PABST-PUZZI
PABST CARLO
soletta
1716/1721-post 1746
figlio
di gian tommaso che nel 1728 raccolse leredità
dello zio conte giuseppe maria calvi
e assunse il solo cognome calvi.si dedicò alla carriera militare, e fu tenente
del 54° fanteria austriaca.fu presente alla
capitolazione di ypres, dove venne fatto
prigioniero. nel 1746 prestò giuramento di
fedeltà come confeudatario (col fratello) di coenzo.
FONTI
E BIBL.: V. spreti, enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 251.
PACCHIANI
BERNARDINO
Parma
XVI secolo-Parma post 1605
fu
lettore di logica alluniversità di bologna nel 1581-1582. fu poi lettore di filosofia alluniversità di parma (cartelle
studio dellarchivio di stato
di parma dal 1602 al 1605).
FONTI
E BIBL.: R. fantini, maestri a bologna,
in aurea parma 6 1929, 8; F. rizzi, clero
in cattedra, 1953.
PACCHIANI
PIETRO
1697-bazzano 19 agosto 1763
fu
nomiminato l8 marzo 1728 arciprete di bazzano.
resse la parrocchia trentacinque anni. morì in età di 66 anni, assistito dal cappellano
simone ziveri.gli
atti dei matrimoni redatti dal pacchiani
furono 93. i morti durante la sua reggenza
furono 453 e gli atti di battesimo 465, più 6 battesimi amministrati da simone ziveri.
nel 1751 il pacchiani fece rifondere la campanella
delloratorio dei santi giovanni e paolo.
FONTI
E BIBL.: F. barili, arcipreti di bazzano, 1976, 31.
PACCHIONI CARLO FRANCESCO
parma
1674
frate
francescano, fu maestro e lettore di sacra teologia in cremona. dopo
aver predicato nella chiesa di san francesco di mantova dando dimostrazione di particolare
erudizione e dottrina, il duca di mantova ferdinando carlo
gonzaga lo nominò, con patente del 26 marzo
1674, teologo ducale.
FONTI
E BIBL.: G.picconi, uomini illustri francescani, 1894, 338-339.
PACCHIOTTO, vedi PACIOTTO FRANCESCO
PACCIOTTO FRANCESCO, vedi PACIOTTO FRANCESCO
PACE BERNARDO, vedi ZAMBELLI BERNARDO
PACETTI LUIGI
parma
1855-1915
ingegnere,
leader della frazione socialista riformista che si oppose alla frazione capeggiata da amerigo onofri,
fu battagliero uomo politico e valido amministratore. venne eletto a varie cariche pubbliche: fu
assessore e sindaco di salsomaggiore dal
1905 al 1910, consigliere provinciale di parma,
e per dodici anni (1893-1906) consigliere comunale e assessore, con mariotti ai lavori pubblici e alle comunicazioni
del comune di parma.al
pacetti si deve la municipalizzazione
dellazienda elettrica e il progetto
dellacquedotto che suscitarono accese discussioni, alle quali il pacetti partecipò con singolare vigore. ebbe anche molta parte nella statalizzazione degli
stabilimenti termali di salsomaggiore.
FONTI
E BIBL.: gazzetta di parma 27 dicembre 1920, 1-2; B. molossi, dizionario
biografico, 1957, 113.
PACIFICO
PAOLO
ante
1595-monferrato ante 1642
frate
carmelitano, fu maestro dellordine e
predicatore assai celebre. predicò con
grande seguito a mantova, venezia, bologna,
parma e brescia. dimostrò
particolare dottrina nellinsegnamento della filosofia
a bologna. fu eletto procuratore generale e visitatore della congregazione mantovana, e più volte definitore
nei capitoli. morì mentre era per la seconda volta vicario
generale del monferrato.
FONTI
E BIBL.: G. falcone, cronica carmelitana, 1595, 736; R. pico, appendice,
1642, 76.
PACIOTTI FRANCESCO, vedi PACIOTTO FRANCESCO
PACIOTTO FRANCESCO
urbino
1521-1591
Studiò
prima a Urbino, poi a Roma.Allievo di Gerolamo Genga, fu uno dei più grandi architetti
militari del Cinquecento.Entrato al servizio del duca Ottavio Farnese nel 1540, vi restò
stabilmente fino al 1558 per poi seguire Margherita dAustria, moglie di Ottavio
Farnese, nelle Fiandre, dove eseguì le fortezze di bethune e Arras.Durante le guerre di Parma
(1551) e dei Carafa (1557) il Duca si avvalse della sua opera, avendo il Paciotto
rinforzato e costruito le fortezze di Montecchio, Scandiano, Correggio e Guastalla e
lanno successivo dato un primo progetto per le prime fortificazioni di Borgo San
Donnino, che vennero realizzate a partire dal 1575 sotto la direzione del Boscoli e
secondo un nuovo progetto del Paciotto.Dopo il 1559, per conto del Duca di Savoja, eseguì
le fortezze di Savigliano e Nizza marittima
e iniziò quella di Vercelli.Chiamato da Filippo ii
in Spagna, oltre ad alcuni interventi di ingegneria militare, lasciò progetti per
lEscoriale.Rientrò nel 1564 in piemonte
e progettò la cittadella pentagona di Torino, modello tipico di fortificazione
tardocinquecentesca, che egli riprese nella cittadella di Anversa, eseguita di ritorno in
Fiandra nel 1564 per ordine del Duca dAlba.Lavorò ancora come ingegnere pontificio
ad Ancona e Civitavecchia. Nel 1580 fu impegnato nel rinforzo delle fortificazioni in
Borgo Taro a causa della guerra contro i Landi, ma anche, tra il 1582 e il 1583, nel
progetto civile del disegno del Corridore nel palazzo della Pilotta di Parma, nonostante
non si sia ancora potuto documentarne la paternità.Infatti Ottavio Farnese lo utilizzò
anche come architetto civile, nominandolo, nel 1556, Maestro di strade et sopra la
politica della città nostra di Piacenza e commissionandogli nel 1558 i progetti per il
palazzo Farnese di Piacenza, voluto da Margherita dAustria, ai cui lavori non
riuscì a sovrintendere a causa della sua partenza per le Fiandre.
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, documenti
e Memorie di Belle Arti parmigiane, III, 317; R.Gab.,
in grande dizionario Enciclopedico, IX, 1959, 603; Enciclopedia di Parma, 1998, 502.
PICCOLINI
GIOVANNI
borgo
taro 1564/1591
fu
liutista e compositore attivo nella seconda metà del xvi secolo.fu
al servizio del Duca di parma.pubblicò lopera tabularia tribus testitudinibus (1587 e 1591, milano, simone
tini).
FONTI
E BIBL.: L. mensi, dizionario biografico dei piacentini, 1899, 307;
R.Eitner, VII, 275; N.pelicelli, musica in parma,
1936, 73; dizionario chitarristico, 1968,
51.
PACOT
GIOVANNI
1833-parma 12 luglio 1898
maggiore
nellesercito, fu valoroso soldato.Fece
le campagne risorgimentali del 1848, 1859 e 1866.
FONTI
E BIBL.:gazzetta di parma 14 e 15 luglio 1898; G.sitti, il
risorgimento italiano, 1915, 85.
PACUVIUS
IANUARIUS
parma iv/v
secolo d.c.
fu
liberto di m. pacuvius primus che dedicò unepigrafe in pietra
arenaria a lui e alla propria consorte sumonia
apra. pacuvius
è nomen di probabile origine osca e caratteristico dellitalia meridionale.iaunarius, cognomen comunissimo e assai diffuso,
soprattutto in africa, non può suggerire
alcuna particolare considerazione.
FONTI
E BIBL.: M.G. arrigoni, parmenses, 1986, 141.
PACUVIUS
MARCUS PRIMUS
parma
iv/v secolo d.c.
di
condizione incerta, dedicò unepigrafe in pietra arenaria per la coniux sumonia apra,
e per il liberto pacuvius ianuarius, ritrovata subito fuori dalla città di parma a settentrione di essa, databile, per
caratteri paleografici (hedera distinguens, formula
d.m.) e inoltre per le caratteristiche della protome raffiguratavi, al periodo
tardo-imperiale.Pacuvius è nomen di probabile origine tosca, caratteristico dellitalia meridionale. non documentato nelle regioni transpadane, in aemilia è presente, oltre che in questa, in
unepigrafe di cesena. da primus,
cognomen diffusissimo in tutto limpero romano, non si può ricavare alcuna
considerazione di rilievo.
FONTI
E BIBL.: M.G. arrigoni, parmenses, 1986, 141.
PADOVA
ABRAM JEHUDA
Parma
1641
rabbino
e scrittore israelita vivente a parma
nellanno 1641.
FONTI
E BIBL.: M.mortara, rabbini e scrittori israeliti, 1886, 46.
PADOVA
GIUSEPPE
parma
1665-parma 7 dicembre 1725
già
israelita, poi cristiano (col battesimo assunse nuovo nome e cognome: francesco maria
costanti), fu frate cappuccino, sacerdote
e predicatore. compì la professione a carpi il 29 aprile 1686.
FONTI
E BIBL.: f. da mareto, necrologio
cappuccini, 1963, 688.
PADOVA
GOLIARDO
casalmaggiore
3 luglio 1909-tizzano 2 maggio 1979
si
diplomò allaccademia di belle arti
di brera a milano e allistituto darte paolo
toschi di parma. per
alcuni anni abitò nella campagna attorno a casalmaggiore,
lavorando appartato, poi fino al 1942 risiedette a milano,
dove fu anche insegnante. a milano fu amico
di fontana e di badodi.vi
compì esperienze varie di pittura, di progettistica architettonica e di grafica
pubblicitaria. nella sua prima pittura
chiarista, dal 1935 al 1945, espresse una libera, intima intonazione di luce, trovando
unespressione vibrante in silenziosa polemica col novecento. alcune
di queste opere apparvero nella mostra antologica storica che si tenne al teatro regio
di parma nel 1968. una di esse si trova nel museo di parma
(la strada bassa, 1934) e unaltra
nel museo civico di cremona
(paesaggio nel casalasco, 1942). in seguito, soprattutto dopo il periodo di
prigionia in germania, il padova ritrovò vena ed estro. nellimmediato dopoguerra si stabilì a parma, dove vantava una larga schiera di amici ed
estimatori, risiedendo spesso a tizzano. a parma il padova
ebbe tra i suoi sostenitori giuseppe tonna, francesco
arcangeli e attilio bertolucci:
essi contribuirono, con la loro sensibilità profondissima, a consolidarlo in quella
poetica del naturale, che fu per lui limprovvisa illuminazione scoppiata nella sua
pittura negli anni già maturi. partecipò
alle seguenti mostre nazionali: quadriennale
di roma (1935), sindacali regionali lombarde dal 1933 al 1942, iii mostra sindacale al palazzo dellarte di milano
(1941), mostra degli incisori italiani in germania (amburgo,
colonia e monaco, 1934), esposizione internazionale
di grafica (parigi, 1937), mostra paesaggio
lombardo, 1942, (primo premio per il
paesaggio cremonese), premio bergamo (1939 e 1942), artisti lombardi
alla galleria roma (roma,
1942), sindacale toscana (firenze, 1936), premio suzzara,
1957. eseguì gli affreschi della palestra
ginnica di casalmaggiore, i dipinti a
tempera nellatrio della scuola media diotti
di casalmaggiore (1961) e quelli dello
scalone del nuovo municipio di colorno (1963), che illustrano le attività più
tipiche del lavoro agricolo.tenne personali
a cremona (galleria ente
turismo, 1946), milano (galleria cairola, 1958), brescia (galleria
alberti, 1958; galleria san michele, 1969), parma (galleria
del teatro, 1959 e 1968; galleria la
ruota, 1960 e 1963; galleria della steccata, 1964), ferrara (bottega
darte, 1962), modena (ente
comunale di cultura, 1961), torino e bologna.
la sua pittura, strettamente legata ad
atmosfere, personaggi e animali delle zone padane, è orientata verso uno naturalismo
materico pulsante e corposo.dopo la morte
del padova, un cospicuo numero di sue opere
fu donato al museo del csac di parma (istituto
di storia dellarte delluniversità), che allestì una vasta mostra
antologica nel salone delle scuderie della pilotta nel febbraio 1989.altre mostre antologiche furono allestite dalle
gallerie parmigiane niccoli e la sanseverina.
fondamento della pittura del padova è un senso della materia densa, opaca,
tenera alla pressione e alle incisure che vi lasciano i segni delloggetto. una materia come matrice della figura,
dellimmagine, sempre controllata però, con una
luce in essa sciolta, come se venisse dalle profondità della germinazione e del colore,
senza retorica, senza dramma, quindi non espressionista.con una traccia di quel lirismo, comune agli
esempi illustri che, nello stesso senso della pittura di materia, lhanno preceduta,
ma combinata con spunti di racconto. tanto
più che nellanimo e nella vista del padova,
e quindi nellimmagine che dipinge, si annida una tendenza al favoloso: la realtà
viene deformata, ecceduta, alonata da una sottile visionarietà che trasforma il tempo del
racconto e lo complica un poco.la
produzione dei decenni sessanta e settanta fu fittissima.il padova
dipinse con una foga, con un entusiasmo, con una forza e varietà di ispirazione, come non
aveva mai fatto.prima nelle lanche del po, negli orizzonti della bassa, poi sulle prime colline dellappennino (capoponte,
isola, piantalfumo).variò di continuo i temi e per ogni tema dipinse
cicli di opere diverse, diversamente inventate una per una: le gatte, i nidi, gli uccelli
migratori, nature morte di frutta, paesaggi del po
sconosciuto.
FONTI
E BIBL.: e. cassa salvi,
in giornale di brescia 7 dicembre 1958; r.tassi, in letteratura
43-45 1960; a.c. quintavalle, in il resto
del carlino 9 dicembre 1960 e 2 novembre
1961; p. del giudice, in la fiera
letteraria 17 gennaio 1960; e. fezzi, in la provincia
1 gennaio 1960; gazzetta di parma 6
marzo 1968; A.M. comanducci, dizionario dei pittori, 1973, 2278; aura parma
2 1979, 190; aura parma 1 1989, 54-55; T. marcheselli, strade di parma, iii, 1990, 266.
PADOVANI
ANGELO
parma 5 aprile 1887
fece
le campagne risorgimentali del 1859, 1860 e 1866.
FONTI
E BIBL.: a. finetti, in gazzetta di parma 11 aprile 1887, n. 97; G. sitti, il
risorgimento italiano, 1915, 415.
PADOVANI
FRANCESCO
parma
1798
incisore.
lo scarabellli
zunti vide una sua stampa datata 1798.
FONTI
E BIBL.: P. martini-G. capacchi, arte
incisione a parma, 1969.
PADOVANI
GINO
parma
1903-padova 1965
funzionario
della società shell, della quale resse per
oltre 20 anni lagenzia di parma e
provincia, passò poi alle dipendenze dellanonima
petroli italiana, ottenendo la direzione della filiale
di padova. tra il 1925 e il 1940 godette una certa
notorietà quale attore di prosa nella compagnia dialettale dei filodrammatici di parma e al fianco di alberto montacchini,
quale «amoroso brillante». ottenne
successo per la signorilità del tratto, la facilità nella recitazione e leleganza
nel vestire.
FONTI
E BIBL.: F. e T. marcheselli, dizionario dei parmigiani, 1997, 229-230.
PADOVANO
ANNIBALE
parma
o padova 1527-gratz 1575
fu
liutista, organista e compositore. nel 1552
fu organista di san marco in venezia.
compose opere per liuto e organo
FONTI
E BIBL.: dizionario chitarristico, 1968, 52.
PADRE ONORIO, vedi ROSI FRANCESCO
PADUS, vedi RASTELLI VITO
PAËR FERDINANDO
parma
1 luglio 1771-parigi 3 maggio 1839
figlio
di giulio e di francesca. ricevette i primi insegnamenti musicali dal padre,
cornista dal 1778 nellorchestra del teatro di corte
di parma, dal violoncellista gaspare ghiretti
e da federico fortunati, maestro di cembalo e di canto al
servizio della principessa di parma, direttore della scuola di canto
e concertatore degli spettacoli del teatro regio. nel
1784 cantò alla corte di parma in occasione della visita di Gustavo re di svezia. nel
1789 compose la prima opera, la locanda dei
vagabondi, alla quale seguì, nel 1790, i pretendenti
burlati. nel 1791 debuttò come operista a parma e contemporaneamente fu attivo a colorno e a venezia
come maestro di cappella. maestro di
cappella della corte di parma dal 14 luglio 1792, cinque anni dopo fu
nominato direttore musicale di tutti i regi servizi. nello stesso 1797 si recò a vienna con la cantante francesca riccardi
(sua moglie dal 1798), anchessa scritturata allopera italiana. dopo un soggiorno a praga (1801), dal 1803 fu kappelmeister a dresda, città che lasciò nel 1807 per assumere a
parigi il posto di maître de chapelle
presso la corte napoleonica. qui fu anche direttore dellopéra-comique
e, dal 1812, del théâtre des italiens succedendo a spontini. nonostante
le difficoltà della sua posizione nei confronti di rossini,
condirettore del teatro dal 1824 al 1826, tenne lincarico fino al 1827, vincendo
lostilità della catalani, allora
imperante a parigi.nel 1831 divenne membro dellacadémie e lanno successivo direttore della
musica da camera del re e della cappella dei
duchi dorléans. dal 1837 insegnò composizione al conservatorio, del quale fu ispettore dal 1834. il destino storico del paër si definisce, essenzialmente, come quello di
tanti suoi contemporanei (cherubini e spontini in primo luogo ma non solo quelli),
attraverso una serie di fatti che lo portarono alla realizzazione della propria
personalità al di fuori dellitalia,
situazione che negli anni intercorrenti tra la rivoluzione
e la restaurazione indica, proprio
nellampio disperdersi delle migliori energie italiane presso le corti e i teatri
stranieri, un momento di iato nel filo del discorso melodrammatico in Italia, che stendhal definì poi di interegno tra il dorato
mondo di cimarosa e quello, già tutto
permeato di nuovi spiriti, di rossini. gli anni della precoce formazione paeriana si
colorarono del declinante riverbero di quel fervore che pochi decenni prima aveva percorso
la corte parmense, dominato dagli illuminati
intendimenti del ministro du tillot. laffrancamento
dai vincoli scolastici fu altrettanto brillante, con un ingresso sulle scene del teatro
musicale accompagnato da un successo che si allargò rapidamente a molte città della
penisola (padova, milano, firenze,
napoli, roma e bologna)
e che si tradusse in unoperosità intensa, destinata inevitabilmente a rallentare
man mano che il Paër ascendeva a posizioni di sempre maggior prestigio. questo allargarsi di esperienze, apertosi con il
passaggio da parma a vienna, dove venne chiamato come kapellmeister al teatro di porta
carinzia, determinò invece una
trasformazione progressiva dei suoi modi compositivi, sui quali il contatto con la cultura
viennese non poté non rivelarsi incidente, soprattutto nella maggior consapevolezza
formale e in un arricchimento spirituale. tutto
ciò in modo abile però, senza mai troppo scoperte adesioni, tanto che la penna
conservatrice del carpani, in una lettera
del 1804, nel lamentare i danni provocati sui compositori italiani dalleccessivo
entusiansmo per la musica strumentale dei tedeschi,
cita il paër come uno dei pochi rimasti a
difendere la buona musica. in questa
naturale persistenza nella produzione straniera del paër
di quella freschezza melodica propria della lunga tradizione napoletana dovette
probabilmente risiedere la ragione prima della stima guadagnatasi dal paër. a dresda
soprattutto, dove nel periodo tra il 1792 e il 1813 figurano rappresentate ben diciannove
sue opere, contro le nove di cimarosa e le
otto di mayr. in effetti risplende nei lavori composti dal paër in quegli anni della sua prima maturità,
specie in quelli rientranti nella formula allora dattualità della pièce à
sauvetage, una singolare luminosità melodica che ne garantì anche in seguito, sia pur
ridimensionate nella prospettiva storica, le ragioni. spicca tra i suoi maggiori titoli di questo
periodo (camilla, ossia il sotterraneo, achille, sargino,
ossia lallievo dellamore, lodoïska)
leonora, ossia lamore coniugale,
rappresentata a dresda nel 1804, per la
stimolante analogia con il contemporaneo fidelio
beethoveniano, scaturito dalla stessa matrice drammatica di bouilly. vanno
tuttavia realisticamente ridimensionati i tentativi di stabilire una benché minima
dipendenza dellunicum drammaturgico beethoveniano dal lavoro del paër, musicista che beethoven conobbe e, pare, ammirò anche,
subendone forse qualche suggestione esteriore (la marcia
funebre sulla morte di un eroe della sonata
opera 26 pare infatti fosse suggerita da uno spunto dellachille, ascoltato a vienna nel 1801), ma troppo evidente è il divario
tra luniversalità di visione e la forza trasfiguratrice che beethoven proietta dallo stesso soggetto e la
dimensione di armonica piacevolezza, ma non di più, accolta dal paër. il
passaggio da dresda a parigi, con il nuovo importante incarico
conferitogli da napoleone bonaparte, segnò unulteriore trasformazione
dellatteggiamento creativo del paër e
offrì così una nuova testimonianza della sua abilità nel sapere aderire sempre
prontamente, a volte con discutibile astuzia, alle situazioni di successo, come infatti
nota fétis quando a proposito dello stesso
mutamento accenna a una cortigianeria poco degna di un tale artista. a parigi il paër compose e fece eseguire la marcia nuziale
per lo sposalizio dellimperatore dei francesi con maria luigia
daustria (2 aprile 1810), e di lei
divenne maestro di canto. il titolo più
emergente di questo periodo è agnese,
rappresentata a parma (una felice scappata
del paër musicista dei re nella città
natale) nel teatrino di villa ombrosa, nel 1809, con grandissimo successo. non si possono lasciare inascoltate, tuttavia, per
una più lungimirante traiettoria critica, le note dissonanti di stendhal e di berlioz, il primo deluso dopo lascolto di
questopera dalla mancanza di calore nella pur splendente purezza del canto spianato,
il secondo insospettito dalla strumentazione prudente e moderata: osservazioni che
sembrano comunque anticipare una valutazione posteriore di questopera in cui si
possono forse sintetizzare meglio che in ogni altra i caratteri del mondo paeriano, nella
prevalenza del gusto controllato per la bella frase, nella prospettiva armonica sempre
trasparente che si increspa, talora, proprio quando la situazione drammatica si fa più
urgente, tingendo latmosfera di quella trepida elegia che sembra quasi anticipare
certe situazioni donizettiane. sulla
posizione di potere raggiunta dal paër, che
nel 1812 fu chiamato anche a succedere a spontini
nella direzione del théâtre des italiens, si avverte nelle tracce di varie
testimonaianze lombra, anche pesante, della sua attitudine al compromesso e di un
carattere insinuante con cui difese senza troppi scrupoli i suoi raggiungimenti:
denigrando spontini, alla cui sostituzione
non dovette essere estraneo il lavoro di maldicenza messo in atto dal paër e cercando di ostacolare con tutti mezzi la
rappresentazione delle opere di rossini,
fino a dover poi cedere allevidenza del successo che il pesarese, nominato nel 1824 al suo fianco come
condirettore del théâtre des italiens, andò conquistandosi. nel 1826 dovette abbandonare la carica di
direttore del théâtre des italiens sotto laccusa di aver cagionato il
decadimento di quel teatro. si difese
pubblicando un opuscolo intitolato m. paër,
ex directeur du théâtre italien a
mm. les dilettantes (parigi, 1827). forse sulla scia di questo successo rossiniano e
delle prime brillanti affermazioni di nuovi musicisti, come il boïeldieu sul fronte dellopéra-comique,
che si delineò nella produzione diradata del paër,
ormai sul declinare della carriera, vi fu un nuovo sforzo innovativo di cui è
testimonianza le maître de chapelle su
soggetto tratto da una pièce teatrale di duval,
adattato a opéra-comique. la fisionomia di
questopera, lunica a sopravvivere sia pur con rarefatta frequenza nei
repertori novecenteschi, fu purtroppo alterata da una versione italiana in cui manca, tra
laltro, il ii atto, che accentua
ingiustamente certi tratti stilistici, per cui lopera risulta frutto ritardato e
anacronistico della tradizione napoletana, spegnendone per contro quegli umori che il paër aveva accolto con prontezza e abilità dalle
provocazioni dell opéra-comique, pervenendo a esiti di eleganza compositiva e di gustoso
umorismo: tra questi ultimi la messa in caricatura, nella figura del protagonista, il
maestro barnabé, del mal sopportato rossini. a
fianco di una consistente produzione per il teatro (ben 42 opere), il paër lasciò una notevole raccolta di musica
sacra e da camera. tra questultima
prevalgono le pagine vocali, composte spesso per soddisfare le particolari circostanze
connesse alla sua posizione ufficiale. queste
musiche, come del resto le pagine strumentali (tra cui un bel rilievo assumono le tre grandi sonate
per pianoforte), recano la loro più spiccata caratterizzazione in quella naturale ed
elegante vitalità melodica che, al di là dei vari trapassi, rimane come la sigla
significativa del paër, ancora nel 1860
ricordato dal regli come uno dei più
sublimi cigni italiani. il paër
ebbe le maggiori onorificenze dal re luigi filippo: cavaliere
dello speron doro, la legion
donore (1848), membro dellacadémie des beaux artes,
direttore della cappella reale,
poi ispettore degli studi del conservatorio
di parigi e professore di composizione dello stesso istituto. morì a 68 anni. ai suoi funerali furono presenti i maggiori
musicisti, quali cherubini, spontini, mayebeer,
auber e berlioz. il
paër fu autore delle seguenti composizioni. opere teatrali: orphée et euridice
(libretto mons. duplessis; parma,
1791); circe (d. perelli; venezia, 1792); le astuzie amorose, ovvero il tempo fa giustizia a tutti (a. brambilla; parma, 1792); laodicea (g.
foppa; padova, 1793); i portenti del magnetismo (venezia, 1793); icilio e virginia
(g. foppa; padova 1793); i pretendenti burlati (g.c. grossardi; medesano, 1793); saed ossia gli
intrighi al serraglio (g. bertati; venezia, 1793; rappresentata anche con i titoli lintrigo amoroso, il male vien dal buco); il nuovo figaro (da l. da ponte;
parma, 1794); il fornaro (venezia, 1794); i molinari (g.
foppa; venezia, 1794); il matrimonio improvviso ossia i due sordi (g. foppa; venezia,
1794); lidomeneo (g. sertor; firenze, 1794); ero e leandro
(napoli, 1794); linganno in trionfo (firenze, 1794); la rossana
(a. aureli; milano, 1795); anna (padova,
1795); il cinna (a.
anelli; padova, 1795); lorfana riconosciuta (firenze, 1796); lamante servitore (a.s. sografi; venezia, 1796); il principe di taranto (a.
tottola, da la finta principessa di f. livigni; parma, 1797; rappresentata anche col titolo la contadina fortunata); sofonisba (g. schmidt; bologna, 1796; con lo stesso titolo d. rossetti, da g.f. zanetti; bologna, 1805); il fanatico in berlina (g. bertati; vienna,
1797); griselda ossia la virtù al cimento (a. anelli, da boccaccio; parma,
1798); camilla ossia il sotterraneo (g. carpani, da b.j. marsollier; vienna, 1799); tegene e
laodicea (g. foppa; firenze, 1799); il morto vivo (p. franceschi; vienna, 1799); la testa riscaldata (g. foppa; venezia,
1800); la sonnambula (g. foppa; venezia,
1800); poche ma buone, ossia le donne cambiate (g. foppa; vienna,
1800; rappresentata anche col titolo la
moglie ravveduta e in germania col titolo der lustige schuster oder die weiberkur); achille
(g. de gamerra; Vienna, 1801); i fuorusciti di firenze (a.
anelli; dresda, 1802); ginevra degli almieri (g.
foppa; Dresda, 1802); una in bene e
una in male ovvero le astuzie di patacca (g.
foppa; Dresda, 1802); sargino, ossia lallievo dellamore (g. foppa, da j.m. monvel; Dresda, 1803); lodoiska (f.
gonella; bologna, 1804); leonora ossia lamore coniugale (g. schmitdt; dresda, 1804); il maniscalco (Firenze, 1805); I bisogni sollevati
(da sesini; vienna, 1805); numa pompilio
(m. noris; parigi, 1808); cleopatra (c.
olivieri; parigi, 1808); agnese di fitzhenry
(l. buonavoglia e giannetti, da a. opie; vigatto,
1809; rappresentata anche coi titoli agnese
e il padre e la figlia); diana ed endimione
o sia il ritardo (s. vestris;
parigi, 1809); didone abbandonata (p. metastasio; parigi, 1810); le baccanti (parigi, 1811); un pazzo ne fa cento (firenze, 1812); leroismo in amore (l. romanelli; milano, 1815); la primavera felice (l. balocchi; parigi, 1816); le due pupille e i due tutori (milano, 1816); le maître de chapelle ou le souper imprévu (s.m.f. gay, da a. duval; parigi,
1821; rappresentata a vienna in versione
rivista col titolo wie gerufen; anche col
titolo il maestro di cappella); un caprice de femme (j.p.f. lesguillon; parigi, 1834); olinde et sophronie
(incompiuta). in collaborazione con altri: loriflamme, con méhul, berton
e kreutzer (libretto detienne e baour-lormian; parigi,
1814); lo sprezzatore schernito, con farinelli,
generali, guglielmi, pacini, paganini, portugal, sampieri (firenze,
1816); blanche de provence ou la cour des fées, con berton, boïeldieu,
cherubini, kreutzer (théaulon
de lambert e de rancé; parigi,
1821); la marquise de brinvilliers, con auber, batton,
berton, blangini, boïeldieu,
carafa, cherubini, hérold
(scribe e castil-blaze;
parigi, 1831); inoltre, alcuni pasticci. oratorî: il
trionfo della chiesa (parma, 1804); la passione di gesù cristo
(parma, 1810); il s. sepolcro
(dresda, 1818). diverse cantate, tra cui: ulisse e penelope
per 2 violino e orchestra; saffo per Soprano e
orchestra; eloisa e abelardo negli elisi per 2 violino e pianoforte; lamor timido per Soprano e
pianoforte; cantata pel giorno natalizio del
signor luigi franul
de weissenthhurn per soli e pianoforte; adieux de la société de vienne à mme
la principesse borios de galitzin
per Soprano, coro a 3 voci e pianoforte; e altri pezzi vocali
profani (o notte soave, serenata per soprani, tenore, basso, coro,
violoncello, contrabbasso, pianoforte o arpa; la
francia in pace, inno; grazie rendiamo inno a 3 voci; lodalisca per canto, pianoforte, e corno
obbligato; laddio di ettore per 2 violini e pianoforte; pastorale che si canta dagli zampognari in roma per 5 violini e pianoforte; dodici ariette italiane per violino e pianoforte; la biondina in gondoleta, aria con variazioni; il tempio
darmonia, coro); duetti; liriche. musica
sacra: 2 messe; 4 offertori; kyrie; gloria; salmi; mottetti. musica per orchestra o strumentale: sinfonia in re maggiore; sinfonia baccante; concerto per pianoforte; concerto per organo; variazioni per orchestra sul vive henry
iv; fantasia
per pianoforte, 2 flauti, 2 corni e fagotto; tre
grandi sonate per pianoforte con accompagnamento di viola o violoncello ad lib.; quattro grandi marcie e potpourri variato per pianoforte; sei valzer per banda. opere didattiche: 24 exercises pour voix; esercizi per voce di soprano o tenore, ossiano
variazioni progressive sulla scala e solfeggi; sei
solfeggi facili per cantar di portamento; trente-six
vocalizes puor voix de basse-taille, avec pianoforte.
FONTI
E BIBL.:t. massé e a. deschamps, paër e rossini,
parigi, 1820; c. de colobrano,
funérailles de ferdinando paër, Parigi, 1893; c.r. barbiera, immortali e dimenticati, milano, 1901; a. della
corte, lopera comica italiana, bari, 1923; r.
engländer, ferdinando paër als sächsicher hofkapellmeister, in neues archiv
für sächsische geschichte 1929; r. engländer, paërs leonora
und beethovens fidelio, in neues beethoven-jahrbuch 1929; n. pelicelli, musicisti in parma nel secolo xviii, in note
darchivio 1935; g. tebaldini, fernando paër,
in aurea parma 1939; g.p. minardi, ferdinando paër
nel secondo centenario della nascita, in archivio
storico per le province parmensi
1971; r. celletti, la leonora
e lo stile vocale di paër, in Nuova
Rivista della Musica Italiana 1972; j. budden,
in grove; enciclopedia italiana, xxv, 1935, 901; enciclopedia dello spettacolo, vii, 1960, 1461-1463; parma economica
3 1971, 29-32; dizionario ricordi, 1976, 490-491; M. dallacqua,
terza pagina della gazzetta, 1978, 305; la reggia di colorno nel 700, 1979, 99-102; C. gallico, le
capitali della musica. parma, 1985, 134-136;
g.P. minardi, in dizionario dei musicisti, utet, 1987, v,
498-500; dizionario dellopera
lirica, 1991, 657-658.
PAËR FRANCESCA, vedi RICCARDI FRANCESCAriccardi francesca
PAËR
GIULIO
Parma-parma 20 marzo 1790
padre
e primo maestro del celebre ferdinando. dopo aver fatto il trombettiere nelle guardie del corpo (1769-1771), il paër divenne professore di corno da caccia della reale orchestra
di parma (19 gennaio 1778), carica che
mantenne fino alla morte. in un memoriale di
angelo morigi in data 2 settembre 1790 si legge: giulio per
marito di certa francesca morto il 20 di
marzo 1790, suonatore di corno da caccia soprannumero della r.le orchestra.
poco prima febbricitante suonò nelle 11
feste da ballo de r.li principini.
FONTI
E BIBL.: archivio di stato di Parma, ruolo a,
1, fol. 857; teatri 1732-1843, cartella n. 1; N. pelicelli, musica in parma,
1936, 225; g.p. minardi, ferdinando paër nel 2° centenario della nascita, in
Archivio Storico per le Province Parmensi 1971, 230; parma nellarte 1 1982, 123.
PAERINI
parma
1690
incisore
di stampe al bulino attivo nellanno 1690.
FONTI
E BIBL.: P.zani, Enciclopedia metodica di Belle Arti, xiv 1823, 215.
PAGACINI
CRISTOFORO
berceto
1676-berceto 14 gennaio 1743
di
famiglia originaria di san secondo, fu diversi anni parroco di castellonchio, poi di pagazzano e di casacca. venne
presentato dal duca francesco Farnese alla prevostura di berceto,che il pagacini ottenne l8 luglio 1724. spiegò una speciale attività nel provvedere di
arredi e di mobili la chiesa ma con poco rispetto dei cimeli antichi. il 3 luglio 1729 venne demolito lantico
altare maggiore per ridurlo alla romana, ed
alluso moderno e, col permesso del vescovo marazzani,
venne cercato il deposito di santabondio martire, che per tradizione si sapeva
essere conservato in detto altare.venne
infatti rinvenuta la cassa di piombo contenente le ossa del santo e una cassetta di castagno contenente
frammenti di reliquie, alcuni pezzetti di ottone e una scatoletta di latta con
allinterno lautentica ormai illeggibile. il 10 settembre 1730, presenti i membri della collegiata, il reggente della comunità e altri notabili civili e militari del
paese, le ossa di santabondio vennero riposte nellurna
dellaltare nuovo (di legno, di forma barocca). il pagacini
morì alletà di 67 anni.
FONTI
E BIBL.: G. schianchi, berceto e i suoi arcipreti, 1927, 112-113.
PAGANELLI
parma
1743
fu
cantore della cattedrale di parma nellanno 1743.
FONTI
E BIBL.: N. Pelicelli, musica in parma,
1936.
PAGANEN DEL SERC, vedi ORLANDI PAOLO
PAGANI ALFONSO, vedi PAGANINO ALFONSO
PAGANI
ANTONIO
medesano
28 luglio 1893-dolina del ciliegio 17 settembre 1916
figlio
di paolo e marcella minotti. soldato nel 9° reggimento fanteria, morì combattendo da valoroso sul carso in seguito a una ferita di arma da fuoco.
FONTI
E BIBL.: caduti di noceto, 1924, 40.
PAGANI
BRUNA
Parma
1914-Firenze 8 dicembre 1995
Fu la maggiore esponente femminile del movimento repubblicano di parma, chiamata a responsabilità nazionali
anche nel contesto dellassociazione
mazziniana italiana. Tra le proprie
amicizie, vantò quelle di Randolfo Pacciardi, di Giovanni Spadolini e della professoressa
Riccioli, madre di Lando Conti, sindaco di Firenze, assassinato dalle Brigate rosse.
Lorigine della militanza politica della Pagani è da collegare in modo specifico al
ruolo del padre umberto, sindacalista,
mazziniano, perseguitato dalla dittatura fascista, personalità di spicco nella storia
politica di oltre un cinquantennio in campo regionale e nazionale. la Pagani e il fratello franco impararono presto a condividere in modo
diretto lattività antifascista paterna esponendosi anche ai rischi dellazione
cospirativa. lesempio di saldezza
morale e di intransigenza fornito dal padre li temprò a una vita di sacrifici. quando umberto
pagani, verso la fine del 1926, fu inviato
allesilio di lipari, la famiglia
affrontò al suo fianco le asprezze del confine. la
pagani (detta tra i confinati la signorina
di lussu) ebbe un ruolo significativo nella
preparazione e nella copertura della fuga dallisola di lipari di rosselli,
lussu e nitti. durante
il periodo di riorganizzazione segreta del partito
repubblicano italiano, sfociato nel congresso nazionale clandestino di milano (dicembre 1943), la pagani fece da corriere recandosi di persona ad
avvisare i convenuti nelle rispettive città. quando
il padre assunse a bologna lincarico
di vice segretario del comitato di
liberazione nazionale per lemilia-romagna, nuovamente la pagani e il fratello franco seppero affiancarlo per quei collegamenti e
contatti a vasto raggio che dovevano servire ai preparativi dellinsurrezione
nazionale contro i nazifascisti. dopo il
matrimonio con lingegnere agostini,
dirigente compartimentale delle ferrovie
dello stato, la Pagani visse lungamente a firenze.
FONTI E BIBL.: p. tomasi, in gazzetta
di parma 8 gennaio 1996, 5.
PAGANI
FRANCESCO
parma
1628/1634
Fu
soprano alla steccata di parma dal 7 novembre 1628 fino al 10 agosto
1634.
FONTI
E BIBL.: N. Pelicelli, musica in parma,
1936.
PAGANI
GAETANO
parma
1893-san remo 1965
unitamente
ai fratelli condusse e sviluppò lazienda fondata dal padre lodovico alla fine dellottocento, dedita alla trasformazione industriale
del pomodoro in panocchia di vigatto. con
lavvento del pagani si passò dalla
primitiva preparazione della conserva essiccata al sole a una vasta gamma di concentrati
ottenuti con limpiego della boule. lagricoltura
deve al pagani la bonifica di estesi terreni
nel triangolo corcagnano-vigatto-panocchia.
Diffuse la coltura del pomodoro che diventò una grande
risorsa in tutta la zona pedemontana. fu
presidente della società del canale, consigliere della cassa di risparmio di Parma e commissario
straordinario del consorzio agrario
provinciale. nel nome del padre lodovico, fondò lasilo di panocchia.
FONTI
E BIBL.: G. Pighini, storia di parma,
1965, 179; cento anni di associazionismo,
1997, 404; F. e T. marcheselli, dizionario dei parmigiani, 1997, 230.
PAGANI
LODOVICO
1866-Panocchia
10 ottobre 1939
fu
tra i pionieri del settore industriale delle conserve e della lavorazione del pomodoro.
FONTI
E BIBL.: cento anni di associazionismo,
1997, 404.
PAGANI
MARCO ANTONIO
busseto
1796/1805
fu
poeta e grecista insigne. rettore del
seminario di borgo san donnino,
tenne a busseto la cattedra di rettorica. fu uno dei fondatori nel 1796 in busseto dellaccademia di greche letterre
(in cui prese, come era uso, il nome di riscaldato),
la quale era sorta, informa il seletti, allo
scopo di rendere familiare lo studio dei classici scrittori, e porre un freno a quella
irruzione di poeti, che le arcadie con
troppa facilità laureavano. in seguito alla
rinuncia di pietro vitali, divenne bibliotecario della biblioteca di busseto (21 gennaio 1800). la consegna e la firma dellatto furono fatte
in modo solenne, alla presenza di felice ghirardelli, gian francesco cavitelli marziani e giuseppe
rusca, reggenti, e di pietro vitali.
fu inoltre presente il conte annibale dordoni,
mallevadore per il pagani. il pagani
si obbligò di dover tenere apperta la detta libraria
tutte le vaccanze in giorno però non festivo ecclesiastico,
che sono apposte nel calendario di queste reali
scuole, e così nellanno scolastico
dal primo novembre a tutto il luglio successivo, e tre giorni la settimana che
detta reggenza concede. il pagani
però non rimase per lungo tempo a dirigere la biblioteca, o meglio, pur conservandone la
direzione, non se ne occupò a lungo. Del
periodo della sua reggenza, si sa, da
lettera esistente nellarchivio del monte di pietà
di busseto, che il 9 ottobre 1801 il pagani chiese al governo di parma
che le 400 lire annue per lacquisto di libri gli fossero anticipate dal monte, richiesta che fu approvata dal duca ferdinando di borbone. nel
1805 il pagani viene nominato maestro di grammatica a fiorenzuola e con lettera del 31 ottobre,
conservata anchessa nellarchivio
del monte, avvertì la reggenza chiedendo che si provvedesse alla nomina
di un nuovo bibliotecario.
FONTI
E BIBL.: A. Napolitano, biblioteca di busseto, 1965, 23-24 e 26-27; D. soresina, enciclopedia
diocesana fidentina, iii, 1978, 1289.
PAGANI
PAGANO
parma
1188
fu
podestà e rettore del comune di parma nellanno 1188 (archivio capitolare
di parma, 4 luglio 1188).
FONTI
E BIBL.: aurea parma
3/4 1929, 8.
PAGANI
PAGANO
parma
1180 c.-monte santangelo
1250 c.
figlio
di Alberto di Egidio.Fu podestà di Parma nellanno 1210.È ricordato nel chroniricon parmense (p. 6 e 8 delledizione Bonazzi,
Città di Castello, Lapi, 1902). nel chroniricon parmense è detto che nel 1210, durante la
podesteria del pagani, limperatore ottone iv
fecit concilium in civitate parme. dei risultati di quel solenne raduno e delle
signorili ed entusiastiche accoglienze ricevuta dal pagani
e dalla cittadinanza, limperatore fu
così lieto che, con uno splendido diploma del 26 maggio di quello stesso anno (che si
conserva in originale nellarchivio del
comune di parma), concedette i più ampi privilegi alla
città e, per essa, al pagani. il pagani
fu onorato di molte podesterie nelle principali città lombarde. memorabili furono quella di cremona del 1220, durante la quale il pagani condusse valorosamente lesercito dei cremonesi in aiuto dei reggiani nellardua impresa di gonzaga (annales
cremonenses in monum. germ.
histor., tomo xviii, 806) e laltra di modena del 1229, che diede modo al pagani di dimostrare il suo grande valore di
capitano conducendo lesercito dei modenesi,
parmigiani e cremonesi a una splendida vittoria contro bolognesei, milanesi,
piacentini, bresciani e romagnoli
nella sanguinosa giornata di san cesario (5 settembre). frate salimbene,
allora giovinetto di otto anni, vide disposte trionfalmente, come bottino di guerra, nella
piazza del duomo di parma magnam moltitudinem di macchine belliche,
tolte in quella giornata ai bolognesi e ai
loro alleati. nel narrare le vicende della
forte mischia, salimbene non dimentica di
aggiungere che quella gloriosa vittoria segnò la fine della famiglia del pagani. nello
scontro di san cesario il pagani
fece combattere anche il proprio unico figlio, molto giovane e che soltanto da poco era
stato armato cavaliere. al primo assalto il
giovane cavaliere cadde mortalmente ferito. il
pagani, imperturbabile, vedendolo morire
esclamò: non fa; poichè cavaliere e combattendo ei si muore. la battaglia era nel momento decisivo e ancora
incerta e contrastatissima la vittoria. ogni
atto di debolezza da parte del pagani che
comandava le forze delle città ghibelline avrebbe potuto riuscire fatale: il pagani, in quel momento drammatico, seppe vincere
laffetto e nascondere il giusto dolore di padre. alla fine la battaglia fu vinta e al pagani se ne diede gran lode.dalla gloriosa ma fatale giornata di san cesario
fino alla vittoria dei fuoriusciti guelfi presso il taro
e al loro ingresso in parma (16 giugno 1247)
il pagani, rimasto ultimo rappresentante del
suo casato, visse nel bel palazzo avito in parma,
intento soprattutto a mantenere la città nella fede allimperatore e allimpero: compito ben difficile sempre, giacchè
molti e potenti erano i guelfi fuoriusciti, ma divenuto difficilissimo dopo che il 25
giugno 1243 venne innalzato alla cattedra pontificia innocenzo iv
(sinibaldo fieschi), che aveva studiato e aveva vissuto per
molti anni a parma, vi era stato arcidiacono
e vi aveva accasato tre sorelle e una nipote nelle potenti famiglie dei sanvitale, dei rossi, dei boteri
e dei tavernieri. entrati i guelfi in parma, dovettero uscirne in esilio le principali
famiglie ghibelline. di esse, il salimbene, allora assente da parma, non seppe dire i nomi. li registrò invece un altro scrittore
contemporaneo, lanonimo degli annales placentini ghibellini, il quale, trovandosi con i fuoriusciti
ghibellini in piacenza al campo imperiale,
afferma che in quel campo, il 30 giugno 1247, erant cum imperatore circa cc milites parme qui de civitate exierant, e tra essi
ricorda espressamente il pagani (annales placentini
gibellini, in monum. germ.
histor., tomo xviii, 494). il
salimbene ricorda invece la miseranda fine
del palazzo dei pagani. allanno 1250 (Cronica, 376) ricorda come il
palazzo del marchese manfredo pelavicino e quello del pagani (i due più bei palazzi di parma) fossero contigui e prospicienti sulla
piazza del comune, allora di dimensioni
ridotte. il salimbene aggiunge che parmenses occasione guerrarum funditus
destruxerunt ambo palatia, et beccarii fecermet ibi macellum. distrutti i palazzi e le case che abitavano in
città, confiscati i pingui poderi e i castelli che avevano nel contado, perduta con la
disfatta di federico e con la distruzione di
vittoria (18 febbraio 1248) ogni speranza di
ritorno in patria, i ghibellini di parma
seguirono, anche nellavversa fortuna, il vinto imperatore. lo
raggiunsero in puglia e, venuto meno federico (13 dicembre 1250), conservarono uguale
fede al figlio manfredi, che li ebbe seco,
leali e decisi a ogni sbaraglio, fino alla fatale giornata di benevento (1 marzo 1266). il pagani,
ormai settantenne, passò in pace gli ultimi giorni di una vita tribolatissima a preparare
la sua tomba in luogo sicuro e ancora difeso dallaquila sveva.a questo scopo, scelse monte santangelo, che si inerpica vertiginoso su una rupe,
quasi inacessibile a ogni attacco nemico. la
signoria dellonore di monte
santangelo, passata dai re normanni agli svevi, era stata lasciata in eredità da federico ii
al figlio manfredi, insieme con il principato di taranto:ragionevole, quindi, la speranza del
Pagani che, qualunque fosse stata la sorte risevata ai regni di sicilia e di puglia a allimpero dei romani,
quellantico possedimento di famiglia dovesse rimanere agli svevi.questa
speranza consigliò indubbiamente il pagani
a costruire lì presso la sua tomba: una pulcram tumbam che ricordase ai posteri il nome e
lo splendore della famiglia illustre che con lui si spegneva. senonchè le scarse ricchezze salvate nel
naufragio delle confiscate fortune, non furono forse sufficienti a fare opera veramente
degna del nome dei pagani. da ciò la necessità di unirsi ad altri: e
infatti rodelgrimo da monte santangelo, un valoroso compagno di armi e di fede, si
unì al pagani nella nobile impresa.
FONTI E BIBL.: aurea parma 3/4
1929, 3-19; salimbene, chronicon; E. ricotti, storia delle compagnie di ventura, torino,
1893; C.argegni, condottieri, 1937, 379; f. da mareto, bibliografia, ii, 1974, 782.
PAGANI
ROMULADO
parma
7 febbraio 1828- rio de janeiro 25 agosto 1885
appena
diplomato alla scuola di musica di parma (7 luglio 1848), ove studiò clarinetto, si
dedicò allo studio delloboe divenendone rinomato professore. nel 1855 si portò a rio de janeiro
in qualità di professore di oboe nella scuola
musicale della città.
FONTI
E BIBL.: C.Alcari, parma nella musica, 1931, 147.
PAGANI
UMBERTO
parma
9 ottobre 1892-Parma 26 luglio 1966
emerse
giovanissimo nellagone politico del primo decennio del xx secolo: fu segretario nazionale, a soli diciotto
anni, della federazione giovanile socialista
di osservanza sindacalista rivoluzionaria con sede a parma, amico fraterno di alceste de ambris
e di filippo corridoni.Il pagani fu valoroso combattente nella prima guerra
mondiale, allievo ufficiale proposto per una decorazione al valore militare sul campo, e
trascorse due anni di prigionia in bulgaria.
particolarmente attivo nel settore
sindacale, diventò nel dopoguerra segretario della camera del lavoro di cesena. fu
poi segretario regionale della federazione
emiliano-romagnola del partito repubblicano italiano (1925) e fiduciario per parma dellassociazione italia libera. con lentrata in vigore delle leggi
eccezionali del 9 novembre 1926, il pagani
fu uno dei sei parmigiani soggetti alle
nuove misure liberticide di invio al confino: finì a lampedusa, conoscendo in seguito diverse altre
residenze coatte. a lipari poté riunirsi ad
altri confinati di parma: luigi grossi,
mario ilariuzzi,
dante gorreri e guido picelli. complessivamente,
il pagani riportò undici anni di confino,
nove mesi dei quali trascorsi vagando da lampedusa
a lipari, da ponza a ventotene.
ebbe fraterni rapporti con carlo rosselli,
fausto nitti, emilio lussu, mario
angeloni, bauer, momiliano,
ferruccio parri, ernesto
rossi, albini e altri esponenti della politica e della
vita culturale democratica italiana, impegnati (nellesilio, in carcere o nella
clandestinità) per abbattere la dittatura fascista. il pagani
subì anche cinque mesi di prigione a roma,
quando venne ordita una provocazione dellovra
contro il gruppo di intellettuali sostenitori di giustizia
e libertà. proprio il pagani svolse un ruolo decisivo nello
smascheramento della provocazione contribuendo a richiamare lattenzione pubblica
mondiale sulle clamorose illegalità del processo di
roma. giunto il momento dello
scontro decisivo, partecipò attivamente alla lotta armata insieme ai propri figli. nei momenti più drammatici della resistenza assunse la responsabilità di vice
segretario del comitato regionale di
liberazione per lemilia-romagna, con sede a bologna, poi fu segretario del comitato di liberazione nazionale di parma, a fianco di pietro campanini.
dopo la liberazione, venne chiamato a dirigere la camera del lavoro di parma e assunse importanti responsabilità nel partito repubblicano. fu tra i fondatori a roma dellunione italiana del lavoro. la morte lo colse a 74 anni, dopo
unesistenza interamente dedicata allaffermazione dellordine democratico,
basato sul pluralismo, sulla giustizia e sul progresso civile e sociale dei lavoratori.
FONTI
E BIBL.: T. Marcheselli, strade di parma, ii, 1989, 146-147.
PAGANI
VINCENZO
noceto
1 febbraio 1898-
carpentiere,
iscritto al partito comunista italiano, dopo la promulgazione delle leggi
eccezionali venne impiegato dal centro organizzativo del partito come corriere
clandestino. arrestato a firenze il 16 settembre 1927 nel corso di una
missione, fu deferito al tribunale speciale che lo condannò a otto anni di
reclusione.
FONTI
E BIBL.: enciclopedia della resistenza e dellantifascismo, iv, 1984, 353
PAGANINO
ALFONSO
bologna
1562/1620
figlio
del pittore bolognese giovanni antonio. il
28 ottobre 1562 è documentato il pagamento al Paganino di 8 scudi e 10 soldi per 54 giornate di lavoro
nel palazzo del giardino di Parma (Archivio
di Stato di Parma, mastri farnesiani,
1562, c. 108). il 18 gennaio 1579 si
sposò nella parrocchia di san gervaso in Parma. assieme agli altri due decoratori, bernardino buj
e aurelio bertoja, fu pagato il 14 febbraio 1586 per lavori
al catafalco della duchessa margherita
daustria. gli stessi tre decoratori sono documentati per
lavori ai padri serviti di parma dal 1588 al 1615 (Archivio di Stato di
Parma, archivio dei padri serviti
di parma). altri pagamenti ai tre decoratori sono documentati
negli anni venti del xvii secolo.
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli zunti, documenti
e memorie di belle arti parmigiane, volume iv,
65.
PAGANINO
ALFONSO
parma
1558 c.-parma 29 ottobre 1607
fu
tenore e compositore e abitò nella vicinanza di san
prospero in parma. dalla
moglie silvia banzola ebbe diversi figli: ercole, domizio,
maddalena e agata. sin
dal 26 febbraio 1596 fu eletto tenore alla steccata
di parma, con lobbligo di prendere
servizio il 1° marzo. versava in condizioni
di miseria, e si rivolse perciò più volte con lettere alla compagnia della steccata per ottenere un prestito (mandati della steccata 1596-1599), dichiarando anche di avere
ammalata la moglie e due figli. sul
principio del 1602 il paganino lasciò la steccata e si portò in polonia presso la corte del re sigismondo iii,
intrattenendovisi sino ai primi giorni del 1605. di
ritorno a parma, fu nuovamente come cantante
alla steccata. il paganino
fu anche compositore. di lui si conosce
una sola composizione sacra: confirmatum est
cor virginis a otto voci, 1604, nelle melodiae
sacre raccolte da vincenzo lilio, p. 16 (regensburg, biblioteca, incompleto). secondo il pelicelli,
il Paganino era figlio del pittore bolognese giovanni
antonio.
FONTI
E BIBL.: n. pelicelli, la cappella corale della steccata nel secolo xvi, 47-48; r. eitner, quellen-lexikon, vol. vii, 282, e sammelwerke,
763; C. alcari, parma nella musica, 1931, 147; N.pelicelli, musica in parma,
1936, 28 e 295; enciclopedia della musica,
3, 1964, 353.
PAGANINO
AURELIO
Parma
seconda metà del xvi secolo
pittore
attivo nella seconda metà del xvi secolo.
FONTI
E BIBL.: E. scarabelli zunti, documenti
e memorie di belle arti parmigiane, IV, 221.
PAGANINO
GIOVANNI ANTONIO
bologna
1526 c.- post 1596
pittore
documentato a parma dal 1572 al 1596. il 27 settembre 1572 gli anziani del comune gli pagarono uno scudo doro da
sette lire e 19 soldi per aver dipinto il fregio e il camino della camera della residenza
degli anziani (archivio di stato di parma, archivio comunale, ordinazioni
comunali, c. 200). il 19 febbraio 1573 fu
pagato dal comune 2 lire e 10 soldi per aver
miniato gli stemmi di ottavio farnese sopra due marzapani da presentare al duca insieme ad altri doni nelloccasione
della nascita del secondogenito odoardo. il 6 aprile 1573 si trasferì definitivamente a parma, mettendosi a servizio del duca ottavio farnese
come primo pittore di corte con
provvigione di 12 scudi al mese. nel
1574-1575 affrescò la biblioteca del monastero benedettino di san giovanni evangelista insieme al bolognese ercole pio.
tra il 1583 e il 1584 lavorò nel monastero
di san
giovanni evangelista affrescando la
volta del coro. il 24 febbraio 1586 venne
pagato 170 lire per ventisette giorni di lavoro per il catafalco della duchessa margherita farnese. il
20 maggio 1587 stabilì un contratto con il monastero di san giovanni
evangelista per dipingere la volta del nuovo
coro della chiesa, avviando i lavori a partire dal 10 giugno 1587 con lobbligo di
non abbandonare o interrompere lattività e per il prezzo di 300 scudi doro da
7 lire e 2 soldi luno. tra i testimoni
del contratto compare anche cesare aretusi (Archivio di Stato di Parma, archivio dei benedettini di s. giovanni evangelista).
per tale impresa, l8 giugno 1587 il paganino ricevette il saldo dei 300 scudi
doro. l8 marzo 1588 stipulò un
contratto con i padri serviti per affrescare la navata della loro
chiesa secondo i soggetti indicati da girardo
cerato, benefattore, affinché fosse
realizzata cosa vaga et bella, havendo però riguardo alla povertà della chiesa. i patti prevedevano la realizzazione in sei mesi
della decorazione, luso di colori fini e la realizzazione del fronte spicio de la madonna con larma de la religione al prezzo stabilito di 70 scudi
doro. fu presente allatto
notarile anche maestro aurelio,
collaboratore del paganino (archivio di Stato di Parma, rogito di biagio zanacchi,
filza 19, 1588-1589). questo maestro aurelio potrebbe essere aurelio bertoja
oppure il maestro aurelio citato insieme a
un certo bernanrdino e a maestro alfonso a c. 65 del iv volume
dello scarabelli zunti. maestro
alfonso potrebbe essere il figlio del paganino. nel
1593 il paganino venne pagato dalla casa farnesiana per aver lavorato
allallestimento del funerale del duca alessandro
farnese insieme a pomponio allegri,
cesare baglione e innocenzo
martini (archivio di Stato di Parma, mastro 1593-1594). nel 1596 la compagnia
delle 5 piaghe pagò al paganino 14 lire e 12 soldi come saldo delle
opere realizzate in occasione della solennità delle quarantore (archivio di Stato di Parma, confraternita delle 5 piaghe, mazzo 9, fasc. 5). g. cirillo e g. godi attribuiscono al paganino un disegno della biblioteca palatina
di parma nel quale compare lantica
segnatura le.lo spada in. et fecit 1585, non considerata dagli
autori attendibile avendo in quellanno lo spada
solo nove anni. gli studiosi ritengono che
la segnatura sia importante per stabilire la data approssimativa di esecuzione del disegno
e la provenienza dalle raccolte farnesiane.
FONTI
E BIBL.: i. affò, il
parmigiano; p. zani (peganini); p. donati, nuova
descrizione di parma, 1824, 41-45; g. bertoluzzi, guida di parma,
1830, 124; n. pelicelli, guida di parma,
1910; E. Scarabelli Zunti, Documenti
e memorie di Belle Arti parmigiane, vol iv, cc. 219-221; künstler-lexikon, vol. xxvi, 139; g.
cirillo-g. godi, i disegni della biblioteca palatina
di parma, parma 1991,
xi-xii; archivio storico per le province parmensi xlvi 1994, 351-353.
PAGANINO
GIUSEPPE
genovese
1786-parma 13 marzo 1854
non
si hanno notizie sui suoi esordi, ma si può presumere che, come era tradizione, fosse
entrato giovanissimo quale garzone di bottega in qualche tipografia di Genova,
trasferendosi poi a milano, dove sembra
abbia lavorato, ma forse soltanto per un breve periodo, nellofficina di luigi mussi.
iniziò la sua attività di stampatore in
proprio rilevando nel 1807 la tipografia di borgo del voltone n. 26 a Parma, fondata quasi un secolo
prima da giacomo antonio gozzi.
nel 1810 il paganino, che
disponeva di tre torchi, uno dei quali costruito a
parma lanno precedente, definito assai perfetto, e degli ottimi caratteri
fusi dai fratrelli amoretti di san pancrazio,
stampava con molto credito, atti di diversi uffici e qualche opera scientifica e
letteraria. a quellepoca (parma era sotto la dominazione francese), in
città esistevano soltanto quattro tipografie (cinque, a rigore, volendo sdoppiare quella
di bodoni): oltre allofficina del paganino, infatti, funzionavano quella di giambattista bodoni, la tipografia
imperiale, diretta dallo stesso bodoni, e quelle di andrea ubaldi
e di paolo carmignani. dopo
la morte del bodoni (30 novembre 1813) il paganino venne nominato direttore della tipografia imperiale
per decreto del ministro di stato filippo magawly,
suscitando lira e linvidia di luigi
mussi, furioso che alla direzione della
stamperia del governo fosse stato messo un suo ex lavorante, mediocre artigiano,
ignorante, uomo sconosciuto. mussi non si
rassegnò e anzi continuò a perorare lassegnazione, finché sei anni dopo, mutato
il regime politico, nel maggio 1819, la tipografia, divenuta ducale, fu affidata a lui che già dal 1807
esercitava con perizia larte tipografica a milano,
dove produsse eleganti edizioni sullo stile bodoniano. in realtà, nonstante la bella edizione delle
poesie in occasione dellingresso a parma
di maria luigia dAustria, la produzione del paganino volse più al commerciale che non verso
le edizioni artistiche, e ben presto la stessa duchessa
dimostrò scontentezza nei suoi confronti: lalmanacco
di corte del 1819, per espresso volere della
duchessa, venne stampato dalla vedova di bodoni anziché dalla stamperia ducale.
nel 1816 il paganino produsse tutta una serie di fogli volanti
in onore della neo duchessa, alcuni dei
quali contenenti anche le sue personali dimostrazioni di plauso e di omaggio. il 13 maggio di quellanno ricevette maria luigia
in visita alla tipografia. come racconta la gazzetta di parma
(n. 40, p. 166) il paganino presentò alla duchessa una pergamena con alcuni versi in
francese: s.m. percorrendo quel locale si
trattenne con piacere in osservare cinque torchi, che stavano in quellistante
imprimendo cinque diverse iscrizioni analoghe alla faustissima circostanza, composte dalle
migliori nostre penne, le quali furono di mano in mano dal direttore presentate allaugusta sovrana. i
sentimenti del paganino al momento del suo
allontanamento dalla stamperia ducale sono espressi in una lettera allabate pietro zani,
datata 9 giugno 1819: quel grande oggetto
che sempre occupò la mente e il cuore della r. nostra
sovrana, il bene cioè degli amatissimi suoi
sudditi, lha determinata a stabilire nuovi ordini nellamministrazione di
questa ducale stamperia, e con decisione sovrana del 28 maggio ha soppressa lantica stamperia ducale
ed eretta una nuova ducale tipografia ed è perciò con questo nuovo ordine
di cose cessato il posto che io occupava. in
questa occasione sua maestà col mezzo del suo presidente dellinterno si è degnata di farmi assicurare che se
cessa per questi cambiamenti il mio impiego ella
penserà alla mia persona e ricompenserà largamente i miei servigi. questo attestato è per me una cara e dolce
ricompensa, come non è men dolce quella che trovo nella mia coscienza, daver,
cioè, durante il mio impiego servito con vero impegno ed aver fatto, con la scarsità dei
mezzi che ho avuto, quello che per me si potea per il buon andamento di questo
stabilimento. più oltre, per rassicurare lo
zani che la sua opera in corso di stampa
sarebbe comunque stata ultimata, si protesta antico amico del suo successore mussi. tutto
ciò ha, evidentemente, il sapore di un espediente diplomatico per dissimulare il proprio
disappunto. dopo la sua uscita dalla stamperia
ducale, il paganino pose la sua
officina in strada santa lucia, ai civici numeri 20-22. le sue condizioni economiche non dovevano essere
floride se nel 1822 la vedova bodoni, margherita dallaglio,
gli ricordò un vecchio debito: peccato che
le sue faccende non labbiano messo in istato, nello spazio di un anno incirca, di
effettuare questo piccolo pagamento. è
probabile che il paganino, migliorata la sua
situazione economica, pur mantenendo la residenza a parma,
in seguito abbia acquisito dei beni immobili a collecchio,
poiché risulta consigliere anziano di quel comune
nel 1826. si trattò di un anno importante
per la vita amministrativa del comune, retto
dal podestà marchese pietro dalla rosa prati. il
consiglio degli anziani di collecchio,
infatti, quellanno dovette occuparsi del rifacimento della strada della chiesa,
unopera delicata, che comportò tra laltro unaspra vertenza legale con
un confinante della strada, pier antonio pelagatti,
ma soprattutto che rivelò lesistenza di una vasta terra marna, cioè di un deposito
di residui di un villaggio preistorico. il paganino partecipò attivamente alle sedute del
consiglio degli anziani, ma soltanto in quellanno 1826: negli anni successivi non
compare più nei registri comunali. verso
il 1840 il paganino fece uscire il proprio
catalogo, che comprende tutte le opere allora in vendita presso la propria bottega in
strada di santa lucia n. 46.
si tratta di un libro di piccolo formato, che elenca i testi disponibili suddivisi
in varie classi, ciò che consente di conoscere le materie di cui il Paganino si occupava. soltanto una piccola parte dei libri erano
stampati presso di lui (e contrassegnati con un asterisco), alcuni risalivano a molti anni
prima (ve ne sono persino di antiquariato) molti libri provengono da altre città e rari
sono quelli in lingue estere. le classi
dargomento spaziano dalla religione alle scienze, dalla giurisprudenza
allagricoltura, dalla filosofia alla storia, dai viaggi ai dizionari, dalla
letteratura alle arti, per finire con una serie di incisioni. nellavvertimento
finale, il paganino propone le sue
facilitazioni, anche rateali, per gli acquisti e precisa che sono disponibili ulteriori
testi scolastici non elencati nel catalogo, nonché modulistica varia per uffici pubblici
e commerciali. dallassieme si deduce
che il paganino si rivolgeva al mondo
amministrativo, a quello produttivo e delle scienze applicate. sotto il profilo culturale guardò al mondo
ecclesiastico ma anche al mondo della scuola (per la quale presenta unabbondante
produzione propria) e delluniversità. sicuramente
però fu poco attento alle edizioni di pregio, alle quali evidentemente non era versato. i sentimenti politici del paganino furono quasi certamente reazionari fino
alla fine se, nella prefazione da lui firmata alla traduzione italiana della vita di don ferdinando
di giovanni andres, nel 1849, si leggono accenti favorevoli al
ritorno sul trono ducale della dinastia borbonica. nel
1816 il paganino stampò le opere di angelo
mazza, nel 1824 pubblicò la guida di parma
del donati, e nel 1833 la prima edizione
della serie cronologica dei vescovi di parma di g.m.
allodi. tra il 1817 e il 1819 il paganino tenne una fitta corrispondenza con pietro zani,
impegnato in una monumentale opera sulla metodica delle belle arti, che peraltro il paganino riuscì a stampare solo in minima parte
prima del suo trasferimento. tra il 1826 e
il 1853 ebbe invece corrispondenza con il bibliotecario e letterato angelo pezzana.
lesame di tali lettere, conservate
nella biblioteca palatina di Parma, consente di appurare che il paganino trattò esclusivamente con i suoi
corrispondenti problemi tecnico-amministrativi inerenti i lavori in corso di stampa, senza
mai lasciarsi andare a considerazioni di altro genere. il paganino
morì nella sua abitazione di borgo riolo n.
23.
FONTI
E BIBL.: gazzetta di parma 17 marzo 1980, 3; L. farinelli, il
carteggio zani, in archivio storico
per le province parmensi 1986, 387; g. allegri tassoni, il
carteggio pezzana della palatina, in archivio storico
per le province parmensi 1962, 295; s. dalla
rosa prati, la nostra graziosa sovrana, in gazzetta di parma, 21 giugno 1976, 3; a. boselli, il
carteggio bodoniano della palatina di parma, in archivio
storico per le province parmensi
1913, 187; u. benassi, il tipografo giambattista bodoni e i suoi allievi punzonisti, in archivio storico
per le province parmensi 1913, 43 s.; malacoda 9 1986, 68; al pont
ad mez 1996, 35-36.
PAGANINO
PAOLO
parma
1611
fu
cantore della steccata di parma. il
suo nome figura nel pagamento del 12 settembre 1611. prestò servizio un solo mese, nellagosto
di quellanno.
FONTI
E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma,
1936, 87.
PAGANO DA PARMA, vedi PAGANI PAGANO
PAGANUZZI
BONFIGLIO
parma
1831
figlio
di antonio. impiegato di finanza, venne indicato dalla direzione generale di polizia come cooperatore allo scoppio e alla
propagazione dei moti del 1831 in parma. figurò nellelenco degli inquisiti di stato con requisitoria.
FONTI
E BIBL.: O. Masnovo, patrioti del 1831, in archivio storico
per le province parmensi 1937, 196.
PAGANUZZI
GIACOMO
parma
1831
impiegato
dellordine costantiniano di Parma e sotto tenente titolare,
durante i moti del 1831 fece parte del consesso civico. abbandonò limpiego per per prestare i suoi
servigi alla piazza di parma. venne
indicato dalla direzione genrale di polizia come cooperatore allo scoppio e alla
propagazione della rivolta. figurò
nellelenco degli inquisiti di stato
con requisitoria. fu poi reintegrato
nellimpiego, collufficio di ragioniere dellamministrazione dellordine costantiniano
di san
giorgio.
FONTI
E BIBL.: O.Masnovo, patrioti del 1831, in archivio storico
per le province parmensi 1937, 195.
PAGANUZZI
LUIGI
-parma 2 marzo 1906
laureato,
fu volontario e fece la campagna risorgimentale del 1859 meritando lode e insegna
donore.
FONTI
E BIBL.: f. e a.f. dalla
valle, in gazzetta di parma 3 marzo 1906 n. 61; f.p,. in gazzetta
di parma 2 marzo 1907, n. 60; G. Sitti, il risorgimento
italiano, 1915, 416.
PAGANUZZI
MAURO
borgo
taro-5 dicembre 1630
frate
laico capuccino, si consacrò alla cura degli appestati con cristiana carità, finendo per
morire anchegli di peste.
FONTI
E BIBL.: L.Mensi, dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 307.
PAGANUZZI
QUIRINO
tosca
15 giugno 1914-roma 13 giugno 1974
fu
canonico della basilica vaticana di san pietro
e uno dei più stretti collaboratori di papa pio
xii. trascorse
la giovinezza a salsomaggiore prima di
essere ordinato sacerdote. Celebrò la prima messa nella chiesa di San Giovanni in
Contignaco, prima di essere trasferito a Roma durante il periodo bellico. Dapprima in
servizio come cappellano sul treno-ospedale del Sovrano Ordine Militare di malta e successivamente inviato a Cracovia per
presentare al cardinale Sapieha un accorato messaggio papale da rivolgere al popolo
polacco, il Paganuzzi ricoprì un ruolo non secondario tra coloro che concorsero a
delineare la strategia che papa Pio XII adottò nei confronti di Hitler. Pro Papa Pio,
lopera che raccoglie quattro articoli scritti dal Paganuzzi a difesa
delloperato papale e che fu divulgata come supplemento a 30 Giorni (rivista diretta
da Giulio Andreotti), sembra registrare da un punto di vista privilegiato gli avvenimenti
di quellepoca. Le pagine dedicate al resoconto della missione polacca risultano, a
questo proposito, davvero indicative.Rigore logico e lucidità di sguardo: questi sono gli
ingredienti principali delle pagine scritte dal Paganuzzi, che si rivelano in grado di
gettare nuova luce sullatteggiamento adottato dalla chiesa in quegli anni.
FONTI
E BIBL.: aurea parma 2 1974, 186; gazzetta di parma
23 febbraio 1999, 28.
PAGANUZZI
SILVIO
zibello
24 giugno 1871-
quale
alunno pensionante della scuola di musica di parma,
iniziò lo studio del violino per passare poi a quello del corno. ritiratosi dalla scuola, continuò lo studio privatamente riuscendo
un buon strumentista.
FONTI
E BIBL.: G.N. Vetro, il giovane toscanini, 1982, 79.
PAGGIO
FRANCESCO
parma
1831
commesso
del banco laurent, durante i moti del 1831 in parma assunse da se medesimo la qualifica di
aiutante della guardia nazionale mostrandosi sempre affaccendato per zelo ed ambizione ed
eccitando i cittadini a prendere le armi. in
seguito fu sottoposto ai precetti di visita e sorveglianza.
FONTI
E BIBL.: O. Masnovo, patrioti del 1831, in archivio storico
per le province parmensi 1937, 193.
PAGLIA
ANTONIO
parma
1732
scenografo.
il 23 settembre 1732 ricevette dal palazzi mille lire per la scena realizzata per il teatrino di corte
di parma. Nel 1787 fu restaurata una sua
scena raffigurante La deliziosa, pe ressere
utilizzata dal Collegio dei Nobili per uno spettacolo del Serse (Archivio di Stato di
Parma, Computisteria Borbonica, b. 364). È forse lo stesso che Giovanni Antonio.
FONTI
E BIBL.: C. Alcari, parma nella musica, 1931, 148.
PAGLIA
BIAGIO
fontanellato
1810-carpi 23 agosto 1844
fu
compositore e direttore dorchestra. visse
a carpi a partire dal 1824 (dal 1828
iniziò a suonare come violinista e trombone nellOrchestra Filarmonica di Carpi). dal 1838 fu insegnante nella scuola normale e dal 1839 direttore degli
spettacoli teatrali.apprese la musica dal
padre francesco e da bonifazio asioli.
compose: messa concertata a 3 voci, grande fantasia
per fagotto, linno addio a carpi, tre sinfonie e altro per orchestra, tantum ergo, litanie e altra musica da chiesa e musica per
banda. curò inoltre trascrizioni per
clarinetto.
FONTI
E BIBL.: C. Schmidl, dizionario universale dei musicisti, 3, 1938, 583;
C. Alcari; C. Gervasoni; N. Pelicelli; G.N. Vetro, Accademia; M. Bizzoccoli, Presto tutti
concertando. Storia delle istituzioni musicali carpigiane, Carpi, Comune di Carpi, 1990,
59-71.
PAGLIA
FEDERICO
Colorno
1752/1784
Probabilmente fratello di Francesco, nel 1752 suonò il corno da caccia a Colorno
nella stagione dautunno dedicata alle opere giocose. Nel 1784 faceva parte con il
figlio Francesco dellorchestra dellAccademia Filarmonica di Parma, retribuito
con 10 lire per accademia.
FONTI
E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
PAGLIA FRANCESCO
Colorno-post
1774
Fu suonatore di corno da caccia e di tromba diritta nella banda militare e
nellorchestra dei teatri ducali di Parma e Colorno. Nel febbraio 1771 suonò nel
Mitridate al Collegio dei Nobili di Parma e il 29 novembre 1774 gli venne accordato un
provvigionale assegno di lire 250 mensuali qual suonatore di corno soprannumerario nella
Ducale Orchestra (Archivio di Stato di Parma, Decreti e Rescritti).
FONTI
E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
PAGLIA
FRANCESCO
colorno
1772-carpi 24 dicembre 1856
figlio
di giovanni (ma il Bizzoccoli lo dice figlio
di Federico). Alletà di dieci anni cominciò a studiare corno con il padre e a
quattordici già suonava nelle migliori orchestre. Per perfezionarsi prese anche lezioni
da Luigi Belloli e apprese il violino da Giacomo Giorgi e il fagotto con Gaetano Grossi.
Nel 1784 faceva parte con il padre dellorchestra dellAccademia Filarmonica di
Parma: era retribuito 10 lire per le accademie pubbliche, mentre non percepiva nulla per
quelle private. Non si sa se nellorchestra del Collegio dei Nobili di Parma
nellagosto 1792, retribuito con 16 lire, suonasse il padre o il Paglia, essendo nei
mastri indicato solo il cognome (Archivio di Stato di Parma, Computisteria farnesiana e
borbonica, b. 376a). Fin dallottobre 1794 sostituì in orchestra Giorgio Simonis
come corno e alla morte di questi, con decreto del 16 marzo 1800, fu nominato primo corno
nel Reale Concerto. Suonò anche nella cappella della chiesa della Steccata nelle
festività solenni. Dal 1802 al 1810 fu docente di strumenti ad arco e a fiato nonché
direttore del complesso musicale del Conservatorio di Fontanellato, dove fece un gran
numero di ottimi strumentisti. Nel 1807 era corno da caccia nellorchestra di Parma e
la Municipalità lo retribuì con 550 lire annue (Archivio di Stato di Parma, Spettacoli e
Teatri, 1807-1812, b. 7). Dal 1812 al 1823 fu a Parma come insegnante nella scuola privata
che Ferdinando Simonis teneva nella sua casa in borgo del Vescovo 27. Nel 1824 si
trasferì a Carpi, dove il 25 febbraio fu nominato per concorso maestro di musica comunale
e direttore dellorchestra con una paga di 900 lire, più lalloggio e la
sopravvivenza del figlio. A parte vi erano inoltre le ripetizioni particolari, mentre gli
spettacoli teatrali, le funzioni religiose, le accademie e le feste da ballo erano
retribuiti a prestazione. Ottimo direttore e docente, fondò una vera dinastia musicale,
destinata a lasciare un profondo segno nel XIX secolo musicale carpigiano. Ebbe tre figli:
Stefano, Biagio e Giustino.
FONTI
E BIBL.: C. Schmidl, dizionario universale dei musicisti, 3, 1938,
583; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
PAGLIA
GIOVANNI
colorno
1752/1773
fu
suonatore di corno da caccia nelle opere gioiose date nel teatro ducale
di colorno lautunno del 1752 e negli
spettacoli dellagosto 1773 in occasione della nascita del principe reale lodovico di borbone. il
paglia fu anche professore di corno da
caccia.
FONTI
E BIBL.: N. Pelicelli, musica in parma,
1936, 193.
PAGLIA
GIOVANNI ANTONIO
parma
- 6 gennaio 1765
pittore
scenografo attivo nella prima metà del xviii
secolo. Fu allievo di F.Bibbiena.Operò a Parma, Reggio, Padova e Torino.È forse lo
stesso che Antonio.
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli zunti, documenti
e memorie di belle arti parmigiane, VII, 149.
PAGLIA
STEFANO
fontanellato
1810-carpi 23 agosto 1854
nel
1824 si trasferì con la famiglia a carpi.
Di professione farmacista, suonò come flautista nellOrchestra Filarmonica di Carpi.
Alla morte del fratello Biagio si dedicò alla direzione della banda e
allinsegnamento nella scuola di musica, dove il padre Francesco, ormai vecchio, era
in difficoltà. Il 9 novembre 1847 chiese di subentrare al padre come primo violino
direttore del teatro, in base al contratto paterno che prevedeva la sopravvivenza del
figlio. La risposta fu negativa, essendo lui un flautista. Durante la rivoluzione del 1848
allestì la banda della Guardia Nazionale e la diresse nelle manifestazioni patriottiche.
Avendo dato buone prove con il violoncello, di composizione e di direzione davanti a una
commissione, nel 1849 il duca gli accordò la successione al padre e nel 1851 debuttò
come direttore del Teatro Comunale di Carpi.
FONTI
E BIBL.: C. Schmidl, dizionario universale dei musicisti, 3, 1938,
583; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
PAGLIARI
GIOVANNI
Roccabianca
10 marzo 1916-Padova 2 marzo 1979
Si trasferì a Parma per frequentare il Liceo classico Romagnosi. Alletà di
diciassette anni conseguì il brevetto di volo e, dopo la maturità classica ottenuta a
pieni voti, si iscrisse allAccademia militare di Caserta. Frequentò il corso Pegaso
per allievi ufficiali e a soli ventiquattro anni fu nominato capitano dellaeronautica. Nel 1940, allo scoppio della seconda
guerra mondiale, il Pagliari venne subito destinato in Sardegna, poi combatté sul fronte
della Manica col corpo aereo italiano e successivamente si distinse in numerosi
combattimenti aerei in Albania, in Grecia, nel Dodecanneso e infine in Tunisia. Proprio
per una di queste imprese, il Pagliari fu elogiato nel bollettino di guerra n. 1017 del
marzo 1943 allorché, al comando del 16° Gruppo aereo da caccia, durante una
perlustrazione sul territorio nemico, vide un aeroporto di fortuna usato dagli inglesi e difeso da venticinque aerei tra Spitfire
e Lockheed. Incurante dellinferiorità numerica, il Pagliari diresse lattacco
abbattendo ben dodici aerei nemici. Questa azione-lampo, con altre del genere, gli valse
la promozione sul campo a colonnello e la medaglia dargento al valor militare. Alla
fine del conflitto, pilotò per alcuni anni aerei di linea sulla rotta
Roma-Atene-Beirut-Bagdad, indi, abbandonata lAeronautica, svolse il lavoro di
assicuratore a Padova, dove si trasferì. Il pagliari
fu sepolto nel cimitero di roccabianca.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 4 marzo 1979, 4.
PAGLIARINI AMINTA
Roccabianca 1890-Zugna Torta 30 maggio 1916
Figlio di Umberto. Soldato nel 61° reggimento
fanteria, nel maggio del 1916 combattè Zugna Torta, contro soverchianti forze nemiche che
tentavano di salirne lerta settentrionale, mirando su Verona. Venute meno le
munizioni, lottò disperatamente allarma bianca e lanciando sassi e macigni sui
nemici, finché alla fine cadde da prode.
FONTI E BIBL.: Combattenti di Roccabianca, 1923, 42.
PAGLIARINI ENRICO
Fontanelle di Roccabianca 1890-Fontanelle di Roccabianca 15 ottobre 1964
La guerra 1915-1918 lo vide coraggioso tenente mitragliere (fu decorato con la medaglia
dargento al valor militare), fino a quando sulla vetta del Pasubio, venne fatto
prigioniero. A conclusione del conflitto, tornò a fontanelle, si dedicò alla professione di
geometra. ebbe il grado di tenente
colonnello in congedo e lonorificenza di Cavaliere della Corona ditalia.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 16 ottobre 1964, 8.
PAGNINI GIUSEPPE MARIA vedi PAGNINI LUCA ANTONIO
PAGNINI LUCA ANTONIO
Pistoia 1737-Pisa 1814
Trasferitosi adolescente a Parma per avviarsi agli studi ecclesiastici presso il Convento
dei Carmelitani Scalzi, si distinse ben presto per versatilità dingegno e
molteplicità di attitudini culturali. Godette fama di poeta, filosofo e oratore.
Trentunenne, fu chiamato nel 1768 a coprire la cattedra di Eloquenza e lingua greca,
istituita in quellanno nellUniversità di Parma. Vi insegnò fino al 1806,
anno in cui preferì trasferirsi allUniversità di Pisa come professore di poesia
latina, amareggiato per la mutata situazione politica di Parma. Nel 1813 fu premiato
dallAccademia della Crusca per una versione da Orazio. Lasciò numerose opere:
traduzioni di Anacreonte e Teocrito (Parma, 1780), Callimaco (1792), Epitteto (1793),
Epigrammi dallantologia greca, Saffo
(1794), Esiodo (1797), Orazio (1814). tradusse
anche Le quattro stagioni di Pope (1780), e lAlzira di Voltaire (1797).
FONTI E BIBL.: F. Rizzi, I professori, 1953, 45 e 117; Aurea Parma 2 1991, 162; A.
Marastoni, lorazione Pro ligario, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1970, 221.
PAINI ADELINO
Parma 17 maggio 1888-post 1932
Nato da Giuseppe e Carolina Allodi. antifascista,
espatriato in data imprecisabile, il suo nome apparve sul Bollettino delle ricerche.
Supplemento dei sovversivi nel 1932. In Spagna appartenne al 4° scaglione della Colonna
italiana.
FONTI E BIBL.: L. Arbizzani, Antifascisti in Sapgna, 1980, 114; A. Lopez, Colonna
italiana, 1985, 32.
PAINI CECILIA
Parma 1832-Modena post 1876
Figlia di Giovanni, corno da caccia, ancora in tenera età seguì il padre che per lavoro
si era trasferito a Parigi.Qui studiò al Conservatorio di musica dove, precocissima,
conseguì il primo premio in arpa e solfeggio.A undici anni dette alcuni concerti in
Francia, dove venne considerata una bambina prodigio.Rientrato il padre a Parma nel primi
del 1843, la Paini dette prova della sua valentia in unaccademia al ridotto del
Teatro Ducale: suonò un assolo per arpa e un Notturno in duo con il padre al corno da
caccia. La duchessa Maria Luigia dAustria la nominò arpista della ducale orchestra,
mentre nella stagione di Fiera del 1843, indicata come la giovinetta Paini della Duchessa
di Parma, fece parte dellorchestra del Teatro di Reggio Emilia. Nel 1846 dette
unaccademia al Teatro Ducale di Parma in cui suonò anche Antonio Bazzini.Come
risulta dagli Almanacchi di Corte, fu al servizio del Ducato fino al 1859, poi fu attiva
al Teatro Regio fino al 1875. Suonò anche in altri teatri: nella stagione destate
del 1867 la si trova citata come Paini Zoboli nel libretto del Guglielmo Tell, eseguito al
Teatro della Fortuna di Fano con unorchestra costituita quasi interamente di
professori parmigiani.Nel 1876 si trasferì a Modena come arpista in quel teatro. Il 1°
dicembre 1876 suonò come solista in un concerto al Teatro Reinach di Parma.
FONTI E BIBL.: Fabbri e Verti; Stocchi; G.N. Vetro, Reinach; Gazzetta di Parma 28 gennaio
1843; Almanacchi di Corte, 1844-1859; P. Bettoli, I nostri fasti musicali, 123;
N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 274; Enciclopedia di Parma, 1998, 504.
PAINI CELESTE
Cortile San Martino 11 luglio 1847-Parma 15 febbraio 1917
Per molti anni (dal 1883 al 1915 circa) tenne in Parma presso il camerino del Teatro Regio
unagenzia teatrale, occupandosi particolarmente degli spettacoli di quel teatro.
Sposò la cantante Leonilda Gabbi.
FONTI E BIBL.: C.Alcari, Parma nella musica, 1931, 148.
PAINI FERDINANDO
Valera 26 aprile 1773-post 1820
Nacque da Giuseppe e Caterina Furlotti. Dopo aver studiato contrappunto con Ghiretti, si
dedicò alla musica teatrale. Rappresentò varie opere a Parma, Milano e Venezia, con
esito felice. A Parma, nella primavera del 1814, alla Società Filarmonica dette la farsa
La semplice e nel 1815 (espressamente scritta per Parma) lopera eroicomica La figlia
dellaria e il dramma giocoso La cameriera astuta.meritano particolare menzione anche La giardiniera
brillante (1800), Il portantino MarcAntonio (Venezia, 1813), La moglie saggia
(rappresentata a Milano nel 1815), Amore e dovere (Venezia, 1813), Martino Carbonaro (vicenza, 1814) e Il matrimonio per concorso
(Torino, 1819). Il Paini, che nel 1820 fu a Bucarest, fu inoltre autore delle seguenti
opere: Canzonetta in dialetto veneziano nellopera La lanterna di Diogene (1820,
autografo, ms. 18337; cfr. R. Eitner, vol. VII, pag. 285), una Sinfonia in D per Orchestra
(ms., conservatorio di Milano), atto primo
dellopera Il Portantino (partitura ms. per canto e orchestra, completo in due atti,
Biblioteca musicale del Conservatorio di Parma, 20914-N-V-5), Ah fortuna tu sei donna (conservatorio di Parma, Vari Autori diversi
XXVII), Sinfonia, cavatina con cori, grande scena, rondò e duetto dallopera La
figlia dellaria (partitura ms. per canto e orchestra, conservatorio di Parma).
FONTI E BIBL.: Archivio del Battistero di Parma, Libro
dei battezzati, alla data; P. Bettoli, I nostri fasti musicali, 123; P.E. Ferrari, Gli
spettacoli, 56, 58, 326; Catalogo delle Opere musicali, Città di Parma, Bollettino
Associazione dei Musicologi italiani, 127,
219; R. Eitner, Quellen-Lexikon, vol. VII, 285, vol. X, 434; N. Pelicelli, Musica in
Parma, 1936, 227; Dizionario musicisti Utet, 1987, V, 513.
PAINI FERDINANDO
Corniglio 1851 c.-Parma 6 luglio 1877
Avvocato e patriota, fu eletto deputato di Langhirano nelle legislature IX, X, XI e XII. A
Langhirano ricoprì anche cariche amministrative. Fu abbastanza assiduo ai lavori della
Camera, dove sedette a destra tra i liberali moderati. Pronunciò vari discorsi e fu
membro di giunte e commissioni anche governative. Votò contro la tassa sul macinato.
FONTI E BIBL.: T. Sarti, Rappresentanti legislature regno,
1880, 617; T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e Italiano, due volumi, Roma, 1896 e 1898; A.
Malatesta, Ministri, deputati, senatori, 1941, II, 270.
PAINI GIUSEPPE
Busseto 1892-Conca di Meglenci 9 maggio 1917
Figlio di Luigi. Portaferiti del Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al
valor militare, con la seguente motivazione: Animato da sincero spirito di abnegazione,
attendeva con sereno coraggio al pietoso incarico sotto violento bombardamento nemico,
finché cadeva sul campo.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale, 1918, Dispensa 10a, 776; Decorati al
valore, 1964, 30.
PAINI LEONILDE, vedi GABBI LEONILDE
PAINI LUIGI
Agna di Corniglio 5 giugno 1808-Tizzano 28 febbraio 1902
Sacerdote assai colto, fu arciprete di Corniglio e parroco della Santissima Trinità di
Parma. Esercitò per vari anni nel Tizzanese la funzione di primo magistrato cattivandosi la stima e la
fiducia dei cittadini per il suo esempio di rettitune ed equità. Volle trascorrere gli
ultimi anni di vita a Tizzano, dove una lapide sul muro della facciata della chiesa
plebana lo ricorda ai posteri.
FONTI E BIBL.: F. Barili, Tizzano, 1970, 113.
PAINI ODOARDO
Langhirano ante 1909-Noceto 1976
Abitò
a Noceto a partire dal 1909, quando la sua famiglia vi si trasferì in seguito al
licenziamento del padre, capocantiere edile, per aver solidarizzato con gli scioperanti. A
Noceto aderì alle organizzazioni sindacaliste ma non accettò la svolta interventista.
Rimase per un certo periodo in contatto con la centrale neutralista del sindacalismo
rivoluzionario, abbonandosi al giornale Guerra di Classe di Armando Borghi. Organizzatore
della cooperativa muratori, subì le persecuzioni del fascismo. Dopo aver fatto parte del
Comitato di liberazione nazionale, nellimmediato dopoguerra assunse anche incarichi
amministrativi al comune di Noceto.
FONTI
E BIBL.: U. Sereni, Il movimento ccoperativo a Parma, 1977, 275.
PAITA CARLO
Parma 9 agosto 1807-Parma 16 gennaio 1888
Figlio di Pietro e di Maria Favalli.Fu rettore per cinquantanni della parrocchia
consorziale della Cattedrale di Parma, dottore in sacra teologia, dogmano del Battistero
di Parma e oratore facondo. fu insignito
della medaglia di benemerenza della sanità pubblica nel 1855. Fu inoltre ordinario della congregazione di san Filippo Neri e consigliere nellamministrazione degli Ospizi Civili.
FONTI E BIBL.: Parma nellArte 1 1973, 33.
PAITA CARLO
Parma 1859
Fu deputato allAssemblea dei Rappresentanti del Popolo di Parma nel 1859. Non ebbe
parte di rilievo ai lavori dellAssemblea.
FONTI E BIBL.: Assemblee del risorgimento:
Parma, Roma, 1911; F. Ercole, Uomini politici, 1941, 343.
PAITA PAOLO ANTONIO
Parma 15 gennaio 1718
Fu eletto abate della chiesa di San Sepolcro in Parma per i trienni 1678-1680, 1683-1685,
1691-1693, 1694-1696 e 1703-1705.
FONTI E BIBL.: V. Soncini, Chiesa S. Sepolcro, 1932, 91.
PAITESI ROLANDO
Parma 14 agosto 1900-Mai Ceu 31 marzo 1936
Nato
da Pier Luigi e da Adolfina Mantovi. volontario
nella guerra 1915-1918 a soli diciassette anni, si comportò valorosamente al fronte
ottenendo poi la nomina a sottotenente (17 novembre 1918) nel 35° Reggimento
Fanteria.Trasferito al 119° e terminata la guerra, fu promosso tenente e fu assegnato al
distretto di Parma quale aiutante maggiore in prima (1920). Venne congedato nel marzo del
1922. Il Paitesi, diplomato in ragioneria, passò come impiegato alla Cassa di Risparmio
di Parma. Ai primi sentori del conflitto con lEtiopia, chiese insistentemente di
essere inviato nellAfrica Orientale, e il 5 giugno 1935 lasciò Parma: imbarcatosi
il 18 giugno a Napoli, sbarcò a Massaua il 27 dello stesso mese, assegnato al IV
Battaglione Eritreo Toselli. Varcato il confine il 3 ottobre, il Paitesi prese parte col
proprio reparto alle due avanzate vittoriose dellottobre e novembre che portarono le
truppe italiane prima ad Adigrat e ad Adua e poi a Macallè. Alla metà di novembre venne
inviato nel Tembien, partecipando valorosamente con la II Divisione Eritrea ai
combattimenti del 18 e 23 dicembre di Abbi Addi e dellAmba Tsellerè e venendo
proposto per due ricompense al valor militare. Lasciato il Tembien e avviatosi col proprio
battaglione sulla strada imperiale che da Adigrat, per il Passo di Alagi, conduce a
Dessiè, il Paitesi lasciò eroicamente la vita sul campo nella battaglia del Lago
Aschianghi. Contenuti e respinti con strenua resistenza i reiterati attacchi nemici
durante tutta la mattina del 31 marzo, le truppe eritree passarono al contrattacco nelle
prime ore del pomeriggio. Il Paitesi si lanciò per primo allassalto delle posizioni
avversarie alla testa dei suoi ascari: dopo aver respinto il nemico, lo volse in fuga
inseguendolo con indomito slancio finché cadde colpito dal fuoco avversario. Alla sua
memoria venne consessa la medaglia dargento al valor militare, colla motivazione:
Ufficiale addetto al comando di un battaglione eritreo, seguiva da vicino i reparti
impegnati in aspra lotta. Ferito un ufficiale di una compagnia, lo sostituiva nel comando
del reparto che più volte guidava con strenuo valore allassalto. In testa ai suoi
uomini raggiungeva lobiettivo fissato, sul quale cadeva colpito a morte. Il 23
maggio 1937, alla memoria del Paitesi e di altri due funzionari della Cassa di Risparmio
di Parma (capitano Alberto Scotti e soldato Emilio Ponzi), venne inaugurato,
nellatrio della sede dellistituto, un ricordo marmoreo con una solenne
cerimonia.
FONTI
E BIBL.: Parmensi nella conquista dellimpero, 1937, 204-205; G. Corradi-G. Sitti,
Glorie parmensi nella conquista dellImpero, Parma, Freisching, 1937; Decorati al
valore, 1964, 93; T. marcheselli, in
Gazzetta di Parma 30 novembre 1989.
PALAMENGHI GENESIO, vedi PALMENGHI GENESIO
PALAMENGHI
MARCO
Parma
XV secolo
Fu medico di valore.
FONTI E BIBL.: G. Pighini, Storia di Parma, 1965, 101.
PALAMIDESI PAOLO
Parma 1831
Indoratore, fu tra i disarmatori della Guardia a Porta San Michele in Parma il 13 febbraio
1831. Per questi fatti fu inquisito.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in archivio
Storico per le Province Parmensi 1937, 196-197.
PALAVIGINI, vedi PALLAVICINO
PALAZZINA DAVIDE
Parma 1882
Fu insegnante, poeta e scrittore storico. Collaboratore de Il Taverna, tra le sue
pubblicazioni, va ricordata Sunto storico degli asili infantili di Parma (Parma, Adorni,
1882).
PALLAVICINI, vedi PALLAVICINO
PALLAVICINO
ADALBERTO
ante 975-Contignaco 1002
Figlio primogenito di Oberto. Fu governatore della Marca di Toscana dal 975 al 996. Sceso
infatti a Pisa nel 975, tornò in possesso delle terre avite, sinsediò nel castello
di Massa e dette inizio alla dinastia degli Adalbertini o Obertenghi, grandi feudatari che
furono poi re di Sardegna e che esercitarono autorità marchionale sui comitati di Luni,
Genova, tortona e Milano, cioè sopra un
territorio non interrotto perché anche lintermedia Pavia fu sede naturale della
famiglia dopo la nomina di Oberto a conte palatino. Nellanno 998 il pallavicino fondò labitato di Contignaco.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 3.
PALLAVICINO ADALBERTO
Luni 980 c.-Busseto 6 gennaio 1034
È concordemente ritenuto dagli storici il capostipite della famiglia Pallavicino. Ernesto
Bigini ne ha posto in risalto la figura, una tra le più luminose del secolo XI.
Appartenente alla linea obertenga di Massa, detta degli adalbertini, il Pallavicino era figlio di Oberto
e nipote del marchese Adalberto Obertengo, che
si ritrova a Pisa nel 975, dopo la morte di Oberto palatino, a pretendere le terre
obertenghe da quellarcivescovo e a insediarsi nel castello di Massa dando inizio
alla dinastia dei marchesi di Massa, che furono anche marchesi della Liguria orientale e
quindi di Genova. A Genova gli Adalbertini ebbero dei vicecomites, che nel secolo XI si
staccarono dallobbedienza ai marchesi per seguire il vescovo attorno al quale si
enuclearono le forze del comune nascente:
primo atto del frazionamento delle grandi marche in marchesati. Il primo atto noto in cui
figuri il Pallavicino è un contratto di vendita del 12 marzo 1002 (L.A.Muratori, Delle
Antichità Estensi, I, Modena, 1717, 228). Secondo U. Formentini, il Pallavicino sarebbe
stato il capo o uno dei capi della spedizione genovese e pisana, promossa da papa benedetto VIII, che nel 1016 scacciò Mughâhid
(uno dei reys de taifas arabi proveniente dalle Baleari) dalla Sardegna, di cui il
conquistatore musulmano si era impossessato dopo aver saccheggiato Luni. Ma lipotesi
si appoggia unicamente a quanto dice la tarda e oscura epigrafe del Pallavicino, e però
non è affatto sicura. Così come non è sicuro che il Pallavicino prima del 1029 sia
sbarcato in Corsica e vi abbia conquistato larghi domini. Ciò, sempre secondo il
Formentini, sarebbe dimostrato da un passo della ricordata epigrafe e da un documento del
1029 (privo di ulteriori precisazioni cronologiche), col quale il Pallavicino concede beni
di sua proprietà, siti in Corsica, al monastero di San Benigno. Ma poiché questo
documento, reso noto dal Gabotto, non è in originale ma un manoscritto di A. Della Chiesa
conservato nella biblioteca nazionale di
Torino, fino a oggi non edito, è ragionevole perciò nutrire dei dubbi anche sulla
presunta spedizione del Pallavicino in Corsica. A spedizione compiuta,comunque, il
Pallavicino aggiunse al titolo di marchese di Massa e di Modena quello di Corsica. Anche
in Corsica gli Adalbertini ebbero dei vicecomites, cui accennano gli storici côrsi e
genovesi trattando delle relazioni tra Corsica e Genova specie nel secolo XIV, durante il
ducato a vita di Simon Boccanegra: primeggiarono gli Avogadro, i De Mari e altri che
rappresentavano nellisola la vecchia nobiltà genovese. Il comando che il
Pallavicino ebbe nella spedizione in Corsica può essere considerato lultimo atto
della potestà marchionale nella Marca, perché proprio in quel tempo andarono
affermandosi le istituzioni comunali che in seguito portarono Genova a divenire libera
repubblica marinara. Soltanto la spiccata personalità del Pallavicino poté mantenere
intatta lautorità marchionale, come è dimostrato dalla circostanza che egli,
contro i Saraceni, guidò non solo le forze della sua Marca, ma anche quelle pisane, con
preferenza sugli altri obertenghi, i quali, secondo il Formentini, erano ormai divisi in
famiglie ben individuate, distinte luna dallaltra e ciascuna con una propria
ben definita attività politica, attività che, negli Adalbertini di Massa, era preminente
su quella degli altri discendenti di Oberto palatino per quanto riguarda le azioni sul
mare.Lo stesso Formentini rammenta come limportanza marinara degli Adalbertini
continuò anche nel secolo XII e cita un andrea
Blancho, nel 1195 marchione Palodi, Corsice et Marce Janue, ciò che dimostra come gli
Adalbertini fossero considerati marchesi di Genova anche quando la loro potestà era
venuta meno. Il Pallavicino mirò in particolare al dominio della sua famiglia sul mare e
si preoccupò di far valere la sua autorità in Liguria, dove poteva far leve di armatori
e marinai.La sua lungimiranza lo portò a espandere le sue conquiste verso il sud sino a
Piombino, assicurandosi il dominio di quel vasto specchio di mare compreso tra la costa
della sua Marca e della rimanente parte della Toscana e le grandi isole della Corsica e
della Sardegna. E come le consorterie della Liguria orientale rimasero a testimoniare
lingegno politico del Pallavicino, ugualmente ne furono prova nella Toscana
settentrionale i nobili dei comuni di Pisa e Lucca, che, nella maggioranza, seguirono
costantemente la politica dei marchesi di Massa e che a Massa, sotto adalberto IV Rufo, giunsero persino a stabilirsi
in forma permanente. Questa nobiltà, dalla quale il Pallavicino riceveva le forze per le
sue imprese, traeva il proprio diritto ex lege longhobardica, professata anche dal
Pallavicino e dai suoi discendenti. Lo Jung, nei suoi studi sulla città di Luni, afferma
che lItalia, dopo la caduta dellimpero
romano, non aveva più avuto forze sufficienti, sia di terra che di mare, per potersi
reinserire nella vita politica europea sino al tempo della spedizione del Pallavicino
contro i Saraceni e sottolinea che, dopo di allora, gli sguardi della Germania conversero
sullItalia, e anzi leco della vittoriosa impresa non si era ancor spenta al
tempo del barbarossa. È questa la ragione,
osserva il Bigini, per cui il Pallavicino si stacca dal consueto cliché, teso
comera allavveramento di un ideale presago dellindipendenza italiana di
fronte allo straniero, di quellunità nazionale che la fioritura dei comuni avrebbe
per secoli allontanata. Vicende politiche legate agli avvenimenti del tempo, come è stato
detto, privarono il Pallavicino del feudo degli antenati, ma è notevole la circostanza
che egli continuò a mantenere i suoi diritti su Genova, diritti che non vennero meno
neppure un ventennio dopo la sua morte, nel 1052, quando i vicecomites erano in
composizione col vescovo per la riscossione delle decime, e che si estinsero nel 1056 con
la capitolazione dei marchesi, estromessi dalla civitas. La perdita della Marca di Toscana
fu in parte compensata nel 1026 dallinvestitura che il Pallavicino ricevette
dallimperatore Corrado il Salico quale nipote di Lanfranco conte di Piacenza, morto
senza figli, del governo di quella città e di quella vasta accezione territoriale, posta
tra Cremona, Piacenza e Parma, detta Contado dellAucia. Il Contado dellAucia,
con Busseto, venne pertanto solo in quel tempo e non prima, come pretenderebbero alcuni
cronisti, in possesso del nobile casato e, ingrandito col volgere degli anni, mutò titolo
e nome assumendo quello di Marca Pallavicino. Da allora il Pallavicino si stabilì a
Busseto, che elevò al rango di capitale del suo nuovo marchesato, ampliando il borgo,
fortificandone le mura ed erigendovi un castello. Sposò Adelaide, figlia del conte Bosone
di Parma. Non si hanno sicure notizie del Pallavicino sino al 1033: nel gennaio di
questanno donò dei beni siti in Capriasco al monastero di Santo Stefano di Genova
(ediz. in Historiae Patriae Monumenta, Chartae, I, Augustae Taurinorum, 1836, coll. 501
ss., n. 291). Da un altro documento risultano i vastissimi possessi di cui il Pallavicino
godeva nel litorale ligure, nelle città e contadi di Milano, Pavia, Como, Bergamo,
Brescia, Verona, Tortona, Acqui, Alba, Piacenza, Parma, Reggio, Modena, Luni, Pisa,
Volterra, Arezzo: essi sono enumerati in un atto del 10 giugno 1033, con il quale il
Pallavicino, insieme con la moglie Adelaide, fondò e dotò riccamente il monastero di
Santa Maria di Castiglione, lattuale Castione dei Marchesi (ediz. in A. Ferretto,
Documenti genovesi di Novi e Valle Scrivia, I, Pinerolo 1909, 10-12), destinandolo ai
Benedettini. la sua lapide funeraria, ornata
dello stemma Pallavicino e rifatta tra il secolo XV e il XVI e perciò poco attendibile,
è murata nella chiesa del suddetto monastero di Santa Maria di Castiglione e dice:
Hectoreos cineres et Achillis busta superbi Cesareumque caput pario hoc sub marmore tectum
credere neu dubites: pietate Adalbertus et armis inclytus, Ausonie quondam spes fide
carine quo duce romuleis Cyrnus subiecta triumphis barbara gens italaque procul
dispellitur urbe marchio, dux Latii, sacer edis conditor huius, hac tumulatur humo, malior
pars ethere gaudet. Obiit anno salutis MXXXIV, die VI ianuarii (ediz. in Formentini, 208).
Il Colonna de Cesari Rocca chiama questa epigrafe obscure epitaphe. In essa, ammessa la
spedizione anti-saracena in Corsica, resta da spiegare almeno un epiteto, quello di dux
Latii, che, come tutto quanto questa strana lapide afferma, non è altrimenti documentato.
FONTI E BIBL.: R. Colonna de Cesari Rocca, Recherches sur la Corse au Moyen Age. Origine
de la rivalité des Pisans et des Génois en Corse, 1014-1174, Genova, 1901, 20 ss.; U.
Formentini, Genova nel basso impero e nellalto medio evo, Milano, 1941, 202, 205,
206, 207, 208, 217; Dizionario biografico degli Italiani, I, 1960, 215; D. Soresina,
Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 4-7.
PALLAVICINO
ADALBERTO
1511 c.-Torre Pallavicina 1570
Figlio naturale di Galeazzo, fu legittimato prima del 1512. Si deve al Pallavicino
lesecuzione di una grandiosa opera voluta dal padre a vantaggio
dellagricoltura: la derivazione dal fiume Oglio di un nuovo naviglio che fu appunto
chiamato Pallavicino e che fu realizzato a partire dal 1525. Questo canale, per la
realizzazione del quale furono spesi diversi milioni di lire, ha una lunghezza di circa 30
chilometri, riconfluisce nellOglio e serve allirrigazione di buona parte
dellagro cremonese. Nel 1527 il Pallavicino acquistò dal marchese Stanga anche il
canale Calciana. Il pallavicino servì la
Repubblica di Venezia al comando di cento cavalleggeri quale luogotenenente di Francesco
Maria della Rovere duca dUrbino, e capitano generale dei Veneziani. Nel 1550 fece
erigere un palazzo alla Torre Pallavicina nella Calciana con ricchi lavori dintaglio
e pitture dei fratelli Campi, e in questo palazzo si ritirò a vita privata. In questo
luogo, nel 1569 fondò loratorio di Santa lucia
e vi istituì una cappellania.
FONTI E BIBL.: P.Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII; F. Stroppa, Famiglie di
Salsomaggiore, 1928, 21.
PALLAVICINO
ADALBERTO
-Colberg 18 maggio 1807
Figlio
di Giovanni Pio Luigi e di Marianna locatelli.
Fece parte della prima compagnia delle Guardie dOnore del regno dItalia. Il 1° ottobre 1806 fu fatto
sottotenente del primo Reggimento di Fanteria. Fu ucciso la notte tra il 17 e il 18 maggio
1807 combattendo da valoroso contro i Prussiani allassalto di colberg.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXV.
PALLAVICINO
ADALBERTO
Busseto
22 febbraio 1826-Parma 31 maggio 1903
Figlio
di Giuseppe Maria e di Leopolda Pallavicino. Sotto il Governo della Reggenza di Luisa
Maria di Borbone per il duca Roberto, fu anziano nel Municipio di Parma. Fu consigliere
per vari anni della congregazione di
Carità di San Filippo Neri in Parma, nella quale occupò anche la carica di ordinario. Fu
presidente della Cassa di Risparmio di Parma, consigliere comunale in diversi comuni e
consigliere provinciale per il Mandamento di San Secondo Parmense. Ciambellano nella
Reggenza di Luisa Maria di Borbone, fu cavaliere della Corona dItalia, patrizio e
cittadino veneto.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIV; V. Spreti, Enciclopedia Storico
Nobiliare, 1932
PALLAVICINO ADALBERTO, vedi anche PALLAVICINO OBERTO
PALLAVICINO
ADALBERTO GALEAZZO
Busseto ante
1709-1762
Figlio di Gianfranco Galeazzo e di Girolama Ala. Per tutta la vita si adoperò con ogni
mezzo per recuperare i domini che i Farnese avevano tolto alla propria famiglia. A partire
dal 1709 si rivolse più volte allimperatore carlo
VI, e nel 1729 si recò a Vienna. ottenne
diplomi, pergamene e mandati imperiali che confermarono e ribadirono le sue ragioni ma non
riuscì mai concretamente a riprendere possesso dei suoi feudi.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXV.
PALLAVICINO
ADELAIDE MARIA GIOSEFFA
Parma 22 luglio
1775-
Figlia di Antonio Francesco e di Anna tarasconi
Smeraldi. Fu Dama di Palazzo di Maria Luigia dAustria.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXVII.
PALLAVICINO ALBERTO
Busseto 1106
c.-post 1136
Figlio di Oberto.Fu detto Greco per aver preso parte alla prima crociata.
FONTI
E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1932.
PALLAVICINO ALBERTO, vedi anche PALLAVICINO OBERTO
PALLAVICINO ALESSANDRO
Scipione
1448 c.-1504
Figlio
di Nicola e di Dorotea Gambara. Nel 1474 ricevette il giuramento di fedeltà di vassalli
di Castelguelfo. Nel 1477 promise al Duca di Milano, anche a nome dei fratelli, di tenere
la fortezza di Torre dei Marchesi in nome del Duca. Nel 1481 ricevette dagli Sforza
linvestitura di Varano dei Marchesi, Galinella, Torre dei Marchesi e Bianconese. Nel
1484 ricoprì la carica di Governatore ducale in Milano e in tale veste firmò il trattato
di pace di Vigevano tra Lodovico il Moro e la casa Savoja. Nel 1486 fu creato Consigliere
ducale.
FONTI
E BIBL.: P.Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIX.
PALLAVICINO ALESSANDRO
Salsomaggiore 1480
Figlio di Niccolò e di Angela. Il 2 ottobre 1480 fu creato parroco di Salsomaggiore, e in
quello stesso anno fu nominato dalla famiglia Pallavicino al beneficio di San Nicomede in
Borgo San Donnino.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO ALESSANDRO
-Anversa
23 novembre 1552 o 1553
Figlio di Giulio e di Luigia Anguissola. Dopo aver commesso un omicidio, si
rifugiò in Torino. Conoscendo il suo coraggio, nel 1547 i congiurati che preparavano
lassassinio del duca Pier Luigi Farnese trovarono il modo di farlo ritornare a
Piacenza con un salvacondotto temporaneo. Partecipò infatti in prima persona alla
congiura del 10 settembre, impadronendosi dei ponti levatoi della fortezza, coadiuvato in
questa impresa dal fratello Camillo. Nel 1549 fu tra coloro che furono chiamati a
comparire in Roma dinanzi a papa Paolo III per essere accusati delluccisione di Pier
Luigi Farnese. Durante la guerra di Parma servì gli imperiali. In quelloccasione fu
accusato di aver lasciato passare alcune vettovaglie al nemico.Allora, per giustificarsi
direttamente con Carlo V, credette opportuno recarsi nelle Fiandre. Presso Anversa, mentre
era in compagnia di Girolamo Pallavicino, fu assalito da otto sicari della casa Farnese e
ucciso.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO ALESSANDRO
Varano
Marchesi 1556
Quale feudatario di Varano, nel 1556 prestò omaggio a Filippo II re di Spana e
duca di Milano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIX.
PALLAVICINO ALESSANDRO
Zibello 1570 c.- Roma 19 settembre 1645
Figlio di Alfonso e di Ersilia Malaspina. Nel 1581 fu adottato da Sforza
Pallavicino, marchese di Cortemaggiore e di Busseto, alla cui morte, avvenuta nel 1585,
ereditò i suddetti feudi. Il duca di Parma Ottavio Farnese gli diede in sposa sua figlia
Lavinia e lo protesse in ogni modo. Nel 1586 andò nelle Fiandre al servizio di Alessandro
Farnese, ed essendo ancora minorenne, lasciò in procura le sue terre e i suoi enormi beni
al padre e alla moglie. Ma nel 1587 Alessandro Farnese, divenuto duca di Parma e Piacenza
alla morte di Ottavio Farnese, ordinò il sequestro dei feudi dei Pallavicino non
riconoscendone la legittimità. Il Pallavicino si fece difendere dal Menocchio, un legale
assai stimato, ma nulla poté conro i soprusi del Farnese che impose al consiglio di
giustizia di riconoscere la propria tesi, e fece rinchiudere il Pallavicino nella
Rocchetta di Parma. Il Pallavicino poté riottenere la libertà solo quando ordinò ai
castellani delle sue rocche di consegnarle ai Farnese. Si ritirò allora a Salò e
intentò causa al suo contendente dinanzi al Tribunale di Roma. La lite durò 47 anni e si
risolse solo nel 1633 quando si arrivò a un componimento voluto da Odoardo Farnese: il
Pallavicino ottenne solo pochi riconoscimenti, una somma di denaro e i territori di
Castiglione della Teverina e santangelo in Castel Madama, rinunciando a ogni
diritto sui possedimenti del Ducato. Morì a circa 75 anni detà.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXVII
PALLAVICINO ALESSANDRO
Tabiano
14 dicembre 1613-Borgo San Donnino 25 maggio 1675
Nacque nel castello di Tabiano dal marchese Francesco, feudatario di quella terra,
e dalla nobildonna Caterina Cerati. Fu il quarto di sette fratelli, cinque maschi e due
femmine. poiché il padre risiedeva
abitualmente a Parma, il Pallavicino abitò in seno alla famiglia nel vecchio palazzo,
situato in SantAnastasio di Parma, sino alletà di quindici anni. La vocazione
allo stato ecclesiastico si manifestò in lui giovanissimo: il 28 ottobre 1628 entrò tra
i monaci dellordine di San Benedetto e professò il 21 dicembre del seguente anno
nel monastero di San Giovanni Evangelista in Parma.
Completati gli studi delle sacre discipline, fu preposto nello stesso monastero
allinsegnamento ma dopo alcuni anni vi rinunciò per ragioni di salute dedicandosi
ad altre attività. Ricoprì la mansione di cerellario, passando quindi a Roma al servizio
del procuratore generale dei Benedettini. Occupate numerose dignità nella congregazione
sino a divenire Procuratore generale, il 12 gennaio 1660 il pontefice Alessandro VII lo
nominò vescovo di Borgo San Donnino. Preso possesso della sede, suo primo pensiero fu
dindire la sacra visita pastorale, allo scopo di conoscere il clero e il popolo
della diocesi che gli era stata affidata. Liniziò il 29 aprile dello stesso anno e
la terminò il 2 settembre del successivo. Nei giorni 4, 5 e 6 giugno 1663 celebrò il
sinodo, facendone stampare le costituzioni a Parma con i tipi degli eredi Viotti. Nella
circostanza del sinodo, il Pallavicino provvide ad assegnare il titolo agli otto
canonicati eretti in cattedrale che ne erano
sprovvisti, chiamando il primo di San Michele Arcangelo (Teologale), il secondo di San
Francesco (Penitenzieria), il terzo di San Donnino, il quarto di San Pietro, il quinto di
San Paolo, il sesto di San Giovanni Battista, il settimo di San Giuseppe e lottavo
di San Marco. Considerato poi che i redditi della confraternita della Beata Vergine del
Carmine eccedevano notevolmente gli oneri gravanti sopra di essa, dispose che parte dei
beni del pio sodalizio andassero a beneficio delle ore canoniche della Cattedrale,
obbligando tuttavia i canonici e i prebendari a cantare la messa e a recitare le ore in
tutte le feste di precetto e anche nelle feste di San Benedetto, San Francesco e di San
Carlo Borromeo. Il Pallavicino fu prelato di pietà singolare e di inesauribile carità,
doti che lo resero particolarmente caro al clero e al popolo. Governò degnamente la
diocesi per quindici anni. Una dolorosa malattia, che si tentò di vincere con un
intervento operatorio, ne causò la morte. La sua salma fu inumata in Cattedrale nella
cappella della Beata Vergine del Carmine, nel lato di destra. Il fratello del Pallavicino,
Federico, fece murare nella parete corrispondente una piccola lapide marmorea recante la
seguente breve iscrizione: Alexandro marchioni Pallavicino
Burgi Sancti Domnini episcopi inter universi populi lacrimas Federicus frater
dilectissimus hunc lapidem sui amoris in argumentum erexit anno sui obitus MDCLXXV.
FONTI
E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia Diocesana Fidentina, 1961, 315-316.
PALLAVICINO ALESSANDRO
Busseto-28 giugno 1678
Figlio di Antonio e di Faustina Vimercati. Fu Cavaliere gerosolimitano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO ALESSANDRO
Busseto
26 gennaio 1667-Parma 1749
Figlio di Alfonso e di Anna Ariberti. completò
e abbellì il palazzo di famiglia in busseto.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXVII.
PALLAVICINO ALESSANDRO
1674
c.-Staffarda XVIII secolo
Figlio di Muzio e di Lucrezia Vernazzi. cavaliere
gerosolimitano, fu al servizio imperiale. Rimase ucciso combattendo contro i Francesi.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO ALESSANDRO
Parma
1768 c.-Parma 13 febbraio 1831
Figlio di Antonio Francesco e di Anna tarasconi
Smeraldi. Allievo al Collegio dei Nobili, nel Carnevale del 1781 cantò nel dramma
pastorale La morte di Nice, rappresentato nel Teatro dellIstituto. Fu Ciambellano
dellImperatore daustria. Nel
1817 fu capitano delle guardie donore di Maria Luigia dAustria, duchessa di parma, e nel 1818 fu creato cavaliere dellordine Costantiniano. Nel 1825 fece costruire
sulla sponda sinistra dellAniene un ponte sospeso in ferro, il primo del genere in
Italia, destinato ad aprire una via di comunicazione tra le genti divise dal fiume, dato
che da Tivoli e Vicovaro non esisteva alcun passaggio. Il ponte fu eseguito in modo tale
da permettere anche il passaggio dei carri, mentre fino ad allora se ne erano costruiti
solo per i pedoni.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXVII.
PALLAVICINO ALESSANDRO FELICE, vedi PALLAVICINO GIOVANNI FRANCESCO MARIA
PALLAVICINO
ALESSANDRO GALEAZZO
Busseto
ante 1619-23 marzo 1666
Figlio di Gerolamo Galeazzo, marchese di Busseto. In gioventù servì nelle truppe
di Ferdinando II. Nel 1636 fu in Italia, e il 13 settembre, unitamente al fratello, in
nome dei congiunti prese possesso dei marchesati di Busseto e Cortemaggiore. Dopo pochi
mesi fu espulso dalle armi dei Farnese. Morto il padre, ottenne dalle corti di Vienna e di
Madrid tre diversi mandati imperiali contro i Farnese.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; E. Nasalli Rocca, Gli statuti
dello stato piacentino e le Additiones di Cortemaggiore, in Bollettino Storico Piacentino,
1926-1927; E. Seletti, La città di Busseto, capitale un tempo dello stato dei
Pallavicino, Milano, 1883; V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Milano, 1932; C.
Argegni, Condottieri, 1937, 384.
PALLAVICINO ALFONSO
21
ottobre 1568-Parma 1659 c.
Figlio
naturale di Camillo e di Isabella Tonioli. Fu legittimato e divenne, a scapito dei
fratelli, il prediletto del padre. Visse alla Corte di parma e fu maestro di Camera del duca Orazio
Farnese. Fece testamento l11 novembre 1658.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVIII.
PALLAVICINO ALFONSO
1611-Busseto
14 gennaio 1679
Figlio di Alessandro e di Francesca Sforza. È citato una prima volta nel 1641. Nel
1657 fu ambasciatore a papa Alessandro VII per promuovere le ragioni dei Farnese sul
Ducato di Castro. Nel 1666 fu ambasciatore a Milano per complimentare linfanta
Margherita che andava in Germania sposa allimperatore Leopoldo. Morì a 68 anni e fu
sepolto nella chiesa di SantAntonio.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXVII.
PALLAVICINO ALFONSO
Busseto
14 giugno 1648-Busseto 9 settembre 1715
Compì
gli studi ecclesiastici nel seminario diocesano di Borgo San Donnino e, ordinato
sacerdote, fu destinato a Busseto quale canonico in quel capitolo, mansione che il pallavicino svolse ininterrottamente sino alla
morte. Prossimo alla fine dei suoi giorni, con testamento del 4 giugno 1715, ricevuto dal
notaio e cancelliere vescovile Ercole Micheli, donò ai Gesuiti di Busseto un fabbricato,
poi denominato Ritiro, tre poderi per complessivi 23 ettari e un capitale di censo perché
con le rendite dei beni lasciati fossero annualmente tenuti da quei religiosi più corsi
di esercizi spirituali per sacerdoti, chierici o secolari. La disposizione testamentaria
fu rispettata fintanto che, con regio decreto 8 marzo 1900, il patrimonio del pio legato
fu concentrato nella Congregazione di carità di Busseto per passare poi in
amministrazione dellEnte comunale di Assistenza e infine al Ricovero di Mendicità,
che reca il nome del Pallavicino.
FONTI
E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 316-317.
PALLAVICINO
ANNA
Parma
1879
Moglie del conte Giovanni Simonetta, essendo scampata a un incidente stradale con
la carrozza, fece costruire dallarchitetto Pancrazio Soncini un oratorio a
Porporano, che fu inaugurato il 16 luglio 1879 con lintervento del vescovo Domenico
Villa. Cantò un piccolo coro composto da dieci giovanetti, tutti appartenenti alla
famiglia Pallavicino, e larmonium fu suonato dal marchese Filippo Pallavicino, che
si alternò con la marchesa Eleonora Pallavicino. Nelloratorio furono poste due
campane: una del 1723 con limmagine di Santa Felicola e la scritta Procul recedat
calamitas tempestatum. P. Bosi. F., laltra, opera della Fonderia Vittorio De Poli di
Porporano, sostituì quella fusa durante la prima guerra mondiale.
FONTI
E BIBL.: L. Gambara, Ville, 118-120; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
PALLAVICINO ANNA, vedi anche ANGUISSOLA ANNA e TARASCONI SMERALDI ANNA
PALLAVICINO ANNIBALE
Zibello-ante
1541
Figlio di Federico. Fu uno dei feudatari che prestarono solenne giuramento di fedeltà a
re Lodovico XII il 26 ottobre 1499 nel Castello di Milano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO ANNIBALE
Scipione
9 febbraio 1592-post 1635
Figlio di Ascanio e di Marcella Pallavicino. Marchese di Specchio, nel 1635 fu al
servizio dei Farnese alleati con Luigi XIII per cacciare gli Spagnoli da Milano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXX.
PALLAVICINO ANTONIA, vedi CASALI ANTONIA
PALLAVICINO ANTONIO
Zibello
1404/1429
Figlio di Federico. Il 4 giugno 1404 entrò a far parte della lega contro Ottobono
Terzi, signore di Parma. Nel 1416 fu spogliato dagli Estensi del feudo di Zibello e
rinchiuso nel carcere di Parma. Tentò la fuga ma fu scoperto e ricondotto in prigione.
Nel 1427 lo si trova alleato con Oberto Pallavicino e i Veneziani contro il Duca di
Milano. Avendo innalzato le insegne di Venezia sulle sue rocche, il Visconti lo assalì e
lo spogliò di ogni possesso. Con la pace di Ferrara del 1428 il feudo di Zibello gli fu
restituito ma appena un anno più tardi ne fu definitivamente spogliato da Orlando
Pallavicino.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO ANTONIO
Busseto
o Scipione-post 1432
Figlio di Uberto. Il 20 novembre 1432 ebbe linvestitura del feudo di Ravarano
da Filippo Maria Visconti duca di Milano, che gli donò i beni nel Parmigiano che erano
appartenuti a Giacomo Pallavicino che gli si era ribellato.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO ANTONIO
Busseto
1511
Figlio di Giovanni e di una Cerioli. Nel 1511 fu Magistrato dei provveditori di Crema.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, famiglie celebri, VI,
1840, tav. XV.
PALLAVICINO ANTONIO
Busseto ante 1591-Cremona ante 1659
Figlio di Antonio, dei marchesi di Busseto, fu condottiero al servizio della Chiesa
e nel 1591 seguì in Francia il nipote di papa Gregorio XIV, inviato in soccorso della
lega cattolica contro gli Ugonotti. Fu nominato erede universale dallavo Adalberto
in sostituzione del ramo di Galeazzo, suo zio. Il Pallavicino si domiciliò in Cremona.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; P. Pallavicino, Notizie sulla
famiglia Pallavicino, Firenze, 1911; E. Seletti, La città di Busseto, Milano, 1883; C.
Argegni, Condottieri, 1937, 384.
PALLAVICINO ANTONIO
Busseto
1674-Roma 1749
Fu un eminente rappresentante del ramo dei marchesi di Busseto. Laureato in legge
alluniversità di Pavia, intraprese la
carriera ecclesiastica a Roma, dove papa clemente
XI lo annoverò, in ancor giovane età, tra i suoi prelati domestici. Nominato nel 1711
dallo stesso pontefice Referendario delle due segnature, nel 1719 membro della congregazione della sacra visita apostolica e tre
anni dopo votante della segnatura di Grazia e Giustizia, venne elevato alla dignità di
arcivescovo di Lepanto e vescovo assistente al soglio pontificio nel 1724. Fu quindi
nominato segretario della visita apostolica, consultore dellInquisizione e infine,
nel 1737, commendatore di Santo Spirito. Proposto nel 1743 da papa Benedetto XIV al
cardinalato, ricusò tale altissima distinzione. Perciò il pontefice, fatta del Pallavicino una ragguardevole
menzione in concistoro, lo creò patriarca dAntiochia ed esaminatore dei vescovi.
FONTI
E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 317-318.
PALLAVICINO ANTONIO
Busseto 1702-
Figlio di Muzio e di Maria Canobbio. Nel 1727 fece parte del consigio dei Decurioni
di Cremona.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, famiglie celebri, VI,
1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO ANTONIO
Roccabianca
1761/1799
Feudatario di Roccabianca (1761) e di Pieve Ottoville (1770), fu corrispondente
dellAffo (1791) e del Bodoni (1799) e Plenipotenziario a Piacenza nel 1796.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 674.
PALLAVICINO ANTONIO
Parma
23 agosto 1842-Marano 29 ottobre 1905
Figlio
di Giuseppe Maria e di Leopolda Pallavicino.Pur provenendo da una famiglia di legittimisti
e di sanfedisti, si proclamò sempre fieramente socialista. Uomo colto e dingegno,
si laureò in legge, esercitò la professione di notaio e coltivò la letteratura
pubblicando anche qualche piacevole sonetto e parecchie argute satire. Alcune sue poesie
sono riportate da Jacopo Bocchialini nel volume Poeti parmensi della seconda metà
dellOttocento. A Roma fu, attorno al 1870, in grande dimestichezza con Giovanni
Prati che, ormai vecchio, gli dettò versi e altri scritti. Di gusto fine e paradossale,
il Pallavicino produsse poco e quasi sempre improvvisando, ma fu piuttosto originale.
FONTI
E BIBL.: Aurea Parma 1 1924, 17; B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 113.
PALLAVICINO
ANTONIO FRANCESCO
Parma
11 febbraio 1742-Firenze 19 luglio 1807
Figlio di Uberto Ranuzio e di Anna anguissola.
Nel 1796 fu inviato, assieme al marchese Dalla Rosa, a Piacenza per conferire con
Napoleone Bonaparte al fine di ottenere a qualunque costo una tregua, in modo che i domini
del duca Ferdinando di Borbone fossero salvaguardati. Ciò in effetti si ottenne (anche
attraverso la mediazione del Azara, ministro della Spagna in Roma) ma non senza gravi
sacrifici. Quando in seguito i duchi di Parma furono spogliati del loro Stato, il
Pallavicino si ritirò in Firenze.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXVII.
PALLAVICINO ANTONIO MARIA
post 1388-Milano
post 1478
Figlio
di Giovanni e di Lucia Bojardo. Seguì la carriera militare e fu creato cavaliere nel
1478. Visse 90 anni. Fu sepolto in una tomba marmorea nella chiesa di SantAngelo di
Milano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO ANTONIO MARIA
Busseto
1453 c.-Milano 1519
Figlio
di Pallavicino e di Caterina Fieschi. Fu condottiero negli eserciti di Lodovico il Moro e
uno dei capitani delle squadre milanesi che nel 1495 furono alla battaglia del Taro contro
Carlo VIII re di Francia, che fu obbligato a ritirarsi dallItalia. Nel 1496 fu
ambasciatore in Francia. Nel 1499 fu inviato dal Duca di Milano alla difesa di Tortona
minacciata dalle truppe di Lodovico XII. Al presentarsi del nemico, il Pallavicino, forse
anche spaventato dalle minacce venutegli dalla parte guelfa della cittadina, abbandonò la
piana in mano ai nemici. Pochi giorni dopo, mentre Lodovico il Moro fuggiva
precipitosamente da Milano, il Pallavicino si adoperò per corrompere le truppe lasciate a
difesa del Castello. Di lì a poco i Francesi si impadronirono del Castello, mentre il
Pallavicino, assieme agli altri traditori Trivulzio, Corti e Visconti, fece bottino dei
preziosi del Duca. Il re Lodovico XII, per ricompensarlo dei servigi avuti, nel 1499 gli
donò in feudo Cassano dAdda, lo nominò Commissario dellAdda, Cavaliere di
San Michele e lo investì del cospicuo feudo di Borgo San Donnino. Lanno seguente fu
posto alla difesa di Milano. Nel 1508 ebbe dal re
di Francia il feudo di Castel San Giovanni. Divenuto ricco e potente, visse sempre in
Milano con grande magnificenza, permettendosi in più occasioni di invitare a solenne
convito lo stesso Re di Francia. Nel 1509 tornò a combattere, e dopo la battaglia di
Agnadello, fu inviato a governare Bergamo, sottomessasi ai Francesi. Nel 1512, dopo che i
Francesi avevano dovuto abbandonare Milano, si ritirò in Francia. Lanno seguente
seguì La Trimouille nella sua spedizione in Italia e, assieme a Bastardo di Savoja,
occupò Milano. Ma il 6 giugno i Francesi furono sconfitti nella battaglia di Novara e il
Pallavicino, assalito dal popolo a sassate, poté salvarsi solo grazie allaiuto del
Marliani, che gli era suocero, e si rifugiò nuovamente in Francia. Nel 1515 fu inviato da
Francesco I al papa Leone X per convincerlo ad allearsi con lui per la riconquista della
Lombardia. Nonostante il diniego del Papa, Francesco I penetrò in Italia e nello stesso
anno, grazie alla vittoria di Marignano, rientrò in Milano. Il Pallavicino fu nuovamente
inviato al Papa per organizzare il Congresso di Bologna. Nel 1516 fu a Lione, ove fece
testamento, lasciando, tra laltro, case, giardini, vigne e mille ducatoni doro
ai Minori Osservanti di SantAngelo vecchio fuori di Porta Nuova di Milano per
fabbricare convento, chiesa e refettorio.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXI.
PALLAVICINO ANTONIO MARIA
Busseto 1653
c.-post 1685
Figlio
di Muzio e di Lucrezia Vernazzi. Viene ricordato una prima volta nel 1683. Nel 1685 fu
ascritto al Consiglio dei Decurioni di Cremona. Fu maestro di campo comandante in capo di
tremila fanti di milizia italiana al servizio della Spagna.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO ANTONIO MARIA
30
giugno 1753-Milano 28 febbraio 1820
Figlio di Muzio Omobono e di Maria zaccaria.
Fece costruire la bella villa di Cicognolo nel Cremonese, dallarchitetto Zanoja. Si
stabilì poi definitivamente a Milano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO ARGENTINA
Zibello
1502-Zibello 28 luglio 1550
Figlia di Federico, marchese di Zibello, andò sposa sedicenne al celebre capitano
modenese conte Guido Rangoni, che seguì a Venezia, dove amò circondarsi nella sua
ospitale casa dei più vivaci ingegni del tempo. Dama di non comune avvenenza e cultura,
si dilettò in particolare di poesia e di botanica, e tra quanti beneficiarono della sua
munificenza va annoverato il poeta toscano Pietro Aretino. A lei lAretino dedicò la
commedia Il Marescalco, e Fausto da Longino le dedicò la Versione di Dioscoride. Il
Quadrio esalta la Pallavicino come poetessa e come studiosa di molte scienze e
particolarmente di botanica. Prima del Quadrio, fu il contemporaneo Giovanni Betussi a
esaltare i suoi meriti. Della pallavicino
rimangono esclusivamente una Lettera a M.P.F. nel libro II della Nuova scelta di lettere
di diversi nobili uomini, a cura di Bernardino Pino (Venezia, 1574, 40) e una Lettera al
cardinale P. Bembo, tra le lettere al cardinale raccolte dal Sansovino. Rimasta vedova nel
1543, la Pallavicino riuscì, prima della morte, a recuperare il dominio di Zibello.Una
medaglia, coniata in suo onore, figura tra i cimeli in dotazione del civico Museo
parmense.
FONTI
E BIBL.: F. Orestano, Eroine, 1940, 279; G. Betussi, Aggiunte alle donne illustri del
Boccaccio, Venezia, 1558, 206 s.; Delle donne illustri italiane dal XIII al XIX secolo,
Roma, 1850, 172; F. A. Della Chiesa, Teatro delle donne letterate, Mondovì, 1620;
P.L.Ferri, Biblioteca Femminile Italiana, Padova, 1842; G. B. Janelli, Dizionario
biografico dei parmigiani illustri, Genova, 1877; A. Levati, Dizionario biografico
cronologico degli uomini illustri, Classe V: donne illustri, Milano, 1821, vol. III, 61;
L. Mensi, Dizionario biografico piacentino, Piacenza, 1899; F. S. Quadrio, Della storia e
della ragion dogni poesia, Milano, 1739-1752, tomo II, 228; G.B. Spotorno, Storia
letteraria della Liguria, Genova, 1824-1826; G. Tiraboschi, Storia della letteratura
italiana, Milano, 1821-1826, tomo VII, 136-138; C. Villani, Stelle feminili, Napoli, 1915,
505 e 563; M. Bandini, Poetesse, 1942, 107; D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina,
1961, 318.
PALLAVICINO ARRIGO
Scipione
- 1266
Marchese di Scipione, fu Vicario e luogotenente di Milano nel 1259 in nome dello
zio Oberto Pallavicino, che si era fatto Signore di quella città.
FONTI
E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 311.
PALLAVICINO ASCANIO
Scipione
o Specchio 1618 c.-Piacenza 1690 c.
Figlio di Annibale e di Giulia Cattaneo. Morì incarcerato nel Castello di
Piacenza. Non si conosce il motivo della sua prigionia. Fu lultimo marchese di
Specchio.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXX.
PALLAVICINO BARBARA
Zibello-Cremona
1539
Figlia
di Rolando,
marchese di Zibello. Sposò Lodovico Rangoni. Allorché il padre nel 1527 fu incarcerato
da papa Clemente VII, ottenne da questi di poter succedere col marito nei beni feudali e
fedecommissari. Nel 1531 consigliò al marito di impadronirsi dei beni del cugino Uberto.
Intrigante, pare che la Pallavicino spesso usasse il veleno per liberarsi delle persone a
lei nemiche. A Roma, il 18 gennaio 1537, fu pubblicata condanna di morte e confisca dei
beni contro di lei e contro il marito, entrambi accusati di enormi delitti, di cui però
si ignora con precisione la natura. Due anni dopo la Pallavicino morì, pare
per avvelenamento.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1819; F. Orestano, Eroine, 1940,
279.
PALLAVICINO BARBARA
Busseto
1648
Figlia di Girolamo Galeazzo e di Elisabetta valvassori.
Sposò Antonio Vincenzo di costanzo. Nel
1648 fu alla corte di Spagna in qualità di
Dama dellinfante Margherita di Savoja, già duchessa di Mantova.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXV.
PALLAVICINO BARBARA, vedi anche BORROMEO BARBARA
PALLAVICINO BARTOLOMEO
-Stupinigi
1483
Figlio
di Donnino e di Francesca Cipelli. Dopo una lunga controversia tesa a recuperare il feudo
di Zibello, finalmente nel 1459 fu convenuto, con la mediazione di Francesco Sforza, che
il Pallavicino rinunziasse a Zibello, ricevendo in cambio da Orlando Pallavicino il
castello di Stupinigi in Piemonte. Nel 1482 fu nominato Consigliere del duca Carlo di
Savoja.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO BATISTA, vedi PALLAVICINO GIOVANNI BATTISTA
PALLAVICINO BATTISTA, vedi PALLAVICINO GIOVANNI BATTISTA
PALLAVICINO BELISARIO
-Varano
dei Melegari 1580
Figlio naturale di Gianfrancesco e di Paola Gonzaga. Fu assassinato dietro il
Castello di Varano dei Melegari, nel rivo Boccolo, con un colpo di fucile sparatogli da un
suo cugino. Fu sepolto nella chiesa di San Martino.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXVI.
PALLAVICINO
BENEDETTO
Busseto
XVII secolo
Figlio di Giberto e di Elidonia Pallavicino. Fu Canonico regolare. Visse nel XVII
secolo.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO BERNARDINO
Zibello 1475 c.-Milano aprile 1526
Figlio di Gianfrancesco e di Giacoma brandolini.
Percorsa, ma senza vocazione, la carriera ecclesiastica fino a divenire referendario del
Pontefice e titolare di benefici a Sospiro e a Pieve Altavilla, intorno al 1494 tornò a
Zibello, dove si invaghì di Caterina Buffetti, sposata a un calzolaio del luogo,
Giampietro Musini, detto de Gastaldi, e si pose senza ritegno a farle la corte. Il
Pallavicino ereditò dal padre i feudi di Solignano, Varano dei melegari e SantAndrea nel 1497, epoca in cui
era protonotario apostolico e soggiornava in Milano con la carica di consigliere ducale di
Lodovico il Moro. Nel 1499 prestò solenne giuramento di fedeltà a Lodovico XII in
Milano. Fu poi Podestà di Bormio nel 1501. Ebbe una intricata vicenda sentimentale che lo
portò a convivere contemporaneamente con la già nominata Caterina Buffetti, con sua
sorella Marta, con la loro nipote Margherita e con Comina, figlia di Caterina. A nulla
valsero i richiami del padre, che naturalmente disapprovava il suo disonorevole
comportamento: per avere Caterina Buffetti, il Pallavicino giunse, alla fine di marzo del
1496, a uccidere nella stalla della rocca il suocero di lei, Gianantonio, che era fattore
del vecchio marchese e che aveva assunto nei confronti della nuora un atteggiamento fermo
e severo. Una notte di maggio dello stesso anno organizzò e attuò il rapimento della
donna, che condusse con sé a Sospiro e non rilasciò più, nonostante le minacce a lui
indirizzate dal marchese Giovan Francesco. Dopo la morte, forse per avvelenamento, di giampietro Musini (settembre 1509), il pallavicino, che intanto era divenuto signore del
castello di Varano Melegari, lasciatogli in eredità dal padre, sposò Caterina Buffetti,
dalla quale ebbe quattro figli: Uberto, Pallavicino, Sigismondo e Gian Francesco. La
dispensa al matrimonio e il riconoscimento dei figli (undici, secondo il Litta) nati nel
frattempo fu data da papa Giulio II che delegò al proposito Bartolomeo Guidiccioni,
vicario generale della Chiesa di Parma. Lambiguità e lincertezza riguardo
alle date che caratterizzarono la vicenda matrimoniale del Pallavicino e di caterina Buffetti costituirono la causa principale
che impedì ai loro figli di entrare pacificamente in possesso dei beni paterni. Il pallavicino morì mentre era quasi certamente
ancora incarcerato nel Castello di Milano, non si sa bene per quale motivo.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXVI; C. Soliani, Il feudo di Zibello,
1990, 39.
PALLAVICINO BERNARDO
Piacenza
XVI secolo
Figlio di Giberto. Fu Dottore di Legge in Piacenza nel XVI secolo.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XV.
PALLAVICINO BRUNORO
1474
c.-Pontremoli 1520
Figlio
di Alessandro e di Costanza Sanvitale. Fu commissario di Galeazzo Pallavicino, signore di Busseto, in Pontremoli, ove a lungo
risiedette.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIX.
PALLAVICINO CAMILLA
Busseto-Cortemaggiore
post 1563
Nacque dal marchese Ottaviano. Sposò alletà di undici anni Cesare
Pallavicino. Rimasta vedova dopo quindici anni di sterili nozze, contrasse matrimonio col
marchese Gerolamo Pallavicino di Cortemaggiore. Il Levati scrive che da quella unione
nacque un figlio, morto nellinfanzia, mentre il Garollo afferma che la Pallavicino
ebbe una figlia di nome Isabella, maritata a Giampaolo Meli Lupi, marchese di Soragna. La
Pallavicino fu donna dingegno e scrisse con eleganza. Lodata dai contemporanei, e in
particolare dal Betussi che le dedicò nel 1545 la Giunta al Boccaccio, non perdette mai
la modestia: la sua impresa, illustrata da Giovanni Ferro, rappresenta una testuggine in
atto di rodere un garofano, e porta il motto Ogni beltà ha fine. Della Pallavicino
rimangono due Lettere a Pietro Aretino, nel II libro delle Lettere scritte al Signor
Pietro Aretino (Venezia, 1551, 265).
FONTI
E BIBL.: G. Betussi, Giunta alle donne illustri di G. Boccaccio, Firenze, 1596; G. Ferro,
Teatro dimprese, Venezia, 1623, 690; G. Garollo, Dizionario biografico universale,
Milano, 1907; A. Levati, Dizionario biografico cronologico degli uomini illustri, Classe
V: donne illustri, Milano, 1821, vol. III, 61; L. Mensi, Dizionario biografico piacentino,
Piacenza, 1899; M. Bandini, Poetesse, 1942, 104.
PALLAVICINO CAMILLO
Scipione-Anversa
1555
Figlio di Giulio e di Luigia Anguissola. Il 23 settembre 1545 giurò fedeltà, con tutti
gli altri feudatari del Parmigiano, a Pier Luigi Farnese, primo duca di Parma e Piacenza.
Il Pallavicino fu tra i principali congiurati che due anni dopo assassinarono il Duca.
Assieme al fratello Alessandro ebbe il compito di impadronirsi del ponte levatoio della
vecchia Cittadella, dove alloggiava il Farnese, e uccidervi le guardie in caso di
resistenza. Due anni dopo, il Pallavicino e gli altri congiurati furono chiamati a
comparire in Roma da papa Paolo III per essere incolpati dellomicidio ma essi
inviarono una lettera nella quale dichiararono di essere stati ispirati da Dio
nellazione commessa. La citazione non ebbe comunque conseguenze. Nel 1551 il
Pallavicino militò con le truppe di Carlo V nella guerra contro i Farnese e quattro anni
dopo Filippo II, a riconoscimento dei suoi servigi, gli concedette una pensione di 40
scudi al mese e una condotta di 400 fanti.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO CAMILLO
Busseto
1675 c.-
Figlio di Antonio Maria e di Amelia Clavello. Fu nominato Cavaliere gerosolimitano nel
1694.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO CAMILLO
Busseto
1714-10 novembre 1785
Figlio
di Muzio e di Maria Canobbio. chiamato dallo
zio, nel 1728 si recò a Roma nel Collegio Clementino ove rimase fino al 1737. Ritornato a
Busseto e laureatosi allUniversità di Pavia, fu nominato Prevosto mitrato e curato
della chiesa di SantAgata di Cremona. Fu autore di una parafrasi in versi latini del
poema filosofico dello Stecchi intorno alle meteore e lesse una dissertazione
sullOrigine dei Fonti nellAccademia degli Arcadi della sua città.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO CARLO
Polesine
o Monticelli dOngina 1427-Monticelli dOngina 1 ottobre 1497
Figlio di Orlando e di Caterina Scotti. canonico
della Cattedrale di Parma nellanno 1452, fu poi Protonotorio Apostolico, e divenne
Vescovo di Lodi il 21 giugno 1456. Arricchì la Cattedrale di Lodi di paramenti
preziosissimi (del valore di trentamila scudi) e accrebbe la biblioteca del Capitolo di
molti volumi. Onorò la Cattedrale di Lodi della dignità arcipresbiteriale, e in tempo di
carestia sovvenne con grandi elemosine i poveri. Istituì un Collegio di Canonici con
Prepositura nella terra di Monticelli, suo feudo, e lo arricchì di paramenti preziosi e
di ricche entrate. Fu sepolto nella Cattedrale di Lodi.
FONTI
E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 55 e 167-168; M. Martini, Archivio capitolare della cattedrale, in Archivio storico per le Province Parmensi 1911, 127;
A.Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 271.
PALLAVICINO CARLO
Tabiano
1447 c.-post 1513
Figlio di Uberto e di Polissena Anguissola. Fu marchese di Tabiano. Il 12 aprile
1513 massimiliano Sforza riconobbe le
prerogative imperiali dei suoi feudi, confermate in seguito anche da papa Clemente VII.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XX.
PALLAVICINO CARLO
Zibello
1527 c.-post 1586
Figlio di Uberto e di Marta Gambara. Fu delegato dai Pallavicino di Varano e di
Polesine a disputare ad Alessandro Pallavicino ladozione in lui fatta da Sforza
Pallavicino. Essendo poi stati occupati questi feudi dal duca di Parma Alessandro Farnese,
nellimpossibilità di sostenere le sue ragioni, il Pallavicino li cedette
definitivamente ad Alessandro Farnese con un componimento della controversia.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XX.
PALLAVICINO CARLO
Parma
19 marzo 1616-Polesine 12 agosto 1699
Figlio di Ottaviano e di Bianca Cattaneo. Nel 1638 fu fatto Canonico della
Cattedrale di Parma, quindi passò presso il cardinale Rinaldo dEste, fratello del
duca di Modena, e visse per qualche tempo alla sua corte.
Fu Protonotario apostolico e Abate di Santa maria
degli Umiliati di Borgo San Donnino. governò
per quarantanni il marchesato di Polesine senza mai condannare alcuno alla pena di
morte. Edificò un palazzo in Parma e uno in Polesine. Nel 1683 pose nella cappella della
Beata Vergine delle Grazie nella chiesa dei Minori Osservanti di Busseto
uniscrizione ricordante i suoi più distinti antenati.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVII.
PALLAVICINO CARLO
Gallignano
di Soncino 27 aprile 1619-post 1646
Figlio di Ermes e di Virginia Parati. Condusse una vita sregolata frequentando
facinorosi e persone bandite dai tribunali, e fu noto per le sue violenze e per i molti
stupri commessi. Nel 1639 prese letteralmente dassalto la casa di Domitilla
Beltramini per farle violenza. Nel 1641 fece ammazzare da alcuni sicari Giannangelo
Peracchi, e lanno seguente lattuario criminale Stefano Cerami. Nel 1646 fu
condannato assieme al fratello Francesco, reo dei medesimi delitti, alla morte e alla
confisca dei beni. Ambedue si salvarono ponendosi al servizio di Venezia.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIV.
PALLAVICINO CARLO
Busseto-1758
Figlio di Muzio Omobono e di Maria zaccaria.
Fu Cavaliere gerosolimitano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO CARLO
Parma
11 novembre 1843-
Figlio di Giuseppe Maria e di Leopolda Pallavicino. Dottore in Legge, fu Patrizio e
cittadino veneto.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIV.
PALLAVICINO
CARLO FRANCESCO GIORGIO
Parma
30 dicembre 1715-12 maggio 1741
Figlio di Pio Giorgio e di Margherita Borromeo. Fece parte nel 1740 del Magistrato
dei XII di Provvisione di Milano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIV.
PALLAVICINO CARLO GIUSEPPE
Parma
1633/1636
Fu chierico regolare di San Paolo. Nel 1633 fu a Vienna per conto del padre onde
perorare presso la Corte imperiale perché fosse fatta giustizia e restituiti i beni della
famiglia confiscati dai Farnese. Uomo molto avveduto, il Pallavicino avrebbe forse potuto
rendersi particolarmente utile per la causa della famiglia ma, su istigazione dei Farnese,
fu richiamato in patria dal generale della Congregazione dei Barnabiti. Nonostante ciò,
anche per merito suo, tre anni dopo lImperatore riconobbe la legittimità delle
richieste dei Pallavicino.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXV.
PALLAVICINO CAZANO
Pellegrino
XIII secolo-1307
Figlio di Pelavicino. Fu ucciso in un fatto darme della guerra scatenatasi tra il
fratello Visconte e Alberto Scotti.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIV.
PALLAVICINO CESARE
1537
c.-Vienna
Figlio di Adalberto e di Angela Morani. Andò a servizio dellesercito
imperiale seguendo Sforza Pallavicino marchese di Cortemaggiore.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO CLARA
Polesine
8 febbraio 1699-Parma 11 maggio 1779
Figlia di Carlo Alberto e di Paola Sanvitale. Fu Dama della Croce stellata. Fu
sepolta nella chiesa della Steccata in Parma.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVIII.
PALLAVICINO CLAUDIO
Busseto-Spagna
17 febbraio 1678
Figlio di Sforza, marchese di Busseto. Servì, col grado di capitano di corazze, nel 1635
limperatore e poi il Re di Spagna.
Rimase ferito sotto Valenza e fu fatto prigioniero dalle milizie dei Farnese. Fu quindi
consegnato ai francesi, dai quali si
riscattò pagando una forte somma di denaro. Nel 1647 fu a Milano, quindi passò in
Spagna.
FONTI
E BIBL.: Chronicon familiae Pallavinae, ms. nella biblioteca
Palatina di Parma; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; E. Ricotti, Storia
della monarchia piemontese, XI; E. Seletti, La città di Busseto, Milano, 1883 V. Spreti,
Enciclopedia storico nobiliare, Milano, 1932; C.Argegni, Condottieri, 1937, 385.
PALLAVICINO CLAUDIO
Parma
7 giugno 1640-Roma 15 aprile 1692
Nacque
da Brunoro e Anna Maria Ferrari. Fu Maestro di Camera del cardinale Altieri. È forse lo
stesso che fu Canonico della cattedrale di
Parma dal 1673 al 1680.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XX.
PALLAVICINO CORRADO
Parma
2 giugno 1870-Roma 2 febbraio 1929
Dilettante di buon livello, musicò loperetta in 3 atti La festa
dellarancio, su libretto del giornalista Paolo Reni, allievo ufficiale alla scuola di Applicazione di Fanteria di Parma.
Strumentata da Alfonso Raimondi, il 25 novembre 1918 fu rappresentata dalla compagnia di
Augusto Angelini al Teatro Reinach di Parma, ricevendo applausi e chiamate rinnovati per
tre sere.
FONTI
E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 149; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
PALLAVICINO COSTANZA
Parma
30 ottobre 1771-
Figlia
di Antonio Francesco e di Anna tarasconi. Fu
Dama di Palazzo della Corte di parma
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXVII.
PALLAVICINO CRISTOFORO
Busseto
1450 c.-Milano 11 novembre 1521
Figlio di Pallavicino e di Caterina Fieschi. Le prime notizie del Pallavicino si
hanno a partire dal 1499. Fu condottiero al servizio della Francia al tempo della Lega di
Cambrai e in nome di Lodovico XII presidiò, assieme ai fratelli Galeazzo e Antonio Maria,
Guastalla. Nel 1512 passò al servizio degli Sforza: a loro nome, nel 1513 andò a
presidiare Cremona.nel 1515, quale Capitano
darme, combatté alla battaglia di Marignano dove fu fatto prigioniero. Una volta
liberato dai Francesi, si ritirò a Busseto dove completò e fondò il Convento di Santa
Maria per le monache dellOrdine di Santa Chiara. Edificò poi un palazzo a Samboseto
e la chiesa dellincoronata a
Castiglione Lodigiano. Sospettato di far parte di una congiura ai danni dei Francesi, fu
attirato con linganno a Milano dal governatore Lautrec e immediatamente imprigionato
(secondo il Mensi, il Lautrec imprigionò il Pallavicino dopo aver occupato Busseto con
quattromila guasconi). Senza attendere il
giudizio del Re, il Lautrec , forse anche per reprimere col terrore lodio della
popolazione milanese nei confronti del suo governo, l11 novembre 1521 fece
decapitare sulla piazza del Castello il Pallavicino, nonostante la sua età veneranda
(oltrepassava i 70 anni). Prima di essere tratto al patibolo, il Pallavicino dettò a
Paolo Giglio di Milano, suo confessore, le ultime disposizioni testamentarie, firmate, che
il frate consegnò al notaio di Monte Novo.
FONTI
E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 312; P. Litta, Famiglie
celebri, VI, 1840, tav. XXI.
PALLAVICINO DARIO
Parma
1611 c.-post 1661
Figlio di Ottaviano e di Bianca Cattaneo. Fu monaco, col nome di Giuseppe,
dellOrdine Benedettino nella congregazione dei canonici lateranensi. Fu poi Abate
nel monastero di San Sepolcro in Parma dal 1650 al 1655. Nel 1659 uscì dalla
congregazione passando alla Corte del cardinale Rinaldo dEste, che accompagnò nel
1661 nella sua legazione in Francia. Ritornato in Italia, fu nominato Arcidiacono della
Cattedrale di Parma. Fu anche poeta, e in varie Accademie sono ricordati componimenti da
lui recitati.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVII; V. Soncini, Chiesa di S.
Sepolcro, 1932, 91.
PALLAVICINO DELFINO
Busseto
1106 c.-post 1153
Figlio di Oberto, ebbe dal padre in appannaggio le terre site nel Parmigiano, oltre
il Taro. Venuto in discordia col fratello Tancredi, si ribellò al padre occupandogli
alcune terre e uccise Tancredi. Cominciata la guerra tra i Piacentini, protettori del
padre, e i Parmigiani, prese anchegli le armi e colle sue devastazioni recò
gravissimi danni agli avversari. Fu assalito due volte nel castello di Tabiano, ove si
fortificò colle sue milizie e alla fine i Piacentini conquistarono e distrussero il
castello. Pose fine alla guerra e alle discordie domestiche la comparsa in Italia di
Federico I (1153), nella quale occasione gli fu restituito ciò che restava del castello
di Tabiano. Forse il nome di Delfino fu solo il soprannome del Pallavicino, che gli venne
dallessere stato alle crociate e dallaver preso per insegna il delfino.
FONTI
E BIBL.: Chronicon familiae Pallavinae, ms. nella biblioteca
Palatina di Parma; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; L. Pavia, salsomaggiore, Tabiano, Milano, 1898; V. Spreti,
Enciclopedia storico nobiliare, Milano, 1932; C. Argegni, Condottieri, 1937, 385-386.
PALLAVICINO DELFINO
Scipione
1238
Figlio di Guglielmo e di Solestella. Nel 1238 fu Podestà di Reggio. Prese parte alla
Signoria di Soragna unitamente ai Lupi.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIV.
PALLAVICINO DONINO
Busseto
ante 1348-1360 c.
Fu nipote del Marchese Uberto Pallavicino. Per il suo valore e le sue qualità fu
tenuto in grandissima stima da Ugo IV, re di Cipro. Barone delle Corte cipriota, fu
valoroso guerriero.
FONTI
E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, [177-178].
PALLAVICINO DONNINO
Zibello
1416/1429
Figlio di Federico. Poco dopo il 1416 divenne nemico degli Estensi. Per questo
motivo gli fu tolto il feudo di Zibello e, fatto prigioniero, fu rinchiuso in Parma. Nel
1418, di notte si calò dalle mura della Ghiaia presso il ponte di Galleria e fuggì
assieme a due figli che erano stati rinchiusi con lui. Tentò allora, con laiuto di
Pietro Pallavicino, di riprendere Zibello ma dovette desistere dallimpresa trovando
i Rossi, i Sanvitale e i Lupi uniti nella difesa della rocca a nome degli Estensi. Zibello
gli fu probabilmente restituita nel 1420 ma ne fu di nuovo spogliato nel 1429 da Orlando
il Magnifico.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO DONNINO, vedi anche PALLAVICINO DONINO
PALLAVICINO DOROTEA, vedi MAGNANI LUIGIA MARIA DOROTEA
PALLAVICINO ELEONORA
Brugnola
di Salso 1596
Marchesa. Il 3 giugno 1596 con altre cinque dame salsesi prese parte alla fondazione della
Confraternita della Beata Vergine del Carmelo a Marzano.
FONTI
E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 21.
PALLAVICINO ELEONORA, vedi anche CAPILUPI ELEONORA
PALLAVICINO EMILIO MARIA
Parma
8 agosto 1884-Parma 17 aprile 1942
Figlio di Filippo e Luisa Benassi.Marchese, laureato in Teologia, fu Prelato di Sua
Santità e Canonico della Cattedrale di Parma. Fu inoltre direttore dellUfficio
missionario diocesano di Parma e cofondatore (1923) e primo Assistente ecclesiastico
(1924-1928) dello scoutismo cattolico (ASCI) di Parma.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 420; Centro Studi Scout C.Colombo (M.Furia).
PALLAVICINO EMMANUELE
Parma-1499
Figlio di Lodovico e di Antonia Secco. Il 24 marzo 1485 ottenne dal duca di Milano
Lodovico il Moro la facoltà di portare le insegne sforzesche di colore bianco e morello.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXX.
PALLAVICINO
ENIRO
busseto-22
febbraio 1601
Figlio
di Pallavicino e di Isabella Carpani. Nel 1593, assieme al fratello Fabio, giurò fedeltà
a Ranuccio Farnese duca di Parma.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXVI.
PALLAVICINO ENRICO
Scipione-Benevento
26 febbraio 1265
Figlio di Manfredo, dei marchesi di Scipione. Molto esperto nelle arti militari, combatté
nelle guerre contro i guelfi. Quando suo zio Uberto Pallavicino, nel 1260, fu nominato
capitano generale dei Milanesi, lo chiamò a sé e lo fece suo luogotenente. Nel 1261 gli
riuscì di conquistare Tortona, aggiungendo così una città importante ai dominî dello
zio. Nel 1265 si unì al fratello Uberto contro il marchese Guglielmo di Monferrato che,
nellimminenza dellarrivo in Italia di Carlo dAngiò, aveva preso le armi
contro i ghibellini. Il Pallavicino fu inviato in Puglia per difendere Manfredi. Morì in
battaglia insieme al figlio di Federico di Svevia.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; E. Ricotti, Storia delle
Compagnie di ventura, Torino, 1893; V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Milano,
1932; C. Argegni, Condottieri, 1937, 386.
PALLAVICINO ERCOLE
Varano
21 aprile 1701-7 settembre 1782
Figlio di Niccolò e di Francesca della Valle. Fu Arciprete della chiesa di
Cusignano e canonico della Cattedrale di
Parma. Papa Clemente XIV lo fece Protonotario apostolico e linfante Ferdinando di
Borbone lo elesse suo primo elemosiniere. Fu lultimo marchese di Varano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIX.
PALLAVICINO ERMETE
Busseto
1476 c.-1562
Figlio
di Cristoforo e di Bona Pusterla. assieme al
fratello Girolamo accolse nel 1532 limperatore Carlo V, il quale nelloccasione
eresse Busseto al rango di città. Ancora assieme a Girolamo giurò fedeltà a Pier Luigi
Farnese che nel 1545 era stato fatto duca di Parma e Piacenza. Nel 1547 fu eletto Prevosto
della Collegiata di Busseto, titolo al quale rinunciò nel 1554. Nel 1556 giurò fedeltà
a Filippo II re di Spagna.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXI.
PALLAVICINO ETTORE
Busseto
1533
Figlio di Lelio e di Laura. Fu fatto Cavaliere da Carlo V in Busseto il 4 marzo
1533.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XV.
PALLAVICINO EUGENIA
Salsomaggiore-1647
Marchesa. Fu munifica sovvenzionatrice della chiesa di Salsomaggiore.
FONTI
E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 21.
PALLAVICINO EUGENIO
Scipione
XVI secolo
Figlio di Annibale e di Aurelia Fogliani Sforza. Fu Canonico lateranense nel XVI
secolo.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXX.
PALLAVICINO FABIO
Parma 3 aprile 1584 -
Figlio di Cesare e di Margherita Sanvitale. Fu militare di professione.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO FEDERICO
Borgo San Donnino 1191
Fu il primo podestà di Borgo San Donnino (anno 1191) di cui si conosce con certezza il
nome (lattribuzione al casato dei Pallavicino o Pelavicino fu fatta per la prima
volta dal Pincolini). Del Pallavicino fanno menzione anche le storie piacentine. Allorché
Arrigo VI vendette ai Piacentini i castelli di Borgo San Donnino e di Bargone, che aveva
ricevuto in pegno, ordinò al Pallavicino di inviare a Piacenza i rappresentanti del
Comune di Borgo San Donnino a prestare solenne giuramento di fedeltà e di obbedienza a
quella comunità: ciò avvenne il 3 novembre 1191. Due giorni dopo, Antonio Andito, uno
dei consoli del Comune di Piacenza, portatosi a Borgo San Donnino, ricevette dal
Pallavicino il possesso di quella terra, abbracciando una colonna del Palazzo della
Comunità e facendosi consegnare la porta del Castello: apprehendendo columpnam palacii et
eam in manibus ipsius Antonii dimittendo, et per Portam castri que est juxta domun petri
guerci que est in capite pontis castri (strumento contenuto nel Registro Mazzano della
Comunità piacentina, 5 novembre 1191).
FONTI
E BIBL.: G. Laurini, Capi civili di Borgo San Donnino, 1927, 9-10; N. Denti, Capi civili
da Parma a Fidenza, 1960.
PALLAVICINO FEDERICO
Zibello 1389
Figlio di Donnino e di una Lupi. Ebbe in eredità il feudo di Zibello. Quando nel 1389
Giangaleazzo Visconti spogliò lo zio Barnabò dello Stato, si alleò col nuovo signore, forse sperando di averne dei vantaggi e
delle proprietà.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO FEDERICO
Ravarano o Zibello
1444/1459
Figlio di Antonio e di una Saluzzo. È ricordato una prima volta in un documento del 1444.
Nel 1454 dichiarò, quale feudatario di Ravarano, la sua lealtà al Duca di Milano. Nel
1459 compare tra i condottieri che accompagnarono il duca Galeazzo Maria Sforza nel
viaggio a Bologna, e nel 1468 fu nominato Gentiluomo ducale. Al Pallavicino si deve la
compilazione degli Statuti di Ravarano, che fu da lui affidata nel 1444 al perito
giureconsulto Guidantonio gaifasi. Tale
compilazione non fu che una riforma di quelle che i suoi avi avevano fatto eseguire per i
feudi di Ravarano e di Zibello.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO FEDERICO
Zibello-
maggio/dicembre 1502
Figlio quartogenito di Gianfrancesco e di Giacoma Brandolini. Il 5 febbraio 1498 Lodovico
il Moro gli concesse linvestitura della porzione del feudo di Zibello che aveva
avuto in eredità dal padre. Il 26 ottobre 1499 giurò fedeltà a Lodovico XII nel
Castello di Milano per i feudi della famiglia. Fece testamento il 14 maggio 1502.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXVI.
PALLAVICINO FEDERICO
Busseto 27
ottobre 1709-Venezia post 1787
Appartenente al ramo dei marchesi di Busseto, entrò il 24 marzo 1726 nella
Compagnia di Gesù. Ricevuta la sacra ordinazione, approfondì a Cremona la propria
cultura teologica e insegnò poi a lungo teologia in quella città prima di assumere, nel
1773, lincarico di rettore del Collegio milanese di educazione. Nel 1775 pubblicò a
Milano le vite di Francesco Sforza Picenardi e della sorella di questi Teresa Isabella,
monaca nel chiostro di Santa Maria della Pace in Cremona. Quindi a Venezia, nel 1787,
pubblicò la sua opera maggiore, Il Sacerdote santificato, che ebbe larga diffusione sia
in Italia che allestero.
FONTI
E BIBL.: D..Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 321-322.
PALLAVICINO FERRANTE CARLO
Parma 23 marzo
1615-Avignone 5 marzo 1644
Settimo di otto fratelli, nacque da giangirolamo
e Chiara, figlia del conte Pompeo Cavalca. Fu tenuto a battesimo il 24 marzo 1615 da galeazzo Scotti e da Beatrice Malaspina. Il padre,
marchese di Scipione, fu coppiere di Margherita Aldobrandini, moglie di Ranuccio Farnese.
La famiglia trascorreva gran parte dellanno a Parma, in un palazzo affittato in
Strada San Michele. Come il fratello Giulio Cesare, mandato nei gesuiti, il Pallavicino fu
destinato dalla famiglia al chiostro: nel 1631 entrò nel monastero di Santa Maria della
Passione a Milano, congregazione di canonici lateranensi dellordine di San
Benedetto. Nel 1632 prese i voti con il nome di Marcantonio e, come duso, rinunciò
davanti al notaio a ogni pretesa sulleredità paterna a favore del fratello Pompeo,
che prese servizio come militare alla corte
di Odoardo Farnese. Dal canto suo, Pompeo si impegnò a corrispondere al Pallavicino una
pensione annua di cinquanta ducatoni di Milano, cifra sufficiente per consentirgli un
decoroso sostentamento. Nel corso del 1633 il Pallavicino abbandonò milano, pare dopo aver ottenuto dai superiori
lautorizzazione a compiere un viaggio in Francia. Essendo egli di felice ingegno
nellinventare favole faceva travedere la Religione, e l Mondo scrivendo la
favolosa narrazione de suoi finti viaggi per tutte le provincie di Francia (Girolamo
Brusoni). Si stabilì a Padova, nel monastero del suo ordine, e frequentò regolarmente i
corsi dellUniversità per almeno un anno accademico. Forse nel 1634 si trasferì a
Venezia, nellabbazia della Carità. Si legò damicizia al coetaneo Girolamo
Brusoni, come lui costretto sedicenne al chiostro. Nel 1635 vide la luce un primo breve
scritto in prosa del Pallavicino: Il sole ne pianeti, cioè le grandezze della
Serenissima Repubblica di Venetia (Frambotto, Padova) che gli fruttò in ricompensa dal
Senato Veneto una collana doro. Lanno seguente pubblicò due romanzi di
soggetto biblico, La Taliclea e La Susanna (dal Sarzina), e due operette di soggetto
religioso, La Traslatione del corpo di San Giovanni martire duca dAlessandria da
Constantinopoli in Venetia e la Vita di S. Giovanni martire duca dAlessandria
(entrambi dal Sarzina). Nel 1637 entrò a far parte dellAccademia degli Unisoni,
fondata da Giulio Strozzi, poi, con il nome di Accademico Occulto, di quella degli
Incogniti, fondata nel 1636 da Giovan Francesco Loredano. AllAccademia, che si
riuniva ogni lunedì nel palazzo del Loredano, frequentò Pietro Michiel, Antonio
Santacroce, Maiolino Bisaccioni e Francesco Pona. Divenne poi segretario del Loredano.
Sempre nel 1637 Crivellari e Bartoli, di Padova, gli publicarono Le glorie del miracoloso
crocifisso che si ritrova nella chiesa de venn. PP. Servi in Padova e dal Tommasini
uscì Il Giuseppe, altro romanzo il cui soggetto è tratto dalla storia sacra. Un
tentativo storico-giornalistico, I successi del mondo nellanno 1636 (Tommasini), si
dimostrò poco fortunato: il Pallavicino si schierò apertamente con il partito
antispagnolo e antipapale, ma Odoardo Farnese non apprezzò molto un passo in cui si
accenna alla sua sfortunata campagna militare contro la Spagna (la sconfitta di
Rottofreno): un Duca di Parma de propri sudditi poco sicuro, che con buon presidio
nel castello ritirossi della Città, per scansar il pericolo, a cui lesponeva la
rabbia dun popolo, impaziente de disagi della guerra (p. 77). Ancora presso
leditore Tommasini, il Pallavicino pubblicò nel 1638 due romanzi, Il Sansone e La
Pudicitia schernita, questultimo costruito su di un aneddoto scandaloso della Roma
imperiale. Dal Sarzina uscì un Applauso nella nascita del Delfino, scritto encomiastico
per la nascita del futuro Luigi XIV. Lanno seguente fece un breve soggiorno a
Genova, di cui è testimonianza lopuscolo Eolo dolente per ledificio del nuovo
molo di Genova (Farroni, Pisagni e Barberi, Genova; ripreso nella Scena rettorica).
Accrebbe di una terza parte La Susanna, sempre per il Sarzina, il quale gli pubblicò
anche La Bersabee, romanzo in cui, a differenza dei precedenti, la storia sacra è
utilizzata ai fini di una polemica allegoria della politica contemporanea. Sempre nel 1639
pubblicò Le bellezze dellanima (Tommasini, e, lo stesso anno, Genova, Calenzano),
trattatello ascetico, e LAmbasciatore invidiato, con lo pseudonimo di Alcinio Lupa.
Per Bertani riunì scritti doccasione, novelle, discorsi e lettere con il titolo di
Varie composizioni. Nel 1640 pubblicò La Rete di Vulcano (Guerigli), romanzo
mitologico-licenzioso ispirato allo Scherno degli Dei del Bracciolini, Scena rettorica
(Bertani), esercizio di erudizione, e un brevissimo romanzo politico, Il Principe
hermafrodito (Sarzina). Meditò di lasciare Venezia al seguito di un ambasciatore veneto
di partenza per Costantinopoli; poi invece accettò lincarico di cappellano di
Ottavio Piccolomini, il duca di Amalfi stabilitosi in Boemia e militare al servizio
dellImperatore. Dalla primavera del 1640 fu in Germania, dove il Brusoni vuole sia
entrato in contatto con ambienti calvinisti. Nella primavera del 1641 rientrò a Venezia,
trasformato nel fisico (contrasse il malfrancese, di cui portò i segni sul volto) e nello
spirito: ritornò trasfigurato in guisa che pareva portasse fin dallora la morte,
sul volto un non so che di noia, e di malinconia che rendeva quasi odiosa la sua
conversazione. E solamente dove fosse stato con qualche femminella volgare, pareva
chegli deponesse quella sua mesta taciturnità e rozzezza, nel parlare, non che
nelle pubbliche azzioni, ne privati trattenimenti riusciva insipido e freddo.
Avveniva che trovandosi in qualche conversazione duomini e donne di riguardo, si
sedeva solo in disparte, come astratto ne suoi pensieri, né rispondeva gran fatto
di proposito a chi lavesse risvegliato con qualche invito, o puntura (Brusoni). Lo
stesso anno, da Guerigli uscirono Le due Agrippine, romanzo storico-eroico sul genere
della Messalina del Pona, pubblicato clandestinamente, e, con lo pseudonimo di Ginifaccio
Spironcini, il Corriero svaligiato, la sola cagione di tutte le sue disgrazie, come scrive
Brusoni. Si tratta di cinquanta lettere, di vario argomento e violentemente polemiche, che
si fingono trafugate a un corriere diplomatico. Avvisato da una spia, il nunzio apostolico
Francesco Vitelli chiese al Senato di Venezia il sequestro del libro e larresto del
Pallavicino. La mattina del 23 settembre 1641 le copie del Corriero furono sequestrate e
distrutte e il Pallavicino fu prelevato dallabbazia della Carità e rinchiuso nei
camerotti. Nel febbraio 1642 fu liberato, senza processo, probabilmente grazie
allintervento di qualche amico potente (forse il Loredano). Il pallavicino gettò allora labito religioso e
non ebbe più regola alcuna di vita, lasciandosi trasportare senza riguardo alcuno, o
dalla necessità o dal capriccio (Brusoni). La sua popolarità fu accresciuta dalla bolla
papale che il 22 gennaio mise allindice Pudicitia schernita e Rete di Vulcano.
Temendo rappresaglie da parte degli ambienti ecclesiastici, si rifugiò in casa del
Loredano, poi fu a Parma, a Piacenza e in Friuli. Tornò quindi a Venezia, ospite di
Nicolò Venier, cui aveva dedicato Eolo dolente. Sempre nel 1642 videro la luce due
libelli anomini: La baccinata, ovvero
battarella per le api Barberine e il Dialogo molto curioso e degno tra due gentiluomini Acanzi, violentemente antipapali e a
sostegno di Odoardo Farnese, impegnato nella guerra di Castro. La Baccinata, poi, è
impudentemente dedicata allillustrissimo e Reverendissimo Monsignor Vitellio,
Nunzio di Sua Santità in Venezia poiché V.S. illustrissima
che nel cognome di vitello mostra desser razza di bue, assicura in sé una simpatia
naturale con quelli animali, e conseguentemente con gli Barberini. Fu in quel periodo che
il Pallavicino conobbe Charles de Brèche, figlio di un libraio di Parigi, che soggiornava
in Venezia con il falso nome di Charles de Morfù o Morfì. Il Pallavicino e de Brèche si
conobbero in casa di Nicolò Venier: il francese
gli si finse amico, gli offrì denaro e gli fece credere (pare mostrando alcune lettere
abilmente falsificate) che il cardinale di Richelieu intendeva offrirgli la carica di
storico personale e la direzione di una Accademia di lettere toscane. Il pallavicino abboccò: si recò a Bergamo preso il
parente Bartolomeo Albani, dove lo raggiunge il de Brèche, che si impegnò ad accollarsi
le spese del viaggio. Verso la metà di ottobre del 1642 i due furono a Ginevra, dove il
Pallavicino tentò, pare senza successo, di fare stampare alcuni dei pamphlet che si era
portato dietro in una grossa valigia di cuoio nero. Del 1642 sono anche laretinesca
Retorica delle puttane e il Divortio celeste, compendio delle malefatte di papa Urbano
VIII. Il fatto che queste due opere non siano menzionate nei verbali del processo tra
quelle trovate in possesso del Pallavicino nella sua valigia, e il fatto che il Divortio
descriva fatti avvenuti nellottobre dello stesso anno, lascia supporre che siano
state stampate a Venezia dopo la partenza del Pallavicino. Da Ginevra, dove affittarono
due cavalli, il Pallavicino e il de Brèche scesero lIsère e poi il Rodano fino a
Montdragon. Si avviarono quindi verso
Oranges, dove il francese aveva alcuni
affari da sbrigare. Nel 1643 partirono da Oranges per Nîmes: de Brèche condusse
lignaro Pallavicino a un posto di frontiera sul ponte di Sorgues, poco distante da
Avignone, città che era sotto la giurisdizione papale dai tempi della cattività. Il pallavicino, che viaggiava con il falso nome di giovanni Raimondi, fu arrestato dai soldati
pontifici (12 gennaio) e rinchiuso nel Palazzo dei Papi di Avignone, nella torre de la
Glacière. Il de Brèche fu subito rilasciato. Ai preparativi del processo attese, in
assenza del legato (il cardinale nepote Antonio Barberini, che si trovava a Roma), il vice
legato Federico Sforza. Se si deve credere al Brusoni, il Pallavicino tentò la fuga: si
fece dare alcune candele per leggere e appiccò il fuoco alla porta, ma il tentativo fu
subito scoperto. Listruttoria fu affidata allavvocato Stefano Ciai. Capi
dimputazione furono gli scritti, quasi tutta la produzione del Pallavicino,
contenuti nella sua valigia. parallelamente,
a Venezia, il nunzio Vitelli procedette allinterrogatorio delle persone che avevano
conosciuto limputato durante il soggiorno veneziano. Davanti ai giudici, il
Pallavicino tentò una timida difesa: affermò che i libri anonimi non erano suoi e che li
aveva avuti in dono da amici, che i manoscritti erano copie di altri manoscritti, copiati
per ingannare il tempo durante la prigionia nei camerotti, tutte cose di proprietà di
Venier, Michiel e Loredano, e che la maggior parte degli scritti brevi (pasquinate,
lettere e sonetti) laveva copiata da originali di proprietà del veneziano Avogadro
e altri erano stati trascritti dietro richiesta di de Brèche durante il viaggio. Chiese
clemenza, si dichiarò vittima di cattive compagnie e di furori giovanili. Rinnegò la
Baccinata affermando di averla avuta in dono dal Loredano mentre si trovava a Bergamo
perché la confutasse. Del Corriero svaligiato disse che una prima versione, che non vide
mai la luce, era sua, ma che quella pubblicata gli era stata attribuita dai nemici. Ma lo
Sforza scrisse il 3 settembre 1643 al cardinale Barberini: Si conosce chiaramente gli
scritti essere originali, e non copie, come egli asserisce; e perché da quello
chabbiamo nel processo sin ad ora pare che ci sia tanto che avanzi per castigarlo
come merita, non abbiamo ancora voluto avventurarlo ai tormenti, alli quali io credo
nondimeno chegli sia per fare poca resistenza, per aver veduto con che facilità ha
confessato quello che di già è in processo. Io credo che la giustizia sia per
condannarlo alla morte. Inutili furono le richieste di perdono, infarcite di dotte
citazioni dalla storia sacra, che il Pallavicino indirizzò al cardinal nepote: Ma quale
gloria le sarà daver schiacciato il capo ad un verme? Sarà più vantaggio della
sua magnanimità il raddrizzarmi, e farmi un vivo trofeo della sua clemenza (questa
lettera fu allegata agli atti processuali come comprovante confessione piena). Benché il
delitto di cui il Pallavicino fu accusato non fosse, di per sé, capitale, fu giudicato
tale propter reiterationem: la condanna fu a morte per lesa maestà e apostasia. Venerdì
4 marzo 1644 venne degradato da un alto prelato e sabato 5 fu condotto nella piazza
antistante il Palazzo dei Papi e, a soli 29 anni detà, decapitato. Gli si
risparmiò il rogo già che si trova che egli è Gentiluomo. I libri furono arsi dal
carnefice, i manoscritti conservati. Che il Pallavicino fosse un personaggio di una certa
levatura e assai scomodo, lo capirono bene gli ambienti ecclesiastici, se tanto si diedero
da fare per toglierlo di mezzo: al riguardo sono abbastanza significativi gli atti
processuali e la corrispondenza scambiata tra i Barberini e il vicelegato di Avignone.
Senza dimenticare che di tutti i libellisti che pullularono nellItalia del Seicento,
fu lunico a lasciare la testa sul patibolo. Se la condanna a morte tolse di mezzo un
personaggio che per la famiglia Barberini si era fatto troppo pericoloso, si ritorse però
contro chi laveva vista come unica soluzione: il Pallavicino divenne un vero e
proprio mito. I suoi scritti furono tradotti in francese, inglese e tedesco, e
nellarco della sola seconda metà del Seicento si contarono in Europa circa settanta
edizioni delle sue opere. Di echi e suggestioni pallaviciniane si fecero poi forti le
polemiche antiromane dei protestanti e antireligiose in genere.
FONTI
E BIBL.: A. Albertazzi, Romanzieri e romanzi del Cinquecento e del Seicento, Bologna,
1891, 315-330; Lanima di Ferrante Pallavicino, divisa in sei vigilie, Colonia, 1675;
H. Bayle, Dictionnaire historique et critique, Rotterdam, 1702, t. III, 2291; A. Belloni,
Il Seicento, Milano, 1955, 363-364; F. Benoît, La valise de Ferrante Pallavicino, Paris,
1928; H. Bouché, La Chorographie ou description de Provence et lhistoire
chronologique de mesme pays, Aix, 1664, II, 933-934; G. Brusoni, Vita di Ferrante
Pallavicino, Venezia, 1654; G. Chaufepié, Nouveau dictionnaire historique et critique, La
Haye, 1753, t. III, 18-19; P. De Saint Romuald (P. Guillebaud), Trésor chronologique et
historique, Paris, 1642-1647, t. III, 972; P. De Saint Romuald, Ephémerides, Paris, 1662,
t. I, 198; Encyclopédie, Neuchatel, 1765, t. XII, 687-688 (voce: Plaisance); G. Faelli,
Un libellista decapitato, in La Domenica del Fracassa 3 gennaio 1886; G. Ghilini, Teatro
duomini letterati, Venezia, 1647, t. II, 77-78; Le Glorie degli Incogniti, Venezia,
1647, 137-139; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1841, tav. XXX; J. Lucas-dubreton, Un libertin italien du XVIIe siècle:
Ferrante Pallavicino ou lAretin manqué, Paris, 1923; P. Marchand, Dictionnaire
historique, ou mémoires critiques et littéraires, La Haye, 1759, t. II, 125-129; L.
Mensi, Dizionario biografico piacentino, Piacenza, 1899, 312; L. Morery, Grand
dictionnaire historique, Paris, 1707, t. IV, 135-136; G. Naudé, Naudaeana et patiniana,
Amsterdam, 1703, 109-110; Nouvelle biographie générale (Michaud), Paris, 1862-1866 (voce
Ferrante Pallavicino); N. Papadopoli, Historia Gymnasii Patavini, Venetiis, 1726, t. II,
301; G. B. Passano, Novellieri italiani in prosa, Torino, 1872, vol. I, 482-483; C.
Poggiali, Memorie per la storia letteraria di Piacenza, Piacenza, 1789, II, 170-194; F.
Salfi, histoire litteraire dItalie, Paris, 1935, XIV, 84-86; G.Spini, Ricerca dei
libertini, Roma, 1950 (ristampa: Firenze, 1983); G. Tiraboschi, Storia della letteratura
italiana, Modena, 1713, t. VIII/3, 381; N. Vigneul Marville, Mélanges dhistoire et
de littérature, Rotterdam, 1700, 11-13; E. Zanette, Suor Arcangela, monaca del Seicento
veneziano, venezia-Roma, 1960, 339-340 e
350-354; Secoli della letteratura italiana, 3, 1855, 398-401; Aurea Parma 1 1985, 4-15; A.
Marchi, Don Ferrante Pallavicino, Archivio Storico per le Provincie Parmensi 1985, 77-78;
Gazzetta di Parma 24 novembre 1992, 5; Bergamo, Biblioteca Civica, Carteggio Albani, Gab.
E. 2/sop. 10-13; Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Codice Barb. Latino
n. 6157 e 9476; Genova, Biblioteca Universitaria, ms. E. V. 19; Milano, Biblioteca
dellUniversità Cattolica del Sacro Cuore, Archivio Pallavicino-Sforza-Fogliani,
buste n. 37 e 39; Parma, Archivio Vescovile, busta Matr. 1619; Venezia, Archivio di Stato,
Esposizioni Roma-Collegio R. 31.
PALLAVICINO FILIPPO
Parma
9 novembre 1751-Parma 29 dicembre 1843
Figlio secondogenito di
Uberto. Fu educato per nove anni a Roma nel Collegio Nazzareno. Ritornato a Parma, fu
nominato Esente delle Reali Guardie del Corpo e Ciamberlano del duca di Parma Ferdinando
di Borbone. apprese il fagotto e il corno
inglese da Gaetano Grossi e il canto dal maestro Francesco Fortunati. Il Pallavicino fece
la delizia dei Sovrani passati cantando con essi a Colorno nel teatrino di Corte con
applauso universale (Gervasoni). Fu colonnello delle Guardie donore della duchessa
di Parma Maria Luigia daustria.Decantato
quale abile cavallerizzo, valente schermidore e grazioso ballerino di sala, fu inoltre
commendatore dellOrdine costantiniano
e patrizio e cittadino veneto.
FONTI
E BIBL.: C. Gervasoni, Nuova teoria di musica, 1812, 222; Pallavicino dellEmilia
1911, tav. XXXIII; Palazzi e Casate di Parma, 1971, 374.
PALLAVICINO FILIPPO
Parma
10 giugno 1848-
Figlio di Giuseppe
Maria e di Leopolda pallavicino. Fu
consigliere in diversi comuni del Reggiano e presidente della commissione Ippica nella provincia di Parma. Fu
Patrizio e cittadino veneto.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIV.
PALLAVICINO FILIPPONE
Pellegrino
1397/1402
Figlio di
Giacomo. Nel 1397 ottenne dal duca di Milano
il rinnovo dellinvestitura di pellegrino
e di Specchio. Nel 1402 fu a milano ad
assistere ai solenni funerali celebrati per il duca Giangaleazzo Visconti.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XV.
PALLAVICINO FRANCESCO
-Bargone
1376
Nel 1374,
accompagnato dai figli del cugino Nicolò Pallavicino, si recò a Bargone dove fu accolto
dallo zio Giacomo Pallavicino. Mentre si stava consumando il pranzo, il Pallavicino
trucidò a tradimento lo zio e il nipote Giovanni, quindi, usata violenza alle loro donne,
le cacciò da castello. Avrebbe a questo punto dovuto consegnare la fortezza a Nicolò
Pallavicino ma si rifiutò di eseguire quanto in precedenza era stato convenuto. Nicolò pallavicino si rivolse allora contro di lui dando
inizio a una lunga contesa.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO FRANCESCO
Busseto
1476 c.-post 1546
Figlio di Cristoforo e
di Bona Pusterla. Nel 1529 fu eletto prevosto della chiesa di Busseto. Vi rinunciò nel
1546.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XXI.
PALLAVICINO FRANCESCO
Parma-post
1567
Figlio di Emmanuele e
di Luigia Lupi. Nel 1545 giurò fedeltà e obbedienza a Pierluigi Farnese, primo duca di
Parma e Piacenza. Fece testamento il 14 gennaio 1567.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XXX.
PALLAVICINO FRANCESCO
Busseto 1621 c.-post
1646
Figlio di Ermes e di Virginia Parati. Nel 1646, unitamente al fratello Carlo, fu
condannato a morte e alla confisca dei beni essendo accusato di diversi omicidi, violenze
e molti stupri. Ambedue si salvarono ponendosi al servizio di Venezia quali condottieri
darmi.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1841, tav. XXIV.
PALLAVICINO FRANCESCO
Polesine
1683 c.-Busseto 1750
Figlio di Sforza. Nel
1748 fu incarcerato in Busseto per aver ucciso in una rissa con due pugnalate il fratello
Lodovico, che era chierico. Morì in prigione.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO FRANCESCO
Busseto 9 settembre
1763-16 gennaio 1835
Figlio di Muzio Omobono e di Maria zaccaria.
Nel 1781 fu nominato Cavaliere gerosolimitano. Fu anche commendatore.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XXIII.
PALLAVICINO FRANCESCO
Parma
16 marzo 1887-post 1947
Figlio di Ottorino e di
Nellina Pallavicino Mossi. Si laureò al Politecnico di Milano in architettura nel 1910.
Costruì il silos nel porto di Civitavecchia dal 1925 al 1928 e un edificio scolastico
nella stessa città. Lavorò anche a Tirana, in Albania. Si occupò di costruire le linee
ferroviarie Chivasso-Locarno e Asti-domodossola,
e dal 1923 al 1925 diresse i lavori della ferrovia Roma-Ostia.
FONTI
E BIBL.: A.M. Bessone, Scrittori e architetti, 1947, 381.
PALLAVICINO FRANCESCO
Parma 1897/1918
Tenente di cavalleria nellaviazione, durante la prima guerra mondiale si imbattè in
una intera squadriglia austriaca mentre inseguiva un velivolo nemico. Una scarica di
mitraglia gli fece saltare larma tra le mani e pur ferito con abili manovre riuscì
a sottrarsi al nemico raggiungendo le linee italiane e offrendo alle truppe che seguivano
da terra il combattimento bellissimo esempio di calma, di audacia, di alto sentimento del
dovere, come è scritto nella motivazione
della medaglia dargento al valor militare della quale fu insignito.
FONTI
E BIBL.: Aviatori parmigiani, in Gazzetta di parma
15 maggio 1978, 3.
PALLAVICINO FRANCESCO MARIA
Parma 1 maggio 1635-27
aprile 1703
Figlio di Ranuzio e di Camilla Carissimi. Fu inviato dal duca di Parma Ranuccio Farnese
allimperatore Leopoldo.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XX.
PALLAVICINO FRANCHEDI, vedi PALLAVICINO TANCREDI
PALLAVICINO GALEAZZO
Busseto 1410 c.-
Figlio di Orlando e di Caterina Scotti. Nel 1442 fu lettore di sacri canoni alluniversità di Torino.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XVII.
PALLAVICINO GALEAZZO
Busseto
1452 c.-1520
Figlio
di Pallavicino, dei marchesi di Busseto, e di Caterina Fieschi. Nel 1478 fu creato
cavaliere, lo stesso giorno che Galeazzo Maria Visconti ricevette le insegne di duca. Nel
1483 fu eletto consigliere ducale. Dieci anni dopo fu tra i condottieri delle squadre
milanesi, nella battaglia del Taro, contro Carlo VIII. Nel 1499 Ludovico il Moro lo inviò
collincarico di Capitano delle armi in Piacenza, nel momento in cui Ludovico XII si
preparava a impadronirsi del Ducato di Milano. Il Pallavicino non si curò di difendere
quella piazza e si schierò per il Re, il quale, divenuto padrone della Lombardia,
comprese il pallavicino nella donazione di
Borgo San Donnino fatta ai fratelli, e lo nominò cavaliere di San Michele e di San
Donnino, dandogli fontanella, Soresina e
Romanengo. Più tardi lo creò governatore di Pontremoli, di felino e di Torchiara. Nel 1503 il Pallavicino
fece costruire un mulino a Gallinella. Fatta la lega di cambrai (1508), continuò a militare per Ludovico
XII e si trovò alla battaglia di agnadello
(1509) contro i Veneziani. Nel 1512 si ritirò nelle sue terre, ma un anno dopo, quando i
Francesi si unirono ai Veneziani, si impadronì di Cremona. Nel 1515, venuto in Italia
Francesco I e vinti gli Svizzeri a Marignano, Massimiliano Sforza fu fatto prigioniero. Il
Pallavicino avuto sentore della vittoria, ne profittò per ritornare a Cremona, donde era
stato scacciato, e dove trovò invece festose accoglienze. Il Re gli cedette, in segno di
onore, una coppa doro che era stata offerta a lui. Continuò a seguire il partito
francese fino alla morte. Da papa Leone X e da Massimiliano Sforza nel 1513 fu
riconfermato nei suoi diritti e privilegi sugli antichi feudi Pallavicino.
FONTI
E BIBL.: Archivio Storico Lombardo, t. I, anno XVII, 1890; Chronicon familiae Pallavicina,
ms. nella biblioteca Palatina di Parma; C.
Cipolla, Storia delle signorie italiane, Milano, 1881; B. Corio, Storia di Milano, V, III,
Milano, 1857; Giulini, Memorie della città e campagna di Milano, Milano, 1837; P. Litta,
Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; E.
Ricotti, Storia delle compagnie di ventura, Torino, 1893; E. Seletti, La città di
Busseto, Milano, 1883; V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Milano, 1932;
Enciclopedia militare, 1933, V, 770; F.Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 21; C.
Argegni, Condottieri, 1937, 387; E. DallOlio, Corniglio e la sua valle, 1960, 43.
PALLAVICINO GALEAZZO
Busseto
o Cortemaggiore-1582
Nel
1550 gli fu conferita con provvisione apostolica la commenda di Santa Maria maddalena della Ceva, in Diocesi di Cremona. Nel
1565 fu al servizio dei Veneziani quale condottiero di trenta lance del doge Priuli, e non
ritornò in patria che dopo quindici anni. Lottò a lungo nei tribunali di Parma e di Roma
contro i Farnese che volevano usurpare i diritti dei Pallavicino. Morì senza aver mai
ottenuto un pronunciamento definitivo.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1841, tav. XXIV.
PALLAVICINO GERMANO
Parma
16 maggio 1836-Rovereto 20 giugno 1886
Figlio
di Gian Francesco e di Zelinda Liberati. Fu molto versato nelle matematiche, per le quali
ottenne regolare licenza. Percorse la carriera militare, dapprima come sottotenente del genio nelle truppe del Ducato Parmense, quindi nel
1860 passò nellesercito regolare italiano, dove raggiunse il grado di capitano di
fanteria. Prese parte alla campagna di guerra del 1866 contro gli Austriaci per
lindipendenza dItalia. Fu fregiato della medaglia commemorativa per le guerre
dellindipendenza e di quella dellUnità Nazionale. Il Pallavicino fu Patrizio
e cittadino veneto.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIII; V.Spreti, Enciclopedia storico
nobiliare, 1932.
PALLAVICINO GEROLAMO
Busseto
1508-Castiglione Lodigiano 22 aprile 1579
Figlio
di Cristoforo. Ebbe la signoria di busseto
coi fratelli Ermete e Francesco, ma a lui solo fu affidato il governo. Era ancora
minorenne quando i Francesi gli decapitarono il padre. Nel 1521 andò alla Corte imperiale
di Carlo V, ed ebbe il titolo di gentiluomo. Nel 1532 ritornò a Busseto, dove lanno
seguente ebbe il privilegio di ricevere limperatore Carlo V il quale
nelloccasione eresse Busseto al rango di città. Nel 1536 combattè nelle Fiandre sotto Ferrante Gonzaga contro i Francesi. Nel 1543
ospitò in Busseto papa Paolo III e limperatore Carlo V a convegno. Nel 1544 fu
eletto Colonnello di fanti.Nel 1545 prestò giuramento di fedeltà a Pier Luigi Farnese,
eletto duca di Parma e Piacenza. Ma il nuovo Duca lo perseguitò e gli limitò molti dei
suoi privilegi. Cospirò così contro il Farnese e, morto questi, riebbe cortemaggiore. Nel 1546 si recò in Parma con 200
fanti su richiesta del governatore pontificio, malcontento della presenza degli Spagnoli.
Nel 1547 fu governatore di Lodi, e, non appena fu avvertito delluccisione di Pier
Luigi Farnese, fece recapitare la notizia a Milano a Ferrante Gonzaga. Fu poi nuovamente
nelle Fiandre. Nel 1552, in Anversa, difese i suoi parenti da agguati di sicari dei
Farnese, ma nonostante ciò due suoi congiunti furono uccisi (lo stesso Pallavicino fu
gravemente ferito). Nel 1555 tornò in Italia come condottiero di cavalli, per la guerra
che in Piemonte si combatteva contro i Francesi, e si guadagnò il titolo di strenuo
capitano. Dopo la pace di Cambrai (1559) si ritirò dai campi di battaglia e visse a castiglione Lodigiano, suo feudo. Nel 1570
contribuì a riedificare la chiesa parrocchiale di Castiglione e dal 1572 al 1579 fondò
cinque coppellanie nella chiesa
dellIncoronata a carico dellospedale
Maggiore di Milano da lui beneficiato con testamento.
FONTI
E BIBL.: I.Affò, Vita di Pier Luigi Farnese, Milano, 1821; Archivio di Stato in Milano, Sezione storica, Famiglia
Pallavicino; Battilana, Genealogia delle famiglie nobili, Genova 1823; Chronicon familiae
Pallavinae, ms. nella biblioteca Palatina di
Parma; De Leva, Storia documentata di Carlo V; P.Litta, Famiglie celebri italiane, Milano,
1834, tav. XXI; L. Poggiali, Storia di Piacenza, Piacenza, 1757-1766; E. Seletti, La
città di Busseto, Milano, 1883; P. Vitali, Memorie di Busseto, ms. già presso Seletti;
C. Argegni, Condottieri, 1937, 387; U.Imperatori, Italiani allestero, 1956, 206.
PALLAVICINO GEROLAMO
Polesine
24 settembre 1579-
Figlio di Camillo e
di Margherita Pallavicino. Fu protonotario apostolico.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XVIII.
PALLAVICINO GIACOMO
ante
1322-Bargone 1374
Figlio di Federico.
Fu ucciso assieme al figlio Giovanni dal nipote Francesco.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO GIACOMO
Bargone
1374/1376
Morto nel 1376 il
fratello Francesco, fu spogliato del feudo di Bargone e imprigionato da Nicolò
Pallavicino con il pretesto che egli fosse sul punto di allearsi a Bernabò Visconti.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO GIACOMO
Scipione
1450/1498
Figlio
di Giovanni e di Lucia Bajardo. Nel 1450 fu armato cavaliere. Abitò a lungo nella rocca
di Chiavenna, nel Piacentino. Fu governatore di Borgo San Donnino nel 1495, e nel 1498 fu
nominato vice duca di Bari da Lodovico il Moro. Del Pallavicino pubblicò cenni biografici
il canonico Camillo Beccara.
FONTI
E BIBL.: L. Mensi, Dizionario Biografico dei Piacentini, 1899, 312.
PALLAVICINO GIAMBATTISTA, vedi PALLAVICINO GIOVANNI BATTISTA
PALLAVICINO GIAMPAOLO
Busseto
o Cortemaggiore-post 1648
Figlio di Girolamo
Galeazzo e di Elisabetta valvassori.
Appartenne allordine dei Servi di
Maria. Fu maestro di teologia e dal 1648 priore nel convento di Cremona.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XXV.
PALLAVICINO GIAN BATTISTA, vedi PALLAVICINO GIOVANNI BATTISTA
PALLAVICINO GIANFRANCESCO
Scipione-Colorno
25 maggio post 1486
Figlio di Niccolò e
di Angela. Nel 1479 ricevette dal cardinale Giovanni di Aragona il patronato e la chiesa
di San Nicomede in Borgo San Donnino. Visse lungamente alla Corte degli Sforza di Milano.
Nel 1482 si alleò a Costanzo Sforza nella guerra contro i Rossi di San Secondo ma non
riuscì a unirsi alle truppe degli sforza
perché fu fatto prigioniero e rinchiuso nel castello di Roccabianca, da cui fuggì poco
dopo mancando alla parola data di non
allontanarsi da quei luoghi in cambio di una relativa libertà di movimento. Morì, dopo
essere partito da Colorno, affogando nelle acque del torrente Lorno.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO GIANFRANCESCO
Busseto
o Cortemaggiore-post 1648
Figlio di
Girolamo Galeazzo e di Elisabetta Valvassori. Nel 1648 fu al servizio della Corte di
Spagna. Si adoperò in Vienna per gli interessi della sua famiglia quale procuratore del
padre.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XXV.
PALLAVICINO
GIANFRANCESCO
Parma
9 aprile 1800-Parma 6 novembre 1884
Nacque dal marchese Filippo e da Dorotea Magnani. Laureato in legge nel 1822, prestò
giuramento lanno dopo, dinanzi alla Corte dAppello, per il libero esercizio
dellavvocatura. Ma il 1° gennaio 1824 entrò al servizio dello Stato con la
qualifica di Aggiunto negli Uffizi della Delegazione di Parma. Fu dapprima segretario nel
Commissariato distrettuale di Busseto, fu poi chiamato al dicastero dellinterno,
donde passò commissario ducale in Guastalla nel 1840, mostrandosi sempre zelante
amministratore. A quarantanni ebbe la nomina di Consigliere di Stato e nel 1854 la
reggente Luisa Maria di Berry, col decreto che ricostituì la Regia Università di Parma,
lo elevò alla direzione dellAteneo stesso col titolo di Presidente del Supremo
Magistero degli Studi. Si valse di tale titolo per strappare al Governo le maggiori
concessioni possibili a vantaggio dellistruzione e del personale addetto
allAteneo. Il Pallavicino ebbe inoltre lufficio di Segretario generale alla
Presidenza del Ministero dellInterno e giunse, intorno al 1848, a occupare la carica
di governatore civile e militare a Piacenza. Il 30 agosto 1848 venne nominato dal
governatore militare Delegato provvisorio alluffizio di direttore generale al
Dipartimento de Lavori Pubblici, che aveva competenza anche sul Teatro Regio. Il
nuovo sovrano nel 1849 lo nominò Regio Commissario straordinario del Teatro Regio di
Parma. NellArchivio di Stato di Parma (Fondo Sanvitale) vi è il manoscritto della
sua composizione musicale Quattro quadriglie francesi. In seguito fu chiamato a presiedere
la sezione del contenzioso amministrativo nel Consiglio di Stato, e in tale carica rimase
sino al 1859.Con lunione del Ducato di Parma al Regno dItalia, Il Pallavicino,
cessato ogni incarico governativo (1861), rivolse ogni sua attività a beneficio della congregazione di San Filippo Neri. Fu ciambellano
di Maria Luigia dAustria e di Carlo di Borbone, consigliere della Consulta Araldica
di Parma, gentiluomo di camera di Maria Luisa di Borbone e commendatore dellOrdine costantiniano. Fu grande appassionato e
conoscitore di musica. Sposò Zelinda Liberati.
FONTI E BIBL.: A. Pariset, Dizionario Biografico, 1905, 79-80; V. Spreti, Enciclopedia
Storico Nobiliare, 5, 1932, 63-64; M. Mora, Marchese Gianfrancesco Pallavicino, in
Archivio Storico per la Provincie Parmensi 1953, 309; Palazzi e Casate di Parma, 1971,
375.
PALLAVICINO GIAN FRANCESCO, vedi anche PALLAVICINO GIOVANNI e PALLAVICINI GIOVAN FRANCESCO
PALLAVICINO
GIANGABRIELE
Busseto
1479 c.-post 1528
Figlio di Antonio Maria. Nel 1499 giurò fedeltà a re Lodovico XII. In seguito, accusato
di ribellione, gli furono confiscati i beni e i titoli, che gli furono restituiti solo il
20 luglio 1528 da Antonio de Leyva, governatore Spagnolo.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO
GIANGIORGIO SFORZA
Parma
1660 c.-16 dicembre 1742
Figlio di Giangiorgio e di Angela lampugnani.
Fu ciambellano dellimperatore Leopoldo I nel 1682. Durante la guerra di successione,
nel 1701 giurò fedeltà quale feudatario di San Fiorano a Filippo V che, come re di
Spagna, era divenuto Duca di Milano.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1841, tav. XXIV.
PALLAVICINO
GIANGIROLAMO
Busseto
1479 c.-16 ottobre 1536
Figlio di Antonio Maria e di Isabella Borromeo. Fu ucciso da alcuni Pallavicino di
Scipione per aver fatto donazione alla moglie, Giacoma Pallavicino di Zibello, del
Castelletto nel territorio di Borgo San Donnino.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO GIANGIROLAMO
Scipione 6 settembre 1570-1628
Figlio di Lionello e di Marta Albani. Fu coppiere di Margherita Aldobrandini, duchessa di
Parma. Quindi fu maestro di camera del duca Odoardo Farnese.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XXX.
PALLAVICINO GIANGIROLAMO
Scipione 25 agosto 1651-Scipione 8 maggio 1722
Figlio di Pompeo e di Barbara Anguissola. Fu maestro di camera alla Corte dei duchi di
Parma.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XXX.
PALLAVICINO GIANGIROLAMO
Scipione 5 febbraio 1736-1776
Figlio di Pompeo e di Dorotea Mulazzani. Fu gentiluomo di camera del duca di Parma. Fu confeudatario di Scipione e
Grotta.
Fonti e Bibl.: P. Litta, Famiglie
celebri, VI 1840, tav. XXX.
PALLAVICINO
GIAN LODOVICO
Parma 1827
Il
23 giugno 1827, in occasione dellinaugurazione del Nuovo Teatro Comunale di
Cortemaggiore, scrisse il testo della cantata Lombra, che fu musicata da Ferdinando
Provesi (Biblioteca Palatina di Parma, Fogli volanti, Serie A, 1824-1830).
FONTI
E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
PALLAVICINO GIANLODOVICO, vedi anche PALLAVICINO GIOVANNI LUDOVICO
PALLAVICINO GIANMANFREDO
Polesine o Busseto 1410 c.-1485 c.
Figlio di Orlando e di Caterina Scotti. Il 2 giugno 1458 ebbe dal duca di Milano Francesco
Sforza linvestitura dei feudi di Costamezzana e Polesine ereditati dal padre. Nel
1470 e 1477 prestò giuramento di fedeltà ai duchi di Milano. Più tardi, approfittando
delle discordie interne alla corte di
Milano, si impadronì della fortezza di Godano, che però dovette nuovamente cedere il 21
marzo 1485. Morì non molto tempo dopo. Il Pallavicino edificò la cappella della Beata
Vergine delle Grazie nella chiesa di Santa Maria degli Angeli in Busseto.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XVII.
PALLAVICINO GIANMANFREDO
Costamezzana 1513/1547
Figlio di Gianottaviano e di Laura Caracciolo. Nel 1513 ebbe confermati dal duca massimiliano Sforza gli antichi privilegi.
Condusse una lite interminabile col cugino Giambattista Pallavicino per il possesso di
Costamezzana. A un cento punto, accusato dal suo avversario di aver prodotto documenti
falsi, fu incarcerato mentre si trovava a Roma e sottoposto a tortura. Nel 1547 fu
accusato con altri di aver introdotto gli imperiali
a Piacenza dopo lassassinio del duca Pierluigi Farnese.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVII.
PALLAVICINO GIANNANTONIO
Tabiano o Castellina 1447 c.-
Figlio (forse primogenito) di Uberto e di Polissena Anguissola. Il 26 ottobre 1499 prestò
giuramento, quale feudatario dipendente dal ducato
di Milano, al re Lodovico XII di Francia in una solenne funzione celebrata nel castello di
Milano.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XX.
PALLAVICINO GIANNANTONIO
Varano de Marchesi 1556
Figlio di Gianfelice e di Caterina. Nel 1556 giurò fedeltà, quale feudatario di Varano
de Marchesi, nelle mani del governatore di Milano, Ferrante Gonzaga, a Filippo II re
di Spagna.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XIX.
PALLAVICINO GIANOTTAVIANO
Busseto o Polesine 1436 c.-Fondi 1505 c.
Figlio di Gianmanfredo e di Pellegrina Spinola. Lodovico il Moro confiscò a lui e ai
fratelli i beni, che poi il Pallavicino recuperò, pagando una ragguardevole somma, nel
1490. Visse lungamente a Milano ma rimase sempre un oppositore di Lodovico il Moro, e il
26 ottobre 1499 giurò solennemente fedeltà a re Lodovico XII nel castello di Milano.
Fece testamento il 18 dicembre 1504 in Fondi.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XVII.
PALLAVICINO GIBERTO
Busseto o Scipione 1497
Figlio di Antonio.Notaio, rogò il testamento di Carlo Pallavicino, vescovo di Lodi,
nellottobre 1497.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XV.
PALLAVICINO GIORGIO GAETANO
Parma 15 agosto 1727-1790
Figlio di Pio Giorgio e di Margherita borromeo.
Fu abate fino allanno 1759, quando, per la morte del nipote Giangiorgio Pallavicino,
lasciò labito religioso per la successione ereditaria della casata.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1841, tav. XXIV.
PALLAVICINO GIORGIO GUIDO, vedi PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
PALLAVICINO GIORGIO PIO
Parma 21 dicembre 1761-26 aprile 1803
Figlio di Giorgio Gaetano e di Maria Dati. Fu ciambellano dellimperatore nel 1790 e fece parte del consiglio dei
LX decurioni nel 1792. Nel 1796 fu arrestato dai Francesi, che avevano occupato la
Lombardia, e relegato a Nizza. Lanno seguente, grazie a una amnistia voluta da
Napoleone Bonaparte, fu liberato e poté tornare in patria.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1841, tav. XXIV.
PALLAVICINO GIOVAN FRANCESCO
Busseto o Polesine 1437 c.-Zibello 20 dicembre 1497
Alla morte di
Rolando Pallavicino il feudo di Zibello, che nel 1457 contava 447 uomini ed era esteso
più di nove miglia quadrate, fu rivendicato per una metà da Bartolomeo Pallavicino,
figlio di Donnino, il quale, essendone stato spogliato proprio da Rolando nel 1429, si
rivolse al duca di Milano per ottenere il
riconoscimento dei propri diritti. Il duca
però, pur tenendo in un certo conto le rivendicazioni di Bartolomeo, al quale venne
assegnato, a tacitazione delle sue pretese, il feudo di Stupinigi, stabilì che Zibello
dovesse toccare al Pallavicino, lultimo dei figli di Rolando. Nei circa
quarantanni di dominio sul luogo, il Pallavicino governò il feudo in modo da
ottenere stima, rispetto e benevolenza da parte dei propri sudditi e si adoperò
costantemente per dare a Zibello un volto che si addicesse al centro di una signoria, pur se piccola, qual era la sua. Grazie
infatti alla sua brillante carriera politica alla corte
ducale di Milano, dove divenne prima cameriere (1476) e poi consigliere (1480), e ai
favori che gli vennero accordati soprattutto a partire dal momento in cui la guida del ducato venne assunta da lodovico il Moro, il quale gli concesse feudi,
pensioni e immunità, poté disporre di mezzi tali da consentirgli di intraprendere una
serie di opere nel castello, alcune delle quali destinate a durare nei secoli. Il
Pallavicino procedette in primo luogo a ristrutturare la rocca, che fu probabilmente
trasformata da baluardo esclusivamente militare in un complesso edilizio che, oltre a
mantenete tale funzione, divenne presto il centro della vita anche culturale della piccola
corte signorile: il luogo nel quale non
soltanto il signore dimorava nei periodi di
permanenza a Zibello e si dedicava alla cura dei propri interessi, ma dove era anche
possibile accogliere e alloggiare ospiti e organizzare trattenimenti, incontri e feste. La
rocca, che sorgeva di fronte al Palazzo Pallavicino, fatto costruire da Rolando il
Magnifico o dallo stesso Pallavicino nel primo periodo della sua signoria su Zibello e
ristrutturato nel primo quarto del secolo XVI, era munita di torri e torrioni ed era
circondata da un fossato che la divideva dal resto del castello: vi si accedeva attraverso
una porta per raggiungere la quale occorreva superare un bastione. Lopera di
sistemazione urbanistica del castrum, attuata, o meglio progettata, dal Pallavicino, in
quanto non tutto ciò che fu da lui iniziato venne condotto a termine prima della sua
morte, continuò poi con lerezione, entro le mura, della chiesa dei Santi Gervaso e
Protaso e collestensione dellabitato lungo una linea parallela al lato sud del
castrum e destinata a diventare, secondo uno schema seguito anche a cortemaggiore, lasse principale del castrum
stesso. Asse lungo il quale il pallavicino
fondò, nel 1494, il monastero di Santa Maria delle Grazie, che fu terminato però dopo la
morte di suo figlio Federico e di cui i frati dellordine di San Domenico entrarono
in possesso solo nel 1510. Lallargamento dellarea del castello doveva
preludere a un aumento della popolazione (la monumentalità degli edifici ne è una chiara
prova), costituendo un richiamo per gente attiva, capace, a patto che venisse a vivere nel
luogo, di profittare delle opportunità e delle condizioni di favore a essa offerte dal
Pallavicino, che, tendendo a fare di Zibello la propria piccola capitale, ebbe certamente
in animo di dare impulso al commercio e allartigianato, a quelle attività cioè che
avevano reso prosperi i centri urbani. Quel progetto di sviluppo che, nelle sue
intenzioni, Zibello avrebbe dovuto avere in prospettiva, non venne tuttavia compiutamente
realizzato per il concorrere di una serie di circostanze succedutesi nel periodo compreso
tra la sua morte, avvenuta quando aveva poco più di sessantanni, e la morte di suo
nipote Giovan Francesco Pallavicino, figlio di Federico, deceduto senza figli nel 1514. Il
Pallavicino ebbe sempre buoni rapporti con gli homines di Zibello, dei quali seppe
conquistare la fiducia e la fedeltà e ai quali, proprio per questo, mediante disposizione
testamentaria, concesse in perpetuo lesenzione dal boscatico. Difficoltà tuttavia
egli dovette affrontare nei primi anni della sua signoria,
difficoltà che derivavano dal fatto che tra i proprietari di terre entro lambito
territoriale del feudo vi erano i Sommi e i Rossi e che Cremona rivendicava, per i propri
cittadini, certe prerogative da essi godute nei tempi che avevano preceduto la concessione
a Rolando, per i suoi domini, della separazione dalla città e quindi dellesenzione
da qualsiasi tipo di dipendenza giurisdizionale da essa. I Sommi, subito dopo la morte di
Rolando, accaduta nel 1457, sperando evidentemente di trarre profitto dalla discordia nata
tra i suoi figli a causa della divisione ereditaria e dal conseguente indebolimento della
loro potenza, ricorsero al duca di Milano,
pregandolo di costringere il Pallavicino alla restituzione dei loro beni feudali, cioè di
Pieve Altavilla, della Ghiara di Brazzo e della quarta parte del porto di Sommo, di cui
erano stati spogliati dallo stesso Rolando e di cui il Pallavicino riusciva ancora a
mantenere il possesso propter ipsius potentiam. Non pare tuttavia che il ricorso avesse
seguito: troppo debole ormai era la loro voce e troppo influenti i Pallavicino alla corte ducale. Ma i Sommi erano anche cittadini
cremonesi e a tale loro condizione si appellarono non solo per evitare di sottostare a
gravami e adempiere obblighi, cui erano tenuti coloro che erano sottoposti alla
giurisdizione del castello di Zibello, ma anche di sottrarre a essa i propri dipendenti e
i propri massari, richiamandosi a quanto stabilito in proposito dal decreto del Maggior
Magistrato. Nel 1467 Genesio Sommi, insieme con Pietro Riccardi e alcuni altri cittadini
di Cremona, possessori di case nel castello di Zibello e di terreni nel territorio
circostante, si rivolsero tramite i deputati del Comune di Cremona, ai duchi di Milano per
protestare, richiamandosi alle norme di un recente decreto, contro le pretese di un
ufficiale del Pallavicino perché anchessi e i loro mezadri e massari
contribuissero, come gli uomini di Zibello, ale emondatione de le fosse et fortificatione
del castello. Informato della cosa dai duchi, il Pallavicino, il 2 maggio dello stesso
anno, rispose che la protesta non poteva
essere presa in seria considerazione: il Sommi, il Riccardi e gli altri, dal momento che
traevano utilità dal fatto di avere accesso al castello e di risiedervi, non avrebbero
potuto essere considerati esenti dai carichi che tale prerogativa comportava, tanto più
che egli stesso vi contribuiva per un terzo. Se davvero poi fosse stata concessa simile
esenzione anche ai loro massari e mezzadri, il numero di costoro sarebbe aumentato, per
ottenerla, a tal punto che in pocho spatio de tempo più seriano che lo resto. Bastasse
dunque al Sommi, al Riccardi e agli altri essere preservati come cittadini de li altri
carichi occurrenti luoro. E anche qualora si fosse voluto loro accordarla vel per
confirmatione de decreto aut aliter, lesenzione da loro richiesta non poteva essere
concessa in quanto ciò sarebbe avvenuto con preiudicio del tercio et ipso non citato et
evocato. La loro istanza perciò, come voleva raxone et iusticia, fu respinta. Ma i
maggiori problemi vennero al Pallavicino dallessere il feudo di Zibello confinante
con quello di Roccabianca, appartenente a Pier Maria Rossi. La rivalità tra le due
famiglie aveva origini lontane, ma, dopo la morte di Rolando, andò gradatamente
accentuandosi per il sommarsi di una serie di circostanze che le portarono fino allo
scontro aperto. A differenza dei figli di Rolando, i cui domini avevano perso il carattere
di signoria autonoma ed erano stati trasformati in feudi camerali, Pier Maria Rossi
conservava intatta tutta la sua potenza, potendo contare su oltre venti castelli, e ciò
costituì sicuramente un motivo di preoccupazione, oltre che per i duchi, per il
Pallavicino, che tese sempre a indebolirla e a limitarla. Le prime avvisaglie si
manifestarono già nel 1459, quando tra il Pallavicino e Pier Maria Rossi sorse questione
per il possesso di terreni boscosi siti in Ragazzola, questione che si protrasse almeno
fino al 1462 e che si complicò in seguito a ulteriori contestazioni reciproche e ad altri
fatti, il più importante dei quali fu certamente linizio o la ripresa della
costruzione, nel 1460, da parte di Pier Maria Rossi, di quella fortezza che prese poi il
nome di Roccabianca. Ma la tensione tra i due raggiunse lacme al tempo
dellacquisto da parte del Pallavicino, da Iacopo Sironi, di Stagno, Tolarolo,
Polesine Manfredi e Mezzano dei Cavalli, al cui possesso mirava anche Pier Maria Rossi, il
quale, forse proprio in previsione di una possibile aggregazione ai suoi domini di questi
luoghi, nel 1466 richiese e ottenne di divenire cittadino di Cremona, nel cui distretto
essi erano situati. Concluso il 29 maggio 1477, il contratto, che prevedeva anche la
cessione della giurisdizione con mero e misto imperio ma al quale proprio per questo si
era opposta la Camera ducale, probabilmente stimolata da Pier Maria Rossi che era nel
ristretto numero dei consiglieri di credenza ducali, poté divenire operante solo nel
1480, subito dopo che Lodovico il Moro era divenuto in pratica signore di Milano. Lamarezza di Pier Maria
Rossi per la decisione presa dai duchi di confermarne la validità fu grande, e nelle
lettere che inviò loro nel 1480 la manifestò apertamente, non senza ricordare le
continue provocazioni del Pallavicino. Nella speranza ancora di poter evitare il passaggio
di Tolarolo, Stagno, Polesine Manfredi e Mezzano dei Cavalli nelle mani del pallavicino, insisté perché i duchi stessi ne
mantenessero direttamente il controllo. Ma la fortuna di Pier Maria Rossi volgeva ormai al
tramonto. La politica accentratrice del Moro, dalla quale egli vide progressivamente
limitata la propria autonomia e la propria libertà dazione, lo portò, dopo vane
proteste e inutili trattative, a ribellarsi e a schierarsi con Venezia contro Milano nella
guerra per Ferrara, durante la quale, 1° settembre 1482, venne a morte. La guerra fu
continuata da suo figlio Guido, che, lanno successivo, in un nuovo conflitto, questa
volta frontale, con gli Sforza, perdette a uno a uno i suoi castelli, che non gli furono
più restituiti. Dal Pallavicino, le cui terre erano state oggetto di saccheggi e
devastazioni a opera di milizie venete, unitesi a uomini dei Rossi e dei Torelli
allinizio del 1482, e al quale la sconfitta dei Pallavicino sotto Roccabianca da
parte di Pier Maria Rossi nella primavera del medesimo anno non potè non causare viva
preoccupazione, la scomparsa dello stesso Pier Maria Rossi e il crollo definitivo della potenza dei Rossi dovettero
essere accolti con profondo senso di liberazione. I restanti quattordici anni della sua
esistenza, sebbene turbati da vicissitudini familiari e da problemi di salute, furono
perciò, almeno sotto il profilo del governo dei suoi feudi, i più tranquilli e la
prosperità di cui potè godere gli permise di realizzare alcune importanti opere
urbanistiche. Non è improbabile che la sua sollecitudine per ledilizia religiosa,
palesatasi a partire da dopo il 1480, sia da
porre in relazione col superamento di quel periodo cruciale della sua vita: così
operando, volle forse rendere grazie in modo continuo, fino alla fine dei suoi giorni,
alla Provvidenza Divina al cui volere andavano ai suoi occhi attribuiti il crescere e il
prosperare della propria fortuna e, per converso, il disfacimento di quella dei Rossi,
verso i quali la sua ostilità non venne mai meno. Nel 1480 gli Sforza concessero al
Pallavicino la giurisdizione di Serravalle, e nel 1481 linvestitura di Tizzano,
Ballone, Serravalle, Varano dei Melegari, Ruviano e Montesasso. Nel 1483 ebbe in dono da
Lodovico il Moro roccabianca e Fontanelle
del Pizzo, tolte ai Rossi, nel 1494 ebbe linvestitura delle terre di santandrea
e lanno seguente di quelle di Rizzolo e Solignano. Tre settimane prima di morire, il
29 novembre 1497 (dopo aver subito unoperazione per lasportazione di calcoli),
il pallavicino dettò il suo ultimo
testamento, dividendo i suoi feudi tra i figli Gaspare, Bernardino, Polidoro, Rolando e
Federico, designando questultimo a succedergli nella signoria su Zibello. È importante ricordare che
nel testamento venne chiaramente espressa la volontà che, se uno o più degli eredi
indicati fosse venuto a mancare senza figli maschi, legittimi e naturali, nati in seguito
a matrimonio validamente celebrato, la successione nei feudi del premorto sarebbe spettata
agli altri superstiti o ai loro figli maschi legittimi e naturali, con fedecommesso
esclusivo delle femmine. In questa disposizione è contenuto il germe delle interminabili
liti che, di lì a pochi anni, insorsero tra alcuni dei discendenti del Pallavicino e li
portarono a contendersi, senza esclusione di colpi, la signoria su Zibello.
FONTI
E BIBL.:
P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXVI; C. Soliani, Il feudo di Zibello, 1990,
25-43.
PALLAVICINO GIOVANNA
Busseto o
Polesine 1410 c.-
Figlia di Orlando e di Caterina Scotti. Il 6 aprile 1432 sposò in Busseto Filippo
Maria Visconti. Le nozze furono concordate dal duca
di Milano in segno di amicizia verso il padre, che si era da poco ritirato dalla lega coi
Veneziani.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XVII.
PALLAVICINO GIOVANNI
Gusaliggio
1119-1198
Secondo
il Festasio, il Pallavicino, figlio di Uberto, fu uomo di raro giudizio et eloquenza et
consumatissimo si nelle lettere di umanità, come di filosofia et profondissimo
cosmografo, per le cui eccellenti virtù limperatore Federico I lo chiamò con sé
alle imprese di Milano (1160) e di Roma, le quali furon nei casi importanti sempre con lui
consigliate. Il Pezzana lo colloca nel novero distinto dei letterati parmigiani. Fu quasi
certamente anche abile geometra ed esperto disegnatore, poiché è da supporre che il
Pallavicino sia stato chiamato alle imprese di Milano e di Roma quale ingegnere militare,
anziché quale cosmografo. Nel 1162 ebbe dallImperatore la conferma dei privilegi, e
nel 1171 molti onori, titoli e immunità. Nel 1190 suddivise i propri beni, assegnando al
primogenito Manfredi i feudi di Varano, Banzola, Noceto, Miano, fontanellato, Casalbarbato, Parola, Grezzo e
Medesano, al secondogenito Guglielmo quelli di scipione,
Fontanabrocca, Casale, Albino, Vigoleno, Grotta, Pietra Colloreta, Castelpellegrino,
Greci, Scisano, Tosca, Carniglia, Landasio, Fiorenzuola e Pozzolo, mentre tenne per sé
Sevo, Soragna, Parmigiana, Borgo San donnino,
Castelnuovo, Corticella e Tollarolo.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Historia, 1591, 211 ss.; N. Festasio, Origine e vite di nove
uomini illustri della nobilissima Casa Pallavicina, 1563; A. Pezzana, Memorie degli
scrittori continuate, tomo VI, parte 2, 34-35; E. Scarabelli Zunti, Memorie di belle arti,
1911, 54-55; Parma nellarte 2 1976,
50; P.Zanlari, Tra rilievo e progetto, 1985, 37.
PALLAVICINO GIOVANNI
Scipione
1357/1369
Figlio di
Uberto, dei marchesi di Scipione. Nel 1357 fu podestà di Tortona, nel 1361 di Como, nel
1362 di Pavia e nel 1369 di Novara. Nel 1363, militando tra i condottieri di Bernabò
Visconti contro la lega guelfa, rimase prigioniero nel combattimento della bastìa di
Solara, nel Modenese.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; E. Ricotti, Storia delle
Compagnie di ventura in Italia, Torino, 1897; L. Mensi, Dizionario Biografico dei
Piacentini, 1899, 313; C.Argegni, Condottieri, 1937, 388.
PALLAVICINO GIOVANNI
Bargone
ante 1348-Bargone 1374
Figlio di Giacomo. Fu
ucciso assieme al padre nel 1374 dal cugino Francesco.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO GIOVANNNI
Pellegrino
o Specchio-post 1452
Figlio di Manfredo.
Laureato in legge, esercitò la professione di notaio o avvocato. Nellanno 1452
abitò in Crema.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XV.
PALLAVICINO GIOVANNI
Scipione-Cortona
22 luglio 1478
Figlio
di Pietro, dei marchesi di Scipione. Cominciò a farsi un nome nel 1448, servendo con
Francesco Sforza. Ad Alessandria sconfisse e obbligò a ritirarsi Guglielmo, marchese del
Monferrato. Fu tra i condottieri scelti per seguire Alessandro Sforza in soccorso di
Ferdinando dAragona contro Giovanni dAngiò per il recupero del regno di Napoli e fu nominato tra i valorosi della
battaglia di Troja (27 luglio 1460). Nel 1465 fu uno dei capitani al seguito di Galeazzo
Sforza quando dal padre duca Francesco Sforza venne inviato in Francia con quattromila
cavalli e duemila fanti in aiuto a Luigi XI nella guerra mossagli dal duca di Borgogna. Un anno dopo, avendo il duca dovuto abbandonare lesercito per la
morte del padre, il Pallavicino ne assunse il supremo comando. Si trovò alla battaglia
della Molinella contro Bartolomeo Colleoni. Nel 1470 fu governatore di Cremona, nel 1475
vicario ducale in Genova, nel 1476 ambasciatore del duca
di Borgogna, contro il quale fu inviato nello stesso anno in favore di Filiberto, duca di
Savoja. Fece parte della reggenza, dopo la morte del duca di Milano, istituita dalla duchessa Bona.
Ebbe lincarico di sottomettere Genova e assalire i Fieschi nei loro domini. Nel
1478, scoppiata la congiura dei Pazzi, capitanò le milizie mandate dallo Sforza contro i
congiurati trovandovi la morte. La sua salma fu trasportata a Borgo San Donnino ed ebbe
onorevole sepoltura nella chiesa di San Francesco.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Milano, Carteggio generale; Archivio Storico Lombardo,
anno XVI, t. II. Milano, l889; Battilana, Genealogia delle famiglie nobili, Genova, 1823;
Chronicon familiae Pallavinae, ms. nella biblioteca
Palatina di Parma; B. Corio, Storia di Milano, Milano, 1857; G. Giulini, Memorie della
città e campagna di Milano, Milano, 1857; P.
Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; E. Ricotti, Storia delle Compagnie di
ventura in Italia, Torino, 1897; L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899,
313; G. Simonetta, Historia de rebus gestis, in Rerum Italicarum scriptores, XXI; F. Stroppa, Famiglie di
Salsomaggiore, 1928, 21; Enciclopedia Militare, 1932, V, 770; V. Spreti, Enciclopedia
storico nobiliare, Milano, 1932; C.Argegni, Condottieri, 1937, 388.
PALLAVICINO GIOVANNI
Borgo San Donnino
1493-1510
Figlio di Giacomo Antonio. Morì a diciannove anni mentre combatteva per re Lodovico XII
contro i Veneziani. Fu sepolto in San francesco
di Borgo San Donnino.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO GIOVANNI
Parma
26 febbraio 1536-
Figlio di Federico e di
Laura Pirovano. assassinò Aurelio Bernieri,
e in conseguenza di questo omicidio ebbe confiscati tutti i beni.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1841, tav. XXVI.
PALLAVICINO GIOVANNI BATTISTA
Zibello
ante 1435-Reggio Emilia 12 maggio 1466
Figlio
del marchese Antonio.Signore di zibello e
Ravarano. Discepolo di Vittorino da Feltre e del veronese Guarino, strinse amicizia con
Ermolao Barbaro, coltivò in gioventù la poesia latina e si applicò allo studio degli
antichi codici. A Farigliano, dove nel 1435 fu ospite dei marchesi di Saluzzo, tradusse in
latino le opere di Giueppe Flavio. Abbracciò quindi lo stato ecclesiastico e, recatosi a
questo scopo a Roma, ottenne il conferimento dellarcidiaconato di Torino da papa
Eugenio IV, il quale lo nominò anche scrittore apostolico e nel 1443 lo volle al proprio
seguito a Firenze per concordare la lega con Alfonso re di Napoli contro Francesco Sforza,
che aveva occupato la marca dAncona. Eletto dallo stesso pontefice il 19 ottobre
1444 vescovo di Reggio Emilia, resse quella diocesi per ventidue anni con zelo e carità.
Recatosi a prendere possesso del suo vescovado, fu accolto con grande giubilo dal popolo,
ma nella confusione dei festeggiamenti furono commessi alcuni omicidi. Il Pallavicino,
ricevuto il sacerdozio, officiò la sua prima messa nellepifania dellanno 1446. LUghelli lo
elogia perché tum genere, tun moribus nobilis summa cum laude prudentiae, pietatisque
administravit, e il Camellini lo definisce memorabilis admodum. A suo vicario generale
elesse Ilario Anselmi, canonico parmigiano. DallAffarosi si apprende che più volte
consacrò altari e riconobbe reliquie di santi, con le quali ornò diverse chiese, e che
si iscrisse lanno 1451 nella Matricola degli aggregati al Consorzio di Reggio (Ego
Baptista Palavicinus Episcopus Reginus licet
indignus manu propria). Fu alcune volte in Roma, specialmente al tempo di papa Niccolò V,
e fu poi nominato referendario da papa Pio II. Secondo il Panciroli (Guido Panciroli, storia di Reggio) il pallavicino fu dedito alla magia: Vir eloquentia,
et condendis carminibus insignis, sed praeter dignitatem nimium Arti Magicae traditus, qui
saepius daemonibus alloqui dicebatur, et eos quandoque sub senis Naucleri specie cymbam
regentis in piscina quam ad D. Claudium in suburbiis praeclaram habebat, familiaribus
ostendisse fertur. La cosa non parve credibile allaffò, che ritenne laffermazione aggiunta
da mano diversa ad alcuni esemplari del manoscritto del Panciroli. La notizia fu poi
ripresa dallAzari ma non dallAffarosi. È invece probabile che il Pallavicino
si sia interessato allastrologia, come affermato da Giorgio Gaspari, che aggiunge
come il Pallavicino avesse a un certo punto cullato lambizione di divenire papa, pur
non essendo neppure cardinale. Il Pallavicino fu anche mediocre poeta latino. Frutto della
sua applicazione allo studio dei codici fu lemendazione dei libri di medicina di
Cornelio Celso, già allora appena intelligibili. Studiò i Santi Padri, in particolare
San Girolamo, e lasciò anche unopera di pietà in poesia latina dal titolo Historia
flendae crucis et funeris Domini nostri Jesu Christi, stampata a Parma nel 1477 e che ebbe
varie edizioni. Il Pallavicino fu ottimo calligrafo e miniatore.Dei codici da lui
realizzati rimangono i seguenti: nella biblioteca
di Parigi si trova un Flavii Iosephi, de Bello ludaico Libri septem interprete Rufino,
trascritto dal Pallavicino nel 1435, e un altro manoscritto del poema pallaviciniano De
flenda croce; la Biblioteca Palatina di Parma possiede un codice cartaceo in 4° del poema
De flenda croce, con aggiunta di altri componimenti; la Biblioteca Chigi in Roma conserva
il bellissimo codice in pergamenta intitolato epaneticorum
ad Pium II; la Vaticana e la Barberina di Roma posseggono del pallavicino varie scritture (tra le quali un codice di celso,
1465), che mostrano quanto valesse nellarte calligrafica. Morì in seguito a un
attacco di apoplessia e fu sepolto nel sotterraneo della Cattedrale di Reggio Emilia. Nel
monumento sepolcrale (trasportato in seguito nel Civico Museo di Reggio Emilia) spiccano
la figura del vescovo in bassorilievo e la seguente epigrafe: Hic Baptista jaces regii
dignissime praesul, marchio quem genuit pallavicina
domus: Floruerit quamvis ingentibus illas triumphis, laude tamen proavos te superasse
ferunt. Rarus in urbe fuit qui te vel carmine posset vincere vel calamo se aequiparare
tuo. Sedis apostolicae me ruisti clarus honores, at tua nunc virtus clarior astra colit.
MCCCCLXI XII MAIJ.
FONTI
E BIBL.: I.Affò, Memorie degli Scrittori, II, 242-258; A.Pezzana, Memorie degli
Scrittori, tomo VI, parte 2, 201 e 272; E. Scarabelli Zunti, Memorie di belle arti, 1911,
54; D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 323-324.
PALLAVICINO
GIOVANNI FRANCESCO
Parma
29 maggio 1635-
Figlio di Ciro e Margherita. Marchese, fu frate cappuccino. Compì la professione di fede
a Cesena il 13 febbraio 1657. Passato, alcuni anni dopo lordinazione sacerdotale,
nei monaci Basiliani di Grottaferrata (dai quali pure uscì), andò cappellano in Polonia,
ove fu visto dal cappuccino Felice da Concordia.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 747.
PALLAVICINO GIOVANNI FRANCESCO MARIA
Parma 8 giugno 1699-Busseto 17 agosto 1747
Figlio di Alessandro e di Adelaide Fugger. Fu cappuccino (col nome di Alessandro Felice da
Parma), predicatore, guardiano e vicario di Borgo San Donnino. Compì a Guastalla la
vestizione (8 settembre 1719) e la professione di
fede (8 settembre 1720).
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XXVII; F. da Mareto, Necrologio
Cappuccini, 1963, 457.
PALLAVICINO GIOVANNI GINESIO
1426-Busseto 1485
Detto Pallavicino. Quartogenito, ereditò dal padre i feudi di Bargone, Busseto e
Castellaro. Nel 1450 Francesco Sforza, che aveva grandi obblighi verso la famiglia
Pallavicino per la sua elevazione al ducato
di Milano, lo armò cavaliere. Nel 1470 assistette in qualità di testimonio allatto
del giuramento prestato dai Milanesi al duca Galeazzo Maria Sforza. Quando nel 1476 il duca di Milano fu assassinato, venne istituita una
reggenza dello stato e il Pallavicino fu
chiamato a farne parte. Fu poi nominato consigliere ducale e quindi governatore del nuovo
duca, Giangaleazzo Maria Sforza. Fu personaggio di grande autorità alla corte milanese ed ebbe un ruolo di primo piano
in tutti i raggiri che nel 1480 condussero al patibolo il ministro Francesco Simonetta e
che indussero Lodovico il Moro a perseguitare Pier Maria Rossi di San Secondo, accanito
nemico del Pallavicino. Tanta fu la sua autorità in Milano, che poté avere diverse
concessioni senza che alcuno potesse mai chiedere compensi: così, ad esempio, nel 1481
ebbe in feudo Castiglione dei Marchesi e il castello di Vianino, sottraendoli entrambi
alla giurisdizione di Parma. Nel 1485 gli furono concesse le cittadinanze di Lodi e di
Piacenza. Edificò la chiesa e il convento di Santa Maria degli Angeli (detta di San
Francesco) in Busseto a favore dei Minori Osservanti, ai quali fu donata il 31 marzo 1475.
Il 21 ottobre 1485 fu fatto arbitro per risolvere alcune vertenze insorte tra i
confratelli dellarte della Lana in
Parma. Morì nello stesso anno, forse avvelenato per opera dei Rossi di San Secondo.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXI.
PALLAVICINO GIOVANNI LUDOVICO
Busseto 1425-Cortemaggiore 1481
Figlio di
Orlando il Magnifico. Nella divisione dello Stato alla morte del padre ebbe in comune con
il fratello Pallavicino il marchesato di Busseto. Creato cavaliere nel 1450, il giorno in
cui Galeazzo Sforza prese possesso del Ducato di Milano, visse per molti anni a quella
Corte in qualità di consigliere ducale e compì missioni presso papa Sisto IV e Carlo
duca di Borgogna. Nel 1470 ritornò a Busseto per governare lo Stato con il fratello, dal
quale, in seguito a dissensi, si separò di comune accordo nel 1478. Per larbitrato
di Gian Giacomo Trivulzio e Marsilio Torelli, basato sullinvestitura ducale del
1458, ebbe nella divisione del marchesato Cortemaggiore e Bargone. Accettato il lodo, il 4
settembre 1479 lasciò, con il figlio e alcune famiglie, Busseto e si trasferì a
Cortemaggiore, modesto villaggio abitato da pochi pastori, provvisto solo duna
vecchia torre e di una piccola parrocchia intitolata a San Lorenzo. A cortemaggiore, dove dette inizio al locale ramo
marchionale, il Pallavicino iniziò nel 1480 lerezione di un forte castello, del
quale pose la prima pietra il 20 gennaio, della chiesa dellannunziata e di una nuova parrocchiale, che non
potè vedere ultimata perché la morte lo colse lanno successivo.
FONTI
E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 21; D. Soresina, Enciclopedia
Diocesana Fidentina, 1961, 322.
PALLAVICINO GIOVANNI PIO LUIGI
1744-Torre
Pallavicina 20 luglio 1815
Figlio di
Adalberto Galeazzo e di Francesca Barbò.Il Pallavicino presentò le sue rivendicazioni
alla Corte imperiale per recuperare i domini della sua famiglia ma, una volta accertata
lassoluta inutilità di ogni richiesta in tal senso, a partire dal 1788 si occupò
esclusivamente dellantico naviglio Pallavicino. Assieme al cugino Gaetano
Pallavicino, e col permesso dei Veneziani e degli Imperiali, fece aprire un nuovo canale
per lirrigazione che, originandosi nel territorio della Torre Pallavicina, si
approvvigionava dallOglio, andando a formare il cavo del molino, il cavo delle sorgenti e il cavo di suppeditazione, e, percorrendo circa otto miglia
in territorio cremonese, perveniva a Cumignano, scaricandosi nel vecchio naviglio
Pallavicino. Morì a 71 anni detà.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1840, tav. XXV.
PALLAVICINO GIROLAMO
Busseto
1452 c.-20 novembre 1506
Figlio
di Pallavicino, signore di Busseto.
Intraprese la carriera ecclesiastica dopo essersi distinto nella diplomazia. A Roma, dove
ricoprì vari importanti uffici, acquistò la stima del pontefice Sisto IV, che il 25
maggio 1484 lo nominò vescovo di Novara. Pare tuttavia che il Pallavicino, poco portato
alla cura pastorale di una diocesi, si recasse raramente in quella città perché occupato
in altre mansioni. autorevolissimo presso
Lodovico il Moro, del quale godette il favore, fu da questi nominato consigliere ducale e
delegato, il 3 marzo 1489, a far parte della scorta donore incaricata di
accompagnare la duchessa Bianca, sorella dì Gian Galeazzo Sforza, in Ungheria in
occasione delle sue nozze con il principe Giovanni Corvino. Allorché, poi, nel 1499 i
Francesi, invitati dallo stesso Lodovico il Moro, conquistarono il Ducato milanese
trascinando prigioniero lo Sforza, il Pallavicino intervenne
al solenne giuramento di fedeltà prestato il 26 ottobre a Lodovico XII nel castello di
Milano e l11 gennaio del seguente anno fu invitato a far parte del senato del nuovo
Stato. Fedele al monarca francese, morì prima che i mutamenti politici derivati dalla
proclamazione della guerra santa a Lodovico XII da parte di papa Giulio II lo ponessero in
una imbarazzante situazione verso la Santa Sede.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia Diocesana Fidentina, 1961, 324.
PALLAVICINO GIROLAMO
Torre dei Marchesi-Cortemaggiore 2 luglio 1549
Figlio di Giulio e di Luigia Anguissola. Fu detto lo zoppo perché storpio in un piede.Fu
tra i congiurati per lassassinio di Pier Luigi Farnese compiuto a Piacenza nel 1547.
Il Pallavicino ebbe lincarico di occupare limbocco di tutte le strade che
conducevano alla vecchia cittadella e
opporsi sia a una possibile sollevazione popolare sia a qualunque tentativo di intervento
da parte di Alessandro da Terni, capitano dei cavalleggeri dei Farnese. In effetti
questultimo cercò di portarsi alla cittadella
ma, vista la risolutezza del Pallavicino e dei suoi uomini, si ritirò. Il Pallavicino fu
ucciso nel corso di una rissa per mano di Girolamo Maggiolini, vicario del podestà di
Piacenza, a sua volta ucciso dai familiari del Pallavicino, prima ancora che questi
spirasse.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO GIROLAMO
1527 c.-Crema ante 1569
Figlio di Adalberto e di Angela Morani. Ebbe una condotta di venticinque uomini
darme al servizio della Repubblica veneta. Si stabilì poi definitivamente in Crema.
Fonti e Bibl.: P. Litta, Famiglie
celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO GIROLAMO
post 1588-Lutzen 1632
Figlio di Girolamo Galeazzo e di Elisabetta Valvassori. Il 30 maggio 1613 fu fatto
cavaliere gerosolimitano con dispensa per la minore età. Diventò paggio
dellimperatore ferdinando II, poi
tenente della compagnia di archibugeri di Riccardo Avogadro, e partecipò alle guerre di
religione in Germania. Mentre era capitano di corazze, fu ucciso nella battaglia di
Lutzen.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXV.
PALLAVICINO GIROLAMO
Parma 15 gennaio 1696-1774
Figlio di Gianfrancesco Galeazzo e di girolama
Ala. Entrò nella compagnia di Gesù il 13 giugno 1711 e fece la professione dei quattro
voti il 2 febbraio 1719. Per molti anni fu superiore, e da ultimo abate.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXV.
PALLAVICINO GIROLAMO, vedi anche PALLAVICINO GEROLAMO
PALLAVICINO GIROLAMO GALEAZZO
Busseto o Cortemaggiore ante 1587-Lombardia 1638
Figlio di Galeazzo e di Fulvia Martinengo. Giovanissimo, fu coinvolto nelle dispute coi
parenti per il possesso di Busseto e di Cortemaggiore, e poi con gli stessi Farnese, che
nel 1587 sequestrarono tutti i domini causa della disputa. Solo il 7 marzo 1636
limperatore Ferdinando II riconobbe la legittimità dei feudi Pallavicino ma i
Farnese occuparono militarmente i territori appartenenti al Pallavicino, non obbedendo
agli ordini imperiali. Ridotto allo stremo da avvocati e tribunali, il Pallavicino morì
in una sua tenuta in Lombardia.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXV.
PALLAVICINO GIULIA ANNA
Parma 25 febbraio 1806-Parma 23 luglio 1858
Figlia di Filippo e di Dorotea Magnani. Fu dama donore e di compagnia prima di Maria
Luigia dAustria e poi di Luisa Maria di Borbone. Sposò nel 1850 il colonnello
spagnolo Giovanni Alberto De Guillien y Godinez.
FONTI E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIII.
PALLAVICINO GIULIO
Busseto 1436 c.-post 1499
Figlio di Nicola e di Dorotea Gambara. Il 30 marzo 1477 ottenne la rocca di Torre dei
Marchesi da Bona e Galeazzo Sforza, che vi rinunziarono. Il 26 ottobre 1499 fu, assieme al
fratello Cesare, tra i feudatari che prestarono solenne giuramento di fedeltà in Milano a
Lodovico XII re di Francia.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIX.
PALLAVICINO GIULIO
Busseto ante 1521-1600
Figlio di Giambattista e di Laura Borromeo. Nel 1556 fu prevosto della chiesa di Busseto,
titolo cui rinunciò nel 1562. Possedette i feudi di Cella, Costamezzana e Borghetto e una
parte di quelli di Polesine. Si rassegnò al fatto che la casa Farnese non riconobbe mai
alcuna prerogativa imperiale ai feudi dei Pallavicino.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVIII.
PALLAVICINO GIULIO CESARE
Scipione 16 agosto 1660-1711
Figlio di Pompeo e di Barbara Anguissola. Fu gentiluomo di camera del principe Odoardo
Farnese, scalco della duchessa Dorotea Sofia di Neuburg, moglie del duca Odoardo, e
gentiluomo di camera del duca Francesco Farnese. Fu nominato Rettore perpetuo
dellOspedale maggiore di Piacenza nel 1698.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXX.
PALLAVICINO GIULIO LUCREZIO, vedi PALLAVICINO LUCREZIO FRANCESCO BRUNONE
PALLAVICINO GIUSEPPE
Borgo San Donnino 1523-1580 c.
Figlio
di Galeazzo, dei marchesi di Varano e cavaliere in Borgo San Donnino, e di margherita Schizzi. Studiò lettere e filosofia a
Pavia e a Padova, quindi medicina alluniversità
di Bologna. Conseguita nel 1542 la laurea, esercitò nella città natale la professione,
stipendiato da quella Comunità, che nel 1547 gli affidò, assieme ad Alessandro
Trecasali, la missione di recarsi ad Augusta per ottenere dallimperatore Carlo V uno
sgravio delle milizie accampate in Borgo San Donnino dopo loccupazione di Piacenza.
Il Pallavicino ebbe vita avventurosa. Nel 1552 si pose, quale medico, al servizio di Gian
Federico Madruzzo, che seguì sulle galere al comando del principe Andrea Doria. Assalita
la flotta tra Roma e Napoli dai Turchi, mentre si dirigeva nella città partenopea per
impedire una temuta ribellione, questi si impossessarono di sette galere trascinando
schiavi in Turchia il Madruzzo e il Pallavicino. Liberati entrambi dopo lesborso di
una forte somma a titolo di riscatto, il Pallavicino rientrò a Borgo San Donnino, che era
governata dal dispotico barone di Sesnec, fedele gregario di Carlo V, il quale aveva
occupato anche quella città. Insofferente del regime instaurato dal rappresentante del monarca, il Pallavicino ordì una congiura, ma,
scoperto, fu gettato a languire per otto mesi in carcere, dal quale lo trassero Ippolito
Pallavicino di Scipione e Girolamo Pallavicino, signore
di Busseto. Ripreso lesercizio della professione, fu medico a Canneto
sullOglio, quindi, dal 1562, a Lonato. Buon letterato, amico personale di Annibal
Caro, di Bernardo Tassi, di Paolo Manuzio, del Ruscelli e del Sansovino, nel l566
pubblicò a Venezia uno zibaldone che dedicò al marchese Sforza Pallavicino. Tra le sue
opere sono anche ricordate una commedia
(1555), Esposizione di un salmo (1562), alcune composizioni poetiche e un saggio di
lezioni.
FONTI
E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia Diocesana Fidentina, 1961, 325.
PALLAVICINO GIUSEPPE
Busseto 30 maggio 1885-
Figlio di Sforza e di Maria Cavriani. Patrizio e cittadino veneto, fu sottotenente di
complemento di cavalleria del Regio Esercito italiano.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIV.
PALLAVICINO GIUSEPPE, vedi anche PALLAVICINO DARIO
PALLAVICINO GIUSEPPE GALEAZZO
Busseto 1770 c.-1819
Figlio di Giovanni Pio Luigi e di Marianna Locatelli. Il pallavicino scrisse nel 1805 lopera della necessità del governo monarchico in
Italia. Limperatore Napoleone Bonaparte lo nominò il 29 giugno 1805 consigliere di stato del consiglio degli uditori. Il 3 maggio 1806 fu
eletto cavaliere dellordine della
corona di Ferro e nel medesimo anno fu inviato in missione a Makarska, in Dalmazia, al
fine di raccogliere cognizioni e notizie per dare adeguato ordinamento a quelle province.
Il 1 novembre 1806 fu inviato a Forlì in qualità di prefetto del dipartimento del Rubicone e il 12 aprile 1809 a
bergamo in qualità di prefetto del Dipartimento del serio. L8 ottobre dello stesso anno fu
nominato barone del Regno e Commendatore dellordine
della corona di Ferro. Richiamato al consiglio
degli uditori, nel 1812 ne fu eletto presidente. Caduto il Regno dItalia, il 18
gennaio 1816 fu eletto consigliere di governo e delegato della provincia di Milano sotto
la casa dAustria. Il 9 aprile 1816 fu conferito al Pallavicino il titolo di
ciambellano di casa dAustria. Si ritirò a vita privata nel 1817.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXV.
PALLAVICINO GIUSEPPE MARIA
Parma 3 maggio 1802-Parma 23 agosto 1884
Nacque dal
marchese Filippo e da Dorotea Magnani. Ricevette sua prima educazione, tutta domestica,
sotto la scorta di valenti precettori: prima labate Giuseppe Taverna, autore delle
Prime letture pe fanciulli e di altre opere per leducazione della gioventù,
poi labate Domenico Santi, professore di Etica nellUniversità di Parma. Dal
1816 al 1825 intraprese gli studi di belle lettere, di filosofia e di leggi
nellUniversità parmense. Nel 1825 sposò la marchesa Leopoldina Pallavicino, sua
seconda cugina. Nello stesso anno cominciò a prendere parte ai pubblici affari, essendo
stato nominato, con decreto sovrano del 18 dicembre, membro della Commissione amministrativa degli Ospizi Civili di Parma. In
tale qualità, fu Conservatore dellospedale
civile, poi dellOspizio degli Orfani, detto delle Arti, che ricevette sotto la
direzione del Pallavicino nuovi ordinamenti. Per deliberazione del Corpo Municipale
approvata con sovrano decreto del 14 dicembre 1825 fu eletto Anziano del Comune di Parma.
L11 dicembre 1830 fu nominato Podestà di Parma, impiego che il Pallavicino
declinò. Ebbe nomina di ciambellano di Maria Luigia dAustria, duchessa di Parma,
con decreto del 9 dicembre 1832. Fu poi nuovamente Anziano del Comune (decreto 4 gennaio
1834). Il 18 febbraio 1836 fu nominato Vice Presidente del Magistrato degli Studi di Parma
e pochi mesi dopo, alletà di 34 anni, ebbe la carica dì Presidente del Magistrato
degli Studi. Dipesero dal Pallavicino tutti gli Studi, tanto elementari come superiori del
Ducato di Parma, ed ebbe così a dirigere listruzione dei comuni come quella
dellUniversità. Sotto la sua presidenza, che durò oltre quindici anni, ebbero
luogo rilevanti disposizioni. linsegnamento
teologico fu coordinato (decreto sovrano 29 febbraio 1841 n. 45). Il corso fisico
matematico fu pure riordinato ed esteso. Con nuovo regolamento furono stabilite le norme
per linsegnamento e per lesercizio delle professioni dingegnere,
perito-geometra e architetto (sovrano decreto 22 maggio 1844 n. 124). Listruzione
veterinaria fu estesa, e aumentata di cattedre. Ebbe vita un istituto veterinario in Parma
corredato di un gabinetto zoologico e di sale cliniche per accogliervi anche gli animali
dei privati, a vantaggio dellistruzione e dellagricoltura.Furono stabiliti
vari corsi di studi e di pratica per la laurea, per lesercizio in zooiatria, e per
la mascalcia (decreti 29 novembre 1841 n. 127, 13 novembre 1844 n. 230, 22 novembre 1845
n. 237 e 6 giugno 1847 n. 162). Quanto alle Scuole comunitative, fu provveduto
collistituzione, sia in Parma che in Piacenza, di due Scuole normali di metodo per
leducazione di maestri (decreto 15 ottobre 1847). L8 dicembre 1837 il
Pallavicino fu nominato cavaliere di la classe dellOrdine Costantiniano
di San Giorgio. Con decreto 3 ottobre 1837 fu eletto membro della Commissione di
Statistica del territorio di Parma. Venuta a morte nel 1847 la duchessa Maria Luigia, il
Pallavicino venne confermato nelle dette cariche dal duca Carlo di Borbone. Con decreto
del 17 marzo 1848 fu nominato cavaliere dOnore della principessa ereditaria di Parma
Luisa Maria di Borbone, ma, scoppiata tre giorni dopo la rivoluzione, poté adempiere a
questo ufficio solo per tutelare la persona di Luisa Maria e della duchessa Maria Teresa
di Savoja, moglie del duca Carlo, che erano rimaste sole a Parma durante il Governo
Provvisorio. Il Pallavicino ottenne dal Governo provvisorio che rimanessero per alcune
settimane in Parma, nel palazzo reale. Le
accompagnò quindi a Modena sotto la salvaguardia del Governo Provvisorio di quella
città. Rimase con loro finché Maria Teresa di Savoja fu accolta a Torino e Luisa Maria
fu, dallo stesso Pallavicino, accompagnata a Firenze e messa sotto la protezione del gran
duca Leopoldo di Toscana. In quei frangenti, giovò al Pallavicino un atto di coraggio
compiuto proprio nella giornata del 20 marzo. Quando nella mattina di quel giorno caddero
le prime vittime della rivoluzione, il pallavicino
si trovava nella stanza del duca, coi
ministri e altre cariche dello Stato, riuniti in consiglio straordinario. Gli eventi
avevano indotto il duca a dare al popolo le
concessioni richieste. Lo stesso duca
volle che queste fossero rese di pubblica ragione immediatamente, per evitare un inutile
spargimento di sangue tra i cittadini e le truppe. Il Pallavicino fu lunico che si
rese disponibile ad assolvere il rischioso incarico. Si portò alla Piazza della
Cattedrale, chiamò a raccolta gli insorti e annunziò loro le concessioni, ottenendo non
senza difficoltà e pericolo, di riportare alla calma i rivoltosi e di far cessare la
reazione delle truppe (il fatto risulta da un processo del giudice Cattani, istruito
contro il tenente Bonzi e relativo a particolari che accompagnarono
quellinsurrezione). Il 13 settembre l848, per decreto del Governo Provvisorio
Militare, il pallavicino fu eletto membro di
una commissione incaricata a dare parere circa i mezzi onde provvedere ai bisogni urgenti
dello Stato. Con decreto del duca Carlo di Borbone del 23 agosto 1849, in occasione del
suo ritorno a Parma dopo la restaurazione,
fu elevato nella Milizia costantiniana a
Senatore e Gran Croce e Vice Gran Cancelliere, in benemerenza dei servizi prestati. Con
altro decreto del 1° dicembre 1850, ebbe la nomina di Grande della Corte. Nel 1852 il
Pallavicino, resosi conto del poco favore che si concedeva al pubblico insegnamento e
veduta linutilità dei propri sforzi in tal senso, domandò di essere dispensato
dalla carica di Presidente del Magistrato degli Studi, ciò che ottenne con decreto del 21
marzo di detto anno, conservando il titolo di Presidente Emerito. Il 21 giugno 1852 ebbe
per decreto sovrano la nomina di membro della Camera di Commercio e di Agricoltura. Si
occupò con particolare predilezione dellAgricoltura, interesse che il Pallavicino
coltivò sempre personalmente anche nei suoi latifondi. Avvenuto il 26 marzo 1854
lassassinio del duca Carlo di Borbone, la duchessa Luisa Maria di Berry volle provvedere al Governo della Reggenza in
nome del figlio Roberto in modo il più possibile conforme alle aspirazioni del paese, e
così scelse il Pallavicino, con Lombardini, Salati e Cattani, a formare il nuovo
Ministero. Il Pallavicino ebbe provvisoriamente i portafogli dellInterno e degli
Affari Esteri (decreto del 27 marzo). con decreto del 3 aprile 1854, fu chiamato
definitivamente dalla duchessa in qualità
dì Segretario Intimo di Gabinetto e Ministro degli Affari Esteri, e il 16 ottobre 1854
ebbe la nomina di Consigliere di Stato effettivo. Con decreto del 27 dicembre 1854 gli fu
aggiunta la carica di Presidente del Dipartimento Militare col portafoglio delle Armi. Nel
1859, allo scoppio della guerra dindipendenza italiana, il Pallavicino si ritirò
colla duchessa e colla famiglia reale in svizzera. Quando limperatore Napoleone mostrò di coltivare il progetto di una
Confederazione Italiana, il Pallavicino si portò a Parigi, vi ritornò più volte, e vi
sarebbe rimasto fino al Congresso che doveva aver luogo al principio del 1860, se
lopuscolo Le Pape e le Congrès e la rinuncia del conte Walewschi al portafoglio
degli Esteri non fossero stati i segnali inequivocabili di un avvenuto rivolgimento
politico. Il Pallavicino, lasciato nel 1860 ogni incarico pubblico, visse ritirato in un
suo castello presso Busseto, insieme alla moglie e a otto suoi figli maschi (le tre figlie si erano già sposate). Si studiò di
applicare nei latifondi della sua famiglia ogni moderna tecnica agricola, ottenendo dalla
Società Agricola della Lombardia tre medaglie donore, una doro e due
dargento, in occasione dellEsposizione Agricola tenutasi a Cremona nel 1863.
Fu socio onorario della Regia Accademia Ercolanense di Archeologia di Napoli. Godette
lamicizia di illustri letterati, quali Sanvitale, Pezzana, Leone, Mazza e Martini.
Morì nel Palazzo Pallavicino di Piazzale Santafiora. Gi furono fatte solenni esequie
nella chiesa parrocchiale di SantUldarico, alle quali assistettero, tra le altre,
rappresentanze dellUniversità degli Studi di Parma e dellOrdine
Costantiniano. La salma fu inumata nel sepolcro di famiglia della Villetta di Parma.
FONTI
E BIBL.: A. Pariset, Dizionario biografico, 1905, 80-81; V. Spreti, Enciclopedia Storico
Nobiliare, 5, 1932, 63; Aurea Parma, 1, 1950, 40-44; M.De Grazia, Lettera di Carlo III, in
Archivio Storico per le Province Parmensi 1969, 269; Palazzi e casate di Parma, 1971, 375;
A.V. Marchi, Figure del ducato, 1991, 112.
PALLAVICINO GIUSTINIANO
Zibello
XVI secolo
Figlio naturale di
Bernardino e di Caterina Buffetti. Fu prevosto di San Siro nella diocesi di Cremona.
FONTI e BIBL.: P. Litta, Famiglie
celebri, VI, 1841, tav. XXVI.
PALLAVICINO GOFFREDO
-Brescia
998
Figlio di Adalberto e
di Ildegarda di Baviera. Fu vescovo di Brescia.
FONTI
E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 3.
PALLAVICINO GUGLIELMO
Busseto 1106 c.-1162 c.
Figlio
di Oberto. Successe al padre nel 1148 e subito dovette combattere assieme ai marchesi
Malaspina contro Parma, da cui fu sconfitto. Nel 1149 cinse dassedio il castello di
Tabiano, ove si era rinchiuso il fratello Delfino, uccisore di un terzo fratello,
Tancredi. Impegnatasi la battaglia, alla fine il Pallavicino dovette ritirarsi. Fu fatta
un tregua, ma ben presto questa venne rotta (1150): lesercito del Pallavicino
attaccò nuovamente il castello di Tabiano, che infine dovette arrendersi e venne messo a
sacco.
FONTI
E BIBL.: Chronicon familiae Pallavinae, ms. nella biblioteca
Palatina di Parma; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, l834; Poggiali, Storia di
Piacenza, Piacenza, 1757-1766; E. Seletti, La città di Busseto, Milano, 1883; P. Vitali,
Memorie storiche di Busseto, ms. già presso Seletti; C.Argegni, Condottieri, 1937, 388.
PALLAVICINO GUGLIELMO
Scipione-1217
Figlio di Oberto. Nel
1198 aggredì e spogliò di tutto Pietro, cardinale di Capua, inviato da papa Innocenzo
VIII a tentare la conciliazione tra Parma e Piacenza. Nel 1203-1204 il Pallavicino,
marchese e signore di Scipione, concorse col vescovo di Piacenza Grimerio della Porta a
costruire la casa con torre (il cosiddetto Palazzo del vescovo) e a eseguire i lavori di
sistemazione dei pozzi di salsomaggiore,
divisati dal vescovo e dal comune di Piacenza, lavori che ebbero termine nel
1207.
FONTI
E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 19; V. Spreti, Enciclopedia storico
nobiliare, 5, 1932, 63.
PALLAVICINO GUIDO
Pellegrino
1231 c.-Fontevivo 1301
Figlio di Pelavicino.
È assai probabile, seppure non certo, che, cadetto della famiglia marchionale, si sia
ascritto allOrdine dei Templari, che ancora in piena metà del duecento, quando il Pallavicino dovette essere
armato cavaliere, accanto e in concorrenza militare e politica allordine Gerosolimitano degli ospedalieri di San Giovanni, seppe tenere testa in
Palestina alle offensive arabe e egiziane che proprio un decennio prima della morte del
Pallavicino riuscirono a prevalere e causarono, con la perdita di Acri e di tutta la Terra
Santa, lesodo dellOrdine a Cipro (1291) e nellEuropa occidentale. Il
Pallavicino rientrò probabilmente in patria in quella occasione. Fu sepolto nellabbazia benedettina di Fontevivo, con la seguente
iscrizione: marchio sepultus meritis est marmore sculptus det dator ipse bonis requiem
pacemque Guidoni Pellavicino prenominne de Peregrino MCCCI qui dedit abbati partem de
curte redati.
FONTI
E BIBL.: L. Grazzi, Viaggiatori, crociati e missionari, 1945, 87; E. Nasalli Rocca, Lapide
tombale di Guido Pallavicino, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1954, 79-86;
Parma nellarte 2 1976, 50.
PALLAVICINO GUIDONE, vedi PALLAVICINO GUIDO
PALLAVICINO IPPOLITA
Scipione 1537
Figlia di Giacomo Antonio e di Margherita Visconti. Nel 1537 Bernardo Tasso
indirizzò alla Pallavicino i suoi Amori e le ottave
in onore di Giulia Gonzaga. La pallavicino
sposò Giulio Sanseverino.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO IPPOLITO
-Tabiano 1571 c.
Figlio di Carlo. Abitò in Tabiano. Nel 1556 giurò fedeltà al re di Spagna, Filippo II,
che prese possesso del ducato di Milano.
Il pallavicino fece testamento l11
ottobre 1570.
FONTI
E BIBL.: Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XX.
PALLAVICINO
ISABELLA
Pellegrino 1257 c.-
Figlia di Guido Marchesopulo, di Pelavicino, fu una delle poche donne trovatrici italiane.
Avendo seguito il padre in Grecia, qui tenzonò poeticamente con il trovatore Elias
Cairel, che aveva conosciuto in Italia.
FONTI
E BIBL.: G. Bertoni, I trovatori dItalia, Modena, Orlandini, 1915, 67.
PALLAVICINO ISABELLA
Busseto
1528 c.-Soragna 30 novembre 1623
Figlia di Gerolamo e
di Camilla Pallavicino. Sposò il 14 agosto 1568 Giampaolo Meli Lupi. Fu una delle dame
più colte e raffinate del suo tempo: amò le lettere e predilesse la poesia, e il suo
nome risulta legato a importanti momenti della cultura cinquecentesca. Nicolò Secchi
dedicò alla Pallavicino la commedia Il Beffa e altrettanto fecero il veneziano Giovanni
Donato Cucchetti con la sua pastorale la Pazzia e Antonio Droghi con la propria Leucadia.
Stretti furono poi i suoi legami poetici con Antonio Ongaro che le dedicò anche un epithalamio nuziale, e quando il poeta mori, la
Pallavicino volle far stampare una raccolta delle sue rime, a lei dedicate con la qualifica di
institutrice dellAccademia de gli illuminati,
della quale anche lOngaro fece parte. Ma lopera che più la distinse fu
laver affidato nel 1581 ad Angelo Ingegneri una delle prime edizioni della
Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, e lo stesso editore, rivolgendosi a lei nella
seconda dedica, non mancò di auspicare che il suo gesto col lume dellinfinita sua
cortesia mostri allaltre principali dame
la strada ondesser da ogni cuore riverite e celebrate da tutte le lingue. Pure il
Tasso le fu assai grato e, chiamandola in un sonetto con lappellativo grecizzato di
Calisa, ne accostò limmagine a quella di una ninfa bellissima. La Pallavicino
condusse una vita molto brillante e prodiga: un conciso profilo di lei traccia il
Calandrini quando afferma che nacque grande e grandissima visse, e benchè la morte le
forze tolga, morì generosa; le sue liberalità furono sì eccessive che, portata dal brio
della sua nascita e ricchezze, lasciò il marchese Gio:Paolo suo figlio privo di un
miglione di valsente che essa avrebbe potuto conservargli. Che la Pallavicino spendesse
assai è dimostrato dai suoi frequenti contatti con gli ebrei di Soragna, di Reggio, di
Cortemaggiore e di Cremona, dai prestiti da essi ottenuti, dalle continue cessioni in
pegno dei propri gioielli e dai conti, in vita e in morte, con la famiglia. Fu però anche
dama di pietà cristiana: volle e dotò un convento di Cappuccine a Piacenza, e un altro
di monache Servite avrebbe voluto aprire a Soragna, ottenne la fratellanza religiosa dei
Gesuati di San Girolamo, dei Serviti, dei Domenicani e dei Francescani, e per testamento
beneficò senza parsimonia chiese, conventi, poveri e domestici.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, XI, 1870, tav. III; B.Colombi, Soragna, Feudo e
Comune, 1986, I, 339.
PALLAVICINO JACOBA LAURA
Zibello 1491 c.-Parma 1575
Figlia di
Federico, marchese di Zibello, e di Clarice Malaspina, andò sposa il 9 febbraio 1511,
come si deduce dall instrumento dotale ricevuto da Galeazzo Nobili, notaio di piacenza, a Jo. Francesco Sanvitale, primogenito
di Jacopo Antonio di Fontanellato. La pallavicino
rimase presto vedova (1519) con i tre figli Ercole, Alfonso e Silvia in età infantile. I
documenti dellArchivio familiare del fondo Sanvitale sono ricchi di riferimenti alla
Pallavicino (chiamata comunemente Laura), soprattutto per il periodo 1525-1545. Da essi
emerge la figura di una nobildonna di grande temperamento e coraggio, tanto da riuscire a
ottenere prima la tutela dei figli in età minore e la gestione del loro ricco patrimonio
ereditato dal padre e poi a difenderne strenuamente gli interessi, contrastando in
particolar modo le ambizioni del cognato Gian Galeazzo Sanvitale, erede con il fratello
defunto sia del titolo comitale sia dei beni feudali e familiari, come si deduce dal
testamento di Jacopo Antonio Sanvitale, stilato da Angelo Melgari, notaio di Parma, il 20
dicembre 1510. Grazie alla gestione disinvolta del suo ruolo di vedova, vissuto non come
limitazione ma anzi come esercizio di autonomia e libertà ben difficilmente praticabili
da una donna sposata, la Pallavicino concretizzò una figura di dama dotata della
necessaria intraprendenza per farsi largo in unepoca segnata dalle profonde
trasformazioni che a Parma qualificarono lepoca immediatamente pre-farnesiana.
Amante del lusso e del prestigio derivatole dal suo rango, difese con grande
determinazione i privilegi dovuti alla nascita, al matrimonio e alla maternità, assumendo
via via competenze ascrivibili con sempre maggior definizione al ruolo maschile, pur di
non doversi sottomettere alla tutela di alcuno: né del casato dorigine né della
famiglia acquisita per contratto matrimoniale né dei suoi influenti amici, fra i quali
primeggiava il cardinale Alessandro Farnese, per lungo tempo vescovo di Parma. Una prima
minaccia al suo ruolo autonomo di nobildonna, erede di Federico Pallavicino marchese di
Zibello, si ebbe alla scomparsa del fratello minore Jo. Francesco, erede del titolo
marchionale. Morendo senza eredi nel 1514, il giovane signore di Zibello rispettò la
volontà già espressa dal padre Federico, confermando eredi universali le tre sorelle:
Ippolita, moglie di Gian Lodovico Pallavicino di cortemaggiore,
la Pallavicino e la più giovane Argentina, escludendo i pretendenti legittimi in linea
maschile, e cioè gli zii paterni Bernardino e Rolando. Il primo aveva attentato alla vita
del testatore e alla di lui madre Clarice Malaspina mediante un veneficio, come si
dichiara esplicitamente nel codicillo al testamento del 4 agosto 1514, e il secondo lo
aveva accusato ingiustamente, tanto da esporlo a una condanna comportante la pena di morte
e la confisca dei beni. Il giovane signore di Zibello non aveva ancora raggiunto
presumibilmente la maggiore età di 25 anni quando morì prematuramente, tra l8 e
l11 agosto del 1514. Le controversie tra gli eredi iniziarono immediatamente dopo il
suo decesso: seguirono liti, dispute e un rovinoso assedio di Zibello nellanno
successivo. La questione poté in parte dirsi conclusa il 12 dicembre 1524, quando il
conte Gian Galeazzo Sanvitale pronunciò il suo lodo, in qualità di arbitro eletto dalle
sorelle Pallavicino, per comporre le ormai annose controversie, e ogni questione sembrò
trovare così tra loro amichevole soluzione. Giovane vedova, la Pallavicino si trovò ad
affrontare una situazione familiare destrema delicatezza in quanto i due figli
maschi, eredi legittimi di Jo. Francesco Sanvitale, erano nel 1519 ancora in età minore
(Ercole era nato nel 1516 e Alfonso lo stesso anno della morte del padre) e la sua
condizione di donna sola la esponeva a mille insidie che potevano minacciare, se non
addirittura precludere, la conservazione del titolo e dei beni spettante ai due bambini.
Le memorie darchivio accennano al clima insostenibile che si venne a creare nella
Rocca di Fontanellato dopo il 1519, aggravato ulteriormente dalla scomparsa del
primogenito Ercole nel 1530, dopo una breve malattia, attribuita a un veneficio
commissionato dal cognato Gian Galeazzo Sanvitale. La pallavicino decise perciò di proteggere in modo
più sicuro la vita di Alfonso, unico figlio maschio rimastole, allontanandolo da
Fontanellato per affidarlo alle cure della marchesa di Fosdinovo, sua parente da parte di
madre. Nelle memorie storiche familiari trova manifestazione lindubbia esistenza di
un clima di forti tensioni e sospetti che segnarono la coesione familiare dei Sanvitale di
Fontanellato e che conferiscono nuovo spessore allimmagine, tradizionalmente
accettata, di una corte signorile
serenamente compatta. Sempre negli stessi anni la Pallavicino partecipò in modo assai
animato anche alla lotta per lintroduzione della clausura nei monasteri femminili di
Parma: si schierò platealmente a fianco della cognata Susanna Sanvitale, spalleggiata
anche dal cognato Jo. Ludovico, protonotario apostolico. Alla presenza discreta di Susanna
Sanvitale, come appare dai documenti, si combina quella più chiassosa della Pallavicino
che, manifestamente ostile allintroduzione della nuova riforma monastica, continuò
a frequentare il monastero di San Quintino nonostante le minacce della Comunità cittadina
e del clero di Parma. Ancora al temperamento esuberante della Pallavicino i cronisti
assegnano la ragione ultima della decisione di abbandonare la vita in castello per
trasferirsi in città, acquistando per il figlio Alfonso una casa presso San Sepolcro, trasformata successivamente in una delle
dimore signorili più eleganti di Parma. A tale decisione contribuirono tuttavia altri
aspetti, che le note memorialistiche trascurano, come la soluzione delle annose liti con
il cognato Gian Galeazzo Sanvitale. Completata infatti la suddivisione dei beni e
conservato il titolo feudale per Alfonso, la Pallavicino si occupò del matrimonio del
figlio, che volle tra i più prestigiosi del tempo. Lambizione e il gusto per
leleganza rappresentarono il filo conduttore che sottese limmagine pubblica
della Pallavicino, anche nei momenti più oscuri e travagliati della sua esistenza
vedovile. Di particolare interesse appare un documento che riporta le spese affrontate per
educare i figli e gestire leredità comitale nellarco di circa un ventennio.
La stesura di tale elenco si rese necessaria in quanto il figlio Alfonso, dopo il
matrimonio con Gerolama Farnese, citò in giudizio la madre accusandola di aver dilapidato
per leggerezza e tornaconto personale gran parte dei beni lasciati in eredità dal padre
Jo. Francesco. La Pallavicino affidò la propria difesa alla presentazione di vari elenchi
comprendenti spese, acquisti, permute e la citazione dettagliata delle spese affrontate
per il matrimonio del figlio Alfonso e per dotare la nuora Gerolama secondo luso del
tempo e lindubbio buon gusto delle due dame. La lunga elencazione prende avvio dai
gioielli di varie dimensioni, fattura e qualità, donati dalla Pallavicino alla nuora
Gerolama Farnese: accanto a collane in oro, smalto e a pendenti in diamanti, perle e
rubini, compaiono alcuni manici da ventaglio in oro e diamanti, cinture in oro lavorato o
con decorazioni in granati, una decina di corone in oro, pietre preziose o dure, anelli e
due zibellini montati con collane in oro, secondo la moda del tempo. I gioielli più
preziosi e singolari sono tuttavia riferiti alla decorazione del capo e dei capelli in
particolare. Sono ricordate infatti numerose zoie e perle per le orecchie, cioè orecchini
entrati nelluso della moda signorile solo agli inizi del secolo, accanto a ghirlande
di pietre preziose legate in oro, soprattutto diamanti e perle sciolti, cioè senza
montatura, da ornare capillj. La cura per la decorazione del capo è sottolineata anche,
nel seguito dellelenco, quando in ordine a vari capi dabbigliamento si
menzionano scuffiotti in seta, oro e argento, con abbinati colletti di vello con cordelle
doro oppure in seta bianca, cremisina o nera. Svariati sono anche i riferimenti a
capi dabbigliamento, ma più che alla foggia degli indumenti sinsiste nella
descrizione, quasi mercantile per precisa denominazione del tipo di stoffa, con il chiaro
intento di specificarne lalta qualità e giustificarne così il costo, sempre
elevato. preponderanti sono le sete, lisce o
lavorate secondo le tecniche più raffinate dellepoca: dal semplice drappo di seta
sottile, chiamato zendalo, al pregiatissimo ermesino, di origine persiana, lavorato con
fili di più colori a effetto cangiante, oppure a marezzo, simile per qualità di
tessitura al luminoso movimento ondoso del mare. Compaiono con insistenza stoffe
delaborata lavorazione, con uso di colori contrastanti, per disegno o profilatura,
tramati doro e dargento oppure rifiniti con decorazioni pregiate quali
cordicelle, lacci di oro filigranato, oppure a roselline in oro battuto. Sontuosi dovevano
essere i broccati che saprivano sui sottabiti in colore contrastante, come la veste
con gonna di broccato doro che lasciava intravvedere una fodera fittamente goffrata,
oppure quella di raso rosso vivo completata da laccetti dargento e da rose
doro bianco. Ciò che colpisce nellelenco è la combinazione raffinatissima
delle tinte, della consistenza e luminosità delle stoffe e dei materiali di rifinitura,
come labito di leggera seta cangiante, in turchino, adornata di fiocchi doro e
seta, oppure quello in seta rosso cupo coperto da un velo lavorato in oro. Non manca
laccenno alla dotazione di maniche staccate, ancora in voga al tempo, da combinare
con diversi bustini o abiti, richiamando nelle stesse tinte o lavorazioni anche accessori
come scuffiotti, colletti e calze. cromaticamente
predominano il turchino e il cremisino per gli abiti, il nero per le giacche, il bianco,
loro e largento per le rifiniture o per gli accessori. Anche i gioielli
elencati rimandano le stesse gamme di colore, con decisa predominanza del bianco (diamanti
e perle), del rosso (rubini e granati), delloro (giallo e bianco). Da tali
osservazioni si può dedurre come labbigliamento della giovane contessa Gerolama
Farnese, discendente da uno dei più illustri principi della Chiesa, fosse stato curato
dalla Pallavicino con grande attenzione, tanto da poterne motivare poi le varie voci come
vantaggioso investimento. La cifra, elevatissima, che si ottiene sommando le varie voci di
spesa dichiarate nel documento, non costituiva tuttavia elemento singolare per la
Pallavicino, donna avvezza a non lasciarsi intimidire neppure dalluso spregiudicato
del denaro, tanto che alla sua morte, nellinventario dei beni mobili lasciati in
eredità alla cognata Paola Gonzaga, figurano diversi pegni al Monte, qualche gioiello e
oggetti duso comune. La Pallavicino governò lesistenza sua e dei figli,
disponendo di autorevolezza e denaro, ma seppe affrontare con la dovuta determinazione
situazioni scabrose anche per un uomo, come a esempio la disputa clamorosa che la oppose
addirittura a papa Clemente VII nella scelta dello sposo per la nipote Veronica
Pallavicino di Cortemaggiore, sua pupilla. Tale vicenda viene riportata con varietà di
particolari e con indubbia pompa narrativa dai biografi della famiglia Sanvitale, che si
dilungano nella descrizione dei fatti, in quanto verosimilmente la questione dovette
provocare scalpore tra i contemporanei. Lepisodio del matrimonio contrastato non
rappresentò tuttavia lultima burrascosa vicenda pubblica della Pallavicino, che
ancora il 20 marzo 1550 è ricordata come reduce da sei mesi di carcere nel castello di
Milano per dispute avute con Giulio Rossi, conte di Gayazzo, a causa delle differenze
seguite a questioni deredità, già emerse nel decennio 1520-1530. La Pallavicino è
esaltata nelle memorie cinquecentesche della famiglia come donna di grande coraggio e
risolutezza, avvezza a ricoprire ruoli tradizionalmente maschili, forse applicando
leducazione ricevuta dalla madre Clarice, anchella indotta dalla vedovanza a
gestire autonomamente non solo i beni familiari ma anche il prestigio signorile, in nome
del legittimo erede maschio che ancora non aveva raggiunto la maggiore età. Nonostante
lindubbia abilità a organizzare lesistenza propria, dei familiari e del
casato, della Pallavicino non rimane riferimento alcuno di iniziative culturalmente attive
e neppure di generiche committenze che le possano essere attribuite: la già citata
elencazione di acquisti e vendite, investimenti e spese varie non conserva alcun
riferimento in proposito, e la sua educazione, come i verosimili interessi culturali che
lambiente frequentato sembra presupporre, sono passati completamente sotto silenzio.
FONTI
E BIBL.: V. Vecchi, in Aurea Parma 2 1996, 198-208.
PALLAVICINO LAURA, vedi PALLAVICINO JACOBA LAURA
PALLAVICINO LELIA
Parma
XVII secolo
Sposò il conte
Cesis. Fu vicepriore della Compagnia del SantAngelo Custode di Parma.
FONTI
E BIBL.: G. Negri, Compagnia S. Angelo custode,
1853, 51.
PALLAVICINO LELIO
Busseto-1533
Figlio di
Ettore. Accusò, forse per riacquistare i feudi perduti o per qualche particolare
vendetta, Cristoforo Pallavicino presso i Francesi di aver tramato contro di loro. Ciò
comportò lesecuzione capitale di Cristoforo Pallavicino, avvenuta in Milano
nellanno 1521. Prima di morire, Cristoforo Pallavicino aggiunse un codicillo al suo
testamento col quale, accusando il Pallavicino di essere stato causa di ogni sua
disgrazia, gli tolse lincarico di tutore dei suoi figli ancora minorenni che gli
aveva affidato nel 1515.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XV.
PALLAVICINO LEOPOLDINA
Parma
4 giugno 1802-1883
Figlia di Alessandro e di Vittoria Doria pamfili.
Fu dama di Palazzo alla corte di Parma.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXVII; G.Pallavicino, Osservazioni
nellinteresse della sua consorte, Parma, 1875; A.Chieppi, Marchesa Leopoldina
Pallavicino, Parma, 1883.
PALLAVICINO LINA, vedi MANARA LINA
PALLAVICINO LODOVICO
Pellegrino-1562
c.
Figlio di Pietro. Viene ricordato una prima volta nel 1539. Nel 1549 fu ascritto al
consiglio dei Decurioni di Pavia. Nel 1550
fu nominato tra i venticinque primari cittadini inviati quali oratori a Ferrante Gonzaga
in occasione delle controversie che Pavia ebbe per titolo di precedenza con la città di
Cremona. Il Pallavicino fece testamento il 13 ottobre 1561.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO LODOVICO
Parma 21 maggio
1841-Parma 5 agosto 1900
Figlio di Giuseppe Maria e di Leopolda Pallavicino. Fu consigliere del Consiglio
Agrario Parmense, presidente della Società dIncoraggiamento allAgricoltura,
Industria e Commercio della Provincia di Parma, direttore della razza equina della Casa
Pallavicino in Zibello e Busseto, presidente della commissione
Ippica Governativa per laccettazione degli stalloni, cavaliere della Corona
dItalia dei Santi Maurizio e Lazzaro, patrizio e cittadino veneto. Ottenne
segnalazioni e premi a varie esposizioni ippiche.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1991, tav. XXXIV.
PALLAVICINO LODOVICO ANDREA
Parma 10 marzo
1803-Torino 9 luglio 1879
Figlio del marchese Filippo e di Dorotea Magnani. Come i fratelli Gianfrancesco e
Giuseppe, fu iniziato agli studi classici dallabate Taverna. Si laureò con lode in
Legge. Fu nominato da Maria Luigia dAustria, duchessa di Parma, Auditore presso il
Consiglio di Stato. Alla perizia nelle Leggi, aggiunse quella per la matematica sublime,
la teologia e la lingua greca, per la quale ultima fu chiamato alla cattedra di
letteratura greca nellAteneo parmense.Il Pallavicino non poté accettare
lincarico a causa della cospicua eredità trasmessagli dalla famiglia Mossi di
Casale Monferrato, della quale era entrata a far parte per matrimonio Barbara Anguissola,
sorella di Anna, antenata del Pallavicino, che lo costrinse a stabilirsi in Piemonte. Al
suo cognome dovette aggiungere quello dei Mossi. Poiché donò allaccademia di Belle Arti in Torino una grande
quantità di stupendi dipinti già dei Mossi, fu dal re Carlo Felice di Savoja nominato
Gentiluomo di Camera e dallAccademia Albertina socio onorario. Diede alle stampe
varie pubblicazioni, tra le quali la traduzione di lettere, da lui rinvenute, del
Petrarca, la volgarizzazione dellultimo canto della peregrinazione di Aroldo e versioni poetiche di
cantici sacri che ottennero il plauso di Cesare Alfieri, Silvio Pellico, Orioli,
Bertolotti, Pezzana, Federico Sclopis, Antonio Rosmini, Prati e Cesare Balbo. Fu poi sei
anni Sindaco di Frassineto Po, stabilendo nel Comune e mantenendovi a sue spese una scuola
gratuita per le fanciulle. Consigliere comunale nel Municipio di Casale monferrato, fu tra i principali promotori
dellerezione della statua equestre a re Carlo Alberto di Savoja. Quando i primi
rivolgimenti patriottici cominciarono a manifestarsi in Piemonte, Carlo Alberto lo nominò
(14 ottobre 1848) Senatore. Il Pallavicino fu inoltre Segretario del Senato dal 1853 al
1857. Prese assidua parte ai lavori e alle discussioni del Senato, pronunciando vari
discorsi: sul progetto di legge per la nullità degli atti legislativi e governativi fatti
negli Stati Parmensi da qualunque Governo straniero dopo il 9 agosto 1848, sopra leggi
riguardanti lordine delle famiglie, le finanze dello Stato, lagricoltura e il
commercio, listruzione elementare e superiore, ligiene pubblica e la
fondazione della Banca dItalia. Introdusse notevolissimi miglioramenti agrari nelle
sue tenute. Fu Patrizio e cittadino veneto. Morì in seguito a una crisi cardiaca.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIII; Gazzetta di Parma 18 febbraio
1921, 1; Senatori parmigiani, in Gazzetta di Parma 17 ottobre 1924, 3; V. Spreti,
Enciclopedia storico nobiliare, 5, 1932, 64; T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e italiano, due volumi, Roma, 1896 e 1898; A.malatesta, Ministri, Deputati, Senatori, 1941, II,
274; gazzetta di Parma 31 gennaio 1962, 4;
Palazzi e casate di Parma, 1971, 375.
PALLAVICINO LUCIO
Tabiano seconda metà
del XVI secolo
Figlio di Ippolito e di Eufemia Pallavicino. Fu militare di professione.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XX.
PALLAVICINO LUCREZIO FRANCESCO BRUNONE
Parma 11 marzo 1671-24 novembre 1746
Figlio di Francesco Maria e di Ottavia Malaspina. Marchese di Tabiano, fu cavaliere di
camera del principe Odoardo Farnese.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XX.
PALLAVICINO LUIGI
Parma 14 gennaio
1827-Castelnuovo Fogliani 3 gennaio 1898
Figlio di Giuseppe Maria e di Leopolda pallavicino.
Magistrato e soprintendente alle scuole, fu inoltre Ciambellano nella reggenza di luisa Maria di Borbone per il figlio duca Roberto.
Il Pallavicino fu patrizio e cittadino veneto. Morì per le complicazioni polmonari
conseguenti a una bronchite.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIV; L.Sanvitale, In memoria del
marchese Luigi Pallavicino, Parma, 1898.
PALLAVICINO LUIGI
Parma 16 ottobre
1880-gennaio/aprile 1957
Figlio di Filippo e di Luisa Benassi. Patrizio e cittadino veneto, si laureò in
Giurisprudenza e fu procuratore, magistrato e avvocato, giudice conciliare in Parma e
consigliere degli Ospizi Civili di Parma.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIV; R.Carletti, Ricordo del marchese
Luigi Pallavicino, in Gazzetta di Parma 15 aprile 1957, 3.
PALLAVICINO LUIGIA MARIA DOROTEA vedi MAGNANI LUIGIA MARIA DOROTEA
PALLAVICINO MABILIA
1218 c.-Ferrara 1264 c.
Figlia di Guido e di Sibilla di Borgogna. Nel 1238 sposò Azzo dEste. Ebbe quale
confessore il frate Salimbene de Adam, che nella sua Cronaca la elogia quale donna molto
pia e amorosa verso i poveri. Fece testamento nel 1264 in Ferrara.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIV.
PALLAVICINO MANFREDINO
Busseto o
Polesine 1254-Busseto 1328
Figlio di Uberto, a quindici anni rimase orfano del padre, sotto la tutela di
Ubertino e Visconte Pallavicino. Sposò (lo strumento di matrimonio fu stilato il 19
maggio 1264) Sofia Signa, con una dote di quattromila lire veronesi. Sembra che nel 1270
fosse caduto nelle mani dei Fieschi, nemici terribili della sua casa perché guelfi. Nel 1298 divenne podestà di
Pavia, col proposito di mettere pace tra le fazioni che desolavano la città. Nel 1312 i
Parmigiani gli tolsero il feudo di Ravarano perché il castellano che vi era, unitosi a
Manfredo di Guglielmo Pallavicino, si opponeva allinvasione dei guelfi di Toscana,
partigiani di Giberto da Correggio. Il Pallavicino entrò in lega coi Visconti contro i
Parmigiani e si trovò alloccupazione di Borgo San Donnino (1306), che fu poi
riconosciuto libero. Nel 1318 i Lupi gli tolsero Soragna. Il Pallavicino si rivolse ai
Parmigiani affinché fosse fatta giustizia ma non lottenne. Nel 1322 perdette Parola
e Corte Redalda, che furono date ai Lupi, ma un anno dopo (2 febbraio 1323, in Milano) ne
ottenne linvestitura da Lodovico il Bavaro con tutti i privilegi già concessi al
padre. Si fece infine terziario dei frati minori osservanti.
FONTI
E BIBL.: B. Angeli, Historia, 1591, 211 e s.; B. Corio, Storia di Milano, Milano, 1857; P.
Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; L. Pavia, Salsomaggiore Tabiano, Milano,
1898; R. Ricotti, Storia delle Compagnie di ventura in Italia, Torino, 1893; E. Seletti,
La città di Busseto capitale un tempo dello Stato Pallavicino, Milano, 1883; V. Spreti, enciclopedia storico nobiliare, Milano, 1932; C.argegni, Condottieri, 1937, 389.
PALLAVICINO MANFREDO
-Cremona 1 settembre
1267
Figlio di Rubino e di Ermengarda Palli. Fu priore
e Commendatario del Monastero di santangelo di Cremona.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIV.
PALLAVICINO MANFREDO
Scipione-post
1315
Figlio di Guglielmo, dei marchesi di Scipione. Nel 1279 fece guerra ai Cremonesi,
che lo avevano scacciato dalla città insieme a Buoso da Dovara, capo dei ghibellini. Nel
1288 fu podestà di Vercelli. Nel 1312, assalito a castellone
da Giberto da Correggio, della fazione guelfa, fu fatto prigioniero. Fu poi condottiero al
servizio di Galeazzo Visconti e nel 1315 combatté a Castellarquato contro Alberto Scotto,
capo dei guelfi.
FONTI
E BIBL.: Chronicon familiae Pallavinae, ms. nella biblioteca
Palatina di Parma; B. Corio, Storia di Milano, vol. II, Milano, 1856; C. De Rosmini, dellistoria
di Milano, Milano, 1820; P. Litta, famiglie
celebri italiane, Milano, 1834; E. Nasalli Rocca, Gli statuti dello stato Pallavicino, in
Bollettino Storico Piacentino, 1926-1927; L. Pavia, salsomaggiore
Tabiano, Milano, 1878; E. Seletti, La città di Busseto, milano, 1883; V. Spreti, enciclopedia storico nobi-liare, milano, 1932; C. Argegni, condottieri, 1937, 389.
PALLAVICINO MANFREDO
Pellegrino-Milano 1428
Figlio di Filippone. Il 1 luglio 1422 il duca di Milano Filippo Maria Visconti gli
rinnovò linvestitura della terra di Specchio. Quando nel 1427 scoppiò la guerra
tra i Visconti e i Veneziani, il Pallavicino prese le armi contro i Visconti, di cui
divenne uno dei più animosi nemici. Il Duca di Milano mandò contro il pallavicino le sue milizie e, conquistato pellegrino, lo fece prigioniero. Il 20 agosto 1428
il Pallavicino confessò di aver organizzato una congiura contro il Duca. In seguito a
ciò i pallavicino furono spogliati di
Pellegrino e molto probabilmente il Pallavicino fu strozzato in prigione.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XV.
PALLAVICINO MARCANTONIO, vedi PALLAVICINO FERRANTE CARLO
PALLAVICINO MARCELLO
Borgo San Donnino 1457
Fu creato nel 1457 Cavaliere di San Giovanni.
FONTI
E BIBL.: L.Araldi, LItalia nobile, 1722.
PALLAVICINO MARCHISIO
Borgo San Donnino 1314
Nellanno 1314 fu condottiero di milizie.
FONTI
E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 676.
PALLAVICINO MARIA AMALIA
Parma 14 aprile 1798-
Figlia di Alessandro e di Vittoria Doria pamfili.
Fu Dama di Palazzo alla Corte di Parma.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXVII.
PALLAVICINO MARIA VITTORIS, vedi DORIA PAMPHILI LANDI MARIA VITTORIA
PALLAVICINO MUCCHIETTO
Parma 1306 c.-
È
il personaggio, forse non completamente fantastico, della seguente novella (1376) di
Giovanni Sercambi: In nella città di Parma, al tempo che li Rossi reggevano, fu uno
iovano de Palavigini, nomato Mucchietto, il quale avea circa vinti anni, che prese
moglie una bella iovana nomata Stoltarella, che da lato di madre era de Rossi; e non
avendo padre, che morto era, la madre la maritò con assai competente dota. E venuto il
tempo che Mucchietto dovea menare la moglie, apparecchiato tutto ciò che bisogno fu a sì
fatte cose, con molto onore Mucchietto a casa sua la condusse, facendo bellissima festa di
giostre e bicordare, danze e suoni, con finissime vivande e in grande abbundanzia. Lo
iorno si steo con molta festa, fine che lora fu dandare a dormire. E messa la
sposa in nel letto, e le brigate di casa partite, rimase Mucchietto solo in casa colla
sposa, perocchè altri non vavea; e chiuso luscio e le finestre, e attinto del
vino, con molti confetti, in nella camera intrò, chiamando la sposa, e dicendo: O
Stoltarella, levati un poco, chè mangerai del confetto, e berremo, e poi ci daremo
piacere. La Stoltarella disse: Volentieri. E levatasi, del confetto e del vino prese, e
confortati lun laltro, in nel letto Mucchietto entrò, e passò molto bene la
sera con la sposa. La sposa, che di tal arte li è molto giovato, disse: O Mucchietto, io
voglio fare teco un patto, che chi prima si levi o che parli, si lavi domattina le
scodelle. Mucchietto disse: Io sono contento che qualunca di noi prima si levi o parli,
che tutta questa settimana lavi le scodelle; e quel fatto si faccia senza parlare. La
Stoltarella fu contenta. E per questo modo si stenno; e addormentati che furono, dormendo
fino a buona pezza del dì, e svegliati, senza parlare si denno piacere, e del letto non
si levarono; e stando per tal modo fine a terza, che finestre né usci non sono aperti. La
madre della sposa con altre donne parenti del marito, vennero alla casa per visitare la
sposa. E non vedendo usci né finestre aperte, chiamando e picchiando neuno risponde. La
Stoltarella guardava il marito se si leva o se parla, per farli lavare le scodelle.
Mucchietto, sentendo picchiare e chiamare, simile guardava la moglie se ella si levava o
se parlava, acciocchè a lei toccasse a lavare le scodelle. E stando ciascun di loro
fermi, passò nona. La vicinanza e le donne, in parte meravigliandosi che neuno non
risponda, e non vedendo né usci, né finestre aperte, stenno quasi fin a vespro; et
essendo raunata tanta cittadinanza, parenti e vicini, dubitando che non fusse fatta
qualche cattività dessere stati morti, subito colle scale appoggiate alle finestre,
rompendone una, e dentro entrati, e aperto luscio da piè di scala, entronno dentro
più e più persone. Lo sposo che tutto ode, sta fermo per veder se la moglie si levi o
parli. E simile la sposa stava a vedere quello che lo marito facea. E non facendo motto,
le donne e li omini parenti e vicini diceano: Per certo costoro saranno morti, perché
veggiamo le finestre e usci delle camere chiusi. E subito, percosso luscio, entrati
dentro, aperte le finestre della camera, e andati al letto, videno Mucchietto da
luno de lati, e la sposa da laltro lato, luno verso laltro
senza parlare. La madre dicea: O Stoltarella, figliuola mia, or che hai? E simile diceano
i parenti a Mucchietto, chiamandolo. Niente rispondeano. E smuovendoli più volte, senza
parlare teneano li occhi aperti. Temevano li parenti della sposa e dello sposo che costoro
non parlassero per qualche malìa fusse loro
stata fatta; e per questo modo passò tutto quel dì sin presso a sera, senza che neuno
volesse parlare. E vedendo Mucchietto un suo amico fece che a lui venisse. La madre, a
lato della figliuola, dicea: O figliuola mia, che vè stato fatto? Trista la vita
mia, qualche malìa altri vha fatto. E per questo modo omini e donne, parenti e
amici piangevano, vedendo la sposa e lo sposo a tal partito. E accostatosi alle orecchie
di Mucchietto lamico suo, Mucchietto piano disse: Io voglio fare testamento, e tu
dì quello che ti piace, perocchè io non posso parlare, ma con ammicar dirò, o sì o no.
Lamico disse: Serà fatto. E, levatosi dallorecchie, disse: O Mucchietto, vuoi
fare testamento? Mucchietto mena il capo quasi dicendo sì. Allora lamico disse:
Vuoi essere soppellito in nella nostra chiesa? Lui chinò il capo, quasi dicesse sì. Da
poi li disse: Vuoi che la palandrana del drappo che hai fatto alla sposa sia di Nostra
Donna? Con ammicco disse: sì. La palandrana del grambelotto vuoi che labbia la mia
donna? Mucchietto fece cenno di no. La Stoltarella ode tutto, e vede quello che l
marito fa, che ha ditto di no della palandrana. Steo a udire. E lamico dice: Or
bene, la palandrana divisata vuoi che alla tua donna si dia? Mucchietto fa vista di no. Or
bene, vuoi che sia tuo erede tuo frate? Lui accennò: sì. Ultimo dice: E quella
palandrana dorata, che la sposa avea ieri in dosso, vuoi che io la dia alla Bicarina mia
fante? Mucchietto fa cenno di sì. La Stoltarella, come sente nomare quella palandrana, la
quale ella li avea arrecato, subito disse: E io non voglio che
E lo sposo disse: Tu
laverai le scodelle, poiché hai parlato. Coloro dissero: Che vuol dire questo? La sposa
contò la novella. La madre e le altre parenti presono: Voi avete avete fatto per lo primo
dì una bella prova de lavare le scodelle. Lo sposo: Ella mi misse il partito innanti.La
madre disse: Or levate su in buonora, chè a noi avete dato oggi il mal dì. E
levàti, si dienno in sul godere, lasciando lavare le scodelle alla sposa.
FONTI
E BIBL.: Novelle di Giovanni Sercambi, in Scelta di Curiosità Letterarie, Bologna,
Romagnoli, 1871.
PALLAVICINO MUZIO
Busseto 1627-18
novembre 1675
Figlio di Antonio e di Faustina Vimercati. Nel 1647 a Soresina assalì a schioppettate due
suoi cugini, figli di Sforza, per questioni dinteressi. Nel 1668 fu ascritto al
Consiglio dei decurioni di Cremona.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO MUZIO
Busseto 1673-
Figlio di Antonio Maria e di Aurelia Clavello. Fu Dottore collegiato.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO MUZIO
Busseto 2
dicembre 1791-
Figlio di Antonio Maria e di Lucia Ala ponzone.
Cavaliere dellOrdine Costantiniano, nel 1825 fu ciambellano dellImperatore.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO MUZIO OMOBONO
Busseto 2 agosto
1731-18 agosto 1800
Figlio di Antonio e di Giulia Dati. Nel 1758 fece parte del Consiglio dei Decurioni
di Cremona.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO NICCOLÒ
Busseto 1328
c.-Tabiano 1401
Figlio di Uberto. Venne affidato dal padre ai Visconti perché apprendesse larte
militare. Nel 1360 fu chiamato a Siena dal Supremo Magistrato dei XII in qualità di
Conservatore. Seguì Bernabò Visconti alla battaglia di Solara, nel Modenese, ma cadde
prigioniero il 6 aprile 1363 e non riacquistò la libertà che lanno seguente. Nel
1374 invitò il cugino Francesco Pallavicino a uccidere Giacomo, suo fratello, e il figlio
Giovanni, per avere il castello di Bargone, di cui però entrò in possesso soltanto nel
1376, alla morte di Francesco. Si impadronì di Tabiano, di cui si fece proclamare
Signore, dopo averne ucciso il castellano. Bernabò Visconti allora mosse contro Bargone e
le saline di Salso e se ne impadronì, togliendo anche al Pallavicino il suo palazzo di milano. Morto Bernabò, il nipote Gian Galeazzo visconti ricercò lamicizia del Pallavicino
ridandogli tutti i suoi dominî e facendogli molte concessioni, tra le quali
lesenzione per gli uomini di Zibello da colte e ogni altro carico per dieci anni
(1391). Lanno seguente il Pallavicino fu nominato Senatore di Milano. Fu prezioso
consigliere del Duca, da cui fu inviato a Pisa, presso i Gambacorta, come delegato del
Visconti. Scoprì a Pisa una congiura contro il Duca e fece in modo che nel dicembre dello
stesso anno lesercito visconteo punisse i rei. Nel 1392, come consigliere ducale,
trattò la definitiva pace. Il 25 marzo 1394 venne nominato cittadino di Pavia. nellottobre 1396 ebbe confermato il titolo
di marchese e tutti i suoi privilegi. Nel 1398 venne imprigionato dallAppiano, a
Pisa. Ottenuta la libertà, morì due anni dopo, forse avvelenato, assieme alla seconda
moglie. Sposò in prime nozze Antonia di Bartolomeo Casali di cortona (uccisa da un fulmine nel 1394 a Busseto)
e in seconde nozze Maria di Giovanni attendoli,
sorella di Muzio Sforza. Il Pallavicino fece trasportare la salma di Orlando dei medici (che fu poi fatto beato) da Bargone a
Busseto nel 1386.
FONTI
E BIBL.: B. Angeli, Historia, 1591, 211 e s.; battilana,
Genealogia delle famiglie nobili, Genova, 1823; Festasio, Origine e vita di nove uomini
illustri della nobilissima casa Pallavicino, ms. nella biblioteca Palatina di Parma; G. Giulini, Storia
di Milano, Milano, 1760; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; A. Pezzana,
Continuazione alla storia di Parma dellAffò, Parma, 1792-1795; E. Seletti, La
città di Busseto, Milano, 1883; P. Vitali, Memorie di Busseto, ms. nella biblioteca Palatina di Parma; F.Stroppa, Famiglie
di Salsomaggiore, 1928, 21; C.Argegni, Condottieri, 1937, 390.
PALLAVICINO NICCOLÒ
Bargone XVIII
secolo
Figlio di Pierantonio. Fu prevosto della chiesa parrocchiale di Bargone.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XV.
PALLAVICINO NICCOLÒ
Scipione-Genovese
7 agosto 1478
Figlio di Pietro, dei marchesi di Scipione. Seguì la causa di Francesco Sforza
contro la Repubblica milanese. Nel 1462, con autorizzazione dello Sforza, potè comperare
il feudo di Grotta nel Piacentino. Nel 1476 ricevette le investiture della casa Sforza nei
feudi di scipione, Costapiano, Isola
Monticello, salsomaggiore, Montebello e
Torro, feudi in parte nel territorio parmigiano e in parte in quello piacentino. Nel 1476,
dopo la morte del duca, la duchessa Bona
lo mandò governatore a Pavia. Quando i Genovesi si ribellarono a milano, in un fatto darmi accaduto sulle
montagne presso Genova, il Pallavicino rimase tagliato a pezzi.
FONTI
E BIBL.: Archivio Storico Lombardo a. XVI, t. II, Milano, 1888; Chronicon familiae
Pallavinae, ms. nella biblioteca Palatina di
Parma; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; E. Ricotti, Storia delle
Compagnie di ventura in Italia, Torino, 1893; C.Argegni, Condottieri, 1937, 390.
PALLAVICINO NICOLA
Busseto o Polesine 1410
c.-Busseto 8 luglio 1494
Figlio primogenito di Orlando il Magnifico. Nel 1452 Filippo Maria Visconti, duca di
Milano, gli diede il comando di 25 lance. Il padre, che in vita pare non lo avesse
trattato troppo benevolmente per la mediocrità dei suoi talenti, alla morte gli assegnò
Varano de Marchesi, Miano, Castelguelfo e la Galinella. Nel 1470 il Pallavicino fu a
Milano quale testimone allatto di giuramento prestato dalla città di Milano al
primogenito del duca Galeazzo Maria Sforza. Il Pallavicino nel testamento ordinò che
fosse selciata la strada che dalla porta di Busseto conduce al Convento di San Francesco
degli Osservanti, alla cui fondazione il Pallavicino aveva contribuito, e fosse lasciata
una ragguardevole somma ai frati per la formazione di una biblioteca, ove essi potessero
studiare per provvedere alla salute di quelle popolazioni.
FONTI
E BIBL.: Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIX.
PALLAVICINO NICOLA
Busseto XVII secolo
Figlio di Antonio e di Faustina Vimercati. Cavaliere gerosolimitano, fu Colonnello di un
reggimento di corazzieri al servizio imperiale.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO NICOLA
Busseto 1653 c.-post
1702
Figlio
di Muzio e di Lucrezia Vernazzi. Fu Colonnello del Reggimento Visconti al servizio
imperiale. Nel 1701 fu condannato a morte e alla confisca dei beni poiché, volendolo
obbligare Filippo V re di Spagna a militare nelle proprie milizie, il Pallavicino si
rifiutò non volendo abbandonare le bandiere imperiali. Nel 1702 fu ferito combattendo
contro i Francesi alla battaglia di Luzzara.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO NICOLò, vedi PALLAVICINO NICCOLò
PALLAVICINO OBERTO
ante
956-Castione dei Marchesi 1007
Appare in Italia intorno al 956 al seguito dellimperatore Ottone I quale
comandante di cavalleria. Comportatosi valorosamente nella guerra contro re Berengario, fu
compensato con linvestitura di alcuni castelli nel parmigiano e nominato Conte di Palazzo (962)
nonché Vicario dellImperatore in Italia (963). Seguendo ancora Ottone I in
ulteriori vicende belliche, fu poi Luogotenente imperiale in Lombardia (971), con
altissima autorità, e nominato Marchese (973) quale Palavicino benemerito et fidele dello
Imperio. In età avanzata dedicò la sua esistenza a opere di pace edificando e
migliorando Busseto. Assegnò terreni a chi voleva lavorarli, con la corrispondenza di
proporzionati quantitativi di grano. risiedette,
da vecchio, quasi costantemente nei suoi feudi e costruì, prossimo alla fine, il
bellissimo Monastero di Chiaravalle della colomba
a Fiorenzuola (1001) dotandolo di beni e di ricche possessioni. Morì nel 1007 (secondo il
Litta nel 1002) e fu sepolto a Castione, detto per antonomasia dei Marchesi. Da lui i pallavicino furono chiamati collappellativo
di obertenghi.
FONTI
E BIBL.: Parma Economica 9 1962, 13.
PALLAVICINO OBERTO
Busseto 1048-1138
Figlio di Alberto. Fu padrone dellAucia, conte di Piacenza e governatore della Marca
di Genova (1061). Nella lotta tra limperatore Enrico IV e il papa Gregorio VII, il pallavicino parteggiò per il primo. Accompagnò
Enrico IV con onorata scorta durante il famoso episodio dellumiliazione di Canossa
(1077). Nel 1080 fu capitano degli eresiarchi parmigiani in appoggio allantipapa
Giberto. Allassedio successivo di Canossa (1082) portò il vessillo reale. Nel 1087
ebbe in Viterbo linvestitura di tutto quanto possedeva dallimperatore enrico IV in compenso della sua opera. Combatté a
lungo contro i vescovi di Parma e Reggio e la contessa Matilde, e a Sorbara, durante una
sanguinosa battaglia, fu ferito. Linvestitura gli fu confermata dallimperatore
Enrico V a Milano allorché nel 1107 scese in Italia per farsi incoronare. Nel 1116 e 1117
accompagnò Enrico V a Roma e poi nella Marca Trevigiana. Sotto il suo dominio, il feudo
Pallavicino si ingrandì di numerose località, dando origine alla Marca Pallavicino.
FONTI
E BIBL.: B. Angeli, Historia, 1591, 211 e s.; I. Affò, Storia di Parma, Parma, 1792;
Chronicon familae Pallavinae, ms. nella Biblioteca Palatina di Parma; Festasio, Origine e
vita di nove uomini illustri della nobilissima famiglia Pallavicino, ms. alla Biblioteca
Palatina di Parma; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; L. A. Muratori,
Annales, ad annum; Poggiali, Storia di Piacenza, 1757-1766; E. Seletti, La città di
Busseto, Milano, 1883; C. Argegni, Condottieri, 1937, 390; Parma Economica 9 1962, 13.
PALLAVICINO OBERTO
Busseto 1080-Busseto
1148
Figlio di Alberto. Come il padre, fedelissimo allimpero, ottenne da Enrico V, nel 1110, la conferma
delle investiture e contribuì al prestigio della famiglia e al consolidamento del suo
marchesato, cui aggregò, non è noto in base a quali convenzioni, le corti di Borgo San
Donnino, di Soragna, Parola e altre del circondario già spettanti a Folco e Ugo
dEste. Il pallavicino fu al seguito
dellImperatore in Italia nel 1107 e nel 1116. La sua ambizione e le sue mire a più
vasto dominio gli procurarono lappellativo di Pela vicino (dagli umanisti
benevolmente modificato in Pallavicino come derivante da palazzo vicino) che si riscontra
per la prima volta in un placito dallo stesso imperatore Enrico rilasciato dalla corte di Marzaglia e, successivamente, in
uninvestitura dei delegati della città di Cremona in data 1° agosto 1120, nella
quale il nome di Oberto è seguito dal titolo Marchio Pelavicino. Così, del resto, egli
si firmò il 18 aprile 1124 alla pace di Lucca, conclusa tra lui e i marchesi Malaspina,
Guglielmo, Francesco e Andrea, vescovo di Luni, documento importante perché su di esso si
fondarono gli storici (Muratori, Ant. Est., I, 159) che fanno derivare da un solo ceppo le
nobili famiglie Pallavicino, Malaspina e Este. Da notare anche che in un atto del 1122 il pallavicino si sottosegnò Comes Palatinus, ciò
che dimostra come egli, oltre a essere capitano
imperiale, fu Conte di palazzo. Si può dunque fissare con il Pallavicino il tempo in cui
i discendenti dai marchesi di Toscana si affermarono nella storia con il cognome
Pelavicino (in seguito Pallavicino) che si accompagnò da allora al feudo sopra il quale
essi esercitarono per secoli la loro signoria. Nel 1136, con atto del 27 marzo, il
Pallavicno contribuì, coi figli Tancredo e Alberto, detto Greco, alla fondazione del
Monastero e della chiesa di Santa Maria della Colomba presso Fiorenzuola. Nel 1145
sottopose a Piacenza i suoi dominî del Parmigiano, per cui nacque una grave lotta tra
Parma e Piacenza. Nel 1143 il Pallavicino divise per testamento il marchesato tra i due
figli superstiti, assegnando a Guglielmo il feudo di Busseto e a Delfino i possessi
doltre Taro. Allorché morì, volle essere sepolto sotto il pronao della chiesa di
Santa Maria della colomba, da lui e dalla
moglie riccamente dotata con lattiguo monastero. La tomba, di arenaria, segnata da
una croce e sormontata da un arco sostenuto da colonnine binate di marmo rosso di Verona,
con listelli, foglie e capitelli finemente lavorati, è opera di notevole interesse.
FONTI
E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 5, 1932, 62; D. Soresina, Enciclopedia
diocesana fidentina, 1961, 325-326; Parma Economica 9 1962, 13.
PALLAVICINO OBERTO
Busseto 1132
c.-1196
Figlio di Guglielmo. Seguì fedelmente federico
Barbarossa in varie vicende belliche e anche in nefande stragi, fino a che limperatore fu sconfitto a Pontida (1176). Da
Federico barbarossa ottenne nel 1182 la
rinnovazione delle investiture dei suoi possedimenti. Fu podestà di Parma.
FONTI
E BIBL.: Parma Economica 9 1962, 13.
PALLAVICINO OBERTO
Busseto o Polesine
1197-Gusaliggio 8 maggio 1269
Figlio
di Pelavicino, la sua figura emerge nella storia della nobile e potente famiglia. Celebre
capo ghibellino, si ritiene avesse combattuto in precedenza per la Chiesa (nel 1224 fu
infatti Rettore di Alessandria, città guelfa). Le sue gesta di condottiero, che ebbero
vastissima eco, iniziarono nel 1233 con la lotta da lui ingaggiata contro i nobili
fuoriusciti al fianco dei cavalieri di Cremona e del popolo piacentino. Conseguita il 6
gennaio del seguente anno una facile vittoria a Gravago, fu onorato della carica di
podestà di Piacenza insieme con Guglielmo Landi. Nel frattempo, ritiratosi a Cremona, si
proclamò partigiano dellimpero e,
profittando della venuta in Italia di Federico II, si recò, seguito da una lunga schiera
di cavalieri della sua Marca, a incontrare a padova
il sovrano, che gli rese grandi onori. Nel
1235 fondò la fortezza di Castel Ghibellino. Nel 1239 Federico II lo nominò suo vicario
imperiale nella Garfagnana e Lunigiana quando già il Pallavicino era stato chiamato
podestà a Pavia. Nel 1240-1241 prese parte allassedio di Genova, ma, fallito il
tentativo di ridurre alla resa la città, si rivolse contro Pontremoli, alleata di
Piacenza, che laveva estromesso dal governo per le pressioni esercitate dal legato
pontificio. Si impossessò quindi di Villafranca e di Faenza abbattendone le
fortificazioni. Ripetutamente scomunicato da papa innocenzo
IV per le atrocità commesse e come sostenitore dellImperatore, fu da Federico II,
nel 1246, nominato podestà di Reggio. Due anni dopo partecipò a fianco del sovrano a unazione militare contro Parma,
che si era data nelle mani dei guelfi, sostenuta da Milano e Piacenza: la battaglia si
risolse con la sconfitta dei Cremonesi e della guardia imperiale, che con il monarca e il Pallavicino dovettero ripiegare oltre
il Po. La guerra avrebbe dovuto essere ripresa lanno seguente ma ragioni di prudenza
consigliarono gli eserciti dambo le parti a soprassedervi, onde Federico II
raggiunse il Piemonte e qui, avuta notizia delle sconfitte subite dal figlio Enzo, si
recò a Pisa. Da quella città, il 9 maggio 1250, lImperatore investì il
Pallavicino della Marca Pallavicino: il diploma venne a riconoscere e sanzionare lo Stato,
di fatto preesistente, sulle basi del diritto pubblico. Eletto in quello stesso anno
podestà di cremona, il Pallavicino provvide
a fortificare Busseto cingendo la capitale di nuove mura e fossati e riedificando la
rocca. Poco dopo, deciso a prendersi una rivincita sui parmigiani, marciò contro di essi, li attaccò
(18 agosto 1250), li costrinse a ripiegare infliggendo loro gravissime perdite e
simpadronì di Borgo San Donnino, che gli spettava in forza dellinvestitura di
Federico II. Successo a questo imperatore il
figlio Corrado, il Pallavicino giurò fedeltà al nuovo sovrano e da lui, con diploma del 22 febbraio 1251
dato in Canusio, fu nominato Vicario imperiale in Lombardia. Da Corrado ottenne poi
linvestitura dellantico dominio, che, ancor più esteso, comprendeva territori
dal Taro alla Chiavenna e dalla Valmozzola al Po. In precedenza aveva occupato altre
rocche, tra cui quelle di Rivergaro e di Brescello, e acquistato Pontremoli. ebbe anche modo dimporsi come politico,
oltre che come condottiero, in unattiva opera di pacificazione tra le città di
Parma e Piacenza e della Lombardia, rivelando inoltre la propria sagacia nella
stipulazione, nel 1253, di un trattato di commercio con Genova, Marsiglia e montpellier che aprì alle vie commerciali la
valle padana e i porti del Mediterraneo. Ottenuta nel 1254 la signoria di Piacenza ed eletto podestà di Pavia,
si fece promotore di una iniziativa tendente a unificare la moneta, ma a sventare il
progetto intervennero nuove lotte tra le città provocate dalla sempre accesa rivalità
tra guelfi e ghibellini. Unitosi a Buoso da Dovara e a Ezzelino da Romano, celebri capi
ghibellini, riprese le scorrerie contro le città fedeli al Pontefice, collezionando
vittorie militari e scomuniche. La prima di questa gli giunse da Anagni il 30 luglio 1254
da Innocenzo IV, il quale, nel frattempo, aveva proclamato la guerra santa in Lombardia e
in Liguria. La seconda fu lanciata nel 1257 da papa Alessandro IV, che lo dichiarò nemico
di Dio e della Chiesa e mise linterdetto a Piacenza, suscitandogli contro il partito
guelfo. Vi furono congiure e rivolte, e alla fine il Pallavicino fu cacciato dalla città
da Alberto Fontana. Il pallavicino, chiusosi
nel castello di Caorso, cominciò a fare vendetta di quanti guelfi gli capitavano tra le
mani e così a loro volta fecero i guelfi coi ghibellini. Le ostilità culminarono il 28
agosto 1258 nella battaglia di Corticella sulle rive dellOglio, che si concluse con
la sconfitta dellesercito dei Crociati al comando del legato pontificio Filippo da
Fontana, arcivescovo di Ravenna, fruttando al triunvirato la Signoria di Brescia dopo che
il Pallavicino aveva poco prima ottenuto quella di Crema. La Signoria, governata in comune
dai vincitori, fu fonte di discordia. Astuto raggiratore, il Pallavicino si staccò da
Ezzelino, che minacciava di divenire un temibile rivale, e passò con Buoso da Dovara in
campo avverso, stringendo lega con Azzo dEste e Lodovico conte di Verona. Il 16
settembre 1259 lesercito guelfo impegnò battaglia a Cassano contro le milizie di
Ezzelino, che furono sbaragliate. Lo stesso Ezzelino, gravemente ferito, venne fatto
prigioniero e trascinato a Soncino, dove morì. Insoddisfatto dei successi sino allora
conseguiti e mirando a sempre più vasto dominio, il Pallavicino determinò
dimpossessarsi di Milano. Pertanto, lasciato a Brescia quale suo vicario Visconte
Pallavicino, raggiunse nel 1260 la metropoli lombarda e con intrighi, nei quali fu
espertissimo, riuscì a ottenere il rettorato della Repubblica e, per cinque anni, il
capitanato generale. La sua fortuna politica raggiunse a quel punto la vetta, dominando il
Pallavicino su numerose città dellAlta Italia: Cremona, Milano, Brescia, Pavia,
Piacenza, Alessandria e Tortona. Preoccupato della potenza del Pallavicino, papa Urbano IV
invitò a scendere in Italia dalla Francia Carlo dAngiò, e questi nel 1264 valicò
le Alpi per accorrere in aiuto dei guelfi. Per il Pallavicino, che inutilmente ostacolò
la marcia dello straniero a Soncino, fu linizio del tracollo. sconfitto a Benevento il 25 febbraio 1265,
ripiegò verso il nord per meglio organizzare una resistenza. Già in precedenza tradito
da Buoso da Dovara, che aveva spianato a Carlo dAngiò la via del Bresciano, vinto a
tagliacozzo corradino di Svevia, accorso in aiuto dei fedeli
dellimpero, insorte infine contro di
lui le città ghibelline, fu costretto a ritirarsi nella sua marca a Borgo San Donnino. Assediato dalle
soverchianti forze guelfe delle città di Parma, Modena e Reggio, cui si allearono gli
stessi Cremonesi, che poco prima avevano occupato e saccheggiato Busseto, cedette il 24
ottobre 1268 le armi e si ritirò nella rocca d gusaliggio
in Valmozzola. Pochi mesi dopo la disfatta, il 29 aprile 1269, fece testamento lasciando
erede dello Stato lunico figlio maschio, Manfredino. Volle essere sepolto in
unumile tomba nella chiesa di Gusaliggio. Il Festasio descrive il Pallavicino di
aspetto maestoso, sebbene di media statura, con capelli neri e un volto bruno nel quale
risaltavano i denti bianchissimi. Era ardito danimo, possente et umano et di valore
di corpo non vi fu che leguagliasse a quei tempi, versognuno cortesissimo et
di profonda benignità, ma ne limprese importanti severo. Costumava vestire
sempre di ferro. Il Pallavicino fu la sintesi della sua epoca: guelfo e ghibellino, ora
alleato del popolo, ora dei nobili, sempre nella vista della Signoria contro il Comune.
Gli si attribuisce in parte un nuovo metodo nellarma di cavalleria e
lintroduzione delle compagnie di ventura.
FONTI
E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 314; Biografia universale,
XLII, 1828, 277-278; F.Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928; Enciclopedia militare,
1933, V, 770; Annales Mediolanenses, in Rerum Italicarum Scriptores, XVI; G.V. Boselli,
Storie piacentine, Piacenza, 1793-1805; P. Campi, Dellhistoria ecclesiastica di
Piacenza, Piacenza, 1562; C. Cantù, Ezzelino da Romano, Torino, 1852; B. Corio, Historia
patria, Venezia, 1565; A. Corna, Illustri piacentini, Piacenza, 1914; G. Gallavresi, La
riscossa dei guelfi in Lombardia, dopo il 1200, in Archivio Storico Lombardo, s. 4°,
XXXIII 1906; V. Mandelli, Il comune di Vercelli nel Medio Evo, Vercelli, 1857; Paris da
Cereta, in Rerum Italicarum Scriptores, VIII; C. Poggiali, Memorie per la storia
letteraria di Piacenza, Piacenza, 1759; C. Sigonio, De regno italico, Venezia, 1591; C.
Argegni, Condottieri, 1937, 391e 395; Archivio Storico Lombardo, an. IV, t. 1, 1877; B.
Corio, Storia di Milano, Milano, 1837; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834;
R. Ricotti, Storia delle Compagnie di ventura in Italia, Torino, 1893; E. Seletti, La
città di Busseto, capitale un tempo dello stato Pallavicino, Milano, 1883; V. Spreti,
Enciclopedia storico nobiliare, Milano, 1932; Parma Economica 9 1962, 13; D. Soresina,
Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 333-336; Parma nellarte 2 1976, 50.
PALLAVICINO OBERTO
Busseto 1302-1378
Figlio di Manfredino. Ebbe dal padre (morto nel 1348) la signoria di Busseto. Sposò caterina Rossi. Nel 1329 concluse un trattato di
pace col comune di Parma e nel 1331 seguì
Carlo, figlio del re Giovanni di Baviera, combattendo vittoriosamente nel 1332 nella
battaglia di San Felice contro i principi della lega di Castelbaldo. Per il suo valore
venne cinto a Modena della spada di Cavaliere. Nel 1333 intervenne alla tregua firmata con
parecchi principi come rappresentante del re giovanni.Nel 1334 fece parte della lega
costituita per portare guerra ai Rossi di Parma, che erano vicarî del re di Boemia: in
quella occasione perse il castello di Varano. Nel 1339 parteggiò per gli Scaligeri nella
pace conclusa con Venezia e Firenze. Nel 1347 fece parte del consiglio dei cento savî di
credenza e del consiglio generale. Nel 1349 passò a Milano e nel 1351 fu nominato
Capitano generale delle armi di Giovanni Visconti in Bologna. Combatté contro i
Fiorentini e tentò poi di togliere Borgo San Sepolcro ai Perugini. Nel 1355 andò
incontro, a Peschiera, a Carlo IV, sceso in Italia, e lo accompagnò nel suo viaggio a
Milano e a Pisa. Nel 1360 fu inviato a Siena col posto di conservatore nel supremo magistrato dei dodici. Il
2 giugno dello stesso anno, da Praga, ebbe la conferma da parte dellImperatore di
tutti i suoi privilegi. Nel 1378 fu in Germania per la morte dellImperatore Carlo e
lelezione del figlio Venceslao. Durante il viaggio di ritorno, fu sorpreso da morte
violenta.
FONTI
E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 211 e s.;
I. Affò, Storia di Parma, Parma, 1792-1795; F. Arisio, Praetorum Cremonae series
chronologica, Cremona, 1731; N. Battilana, Genealogia delle famiglie nobili di Genova,
Genova, 1833; C. Cantù, Storia deglitaliani, Torino, 1885; Cavitelli, Annali
cremonesi, Cremona, 1583; Chronica di Milano, in Miscellanea di Storia Italiana, t. VIII,
Torino, 1869; Chronicon familiae Pallavinae, ms. nella biblioteca Palatina di Parma; Chronica Parmensis a
sec. XI ad exitum sec. XIV, in Monumenta historica, vol. VII; R. Di Soragna, La rivolta e
lassedio di Roma nel 1247, in Atti della Deputazione di Storia Patria
dellEmilia, nuova serie, vol. VI, II, Modena, 1881; L. Ferrario, Il castello di
Trezzo, Milano, 1867; Festasio, Origine e vita di nove uomini illustri della nobilissima
casa Pallavicino, ms. nella biblioteca
Palatina di Parma; G. Fiamma, Manip. Flor. ad annum.1260, in Rerum Italicarum Scriptores,
XI; F. Galantino, Storia di Soncino, Milano, 1869-1870; A. Germain, Histoire de la Commune
de Montpellier, Montpellier, 1851; A. Ghirardelli, Oberto, tragedia, Piacenza, 1824; G.
Giulini, Storia di Milano, Milano, 1760; U. gualazzini,
I mercanti di Cremona, Cremona, 1923; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834;
G. C. Lunig, Codex Italiae diplomaticus, Lipsia, 1725; L. A. Muratori, Annali
dItalia, Milano, 1744-1749; F. Odorici, Storie bresciane, Brescia, 1853-1865; A.
Pezzana, Continuazione della storia di Parma dellAffò, Parma, 1837-1859; C.
Poggiali, Storia di Piacenza, Piacenza, 1737-1766; E. Ricotti, Storia delle Compagnie di
ventura, Torino, 1815; F. robolotti,
Industria e commercio in Cremona nel sec. XV, in Archivio Storico Lombardo, 1880; salimbene de Adam, Cronica, in Monumenta hist.
parmen.; L.scarabelli, Istoria civile dei
ducati di Parma Piacenza e Guastalla; E. Seletti, La città di Busseto, Milano, 1833; P.
Verri, Storia di Milano, Milano, 1783-1788; P. Vitali, Memorie storiche di Busseto, ms.
nella biblioteca Palatina di Parma; A.
Zuccagni orlandini, Corografia
dellItalia, vol. VIII, Firenze, 1895; C.Argegni, Condottieri, 1937, 396.
PALLAVICINO ORAZIO
Scipione-Como 30 agosto 1613
Figlio di Camillo, dei marchesi di Scipione. È ricordato una prima volta nellanno
1556. Fu contro i Farnese nella guerra con Filippo II di Spagna. Passò poi dalla Spagna
alla guerra in Fiandra contro i Francesi. Dal re di Spagna fu nominato consigliere del
consiglio segreto di Stato. Nel 1578, morto lo zio Giovanni anguissola, fu inviato quale governatore a Como.
Nel 1583 fu eletto Senatore.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; Chronicon familiae Pallavinae,
ms. nella biblioteca Palatina di Parma; G.
Rovelli, Storia di Como, Como, 1803; C. Argegni, Condottieri, 1937, 393.
PALLAVICINO ORAZIO
Varano
Marchesi-post 1617
Figlio di Giannantonio e di Lavinia carminati.
Il 3 settembre 1617 si trovava ancora rinchiuso della prigione della Rocchetta di Parma in
conseguenza della congiura messa in atto contro
i Farnese nel 1612.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIX.
PALLAVICINO ORLANDO
Scipione-Cremona 1349
Figlio di Manfredo, dei marchesi di Scipione. Fu condottiero al servizio dei Visconti e
castellano di Casalmaggiore. Fu sepolto nel Duomo di Cremona.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; E. Seletti, La città di
Busseto, Milano, 1883; C. Argegni, Condottieri, 1937, 393.
PALLAVICINO ORLANDO
Polesine 13 giugno
1384-Busseto 5 febbraio 1457
Figlio di Niccolò e di unignota donna di Polesine, alla morte del padre, che lo
legittimò, non aveva che diciassette anni. Preso da Giovanni Maria Visconti sotto la
propria protezione e allevato alla Corte di Milano, ebbe da questi conferma, con due
distinti diplomi del 31 maggio 1405 e del 29 gennaio 1410, dei beni e privilegi concessi
dagli imperatori Carlo IV e Venceslao, e fu pure investito delle ville di Salsomaggiore e
di Montemanolo. Combatté i guelfi a Costamezzana, devastò Pieve dAltavilla ed ebbe
contese coi Rossi, i Cavalcabò e i Sommi. Nel 1403 batté ottobono Terzi e, pur avendo concluso con lui una
tregua, rinnovata nel 1406, cercò di privarlo del governo di Parma e Borgo San Donnino.
Ne seguì una guerra, durante la quale il pallavicino
si alleò col duca di Milano, Giovanni Maria Visconti. Nel 1407 venne dal Terzi privato di
molte delle sue terre e fu costretto a cedere Borgo San Donnino. Nel 1408 firmò una lega
in Mantova coi duchi di Milano e coi signori di Mantova, Bergamo, Brescia e Cremona contro
il Terzi. Morto costui, assediò Borgo San Donnino ma venne costretto da Gabrino Fondulo a
ritirarsi. Riebbe però la città nel 1409. Per avere incarcerato il nunzio pontificio
Branda Castiglioni, nel 1410 fu scomunicato dal papa Giovanni XXII. Dovette in seguito
combattere Uguccione dei Contrari, che pretendeva Borgo San Donnino, ed ebbe la peggio.
Nel 1413 riebbe il castello colla relativa investitura dallimperatore Sigismondo.
Nel 1415 aderì alla lega contro il duca Filippo Maria Visconti, ma poi, fatti prigionieri
a tradimento parecchi soldati dei signori dEste, si riappacificò col Duca. Fece
incendiare Noceto e, scorazzando fin sotto le mura di Parma, radunò un ricco bottino. Nel
1418 mosse contro gli Estensi ma, assalito nel castello di Zibello dallesercito
guelfo, fu costretto ad arrendersi. Condotto coi figli a Parma, riuscì a fuggire e,
ritornato a Zibello, sollevò il popolo in suo favore. Dovette poi fronteggiare
lesercito di Niccolò dEste, invasore dei suoi dominî. Costretto a cedere
Borgo San Donnino, che poi riacquistò, si impadronì poco dopo con la forza di Monticelli
dOngina, che incorporò alla propria signoria,
e ottenne pure in cessione Monte Pallero dal cugino Antonio pallavicno. Filippo Maria Visconti,
nellintento di vincolare maggiormente a sé il Pallavicino, lo onorò del titolo di
cittadino di Piacenza, trasmissibile ai discendenti, e abolì alcuni aggravi fiscali da
tempo imposti allo Stato. Ma il Duca di Milano, mentre da un lato confermò al Pallavicino
diritti, privilegi e donazioni, dallaltro, con pretesti vari, gli sottrasse castelguelfo e Borgo San Donnino (1425). Fu questa
la ragione che spinse il Pallavicino a troncare i legami con il Visconti e ad allearsi con
la Repubblica di Venezia, contro la quale il Duca era in guerra. Il 18 settembre 1426
larmata navale veneta, al comando di Niccolò da tolentino, sbarcò a Polesine e pose il proprio
quartier generale a Busseto. Perso così lappoggio del Pallavicino ed esposto sul
Po, il visconti fu costretto alla resa
dallammiraglio Francesco Bembo e dovette trattare a Ferrara la pace alle condizioni
imposte dai vincitori. Questi, per la circostanza, oltre ad ascrivere il Pallavicino nel
libro doro della nobilità veneziana, gli confermarono lo Stato. Durante la tregua,
il Pallavicino, che mirava a più vasto dominio, tolse ai cugini Antonio e Donnino pallavicino il castello di Zibello, distruggendone
la rocca (1429). Nel successivo anno 1430, alla rottura del trattato di Ferrara, riprese
le ostilità a fianco dei Veneziani, saccheggiando Miano, Fontanellato, San Secondo e
Soragna. Riaccostatosi al Visconti, stipulò con il Duca un patto di alleanza,
impegnandosi a staccarsi dalla Lega di Venezia e ricevendo quale contropartita la conferma
degli antichi privilegi sovrani e la restituzione di Castelguelfo (1432). Successivamente,
nel costante proposito dingrandire e consolidare la sua Signoria, acquistò nel 1439
il feudo di Stupinigi e due anni dopo Fiorenzuola, Cortemaggiore, San Protaso, Chioza e
Ricetto. Ma, perduto nuovamente il favore del Visconti per i raggiri di Niccolò Piccinino
(che godeva grande prestigio presso il Duca dopo la vittoria conseguita contro i
Veneziani, in continua lotta con i Milanesi), dovette nel settembre 1442 arrendersi al
forte esercito del condottiero dopo lassedio da questi posto a Busseto, ultima
roccaforte dellinvasa Marca. In tal modo le terre e i castelli del Pallavicino,
giudicato reo di lesa maestà, passarono in feudo al Piccinino, e non poté rientrarne in
possesso che tre anni dopo, allorché il Visconti, convintosi della sua lealtà, gli
restituì lintera Marca. È degno di nota il fatto che il Pallavicino dovette
accettare in investitura lo Stato come appartenente per diritto legittimo alla Camera
ducale, e fu questa, probabilmente, la ragione che lo spinse a parteggiare per Francesco
Sforza nella lotta da questi sostenuta contro il Visconti. Morto il Duca, il Pallavicino
rafforzò i legami che lo univano allo Sforza stipulando con lui, nel febbraio 1448, un
trattato di alleanza in forza del quale si obbligò a sostenere il nuovo signore di Milano in ogni sua impresa, mentre, dal
canto suo, lo Sforza assicurò al pallavicino
lintegrità dello Stato. Lamicizia e lalleanza con lo Sforza procurò
una pace che si protrasse sino alla morte del Pallavicino, il quale nel frattempo ebbe
modo dingrandire ancor più la sua signoria
accettando in donazione da Cristoforo Pallavicino il castello di Varano Melegari. La
promulgazione nel 1429 delle leggi patrie, apparse sotto il titolo di Statuta
Pallavicinia, rappresenta uno degli atti più importanti del governo del Pallavicino (che
fu detto, anche per questo, il Magnifico). La raccolta dellampia legislazione,
fondata sulle consuetudini locali pur attingendo alla fonte perenne del Diritto romano e
forse ancor più alle leggi longobarde, fu affidata dal Pallavicino al giureconsulto
pisano e suo vicario Agapito Lanfranchi. Gli statuti furono distinti in due libri:
luno provvede ai bisogni civili, laltro punisce i reati. Commentati e
illustrati in seguito dai giureconsulti bussetani Pietro Pettorelli e Girolamo Vitali,
ebbero vigore sino a tutto il XVIII secolo come legge costante per Busseto e suo
territorio. allinteressamento del
Pallavicino si deve anche lerezione della chiesa di San Bartolomeo (da lui per la
circostanza riedificata e riccamente dotata) in collegiata, disposta dal pontefice Eugenio
IV con bolla 9 luglio 1436: latto è notevole perché con esso venne definita la
superiorità anche ecclesiastica di Busseto sulle ville del distretto. Al pari di Oberto
il Grande, il Pallavicino può essere ritenuto il restauratore della potenza dei
Pallavicino, il cui Stato, alla sua morte, si estendeva su 1600 chilometri quadrati e
contava circa 3500 famiglie di vassalli. Dalla moglie Caterina Scotti di Agazzano ebbe
sedici figli, otto maschi e altrettante femmine. Un altro figlio, Giovanni, era naturale.
Divise per testamento (25 luglio 1453) lo Stato in varie signorie, assegnandole ai figli
maschi, provvide il figlio naturale di beni e le figlie di ingenti somme a titolo di dote.
Nella spartizione della Marca tra i figli maschi non usò tuttavia la stessa misura, ciò
che fu fonte di lagnanze e contese tra gli eredi, i quali, alla morte del padre, scelsero
ad arbitro lo Sforza. Questi incaricò il suo segretario Cicco simonetta di redigere il lodo: la sentenza,
inappellabile, fu pronunciata il 22 novembre 1457. In forza di essa lo Stato Pallavicino
venne diviso in parti uguali, così assegnate: a Gian lodovico e a Pallavicino, in comune, Busseto e
Bargone, a Gianmanfredo, Polesine e costamezzana,
a Niccolò il feudo di Varano melegari la
villa di Miano, Castelguelfo e gallinella, a
Uberto, Tabiano, Castellina e metà Solignano, a Carlo, vescovo di Lodi, il feudo di
Monticelli dOngina. Il feudo di Stupinigi toccò a un Bartolomeo Pallavicino che
vantava diritti sulle terre di Zibello. La scomparsa del Pallavicino segnò la decadenza
dello Stato, che fu smembrato in piccoli feudi camerali soggetti per di più alla suprema
potestà del Duca di Milano. Da allora, conseguentemente, cessò linfluenza politica
dei Pallavicino sulle regioni dellItalia settentrionale.
FONTI
E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1918, 21; B. Angeli, Historia di Parma,
Parma, 1591; Archivio di stato di Milano,
missive ducali, vol. XLIX, fol. 170; F. Arisi, Cremona liberata, Parma, 1741; P. Assali,
Liber de omnibus rebus naturalibus quae continentur in mundo, Venezia, 1544; N. Battilana,
Genealogie delle famiglie nobili di Genova, Genova, 1833; Carolo Bondeo, De collectandis
forensium bonis sitis in territorio, Piacenza, 1698; P. Campi, Storia ecclesiastica di
Piacenza, Piacenza, 1651; L. Cavitellius, Annales Cremon., cremona, 1583; L. Cibrario, Opuscoli storici, milano, 1835; Chronicon familiae Pallavinae, ms.
nella biblioteca palatina di Parma; Cronaca di Cremona dal 1309 al
1422, in Biblioteca historica italiana, cura societas
longobardiae, vol. I; Chronica parmensis a sc. XI ad exitum sec. XIV, in Monumenta histor.
parmens.; M. Daverio, Memorie sulla storia dellex ducato di Milano, ms. nella
Biblioteca braidense; festasio, Origine e vita di nove uomini illustri
della nobilissima casa Pallavicino, ms. nella biblioteca
palatina di Parma; Giulini, Storia di
Milano, Milano, 1760; P. Litta, Famiglie celebri italiane, milano, 1834; L. A. Muratori, Annali
dItalia, milano, 1744-1749; L. Osio,
Documenti diplomatici tratti dagli archivi milanesi, Vol. II, Milano, 1864-1877; A.
Pezzana, Storia di Parma, Parma; G.poggiali,
Storia di Piacenza, Piacenza, 1759; P. Seletti, Memorie, ms. già presso Seletti; Statuta
Pallavicinia, Parma, 1582; P. Vitali, Memorie di Busseto, ms. nella biblioteca Palatina di Parma; C. Argegni,
Condottieri, 1937, 393; Dizionario storico politico, 1971, 936; D.soresina, Enciclopedia diocesana fidentina,
1961, 328-331.
PALLAVICINO ORLANDO
Busseto 1451
c.-Cortemaggiore 9 novembre 1509
Figlio di Gianlodovico e di Anastasia Torelli, detto il Gobbo. Denotò sin dalla più
giovane età spiccata inclinazione allo studio, che intraprese sotto la guida di
precettori, formandosi una vasta ed eclettica cultura che si estendeva dalla filosofia
alla matematica, dallastrologia alla teologia. Come già il padre, visse a lungo
alla Corte di Milano in qualità di Consigliere ducale prima di succedergli, a
Cortemaggiore, nel governo del marchesato. Splendido mecenate, beneficò largamente quella
terra, gettando le fondamenta del paese, formato allora di povere abitazioni di pastori.
Condusse a termine la costruzione della chiesa di Santa Maria delle Grazie, iniziata dal
padre, eresse palazzi circondati di portici, con belle piazze e strade ampie e regolari.
Nel 1499 ultimò la solenne chiesa dellAnnunziata con lattiguo convento,
invitando a prenderne possesso i frati Minori. In essa curò lerezione della
cappella della Concezione, destinata ad accogliere le spoglie mortali dei suoi familiari e
da lui fatta dipingere dal Pordenone. Questa cappella, ricca dinsigni opere
darte, seguì la sorte del convento allorché gli ordini religiosi, nel 1812, furono
soppressi per decreto napoleonico: i monumenti sepolcrali, che custodivano anche le ceneri
del Pallavicino e dei genitori, furono trasferiti nel santuario della Madonna delle
Grazie. Nel 1481 concorse col padre a fare ricostruire la chiesa di Bargone. Uomo saggio e
avveduto, consolidò e accrebbe la sua signoria. Il 6 giugno 1495 fu reinvestito delle
ville di Cortemaggiore e di Bargone da Lodovico il Moro, il quale, nel 1498, lo infeudò
di rezinoldo e Fontanelle, nella diocesi di
Parma, e di Stagno, Tolarolo, Mezzano e Polesine dei Manfredi in quella di Cremona. Nel
1502 acquistò pure, da Pietro di Rohan, fiorenzuola,
terra di cui i Pallavicino furono poi spogliati dai Farnese. Della sua munificenza di uomo
evoluto e colto dette anche prova dotando il convento dei Minori di una ricca biblioteca e
impiantando a Cortemaggiore una tra le prime stamperie.
FONTI
E BIBL.: F. Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 21; D.Soresina, Encliclopedia
diocesana fidentina, 1961, 326-327.
PALLAVICINO OTTAVIANO
Busseto 1452 c.-post
1514
Figlio di Pallavicino e di Caterina Fieschi. È ricordato una prima volta il 21 ottobre
1499. Dopo che i Francesi furono espulsi dallItalia nel 1512, il papa Giulio II
convocò a Roma il Pallavicino e il fratello Cristoforo per farsi rendere conto delle
molte irregolarità della loro condotta, che li esponeva alle censure ecclesiastiche. I
due fratelli si portarono a Roma facendosi accompagnare da 400 cavalli, e fecero
meravigliare lintera capitale per la loro ricchezza e generosità e per lo splendore
dei loro conviti, ciò che alla fine indusse il Papa a moderare il suo rancore contro la
famiglia. quando si presentarono in
solenne udienza di fronte al Papa, il Pallavicino, che era il maggiore detà, volle
essere il solo a parlare. Dato che però era uomo semplice e rozzo, non seppe tenere testa
a Giulio II, che finì per ridicolizzarlo. Cristoforo ne fu talmente irritato che colpì
il fratello a colpi di guanciale. Nel 1514 il Pallavicino fece esiliare da Piacenza il
nipote Buso Scotti, uomo sanguinario e capo di parte, che vi aveva scatenato la guerra
civile.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXI.
PALLAVICINO OTTAVIANO
Parma 2 maggio 1585-Parma 1649
Figlio di Ercole e di Barbara Sanvitale. Visse alla corte
dei Farnese.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVII.
PALLAVICINO OTTAVIO
Busseto o Cortemaggiore
ante 1613-post 1632
Figlio di Girolamo Galeazzo e di Elisabetta Valvassori. Fu paggio dellimperatore ferdinando II, nella cui milizia fu impiegato col
grado di capitano di corazze. Nel 1632 partecipò alla battaglia di Lutzen.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXV.
PALLAVICINO OTTORINO
Busseto 6 ottobre 1859-
Figlio di Adalberto e di Eleonora Rasini. Dottore in Giurisprudenza, fu ufficiale di
complemento di cavalleria del Regio Esercito Italiano. Fu patrizio e cittadino veneto.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIV.
PALLAVICINO PALLAVICINO, vedi PALLAVICINO GIOVANNI GINESIO e PALLAVICINO PELAVICINO
PALLAVICINO PAOLO
Pellegrino
1542/1568
Figlio di Pietro. Il 3 aprile 1542 fu abate commendatario del monastero di San
Lanfranco dei Vallombrosani di Pavia. In quellepoca viveva in Milano, ove era
considerato uomo molto potente, fautore del partito spagnolo. Ebbe il titolo di referendario e di protonotario apostolico. È forse quel Paolo
Francesco, senatore e monsignore, cui Marco Mantova Bonavides dedicò la sua novella
sullavarizia dei principi moderni.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO PAOLO
Parma 19 aprile
1857-
Figlio di Uberto e di Camilla Liberati. percorse
la carriera militare, entrando nella Scuola Militare di Fanteria e Cavalleria in Modena
alletà di sedici anni. Ne uscì sottotenente di Fanteria del Regio Esercito
Italiano, ove percorse tutta la carriera raggiungendo il grado di maggiore. In seguito a
malattia fu costretto a lasciare il servizio, alletà di quarantasette anni, venendo
poi promosso tenente colonnello nella riserva. Decorato della Croce dOro per
anzianità di servizio, fu anche nominato Cavaliere della Corona dItalia e dei Santi
Maurizio e Lazzaro. Fu patrizio e cittadino veneto. Sposò Maria Palanafesto Paolucci
delle Roncole.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIII; F. da Mareto, Bibliografia, II,
1974, 1201.
PALLAVICINO PELAVICINO
Pellegrino
1187/1188
Marchese di Pellegrino, fu Podestà di Parma negli anni 1187 e 1188.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XV.
PALLAVICINO PELAVICINO
Busseto 1205
c.-Pellegrino 1251/1268
Detto il Trovatore. Figlio di Pelavicino, signore di Busseto, e fratello di Oberto il
Grande. Ebbe in eredità alla morte del padre il castello di Pellegrino, dove si stabilì
dando origine al locale ramo marchionale, estintosi nel 1795. Fu, cinquantanni prima
di Dante, celebre tra i trovatori di canzoni (come erano chiamati i poeti provenzali e
italiani) in quella lingua, detta romanza, che dalla Sicilia si era divulgata nelle altre
regioni della Penisola. Come tale è ricordato dal Salimbene: Quia adhuc stilus noster in
Parma versatur, de Pelavicinis qui cives sunt Parmae superest ut dicamus. Isti Marchiones
sunt, et elegerunt sibi duarum civitatum ad habitandum confinia, scilicet Parmae et
Placentiae. In Episcopatu Placentino juxta Episcopatum Parmensem habent duo Catra,
scilicet Castrum Peregrini, in quo Dominus Pellavicinus habitavit, qui fuit pulcher homo,
et solatiosus, et cantionum inventor, et reliquit filios plures; et Castrum Scipionis
prope Burgum Sancti Donini ad milliaria quinque. In isto Castro habitavit Dominus
Manfredus frater germanus supradicti Domini Pellavicini. LAffò ne lamenta la
completa perdita dei versi.
FONTI
E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1789, 74-76; F.
Stroppa, Famiglie di Salsomaggiore, 1928, 20; D.Soresina, Enciclopedia diocesana
fidentina, 1961, 331-332.
PALLAVICINO PELAVICINO
Pellegrino
1311/1333
Marchese di Pellegrino. Nel 1311 fu in Milano allincoronazione di Arrigo VII, sceso
in Italia per pacificare le fazioni che la
dilaniavano. In quelloccasione fu nominato cavaliere dallimperatore. Nel 1312 passò dalla parte guelfa
seguendo lesempio di Giberto da Correggio. Tolse allora Ravarano a manfredino Pallavicino affinché i soccorsi che i
guelfi di Toscana inviarono a Giberto da Correggio avessero via libera. Conclusa la pace
tra giberto da Correggio e i ghibellini, nel
1314 fu tra gli esuli che poterono rientrare in Parma. Nel 1333 fece parte della lega dei
principi italiani contro Giovanni re di Boemia.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XV.
PALLAVICINO PIETRO
Pellegrino 1480/1497
Figlio di Giovanni e di Lucia Bojardo. Fu Protonotario apostolico. Dopo il 1480 lo si
trova abate commendatario del monastero di San Lanfranco dei Vallombrosani di Pavia. Nel
1497 fu notaio apostolico e consigliere ducale presso Lodovico il Moro duca di Milano.
Soggiornò lungamente nella sua abbazia di Pavia.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIX.
PALLAVICINO PIETRO
Parma 10 febbraio
1875-San Sisto di Poviglio 16 agosto 1967
Figlio di Filippo e di Luisa Benassi. Studiò il pianoforte coi maestri Caffi e Bertazzi
nel collegio Vida di Cremona. A Parma continuò gli studi di pianoforte col Ficcarelli.
Per larmonia, contrappunto e composizione ebbe rispettivamente a maestri Azzoni,
Marusi e Galliera. Il 18 febbraio 1913 fu nominato organista della Cattedrale di Parma con
votazione unanime di quella Fabbriceria, carica che occupò almeno fino al 1931. Il
Pallavicino, che fu anche poeta, compose liriche per pianoforte e canto e si dedicò
specialmente alla musica religiosa. Fu patrizio e cittadino veneto. È autore delle
seguenti composizioni: Messa a due voci, i salmi a tre voci Laudate Dominum e Lauda
Jerusalem, Magnificat a tre voci, Baldi e forti per canto e pianofote (1917, inno dei
missionari su testo di Gino Sottochiesa, edito a Parma, ISME, 1962), Regina coeli
(antifona mariana eseguita nel 1925 per lincoronazione della Madonna di
Fontanellato), Il bucaneve, elegia su versi di Luigi De Giorgi per la morte della medaglia
doro Michele Vitali, Inno agli orfani di guerra, La voce di Dante, inno blasfemo per
coro e pianoforte, con parole dello stesso Pallavicino (Parma, Donati, 1928), La tua voce,
lirica per canto e pianoforte su versi di Ildebrando Cocconi. Nella Biblioteca del
Seminario Maggiore di Parma si trovano: Caro mea, per violino solista e orchestra, O
salutaris hostia a due voci e Quae est ista, a tre voci pari.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIV; C. Alcari, Parma nella musica,
1931, 149; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
PALLAVICINO PIETRO MARIA
Busseto 1653 c.-
Figlio di Muzio e di Lucrezia Vernazzi. Fu cavaliere gerosolimitano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO PIO GIORGIO
Parma 16 aprile
1691-1765
Figlio di Giangiorgio Sforza e di Laura Lampugnani. A Milano, dal 1720 al 1742, fu per
cinque volte eletto nel Magistrato dei XII di Provvisione. Nel 1723 fu ascritto al
consiglio dei LX Decurioni, nel 1735 fu nominato Giudice delle strade e nel 1739 Capitano
della milizia urbana. Fu coinvolto in diverse vicende poco chiare, e avendo usato toni
intemperanti durante i consigli per la discussione degli affari della città, fu rinchiuso
senza alcun processo nel Castello di Milano, da cui uscì però poco tempo dopo.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIV.
PALLAVICINO POLIDORO
Scipione ante 1484-1527
Figlio terzogenito di Gianfrancesco e di Giacoma Brandolini. Nel 1484 ebbe la facoltà dal
duca di Milano Lodovico il Moro di portare le insegne di colore bianco e morello. Dal
padre ereditò la terza parte di Monticelli dOngina e di Roncarolo.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXVI.
PALLAVICINO POMPEO
Parma 21 ottobre
1605-Scipione 6 ottobre 1665
Figlio di Girolamo e di Chiara Cavalca. Fu uomo darme nella guardia istituita nel
1633 dal duca di Parma Odoardo Farnese quando si alleò con Luigi XIII colla speranza di
scacciare gli Spagnoli dallo Stato di Milano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXX.
PALLAVICINO RANUCCIO, vedi PALLAVICINO RANUZIO
PALLAVICINO RANUZIO
Tabiano 1609
c.-Rottofreno 15 agosto 1636
Figlio di Claudio, dei marchesi di Tabiano. Fu capitano di archibugieri italiani al
servizio dei Francesi. Fu ucciso in uno scontro della guerra con la quale Luigi XIII,
alleato del duca di Parma, tentò di
scacciare gli Spagnoli dal Ducato di Milano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; E. Seletti, La città di
Busseto, Milano, 1883; C. Argegni, Condottieri, 1937, 393.
PALLAVICINO RANUZIO
Polesine 17 ottobre
1632-Roma 30 giugno 1712
figlio di Uberto e di Emilia Lupi. discendente
del ramo dei Pallavicino di Polesine, passò giovanetto alla Corte di Baviera, dove si
trattenne a lungo, protetto dallelettore e duca Ferdinando Maria. Studiò dapprima
filosofia e teologia. Intrapreso lo studio delle leggi e conseguita la laurea in diritto
civile e canonico allUniversità di Monaco, rientrò in patria e nel 1669 fu
iscritto al collegio dei giudici di Parma. Appassionato cultore di lettere, compose, con
la pseudonimo di Asterio Sireo, poesie, in parte date alle stampe con altri lavori. Della
produzione del Pallavicino vanno segnalate unantologia di poesie, Lintreccio
di gigli e perle (1660), una vita di Santa Teresa, La scalza di Avila (1661), una
descrizione del palazzo dellelettore di Baviera, I Trionfi dellarchitettura
(1667), il dramma Atalanta (1667) e Ritratto di una gran Principessa (Monaco, Luca Straub,
1668), raccolta di odi dedicate ad Adelaide di Baviera. Abbracciato lo stato ecclesiastico
ed eletto Canonico della Cattedrale di Parma colla prebenda di San Secondo inferiore, il 24 dicembre 1669 vi rinunciò a
favore del conte Giambattista Linati per trasferirsi a Roma a intraprendervi la carriera
prelatizia. Nominato dapprima referendario delluna e dellaltra segnatura,
divenne in seguito governatore di alcune città dello Stato Pontificio e nel 1672 fu
inviato a Malta in qualità di inquisitore presso lOrdine gerosolomitano. Rientrato
alla Corte pontificia, ottenne la nomina a Segretario della Sacra congregazione Concistoriale, e in seguito (1698)
quella di governatore di Roma (che tenne per diciassette anni). Creato cardinale di Santa
Agnese il 17 maggio 1706 da papa Clemente XI, questi lo investì pure, in quello stesso
anno, della prepositura già degli Umiliati di Santa Maria della Ghiara in Verona. Prelato
di vasta dottrina, interamente dedito ai doveri inerenti ai suoi alti uffici, fu
circondato nellambiente vaticano di larga stima e chiamato a far parte di numerose
congregazioni (del santo Uffizio, degli Interpreti del Concilio, dei Vescovi e Regolari e
della sacra Consulta). Alla sua morte, dispose per testamento che la parte del feudo di
Polesine ereditata dagli antenati, della quale aveva conservato la proprietà, fosse per
intero trasferita al cugino Vito Modesto. Fu sepolto nella chiesa di San Francesco a Ripa
in Roma, davanti allaltare maggiore. Il pallavicino
appartenne a molte accademie letterarie, tra le quali quella degli Innominati di Parma.
FONTI
E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 335; L. Barbieri,
Parmigiani cardinali, 1894, 14; L.Bocchia, La drammatica a Parma, 1913, 127; D. Soresina,
Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 332; G.Gonizzi, Ranuzzo Pallavicino, in Gazzetta
di Parma 15 ottobre 1968.
PALLAVICINO ROLANDO
Zibello 1463 c.-Parma
1529
Figlio di Gian Francesco, dei marchesi di Zibello. Ebbe in feudo Roccabianca, Zibello,
Fontanelle, Stagno, Tellarolo, Mezzano e Polesine dei Manfredi. Nel 1521 fu assediato dal
Lautrec in Roccabianca; dopo valorosa difesa, disperando di esser soccorso dai collegati,
venne a patti ed ebbe la facoltà di uscire libero, cedendo la terra. Per ragioni di
successione fu incarcerato da papa Leone X, e nel 1527 da papa Clemente VII nel castello
di Parma, ove morì.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; F. Campari, Un castello del parmigiano attraverso i secoli (Roccobianca),
Parma, 1910; C. argegni, Condottieri, 1937,
394.
PALLAVICINO ROLANDO, vedi anche PALLAVICINO ORLANDO
PALLAVICINO RUBINO
Scipione-Castellina di
Soragna post 1258
Figlio
di Guglielmo. Sposò Ermengarda Palli dalla quale ebbe numerosi figli. Morì di contagio
dopo il 1258, assistito dal frate Salimbene de Adam di Parma, il noto autore della cronica.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIV.
PALLAVICINO SERAFINO
Parma 1611-Roma 1672
Appartenne al primo dei marchesi di Polesine. Professò nellOrdine benedettino nel
1628, fu abate del monastero di San Giovanni Evangelista di Parma dal 1662 al 1667. Poi
(1669) resse quello di San Paolo di Roma. A Parma fu anche priore e cancelliere, e
abbellì con dipinti e suppellettili il Monastero. Fu abate anche nei monasteri di Pavia e
di Reggio Emilia. Morì a 61 anni di febbri.
FONTI
E BIBL.: A. Galletti, Monastero di S. Giovanni Evangelista, in Archivio Storico per le
Province Parmensi 1980, 68.
PALLAVICINO SFORZA
Scipione 1545
Figlio di Ippolito e di Barbara Fogliani Sforza. Quale feudatario del marchesato di
Scipione, nel 1545 giurò fedeltà e obbedienza a Pier luigi Farnese, primo duca di Parma e piacenza. Morì senza figli, e il feudo di
Scipione fu devoluto alla Camera ducale di Parma.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXX.
PALLAVICINO SFORZA
Parma 1520-Salò 5
febbraio 1585
Nacque da Manfredi dei marchesi di cortemaggiore,
che nel 1521 fu squartato dai francesi sulla
piazza del castello di Milano, e da Ginevra Bentivoglio. Dopo la barbara uccisione del
padre, il Pallavicino fu portato dalla madre a Trento presso Francesco Sforza.
Alletà di soli sedici anni (1536) il Pallavicino fu capitano di cavalli per
limperatore Carlo V nella guerra di Piemonte. Dopo la tregua conclusa nel 1538,
servì Ferdinando re dungheria. Nel
1543 fu Capitano generale della cavalleria ungherese nella guerra contro i Turchi, e si
batté sotto le mura di Pest. Nel 1544 ritornò in Italia e combatté a Serravalle con le
truppe del Principe di Salerno, dando prova di grande valore. Nel 1545 il Pallavicino
sposò Giulia di Santafiora. Nel 1546 combattè in Germania (Ingolstadt) contro la Lega
Smalcaldica.Salvò Parma dalloccupazione spagnola dopo lassassinio del duca
Pier Luigi Farnese. Due anni dopo fu di nuovo contro i Turchi in transilvania a capo di 3000 lanzi tedeschi (si
distinse nellassedio di Lippa) ed ebbe parte attiva nelluccisione del
cardinale Martinuzzi (17 dicembre 1551), che cospirava contro limpero. Nel 1551 venne nominato commissario di
guerra e incaricato di predisporre a difesa la frontiera. Nel 1552 fu fatto Generalissimo
ungherese. In unazione a Drigal, sul Danubio, restò ferito e prigioniero, ma fu
riscattato con sedicimila ducati. Ritornato in Ungheria, fortificò Giavarino, ove una
piattaforma fu a lui intitolata. Fatto maresciallo, nel 1556 vinse i Turchi e conquistò
Nagy Kanisza. Nel 1557 ritornò in Italia e andò al servizio di Venezia provvedendo, come
capitano generale delle milizie di terraferma, al restauro di molte fortezze di terraferma
e poi di altre a Cipro e a Candia, dove accompagnò Giulio Savorgnano (1580). Partecipò
alle guerre della repubblica veneta contro
i Tedeschi. Rafforzò Bergamo (1560), per fronteggiare Milano, il Lido, Chioggia e Zara
(1570) e propose un sistema difensivo per Udine. Raggiunse il grado di governatore
generale degli Stati veneti e sovraintendente delle fortezze. Coinvolto nella controversia
con Ottavio Farnese per la giurisdizione dei feudi Pallavicino, reclamati dai Farnese, fu
rinchiuso nel castello di Piacenza per quasi un anno (1580-1581). Lasciò progetti di
fortificazione per Retimo e per Suda, con ampie relazioni, il manoscritto Regole in
materia di fortezza e molti disegni.
FONTI
E BIBL.: C. Promis, Ingegneri militari, 1874, 447-459; Enciclopedia militare, 1933, V,
770; L.A. maggiorotti, Dizionario Architetti
e Ingegneri, 1934, 134-135; L.A.Maggiorotti, Architetti militari, II, 1935, 438; M.De
Grazia, Guida degli stati farnesiani, in
Archivio Storico per le Province Parmensi 1972, 165.
PALLAVICINO SFORZA
Busseto 1553 c.-XVII
secolo
Figlio di Girolamo. Fu cavaliere gerosolimitano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO SFORZA
Polesine 16 novembre
1657-1677
Figlio di Girolamo. Fu ammesso al Maggior consiglio
della Repubblica di Venezia. Il 16 maggio 1667 fu eletto gentiluomo di camera di
Ferdinando Maria.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVIII.
PALLAVICINO SFORZA
Parma 25 luglio 1765-25
febbraio 1834
Figlio di Giorgio Gaetano e di Maria Dati. Fu cavaliere gerosolimitano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIV.
PALLAVICINO SFORZA
Parma 19 agosto 1839-Parma 29 settembre 1909
Figlio di Giuseppe Maria e di Leopolda Pallavicino. Fu Consigliere in diversi comuni e
deputato provinciale rappresentante il mandamento
di Busseto dal 1878 al 1899. Fu membro del Consiglio di Amministrazione
dellOrfanatrofio Vittorio Emanuele II in Parma, del Real Collegio Maria Luigia, del
Ricovero di Mendicità di Borgo San Donnino e presidente dellAmministrazione del
Convitto delle Orsoline di Parma. Fu inoltre consigliere di vigilanza dellIstituto
Tecnico di Parma e dellannesso Convitto alle Scuole Normali Femminili, vice
presidente del Consorzio Agrario, e sindaco del comune
di San pancrazio Parmense. Il Pallavicino,
che fu cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro e patrizio e cittadino veneto, nel 1908
ricomprò lo storico e artistico Palazzo Pallavicino di Busseto. Mori a causa di un
carcinoma allo stomaco.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIV; V. Spreti, Enciclopedia storico
nobiliare, 5, 1932, 64.
PALLAVICINO SIGISMONDO
Zibello 1510/1525-1587
Figlio terzogenito di Bernardino e di Caterina Buffetti. Nel 1556 fu in Roma, impiegato
nella Curia pontificia.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXVI.
PALLAVICINO STEFANO
Parma 11 marzo 1874-
Figlio di Filippo e di Lucia Benassi. Si laureò in Giurisprudenza nellUniversità
di Parma. Fu notaio, membro del Consiglio di amministrazione
della Congregazione di san Filippo Neri in
Parma, nella quale coprì anche la carica di ordinario, e patrizio e cittadino veneto.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIV.
PALLAVICINO TANCREDI
Parma 1229/1255
Fu abate di San Giovanni Evangelista in Parma dal 1229 al 1255. Permutò la chiesa di San
Pietro in Baganzola con quella di San Giorgio dei Prati.
FONTI
E BIBL.: M. Zappata, Corollarium abbatum, in
Archivio Storico per le Province Parmensi 1980, 91.
PALLAVICINO TEDALDO
-Arezzo 1037
Figlio di altro Tedaldo. Fu Vescovo di Arezzo.
FONTI
E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 3.
PALLAVICINO TERESA
Parma 29 ottobre
1888-Milano 1960
Figlia di Filippo e di Luisa Benassi, appartenne a una famiglia della migliore
aristocrazia parmense, proveniente da Busseto. Undicesima di tredici figli, come le altre
sorelle, dagli otto ai diciassette anni fu educata in collegio dalle suore Orsoline di
Parma. Tornata in famiglia e rimasta orfana di madre, manifestò, ancora giovanissima, una
profonda sensibilità religiosa e una singolare capacità di accostarsi situazioni di
povertà e di emarginazione sociale. Uscendo dal mondo chiuso e ristretto in cui le
famiglie dellaristocrazia tendevano a confinare le figlie, in attesa del matrimonio
o del convento, la Pallavicino si occupò delle ragazze povere della città e, durante i
soggiorni estivi della famiglia a San Sisto, insegnò la dottrina e il canto alle figlie
dei contadini. Nellottobre del 1919, a Roma, in occasione della presentazione
ufficiale della Giventù Femminile al congresso dellUnione femminile cattolica
italiana, incontrò per la prima volta A. Barelli, che le propose di lavorare per la
Gioventù Femminile. Eletta nel Consiglio nazionale e nominata rappresentante della
Sezione signorine, venne maturando la sua dedizione senza riserve allapostolato,
finché nel 1923 si trasferì a Milano per lavorare a tempo pieno al Segretariato
nazionale della Gioventù femminile,
ospitato nei locali dellUniversità cattolica
in via SantAgnese. Ben presto diventò segretaria nazionale di propaganda e, dopo
qualche anno, vicepresidente. Come segretaria nazionale di propaganda si occupò della
scelta delle propagandiste: per la loro formazione istituì corsi di preparazione
teologica, ascetica e morale e di organizzazione (seguiti da esami) della durata di una
settimana, che dovevano essere frequentati dalle propagandiste per due anni consecutivi.
Nel 1933 progetto le settimane della giovane: attuate per la prima volta nel 1934-1935,
dal 1936 vennero realizzate in quasi tutte le città dItalia. Ogni città veniva
divisa in rioni e in ogni rione le giovani, riunite per categorie (signorine, casalinghe,
studentesse, impiegate, operaie), si radunavano ogni giorno, per una settimana, ad
ascoltare una propagandista e un sacerdote, venivano visitate le fabbriche e gli ospedali
e si cercava di avvicinare anche le prostitute. La settimana si concludeva con una solenne
messa domenicale celebrata dal vescovo nella cattedrale della città. Alla Pallavicino si
deve, nel 1939-1940, la crociata della purezza, condotta dalle giovani della Gioventù
Femminile. Nel 1946 ne lasciò la vicepresidenza e, insieme con la Barelli, passò
allUnione Donne con lincarico di delegata di azione morale. contemporaneamente lavorò nella Presidenza
generale dellAzione Cattolica, occupandosi in particolare dellorganizzazione
delle settimane sociali. Dal 1949 al 1952 assisté, nella sua lunga e penosa malattia, A.
Barelli, che, prima di morire, la nominò, insieme con L. Vanzetti, sua esecutrice
testamentaria. Gli ultimi anni li dedicò a ordinare limmensa mole di carte lasciate
dalla fondatrice della Gioventù Femminile.
FONTI
E BIBL.: LArchivio Barelli, conservato presso lUniversità Cattolica di
Milano, costituisce la fonte principale per la conoscenza del ruolo svolto dalla
Pallavicino nella vicenda della Gioventù femminile.
DellArchivio Barelli fanno parte anche i cinque volumi del carteggio
Pallavicino-Barelli (1920-1952), ordinato dalla Pallavicino stessa negli ultimi anni della
sua vita. Non esistono ancora veri e propri profili biografici della Pallavicino. riferimenti biografici su di lei si trovano in A.
Barelli, La sorella maggiore racconta, Edizioni O.R., Milano, 1981; M.Sticco, in Vita e pensiero 4 1960, 274-277; O. Montevecchi ha
fornito le informazioni sulla sua vita da lei raccolte attraverso la lettura del carteggio
con la Barelli e le conversazioni con le sue nipoti, L. Noli Dattarino Mineo, G.
Pallavicino Ferrari e M. Montanari Ravazzoni; M.G. Tanara, in Dizionario storico del
movimento cattolico, III/2, 1984, 621-622.
PALLAVICINO TOMMASO
Borgo San Donnino
1326/1331
Figlio di Corrado. Nel 1326 fu scomunicato, assieme al cugino Manfredino Pallavicino, da
papa Giovanni XXII perché ritenuto eretico. Nel 1331 fondò la cappellania di San Giorgio
in Borgo San Donnino.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XIV.
PALLAVICINO UBERTINO
Busseto-Busseto 1037
Fu invitato a Milano dallimperatore Corrado a presenziare alla sua incoronazione con
la corona di ferro. Lanno seguente fu a Roma dove assistette allincoronazione
di Corrado da parte di papa Giovanni XX. Seguì ancora lImperatore nel 1037 quando
questi soffocò la ribellione delle città lombarde, e fu allassedio di Milano. Il
Pallavicino ricostruì la Pieve di SantAndrea nella giurisdizione di Busseto,
dotandola di cospicue entrate.
FONTI
E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 211 e ss.
PALLAVICINO UBERTINO
Pellegrino 1251/1264
Fu podestà di Cremona nel 1251, poi nel 1259 podestà e vicario di Brescia in nome del
marchese Oberto Pallavicino, che si era fatto eleggere Signore di quella città. Fu in
seguito podestà di Milano (1264) in nome dello stesso Oberto Pallavicino, carica che
abbandonò alla notizia della calata in Italia di Carlo dAngiò conte di Provenza.
FONTI
E BIBL.: L.Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 315.
PALLAVICINO UBERTO
Scipione 1328
c.-.Fiorenzuola
Figlio
di Manfredo, dei marchesi di Scipione. Godette dellappoggio dello zio Uberto
Pallavicino, campione dei ghibellini e capitano generale dei Milanesi. Combatté a Nizza
della Paglia contro Guglielmo, marchese di monferrato:
vi fu sconfitto e, secondo alcuni, fatto prigioniero e condotto nel Delfinato. Si ritiene
che il Pallavicino sia stato ucciso presso Fiorenzuola dai Piacentini, per essersi messo a
predare senza motivo alcuni campi del loro territorio.
FONTI
E BIBL.: C. De Rosmini, Dellistoria di Milano, t. l., Milano, 1820; P. Litta,
Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; E. Ricotti, Storia delle Compagnie di ventura in
Italia, Torino, 1893; V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Milano, 1932; C.Argegni,
Condottieri, 1937, 395.
PALLAVICINO UBERTO
Busseto 1421 c.-post
1477
Figlio di Orlando il Magnifico. Con testamento del padre gli furono assegnati i feudi di
Tabiano, Castellina e la metà di Solignano. Nel 1458 questa investitura gli fu confermata
da Francesco Sforza. Il 20 marzo 1470 prestò giuramento di vassallaggio al primogenito
del duca in Milano e nel 1477 gli furono
rinnovate le investitutre.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XX.
PALLAVICINO UBERTO
Zibello
1501-1583
Figlio di Bernardino, dei marchesi di Zibello. Papa Clemente VII nel 1526 lo
spogliò di tutti i beni. Nel 1528 fu pubblicata contro di lui una sentenza di morte per
omicidio e nel 1529 fu scomunicato. Nel 1530 fu assediato in Zibello da Ludovico Rangoni e
dalle milizie del Pontefice. Capitolò dopo valida difesa e si arrese al Duca di Milano,
che lo chiuse nel castello di Cremona, cedendo i beni del Pallavicino a sua cugina Barbara
Rangoni. Tra le due famiglie si accese allora una guerra mortale. Nel 1531, per intervento
di molti principi, gli furono restituiti i feudi. Ebbe altre due gravi condanne: una nel
1534 e una nel 1536.
FONTI
E BIBL.: Chronicon familiae Pallavinae, ms. nella biblioteca
Palatina di Parma; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; C.Poggiali, Memorie
di Piacenza, Piacenza, 1759; V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, Milano, 1932;
C.Argegni, Condottieri, 1937, 396.
PALLAVICINO UBERTO
Busseto 1617 c.-
Figlio di Antonio e di Faustina Vimercati. Fu cavaliere gerosolimitano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, 1834.
PALLAVICINO UBERTO
Busseto 1653 c.-
Figlio di Muzio e di Lucrezia Vernazzi. Fu cavaliere gerosolimitano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO UBERTO
Busseto 1679
c.-post 1716
Figlio di Antonio Maria e di Aurelia Clavella. Nel 1716 fece parte del Consiglio
dei decurioni di Cremona.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIII.
PALLAVICINO UBERTO
1725 c.-Parma
Marchese, fu gran ciamberlano e generale di cavalleria forense del duca Ferdinando
di Borbone.
FONTI
E BIBL.: C. Gervasoni, Nuova teoria di
musica, 1812, 222.
PALLAVICINO UBERTO
Parma 15 giugno
1827-Parma 9 maggio 1864
Figlio
di Gian Francesco e di Zelinda Liberati. Il 13 febbraio 1834 fu nominato Paggio di Maria
Luigia dAustria duchessa di Parma. Il 26 dicembre 1854 fu nominato Guardia del Corpo
di Maria Luigia
col rango di sottotenente delle Regie truppe
dello Stato e il 26 aprile 1855 Ciambellano della Real Corte. Percorse la carriera
amministrativa, a iniziare dal 1° settembre 1845 sotto il Governo del ducato di Parma, e la continuò sotto il Regno
dItalia come Segretario alle Prefetture di Parma e di Piacenza. Fu patrizio e
cittadino veneto. Dopo lunga malattia, morì alletà
di 37 anni. Il Pallavicino sposò Camilla Liberati dellAiuto.
FONTI
E BIBL.: Pallavicino dellEmilia, 1911, tav. XXXIII; Palazzi e casate di Parma, 1971,
375.
PALLAVICINO UBERTO, vedi anche PALLAVICINO OBERTO
PALLAVICINO UBERTO RANUZIO
Busseto 28 marzo
1705-Parma 6 marzo 1775
Figlio di Alessandro e di Adelaide Fugger. Venne educato secondo letichetta di
Corte. Nel 1750 fu nominato gentiluomo di corte
e quattordici anni dopo grande ciambellano dellinfante Ferdinando di Borbone e
Tenente generale della cavalleria. Contrasse matrimonio con la nobildonna Anna Anguissola,
dama del Duca e cameriera maggiore della Corte di Parma. In autunno la coppia era solita
trascorrere un periodo di riposo nel palazzo di Busseto e rallegrare gli ospiti con
rappresentazioni teatrali: nel 1760 vi si mise in luce Filippo Gamboni, che più tardi
diventò un attore di notevole fama (Seletti). Il Pallavicino fu sepolto nella chiesa dei
Gesuiti di Busseto.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XXVII; R. Giordani, Opere scelte di L.
U. Giordani, 1988, 355-356.
PALLAVICINO UGOLINO
Pellegrino 1417
Marchese di Pellegrino, ne fu anche Podestà nel 1417. La carica risulta da un rogito
ricevuto dal cancelliere della Pretura di Pellegrino, Antonio Greppo, in data 22 aprile
1417: Nos Ugolinus Marchio Pallavicinus Pelegrini Potestas sedens pro tribunali ad nostrum
solitum bancum in causa et questione vertente in dominum Obertum de podio rectorem
Ecclesiae Sanctorum Abdon et Senen de Pelegrino agente nomine dictam ecclesiam e certo
Corpezza che venne condannato a rilasciare a detta chiesa una pezza di terra prativa detta
in Casale. La sentenza è sottoscritta come segue: Ego Antonius Grepus de Villa Palearum
scriba praefat Dni Ugolini et suprascriptis omnibus et singulis interfuerunt.
FONTI
E BIBL.: A. Micheli, Guisdicenti, 1925, 6.
PALLAVICINO UGUCCIO, vedi PALLAVICINO UGUCCIONE
PALLAVICINO UGUCCIONE
Scipione-Castelleone
1403
Figlio di Giovanni, dei marchesi di Scipione. Fu agli ordini di Giangaleazzo Visconti. Nel
1390 si trovò alla difesa della cittadella di Padova. Morto Gian Galeazzo, si mantenne
fedele alla reggenza del Ducato e si impegnò con energia a impedire le ribellioni nello
stato di Parma contro i Visconti. Nel 1403, alla difesa di Castelleone, fatto prigioniero
da Cabrino Fondulo, da Ugolino Cavalcabò e dai Benzoni, venne trascinato a coda di
cavallo fino a Cremona. Poi la testa gli venne staccata dal busto, conficcata in una
lancia ed esposta sugli spalti del castello della città.
FONTI
E BIBL.: Chronicon familiae Pallavinae, ms. nella biblioteca
Palatina di Parma; B. Corio, Storia di Milano, Milano, 1857; P. Litta, Famiglie celebri,
Milano, 1834; P. Pallavicino, Notizie sulla famiglia dei Pallavicino, Firenze, 1911; L.
Pavia, salsomaggiore Tabiano, Milano, 1898;
E. Ricotti, Storia delle Compagnie di ventura in Italia, Torino, 1897; V. Spreti,
Enciclopedia storico nobiliare, Milano, 1932; C.Argegni, Condottieri, 1937, 396.
PALLAVICINO UGUCCIONE
Polesine ante 1498-21
novembre 1546
Figlio di Gianmanfredo e di Pellegrina Spinola. È ricordato una prima volta
nellanno 1498. Servì per qualche tempo i duchi di Milano.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVIII.
PALLAVICINO VERDIANA
Polesine 1703 c.-
Figlia di Francesco e di Isabella Rapari. Unitamente al canonico Rapari, fondò la Causa
Pia Rapari-Pallavicino per la distribuzione di doti matrimoniali nella parrocchia di Croce
Santo Spirito di Castelvetro.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XVI.
PALLAVICINO VISCONTE
Pellegrino 1237-1 gennaio 1317
Figlio di Pelavicino, dei marchesi di pellegrino.
Fu nominato Podestà di Piacenza nel 1261 da sua zio Uberto Pallavicino che voleva avere
persona di sua fiducia in una città della quale gli era stato conferito il dominio. Nel
1271 gli furono tolte le rocche di Pellegrino e di Belvedere da Alberto Scotti. Nel 1304
contribuì alla cacciata dello Scotti da parte dei Piacentini. Ma il 25 luglio 1307 lo
Scotti, con laiuto della parte guelfa, riconquistò Piacenza, scacciandone il
Pallavicino che si rifugiò a Bobbo. In seguito a un patto di conciliazione, nel 1308 il
Pallavicino fu riammesso in Piacenza. Morì a 80 anni.
FONTI
E BIBL.: C. Argegni, Condottieri, 1937, 396-397.
PALLAVICINO VITO MODESTO
Polesine 30
marzo 1698-Parma 14 luglio 1731
Erede nel 1712 del cugino cardinale Ranuzio Pallavicino, accentrò nelle proprie
mani lintero marchesato di Polesine essendosi via via estinti i rami discendenti dal
capostipite Gianmanfredo. Fu infatti lultimo rappresentante della diramazione dei
Pallavicino di Polesine, che solo cinquantanni prima era suddivisa in sei famiglie.
Morto il Pallavicino, il feudo non passò, secondo la prassi delle antiche originarie
investiture, ad altri esponenti dellillustre casato, ma fu conferito nel 1748 alla
principessa Enrichetta dHessen-darmstadt,
vedova dellultimo dei Farnese. Il pallavicino
fu sinceramente amante del suo popolo e di larga carità: si deve a lui, tra laltro,
la riedificazione della chiesa parrocchiale di polesine,
che dotò anche di cospicue entrate. Sposò giovanissimo Claudia de Terzi, morta la
quale, l8 gennaio 1720 passò a seconde nozze con Ottavia Pallavicino. Da queste
ebbe due figlie: Anna Maria e Dorotea.
FONTI
E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 337.
PALLAVICINO VITTORIA, vedi DORIA PAMPHILI LANDI MARIA VITTORIA
PALLAVICINO VITTORIO
1709-Borgo San Donnino
1795
Figlio di Pierantonio. Fu Prevosto parroco della chiesa di San Michele di Borgo San
Donnino dal 1738. Nel 1754 fu eletto Primicerio della Cattedrale di Borgo San Donnino. Nel
1759 divenne Prevosto della chiesa di Santa Maria del Castello di Bargone e infine della
Collegiata di Borgo San Donnino. Fu uomo di vasta erudizione. Per lungo tempo collaborò
allEnciclopedia delle Belle Arti dellabate Zani. Lasciò parecchi lavori
inediti, parte dei quali finirono allAffò e allo Zani e parte andarono dispersi.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1840, tav. XV.
PALLAVICINO CARISSIMI ROSANNA, vedi BAJARDI ROSANNA
PALLAVICINO MOSSI LODOVICO ANDREA vedi PALLAVICINO LODOVICO ANDREA
PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
Parma 1796-post 1841
Figlio di Giorgio Pio e di Anna Besozzi. Coinvolto in una manifestazione patriottica, fu
incarcerato nel dicembre 1821 e quindi processato assieme ad altri nobili da una
commissione speciale. Il 21 gennaio 1823 fu condannato a ventanni di carcere duro
nella fortezza di Spielberg, in Moravia. Nel 1837 Ferdinando I concesse ai condannati di
terminare di scontare la pena in America. Il Pallavicino Trivulzio ottenne invece di
completare la detenzione a Praga, dove in seguito si sposò con Anna Koppmann.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, VI, 1841, tav. XXIV.
PALLETTI
PRIAMO
Medesano
10 agosto 1874-Adua 1 marzo 1886
Nato da genitori ignoti, venne affidato alla cure di Luigia Bertoncini, di Viazzano. sergente della IV Batteria da Montagna, morì da
prode ad Adua e fu decorato di medaglia dargento al valore militare con la seguente
motivazione: Seguitò da terra, posizione a cui lobbligava una grave ferita
riportata, a graduare la spoletta ed a comandare validamente il proprio pezzo. Morì fra i
pezzi. È ricordato nella lapide dei prodi parmensi caduti in Africa collocata dal Comune
di Parma nellatrio del Palazzo civico.
FONTI
E BIBL.: Parmensi nella conquista dellimpero,
1937, 91; Decorati al valore, 1964, 55.
PALLICERI ALBERTO
Parma
prima metà del XVI secolo
Ingegnere attivo nella prima metà del XVI secolo.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III, 319.
PALLINI
Parma 1849/1863
Fu Commissario a Rimini, Macerata e Rieti nel 1849. A Londra fece parte delle riunioni
tenute da Saffi. Fu arrestato e poi rilasciato in occasione del processo Orsini. Fu agente
mazziniano a Napoli nel 1860.
FONTI
E BIBL.: P. DAngiolini, Ministero dellInterno, 1964, 166.
PALMA
ALESSANDRO
Parma 1617
Argentiere. Lavorò nella bottega di Girolamo Cona alla cloaca di Santa Lucia in Roma. Il
20 agosto 1617 fu querelato per essere rimasto coinvolto in una rissa.
FONTI
E BIBL.: A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 166.
PALMA
GIROLAMO, vedi PALMARTZ GIROLAMOPALMA
ORLANDO, vedi PALMARTZ ORLANDO GIROLAMOPALMARTZ
ORLANDO
Parma
29 aprile 1584-Parma 29 gennaio 1619
Nacque da Gottfried e da Flaminia. Dal padre ebbe precocissima istruzione musicale:
cominciò a cantare fanciullo di otto anni come soprano alla Steccata di Parma. Già nel
novembre del 1596 fu tra i cantori salariati. Alla morte del padre, venne eletto maestro
di cappella (8 marzo 1602) con lo stipendio, identico a quello del padre, di 8 ducatoni al
mese. Alla Corte Farnese cominciò, quale musico, a servire il 1° febbraio 1614 e
continuò fino alla morte.
FONTI
E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 83.
PALMIA
GUGLIELMO
Parma
1440
Maestro di logica, fu Dottore del Collegio di Arti e Medicina. Nel 1440, insieme ad altri,
aggiornò il Corpo delle norme statutarie del Collegio di Parma.
FONTI
E BIBL.: Aurea Parma 3 1961, 186-187; G.Pighini, Storia di Parma, 1965, 101.
PALMIO, vedi PALMIA
PALTRINIERI VINCENZO
Samboseto
1889-Milano luglio 1956
Studiò e si laureò in Legge a Parma affermandosi, in ancora giovane età, come penalista
di chiara fama e come brillante e facondo oratore accanto ai migliori avvocati del Foro
parmense. Ebbe parte di protagonista in processi di notevole rilievo e in breve seppe
guadagnarsi molte simpatie e una vasta clientela. A un certo punto la sua carriera fu
interrotta da un oscuro episodio che indusse il Paltrinieri a trasferirsi a Milano ove
aprì un fiorente studio entrando in gara con i maggiori giuristi della metropoli lombarda
e allargando la cerchia dei suoi successi. Come buona parte degli avvocati della sua
generazione, anche il Paltrinieri coltivò specifici interessi culturali e letterari.
Scrittore forbito e di limpida vena, diede alle stampe parecchi lavori, tra i quali
meritano di essere citate almeno tre opere: una breve ma succosa storia di Parma (Parma,
Roma, Tiber, 1929), I moti contro Napoleone negli Stati di Parma e Piacenza (edito da
Zanichelli nel 1927) e Toponomastica parmense e altri studi sui dialetti parmensi (1934),
oltre a una serie di piacevoli scritti sparsi per giornali e riviste (tra i tanti, Un
grande precettore di un piccolo principe, Liberazione del Veneto e organizzazione
repubblicana).
FONTI
E BIBL.: R.Cattelani, in Parma per lArte 1 1957, 40; B.Molossi, Dizionario
biografico, 1957, 113.
PALÙ GIBERTO, vedi DELLA GENTE
GIBERTOPAMBIERI
LIA, vedi TANZI LIAPAMERI
PIETRO, vedi PALMIERI PIETRO PIETROPANINI
ODOARDO
Parma 1749 c.-post 1811
Intagliatore in legno. Fu servitore della Corte Ducale di Parma. Nel 1762, secondo lo
Scarabelli, avrebbe eseguito banchi nella Steccata di Parma su disegno del Brianti: se la
notizia è corretta, risulterebbe errata la data di nascita. Avrebbe anche attuato i
lampadari, sempre su disegno del Brianti, documentati invece agli Arnizzoni: potrebbe
trattarsi di commissioni non andate a buon fine. Il Panini è poi ricordato alle seguenti
date: 1768, ornati degli scaffali nella Biblioteca Palatina, in collaborazione col
Marchetti; 1776, periziò un fonte battesimale nella parrocchiale di Fontanellato;
1781-1782, gli venne accordato di succedere a Ignazio Marchetti come intagliatore di
Corte; altare maggiore e ancona in San Pietro (larcaicità della seconda però
proverebbe che si limitò a rimodernare quella preesistente di Sebastiano Chiesa), così
come quella in Santa Croce, opera del Frati, a cui aggiunse altare, ciborio e due mensole
ai lati; al servizio in Palazzo Sanvitale; 1785, organo e cantoria in Santa Croce; 1787,
intagli a una grandiosa macchina con colonne e statue eseguita dal falegname Guido Clerici
nelloratorio di SantAmbrogio; pagamento per fornitura di stoffe in Palazzo
Sanvitale, ove fu attivo pure nel 1789-1791; 1780-1790 c., diciannove placche portacero in
Duomo; 1792, due bracciali portacero nella parrocchiale di Fontanellato; 1793, leggio;
1974, riparò la Custodia dei Bussoli dellUrna generale Consiglio in Comune; 1796,
ritiratosi il marchetti, non ne ereditò la
carica a Corte ma ricevette una pensione come Aiutante del munizioniere; 1796-1797, capitelli
dellaltare maggiore, ventisei candelieri, croce, sei portapalme in Steccata, in
collaborazione con Antonio Salvini; 1804-1805, pagamento per sue fatture da esso fatte su
varj arnesi di legno da falegname e per del damasco cremesi in Palazzo Sanvitale.Nel 1811,
ormai impotente, venne ospitato dal figlio Angelo.
FONTI
E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Fondo Comune, Autografi illustri, busta 4400, Carte
della famiglia Sanvitale, busta 545, Giornale del 1804-1805, 314, 384 e 436; E. Scarabelli
Zunti, Documenti, VIII, 64, 66 e 213, IX, 32; E. Scarabelli Zunti, Materiali, I, 32 r.;
G.Godi, in Gazzetta di Parma 17 agosto 1979, 3; LArte, 1979, 414, 420, 426 e 428; Il
mobile a Parma, 1983, 261; Archivio dellOrdine Costantiniano di San Giorgio, Libro
delle Ordinazioni n. 63, 121 v., 122 r., Libro delle Ordinazioni n. 64, serie IX, busta 9,
fascicoli 40, 44, 46; L. Bandera, Il mobile emiliano, Milano, 1972, 181; G. Bertini, 1979,
428; G. Cirillo-G. Godi, 1983, 261; Per uso del santificare, 1991, 94.
PANIZZA A.
Parma 1740/1797
Fu Canonico e cantore alla Cattedrale di Parma dal 25 dicembre 1740 al 7 aprile 1776. Il
Panizza fu inoltre violinista della Steccata di Parma dal 1757 al 1797 e della Cattedrale
dal 7 aprile 1776 al 1790. Nella stagione di Fiera del 1796 fu primo violino direttore dei
balli al Pubblico Teatro di Reggio Emilia.
FONTI
E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1757-1797; Archivio della Cattedrale, Mandati
1773-1782; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 168 e 180.
PANIZZARI GIACOPO, vedi PANIZZARI
GIACOMOPANIZZARI GIOVANNOLO
Parma
1401
Nellanno 1401 fu notaio vescovile di Parma.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 680.
PANNINI, vedi PANINI
GIUSEPPEPANSIER
BATTISTA, vedi PANZERA BATTISTA BATTISTAPAOLI, vedi anche DE PAOLI
PAOLINO
Parma 1412/1424
Frate e fabbricatore dorgani, ricordato in un rogito notarile dei primi decenni del
XV secolo: Bernardo da Carpi vescovo nostro si accorda con frate Paolino Proposto
dellOrdine degli Umiliati di S. Tommaso di Mantova perché gli costruisca un organo
della lunghezza di braccia tre, misura di Parma, da collocarsi in cattedrale, forse sotto confessione, in prezzo di
sessantaquattro ducati doro in oro (Rogito di Pietro Lardi, Archivio Notarile di Parma).
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 55.
PAOLINO
GIOVANNI, vedi QUAGLIA GIOVANNI GENESIOPAOLO
Valserena di Parma 1302
Fu sindaco del Monastero di Valserena presso Parma nellanno 1302.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 682.
PAOLO
Parma 1566/1570
Pittore attivo in Roma. In un anno tra il 1566 e il 1570 dipinse di occhi finti le
quattordici finistre in San Giovanni Laterano.
FONTI
E BIBL.: A.Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 92.
PAOLO
Parma 1680
Orefice attivo in Roma. Nel 1680 ebbe bottega fuori del Pellegrino.
FONTI
E BIBL.: A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 166.
PAOLO III, vedi FARNESE
ALESSANDRO DA PARMAPAOLO il DANESE, vedi LAURITZEN ARNDT
PAOLO SAN QUIRICO
DI PARMA, vedi SANQUILICI PAOLO CARLOTTAPAPI EGIDIO
San Secondo Parmense
1863-Bogliasco 1939
Visse a lungo a Piacenza ove svolse le funzioni di cancelliere presso il Tribunale. Fu
assiduo frequentatore del Teatro Municipale cui legò il suo nome quale autore della
cronistoria Il Teatro Municipale di Piacenza.
Cento anni di storia 1804-1912 (Piacenza, Stabilimento Tipografico Antonio Bosi, 1912).
Lopera, frutto della passione amatoriale del Papi per il teatro, è in larga parte
tributaria delle cronache annalistiche di B. Musi ed è affetta da numerosi errori sia
storici che musicologi. Oltre che appassionato filolirico, il Papi fu anche campione
sportivo: presidente della Società Canottieri Vittorino da Feltre, si segnalò come
vogatore e timoniere su imbarcazioni da regata.
FONTI
E BIBL.: La Cronistoria del Municipale, un bel volume di Egidio Papi, in Libertà 22
gennaio 1913; Medaglia doro al Papi, in Libertà 4 marzo 1913; M.G. Forlani, in
Dizionario biografico piacentino, 1987, 198.
PAPI
GIACOMO
Parma 1 luglio
1872-post 1931
Figlio
di Clemente e Maria Pighini. sottotenente
dartiglieria nel 1892, partecipò alla guerra libica e poi alla guerra contro
lAustria: prima comandò un gruppo di batterie automobili da 102 e poi, dal 1917, il
Reggimento artiglieria a cavallo, divenendo colonnello nel 1918. Combattendo sul Carso,
meritò tre medaglie dArgento al
valore. A Bodrez Loga ebbe la Croce di guerra al valor militare, e al Piave-Tagliamento
(1918) la Croce dellordine Militare di
Savoia. Posto in congedo nel 1928, fu promosso generale di brigata nel 1931.
FONTI
E BIBL.: Enciclopedia militare, 1933, V, 796.
PAPINIANO, vedi DELLA ROVERE
PAPINIANO TULLOPARALUPI GIUSEPPE VALENTE
Parma luglio
1894-Cavriana 20 agosto 1963
Discendente da una nobile famiglia parmense, il Paralupi partecipò alla guerra 1915-1918
e venne insignito di due Medaglie dArgento al Valor Militare e di
unonorificenza inglese. Si laureò in ingegneria civile nel 1921. Partecipò nel
1930, quale delegato italiano, al 5° congresso internazionale stradale di Washington e
venne successivamente assunto in qualità di esperto presso la direzione
generaledellANAS. Nel 1937 svolse attività di consulenza tecnica per la
realizzazione delle strade dellAfrica orientale.
Si presentò come candidato liberale nelle elezioni del 1963 per la Camera dei deputati.
Fu esponente del Partito liberale di Guastalla, membro della direzione provinciale
reggiana del PLI e presidente del comitato circondariale del PLI di Guastalla. Risiedette
a lungo a Luzzara dove esplicò la propria attività nella conduzione della sua azienda
agricola.
FONTI
E BIBL.:
Gazzetta
di Parma 22 agosto 1963, 4.
PARAMANO GIAMBONO
San
Lazzaro 1217
È il primo rettore conosciuto dellOspedale di San Lazzaro di Parma (1217).
FONTI
E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 683.
PARENTI ANGELO, vedi PARENTI
EUGENIO ANGELO EUGENIO ANGELOPARENTI
LUDOVICO
San
Secondo 1608-Parma 17 maggio 1630
Entrò verso il 1628 nella Società di Gesù, con sede a Parma. Si prodigò e fu di grande
esempio durante la pestilenza del 1630, finché non fu anchegli attaccato e vinto
dal morbo. Morì alletà di soli ventidue anni.
FONTI
E BIBL.: P. Alegambe, Heroes Societatis Jesu, 1658, 294-295.
PARIDE
DA PARMA
Parma
1563/1611
Incisore, lavorò a Bologna nella bottega di Nicolò Quaini dal 1563 al 1611.
FONTI
E BIBL.: C. Bulgari, Argentieri, IV, 1974, 247.
PARISET
CARLO
Parma 19 marzo
1848-Parma 18 marzo 1901
Discendente di illustre famiglia francese: il nonno Giuseppe, Chef dEscadron des
chasseurs à cheval, si segnalò nelle guerre napoleoniche raggiungendo lalto grado
di Membro della legion donore. Dato che il padre Camillo fu anche impiegato nel
Regio Teatro di Parma, il Pariset già da giovane si venne formando una vera passione per
le scene, che conservò per tutta la vita. Attese dapprima alla pittura, poi studiò
musica e nel 1864 tentò gli studi tecnici, che poi interruppe per accorrere nel 1866
sotto la bandiera di Garibaldi. Il 25 ottobre 1869 fu nominato maestro elementare in
Busseto, dove conobbe e visitò Giuseppe Verdi. Inoltre per quattro anni fu istruttore
della Società filodrammatica. I suoi due drammi, Noemi e Roberto, ebbero, sulle scene del
Teatro Verdi di Busseto, un esito felice. Nel 1873 passò vicedirettore del Collegio
Taverna in Parma, dove contribuì molto allincremento, allonore e al lustro
del Collegio. Nel novembre del 1874 venne eletto insegnante delle scuole gratuite serali
del quartiere San Francesco di Parma e alcuni anni dopo ebbe la carica di Direttore delle
scuole medesime. Nel 1879 passò a insegnare nel Collegio Maria Luigia, e nello stesso
anno fu nominato vicepresidente della Società di Mutuo soccorso, per la quale con rara
abnegazione e disinteresse si prestò a dirigere un giornale, pago soltanto di giovare
alla causa della mutualità. Attese poi alla compilazione di un dizionario parmigiano, che
gli fu utile per conseguire labilitazione allinsegnamento delle lettere
italiane. Dal 1883 al 1884 insegnò infatti italiano nel ginnasio inferiore del Collegio
Maria Luigia di Parma. Il 29 novembre 1888 venne nominato Regio Ispettore Scolastico a
Varallo ma il Pariset, per evitare alla famiglia qualunque disagio, vi rinunciò. Assunse
poi lincarico di Segretario della Società tra Commercianti di Parma propugnandone i
bisogni in un periodico mensile: Il Commerciante. Alle cariche di maestro elementare e di
recitazione, il 10 ottobre 1895 aggiunse quelle di professore di lettere e vicedirettore
delle scuole tecniche del Regio Collegio Maria Luigia. Diventando il Convitto nazionale,
furono abolite le scuole tecniche e le elementari e licenziati gli insegnanti. Con decreto
del 22 marzo 1899 il Pariset ebbe allora linsegnamento di arte scenica e letteratura
drammatica nel Regio Conservatorio di Musica di Parma. Fu inoltre Presidente
dellOpera parrocchiale di santuldarico e dellAssociazione per gli Ospizi
Marini di Parma. Il 13 aprile 1879 fu eletto membro corrispondente dellAssociazione
dei Benemeriti italiani di Palermo e
nellagosto del 1882 gli pervenne la nomina di socio onorario benemerito del Circolo
Promotore G. B. Vico, assieme col primo premio dellomonimo concorso, per aver
scritto la commedia in un atto Babbo Ambrogio. Altri suoi lavori letterari ottennero
plauso: Cuore (commedia in un atto), Racconti e Dialoghi, Discorso su G. Taverna, Ricchi e
poveri, Meste rimembranze, Proverbi e modi proverbiali, Elementi di letteratura,
Composizioni e temi, Dolori e Conforti. Ma lopera maggiore del Pariset rimane il
grande Dizionario parmigiano, per il quale spese molti anni di studi e di ricerche
continue. Del Pariset rimasero inedite la grammatica
del dialetto parmigiano, una raccolta di epigrafi e uno studio sul teatro greco. In
gioventù fu direttore e collaboratore di vari periodici e giornali. Il Pariset ebbe amici
ed estimatori Cantelli, Casa, Linati, Ronchini, Morandi, Rondani e Pizzi.
FONTI
E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento, 1915; A.Pariset, Dizionario biografico, 1905, 81-83;
B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 114.
PARMA, vedi FANTOCCI
FRANCESCO e MENONI VINCENZOPARMA
GIAN LUIGI, vedi PARMA GIOVANNI LUIGI GIOVANNIPARMA
LUIGI, vedi PARMA GIOVANNI LUIGIPARMA
MARIO
Bologna 1923 c.-Bologna o Parma 27 settembre 1999
Subito dopo la laurea in medicina, conseguita nel 1949 a Bologna, e un breve periodo
trascorso come assistente volontario preso lIstituto di biochimica
dellUniversità, dal 1950 al 1956 il Parma frequentò in qualità di assistente,
lIstituto di fisiologia di Pisa. Nello stesso periodo condusse ricerche su tematiche
affini presso i laboratori di elettroencefalografia dellHôpital de la Timone
(Università di Marsiglia), di Tolone e della Marina militare francese. Nel 1957, in
qualità di assistente straniero, svolse attività clinica e di ricerca presso
lInstitute of Neurology del Queen Square Hospital di Londra. Rientrato in Italia,
divenne assistente presso listituto di neurologia dellUniversità di Genova,
dove svolse una intensa attività didattica e clinica e condusse ricerche sulla fisiologia
del tronco encefalico e su varie tematiche di neurologia clinica, anche infantile, avendo
svolto pro-tempore il ruolo di primario della Divisione di neuropsichiatria infantile
dellOspedale Gaslini di Genova. Nel 1961 si trasferì presso la Clinica delle
malattie nervose e mentali dellUniversità di Parma, dove nel 1973 venne chiamato
dalla facoltà di Medicina e chirurgia a ricoprire il ruolo di professore ordinario.
Divenuto direttore dellIstituto nel medesimo anno, sollecitò con lungimiranza i
giovani neurologi presenti allinterno della clinica ad aprire nuovi settori di
ricerca, scegliendo tra quelle tematiche che, in un momento in cui le neuro-scienze
iniziavano ad allargare tumultuosamente i loro spazi di
interesse, si dimostravano più promettenti per limmediato futuro e sostenne anche
gli altri settori già esistenti. La medesima perspicacia lo portò nel 1975 ad attivare,
insieme con i professori Bocchi e Lorenzini, la Scuola speciale per tecnici della
riabilitazione (in seguito trasformata in diploma universitario) che da allora formò
centinaia di fisioterapisti. Assunse nel medesimo periodo anche la direzione della Scuola
di specializzazione in Clinica neurologica e la direzione dei Servizi riabilitativi e
neurodiagnostici del Consorzio socio-sanitario del Comune di Parma (in seguito aggregati
alla Unità Sanitaria Locale 4 di Parma). Negli ultimi anni di attività dedicò, insieme
ai suoi collaboratori più stretti, molte energie alla messa a punto di testi scientifici
e didattici in ambito riabilitativo, soprattutto a favore dei traumatizzati cranici, e
collaborò alla progettazione tecnica del Centro Cardinal Ferrari, il Centro di
riabilitazione per gravi cerebrolesioni di Fontanellato, che aprì la sua attività
nellottobre 1999 e allinterno del quale gli venne dedicata la biblioteca
scientifica.
FONTI
E BIBL.:
Gazzetta di Parma 1 ottobre 1999, 8.
PARMEGGIANINA, vedi BROLI MARIA
PARMEGGIANINO, vedi BENIGNO PAOLO
PARMEGIANA, vedi DALAY
MARIANNA e GIRELLI BARBARAPARMEGIANI
GIOVAN BATTISTA, vedi PARMEGIANI GIOVANNI BATTISTA GIOVANNI BATTISTAPARMEGIANO, vedi GASPARE
PARMENIO, vedi MONTANARI
GIUSEPPEPARMENIO DIRCEO, vedi CERATI
ANTONIOPARMENSE, vedi CESARE
DA PARMA CELERINAPARMESANO, vedi CESARE DA PARMA
PARMESIANO DE URBISAGLIAPARMIGGIANINA, vedi ROSSETTI FRANCESCA
DAVIDEPARMIGIANINA, vedi RESETTI T. e ROSSETTI FRANCESCA
PARMIGIANINO, vedi MAZZOLA
GIROLAMO FRANCESCO MARIA e ROCCA MICHELEPARMIGIANINO
GIULIO, vedi GIULIO DA CA GRIMANIPARMIGIANO
Parma 1700/1720
Scultore in legno e intagliatore di ornati attivo nel periodo 1700-1720. Secondo
lOretti fu valente intagliatore in legno di buon disegno, e gran rilievo di
arrabeschi e figure, di mano sua abbiamo a Bologna il Stendardo della confraternita del S.o Angelo Custode, ed
altri ancora, e suoi belli lavori sono nelle case Legnani, Melari, ed altre, fioriva
nel 1720 nel quale anno li 9 agosto uccise
Domenico Pizzoli pittore figlio di Giovacchino anchesso valente pittore, il parmigiano fuggì da Bologna e più non si seppe
nuova di lui.
FONTI
E BIBL.: Oretti, XVIII sec., 24; Bentini, 1979, 53 n. 23; P.Zani, Enciclopedia metodica di
Belle Arti, XIV, 1823, 294; Il mobile a Parma, 1983, 257.
PARMIGIANO, vedi anche ROCCA MICHELE
e UGOLINO ANTONIOPARMINDO
IBICHENSE, vedi BIACCA FRANCESCO MARIAPARODI
CARLO FRANCESCO, vedi PAROLI CARLO FRANCESCO CARLO FRANCESCOPAROLI
TOMASO
Parma 1559
Sacerdote, fu cantore nella chiesa della steccata
in Parma (9 giugno 1559).
FONTI
E BIBL.: N. Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel sec. XVI, 22; N. Pelicelli,
Musica in Parma, 1936, 18.
PAROLINI
PIER GIOVANNI, vedi PAROLINI PIETRO GIOVANNI PIETRO GIOVANNIPARVOLO
Parma 1206
Dottore dei decreti, fu canonico della cattedrale
di Parma nellanno 1206.
FONTI
E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 696.
PASCHAL
GUGLIELMO, vedi PASCAL GUGLIELMO BENEDETTOPASCIUTI
FELICE
Parma
prima metà del XVII secolo
Scultore e tagliapietre attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di belle arti, V, 273.
PASETTI
CARLO
Parma-1948
Nato da famiglia di industriali, appena laureato in ingegneria al Politecnico di Torino,
fu in Romania, nella Russia meridionale e nellAsia minore, ove ampliò le sue
conoscenze tecniche. Più tardi si stabilì a Torre de Passeri in abruzzo, ove, sposandosi, si imparentò con una
delle più distinte famiglie del luogo. Impiantò a Notaresco la prima fabbrica abruzzese
di conserve alimentari e costituì a rosburgo
una società che comprendeva fabbriche di laterizi, prodotti alimentari e industrie
estrattive. Nel 1910 fu lanima della grande agitazione abruzzese contro il trasporto
a Napoli dellenergia idroelettrica ricavata dal Pescara. Allo scoppio della prima
guerra mondiale, partì volontario: fu assegnato alla Direzione generale
dellartiglieria, e alle Acciaierie di Terni ebbe il delicato incarico del collaudo
dei pezzi di artiglieria. Presentò in quelloccasione un piano di trasformazione
della fabbrica darmi di Terni per avere una maggiore produzione: il Ministro fece
eseguire il piano del Pasetti, col quale si arrivò a una produzione di 2500 fucili al
giorno. Ricoprì varie cariche (fu consigliere e assessore del Comune di Torre de
Passeri, deputato provinciale di Teramo e, più tardi, presidente del Consorzio agrario di
Parma) e si guadagnò parecchie onorificenze.
FONTI
E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 114-115.
PASETTI
LAMBERTO
Parma 1823/1831
Tenente. Nel 1823 fu riconosciuto appartenere alla società dei carbonari. Pensionato
dallesercito, espatriò subito dopo i moti del 1831. Probabilmente morì poco tempo
dopo.
FONTI
E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937,
197.
PASINI
ANTONIO
Borgo San Donnino 21
febbraio 1770-Parma 23 luglio 1845
Figlio di Carlo. Studiò pittura nellaccademia
Reale di Belle Arti di Parma sotto la guida del peroniano Domenico Muzzi. Nel 1787 venne
classificato secondo, con menzione onorevole, al concorso dellAccademia nella
sezione di composizione e nel concorso del 1790 vinse il primo premio, nella stessa
sezione, con il dipinto che raffigura Meleagro che dona la testa del cinghiale alla
vergine Atalanta. Nel 1805, già Accademico donore,
fu promosso professore aggiunto e insegnante
di miniatura, con lobbligo di istruire quei giovani, che a tal professione vorranno
applicarsi. Ebbe tra i suoi allievi Macedonio
Melloni, che vinse un premio nel disegno di nudo nel 1820, Francesco Scaramuzza, che fu
premiato per il disegno di composizione, Evangelista Pinalli e Vincenzo bertolotti. Nel 1816 il Pasini fu nominato
ritrattista di Corte.Nel 1820 eseguì un ritratto di Maria Luigia dAustria, la
quale, giudicandolo poco somigliante, lo fece ritoccare. Nel 1822 fu maestro di
composizione e anatomia e tale rimase fino alla morte. Fu amico di G.B.Bodoni, per il
quale eseguì un disegno conservato presso la Biblioteca del Conservatorio di Musica,
raffigurante una Conversazione in casa Bodoni con vari personaggi. Bodoni gli affidò
lincarico di acquarellare le incisioni a soggetto mitologico ed arcadico del famoso
Cimelio, lopera tipografico-pittorica offerta dal Bodoni stesso a Napoleone
Bonaparte e a Maria Luigia dAustria in occasione della nascita del figlio nel 1811.
Il Pasini è considerato, soprattutto, buon ritrattista e diligente miniaturista.
G.Copertini afferma che del Pasini pochi ritratti e poche miniature sono giunti fino a
noi. Sono noti il Ritratto degli architetti Angelo, Giuseppe e Pietro Rasori, del 1814,
due ritratti a olio di Maria Luigia dAustria, nonché un disegno a pastello della
Duchessa stessa e un ritratto di napoleone
Bonaparte, conservato presso lIstituto dArte P.Toschi di Parma. Nel campo
della composizione non si conoscono molte sue opere.G.Godi cita il poco noto S.Francesco
di Sales della chiesa di Polesine; che è parmigianinescamente stilizzato alla Biagio
Martini, e G.Copertini ricorda la Deposizione (1815) in Duomo, di stanca ispirazione, e un
quadro giovanile dedicato a S.Liberata in Ognissanti (La Vergine con il Bambino e le sante
Liberata e Teopista), opera incerta e malcongeniata, con qualche stanco riflesso culturale
parmigianinesco, sebbene non privo di un lieve, ma sentito cromatismo. Stando al
necrologio che traccia M.Leoni, ei fu dindole assai facile a pigliar collera e
malumore, e ancora un poco troppo celere e duro ne giudizi suoi propri.Ma
daltra parte non fu né dissimulatore codardo, né piaggiatore interessato e contro
coscienza.Rispettò i grandi ma non li andò vezzeggiando e sopattutto fu probo. Del
Pasini ritrattista, si hanno tre piccoli ritratti presso la Soprintendenza ai Beni
Artistici e Storici di Parma e Piacenza catalogati alla maniera di. Presso i contemporanei
fu celebrato per le sue raffinate miniature ad acquerello su avorio ma, probabilmente
poiché non le firmava, nessuno di questi lavori è noto, salvo un ritrattino, a olio su
rame, con le sembianze di Gian Domenico Romagnosi, che gli ordinatori del Museo Lombardi
di Parma, dove è conservato, gli hanno attribuito.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 1845, 313; A. Pariset, 1905; B. Molossi, 1957; G. Godi, 1974;
G. Godi-G. Carrara, 1984; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877,
295-296; V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, appendice II, 1935, 445; G.Copertini,
Pittori dellOttocento, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1954, 154; G.
Allegri Tassoni, Mostra dellAccademia Parmense, catalogo, Parma, 1952; G. Copertini,
La pittura parmense dell800, Milano, 1971, 13-14; Dizionario Bolaffi Pittori, VIII,
1975, 353-354; Arte a Parma, 1979, 199; Disegni Antichi, 1988, 105; V. Botteri Cardoso,
Pasini, 1991, 34; Aurea Parma 3 1993, 245; V.Banzola, in La cesa di Sant 1996, 30-31.
PASQUALI MARC'ANTONIO
Parma
1513/1515
Fu organista della Cattedrale di Parma. Dal Libro delle Entrate e delle Spese del
Monastero di S. Giovanni Ev. risulta che il Pasquali sostituì più volte lorganista
Polidoro, specialmente durante la malattia che ne causò poi la morte. Come organista
provvisorio, il Pasquali servì la chiesa di San Giovanni Evangelista sino alla nomina,
come organista, di Domenico Della Musa (dal 15 giugno 1513 fino al 24 dicembre 1515).
FONTI
E BIBL.: Libri delle Entrate e delle Spese del Monastero di S. Giovanni Evangelista in
Parma; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 7.
PASSERI
CESARE, vedi PASSERI PIETRO CESARE ENRICOPATERICO
Parma 949
Diacono. Comperò alcuni pezzi di terra da avarino
Somtifrando a rogito del notaio adeodato di
Bianconese. Fu prevosto alla Canonica e canonico della Cattedrale di Parma nellanno
949.
FONTI E BIBL.: M.Martini, Archivio Capitolare della Cattedrale, in Archivio Storico per le
Provincie Parmensi 1911, 118.
PATROCLO ACHILLEIO, vedi PIAZZA FRANCESCO MARIA OTTAVIO
PATRONUS
Il vero nome di questo personaggio è ignoto. Fu senza dubbio libero, di probabile origine
parmense, personaggio di grande rilievo nella
vita militare e poi politica e civile della città di Parma, documentato in cippo, privo
della parte superiore che ne conteneva la denominazione, databile dalla fine del I secolo
d.C. in poi. Nella sua carriera militare vengono elencati in ordine di importanza i ruoli
di praef(ectus) leg(ionis) XX Valer(iae) Victr(icis), primpil(us) leg(ionis) X Gemin(ae) piae fidel(is), cent(urio) legion(um) IV
Scythic(ae), XI Claud(iae) , XIV Gem(inae), VII Gemin(ae). probabilmente dopo il congedo divenne patronus di
Parma, detta in questa testimonianza, secondo la denominazione augustea, col(onia) Iul(ia)
Aug(usta) Parm(ensis), e anche dei due municipi di Foronovanor(um), da identificarsi forse
con Fornovo, e di Forodruent(inorum), la cui identificazione con Terenzo, sullappennino parmense non lontano da Fornovo, o con
Bertinoro, in Romagna, non è ancora certa, anche se appare più probabile la seconda
ipotesi. Fu inoltre patronus dei collegi dei fabri, dei dendrophori e dei centonarii, che
gli dedicarono, questi ultimi, il cippo in esame. questultima
dignità, unita a quella di patronus della colonia, avvalora lipotesi che si tratti
di un personaggio originario della città di Parma.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 200-201.
PAVARANI
GIOVANNI
Parma
10 dicembre 1801-Parma 18 settembre 1848
Figlio di antonio e Caterina Minozzi. Di questo architetto restano notizie sui primi passi
mossi in Accademia di Belle Arti a Parma sotto la guida di Paolo Donati (1819-1820) e un
disegno col Tempietto dArcadia nel giardino
Ducale presso lIstituto Toschi (Musiari, 1986, 152 e 155). Si sa poi dei progetti
eseguiti in varie tavole durante il pensionato a Roma (1829-1831) e appena dopo (1832) per
il restauro di due monumenti antichi (uno è il teatro Marcello) e per un Tribunale
criminale dinvenzione. Nel 1838, come professionista, era pensionato nel Comune di
Parma (L., 1830, 217-219; ms. Scarabelli Zunti, seconda metà dellottocento, vol. IX, f. 208 r. e v., 209 r., 210
r.).Tra le opere realizzate dal Pavarani è nota la grande ancona dello stuccatore Camillo
Rusca nella prima cappella a destra in San Vitale (Farinelli-Mendogni, 1981, 93). Il
progetto per la Casa di Educazione, di cui è probabilmente copia la versione, non
firmata, in Archivio di Stato di Parma, risale agli ultimi anni del Pavarani e appare di
vago aspetto bettoliano. Fu realizzato esattamente, e la facciata presenta solo una
modifica nellultima apertura a pianterreno. Sembra che competa al Pavarani anche la
sistemazione del cortile. La Casa di Educazione, detta delle Vincenzine, era un educandato
per fanciulle, amministrato da una commissione scelta dallOrdinariato Diocesano. Del
Pavarani sono anche le facciate delle case Mariotti e Baistrocchi in Parma.
FONTI E BIBL.: Mantelli, 1830-1867, f. 139 r.; Mantelli, 1830-1867, v. 8, f. 17; Janelli,
Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 140; Disegni Biblioteca Palatina, 1991, 276.