PABST-PUZZI

PABST CARLO
soletta 1716/1721-post 1746
figlio di gian tommaso che nel 1728 raccolse l’eredità dello zio conte giuseppe maria calvi e assunse il solo cognome calvi.si dedicò alla carriera militare, e fu tenente del 54° fanteria austriaca.fu presente alla capitolazione di ypres, dove venne fatto prigioniero. nel 1746 prestò giuramento di fedeltà come confeudatario (col fratello) di coenzo.
FONTI E BIBL.: V. spreti, enciclopedia storico nobiliare, 2, 1929, 251.

PACCHIANI BERNARDINO
Parma XVI secolo-Parma post 1605
fu lettore di logica all’università di bologna nel 1581-1582. fu poi lettore di filosofia all’università di parma (cartelle studio dell’archivio di stato di parma dal 1602 al 1605).
FONTI E BIBL.: R. fantini, maestri a bologna, in aurea parma 6 1929, 8; F. rizzi, clero in cattedra, 1953.

PACCHIANI PIETRO 
1697-bazzano 19 agosto 1763
fu nomiminato l’8 marzo 1728 arciprete di bazzano. resse la parrocchia trentacinque anni. morì in età di 66 anni, assistito dal cappellano simone ziveri.gli atti dei matrimoni redatti dal pacchiani furono 93. i morti durante la sua reggenza furono 453 e gli atti di battesimo 465, più 6 battesimi amministrati da simone ziveri. nel 1751 il pacchiani fece rifondere la campanella dell’oratorio dei santi giovanni e paolo.
FONTI E BIBL.: F. barili, arcipreti di bazzano, 1976, 31.

PACCHIONI CARLO FRANCESCO
parma 1674
frate francescano, fu maestro e lettore di sacra teologia in cremona. dopo aver predicato nella chiesa di san francesco di mantova dando dimostrazione di particolare erudizione e dottrina, il duca di mantova ferdinando carlo gonzaga lo nominò, con patente del 26 marzo 1674, teologo ducale.
FONTI E BIBL.: G.picconi, uomini illustri francescani, 1894, 338-339.

PACCHIOTTO, vedi PACIOTTO FRANCESCO

PACCIOTTO FRANCESCO, vedi PACIOTTO FRANCESCO

PACE BERNARDO, vedi ZAMBELLI BERNARDO

PACETTI LUIGI
p
arma 1855-1915
ingegnere, leader della frazione socialista riformista che si oppose alla frazione capeggiata da amerigo onofri, fu battagliero uomo politico e valido amministratore. venne eletto a varie cariche pubbliche: fu assessore e sindaco di salsomaggiore dal 1905 al 1910, consigliere provinciale di parma, e per dodici anni (1893-1906) consigliere comunale e assessore, con mariotti ai lavori pubblici e alle comunicazioni del comune di parma.al pacetti si deve la municipalizzazione dell’azienda elettrica e il progetto dell’acquedotto che suscitarono accese discussioni, alle quali il pacetti partecipò con singolare vigore. ebbe anche molta parte nella statalizzazione degli stabilimenti termali di salsomaggiore.
FONTI E BIBL.: gazzetta di parma 27 dicembre 1920, 1-2; B. molossi, dizionario biografico, 1957, 113.

PACIFICO PAOLO
ante 1595-monferrato ante 1642
frate carmelitano, fu maestro dell’ordine e predicatore assai celebre. predicò con grande seguito a mantova, venezia, bologna, parma e brescia. dimostrò particolare dottrina nell’insegnamento della filosofia a bologna. fu eletto procuratore generale e visitatore della congregazione mantovana, e più volte definitore nei capitoli. morì mentre era per la seconda volta vicario generale del monferrato.
FONTI E BIBL.: G. falcone, cronica carmelitana, 1595, 736; R. pico, appendice, 1642, 76.

PACIOTTI FRANCESCO, vedi PACIOTTO FRANCESCO

PACIOTTO FRANCESCO
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rbino 1521-1591
Studiò prima a Urbino, poi a Roma.Allievo di Gerolamo Genga, fu uno dei più grandi architetti militari del Cinquecento.Entrato al servizio del duca Ottavio Farnese nel 1540, vi restò stabilmente fino al 1558 per poi seguire Margherita d’Austria, moglie di Ottavio Farnese, nelle Fiandre, dove eseguì le fortezze di bethune e Arras.Durante le guerre di Parma (1551) e dei Carafa (1557) il Duca si avvalse della sua opera, avendo il Paciotto rinforzato e costruito le fortezze di Montecchio, Scandiano, Correggio e Guastalla e l’anno successivo dato un primo progetto per le prime fortificazioni di Borgo San Donnino, che vennero realizzate a partire dal 1575 sotto la direzione del Boscoli e secondo un nuovo progetto del Paciotto.Dopo il 1559, per conto del Duca di Savoja, eseguì le fortezze di Savigliano e Nizza marittima e iniziò quella di Vercelli.Chiamato da Filippo ii in Spagna, oltre ad alcuni interventi di ingegneria militare, lasciò progetti per l’Escoriale.Rientrò nel 1564 in piemonte e progettò la cittadella pentagona di Torino, modello tipico di fortificazione tardocinquecentesca, che egli riprese nella cittadella di Anversa, eseguita di ritorno in Fiandra nel 1564 per ordine del Duca d’Alba.Lavorò ancora come ingegnere pontificio ad Ancona e Civitavecchia. Nel 1580 fu impegnato nel rinforzo delle fortificazioni in Borgo Taro a causa della guerra contro i Landi, ma anche, tra il 1582 e il 1583, nel progetto civile del disegno del Corridore nel palazzo della Pilotta di Parma, nonostante non si sia ancora potuto documentarne la paternità.Infatti Ottavio Farnese lo utilizzò anche come architetto civile, nominandolo, nel 1556, Maestro di strade et sopra la politica della città nostra di Piacenza e commissionandogli nel 1558 i progetti per il palazzo Farnese di Piacenza, voluto da Margherita d’Austria, ai cui lavori non riuscì a sovrintendere a causa della sua partenza per le Fiandre.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III, 317; R.Gab., in grande dizionario Enciclopedico, IX, 1959, 603; Enciclopedia di Parma, 1998, 502.

PICCOLINI GIOVANNI
borgo taro 1564/1591
fu liutista e compositore attivo nella seconda metà del xvi secolo.fu al servizio del Duca di parma.pubblicò l’opera tabularia tribus testitudinibus (1587 e 1591, milano, simone tini).
FONTI E BIBL.: L. mensi, dizionario biografico dei piacentini, 1899, 307; R.Eitner, VII, 275; N.pelicelli, musica in parma, 1936, 73; dizionario chitarristico, 1968, 51.

PACOT GIOVANNI
1833-parma 12 luglio 1898
maggiore nell’esercito, fu valoroso soldato.Fece le campagne risorgimentali del 1848, 1859 e 1866.
FONTI E BIBL.:gazzetta di parma 14 e 15 luglio 1898; G.sitti, il risorgimento italiano, 1915, 85.

PACUVIUS IANUARIUS
parma  iv/v secolo d.c.
fu liberto di m. pacuvius primus che dedicò un’epigrafe in pietra arenaria a lui e alla propria consorte sumonia apra. pacuvius è nomen di probabile origine osca e caratteristico dell’italia meridionale.iaunarius, cognomen comunissimo e assai diffuso, soprattutto in africa, non può suggerire alcuna particolare considerazione.
FONTI E BIBL.: M.G. arrigoni, parmenses, 1986, 141.

PACUVIUS MARCUS PRIMUS
parma iv/v secolo d.c.
di condizione incerta, dedicò un’epigrafe in pietra arenaria per la coniux sumonia apra, e per il liberto pacuvius ianuarius, ritrovata subito fuori dalla città di parma a settentrione di essa, databile, per caratteri paleografici (hedera distinguens, formula d.m.) e inoltre per le caratteristiche della protome raffiguratavi, al periodo tardo-imperiale.Pacuvius è nomen di probabile origine tosca, caratteristico dell’italia meridionale. non documentato nelle regioni transpadane, in aemilia è presente, oltre che in questa, in un’epigrafe di cesena. da primus, cognomen diffusissimo in tutto l’impero romano, non si può ricavare alcuna considerazione di rilievo.
FONTI E BIBL.: M.G. arrigoni, parmenses, 1986, 141.

PADOVA ABRAM JEHUDA
Parma 1641
rabbino e scrittore israelita vivente a parma nell’anno 1641.
FONTI E BIBL.: M.mortara, rabbini e scrittori israeliti, 1886, 46.

PADOVA GIUSEPPE
parma 1665-parma 7 dicembre 1725
già israelita, poi cristiano (col battesimo assunse nuovo nome e cognome: francesco maria costanti), fu frate cappuccino, sacerdote e predicatore. compì la professione a carpi il 29 aprile 1686.
FONTI E BIBL.: f. da mareto, necrologio cappuccini, 1963, 688.

PADOVA GOLIARDO
casalmaggiore 3 luglio 1909-tizzano 2 maggio 1979
si diplomò all’accademia di belle arti di brera a milano e all’istituto d’arte paolo toschi di parma. per alcuni anni abitò nella campagna attorno a casalmaggiore, lavorando appartato, poi fino al 1942 risiedette a milano, dove fu anche insegnante. a milano fu amico di fontana e di badodi.vi compì esperienze varie di pittura, di progettistica architettonica e di grafica pubblicitaria. nella sua prima pittura chiarista, dal 1935 al 1945, espresse una libera, intima intonazione di luce, trovando un’espressione vibrante in silenziosa polemica col novecento. alcune di queste opere apparvero nella mostra antologica storica che si tenne al teatro regio di parma nel 1968. una di esse si trova nel museo di parma (la strada bassa, 1934) e un’altra nel museo civico di cremona (paesaggio nel casalasco, 1942). in seguito, soprattutto dopo il periodo di prigionia in germania, il padova ritrovò vena ed estro. nell’immediato dopoguerra si stabilì a parma, dove vantava una larga schiera di amici ed estimatori, risiedendo spesso a tizzano. a parma il padova ebbe tra i suoi sostenitori giuseppe tonna, francesco arcangeli e attilio bertolucci: essi contribuirono, con la loro sensibilità profondissima, a consolidarlo in quella poetica del naturale, che fu per lui l’improvvisa illuminazione scoppiata nella sua pittura negli anni già maturi. partecipò alle seguenti mostre nazionali: quadriennale di roma (1935), sindacali regionali lombarde dal 1933 al 1942, iii mostra sindacale al palazzo dell’arte di milano (1941), mostra degli incisori italiani in germania (amburgo, colonia e monaco, 1934), esposizione internazionale di grafica (parigi, 1937), mostra paesaggio lombardo, 1942, (primo premio per il paesaggio cremonese), premio bergamo (1939 e 1942), artisti lombardi alla galleria roma (roma, 1942), sindacale toscana (firenze, 1936), premio suzzara, 1957. eseguì gli affreschi della palestra ginnica di casalmaggiore, i dipinti a tempera nell’atrio della scuola media diotti di casalmaggiore (1961) e quelli dello scalone del nuovo municipio di colorno (1963), che illustrano le attività più tipiche del lavoro agricolo.tenne personali a cremona (galleria ente turismo, 1946), milano (galleria cairola, 1958), brescia (galleria alberti, 1958; galleria san michele, 1969), parma (galleria del teatro, 1959 e 1968; galleria la ruota, 1960 e 1963; galleria della steccata, 1964), ferrara (bottega d’arte, 1962), modena (ente comunale di cultura, 1961), torino e bologna. la sua pittura, strettamente legata ad atmosfere, personaggi e animali delle zone padane, è orientata verso uno naturalismo materico pulsante e corposo.dopo la morte del padova, un cospicuo numero di sue opere fu donato al museo del csac di parma (istituto di storia dell’arte dell’università), che allestì una vasta mostra antologica nel salone delle scuderie della pilotta nel febbraio 1989.altre mostre antologiche furono allestite dalle gallerie parmigiane niccoli e la sanseverina. fondamento della pittura del padova è un senso della materia densa, opaca, tenera alla pressione e alle incisure che vi lasciano i segni dell’oggetto. una materia come matrice della figura, dell’immagine, sempre controllata però, con  una luce in essa sciolta, come se venisse dalle profondità della germinazione e del colore, senza retorica, senza dramma, quindi non espressionista.con una traccia di quel lirismo, comune agli esempi illustri che, nello stesso senso della pittura di materia, l’hanno preceduta, ma combinata con spunti di racconto. tanto più che nell’animo e nella vista del padova, e quindi nell’immagine che dipinge, si annida una tendenza al favoloso: la realtà viene deformata, ecceduta, alonata da una sottile visionarietà che trasforma il tempo del racconto e lo complica un poco.la produzione dei decenni sessanta e settanta fu fittissima.il padova dipinse con una foga, con un entusiasmo, con una forza e varietà di ispirazione, come non aveva mai fatto.prima nelle lanche del po, negli orizzonti della bassa, poi sulle prime colline dell’appennino (capoponte, isola, piantalfumo).variò di continuo i temi e per ogni tema dipinse cicli di opere diverse, diversamente inventate una per una: le gatte, i nidi, gli uccelli migratori, nature morte di frutta, paesaggi del po sconosciuto.
FONTI E BIBL.:  e. cassa salvi, in giornale di brescia 7 dicembre 1958; r.tassi, in letteratura 43-45 1960; a.c. quintavalle, in il resto del carlino 9 dicembre 1960 e 2 novembre 1961; p. del giudice, in la fiera letteraria 17 gennaio 1960; e. fezzi, in la provincia 1 gennaio 1960; gazzetta di parma 6 marzo 1968; A.M. comanducci, dizionario dei pittori, 1973, 2278; aura parma 2 1979, 190; aura parma 1 1989, 54-55; T. marcheselli, strade di parma, iii, 1990, 266.

PADOVANI ANGELO
parma 5 aprile 1887
fece le campagne risorgimentali del 1859, 1860 e 1866.
FONTI E BIBL.: a. finetti, in gazzetta di parma 11 aprile 1887, n. 97; G. sitti, il risorgimento italiano, 1915, 415.

PADOVANI FRANCESCO
parma 1798
incisore. lo scarabellli zunti vide una sua stampa datata 1798.
FONTI E BIBL.: P. martini-G. capacchi, arte incisione a parma, 1969.

PADOVANI GINO
parma 1903-padova 1965
funzionario della società shell, della quale resse per oltre 20 anni l’agenzia di parma e provincia, passò poi alle dipendenze dell’anonima petroli italiana, ottenendo la direzione della filiale di padova. tra il 1925 e il 1940 godette una certa notorietà quale attore di prosa nella compagnia dialettale dei filodrammatici di parma e al fianco di alberto montacchini, quale «amoroso brillante». ottenne successo per la signorilità del tratto, la facilità nella recitazione e l’eleganza nel vestire.
FONTI E BIBL.: F. e T. marcheselli, dizionario dei parmigiani, 1997, 229-230.

PADOVANO ANNIBALE
parma o padova 1527-gratz 1575
fu liutista, organista e compositore. nel 1552 fu organista di san marco in venezia. compose opere per liuto e organo
FONTI E BIBL.: dizionario chitarristico, 1968, 52.

PADRE ONORIO, vedi ROSI FRANCESCO

PADUS, vedi RASTELLI VITO

PAËR FERDINANDO
p
arma 1 luglio 1771-parigi 3 maggio 1839
figlio di giulio e di francesca. ricevette i primi insegnamenti musicali dal padre, cornista dal 1778 nell’orchestra del teatro di corte di parma, dal violoncellista gaspare ghiretti e da federico fortunati, maestro di cembalo e di canto al servizio della principessa di parma, direttore della scuola di canto e concertatore degli spettacoli del teatro regio. nel 1784 cantò alla corte di parma in occasione della visita di Gustavo re di svezia. nel 1789 compose la prima opera, la locanda dei vagabondi, alla quale seguì, nel 1790, i pretendenti burlati. nel 1791 debuttò come operista a parma e contemporaneamente fu attivo a colorno e a venezia come maestro di cappella. maestro di cappella della corte di parma dal 14 luglio 1792, cinque anni dopo fu nominato direttore musicale di tutti i regi servizi. nello stesso 1797 si recò a vienna con la cantante francesca riccardi (sua moglie dal 1798), anch’essa scritturata all’opera italiana. dopo un soggiorno a praga (1801), dal 1803 fu kappelmeister a dresda, città che lasciò nel 1807 per assumere a parigi il posto di maître de chapelle presso la corte napoleonica. qui fu anche direttore dell’opéra-comique e, dal 1812, del théâtre des italiens succedendo a spontini. nonostante le difficoltà della sua posizione nei confronti di rossini, condirettore del teatro dal 1824 al 1826, tenne l’incarico fino al 1827, vincendo l’ostilità della catalani, allora imperante a parigi.nel 1831 divenne membro dell’académie e l’anno successivo direttore della musica da camera del re e della cappella dei duchi d’orléans. dal 1837 insegnò composizione al conservatorio, del quale fu ispettore dal 1834. il destino storico del paër si definisce, essenzialmente, come quello di tanti suoi contemporanei (cherubini e spontini in primo luogo ma non solo quelli), attraverso una serie di fatti che lo portarono alla realizzazione della propria personalità al di fuori dell’italia, situazione che negli anni intercorrenti tra la rivoluzione e la restaurazione indica, proprio nell’ampio disperdersi delle migliori energie italiane presso le corti e i teatri stranieri, un momento di iato nel filo del discorso melodrammatico in Italia, che stendhal definì poi di interegno tra il dorato mondo di cimarosa e quello, già tutto permeato di nuovi spiriti, di rossini. gli anni della precoce formazione paeriana si colorarono del declinante riverbero di quel fervore che pochi decenni prima aveva percorso la corte parmense, dominato dagli illuminati intendimenti del ministro du tillot. l’affrancamento dai vincoli scolastici fu altrettanto brillante, con un ingresso sulle scene del teatro musicale accompagnato da un successo che si allargò rapidamente a molte città della penisola (padova, milano, firenze, napoli, roma e bologna) e che si tradusse in un’operosità intensa, destinata inevitabilmente a rallentare man mano che il Paër ascendeva a posizioni di sempre maggior prestigio. questo allargarsi di esperienze, apertosi con il passaggio da parma a vienna, dove venne chiamato come kapellmeister al teatro di porta carinzia, determinò invece una trasformazione progressiva dei suoi modi compositivi, sui quali il contatto con la cultura viennese non poté non rivelarsi incidente, soprattutto nella maggior consapevolezza formale e in un arricchimento spirituale. tutto ciò in modo abile però, senza mai troppo scoperte adesioni, tanto che la penna conservatrice del carpani, in una lettera del 1804, nel lamentare i danni provocati sui compositori italiani dall’eccessivo entusiansmo per la musica strumentale dei tedeschi, cita il paër come uno dei pochi rimasti a difendere la buona musica. in questa naturale persistenza nella produzione straniera del paër di quella freschezza melodica propria della lunga tradizione napoletana dovette probabilmente risiedere la ragione prima della stima guadagnatasi dal paër. a dresda soprattutto, dove nel periodo tra il 1792 e il 1813 figurano rappresentate ben diciannove sue opere, contro le nove di cimarosa e le otto di mayr. in effetti risplende nei lavori composti dal paër in quegli anni della sua prima maturità, specie in quelli rientranti nella formula allora d’attualità della pièce à sauvetage, una singolare luminosità melodica che ne garantì anche in seguito, sia pur ridimensionate nella prospettiva storica, le ragioni. spicca tra i suoi maggiori titoli di questo periodo (camilla, ossia il sotterraneo, achille, sargino, ossia l’allievo dell’amore, lodoïska) leonora, ossia l’amore coniugale, rappresentata a dresda nel 1804, per la stimolante analogia con il contemporaneo fidelio beethoveniano, scaturito dalla stessa matrice drammatica di bouilly. vanno tuttavia realisticamente ridimensionati i tentativi di stabilire una benché minima dipendenza dell’unicum drammaturgico beethoveniano dal lavoro del paër, musicista che beethoven conobbe e, pare, ammirò anche, subendone forse qualche suggestione esteriore (la marcia funebre sulla morte di un eroe della sonata opera 26 pare infatti fosse suggerita da uno spunto dell’achille, ascoltato a vienna nel 1801), ma troppo evidente è il divario tra l’universalità di visione e la forza trasfiguratrice che beethoven proietta dallo stesso soggetto e la dimensione di armonica piacevolezza, ma non di più, accolta dal paër. il passaggio da dresda a parigi, con il nuovo importante incarico conferitogli da napoleone bonaparte, segnò un’ulteriore trasformazione dell’atteggiamento creativo del paër e offrì così una nuova testimonianza della sua abilità nel sapere aderire sempre prontamente, a volte con discutibile astuzia, alle situazioni di successo, come infatti nota fétis quando a proposito dello stesso mutamento accenna a una cortigianeria poco degna di un tale artista. a parigi il paër compose e fece eseguire la marcia nuziale per lo sposalizio dell’imperatore dei francesi con maria luigia d’austria (2 aprile 1810), e di lei divenne maestro di canto. il titolo più emergente di questo periodo è agnese, rappresentata a parma (una felice scappata del paër musicista dei re nella città natale) nel teatrino di villa ombrosa, nel 1809, con grandissimo successo. non si possono lasciare inascoltate, tuttavia, per una più lungimirante traiettoria critica, le note dissonanti di stendhal e di berlioz, il primo deluso dopo l’ascolto di quest’opera dalla mancanza di calore nella pur splendente purezza del canto spianato, il secondo insospettito dalla strumentazione prudente e moderata: osservazioni che sembrano comunque anticipare una valutazione posteriore di quest’opera in cui si possono forse sintetizzare meglio che in ogni altra i caratteri del mondo paeriano, nella prevalenza del gusto controllato per la bella frase, nella prospettiva armonica sempre trasparente che si increspa, talora, proprio quando la situazione drammatica si fa più urgente, tingendo l’atmosfera di quella trepida elegia che sembra quasi anticipare certe situazioni donizettiane. sulla posizione di potere raggiunta dal paër, che nel 1812 fu chiamato anche a succedere a spontini nella direzione del théâtre des italiens, si avverte nelle tracce di varie testimonaianze l’ombra, anche pesante, della sua attitudine al compromesso e di un carattere insinuante con cui difese senza troppi scrupoli i suoi raggiungimenti: denigrando spontini, alla cui sostituzione non dovette essere estraneo il lavoro di maldicenza messo in atto dal paër e cercando di ostacolare con tutti mezzi la rappresentazione delle opere di rossini, fino a dover poi cedere all’evidenza del successo che il pesarese, nominato nel 1824 al suo fianco come condirettore del théâtre des italiens, andò conquistandosi. nel 1826 dovette abbandonare la carica di direttore del théâtre des italiens sotto l’accusa di aver cagionato il decadimento di quel teatro. si difese pubblicando un opuscolo intitolato m. paër, ex directeur du théâtre italien a mm. les dilettantes (parigi, 1827). forse sulla scia di questo successo rossiniano e delle prime brillanti affermazioni di nuovi musicisti, come il boïeldieu sul fronte dell’opéra-comique, che si delineò nella produzione diradata del paër, ormai sul declinare della carriera, vi fu un nuovo sforzo innovativo di cui è testimonianza le maître de chapelle su soggetto tratto da una pièce teatrale di duval, adattato a opéra-comique. la fisionomia di quest’opera, l’unica a sopravvivere sia pur con rarefatta frequenza nei repertori novecenteschi, fu purtroppo alterata da una versione italiana in cui manca, tra l’altro, il ii atto, che accentua ingiustamente certi tratti stilistici, per cui l’opera risulta frutto ritardato e anacronistico della tradizione napoletana, spegnendone per contro quegli umori che il paër aveva accolto con prontezza e abilità dalle provocazioni dell opéra-comique, pervenendo a esiti di eleganza compositiva e di gustoso umorismo: tra questi ultimi la messa in caricatura, nella figura del protagonista, il maestro barnabé, del mal sopportato rossini. a fianco di una consistente produzione per il teatro (ben 42 opere), il paër lasciò una notevole raccolta di musica sacra e da camera. tra quest’ultima prevalgono le pagine vocali, composte spesso per soddisfare le particolari circostanze connesse alla sua posizione ufficiale. queste musiche, come del resto le pagine strumentali (tra cui un bel rilievo assumono le tre grandi sonate per pianoforte), recano la loro più spiccata caratterizzazione in quella naturale ed elegante vitalità melodica che, al di là dei vari trapassi, rimane come la sigla significativa del paër, ancora nel 1860 ricordato dal regli come uno dei più sublimi cigni italiani. il paër ebbe le maggiori onorificenze dal re luigi filippo: cavaliere dello speron d’oro, la legion d’onore (1848), membro dell’académie des beaux artes, direttore della cappella reale, poi ispettore degli studi del conservatorio di parigi e professore di composizione dello stesso istituto. morì a 68 anni. ai suoi funerali furono presenti i maggiori musicisti, quali cherubini, spontini, mayebeer, auber e berlioz. il paër fu autore delle seguenti composizioni. opere teatrali: orphée et euridice (libretto mons. duplessis; parma, 1791); circe (d. perelli; venezia, 1792); le astuzie amorose, ovvero il tempo fa giustizia a tutti (a. brambilla; parma, 1792); laodicea (g. foppa; padova, 1793); i portenti del magnetismo (venezia, 1793); icilio e virginia (g. foppa; padova 1793); i pretendenti burlati (g.c. grossardi; medesano, 1793); saed ossia gli intrighi al serraglio (g. bertati; venezia, 1793; rappresentata anche con i titoli l’intrigo amoroso, il male vien dal buco); il nuovo figaro (da l. da ponte; parma, 1794); il fornaro (venezia, 1794); i molinari (g. foppa; venezia, 1794); il matrimonio improvviso ossia i due sordi (g. foppa; venezia, 1794); l’idomeneo (g. sertor; firenze, 1794); ero e leandro (napoli, 1794); l’inganno in trionfo (firenze, 1794); la rossana (a. aureli; milano, 1795); anna (padova, 1795); il cinna (a. anelli; padova, 1795); l’orfana riconosciuta (firenze, 1796); l’amante servitore (a.s. sografi; venezia, 1796); il principe di taranto (a. tottola, da la finta principessa di f. livigni; parma, 1797; rappresentata anche col titolo la contadina fortunata); sofonisba (g. schmidt; bologna, 1796; con lo stesso titolo d. rossetti, da g.f. zanetti; bologna, 1805); il fanatico in berlina (g. bertati; vienna, 1797); griselda ossia la virtù al cimento (a. anelli, da boccaccio; parma, 1798); camilla ossia il sotterraneo (g. carpani, da b.j. marsollier; vienna, 1799); tegene e laodicea (g. foppa; firenze, 1799); il morto vivo (p. franceschi; vienna, 1799); la testa riscaldata (g. foppa; venezia, 1800); la sonnambula (g. foppa; venezia, 1800); poche ma buone, ossia le donne cambiate (g. foppa; vienna, 1800; rappresentata anche col titolo la moglie ravveduta e in germania col titolo der lustige schuster oder die weiberkur); achille (g. de gamerra; Vienna, 1801); i fuorusciti di firenze (a. anelli; dresda, 1802); ginevra degli almieri (g. foppa; Dresda, 1802); una in bene e una in male ovvero le astuzie di patacca (g. foppa; Dresda, 1802); sargino, ossia l’allievo dell’amore (g. foppa, da j.m. monvel; Dresda, 1803); lodoiska (f. gonella; bologna, 1804); leonora ossia l’amore coniugale (g. schmitdt; dresda, 1804); il maniscalco (Firenze, 1805); I bisogni sollevati (da sesini; vienna, 1805); numa pompilio (m. noris; parigi, 1808); cleopatra (c. olivieri; parigi, 1808); agnese di fitzhenry (l. buonavoglia e giannetti, da a. opie; vigatto, 1809; rappresentata anche coi titoli agnese e il padre e la figlia); diana ed endimione o sia il ritardo (s. vestris; parigi, 1809); didone abbandonata (p. metastasio; parigi, 1810); le baccanti (parigi, 1811); un pazzo ne fa cento (firenze, 1812); l’eroismo in amore (l. romanelli; milano, 1815); la primavera felice (l. balocchi; parigi, 1816); le due pupille e i due tutori (milano, 1816); le maître de chapelle ou le souper imprévu (s.m.f. gay, da a. duval; parigi, 1821; rappresentata a vienna in versione rivista col titolo wie gerufen; anche col titolo il maestro di cappella); un caprice de femme (j.p.f. lesguillon; parigi, 1834); olinde et sophronie (incompiuta). in collaborazione con altri: l’oriflamme, con méhul, berton e kreutzer (libretto d’etienne e baour-lormian; parigi, 1814); lo sprezzatore schernito, con farinelli, generali, guglielmi, pacini, paganini, portugal, sampieri (firenze, 1816); blanche de provence ou la cour des fées, con berton, boïeldieu, cherubini, kreutzer (théaulon de lambert e de rancé; parigi, 1821); la marquise de brinvilliers, con auber, batton, berton, blangini, boïeldieu, carafa, cherubini, hérold (scribe e castil-blaze; parigi, 1831); inoltre, alcuni pasticci. oratorî: il trionfo della chiesa (parma, 1804); la passione di gesù cristo (parma, 1810); il s. sepolcro (dresda, 1818). diverse cantate, tra cui: ulisse e penelope per 2 violino e orchestra; saffo per Soprano e orchestra; eloisa e abelardo negli elisi per 2 violino e pianoforte; l’amor timido per Soprano e pianoforte; cantata pel giorno natalizio del signor luigi franul de weissenthhurn per soli e pianoforte; adieux de la société de vienne à mme la principesse borios de galitzin per Soprano, coro a 3 voci e pianoforte; e altri pezzi vocali profani (o notte soave, serenata per soprani, tenore, basso,  coro, violoncello, contrabbasso, pianoforte o arpa; la francia in pace, inno; grazie rendiamo inno a 3 voci; l’odalisca per canto, pianoforte, e corno obbligato; l’addio di ettore per 2 violini e pianoforte; pastorale che si canta dagli zampognari in roma per 5 violini e pianoforte; dodici ariette italiane per violino e pianoforte; la biondina in gondoleta, aria con variazioni; il tempio d’armonia, coro); duetti; liriche. musica sacra: 2 messe; 4 offertori; kyrie; gloria; salmi; mottetti. musica per orchestra o strumentale: sinfonia in re maggiore; sinfonia baccante; concerto per pianoforte; concerto per organo; variazioni per orchestra sul vive henry iv; fantasia per pianoforte, 2 flauti, 2 corni e fagotto; tre grandi sonate per pianoforte con accompagnamento di viola o violoncello ad lib.; quattro grandi marcie e potpourri variato per pianoforte; sei valzer per banda. opere didattiche: 24 exercises pour voix; esercizi per voce di soprano o tenore, ossiano variazioni progressive sulla scala e solfeggi; sei solfeggi facili per cantar di portamento; trente-six vocalizes puor voix de basse-taille, avec pianoforte.
FONTI E BIBL.:t. massé e a. deschamps, paër e rossini, parigi, 1820; c. de colobrano, funérailles de ferdinando paër, Parigi, 1893; c.r. barbiera, immortali e dimenticati, milano, 1901; a. della corte, l’opera comica italiana, bari, 1923; r. engländer, ferdinando paër als sächsicher hofkapellmeister, in neues archiv für sächsische geschichte 1929; r. engländer, paërs leonora und beethovens fidelio, in neues beethoven-jahrbuch 1929; n. pelicelli, musicisti in parma nel secolo xviii, in note d’archivio 1935; g. tebaldini, fernando paër, in aurea parma 1939; g.p. minardi, ferdinando paër nel secondo centenario della nascita, in archivio storico per le province parmensi 1971; r. celletti, la leonora e lo stile vocale di paër, in Nuova Rivista della Musica Italiana 1972; j. budden, in grove; enciclopedia italiana, xxv, 1935, 901; enciclopedia dello spettacolo, vii, 1960, 1461-1463; parma economica 3 1971, 29-32; dizionario ricordi, 1976, 490-491; M. dall’acqua, terza pagina della gazzetta, 1978, 305; la reggia di colorno nel ‘700, 1979, 99-102; C. gallico, le capitali della musica. parma, 1985, 134-136; g.P. minardi, in dizionario dei musicisti, utet, 1987, v, 498-500; dizionario dell’opera lirica, 1991, 657-658.

PAËR FRANCESCA, vedi RICCARDI FRANCESCAriccardi francesca

PAËR GIULIO
Parma-parma 20 marzo 1790
padre e primo maestro del celebre ferdinando. dopo aver fatto il trombettiere nelle guardie del corpo (1769-1771), il paër divenne professore di corno da caccia della reale orchestra di parma (19 gennaio 1778), carica che mantenne fino alla morte. in un memoriale di angelo morigi in data 2 settembre 1790 si legge: giulio per marito di certa francesca morto il 20 di marzo 1790, suonatore di corno da caccia soprannumero della r.le orchestra. poco prima febbricitante suonò nelle 11 feste da ballo de r.li principini.
FONTI E BIBL.: archivio di stato di Parma, ruolo a, 1, fol. 857; teatri 1732-1843, cartella n. 1; N. pelicelli, musica in parma, 1936, 225; g.p. minardi, ferdinando paër nel 2° centenario della nascita, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1971, 230; parma nell’arte 1 1982, 123.

PAERINI
p
arma 1690
incisore di stampe al bulino attivo nell’anno 1690.
FONTI E BIBL.: P.zani, Enciclopedia metodica di Belle Arti, xiv 1823, 215.

PAGACINI CRISTOFORO
berceto 1676-berceto 14 gennaio 1743
di famiglia originaria di san secondo, fu diversi anni parroco di castellonchio, poi di pagazzano e di casacca. venne presentato dal duca francesco Farnese alla prevostura di berceto,che il pagacini ottenne l’8 luglio 1724. spiegò una speciale attività nel provvedere di arredi e di mobili la chiesa ma con poco rispetto dei cimeli antichi. il 3 luglio 1729 venne demolito l’antico altare maggiore per ridurlo alla romana, ed all’uso moderno e, col permesso del vescovo marazzani, venne cercato il deposito di sant’abondio martire, che per tradizione si sapeva essere conservato in detto altare.venne infatti rinvenuta la cassa di piombo contenente le ossa del santo e una cassetta di castagno contenente frammenti di reliquie, alcuni pezzetti di ottone e una scatoletta di latta con all’interno l’autentica ormai illeggibile. il 10 settembre 1730, presenti i membri della collegiata, il reggente della comunità e altri notabili civili e militari del paese, le ossa di sant’abondio vennero riposte nell’urna dell’altare nuovo (di legno, di forma barocca). il pagacini morì all’età di 67 anni.
FONTI E BIBL.: G. schianchi, berceto e i suoi arcipreti, 1927, 112-113.

PAGANELLI
p
arma 1743
fu cantore della cattedrale di parma nell’anno 1743.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, musica in parma, 1936.

PAGANEN DEL SERC, vedi ORLANDI PAOLO

PAGANI ALFONSO, vedi PAGANINO ALFONSO

PAGANI ANTONIO
medesano 28 luglio 1893-dolina del ciliegio 17 settembre 1916
figlio di paolo e marcella minotti. soldato nel 9° reggimento fanteria, morì combattendo da valoroso sul carso in seguito a una ferita di arma da fuoco.
FONTI E BIBL.: caduti di noceto, 1924, 40.

PAGANI BRUNA
Parma 1914-Firenze 8 dicembre 1995
Fu la maggiore esponente femminile del movimento repubblicano di parma, chiamata a responsabilità nazionali anche nel contesto dell’associazione mazziniana italiana. Tra le proprie amicizie, vantò quelle di Randolfo Pacciardi, di Giovanni Spadolini e della professoressa Riccioli, madre di Lando Conti, sindaco di Firenze, assassinato dalle Brigate rosse. L’origine della militanza politica della Pagani è da collegare in modo specifico al ruolo del padre umberto, sindacalista, mazziniano, perseguitato dalla dittatura fascista, personalità di spicco nella storia politica di oltre un cinquantennio in campo regionale e nazionale. la Pagani e il fratello franco impararono presto a condividere in modo diretto l’attività antifascista paterna esponendosi anche ai rischi dell’azione cospirativa. l’esempio di saldezza morale e di intransigenza fornito dal padre li temprò a una vita di sacrifici. quando umberto pagani, verso la fine del 1926, fu inviato all’esilio di lipari, la famiglia affrontò al suo fianco le asprezze del confine. la pagani (detta tra i confinati la signorina di lussu) ebbe un ruolo significativo nella preparazione e nella copertura della fuga dall’isola di lipari di rosselli, lussu e nitti. durante il periodo di riorganizzazione segreta del partito repubblicano italiano, sfociato nel congresso nazionale clandestino di milano (dicembre 1943), la pagani fece da corriere recandosi di persona ad avvisare i convenuti nelle rispettive città. quando il padre assunse a bologna l’incarico di vice segretario del comitato di liberazione nazionale per l’emilia-romagna, nuovamente la pagani e il fratello franco seppero affiancarlo per quei collegamenti e contatti a vasto raggio che dovevano servire ai preparativi dell’insurrezione nazionale contro i nazifascisti. dopo il matrimonio con l’ingegnere agostini, dirigente compartimentale delle ferrovie dello stato, la Pagani visse lungamente a firenze.
FONTI E BIBL.: p. tomasi, in gazzetta di parma 8 gennaio 1996, 5.

PAGANI FRANCESCO
parma 1628/1634
Fu soprano alla steccata di parma dal 7 novembre 1628 fino al 10 agosto 1634.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, musica in parma, 1936.

PAGANI GAETANO
parma 1893-san remo 1965
unitamente ai fratelli condusse e sviluppò l’azienda fondata dal padre lodovico alla fine dell’ottocento, dedita alla trasformazione industriale del pomodoro in panocchia di vigatto. con l’avvento del pagani si passò dalla primitiva preparazione della conserva essiccata al sole a una vasta gamma di concentrati ottenuti con l’impiego della boule. l’agricoltura deve al pagani la bonifica di estesi terreni nel triangolo corcagnano-vigatto-panocchia. Diffuse la coltura del pomodoro che diventò una grande risorsa in tutta la zona pedemontana. fu presidente della società del canale, consigliere della cassa di risparmio di Parma e commissario straordinario del consorzio agrario provinciale. nel nome del padre lodovico, fondò l’asilo di panocchia.
FONTI E BIBL.: G. Pighini, storia di parma, 1965, 179; cento anni di associazionismo, 1997, 404; F. e T. marcheselli, dizionario dei parmigiani, 1997, 230.

PAGANI LODOVICO
1866-Panocchia 10 ottobre 1939
fu tra i pionieri del settore industriale delle conserve e della lavorazione del pomodoro.
FONTI E BIBL.: cento anni di associazionismo, 1997, 404.

PAGANI MARCO ANTONIO
busseto 1796/1805
fu poeta e grecista insigne. rettore del seminario di borgo san donnino, tenne a busseto la cattedra di rettorica. fu uno dei fondatori nel 1796 in busseto dell’accademia di greche letterre (in cui prese, come era uso, il nome di riscaldato), la quale era sorta, informa il seletti, allo scopo di rendere familiare lo studio dei classici scrittori, e porre un freno a quella irruzione di poeti, che le arcadie con troppa facilità laureavano. in seguito alla rinuncia di pietro vitali, divenne bibliotecario della biblioteca di busseto (21 gennaio 1800). la consegna e la firma dell’atto furono fatte in modo solenne, alla presenza di felice ghirardelli, gian francesco cavitelli marziani e giuseppe rusca, reggenti, e di pietro vitali. fu inoltre presente il conte annibale dordoni, mallevadore per il pagani. il pagani si obbligò di dover tenere apperta la detta libraria tutte le vaccanze in giorno però non festivo ecclesiastico, che sono apposte nel calendario di queste reali scuole, e così nell’anno scolastico dal primo novembre a tutto il luglio successivo, e tre giorni la settimana che detta reggenza concede. il pagani però non rimase per lungo tempo a dirigere la biblioteca, o meglio, pur conservandone la direzione, non se ne occupò a lungo. Del periodo della sua reggenza, si sa, da lettera esistente nell’archivio del monte di pietà di busseto, che il 9 ottobre 1801 il pagani chiese al governo di parma che le 400 lire annue per l’acquisto di libri gli fossero anticipate dal monte, richiesta che fu approvata dal duca ferdinando di borbone. nel 1805 il pagani viene nominato maestro di grammatica a fiorenzuola e con lettera del 31 ottobre, conservata anch’essa nell’archivio del monte, avvertì la reggenza chiedendo che si provvedesse alla nomina di un nuovo bibliotecario.
FONTI E BIBL.: A. Napolitano, biblioteca di busseto, 1965, 23-24 e 26-27; D. soresina, enciclopedia diocesana fidentina, iii, 1978, 1289.

PAGANI PAGANO
parma 1188
fu podestà e rettore del comune di parma nell’anno 1188 (archivio capitolare di parma, 4 luglio 1188).
FONTI E BIBL.: aurea  parma 3/4 1929, 8.

PAGANI PAGANO
parma 1180 c.-monte sant’angelo 1250 c.
figlio di Alberto di Egidio.Fu podestà di Parma nell’anno 1210.È ricordato nel chroniricon parmense (p. 6 e 8 dell’edizione Bonazzi, Città di Castello, Lapi, 1902). nel chroniricon parmense è detto che n