GATELLI - GIORDANI
GATELLI ANTONIO
Parma prima metà del XVIII secolo
Pittore quadraturista attivo nella prima metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII,
103.
GATTA CESARINO
Parma 21 agosto 1911-Mare di Villasimius 8 aprile 1943
Figlio di Sabino e di Palmira Cordiviola. Laureatosi a Parma nel 1936, allo scoppio della
seconda guerra mondiale riuscì così a farsi assegnare alla Marina e a imbarcarsi sul
cacciatorpediniere Da Mosto con il grado di capitano, quale medico di bordo. Prese parte
alla violenta campagna militare per il Canale di Sicilia e quindi, avuta una licenza,
rientrò a Parma. Richiamato a Trieste per essere imbarcato, gli giunse la notizia che
tutti i compagni del Da Mosto erano tragicamente periti: il cacciatorpediniere, mentre era
diretto verso il porto triestino, era stato infatti affondato. Nessun uomo
dellequipaggio si salvò. Assegnato allAndrea Doria, nel corso di un
bombardamento, mentre prestava le cure ad alcuni feriti, rimase colpito a una gamba. Fu
ricoverato per un periodo di convalescenza, dopo cinquantatre mesi di servizio sul mare,
nellospedale Sicilia a Taranto. Una volta dimesso, venne mandato sulla nave
ausiliaria Loredan, che prestava servizio tra Civitavecchia e Olbia e Civitavecchia e
Cagliari. Nellaprile del 1943, mentre la nave era in vista delle coste della
Sardegna, fu affondata da un sommergibile inglese. Metà dellequipaggio riuscì a
mettersi in salvo, ma il Gatta vi trovò eroica morte. Alla sua memoria fu concessa la
medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Ufficiale medico
di elevate doti professionali, imbarcato su unità di scorta gravemente colpita da un
siluro, infondeva al personale fiducia e coraggio ed incurante della propria incolumità,
accorreva presso un gruppo di feriti per portare loro il suo soccorso materiale e morale.
Mentre lunità affondava rapidamente egli, respinte le esortazioni dei camerati che
lo invitavano a salvarsi sullultima imbarcazione calata in mare, rimaneva sulla nave
nellassolvimento del suo compito generoso ed umano. Scoppiata la Santabarbara,
veniva travolto con lunità nellesplosione e con essa scompariva: luminoso
esempio di abnegazione e di elevate virtù militari.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 5 luglio 1963, 4; Decorati al valore, 1964, 88.
GATTATICO GUGLIELMO, vedi GUGLIELMO DA GATTATICO
GATTI ANTONIO
Parma 1571c.-
Pittore ancora attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 153.
GATTI ANTONIO
Parma prima metà del XVIII secolo
Pittore miniatore attivo nella prima metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII,
104.
GATTI BATTISTA
Parma prima metà del XVIII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII,
105.
GATTI EVARISTO, vedi GATTI GIOVANNI
GATTI FEDERICO
Parma prima metà del XVII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 154.
GATTI FORTUNATO
Parma 1597-Parma 1651
Figlio di Antonio. Fu pittore della Corte ducale col prevalente incarico di eseguire copie
dal Correggio e per tale motivo fu inviato dal duca Odoardo Farnese a Modena nel 1625.
Ebbe una cultura tardo manieristica di estrazione correggesca, quale quella circolante nei
centri di Parma e Cremona. A. Quintavalle nel catalogo della Pinacoteca di Parma dà
notizia di un inventario dei quadri del Palazzo del Giardino di Parma dove gli vengono
assegnati alcuni ritratti farnesiani e copie dal Correggio, poi dispersi, e registra le
seguenti opere ancora in sito: Mosè, Aronne (parti di una medesima lunetta, pubblicati
nel catalogo Arte in Emilia, Modena, 1960) e la Madonna in trono col Bambino e i santi
Basilio e Bernardo da Chiaravalle tra angeli (1648). Il Corna ne rammenta un dipinto, non
meglio identificato, per i Benedettini di Asti. Già dagli antichi storiografi è posta in
rilievo la povertà delle sue doti. Infatti egli fu un fiacco continuatore delle forme
correggesche con uno sfumato carbonoso e atonico (Quintavalle).
FONTI E BIBL.: I. Affò, Il parmigiano servitore di Piazza, Parma, 1794; P.A. Corna,
Dizionario della storia dellArte in Italia, Piacenza, 1930, I; A.O. Quintavalle, La
Galleria di Parma, Roma, 1939; Enciclopedia pittura italiana, II, 1950, 1045; Ticozzi,
Dizionario degli architetti, II, 1831, 149; U. Thieme-F. Becker, volume XIII, 1920; A.
Ghidiglia Quintavalle, Tesori nascosti della Galleria di Parma, catalogo, Parma, 1968;
Dizionario Bolaffi Pittori, V, 1974, 298.
GATTI FRANCESCO
Borgo San Donnino 1731/1769
Falegname, eseguì dal 1731 al 1769 lavori nel Palazzo comunale di Borgo San Donnino e nel
1742 i due altari laterali dei Santi Caterina e Antonio nella parrocchiale di Parola.
FONTI E BIBL.: Schede in Soprintendenza Belle Arti di Parma, Parola; Il mobile a Parma,
1983, 257.
GATTI GASPARE
Parma 1866
Furiere, fu decorato con medaglia dargento al valore militare dopo la battaglia di
Bezzecca del 21 luglio 1866.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 25 agosto 1980, 3.
GATTI GIOVANNI
Borgo Taro 10 marzo 1880-Modena 22 novembre 1939
Frate cappuccino, compì a Borgo San Donnino la vestizione (2 maggio 1895), la professione
solenne (3 maggio 1896) e vi fu fatto sacerdote (20 dicembre 1902). Fu predicatore,
lettore di dogmatica e storia ecclesiastica, esaminatore dei novizi, guardiano a Parma e
Piacenza, benemerito direttore e commissario francescano, operoso archivista provinciale,
per molti anni cappellano curato nel Policlinico di Modena, definitore (1937) e segretario
provinciale. Fu inoltre diligente cultore di memorie storiche e autore di apprezzate
pubblicazioni. Fu pure socio corrispondente della Deputazione di Storia Patria di Modena
(1932).
FONTI E BIBL.: Lospedale di Modena e la sua parrocchia, Parma, Officina Grafica
Fresching, 1928; Casati, Scrittori cattolici, 1928, 34; F. da Mareto, Biblioteca
cappuccini, 1951, 239; Cappuccini a Parma, 1961, 25; F. da Mareto, Necrologio cappuccini,
1963, 659.
GATTI GIOVAN BATTISTA
Parma XVIII/XIX secolo
Incisore, fu tra gli allievi dello Studio Toschi.
FONTI E BIBL.: P. Martini-G. Capacchi, Incisione a Parma, 1969.
GATTI IGINO
Borghetto di Noceto 20 febbraio 1891-Borghetto di Noceto 26 aprile 1976
Nato da famiglia contadina, studiò allistituto darte di Parma (allievo di
Cecrope Barilli e del nocetano Paolo Baratta). Poi si perfezionò a Torino alla scuola di
Giacomo Grosso, ritrattista famoso e insegnante allAccademia Albertina della
capitale piemontese. Scoppiata la guerra 1915-1918 partì per il fronte e poi finì
prigioniero prima in Germania e poi in Ungheria: le sue capacità pittoriche e la sua
abilità nel ritrarre lo aiutarono a vivere meglio di altri. Tornato a casa, spirito
irrequieto ribollente di ardori, cercò nutrimento altrove per la propria passione.
Ritornò, così, pittore in Ungheria e poi in Romania. Fu cantore solitario, con il
pennello, di cavalli, zingare e giovani magiare. Dopo alcuni anni rientrò a Borghetto di
Noceto, ma subitò ripartì in cerca di nuovi spazi e di nuovi colori: si spostò lungo i
passi alpini, per diversi anni, ad alimentare lo spirito irrequieto e la passione che gli
bruciava dentro. Poi, finalmente, in età matura (non si sposò mai) ritornò
definitivamente a Borghetto di Noceto. Espose alla Promotrice torinese nel 1928 e alla
Mostra degli animali a Roma nel 1930. Oltreché animalista, fu delicato paesista,
soprattutto di soggetti invernali. Fece anche ritratti, caldi paesaggi, nature morte e
nevicate: filari di gelsi innevati, sponde di canali bianche con quellacqua limpida
e trasparente che sembra scivolare e cantare sul flusso sottile, bianchi, profondi e vivi
silenzi che il Gatti seppe descrivere col pennello. E poi il lavoro dei campi: buoi
schiumanti di sudore, contadini stanchi ed eroici che allAvemaria lasciano gli
attrezzi, si inginocchiano e si segnano per istanti di fede e di speranza. Dopo aver
conosciuto un crescente successo, a 85 anni detà, poiché il suo corpo stava
arrendendosi agli assalti del tempo mentre la sua mente restava implacabilmente lucida, si
suicidò con un colpo di rivoltella, seduto al cavalletto del suo studio. Nel 1991 si
tenne nellAuditorium dellex convento delle Orsoline di Fidenza una mostra
antologica dedicata al Gatti.
FONTI E BIBL.: A.M. Comanducci, Dizionario dei pittori, 1972, 1403; G. Rossetti, Noceto e
la sua gente, 1977, 295-296; Gazzetta di Parma 16 aprile 1991, 17; G. Mellini, in Gazzetta
di Parma 23 giugno 1990, 16, e 16 luglio 1994, 17.
GATTI LUIGI
Parma 1831
Detto Pattan. Fu inquisito come uno dei disarmatori della truppa e dei principali
facinorosi durante i moti del 1831. Fu arrestato e processato e nel settembre 1831 venne
messo in libertà, assoggettato però ad alcuni precetti (sorvegliato come sospetto).
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1937, 172.
GATTI PAOLO
Parma XVII/XVIII secolo
Fu pittore e architetto operante nella seconda metà del XVII secolo e agli inizi del
XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, IX, 1821, 314.
GATTI VALDIMIRO
Roccabianca 1888-Pecinka o Faiti Kriba 2 novembre 1916
Figlio di Giulio e di Liduina Pasini. Militare di 3a categoria perché orfano di padre, fu
arruolato il 1 giugno 1915 e assegnato al 44° reggimento fanteria. Dopo quattordici mesi
di trincea, combattendo più volte, rimase ferito alla presa di Gorizia nellagosto
del 1916 e fu ricoverato allospedale di Lecco. Fu poi assegnato al 73° fanteria
della brigata Lombardia e il 30 ottobre 1916 partì una seconda volta per il fronte. Il 2
novembre rimase disperso durante lepica battaglia che ebbe luogo sui monti Pecinka e
Faiti Kriba. Il suo comandante annunciò al Comune di Roccabianca che il Gatti era caduto
sul campo di battaglia, combattendo eroicamente.
FONTI E BIBL.: Combattenti di Roccabianca, 1923, 30.
GATTI VITTORIO
Parma 25 aprile 1860- Parma 1 novembre 1930
Figlio di Luigi e Anna Barbacini. Fu per quarantadue anni custode del Conservatorio di
Parma e godette la stima e lamicizia di illustri musicisti che passarono per
lIstituto: da Bottesini a Boito, da Zanella a Dacci, da Toscanini a Pizzetti.
Toscanini non dimenticò mai il Gatti, che laveva conosciuto fanciullo, e in una
delle sue rare visite a Parma sostò appositamente al Conservatorio per salutarlo.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 78.
GATTOMAMMONE, vedi PISANI UGOLINO
GAUFRIDO GIACOMO o JACOPO, vedi JAUFRÉ JACQUES
GAUSELMO
Traversetolo 1045/1053
Figlio di Giovanni. Fu Canonico negli anni 1045-1053.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 411.
GAVARDI ALDO
Colorno 23 ottobre 1897-post 1945
Figlio di Edoardo e Paolina Scaravelli. Emigrò in data imprecisabile in Francia (fu
segnalato sul Bollettino delle ricerche, Supplemento dei sovversivi), dove esercitò il
mestiere di segantino. In Spagna si arruolò nel novembre 1936 nel Battaglione Garibaldi,
combattendo sul fronte di Teruel. Nel febbraio 1937 rimase ferito ad Arganda. Nel novembre
successivo usufruì di una licenza in Francia, rientrando in Spagna nel febbraio 1938.
Partecipò alle battaglie sul fronte dellEbro nella Batteria di artiglieria
Matteotti. Uscito dalla Spagna nel febbraio 1939, fu internato nei campi francesi di
Saint-Cyprien e Gurs. Venne poi deportato in Germania dove rimase sino alla conclusione
della seconda guerra mondiale.
FONTI E BIBL.: L. Arbizzani, Antifascisti in Spagna, 1980, 77; A. Lopez, Battaglione
Garibaldi, 1990, 27.
GAVARDI GIUSEPPE
Parma prima metà del XVIII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, IX, 1821, 320.
GAVASETTI LUIGI
Parma XVII secolo
Pittore attivo nel XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 163,
e VI, 125.
GAVAZAPO LEONARDO
Parma -post 1481
Fonditore di campane attivo nella seconda metà del XV secolo. Nel 1453 fuse per la torre
civica del Comune di Parma il campanone, detto de tertiis o campanella dallarme,
perché doveva suonare solo in caso di guerra. Crollata la torre nel 1606, la campana fu
rimontata sulla torre del palazzo del governatore tra il 1709 e il 1760. Vi è inciso
Leonardus de Cavazapo de Parma fecit e il nome dei dodici anziani del Comune. Vi erano
inoltre rappresentati in rilievo dei santi. Nello stesso anno fornì quella della chiesa
di Santa Maria di Bardone e dovette fare causa per essere pagato. Lanno successivo
fuse per il monastero di San Giovanni di Parma la campana chiamata la rubiginosa. Questa,
rottasi nel 1760, fu rifusa. Nel 1481 fornì la chiesa di SantUldarico di Parma di
una campana, che si ruppe nel 1780.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 188;
G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
GAVAZAPO STEFANO
Parma seconda metà del XV secolo
Fonditore di campane attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 188.
GAVAZZOLI MASSIMO
Parma 17 marzo 1846-Parma 3 aprile 1914
Di professione fabbro-ferraio, fu scritturato quale corista (basso) in varie stagioni
teatrali.
FONTI E BIBL.: Dietro il sipario, 1986, 286.
GAVIUS LALUS, vedi SALLUSTIUS LALUS
GAVIUS LUCIUS IONICUS
Parma 70/100 d.C.
Di condizione incerta, VIvir Augustalis, dedicante di un cippo a Q. Octavius L.f. M. a L.
Octavius Q. f. Festus, Iusta e liberti. Gavius, nomen di origine etrusca, è documentato
in una seconda epigrafe parmense e a Veleia. È molto comune in tutta la Cisalpina e in
particolare a Verona, dove la gens Gavia è da annoverare tra le dominanti del periodo
giulioclaudio. Ionicus è cognomen grecanico, diffuso dappertutto, documentato a Parma in
questo solo caso.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 99.
GAVIUS SEVERUS
Parma I secolo a.C./V secolo d.C.
Dedicante di un cippo sepolcrale a Q. Modius Q. f. Pol. Amomus, pretoriano originario di
Parma, di cui si definisce amicus: si può supporre che anche Gavius Severus provenisse
dalla stessa città. La gens Gavia, diffusissima in Cisalpina, fu presente anche a Parma.
Anche Severus è cognomen assai diffuso in Italia e nei territori celtici e presente a
Parma in due testimonianze epigrafiche.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 101.
GAZA GIOVANNI GIACOMO, vedi GAZI GIOVANNI GIACOMO
GAZI GIOVANNI GIACOMO
Parma 3 marzo 1555-post 1599
Figlio di Andrea e Isabella. Si dilettò della poesia latina e in misura minore di quella
in volgare. Due suoi epigrammi sono nella raccolta (1577) in morte di Maria di Portogallo,
moglie di Alessandro Farnese. Appartenne allAccademia degli Innominati, di cui nel
1581 fu vicesegretario. Compose un sonetto per le nozze di Margherita Aldobrandini col
Duca Ranuccio Farnese (1599).
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1958, 111, e 3/4 1959, 192-193; F. da Mareto, Bibliografia,
II, 1974, 486.
GAZOLA PAOLO
Piacenza 26 agosto 1787-Parma 2 novembre 1857
Figlio di Carlo e Anna Dossena, ricevette la prima educazione al collegio
Clementino di Roma, ove si recò nel 1794 al seguito dello zio paterno, Bonaventura
Gazzola, che fu consacrato vescovo di Cervia nel giugno del 1795. Dopo aver frequentato le
università di Bologna e di Pavia, dove nel 1813 conseguì il titolo di dottore ingegnere
architetto, nel 1814 tornò a Roma e, lanno seguente, sposò Sofia Bertucci di
Parma. La sua permanenza a Roma non si protrasse a lungo. Nel 1817 presentò le sei tavole
con Tempio cattolico per servire da parrocchia per il saggio scolastico allAccademia
di San Luca, dove si conservano. Nel luglio dello stesso anno il Gazola è documentato a
Montefiascone, dove tornò a lavorare anche in seguito. Liniziale attività del
Gazola è sufficientemente documentata sia per quanto attiene le opere di Piacenza, dove
inizialmente risiedette ricoprendo lincarico di cancelliere dei cavamenti, sia per
quanto concerne il lungo soggiorno a Parma presso la Corte di Maria Luigia dAustria.
Prima prova progettuale del Gazola può ritenersi il disegno per il palazzo di Giustizia,
presentato e premiato al concorso bandito nel 1817 dallAccademia parmense (presso
larchivio della quale si conserva), che due anni dopo laccolse tra i soci
onorari. Dai disegni del Gazola emergono componenti rinascimentali, palladiane e romane,
nonché un purismo geometrico che lo sollecita a impiegare un linguaggio colto e austero.
Nel 1821, a Parma, collaborò ai lavori per il teatro Regio progettato da Nicolò Bettoli.
Elaborò inoltre disegni di porte e barriere cittadine, tra le quali porta di Santa Croce.
Nel 1823, a Piacenza, curò larredo del salotto di compagnia nellappartamento
che il conte Ludovico Marazzani Visconti Terzi abitava nel palazzo di via Chiapponi
(Coccioli Mastroviti, 1994, pp. 80 s.) e negli stessi anni (1822-1823) realizzò il teatro
di Castel San Giovanni, che venne eretto nellex convento delle benedettine e
inaugurato nel 1825 (lopera andò distrutta ed è nota solo attraverso il progetto).
Tra il 1825 e la metà del secolo si scalano gli anni della più feconda attività del
Gazola. Nel 1826 concluse la ristrutturazione del casino dei Boschi, residenza della
duchessa Maria Luigia dAustria (Dalla Turca, 1979). Nello stesso anno elaborò il
progetto per la facciata della chiesa di Ognissanti in una esibita citazione dalla romana
chiesa di San Pantaleo (1806) di G. Valadier. Con questo intervento il Gazola mostra di
avere acquisito da un lato la formula neoclassica, siglata dallinsistenza sulla
semplicità e sulla chiarezza dei volumi, dallaltro esibisce alcuni partiti
architettonici che sono una costante delle sue opere successive. Il riferimento è alla
finestra termale che, in dimensioni ridotte, ripropose nellordine inferiore di villa
Levi-Tedeschi (1828), nelle immediate vicinanze della città, lungo la via Emilia, e al di
sopra delle finestre del partito centrale in palazzo Carmi, a Parma: questo edificio
neoclassico, che prospetta sullattuale strada Farini, presenta tre ordini di
finestre, di dimensioni ridotte quelle dellultimo ordine. La superficie centrale
timpanata è ritmata dallalternanza di aperture e di paraste e allinterno uno
scalone a due rampe, in un vano coperto a botte, conduce al piano nobile. Nel 1828 la
duchessa Maria Luigia dAustria commissionò al Gazola la costruzione di una villa
che fu residenza dei suoi figli: il casino del Ferlaro, completato nel 1832. Al 1834
risalgono i primi disegni per la riduzione della scalinata antistante la Cattedrale di
Piacenza, di cui si occupò anche nel 1835 e 1836. Il motivo dello scalone coperto a botte
fu riproposto nellampliamento di palazzo Landi di Chiavenna a Piacenza (1834):
presso larchivio privato della famiglia si conserva lintero corpus dei
progetti, che bene visualizzano le scelte progettuali intraprese dal Gazola sulla scorta
delle mutate esigenze dellabitare. Laristocrazia piacentina, che nel corso dei
primi decenni dellOttocento amava conferire nuova veste decorativa alla dimora
urbana in linea con la nuova funzionalità, più volte fece appello alle capacità esibite
dal Gazola in questo specifico settore. Dopo i marchesi Landi di Chiavenna, nel 1837 i
conti Scotti di San Giorgio della Scala gli commissionarono il progetto di
ristrutturazione di quella parte del loro palazzo che si affaccia su piazza del Teatro. Il
Gazola fornì pure il disegno di una giardiniera per la terrazza del medesimo edificio
(Coccioli Mastroviti, 1994, pp. 89 s.), anticipando più approfonditi studi sul tema del
giardino cosiddetto allinglese. Nel 1839, infatti, elaborò il progetto per il
ridisegno del parco della rocca che questa famiglia possedeva a San Giorgio Piacentino. Il
suo progetto, redatto allinsegna della nuova moda allinglese che a quelle date
andava diffondendosi anche nei giardini delle residenze suburbane, non venne realizzato.
Il conte Federico Scotti gli preferì il milanese Ambrogio Rossi, al quale si devono anche
le numerose fabrique progettate per il parco. In Val di Trebbia, non lungi da Grazzano
Visconti, il Gazola progettò la residenza suburbana per la cantante Benedetta Rosmunda
Pisaroni. La villa, con pianta a blocco e due fronti assai simili, ha enfatizzato il
partito centrale con timpano, scandito da paraste di ordine ionico. Nonostante i numerosi
impegni a Parma, molti dei quali a fianco di Bettoli, primo architetto di Corte, il Gazola
lavorò dunque spesso per la città natale. Suoi sono i disegni per la sagrestia superiore
della Cattedrale di Piacenza (1837 e 1839), per laltare dellAddolorata (già
nel braccio sinistro del transetto della medesima chiesa e poi parzialmente conservato
nella parrocchiale di San Martino al Nure, ove fu trasferito allinizio del Novecento
dopo i distruttivi interventi di restauro agli altari; Cassanelli, pp. 153 s.) e per
larredo ligneo della sagrestia terrena. Di grande interesse si rivelano inoltre i
progetti per la facciata del Duomo di Montefiascone, che il Gazola eseguì nel giugno del
1839. Nel cantiere di Santa Margherita il Gazola fu chiamato in quellanno, ma il
problema del completamento della facciata era avvertito da tempo, ossia da quando lo zio
del Gazola, Bonaventura Gazzola, già amministratore apostolico della Diocesi di
Montefiascone e Corneto (1814), fu consacrato cardinale nel 1824: a conferma di ciò, è
la nota relativa alla tipologia dellerigenda facciata che il Gazola diede alle
stampe nello stesso anno. I tempi di costruzione della Cattedrale si dilatarono sia per
problemi economici sia per fattori di carattere urbanistico. Nel corpus degli elaborati
grafici, sicuro interesse rivela quello della facciata che, nellesibito purismo
architettonico, dichiara come il Gazola tendesse a privilegiare volumi chiari e nitide
stereometrie per un linguaggio aggiornato, ma mai completamente innovatore. Sono
facilmente decriptabili, infatti, i rimandi alla tradizione cinquecentesca, declinati con
il rigore e la regolarità della volumetria cui non è estranea la conoscenza delle opere
romane di G. Valadier, mentre lestrema cura del dettaglio lo avvicina a certe
soluzioni proposte da Lotario Tomba, larchitetto del neoclassico a Piacenza, al
quale il Gazola si rivela stilisticamente più prossimo. Il nome del Gazola ricorre in
numerose perizie di lavori, per la ricostruzione oppure lampliamento di chiese,
cimiteri, teatri e ospedali e per lavori ai locali dellAccademia parmense, di cui si
conserva una dettagliata documentazione. Numerose sono anche le perizie stilate per
larredo del palazzo ducale di Parma. Tra i principali interventi condotti nel
settore dellornato cittadino, si ricordano almeno quelli per la creazione di un
attico in palazzo Maestri, al numero 168 di strada San Michele, e per un nuovo prospetto
di palazzo Giordani su piazza della Steccata al numero 36. Si segnalano inoltre, per la
qualità dellintervento proposto, i progetti del 1843 per il Museo di storia
naturale, inserito nel complesso universitario annesso alla chiesa di San Rocco. Dopo
lallontanamento dei gesuiti dal Ducato di Parma e Piacenza, la trasformazione del
collegio di San Rocco in sede universitaria fu la testimonianza eloquente
dellattuazione della costituzione dei Nuovi Regi Studi emanata dai Borbone. La
documentazione, riunita nella Raccolta Sanseverini, presso lArchivio di Stato di
Parma, visualizza lassetto del complesso sul volgere del Settecento, mentre la
documentazione cartografica successiva, prodotta nel periodo luigino e borbonico, attesta
lavvenuta riunificazione degli Studi allinterno del palazzo. Tra le
innovazioni più importanti, oltre allapertura di nuove aule e laboratori, è la
creazione del Museo di storia naturale, previsto a sud-ovest del complesso. Le tavole del
progetto (Archivio di Stato di Parma, Fondo mappe e disegni), nelle quali il Gazola fornì
precise indicazioni anche per gli arredi che risultano tipologicamente differenziati, e la
documentazione successiva, consentono la ricostruzione cronologica dei singoli interventi
realizzati. Significativo sia per lallestimento sia per la concezione a esso
sottesa, il progetto del Gazola conferì nuova destinazione duso a questi ambienti,
di cui ridisegnò larchitettura interna senza tuttavia alterare la fisionomia
esterna (Giandebiaggi). Allo stesso anno risalgono gli elaborati (anchessi
conservati presso lArchivio di Stato di Parma) per lorto botanico su strada
dei Genovesi, ma i numerosi interventi di modifica subiti in seguito dalledificio
rendono impossibile definire con sicurezza se i prospetti illustrati dal Gazola
rispecchiassero la realtà o non fossero invece unipotesi di progetto. La sua estesa
e diversificata attività progettuale non gli impedì, pur risiedendo a Parma, di
mantenere contatti con la committenza piacentina. Si occupò della ristrutturazione della
cappella funeraria del marchese Bernardino Mandelli, nella chiesa dei domenicani di San
Giovanni in Canale a Piacenza (1843), quindi progettò la ristrutturazione del foro Boario
di quella città, posto su via Beverora (1850). In qualità di architetto di Corte, a
Parma si occupò dei lavori allinterno del palazzo ducale (1851) e
dellappartamento di Carlo di Borbone, nel palazzo della Riserva su strada Santa
Barbara. Fu proprio a seguito di questo incarico che si recò a Venezia e a Trieste,
quindi a Padova ove acquistò tappezzerie per il nuovo appartamento del sovrano. Attivo
per lOrdine costantiniano di San Giorgio, l11 maggio 1855 il Gazola fu
nominato membro della commissione dornato per gli edifici del medesimo Ordine,
carica già ricoperta dal Bettoli scomparso lanno prima. Intensa fu anche
lattività accademica, nellambito della quale venne impegnato a esaminare
numerosi progetti. Fu proprio a causa del moltiplicarsi degli incarichi e degli impegni
che a partire dallottobre 1856 al Gazola si affiancò larchitetto Antonio
Soncini, incaricato di sostituirlo nellattività didattica. In quegli anni
(1856-1857) il Gazola ritornò al tema del teatro, seppure con un intervento piuttosto
marginale, allorché fornì i disegni relativi alle quinte del teatro Regio e alla porta
della platea, con i gigli borbonici. Quindi, nellottobre del 1857, inviò i disegni
per il foyer del teatro Municipale di Piacenza, eretto nel 1804 su progetto di Lotario
Tomba. Sempre nel 1857, ma su sollecitazione del fratello don Lorenzo, abbozzò un disegno
per il monumento dellImmacolata che avrebbe dovuto sorgere in piazza Duomo a
Piacenza. Nello stesso periodo partecipò attivamente anche al dibattito sul restauro del
palazzo Gotico della sua città natale, che coinvolse le principali autorità cittadine
intorno alla metà dellOttocento. Inviò alla Municipalità alcuni progetti relativi
al restauro del fronte del palazzo, che però non ebbero seguito.
FONTI E BIBL.: Necrologio, in Gazzetta di Parma 12 novembre 1857; G.B. Janelli, Dizionario
biografico dei Parmigiani, Genova, 1877, 184; L. Mensi, Dizionario biografico piacentino,
Piacenza, 1899, 202; E. Nasalli Rocca, Ville settecentesche del Piacentino, in La Strenna
Piacentina IV 1924, 50; L. Galli, Il teatro Comunitativo di Piacenza, Piacenza, 1958, 14;
L. Tagliaferri, Il duomo di Piacenza, Piacenza, 1964, 63; L. Gambara, Ville parmensi,
Parma, 1966, 52-54, 263-276, 489; L. Gambara-M. Pellegri-M. De Grazia, Palazzi e casate di
Parma, Parma, 1971, 297, 304; G. Fiori, Architetti, scultori e artisti minori piacentini,
in Bollettino Storico Piacentino LXVI 1971, 64 s.; F. Arisi, La donazione Anguissola al
Museo civico di Piacenza, Piacenza, 1974, 60; P. Marconi-A. Cipriani-E. Valeriani, I
disegni di architettura dellArchivio storico dellAccademia di S. Luca, I,
Roma, 1974, 73; P. Volpini-A. Ballarotto, Montefiascone nei suoi monumenti, Roma, 1974,
25-28; G. Di Gropello, La rocca di San Giorgio Piacentino, in Bollettino Storico
Piacentino LXXI 1975, 84; L. Tagliaferri, Il duomo prima dei restauri del 900, in Il
duomo di Piacenza (1122-1972), Piacenza, 1975, 97-99; G. Canali-V. Savi, Parma
neoclassica, in Parma la città storica, a cura di V. Banzola, Milano, 1978, 245; G.
Breccola-M. Mari, Montefiascone, Montefiascone, 1979, 300; F. Dalla Turca, Parchi e
residenze extraurbane dei duchi di Parma, Parma, 1979, 42, 48; A.M. Matteucci, Palazzi di
Piacenza dal barocco al neoclassico, Torino, 1979, 56, 253; G. Bertini, Architettura, in
Le regge disperse, Colorno, 1981, 81; M.L. Hotz, Mobili, in Le regge disperse, Colorno,
1981, 28 s., 142-148; L. Grandinetti, La chiesa di Ognissanti in Capo di Ponte a Parma,
Parma, 1982; 25-30; D. Rabitti, Castel San Giovanni, la Società Filarmonica, in M.
Conati-M. Pavarani, Orchestre sinfoniche dellEmilia Romagna, Bologna 1982, 171; G.
Cirillo-G. Godi, Il mobile a Parma fra barocco e romanticismo 1600-1860, Parma, 1983, 225;
A. Coccioli Mastroviti, Un architetto piacentino fra neoclassicismo e romanticismo: Paolo
Gazola (1787-1857), in Bollettino Storico Piacentino LXXVIII 1983, 170-191 (con fonti
darchivio e bibliografia); A. Coccioli Mastroviti, Un architetto piacentino alla
corte di Parma, Paolo Gazola, in Aurea Parma LXVII-LXVIII 1983-1984, 301-310; A. Coccioli
Mastroviti, in Gotico, neogotico, ipergotico. Architettura e arti figurative a Piacenza
1856-1919, a cura di M. Dezzi Bardeschi, Bologna, 1984, 322; R. Cassanelli, in Gotico,
Neogotico, Ipergotico, Bologna, 1984, 153 s.; A. Coccioli Mastroviti, Paolo Gazola alla
luce di nuovi documenti, in Archivio Storico per le Province Parmensi, s. 4, XXXVII 1985,
85-100; A. Musiari, Neoclassicismo senza modelli, Parma, 1986, 143, 265; A. Musiari-A.
Coccioli Mastroviti, Classicismo e purismo nellopera di Paolo Gazola: la facciata di
S. Margherita a Montefiascone, in Arte e accademia, 1989, 97-120; A. Coccioli Mastroviti,
Architettura e territorio nellEmilia occidentale, in Gli architetti del pubblico a
Reggio Emilia, a cura di M. Pigozzi, Bologna, 1990, 199-203, 207, 293 s.; P. Giandebiaggi,
I disegni dellarchitettura universitaria, Parma, 1990, 39-41, 44 s., 119-121, 130;
A.M. Matteucci-C.E. Manfredi-A. Coccioli Mastroviti, Ville piacentine, Piacenza, 1991, ad
indicem; A. Soncini, Paolo Gazola. Progetto per il teatro già collegio dei nobili, in G.
Cirillo-G. Godi, I disegni della Biblioteca Palatina di Parma, Parma, 1991, XLIV, 281; A.
Coccioli Mastroviti, Committenti e artisti per il decoro degli interni, in Bollettino
Storico Piacentino LXXXVII 1992, 216, 228; C. Mambriani, LAccademia di belle arti di
Parma, in Larchitettura nelle accademie riformate. Atti, a cura G. Ricci, Milano,
1992, 184; Maria Luigia donna e sovrana, Parma, 1992, 35 s., 101 e passim; Disegni per la
residenza. Testimonianze nellArchivio di Stato di Piacenza, a cura di A. Coccioli
Mastroviti, Piacenza, 1994, 39-41, 46, 66-70, 80 s., 89-91; A. Coccioli Mastroviti,
Larchitettura del Settecento e il palazzo del marchese Filippo Douglas Scotti di
Vigoleno, in Il palazzo della prefettura di Piacenza, a cura di F. Arisi, Piacenza, 1995,
74, 84-86, 95, 115; L. Buratti-F. De Leva-N. Onida,
I disegni dei principali architetti neoclassici in Italia: regesto. Seconda parte, in Il
disegno di architettura, 1997, 15 s.; U. Thieme-F. Becker, Künstlerlexikon, XIII, p. 307;
A. Coccioli Mastroviti, in Dizionario Biografico degli Italiani, LII, 1999, 751-753.
GAZZA CLELIA
1903-Parma 5 ottobre 1959
Sarta di professione, fu una delle figure più pungenti e spassose del teatro
dialettale parmigiano. Per trentanni vestì, sulle ribalte di città e provincia,
personaggi sorridenti di popolane dalla lingua sciolta e la battuta bruciante. La Gazza,
malgrado la lunga routine che aveva raffinato verve e mimica dei suoi personaggi, volle
sempre modulare figurine di secondo piano, guizzanti e simpaticissime: fu ricordata
soprattutto come la Marianna di Al fiol dla serva. Quel personaggio lo tenne a battesimo
nel 1929, la sera del debutto. Aveva allora ventisei anni, ma accettò con entusiasmo il
ruolo di fantesca maliziosa e trafficona che porta nelle pareti di casa le allegre voci
raccolte in quella grande ribalta che è piazza della Ghiaia. Nei panni un poco larghi di
popolana anziana si trovò a suo agio. Collezionò così una interminabile galleria di
personaggi che vivevano ai margini del nodo della trama, che spendevano le loro battute
con noncuranza, solleticando invece il sorriso degli spettatori. Per il teatro dialettale
ebbe sempre una grande passione. Il suo entusiasmo non andò calando negli anni, anzi,
quando il vernacolo sembrò essere tradito dai giovani, ella si diede da fare e, con la
Magnanini e Lanfranchi, cercò un rilancio, attirando attori giovani nelle vecchie
compagnie dalla malcerta esistenza. Pur avendo a lungo militato con Montacchini, si
presentò per la prima volta al pubblico nella compagnia dei fratelli Clerici. Con loro
partecipò alla lunga tournèe intrapresa da Italo e Giulio attraverso varie città
dItalia. Legata da amicizia con Emilia Magnanini la seguì, nei primi anni della
seconda guerra mondiale, nella compagnia di Lanfranchi e Montacchini, dove rimase sino
allultima comparsa, avvenuta nel 1958 al Teato Italia e alla Pergola.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 7 ottobre 1959, 4.
GAZZA GIANNI, vedi GAZZA GIOVANNI
GAZZA GIOVANNI
Malandriano 16 aprile 1893-Parma 21 luglio 1977
Entrò diciassettenne nellIstituto Saveriano di Parma. Prima di prestare il servizio
militare in qualità di tenente di sanità a Parma, emise nel 1915 i primi voti religiosi
e dopo la prima guerra mondiale, nel giugno del 1919, divenne sacerdote. Dal 1921 al 1937
fu missionario in Cina, ove tra laltro fu rettore del seminario della diocesi di
Chengchow e in seguito (dal 1931 al 1937) superiore religioso delle due missioni affidate
ai saveriani. Richiamato in patria, fu dapprima maestro dei novizi e poi, durante la
seconda guerra mondiale, parroco nella chiesa del Sacro Cuore in Parma. Quando nel 1946 fu
possibile convocare a Parma anche alcuni missionari della Cina per il Capitolo generale,
egli fu eletto superiore generale dei Saveriani, carica che ricoprì fino al 1956. Furono
gli anni più fervidi della sua vita e quelli che posero le basi dello sviluppo della
congregazione saveriana. Erano i tempi difficili della ricostruzione e, tuttavia, in quel
giro di anni furono aperti tredici nuovi istituti in Italia e avviate fondazioni negli
Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Brasile e nel Messico. Nel frattempo il numero dei
saveriani era più che raddoppiato. Inoltre si resero disponibili per altri campi di
apostolato anche missionari espulsi dalla Cina di Mao con provvedimento generale del 1°
maggio 1954. Il Gazza avviò allora le nuove missioni saveriane del Giappone, della Sierra
Leone, del Pakistan Orientale e del Brasile. Scaduto il suo mandato, fu per dieci anni di
nuovo maestro dei novizi e poi laborioso archivista presso la direzione generale di Roma,
fino a quando limmobilità delle gambe provocata da unaffezione alla colonna
vertebrale lo costrinse a dividere il tempo tra il letto e la carrozzella.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973,
263; Gazzetta di Parma 23 luglio 1977, 4.
GAZZA GIOVANNI
Parma 19 luglio 1924-Parma 6 dicembre 1998
Figlio di Luigi e Gemma Alessandrini. Frequentò il Collegio Salesiano di Parma. Entrato
nellIstituto dei Saveriani il 24 settembre 1939, vi compi la quinta classe
ginnasiale e il Liceo, dopo la professione religiosa dell8 settembre 1942.
Frequentò la teologia nel Seminario di Parma dal 1945 al 1949. Fu consacrato sacerdote il
29 giugno 1949. Per anni si occupò della stampa missionaria e in particolare di quello
che poi si chiamò Centro Educazione alla Mondialità. Partì per il Brasile il 21 gennaio
1957, diventando due anni dopo rettore del seminario di Juagapità. Fu eletto vescovo di
Abaetetuba do Tocantins, nel Nord del Brasile, il 12 novembre 1962, consacrato ad
Aparicida l8 dicembre 1962. Al Concilio Vaticano II fece un importante intervento a
proposito del decreto sulle missioni. Rientrato in Amazzonia, vi rimase fino al settembre
del 1966. Fu Superiore Generale dellIstituto Saveriano dal 13 settembre 1966
all11 agosto 1977. Il 27 ottobre 1981 fu trasferito alla sede di Anversa, incarico
che tenne per dodici anni, fino a quando cominciò a manifestarsi il male che lo condusse
a morte: nel maggio 1992, costretto dalla malattia (un tumore per cui fu più volte
operato), presentò al Papa le sue dimissioni e rientrò a Parma. Nonostante le
sofferenze, nel 1996 volle tornare in Amazzonia e per alcuni mesi sembrò che la vita di
missione lavesse fatto rinascere. rientrato definitivamente a Parma, prolungò il
suo impegno missionario attraverso articoli e libri (lultimo: Frammenti di
Amazzonia).
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 12 gennaio 1984, 9; Il seminario di Parma, 1986, 124;
Gazzetta di Parma 8 dicembre 1998, 10.
GAZZA PIETRO
Parma ante 1893-post 1927
Ebbe unintensa attività come costruttore, commerciante, accordatore e riparatore di
organi: il laboratorio aveva sede in un locale del palazzo Fainardi in via Cairoli. Nel
1903 ampliò i Serassi (1788) della chiesa di San Bartolomeo a Parma, restaurò quello di
San Vitale, inaugurato il 3 maggio 1913 con un concerto di Guglielmo Mattioli di Bologna e
quello di San Secondo nel 1927, oltre a vari altri interventi in città e provincia
(realizzò lorgano della chiesa di Santa Croce di Fontanellato).
FONTI E BIBL.: Gli anni del Liberty, 1993, 156; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
GAZZA ROBERTO
Lesignano di Palmia 1893/1911
Soldato del 20° Reggimento fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare,
con la seguente motivazione: Benchè ferito rimase al suo posto di combattimento (Tobruk,
22 dicembre 1911).
FONTI E BIBL.: G.Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dellimpero, 1937.
GAZZA VINCENZO FERDINANDO
Brescello 24 dicembre 1841-Sorbolo 14 novembre 1922
Figlio di Angelo e Lucia Cafarra. Appartenne al 1° Reggimento Bersaglieri dal 20 novembre
1861 al 12 agosto 1871. Fece la campagna del 1866 per lIndipendenza e lUnità
dItalia. Abitò e fu sepolto a Sorbolo.
FONTI E BIBL.: M. Clivio, Dal Risorgimento nazionale alle conquiste sociali, 1984, 67.
GAZZI ANTONIO
Bardi 1859
Avvocato, consigliere della Suprema Corte di revisione, fu deputato allassemblea dei
rappresentanti del popolo delle provincie parmensi il 4 settembre 1859 per il collegio di
Bardi. Ebbe poi otto voti per lelezione a presidente di detta assemblea.
FONTI E BIBL.: Assemblea del Risorgimento, Roma, 1911; F. Ercole, Uomini politici,
1941,162.
GAZZI AZZONE
Parma 1448
Fu calligrafo di professione. Scrisse un missale per la precettoria di SantAntonio
viennese della terra di Mirandola, del quale miniò le iniziali e forse anche qualche
carta Damiano de Moille nellanno 1448. Non sembra sia lo stesso Azzone Gazzi,
cittadino oriundo di Parma esercente il notariato nel 1451 in Castelnuovo dEnza e
ricordato dal Pezzana nel tomo III della Storia di Parma a pagina 61 e nellAppendice
a pagina 6.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911,
28.
GAZZI FRANCESCO
Parma 1824
Musicista, rifugiato politico, riparò a Bruxelles tra il febbraio e il marzo 1824,
diretto a Lovanio.
FONTI E BIBL.: S. Carbone, Rifugiati italiani in Francia, 1962.
GAZZI GIOVANNI STEFANO
Bardi 1594
Dottore in leggi, fu giudice di collegio nel 1594. Fu poi governatore di Busseto e di
Cortemaggiore e auditore di Ruota in Toscana. Nella Biblioteca Palatina di Parma si
conserva manoscritta la sua opera Annotationes ad decreta et statuta Placentiae.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 200.
GAZZOLA PAOLO, vedi GAZOLA PAOLO
GAZZUOLI LUIGIA o LUISA, vedi BOCCABADATI LUIGIA
GEISO
Parma 1036/1057
Collega di Dragone, fu maestro di Filosofia nello Studio, arciprete capitolare e canonico.
FONTI E BIBL.: G. Drei; U. Gualazzini; F. Rizzi, Professori, 1953, 10, 45.
GELATI ALDO
Fontanelle 1922-post 1971
Operaio, militante comunista, per la sua attività antifascista fu confinato per cinque
anni nelle Isole Tremiti. Dopo l8 settembre 1943 prese parte alla guerra di
liberazione. Organizzatore della Resistenza nel Parmense, fu comandante di battaglione
della 12a Brigata Garibaldi.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dellantifascismo, II, 1971, 500.
GELATI CARLO
Parma 17 gennaio 1883-post 1931
Nellanno 1903 si diplomò nel Conservatorio di Parma in oboe. Fu insegnante
di tale strumento nella Scuola municipale di musica di Modena.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 101.
GELATI GIROLAMO
Busseto 11 gennaio 1797-Parma 7 giugno 1862
Fu allievo di Giuseppe Bertoluzzi e Giacomo Smith. Studiò pittura a Parma e insegnò poi
a lungo in quellAccademia di Belle Arti, dove ebbe tra gli altri a discepoli
Giacopelli e Magnani. Tra i molti suoi lavori, degni tutti di considerazione, vanno
ricordati i disegni che ornano a Parma le sale della civica Biblioteca e del Museo
dAntichità e gli ornati che si ammirano nel Teatro Regio, in alcune sale
dellex Palazzo Ducale e nelle chiese di Santa Maria Maddalena e della Santissima
Trinità. Eseguì dipinti nel Santuario di Fontanellato e lasciò pregevoli opere a
Guastalla, a Pontremoli e in altre località (realizzò il Teatro di Fiorenzuola assieme a
Giacomo Giacopelli e a Vincenzo Bertolotti: fu inaugurato l8 ottobre 1853). Poco
prima che la morte lo cogliesse a Parma, dove abitualmente risiedette, fu incaricato
dallautorità comunale bussetana di allestire i cartoni per gli ornati al Teatro
Verdi, lavoro da lui iniziato e che altri provvidero a ultimare. Della sua produzione
grafica rimane solo lacquerello giovanile (1818) con Paesaggio e la tomba allegorica
di Angelo Mazza, nella Galleria Nazionale di Parma.
FONTI E BIBL.: C. Malaspina, Guida di Parma, 1869; N. Pelicelli, Guida di Parma, 1910; E.
Seletti, La città di Busseto, 1883; Rassegna darte 6 1906; U. Thieme-F. Becker,
Künstler-Lexikon, 1920, XIII; A.M. Comanducci, Dizionario dei pittori, 1972, 1417; D.
Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 180; Dizionario Bolaffi pittori, V,
1974, 313.
GELATI GIUSEPPE
Parma 1831
Durante i moti del 1831, assieme a Lanfranco Campanini, provvide a disarmare la truppa (13
febbraio). Una volta soffocata la rivolta, per evitare il carcere, fuggì prima in Spagna
e poi, forse, in Francia.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1937, 170.
GELATI GUSTAVO TULLO
Parma 6 novembre 1847-Parma 9 maggio 1899
Figlio di Pietro e Amalia Agadi. Avvocato, fu rappresentante della Giunta Municipale nella
stagione teatrale del Teatro Regio di Parma del Carnevale 1887-1888.
FONTI E BIBL.: Dietro il sipario, 1986, 286.
GELATI PAOLO
1961-Parma 31 luglio 1991
Appassionato naturalista sin dagli anni giovanili, quando già frequentava assiduamente le
uscite del Gruppo Naturalistico del Club Alpino Italiano di Parma, divenne poi un esperto
competente di ornitologia. Dottore in scienze naturali, ottenne premi e riconoscimenti
internazionali per la sua prestigiosa attività di ricercatore. Morì, giovanissimo, in
circostanze tragiche: precipitò dal tetto di un edificio mentre era intento a valutare la
massiccia presenza di colonie di storni nel piazzale della stazione ferroviaria.
FONTI E BIBL.: A. De Marchi, Guida naturalistica, 1997, 360.
GELATI PIETRO
Parma 1831
Fu tra gli inquisiti di Stato in seguito ai moti del 1831.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 413.
GEMINIA MAXIMA
Parma II/III secolo d.C.
Morta a diciannove anni, libera, filia carissima di Publius e di Prima, che le dedicò
unepigrafe, perduta, databile alla media età imperiale, nella quale si fa menzione
anche allofferta di statua odoramenta per quattromila sesterzi. Geminia è nomen
assai diffuso dappertutto, ma documentato sporadicamente in Cispadana. Maxima è cognomen
latino comunissimo, caratteristico di uomini e donne liberi.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 101.
GEMMI FRANCESCO
Parma seconda metà del XVII secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 126.
GENERALI GUIDO
Vicofertile 4 agosto 1916-Napoli 24 luglio 1988
Fu valoroso pilota durante gli ultimi combattimenti in Africa Orientale, dove, per meriti
operativi, venne decorato di medaglia dargento al valor militare e della Croce di
guerra, meritandosi numerosi altri encomi. Verso gli anni Cinquanta, dopo
unininterrotta carriera, venne incaricato di organizzare e condurre il corso di
preparazione per allievi operatori radar, presso il Reparto Dat della III Regione Aerea di
Bari, e in quella circostanza manifestò tutte le sue capacità tecniche e didattiche. Per
diversi anni mantenne la direzione del settore con i gradi di ufficiale superiore, sino ad
acquisire quello di generale di Brigata Aerea, a seguito della sua assegnazione al Comando
Nato. Alla sua morte, la salma fu tumulata nel piccolo cimitero del villaggio della
consorte, Vizzola di Fornovo di Taro.
FONTI E BIBL.: S. Pasini, in Gazzetta di Parma 9 ottobre 1996, 5.
GENESI ODOARDO
Parma ante 1629-Parma 27 agosto 1690
Professò nel 1629 e fu benedettino del Cenobio di Bobbio. Fu abate del monastero di San
Giovanni Evangelista in Parma dal 1677 al 1682 e dal 1689 al 1690. Scrisse un libro sulle
Regole del Canto Piano, edito in Parma nel 1682.
FONTI E BIBL.: A. Galletti, Monastero di San Giovanni Evangelista, in Archivio Storico per
le Province Parmensi 1980, 68.
GENESIO
ante 369-Brescello 25 agosto 399
Perdurando lo scisma nella città di Parma con la presenza di Urbano o di altro vescovo
scismatico a lui succeduto, il vescovo di Milano Ambrogio vi inviò Genesio. Non in
città, ove non poteva trovarsi a causa della presenza del vescovo scismatico, ma nel suo
territorio, a Brescello. Ritenendo per certo che Brescello fosse luogo distinto ma non
città e che fosse parte del territorio distrettuale della città di Parma e daltra
parte ricordando che solo col consenso del Papa o almeno del Metropolita poteva
distaccarsi dal distretto della città una zona per lerezione di un vescovado,
dovrà ammettersi allora che un fatto estraneo e occasionale abbia determinato la presenza
di un vescovo a Brescello, ove lo si trova soltanto dalla fine del quarto secolo e sino al
451 circa. Il fatto non può essere che quello che a Parma si trovava un vescovo deposto e
scismatico, che muoveva il popolo in suo favore. Il metropolita gli contrappose a
Brescello un vescovo cattolico, Genesio, dopo la condanna del vescovo Urbano, avvenuta
probabilmente nel 369. Ambrogio, forse verso il 374, mandò a Parma Genesio, allo stesso
modo che il Papa, dopo la condanna di Aussenzio, aveva inviato Filastrio a Milano. Non
potendo, per lagitazione popolare provocata da Urbano, rimanere in Parma, Genesio si
ritirò a Brescello. Malcisi afferma che Genesio venne a morire due anni dopo la morte di
Ambrogio, cioè nel 399. Di Genesio parlano il Muratori e il Tiraboschi, però notizie
più precise di lui sono date dallAffò nella sua illustrazione di un antico piombo
borgiano, stampata a Parma nel 1790. Quando infatti fu fatta una nuova invenzione delle
reliquie di Genesio a Brescello nel 1563 fu trovata entro lurna una lamina di
piombo, che fu inviata a Roma nel 1566 e di là passo nel museo borgiano di Velletri. Da
un lato della lamina si legge: Sancti Genesii templvm qvicvmque venitis fvndite corde
preces nostri sacer o miserere omne malvm vestrum precibus solvet deus eius nam corpvs
totvm iacet eivs hic tvmvlatvm. Da questa iscrizione è evidente che il tumulo conteneva
il corpo di Genesio. Ma che Genesio fosse vescovo e che la sua festa si celebrasse il 25
agosto si ricava dalla seguente iscrizione: In hoc venerabili loco condita sunt gloriosa
ossa beati Genesii cuius quondam urbis episcopi cuius festivitas celebratur octavo
Kalendas Septembrium. Uniscrizione scritta con caratteri del XIV secolo attesta che
Genesio fu propriamente vescovo di Brescello: MCCCLV die XXVIII Aprilis ego Ambrosius de
Velate abbas Monasterii Sancti Genesii de Bersillo reperi corpus. Il monastero di San
Genesio, di cui fu abate Ambrogio da Velate, venne innalzato nel X secolo da Attone,
figlio di Sigefredo, signore di Reggio e Modena. Mentre Attone cingeva Brescello di mura,
si scoprì infatti lanello pastorale di Genesio e una lamina di bronzo con la
scritta: Hic titulus est venerabilis Genesii huius Briscellensis urbis episcopi.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Vescovi della Chiesa Parmense, 1936, 36-40.
GENESIO DA PARMA
-Cagli 1439 o 1440
Fu Canonico della Cattedrale di Parma nel 1426. Il 27 dicembre 1429 fu creato vescovo di
Cagli e Pergola. Unì i monasteri di San Pietro e di Santa Cecilia, entrambi
dellOrdine Benedettino, e fece erigere la torre della Cattedrale di Cagli.
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei Vescovi, I, 1856, 704; A. Schiavi,
Diocesi di Parma, 1940, 271.
GENESIO GIOVANNI, vedi QUAGLIA GIOVANNI GENESIO
GENEXO, vedi DE LUCA SALOMONE
GENIPOOLA GIANNANTONIO
Parma 1480
Umanista dallo spirito satirico, a fianco di poesie in lode della Vergine, compose satire
contro i vizi della gente. Visse anche a Roma e a Napoli e disse male dei luoghi ove fu.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3 1958, 174.
GENNARI FRANCESCO
Mattaleto 4 ottobre 1752-Parma 4 dicembre 1797
Nacque da Giuseppe e Giacoma, molto probabilmente piccoli possidenti del luogo. Compiuto
il breve ciclo scolastico della scuola elementare locale, venne inviato a Parma, non è
certo se per mezzo dei sacrifici dei parenti o per sussidi e appoggi ottenuti, e lì potè
completare quegli studi che gli ottennero la laurea in Medicina, conseguita, pare con
molta lode, nel 1776. Continuando nello studio e nellesercizio pratico della sua
professione, salì ben presto in fama di medico dotto e di acuto anatomico (A. Pezzana).
Titolare della cattedra di Anatomia era a quei tempi Michele Girardi, amico dello
Spallanzani e illustratore delle Tavole del Santorini. Il Gennari fu suo discepolo e suo
collaboratore ed ebbe per il maestro stima e venerazione. Tanta riconoscenza gli venne
dalla cordiale ospitalità avuta dal Girardi nella sua scuola, onde gli fu permesso di
trarre profitto nei due anni 1773-1774 di un gran numero di cadaveri che gli servirono
soprattutto per i suoi studi sul cervello. Durante i primi anni di esercizio le strettezze
e le difficoltà finanziarie del Gennari pare non fossero poche. La famiglia non potè
venirgli in aiuto poichè, come risulta dagli atti di nascita esistenti nella chiesa di
Mattaleto, i genitori del Gennari ebbero altri undici figli: nove femmine e due maschi. Il
Gennari invocò allora un sussidio che, anche per interposizione di persone autorevoli,
gli venne concesso dal duca Ferdinando di Borbone a mezzo del Magistero degli Studi nel
1783, colla motivazione seguente: Il Dottor Collegiato Francesco Gennari implorante
nellannessa supplica una sovvenzione della R.. Munificenza, è uno dei migliori
allievi in medicina che usciti siano dalla restaurata Università. Loperetta
anatomica, che Egli pubblicò lanno scorso mostra la sua profonda cognizione in sì
fatta materia e quanto di sè prometta hanno concordemente indicato più giornali
letterarii che quella produzione commentarono copiosamente. Ciò non fu evidentemente
sufficiente, perché in una lettera diretta a Gian Battista Bodoni il 13 settembre 1788
così si espresse: Se Ella potesse indurre il generoso dApra a scrivere una lettera
a mio pro al S. Marchese Matellara accio mi ottenesse o il piccol soldo annesso al mio
impiego oppure lassistenza del S. Infante per fare il viaggio di Francia e
dInghilterra io mi riputerei felice assai. In altra lettera diretta al Bodoni del 1
novembre 1788, mentre questi si trovava a Roma, appare il vivo desiderio di visitare altre
scuole: Lo stesso S.r Conte Camuti mi ha suggerito che avendo egli proposto alla Corte di
spedire alcuni giovani a viaggiare, cioé: Bosani, Gasperotti e Rubini, avrebbe desiderato
che io fossi il quarto. Questo veramente sarebbe unico mezzo onde indenizzarmi delle
malefatte apportate al mio decoro così mi ha consigliato di supplicare a parte cercando
un sussidio in vista dei servizii prestati gratis per il corso di 5 anni agli Ospedali
militari del Castello. E nella minuta di una supplica indirizzata al duca Ferdinando di
Borbone, posteriore al 1783, si legge: ma essendo innato negli uomini il desiderio di
acquistare nuove cognizioni quindi è che ad inoltrarsi maggiormente nei misteri
dellarte sua egli riputerebbe ora utilissimo una peregrinazione medica. Dalle poche
e scarse memorie che si hanno sul conto del Gennari, è probabile che egli non potesse
adempiere a questo desiderio e si rassegnasse da quel momento allesercizio pratico
quale libero professionista in Parma come medico dellOspedale della Misericordia e
come Sanitario delle Truppe del Presidio Ducale. Fino a quellepoca (1788) il Gennari
si trovò in condizioni finanziarie tuttaltro che floride, sia perché non aveva
ancora esteso lesercizio professionale sia perché assorbito nello studio
dellanatomia. Da quel momento cominciò una nuova fase coronata da successi e
trionfi professionali ma seminata anche da una serie non interrotta di sciagure e miserie
morali. La vita del Gennari fu infatti di continuo travagliata. Nel primo periodo
dallangustia dei mezzi, poi dallaccentuarsi del suo carattere facilmente
irritabile e sospettoso e dalla passione per il gioco dazzardo e finalmente dalle
condizioni di salute. Come medico pratico ebbe ottima clientela e i guadagni furono buoni,
ma il Gennari dilapidò quasi ogni suo avere nel gioco dazzardo. Il suo temperamento
strano e bizzarro, che gli alienò gran parte degli amici nel momento di maggior bisogno,
una strana indole, resa ancora più acre dalla vita stentata, dalle aspirazioni
insoddisfatte e dal vedere forse non abbastanza compresa la sua opera, giudicata ottima da
pubblicazioni periodiche del tempo, appare già attraverso lepistolario al Bodoni,
ove lidea fissa della persecuzione risalta chiaramente. Il Pezzana, pare non da
documenti ma da relazioni verbali avute probabilmente anche da conoscenti del Gennari
stesso, afferma che egli soggiacque a una lunga malattia che è lecito supporre fosse una
tubercolosi polmonare. Fu certamente quello il periodo più triste della sua breve
esistenza, sia per la natura del male che lo logorava sia per lozio forzato a cui fu
costretto per lungo tempo, cui si aggiungeva lumiliante miseria che lo aveva ridotto
a fare assegnamento sulla pietà dei pochi amici affezionati rimasti (tra i quali Giovanni
Giovanetti), i quali provvidero anche alla tumulazione del Gennari. La chiesa di San
Silvestro, nella quale venne inumato, fu distrutta nel 1800. Lopera scientifica del
Gennari è affidata a un modesto volume edito nel 1782 coi tipi bodoniani e che porta per
titolo Francisci Gennari parmensis Medicinae Doctoris collegiati De peculiari structura
cerebri nonullisque ejus morbi. È scritto in buon latino ed è diviso in XLIX capitoli.
La parte veramente originale, quella che vale tutta lopera, è contenuta nel
capitolo XLVI De tertia quadam cerebri substantia. Questo lavoro fu a suo tempo celebrato
tra i più importanti, alla pari delle opere di scienzati del livello di Haller,
Sommering, Malpighi, Vicq dAzir e Monro.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV, 1833, 642;
Aurea Parma 1 1927, 35-39; C. Melli, Langhirano nella storia, 1980, 50.
GENNARI GINO
Collecchio 16 giugno 1921-Sirte 6 dicembre 1942
Visse con la famiglia a Vicofertile. Giocatore nella squadra di calcio del Parma nella
stagione 1941-1942, fu Caporale carrista e morì in combattimento nel corso della seconda
guerra mondiale.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 251.
GENNARI GIUSEPPE
Parma 29 settembre 1912-Barracas 16 luglio 1938
Figlio di Filippo. Vice Caposquadra dell851° Battaglione Vampa, fu decorato
di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Comandante di
squadra fucilieri, sotto lintenso fuoco delle artmi nemiche, incurante del pericolo,
si preoccupava di mantenere lordine e la coesione tra i suoi uomini. Ferito a morte,
pur rendendosi conto della gravità delle sue condizioni, era esempio di serenità e
stoicismo.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1941, Dispensa 10a, 614; Decorati al valore, 1964, 88.
GENNARI DANERI CURZIO
Parma 1910-1991
Diplomato al Conservatorio di Musica di Parma, fu maestro di contrabbasso al Teatro Regio
di Parma, al Teatro alla Scala e alla Rai a Milano dal 1936 al 1974. Suonò nelle più
famose orchestre italiane e nei più celebri teatri del mondo. Scrisse anche parecchie
poesie dialettali, alcune delle quali furono pubblicate negli anni tra il 1950 e il 1980
su riviste come Al pont ad Mez o sulla Gazzetta di Parma, di cui il Gennari Daneri fu
collaboratore esterno con articoli su ricerche originali e studi inediti su personaggi di
Parma legati allambito musicale: Martini, Pizzetti, Boito, G. Bottesini, Vernizzi,
Votto, Patané, Migliavacca, Campanini e Päer. Pubblicò anche articoli su personaggi
storici come Bottego e Rondizzoni, eroe dellindipendenza cilena e peruviana. Il
Gennari Daneri si espresse tra laltro in appassionate diatribe su Toscanini, il
Sessantotto e sul monumento a Verdi. Ebbe amici fraterni Alvarosi, professore di oboe,
Giuseppe Fulgoni, prima viola alla Rai, G. Sommi, primo contrabbasso, Nidi e Franzosi.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 26 agosto 1996, 5.
GENOCCHI ACHILLE
Parma 26 marzo 1893-Meclenci 9 maggio 1917
Figlio di Giacomo (o Enrico) ed Enrica Mamoli. Tenente del 61° Reggimento Fanteria, fu
decorato di medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione:
Comandante di una mezza compagnia, che costituiva la prima ondata di attacco, con mirabile
slancio giunse primo sotto i reticolati nemici. Ferito ad una gamba, non volle essere
allontanato e seguitò ad incitare i suoi soldati, finché cadde colpito nuovamente a
morte.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1920, 126; Decorati al valore, 1964, 88.
GENOCCHI ENRICO
Parma 27 aprile 1920-Cuviolo 28 ottobre 1944
Figlio di Gaetano. Tenente del 14° Reparto Salmeria Cavalleria Guide, fu decorato di
medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Ufficiale già
distintosi per alto senso del dovere nel periodo della lotta clandestina, al giungere
delle truppe alleate nella zona, chiedeva di venire immediatamente impiegato presso unità
operanti. Assegnato ad un reparto salmerie, nel corso di numerosi servizi di rifornimento
nelle immediate adiacenze delle prime linee, dimostrava di possedere elevate doti di
perizia e di sereno sprezzo del pericolo. Cadeva colpito a morte durante un violento
bombardamento avversario, mentre con generoso gesto si prodigava per portare soccorso ai
propri uomini.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 89; Caduti Resitenza, 1970, 113.
GENOCCHI GAETANO
Piacenza 1808-1865 o 1876
Maestro dintaglio nellAccademia di Belle Arti di Parma, nel 1835 applicò
ornati a sedili per la Corte di Parma e nel 1843 effettuò un intaglio commissionatogli da
Maria Luigia dAustria per la sua collezione. Nel 1849 fu attivo presso la Corte
borbonica di Parma.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 157;
Enciclopedia di Parma, 1998, 373.
GENOCCHI GIACOMO, vedi GENOCCHI GAETANO
GENOVESI BARTOLOMEO
Parma XV secolo
Fu medico famoso.
FONTI E BIBL.: G. Pighini, Storia a Parma, 1965, 101.
GENOVESI FILIPPO
Parma ante 1459-Parma post 1493
Fu allievo del veronese Guarino. Studiò inizialmente lettere greche e latine, oratoria e
poetica, poi scienze fisiche e mediche, in cui ottenne la laurea nel 1459. Nello Studio universitario di Parma insegnò
Filosofia (1478). Fu medico di personaggi distinti e della comunità religiosa di San
Giovanni Evangelista. Nellanno 1482 fu Anziano nella Squadra Rossa del Comune di
Parma. Curò anche il canonico regolare Matteo Bosso, portatosi a Parma a predicare, col
quale strinse amicizia e dal quale fu incoraggiato a drasi alla vita religiosa. Il
Genovesi entrò infatti successivamente tra i canonici regolari.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1791, III, 21-22;
Pico, Appendice, 1642, 164; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877,
184-185; U. Gualazzini, in Corpus Statutorum, CLII, n. 31; Aurea Parma 3 1951, 187, e 1
1953, 7.
GENTE GIBERTO, vedi DELLA GENTE GIBERTO
GENTILE GIULIO VINCENZO
Genova 1680/1681
Appartenente allOrdine dei Predicatori, fu eletto vescovo di Parma da papa Innocenzo
XI il 7 marzo 1680. Tale elezione però non ebbe effetto per il rifiuto costantemente
opposto dal duca Ranuccio Farnese. Fu nominato Arcivescovo di Genova nel 1681.
FONTI E BIBL.: A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 241.
GENTILI SPIRITO, vedi SPICIOTTI GIACOMO ANTONIO
GERALDO ARALDI GOCCI, vedi ARALDI GERALDO
GERARDINO DI BORGO SAN DONNINO, vedi GERARDO DA BORGO SAN DONNINO
GERARDO
Borgo San Donnino 1193/1197
Fu Prevosto di Borgo San Donnino negli anni 1193-1197.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 415.
GERARDO ARCILLI, vedi ARCILLI GERARDO
GERARDO CIMANI, vedi CIMANI GERARDO
GERARDO DA BORGO SAN
DONNINO
Borgo San Donnino primi decenni XIII secolo-Parigi 1276
Il Laurini afferma che, giovanetto, Gerardo vestì labito di San Francesco, ma
lAffò sostiene che egli abbracciò lordine dei frati Minori già adulto, dopo
aver pubblicamente insegnato grammatica in Sicilia. Verso il 1247 abitò nel convento di
Provins in Francia con fra Bartolomeo Guiscolo, seguace estremista del gioachinismo.
Gerardo, per le doti di intelligenza e di amore allo studio, attirò su di sè
lattenzione dei superiori, i quali decisero di inviarlo a Parigi (1248) perché in
quella capitale egli potesse completare la propria sacra erudizione, specialmente
teologica. Laspettativa dei superiori non andò delusa e ne è prova il fatto che
Gerardo, dopo altri quattro anni di studio, fu nominato lettore di teologia alla Sorbona e
ottenne la facoltà di predicare e confessare. In quel periodo i libri non assorbirono
interamente lattività di Gerardo, il quale, suggestionato, come detto, da un gruppo
di teologi seguaci del gioachinismo, tra i quali primeggiava Ugo de Digne, partecipò con
esaltazione a quel movimento, che, alimentato dalle profezie del suo banditore, Giovanni
dei Gioachini detto da Fiore, si era diffuso nel XIII secolo in numerosi centri
conventuali dItalia e dellestero. Per conoscere e valutare nella giusta misura
la figura di Gerardo è necessario collocarlo nellepoca in cui visse, allorchè il
mondo religioso era pervaso da misticismo e gli animi agitati da vaste correnti
spirituali. Erano i tempi delle Crociate e le moltitudini, stanche di guerre e conquistate
dai fulgidi esempi di fede offerti da Antonio di Padova e da Francesco dAssisi, si
volgevano allideale dellumana perfezione, mentre le strade dItalia erano
percorse da migliaia di flagellanti, i quali, coperti di sacco e scalzi, si facevano
frustare nelle pubbliche vie confessando ad alta voce le proprie colpe. In Calabria
Gioachino da Fiore, reduce dalla Terra Santa ed entrato tra i Cistercensi della Sambucina,
si diede alla predicazione invocando la riforma dei costumi e predicendo giorni
tristissimi al mondo cristiano. Asceta e mistico, teologo ed esegeta, la sua dottrina
palesa un insieme di fede e profezia. Valendosi della dizione oscura dellApocalisse
e interpretandone i versetti, ne scrisse un commento che incontrò larga diffusione,
contribuendo profondamente a turbare le coscienze. Lesegesi di questo religioso
spinse allinverosimile linterpretazione allegorica, che è infatti alla base
del sistema gioachimista. Nel Commento egli pretese di ricavare predizioni dalla lettura
dei libri sacri e siccome talune di queste si avverarono il suo nome e la sua dottrina
apparvero alle masse circonfusi di mistero e di paura. Così molti lo venerarono come un
santo e, prestando fede incondizionata ai fatti vaticinati, si formarono la convinzione
che fossero imminenti la nascita dellanticristo e la fine del mondo con il
conseguente giudizio universale. Imbevuto di tali idee, Gerardo se ne fece fanatico
assertore. Nonostante Gioachino da Fiore, convinto di eresia dallautorità
ecclesiastica, avesse abiurato i suoi libri e le sue dottrine, Gerardo determinò di
scrivere unopera intesa a provare come il Vecchio e il Nuovo Testamento non fossero
stati sino ad allora sufficienti a guidare luomo verso la vera perfezione e che
quelle dottrine, ormai superate, dovessero essere sostituite da altre capaci di imprimere
negli uomini un ordine perfetto di vita santa nel cristianesimo. Nacque così il libro In
Evangelium Aeternum, seu quosdam Libros Abbatis Joachim Introductorius, meglio noto con il
titolo semplificato di Vangelo Eterno. Secondo le affermazioni del cronista contemporaneo
fra Salimbene de Adam, dellAffò, di Cesare Cantù e del Feller, egli ne sarebbe il
vero autore, quantunque il Tocco, trattando delleresia nel Medio Evo, attribuisca a
Gerardo la sola collaborazione (laggiunta delle note e, forse, anche
lintroduzione, le quali formano la parte più originale e importante
dellopera). In sostanza Gerardo si fece continuatore della dottrina di Gioachino da
Fiore in una concezione, tuttavia, più audace e rivoluzionaria, giungendo a proclamare
che gli scritti del monaco cistercense si identificavano con il testo dellEvangelo
eterno e aggiungendo che la nuova legge sullo Spirito Santo avrebbe seguito e cancellato
quella del Figlio. Lopera, divulgata nel 1254, produsse a Parigi e altrove enorme
scandalo. Lopinione pubblica si gettò avidamente sulla pubblicazione e le
ripercussioni contro Gerardo si ebbero innanzi tutto allUniversità, che lo
estromise dallinsegnamento. Il vescovo di Parigi, procuratosi copia del libro, la
inviò a papa Innocenzo IV perché la giudicasse. Senonchè, per limprovvisa morte
del Pontefice, la pratica fu momentaneamente accantonata. Fu ripresa in esame dal
successore Alessandro IV, il quale da Anagni, con sue lettere del novembre 1255 dirette
allo stesso vescovo, pose allindice il libro e scomunicò Gerardo, impartendo
inoltre disposizioni affinchè questi fosse incarcerato. Nel frattempo i superiori
dellOrdine dei Minori privarono Gerardo di ogni facoltà e lo rimandarono in
Sicilia. Il Vangelo eterno, oltre a ispirare satire talvolta feroci nei confronti dei
Predicatori e dei Minori, offrì lappiglio a Guglielmo di SantAmore per
sfogare in un libro lo sdegno verso gli ordini religiosi che professavano mendicità,
sostenendo che il tenore di vita dei loro appartenenti era contrario al Vangelo. È questa
anche la ragione per cui papa Alessandro IV, nelle lettere del novembre 1255, esortò il
vescovo di Parigi a regolarsi in modo che nessuna infamia avesse a ricadere sui frati
Minori. Il libro di Gerardo fu proscritto ed esposto nellatrio di Notre Dame e
contemporaneamente si determinò per legge che nessun libro di religiosi potesse essere
posto in circolazione senza il preventivo nulla-osta delle autorità superiori. Salimbene
de Adam, che fu in rapporti di amicizia con Gerardo, scrive nella Cronaca
dellonestà di carattere e della costumatezza della persona, soggiungendo che la
protervia nelle sue opinioni era tale da eclissare però ogni virtù. E, riferendosi al
libro, lo definisce frivolo e pieno di cose degne di riso. Del Vangelo eterno non esiste
più copia. Tuttavia lAffò riproduce gli errori rimarcati da Ermanno Cordero,
domenicano, nel suo Cronico. Lo storiografo ritiene che non tutte le proposizioni fossero
state inserite nellopera da Gerardo, sostenendo che le più scandalose furono
aggiunte nelle schede volanti da malevoli per aggravare il delitto. Sarebbe priva di
fondamento la notizia, diffusa da apologisti e da chiosatori di memorie locali, secondo la
quale sul Vangelo eterno avrebbe meditato a lungo Renan nelle indagini storico-critiche
condotte sul pensiero cristiano e religioso in rapporto alle varie fasi della civiltà per
trarne materia contro la fede e i suoi maggiori istituti. Ciò perchè del libro, come
detto, non vi è più traccia da secoli essendo rapidamente scomparse dalla circolazione
le poche copie trascritte su pergamena. Similmente non è degna di credito
lasserzione che gli enciclopedisti francesi e i filosofi tedeschi avrebbero nel
XVIII secolo attinto allopera di Gerardo. Nonostante ladozione dei severi
provvedimeni, Gerardo non intese rinunciare alle sue idee, che confermò anzi con
ostinazione a Bonaventura, ministro generale, allorchè questi, che risiedeva a Parigi, lo
richiamò allobbedienza sperando forse che egli ritrattasse quanto aveva con calore
sostenuto. Nel 1258 venne citato e processato a Parigi. Ritenuto pazzo, morì in carcere
più che mai risoluto nel sostenere le sue opinioni.
FONTI E BIBL.: H. Denifle, in Archiv für Litteratur und Kirchen-Geschichte I, 49-142; F.
Tocco, Studi francescani, Napoli, 1909, 191 e seguenti; G. Bondatti, Gioachinismo e
Francescanesimo nel Dugento, Porziuncola, 1924, 63-85 e seguenti; H. Denifle, Chartularium
Univ. Parisiensis, Parigi, 1889, I, 297 e seguenti; Enciclopedia Italiana, XVI, 1932, 654;
L. Oliger, Lex. für Theol. und Kirche IV, col. 416, V, col. 449; Enciclopedia
ecclesiastica, III, 1948, 517-518; O. Holder-Egger (a cura di), Cronica fratris Salimbene
de Adam Ordinis Minorum, in MGH, Scriptores, XXXII, 236-238, 460-462; Angelo da Chiarino,
Historia septem tribulationum, a cura di F. Ehrle, in Archiv f. Liter. u.
Kirchengeschichte 2 1886, 238-284; F. Ehrle, Das Evangelium aeternum und die Commission zu
Anagni, in Archiv f. Liter. u. Kirchengeschichte I 1885, 57-70; Gratien de Paris, Historie
de la fondation des Frères Minerus, Parigi, 1928, 210; Enciclopedia Cattolica, VI, 1951,
85; Dizionario ecclesiastico, II, 1955, 54; D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina
, 1961, 162-166; G. Pighini, Storia di Parma, 1965; Stanislao da Campagnola, in
LAngelo del sesto sigillo e lAlter Christus, Roma, 1971, 157-162.
GERARDOZZI GERARDO
Parma 1318/1324
Figlio di Bonpietro, secondo lAlidosi (Li Dottori forestieri, 28) lesse Filosofia
naturale dal 1318 al 1324 presso lo Studio di Bologna. A quanto sembra , il suo
insegnamento, che non usciva dal commentario, gli procurò una notevole fama. Eletto nel
1318 con lo stipendio di cento bolognini, nel 1321 lo si trova incarcerato per debiti. Il
Gerardozzi, in seguito a sua istanza, fu poi liberato dal Consiglio del Popolo, che gli
accordò il beneficio di non essere molestato dai creditori per un anno.
FONTI E BIBL.: Zaccagnini, La vita dei maestri e degli scolari nello studio di Bologna,
Genève, 1926, 165; Zaccagnini, in Studi e Memorie per la Storia dellUniversità di
Bologna, vol. V, 172; R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea Parma 6 1929, 4-5.
GERBELLA
Parma 1753
Fu musico della Cattedrale di Parma il 22 aprile 1753.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
GERBELLA ALFREDO
Parma 25 giugno 1880-post 1938
Nato da Torquato e Maddalena Venturini. Calzolaio, comunista, ricercato
dallOrganizzazione di Vigilanza e Repressione dellAntifascismo, espatriò in
epoca imprecisabile in Francia, stabilendosi a Parigi. Nellottobre 1936 fu in Spagna
dove si arruolò nel Battaglione Garibaldi. Combattente sul fronte di Madrid
nellinverno 1936-1937, fu poi addetto al Servizio di intendenza. Formatasi la
Brigata Garibaldi, fu inquadrato nel secondo Battaglione come addetto alla cucina. Uscì
dalla Spagna sul finire del 1938.
FONTI E BIBL.: L. Arbizzani, Antifascisti in Spagna, 1980, 77; A. Lopez, Battaglione
Garibaldi, 1990, 27.
GERBELLA ENNIO
Coltaro 1923 c.-Parma 13 gennaio 1999
Figlio di Arnaldo, commericante di legname specializzato in pioppi. Il Gerbella si
indirizzò fin da giovane negli studi in agricoltura: conseguì il diploma di perito
agrario nellimmediato anteguerra nel prestigioso istituto agrario di Cremona,
allavanguardia in Italia. In seguito si iscrisse allUniversità di Perugia,
laureandosi nel 1948 in scienze agrarie. A quel punto, chiamato dallo zio Primo Moschini,
docente di composizione al conservatorio di Caracas, emigrò in Venezuela, dove rimase
sino al 1960. Durante gli anni trascorsi nel paese sudamericano, il Gerbella fu prima
dipendente del ministero dellAgricoltura e quindi docente di tecniche di
conservazione del suolo allUniversità di Merida. Tra laltro, grazie alla sua
particolare competenza, fu chiamato anche a partecipare in qualità di consulente alla
costruzione del tratto venezuelano della strada Panamericana. Rientrato in Italia per
motivi familiari nel 1960, il Gerbella acquistò unazienda agricola nella frazione
Isola Jesus, in Comune di Sissa, il cui sviluppo curò personalmente. Uno sviluppo mirato
in particolare alla pioppicoltura, settore nel quale il Gerbella portò significative
innovazioni. Proprio a seguito della sua attività instancabile e al passo coi tempi,
venne eletto alla presidenza dellAssociazione italiana pioppicoltori, incarico che
ricoprì per diversi anni. Fu inoltre membro delle commissioni regionali per
lagricoltura e per la difesa del suolo. Nel 1997 gli fu conferito il premio Parma
per lagricoltura da parte dellAssociazione nazionale dei giovani agricoltori
affiliata alla Confagricoltura, della quale il Gerbella fece parte, con la seguente
motivazione: Per limpegno costante profuso nellaffrontare i problemi del
controllo del territorio e dello sviluppo imprenditoriale delle aziende agricole e
forestali di cui è stato punto di riferimento a livello provinciale, regionale e
nazionale. Tra gli altri riconoscimenti che furono conferiti al Gerbella per la sua
attività, va segnalato il diploma con benemerenza per lattività accademica che gli
venne rilasciato dallUniversità di Merida al momento del suo rientro in patria.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 14 gennaio 1999, 8.
GERBELLA ERACLIO
Parma 22 giugno 1850-Parma 20 settembre 1929
Studiò corno con Raniero Cacciamani e contrabbasso alla Regia Scuola di Musica di Parma
dal 1860 e si diplomò con la lode in corno nel 1869. Iniziò subito la carriera come
professore dorchestra, diventando uno dei più ricercati per la sua valentia. Fu
primo corno per diversi anni al Cairo e in altre orchestre. Alla prima dellAida
nella capitale egiziana suonò, assieme ad Augusto Franzoni, per indicazione dello stesso
Verdi. Dopo due anni di servizio volontario e di supplenze, nel 1884 fu nominato titolare
della classe di solfeggio nella Regia Scuola di musica di Parma, posto che occupò per
quarantanni. Scrisse Solfeggi progressivi cantati e parlati, edito da Fantuzzi di
Milano. Per la sua indiscussa autorità, per mezzo secolo fu un dominatore della scena
musicale parmense. Nel 1881 iniziò la carriera di direttore di coro sia al Teatro Regio
che al Reinach, posti che tenne fino al 1913 e che riprese al Teatro Regio dal 1924 al
1926. In questa attività raggiunse vette altissime e fu chiamato anche in altri teatri:
Reggio Emilia (1888), Firenze (per la prima di Asrael di Franchetti), Bergamo (per il
centenario donizettiano, 1897), Bologna (per il Faust di Schumann, 1892 e 1895) e Pisa
(chiamato urgentemente da Toscanini, 1894). Si dedicò anche con successo alla direzione
dorchestra (tra laltro sostituì Toscanini a Bergamo durante le celebrazioni
donizettiane, 1897). Dal 28 marzo 1877, per quattordici anni, fu insegnante della Società
Parmense di Canto Corale, per dodici anni nel riformatorio Garibaldi, come pure al
Collegio Maria Luigia, allOrfanotrofio Vittorio Emanuele e al Convitto di Santa
Cecilia. Si conoscono soltanto tre sue composizioni per pianoforte: Palmina, polka
brillante (Milano, Vismara), La mezzanotte del nove agosto 1873, polka brillante (Genova,
Gasparini) e Un giro di valzer a Salsomaggiore, 10 agosto 1879 (Milano, Vismara). Ebbe
molti eccellenti allievi, tra i quali Arturo Toscanini, Gaetano Bavagnoli, Ildebrando
Pizzetti, Del Campos, Polo e Tansini.
FONTI E BIBL.: C. Schmidl, Dizionario universale musicisti, 3, 1938, 343; B. Molossi,
Dizionario biografico, 1957, 78-79; G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 133-134;
Dietro il sipario, 1986, 286; Banda della Guardia Nazionale, 1993, 94-95.
GERBELLA GIUSEPPE
Parma 1819/1837
Fu falegname al servizio della Cote ducale di Parma. Nel 1819 realizzò tavolini di noce e
portacatini con guarnizioni di ottone in Palazzo ducale. Nel 1829-1830 lavorò al Casino
del Ferlaro, diretto dal Gazola. Nel 1837 è ricordato per la costruzione di mobili vari e
manutenzioni a Corte.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Casa e Corte di Maria Luigia dAustria,
buste 8, 11, 240; Il mobile a Parma, 1983, 263.
GERBELLA LUCIANO
Felino-Mauthausen 8 marzo 1945
Fu deportato politico. Morì in campo di concentramento.
FONTI E BIBL.: Ufficio Toponomastica del Comune di Felino.
GERBONI EMILIO
Parma 28 febbraio 1850-Piacenza 25 agosto 1915
Secondogenito di Giuseppe Luigia Minardi, nacque in strada al Duomo 12. Il padre conduceva
una rivendita di vino e latte al piano terreno della stessa casa. Alletà di dici
anni frequentò la Reale Accademia di Belle Arti di Parma. Sposò poi, giovanissimo, Gemma
Melley. La coppia perdette, in tenerissima età, ben tre figli: sopravvisse solo Dante
(1882), fotografo anchegli. Linizio dellattivita fotografica vera e
propria, con un salotto di seconda categoria (subito chiuso), fu attorno al 1870, dopo
qualche anno di utile apprendistato probabilmente alle dipendenze di Carlo Antonietti, di
cui diventò socio negli anni 1878-1879. Quando il Gerboni si associò ad Antonietti,
questultimo era già apprezzato nome della fotografia parmigiana (fin dagli anni
Sessanta). Il divario professionale tra i due era tuttavia forte e prudentemente il più
anziano e affermato fotografo optò dapprima per una dizione generica: Antonietti Carlo
& C., successivamente trasformata (certo in seguito alle buone prove del Gerboni) in
C. Antonietti & Gerboni, borgo della Macina 21 - borgo al Leon dOro. Ma di lì a
poco, tra il 1882 e il 1883, Antonietti si ritirò definitivamente e il Gerboni si
trasferì nella bottega lasciata da Oreste Ajolfi, a sua volta ritiratosi nel 1883: borgo
Bondiola 15, Stabilimento Fotografico Nazionale, Gerboni Emilio, Parma. Nel 1887,
allEsposizione Industriale e Scientifica di Parma, il Gerboni ottenne una medaglia
dargento. Cessò lattività in Parma il 31 dicembre 1890, dopo aver esercitato
anche a Piacenza con un Premiato Stabilimento in via San Raimondo 104. Il Gerboni, che
durante il periodo trascorso con Antonietti venne aiutato anche dal fratello Egisto, in
venti anni di attività non si disco stò molto da una normale routine fotografica.
FONTI E BIBL.: R. Rosati, Fotografi, 1990, 165.
GERBONI GIUSEPPE
Gaione 17 maggio 1895-Firenze 8 dicembre 1918
Figlio di Abramo e Francesca Bonati. Muratore, fu Caporale nel 3° Artiglieria da
Montagna. Partecipò fin da principio alla prima guerra mondiale, combattendo
valorosamente. In un assalto a una trincea nemica fu ferito leggermente. Dopo tre giorni
di riposo ritornò in trincea, ma poco dopo, sorpreso da forte febbre, fu trasportato a
Firenze, dove morì per bronco polmonite. Fu decorato di medaglia di bronzo al valor
militare.
FONTI E BIBL.: Coruzzi, Caduti di Vigatto, 124, 28.
GERETO, vedi MARCHESELLI ALESSIO
GERINI MARCANTONIO
Parma 1710
Pittore copista attivo nellanno 1710.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, IX, 1821, 350.
GERMANI GEROLAMO
Piacenza-Parma 7 luglio 1630
Soprano castrato. Il 5 luglio 1609 fu nominato cantore nella Cappella Corale della
Steccata e nel dicembre 1616 ottenne un beneficio in Duomo, che conservò fino alla morte.
Nel 1627, assieme ad Amalia Tramballi, pose nel Duomo di Parma una lapide con iscrizione
commemorativa del musicista Guglielmo Dillen.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
GERMINAZZI GIOVANNI, vedi GERMINIAZZI GIOVANNI
GERMINIAZZI GIOVANNI
Parma 1831
Prese parte ai moti del 1831 e in seguito alla repressione della rivolta fu inquisito
perché riconosciuto altro dei disarmatori della truppa, feccia di popolo, vegliato per
delitti commessi e condanne sofferte, quindi capacissimo a delinquere.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1937, 173.
GEROLI BIAGIO
Felino-maggio 1944
Fu valoroso partigiano, morto in combattimento.
FONTI E BIBL.: Ufficio Toponomastica del Comune di Felino.
GERRA EUGENIO
-Parma 30 gennaio 1907
Fu prode soldato dellindipendenza italiana. Fece le campagne del 1859, 1860 e 1866,
raggiungendo il grado di tenente colonnello.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1 febbraio 1907, n . 31; G. Sitti, Il Risorgimento
italiano, 1915,130.
GERRA LUIGI
Compiano 15 novembre 1829-Roma 31 luglio 1882
Nato da distinta famiglia originaria di CastellArquato, si laureò in legge
allUniversità di Parma a soli ventanni, entrando poi nella magistratura del
Ducato di Parma. Nel 1859 il governo provvisorio lo scelse in qualità di segretario. Alle
elezioni dellassemblea costituente dello stesso anno fu eletto a rappresentare il
nativo collegio di Compiano. Alternò poi la carriera della magistratura con
linsegnamento universitario: fu infatti professore di diritto pubblico
nellUniversità di Parma, sostituto procuratore generale alla Corte dAppello
di Bologna (1861) e referendario al Consiglio di Stato (1862). Fece parte della
commissione per la compilazione dei codici civile e di procedura civile istituita nel
1865. In quello stesso anno fu nominato prefetto, prima di Ascoli Piceno e poi di Salerno.
Nel 1868 il Gerra, nominato consigliere di Stato, ricoperse in un momento difficilissimo
la carica di segretario generale del Ministero dellInterno. Fu pure deputato per tre
legislature: nella X (1867) e nellXI (1870) rappresentò il collegio di Foligno,
nella XII (1874) fu eletto in tre collegi (Parma, Foligno e Piacenza), ma optò per quello
di Piacenza. Nel 1870, annessa Roma allItalia, fu commissario civile a fianco del
generale Cadorna e rimase nella nuova capitale in qualità di consigliere di luogotenenza
presso il generale La Marmora. Dal 1873 al 1875 fu ancora segretario generale del
Ministero dellInterno, suscitando col suo operato le proteste del partito
democratico e dei repubblicani che il Gerra, liberale conservatore, fieramente osteggiava.
Nel 1875 assunse il delicato incarico di prefetto di Palermo. Mutato lindirizzo
politico con la caduta della Destra, il Gerra ritornò al più tranquillo ambiente del
Consiglio di Stato (1868) ove rimase fino al termine della sua esistenza. Appartenne prima
alla Sezione dellInterno, poi a quella delle finanze. In aggiunta alle ordinarie
funzioni di consigliere, presiedè per più anni la Commissione centrale per le imposte,
fu nel Consiglio sulle miniere e giudice supplente al Tribunale supremo di Guerra. Fu
insignito della Commenda dellOrdine della Corona dItalia.
FONTI E BIBL.: T. Sarti, Rappresentanti legislature Regno, 1880, 419; L. Mensi, Dizionario
biografico dei Piacentini, 1899, 203-204; T. Sarti, Il Parlamento subalpino e nazionale,
Terni, 1890, 507; A. Pariset, Dizionario biografico dei parmigiani illustri, Parma,
Battei, 1905, 43-45; Dizionario del Risorgimento Nazionale, diretto da M. Rosi, Milano,
Vallardi, 1933, III, 212; D. Galati, Gli uomini del mio tempo, Bologna, 1882; A.
Malatesta, Ministri, deputati, senatori, 1941, II, 25; G. Mischi, in Dizionario biografico
piacentino, 1987, 130; R. Lasagni, Bibliografia parmigiana, 1991, 175.
GERRA MARIO
Salsomaggiore 1894/1912
Soldato del 4° Reggimento bersaglieri, fu decorato di medaglia di bronzo al valor
militare, con la seguente motivazione: Volontariamente si presentava per far parte di una
pattuglia di combattimento e si spingeva nelle boscaglie dalle quali proveniva il fuoco di
fucileria nemica (Peitos, 16 maggio 1912).
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dellimpero, 1937.
GERRA PIER LUIGI
Colorno 31 agosto 1832-18 marzo 1886
Fu allievo del Collegio Alberoni di Piacenza. Divenne poi sacerdote e fu aggregato alla
congregazione delle missioni, dove esercitò per dieci anni limportante ufficio di
direttore. Tenne con molta lode per otto anni la scuola di teologia morale e di polemica e
fu anche maestro di sacra eloquenza, fornito di fine gusto letterario.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 204.
GERRA VINCENZO
-Firenze 14 aprile 1894
Fece la campagna militare di Novara nel 1849 riportandone due ferite. Nel 1859 si aggregò
alle truppe del Piemonte nel Corpo Real Navi e partecipò alla battaglia di Lissa.
Raggiunse il grado di Colonnello.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 16 aprile 1894, n. 104; G. Sitti, Il Risorgimento
italiano, 1915, 409.
GERVASI DOMENICO
Tizzano 5 luglio 1921-Sesta Inferiore 18 ottobre 1944
Figlio di Giovanni. Il Gervasi, partigiano appartenente al comando di polizia della zona
Est-Cisa, affrontò insieme con i compagni di lotta Enzo Gandolfi e Settimio Manenti i
tedeschi lungo la strada della centrale di Bosco e in quelloccasione fu orribilmente
ferito. Pur colpito a morte, si trascinò fino al borgo di Sesta Inferiore, ove trovò un
primo precario ricovero nella lettiera di una stalla. Successivamente una coppia di
contadini del posto, i coniugi Paride Cecchi e Diva Carenini, si accorsero della tragedia
del Gervasi e, sfidando i rischi del momento, lo ospitarono nella loro casa. Il Gervasi fu
amorevolmente curato e assistito, ma le premure della famiglia Cecchi e di altre persone
di Sesta non riuscirono a salvarlo: spirò tra atroci tormenti. Il Gervasi fu decorato di
medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Fino
dallinizio si dedicava attivamente al movimento di resistenza collaborando alla
organizzazione delle prime formazioni armate della zona e partecipando quindi con queste
ad azioni di guerra. Nel corso dellattacco condotto di sorpresa da preponderanti
forze nazi-fasciste contro la sede operativa del Comando Unico Est Cisa, dove egli
prestava servizio di polizia, sosteneva impavido durissimi combattimenti. Caduto il
Comandante Unico ed altri comandanti e partigiani, egli benchè ferito continuava nella
tenace resistenza, finchè colpito da una raffica di fuoco, trovava anche egli morte
gloriosa sul campo.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 122; Caduti resistenza, 1970, 77; Gazzetta di
Parma 15 ottobre 1989, 26.
GERVASI FRANCESCO
Parma XV/XVI secolo
Addottorato in leggi, fu Dottore dei Canoni. Visse tra la fine del XV secolo e
linizio del XVI.
FONTI E BIBL.: Pico, Appendice, 1642, 34.
GERVASONI CARLO
Milano 4 novembre 1762-Borgo Taro 4 giugno 1819
Nacque da una agiata famiglia di mercanti di preziosi (il padre si chiamava Antonio).
Terzo maschio di undici figli, la sua vocazione venne affidata a un pedagogo religioso. Fu
appunto in occasione di una funzione religiosa che il Gervasoni, ancora bambino, scoprì,
attraverso la voce dellorgano, la sua propensione alla musica. Col consenso dei
genitori, poté dedicarsi fin dalla giovane età allo studio di vari strumenti quali il
cembalo, lorgano, il salterio, larciliuto e il violino. Il padre, secondo uno
schema tradizionale, lo orientò però verso una carriera economicamente più sicura,
facendogli iniziare gli studi di ingegneria, con notevole profitto nella fisica e nella
matematica. Ma la morte improvvisa del genitore lo indusse ad abbandonare tali studi. Dopo
varie peripezie, tra le quali un soggiorno a Napoli per il perfezionamento musicale,
seguirono la sua amicizia col violinista Fioroni e il fidanzamento con quella che fu la
compagna della sua vita, Maria Bini, sua allieva nelle lezioni private che fu costretto a
impartire perché le finanze paterne non lo sostenevano più. Stava già progettando una
sua emigrazione in Cina, dove numerosi professori italiani avevano fatto fortuna, quando
il conte Niccolò Visconti gli procurò un incontro che causò una svolta definitiva e
risolutiva per la sua esistenza. La Comunità di Borgo Taro, dopo la scomparsa di Ignazio
Guelfi di Borgo San Donnino, sacerdote che aveva accompagnato più che dignitosamente i
vari servizi liturgici delle principali chiese di Borgo Taro, componendo, come era suo
dovere, mottetti e suonate, e la successiva rinuncia del maestro di Cappella don Vincenzo
Baruffaldi di Viadana, si trovò sguarnita di un valido organista per le chiese di
SantAntonino, San Domenico e San Rocco. La Comunità diede incarico a Domenico
Fenaroli di ricercare un organista da assumere in qualità di maestro di Cappella della
chiesa di SantAntonino. Nel Registro dei Convocati del 5 settembre 1789 si legge: Il
Sig. Console dintelligenza anche dei signori deputati alla ricerca di un organista,
partecipa ai sigg. Convocati di aver accettato per organista di questa nostra Chiesa
Matrice di SantAntonino il Sig. Carlo Gervasoni Milanese per questo munito di vari
attestati di celebri professori. Nello stesso anno, alletà di ventisei anni, il
Gervasoni giunse a Borgo Taro e già il giorno seguente il suo arrivo si esibì insieme a
un gruppo di filarmonici in alcuni concerti di sua composizione alla presenza del duca
Fogliani, in quei giorni ospite a Borgo Taro. Incontrò subito la simpatia e la stima dei
nobili, che divennero poi suoi mecenati, come i Picenardi, gli Stradelli e i Marchini,
così come della gente comune. Nel 1807 la Società italiana di Scienze, Belle lettere e
Arti lo nominò membro della sezione musicale insieme a Paisiello, Zingarelli, Cannetti,
Minoia, P. Martini, Buccioni e Santucci. Il Gervasoni fu autore delle seguenti opere: La
scuola della musica in tre parti divisa (Piacenza, 1800, in due volumi), Carteggio
musicale di Carlo Gervasoni con diversi suoi amici professori e maestri di cappella, in
cui si dimostra lutilità della Scuola della musica, si propongono e si sciolgono
alcuni dubbi alla medesima Scuola relativi (Milano, 1804), Nuova teoria di musica,
ricavata dallodierna pratica, ossia metodo sicuro e facile in pratica per ben
apprendere la musica. A cui si fanno precedere varie notizie storico-musicali (Parma,
1812).
FONTI E BIBL.: P. Bettoli, I nostri fasti musicali, 85; P.E. Ferrrari, Gli spettacoli, 95;
R. Eitner, Quellen-Lexikon, vol. IV, 213; Gazzetta di Milano 18 luglio 1819; Gazzetta di
Parma 27 luglio 1814; G. Gaspari, Catalogo, vol. 1, 148, 219, 220, 289; Musicologi
Italiani; Catalogo di San Marco, Venezia, 173; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 239;
A. Beccarelli, Carlo Gervasoni, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1985,
411-420; Dizionario Musicisti UTET, 1986, III, 173.
GESUIT o GESUITA, vedi MELCHIORRI FERDINANDO
GHELFI BENEDETTO
Parma ante 1605-1661
Professò nel 1605 e fu abate del monastero di San Giovanni Evangelista di Parma dal 1644
al 1649.
FONTI E BIBL.: A. Galletti, Monastero di San Giovanni Evangelista, in Archvio Storico per
le Province Parmensi 1980, 68.
GHELFI TERESINA FLAMINIA
Soragna 6 gennaio 1871-Roma 11 giugno 1951
Figlia di Giuseppe e Giuseppina Dughetti. Entrata nel Conservatorio di Parma nel 1889, ne
uscì quattro anni dopo con il diploma di canto e pianoforte. Dotata di una bella voce da
soprano leggero, esordì nel 1893 al Teatro comunale di Mondovì con la Sonnambula,
ottenendo subito un lusinghiero successo. Negli anni seguenti fu chiamata a cantare nei
teatri di Alessandria (Lucia di Lammermoor, 1895), di Forlì (Rigoletto, 1896) e di
Bologna (Don Pasquale, 1898). Nel settembre 1895, per la riapertura del teatro di San
Secondo Parmense, nella Traviata, nel finale del primo atto e in tutto il quarto ebbe dei
momenti di efficacia da trascinare il pubblico. Si hanno ancora notizie di lei nel 1897 a
Oneglia nella Mignon e a Fano nel Rigoletto. Nel 1902 fu ancora a Parma, richiesta dal
direttore del Conservatorio, Tebaldini, per eseguire la composizione per a solo di
Ildebrando Pizzetti Canzone a Maggio. Continuò per altri anni la sua carriera tra unanimi
consensi sia di pubblico che di critica. Si trasferì a Roma nel 1905, rimanendo sempre
nel mondo artistico e musicale: insegnò canto e pianoforte fino a tarda età.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 102; G.N. Vetro, Voci del Ducato, in
Gazzetta di Parma 26 settembre 1982, 3; B. Colombi, Soragna. Feudo e comune, 1986, II,
289.
GHERARDI ANTONIO
Parma ante 1783-post 1823
Accordatore e costruttore di cembali. Nel 1792 fu retribuito dal Collegio dei Nobili con
63 lire per tutte le accordature di due gran piano e forte, ed un altro piccolo, durante
le prove e le rappresentazioni (Archivio Storico di Parma, Computisteria borbonica, b.
524). Nel 1783 era altro accordatore dellAccademia Filarmonica di Parma. Nel 1785
aprì a Parma una piccola fabbrica di spinette e cembali allusanza di Vienna,
coadiuvato dai figli Giambattista, Camillo e Giuseppe, questultimo deceduto in
giovane età.
FONTI E BIBL.: G. De Piccolellis, Liutai antichi e moderni, 1885; G.N. Vetro, Dizionario,
1998.
GHERARDI ANTONIO
-Parma 9 giugno 1888
Figlio di Giambattista, costruttore di pianoforti. Sciolta la società con Berzioli, la
fabbrica fiorì diretta dal Gherardi, che si mise in società con Felice Giordani, già
dipendente di Berzioli, e la ditta prese il nome di Gherardi e Giordani. Nel 1875 la
fabbrica cessò la produzione.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
GHERARDI ANTONIO
Brescia 1919-Mediterraneo 10 agosto 1943
Figlio di Giovanni Battista. Tenente di Vascello, fu decorato di medaglia di bronzo al
valor militare, con la seguente motivazione: Ufficiale in seconda e successivamente
comandante di sommergibile, impiegato senza riposo in numerose missioni di guerra in acque
aspramente contese dallavversario, nel terzo anno della guerra 1940-1943 dava il
meglio di se stesso perché lUnità rispondesse in pieno al compito silenzioso e
tenace che le era commesso. Dimostrava, in ogni circostanza, tenacia di vittoriosi
propositi, perizia e sereno coraggio. Cadeva in combattimento, scomparendo con
lUnità che coraggiosamente aveva guidato in numerose azioni. Il Gherardi risiedette
sempre a Parma.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 136, 7 aprile 1950; Decorati al valore, 1964, [145].
GHERARDI BARNABA
Parma 1345/1346
Definito dal Rainaldi, nei suoi Annali Ecclesiastici, egregio atleta dalla Religione, era
Capitano della città di Smirne il 17 agosto 1346, quando ricevette una lettera di elogio
da papa Clemente VI, che scrisse allArcivescovo e al domicello parmensi. Mentre
Smirne era ancora occupata dai Cristiani, il Gherardi difese la città dallassalto
di Marbassano, principe di Acaja, collaterale dellimperatore Orcano e gran
condottiere dei Turchi. Per quanto Marbassano avesse già riportato una vittoria proprio
sui Cristiani di Smirne nel 1345, questa volta fu sconfitto e ucciso in battaglia.
FONTI E BIBL.: L. Grazzi, Viaggiatori, crociati e missionari, 1945, 87 e 102.
GHERARDI BERNARDO, vedi BERNARDI GHERARDO
GHERARDI CAMILLO
Parma 1823
Figlio di Antonio. Fabbricatore di spinette e cembali operante in Parma nel 1823.
FONTI E BIBL.: G. De Piccolellis, Liutai antichi e moderni, 1885.
GHERARDI EDOARDO, vedi GHERARDI ODOARDO
GHERARDI FILIPPO
Parma 1833/1842
Fu argentiere di buon valore.
FONTI E BIBL.: Argenti e argentieri, 1997.
GHERARDI FRANCESCO
Parma 1831
Fu tra gli inquisiti di Stato in seguito ai moti del 1831.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 419.
GHERARDI GIACOMO
Parma 1831
Prese parte ai moti del 1831.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1937, 173.
GHERARDI GIAMBATTISTA
Parma 1779-Parma 30 maggio 1860
Fabbricatore di spinette e cembali. Nel progetto di riordino della Ducale Orchestra del
1816 viene indicato come accordatore degli istrumenti di corte con una paga annua di 600
franchi e, nel caso dovesse recarsi a Colorno, gli sarebbe stata corrisposta una diaria e
il pagamento del viaggio (Archivio di Stato di Parma, Governo Provvisorio e Reggenza,
1816, b. 8). Alla morte del padre Antonio prese la direzione dellazienda e il
Molossi nel Vocabolario topografico (p. 298) scrisse che a Parma di molta perizia di
costruire piano-forti si è dimostrato il sig. Battista Gherardi. Nel 1850, messosi in
società con Vitale Berzioli, estese la fabbricazione ai pianoforti a coda sul sistema di
Vienna e ai verticali sul sistema francese.
FONTI E BIBL.: G. De Piccolellis, Liutai antichi e moderni, 1885; G.N. Vetro, Dizionario,
1998.
GHERARDI GIUSEPPE
Parma 1823
Figlio di Antonio. Fabbricatore di spinette e cembali operante in Parma nel 1823.
FONTI E BIBL.: De Piccolellis, Liutai antichi e moderni, 1885.
GHERARDI LUIGI
Parma 2 gennaio 1817-Parma 16 agosto 1900
Nato da una famiglia di negozianti (i quali divennero poi lodati costruttori di
pianoforti), il Gherardi, compiuti gli studi del corso filosofico, si dedicò alle
discipline medico chirurgiche. Dottore in medicina nel 1842 e in chirurgia nel 1846,
subito dopo fu prescelto quale chirurgo straordinario nello Spedale maggiore di Parma. Nel
1850 gli fu concesso di fare un corso di patologia chirurgica e nel 1851 ebbe la nomina di
sostituto alla cattedra di Operazioni chirurgiche sul cadavere e di Clinica. Andò quindi
a Parigi, ove erano i più grandi chirurghi del tempo, per perfezionarsi. Nellanno
1853 fu nominato clinico chirurgico, succedendo al Rossi, già suo maestro. In Inghilterra
Lister aveva allora scoperto il modo di cicatrizzare le ferite senza le suppurazioni e
così il Gherardi andò a Londra e a Edimburgo per esaminare e sperimentare il metodo
listeriano. Passò poi a compiere altri studi a Parigi, ove Lucas-Championniere era
lapostolo della nuova medicatura. Tornato in Italia, il Gherardi applicò subito i
nuovi metodi: a sessantanni abbandonò la Clinica per dedicarsi completamente
allesercizio della medicina. Lasciato linsegnamento, fu nominato professore
emerito. La sua fibra robustissima gli consentì di fare il medico ancora per ventidue
anni.
FONTI E BIBL.: A. Pariset, Dizionario biografico, 1905, 45-46.
GHERARDI ODOARDO
Parma 8 luglio 1898-Parma 20 marzo 1985
Partecipò alla campagna di guerra 1918. Iscritto allAccademia di belle arti di
Parma nel 1922, conseguì la licenza dei corsi speciali con diploma di merito e menzione
onorevole (ebbe a maestri D. de Strobel e P. Baratta). Dal gennaio 1925 al giugno 1940 fu
a Parigi. Vinse il concorso per affrescare il castello di Chilly Mazarin. Nel 1926 operò a Lilla, Roubaix, Tourquoing, Saint Quintin,
Amiens e Nancy. Collaborò per dieci anni con George De Bas come progettista,
cartellonista e bozzettista di scene per teatro e riviste. Nel 1938 e 1939 tenne due
mostre personali con il patronato del direttore generale di Belle Arti Gillet e
dellambasciatore italiano Guariglia. La mietitura, esposta nella mostra alla
Libreria Italia venne scelta per il museo del Jeu de Paume di Parigi. A causa delle
ostilità franco-italiane essa non ottenne la conferma. L11 giugno 1940 venne
arrestato, internato in campo di concentramento e quindi rimpatriato. In Italia tenne
varie mostre personali, tra cui quelle di Como, Varese, Legnano e Verona, partecipando,
inoltre, a premi e mostre collettive. Nellottobre del 1975 il Gherardi, dopo anni di
silenzio, tenne una personale antologica alla galleria
Giordani di Parma, una mostra che per i parmigiani fu unautentica sorpresa:
la scoperta di un pittore famoso da cinquantanni in molte città italiane e a Parigi
ma non molto noto proprio nei borghi ove era nato. Delle sue opere si ricordano: Ritratto
di Raffaele Guariglia, Ritratto del poeta Fiumi, Susanna al bagno, Purezza (1937,
Collezione Mauchair, Parigi), Giovinezza (1937, Collezione Conte della Porta, Bruxelles),
Le tre Marie (1937), Dopo il bagno, Fecondità, Ritratto della Principessa Soragna coi
bambini (1941), Marianna abbandonata da Teseo, Ritratto dei figli del Marchese de la Tour.
La pittura del Gherardi è accurata, ricca di fantasia, caratterizzata da una luce
levigata e affascinante, quella luce particolare emiliana evidente anche in Amedeo Bocchi
e Carlo Corsi. I suoi temi sono classici: mitologia, paesaggio post-impressionista e
ritratto. Soprattutto la permanenza in Francia lasciò una traccia consistente: il
Gherardi fu pittore di corte, professionista scrupoloso, capace di stendere raffinate
storie senza tempo su enormi tele eseguite su commissione.
FONTI E BIBL.: Bollettino dArte II 1908, 113, 398; U. Thieme-F. Becker,
Künstler-Lexikon, 1920, XIII; A.M. Comanducci, Dizionario dei pittori, 1972, 1437; Un
artista parmigiano a Parigi, in Aurea Parma 22 1938, 70-71; G. Copertini, Odoardo Gherardi
pittore, in Parma per lArte 6 1956, 27-30; Due ritratti di bimbi del pittore
Gherardi, in Parma per lArte 7 1957, 35-36; Nello studio di Odoardo Gherardi, in
Parma per lArte 8 1958, 143; L. Fiumi, Gherardi, un certosino del pennello, in Gazzetta di Parma 19 ottobre 1959; Lusinghieri
riconoscimenti, in Parma per lArte 12 1962, 135-136, 137; G. Copertini, Odoardo
Gherardi, Parma, Bodoniana, 1963; T. Marcheselli, Cento pittori a Parma, Parma, 1969,
128-129; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 493; T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma
21 marzo 1985, 5.
GHERARDI ROBERTO
Castelguelfo 4 dicembre 1899-Puro Cielo 11 ottobre 1944
Calzolaio, militante nel Partito comunista dal 1921, nel 1927 fu condannato dal Tribunale
speciale a cinque anni di reclusione. Scontata la pena, riprese lattività
clandestina e nel 1937 accorse in Spagna, volontario garibaldino. Con il ritiro delle
Brigate Internazionali riparò in Francia, ove venne internato nel campo di Vernet e, dopo
loccupazione tedesca, consegnato alle autorità italiane che lo inviarono al confino
nellisola di Ventotene. Dopo l8 settembre 1943 prese parte alla guerra di
liberazione, nelle file della Resistenza, organizzatore di formazioni partigiane e
commissario politico della 36a Brigata Garibaldi Bianconcini. Cadde in combattimento nei
pressi di Ravenna.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dellantifascismo, II, 1971, 546.
GHERARDINI CLEMENTE, vedi GHERARDINO CLEMENTE
GHERARDINO CLEMENTE
Parma 1547-Parma 21 settembre 1615
Frate carmelitano, è detto da padre Aurelio Ragnino da Crema bonarum omnium artium et
scientiarum amator et excultor. Studiò le lettere latine e greche, la retorica e la
poesia. Proseguì gli studi con i corsi di Filosofia e di Teologia, che poi insegnò nel
Convento di San Martino di Bologna e, dal 1603, in quello di Parma. Fu in Parma nel 1597,
delegato dal SantUffizio a rivedere per la stampa le Rime di Giovanni Maria Agacio.
Lanno seguente fu nominato definitore generale della sua Congregazione e in seguito
fu chiamato a reggere il Convento di Parma. Fu inoltre Reggente degli studi nel Convento
di Bologna (1587). Fu più volte Diffinitore in più Capitoli, e predicò con sommo
fervore, e molto frutto in Parma, in Mantova, in Ferrara, in Bologna, in Milano. Il
Gherardino fu lodato da Pico, Felina, Giambattista Guarguante e Carlo Maria Vaghi.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV, 310; A.
Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 634.
GHERARDINO DA BORGO SAN DONNINO, vedi GERARDO DA BORGO SAN DONNINO
GHERARDINO DA SACCA
Sacca-post 1393
Nel 1393 fuse la campana detta del Sanctus, la più antica e piccola di tutte, che si
trova nella loggia della cupola della Cattedrale di Parma. Serviva per avvisare i
campanari che stavano sulla torre quando dovevano suonare a gloria nelle messe solenni o
nei pontificali.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti Parmigiane;
Barbarossa, Il rintocco della Stella, in Atlante, 17-18.
GHERARDO, vedi CASSIO GHERARDO
GHERARDO DA MODENA, vedi BOCCABADATI GHERARDO
GHERARDO DA PARMA, vedi CANEPARI FRANCESCO ANTONIO MARIA
GHERARDUZZI LEONE
Parma 1398
Ingegnere e architetto del Comune di Parma, fu chiamato con Zanetto da Fornovo nel 1398 a
dare relazione di lavori che erano stati fatti a Castelnuovo oltre Enza, allora nel
distretto del Comune di Parma (rogito di Pietro del Sale, del 1398, nellArchivio
Notarile parmense).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 28-29.
GHERRI ANTONIO
Parma 1751/1778
Nellestate del 1751 firmò un progetto come perito pubblico: si tratta di un ponte
da eseguire sul canale Maggiore, corso dacqua che fu spesso al centro della sua
attenzione fino al 1778.
FONTI E BIBL.: P. Zanlari, Tra rilievo e progetto, 1985, 97.
GHEZZI ANTONIO
Borgo San Donnino 2 luglio 1839 - Parma 2 luglio 1907
Studiò nel Seminario Maggiore di Parma (si laureò in teologia). Fu nominato
Rettore del Seminario di Berceto lanno 1870 e vi rimase per dodici anni insegnando
dapprima teologia dogmatica e morale e poi filosofia razionale. Quindi passò a reggere
limportante parrocchia di Soragna (1882-1884). Fu fatto Canonico Penitenziere
maggiore di San Donato (1884) nella Cattedrale di Parma e quando il rettore Andrea Ferrari
fu eletto alla Diocesi di Guastalla, il Ghezzi ne raccolse leredità della direzione
del Seminario di Parma. Fu prelato domestico di papa Leone
FONTI E BIBL.: I. DallAglio, Seminari di Parma, 1958, 194; B. Colombi, Soragna:
cristiani ed ebrei, 1975, 37-38.
GHEZZI CARLO
Borgo Taro 22 dicembre 1921-Borgo Val di Taro 2 giugno 1983
Studente, attivo antifascista, dopo l8 settembre 1943 prese parte alla guerra di
liberazione nelle file della Resistenza parmense, al comando della 2a Brigata Beretta
della Divisione Cisa.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della Resistenza e dellantifiscismo, II, 1971, 546.
GHEZZI CESARE
Parma-Parma 31 agosto 1991
Noto artista dialettale della Compagnia dei Clerici, fratello del più anziano Franco, fu
figura preminente dello stesso genere teatrale, degno di figurare al fianco di Italo e
Giulio Clerici e di Montacchini. Il Ghezzi si specializzò in parti comiche, come quella
di Telesforo Bartovelli in Stavolta an la bev miga. Certe sue scene mute da ubriaco che
passa dalla tristezza al pianto e finisce col gesticolare alla luna, quasi arrestavano il
corso della recita, tanta era la comicità espressa dal Ghezzi. Per favorire la ripresa
dellazione scenica interrompendo i battimani e le risate del pubblico il Ghezzi
ricorreva a qualche curiosa improvvisazione, come quella di reclinare la testa, come vinto
dal sonno. Nel 1945 sposò Jolanda Armenzoni, definita dalla critica specializzata una
delle migliori artiste dialettali del teatro italiano, anche perché munita di non comuni
doti canore. Lattività del Ghezzi (commesso di tessuti) gli permise di seguire la
Compagnia dei Clerici nella serie di spettacoli dedicati alle Forze armate, che si
susseguirono in diverse città italiane. Le recite dei Clerici, con repertori in parte
italianizzati, mieterono straordinari successi, cui il Ghezzi diede sempre il proprio
contributo di maestria.
FONTI E BIBL.: P. Tomasi, in Gazzetta di Parma 1 settembre 1991, 7.
GHEZZI FRANCO
Parma ante 1940-Parma ante 1991
Fratello maggiore di Cesare, il suo nome è legato a una lunghissima attività teatrale.
Già affermato attore, lavorò con moltissime compagnie professionali di giro. Si produsse
su tutti i palcoscenici dellItalia settentrionale, prima e dopo la seconda guerra
mondiale. Recitò in lingua, insieme con colleghi affermati, nel repertorio leggero, che
era quello più accettato del momento. Poi, ancora assai giovane, fu attratto dal
repertorio dialettale, affascinato dalla personalità di Montacchini e dei fratelli Giulio
e Italo Clerici. Lavorò con le due compagnie, dando a entrambe un cospicuo contributo di
esperienza teatrale. Sposò Bianca Dalla Bella, anchessa bravissima attrice
caratterista. Con i Clerici lavorò su scala professionale in molti teatri, condividendo
con loro i sacrifici che immancabilmente comporta questa attività ma anche
indimenticabili successi. Il Ghezzi si staccò nettamente da tutti: la sua recitazione fu
assai apprezzata dagli stessi colleghi, al punto da chiamarlo, in senso di riconosciuto
apprezzamento, il Cimara (riferendosi al grandissimo attore nazionale del tempo).
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1 settembre 1991, 7; R. Piazza, 50 anni Famija Pramzana,
1997, 72-73.
GHIA ANTONIO
ante 1848-Parma 19 settembre 1904
Fu volontario nella prima Colonna Parmense del 1848.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 21 settembre 1904, n. 260; G. Sitti, Il Risorgimento
italiano, 1915, 409.
GHIARD LORENZO, vedi GUJARD LAURENT
GHIDETTI GAETANO
PIETRO FRANCESCO
Parma 6 aprile 1723-Parma 22 settembre 1793
Nacque da Giacomo e Giulia Ferrari, abitanti nella parrocchia di San Pietro. Venne
battezzato il giorno seguente coi nomi di Gaetano, Pietro, Francesco e Adamo ed ebbe come
padrini Francesco Grandi e Maddalena Meloni in rappresentanza dellillustrissimo don
Carlo Ferrari, Consorziale. Suo padre faceva lindoratore e doveva guadagnare
abbastanza bene, tanto da poter permettersi di far studiare il figlio primogenito Carlo
Antonio da medico, mentre il secondo, Giacomo, intraprese il mestiere del padre e lavorò
per il teatro e per quelle chiese in cui operò pure il Ghidetti. Non si hanno documenti
sui suoi maestri, anche se si può proporre il nome di Pietro Righini, parmigiano, pittore
di architettura, allievo del grande Ferdinando Galli Bibiena. Il Righini lavorò con
successo nel campo dellarchitettura religiosa e civile, nonché per il teatro e per
le grandi cerimonie. Fu a Napoli tra il 1737 e il 1739 lasciandovi nel teatro una impronta
di eccezionale valore. Per il resto la sua attività si svolse prevalentemente a Parma,
per cui è logico ipotizzarlo come maestro del Ghidetti. È invece da respingere
decisamente la tesi avanzata da alcuni studiosi di un Ghidetti allievo di Francesco
Grassi, essendo questultimo più anziano di un solo anno e a sua volta allievo del
Righini. Il Ghidetti si sposò con Angela Giangrandi e dal matrimonio nacquero sei figli,
di cui però solamente quattro risultano vivi nel censimento del 1765. La famiglia abitò
dietro la chiesa di San Bartolomeo, nellomonima piazzetta, in una casa di sua
proprietà, con a piano terra la bottega. Il primo autorevole successo pubblico il
Ghidetti lo riscosse in occasione della grande cerimonia per il battesimo di Ferdinando di
Borbone (1751), svoltasi a Parma in autunno, nonostante il futuro duca fosse nato il 20
gennaio. A Parma il compito di disegnare e allestire la macchina per i fuochi dei
festeggiamenti venne affidato al Ghidetti con la collaborazione del fuochista Luca Bonani.
La macchina fu collocata davanti allAlbergo della Posta, che era unito a Palazzo
Rangoni, verso Santa Cristina. per il Carnevale del 1756 vennero allestite le opere La
buona figliuola (di Carlo Goldoni, con musica di N. Piccinini), Catone in Utica (di
Metastasio, con musica di Bach), Issipile (di Metastasio, con musica del Galuppi). Alla
loro realizzazione si trova il Ghidetti, che cominciò a dipingere le scene il 13 novembre
1755 insieme al pittore Antonio Malagodi. Nella stagione seguente il Ghidetti dipinse sia
le decorazioni per le tragedie e le opere musicali rappresentate al Teatro Ducale di
Parma, sia le nuove decorazioni per il teatro di Colorno, ordinate, come si legge nella
nota del 20 luglio di quellanno, dallintendente generale Du Tillot. Castore e
Polluce (di G. Bernard, tradotta dal Frugoni e musicata dal Rameau) e Titone e
lAurora (del De la Mare e Voisenon, con musica del Mondoville) sono le opere che
furono rappresentate nel 1758. Il Ghidetti dipinse, tra laltro, lingresso
dellInferno per la prima e due laterali, una fontana, un fondale di mare e il carro
dellAurora con nuvole per la seconda. Il 1759 fu un anno importante per il Ghidetti,
che venne nominato capo pittore teatrale, ricevette lincarico per completare la
scenografia interna di SantAntonio Abate di Ferdinando Galli Bibiena e fu chiamato
al restauro di San Benedetto. In questultima chiesa eseguì belli ornati, dentro i
quali Antonio Bresciani dipinse alcune storie, ma a metà dellOttocento il fumo, la
polvere e più lincuria hanno ormai tutto cancellato e guastato, annota lo
Scarabelli Zunti, e la chiesa, abbandonata e cadente per vetustà, venne sottoposta a un
radicale restauro. Ben più complesso fu limpegno per il tempio di
SantAntonio. Il Ghidetti, seguendo le precedenti indicazioni del Galli Bibiena,
dovette adeguare linterno al mutato gusto del tempo, riformando i fori della seconda
volta, dipingendo tutti gli ornati e disegnando gli altari e le ancone: un lavoro che
durò alcuni anni, in quanto la chiesa venne ultimata e inaugurata nel 1766. Nei mesi
precedenti il Ghidetti aveva eseguito delle pitture darchitettura sulla torre
dellorologio in Piazza Grande, in occasione del restauro della stessa, ed era stato
pagato 352 lire. le figure erano state invece dipinte dal Bresciani. Sempre nel 1759 si
trova il Ghidetti a Colorno, impegnato nel Palazzo Ducale ad affrescare una camera
dellappartamento della Duchessa, eseguendo dei motivi architettonici sotto la
direzione del Petitot. Il rinnovato e ingrandito teatro richiese il rifacimento o
ladattamento delle vecchie scene e il 3 maggio 1761 il Ghidetti ricevette 3 zecchini
gigliati per avere con un suo aiuto dipinto laumento fattosi nella scena
rappresentante il Grande Giardino, per renderla servibile sul grande nuovo palco scenario
di questo Regio ducal Teatro nellopera musicale dellandante primavera e per
avere nella maggior parte rinnovato il dipinto vecchio di detta scena. Il lavoro per il
teatro si alternò a quello per le chiese. In SantAntonio continuò a dipingere
fregi e ornati, nei quali vennero inserite le figure del Peroni, mentre ricevette
lincarico da monsignor Pisani, che già seguiva i lavori nel tempio bibienesco, di
rinnovare la chiesa di SantUldarico delle monache benedettine cassinesi. Il coro,
rifatto nel 1740, venne lasciato immutato: in fondo allabside si inserì una grande
ancona barocca disegnata dallo stesso Ghidetti che per ricchezza e complessità riecheggia
quella di San Vitale, dovuta al Righini. Il corpo della chiesa restò delle medesime
dimensioni. Il rifacimento andò distrutto, come osservò il Copertini, il precedente
soffitto in legno intagliato, risalente al Quattrocento. Nelle pareti laterali del
santuario vennero poste due cantorie in legno, ornate di fregi in oro piuttosto pesanti,
se paragonati a quelli di poco successivi di SantAntonio, più agili e sciolti.
Nelle due cappelle laterali più vicine al santuario vennero dipinte le ancone con uno
sfondo darchitettura in cui spiccano in primo piano due angioletti dorati.
Particolarmente intenso per il Ghidetti fu il 1769, anno in cui si celebrarono le nozze
tra il giovane duca Ferdinando di Borbone e laustriaca Maria Amalia. Nella chiesa
parrocchiale di San Paolo, custodita dalle monache benedettine, ad onore di Maria fu dal
R. Augusto sovrano Ferdinando fatta costruire adorna o vaga cappella il di cui dipinto
venne eseguito da Gaetano Ghidetti: così è scritto in una relazione sulla chiesa (Fondo
Moreau de Saint Mery, presso la biblioteca Palatina di Parma). Negli anni seguenti la sua
attività si divise tra Parma e Colorno e sovente si trovò a lavorare insieme al
Bresciani: questultimo eseguì le figure tra i motivi architettonici e le
prospettive realizzate dal Ghidetti. I due, a esempio, nel 1772 affrescarono
loratorio di Copermio, la cui costruzione era iniziata lanno precedente su
progetto di Pietro Cugini, allievo del Petitot, e per iniziativa di Ferdinando di Borbone.
Contemporaneamente lavorarono al casino che stava sorgendo vicino alloratorio: in
una sua nota il Ghidetti afferma di aver dipinto di sua invenzione tre Gallerie, tre
Camere nel Apartamento di Madama R., tre Camere nel Apartamento di S.A.R. e altre due
Camere che serve al Apartam. di S.A.R. Giuseppe Bertini (in Colorno: una guida) ritiene
che una traccia dei dipinti ghidettiani si trovi in alcuni ambienti del secondo piano.
Superata la soglia dei cinquantanni, il Ghidetti ebbe lonore di entrare tra i
docenti dellAccademia Parmense, che viveva uno dei momenti di maggiore splendore.
Nel verbale della sessione del 13 agosto 1774 è scritto: Si è amesso nel numero de
Professori Consiglieri con voto il Sig. Gaetano Ghidetti pubblico architetto.
Allinizio del 1779 il Ghidetti entrò al servizio della Corte, dove già prestava il
proprio lavoro dal dicembre del 1764 il fratello Antonio come cirusano de familia con los
honores de cirusano dela R. Camara. Il Ghidetti fu nominato con decreto del 1 gennaio 1779
e collannuo soldo di 3000 lire collespressa condizione chegli sia
obbligato di fare senzaltra corresponsione tutti i lavori che verrannogli richiesti
per Reale Servizio tanto in Parma che in Colorno e ovunque pe quali però gli
saranno somministrati li occorrenti, come allordine di S.E. il Sig. Marchese Maestro
dAzienda che resta in Felino. Il Ghidetti fu poi nominato anche cavaliere e nel 1786
ricevette dal Duca il compito di restaurare in San Quintino la cappella della Beata
Orsolina, nella quale dipinse gli ornati alle pareti, mentre nellancona venne
immessa una pala di Benigno Bossi, che sostituì una del Malosso. Nel 1846 la cappella
venne restaurata e alle sue pareti furono posti più tardi (1887) due dipinti di Cecrope
Barilli. Lanno precedente aveva diretto i lavori di ristrutturazione di San
Bartolomeo, la sua chiesa parrocchiale, ma del suo operato non è facile individuare il
segno, se non forse in alcuni ornati o in ancone dipinte con motivi settecenteschi o nel
disegno di certi altari. Tra il 1787 e il 1789 si ha notizia della sua presenza attiva a
Colorno. La chiesa ducale di San Liborio, disegnata dal Petitot, continuò a essere
arricchita dallapporto dei più prestigiosi artisti della Corte: dal Callani al
Baldrighi, al Ferrari, Muzzi, Bossi, Guiard, Sbravati, Pecheux e Bresciani. Il Ghidetti
dipinse le quadrature della cappella delle reliquie e successivamente le stanze
dellappartamento nuovo che il Duca si era fatto costruire accanto alla chiesa. A
settantanni il Ghidetti si spense. È da ritenere che negli ultimi mesi di vita
fosse ammalato, in quanto dal 21 giugno 1792 non prese più parte alle sedute
dellAccademia. Alla sua morte la vedova ebbe diritto a una pensione annua di 1000
lire, pari a un terzo dello stipendio. Senonché la donna che fece domanda al Duca per
ottenere la pensione si chiamava Innocenza Gelati: è dunque da credere che il Ghidetti
fosse rimasto vedovo e si fosse risposato.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 186; P.A. Corna,
Dizionario, Piacenza, 1930; Enciclopedia pittura italiana, II, 1950, 1069; C. Alcari,
Parma nella musica, 1931, 102; M. Pellegri, Boudard statuario, 1976, 37; Aurea Parma 2
1979, 121-135; P.P. Mendogni, SantAntonio Abate, 1979, 74.
GHIDIGLIA AUGUSTA
Roma 1904-Casalmaggiore 23 marzo 1988
Assieme al marito Armando Quintavalle mise in salvo (1940) nei sotterranei del castello di
Torrechiara circa ottomila dipinti delle Gallerie di Piacenza, Parma, Reggio e Modena,
impedendo così spoliazioni e sottrazioni da parte degli occupanti tedeschi e distruzioni
dovute ai bombardamenti alleati. Negli anni Cinquanta la Ghidiglia pubblicò sulla
Gazzetta di Parma gli articoli sui Castelli del Parmense, principalmente quelli di Pier
Maria Rossi ma anche quelli medievali, e cominciò il critico recupero di un sistema di
eccezionale interesse: praticamente a ogni pezzo sul giornale coincisero nuove scoperte e
attribuzioni. Diventarono un volume (1955) fortunatissimo, ma la Ghidiglia, come poi
sempre accadde, non volle riprenderlo e svilupparlo in unopera di più vasta mole.
Intanto le fu affidata (1957) la Soprintendenza ai Beni Artistici di Modena e Reggio. La
Ghidiglia cominciò un censimento del patrimonio che non ha eguali, a tutti i livelli. Al
ben noto Quattrocento della civiltà pittorica modenese riformata da Piero della Francesca
e dallAlberti, la Ghidiglia aggiunse molti importanti testi, cicli interi e poi,
soprattutto, valorizzò il Seicento e Settecento della corte estense con contributi
eccezionali che vennero pubblicati (una scheda sola per cicli interi o complessi di opere:
La Reggia di Sassuolo, per esempio) nei volumi Arte in Emilia (1960-1961, 1962 e 1968).
Restauri, schedature e crescita critica si aggiunsero alla reggenza (1960) della Galleria
e delle Soprintendenze di Parma e Piacenza. Così, per molti anni i territori
settentrionali della regione formarono un vero sistema e léquipe di Renato Pasqui
procedette efficacemente a recuperare la cultura pittorica, dai dipinti duecenteschi ai
gotici, dalla cultura quattrocentesca al Cinque e Seicento e oltre. Prima della Ghidiglia,
dei suoi libri e saggi, la Scuola di Parma aveva due attori principali e, di fatto, unici
sulla scena: Correggio e Parmigianino. A parte i contributi fondamentali dati anche su di
loro, cominciò con la Ghidiglia un impegno critico che trasformò questo vecchio
panorama. Fu la monografia su Michelangelo Anselmi (1960) che cambiò le prospettive
critiche e disegnò la figura di un artista, senese, a Parma attorno al 1516, portatore
delle novità della maniera e però mai integrato nellofficina correggesca. Gli
studi proseguirono con le ricerche su Rondani e quindi con scoperte eccezionali, cicli
pittorici interi come quelli delloratorio della Concezione presso San Francesco,
pubblicato su Paragone (1958), dipinti e ancora restauri. Poi cominciarono le ricerche sul
Correggio e il grande recupero di San Giovanni Evangelista, che diventò anche un libro
criticamente determinante (1962) perché mostrò a fondo la giunzione tra lo spazio della
civiltà romana e la rinascita al settentrione e, insieme, provò lumanesimo
correggesco e qualificò la sua cultura, aggiungendo altre importantissime attribuzioni
allartista. La Ghidiglia operò restauri e scoperte eccezionali, come linsieme
di Gerolamo Bedoli Mazzola nel refettorio di San Giovanni, e quindi limpegno sulla
seconda generazione dei correggeschi e parmigianineschi, che vide un contributo critico
importantissimo su Jacopo Zanguidi detto il Bertoja (1963). Il libro maturò negli anni,
fino a che la Ghidiglia risolvette il problema della presenza del Bertoja stesso a
Caprarola, la villa farnesiana presso Roma, dove ella passò settimane confrontando le
foto e, alla fine, giungendo a conclusioni determinanti. Venne scritto un capitolo nuovo,
quello della generazione di mezzo della Scuola di Parma, e altri lo furono su Baglioni
(1960 e 1961) e i suoi contemporanei, illustratori addetti ai castelli e dintorni, alle
ville e alle chiese di campagna. La Ghidiglia, spinta anche da la Beguin e da Briganti, da
Mina Gregori e da Freedberg, oltreché da Roberto Longhi, volle rivedere il discorso
critico sul Parmigianino con libri fondamentali sugli affreschi giovanili e quelli della
maturità, che pubblicò la casa editrice Silvana di Milano (1968 e 1970) per la Cassa di
Risparmio di Parma, che, con nuove attribuzioni, con scoperte (le due ultime cappelle in
San Giovanni) e con nuove cronologie, restano modello della ricerca da tutti accettato.
Proseguì intanto limpegno critico: uscì, per la Nuova Italia, un grande libro sui
Disegni del Parmigianino (1971), un contributo che integrò e aggiunse nuovi elementi alle
pur importanti indagini del Popham. La Ghidiglia si impegnò pure su altri fronti: la
interessò la cultura duecentesca e pubblicò i grandi cicli scoperti sulla facciata del
Duomo di Reggio Emilia, si interessò alla pittura gotica e ritrovò (1970) a San Lorenzo
a Piacenza pitture che coprono una intera chiesa, le fece staccare e le espose a Parma. I
contributi della Ghidiglia uscirono a decine, mentre ogni due anni una grande mostra, che
occupava le intere Scuderie a Parma oppure lintero piano basso del Palazzo dei Musei
a Modena, documentava le scoperte. Così la critica darte italiana scoprì che
esiste un importante primo Quattrocento anche nel territorio piacentino, scoprì che
esiste una presenza bembesca sempre in quellarea, che la cultura secentesca della
riforma carraccesca ha altre valenze e altri testi, che la maniera cremonese dei Malosso e
Sojaro ha un peso che decine di nuovi dipinti sconosciuti confermano. La Ghidiglia scrisse
inoltre saggi che, usciti su Paragone, su Arte Veneta oppure sul Bollettino darte,
la rivista del Ministero, cambiarono la storia di intere zone della cultura e che tutti
gli studiosi citano. Profuse un impegno incredibile: decine di libri e di saggi, decine di
migliaia di schede di opere darte, nelle quali spese la sua grande cultura.
Instancabile animatrice di iniziative tendenti alla salvaguardia del patrimonio storico e
artistico di Parma, contribuì, con volumi notissimi su Parmigianino, su Correggio, sui
restauri di dipinti, sculture e oggetti di arti minori dal Duecento allOttocento,
alla conoscenza allargata dei problemi della cultura nellEmilia in generale e nella
zona di Parma in particolare. Organizzatrice dellefficiente laboratorio di restauro
della Soprintendenza, portò avanti programmi organici di recupero che condussero a una
serie di preziosi volumi, dove centinaia di pezzi furono analizzati in maniera esemplare.
Contemporaneamente crebbe un gruppo di validi collaboratori e progettò il recupero
integrale del Palazzo della Pilotta, ceduto appunto per sua opera dalla Celere a funzioni
specificamente culturali. Fu suo il progetto di riordino della Galleria Nazionale,
architettonicamente pensato dallarchitetto Guido Canali e realizzato dalla
Soprintendenza ai Monumenti, in collaborazione con larchitetto Angelo Calvani.
Protagonista, a fianco prima del marito e poi direttamente, appunto dal 1960,
dellopera della Soprintendenza, portò avanti impegnativi programmi per la
valorizzazione dei beni culturali della città di Parma e provincia. Dopo aver ottenuto la
reggenza della Soprintendenza di Firenze (1974) e raggiunto il pensionamento, affrontò
nuovi studi dilatando il vasto orizzonte dei suoi interessi di storia dellarte,
sempre sensibile agli avvenimenti legati al progresso e allo sviluppo della città di
Parma.
FONTI E BIBL.: Intervista con la soprintendente dr. Ghidiglia Quintavalle, in Gazzetta di
Parma 2 dicembre 1970; B. Molossi, Tutela e difesa delle opere darte, in Gazzetta di
Parma 3 ottobre 1971; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 494; Gazzetta di Parma 23
aprile 1988, 10; G. Capelli, Il Teatro Farnese, 1990, 191.
GHIDINI ANTONIO
GIUSEPPE BALDASSARRE
Parma 4 giugno 1743-
Figlio di un droghiere, Carlo, e di Marianna Bertacca. proprietario di casa con bottega in
contrada Codiponte, parrocchia di San Bartolomeo, come risulta dal Registro della
popolazione di Parma del 1765, divenne fornitore di Ferdinando di Borbone e uno dei più
importanti commercianti di stoffa della città, in relazione con il mercato inglese di
Manchester, dove operava la famiglia Booths.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 374.
GHIDINI CARLO
Parma ante 1745-post 1773
Fu liutaio generico della scuola bolognese. Operò in Parma tra il 1745 e il 1773. Secondo
il Vannes, il suo lavoro non è di grande lavoro.
FONTI E BIBL.: G. De Piccolellis, Liutai antichi e moderni, 1885; G.N. Vetro, Dizionario,
1998.
GHIDINI GIACOMO
Collecchio 1853
Perito geometra, fece eseguire un rilievo alla strada del Bergamino a Madregolo nel 1853.
FONTI E BIBL.: Malacoda 9 1986, 43.
GHIDINI GIACOMO, vedi anche GHIDINI GUSTAVO
GHIDINI GIANNI
Golese 1930-Parma 21 giugno 1995
Appena tredicenne iniziò a lavorare come ragazzo di bottega nel negozio officina di
biciclette di Ermes Giuffredi, in via Bixio. Il Ghidini iniziò a correre in bicicletta
nel 1947, con lUnione sportiva italia. Rimasto allievo per due anni, passò poi
dilettante e iniziò a cogliere vittorie in diverse occasioni. Nel 1950, sempre con la
maglia dellUnione Sportiva Italia, salì sul podio sette volte. Il 2 settembre 1951,
a Varese, conquistò la maglia iridata di campione del mondo. Indossò poi la maglia
azzurra e nel 1952 fu selezionato per i giochi olimpici di Helsinki. Ai campionati
mondiali che si svolsero nello stesso anno in Lussemburgo fu costretto a ritirarsi per un
improvviso malore a metà gara. Il 1953 fu lanno del passaggio al professionismo con
la maglia della Lygle-Atala, con la quale corse il Giro dItalia. Lanno
successivo, dopo essersi guadagnato un terzo posto assoluto al Giro del Marocco, cominciò
ad accusare i primi disturbi provocatigli da unulcera che, qualche mese più tardi,
lo costrinse al ritiro definitivo dallattività quando aveva da poco compiuto
ventiquattro anni. In seguito, oltre alla carriera come dirigente allinterno della
Salvarani, il Ghidini aprì un negozio di biciclette in via DAzeglio, che poi
trasferì in piazzale Santa Croce.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 23 giugno 1995, 7; Parma anni Cinquanta, 1997,
125.
GHIDINI GIOVANNI
Parma 20 gennaio 1754-Piacenza 23 luglio 1816
Frate cappuccino. Compì a Guastalla la vestizione (13 ottobre 1775) e la professione
solenne (13 ottobre 1776). Fu ordinato sacerdote a Piacenza nel 1777. Fu stimato
predicatore e ottimo religioso sempre pronto al confessionale e ad assistere i moribondi
nellOspedale, morto di febbre nosocomiale.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 428.
GHIDINI GUSTAVO
Soragna 22 luglio 1875-Parma 11 marzo 1965
Figlio del farmacista Lorenzo e di Ersilia Mussi. Si laureò giovanissimo
allUniversità di Parma in giurisprudenza. Iniziò la carriera di avvocato (fu
inizialmente allievo di Agostino Berenini), distinguendosi subito per la dialettica
insuperabile e per lacuto senso delludienza. Iscritto al partito socialista
dalletà di soli quattordici anni, sempre nella corrente
Turati-Prampolini-Matteotti, restò tutta la vita fedele a questi ideali. Nel 1922,
allavvento del fascismo, mentre il Ghidini si trovava a Lerici, il suo studio venne
distrutto e bruciato e la sua corrispondenza violata: a Parma, in via Mameli, venne acceso
dai fascisti un rogo di mobili e documenti. Il Ghidini non si perdette danimo e non
cessò di lottare nella vita e sui banchi dei tribunali. Nel 1924 difese Aurelio Candian
nel noto processo Candian-Lusignani. Nel 1944, davanti al tribunale speciale fascista,
difese a Parma lammiraglio Inigo Campioni, il quale, nonostante i suoi sforzi, venne
poi fucilato con lammiraglio Mascherpa. La caduta del fascismo trovò il Ghidini
ormai settantenne, ma la sua forza vitale e il suo ingegno erano ancora in pieno vigore.
Nel 1945, ancora davanti ai tribunali speciali, partecipò a molti infuocati processi. Fu
consigliere comunale di Parma. Nel 1946 fu deputato socialista alla Costituente, membro
della Commissione dei 75 e presidente della terza sottocommissione, incaricata di redigere
quella parte di Costituzione che si occupa dei rapporti economici. Aderì poi al Partito
Socialdemocratico e venne eletto ancora senatore nel 1948. Esercitò la professione di
avvocato fino a 81 anni. Allinfuori dei suoi discorsi, trascritti nei verbali della
Costituente e del Senato, non lasciò nessuno scritto.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 12 marzo 1965, 4; B. Colombi, Soragna. Feudo e Comune,
1986, II, 289-290; G. Pighini, Storia di Parma, 1965; F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973,
268; T. Marcheselli, Strade di Parma, I, 1988, 309.
GHIDINI LIVIA
Parma 1839/1848
Soprano, esordì in una accademia data nel Teatro Regio di Parma il 31 marzo 1839 e
nelloccasione fu ammirata per la sua splendida voce (si esibì in un duetto della
Norma e nella cavatina della Gemma di Vergy). Cantò nel Barbiere di Siviglia di Rossini
il 17 dicembre 1848. Calcò le scene di diversi teatri.
FONTI E BIBL.: Foglio ufficiale di Parma 18 dicembre 1848; P. Bettoli, I nostri fasti, 86;
P.E. Ferrari, Gli Spettacoli, 138, 226; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 278.
GHIDINI MARIO
Parma 1908-Parma 14 gennaio 1985
Ebbe nel padre Gustavo un esempio di vita e un maestro eccezionalmente preparato
nellinsegnamento della professione di avvocato, che nella famiglia Ghidini era
tradizione da numerose generazioni. Nel 1930 si laureò in Giurisprudenza
allUniversità di Parma, dando vita, subito dopo la laurea, a unattività
scientifica e professionale che gli riservò moltissime soddisfazioni e molti
riconoscimenti. Sotto la guida del professore Candian, il Ghidini proseguì la sua
attività di ricercatore, conseguendo, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale,
la libera docenza in Diritto commerciale. Fu ammesso prima allAlbo dei procuratori e
poi allAlbo degli avvocati (settembre 1939). Allo scoppio delle ostilità, il
Ghidini prestò servizio (1942) nellEsercito con il grado di ufficiale di
artiglieria a cavallo. Prese parte alla campagna di Russia e, tornato dal fronte, dopo
l8 settembre 1943, essendosi rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale, fu
deportato in Germania in campo di concentramento, dove rimase per due anni. A guerra
finita, il Ghidini fece ritorno a Parma e riprese immediatamente lattività
scientifica e professionale. Nel 1951 fu libero docente di diritto commerciale, nel 1952
straordinario della stessa materia e il 15 dicembre 1955 professore ordinario (continuò
nellinsegnamento fino al 1 novembre 1979, quando venne collocato fuori ruolo, e poi
nel novembre 1984 andò in pensione per raggiunti limiti di età). Insegnò anche Diritto
del lavoro. Pubblicò una serie di opere di altissimo contenuto scientifico. Il suo lavoro
più significativo riguarda il diritto dellimpresa. Pubblicò anche uno studio sulle
società personali e un manuale sul diritto del lavoro (giunto alla nona edizione).
Proprio questo aggiornamento fu lultima fatica del Ghidini. Inoltre pubblicò presso
leditore Einaudi, nel 1947, uno studio sui Lineamenti delleconomia sovietica.
Il Ghidini partecipò anche, e attivamente, alla vita politica di Parma. Per qualche anno
fu capogruppo in Consiglio comunale del Partito socialista italiano, ma poi fece ritorno
nei ranghi del Partito Socialdemocratico, per il quale fu candidato al Parlamento europeo.
Durante la guerra fu decorato con due croci al valor militare. Fu insignito della medaglia
doro dei benemeriti della cultura e nel 1984 della toga doro. La salma fu
tumulata nel cimitero della Villetta di Parma, nellarco riservato ai docenti
dellUniversità di Parma.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 16 gennaio 1985, 5; R. Franceschelli, in Studi Parmensi
XXXIX 1990, 8-17.
GHIDUZZI FRANCESCO
Parma seconda metà del XVII secolo
Boccalaro attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 127.
GHIGHINI GIOVANNI, vedi GHIZZINI GIOVANNI
GHILLANI ODOARDO
Calestano 18 luglio 1899-Parma 28 ottobre 1980
Nacque da Beniamino ed Eugenia Ollari. Sindacalista anarchico, militò nelle file degli
Arditi del Popolo contro lo squadrismo fascista. Nel 1921 fu in carcere a Venezia, da dove
fuggì riuscendo a riparare in Cecoslovacchia. Si trasferì successivamente in Germania,
poi in Svizzera e infine in Francia. Sul finire del 1936 entrò in Spagna arruolandosi
nella Divisione Ascaso, anarchica. Passato in Francia alla fine del conflitto spagnolo,
venne internato nel campo di Vernet-dAriège. Rimpatriato dopo loccupazione
tedesca della Francia, venne inviato al confino nellisola di Ventotene. Durante la
lotta di liberazione, fu partigiano a Calestano e membro del locale Comitato di
Liberazione Nazionale.
FONTI E BIBL.: L. Arbizzani, Antifascisti in Spagna, 1980, 78.
GHILLANI OTELLO
Parma 18 febbraio 1925-Bettola 15 agosto 1944
Combattente attivo e ardimentoso, partecipò a moltissimi fatti darme contro forze
nemiche spesso soverchianti, riuscendo sempre a ottenere brillanti risultati e infliggendo
ingenti perdite in uomini e materiali. Il 26 e 27 giugno 1944 a Farini dOlmo, dopo
trentasei ore di accaniti e sanguinosi combattimenti contro preponderanti forze
nazifasciste, mosse allassalto contro lultima estrema resistenza nemica
ponendosi alla testa del suo distaccamento. Per tale eroico comportamento venne promosso
Comandante di distaccamento sul campo. Fu decorato di medaglia dargento al valor
militare alla memoria.
FONTI E BIBL.: F. Ferrari, Al piano scenderem per la battaglia, 1986, 96.
GHINELLI PELLEGRINO
Parma 13 luglio 1818-Parma 30 settembre 1900
Di modesti natali, si laureò con lode nelle scienze matematiche e cominciò la carriera
con linsegnamento privato. Fu successivamente Vice capo e Capo Computista presso il
ministro Mistrali, che lo aveva chiamato presso di sè, e in seguito prestò la sua opera
presso il ministro Lombardini, già suo professore. Cessato nel 1859 il governo
provvisorio, del quale fu Ministro delle Finanze, Farini e Pepoli lo prescelsero per
limpianto della contabilità del governo dellEmilia. In seguito
allunione dei Ducati di Parma e Modena al Piemonte, fu nominato dal Governo
Subalpino Sovraintendente di Finanza in Parma, nella quale carica il Ghinelli rese al
Governo italiano il conto definitivo delle finanze dello Stato Parmense. Soppressa la
sovraintendenza, continuò la sua opera nella Direzione Generale del Debito Pubblico,
prima come Direttore capo di Divisione e poi come Ispettore. Compì lopera colossale
dellunificazione del debito pubblico di tutti i governi cessati e rese possibile,
con un ingegnoso provvedimento, la pronta esecuzione dei ruoli di pagamento della
crescente rendita nominativa del 5%, che altrimenti non si sarebbe potuto ottenere
regolarmente per i troppi trasporti dalluna allaltra tesoreria dei pagamenti
stessi. lasciò un archivio copioso e ordinatissimo, dal quale si possono trarre notizie
importanti intorno ai lavori di ragioneria eseguiti dal Ghinelli per lo Stato e per
amministrazioni pubbliche e private. Fu assai stimato dal Vegezzi e da Quintino Sella,
che, dietro consiglio del Ghinelli, accettò la proposta Luzzatti di dotare il Regno
dItalia delle Casse di Risparmio Postali.
FONTI E BIBL.: A. Pariset, Dizionario biografico, 1905, 46-47.
GHINI PIERMARIA
Parma seconda metà del XVII secolo
Sacerdote, fu pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 128.
GHINIZZINI CRISTOFORO
Bazzano ante 1520-Bazzano 1552
Fu parroco di Bazzano dal 12 gennaio 1520. Si suppone fosse originario di Bazzano in
quanto tale cognome risulta molto antico e assai diffuso nel Bazzanese. Del Ghinizzini si
sa solo che resse la parrocchia per trentadue anni.
FONTI E BIBL.: F. Barili, Arcipreti di Bazzano, 1976, 13.
GHION GALLI GIORGIO, vedi GHIONI GIORGIO
GHIONI GIORGIO
Parma 1762c.-1810c.
Nacque da Girolamo, chirurgo di Corte, e da Angelica Mantelli. Rimasto orfano del padre in
tenera età, la madre sposò poco dopo Antonio Galli, chirurgo di Camera del Duca.
Intrapresi gli studi medici e chirurgici, nellanno 1785 fu addottorato in medicina
nellUniversità di Parma. Ebbe a promotore Michele Girardi, lOrazione del
quale fu fatta stampare dal Ghioni in Casalmaggiore (per i fratelli Bizzarri, 1785), con
dedicatoria italiana del Ghioni al suo maestro e con un codazzo di lodi poetiche. In
questa Orazione il Girardi afferma che il Ghioni avea pronto e sagace ingegno, che nelle
lettere e nella filosofia avea eguagliati gli studiosissimi de condiscepoli e
fattovi molto rapidi progressi, che fu abborrente dallozio, avido senza fine dello
apparare, e che sin dalla prima giovinezza era per singolare inclinazione dellanimo
tratto agli studii medici ed alla poesia. A prova del suo valore nella poesia vengono
citati parecchi componimenti pubblicati dal Ghioni e in particolare lode per il
primo incruento sacrifizio di suo fratello Giambattista. Il Ghioni fu inviato verso il
1790, a spese del Governo, a Pavia con lintendimento che si perfezionasse nella
medicina e specialmente nella chirurgia e vi studiasse inoltre la storia naturale sotto
Lazzaro Spallanzani. Nel 1798 fu nominato sustituto in sopravvivenza a Guglielmo Levacher
per la cattedra di chirurgia e pochi mesi dopo ottenne gli onori di professore. Non ebbe
effetto la sopravvivenza poiché il Levacher visse ben più lungamente di lui.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV,
644-645.
GHIORZI LINO
Tornolo 13 maggio 1920-Pelosa 10 luglio 1944
Figlio di Luigi. Partigiano della Divisione Val Taro, fu decorato di medaglia di bronzo al
valor militare, con la seguente motivazione: Capo squadra già segnalatosi in precedenti
circostanze per slancio ed ardimento notevoli, nel corso di un duro combattimento contro
preponderanti forze germaniche, visto cadere un compagno gravemente ferito, sprezzante del
pericolo, correva in suo soccorso, ma nel suo generoso tentativo cadeva colpito a morte da
una raffica di fuoco. Bellesempio di fraternità e di altruismo
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 123; Caduti Resistenza, 1970, 78.
GHIOZZI ANDREA
Rimale 27 luglio 1807-Borgo San Donnino 19 febbraio 1852
Compì gli studi nel Seminario diocesano di Borgo San Donnino. Ricevuta lordinazione
al sacerdozio, alternò alle cure del sacro ministero quelle dellinsegnamento di
lettere, dapprima nelle pubbliche scuole della città e in seguito nel ginnasio del
Seminario. Scrisse un opuscolo dal titolo Controversie archeologiche patrie (Giuseppe
Vecchi, Borgo San Donnino, 1843) per provare, in polemica con scrittori bussetani, come in
Borgo San Donnino dovesse identificarsi lantica Fidentia. Esso ispirò a Pietro
Seletti un Esame storico-archeologico-critico a confutazione delle asserzioni del Ghiozzi.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 182; F. da Mareto,
Bibliografia, II, 1974, 264.
GHIRARDANI BONAVENTURA
Parma ante 1619-Parma 25 settembre 1658
Fu frate francescano celebre per dottrina e probità di costumi. Nel 1619 fu lettore in
Cortemaggiore assieme ad Angelo Bellacappa, suo concittadino. Il 9 luglio 1632, nel
capitolo celebrato nel convento della Santissima Annunciata in Parma fu eletto Ministro
Provinciale: Minister provincialis unanimi consensu, nemine prorsus discrepante, electus
fuit Adm. R. P. Bonaventura de Parma, Theol. et Concionator generalis. Nel 1634 predicò
in Santa Maria del Fiore a Firenze. Sotto il governo del Ghirardani, del Bellacappa e di
Francesco Anguissola si fabbricò la parte del chiostro del Convento di Parma con le
finestre verso levante, che, cominciata nel 1632, fu completata nel 1648. In qualità di
Ministro provinciale il Ghirardani si recò al Capitolo Generale di Toledo (14 maggio
1633) dove fu eletto definitore generale. L8 novembre 1640 il Ghirardani pose, con
grande solennità e concorso di popolo, la prima pietra del nuovo Convento di Torricella,
dopo che il vecchio monastero era stato abbandonato perché ormai eroso dalle acque del
Po. Nel 1644, essendo il Ghirardani guardiano del luogo, si cominciò a ufficiare la
chiesa annessa al nuovo convento (fu completata nel 1647). Il 16 aprile 1653 fu inviato
dal duca Ranuccio Farnese quale suo ambasciatore allimperatore Leopoldo, che nella
Quaresima del 1654 nominò il Ghirardani predicatore di corte. Più volte definitore
provinciale, del Ghirardani non si conosce che lopera seguente: La Stella Fatale
Panegirico del R.P. Bonaventura Ghirardani di Parma Recitato nella Chiesa dei Carmelitani
in Parma celebrandosi la prima volta la solennità del Glorioso SantAndrea Corsini
il giorno dellEpifania 1630 (In Parma, MDCXXX, Appresso Seth et Erasmo Viotti).
FONTI E BIBL.: G. Picconi, Uomini illustri francescani, 1894, 308-309; G. Picconi,
Ministri e vicari provinciali, 1908, 196-197.
GHIRARDANI GENESIO
Parma seconda metà del XVII secolo
Intagliatore di legnami attivo nella seconda metà del XVII secolo. Nel 1678 realizzò un
letto con testiera su disegno del committente Francesco Spaccini, con cui sorse lite.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 129;
Il mobile a Parma, 1983, 255.
GHIRARDELLI o GHIRARDELLI DELFO FRANCESCO, vedi DELFO GHIRARDELLI FRANCESCO MARIA ANTONIO
GHIRARDI ANTONIO, vedi GHERARDI ANTONIO
GHIRARDI AURELIO
Felino-Traversetolo 3 luglio 1944
Fu comandante partigiano di distaccamento. Morì in combattimento.
FONTI E BIBL.: Ufficio Toponomastica del Comune di Parma.
GHIRARDINI BONAVENTURA, vedi GHIRARDANI BONAVENTURA
GHIRARDINI CLEMENTE
Parma-post 1595
Frate carmelitano, fu teologo rinomato. insegnò nel collegio di Bologna (vi era nel
1595). Fu inoltre predicatore a Parma, Mantova, Ferrara, Bologna e Milano. Fu più volte
definitore (in Capitoli diversi) e priore in Parma.
FONTI E BIBL.: G. Falcone, Cronica carmelitana, 1595, 742.
GHIRARDINI GENESIO, vedi GHIRARDANI GENESIO
GHIRARDINI MARCO
Parma-post 1833
Il 18 settembre 1833 cantò (basso) due arie nellintermezzo di uno spettacolo
drammatico al Teatro Ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: Stocchi, 82; G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
GHIRARDINI MELCHIORRE
Parma XVII secolo
Pittore attivo nel XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 166.
GHIRARDUZZI ALFREDO
8 giugno 1899-Parma 24 aprile 1945
Molti furono i residenti nellOltretorrente di Parma che, alla vigilia della
Liberazione, fornirono la loro collaborazione nellimminenza dello scontro risolutivo
con i nazisti e i loro accoliti fascisti. Nei giorni dellinsurrezione popolare,
anche il Ghirarduzzi si trovò immerso nel clima di mobilitazione popolare. Morì
raggiunto da colpi di arma da fuoco nei pressi della propria abitazione (via
dAzeglio 96). Vi fu sistemata la lapide che reca il seguente testo: Brigata - Parma
vecchia - Guerra di liberazione 8.9.1943 - 25.4.1945 - Ghirarduzzi Alfredo
8.6.1899-24.4.1945.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 24 luglio 1985.
GHIRARDUZZI ERNESTO
Cortile San Martino 1887-29 luglio 1919
Fu il primo sindaco di ceto proletario di Cortile San Martino. Muratore, socialista, venne
eletto sindaco nel luglio del 1914. Sotto la sua amministrazione, Cortile San Martino
sviluppò i lavori pubblici e lassistenza alle categorie più bisognose: risalgono
infatti a quel periodo la costruzione di scuole elementari e di strade e lestensione
della rete dellenergia elettrica a servizio della comunità. Il Ghirarduzzi morì a
causa di una malattia contratta nella prima guerra mondiale.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, I, 1988, 309.
GHIRELLI BRUNO
Noceto 1911-1990
Fondò a Noceto la ditta Costruzioni meccaniche Ghirelli, attiva nel settore della
progettazione e costruzione di veicoli speciali, tra cui la mobilsega, un mezzo semovente
per segare e spaccare la legna da riscaldamento a domicilio. Appassionato di motori, nei
primi anni Cinquanta costruì un go-kart e partecipò alle prime gare in piazze e strade
di paese. Diede poi vita alla scuderia Ghirel-kart e nel 1958 costruì il kartdromo di
Fraore, inaugurato nel 1961 da Umberto Masetti ed Emilio Mendogni (vi gareggiarono poi
anche piloti di valore, quali Senna, Piquet, Barilla e Capelli). Nel 1977, per ospitare i
mondiali di karting, ampliò la pista a 1160 metri. Il nome del Ghirelli è legato anche a
unaltra invenzione che destò notevole interesse e che richiamò a Noceto nel 1965
la stampa di tutto il mondo: Villa Girasole, una costruzione su un perno dacciaio,
con timone e fotocellula che la facevano girare seguendo i raggi solari. Larchitetto
svizzero Ray Michellod disegnò la casa girevole nelle versioni chalet, classico, moderno
e commerciale a uso ristorante.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario parmigiani, 1997, 155.
GHIRETTI
Parma 1723
Fu suonatore alla Cattedrale di Parma il 28 marzo 1723.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
GHIRETTI CORNELIO
La Villa di Basilicagoiano 3 ottobre 1891-Milano 22 dicembre 1934
Di umili origini contadine, con tenacia e viva intelligenza, confortato e spronato da
Renato Brozzi, riuscì, pur tra innumeri difficoltà, con la sola forza del suo lavoro e
la finezza delle sue capacità artistiche, a raggiungere una fama che col passare degli
anni andò sempre più affermandosi nel campo dello sbalzo darte. Dopo una breve
parentesi nella fabbrica di orologi Beccarelli a Vignale, entrò nella fonderia Baldi,
dove già operava Renato Brozzi, grande amico e guida preziosa. Con lui imparò i primi
rudimenti del disegno, dimostrando le sue abilità, premiate dal proprietario del
laboratorio, che lo mandò a sue spese alla scuola di Belle Arti di Parma. Così, a soli
quattordici anni, dopo aver intrapreso varie attività manuali (falegname, fabbro,
meccanico, muratore), riuscì a frequentare per breve tempo lIstituto di Belle Arti.
Successive puntate, per ragioni di lavoro, a Padova, Milano e Genova, plasmarono e
maturarono sempre più il suo carattere e ne affinarono le capacità di estroso artista.
Nel 1914 vinse in Roma il Pensionato Nazionale triennale della Scuola della Medaglia ma la
parentesi bellica del conflitto 1915-1918 non gli consentì di sfruttare questa
opportunità (fu a Roma solo per il primo anno di pensionato). Dopo la prima guerra
mondiale aprì uno studio a Parma, in borgo Giacomo Tommasini. Nel 1921 riuscì vincitore
di un concorso nazionale quale insegnante nella Scuola Artistica Pietro Selvatico di
Padova e più tardi, nel 1928 e sempre per concorso nazionale, venne nominato Maestro alla
cattedra di sbalzo dellIstituto dArte di Venezia. Gli anni 1929 e 1930 furono
molto fecondi: realizzò diverse opere a sbalzo e a questo periodo appartiene
limportante coppa dargento Principe di Piemonte. Ma il male già covava e fu
costretto ben presto ad abbandonare linsegnamento. Dopo una convalescenza
protrattasi per due anni fu di nuovo al lavoro in Milano (1932), tutto preso da un fervore
creativo che non aveva soste. Questa alacre attività ebbe però breve durata: quando
ormai la sua esperienza e le sue impareggiabili qualità artistiche erano riuscite ad
attirare su di lui e sulle sue opere linteresse vivo e appassionato di critici e
committenti, il Ghiretti venne a mancare, stremato nel fisico, durante un intervento
chirurgico. Il Ghiretti rivelò infinite possibilità realizzatrici: dal piccolo oggetto,
un monile, uno specchio, una scatola, finemente decorati con agile fantasia e buon gusto,
al grande sbalzo in rame con immagini sacre o pagane, di una evocazione figurativa e di
una forza plastica veramente non comuni. La dolorosa Pietà o il monumentale Crocifisso
spesso attirarono la sua creatività e diede a queste rappresentazioni una vitalità
emotiva e una perfezione formale veramente notevoli. Le sue targhette e i suoi piatti
hanno unimpronta aristocratica, dovuta alla concezione nuova e garbata dei soggetti
e insieme a una mirabile padronanza tecnica. Portato per indole a una gentile
stilizzazione delle forme, infuse grazia e leggiadria classica alle sue statuette. Attese
anche alla scultura in pieno. La sua opera maggiore è la Pietà, alta due metri, che egli
conservò fino allultimo nel suo studio. Nel Cimitero monumentale di Milano si trova
un Cristo crocifisso grande al naturale e una Lunetta con due angeli in adorazione della
Santa Croce (Cappella Invernizzi). Tali opere dimostrano la versatilità del Ghiretti, che
dalla minuziosa esecuzione di oggetti piccoli seppe passare senza sforzo alla grande
scultura, senza cadere nel difetto, comune a molti cesellatori, di smarrire nella paziente
ricerca del particolre leffetto dinsieme. Lavorò spesso con Lamberto Cusani.
Eseguì il basamento del fonte battesimale della chiesa di Vicofertile e, insieme a Renato
Brozzi, le formelle della Camera dOro del Castello di Torrechiara, ricostruita
allEsposizione di Roma. In occasione dei restauri della chiesa di Vicofertile,
progettati e diretti da Lamberto Cusani, eseguì laltare. Il nudo umano non ebbe
segreti per il Ghiretti, che seppe magistralmente rappresentare luomo in ogni
atteggiamento e piegarne la figura alle esigenze della superficie da occupare e alle
eleganze della sua inesausta fantasia.
FONTI E BIBL.: R. Allegri, in Parma nellArte 2 1965, 137-138; Aurea Parma 1 1935,
33-34; Gazzetta di Parma 22 luglio 1957, 3; G. Mellini, in Gazzetta di Parma 8 gennaio
1964, 3; F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 269; M. Caffagnini, in Gazzetta di Parma 28
marzo 1984, 5, 16 luglio 1984, 3; Gli anni del Liberty, 1993, 156.
GHIRETTI GASPARE
Napoli 1747-Parma 1797
Compiuti gli studi musicali a Napoli al Conservatorio delle Pietà dei Turchini, a
diciannove anni fu ammesso alla Corte del duca Ferdinando di Borbone in Parma come
violoncellista con lassegno annuo di 3600 lire di soldo e 2400 lire di pensione (1
aprile 1766). Il Ghiretti ebbe in Parma molti e distinti allievi, tanto in detto strumento
quanto nella composizione, contribuendo allo sviluppo musicale della città. lasciò
musica manoscritta di vario genere: suonate e capricci per violino, due Messe solenni,
delle Litanie e uno Stabat a tre voci (Fètis).
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato in Parma, Ruolo A, 1, fol. 143; F.J. Fétis, Biographie
universel de Musiciens, volume III, 474; P. Bettoli, I nostri fasti musicali, 86; P.E.
Ferrari, Gli spettacoli in Parma, 325, nota 1; R. Eitnér, Quellen-Lexikon, IV, 226; N.
Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 178 e 207.
GHIRETTI LUIGI
Parma 1824/1863
Fu argentiere di buon valore.
FONTI E BIBL.: Argenti e argentieri, 1997, 85.
GHIRETTI REMIGIO
Montechiarugolo 1894/1912
Caporale del 26° Reggimento fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor
militare, con la seguente motivazione: Si distinse per speciale ardimento e noncuranza del
pericolo nella difesa notturna di una ridotta attaccata violentemente dagli arabi (Derna,
11-12 febbraio 1912).
FONTI E BIBL.: G. Corradi, G. Sitti, Glorie alla conquista dellImpero, 1937.
GHIRONI ANTONIO
Parma 28 maggio 1828-Bologna 16 gennaio 1893
Figlio di Fedele e Anna Pigorini. Fuggì di casa per arruolarsi giovanissimo tra i
volontari e combatté per la libertà dItalia nei bersaglieri toscani. Divenne poi
avvocato.
FONTI E BIBL.: C. Pigorini Beri, in Gazzetta di Parma 22 gennaio 1893, n. 21; G. Sitti, Il
Risorgimento italiano, 1915, 409.
GHIRONI DOMENICO
Trecasali 1794
Figlio di Giuseppe. Fu capitano in ritiro nel 1794.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
GHIRONI FEDELE
Parmigiano prima metà del XVIII secolo-Castelnovo di Sotto 1803 c.
Fece gli studi sacri ottenendo la laurea in teologia. Nel 1768 fu fatto arciprete di
Castelnovo di Sotto, dove acquistò molta autorevolezza, tanto che, avvenute le mutazioni
politiche del 1796, nellottobre dello stesso anno fu mandato deputato al primo
Congresso cispadano e nel dicembre fu eletto nel secondo, ma nelluno e
nellaltro non ebbe alcun ruolo di rilievo. Ritornato alle cure della sua chiesa,
morì pochi anni dopo.
FONTI E BIBL.: T. Casini, Deputati Congresso Cispadano, 1897, 178.
GHIRONI FERDINANDO
Parma 1728
Diresse la salina del Ducato di Parma nellanno 1728.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
GHIRONI GIACOMO
Parma 1710
Fu promosso capitano delle truppe ducali di Parma nel 1710.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
GHISALBERTI ANGELO
Parma 1784/1796
Detto Sprochino. Falegname allievo del Poncet, nel 1784-1796 realizzò dei credenzoni in
San Giuseppe, in collaborazione con lintagliatore Luigi Giarola, su disegno del
Brianti e di Luigi Ardenghi. Del Ghisalberti sono anche le porte della chiesa e della
sagrestia.
FONTI E BIBL.: Godi, 1979, 3; Il mobile a Parma, 1983, 262.
GHISOLFI BRUNO
Noceto 31 agosto 1924-Villa Cadè 9 febbraio 1945
Nacque da Giuseppe e da Corinna Castelli. Negli anni Trenta la famiglia, composta dai
genitori, quattro figli e due figlie, si trasferì a Collecchio, dove poi la madre morì.
Mentre il padre e i fratelli erano braccianti agricoli, il Ghisolfi, quartogenito e
secondo dei maschi, esercitò lattività di calzolaio. partecipò alla seconda
guerra mondiale come soldato di fanteria e dopo l8 settembre 1943 tornò a casa. Nel
settembre del 1944, probabilmente anche per sottrarsi alla leva della Repubblica Sociale,
salì in montagna ed entrò a far parte della 31a Brigata Garibaldi, costituitasi in
agosto in Val Ceno come filiazione della 12a Brigata Garibaldi. Da partigiano ebbe il nome
di Jean Gabin. Col distaccamento Fornaciari della 31a Brigata combatté nei difficili mesi
dellautunno 1944. Durante il rastrellamento di gennaio nella zona Ovest Cisa, nel
corso del quale la 31a Brigata subì pesanti perdite, il Ghisolfi venne catturato
(probabilmente il giorno 6) e portato nelle carceri di San Francesco a Parma. Da qui fu
prelevato con altri prigionieri il 9 febbraio e condotto a Villa Cadè, sulla via Emilia,
nel Reggiano, dove insieme ad altri venti patrioti venne fucilato dai Tedeschi in
rappresaglia di un attacco subìto alcuni giorni prima. per ordine dei Tedeschi i cadaveri
rimasero insepolti per tre giorni.
FONTI E BIBL.: F. Botti, 47; Comitato unitario antifascista di Collecchio, 30° della
lotta di Liberazione 1945-1975, Collecchio, 1975; Fortunato Nevicati. Una vita per la
libertà, Collecchio, 1973; I caduti della Resistenza di Parma 1921-1945, Parma, 1970, 78;
G. Rossetti, Noceto e la sua gente laltro ieri, Parma, 1977, 274; P. Tomasi,
Commemorati i ventuno martiri di Villa Cadè, in Gazzetta di Parma 12 febbraio 1989; P.
Tomasi, Ricostruito in tutti i dettagli leccidio nazista di 43 anni fa, in Gazzetta
di Parma 17 febbraio 1988; Archivio dellIstituto Storico della Resistenza, Parma,
sezione III, Biografie caduti, il Comune di Collecchio allIstituto Storico della
Resistenza di Parma, 25 ottobre 1966; Archivio Storico Comunale di Collecchio, b. 156,
Certificato di presentata domanda di pensione da parte di Giuseppe Ghisolfi con allegato
modello M con composizione familiare, 27 luglio 1945, b. 156, Elenco nominativo dei
partigiani appartenenti al suddetto Comune, 10 ottobre 1947, b. 157, Estratto
dellatto di nascita di Bruno Ghisolfi, proveniente dal Comune di Noceto, senza data,
b. 157, Verbale di irreperibilità redatto dal Comando della 31° Brigata Garibaldi
Copelli, 17 luglio 1945; Associazione Nazionale Partigiani Italiani, Scheda personale e
Ruolino 12a Brigata Garibaldi; La guerra a Collecchio, 1995, 253-254.
GHISONI
Parma 1704
Fu suonatore di tiorba alla Cattedrale di Parma il 3 maggio 1704.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
GHIZZINI GIOVANNI
Parma 1823/1831
Fu medico del reggimento di Maria Luigia dAustria e primo medico chirurgo della casa
della Sovrana. Nel 1823 fu riconosciuto appartenere alla società dei carbonari. Durante i
moti del 1831 fu sorvegliato per le sue idee liberali, ma non partecipò attivamente alla
sommossa.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1937, 176.
GHIZZONI GAETANO
Monticelli dOngina 30 novembre 1845-Pieve Ottoville 9 agosto 1910
Compì gli studi nel Seminario diocesano di Borgo San Donnino e fu ordinato sacerdote il 6
giugno 1868. Nominato il 22 gennaio 1888 arciprete di Pieve ottoville, si dedicò alla
cura di quella parrocchia con zelo e dedizione, lasciando traccia duratura della sua
attività intelligente e fattiva. Nella collegiata continuò gli importanti restauri
intrapresi da un suo predecessore, don Giacomo Remondini, facendo decorare la volta del
sacro edificio dal cognato Enrico Terzi, lo stesso che provvide a dipingere le sale della
maestosa canonica. Dotò la chiesa di parati e arredi di valore, tra i quali i ricchi
damaschi in seta per gli addobbi e un pregevole pallio da usarsi nelle feste più solenni.
Istituì unefficiente schola cantorum e musicale, raccolse intorno a sè le forze
migliori della parrocchia per avviarle a militare nella nascente Azione Cattolica,
procurò al seminario alcuni giovani che fecero poi onore alla Chiesa borghigiana e
caldeggiò la costruzione in Pieve ottoville del primo edificio scolastico e
linstallazione di una linea ferrotramviaria per un più rapido collegamento del
paese con i centri più importanti della zona, cedendo a tale scopo terreno prebendale.
Ebbe una particolare devozione per Santa Lucia, in onore della quale promosse grandi
festeggiamenti, fissando inoltre la festa della Santa in settembre. Nel 1909 ricostituì
il corpo bandistico di Pieve Ottoville. La sua salma riposa nel cimitero di Pieve
Ottoville.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 184-185.
GIACOBINI o GIACOBONI GIORGIO, vedi GIACOBONI PIER GIORGIO
GIACOBONI PIER GIORGIO
Piacenza ante 1739-1777
Acquafortista e pittore di genere animalista, operò in Parma dal 1739 al 1770.
FONTI E BIBL.: P. Martini-G. Capacchi, Incisione in Parma, 1969; Dizionario enciclopedico
dei pittori, V, 1972, 392.
GIACOLI CARLO
Parma 1831
Durante i moti del 1831 fu tra i disarmatori della truppa. Figurò nellelenco degli
inquisiti di Stato senza requisitoria.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1937, 173.
GIACOMELLI GEMINIANO
Colorno 28 maggio 1692-Loreto 25 gennaio 1740
Nacque da Giuseppe e Maria Tej. La sua formazione artistica fu parmigiana, perchè infatti
il suo primo maestro fu Giovanni Maria Capelli, compositore alla Corte farnesiana,
canonico della Cattedrale di Parma, autore di varie opere rappresentate tra il 1692 e il
1723, che gli insegnò il canto, il contrappunto e il clavicembalo. Pare che abbia
perfezionato i suoi studi alla scuola di Alessandro Scarlatti a Napoli, dove fu inviato a
spese del duca di Parma, Francesco Farnese, che ammirava il talento del Giacomelli. Forse
ciò avvenne dopo il 1724, in seguito allesito trionfale della sua opera Ipermestra.
Certo è che mai gli mancò lappoggio della Corte farnesiana ed ebbe anche la carica
di direttore della musica di Francesco Farnese. Si stabilì presto a Piacenza, ove
l8 febbraio 1718 sposò nella chiesa di SantEustachio, Francesca Marchi,
oriunda di Parma. Si trasferì poi nella parrocchia di San Fermo, ove risulta elencato
negli stati delle anime con il titolo di maestro di cappella (della chiesa della Steccata
di Parma, 1719) e dove fino al 1721 furono battezzati numerosi suoi figli, uno dei quali
fu tenuto al sacro fonte dalla coppia ducale farnesiana. Si trasferì infine nella
parrocchia di San Donnino, ove battezzò altri figli, che ebbero padrini al battesimo
molti esponenti della società piacentina e del mondo artistico musicale, tra i quali il
famoso virtuoso Carlo Broschi, detto Farinelli. Dal 1724 il Giacomelli fu maestro
direttore della musica di Corte. Evidentemente dovette ritenere insufficiente il salario
accordatogli perché nel 1726 egli indirizzò una lettera al duca Francesco Farnese per
chedere di fargli ottenere il posto di direttore della cappella musicale di San Giovanni
in Canale, una delle più importanti della città di Piacenza (tale posto si era reso
vaceante per la morte del titolare Antonio Bissoni e comportava uno stipendio di duemila
lire annue). Il 26 dicembre dello stesso anno il Duca scrisse al governatore di Piacenza
Giuseppe Politi affinché provvedesse a far esaudire il desiderio del Giacomelli. Infatti
il 3 gennaio 1727 i rettori della Congregazione di San Giovanni nominarono per atto
notarile maestro di cappella il Giacomelli, precisandone gli emolumenti e i compiti. Egli
però doveva contemporaneamente provvedere alle necessità del servizio di Corte e i
rettori di San Giovanni, consci di ciò, lo autorizzarono ad assentarsi a suo piacimento,
purché si provvedesse a un sostituto e fornisse le composizioni. Nel novembre dello
stesso anno la congregazione decise di diminuire di un terzo i salari dei musici ma, per
desiderio ducale, quello del Giacomelli non fu variato. La cappella musicale giovannea
aveva però pochi mezzi e nel 1732 fu definitivamente soppressa, malgrado le istanze della
Corte a favore del Giacomelli. I rettori, scusandosi con il Duca, asserirono che solo la
mancanza di fondi era la causa di tale decisione e che, se fosse stato possibile,
avrebbero preferito mantenere in carica il Giacomelli. Egli però continuò ad abitare a
Piacenza almeno fino al 1736. Non è però da escludere che nel frattempo si sia recato
anche altrove per fare rappresentare le sue opere. I suoi pretesi soggiorni a Vienna e a
Napoli non sono però documentati. Certo è che dal 24 novembre 1738 egli occupò la
carica di maestro di cappella della Santa Casa di Loreto e dovette pertanto lasciare
definitivamente Piacenza. Il Giacomelli continuò anche a Loreto una intensa attività
musicale. Fu certamente un buon operista: il suo stile fu brillante e pieno di rilievo e
vivacità e le sue opere ottennero vivo successo in varie città (a Vienna, a Napoli,
1731, a Verona, a Venezia, 1734, e altrove). A Torino nel 1735 fu rappresentato il suo
migliore lavoro, Cesare in Egitto, ma dopo un facile e vasto successo iniziale la sua
produzione fu poi trascurata e dimenticata, appunto perchè troppo legata ai gusti
dellepoca. Il Giacomelli scrisse anche gli oratori La conversione di Santa
Margherita da Cortona e Santa Giuliana Confalonieri, poesia del Torribilini, rappresentato
a Genova dai padri Filippini nel 1740. Nella biblioteca di Dresda si conservano una messa
kirie, i mottetti Egredimini, Domine, Gloria sicut erat e Quam admirabile e quattordici
arie, a Berlino, nella Biblioteca di Stato, le romanze Lamore e la Violetta, al
Conservatorio di Milano le arie Lavverso fato e Mio cor, non sospirare,
nellArchivio musicale della Cappella di Loreto le partiture originali e le parti di
litanie a quattro voci con organo (in fa maggiore e in re maggiore) e di Magnificat a
quattro voci (in fa maggiore). Il Giacomelli scrisse anche dodici arie di concerto per
soprano, con basso numerato, e musicò il Salmo VIII, Domine noster, per due tenori e
basso (la partitura fu pubblicata a Berlino dal Guttentag). Insegnò anche il canto. Tra i
suoi allievi emerse il sopranista Antonio Donnini di Senigallia che, dal 1739 al 1752, fu
tra i migliori cantori della cappella lauretana e nel 1752 si stabilì a Berlino.
FONTI E BIBL.: Biografia universale, XXIV, 1825, 180; P.E. Ferrari, Spettacoli
drammatico-musicali, 1884, 324; E. De Giovanni, Geminiano Giacomelli: nota di storia
musicale piacentina, in Libertà 14 gennaio 1922; C. Anguissola, Il maestro Geminiano
Giacomelli, in La Scure 19 novembre 1933; C. Anguissola, Geminiano Giacomelli e Sebastiano
Nasolini musicisti piacentini, Piacenza, Porta, 1935; C. Anguissola, Musicisti piacentini:
Geminiano Giacomelli, in Strenna Piacentina 1936, 166-169; G. Traglia, Andò a mieter
gloria a Loreto un compositore piacentino del Settecento, in Libertà 3 ottobre 1950; F.
da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 495; U. Imperatori, Italiani allestero, 1956,
142; G. Fiori, in Aurea Parma 3 1973, 215-221.
GIACOMETTI GIUSEPPE
Fiorenzuola dArda 1831
Fuglio di Agostino. Durante i moti del 1831 fece parte della spedizione di Fiorenzuola
dArda. nei processi che seguirono fu definito ozioso e pericoloso.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1937, 173.
GIACOMI DOMENICO
Bosco di Corniglio 21 maggio 1595-Firenze 9 gennaio 1682
Nacque da Pier Maria e Lucrezia Giagoli a Casa Giacomi, dove fu subito battezzato a causa
delle sue precarie condizioni (funzione ripetuta, in seguito, in parrocchia). Avviato dal
padre allattività pastorizia, dimostrò, tuttavia, spiccate attitudini per la vita
contemplativa e singolari virtù soprannaturali. Della sua vita di pastore è rimasta la
leggenda della sorgente del Chioso, presso Bosco di Corniglio, che sarebbe sgorgata
allimprovviso, dopo un lungo periodo di siccità, quando il giovane Giacomi percosse
il terreno con il suo bastone. Seguendo la vocazione, a venticinque anni si trasferì a
Parma presso i Carmelitani e poi a Villafranca, come terziario francescano, e quindi a
Siena, per il noviziato, come minore osservante presso il convento di San Bernardino di
Corte. Nel 1622 prese i voti religiosi assumendo il nome di Ruffino e operò nel convento
di San Lucchese ove collaborò col dotto padre Benedetto da Poggibonsi. Successivamente,
per la fama della sua santità, fu chiamato al convento di Ognissanti di Firenze. Nel
corso della sua vita religiosa, fu consolatore degli afflitti e dei poveri e benefattore
dei diseredati ed emarginati. Si spense in odore di santità, i suoi funerali furoni un
trionfo e gli oggetti da lui posseduti si trasformarono ben presto in reliquie. Fu sepolto
nella cappella del Santo nome di Gesù, presso il Convento di Ognissanti a Firenze. Sul
suo sepolcro è incisa la seguente epigrafe: Hic jacet bo.me.f. Ruphinus de nemore Parmae
laic. prof. ord. min. de obs. obiit die 9 Jan MDCLXXXII. Il 19 febbraio 1686 si aprì il
processo di beatificazione, ripreso solo agli inizi del Novecento. Furono circa un
centinaio i miracoli raccolti ed esaminati nei processi fatti dalla Curia Arcivescovile di
Firenze e 594 i testimoni firmati con giuramento. Nel 1736 i boscherini, per iniziativa
del conterraneo frate Giovanni Malandri, dedicarono due maestà in onore del Giacomi (una
sulla casa natale e laltra nella strada della chiesa, di fronte al portale Malandri)
e una terza, a cura di Sante Oppici, fu edificata a Brea.
FONTI E BIBL.: Beato Buralli 1889, 215, 217-220; E. DallOlio, Corniglio e la sua
valle, 1960, 155-157; B. Quarantelli, in Gazzetta di Parma 14 marzo 1983, 3; Gazzetta di
Parma 21 maggio 1995, 28.
GIACOMINO
Parma 1324
Fu di professione tornitore in legno. Un documento dellArchivio Governativo di Parma
lo dice attivo nellanno 1324.
FONTI E BIBL.: A. Ronchini, Degli intagliatori in legno, in Atti e Memorie delle Regie
Deputazioni di Storia Patria di Modena e Parma 1876; Lopez, 37; G.B. Janelli, Dizionario
biografico dei Parmigiani, 1877, 186; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle
arti parmigiane, 1911, 29.
GIACOMINO DA PIACENZA
Piacenza-Parma post 1365
Pittore ricordatao in un rogito notarile in data 15 marzo 1365: Franciscetus de Boveriis
per se et suos heredes concessit et locavit magistro Icobino de Placentia pictori qui nunc
habitat in vicinia Sancti Siri parmensis unam domum posta nella parrocchia di San Siro
suddetto per lannuo fitto di soldi XXV imperiali obbligandosi pagarli entro lo
stesso marzo (rogito di Barnaba Aliotti, nellArchivio dei monaci di San Giovanni
Evangelista di Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti Parmigiane, 1911,
33-34.
GIACOMINO DA RAMIANO
Ramiano-post 1493
Fu Canonico della pieve di Collecchio, investito di un beneficio ecclesiastico nel
territorio della stessa pieve (Regestum Vetus, 1493).
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 8 febbraio 1960,
3.
GIACOMO
Collecchio 1273/1299
Fu Canonico della pieve di Collecchio, come ricordato dal Sinodo Diocesano effettuato nel
1273 dal vescovo di Parma Obizzo Sanvitale. Compare nella stessa carica anche nella Ratio
Decimarum del 1299, ove egli si scusa per non essere in grado di pagare la decima di una
lira imperiale.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 8 febbraio 1960,
3.
GIACOMO
Parma seconda metà del XV secolo
Fu bombardiere attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 194.
GIACOMO
Parma seconda metà del XV secolo
Ricamatore attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 193.
GIACOMO DA COMPIANO, vedi TABURRONI PIETRO MARIA
GIACOMO DA LURAGO, vedi LURAGO GIACOMO
GIACOMO DA MILANO
Milano-post 1520
Residente a Parma nel 1520 nella vicinia di Santa Cecilia, fu annoverato nel Liber
Equalantiae lancirum per un estimo di lire 100 imperiali (Archivio di Stato di Parma,
Archivio Comunale, c. 117 v.).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, vol.
III, c. 301; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 346.
GIACOMO DA PARMA
Parma 1449
Sfuggì al Pezzana e al Lopez, quando scrissero delle arti parmigiane, il nome di questo
scultore che operò nella prima metà del XV secolo. Il 14 maggio 1449 i capitani della
Libertà di Milano scrissero ai deputati della Veneranda Fabbrica del Duomo di quella
città perchè consegnassero allo scultore Giacomo da Parma tanto marmo per il valore di
100 ducati onde erigere un sepolcro al famoso Niccolò Piccinino. Una segreta ragione di
Stato impedì lesecuzione di questo monumento (così si esprime il Franchetti a
pagina 88, nota 1, della sua Storia e descrizione del Duomo di Milano), al quale, sembra,
avrebbe dovuto lavorare anche Giacomo da Parma.
FONTI E BIBL.: Franchetti, Storia e descrizione del Duomo di Milano, Milano, tipografia De
Stefanis, 1821, 88; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1911, 57; Bessone, Scultori e Architetti, 1947, 254.
GIACOMO DA PARMA
Parma 1550
Intagliatore allacquaforte, visse alla metà del XVI secolo. Si ha di lui il
Martirio di San Pietro e di San Paolo, dal Parmigianino (in Roma, nel palazzo Panfili),
acquaforte eseguita sul gusto di Giacomo Caraglio, al quale è spesso attribuita. Giacomo
da Parma appartenne probabilmente alla stessa famiglia di Battista da Parma.
FONTI E BIBL.: G. Gori Gandellini, Notizie degli Intagliatori, III, 1808, 9; A. De
Angelis, Notizie degli Intagliatori, XIII, 1814, 30-31; De Boni, Biografie degli artisti,
1840, 749.
GIACOMO DA PARMA, vedi anche MILANI JACOPO e ROBAZI GIACOMO
GIACOMO DA RAMIANO
Ramiano 1341/1354
Fu Arciprete di Corniglio e Vicario Generale del vescovo Ugolino Rossi.
Nellesercizio della sua alta carica compare solo in alcune circostanze: nel 1341 in
occasione della fondazione di un beneficio in Cattedrale da parte di Giacomo del Bocheto,
sotto linvocazione di Maria Vergine e San Martino, e nel 1347 quando approvò
unaltra fondazione fatta da Giacomina Ferdulinda, figlia di Rolando, sotto il titolo
della Beata Vergine e di Santa Cecilia nella chiesa omonima. Ma il nome di Giacomo da
Ramiano è soprattutto legato allistituzione di una cattedra per linsegnamento
della musica al giovane clero. L8 giugno 1353 il Capitolo della Cattedrale di Parma
si riunì nel Palazzo Vescovile per decidere la scelta di un maestro di musica e per la
fondazione di una congrua dote che obbligasse in perpetuo anche i successori a istruire
nel canto i chierici. Il primo esperto designato fu Nicolò da Carpaneto, che esercitò il
suo ufficio dal 1 aprile al 1 luglio e dal 1 ottobre al 1 dicembre. Latto fu steso
dal notaio Ambrogio Naselli e tra i testimoni figura appunto Giacomo da Ramiano,
Camerario, Sindaco e Procuratore generale del vescovo Ugolino Rossi. Nel 1354 fu Canonico
della pieve di Collecchio.
FONTI E BIBL.: E. DallOlio, Cornignio e la sua valle, 1960, 28; U. Delsante,
Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 8 febbraio 1960, 3.
GIACOMO DA SAN SECONDO
San Secondo-post 1523
Cantore e strumentista, dal 1501 fu al servizio della Corte di Mantova. Nel 1523 ottenne
una pensione.
FONTI E BIBL.: J. Fenlon, Musicisti e mecenati a Mantova nel 500, Bologna, Il
Mulino, 1992.
GIACOMO DA TIZZANO
Tizzano 1269
Da una lettera di papa Alessandro IV data da Anagni il 3 marzo 1269 (Archivio Capitolare
di Parma) risulta che il Papa riservò per il suo servizio un certo numero di canonici
della chiesa di Berceto. In tale lettera, diretta allAbate di San Giovanni di Parma,
si dice che Giacomo da Tizzano, canonico della chiesa di Berceto succeduto nella prebenda
del canonico Armanno, scrittore del Papa, per autorità apostolica, era appunto uno dei
canonici per servizio del Papa: Quaerelam dilecti Filii Jacobi de Tizano canonici
ecclesiae de Berceto recepimus, continentem quod licet praebenda quam in eadem ecclesia
per mortem Magistri Armanni de Berceto, ipsius Ecclesiae Canonici vacasse dignoscatur
eidem Jacobo qui in eccelsia praedicta Apostolica Autoritate receptus ex istit in
Canonicum et in fratrem, et est unus da numero per constitutionem nostram in eadem
ecclesiae reservato.
FONTI E BIBL.: G. Schianchi, Berceto e i suoi Arcipreti, 1927, 23-24.
GIACOMO ANTONIO DA REGGIO, vedi BAZZI GIOVANNI ANTONIO
GIACOMOTTI GIUSEPPE, vedi GIACOMETTI GIUSEPPE
GIACONE CORRADO
Parma 1309
Calligrafo, il quale copiò un libro di Giacomo da Vitrì che fa parte della raccolta del
Bongarsio, Gesta Dei per Francos: incipit historia ierosolimitana avreviata scripta de
mandato Reverendi patris D.ni Rolandi Dei g.ra Laucadensis Episcopi per me Iaconum
Conradum de Parma Scriptorem et notarium ipsius D.ni Episcopi, in anno D.ni Millo
trecentes.° nono septimae Indictionis. LAndres fu il primo a dare notizia di questo
artista e dopo lui il Pezzana.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Continuazione degli scrittori, tomo VI, parte 2, 271; E.
Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 29.
GIACOPAZZI GIUSEPPE MARIA
Borgo Taro 15 agosto 1848-San Polo di Piacenza 22 gennaio 1915
Compì gli studi nel Seminario vescovile di Piacenza. Ordinato sacerdote, si trattenne per
circa quindici anni nella sua diocesi, fintanto che venne incardinato nella diocesi
borghigiana dal vescovo Vincenzo Manicardi. Fu dapprima curato a Samboseto, quindi in
seminario vice rettore e professore di filosofia e lettere nel liceo. Annoverato nel
capitolo della Cattedrale, rinunciò il 4 luglio 1911 a ogni attività per ritirarsi come
semplice sacerdote a Piacenza. Fu autore di alcune opere di carattere storico e
biografico, tra le quali San Donnino Martire (Ed. Salesiana, Torino, 1893), Il XVI
Centenario di San Donnino Martire. Cronistoria e documenti delle feste celebrate in Borgo
San Donnino nellOttobre 1893 (Ed. Bertola, Piacenza, 1894), I Vescovi di Borgo San
Donnino (Ed. A. Mattioli, Borgo San Donnino, 1903), dedicata a monsignor Pietro Terroni
nel giorno del suo ingresso in diocesi, Discorsino funebre in elogio di mons. Carlo Maria
Fontana, Vicario Generale di Borgo San Donnino, 26 dicembre 1885 (Tip. Osservatore
Cattolico, Milano, 1885), articoli giornalistici e altri opuscoli illustrativi di
festività e di celebrazioni.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 185.
GIACOPELLI DOMENICO
Collecchio 1853/1858
Ingegnere civile, eseguì un rilievo alla strada del Bergamino di Madregolo (1853).
Acquistò il podere del conte Caimi tra la strada di Fornovo e la strada della Scodogna
(1857) e un tratto della strada della Scodogna (1858). Fu consigliere anziano del comune
di Collecchio nel 1858.
FONTI E BIBL.: Collecchio e Sala Baganza, lettura dambiente; Malacoda 9 1986, 43.
GIACOPELLI GIACOMO
Parma 27 gennaio 1808-Parma 2 aprile 1893
Formatosi alla scuola di Giuseppe Boccaccio, gli successe come scenografo nel Teatro di
Parma (tenne questa carica dal 1839 al 1851). Il Giacopelli lavorò in collaborazione con
Nicola Aquila (1840 e 1844), altro allievo del Boccaccio, quindi col Magnani (1848). Dal
1857 fu valente insegnante di prospettiva allAccademia di Belle Arti di Parma e
ottimo pittore prospettico. Assieme a Vincenzo Bertolotti e a Giacomo Gelati lavorò alla
realizzazione del Teatro di Fiorenzuola dArda, inaugurato l8 ottobre 1853. La
sua attività è documentata da poche opere, tra cui Interno del Duomo di Parma durante la
benedizione della bandiera della Guardia Nazionale e Atrio della Pilotta in Parma (Parma,
Pinacoteca Nazionale) e le prospettive che fanno da sfondo allaltare maggiore nelle
chiese di Santa Cristina e di San Rocco. Enrico Prati fu suo allievo.
FONTI E BIBL.: Catalogo R. Galleria di Parma, 1896; N. Pelicelli, Guida di Parma, 1910;
A.M. Comanducci, Dizionario dei Pittori, 1972, 1452; U. Thieme-F. Becker,
Künstler-Lexikon, volume XIII, 1920; C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 103; Aurea
Parma 2 1936, 66; G. Copertini, La pittura parmense dellOttocento, Milano, 1971,
54-55; Dizionario Bolaffi pittori, V, 1974, 396; V. Gandolfi, Il Teatro Farnese, 1980,
157; Archivio dellAccademia, Parma, Atti, volume 7, 1857-1863; E. Scarabelli Zunti,
Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, volumi IX e X; Giusto, 1991, 6-7; Città
Latente, 1995, 90; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
GIACOPELLI GIOVANNI
Parma XVIII/XIX secolo
Successe al Tonani nella direzione della Stamperia Carmignani.
FONTI E BIBL.: G. Fumagalli, Lexicon typographicum Italiae, 1905.
GIACOPELLI GIOVANNI
Parma XIX secolo
Fu poeta dialettale di buon valore.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 423.
GIACOPELLI GIUSEPPE
Parma 24 maggio 1838-Parma 28 aprile 1903
Figlio di Giacomo e anchegli professore di prospettiva, fu aggiunto di scenografia
alla scuola di Girolamo Magnani, che finì praticamente per sostituire, accollandosi
progressivamente lintero onere dei corsi ancora prima di succedergli sia nella
cattedra di ornato (1878), poi di prospettiva e quindi di scenografia (1889)
allAccademia di Belle Arti sia nella direzione del Teatro Regio di Parma, carica che
lo impegnò dal 1887 al 1902. La stessa enorme e prodigiosa attività del Magnani andrebbe
totalmente rivista per rintracciare quanto di essa è dovuta al Giacopelli, suo umile e
preziosissimo collaboratore. Se indiscusse rimangono labilità e la rapidità
impressionistica degli schizzi del più noto artista, non inferiori risultano i bozzetti
del Giacopelli, a esempio per la Cavalleria Rusticana o per la Bohème (Parma, Museo del
Teatro presso la Biblioteca Comunale), poetica espressione di un realistico superamento di
reminescenze ottocentesche, di fondamentale importanza nello sviluppo della moderna
scenografia e nella formazione di artisti quali Giuseppe Mentessi, Vittorio Rota e
Giuseppe Carmignani, che crebbero alla sua scuola. Lavorò nei maggiori teatri: fu in
Portogallo, a Costantinopoli, alla Scala di Milano e al San Carlo di Napoli. Del suo lungo
e apprezzabile lavoro rimangono solo pochi bozzetti (pare che tutte le altre scene siano
state distrutte pochi mesi prima della morte dello stesso Giacopelli). Non minore fascino
dei bozzetti rivelano alcuni preziosi studi dinterni come lolio Cortile del
convento di San Giovanni Evangelista a Parma (Parma, Pinacoteca Nazionale) o la suggestiva
tela La cripta del Duomo di Parma (Parma, raccolta privata), nei quali gli effetti
scenografici dei tagli, dei timbri luminosi e le figurette accennate per rapidi tocchi di
pennello denunciano un completo superamento dei modi paterni, statici e privi di ogni
animazione. Nella pittura di esterni poi, come in Fiancata del Duomo di Parma (Parma,
Pinacoteca Nazionale), lespressione del Giacopelli è spoglia delle spigolosità
proprie dei prospettici. Nel 1859 combattè come volontario a San Martino. Nel 1866
partecipò alla mostra della Società di Incoraggiamento con il Cortile del convento di
San Giovanni Evangelista che venne vinto dalla Pinacoteca di Parma. Lanno seguente
presentò invece a Bologna lInterno del chiostro dei Domenicani a Caltanisetta. Nel
1870 espose alla mostra nazionale parmense il Sotterraneo della Cattedrale di Parma e il
Vestibolo del Teatro Farnese e parte del contiguo cortile della Pilotta, partecipando poi
come membro al Primo Congresso Artistico, ottenendo, tra laltro la patente di
maestro di disegno.
FONTI E BIBL.: Atti delle Regie Accademie, 1867, 24; Catalogo delle opere esposte, 1870,
52; Atti ufficiali, 1871, 3; L. Pigorini, Atti, 1879, 12; A. Ferrarini, 1882, 16, nota 55;
L., in Gazzetta di Parma 7 marzo 1888; C. Ricci, 1896, 385; E. Scarabelli Zunti, Documenti
e Memorie di Belle Arti parmigiane, volume X, 72; S. Visco, 1928; Inventario dei
manoscritti dellIstituto P. Toschi, volume II, n. 6115; A. Pettorelli, 1939, 136; G.
Allegri Tassoni, 1941, 61; E. Bénézit, 1955, volume IV, 236; G. Copertini, in Gazzetta
di Parma 7 dicembre 1967, 6; Mecenatismo e collezionismo pubblico, 1974, 86; U. Beseghi,
in La Democrazia 29 aprile 1903, n. 33; A. Rondani, in Gazzetta di Parma 30 aprile 1903,
n. 118; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 106; C. Alcari, Parma nella musica,
1931,103; G. Allegri Tassoni, Catalogo della Mostra dellAccademia Parmense, Parma,
1952, 40-45; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 79; G. Allegri Tassoni, La
scenografia, in teatri di Parma dal Farnese al Regio, Parma, 1969, 229; G. Copertini, La
pittura parmense dellOttocento, Milano, 1971, 56 e 58-59; A.M. Comanducci,
Dizionario dei Pittori, 1972, 1452; G.L. Marini, in Dizionario Bolaffi pittori, V, 1974,
396-397; Dietro il sipario, 1986, 286; M. Sacchelli, in Gazzetta di Parma 16 settembre
1996, 5.
GIACOPINO DA BERCETO
Berceto seconda metà del XIV secolo
Fu frate e nono compagno, come lo definisce Fra Salimbene, di Giovanni Buralli,
generale dei Francescani. Giacopino fu di onesta e santa vita, buon predicatore e fornito
di forte voce. Fu Guardiano del Convento di Rimini (Fra Salimbene) detto dei Conventuali,
fondato da Francesco
FONTI E BIBL.: G. Schianchi, Berceto e i suoi Arcipreti, 1927, 25-26.
GIACOPO DA PARMA, vedi ROBAZI GIACOMO
GIACOSA ODDONE
Salsomaggiore 14 settembre 1911-Milano 28 marzo 1961
Conseguì il brevetto di pilota su apparecchio Aviatick allAerocentro da Turismo di
Milano nel giugno 1932. Appassionato sportman dellautomobilismo, si dedicò poi
allaviazione da turismo e agli studi relativi di aeronautica.
FONTI E BIBL.: E. Grossi, Eroi e pionieri dellaria, 1934, 131.
GIALDI DONNINO
Parma 7 agosto 1878-post 1920
Figlio di Napoleone e Giuseppa Tommasini. Violoncellista, oltre a suonare nel quartetto
paterno e in teatro, negli anni Venti fece parte del complesso che, diretto da Edna Watry,
musicava i film muti al cinema Orfeo di Parma.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
GIALDI GENESIO
Parma 1533
Fu cantore nella chiesa della Steccata in Parma nellanno 1533.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 13.
GIALDI GIOVANNI
Parma 1869 c.-1957
Figlio di Napoleone e Giuseppa Tommasini, fu per quarantanni violinista al Teatro
alla Scala di Milano. Andò in pensione per limiti di età nel 1956.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
GIALDI NAPOLEONE
Parma 20 gennaio 1843-Borgo San Donnino 23 agosto 1921
Appartenente ad agiata famiglia borghigiana, proprietaria di beni stabili in Siccomonte,
ebbe i natali a Parma, dove il padre risedette provvisoriamente in qualità di funzionario
del Governo ducale. A Parma frequentò il Conservatorio musicale, diplomandosi maestro di
violino, strumento che aveva studiato con Domenico De Giovanni, ed entrando nel complesso
orchestrale del Teatro Regio. Poi si arruolò nelle file garibaldine e partecipò alle
campagne del 1860, 1861 e 1866. Congedato, rientrò in famiglia, ristabilitasi a Borgo San
Donnino, e ivi riprese lattività musicale. Nel 1873 si trasferì nuovamente a
Parma, che lasciò alcuni dopo per fissare definitivamente la propria dimora a Borgo San
Donnino, avendo vinto nel marzo 1884 il concorso bandito dal Comune per il posto di
maestro della Scuola di musica e di direttore dellorchestra e della banda cittadina,
che per suo impulso si classificarono poi tra i migliori complessi orchestrali della
provincia. Si dedicò anche alla composizione e allinsegnamento: tra i suoi allievi
ebbe Giuseppe Baroni e i figli Donnino e Giovanni, questultimo per un quarantennio
professore di violino al Teatro alla Scala di Milano e per vari anni sotto la direzione di
Arturo Toscanini. Le sue opere, composte per unorchestra dellorganico di
quella del Comune di Borgo San Donnino, ossia per un sestetto darchi e altrettanti
strumenti a fiato, furono rappresentate con successo a Parma e a Borgo San Donnino, il cui
Comune ne conserva i manoscritti. Esse sono costituite dai quattro melodrammi giocosi in
tre atti rappresentati al Teatro Reinach di Parma negli anni 1879-1880, Il cacciatore
dAfrica o La pelle del leone (1879), Lo zio dAmerica (1880), Thamar e
Lultima notte di Carnevale (1880), da La fata di Benevento, fiaba musicale in tre
atti, e da La scommessa, scherzo musicale in un atto. Compose pure una sinfonia dal titolo
Don Chisciotte, un preludio sinfonico, due valzer, una polka e una romanza. Nel dicembre
1895 le misure restrittive attuate dal commissario regio del Comune, Tabanelli, per sanare
le finanze municipali, condussero alla soppressione dellorchestra del teatro e
dellinsegnamento degli strumenti ad arco, onde il Gialdi dovette ritenere la sola
direzione della banda e della Scuola di musica per il restante ramo di insegnamento. La
costituzione nel 1902, per iniziativa del maestro Baroni, di un nuovo complesso bandistico
intitolato a Giovanni Rossi, nel quale entrarono i migliori elementi della banda
cittadina, indusse il Gialdi a concordare nel 1906 con lallievo la fusione dei due
complessi in uno solo, che tenne alto il prestigio della banda municipale borghigiana. Un
anno dopo, il 23 giugno 1907, ottenne dal Comune di essere collocato a riposo perché
sofferente di gravi disturbi del sistema nervoso e circolatorio e anche per le gravi
condizioni della vista. Ridotto in uno stato di cecità quasi totale, rinunciò da allora
allattività che tanto lappassionava, ritirandosi nella sua abilitazione a
Borgo San Donnino a trascorrervi gli ultimi anni di vita.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 79; D. Soresina, Enciclopedia
diocesana fidentina, 1961, 185-187; Dizionario musicisti UTET, 1986, III, 188.
GIALDINI METRONE
Parma 1887/1940
Intagliatore. Eseguì i mobili e le suppellettili della Camera dOro di Torrechiara
(1910-1911) e degli arredi del Castello di Gabiano Monferrato.
FONTI E BIBL.: Gli anni del Liberty, 1993, 156.
GIALDISI FRANCESCO
Parma 1650-Cremona 1720
Dai vecchi storiografi è citato come cremonese ma il Lanzi e il Grasselli assicurano che
fu oriundo parmigiano, domiciliato a Cremona, dove rimase fino alla morte. Il Lanzi
rammenta pure che lo Zaist lo annovera nella scuola cremonese come celebre dipintore di
fiori, che era solito disporre anche in tavoli coperti, di tappeti, e quivi pure collocò
istrumenti di suono e libri e carte da giuoco, il tutto con una verità e con tanto buone
tinte, chegli da tenui cose ha tratta non tenue fama. Nel Museo civico di Cremona e
nel Palazzo comunale della stessa città sono conservate sue opere. In alcuni particolari
di queste nature morte (piatto di biscotti, panneggio) appare un po più di richiamo
fiammingo di quanto non sia in altri seguaci del Baschenis
(Delogu). Mentre i pochi biografi che si occupano del Gialdisi concordano
nel dirlo attivo ancora intorno al 1720, uno dei dipinti del Museo civico cremonese reca
la data del 1645. Le opere del Gialdisi furono sovente attribuite al Baschenis stesso, dal
quale il Gialdisi desunse non pochi caratteri. Si muove in una area di gusto quasi
artigianale che sembra trasferire certi motivi del Fieravino negli schemi della bottega
del Baschenis.
FONTI E BIBL.: G.B. Zaist, Notizie istoriche depittori cremonesi, Cremona, 1774; L.
Lanzi, Storia pittorica, Milano, 1821; G. Grasselli, Abecedario biografico dei pitttori
cremonesi, Milano, 1827; S. Ticozzi, Dizionario degli Architetti, II, 1831, 173; G.
Delogu, Pittori minori liguri lombardi e piemontesi del Seicento e del Settecento,
Venezia, 1931; L. Angelini, I Baschenis, Bergamo, 1943, 1945; U. Thieme-F. Becker, volume XIII, 1920; S.H. Pavière, A
Dictionary of Flower, Fruit and Still-life painters, Leigh-on-Sea, 1962; Dizionario
Bolaffi pittori, V, 1974, 397; Enciclopedia
pittura italiana, II, 1950, 1088.
GIAMBATTISTA
Parma seconda metà del XV secolo
Ricamatore attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 263.
GIAMBATTISTA DA BORGO SAN DONNINO, vedi GODI GIOVANNI BATTISTA
GIAMBERNARDO, vedi GIOVANNI BERNARDO
GIAMBONINI GIROLAMO
Parma 1662/1680
Fu eletto Abate della chiesa di San Sepolcro in Parma per quattro volte: 1662-1664,
1665-1667, 1674-1676 e 1677-1680.
FONTI E BIBL.: V. Soncini, Chiesa di San Sepolcro, 1932, 91.
GIAMBUTI ANDREA
Parma 1766
Nel 1766 fu medico condotto a Borgo Taro.
FONTI E BIBL.: U.A. Pini, Vecchi medici, 1960, 30.
GIAMMARCO DA BUSSETO, vidi BUSSETO MARCO GIOVANNI
GIAMPAOLO DA PARMA, vedi ZURLINI ANTONIO
GIAMPEPE SATURNINO, vedi MONTANARI GIUSEPPE
GIAMPIETRI FERDINANDO
Parma 1922-Parma 14 novembre 1985
Chiamato alle armi nella seconda guerra mondiale, si fece onore come combattente
riportando anche una ferita, abbastanza grave, a un occhio. Diplomatosi come insegnante
elementare, insegnò nei primi anni nelle scuole di Parma. Durante il periodo trascorso
sotto le armi, a prezzo di sacrifici riuscì a laurearsi in scienze coloniali presso
lUniversità di Napoli. Dopo la guerra tornò allinsegnamento presso le scuole
elementari per passare poi alle scuole medie come insegnante di francese. Fin da giovane
il Giampietri fu un innamorato del teatro. Infatti debutto col teatro universitario, dove
per molti anni si mise in luce per le sue spiccate doti interpretative. Dopo questa
esperienza di teatro in lingua, passò, anima e corpo, al teatro dialettale, dove trovò
la sua collocazione artistica ideale, specie per la sua eccezionale comunicativa. E
proprio come autorevole esponente della Compagnia dialettale della Famija pramzana, nella
quale recitò per dieci anni, ebbe le migliori soddisfazioni. Fu un caratterista di
talento. Sono ricordate soprattutto le sue interpretazioni come prete di campagna oppure
come anziano gaudente.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 16 novembre 1985, 5.
GIANANTONIO DA REGGIO, vedi BAZZI GIOVANNI ANTONIO
GIANBERNARDO DA CORNAZZANO, vedi CORNAZZANO GIOVANNI BERNARDO
GIANDEBIAGGI BRUNO
Coltaro 1904-Parma 1974
Si diplomò allAccademia di Brera a Milano (allievo di Aldo Carpi e amico di Carlo
Corvi e Renato Vernizzi), dove conseguì il premio Bozzi-Caimi per il ritratto. Nel 1930
partecipò alla Mostra internazionale di Monza: due tappeti da gioco, da lui disegnati ed
esposti, sono riprodotti nel volume di C.A. Felice Arte decorativa 1930
allEsposizione di Monza. Partecipò alla 1a e 2a Mostra regionale sindacale a
Bologna e Forlì e alla 1a Mostra darte del Sindacato provinciale di Parma. Eseguì
decorazioni figurative alla 1a Mostra dellartigianato emiliano-romagnolo di Parma.
Partecipò a concorsi per cartelloni pubblicitari e copertine di riviste, conseguendo
premi. Insegnò tempera e xilografia ai propri alunni del ginnasio Maria Luigia. Dal 1958
insegnò figura allIstituto darte di Parma. Il Giandebiaggi fu anche
collaboratore della Gazzetta di Parma.
FONTI E BIBL. F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 157.
GIANDEMARIA ANTONIO, vedi ZANDEMARIA ANTONIO
GIANDEMARIA COSMO
Parma 1480
Fu creato nel 1480 Cavaliere di San Giovanni.
FONTI E BIBL. L. Araldi, LItalia nobile, 1722.
GIANDEMARIA FRANCESCO
Parma 1575-Parma 12 settembre 1645
Nacque da Tiberio, abitante nei pressi della chiesa di San Salvatore. Tenuto al fonte
battesimale dal principe Alessandro Farnese, divenne dottore espertissimo in ambo le leggi
(1603), Lettore allUniversità di Parma, Priore del Collegio dei Giudici e membro
dellOrdine dei Decurioni. Patrocinò cause poderose e fu nominato Consigliere ducale
nonché Presidente di cause civili a Piacenza. Scrisse lopera storico-politica
Pubblici moti di Guerra e privati Maneggi per le Ragioni del Ducato di Castro e ancora
cinque volumi di Responsi e Allegazioni. Sposò Elisa Ceretoli, dalla quale ebbe Ranuccio,
Tiberio e Giulio. Fu sepolto nel Duomo di Parma con il seguente epitaffio: Ill.mo d.
Francisco Ziandemariae nob. patric. parmen. I.V.D. hvmanae divinaeq. philosoph. peritiss.
a iuvene legvm pvblice professori mox avreis elvcvbrationibvs vndiqve vvlgatis celeberrimo
Placentiae civilibvs cavsis avditori tvm vero in excel. ivstitiae senat. consiliario a
ser.mo Ranvccio delecto insignes eivs virtvtes popvlis deplorantibvs obiit anno MDCXLV
prid. id. sept. aetatis svae LXX atqve hoc illi monvmentvm amoris et mortis Ranvccivs
Tiberivs et Ivlivs memores filii.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1797, V, 67-68;
Aurea Parma 2 1956, 145; Palazzi e casate di Parma, 1971, 440.
GIANDEMARIA FRANCESCO
Parma 1635/1681
Scrisse Publici Moti di Guerra e privati Maneggi dAccordo Per le Ragioni del Ducato
di Castro e Ronciglione. Istoria del Conte Francesco Giandemaria Parmigiano (ms. in folio
del XVII secolo). È dedicato dal Giandemaria al re Luigi XIV in data di Parma 1 giugno
1681. Ha 552 facce, senza contare lindice amplissimo e i preliminari. Copre il
periodo dallanno 1635 al 1668, toccando, in principio, della guerra del duca Odoardo
Farnese contro i Barberini.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 714.
GIANDEMARIA FRANCESCO, vedi anche ZANDEMARIA FRANCESCO
GIANDEMARIA GHERARDO, vedi ZANDEMARIA GHERARDO
GIANDEMARIA GIACOMO, vedi GIANDEMARIA JACOPO
GIANDEMARIA GIAMBATTISTA, vedi ZANDEMARIA GIAN BATTISTA
GIANDEMARIA GIULIO
Parma 1512/1518
Nel 1512 il Giandemaria, capitano appartenente alla fazione dei Rossi, fece parte
dellambascieria parmigiana a papa Giulio II, che lo creò cavaliere (1518). Fu poi
Commisario di Salsomaggiore e riuscì ad aumentare di un quarto la produzione del prezioso
sale (Rizzi). Occupò inoltre vari e notevoli uffici pubblici.
FONTI E BIBL.: Palazzi e casate di Parma, 1971, 440.
GIANDEMARIA GIULIO
Parma 1601 c.-Parma 1630
Nacque da Francesco e da Elisa dei conti Ceretoli. Fu Lettore di Medicina
allUniversità di Parma e, quale dotto medico, venne consultato con altri onde
fornire consigli e direttive sulla peste del 1630, che si era propagata largamente anche
in terra parmigiana (E. Casa). Assistendo gli appestati, contrasse il morbo e ne morì.
FONTI E BIBL.: Palazzi e casate di Parma, 1971, 441.
GIANDEMARIA GIUSEPPE
Parma-Piacenza 5 aprile 1681
Marchese, Canonico, Vicario generale in Parma e consigliere del duca Ranuccio Farnese per
la Dettatura e Segnatura (1652), fu eletto Vescovo di Piacenza il 9 novembre 1654 da papa
Innocenzo X. Prese possesso della Chiesa piacentina il 12 marzo 1655. Sotto il suo governo
fu fabbricata la chiesa di San Girolamo e lOspizio delle Preservate e furono
soppressi i frati Gesuati. Tenne un Sinodo nel maggio del 1677, che fu pubblicato coi tipi
Bazachi (ne fu promotore il canonico Pier Maria Campi). Lasciò cospicui doni alla
Cattedrale di Piacenza. Il suo cadavere ebbe sepoltura nella chiesa di San Rocco in Parma.
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 252-253; L. Mensi,
Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 460; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 272.
GIANDEMARIA GIUSEPPE, vedi anche ZANDEMARIA GIUSEPPE
GIANDEMARIA IACOPO, vedi GIANDEMARIA JACOPO
GIANDEMARIA JACOPO
Parma 11 novembre 1638-Ancona 1692 o 1693
Nacque dal conte Papiniano e dalla marchesa Giulia Pallavicino. Gli fu padrino di
battesimo il duca Odoardo Farnese. Dopo buoni saggi in Lettere, il Giandemaria si volse
alle leggi civili, vi si laureò e fu aggregato al Collegio dei Giudici di Parma. Compose
poesie latine e scrisse svariate opere letterarie, politiche e storiche. Appartenne
allAccademia denominata degli Infecondi di Roma. Entrato poi in prelatura, attese
alla riforma dei frati conventuali di San Francesco e del Monastero femminile di Santa
Chiara. Al servizio dei papi in vari governi, fu vice-legato di Bologna (1673). Resse
Ascoli, Foligno e Camerino, liberandole da ladri e banditi, e infine Perugia e la Marca di
Ancona. Da papa Innocenzo XI fu nominato Referendrio delluna e dellaltra
Segnatura e poi inviato come Governatore a Frosinone, Alatri, Anagni, Ferentino, Veroli e
Terracina. Ebbe inoltre il titolo di Commissario Apostolico e Visitatore delle province di
Campania e Maremma. Nel 1668 passò a Forlì, dove restaurò il Palazzo Comunale e strinse
amicizia con Gaddo Gaddi. Fu accolto tra gli accademici Filergiti di Forlì e tra i
Concordi di Ravenna. Inviato come Governatore a San Severino, ne fece compilare e stampare
gli statuti (Macerata, 1672). Scrisse opere di varia erudizione, tra le quali Dedicatoria
e prefazione alle Osservazioni della lingua italiana del Cinonio (Selva, Forlì, 1685) e
Riflessioni sopra la Costituzione LXXXVIII dAlessandro VII (Pazzoni e Monti, Parma,
1693). Nel 1688 i religiosi del TerzOrdine di Parma dedicarono al Giandemaria le
Opere postume del padre Bordoni e Vincenzo Giobbi Fortebracci la sua Lettera istorico
genealogica della famiglia Fortebracci da Montone.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1797, V, 250-251;
Aurea Parma 2 1956, 145; G. Vitaletti, La Poetica Tempe di Jacopo Zandemaria, letterato
piacentino del XVII secolo, in Bollettino Storico Piacentino 18 1923, 151-165; G.
Vitaletti, La Poetica Tempe di Zanobio Arcadamia, in Bibliofilia 27 1925-1926, 91-99,
146-162; Palazzi casate di Parma, 1971, 441; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1160;
Letteratura italiana, I, 1990, 888.
GIANDEMARIA LODOVICO, vedi ZANDEMARIA LODOVICO
GIANDEMARIA MARIO
-Roma 1662
Marchese, da Ranuccio Farnese fu inviato come Residente presso papa Innocenzo X ai primi
di dicembre dellanno 1650, onde mutare le male inclinazioni del Papa verso la Casa
Farnese. Era fratello di Giuseppe, che nel 1653 fu promosso al Vescovado di Piacenza, e
zio di Francesco.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 714.
GIANDEMARIA PIER
BENEDETTO
Parma 1540-post 1592
Figlio di Giulio. Fu al servizio del duca Alessandro Farnese in Fiandra, donde ritornò a
Parma nel 1592. Fu poi Tesoriere ducale e tra i deputati sopraintendenti alle
fortificazioni della città, nonché deputato sulle vettovaglie.
FONTI E BIBL.: Palazzi e casate di Parma, 1971, 440.
GIANDEMARIA, vedi anche ZANDEMARIA
GIANELLI DOMENICO
Parma prima metà del XVI secolo
Architetto militare attivo nella prima metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III,
107.
GIANELLI FRANCESCO
Monchio 29 marzo 1923-Parma 19 marzo 1987
Si laureò in medicina e veterinaria allUniversità di Parma. Una rapida e brillante
carriera lo portò a diventare, giovanissimo, ordinario di microbiologia e immunologia. A
questo importante incarico il Gianelli dedicò la propria vita, tra la stima dei colleghi
e lapprezzamento degli studenti. Il Gianelli fu direttore dellIstituto di
microbiologia della facoltà di Veterinaria e titolare degli insegnamenti di microbiologia
generale e microbiologia degli alimenti. La sua intensa attività di docente fu
strettamente legata alla ricerca, agli studi e alle pubblicazioni scientifiche. Tra le
altre cose fu membro della Società italiana di scienze veterinarie, direttore del
comitato di redazione degli annali della facoltà di veterinaria e direttore della
biblioteca di facoltà. Per quanto riguarda la ricerca scientifica, il Gianelli si
distinse a livello nazionale e internazionale nel campo della batteriologia,
abbracciandone, negli anni, tutti i molteplici aspetti.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 20 marzo 1987, 4.
GIANELLI OLIVIERO
Roccabianca 2 maggio 1896-Parma 9 marzo 1976
Studiò contrabbasso al Conservatorio di Parma con Antonio Conti e Vito Allegri, studi che
furono interrotti dalla prima guerra mondiale, cui partecipò come ufficiale combattente.
Si diplomo nel 1920 e, mentre studiava composizione, fu maestro sostituto al Teatro Regio
di Parma. Dedicatosi alla professione orchestrale, fu primo contrabbasso alla Scala di
Milano, al Teatro Regio di Torino, alla Rai, al Regio di Parma e allArena di Verona.
Fu attivo anche come solista e componenete di complessi di musica da camera in Italia,
Svizzera, Olanda, Francia e Tunisia. Nel 1940 fu nominato insegnante di contrabbasso al
Conservatorio di musica di Parma. Andò in pensione nel 1966. Compose 16 Studi di tecnica,
un Concerto fantasia e un Preludio per contrabbasso ed effettuò trascrizioni, revisioni e
riduzioni. Dalla sua scuola uscirono: Riccardo Simonazzi, Sante Robuschi, Giovanni
Zanardi, Werther Lepidi, Umberto Ferrari, Lino Ferrari e Mario Prati.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998 ,377.
GIANELLI, vedi anche ZANELLI
GIANETTI DOMENICO
Parma 1782/1787
Intagliatore, realizzò nel 1782 quattro bracciali portacero (nella chiesa della
Santissima Trinità), nel 1783 due bracciali e sei portapalme e intagli a tre poltrone di
Francesco Galli nelloratorio di SantAntonio e nel 1787 intagli al baldacchino
del Galli e al lampadario grande in San Giacomo a Soragna.
FONTI E BIBL.: B. Colombi, 1975, 223; G. Godi, in Gazzetta di Parma 7 settembre 1979, 3;
Il mobile a Parma, 1983, 261.
GIANETTI, vedi anche ZANETTI
GIANFATTORI CARLO FERRANTE, vedi GIANFATTORI FERDINANDO CARLO
GIANFATTORI FERDINANDO
CARLO
Parma 18 aprile 1578-Roma 9 giugno 1641
Nacque da Giovanni, famiglio di casa Farnese, che gli diede appunto i nomi di due dei suoi
padroni, e Claudia Bochi. Più tardi lasciò cadere il cognome paterno, considerandolo
plebeo, e assunse in suo luogo il secondo nome: Carlo e Carli sono le sole denominazioni
testimoniate presso i contemporanei sino a quando limportante contributo
dellAffò non chiarì le origini autentiche del Gianfattori. Nel 1591 ottenne la
tonsura e due anni dopo gli ordini minori. A Bologna, Padova e Pavia fece studi di
filosofia e di legge, laureandosi in diritto civile e canonico, ma trascorse questi anni
per lo più a Bologna, allontanandosene verso il 1602-1603 qunado, come segretario, seguì
a Roma il cardinale Paolo Sfondrato. Qui si legò allambiente che gravitava intorno
allAccademia degli Umoristi, dove espose nel 1605 un Discorso delle rassomiglianze
poetiche. Conobbe il Marino e, più tardi, Virginio Cesarini, che gli dedicò lode
Stolto il volgo. Nel 1608 lo Sfondrato fu destinato al Vescovado di Cremona e portò con
sé il Gianfattori, che fu ascritto allaccademia degli Animosi. Restò qui, tranne
brevi interruzioni, come un soggiorno a Bellagio nel 1611, per alcuni anni, fino a quando
ottenne dallo Sfondrato la sua libertà e un appannaggio. Nei primi mesi del 1612 fu a
Bologna, dove pubblicò alcuni brevi scritti encomiastici e apologetici: il Dialogo di
Zefiro, Flora, Cupido, Felsina (1612), il Ragguaglio della perdita e ricuperazione della
Sacra Benda di Nostra Signora (1613), e la Breve descrizione della festa fatta nella gran
sala del signor Podestà lanno 1615 il dì 2 marzo (1615). Durante il soggiorno
bolognese il Gianfattori fu uno dei protagonisti della polemica del 1614 intorno al
Marino: in quellanno pubblicò, collo pseudonimo di conte Andrea dellArca, la
Essamina intorno alle ragioni del conte Lodovico Tesauro in difesa dun sonetto del
Cavalier Marino. Lopuscolo è una puntigliosa ritorsione polemica nei riguardi del
Tesauro, autore dello scritto (Ragioni in difesa dun sonetto del Cavaliere Marino,
Venezia, 1614), che il Gianfattori ritiene non solo pieno di errori ma anche plagio
sfacciato della Difesa di Dante del Mazzoni. A ogni citazione del Tesauro fa seguire
immediatamente la sua replica critica, in una specie di commento interlineare che si
propone di rettificare o deridere le conclusioni dellavversario. Il Gianfattori
sostiene la validità della tradizione e trova dunque vana la novità del Marino.
Lidea critica dominante è che solo il verisimile possa essere il fondamento della
poesia, perché solo il verisimile può persuadere e regolare gli affetti del lettore.
Loperetta del Tesauro pecca contro la grammatica, la retorica, la poetica, la
logica, la storia, la favola, letica, la cosmografia e lastrologia: i singoli
punti sono partitamente svolti. Lopuscolo è nel suo complesso una incongrua
superfetazione su un testo di peso e valore marginali. Largomentazione vi è tutta
indiretta e sfocata ed è sintomatico che loggetto stesso della disputa non venga
toccato: il Marino è nominato genericamente a pagina 90 e si ha limpressione che il
Gianfattori sia preoccupato di non urtare lo scrittore napoletano, lasciandosi libera, per
dir così, una via di uscita. La polemica infatti si accese (ne parla A. Aprosio,
Biblioteca aprosiana, Bologna, 1673, 454 e seguenti), con la partecipazione di Francesco
Dolci, Francesco Forteguerri, Giovanni Capponi, G.L. Valesio e, ancora, del Tesauro. E
sebbene il Gianfattori cercasse di mobilitare gli avversari del Marino, finì col tacere,
intimorito dalla virulenza degli antagonisti e soprattutto dalla sottile ipocrisia
ricattatoria del Marino stesso: esemplari, per questo, sono due lettere del Marino al
Gianfattori, del 22 febbraio e del 24 dicembre 1614 (pubblicate dallAffò, V, 27 e
s. e 33 e s. poi da C. Delcorno, 1963, 103 s., 107 s., e da M. Guglielminetti, in G.B.
Marino, Lettere, Torino, 1966, 169 s., 186 s.). Alcune lettere relative alla polemica
(sue, dellAchillini, del Preti, del Pascali, del Grimaldi e del Tassoni, per il
quale cfr. A. Tassoni, Lettere, a cura di G. Rossi, II, Bologna, 1910, 204) furono
raccolte dal Gianfattori e si leggono nel ms. 269 dellEcole de Médicine di
Montpellier. Il manoscritto raccoglie anche parte della corrispondenza con G.B. Manzini,
R. Campeggi, G.P. Bellori, T. Stigliani e altri. A Bologna, secondo lAffò,
probabilmente brigò per qualche cattedra o ufficio ma senza gran successo, perché tra il
1615 e il 1616 lo si ritrova a Cremona ancora presso il cardinale Sfondrato. Morto questo
nel febbraio 1618, il Gianfattori accolse linvito di papa Paolo V a scrivere la
storia della basilica vaticana e a fine settembre 1618 fu di nuovo a Roma. Pur asceso al
sacerdozio e protetto dal cardinale Scipione Borghese, nipote del Papa, che alla fine del
1620 gli ottenne un beneficio nella basilica di San Gregorio (e di questo tempo è il
Sermo de Deo trino et uno dedicato a Paolo V, recitato nella cappella del Quirinale e
pubblicato a Roma senza indicazione di anno), dovette vivere con qualche ristrettezza.
Così come sotto il pontificato di Gregorio XV (al quale è dedicato un Sermo de Christo
ascendente, anche questo pubblicato a Roma senza data), mentre gli fu vantaggioso il
papato di Urbano VIII. Per almeno una ventina danni il Gianfattori fu in rapporto
con vari artisti (in particolare con Lodovico Carracci). Nellambiente romano poté
coltivare e incrementare le sue atttività di dilettante, collezionista e intermediario,
se non proprio di mercante darte. Fu in relazione con uno dei maggiori organizzatori
della vita artistica romana, Cassiano Dal Pozzo, e con molti pittori ed ebbe qualche parte
nei dibatti intorno alle arti figurative (per la sua ostilità al Bernini si veda S.
Fraschetti, Il Bernini, Milano, 1900, 71). Nella Raccolta di lettere sulla pittura
scultura ed architettura, I, Roma, 1754, 197-215, 218-240, 244 s., si trovano una lettera
del Gianfattori al Lanfranco e numerose al Gianfattori: diciassette di Lodovico Carracci,
dieci di Giovanni Lanfranco, altre di Alessandro Tiarini, Giov. L. Valesio, Lavinia
Fontana, Simone Vouet, Niccolò Tornioli e Giulio Cesare Procaccini. Lelenco
dichiara una netta predilezione per i Bolognesi (e più volte il Gianfattori è nominato
da C.C. Malvasia, Felsina pittrice, Bologna, 1678, I, 448 e passim) e particolare per il
Lanfranco, al quale commissionò varie opere per la sua collezione e di cui descrisse le
pitture della cupola di SantAndrea della Valle a Roma (cfr. A. Borzelli,
LAssunta del Lanfranco in SantAndrea della Valle giudicata da Ferdinando
Carli, Napoli, 1910). Il Gianfattori coltivò in proprio studi attinenti la storiografica
artistica. Descrisse anche la basilica vaticana: sono citati nelle fonti un Typus Vaticani
Templi (Roma, 1621), che risulta irreperibile, e un Templum Vaticanum expressum (Roma,
1622, che è certo indicazione erronea). Lopera restò inedita (cfr. Pezzana, in
continuazione dellAffò, VI, 396 s.): solo due frammenti furono pubblicati da G.
Severano in Memorie sacre delle sette chiese di Roma (Roma, 1630, 268-292). Parte
dellopera è conservata manoscritta nella Biblioteca Vaticana, mss. Vaticano latino
10741-10742 e 10744 (una breve descrizione è data da Ch. Huelsen, Il Circo di Nerone al
Vaticano, in Miscellanea Ceriami, Milano, 1910, 266-268). La bibliografia data
dallAffò elenca ben cinquanta scritti inediti: vi si notano discorsi e lezioni
accademche, la citata descrizione delle pitture del Lanfranco, iscrizioni ed elogi, una
biografia di Paolo V, chiose al De anima aristotelico, scritti politici e morali, poemetti
sacri e varie tragedie. Parte di questo materiale (lettere, poesie, il racconto dei suoi
disgusti col Marino) passò dalla biblioteca Albani alla biblioteca dellEcole de
Médecine di Montpellier ed è elencata da G. Mazzatinti in Inventario dei mss. italiani
delle biblioteche di Francia (III, Roma, 1888, 67 e s., 81). Il Gianfattori passò gli
ultimi anni sempre al servizio dei cardinali Scipione e Pier Maria Borghese.
FONTI E BIBL.: L. Allacci, Apes urbanae, Romae, 1633, 92-96; Iani Nicii Erithraei (G.V.
Rossi), Pinacotheca, I, Colonia Agripp., 1645, 240-245; G. Nicodemi, Otto lettere di L.
Carracci a don Ferdinando Carli, in Aevum IX 1935, 305-313; G. Fantuzzi, Notizie degli
scrittori bolognesi, III, Bologna, 1783, 94; I. Affò-A. Pezzana, Memorie degli scrittori
e letterati parmigiani, Parma, 1789-1833, V, 21-54, VI, 691-701, 978 s., VII, 22 s., 667;
G. Melzi, Dizionario di opere anonime e pseudonime, Milano, 1848-1859, I, 81, 214, II, 37,
III, 77, 134; J. Dumesnil, Histoire des plus célèbres amateurs italiens, Paris, 1853,
334-402; C. Delcorno, Appunti per lEpistolario di G.B. Marino, in Studi Secenteschi
IV 1963, 101-108; F. Croce, Tre momenti del barocco letterario italiano, Firenze, 1966,
98, 112, 121; F. Haskell, Mecenati e pittori, Firenze, 1966, 199 s.; C. Delcorno, Un
avversario del Marino: Ferdinando Carli, in Studi Secenteschi XVI 1975, 69-155; M.
Capucci, in Dizionario biografico degli Italiani, XX, 1977, 150-152; E. Bocchia, La
drammatica a Parma, 1913, 127-128; Letteratura italiana, I, 1990, 888-889.
GIANFATTORI FERRANTE CARLO, vedi GIANFATTORI FERDINANDO CARLO
GIANFRANCESCO DA BORGO SAN DONNINO, vedi BARONI GIROLAMO e ROVEDI ASCANIO
GIANFRANCESCO DA PARMA, vedi ENZOLA GIANFRANCESCO
GIAN GIACOMO DA PARMA, vedi ZANIACOBO DA PARMA
GIAN GIORGIO DA COLORNO
-Fornovo 6 luglio 1495
Morì in combattimento nel corso della battaglia di Fornovo tra i confederati italiani e
Carlo VIII.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 424.
GIANGRANDI CESARE
Parma 1580/1600
Notaio, scrisse diversi sonetti nei quali non si ritrovano nè antitesi nè gonfiezze.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3/4 1959, 198.
GIANGRANDI GIOVANNI
Parma 8 ottobre 1776-post 1831
Figlio di Lorenzo. Nel 1791 fu volontario al servizio di Parma. Nel 1803 ebbe il grado di
Caporale (nel 1809 Caporale di Linea Francese) e nel 1813 di Sottotenente e Tenente. Nel
1814 fu congedato dal servizio di Francia e divenne Tenente del Reggimento Maria Luigia di
Parma. Partecipò alle campagne di Spagna(1808-1813), di Francia (1814) e di Napoli e di
Francia (1815).
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Ufficiali, 1930, 24.
GIANGUIDI, vedi ZANGUIDI
GIANI EMILIO
San Pancrazio Parmense 9 dicembre 1910-Bologna 5 giugno 1986
Diplomato al Conservatorio di musica di Parma in organo (1933), musica corale (1942) e
composizione (1942), dal 1939 fu docente di pianoforte complementare nellIstituto
stesso, trasferendosi a quello di Bologna nel 1964. Nel 1939, assieme ad Alfredo Bonora,
compilò il Catalogo delle opere musicali delle biblioteche musicali bolognesi
dellAccademia Filarmonica, dellAmbrosini e dellArchivio di San Petronio.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
GIAN LUIGI o GIANLUIGI DA PARMA, vedi PARMA GIOVANNI LUIGI e SCAGLIONI RAIMONDO
GIANMARIA DA BUSSETO, vedi BUSSETO GIOVANNI MARIA
GIAN MARIA DA PARMA
Parma 1542
Maestro bombardiere, fu a lungo al servizio della Repubblica veneta. Nel 1542 propose
alcune sue invenzioni di artiglieria, tra cui un modo per riattare i pezzi inchiodati, una
sistema di artiglieria leggera e un perfezionamento delle lancie a fuoco.
FONTI E BIBL.: Storia dellartiglieria italiana, I, 544; Malatesta, Armaioli, 1939,
164.
GIANMARIA DA PARMA, vedi anche BOVI BARTOLOMEO
GIANNARIO GUIDOLINO
Parma-XIII secolo
Frate francescano, è ricordato da fra Salimbene come compagno di fra Giovanni da Parma:
Fu uomo di lettere e buon cantore. Cantava benissimo nel canto melodico, cioè nel canto
fratto; e nel canto fermo aveva più arte che voce, perché la voce laveva assai
debole. Fu buon compositore (Cronica, sequenza 2617).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
GIANNETTI CARLO
Colorno 1792
Intagliatore in legno. Nel 1792 collaborò con Ignazio Marchetti per la realizzazione
degli ornati del coro, del baldacchino grande e delle placche portacero in San Liborio a
Colorno.
FONTI E BIBL.: Il mobile a Parma, 1983, 260.
GIANNI, vedi FOCHI GIOVANNI
GIANNINO, vedi COPELLI EUGENIO
GIANNO BERNARDINO, vedi DA JANNO BERNARDINO
GIANNONE VINCENZO
Montarsiccio 21 ottobre 1827-12 gennaio 1915
Figlio di una Lusardi di Montarsiccio, fu parroco e insegnante a Comuneglia. Docente tra i
più validi del tempo, ebbe diversi riconoscimenti al merito educativo, lasciando tracce
indelebili del suo insegnamento cristiano anche con molte pubblicazioni e manoscritti ma
principalmente con un originale testo scolastico, La scuola di Comuneglia, che rimase in
dotazione alla scuola stessa per molti anni ancora dopo la sua morte. Il testo, frutto di
esperienze molto significative, è sudiviso in quattro sezioni di un unico corso e insegna
la bella calligrafia tenendo in continuo esercizio la memoria, partendo da una base di
vecchi proverbi, molto diffusi in quellambiente di antica civiltà contadina, per
arrivare alla corrispondenza e alla poesia, vera passione del Giannone. Fin dalla
gioventù si appassionò agli studi dei classici, prediligendo il Metastasio, pur
ritornando sempre a Leopardi, di cui inserì nel suo testo ben dodici lettere da prendere
a modello. Era sua abitudine declamare a memoria versi classici e stendere, sempre in
lirica, gli avvenimenti più importanti della vita quotidiana in diari manoscritti rimasti
inediti. La scuola diretta dal Giannone ebbe diversi attestati di merito: nel 1864 dal
Comitato per i premi di incoraggiamento, nel 1865 con un premio Natoli, nel 1870 dal
Comitato Ligure con medaglia di bronzo e biblioteca circolante e nel 1871 dal Ministero
con medaglia dargento. Tra gli altri scritti del Giannone, è un volume sul viaggio
alla scoperta di Montarsiccio, terra di origine, in occasione della festa patronale della
Madonna delle Grazie a fine agosto dellanno 1869 in compagnia della madre, della
sorella Marietta e dal fratello Luigi: lopera è composta da tredici liriche, più
una sulla gita al Monte Penna in appendice.
FONTI E BIBL.: F. Ferrari, Mito, tradizione, storia, 1983, 81-83.
GIANNOTTO, vedi ZANOTTO
GIARA EUSEBIO
Parma-post 1943
Dal 1° gennaio 1924 fu chiamato a dirigere la banda musicale di Carpi, che contava una
cinquantina di esecutori. Insegnò anche nella Scuola comunale di musica, a una trentina
di giovani, clarinetto, ottoni e percussioni. Nel 1943, essendo compromesso con il regime
fascista, lasciò la città.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
GIARDINO
Parma seconda metà del XVII secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 199.
GIARELLI ARTURO
Parma 1902/1927
Architetto, allievo del Mancini, dimostrò nelle sue opere di prediligere in modo speciale
lo stile romanico, che interpretò con modernità, con eleganza e con spiccato senso
pratico. La bella Villa Gennari (Parma, Viale Campanini) fu iniziata nel 1925 e ultimata
lanno dopo. Tra il 1926 e il 1927 progettò e costruì la Villa Zambernardi sita in
Viale Duca Alessandro a Parma.
FONTI E BIBL.: G. Copertini, Artisti parmigiani, 1927, 284.
GIARELLI CIPRIANO
Fornovo di Taro 1897-Bocchette di Mezzo 25 novembre 1917
Figlio di Giovanni. Alpino dell8° Alpini, fu decorato di medaglia di bronzo al
valor militare, con la seguente motivazione: Bello esempio di valore e di fermeza,
comandato di pattuglia ed aggirato dal nemico in forze, con tenacia e fermezza assicurava
il ripiegamento del grosso della pattuglia, finché non cadeva da valoroso colpito in
fronte.
FONTI E BIBL.: Bolletino Ufficiale, 1919, Dispensa 34a, 2413; Decorati al valore, 1964,
50.
GIARELLI FAUSTINO
Parma prima metà del XVIII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII,
111.
GIAROLA LUIGI
Parma 1783/1796
Intagliatore ricordato per i seguenti lavori: 1783 due lampadari in SantAntonio,
1788 stimò il baldacchino del Galli in San Giacomo a Soragna, 1795-1797 intagli dei
credenzoni in San Giuseppe, verso il 1796 fu interpellato per lesecuzione dei
capitelli allaltare maggiore in Steccata, poi non realizzati.
FONTI E BIBL.: B. Colombi, 1975, 56; Mendogni, 1979, 81; Il mobile a Parma, 1983, 261.
GIAROLI ALFREDO
Parma 5 luglio 1886-1953
Figlio di Arealdo e Itala Spaggiari. Fu presidente della Tipografia Bodoniana e dal 1912
editore di Aurea Parma.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 38 1954, 64; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 498.
GIAROLI PIETRO
Parma 1905-1966
Fu impresario di pompe funebri, notissimo in Parma vecchia per lavviata impresa ma
soprattutto perché nel suo negozio gli anziani e i bisognosi andavano a chedere piccoli
prestiti per arrivare alla fine del mese. Amante della musica lirica, fu socio della
Corale Verdi e socio fondatore e presidente di una società carnascialesca, la Pedroni.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario Parmigiani, 1997, 157.
GIAROLI UMBERTO
Parma 24 agosto 1881-Parma 11 giugno 1964
Figlio di Arealdo e Itala Spaggiari. Fu pittore paesaggista di buon livello. Rimase sempre
legato alla sua tecnica, alla sua maniera semplice e ai suoi temi preferiti: amò
riprodurre scorci del Parco Ducale di Parma nellalternarsi delle stagioni, aspetti
della dolcezza della campagna parmense e, in modo particolare, si appassionò a riprendere
le piante, le frasche tenere e lucenti della primavera e lacqua dei torrenti. La sua
scuola furono la natura e losservazione diretta dal vero: da scrupoloso autodidatta
quale fu, riuscì a fermare sulla tela in modo semplice, felice e sereno la sua personale,
elementare visione del mondo, riprodotto con minuzioso e castigato disegno e con una
tavolozza morbida e chiara. Partecipò fedelmente alle mostre indette dai vari enti della
città di Parma e, su invito, alle Quadriennali romane, conseguendo sempre lusinghieri
successi di pubblico e di critica.
FONTI E BIBL.: R. Allegri, in Parma nellArte 2 1964, 118; F. da Mareto,
Bibliografia, II, 1974, 498.
GIAVARINI OVIDIO
Parma 1903-1968
Acquisì nel 1930 loriginaria fornace Armando Marchi, dedita alla produzione di
camini e vasi da fiori avviata in San Secondo Parmense nel 1881, e la convertì in
attività industriale avente come produzione i materiali laterizi per ledilizia. Fu
lungimirante nellintroduzione di applicazioni tecnologiche avanzate.
FONTI E BIBL.: Cento anni di associazionismo, 1997, 399.
GIAVARINI PIETRO
PAOLO ANTONIO
Parma 9 luglio 1743/Parma 30 aprile 1829
Figlio di Felice e Alessandra Fortunati. La prima notizia del Giavarini è una lettera del
9 febbraio 1773 diretta a padre Martini, con la quale gli inviò una Messa che aveva
composto. Si legge che gli avevano riferito che il Martini, vista la composizione,
laveva giudicata orribile e gettata al fuoco: per conoscere se la diceria era vera,
gli inviava una nuova copia. Con garbo il Martini rispose che era scritta secondo lo stile
in auge per la musica ecclesiastica: gli errori, pertanto, non erano da addebitarsi al
Giavarini, bensì allo stile. Il 12 febbraio 1780 (Archivio di Stato di Parma, Decreti e
Rescritti) venne nominato sostituto maestro di cappella in caso di impedimento dei maestri
Colla e Poncini per le funzioni che si tenevano a San Pietro Martire. Un successivo
decreto del 27 febbraio 1782 gli concesse una gratifica di 2000 lire allanno per i
servizi prestati a Corte, soldo di cui godette fino al 30 giugno 1805. Fu organista alla
chiesa della Steccata di Parma dal 17 novembre 1791, in sostituzione del Toscani nelle
varie solennità celebrate nellanno e talvolta come maestro di cappella. Successe di
fatto come organista e maestro di cappella al Toscani nel 1805 e in tale ufficio lo si
trova ancora alla festa di San Giorgio del 1818 e, alla Cattedrale di Parma, come
organista dal 19 giugno 1783 alla Pasqua del 1790. Diresse per lultima volta nella
solennità di San Giorgio, il 23 aprile 1829. Il Giavarini era stato eletto con decreto
della duchessa di Parma Maria Luigia dAustria il 16 giugno 1816. Fu nuovamente
maestro di Cappella della Cattedrale di Parma con lobbligo di dirigere la musica
nelle feste solenni e nelle occasioni particolari (nominato il 2 giugno 1808, lo si trova
fino al 1831), facendosi sostituire quando era trattenuto dal servizio alla Steccata da
Giuseppe Gaiani e da Giuseppe Alinovi. Fu docente al Collegio dei Nobili di Parma fino
alla soppressione avvenuta nel 1806.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1791-1818; Archivio della Fabbriceria del
Duomo, Mandati 1773-1782, 1783-1791; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 169; G.N. Vetro,
Dizionario, 1998.
GIAVAZZOLI FRANCESCO
Sissa 29 dicembre 1921-Parma 9 settembre 1943
Figlio di Ludovico. Carrista del 33° Reggimento Carristi, 433° Battaglione Carri M./15,
fu decorato di medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione:
Pilota di carro M/15, durante un aspro combattimento contro forze soverchianti tedesche,
lanciava arditamente il proprio carro contro una postazione anticarro vicina allo scopo di
travolgerla e di eliminare così una seria minaccia ai carri della compagnia che lo
seguivano. Colpito da una granata perforante che bloccava un cingolo del carro,
precipitava in un torrente e rimaneva schiacciato. Il Giavazzoli risiedette a lungo a
Soragna.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 116; Caduti resistenza, 1970, 113.
GIBELLINI AURELIO
Colorno 1852-Collecchio 17 luglio 1937
Arruolatosi nei carabinieri, si trasferì poi a Collecchio, essendosi impiegato presso
quel Comune come guardia municipale (estate 1895). Iniziato subito il suo lavoro, tutelò
lordine pubblico in Collecchio fino a pochi anni prima della morte.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 8 febbraio 1960,
3.
GIBERTI FRANCESCO
Modena 25 agosto 1890-Fidenza 19 febbraio 1952
Fu il primo degli otto figli di Luigi, modesto commerciante di stoffe che gestiva a Modena
un negozietto in via SantEufemia, nelle vicinanze dellomonima chiesa. Della
numerosa prole non sopravvissero che il Giberti e la sorella più giovane Anna: gli altri
morirono in tenera età. La sua fanciullezza trascorse in prevalenza tra la casa, la
scuola e loratorio parrocchiale, affidato alla cura di don Giuseppe Balugani. Il
sacerdote prese il Giberti sotto la propria particolare protezione e per alcuni anni lo
educò e lo istruì, preparandolo agli esami nel ginnasio del quartiere, dato che le
condizioni economiche della famiglia Giberti non permettevano al ragazzo di frequentare i
corsi di studio regolari. Fu sempre promosso con ottime votazioni e lo stesso don
Balugani, come egli ebbe superato gli esami di licenza, si adoperò perché potesse
intraprendere la carriera ecclesiastica. Nellautunno del 1906 il Giberti vestì
labito talare, trovando nel seminario diocesano di Modena lambiente ideale per
lo sviluppo di quelle virtù di cui aveva dato così lusinghiera manifestazione
nellinfanzia. Ricevuta lordinazione sacerdotale il 6 aprile 1913 dalle mani
dellarcivescovo Ferdinando Bussolari, fu designato a prestare la sua opera quale
curato nellimportante chiesa cittadina di San Pietro Apostolo. Dopo alcuni mesi il
Bussolari lo destinò, con atto del 18 agosto 1914, allinsegnamento in seminario di
fisica, chimica e matematica. Contemporaneamente gli attribuì lincarico di
cappellano della chiesa della Pomposa, che egli ricoprì per diciassette anni. Allo
scoppio della prima gurra mondiale il Giberti fu chiamato alle armi e prestò servizio
quale cappellano militare per lintera durata del conflitto. Ottenuto il congedo,
riprese il suo posto da professore. Il 18 febbraio 1930 fu nominato direttore spirituale
del seminario e l8 febbraio 1935 rettore. Nel frattempo il pontefice Pio XI gli
conferì il titolo di suo prelato domestico. In seguito il Bussolari lannoverò tra
gli esaminatori prosinodali e nel marzo 1939 egli venne pure preposto a dirigere
lIstituto delle Figlie della Provvidenza per le sordomute in Modena. Rimasta vacante
la cattedra di Fidenza per la promozione di Mario Vianello alla sede arcivescovile di
Perugia, il Giberti, con bolla apostolica 12 maggio 1943, venne destinato a succedere a
quel vescovo nel governo della diocesi fidentina. Il 20 giugno di quellanno fu
consacrato nella basilica metropolitana di Modena da monsignor Cesare Boccoleri, assistito
dallo stesso arcivescovo di Perugia, Vianello, e dal vescovo di Carpi, Vigilio Federico
Dalla Zuanna. Il 15 agosto successivo indirizzò al clero e ai fedeli della Diocesi la
prima lettera pastorale. In essa espresse il proprosito di dedicare ogni energia per la
salvezza e la santificazione delle anime e, richiamandosi al motto da lui scelto per lo
stemma episcopale (Spes mea Deus), si dichiarò fiducioso nellaiuto di Dio per poter
svolgere il programma che si era proposto. L8 settembre 1943 prese possesso canonico
della diocesi nella persona del procuratore canonico Luigi Carra, arciprete del capitolo,
e il giorno 11, in forma privata, accompagnato da due soli sacerdoti, giunse a Fidenza.
Lingresso del Giberti avvenne in un momento politicamente difficile. Dopo la
proclamazione dellarmistizio chiesto dallItalia ai governi di Gran Bretagna e
degli Stati Uniti dAmerica, i tedeschi avevano iniziato, con improvvisa e rapida
azione, loccupazione militare del paese e la città di Fidenza viveva ancora sotto
limpressione di tale recente avvenimento. Si era diffusa ovunque unatmosfera
di incertezza e di paura e quella parte di popolazione che il pericolo dei bombardamenti
non aveva ancora sospinto a cercare altrove un sicuro rifugio stimò conveniente starsene
rinchiusa tra le mura domestiche. Poche persone, di conseguenza, udirono lomelia che
nella mattinata del 12 settembre il Giberti tenne in Duomo nel corso della sua prima messa
pontificale. Il 1° marzo 1944 indisse la prima sacra visita pastorale, condotta tra
difficoltà di ogni genere e sotto costante pericolo degli attacchi sferrati dagli
aviatori alleati. Nei giorni 2 e 13 maggio di quellanno due furibondi bombardamenti
si abbatterono su Fidenza: una pioggia di fuoco investì la città seminando morte e
rovina. Tra laltro, la Cattedrale rimase lesionata e furono distrutti
lepiscopio, parte del seminario e ledificio che ospitava la curia vescovile.
Il Giberti, manifestando in una lettera la sua profonda afflizione per le conseguenze
luttuose degli indiscriminati bombardamenti, impartì disposizioni ai parroci per la
celebrazione in tutta la diocesi di funzioni di suffragio per le vittime. Da allora egli
trasferì la propria abitazione nella villa di Campolasso, adibita a villeggiatura estiva
per i seminaristi. L11 luglio 1944, dalla provvisoria residenza, lanciò un appello
per una pubblica sottoscrizione a beneficio dei sinistrati, incitando i diocesani che la
furia della guerra aveva risparmiato a corrispondere, con generosità e spirito di
cristiana solidarietà, alle necessità di chi invece tutto aveva perduto. Poi il
conflitto si concluse ed egli potè spiegare con maggiore profitto la sua azione
pastorale. Vi era tutto da ricostruire, materialmente e moralmente. Il Giberti intraprese
la parte più dura e difficile della sua missione di vescovo. Febbrilmente iniziò le
pratiche intese a ottenere dallo Stato il risarcimento dei danni bellici per la
ricostruzione del Seminario, cuore della diocesi. Preoccupato per lo scarso numero di
chierici, nel luglio 1945 ricostituì lOpera Vocazioni Ecclesiastiche e
contemporaneamente la sezione diocesana della Pontificia Opera di Assistenza, per
lazione caritatevole a beneficio delle famiglie maggiormente bisognose. Pose poi
mano alla riorganizzazione dellAzione Catolica e il 9 luglio dello stesso anno,
riunendo la Consulta diocesana, impartì precise direttive perchè fosse intensificata e
potenziata latttività della milizia della Chiesa mediante un lavoro ordinato di
penetrazione e di indirizzo delle coscienze cristiane. Dispose inoltre che fosse ripresa
la pubblicazione del settimanale diocesano Il Risveglio, affinchè esso potesse continuare
la sua opera di orientamento religioso della popolazione. Si appellò infine allo zelo dei
vicari foranei affinchè essi si rendessero esatto conto dello stato delle parrocchie
inerente allistruzione religiosa dei fanciulli e degli adulti, alla frequenza ai
sacramenti e allassistenza ai bisognosi e agli infermi. In occasione delle prime
elezioni politiche invitò i fedeli allosservanza del dovere di coscienza di votare
per quei partiti che dessero serio affidamento per il rispetto della libertà e per la
ripresa morale ed economica della nazione. Nella notificazione egli rilevò come la
giustizia sociale, possibile soltanto nella concezione cristiana, armonizzasse
linvulnerabilità della proprietà privata, onestamente acquistata, che compie
debitamente anche la sua funzione sociale, con il diritto del lavoro alla giusta mercede.
Il Giberti mostrò cure particolari per la casa dei seminaristi, scegliendo per essi una
località tra le più felici della città. Grande fu la soddisfazione che provò il 12
ottobre 1949 per linizio dei lavori di ricostruzione del monumentale edificio, che
fu aperto lanno seguente a ricevere i futuri leviti. Il Giberti lasciò segni
tangibili della sua operosità, che fu diretta, in particolare, alla restaurazione della
vita cristiana individuale. Ciò traspare anche dalle lettere pastorali. La prima, per la
Quaresima del 1943, ebbe come titolo Ai figli spiritualmente lontani. A essa seguirono: La
Pace di Dio (1945), Educazione cristiana della gioventù (1946), La Santificazione della
Festa (1947), Siate figli della luce (1948), La Chiesa e gli operai (1949), Fetore di
vizio e profumo di virtù (1950), Indifferentismo (1951) e La famiglia (1952). Fu
lanima della Peregrinatio Sancti Domnini Martyris e della Peregrinatio Mariae nelle
primavere 1948 e 1950. Fu esempio di fede e di pietà nei numerosi pellegrinaggi
religiosi, tra cui quello interdiocesano a Loreto nel settembre 1949 e quello a Roma nel
settembre dellAnno Santo 1950. Mantenne frequenti contatti con il clero,
interessandosi della vita e delle esigenze di ogni singola parrocchia. Nel novembre 1950
concluse la seconda visita pastorale e nel dicembre 1951 iniziò la terza, che non poté
condurre a termine perché la morte lo colse improvvisa. Colpito da paralisi nella
mattinata del 17 febbraio 1952, perdette conoscenza a mezzanotte di quello stesso giorno e
ventotto ore dopo, circondato dal vicario generale, dai superiori e professori del
seminario e dalla sorella, il Giberti spirò. Nella tarda sera del 20 febbraio la salma
venne trasportata in foma privata nella cripta della Cattedrale. Accanto alle reliquie di
San Donnino, le spoglie del Giberti ricevettero per due notti e per tutto il giorno 21
lomaggio commosso di un numero incalcolabile di persone. I funerali furono
imponenti, con lafflusso di rappresentanze da ogni parte della diocesi e dalle
diocesi di Parma, Piacenza, Cremona, Reggio Emilia, Modena e Pontremoli, con alla testa
sette vescovi. Nella Cattedrale monsignor Mario Vianello, giunto espressamnte da Perugia,
tenne lorazione funebre. Quindi la salma fu fatta sfilare per le vie della città,
addobbata a lutto, e alla fine deposta nella cripta del Duomo, dove venne in seguito
inumata.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 187-198.
GIBERTI GIBERTO
Parma 1100
Nellanno 1100 guidò una grossa squadra di armati a rinforzo della prima Crociata,
incorporando i suoi uomini tra quelli capitanati da Anselmo, arcivescovo di Milano.
FONTI E BIBL.: L. Grazzi, Viaggiatori, crociati e missionari, 1945, 86.
GIBERTI GIBERTO, vedi anche CORREGGIO GUIBERTO
GIBERTI GUIBERTO, vedi CORREGGIO GUIBERTO
GIBERTI SIGIFREDO, vedi SIGIFREDO
GIBERTINI ANDREA
Parma 1709
Fu nominato cappellano ducale di Parma nel 1709.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
GIBERTINI ANTONIO
Parma 1770
Fu eletto ingegnere della Camera di Parma nel 1770.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
GIBERTINI ANTONIO
Parma 1 febbraio 1797-Genova 1866
Figlio di Giulio Cesare e Giuseppa Consoni. Lavoratore instancabile, costruì un grande
numero di violini e violoncelli, per i quali fu premiato in diverse esposizioni.
Trasferitosi a Genova, fu restauratore degli strumenti di Paganini. Seguace della scuola
cremonese di Giuseppe Guarneri, la imitò a perfezione. I suoi violini sono quasi tutti
buoni per voce ed esatti per costruzione, la vernice chiara è di un rosso più vivo di
quella di Cremona e assai ben riuscita. Fu ritenuto dagli esperti lunico liutaio
classico del primo quarto del XIX secolo, specialmente noto per le sue vernici, ad uso
della antiche cremonesi, assi bene riuscite (Mollenhaver Gli strumenti ad arco rinforzati,
Modena, Tipografia Legale, 1881; Antolini, Milano, Pirola, 1832). Si presentò a varie
esposizioni con felici imitazioni di strumenti classici con vernici che emulavano le
antiche. Il Gibertini fu anche conosciuto per i progressi tentati negli strumenti ad
archetto con una invenzione che può designarsi colla qualifica dinamovibilità
relativa dellanima, associandovi un organismo metallico finissimo che la faceva
alzare o abbassare in ragione del bisogno di forza per lesecuzione degli adagi e
degli allegri. Il Gibertini non proseguì nello studio di questa applicazione perché il
meccanismo ideato lasciava sentire in modo impercettibile un frizzare metallico che egli
non giunse a levare. Lidea del Gibertini sembra abbia precorso quella, denominata
vite sonorifera, dello Sprenger (1879).
FONTI E BIBL.: L.F. Valdrighi, Fabbricatori di strumenti, 1884, 157-158; C. Alcari, Parma
nella musica, 1931, 104; Enciclopedia di Parma, 1998, 378.
GIBERTINI DANTE
Sorbolo 16 settembre 1875-Brescia 30 marzo 1937
Compì gli studi secondari presso lIstituto tecnico di Parma e si laureò a Milano
nel 1900 in scienze agrarie presso la Scuola superiore di agricoltura. Fece parte della
seconda ondata di pionieri agronomi parmensi. Fu anzitutto un valoroso e benemerito
direttore di cattedra ambulante, prima a Forlì e poi a Brescia (1926-1937), ma la sua
fama è dovuta in modo particolare alla sua illuminata e geniale propaganda per la
diffusione dei frumenti precoci e delle nitrazioni invernali, che in seguito costituirono,
unitamente alle arature profonde, il fulcro sul quale si imperniò la granicoltura locale.
La valorizzazione dei grani precoci spetta al professor Strampelli della stazione di
granicoltura di Rieti, ma la loro rapida diffusione fu merito del Gibertini, autore anche
di parecchi scritti sui giornali del settore.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, I, 1988, 311; M. Tagliavini, in Gazzetta
di Parma 24 gennaio 1991, 12.
GIBERTINI FRANCESCO
Parma 1828
Fu ceroplastico di buon valore. Nel giugno del 1828 fu esposto al pubblico nellex
convento di Santa Cristina un Gabinetto di statue in cera movibili. Una certa naturalezza
nei moti, la precisione e lo sfarzo del vestiario, la finezza del lavoro in cera formano
un lodevole complesso di particolari. Tale opera fu eseguita di commissione dai signori
Francesco Gibertini meccanico plasticatore e Luigi Barozzi macchinista orologiere, e
rappresenta parte della famiglia Visconti che regnava in Milano nel secolo decimoquarto.
Lincontro fortunato che questi artefici hanno ottenuto li ha animati a dar mano ad
un altro lavoro di tal genere, di argomento assai noto ed interessante, composto di
quindici figure rappresentanti la scena lagrimevole di Ugolino nella torre dalla fame. Noi
intanto abbiamo a sperar bene da questi artefici, se lor non mancano, come hanno già
mostrato, ingengo e volontà. Si trattava di gruppi di androidi in cerca dai movimenti
coordinati, un ulteriore passo per rendere più labile il confine tra finzione e realtà.
Il successo ottenuto dalla coppia di artefici virtuosi dimostra come tali figure
suscitassero una diffusa curiosità, forse proprio per lequivoco insito in queste
creature artificiali.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3 1992, 195.
GIBERTINI MAURO
Parma 1789/1792
Fu capitano di una compagnia urbana del ducato di Parma nel 1792.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
GIBERTINI OSVALDO
Parma 1889-
Fu commediografo di buon valore.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1191.
GIBERTINI SALVATORE
Oppiano di Gaiano 1835
Sacerdote, fu curato di Oppiano di Gaiano. Nel 1835 la sua chiesa fu vittima di un grave
furto sacrilego del quale si serba memoria in un manoscritto dellepoca conservato
nellarchivio di quella parrocchia.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario Collecchiesi. in Gazzetta di Parma 8 febbraio 1960,
3.
GIBERTO
San Leonardo di Parma 1196
Nellanno 1196 fu priore di San Leonardo presso Parma.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 426.
GIBERTO DA CORREGGIO, vedi CORREGGIO GIBERTO
GIBERTO DA GENTE, vedi DELLA GENTE GIBERTO
GIBERTO DA PARMA, vedi BAJARDI GIBERTO
GICOLI
Parma 1708/1714
Fu musico della Cattedrale di Parma dal 1708 al 1714.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
GIFFREDO DA VEZZANO
Vezzano 1239 c.-Roma 17/31 marzo 1300
Giffredo fu sin dal 1263 canonico di Liegi e come tale appare da una lettera che a lui e a
Percivallo di Lavagna, suddiacono e cappellano, inviò il papa Urbano e colla quale
ordinò che fosse provveduto di qualche ufficio o dignità personale Oliviero di Piacenza,
anchesso cappellano del Papa e canonico di Cambray nella stessa chiesa cameracense.
Certo è che dopo questo anno si dedicò allo studio e divenne maestro di Diritto. Colto e
stimato, fu mandato in qualità di nunzio in Inghilterra da papa Giovanni XXI dopo il 13
settembre 1276, come si legge nella lettera pontificia di papa Nicolò III del 4 maggio
1278, inviata a Giffredo. Da questa lettera appare inoltre che Giffredo fu canonico di
Cambray e cappellano della Camera Apostolica e che in quellanno 1278 dimorò per
ragioni della sua nunziatura in Inghilterra. Tra gli altri suoi uffici vi era quello di
chiedere, esigere e ricevere i beni lasciati ab intestato dai chierici di quel regno.
Quindi, secondo un tale ordine papale, Giffredo rivendicò i testamenti di tutti i
chierici che venivano a morire, suscitando una grave contesa col clero inglese. Il Papa
scrisse per questo a Giffredo di soprassedere per quellaspetto, ma di continuare il
mandato ricevuto per gli altri uffici. Papa Martino IV il 7 marzo 1282 scrisse Giffredo,
concedendogli la facoltà di esigere e di ricevere a favore della Terrasanta, nelle
regioni di Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda (Walliae et Hiberniae) tutto quanto per
voto, promessa o scioglimento da voti, si doveva da qualsivoglia persona, eccettuate le
decime. Il 21 gennaio 1283 Martino IV da Orvieto gli scrisse di provvedere
allesecuzione dei suoi ordini, ai quali avevano contravvenuto larcivescovo e
alcuni chierici. Costui aveva conferito alcune chiese ai suoi chierici mentre il Papa ne
aveva intestato il suo cappellano Tedisio de Camilla, rettore delle chiese di Wingham e di
Terringes. Il Pontefice ingiunse allarcivescovo di addivenire entro lo spazio di
quindici giorni alla restituzione. E il 15 luglio dello stesso anno il Papa da Orvieto
ordinò a Baiamondo da Vizio, canonico di Asti, che il denaro raccolto in Scozia nella sua
qualità di collettore delle decime a favore della Terrasanta, lo consegnasse a certi
mercanti autorizzati con lettere pontifice, né più lo tenesse presso di sè o lo
depositasse presso alcuna persona, né per lavvenire osasse darlo a mutuo senza un
regolare permesso. Da Orvieto il 21 luglio il Papa scrisse a Giffredo di invitare il
Baiamondo, dopo regolare citazione, a presentarsi a Roma nello spazio di tre mesi per
riferire riguardo alla sua gestione in Scozia. Il 7 ottobre 1283 Martino IV gli affidò
anche lincarico di raccogliere le decime in favore dellaTerrasanta nel Regno
dInghilterra, sostituendolo a Giovanni, arcivescovo di Dublino. Si sa inoltre che il
13 febbraio 1284 il Papa si rivolse con lettera a Giffredo avvertendolo di aver scritto al
Re dInghilterra per un certo affare e di avergli concesso la facoltà apocandi. E
con lettera dello stesso giorno inviata a Edoardo re dInghilterra, il Pontefice lo
pregò di consegnare a Giffredo il censo annuo di 1000 marchi di sterline per i due anni
passati dalla festa di San Michele. Il 28 aprile 1288 papa Nicolò IV avvertì Giffredo di
aver scritto al Re dInghilterra per il pagamento del solito censo a favore della
Terrasanta, avvertendolo che, una volta riscattato, lo consegnasse a certi mercanti.
Inoltre, nello scrivere a Giffredo, che dimorava ancora in Inghilterra per il suo ufficio
di nunzio, lo avvertì di avergli concesso la facoltà di dare ricevuta al Re
dInghilterra del censo che doveva pagare per cinque anni passati, quando avesse
ricevuto il denaro. Lo stesso giorno il Papa pregò poi il re Edoardo di soddisfare nelle
mani di Giffredo il censo di 1000 marchi di sterline per i tre anni in cui aveva tenuto il
pontificato Onorio III e per i due anni seguenti compiuti il giorno della festa di San
Michele. Il 7 febbraio 1289 Nicolò IV si rivolse al vescovo di SantAndrea in Scozia
e a Giffredo, che là dimorava, ordinando loro di acquistare a buon prezzo il luogo che i
frati dellOrdine della Penitenza di Gesù Cristo possedevano nella Diocesi di Santo
Andrea, da passare poi al priore e al convento dei frati dellOrdine dei Predicatori
della casa di Berwico. Anche sotto il pontificato di Bonifacio ebbe incarico delle più
delicate missioni. Giffredo, infatti, chiamato diletto figlio e chierico della Camera
papale, con lettera da Anagni del 21 luglio 1295 ebbe lincarico di citare Uguccione,
plebano di Castiglione e cappellano del Papa, a comparire davanti alla Curia Romana entro
due mesi per rendere ragione delle decime raccolte e favore della Terrasanta come
collettore nei regni di Norvegia, di Dacia e di Svezia. Con lettera poi di Bonifacio VIII
dal Vaticano, il 1 dicembre 1295 vennero incaricati Giffredo e Giovanni de Luco, canonico
di Londra, di avvertire larcivescovo di Canterbury, labate di San Benedetto de
Ulmo e il chierico Alano di togliere il sequestro e di restituire le rendite della
rettoria di Santa Maria di Scahalem e in caso di rifiuto di citarli a presentarsi dinnanzi
alla Curia Romana nello spazio di tre mesi. Il 13 maggio 1296, perché gli ordini
pontifici potessero sortire il loro effetto, Bonifacio VIII, con lettera dal Vaticano,
diede a Giffredo la facoltà di interdire e anche di assolvere per costringere i debitori
a pagare secondo il tenore delle lettere rilasciategli un tempo dalla Santa Sede. Dopo
pochi giorni, cioè il 25 dello stesso mese, dal Vaticano il Papa scrisse al vescovo
carleonense perché entro un mese di tempo deponesse presso certi mercanti la somma di
diecimila marchi di sterline. In caso contrario avrebbe dato facoltà al vescovo rossense
di Scozia e a Giffredo, suo nunzio, di costringerlo allubbidienza. Il 10 giugno di
quellanno Giffredo venne eletto da Bonifacio VIII, con lettera da Anagni, collettore
delle decime insieme al vescovo wintoniense in luogo del vescovo di Lincoln, gravemente
affaticato dalletà, per le province di Canterbury ed Eboracense, procurando di
depositare il denaro raccolto o presso una casa molto sicura o presso i mercanti della
Camera Apostolica che appartenevano alla Società dei Clarenti di Pistoia, dei Muzi e
degli Spini. Il 27 ottobre 1297 il Papa gli scrisse da Orvieto di costringere i debitori a
pagare il denaro non raccolto dai vescovi albanense e penetrino e di trasmettere tutto il
denaro a Lanfranco Anselmi della società dei Clarenti di Pistoia, mercante della Camera
Apostolica. Una grave infrazione contro una disposizione del Papa fu più tardi commessa
dallarcivescovo Enrico e dai canonici eboracensi, per cui a tutelare la dignità
papale e a riparare la colpa furono eletti da Bonifacio VIII Giffredo e Giovanni da Luco,
canonico di Londra, con lettera dal Vaticano del 13 febbraio 1299. Giffredo trascorse,
quale nunzio pontificio, molti anni nella lontana Inghilterra e sostenne fatiche e gravi
disagi recandosi di provincia in provincia per eseguire ordini, inchieste e missioni
presso i re dInghilterra, senza contare poi lesercizio religioso ordinario.
Non più giovane, poiché doveva ormai oltrepassare i sessantanni, giacché sin dal
1263 era canonico di Liegi, domandò probabilmente di essere richiamato, se Bonifacio VIII
si determinò, per attestargli la sua gratitudine per i servigi prestati sotto sei
pontefici e premiarlo delle fatiche sostenute, di eleggerlo, con lettera dal Laterano del
12 aprile 1299, vescovo di Parma, il cui Vescovado si era reso vacante per la morte di
Giovanni di CastellArquato. Nelloccasione il Papa gli scrisse le seguenti
parole: quem apud Nos et Fratres nostros fide dignorum testimonia multipliciter
commendarunt, quique predicte Apostolice Sedi circa executionem negotiorum ab eadem Sede
tue sollecitudinis hactenus commissorum grata et devota obsequia nosceris impendisse.
Quando comunicò lavvenuta elezione di Giffredo, con lettere particolari dal
Laterano, tanto al Capitolo che al clero, al popolo e ai vassalli del palazzo vescovile di
Parma (13 novembre 1299), egli era già stato consacrato Vescovo, come appare dalle parole
Venerabili fratri Giffredo episcopo Parmensi. Giffredo, dopo la sua promozione, non venne
subito in Italia: dovette trattenersi qualche tempo ancora per la trattazione di
importanti affari in ossequio di Bonifacio VIII. Il 30 dicembre 1299 Giffredo si trovava
in Roma e in quella circostanza ottenne dal Papa, con lettera dal Laterano, la licenza di
poter testare e di poter conferire lufficio di tabellionato a tre persone idonee.
Dopo qualche giorno, il 3 gennaio 1300, venne assolto dal giuramento che lo obbligava a
portarsi a Roma ogni anno per la visita ad limina. Intanto Giffredo provvide alla sua
Chiesa nominando suo vicario generale Gerardo da Cornazzano, prevosto di Borgo San
Donnino. Per mezzo del suo vicario generale fu tenuto al corrente delle difficili vicende
e condizioni politiche da cui era travagliata la città di Parma. Il 28 gennaio 1300 il
Pontefice, dal Laterano, scrisse al Cornazzano di affari che interessavano il bene di
Parma su informazioni di Giffredo stesso: Tu personalmente ci hai riferito, come anche era
pervenuto ai nostri orecchi la notizia, che fra il nobil uomo il Marchese dEste e la
città di Parma erano insorte gravi lotte che generarono in operazioni di guerra. Noi
volendo pertanto allopera della tua paterna sollecitudine dare un attestato di stima
e di onore, e ovviare ai molti mali, siamo intervenuti, imponendo una tregua sotto pena di
interdetto sulle terre che sono teatro di guerra e di scomunica alle persone che si
rifiutassero di accettare la detta tregua. E poiché la città di Parma non volle punto
accettare, fu così sotoposta allinterdetto; ma avendoci Tu umilmente supplicato,
Noi pertanto inclinati alle tue preghiere ti concediamo per questa volta la facoltà di
levare collautorità piena delle presenti, linterdetto. Lo stesso giorno
Giffredo si pronunciò a favore delle nobili famiglie Vaggesi e Vallisneri, con lettera
papale nella quale fu data dispensa per il quarto grado di consanguineità tra Edoardo,
figlio di Guglielmo dei Vaggesi, e Giolina di Manuele dei Vallisneri, se realmente si
temono e possono così evitarsi pericoli di discordia fra le due famiglie. Il Papa lo
raccomandò, con lettera indirizzata personalmente il 27 febbraio 1300, a Giberto da
Correggio, a Bonifacio, marchese di Soragna, e ai nobili fratelli Guglielmo e Ugolino
Rossi: Quia ante promotionem et post etiam deputatus in obsequio nostro et Apost. Sedis in
Anglicanis partibus sic prudenter et fideliter in commissis se habuit, sic in illis se
gerere studuit, diligenter laborum onera non vitando quod digne promeruit a nobis et
ejusdem Sedis clementia, precipuis attolli favoribus et spetialibus gratiis honorari.
Quando Giffredo stava per partire alla volta di Parma si infermò e la malattia lo trasse
in breve tempo a morte, certamente tra il 16 marzo e il 1° aprile 1300, poiché nella
lettera del Papa del giorno 16 fu sostituito, come collettore delle decime in Inghilterra,
dallabate del monastero di Waltan e dal decano della chiesa di Londra, appunto
perché Giffredo, che era divenuto vescovo di Parma, non poteva più adempiere a un tale
ufficio. Giffredo morì dunque in Roma senza poter vedere la sua sede. Fu sepolto nella
chiesa di Santa Maria di Aracoeli sotto il pavimento della cappella di San Bartolomeo, con
una breve iscrizione a caratteri gotici riportata dallUghelli e da Casimiro Romano
che dice: Hic iacet bone memorie D.N.S. Goffredus de Vezzano Parmen.EP.S. Anno D.NI MCCC
mense marti.
FONTI E BIBL.: P.F.C. Romano, Memorie istoriche della Chiesa e convento di Santa Maria in
Aracoeli in Roma, Roma, 1736; M. Carta e L. Russo, Santa Maria in Aracoeli, Roma, Palombi,
1988; G.M. Allodi, Goffredo da Vezzano, in Serie cronologica dei vescovi di Parma con
alcuni cenni sui principali avvenimenti civili, Parma, da Pietro Fiaccadori, 1856, I,
570-572; A. Schiavi, Goffredo da Vezzano, in La Diocesi di Parma, I, 1925, 91; N.
Pelicelli, M° Giffredo da Vezzano, in I vescovi della Chiesa parmense, Parma, Officina
Grafica Fresching, 1936, 264-270; A. Schiavi, Goffredo da Vezzano, in La Diocesi di Parma,
II, 1940, 238; I. DallAglio, Mons. Goffredo da Vezzano, in Le valli
dellAppennino Parmense, 1956, 52; A. Molinaro, Il Vescovo Goffredo da Vezzano, in
Malacoda 44 1992, 27-28.
GIGLI ANGELO
Parma 1668
Nel 1668 fu bombardiere soprannumerario del castello di Parma.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 3, 1930, 446.
GIGLI GIUSEPPE
Parma 1745
Nel 1745 fu nominato podestà di Polesine e lanno seguente commissario di Colorno.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 3, 1930, 446.
GIGLI LUIGI, vedi GIGLI CERVI LUIGI
GIGLI SEBASTIANO
Parma 1552
Con patente del 15 ottobre 1552 il duca Ottavio Farnese nominò il Gigli (Gilij) capitano.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 3, 1930, 445-446.
GIGLI SIMONE
Parma 1642/1660
Dottore. Con patente del 26 maggio 1642 fu eletto capitano di Leonessa e nel 1660
governatore di Ortona.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 3, 1930, 446.
GIGLI CERVI ALESSANDRO
Parma 28 gennaio 1829-
Figlio di Luigi e Carolina Bondani. Conte e possidente, fu cassiere della conferenza di
San Vincenzo de Paoli. Nel 1864 fu schedato dalle autorità di polizia perché
ritenuto reazionario.
FONTI E BIBL.: P. DAngiolini, Ministero dellInterno, 1964, 109.
GIGLI CERVI CAROLINA, vedi BONDANI CAROLINA
GIGLI CERVI GIOVANNI
Parma 9 agosto 1855-Parma 1927
Figlio di Alessandro e Paolina Gaudio. Conte, fu nominato sottotenente dartiglieria
nel 1874. Fu in Eritrea nel 1893 e nel 1895 e a Coatit meritò la medaglia dargento
al valor militare con la seguente motivazione: Oltre sue speciali mansioni, disimpegnò
sempre in marcia e durante il combattimento, le funzioni dufficiale di Stato
Maggiore, dando prova di calma, intelligenza e coraggio nel recare ordini e nello
apprezzare la situazione, spiegando in ogni occasione una indefessa ed utile operosità.
Promosso colonnello nel 1906, comandò il 21° e poi il 3° reggimento dartiglieria
da campagna, indi fu capo divisione al Ministero della guerra. Fu anche insegnante presso
la Scuola Centrale di Fanteria e direttore della fabbrica darmi di Terni. Promosso
Maggiore generale nel 1911, fu in Libia allinizio della guerra contro la Turchia e
vi guadagnò la croce di cavaliere dellOrdine Militare di Savoja, con la seguente
motivazione: Con intelligenza, attività e coraggio diresse limpiego delle
artiglierie nei combattimenti di Henni (Sciara Sciat, 23 e 26 ottobre 1911, Messri, 26
novembre 1911, e Ain Zara, 4 dicembre 1911). Fu poi addetto allIspettorato
dartiglieria. Divenuto Tenente generale nel 1915, partecipò alla guerra contro
lAustria, prima come comandante lartiglieria della 4a armata e poi quale
comandante lartiglieria al confine italo-svizzero. In posizione ausiliaria nel 1920
e poi nello stesso anno nella riserva, ebbe nel 1925 il grado di generale di Corpo
dArmata. Sposò la marchesa Corona Cavriani, nipote della Duchessa di Berry.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia militare, 1932, IV, 106; Parmensi nella conquista
dellImpero, 1937, 165; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 79; Palazzi e casate
di Parma, 1971, 115.
GIGLI CERVI LUIGI
Parma 19 gennaio 1791-1857
Figlio di Alessandro e Teresa Musi. Fu ciambellano di Corte (nominato il 1° dicembre 1850
dal duca Carlo di Borbone) e conte di Mulazzano e Faviano. Sposò la contessa Carolina
Bondani. A Parma possedette il palazzo di piazzale Cervi n. 5. Liberale moderato, durante
i moti del 1831 fu membro del consesso civico. Fu in seguito sottoposto ai precetti di
visita e sorveglianza. Fu testimone, nel 1833, al matrimonio tra Albertina Montenovo,
figlia di Maria Luigia dAustria e del Neipperg, e il conte Luigi Sanvitale,
celebrato nelloratorio del Ferlaro. Nel 1841 fu tra i fondatori degli asili
infantili di Parma. L11 aprile 1848 fece parte dellAnzianato di Parma che
nominò il Governo Provvisorio. Nel 1849 gli fu assegnato dalla Commissione di Governo il
Dipartimento dei Lavori Pubblici. Nel 1852 fu cavaliere di 1a classe, consigliere del
Consiglio dAmministrazione e presidente della commissione dornato per gli
edifici dellOrdine Costantiniano. Fu dottore in matematica, ingegnere onorario dello
Stato, professore sostituto emerito alla facoltà fisiologica delle Scuole Superiori e
Preside del Magistrato degli Studi di Parma. Fu inoltre consigliere anziano del Comune di
Collecchio tra il 1829 e il 1836.
FONTI E BIBL.: F. Udeschini, D. Reverberi, Parma dai Farnese a Vittorio Emanuele II
(1731-1860), Parma, 1935, 32; C. Di Palma, Parma durante gli avvenimenti del 1848-1849,
Roma, 1931; Elenco provvisorio delle famiglie nobili e titolate della regione parmense,
Roma, 1894; A. Poggi, La scuola primaria del ducato di Parma al tempo di Maria Luigia, in
Archivio Storico per le Province Parmensi 1911, 143, e 1912, 101 seguenti; O. Masnovo,
Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 176; Malacoda 9
1986, 45.
GIGLIOLO DA REGGIO, vedi DALL ARGINE EGIDIOLO
GIGOLI LUCIA
Parma 4 agosto 1817-post 1841
Corista al Teatro Ducale di Parma, nel 1833, a sedici anni, chiese di essere ammessa quale
alunna esterna alla scuola di canto presso lOspizio delle Mendicanti. Debuttò in un
concerto al Teatro Ducale il 31 agosto 1835, dove ritornò il 10 marzo 1837 in una grande
accademia vocale e strumentale, come ancora in una del 22 marzo 1839. Nel 1837 abbandonò
la scuola essendo andata come altra primadonna a Milano per cominciare la sua carriera
Teatrale con lieto esito (Archivio di Stato di Parma, Presidenza dellInterno, b.
122). Nella primavera 1841 fu a Mantova, dove cantò nella Gemma di Vergy, nel Barbiere di
Siviglia e nellOrfanella di Ginevra di Luigi Ricci. Riguardo a questultima
opera si legge che la musica semiseria del Ricci non interessò, gli artisti furono zitti.
Si tentò la seconda rappresentazione, ma il pubblico disapprovò lo spettacolo
rumorosamente. Al secondatto i fischi si fecero così assordanti che il commissario
di polizia ordinò che si chiudesse il sipario.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
GILBERTO DA PARMA, vedi BAJARDI GIBERTO
GILI, vedi GIGLI
GILLI GIOVANNI
Parma prima metà del XVII secolo
Pittore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 169.
GILLI PAGANO, vedi EGIDI PAGANO
GIM, vedi BOTTI GIULIANO e SARTI CESARE
GINEPRO DA PARMA, vedi GARBAZZA GIACOMO
GINIFACCIO SPIRONCINI, vedi PALLAVICINO FERRANTE CARLO
GINOCCHI FRANCESCO
Parma-post 1758
Costumista, risulta che fu inventore ed esecutore del nuovo vestiario nelle opere del
Teatro Ducale di Parma tra il 1754 e il 1758. Si fregiava del titolo di Riccamatore per la
Real Corte.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
GINOCCHI GIUSEPPE, vedi GINOCCHIO GIUSEPPE
GINOCCHIO GIUSEPPE
Parma 1703c.-Parma gennaio/marzo 1778
Figlio di Lucio, fu cantore, organista e maestro di Cappella. Appare la prima volta come
cantore alla Cattedrale di Parma nella Pasqua del 1724. Sostituì il padre il 15 agosto
1723 e per tutto lanno 1735. Nel 1738 scrisse la musica del terzo atto del dramma
pastorale La costanza vincente in amore, eseguita nel Carnevale al Teatro Ducale di Parma.
Successe al padre come maestro di Cappella in Cattedrale il 1° gennaio 1739, coprendo
anche il posto fisso di organista. Il Ginocchio riscosse la paga di organista il 29
dicembre 1777 per tutto il mese, e diresse come maestro lultima funzione di Natale
di quello stesso anno. Poco dopo venne a morire, poiché compare come maestro di Cappella
in Cattedrale don Antonio Toscani, suo allievo, il 19 aprile, giorno di Pasqua, del 1778.
La Biblioteca del Liceo filarmonico di Bologna conserva quattro sue lettere autografe
dirette a Martini.
FONTI E BIBL.: Catalogo autografi e ritratti di musicisti, 1896, 141; N. Pelicelli, Musica
in Parma, 1936, 173.
GINOCCHIO LUCIO
Parma 18 febbraio 1677-Parma ultimi mesi del 1738
Nato da Federico e Lucrezia nella vicinia di San Giacomo. Appare come cantore nella
Cattedrale di Parma il 19 aprile 1699 e alla chiesa della Steccata la festa
dellAnnunciazione del 1701. Alla morte di Francesco Fontanesi venne eletto organista
del Duomo, cominciando a servire il 1 ottobre 1716. Sostituì il maestro di Cappella
Giovanni Maria Capelli nella festa del Corpus Domini del 1720 e fu chiamato vice maestro
di Cappella il 25 dicembre 1722, per essere assente il Capelli. Sostituì pure il maestro
di Cappella nel Natale 1726 e in sua vece suonò lorgano Francesco Paroni e il 3
maggio Giuseppe Carcano. Cantò più volte in occasione delle feste più solenni della
Steccata, come nella Annunciazione del 1701.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 172.
GIOACCHINO o GIOACHINO DA COLORNO, vedi PIAZZA VEDASTO
GIOACCHINO o GIOACHINO DA SORAGNA, vedi MANGI GIUSEPPE e TAGLIASACCHI DI VALBRUNA TOMMASO ANTONIO MARIA
GIONTA GEROLAMO, vedi ZUNTI GIROLAMO
GIORDANI ANGELO
Parma 19 giugno 1814-Parma 1891c.
Figlio di Lazzaro e Isabella Sanini. Frequentò il Collegio Lalatta di Parma. Si iscrisse
quindi al corso di filosofia dellUniversità di Parma, dove ebbe a maestri, tra gli
altri, Luigi Casa, Antonio Lombardini e il Cassiani. Completati gli studi filosofici,il
Giordani fu ammesso alla facoltà di chimica farmaceutica: vi fu laureato nellanno
1837. Successivamente fu impiegato in un laboratorio di preparazioni chimiche a Genova.
Rientrato a Parma, ebbe modo di formarsi una vasta cultura storico-artistica con frequenti
viaggi a Roma, Firenze, Parigi e Londra. In questultima città conobbe il Panizza,
direttore del Museo Britannico. Nel corso dellultimo governo ducale di Parma, fu
nominato podestà di Sala. Fu rimosso dallincarico nel 1859, al momento della caduta
dei Borbone. Il Giordani fece costruire la villa La Torretta, sulla strada di Maiatico,
dove in più occasioni ospitò Luisa Maria di Borbone.
FONTI E BIBL.: Il dottor Angelo Giordani, Parma, 1892.
GIORDANI BERNARDINO
Casagrande di Pessola 12 novembre 1696-Piacenza 1 dicembre 1765
Nacque da Girolamo e da Felicita Contilazzi, originaria di Vianino. Fu tenuto a battesimo
da don Tommaso Costa avendo a madrina Lucrezia Giordani. Ebbe sette fratelli. Laureatosi
in legge, il Giordani percorse una prestigiosa carriera amministrativa e giudiziaria: fu
dapprima commissario feudale a Busseto e a Castel San Giovanni, poi dal 1732 auditore
criminale in Parma. Consigliere ducale, fu anche apprezzato insegnante di Diritto, nel
quale campo ebbe colleghi Paolo Politi e Giuseppe Bolzoni. Giambattista Comaschi, di
Varano de Melegari, laureatosi in Parma nel 1742 a soli diciotto anni, fu suo
illustre allievo. Quando nel 1745 il Marchese di Castellar venne in Parma per ricevere
latto di sottomissione e il giuramento di fedeltà a nome del duca Filippo di
Borbone, furono operati molti e importanti mutamenti nella Pubblica Amministrazione
trovando che il buono stava negli antichi ordini spagnoli ed il cattivo negli ordinamenti
austriaci. Furono ricostituiti il Tribunale della Dettatura e la Congregazione dei
Ministri, quale laveva voluta a suo tempo il duca Francesco Farnese. Il Giordani
ottenne la conferma dellAuditorato nelle Cause Criminali. Lasportazione da
Parma da parte dellinfante Carlo di Borbone dellArchivio Farnesiano aveva
gettato il catasto nel disordine più completo per quanto riguardava i confini interni ed
esterni del Ducato stesso. Se ne fece immediata richiesta alla Corte di Napoli, il cui
governo non si oppose, ma operò la restituzione lentamente e a scaglioni. Tra i
sostenitori più convinti della necessità e dellurgenza della restituzione di detto
Archivio fu il Giordani (lettera ministeriale di risposta del 12 maggio 1752 al
consigliere Giordani, nel Carteggio Borbonico, 848, in Archivio di Stato di Parma; cfr.
Micheli, Le Valli dei Cavalieri, 180). Durante il governo del Du Tillot ebbro larga
diffusione le imprese di monopolio. Constatata la mancanza di diverse fabbriche di
prodotti manufatturieri assai richiesti, si tentò di ovviare istituendone alcune con
privativa, quali il filatoio della seta (a Piacenza), una fabbrica di lastre e di vetro da
fiato, una di zoccoli, alcune di ovatta e di cere. A una istituenda conceria per la
lavorazione di cuoi e pelli, su proposta dellAstier di SantAlbano, controllore
generale delle rendite e creatura del ministro, diede parere negativo il Giordani, che,
daccordo con G.M. Schiattini e Antonio Verona, dichiarò detta concessione contraria
agli interessi del Ducato, non riscontrandosi in essa né utilità, né novità
dimpresa (Archivio di Stato di Parma, Carte Du Tillot, 250 e 26). Poiché si
sentivano molte lagnanze circa il riparto delle acque del Trebbia per uso irrigazione, un
decreto del 10 gennaio 1759 ordinò la fondazione in Piacenza di un archivio di tutte le
carte riguardanti i diritti e i doveri relativi di tutti gli utenti (editto a stampa in
Archivio di Stato di Parma, Carte Du Tillot, C 160) e nel maggio 1765 fu pubblicato
intorno a quella distribuzione un apposito regolamento preparato dal Giordani con la
collaborazione del controllore Berni, noto come Regolamento provvisionale sopra le acque
del Trebbia (Piacenza, 8 maggio 1765, nel Gridario in Archivio di Stato di Parma; cfr.
anche lettera del Du Tillot al Berni del 5 marzo 1765 nel Carteggio dazienda).
Nellagosto del 1765 venne mandato dal Du Tillot al Goin un piano con gli ordini
relativi allistituzione di una camera di commercio da trasmettere al Giordani,
progovernatore di Piacenza, e ai Consoli delle arti per sentire e riferire i commenti del
ceto mercantile affinché questi servano di lume nella direzione del negozio. Il collegio
dei Mercanti, forse per gelosia dei propri poteri, espresse parere negativo, parere che il
Giordani avallò. Il 10 ottobre 1765 il Giordani, ormai assurto alla carica di Governatore
di Piacenza, avvisò per tempo il ministro Du Tillot, sollecitandone eventuali ordini, che
era in fn di vita il vecchio vescovo Cristiani. Il Governo avrebbe voluto interferire
nellelezione del nuovo vescovo, ma alla fine decise di non mettersi in contrasto con
Roma, nella considerazione che già avrebbero provocato durissime contrapposizioni gli
imminenti ulteriori provvedimenti riformatori nel campo ecclesiastico. Lopera in del
Giordani Piacenza fu certamente ben vista e apprezzata dalla popolazione, come fanno testo
le numerose lettere che parlano dei suoi continui e pressanti interventi presso il
Consiglio dAnnona e il Duca stesso perché la città e il contado non abbiano a
soffrire nel campo alimentare a seguito delle difficoltà di approvvigionamento dovute a
una situazione interna confusa. Il Giordani, come presidente del Supremo Consiglio Ducale
prima e come governatore poi, abitò a palazzo Landi in Piacenza e ivi morì. Fu sepolto
nella centrale chiesa di SantIlario. Aveva fatto testamento il 25 novembre 1765
(rogito F.S. Razzetti). Dalla prima moglie, Francesca Taffurelli, ebbe tre figli:
Francesco, che fu arciprete di Vigoleno, Angelo, divenuto monaco, e Maria Felicita, che
andò sposa al nobile piacentino Antonio Laguri. Dalla seconda moglie, Maria Maddalena
Benelani, vedova Balestrieri, ebbe Luisa e Luigi Uberto.
FONTI E BIBL.: R. Giordani, Opere scelte di L.U. Giordani, 1988, 9-14.
GIORDANI CARLO ANTONIO
Casagrande di Pessola-Bardi 1689c.
Figlio di Gianbattista e di Eleonora Cavazzuti. A differenza dei suoi congiunti, si
laureò in medicina e svolse la professione medica dapprima a Compiano, dove nacquero
alcuni dei suoi figli, poi a Bardi.
FONTI E BIBL.: G. Fiori, Pietro Giordani, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1990, 185.
GIORDANI FELICE
Parma 1861
Fabbricante di pianoforti operante a Parma nellanno 1861.
FONTI E BIBL.: L.F. Valdrighi, Nomocheliurgografia antica e moderna, 1884-1894.
GIORDANI GALEAZZO
Parma 26 marzo 1890-Roma 24 dicembre 1964
Nacque da Lodovico, da una famiglia che diede alla città di Parma illustri letterati,
scienziati e patrioti, tutti docenti dellAteneo parmense.Dopo aver partecipato con
il grado di sottotenente al conflitto italo-turco del 1911, prese parte alla prima guerra
mondiale meritando una medaglia di bronzo al valor militare sul campo per leroico
comportamento tenuto nella conquista e nella difesa del Monfenera, nellautunno del
1917.Nel corso della seconda guerra mondiale, sui fronti occidentale e greco libanese,
dopo la promozione a colonnello, venne decorato di una medaglia dargento, di una
croce di guerra e della commenda dellOrdine di Scandenberg.Rientrato in Italia,
comandò la scuola allievi ufficiali di Ravenna.Promosso generale di brigata, venne poi
destinato nei Balcani al comando della divisione Murge, sostenendovi aspri
scontri.Sottrattosi con i suoi uomini alla deportazione in Germania, riparò a
Salsomaggiore, dove visse clandestinamente fino alla liberazione.La sua salma fu tumulata
a Parma.
FONTI E BIBL.: La morte di Galeazzo Giordani, in Gazzetta di Parma 27 dicembre 1965; F.da
Mareto, Bibliografia, II, 1974, 503; Gazzetta di Parma 24 dicembre 1994, 15.
GIORDANI GIOVANNI BENVENUTO
Gusaliggio 1398
Figlio di Zanello.Fu giudice di pace a Gusaliggio e castellano di Landasio.È citato in un
rogito del 17 febbraio 1398 del notaio Bartolomeo Pulvino.Nelloccasione fu nominato
castellano di Landasio e deputato a dirimere una contesa sorta per motivi di interesse tra
i componenti della famiglia Pallavicino.È dal Giordani che traggono origine i Giordani di
Pessola.I figli del Giordani abitarono nei castelli di Pessola, Vianino e Valmozzola,
tutti sotto la giurisdizione dei Pallavicino.
FONTI E BIBL.: A.Giordani, notizie manoscritte,
GIORDANI GIUSEPPE
Parma 18 dicembre 1810-Parma ante 1860
Figlio di Lazzaro e Isabella Sanini.Fu autore di un apprezzato lavoro di ricerca sul
monastero di Taneto (Biblioteca Estense di Modena).Nel 1839 in prime nozze sposò Angela
Maria Carpanini di Bardi.Da questo matrimonio ebbe Lazzaro e dalla seconda moglie, Teresa
Brizzi, ebbe Isabella, Lodovico, Blandina, Luisa e Michele. Il Giordani fu commerciante di
granaglie e strumenti per lagricoltura, con magazzino in piazza delle Ortolane,
dirimpetto alla chiesa della Steccata a Parma.Si separò dalla seconda moglie, forse a
causa del profondissimo dissidio esistente tra i Giordani, filoborbonici, e i Brizzi Riva,
noti agitatori mazziniani
FONTI E BIBL.: A.Giordani, notizie manoscritte.
GIORDANI LUIGI UBERTO
Bardi 1807-1861
Figlio di Bernardino e di Luisa Farina.Durante i moti del 1831 fu inquisito e colpito da
mandato darresto come uno dei principali ribelli.Profugo per qualche tempo, ottenne
poi di poter rimpatriare, sottoposto ad alcuni precetti.In seguito fu eletto sindaco di
Bardi.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, inArchivio Storico per le Province Parmensi
1937, 171.
GIORDANI LUIGI UBERTO ANGELO
Parma 17 maggio 1753-Parma 14 gennaio 1818
Nacque in Parma nel palazzo del
conte Ferrante Cogorani, sito nella parrocchia di SantUldarico, da Bernardino e da
Maria Maddalena Benelani.Al fonte battesimale ebbe come padrino il marchese Uberto
Pallavicino.Gli furono posti i nomi di Luigi, Uberto, Angelo, Maria, Giuseppe.Il padre, da
poco tempo nominato consigliere del Supremo Consiglio di Piacenza e presidente del
Magistrato Camerale, stava in quel periodo per trasferirsi in Piacenza, ove sarebbe
rimasto fino al 1765, anno in cui per alcuni mesi ebbe la carica di Governatore.Il
Giordani ultimò a Piacenza a undici anni e mezzo gli studi di umanità e di retorica
sotto la guida del gesuita Pier Paolo Fabi, dimostrando ben presto di essere dotato di
superiori doti dintelletto.Alla morte del padre tornò con la madre a Parma e
iniziò il corso di filosofia a soli tredici anni.Iscrittosi successivamente a
giurisprudenza, fu fatto dottore collegiato in Parma e ivi (eccetto il periodo di Genova)
dimorò fin che visse.Fu per molti anni Anziano, quindi Decurione Legale (1798) nel
Consiglio della locale comunità.Amò trascorrere i periodi di riposo nella quiete di
Serravalle, nella villa detta La Ferrarina, località che ebbe gran parte
nellispirazione dei Componimenti in Villa, che sono senza dubbio una delle sue opere
meglio riuscite.Dal 1774 sino al 1776 tenne le veci di Giambattista Comaschi
nellinsegnamento delle Istituzioni Criminali allUniversità di Parma, alla
quale fu aggregato nel 1776.Nel 1777 sostituì per quattro mesi il professore di Diritto
pubblico Felice Silvani, che era andato in Spagna e che al ritorno, in attesa di
pubblicare le proprie, per tutto il 1779 continuò a dettare le apprezzatissime dispense
compilate dal Giordani. Portato per temperamento alla poesia e allarte, non amò
lesercizio dellavvocatura, nella quale pure fu provetto, ma dovette comunque
impegnarvisi per necessità di famiglia.Scrisse al Paciaudi in data 10 settembre 1778:
trovomi ora in angustia di patrimonio e infine per questultimo motivo sarei in grado
daccettare anche una carica nelle giudicature. Lo studio e il lavoro forense non gli
impedirono, tuttavia, di assecondare la sua inclinazione letteraria.Fece ricerche intorno
ai dialetti di Parma, Piacenza e Guastalla e nel 1775 mandò a concorso una tragedia dal
titolo Settimia Zenobia Regina dei Palmireni.Lopera fu ben accolta ma non conseguì
gli esiti sperati, pare per il voto sfavorevole del Rezzonico o, molto più probabilmente,
del cugino Angelo Mazza.I due componenti la giuria giudicante infatti si incolparono
lun laltro di essere i responsabili della stroncatura dellopera.Critica
favorevole ottennero tre canzoni intorno alla Morte di Cristo, lavoro stilisticamente
apprezzabile ma privo di originalità e di personalità. Nel 1779 con lo pseudonimo di
Giulio Randigi diede vita a una sua Gazzetta di Serravalle che tuttavia non andò oltre i
primi sei numeri manoscritti.Lopera nella sostanza è una vicace satira dei costumi
delle corti e dei letterati del tempo e una condanna frizzante ma non volgare dei vizi
della sua generazione.Spesso vi si fa uso della forma poetica.Il ricordo della sua critica
satirica fece sì che alcuni anni dopo gli fosse attribuito il Foglio Tritico, uno scritto
del Fontana, mordace, volgare e offensivo per il Mazza, che molto si adontò con il
Giordani, nonostante le proteste di innocenza di questi.Il Giordani fu un ammiratore del
Mazza, che chiamava suo maestro, e mai si sarebbe abbassato a scrivere un simile libello,
anche se in privato con gli amici non disdegnò di rimarcare i difetti di stile e di
contenuto della poesia dellillustre arcade, uomo ombroso e insofferente alla
critica.Già lanno prima il Giordani era stato al centro di un episodio
analogo.Venne di dominio pubblico in Parma un carme dal titolo Scherzo satirico per le
nozze di Tizio e Berta nel quale si ridicolizzava la mania allora in voga di poetare con
retorica enfasi sulle nozze di nobili e di borghesi.Un libraio della città, pensando che
detta satira volesse irridere una raccolta relativa al matrimonio di un potentato del
luogo, la portò a conoscenza della famiglia interessata, che si ritenne altamente
offesa.Poiché lopinione pubblica fece autore della stessa il Mazza, il Giordani,
onde evitare guai al cugino, ne rivendicò la paternità.Spiegò che il carme era stato
composto tre anni prima delle nozze in questione e che nulla aveva a spartire con le
stesse.Conoscendo tuttavia il suo spirito burlesco e caustico, è da credere che la satira
sia stata scritta solo nel 1787 e proprio in occasione delle nozze succitate e che la
precisazione da lui fatta avesse il solo scopo di calmare le acque ed evitare
vendette.Nellottobre del 1781 ottenne finalmente la tanto ambita cattedra di Diritto
allUniversità di Parma e ben presto vi si mise in luce come docente e come
giurista.Molte delle sue Orazioni trattano dei soggetti rappresentati nei quadri di
Sebastiano Ricci, che adornano la grande sala delle lauree.Tra gli allievi del Giordani
che divennero celebri vanno ricordati Gaetano Dodici, governatore di Guastalla, Ferdinando
Cornacchia, ministro degli Interni sotto Maria Luigia dAustria, e il Pelleri. Nel
1795 gli fu pubblicata la geniale Orazione pronunciata in occasione della laurea del
cugino Pietro Giordani, nella quale gli preconizzò un brillante avvenire letterario. Come
avvocato perorò e vinse parecchie cause di grido.Rimase famosa quella in favore dei
Fratelli Cassio contro lAnna Barbisini.Fu tuttavia una vittoria di Pirro, perché il Duca avocò
a sé il carteggio ritenendo che la ragione e la giustizia fossero state sacrificate
alloratoria, cassò la sentenza, sospese i giudici e tolse la propria stima e il
favore al Giordani, patrocinatore della causa, che così cadde in disgrazia.Il Giordani
dedicò alla poesia tutto il tempo libero di cui disponeva.Videro così la luce nel 1797 i
Quattro Componimenti Poetici in Villa (Il Bosco, Il Monte, Il Colle, Il Torrente) cui
fanno riscontro i Componimenti di Città (Il Teatro, Le Tombe, Il Passeggio, Il Foro),
carmi armoniosi nella forma e pervasi da suggestiva e fresca vena poetica che lo pongono
tra i migliori arcadi locali del tempo e gli valsero la pubblicazione da parte del
Bodoni.NellArcadia fu noto con il nome darte di Cloridano Dulichiense.Altre
sue piacevoli composizioni sono la traduzione e messa in rima di nove salmi, del capitolo
39 del Libro di Giobbe e del Libro di Simeone, e una raccolta di Poesie (Parma, 1809).Tra
le opere inedite del Giordani vale la pena di essere conosciuta una poesia
allegorico-moraleggiante nota come Visione di Ezechiello.In essa si disserta sul pensiero
artistico di un gruppo di dotti soliti frequentare il salotto letterario del vescovo
Turchi.Iquattro personaggi principali, seguendo una moda del tempo, sono simboleggiati, a
seconda del carattere, da animali.Il Giordani si riconosce nel bue, a significare la sua
mitezza di temperamento, la pazienza e la mansuetudine di chi era in attesa di rientrare
nelle grazie del Principe. Conobbe molto bene le opere dei classici, specialmente quelle
di Omero e di Platone.Parlava e scriveva con proprietà in inglese, francese, spagnolo e
tedesco e ciò gli consentì di leggere nella lingua materna le opere dei migliori
scrittori e poeti europei.Tra gli Italiani predilesse le opere dellAlighieri, di cui
fece uno studio profondo e meditato, e fu sempre pronto a confutare quanti avessero osato
metterne in dubbio la grandezza, come avvenne con le Lettere Virgiliane del
Bettinelli.Anche con i letterati e i poeti del suo tempo non fu tenero, come dimostrano le
critiche allAristodemo del Monti e alla poesia del Mazza.Sposò, contro il volere
dei parenti, Luigia Ferrari, donna di modesta condizione sociale, che gli diede numerosi
figli, dei quali solo la figlia Zoe gli sopravvisse. Mortagli la moglie, nel 1813 si
risposò con Angela Paini, vedova di Carlo Ignazio Gasparotti, dalla quale non ebbe
figli.Nel 1800 il Giordani fu nominato Regio Revisore dei libri.Nel 1801, ormai tornato
nella stima del Duca, fu nominato consigliere nel Supremo Tribunale di Piacenza e poi nei
Primari Maestrati di Parma.Morto in quellanno Ferdinando di Borbone, nonostante il
difficile clima politico dovuto alla presenza francese, non esitò a scrivere una
splendida Orazione Funebre in suo onore.Annesso il Ducato allImpero Francese, egli
continuò a ricoprire importanti cariche giuridiche.Fu, tra laltro, membro del
Consiglio civile dazienda e di giurisdizione in Parma (1804), Procuratore sostituto
generale nella Corte Criminale (1806) e uno dei giudici della Corte Imperiale di Genova
(1811).La sua rettitudine fece sì che a Restaurazione avvenuta ottenesse la nomina a
Procuratore Generale del Tribunale dAppello e della Corte di Cassazione, nonché a
professore onorario dellUniversità di Parma (1815).Nel 1808 fu iscritto
allAccademia Italiana di Pisa e due anni dopo le sue opere ottennero una menzione
speciale dallAccademia della Crusca. Nel 1817 venne colpito da attacchi febbrili e
successivamente soffrì di angina pectoris.Nonostante le assidue cure del celebre medico
Pietro Rubini, si spense nel giro di pochi mesi.Molti elogi furono scritti in suo onore,
tra gli altri un sonetto del Pelleri e uniscrizione di don Ramiro Tonani, ma il più
completo e veritiero è nellepigrafe che per lui dettò il cugino Pietro Giordani:
Luigi di Bernardino Giordani legista e letterato elegante e facondo il cui dotto ingegno
molti scritti dimostrano e la virtù fu provata da molte avversità.Morì di LXV anni il
dì 14 gennaio MDCCCXVIII. Non dimenticabile a niuno che il conobbe lacrimabile a tutti i
buoni massimamente desiderato dalla Zoe figlia che sola di quattro gli sopravvisse e dal
genero Gherardo Cornazzani e dal cugino e discepolo e come figlio Pietro Giordani. Fu
membro della Congregazione della Carità di Parma, istituzione che egli contribuì a
migliorare sul piano amministrativo e giuridico.
FONTI E BIBL.: Giornale del Taro 1811, 305;
Gazzetta di Parma 1816, 4 e 68, 1817, 202, 1818, 19, 32, 40; A.Pezzana, Memorie degli
scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 587-605; G.B.Janelli, Dizionario biografico
dei Parmigiani, 1877, 189-192; Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 210;
Berti, Atteggiamenti del pensiero nei Ducati di Parma e Piacenza, 1962, II, 367; R.
Giordani, Opere scelte di L.U.Giordani, 1988, 17-27; Archivio Storico per le Province
Parmensi XLIII 1991, 292-293.