SABADINI-SWICH
SABADINI BERNARDO
Venezia
o Parma 1650-Parma 26 novembre 1718
Sacerdote. Studiò probabilmente a Venezia. ebbe
relazioni coi maestri della scuola bolognese e in particolare con giacomo Antonio Perti (come risulta da una lettera
dellottobre 1706, nella Biblioteca G.B. Martini di bologna). Compare nel 1673 in qualità di cantore
del Duomo di Urbino. Il 1° luglio 1681 fu nominato organista alla corte dei Farnese e il 1° marzo 1689 subentrò a
giuseppe Corso Celani nella direzione della
cappella che tenne fino alla morte. Lo stesso anno divenne organista e vicemaestro di
cappella (maestro dal 1692) alla chiesa della Steccata di Parma, di cui fu prebendario dal
1711. Valendosi della collaborazione dello scenografo Francesco Bibiena, fu lanima
degli spettacoli alla corte Farnese dal 1686
al 1700: particolare sfarzo ebbero le feste per le nozze di Odoardo Farnese nel 1690, per
cui allestì lopera Il favore degli dei e La gloria damore spettacolo festivo
sopra lacqua della Gran Peschiera. Dopo lo spettacolo acquatico La gloria
damore, i festeggiamenti culminarono nella rappresentazione del dramma fantastico
musicale, Il favore degli dei, paragonato per fasto e magnificenza al famoso Pomo
doro, dato a Vienna per le nozze dellimperatore Leopoldo nel 1666. Ma anche in
questo caso la musica del Sabadini e il testo di Aureli servirono soprattutto di spunto
alle grandiose invenzioni dei più celebri scenografi del tempo (i fratelli Mauro e
Ferdinando Bibiena) e alle esibizioni di virtuosi di grido (come Siface e Pistocchi). Dopo
Parma, presentò le sue opere a Torino, Roma, Genova e Pavia. Operista fecondo (fu autore
almeno di trentaquattro opere), fu seguace di un costume teatrale che, ispirandosi alle
descrizioni mitologiche, si limitava a seguire pedestremente i progressi della
scenotecnica. In confronto comunque ad altri minori compositori dellepoca, nelle sue
pagine si nota un moto strumentale assai diffuso, specie nelluso dei fiati,
mostrandosi sensibile alla produzione dei maestri della scuola bolognese. Anche nel taglio
formale seguì i criteri dei tempi: recitativi accompagnati dal basso continuo, arie,
duetti, rari cori e molti balli. Il Sabadini fu autore delle seguenti composizioni: opere
teatrali, Furio Camillo (libretto L. Lotti; Parma, 1686; altra versione in collaborazione
con G. A. Perti, libretto M. Noris; Roma, 1696), Didio Giuliano (L. Lotti; parma, 1687), zenone il tiranno (L. Lotti; parma, 1687), hierone tiranno di Siracusa (A. Aureli; Piacenza,
1688), Il favore degli dei (A. Aureli; Parma, 1690), La gloria damore (A. aureli; Parma, 1690), Pompeo continente (A.
Aureli; Piacenza, 1690), Diomede punito da Alcide (A. Aureli; Piacenza, 1691), Circe
abbandonata da Ulisse (A. Aureli; Piacenza, 1692), Il Massimino (A. Aureli; Parma, 1692),
Talestri innamorata di alessandro Magno (A.
Aureli; Parma, 1693; secondo Manferrari e Sesini, Piacenza), Il riso nato fra il pianto
(A. Aureli; Torino, 1694), Demetrio tiranno (A. Aureli; Piacenza, 1694), LEraclea o
il ratto delle Sabine (G. C. Godi; Venezia, 1696; ripresa con musiche di A. Scarlatti,
libretto A. Stampiglia; Parma, 1700), La virtù trionfante dellinganno (Piacenza,
1697), LEusonia ovvero la Dama stravagante (M. N. P. C.; Roma, 1697), Il Domizio (G.
Corradi; Venezia e Genova, 1698), Il Ruggiero (G. Tamagni; Parma, 1699), Gli amori di
Apollo e Dafne (A. Passoni e P. Monti; Parma, 1699), Il Meleagro, in collaborazione con
Martinenghi e Magni (Pavia, 1705). Incerta è lattribuzione di La virtù coronata o
sia Il Fernando (Parma, 1714). Rifacimento di opere di altri autori: Olimpia placata (A.
Aureli; Parma, 1687, da Olimpia vendicata di D. Freschi), Teseo in Atene (A. Aureli;
Parma, 1688, da Medea in Atene di A.G. Zanettini), Ercole trionfante (G.A. Moniglia;
Piacenza, 1688, da Ercole in Tebe di A. Boretti), Amor spesso inganna (A. Aureli; Parma,
1689, secondo Sesini, Piacenza; col titolo Orfeo, Roma, 1689, da Orfeo di A. Sartorio), Il
Vespasiano (G.C. Corradi e A. Aureli; Parma, 1689, dallomonima di C. Pallavicino),
Teodora clemente (Parma, 1689, dallomonima di D. Gabrielli), La Pace fra Tolomeo e
Seleuco (Piacenza, 1690, dallomonima di C. Pollarolo). Inoltre le serenate: I sogni
regolati damore (Parma, 1693), Non stupire, Po, Imeneo e Citerea, loratorio I
disegni della divina Sapienza (1698), alcune cantate, cinque arie per soprano e Grave per
organo.
FONTI E BIBL.: B. Ligi, La Cappella musicale del Duomo di Urbino, in Note
dArchivio 1925; N. pelicelli,
Musicisti in Parma nel secolo XVII, in Note dArchivio 1932-1934; A. Yorke-Long,
Music at Court, Londra, 1954; L. Bianconi, LErcole in Rialto, in Venezia e il
melodramma nel Seicento, Venezia, 1972; C. Sartori, Sabadini smascherato, in Nuova Rivista
Musicale Italiana 1 1977, 44 e seg.; Archivio di Stato di Parma, Ruoli Farnesiani
1671-1682, fol. 478, 1683-1692, fol. 87, 309, 1693-1701, fol. 470, 1702-1712, fol. 87,
1713-1723, fol. 86; Archivio della Steccata di Parma, Mandati 1689-1690, 1691-1695,
1705-1713; G. Gaspari, I, 49 e 52, III, 197 e 235, IV, 28, 64 e 67; P.E. Ferrari,
Spettacoli in Parma, 30; L. Balestrieri, Feste e spettacoli, 124 e 126; R. Eitner, VIII,
372; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 103; B. Bacherini, in Enciclopedia dello
Spettacolo, VIII, 1961, 1355; Dizionario dei Musicisti UTET, 1988, VI, 517; Trionfo del
barocco, 1989, 350.
SABADINI GASPARO
Parma
1696/1707
Fu
organista del duca di Parma Francesco Maria Farnese dal 19 luglio 1696 fino al 15 gennaio
1707, giorno in cui fu licenziato.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 145.
SABADINI MARCO, vedi SABADINI BERNARDO
SABADINO o SABATINI o SABBADINI BERNARDO, vedi SABADINI BERNARDO
SABBADINI CARLO
Pama
seconda metà del XVI secolo
Fabbricatore dorgani attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
IV, 267.
SABBIONI GIUSEPPE
Ranzano
1841-1899
Medico già al servizio nelle truppe del ducato
di Parma, fu volontario nel 1867 a monterotondo
e a Mentana con Garibaldi. Fu amico di Gian Lorenzo Basetti e di altri garibaldini.
Esercitò saltuariamente la medicina, dedicando molto tempo allinsegnamento della
storia naturale nel liceo di Parma e alla coltura dei bachi da seta.
FONTI E BIBL.: U.A. Pini, Medici valli cavalieri, 1983, 53.
SACCA BARTOLOMEO
Parma
1424
Fusore di campane. Il Lopez, nel suo Battistero di Parma (1864, 118 e 119), ricorda
che nellarchivio Capitolare del Duomo
di Parma si trova una convenzione seguita il 19 ottobre 1424 tra gli operai della cattedrale e M.ro bartolomeo de Sacca per fondere due campane del
Battistero, le quali si erano rotte: MCCCCXXIIII, die Jovis XVIIII Octubris. Cum verum sit
quod ego Franciscus de Servideis Rector ac Massarius domus fabrice domine Sancte Marie de
laborerio maioris ecclesie parmensis locaverim Bartolameo de Sacha Magistro Campanarum
presenti et conducenti et in presentia domini dompni Macharii prepositi Baptismatis
parmensis ad faciendum et reffetiendum duas campanas, una de quibus de pez. XXX et alia
debet esse de pex. XII quando minus, pro quibus campanis stipulavi fiendis per ipsum ut
supra sibi assignavi mense et die suprascripto pondera XVIIII et libras XI cupri pondrati
in presentia dicti domini Macarii et aliorum et ultra supra scriptum cuprum sibi promisi
dare pondera decem et libras XIIII cupri pro complemento prime campane, et pro alia
campana sibi promixi dare cuprum necessarium et etiam ramum necessarium, quod potest esse
ll XL vel circha, pro quibus duabus campanis fiendis per dictum Bartolameum modo et ordine
suprascripto sibi promixi dare pro eius mercede et solutione pro quolibet pondere saldos
viginti imper. ipso in faciendo dictas campanas bonas et sufficientes de pondere
suprascripto omnibus suis expensis, sic pro bonis et sufficientibus possint colendari de
bono sono. Et in
quantum dicte campane non essent bone et sufficientes ac laudabiles, tunc dictus
Bartolameus teneatur ipsas reficere omnibus suis expensis. Et hoc in presentia
dicti D. macharii propositi Baptismatis
suprascripti, Domini Christophori de garumbertis et D. Bartolomei de gheriis Canonicorum
dicti baptismatis testibus rogatis et
vocatis et qui fuerunt presentes ad omnia suprascripta et etiam me Francisco de Servideis
qui suprascripta scripsi in presentia suprascriptorum de voluntate suprascripti Bartolomei
de Sacha conductore. in ecclesia suprascripti Baptisterii.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1911, 67-68.
SACCA BERNARDINO
Parma
1424
Fonditore di campane. Lo Scarabelli Zunti scrive che nel 1424 fuse la campana del
Battistero di Parma
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
SACCA GERARDINO, vedi SACCA GHERARDINO
SACCA
GHERARDINO
Parma
1393/1412
Figlio di Giovanni e di Agnesina Gandolfi. Fusore di campane ricordato in alcuni
documenti notarili: 5 gennaio 1402, Donna agnesina
de Gandulfis de Ast figlia del fu Filippo abitante nella vicinanza di San Pietro nella
città di Parma trovandosi inferma di corpo ma sana di mente detta il suo testamento nel
quale providere volens accupiens ipsa domina Agnesina alla salute dellanima sua
instituisce e lascia Gerardinum de Sacha natum quondam Magistri Iohannis de Sacha
parolarium et civem Parme viciniae suprascripte Sancti Petri tanquam pauperem Christi sibi
heredem universalem in omnibus suis bonis mobilibus et immobilibus iuribus et actionibus
quibuscumque, quemquidem gerardinum adhuc
presens ex nunc sibi elegit in pauperem Iesu Christi, considerata presertim necessitate
eiusdem et multitudine filiorum suorum inutili. Salvis tamen legatis infrascriptis e
così: alla Chiesa di San Pietro della città di Parma lire 5 imperiali in subsidium
reaptandi et reficiendi ecclesiam ipsam; altre lire 5 imperiali al Consorzio de Vivi
e de Morti eretto in cattedrale nostra
e quattro simili lire imp.i al Consorzio di Santa M. Maddalena nuper fundato et constituto
in ecclesia eiusdem. Da ultimo nomina suoi esecutori testamentarii i Signori Pietro
Bernieri, Luchino de Quartariis ed il sovranominato Gherardino de Sacha (rogito del notaio
parmense Giuliano da Vigatto nellArchivio Notarile di Parma). Il Sacca è quasi
certamente quello stesso che nel 1393 fuse la campana detta del Sanctus, posta nella
loggia della cupola in Cattedrale a Parma, e ricordato dal Pezzana nella sua Storia di
Parma (I, 45 e 46 dellAppendice). Il Sacca fece testamento il 21 febbraio 1412:
Testam. Gherardino de Sacha f. q. d.ni Iohannis viciniae Sancti Petri (rogito di Giovanni
da San Leonardo, archivio Notarile di
Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1911, 67.
SACCA GIAN ANTONIO
Parma
1478 c.-Ungheria post 1490
Fu lettore pubblico di giurisprudenza in Roma e in Padova, e quindi auditore del re
Mattia Corvino in Ungheria.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV,
305.
SACCA GIAN FRANCESCO, vedi SACCA GIOVANNI FRANCESCO
SACCA GIAN LODOVICO, vedi SACCA GIOVANNI LODOVICO
SACCA GIOVANNI
-Parma
ante 1402
Fusore di campane. È ricordato in un documento del 5 gennaio 1402 nel quale
risulta già morto. Sposò Agnesina Gandolfi e abitò nella vicinia di San Pietro in
Parma.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1911, 67.
SACCA GIOVANNI FRANCESCO
Parma
1504c.-post 1540
Fu cancelliere del comune di Parma ed
esercitò in patria il notariato. LAffò, quando parla nelle sue Memorie degli
scrittori e letterati parmigiani (IV, 305) di Lodovico Sacca esimio giureconsulto
parmense, dice che il Sacca era nobile parmigiano e padre di Lodovico. Il Sacca fu anche
nominato custode delle carte comunitative dellArchivio del Comune di Parma. sposò Caterina o Virginia Rangoni. Morì in età
piuttosto avanzata.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Archivio Comunale di Parma, in Archivio Storico per le
Province Parmensi 1914, 8.
SACCA GIOVANNI LODOVICO
Parma
1468/1470
Calligrafo. Eseguì nel 1470 (die VII septembris) una elegante copia del famoso
codice di terenzio, autografo, scritto da
Francesco Petrarca nellanno 1358.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Scrittori parmigiani, tomo 2°, XLIV e seg.; A. Pezzana,
Storia di Parma, III, 1847, 275; C. Malaspina, Guida di Parma, 1869.
SACCA LODOVICO
Parma
ante 1523-1614
Figlio di Donnino. Fu notaio e attuario del governatore di Parma nel 1583, come si
evince dallo Statuto de Merciai, a carta 78. A Parma esercitò il notariato, rogando
dal 1547 al 1605. Uomo di modesta cultura ma curioso e attento osservatore degli
avvenimenti del suo tempo, il Sacca usò registrare nelle sue rubriche notarili notizie
sui più svariati avvenimenti del tempo, corredandole spesso di personali annotazioni,
veramente preziose per lo storico perché esprimono gli umori e i gusti di un uomo di
media cultura, a contatto con ambienti e ceti diversi dei quali certamente riprese echi e
atteggiamenti. Le notizie del Sacca stese in un latino semplice, povero se si vuole ma
certo non per questo meno efficace, si riferiscono quasi sempre a cose e uomini che ebbero
un qualche rilievo o significato nella vita cittadina di Parma: De anno supradicto 1584 et
die jovis 13 settembre flumen Parmae inondavit totum pontem Capitis pontis, et ibant aquae
desuper pontem Caprezuche a latere versus occidentem, et rupit partem pontis castri Parmae
et nunquam fuit auditum tantam aquam in dicto flumine derivasse. Non mancano però notizie
relative ad avvenimenti clamorosi del tempo: qui la testimonianza del Sacca acquista
maggiore importanza, proprio per il sapore particolare che gli conferisce la sua stessa
professione, con la relativa posizione culturale e sociale che sempre la caratterizza. È
estremamente interessante così la ripercussione che hanno nelle rubriche del Sacca le
vicende delle guerre di religione in Francia, aspramente e sanguinosamente combattute da
cattolici e ugonotti, che è poi una sorprendente prova della rapidità con cui
circolavano certe notizie e della particolare sensibilità che vi mostravano certi
ambienti italiani ormai decisamente toccati dal dilagare dellondata controriformistica: De anno predicto 1562 Ugonoti
existentes in partibus Francie aprehendiderunt civitatem Leoni et certa alia loca, et
omnes christianos svalisari fecerunt, et officiales occiderunt non sine magno timore
aliorum locorum; de dicto anno exercitus francorum christianorum rupit et indispersum
missit exercitum ugonotorum vulgo luteranorum, non sine magna totius mundi letitia. Non
meno interessante è lannotazione relativa alla vittoria cristiana di Lepanto contro
i Turchi, che costituisce unaltra prova dellenorme ripercussione che ebbe tale
vittoria in tutta lEuropa cristiana, fin nei borghi più sperduti: Die septimo
mensis octobris anni predicti 1571, die dominico illustrissimus dominus Joannes Austriae
frater regis Philippi hispaniarum et
serenissimi veneti et generalis Sancti pontificis Pii quarti cum ducentis lignis armatis
vel circa conflictum fecerunt vulgo giornatam cum armata Turchorum in loco dicto alla
prensa et dictam armatam indisperso mandarunt, et ligna centum octuaginta vel circa
prendiderunt et solummodo fuerunt salvata ligna viginti vel circa dictae armatae Turchorum
et fuit facta leticia per totam christianitatem et terras ac civitatis illius.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III,
632; G. Passerini, Appunnti storici di notai parmigiani (Alessandro Malgari-lodovico Sacchi), in Archivio Storico per le
Province parmensi I 1892, 47 e 58-74; Il
Notariato, 1961, 505.
SACCA LODOVICO
Parma
12 maggio 1530-Parma 21 marzo 1614
Figlio di Gian Francesco e di Virginia (o caterina)
Rangoni. Dopo gli studi di umanità e filosofia, si recò a Bologna nel 1546, dove
frequentò le lezioni di Gabriele Paleotti e divenne chiaro giurista sotto legida
dello zio giulio, professore di
giurisprudenza a Bologna. Passò poi a Padova, ove ebbe a maestri Tiberio Daciano, Guido
Panciroli e il Socino. Laureatosi e sposata Isicratea Malaspina, trattò cause di notevole
rinomanza. La duchessa Margherita dAustria lo nominò suo auditore in Abruzzo e lo
incaricò di importanti affari alla corte di
Napoli. Il duca Ottavio Farnese lo inviò a sua volta quale legato a Roma presso papa
Gregorio XIII e nel 1579 gli affidò il governatorato di Piacenza. Anche il duca
Alessandro Farnese, avendo avuto occasione di conoscerlo e di valutarlo in Fiandra, lo
creò avvocato del fisco: come tale, ebbe a trattare lannosa causa tra i Farnese e i
Pallavicino. Ranuccio Farnese lo ebbe quale consigliere , segretario e auditore generale,
con incarichi di ambasciatore presso papa Clemente VIII. Stimato da tre successivi duchi
regnanti, oltreché da principi (a esempio, Francesco Maria dalla Rovere) e nobili, il
Sacca conseguì la più alta reputazione e lasciò vari scritti, in prevalenza attinenti
alla causa Pallavicino. Il Sacca ebbe solenni funerali nella chiesa di San Pietro in
Parma. Lorazione funebre fu tenuta da cornelio
Pico. In seguito furono pubblicate composizioni
toscane e latine di molti ingegni in morte dellEccellentissimo Signor Consigliero
Lodovico Sacca, raccolte et pubblicate per bartolomeo
Guerresi, dedicate allIllustrissimo et eccellentissimo
Signor Don Ottavio Farnese (In Parma, appresso Anteo Viotti, 1614). Nella chiesa di San
Pietro vi è il seguente epitaffio: Corpus Ludovici Saccae iuriconsulti peregregii qui
populos samnites et Placentiae rexit ad summos pontifices et ad alios principes legatus
fuit ius civile auxit consiliarius serenissimorum ducum Alexandri et Ranutii Farnesiorum
usque ad obitum suum qui fuit LXXXIV aetat. suae anno die XXI mart. MDCXIV.
FONTI
E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, III, 305-307;
Palazzi e casate di Parma, 1971, 399-400.
SACCA LODOVICO
Parma 1694/1723
Dal 1694 al 1723 fu lettore di medicina allUniversità di Parma.
FONTI E BIBL.: F.Rizzi, Professori, 1953, 49.
SACCA LUDOVICO, vedi SACCA LODOVICO
SACCA TIBURIZIO, vedi SACCO TIBURZIO
SACCANI ANTONIO
Parma
prima metà del XIX secolo
Calcografo, fu allievo del Toschi nella Scuola di Parma.
FONTI E BIBL.: P. Martini, LArte dellIncisione in Parma, 1873; L.
Servolini, Dizionario degli Incisori, 1955, 720.
SACCANI CARLO
Parma
26 maggio 1834-post 1883
Nacque da Antonio e Luigia Zamponini, il primo usciere alla Camera di Commercio, la
seconda massaia. La famiglia abitò in borgo Bicchierai 12, successivamente in vicolo San
Tiburzio 5, quindi in strada di Porta Nuova 33. Il Saccani iniziò a fare il fotografo
poco prima del 1857. Nel 1860 operò, con la definizione di photographo, al n. 81 di
strada San Michele. Il Saccani realizzò nel medesimo anno quello che è probabilmente il
suo maggior risultato artistico, carico di valori documentari oltre che tecnici: una serie
di immagini di Parma raccolte in un raro album. È il primo esempio di documentazione
organica della città ottocentesca, ripreso in seguito solo da Marcello Pisseri. Sempre
nel 1860, il saccani fotografò larco
di trionfo allestito per la visita a Parma del re Vittorio Emanuele II. Le pose erano
lunghissime e leffetto trasformava le persone in fantasmi. Di nuovo, nel quinquennio
successivo, il Saccani riprese monumenti e piazze cittadine, con pose diverse e risultati
non meno efficaci. Nel 1864, dopo essersi associato al fratello Pio, il Saccani si
allontanò da Parma: prima fu a Parigi e poi si spostò a Firenze per dirigere lo
stabilimento Mazza Fotografia in via Parlamento 7. Non fece più ritorno nella sua città,
se non da privato cittadino. Nellaprile del 1869, da firenze, dedicò al duca Roberto di Borbone, in
occasione delle sue nozze con Maria Pia, un Album del Ducato di Parma: trentanove
fotografie di Parma, Sala Baganza, Colorno, castelguelfo
e riproduzioni degli affreschi del correggio.
Nel 1870 gli venne un pubblico riconoscimento al Primo Congresso Artistico Italiano e
Esposizione dArti Belle in Parma per una serie di settantaquattro grandi fotografie
raffiguranti le tavole di Francesco Scaramuzza sulla Divina Commedia (Inferno): episodio
non privo di risvolti ambigui, dal momento che lo Scaramuzza era membro della giuria.
Nello stesso anno si trasferì con la famiglia a San Lazzaro Parmense. Il Saccani
risiedette a Reggio Emilia nel 1878, poi di nuovo a firenze
nel 1883 (il primo febbraio il comune
fiorentino chiese notizie a quello di Parma circa la situazione di famiglia, in quanto il
Saccani si era nuovamente stabilito nella città toscana). A testimonianza dei legami con
Firenze, vi è la dedica al Municipio di quella città di una nuova raccolta di fotografie
realizzate dal saccani nel 1875 su disegni
dello Scaramuzza (questa volta largomento fu, sempre relativamente alla Divina
Commedia, il Paradiso). Dopo il 1883 del Saccani non si hanno più notizie.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 1 1989, 42-43; R.Rosati, Fotografi, 1990, 101.
SACCANI GIOVANNI
Collecchio
1920-Collecchio 10 novembre 1996
Chiamato alle armi a diciannove anni e arruolato nella Marina, frequentò la scuola
da radiotelegrafisti a La Spezia, giungendo, al termine del corso, terzo sui
duecentocinquanta allievi. Scelse volontariamente di far parte del corpo dei
sommergibilisti. Come radiotelegrafista, fu imbarcato sullAntonio Siesa, comandato
da Libero Sauro, figlio del patriota Nazario. a
bordo dei sommergibili (oltre che sul Siesa fu imbarcato sui cosiddetti sommergibili
tascabili) partecipò a numerose azioni di guerra sia nel Mediterraneo che nel Mar Nero,
spingendosi anche oltre lo stretto di gibilterra:
partecipò, tra laltro, alle battaglie di alessandria
degitto, di Trapani e di Capo Teulada.
Fu anche decorato di Medaglia dargento
al Valor militare per le tante battaglie cui
partecipò e per laffondamento di una unità navale nemica. Finita la guerra,
lavorò come capo cantiere nella ricerca petrolifera, vivendo quasi sempre
allestero: Algeria, marocco e Madagascar in modo particolare. La salma del
Saccani fu tumulata nel cimitero di Collecchio.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 12 novembre 1996.
SACCANI PIETRO
Sorbolo
29 aprile 1863-Dogali 26 gennaio 1887
Figlio di Enrico e Marianna Ghiretti. risiedette
a San Lazzaro Parmense. Partito per lAfrica, venne assegnato al 41° Reggimento
Fanteria col grado di sergente. Cadde combattendo da valoroso. Alla memoria del Saccani
venne decretata la medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione:
Per la splendida prova di valore data nel combattimento del 26 gennaio 1887 a Dogali,
rimanendo ucciso sul campo. Fu ricordato nella lapide eretta dal comune di San Lazzaro Parmense e in quella del comune di Parma, nellatrio del Palazzo
Civico.
FONTI E BIBL.: Parmensi nella conquista dellimpe-ro, 1937, 44; Decorati al valore, 1964, 121;
Gazzetta di Parma 27 settembre 1989.
SACCANI PIO
Parma
14 marzo 1840-post 1904
Figlio di Antonio, usciere alla Camera di commercio
di Parma, e di Luigia Zamponini. Sposò Baldemina Moruzzi. Fu fotografo in strada San
Michele 81. Linizio della sua attività professionale avvenne certamente sotto la
guida del fratello maggiore Carlo: nel 1866 il Saccani si associò con lui nella ditta
Saccani Carlo & Pio fotografi. Dal 1867 al 1869 rimase solo a dirigere lo stabilimento
perché il fratello Carlo si trasferì a Firenze. Nel 1870 portò lo studio fotografico in
Piazza Grande (nei locali di strada San Michele 81 si stabilì Guido casali). Poi, dal
1872 al 1879, assieme alla famiglia, fece tappa dapprima a Bologna, poi a Reggio Emilia,
per tornare successivamente a Parma nel 1880, di nuovo come fotografo in strada San
Michele ma al n. 236 di Casa Mauri. Qui subito si distinse come specialista di ritratti in
porcellana inalterabili. Dal 1883 si insediò in Borgo della Macina 21, nello studio di
Carlo Antonietti che aveva cessato la lunga attività un anno prima. Alla fine del 1885 il
Saccani fu in via Angelo Mazza al n. 17, dove la vedova di Giacomo Isola, Virginia Canali,
aveva mantenuto con coraggio lattività del marito, dopo la sua morte, per più di
un anno. Il Saccani rilevò studio, attrezzature e archivio. Per qualche tempo operò da
solo come Premiata Fotografia di Pio Saccani, fotografo di Sua Altezza reale il Duca
dAosta, successore di Giacomo Isola ma dal 1886 si mise in società con Angelo
Sorgato, erede di una consistente tradizione fotografica familiare. Nellottobre del
1887 il Saccani venne premiato con una medaglia dargento allEsposizione
Industriale e Scientifica di Parma. Nonostante le ottime premesse tecniche (con il nuovo
accordo la ditta diventò A. Sorgato-P. Saccani), la società durò poco: si sciolse il
1° ottobre 1888. Dal 1889 al 1904, anno di chiusura di ogni attività del Saccani, lo
studio si trasferì in strada Vittorio Emanuele 23, sotto la denominazione di Saccani Pio
di Antonio. La famiglia Saccani abitava in quel tempo al secondo piano di strada Garibaldi
103, nello stesso edificio in cui, al piano terra, proprio nel 1904, prese vita la ditta
Vaghi & Carra, destinata ad assumere un posto di rilievo nella storia della fotgrafia
di Parma.
FONTI E BIBL.: R.Rosati, Fotografi, 1990, 106.
SACCANI WALTER
Parma
13 settembre 1920-19 gennaio 1945
Fu audace partigiano (col nome di battaglia di Waldemaro) della brigata Giustizia e
Libertà. Morì fucilato.
FONTI E BIBL.: T.Marcheselli, in Gazzetta di Parma 16 maggio 1988, 3.
SACCARDI ALESSANDRO
Parma
XVII secolo
Pittore di storia, ornatista e figurista attivo nel XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti¸ Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
V, 315 e VI, 242.
SACCARDI LAZZARO
ante
1598-Parma 1667
Insegnò allUniversità di Parma prima istituzioni romane (1618-1622) e poi
diritto canonico fino al 1667. Fu canonico della cattedrale
di Parma (1650).
FONTI E BIBL.: F. Rizzi, Professori, 1953, 30.
SACCHELLI ABRAMO
Parma
1915-1991
Professore liceale di materie letterarie, scrisse manuali di latino, italiano e
storia per le scuole secondarie. Giornalista e cultore di argomenti parmensi, lasciò
saggi di storia letteraria.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 586.
SACCHETTI DOMENICO
Parma
seconda metà del XVII secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti,
Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 246.
SACCHETTI RENZO
Parma
1915-1967
Giovanissimo intraprese lattività del padre Dante e dello zio Umberto,
pionieri del motociclismo e concessionari negli anni Venti del Novecento delle prime ditte
italiane costruttrici di motociclette. Nel 1934 vinse a Forlì la sua prima corsa
motociclistica. Nel 1945 fu tra i fautori della ricostituzione del Moto-club Parma, di cui
restò per anni attivo dirigente. Fu anche tra i fondatori della stazione sciistica di
Schia e concessionario a Parma delle moto Guzzi e della Lambretta.
FONTI E BIBL.: F.e T. Marcheselli, Dizionario dei parmigiani, 1997, 277.
SACCHI, vedi LEPORATI FRANCESCO
SACCHI ALESSANDRO
Parma
prima metà del XVII secolo
Orefice ornatista attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V,
317 e 318.
SACCHI ANTONIO
Parma
1487c.-22 novembre 1545
Figlio di Pompilio. Si laureò a Bologna in filosofia e medicina il 19 settembre
1509. La sua fama ben presto si diffuse ovunque, tanto che Carlo V lo onorò delle insegne
di Cavaliere. Insegnò nello Studio di Bologna quale lettore di medicina pratica per il
periodo 1526-1532.
FONTI E BIBL.: R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea Parma 1930, 76.
SACCHI BIAGIO
Busseto-Parma
1878
Allievo nello Studio Toschi, cooperò nei disegni delle opere del Correggio (1844).
Lasciò poi lincisione per dedicarsi alla pittura.
FONTI E BIBL.: C. Ricci, La R. Galleria di Parma, 1896; Thieme-Becker, 29, 291; A.
Pelliccioni, Incisori, 1949, 157; P. Martini-G. Capacchi, incisione in Parma, 1969.
SACCHI COSTANZA
Parma-post
1777
Nella stagione di primavera 1775 era seconda buffa al Teatro di via del Cocomero di
firenze nei drammi giocosi Il geloso in
cimento di Pasquale anfossi e nella
Frascatana di giovanni Paisiello, mentre
nellestate cantò al Teatro di via Santa Maria nella burletta La locandiera di
Antonio Salieri.Nel Carnevale del 1776 al teatro dellAccademia del Castiglioncelli
di Lucca fu ne La pescatrice e in Il tutore deluso. nellestate
1776 fu al Teatro di Pistoia nellisola
dellamore, opera comica a quattro voci in due parti con musica di Antonio Sacchini:
interpretò la parte di Belinda nobile scozzese amata già da Giocondo poi dal medesimo
abbandona-ta. In un documento del 26 agosto 1776 si legge: Domenica 11 del corrente nel
teatro de signori Accademici
Risvegliati furon dispensati gran quantità di sonetti in lode della signora Costanza
Sacchi di Parma che rappresenta con universale soddisfazione le prime parti della
Burletta. Il sonetto in elogio della medesima per il nobil pensiero e sostenuto stile ha
incontrato lapprovazione de nostri favoriti dApollo. Nel Carnevale 1777
cantò a Pisa nel nuovo Teatro dei fratelli
Prini in Lavaro.
FONTI E BIBL.: Chiappelli; G.N.Vetro, Voci del Ducato, in Gazzetta di Parma 20
febbraio 1983, 3; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SACCHI FLAVIO, vedi SACCO FLAVIO
SACCHI GIOVANNI
Parma
4 luglio 1561-
Figlio di Giacomo e Caterina.Nato nella vicinia di Santa Croce da una famiglia non
nobile, si dilettò della poesia latina.Compose, tra le altre cose, un epigramma per le
nozze del marchese Gian Francesco Sanvitale con Costanza Salviati.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1958, 113.
SACCHI GIUSEPPE POMPEO, vedi SACCO GIUSEPPE POMPEO
SACCHI LODOVICO, vedi SACCA LODOVICO
SACCHI LUCA
Parma
1662/1663
Figlio
di Francesco. Fu banderaro in Roma, con bottega in via del Gonfalone. Nel 1662 o 1663
denunciò il furto di un secchio di rame.
FONTI E BIBL.: A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 168.
SACCHI PROSPERO
Collecchio
1354
Fu canonico della pieve di Collecchio (Estimo del 1354). Questa pieve ebbe un
numeroso clero addetto al suo servizio.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario dei collecchiesi,
in Gazzetta di Parma 14 marzo 1960, 3.
SACCHINI GIOVANNI
Parma
1733/1759
Sacerdote, fu maestro di canto dei dieci chierici addetti al servizio della
Steccata in Parma. Sostituì il Della Nave la festa di Natale del 1733. Il Sacchini fu
anche cappellano della chiesa della Steccata almeno fino al 1759.
FONTI E BIBL.: Parma, Archivio della Steccata, Mandati 1733-1759; N. Pelicelli,
Musica in Parma, 1936.
SACCHINI MAURO
Parma
1705/1723
Sacerdote, fu cantore della Cattedrale di Parma dal 1705 al 3 maggio 1723.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in
Parma, 1936.
SACCHINI TORQUATO
Parma
21 ottobre 1817-Parma 2 agosto 1879
Figlio di Angelo e Marianna Pesci. Fu maggiore nellEsercito italiano durante
le guerre risorgimentali. Fu insignito di due medaglie dargento al valor militare.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 114.
SACCHINI VIRGILIO
Parma
15 dicembre 1818-Parma 12 giugno 1883
Nato da distinta famiglia, a soli diciotto anni entrò nella Segreteria di Stato
per linterno del ducato di Parma. Si applicò nello studio delle
discipline giuridiche, per le quali gli fu guida e maestro Ferdinando Albertelli. Passato
alla Segreteria di Stato per gli affari esteri, a trentadue anni diventò capo
dellufficio. Nel 1861 conseguì una ragguardevole eredità che gli permise di
lasciare il lavoro. Eletto consigliere del comune
di Golese, mantenne la carica fino al 1878. Nominato deputato stradale nel 1862, in breve
volgere di anni sistemò la viabilità del comune.
Più volte sostenne e fece valere gli interessi dellamministrazione comunale: prima
di morire ebbe il conforto di vedere ultimata col responso della Corte Suprema di Torino
la lotta dei comuni foresi contro i comuni cittadini delle ex province parmensi,
relativamente al concorso delle spese per il mantenimento dei ginnasi. Il Sacchini si
prodigò per il comune di Golese anche per
lo stabilimento di una condotta veterinaria, per i diritti e gli obblighi del comune relativamente alle canoniche parrocchiali e
per le risaie. Il Sacchini fece anche parte (dal 1866 al 1878) del Consiglio della
Provincia di Parma. Fu cavaliere dellOrdine Costantiniano, commendatore
dellOrdine di Ferdinando delle Due Sicilie, dIsabella di Spagna, di Francesco
Giuseppe e dei Santi Maurizio e Lazzaro. Morì a sessantaquattro anni detà.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani, 1884, 45-48.
SACCO ALESSANDRO, vedi SACCHI ALESSANDRO
SACCO ANTONIO
Parma
1522
Fu letterato e poeta di buon valore.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 4 1958, 236.
SACCO BERNARDO
-Parma
21 aprile 1780
Conte. Fu canonico della Cattedrale di Parma. Fu anche presidente del Monte di
Pietà di Parma, che grazie alla buona amministrazione del Sacco tornò a prosperare dopo
aver rischiato anche la chiusura.
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 397.
SACCO BONAVENTURA
Parma
27 novembre 1632-Parma 24 agosto 1707
Figlio di Flavio e Barbara Simonetta. Fu uomo eclettico: dottore in filosofia
(1652) e in legge, fu teologo e filosofo, cultore di matematica, di astronomia e anche di
storia, tanto che lasciò interessanti scritti sui vescovi parmensi di cui si giovarono
Maurizio Zappata e Benedetto Bacchini. Nel 1657 fu ammesso al Collegio dei Giudici di
Parma. Il duca Ranuccio farnese lo nominò
tra i giudici del Consiglio di Piacenza, carica cui il Sacco presto rinunciò per
concentrarsi sugli studi teologici. Ebbe la prepositura della Cattedrale di Parma. Venne
aggregato al Collegio dei Consorziali e, quale esperto in giurisprudenza, patrocinò pure
qualche causa per la curia. Del Sacco si
tramanda che avesse negato di concorrere alla dote di una nipote da monacarsi per non
togliere denari ai poveri: tale asserzione può in effetti essere vera poiché dedicò in
beneficenza ben ventimila scudi, tenendo per sé solo quanto gli occorreva per arricchire
la biblioteca personale, ove dimenticava cibo e sonno. Nel 1706 figura esecutore
testamentario del canonico conte Bartolomeo Tarasconi.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1797, V,
295-296; Palazzi e casate di Parma, 1971, 402.
SACCO BONAVENTURA
Parma
1831
Marchese. Durante i moti del 1831 fu membro del consesso civico di Parma. Fu
sottoposto ai precetti di visita e sorveglianza dalla polizia, che ne diede la seguente
descrizione: Uomo quasi imbecille, assai religioso e di buona morale. Fece parte del
consesso civico, ma è da credersi che vi concorresse solo per il bene della città e mai
per fini liberali.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in archivio Storico per le Provincie Parmensi 1937,
209.
SACCÒ CIPRIANO
Collecchio
17 marzo 1855-18 aprile 1932
Consigliere comunale di Collecchio, fu un integerrimo rappresentante popolare.
Rimase in quella carica dal 19 ottobre 1920 al giugno 1923.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario dei collecchiesi,
in Gazzetta di Parma 14 marzo 1960, 3.
SACCÒ FLAVIO
Parma
1565-post 1652
Figlio di Agesilao. Si laureò in medicina nel 1596. Fu medico-archiatra della
duchessa Margherita Aldobrandini e priore del collegium
Medicorum. Prestò la sua opera durante lepidemia di peste del 1630 e ne vergò
uninteressante descrizione in latino, annessa al codice degli Statuti dello stesso
Collegio medico. Si sposò con Barbara Simonetta, figlia di Paolo, anchesso distinto
chirurgo e consulente di casa Farnese.
FONTI E BIBL.: Palazzi e casate di Parma, 1971, 400.
SACCO FLAVIO
Parma
16 giugno 1673-post 1748
Nacque dal celebre medico Giuseppe Pompeo e da Cesarea Torri. Gli fu padrino il
conte Giovanni Sanvitale. Compiuti gli studi di giurisprudenza, vi si laureò e
lanno 1708 fu ascritto al Collegio dei Giudici di Parma. Si dedicò specialmente
agli studi di storia patria. Fu primo decurione e uno degli otto dottori
dellAnzianato di Parma. Dedicò al duca di Parma Filippo di Borbone la sua Istoria
dellorigine e Dominanti di Parma, che non è che una cronaca a salti. Ebbe carteggio
con celebri letterati e soprattutto col Bacchini.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833,
IV, 65-66.
SACCO GIAN PAOLO, vedi SACCO GIOVANNI PAOLO
SACCO GIOVANNI, vedi SACCHI GIOVANNI
SACCO GIOVANNI PAOLO
Remedello
Sotto 1641-post 1703
È nominato nella Storia di Parma del Pezzana e nel volume di Gaetano Capasso sul
Collegio dei Nobili di Parma, istituto dove il Sacco fu bidello. È da essi definito
pessimo poeta e cervello balzano perché autore di una pletorica opera di ben settecento
pagine (edita in Parma nel 1693 dagli Eredi Galeazzo Rosati) sotto il titolo I Passatempi
di una Musa faceta. Il volume è dedicato al principe Odoardo Farnese. Lo zibaldone delle
poesie ivi contenute, di argomentazioni e di spunti occasionali e disparati, non merita
eccessiva considerazione dal punto di vista letterario e ancor meno poetico. È però di
un certo interesse perché fornisce parecchie notizie sulla vita minuta e quotidiana del
Collegio dei Nobili. Anche il titolo esplicativo, che segue al primo, non denota grandi
pretese: I Passatempi di una Musa faceta, così in villa come in città, che vuol dire
diverse composizioni in stile per lo più bernesco fatte fra lanno in Parma e in
Sala nel tempo delle vacanze da G. P. Sacco, bidello dellIll.ma accademia delli Signori Scelti nel Ducale Collegio
dei Nobili di Parma. Nella dedica al Farnese, il Sacco definisce il proprio lavoro come un
miscuglio di componimenti scomposti, pieni di facezie e di insipidezze. Il volume fu
pubblicato, molto tempo dopo la sua definitiva stesura, a spese dello stesso Odoardo
Farnese.
FONTI E BIBL.: G.P. Sacco, I Passatempi di una Musa faceta, Parma 1693; G. Capasso,
Il Collegio dei Nobili di Parma, 58 e 97; A. Pezzana, Memorie degli scrittori, Parma, VII,
1833, 5; Archivio di Stato di Parma, Governo Farnesiano, Istruzione Pubblica, busta 9,
Collegio dei Nobili, Carteggi vari; Collegii Nobilium Parmensis. Nomenclatura Universalis
per Decennia distincta, Parma, Tip. Er. M. Vigna, 1685; Archivio di Stato di Parma, G.B.
Martinelli, catalogo de Soggetti
della Compagnia di Gesù stati Rettori del Coll. Ducale dei Nobili; Argomenti di pietà
dati nel Ducale Coll. dei Nobili dalli Sig.ri Accademici Scelti, Parma, Rosati, 1711;
Ragguaglio Hystorico della guerra fra lImperatore e i Turchi, Parma, 1683; L.
Gambara, in Parma per lArte 3 1957, 127-136; F. da Mareto, Bibliografia, II 1974,
945.
SACCO GIUSEPPE POMPEO
Parma 14 maggio 1634-Parma 22 febbraio 1718
Nacque da Flavio, medico molto reputato, al quale il 19 agosto 1652 toccò la sorte
di concedere egli stesso al figlio, appena diciottenne, la laurea Artium et Medicinae,
ottenendone poi laggregazione al Collegio dei Medici di Parma il 2 settembre
successivo. La madre fu Barbara Simonetta. Il Sacco fu chiamato dal duca Ranuccio Farnese,
rinnovatore dello Studio parmense, alla cattedra di medicina teorica con una provvisione
di cento scudi. Cominciò linsegnamento a ventisette anni, il 3 novembre 1661,
mettendosi subito a diffondere dalla cattedra il suo Novum systema medicum, intorno al
quale pubblicò successivamente unopera, suscitando, con le sue idee innovatrici,
invidia, gelosie e inimicizie tra i devoti alle vecchie usanze, i quali lo giudicarono,
nella migliore delle ipotesi, un grande stravagante. Al Sacco furono affidate le cure dei
principini Pietro e Alessandro e fu inviato a Innsbruck ad accompagnare Margherita
de Medici. Nel periodo che corre tra il 1668 e il 1687 lo si vede Lettore di Teorica
al doppo pranzo nello Studio di Parma, con provvisione che sale da cento a quattrocento
scudi. Nel 1687 il Sacco si ammalò di podagra e fu costretto al letto per sette anni
(1687-1693). Si deve notare però che già nel 1680, col pretesto della lunga infermità
patita, chiese di cambiare la sua lettura del pomeriggio in una della mattina, suscitando
le più vive rimostranze nel collega alessandro
Cittadella, il quale, cinquantenne e da quindici anni insegnante nelle ore del mattino,
non volle sostituirsi col Sacco (lettera del 5 novembre 1680 del Duca al governatore di
Parma). A quanto pare, non mancò effettivamente dallinsegnamento che nel 1687: nel
1694 era certamente già guarito. Durante la malattia, seguitò a dedicarsi alla sua opera
di medicina ed è sicuro che il libro Novum systema fu dettato nel periodo nel quale il
Sacco fu costretto al letto. Nel 1681 la facoltà di medicina gli decretò lonore
della lapide che venne collocata nel palazzo di San Francesco, sede degli Studi. Guarito
del male che lo aveva a lungo angustiato, il Sacco venne chiamato (1694)
allUniversità di Padova a leggere medicina pratica, con un onorario di seicento
fiorini, che in breve vennero portati a ottocento, con passaggio alla cattedra di teorica
e lonore della presidenza della facoltà medica. Apostolo Zeno, scrivendo di lui,
non esita a chiamarlo uno dei più grandi uomini della nostra età. Il duca Francesco
Farnese ne ottenne il ritorno a Parma (1701) come lettore alla prima cattedra di medicina,
con uno stipendio di 3650 lire. Per questo suo ritorno in patria il Sacco fu molto
festeggiato e poco tempo dopo (1704) elevato alla cattedra, vacante da molti anni, di
lettore eminente di medicina. Poco prima di partire per la Spagna (1714), il medico
parmigiano e suo allievo Giuseppe Cervi, essendo in quel tempo egli stesso Professor
Medicinae Primarius, volle compiere verso il Sacco un atto di personale omaggio e
devozione, quale non frequentemente si vede registrato negli annali universitari, facendo
erigere un nuovo monumento optimo quondam praeceptori, octuagenario feliciter viventi. Ma
il Sacco, varcata ormai lottantina, ebbe nuovamente a infermare per la podagra e
ridursi al letto (divenendo per giunta quasi cieco in seguito a una cataratta senile),
Francesco Maria Farnese, che tenne il Sacco in particolare considerazione, gli chiese la
sua opera più importante per stamparla coi torchi della tipografia ducale: il Sacco diede
allora opera, malgrado le sue condizioni fisiche (alle quali vanno probabilmente
attribuiti i non pochi errori delledizione), al riordinamento di Medicina practica
rationalis, che infatti fu pubblicato in quel tempo (1717) ex Typographia Celsitudinis, un
anno prima della sua morte, avvenuta alletà di ottantacinque anni. modesto come era stato in tutta la sua vita,
dispose nel suo testamento che nulla mihi carmina cecineritis; nullam adhibueritis
laudationem, nec me proetioso cum vestimento sepeliveritis; nec privatum corpori meo
tumulum constitueritis. Le sue ultime volontà non furono però rispettate: la sua salma
venne tumulata con solenni esequie nella chiesa di San giovanni evangelista,
la sua vita e le sue opere furono pubblicamente commemorate al Collegio dei Medici e
allUniversità di Parma, dove un suo insigne allievo, Gian Battista Pedana, lesse un
discorso apologetico del Sacco in corretto latino, e infine in suo onore furono scritte
tante poesie latine e italiane da formarne un grosso volume, che fu largamente
distribuito. Il ritratto del Sacco può vedersi, insieme a quelli di altri illustri suoi
colleghi, dipinto a fresco sopra una delle pareti del retrobottega della storica farmacia
del convento di San Giovanni. Il muratori
annoverò il Sacco, ascritto allarcadia
parmense col nome di Arasio Issuntino, nel catalogo dei grandi uomini, tra gli arconti
della Repubblica letteraria dItalia. Tutte le sue opere ebbero, lui vivente, molte
edizioni e nel 1730 ne fu fatta una ristampa completa a venezia (tipis Baldeonianis). Il Sacco fu
veramente una figura di grande rilievo: seppe imporre, malgrado le difficoltà e le non
poche amarezze procurategli dai colleghi, un suo sistema, avviando la medicina a nuovi
indirizzi, così da poter essere considerato un novatore di non comune tempra e vero
fondatore di una scuola che ebbe nel suo tempo importanza non soltanto locale. Essa valse,
con lopera del Sacco e poi con quella dei migliori suoi allievi, a porre termine a
un periodo nefasto causato dallinerzia servile di medici empirici o teoretici,
deviati da speculazioni filosofiche, preparando in tal modo il terreno allavvento
delle nuove teorie, basate sullosservazione e sullesperimento.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1797, V,
323-329; C.Carini, LArcadia dal 1690 al 1890, 1891, 579-580; L.Gambara, Il lettore
eminente G.Pompeo Sacco e la sua Scuola, in Aurea Parma 1926, 241-248; Aurea Parma 1 1931,
9-11; G. Berti, Studio universitario parmense, 1967, 105; M.O. Banzola, LOspedale
Vecchio di Parma, 1980, 155.
SACCO GIUSEPPE POMPEO
Parma
1708c.-post 1781
Figlio del conte Flavio e di Lucrezia Bergonzi. Fu dottore del Collegio dei Giudici
e il 25 febbraio 1771 fu nominato archivista comunale. Assurse alla carica di ministro di
Stato quale immediato successore del Du Tillot, caduto in disgrazia dei duchi e
allontanato da Parma nel 1771. Quale primo ministro nel triennio 1771-1773, è definito
dal Benassi lautore assai pio del memoriale del comune di Parma contro il Du Tillot e, nel campo
della politica ecclesiastica interna, ligio alle idee e ai sentimenti ben noti di don
Ferdinando il quale, dopo il licenziamento del grande ministro, si era abbandonato sempre
più alla bacchettoneria, trascurando il governo. In effetti il Sacco non esercitò alcuna
autorità e fu ministro succube o di comodo, tanto che si lasciò sostituire
interinalmente dal De Llano per tre mesi, allo scopo di salvare la dignità della Spagna
verso il papa (nel frattempo il Sacco fece
opera di nepotismo aiutando i propri famigliari a collocarsi degnamente). Il 31 dicembre
1773 riprese la carica (secondo ministero Sacco) che detenne per sette anni, ossia per
tutto il periodo delle controriforme, che determinò un arretramento sociale e distrusse
lopera del Du Tillot. anchegli,
come il suo predecessore, venne silurato mediante un intrigo di corte (1781), cedendo lalto incarico al
marchese Prospero Manara e ritirandosi a vita privata. Tuttavia ferdinando di Borbone lo tenne ancora amico
carissimo e lo nominò marchese di Castellina.
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Archivio Comunale di Parma, in Archivio Storico per le
Province Parmensi 1914; Palazzi e casate di Parma, 1971, 404; L.farinelli, Il carteggio Mazza, in Archivio
Storico per le province Parmensi 1980, 207.
SACCO LODOVICO, vedi SACCA LODOVICO
SACCO MARCANTONIO
Parma
1621
Intagliatore. Nellanno 1621 gli fu dato il saldo delle fatture Anchone come
per sua lista per lavori compiuti in San Sepolcro a Parma, dove ebbe come aiutante Giovan
Andrea da Cremona.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Materiali, II, 204-205; Il mobile a Parma,
1993, 254.
SACCO PIER GIOVANNI, vedi SACCO PIETRO GIOVANNI
SACCO PIETRO GIOVANNI
Parma 5 febbraio 1568-1612
Figlio di Cristoforo e Paola. Nacque da nobile e nota famiglia. Fu nipote di notai
e congiunto di medici illustri, quale Flavio Sacco. Una sua figlia, Margherita, sposò
Luigi terzi, conte di Sissa. Il Sacco amò la poesia latina e scrisse diversi epigrammi,
tra i quali due per le nozze Sanvitale-Salviati.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1958, 115.
SACCO POMPEO, vedi SACCO GIUSEPPE POMPEO
SACCO TIBURZIO
Busseto
1480c.-post 1537
Frate di San Domenico, va annoverato tra i primi iniziatori delle sacre
rappresentazioni introdotte dalla Chiesa per porre un freno al malcostume nel quale era
precipitata larte drammatica. Il contributo che il Sacco portò a questopera
di rinnovamento fu la tragedia in volgare Sosanna, della quale si hanno due rare edizioni:
la prima a cura dei fratelli Benedetto e Agostino Bindoni di Venezia (1524), la seconda di
Damiano Turlini di Brescia (1537).
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3 1958, 179; D. soresina,
Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 404.
SACCO VINCENZO
Parma prima metà del XVIII secolo
Collaterale di Giuseppe Pompeo Sacco, fu giurista e insigne personalità della
prima metà del secolo XVIII.
FONTI E BIBL.: C.Antinori-M.C.Testa, università
di Parma, 1999, 152.
SACCOMANI MAURO
Parma-post
1833
Tenore, il 1° agosto 1833 cantò in unaccademia al Teatro Ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: Stocchi, 80; G.N.Vetro, dizionario.Addenda,
1999.
SACERDOTI CARLO
Borgo
San Donnino 1851-1920
Consigliere comunale per un decennio, per più di dieci anni rappresentò inoltre
Colorno in Consiglio provinciale. Candidato dei socialisti alla Camera, combatté accanite
battaglie elettorali nel 1892 e nel 1895 contro il conte Alberto Sanvitale e nel 1897
contro domenico Oliva, soccombendo per pochi
voti. quando il Partito Socialista, grazie
anche allazione di proselitismo del Sacerdoti, riuscì infine ad affermarsi, lo
abbandonò, non ripresentandolo tra i suoi candidati. Nel 1905 fu nominato direttore del
Bagno pubblico di Parma.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 136.
SACERDOTI GABRIELE
Colorno
1818-Parma 4 settembre 1877
Fu volontario nel 1848 nella 1a colonna e prese parte allo scontro di
Santa Lucia. Nel 1853, saputo che Pietro Cocconi, segretario del protomedicato a Parma,
era ricercato per aver preso parte attiva ai movimenti politici del 1848, lo condusse
attraverso i monti nel territorio del re
di Sardegna. Fu consigliere provinciale e del comune
di Parma (1859) e sindaco di Colorno. Direttore della Gazzetta di Parma negli anni
1859-1860, fece del giornale una fiammeggiante bandiera di italianità. Ebbe redattori il
magistrato Pietro monteverde e il medico
Alessandro Cugini, il quale fu poi professore dellUniversità e sindaco di Parma.
Concorse a opere filantropiche: legò il proprio nome alla sistemazione del manicomio di
Colorno e come medico si distinse nella lotta contro il colera.
FONTI E BIBL.: Il Presente 5 settembre 1877; Vessillo Israelitico 1877, 293; G.
Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 419-420; S. Foà, in Dizionario del Risorgimento,
4, 1937, 162; F. Ercole, Uomini politici, 1942, 103; Parma. Vicende e protagonisti, 1978,
II, 192.
SACHO MARCANTONIO, vedi SACCO MARCANTONIO
SACRAMORI SAGRAMORO, vedi SAGRAMORI SAGRAMORO
SACRAMORO DA PARMA
Parma 1452/1454
Condottiero il cui nome ricorre a proposito di molte imprese compiute sia al
comando dei suoi soldati di ventura, sia al servizio di parecchi signori e capitani. Nel
1452 militò anche con Francesco Sforza. Nel 1454 fu contro gli Alidosi allassedio
di Imola.
FONTI
E BIBL.: G.P. Cagnola, Storia di Milano dal 1023 al 1497, in Archivio Storico Italiano,
III, 123-129; L. Cobelli, Cronache forlivesi, Bologna, 1874; E. Ricotti, Storia delle
Compagnie di ventura in Italia, Torino, 1893; C. Argegni, Condottieri, 1937, 75.
SACRATI FRANCESCO PAOLO
Parma
17 settembre 1605-Modena 20 maggio 1650
Probabile allievo di F. Manelli, inaugurò a Venezia nel 1639 il teatro dei Santi
Giovanni e Paolo con lopera Delia e nel 1641 il Teatro Novissimo (dove fu anche
impresario sino al 1644) con La finta pazza. Verso il 1645-1648 appartenne probabilmente
alle compagnie viaggianti dei Febi Armonici e degli Accademici Discordati e nel 1649 fu
nominato maestro della cappella ducale di Modena. Sul Sacrati, operista dindubbia
importanza storica nellambito della scuola veneziana della prima metà del Seicento,
di cui fu uno degli iniziatori insieme con F. Manelli, Monteverdi e cavalli, grava la perdita, quasi totale, della
produzione, che ne impedisce la diretta valutazione dei meriti artistici. Vanno comunque
ricordate, tra laltro, La Delia, su libretto mitologico-amoroso, dintonazione
encomiastica, con personaggi comici, che inaugurò il veneziano teatro dei Santi Giovanni
e Paolo (benché largomento e Scenario
della Delia ne attribuisca la musica al solo F. Manelli, Allacci, bonlini e tutti i successivi storici del teatro
veneziano confermano la paternità del Sacrati, ma è probabile una collaborazione tra lui
e manelli), Il Bellerofonte, rappresentata
al Teatro novissimo, su libretto fitto di
mutazioni di scena, nella cui prefazione il Sacrati dichiara di non aver seguito altri
precetti che i sentimenti dellautore degli apparati né altra mira che il genio del
popolo a cui sha ella da rappresentare, La Venere gelosa, pure per il Teatro
Novissimo, nel cui libretto (scena 8a dellatto III) sono menzionati gli
strumenti che costituivano probabilmente il ricco organico orchestrale e nella cui
prefazione il Sacrati precisa di aver adattato la scelta delle parole e la varietà dei
metri alla bizzarria di chi doveva accompagnarle con le note, LUlisse errante, per
il teatro dei Santi Giovanni e Paolo, su libretto eccezionalmente fine, psicologicamente
centrato, metricamente pertinente a fine drammatico, nella cui preposta Avvertenza ai
lettori si legge il celebre accostamento del Sacrati a Monteverdi, pur paragonati
rispettivamente alla luna e al sole, Semiramide in India, per il San Cassiano,
su libretto farraginoso e sconclusionato, tra i primi di soggetto orientale. Tuttavia, la
maggior fama venne al Sacrati dallopera probabilmente primo-nata, La finta pazza
(rinvenuta da L. Bianconi), commedia in cinque atti destinata a inaugurare il Teatro
Novissimo, su libretto mitologico baroccamente elaborato, con apparati e macchine
grandiose di G. torelli, cui arrise un
successo eccezionale, attestato dalle numerose repliche (dodici volte in diciassette
giorni a Venezia e poi in parecchie città dItalia) da parte della compagnia dei febiarmonici (alla quale appartenne lo stesso sacrati), con la celebre A. Renzi come ideale
protagonista. Il 14 dicembre 1645 lopera fu replicata a Parigi per volere di
Mazzarino, al Palais du Petit-Bourbon, da una compagnia di comici italiani per una
ristretta cerchia di spettatori, presente la regina Anna dAustria, e fu quindi la
prima opera italiana importata in Francia, oltre che uno dei primi saggi di opera comica.
Per loccasione, la concezione di questa cosiddetta festa teatrale veneziana fu
modificata a scapito della musica, con parziale sostituzione di dialoghi parlati ai
recitativi (conforme al gusto francese che non avrebbe tollerato uno spettacolo tutto
cantato) e a vantaggio dei nuovissimi, esotici e fantasiosi balletti dinvenzione
(alla fine di ogni atto) del coreografo G.B. Balbi e soprattutto delle mirabolanti risorse
sceniche (peraltro già mostrate a venezia)
del grand sorcier torel, che convertì
lopera in una comédie des machines, feconda di meraviglia. Dei cantanti, margherita Bertolotti (aurora nel prologo) fu lodata per la dolcezza
della voce, Luisa Gabrielli Locatelli interpretò la parte di Flora con grande vivezza e
Giulia Gabrielli assunse appassionatamente quella di Tetide. Prove indirette del valore
delloperista Sacrati, che verosimilmente si mosse nellorbita dellultimo
Monteverdi e del primo Cavalli, sono sia la folgorante carriera sia le lodi dei
contemporanei: il principe Mattias de Medici giudicò La finta pazza, opera
bellissima e Sacrati un virtuoso e uno de meglio compositori che vadino a torno. Fu
autore delle seguenti composizioni: opere teatrali, La finta pazza (libretto di G.
Strozzi; Venezia, 1641), inoltre (perdute) Delia o La Sera sposa del Sole, in probabile
collaborazione con F. Manelli (libretto di G. Strozzi; Venezia, 1639), Il Bellerofonte (V.
Nolfi; Venezia, 1642), La Venere gelosa (N.E. Bartolini; Venezia, 1643), Proserpina rapita
(G. Strozzi; Venezia, 1644), Ulisse errante (G. Badoaro; Venezia, 1644), Lisola di
Alcina (F. Testi; Panzano, presso Bologna, 1648), Semiramide in India (M. Bisaccioni;
Venezia, 1648) ed Ergasto (Venezia, 1650). Perduti sono pure due libri di madrigali a
uno-quattro voci e alcune arie.
FONTI E BIBL.: A. Ademollo, I primi fasti della musica italiana a Parigi, Milano,
1884; R. Rolland, Histoire de lopéra en Europe avant Lully et Scarlatti, Parigi,
1895; H. Goldschmidt, Studien zur geschichte
der italienischen Oper im 17. Jahrhundert, Lipsia, 1901-1904; H. Prunières, Lopéra
italien en France avant Lully, Parigi, 1913; N. Pelicelli, Musicisti in Parma, in Note
dArchivio 1933; F. Liuzzi, I Musicisti in Francia, Roma, 1946; N. Pirrotta, in
Enciclopedia dello Spettacolo; L.F. tagliavini,
in MGG; Cl. Sartori, Un fantomatico compositore per unopera che forse non era
unopera, in Nuova Rivista Musicale Italiana 1971; L. Bianconi-Th. walker, Dalla Finta pazza alla Veremonda: storie
di Febiarmonici, in Rivista Italiana della Musica 1977; F. Bussi, Lopera veneziana
dalla morte di Monteverdi alla fine del Seicento, in Storia dellOpera diretta da A.
Basso, I/1, Torino, 1977; F. Liuzzi, musicisti
in Francia, 1946, 295; Dizionario UTET, XI, 1961, 299; Dizionario Ricordi, 1976, 574; F.
Bussi, in dizionario dei musicisti UTET,
1988, VI, 526-527; Dizionario dellOpera lirica, 1991, 788.
SACRI ANTONIO, vedi SACCHI ANTONIO
SAGLIA AGOSTINO
Borgo
San Donnino 1862
Dottore, fu sindaco di Borgo San Donnino nellanno 1862.
FONTI E BIBL.: G. Laurini, Borgo San Donnino e i suoi capi civili, 1927.
SAGRAMORI SAGRAMORO
Rimini
1424-Ferrara 25 agosto 1482
Figlio di Antonio dei Mendozzi de Sagramori, fattore di Carlo Malatesta signore di Rimini, che il poeta Basinio Basini
descrive con foschi colori in una sua epistola a Nicolò V: mendocius audet Usuram foenusque triplex noctesque
diesque Sumere, tamquam habeat tria guttura. Proh pudor ater! Cerberus, aut
monstrum crudele chimaera vocari Dignus homo, haud unquam perna fumante modesta. Secondo
il Pico, il Sagramori fu segretario di Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, e sposò una gentildonna
milanese, senza per altro consumare il matrimonio perché contemporaneamente chiamato a
Roma alla corte di papa Sisto III. Il 21
ottobre 1475 fu eletto vescovo di piacenza e
il 14 gennaio 1476 fu traslato alla sede di Parma. Agostino Rossi, che si trovava a Roma
in qualità di ambasciatore del duca,
partecipò al comune questa notizia per
lettera il 16 gennaio, dicendo: del qualle se possiamo benissimo contentare et de
venustate, et de costumi, et de esemplare vita. Prese possesso della sua Chiesa per mezzo
di un rappresentante il 1° aprile 1476 (Bonvicini, Note allughelli) ma non fece la sua solenne entrata in
Parma che il 30 agosto 1478, poiché continuò a dimorare in Roma presso la curia
pontificia quale oratore del duca Galeazzo Maria Sforza. Il Sagramori nominò suo vicario
Giorgio Terdoni, dottore di leggi e canonico di Lodi, e suo procuratore Giuntino Giuntini
di Pistoia, canonico di Rimini. Il Sagramori godette lamicizia di uomini dotti, tra
i quali il Filelfo. Il giorno dellentrata in Parma, venne da porta San michele. Gli andò incontro tutto il clero,
moltissimi ufficiali pubblici e un infinito numero di cittadini. Il Sagramori si portò
alla chiesa di San Giovanni Evangelista, vestito con le insegne pontificali, quindi uscì
per recarsi processionalmente alla cattedrale
a prendere possesso della sua sede. Ma poco dopo il Sagramori partì da Parma per Roma
quale legato del suo principe presso papa Sisto IV e col beneplacito del pontefice
incaricò Benedetto da Cremona, vescovo di Tripoli, di governare la diocesi in sua vece. Il 12 aprile 1478 furono
confermati dal Sagramori, dietro istanza di Ugolino Rossi, arcidiacono, e Pietro Piazza,
entrambi canonici, sindaci e procuratori del Capitolo, gli statuti capitolari. ricondottosi a Parma, ove il 19 ottobre 1479 il
Sagramori convocò i cittadini e li esortò al quieto vivere, alla pace e alla concordia.
Per evitare trambusti, il Sagramori ordinò che fossero scelti due cittadini di ogni
squadra che trattassero queste cose. Il sagramori
era di parte ghibellina, e favorì le sue squadre. ascanio
Maria Sforza, zio del duca di Milano e vescovo di Pavia, nel ritornare a Milano, entrò in
Parma il 24 ottobre 1479, accompagnato da altri due vescovi, dal sagramori, dagli ufficiali e dai cittadini. I
banditi si armarono e vollero accompagnarlo anchessi. Lo Sforza, preso da timore,
fece chiudere le porte del Palazzo vescovile, ma i banditi insultarono i provvigionati che
custodivano le porte e ne ferirono nove. Tutta la città stette in armi durante la notte.
Giunto il mattino, lo Sforza partì per Milano in compagnia del governatore Antonio Trotti
(Pezzana, storia di Parma). A
quellepoca il Sagramori abbellì e in parte riedificò il Palazzo vescovile per dare
conveniente ospitalità a principi e personaggi di passaggio: il 18 dicembre vi accolse giovanni Bentivoglio che si portava con numerosa e
nobile comitiva a Milano. Il 1° maggio 1479 si portò a Parma in qualità di governatore antonio Trotti condottiere darmi,
consigliere aulico e capitano dei bolognesi.
Fu ricevuto al suono di campane, di tamburi e di trombe, accompagnato dal Sagramori, da
Rolando Rossi, dal podestà e da cento pedoni armati, con comitiva di duecento cavalli
scelti tra i più notevoli cittadini di ciascuna squadra. Il 6 agosto dello stesso anno,
Gian Pietro panigarola, che aveva il supremo
governo delle truppe di Gian Galeazzo visconti,
arrivato improvvisamente in Parma, chiamò nel palazzo
del Governatore il sagramori e si lamentò
con lui per il favore che egli dava ai nemici dello stato,
per il suo intercedere per costoro e dei costumi del suo clero alquanto dissipati. Il
Sagramori si difese con ardore. Prese la sua difesa anche il canonico Antonio Colla, che
la notte seguente fu imprigionato nel castello di Cremona per ordine del Panigarola. Nel
luglio 1479 il Sagramori deliberò col Capitolo e col Consorzio che si fondasse un
beneficio, colle rendite del quale fossero istruiti trenta chierici, detti allora camilli,
nella grammatica e nel canto, e vi deputarono Arcangelo de Spaggi, sacerdote
peritissimo in grammatica, e suo fratello Alessio, maestro nellarte oratoria. Nei
primi giorni del 1480, dovendo il Sagramori stare quasi sempre assente dalla diocesi per servizio dei duchi, fece proporre alla
Santa Sede Domenico da Imola, vescovo di Lidda, quale vescovo suffraganeo di Parma,
assicurandogli annualmente sulla rendita della mensa episcopale un decoroso mantenimento.
La proposta fu esaudita. Nel 1480 il Sagramori supplicò Gian Galeazzo Visconti per la
riformazione dellestimo delle terre e intervenne nellultimo consiglio generale
dellanno. L11 maggio 1480 convenne con Cristoforo da Lendinara, maestro in
tarsia, la costruzione di tutta lintelaiatura che doveva racchiudere il nuovo organo
della cattedrale. Furono promessi al
Lendinara centocinquanta ducati veneti (legname e ferramenta sarebbero stati somministrati
dai Santesi) per completare lopera entro un anno. Acconsentendo il sagramori alla domanda fattagli
dallinquisitore Bernardo Gabrii, del convento di San Pietro Martire, gli concesse
copia autenticata della bolla di papa Innocenzo IV in virtù della quale in alcune città
ove stanziavano i frati dellOrdine dei Predicatori, si erano formate compagnie di
laici che si chiamavano della Croce e che avevano per scopo di assistere gli inquisitori
contro gli eretici. Una di queste compagnie, già presente a Parma in antico, fu rinnovata
nel 1480. Ciascuno dei crociati portava al lato destro una piccola croce serica di colore
rosso. Il 2 giugno 1481 il Sagramori fu in Parma, ove convocò nel Palazzo episcopale il
clero, invitandolo a riunirsi per i tre giorni successivi in Cattedrale e a portarsi in
processione in segno di esultanza per la morte di maometto
II (9 marzo 1481). Il 4 giugno 1481 fece una convenzione col maestro fusore Galli perché
rifacesse la campana della cattedrale. Non
avendo avuto effetto, ne fece unaltra il 14 dello stesso mese col maestro Martino
Leone di Francia. Il 10 aprile 1482 il sagramori,
con licenza del duca, si trasferì da milano a Parma per dare opera al proprio ministero
nel tempo pasquale. Per arrecare qualche conforto alla desolata città, fece rappresentare
nel terzo giorno delle festività di Pasqua lo spettacolo drammatico Abramo e Isacco nella
piazza della Cattedrale, sopra un palco (si trattò probabilmente dello spettacolo di Feo
Belcari, che si recitò la prima volta lanno 1449 nella chiesa di Santa Maria
Maddalena di Firenze). Il Sagramori morì alletà di cinquantotto anni a Ferrara,
ove era da tempo ambasciatore ordinario del duca
di Milano presso la corte Estense (vi ebbe
come suo segretario Francesco Carpesano). È possibile che il Sagramori avesse contratto
una qualche malattia contagiosa presso il campo della Lega, da dove il 23 luglio scrisse
al duca di Milano che Roberto Sanseverino
era gravemente ammalato. Il suo cadavere fu trasportato in Parma e sepolto nella cattedrale, dietro laltare maggiore, senza
alcuna iscrizione.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 235-236; G.M. Allodi, Serie cronologica
dei vescovi, I, 1856, 789-811; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 240.
SAGRAMORO DA PARMA, vedi SACRAMORO DA PARMA
SALADDI ANDREA, vedi SALADI ANDREA
SALADI
ANDREA
Parma
30 aprile 1501-Parma febbraio 1559
Figlio di Giovanni Antonio. Compì gli studi a Venezia sotto la guida di Claudio
Merulo. In seguito ritornò a Parma dove fu cantore della chiesa della Steccata dal 1°
maggio 1558. della sua produzione si
conoscono due mottetti a cinque voci, pubblicati postumi nel prontuarium musicum dello Schadaeus (strasburgo, 1611).
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musicisti in Parma, in note dArchivio 1931; N. Pelicelli, La
cappella corale della Steccata nel secolo XVI, 22-23; R. Eitner, Bibl. der Musik-sammeln
werke, 828, Quellen-Lexikon VIII, 389; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 15; dizionario dei Musicisti UTET, 1988, VI, 540.
SALADI ANTONIO
Parma
1590
Fu soprano della Cattedrale di Parma nellanno 1590.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
SALADI BATTISTA
Parma
1590/1591
Sacerdote. Fu tenore della Cattedrale di Parma nel 1590, poi passò alla chiesa
della Steccata, ove lo si trova dal 10 gennaio al marzo 1591.
FONTI E BIBL.: Archivio della Fabbriceria del duomo di Parma, Mandati; N. Pelicelli, 43; N.pelicelli, Musica in Parma, 1936, 80.
SALADI BERNARDO
Parma
1455/1506
Detto de Bentevegnis dal nome del padre, fu prete, scrivano, miniatore e
pittore, prima segretario del vescovo di Parma Delfino della Pergola, poi rettore della
chiesa di San Pietro in Parma. Nel 1463 scrisse e miniò per il canonico del Duomo di
Parma, Antonio oddi, alcuni corali
(perduti). Nel 1455 il saladi fu in Roma al
seguito del vescovo Delfino della Pergola in qualità di familiare. rimpatriato, sembra conseguisse allora la rettoria
della chiesa di San Pietro. Nel 1494 rinunziò nelle mani del vicario vescovile, in favore
del celebre Iacopo Caviceo, due benefici di patronato dei Caviceo, che il Saladi aveva
goduto fino ad allora. Lo Scarabelli Zunti lo ricorda ancora citato in un atto del notaio antonmaria Raineri in data 22 settembre 1506.
FONTI E BIBL.: Thieme-Becker, XXIX, 1935; C. Malaspina, Guida di Parma, Grazioli,
1869; M. Lopez, Il Battistero di Parma, 93; A. Pezzana, Storia di Parma, III, 136, IV,
240; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 78;
Dizionario Bolaffi dei Pittori, X, 1975, 110.
SALADI OTTAVIANO
Parma
1481c.-post 1521
Figlio, molto probabilmente, di Andrea. Nel 1507 sposò Antonia Ugoleto, sorella di
francesco, e nello stesso anno pubblicò col
cognato (Impensa Francisci Ugoleti Et Octauiani Saladi) le Fabulae di Esopo. Pubblicò in
proprio due opere di Iacopo Caviceo: Il libro del Peregrino nel 1508 e il Confessionale
nel 1509. La società col cognato riprese nel 1510 per la stampa delle Comoediae di
Plauto, in cui compare un sole raggiante con volto umano, che è da considerare la marca
tipografica dei soci, attivi fino al 1517. In società con Francesco Ugoleto pubblicò
ancora gli Statuta Notariorum (1514), De partibus Aedium (1516), le heroides di Ovidio (1517) e un Plauto (1519). Nel
1521 pubblicò lOpus seu doctrinale e Nuper diligenti castigatione opus excultum di alexander de Villadei.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della stampa, 1969, 286; F. da Mareto, Bibliografia, II
1974, 947; tipografia del Cinquecento, 1989,
80; C. Antinori, La tipografia parmense, 1990, 9-12; Enciclopedia di Parma, 1998, 587.
SALADINI TOMMASO
Ascoli
Piceno gennaio/giugno 1647-Parma 21 agosto 1694
Nacque dalla nobile famiglia dei conti di Rovetino. Andò a Roma in prelatura e vi
compì un regolare corso di studi. Fu governatore di Cesena e vicelegato di Ravenna. Già
referendario delluna e dellaltra segnatura e prelato della curia romana, il 23
giugno 1681 (alletà di trentatré anni) fu promosso da papa Innocenzo XI al vacante
vescovado di Parma. Il duca Ranuccio Farnese
lo aveva caldamente raccomandato al pontefice.
Il Saladini fu consacrato il 7 luglio del medesimo anno e il 16 luglio prese possesso
della Chiesa di Parma per mezzo del suo procuratore speciale e vicario generale Giulio
dalla Rosa. In tale occasione tutto il clero fu chiamato alla Cattedrale con la campana
detta Ugolina e dopo il Te Deum recitò unorazione in ringraziamento
larcidiacono Pallavicino. Il 16 ottobre 1681 il saladini entrò privatamente in città. Il 21
ottobre elesse suo cerimoniere Luca Righelli, consorziale e rettore della chiesa
parrocchiale della Santissima Trinità, e il 22 dello stesso mese fece il suo solenne
ingresso alla cattedrale. Il 22 novembre
1681 il vicario Dalla Rosa, a nome del Saladini, avvisò il Capitolo che presto si sarebbe
proceduto a un nuovo estimo degli ecclesiastici secondo il decreto emanato dalla curia
romana. Nel 1686 il duca Ranuccio Farnese diede la chiesa di Santa Maria addolorata alle cappuccine, che erano venute da guastalla a Parma facendovi fabbricare e dotando
lattiguo convento. Le monache presero possesso del convento il 20 luglio 1686,
essendo stata portata in processione alla cattedrale
poco prima della loro venuta dal Saladini limmagine di Maria col Bambino dipinta a
fresco su di un muro nella cappella Aleotti, detta della Madonna degli Angeli (delle
monache di SantAlessandro; fu sostituita con unaltra allaltare maggiore,
dipinta da Sebastiano Ricci). Il 22 luglio 1688 le Riconosciute, che avevano
unangusta abitazione presso la chiesa di San Michele di Porta Nuova, passarono al
conservatorio di San Benedetto, con lapprovazione del Saladini. Nel 1689 il Saladini
si recò ad Ascoli, da dove, con lettera del 24 dicembre, ringraziò i canonici degli
auguri che gli avevano mandato in occasione delle feste di Natale. Nel 1691 il Saladini
celebrò il sinodo diocesano, che egli compose personalmente e scrisse di proprio pugno
(fu pubblicato il 15 agosto 1691 da Galeazzo Rosati, tipografo vescovile). Il Capitolo, su
richiesta del saladini, gli presentò alcune
riflessioni sopra vari articoli delle costituzioni sinodali, che giudicò doversi
moderare: il Saladini assecondò alcune istanze e altre no. Il manoscritto con le note a
margine del Saladini si conserva nellArchivio Capitolare di Parma. L11
novembre 1693 si fece la processione delle Quaranta Ore con i soli consorziali, senza
lintervento del capitolo, mentre il
Saladini si era recato nuovamente ad Ascoli. In seguito i canonici si dolsero col
provicario che, senza interpellare il Capitolo, aveva concesso quella facoltà. Il 28
novembre 1693 il Saladini, che era ritornato in sede, fu informato del fatto accaduto. Con
molto tatto, egli riuscì a far desistere i canonici da ogni ricorso, ponendo così fine a
una vertenza che comunque durò circa dieci mesi. nellaprile
1694 il Saladini fece un decreto col quale ordinò ai consorziali di regolare meglio il
loro servizio in Cattedrale, di cantare le ore canoniche e le messe tanto conventuali
quanto non conventuali e di prestarsi al servizio della Cattedrale, pena la sospensione a
divinis nunc pro tunc ai contravventori (in caso di disobbedienza, minacciò anche la
privazione dei benefici e altre pene da infliggersi ad arbitrio del papa). Copia del
decreto fu rilasciata ai due massari del consorzio e il Saladini ne ordinò anche
laffissione alle porte della Cattedrale. Il 26 marzo 1694 morì il canonico massaro
Francesco Zunti: il Saladini assegnò il suo canonicato al conte Francesco del Becco. Per
politici riguardi, al Saladini fu data privata sepoltura. Gli si fecero poi magnifici
funerali dai canonici, nella Cattedrale, e dai consorziali, nella chiesa di San Giovanni
Evangelista, il 27 settembre 1694. Larciprete Maurizio Santi cantò la messa
solenne, con musica di bernardo Sabadini,
maestro di cappella del duca. recitò lorazione funebre Pietro Maria toscani, dottore in teologia e in ambo le leggi,
protonotario apostolico e consorziale (fu fatta poi stampare dai consorziali e dedicata al
duca Ranuccio Farnese). Le iscrizioni a lato del feretro furono composte dal poeta
Francesco maria Lemene. Anche la comunità di Parma ne celebrò con decorosa e
splendida pompa le esequie nel tempio della Steccata. Fu sepolto nella cappella di
SantAgata, presso laltare dalla parte del vangelo. Il Saladini lasciò alla
sua morte quattro carrozze e quattro cavalli, duemila once di argenteria per una somma di
32000 lire e la biblioteca personale, valutata cento doppie (5400 lire). Tutta la
biancheria e le suppellettili del Saladini furono trafugate dal suo cameriere, Alfonso
Ricci, che riuscì a fuggire a Voghera.
FONTI E BIBL.: G.M.Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 284-306; A.
Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 242.
SALAFFI ROSA
Parma
1770
Nel 1770 era allieva della Reale scuola
di Ballo di Parma.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.
SALATI BERNARDO, vedi SALADI BERNARDO
SALATI ENRICO
Parma
1847/1856
Sotto Maria Luigia dAustria fu presidente di Grazia e Giustizia e Buon
Governo, presidente dellInterno e consigliere di Stato. Fu inoltre nominato
cavaliere dellordine costantiniano di
San Giorgio. Prima di partire (7 giugno 1847) per i bagni di Meidlingen, Maria Luigia
dAustria lo nominò membro della Reggenza alla quale aveva affidato
lamministrazione dello Stato durante la sua assenza. Sotto il governo di Carlo di
Borbone (1848) fu presidente di Grazia e Giustizia e Buon Governo. Dopo la morte di Carlo
di Borbone (25 marzo 1854), sotto la reggenza della vedova Luisa Maria di Berry, il Salati
fu confermato al Dicastero di Grazia e Giustizia.
FONTI E BIBL.: A.V. Marchi, Figure del ducato,
1991, 116.
SALATI GIAMBATTISTA, vedi SALATI GIOVANNI BATTISTA
SALATI GIOVANNI BATTISTA
Parma
1485 c.-Parma post 1545
Il nome del Salati compare nei capitoli di riforma della ragioneria della Magnifica
Comunità di Parma dellanno 1545 (Archivio di Stato di Parma, fondo Archivio
Comunale di Parma, busta 490). La riforma fu deliberata dagli Anziani del secondo
trimestre dellanno 1545. In essa si legge quanto segue: Né in questa reformatione
et ellettione sovradette vogliono gli magnifici Antiani et sintendi essere in alcuno
modo preiudicato el salario o una honoranza che da questa Magn.ca Comunità ognanno
ha messer Joanne Battista Salato, antico Raggionato et benemerito dessa, anzi
vogliono et intendono che gli sia pagato ognanno secondo è stato fin qui,
durantil tempo di sua vita senza che più faci fatica alcuna in quellufficio,
parendogli onesto che quelle persone che hanno ben servito et fidelmente questa città
sieno in lor vecchiezza anchora richonosciuti in memoria della lor servitù e fedeltà. Il
Salati, ragioniere del comune di Parma, si
vide così riconfermato dagli Anziani (secondo trimestre 1545) il privilegio della
pensione a vita in riconoscimento della sua fedeltà e del suo lavoro al servizio della comunità di Parma. La delibera fu presa
probabilmente nel luglio 1545, quando Parma era ancora soggetta alla Chiesa (nel documento
si cita il cardinale legato Marino Grimano nostro legato et benefattore).
FONTI E BIBL.: Malacoda 52 1994, 38-39.
SALATI MARIO
San
Lazzaro Parmense 21 gennaio 1921-botteghino
di Porporano 19 giugno 1944
Fu partigiano del comando provinciale squadre
di azione partigiane, organizzate clandestinamente nel territorio occupato dai Tedeschi,
che attuarono, in modo particolare, atti di sabotaggio e audaci colpi di mano. Il Salati
morì fucilato. È ricordato da una lapide sistemata sul bordo della strada per
Traversetolo, in località Botteghino, con questo testo: Salati Mario perché i posteri
ricordino chi fece olocausto della sua giovane esistenza per la libertà dei popoli 21
gennaio 1921-19 giugno 1944. La popolazione di Porporano e Malandriano ricostruirono ciò
che vili mani distrussero luglio 1964.
FONTI E BIBL.: Strade di Parma, III, 1990, 18.
SALATI OTTAVIANO, vedi SALADI OTTAVIANO
SALATI STEFANO
Parma
2 marzo 1780-
Figlio di Luigi. Nel 1805 fu chirurgo aiutante maggiore negli ospedali francesi.
Nel 1809 fu promosso chirurgo maggiore. Nel 1812 fu chirurgo delle guardie del
Dipartimento del Taro e nel 1814 chirurgo del Battaglione Parma.
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Ufficiali, 1930, 34.
SALATI UGO
Cozzo
di Tizzano 1911-Tortoreto Lido 5 ottobre 1995
Il Salati si laureò in lingue a Milano, dove poi risiedette stabilmente. Iscritto
alla Famija Pramzana, presiedette per quasi dieci anni lAssociazione culturale
italo-francese delluniversità di
Parma e colloborò con la Gazzetta di Parma per le Cronache tizzanesi, ospitate nella
terza pagina del giornale. Nella sua lunga carriera accademica studiò anche in Svizzera e
a Parigi. Il Salati insegnò francese, oltre che allUniversità Cattolica e alla
Bocconi (dal 1965 al 1981, anno del pensionamento), alla facoltà di economia e commercio
dellAteneo di Parma. Alternò alla redazione di rigorosi testi di ricerca, liriche
in dialetto tizzanese. Tra i suoi libri, sono da ricordare un testo sulla storia della
Francia, un dizionario francese-italiano curato per la Garzanti, Un poeta a Cuba,
traduzione di poesie del poeta De Pestre, e i volumetti in dialetto Che vitti signùr del
1978, Insù a ghè bell! del 1982 e Sa nfussa pr al dir dla
geinta. Il Salati fu sepolto nel cimitero di Tizzano.
FONTI
E BIBL.:
Gazzetta di Parma 7 ottobre 1995, 8.
SALAVOLTI GIOVANNI
Roncaglio
1809-Bazzano 5 gennaio 1891
Successe a Giovanni Comastri nellarcipretura di Bazzano: Io Giovanni
Salavolti, di Roncaglio, nominato arciprete di questa chiesa plebana nel concorso avuto il
25 luglio 1833 e preso di questa il possesso il 6 ottobre, domenica prima del mese, in cui
già secondo antico uso si solennizzava la festa della B. Vergine del SS. Rosario ed
incominciai ad effetto mandare la potestà cedutami dal Rev.mo Sig. Filippo Cattani,
vescovo di Reggio Emilia lo stesso giorno 6 ottobre 1833, ricevuto nella stessa solennità
il possesso parrocchiale dal Sig. priore di Roncaglio don Francesco Guadagnini. Resse la
parrocchia cinquantotto anni. Morì in età di ottantadue anni. Gli atti di battesimo da
lui redatti furono 1251 (con una media di ventuno nati lanno), gli atti di
matrimonio 351 e gli atti di morte 1329.
FONTI E BIBL.: F. Barili, Arcipreti di Bazzano, 1976, 41.
SALAVOLTI ORAZIO
Roncaglio
29 gennaio 1857-Vigatto 1 gennaio 1927
Figlio di Battista e Domenica Re. Fu ordinato sacerdote il 12 aprile 1884. Fu per
otto mesi cappellano a Mezzano, per un anno e mezzo economo a Torricella e per otto anni
parroco a Gramignazzo. Il 29 giugno 1896 fu chiamato dal vescovo Francesco Magani a
reggere la parrocchia di Vigatto. Appassionato cultore di studi storici, legò il suo nome
allopera Cenni storici sugli antichi pievati e castelli della diocesi di Parma, per
la quale ebbe a collaboratore Antonio Soragna. Del lavoro del Salavolti uscì solo il
primo volume (1904), ristampato con poche aggiunte nel 1906. SullEco, foglio della
curia vescovile di Parma, fu iniziata nel 1926 la pubblicazione dei manoscritti che
avrebbero dovuto formare il secondo volume.
FONTI E BIBL.: A. Schiavi, Vigatto, 1989, 140-158.
SALERNI AZZO
Cremona-Borgo
San Donnino post 1450
Nato da famiglia notabile originaria di cremona.
Secondo quanto afferma il Laurini, il Salerni fissò la propria residenza a Borgo San
Donnino nel 1450, avendo ottenuto in investitura i feudi di Fiorenzuola, di Castelnuovo
Fogliani, di Zibello, di Noceto e altri minori.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 404.
SALETTI CLAUDIO, vedi SELETTI CLAUDIO
SALETTI RINALDO
Borgo
San Donnino 29 luglio 1887-Guardasone 1956
Nato da famiglia della piccola borghesia, il Saletti compì la prima parte degli
studi ginnasiali presso il seminario di Borgo San Donnino senza comunque terminare
liter dei corsi. La sua adesione al socialismo avvenne nella prima gioventù: presto
si fece conoscere e apprezzare tra i compagni che lo nominarono segretario della sezione
giovanile socialista di Borgo San Donnino. In quella veste promosse conferenze, allacciò
rapporti con i dirigenti di Parma, inviò corrispondenze al giornale della Federazione
socialista parmense LIdea, che poi, assieme ad altri giornali di partito, provvide a
diffondere nella sua zona. Impiegato presso la cooperativa muratori, partecipò
attivamente allo sviluppo delliniziativa sindacalista sollecitato dallarrivo
di Alceste de Ambris alla direzione dellorganismo camerale. Nel periodo dello
sciopero del 1907, quando le leghe inflissero, dopo anni di arretramenti, una prima
sconfitta al padronato, il Saletti tenne conferenze a Bargone sul tema
dellagitazione agraria e, in settembre, a Scipione e a San nicomede di Salsomaggiore sul tema
dellorganizzazione operaia. Da San Faustino si trasferì a Parma nel settembre del
1908, dopo essersi sposato con Vittorina Alinovi. Qui assunse lincarico di
funzionario della Camera del Lavoro e curò lamministrazione nei difficili mesi
seguiti al disastro del 1908. La sua attività non si esaurì nellarduo incarico di
riuscire a fare fronte alle tante pendenze contratte con il grande sciopero,
nellassicurare sussidi alle famiglie dei carcerati e nel garantire la base materiale
per la ri