bicicletta ebbe sempre per il Caporali un interesse particolare, quasi affettuoso. Negli
anni Trenta trattò largomento su Sapere e su Vie dItalia. Ma la sua
collaborazione più attiva fu con i periodici francesi Le Cycliste, Le Vélo e
Cyclotourisme e la britannica Cycling. Su questo argomento impostò, alla fine degli anni
Trenta, la pubblicazione di un periodico destinato allinformazione tecnica degli
operatori del settore. Il periodico fu stampato a Parma, ne uscì qualche numero ma la
guerra interruppe liniziativa. Nel campo della bicicletta fu sempre in anticipo sui
tempi: se essa si è avvalsa di una meccanica sempre più di precisione e di innovazioni
un tempo neppure prevedibili, si deve anche ai contributi tecnici del Caporali.
FONTI E BIBL.: G. Erluison, in Gazzetta di Parma 13 ottobre 1998, 13.
CAPPA AMOS
Zibello 28 gennaio 1922-Lero 16 novembre 1943
Figlio di Italo, fu marinaio dei Reparti italiani in Grecia. Fu decorato di medaglia di
bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Destinato a sezione di cannoni in
Base Navale Insulare sottoposta a prolungato assedio da parte di prevalenti forze nemiche,
in duro combattimento ravvicinato contro soverchianti reparti paracadutisti nemici, si
batteva con tenace spirito aggressivo e sereno ardimento, fino a quando cadeva colpito a
morte. Esempio di dedizione al dovere e di elevate virtù militari.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 132; Caduti Resistenza, 1970, 99.
CAPPA ANTONIO
Pellegrino Parmense-Macabez 24 maggio 1912
Fu soldato nell11° Bersaglieri. Disciplinato e coraggioso nel combattimento, si
ritirò per ultimo da un appostamento, rimanendo mortalmente ferito. Fu decorato con la
medaglia di bronzo al valor militare.
FONTI E BIBL.: R. Vecchi, Patria!, 1913, 4.
CAPPA IGNAZIO
Parma 1740-post 1768
Fabbro, coetaneo del Bodoni. Al ritorno da Roma, il Bodoni formò con lui punzoni e
matrici.
FONTI E BIBL.: Giambattista Bodoni, 1990, 298.
CAPPELLETTI CARLO
Parma 1818
Compositore. Il 2 ottobre 1818 scrisse che voleva dedicare alla duchessa di Parma Maria
Luigia dAustria una cantata a tre voci con cori e grande orchestra dal titolo La
pace fra la Bellezza e la Virtù. Lomaggio non venne accettato (Archivio Storico del
Teatro Regio, Carteggi, 1818).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
CAPPELLETTI ORESTE
Parma 26 gennaio 1853-Milano ante 1931
Fu allievo esterno della Regia Scuola di musica di Parma dal 1868 al 1872 nella classe di
Lodovico Spiga. Lasciò la scuola per iniziare la carriera professionale, nella quale
raccolse buoni successi. Secondo il Dacci, nel 1888 il Cappelletti poteva essere
considerato tra i primi tenori che vanti lItalia. Debuttò nel Carnevale 1872-1873
nel Poliuto e nel Giuramento al Teatro Municipale di Reggio Emilia. Lo si trova poi nel
1876 al Comunale di Bologna nellAfricana e nel Ruy Blas e al Comunale di Trieste
nella stessa opera di Meyerbeer e nella Contessa di Amalfi di Petrella. Nellestate
1877 fu a Bucarest (Ruy Blas) e nellottobre venne chiamato a Rovigo per sostituire
il tenore indisposto nellAfricana. Nel giugno 1879 riportò il successo a Ravenna e
per la stagione di autunno fu chiamato al Teatro Argentina di Roma per Il profeta e
Lafricana. Subito dopo fu a Mantova e nel giugno 1880 interpreto Il guarany nella
stagione di fiera di Carpi. Nel Carnevale 1881-1882 fu attivo a Palermo, alternandosi tra
i teatri Bellini e Politeama, che si dividevano la stagione. Lo si ritrova nella primavera
1884 in Spagna, in Lucia e negli Ugonotti a Cadice, mentre nel novembre 1887 inaugurò con
Gli ugonotti la stagione del Teatro di Odessa e, appena rientrato, fu a Fabriano
nellAfricana. Il Cappelletti si trovò ancora a Mantova al centro di una stagione
tempestosa: nel 1888-1889 Un ballo in maschera sortì un esito assai poco brillante per i
fischi che raccolse il soprano. La sostituta non ebbe sorte migliore. In sala scoppiò una
lite con limpresario e la stampa locale intervenne con accese polemiche. Da ultimo,
il Cappelletti si ammalò. Limpresario allora rinunciò alla cauzione che aveva
versato e la stagione fu interrotta. In seguito il Cappelletti cantò anche
allestero.
FONTI E BIBL.: Amadei; P. Bettoli; Dacci; Levi; Rinaldi; Trezzini; Cronologia del Teatro
di Reggio Emilia; Alcari, Parma nella musica, 1931, 45; G.N. Vetro, Voci del Ducato, in
Gazzetta di Parma 23 maggio 1982, 3; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CAPPELLI ADRIANO
Modena 8 giugno 1859-Vigatto 11 settembre 1942
Nacque da Antonio, bibliotecario dellEstense di Modena e da Luigia Malagoli. Studiò
a Firenze, ove si laureò in lettere presso quellIstituto di studi superiori. Nel
1884 entrò nella carriera degli archivi di Stato e fu assegnato, come alunno di 1ª
categoria, allArchivio di Stato di Milano. Ivi, sotto la guida del vecchio C.
Cantù, condusse ampi studi sul materiale archivistico visconteo e sforzesco, acquisendo
una vasta pratica paleografica e diplomatistica e una notevole erudizione storica. Nel
1903 il Cappelli fu trasferito a Parma, come direttore del locale Archivio di Stato, e vi
rimase, con le medesime funzioni, sino al collocamento a riposo avvenuto nel dicembre del
1925, ottenendo anche, in segno di apprezzamento per lopera compiuta in tanti anni
di servizio, il titolo di direttore onorario dellistituto. Cultore di studi storici
locali, fu membro del Consiglio di presidenza della Deputazione di Storia Patria per
lEmilia e Romagna. La notorietà del Cappelli, che va ben al di là dellambito
locale, è legata però non tanto alla sua attività di archivista e neppure agli scarsi
contributi da lui offerti alla storiografia regionale, quanto piuttosto ai due manuali,
luno di cronologia, laltro di avviamento allo studio e alla lettura delle
abbreviazioni latine ricorrenti in codici e in documenti, che furono da lui compilati e
che ebbero ampia diffusione in Italia e allestero. Il Dizionario di abbreviature
latine e italiane venne edito per la prima volta a Milano, nella collezione dei Manuali
Hoepli, nel 1899. Esso consiste in una raccolta di molte migliaia di compendi
(nellultima edizione si giunge alla cifra di oltre 15000) ordinati in serie
alfabetica secondo le lettere espresse, riprodotti in facsimile e accompagnati dalla
relativa esplicazione e dallindicazione del secolo. I compendi stessi furono dal
Cappelli per buona parte ricavati da repertori anteriori, come quello settecentesco di
G.L. Walther (Lexicon diplomaticum, Gottingae, 1745-1747), e in parte minore da documenti
e manoscritti italiani spogliati direttamente ma purtroppo mai citati. Lopera, volta
a fini puramente pratici e dedicata dal Cappelli agli studenti e agli archivisti, può
essere ancora considerata la migliore fra le compilazioni moderne (G. Battelli, Lezioni di
paleografia, Città del Vaticano, 1949, pag. 106) ma presenta molte lacune, soprattutto in
settori tecnici (compendi usati in manoscritti di opere di medicina, astrologia,
mercatura), un ordinamento non sempre perspicuo (la divisione tra compendi veri e propri e
sigle, simboli e segni è spesso imprecisa e complica la consultazione) e una notevole
approssimazione nei disegni, soprattutto in quelli relativi ad abbreviazioni
altomedievali. Lintroduzione, dedicata alla Brachigrafia medievale (pp. XI-XLIX) e
basata meccanicamente su di un saggio di G. Paoli di pochi anni prima (Le abbreviature
nella paleografia latina del Medioevo, Firenze, 1891), rivela tutti i limiti teorici e
scientifici della preparazione del Cappelli, posti in rilievo poco dopo dal massimo dei
paleografi del tempo, L. von Traube, in una impietosa recensione (Paläographische
Anzeigen, II, in Neues Archiv XXVI 1900, pp. 229-240, riprodotta in Vorlesungen und
Abhandlungen, III, München, 1965, pp. 222-229). Il repertorio del Cappelli incontrò
comunque molta fortuna: fu tradotto in tedesco nel 1901 e riedito dallautore nel
1912 e nel 1929, con aggiunte e correzioni, quindi ristampato più volte dal 1949 in poi
(una nuova edizione tedesca apparve nel 1928). La seconda, fortunata, opera del Cappelli
consistette nella ancora più nota, forse, e diffusa Cronologia, cronografia e calendario
perpetuo, edita a Milano per la prima volta, sempre nei Manuali Hoepli, nel 1906, quindi
ivi riedita nel 1930 e poi più e più volte ristampata. Anche in questo caso si tratta di
un manuale pratico, contenente, oltre a nozioni di cronologia generale, anche le tavole
cronologiche degli imperatori, dei pontefici e dei sovrani e governi di tutti gli Stati
europei e, inoltre, i principali calendari e le festività religiose. Concepito in modo
assai chiaro, disposto funzionalmente, questo repertorio risulta tuttora utile e conta
anche alcune parti originali, come quella dedicata ai diversi stili cronologici adoperati
negli Stati e città dItalia (pp. 11-16) e dEuropa (pp. 16-22).
Linteresse del Cappelli ai problemi della cronologia è rivelato anche da alcuni dei
suoi pochissimi saggi minori dati alle stampe, tra i quali si ricordano: Una grida sulla
riforma del calendario, in Archivio Storico Lombardo, s. 3, XVII 1902, pp. 471-473, e La
riforma del calendario giuliano negli Stati di Parma e Piacenza, in Archivio Storico per
le Province Parmensi XXII bis 1922, pp. 91-98.
FONTI E BIBL.: I dati biografici del Cappelli si ricavano dal suo stato matricolare
depositato presso la Direzione generale degli Archivi di Stato del Ministero
dellInterno in Roma, nonché da una breve necrologia di A. Barrili, in Archivio
Storico per le Province Parmensi, s. 3, VII-VIII 1942-1943, p. XX. Giudizi sul Dizionario
di abbreviature si trovano in G. Cencetti, Lineamenti di storia della scrittura latina,
Bologna, 1954, 363 s.; Compte rendu des travaux du deuxième Colloque international de
paléographie, in Bulletin de lInstitut de Recherche et dHistoire des Textes
XIV 1966, 123, 129, 132, 134 s.; A. Petrucci, in Dizionario biografico degli Italiani,
XVIII, 1975, 720-721.
CAPPELLI AMALIA
Parma-post 1822
Nel Carnevale del 1822 fu seconda ballerina nella compagnia che danzò al Teatro Ducale di
Parma. Nel ballo Il noce di Benevento eseguì un a solo con molto garbo (Gazzetta di Parma
2 febbraio 1822).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
CAPPELLI ENRICO
Sala 1859
Fece la campagna risorgimentale del 1859 quale volontario garibaldino.
FONTI E BIBL.: G. Micheli, Rocca Sanvitale, 1922.
CAPPELLI GIOVANNI MARIA, vedi CAPELLI GIOVANNI MARIA
CAPPELLI MARIETTA
Parma-post 1843
Il 15 dicembre 1832 cantò due arie al Nuovo Teatro Ducale di Parma nellintermezzo
di una commedia: non ispiacque. Il 1° agosto 1833 ritornò su quelle scene in
unaccademia assieme ad altri giovani debuttanti. Prima donna soprano, prese parte a
unaccademia vocale e strumentale data nel Teatro Ducale di Parma il 1° agosto 1843.
FONTI E BIBL.: P. Bettoli, Fasti musicali, 1875, 42; Stocchi, 80.
CAPPELLUTI, vedi CAPELLUTI
CAPPONI MARGHERITA, vedi BARGELLINI MARGHERITA
CAPRA ALDO
Parma 16 ottobre 1892-Parma 1965
Figlio di Adelfo e Maria Gonzi. Si iscrisse giovanissimo al Partito socialista
rivoluzionario che faceva capo a Di Vittorio e allUnione sindacale capeggiata da De
Ambris, Corridoni e Masotti. Dopo la prima guerra mondiale, si iscrisse al Partito
socialista italiano. Schedato politico dal fascismo, si dedicò allattività di
sarto. Poco dopo l8 settembre 1943, le truppe tedesche, nel corso di un
rastrellamento in città, arrestarono suo figlio Enrico che, deportato in Germania, morì
in un campo di concentramento. Consigliere comunale nel 1946, il Capra divenne poi
assessore ai servizi demografici. Dal 1951 al 1963 fu vice sindaco di Parma.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, I, 1988, 118.
CAPRA CRISOPOLO
Parma 1272
Notaio attivo in Parma nellanno 1272.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 199.
CAPRA GIACOMO, vedi CAPRA GIACOPO
CAPRA GIACOPO
Parma 1296/1332
Frate domenicano, fin dallanno 1296 fu professore di sacra scrittura e di teologia
in Padova. Divenuto vescovo di Padova Pagano dalla Torre (vissuto fino al 1332), nominò
il Capra suo vicario e visitatore monastico (Giovanni Brunacci, Delle Canonichesse di San
Pietro di Padova). Il padre Valerio Moschetta, padovano dellOrdine dei Predicatori,
lo elogiò. Le opere composte dal Capra andarono tutte perdute.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, I, 1789, 271.
CAPRA PIETRO
Parma 1299
Notaio attivo in Parma nellanno 1299.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 200.
CAPRA ROBERTO
Pellegrino Parmense 1928-Parma 9 agosto 1948
Giovane di nobili sentimenti e di solidi interessi letterari, trasferitosi a Parma ancora
ragazzo, cominciò giovanissimo a scrivere versi che richiamarono su di lui
lattenzione di autorevoli maestri, primo tra tutti Attilio Bertolucci che lo ebbe
molto caro. Un tragico incidente durante unascensione in montagna pose fine immatura
al suo sicuro talento. A cura degli amici, uscì postumo un esile ma prezioso volumetto
che raccoglie le sue poesie.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 40.
CAPRANERA GUIDO
Varano de Melegari-Cima Longara 12 novembre 1917
Alpino del 6° Alpini, fu decorato di medaglia dargento al valore militare, con la
seguente motivazione: Offertosi volontariamente di uscire di pattuglia per fugare alcuni
nuclei nemici che si erano infiltrati nella linea, dopo una impari lotta con
lavversario superiore di forze, cadeva eroicamente sul campo.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1919, Dispensa 43ª, 2973; Decorati al valore, 1964,
128.
CAPRARA CARLO
Borgo Taro 1815-
Cappellano, nel 1864 fu segnalato alle autorità perché considerato reazionario.
FONTI E BIBL.: P. DAngiolini, Ministero dellInterno, 1964, 61.
CAPRARA FRANCESCO
Bedonia 1815-Borgo Taro 11 agosto 1883
Uscito dal collegio alberoniano di Piacenza, nel 1841 fu nominato professore di belle
lettere nel ginnasio di Borgo Taro. Per le sue molte doti meritò lalto onore di
essere preconizzato Vescovo di Parma (1856), onore che, per la sua innata modestia,
ripetutamente declinò.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 105.
CAPRARA FRANCESCO
Parma 1826-Salsomaggiore 11 gennaio 1912
A ventidue anni prese parte alla guerra dindipendenza del 1848 e fu in seguito
fervido agitatore. Dopo aver combattuto da prode in Lombardia nelle epiche battaglie per
lindipendenza della patria, nel 1867 fondò a Parma un giornale quotidiano, Il
Presente, che diresse ininterrottamente e con grande onore, fino al 1895. Il Presente era
lorgano del partito radicale, che allora si chiamava progressista, e, sotto la guida
del Caprara, condusse accanite lotte politiche contro la Gazzetta di Parma, diretta dal
Bettoli e poi da Pellegrino Molossi, che era linterprete del partito moderato.
Soprattutto tra il Molossi e il Caprara, due grandi avversari che si stimarono moltissimo
lun laltro, fu per molti anni una lotta continua, attraverso il vaglio di
quotidiane, vivacissime polemiche, ciascuno dei due contendenti sostenendo con estremo
vigore le proprie idee. Fu una leale, corretta battaglia giornalistica combattuta senza
esclusione di colpi ma rispettando sempre i limiti della reciproca stima. Nel 1870 il
Caprara fu arrestato come uno dei promotori della famosa agitazione per la legge del
macinato. Entrò poi nellarengo politico e fu deputato provinciale e assessore
comunale. Negli ultimi anni di vita fu nominato Ispettore delle Saline di Salsomaggiore.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 18 gennaio 1912, n. 17; Il Presente 27 gennaio 1912, n.
8; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 402; Dizionario Risorgimento, 2, 1932, 541;
B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 40-41.
CAPRARA GUGLIELMO
Berceto 1834-
Possidente benestante, militò con Garibaldi nel 1860. Quattro anni dopo fu segnalato alle
autorità perché repubblicano.
FONTI E BIBL.: P. DAngiolini, Ministero dellInterno, 1964, 61.
CAPRARI SEVERINO
Urzano 22 giugno 1922-
Figlio di Roberto e di Maria Bertini. Sergente del 2° Reggimento Fanteria Littorio, fu
decorato di medaglia dargento al valore militare, con la seguente motivazione:
Comandante di una squadra fucilieri di un plotone di rincalzo, accortosi che elementi
nemici minacciavano il fianco sinistro dei reparti avanzati, con intelligente iniziativa,
trascinava la propria squadra al contrassalto e riuscendo a disperderli e a catturarne
alcuni (Sarriosa, 13 luglio 1938).
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Eroismo dei legionari, 1940, 183.
CAPURI FRANCESCO
Bazzano 1794
Pittore di cui sono note solo le stazioni V e IX della Via Crucis nella Chiesa
parrocchiale di Bazzano (ciclo in collaborazione con altri pittori, tra cui Alessandro
Calvi, suo maestro). Un suo dipinto (Parma, Accademia di Belle Arti) fu premiato con la
prima medaglia nel 1794. Lopera è una serrata ed equilibrata composizione di
numerose figure in controluce disegnate con grande perizia e rigore su modelli bolognesi,
compreso il Crespi, e con un uso dei lumi che ricorda i Veneti.
FONTI E BIBL.: Archivio Accademia: cartella 1769-1801; atti, II, 1794-1823; Arte a Parma,
CARAFFINI ANTON FRANCESCO
Parma 1672
Nellanno 1672 fu Capitano al servizio del duca di Parma Ranuccio Farnese.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 89.
CARAFFINI CESARE
Parma 1691
Nellanno 1691 fu Capitano al servizio del duca di Parma Ranuccio Farnese.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 89.
CARAFFINI LAZZARO
Santa Croce di Polesine 16 giugno 1594-Como 15 giugno 1665
Appartenne a nobile famiglia bussetana. Fu il secondogenito dei quattro figli di Giovanni
Maria, patrizio cremonese, il quale lo avviò alla carriera ecclesiastica per assecondare
la vocazione che si era manifestata in lui dalla più tenera età. Secondo la consuetudine
in vigore nelle famiglie in vista per nobiltà e censo, ricevette la prima istruzione da
precettori ed entrò poi nel Seminario di Cremona, dove frequentò i corsi regolari di
studio sino allordinazione al sacerdozio. Ricoperte nella Chiesa cremonese varie
dignità, nel 1622 fu creato da papa Urbano VIII vescovo di Melfi e Rapolla e tre anni
dopo, il 6 gennaio 1626, traslato dallo stesso Pontefice alla cattedra episcopale di Como,
nella quale successe al fanatico persecutore deretici Desiderio Scaglia. Il 30
maggio di quellanno, vigilia di Pentecoste, prese possesso della nuova sede e il 5
agosto successivo aprì la prima visita pastorale, che iniziò nei paesi dei Cantoni
svizzeri, ovunque sollevando, e non solo con parole, le popolazioni afflitte dai flagelli
di guerra, peste e fame. Terminato questo importante atto di vigilanza pastorale, tenne a
Como nel settembre 1633 il quinto sinodo diocesano, nei cui atti sono inseriti una sua
relazione sullo stato della Diocesi e molti decreti e dittici per la successione dei
vescovi, che furono raccolti in un libro pubblicato a Como nel 1634 dalleditore
Amanzio Frova. Lepiscopato del Caraffini segnò pagine gloriose nella storia della
Chiesa comense. Rinnovò tre volte la visita generale e molte altre quelle particolari,
personalmente o per mezzo di convisitatori, per tenersi costantemente al corrente dello
stato e necessità della Diocesi. In quelle visite, avvedute e minuziose, poté anche
raccogliere gran numero di carte, di pergamene e di imbreviature che, congiunte agli atti
o rilegate in volumi, rappresentano una fonte preziosa di documentazione storica. Studioso
delle cose antiche, riordinò lArchivio vescovile e raccolse lapidi e sculture delle
quali ornò latrio e il giardino del suo palazzo. Nella lunga e molteplice attività
pastorale eresse ventidue nuove parrocchie, consacrò quattordici chiese, elevò al grado
di prepositura le parrocchie di Talamona, Tirano, Grosio, Bellagio e Intragna. Nel 1652
furono soppressi, per scarso numero di religiosi, i conventi dei Crociferi e dei Celestini
e i loro beni assegnati in parte alle tre parrocchie povere di Brunate, Camnago e Monte
Olimpio e in parte allOspedale maggiore. In città le Chiese di San Bartolomeo e
dellAnnunziata divennero entrambe parrocchia con il titolo di priorato. Al gravoso
governo spirituale della Diocesi, il Caraffini ebbe per cooperatori tre vicari, Ippolito
Turcone, Antonio Morandi e Francesco Teio dOrvieto. Stimato e venerato dal suo
popolo per la vasta dottrina e per loperante bontà e carità, morì
settantacinquenne e fu sepolto nella Cattedrale comense davanti allaltare maggiore.
A Santa Croce di Polesine il ricordo del Caraffini fu perpetuato con quello di monsignor
Alberto Costa, suo conterraneo e, per una singolare coincidenza, vescovo anchegli di
Melfi e Rapolla prima dessere destinato a reggere la diocesi di Lecce, in una
iscrizione marmorea che nel 1920 il prevosto Evaristo Corbellini fece scolpire nella
cappella del battistero in quella chiesa parrocchiale.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 89-91; Pico,
Appendice, 1642, [175]; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 206.
CARAFFINI MARIO
Parma 1610/1621
Si addottorò in leggi il 28 giugno 1610 ma non venne inizialmente ammesso al Collegio dei
Dottori di Parma per difficoltà che gli furono mosse e che furono superate solo nel 1621,
allepoca in cui il Pico era priore di detto Collegio e lettore primario dello studio
era Paolo Tessignani. Morì in età assai avanzata.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 76-77; D. Soresina, Enciclopedia diocesana
fidentina, 1961, 89.
CARAFFINI OTTAVIO
Parma 1657
Giureconsulto, nellanno 1657 fu ammesso al Collegio di Parma.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 89.
CARAGLIO
Parma prima metà del XVI secolo
Carpentario attivo nella prima metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III,
113.
CARAGLIO GIAN GIACOMO, vedi CARAGLIO GIOVANNI IACOPO
CARAGLIO GIOVANNI IACOPO
Parma o Verona 1505 c.-Cracovia 26 agosto 1565
Incisore, medaglista, intagliatore di gemme e orefice, nacque nella città di Verona o in
quella di Parma (una incisione che sembra di sua mano reca la firma Jacobus Parmensis:
Martirio dei santi Pietro e Paolo) verso lanno 1505. Città di origine e data di
nascita sono forse ricavabili da un ritratto del Caraglio attribuito a Paris Bordone, dal
1972 nelle Collezioni statali darte del castello di Wawel a Cracovia. Lartista
è rappresentato aetatis suae anno XXXXVII, in atto di ricevere da unaquila con
corona reale (emblema dello Stato polacco) e con il monogramma di Sigismondo Augusto sul
petto, una catena doro, alla quale è appesa una medaglia con leffigie del re.
Sul tavolo strumenti e oggetti di oreficeria (un anello con pietre preziose e un elmo
dorato ornato di foglie dacanto e guarnito di perle), in fondo larena di
Verona. Il ritratto deve essere stato dipinto nel 1552 quando il Caraglio fece un viaggio
in Italia e ricevette il titolo di cavaliere (in Antichità Viva 3, 1970, pp. 50 s.;
Zerner, III, tav. 219, I). Nulla si sa della sua formazione: il Caraglio fu a Roma nel
1527 quando, durante il Sacco, le botteghe calcografiche furono devastate e gli incisori
dispersi. Lasciando incompiuto il cosiddetto Ratto delle Sabine, da disegno del Rosso
Fiorentino (Bartsch, n. 63, ma vedi Zerner, I, p. 693), si rifugiò a Venezia dove era
ancora operante, come incisore, nel 1537. Dalla sua incisione con la Fortuna seduta sui
flutti (Bartsch, n. 56) risulta chiaro che il Caraglio non riuscì a sottrarsi
allinflusso di Marcantonio Raimondi che dominava a quellepoca incontrastato
nella incisione. Pietro Aretino (La Cortigiana, Venezia, 1534, atto III, scena 7),
giudicò il Caraglio superiore a Marcantonio Raimondi, e non tanto per amicizia quanto
perché ne apprezzò lindipendenza dal maestro nella traduzione incisoria di disegni
e di chiaroscuri e nella interpretazione, spesso felice, sia delle opere di Raffaello e
dei raffaelleschi di stretta osservanza, come Perin del Vaga, sia di quelle dei
manieristi. Il Caraglio infatti fu aperto alle nuove istanze del Parmigianino e
specialmente del Rosso Fiorentino, talora liberamente interpretato e contaminato
(Barocchi) in circa trenta stampe, in pratica la metà della sua produzione incisoria. Il
Caraglio firmò generalmente le opere Iacobus Caraio, Iacobus Caralius, Io. Jacobus
Veronensis. Per quel che riguarda i monogrammi, invece, anche quelli attribuitigli, i
problemi sollevati dal Bartsch e dal Nagler restano insoluti. Nella sottoscrizione delle
prime edizioni delle sue stampe di soggetti allora in voga (temi religiosi, mitologici,
allegorici, un solo ritratto) non figura mai il nome del calcografo o delleditore.
Ma è noto (Vasari, pp. 424 s.) che fu il Baviera, lo stampatore e il mercante di stampe
di Marcantonio Raimondi, interessato a tener salda la sua rete di interessi artistici e
commerciali, a convincere il Rosso Fiorentino a far incidere al Caraglio anzitutto
lallegoria del Furore (Bartsch, n. 58), poi le venti Divinità pagane entro nicchie
(Bartsch, nn. 24-43), datate al 1526, le Fatiche dErcole e la Disputa delle Muse e
delle Pieridi (Bartsch, nn. 44-49, 53). Sessantacinque sono le incisioni catalogate dal
Bartsch dei periodi romano e veneziano (sessantanove secondo Le Blanc, che vi include
alcune copie). Le incisioni del periodo romano, di cui alcune già lodate dal Vasari che
le diceva di bonissima mano, furono tratte da Raffaello, Giulio Romano, Perin del Vaga,
Baccio Bandinelli, Rosso Fiorentino, Girolamo dei Libri (Madonna col Bimbo,
SantAnna, San Giacomo e San Sebastiano; Bartsch, n. 7) e Parmigianino, per il cui
Diogene (Bartsch, n. 61) il Caraglio, non immemore della silografia di Ugo da Carpi tratta
dallo stesso modello, tentò una resa tridimensionale, servendosi del taglio girante poi
ripreso da Claude Mellan. A esse vanno aggiunti un Cristo nel sepolcro, firmato
Joa-non-Jaco-po-Car-aglio, di proprietà del celebre collezionista P.-J. Mariette che lo
ritenne unesercitazione giovanile assez mauvaise, e un Apollo che scortica Marsia
con San Pietro in Montorio nello sfondo, presumibilmente da disegno del Rosso Fiorentino
(Petrucci, p. 96). Agli anni veneziani sono ascrivibili due diligenti incisioni tratte da
Tiziano, importanti soprattutto per essere le prime incisioni in rame da temi di Tiziano
che fino ad allora aveva preferito la silografia: il Ritratto dellAretino in cornice
ovale (Bartsch, n. 64), che testimonia i buoni rapporti intercorsi tra il Caraglio e il
letterato, e lAnnunciazione in una gloria di angeli (Bartsch, n. 3), che tramanda il
ricordo del dipinto per Santa Maria degli Angeli di Murano, menzionato in una lettera
dellAretino del 1537 e disperso durante la Rivoluzione francese. La fortuna delle
incisioni del Caraglio, oltre che dal successo presso collezionisti a lui coevi come Anton
Francesco Doni (possedette gli Amori degli dei: Bartsch, nn. 9-23; Petrucci, p. 100), è
provata anche dal passaggio dei suoi rami a editori romani per tirature posteriori (le
Fatiche dErcole, tirate con lexcudit di Antonio Salamanca) e dai molti
ritocchi e reincisioni a cui furono assoggettati per renderli ancora commerciabili. Se la
reincisione di Vulcano con Marte e Venere (Bartsch, n. 52) e della Disputa delle Muse e
delle Pieridi (Bartsch, n. 53) curata da Enea Vico o i ritocchi alle Divinità entro
nicchie a opera di Francesco Villamena conservarono ai rami una dignità darte,
ebbero invece soltanto intenti commerciali gli altri ritocchi come quelli di Michele
Grechi Lucchese che aggiunse la sigla M.L. e lindicazione della paternità di
Raffaello a Psiche portata nellOlimpo da Mercurio (Bartsch, n. 50) e
allAssemblea degli dei (Bartsch, n. 54), che Vasari ritenne originariamente incisa
da Agostino Veneziano in collaborazione con Marco Dente. Numerose furono anche le copie,
spesso in controparte: almeno tre volte furono copiate lAdorazione dei pastori dal
Parmigianino (Bartsch, n. 4; la terza volta da Mauro Oddi) e le Divinità entro nicchie,
già nel 1530 da Jacob Binck, prima della reincisione del Villamena, e contemporaneamente
da Jacques Androuet du Cerceau che, dati i rapporti tra Roma e Parigi e tra gli artisti
operanti a Roma e la scuola di Fontainebleau, copiò altre tre incisioni del Caraglio
(conservate a Parigi nella Biblioteca nazionale, tra queste un Davide uccide Golia il cui
originale è ignoto ai repertori). Qualche copia si fregiò di nomi di editori illustri
con un vasto giro di affari, come gli Amori di Marte e Venere, dal Rosso Fiorentino
(Bartsch, n. 51), commissionati a un anonimo incisore da Antonio Lafréry a Roma, nel
1575. Alla morte del Lafréry il rame passò a Paolo Graziani e a Pietro de Nobili.
Altre incisioni del Caraglio furono disinvoltamente riprodotte come la Piccola Sacra
Famiglia detta Gonzaga (Bartsch, n. 5), limitata alle sole figure, da Cornelis Massys
(Bianchi, p. 688 n. 250). Attraverso il Caraglio, emigrato in Polonia prima del luglio
1539, si ebbe la diffusione nei paesi dellEuropa orientale del linguaggio incisorio
del Raimondi e di alcuni incisori a lui coevi. In Polonia il Caraglio giunse raccomandato
forse da Pietro Aretino, il quale era in corrispondenza con Alessandro Passenti (Pesente),
musico al servizio di Bona Sforza, moglie di Sigismondo I, al quale in una lettera, datata
17 luglio 1539, scrive lAretino: Gian Iacopo Veronese, a voi cordiale servitore, e a
me perfetto amico. Il 3 luglio 1545 il Caraglio entrò al servizio del re Sigismondo I con
lo stipendio annuale di 60 fiorini. Dopo la morte del Sovrano, avvenuta nel 1548, il
Caraglio rimase come servitor regius alla Corte di Sigismondo II Augusto fino alla morte.
Il 28 marzo 1552 ricevette ufficialmente la cittadinanza di Cracovia. Nellaprile
dello stesso anno gli venne conferito dal Parlamento polacco (il Sejm), durante la seduta
a Piotrków, il titolo di eques aureatus che lo introdusse nella nobiltà polacca:
nelloccasione al vecchio stemma della famiglia Caraglio, che presentava sul fondo
azzurro la fenice purpurea uscente dalle fiamme e mirante il Sole, fu aggiunto il leone
doro incoronato su sfondo rosso. Si sposò con una Caterina di Cracovia e possedette
una casa nel paese di Czarna Wie´s vicino alla capitale. Il 30 agosto 1552 ricevette 60
fiorini per un viaggio da Cracovia a Vilna in Lituania, seconda capitale del regno unito,
dove si trasferì in quel tempo la Corte reale e dove lo stesso Caraglio lavorò
temporaneamente. Nei conti annuali della Corte, allinizio del 1553 viene menzionata
la somma di 481 fiorini pro viatico itineris in Italiam facti, che deve riferirsi a un
viaggio fatto nel corso dellanno precedente, quasi sicuramente tra il maggio e
lagosto, come risulta dai dati sopramenzionati. Secondo il Vasari (p. 426) il
Caraglio ha speso e rinvestito molti danari (guadagnati in Polonia) in sul Parmigiano (in
una tenuta nei pressi di Busseto), per ridursi in vecchiezza a godere la patria. Ma dopo
aver fatto testamento il 4 agosto 1565 (Salvaro, pp. 93-95), il Caraglio poco dopo morì.
Venne sepolto nella chiesa dei carmelitani. Lasciò un figlio, Lodovico, e una figlia
illegittima, Caterina. In Polonia il Caraglio ha atteso non più alle stampe di rame, come
cosa bassa; ma alle cose delle gioie, a lavorare dincavo ed allarchitettura
(Vasari, pp. 425 s.). Ma lattività del Caraglio architetto non è provata. Nella
lettera già citata del 17 luglio 1539, lAretino fa sapere che il Caraglio gli aveva
inviato due medaglie: una con il Ritratto della regina Bona, laltra con quello del
Passenti (esemplari di entrambi nel Münzkabinett degli Staatliche Museen di Berlino, nel
Museo civico di Padova e nel Civico Museo Correr di Venezia). Firmate dal Caraglio si sono
conservate due gemme: una, con il Ritratto della regina Bona, del 1554, eseguita in
calcedonio, ha una cornice a volute doro smaltata (New York, Metropolitan Museum of
Art), laltra, lunga 10 cm, intagliata in cristallo parzialmente dorato, con
lAdorazione dei pastori (Parigi, Bibliothèque nationale, Cabinet des médailles),
si rifà chiaramente allincisione dal Parmigianino (Zerner, III, tav. 221, nn. 8-9).
Fece pure un cammeo con il Ritratto di Barbara Radziwill (Monaco di Baviera, Staatliche
Münzsammlung), moglie di Sigismondo Augusto che, appassionato di oreficeria e gioielli,
fu il suo committente principale. Si ritengono pure del Caraglio due cammei con Busto del
re Sigismondo Augusto (Leningrado, Ermitage; Berna, raccolta privata), un cristallo
intagliato di forma ovale con Ritratto di Bona Sforza (Milano, Ambrosiana: vedi Kris) e
una medaglia con Busto di Sigismondo Augusto (Parigi, Musée numismatique; Leningrado,
Ermitage). Tutti i lavori citati si distinguono per una grande maestria e finezza
desecuzione. Si può anche supporre che fossero di mano del Caraglio i medaglioni
già nel tesoro della Corona nel castello di Wawel e andati perduti negli anni 1673-1676.
Riccamente decorati con pietre preziose, rappresentavano per lo più scene della mitologia
e della storia antica: Marco Curzio a cavallo che si precipita in un burrone, Muzio
Scevola, Orfeo con gli animali, Marte e Venere con Cupido, Leda con il cigno e altre. Dai
documenti si sa pure che il Caraglio fece per il Re nel gennaio 1551 una testa di vipera
in oro e negli anni 1552-1553 uno scudo dorato, ornato di rosette doro e di una
croce in smalto rosso, oltre a tre disegni di scudi dargento con aquile in rilievo
dorate, che furono eseguiti da altri orefici, tra i quali Gaspare da Castiglione, figlio
dellarchitetto Niccolò.
FONTI E BIBL.: Ricca bibliografia in U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexicon, V, 565 s.; ma
vedi anche: Varsavia, Archivio centrale dei documenti storici, Metrica della Corona, n.
82, f. 222 s.v.; Cracovia, Archivio Czartoryski; Cracovia, Biblioteca
dellUniversità, ms. 5755, 130-162; P. Aretino, Lettere sullarte, a cura di E.
Camesasca, I, Milano, 1957, ad Indicem; G. Vasari, Le vite, a cura di G. Milanesi, V,
Firenze, 1880, 424-426; A.P. Giulianelli, Memorie degli intagliatori moderni in pietre
dure, cammei, e gioje, Livorno, 1753, 39; A. Bartsch, Le peintre-graveur, XV, Vienne,
1813, 59-100; G. Bottari-S. Ticozzi, Lettere sulla pittura, Milano, 1822, V, 251 s.; S.
Ciampi, Notizie di artisti italiani in Polonia, Lucca, 1830, 88; A. Zanetti, Cabinet
Cicognara, Venezia, 1837, 357 s.; J. Labarte, Collection Debruge-Duménil, Paris, 1847,
491, n. 415; P.-J. Mariette, Abecedario, I, Paris, 1851-1853, 303 s.; Ch. Le Blanc, Manuel
de lamateur destampes, I, Paris, 1854, 590; G.K. Nagler, Die Monogrammisten,
I, München, 1858, 679; A. Armand, Les médailleurs italiens, I, Paris, 1883, 154; H.
Delaborde, Marc-Antoine Raimondi, Paris, 1888, ad Indicem; L. Lepszy, Jakób Caraglio w
Polsce, in Sprawozdania Komisji Historii Sztuki VI 1900, LXXXI s.; L. Lepszy, Sprawozdanie
z podró?zy po Niemczech i Wloszech w celu dalszych poszukiwa´n nad procami J. del
Caraglio, in Sprawozdania Komisji Historii Sztuki, CXXIII s.; M. Gumowski, Medale
Jagiellonow, Kraków, 1906, 75, 81; A.M. Hind, A short History of Engraving and Etching,
London, 1908, 132; Zródla do historii sztuki i cywilizacji w Polsce, a cura di A. Chmiel,
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cura di S. Tomkowicz, Kraków, 1915, 16, 21, 29, 37, 152; V.G. Salvaro, Giovanni Iacopo
Caraglio, Cenni bibliografici, in Madonna Verona XI 1917, 83-95; E. Kris, Di alcune opere
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Lincisione italiana nel Cinquecento, Milano, 1928, 171-174, 200; E. Kris, Notes on
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1932, I, 34 s.; F. Mauroner, Le incisioni di Tiziano, Venezia, 1941, 22, 51, 67; P.
Barocchi, Il Rosso Fiorentino, Roma, 1950, ad Indicem; M. Calvesi, Note ai Carracci, in
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29; E. de Gue Trapier, Sir Arthur Hopton and the Interchange of Paintings between Spaïn
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31-32; F. Borroni-H. Kozakiewics, in Dizionario biografico degli Italiani, XIX, 1976,
615-618; Dizionario pittura, 1989, 543.
CARAGLIO GIOVANNI JACOPO, vedi CARAGLIO GIOVANNI IACOPO
CARAGLIO IACOPO, vedi CARAGLIO GIOVANNI IACOPO
CARAIO IACOPO, vedi CARAGLIO GIOVANNI IACOPO
CARAL GIOVANNI IACOPO, vedi CARAGLIO GIOVANNI IACOPO
CARALGIO IACOPO, vedi CARAGLIO GIOVANNI IACOPO
CARALIO, vedi CARAGLIO
CARAMELLA GIOVANNI
Bardi 20 aprile 1910-Uork Amba 27 febbraio 1936
Figlio di Giuseppe, fu camicia nera nella 180ª Legione Camicie Nere. Fu decorato di
medaglia di bronzo al valore militare, con la seguente motivazione: Offertosi come porta
ordini si distingueva in combattimento per coraggio e sprezzo del pericolo. Assolto il
compito riprendeva il suo posto di combattimento, finché cadeva gravemente ferito
(Quasquazzé, 27 febbraio 1936).
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie Parmensi nella Conquista dellImpero,
Parma, Fresching, 1937; Decorati al valore, 1964, 16.
CARANCINI RENATO
Salsomaggiore 1917-Ponte Dragoti 9 marzo 1941
Alpino dell8° Battaglione Alpini Val Natisone. Fu decorato di medaglia di bronzo al
valore militare, con la seguente motivazione: Conduttore di autocarretta, incaricato del
trasporto di materiali attraverso terreno intensamente battuto dallartiglieria
nemica, eseguiva lordine con perizia e sereno sprezzo del pericolo. Gravemente
ferito da scheggia di granata, trovava ancora la forza di condurre lautocarretta in
posto defilato ponendo così in salvo uomini e materiali. Decedeva subito dopo mentre, con
sforzo supremo, stava cercando di spegnere un principio dincendio manifestatosi
sulla macchina colpita.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1943, Dispensa 70ª, 5049; Decorati al valore, 1964.
CARANZA NICCOLÒ
Varese Ligure gennaio 1641-Borgo San Donnino 25 novembre 1697
Appartenne a famiglia patrizia ligure originaria dalla Spagna. Il padre, Giovanni Maria,
fu feudatario del vasto territorio compreso tra Varese Ligure e la vetta del monte
Centocroci, a metà del versante mediterraneo, dove esiste il piccolo paese di Caranza che
prese verosimilmente il nome dal nobile casato. Il Caranza entrò giovanissimo nel
Seminario arcivescovile di Genova, vi compì gli studi e fu ordinato sacerdote il 29 marzo
1664. Un anno prima, il 6 marzo 1663, aveva conseguito la laurea in entrambe le leggi.
Annoverato nel capitolo della Basilica metropolitana, raggiunse la dignità di canonico
penitenziere ma, coinvolto in una lite sorta in seno al capitolo, fu costretto a
rinunciare al canonicato e lasciò la città per entrare al servizio, come uditore, del
cardinale Spinola, governatore di Roma. Acquistata larga stima nellambiente
ecclesiastico della capitale per le doti eminenti di dottrina e prudenza, il 12 agosto
1686 fu dal pontefice Innocenzo XI eletto vescovo di Borgo San Donnino, essendo quella
cattedra da due anni vacante per la morte di monsignor Gaetano Garimberti. Compiuto il
solenne ingresso il 12 settembre successivo ed esaurite le pratiche relative alla presa di
possesso, iniziò una solerte attività pastorale rendendosi particolarmente benemerito
nella gerarchia episcopale borghigiana. Il principale titolo del Caranza è costituito
dallerezione di un nuovo, capace edificio destinato a ospitare il Seminario
diocesano, allo scopo di adeguare listituto alle accresciute esigenze dei tempi e al
numero sempre maggiore dei seminaristi. Ebbe cure appassionate per la Cattedrale, nella
quale promosse opere di rilievo. Con leredità ricevuta dal canonico Francesco de
Evangelisti provvide a fare interamente ripulire linterno del sacro edificio, dotò
di preziose suppellettili laltare del Santissimo Sacramento, assegnò mille lire
alla sagrestia e impiegò quanto ancora gli rimaneva nella fondazione di legati a
beneficio delle nubende povere della città, nella celebrazione di sante messe e in altre
opere di carità. Una lapide, collocata sulla prima colonna di sinistra entrando in Duomo
dalla porta maggiore, ricorda queste sue benemerenze. Nel palazzo vescovile promosse
restauri e ampliamenti, dotando tra laltro il fabbricato di un nuovo appartamento.
Consacrò chiese e oratori, con decreto 19 giugno 1687 eresse la chiesa parrocchiale di
Pieveottoville in collegiata, fondò nelloratorio (poi soppresso) del Pilastro la
confraternita della Buona Morte, mediante compenso accollò al capitolo, che accettò,
lobbligo di celebrare lanniversario del vescovo defunto, obbligo che incombeva
sul vescovo pro-tempore, come stabilito dalla Sacra Congregazione del Concilio con decreto
18 febbraio 1662. Di pietà singolare, dette impulso al culto eucaristico con sacre
missioni e predicazioni, sostenne linsegnamento catechistico e promosse
pellegrinaggi diocesani ed extra-diocesani. Del suo zelo fa anche testimonianza il non
aver trascurato i principali atti di vigilanza pastorale: iniziò la prima sacra visita il
27 aprile 1687 e terminò la seconda il 6 maggio 1697. Il 26 marzo 1697 indisse il sinodo,
che celebrò solennemente nei giorni 20, 21 e 22 maggio successivo, confermando in esso le
costituzioni degli antecessori e promulgandone di nuove. Venerato dal clero e dal popolo
per la bontà fattiva, per loperante carità e per le doti di modestia e
semplicità, morì nellancor pieno vigore fisico e intellettuale e fu sepolto in un
avello eretto in Cattedrale nella cappella dedicata a San Pietro in Vincoli, ai piedi
della parete di sinistra.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 91-93.
CARASSINO LAZZARO, vedi CARAFFINI LAZZARO
CARAVALLI CARLO
Parma 17 gennaio 1777-
Figlio di Giovanni. Nel 1795 fu volontario nel Reggimento Re Ferdinando di Parma. Nel 1806
fu caporale nella Compagnia Riserva dellImpero Francese. Promosso Sottotenente
(1812), entrò nel Reggimento di linea e partecipò alle campagne di Russia (1813),
dItalia (1814) e di Francia (1815). Nel 1815 fece parte del Reggimento Maria Luigia
di Parma. Fu dimissionato nel 1817.
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Ufficiali, 1930, 19.
CARBOGNANI ANTONIO, vedi CARBOGNANI PIETRO ANTONIO
CARBOGNANI PIETRO ANTONIO
Parma 24 dicembre 1892-Roma 30 aprile 1949
Fu singolare figura di talento eclettico, estroso e irrequieto. Nei caffè e nei luoghi
mondani di Parma, matita alla mano, si appostava a caccia di tipi caricaturabili per il
settimanale umoristico La Puntura, che il Carbognani diresse. Nel suo sgabuzzino di fianco
al Battistero restaurò quadri e incise oro e avorio: divenne noto come modellatore di
vecchie bilie dalle quali ricavava artistici pomi per bastoni da passeggio. Scrisse anche
per il teatro e, assieme a Mario Massa, collaborò alla stesura delle riviste
Metropolitania (aprile 1924), che segnò un avvenimento nella vita teatrale di Parma, e La
Fiera Campionaria (dicembre 1924). Nipote di Mascagni (una zia paterna, Lina Carbognani,
aveva sposato il maestro), girò lItalia in qualità di suo segretario per la
preparazione di una serie di concerti orchestrali. Nel 1935 si trasferì a Roma ove sposò
una parmigiana e visse del suo lavoro di restauratore e di incisore, studiando anche la
realizzazione di un sistema di cinema a colori in tricromia. Morì in una clinica della
capitale.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 41.
CARBONELLI GIULIA, vedi CAVAGNARI GIULIA
CARBONI ALESSANDRO
Parma 1776-Parma 13 novembre 1838
Per molti anni servì nellesercito francese come chirurgo, acquisendo una vastissima
esperienza. Rientrato a Parma, si prodigò durante il contagio per lepidemia di tifo
del 1816. Fu quindi addetto allospedale delle carceri. Sposò Maria Bassetti.
FONTI E BIBL.: Epigrafi della Cattedrale, 1988, 157.
CARBONI ANTONIO
Parma 1548
Sacerdote, fu cantore nella chiesa della Steccata in Parma nellanno 1548.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La Cappella corale della Steccata nel secolo XVI, 20; N.
Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
CARBONI ERBERTO
Parma 22 novembre 1899-Milano 6 novembre 1984
Compiuti gli studi presso lAccademia di Belle Arti di Parma, diplomandosi in
architettura nel 1923, si dedicò subito alla grafica e allillustrazione, eseguendo
bozzetti per i principali stabilimenti cromolitografici di Parma, tra cui Zanlari e
Zafferri. Nel 1932 si trasferì a Milano, dove iniziò a collaborare con la rivista
LUfficio Moderno, diretta da Guido Mazzali. Da quellanno intraprese
collaborazioni con le più prestigiose aziende italiane: Motta, Olivetti, Campari, Strega,
Lagomarsino. Continuò a occuparsi di grafica industriale, svolgendo parallelamente
attività di illustratore di libri. Collaborò con lo studio Boggeri e con lUfficio
pubblicità e sviluppo della Olivetti. Nel 1936 fu tra gli espositori della Prima Mostra
Nazionale del Cartellone di Roma, nel 1937 fu incaricato dellallestimento della
sezione italiana di Arti Grafiche a Parigi, nel 1940 partecipò, con una personale, alla V
Sezione dellEsposizione dArte grafica nellambito della VII Triennale di
Milano, alla Mostra dellAgricoltura a Sofia, alla Mostra Internazionale di
Bruxelles, alla Mostra del tessile a Ca Giustinian a Venezia nel 1940 e a tutte le
presenze della Chimica alla Fiera di Milano. Nel 1950 vinse il Premio nazionale della
grafica pubblicitaria e nel 1952 la Palma doro della pubblicità per la campagna
ideata in favore della Bartolli. Realizzò campagne pubblicitarie per un numero
elevatissimo di committenti: citabili, tra le tante, quelle per la Olivetti nel 1934-1935,
per la Shell nel 1937, per la Motta nel 1934-1937, per la Lynx nel 1936, per lo Strega nel
1935, per la Pirelli nel 1956. Tra le più celebri quelle per la Rai, per la Barilla e per
lolio Bertolli. È del Carboni il marchio Barilla, in carattere Bodoni corsivo. Sue
sono varie sigle della Rai-Tv. Queste campagne pubblicitarie vengono additate come
classiche creazioni dellarte visiva contemporanea. La campagna 1956-1958 per la
Barilla, quella del 1957 per lolio Bertolli e quella del 1960 per i biscotti
Pavesini sono citate per la perfetta fusione di scritto e immagine, per leccellente
padronanza nelluso della fotografia e del fotomontaggio, per la straordinaria
invenzione didee e per la mirabile qualità estetica della realizzazione. La
campagna per il lancio della Rai-Tv italiana è considerata una delle più spettacolari e
davanguardia in questo settore ed è caratterizzata dalluso di elementi
figurativi estremamente stilizzati (antenne, onde, altoparlanti, figure danimali,
personaggi). Come architetto ideò numerosi allestimenti per vetrine, negozi, padiglioni e
saloni per fiere e mostre e trasformò, per la Triennale del 1935, la facciata del Palazzo
dellArte di Milano: un impegno di prestigio che si guadagnò vincendo un importante
concorso. La sua collaborazione con la Barilla ebbe un precoce inizio nel 1922 e
proseguì, dopo uno sporadico intervento nel 1938, dal 1952 in modo continuativo fino al
1960. Proprio nel 1952 vinse la Palma doro della pubblicità per la campagna Con
pasta Barilla è sempre domenica. Dai primi anni Cinquanta non si contano le realizzazioni
prestigiose con altre importanti ditte come Bertolli, Pavesi, Crodo, Bourbon, Montecatini.
Collaborò a lungo con la Rai-Tv per la quale allestì diversi padiglioni alla Fiera di
Milano e realizzò, a partire dal 1956, logo, monoscopio e sigle animate. Oltre alla
grafica pubblicitaria e allillustrazione di libri, eseguì anche scenografie per il
Teatro alla Scala di Milano e per il Maggio Musicale fiorentino. Negli ultimi anni di vita
la sua passione per la pittura pura gli fece intensificare unattività pittorica da
sempre esercitata. Espose alla Biennale di Venezia una scultura in acciaio di sei metri,
Totem 36, quale simbolo della 36ª Esposizione Internazionale e ordinò alcune personali
presso il Naviglio di Milano (1973), il Cavallino di Venezia (1972) e una grande
antologica allestita dal Comune di Parma nel 1982. Pubblicò i libri di grafica
pubblicitaria Esposizioni e mostre (1957), Pubblicità per la radiotelevisione (1959),
Venticinque campagne pubblicitarie e La Grecia in sogno (1961). Tra i suoi cartelloni
vanno segnalati: Cappello Zeda (1923), I Circuito di Parma, gara internazionale
motociclistica (1923), Fabbrica darmoniche Dallapé e Figlio, Stradella (1924),
Compagnia Cremonese, Incendio ed Infortuni (1924), Arti Grafiche Ganzini (1932), Vini
Bertolli (1955), Pasta Barilla (1959), Mostra delle Regioni (1961). Di lui hanno scritto
alcuni dei massimi esponenti della cultura italiana ed europea, quali Attilio Bertolucci,
Jean Cocteau, Herbert Bajer, Walter Gropius, Marco Valsecchi, Geno Pampaloni, Guido
Piovene e Gillo Dorfles. Grafico pubblicitario, pittore astratto-geometrico, addirittura
computer del colore e della composizione: il Carboni resta nella storia dellarte e
in quella della pubblicità quale punto di riferimento per tanti epigoni e studiosi. Per
essere considerato esclusivamente un pittore, il Carboni avrebbe dovuto non essere stato
tanto bravo come inventore di campagne pubblicitarie: infatti, difficilmente il pubblico
avrebbe potuto anteporre i segnali nitidi, soltanto pittorici degli ultimi anni ai lanci
commerciali per la Barilla, Bertolli, la Montecatini, lOlivetti o i monoscopi per la
Rai-Tv. E questo accadde anche per limportante rassegna che lAssessorato alla
cultura del Comune di Parma gli dedicò al Palazzetto Eucherio Sanvitale nel Parco Ducale
(1982): anche qui, il fascino del manifesto famoso prese il sopravvento sulle pur
melodiose composizioni piatte e sulle geometrie frutto esclusivamente del pensiero. I suoi
quadri sono i figli legittimi di una pulizia mentale che ha nella grafica pubblicitaria il
suo momento più intenso. Le sue linee sono la rappresentazione ideografica
dellassoluto. Le trame rigorosamente geometriche di immagini scritte con compasso e
squadra sono un emblema di vita, ogni sua invenzione visiva è come un aggettivo
illuminante e conclusivo. Questo peculiare, inconfondibile stile del Carboni si può
cogliere in tutti i suoi interventi, anche i più disparati, sia che si tratti di opere di
autonoma ispirazione, sia di opere eseguite su commissione, sia che fosse impegnato in
veste darchitetto, sia in quelle di grafico e di pittore: campagne pubblicitarie,
grafica tipografica (dépliants, manifesti), libri, riviste, allestimenti (mostre,
padiglioni), pitture, sculture. Morì alletà di 85 anni, dopo una carriera di rara
intensità.
FONTI E BIBL.: G. Copertini, Pittori parmigiani, 1927, 256; Enciclopedia della stampa,
1969, 40; T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 7 novembre 1984, 5; Arti decorative
1895-1930, 2/III, 1985, 86; Grandi di Parma, 1991, 38; Barilla. Cento anni di pubblicità,
1994, 422.
CARBONI EUGENIO
Parma 6 settembre 1902-Parma 2 marzo 1992
Figlio di Giuseppe, liutaio con negozio di musica a Parma in via Farini 125. Studiò
violino con Alfredo Barbagelata. Abbandonati gli studi, raccolse unorchestrina di
musica leggera e iniziò a comporre canzoni, alcune delle quali incontrarono il successo.
Alla morte del padre, allargò lattività del negozio che trasferì in via Dante, a
Parma, dando notevole impulso alla vendita degli strumenti musicali, delle edizioni di
musica e degli apparecchi radio, che costruiva direttamente in una piccola fabbrica. Ebbe
un ufficio anche a Milano in piazza Duomo. Alle Edizioni Carboni fece capo la prima
orchestra di musica leggera che trasmetteva per lEiar a Milano. Tra il 1928 e il
1939, oltre a un centinaio di partiture per orchestrina, pubblicò la musica e il libretto
dellopera Le astuzie di Bertoldo di Luigi Ferrari Trecate (1935), eseguita al Teatro
Regio di Parma, a Genova e alla Radio, loperetta Il talismano di Pin di Gino
Torricelli su libretto di Amilcare Zunino, il balletto Raggio di sole di Renzo Martini e
le Sonate per pianoforte di Arturo Benedetti Michelangeli. Ebbe molto successo la
pubblicazione degli Studi di solfeggio di Aldo Lazzari, ristampati poi dalla casa
Crisopoli, che aveva fondato nel 1936. Nel 1928 ebbe una vertenza giudiziaria con
leditore Zanibon di Padova per la proprietà della Mazurka di Migliavacca, che si
risolse nel 1932 con la spartizione dei diritti. Nel 1930 si dedicò alla valorizzazione
della tipica espressione musicale locale e incise con letichetta Eugenio Carboni una
serie di dischi in cui figuravano le esecuzioni più caratteristiche del Concerto Cantoni,
la Mazurca di Migliavacca, Scabrosa di Jofini, Tentazioni di Ferrari, i tanghi di Eduardo
Bianco e le musiche per fisarmonica del giovane Gorni Kramer, che aveva lanciato. Era
titolare di cinque orchestrine con un organico fino a dieci suonatori ciascuna, che
lavoravano in tutta la provincia, e fu il primo ad adoperare gli altoparlanti. Nel 1944 il
negozio di Parma, distrutto dai bombardamenti, fu riaperto in borgo del Parmigianino.
Cessò lattività nel 1965.
FONTI E BIBL.: N. Guareschi, Un nuovo editore parmense: Eugenio Carboni, in La Fiamma 16
maggio 1932; Enciclopedia di Parma, 1998, 199; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CARBONI MASSIMO
Cortile San Martino 1893/1911
Soldato del 20° Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare,
con la seguente motivazione: Si distinse per tenacia e valore in combattimento (Tobruk, 22
dicembre 1911).
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dellimpero, 1937.
CARCANI GIACOMO
Parma 1 settembre 1734-Piacenza 1820 c.
Figlio di Giuseppe e Rosalba Marchi. Allievo di padre Martini dal 1754 al 1759, fu maestro
di cappella della Cattedrale di Ravenna prima, di Piacenza poi: dal 1779 come aiuto del
padre e, infine, dal 1789 al 1811 circa, come maestro direttore organista. Sempre a
Piacenza si segnalò anche come maestro al cembalo del Teatro Municipale ed ebbe come
discepoli i cantanti piacentini Benedetta Rosmunda Pisaroni e Claudio Bonoldi. Compose due
intermezzi drammatici a 2 voci, una Sinfonia per archi (1755) e vari pezzi sacri.
FONTI E BIBL.: F. Bussi, Alcuni maestri di cappella e organisti della Cattedrale di
Piacenza, Piacenza, 1956; F. Bussi, in MGG, suppl.; Dizionario musicisti UTET, 1985, 105.
CARCANO GIUSEPPE
-Parma settembre 1737
Sacerdote, fu organista alla Steccata di Parma. Una volta morto lorganista don
Giovanni Maria Capelli, il duca Francesco Maria Farnese raccomandò il 26 novembre 1726 il
Carcano alla Compagnia della Steccata, come si legge nelle Ordinazioni: Essendo ora
vacante il posto di Organista per la morte del sig. Don Gio. Maria Capelli e bramando
S.A.S. che venghi conferita detta carica a Giuseppe Carcano come da sua Clem.ma del 15 di
ottobre, rogata a N. 98. Il Carcano si era rivolto al Duca perché gli fosse conferito un
tal posto, prevedendo che possa restar vacante il posto di Organista della Steccata attesa
la malattia pericolosa del Capelli. Nella risposta al Duca si legge: Giuseppe è già
immischiato nel posto dorganista. Il Carcano fece istanza per ottenere dessere
sostituito come organista dal fratello Antonio il 15 gennaio 1734 e ripeté listanza
il 17 marzo 1736. Ciò gli fu concesso con lettera da Napoli (lOrdine Costantiniano
era nel frattempo passato al Re di Napoli) il 28 febbraio 1737. Quando il Giacomelli,
maestro di Cappella alla Steccata e a Corte, lasciò la città di Parma, il Carcano fece
le funzioni di maestro di Cappella: nel Natale del 1726, fino alla elezione di Francesco
de Courcelle e in qualche altra occasione.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Ordinazioni 1724-1729, fol. 116, Lettere ducali,
1725-1730 e 1735-1736, Mandati 1726, 1733, 1736, 1737; N. Pelicelli, Musica in Parma,
1936, 163.
CARCELLI ARTURO
Terenzo 5 dicembre 1902-Spagna 1937
Figlio di Giuseppe e Maria Scarpa. Emigrato in Francia il 14 agosto 1936, passò in Spagna
in data non precisabile. Cadde in combattimento.
FONTI E BIBL.: L. Arbizzani, Antifascisti in Spagna, 1980, 51.
CARCELLI GIUSEPPE
FRANCESCO
Cassio 1821-Cassio 23 agosto 1883
Laureato in teologia, entrò nella Compagnia di Gesù, ma ne uscì appena ordinato
sacerdote. Incardinato nella Diocesi di Parma, fu nominato Arciprete della Pieve di
Tizzano (1849-1855). In breve la sua canonica divenne un piccolo Seminario, per i numerosi
giovanetti che venivano accolti e istruiti dal Carcelli. Monsignor Felice Cantimorri
nominò nel 1854 il Carcelli rettore del Seminario di Parma e professore di teologia
morale. Quando per ragioni politiche monsignor Cantimorri fu mandato a domicilio coatto a
Cuneo, lo seguirono, oltre il vicario generale Francesco Benassi, anche il Carcelli e il
direttore spirituale Grassi, già parroco di Corchia. Il Carcelli ebbe come vice rettore
il giovane sacerdote Andrea Ferrari, che gli successe nellufficio di rettore del
Seminario di Parma nel 1875. Ritiratosi da rettore, fu nominato Canonico penitenziere
della Cattedrale di Parma, rettore emerito del Seminario e Teologo della Diocesi,
continuando linsegnamento della teologia morale nel Seminario.
FONTI E BIBL.: I. DallAglio, Seminari di Parma, 1958, 159-160; F. Barili, Tizzano,
1970, 112.
CARCUPINO MJRA, vedi FERRARI MJRA
CARDANI COSTANZO
Parma 1509
Del Cardani si leggono due componimenti in versi latini alla fine della Summa perutilis in
regulas distinctas totius artis Grammatices et artis metrices Cantalycii (Impressum
Pisauri per Hier. Concinum, 1509).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 411.
CARDANI LODOVICO
Torricella 1510/1511
Il Cardani, parente del Gaboardo, fu segretario di Giovanni Sforza. Scrisse in data 24
luglio 1510 il testamento di Giovanni Sforza, il quale morì il 27 dello stesso mese.
Lanno 1511 il Cardani vestì labito di San Domenico in Pesaro e fece il suo
testamento il 12 dicembre dello stesso anno lasciando 60 ducati doro ad Alessandro
Gaboardo, suo zio.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 411.
CARDANI PIETRO
Padova 21 ottobre 1858-Parma 5 dicembre 1924
Nato da Giovanni Antonio e da Adele Ghisleni. Nel 1871 si trasferì con la famiglia a
Palermo, dove conseguì la laurea in fisica nel 1881. Ma già dal 1876 fu nominato
assistente alla cattedra di fisica della stessa Università e mantenne lufficio sino
al 1887, quando occupò per concorso la cattedra di fisica dellIstituto tecnico di
Roma. Nel 1893 fu nominato professore di fisica sperimentale nellUniversità di
Parma, della quale fu anche rettore dal 1914 al 1919, dopo aver ricoperto altre cariche
accademiche (preside della facoltà di Scienze e direttore dellOsservatorio
astronomico e della Scuola di farmacia). Prestò la sua opera volontaria in occasione di
pubbliche calamità (Palermo 1885 e 1887, Messina 1908). Candidato per il Comitato
elettorale liberale-monarchico nel I collegio di Parma, il 6 novembre 1904 il Cardani fu
eletto deputato per la XXII legislatura e venne riconfermato nel 1909 per la XXIII. Fu
invece nettamente battuto da A. De Ambris nelle elezioni del 26 ottobre 1913. Alla Camera
sedette al centro sinistra. Parlò spesso, sia in difesa dellindustria
agro-alimentare sia in favore dello stato giuridico degli insegnanti medi e dei professori
straordinari della Regia Università. Fu anche relatore della legge relativa a tale
argomento, oltreché delle leggi riguardanti il Monte pensione dei maestri elementari e la
convenzione con la ditta Pirelli per i cavi soottomarini. Fece parte di varie commissioni.
A Parma ricoprì anche dal 1906 al 1910 la carica di consigliere comunale e dal 1907 al
1914 quella di consigliere provinciale. Scoppiata la prima guerra mondiale, si arruolò
volontario e fu inviato al fronte con lincarico di organizzare il servizio
fototelemetrico. Fu socio corrispondente dellAccademia dei Lincei dal 1908 e della
Dante Alighieri di Parma dal 1915 al 1924. Assorbito dagli impegni civili, politici e
accademici, lattività scientifica del Cardani fu modesta per estensione e per
contenuto, rivolta soprattutto al chiarimento di ricerche di altri sperimentatori. I suoi
lavori giovanili, relativi allelettrologia e in particolare alle scariche
elettriche, costituiscono il suo maggior contributo alla fisica del tempo: stabilì alcune
modalità della scarica distruttiva, ideò un elettrometro assoluto a tubi comunicanti e
lo impiegò per la misura della costante dielettrica dello zolfo. Per il complesso di
questi lavori lAccademia dei Lincei gli conferì nel 1890 il premio ministeriale per
la fisica. In collaborazione con A. Battelli scrisse un Trattato di fisica sperimentale ad
uso delle università in quattro volumi, la cui pubblicazione (a Milano) si trascinò dal
1902 al 1925. Tra la quarantina di scritti del Cardani elencati da S. Timpanaro, si
ricordano: Sulla scarica elettrica nellaria fortemente riscaldata, in Rendiconti
della Regia Accademia dei Lincei, classe di scienze fisiche, matematiche e naturali, s. 4,
V 1888, I, pp. 44-51, Metodo acustico per la misura di piccoli allungamenti, in Rendiconti
della Regia Accademia dei Lincei VI 1889, I, pp. 392-399, e Triboelettricità e misure di
ionizzazione, in Il Nuovo Cimento XXXII 1922, pp. 199-214.
FONTI E BIBL.: In morte dellon. prof. Pietro Cardani, in Gazzetta di Parma 5
dicembre 1924; Q. Majorana, Pietro Cardani, in Rendiconti della Regia Accademia Nazionale
dei Lincei, classe di scienze fisiche, matematiche e naturali, s. 6, I 1925, 343-345; S.
Timpanaro, Pietro Cardani, in Il Nuovo Cimento, n.s., III 1926, 5-13; F. Rizzi, I
professori dellUniversità di Parma, Parma, 1953, 150 s.; J.C. Poggendorff,
Biographisch-literar. Handwörterbuch zur
Geschichte der exacten Wissenschaften, voll. IV, V, VI, sub voce; Nostri onorevoli,
1909, 80; Cimone, Gli eletti della Rappresentanza nazionale per la XXI, per la XXII e per
la XXIV legislatura, tre volumi, Napoli, 1902 e 1906, e Milano, 1919; A. Tortoreto, I
parlamentari italiani della XXIII legislatura, Roma, 1910; I deputati al Parlamento delle
legislature XXIII, XXV e XXVI, tre volumi, Milano, 1910, 1920, 1922; Malatesta, Ministri,
deputati, senatori, 1940, I, 209-210; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 41; M.
Gliozzi, in Dizionario biografico degli Italiani, XIX, 1976, 758; A. Ciavarella,
Presidenti della Dante, 1982.
CARDERINI GIUSEPPE, vedi CADERINI GIUSEPPE
CARDINALI ANTONIO
Tarsogno 30 ottobre 1822-Piacenza 29 giugno 1884
Fece i suoi primi studi nel Seminario di Bedonia, sotto la direzione dellAgazzi.
Quindi concorse ed entrò nel Collegio Alberoni di Piacenza, applicandosi con profitto
alle scienze naturali e matematiche, pur non trascurando le lettere, specialmente latine,
nelle quali si rivelò profondo e acuto studioso. Il Cinque maggio del Manzoni e I
Sepolcri del Foscolo vennero dal Cardinali resi in versi latini. Nel 1867 ebbe principio
la sua carriera dinsegnante di grammatica e belle lettere nel ginnasio piacentino e
nei collegi Morigi e SantAgostino, dove rimase per ben trentasette anni. Dei molti
suoi scritti in prosa e in versi, pochissimi uscirono a stampa e solo per opera degli
amici. Tradusse dal greco in versi latini gli eleganti epigrammi greci che don Antonio
Cavalli dettò al momento dellinaugurazione del monumento a papa Pio IX nella
Cattedrale a Piacenza. Scrisse ancora Placentiae Josephi Taverna memoriam recolenti
epigramma, stampato dal canonico Moruzzi nel suo libro Il Taverna. Amò la patria e coi
suoi versi esaltò Vittorio Emanuele di Savoja.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 107; S. Fermi, I
sepolcri del Foscolo tradotti in latino da un piacentino, in Bollettino Storico Piacentino
XXIII 1928, 175-176; M. Bosoni, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 66.
CARDINALI ENRICO
Borgo Taro-Roma 1894
Avvocato, esercitò la professione a Piacenza ove si stabilì. Aderì al Partito
dazione e fu in contatto con Mazzini, Saffi e Maurizio Quadrio, con i quali
intrattenne un vasto epistolario. In seguito alla fallita insurrezione repubblicana del 24
marzo 1870 fu arrestato poiché sospettato di complicità nel movimento eversivo, ma dopo
pochi mesi fu liberato per amnistia. Durante il processo ai rivoltosi repubblicani il
Cardinali fu il fondatore e lanimatore di un giornaletto, LEco del Po, uscito
per poco più di un mese tra il 1870 e il 1871, che fiancheggiò il movimento mazziniano.
Spentasi leco del processo, il Cardinali abbandonò ogni attività politica e si
trasferì a Roma, ove trascorse gli ultimi anni di vita.
FONTI E BIBL.: Necrologio in Gazzetta di Parma 8 marzo 1894; G. Mischi, in Dizionario
Biografico Piacentino, 1987, 66.
CARDINALI FRANCESCO
Tarsogno 1783-Piacenza 19 febbraio 1861
Sacerdote, diresse i corsi di mutuo insegnamento, prima che si aprissero le scuole
elementari. Fu latinista molto apprezzato e professore di belle lettere a Mantova per
parecchi anni. Rientrato a Piacenza, abitò nella canonica di San Dalmazio, ospite di don
Stefano Parmigiani. Del Cardinali è tra laltro ricordata la sua prodigiosa memoria
che gli permetteva di ripetere interi canti danteschi. Tradusse nel 1809 il Dies irae in
terzine, e in versi esametri cantò Gli ultimi giorni del re Saulle. Compose unode
per la vittoria dAusterlitz e unelegia latina per la promozione a vescovo di
Piacenza di monsignor Fallot de Beaumont. Fece inoltre una traduzione in esametri e
pentametri del Bardo della Selva Nera di Vincenzo Monti. Il giudizio universale (terzine),
Melanconia poetica e Fiori poetici (dedicati a Carlo e Antonio Albesani) sono suoi
componimenti che videro la luce in tempi diversi. Coi tipi Del Maino di Piacenza pubblicò
nel 1852 un libro di poesie italiane e latine. Anima dartista, protesse i giovani
che per vivacità non erano graditi ai gesuiti o in seminario. Di orientamento
legittimista, scrisse poesie in onore di Maria Luigia dAustria. È per esempio del
Cardinali la versione latina dellode composta per il solenne ingresso in Parma nel
1816 dellarciduchessa Maria Luigia dAustria ed è suo anche il distico che si
leggeva sul frontale del palco che serviva allestrazione del lotto in Piacenza prima
del 1859 (così concepito: Fortunae quisquis numen reverenter adorat. Exauditque pias Diva
secunda preces).
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 107-108; Piacentino
Istruito, 1895, 45, 52; Libertà 8 luglio 1884; F. Molinari, in Dizionario biografico
piacentino, 1987, 66.
CARETANO GIOVANNI ANTONIO
Parma seconda metà del XV secolo
Detto anche Careto. Pittore attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, 6, 1820, 10.
CARETO GIOVANNI ANTONIO, vedi CARETANO GIOVANNI ANTONIO
CARETTA GIOVANNI
Parma prima metà del XVI secolo
Ingegnere attivo nella prima metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III,
114.
CARETTI PELLEGRINO
Parma seconda metà del XVI secolo
Zecchiere attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 118.
CARINI ANDREA
-Parma 1855
Figlio di Francesco. Martire del Risorgimento, fu fatto fucilare dai Borbone nel 1855.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 41.
CARINI FERRUCCIO
Parma 9 febbraio 1869-Parma 1937/1956
Figlio di Francesco, che fu pesatore municipale in piazza Ghiaia a Parma, e di Agista
Casanova, nacque in una casa di volta Politi. In possesso di una discreta voce tenorile, a
diciotto anni fu ingaggiato come corista dalla Compagnia lirica Verdini e con essa si
recò a Parigi e in Brasile. Soggiornò allestero moltissimi anni. Mutò diversi
mestieri, facendo persino il fuochista di seconda classe sui piroscafi di linea tra
lItalia e lAmerica del Sud. Nonostante ciò, si professò sempre imbianchino e
come tale lavorò a Parma, Spezia e Genova. Si sposò due volte, rimanendo vedovo e senza
figli. Negli ultimi anni di vita, i capelli e la barba portati alla foggia dellEroe
dei due mondi gli valsero lappellativo di Garibaldi. Figura tra le più
caratteristiche della Parma a cavallo tra Otto e Novecento, fu (come scrisse Bruno
Giandebiaggi) una specie di Fedro moderno che narrava le sue novelle usando il linguaggio
stesso dei protagonisti, imitando cioè alla perfezione i versi della gallina, del gatto,
dellanitra, del maiale. Il Carini si vantò di aver percorso nel 1936 quasi 800
chilometri a piedi in quaranta giorni, partendo da Genova il 1° novembre e arrivando a
Napoli il 9 dicembre successivo.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 41-42.
CARINI LEANDRO SEVERINO, vedi CARINI SEVERINO LEANDRO
CARINI SEVERINO LEANDRO
Fontanellato 19 giugno 1834-Parma 16 agosto 1910
Studiò violoncello con Carlo Curti riuscendo distinto esecutore, valente, coscienzioso e
paziente insegnante. Il 21 novembre 1856 fu nominato aspirante nella Ducale Orchestra di
Parma e, dopo il superamento di un esame, il 1° luglio 1858, professore. Il 1° maggio
1874, dietro concorso, ottenne la nomina di insegnante nella Regia Scuola di musica di
Parma. A riprova della coscienziosità e della passione per linsegnamento, si
racconta che il Carini avesse labitudine di andare la sera in giro per Parma e,
sotto le abitazioni degli alunni esterni, ascoltasse come questi studiavano la lezione. Ai
saggi scolastici gli alunni del Carini primeggiavano. Una recensione del 1884 riporta: Il
prof. Carini è davvero benemerito della Scuola del Carmine, perché i suoi allievi,
potranno avere più o meno numeri, secondo il loro talento naturale e la loro applicazione
allo studio; ma hanno qualità, ad essi tutti, comuni: una impostazione perfetta,
unarcata larga e sicura, che, solo a vederli, fa piacere. Se si dovessero nominare
gli eccellenti suonatori, che, soltanto in questi ultimi anni, sono usciti dalla scuola
del prof. Carini, risulterebbe allevidenza che questo valente insegnante ha reso dei
segnati servizi allarte. Dallaula 27 del primo piano del chiosco monumentale
del convento del Carmine uscirono infatti grandi violoncellisti, quali C. e U. Ferrari,
Chierici, Giraud, Del Campo, Diletti, Sartori, Mattioli, Provesi, Stocchi, Pezzani,
Rocchi, Candiolo, Zilioli, Castelli, Valdemi, Rognoni, Mazzé, Veroni, Franceschini,
Preti, Dardani, Cacciali, Carnaglia, Fornaroli e Nastrucci. A differenza di quanto scrive
Filippo Sacchi (Carini non è un gran violoncellista ma un immenso maestro), si ha ragione
di credere che egli fosse anche un bravo esecutore. Franco Faccio, infatti, uno dei più
grandi direttori dellepoca, nel giugno 1878 insistette a lungo per portarlo con sé
a Milano, ma il Carini rifiutò. Sempre Sacchi poi narra come finì la carriera di
professore dorchestra del Carini: Carini che suonava al Regio, una sera, essendo
caldo e avendo le dita bagnate di sudore, in un a solo, sbagliò una nota. Questa volta
non ci fu il finimondo ma, per rispetto al vecchio maestro tanto caro ai parmigiani, un
immenso interminabile silenzio. Però quel silenzio dovette apparirgli ancora più
terribile dei fischi, perché, uscito da teatro col crepacuore, da quella sera giurò di
non suonare più e lasciò il suo posto. Fu sepolto nel cimitero di Parma nella cappella
del Conservatorio.
FONTI E BIBL.: L. Forino, Il violoncellista, 1905, 376; C. Schmidl, Dizionario Universale
dei Musicisti, 1, 1926, 296, e 3, 1938, 161; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 42;
G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 94-95.
CARINI TERESA, vedi CARINI TERESINA
CARINI TERESINA
Fontanellato 27 agosto 1863-Pocos de Caldas 12 agosto 1951
Figlia di Anacleto, amministratore dei conti Sanvitale. Nel 1889, alletà di 26
anni, perse il padre per un tumore alla gola, dopo che già la madre era morta alcuni anni
prima. Il conte Alberto Sanvitale e i fratelli decisero di farla sposare al violoncellista
Guido Rocchi, più giovane di due anni e amico di Arturo Toscanini (suo compagno di
studi). Visse per un breve periodo a Milano con il marito e conobbe Mascagni come vicino
di casa (seguì giorno dopo giorno la nascita di Cavalleria rusticana). Nel 1890 si recò
in Brasile per una tournée accompagnando il marito, ma una serie di circostanze, tra cui
lo scoppio di una epidemia di febbre gialla che decimò la compagnia, creò le condizioni
perché né lei né il marito potessero più tornare in Italia. Lanimo filantropico
e altruistico della Carini cominciò a manifestarsi proprio durante lepidemia nel
corso della quale si prodigò come infermiera fino allesaurimento, incurante del
pericolo. I rapporti col marito non furono facili, fino a portarla alla separazione nel
1910 (facilitata dal fatto di non aver avuto figli), soprattutto per la diversità di
carattere culturale e di interessi. Il Rocchi visse solo per la musica, la Carini amò
leggere, scrivere e si interessò soprattutto di problemi sociali, fino a sposare le idee
socialiste. A cavallo tra lOttocento e il Novecento non era facile essere socialisti
e certamente lo era ancora meno per una donna, in un mondo ancora chiuso e maschilista
(soprattutto in Brasile dove la schiavitù fu abolita solo nel 1888 e dove la fondazione
di un vero Partito socialista nazionale viene fatta risalire al 1914, anche se la
fondazione ufficiale è del 1916). Antonio Candido, che la conobbe personalmente, ne fa un
ritratto di incredibile efficacia: Viveva con poco insegnando il lavoro a maglia,
litaliano e il francese. Insegnava gratuitamente a molta gente; dava senza esitare
quel che aveva, anche se rimaneva senza niente. Era una straordinaria personalità, piena
di inquietudine, ardore, calore e bravura; fremente di intelligenza e generosità. Era
ugualitaria per natura e diceva di essere stata socialista anche prima di aver cognizione
della realtà politica, perché sin da piccola aveva la maggior ripugnanza per le
ingiustizie della società. Il suo fu un socialismo del tutto particolare, quasi
luxemburghiano. Una socialista rivoluzionaria che però riusciva a mettere assieme
Rousseau e Lenin, Proudhon e Bakunin e che ebbe sempre una speciale ammirazione per la
rivoluzione russa. Ma il tratto più forte della sua personalità politica, quello che
forse le consentì di mettere assieme a far convivere idee e posizioni a volte molto
differenti tra loro, fu il suo violento e indiscusso antifascismo. Rappresentò certamente
un punto di riferimento forte per il movimento socialista e per i lavoratori della zona,
anche se non fece mai vita politica o partitica attiva. Capitava che fosse invitata a
parlare o presenziare in particolari manifestazioni, come avvenne per linaugurazione
a Pocos della locale Lega operaia internazionale, ispirata dal Centro socialista
internazionale fondato a Saõ Paulo nel 1902 e riorganizzato nel 1914 da Fosco Pardini. In
quella occasione, bloccata a letto da una indisposizione, mandò un messaggio che rimane
come valida testimonianza del suo impegno sociale: Non sono operaia, e anche se lo fossi
non potrei far parte della Lega perché le donne, disgraziatamente, sono escluse da
questa; ma sono sempre stata e rimango simpatizzante del movimento operaio per
linizio di una lotta civile che gli operai combattono nel mondo intero per il
diritto ad esistere. La Carini parla poi della necessità dellorganizzazione e del
mettere in secondo piano gli interessi privati e delle drammatiche condizioni di vita
della povera gente in quel periodo: Qui si tratta di mangiare e di vivere meglio. Plebe
miserabile e stracciona, disprezzata, inerte, dolorosa, affamata; in cerca di lavoro che
non trova e se lo trova è mal remunerato. Questa plebe fa tutto, produce tutto e di
niente approfitta e non hanno il pane e neanche il tetto. La casa della Carini
rappresentò un rifugio e un punto di riferimento non solo per chi fu attivamente
impegnato in politica nella zona di Saõ Paulo prima e di Pocos poi, ma anche per chi,
soprattutto durante il fascismo, fu costretto a emigrare dallItalia. In particolare
nei primi anni del secolo, quando le prime idee socialiste cominciarono a farsi strada tra
mille difficoltà, la sua casa rappresentò un centro di cultura parallelo e alternativo,
frequentata da socialisti, anarchici, sindacalisti, con una ricca e fornita biblioteca che
conteneva il meglio non solo della letteratura classica e contemporanea ma anche della
produzione politica e di contenuto sociale. La Carini conobbe Enrico Ferri nel 1908 in
Brasile per una serie di conferenze da tenere ai lavoratori italiani emigrati. Conobbe e
frequentò Guglielmo Ferrero, storico e allievo del Lombroso, molto noto in quel periodo
(1907) per il successo del suo libro Grandezza e decadenza di Roma, e anche la moglie
Gina, figlia di Lombroso, che la Carini ammirò molto per il suo femminismo e per le sue
conferenze. Conobbe il sindacalista rivoluzionario Eduardo Rossini e ancora Alcibiade
Bertolotti, arrivato in Brasile nel 1890 come fuoriuscito politico, uno dei principali
animatori della Lega democratica italiana di Saõ Paulo, nei cui locali nel 1900 nacque il
primo giornale socialista in lingua italiana, lAvanti!, con lo stesso titolo del
giornale ufficiale del Partito socialista italiano fondato in Italia nel 1896. Conobbe e
frequentò anche Antonio Piccarolo, docente allUniversità di Torino e arrivato in
Brasile nel 1904, anchesso direttore del locale lAvanti! e una delle figure
più nitide e coerenti del riformismo socialista classico. Molti di questi uomini, come
Bertolotti e Piccarolo, essendo riformisti, non andarono troppo daccordo con la
Carini, che era una socialista rivoluzionaria, ma i rapporti tra loro furono sempre
cordiali e di grande rispetto. Certamente migliori dovettero essere i rapporti tra la
Carini e Alceste De Ambris per la comune visione politica e perché entrambi estimatori di
Sorel. I due si frequentarono in due occasioni, agli inizi del secolo, quando De Ambris
collaborò a Saõ Paulo con i movimenti democratici e rivoluzionari e scrisse per i
giornali socialisti (e quindi, presumibilmente, anche per lAvanti!) e
successivamente, dopo il 1908, quando De Ambris fu costretto a fuggire prima in Svizzera e
poi di nuovo in Brasile per non essere arrestato a seguito del famoso sciopero di Parma,
dove tornò nel 1913 dopo la sua elezione a deputato. La Carini conservò tra i suoi
ricordi più cari una foto di De Ambris di quel periodo. Il 13 giugno 1940, tre giorni
dopo la dichiarazione di guerra, la Carini ascoltò per radio un concerto diretto da
Toscanini e scrisse nel suo diario: Non posso spiegare la commozione provata, di grande
piacere e di grande dolore. La fatalità volle che lui prendesse in pugno la bacchetta di
grande direttore dorchestra mentre un mostro, anchesso italiano, impugnava la
spada per massacrare i suoi fratelli. Toscanini e Mussolini: la vita e la morte.FONTI E
BIBL.: Gazzetta di Parma 7 luglio 1989, 3; T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990,
243; Gazzetta di Parma 22 dicembre 1991, 19.
CARISSIMI ALESSANDRO
Parma XV/XVI secolo
Nobile magistrato, fu in relazione con Leonardo da Vinci.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 205.
CARISSIMI ALESSANDRO
Parma 1587 c.-Castro settembre 1631
Figlio di Battista, di famiglia di agiate condizioni economiche e che godette di buona
fama in Parma per le cariche pubbliche ricoperte in vari periodi da alcuni suoi membri. Il
Carissimi studiò presso la scuole gesuitiche ottenendo una buona preparazione nelle
discipline umanistiche e cimentandosi, sembra assai precocemente, in esercitazioni
retoriche stimate dai maestri e imitate dai condiscepoli. Tali esercitazioni si
svolgevano, secondo la prassi canonica nelle scuole dei gesuiti, attraverso la lettura dei
classici latini suscettibili di una ristrutturazione oratoria e venivano declamate nel
ristretto ambito dellambiente scolastico. I centoni ricavati dai classici
contemplavano Virgilio e Ovidio, Seneca, Tacito e Lucano, ma non escludevano le opere
della bassa latinità e i Padri della Chiesa. Tra le tendenze della letteratura in volgare
variamente presenti nella preparazione del Carissimi saranno da annoverare i predicatori e
i trattatisti morali del periodo immediatamente post-tridentino, mentre è ben rilevabile
la tradizione della poesia concettistica. Uscito dalle scuole dei gesuiti, il Carissimi si
sposò, ma alcune disgrazie familiari lo posero nuovamente nella via della religione:
sembra infatti che abbia perso la moglie e alcuni figli di giovanissima età. Di una sola
figlia si ha notizia, che pervenne a età adulta andando sposa al marchese Ranuccio
Pallavicino. Il Carissimi abbracciò lo stato ecclesiastico, studiò leggi sotto il
magistero del bolognese Paolo Tossignano, che era lettore di diritto a Parma, e si laureò
intorno al 1610. Divenuto canonico della Cattedrale di Parma, fu successivamente Vicario
del Vescovo di Piacenza e quindi fu creato Vescovo di Castro il 15 dicembre 1615 da papa
Paolo V. Non fu probabilmente estraneo alla dignità vescovile il benvolere del duca
Ranuccio Farnese, che venne celebrato dal Carissimi in un eloquente compianto funebre.
Resse la cattedra vescovile di Castro per oltre quindici anni segnalandosi per dottrina e
per zelo pastorale, finché lo colse la morte. Si svolsero solenni onoranze funebri e le
sue spoglie vennero traslate nella Cattedrale di Parma. Mentre rimase inedita una
produzione, probabilmente notevole, di elogi accademici rivolti a maestri e condiscepoli
dello Studio di Parma, la prima opera destinata alle stampe risale al 1617: Delle lodi di
s. Carlo et s. Francesco, Discorso detto nella cattedrale di Piacenza nella erezione del
Monastero di San Carlo delle Cappuccine in detta città alli 12 Novembre 1617. Il discorso
fu pubblicato a Piacenza dal Bazachi nel corso dello stesso anno e non si distingue per
particolari doti inventive, come la successiva Orazione funebre in morte del Granduca di
Toscana, recitata in Parma nel 1622 e stampata dal medesimo editore. Più interessante e
anche più elaborata artisticamente è la Funebris pompa Serenissimi Ranutii Farnesii
Parmae et Placentiae ducis IV, Castri V, Parmae, 1625. Lopera fu edita dallo
stampatore ufficiale della città, il Viotto, e sicuramente si impone sulla occasionalità
delle altre offerte oratorie per sincerità di affetto e per rigore di stile. Qui tutta la
sapienza classica del Carissimi viene usufruita per rappresentare il dolore della città
privata della sua guida politica, i modelli latini si piegano duttilmente alla volontà di
descrivere un solenne lutto in cui tutti sono coinvolti. Tipograficamente lo scenario
rievocato dallorazione venne anticipato da tre grandi rami raffiguranti la facciata
del Duomo con gli apparati funebri, linterno della Cattedrale affollata per le
esequie e il catafalco. Si tratta di visioni che non contraddicono alla solenne
esteriorità della prosa del Carissimi. Ugualmente atteggiata a motivi di alto decoro
formale è lultima prosa superstite del Carissimi: In funere illustrissimi ac
reverendissimi Principis Odoardi Farnesii S.R.E. card. et episc. Tuscul. Oratio Alessandri
Carissimi Castri episcopi, habita Parmae in aede D.V. Steccatae die 28 Martii 1626.
Lorazione funebre fu edita a Parma dal Viotto nel corso del medesimo anno. Riproduce
in forma ancor più distaccata lo stile del precedente lavoro: qui si è veramente di
fronte a uno spettacolo letterario freddo e solenne, perfettamente architettato nelle
movenze stilistiche che ghiacciano, più che non alimentino, liniziale fervore
religioso e il senso di pietosa solidarietà per il religioso scomparso. Nel complesso,
lopera del Carissimi non si distaccò da quelle che furono le principali componenti
delloratoria sacra seicentesca, riproposte con un senso molto coerente del decoro
formale, inculcate come un esercizio difficile che intende selezionare pregiudizialmente
lauditorio. Forse in questa rarità del tributo letterario va ravvisato il motivo
della scarsa notorietà del Carissimi oltre lambiente parmigiano. Se comunque la sua
oratoria non esorbita dalla portata di avvenimenti contingenti, è possibile distinguere
ancora nel Carissimi una cultura non provinciale, articolata secondo le direttive della
tradizione barocca, che egli seppe sapientemente innestare sugli schemi della prosa
latina.
FONTI E BIBL.: Lunica trattazione di rilievo della figura del Carissimi si deve a un
articolo di I. Affò compreso nelle Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, V,
Parma, 1797, 14 s. Cfr. inoltre A. Belloni, Il Seicento, Milano, s.d., ad Indicem; C.
Mutini, in Dizionario biografico degli Italiani, XX, 1977, 118-120.
CARISSIMI ANGELO
Parma 1559/1577
Fu aggregato allAccademia degli Innominati di Parma col nome di Inutile ed egli anzi
ospitò gli accademici nei suoi orti, che erano presso San Benedetto. Scrisse rime volgari
e versi latini, tra i quali un sonetto in morte di Maria di Portogallo, moglie di
Alessandro Farnese. Diverse sue opere si conservano presso la biblioteca di San Giovanni
Evangelista in Parma.
FONTI E BIBL.: M. Garuffi, LItalia accademica, 1688, 370; A. Pezzana, Memorie degli
scrittori e letterati parmigiani, III, 687; Aurea Parma 3/4 1959, 186 e 192.
CARISSIMI BATTISTA
Parma 1532
Nellanno 1532 fu incaricato dal Comune di Parma di correggere e approvare gli
statuti dellArte dei Merciai.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 687.
CARISSIMI CABRINA
Parma XVI secolo
Fu badessa del monastero di SantUldarico in Parma.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 29 dicembre 1998, 13.
CARISSIMI CESARE
-Parma 1534
Medico, ricordato da una iscrizione nella Basilica di San Giovanni in Parma, risultò
iscritto al Collegium Medicorum quale dottore in arti e medicina e quindi fu Priore del
Collegio stesso nel 1530. Durante il suo priorato si svolse una riunione per riformare gli
Statuti nella chiesa di San Pietro Martire in Pilotta ubi et in quo loco soliti sunt
convocari et congregari pro negotiis prefati Collegii. È ricordato ancora in un epigramma
di Giorgio Anselmi junior come vir elegans, vir eruditorum bonorum et omnium decus. Fu
lodato da G.A. Bianchi come vir in Mathematica et Medicina excuisitissimus. Nutrì vivi
rapporti di amicizia e frequentò la casa del poeta e cavaliere aurato Andrea Bajardi.
Liscrizione in San Giovanni reca il seguente testo: Caesari Carissimo patriciae
genti. Cuius excellens medicinae scientia sibi ad nominis et famae celebritat multum
contulit civibus vero ad recuperand. salutem quam saepissime profuit qui obiit an. MDXXXIIII Franc. Anianus can. Parmen. sororis
filius et haeres p.
FONTI E BIBL.: Parma nellArte 3 1965, 204-205, e 1 1970, 66-67; T. Marcheselli, in
Gazzetta di Parma 12 agosto 1986.
CARISSIMI GABRIELE
Borgo San Donnino 1447
Secondo Capacchi (Castelli Parmigiani), il Carissimi nel 1447 fu a capo della ambasceria
di Borgo San Donnino che si portò a Parma, proprio allora rettasi a Repubblica, per
invocare il rispetto degli accordi in precedenza stipulati tra le due città.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 29 dicembre 1998, 13.
CARISSIMI GIOVANNI
BATTISTA
Parma XV/XVI secolo
Ebbe le lodi di Andrea Bajardi, che lo proclamò valente poeta e in un sonetto lo chiama
del ben dire in rima, il vero Maestro di color che sanno, e di Bernardino Donato, che nel
famoso discorso De laudibus Parmae lo dice Eques, orator et juris consultus
excellentissimus.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3/4 1959, 186.
CARISSIMI GIOVANNI
FRANCESCO
Parma secolo XIV
Fu orefice e cesellatore attivo nel secolo XIV. Realizzò una croce per processione, di
bronzo e rame dorato, per la chiesa di Cozzano.
FONTI E BIBL.: Bessone, Scultori e Architetti, 1947, 128.
CARISSIMI LODOVICO
Parma 1493
Fu dottore di decreti. Secondo il Bolsi, nellanno 1493 fu lestensore delle
Lettere Apostoliche e rettore della chiesa parrocchiale della Santissima Trinità in Parma
(in altri documenti è invece detto parroco della chiesa di Santa Cristina).
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3/4 1959, 186.
CARISSIMI LODOVICO
Parma 1593
Uomo darme, fu fervente partigiano dei Rossi. Nel 1593 fu gentiluomo e scudiero di
Corte a Parma.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 29 dicembre 1998, 13.
CARISSIMI LODOVICO
-Parma 1603 c.
Si rese assai illustre alla Corte del duca Ranuccio Farnese in Parma. Acquistò infatti
notevole stima e credito nella professione di cavallerizzo, tanto che fu il più richiesto
da quanti volevano apprendere larte del cavalcare. Il Duca lo nominò Capitano di
una Compagnia di Corazze che inviò in appoggio al Re cattolico nella guerra contro il
Duca di Savoja. In questa occasione acquisì fama e gloria ma fu anche contagiato da una
epidemia diffusasi nelle file dellesercito cattolico. Costretto a farsi riportare a
Parma, vi morì poco dopo in ancora giovane età.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 32 e 171.
CARISSIMI LUCA
Collecchiello XV secolo
Di nobile famiglia di Collecchiello, riedificò nel XV secolo loratorio di Santa
Maria Maddalena di quella frazione. Loratorio preesistente era di proprietà del
Monastero di SantUlderico di Parma, ma dopo essere stato rifatto divenne proprietà
della famiglia Carissimi: al Monastero rimase soltanto la facoltà di scegliere il
sacerdote da preporre alla chiesetta.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 18 gennaio 1960,
3.
CARISSIMI LUCA
Salsomaggiore 1458/1497
Nel 1458 fu locatario del Pozo della Rippa. Diede il nome a un pozzo, il Pozzo Carissimi,
escavato nel 1497.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Le antiche famiglie di Salsomaggiore, 1926.
CARISSIMI MARCO
Collecchiello inizi del XVIII secolo
Discendente da nobile famiglia di Collecchiello. Del Carissimi si legge in un manoscritto
che si conserva nellArchivio Parrocchiale di Collecchio, che fondò un beneficio
semplice sullOratorio di Santa Maria Maddalena di Collecchiello in favore della
chiesa della Steccata di Parma. Questo accadde ai primi del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 18 gennaio 1960,
3.
CARISSIMI OTTAVIANO
Parma 1551/1552
Uomo darme, fu fervente partigiano dei Rossi. Il Carissimi fu capitano di cavalleria
e nel 1551, con Troilo Rossi e Francesco Torelli, fu uno dei capi della spedizione
condotta contro Gian Francesco Pico, a Mirandola. Inoltre è ricordato per aver sventato,
ai primi del 1552, un complotto ordito da Gian Galeazzo Sanvitale, partigiano di papa
Giulio III, per penetrare in Parma assediata.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 29 dicembre 1998, 13.
CARISSIMI PAOLO
Parma 1387
Fece parte del Consiglio generale di Parma nellanno 1387.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 29 dicembre 1998, 13.
CARISSIMI PIER MARIA
Collecchio 1534
Feudatario di Collecchio, fu destituito da Pier Maria Rossi. Il Carissimi inviò nel 1534
una lettera a un Rossi, arcidiacono di Ravenna, lagnandosi della spogliazione. I Rossi
allora ridiedero linvestitura ai Carissimi in data 14 marzo 1534.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 18 gennaio 1960,
3.
CARISSIMI PIER MARIA, vedi anche CARISSIMI PIETRO MARIA
CARISSIMI PIETRO MARIA
Parma ante 1516-1572
Dottore in leggi, fu eletto Canonico della Cattedrale di Parma il 6 maggio 1526. Scrisse
alcuni versi latini in lode del Grapaldo (1516). Fu ascritto al Collegio dei Giudici di
Parma e divenne in seguito segretario ducale (1538).
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 36; Aurea Parma 3/4 1959, 186; M. De Meo, in
Gazzetta di Parma 29 dicembre 1998, 13.
CARISSIMI SANDRINA
Parma XVI secolo
Fu badessa del monastero di SantUldarico in Parma.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 29 dicembre 1998, 13.
CARISSIMI TOMMASO
Collecchio 1534
Dopo che i Rossi avevano tolto alla sua famiglia il feudo di Collecchio, il Carissimi lo
riebbe il 14 marzo 1534. Il fortilizio feudale pare fosse situato sul poggio di
Collecchio, in un luogo ove un tempo era esistito il castello di Casa Rossi.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 18 gennaio 1960,
3.
CARISSIMI VINCENZO
Parma 1509
Figlio di Antonio, più volte membro dellAnzianato di Parma. Il Carissimi è
ricordato per avere ospitato nel 1509 il bolognese Annibale Bentivoglio. Dalle cronache si
apprende che essendo stato il Bentivoglio scomunicato, il Carissimi, per non trasgredire
allordine papale del non dare ospitalità agli scomunicati, dovette uscire di casa
con tutta la sua famiglia.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, in Gazzetta di Parma 29 dicembre 1998, 13.
CARISSIMI VINCENZO
-Parma 1520
Canonico della Cattedrale di Parma, fu poeta e membro dellAccademia degli
Innominati. Liscrizione sepolcrale del Carissimi si trova nel Duomo di Parma.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3/4 1959, 186.
CARISSIMO, vedi CARISSIMI
CARITÀ EMANUELE
Parma 1820/1838
Nel dicembre 1826, quando fece la domanda per il concorso al posto di aspirante nella
Ducale Orchestra di Parma, era da un anno e mezzo allievo di Francesco Guareschi, da sei
anni era clarinettista nella banda del Reggimento Maria Luigia e da due suonava come
supplente nellorchestra. Membro del Ducale Concerto, il 20 settembre 1838 in
unaccademia al Teatro Ducale di Parma eseguì Rimembranze nellopera Lucia di
Lammermoor, scritte da Pietro Torrigiani per clarinetto.
FONTI E BIBL.: Negri; Stocchi; G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
CARITI FERRANTE
Parma 1583/1586
Fu cantore della Cattedrale di Parma dal 6 aprile 1583 allanno 1586.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
CARLETTI DOMENICO
Parma seconda metà del XVIII secolo
Falegname, realizzò la bussola della porta dentrata in Santa Lucia a Parma.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Materiali, I; Il mobile a Parma, 1983, 258.
CARLETTI GIOVANNI
Vedriano 24 gennaio 1806-Parma 26 febbraio 1880
Nacque da una famiglia agiata. Fu educato agli studi classici e ottenne giovanissimo la
laurea in utroque jure, per intraprendere poco dopo la carriera ecclesiastica: a ventisei
anni (7 aprile 1832) fu ordinato sacerdote. Nominato canonico della Cattedrale di Parma il
24 febbraio 1841, venne poi eletto Vicario capitolare alla morte del vescovo Loschi.
Nominato vescovo di Parma il Neuschel, il Carletti fu eletto Vicario generale (e lo fu
pure in seguito, sotto lepiscopato del Cantimorri e sotto quello del Villa). Alla
morte del Cantimorri, fu nuovamente eletto Vicario capitolare. In seguito sostenne
degnamente la carica di canonico penitenziere della Cattedrale di Parma, alla quale venne
nominato nel 1845. Ripristinata nellanno 1856 la Regia Università degli Studi di
Parma, vi fu nominato professore di diritto canonico, cattedra che abbandonò nel 1860
avendo ottenuto il titolo di professore emerito. Fu ascritto col titolo di priore annuale
allAlmo Collegio dei teologi di Parma e con diploma del 25 dicembre 1879 fu
aggregato alla Società degli avvocati di San Pietro. Fu inoltre professore nel Seminario
di Parma. L11 aprile 1848 venne chiamato dallanzianato del Comune di Parma a
far parte del governo provvisorio, assieme a Luigi Sanvitale, Ferdinando Maestri, Pietro
Pellegrini, Ferdinando Gregorio De Castagnola, Giuseppe Bandini e Girolamo Cantelli. Ciò
però costò assai caro al Carletti e agli altri dato che, con decreto ducale del 7 marzo
1850, venne loro ordinato il rimborso al Tesoro di quasi seicento mila lire spese per la
gestione del governo provvisorio. Lintimazione non ebbe comunque seguito. Il
Carletti presiedette la Congregazione della Carità di San Filippo Neri e il Conservatorio
delle Luigine (del quale Istituto fu eletto presidente a vita) e venne pure delegato a far
parte, quale ispettore, dellamministrazione della Cassa di Risparmio di Parma (atto
amministrativo del Monte di Pietà in data 15 aprile 1860; il Carletti rimase in carica
fino al 1866). Nel 1878 venne eletto visitatore sinodale. Fu decorato delle insegne di
Cavaliere e Commendatore del Regno dItalia.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico di parmigiani illustri nelle lettere,
nelle scienze e nelle arti, Genova, 1880, 49-56; E. Michel, in Dizionario del Risorgimento
Nazionale, Milano, 1930; C. Tivaroni, LItalia durante il dominio austriaco, I,
LItalia settentrionale, Torino, 1892; Ercole, Uomini Politici, 1941, 304; Regia
Università degli Studi di Parma, Annuario Scolastico 1879-1880, Parma, Rossi-Ubaldi,
1880; I. DallAglio, Seminari di Parma, 1958, 193.
CARLI FERDINANDO o FERRANTE, vedi GIANFATTORI FERDINANDO CARLO
CARLO DA COMPIANO
Compiano-Sestri 1676
Padre cappuccino, fu predicatore altamente stimato, soprattutto in Roma, dove lasciò
perenne ricordo della sua pietà e dottrina. Istituì in più luoghi dItalia delle
società per il suffragio alle anime del Purgatorio. Nel 1647 pubblicò in Genova un libro
dal titolo Costituzione e statuti a bene instituire, reggere e conservare la società del
suffragio (questo libro fu approvato dalla Santa Sede apostolica e dal cardinale Barberini
fu altamente lodato).
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 108 e 148.
CARLO DA MONCHIO, vedi MARTELLINI CARLO
CARLO DA SAN SECONDO, vedi ROSSENA PAOLO
CARLO DA SORAGNA
Soragna-post 1669
Organaro. Nelle carte della parrocchiale di Santa Margherita di Colorno si legge che il 10
dicembre 1669 trasportò lorgano nel presbiterio, smontandolo dal luogo dove si
trovava e rimontandolo nella nuova collocazione.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CARLO DI BORBONE, vedi BORBONE SPAGNA CARLOS
CARLO II DI BORBONE, vedi BORBONE PARMA CARLO LUDOVICO
CARLO III DI BORBONE, vedi BORBONE PARMA FERDINANDO CARLO MARIA
CARLO ANTONIO DI COLTARO
Coltaro 1715
Frate francescano, fu calligrafo e miniaturista. Mentre si trovava nel convento di
Busseto, scrisse un libro corale contenente gli introiti feriali e festivi, i tratti e gli
offertori e lo illustrò con lettere maiuscole a colori e rabeschi assai pregevoli. In
fine al manoscritto è notata la seguente sottoscrizione: Pater Frater Carolus Antonius a
Coltario Ord. Minorum hunc exaravit librum
1715. Un altro volume dello stesso genere lo scrisse durante la sua dimora nel
convento di Parma.
FONTI E BIBL.: G. Picconi, Uomini illustri francescani, 1894, 336.
CARLONI DANTE
Cortile San Martino 7 luglio 1917-Ascosa novembre 1943
Appartenne al 49° Reggimento Fanteria. Fatto prigioniero, fu fucilato. Venne decorato con
la medaglia dargento al valor militare.
FONTI E BIBL.: Caduti Resistenza, 1970, 99.
CARLONI GASPARE
Bologna 1725-Parma 31 luglio 1796
Accademico filarmonico e primo contrabbasso nel Reale Concerto dal 17 luglio 1757, fu
professore di contrabbasso a Parma con lo stipendio di quattro mila lire di soldo e due
mila di pensione dal 1° aprile 1766. Il 1° gennaio 1773, con decreto sovrano, ebbe un
aumento di due mila lire di soldo. Con altro decreto del 14 febbraio 1781 fu stabilito che
premorendo alla moglie, questa avrebbe avuto una terza parte di pensione. Lo si trova a
suonare alla Steccata di Parma dal 1782 fino alla morte.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato, Ruolo A. 1, fol. 147 e Ruolo B. 1, fol. 198; H.
Bédarida, Parme et la France, Paris, 1928, 489; Archivio della Steccata, Mandati,
1782-1796; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 205.
CARLONI GIACOMO
Parma 6 marzo 1763-Parma 1813
Figlio di Gaspare e Maria Quazza. Contrabbassista, nel 1786 suonò nellorchestra
dellAccademia Filarmonica: nel luglio pare avesse tenuto un comportamento scorretto,
per cui venne dimesso. Chieste le scuse e fatta domanda di riassunzione, poté rientrare
il 25 gennaio 1787. Accademico onorario nel marzo 1789, il 16 novembre fu nominato nel
Reale Concerto. Nel 1790 fu chiamato come docente dello strumento al Collegio dei Nobili e
nellagosto 1792 suonò nellorchestra del Collegio in un Concertone di Giuseppe
Colla e fu retribuito con 20 lire (Archivio di Stato di Parma, Computisteria borbonica, b.
376b). Resosi libero il posto di primo contrabbasso in orchestra per la morte del padre,
il 21 dicembre 1797 fu nominato al suo posto. Gervasoni scrisse: Questo Filarmonico
eseguisce i passi più difficili, che sembrano impossibili a rendersi sopra il suo
strumento, e mai sempre colla maggiore esattezza e purità dintonazione. Ebbe ottimi
allievi che gli fecero onore. Nel 1807 era il primo contrabbasso nellorchestra di
Parma e, secondo un progetto che forse non fu applicato, la Municipalità avrebbe dovuto
retribuirlo con 550 lire annue (Archivio di Stato di Parma, Spettacoli e Teatri 1807-1812,
b. 7). Si fece anche impresario: l11 aprile 1814 gli venne concessa, assieme a
Maurice, lautorizzazione di dare a loro spese una festa da Ballo e quello pure di
affiggere il corrispondente avviso al pubblico (Archivio di Stato di Parma, Comune:
Spettacoli, b. 4109). Con la ricostituzione dopo il periodo napoleonico, il 10 luglio 1816
fu nominato terzo contrabbasso nellOrchestra di Corte di Parma (Archivio di Stato di
Parma, Decreti e Rescritti) con lassegno annuo di 300 franchi, in quanto ne
percepiva già 500 di pensione. Dopo la morte del duca Ferdinando di Borbone, il Carloni
ebbe alcune offerte provenienti da altre corti ma preferì rimanere a Parma. Istruì nel
contrabbasso nel Regio Collegio dei Nobili Giuseppe Costa di Piacenza, Domenico Tardiani
di Borgo Taro e Pietro Martinengo di Brescia.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Ruolo B, I, fol. 63, Filo corrente del 1789 n.
78 e Filo corrente del 1796, n. 59; C. Gervasoni, Nuova teoria di musica, 1822, 108; N.
Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 215; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CARLOTTI MARGHERITA, vedi ANTONIAZZI MARGHERITA
CARLUCCI GIUSEPPE
Macerata 25 ottobre 1802-Parma 13 settembre 1872
Nella stagione di Fiera del 1834 al Teatro di Reggio Emilia fu primo violino dei balli (vi
è indicato della Duchessa di Parma). Stesse mansioni e titolo ebbe nel Carnevale del
1842. Nelle carte dellArchivio Storico Comunale di Parma si trova il contratto
stipulato dal Carlucci il 29 gennaio 1843 di ripetitore dei balli. Non si conosce il
motivo, ma nel 1847 vennero presi dei provvedimenti disciplinari nei suoi riguardi. Con
Sovrano Rescritto del 22 ottobre 1850 fu nominato ripetitore dei balli di Corte e del
Teatro. Nel 1852, essendo direttore dei balli, venne esonerato dal suonare durante gli
stessi. Nelle carte del Ministero delle Finanze del 1857 si trova un mandato di pagamento
a suo favore per la somministrazione dei pezzi di musica per le rappresentazioni
drammatiche.
FONTI E BIBL.: Necrologio, in Il Presente 15 settembre 1872; Fabbri e Verti; Inventario,
1992, 222, 249, 257, 283, 317, 358, 397, 400, 419, 475.
CARMI ENRICO
Parma 1870-1952
Aristocratico del pensiero e della cultura, di profonda dottrina e professionista
integerrimo, esercitò con valore la professione forense. Solitario, individualista e
riservato, appartenne idealmente alla destra liberale. Fu presidente dellOrdine
degli avvocati, membro della Giunta provinciale amministrativa, della Commissione
distrettuale delle imposte e del Comitato di sconto della Banca dItalia.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 42.
CARMI ULISSE
Parma-Roma 11 gennaio 1884
Ingegnere e patriota, fu eletto deputato di Parma II nellundicesima legislatura.
Liberale, alla Camera sedette a destra, dimostrando speciale competenza in questioni
tecniche. Coprì importanti uffici pubblici.
FONTI E BIBL.: T. Sarti, Rappresentanti legislature Regno, 1880, 231; T. Sarti, Il
Parlamento Subalpino e Italiano, due volumi, Roma, 1896 e 1898; Malatesta, Ministri,
deputati, senatori, 1940, I, 212.
CARMIGNANI FILIPPO
Roma ante 1754-Parma post 1782
Si trasferì a Parma verso la metà del XVIII secolo. Nel 1754 fondò una propria
stamperia in Parma.
FONTI E BIBL.: Avviso per la privativa concessione di stampare, vendere e far vendere il
Diario Parmigiano a favore di Filippo Carmignani, Parma, Bodoni, 14 agosto 1782.
CARMIGNANI GIOVANNI
Parma XVIII secolo
Tipografo. Fu grande amico di Ireneo Affò.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 208.
CARMIGNANI GIULIO
Parma 14 settembre 1813-Parma 16 gennaio 1890
Nacque da Pietro e Giuseppina Tomasi. Rimasto orfano, fu posto dal tutore nel Collegio
Lalatta di Parma. Continuando la tradizione familiare, tenne per ventitré anni la
direzione della importante tipografia Carmignani (vi si stampava la Gazzetta di Parma), ma
il suo spirito fu più portato alla letteratura e alla pittura, soprattutto di paesaggio,
nella quale rivelò finezza e maestria. Probabilmente suo primo maestro fu G. Boccaccio,
la cui influenza è avvertibile nel Paesaggio boscoso (proprietà eredi Carmignani), che
rivela il legame del Carmignani con la scuola accademica di Parma oscillante tra il
neoclassicismo e il romanticismo. Due Burrasche (proprietà eredi Carmignani) sono opere
di notevole valore, certamente ispirate da soggetti simili di scuola olandese. Pur non
avendo frequentato corsi regolari di pittura, il Carmignani si dimostrò artista sicuro e
disinvolto. Eseguì anche qualche ritratto prendendo a modello la moglie Virginia
Guidorossi, ma le sue opere migliori rimangono i paesaggi delicati e spesso malinconici.
Fin dal 1840 cominciò a esporre nel Palazzo del Giardino di Parma e dal 1855 per la
Società dincoraggiamento. Tribù indiana che adora il sole al tramonto e
Lattesa del pescatore, esposti per questa società nel 1863, sono nel palazzo
comunale di Felino. Nel 1859, intensificandosi le richieste di dipinti in Italia e
allestero, abbandonò lattività tipografica per dedicarsi completamente alla
letteratura e alla pittura. Dipinse vari quadri di argomento parmense, tra i quali Sotto
le mura di Parma (1866, proprietà Comune di Parma) e La città di Parma vista dal
torrente Parma (firmato e datato 1867, palazzo comunale di Trecasali). Tra laltro,
il Carmignani volse anche la sua attenzione allopera pittorica di L. Marchesi: in
Piazza grande di Parma in un giorno di mercato (presente fuori concorso assieme a Una
veduta di Napoli allesposizione industriale parmense del 1863) egli fornì, rispetto
al Marchesi che trattò lo stesso soggetto, uninterpretazione più ampia e
panoramica, creando un vivace quadro dambiente. Notevole importanza per
levoluzione stilistica del Carmignani ebbe il viaggio a Parigi del figlio Guido, che
fu anchegli pittore e che ne ritornò riportando notizie sulle ricerche formali
della pittura francese. Influenzato da queste, egli realizzò nel 1864 il suo capolavoro,
Tramonto di autunno dopo la pioggia (Parma, Galleria nazionale), di evidente modernità
rispetto alla tradizione paesistica locale. Un senso di mestizia avvolge la natura, le
persone, gli animali in Colpo di vento (1870, Parma, Galleria Nazionale) dove la livida
nuvolaglia e gli alberi mossi dalle raffiche di vento danno lidea di una tempesta
incombente o che va disperdendosi in lontananza. Si ispirò anche a Massimo dAzeglio
nel dipinto La disfatta della grande compagnia del conte Lando (vedi Il Diavoletto 18
novembre 1871), di cui fece alcune copie. Il suo poetico realismo, che si lega idealmente
a quello di Corot, si rivela in opere di solenne semplicità come Il torrente Parma a
Moletolo durante il tramonto (1879, Parma, Collezioni comunali) e La valle dellEnza
nellora del tramonto. Negli ultimi anni di vita il Carmignani, colpito da una
paralisi che gli impedì luso delle mani, si dedicò solo a studi letterari (tra
laltro tradusse Orazio).
FONTI E BIBL.: B. Martini, Guida di Parma, Parma, 1871, 32; L. Sogimbo, Ricordo di Giulio
Carmignani, in Parma Giovine 2 febbraio 1890; A. Alessandri, Notizie sulla vita e sulle
opere del pittore Guido Carmignani, Parma, 1910, passim; Mostra del paesaggio parmense,
Parma, 1936, 36, 47, 54; G. Allegri Tassoni, Mostra dellAccademia Parmense, Parma,
1952, 44-56; G. Allegri Tassoni, La pittura parmense dellOttocento, Parma, 1971, 86;
G. Godi, in Mecenatismo e collezionismo pubblico a Parma nella pittura dellOttocento
(catalogo della mostra a Colorno), Parma, 1974, 64 s.; A. Pariset, Dizionario biografico
dei parmigiani illustri, Parma, 1905, 27; U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexicon, VI, 14;
C. Schluderer, in Dizionario biografico degli Italiani, XX, 1977, 421; Tassi, Carmignani
padre e figlio, Parma, 1980, 9-63; Città latente, 1995, 88; Giulio Carmignani 1813-1890,
Milano, 1996.
CARMIGNANI GIUSEPPE
Parma 1777/1800
Figlio di Filippo. Laureato in legge. Nel 1777 fu Commissario ducale di Bardi, nel 1780
Uditore criminale di Piacenza e nel 1795 Procurtore fiscale. Il 1° settembre 1800 fu
creato Consigliere del magistrato di finanza da Ferdinando di Borbone. In virtù del
decreto del 22 gennaio 1777 lo stesso Duca stabilì che i consiglieri dei supremi
tribunali ducali e i loro figli e discendenti maschi legittimi e naturali fossero
considerati nobili: perciò i discendenti del Carmignani furono iscritti alla nobiltà
parmense nellanno 1800.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 333.
CARMIGNANI GIUSEPPE
Parma 1807-Parma 1852
Nipote di Giuseppe. Fu nei consigli del Comune, degli Ospizi e sulle prigioni e
proprietario della tipografia che anni prima lAffò disse di preferire a quella del
Bodoni e dei cui tipi si avvalse. Fu direttore della Reale Tipografia di Parma. Unificò
su di sé le cariche di direttore e di amministratore della Gazzetta di Parma dal 1850 al
1852.
FONTI E BIBL.: Parma. Vicende e protagonisti, 1978, II, 192; Gazzetta di Parma 10 giugno
1996, 5.
CARMIGNANI GIUSEPPE
Parma 15 settembre 1871-Fontanellato 13 novembre 1943
Nacque da Aldo e da Paolina Magnani. Studiò scenografia sotto la guida del suo parente
Girolamo Magnani prima e di Giuseppe Giacopelli in seguito. Nel 1893 venne chiamato alla
Scala come collaboratore di G. Zuccarelli. Vi rimase anche lanno seguente insieme
con V. Rota, C. Songa, M. Scala e A. Parravicini, ma nel 1896 preferì recarsi a Buenos
Aires, dove probabilmente partecipò al debutto della compagnia Maria Guerrero-Fernando
Diaz de Mendoza (26 maggio 1897) nel Teatro Odeón con La Boba di Lope de Vega. Il
Carmignani collaborò per due anni con la celebre attrice spagnola, la cui forte
personalità forse influì sulla sua attività artistica. In seguito ai suoi successi la
Escuela Superior de Bellas Artes di Buenos Aires nel maggio 1898 lo volle come insegnante
di prospettiva, mentre lanno seguente fu nominato titolare della cattedra di ornato
e composizione decorativa alla facoltà di architettura dellUniversità. Mantenne
queste cariche fino al 1911, quando fece ritorno a Parma. Negli anni trascorsi a Buenos
Aires il Carmignani fu dal 1901 al 1909 scenografo ufficiale del Teatro dellOpera.
In Argentina allestì le scene per numerosi spettacoli, tra laltro per le compagnie
Guerrero, Rejane e Zacconi, per il compositore A. Berutti e per i Teatri Coliseo e Colón
sempre di Buenos Aires. Ben conservati sono gli affreschi, firmati (1903-1904), della
cupola del Teatro dellOpera, che rappresentano figure allegoriche e ritratti. Nel
volume di C. Ricci, La scenografia italiana (Milano, 1930), la tav. CLXXXIII riproduce una
Città della Francia al tempo di Luigi XV, scena ideata dal Carmignani per una kermesse a
Buenos Aires. De Angelis, che certamente ebbe le informazioni dal Carmignani stesso,
scrive che in Argentina egli si occupò anche di decorazioni per alberghi, palazzi e
congressi. Tornato in Italia nel 1911, fu chiamato alla Scala per allestire la prima e
lultima scena della prima rappresentazione italiana della Isabeau di P. Mascagni.
Nel 1912 lIstituto di Belle Arti di Parma lo nominò Professore di ornato e in
seguito fu direttore e insegnante della sezione scenografia. In occasione del centenario
verdiano del 1913 allestì le scene per Aida e Ballo in maschera per il Teatro Regio di
Parma, per il quale ideò negli anni 1912, 1913, 1921, 1925 e 1926 anche la decorazione e
gli addobbi per i veglioni di Carnevale. In Italia eseguì scene, tra le altre, per le
compagnie Novelli, Zacconi e Alda Borelli. Ma sempre parallelamente alla sua attività di
scenografo, svolse quella di pittore partecipando anche a esposizioni con paesaggi, nature
morte, interni. Uno Studio di composizione (Colorno, Palazzo comunale) e Pioverà? (Parma,
Palazzo comunale) furono esposti a Parma nel 1895 e 1897 (e di nuovo nel 1974). Nel 1911
la Pinacoteca di Parma gli acquistò LArco di Tito. Nel novembre del 1925 espose
nelle sale del ridotto del Teatro Regio di Parma e fu impegnato nelle decorazioni dipinte
e in stucco per la sala delle adunanze nel palazzo della Camera di Commercio insieme a D.
de Strobel. Contemporaneamente progettò e diresse anche i lavori per il salottino della
presidenza (eseguiti da E. Bonaretti) nello stesso palazzo (Copertini, 1926). Nel 1930 la
Pinacoteca acquistò un suo acquerello rappresentante la Piazza della Ghiaia (A.
Sorrentino, in Aurea Parma XV 1931, p. 174) e nel 1936 infine partecipò con un altro
acquerello, La chiesa di Pianadetto, alla seconda Mostra sindacale darte del
paesaggio parmense (p. 59 del catalogo, Parma, 1936). Professionista di alta qualità,
nelle sue scenografie si attenne a unimpostazione realista, esigendo fedeltà
storica e precisione naturalistica. Fu disegnatore accurato, non privo di una personale
maniera, abile soprattutto nel dosare gli effetti chiaroscurali.
FONTI E BIBL.: G. Copertini, La pittura di Carmignani e De Strobel, in Aurea Parma X 1926,
34, 36; A. De Angelis, Scenografi italiani di ieri e di oggi, Roma, 1938, 64 s.; G. Godi,
in Mecenatismo e collezionismo pubblico a Parma nella pittura dellOttocento
(catalogo della mostra a Colorno), Parma, 1974, 122; Enciclopedia dello spettacolo, coll.
55 s.; Dizionario biografico degli Italiani, XX, 1977, 421-422.
CARMIGNANI GUIDO
Parma 23 gennaio 1838-Parma 8 marzo 1909
Nacque da Giulio, tipografo e pittore, e da Virginia Guidorossi. Fu indirizzato
giovanissimo alla pittura dal padre e già nel 1854 espose per la Società di
incoraggiamento di Parma alcune vedute, frutto di esercitazioni dal vero. Tra le opere
esposte lanno successivo a Piacenza e a Parma si citano La città di Como sul lago
(proprietà Comune di Varsi) e Il torrente Parma visto dal ponte Dattaro (Pinacoteca
Stuard). Con Monti a Varese (proprietà Comune di Cortemaggiore) partecipò
allesposizione del 1856. Nel 1857 presentò, tra laltro, Nebbia di mare a
Portovenere (proprietà Comune di Noceto), Interno di mulino sul Po (Parma, Museo Glauco
Lombardi) e Aranciera nei giardini reali (Parma, Galleria nazionale), che rappresenta uno
squarcio di borghese e pacata vita cittadina del XIX secolo. Durante un soggiorno di
studio a Parigi nel 1858 frequentò, oltre ad artisti francesi, Alberto Pasini, pittore di
soggetti esotici che il Carmignani spesso imitò. A Parigi apprese larte litografica
ed eseguì copie da pittori contemporanei francesi che espose a Parma alla fine del 1858.
In quellanno cominciò a fornire illustrazioni ai giornali La Villeggiatura e La
Stagione. Per incarico della Duchessa reggente, eseguì sei figurini per maschere e alcune
caricature per il Carnevale del 1859. Di quellanno è Le rive della Senna (Parma,
Museo Glauco Lombardi), del 1860, Mulini a vento nei dintorni di Parigi (proprietà Comune
di Felino), del 1862 A Termoli, terra di Molise (proprietà Comune di Felino). Per la
Società di incoraggiamento di Parma presentò nel 1861 una Veduta della città di Cuneo
(nel Palazzo comunale di Cortemaggiore). Nominato nel 1862 professore di paesaggio
allAccademia di Parma, vinse lanno dopo una medaglia doro a Bologna con
una Veduta di Cuneo (replica del quadro già citato, acquistata dalla locale Società
Promotrice). La Barriera di Clichy a Parigi (1866) fu acquistata dal ministero della
Pubblica Istruzione che la donò al Museo civico di Torino. A Torino il Carmignani espose
alla Promotrice negli anni 1861-1864, 1866-1872 e 1875-1878. Il Carmignani lavorò
intensamente per mostre in Italia e allestero (elenco delle opere, in Alessandri): a
Vienna, nellanno 1873, espose lAgguato (Milano, eredi Trecelle), Sulla Senna a
Bougival, presentato alla Mostra nazionale di Parma del 1870 e riesposto nello stesso anno
a Torino, è conservato alla Pinacoteca Stuard di Parma, mentre la Società di
incoraggiamento parmigiana gli acquistò nel 1873 Cavalleria orientale che attraversa un
deserto (Milano, eredi Trecelle) e lanno dopo il Monte di pietà di Fiorenzuola
ricevette in sorte Cavalleria. Dopo che, nel 1877, lAccademia di Belle Arti di Parma
si trasformò in Istituto e venne abolita la cattedra di paesaggio, il Carmignani fu
incaricato, nel marzo 1878, di supplire per un anno, in tale insegnamento, L. Riccardi a
Brera: ebbe allora tra i suoi allievi G. Segantini. La sua attività, dal 1880 in poi, fu
in gran parte volta allesecuzione di repliche di suoi dipinti, destinate al
commercio privato. Dal 1904 cominciò a scrivere poesie in vernacolo per lunari e
pubblicazioni locali. Negli ultimi anni visse sempre più isolato a Parma.
FONTI E BIBL.: Necrologi in Gazzetta di Parma 12 marzo 1909 e Corriere della Sera 19 marzo
1909; B. Martini, Guida di Parma, Parma, 1871, 35; A. Alessandri, Notizie sulla vita e
sulle opere del pittore parmigiano Guido Carmignani, Parma, 1910 (con bibliografia);
Seconda Mostra sindacale darte del paesaggio parmense, Parma, 1936, 37, 44, 53; G.
Allegri Tassoni, La pittura parmense dellOttocento, Parma, 1971, 93; G. Godi, in
Mecenatismo e collezionismo pubblico a Parma nella pittura dellOttocento (catalogo
della mostra a Colorno), Parma, 1974, 88 s.; U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexicon, VI,
14; C. Schluderer, in Dizionario biografico degli Italiani, XX, 1977, 422-423; R. Tassi,
Carmignani padre e figlio, Parma, 1980; L. Fornari Schianchi, 1981, 226; Tassi, 1994,
184-208 (con ampia bibliografia); Città latente, 1995, 88-89; M. Sacchelli, in Gazzetta
di Parma 20 aprile 1998.
CARMIGNANI PAOLO
Parma XVIII secolo/1810
Diresse in Parma nel 1810 la stamperia fondata nel 1751 da Filippo Carmignani: sei torchi,
da cui uscirono con esattezza e prontezza ed a prezzi assai modici gli atti del
sottoprefetto e della mairie di Parma.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 marzo 1980, 3.
CARMIGNANI PAOLO CAMILLO
Parma 1905-1957
Figlio di Luigi e di Amalia Malvisi. Il Carmignani, con Regio Decreto del 24 maggio 1946,
venne insignito della dignità comitale dal re Umberto di Savoja. Tale onorificenza venne
concessa a ricompensa dellintenso lavoro svolto dal Carmignani nel corso della
seconda guerra mondiale, volto a evitare nella zona della Val Ceno (e principalmente a
Bardi) attacchi, azioni terroristiche e rappresaglie, con interventi sulle due parti in
conflitto. Grazie a una solerte azione di mediazione, riuscì a evitare il bombardamento
della Rocca di Soragna, previsto da parte degli alleati. Cooperò col conte Carlo
Pianzola, aiutante di campo del Re, quando venne paracadutato a Bardi per attività in
appoggio agli alleati. Nel dopoguerra, forte dellesperienza acquisita
nelloriginaria attività di importatore di capi di abbigliamento di alta qualità,
comprese limportanza della griffe dando vita alla ditta Adam, produttrice di profumi
su scala industriale che si collocarono nella nicchia dei prodotti di élite.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 10 giugno 1996, 5; Cento anni di associazionismo, 1997,
393.
CARNARI GIOVANNI
Parma 1203
Fu ingrossatore del Comune di Parma nellanno 1203.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 493.
CARNERINI PIETRO
Traversetolo 1887-Gorgonzola 22 ottobre 1952
Figlio di Domenico, falegname mobiliere. Il Carnerini, sensibile temperamento
dartista, sentì e visse, fin dalla prima giovinezza, tutto quanto lambiente
che lo circondava aveva di bello. Baldi, modellista e fonditore, trapiantò in
Traversetolo un piccolo laboratorio per conto di Luigi Beccarelli (fabbricante
dorologi), ove si eseguivano custodie per pendole, lastre martellate, candelabri,
bulinature. Attorno alle fucine del Baldi, accorrevano ragazzi curiosi di vedere gli
oggetti che venivano eseguiti. Oltre a Renato Brozzi e Cornelio Ghiretti, anche il
Carnerini frequentò quel laboratorio. Da quellepoca, cominciò a svilupparsi nel
Carnerini una forte passione per le cose geniali: tracciò profili di figure sui muri,
manipolò della creta nel tentativo di modellare membra umane, teste di bimbi e animali e,
nellavidità di conoscere elementari nozioni di fisica e meccanica, congegnò un
motorino a vapore il cui frenetico roteare mandò in estasi i suoi amici e lasciò a bocca
aperta molti anziani del paese. In pochi anni il Carnerini raccolse tante preziose
esperienze che lo incoraggiarono a fargli desiderare più concrete realizzazioni. Poco
più che diciottenne, infatti, diede risolutamente mano a un lavoro di grande impegno
intagliando i ricchi pannelli, a ornati rinascimentali, della farmacia Mantovani in Parma
(al cui complesso vennero aggiunte targhette sbalzate del Ghiretti). Lopera sorprese
per la bellezza e lesecuzione: un insieme nitido ed equilibrato. Autore eclettico ma
autentico nella ricerca caparbia di dimostrare ciò che gli nasceva dentro e lo spingeva a
lavorare indefessamente perché mai contento di sé e delle sue creazioni, acquisì fin
dalle opere giovanili una padronanza e una abilità nellintaglio che lo resero
maestro del legno. Ma ben presto ciò non gli fu più sufficiente e ricercò nel disegno e
nella xilografia una maggiore incisività espressiva. Gli studi allAccademia di
Belle Arti di Parma gli aprirono quindi gli orizzonti verso il classico, che lo
affascinò, senza condurlo però allimitazione ma a una interiorizzazione della
grandezza e della forza del tratto scultoreo che da quel momento divenne la sua vera meta.
Più tardi lavorò a Roma come scultore, presentando busti e ritratti, e partecipò a
diversi concorsi distinguendosi sempre tra i migliori in gara. Dopo la prima guerra
mondiale, passò a Mogadiscio dove nel 1928 eseguì i gruppi marmorei attorno alla
Cattedrale. Tutte le statue sono di chiara ispirazione e mirabilmente ambientate. A
Bengasi modellò la Via Crucis che si trova nella Cattedrale. Figure e atteggiamenti hanno
senso descrittivo e continuità plastica, atti a trasportare il ricordo
dellosservatore al drammatico episodio di Cristo sulla via della Croce. Passò nel
1936 a Parigi dove lavorò con successo modellando statue, animali e piccoli gruppi per
soprammobili. Dalla capitale francese portò disegni e impressioni durature. Tornato a
Roma, insegnò nellIstituto dArte ed ebbe incarichi importanti e meritati
riconoscimenti. Rientrò a Parma agli inizi degli anni Cinquanta. Si occupò di mobilio
artistico, cappelle funerarie, statue e ritratti. Ebbe altresì da eseguire lavori
scolpiti nel legno (1939-1940) per la Cattedrale di Parma (una pregevole sedia episcopale)
e la Basilica di San Giovanni (una serie di scranni intagliati). Della monumentale
cattedra vescovile disegnò limpianto architettonico e realizzò le parti scultoree,
adattandola alle linee severe dellinterno della Cattedrale. Posta sulla parete di
fondo del lato sinistro del transetto, fu poi rimossa e spostata nella sottostante cripta,
in uno spazio che mortifica limponente volumetria del manufatto. La struttura di
artefatta impronta romanica della cattedra, suddivisa verticalmente in tre parti, è
riccamente impreziosita da simbolici bassorilievi e da figure di santi in legno di acero
che spiccano sul fondo di noce. Nella parte centrale è ricavato il trono vescovile che
nel suo insieme ricorda il pronao della facciata del Duomo. Ai lati sono disposti due
sgabelli mobili senza braccioli, con schienale e frontale scolpiti. Colonnine con
capitello cubico, in legno scuro di noce, scandiscono spazialmente lintavolazione
del complesso creando forti contrasti con le parti di fondo di più chiara tonalità. Il
Carnerini realizzò anche alcune buone xilografie ispirate alla prima guerra mondiale o
destinate a illustrazione di riviste (Aurea Parma, Difesa Artistica, 1921-1923) e volumi
(Artigli di Renzo Pezzani). Fu quindi a Bologna per studiare e modellare alcune statue da
collocare nelle nicchie attorno allArca di San Domenico (XIII secolo) e un busto
raffigurante il santo stesso. Il busto lo eseguì subito, quale saggio dopera, e
lesito fu sorprendente: la scultura è suggestiva e austera, tutti i particolari
sono risoluti, di getto, vibranti e senza tormento. In fondo alla seria eleganza
dellopera, traspare un senso di fierezza e di fede. Lopera costituisce forse
il capolavoro del Carnerini. Alla modellazione in bronzo il Carnerini ritornò nel 1941
con la grande targa del monumento ai Caduti di San Lazzaro, tessuta con abilità
compositiva ma restando fermo sulla falsariga degli standard celebrativi del tempo. A
questo punto si può dire che la parabola operativa del Carnerini era praticamente
conclusa. Se si considera in chiave critica la sua multiforme attività, si scopre che la
formazione eclettica, espressa attraverso molte esperienze, non giunge a una precisa
unità di stile. È certo che i modelli classici furono da lui prediletti, ma se si
osservano le sculture celebrative in marmo degli anni Venti si rileva uno scoperto
accostamento alle geniali stilizzazioni di Wildt. Non così nellultima targa bronzea
(1948) della Ditta Manzini, dominata dalle possenti figure allegoriche
dellAgricoltura, del Commercio e dellIndustria, dove nellintavolazione
della composizione e di certi dettagli decorativi riaffiorano, in ritardo sui tempi,
evidentissimi richiami Liberty. La febbre del lavoro lo agitò, volle modellare,
progettare opere, scalfire nuove immagini, produrre e ricuperare. Il lavoro fu per il
Carnerini la vita: senza incarichi era preda dellangoscia. Profondamente religioso,
si rivolse per lavoro in particolare alla Chiesa perché era solito dire: Come la Chiesa
rimarrà nei secoli così anche le opere che la testimoniano sopravviveranno ai tempi. Tra
le braccia sicure della Chiesa il Carnerini cercò anche quella serenità che gli fu
negata dal suo stesso carattere ma anche dal travagliato momento storico, che tuttavia non
lo coinvolse se non nelle esigenze e sofferenze quotidiane. Egli infatti non cercò i
grandi spazi e non scese per questo a compromessi, non amò i salotti e non vezzeggiò per
ottenere grazie. Fu autentico, forse un po ruvido, ma sempre fedele a sé e alla sua
arte senza padroni. Così come limpida fu la sua esistenza, altrettanto nitide e terse
sono le figure modellate nei calchi o che emergono dal marmo scolpito. Così come sofferta
e spontanea era lispirazione, altrettanto chiara e leggibile la si ritrova sui volti
e nelle espressioni toccanti delle sue figure, siano esse sacre o quotidiane. Come nella
solitudine egli si rifugiò fino a perdersi, così le sue opere chiuse negli spazi
ovattati delle navate di una chiesa o nellintimità del privato emanano, dai tratti
sicuri e decisi, il desiderio di vivere, di comunicare, di essere testimoni di un
messaggio che il Carnerini avrebbe voluto far conoscere a tutti e che per molto tempo
rimase invece nascosto. Col suo paese nativo visse fino allultimo un rapporto di
amore-odio tanto intenso che neppure la lontananza forzata poté placare. Tra la sua gente
avrebbe voluto raccogliere lamore per lartista e lammirazione per la sua
opera ma, sempre nellombra del grande Brozzi, si sentì trascurato e incompreso.
Nella solitudine di una camera dalbergo di Gorgonzola, il Carnerini pose fine alle
sue sofferenze fisiche, ma anche a unesistenza che non gli aveva concesso la
realizzazione delle speranze giovanili.
FONTI E BIBL.: G. Capelli, Il mobile parmigiano, 1984, 71; R. Pezzani, Pietro Carnerini,
in Difesa Arististica 12 1922, 12-13; R. Pezzani, Viaggio in una repubblica poco nota, in
Medusa 30 dicembre 1923; Plutarchino, Artisti nostri nellUrbe, in Corriere Emiliano
20 agosto 1927, 3; E. Corradi, Carnerini scultore, in Corriere Emiliano 15 gennaio 1928,
4; V. Bianchi, La vita e le opere di Pietro Carnerini, in Gazzetta di Parma 17 novembre
1951, 3; G. Copertini, In memoria di Pietro Carnerini, in Parma per lArte 1 1953,
22; B. Molossi, Carnerini Pietro, in Dizionario dei Parmigiani grandi e piccini (dal 1900
ad oggi), Parma, La Tipografica Parmense, 1957, 43; G. Capacchi, Carnerini Pietro, in
Larte dellincisione in Parma, Parma, Libreria Aurea Parma, 1969, 64; V.
Bianchi, Vita ed opere di Pietro Carnerini, in Le veglie di Bianchi. Ricordi di un
parmigiano, Parma, Libreria Aurea Parma, 1974, 177-179; G. Capelli, Pietro Carnerini
scultore del Novecento, in Gazzetta di Parma 4 maggio 1981, 3; G. Mezzadroli, Pietro
Carnerini un artista dimenticato, Parma, Palatina, 1981; S. Moroni, Carnerini,
lincompreso, in Gazzetta di Parma 2 novembre 1992, 5; S. Moroni, Pietro Carnerini,
Traversetolo, Comune, 1993; F. e T. Marcheselli, Carnerini Pietro (1887-1952), in
Dizionario dei Parmigiani, 1997, 83; G. Capelli, Lo scultore dei classici, in Gazzetta di
Parma 10 agosto 1998, 13; Tornano a splendere le lunette di San Martino, in Gazzetta di
Parma 23 agosto 1998, 20; M. Reggiani, Tornano a brillare le due lunette di San Martino,
in Gazzetta di Parma 18 novembre 1998, 23; Carnerini Pietro, in Enciclopedia di Parma,
1998, 201.
CARNEVALE BARTOLOMEO, vedi CARNEVALI BARTOLOMEO
CARNEVALI ANGELO
Stagno di Roccabianca 23 settembre 1891-Monte Cappuccio 21 ottobre 1915
Figlio di Giovanni. Compì a Parma gli studi medi e si iscrisse, nel 1910, alla facoltà
di giurisprudenza dellAteneo parmense. Aveva appena finito il terzo anno, quando,
allinizio della prima guerra mondiale, dovette interrompere gli studi per accorrere
al fronte. Dopo aver frequentato il corso Allievi Ufficiali nella Scuola Militare di
Modena, fu nominato sottotenente e raggiunse il fronte nel settore del San Michele nel
settembre 1915, Comandante di un plotone del 141° Fanteria. Prese parte a diversi
combattimenti dando prova di ardimento e di entusiasmo. Nel combattimento di Monte
Cappuccio cadde da prode, colpito in pieno da proiettile nemico, nel groviglio delle
trincee nemiche, nellimpeto di una mischia furibonda con la quale il 141° Fanteria
portò i suoi fanti nel cuore delle linee di resistenza austriache, in posizioni che non
poté mantenere causa la mancata avanzata delle truppe che lo fiancheggiavano.
Nellagosto del 1916, nellavanzata generale sul Carso, si ebbe poi la visione
della portata dei risultati ottenuti in quellazione dal 141° Fanteria: si trovarono
i suoi fanti morti, e non ancora inumati, sin nelle vicinanze di Cottici, a tre chilometri
cioè da dove quel glorioso reggimento aveva sferrato lassalto. Tutte le ricerche
fatte per recuperare la salma del Carnevali furono infruttuose. LUniversità
parmense gli conferì la laurea di dottore in giurisprudenza a titolo donore il 5
novembre 1917.
FONTI E BIBL.: Caduti Università Parmense, 1920, 60; Combattenti di Roccabianca, 1923,
19-20.
CARNEVALI BARTOLOMEO
Busseto 1458/1459
Figlio di Antonio, detto Carnevale. Fornaciaio, è ricordato in un rogito notarile in data
20 marzo 1459, dal quale si ricava che i fratelli Gian Lodovico e Pallavicino dei marchesi
Pallavicino gli vendettero una pezza di terra boschiva colla concessione allo stesso
Carnevali di poter fabbricare unum fornasotum et in ipso fornasoto laborare quantum
voluerit laborari pro causa faciendi domos.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911,
19.
CARNEVALI GIORGIO
Busseto 1458
Figlio di Antonio. Fornaciaio, è ricordato in data 5 luglio 1458 per una vendita fatta da
Giovanni e Bertolino Malvisi a Giovanni Antonio de Rubeis di Cremona di una pezza di terra
boschiva nel territorio di Busseto nel luogo detto i Campazzi cui sunt fines ab una parte
Ongina mediante via comunis et ab alia Magister Georgius fornasarius (rogito di Pietro
Brunelli, Archivio Notarile, Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911,
18-19.
CAROCCI BAVERIO, vedi CARROCCI BAVERIO
CAROLI, vedi CARLONI
CAROLINA MARIA TERESA DI BORBONE, vedi BORBONE PARMA CAROLINA MARIA TERESA
CAROLIS FERRANTE, vedi GIANFATTORI FERDINANDO CARLO
CARONTI BALDASSARE
Parma 1631
Sacerdote, venne eletto il 24 gennaio 1631 precettore di musica dei chierici nella
Cattedrale di Parma.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
CAROSELLI MARIANNINA
Isernia 1919 c.-Parma 25 gennaio 1989
La Caroselli si trasferì a Parma in giovane età. Dopo avere conseguito il diploma
magistrale, vinse il concorso per insegnare alla Pietro Cocconi (vi rimase per oltre
trentanni), una delle scuole elementari più frequentate dellOltretorrente.
Allinsegnamento dedicò lintera esistenza. Anche la sua produzione letteraria,
cominciata nei primi anni Cinquanta, ebbe fini didattico-storici. In collaborazione con
leditore Battei pubblicò, infatti, la Storia di Parma narrata ai giovani,
unopera che fu ristampata per ben quattro volte (lultima edizione è del
1980). Sempre per i tipi di Battei, la Caroselli pubblicò Leggende di terra parmense, Usi
e costumi dItalia e un libro su padre Lino, Pagine damore e di speranza.
Collaborò per diversi anni anche alla terza pagina della Gazzetta di Parma. Oltre a
questa produzione nella quale dimostrò una sensibilità narrativa decisamente non comune
e un amore per la ricerca storica di fatti e personaggi della terra parmigiana, la
Caroselli pubblicò un libro di poesie e filastrocche per bambini. Per le sue colleghe
mise a punto due libri di dettatini, piccoli racconti da leggere in classe per abituare
gli alunni ai suoni più difficili della lingua italiana. Negli ultimi anni di vita le sue
condizioni fisiche non le consentirono più di lavorare ai suoi libri. Lultima
fatica alla quale dedicò le residue forze fu laggiornamento della Storia di Parma
narrata ai giovani.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 27 gennaio 1989, 8.
CAROSELLI OSCAR
Isernia 17 aprile 1893-Ponte di Seros 26 dicembre 1938
Nato da Alberto ed Ebe Swich. Combattente della prima guerra mondiale, fu poi avvocato di
chiara fama in Parma. Portatosi volontario in Spagna (fu Capitano artigliere della
Divisione Frecce Verdi), appena giunto in prima linea, cadde eroicamente, colpito alla
testa da una granata. Alla sua memoria venne concessa la medaglia dargento al valor
militare sul campo, con la seguente motivazione: Aiutante maggiore di un gruppo, visto un
attimo di incertezza in elementi di una batteria dipendente sottoposta a violentissimo
fuoco di artiglieria avversaria, durante il passaggio di un ponte, si metteva alla loro
testa e, con sangue freddo ed alto sprezzo del pericolo, li trascinava con lesempio
e con parole di incitamento, sullaltra riva, ove cadeva colpito a morte da granata
nemica. Magnifico esempio di elevato spirito militare.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Legionari in Spagna, 1940, 51; J. Bocchialini, Figure e ricordi,
Parma, 1960, 349-350.
CAROZZA ALBERTO
Salsomaggiore 5 febbraio 1914-Mare di Brindisi 5 gennaio 1942
Figlio di Giovanni. Studiò nel Seminario vescovile di Piacenza e nel 1938 fu ordinato
sacerdote. Fu curato di Santa Maria in Gariverto, nella parrocchia di Pontenure e in
quella di San Nazzaro dOngina. Nel 1941 venne nominato cappellano militare e, con il
grado di Tenente, assegnato al Comando Forze Armate dellEgeo 4ª sezione di Sanità.
Si imbarcò a Bari nel gennaio 1942 con truppe destinate oltremare, sulla Città di
Palermo. Durante la traversata del Mediterraneo il piroscafo fu colpito in più parti e
affondò. Il Carozza sacrificò in quel frangente la propria vita, contribuendo a salvare
alcuni militari che facevano parte dellequipaggio. Alla sua memoria fu decretata una
medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Imbarcato con
truppe destinate oltremare, colpito gravemente il piroscafo da duplice offesa del nemico,
subito seguito dal segnale di abbandono della nave; trovandosi sul ponte superiore
respingeva, sorridendo, linvito a porsi in salvo che gli era rivolto da un ufficiale
e si portava in mezzo ai soldati accorrenti da ogni parte, per animarli alla calma col suo
esempio e la sua parola. Sacerdote, soldato, avuto la certezza che per il rapido
inabissarsi della nave molti non avrebbero avuto il modo di porsi in salvo, con sublime
altruismo affrontava lestremo sacrificio, cedeva il suo salvagente ad un soldato che
ne era sprovvisto, e restava fino alla fine coi suoi soldati perché avessero, fino
allultimo istante, i crismi della Fede e le mamme lontane il conforto di sapere i
propri figli caduti con accanto il sacerdote di Dio.
FONTI E BIBL.: Filipazzi, Vos del Campanon 3 1983, 39-41; Delfanti, 62; Decorati al
valore, 1964, 111-112; Dizionario Biografico Piacentino, 1987, 68.
CAROZZI FERDINANDO, vedi CARROZZI FERDINANDO
CARPESANI, vedi CARPESANO
CARPESANO ANTONIO
Parma 1330
Fu filosofo e medico. Nel 1330, allorché il Petrarca era intento a raccogliere le opere
di Cicerone, indirizzò al Carpesano lepistola pubblicata nel Discorso preliminare.
Le opere pervenute (sotto il nome di Antonio da Parma) mostrano un autore dotto e di
sottilissimo ingegno, che nelle Recollezioni censura con coraggio gli scritti del noto
filosofo e matematico Campano da Novara e quelli di Pietro dAlvernia, discepolo di
San Tommaso.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1789, 37-39.
CARPESANO ANTONIO
Parma 1481-Parma 3 febbraio 1546
Nipote di Francesco Carpesano, che gli istillò un finissimo gusto per la letteratura. In
gioventù studiò retorica e quindi medicina. Fu medico, filosofo e poeta, iscritto al
Collegio dei medici di Parma quale dottore in arti e medicina e tra gli Anziani del Comune
di Parma sin dal 1522. Nel 1537 venne deputato ad approvare gli Statuti dei mercanti
(Affò; Pezzana). Valente medico, scrisse in molti volumi una dotta trattazione su tutta
larte della medicina (da Erba). Paolo Giovio lo loda come Carpesianus qui ad unam
aram Apollinem et Aesculapium colit. Bernardo Bergonzi lo definì in quacumque disciplina
consummatissimus. Ebbe fine competenza in letteratura, come fanno fede i saggi nel
Peregrino di Giovanni Caviceo e nel Filogine di Andrea Bajardi, sia in latino che in
volgare. Fu amico del Molossi, del Manlio, del Grapaldo, del Bazani, del Malaspina e di
Andrea Bajardi, del quale pubblicò il Filogine a sua insaputa e anzi contro la sua
volontà (il Carpesano fu indotto a ciò perché di opinione che tale opera tanto onorasse
la facultade poetica, quanto la dignitate Equestre). Allopera del Bajardi, il
Carpesano aggiunse di suo una lettera di introduzione, due sonetti e due epigrammi. Fu,
ancora, amico di Giorgio Anselmi junior che lo chiamò Patriae gloria honosque tuae. Anche
il Quadrio lo elogiò: i sonetti del Carpesano sono assai buoni. La sua iscrizione
sepolcrale nella chiesa di San Giovanni Evangelista in Parma (2ª colonna della navata di
mezzo) lo ricorda come filosofo e medico.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV, 1743, 26-27;
Aurea Parma 1 1959, 11; Parma nellArte 1 1970, 72.
CARPESANO FRANCESCO
Parma 4 ottobre 1451-Assisi 6 settembre 1528
Nato da Antonio, medico e letterato, studiò probabilmente a Parma e si fece prete. Nel
1473 entrò, come rettore del beneficio dei Santi Quirico e Giulita, nel consorzio di
sacerdoti detto dei vivi e dei morti istituito presso la Cattedrale di Parma fin dal
secolo XIV. Il vescovo di Parma Sagramoro dei Sagromori lo nominò, verso il 1480, suo
segretario e si fece accompagnare da lui quando nei primi mesi della guerra contro Venezia
(1482) fu mandato a Ferrara da Lodovico il Moro come suo rappresentante presso la lega. Il
Carpesano ebbe specialmente il compito di tenere informato lo Sforza di ciò che si
trattava e si discuteva tra i collegati e dellandamento della guerra nel Ferrarese.
Morto a Ferrara Sagramoro dei Sagramori (25 agosto 1482), il Carpesano tornò a Parma,
dove dedicò tutta la sua diligenza e operosità al consorzio, del quale in seguito
divenne massaro, sindaco e procuratore. Il Carpesano redasse con gran cura un Registro dei
beni posseduti dal consorzio, con le istruzioni per chi dovesse in avvenire amministrarli
e con la raccolta di tutte le bolle pontificie, le deliberazioni del Comune e gli altri
documenti che lo riguardavano, concludendo con lelenco dei sacerdoti che, dalla
fondazione, ne avevano fatto parte. Questo diligentissimo lavoro, finito nel 1492, non era
naturalmente destinato alla pubblicazione, ma a essere conservato nellarchivio del
consorzio. Nel 1493, avendo il Moro imposto una contribuzione al clero parmense, il
Carpesano, insieme con D. Zoppellari, fu deputato dallassemblea degli ecclesiastici
a trattare lentità del contributo e le modalità del pagamento. Nel 1500 fu uno dei
tre delegati dal clero a trattare con la Comunità di Parma riguardo ai dazi della macina
e della scannatura. Conquistata Parma dallesercito pontificio (8 settembre 1512), il
Carpesano fu, insieme con P. Beliardi, rappresentante del clero nellambasceria
mandata a Roma dalla città a giurare fedeltà al pontefice. Si crede sia stata dettata da
lui la Responsio Parmensium al papa (19 giugno 1513) in cui si esprime la soddisfazione
dei cittadini per il nuovo governo. Nellagosto fu tra i beneficiari, canonici e
parrocchiani destinati a raccogliere 300 ducati per gratificare il cardinale Farnese,
vescovo di Parma. Dal 1521 fu addetto al Battistero di Parma. Scrisse di sua mano il
Registro dei battezzati e nel 1524 il prevosto e i canonici del Battistero medesimo lo
incaricarono della Compilatio iurium et instrumentorum publicorum pertinentium ad
Baptisterium Parmense, che è anche un compendio della storia di quella collegiata. Il
manoscritto autografo è conservato, col nome di Libro Rosso, nellarchivio della
Curia vescovile. Degli ultimi anni del Carpesano sono i Commentaria suorum temporum,
dedicati al conte Gerolamo Sanvitale. Lopera ebbe due redazioni: la prima narra in
dieci libri gli avvenimenti dalla morte di Galeazzo Maria Sforza (26 dicembre 1476) alla
fine del 1526, la seconda, in dodici libri, arriva a tutto il 1527 e differisce dalla
prima anche per le molte correzioni, soprattutto formali. Il Mabillon trovò nella
biblioteca del cardinale Ottoboni, poi papa Alessandro VIII, il manoscritto della prima
redazione e lo fece copiare. I padri maurini E. Martène e U. Durand la stamparono nel
quinto volume della loro Veterum scriptorum et monumentorum historicorum, dogmaticorum,
moralium amplissima collectio (Parisiis, 1729). Un manoscritto della medesima redazione è
nella Biblioteca Augusta di Perugia (E. 42, ms. 294) e proviene dalla biblioteca del
Convento di Monte Ripido. Lautografo della seconda redazione si trova nella
Biblioteca Palatina di Parma (Parmense 874). Ne pubblicò alcuni estratti il Benassi in
appendice al secondo volume della sua Storia di Parma. La narrazione del Carpesano, che si
estende agli avvenimenti di tutta Italia, è interessante soprattutto quando riguarda
fatti cui egli partecipò o assistì: la descrizione ne è più ampia e circostanziata e
giustifica appunto il titolo di commentari. Le parti che si riferiscono alla storia di
Parma, sebbene quantitativamente non esuberanti, giacché la struttura dellopera è
molto equilibrata, sono, come testimonianze dirette, unottima fonte di notizie. La
narrazione è strettamente pragmatica: il Carpesano non dà mai giudizi sulle persone, né
cerca di delinearne il carattere. Le orazioni dei personaggi, che il Carpesano,
comè uso della storiografia umanistica, stende in forma diretta, sono sempre molto
brevi. Il latino del Carpesano, che il Tiraboschi e il Flamini giudicarono privo
deleganza, è piuttosto ineguale: ora sciatto, ora alquanto ricercato. Ama i
vocaboli rari, che si trovano soltanto in scrittori delletà arcaica o
dellargentea, designa esclusivamente con nomi romani le cariche e gli uffici (i
preti, a esempio, sono sempre chiamati flamines), per indicare luoghi, fiumi, paesi usa
soltanto i nomi che essi avevano o che egli credeva avessero, in età romana, spesso
dichiarandone, con compiaciuta erudizione, lorigine o letimologia. Secondo una
tradizione sarebbe morto ad Assisi e il suo corpo sarebbe stato portato a Parma, dove fu
sepolto nella cappella del consorzio.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, Parma, 1791,
212 s.; G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, VII, Venezia, 1796, 886; U.
Benassi, Storia di Parma, Parma, 1899, ad Indicem; F. Flamini, Il Cinquecento, Milano,
s.d., 326; F. Razzetti, Francesco Carpesano nel quinto centenario della morte, in Aurea
Parma XXXV 1951, 217 s.; G. Mazzatinti, Inventari dei manoscritti delle Biblioteche
dItalia, V, 112; P.O. Kristeller, Iter Italicum, II, 40; T. Ascari, in Dizionario
biografico degli Italiani, XX, 1977, 597-599.
CARPESANO GIACOMO
Parma 1479/1481
Verso il 1479 fu deputato del Comune di Parma ad corrigenda Statuta artium. Si trova la
sua approvazione autografa a f. 51 (verso) dello Statuto dellArte della Lana, ove si
firma civis et oriundus civitatis Parmae e anche alla fine degli Statuti dellArte di
Magistri de Manara, sotto lanno 1481. Il Carpesano fu notaio in Parma.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 511.
CARPESANO GIACOMO
Parma 14 novembre 1502-Parma 15 agosto 1563
Figlio di Antonio e nipote di Francesco Carpesano. Per giudizio di Giorgio Anselmi, giunse
ancora giovane a superare in valore il padre: Gratulor antiquos fandi quod laudibus
aequas, Ac mage quod superas carmine et arte patrem. Nam veteres aequasse parum est, sed
culta parentis, Judice me, non est vincere scripta parum (Epigrammi, libro IV).
Alletà di diciotto anni si applicò alla filosofia, quindi passò allo Studio di
Bologna per apprendere la giurisprudenza dal celebre Carlo Ruino. Bernardo Bergonzi, in
una sua orazione recitata in Parma, fa sapere che il Carpesano fu dotto anche nella
letteratura greca: Jacobus profecto Carpesianus is noster, quem medium nos inter quatuor
promotores gravissimae indolis juvenem conspicitis. Is ille est qui libentissime a me admovetur vestro atque
conspectui examinandus, vestrisque titulis inaucthorandus proponitur. Cum is unus sit, qui
moribus sanctissimis, pontificii ac juris civilis scientia, luteris nedum latinis sed
graecis etiam, quarum in eo refertissima est copia, viros quoscumque quantumvis doctos
officio, ac potius pietate devincitos obligari, optimo quorum quidem judicio nostrae
Civitatis, cujus, me judice, maximum futurum est oraculum, doctissimos inter bonarum
litterarum Classicos doctissimus omnium semper est habitus; nec profecto mirum, siquidem
ut multa de eo praeteream, qui in florentissima studiorum omnium parente Bononia sub
Jurisconsultorum Principe Carolo Ruino jam per sexennium Carneadi Philosopho similis
laboriosus et diuturnus miles sapientiae juri pontificio et civili operam vigiliis
indefessis plerumque cibi et potus abstinentissimus navaverit, ut publicas quas habuit hoc
ornatissimo in loco, et vestro et virorum omnium doctissimorum frequentissimo applausu
exercitationes praetermittam. Ab Avis majoribusque progenitus doctissimis natus est eo
patre celeberrimo viro Antonio Carpesiano in quacumque disciplina consummatissimo, quem
vos propter ejus mores suavissimos et doctrinam minime vulgarem satis superque
cognoscitis. Sempre il Bergonzi, in una sua lettera ad Ambrogio Terzi, lo chiama
Jacobus Carpesianus maturitate ingenii, quamquam per aetatem adolescens, vir multae
sapientiae, et judicii infallibilis. Laureato dunque in Parma e aggregato al Collegio dei
Giudici, si diede a patrocinare cause (Sacca, Respons., I, XIV, 195). Tra i suoi clienti
annoverò Diofebo Melilupi, marchese di Soragna, e il Monastero di San Sepolcro di Parma.
Quasi tutte le sue opere andarono disperse: non rimangono che le Adnotationes ad Statuta
Parmae, confuse tra quelle del Prato e di altri postillatori, impresse dal Viotto in
Parma.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV, 1743, 77-79.
CARPESANO GIACOPO, vedi CARPESANO GIACOMO
CARPESANO GIOVANNI
Parma XVI secolo
Fratello o figlio di Giacomo. Fu laureato in legge.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 40.
CARPESANO JACOPO, vedi CARPESANO GIACOMO
CARPI CARLO GIUSEPPE
Parma 10 settembre 1676-Bologna 11 febbraio 1730
Figlio di Simone. Unico suo biografo è lo Zanotti, che ne dà anche il ritratto (I, p.
373). Si può supporre che il Carpi ai suoi tempi godesse di un certo prestigio a Bologna,
come quadraturista, poiché egli fu tra gli otto professori che nel 1706 chiesero di
fondare lAccademia Clementina, nella quale il Carpi dal 1712, ad anni alterni,
occupò sino al 1728 cariche di rilievo, quali quelle di direttore, di principe e di
vice-principe. Fu allievo di Domenico Santi e di Ercole Graziani senior, di cui divenne
anche collaboratore. Lavorò pure con D. Creti, F. Torelli, G.A. Boni, T. Aldrovandini e
A. Milani. Fu attivo, oltre che a Bologna, a Ferrara (con lAldrovandini), Novellara
(ove si recò col Creti nel 1700 c.; vedi Campori), Pesaro (nel 1707), Venezia (1717),
Cento (1727, con G. Pavia), Portolongo e Parma (col Boni e lAldrovandini). Si
interessò anche di allestimenti teatrali. Ma la sua fisionomia artistica è recuperabile
pressoché solo attraverso le quadrature della volta della quarta cappella della chiesa di
San Pietro di Bologna (Ricci-Zucchini) e della settima cappella (molto sbiadita) del
portico della Madonna di San Luca e della volta della cappella maggiore della chiesa del
Rosario a Cento (Ferrara). Infatti, delle numerose opere annotate dallo Zanotti, sono
assai deperite le decorazioni delle due cappelle della chiesa di San Giovanni Evangelista
di Parma, è limitata a una cornice con stemma la quadratura eseguita nellex
dormitorio, poi caserma L. Manara, di Santa Maria dei Servi di Bologna, attorno
allAnnunciazione del Milani (affresco eseguito nel 1705: vedi Roli, 1960), sono
sicuramente perduti gli affreschi, in Bologna, delle case Caprara (eseguiti col Graziani
nel 1712; gli affreschi furono distrutti da un bombardamento del 1943: vedi nota di
Emiliani, in Ricci-Zucchini, p. 167) e Ghisilieri e della chiesa di San Mamolo (soppressa;
vedi Bosi). Non sono poi rintracciabili le decorazioni eseguite in San Francesco e nelle
case Pastarini e Sampieri. Altrettanto dicasi per le opere condotte nelle altre città: a
Ferrara in palazzo Bevilacqua, a Pesaro nelle case Cattani e Muzioli e nelle chiese di
SantAntonio e della Madonna della Macelleria, a Portolongo in casa Foscarini e a
Venezia in casa Maffetti. Perduti anche gli affreschi condotti a Novellara, nel palazzo
comitale, col Creti (Roli, 1967).
FONTI E BIBL.: Bologna, Biblioteca comunale, ms. B. 130: M. Oretti, Notizie de
professori del disegno, c. 377; G.P. Zanotti, Storia dellAccademia Clementina,
Bologna, 1739, I, 373-378; G. Campori, Gli artisti italiani e stranieri negli Stati
Estensi, Modena, 1855, 174; G. Bosi, Archivio patrio di antiche e moderne rimembranze
felsinee, Bologna, 1855, 16; R. Roli, Qualche appunto su A. Milani, in Arte antica e
moderna, 1960, 25; R. Roli, Donato Creti, Milano, 1967, 25; C. Ricci-G. Zucchini, Guida di
Bologna, a cura di A. Emiliani, Bologna, 1968, ad Indicem; E. Riccomini, Ordine e
vaghezza. La scultura in Emilia nelletà barocca, Bologna, 1972, 110 s.; U.
Thieme-F. Becker, Künstler-Lexicon, VI, 45; C. Roli Guidetti, in Dizionario biografico
degli Italiani, XX, 1977, 599.
CARPI NAPOLEONE
1832-Torino 18 aprile 1867
Fu capitano del genio. Per il valore mostrato nelle battaglie risorgimentali meritò due
medaglie al valore.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 111.
CARPI PIETRO
Sala Baganza 1897-Monte Vodice 15 maggio 1917
Figlio di Leopoldo. Bersagliere della 747ª Compagnia Mitragliatrici, fu decorato di
medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Valoroso
bersagliere, pieno dentusiasmo e di spirito offensivo, portava la propria arma allo
scoperto, arditamente contrabbatteva e riduceva al silenzio una mitragliatrice nemica
situata in una caverna che impediva lavanzata del battaglione. Colpito a morte,
sacrificava eroicamente la giovine vita sul campo della lotta.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1922, Dispensa 61ª, 2296; Decorati al valore, 1964,
108.
CARPINTERO FERDINANDO
Parma 1 settembre 1787-San Vitale Baganza 5 marzo 1875
Figlio primogenito del conte Giovanni Battista e della marchesa Teresa Manara. In omaggio
al Duca di Parma, il padre lo battezzò col nome di Ferdinando. Già forse il nonno
Giuseppe e senza dubbio il padre Giambattista avevano iniziato ad acquistare terra in San
Vitale Baganza, ma con ogni probabilità toccò al Carpintero lopportunità di
acquistare dagli Adorni la villa a cui poi apportò significativi ampliamenti, tanto da
essere considerata sua creazione. Il Carpintero seppe mettere a profitto la posizione
sociale ereditata e le cospicue ricchezze per servire con tenacia e disinteresse la
comunità di San Vitale e quella più ampia del Comune di Sala, soprattutto quando fu
nominato Podestà (con decreto di Maria Luigia dAustria da Schönbrun del 15 agosto
1841), dal 1841 al 1847: lo testimoniano le numerose lettere custodite nellArchivio
storico comunale di Sala Baganza e in quello parrocchiale di San Vitale. Fu un nobile di
stampo antico nella rigorosa pretesa del rispetto alla propria persona ma anche
inflessibile nella disponibilità a dare tutto il possibile per le necessità dei propri
compaesani. E lo dimostrò tangibilmente durante il colera del 1836 quando, in pratica da
solo, affrontò lorganizzazione delle difese sanitarie, reperendo il becchino,
allestendo un ospedale-lazzaretto al Marmorino, cercando un medico, offrendo il pasto agli
ammalati o a quelli messi in isolamento perché sospetti di essere affetti dal contagio,
ribellandosi contro gli zelanti che pretendevano di prolungare le cerimonie religiose col
rischio di diffondere ancor più il morbo. A San Vitale diresse per molti anni
lOpera parrocchiale e fu merito suo la ricostruzione della chiesa, crollata in gran
parte per un terremoto nel 1834.
FONTI E BIBL.: I conti Carpintero feudatari di San Vitale Baganza è uno studio di F.
Botti, alle pagine 181-183 delle sua opera Collecchio, Sala Baganza, Felino e loro
frazioni, Parma, 1961; sulle vicende della villa Carpintero, L. Gambara, Le ville
parmensi, Parma, 1966, 293-295; sulla attività amministrativa di F. Carpintero, P.
Bonardi, Sala Baganza: cronache del passato, Parma, 1969, 180-181 e lindice dei
nomi; per il suo impegno durante il colera del 1836, P. Bonardi, A San Vitale Baganza nel
1836: Uomini nel colera, in Gabbiola, settembre 1980, 7, e Gazzetta di Parma 10 agosto
1980, 15. Nellarchivio parrocchiale di San Vitale sono custodite molte lettere
scritte dal Carpintero allarchitetto Raschi, al direttore dei lavori della chiesa
Cocconcelli, allimpresario Carra, alla Prefettura e alla Curia vescovile. Nella sua
lunga vita fu fedele collaboratore degli arcipreti Gregorio Bianchi, Marco Magnani e
Pietro Ferrari. Il suo atto di morte è registrato nel VI volume degli Atti dei morti.
Vedi inoltre in Per la Val Baganza 6 1984, 81.
CARRA ANTONIO
Parma 19 agosto 1807-Parma 24 ottobre 1877
Figlio di Luigi. Compiuto il corso delle discipline giuridiche nellAteneo di Parma,
a soli venticinque anni venne deputato allinsegnamento delle istituzioni romane e
civili presso lUniversità di Piacenza, poi a Parma ove infine fu fatto Professore
emerito. Dalla cattedra passò ben presto alla magistratura e venne nominato Giudice
(1836) e poi Vice Presidente del Tribunale Civile e Criminale di Piacenza, Procuratore e
quindi Presidente presso il Tribunale di Parma (1850), Presidente della Corte di Appello
(1855) e nel 1858 Consigliere della Suprema Corte di Revisione e membro del Consiglio di
Stato. Appena costituitosi il Regno dItalia, venne dalla nuova amministrazione della
Giustizia nominato Presidente di Sezione presso la Corte dAppello di Casale. Nel
1866 divenne Primo Presidente della Corte dAppello di Ancona e nel 1876 di quella di
Firenze. Il 9 settembre 1872 fu nominato Senatore. Al Senato non intervenne assiduamente e
non partecipò ai dibattiti. Già Cavaliere dellOrdine Costantiniano di San Giorgio,
il Governo Italiano lo fece Grande Ufficiale dei Santi Maurizio e Lazzaro e della Corona
dItalia. Per la vasta dottrina, il sentimento del dovere e la dignità austera del
proprio ufficio, fu additato come esempio e modello del magistrato. Morì di apoplessia in
Parma, ove si era portato da Firenze a passare le ferie. Il Presidente del Senato,
commemorandolo, citò in suo onore lapotegma di Orazio, che comincia coi versi
iusium ac tenacem propositi virum.
FONTI E BIBL.: Almanacco di Corte dal 1845; T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e Italiano,
due volumi, Roma, 1896 e 1898; Gazzetta di Parma 14 febbraio 1921, 1-2; Senatori
parmigiani, in Gazzetta di Parma 16 ottobre 1924, 3; A. Malatesta, Ministri, deputati,
senatori, 1940, I, 215; F. Rizzi, Professori, 1953, 105-106; Gazzetta di Parma 29 dicembre
1961, 4.
CARRA ANTONIO
Parma 1 luglio 1813-Buenos Aires 16 agosto 1895
Figlio di Filippo e Caterina Borella. Tappezziere, ferì mortalmente il 26 marzo 1854
nella pubblica strada il duca di Parma Carlo di Borbone. Fu riconosciuto dalla ballerina
Fanny Bernacchi, che si trovava alla finestra allorché il Duca fu colpito e dal vice
caporale degli alabardieri Francesco Barantani. Ma essendo riuscito a provare il proprio
alibi e avendo poi i testimoni dichiarato dinanzi al giudice che, sebbene lassassino
del Duca somigliasse molto al Carra, non erano però sicuri che fosse propro lui, dopo
pochi giorni fu rimesso in libertà. Un mese dopo, non credendosi troppo sicuro in Parma,
si recò allestero con laiuto di alcuni amici. A Parigi nel 1857 partecipò,
con Paolo Tibaldi e altri, a una congiura contro Napoleone III, offrendosi di
assassinarlo, ma non seppe guadagnarsi la fiducia dei compagni, che in seguito si
adoperarono per farlo emigrare a Londra. Di là passò a Buenos Aires, dove aprì bottega
da tappezziere. Dopo la rivoluzione del 1859, tornò a Parma ma essendogli stato fatto
capire che la sua presenza non era gradita, tornò a Buenos Aires e quivi rimase fino alla
morte.
FONTI E BIBL.: L. Cappelletti, Un tirannello del secolo XIX (Carlo III di Borbone, duca di
Parma), in Rassegna Nazionale 16 marzo 1906, 218-219; E. Casa, Parma da Maria Luigia
Imperatrice a Vittorio Emanuele II, Parma, Rossi-Ubaldi, 1901; cenno necrologico, in La
Patria degli Italiani di Buenos Ayres, anno III, 17 agosto 1895, 195; G. Sitti, Il
Risorgimento italiano, 1915, 403; Memorie di Paolo Tibaldi, in Il Panaro, riassunte nel
Corriere della Sera 19 luglio 1911; E. Michel, in Dizionario Risorgimento, 2, 1932, 571;
Ercole, Uomini politici, 1941, 308; G. Milani, Dopo il copo di lima a Carlo III, Antonio
Carra spostò le lancette del tempo, in Gazzetta dellEmilia 26 gennaio 1953.
CARRA ANTONIO
Parma 2 maggio 1898-1960
Figlio di Angelo e Clotilde Tanzi. Ereditata dal padre unazienda costruttrice di
ruote per carri, passò poi alla produzione di ruote per carrelli da miniere e nel 1952
trasformò lattività, producendo rimorchi per autotreni, con i quali divenne noto
in Italia e allestero.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 84.
CARRA ARNALDO
Parma 1908-Parma 17 marzo 1965
Fu muratore e poeta. La morte del padre gravò sulle spalle dellallora sedicenne
Carra tutto il peso della famiglia. Mentre lavorava occasionalmente come operaio alla
Gazzetta di Parma, gli fu proposto di sottoporre qualche suo verso allattenzione di
Mario Colombi Guidotti. Qualche tempo dopo il giornale pubblicò le prime poesie del
Carra, aiutandolo così a vincere ogni restante esitazione. Pubblicò tre raccolte
poetiche: Poesie del muratore (La Bodoniana, 1955), Rifoli di vento (La Bodoniana, 1957) e
Fiori di smalto (La Bodoniana, 1962). Ai primi due volumetti non mancarono
linteresse e la lode di critici esigenti e di alta cultura: Francesco Squarcia sul
Raccoglitore, Gian Carlo Artoni su Palatina, Giorgio Cagnoni su La Fiera Letteraria,
Jacopo Bocchialini su La Gazzetta di Parma e su Aurea Parma. Al rispetto per i segni
poetici delle pagine, interessanti per unoriginale esperienza di vita, quei critici
non poterono nascondere una naturale simpatia umana per un uomo che componeva mentalmente
le proprie cose nel freddo delle impalcature e sacrificava i proprii risparmi per
pubblicare in volume (G.C. Artoni, in Parma non più Parma). Quando era impegnato nel
proprio lavoro, lanimo del Carra raccoglieva voci ignote e sommesse corrispondenze
che salivano dalle cose, dagli uomini e dalle stagioni, verso culmini alti, in un
linguaggio non più di piccola cronaca. Curioso della semina o dellafrore dei mosti,
intento alle curiosità dei paesani o al profumo dei forni agresti, vagante sul lento
scorrere di una bicicletta nella dorata solitudine del sole destate o nel quieto
torpore di un autunno mite, il Carra poteva sembrare uno come tutti gli altri. Ma alla
sera, sulla tavola di cucina, ricreava sui fogli la meraviglia delle voci rapite alla
campagna, lansia e le attese sue e di tutti. Nella vita pratica, il Carra riconobbe
di non aver saputo farsi strada, ma trovò la consolazione della poesia: Sono poeta lieta
ogni strada mi porta verso la bellezza. Fu per lui un momento di vera gioia quando nel
1963 gli venne assegnato il premio Angiol dOr per arte e cultura, riconoscimento che
la rivista Parma nel mondo aveva istituito per segnalare, in diversi campi, persone legate
alle tradizioni parmigiane, alla gente, al lavoro, al vivere di ogni giorno. La
motivazione dice: Pur vivendo al di fuori della letteratura ufficiale e dun
qualsiasi ambiente di cultura, ha saputo arricchire la sua innata sensibilità artistica
con apporti che vanno dalla profonda umanità dei narratori russi dellOttocento alla
vigoria del Carducci, a Garcia Lorca, ai poeti contemporanei. Le suggestioni della sua
pagina si racchiudono nellorizzonte della vita parmense, tra gli argini dei
torrenti, lungo le strade agresti, tra le case dei borghi dove la vita è duramente e
sinceramente vissuta. Fu amico fraterno del poeta dialettale Luigi Vicini. Dopo la morte
del Carra, gli amici pubblicarono la raccolta postuma Oltre la vita (1977). La Gazzetta di
Parma gli dedicò unintera terza pagina nel decimo anniversario della scomparsa.
FONTI E BIBL.: J. Bocchialini, Le poesie del muratore, in Aurea Parma 41 1957, 61-62; C.
Drapkind, Festa e tristezza di Carra, il poeta-muratore solitario, in Gazzetta di Parma 24
dicembre 1964; È morto Arnaldo Carra, il poeta-muratore, in Gazzetta di Parma 18 marzo
1965; Umanità di Arnaldo Carra, in Gazzetta di Parma 17 aprile 1965; F. da Mareto,
Bibliografia, II, 1974, 213; Malacoda 3 1985, 23-26.
CARRA CESARE
Ferriere 1669
Il 26 ottobre 1669 fu eletto Commissario Podestà delle Ferriere.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
CARRA CLAUDIO
Parma 1937-1997
Si laureò in economia e commercio ed entrò alle Tranvie elettriche parmensi come capo
servizio. Nel 1964 fu direttore desercizio e poi direttore delle Tranvie elettriche
parmensi. Si occupò del passaggio al pubblico dei servizi di trasporto nel Parmense,
incorporando le aziende Lombatti di Fornovo, Carpani della Val Taro, Ferrari di
Salsomaggiore, Sorit, Torelli, Scapuzzi e Zatelli di Parma. Nel 1975 fu nel Comitato
consultivo federale della Federtrasporti. Tenne corsi di economia e politica dei trasporti
allUniversità di Parma.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 84.
CARRA COSTANTINO
Parma 12 agosto 1913-Saracin 23 agosto 1937
Figlio di Paolo e Italina Volpi. Arruolatosi come legionario (camicia nera nell80ª
Legione Duca Alessandro Farnese, 738ª Bandera Ardita) per combattere in Spagna, trovò
morte gloriosa nei pressi di Santander. Alla sua memoria, esempio di generoso altruismo,
venne concessa la medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione:
Sebbene addolorato dalla recente perdita del fratello, rinunciava di essere assegnato ai
servizi di retrovia. Nel combattimento del giorno 23 per la conquista di Saracin come nei
precedenti, fu sempre primo e di esempio costante ai camerati, per entusiasmo e coraggio.
Il suo generoso slancio veniva stroncato da una mortale ferita. Dopo aver tentato invano
di proseguire nellazione, prima di spirare rivolgeva il suo ultimo pensiero alla
Patria lontana ed esortava i camerati ad andare avanti.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Legionari in Spagna, 1940, 103; Decorati al valore, 1964, 79-80;
F. Morini, Parma in camicia nera, 1987, 181.
CARRA CRISTOFORO
Parma seconda metà del XVIII secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VIII,
76.
CARRA FELICE
Basilicanova 1700
Fu teologo ducale di Parma e nellanno 1700 arciprete di Basilicanova.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
CARRA GAETANO
Parma 5 settembre 1812-1883
Figlio di Luigi e Gioseffa Mazzari Fulcini. Fu magistrato e consigliere alla Camera dei
Conti.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, 1988, 129.
CARRA GIACOMO
Parma 1795
Il 30 gennaio 1795 ottenne patente di capitano in ritiro.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
CARRÀ GIAMBATTISTA, vedi CARRA GIOVANNI BATTISTA
CARRA GIOVANNI BATTISTA
Parma 1597/1607
Detto Bissone, scultore. A Piacenza nella chiesa di Santa Maria di Campagna fece un
pavimento in marmo. A Parma, con Simone Moschino da Orvieto, il portale della Cittadella
(stemma di Alessandro Farnese, busti e mascheroni) e nella facciata di San Giovanni
Evangelista le statue dei Santi abati benedettini che si trovano nelle nicchie
(1604-1607). Nella Cattedrale di Piacenza realizzò laltare della Madonna del
Popolo, con diverse figure, poi tolte.
FONTI E BIBL.: A.M. Bessone, Scultori e architetti, 1947, 131; M. Pellegri, Boudard
statuario, 1976, 26.
CARRÀ GIOVANNI BATTISTA, vedi CARRA GIOVANNI BATTISTA
CARRA GIUSEPPE
Parma 12 ottobre 1731-Parma 27 settembre 1806
Frate cappuccino, fu predicatore zelante e fruttuoso. Compì a Guastalla la vestizione (3
luglio 1752) e la professione solenne (3 luglio 1753).
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 555.
CARRA GIUSEPPE
Parma 11 febbraio 1766-Parma 31 maggio 1841
Nacque da Girolamo e da Giovanna Carletti. Nessun documento prova con certezza la sua
parentela con lo scultore Giovanni Battista Carra, anche se linclinazione e la
passione che il Carra dimostrò ancora fanciullo per larte potrebbero far pensare a
una tradizione familiare. Fu ammesso nella scuola di disegno della Regia Accademia
parmense dove fu allievo di G. Sbravati e G. Callani. Diede ben presto prova delle sue
capacità vincendo nel 1787 il concorso di composizione bandito dallAccademia con un
bassorilievo di gusto classicheggiante, con Minerva, Plutone, Mercurio armanti Perseo
prima del combattimento con Medusa (conservato nel Museo dellIstituto darte).
Acquistò fama di corretto modellatore. Testimonianza di ciò sono alcune caricature (di
proprietà privata), in terracotta colorata a imitazione di Sbravati, e la decorazione con
statue di terracotta e ornamenti in stucco della grande sala di Palazzo Marchi in Parma.
Altre opere giovanili sono le statue che ornano lo scalone di marmo del palazzo del
cavaliere Giacomo Poldi e la statua raffigurante il Correggio già nella Pinacoteca di
Parma e ora nella Piazza Garibaldi. Nel 1821 eseguì per la chiesa del San Sepolcro in
Parma quattordici tavole in marmo ad altorilievo con la Via Crucis. Scolpì pure per
loratorio di Santa Brigida in Parma una statua della Beata Vergine del Rosario. Il
Carra ammirò incondizionatamente larte del Canova che egli cercò sempre di
imitare. Tuttavia, non essendo mai uscito da Parma, dove occupava la cattedra di disegno
allAccademia di Belle Arti, rimase sempre condizionato dalla maniera non del tutto
pura della scuola locale. La sua aspirazione alla realizzazione di opere più solenni e
importanti fu finalmente soddisfatta quando ricevette lincarico di eseguire quattro
statue in marmo da porre ai capi del ponte sul Taro. Conscio delle proprie possibilità e
desideroso di acquistarsi fama di valente scultore, egli si dedicò per sei anni a quella
impresa. Dirozzò da solo il marmo e modellò con bravura quattro colossi raffiguranti i
quattro fiumi principali della provincia di Parma: la Parma, il Taro, lEnza e lo
Stirone. Sono figure umane distese su un fianco col busto eretto e appoggiate a un vaso da
cui sgorga lacqua, misurano 2,74 metri e nonostante la mole sono eleganti e
armoniose nelle forme. Lopera fu molto apprezzata e lodata già ai tempi suoi (B.
Corsini gli dedicò una Oda a stampa, Parma, 1828) e la duchessa Maria Luigia
dAustria si recò ad ammirarla e fece assegnare in premio una somma ragguardevole al
Carra. Questi si riconfermò scultore capace e sicuro ritraendo il celebre orientalista
G.B. Rossi in un busto che riprodusse tre volte: due per Parma e una per Torino. È
attribuita a lui anche una Deposizione, nella cappella dei Caduti del Duomo di Parma.
FONTI E BIBL.: Parma, Museo di antichità: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie
artistiche di Parma, anni 1801-1850, ms.; Sculture, in Gazzetta di Parma 16 aprile 1828;
E. Scarabelli, Necrologio, in Il Facchino 14 agosto 1841; G.B. Janelli, Dizionario
biografico dei parmigiani illustri, Genova, 1877, 97; N. Pelicelli, Guida di Parma, Parma,
1906, 149, 202; G. Copertini, Gli antichi concorsi per il bassorilievo di composizione
della Regia Accademia parmense, in Aurea Parma XIV 1930, 228; U. Thieme-F. Becker,
Künstler-Lexicon, V, 54; C. Schluderer, in Dizionario biografico degli Italiani, XX,
1977, 618-619.
CARRA GIUSEPPE
Parma 13 febbraio 1882-Parma 19 febbraio 1917
Inizialmente commesso fotografo presso Alfredo Zambini, nellagosto 1903 conobbe
Luigi Vaghi, assieme al quale il 3 ottobre 1903 si mise in società e aprì uno studio
fotografico in Strada Garibaldi 103. L8 aprile 1904 ricevette una lettera di
ringraziamento da Vittorio Emanuele III di Savoja per la riproduzione di un busto di
Umberto di Savoja collocato nel Palazzo delle Poste. Nellottobre 1908 si sposò con
Corinna Frigeri. Fu eccellente operatore e ritoccatore fotografico. Prese parte alla prima
guerra mondiale. Morì ad appena 35 anni, presso lospedale militare ricavato nella
scuola Pietro Cocconi di Parma.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 220-221.
CARRA ICILIO
Parma 27 settembre 1886-Monte Santo 23 maggio 1917
Figlio di Ernesto e Medina Alfieri. Impiegato. Fu capitano nell11° Battaglione del
10° Reggimento Bersaglieri Ciclisti. Fu decorato di due medaglie dargento al valor
militare, la seconda delle quali alla memoria, con la seguente motivazione: Slanciatosi
allattacco di una forte posizione nemica, guidava i suoi uomini con perizia e con
calma, catturando prigionieri. Raggiunta la trincea avversaria vi si manteneva saldamente
sotto un furioso bombardamento, dando a tutti bellesempio di nobile entusiasmo e di
belle virtù militari, finché veniva colpito a morte.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 4 luglio 1917 e 11 febbraio 1918; Giovane Montagna 18
agosto 1917; G. Sitti, Caduti e decorati, 1919, 64; Decorati al valore, 1964, 80.
CARRA LUIGI
Parma 1766-Parma 22 febbraio 1849
Figlio di Giovanni Battista. Nato da famiglia di nobiltà patrizia, fu uno dei tre addetti
a ispezionare la pubblica amministrazione. Espertissimo in matematica, occupò molti
uffici dello Stato e meritò la stima e gli encomi del duca Carlo Lodovico di Borbone.
Sposò Giuseppa Mazzari Fulcini.
FONTI E BIBL.: Epigrafi della Cattedrale, 1988, 105.
CARRA LUIGI
Parma 1905-post 1937
Figlio di Emilio e di Palmira Cocchi. Fu camicia nera nella Bandera Leone, decorato di
medaglia di bronzo al valor militare con la seguente motivazione: Durante unazione
per la conquista di una posizione avversaria, scorto un compagno ferito, che si trovava
esposto alla fucileria del nemico, lo portava in salvo. Mentre rientrava al suo posto,
veniva a sua volta ferito, rifiutava di farsi portare al posto di medicazione, rimanendo
fino al termine del combattimento (Settore di Brihuega, 14 marzo 1937).
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Eroismo dei legionari, 1940.
CARRA WALTER
Parma 30 ottobre 1909-Parma 18 settembre 1967
Figlio di Giuseppe e di Corinna Frigeri. Alla morte del padre, col fratello William aprì
nel 1934 uno studio fotografico in Piazzale Cervi 17, con una succursale a Fontanellato,
in casa Cozzani. Il Carra imparò il mestiere nello studio Ruozi prima e in quello di
Montacchini poi. Inizialmente fece soprattutto foto per le tessere, poi anche fotografie
di attualità e servizi sportivi. Seguì particolarmente la squadra di calcio del Parma,
forse perché coinvolto dal cognato Dino Paini, ala sinistra di quella formazione
sportiva. Non si tratta ancora di immagini in azione: il Carra si limitò a riprendere le
squadre schierate prima della gara. Fu operatore ma eccelse in particolare nel ritocco.
Dedicò prevalentemente la sua opera alle corse in moto e in auto, ai matrimoni, ai
funerali, alle gite sociali della Barilla e del Centro Contabile. La Gazzetta di Parma e
Calcio e Ciclismo Illustrato acquistarono le sue fotografie sportive. Persino alcune
prostitute della zona (Borghi Tasso, Valla, San Silvestro, Stallatici) diventarono clienti
del suo studio. Il Carra si affermò come fotografo popolare, attento alla vita spicciola
della gente, di cui ritrasse soprattutto le ore spensierate. Negli anni Cinquanta seguì
la Mille Miglia e riprese tutti i concorrenti della Parma-Poggio di Berceto, sia alla
partenza che sulle scale di Piantonia.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 240-241.
CARRA WILLIAM
Parma 11 gennaio 1911-Parma 29 gennaio 1987
Figlio di Giuseppe e di Corinna Frigeri. Assieme al fratello Walter, il Carra aprì nel
1934 lo studio fotografico di Piazzale Cervi 17 a Parma, con una succursale a Fontanellato
in casa Cozzani. Poterono farlo grazie alla vendita di una casa acquistata dal padre
durante il periodo di lavoro con Vaghi: la vedova di Giuseppe fornì ai figli i mezzi
finanziari per mettersi in proprio. Il Carra imparò il mestiere nello studio dei fratelli
Zambini di Strada Vittorio Emanuele. I Carra lavorarono sodo, soprattutto con le tessere,
ma fecero anche fotografie di attualità e servizi sportivi. Seguirono particolarmente la
squadra di calcio del Parma, probabilmente coinvolti dal cognato calciatore Dino Paini,
ala sinistra della squadra crociata. Non si tratta ancora di immagini in azione: si
limitarono a riprendere le squadre schierate prima della gara. I due fratelli dedicarono
prevalentemente la loro opera alle corse in moto e in auto, ai matrimoni, ai funerali e
alle gite sociali della Barilla e del Centro Contabile. La Gazzetta di Parma e Calcio e
Ciclismo Illustrato acquistarono le loro fotografie sportive. Persino alcune prostitute
della zona (Borgo Tasso, Borgo Valla, Borgo San Silvestro, Borgo Stallatici) diventarono
clienti dello studio: limmagine ottenuta serviva per farsi pubblicità e presentarsi
alle conduttrici di altre case di tolleranza. Progressivamente i Carra si affermarono come
fotografi popolari, attenti alla vita spicciola della gente, di cui ritrassero soprattutto
le ore spensierate. Negli anni Cinquanta la Foto F.lli Carra seguì la Mille Miglia e
riprese tutti i concorrenti della Parma-Poggio di Berceto sia alla partenza che sulle
scale di Piantonia (il formato 18x24 costava 500 lire e il 13x18 300 lire) inviando loro
un provino per leventuale ordinazione. Alla morte di Walter, il Carra chiamò con
sé laltro figlio Dino (Claudio, che già lavorava in studio dal 1954, ricevette
compiti di maggiore responsabilità). Il Carra si ritirò dallazienda nel 1974.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 240-241.
CARRAGLIA CARLO
Parma 3 luglio 1895-Mogadiscio Modum 12 febbraio 1941
Studente in medicina, scoppiata nel 1915 la guerra contro lAustria-Ungheria e
chiamato alle armi, benché avesse conseguito labilitazione ad aspirante ufficiale
medico, optò per larma di artiglieria. Frequentato un corso allievi ufficiali, fu
nominato aspirante Sottotenente di complemento nel 1916, Sottotenente nello stesso anno e
Tenente nellanno successivo. Combatté nel 28° Reggimento Artiglieria da Campagna
sul fronte alpino, comportandosi da valoroso e meritando una medaglia di bronzo al valor
militare. Dopo la guerra ottenne il trasferimento nel ruolo degli ufficiali in servizio
permanente effettivo e prestò servizio nel 21° Reggimento Artiglieria da Campagna sino a
quando, promosso Capitano nel 1928, fu ammesso alla Scuola di Guerra ove frequentò il
58° corso. Compiuto lesperimento per il servizio di Stato Maggiore nel Comando
della Divisione di Torino, chiese e ottenne di essere destinato in Somalia, dove giunse
nel giugno 1933. Comandò per due anni una batteria camellata arabo-somala. Trasferito nel
Corpo di Stato Maggiore, fu poi nel Comando Forze Armate della Somalia. Durante la guerra
italo-etiopica, assolse incarichi importanti, quale quello di capo di Stato Maggiore di
colonne operanti, prese parte ad ardite ricognizioni meritando una medaglia di bronzo al
valor militare, ebbe le funzioni di capo di Stato Maggiore del Comando Tattico delle
Truppe in operazioni di grande polizia coloniale per loccupazione degli Arussi e del
Bale e quelle di capo di Stato Maggiore del Comando Truppe dellHarar. La motivazione
della concessione della medaglia di bronzo fu la seguente: Capo di S.M. di una colonna
operante, in ripetute ed ardite ricognizioni intese a raccogliere dati e notizie di
importanza capitale, ai fini delle operazioni, vi dava prova di coraggio personale e
sprezzo del pericolo: qualità brillantemente confermate nei successivi combattimenti
vittoriosi, sostenuti dalla colonna nella sua avanzata (Daua Parma, 12 gennaio-12 febbraio
1936). Promosso Maggiore, venne trasferito, nel maggio 1938, al XIII gruppo coloniale
assumendone il comando. Vi rimase sino al gennaio 1940 allorché fu richiamato al Comando
Truppe dellHarar in servizio di Stato Maggiore. Un incidente automobilistico troncò
la vita del Carraglia, mentre si trasferiva da Mogadiscio a Modum. Poco dopo la sua morte,
ne venne sanzionata la promozione a Tenente Colonnello con anzianità 30 giugno 1940.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Eroismo dei legionari, 1940; Ufficiali di Stato Maggiore, 1954,
264-265; Gazzetta di Parma 18 giugno 1968.
CARRAGLIA GUGLIELMO
aprile/dicembre 1806-Parma 3 marzo 1880
Dopo aver conseguito la laurea, svolse a lungo la professione di notaio. Fu deputato
allassemblea dei rappresentanti del popolo di Parma e Piacenza per il Collegio di
Zibello (settembre 1859). Fu in ottimi rapporti con la famiglia Sanvitale.
FONTI E BIBL.: A. Massa, in G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880,
56-57; Assemblee del Risorgimento: Parma, Roma, 1911; Ercole, Uomini Politici, 1941, 309.
CARRARA ALDO
Parma 10 dicembre 1899-Torino 11 ottobre 1963
Figlio di Paolo Emilio e Luisa Barbacini. Contrabbassista, fu allievo del Conservatorio di
musica Arrigo Boito di Parma dove si diplomò nel 1925. Appartenne allorchestra
stabile sinfonica della Rai di Torino, della quale entrò a far parte nel dicembre del
1940 per i suoi particolari meriti musicali. Il Carrara fu allievo, nei primi anni di
scuola al Conservatorio, del maestro Vito Allegri, noto contrabbassista, e successivamente
del maestro Rattiglia. Diplomatosi a pieni voti, il Carrara cominciò la sua carriera
professionale facendo parte dellorchestra del Teatro
Regio di Parma, per poi impegnarsi in importanti scritture in teatri della
Svizzera, al Cairo, al Massimo di Palermo, alla Scala di Milano, a Trieste e a Torino.
Fece parte dellorchestra del Carro di Tespi nelle tournée italiane, fin quando
venne assunto nellOrchestra stabile della Rai di Torino. Per limiti di età, nel
1959 fu posto a riposo.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 18 ottobre 1963, 5.
CARRARA ANGELO
Parma 1776/1786
Fu incisore di punzoni per monete tra il 1781 e il 1786. Pose come segno distintivo una
rosetta.
FONTI E BIBL.: M. Lopez, 1896, 114; Arte a Parma, 1979, 402.
CARRARA ANTONIO
Montechiarugolo 1831
Prese parte attiva ai moti del 1831 e fu per questo inquisito e sottoposto a visita e
sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi, 1937, 155.
CARRARA DAZIO
Busseto 1861-Roma 1927
Sottotenente di artiglieria nel 1882, fu addetto principalmente a laboratori di
precisione. Collocato in congedo (1919), raggiunse nel 1926 il grado di Generale di
brigata.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia Militare, II, 1926, 721.
CARRARA ENRICO
Busseto o Reggio Emilia 25 settembre 1871-Torino 7 gennaio 1958
Compì gli studi a Reggio Emilia e li proseguì a Bologna, conseguendo nel 1895 la laurea
con lode in lettere. Dedicatosi allinsegnamento, fu professore al Ginnasio di Pavia,
poi di Ozieri e infine di Cagliari. Nel 1899 passò allIstituto tecnico di Melfi,
per ritornare tre anni dopo a Cagliari. Promosso alla cattedra di lettere
nellIstituto tecnico di Roma, vi si trattenne per oltre venticinque anni, dal 1902
al 1929, e concluse la sua carriera di dotto insegnante allIstituto superiore del
Piemonte, poi tramutato in facoltà di magistero dellUniversità di Torino, in seno
al quale svolse benemerita attività sino al 1942, data del collocamento a riposo.
Socialista, fu volontario nella guerra 1915-1918. Nel 1924 ottenne, per titoli, la libera
docenza in letteratura italiana e, per il considerevole apporto dato agli studi danteschi
e petrarcheschi, fu annoverato tra i soci ordinari delle accademie dellArcadia,
delle Scienze di Torino e Petrarca di Arezzo. Fu sepolto a Busseto. Lasciò numerose
pubblicazioni di carattere letterario, per lo più sul Petrarca, tra cui, fondamentali, La
poesia pastorale (1909), Storia ed esempi della letteratura italiana, in 7 volumi (1916,
ristampa 1924), Le Rime (La Voce, Firenze, 1924), Vita del Cellini, in 2 volumi (UTET,
Torino, 1926), LArcadia del Sannazzaro (UTET, Torino, 1926, ristampa 1944), Altera
Musa. Dante, Petrarca e i poeti umanisti (Derella, Napoli, 1928), Lettere autobiografiche
(Signorelli, Milano, 1928), Filippo Alfieri (Derella, 1930), I luoghi dellAfrica
(Signorelli, 1930), Le carte Micheli delle traduzioni di M. Leoni (in Parma a Francesco
Petrarca, 9-10 maggio 1934), Foscolo (Vallardi, Milano, 1934), Petrarca (voce per
lEnciclopedia Italiana, 1935), Tasso (Cappelli, Bologna, 1938), Traduzione del
Secretum (Ricciardi, 1955).
FONTI E BIBL.: A Ghidiglia Quintavalle, Enrico Carrara, in Aurea Parma 1 1958, 57-58; D.
Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 93-94; F. da Mareto, Bibliografia, II,
1974, 213.
CARRARA LINO
Busseto 21 febbraio 1869-Busseto 12 ottobre 1955
Figlio di Angiolo, notaio di Verdi, iniziò gli studi a Busseto e li continuò a Parma,
conseguendo la laurea in giurisprudenza. Per alcuni anni fece pratica nello studio
paterno. Si dette poi alla libera attività professionale, dedicandosi in pari tempo alla
vita politica quale esponente dellAssociazione agraria. Dal 1907 prese parte alla
lotta politico-sindacale di quellagitato periodo ed ebbe parte considerevole nello
sciopero agrario del 1908, che paralizzò il lavoro nelle campagne del Parmense ed ebbe
notevoli ripercussioni nelleconomia agricola della provincia. Per due volte proposto
alla candidatura di deputato al parlamento per il suo partito, senza però riuscire
eletto, nel 1913 assunse la carica di Sindaco di Busseto contemporaneamente a quella di
direttore de Il Resto del Carlino, dopo esserne stato consigliere delegato. Fu tra i
direttori dei più importanti giornali nazionali invitati in Germania, poco prima dello
scoppio della guerra 1915-1918, a visitare il fronte perché si rendessero personalmente
conto della potenza dellapparato militare e industriale tedesco. Ma per nulla
impressionato dal funzionamento della macchina bellica germanica e dal grado di
preparazione raggiunto dallesercito del Kronprinz, al suo rientro in patria si
schierò con gli interventisti e nel 1915, dopo aver combattuto dalle colonne del giornale
che dirigeva la sua battaglia, lasciò la penna per il fucile e partì per il fronte col
grado di Maggiore. Terminate le ostilità, rientrò a Busseto, estraniandosi, per la
mutata situazione, dalla vita politica locale, cui aveva dato il contributo di una solerte
attività volta al prestigio della città, promuovendo tra laltro le grandiose
manifestazioni del centenario verdiano, illustrate dalla partecipazione di Arturo
Toscanini e di altre eminenti personalità del mondo artistico e culturale. Soltanto molti
anni dopo, nel 1948, ormai ottuagenario, si arrese alle pressioni dei suoi amici liberali
e accettò la candidatura a senatore nel Blocco nazionale, pur sapendo di andare incontro
a unaltra sicura sconfitta. Dedicatosi dopo la prima guerra mondiale quasi
esclusivamente allattività professionale di avvocato, continuò tuttavia a
interessarsi vivamente delle cose bussetane, dando a ogni iniziativa civica il proprio
contributo.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 43-44; D. Soresina, Enciclopedia
diocesana fidentina, 1961, 94-95.
CARRARA MARIA, vedi VERDI MARIA
CARRARI GIROLAMO
Parma 1553
Fu poeta latino. Nellopera Musarum Viridarium Vaselli Venturini (Papiae, 1553) vi
sono due epigrammi ad Hieron. Carrarium
Parmen. Clariss. Poetam. Il secondo dei quali così si esprime: Est hic Hieronymus
vates, cui maxima Pallas, Mercurius, Mavors, Phbus, Apollo favent. Ingenio fultus,
sapiens quia vilia novit, Clica complexus, terrea vana fugit. O te felicem: cum
scandes culmina Olympi, Sydera tunc cernes cuncta subesse tibi.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827,
651-652.
CARREGA FRANCESCO
Firenze 6 ottobre 1850-Roma 23 aprile 1923
Marchese e principe di Lucedio. Acquistò, verso il 1880, la tenuta boscosa che sta tra
Collecchio, Sala Baganza e Talignano, con le annesse ville del Ferlaro e del Casino
de Boschi, già residenze della duchessa Maria Luigia dAustria e del conte di
Neipperg. Abilissimo coltivatore, riuscì a far crescere i pini tra i terreni calcarei di
Maiatico e immise nei suoi parchi numerose piante esotiche (tra le quali le ninfee e i
fior di loto nei laghetti presso il Casino de Boschi) e pregiata selvaggina
(soprattutto lepri, fagiani, pernici e caprioli). Fu consigliere comunale di Sala Baganza
dal 1885 al 22 marzo 1914 e dal 19 ottobre 1920 fino al 1925. Varie volte sovvenne il
Comune in difficoltà, come se il Carrega sentisse la pubblica amministrazione alla
stregua di unazienda cui partecipare con rischio economico personale diretto. Fu
invece inflessibile di fronte alle rivendicazioni sindacali: fu lunico proprietario
terriero di Sala Baganza a non firmare i patti strappati agli agrari dalla Camera del
Lavoro nel maggio 1907 e fermo fu anche nel sostenere pecuniariamente lAgraria
durante lo sciopero agricolo del 1908. Il terremoto di Avezzano, con circa trentamila
morti, nel gennaio del 1915, mise in risalto la disponibilità del Carrega che ogni giorno
parte da Roma in macchina per portare derrate, coperte e vestiti. Le donne della famiglia
curano i feriti negli ospedali. Han fatto costruire dei baraccamenti a loro spese per
ospitare 150 persone. Per alleviare le miserie accentuate dalla guerra mondiale si
costituì a Sala Baganza un Comitato di preparazione ed assistenza civile a cui giunse
pronta lofferta vistosissima del Carrega insieme a quella dellonorevole
Giuseppe Micheli (10 giugno 1915). Il Carrega si impegnò a versare 100 lire al mese per
tutta la durata della guerra e a mantenere, ospiti dellAsilo, i figli dei richiamati
alle armi: a tutto il 30 giugno 1918 vennero distribuite 66942 razioni di minestra. Ma ci
fu anche chi, calcando la mano sui divieti che respingevano dai boschi i salesi, trovò
forti motivi per tentare di sgretolare la fama di pubblico benefattore che il Carrega si
era costruita: Ma dà tanto lavoro alla povera gente, il Principe!, dicono alcuni. Già:
è appunto sul lavoro degli altri che si basa la sua ricchezza. Ah! che principe moderno e
generoso. La sua immensa tenuta di Sala, salvo un frammento di strada comunale che la
traversa, è rinchiusa da reticolati e cancelli. Hanno messo i catenacci alla natura. Non
si passa di lì. Principe, passeremo! Questa minaccia apparve nel 1920 sulle colonne de
LInternazionale ma doveva essere già nellaria da tempo, come testimonia il
langhiranese, segretario comunale a Collecchio, Domenico Galaverna, quando nel 1899 mette
in bocca a un anarchico di Sala Bassa questo programma: Fra pocch giorn a s la
godremma Za che tutt a spartiremma. Vigni, bosch, palazz, possion A narema tutt un
toch pron E anca ti se a tè dla lega A tarè un bosch ed Carrega. Socio
dellAssociazione Agraria Parmense, fu per quattordici anni (sin dalla fondazione)
lautorevole Presidente della Banca dellAssociazione Agraria Parmense, di cui
seguì le vicende con grande zelo. Fu per molti anni consigliere provinciale (dal 1895 al
1902). Nel dicembre del 1915 fu nominato Presidente Delegato dal Comitato Centrale della
Croce Rossa. Non vi fu idea o iniziativa economica che non trovasse nel Carrega appoggio
morale e finanziario. Basterebbe accennare ai numerosi lavori che egli fece eseguire nei
suoi vasti tenimenti (come i laghi artificiali a scopo di irrigazione) per impiegare il
maggior numero possibile di mano dopera, altrimenti disoccupata. Numerosissime
furono le iniziative economiche della Banca Agraria (magazzini generali di deposito,
magazzini frigoriferi) e importanti furono pure le benemerenze patriottiche e benefiche
della Banca stessa. Come Presidente del Comitato della Croce Rossa, il Carrega si
acquistò larghe benemerenze. LOspedale Territoriale di Parma per suo desiderio e
contributo divenne in breve uno dei migliori di tutti quelli della Croce Rossa
dItalia, sia per i servizi sanitari moderni, sia per tutto quello che riguardava
lassistenza morale e materiale dei feriti e degli ammalati. Quasi giornalmente il
Carrega, che durante il periodo di guerra rimase sempre nella sua villa, al Casino dei
Boschi, si recava allOspedale della Croce Rossa per sorvegliare che tutto procedesse
per il meglio: provvide per procurare sollievo ai degenti, per dare maggior quantità o
miglioramento di vitto, soccorrendo i più bisognosi e le loro famiglie. Per le sue
numerose benemerenze, fu nominato Presidente Onorario del Comitato di Parma e fu insignito
della grande medaglia dargento per i benemeriti della Croce Rossa Italiana. Il
Carrega fu inoltre componente della Commissione Teatrale di Parma nella stagione di
Carnevale 1887-1888.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 25 gennaio 1960;
Per la Val Baganza 6 1984, 90-95; Dietro il sipario, 1986, 273.
CARREGA FRANCO, vedi CARREGA FRANCESCO
CARREGA GIOVANNI BATTISTA
Parma 1686-Parma 1747
Fu banchiere e senatore. Importante per la storia delleconomia e del commercio
parmigiani, il Banco Carrega appare nelle prime lettere di credito a stampa il 3 maggio
1699. Il Carrega il 5 maggio 1723 prestò 10640 scudi doro a Francesco Farnese, duca
di Parma, con frutto annuo del cinque per cento e debito da estinguersi in dieci anni.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 86.
CARREGA GIOVANNI
BATTISTA
Parma 1760-1827
Marchese e senatore, ricoprì numerose e importanti cariche pubbliche e fu assai
considerato dai re Vittorio Emanuele I e Carlo Felice di Savoja, più volte ospitati nel
suo palazzo. Cavaliere dellOrdine supremo dellAnnunciata e cugino del Re, fu
gran conservatore dei beni della Corona.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 86.
CARREGA BARTOLINI FRANCO, vedi CARREGA BERTOLINI PIER FRANCO
CARREGA BERTOLINI PIER
FRANCO
Roma 2 marzo 1917-Sghifet el Adem 23 novembre 1941
Figlio di Giacomo. Risiedette a Collecchio. Sottotenente di complemento del 5°
Battaglione Carri Leggeri, morì in seguito a esplosione del proprio carro, colpito da
cannoncino anticarro. Fu decorato di medaglia dargento al valore militare con questa
motivazione: Ufficiale dotato di alto senso del dovere, animatore e trascinatore, aveva
fuso gli animi del suo plotone in un unico blocco di fede ed entusiasmo che continuamente
rendeva più saldo con la sua parola serena e incitatrice. Pur potendo ottenere il
rimpatrio, mostrava alto senso di attaccamento al reparto preferendo rimanere al suo posto
di combattimento. Saputo che il suo battaglione doveva compiere unazione rischiosa
contro fanterie e mezzi corazzati nemici preponderanti, insisteva per intervenire, e,
montato sopra un carro non suo, partiva soddisfatto. Giunto a ridosso delle formazioni
nemiche sfidando lintenso fuoco di armi anticarro e automatiche, spingeva il suo
carro contro il nemico incitando di continuo il suo mitragliere a far fuoco sugli
obiettivi più prossimi, dirigendovi il carro a sportelli aperti e sparando egli stesso
con una terza arma sistematavi con mezzi di fortuna. Un proiettile anticarro lo colpiva
alla testa, troncando nel pieno adempimento del dovere una vita nobilmente vissuta.
(Fronte di Tobruk, 23 novembre 1941). Le sue spoglie, già nel Cimitero divisionale Trento
a Sghifet el Batruma, quindi nel Sacrario militare di Tripoli, vennero trasferite nel
Sacrario dOltremare di Bari nel 1972.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964; Per la Val Baganza 6 1984, 97; La guerra a
Collecchio, 1995, 215-216.
CARRERAS ENRICO
Parma 22 febbraio 1854-Parma 12 aprile 1942
Frequentò regolarmente dalletà di otto anni il Conservatorio di Musica A. Boito di
Parma, conseguendo alletà di diciotto anni, unitamente al diploma di cultura
generale, quello di Maestrino e di Professore solista di trombone. Studiò armonia alla
Regia Scuola di musica di Parma dal 1876 al 1880 e fu anche maestrino di armonia per
lanno scolastico 1879-1880. Lasciò la scuola prima del diploma per entrare come
insegnante di solfeggio nella Scuola comunale di strumenti a fiato della banda.
Successivamente passò a insegnarvi trombone e congeneri. Fu vicedirettore della banda e
con essa vinse i primi tre premi (pezzo obbligato, pezzo prescelto e pezzo a prima vista)
al concorso dellEsposizione di Milano del 1906. Si distinse anche a Londra (Covent
Garden) nel 1889 e a Parigi. Quando la banda comunale fu sciolta nel 1911, divenne
direttore di altre bande che sorsero a Parma, quali la Paër e la Corridoni. Suonò spesso
come primo trombone in orchestre dirette da maestri quali Toscanini, che, si dice, egli
aveva avviato agli studi della musica e preparato per lesame di ammissione per la
Regia Scuola di musica, Campanini e Faccio. In seguito istituì la Scuola Musicale
Giuseppe Garibaldi, poi Scuola Comunale, chegli diresse per oltre quarantanni
e dalla quale uscirono molti apprezzati professori dorchestra. Nel 1888 fondò la
Società Orchestrale che raccoglieva gli strumentisti di Parma e della quale fu segretario
fino al 1928. Questa Società fu fonte di creazione di orchestre che si allestivano in
Italia e allestero. Fu compositore e trascrittore di musiche per banda.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 46; B. Molossi, Dizionario Biografico,
1957, 44; Al Pont ad Mez 2/3 1975, 56-57; Banda della Guardia Nazionale, 1993, 90.
CARREROS ENRICO, vedi CARRERAS ENRICO
CARRETTA ALFREDO
Parma 1916-Bir el Wichs 25 giugno 1942
Figlio di Giuseppe. Caporale del 132° Reggimento Artiglieria Ariete, fu decorato di
medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Aiutante di sanità di
gruppo di artiglieria semovente, chiedeva ripetutamente ed otteneva di far parte degli
equipaggi dei carri per meglio assolvere il compito. Durante un violento attacco
avversario, noncurante del pericolo, usciva dal semovente per portare la sua assistenza a
militare di altra arma gravemente ferito; continuava nella sua umanitaria opera benché la
posizione fosse sottoposta a violenta reazione nemica. Successivamente, durante un furioso
bombardamento aereo, nel vano tentativo di portare aiuto ai commilitoni colpiti da
spezzoni incendiari, incontrava la morte.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1956, Dispensa 23ª, 2558; Decorati al valore, 1964,
80.
CARRETTA ANNA
Parma-13 novembre 1997
La Carretta si trasferì con la famiglia in Brasile dove frequentò specifici corsi
darte, acquisendo, a contatto con la diversa cultura, quel gusto per il colore e
linnovazione creativa che laccompagnò nel tempo. A San Paolo la sua attività
nacque e si sviluppò negli anni Settanta lungo un percorso che la vide diventare
protagonista. Infatti partecipò a importanti esposizioni, alla Pinacoteca di Stato, al
Museo di arte contemporanea, alla XVI e XVII Biennale, con presenze anche nel settore
della mail art. Un lungo curriculum che poi la portò alla Biennale di Parigi, a New York,
a Cuba e a Milano, anche dopo il suo rientro a Parma, nel 1983. Gli anni trascorsi
Oltreoceano la misero a contatto con le correnti e i gruppi più innovativi. Nel 1986
tenne la prima personale a Parma al Centro Steccata: Tavolitorti e paesaggi in papier
maché. Fu poi presente allarte Fiera di Bologna e, con il critico Pierre Restany,
ancora allUniversità di San Paolo in Brasile. Pittrice con occhio attento alle
nuove correnti, soprattutto dopo lapertura della Galleria 4,5x4,5 in Borgo del
Parmigianino a Parma, diede meno spazio alla propria attività per dedicarsi con maggior
impegno alle proposte degli altri artisti. La Galleria, unica nel genere in città, fu
gestita con vivacità e determinazione e fu sempre un preciso punto di riferimento per la
ricerca più avanzata.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 15 novembre 1997, 11.
CARRI CRISTOFORO
Parma seconda metà del XV secolo
Pittore operante nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 120.
CARRI GIOVANNI, vedi COSTOLA GIOVANNI
CARROBI GIOVANNI
Parma 1570/1572
Sacerdote, fu cantore nella chiesa della Steccata in Parma dal 24 novembre 1570
all11 gennaio 1572.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel secolo XVI, 33; N.
Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 21.
CARROCCI BAVERIO
Parma 1515/1527
Pittore attivo a Roma allinizio del XVI secolo. È ricordato dal Vasari nella vita
di Raffaelo Sanzio come aiuto di questi e nella vita di Marcantonio per aver stampato
delle sue incisioni. Da un documento del 1515, dove il Carrocci rappresentò Raffaello in
una vendita, lAmati apprese il nome che il Vasari non aveva dato: Baverio de
Carrocci di Parma. Bertolotti vuole invece che il Carrocci sia di Bologna, valendosi di un
contratto di matrimonio in cui fu testimone Giulio Romano (ma in altra occasione lo dice
anchegli parmigiano). Sicuro è soltanto che il Carrocci fu aiuto, discepolo e amico
di Raffaello e che fu incaricato della vendita delle incisioni tratte dalle sue opere. Fu
uno dei primi editori di incisioni, dato che diede a vari artisti degli incarichi, come
nel 1527 a Perin del Vaga, che era caduto in miseria a causa del sacco di Roma. Non è
nota lattività artistica del Carrocci ma viene citato come pittore nei documenti
che il Bertolotti gli riferisce.
FONTI E BIBL.: U. Thieme-F. Becker, VI, 1912; A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma,
1883, 88; Dizionario Bolaffi pittori, III, 1972, 87; Dizionario enciclopedico pittori e
incisori, 1990, 87.
CARROCCIO BAVERIO, vedi CARROCCI BAVERIO
CARROZZA ALBERTO, vedi CAROZZA ALBERTO
CARROZZI FERDINANDO
Parma 7 febbraio 1776-Parma 6 luglio 1856
Nato da Sebastiano e Rosa Iacobazzi. Appare come cantore (basso) alla Cattedrale di Parma
dal 6 gennaio 1806, giorno dellEpifania, fino alla Festa dellAssunta (15
agosto) del 1853: è detto nel Mandato cantore giubilato. Cantò nel Teatro Ducale di
Parma nel Carnevale del 1808-1809 tutta la stagione, dal 26 dicembre al 4 di febbraio,
nelle opere Oreste di Francesco Morlacchi, La capricciosa corretta di Valentino Fioravanti
e nel Trionfo di Quinto Fabio di Vincenzo Fiodo. E ancora lestate del 1811 nelle
opere I riti dEfeso di G. Farinelli e Gli Orazi e Curiazi di Domenico Cimarosa. Fu
anche maestro dei cori nel Teatro Ducale di Parma dallestate del 1824 al Carnevale
del 1829 e maestro di canto allOrfanotrofio del Carmine, prima ancora che fosse
elevato a Scuola di musica. Furono suoi scolari Domenico Cosselli, celebre baritono, e i
maestri Gualtiero Sanelli e Luigi DallArgine. Scrisse alcune canzoni su parole del
Metastasio, che furono ai suoi tempi assai lodate, e una Messa da coro a 3 voci (1801, ms.
nel fondo musicale di San Liborio a Colorno, partitura e parti). Si unì in matrimonio con
Tersilla Filippini.
FONTI E BIBL.: Archivio della Fabbriceria della Cattedrale di Parma, Mandato dal 1806 al
1853; P. Bettoli, I nostri fasti musicali, Parma, 1875, 42; P.E. Ferrari, Gli Spettacoli,
Parma, 1884, 52, 54, 64; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 249 e 294; G.N. Vetro, Voci
del Ducato, in Gazzetta di Parma 23 maggio 1982, 3.
CARTERON LORENZO, vedi FRAGNI LORENZO
CARTERONE LORENZO, vedi FRAGNI LORENZO
CASA ANTONIO
Ranzano o Parma 1779-Parma 28 giugno 1846
Figlio di Francesco, nacque da modesta famiglia oriunda del paese di Ranzano. Ancor
giovane, fu dedito ai pubblici impieghi (a partire dal 1802, durante loccupazione
francese del Ducato). Successivamente entrò nei vari uffici del costituito Dipartimento
del Taro, salendo fino alla carica di capo della divisione dellInterno e passando
infine nel 1814 nellAmministrazione dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla
devoluti a Maria Luigia dAustria. Nel frattempo egli dovette essersi formato una non
comune cultura, prevalentemente francese e illuminista. Dei suoi studi è testimonianza la
biblioteca da lui lasciata, nella quale, accanto ai classici, si trova una copiosa
raccolta delle opere dei politici ed economisti del tempo, come Montesquieu, Genovesi,
Verri, Gioia, Filangieri. Date le sue doti intellettuali e questa specifica preparazione,
salì rapidamente i gradi della carriera: nel 1818 giunse al grado massimo di ispettore
generale delle finanze dei Ducati. Egli restò però sempre fedele alle idee liberali e
per queste, sempre da lui apertamente professate, e per i contatti avuti con i cospiratori
carbonari, venne ammonito col motu proprio di Maria Luigia in data 3 ottobre 1832. La
scheda segnaletica che lo riguarda, compilata dopo i moti del 1831, recita: Ispettore
generale delle Finanze, membro del Governo provvisorio. Al 14 Aprile trovavasi ricoverato
con altri ad un albergo in Toscana in prossimità di Pontremoli, alla distanza di un
miglio circa. Colà trovavansi anche dei Modenesi. Oltre allesser egli di principi
liberali ed esaltati mostrossi sommamente avverso agli Austriaci. Allora che fu tratto
agli arresti in Parma Monsignor Vescovo di Guastalla, Tedesco di nazione, si portarono da
lui i governanti Linati, San Vitali e Casa. Questultimo apostrofò in modo violento
il Prelato, dicendogli chesso apparteneva a quella genia che in Fiorenzuola erasi
imbrattata le mani nel sangue de buoni cittadini dello Stato. San Vitali in quella
circostanza strascinava per di dietro labito del Prelato, nel senso dimpedire
una risposta violenta e non dar luogo a reazione. Partito il Casa e rimasto San Vitali con
Linati dissero al Vescovo: non ponga mente a quanto dice Casa e lo compatisca e compatisca
noi pure. Siamo cocchieri, i cavalli dei quali hanno rotto il freno sicché a noi resta
solo di gettarci dal cocchio come impotenti a condurli. Riconosciuto nel 1823 appartenere
alla società dei Carbonari. Fu membro del governo rivoluzionario, si rese profugo al
ristabilimento del governo legittimo e perciò era fra coloro che non potevano rientrare
nei Ducati senza assenso Sovrano. Per rescritto poi del 10 Maggio 1832 avendo ottenuta la
grazia di rimpatriare è ritornato a Parma il 16 detto ed ora è sottoposto a precetto
dalto buon governo. È possessore di feudi. Evidentemente il perfetto adempimento
delle sue funzioni e la grande competenza lo salvarono da più gravi provvedimenti. Quanto
alla sua appartenenza al governo provvisorio del febbraio 1831, il figlio Emilio dice che
il Casa fu piuttosto alieno dalle competizioni politiche e perciò non intendeva accettare
lonorifica nomina, alla quale si piegò soltanto per il suo grande amore della
libertà e di fronte alle insistenze fattegli e alla reciproca stima che lo legava ai
colleghi. Del resto il governo provvisorio ebbe brevissima durata, e Maria Luigia fu
ricondotta sul trono dalle baionette austriache. Il Casa rimase fino allultimo al
suo posto e si pose in salvo fuori dallo Stato solo allentrata in Parma delle forze
imperiali. Cercò quindi scampo nottetempo oltre lAppennino riparando in Toscana e
poi in Corsica, per ridursi più tardi in confino a Bologna. È noto però che la
repressione per gli avvenuti moti rivoluzionari fu sostanzialmente mite e clemente, così
che dopo alcuni anni il Casa potè ritornare a Parma, e più tardi anche liquidare la
pensione per il perduto impiego. Sposò nel 1813 Laura Landi, fiorentina, che morì nel
1838. Da essa ebbe il figlio Emilio. Si formò una modesta agiatezza e acquistò in
Antognano, presso Parma, un fondo con la casa domenicale.
FONTI E BIBL.: E. Casa, I moti rivoluzionari accaduti in Parma nel 1831, Parma,
Ferrari, 1895 44; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 403; O. Masnovo, Patrioti del
1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 155; G. Rizzardi, in Gazzetta di
Parma 6 settembre 1971, 3.
CASA EMILIO
Parma 21 agosto 1819-Antognano 10 dicembre 1904
Figlio di Antonio. Vide i moti insurrezionali del 1831 e prese parte a quelli del
1848 e del 1859. Laureatosi in medicina e chirurgia, intraprese lunghi viaggi e partecipò
a congressi scientifici, procurandosi così loccasione di conoscere uomini insigni
del partito liberale, che gli professarono molta stima ed ebbero con lui grande
confidenza. Frequenti furono i suoi viaggi a Torino e non privi dimportanza per il
Risorgimento nazionale, quantunque egli si dichiarasse un modestissimo operaio e nulla
più. Nel 1848 il Governo provvisorio lo incaricò di acquistare a Modena e a Livorno un
elevato numero di fucili. Nel 1859 incoraggiò e scrisse la minuta dellindirizzo
presentato alla duchessa reggente Luisa Maria dArtois da un gruppo di ufficiali
parmensi, i quali in quel momento solenne, mentre sui campi di battaglia si risolveva la
questione dellindipendenza nazionale, chiesero di venire tolti dallinazione
contraria alla virtù del soldato e del cittadino e da una situazione che al cospetto del
paese e dellItalia intera poteva renderli indegni del posto che occupavano e del
nome dItaliani. Il Casa passò dalla vecchia destra liberale, attraverso il travaso
del cavourrismo, nelle file dei moderati, e fu in tale veste membro di pubbliche
amministrazioni. Grandi furono nel Casa le virtù dellanimo e dellingegno,
sorrette da una educazione severa e da un saggio esercizio. Per rendere completa la sua
attività di cittadino svolta nelle amministrazioni del Comune e della Provincia di Parma,
si applicò con ardore agli studi storici e artistici, resse per lungo tempo con zelo
lufficio di ispettore per la conservazione dei monumenti, fu membro attivo e poi
emerito della Regia Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, e narrò gli
avvenimenti a lui contemporanei in numerose monografie, alcune delle quali rimaste inedite
poiché la morte lo colse mentre preparava ledizione definitiva delle proprie opere.
Per la conoscenza di queste ultime, e particolarmente di quelle che illustrano il
Risorgimento a Parma, valga il seguente elenco: La Cittadella di Parma (in Archivio
Storico per le Province Parmensi, serie I, vol. 3 1894), Missioni diplomatiche
dellavvocato Luigi Bolla e del conte Pier Luigi Politi (in Atti e Memorie delle
Regie Deputazioni di storia Patria dellEmilia, vol. III, parte II), Il Governo
francese negli Stati Parmensi (inedito), Il medico Giovanni Rasori e la cospirazione
militare del 1814 (in Per larte n. 11 1902), Il Governo a Parma di Maria Luigia
dAustria dal 1815 al 1847 (inedito), La seconda moglie di Napoleone I (in Emporium
ottobre 1905), I carbonari Parmigiani e Guastallesi cospiratori nel 1821 e la duchessa
Maria Luigia imperiale (Parma, 1904), I moti rivoluzionari accaduti a Parma nel 1831
(Parma, 1895), Parma da Maria Luigia imperiale a Vittorio Emanuele II (Parma, 1901), Breve
dissertazione intorno al S.A.I. Ordine Costantiniano di S. Giorgio (Parma, 1883),
Commemorazione del conte senatore Girolamo Cantelli (Parma, 1888), Commemorazione del
cavalier Antonio Gallenga (Parma, 1897). Nelle sue monografie storiche il Casa riesamina
fatti e uomini, guidato costantemente dallo studio dei documenti e da un amor patrio che,
per quanto ardente, non è mai fuorviante, anche se non sempre nei suoi scritti egli
riuscì a mantenere quellimparzialità che deve essere dote precipua dello storico.
Per un difetto frequente in chi narra avvenimenti contemporanei, lo spirito di parte gli
fece velo (fu liberale fanatico e anticlericale implacabile) e lo spinse talvolta a
giudizi eccessivamente severi, come, per esempio, contro Mazzini, che egli chiama
deleterio rapubblicano, il quale nessuna efficace azione esercitò a Parma. Il Casa fu
amico e ammiratore di Pietro Giordani.
FONTI E BIBL.: A. Rondani, in Archivio Storico per le Province Parmensi XI 1911,
229-234; G. Sitti, Archivio Comunale di Parma, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1914, 19; F. Ercole, Uomini politici, 1941, 311-312; Dizionario Risorgimento, 2,
1932, 577-578; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 44-45; Aurea Parma 2 1989, 96.
CASA GIUSEPPE
Parma-post 1816
Ne stagione di Fiera del 1798 fu primo oboe nellorchestra del Teatro di
Reggio Emilia, dove ritornò ancora nel 1801 e nella Quaresima del 1807. Il 22 agosto 1800
venne nominato suonatore di oboe in soprannumero nel Reale Concerto di Parma e l11
marzo 1801 con reale rescritto fu ammesso alle funzioni di Corte con la paga degli altri
professori soprannumerari. Nel 1804 fu ascritto alla Accademia Filarmonica di Bologna. Il
13 luglio 1816 chiese di essere ammesso nella Ducale Orchestra di Parma di nuova
formazione. Non fu accolto in quanto nella precedente stagione di primavera aveva lasciato
il teatro nelle ultime recite senza il permesso della direzione (Archivio di Stato di
Parma, Governo provvisorio e Reggenza. Interno, 1816, b. 8).
FONTI E BIBL.: Fabbri e Verti; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CASA GIUSEPPE
San Secondo 1831
Figlio di Francesco e fratello di Antonio. Fu ricevitore delle contribuzioni in San
Secondo. Prese parte attiva ai moti del 1831. Dal Casa e dai suoi figli fu eseguito il
disarmamento dei Dragoni in San Secondo. Non fu inquisito ma sottoposto a visita e
sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 151.
CASA LUIGI
Parma-Parma 28 luglio 1857
Dal 1818 insegnò logica e metafisica allUniversità di Parma. Fu Priore
della facoltà filosofica dellUniversità di Parma (1830) e poi professore emerito.
Viene ricordato nel Calendario di Corte e poi nellAlmanacco di Corte dal 1818 al
1856: svolse dunque quasi quarantanni di insegnamento.
FONTI E BIBL.: F. Rizzi, Clero in cattedra, 1953; Calendario di Corte dal 1818 al
1856; Archivio di Stato di Parma, Filze Università, 591; F. Rizzi, Professori, 1953, 125.
CASA PIETRO ANTONIO, vedi DALLA CASA PIETRO ANTONIO
CASABURI MAX
Salerno 26 luglio 1906-Mattarello di Trento 21 aprile 1945
Maggiore, eroica figura di ufficiale di cavalleria. Si stabilì a Parma che divenne
la sua città di adozione. Fu capo di Stato maggiore del Comando Piazza di Parma.
Combatté in Croazia nella seconda guerra mondiale e fu insignito della medaglia di bronzo
al valor militare (1941). L8 settembre 1943 prese parte alla battaglia per la difesa
di Roma. Due anni dopo, combattendo nella resistenza, fu catturato e inviato nel campo di
concentramento di Bolzano. Cadde sotto il fuoco nemico per consentire ad alcuni amici di
mettersi in salvo.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 28 maggio, 1992, 10; Centro di Studi Scout C.
Colombo (M. Furia).
CASALI ANTONIA
Cortona-post 1386
Marchesa, moglie di Niccolò Pallavicino, Signore di Bargone. Nel 1386, ritrovato
morente a terra in aperta campagna Orlando de Medici, lo fece trasportare nella
chiesa di Bargone e ne curò poi la traslazione della salma a Busseto.
FONTI E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 21.
CASALI ANTONINO
Borgo Taro-1859
Fu vittima nel 1859 della reazione borbonica, mentre inneggiava alla libertà
dItalia.
FONTI E BIBL.: M. De Meo, Il ceto dirigente in Borgo Val di Taro, Borgo Val di
Taro, 1998, 59.
CASALI ANTONIO, vedi CASALI ANTONINO
CASALI CARLO
Montechiarugolo 1899-Roma 1967
Laureato in Economia e commercio, iniziò come agente dellIstituto Nazionale
delle Assicurazioni una lunga e brillante carriera assicurativa. Passato alla Fondiaria
nel 1925, ne diventò nel 1952 vice-direttore generale. Contemporaneamente svolse la sua
attività in campo sindacale, assumendo nel 1943 la carica di commissario governativo
della Federazione nazionale dei lavoratori del credito e dellassicurazione. Chiamato
nel 1957 alla direzione generale dellIna, vi restò per nove anni.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 86-87.
CASALI EUGENIA
Parma 1934-Parma 30 maggio 1999
Fu raffinata e sensibile pittrice, scrittrice di storie per ragazzi e poetessa
romantica. Sposò il pittore Proferio Grossi. Nel 1954 si trasferì a Milano, con
frequenti soggiorni in Francia e negli Stati Uniti. Iniziò a esporre nel 1968, dopo anni
di lavoro schivo, tenendo poi una personale alla galleria Camattini di Parma nel 1974 (dal
titolo Io e Parigi, con casette sottili alla Tamburi) e una alla Parete di Milano nel 1975
(titolo, Ritorno a Parigi). Collaboratrice della Gazzetta di Parma dal 1960, con numerosi
elzeviri e racconti, scrisse anche per Confidenze, Noi a Milano, Arte e Cultura, Linea
Estetica, Parliamoci, La Valigia Diplomatica e Globarte. Numerosi furono i premi letterari
ottenuti dalla Casali da quando, nel 1964, apparve nel programma Poeti alla tv di
Alessandro Cutolo: Leone doro per la letteratura, Foemina doro per la poesia,
Columbian Trophy e San Valentino per la poesia damore. Nel 1983 allIncontro
nazionale di poesia tra le regioni condusse alla vittoria la Lombardia. Negli ultimi anni
di vita preparò una serie di piccoli quadri nei quali riprodusse fiori e frutti della
verde collina sotto il castello dei Rondani di Guardasone, nei pressi del quale la Casali
abitava. Morì in un incidente stradale.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 31 maggio 1999, 26.
CASALI GIUSEPPE
Parma 1686/1707
Con Privilegio del duca Ranuccio Farnese del 1° gennaio 1686 fu creato nobile con
la sua discendenza dambo i sessi (privilegio trascritto negli atti del Comune di
Parma il 16 gennaio dello stesso anno). Il Casali venne eletto il 4 aprile 1707
soprintendente al passaggio delle truppe.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia Storico Nobiliare, in Appendice, 1, 1935,
540.
CASALI GUIDO
Parma 11 gennaio 1845-Cortile San Martino 1882
Figlio di Giuseppe, negoziante di vasi e stoviglie, e di Elisa Benassi, nacque in
strada dei Genovesi 47. Il suo esordio quale fotografo avvenne verso il 1866, praticamente
per diletto, in borgo Regale 2, occupando i locali lasciati liberi dalla società Grolli
& Vitali. Nel 1869-1870 andò a insediarsi in strada San Michele 81, nello studio di
Pio Saccani, trasferitosi altrove. AllEsposizione Provinciale dIndustria e
Agricoltura del 1870 ottenne una menzione onorevole per accurata esecuzione di ritratti in
piccolo formato e per alcune vedute dal vero in fotografia. Linizio di una autentica
attività professionale è del 1871, anno in cui fu occupato a fotografare tutti i
castelli della Provincia. Fu il primo censimento fotografico riguardante manieri, rocche e
fortezze del Parmense. Nel 1876 il Casali si trasferì a Golese, nei pressi di Parma. Di
lui non si hanno notizie successive, se non quella della morte, avvenuta prematuramente.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 157.
CASALI JENNY, vedi CASALI EUGENIA
CASALI LUIGI
Parma 1831
Figlio di un mercante, partecipò in Parma ai moti del 1831. Fu per questo motivo
sottoposto a sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi, 1937, 154.
CASALINI CESARE
-Parma 5 novembre 1888
Volontario, fece la campagna risorgimentale del 1866. Mantenne sempre la sua fede
nei principi liberali.
FONTI E BIBL.: Il Presente 7 novembre 1888, n. 302; G. Sitti, Il Risorgimento
italiano, 1915, 403.
CASALINI GIOVANNI
Parma 26 marzo 1878-Parma 6 maggio 1969
I genitori gestirono in via dellUniversità a Parma un negozio di generi
vari. Il Casalini, dimostrò subito la sua avversione alla vita di negozio e al commercio.
Finiti i corsi primari delle scuole pubbliche, nel 1888 entrò nel collegio Maria Luigia
di Parma per proseguire gli studi. Quella vita collegiale disciplinata e di sacrificio
amareggiò qualche volta il suo temperamento esuberante e col passare del tempo gli parve
addirittura una clausura. Proprio nel giorno del suo quattordicesimo compleanno, il suo
comportamento ribelle gli procurò la severa punizione di rimanere isolato alcuni giorni
nelle specole di ravvedimento, le quali si trovavano nella parte alta del grande istituto.
Fu proprio là che il Casalini fece il suo primo incontro con la poesia. Nel primo giorno
di isolamento e di studio, passò qualche ora a guardare dalle finestre le cose attorno,
in uno stato danimo di contemplativa malinconia. Il suo sguardo si posò ad ammirare
alcuni colombi i quali, svolazzando, si inseguivano dentro e fuori dallabbaino,
vicinissimo alle finestre della sua camera. Davanti a quella buia apertura apparve una
graziosa ragazzina dalle trecce bionde, tutta intenta a preparare il becchime ai suoi
piccioni. I due giovani si guardarono sorridendo e si salutarono timidamente. Dopo qualche
attimo di assenza, la ragazzina, figlia di un custode, ritornò con in mano una rosa
vermiglia che volle a ogni costo allungare al Casalini. Da quel gentile episodio il
Casalini trasse lispirazione per scrivere la sua prima poesia (La fatina dei
colombi), la quale fu il punto di partenza di tutta la sua vasta produzione poetica,
durata tre quarti di secolo. Uscito dal collegio quasi ventenne, si iscrisse
allUniversità di Parma frequentando la facoltà di Legge. Laureatosi
brillantemente, rinunciò allavvocatura per occuparsi in un importante ufficio degli
Ospedali Riuniti di Parma, ove rimase per oltre un cinquantennio. Nel corso di alcune
vicende politiche ebbe anche delicati incarichi che seppe sbrigare con zelo e corretto
criterio amministrativo. Fu amico di Gabriele DAnnunzio e Renato Brozzi. La sua vera
passione fu la poesia dialettale parmigiana. Dotato di ingegno vivissimo e di una
spontaneità descrittiva inimitabile, fu il primo e più genuino continuatore di
Battistén Panäda, dopo la scomparsa di Domenico Galaverna, avvenuta lanno 1903. Il
Casalini ebbe appunto il merito di non fare deviare la sua poesia dallo stile e dal
carattere del suo grande predecessore, con cui il dialetto parmigiano raggiunse brillanti
effetti di suono e di colore. Ebbe cioè il merito, non trascurabile, di tenere viva
quella forma di poesia popolaresca, tutta sgargiante di frizzi espressivi, senza
ridondamenti platonici, perché il Casalini sentì, soprattutto, intera la profondità
dellanima popolare, riuscendo altresì a dare garbo e gentilezza, laddove le durezze
del parlare parmigiano possono creare effetti fonetici sgradevoli o scialbe
interpretazioni dei pensieri esposti: una poesia dal lessico facile e armonioso. Il
Casalini fu un verista, perché dalla vita di ogni giorno trasse le impressioni per le sue
poesie, in una atmosfera di naturalezza e serenità sempre divertente. I maggiori cultori
del dialetto parmigiano ebbero per il Casalini continue espressioni di ammirazione.
Mariotti, Scotti, Arnaldo e Latino Barilli, Bocchialini, Molossi, De Giorgi, Gambara e lo
stesso Pezzani, apprezzarono lopera del Casalini, puntualizzandone la parte incisiva
e nitida dellespressività parmigiana. La sua produzione fu assai vasta, ma bastano
le poesie La sporta, Tre donni in tun cantòn, La carriola (e tò vist, e tò
vist...) e la storia del Sior Furbàn, per dare al Casalini il serto della gloria. Scrisse
per il maestro Spartaco Copertini lopera comica in 3 atti, dal titolo Luisella si
sposa (inedita). Una parte della sua produzione poetica è raccolta in due volumi: Ataca
al Camen e LAngiol dOr.
FONTI E BIBL.: J. Bocchialini, Poeti del secolo nuovo, 1926, 87; Aurea Parma 5
1925, 263; C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 46; Aurea Parma 2/3 1969, 222; Antologia
della poesia dialettale, 1970, 25; V. Bianchi, Le veglie di Bianchi, 1974, 151-153.
CASALINI GIUSEPPE
Parma 13 ottobre 1897-Parma 16 marzo 1966
Figlio di Alfredo e Maria Fabbi. Si diplomò in flauto nel 1916 al Conservatorio di
Parma, allievo del famoso Paolo Cristoforetti. Da quel momento iniziò una movimentata
vita artistica che in quattro decenni lo portò in tutti i teatri lirici italiani, nelle
Americhe, in Egitto e in Tunisia. Il Casalini partecipò sempre agli spettacoli lirici
della stagione del Teatro Regio di Parma assolvendo con capacità il compito di primo
flautista. Fu per un anno insegnante di flauto a Lodi. Morì in seguito a una emorragia
cerebrale.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 46; Gazzetta di Parma 17 marzo,
1966, 4.
CASALINI LUIGI
Parigi 1912-Parma 30 giugno 1977
Figlio di un calzolaio emigrato a Parigi, fu portato giovanissimo a Parma e qui
ebbe il battesimo delle scene recitando in particolare nella Butterflay e nel Falstaff. Fu
avviato per qualche tempo anche allo studio delloboe, e si sentì attratto per la
pittura (tra i suoi maestri, Baratta e Sciltian). Sentì con passione il ruolo della
cultura dialettale parmigiana (fu un conoscitore finissimo di poeti come Galaverna,
Pezzani, Zerbini e Vicini). La compagnia La Risata (Emilia Magnanini, Luigi Azzi, Sergio
Tosi, Marisa e Sergio Felisi, Maria Bergamaschi, Alberto Bertacchini e Lidia Zilioli) con
lui condivise la fortuna di rappresentazioni non solo nella provincia di Parma ma anche in
quelle vicine dove il successo arrivò puntuale e cordiale. Un ricco repertorio di
commedie (La lotaria ed Tripoli, La bersagliera, Al fiol dla serva, La dmanda
ed matrimoni, La popolara dl Aida, Crispen dator) lo impegnò fino allultimo
in continue ricerche di copioni: Al dievol in unal Campanil, Che fadiga esor sior,
Sel e pevor. Il Casalini negli anni 1945-1946 si occupò della regia in due stagioni
liriche: una al Teatro Ducale di Parma con mattatrice Renata Tebaldi, e laltra al
Teatro Regio, con unartista di prestigio come Mercedes Fortunati. Fu
unattività a lui congeniale, ma labbandonò perché non gli consentiva di
restare nella sua città, Parma. Interpretò anche parti importanti in qualche film. Negli
anni Quaranta esordì ne Il condottiero di Trenker, nella parte di un cavaliere.
Successivamente svolse il ruolo dellavvocato difensore di Ugo Tognazzi nel film di
Mario Monicelli Alta infedeltà. Ancora in Fratello ladro di Pino Tosini svolse la parte
del padre guardiano. Indossò i panni del parroco ne La signora è servita di Mario
Lanfranchi e infine in Novecento di Bernardo Bertolucci interpretò il ruolo di un
agrario. Appena sorta Radio Parma, le si accostò e negli ultimi anni di vita collaborò
intensamente con lemittente cittadina. Curò, la domenica, una rubrica seguitissima,
Parma voladora, e, a metà settimana, Mezzora con Casalén. Inoltre, tutti i giorni
feriali, mandò in onda il Notiziario dialettale, che amò condire di giudizi e punture
garbate. Collaborò anche alle rubriche di Nando Monica, come Girandola musicale e
Mezzora con Nando Monica.
FONTI E BIBL.: C. Drapkind, in Gazzetta di Parma 1 luglio 1977, 5.
CASALINI MARCO ANTONIO
Bargone 1610
Stuccatore attivo nellanno 1610.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, 6, 1820, 51.
CASALIS FRANCESCO
Parma 1784-post 1824
Fu Maresciallo dalloggio nella Legione libera le straniera. Mentre era al
servizio delle Cortes, fu fatto prigioniero. Lasciò clandestinamente il distaccamento dei
prigionieri di guerra stranieri in Spagna per recarsi verosimilmente in Francia nel giugno
1824.
FONTI E BIBL.: S. Carbone, Rifugiati italiani in Francia, 1962.
CASALODI MARTINO
Parma ante 1232-Mantova 24 luglio 1268
Nato da famiglia comitale, tra le preminenti di Mantova, fu allevato in Parma
presso la famiglia dei da Puzzolese. Preso labito clericale, ottenne in beneficio la
chiesa di SantAndrea di Parma e nel 1232 fu canonico della Cattedrale. Una volta
laureatosi in giurisprudenza, papa Innocenzo IV lo nominò prevosto della Cattedrale di
Parma e poi lo chiamò a Roma col titolo di suo cappellano. Innocenzo IV si servì del
Casalodi in diversi affari e lo nominò tra gli Auditori generali delle cause. Il Casalodi
seguì la Corte pontificia in Francia e si trovò al Concilio di Lione tenuto contro la
fazione ghibellina, che, indebolita non poco per la morte dellimperatore Federico
II, permise al Papa il ritorno in Italia nel 1251. In quelloccasione il Casalodi
accompagnò a Parma Alberto Sanvitale, eletto allora vescovo di Parma, anchegli
proveniente dal Concilio di Lione. Poi il Casalodi si ricongiunse alla Corte pontificia
presso il Monastero di San Benedetto di Polirone, ove ebbe dal Papa lincarico di
giudicare una causa promossa dai monaci di quel Monastero. Volendo poi Innocenzo IV
eleggere cardinale e destinare ad altra sede il vescovo di Mantova, Jacopo da
CastellArquato, e non avendo convenuto entro il termine prescritto il clero
mantovano sul nome del successore, affidò la scelta allo stesso Jacopo da
CastellArquato. Questi suggerì il nome del Casalodi, così che Innocenzo IV
consacrò il Casalodi in Perugia il 31 maggio 1252. Nella lettera di accompagnamento alla
Chiesa di Mantova, lo definisce litterarum scientia praeditum, morum honestate decorum, et
consilii maturitate praeclarum, visum utilem, et experientia longa probatum. Lanno
1253 il Casalodi fu scelto quale Legato apostolico per trattare la pace tra i popoli della
Lombardia, e anche in quella occasione ebbe a dar prova di prudenza e destrezza. Fu poi
incaricato da papa Clemente IV, nel 1265, di predicare la Crociata in diverse province. Il
Casalodi fu sempre memore della sua patria: ne diede prova lanno 1258, quando,
chiesto consiglio e avutone il permesso dal suo Capitolo, donò la chiesa di San Giorgio
di Asola ai frati che abitavano al Ponte del Taro e che avevano avuto irrimediabilmente
danneggiato dalle guerre il loro convento. Fece inoltre riedificare in Parma la chiesa di
SantAndrea, goduta un tempo in beneficio: Annis sex denis junctis cum mille ducentis
Me novit ut matrem quem clamat Mantua Patrem. Cum me firmari voluit sic et reparari. Hunc
nutrii carum quem dant sua premia clarum Sed post me rexit patrui quem gratia vexit.
Nomine fit dignus Martinus uterque benignus, Quorum Salvator miserere salutis amator. Fu
venerato col titolo di beato. Del Casalodi scrissero il Donesmondi e Costanzo da Lodi.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 10 e 50; I. Affò, Memorie degli scrittori
e letterati parmigiani, I, 1789, 114-117; A. Bresciani, Vite dei Santi, 1815, 24-25; G.M.
Allodi, Serie Cronologica dei vescovi, I, 1856, 362; M. Martini, Archivio Capitolare della
Cattedrale, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1911, 124; A. Schiavi, Diocesi di
Parma, 1940, 270; Enciclopedia di Parma, 1998, 441.
CASALODO MARTINO, vedi CASALODI MARTINO
CASANA GRISANTE, vedi CASSANA GRISANTE
CASANOVA ALESSANDRO
Parma 1843-
Fu deputato al Parlamento per la V legislatura per il Collegio di Santhià e
Senatore del Regno.
FONTI E BIBL.: Annuario Regio Convitto M. Luigia, 1927, 16.
CASANOVA ANTONIO
Parma 1778/1799
Conte. Fu ufficiale delle truppe ducali di Parma dal 1779 al 1799.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia Storico Nobiliare, 1928-1935.
CASANOVA BARTOLOMEO
Busseto 1672/1700
Sacerdote, fu organista e maestro di cappella della Collegiata di San Bartolomeo di
Busseto dal 1672 al 1700. Molto probabilmente fu zio e maestro di Girolamo Casanova
FONTI E BIBL.: A. Moroni, Noterelle musicali bussetane, 1972, 158-159.
CASANOVA CARLA
Parma 1914/1935
Nel 1935 fondò a Parma la casa editrice Casanova, specializzata nella
pubblicazione di opere a carattere scientifico o amministrativo. Pubblicò i periodici Il
Modellario e Piccola Rassegna degli Enti di Assistenza e Beneficenza.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della stampa, 1969, 42.
CASANOVA FRANCESCO
Parma prima metà del XIX secolo
Conte, fu pittore dilettante attivo nella prima metà del XIX secolo. È forse lo
stesso che fu Canonico della Cattedrale di Parma nel 1805.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti Parmigiane,
IX, 100.
CASANOVA GAETANO
Parma 1696-Venezia 18 dicembre 1753
I suoi genitori, da quello che lascia presumere il figlio Giacomo nelle sue
Memorie, dovettero essere dei tranquilli artigiani, i quali desiderarono per il figlio un
avvenire un poco più brillante del loro presente. Per questo fecero qualche sacrificio
per listruzione del Casanova che, tuttavia, non dovette dimostrare grande amore allo
studio. Di carattere debole ma impulsivo, il Casanova si lasciò montare la testa dai
giovani che frequentava, i quali, per gioco, gli suggerirono che aveva abbastanza talento
per ambire a un posto a Corte. In effetti, i genitori sognarono di fare di lui un
ufficiale della Guardia Reale di Parma. Invece il Casanova, assiduo frequentatore di
teatri, nel 1715, a diciannove anni appena, abbandonò nottetempo Parma con una
graziosissima mima-ballerina, lallora notissima, Fragoletta. Sfumati i pochi soldi
sottratti alla borsa paterna, il Casanova per campare fu costretto a imparare il mestiere
della compagna: fece il mimo e il ballerino a sua volta. Capitato a Venezia (Fragoletta lo
lasciò dopo pochi mesi), il Casanova ottenne una scrittura al Teatro San Samuele. Vi
conobbe la figlia di un calzolaio, Giannina Farusi, che aveva la bottega in faccia alla
casa dove il Casanova aveva una camera daffitto. A dispetto del padre, la Farusi
sposò segretamente il Casanova. In seguito, comunque, i coniugi Farusi, per amore della
figlia, accettarono il genero. La Farusi prese lezioni dal Casanova e da maestri anche
più provetti, imparò a ballare, a recitare e anche a cantare. Ebbe la stoffa di una vera
teatrante e il suo debutto non solo fu un successo, ma segnò il primo passo verso una
carriera teatrale gloriosa. Il 2 aprile 1725, in Venezia, Giannina Farusi diede alla luce
Giacomo, il primogenito. Il Casanova e la Farusi recitarono a Parigi, a Londra, a Vienna,
a Milano, a Roma e a Madrid. Per quanto si conosce, il Casanova ritornò a Parma una sola
volta, in compagnia della seconda moglie e del figlio Giacomo. Morì di trombosi.
FONTI E BIBL.: G. Rigotti, in Gazzetta di Parma 10 maggio 1959, 3.
CASANOVA GEROLAMO, vedi CASANOVA GIROLAMO
CASANOVA GIROLAMO
Busseto 1675 c.-post 1745
Ebbe discendenza da una famiglia di ceppo parmigiano. Molto probabilmente si formò
alla scuola di don Bartolomeo Casanova, del quale forse fu nipote, che fu organista e
maestro di cappella della Collegiata di San Bartolomeo di Busseto dal 1672 al 1700.
Ordinato sacerdote e perfezionatosi nella musica, sostituì lo zio in quel doppio incarico
a far tempo dallautunno del 1700 fino al maggio 1712. Forse in quellanno
lasciò Busseto per recarsi a Torino, presso la Corte dei Savoja, ove ebbe stima e favori,
se nel 1717, nel frontespizio del suo melodramma Alessandro Severo, egli si dice Maestro
di Cappella del Principe di Carignano. A Torino si affermò anche come compositore di
drammi in musica. Nel settembre del 1716 rappresentò infatti sulle scene Teuzzone, dramma
in tre atti di Apostolo Zeno, composto in collaborazione con S.A. Fioré, il quale scrisse
il terzo atto, mentre tutto il rimanente è opera del Casanova. Nel Carnevale del 1717,
sempre al Teatro Regio di Torino, venne rappresentata laltro opera Alessandro
Severo, dramma in tre atti di Apostolo Zeno. Forse per il successo riportato in entrambe
le occasioni, venne chiamato a Parigi, non si sa se per ripresentare il suo Alessandro
Severo oppure per mettere in scena unopera nuova. Nel 1745, nelle carte
dellArchivio Storico Comunale di Torino (Ordinati, v. 3, c. 29) si legge che i
Cavalieri accordarono al Sigr. Casanova di potere nella prossima quaresima rappresentare
la Passione di nostro Signore nella sala dellIll.mo Sigr. Conte di Verrua, mediante
però zecchini venti da pagarsi per conto di detti Sig.ri da detto Casanova allo spedale
della Carità.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 47; A. Moroni, Noterelle
musicali bussetane, 1972, 158-159; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CASANOVA GIUSEPPE
Parma 1796
Ricoprì la carica di capitano nelle truppe duca li di Parma nel 1796.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
CASANOVA LEONILDO
Parma 1913-Colorno 18 ottobre 1996
A quattordici anni, mentre era quartino nella banda di Colorno, studiò armonia con
Riccardo Furlotti e Ovidio Guazzi. A diciannove anni entrò a far parte del Concerto
Cantoni, con il quale rimase fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Durante il
periodo bellico suonò il clarinetto nella banda del presidio militare di Milano, dove
erano raccolti gli strumentisti della Scala, e ne approfittò per continuare nello studio
della musica. Dopo la guerra, per una quindicina di anni diresse il suo Concerto Casanova,
incidendo anche dischi e partecipando a trasmissioni radiofoniche. Sciolto il complesso,
tornò a collaborare con il Concerto Cantoni e con quello di Barco di Cavriago. Diresse
poi la banda di Colorno e per sette anni quella di Montechiarugolo, tenendo una scuola per
strumenti ad ancia. Collaborò con il regista Bernardo Bertolucci, arrangiando sullo stile
della Bassa musiche di Ennio Morricone. Alla fine degli anni Ottanta fondò lAntico
Concerto a Fiato, del quale fu direttore e quartino solista, tenendo con questo anche i
due concerti che nel 1989 fecero parte del programma del Festival Verdi di Parma.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 207-208.
CASANOVA LEOPOLDO
Colorno 11 agosto 1926-Colorno 10 novembre 1985
Il Casanova diede grande lustro allo sport motonautico parmense: fu due volte
campione del mondo nelle classi 1300 e 2500, sei volte campione dEuropa, sei volte
campione italiano, per due volte vincitore della classica Pavia-Venezia, primatista del
mondo sul chilometro lanciato nelle classi 1300, 1500, 2000 e 2500. Fu luomo di
punta della motonautica italiana verso la fine degli anni Sessanta. Nel 1965 ricevette la
Medaglia doro al valore atletico. Il Casanova stabilì ben dodici record mondiali e
cinque di questi rimasero insuperati fino alla fine degli anni Ottanta. La vicinanza di
Colorno, paese in cui visse e lavorò (fu titolare di una ditta di creazioni per bambini),
con il Po, facilitò il compito del Casanova che lAlfa Romeo sponsorizzò
fornendogli i motori per le sue imprese sportive: i suoi allenamenti si tenevano infatti a
Sacca (corse per la Motonautica Parmense), a tre chilometri da casa sua. Abbandonò le
competizioni nel 1975.
FONTI E BIBL.: G. Pighini, Storia di Parma, 1965, 203; Gazzetta di Parma 11
novembre 1985, 17; Gazzetta di Parma 24 gennaio 1993.
CASANOVA LUIGI
Parma 20 novembre 1789-post 1831
Figlio di Alessandro. Nel 1810 fu velite e caporale in servizio per la Francia. Nel
1812-1813 fece parte della Grande Armata. Nel 1814 fu sottotenente dei tiratori della
Guardia e prese parte alla campagna di Francia, dove fu ferito. Alla fine dello stesso
anno fu sottobrigadiere delle Guardie di Parma. Lanno seguente fu sottotenente del
Reggimento Maria Luigia e partecipò alla campagna di Francia.
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Ufficiali, 1930, 19.
CASANOVA PAOLO
Parma 1831
Conte e guardia Ducale, fu favorevole ai moti del 1831. Fu sottoposto a visita e
sorveglianza perché il contegno di costui fu approssimativamente quello degli altri
ufficiali in genere, cioè equivoco e piuttosto propenso alle novazioni. Potrebbe meritare
sorveglianza per le persone con le quali frequenta.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 159.
CASANOVA VINCENZO
Parma 1801
Fu tenente delle truppe ducali in Parma nellanno 1801.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia Storico Nobiliare, 1928-1935.
CASAPINI GIAN BATTISTA, vedi CASAPINI GIOVANNI BATTISTA
CASAPINI GIOVANNI
BATTISTA
Parma 1722
Medico e botanico, autore di un erbario di grande interesse. Questo antico erbario
di piante medicinali, composto da cinque grandi fascicoli o tomi, contrassegnati con una T
dal Casapini allinizio di ogni fascicolo e comprendenti 197 esemplari, fu terminato
nel 1722, come testimonia la data scritta nellultima pagina dellerbario, e
porta il titolo Naturalis Botanicae icon. Fu dedicato a un consigliere del duca Francesco
Farnese, il marchese Maurizio De Sanctis. A questo proposito va ricordato che lo stesso
Duca, ridotto a una cecità quasi totale, nutrì una profonda riconoscenza nei confronti
del Casapini, inventore dellacqua oftalmica che gli ridiede la vista.
FONTI E BIBL.: Il verde a Parma, 1981, 109.
CASAPINI GIUSEPPE MARIA
Parma 1738-1816
Discendente di famiglia appartenente al patriziato di Parma, fu padre di Pietro e
cognato del Botteri. Laureato in Leggi e in Teologia, fu avvocato di Rota in Roma.
Ritornato in Parma, vi professò lavvocatura e fu Giudice Sinodale. Fu autore, dice
il Cerati, di una elegante traduzione del Trattato delle leggi di Domat, e di tre scritti
storici intitolati Il parmigiano osservatore delle bellezze di sua patria (entrambe
rimaste inedite). Di questultima opera parla con lode il Pungileoni (tanto a f. 55
del v. II delle Memorie di Ant. Allegri, quanto a f. 22 delle Lett. sopra Marcello
Donati). Aggiunge Cerati che il Casapini, poco prima della morte, con un rigore degno
dun Cristiano dei primi secoli, obbligò con iscrittura legale il figlio suo a
somministrar denaro a parecchie persone che temette non aver assistite con tutta attività
per condur presto a buon fine gli affari loro, essendo giudice o avvocato.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori, 1833, IV, 348-349.
CASAPINI NAPOLEONE
Parma XVIII/XIX secolo
Laureato, fu calcografo della scuola di Toschi. Dopo una prima promettente
attività incisoria, abbandonò larte.
FONTI E BIBL.: P. Martini, Larte dellIncisione in Parma, 1873; L.
Servolini, Dizionario Incisori, 1955, 172.
CASAPINI PIETRO
Parma 12 agosto 1773-Parma 18 agosto 1842
Figlio di Giuseppe Maria. Conquistata da Napoleone Bonaparte la Lombardia, il
Casapini, giovane allora di 23 anni e studente di teologia allUniversità di Parma,
smesso labito ecclesiastico, sulla fine di ottobre del 1796 si recò a Milano per
arruolarsi nellesercito della Repubblica Cispadana. Lo indusse a quel passo il
dottor Giuseppe Rossena, il quale gli fu anche compagno nel viaggio. Giunti però a
Milano, il Rossena improvvisamente perdé il senno e poco dopo morì. Tuttavia al Casapini
riuscì di rendersi accetto al capo divisione Berot, che non solo lo nominò suo aiutante
ma lo segnalò in modo speciale, dichiarando nella patente concessagli che il Casapini
aveva molte buone qualità, ma principelment une hajne prononcée contre les Tyrans. Non
pare che il Casapini abbia poi avuto occasione di dar prova di sentimenti così
commendevoli, perché, tornato a Parma alcune settimane più tardi per promuovervi una
sommossa, fu arrestato e messo in carcere il 16 dicembre. Cinque giorni dopo sostenne il
primo interrogatorio con atteggiamento risoluto a non dire nulla che potesse danneggiare
gli altri. Ma di lì a due giorni, il Casapini, chiesto e ottenuto un nuovo
interrogatorio, rivelò ogni cosa, raccontando tutti i particolari della rivoluzione che
si era tramato di promuovere nel Ducato parmense. Anzi, nel terzo suo costituto (11 maggio
1797) riconfermò che Melchiorre Gioja, arrestato a Piacenza l11 marzo 1797 in
conseguenza delle sue prime rivelazioni e trasportato a Parma il giorno 10 maggio, era uno
dei capi della congiura. Dopo questi fatti, il Casapini abbandonò la politica e le armi,
tornò a essere sacerdote e si diede a raccogliere memorie patrie antiche e moderne, che
ricopiò con zelo e custodì con molta diligenza. Nelle sue raccolte, in più occasioni si
accenna ad altri manoscritti da lui posseduti e a note da quelli estratte. In fondo al
codice Parmense 458 (Parma, Biblioteca Palatina), dove lAffò raccolse un bel numero
di cronache antiche riguardanti Parma, è rilegato un fascicolo del Casapini, contenente
due frammenti di storia parmense, fascicolo non ricordato nellindice premesso al
codice. Lo stesso dicasi di un altro fascicolo, che segue a questo e termina il codice. Si
ignora se il Casapini pensò alla pubblicazione di tutto il materiale raccolto. Certo
destinò alle stampe la Vita di Pier Luigi Farnese del suo maestro Affò, della quale,
nella primavera del 1805, comprò una copia redatta da un frate su di un esemplare già
posseduto dallAffò. Inoltre il Casapini si rivolse per notizie sul primo Duca di
Parma e Piacenza allabate conte Giovan Vincenzo Boselli. Il Boselli mandò al
Casapini una copia del Lamento, trascritto da un autografo, posseduto dal capitano
piacentino Roccabella, e lo avvertì che un altro autografo si trovava nella biblioteca
dei canonici lateranensi di Piacenza. Il Casapini, non se ne conosce il motivo, non
pubblicò né allora né poi la Vita, la quale fu edita dal Litta soltanto nel 1821. Ma
rimase il codice, in cui, colla Vita e cogli spogli serviti allAffò per
distenderla, egli inserì il Lamento. Il codice è il 1058 dei manoscritti della Parmense
(Biblioteca Palatina di Parma). Nel 1831 fu sottoposto a visita e sorveglianza dalle
autorità per aver plaudito ai moti di quellanno: Uomo di testa esaltata e senza
carattere che militò già nella Repubblica cispadana ed ora applaudiva alla gioventù che
si armava per la patria e per la indipendenza. Il Casapini fu canonico della Cattedrale di
Parma, prelato domestico di sua Santità e protonotario Apostolico soprannumerario
(nominato il 14 agosto 1832). Fu decorato del titolo di Abate commendatore di san
Salvatore e Gallo nel monastero di Valle Tolla di Piacenza, dignità che si era resa
vacante per la morte del vescovo di Parma monsignor Lodovico Loschi. Morì in seguito a
complicazioni sopravvenute alla frattura del collo del femore sinistro.
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 549; G.
Capasso, Per la morte di Pier Luigi Farnese, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1892, 195-197; O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1937, 153.
CASAPINO GIOVANNI BATTISTA, vedi CASAPINI GIOVANNI BATTISTA
CASAPPA RENATO, vedi CASAPPA ROBERTO
CASAPPA ROBERTO
Parma 1914-1994
Dopo una lunga esperienza maturata come dipendente, il Casappa, avendo intuito la
grande potenzialità del mercato delle pompe oleodinamiche, fondò nel 1950 una sua
azienda. La sua idea si rivelò vincente, così da realizzare in poco tempo una struttura
produttiva davanguardia sia per lalta tecnologia del prodotto profondamente
innovativa sia per lefficienza organizzativa dei processi produttivi, adottata in un
settore privo localmente di tradizioni specifiche.
FONTI E BIBL.: Cento anni si associazionismo, 1997, 394.
CASARO, vedi BOMPANI PIETRO
CASAROLI ANGELO
Poggio di Felegara 1913-Kulara Aliakman aprile/maggio 1941
Figlio di Riccardo e di Esterina Bernini. Fu camicia nera del 4° Reggimento
Camicie Nere. Durante la seconda guerra mondiale, il Casaroli militò in fanteria e svolse
il servizio portaordini. Mentre era in missione, vide un compagno darmi cadere
gravemente ferito. Incurante del fuoco nemico, lo soccorse e lo portò in salvo: lo
condusse sulle proprie spalle sino alla sede del reparto. Non pago, sfidando di nuovo i
colpi del nemico, recapitò al comando generale il messaggio affidato al compagno
darmi colpito poco prima. Per questa sua azione venne decorato di medaglia
dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Porta ordini di comando di
battaglione, durante tre giorni di aspri combattimenti assolveva il compito con coraggio e
spirito di sacrificio. Caduto ferito un ufficiale con grave rischio della propria vita lo
soccorreva; sostituiva sotto violento fuoco nemico unaltro porta ordini ferito,
preoccupandosi unicamente di recapitare lordine. Lo sprezzo del pericolo e
lalto senso del dovere dimostrato in ogni circostanza furono di esempio e di
ammirazione per tutti (Alcaniz- Ermita Santa Barbara, 19-20 e 21 marzo 1938). Poco tempo
dopo, mentre stava portando un messaggio in auto, venne ucciso in unimboscata. Il
comando tedesco lo decorò alla memoria con la Quercia doro e gli riservò funerali
con gli onori militari. La sua tomba fu inizialmente sistemata in Grecia. Grazie alla
testimonianza di alcuni commilitoni, la salma poté essere riportata in Italia nel 1954. I
resti del Casaroli furono sepolti al cimitero della Villetta di Parma con gli onori
militari.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Eroismo dei Legionari, 1940; Gazzetta di Parma 9 novembre
1993, 11.
CASARZA MACEDONIO, vedi CASAZZA MACEDONIO
CASATI MARIETTA
Sala 1824
Fondò la Pia Opera detta della Provvidenza in Sala. Sposò Ferdinando Zoccoli e,
alla morte di questi (1824), in seconde nozze Giovanni Battista Politi.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 215.
CASAZZA ELVIRA, vedi MARI ELVIRA
CASAZZA FRANCESCO
Parma 28 ottobre 1788-post 1847
Ripostiere. Sposò nel 1826 Teresa Papini di Parma. Fu in servizio alla Corte di
Maria Luigia dAustria dal 1° marzo 1816 come aiutante della confettureria e dal 15
ottobre 1821 come scalco. Pensionato il 1° luglio 1831, fu riammesso a servizio il 1°
gennaio 1841 come aiutante alla tavola donore. Nel 1847 lo stipendio gli fu
dimezzato a lire 750 per permanente assenza dal lavoro dovuta a malattia cronica. Fu
definitivamente pensionato il 1° aprile 1847.
FONTI E BIBL.: M. Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 306.
CASAZZA LORENZO
Parma 1831
Dragone ducale, prese parte ai moti del 1831 e per questo, emerso incidentalmente
colpevole nella costruzione del processo contro Casali, Zucchi e Capelli, fu inquisito ed
espulso dal corpo.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 160.
CASAZZA MACEDONIO
Parma-post 1866
Arruolatosi nel corpo dei bersaglieri, vi raggiunse il grado di sergente. Prese
parte nel 1859 alla seconda guerra dIndipendenza, poi nel 1860 alla spedizione delle
Marche. Si trovò presente alla presa del Monte Pelago e del Monte Pulito, ove il 25°
battaglione cui apparteneva meritò la medaglia di bronzo, collettiva, al valor militare.
Più tardi, nel 1862, meritò personalmente la medaglia dargento al valor militare
per essersi distinto ad Aspromonte. Nel 1866, al combattimento di Borgo, si guadagnò una
seconda medaglia dargento per il coraggio dimostrato slanciandosi alla testa del suo
plotone dove maggiore era il pericolo.
FONTI E BIBL.: Museo storico dei Bersaglieri, Catalogo IV, Roma, 73, 74; E. Michel,
in Dizionario del Risorgimento, 2, 1932, 584; A. Ribera, Combattenti, 1943, 115.
CASELLA DANTE
Parma 1896/1914
Capitano medico del 4° Battaglione Libico, fu decorato di medaglia di bronzo al
valor militare, con la seguente motivazione: Nel combattimento di Nofilia del 23 marzo
1914, con calma e coraggio esemplari, sotto il fuoco nemico, prestava affettuosamente
lopera sua ai feriti, continuando impavido la sua prestanza, anche quando vide
colpito, per altre due volte, un ferito che egli curava, e si vide, egli stesso, colpito
da un proiettile di fucileria rimbalzato.
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dellImpero, 1937.
CASELLA UMBERTO
Parma 5 maggio 1886-Merna di Gorizia 4 maggio 1916
Capitano del Genio battaglione dirigibilisti, partecipò alla guerra italo turca.
Col conte Francesco Della Torre, sul Fides IV, si aggiudicò il record italiano di
distanza su sferico nel 1914 e si classificò onorevolmente al X Grand Prix di Parigi.
Pilota di dirigibile nel 1915, morì presso Gorizia per incendio del suo dirigibile
colpito dalle difese antiaeree nemiche, dopo due ascensioni eseguite in avverse condizioni
atmosferiche. Fu decorato di medaglia dargento al valor militare alla memoria. Fu
pioniere dellAeronautica Italiana.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 12, 19, 24, 25 maggio 1916, 9 febbraio 1917, 11
febbraio e 4 maggio 1918; Rivista Italiana di Aeronautica 15 settembre 1916 e 4 maggio
1917; G. Sitti, Caduti e decorati, 1919, 65; E. Grossi, Eroi e pionieri dellala,
1934, 64.
CASELLI
Parma 1726
Disegnatore attivo nellanno 1726.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, 6, 1820, 57.
CASELLI ANTONIO
Montechiarugolo 2 novembre 1875-Parma 12 marzo 1956
Figlio di Guglielmo. Percorse tutte le classi ginnasiali e liceali nel Seminario di
Berceto e le teologiche in quello di Parma, venendo ordinato sacerdote da monsignor F.
Magani il 4 giugno 1898. Mentre era ancora studente liceale a Berceto, dimostrò grande
inclinazione per le scienze fisiche. Discepolo prediletto del rettore don Luigi Parenti,
nel 1893 durante le ferie estive, fece limpianto di luce elettrica per il Seminario
di Berceto, installando una turbina sul torrente Baganza presso il mulino Tebaldi,
affittato al Seminario. Il motore idraulico funzionò egregiamente per oltre venti anni.
Per primo, a Parma, costruì nel suo laboratorio, una radio. Il Caselli costruì anche una
motrice elettrica che fu poi acquistata dallUniversità di Napoli. Fu coadiutore dal
1900 al 1902, segretario di monsignor Conforti, arcivescovo di Ravenna, dal 1902 al 1904,
Residente in San Vitale dal 1904 al 1911. Per oltre quarantanni (1912-1956) fu
professore di fisica e di matematica nel Seminario di Parma. Fu chiamato spesso a
preparare esperimenti anche nei gabinetti di fisica dellUniversità di Parma. Fu
amico e ammiratore del cardinale Maffi. Nominato (1911) cappellano dellOrdine
Costantiniano della chiesa Magistrale della Steccata di Parma, vi rinunciò nel 1931
perché fatto (13 luglio) canonico della Cattedrale di Parma. Insegnò religione al Liceo
Classico e allIstituto Magistrale di Parma. Fu infine accolto nel Seminario di Parma
perché povero di mezzi finanziari. Si dedicò alla formazione culturale dei futuri
sacerdoti e attrezzò con sacrifici personali e con grande passione il Gabinetto di fisica
del Seminario di Parma.
FONTI E BIBL.: I. DallAglio, Seminari di Parma, 1958, 191-193; Il Seminario
di Parma 1986, 70; Gazzetta di Parma 4 settembre, 1991, 16.
CASELLI CARLO FRANCESCO
Castellazzo Bormida 20 ottobre 1740-Parma 20 aprile 1828
Nacque da Domenico, agente dei marchesi Pallavicino. Entrato nellOrdine dei
servi di Maria nel 1755 in Bologna, dopo lordinazione sacerdotale conseguì in Roma,
nel 1769, la laurea in teologia, dedicandosi poi allinsegnamento negli Studi dei
serviti a Reggio Emilia, Torino, Firenze e Roma. Fu successivamente segretario generale
del suo Ordine (1781), priore provinciale del Piemonte (1785), vicario e visitatore
generale della Lombardia (1786) e procuratore generale (1786). Il 26 maggio 1792 venne
eletto priore generale, carica che coprì fino al 1798, disimpegnando nel contempo
lufficio di consultore della Congregazione dei Riti e del tribunale
dellInquisizione. La sua notorietà ebbe rilievo soprattutto dopo che G. Spina,
arcivescovo di Corinto, lo scelse come consulente teologico, prima nelle trattative di
Vercelli (ottobre 1800), poi in quelle di Parigi (dal novembre 1800), in vista del
concordato tra la Santa Sede e la Repubblica francese, condotto a termine con il
sopraggiunto ausilio del cardinale Consalvi (20 giugno 1801) e sottoscritto, il 15 luglio
1801, anche dal Caselli (la cui firma fu equiparata a quella dellabate Bernier),
poiché con lavvento del segretario di Stato di papa Pio VII era stato ammesso a
partecipare direttamente ai negoziati. La parte da lui sostenuta a Parigi emerge dai
dispacci scambiati con la segreteria di Stato, che rivelano la sua duttilità nelle
concessioni ritenute compatibili col dogma cattolico, nel rispetto non meno delle opinioni
che delle verità teologiche. In seguito alla pubblicazione delle fonti relative alle
trattative (a cura di Boulay de la Meurthe), le Memorie del Consalvi sono state al centro
di discussioni, anche per quanto riguarda i presunti cedimenti del Caselli nel corso delle
trattative di fronte alle pressioni di Napoleone Bonaparte. Il 23 febbraio 1801 Pio VII lo
creò cardinale, riservandolo in pectore per non turbare le procedure del concordato. La
proclamazione (col titolo di San Marcello) avvenne il 9 agosto 1802, dopo che, ritornato
da Valence a Roma (17 febbraio) accompagnando le spoglie di papa Pio VI, era stato
nominato (29 marzo) arcivescovo titolare di Side. La stima congiunta di Pio VII e di
Napoleone Bonaparte, che ne aveva sollecitato lelevazione alla porpora, sta alla
radice della sua carriera, dando ragione non solo della sua partecipazione, in Parigi,
alle commissioni cardinalizie per la riconciliazione del clero costituzionale (1802), per
lesame del concordato con la Repubblica italiana (1803), per la tentata
sistemazione, da parte del Dalberg, degli affari ecclesiastici tedeschi (1805), ma della
sua stessa nomina (28 maggio 1804) a vescovo di Parma. Infatti lincarico
attribuitogli, di succedere, dopo quasi nove mesi di vacanza di quella sede,
allantifrancese Adeodato Turchi, fu senza dubbio una scelta politica, grazie alla
quale Pio VII sperava da Napoleone Bonaparte sia labrogazione delle leggi francesi
introdotte dal suo inviato speciale Moreau de Saint Méry nel Ducato di Parma e Piacenza,
sia la revoca del provvedimento di annessione a esso della contea vescovile delle Corti di
Monchio, in difesa della quale il Caselli si affrettò a far stendere (1804) da G.
Cignolini unampia Descrizione storica, fisica, morale e politica delle Corti di
Monchio, dominio nello spirituale e temporale della sede vescovile di Parma (cfr. edizione
a cura di P. Jotti, Reggio Emilia, 1969). Le trattative condotte per gli affari di Parma
sintersecarono pertanto, in Roma e in Parigi, con quelle relative
allincoronazione imperiale di Napoleone Bonaparte, alla cui cerimonia parigina (2
dicembre 1804) il Caselli, accanto a Pio VII, funse da diacono, meritandosi
lonorificenza della Legion donore e il titolo di senatore dellImpero, ma
non la sospensione del codice napoleonico in Parma, e tanto meno la restituzione della
contea vescovile, che il 3 giugno 1805 fu annessa ufficialmente al Ducato, e tramite
questi alla Francia. La notizia gli giunse, tuttaltro che inattesa, quando aveva
preso possesso della Diocesi da poco più di un mese (1° maggio), quasi un anno dopo la
sua nomina allepiscopato parmense. Pio VII, reduce da Parigi, sostò in Parma nello
stesso giorno in cui il Caselli entrava solennemente in Diocesi. Erano i giorni nei quali
a Milano si preparavano le cerimonie dellincoronazione di Napoleone Bonaparte come
re dItalia (26 maggio 1805): cerimonie che il Pontefice, dopo le umiliazioni di
Parigi, intendeva disertare, ma alle quali, insieme con altri cardinali di parte
imperiale, assistette anche il Caselli, che, rientrato in Parma, il 26 giugno successivo
vi accolse lo stesso Napoleone Bonaparte. Queste circostanze palesano che il Caselli in
quegli anni fu uno dei maggiori rappresentanti di quella parte dei cattolici che
sostennero una politica concordataria diretta a ottenere un durevole accordo con le
autorità imperiali. Anche i primi anni di governo diocesano del Caselli portano il
suggello di una tattica conciliativa, diretta a mantenere lordine e la tranquillità
civica e religiosa. Se in occasione dei moti insurrezionali scoppiati, tra il il 1805 e il
1806, nel Ducato di Parma e Piacenza, il suo limitrofo Gregorio Cerati, vescovo di
Piacenza, pur di non dispiacere a Napoleone Bonaparte rinunciò a ogni privilegio
ecclesiastico, laccondiscendenza del Caselli fu meno servile. Dal 23 agosto 1806
allautunno del 1808 visitò, in diverse riprese, tutta la Diocesi, premendo sulla
sottomissione del clero e dei fedeli alle disposizioni governative. Ma non fu sempre
disposto ad accettare ogni ingerenza statale. Già nel 1806, in un Précis des fêtes
données à Parme à loccasion de la St. Napoléon (Parma, 1806), il Moreau rileva
le partecipazioni e le assenze del Caselli. Nel 1807 il Caselli respinse le intromissioni
del ministro Bovara nelladozione del catechismo imperiale, rivendicandone la
competenza ai vescovi. Per adeguarsi alle norme napoleoniche, dettò successivamente
Regolamenti per il seminario (1807), per le fabbriche delle chiese (1808) e per altre
istituzioni diocesane, ma le sue preoccupazioni furono di salvaguardare le dotazioni di
enti che avevano per fine la propagazione delle virtù sociali e cristiane, come scrisse
al Portalis. Più vivaci furono le sue reazioni alle disposizioni imperiali attinenti la
predicazione (1809) e la campagna della coscrizione (1810). Se questi atteggiamenti
segnano i limiti della sua autonomia rispetto alla politica ecclesiastica napoleonica,
essi non mostrano in alcun caso una volontà di sottrarsi alle ingerenze imperiali, sotto
le quali Parma era venuta a trovarsi con lannessione allImpero francese nel
Dipartimento del Taro (1808). Il Caselli ebbe una parte importante nel conflitto tra
Napoleone Bonaparte e Pio VII. Una prima missione che egli, insieme col cardinale
Oppizzoni, condusse a nome del Pontefice incontrando lImperatore a Milano il 21
dicembre 1807, fallì lo scopo di evitare una rottura. Scompaginando ogni accordo,
Napoleone Bonaparte ricevette i due prelati in separate udienze, e il Caselli si sentì
rivolgere parole che sapevano di ultimatum. Davanti ai rimproveri di debolezza mossigli da
Pio VII, velati da una fraseologia riguardosa del Casoni succeduto al Consalvi nella
segreteria di Stato, il Caselli si profuse in accorate giustificazioni. Ma non erano
scaduti i due mesi indicati da Napoleone Bonaparte che le truppe francesi occuparono Roma.
Per piegare il Pontefice deportato a Savona, ancora il 15 luglio 1809 Napoleone Bonaparte
richiese pressioni scritte dal Caselli, ignaro forse dello scarso favore che ormai questi
incontrava presso Pio VII. Obbedendo alle ingiunzioni imperiali, nel dicembre dello stesso
anno egli fu nuovamente in Parigi, ove accettò di far parte di un tribunale ecclesiastico
che emise un decreto di competenza per giudicare la causa di nullità matrimoniale di
Napoleone Bonaparte. Nelle discussioni che precedettero le cerimonie nuziali tra Maria
Luigia dAustria e lImperatore, la sua autorità di teologo giocò una parte
importante, in contrasto col Consalvi, nel dividere i cardinali presenti in Parigi in
merito allopportunità di parteciparvi. Nelle celebrazioni che seguirono, egli prese
posto tra i cardinali rossi al rito civile (1° aprile 1810), ma a quello religioso (2
aprile) si presentò tra i senatori, anziché tra i cardinali, dando così la preferenza a
quel corpo, piuttosto che allaltro, a cui per dignità, per anteriorità e per i
suoi giuramenti tanto più strettamente apparteneva (Memorie del Cardinale E. Consalvi,
363). La rottura con Napoleone Bonaparte, profilatasi già nelle formule prudenti con le
quali il Caselli, come membro del secondo comitato ecclesiastico parigino (1810), temperò
la sua condiscendenza con una significativa riserva, avvenne nellambito del concilio
nazionale di Parigi, indetto (giugno 1811) per provvedere agli affari ecclesiastici dopo
la decadenza del concordato del 1801 e la prigionia di Pio VII. Il 26 giugno si fece
infatti promotore di una mozione di libertà per il Papa, come condizione indispensabile
per procedere alla soluzione delle questioni religiose demandate al concilio nazionale. La
reazione di Napoleone Bonaparte, che il 22 luglio sollecitò lo zio cardinale Fesch a
strappare al Caselli una dichiarazione infamante sui diritti del concilio (Lettres
inédites de Napoléon Ier, 147), esplose pubblica e violenta il 28 luglio 1811. Il
Caselli fu accusato di tradimento. Caduto in disgrazia, fu nondimeno presente, nel 1813, a
Fontainebleau per le trattative del nuovo concordato, ma dissenziente e tenuto perciò in
stretta vigilanza. Ritornato in diocesi, condusse vita ritiratissima. Nella temperie della
Restaurazione i suoi atteggiamenti furono improntati a estrema moderazione, ma intenti
sicuramente a rimarginare le ferite religiose apportate dalle ingerenze francesi.
Lassegnazione del Ducato di Parma e Piacenza a Maria Luigia dAustria fu da lui
notificata alla popolazione con sincero consenso (3 giugno 1814). Né si preoccupò di far
valere lindirizzo di un comitato di nostalgici delle Corti di Monchio che espresse
il vivo desiderio di essere ripristinati in quellantico governo che aveva sempre
avuto e goduto la Chiesa di Parma (3 giugno 1814, Monchio, Archivio parrocchiale). Per
quanto buoni, i suoi rapporti con Maria Luigia dAustria migliorarono con il passare
degli anni, ma non si vide una sua precisa incidenza nella Restaurazione politica
parmense. Dopo il 1814 il Caselli non uscì quasi mai dalla Diocesi, se non per recarsi a
Roma, al conclave del 1823. Pochissimi cardinali erano ancora fedeli al Consalvi: tra
questi il Caselli, e più riservatamente il Fesch, il quale, il 9 settembre (assente
ancora il Caselli, che entrò in conclave solo il 18), si dichiarò per la candidatura del
vescovo di Parma. Nel corso degli scrutini questi giunse ad avere un massimo di cinque
voti su quarantanove votanti. Tale consenso fu più che altro di simpatia, di natura
ideologica non definita su quel terreno politico-religioso che oppose i cardinali moderati
agli zelanti. Il Caselli fu sepolto nella Cattedrale di Parma, ove ebbe un monumento
funerario dovuto a Tommaso Bandini, discepolo di Lorenzo Bartolini.
FONTI E BIBL.: Roma, Archivio generale dei servi di Maria (oltre ai Registri del
Caselli come procuratore e priore generale, diversi volumi di corrispondenza); Parma,
Archivio vescovile, Cart. C. (visite pastorali, editti, copialettere e corrispondenze
varie); Parigi, Arch. Nationales, fondo Cultes F19 (documenti e corrispondenza dispersa in
numerosissimi cartoni, in particolare 704, 819, 823-824, 899B, 1072A, 1076, 1080, 1086);
Parigi, Arch. du Min. des Affaires Etrangères, Parme, t. 47, f. 348; Bologna, Archivio
arcivescovile, Raccolta Oppizzoni, I, 183; per lArchivio Segreto Vaticano
(nonostante i numerosi documenti editi) permane lesigenza di unesplorazione
sistematica (vedi in particolare Epoca Napoleonica, Italia, b. 19). Per il concordato
napoleonico, Concordat et recueil des bulles et brefs de N. S. le pape Pie VII sur les
affaires actuelles de lEglise de France, a cura di G.B. Caprara, Paris, 1802, 2, 10,
24, 36 (alle 2-10 il testo del concordato tradotto in latino dal Caselli); Documents sur
la négociation du Concordat et sur les autres rapports de la France avec le Saint-Siège
en 1800 et 1801, a cura di A. Boulay de la Meurthe, I-VI, Paris, 1891-1905, ad Indices;
per i rapporti con Napoleone, Correspondance de Napoléon Ier, XIX, Paris, 1865, 288;
Lettres inédites de Napoléon Ier, a cura di L. Lecestre, Paris, 1897, 147, 210; per il
concilio nazionale di Parigi, Acta et decreta SS. Conciliorum recensiorum, IV, Friburgi
Brisg., 1873, cc. 1223 ss. (specie, cc. 1282-1304); vedi anche Memorie del Cardinale E.
Consalvi, a cura di M. Nasalli Rocca di Corneliano, Roma, 1950, ad Indicem. Tra la copiosa
bibliografia sul Consalvi (senza additare necrologie o repertori generali, meritano
tuttavia attenzione le pagine di M. Leoni, in Prose, Lugano, 1829, 75-95); F. Cherbi, Le
grandi epoche sacre, diplomatiche, cronologiche, critiche della Chiesa di Parma, III,
Parma, 1839, 478-502; J. Lecomte, Parme sous Marie-Louise, II, Paris, 1845, 348 s.; G.M.
Allodi, Serie cronologica dei vescovi di Parma, II, Parma, 1856, 446-499; I. Rinieri, La
diplomazia pontificia nel secolo XIX, Roma, 1902, I, 25, 196, 201, 240, 521, II, 50, 52,
61, 177 s., 199, 304-306; I. Rinieri, Napoleone e Pio VII (1804-1813), Torino 1906, I, 67,
85, 92, 386-389, II, 65, 106 s., 140, 189, 203, 217 s., 374; F. Gasparolo, Il cardinale
Caselli, in Rivista di Storia e dArte della Provincia di Alessandria XXI 1912,
129-136; C. de Mayol de Lupé, La captivité de Pie VII daprès des docum. inédits,
Paris, 1912, 361, 368, 374-381, 383, 389; H. Bastgen, Dalbergs und Napoleons
Kirchenpolitik in Deutschland, Paderborn, 1917, 80 s.; O. Masnovo, Il Gabinetto letterario
di Parma. Contributo alla storia dello spirito pubblico (1815-1831), in Archivio Storico
per le Province Parmensi 1922/2, 284; P. de la Gorge, Hostoire religieuse de la
Révolution française, V, Paris, 1923, 69, 80, 104, 207-227, 236, 342; G. Constant,
LEglise de France sous le Consulat et lEmpire (1800-1814), Paris, 1928, ad
Indicem; A. Vicentini, Viri illustres Ord. Serv. B. M. V., Appendice a A. F. Piermei,
Memoriabilum sacri Ordinis Servorum B. M. V. breviarium, III, Roma, 1931, 19-24, 242,
250-252; I. Schmidlin, Papstgesch. der neuesten Zeit, I, München, 1933, ad Indicem; A.
Latreille, Napoleon et le Saint-Siege, Paris, 1935, ad Indicem; P. Savio, Devozione di
mgr. A. Tarchi alla S. Sede, Roma, 1938, 469, 474, 492, 1037; Carteggi di giansenisti
liguri, a cura di E. Codignola, I, Firenze, 1941, 667, II, Firenze, 1942, 629, 631; U.
Beseghi, I tredici cardinali neri, Firenze, 1944, 25, 39, 58, 75, 183; U. Beseghi, Una
missione del cardinale Caselli presso Napoleone, in Aurea Parma XXXVI 1952, 227-233; G.
Monaco, Le lettere da Roma di F. Boudard a P. de Lama dal 1821 al 1824, in Archivio
Storico per le Province Parmensi, s. 4, V 1953, 186, 191, 269, 274; R. Colapietra, Il
diario Brunelli del conclave del 1823, in Archivio Storico Italiano CXX 1962, 81, 113,
125, 136; R. Colapietra, Parma religiosa durante la Restaurazione, in Rassegna di Politica
e Storia XII 1966, 127; G. Battistini, Le Corti di Monchio, feudo del vescovo di Parma, in
Archivio Storico per le Province Parmensi, s. 4, XVIII 1966, 261; R. Fantini, Due
cardinali napoleonisti: Caselli vescovo di Parma e Oppizzoni, arcivescovo di Bologna, in
Aurea Parma LIII 1969, 153-164; Stanislao da Campagnola, La predicazione in Italia durante
le soppressioni religiose napoleoniche (1809-1814), in Collectanea Franciscana XXXIX 1969,
307, 311, 314; G. Venturi, LOrdine costantiniano a Parma dal 1816 al 1859, in
Archivio Storico per le Province Parmensi, s. 4, XXI 1969, 249; La missione Consalvi e il
Congresso di Vienna (1814-1815), a cura di A. Roveri, I, Roma, 1970, 36 s., 75, 251; J.
Leflon, Crisi rivoluzionaria e liberale (1789-1846), in A. Fliche-V. Martin, Storia della
Chiesa, XX, a cura di G. Zaccaria, Torino, 1971, 267 s., 270, 319, 326, 443 s., 446; C.
Piola Caselli, Il cardinale Carlo Francesco Caselli nel periodo servita, napoleonico, e di
Maria Luigia, in Rivista Storica Svizzera XXVI 1976, 33-86; G. Moroni, Dizionario di
erudizione storico-ecclesiastica, X, 139 s. e ad Indicem; R. Ritzler-P. Sefrin, Hierarchia
catholica, VII, Patavii, 1968, ad Indicem; Stanislao da Campagnola, in Dizionario
biografico degli Italiani, XXI, 1978, 320-323; A. Mezzadri, Carlo Francesco Caselli,
Parma, 1978.
CASELLI CAROLINA
Parma 27 aprile 1852-Torino 18 dicembre 1892
Fece i primi studi a Parma sotto il maestro Giuseppe Griffini, quindi andò a
perfezionarsi a Milano con il maestro Francesco Lamperti. Debuttò a Malta nel 1875 col
Poliuto di Donizetti. Nella primavera del 1876 cantò ad Atene e nel 1877 a Como.
Nellottobre 1878 fu ad Alessandria dEgitto nel Ruy Blas e nel marzo 1881 al
Teatro di Marsala nel Faust e in Ruy Blas. La si trova lultima volta al Teatro
Paisiello di Legge nella Forza del destino. Il 29 luglio 1882 dette un concerto al Teatro
Adelaide Tessero di Salsomaggiore.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella Musica 1931, 47.
CASELLI CRISTOFORO
Parma 1460 c.-Parma 25 o 26 giugno 1521
Detto anche Cristoforo Parmense, Cristoforo da Parma, Cristoforo Temperelli o il
Temperello. Figlio di Giovanni di Cristoforo, forse pittore anchegli. Dalla moglie
Antonia, della quale si ignora il casato, ebbe quattro figli: Giovanni Battista (nato nel
1499), Polissena (nata nel 1507), Pietro Francesco (nato nel 1508) e Francesco Maria,
ricordato solo in due documenti del 1525. Fu forse dapprima allievo, in patria, di Iacopo
Loschi, ma nulla si sa di sicuro sulla sua formazione prima del viaggio a Venezia, dove è
documentato a partire dal 1488. Nel 1489 iniziò a collaborare con Giovanni Bellini,
Alvise Vivarini, Lattanzio da Rimini e altri nella decorazione della sala del Maggior
Consiglio nel palazzo ducale, complesso pittorico distrutto dallincendio del 20
dicembre 1577. Vi lavorò ancora nel 1592 e forse nel 1595, anno in cui firmò e datò il
trittico per San Cipriano di Murano, poi nel Seminario patriarcale di Venezia,
raffigurante la Madonna in trono col Bambino, un vescovo donatore, due santi vescovi e
lEterno. Nellanno successivo fu a Parma. Il 10 marzo firmò il contratto per
la pala daltare della cappella del Consorzio dei vivi e dei morti nel Duomo: il
compenso fu di 55 ducati doro. Lopera, firmata e datata 1499, si trova nella
Pinacoteca di Parma. Raffigura la Madonna in trono col Bambino, angeli musicanti e
adoranti, S. Ilario vescovo, il Battista e, in alto, il Padre eterno circondato da
cherubini. Nello stesso anno dipinse lAdorazione dei Magi, firmata e datata, in San
Giovanni Evangelista e, ancora nel Duomo, il Padre eterno a finto mosaico nel catino
absidale del transetto destro. Altra opera firmata è il S. Pietro in cattedra della
parrocchiale di Almenno San Bartolomeo (Bergamo), i cui laterali, Santi Paolo e Giacomo,
Santi Sebastiano e Matteo, si trovano allInstitute of Arts di Detroit, mentre la
cimasa è costituita dai tre frammenti conservati nellAccademia Carrara di Bergamo,
raffiguranti Il Battista e S. Caterina, la Madonna col Bambino e La Maddalena e un santo
apostolo. Questi ultimi, assegnati di solito a Girolamo da Santacroce, furono riferiti al
Caselli già dal Ludwig, mentre lo Heinemann suggerisce lappartenenza della prima
tavoletta al polittico in questione, ignorando stranamente le altre due. Del 1502 è la
Natività tra S. Pietro e il Battista conservata a CastellArquato nel museo della
chiesa plebana (Ghidiglia Quintavalle, 1962). Del 1507 il Cristo morto tra due angeli, in
un tondo monocromo al disopra del monumento Montini nel Duomo di Parma. Da aggiungere al
catalogo del Caselli, come suggerisce Ulrich Middeldorf, il Presepio passato sul mercato
fiorentino e che il Berenson attribuiva a Girolamo da Udine (1958, I, 93, 493), oltre al
S. Francesco tra S. Luigi di Tolosa e il beato Giovanni da Capestrano della Walters
Gallery di Baltimora che il Berenson registrava come Jaco. Bar. Tra le opere perdute si
ricordano: una S. Felicita dipinta nel 1499 per S. Giovanni Evangelista a Parma, che
risultava già dispersa al tempo dello Scarabelli Zunti; le portelle dellorgano
della chiesa dei Carmini di Venezia, raffiguranti lAnnunciazione, S. Elia e S.
Alberto carmelitani; le armi di Giuliano de Medici a Parma (1515); nella stessa
città, del 1516, un gonfaolone per la Confraternita del Sacramento in Duomo (documento in
Scarabelli Zunti); i disegni per le armi di Francesco I di Francia, dipinte da Alessandro
Araldi (1521); una Natività nella chiesa di San Pietro; un affresco raffigurante la
Madonna col Bambino, S. Francesco e un santo Domenicano, scoperto nel 1849 e distrutto
dopo due mesi, nella chiesa di San Bartolomeo; la Madonna col Bambino e due angeli
musicanti, del Kaiser Friedrich Museum di Berlino, rivendicata al Caselli dalla Sandberg
Vavalà e distrutta nel 1945. Altre opere riferibili al Caselli sono: nella Pinacoteca di
Parma, il frammento di Annunciazione o, meglio, di Incoronazione della Vergine, e i due
quadri, ciascuno con una coppia di Putti musicanti, che provengono dalla sagrestia di San
Giovanni Evangelista e il Busto di paesana della collezione Schrafl di Zurigo. Opere che
sono talora attribuite al Caselli: Parma, Duomo, sacrestia della cripta, Visitazione;
Pinacoteca, Madonna col Bambino, il Battista e S. Gerolamo, meglio riferibile a Filippo
Mazzola; chiesa dei cappuccini, sesta cappella, Madonna ausiliatrice con S. Giuseppe e S.
Antonio, affresco; chiesa di San Pietro, Madonna che adora il Bambino, attribuibile meglio
allAraldi; già Parma, collezione Rossi, Madonna col Bambino, riferita anche a Cima
da Conegliano; Padova, Museo civico, Madonna col Bambino e due sante; Bergamo, Santa Maria
del Conventino, S. Sigismondo; Allentown (Pennsylvania), Art Museum, Ritratto di giovane;
Atlanta (Georgia), High Museum of Art, Madonna col Bambino; Baltimora, Walters Gallery,
Cristo mostra le stigmate; Compton Wynyates (Warwickshire), collezione Marquess of
Northampton, Cristo portacroce; già Djursholm (Svezia), collezione Friberg, poi New York
(vendita Kende, 18 maggio 1950, n. 22) Ritratto duomo; Hannover, Städtliche
Galerie, S. Pietro; già Monaco di Baviera, collezione Nemes, Adorazione dei Magi; New
York, Metropolitan Museum, Madonna col Bambino e S. Giovannino; Stoccarda, Staatliche
Galerie, Madonna con due santi e un devoto. Il Caselli è stato talora considerato maestro
di Alessandro Araldi e di Filippo Mazzola, il che spiega la confusione ricorrente in
passato nei cataloghi di questi artisti. Le spese per il suo funerale sono registrate nel
libro mastro del Convento di San Francesco del Prato il 27 giugno. Il Caselli, per il
carattere delle sue opere, appare pittore veneto più che emiliano. La sua presenza a
Venezia verso la fine del Quattrocento fu determinante nella sua formazione. Vittore
Carpaccio e Alvise Vivarini, più che Giovanni Bellini, furono gli artisti a cui guardò,
traendone un suo stile eclettico in cui lantonellismo affiorante nelle ricerche
volumetriche della grande pala di Parma e che lo portò a esiti talora affini a quelli di
Cima da Conegliano o dei Vicentini, coesiste con il gusto narrativo del Carpaccio (si veda
la Adorazione dei Magi di San Giovanni Evangelista a Parma). Va da sé che anche
leco del linguaggio del Costa e del Francia è presente nelle sue opere. Egli ebbe
pertanto, accanto allAraldi, un posto di tutto rispetto nellambito delle
correnti pittoriche che, tra i due secoli, tennero il campo a Parma prima della svolta
cinquecentesca e manieristica impostavi dal Correggio e dal Parmigianino.
FONTI E BIBL.: F.M. Grapaldo, De partibus Aedium liber secondus, Parma, 1494, cap.
8; Archivio di Stato di Parma, Registri delle Ordinazioni del Comune, 1521; G. Vasari, Le
vite, a cura di G. Milanesi, VI, Firenze, 1881, 485; L. Lanzi, Storia pittorica della
Italia, a cura di M. Capucci, II, Firenze, 1970, 222; I. Affò, Il Parmigiano Servitor di
Piazza, Parma, 1796, 15, 74-76, 119; Parma, Biblioteca Palatina, ms. 1599; I. Affò,
Notizie intorno agli artisti parmigiani, ff. XVIII s.; G. Moschini, Guida per lisola
di Murano, Venezia, 1808, 73; G. Bertoluzzi, Nuovissima guida di Parma, Parma, 1830, 51,
78 s., 90, 100 s., 134, 146, 152 s.; De Boni, Biografia degli Artisti, 1840, 749; G.
Rosini, Storia della pittura italiana, II, 3, Pisa, 1841, 263 s.; J. Burckhardt, Il
Cicerone, Firenze, 1952, 899; F. Odorici, La Cattedrale di Parma, Parma, 1864, 45; L.
Barbieri, Ordinarium Ecclesiae Parmensis, Parma, 1866, 189, n. 1, col. 2; J.A. Crowe-G.B.
Cavalcaselle, A History of Painting in North Italy, a cura di T. Borenius, London, 1912,
I, 164, II, 299-301; P. Martini, Guida di Parma, Parma, 1871, 25, 77, 101, 116, 144;
Parma, Galleria nazionale, E. Scarabelli Zunti, Materiale per una guida di Parma, ms., I,
ff. XIX s.; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, ms., II, f.
98v; A. Venturi, Di una pala daltare di Filippo Mazzola nella Galleria di Parma, in
LArte III 1900, 302 s.; G. Ludwig, Archival. Beiträge zur Geschichte der venezian.
Malerei, in Jahrbuch der k. Preuss. Kunstsamml. XXVI 1905, Supplemento, 25 s.; L. Testi,
Parma, Bergamo, 1905, 45, 60, 80; N. Pelicelli, Guida storica di Parma, Parma, 1906, 34,
35, 92, 153, 193 (edizione 1912, 5, s., 10, 27, 54 s., 87, 107); L. Testi, Pier Ilario e
Michele Mazzola, in Bollettino dArte IV 1910, 3, 89-91, 94-97; N. Pelicelli, in U.
Thieme-F. Becker, Künstlerlexikon, VI, Leipzig, 1912, 111 s. (con bibliografia); A.
Venturi, Storia dellarte italiana, VII, 4, Milano, 1915, 256, 604, 606 ss., 616; B.
Berenson, Dipinti veneziani in America, Milano, 1919, 58-59; L. Fröhlich-Bum,
Parmigianino und der Manierismus, Wien, 1921, 8; N. Pelicelli, in Enciclopedia Italiana,
IX, Milano-Roma, 1931, 928; A. Venturi, La Pittura del Quattrocento nellEmilia,
Bologna, 1931, 74; E. Sandberg Vavalà, Attribution to Cristoforo Caselli, in Art in
America XX 1932, 195-201; Inventario degli oggetti darte dItalia, III,
Provincia di Parma, Roma, 1934, 41 s.; A.O. Quintavalle, Mostra del Correggio (catalogo),
Parma, 1935, 15-18; A.O. Quintavalle, Problemi e spunti critici alla mostra del Correggio,
in Emporium LXXXI 1935, 357 s.; G.B. De Siati, Venticinque opere restitituite
allautore, I, Brescia 1944, XXXVI s.; O. Sirén, Anteckningar och attributioner på
utställningen av italiensk konst i Nationalmuseum 1944, II, Umbriska, romagnoliska och
venetianska målningar från 1400- och början av 1500- talen, in Konsthistorisk Tidskrift
XV 1946, 3-20; A.O. Quintavalle, Catalogo della Mostra parmense di dipinti noti ed ignoti
dal XIV al XVIII sec., Parma, 1948, 9-11; E. Guerra-A.
Ghidiglia Quintavalle, La Chiesa di S. Pietro Apostolo in Parma nella storia e
nellarte, Parma, 1948, 34 s.; B. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, La
scuola veneta, Firenze, 1958, I, 62 s.; L. Grossato, Il Museo Civico di Padova, Venezia,
1957, 48; A. Ghidiglia Quintavalle, Alessandro Araldi, in Rivista dellIstituto
Nazionale dArcheologia e Storia dellArte, n.s., VII 1958, 292 s., 302 s., 314,
321, 327; L. Coletti, Cima da Conegliano, Venezia, 1959, 57, 91; R. Pallucchini, Un nuovo
Strozzi, in Paragone 117 1959, 117, 39, 41; A. Ghidiglia Quintavalle, in Arte in Emilia,
II, Parma, 1962, 52 s.; F. Heinemann, Giovanni Bellini e i belliniani, Venezia, 1962, I,
98-100; A. Ghidiglia Quintavalle, Il Boudoir di Paola Gonzaga Signora di Fontanellato, in
Paragone 209 1967, 12; F. Rusk Shapley, Paintings from the Samuel H. Kress Collection,
Italian Schools XV-XVI century, London, 1968, 61 s.; A. Ghidiglia Quintavalle, in Arte in
Emilia, IV, Parma, 1971, 40 s.; B.B. Fredericksen-F. Zeri, Census of
Pre-Nineteenth-Century Italian Paintings in North American Public Collections, Cambridge,
Mass., 1972, 48; F. Zeri, Italian Paintings in the Walters Art Gallery, Baltimore, 1976,
I, 274-80; A. Tempestini, in Dizionario biografico degli Italiani, XXI, 1978, 327-329.
CASELLI FRANCESCO
Parma seconda metà del XV secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti Parmigiane,
II, 262.
CASELLI GIOVANNI BATTISTA
Parma 1499-post 1516
Figlio di Cristoforo e Antonia. Nel 1516 divenne organista della chiesa di San
Sepolcro di Parma.
FONTI E BIBL.: A. Tempestini, in Dizionario biografico degli Italiani, XXI, 1978,
327.
CASELLI PIER MARIA
Fornovo 1587
Fu Podestà di Borgo San Donnino nellanno 1587.
FONTI E BIBL.: G. Laurini, Borgo S. Donnino e i suoi capi civili, 1927.
CASERSICH ERMINIO, vedi CREMASCHI INISERO
CASINI AMEDEO
1867-Monte Spig 27 ottobre 1917
Figlio di Egisto. Cavaliere, colonnello comandante il 208° Reggimento Fanteria, fu
decorato di tre medaglie dargento al valor militare. Morì combattendo alla testa
del suo reggimento, colpito in fronte dal fuoco nemico.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 6, 7 e 19 dicembre 1917, 27 gennaio, 1 febbraio,
27 ottobre e 29 dicembre 1918, 2 gennaio 1919; La Provincia Parmense 4 novembre 1918; G.
Sitti, Caduti e decorati, 1919, 66.
CASOLA GIACOMO
Parma seconda metà del XV secolo
Orefice attivo nella seconda metà del XV secolo. Appartenne alla stessa famiglia
di Pietro e Tommaso.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
II, 103.
CASOLA PIETRO
Parma seconda metà del XV secolo
Orefice attivo nella seconda metà del XV secolo. Appartenne alla stessa famiglia
di Giacomo e Tommaso.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
II, 102.
CASOLA TOMMASO
Parma seconda metà del XV secolo
Pittore operante nella seconda metà del XV secolo. Lavorò, in particolare, alla
cappella degli Oddi nella chiesa di San Sepolcro in Parma. Appartenne alla stessa famiglia
di Giacomo e Pietro.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
II, 105.
CASOLI ALFREDO
Parma 26 febbraio 1864-Milano 31 maggio 1940
Studiò alla Regia Scuola di musica del Carmine di Parma, diplomandosi in flauto a
ventanni. Come duso, iniziò la carriera suonando nellorchestra del
Teatro Regio di Parma, prima come allievo della scuola poi ancora per un anno dopo il
diploma. Continuò per dieci anni come primo flauto nelle maggiori orchestre italiane,
raccogliendo il plauso dei direttori e dei compositori. Mascagni ebbe a scrivergli: Non è
facile che vi sia un flautista che abbia tutte le qualità artistiche da lei possedute. Ed
io, forse più dogni altro, posso dire ciò, avendolo ammirato nelle esecuzioni
delle mie opere date dalla valorosa orchestra del signor Sonzogno. Massenet poi,
dedicandogli un ritratto, si rivolse a lui come mon cher confrere, dopo averlo avuto
nellorchestra che eseguiva la prima italiana del Werther. Oltre che
nellorchestra milanese del Teatro Lirico, il Casoli suonò al Teatro Municipale di
Modena sotto la direzione di Emilio Usiglio, nella stagione che vide lultimo trionfo
della Fosca di Gomes in Italia. Fu poi per due anni nellorchestra del Teatro San
Carlo di Napoli, ammirato come artista e come uomo (sono parole del compositore Spiro
Samara), quindi al Politeama Garibaldi di Palermo e al Teatro Carlo Felice di Genova. Nel
1894, stanco di questo peregrinare, decise di partecipare al concorso al posto di docente
di flauto al Benedetto Marcello di Venezia. A Venezia però il Casoli non andò. Prima che
potesse partecipare al concorso, quella che allora era la più grande orchestra italiana,
lo volle come primo flauto: il Casoli entrò così alla Scala di Milano dove rimase per
più di un quarto di secolo. Toscanini, che lo ebbe flautista, così scrisse: Ebbi campo
così dapprezzarne le doti sue non comuni. Non esagero dicendo che è uno dei primi
professori di flauto che abbiamo in Italia. Profondo conoscitore del suo strumento, il
Casoli ebbe anche il merito di aver ideato e applicato al flauto delle chiavi speciali per
una perfetta esecuzione dei trilli. Morì in un incidente stradale.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 29 aprile 1987, 3.
CASOLI RAINERO
-Cremona 1312 o 1313
Fu Canonico della Cattedrale di Parma nellanno 1282 e poi Arciprete. Fu
nominato Vescovo di Cremona il 24 aprile 1296.
FONTI E BIBL.: A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 270.
CASOLLA LAGERIO, vedi CASSOLA LAZZARO
CASONI FILIPPO
Sarzana 1599-Borgo San Donnino 22 luglio 1659
Nacque da Pietro, patrizio sarzanese, e dalla nobildonna Elena Landinelli, figlia
del governatore di Spoleto e sorella di monsignor Vincenzo Landinelli, vescovo di Albenga,
nunzio apostolico in Portogallo e vicario della Basilica Vaticana. Il Casoni rimase orfano
del padre alletà i tre anni e fu allevato dalla madre ad ogni cristiana virtù e ad
una soda pietà. Aveva quindici anni allorché lo zio monsignor Landinelli lo volle presso
di sé a Roma perché intraprendesse lo studio delle lettere, della filosofia e delle
scienze sacre. In seguito passò allUniversità di Pisa, conseguendovi la laurea in
entrambe le leggi. Introdotto dallinfluente zio nellambiente ecclesiastico,
seppe porsi in vista per le doti di ingegno, prudenza e rettitudine. Ventunenne appena, fu
nominato dal pontefice Urbano VIII segretario della Concistoriale, carica che egli
ricoprì con lode per trentanni, fintanto che papa Innocenzo X lo elevò il 27
febbraio 1651 alla dignità episcopale, designandolo a reggere la cattedra di Borgo San
Donnino. Il 12 marzo del successivo anno fu consacrato dal cardinale Giulio Roma. Preso
possesso della sede il 18 aprile seguente, iniziò subito la sacra visita, allo scopo di
porsi a contatto con la Diocesi e conoscerne i bisogni. Tra le varie iniziative che
contrassegnarono questa importante opera di vigilanza pastorale merita di essere segnalata
laccettazione, da parte del Casoni, dei beni disposti nel 1634 dal sacerdote
bussetano Giovanni Regantù a favore della mensa vescovile: contemplava lobbligo per
il vescovo pro-tempore di risiedere due mesi allanno in Busseto o entro i confini di
quella parrocchia. Il Casoni accettò la donazione, che in seguito fu privata di ogni
valore, nel corso della sacra visita alla collegiata di San Bartolomeo e il 5 dicembre
1751 ne fu steso regolare atto dal notaio e cancelliere vescovile Stefano Tonarelli. Il
Casoni, che fu vescovo assai dotto (fu per suo eccitamento che lUghelli scrisse
lopera Italia sacra et profana), giunse a Borgo San Donnino dopo che la diocesi era
rimasta praticamente vacante per venticinque anni, essendosi monsignor Douglas Scotti
allontanato dalla sua sede nel 1630 per attendere ad altri uffici senza più farvi ritorno
e nemmeno rinunciare al mandato episcopale. Si trovò, quindi, di fronte
allimpellente necessità di procedere a una vasta opera di riordinamento degli
affari diocesani e di curare losservanza nel clero delle regole di disciplina e la
retta amministrazione del sacro patrimonio, troppo a lungo trascurata. Antepose la
ricostruzione spirituale a quella materiale, provvedendo alla prima con il promuovere
ovunque sacre missioni e predicazioni e con lesortare i parroci a incrementare
listruzione catechistica ai giovani e agli adulti, e alla seconda con iniziative
intese a dare un migliore assetto ai beni ecclesiastici. Nei documenti di curia si rileva
che il Casoni si rese tra laltro benemerito del Seminario, avendone migliorate le
condizioni finanziarie e garantito il regolare funzionamento con lottenere del
Pontefice la facoltà di assegnare allIstituto i beni dei soppressi conventi di San
Pietro in Polesine e dei Santi Lazzaro e Maddalena in Tinazzo di Monticelli dOngina.
Il Casoni morì alletà di 60 anni, dopo soli otto di vescovado. La sua salma fu
sepolta nel presbiterio del Duomo, di fronte alla cattedra vescovile. Allorché fu
scoperta la finestrina che dalla cripta si affaccia sulla cappella dedicata alla Beata
Vergine del Carmine ed essa venne ricondotta alla originaria struttura liberandola dal
muro antistante che era delimitato dalle due colonne di sinistra situate nella stessa
cappella, le spoglie del Casoni furono estratte dallintercapedine che era venuta a
formarsi tra le due pareti. Il vescovo Leonida Mapelli benedisse le ossa del Casoni, le
quali, ricomposte, furono risepolte sul limite del presbiterio, in direzione
dellaccennata finestrina. Per la circostanza si provvide a rimuovere la lapide
recante una lunga iscrizione (riportata dallUghelli) commemorativa delle benemerenze
del Casoni.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 103-106.
CASONI VITTORIO
Parma 1897
Fu assistente alla cattedra di botanica nellUniversità di Parma. In
collaborazione col professor Avetta scrisse Aggiunte alla flora parmense (Genova, 1897).
FONTI E BIBL.: P.A. Saccardo, Botanica in Italia, 1901, 29.
CASSANA GRISANTE
Borgo San Donnino 1738-Borgo San Donnino 1783
Pittore. Già P. Vitali (Le pitture di Busseto, Parma, 1819, 52) registra come
perdute sue opere di soggetto sacro, mentre A. Ghidiglia Quintavalle (P. Balestra e G.
Cassana, in Aurea Parma XL 1965, 176) in una Maddalena penitente, firmata e datata 1759,
in collezione privata, scorge una propensione alla pittura veneta, soprattutto del
Piazzetta, interpretata con una modesta ma personale sensibilità.
FONTI E BIBL.: R. Soprani-C.G. Ratti, Vite de pittori, scultori ed architetti
genovesi, II, Genova, 1797, 12-17; G.B. Rossetti, Descrizione delle pitture, sculture e
architetture di Padova, Padova, 1870, 196; L. Lanzi, Storia pittorica della Italia, a cura
di M. Capucci, III, Firenze, 1974, 215; P. Brandolese, Pitture, sculture, architetture ed
altre cose notabili di Padova, Padova, 1795, II, 94, 270; G. Campori, Gli artisti italiani
e stranieri negli Stati estensi, Modena, 1855, 140 s.; G. Campori, Raccolta di cataloghi
ed inventari inediti dal sec. XV al sec. XIX, Modena, 1870, 146; C. Gamba, in Il ritratto
italiano da Caravaggio al Tiepolo alla mostra di Palazzo Vecchio nel 1911, Bergamo, 1912,
118; Inventario degli oggetti darte dItalia, A. Pinetti, Provincia di Bergamo,
Roma, 1931, 256 s.; G. Delogu, Pittori minori liguri, lombardi, piemontesi del Seicento e
del Settecento, Venezia, 1931, 61 s.; Inventario degli oggetti darte dItalia,
W. Arslan, Provincia di Padova, Comune di Padova, Roma, 1936, 119 s., 149; N. Ivanoff,
Intorno al Langetti, in Bollettino dArte XXXVIII 1953, 321 s.; W. Arslan, Pittura
veneziana dal XIV al XVIII sec., Bergamo, 1958, 146; Il Museo Correr di Venezia, T.
Pignatti, Dipinti del XVII e XVIII sec., Venezia, 1960, 57 s.; L. Mortari, B. Strozzi,
Roma, 1966, 73; C. Donzelli-G.M. Pilo, I pittori del Seicento veneto, Firenze, 1967, 122;
G.V. Castelnovi, in La pittura a Genova e in Liguria dal Seicento al primo Novecento,
Genova, 1971, 143, 165 s.; G. Godi, Dipinti e disegni genovesi dal 500 al 700
(catalogo della mostra a Soragna), Parma, 1973, 17 s.; U. Thieme-F. Becker,
Künstler-Lexikon, VI, 123; Enciclopedia Italiana, IX, 326; M. Chiarini, in Dizionario
biografico degli Italiani, XXI, 1978, 433.
CASSANA LUCA CARLO
NICOLÒ
Borgo San Donnino 6 gennaio 1706-
Nato da Grisante, zio od avo che fosse del pittore omonimo. Il Cassana fu alla
scuola del Tagliasacchi, ma Scarabelli non conobbe sue pitture né prima né dopo la sua
entrata nellOrdine dei gesuiti avvenuta il 27 giugno 1729.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
ms. VII, 35; Dizionario biografico degli Italiani, XXI, 1978, 433.
CASSANI ARTURO
Parma 2 agosto 1863-Rio de Janeiro aprile 1894
Fratello di Edgardo. Dal 1873 al 1881 studiò oboe, violino e armonia nel
Conservatorio di Parma. Si distinse come violinista nelle primarie orchestre. Essendo
dotato di ingegno non comune, si dedicò alla carriera del direttore dorchestra,
carriera che percorse in Italia (Ancona, 1883, Alba, 1886, Parma, 1887) e allestero
con plauso. Nel 1886 andò a Rio de Janeiro ove si fece apprezzare come direttore
dorchestra per spettacoli lirici e per concerti sinfonici. A Parma diresse al Teatro
Reinach.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica 1931, 47.
CASSANI EDGARDO
Parma 9 marzo 1868-Parma 28 settembre 1936
Fratello di Arturo. Entrò come convittore nella Regia Scuola di musica di Parma
nel 1879, diplomandosi (sotto la guida di Virginio Ferrari) in clarinetto nel 1886 con la
lode, primo premio del Lascito Barbacini e attestazione di alunno emerito. Mentre era
ancora allievo (1885-1886), fu maestrino della sua classe e, resasi libera la cattedra
lanno del diploma, fu nominato incaricato nel corso stesso. Nel 1890, vinto il
concorso nazionale, fu assegnato a Parma dove prestò la sua opera di insegnante
ininterrottamente fino al 1935. Studiò pure il contrabbasso. Fu un rinomato solista anche
se svolse tutta lattività artistica nella città natale (suonò nelle orchestre
dirette da Toscanini, da Campanini, da Fano e da altri illustri maestri), dove esercitò
pure come direttore dorchestra alla Società dei Concerti e al Teatro di San
Giovanni (1896). Compose diverse operette gioiose rappresentate a Parma durante le feste
universitarie. Tra queste si ricordano la Tramelogedia ossia larte di far libretti,
su parole di Antonio Ghislanzoni, eseguita al Teatro Regio di Parma nel maggio 1891 in due
recite dirette da Amilcare Zanella, ancora allievo del Conservatorio, con
unorchestra formata da professori e alunni (libretto: Parma, Tipografia Ferrari e
Pellegrini), e Gilda e Florindo ossia studi ed amori, su versi di Veracini e Campolonghi,
rappresentata al Teatro Regio di Parma il 7 maggio 1897 e ripresa al Politeama Pisano nel
maggio 1902.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica 1931, 47-48; B. Molossi, Dizionario
biografico, 1957, 45; G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 97; Banda della Guardia
Nazionale, 1993, 90.
CASSANI FERDINANDO
Borgo San Donnino 1884-Monte Tomba 23 novembre 1917
Figlio di Giuseppe. Sottotenente di complemento del Reggimento di Fanteria, fu
decorato di medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione:
Comandante di un pattuglione di esploratori si portava arditamente fin sotto le trincee
avversarie. Ferito una prima volta non abbandonava il combattimento e, primo, si slanciava
ancora in avanti al grido di Savoja! finché non venne colpito nuovamente ed a morte.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1919, Dispensa 34a, 2390; Decorati al valore,
1964, 43.
CASSANI FRANCESCO
Parma 1718/1731
Fu maestro di violino dei paggi dei duchi di Parma Francesco Maria e Antonio
Farnese dal 5 luglio 1718 al 25 giugno 1731.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 186.
CASSANI PIETRO
Bardi 1848-1926
A diciotto anni si arruolò nei Cacciatori delle Alpi partecipando alla campagna
risorgimentale del 1866. Modesto artigiano, fisicamente prestante, il Cassani nelle
schiere garibalidine diede prove di eroismo e si guadagnò onorificenze. Espresse il
desiderio di essere sepolto vestito dallamata camicia rossa che indossò in ogni
manifestazione patriottica con particolare orgoglio.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 9 giugno 1960, 3.
CASSI BATTISTA, vedi ANDREOTTI BATTISTA
CASSI MARIO
Fontevivo 15 marzo 1900-Argostoli 22 settembre 1943
Figlio di Giuseppe. Carabiniere della 27a Sezione Mista Carabinieri Divisione
Acqui, fu decorato di medaglia dargento al valor militare alla memoria, con la
seguente motivazione: Dopo aver partecipato a duri combattimenti contro soverchianti forze
nemiche, veniva incaricato con pochissimi altri militari della sorveglianza di parecchie
centinaia di prigionieri. Attaccato si opponeva al tentativo, da parte avversaria, di
liberare i prigionieri stessi. Sopraffatto, infine, dopo accanita resistenza, veniva
catturato e passato per le armi.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1956, Dispensa 46a, 4016; Decorati al valore,
1964, 49; Caduti Resistenza, 1970, 99.
CASSI PAOLO
Borgo San Donnino 25 aprile 1868-Milano 2 gennaio 1941
Figlio di Antonio, capoguardia comunale, ereditò dal padre, raccoglitore
appasionato di memorie storiche locali, lamore allo scrivere. Frequentate nella
città natale le Scuole tecniche, a quel tempo ospitate nella soppressa Rocca, e
conseguito il diploma, entrò a Modena nella pubblica amministrazione. Trasferito nel 1889
a Ferrara, lanno successivo vi fondò e diresse il settimanale elettorale illustrato
LIppogrifo, realizzando in tal modo il desiderio vivissimo di dedicarsi al
giornalismo. In pari tempo collaborò a La Gazzetta di Ferrara e in seguito, nel 1891, a
Novara, sua nuova sede di lavoro, entrò nella redazione di Savoia e de La Gazzetta di
Novara. Passò quindi a Torino (1894), a Cuneo (1897) ad Arona (1898), occupato, nelle ore
libere dallattività di pubblico funzionario, a scrivere articoli per Il Folchetto,
Il Capitan Cortese, LArca di Noè e La Sentinella di Cuneo, mantenendo inoltre una
rubrica fissa di varietà e La Gazzetta del Popolo della Domenica, allArte di
Trieste e inviando cronache al milanese Corriere della Sera. Il giornalismo lo pose a
contatto con eminenti personalità del mondo culturale, scientifico e politico. Conobbe De
Amicis, Carducci, Giacosa, Mariani, Turati, Cavallotti, Colajanni, Sacchi, Battelli e
altri, con i quali entrò in consuetudine amichevole. A Milano, dove si stabilì nel 1901,
ebbe parte considerevole nella fondazione della Federazione Postelegrafonici e dette il
suo contributo di fede e la sua opera appassionata come redattore capo de LUnione
P.T.T., come consigliere del Comitato centrale e come rappresentante dei telegrafisti. Per
suo impulso, il giornale raggiunse larghissima diffusione, svolgendo opera di persuasione,
di civile concordia e di elevazione morale e culturale della categoria, mirando inoltre a
una dignità di miglioramenti che erano allora faticose conquiste. Nel 1904 lasciò la
pubblica amministrazione e ogni attività organizzativa per dedicarsi allagricoltura
in una tenuta acquistata nelle vicinanze di Milano. Ma a tempo libero continuò a
scrivere, volgendosi però principalmente alla storia della non dimenticata città natale,
della quale fu conoscitore profondo di vicende, proverbi e tradizioni. Negli ultimi dieci
anni di vita, in particolare, lavorò attivamente intorno a una raccolta di memorie
fidentine con cui si propose di concludere le pazienti ricerche che, quasi
settimanalmente, andò pubblicando su Il Risveglio, Il Corriere Emiliano, Aurea Parma e Il
Telegrafo di Livorno. La morte lo colse prima che avesse potuto dare alle stampe le sue
Vecchie storie fidentine, la cui pubblicazione fu poi curata dai figli in unedizione
fuori commercio uscita dai torchi dello Stabilimento Tipografico de La Gazzetta dello
Sport, in Milano, nel 1941. Lopera raccoglie solo in parte la sua copiosa
produzione. Meritano particolare menzione gli studi per una revisione storica di Frate
Gherardo, le note sulle fortezze borghigiane e quelle su Borgo San Donnino viscontea, le
notizie sullo Zani, le apologie di Michele Leoni e del Pitetti Fanti e, tra le note
darte, i carteggi sui rapporti tra Verdi e lo scenografo Magnani e gli studi sui
teatri di Parma. Alla Civica Biblioteca di Fidenza donò la sua ricca raccolta di libri e
il suo ritratto, esposto poi nella sala consiliare del Palazzo municipale.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fiorentina, 1961, 106-107.
CASSI PAOLO EMILIO
Parma XVII secolo
Fu architetto, disegnatore e incisore.
FONTI E BIBL.: A. Pelliccioni, Incisori, 1949, 56; G. Capacchi-P. Martini,
Incisione in Parma, 1969.
CASSIA CATULLA
Parma I secolo d.C.
Figlia di Lucius. Liberta, dedicataria, insieme al liberto T. Sallustius Pusio, di
unepigrafe di marmo bianco di Verona databile al I secolo d.C. destinata anche al
figlio Gavius Lalus, pure liberto. Il nomen Cassius, che ricorre in altre quattro epigrafi
parmensi ed è ricordato anche per un longevo di Parma da Flegonte di Tralles, è
documentato con alta frequenza in tutta la Cispadana. Nella Tabula Veleiate due sono i
fundi denominati Cassiani. La gens Cassia era diffusissima anche nelle regioni traspadane.
La presenza di tale nomen potrebbe essere riconducibile, oltre che al trasferimento di un
ramo di tale gens in questo luogo al tempo della fondazione della colonia, a C. Cassius
Longinus, Xvir nellanno 173 a.C., operante in zona per lassegnazione di terre
non occupate in Liguria e Gallia a coloni romani e latini, e a C. Cassio Longino, console
nel 171 a.C., Italia provincia obvenit, che fu anche attivo in Gallia. Catullus è
cognomen caratteristico soprattutto delle zone celtiche, in esse ampiamente documentato,
presente a Parma in questo solo caso.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 69.
CASSIA CLEMENS
Parma I secolo d.C.
Fu forse liberta, uxor di Sex. Cassius Mancia, cui pose unepigrafe, poi
perduta. Il nomen Cassius, che ricorre in altre epigrafi parmensi, è documentato con alta
frequenza in tutta la Cispadana. Clemens è cognomen solitamente virile e come tale
documentato, anche se sporadicamente, in Cispadana, frequente invece nel resto della
Cisalpina. Esso è comune per schiavi e liberti. Lidentità del nomen con il coniuge
fa supporre che Cassia Clemens fosse liberta di uno stesso patronus, appartenente alla
gens Cassia.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 70.
CASSINA UGO
Polesine Parmense 1897-Milano 1964
A Polesine Parmense compì le scuole elementari. Si trasferì ben presto a Parma,
in seguito al trasferimento del padre, maestro elementare, alla scuola Angelo Mazza. Dopo
le medie superiori, si iscrisse ai corsi universitari di matematica, interrompendo
tuttavia tali studi per accorrere, quale capitano del Genio, a difendere la patria nella
guerra 1915-1918. Il suo ardimento e il suo valore, sempre permeati di semplicità e
modestia, gli procurarono diverse decorazioni: due medaglie e una croce di guerra al valor
militare, un encomio solenne dal Comando della prima armata, una croce di guerra al merito
con tre fascette, oltre alla medaglia della vittoria e dellUnità dItalia.
Laureatosi dopo le vicende belliche, si dedicò allinsegnamento, vincendo, ancora in
giovane età, il concorso per la cattedra di professore ordinario di Matematiche
complementari presso lUniversità di Milano. Col passare degli anni, la sua fama di
illustre matematico crebbe in tutta Italia e anche Oltralpe, cosicché le più grandi
Università (tra queste, Milano, Pavia, Parma, lAccademia aeronautica di Napoli) se
lo contesero come docente di matematiche complementari, di storia delle matematiche, di
geometria analitica con elementi di proiettiva e di geometria descrittiva con disegno di
analisi matematica. Tuttavia, per comprendere sino in fondo la forte personalità del
Cassina, non si può dissociare la sua attività di grande didatta e matematico, con la
sua costante dedizione allo studio di una lingua internazionale superiore allo stesso
esperanto. Linterlingua divenne così la creatura che lo appassionò per tutta la
vita, divenendo argomento di studio profondo, di discussione e di ricerca filologica,
attività queste che sfociarono nella creazione, col professore Mastropaolo,
dellAccademia pro lingua, associazione filologica internazionale per lo studio
scientifico di una lingua comune tra i popoli, basato sul principio vocabolario massimo,
grammatica minima. Presidente di questa Accademia, il Cassina svolse una feconda attività
in campo giornalistico, curando ledizione della rivista internazionale Schola et
Vita che si pubblicò a Milano negli anni antecedenti la seconda guerra mondiale, passando
poi nel comitato redazionale della rivista scientifica Physis, di storia delle scienze,
edita a Firenze. Nel campo più specificamente letterario, fu autore di vari lavori sul
problema di una lingua ausiliaria internazionale, dando tra gli altri alle stampe, in
collaborazione col professore M. Giliotti, il trattato Interlingua. Il latino vivente come
lingua ausiliaria internazionale, edito nel 1945. Unanimamente riconosciuto e apprezzato
sia in Italia che allestero fu il contributo che il Cassina diede al progresso della
scienza matematica con lo studio, compiuto durante la sua lunga attività di docente
universitario, di nuove formule di sommatoria e di quadratura, della geometria descrittiva
con le costruzioni del piano osculatore e del calcolo numerico elementare e superiore con
i nuovi metodi per la risoluzione numerica delle equazioni.
FONTI E BIBL.: M. Castelli, in Gazzetta di Parma 20 settembre 1967, 4.
CASSINELLI ANGELO
Parma prima metà del XVII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane,
V, 368.
CASSINELLI ARISTO
Langhirano 28 settembre 1871-Parma 14 febbraio 1929
A Parma dal 1° maggio 1905 fu professore doboe e strumenti congeneri del
Regio Conservatorio, nel quale in precedenza egli stesso fu allievo di Mori e Ricordano De
Stefani. Riuscito valentissimo oboista, si dedicò alla carriera del professore
dorchestra, acquistando larga reputazione. Coprì infatti importantissimi seggi di
virtuoso in orchestre, fu nel 1890 al Liceo di Barcellona e al Reale di Bucarest per
stagioni dopere e di concerti. Fece parte dellorchestra di Toscanini nella
tournée compiutasi in Italia con lopera Falstaff (maggio 1893). Vinse per concorso
il posto di primo oboe al Cristal Palace di Londra. Per spettacoli dopera e concerti
fu allOpéra di Nizza, alla Scala di Milano (concerti Lamoureux), a Stoccolma,
Aix-les-Bains, allImperiale di Varsavia, ove nel 1901-1902 insegnò anche nel
Conservatorio, a Budapest e a Pietroburgo (primo oboe nel Teatro Imperiale). Fu
loboe preferito di Wagner, che lo chiamava la mia prima donna e che varie volte lo
invitò a Vienna a suonare per lImperatrice. Non ebbe rivali: una volta che vennero
indetti i concorsi per le cattedre di oboe nei Conservatori musicali di Milano, Roma e
Parma, li vinse tutti e tre sbaragliando ogni altro concorrente. Optò, naturalmente, per
Parma e qui rimase dal 1905 fino alla morte. Fu anche compositore, oltre che solista di
corno inglese. Forgiò valentissimi esecutori (Calestani, Castelli, Zavadini), che ne
tramandarono leletta scuola. Ottimo compositore e teorico, pubblicò anche 6 Studi
per oboe (ed. Ricordi) largamente adottati negli Istituti musicali.
FONTI E BIBL.: C. Schmidl, Dizionario Universale dei Musicisti, 3, 1938, 171;
Molossi, Dizionario biografico, 1957, 45; C. Melli, Langhirano nella Storia, 1980, 33; E.
Gonizzi, in Gazzetta di Parma 1 marzo 1993, 5.
CASSIO DA PARMA
Parma 1470/1486
Nellanno 1470 questo valentissimo calligrafo copiò Eusebii Pamphili
historiam Ecclesiasticam ex Ruffini Aquilejensis interpretatione, adjectis in margine
adnotatiunculis (f. 127, col. 2 del tomo 2° Manuscriptorum Codicum Bibl. Regii Taur.
Athen). In fine al codice stanno le seguenti parole: Scripsit Cassius Parmensis pro Angelo
Fassiolo Episcopo Feltrensi 1470 die III. Julii. Il codice contiene due opere: di Eusebio
Panfilo Istoria Ecclesiastica (finisce nel foglio 164 recto) e di Cassiodoro
lIstoria Ecclesiastica tripartita (comincia nel 164 verso e finisce nel 367 recto).
Il 10 dicembre 1476 il Cassio figura a Roma, quale libraio e miniaturista, addetto alla
copia dei codici per la Biblioteca Palatina. Era ancora attivo nellanno 1486.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II,
1827, 273; A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 78.
CASSIO DA PARMA, vedi anche CASSIUS CAIUS PARMENSIS
CASSIO ALBERTO CLEMENTE
Borgo Taro 1669-Roma 1760
Fu Canonico, dottore in entrambe le leggi, storico, archeologo e idraulico
distinto. Visse lungamente a Roma, dando alla luce nel 1756, coi tipi Giannini e in due
tomi, lopera intitolata Il corso delle acque antiche portate da lontane contrade
sopra quattordici acquedotti nelle quattordici regioni di Roma, e delle moderne in esse
nascenti, con illustrazioni, dedicata al papa Benedetto XIV (Lambertini) e al cardinale
Corsini. Dal Cicognara è detta opera preziosa, fatta con molto studio e dottrina. Nel
1755, pure in Roma e coi tipi di Angelo Rotili, pubblicò Le memorie storiche della vita
di santa Silvia matrona Romana, madre del pontefice san Gregorio Magno. Cominciò a
scrivere la storia di Borgo Taro ma la morte troncò il lavoro, del quale non rimasero che
pochi fascicoli manoscritti e incompleti.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 114; G.
Pongini, Storia di Bardi, 1973, 201.
CASSIO GAIO, vedi CASSIUS CAIUS PARMENSIS
CASSIO GHERARDO
Parma 1230
Figlio di altro Gherardo e zio di Salimbene de Adam. Il Cassio fu amante
delleloquenza e si sforzò di farsi elegante e nobile dicitore. Credendo di fare
cosa utile ai suoi compatrioti, scrisse un libro della maniera di ben comporre: Fecit
librum de Dictamine, fuit enim magnus dictator nobilioris styli. Fu dunque il Cassio,
intorno al 1230, scrittore di precetti retorici e poetici. Il suo libro è perduto.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, I, 1789,
31.
CASSIO GIACOPO, vedi CASSIO JACOPO
CASSIO INMELDA
Parma 1201 c.-
Figlia di Gerardo e di Maria Aicardi e madre di Ognibene de Adam (frate Salimbene),
la sua vita si svolse agli inizi del XIII secolo (il figlio Ognibene nacque nel 1221). Per
sapere qualcosa sulla Cassio non rimane che ricorrere a quanto di lei lasciò scritto il
figlio cronista. Questi, in un latino vigoroso per la palpitante aderenza alla lingua di
tutti i giorni e con la confusionaria immediatezza di chi non ha nessuna nozione di metodo
storiografico, attesta che ella era filia domini Gerardi de Cassio, qui fuit pulcher senex
et, ut puto, centenarius obiit, sepultus in ecclesia Sancti Petri. Quel dominus svela una
significativa posizione sociale nella comunità in cui viveva. La Cassio ebbe tre
fratelli: uno con lo stesso nome del padre, Gerardo, autore del libro De dictamine,
sullarte dello scrivere, poi Bernardo, che, allopposto del fratello, fu homo
illitteratus et simplex et purus, e Ugo, che si intendeva di lettere, fu giudice e
assessore, homo magni solatii e nello stesso tempo rigoroso giurista, tanto che i podestà
del Comune di Parma se lo portavano sempre appresso perché li assistesse in ogni
controversia giuridica (ut esset advocatus eorum). La denominazione de Cassio indica una
casata che da tempo si era stabilita in città, qualificandosi, però, per il luogo di
provenienza: lo stesso Salimbene parla del casale illorum de Cassi, ex quibus mater mea
processit, per citarlo come esempio del tramonto di famiglie illustri, perchè già ai
suoi tempi quantum ad masculos totaliter est deletum. Tuttavia, nelle ulteriori
informazioni che Salimbene fornisce a proposito della Cassio, ce nè una che sembra
rimandare a un recente e perdurante legame con la terra dorigine: è quando annota
che la Cassio Semper volebat tenere in yeme amore Dei aliquam pauperculam mulierem de
montanis, ut yemaret secum, cui victum et vestimenta prebebat, et nichilominus habebat
pedissequas que faciebant servitia domum. Perché la scelta di compiere lopera di
carità, tipica di chi abitava lungo una strada di passaggio e di pellegrinaggio, cioè
quella di fornire ospitalità gratuita, nei confronti non di donne di città (e di gente
povera, dalla vita ancora più grama in inverno, anche Parma sovrabbondava), ma di donne
de montanis ? Si potrebbe ipotizzare che la Cassio, benestante, pensasse in primo luogo
alle proprie compaesane, di cui conosceva per diretta esperienza il quotidiano dramma
dellarrivare al giorno dopo, specialmente se tutto attorno imperavano neve e
ghiaccio. Anche il nome Inmelda, di sicura ascendenza germanica e quindi longobarda, non
si discosta dalla logica onomastica di una famiglia con radici sulla strada di Monte
Bardone. Salimbene insiste nel presentare la Cassio come donna umile e timorata di Dio,
dedita a frequenti digiuni e sempre pronta a elargire volentieri elemosine ai poveri. Il
figlio assicura di non averla mai vista dare in escandescenze e tanto meno picchiare le
serve. Rimasta vedova tra la fine del 1243 e il 1244, la Cassio pensò bene di chiudere i
suoi giorni in un convento e fu proprio il figlio frate a ricevere da papa Innocenzo IV il
documento scritto che autorizzò il suo ingresso nellOrdine di Santa Chiara. Nel
convento di Santa Chiara di Parma la Cassio morì e lì fu sepolta. La madre della Cassio
era, come detto, Maria, rampolla di una delle famiglie più ricche e influenti della
città di Parma, quella degli Aicardi, qui fuerunt in Parma iudices e abitavano presso la
chiesa di San Giorgio. Salimbene la ricorda con compiacente ammirazione come pulchra
domina et carnosa. Il marito della Cassio, Guido de Adam, non era alla sua prima
esperienza matrimoniale: aveva avuto una prima moglie, domina Ghisla de Marsiliis, che gli
aveva dato Guido o Guidone, diventato poi frate pure lui, e si era mantenuto anche una
concubina di nome Rechelda, dalla quale aveva avuto Giovanni, magnus bellator. Guido de
Adam prese parte alla quarta Crociata e fu prode cavaliere. Salimbene prima parla di tre
sue sorelle femmine: Maria, Caracosa ed Egidia, pulchras dominas et nobiliter maritatas.
In un altro passo Salimbene parla di quattro maschi figli di Guido de Adam, ma senza
precisare chi ne è la madre: Guido, Guido Ade Nicola, Giovanni e lo stesso Ognibene.
Dalla Cronica si può cogliere il dramma della Cassio, che forse capì e tollerò, benché
a malincuore, la scelta religiosa dellunico figlio maschio suo, Ognibene (fra
Salimbene), e dovette far fronte, invece, alla furiosa reazione del marito. Dalle parole
esasperate di Guido de Adam, riportate nella Cronica, traspare, almeno con funzione
emotiva, limmagine accorata della Cassio che attende il rientro a casa del figlio:
Quid igitur, fili, matri tue dicam, que se incessanter pro te affligit? Ma lo sgomento
disperato in cui cadde la famiglia de Adam per la scelta di Ognibene, dovette costituire
un caso cittadino, perché Salimbene non può fare a meno di registrare quel che gli
capitò a Pisa, mentre stava compiendo un giro di questua: gli si parò davanti una
persona che lui non conosceva e che si presentò come parmigiano, che subitò inveì
contro di lui perché andava cercando lelemosina, mentre in casa sua avrebbe avuto
di che dare abbondantemente ai poveri e che concluse la sua invettiva con un richiamo ai
suoi genitori: Nam et pater tuus dolore consumitur, et mater tua amore tui, quem videre
non potest, quasi de Deo desperat. In una successiva occasione si presentò a Salimbene
una persona che gli comunicò: Il vostro babbo vi manda a salutare e la vostra mamma vi
manda questo messaggio: vorrebbe rivedervi un sol giorno, e se le capita di morire il
giorno dopo, della morte non si preoccupa. Salimbene ironizza su questo messaggio, che
crede destinato soltanto a pervertirlo, e al quale rispose cum ira, ricorrendo a una
espressione biblica di disprezzo: Pater meus Amorreus, mater mea Cethéa. Vi è poi un
episodio che conferma una notevole e superba insensibilità di Salimbene nei confronti
della Cassio. È quando egli narra del terremoto che il 25 dicembre 1222 sconvolse il nord
Italia (passò alla storia come terremoto di Brescia, perché fu in questa città che
causò i maggiori danni): Mia mamma aveva labitudine di raccontarmi che in occasione
di quel colossale terremoto io stavo sdraiato nella culla, e lei ha preso le mie due
sorelle, mettendosele una sotto un braccio e laltra sotto laltro, dato che
erano ancora piccoline; me, invece, ha lasciato nella culla ed è scappata di corsa alla
casa dove erano suo padre, sua madre e i suoi fratelli. Aveva, infatti, avuto paura che il
battistero, che era vicino a casa mia, crollasse su di essa. Ed è per questo che io non
le volevo particolarmente bene, perché avrebbe dovuto curarsi più di me maschio che
delle figlie. Lei però si giustificava dicendo che erano più adatte ad essere
trasportate perché erano un po più sviluppate di me.
FONTI E BIBL.: E. Bovaja, in Per la Val Baganza 1999, 18-23.
CASSIO JACOPO
Parma 1213
Fu mandato quale vicario imperiale dallimperatore Federico nel 1213 a
Pontremoli per mettere pace tra i ghibellini della città bassa e i guelfi della città
alta, in fiera lotta tra loro. Mentre i ghibellini furono pronti a obbedire al Cassio, i
guelfi divennero aggressivi e minacciosi. Il Cassio tentò dapprima ogni mezzo persuasivo,
poi dovette stringere dassedio la città alta chiededo allImperatore
consistenti aiuti, data limportanza strategica di Pontremoli. Aiuti che ebbe e coi
quali sottomise i guelfi e allargò il suo vicariato su molte terre della Lunigiana.
FONTI E BIBL.: G. Sforza, Memorie e documenti da servire alla storia di Pontremoli,
Firenze, 1904; Argegni, Condottieri, 1937, 75.
CASSIO JACOPO
Parma-Messina post 1256
Figlio di Ugone. Fu frate minore, predicatore e letterato. Così lo descrive fra
Salimbene: In Ordine Fratrum Minorum fuit sacerdos, praedicator, et literatus, homo
honestus, morigeratus, et bonus Religiosus, dictus Frater Jacobus de Cassio. In Sicilia
obiit, ut puto in Civitate Messana.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, I, 1789,
30-31.
CASSIO JACOPO
Cassio 1311
Fu Vicario dellimperatore Enrico VIII in Pontremoli nellanno 1311.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 490.
CASSIO JACOPO
Borgo Taro 1336
Fu giureconsulto assai stimato e arbitro tra Azzo Visconti, duca di Milano, e
Francesco Scotti, Signore di Piacenza. Il Cassio pronunciò il suo lodo il 14 dicembre
1336 nel palazzo comunale, in pubblico e generale consiglio, presenti molti nobili
milanesi e piacentini: Piacenza e distretto rimasero sotto il dominio di Azzo Visconti e
la terra e il castello di Fiorenzuola andarono allo Scotti. Altre disposizioni di quel
pronunciamento furono rogate da Alberto de Gazio e furono accolte con soddisfazione
generale, onde cessarono immediatamente le ostilità. Del Cassio, il Locati lasciò
scritto: Vir nobilis, sapiens, et discretus doctor Jacobus Cassius de Valdetaro,
placentinus arbiter, et arbitrator, et amicabilis compositor inter Magnificum.
FONTI E BIBL.: A. Emmanueli, Lalta Valle del Taro, 1886, 131; L. Mensi,
Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 144; G. Pongini, Storia di Bardi, 1973, 198.
CASSIO PARIDE
Borgo Taro 25 luglio 1784-post 1831
Figlio di Livio. Militare di carriera, ebbe il seguente stato di servizio: 1807
velite al servizio di Francia, 1813 sottotenente, 1815 aiutante di piazza a Busseto, 1816
sottotenente del Reggimento Maria Luigia. In seguito raggiunse il grado di tenente. Fece
le seguenti campagne napoleoniche: 1807 Russia, 1808 Spagna, 1809 Grande Armata, 1810-1811
Spagna, 1813-1814 Germania. Venne ferito tre volte. Nel 1823 fu riconosciuto appartenere
alla società dei carbonari. A lui, con il Grossardi e il Daneri, fu affidato dal Governo
Provvisorio lorganizzazione della Guardia Nazionale nel Valtarese. Dopo i moti del
1831 fu sottoposto a sorveglianza.
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Ufficiali, 1930, 19; G. Micheli, La partecipazione
della montagna ai moti parmensi del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi, s.
3a, vol. 33 1933, 155; O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 159; M. De Grazia, Lettera di Carlo III, in Archivio Storico per le
Province Parmensi 1969, 259.
CASSIO PARMENSE, vedi CASSIUS CAIUS PARMENSIS
CASSIO PIETRO MARTIRE
Borgo Taro-1769
Domenicano, svolse il ruolo di inquisitore.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 218.
CASSIO SEVERO, vedi CASSIUS CAIUS PARMENSIS
CASSIO UGONE
Parma 1230
Figlio di Gherardo, fratello di altro Gherardo e zio materno di Salimbene de Adam.
Professò egregiamente le buone lettere, cui aggiunse lo studio delle leggi, che esercitò
in qualità di giudice e di assessore di vari podestà. Così lo descrive Fra Salimbene:
Fuit litteratus homo, judex et assessor, homo magni solatii, et qui semper ibat cum
Potestatibus, ut esset advocatus eorum. Hic habuit filium, qui in Ordine Fratrum Minorum
fuit sacerdos, praedicator, et literaturs, homo honestus, morigeratus, et bonus
Religiosus, dictus Frater Jacobus de Cassio. In Sicilia obiit, ut puto in Civitate
Messana.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, I, 1789,
30-31.
CASSIUS CAIUS LUCILIANUS
Parma IV/V secolo d.C.
Probabilmente ingenuo, dedicò unepigrafe metrica allalumna dulcissima
Xanthippe sive Iaia. Il nomen Cassius ricorre in varie epigrafi parmensi ed è documentato
con alta frequenza in tutta la Cispadana. Lucilianus è cognomen romano che deriva dalla
gens Lucilia, diffusa soprattutto nei territori celtici ma documentata in Parma in questo
solo caso e raro pure nel resto della Cisalpina. Esso potrebbe indicare il nome del
genitore reale o adottivo, oppure quello di un precedente padrone. Molti sono i fundi
Luciliani menzionati nella Tabula Veleiate. Una ingenua della gens Lucilia è documentata
a Parma e un ingenuo, appartenente alla stessa gens, a Veleia.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 72.
CASSIUS CAIUS MAESIANUS
Parma II/III secolo d.C.
Fu probabilmente liberto, figlio secondogenito della liberta Maesia Chrysis e
fratello di C. Maesius Grysogonus. Il suo nome figura in epigrafe funeriaria dedicata alla
madre, documentata a Parma ma poi perduta. Il nomen Cassius ricorre in altre quattro
epigrafi parmensi, cui se ne aggiunge una quinta incerta, ed è documentato con alta
frequenza in tutta la Cispadana. Maesianus, cognomen con ogni probabilità derivato dal
gentilizio materno, è documentato in questo solo caso in tutta la Cisalpina.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 73.
CASSIUS CAIUS PARMENSIS
Parma 73 a.C. c.-Atene 31/29 a.C.
La terra dorigine, ben attestata dalle fonti, che qualificano Cassius appunto
come Parmensis, non fu certamente ininfluente sul suo orientamento politico. Nelle città
della Cisalpina lattaccamento alle nobili tradizioni repubblicane di Roma e alla
libertà era assai radicato, almeno tra i ceti superiori (cui Cassius certamente
appartenne): proprio per questo motivo Cicerone poté addirittura definire tale provincia
fior fiore dItalia e converrà ricordare, a esempio, che a Milano fu eretta e
conservata fino sotto limpero una statua di Bruto, vindice della legalità e della
libertà. Ma proprio Parma è menzionata dallo stesso Cicerone nella XIV Filippica tra le
città sicuramente legate al partito senatorio e in particolare egli si sofferma con
orrore sulla distruzione della città e il massacro degli abitanti, che, fedelissimi al
senato di Roma, erano stati trattati come nemici dalle truppe di Lucio Antonio. Anche dal
punto di vista culturale la vita doveva essere piuttosto vivace se lapporto dei
Cisalpini alla letteratura latina fu in questepoca particolarmente cospicuo: basti
pensare al veronese Catullo, al mantovano Virgilio, al transpadano Cornelio Nepote, al
padovano Tito Livio e ad altri letterati meno famosi come i poeti Furio Bibàculo,
cremonese, ed Elvio Cinna, probabilmente bresciano o il giurista, pure cremonese, Alfeno
Varo. Essi iniziarono generalmente i loro studi nella propria città per concluderli e
perfezionarli a Roma o a Napoli. Nella loro schiera si deve porre anche Cassius, che
nellantica colonia romana trasse alimento e stimoli per la sua formazione e
maturazione spirituale. La sua famiglia risaliva forse alle origini stesse della colonia,
fondata appunto da cittadini romani nel 183 a.C. In ogni caso la gens Cassia, a quanto
risulta dalle iscrizioni, era assai diffusa nel territorio di Parma, come del resto in
varie altre zone della Gallia Cisalpina. Si ignora lanno di nascita di Cassius,
tuttavia in base alla sua carriera politica, che era regolata da invalicabili limiti
detà, si può calcolare che egli abbia visto la luce lanno 73 a.C. o poco
prima, giacchè nel 43 a.C. lo si trova questore, carica cui non si poteva accedere in
quellepoca prima daver compiuto i trentanni. Lo si può quindi
considerare coetaneo, anche se un po più anziano, di Virgilio, che nacque nel 70
a.C. Non si hanno notizie nemmeno sugli anni della sua prima giovinezza. Presumibilmente
percorse la carriera degli studi consueta ai figli delle famiglie facoltose: prima presso
il maestro elementare (litterator) nel luogo natio e poi presso il grammaticus, che veniva
scelto con cura tra quelli che in patria o nei centri vicini dessero maggiore affidamento.
È probabile che la sua andata a Roma coincida con gli studi superiori presso il rètore.
Se però è da credere a un tardo commentatore di Orazio, Cassius conobbe anche la
filosofia e fu seguace dellepicureismo (e questo lo avvicinerebbe ulteriormente a
Virgilio che ebbe una formazione epicurea a Napoli presso il filosofo Sirone). Propensioni
vagamente epicuree ebbe anche Orazio, sebbene non sia provata per lui la frequentazione
della scuola epicurea. A ogni modo il rapporto di conoscenza, se non damicizia, tra
Cassius e Orazio risale probabilmente al tempo della prima giovinezza, agli anni, cioè,
in cui Cassius cominciò a mettersi in luce come poeta. Ben poco è rimasto della sua
produzione letteraria, soltanto qualche isolato frammento. E tuttavia è sufficiente il
titolo di una sua tragedia, il Bruto, che evidentemente rappresentava la storia gloriosa
del mitico eroe romano che cacciò i Tarquini e liberò Roma dalla tirannide, per dare
unidea degli intenti che la sua opera poetica perseguì e degli ideali che egli
coltivò. Si sa infatti che negli ultimi decenni della repubblica il teatro fu spesso
unoccasione, specie con le riprese delle tragedie di Accio, per esprimere il proprio
amore alla libertà e per attaccare più o meno velatamente gli uomini che apparivano una
minaccia per la costituzione repubblicana. A Cassius spetta però il merito, a quanto
pare, di aver rinnovato, sulla scia di Accio, quel filone letterario della tragedia
politica, che perdurò fin sotto il principato. In quegli stessi anni venne maturando, tra
gli sconfitti avversari di Cesare e tra gli stessi Cesariani insoddisfatti,
unopposizione dapprima soltanto incerta e priva di prospettive, che, divenuta più
consapevole, sfociò nella congiura delle idi di marzo dellanno 44 a.C. Non è forse
un caso che lunica citazione rimasta, del Bruto di Cassius venga da un Pompeiano
militante, M. Terenzio Varrone, il celebre antiquario che, dopo aver combattuto Cesare in
Spagna, fu costretto a sottomettersi e a rendere omaggio al vincitore ma conservò uno
spiccato spirito repubblicano anche nei suoi tardi anni. Tra i contemporanei di Cassius
soltanto Orazio accenna alle altre sue opere, ma in maniera veramente enigmatica.
Nellepistola 1.4 dedicata al poeta Albio Tibullo, che viveva appartato nella
campagna romana presso lantica Pedum, Orazio affettuosamente chiede allamico
che cosa mai stia facendo: passeggia per i boschi salubri della zona, tutto immerso nella
filosofia morale (un po come faceva Orazio stesso proprio al tempo della
composizione delle epistole) o sta scrivendo qualcosa che superi i componimenti (opuscula)
di Cassius? Il riferimento a Cassius è stato variamente inteso: alcuni vi hanno colto una
battuta scherzosa, presupponendo che le elegie di Cassius, cui Orazio allude, fossero
considerate prive di qualsiasi pregio artistico, sicché la vittoria su di lui sarebbe
stata scontata e senza gloria. Altri hanno pensato invece che Orazio faccia riferimento ai
pungenti epigrammi, per i quali Cassius fu famoso. Però non vi sono indizi che possano
far pensare a un Tibullo poeta epigrammatico (si tratterebbe anche in questo caso di una
battuta scherzosa?). Nulla di per sé vieta, daltra parte, di prendere alla lettera
le parole di Orazio e presupporre che Cassius fosse un affermato poeta elegiaco, con cui
Tibullo si doveva confrontare. Infatti il tono complessivo del breve indirizzo a Tibullo
non fa pensare subito a uno scherzo (ma nemmeno lesclude, se si tiene presente il
verso finale, ove il poeta si definisce porcello del gregge di Epicuro). Questa
interpretazione non appare comunque la più probabile, giacché soltanto nella
compilazione umanistica, che si suole denominare Pseudo-Acrone, si legge: tra le sue opere
(di Cassius) sono apprezzate le elegie e gli epigrammi. E si sa che i tardi commentatori
solevano improvvisare le notizie, ricavandole dalla loro interpretazione del testo che
venivano commentando. Tutto sommato sembra da preferirsi lidea che il Cassius fosse
noto al tempo di Orazio come poeta elagiaco, ma che le sue opere fossero considerate
mediocri e presto dimenticate. Porfirione, che commentò Orazio allinizio del III
secolo, conosce soltanto le tragedie. Ed è probabile, in effetti, che per il suo
carattere acre e pugnace, Cassius fosse più incline alla tragedia e allepigramma
che non allelegia. In ogni caso si deve rivendicare a lui il merito non piccolo di
avere introdotto nella letteratura latina, contemporaneamente e forse prima di Cornelio
Gallo, il genere elegiaco (del quale Catullo fu il precursore). Nella capitale il Cassius
dovette entrare in contatto con i personaggi più in vista: conobbe certamente Cicerone,
come appare dalla lettera che a lui indirizzò più tardi da Cipro. Si trattò però di
una conoscenza superficiale, improntata a stima e deferenza verso luomo autorevole.
Un legame ben più stretto dovette avere invece col nobile Cassio Longino, il focoso
Pompeiano cui forse lo univa, oltre che lappartenenza alla stessa gens, anche un
probabile rapporto clientelare e la comune fede epicurea: fu lui certamente che lo
introdusse nella cerchia degli oppositori di Cesare. Uno sbocco naturale, del resto, per
Cassius, dato lorientamento politico che si è potuto intravedere anche nelle sue
opere. Qui egli poté conoscere Bruto, luomo che per il suo lignaggio, le doti
intellettuali, lintransigenza dei principi, riscuoteva in Roma somma considerazione
e che Cassio Longino, del quale era cognato, convinse della necessità del tirannicidio.
In quella cerchia Cicerone, che non fece parte della congiura, fu considerato per le idee
che professava (sia pure sommessamente, e fin dove era possibile sotto il regime di
Cesare) un punto di riferimento ideale. In tal modo il Cassius, portatosi in Roma con le
migliori speranze di una brillante carriera letteraria e politica, si collegò con un
gruppo di persone ragguardevoli e decise a ristabilire in Roma la legalità
costituzionale, ed entrò quindi nel complotto contro il dittatore. Linclusione del
suo nome nella lista dei congiurati (sebbene non in una posizione di spicco, data la sua
giovane età e la sua origine provinciale), costituisce uno dei pochi dati sicuri della
sua biografia ed è altrettanto certo che levento tragico delle idi di marzo segnò
in maniera definitiva anche la vita di Cassius. Nei mesi successivi alla scomparsa di
Cesare lo si trova ancora impegnato, come Orazio, nella lotta per laffermazione
delle forze repubblicane contro quelle dei continuatori di Cesare. Probabilmente a
settembre, con Bruto e Cassio, anchegli abbandonò lItalia, ove non sarebbe
più ritornato. Nel 43 a.C. fu questore nellesercito di Cassio Longino, divenuto
governatore della Siria. Il rapporto tra il governatore di una provincia e il suo questore
soleva dar luogo a un legame particolarmente stretto e personale e in questo caso esso
venne a consolidare una relazione che sicuramente già esisteva da tempo. In qualità di
questore Cassius raccolse e comandò una flotta, compì qualche operazione militare e
provvide alla riscossione delle imposte in Asia. Nella già ricordata lettera a Cicerone,
scritta in questo periodo (giugno del 43 a.C.), egli parla di queste sue azioni belliche
come di un servizio reso alla repubblica ed esprime la sua speranza nellesito
vittorioso del conflitto. Lo scritto è degno di nota anche per le smodate parole di
ossequio e di lode che sono rivolte al vecchio statista in considerazione delle sue
benemerenze politiche e per la vittoria di Modena. Dopo questa captatio benevolentiae,
esagerata nel tono ma non priva di fondamento, Cassius avanza insinuanti richieste di un
futuro appoggio quale riconoscimento dei suoi meriti e delle sue qualità. Il contenuto di
questa parte della lettera potrebbe parere in contrasto con limmagine delluomo
fin qui delineata. In realtà questo atteggiamento non sorprende troppo in Cassius,
giovane ambizioso, e simili mezzi in vista della carriera dovevano essere consueti nella
società romana: per un homo novus, come Cassius, essi erano addirittura indispensabili.
Impegnato in queste operazioni, Cassius non partecipò alla battaglia di Filippi. Egli si
trovava a Rodi il giorno del primo scontro. Quando seppe della morte di Cassio Longino,
salpò con la sua flotta e con trenta navi tolte ai Rodiesi, e a lui si unirono, dopo la
morte di Bruto, anche le altre forze superstiti, per riprendere la lotta contro i
triumviri. In seguito, tra la fine del 42 e la primavera del 41 a.C., egli raggiunse con
una parte di queste forze Sesto Pompeo, figlio di Pompeo Magno, che con una forte flotta
esercitava un potere incontrastato sulla Sicilia. Vi rimase probabilmente fino a quando
Sesto fu sconfitto da Agrippa a Nauloco (anno 36 a.C.). Si sa che allora, con parecchi
altri notabili, seguì Sesto anche nella fuga verso lAsia, ove però Antonio mandò
contro di loro una consistente flotta che annullò le speranze residue di salvezza: Sesto
Pompeo, deciso a resistere, fu allora abbandonato da tutti, compreso il suocero Libone,
perché la resistenza venne considerata inutile, e Cassius passò assieme agli altri dalla
parte di Antonio. Questa defezione generale non può essere considerata un semplice atto
di codardia: i vecchi repubblicani, viste ormai distrutte le proprie forze, tentarono
probabilmente di salvare il salvabile, unendosi alluomo che consideravano più
affine per stirpe e animo alla nobiltà senatoria, vedendo il vero nemico da annientare
nel giovane avventuriero amato dalla plebe, Ottaviano. Così già avevano fatto dopo
Filippi il nobilissimo Valerio Messalla Corvino e molti altri. Per Ottaviano, Cassius
nutrì un vero astio personale. Negli anni in cui fu presso Antonio in Oriente egli ebbe
modo di partecipare alla lotta, per allora soltanto cartacea, tra i due potenti rivali,
riprendendo a maneggiare da par suo lo stilo. E se non proprio in difesa della libertà,
lottò certamente contro luomo che considerava il peggior nemico di essa. La sua
caustica vena di polemista, esasperato per la sconfitta, si riversò dunque
sullaborrito Ottaviano, cui rinfacciò calunniosamente, secondo un costume assai
diffuso quelle presunte colpe dorigine, che dovevano apparire irrimediabili. Il
biografo Svetonio ha conservato almeno un frammento di libello in forma di lettera aperta,
che dimostra quanto viscerale fosse lavversione e il disprezzo di Cassius per
lerede di Cesare: La farina materna ti venne dal più rozzo mulino di Ariccia; la
impastò con le mani insudiciate dal maneggio dei soldi il cambiavalute di Nerulo. Così
Cassius si inserì nel gioco della propaganda di Antonio, infirmando il prestigio
dellavversario e rendendone più difficili gli indispensabili rapporti con la
schizzinosa nobilità senatoria. La fine di Cassius fu tragica, naturale conclusione di
una vita raminga e senza pace. Dopo la battaglia di Azio (anno 31 a.C.), quando Ottaviano
rimase unico e incontestato signore dellImpero, la sua lunga mano non risparmiò
lavversario irriducibile che tanto lo aveva combattuto e molestato negli anni
precedenti. A opera, pare, di un ufficiale cesariano, Q. Azzio Varo, Cassius fu ucciso in
Atene, ove si era rifugiato dopo la sconfitta. Sembra che Ottaviano stesso abbia ammesso o
addirittura vantato quelluccisione come lultima vendetta per la morte di
Cesare. Anzi su questo atto conclusivo delle guerre civili fu posta tanta enfasi che lo si
volle accompagnato da fenomeni soprannaturali. Si narrò infatti (a somiglianza di quanto
si raccontava a proposito di Bruto e di Cassio) che pochi giorni prima delluccisione
Cassius avesse visto più volte in sogno una figura cupa e impressionante, di dimensioni
gigantesche, con barba incolta e lunghi capelli, che lo terrorizzò rivelandogli di essere
il suo cattivo genio.
FONTI E BIBL.: Ha soltanto interesse per la storia della cultura la vecchia e
superata monografia di G. Bonvicini, Saggio intorno alla vita, e le opere di C. Cassio,
poeta parmigiano, Parma, 1779: fa segnare un deciso passo innanzi la trattazione
dellAffò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, I, Parma, 1789, 3-16, con
le integrazioni del Pezzana (VI, 2, Parma, 1827, 13-19). Ma una trattazione modernamente
critica si ha soltanto con A. Weichert, De Lucii Varii et Cassii Parmensis vita et
carminibus, Grimae, 1836, che costituisce il punto di partenza per tutti i successivi
studi; poco di nuovo porta A. Nicolas, De Cassio Parmensi poeta, ac praesertim de
quibusdam apud Suetonium Tranquillum epigrammatis (Thesis Latina), Lutetiae Parisiorum,
1851; importanti invece le pagine dedicate a Cassius in W. Drumann, Geschichte Roms in
seinem Ubergang von der republikanischen zur monarchischen Verfassung, II edizione di P.
Groebe, II, Berlin, 1902 (ristampa 1964; I edizione dellopera 1834-1844), 136-138,
cui va soprattutto il merito di aver dimostrato assai verosimile lattribuzione al
Cassius di una lettera contenuta nellepistolario di Cicerone (fam. 12, 13), dalla
quale si ricava, tra laltro, il prenome di Cassius, altrimenti sconosciuto; una
buona e rapida sintesi, che rimane sostanzialmente valida, presenta O. Skutsch, in
Pauly-Wissowa, RE III 2 1899, s.v. Cassius 80, coll. 1743-1744; cfr. ancora, per
unulteriore messa a punto degli aspetti letterari, H. Bardon, La littérature latine
inconnue, I, Paris, 1952, 327, 331; M. Jona, Cassio Parmense, in Atti Accademia delle
Scienze di Torino. Classe Scienze morali, storiche e filologiche 97 1962-1963, 68-104, ha
ridiscusso e vagliato le singole questioni connesse con la figura politica e letteraria di
Cassius, giungendo a risultati più attendibili (a parte alcune imprecisioni); per una
discussione approfondita sulle tragedie cfr. A. La Penna, Cassio Parmense nella storia del
teatro latino, in Fra teatro, poesia e politica romana, Torino, 1979, 143-151; per una
vivace presentazione di Cassius vedi anche F. Ghizzoni, Cassio Parmense letterato e
politico, in Gazzetta di Parma 28 giugno 1965; Parma per lArte 1 1954, 31-33; B.
Zucchelli, in Per la Val Baganza 8 1986, 156-159; M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 75.
CASSIUS CAIUS PUDENS
Parma II secolo d.C.
Libero, documentato da Flegonte di Tralles che lo annovera tra i longevi, vissuti
cento anni, della città di Parma. La gens Cassia è documentata con alta frequenza in
tutta la Cispadana e ben presente anche a Parma. Il cognomen Pudens (gr.
?ÉÕÅåÉɬÉV) è diffuso particolarmente in Italia e nelle province
occidentali dellImpero, testimoniato a Parma in un secondo caso.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 76.
CASSIUS LUCIUS POLLIA
Parma-Aquileia I secolo d.C.
Figlio di Caius. Libero, miles c(o)ho(rtis) (decimae secundae), morto alletà
di ventisei anni, dopo sei di servizio militare, e sepolto ad Aquileia. Appartenne alla
gens Cassia, diffusissima in tutta la Cisalpina e assai documentata anche a Parma.
Lessenzialità delliscrizione e la mancanza del cognomen fanno propendere per
una datazione al I secolo d.C.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 71.
CASSIUS SEXTUS MANCIA
Parma I secolo d.C.
Fu forse liberto, dedicatario di unepigrafe, poi perduta, postagli
dalluxor Cassia Clemens. Il nomen Cassius ricorre in altre epigrafi parmensi ed è
documentato con alta frequenza in tutta la Cispadana. Mancia, documentato, oltre che in
questo caso, assai raramente in Cisalpina, è cognomen di probabile origine etrusca.
Lidentità del nomen con quello delluxor porta a supporre che Sex. Cassius
Mancia fosse liberto di uno stesso patronus, appartenente alla gens Cassia.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 74.
CASSIUS STATIUS
PANTHERISCUS
Parma V secolo a.C./V secolo d.C.
Fu probabilmente liberto, dedicante di unepigrafe, poi perduta, alla giovane
coniunx Caerelli[a] Veneria, morta non ancora sedicenne. Il nomen Cassius ricorre in altre
epigrafi parmensi ed è documentato con alta frequenza in tutta la Cispadana.
Pantherisc(us) è cognomen grecanico non documentato in Cisalpina. Delle due testimonianze
epigrafiche di Roma di questo cognomen, una è relativa a un gladiator.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 74.
CASSOLA GARZIA
Borgo Taro 27 aprile 1869-Volterra 25 luglio 1955
Figlio primogenito di Carlo e Rosa Belli. La personalità e le convinzioni
politiche del padre, magistrato e patriota pavese di tendenze radicali e massoniche,
duumviro di Brescia durante linsurrezione antiaustriaca del marzo 1849, dovettero
esercitare unevidente influenza sulla formazione giovanile del Cassola. Compiuti gli
studi secondari e universitari a Pavia, il Cassola vi ottenne la laurea in giurisprudenza
e in un primo momento fu avviato anchegli alla magistratura, divenendo uditore
giudiziario. Ma nel 1894 gli fu infine consentito di abbandonare la professione ed egli
poté così dedicarsi interamente alla sua attività di giornalista politico. Nel
frattempo a Pavia il Cassola si accostò al socialismo, collaborando al settimanale
operaio La Plebe ed entrado a far parte del Circolo socialista pavese, disciolto nel 1894.
Trasferitosi allora a Cremona, fu segretario della locale Camera del Lavoro e si impegnò
presso la direzione de LEco del Popolo, il periodico di Leonida Bissolati.
Lincontro con questultimo risultò decisivo per lattività politica e
pubblicistica del Cassola: infatti, non solo il modello del socialismo bissolatiano
influenzò la sua definitiva formazione ideologica, restando per lui il punto di
riferimento più costante, ma egli, divenuto uno dei suoi più stretti collaboratori,
finì per condividerne in seguito anche lintero iter politico. Così quando
Bissolati si spostò a Milano il Cassola lo seguì, nel 1895, entrando nella direzione del
settimanale Lotta di Classe, organo socialista centrale del Partito dei lavoratori
italiani, sulle cui colonne venne appunto fiancheggiando le posizioni teoriche e la linea
tattica dei gruppi milanesi facenti capo a Turati e Bissolati. Oppostosi in un primo
momento alla proposta di soppressione del giornale, profilatasi nel giugno 1896,
allinterno poi della commissione preposta alla stampa, che dopo le indicazioni del
congresso di Firenze in questo senso confermò Lotta di Classe organo centrale del
partito, egli invece si astenne, mentre Bissolati espresso voto contrario. Infatti era
già stata sollevata a più riprese la questione del giornale quotidiano, lAvanti!,
il cui primo numero uscì infine a Roma il 25 dicembre 1896, sotto la direzione dello
stesso Bissolati. Anche il Cassola, dopo aver assicurato la propria collaborazione a Il
Cadavere, settimanale satirico socialista che ebbe breve vita a Milano tra il novembre e
il dicembre del 1896, si trasferì a Roma, dove divenne nel 1897 redattore capo del
quotidiano socialista. Fu in seguito anche collaboratore dellAvanti della Domenica,
il periodico politico-letterario che sorse nellanno 1903 con intenti divulgativi ed
educativi. Scoppiati i tumulti di Milano del maggio 1898, a cui seguirono larresto
di Bissolati e la repressione poliziesca che si abbatté praticamente su tutto il corpo
redazionale dellAvanti!, anche il Cassola fu arrestato e condannato. In seguito, nel
1901, entrò a far parte del comitato direttivo dellUnione socialista romana e
lanno seguente fu delegato e relatore al congresso socialista di Imola, mentre tra
il 1901 e il 1907 venne pubblicando numerosi articoli di attualità politica sulla Critica
Sociale. A questo stesso periodo risale anche una sua intensa attività di traduttore, che
torna assai utile per chiarire certi tratti populistici e riformisti del socialismo
cassoliano. Nella prima direzione si possono vedere la traduzione, le note e i commenti
delle sentenze e degli scritti di Paul Magnaud, il presidente del tribunale di
Château-Thierry, che il 4 marzo 1898 assolse una donna rea confessa del furto di un pane
dalla bottega di un fornaio, suscitando lo scandalo e la polemica dellopinione
pubblica borghese. Di particolare interesse risulta anche la lunga introduzione agli Studi
socialisti di Jean Jaurès, dove il Cassola, delineata una breve storia del movimento
socialista italiano, ne condanna luso violento della lotta di classe e il
massimalismo della corrente rivoluzionaria, esponendo poi una sua strategia di
collaborazione con i governi borghesi e una propria concezione gradualista del socialismo,
inteso come continuità armonica e svolgimento naturale dellordinamento economico,
politico e sociale capitalistico. Fu quindi del tutto conseguente la sua decisa presa di
posizione in favore della tendenza riformista, una volta che si vennero accentuando sempre
più i contrasti interni al partito. Appoggiò così la scissione della federazione di
Milano operata nel 1901 da Turati, il quale dette vita allUnione socialista
milanese, e criticò lordine del giorno della direzione che più tardi, sulla base
di un compromesso, impose la riunificazione delle due frazioni. Entrò in polemica con la
decisione dello sciopero del settembre 1904 e abbandonò lAvanti! nel 1903, quando
Bissolati dovette lasciarne la direzione a Enrico Ferri. Fino al 1909 fu corrispondente da
Roma del quotidiano milanese Il Tempo, di Claudio Treves, e de Il Lavoro di Genova,
entrambi di ispirazione riformista. Lavorò, infine, presso LAzione Socialista, il
settimanale, anchesso riformista, sorto a Roma in funzione precongressuale dal
maggio al dicembre 1905 e diretto da Ivanoe Bonomi. Tutto ciò gli costò, nel luglio
1905, lespulsione dallUnione socialista romana insieme con Bissolati, Bonomi e
altri, che per il momento fu revocata dalla direzione nellottobre. Ma poi,
aggravatasi sempre più la frattura tra le due correnti e resasi insanabile con la
definitiva espulsione di Bissolati nel 1912, il Cassola aderì alla scissione del Partito
socialista riformista, costituitosi in quello stesso anno, entrando a far parte della
direzione fin dal 1915 e restandovi confermato dal II Congresso tenutosi a Roma nel 1917.
Allo scoppio del primo conflitto mondiale il Cassola, allora corrispondente da Roma del
quotidiano radicale milanese Il Secolo, fu dapprima sostenitore della neutralità italiana
contro un eventuale intervento a fianco degli Imperi centrali. Ma ben presto, già sul
finire dellestate del 1914, tutti i gruppi radicali e socialriformisti cominciarono
a dichiararsi apertamente favorevoli allIntesa e il Cassola finì per fare proprie
le posizioni più oltranziste dello schieramento interventista, reclamando assai
vivacemente linizio delle ostilità e la costituzione di un ministero forte di
coalizione e di concordia nazionale, e ritenendo che dalla vittoria delle potenze
democratiche avrebbe ricavato vantaggi la stessa causa della democrazia in Italia. Finita
la guerra, ricoprì varie cariche presso lAssociazione della stampa e continuò per
qualche tempo la sua attività di pubblicista, dapprima come redattore capo e
vicedirettore dellEpoca di Roma e poi come corrispondente de Il Mattino di Napoli.
Alla morte di Bissolati fu tra i curatori dei suoi documenti, insieme con Bonomi e con la
sorella Carolina Cassola, che era stata la compagna del leader socialista. Unaltra
sorella, Ernesta, sposò il giornalista Luigi Campolonghi, il quale fu fuoruscito in
Francia durante il fascismo. Ma in seguito il Cassola venne allontanandosi sempre più
dalla politica attiva e finì col ritirarsi prevalentemente a Volterra, città natale
della moglie, Camilla Bianchi, da lui sposata il 20 aprile 1901. Ne ebbe quattro figli,
ultimo dei quali lo scrittore Carlo. Oltre allattività giornalistica, il Cassola
curò la traduzione delle seguenti opere: L. Tolstoj, La radice del male (Firenze, 1901),
P. Magnaud, Il buon giudice e il diritto alla vita (con note e commenti, Firenze, 1901) e
J. Jaurès, Storia socialista (in collaborazione con A. Schiavi e G. Pinardi, Roma,
1900-1901) e J. Jaurès, Studi socialisti (Milano-Palermo, 1903).
FONTI E BIBL.: E. Ferri, Il metodo rivoluzionario, in Il Socialismo, I, 1902-1903,
97-106; T. Rovito, Letterati e giornalisti italiani. Dizionario bio-bibliografico, Napoli,
1922, 89; L. Lodi, Giornalisti, Bari, 1930, 87; C. Lazzari, Memorie, a cura di A. Schiavi,
in Movimento Operaio, n.s., IV 1952, 806; F. Turati-A. Kuliscioff, Carteggio, V, a cura di
A. Schiavi, Torino, 1953, 326, 377; Bibliografia del socialismo e del movimento operaio
italiano, I, Periodici, Roma-Torino, 1956, I, 73, 75, 81, 170, 527, e 2, 878, II, Libri,
2, 1964, 111, 292, e 3, 1966, 582; I periodici di Milano. Bibliografia e storia, I,
Milano, 1956, 167, 219, 361; R. Colapietra, L. Bissolati, Milano, 1958, 31, 32, 34, 49,
66, 80, 99, 100, 107, 114, 224, 248, 280; M. Spinella, Politica e ideologia italiana,
introduzione a Critica sociale, a cura di M. Spinella-A. Caracciolo-R. Amaduzzi-G.
Petronio, Milano, I, 1959, L, LVI, e III, 151; B. Vigezzi, LItalia di fronte alla
prima guerra mondiale, Milano-Napoli, 1966, 170, 172, 405 s., 429, 430 s., 604, 808 s.,
814 s.; G. Mammarella, Riformisti e rivoluzionari nel Partito socialista italiano,
1900-1912, Padova, 1968, 170, 189; R. Merolla, in Dizionario biografico degli Italiani,
XXI, 1978, 515-517.
CASSOLA GIACOMO
Parma 1432
Calligrafo, vivente nellanno 1432.
FONTI E BIBL.: Atti e Memorie delle Regie Deputazioni di Storia Patria, Modena, V,
pag. XIV della Prefazione; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti
parmigiane, 1911, 19.
CASSOLA GIACOPO o IACOPO, vedi CASSOLA JACOPO
CASSOLA JACOPO
Parma 1372/1403
Figlio di Gherardo e di Riccia da Cavriago. Calligrafo, nellanno 1372
trascrisse lopera di C. Svetonio Tranquillo Della vita di Dodici Imperatori e in
fine della copia notò Jacobus de Cassola de Parma scripsit hunc librum ad laudam et
gloriam Dei et status D.ni D.ni Nicolai Estensis Marchionis Domini generalis 1372. Questo
codice in folio membranaceo dallEste fu donato a messer Nanni degli Strozzi nel 1414
e nellOttocento Apostolo Zeno lo vide in proprietà dellinglese Thomas Hobart.
Nellanno 1403 il Cassola fu a Ferrara come medico del marchese Niccolò dEste.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli Scrittori, VI, parte 2a, 271 e 554; G.B.
Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 102; I. Affò, Memorie degli
scrittori e letterati parmigiani, IV, 1743, 161; E. Scarabelli Zunti, Memorie di Belle
Arti parmigiane, 1911, 19.
CASSOLA LAZZARO
Parma ante 1488-Parma 1505
Iscritto al Collegio di Parma quale dottore in arti e medicina, entrò al servizio
del nobile Achille Torelli, conte di Guastalla. Nel 1488 risulta tra gli Anziani della
Squadra correggese e ghibellina del Comune di Parma. Salì notevolmente di fama, tanto che
Taddeo Ugoleto, dotto bibliotecario di re Mattia dUngheria, gli dedicò nel 1499 la
sua edizione delle opere di Ausonio (Opera Ausonii nuper reperta). Fu anche in amicizia
con Giorgio Anselmi junior, che ne pianse la morte in un epigramma. Il 27 gennaio 1500,
durante il priorato di G. Giacomo Carani, prese parte a una importante seduta per
riformare gli Statuti del Collegio Medico, nella chiesa di San Pietro Martire ubi et in
quo loco soliti sunt convocari et congregari pro negotiis prefati Collegii. Morì di
febbre pestilenziale. Nella lapide in suo onore, si legge un epitaffio breve ma assai
lusinghiero: M. Lazari Cassolae qui dum aliis vitam ope medica prorogaret illam ipse sibi
immortalem comparavit.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV, 1743,
161; Parma nellArte 3 1965, 204 e 1 1970, 69; T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma
12 agosto 1986.
CASSOLA MACARIO
-Parma 1467 c.
Fu Vicario generale della Diocesi di Parma e prevosto della Collegiata del
Battistero dal 1422 al 1447. Fu ancora professore di Decreti e fondò tre benefici: due
nella chiesa di San Michele del Canale e uno in Battistero. Lasciò il diritto di
collazione al prevosto per tempo e la nomina del Beneficio alla famiglia Cassola, che
passò poi nelle famiglie Bergonzi e Bajardi.
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei Vescovi, I, 1856, 340; E. Guerra,
La Collegiata insigne del Battistero di Parma, Parma, 1923, 74-76; F. da Mareto,
Bibliografia, II, 1974, 222.
CASSOLA NICCOLÒ
Parma-Roma 1571
Figlio di Simone. Si dedicò agli studi di legge, che poi esercitò lungamente a
Roma, dove in breve tempo divenne famosissimo avvocato. Favorì e protesse Scipione
Cassola, figlio di un suo fratello.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV, 1743,
161.
CASSOLA NICOLÒ, vedi CASSOLA NICCOLÒ
CASSOLA SCIPIONE
Parma 5 ottobre 1516-Soragna 16 agosto 1581
Figlio di Ercole e di Giovanna. Studiò retorica e poesia, poi si diede alla
medicina. Fu aggregato al Collegio dei Medici di Parma lanno 1544. Invitato a
leggere medicina nellUniversità di Parma, ne divenne in breve Preside della
facoltà di medicina. Fu pure valente poeta, onde fu accolto nellAccademia degli
Innominati (col nome di Ottuso). Domenico Ansovino, recitando in Parma nellanno 1547
una sua orazione, così parla di lui: Exornant nunc vestram Juliam decem Medici, immo
decem Hippocrates, decem Aesculapii, decem Apollines; inter quos floret hodie Scipio
Cassola nostrae publicae Academiae Moderator accuratissimus, qui quidem quo junior, eo
perspicacior videtur. Quamobrem jure optimo dicere possumus non modo gubernatione publicam
Parmensem palestram illustrare, verum non minori famae celebritate publica naturalis
Philosophiae lectione, quam singularis illa Bucca Ferrea paulo ante Bononiensem
celeberrimam reddere, cujus de verissimis et non fictis, non umbratilibus laudibus multa
in medium afferre possem, si ad id conficiendum modo idoneum mihi ocium vestra sine
molestia dari perspicerem. Unum hoc tamen pace vestra optimi viri silentio non praeteribo,
Scipionem Cassolam gravissimorum, sapientissimorumque virorum sententia Medicorum nullo,
aut lectione, aut ingenio, aut industria esse inferiorem. Merito igitur Parma nunc
Scipionem Cassolam perinde ac olim Athenae Acrone, Siracusae Menecrate, Aegyptus Oculario,
Sicilia Epicharmo gloriari potest. Girolamo Calestani lo definì dottissimo e lo consultò
per la stesura di un antidotario, stampato a Venezia nel 1576 e raccomandato per vario
tempo come uno dei più sicuri (Osservazioni di Gerolamo Calestani Parmigiano). Anche
Jacopo Scutellari lo celebrò, affermando tra laltro che il Cassola fu medico del
duca Ottavio Farnese. Nellanno 1564 fu chiamato a consulto a Canneto per monsignor
Santafiora. Nelloccasione ebbe una violenta disputa collanziano medico Gian
Francesco Boccalino che non condivideva luso da parte del Cassola dei refrigeranti
apposti esternamente alla parte del cuore per rimediare alle febbri putride. Fu a suo
tempo tra i medici più celebrati e fu invitato per consulti anche a Milano e a Bologna.
Nel 1581 fu chiamato a curare il Marchese di Soragna, ma poco dopo essere giunto in quella
località morì, come si legge nei libri di spesa dei Canonici Regolari di San Sepolcro in
Parma, i quali lo stipendiavano come loro medico. Nel sotterraneo del Duomo di Parma gli
fu posta la seguente iscrizione: Scipioni Cassolae patritio parmensi philosopho et medico
aetatis svae facile principi Sextilia Cantella vxor Et Hercvles fil. moestiss. posvervnt.
Mole svb hac sitvs est illvstris gloria Parmae Scipio Cassolae gloria prima domvs. Qvi
popvlo Parmae claris virtvtibvs avctvs principibvsqve viris nvminis instar erat. Obiit
anno salvtis MDLXXXI die XVI avg. Vixit ann. LXV.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV, 1743,
161-164; Aurea Parma 2/3 1957, 109, e 3/4 1959, 188; T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma
12 agosto 1986.
CASSOLA SIMONE
Parma 30 giugno 1531-Parma 15 aprile 1594
Figlio di Alfonso e di Caterina. Lo zio Niccolò, che viveva in Roma e aiutò in
più occasioni i nipoti, scrisse il giorno 25 ottobre 1543 al fratello Alfonso,
esortandolo a far sì che il Cassola attendesse agli studi della grammatica perché
meditava di farlo trasferire a Roma. Nel ripetergli lo stesso invito il 23 aprile 1548,
disse di volerlo mandare a studiare giurisprudenza in Perugia, dove erano eccellenti
professori. Il padre, in effetti, nellautunno dellanno seguente inviò il
Cassola a Roma. Niccolò, scrivendo al fratello il 26 ottobre, dice: Viene questa per
dirvi qualmente alli 24 dellinstante Ottobre gionse il vostro, adesso mio, Simone
per la gratia de Iddio salvo e di buona voglia, qual starà per qualche giorni qua in Roma
con meco, poi lo inviarò alla volta di Perugia. Il Cassola non passò immediatamente
allUniversità di Perugia ma studiò qualche tempo in Roma. Ben presto lo zio fu
contento dei suoi progressi, tanto che l8 febbraio 1550 così ragguaglia il
fratello: Simone attende a studiare et farsi valenthomo, et poco abbisogna di monizione,
perciò che studia tanto, che alle volte mi fa temer non incorra in qualche infirmitade;
però molte volte mi conviene distorlo dal studio. Il Cassola si trasferì poi a Perugia e
quindi allUniversità di Bologna, come si ricava da una lettera di suo fratello
Alessandro. Studiò prima lettere e filosofia e poi seguì i corsi di legge ottenendone la
laurea. Una lettera scrittagli dallo zio Niccolò il 28 luglio 1555 lo mostra tornato
allora in Parma, ma il Pico lo dice addottorato nelle leggi in Parma nellanno 1554.
È probabile invece che nel 1554 il Cassola fosse stato aggregato al Collegio dei Dottori
di giurisprudenza, come lo fu a quello dei Medici nel 1565 per la filosofia. Ritornato a
Roma, ebbe nel 1557 da papa Paolo IV il brevetto di un Cavalierato di San Pietro, con gli
onori ed emolumenti annessi al medesimo, e poi da papa Pio IV (il quale lo ebbe tra i suoi
familiari) ottenne un canonicato nella Cattedrale di Parma. Fu inoltre Conte Palatino e
Penitenziere. Fu assai benvoluto dal vescovo di Parma Alessandro Sforza, dal quale ebbe
lincombenza di fare lorazione preparatoria al Sinodo del 1564. Lo zio
Niccolò, morto nel 1571, designò suo unico erede Paolo Emilio Cassio, nato da una sua
sorella, il quale intimò ai fratelli Cassola la restituzione di tutti i beni. Alessandro
Cassola, rispondendo al Cassio, tra laltro afferma: So bene, che essendo io in Roma
mi commise chio dovessi far portare di casa sua certi libri greci e latini, perché
li occupavano la casa, quali diceva, che erano di M. Simone mio fratello; et così io li
feci portar via con la scancia di sua saputa. I libri cui si accenna dovettero essere
parte della copiosa biblioteca che il Pico afferma era stata radunata dal Cassola. Nel
Sinodo di Parma del 1564 il Cassola è indicato col solo titolo di Dottore di Legge, ma
documenti posteriori lo dicono laureato anche in teologia. Il Cassola, che conosceva
latino, greco, ebraico e caldeo, fu innalzato nel 1566 alla carica di Vicario generale del
cardinale Alessandro Sforza in luogo di Matteo Rinuccini. Nel 1568 lo Sforza lo condusse
al Concilio provinciale di Ravenna, destinandolo a recitare nella seconda sessione
unorazione, di cui fa memoria lo storiografo ravennate Girolamo Rossi: In altera,
quae tertio nonas Maii est habita, postquam sacris, et ceremoniis de more peractis, nomine
Alexandri Sfortiae Cardinalis Parmensium Episcopi luculentam Orationem Canonicus Parmensis
habuit. In quelloccasione il Cassola conobbe il canonico ferrarese Paolo Sacrati,
del quale divenne amico. Questultimo, poco dopo, gli scrisse la seguente lettera:
Magnum certe ex profectione mea ad Synodum Provincialem Ravennaten. fructum cepi, Simo
doctissime, primum quod contigit mihi te talem virum, tantisque non solum virtutibus, sed
etiam virtutum insignibus ornatum de facie nosse: deinde, quod cum de negotiis, quae ibi
tractabantur, una cum Collegis nostris Mutinensibus ac Bononiensibus ageremus, iisque
praesertim, quae ad munus nostrum pertinebant, de excellenti doctrina tua, et omnium
artium scientia, aliquid degustare mihi licuit. Cum enim celeritatis ingenii tui, et
doctissimorum sermonum tuorum mihi venit in mentem, continuo fortunae subirascor, quae te
a me tam cito sejunxerit, atque segregarit. Cum autem concionem tuam, quam in Synodo
habuisti, ac tam venuste recitasti, ut omnibus nedum mihi magnae fueris admirationi,
sententiarum gravitate, eloquentiaque refertam memoria repeto, amore tui ita inflammor, ut
te cogitatione quotidie complectar absentem. Lanno seguente il Cassola fu infermo,
come si ricava da altra lettera del Sacrati, che lo elogia per leleganza del suo
scrivere latino: Accepi litteras tuas, optime Simo, et latine scriptas, et admodum
eleganter. Da una successiva lettera del Sacrati, scrittagli nel maggio del 1571, si
apprende come il Cassola fosse ancora Vicario dello Sforza, carica in cui lo conferò il
successore, Ferrante Farnese, che volle vedere aperti gli atti del Sinodo dellanno
1575 con unorazione latina del Cassola recitata al clero. Il Cassola fu ascritto
allAccademia degli Innominati col nome di Imperfetto e qualche volta fece sentire
suoi componimenti nelle adunanze, adempiendovi, come dice il Pico, tutte le parti, così
nel disputare, come nel leggere, e nel comporre. Fece altresì uso della sua eloquenza per
le orazioni funebri del duca Ottavio Farnese, del cardinale Alessandro Farnese e di Maria
di Portogallo. Ebbe tomba nellOratorio della Steccata di Parma, di cui fu Priore,
con il seguente epitaffio: Simoni Cassolae patritio parmen. sac. theolog. I. V. philos.
doctori. lingvae lat. graec. heb. cald. perito eloqvemtia probitateq. insigni praedito.
ecc. maior. canonico eqviti. ac comiti palat. ill. et rev.r dd. Alex. Sfortiae. et Ferd.
Farnesii vic.° mensae. episcopalis theologo et poenitentiario oratorii hvivsce priori
Hered. P. Obiit anno. MDVIC XVII kale. Maii aetatis svae LXIII. Dei suoi componimenti non
rimangono che pochi saggi e scarse memorie.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV, 1743,
192-196; Aurea Parma 1 1958, 32, e 3/4 1959, 91.
CASSOLA SULPICIA
Parma 17 agosto 1501-Parma 1558
Figlia di Lazzaro e probabilmente pronipote di Francesco Cassola. Andò sposa
(forse in seconde nozze) a Gian Pietro Vaghi, nobile parmigiano e notaio, a cui diede
quattro figli. Fu donna di non ordinaria bellezza e dotata di molte virtù: seppe
disputare di cose morali con molta dottrina e compose dei versi (il Liberati afferma che
sue rime si trovano in un manoscritto della Biblioteca Palatina di Parma).
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2/3 1957, 106 e 2 1959, 108-109; A. Ceruti Burgio, in
Malacoda 83 1999, 37-43.
CASSOLI CORNELIO BERNARDO
Parma 22 agosto 1606-Parma 21 luglio 1630
Figlio di Mario e Margherita. Frate cappuccino, chierico, fu vittima di carità
verso gli appestati. Compì la vestizione il 21 maggio 1626 e la professione solenne a
Faenza il 21 maggio 1627.
FONTI E BIBL.: Mussini, Memorie storiche, II, 40; F. da Mareto, Necrologio
cappuccini, 1963, 424.
CASSOLI LAZZARO, vedi CASSOLA LAZZARO
CASSOLI SULPICIA, vedi CASSOLA SULPICIA
CASSOLI PORTA CORNELIO, vedi CASSOLA BERNARDO CORNELIO
CASTAGNETTI GIUSEPPE
Zibello 19 marzo 1840-
Figlio di Francesco, intendente dei marchesi Pallavicino. Forse, dopo la prima
giovinezza trascorsa a Zibello, il Castagnetti si trasferì a Parma. Il padre, infatti,
che era stato colpito da una grave malattia, dovette portare la propria residenza in
città per poter contare su più pronte cure. Su quegli anni, comunque, mancano notizie
certe. Nel 1859, a soli 19 anni, il Castagnetti, infiammato dagli ideali patriottici,
fuggì da casa per raggiungere Garibaldi in Piemonte. Fu arruolato tra i Cacciatori delle
Alpi, brigata Cosenz e assegnato al battaglione comandato dal maggiore Nino Bixio. In un
biglietto del Castagnetti si legge: Arruolato il 3 maggio 1859 a Savigliano alla 7a
compagnia, secondo battaglione, 9° reggimento da Varese allo Stelvio, per la campagna
sotto il comando delleroico Bixio, congedato a Brescia il 14 agosto 1859. Una nota
scarna, che nasconde però, nella sua semplicità, numerose e gloriose tappe: Varese, San
Fermo, Como, Laveno, Camerlata, Bergamo, Brescia. Tornato a Parma, ai primi di maggio del
1860, quando Abba fu a Parma per reclutare giovani disposti a lanciarsi nellimpresa
dei Mille, anche il Castagnetti fu tra i generosi che non ebbero esitazioni a rispondere
allappello. Qualcuno, però, informò il Governo provvisorio e il Castagnetti fu
arrestato e rinchiuso nel carcere di San Francesco a Parma. La detenzione durò pochi
giorni: la fuga dalle carceri fu organizzata dagli amici rimasti in libertà, che
portarono vino e cibarie, in modo da ubriacare i carcerieri. Così il Castagnetti, con i
compagni che erano stati arrestati con lui, poté fuggire da Parma e raggiungere Genova. I
Mille avevano già preso la via della Sicilia e per raggiungerli i giovani dovettere
attendere la seconda spedizione. Nellisola, quando vi poté giungere, il Castagnetti
combatté nella colonna Medici con il grado di furiere, che si era guadagnato nella
campagna del 1859. Fu amico dei Cairoli, di Quadrio e di Faustino Tanara. A Volturno,
facendo egli parte del piccolo stato maggiore della colonna Cosenz, durante
linfuriare della battaglia fu incaricato personalmente da Garibaldi di portare
ordini ad altre formazioni, per rispondere alle mutevoli fasi dello scontro: il generale
gli fece assegnare un cavallo per la rapida esecuzione della missione. Ritornato a Parma,
per la terza volta si arruolò il 28 maggio del 1866 nel reggimento di Menotti Garibaldi e
combatté laspra battaglia di Bezzecca. Nei periodi di pace il Castagnetti si
adoperò con ogni mezzo a propagandare gli ideali aventi come fine lunità
dItalia, incitando la gioventù parmense. Di lui si conservano i proclami firmati e
diffusi clandestinamente per le vie di Parma. Per questa sua attività politica il 28
agosto 1865 venne eletto Deputato del Municipio di Parma per il 15° rione, comprendente i
borghi e i vicoli Avvertisi, Fiore, Taschieri, Bertano, Marodolo, Fregatette, della
Santissima Annunziata e Grossardi.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1 aprile 1961, 10.
CASTAGNI ENRICO
Parma 1862-Buenos Aires 1915 c.
Medico, laureato allUniversità di Parma, andò in Argentina nel 1887 dove
esercitò la professione. Dal 1911 abitò a Buenos Aires, dove morì poco tempo dopo.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 3 luglio 1989, 3.
CASTAGNOLA ANNA, vedi SIMONETTA ANNA
CASTAGNOLA CESARE
Parma 1751/1779
Fu capitano delle truppe ducali di Parma dallanno 1751 allanno 1779.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Appendice 1 1935, 546.
CASTAGNOLA GIOVANNI
Ajaccio 1730-Parma 1807
Dopo aver servito nellesercito del Re di Francia come ufficiale del
reggimento Reale Italiano, fu ammesso nellesercito del Ducato di Parma col grado di
capitano (1755). Forse conobbe il duca Filippo di Borbone allepoca della guerra di
successione dAustria, quando linfante stava combattendo in Francia contro il
Re di Sardegna. A farlo entrare nel corpo parmense contribuì il comandante del
Reggimento, sotto il quale il Castagnola aveva militato in Francia e altrove. Fu per molti
anni al servizio della Corte ducale di Parma. Raggiunse il grado di Colonnello (1772
Tenente colonnello, 1774 Colonnello) e divenne poi Maresciallo di campo del Duca durante i
primi anni di governo di Ferdinando di Borbone. Ebbe il favore del ministro Du Tillot e,
poco appresso, quello di tutta la Corte, allora più franco-spagnola che italiana o
parmense. Grazie ai favori del Du Tillot, il Castagnola ebbe dal Duca lincarico di
mettere ordine nelleterogenea armata parmense. Egli svolse quelle mansioni con zelo
forse persino eccessivo, ripristinando la disciplina a suon di punizioni e condanne anche
capitali. Frequentò la corte e la villa del Pantaro poetando (in Arcadia fu Corsillo) e
circondando di gelose attenzioni la marchesa Malaspina, in competizione col Frugoni e col
Paciaudi. Nel 1771, mentre il ministro Du Tillot prendeva nottetempo la via della Francia,
il Castagnola si avviò alla volta di Borgo Taro (17 giugno), dove assunse la carica di
governatore (dal 1771 al 1793). Fu un periodo di esilio, in pratica, per il Castagnola,
lontano dalla vita di Corte e isolato in un piccolo centro di montagna. Fu in stretto
contatto epistolare con illustri personalità del Settecento e tenne un notevole carteggio
con i ministri successori del Du Tillot. Di questi e altri documenti si servì poi
Graziano Paolo Clerici per le sue Note di storie intime settecentesche (Parma, 1925),
racconto storico sulla Corte ducale del tempo, incentrato appunto sulla figura del
Castagnola. Il 15 maggio 1793, dopo ben ventidue anni di lontananza da Parma, rientrò
nella capitale in qualità di Maresciallo di campo di S.A.I., la massima carica, sia pure
solo decorativa, dellesercito parmense. Il duca di Parma Ferdinando di Borbone con
Privilegio 11 settembre 1783 lo creò Conte coi suoi discendenti (maschi da maschi)
allinfinito. Fu sepolto nella chiesa della Santissima Trinità in Parma.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Appendice 1 1935, 546;
Borgotaro e il ventennio di governo del Castagnola, in G.P. Clerici, Storie intime
parmensi, Parma, 1925; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 344; Dizionario biografico
degli Italiani, XXI, 1978, 542; U. Delsante, in Parma nellArte 1 1980, 82-83; L.
Gambara, Le ville parmensi, 1966, 351-352; L. Farinelli, Paciaudi e i suoi corrispondenti,
1985, 69; Alla Regal Colorno, 1987, 97.
CASTAGNOLA GREGORIO
FERDINANDO
Borgo Taro 1786-Parma 8 giugno 1858
Nacque da Giovanni, della nobile famiglia dei conti di Castagnola, originaria
dellisola di Corsica, estintasi nel 1886 con la morte del giovane nipote del
Castagnola, Ferdinando. Dopo aver compiuto gli studi a Parma nel Collegio dei nobili, il
Castagnola venne avviato alla carriera amministrativa: per parecchi anni fu responsabile
delle finanze ducali. Nel 1831, però, allorché Parma, sulla scia di Modena e di Reggio,
insorse inducendo Maria Luigia dAustria ad abbandonare il Ducato, il Castagnola si
dimise dallimpiego ed entrò a far parte, con Filippo Linati, Iacopo Sanvitale,
Antonio Casa e Francesco Melegari, a cui si unirono successivamente Macedonio Melloni ed
Ermenegildo Ortalli, del governo provvisorio, che si formò, per deliberazione del
Consesso civico, il 15 febbraio. Il governo provvisorio parmense, allinterno del
quale il Castagnola fu preposto alle contribuzioni dirette e indirette, al patrimonio e
alla contabilità di Stato, nonostante annoverasse elementi propugnatori di idee
decisamente innovatrici, come il Melloni, che nel novembre del 1830 aveva incitato gli
studenti universitari alla rivolta e perciò era riparato per breve tempo in Francia, ebbe
un carattere sostanzialmente moderato. Uomini come il Linati, il Melegari e lo stesso
Castagnola, prudenti conservatori e fautori di un cauto riformismo, furono difatti alieni
dallassumere atteggiamenti che potessero apparire troppo rivoluzionari, anche in
considerazione del fatto che gran parte del popolo era ancora profondamenta devota alla
duchessa Maria Luigia. Non accettarono quindi di buon grado la nomina a comandante del 2°
Reggimento di Fanteria del generale Carlo Zucchi che intendeva unificare, per la comune
difesa, lesercito di Parma con quello di Modena e Reggio. La presenza dello Zucchi
sembrò comunque spingere il governo provvisorio a un atteggiamento più deciso: l8
marzo, nonostante il voto contrario del Melegari, del Linati e probabilmente del
Castagnola, venne emanato un proclama che con enfatici accenti esortava i giovani di Parma
e Guastalla ad arruolarsi. Ma solo pochi giorni dopo, il 13 marzo, lingresso a Parma
delle truppe austriache ristabilì in tutto il Ducato il potere legittimo di Maria Luigia
dAustria. Il governo provvisorio, nel cessare dalle sue funzioni, emanò un
proclama, personalmente redatto dal Castagnola, con cui si invitava la popolazione a
sottomettersi agli occupanti e a conservare lordine per non esporre la città a
gravi pericoli. Il Castagnola, come la maggior parte dei suoi colleghi di governo, scelse
la via dellesilio e con il Casa e lOrtalli si rifugiò a Bastia in Corsica. I
processi che seguirono contro coloro che avevano fatto parte del governo provvisorio si
svolsero con particolare mitezza e il Castagnola, grazie anche allamicizia della
moglie, la contessa Anna Simonetta, con la famiglia del commissario straordinario di Maria
Luigia, il barone Vincenzo Mistrali, poté rimpatriare il 30 agosto 1831. Durante gli anni
che precedettero gli avvenimenti del 1848, il Castagnola si dedicò essenzialmente agli
studi letterari, avendo come maestro lo storico Angelo Pezzana. Fu in stretta
corrispondenza con i migliori letterati piacentini del tempo, ottenendo egli stesso una
discreta fama di poeta e prosatore. Il 20 marzo del 1848, allannunzio che Milano era
insorta, a Parma vi fu un tentativo di sollevazione che, sebbene presto sedato, fu
sufficiente a indurre il nuovo duca Carlo di Borbone a trasferire i pieni poteri a una
suprema reggenza (composta da Luigi Sanvitale, Girolamo Cantelli, Pietro Gioja, Pietro
Pellegrini e Ferdinando Maestri) incaricata tra laltro di stendere una carta
costituzionale. Tra i suoi primi provvedimenti la reggenza istituì il 25 marzo una
commissione, presieduta dal Castagnola, con il compito di formare il progetto di una legge
municipale che corrispondesse ai principi ed alla forma di un governo rappresentativo.
Latteggiamento moderato assunto dai membri della reggenza nei riguardi di Carlo di
Borbone indusse il Gioja a dimettersi per entrare a far parte del governo provvisorio di
Piacenza che, formatosi dopo linsurrezione del 26 marzo, di lì a poco votò la
secessione da Parma. A sostituire il dimissionario piacentino venne chiamato dal Consiglio
degli anziani il Castagnola che, il 29 marzo, due giorni prima di assumere tale incarico,
inviò al Gioja una lettera in cui lo accusa di aver favorito la discordia tra Piacentini
e Parmensi e di non aver concorso per municipali, ingiuste, inutili anzi dannose antipatie
alla causa generale (Clerici, p. 29). La secessione di Piacenza e la diffidenza del
governo sardo verso la reggenza parmense, emanazione del governo ducale, indussero il
Castagnola e gli altri reggenti a dimettersi rimettendo a un anzianato lincarico di
formare un governo provvisorio. L11 aprile il Castagnola, eletto con 83 voti su 85
al primo scrutinio, assunse la presidenza del nuovo governo, il quale risultò composto,
oltre che dagli ex reggenti, da Giuseppe Bandini e Giovanni Carletti. L8 maggio 1848
venne indetto il plebiscito per decidere dellannessione di Parma al Regno di
Sardegna, a cui favore si pronunciarono 37451 votanti su 39904. Ma gli insuccessi
dellesercito sardo e il successivo armistizio di Salasco portarono il 18 agosto 1848
alloccupazione di Parma da parte delle truppe austriache, mentre il 21 agosto da
Weisstropp Carlo di Borbone dichiarò con un proclama nulli gli atti del governo
provvisorio. Dopo la sconfitta di Novara (1849) il Castagnola, con i figli Cesare e Andrea
e altri tra i più compromessi, scelse ancora una volta la via dellesilio. Escluso
dai provvedimenti di clemenza con cui il barone di Stürmer, governatore civile e militare
di Parma durante il periodo precedente al trattato di Milano (27 aprile-9 agosto 1849),
concesse il libero rimpatrio a molti implicati nelle vicende del 1848, il Castagnola poté
far ritorno in patria solo in seguito al decreto di amnistia emanato il 23 agosto 1849 dal
nuovo duca Carlo III di Borbone. Chiamato a rendere conto, unitamente agli altri membri
della reggenza e del governo provvisorio, delle spese effettuate con il pubblico denaro,
il Castagnola venne condannato a risarcire lerario in ragione dellammontare
dei propri beni (7 marzo 1850).
FONTI E BIBL.: E. Callegari, Due nobili parmensi vittime di un tirannello, Genova,
1921 (carteggio Castagnola-L. Sanvitali, 65-85); Documenti sul ripristino del Governo
ducale dopo i moti del 1831 conservati nel Regio Archivio di Parma, in Archivio Storico
per le Province Parmensi, n.s., XXXII 1932, 80; I patrioti parmensi del 1831. Documenti
del Regio Archivio di Stato di Vienna, in Archivio Storico per le Province Parmensi, s. 3,
II 1937, 124, 157; Le Assemblee del Risorgimento, I, Roma, 1911, 592-639 passim; G. Dalla
Rosa, Alcune pagine di storia parmense, Parma, 1878-1879, I, 55 s., 58, 100, 108, II, 22
s., 40, 81 s.; E. Casa, I moti rivoluzionari accaduti in Parma nel 1831, Parma, 1895,
passim; G. Sforza, Carlo II di Borbone e la Suprema Reggenza di Parma, in Nuova Antologia
1 novembre 1896, 121, 129, 1 dicembre 1896, 524; E. Casa, Parma da Maria Luigia imperiale
a Vittorio Emanuele II (1847-1860), Parma, 1901, 53, 204, 206, 215, 271; E. Montanari,
Parma e i moti del 1831, in Archivio Storico Italiano, s. 5, XXXV 1905, 42, 48, 90, 92;
G.P. Clerici, La Suprema Reggenza e il Governo Provvisorio di Parma nel 1848, in Archivio
Storico per le Province Parmensi, n.s., XVI 1916, 1-103 passim; A. Del Prato, Lanno
1831 negli ex ducati di Parma, Piacenza, Guastalla, Parma, 1919, passim; Le carte del
conte Gregorio Ferdinando de Castagnola, in Bollettino Storico Piacentino 3 1917, 97-104;
O. Masnovo, I moti del 1831 a Parma, I, Parma, 1925, 6, 178; C. Di Palma, Parma durante
gli avvenimenti del 1848-1849, Roma, 1931, 20, 36, 276, 282; T. Marchi, Il Governo
Provvisorio parmense del 1831 (15 febbraio-13 marzo), in Archivio Storico per le Province
Parmensi, n.s., XXXI 1931, 240, 246, 260; L. De Giorgi, G.B. Comaschi nelle sue
pubblicazioni, in Archivio Storico per le Province Parmensi XXXI 1931, 61 s.; G. Micheli,
Corsica rifugio di esuli parmensi, in Archivio Storico per le Province Parmensi XXXI 1931,
95-106; A. Galante Garrone, Il conte F. Linati capo del Governo provvisorio, in Archivio
storico per le Province parmensi XXXII 1932, 94, 111 s., 123, 131; G. Mariotti,
LUniversità di Parma e i moti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi XXXIII 1933, 49, 82; C. Spellanzon, Storia del Risorgimento, II, Milano, 1934,
389, IV, 1938, 42 s., 472, VII, 1960, 148; C. Pecorella, I Governi provvisori parmensi
(1831, 1848, 1859), Parma, 1959, 18, 61; G. Candeloro, Storia dellItalia moderna,
II, Milano, 1958, 175, III, 1960, 203; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani
illustri, 1877, 103 s.; Dizionario del Risorgimento nazionale, II, 858; Ercole, Uomini
politici, 1941, 14-15; M. De Marinis, in Dizionario biografico degli Italiani, XXI, 1978,
542-544.
CASTAGNOLI GIOVANNI
Borgo Taro 1864-
Fece gli studi di scultura prima a Parma e poi a Firenze. Espose alla Promotrice di
Firenze del 1886 due suoi lavori di un certo interesse, uno dei quali rappresentante Un
fanciullo dormiente e laltro Un episodio del terribile disastro di Casamicciola.
Anche a Venezia espose nel 1887 Il fanciullo dormiente, che ebbe successo. Lavorò anche a
Parma (per alcune tombe) e in Sud America.
FONTI E BIBL.: A. De Gubernatis, Dizionario artisti, 1892, 108; A.M. Bessone,
Scultori e architetti, 1947, 136.
CASTAGNOLI GIOVANNI, vedi anche CASTAGNOLI PIER GIOVANNI
CASTAGNOLI MARIO
Albareto 22 settembre 1924-Poggio di Montegroppo 13 settembre 1944
Partigiano della Brigata Barbagatto, fu decorato di medaglia dargento al
valor militare, con la seguente motivazione: Giovane ardimentoso combattente, nel corso di
una azione, evitava laggiramento della propria formazione portandosi da solo alle
spalle dello schieramento ed aprendo contro di esso il fuoco con la propria arma
automatica. Scoperto e fatto segno a concentrato tiro, cadeva al suolo esanime. Fulgido
esempio di attaccamento al dovere e di spirito di sacrificio.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1962, Dispensa 39a, 3561; Decorati al valore,
1964, 15; Caduti Resistenza, 1970, 71.
CASTAGNOLI NINO, vedi CASTAGNOLI PIER GIOVANNI
CASTAGNOLI PIER GIOVANNI
Borgo Taro 2 marzo 1925-Monte Santa Donna 6 gennaio 1945
Figlio di Marco. Partigiano della 1a Brigata Julia, fu decorato di medaglia
dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Commissario di
distaccamento facente parte di una pattuglia avanzata attaccata di sorpresa da
preponderanti forze avversarie, per quanto conscio del pericolo cui si esponeva, accorreva
in soccorso di un ferito, nel nobile intento di porlo in salvo. Colpito da una raffica di
fuoco immolava la propria vita abbracciato al suo compagno di lotta. Luminoso esempio di
solidarietà umana, di senso del dovere e di dedizione assoluta alla causa della Libertà.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1957, Dispensa 26a, 2122; Decorati al valore,
1964, 25; Caduti Resistenza, 1970, 71.
CASTALDINI LUIGI
Sissa 1893/1911
Caporale del 26° Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia dargento al
valor militare, con la seguente motivazione: Ferito di arma da fuoco alla spalla sinistra,
non abbandonò il combattimento, seguitando a tenere il comando della propria squadra
(Sidi Abdallah, Derna, 16 dicembre 1911).
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dellimpero, 1937.
CASTAUD LUIGI
-Parma 18 novembre 1768
Suonatore di ballo, compare con questa qualifica nei ruoli dei provvigionati della
Real casa di Parma dal 1° gennaio 1767 con lannuo soldo di 2400 lire.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
CASTELBARCO CHIARA, vedi RANGONI CHIARA
CASTELLANI GIOVANNI
GIACOMO
Parma 1464/1465
Laureato in legge, fu dottore dei Canoni. Nel 1464-1465 insegnò presso
lUniversità di Bologna per la lettura straordinaria del Volume. Pochi anni dopo fu
Vicario generale della Diocesi di Parma (cfr. Pezzana, Storia di Parma, III, 295).
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 29; R. Fantini, Maestri a Bologna, in
Aurea Parma 1931, 235.
CASTELLARI CAMILLO
Parma 1831
Oste al Portone di San Lazzaro, prese parte ai moti del 1831 in Parma. Nella scheda
segnaletica che lo riguarda è detto: Altro di coloro che si distinsero nel 13 febbraio
sia col disarmare le truppe sia collalzare grida sediziose sia collinalberare
le insegne tricolori. Emerso incidentalmente nella procedura. Figura nellElenco
degli Inquisiti di Stato ma senza requisitoria. Egli è un soggetto sempre meritevole di
sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 154.
CASTELLARI PIETRO
Montechiarugolo 1831
Inquisito per aver preso parte ai moti del 1831, fu sottoposto a visita e
sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 155.
CASTELLI
Parma 1660
Incisore di stampe a bulino attivo nel 1660.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, 6, 1820, 81.
CASTELLI
Parma seconda metà del XVII secolo
Pittore fiorista attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
VI, 56.
CASTELLI ATTILIO, vedi CATELLI ATTILIO
CASTELLI BATTISTA
Parma 1583/1586
Fu cantore della Cattedrale di Parma dal 25 giugno 1583 al 7 luglio 1586.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
CASTELLI BARNARDO, vedi CASTELLI BERNARDO
CASTELLI BERNARDO
Parma 1760/1761
Intagliatore in legno, realizzò nel 1760-1761 il coro in San Martino a Erice
(Trapani), definito nobile et magnifica struttura di Mastro Castelli del Ducato di Parma.
Ammirasi in esso la magnificentia del disegno, la perizia delli mastri, la politezza del
lavoro, opera invero degna di eterna lode.
FONTI E BIBL.: L. Gambara, In una cantoria di Erice (Trapani): splendido segno
dello scalpello del parmigiano Bernardo Castelli, in Resto del Carlino 25 settembre 1958;
F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 226; Il mobile a Parma, 1983, 260.
CASTELLI CESARE
Parma 27 aprile 1822-post 1866
Studiò alla Ducale Scuola di musica di Parma dal maggio 1841, riuscendo buon
secondo basso comico. Debuttò nel Carnevale 1844-1845 al Teatro Ducale di Parma e il 15
marzo 1845, nellintermezzo di una commedia, cantò unaria della Caterina di
Cleves di Luigi Savi. Lavorò con buon successo per diversi anni (dal 1846 al 1856) in
questo teatro e dalle carte di quellArchivio risulta che nel dicembre 1848 chiese un
sussidio, in quanto per i moti rivoluzionari lattività teatrale si era ridotta,
come pure si prestò come corista. Nel Carnevale 1845-1846 lavorò al Teatro di Reggio
Emilia, mentre nellottobre 1866 fu don Bartolo in un Barbiere allArgentina di
Roma.
FONTI E BIBL.: P. Bettoli, Fasti musicali, 1875, 43; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CASTELLI CESARE, vedi anche CATELLI CESARE
CASTELLI DOMENICO
1731-Bazzano 1783
Successe quale arciprete di Bazzano il 7 settembre 1763 a don Pietro Pacchiani. Una
nota da lui posta allinizio del Liber secundus renatorum informa della presa di
possesso della parrocchia, avvenuta il 20 settembre 1763 e della prima messa celebrata
nella chiesa parrocchiale nella festa di San Matteo, il giorno seguente. Figurano sotto di
lui come cappellani o coadiutori diversi sacerdoti: Simone Ziveri, Ilario Costa
dallanno 1772 al 1774 e ancora negli anni 1776-1778, Lorenzo Ziveri nellanno
1770, nel 1781 Antonio Majavacchi. Il Castelli resse la parrocchia venti anni. I nati da
lui battezzati furono 294 (una media di 15 lanno), più 8 battezzati da Simone
Ziveri, i matrimoni 57 e i morti 209.
FONTI E BIBL.: F. Barili, Arcipreti di Bazzano, 1976, 35.
CASTELLI FRANCESCO
Parma 1679/1682
Fu musico di Corte a Parma dal 1679 fino al 14 gennaio 1682, nel qual giorno si
licenziò.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
CASTELLI GAETANO
Parma seconda metà del XIX secolo
Architetto civile, attivo nella seconda metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
X, 37.
CASTELLI GIOVANNI
Parma 25 febbraio 1786-1821
Figlio di Giuseppe. Nel 1803 fu cadetto al servizio di Toscana. Nel 1806 fu
promosso sottotenente, nel 1808 tenente (dal 1808 al 1810 partecipò alla campagna di
Spagna) e nel 1812 capitano, membro della Legion dOnore. Nel 1812-1813 fece parte
della Grande Armata, nel 1814 fu al blocco di Wurzburg e nel 1815 prese parte alla
campagna del Belgio, dove fu ferito. Diede allora le dimissioni dallesercito, ma
già lanno seguente fu reintegrato nel Reggimento Maria Luigia di Parma col grado di
capitano.
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Ufficiali, 1930, 19-20.
CASTELLI GIOVANNI
Parma seconda metà del XIX secolo
Pittore, attivo nella seconda metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
X, 39.
CASTELLI GUSTAVO
Parma-post 1883
Nellottobre 1883 era docente di oboe al Liceo Musicale di Bologna.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
CASTELLI ISABELLA, vedi DEL CAMPO ISABELLA
CASTELLI LUIGI
Parma 1918/1939
Fu apprezzato fabbricante di laterizi.
FONTI E BIBL.: A. Minghetti, Ceramisti, 1939, 110.
CASTELLI NANDO
Case Uccellini di Roccalanzona 1926-Burla gennaio 1945
Nato da contadini, lasciò la famiglia per seguire le forze partigiane
nellottobre del 1944 insieme ad altri del paese. Si stabilì a Pellegrino Parmense
nella 31a Brigata Garibaldi Forni, dove svolse soprattutto mansioni di staffetta. Dopo una
breve visita in famiglia nel Natale del 1944, ritornò a Pellegrino Parmense per
continuare lattività con i partigiani. Nel gennaio del 1945 venne catturato, nei
dintorni di Pellegrino Parmense, picchiato a sangue e poi portato in località la Burla
nel Piacentino. Il giorno successivo venne condotto in un casolare e fucilato in un
fienile. I testimoni raccontarono che, lui ancora vivo, venne dato fuoco al fienile ove il
Castelli spirò tra le fiamme. Nellaprile del 1945 i suoi resti mortali vennero
portati a Roccalanzona, dove venne seppellito. Il Castelli fu fucilato perché accusato di
un comportamento politico non ortodosso. Tra i partigiani fu noto come Lupo.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 4 gennaio 1990.
CASTELLI VINCENZO
Parma 18 aprile 1724-Parma 13 novembre 1805
Figlio di Nicola e Nicheronia Rovaschi. Fu Prevosto di SantAndrea, sommo
teologo moralista e teologo della Diocesi di Parma al tempo del vescovado di monsignor
Turchi.
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 497.
CASTELLINA AQUILANTE, vedi UGOLINI CASTELLINA AQUILANTE
CASTELLINA ATTILIO
Parma 20 febbraio 1871-Parma 3 marzo 1924
Figlio di Romeo e Severina Veroni. Fu professore e Rettore nel Seminario di Parma
dal 1908 al 1913, Canonico primicerio della Cattedrale di Parma, profondo conoscitore
delle lingue greca e latina.
FONTI E BIBL.: I. DallAglio, Seminari di Parma, 1958, 196.
CASTELLINA FERDINANDO, vedi CASTELLINA FLAMINIO
CASTELLINA FLAMINIO
Parma 24 settembre 1749-Parma 31 maggio 1825
Di famiglia comitale, educato nel Collegio dei Nobili in Parma, divenne frate
cappuccino. Compì a Carpi la vestizione (24 aprile 1773) e, un anno dopo, la professione
solenne. Fu predicatore celebre, lettore di grande comunicativa, guardiano, definitore,
socio del Collegio dei Teologi durante la soppressione dei regolari, esaminatore
prosinodale (insieme con labate Mazza e il padre Porta, domenicano), ministro
provinciale per molti anni (1792 e 1798-1820) e in tempi difficili. Fu religioso stimato e
benvoluto dal duca Ferdinando di Borbone. Al Castellina specialmente si dovette la pronta
riorganizzazione della provincia dopo la soppressione napoleonica. Oltre gli impegni di
predicazione, per venti e più anni, mattina e pomeriggio, batté costantemente le vie di
Parma portandosi quale confessore e direttore ora di questo, ora di quel monastero.
FONTI E BIBL.: Annuario Provinciale, VI, 22-25; A. Cerati, Opuscoli diversi, I,
Parma, 1809, 154-159; Stanislao da Campagnola, A. Turchi, Roma, 1961, 14, 242, 306; F. da
Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 328-329.
CASTELLINA
GIACOMO ANTONIO FRANCESCO
Parma 15 settembre 1694-San Martino Sinzano 1760
Figlio di Alessandro e Caterina. Sacerdote di nobile famiglia parmense. Fu economo
spirituale e quindi Prevosto della chiesa di San Martino Sinzano e Vicario foraneo del
Vicariato di Collecchio. Durante i ventisei anni in cui tenne la Prevostura di San
Martino, il Castellina compì numerosi lavori edilizi alla chiesa: arricchì il Sacrario,
costruì la casa del campanaro e la torre, sulla quale pose due nuove campane. Istituì
pure una fondazione affinché in quella chiesa fosse celebrata in perpetuo, nei giorni di
festa, una messa dal cappellano. Come afferma una lapide marmorea che si trova sulla
parete di fondo della chiesa di San Martino, il Castellina fu di animo pio e generoso,
soprattutto con i più poveri della sua parrocchia.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 25
gennaio 1960, 3.
CASTELLINA GIOVANNI
Parma 18 settembre 1756-Parma 21 febbraio 1826
Figlio di Alessandro ed Elena Piroli. Conte, fu canonico della Cattedrale di Parma.
FONTI E BIBL.: Epigrafi della Cattedrale, 1988, 83.
CASTELLINA ROMUALDO, vedi UGOLINI CASTELLINA AQUILANTE
CASTELLINARD GIUSEPPE
Nizza Marittima 1773-post 1861
Il Castellinard appartenne a una famiglia nobile originaria di Nizza Marittima,
allepoca ancora inclusa nel Regno di Sardegna. Si trasferì a Parma verso la fine
del XVIII secolo al servizio di Corte, seguendo le sorti del Ducato durante le vicende
napoleoniche e ancora dopo la sua restaurazione. Nel 1823 fu insignito del titolo di
Cavaliere dello Speron doro da papa Leone XII, indi (1832) del titolo comitale e di
Cavaliere dellOrdine di San Silvestro da papa Gregorio XVI, per la cordiale
ospitalità usata dai Castellinard ai profughi prelati romani nel tempo della rivoluzione
francese e per altri atti meritori presso la romana Chiesa, come risulta dal Breve
apostolico dellultimo dei sunnominati pontefici. Intraprendente affarista ma
amministratore disordinato, costituì dapprima una società con limprenditore edile
Amedeo Rosazza, da cui poi si sciolse. Quindi acquistò tra il 1820 e il 1825 una tenuta a
Gaione, ove iniziò la costruzione di una grandiosa villa, che per sopravvenute
difficoltà finanziarie dovette vendere al violinista Niccolò Paganini. Prima di cederla,
escogitò un tentativo di salvataggio indicendo una grande Lotteria de la belle Ville
Gaione (1826) che ottenne un notevole successo, ma che non riuscì a sistemare le
ingarbugliate finanze del Castellinard. Dopo lacquisto del palazzo già del Petrarca
in Parma, il Castellinard procedette a notevoli lavori di restauro. Una lapide da lui
apposta nel primo ripiano della scala informa che egli fece scoprire un largo affresco di
Madonna con Santi ivi esistente, attribuito al Correggio. Il Castellinard fece pure
erigere nel 1836 presso la fontana della Vergine antelamica (che si ammira nel giardino)
un busto marmoreo al Poeta con liscrizione Francesco Petrarca possedette e abitò
questa casa che Peppino Castellinard di Nizza ha restaurato. MDCCCXXXVI. Il busto e
liscrizione furono poi rimossi. Il duca di Parma Carlo di Borbone lo confermò il 3
febbraio 1851 nel titolo di conte. Sposò una Bergonzi. Rimasto senza figli, morti tutti
in tenera età, ottenne (4 settembre 1861) di trasmettere il titolo al nipote del fratello
Adolfo.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 369; Palazzi e
casate di Parma, 1971, 470-471.
CASTELLINARD PEPPINO o PEPPIN, vedi CASTELLINARD GIUSEPPE
CASTELLUCCI DANTE
SantAgata 6 agosto 1920-22 luglio 1944
Partigiano nella 12a Brigata Garibaldi Ognibene, fu decorato di medaglia
dargento al valor militare.
FONTI E BIBL.: Caduti Resistenza, 1970, 71.
CASTIGLIONE IPPOLITA, vedi TORELLI IPPOLITA
CASTIGLIONE PIER ANTONIO
Borgo San Donnino-Milano 1491/1499
Scarsissime notizie biografiche restano del Castiglione, che, nato probabilmente a
Borgo San Donnino, esercitò attività di editore e di libraio in Milano almeno fino al
termine del XV secolo. Il Castiglione non fu mai tipografo, ma ricorse sempre ad altri per
la stampa dei libri che decise di diffondere sul mercato. Fu perciò in relazione con i
più noti artigiani milanesi dellepoca: Antonio Zarotto, Filippo Cavagni, Giovanni
da Onate, Cristoforo Valdafer. Dottore in giurisprudenza e assai esperto, se non studioso,
di diritto, specializzò in questo la sua produzione, come si può vedere anche solo dal
fatto che tutti i libri, tranne uno, attribuitigli dal Burger sono libri giuridici. Non
sono rimaste notizie della sua famiglia: un fratello, Niccolò, compare come suo socio nel
contratto stipulato tra i Castiglione, lo Zarotto, Gabriele Orsoni, Gabriele Paveri
Fontana e Cola Montano il 4 giugno 1472, ma dopo di allora non viene più ricordato. La
prima menzione che resta del Castiglione, in un atto del 20 maggio 1472 rogato dal notaio
Menino Corbetta, lo mostra come socio finanziatore della compagnia stretta tra il
sacerdote Gabriele Orsoni, Gabriele Paveri Fontana, Cola Montano e il tipografo Antonio
Zarotto, per la durata di tre anni, con lo scopo di stampire e far stampire Libri. Il
Castiglione si impegnò ad anticipare cento ducati per impiantare quattro torchi che
continuamente se facciano lavorare. Avrebbe partecipato agli utili concorrendo alla
divisione, in parti uguali con gli altri soci allinfuori dello Zarotto, dei due
terzi del guadagno. Mentre fu tassativamente previsto che nessuno dei soci potesse avere
qualsivoglia rapporto di lavoro con altri tipografi, a esclusione dello Zarotto, per il
Castiglione venne contemplata leccezione di poter fare stampare da chi volesse, uno
o doi Volumi e non più, per sua specialità, a condizione però che avesse prima offerto
alla società di assumere ledizione di queste opere e non fosse riuscito a ottenerne
lassenso. I successivi patti del 4 giugno 1472, che gli studiosi sostanzialmente
unanimi interpretano come chiarimento e appendice del contratto del 20 maggio, mostrano
quanto stesse a cuore del Castiglione leditoria giuridica. Egli si impegnò infatti
a finanziare limpianto di altri tre torchi per stampire libri in iure civili e in
medicina e in iure canonico, mentre dal canto loro i soci avrebbero dovuto evitare la
pubblicazione con i loro quattro torchi di alcuna opera in le tre dicte facultà senza
licentia expressa e consentimento dei fratelli Castiglione. Si assiste forse a una diversa
valutazione, allinterno della società, delle necessità e possibilità di
assorbimento di libri del mercato milanese, in seguito alla quale si lasciò al
Castiglione la responsabilità di occuparsi della produzione collegata con
linsegnamento di diritto e medicina. I risultati concreti non furono tuttavia molti:
fino al 1475, lo Zarotto non pubblicò nessun libro di diritto e solo uno di medicina,
senza tuttavia menzionare il Castiglione che pure generalmente curò che i colophon
ricordassero la sua iniziativa e il suo finanziamento della pubblicazione. In seguito, tra
il 1478 e il 1484, il Castiglione fu socio di Ambrogio Caimi, sempre per la pubblicazione
di testi di diritto civile e canonico e di procedura. Per circa due anni, dal 1480 al
1482, i due furono in rapporti commerciali con la nota società di edizione e commercio
librario di Giovanni da Colonia, Nicolò Jenson e compagni, con sede a Venezia. Ma i
rapporti non furono tranquilli, al punto che si ebbero strascichi processuali e si dovette
ricorrere a un arbitrato, che fu eseguito, stando almeno alle lamentele del Castiglione,
con qualche difficoltà. Dagli accordi del Castiglione con Filippo di Lavagna del 1490
risulta che egli estese la sua rete commerciale e intrattenne rapporti regolari, a mezzo
di agenti, con le altre piazze europee importanti nel commercio librario, come Lione,
Venezia e Francoforte. In seguito non si hanno piò notizie del Castiglione.
FONTI E BIBL.: G. Sassi, Historia literaria-typographica Mediolanensis, in F.
Argelati, Bibl. script. Mediol., I, Mediolani, 1745, pp. CIII, CVII, CCCCXLVII-CCCCLII; E.
Motta, Di Filippo di Lavagna e di alcuni altri tipografi-editori milanesi del
Quattrocento, in Archivio Storico Lombardo, s. 3, XXV 1898, 42-45, 59-66; K. Burger, The
printers and publishers of the XV century with lists of their works. Index to the Supplem.
to Hains Repertorium bibliographicum, Berlin, 1926, 373; E. Pastorello, Bibliografia
storico-analitica dellarte della stampa in Venezia, Venezia, 1933, 90; L. Ferro, in
Dizionario biografico degli Italiani, XXII, 1979, 97-98.
CASTIGLIONI
Parma 1723/1752
Fu suonatore della Cattedrale di Parma dal 25 dicembre 1723 al 3 maggio 1752.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
CASTIGLIONI DOMENICO
Zibana 1825-Parma 13 giugno 1910
Conseguita la laurea in legge, venne abilitato allesercizio
dellavvocatura ma si limitò a portarne il titolo. Il suo nome va ricordato per la
cura costante degli interessi della montagna e perché il Castiglioni fu il primo
sostenitore della linea ferrata da Spezia a Parma per la Val dEnza. Sin dal 30
gennaio 1864 mandò una lunga lettera a tutti i comuni interessati chiedendo uno
stanziamento straordinario per la compilazione del progetto e unofferta per acquisto
di azioni per costruire la ferrovia stessa. Dichiarata dal governo necessaria e urgente la
congiunzione della Spezia colla Valle del Po, il Castiglioni sostenne che per motivi
economici, commerciali, strategico-militari, equitativi, debba essere prescelta la linea
dEnza che è la più breve fra i due punti estremi che si vogliono toccare, e per di
più accenna e si coordina al suo prolungamento fino al gran quadrilatero destinato ad
essere il baluardo dItalia contro le prepotenze del Nord, traversa lAppennino
nel punto il più depresso che possa incontrare, solca anguste valli dominata da alture
erte e cospiranti da rendere facile e di lieve dispendio la difesa, dischiude tesori
inesplorati al commercio su monti che mai non ebbero mezzi adatti di circolazione, infine
stabilisce quellequilibrio di trattamento, quel raddrizzamento di passati torti che
ogni regime bene ordinato deve ricercare. Collaiuto dei fratelli Basetti, cominciò
a inviare lettere a ogni autorità competente, con deliberazioni e richieste di tutti i
Comuni aderenti e con pubblicazioni nelle effemeridi politiche. Al suo primo articolo,
Ferrovia dalla Spezia al Po, scritto il 13 dicembre 1856 sulla Gazzetta di Parma, parecchi
altri seguirono, per diversi anni e in molti giornali. Le polemiche, anche assai vivaci,
si intavolarono specialmente con quanti sostenevano il tracciato per Val di Taro e Val di
Magra. La questione parve per un momento mostrare una possibilità di riuscita quando
lingegner Sacerdoti, convinto dal Castiglioni (che fu spesse volte a Torino e a
Firenze a perorare la sua causa), per eliminare le difficoltà tecniche progettò di
costruire le due rampe ascendenti dalla Val dEnza e dalla Val Taverone col sistema
Agudio e ne fece la proposta di esperimento alla Provincia di Parma, chiedendo il concorso
di mezzo milione. Il Castiglioni, che era da vari anni consigliere provinciale, presentò
in occasione della lettura di una relazione sulla Parma-Spezia, nella seduta del 14
settembre 1869, il nuovo progetto chiedendo che intorno a esso si riferisse prima della
chiusura della sessione. Vennero così aggiunti due membri alla commissione per nuovi
studi e tra essi venne scelto lo stesso Castiglioni. Ma nonostante la relazione abbastanza
favorevole della Commissione, il Consiglio Provinciale nella seduta del 29 marzo 1870,
dopo aver mantenuto ferma la delibera 9 ottobre 1869 che demandava a un Consorzio tra
Comuni e Provincia la costruzione della strada dal Pastorello al confine massese, approvò
un ordine del giorno di Biagio Basetti che affermava che la domanda di concorso doveva
essere presentata al Consorzio. Il Castiglioni non mancò di opporsi dimostrando che con
tale deliberazione la questione della ferrovia era senzaltro sepolta, ma essa fu
approvata con 19 voti su 28 votanti. Questa duplice decisione ferì profondamente il
Castiglioni che nella seduta del 30 marzo 1870 presentò le dimissioni, che vennero
accolte. Il progetto della ferrovia fu infine lasciato cadere. Ritiratosi a vita privata,
volle ricostruire le antiche torri geminate dei Castiglioni, già forte-castello dei
Vallisneri di Vairo, e portò a termine limpresa nel 1890. Il Castiglioni si
presentò candidato nelle elezioni politiche del 1867, ritirandosi però prima della
votazione a favore di Gian Lorenzo Basetti. La sua lettera Agli Elettori del Collegio di
Langhirano contiene lespressione di un programma fiero e indipendente.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Le Valli dei Cavalieri, 1915, 283-286; Gazzetta di Parma
5 agosto 1974, 11.
CASTIGLIONI FRANCHINO
Parma fine del XIV secolo-Milano 27 agosto 1462
Nacque da Pierantonio, di nobile e illustre famiglia milanese, e da Valentina
Visconti. Compì gli studi giuridici e si addottorò in utroque iure, ma non risulta che
abbia mai insegnato nellUniversità di Pavia, come invece hanno sostenuto numerosi
suoi biografi. La prima carica ricoperta dal Castiglioni fu quella di deputato alla
Fabbrica del Duomo di Milano, nel 1418. In quegli anni Filippo Maria Visconti, duca di
Milano, stava realizzando, dopo aver ottenuto linvestitura imperiale, la riconquista
dei territori lombardi già appartenuti allo Stato visconteo e la diplomazia milanese
ottenne un brillante risultato con la stipulazione, il 10 maggio 1419, del trattato con
Genova. Quando nel 1422 il Duca, ottenuta la capitolazione di questa città, vi inviò
quattro vicari, il Castiglioni fu uno di essi e rimase a Genova quale Governatore ducale
dal 31 marzo al 5 dicembre. Alla fine di febbraio dellanno successivo fu inviato ad
cognoscendum, decidendum et terminandum rixas, lites a Crema, recuperata dal Visconti dopo
che era stata abbandonata, il 25 gennaio, da Giorgio Benzoni. In un mese di soggiorno
nella città assolse al compito affidatogli e provvide che il trapasso dei poteri si
svolgesse senza turbamenti. Nel maggio successivo lintervento del Duca di Milano a
Forlì, giustificato dallo scoppio di tumulti nella città, di cui era signore il
fanciullo Teobaldo Ordelaffi, affidato al Visconti dal padre, allarmò e insospettì la
Repubblica fiorentina, che pure era legata a Milano dal trattato di alleanza dell8
febbraio 1420. Per rabbonire gli alleati, il Castiglioni fu inviato nellagosto a
Firenze, da dove peraltro non poté impedire che scoppiassero nel mese seguente le
ostilità in Romagna. Sino a tutto il 1424, mentre gli scontri si susseguivano,
lattività diplomatica non ebbe soste. Nel gennaio di quellanno il
Castiglioni, insieme con Giacobino dIseo e il segretario ducale, Giovan Francesco
Gallina, fu inviato presso il marchese Niccolò III dEste, nel tentativo di avviare
attraverso di lui trattative di pace. Nellagosto si recò di nuovo a Firenze e nel
novembre fu a Bologna per concordare la restituzione ai Malatesta delle fortezze occupate
dal Visconti in Romagna. A questo fine ricevette il 25 febbraio 1425 una procura per
trattare con i Malatesta con larbitrato del papa. Nel frattempo le pressioni
esercitate a lungo da Firenze sulla Repubblica veneta per trarla dalla neutralità e
convincerla a schierarsi al suo fianco, nonostante il trattato di alleanza stretto il 4
giugno 1420 con Milano, stavano per sortire i loro effetti. Invano il Castiglioni, che nel
giugno del 1425 aveva rapidamente assolto a un incarico del Duca recandosi a Genova, fu
inviato a Venezia nellagosto, per cercare di scongiurare lintervento armato
della Serenissima. Un altro tentativo di arrivare alla cessazione delle ostilità fu
compiuto verso la fine dellanno dai diplomatici viscontei. Con istruzione e procura
del 25 ottobre, il Castiglioni e il Gallina si recarono a Roma per trattare la pace,
arbitro il pontefice, con gli ambasciatori fiorentini. Dai colloqui furono però esclusi i
legati veneziani. Essi ripartirono da Roma a metà dicembre senza essere riusciti nello
scopo, quando ormai Venezia e Firenze si erano strette in una lega antiviscontea (4
dicembre). Il Duca di Milano non poté che protestare vanamente con i vicini orientali, ai
quali inviò il Castiglioni nel gennaio del 1426, alla vigilia della pubblicazione (27
gennaio) dellaccordo veneto-fiorentino. Con il Castiglioni, tuttavia, i responsabili
del governo veneziano sostennero che il trattato del 1420 si doveva intendere solo
difensivo nei confronti dellimperatore: non impegnava dunque i contraenti nelle
questioni riguardanti la politica italiana. A queste giustificazioni speciose il
Castiglioni replicò proponendo che la controversia fosse sottoposta allarbitrato
del Marchese di Ferrara, il che fu accettato. Il 12 febbraio il Castiglioni ricevette la
procura non solo per trattare, ma anche per stringere lega, consentendolo le circostanze,
sia con Venezia che con Firenze. Alla fine del mese i rappresentanti dei due Stati si
incontrarono a Ferrara. I milanesi (il Castiglioni era coadiuvato da Corrado del Carretto)
ricevettero dai veneziani richieste talmente dure che si dichiararono non autorizzati a
trattare su tali basi. Chiesero tempo per ricevere ulteriori istruzioni, ma gli avversari,
sospettando manovre dilatorie, interruppero i colloqui. Il 28 marzo la Cancelleria
viscontea fornì al Castiglioni e al Gallina unaltra procura che li autorizzò a
concludere lega o accordo di qualsiasi specie con i due Stati alleati, attraverso la
mediazione del pontefice. Il Castiglioni ricevette poi, in data 26 ottobre, unaltra
procura per trattare con Venezia, con Firenze e con il Ducato di Savoia, entrato
anchesso, nellagosto, in guerra contro Milano. Landamento sempre meno
felice della guerra spinse il Visconti a ricercare con perseveranza un accordo. Vi si
arrivò, a Venezia, il 30 dicembre. Delegati per Milano furono il Castiglioni e Giovanni
Corvino, che ottennero per il Duca condizioni, date le circostanze, non troppo
sfavorevoli. La pace, alla ratifica della quale a Milano il 12 febbraio 1427 il
Castiglioni fu uno dei testimoni, si rivelò meno che effimera, perché al momento della
consegna delle fortezze accordate dal trattato a Venezia, i castellani viscontei, cui
erano affidate, opposero un rifiuto. Furono riprese le ostilità e il 12 ottobre si giunse
alla battaglia di Maclodio, il cui esito disastroso convinse il Duca di Milano ad
acconciarsi a trattare col Duca di Savoia. Il Castiglioni fu uno dei quattro procuratori
che, per conto del Duca di Milano, il 2 dicembre conclusero la pace tra il duca Amedeo
VIII e Filippo Maria Visconti, che, ormai a discrezione degli avversari, si impegnò, tra
laltro, a cedere Vercelli e a sposare Maria di Savoja. La coesione tra gli alleati,
dopo la ratifica del trattato, svanì, ciononostante la pace generale, che venne conclusa
a Ferrara al principio dellanno successivo e per la quale furono procuratori per il
Duca di Milano il Castiglioni e il Corvino, fu durissima per lo Stato visconteo. Il 3
maggio il Castiglioni fu uno dei testimoni della ratifica. Il 6 aprile fu presente anche
alla stipulazione della lega stretta tra il Duca e Gian Giacomo, marchese del Monferrato.
Il Castiglioni non esplicò tuttavia la sua attività al servizio dei Visconti soltanto
nel campo diplomatico: fu testimone in molti atti di infeudazione e firmò le condotte di
molti capitani viscontei, quali Luigi Dal Verme, Niccolò Piccinino, Guidantonio Manfredi,
Taliano Furlano e Francesco Sforza. Da questultimo, nel maggio del 1430, ricevette
la promessa di tornare ai servizi del Duca di Milano, nonostante fosse allora agli
stipendi di Paolo Guinigi. Il 2 ottobre dello stesso anno scrisse una relazione al Duca,
in cui egli specificò quali doveri e poteri dovessero attribuirsi a un luogotenente e
quali a un capitano ducale. Alla fine del 1430, quando giunsero a Milano gli ambasciatori
imperiali, il Castiglioni fu incaricato di accoglierli onorevolmente. La venuta di
Sigismondo in Italia, infatti, fu allora ardentemente attesa da Filippo Maria, che, dopo
essersi già scontrato con Firenze a causa dellannessione di Lucca, si sentiva
minacciato sempre di più dalla incombente pressione veneziana. Il Castiglioni fu
incaricato di accogliere gli oratori. A lui e a Guarniero Castiglioni nel gennaio 1431 il
Duca sottopose, perché le valutassero, le richieste di Sigismondo in vista del suo
viaggio in Italia. Cominciata nello stesso mese la guerra con Venezia e prima che il Duca
di Savoia intervenisse in favore di Milano, il Castiglioni fu incaricato,
nellaprile, di discutere un trattato di alleanza con Siena. Il 28 luglio ricevette
dal Duca lordine di provvedere al rinnovo dei patti con lImperatore, il cui
annunciato e tanto atteso arrivo in Italia pareva finalmente avviato a realizzarsi. Però
Filippo Maria Visconti non assistette alle solenni cerimonie per lincoronazione di
Sigismondo: preferì infatti ritirarsi nel suo castello di Abbiategrasso per tutto il
periodo di tempo in cui il Re rimase a Milano. Tuttavia, quando Sigismondo, il 17
dicembre, lasciò Milano, il Duca ordinò ad alcune illustri personalità, tra cui
larcivescovo della città e Guarniero Castiglioni, di accompagnarlo a Piacenza, dove
era diretto. Al Castiglioni, che non si sa per quale ragione si volle esimere da questa
incombenza, il Duca impose di obbedire e di partire con gli altri, poiché il suo ufficio
di guardasigilli maggiore (carica che non si sa da quando detenesse) richiedeva la sua
presenza presso il Re. Il 4 febbraio e il 12 marzo 1432 seguirono altri due ordini del
Visconti, che ingiunsero agli stessi autorevoli Milanesi di seguire il Re a Parma e a
Reggio, dove si sarebbe dovuto trattare la pace con Venezia. Nellottobre il
Castiglioni fu di nuovo a Milano e qui ricevette, insieme con Guarniero Castiglioni,
Francesco Barbavera e Luigi Crotti, lincarico di accogliere gli ambasciatori
sabaudi, giunti a Milano e diretti a Ferrara per le trattative della pace che fu firmata
il 26 aprile dellanno successivo. Dopo la pace di Ferrara, Filippo Maria Visconti,
sempre più ostile a Venezia e a Firenze, nemico ormai anche dellImperatore e del
Papa, dopo che si era impadronito, allinizio del 1434, di buona parte della Romagna,
non poté che tendere a stabilire un accordo con il Duca di Savoja. Infatti, i contatti
diplomatici tra i due principi divennero sempre più serrati, fino a che si giunse il 14
ottobre 1434 a un trattato stipulato in Milano, alla cui firma fu testimone anche il
Castiglioni, che, sebbene fosse stato presente anche alla stipulazione delle convenzioni
tra il Visconti e il Marchese del Monferrato il 29 gennaio di quellanno, pure non
ebbe una parte molto attiva nelle trattative con i rappresentanti del Duca di Savoja. Vi
partecipò soltanto nel giugno, quando sostituì Guarniero Castiglioni indisposto. Il 7
settembre, inoltre, si recò ad accogliere fuori della città gli ambasciatori sabaudi,
giunti di nuovo a Milano. Costituita, il 29 maggio 1436, la lega antiviscontea tra Genova,
Venezia e Firenze, che fece seguito alla sollevazione di Genova, conseguenza a sua volta
della sconcertante liberazione di Alfonso dAragona da parte di Filippo Maria
Visconti, e iniziatesi dopo alcuni mesi le ostilità, il Duca di Milano mise
immediatamente in atto tutti gli espedienti diplomatici per pervenire alla pace, mentre
contemporaneamente iniziò le trattative per sottrarre alla lega il capitano Francesco
Sforza, cui aveva promesso in sposa la figlia fin dal 1431. Nel 1436 il Visconti più
volte, tra il luglio e il settembre, munì il Castiglioni di procure per avviare
trattative di pace con gli alleati. Col medesimo fine, del resto, già nel gennaio il
Castiglioni si era recato anche a Bologna. Il 31 dicembre 1438, il Visconti, stretto nei
lacci dei suoi stessi intrighi, lo incaricò, assieme a Guarniero Castiglioni, di offrire
allo Sforza limmediata consegna della sposa, consegna che poi fu naturalmente
rimandata sine die. Quando però, dopo un abboccamento degli ambasciatori delle parti
belligeranti, nellagosto del 1441, al campo di Cavriana, vennero finalmente fissate
le nozze per la terza decade di ottobre, Niccolò Arcimboldo e il Castiglioni scortarono
presso il condottiero Bianca Maria. Il Castiglioni pronunziò lorazione nuziale. Il
6 ottobre egli aveva consegnato al conte Francesco Sforza la città di Cremona, che
costituì la dote della figlia del Duca. Inoltre il Castiglioni fu creato il 20 novembre
procuratore dei Visconti per la pace di Cavriana, che venne firmata il 10 dicembre. Nel
1443 fu inviato di nuovo a Cremona a sedare alcune discordie che vi erano sorte e, in
quello stesso anno, fu uno dei tre diplomatici incaricati di dare udienza agli
ambasciatori di Alfonso dAragona. I tre milanesi ebbero un compito complicato,
poiché dovettero convincere gli oratori aragonesi dellopportunità di indurre il
loro sovrano a desistere dalloffensiva scatenata dai suoi generali nelle Marche
contro lo Sforza, a cui il Duca si era riavvicinato, tanto che aveva stretto nella stessa
epoca unalleanza in funzione antiaragonese con Venezia e Firenze. Due anni più
tardi, tuttavia, il Visconti, venuto nuovamente in urto col genero, ricercò alleanze per
fiaccarne la potenza. A questo scopo, il 27 settembre creò procuratore il Castiglioni
(insieme a Guarniero Castiglioni) per avviare i negoziati con il marchese di Mantova in
vista di un trattato di alleanza, che fu in effetti firmato a Milano nella stessa casa del
Castiglioni, a Porta Vercellina. Nello stesso anno egli fu ascritto al Collegio dei
giureconsulti della città. Morto Filippo Maria Visconti (13 agosto 1447), il Castiglioni
fece parte del Consiglio generale della Repubblica ambrosiana. Nel 1448, dopo la conquista
di Piacenza da parte di Francesco Sforza, assolse allincarico di recarsi a Bergamo,
insieme con altri oratori, nel tentativo, fallito, di cercare un accordo con i Veneziani.
Il 27 marzo dello stesso anno, insieme con altri illustri personaggi incaricati
dallottobre precedente di procedere alla fondazione di uno Studio in Milano, inviò
ai capitani e difensori della libertà il rotolo contenente i nomi dei professori
designati a insegnare nella costituenda Università. Il 18 gennaio dellanno
successivo il Castiglioni ricevette dal Consiglio dei novecento una procura per trattare
la pace con Venezia. Immediatamente dopo loccupazione di Milano da parte di
Francesco Sforza (febbraio 1450), il Castiglioni venne immesso nel Consiglio ducale.
Ciononostante la sua attività pubblica cessò, poiché non si hanno nel periodo sforzesco
altre sue notizie, se si eccettua la restituzione da lui ottenuta dopo la pace di Lodi di
un feudo che gli era stato concesso dai Veneziani. Sposò Caterina Trechi e
succcessivamente Lucia Capra ed ebbe un unico figlio, Pierantonio. Durante la sua lunga e
attivissima vita pubblica il Castiglioni ebbe anche modo di conoscere e di stringere
rapporti con alcuni letterati del tempo, quali Cosma Raimondi, Francesco Barbaro, Guarino
Veronese e Francesco Filelfo, che nel suo secondo convivio (Convvia Mediolanensia, Milano,
1483-1484: Indice generale degli incunaboli, n. 3881) lo rappresentò come uno degli
interlocutori.
FONTI E BIBL.: Documenti diplomatici tratti dagli archivi milanesi, a cura di L.
Osio, II, Milano, 1849, 284, 466 s., 477 s., III, 1872, 1, 12 s., 22 s., 36, 50, 70, 117,
164, 194 s., 238, 295, 378-382; Commissioni di Rinaldo degli Albizzi per il Comune di
Firenze, a cura di C. Guasti, I, Firenze, 1867, 461, 517, II, 1869, 11 s., 27, 306, 444,
449, 467, 472, 475, 480-483, 489, 492 s., 506, 514, 516, 566, III, 1873, 36, 153;
Centotrenta lettere inedite di Francesco Barbaro, a cura di R. Sabbadini, Salerno, 1884,
80; P.C. Decembrio, Opuscula historica, in Rerum Italicarum Scriptores, 2a edizione, XX,
1, a cura di A. Butti-F. Fossati-G. Petraglione, 54, 133, 175, 217, 256; G. Simonetta,
Rerum gestarum Francisci Sfortiae, in Rerum Italicarum Scriptores XXI, 2, a cura di G.
Soranzo, 110, 126 s., 214, 243; Annali della Fabbrica del duomo, II, Milano, 1877, 28;
Codice diplomatico delluniversità di Pavia, a cura di R. Maiocchi, II, Pavia, 1913,
527; I registri viscontei, a cura di C. Manaresi, Milano, 1915, 39 s., 42, 47 s., 62, 75,
111 s., 114-117; Epistolario di Guarino Veronese, a cura di R. Sabbadini, II, Venezia,
1916, 383 s.; Gli atti cancellereschi viscontei, a cura di G. Vittani, I, Milano, 1920,
18, 20, 33, 104 s., 196 s., 234, 240 s., II, 1929, 3, 30, 65, 69, 71, 75-77, 110, 119 s.,
156, 165, 288; I registri dellufficio di provvisione, a cura di C. Santoro, Milano,
1929, 410; Gli uffici del dominio sforzesco, a cura di C. Santoro, Milano, 1948, 4 s.; E.
Resti, Documenti per la storia della Repubblica ambrosiana, in Archivio Storico Lombardo,
s. 9, I 1954-1955, 239; Gli offici del Comune di Milano, a cura di C. Santoro, Milano,
1968, 315; F. Cognasso, Lalleanza sabaudo-viscontea, in Archivio Storico Lombardo
XLV 1918, 184, 364, 370-372, 376, 380; F. Cognasso, Il ducato visconteo, in Storia di
Milano, VI, Milano, 1955, 201, 220 s., 235, 242, 283, 334, 345, 354; F. Cognasso, La
Repubblica di SantAmbrogio, in Storia di Milano, 415; F. Cognasso, Istituzioni
comunali, in Storia di Milano, 472, 491, 493, 509; M.F. Baroni, I cancellieri di Giovanni
Maria e di Filippo Maria Visconti, in Nuova Rivista Storica L 1966, 374, 402 ss.; U.
Petronio, Il Senato di Milano, s.l., 1972, 37, 42; P. Litta, Le famiglie celebri italiane,
sub voce Castiglioni, tav. I; F. Petrucci, in Dizionario biografico degli Italiani, XXII,
1979, 148-152.
CASTIGLIONI SCALA DONNINO
Caneto 1700-1776
Iniziò la carriera di notaio nel 1728. Successe a Paris Irali nella revisione ai
confini con il Ducato di Modena e continuò tale opera fino al 1749. Resse con energia la
podesteria delle Valli dei Cavalieri dal 1732 al 1753. In seguito si dedicò
esclusivamente al notariato. La sua cospicua famiglia era originaria di Caneto (località
Il Mulino).
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 5 agosto 1974, 11.
CASTIGLIONI SCALA
GIUSEPPE
Caneto 1764
Si dedicò agli studi legali, nei quali si distinse, tanto che fu sempre
considerato giureconsulto di qualche valore. Esercitò per poco tempo la professione
notarile (nel solo anno 1764), poiché nello stesso anno fu nominato dal governo Pretore a
Corniglio. Nel molino di Caneto esiste una piccola lapide che lo ricorda.
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Le Valli dei Cavalieri, 1915, 283.
CASTIGNOLA GIULIANO
Spezia 1509
Fu Commissario e Podestà di Pellegrino nellanno 1509 (rogito di Guglielmo
Chitolli de Cornazzani di Pellegrino, del 28 agosto 1509, vendita Castignoli al
marchese Francesco Fogliani: Praedicta gesta sunt in praesentia spectabilis et egregi I.C.
Iuliani de Castignola de la Spetia hon. Commissarius et Potestas Marchionatus Pellegrini).
FONTI E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 7.
CATALANO FRANCESCO
Borgo San Donnino 12 ottobre 1915-Bergamo 7 agosto 1990
Allievo alla Scuola Normale di Pisa, si laureò con Luigi Russo nel 1938.
Richiamato e inviato in Africa settentrionale sino al 1943, subito dopo l8 settembre
1943 partecipò attivamente alla Resistenza. Membro del Comitato di Liberazione Nazionale
di Cremona, fu arrestato dai fascisti nella zona del Lago Maggiore, dove aveva trasferito
la sua attività clandestina, e deferito al Tribunale speciale. Rimase in carcere fino
alla fine della guerra di liberazione. Nel dopoguerra orientò la maggior parte delle sue
ricerche verso i problemi della Resistenza e del movimento operaio, dando contributi di
notevole valore. Pubblicò: Storia del C.L.N.A.I. (1956), Letà sforzesca (1957),
Filippo Turati (1957), Dalla crisi del primo dopoguerra alla fondazione della Repubblica
(1960), Dallunità al fascismo (1961), LItalia dalla dittatura alla democrazia
(1962), Potere economico e fascismo nelle crisi del dopoguerra (1919-1921) e Stato e
società nei secoli (1963-1965).
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dellantifascismo, I, 1968,
496.
CATALANO FRANCO, vedi CATALANO FRANCESCO
CATALO, vedi CADALO
CATELLANI FERRUCCIO, vedi CATTELANI FERRUCCIO
CATELLANI MARCELLO
Parma 1917-Parma 12 luglio 1969
Diplomatosi in ragioneria alla vigilia della seconda guerra mondiale, fu tra i
primi ad arruolarsi. Dopo nemmeno una settimana di combattimenti sul fronte francese fu
colpito dalla scheggia di una granata al braccio destro e i sanitari furono costretti ad
amputargli larto. Malgrado la gravissima menomazione, il Catellani riprese, appena
possibile, il suo posto nellesercito, guadagnandosi una medaglia dargento e
una di bronzo al valor militare, due croci di guerra e liscrizione nel ruolo
donore col grado di Maggiore. Nel 1944 si unì a formazioni partigiane del Modenese,
organizzandole e guidandole nella zona dellAbetone, divenendo anche comandante della
Squadra di azione patriottica modenese, avendo alle sue dipendenze oltre duemila
partigiani che seppero distinguersi per coraggio e volontà nel tenere sempre sotto
controllo la zona fino al momento della liberazione nellaprile del 1945. Dopo aver
trascorso molti anni alle imposte dirette a Fidenza, fu trasferito nel 1966 a Busseto con
la qualifica di direttore. Aderì allAssociazione liberi partigiani dItalia,
della quale fu anche segretario provinciale e membro regionale.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 13 luglio 1969, 4.
CATELLI ATTILIO
Parma 13 agosto 1845-Parma 12 aprile 1877
Figlio di Giovanni e Maria Burchard. Ebbe, come il fratello, predilezione per il
teatro, ma non fu questa la sola: fu poeta e pubblicista con lo pseudonimo anagrammatico
di Lellio Tattica, acquisì da Modena, dove era nato da poco, e trasportò a Parma, il
Diavoletto, giornale tra il letterario e lumoristico, rispecchiante la vita di
quella minuscola toute Parme, tra laristocratico e il mondano, che frequentava i
palchi del Teatro Regio, le veglie del Casino di Lettura, il salotto della signora
Morardet Melloni e il Caffè Cavour di Strada Santa Lucia. Nel suo giornaletto e altrove
pubblicò poesie piene di spontaneità e di verve. Per il teatro, oltre le appendici di
critica che pubblicò per qualche tempo nel Presente, scrisse commedie, scherzi comici e
libretti melodrammatici. Ma lopera per la quale il Catelli va degnamente ricordato
come commediografo è il dramma Dieci anni dopo (1872), in continuazione del noto dramma
di Paolo Ferrari Cause ed effetti. Il dramma del Catelli (che fu pubblicato nella
collezione del Barbini), per la sobria fattura, per la condotta scenica e per
linteresse drammatico, appare meritevole di quel successo che ottenne presso il
pubblico e dellelogio che ne fece Paolo Ferrari. Ma la dispersione della sua
attività letteraria in tanti campi, favorita dalla stessa sua geniale versatilità, poi,
come per il fratello, la malattia e la fine rapida, non gli consentirono di dare al teatro
quanto sicuramente avrebbe potuto. Di lui va ricordata, dopo quel dramma, una commedia
giocosa, LAraba Fenice, rappresentata nel 1874, di cui piacquero molto i due primi
atti (non fu pubblicata), e diversi scherzi comici che compose per il brillante Leopoldo
Vestri, umoristiche parodie di libretti delle opere in voga, come il Ruy Blas, il Ballo in
Maschera, lAida, di cui a sua volta il Vestri parodiava gustosamente la parte
coreografica e musicale. Una scena drammatica in versi gli ispirarono Le ultime ore di
Giuseppe Mazzini, rappresentata a Milano sotto il titolo Le Colonne di San Lorenzo, e
lasciò quasi completo, morendo, un dramma in tre atti in versi, Iacopo Ortis, il cui
manoscritto è andato perduto. I parenti cedettero dopo la sua morte al maestro parmigiano
Riccardo Rasori sei libretti dopere già completi: Giuditta, opera giocosa musicata
dal parmigiano Telesforo Righi e posta in scena dal Circolo degli Artisti di Torino il 1°
dicembre 1871, Marcellina, opera seria in quattro atti musicata dal Righi e rappresentata
con esito mediocre al Teatro Regio di Parma il 1° marzo 1873, Eufemio da Messina, opera
ballo in quattro atti, musicata dal parmigiano Primo Bandini e rappresentata, con buon
esito, al Regio di Parma il 14 febbraio 1877, Consalvo, opera ballo in quattro atti,
musicata dal parmigiano Italo Azzoni e rappresentata con buon successo nel 1878 al Dal
Verme di Milano, Conte di Rjsoor e Nerone, musicate da Riccardo Rasori e rappresentate con
mediocre successo (la prima nel 1855 a Milano e la seconda nel 1888 a Torino). Sostenne
nel giornale lIndipendente, di linea moderata, da lui fondato, e nel Diavoletto,
risorto come supplemento domenicate di quello, irose polemiche coi redattori
dellOrtica, giornale della scapigliatura rossa sul tipo del noto Gazzettino Rosa,
che faceva una polemica caustica, vivace che pareva allora audacissima.
FONTI E BIBL.: E. Bocchia, La drammatica a Parma, 1913, 221-222; Gazzetta di Parma
28 giugno 1922, 3; E. Bocchia, Commediografi parmigiani, in Gazzetta di Parma 10 agosto
1922, 1 e 2; Alcari, Parma nella musica, 1931, 49.
CATELLI AURELIO
Parma 1779
Sacerdote, fu cantore della Cappella ducale di Parma fino al 12 dicembre 1779,
giorno in cui venne soppressa. Il Catelli ottenne una pensione di 540 lire.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Ruolo A, 1, fol. 892-897; N. Pelicelli,
Musica in Parma, 1936, 214.
CATELLI CESARE
Parma 3 ottobre 1836-Parma 4 maggio 1865
Figlio di Giovanni e Maria Burchard. Nacque da famiglia borghese: il padre era
avvocato, non di grido né di molto lavoro, onde la giovinezza del Catelli, che era il
maggiore dei fratelli, fu piuttosto stentata. Dice Giulio Ferrarini che il Catelli,
giovanissimo, impiegava i suoi risparmi a comperarsi libri e copiava la notte quelli che i
suoi tenuissimi mezzi non gli consentivano di acquistare. Dei suoi studi e delle sue
attitudini letterarie diede qualche primo saggio con poesie che andava pubblicando in quei
giornaletti di vita effimera che uscirono in Parma tra il 1856 e il 1860. Ottenne, a venti
anni detà, un posto di maestro nel collegio militare di Colorno, che gli fu
confermato dopo il 1859 anche dal Governo italiano, che lo nominò anzi professore
aggiunto in geografia, storia e belle lettere. Ma la vita metodica dellinsegnante, e
per giunta quale poteva essere in un piccolo paese come Colorno, non poteva essere
tollerata dal Catelli, pieno di fantasie e sogni letterari. Egli si sentì attratto alle
scene: piantò in asso limpiego e volle essere solamente autore drammatico. I suoi
drammi principali sono: Ambizione e cuore (1862) e Valetina (1863) che si trovano
pubblicati, il primo nel Florilegio del Sanvito, il secondo nella Galleria del Barbini. Si
tratta di soggetti in pieno romanticismo di scarto, con punte socialumanitarie sui tipi,
allora in gran voga, dei Misteri di Parigi e del Conte di Montecristo. Condotti con
tecnica imperfetta, in lingua spesso assai sciatta e talvolta inutilmente ampollosa.
Tuttavia i due drammi furono applauditi anche fuori di Parma. Oltre ai due drammi, il
Catelli fece rappresentare anche una commedia di carattere, Un giorno e unora (18
marzo 1863), quattro atti, del cui esito i giornali nulla riportano e che fu probabilmente
non buono, e altra pure breve commedia, Le metamorfosi damore, che il brillante
Privato rappresentò per sua serata donore (ottobre 1863). Il Catelli morì in età
di ventotto anni e lasciò postuma una quinta commedia, dindole satirico-politica,
intitolata Cornacchie Sociali. Fu scritta quando già il male ne minava lesistenza,
in condizioni tristi di spirito e di cuore, e probabilmente non ebbe neppure lultima
revsione da parte del Catelli. Il successo dovette perciò essere scarso, quando fu
rappresentata al Teatro Regio un anno e mezzo dopo la sua morte. Tuttavia il critico della
Gazzetta riconosce che vi brilla qua e là quel talento drammatico, che era connaturale al
Catelli, ma trova le parti del lavoro poco armonizzate tra di loro. Più severo è il
critico del Patriota: si limita a dire di ritenere che se il Catelli fosse vissuto, non
lavrebbe mai fatta rappresentare.
FONTI E BIBL.: E. Bocchia, La drammatica a Parma, 1913, 221; E. Bocchia,
Commediografi parmigiani, in Gazzetta di Parma 10 agosto 1922, 1 e 2.
CATELLI TULLIO
Parma 25 giugno 1841-
Figlio di Giovanni e Maria Burchard e quindi fratello dei letterati, giornalisti e
commediografi Cesare e Attilio. Fu con la compagnia di Michele Bozzo, poi, quale
suggeritore, con Ernesto Rossi, quindi con la compagnia Roverbella, della quale fu prima
attrice Emanuela di Roverbella, figlia naturale di Laura Bon e di Vittorio Emanuele di
Savoja.
FONTI E BIBL.: M. Ferrarini, Parma teatrale ottocentesca, 1946, 75.
CATENE GINO GHERARDO, vedi DALLE CATENE GIAN GHERARDO
CATOLI FRANCESCO, vedi CATTOLI FRANCESCO
CATONE UTICENSE LUCCHESE, vedi MAURELLI GIUSEPPE APOLLONIO FRANCESCO
CATROLI FRANCESCO
Parma-post 1751
Ballerino, da Parma, come risulta dal libretto dellArtaserse di Daniel Barba,
eseguito a Verona nel Teatro dellAccademia Vecchia nel Carnevale del 1751, e nei cui
balli danzò.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CATTABIANI ANGELO TOMMASO
Parma 1 ottobre 1679-post 1727
Nacque da Camillo e Teresa. Addottoratosi in teologia, fu poi Rettore della
parrocchia di Santa Cecilia, Consultore per il SantUffizio e oratore di assai chiaro
nome, non solamente presso questa sua patria, ma eziandio appo molte straniere Città (f.
XV delle Esequie in morte di Francesco I). Scrisse lOrazione in morte del fu
serenissimo Duca di Parma, facente parte delle Maestevoli Esequie in morte del Duca
Francesco I fatte li 3 luglio 1727 colla relazione del lugubre apparato cui si aggiugne
lorazione funebre (in Parma, per Giuseppe Rosati). Il Cattabiani scrisse anche versi
latini di cui è un saggio nelle Poesie di alcuni Parmigiani per lesaltazione al
trono di Antonio I Farnese (1727) e un altro, inedito, tra le lettere scritte a Tommaso
Ravasino, di cui fu amico. Da ciò che si dice del Cattabiani nelle Esequie, si può
ragionevolmente argomentare che egli abba lasciato molte altre orazioni o che fosse stato
anche oratore sacro e perciò avesse composto molte prediche e panegirici.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV,
1833, 73-74.
CATTABIANI CARLO
Golese 17 maggio 1886-Cervara di Golese 13 novembre 1921
Operaio, antifascista, fu tra le vittime degli scontri che insanguinarono Parma tra
il 1921 e il 1922, con gli antifascisti locali in difesa della libertà minacciata dagli
squadristi di Balbo. Morì durante un attacco dei fascisti alla Casa del popolo socialista
di Cervara di Golese.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, I, 1988, 139.
CATTABIANI GIOVANNI
Sorbolo 1893-Oppachiasella 23 agosto 1916
Figlio di Luigi. Fante del 48° Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia di
bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Restava di vedetta in un posto
battuto dal fuoco nemico per dare utili informazioni, e, ferito, lasciava la vita sul
campo, dando ancora bellesempio di fortezza danimo.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1917, Dispensa 78a, 6445; Decorati al valore,
1964, 120.
CATTANEO CESARE
Salerno 12 agosto 1871-Milano 30 dicembre 1930
Nacque da Carlo e da Amabile Carrara Zanotti, entrambi lombardi. Quando il padre fu
nominato ispettore scolastico a Parma, si trasferì con la famiglia in quella città, ove
compì i primi studi. Laureatosi in medicina e chirurgia nel 1894, a soli ventitré anni,
dopo un breve periodo trascorso come medico interno presso un reparto oculistico e una
sezione chirurgica ospedaliera, particolarmente attratto dallo studio della pediatria,
volle recarsi a Padova. La pediatria era allora una disciplina nuova per la medicina
italiana, coltivata con passione da una esigua schiera di studiosi: il suo insegnamento
ufficiale fu istituito a Padova il 30 marzo 1882 con decreto del ministro della Pubblica
Istruzione G. Baccelli e ne fu affidato lincarico a D. Cervesato, che già nel 1881
aveva iniziato un corso libero di clinica pediatrica. Alla scuola del Cervesato il
Cattaneo poté apprendere le nozioni fondamentali della branca da lui prediletta, quindi
si recò allestero, dove la pediatria veniva già riconosciuta come materia di
insegnamento tra le discipline mediche. Presso la clinica pediatrica dellUniversità
di Berlino, diretta allora da J.O.L. Heubner, che lo considerò lallievo prediletto,
il Cattaneo acquisì il metodo di studio e arricchì la propria esperienza clinica. A quel
periodo risalgono le sue prime ricerche su Lalimentazione del bambino e le questioni
che ad essa si collegano (in Rivista Italiana di Terapia e Igiene II 1897, pp. 106-128) e
sulla stipsi analizzata sia per gli effetti che provoca sul giovane organismo, sia dal
punto di vista terapeutico (Die Behandlung der Cronischen Stuhlverstopfung durch die
Bauchmassage, in Jahrbuch für Kinderheilkunde XLVIII 1898, pp. 45-59; Della costipazione
abituale dei bambini e suo trattamento meccanico, in La Pediatria IV 1898, pp. 76-87).
Tornato a Parma, conseguì nellautunno del 1900 la libera docenza in clinica
pediatrica, discutendo uno Studio eziologico, sintomatico, terapeutico sul catarro
gastro-enterico infantile, pubblicato a Parma nel 1899. Notevole fu il valore dottrinario
di questa monografia, in quanto il Cattaneo intuì che laffezione del lattante era
dovuta a una virulentazione del colibacillo, ospite abituale dellintestino. Nel 1903
fu nominato Direttore dellOspedale dei bambini di Parma, carica che mantenne fino al
1915. Nel 1905, quando con decreto del 17 maggio linsegnamento della pediatria in
Italia divenne obbligatorio, gli fu affidato lincarico dellinsegnamento
ufficiale della clinica pediatrica presso la facoltà dellUniversità di Parma e
subito profuse ogni sua energia per la creazione di un istituto efficiente e moderno. In
quegli anni si dedicò allo studio dellalimentazione del neonato e fu autore di
interessanti pubblicazioni: Il latte quale alimento dei bambini, in Giornale della Reale
Società di Igiene VII 1908, pp. 81-98; Sulla composizione chimica del latte di donna con
speciale riguardo alla possibile influenza su alcuni stati morbosi del lattante, in La
Pediatria XIV 1908; Quoziente di energia e quoziente di accrescimento. Contributo allo
studio dellallattamento naturale e artificiale, in Atti del VII Congresso pediatrico
italiano, Palermo, 1911, p. 211. Nel 1911 conseguì per concorso la nomina a Direttore
dellOspedale pediatrico di Milano e dopo breve tempo fu incaricato
dellinsegnamento della clinica pediatrica presso gli istituti clinici di
perfezionamento di quella città. Nel 1915, istituita la clinica pediatrica
dellUniversità di Milano, il Cattaneo venne incaricato della sua direzione,
divenendo però ordinario solo nel 1926. A Milano il Cattaneo diede notevole impulso alle
ricerche sulla tubercolosi infantile (Ricerche sulla reazione alla tubercolina umana e
bovina nellinfanzia, in Pubblicazione degli Ospedali dei bambini di Milano VII 1912,
pp. 32-47, VIII, 1913, pp. 45-56; La tubercolosi del lattante, in LAttualità Medica
I 1919, pp. 59-68; La cutireazione alla tubercolina nei primi tre mesi di vita, in Atti
della Società Lombarda di Medicina Biologica IX 1920, pp. 3-27; Ancora sulla cutireazione
alla tubercolina nei primi tre mesi di vita, in Congresso italiano di pediatria, Milano,
1922, p. 12) e la clinica da lui diretta divenne un centro diagnostico per lOpera
antitubercolare infantile. Eletto nel 1929 Presidente della Società italiana di
pediatria, ebbe modo, con molteplici iniziative, di divulgare quanto più possibile i
problemi delletà infantile. Fu anche Presidente del Consiglio di consulenza delle
Terme di Salsomaggiore, direttore del periodico milanese La Medicina Italiana, fondatore
della Scuola di cultura medica per stranieri di Varese e Ispettore dellOpera
nazionale maternità e infanzia. Fu Sindaco di Parma negli anni 1909-1910.
FONTI E BIBL.: Necrologio in Il Lattante II 1931, 89 s.; La Medicina italiana,
1931, 16-25, 26-52; G. Raffaelli, Per una storia della pediatria in Italia, in Orizzonte
Medico 11-12 1960, 5, 8; I. Fischer, Biographisches Lexikon der hervorragenden Ärzte, I,
229; In memoria di Cesare Cattaneo, in Aurea Parma 15 1931, 87; F. da Mareto,
Bibliografia, II, 1974, 232; S. Canestrelli, in Dizionario biografico degli Italiani,
XXII, 1979, 445-446.
CATTANEO MARCO ANTONIO
Parma 1542
Frate carmelitano, fu eletto nel 1542 Vicario generale della sua congregazione.
Uomo assai qualificato, fu tenuto in molta stima.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 164.
CATTANI ALBERTO LORENZO
Collecchio 16 dicembre 1915-Parma 12 agosto 1999
Capo ufficio servizi demografici ed economato presso il Comune di Collecchio, fu
pittore di grande talento, tra i maggiori dellarte parmigiana del dopoguerra. Si
diplomò presso lIstituto dArte di Parma. Partecipò a diverse mostre
nazionali: Premio Suzzara, Premio Viareggio, Premio Marina di Massa, Premio Cinisello
Balsamo, Premio Vasto, Premio Corona Ferrea di Monza, Premio il Nostro Po (Piacenza,
Milano, Ferrara) e Arte Contemporanea Emilia e Romagna. Sue opere furono esposte anche a
Livorno, Pontremoli, Parma, Verona, Reggio Emilia, Modena, Bologna e in Cecoslovacchia.
Ebbe diversi premi. Nei primi anni Sessanta espose, in una sorprendente mostra alla
galleria SantAndrea, paesaggi freschi, le casette sulla Parma (un tema in cui era
facile cadere nel banale) trattate come mosaici bizantini (i verdi, i grigi, le luci che
affiorano improvvisamente) e tavolette di legno 20x30 cm, con le stagioni in evoluzione e
il greto del Taro tra le ginestre o sotto la neve, dove fiori e neve sono solo
sovrapposizioni di colore e sensibilità. Poi, superato il neo-naturalismo, la pittura del
Cattani si avviò verso laristocratica ricerca di ritmi negli interni: figure umane
specchiate in manichini, riccioli di mobili barocchi, il paesaggio usato solo come
riflesso di una realtà mentale. Una pittura intellettuale, dove oggetti e tracce
delluomo si bilanciano in composizioni quasi metafisiche, asettiche ed eleganti. E
così, per anni, il Cattani continuò a dipingere quadri armoniosi e musicali, al di fuori
delle leggi di mercato e ben oltre la cultura locale del paesaggismo di derivazione
ottocentesca. Lultima sua presenza espositiva fu nel 1997 nella bottega
dellamico corniciaio Giovati. Vi espose una serie di sabbioni di boschi e di rive di
fiume dal colore saporoso e libero, dai gialli e verdi intensi, attraversati da riflessi
più mentali che di albe e tramonti.
FONTI E BIBL.: E. Padovano, Dizionario artisti contemporanei, 1951, 77; G.
Copertini, Cattani Alberto alla Camattini, in Gazzetta di Parma 21 febbraio 1960, 11; A.M.
Comanducci, Dizionario dei pittori, 1970, 642; Il capufficio-pittore, in Gazzetta di Parma
12 gennaio 1972; T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 14 agosto 1999, 9.
CATTANI ALESSANDRO
Parma 1625
Fu nominato notaio in Parma con rogito camerale del notaio Bianchi dell11
gennaio 1625.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 389.
CATTANI ANTONIO
Parma seconda metà del XVIII secolo
Incisore allacquaforte, attivo nella seconda metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
VIII, 78.
CATTANI CAMILLO
Borgo San Donnino 23 novembre 1863-Parma 24 marzo 1957
La passione per larte dei colori gli derivò dal padre Girolamo, che fu
ottimo decoratore. Trasferitasi a Parma la sua famiglia, egli frequentò (1875)
allAccademia di Belle Arti di Parma la scuola superiore dornato e decorazione
retta da Giuseppe Giacopelli, poi il corso speciale dornato dipinto, nel quale gli
fu maestro Girolamo Magnani. Alla scuola del nudo fu guidato da un altro grande maestro:
De Strobel. Terminati i corsi allAccademia, Cecrope Barilli lo tenne presso di sé
come aiuto nei lavori di decorazione. Fu così alla Rocca di Sala Baganza, al Ferlaro, a
Montecarotto (Ancona) e al Municipio di Alessandria. Negli anni 1885-1886 decorò una
grande sala del Teatro di Camerino che venne poi inaugurata dal principe Amedeo di Savoja.
Divenne assai provetto nel trattare laffresco e la tempera e di questa sua abilità
si servì in seguito nei molti lavori di restauro e di stacco di dipinti dal muro. Negli
anni giovanili fu Presidente della Chimera, sodalizio di artisti (Marzaroli, Trombara, il
conte Gemmi, Burlazzi, Affanni, Rondani, Edel, Villani e molti altri). Nel periodo che
precedette la prima guerra mondiale la sua attività nel campo della decorazione fu
veramente notevole. Ma lamore per la pittura a olio, sebbene compresso da necessità
contingenti, ebbe in lui salde radici. Sue mete abituali, durante linverno, furono
Roma, Napoli e la Sicilia: Capri, Amalfi, Paestum, Tindari, Solunto alimentarono fino agli
ultimi giorni la sua fantasia e il suo inesausto desiderio del bello. Alla fine della
prima guerra mondiale (1918) fu sui pennacchi del Duomo di Parma per il restauro alle
trabeazioni del tamburo degli affreschi del Correggio. Alcuni anni più tardi il vescovo
Conforti gli affidò il restauro degli affreschi del Gambara nella navata centrale, quello
di altri affreschi nel Vescovado e lesecuzione del fregio nella sua camera. Di qui
ebbe inizio la sua opera di restauratore a importanti opere del patrimonio artistico della
città di Parma: altri affreschi nel Duomo, la Sala dei Giganti nel Convitto Maria Luigia
(del Gambara), lOratorio delle Cappuccine, la Cupola del Bernabei nella ex chiesa
dei Servi, la volta della chiesa di SantAntonio, la Camera di San Paolo e la sala
dellAraldi. Anche nel restauro a olio la sua attività fu notevole: innumerevoli
quadri di privati, numerosi quadri della Galleria Nazionale di Parma, la Quadreria
dellOspedale Maggiore, la Pinacoteca Stuard e quella del Convitto Maria Luigia lo
tennero occupato per anni, in un lavoro paziente e scrupoloso. Altri lavori furono
eseguiti dal Cattani nel Municipio di Fornovo, nel Teatro di Bibbiano, nel Castello di
Varano Melegari e nel Convento francescano di Recco (Genova). Fu abilissimo nello stacco
dal muro di affreschi, tempere e olii (in particolare, molti lavori del Borghesi). A 83
anni, dopo la seconda guerra mondiale, gli fu affidato (1946) il restauro della cosiddetta
Sala Dante nella Biblioteca Palatina (dello Scaramuzza), seriamente danneggiata da un
bombardamento. Fu il suo ultimo lavoro eseguito su commissione, che egli accettò,
nonostante la veneranda età, unicamente per amore dellarte. Negli anni seguenti fu
spesso a Salsomaggiore, ove ritrasse la dolce e pacata bellezza dei colli circostanti in
numerosi acquerelli, tempere e olii. Lultimo suo viaggio artistico fu la visita alla
Mostra di Van Gogh a Milano nel 1952. Non amava esporre i propri quadri: soltanto gli
amici che frequentavano il suo studio conobbero i dodici cantoni che egli dipinse mentre
attendeva al restauro dei pennacchi e del tamburo del Duomo di Parma, che riproducono, in
grandezza naturale, i santi protettori di Parma, scorci famosi e putti bellissimi, assai
ammirati, tra gli altri, dai restauratori Corsini e Canevaghi. Per questultimo egli
fece una seconda copia del San Giovanni, non volendo rendere incompleto linsieme
della serie, donata alla figlia. Appoggiò e partecipò a tutte le iniziative che ebbero
il fine di dare incremento alle arti in genere. E quando Parma poté vantare istituzioni
quali La Triennale dArte, Il Premio Artistico Perpetuo e Il Premio Rizzoli, il
Cattani fu sempre un sostenitore di esse e vi partecipò con quadri a olio. Fu socio della
Chimera, del Gruppo di Artisti, della Pro Parma, del Lento Club e della Famiglia Artistica
e socio benemerito del Comitato per lArte. Fu un esemplare continuatore di quella
schiera di colti e modesti artisti del suo tempo: Fanti, Silvani, Terzi, Burlazzi, Giacomo
Gemmi e Filippini. Con Riccardo Reverberi, valente chiaroscurista, e Icilio Attilio
Bianchi, paesista, il Cattani formò, fin sul primo quarto del XX secolo, la triade dei
più abili ed eleganti artisti parmigiani di quelle specializzazioni. Ebbe amici carissimi
Gemmi e Bocca, ritrattisti, Rota, scenografo, Trombara e Marzaroli, scultori, i più
giovani pittori Baratta, Banzola, Ascanio Alessandri, Copertini e Valdo Bianchi, Bonaretti
e larchitetto Chiavelli.
FONTI E BIBL.: Parma per lArte 2 1957, 89-91; Ricordo di Camillo Cattani,
pittore onesto e sincero, in Gazzetta di Parma 1 aprile 1957, 3; V. Bianchi, Cattani
Camillo, in Gazzetta di Parma 23 aprile 1957, 3; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974,
232; V. Bianchi, Le veglie di Bianchi, 1974, 174-176; Gli anni del Liberty, 1993, 155.
CATTANI FRANCESCO
Parma 1800/1803
Arruolato nelle milizie ducali di Parma, raggiunse il grado di Capitano. Gli fu
riconosciuto il titolo di nobile per sé e i suoi eredi. Il Cattani, nel Liber
illustrissimi Generalis Consilii (Archivio Comunale di Parma), relativo alle rinnovazioni
periodiche dei Consigli generali della Comunità parmense, risulta ascritto nel Consiglio
Generale per gli anni 1800, 1801, 1802 e 1803 alla classe dei Piazzesi e come tale fu
estratto a sorte tra i decurioni o anziani per il quarto trimestre del 1800 e per il primo
del 1801.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 389-390.
CATTANI GIACOMO
Parma 1831
Benestante, durante i moti del 1831 in Parma fu membro del consesso civico. Non fu
inquisito ma solo sottoposto a visita e sorveglianza, perché Stà in fatto che fece parte
del consesso civico, ma è persona savia e se concorse a quelle illegittime adunanze è da
credersi che il facesse al solo scopo di bene, ma non per mire rivoluzionarie.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 150.
CATTANI GIROLAMO
Borgo San Donnino 1837 c.-Parma
Fu ottimo decoratore e riquadraturista. Si trasferì a Parma verso il 1875. Fu
padre di Camillo.
FONTI E BIBL.: Parma per lArte 2 1957, 87-88; Le veglie di Bianchi, 1974,
174.
CATTANI GIUSEPPE
Parma XVIII secolo
Nobile, fu laureato in giurisprudenza.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 389.
CATTANI GIUSEPPE
Parma 1855/1859
Fu Ministro di Stato per il dipartimento dellInterno di Luisa Maria di
Borbone (1855), Consigliere di Stato effettivo, Cavaliere di seconda classe
dellOrdine Austriaco della Corona Ferrea, Senatore e gran croce dellOrdine
Costantiniano di San Giorgio.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 389.
CATTANI GUALTIERO
Parma 16 settembre 1841-1903
Figlio di Giacomo e Amarilli Malpeli. Maggiore della Guardia Nazionale. Fu Sindaco
di Fontevivo per quindici anni. Incurante dellimpopolarità presso gli esponenti
agrari di quel Comune, riuscì a togliere le risaie, estirpando così la pellagra e la
malaria. Particolare attenzione ebbe anche per le scuole, elevando con ogni mezzo il grado
di cultura dei suoi amministrati e riducendo lanalfabetismo a proporzioni minime. Il
Cattani si dilettò anche di musica (allievo di Dacci, fu pianista e compositore) e fu
studioso di storia delle religioni.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 45-46.
CATTANI LORENZO
San Michele di Baganza 1 marzo 1720-Piacenza 24 novembre 1788
Frate cappuccino laico, fu per ventidue anni infermiere di grande carità. A
Guastalla compì la vestizione l8 dicembre 1749 e un anno dopo la professione
solenne.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 662.
CATTANI PIER GIOVANNI, vedi CATTANI PIETRO GIOVANNI
CATTANI PIETRO
Parma 1530
Il 26 novembre 1530 fu ascritto alla Matricola dei notai di Parma.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 389.
CATTANI PIETRO GIOVANNI
-Parma 1764
Prese in affitto la tenuta ducale del Cornocchio (1721), gli orti della piazza del
castello (1727) e di Fontevivo (1748) e finalmente tutti i dazi camerali di Parma (1751,
rogito Boselli). Ebbe il grado di Capitano nelle milizie ducali di Parma e ricevette una
patente ducale di familiarità nel 1750.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 389.
CATTELANI FERRUCCIO
Parma 28 marzo 1867-Milano 16 aprile 1932
Nato da Macedonio e da Benedetta Cavazzoli. Cominciò gli studi musicali a 12 anni
presso il Conservatorio di Parma (dove iniziò a studiare violino con L. Montagnani e
composizione con I. Dacci) e nel 1885 si diplomò in violino. Lanno successivo si
trasferì nellAmerica meridionale, dove cominciò una lunga e fortunata serie di
tournée, come violinista e come direttore dorchestra, passando da Rio de Janeiro a
San Paolo, da Montevideo a Santiago del Cile, a Valparaiso e altre città sudamericane.
Nel 1897 fu chiamato a insegnare violino presso il Conservatorio di Buenos Aires e in
questa città, dove visse per moltissimi anni, fissò la residenza e riuscì a dar vita a
numerose iniziative musicali che ebbero come scopo principale quello di far conoscere e
apprezzare, accanto al tradizionale repertorio melodrammatico europeo, limmenso e
ancora del tutto sconosciuto patrimonio di musiche strumentali antiche e moderne. Poco
tempo dopo essersi stabilito nella capitale argentina fondò un quartetto darchi del
quale fecero parte, oltre al Cattelani stesso, il violinista Ercole Galvani, il violista
Giuseppe Bonfiglioli e il violoncellista Luigi Forino. Quartetto che prese il suo nome e
che, per quasi un trentennio, assolse allimportantissimo compito di divulgazione
artistica e di elevazione della cultura e del gusto, che fino allora nessuno si era
assunto (Lualdi). Tre anni più tardi, nel 1900, in seguito alla decisione presa da un
gruppo di membri della Societad Musical de Mutua Proteción di costituire la prima grande
orchestra stabile argentina (che prese il nome di Asociación Orquestal Bonaerense), il
Cattelani venne designato unanimemente come direttore e conservò tale carica per circa
quattordici anni. Nel 1917 (o nel 1919, come scrivono alcuni studiosi) divenne direttore
artistico della Associazione italiana di concerti (che poi, nel 1923, assunse il nome di
Società italiana di concerti) e fino al 1926 rimase alla guida di questo organismo che
aveva come scopo istituzionale la propaganda della musica italiana antica e moderna, da
camera e sinfonica. Nellultimo periodo della permanenza in Argentina assunse la
direzione dellIstituto di Santa Cecilia. Il Cattelani tornò in Italia nel 1927,
stabilendosi a Milano. Oltre allattività di concertista, direttore dorchestra
e organizzatore musicale, egli fu anche molto attivo come compositore. Della sua
produzione vanno ricordati: Concerto brillante in sol, in tre tempi per violino e
pianoforte (opera 6), El Gato, danza popular criolla arrangiada para violin con accomp.t
de piano (opera 9), 2° Concerto brillante in la, per violino e orchestra o pianoforte
(opera 15), El Pericon, danza popular criolla arran.da para violin con accomp.t de Piano,
Atahualpa, opera in quattro atti (Buenos Aires, Teatro San Martin, 10 marzo 1900; il
libretto, di Cattelani-F. Scotti, si rifà alle vicende dellultimo re degli Incas,
tradito e decapitato dai conquistatori spagnoli il 29 agosto 1533), Sinfonia in mi bemolle
maggiore, per orchestra, Inno per i festeggiamenti a
G. Garibaldi (opera che gli valse una medaglia doro), Inno per il
centenario dellindipendenza argentina, per tenore, cori, orchestra e banda (Buenos
Aires, Teatro Colón, 18 aprile 1910; lavoro diretto dallo stesso Cattelani, alla guida di
un organico formato da oltre trecentocinquanta elementi), un ottetto e un quartetto per
archi, varie liriche e numerosi brani per violino e pianoforte o violino solo, inoltre Sei
studi per il meccanismo del violino (opera 2). Più che alla sua attività come
compositore, di buona scuola ma non di grande rilevanza, la fama e i notevoli meriti del
Cattelani sono legati alla sua opera, costante ed entusiasta, di organizzatore della vita
musicale in un paese musicalmente arretrato come era lArgentina nei primi decenni
del XX secolo. In particolare, vanno sottolineati gli sforzi compiuti in un lungo arco di
tempo per sprovincializzare la cultura del suo paese dadozione, favorendo la
conoscenza delle composizioni più interessanti e significative della musica strumentale
europea di tutti i tempi, con un interesse particolare per la produzione, antica e
moderna, dei compositori italiani. Se infatti sono da ricordare, tra gli altri, i sei
concerti del Quartetto Cattelani dedicati allesecuzione integrale dei quartetti di
Beethoven (1901), o i cinque concerti eseguiti con la collaborazione di Camille
Saint-Saëns (al pianoforte), in occasione della tournée sudamericana di questo (1904),
oppure i concerti commemorativi di Martucci e di Sgambati e quello eseguito in omaggio del
direttore dorchestra Leopoldo Mugnone, più in generale si deve tener presente che
delle circa duecentocinquanta composizioni eseguite dal Cattelani con il suo complesso in
numerosissimi concerti, oltre sessanta furono di autori italiani. E che anche nel campo
della musica sinfonica, campo nel quale (come scrive sempre il Lualdi) lopera svolta
da Ferruccio Cattelani è anche più vasta e importante e meritoria di quella concernente
la musica da camera, il Cattelani diresse personalmente oltre centodieci composizioni di
autori italiani su circa trecento titoli inclusi nei programmi dei tanti concerti da lui
diretti nellarco di oltre un quarto di secolo.
FONTI E BIBL.: M.A. Rivarola, Cattelani, su vida y su obra en la Argentina, Buenos
Aires, 1932; A. Lualdi, Viaggio musicale in Sud America, Milano, 1934, 104 ss., 190; N.
Slonimskj, Music since 1900, London, 1972, 5; U. Manferrari, Dizionario universale delle
opere melodrammatiche, I, Firenze, 1954, 214; A. Loewenberg, Annals of Opera, I, Genève,
1955, col. 1227; Cobbetts Cyclopedic Survey of Chamber Music, II, 610; C. Schmidl,
Dizionario universale dei musicisti, I, 312, Supplemento, 175; H. Riemann, Musik Lexikon,
I, 200; La Musica, Dizionario, I, 371; Enciclopedia della Musica Rizzoli-Ricordi, II, 36;
A. Lanfranchi, in Dizionario biografico degli Italiani, XXII, 1979, 513-514; G.N. Vetro,
in Gazzetta di Parma 12 ottobre 1981, 3.
CATTENATI UGO
Soragna 6 aprile 1908-Parma 26 gennaio 1973
Figlio di Raimondo e Albertina Ciati. Il 30 giugno 1925 entrò nellIstituto
missionario saveriano di Parma e, dopo aver insegnato nel Ginnasio della Scuola Apostolica
di Vicenza (1927-1929), venne ordinato sacerdote nel febbraio 1932 dal vescovo Calza.
Successivamente frequentò lUniversità Gregoriana di Roma, laureandosi
brillantemente nel giugno del 1937 in diritto canonico discutendo la tesi De matrimonio
sinico. Dissertatio historico juridica. Completò infine gli studi a Parma conseguendo la
laurea in diritto civile (1943) e la specializzazione in criminologia e medicina legale, a
cui più tardi, in Messico, aggiunse la laurea in lettere e la specializzazione in chimica
e fisica. Dal giugno 1940 fu Tenente cappellano degli Alpini, partecipando alla seconda
guerra mondiale: condivise con essi i sacrifici e le sofferenze sui fronti francese,
greco-albanese e russo, dando, specialmente in questultimo e nel tragico successivo
periodo delle ritirata, prove straordinarie di dedizione. La campagna di Russia si
trasformò nella terribile odissea della ritirata: quei 1800 chilometri decimarono il suo
gruppo da 600 a 24 uomini: egli fu per loro guida spirituale, morale e militare. La salute
del Cattenati ne restò scossa per lungo tempo e il suo sistema nervoso soffrì
ulteriormente quando, rientrato a Soragna, il padre, moribondo, non lo riconobbe,
allontanandolo da sè come un miraggio beffardo. Restituito allufficio direttivo
della Stampa periodica, curò il Numero unico sul 50° dellIstituto dei missionari
saveriani (1895-1945), preparò ledizione di un commento omiletico sul Pater Noster,
ricavandola dai testi del Conforti risalenti a un trattato del 1917-1918, e contribuì,
con il forte impulso del suo dinamismo al rilancio della stampa missionaria, vanto dei
saveriani nel primo e nel secondo dopoguerra. Nel 1947 i superiori gli affidarono il
compito di studiare e realizzare una fondazione saveriana di reclutamento nella Spagna.
Gli fu proposto quale socio padre Azzolini, parmense, suo coetaneo (poi vescovo in Sierra
Leone) ma egli preferì padre Angelo Paolucci, che lo aveva amorevolmente assistito
durante la convalescenza. Portatisi a Madrid si adoperarono per due anni in esperienze
attive e pareva potessero realizzare una casa di reclutamento a Pamplona e una a Maiorca,
nelle Baleari, ove il Cattenati trattò, senza successo, lacquisto della sede
dugentesca del Beato Raimondo Lullo, per riprenderne in chiave moderna lanelito
missionario di quel pioniere. Dopo alcune esperienze missionarie in Argentina e in
Brasile, approdò nel maggio 1951 in Messico e si stabilì nella città di Mazatlan nella
quale, partendo pressoché dal nulla, diede il via alla realizzazione di una scuola
cattolica che in breve tempo divenne lInstituto Cultural de Occidente, una vera
città degli studi fornita di collegi, scuole e università con diversi corsi:
unopera nella quale ebbe modo di esprimere la tenacia, loriginalità e la
molteplicità inventiva e creativa della sua personalità, ottenendo del pari una vasta
eco nellopinione pubblica messicana. Successivamente, in California riuscì a
fondare una scuola estiva per ragazzi specializzata in geografia, etnografia e storia del
Paese, mentre a San Francisco diede vita a un centro assistenziale per emigrati messicani.
Nel 1961 fu nominato Cavaliere della Repubblica Italiana. Richiamato in patria sul finire
del 1964, la lasciò ancora per raggiungere la Svizzera e dare, in mezzo agli operai e
agli emigrati italiani di Wettingen, unennesima prova del suo impegno sacerdotale. A
Wettingen fu colpito da emorragia cerebrale diffusa il 19 luglio 1972. Trasportato a Parma
nella casa di cura delle Piccole Figlie, lottò per cinque mesi contro la morte. Nel 1983,
secondo un desiderio che egli aveva espresso, i suoi resti mortali furono traslati in
Messico, in quel centro culturale al quale egli legò il proprio nome e gli anni più
intensi del suo fecondo e proficuo apostolato.
FONTI E BIBL.: L. Grazzi, in Gazzetta di Parma 23 aprile 1983, 9; B. Colombi,
Soragna. Feudo e Comune, 1986, II, 277-279.
CATTIVELLI DECIMO
Noceto 21 giugno 1902-
Diplomato nel 1923 in violoncello come allievo al Conservatorio di Parma, svolse la
carriera presso lorchestra Scarlatti di Napoli.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
CATTOLI FRANCESCO
Parma-Vicenza marzo/aprile 1763
Figlio di Giacinto, gli successe nella maschera di Tracagnino al Teatro San Luca di
Venezia, al servizio del Vendramin. Nel diario di G. Zanetti (pubblicato da F. Stefani
nellArchivio Veneto del 1885, tomo XXIX, 98) alla data 8 ottobre 1742 è detto che i
comici del San Luca erano ottimi rappresentatori di commedie; e specialmente
lArlecchino, chera un uomo piccolo cognominato Catoli da Parma, si distingueva
sopra gli altri. Fu (come dice il Bartoli) un eccellente comico e un onorato galantuomo.
Si ritirò dalle scene dopo il Carnevale del 1763 e, dopo aver fatto monaca una figlia e
addottorato un figlio, pensò a godersi in pace gli ultimi anni della sua vita col danaro
lasciatogli dal padre e con quello da lui guadagnato. Chiamato però improvvisamente a
Vicenza nella primavera di quellanno per sostituire lArlecchino Antonio
Rubini, morto in quei giorni, si ammalò anchegli gravemente e morì.
FONTI E BIBL.: F. Bartoli, Notizie istoriche de comici italiani, Padova,
1782; F. Stefani, Diario di G. Zanetti, in Archivio Veneto XXIX 1885; L. Rasi, I comici
italiani, I, Firenze, 1897, 612-613; M. Sand, Masques et Bouffons, Parigi, 1862; Leonelli,
Attori, 1940, 221-222.
CATTONI GAETANO
Parma 22 ottobre 1799-post 1837
Alunno cuciniere, sposò nel 1823 Maria Terzi di Parma, dalla quale ebbe quattro
figli. Fu in servizio alla Corte di Maria Luigia dAustria dal 1° gennaio 1824 come
sottoaiutante di cucina e dal 21 maggio 1832 come aiutante di cucina.
FONTI E BIBL.: M. Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 306.
CATTUCCI ANTONIO
Parma 6 settembre 1770-Parma 6 marzo 1836
Iniziò la carriera giudiziaria nel periodo napoleonico (maggio del 1806) come
giudice di pace del cantone di Fiorenzuola e la continuò sotto il governo di Maria Luigia
dAustria, passando alla polizia. Fu Presidente del tribunale di prima istanza a
Borgo Taro nel giugno 1814, Podestà di Cortemaggiore e subito dopo Progovernatore di
Guastalla (marzo 1816) e poi di Piacenza (novembre 1818). Lo si trova quindi Direttore
generale di polizia dallottobre 1820 allaprile 1821. Fu addetto alla 2a
sezione del Consiglio di Stato del Ducato parmense nel 1821-1822 e nel 1831. Fu anche, nel
giugno 1821, Commissario di Borgo San Donnino. Ultimo segno di fiducia da parte del
governo di Maria Luigia fu la nomina a membro della commissione creata per giudicare gli
individui che avevano fatto parte del sedicente governo di Parma nel 1831.
FONTI E BIBL.: A. Curti, Alta polizia, censura e spirito pubblico nei ducati
parmensi (1816-1829), in Rassegna Storica del Risorgimento Italiano, 1922; E. Ottolenghi,
Pagine piacentine del Risorgimento italiano (1815-1821), Piacenza, 1938; F. Ercole, Uomini
politici, 1941, 327.
CAUSIA POLLENTINA
Parma II/III secolo d.C.
Di condizione incerta, fu dedicataria di unepigrafe attribuibile per
caratteri paleografici (formula D.M., hederae distinguentes, assenza dittongo) al II-III
secolo d.C., posta dal marito L. Attius Severus, alla coni(unx) dulc(issima), con la quale
aveva vissuto sedici anni e sei mesi. Causius è nomen assai raro, documentato in questo
solo caso nellItalia settentrionale, altrimenti noto per uniscrizione del
Norico. Pollentinus, cognomen pure piuttosto inconsueto, documentato assai raramente in
Cisalpina, potrebbe essere demotico relativo a tre città dellItalia con nome
Pollentia, ma anche, forse, derivato da pollens (polleo).
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 77.
CAUSIN ERNOLD JULIAN, vedi CAUSSIN ERNOLD JULIAN
CAUSSIN ERNOLD JULIAN
Ath 1510 c.-Parma febbraio 1548
Figlio del cantore Raynald, fu allievo di Josquin Despres e nel 1520 cantore del
Duomo di Cambrai, poi nel 1526 studente allUniversità di Cracovia (un registro di
questa Università porta la seguente indicazione: Arnoldus Juliani Causin de Ath ex
Hanoniensi Comitatu dioc. Cameracensis,
magnus musicus Jusquin discipulus). Portatosi in Italia, successe al padre (1529)
come cantore della chiesa della Steccata di Parma, in cui fu Maestro di cappella dal 1534
al 1539 e dal 1547 al 1548. A Parma, dove si sposò con una Lucrezia, ebbe tre figli. Nel
1548 A. Gardane stampò unedizione dei suoi mottetti a cinque voci che lo definisce
musicus celeberrimus. Forse fu anche a Lucca. Fu autore delle seguenti composizioni:
Motectorum luculenti diligentia nuperrime editorum, liber Primus cum 5 voci (Venezia,
1548; dedica ai patrizi lucchesi Gigli e Saminiati, contenente 26 mottetti), 10 mottetti a
4-7 voci in antologie dellepoca e altre composizioni manoscritte.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musicisti in Parma nei secoli XV-XVI, in Note
dArchivio, 1931; L. Minardi Mossini, in MGG, Supplemento; Parma. Vicende e
protagonisti, 1978, III, 52 e 54; Dizionario musicisti UTET, 1985, 155.
CAUSSIN ERNOUL, vedi CAUSSIN ERNOLD JULIAN
CAUSSINI ARNOLDO, vedi CAUSSIN ERNOLD JULIAN
CAVACCIUTI GIOVANNI
Cereseto di Compiano 18 maggio 1815-Parma 29 giugno 1874
Dopo essere scampato al pericolo di vedersi forzatamente avviato alla carriera
ecclesiastica, il Cavacciuti, terzogenito di un ricco proprietario terriero, diede inizio
alla sua formazione scolastica, applicandosi con dedizione e impegno, fino a raggiungere
nel giugno 1835 la formula probatoria dellattestato scolastico (Johannem Cavacciuti
inter optimos promotum testor) che gli aprì le porte dellUniversità o più
propriamente, viste le coercizioni verificatesi a Parma allindomani dei moti del
1831, delle Scuole superiori. Avendo scoperto la sua particolare inclinazione per la
medicina, si lasciò guidare da questa sua vocazione che lo accompagnò per tutta la vita.
A ventitré anni, morto il padre, chiamato a gestire la cospicua proprietà terriera
familiare, che da Cereseto di Compiano si estendeva in tutta lubertosa terra
bassopadana del commissariato di Borgo San Donnino, ritrovatosi capofamiglia, cominciò a
dividersi tra studio e amministrazione, tra i testi di medicina e i libri contabili, tra i
malati e i mezzadri e tra spedali civili e poderi. Uomo di eccelse virtù, tra cui
fondamentali la curiositas, la vagatio e lobservatio, il Cavacciuti venne spinto
dallillustre medico Giacomo Tommasini a intraprendere unindagine itinerante
per i maggiori spedali dItalia, che fosse il più possibile esaustiva e ricca di
interessanti informazioni, così da rendere la tesi di laurea assegnata dal medico stesso
non speculativa ma sperimentale e quindi maggiormente degna di elogi. Per essere
facilitato nella stesura della sua fatica Sul progresso della medicina considerata in
relazione al progresso delle altre scienze ed arti, il Tommasini lo consiglio di recarsi a
Bologna, Firenze, Pisa, Napoli e Roma, dove avrebbe sicuramente trovato una preziosa fonte
per le sue ricerche. Il Cavacciuti fu inoltre accompagnato da alcune lettere di
presentazione redatte dellinsigne ostetrico Rossi e da Carlo Speranza, predecessore
del Tommasini nella cattedra di clinica medica e titolare della cattedra di medicina
legale e igiene pubblica per lui appositamente istituita. Il Tommasini stava infatti
dedicandosi alla stesura di sue Riflessioni patologico-pratiche quale risposta ad alcune
obbiezioni pubblicate contro le massime da lui stesso sostenute. Aveva sentito quindi
forte lurgenza di aggiornarsi in maniera più approfondita sul modo di procedere
nelle diverse scuole cliniche dei vari stati italiani. Il Tommasini prima
dellassegnazione della tesi di laurea al Cavacciuti, ne aveva potuto sperimentare la
diligenza e la buona volontà quando questi lo aveva seguito con tanta attenzione nel suo
secondo triennio della facoltà, scrivendo veloce le sue lezioni di medicina
teorico-pratica e i suoi trattamenti patologico pratici. Ne aveva inoltre potuto
apprezzare la bravura quando, spinto da un sincero amore filiale, il Cavacciuti si era
dimostrato abile, armato di lanciuola pel salasso, nelleseguire le cavate di sangue
prescritte dallo stesso Tommasini al padre Paolo. Dalle letture delle prolusioni
accademiche parmensi del medico, dal titolo il Discorso sullamor del patrio suolo
degli allettamenti e delle difficoltà dellarte medica, nonché delle morali
qualità che convengono al vero medico, il Cavacciuti apprese come i medici, per essere
veramente tali, dovevano innanzitutto mostrarsi filantropi e compassionevoli,
preoccupandosi di instaurare, per la crescita e lo sviluppo del sapere scientifico,
rapporti e relazioni di vera amicizia con i colleghi. In realtà, nonostante la lodevole
affermazione di tali ammirevoli principi, non pochi medici sparsi un po ovunque in
Italia, non erano affatto amici del Tommasini, vuoi per invidie e sterili gelosie nei
confronti della clamorosa fama di cui si era circondato, vuoi per la troppa stima che il
medico parmigiano aveva di sé stesso, stima che lo portava a trasformare quella
colleganza da lui tanto osannata, in sudditanza. Vista latmosfera piuttosto tesa che
si respirava in quegli ambienti, le lettere credenziali redatte dal Tommasini avrebbero
rischiato di rendere il Cavacciuti sospetto o non gradito, intralciandolo nel suo lavoro
di ricerca. Grazie alle raccomandazioni del Rossi e dello Speranza, che oltre a trovarsi
in quel momento allapice del suo cursus honorum, era ritenuto un legittimista
conciliante e autorevole, il Cavacciuti durante il suo viaggio di quattro mesi in giro per
lItalia, diventò una sorta di missus dominicus. Al ritorno dalla sua entusiasmante
esperienza, presentò un preciso e puntuale saggio, dal quale risulta un osservatore
franco, attento, genuino, severo e, per certi aspetti, anche graffiante, per niente
suggestionabile o influenzabile. Dai suoi dettagliati resoconti riportati su un piccolo
diario dalla copertina grigio perla, dalle pagine fitte di appunti, che non videro mai la
stampa, se non in minima parte, si viene a sapere come nella prestigiosa Clinica medica di
Bologna, senza alcuna divisione si trovassero insieme i petecchiali e gli esantematici,
vigendo ancora per qusto tipo di morbosità la teoria aerista di Galeno che ravvisa le
cause morbose nellaere corrotto e nei miasmi, non considerandosi la controteoria
contagiosa che ravvisava invece tali cause nelle particelle infettanti e nei contagi. A
Firenze il Cavacciuti assistette alle lezioni del cesenate Maurizio Bufalini, professore
di Clinica medica nellArcispedale di Santa Maria Nuova, che basterebbe da solo a
rendere celebre qualunque Università, acerrimo avversario per molto tempo del Tommasini,
a cui contendeva la palma di novello Ippocrate. Il Bufalini, che si era mostrato ostile al
medico parmigiano dal 1815, quando questi era stato a lui preferito per la cattedra di
clinica medica nellArchiginnasio bolognese, faceva parte di quei medici che negavano
la contagiosità del colera, sostenendo che lepidemia era dovuta a uninfluenza
miasmica e che la salubrità del cielo sarebbe stata atta a respingere da sé sola la
forza del crudel morbo dalle belle contrade dItalia. Da Firenze il Cavacciuti si
trasferì allUniversità granducale di Pisa e da lì a Livorno. Tristissima fu
limpressione che riportò alla visita al grande Ospedale degli Incurabili di Napoli,
dimostratosi a suo dire veramente immondo, indecente, di non facile accesso e con
infermerie poco illuminate, letti bassi, coperte colorite, per non parlare poi delle
lezioni a cui aveva assistito, dalle quali era uscito sconvolto. Non migliore impressione
ebbe dalla Biblioteca universitaria, sprovvista e assai povera di articoli originali. Lo
stato poi della clinica di ostetricia e di oftalmologia del professor Quadri che medicava
quasi tutti i malati con un pennellino intinto nel laudano non poteva essere peggiore e
pel servizio de malati e per la pulitezza delle sale, sprovviste persino delle
tabelle statistiche ovvero delle cartelle cliniche. Quanto alle condizioni igieniche,
discretamente ben tenuta gli sembrò la Clinica medica romana, anche se vi notò
moltissime mosche che, insieme alle pulci, potevano ritenersi endemiche nella città
quanto le febbri. Lo stesso Cavacciuti fu colpito dalla malaria che dallAgro
Romano era giunta a infestare il suburbio della città eterna tramite nuvoli di insetti
tra cui le zanzare malarigene, costringendolo suo malgrado a rimpatriare anzitempo.
Diventato il 22 luglio 1842 dottore in Medicina, dopo aver sostenuto una brillantissima
prova, e quindi chirurgo maggiore, il Cavacciuti il 24 novembre dello stesso anno figura
quale astante per la Clinica medica con rescritto Sovrano. Verso il 1845 sposò Anna
Capelli, figlia di Francesco, notaio in Cortemaggiore. Con il trascorrere degli anni, i
momenti in cui il Cavacciuti e la moglie poterono stare insieme andarono sempre più
diminuendo: lei a Cortemaggiore, indebolita ed esaurita per le numerose gravidanze che la
resero madre di ben sedici figli, lui a Parma con la qualifica di assistente di Clinica e
controllore delle vaccinazioni antivaiolose, diviso tra lattività clinica in
Ospedale, le lezioni agli studenti, le consultazioni private a una selezionata clientela,
nel suo gabinetto delle visite in Borgo delle Callegarie 15, e le visite a domicilio dei
malati. Il Cavacciuti, divenuto consigliere del Protomedicato, si vide affidato nella
ricostituita Regia Università, con decreto sovrano del 15 novembre 1854,
linsegnamento di patologia (che tenne per ventanni), non più considerata come
lastratta scienza delle malattie da lui appresa venti anni prima, ma come la
concreta scienza di quel caput mortuum dove le malattie si concludono e si riconoscono.
Fondamentale per lapprendimento degli aspiranti medici, risultò lapporto di
quei pezzi anatomici che sotto vetro a secco o immersi in generi differenti di liquidi,
portavano chiari i segni macroscopici della patologia da cui erano affetti. La sua scienza
medica, oltre ad aver avuto il merito di essersi servita dello stetoscopio, vide
labolizione del salasso inteso come pratica stereotipata e partecipò alla battaglia
per lisolamento contumaciale contro il colera, riesploso a Parma nel 1855 con ben
ottomiladuecento vittime, e per lobbligatorietà della vaccinazione antivaiolosa.
Fondò e fu Direttore del Gabinetto Patologico. Si tolse la vita nel 1874. La lapide in
sua memoria nel cimitero della Villetta lo dice nato a Cortemaggiore. Lasciò alcuni
lavori scientifici. La scienza medica seguita dal Cavacciuti, pur non essendo ancora in
grado di adottare quei criteri di analisi chimico-meccanica che consentirono al biologo
Claude Bernard e ai fisiologi tedeschi di preparare alla clinica una nuova pista di
lancio, tuttavia compì il massimo sforzo per essere il più possibile aggiornata.
Nonostante il percorso didattico e di ricerca del Cavacciuti non si presentasse a prima
vista come quello di un patologo innovatore, navigando tra la medicina vetus di Galeno e
la medicina nova di Laennec, lo sforzo di aggiornamento da lui compiuto fu comunque per
quei tempi veramente ammirevole. Anche se non intraprese viaggi in Europa, viaggiando
attraverso lItalia ebbe il merito di mettere a confronto tra loro insegnamenti,
teorie e pratiche di una medicina ancorata alle istituzioni e strutture relativamente
arretrate di un paese ancora diviso territorialmente e separato dal resto dEuropa.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 117; Annuari
dellUniversità di Parma dal 1854-1855 al 1874; F. Rizzi, Professori, 1953, 80; U.A.
Pini, Vecchi medici, 1960, 29; G. Cosmacini, Una dinastia di medici. La saga dei
Cavacciuti Moruzzi, Milano, 1992; M.C. Testa, in Parma Economica 4 1997, 165-179.
CAVACINO
MARCAURELIO
Parma prima metà del XVII secolo
Orefice attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
V, 93.
CAVAGNARI ALESSANDRO
Piacenza 1801-Genova gennaio 1891
Figlio di Pietro. Fu giudice del Tribunale di Parma dal 1844 al 1848. Nel settembre
1848 venne delegato alla Direzione della Sicurezza Pubblica e Polizia dal governatore
provvisorio austriaco. Volle essere esonerato da questo incarico nel febbraio 1849 avendo
il governatore austriaco instaurato lo stato dassedio e altre misure eccezionali.
Riebbe poi lincarico nel marzo 1849. Fu membro della Commissione di Governo (16
marzo 1849). Nel dicembre 1850 fu vicepresidente del Tribunale Civile di Parma, nel 1854
vicepresidente della Corte dAppello e nel 1855 Procuratore della Corte
dAppello. Sotto il Regno dItalia (1860) diventò Sostituto Procuratore
Generale della Corte dAppello di Parma e Modena. Nel 1864 si trasferì a Perugia
quale Presidente di sezione di Corte dAppello. Fu eletto Senatore nel novembre 1876.
In seguito fu assessore comunale a Genova. Fu insignito del titolo di GrandUfficiale
della Corona dItalia.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 64;
Assemblee del Risorgimento, Roma, 1911; F. Ercole, Uomini politici, 1941, 328; Senatori
parmigiani, in Gazzetta di Parma 17 ottobre 1924, 3.
CAVAGNARI ALFONSO
Parma 10 novembre 1831-Reggio Emilia 18 settembre 1881
Nacque da Alessandro e da Giovanna De Fey. Fece i suoi primi studi (che furono
soprattutto di carattere letterario) col conte Filippo Linati. Si laureò poi in
giurisprudenza ed esercitò lavvocatura come patrocinatore in cause civili e
criminali, formandosi una numerosa e scelta clientela. Nel 1855 sposò Palmina Sicoré.
Luigi Carlo Farini, assunta nel 1859 la dittatura degli Stati Parmensi, propose al
Cavagnari una cattedra universitaria, ma fu soltanto il 16 ottobre 1861 che egli fu
nominato professore straordinario di diritto costituzionale. Da tale insegnamento passò
nel 1873 a quello di diritto e procedura penale e contemporaneamente fu incaricato di
svolgere il diritto commerciale, insegnamento che sostenne fino al 1879. Quattro anni
prima (1875) il Cavagnari era stato promosso professore ordinario di diritto e procedura
penale. Furono frequentissime e importanti le cause che da ogni parte dItalia gli
vennero affidate e che lo portarono in tutti i principali tribunali del Regno. Il suo
parere legale fu richiesto da principi stranieri ed ebbe onorificenze e distinzioni dal
governo portoghese e da diversi Stati americani. Linsigne giureconsulto Pasquale
Stanislao Mancini, avendo ricevuto una sua Memorie di commenti al Codice Penale, lo
fregiò della croce di Commendatore della Corona dItalia. Fu Presidente del
Consiglio dellOrdine degli avvocati di Parma e membro del Consiglio superiore di
Pubblica Istruzione. Nel 1865 entrò a far parte del Consiglio municipale di Parma e,
rieletto più volte, vi rimase finché visse. Nellanno stesso della sua prima
elezione fu nominato membro della Giunta e resse lufficio di Sindaco dal novembre
1866 al 1° ottobre dellanno successivo. Fu Sindaco effettivo dal dicembre 1870
allaprile del 1874. In quellanno si dimise di fronte allopposizione non
solo della Sinistra, che era in minoranza, ma anche di una parte della Destra, capitanata
dallonorevole Ferdinando Paini. Fu il Cavagnari che per primo fece deliberare
(nellaprile 1874) i lavori di difesa al torrente Parma, di cui però il Consiglio
rinviò lesecuzione. Nello stesso anno, durante i tumulti popolari del 18 aprile per
il prezzo del pane (che aveva raggiunto il prezzo di 57 centesimi il chilo), ricondusse
alla calma con un generoso discorso. Ma le severe censure che esso sollevò nel Consiglio
comunale, che ridusse inoltre la somma da lui proposta a favore del Comitato di
Provvidenza, lo determinarono alle dimissioni. Ma nel settembre 1880 fu nuovamente
rieletto Sindaco di Parma. In questo ruolo, fece sì che il Teatro Regio rimanesse aperto
nel Carnevale e ne aumentò i finanziamenti da 15 a 30 mila lire, inoltre provvide a far
lastricare la Piazza maggiore, rinnovare quella della Steccata ed eseguire il monumento al
Parmigianino, ridurre il prezzo dellilluminazione a gas e illuminare di notte
lorologio della torre della Piazza maggiore. Per dieci anni sedette nel Consiglio
provinciale, dapprima in rappresentanza di Traversetolo, poi di Parma. Nel maggio del 1880
fu chiamato dal voto dei suoi concittadini a rappresentare il collegio sud di Parma al
Parlamento nazionale. Alla Camera si schierò con lopposizione di destra e, nella
seduta del 10 luglio 1880, negò il proprio voto allabolizione incondizionata e
totale della tassa sul macinato. Si dedicò anche alla letteratura e alla musica: dettò
drammi per musica, brevi componimenti drammatici e canzoni di stile classico. Scrisse i
libretti per due opere musicate da Giovanni Rossi: Elena da Taranto, melodramma serio in
tre atti (libretto edito a Parma, Stocchi, 1852), e Giovanni Giscala, melodramma tragico
(Parma, Stocchi, 1855), e le parole del coro Preghiera alla Vergine (1880) e della melodia
per canto e pianoforte La rosa bianca. Fu inoltre lautore dellopuscolo Brevi
notizie sullorigine e sui progressi del Conservatorio detto del Carmine, oggi Regio
Istituto di musica in Parma (Parma, Adorni, 1875). Compose anche alcune musiche, di cui si
conoscono due composizioni per banda: Fantasia in sol minore e Isminda, valzer in
mibemolle maggiore. Nel 1875, assieme a Stefano Sanvitale, Parmenio Bettoli, Giulio Cesare
Ferrarini e Stanislao Ficcarelli, fondò la Società del Quartetto di Parma. Scrisse
inoltre il romanzo storico La Fata di Montechiarugolo. Assunse infine la presidenza della
Scuola Musicale di Parma.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 64 e
185-187; T. Sarti, Rappresentanti legislature Regno, 1880, 924; S. Sapuppo Zanghi, La XV
legislatura italiana, Roma, 1884; T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e Italiano, due
volumi, Roma, 1896 e 1898; A. Malatesta, Ministri, deputati, senatori, 1940, I, 229;
Gazzetta di Parma 9 dicembre 1920, 1-2; Aurea Parma 6 1922, 327-328; C. Alcari, Parma
nella musica, 1931, 49; Banda della Guardia Nazionale, 1993, 91.
CAVAGNARI ERNESTO
Piacenza 1827 c.-
Figlio di Alessandro. Fu Capitano aiutante maggiore in primo del 57° Reggimento
Fanteria di Parma.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 64.
CAVAGNARI GIAMBATTISTA
ADOLFO
Parma 1795 c.-post 1837
Figlio di Pietro. Servì nellesercito francese e fu Segretario dei comandi
del principe Luciano Bonaparte. Il 6 agosto 1837 sposò la nobile irlandese Caroline Lynes
Montgomery, di Belval. Alle nozze assistette il fratello Odoardo Cavagnari e furono
testimoni il Duca di Taranto e il generale Cavaignac.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 60; V.
Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 394.
CAVAGNARI LOUIS, vedi CAVAGNARI PIETRO LUIGI NAPOLEONE
CAVAGNARI LUIGI
Piacenza 1828 c.-Parma post 1882
Figlio di Alessandro. Fu distinto ufficiale dello Stato Maggiore italiano e
Colonnello Segretario del Comitato delle Armi di linea. Fu candidato dei moderati a Parma
nel 1882.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 64.
CAVAGNARI PIETRO
Parma o Piacenza 7 aprile 1769-1849
Nacque da ricca famiglia attiva nella finanza e nel commercio delle sete. Ebbe la
prima educazione a Savona. Viaggiò lungamente, procurandosi istruzione, esperienza e
vantaggi economici. Rese eminenti servigi al suo paese e ne ebbe segni onorevoli di
gradimento dal duca Ferdinando di Borbone. Nel 1795 fu membro di una commissione
incaricata della riforma monetaria. In conseguenza di tali servigi, la famiglia del
Cavagnari, causa i notevolissimi prestiti di denaro concessi allo Stato di Parma,
dilapidò gran parte della sua sostanza, dato che, sebbene fossero state date formali
promesse, non fu mai indennizzata. Fu dal medesimo Duca inviato a Voghera al generale
Napoleone Bonaparte il 5 maggio 1796 per trattare le condizioni di pace. Ebbe altre
missioni negli anni seguenti presso il Bonaparte, allorché questi fu a capo degli
eserciti dItalia. Nel periodo francese fu membro del corpo legislativo, del
Consiglio generale di Parma e del Collegio elettorale del Dipartimento del Taro e fece
parte della presidenza del cantone meridionale di Piacenza. Al seguito delle truppe
francesi, fu presente alla battaglia di Marengo. Fu a Parigi allepoca della pace
dHannover e così pure allincoronazione di Napoleone Bonaparte. A Lione, in
occasione dei comizi italiani, presentò al Bonaparte un lavoro relativo a tale assemblea.
Nel 1806 fu a Parigi insieme al duca dAbrantes, governatore di Parigi, come
Segretario del governo di Parma. Nel 1805, per la sommossa dei montanari di Val di Tolla,
nel Piacentino, contro i Francesi, si recò a Padova presso il viceré dItalia per
spiegarne i motivi e attenuarne le conseguenze. Indarno si adoperò anche a favore del
conte Jacopo Sanvitale, che per il sonetto Io mi caccio le man nella parrucca si era
tirato addosso lo sdegno dellImperatore. Allepoca in cui gli Stati di Parma
furono dichiarati neutrali e Piacenza fu occupata da truppe austriache, il Cavagnari ebbe
il coraggio di sequestrare diverse copie di un libro contro il primo console e i generali.
Rischiò larresto da parte dellautorità austriaca ma seppe difendersi con
autorevolezza e rimase libero. Ammogliatosi nel 1793 con una nipote dei Bernouilly di
Basilea, ebbe quattro figli, che furono educati a Parigi.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico di parmigiani più illustri
nelle lettere, nelle scienze e nelle arti, Parma, 1880, 58-60; E. Michel, in Dizionario
del Risorgimento Nazionale, Milano, 1932, 610-611; F. Ercole, Uomini politici, 1941, 328;
V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 394.
CAVAGNARI PIETRO, vedi anche CAVAGNARI GIAMBATTISTA ADOLFO
CAVAGNARI PIETRO
LUIGI NAPOLEONE
Francia 1837 c.-Kabul 4 settembre 1879
Nato in Francia da Giambattista Adolfo, fu poi educato in Inghilterra nel Collegio
di Christs Hospital e intraprese il servizio militare in qualità di cadetto della
Compagnia delle Indie Orientali, assegnato al 1° Reggimento fucilieri europei del
Bengala, durante la campagna dOuve nel 1858-1859. Servì pure nel 3° Ghoorkas e
nelle campagne di Umbegla nel 1853 e con lo stesso reggimento alla campagna di Hayan nel
1868. Proseguì la carriera col grado di Maggiore prendendo parte a tutte le campagne
dellIndostan ed ebbe la croce di Vittoria per laudace cattura, da lui operata
nel gennaio 1878 a Chapri nel Punjaub, di una banda di rivoltosi, i quali nel 1876 avevano
massacrato un gran numero di lavoratori indigeni occupati al forte inglese dAbazaie.
Fu Commissario nel Kohat, poi a Pescavon e quindi ufficiale politico al campo di
Jellalabar. Nellautunno del 1878, quando fu deciso di mandare una missione presso
Ameer Shere Alì a Kabul, sotto gli ordini di Neville Chambularu, il Cavagnari fu addetto
allo Stato Maggiore. Allorché lambasciata fu sul punto di varcare il passo Khyber,
il Cavagnari, che era avanzato in avanscoperta con una piccola scorta a cavallo, fu
fermato dagli Afgani a Alì Monssir e obbligato a retrocedere. Durante la successiva
campagna di guerra, fu col generale Samuel Browne in qualità dagente politico e la
sua esperienza e la conoscenza delle tribù dellAfganistan contribuirono
allesito positivo del conflitto. Alla fine della campagna fu nominato dal viceré
plenipotenziario per trattare la pace con Yacoub Kan e Gaudannar. Il Cavagnari fu ricevuto
a Kabul con entusiasmo e ciò trasse in inganno il Governo inglese e lo stesso Cavagnari.
In realtà di lì a poco scoppiò una sommossa, con tre reggimenti in rivolta che
appoggiarono la popolazione. Il Cavagnari, con 70 uomini, rimase asserragliato per
unintera giornata allinterno dellambasciata. Verso sera gli insorti
diedero fuoco allambasciata e, penetrati allinterno, trucidarono lintera
guarnigione. Il Cavagnari fu pugnalato e il suo corpo orribilmente mutilato e decapitato.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 60-63.
CAVAGNOLO GIACOMO
Busseto seconda metà del XV secolo
Orefice attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
II, 217.
CAVALCA ALESSANDRO
Parma 1579/1625
Fece studi di scienze matematiche e militari. Fu alla guerra di Fiandra (in una
guarnigione del Brabante) sotto Alessandro Farnese. Partecipò allassedio di
Maastricht (1579, in quel fatto darmi, caduto nelle mani del nemico, venne gettato
nella Mosa) e, dopo la conquista, lavorò a fortificarla. Poi fu allassedio di
Ostenda (1601-1604), dove inventò un cannoncino a scomparsa che si alzava e abbassava,
detto Civetta. Tornato in Italia, passò (1615) al servizio del duca dUrbino
Francesco Maria Della Rovere. Nel 1625 fu alla guerra in Piemonte comandando in seconda
gli Urbinati, quindi ritornò in Pesaro. Scrisse Il vero essamine militare (Venezia, 1616,
fatto pubblicare dal capitano Francesco Maria Orlandi allinsaputa del Cavalca; 2a
edizione ampliata e corretta: Venezia, 1620) e Delle macchine inventate per
lespugnazione di Ostenda (ms. allAccademia Miltare di Torino).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III,
1827, 923; Guarnieri; Promis, XIV, 741; Enciclopedia militare, II, 1926, 818; L.A.
Maggiorotti, Dizionario architetti e ingegneri, 1933, 197.
CAVALCA FRANCESCO
Parma ante 1497-Parma 1540
Fu dottore in entrambe le leggi. Fin dalladolescenza e poi anche in età
adulta si dedicò in modo assiduo alle pratiche religiose, attendendo solo saltuariamente
alla sua professione. Andò in Piemonte per rivedere suo fratello, il conte Giacomo, che
era al servizio del duca Filiberto di Savoja, ma la guerra che si accese alla morte del
Duca (1504) lo costrinse a ritornare precipitosamente a Parma. Morì in ancora giovane
età.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 87-88.
CAVALCA GIACOMO
Parma 1497/1504
Conte, fratello di Francesco. Fu al servizio del duca Filiberto di Savoja.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 87-88.
CAVALCA LUIGI
Neviano degli Arduini 1893/1911
Soldato decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente
motivazione: Diede spiccata prova di slancio ed ardimento sotto il fuoco nemico (Sidi
Abdallah, Derna, 16 dicembre 1911).
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dellimpero, 1937,
158.
CAVALCA LUIGI
Vicenza 1911-Parma 13 gennaio 1991
Nato da una famiglia di origine casalasca, compì a Parma gli studi magistrali e
iniziò molto presto la sua attività come maestro elementare presso la scuola Filippo
Corridoni. Agli inizi della seconda guerra mondiale si iscrisse al corso di laurea in
chimica e si laureò nel 1945, collaborando poi, come assistente, con il professore Adolfo
Ferrari, che iniziò in quegli anni a Parma la sua carriera. Si appassionò da subito a
discipline come la mineralogia, la cristallografia e la strutturistica e creò e
organizzò nel palazzo universitario uno dei primi laboratori italiani di diffrazione dei
raggi X, con apparecchiature prebelliche rese funzionanti dalla sua creatività. Negli
anni Cinquanta traslocò tutto il suo materiale nei nuovi laboratori di Via Massimo
DAzeglio e proseguì il suo lavoro di ricerca sino a divenire professore ordinario
di strutturistica chimica nel 1957. Fondò lIstituto di Strutturistica
diffrattometrica del Cne, una rivista internazionale e, in collaborazione con altri,
lAssociazione italiana di cristallografia. Seppe creare una scuola di ricercatori
che diedero lustro alla ricerca sia nelle università che nei laboratori industriali
cercando di mettere sempre in pratica gli insegnamenti del Cavalca. Tenne lezioni nelle
sue discipline sino al 1980. Nel 1986, dopo essere andato in pensione, fu nominato
professore emerito.
FONTI E BIBL.: G.D. Andreetti, in Gazzetta di Parma 14 gennaio 1991, 5.
CAVALCA MARCANTONIO
Parma XVI secolo
Al Cavalca, cittadino parmense, fu lasciato in eredità il celebre quadro del
Parmigianino Amore che fabbrica larco.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 227.
CAVALCA MICHELE
Parma seconda metà del XV secolo
Orefice attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
II, 108.
CAVALCABÒ
MISURACCHI FRATTA CLAUDIO
Montechiarugolo 1882-Roma 1 dicembre 1971
Marchese, nato da nobile famiglia di origine borgotarese. Dopo aver frequentato il
liceo salesiano di Parma, si laureò in giurisprudenza. Persona di vasta cultura
umanistica, fu autore di numerosi scritti e pubblicazioni e collaboratore di vari
quotidiani tra i quali la Gazzetta di Parma. Dopo le prime esperienze giornalistiche a
Parma e a Bologna, entrò al Momento di Torino come redattore capo. Fu poi inviato e
articolista di politica estera del Corriere dItalia di Roma. Allo scoppio della
prima guerra mondiale fu direttore del Tempo: di quellepoca va ricordata la sua viva
amicizia con Giolitti, del quale fu fedele seguace. Al termine del conflitto, al quale
aveva preso parte come ufficiale di artiglieria di complemento, riprese lattività
giornalistica, ma con lavvento del fascismo si ritirò dalla professione attiva, che
riprese soltanto dopo la Liberazione, nel 1945. Eletto Presidente dellAssociazione
stampa romana, rinunciò allincarico allorché il governo, presieduto da Alcide De
Gasperi, lo chiamò al Poligrafico dello Stato, di cui fu Commissario straordinario. A
Parma fu tra i fondatori e primo Presidente della Società per lAutocamionale della
Cisa e continuò sempre a prestare la sua opera alle iniziative dei salesiani, ai quali
rimase profondamente attaccato. Fu commendatore al merito della Repubblica.
FONTI E BIBL.: Si è spento a Roma Claudio Cavalcabò Fratta, in Gazzetta di Parma
3 dicembre 1971; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 233 e 1182.
CAVALIERI ADELMO
Modena 1900-Parma 1973
Bersagliere ardito nella prima guerra mondiale, fu il terzo soldato italiano a
entrare a Trieste. Dopo un periodo di lavoro nelle Ferrovie dello Stato, nel 1935 iniziò
lattività imprenditoriale nel campo dei trasporti. Nel 1937 si trasferì a Parma
dove fondò la Adelmo Cavalieri, specializzata nel trasporto di salumi, formaggi e derrate
alimentari verso il Triveneto. Dopo il 1946 la rete geografica da lui servita si allargò
e venne introdotto luso del ghiaccio per la conservazione dei prodotti alimentari
durante il trasporto. Vennero aperte filiali a Napoli e a Roma, con celle frigorifere di
stoccaggio. Nel 1963 la Cavalieri entrò nel settore dei gelati e perfezionò la propria
specializzazione. Nel 1973, alla morte del Cavalieri, la guida dellazienda passò al
figlio Paolo che la trasformò in Cavalieri Trasporti e Spedizioni.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 215.
CAVALIERI BERNARDO
Parma 1821/1831
Fu Capitano nel Reggimento Maria Luigia di Parma. Dal 1821 al 1823 appartenne alla
Società dei Carbonari. Nonostante al momento dei moti del 1831 non si trovasse a Parma ma
a Napoli, fu sottoposto a sorveglianza dalle autorità, perché Va di continuo a Napoli ed
a Milano, fu in Spagna e si crede che sia organo di sospette corrispondenze. Alcuni anni
sono rinunziò al grado mediante una somma che gli fu data dal Governo. Ha fatto or sono
varii anni una vistosa eredità a Napoli. In tempo della rivolta non era in Parma. È uomo
esaltato e non gode troppo buon nome.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 158-159.
CAVALIERI GIUSTINA, vedi FAZZI GIUSTINA
CAVALLERO PASQUALE
Parma 1760-Parma 17 ottobre 1832
Allievo del parmigiano Lorenzo Ferrari, fu un ottimo flautista. Gervasoni scrive
che eseguì i migliori concerti che richiedevano virtuosismo. Fu apprezzato docente e tra
i suoi allievi annoverò Giacomo Coppi e Francesco Raguzzi. Nel 1792 lavorò a Bologna al
Teatro Marsigli Rossi, al Teatro Zagnoni e nel Pubblico Teatro, mentre nel registro tenuto
dal maestro della Cappella Palatina di Lucca, Antonio Puccini, risulta tra gli
strumentisti invitati per la festa di Santa Croce del 1793. Vi ritornò nel 1795. Nel 1807
fu primo flauto dellOrchestra di Parma e nel 1816 fu nominato primo flauto nella
ricostituita Orchestra di Corte di Parma.
FONTI E BIBL.: C. Gervasoni, Nuova teoria di musica, 1812, 112-113; Enciclopedia di
Parma, 1998, 215.
CAVALESI GIOVANNI
Parma 1606
Sacerdote e soprano, dalla Compagnia della Steccata di Parma fu accettato in prova
per il bimestre 24 settembre-28 novembre 1606, ma dopo tale data venne licenziato.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 82.
CAVALLETTI GIOVANNI
Villa Pasquali 1777-Parma 25 aprile 1860
Forse figlio di Nicola, ebbe bottega a Parma. Nel 1805 riparò lorgano della
chiesa parrocchiale di Sabbioneta e nel 1807 costruì quello di Fontanelle. Nel 1810 fu
interpellato, assieme al fratello Stefano, per il restauro dellorgano Martinenghi
del 1712 che si trovava nella chiesa di Santo Stefano a Casalmaggiore: non essendo
riparabile, però, per la costruzione di uno nuovo fu loro preferita la fabbrica Serassi
di Bergamo. Nel 1825 vennero chiamati per procedere alla sua riparazione. Nel 1819
restaurò lorgano delloratorio di SantAntonino di Soragna, opera del
1739 di Giuseppe Dotti. Nel 1820 costruì quello di San Rocco a Soragna, nel 1821
restaurò quello di Santa Maria delle Grazie di Parma e nel 1829 costruì lorgano di
Mezzano Inferiore. Nel 1837 ricostruì lorgano di Antonio Poncini Negri del 1793
nella chiesa di Sorbolo, nel 1840 venne interpellato dalla fabbriceria di Asola e nel 1841
costruì lo strumento di Villa Saviola nel Mantovano. Alla morte del nipote Raimondo venne
invitato a terminare i lavori iniziati nella chiesa dellIncoronata di Sabbioneta e
nel 1842 restaurò lorgano di San Marcellino a Parma. In vari anni (1824, 1831 e
1844) provvide a interventi vari allo strumento di Santa Cristina a Parma e nel 1854
restaurò quello di Scurano. Il 12 aprile 1833 fece una convenzione con la Cappella Reale
di Colorno, con sede in San Liborio, per la manutenzione e laccordatura
dellorgano Serassi: tre volte allanno per 130 lire da pagarsi in tre rate dopo
il collaudo del maestro Ferdinando Robuschi. L8 aprile 1859 scrisse una lettera alla
Cappella Reale lamentando i pagamenti sempre in ritardo, la vecchiaia e la mancanza di
lavoro: come risposta lamministrazione dichiarò decaduta la convenzione e lo
licenziò in tronco.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Carlo e Giuseppe Verdi, in Archivio Storico per le
Province Parmensi 1987, 456-457; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CAVALLETTI LUIGI
Parma ultimo decennio del XVIII secolo-post 1838
Forse figlio di Nicola, costruì gli organi di Albinea, Brisighella, del santuario
della Beata Vergine di Monticino (1823), della Santa Umiltà (1827), di San Giovanni di
Dio, dellIstituto Righi e di Santa Maria dellAngelo a Faenza (1837), della
chiesa del Carmine a Russi (1833), di San Paolo a Ducenta presso Ravenna (1838) e di Santa
Maria a Rontana.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CAVALLETTI NICOLA
Parma 1753-Sabbioneta 1798
Figlio di Giovanni Battista, nel 1785 lavorò allorgano della chiesa di Santa
Maria di Castellina di Soragna e il 5 luglio 1786 fu effettuato in suo favore
lultimo pagamento di 500 lire quali sono per compimento dellintero pagamento
dun organo fatto da me Nicola Cavalletti di Parma in detta chiesa: il prezzo
dellintero strumento era stato concordato in 1300 lire. In Parma nel 1787 costruì
lorgano della chiesa di Santa Croce e nel 1792 lavorò a quello delloratorio
di San Bernardino, mentre nel 1798 venne retribuito per i lavori effettuati sullo
strumento della chiesa arcipretale di Sabbioneta.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CAVALLETTI PIETRO PAOLO
Piacenza 1757-post 1817
Figlio di Giovanni Battista, risiedette a Parma. Nel 1781 restaurò e ampliò
lorgano di Pianello Val Tidone e nel 1787 costruì lorgano della chiesa di
SantUldarico in Piacenza, strumento che nel 1904 venne ceduto alla chiesa di
Valdiporro di Boscochiesanuova, presso Verona. Nel 1788-1789 effettuò un radicale
rifacimento dellorgano di Santa Maria di Campagna di Piacenza, lavoro che venne
giudicato eccellente e duraturo: forse a lui si deve la costruzione delle canne della
facciata, che costituiscono lelemento ornamentale del contro-organo sulla cantoria.
Nel gennaio 1790 gli venne affidata la manutenzione dello stesso strumento e costruì
quello della basilica di SantAgostino, che fu definito un maestoso monumento
dellarte barocca. Nello stesso anno ebbe anche lincarico di costruire
lorgano di SantAntonino di Piacenza, inaugurato nel giugno 1792. Nel contratto
si legge che era professore dorgani, parmeggiano e figlio del professore
dorgani al servizio di SAR. Compì nel 1796 un intervento sullo strumento di
Chiaravalle della Colomba, nel 1800 nella chiesa dellOsservanza di Imola e nel 1817
nella Cattedrale di Reggio Emilia.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CAVALLETTI STEFANO
Villa Pasquali 1810/1858
Figlio di Nicola, risiedette a Sabbioneta o a Canneto sullOglio, lavorando
spesso con il fratello Giovanni. Nel 1814 provvidero alla pulitura e al rifacimento di un
mantice dellorgano della parrocchia di Villarotta e costruirono quello di San
Silvestro in provincia di Mantova, mentre nel 1834 ristrutturarono il Serassi n. 689 della
parrocchia di Pieve di Guastalla. Nel 1821 riparò la vecchia spinetta che Carlo Verdi
delle Roncole aveva acquistato per il figlio. Non volle essere pagato per il lavoro
effettuato: Per la buona disposizione che ha il giovinetto Giuseppe Verdi dimparare
a suonare questo istrumento: fu fatto di nuovo questi saltarelli e impenati a corame e vi
adatai la pedaliera che ci ho regalato. Così si legge dentro lo strumento, conservato
nella Casa di Riposo per musicisti, fondata da Verdi a Milano. Nel 1821 fornì
lorgano alla chiesa di SantUldarico a Parma e nel 1832 ne progettò uno, poi
non realizzato, per la chiesa arcipretale di Sabbioneta. Nel 1858 costruì quello per la
chiesa di Santa Maria del Quartiere a Parma.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Carlo e Giuseppe Verdi, in Archivio Storico per le
Province Parmensi 1987, 456-457; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CAVALLI ALBERTO PAOLO
Parma 20 novembre 1917-Lucca 1992
Iniziati gli studi a Parma, nel 1937 si trasferì a Forte dei Marmi. Interrotti gli
studi a causa degli eventi bellici, nel 1946 si laureò in lettere allUniversità di
Firenze, dopo aver studiato storia della musica allUniversità di Roma con Luigi
Ronga e a quella di Firenze con Fausto Torrefranca. Discusse la tesi di laurea sugli
Atteggiamenti estetici e teorici nella vita musicale del Rinascimento. Iniziò nel 1937 lo
studio dellarmonia con Ennio Porrino, che continuò poi a Lucca con Gustavo
Giovannetti e a Firenze con Paolo Fragapane, Aurelio Maggioni e Renato Dionisi. Nel 1952
si diplomò in musica corale al Conservatorio di Bolzano. Dal 1949 docente di letteratura
poetica e drammatica, storia della musica e bibliotecario del Liceo musicale di Lucca, dal
1978 al pensionamento (1981) svolse anche le mansioni di direttore. Autore di scritti su
Puccini e sui musicisti lucchesi, fu critico della Nazione dal 1949 al 1951, collaborò
con la rivista Chigiana e fu autore di diverse voci nel supplemento 1973-1979 de Die Musik
in Geschicthe und Gegenwart.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CAVALLI ALESSANDRO
Berceto 1889-Neviano de Rossi 24 giugno 1971
Studiò nei seminari di Berceto e di Parma. Appena ordinato sacerdote (1915) partì
per il fronte. Dopo la guerra fu parroco di Vestola e nel 1923 gli affidarono la comunità
di Neviano de Rossi. Verso la fine della seconda guerra mondiale fu protagonista di
un episodio di coraggio durante la cosiddetta sacca di Fornovo (aprile 1945). Andò
infatti a trattare più volte con il comandante dei militari brasiliani che erano a
Neviano de Rossi, con il comando tedesco che si trovava a Respiccio e con i
partigiani schierati sui tornanti di Piantonia. Ottenne quanto i Brasiliani e i partigiani
esigevano (la resa incondizionata dei Tedeschi), evitando così un massacro di soldati e
di civili. Gli furono conferite le massime onorificenze brasiliane. Una lapide su una
parete del campanile di Neviano de Rossi ne ricorda le benemerenze.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 4 settembre 1991, 16.
CAVALLI AMADIO
Berceto 1831
Fu tra gli inquisiti di Stato a seguito dei moti del 1831.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 228.
CAVALLI ANTONIO
Caneso di Bedonia 1835-Trevozzo 1914
Fatti gli studi nel Seminario di Bedonia e ordinato sacerdote nel 1858, fu
professore nel Ginnasio di Borgo Taro e poi nel Seminario di Piacenza. Dal 1883 alla morte
fu Arciprete e Vicario foraneo di Trevozzo, coadiuvato successivamente dai nipoti don
Pietro, che fu poi Rettore del Seminario di Bedonia e di Piacenza, e don Antonio, che gli
succedette. Si dimostrò uomo di cultura non soltanto nellinsegnamento e nella
predicazione ma anche con diverse pubblicazioni letterarie, storiche e apologetiche.
Fondò nel 1901 la prima cooperativa nazionale di agricoltura e nel 1911 la Cassa rurale
di Trevozzo, con relativi Statuti.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, I, 138; L. Rebecchi, in Dizionario Biografico
Piacentino, 1987, 74.
CAVALLI ANTONIO
Bellasola 1883-Corniglio 1977
Già a dodici anni fece le sue prime esperienze al banco da falegname a fianco del
suo maestro, Tramalloni, ospite di una cantina degli Arisi a Corniglio. Rimase presto
orfano e lo zio lo prese con sé in Borgo Guazzo a Parma e lo avviò appunto al mestiere
di falegname, che esercitò fino al 1975. Le medaglie doro e dargento
assegnategli in occasione dellesposizione per i festeggiamenti del primo centenario
della nascita di Verdi, nel 1913, assunsero un significato di riconoscenza e di
apprezzamento alla sua lunga attività nella costruzione dei mobili in legno massiccio.
Soddisfazione accresciuta dal fatto che una sua camera da letto esposta alla mostra, in
bellissimo legno di castagno, trovò subito nel primo giorno lacquirente. La sua
attività trovò alimento non soltanto attingendo alla sua fantasia, ma anche dalla
lettura e dallo studio di libri e di riviste specializzate. Lo stesso impegno, la stessa
precisione e sensibilità espressa nei pregevoli mobili che adornarono molte case di
Corniglio, il Cavalli dedicò e dimostrò anche nel coltivare la musica. Infatti se la
banda di Corniglio poté vantare una lunga storia, se pure inframmezzata da periodi di
inattività, si dovette soprattutto al Cavalli, al cui nome fu poi intitolato il complesso
musicale. La sua versatilità e lentusiasmo verso questarte contagiarono tanti
altri suoi compaesani e così si potè dar vita, se pure con poveri mezzi, a un complesso
che ovunque si fece onore. Memorabile fu la partecipazione della banda cornigliese a una
festa a Rimagna, presente anche lonorevole Giuseppe Micheli, al cui indirizzo fu
suonato egregiamente il Va Pensiero. Allinaugurazione della cappellina della Madonna
sul Montagnana (1901), ideata dallo stesso parlamentare e da don Canetti e benedetta alla
presenza di cinquemila persone, parteciparono diverse bande, e tra esse anche quella di
Corniglio. Anche come cittadino, il Cavalli partecipò attivamente alla vita della
comunità cornigliese occupando un posto di rilievo nellamministrazione comunale
subito dopo la liberazione a fianco di Quinto Ghirardini, essendo stato eletto
allunanimità del Consiglio vice-sindaco. Per la sala consiliare realizzò i seggi a
forma di ferro di cavallo.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 25 dicembre 1984, 13.
CAVALLI ARTURO
Busseto 4 maggio 1914-Milano 17 marzo 1976
Figlio di un artigiano, rimase orfano a cinque anni. Soltanto dopo la seconda
guerra mondiale poté dedicarsi alla pittura. Autodidatta, svolse molta della sua
attività artistica a Londra, dove frequentò lo scultore Henry Moore e da questi fu
incoraggiato a disegnare e dipingere. Allestì la sua prima personale a Milano (Galleria
Barbaroux) nel 1955, alla quale seguirono altre a Roma (Galleria dellEsedra Macchia,
1957; Galleria I Volsci, 1970), Milano (Galleria Schwarz, 1958 e 1961; Galleria
Gianferrari, 1965; Galleria Cortina, 1970), Viareggio (Galleria Bottega dei Vageri, 1958),
Londra (New Vision Centre, 1960; Lords Gallery, 1964; Grosvenor Gallery, 1966), Venezia
(Galleria del Cavallino, 1963), Palermo (Galleria lAsterisco, 1970). Partecipò a
collettive e a concorsi, quali il Premio Ramazzotti (1965 e 1966) e la Permanente di
Milano. Con quella sua pittura curiosa, di oggetti ricuperati (penne e piume vere per gli
struzzi, giade e acquemarine per gli occhi dei gatti, gufi e civette), il Cavalli si può
quasi considerare un precursore del nuovo dada e della pop art degli anni Sessanta. Ma i
suoi quadri non sono dissacratori nei confronti della società contemporanea, e nemmeno
compiacimenti di eleganza decadente. Il mondo del Cavalli fu forse soltanto un sogno
leggero, con capitale Panarea, piccola isola nellarcipelago delle Eolie, dove egli
trovò la luce pulita, mentale ancor prima che fisica, per poter raccontare favole
stupende e sogni reali.
FONTI E BIBL.: LUnità 20 maggio 1955 (M. De Micheli); Catalogo personale
Galleria Schwarz, Milano, marzo 1958 (E. Montale); Il Giorno 29 marzo 1958 (G. Fusco);
Settimo Giorno 5 maggio 1960 (P. Bianchi); The Times agosto 1960 e 23 agosto 1966; La
Notte 10 aprile 1965 (M. Portalupi) e 8 aprile 1967 (I. Mormino); Il Telegrafo 18 aprile
1965 (G. Kaisserlian); Il Corriere della Sera 22 aprile 1965 (L. Borgese) e 15 novembre
1968; Avanti 10 novembre 1968 (F. Passoni); Gazzetta di Parma 13 novembre 1968 (T.
Mazzieri); Corriere dInformazione 14 novembre 1968 (M. Lepore); Le Arti dicembre
1968 (G. Marussi); Il Poliedro dicembre 1968 (E. Fabiani); A.M. Comanducci, Dizionario dei
pittori, 1971, 662-663; T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 18 marzo 1976, 6.
CAVALLI CARLO
Parma seconda metà del XVII secolo/1750
Già attivo come incisore nella seconda metà del XVII secolo, fu poi anche pittore
modestamente dotato. Si conosce una sua stampa datata 1750.
FONTI E BIBL.: P. Martini-G. Capacchi, Incisione a Parma, 1969.
CAVALLI CARLO
- Mattaleto post 1895
Il 10 maggio 1891 fu nominato arciprete di Bazzano. Vi rimase quattro anni. Il 29
maggio 1895 rinunciò alla parrocchia e fu trasferito a Mattaleto. Fino al 18 luglio 1891
ebbe quale cappellano don Antonio Rotelli che andò poi rettore a Montesalso. Gli atti di
battesimo stesi dal Cavalli furono 140 (media di 35 lanno), quelli dei matrimoni 35
(dei quali quattro redatti da don Rotelli) e gli atti di morte 112, dei quali 10
registrati dal Rotelli.
FONTI E BIBL.: F. Barili, Arcipreti di Bazzano, 1976, 47.
CAVALLI COSTANTINO
Parma ante 1860
Compose una Messa da Requiem in F.ut, a tre voci, partiture e parti.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 294.
CAVALLI ERCOLE
Busseto-Spagna post 1877
Residente in Spagna, dedicò al tenore Gaetano Fraschini una biografia verdiana, la
prima pubblicata, Biografias artisticas contemporaneas de los celebres Jos. Verdi, maestro
de musica y Antonio Canova escultor (Madrid, Ducazcal, 1867). Anni dopo scrisse Giuseppe
Verdi: nuovi particolari inediti e interessanti (in Il Pensiero di Nizza 29-31 dicembre
1876 e 4 gennaio 1877).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CAVALLI FRANCESCO
San Secondo 1823-Parma 11 agosto 1894
Impresario teatrale. In società con Giuseppe Banzi, segretario della Camera di
Commercio e Arti di Parma, tenne laffitto e la gestione del Politeama Reinach di
Parma dal 22 settembre 1878 al 31 ottobre 1882.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 49; San Secondo, 1982, 60.
CAVALLI GAETANO
Berceto 18 settembre 1866-post 1897
Fu ordinato sacerdote il 19 settembre 1891. Oltre che cappellano dei parroci urbani
(Indicatore Ecclesiastico della Diocesi di Parma per lanno 1897) fu tra i membri
della Cappella Vescovile con il titolo di cappellano di Camera e, in Curia, vice
cancelliere. Fu poi Rettore di SantAlessandro in Parma.
FONTI E BIBL.: F. Teodori, Guido Maria Conforti, 1988, 417.
CAVALLI GIOVANNI
Busseto 3 luglio 1802-Busseto 24 giugno 1857
Fu valente suonatore di fagotto e partecipò con vari complessi orchestrali ad
applaudite tournée in Italia e allestero. Reduce nella cittadina natale dopo
trentadue anni di peregrinazioni artistiche, si dedicò allinsegnamento e fu
annoverato tra i soci onorari della locale Società Filarmonica fondata dal mecenate
Barezzi.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 108.
CAVALLI GIOVANNI
ANTONIO CASIMIRO
Parma 4 marzo 1752-Parma 21 marzo 1828
Figlio di Giuseppe, suonatore di viola alla Corte di Parma (ma nei registri
battesimali è detto figlio di Andrea e Anna Corvi). Fu nel 1773 a Torino per studiare il
violino sotto la direzione di un valente professore, ottenendo a tal fine una pensione dal
duca di Parma Ferdinando di Borbone. Fu violinista della Reale Orchestra di Parma con
regio decreto dell11 novembre 1776, con lassegno di lire cinquemila
allanno e fino a tutto il 1778. Fu primo dei secondi violini nellorchestra
dellAccademia Filarmonica di Parma dal 1783 e il 28 febbraio 1785 ricevette la
patente di virtuoso di Camera.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Ruolo A, I, fol. 792; N. Pelicelli,
Musica in Parma, 1936, 213; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CAVALLI GIUSEPPE
Parma 1726 c.-Parma 19 giugno 1798
Figlio di Odoardo. Era solito partecipare alle funzioni solenni della Steccata in
Parma, ove lo si trova fin dal 23 aprile 1751. Nellautunno del 1752 prese parte alle
otto recite delle opere giocose date nel Teatro di Colorno e nel 1761 allesecuzione
di opere buffe date a Parma nel Teatro ducale. Fu suonatore di viola alla Corte ducale di
Parma con un assegno di 1200 lire dal 1 novembre 1767. Ottenne un aumento di 800 lire nel
maggio del 1773 e il 10 settembre dello stesso anno una pensione a favore di suo figlio
Giovanni per portarsi a Torino a studiare il violino sotto la direzione di un valente
professore. L11 novembre 1773 ebbe un aumento di stipendio di 1000 lire. Nel 1783
era accademico onorario dellOrchestra dellAccademia Filarmonica di Parma e il
28 febbraio 1785 ricevette la patente di virtuoso di Camera.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Ruolo A, I, fol. 81; H. Bédarida, Parme
et la France, Paris, 1928, 490; Archivio di Stato di Parma, Teatro 1732-1843, Cartella n.
1; Archivio della Steccata, Mandati dal 1751 al 1797; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936,
213; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CAVALLI GIUSEPPE
Busseto 6 aprile 1762-Busseto 13 maggio 1828
Allievo nel paese natale di Pietro Balestra, fu buon pittore, decoratore, abile
restauratore di quadri e persino reputato architetto. Condusse studi sulla chimica
applicata allarte ed espose i risultati conseguiti in pazienti ricerche in alcuni
manoscritti tra i quali il Seletti cita i seguenti: Precetti teorici e pratici per
intagliare allacqua forte, Delle stampe sul legno e del modo di farle, Intaglio a
più colori, Pittura a pastello, Segreti per colorire legni lavorati e fare vernici. Come
pittore si orientò al paesaggio, lasciando apprezzati dipinti, ma si distinse anche come
decoratore. Trattò soggetti sacri in affreschi sparsi per lEmilia, soprattutto in
chiese e conventi, ed è opera sua il San Francesco che spicca sulla porta dingresso
al convento bussetano dei frati Minori. Tra le opere di architettura da lui progettate e
dirette in Busseto vanno ricordate la facciata e latrio dellex palazzo
Sivelli, la chiesa di Santa Maria e loratorio detto della Madonna Rossa, incorporato
al citato convento, con decorazioni in buon stile, dallo stesso Cavalli modellate. Si
provò anche nellincisione, firmando Joseph Cavalli Cremonensis. Questo trasse in
inganno il Pelliccioni, che lo dice cremonese di nascita.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 108; Arte
incisione a Parma, 1969, 38.
CAVALLI GIUSEPPE
Berceto 8 ottobre 1898-Parma 23 luglio 1973
Compì gli studi nel Seminario di Modena e, in seguito, in quello di Parma,
ricevendo lordinazione sacerdotale il 29 giugno 1922. Inviato a Noceto come
cappellano coadiutore, vi rimase per quattordici anni, lasciando una profonda traccia
della sua opera: fu infatti animatore sociale e culturale, educatore, fondatore e primo
assistente ecclesiastico del gruppo scout ASCI e delloratorio. Andava intanto
maturando una vasta cultura che gli consentì di essere chiamato a Parma dal vescovo
Evasio Colli il 1 febbraio 1936, come cappellano dellOrdine Costantiniano nella
chiesa magistrale della Steccata. Il trasferimento gli consentì di dedicarsi
allinsegnamento (oltre alla religione, ebbe occasione di insegnare anche italiano e
filosofia) in diverse scuole cittadine (Istituto Tecnico Melloni, Convitto Nazionale Maria
Luigia) e di esplicare una fervida azione formativa e come conferenziere e saggista di
valore. Avviò le attività del Movimento Cattolico cittadino (in particolare il Movimento
Laureati Cattolici, 1933, del quale fu tra i promotori anche in campo nazionale con Igino
Righetti) e raccolse attorno a esso molti giovani richiamati da una scelta religiosa e da
precise indicazioni di libertà, di giustizia e di difesa della dignità umana. Così
mentre il Cavalli partecipava agli incontri di Camaldoli, Castelnuovo Fogliani e Sirmione,
si radunarono intorno a lui i più attivi rappresentanti dellantifascismo cattolico
locale. L8 settembre 1943 il Cavalli passò dalla resistenza ideale alla resistenza
operante. Aderì con entusiasmo alla lotta sui monti e riuscì a mantenere contatti con
tutte le forze operanti dellantifascismo. Fu arrestato il 25 aprile 1944 e rinchiuso
nelle carceri di San Francesco a Parma, dove divise la prigionia con gli ammiragli I.
Campioni e L. Mascherpa, fucilati nel maggio dello stesso anno. Di questa esperienza
lasciò una vibrante testimonianza (Il calvario di due ammiragli), dove al ricordo dei due
ufficiali accompagnò un costante richiamo ai supremi valori della vita umana. In seguito
al bombardamento del 13 maggio, riacquistò la libertà e si rifugiò a Noceto, dove
continuò il lavoro clandestino. Terminata la guerra, nonostante gli onori e i
riconoscimenti che gli giunsero da ogni parte, tornò alla scuola e allopera
formativa dei giovani. Diresse il setimanale diocesano Vita Nuova, sostenendo battaglie
tenaci per la ricostruzione democratica dellItalia. Fu fondatore (con Enrico
Mattei), presidente provinciale e cappellano nazionale dellAssociazione partigiani
cristiani, con la quale organizzò vari convegni sul contributo dei cattolici alla
Resistenza. Dal 1964 fu inoltre presidente dellIstituto Storico della Resistenza di
Parma.
FONTI E BIBL.: Le carte del Cavalli sono depositate ma non ordinate presso il
Circolo culturale Il Borgo; vaste tracce della sua attività pubblicistica sono nel
settimanale diocesano Vita Nuova, che egli diresse dal 1945 al 1951. Il Cavalli curò gli
Atti dei primi due Congressi dellAssociazione partigiani cristiani, Il contributo
dei cattolici alla lotta di Liberazione, Spinardi, Torino 1964 (per il quale tracciò una
Nota introduttiva, 7-10, e scrisse una relazione, I cattolici nella lunga vigilia del
ventennio, 61-118) e Il contributo dei cattolici alla lotta di Liberazione in
Emilia-Romagna, CASBOT, Busto Arsizio, 1966 (per il quale scrisse lIntroduzione,
11-12, e la comunicazione Le cinque giornate di Parma e Ulisse Corazza, 243-270). Altri
scritti del Cavalli sono: La Resistenza e le formazioni cattoliche, in Fascismo e
antifascismo. Lezioni e testimonianze, Feltrinelli, Milano, 1963, II, 547-553;
Celebrazione del ventennale delleccidio di Strela, Step, Parma, 1964; Il calvario di
due ammiragli, Fresching, Parma, 1954, e Aiace, Torino, 1965; Indietro verso
lavvenire, Parma, 1965; Testimonianza su R.I. Bocchi, in Aspetti religiosi della
Resistenza, Aiace, Torino, 1972, 45-52. Ricordi e cenni al Cavalli sono in Aurea Parma 39
1955, 61-62; in G. Rossetti, Noceto e la sua gente laltro ieri, Tecnografica, Parma,
1977, 335; G.P. Milli, Ädess cä so chi son, Lettering, Milano, 1979, 58-59; P. Savani,
Antifascismo e guerra di Liberazione a Parma, Guanda, Parma, 1972, 184; M. Visalli,
Momenti salienti della resistenza nel Parmense 1943-1945, Studium Parmense, Parma, 1974,
30; L. Tarantini, La resistenza armata nel Parmense, Step, Parma, 1978, passim; Gazzetta
di Parma 23 luglio 1983, 8; V. Cassaroli, in Dizionario storico del Movimento cattolico,
III/1, 1984, 202-203; Gazzetta di Parma 4 settembre 1991, 16; Grandi di Parma, 1991,
39-40; M. Campanini, in Gazzetta di Parma 13 luglio 1998, 15; S. Passera, in Gazzetta di
Parma 8 ottobre 1998, 9; G. Campanini, Don Giuseppe Cavalli, Parma, 1987. Numerosi sono
ancora i necrologi, le rievocazioni e le testimonianze sul Cavalli apparsi sulla stampa
locale. Alcune testimonianze inedite sul Cavalli sono depositate nellarchivio del
Circolo culturale Il Borgo. Tra le rievocazioni va ricordata in particolare quella di G.
Cavalli, D. Giuseppe Cavalli, in Corriere di Parma 1983, 123-126. Cfr. inoltre il ricordo
apparso su Aurea Parma 39 1955, 61-62. Articoli commemorativi del Cavalli sono apparsi sul
quotidiano Gazzetta di Parma nei giorni 24 e 25 luglio 1973, 9 gennaio 1974, 23 luglio
1974, 23 e 25 luglio 1983, 14 e 15 gennaio 1978. Numerosi sono i riferimenti al Cavalli
nella letteratura sul Movimento cattolico a Parma e in particolare nei testi che trattano
dellapporto dei cattolici alla Resistenza. materiali e documenti sul Cavalli sono
infine reperibili nellArchivio della Curia diocesana, nel Fondo Azione cattolica
presso la stessa Curia diocesana e nellarchivio dellOrdine Costantiniano di
San Giorgio, di cui il Cavalli fu cappellano dal 1936 al 1971.
CAVALLI GIUSEPPE MARIA
ALBINO
San Secondo 15 settembre 1804-San Secondo Parmense 28 dicembre 1892
Figlio di Antonio e Chiara Cavalli. Studiò prima nel Seminario di Borgo San
Donnino, dove il 5 giugno 1819 gli fu conferita la prima tonsura dal vescovo Luigi
Sanvitale. Poi proseguì e terminò gli studi teologici nel Seminario di Parma, dove gli
furono conferiti, dal vescovo di Parma Carlo Francesco Caselli, tutti i vari ordini: il 20
dicembre 1823 i primi due ordini minori, il 12 dicembre 1824 gli ultimi due ordini minori,
il 17 dicembre 1825 il suddiaconato, il 23 dicembre 1826 il diaconato e, finalmente, il 30
marzo 1827 il presbiteriato. Fin dai primi anni del suo sacerdozio divenne famoso per la
sua predicazione, tanto che fu ben presto chiamato a predicare non solo in località della
Diocesi parmense (Sorbolo, Noceto, Monastero delle Cappuccine a Parma), ma anche in quelle
di diocesi vicine (Pieve Ottoville, SantIlario, Busseto, Viadana). Nel 1837 fu
nominato alla Prebenda Ilariana nella Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma.
Ritornato a Parma dopo appena tre mesi, divenne archivista del Consorzio della Basilica
Cattedrale. Nel 1838 la duchessa Maria Luigia dAustria lo nominò, ad appena 34
anni, Cappellano di Corte. Maria Luigia dAustria stessa il 1° febbraio 1845, dopo
aver manifestato la sua soddisfazione Sovrana pel modo lodevole con cui ha disimpegnato
lufficio suo durante tutto il tempo che ha fatto parte del Personale della Cappella
Ducale di Parma, accettò le dimissioni che il Cavalli, chiamato a svolgere la sua opera
pastorale altrove, aveva presentato il 23 gennaio dello stesso anno. Negli anni in cui il
Cavalli prestò servizio presso la Cappella Ducale, meritano attenzione due fatti
significativi, anchessi testimoni della stima che egli già godeva negli ambienti
ecclesiastici e civili. Nel 1842, infatti, dietro esplicito invito del Magistrato degli
Studi del Ducato, fu nominato Prefetto alla Pietà delle Scuole Secondarie della città di
Parma. Nel 1844, gli fu rilasciato un passaporto con cui poté recarsi, per suoi affari
particolari, a Genova, appartenente al Regno di Sardegna, e a Milano e Venezia, entrambe
sotto il dominio dellImpero dAustria. Il 28 febbraio 1845, su espressa
richiesta di Pier Grisologo Basetti, vescovo di Borgo San Donnino, fu nominato Vicario
generale della suddetta diocesi. Dopo otto anni, il 5 settembre 1853, venne nominato
Prevosto di San Secondo dal duca di Parma Carlo di Borbone. Esercitò per quasi
quarantanni la cura pastorale nella sua terra natale con senso di grande prudenza,
carità e profondità di studio. Si diede con zelo al restauro degli edifici sacri
cadenti, come lOratorio di San Genesio, lantica chiesa plebana costruita prima
del Mille. Si deve proprio alla sua volontà tenace se non andò completamente demolita la
chiesa di San Genesio. Infatti il suo predecessore, Marco Zanelli, aveva progettato una
cappelletta con i ruderi di San Genesio, a ricordo della preesistente chiesa plebana. Il
Cavalli invece fece iniziare i lavori di restauro nella primavera del 1854, lanno
seguente alla sua nomina, e riuscì a riaprirla al culto il 26 maggio dello stesso anno,
festa della Madonna di Caravaggio, con una solenne processione colla quale furono
riportate le statue di San Genesio e della Madonna di Caravaggio dalloratorio della
Madonna del Serraglio allantica pieve restaurata. Nella chiesa collegiata fece
allargare e rinnovare la vecchia sagrestia, dotandola, al primo piano, di unampia
sala per le riunioni dellopera parrocchiale e come sede degli armadi per la custodia
dei libri parrocchiali e degli armadi sacri. Nel 1858 fece installare entro la torre della
chiesa il nuovo orologio, opera dellartista milanese Paolo Giovanni Frassoni,
facendo collocare sul frontone della facciata della chiesa il quadrante dotato di
illuminazione notturna. Infine nel 1864 rifece completamente la facciata della chiesa
collegiata su progetto del professore di architettura dellAccademia di Belle Arti di
Parma Pancrazio Soncini, facendo collocare sulla medesima le statue dei due patroni San
Secondo e San Genesio, opera dello scultore parmigiano Romanelli. Durante la sua
permanenza a San Secondo, ebbe il merito di svolgere con oculatezza un duplice compito,
atto a conservare e valorizzare il patrimonio culturale locale. Da una parte, infatti,
riordinò il vecchio archivio parrocchiale in 60 volumi, nei quali è conservata una
miniera di documenti, dati e notizie indispensabili per chiunque voglia approfondire la
storia di San Secondo, daltra parte, questa stessa storia, la stese personalmente in
un manoscritto di quasi 500 pagine. Durante il periodo in cui si diffuse lepidemia
di colera nel 1855, svolse opera di grande carità presso i più di duecento colpiti dal
terribile morbo e proprio per questo Sua Altezza Reale lAugusta nostra Signora Luisa
Maria di Borbone, reggente per il Duca Roberto I, volendo ricompensare con adeguate
dimostrazioni di onore i benemeriti per azioni di carità e coraggio che si distinsero
nella funesta invasione del morbo asiatico nel 1855, fece dono al Cavalli di una medaglia
in argento. Nel campo dellistruzione, il Cavalli si rese benemerito, come già lo
era stato a Parma, anche a San Secondo, soprattutto per lo zelo costante e proficuo
dimostrato nella carica di Soprintendente delle scuole comunali e per la gratuita
istruzione da lui impartita ai giovani più predisposti agli studi, avviandoli così agli
studi superiori. Nel 1851, essendo il Cavalli anche Vicario generale della Diocesi di
Guastalla, richiesto il suo parere sulla legge del matrimonio civile, rispose al ministro
Cassinis con un memoriale così eloquente che lo stesso Ministro disse: Finché io sia al
potere tale legge non passerà, e fece nominare il Cavalli Ufficiale dei Santi Maurizio e
Lazzaro. Durante il Sinodo diocesano parmense indetto da Domenico Maria Villa, vescovo di
Parma, il 3, 4 e 5 ottobre 1878, il Cavalli fu incaricato dal Vescovo di pronunciare la
terza allocuzione sinodale in latino. Egli si scusò davanti al clero di non poter
leggere, per mancanza di vista, e la recitò tutta a memoria tra lammirazione
generale. In quelloccasione passò in rassegna i vari uffici del sacerdote
cattolico, i suoi doveri, i suoi ministri e in particolare sottolineò la necessità di
una grande cura del catechismo dei fanciulli. Il 18 dicembre 1880 fu anche nominato
Dottore onorario di teologia. I motivi di una tale scelta da parte dellAlmo Collegio
Teologico di Parma, si trovano citati nellatto di nomina: leminente dottrina
nelle sacre discipline, la specchiata probità di Vostra Signoria, e il vivo desiderio che
lAlmo Collegio ha di potere quandocchessia insignirla della Laurea Dottorale, e
quindi annoverarla tra i membri effettivi del medesimo.
FONTI E BIBL.: A. Pariset, Dizionario biografico, 1905, 28-30; I. DallAglio,
Seminari di Parma, 1958, 161-162; D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, III,
1978, 1291; San Secondo, 1982, 67-70.
CAVALLI IVO
Soragna 22 luglio 1927-San Lazzaro di Noceto 30 ottobre 1944
Risiedette a Roccabianca. Partigiano, fu catturato dalla Brigata nera di Noceto.
Venne da questa fucilato in località Strada San Lazzaro.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 21 aprile 1990, 25.
CAVALLI LINO, vedi CAVALLI NINO GIOVANNI
CAVALLI MARCANTONIO
Parma 1653/1655
Fu musico alla Steccata di Parma dal 30 maggio 1653 al 1655.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
CAVALLI NINO GIOVANNI
Busseto 6 febbraio 1889-Busseto 25 maggio 1918
Figlio di Amadio, casaro abitante a Spigarolo, e di Maria Teresa Ariozzi, casalinga
proveniente da Roccabianca. Detto Lino, fu fotografo a Busseto e nei paesi limitrofi dal
1910 al 1918, anno della sua morte prematura. Fotografò gruppi familiari, quasi sempre
privi del capofamiglia, soldati nella guerra mondiale, centinaia di poveri fanti in
partenza per il fronte o tornati al paese per una breve licenza. La scena è quasi sempre
in esterno con fondali improvvisati dietro casa, nella carraia o davanti al fienile. Per
gli interni gli bastavano una mezza colonnina, due sedie, una finta specchiera, con finti
fiori immersi in un vasetto Agfa di sviluppatore concentrato, svuotato del suo contenuto.
Il Cavalli fotografò in Via Pasini, a Busseto, centinaia di scene come queste, sempre
uguali, ripetute allinfinito. Soldato anchesso, finì i suoi giorni a 29 anni,
probabilmente per i postumi di una grave ferita riportata al fronte.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 283.
CAVALLI ODOARDO
Parma 1761/1797
Contrabbassista, suonò a Parma negli spettacoli eseguiti nel Carnevale del 1761 e
nellagosto del 1773. Per un triennio venne nominato a suonare nellAccademia
teatrale di Parma. Fu anche molte volte alla Steccata di Parma dal 1776 al 1797. Fu padre
del musicista Giuseppe.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Teatro 1732-1843, cartella n. 1, Teatri
1770-1779, cartella n. 2; Archivio della Steccata, Mandati 1776-1797; N. Pelicelli, Musica
in Parma, 1936, 203.
CAVALLI ORESTE
Ragazzola 1887-Passo dellAgnella 10 giugno 1917
Figlio di Luigi e di Domenica Gallinella. Partì per la prima guerra mondiale col
grado di Sergente maggiore nel 258° Reggimento di fanteria, col quale prese parte a
numerosi combattimenti. Compì numerosi atti di eroismo e riportò una prima ferita.
Tornato a combattere, rimase ferito una seconda volta nei pressi di Talpina. Cadde infine
da prode e fu decorato di medaglia dargento al valor militare alla memoria, con la
seguente motivazione: Mancato il comandante di plotone, assumeva il comando del reparto e
con mirabile perizia e coraggio lo guidava allassalto. Ritto sulla posizione
conquistata e benché ferito, incitava alla lotta i dipendenti, finché colpito una
seconda volta, lasciava gloriosamente la vita sul campo.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1918, Dispensa 67a, 5414; Combattenti di
Roccabianca, 1923, 22-23; Decorati al valore, 1964, 107.
CAVALLI PETRONIO
Noceto 7 novembre 1782-28 novembre 1837
Pizzicagnolo, sposò nel 1807 Anna Crovini. Fu in servizio alla Corte di Maria
Luigia dAustria dal 1° gennaio 1819 come garzone di cantina.
FONTI E BIBL.: M. Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 306.
CAVALLI PIETRO
Caneso di Bedonia 1825-Parma 25 agosto 1862
Fu allievo del Collegio Alberoni di Piacenza. Compì gli studi universitari in
Parma. Cultore profondo delle scienze filosofiche, si rivelò strenuo sostenitore delle
dottrine rosminiane. Insegnò dapprima (1856) logica, metafisica ed etica e fu poi
nominato (1858) professore della 1a cattedra del codice civile nellUniversità di
Parma. Fu destituito nel 1860 dal dittatore Farini perché ritenuto di principi troppo
retrivi. Si diede allora allinsegnamento privato e fu maestro dei marchesi
Pallavicino di Parma. Fu fondatore in Parma della Società di San Vincenzo di Paola.
Pubblicò alcune recensioni in periodici scientifici. Morì dopo lunga malattia
alletà di 37 anni.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 118; Almanacco
di Corte dal 1856 al 1859; F. Rizzi, Professori, 1953, 103.
CAVALLI PIETRO
Parma 29 giugno 1839-Parma 24 maggio 1913
Figlio di Giuseppe e Maria Bizzi. Detto Bornisa, calzolaio. Fu sospettato
dellassassinio di Gaspare Bolla, consigliere delegato della Prefettura di Parma,
ucciso la sera del 5 giugno 1874 con un colpo di trincetto, in Strada Farini, dirimpetto a
Volta Politi. Sul cadavere fu accertata una ferita di arma tagliente penetrata sotto
larco costale sinistro, sopra e appena a lato dellombelico. Ci fu chi disse
che era stata una vendetta romagnola, chi la giudicò ritorsione degli operai addetti alla
fluitazione della legna nellEnza, chi la feroce risposta degli artigiani
manifestanti nel gennaio e chi la conseguenza della sfida lanciata ai dimostranti per il
caropane nellaprile 1874, chi infine la stimò opera di repubblicani offesi per lo
scioglimento del loro Circolo. Furono eseguiti vari arresti fin dalla notte
dellassassinio, ma i fermati furono presto rilasciati per mancanza di indizi. Un
confidente denunziò qualche giorno dopo che lassassino era il Cavalli. Il 14 giugno
il Cavalli si trovava a Casalmaggiore presso il conte Fadigati, commerciante di galletta,
che lo aveva assunto come esperto compratore di bozzoli. Avvertito di una perquisizione
effettuata nella sua bottega dalla polizia, il Cavalli ottenne dal Fadigati licenza di
recarsi a Parma. Appena arrivato, si recò dallispettore Antonio Fondini, che lo
ricevette e senza mezzi termini ne ordinò larresto. Fu sottoposto a stringente
interrogatorio ma, poiché nonostante tutto non erano emersi elementi sufficienti per
incriminarlo, il Fondini mise in atto un vero e proprio tranello: scrisse al Cavalli una
lettera in cui gli si chiedeva conto delle cose sue, la fece copiare e firmare Gli amici.
Il Cavalli abboccò, rispondendo a quattro lettere con rivelazioni di nomi degli amici e
di progetti di evasione dal carcere.Dopo il Cavalli furono arrestati il 10 luglio vari
altri sospettati, ma sfuggì Alessandro Bevilacqua, detto Sablon, ventenne, di professione
beccaio. Il 18 ottobre fu da ultimo arrestato Luigi Alfieri, detto Vigiot, di
cinquantanni, di professione sensale. Undici persone furono prosciolte, mentre
furono deferiti al potere giudiziario il Cavalli, incriminato come autore immediato e
diretto dellassassinio, Ottavio Azzoni, Alessandro Bevilacqua, Angelo Chierici,
detto Marinär, e Pietro Taccagni, accusati come coautori dellassassinio, Antonio
Bocchi, Ferdinando Gardelli e Luigi Alfieri, accusati come istigatori del delitto. Il
dibattimento fu aperto in Corte dAssise, nel Palazzo di Giustizia attiguo alla Casa
di Forza e Carceri di San Francesco, il 31 maggio 1875. Nulla di certo emerse a carico del
Cavalli che respinse la paternità delle lettere di cui si è detto e la sua colpevolezza.
Comunque non si pervenne a stabilire colpe precise, neppure risalendo nel passato di
ognuno fino ai delitti di Stato del 1854 e del 1857, finanche intorno ad associazioni
politiche, come Linternazionale dei Lavoratori, o ad associazioni a delinquere, come
la fantomatica Società dei Vendicatori. Gli avvocati Luigi Priario e Luigi Mora non
riuscirono però a salvare i loro assistiti: la Corte comminò i lavori forzati a vita per
il Cavalli e lavori forzati a tempo per quindici anni per lAzzoni. Gli altri vennero
assolti e subito rilasciati. Il Cavalli scontò in silenzio nel carcere di Turi di Bari
una vita orribile che non auguro neppure ai cani, per trentasei anni, finché
lispettore delle carceri sinteressò al suo caso e lo consigliò di inoltrare
domanda di grazia. Il Re concedette la grazia nellagosto 1911. I suoi compagni
darme (il Cavalli fu con i garibaldini nelle campagne del 1859-1860 e combatté con
Sante Folli in Calabria) gli eressero un ricordo marmoreo al cimitero della Villetta di
Parma.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 46; R. Cattelani, in Al
Pont ad Mez 2 1985, 87-90.
CAVALLINA AGOSTINO
Parma 1848
Medico, fu volontario nella guerra del 1848 nella 1a Colonna Parmense. Passò poi
nellesercito sardo.
FONTI E BIBL.: U.A. Pini, Medici di Parma nel Risorgimento, 1960.
CAVALLINA GIUSEPPE
Piacenza 28 ottobre 1823-Bedonia 8 ottobre 1876
Laureato in chimica, esplicò tutto il suo ingegno e tutta la sua attività a
beneficio della sua seconda patria, Bedonia. Liberale e patriota, quando sorse lora
del riscatto non risparmiò sacrifici. Ebbe diverse cariche onorifiche dal governo
italiano, che inoltre lo creò Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro. Il Cavallina fu a
lungo consigliere comunale di Bedonia.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 119.
CAVALLINA LINO
Parma 20 settembre 1827-Parma 1880
Figlio di Luigi e Luisa Malfatti. Insegnò presso lUniversità di Parma, a
partire dal 1860, anatomia umana. Nel 1876 fu Preside della facoltà per un triennio.
Scrisse Nevrologia sinottica (Parma, 1873).
FONTI E BIBL.: Annuario dellUniversità di Parma per il 1878-1879, discorso
commemorativo per F. Cipelli; F. Rizzi, Professori, 1953, 82.
CAVANI LODOVICO
Parma 3 aprile 1515-ultimi anni del XVI secolo
Figlio di Baldassarre e Ursola. Nacque da nobile famiglia, poi trasferitasi da
Parma a Bardi. Umanista, studiò e viaggiò in molte parti dItalia, Germania,
Francia e Fiandre. Sposò una parmigiana. Scrisse poesia latine, stampate in varie
raccolte, quali le Deliciae Poetarum italicorum e quella per la vittoria di Lepanto
(1571). Celebrò il cardinale Alessandro Farnese, il cardinale Ottone Truchses, che chiama
suo mecenate, lodò Giovanni dAustria e alcune imprese di papa Pio V. Visse diverso
tempo in Roma al servizio di qualche prelato. Molte sue poesie latine sono nella raccolta
In foedus et victoriam contra Turcas juxta sinum Corinthiacum Non. Octob. 1571 partam
Poemata varia Petri Gherardi Burgensis studio et diligentia conquisita, ac disposita
(Venetiis, 1572, ex Typographia Guerraea). Altre sono nel tomo III Carmina Illustrium
Poetarum (Firenze, per Gioanni Gaetano Tartini e Santi Franchi, 317-352). I codici
Ottoboniani nella Biblioteca Vaticana ne conservano altre: nel ms. 377 è contenuto
Ludovici Cavani de Jesu Christi morte Carmen, colla dedicatoria che comincia Ludovicus
Cavanus Parmensis Gulielmo Sirleto Cardinali amplissimo, e nel ms. 1183 si trovano due
epigrammi per lAcqua vergine condotta in Roma da Pio V e parecchie poesie ai
cardinali Farnese e Truchses e a Giovanni dAustria.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV, 1743,
159-160; Aurea Parma 3/4 1959, 193.
CAVANNA ALDO
1892-Borgo Val di Taro 16 aprile 1965
Fu valente tipografo in Borgo Val di Taro.
FONTI E BIBL.: La scomparsa a Borgotaro del tipografo Aldo Cavanna, in Gazzetta di
Parma 17 aprile 1965; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 235.
CAVANNA CESARE
Borgo Taro 1852-25 ottobre 1910
Autodidatta, fondò e diresse una tipografia in Borgo Taro. Dei libri stampati dal
Cavanna vanno citati Le tavole dei numeri primi di Luigi Poletti, gli scritti vari di
Epicarmo Corbino, la Bibliografia di Giovanni Sforza, diversi saggi sul Manzoni di Michele
Mazzitelli e ancora Le monete della Zecca di Massa Carrara nellopera numismatica di
Sua Maestà il Re di Vico Fieschi e Donne e castelli della Lunigiana. La moglie di Gian
Luigi Fieschi di Luigi Staffetti. Copiosi sono anche gli estratti, gli opuscoli e gli
stampati minori: dai lunari agli almanacchi ai manifesti ai fogli volanti. La sua azienda
si sviluppò a struttura verticale e comprese la stamperia e la legatoria per avere il
prodotto completo, rifinito in ogni particolare e sotto ununica direzione. Numerosi
furono i cassetti di caratteri utilizzati dalla tipografia, tra i quali non mancano le
serie bodoniane. Il Cavanna lasciò una notevole testimonianza di laboriosità e di
intraprendenza. I pregi della sua stampa furono la chiarezza e la semplicità, che è poi
lalta lezione di Bodoni. Al suo tempo ferveva la disputa tra tipografia nazionale e
tipografia moderna, con lintroduzione di caratteri fantasia e liberty, assolutamente
distanti da quelli armonici e classici di Bodoni. Il Cavanna si pose fuori dalla diatriba.
Usò la maniera e il gusto liberty per i manifesti, gli almanacchi e i lunari, i caratteri
tradizionali e limpaginazione nitida e sobria per i libri e gli stampati di maggiore
consistenza e valore. Prelevata la tipografia del Bergamini, il Cavanna la indirizzò a
una più incisiva attività, che tenne conto delle esigenze di un ceto rurale e contadino
in via di evoluzione, che aspirava a divenire interprete attivo di una società moderna e
tecnologica. Aveva imparato dallo stesso Bergamini larte tipografica, lavorando al
torchio con impegno e passione, perfezionandosi nella stampa dei libri scolastici e con
locchio sempre attento ai fermenti che si venivano manifestando fuori delle mura di
Borgo Taro. Si fece rappresentante di ditte estere per la vendita di macchinari, divenne
rappresentante generale per lItalia del motore tedesco Lederle, estese i suoi
rapporti economici e culturali alla vicina Lunigiana e a Pontremoli aprì una tipografia e
una cartolibreria. Stampò il primo numero dellEco del Taro (18 agosto 1878),
lunico periodico settimanale del circondario. Fu una geniale novità e il colpo
dala del Cavanna, da cui si può far partire la sua fortuna e il suo successo. Quel
giornale locale fu uno strumento dinformazione col quale si presentò al suo
pubblico per stringere rapporti più stretti e continui. Il giornale fu politico,
economico, letterario e artistico, con modesta pubblicità e pochi collaboratori.
Attraverso lEco del Taro il Cavanna si fece animatore e portavoce delle idee di
progresso presso i suoi concittadini. Col suo giornale si propose, così dichiara
testualmente, di educare e istruire il popolo, combattere la disonestà e la viltà, cioè
ridurre attraverso la pubblicità della informazione il malcostume, i vizi, che sono
dannosi a una buona e ordinata società, discutere le questioni che riguardano
direttamente il circondario, stimolando il dialogo aperto e civile tra gli abitanti sui
problemi che interessano la vita quotidiana.
FONTI E BIBL.: A. Ciavarella, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1985,
329-343.
CAVANNA DOMENICO
Farini dOlmo 10 marzo 1906-Corizza 13 ottobre 1943
Compì gli studi nel Seminario fidentino e fu ordinato sacerdote il 12 marzo 1932
dal vescovo Mario Vianello. Nominato professore di storia naturale e matematica in
Seminario, quindi canonico della Cattedrale di Fidenza, il 29 novembre 1936, per assistere
spiritualmente i connazionali in armi in Abissinia, partì volontario quale cappellano
militare per lAfrica Orientale con il corpo di spedizione O.M.S. Destinato dagli
eventi bellici in Albania, il 13 marzo 1941, al seguito di un reparto della divisione
Arezzo, raggiunse il nuovo fronte di combattimento, che si manifestò subito difficile e
pericoloso sia per la pressione esercitata dal nemico, che per la guerriglia condotta dai
partigiani jugoslavi. La situazione caotica che venne a determinarsi l8 settembre
1943, in seguito alla capitolazione italiana, coinvolse anche la divisione Arezzo,
dislocata in quel periodo ad Argus Castoria. I vari reparti, privati dei comandanti,
arrestati dai Tedeschi, e di ogni collegamento con la patria, si disunirono e si
disgregarono, offrendo più facile bersaglio agli attacchi delle forze armate germaniche e
dei partigiani. Il 12 ottobre 1943 il Cavanna, alla testa di un drappello di ventidue
uomini, raggiunse con mezzi di fortuna Argus. Qui il gruppo si riorganizzò, decidendo di
mantenersi unito per tentare, con maggiori speranze di successo, il ritorno in Italia. Il
Cavanna ne assunse il comando e li guidò attraverso il territorio albanese in direzione
di Castoria. Le probabilità di riuscire a sfuggire allattenzione del nemico erano
molto scarse e infatti nella mattinata del giorno seguente la colonna in marcia venne
avvistata e attaccata nel territorio di Aj Chiarki e Kostene da una banda di partigiani,
che aperse il fuoco ferendo gravemente un soldato. Non dimentico della sua missione di
sacerdote, il Cavanna si precipitò a prestare soccorso al compagno, incurante di esporsi
al fuoco degli assalitori. Una seconda scarica lo raggiunse in pieno petto, facendolo
cadere bocconi. I partigiani si accanirono sugli altri componenti il drappello, che
vennero tutti trucidati a eccezione di uno, riuscito a fuggire e a raggiungere il reparto.
Raccolto e soccorso dopo qualche ora, il Cavanna venne trasportato allospedale n.
840 di Corizza, dove decedette per le ferite riportate, pronunciando parole di incitamento
ai soldati e manifestando sino allultimo lattaccamento alla sua fede e
allItalia. Ebbe sepoltura nel cimitero militare italiano di quella città e, per il
suo eroico comportamento, fu proposto per una ricompensa al valore.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 108-110.
CAVANO LODOVICO, vedi CAVANI LODOVICO
CAVATORTA
Parma XIX secolo
Comico. In arte si fece chiamare Torta. Fu un mediocre generico da parrucca. Fu
attivo nel XIX secolo.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 3 giugno 1922, 4.
CAVATORTA ORESTE
San Lazzaro Parmense-Carso 4 giugno 1917
Figlio di Pietro. Granatiere del Reggimento Granatieri, fu decorato di medaglia di
bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Sereno e sprezzante del pericolo,
portava una richiesta di aiuto sotto le raffiche intensissime del fuoco nemico e, nel fare
ritorno al proprio posto, cadeva colpito a morte.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1918, Dispensa 2a, 115; Decorati al valore,
1964, 70.
CAVATORTA
DEGLI ODDI MARIA MARGHERITA
Parma 1690-Parma 1740
Contessa e monaca teatina, fu pittrice, disegnatrice e incisore. Allieva del Creti,
è ricordata per una Madonna in gloria e due santi, dipinta per la chiesa degli Eremitani
di Parma.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, 6, 1820, 106;
Enciclopedia pittura italiana, I, 1950, 619.
CAVAZAPO LEONARDO, vedi GAVAZAPO LEONARDO
CAVAZZINI ANTONIO
Parma 1790/1825
Fu cantore alla Cattedrale di Parma dal 1790 al 1800 e alla Steccata di Parma nel
1797. Scrisse un Inno di San Bernardo a tre voci, partitura autografa e parti. Il 12 marzo
1825 fu nominato a occupare il posto di basso di concerto nella Cappella di Corte, reso
vacante dalla morte del maestro don Giuseppe Gajani. Era il più anziano dei bassi di
ripieno e fu segnalato dal maestro di cappella Ferdinando Simonis in quanto possedeva le
qualità necessarie e aveva sempre servito nelle funzioni di Corte con zelo e precisione
(Archivio storico del Teatro Regio, Carteggi).
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 294.
CAVAZZINI EUGENIO
Parma 13 settembre 1857-Monte Rajo 1 marzo 1896
Figlio di Davide e di Cecilia Beccali. Entrato giovanissimo, volontariamente, in un
battaglione distruzione, promosso presto Sergente e destinato al 44° Reggimento
Fanteria, ottenne di essere ammesso alla Scuola Militare di Modena, dalla quale uscì
Sottotenente, assegnato al 92° Fanteria. Dopo Dogali, chiese e ottenne di far parte della
spedizione di San Marzano. Rimpatriato dopo sei mesi insieme al corpo di spedizione, fu
promosso Tenente, ricoprendo la carica di Aiutante Maggiore del 92° Fanteria. Nel
febbraio 1895, dopo insistenti domande, ottenne di ritornare in Africa, destinato alla 1a
Compagnia del III Battaglione Indigeni. Il 7 dicembre 1895, mandato in avanguardia della
colonna Arimondi, protesse, sotto gli ordini delleroico maggiore Galliano, il
ripiegamento dei pochi superstiti di Amba Alagi. Prese parte al combattimento di Aderà e
poi riparò con penosissima marcia dentro il forte di Makallé, dove le truppe italiane
sostennero per due mesi lassedio di preponderanti forze scioane. In
quelloccasione venne concessa al Cavazzini, per il suo brillante comportamento, la
medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Per il valoroso
contegno tenuto durante la difesa del Forte di Enda Jesus, e specialmente nel respingere
gli assalti nemici dei giorni 7, 8, 9, 10 e 11 gennaio 1896. Il reparto del Cavazzini
venne poi aggregato alla riserva del Corpo doperazione marciante verso Adua.
Chiamato sul Monte Rajo, in rinforzo del Reggimento Brusati, vi sostenne una cruentissima
lotta contro un nemico dieci volte superiore di numero, finché non cadde mortalmente
ferito. La medaglia dargento al valor militare concessa alla sua memoria reca la
motivazione: Combatté valorosamente alla testa della sua Compagnia sul Monte Rajo e con
residui di essa lottò disperatamente fino allultimo. Per eternarne la memoria il
Comune di Parma lo ricordò in una lapide nel Palazzo Civico.
FONTI E BIBL.: Ai prodi Parmensi, 1903, 54-55; G. Corradi-G. Sitti, Glorie Parmensi
nella Conquista dellImpero, Parma, Ediz. Fresching, 1937; Decorati al valore, 1964,
80.
CAVAZZINI PAOLO
Parma 1 novembre 1921-Parma 20 giugno 1994
Figlio di operai. Si avvicinò al pianoforte come autodidatta. Il maestro Lino
Rastelli ne consolidò poi le basi naturali. Dopo gli studi classici, tenne i primi
concerti al pianoforte nel 1943, come solista, al Teatro Regio di Parma, con un repertorio
improvvisato. Poi, negli anni 1958-1959, negli studi di Milano e Roma, partecipò a
ventisette trasmissioni televisive, come pianista-attrazione nel programma Buone vacanze.
Quindi riprese i classici con concerti nei teatri italiani, in Egitto, Turchia e Unione
Sovietica, ma ciò che lo interessò maggiormente fu lo studio: pertanto, abbandonò il
pubblico per cercare luomo nella musica, così come poi cercò il rapporto tra
luomo e larte, in unanalisi quotidiana di accordi e colori (dedicava
ogni giorno sei-sette ore al pianoforte). Iniziò a dipingere da autodidatta nel 1967, in
seguito allamicizia con il pittore Walter Madoi: uno scambio di lezioni tra musica e
pittura suscitò nel Cavazzini un amore per larte che durò nel tempo con grande
intensità (circa quattordicimila le opere prodotte). Considerò limprovvisazione al
pianoforte simile allimprovvisazione con i colori. Inventò anche piccoli oggetti ed
eseguì con grande abilità giochi di prestigio. Pochi anni prima della morte, su
sollecitazione degli amici più cari, tenne un concerto sugli schermi di Tv Parma e un
altro nella cornice del Teatro Farnese.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 21 giugno 1994, 7; F. e T. Marcheselli, Dizionario
Parmigiani, 1997, 90.
CAVAZZINO ERCOLE
Parma seconda metà del XVI secolo
Orefice attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
IV, 127.
CAVAZZINO MARCELLO
Parma seconda metà del XVI secolo
Orefice attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
IV, 127.
CAVAZZINO ZACCARIA
Parma seconda metà del XVI secolo
Orefice attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
IV, 127.
CAVAZZOLI PIETRO
Parma 1510/1524
Maestro muratore, lavorò con Bernardino Zaccagni nella chiesa del Monastero di San
Giovanni Evangelista a Parma.
FONTI E BIBL.: A.M. Bessone, Scultori e architetti, 1947, 142.
CAVAZZOLO, vedi CAVAZZOLI
CAVECCHIA GIUSEPPE
Monchio 10 aprile 1891-Montecalvario 4 novembre 1915
Frate cappuccino, chierico, caduto sul fronte per la patria. Compì a Borgo San
Donnino la vestizione (10 luglio 1908) e la professione solenne (un anno dopo).
FONTI E BIBL.: Zelatore Franciscano 5 1915, 283-284; F. da Mareto, Necrologio
cappuccini, 1963, 626.
CAVEDAGNI MARCO AURELIO
Parma 1709-Parma 1781
Medico di Corte, ascritto al Collegio parmense dei fisici, fu socio delle accademie
di Parma, Modena, Bologna, Padova e Forlì. Eruditissimo, fu illustre per opere pubbliche
e tra i più noti maestri di medicina e chimica. Forse fu il primo professore di medicina
chimica allUniversità di Parma.
FONTI E BIBL.: M.O. Banzola, LOspedale Vecchio di Parma, 1980, 166; T.
Marcheselli, Strade di Parma, I, 1988, 144.
CAVESTRO ADRIANO
Bologna 1904-Parma 1966
Antifascista, nel 1922, per sfuggire alle persecuzioni squadriste, si trasferì a
Parma. Autodidatta, tenace studioso, fautore degli ideali della libertà, venne condannato
nel 1928 da un tribunale speciale fascista a tre anni di reclusione. Anche dopo aver
scontato la condanna, rimase sorvegliato speciale. A Parma fece il pellicciaio fino allo
scoppio della seconda guerra mondiale. Nel 1943 fu tra i primi a partecipare alla
Resistenza. Mentre era lontano da Parma, suo figlio Giordano venne catturato dai Tedeschi
e fucilato come ostaggio. Nel dopoguerra abbandonò ogni attività politica e aprì un
negozio in Strada Cavour.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 91.
CAVESTRO GIORDANO
Parma 30 novembre 1925-Bardi 4 maggio 1944
Figlio di Adriano. Nel 1940, appena quindicenne, diede vita a un giornaletto
clandestino antifascista. Comunista, dopo l8 settembre 1943, obbligato ad arruolarsi
nelle formazioni militari della Repubblica Sociale Italiana, dopo pochi giorni abbandonò
il reparto e fu uno dei primi organizzatori del Fronte della gioventù e delle formazioni
partigiane nel Parmense. Nel febbraio 1944 partecipò alla costituzione del distaccamento
Griffith della 12a Brigata Garibaldi. Catturato a Montagnana il 7 aprile 1944 con quasi
tutto il distaccamento, il 14 dello stesso mese fu processato dal Tribunale militare di
Parma e, con altri 34 partigiani, condannato a morte. Graziato in seguito alle proteste
della popolazione, fu trattenuto come ostaggio, per essere poi fucilato nei pressi di
Bardi a titolo di rappresaglia con altri quattro patrioti: Raimondo Pelinghelli, Vito
Salmi, Nello Venturini ed Erasmo Venusti. Poche ore prima della fucilazione scrisse ai
compagni: Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma lidea vivrà nel futuro,
luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli
ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete
tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le
mamme così buone e le ragazze così care. Fu decorato di medaglia doro al valor
militare, con la seguente motivazione: Giovane entusiasta combattente, si distingueva più
volte in azioni particolarmente importanti. Catturato dal nemico ed essendosi rifiutato di
fare qualsiasi rivelazione sulla propria formazione, veniva condannato alla pena capitale.
Appresa la sentenza, trovava modo di far pervenire ai compagni di lotta un fiero appello
dincitamento. Affrontava il plotone di esecuzione con impavida fermezza. Puro
esempio di elevato senso del dovere e di puro eroismo.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 46; Decorati al valore,
1964, 81; G. Carolei, Medaglie doro, 1965, II, 438-439; Enciclopedia della
Resistenza e dellantifascismo, I, 1968, 506.
CAVIA GIOVANNI
Parma 1624-Roma 1676 c.
Frate cappuccino, fece la professione solenne a Piacenza il 16 giugno 1640. Uscì
dallOrdine nel 1669 e fu poi a Roma cappellano di un ospedale. Fu comunemente detto
Antini non perché di tale famiglia ma perché da essi protetto.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 768.
CAVICCHI VITTORIO
Parma-Monte San Gabriele 14 maggio 1917
Tenente Colonnello del Reggimento Fanteria, fu decorato sul campo di medaglia
dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Sprezzante del pericolo,
ordinava con sagacia ed animava con lesempio il proprio battaglione allattacco
di una forte posizione, slanciandosi allassalto con le prime ondate e raggiungendo
la terza linea nemica. Avendo lavversario sferrato un violento assalto, rinsaldava
la compagine dei reparti, finché cadeva colpito a morte. Non risiedette a Parma.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Caduti e decorati, 1919, 274.
CAVICEO IACOPO
Parma 1 maggio 1443-Montecchio 3 giugno 1511
Secondo la biografia di Giorgio Anselmi, suo concittadino e contemporaneo, il
Caviceo nacque da Antonio e da una Margherita. Lanno di nascita resta confermato da
una testimonianza diretta, lepigrafe che si legge nel Duomo della città natale, e
da un passo autobiografico della Vita Petri Mariae de Rubeis, in cui il Caviceo dichiara
di aver avuto nel 1447 circa quattro anni. Meno convincenti sembrano invece il mese e il
giorno, per la coincidenza col noto topos letterario caro a certa tradizione cortese, di
cui anche lopera del Caviceo è imbevuta. Si ricordi, a questo proposito, che il
romanzo del Peregrino si apre proprio con linnamoramento del protagonista per
Ginevra, che avviene il primo di di magio, giorno dicato alli amanti, né è fuori luogo
rievocare la situazione quasi analoga dellHypnerotomachia Poliphili. Daltra
parte le parole dellAnselmi a proposito dellepisodio vissuto da Antonio, padre
del Caviceo, proprio al momento della nascita di questultimo, sembrano voler
suggellarne un irreversibile destino amoroso. Escludendo qualche aneddoto scarsamente
documentato, le notizie sullorigine della famiglia sono esigue e non risalgono oltre
la generazione del nonno, omonimo del Caviceo, esiliato da Parma ai tempi della tirannia
di Ottobuono Terzi. Questo fatto permette di dedurre che già a quei tempi i Caviceo
dovevano essersi messi sotto la protezione del grande casato rivale dei Terzi, quello dei
Rossi, marchesi di San Secondo. Ed è importante ricordare come anche le sorti delle
generazioni successive della famiglia furono legate a quella di questi potenti feudatari.
I Caviceo (nobilitazione umanistica della forma originaria Cavizzi), non nobili, oriundi
di Parma, furono uniti da una salda tradizione che li tenne radicati alla vicinia della
Santissima Trinità, dove ricostituirono a più riprese il patrimonio, disfatto di volta
in volta da burrascose vicende politiche. Da Giacomo, dedito alla piccola mercatura,
nacque Antonio, la cui attività non è del tutto nota. Le testimonianze a questo
proposito sono discordanti, ma da un passo dellopera estrema del Caviceo, il
Confessionale, e da un atto di compravendita del 1477, in cui appare col titolo di
magister, si può escludere che egli abbia seguito il padre nel commercio. È difficile
conoscere il valore esatto di tale qualifica, ma è probabile che essa stia a indicare
semplicemente la professione di insegnante e non il conseguimento di un dottorato:
insegnò forse in qualche scuola privata o fu precettore in famiglie della nobiltà o
dellalta borghesia. Si è comunque di fronte a un sicuro avanzamento sociale
rispetto alla generazione del padre. Al Caviceo, primogenito, seguirono due fratelli,
Leonardo e Cristoforo, il primo dei quali gli fu strettamente legato. Pochissimo si sa
della formazione culturale del Caviceo. Egli trascorse certamente la fanciullezza a Parma,
secondo quello che risulta da tenui ma sicuri ricordi autobiografici. Lo si trova poi
studente di diritto a Bologna, ma in un periodo non precisabile. Lipotesi che egli
sia stato anteriormente discepolo del poeta parmense Antonio Tridentone, basata su fragili
argomenti, va del tutto abbandonata. Certo è che nella prima parte della sua vita egli
non diede alcuna prova di sé in campo letterario, ma spese le sue forze nella pratica
forense, che ebbe daltronde riflesso anche nella sua produzione artistica, come ben
dicono le amicizie con i più illustri giuristi ferraresi evocati nel Peregrino. Il
soggiorno a Bologna non durò molto, comunque non abbastanza per permettergli di terminare
il normale curriculum di studi. Il suo carattere rissoso lo costrinse ad abbandonare in
gran fretta lUniversità, per evitare di venirne espulso. Non gli rimase che tornare
a Parma, senza aver conseguito per via regolare i titoli di studio. Più tardi egli cercò
di raggiungere con altri mezzi lo stesso risultato, facendosi conferire, nel 1489, a
Pordenone, il titolo di doctor utriusque iuris da Federico III, solito a concessioni del
genere. Altro elemento non trascurabile sul piano della formazione culturale,
rispettivamente sui versanti delle conoscenze teologiche e umanistiche, fu la stretta
amicizia che egli ebbe con i minori osservanti della Santissima Annunziata di Parma, dove
esisteva una notevole biblioteca. Il legame coi francescani durò a lungo nella sua vita
avventurosa, come attesta il commosso ricordo di Domenico Ponzon nel Peregrino. In questo
periodo il Caviceo dovrebbe anche avere scelto lo stato ecclesiastico, ma quando di
preciso non si sa. È attestato un soggiorno a Roma, non lungo, certamente di durata non
superiore a un anno, dopo il quale lo si trova già ordinato sacerdote e intento alla
predicazione e, più tardi, alla pratica del notariato. Ma il Caviceo non fu un
ecclesiastico esemplare. Poco dopo il ritorno in patria, una tresca con una monaca e il
grave ferimento di un uomo lo fecero mettere sotto processo. Egli sfuggì alla condanna
solo con un esilio volontario, prima a Verona, poi a Venezia e infine in Oriente. Il
viaggio sarebbe durato tre anni. Le perigliose navigazioni che occupano gran parte del suo
romanzo dovrebbero riflettere questo squarcio di vita vissuta. Tali vicende si svolsero
probabilmente tra il 1460 e il 1469. A partire da questultimo anno i documenti sulla
sua vita si fanno più fitti e la sua presenza a Parma è largamente testimoniata. Gli
avvenimenti di questo periodo non fanno che completare la figura sconcertante che già si
era venuta delineando: ribellioni, risse, incontinenza e faziosità politica. Lo screzio
col vescovo Giacomo Antonio Della Torre fu gravissimo e portò alla carcerazione del
Caviceo da parte di Galeazzo Maria Sforza e al suo trasferimento ad Alessandria, dove fu
presto rilasciato per intervento di Cicco Simonetta. Dal 1472 si assiste alla sua ascesa
nella carriera ecclesiastica e al suo avanzamento nella clientela della potente famiglia
dei Rossi. La prima strettamente condizionata dai favori di questi ultimi.
Dallacquisizione di benefici minori (sempre sorvegliati dai Rossi attraverso
linfluente Ugolino, abate di San Giovanni Evangelista), rapidamente passò
allarcipretura di Corniglio verso il 1480, raccogliendo lungo il cammino anche un
beneficio nella Cattedrale di Parma. Quanto ai Rossi, il Caviceo li servì in ogni modo:
con la spada, con la penna, con la sua esperienza giuridica, con il suo acuto fiuto per
lintrigo e con la sua abilità diplomatica che gli valse lufficio di oratore a
Venezia. Il legame coi Rossi spiega anche le sue tumultuose vicende di quegli anni, finite
con la confisca dei beni e la condanna allesilio nel 1482, quando i Rossi persero
definitivamente la loro partita. Durante lesilio egli rimase fedele ai suoi signori
prestando servizio presso il vecchio Pier Maria Rossi e poi presso il figlio Guido, di cui
appoggiò le rivendicazioni e condivise le speranze di un definitivo ritorno a Parma. È
questo il periodo della più intensa attività politica e diplomatica del Caviceo in campo
secolare, attività cui la coincidenza della guerra di Ferrara diede un rilievo notevole.
Infatti nel 1482 egli fu a Venezia come oratore dei Rossi. La sua presenza in questa
città è attestata fino al marzo del 1485, data in cui egli si recò per breve tempo a
Treviso come procuratore del vescovo Bernardo Rossi, figlio di Guido. Terminata nel 1484
la guerra di Ferrara, il Caviceo si risolse a entrare al servizio del doge Marco
Barbarigo. Il fratello di questo, Agostino, successogli nel 1486, non fu in buoni rapporti
con lui e questi precipitarono nel 1491, allorché Agostino ordinò al podestà di
Conegliano di espellere il Caviceo dal territorio veneto, conoscendo pessimam naturam et
modos malignos Iacobi Cavicaei istic comorantis, et quod dum istic permanebit nonnisi ab
eo potest provenire nisi pestilens morbus. È probabile che per questo il Caviceo avesse
già abbandonato il servizio ducale per ritirarsi a Conegliano dove Guido Rossi dimorava
fino dallanno 1486. Col suo signore lo troviamo infatti nel 1487 a Rovereto, a
combattere per la causa veneziana contro gli Imperiali. Alcune testimonianze attestano la
presenza del Caviceo a Conegliano nel periodo 1489-1491: per il 1489 la data riscontrata
alla fine di due opuscoli che rappresentano anche le sue prime prove letterarie, la Lupa e
il De exilio Cupidinis, per il 1490 due lettere autografe che informano Guido Rossi di
alcune missioni segrete e per il 1491 la riconferma dellaffitto da parte dei Rossi
di un manso di vaste dimensioni. Poi, di nuovo per questanno, lordine di
abbandonare il territorio veneto. Cacciato da Conegliano, il Caviceo si rifugiò quasi
sicuramente a Pordenone, dove contava numerose amicizie, risalenti al 1489 o anche a
prima. Di questo fatto è testimonianza la lettera del 18 aprile di quellanno a
Severino Calco, canonico lateranense. In essa egli loda la calda accoglienza di Lazzarino
da Rimini e lerudizione di Princisvalle Mantica, amici suoi, che egli accomunò nel
Peregrino. E proprio la persona di Lazzarino da Rimini sembra costituire la mediazione per
il suo successivo incarico: il vicariato generale della diocesi di Rimini, da lui tenuto
dal 1492 al 1494. A questo punto si registrò nellesistenza del Caviceo una netta
svolta che lo portò dagli ambienti laici a unattività prettamente ecclesiastica.
La scomparsa di Guido Rossi gli chiuse la possibilità di una carriera con agganci
politici o militari e lottenimento della laurea nei due diritti gli assicurò in
sacris un successo maggiore di quanto potessero prospettargli i negozi secolareschi. Si
assiste così, nel corso di un ventennio, a una vera girandola di incarichi, sempre con
lalta qualifica di Vicario generale, nelle diverse sedi di Rimini, Ravenna, Firenze
e Siena: a parte la fase finale, fu unascesa continua. La questione
dellincarico a Ravenna comporta qualche difficoltà di ordine istituzionale. Infatti
i biografi concordemente affermano che il Caviceo risiedette a Ferrara, donde se ne
dedusse erroneamente che egli fosse Vicario generale di quella diocesi. Risulta invece dai
documenti che fu al servizio dellarcivescovo di Ravenna Filiasio Roverella, al cui
vicario generale era concesso, per volontà del duca Ercole dEste, di soggiornare in
Ferrara, a causa dei numerosi affittuari che la diocesi di Ravenna possedeva sul
territorio estense. I rogiti notarili, che dal 1494 al 1500 certificano la presenza del
Caviceo a Ferrara, sono per la maggior parte di ordine amministrativo. Egli compare a
volte nella veste legale di parte concendente (tale era infatti la mansione propria del
vicario vescovile), a volte in cariche strettamente connesse col titolo di Segretario
imperiale di Conte palatino. Questultima qualifica comportava parecchi privilegi,
tra cui quello di conferire dei dottorati: si vede così il 20 agosto dello stesso anno il
Caviceo assegnare una laurea in diritto canonico a un giovane cliente degli Este,
nonostante letà incongrua per tale titolo. Se questultimo episodio mette bene
in rilievo la disinvoltura morale del Caviceo, le numerose testimonianze della sua
attività ecclesiastico-amministrativa, a prima vista aride, servono a illuminarne il
profilo umano: abilità negli affari congiunta a una spregiudicatezza che lo portò
sullorlo della scomunica, intimo assecondamento delle cupidigie familiari del
vescovo Roverella a detrimento anche del patrimonio ecclesiastico, unito alle relazioni
più raffinate con personaggi del gran mondo e dellalta cultura ferrarese. In questo
senso, più che non i documenti darchivio, parla la sua opera letteraria, piena di
echi autobiografici: gli stessi personaggi che da una parte compaiono come testi o come
parti interessate negli atti notarili si affacciano dallaltra come comprimari nel
Peregrino, dove finzione e realtà si incontrano e si fondono in un riuscito affresco.
Lultima presenza certa del Caviceo nella città estense è del 14 marzo 1500. Sui
suoi ultimi anni restano scarse notizie, mentre si infittiscono le testimonianze della sua
attività letteraria. Essa, iniziata tardi, cioè dopo i quarantanni, e pur non
essendo molto consistente, tocca però una ricca gamma di generi letterari: opere di
fantasia nel genere del dialogo latino, opere encomiastiche di ispirazione
storico-biografica, opere di carattere teologico. Al primo genere appartengono tre
dialoghi di ispirazione umanistica. Il De exilio Cupidinis (titolo originale: Nicolao
Preiulo Maphei filio patritio veneto Corneliani pretorem gerenti in exilium Cupidinis
Iacobus Caviceus, Crecus, Latinus, s.n.t.), composto a Conegliano dopo il 7 giugno 1489,
si rifà a un filone di letteratura amorosa diffuso nel Veneto (accanto si possono citare
gli esempi dellHypnerotomachia, del dialogo di Piero del Zocolo e, per antitesi,
dellAnteros di Pietro Edo), la Lupa (titolo originale: Beltrando de Rubeis parmensi
Guidonis legionis venetae ducis filios, s.n.t.), terminato a Conegliano il 5 luglio 1489,
breve racconto in cui lautore gioca sullambiguità del sostantivo lupa (lupa
dellantica Roma e lupa di Conegliano, luogo dorigine della nobile famiglia dei
Lupi a cui appartenne la donna elogiata) e il Dialogus de moribus nostrae aetatis, rimasto
manoscritto fino alla fine del secolo scorso (edito da L. Callari, Un dialogo inedito di
Iacopo Caviceo, in Archivio Storico per le Province Parmensi III 1894, pp. 1-26),
probabilmente parte di unopera più vasta, i Dialoghi sulla miseria dei curiali,
citata dallAnselmi e di cui non si hanno ulteriori notizie. Nellambito degli
interessi umanistici rientra pure un commento alle Epistolae Heroides di Ovidio, ricordato
dallAnselmi e non altrimenti noto. Al secondo gruppo appartengono opere di carattere
biografico e di tono encomiastico, ma di scarsa attendibilità storica. Si tratta di tre
operette ascrivibili alla cronaca contemporanea: la Vita Petri Mariae de Rubeis (titolo
originale: Maximo humanae imbecilitatis simulachro fortunae bifronti vita Petri Mariae de
Rubeis viri illustris, s.n.t.), pubblicata a Venezia tra il 1485 e il 1490, il De bello
Roboretano (titolo originale: Amicus quisquis es tam latinus quam graecus me liberum
scito, huiusque mei lugubrationes laboris solus habeto sum, s.n.t.), terminato il 23
novembre 1487 in onore di Guido Rossi, figlio di Pier Maria, e gli Urbium dicta ad
Maximilianum Federici tertii Caesaris filium Romanorum regem triumphantissimum, s.n.t.) in
lode di Massimiliano, futuro imperatore, e pubblicati dopo il 16 marzo 1491. Un terzo
gruppo di opere appartiene alla trattatistica teologica: la già menzionata lettera al
canonico lateranense S. Calco (titolo originale: Severino Calcho regulari canonico
benemerenti, s.n.t.) del 18 aprile 1489, in cui si discutono i passi dei sinottici
riguardanti la verginità di Maria, e linedito Libellus contra Hebreos (contenuto
nel codice G. VI. I della Biblioteca comunale di Siena). Inoltre due opere che rivelano
anche un interesse giuridico: un opuscolo De raptu filiae (titolo originale: Antonio
archidiacono Urbevetanensi dialogus de raptu filiae, s.n.t.), pubblicato probabilmente a
Roma nel 1494 e, soprattutto, il Confessionale utilissimum (Parmae, 1509), opera più
tarda e di proporzioni più ampie, che entra in un noto filone ben rappresentato nella
produzione a stampa di fine Quattrocento. Ma la fatica più importante del Caviceo è
senzaltro il suo romanzo, il Peregrino, in volgare, edito a Parma nel 1508.
Lopera si differenzia in maniera netta dal resto della sua produzione letteraria,
che è di ispirazione umanistica e scritta in latino e nasce da sorgenti culturali
diverse. Il Peregrino è posto sotto la paternità del Boccaccio che, apparendo in sogno
allautore, canta le lodi di Lucrezia Borgia, dedicataria dellopera. Il
romanzo, volutamente retrodatato dal Caviceo, è ambientato nella Ferrara di Ercole
dEste. La vicenda è tutta imperniata sulle lunghe peregrinazioni del protagonista
prima dellappagamento del suo sogno damore. Innamoratosi fin dal primo
incontro di Ginevra, Peregrino desidera ardentemente rivederla, quando riceve da lei uno
strano messaggio, grazie alla compiacenza della serva Astanna. Mentre egli cerca
affannosamente Ginevra, cade nelle mani di alcuni sbirri che seguono le tracce di un
omicida. Scambiato per il colpevole, è sottoposto a un lungo processo, dal quale esce
innocente, grazie alla strenua difesa del grande giurista Antonio dai Liuti. Dopodiché
Peregrino tenta di farsi ricevere dallamata, nascosto dentro a una statua di legno
di Santa Caterina. Colpevole di sacrilegio, è sollecitato dalla donna a recarsi in
Levante per espiare il suo peccato. Ha inizio così il periglioso viaggio del
protagonista, accompagnato dal fido amico Acate. Infinite sono le loro avventure prima di
raggiungere di nuovo Ferrara. Qui Peregrino apprende con immenso dolore che Ginevra è
stata rinchiusa in un monastero. Riparte allora per lOriente per consultare un
oracolo che gli sappia indicare dove è la donna amata. Giunto da un eremita, che lo fa
cadere in un sonno profondo, visita gli Inferi e qui trova accomunati i più bei nomi
dellaristocrazia italiana e anche Astanna che gli rivela dove si trova Ginevra. Tra
i vivi egli continua il suo viaggio attraverso lIndia, Rodi, Creta e di nuovo sbarca
in Italia, a Rimini. Lo accoglie amorevolmente Elisabetta Gonzaga. A Ravenna, finalmente,
ha la conferma che Ginevra è in un monastero di quella città. Con la complicità della
badessa vengono celebrate le nozze dei due amanti. Ma la felicità è di breve durata.
Ginevra nove mesi dopo muore di parto e Peregrino, non reggendo al dolore, di lì a poco
la segue nella tomba. Il filo narrativo, modellato su temi boccacceschi derivanti
soprattutto dallAmorosa visione e dal Filocolo, è abbastanza esile e continuamente
interrotto dai monologhi o dai dialoghi di tipo amoroso, a sfondo filosofico e di
carattere erudito, da dibattiti giudiziari e da lunghi excursus consolatori. Ma, al di là
dellispirazione boccaccesca, il Caviceo affronta con il Peregrino un genere del
tutto nuovo, quello della prosa di fantasia, che aveva quale immediato precedente Sabadino
degli Arienti. Diversamente da lui, il Caviceo tentò tuttavia di unificare la materia
frammentaria delle novelle in un racconto unico, riprendendo in questo il tentativo di
Francesco Colonna. Del resto il Peregrino riporta allopera del frate veneziano anche
per la lingua, in particolare per lequivoco sintattico e lessicale che ristabilisce
tra latino pedantesco e volgare (ma il Caviceo è infinitamente più moderato del
Colonna). La novità maggiore del Caviceo consiste nellaver introdotto numerosi
elementi contemporanei in una cornice di racconto fantastico e nellaver
sapientemente accomunato tradizioni letterarie eterogenee, dalla novella al dialogo
umanistico, dal dialogo giuridico alle espistole, cercando in tal modo una pacifica
coesistenza tra leredità umanistica e quella volgare. Lasciata Ferrara nel 1500, il
Caviceo si recò a Firenze in qualità di Vicario generale dellarcivescovo Rinaldo
Orsini. La sua presenza vi è documentata dal 24 luglio 1500 al 1501. Di là si trasferì
a Siena, ma vi rimase poco tempo. LAnselmi dice che da Siena passò a Montecchio,
dove aveva già sostato nel 1481, poi di nuovo a Siena con la mansione di Vicario
generale, mansione che mantenne fin quasi alla fine della vita. Tornato per lultima
volta a Montecchio, vi morì. La fortuna del Peregrino, testimoniata da una ventina di
edizioni in circa mezzo secolo, fu immediata e grandissima. La princeps apparve a Parma
nel 1508 col titolo Libro del Peregrino. Nella stessa città lopera fu ristampata
postuma nel 1513 con correzioni linguistiche di ignoto e con laggiunta di una
biografia del Caviceo dovuta a Giorgio Anselmi. A questa ne seguirono numerose altre in
Italia nel corso del secolo XVI. Dopo di allora il romanzo non fu più stampato, se si
eccettua la pubblicazione di alcuni brani antologici in E. Carrara, Opere di Iacopo
Sannazaro con saggi sullHypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna e del
Peregrino di Iacopo Caviceo, Torino, 1952, pp. 393-466. La prima traduzione francese uscì
a Parigi nel 1527, seguita da altre cinque negli anni 1528-1535. Una traduzione spagnola
fu pubblicata a Siviglia nel 1520.
FONTI E BIBL.: Oltre al citato Anselmi, cfr. I. Affò, Memorie degli scrittori e
letterati parmigiani, III, Parma, 1791, 79-104, 197; A. Pezzana, Memorie degli scrittori e
letterati parmigiani, VI, 2, Parma, 1827, 365-377; A. Pezzana, Storia della città di
Parma, I, Parma, 1837, 4, II, 1842, 532-534, 648, 710, 712 s., 717, 724 s., III, 1847,
137-139, 310 s., IV, 1852, 19, 300 s., V, 1859, 239 s.; A. Ronchini, Iacopo Caviceo, in
Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Province Modenesi IV 1868,
209-219; E. Faelli, Scrittori parmensi dimenticati, Iacopo Caviceo, in Archivio Storico
per le Province Parmensi, s. 2, XXII 1922, 7-14; E. Menegazzo, Per la biografia di
Francesco Colonna, in Italia Medioevale e Umanistica V 1962, 267-269; G. Liberali, Lotto,
Pordenone e Tiziano a Treviso, in Memorie dellIstituto Veneto di Scienze, Lettere ed
Arti, classe di scienze morali e letterarie, XXXIII 1963, 75 s.; C. Piana, Ricerche su le
Università di Bologna e di Parma, Quaracchi, 1963, 428; A. Franceschini, Privilegi
dottorali inediti allo Studio di Ferrara, in Ferrara Viva XIII-XIV 1965, 223, n. 18. Per
la fortuna del Peregrino cfr. A. Scolari, Un romanzo veronese dedicato ad Isabella
dEste, in Giornale Storico della Letteratura Italiana LXXXIV 1924, 75-83. Mancano
quasi totalmente studi e giudizi sullopera letteraria del Caviceo. Si veda: L.
Callari, Un dialogo inedito di Iacopo Caviceo, in Archivio Storico per le Province
Parmensi III 1894, 1-26; V. Rossi, Storia letteraria dItalia. Il Quattrocento,
Milano, 1956, 197 s.; M.T. Casella-G. Pozzi, F. Colonna, Padova, 1959, I, 99, II, 97 s.,
127, 254, 308; M. Turchi, Iacopo Caviceo o del compromesso tra avventura e retorica, in
Aurea Parma XLIV 1960, 145-156; R. Tentolini, Un best-seller del Cinquecento. Il Libro del
Peregrino, in Parma per lArte XI 1961, 3-9; M. Turchi, Composizione e situazione del
romanzo umanistico di Iacopo Caviceo, in Aurea Parma XLVI 1962, 8-19; M. Turchi, Tra le
carte di Iacopo Caviceo uomo di corte e soldato, in Parma per lArte XV 1965, 3-11;
D. De Robertis, Lesperienza poetica del Quattrocento, in Storia della letteratura
italiana Garzanti, III, Milano, 1966, 636-640, 779; L. Simona, Giacomo Caviceo uomo di
chiesa, darmi e di lettere, Berna, 1974; L. Simona, in Dizionario biografico degli
Italiani, XXIII, 1979, 93-97.
CAVICEO JACOPO, vedi CAVICEO IACOPO
CAVIRANI ALESSANDRO
Parma 10 novembre 1806-post 1857
Crebbe nellOspizio delle Arti di Parma e fece parte dei cantori ducali.
Studiò poi canto nella Ducale Scuola di musica dal 1830 al 1835. Il 23 novembre 1836 fu
accompagnato al pianoforte da Gualtiero Sanelli al Teatro Ducale di Parma in La rondinella
(poesia di Tommaso Grossi, posta in musica da Luigi Riesk), teatro in cui cantò nella
primavera 1838 nel Furioso di Donizetti. Nella stagione di Fiera 1842 fu al Teatro di
Reggio Emilia nel Giuramento e nella Saffo, mentre nel 1843 fu a Mantova nella Lucrezia
Borgia, dove incontrò fervido consenso. Nellaprile 1847 era al Teatro Carignano di
Torino nellElvina di Nicola De Goisa. Nel 1850 a Piacenza cantò da secondo tenore
nel Poliuto e nellErnani, mentre fu a Brescia nella stagione di Fiera del 1857 negli
Ultimi giorni di Suli, nei Lombardi e nel Rigoletto.
FONTI E BIBL.: Alcari, Parma nella musica, 1931, 50; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
CAVITELLI GIUSTINIANO
Cremona prima metà del XV secolo-Belgrado 1485
Esperto nelle leggi, ricoprì le cariche dapprima di Dottore collegiale in Cremona
e successivamente di Consigliere di Stato di Lionello dEste, marchese di Ferrara, il
quale gli affidò importanti missioni diplomatiche. Nel 1457 lo si trova Podestà a
Busseto e nel 1484 Presidente del Senato di Unniade, re dUngheria.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, I, 1960, 110.
CAVITELLI LUIGI
Parma 1831
Durante i moti del 1831 fu caldissimo indipendente e come tale inquisito.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 154.
CAVIZZI IACOPO, vedi CAVICEO IACOPO
CAVRIANI GUIDO
Parma 1791
Fu famoso collezionista di stampe.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni Bertini, Lettere di Pietro de Lama, in Archivio
Storico per le Province Parmensi 1986, 356.
CAZZAGUERRA ARMANO
Parma 1201
Fu ingrossatore del Comune di Parma nellanno 1201.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 230.