SABADINI-SWICH
SABADINI BERNARDO
Venezia
o Parma 1650-Parma 26 novembre 1718
Sacerdote. Studiò probabilmente a Venezia. ebbe
relazioni coi maestri della scuola bolognese e in particolare con giacomo Antonio Perti (come risulta da una lettera
dellottobre 1706, nella Biblioteca G.B. Martini di bologna). Compare nel 1673 in qualità di cantore
del Duomo di Urbino. Il 1° luglio 1681 fu nominato organista alla corte dei Farnese e il 1° marzo 1689 subentrò a
giuseppe Corso Celani nella direzione della
cappella che tenne fino alla morte. Lo stesso anno divenne organista e vicemaestro di
cappella (maestro dal 1692) alla chiesa della Steccata di Parma, di cui fu prebendario dal
1711. Valendosi della collaborazione dello scenografo Francesco Bibiena, fu lanima
degli spettacoli alla corte Farnese dal 1686
al 1700: particolare sfarzo ebbero le feste per le nozze di Odoardo Farnese nel 1690, per
cui allestì lopera Il favore degli dei e La gloria damore spettacolo festivo
sopra lacqua della Gran Peschiera. Dopo lo spettacolo acquatico La gloria
damore, i festeggiamenti culminarono nella rappresentazione del dramma fantastico
musicale, Il favore degli dei, paragonato per fasto e magnificenza al famoso Pomo
doro, dato a Vienna per le nozze dellimperatore Leopoldo nel 1666. Ma anche in
questo caso la musica del Sabadini e il testo di Aureli servirono soprattutto di spunto
alle grandiose invenzioni dei più celebri scenografi del tempo (i fratelli Mauro e
Ferdinando Bibiena) e alle esibizioni di virtuosi di grido (come Siface e Pistocchi). Dopo
Parma, presentò le sue opere a Torino, Roma, Genova e Pavia. Operista fecondo (fu autore
almeno di trentaquattro opere), fu seguace di un costume teatrale che, ispirandosi alle
descrizioni mitologiche, si limitava a seguire pedestremente i progressi della
scenotecnica. In confronto comunque ad altri minori compositori dellepoca, nelle sue
pagine si nota un moto strumentale assai diffuso, specie nelluso dei fiati,
mostrandosi sensibile alla produzione dei maestri della scuola bolognese. Anche nel taglio
formale seguì i criteri dei tempi: recitativi accompagnati dal basso continuo, arie,
duetti, rari cori e molti balli. Il Sabadini fu autore delle seguenti composizioni: opere
teatrali, Furio Camillo (libretto L. Lotti; Parma, 1686; altra versione in collaborazione
con G. A. Perti, libretto M. Noris; Roma, 1696), Didio Giuliano (L. Lotti; parma, 1687), zenone il tiranno (L. Lotti; parma, 1687), hierone tiranno di Siracusa (A. Aureli; Piacenza,
1688), Il favore degli dei (A. Aureli; Parma, 1690), La gloria damore (A. aureli; Parma, 1690), Pompeo continente (A.
Aureli; Piacenza, 1690), Diomede punito da Alcide (A. Aureli; Piacenza, 1691), Circe
abbandonata da Ulisse (A. Aureli; Piacenza, 1692), Il Massimino (A. Aureli; Parma, 1692),
Talestri innamorata di alessandro Magno (A.
Aureli; Parma, 1693; secondo Manferrari e Sesini, Piacenza), Il riso nato fra il pianto
(A. Aureli; Torino, 1694), Demetrio tiranno (A. Aureli; Piacenza, 1694), LEraclea o
il ratto delle Sabine (G. C. Godi; Venezia, 1696; ripresa con musiche di A. Scarlatti,
libretto A. Stampiglia; Parma, 1700), La virtù trionfante dellinganno (Piacenza,
1697), LEusonia ovvero la Dama stravagante (M. N. P. C.; Roma, 1697), Il Domizio (G.
Corradi; Venezia e Genova, 1698), Il Ruggiero (G. Tamagni; Parma, 1699), Gli amori di
Apollo e Dafne (A. Passoni e P. Monti; Parma, 1699), Il Meleagro, in collaborazione con
Martinenghi e Magni (Pavia, 1705). Incerta è lattribuzione di La virtù coronata o
sia Il Fernando (Parma, 1714). Rifacimento di opere di altri autori: Olimpia placata (A.
Aureli; Parma, 1687, da Olimpia vendicata di D. Freschi), Teseo in Atene (A. Aureli;
Parma, 1688, da Medea in Atene di A.G. Zanettini), Ercole trionfante (G.A. Moniglia;
Piacenza, 1688, da Ercole in Tebe di A. Boretti), Amor spesso inganna (A. Aureli; Parma,
1689, secondo Sesini, Piacenza; col titolo Orfeo, Roma, 1689, da Orfeo di A. Sartorio), Il
Vespasiano (G.C. Corradi e A. Aureli; Parma, 1689, dallomonima di C. Pallavicino),
Teodora clemente (Parma, 1689, dallomonima di D. Gabrielli), La Pace fra Tolomeo e
Seleuco (Piacenza, 1690, dallomonima di C. Pollarolo). Inoltre le serenate: I sogni
regolati damore (Parma, 1693), Non stupire, Po, Imeneo e Citerea, loratorio I
disegni della divina Sapienza (1698), alcune cantate, cinque arie per soprano e Grave per
organo.
FONTI E BIBL.: B. Ligi, La Cappella musicale del Duomo di Urbino, in Note
dArchivio 1925; N. pelicelli,
Musicisti in Parma nel secolo XVII, in Note dArchivio 1932-1934; A. Yorke-Long,
Music at Court, Londra, 1954; L. Bianconi, LErcole in Rialto, in Venezia e il
melodramma nel Seicento, Venezia, 1972; C. Sartori, Sabadini smascherato, in Nuova Rivista
Musicale Italiana 1 1977, 44 e seg.; Archivio di Stato di Parma, Ruoli Farnesiani
1671-1682, fol. 478, 1683-1692, fol. 87, 309, 1693-1701, fol. 470, 1702-1712, fol. 87,
1713-1723, fol. 86; Archivio della Steccata di Parma, Mandati 1689-1690, 1691-1695,
1705-1713; G. Gaspari, I, 49 e 52, III, 197 e 235, IV, 28, 64 e 67; P.E. Ferrari,
Spettacoli in Parma, 30; L. Balestrieri, Feste e spettacoli, 124 e 126; R. Eitner, VIII,
372; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 103; B. Bacherini, in Enciclopedia dello
Spettacolo, VIII, 1961, 1355; Dizionario dei Musicisti UTET, 1988, VI, 517; Trionfo del
barocco, 1989, 350.
SABADINI GASPARO
Parma
1696/1707
Fu
organista del duca di Parma Francesco Maria Farnese dal 19 luglio 1696 fino al 15 gennaio
1707, giorno in cui fu licenziato.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 145.
SABADINI MARCO, vedi SABADINI BERNARDO
SABADINO o SABATINI o SABBADINI BERNARDO, vedi SABADINI BERNARDO
SABBADINI CARLO
Pama
seconda metà del XVI secolo
Fabbricatore dorgani attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
IV, 267.
SABBIONI GIUSEPPE
Ranzano
1841-1899
Medico già al servizio nelle truppe del ducato
di Parma, fu volontario nel 1867 a monterotondo
e a Mentana con Garibaldi. Fu amico di Gian Lorenzo Basetti e di altri garibaldini.
Esercitò saltuariamente la medicina, dedicando molto tempo allinsegnamento della
storia naturale nel liceo di Parma e alla coltura dei bachi da seta.
FONTI E BIBL.: U.A. Pini, Medici valli cavalieri, 1983, 53.
SACCA BARTOLOMEO
Parma
1424
Fusore di campane. Il Lopez, nel suo Battistero di Parma (1864, 118 e 119), ricorda
che nellarchivio Capitolare del Duomo
di Parma si trova una convenzione seguita il 19 ottobre 1424 tra gli operai della cattedrale e M.ro bartolomeo de Sacca per fondere due campane del
Battistero, le quali si erano rotte: MCCCCXXIIII, die Jovis XVIIII Octubris. Cum verum sit
quod ego Franciscus de Servideis Rector ac Massarius domus fabrice domine Sancte Marie de
laborerio maioris ecclesie parmensis locaverim Bartolameo de Sacha Magistro Campanarum
presenti et conducenti et in presentia domini dompni Macharii prepositi Baptismatis
parmensis ad faciendum et reffetiendum duas campanas, una de quibus de pez. XXX et alia
debet esse de pex. XII quando minus, pro quibus campanis stipulavi fiendis per ipsum ut
supra sibi assignavi mense et die suprascripto pondera XVIIII et libras XI cupri pondrati
in presentia dicti domini Macarii et aliorum et ultra supra scriptum cuprum sibi promisi
dare pondera decem et libras XIIII cupri pro complemento prime campane, et pro alia
campana sibi promixi dare cuprum necessarium et etiam ramum necessarium, quod potest esse
ll XL vel circha, pro quibus duabus campanis fiendis per dictum Bartolameum modo et ordine
suprascripto sibi promixi dare pro eius mercede et solutione pro quolibet pondere saldos
viginti imper. ipso in faciendo dictas campanas bonas et sufficientes de pondere
suprascripto omnibus suis expensis, sic pro bonis et sufficientibus possint colendari de
bono sono. Et in
quantum dicte campane non essent bone et sufficientes ac laudabiles, tunc dictus
Bartolameus teneatur ipsas reficere omnibus suis expensis. Et hoc in presentia
dicti D. macharii propositi Baptismatis
suprascripti, Domini Christophori de garumbertis et D. Bartolomei de gheriis Canonicorum
dicti baptismatis testibus rogatis et
vocatis et qui fuerunt presentes ad omnia suprascripta et etiam me Francisco de Servideis
qui suprascripta scripsi in presentia suprascriptorum de voluntate suprascripti Bartolomei
de Sacha conductore. in ecclesia suprascripti Baptisterii.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1911, 67-68.
SACCA BERNARDINO
Parma
1424
Fonditore di campane. Lo Scarabelli Zunti scrive che nel 1424 fuse la campana del
Battistero di Parma
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
SACCA GERARDINO, vedi SACCA GHERARDINO
SACCA
GHERARDINO
Parma
1393/1412
Figlio di Giovanni e di Agnesina Gandolfi. Fusore di campane ricordato in alcuni
documenti notarili: 5 gennaio 1402, Donna agnesina
de Gandulfis de Ast figlia del fu Filippo abitante nella vicinanza di San Pietro nella
città di Parma trovandosi inferma di corpo ma sana di mente detta il suo testamento nel
quale providere volens accupiens ipsa domina Agnesina alla salute dellanima sua
instituisce e lascia Gerardinum de Sacha natum quondam Magistri Iohannis de Sacha
parolarium et civem Parme viciniae suprascripte Sancti Petri tanquam pauperem Christi sibi
heredem universalem in omnibus suis bonis mobilibus et immobilibus iuribus et actionibus
quibuscumque, quemquidem gerardinum adhuc
presens ex nunc sibi elegit in pauperem Iesu Christi, considerata presertim necessitate
eiusdem et multitudine filiorum suorum inutili. Salvis tamen legatis infrascriptis e
così: alla Chiesa di San Pietro della città di Parma lire 5 imperiali in subsidium
reaptandi et reficiendi ecclesiam ipsam; altre lire 5 imperiali al Consorzio de Vivi
e de Morti eretto in cattedrale nostra
e quattro simili lire imp.i al Consorzio di Santa M. Maddalena nuper fundato et constituto
in ecclesia eiusdem. Da ultimo nomina suoi esecutori testamentarii i Signori Pietro
Bernieri, Luchino de Quartariis ed il sovranominato Gherardino de Sacha (rogito del notaio
parmense Giuliano da Vigatto nellArchivio Notarile di Parma). Il Sacca è quasi
certamente quello stesso che nel 1393 fuse la campana detta del Sanctus, posta nella
loggia della cupola in Cattedrale a Parma, e ricordato dal Pezzana nella sua Storia di
Parma (I, 45 e 46 dellAppendice). Il Sacca fece testamento il 21 febbraio 1412:
Testam. Gherardino de Sacha f. q. d.ni Iohannis viciniae Sancti Petri (rogito di Giovanni
da San Leonardo, archivio Notarile di
Parma).
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1911, 67.
SACCA GIAN ANTONIO
Parma
1478 c.-Ungheria post 1490
Fu lettore pubblico di giurisprudenza in Roma e in Padova, e quindi auditore del re
Mattia Corvino in Ungheria.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV,
305.
SACCA GIAN FRANCESCO, vedi SACCA GIOVANNI FRANCESCO
SACCA GIAN LODOVICO, vedi SACCA GIOVANNI LODOVICO
SACCA GIOVANNI
-Parma
ante 1402
Fusore di campane. È ricordato in un documento del 5 gennaio 1402 nel quale
risulta già morto. Sposò Agnesina Gandolfi e abitò nella vicinia di San Pietro in
Parma.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1911, 67.
SACCA GIOVANNI FRANCESCO
Parma
1504c.-post 1540
Fu cancelliere del comune di Parma ed
esercitò in patria il notariato. LAffò, quando parla nelle sue Memorie degli
scrittori e letterati parmigiani (IV, 305) di Lodovico Sacca esimio giureconsulto
parmense, dice che il Sacca era nobile parmigiano e padre di Lodovico. Il Sacca fu anche
nominato custode delle carte comunitative dellArchivio del Comune di Parma. sposò Caterina o Virginia Rangoni. Morì in età
piuttosto avanzata.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Archivio Comunale di Parma, in Archivio Storico per le
Province Parmensi 1914, 8.
SACCA GIOVANNI LODOVICO
Parma
1468/1470
Calligrafo. Eseguì nel 1470 (die VII septembris) una elegante copia del famoso
codice di terenzio, autografo, scritto da
Francesco Petrarca nellanno 1358.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Scrittori parmigiani, tomo 2°, XLIV e seg.; A. Pezzana,
Storia di Parma, III, 1847, 275; C. Malaspina, Guida di Parma, 1869.
SACCA LODOVICO
Parma
ante 1523-1614
Figlio di Donnino. Fu notaio e attuario del governatore di Parma nel 1583, come si
evince dallo Statuto de Merciai, a carta 78. A Parma esercitò il notariato, rogando
dal 1547 al 1605. Uomo di modesta cultura ma curioso e attento osservatore degli
avvenimenti del suo tempo, il Sacca usò registrare nelle sue rubriche notarili notizie
sui più svariati avvenimenti del tempo, corredandole spesso di personali annotazioni,
veramente preziose per lo storico perché esprimono gli umori e i gusti di un uomo di
media cultura, a contatto con ambienti e ceti diversi dei quali certamente riprese echi e
atteggiamenti. Le notizie del Sacca stese in un latino semplice, povero se si vuole ma
certo non per questo meno efficace, si riferiscono quasi sempre a cose e uomini che ebbero
un qualche rilievo o significato nella vita cittadina di Parma: De anno supradicto 1584 et
die jovis 13 settembre flumen Parmae inondavit totum pontem Capitis pontis, et ibant aquae
desuper pontem Caprezuche a latere versus occidentem, et rupit partem pontis castri Parmae
et nunquam fuit auditum tantam aquam in dicto flumine derivasse. Non mancano però notizie
relative ad avvenimenti clamorosi del tempo: qui la testimonianza del Sacca acquista
maggiore importanza, proprio per il sapore particolare che gli conferisce la sua stessa
professione, con la relativa posizione culturale e sociale che sempre la caratterizza. È
estremamente interessante così la ripercussione che hanno nelle rubriche del Sacca le
vicende delle guerre di religione in Francia, aspramente e sanguinosamente combattute da
cattolici e ugonotti, che è poi una sorprendente prova della rapidità con cui
circolavano certe notizie e della particolare sensibilità che vi mostravano certi
ambienti italiani ormai decisamente toccati dal dilagare dellondata controriformistica: De anno predicto 1562 Ugonoti
existentes in partibus Francie aprehendiderunt civitatem Leoni et certa alia loca, et
omnes christianos svalisari fecerunt, et officiales occiderunt non sine magno timore
aliorum locorum; de dicto anno exercitus francorum christianorum rupit et indispersum
missit exercitum ugonotorum vulgo luteranorum, non sine magna totius mundi letitia. Non
meno interessante è lannotazione relativa alla vittoria cristiana di Lepanto contro
i Turchi, che costituisce unaltra prova dellenorme ripercussione che ebbe tale
vittoria in tutta lEuropa cristiana, fin nei borghi più sperduti: Die septimo
mensis octobris anni predicti 1571, die dominico illustrissimus dominus Joannes Austriae
frater regis Philippi hispaniarum et
serenissimi veneti et generalis Sancti pontificis Pii quarti cum ducentis lignis armatis
vel circa conflictum fecerunt vulgo giornatam cum armata Turchorum in loco dicto alla
prensa et dictam armatam indisperso mandarunt, et ligna centum octuaginta vel circa
prendiderunt et solummodo fuerunt salvata ligna viginti vel circa dictae armatae Turchorum
et fuit facta leticia per totam christianitatem et terras ac civitatis illius.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III,
632; G. Passerini, Appunnti storici di notai parmigiani (Alessandro Malgari-lodovico Sacchi), in Archivio Storico per le
Province parmensi I 1892, 47 e 58-74; Il
Notariato, 1961, 505.
SACCA LODOVICO
Parma
12 maggio 1530-Parma 21 marzo 1614
Figlio di Gian Francesco e di Virginia (o caterina)
Rangoni. Dopo gli studi di umanità e filosofia, si recò a Bologna nel 1546, dove
frequentò le lezioni di Gabriele Paleotti e divenne chiaro giurista sotto legida
dello zio giulio, professore di
giurisprudenza a Bologna. Passò poi a Padova, ove ebbe a maestri Tiberio Daciano, Guido
Panciroli e il Socino. Laureatosi e sposata Isicratea Malaspina, trattò cause di notevole
rinomanza. La duchessa Margherita dAustria lo nominò suo auditore in Abruzzo e lo
incaricò di importanti affari alla corte di
Napoli. Il duca Ottavio Farnese lo inviò a sua volta quale legato a Roma presso papa
Gregorio XIII e nel 1579 gli affidò il governatorato di Piacenza. Anche il duca
Alessandro Farnese, avendo avuto occasione di conoscerlo e di valutarlo in Fiandra, lo
creò avvocato del fisco: come tale, ebbe a trattare lannosa causa tra i Farnese e i
Pallavicino. Ranuccio Farnese lo ebbe quale consigliere , segretario e auditore generale,
con incarichi di ambasciatore presso papa Clemente VIII. Stimato da tre successivi duchi
regnanti, oltreché da principi (a esempio, Francesco Maria dalla Rovere) e nobili, il
Sacca conseguì la più alta reputazione e lasciò vari scritti, in prevalenza attinenti
alla causa Pallavicino. Il Sacca ebbe solenni funerali nella chiesa di San Pietro in
Parma. Lorazione funebre fu tenuta da cornelio
Pico. In seguito furono pubblicate composizioni
toscane e latine di molti ingegni in morte dellEccellentissimo Signor Consigliero
Lodovico Sacca, raccolte et pubblicate per bartolomeo
Guerresi, dedicate allIllustrissimo et eccellentissimo
Signor Don Ottavio Farnese (In Parma, appresso Anteo Viotti, 1614). Nella chiesa di San
Pietro vi è il seguente epitaffio: Corpus Ludovici Saccae iuriconsulti peregregii qui
populos samnites et Placentiae rexit ad summos pontifices et ad alios principes legatus
fuit ius civile auxit consiliarius serenissimorum ducum Alexandri et Ranutii Farnesiorum
usque ad obitum suum qui fuit LXXXIV aetat. suae anno die XXI mart. MDCXIV.
FONTI
E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, III, 305-307;
Palazzi e casate di Parma, 1971, 399-400.
SACCA LODOVICO
Parma 1694/1723
Dal 1694 al 1723 fu lettore di medicina allUniversità di Parma.
FONTI E BIBL.: F.Rizzi, Professori, 1953, 49.
SACCA LUDOVICO, vedi SACCA LODOVICO
SACCA TIBURIZIO, vedi SACCO TIBURZIO
SACCANI ANTONIO
Parma
prima metà del XIX secolo
Calcografo, fu allievo del Toschi nella Scuola di Parma.
FONTI E BIBL.: P. Martini, LArte dellIncisione in Parma, 1873; L.
Servolini, Dizionario degli Incisori, 1955, 720.
SACCANI CARLO
Parma
26 maggio 1834-post 1883
Nacque da Antonio e Luigia Zamponini, il primo usciere alla Camera di Commercio, la
seconda massaia. La famiglia abitò in borgo Bicchierai 12, successivamente in vicolo San
Tiburzio 5, quindi in strada di Porta Nuova 33. Il Saccani iniziò a fare il fotografo
poco prima del 1857. Nel 1860 operò, con la definizione di photographo, al n. 81 di
strada San Michele. Il Saccani realizzò nel medesimo anno quello che è probabilmente il
suo maggior risultato artistico, carico di valori documentari oltre che tecnici: una serie
di immagini di Parma raccolte in un raro album. È il primo esempio di documentazione
organica della città ottocentesca, ripreso in seguito solo da Marcello Pisseri. Sempre
nel 1860, il saccani fotografò larco
di trionfo allestito per la visita a Parma del re Vittorio Emanuele II. Le pose erano
lunghissime e leffetto trasformava le persone in fantasmi. Di nuovo, nel quinquennio
successivo, il Saccani riprese monumenti e piazze cittadine, con pose diverse e risultati
non meno efficaci. Nel 1864, dopo essersi associato al fratello Pio, il Saccani si
allontanò da Parma: prima fu a Parigi e poi si spostò a Firenze per dirigere lo
stabilimento Mazza Fotografia in via Parlamento 7. Non fece più ritorno nella sua città,
se non da privato cittadino. Nellaprile del 1869, da firenze, dedicò al duca Roberto di Borbone, in
occasione delle sue nozze con Maria Pia, un Album del Ducato di Parma: trentanove
fotografie di Parma, Sala Baganza, Colorno, castelguelfo
e riproduzioni degli affreschi del correggio.
Nel 1870 gli venne un pubblico riconoscimento al Primo Congresso Artistico Italiano e
Esposizione dArti Belle in Parma per una serie di settantaquattro grandi fotografie
raffiguranti le tavole di Francesco Scaramuzza sulla Divina Commedia (Inferno): episodio
non privo di risvolti ambigui, dal momento che lo Scaramuzza era membro della giuria.
Nello stesso anno si trasferì con la famiglia a San Lazzaro Parmense. Il Saccani
risiedette a Reggio Emilia nel 1878, poi di nuovo a firenze
nel 1883 (il primo febbraio il comune
fiorentino chiese notizie a quello di Parma circa la situazione di famiglia, in quanto il
Saccani si era nuovamente stabilito nella città toscana). A testimonianza dei legami con
Firenze, vi è la dedica al Municipio di quella città di una nuova raccolta di fotografie
realizzate dal saccani nel 1875 su disegni
dello Scaramuzza (questa volta largomento fu, sempre relativamente alla Divina
Commedia, il Paradiso). Dopo il 1883 del Saccani non si hanno più notizie.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 1 1989, 42-43; R.Rosati, Fotografi, 1990, 101.
SACCANI GIOVANNI
Collecchio
1920-Collecchio 10 novembre 1996
Chiamato alle armi a diciannove anni e arruolato nella Marina, frequentò la scuola
da radiotelegrafisti a La Spezia, giungendo, al termine del corso, terzo sui
duecentocinquanta allievi. Scelse volontariamente di far parte del corpo dei
sommergibilisti. Come radiotelegrafista, fu imbarcato sullAntonio Siesa, comandato
da Libero Sauro, figlio del patriota Nazario. a
bordo dei sommergibili (oltre che sul Siesa fu imbarcato sui cosiddetti sommergibili
tascabili) partecipò a numerose azioni di guerra sia nel Mediterraneo che nel Mar Nero,
spingendosi anche oltre lo stretto di gibilterra:
partecipò, tra laltro, alle battaglie di alessandria
degitto, di Trapani e di Capo Teulada.
Fu anche decorato di Medaglia dargento
al Valor militare per le tante battaglie cui
partecipò e per laffondamento di una unità navale nemica. Finita la guerra,
lavorò come capo cantiere nella ricerca petrolifera, vivendo quasi sempre
allestero: Algeria, marocco e Madagascar in modo particolare. La salma del
Saccani fu tumulata nel cimitero di Collecchio.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 12 novembre 1996.
SACCANI PIETRO
Sorbolo
29 aprile 1863-Dogali 26 gennaio 1887
Figlio di Enrico e Marianna Ghiretti. risiedette
a San Lazzaro Parmense. Partito per lAfrica, venne assegnato al 41° Reggimento
Fanteria col grado di sergente. Cadde combattendo da valoroso. Alla memoria del Saccani
venne decretata la medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione:
Per la splendida prova di valore data nel combattimento del 26 gennaio 1887 a Dogali,
rimanendo ucciso sul campo. Fu ricordato nella lapide eretta dal comune di San Lazzaro Parmense e in quella del comune di Parma, nellatrio del Palazzo
Civico.
FONTI E BIBL.: Parmensi nella conquista dellimpe-ro, 1937, 44; Decorati al valore, 1964, 121;
Gazzetta di Parma 27 settembre 1989.
SACCANI PIO
Parma
14 marzo 1840-post 1904
Figlio di Antonio, usciere alla Camera di commercio
di Parma, e di Luigia Zamponini. Sposò Baldemina Moruzzi. Fu fotografo in strada San
Michele 81. Linizio della sua attività professionale avvenne certamente sotto la
guida del fratello maggiore Carlo: nel 1866 il Saccani si associò con lui nella ditta
Saccani Carlo & Pio fotografi. Dal 1867 al 1869 rimase solo a dirigere lo stabilimento
perché il fratello Carlo si trasferì a Firenze. Nel 1870 portò lo studio fotografico in
Piazza Grande (nei locali di strada San Michele 81 si stabilì Guido casali). Poi, dal
1872 al 1879, assieme alla famiglia, fece tappa dapprima a Bologna, poi a Reggio Emilia,
per tornare successivamente a Parma nel 1880, di nuovo come fotografo in strada San
Michele ma al n. 236 di Casa Mauri. Qui subito si distinse come specialista di ritratti in
porcellana inalterabili. Dal 1883 si insediò in Borgo della Macina 21, nello studio di
Carlo Antonietti che aveva cessato la lunga attività un anno prima. Alla fine del 1885 il
Saccani fu in via Angelo Mazza al n. 17, dove la vedova di Giacomo Isola, Virginia Canali,
aveva mantenuto con coraggio lattività del marito, dopo la sua morte, per più di
un anno. Il Saccani rilevò studio, attrezzature e archivio. Per qualche tempo operò da
solo come Premiata Fotografia di Pio Saccani, fotografo di Sua Altezza reale il Duca
dAosta, successore di Giacomo Isola ma dal 1886 si mise in società con Angelo
Sorgato, erede di una consistente tradizione fotografica familiare. Nellottobre del
1887 il Saccani venne premiato con una medaglia dargento allEsposizione
Industriale e Scientifica di Parma. Nonostante le ottime premesse tecniche (con il nuovo
accordo la ditta diventò A. Sorgato-P. Saccani), la società durò poco: si sciolse il
1° ottobre 1888. Dal 1889 al 1904, anno di chiusura di ogni attività del Saccani, lo
studio si trasferì in strada Vittorio Emanuele 23, sotto la denominazione di Saccani Pio
di Antonio. La famiglia Saccani abitava in quel tempo al secondo piano di strada Garibaldi
103, nello stesso edificio in cui, al piano terra, proprio nel 1904, prese vita la ditta
Vaghi & Carra, destinata ad assumere un posto di rilievo nella storia della fotgrafia
di Parma.
FONTI E BIBL.: R.Rosati, Fotografi, 1990, 106.
SACCANI WALTER
Parma
13 settembre 1920-19 gennaio 1945
Fu audace partigiano (col nome di battaglia di Waldemaro) della brigata Giustizia e
Libertà. Morì fucilato.
FONTI E BIBL.: T.Marcheselli, in Gazzetta di Parma 16 maggio 1988, 3.
SACCARDI ALESSANDRO
Parma
XVII secolo
Pittore di storia, ornatista e figurista attivo nel XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti¸ Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
V, 315 e VI, 242.
SACCARDI LAZZARO
ante
1598-Parma 1667
Insegnò allUniversità di Parma prima istituzioni romane (1618-1622) e poi
diritto canonico fino al 1667. Fu canonico della cattedrale
di Parma (1650).
FONTI E BIBL.: F. Rizzi, Professori, 1953, 30.
SACCHELLI ABRAMO
Parma
1915-1991
Professore liceale di materie letterarie, scrisse manuali di latino, italiano e
storia per le scuole secondarie. Giornalista e cultore di argomenti parmensi, lasciò
saggi di storia letteraria.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 586.
SACCHETTI DOMENICO
Parma
seconda metà del XVII secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti,
Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 246.
SACCHETTI RENZO
Parma
1915-1967
Giovanissimo intraprese lattività del padre Dante e dello zio Umberto,
pionieri del motociclismo e concessionari negli anni Venti del Novecento delle prime ditte
italiane costruttrici di motociclette. Nel 1934 vinse a Forlì la sua prima corsa
motociclistica. Nel 1945 fu tra i fautori della ricostituzione del Moto-club Parma, di cui
restò per anni attivo dirigente. Fu anche tra i fondatori della stazione sciistica di
Schia e concessionario a Parma delle moto Guzzi e della Lambretta.
FONTI E BIBL.: F.e T. Marcheselli, Dizionario dei parmigiani, 1997, 277.
SACCHI, vedi LEPORATI FRANCESCO
SACCHI ALESSANDRO
Parma
prima metà del XVII secolo
Orefice ornatista attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V,
317 e 318.
SACCHI ANTONIO
Parma
1487c.-22 novembre 1545
Figlio di Pompilio. Si laureò a Bologna in filosofia e medicina il 19 settembre
1509. La sua fama ben presto si diffuse ovunque, tanto che Carlo V lo onorò delle insegne
di Cavaliere. Insegnò nello Studio di Bologna quale lettore di medicina pratica per il
periodo 1526-1532.
FONTI E BIBL.: R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea Parma 1930, 76.
SACCHI BIAGIO
Busseto-Parma
1878
Allievo nello Studio Toschi, cooperò nei disegni delle opere del Correggio (1844).
Lasciò poi lincisione per dedicarsi alla pittura.
FONTI E BIBL.: C. Ricci, La R. Galleria di Parma, 1896; Thieme-Becker, 29, 291; A.
Pelliccioni, Incisori, 1949, 157; P. Martini-G. Capacchi, incisione in Parma, 1969.
SACCHI COSTANZA
Parma-post
1777
Nella stagione di primavera 1775 era seconda buffa al Teatro di via del Cocomero di
firenze nei drammi giocosi Il geloso in
cimento di Pasquale anfossi e nella
Frascatana di giovanni Paisiello, mentre
nellestate cantò al Teatro di via Santa Maria nella burletta La locandiera di
Antonio Salieri.Nel Carnevale del 1776 al teatro dellAccademia del Castiglioncelli
di Lucca fu ne La pescatrice e in Il tutore deluso. nellestate
1776 fu al Teatro di Pistoia nellisola
dellamore, opera comica a quattro voci in due parti con musica di Antonio Sacchini:
interpretò la parte di Belinda nobile scozzese amata già da Giocondo poi dal medesimo
abbandona-ta. In un documento del 26 agosto 1776 si legge: Domenica 11 del corrente nel
teatro de signori Accademici
Risvegliati furon dispensati gran quantità di sonetti in lode della signora Costanza
Sacchi di Parma che rappresenta con universale soddisfazione le prime parti della
Burletta. Il sonetto in elogio della medesima per il nobil pensiero e sostenuto stile ha
incontrato lapprovazione de nostri favoriti dApollo. Nel Carnevale 1777
cantò a Pisa nel nuovo Teatro dei fratelli
Prini in Lavaro.
FONTI E BIBL.: Chiappelli; G.N.Vetro, Voci del Ducato, in Gazzetta di Parma 20
febbraio 1983, 3; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SACCHI FLAVIO, vedi SACCO FLAVIO
SACCHI GIOVANNI
Parma
4 luglio 1561-
Figlio di Giacomo e Caterina.Nato nella vicinia di Santa Croce da una famiglia non
nobile, si dilettò della poesia latina.Compose, tra le altre cose, un epigramma per le
nozze del marchese Gian Francesco Sanvitale con Costanza Salviati.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1958, 113.
SACCHI GIUSEPPE POMPEO, vedi SACCO GIUSEPPE POMPEO
SACCHI LODOVICO, vedi SACCA LODOVICO
SACCHI LUCA
Parma
1662/1663
Figlio
di Francesco. Fu banderaro in Roma, con bottega in via del Gonfalone. Nel 1662 o 1663
denunciò il furto di un secchio di rame.
FONTI E BIBL.: A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 168.
SACCHI PROSPERO
Collecchio
1354
Fu canonico della pieve di Collecchio (Estimo del 1354). Questa pieve ebbe un
numeroso clero addetto al suo servizio.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario dei collecchiesi,
in Gazzetta di Parma 14 marzo 1960, 3.
SACCHINI GIOVANNI
Parma
1733/1759
Sacerdote, fu maestro di canto dei dieci chierici addetti al servizio della
Steccata in Parma. Sostituì il Della Nave la festa di Natale del 1733. Il Sacchini fu
anche cappellano della chiesa della Steccata almeno fino al 1759.
FONTI E BIBL.: Parma, Archivio della Steccata, Mandati 1733-1759; N. Pelicelli,
Musica in Parma, 1936.
SACCHINI MAURO
Parma
1705/1723
Sacerdote, fu cantore della Cattedrale di Parma dal 1705 al 3 maggio 1723.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in
Parma, 1936.
SACCHINI TORQUATO
Parma
21 ottobre 1817-Parma 2 agosto 1879
Figlio di Angelo e Marianna Pesci. Fu maggiore nellEsercito italiano durante
le guerre risorgimentali. Fu insignito di due medaglie dargento al valor militare.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 114.
SACCHINI VIRGILIO
Parma
15 dicembre 1818-Parma 12 giugno 1883
Nato da distinta famiglia, a soli diciotto anni entrò nella Segreteria di Stato
per linterno del ducato di Parma. Si applicò nello studio delle
discipline giuridiche, per le quali gli fu guida e maestro Ferdinando Albertelli. Passato
alla Segreteria di Stato per gli affari esteri, a trentadue anni diventò capo
dellufficio. Nel 1861 conseguì una ragguardevole eredità che gli permise di
lasciare il lavoro. Eletto consigliere del comune
di Golese, mantenne la carica fino al 1878. Nominato deputato stradale nel 1862, in breve
volgere di anni sistemò la viabilità del comune.
Più volte sostenne e fece valere gli interessi dellamministrazione comunale: prima
di morire ebbe il conforto di vedere ultimata col responso della Corte Suprema di Torino
la lotta dei comuni foresi contro i comuni cittadini delle ex province parmensi,
relativamente al concorso delle spese per il mantenimento dei ginnasi. Il Sacchini si
prodigò per il comune di Golese anche per
lo stabilimento di una condotta veterinaria, per i diritti e gli obblighi del comune relativamente alle canoniche parrocchiali e
per le risaie. Il Sacchini fece anche parte (dal 1866 al 1878) del Consiglio della
Provincia di Parma. Fu cavaliere dellOrdine Costantiniano, commendatore
dellOrdine di Ferdinando delle Due Sicilie, dIsabella di Spagna, di Francesco
Giuseppe e dei Santi Maurizio e Lazzaro. Morì a sessantaquattro anni detà.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani, 1884, 45-48.
SACCO ALESSANDRO, vedi SACCHI ALESSANDRO
SACCO ANTONIO
Parma
1522
Fu letterato e poeta di buon valore.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 4 1958, 236.
SACCO BERNARDO
-Parma
21 aprile 1780
Conte. Fu canonico della Cattedrale di Parma. Fu anche presidente del Monte di
Pietà di Parma, che grazie alla buona amministrazione del Sacco tornò a prosperare dopo
aver rischiato anche la chiusura.
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 397.
SACCO BONAVENTURA
Parma
27 novembre 1632-Parma 24 agosto 1707
Figlio di Flavio e Barbara Simonetta. Fu uomo eclettico: dottore in filosofia
(1652) e in legge, fu teologo e filosofo, cultore di matematica, di astronomia e anche di
storia, tanto che lasciò interessanti scritti sui vescovi parmensi di cui si giovarono
Maurizio Zappata e Benedetto Bacchini. Nel 1657 fu ammesso al Collegio dei Giudici di
Parma. Il duca Ranuccio farnese lo nominò
tra i giudici del Consiglio di Piacenza, carica cui il Sacco presto rinunciò per
concentrarsi sugli studi teologici. Ebbe la prepositura della Cattedrale di Parma. Venne
aggregato al Collegio dei Consorziali e, quale esperto in giurisprudenza, patrocinò pure
qualche causa per la curia. Del Sacco si
tramanda che avesse negato di concorrere alla dote di una nipote da monacarsi per non
togliere denari ai poveri: tale asserzione può in effetti essere vera poiché dedicò in
beneficenza ben ventimila scudi, tenendo per sé solo quanto gli occorreva per arricchire
la biblioteca personale, ove dimenticava cibo e sonno. Nel 1706 figura esecutore
testamentario del canonico conte Bartolomeo Tarasconi.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1797, V,
295-296; Palazzi e casate di Parma, 1971, 402.
SACCO BONAVENTURA
Parma
1831
Marchese. Durante i moti del 1831 fu membro del consesso civico di Parma. Fu
sottoposto ai precetti di visita e sorveglianza dalla polizia, che ne diede la seguente
descrizione: Uomo quasi imbecille, assai religioso e di buona morale. Fece parte del
consesso civico, ma è da credersi che vi concorresse solo per il bene della città e mai
per fini liberali.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in archivio Storico per le Provincie Parmensi 1937,
209.
SACCÒ CIPRIANO
Collecchio
17 marzo 1855-18 aprile 1932
Consigliere comunale di Collecchio, fu un integerrimo rappresentante popolare.
Rimase in quella carica dal 19 ottobre 1920 al giugno 1923.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario dei collecchiesi,
in Gazzetta di Parma 14 marzo 1960, 3.
SACCÒ FLAVIO
Parma
1565-post 1652
Figlio di Agesilao. Si laureò in medicina nel 1596. Fu medico-archiatra della
duchessa Margherita Aldobrandini e priore del collegium
Medicorum. Prestò la sua opera durante lepidemia di peste del 1630 e ne vergò
uninteressante descrizione in latino, annessa al codice degli Statuti dello stesso
Collegio medico. Si sposò con Barbara Simonetta, figlia di Paolo, anchesso distinto
chirurgo e consulente di casa Farnese.
FONTI E BIBL.: Palazzi e casate di Parma, 1971, 400.
SACCO FLAVIO
Parma
16 giugno 1673-post 1748
Nacque dal celebre medico Giuseppe Pompeo e da Cesarea Torri. Gli fu padrino il
conte Giovanni Sanvitale. Compiuti gli studi di giurisprudenza, vi si laureò e
lanno 1708 fu ascritto al Collegio dei Giudici di Parma. Si dedicò specialmente
agli studi di storia patria. Fu primo decurione e uno degli otto dottori
dellAnzianato di Parma. Dedicò al duca di Parma Filippo di Borbone la sua Istoria
dellorigine e Dominanti di Parma, che non è che una cronaca a salti. Ebbe carteggio
con celebri letterati e soprattutto col Bacchini.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833,
IV, 65-66.
SACCO GIAN PAOLO, vedi SACCO GIOVANNI PAOLO
SACCO GIOVANNI, vedi SACCHI GIOVANNI
SACCO GIOVANNI PAOLO
Remedello
Sotto 1641-post 1703
È nominato nella Storia di Parma del Pezzana e nel volume di Gaetano Capasso sul
Collegio dei Nobili di Parma, istituto dove il Sacco fu bidello. È da essi definito
pessimo poeta e cervello balzano perché autore di una pletorica opera di ben settecento
pagine (edita in Parma nel 1693 dagli Eredi Galeazzo Rosati) sotto il titolo I Passatempi
di una Musa faceta. Il volume è dedicato al principe Odoardo Farnese. Lo zibaldone delle
poesie ivi contenute, di argomentazioni e di spunti occasionali e disparati, non merita
eccessiva considerazione dal punto di vista letterario e ancor meno poetico. È però di
un certo interesse perché fornisce parecchie notizie sulla vita minuta e quotidiana del
Collegio dei Nobili. Anche il titolo esplicativo, che segue al primo, non denota grandi
pretese: I Passatempi di una Musa faceta, così in villa come in città, che vuol dire
diverse composizioni in stile per lo più bernesco fatte fra lanno in Parma e in
Sala nel tempo delle vacanze da G. P. Sacco, bidello dellIll.ma accademia delli Signori Scelti nel Ducale Collegio
dei Nobili di Parma. Nella dedica al Farnese, il Sacco definisce il proprio lavoro come un
miscuglio di componimenti scomposti, pieni di facezie e di insipidezze. Il volume fu
pubblicato, molto tempo dopo la sua definitiva stesura, a spese dello stesso Odoardo
Farnese.
FONTI E BIBL.: G.P. Sacco, I Passatempi di una Musa faceta, Parma 1693; G. Capasso,
Il Collegio dei Nobili di Parma, 58 e 97; A. Pezzana, Memorie degli scrittori, Parma, VII,
1833, 5; Archivio di Stato di Parma, Governo Farnesiano, Istruzione Pubblica, busta 9,
Collegio dei Nobili, Carteggi vari; Collegii Nobilium Parmensis. Nomenclatura Universalis
per Decennia distincta, Parma, Tip. Er. M. Vigna, 1685; Archivio di Stato di Parma, G.B.
Martinelli, catalogo de Soggetti
della Compagnia di Gesù stati Rettori del Coll. Ducale dei Nobili; Argomenti di pietà
dati nel Ducale Coll. dei Nobili dalli Sig.ri Accademici Scelti, Parma, Rosati, 1711;
Ragguaglio Hystorico della guerra fra lImperatore e i Turchi, Parma, 1683; L.
Gambara, in Parma per lArte 3 1957, 127-136; F. da Mareto, Bibliografia, II 1974,
945.
SACCO GIUSEPPE POMPEO
Parma 14 maggio 1634-Parma 22 febbraio 1718
Nacque da Flavio, medico molto reputato, al quale il 19 agosto 1652 toccò la sorte
di concedere egli stesso al figlio, appena diciottenne, la laurea Artium et Medicinae,
ottenendone poi laggregazione al Collegio dei Medici di Parma il 2 settembre
successivo. La madre fu Barbara Simonetta. Il Sacco fu chiamato dal duca Ranuccio Farnese,
rinnovatore dello Studio parmense, alla cattedra di medicina teorica con una provvisione
di cento scudi. Cominciò linsegnamento a ventisette anni, il 3 novembre 1661,
mettendosi subito a diffondere dalla cattedra il suo Novum systema medicum, intorno al
quale pubblicò successivamente unopera, suscitando, con le sue idee innovatrici,
invidia, gelosie e inimicizie tra i devoti alle vecchie usanze, i quali lo giudicarono,
nella migliore delle ipotesi, un grande stravagante. Al Sacco furono affidate le cure dei
principini Pietro e Alessandro e fu inviato a Innsbruck ad accompagnare Margherita
de Medici. Nel periodo che corre tra il 1668 e il 1687 lo si vede Lettore di Teorica
al doppo pranzo nello Studio di Parma, con provvisione che sale da cento a quattrocento
scudi. Nel 1687 il Sacco si ammalò di podagra e fu costretto al letto per sette anni
(1687-1693). Si deve notare però che già nel 1680, col pretesto della lunga infermità
patita, chiese di cambiare la sua lettura del pomeriggio in una della mattina, suscitando
le più vive rimostranze nel collega alessandro
Cittadella, il quale, cinquantenne e da quindici anni insegnante nelle ore del mattino,
non volle sostituirsi col Sacco (lettera del 5 novembre 1680 del Duca al governatore di
Parma). A quanto pare, non mancò effettivamente dallinsegnamento che nel 1687: nel
1694 era certamente già guarito. Durante la malattia, seguitò a dedicarsi alla sua opera
di medicina ed è sicuro che il libro Novum systema fu dettato nel periodo nel quale il
Sacco fu costretto al letto. Nel 1681 la facoltà di medicina gli decretò lonore
della lapide che venne collocata nel palazzo di San Francesco, sede degli Studi. Guarito
del male che lo aveva a lungo angustiato, il Sacco venne chiamato (1694)
allUniversità di Padova a leggere medicina pratica, con un onorario di seicento
fiorini, che in breve vennero portati a ottocento, con passaggio alla cattedra di teorica
e lonore della presidenza della facoltà medica. Apostolo Zeno, scrivendo di lui,
non esita a chiamarlo uno dei più grandi uomini della nostra età. Il duca Francesco
Farnese ne ottenne il ritorno a Parma (1701) come lettore alla prima cattedra di medicina,
con uno stipendio di 3650 lire. Per questo suo ritorno in patria il Sacco fu molto
festeggiato e poco tempo dopo (1704) elevato alla cattedra, vacante da molti anni, di
lettore eminente di medicina. Poco prima di partire per la Spagna (1714), il medico
parmigiano e suo allievo Giuseppe Cervi, essendo in quel tempo egli stesso Professor
Medicinae Primarius, volle compiere verso il Sacco un atto di personale omaggio e
devozione, quale non frequentemente si vede registrato negli annali universitari, facendo
erigere un nuovo monumento optimo quondam praeceptori, octuagenario feliciter viventi. Ma
il Sacco, varcata ormai lottantina, ebbe nuovamente a infermare per la podagra e
ridursi al letto (divenendo per giunta quasi cieco in seguito a una cataratta senile),
Francesco Maria Farnese, che tenne il Sacco in particolare considerazione, gli chiese la
sua opera più importante per stamparla coi torchi della tipografia ducale: il Sacco diede
allora opera, malgrado le sue condizioni fisiche (alle quali vanno probabilmente
attribuiti i non pochi errori delledizione), al riordinamento di Medicina practica
rationalis, che infatti fu pubblicato in quel tempo (1717) ex Typographia Celsitudinis, un
anno prima della sua morte, avvenuta alletà di ottantacinque anni. modesto come era stato in tutta la sua vita,
dispose nel suo testamento che nulla mihi carmina cecineritis; nullam adhibueritis
laudationem, nec me proetioso cum vestimento sepeliveritis; nec privatum corpori meo
tumulum constitueritis. Le sue ultime volontà non furono però rispettate: la sua salma
venne tumulata con solenni esequie nella chiesa di San giovanni evangelista,
la sua vita e le sue opere furono pubblicamente commemorate al Collegio dei Medici e
allUniversità di Parma, dove un suo insigne allievo, Gian Battista Pedana, lesse un
discorso apologetico del Sacco in corretto latino, e infine in suo onore furono scritte
tante poesie latine e italiane da formarne un grosso volume, che fu largamente
distribuito. Il ritratto del Sacco può vedersi, insieme a quelli di altri illustri suoi
colleghi, dipinto a fresco sopra una delle pareti del retrobottega della storica farmacia
del convento di San Giovanni. Il muratori
annoverò il Sacco, ascritto allarcadia
parmense col nome di Arasio Issuntino, nel catalogo dei grandi uomini, tra gli arconti
della Repubblica letteraria dItalia. Tutte le sue opere ebbero, lui vivente, molte
edizioni e nel 1730 ne fu fatta una ristampa completa a venezia (tipis Baldeonianis). Il Sacco fu
veramente una figura di grande rilievo: seppe imporre, malgrado le difficoltà e le non
poche amarezze procurategli dai colleghi, un suo sistema, avviando la medicina a nuovi
indirizzi, così da poter essere considerato un novatore di non comune tempra e vero
fondatore di una scuola che ebbe nel suo tempo importanza non soltanto locale. Essa valse,
con lopera del Sacco e poi con quella dei migliori suoi allievi, a porre termine a
un periodo nefasto causato dallinerzia servile di medici empirici o teoretici,
deviati da speculazioni filosofiche, preparando in tal modo il terreno allavvento
delle nuove teorie, basate sullosservazione e sullesperimento.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1797, V,
323-329; C.Carini, LArcadia dal 1690 al 1890, 1891, 579-580; L.Gambara, Il lettore
eminente G.Pompeo Sacco e la sua Scuola, in Aurea Parma 1926, 241-248; Aurea Parma 1 1931,
9-11; G. Berti, Studio universitario parmense, 1967, 105; M.O. Banzola, LOspedale
Vecchio di Parma, 1980, 155.
SACCO GIUSEPPE POMPEO
Parma
1708c.-post 1781
Figlio del conte Flavio e di Lucrezia Bergonzi. Fu dottore del Collegio dei Giudici
e il 25 febbraio 1771 fu nominato archivista comunale. Assurse alla carica di ministro di
Stato quale immediato successore del Du Tillot, caduto in disgrazia dei duchi e
allontanato da Parma nel 1771. Quale primo ministro nel triennio 1771-1773, è definito
dal Benassi lautore assai pio del memoriale del comune di Parma contro il Du Tillot e, nel campo
della politica ecclesiastica interna, ligio alle idee e ai sentimenti ben noti di don
Ferdinando il quale, dopo il licenziamento del grande ministro, si era abbandonato sempre
più alla bacchettoneria, trascurando il governo. In effetti il Sacco non esercitò alcuna
autorità e fu ministro succube o di comodo, tanto che si lasciò sostituire
interinalmente dal De Llano per tre mesi, allo scopo di salvare la dignità della Spagna
verso il papa (nel frattempo il Sacco fece
opera di nepotismo aiutando i propri famigliari a collocarsi degnamente). Il 31 dicembre
1773 riprese la carica (secondo ministero Sacco) che detenne per sette anni, ossia per
tutto il periodo delle controriforme, che determinò un arretramento sociale e distrusse
lopera del Du Tillot. anchegli,
come il suo predecessore, venne silurato mediante un intrigo di corte (1781), cedendo lalto incarico al
marchese Prospero Manara e ritirandosi a vita privata. Tuttavia ferdinando di Borbone lo tenne ancora amico
carissimo e lo nominò marchese di Castellina.
FONTI E BIBL.: G.Sitti, Archivio Comunale di Parma, in Archivio Storico per le
Province Parmensi 1914; Palazzi e casate di Parma, 1971, 404; L.farinelli, Il carteggio Mazza, in Archivio
Storico per le province Parmensi 1980, 207.
SACCO LODOVICO, vedi SACCA LODOVICO
SACCO MARCANTONIO
Parma
1621
Intagliatore. Nellanno 1621 gli fu dato il saldo delle fatture Anchone come
per sua lista per lavori compiuti in San Sepolcro a Parma, dove ebbe come aiutante Giovan
Andrea da Cremona.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Materiali, II, 204-205; Il mobile a Parma,
1993, 254.
SACCO PIER GIOVANNI, vedi SACCO PIETRO GIOVANNI
SACCO PIETRO GIOVANNI
Parma 5 febbraio 1568-1612
Figlio di Cristoforo e Paola. Nacque da nobile e nota famiglia. Fu nipote di notai
e congiunto di medici illustri, quale Flavio Sacco. Una sua figlia, Margherita, sposò
Luigi terzi, conte di Sissa. Il Sacco amò la poesia latina e scrisse diversi epigrammi,
tra i quali due per le nozze Sanvitale-Salviati.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1958, 115.
SACCO POMPEO, vedi SACCO GIUSEPPE POMPEO
SACCO TIBURZIO
Busseto
1480c.-post 1537
Frate di San Domenico, va annoverato tra i primi iniziatori delle sacre
rappresentazioni introdotte dalla Chiesa per porre un freno al malcostume nel quale era
precipitata larte drammatica. Il contributo che il Sacco portò a questopera
di rinnovamento fu la tragedia in volgare Sosanna, della quale si hanno due rare edizioni:
la prima a cura dei fratelli Benedetto e Agostino Bindoni di Venezia (1524), la seconda di
Damiano Turlini di Brescia (1537).
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3 1958, 179; D. soresina,
Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 404.
SACCO VINCENZO
Parma prima metà del XVIII secolo
Collaterale di Giuseppe Pompeo Sacco, fu giurista e insigne personalità della
prima metà del secolo XVIII.
FONTI E BIBL.: C.Antinori-M.C.Testa, università
di Parma, 1999, 152.
SACCOMANI MAURO
Parma-post
1833
Tenore, il 1° agosto 1833 cantò in unaccademia al Teatro Ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: Stocchi, 80; G.N.Vetro, dizionario.Addenda,
1999.
SACERDOTI CARLO
Borgo
San Donnino 1851-1920
Consigliere comunale per un decennio, per più di dieci anni rappresentò inoltre
Colorno in Consiglio provinciale. Candidato dei socialisti alla Camera, combatté accanite
battaglie elettorali nel 1892 e nel 1895 contro il conte Alberto Sanvitale e nel 1897
contro domenico Oliva, soccombendo per pochi
voti. quando il Partito Socialista, grazie
anche allazione di proselitismo del Sacerdoti, riuscì infine ad affermarsi, lo
abbandonò, non ripresentandolo tra i suoi candidati. Nel 1905 fu nominato direttore del
Bagno pubblico di Parma.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 136.
SACERDOTI GABRIELE
Colorno
1818-Parma 4 settembre 1877
Fu volontario nel 1848 nella 1a colonna e prese parte allo scontro di
Santa Lucia. Nel 1853, saputo che Pietro Cocconi, segretario del protomedicato a Parma,
era ricercato per aver preso parte attiva ai movimenti politici del 1848, lo condusse
attraverso i monti nel territorio del re
di Sardegna. Fu consigliere provinciale e del comune
di Parma (1859) e sindaco di Colorno. Direttore della Gazzetta di Parma negli anni
1859-1860, fece del giornale una fiammeggiante bandiera di italianità. Ebbe redattori il
magistrato Pietro monteverde e il medico
Alessandro Cugini, il quale fu poi professore dellUniversità e sindaco di Parma.
Concorse a opere filantropiche: legò il proprio nome alla sistemazione del manicomio di
Colorno e come medico si distinse nella lotta contro il colera.
FONTI E BIBL.: Il Presente 5 settembre 1877; Vessillo Israelitico 1877, 293; G.
Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 419-420; S. Foà, in Dizionario del Risorgimento,
4, 1937, 162; F. Ercole, Uomini politici, 1942, 103; Parma. Vicende e protagonisti, 1978,
II, 192.
SACHO MARCANTONIO, vedi SACCO MARCANTONIO
SACRAMORI SAGRAMORO, vedi SAGRAMORI SAGRAMORO
SACRAMORO DA PARMA
Parma 1452/1454
Condottiero il cui nome ricorre a proposito di molte imprese compiute sia al
comando dei suoi soldati di ventura, sia al servizio di parecchi signori e capitani. Nel
1452 militò anche con Francesco Sforza. Nel 1454 fu contro gli Alidosi allassedio
di Imola.
FONTI
E BIBL.: G.P. Cagnola, Storia di Milano dal 1023 al 1497, in Archivio Storico Italiano,
III, 123-129; L. Cobelli, Cronache forlivesi, Bologna, 1874; E. Ricotti, Storia delle
Compagnie di ventura in Italia, Torino, 1893; C. Argegni, Condottieri, 1937, 75.
SACRATI FRANCESCO PAOLO
Parma
17 settembre 1605-Modena 20 maggio 1650
Probabile allievo di F. Manelli, inaugurò a Venezia nel 1639 il teatro dei Santi
Giovanni e Paolo con lopera Delia e nel 1641 il Teatro Novissimo (dove fu anche
impresario sino al 1644) con La finta pazza. Verso il 1645-1648 appartenne probabilmente
alle compagnie viaggianti dei Febi Armonici e degli Accademici Discordati e nel 1649 fu
nominato maestro della cappella ducale di Modena. Sul Sacrati, operista dindubbia
importanza storica nellambito della scuola veneziana della prima metà del Seicento,
di cui fu uno degli iniziatori insieme con F. Manelli, Monteverdi e cavalli, grava la perdita, quasi totale, della
produzione, che ne impedisce la diretta valutazione dei meriti artistici. Vanno comunque
ricordate, tra laltro, La Delia, su libretto mitologico-amoroso, dintonazione
encomiastica, con personaggi comici, che inaugurò il veneziano teatro dei Santi Giovanni
e Paolo (benché largomento e Scenario
della Delia ne attribuisca la musica al solo F. Manelli, Allacci, bonlini e tutti i successivi storici del teatro
veneziano confermano la paternità del Sacrati, ma è probabile una collaborazione tra lui
e manelli), Il Bellerofonte, rappresentata
al Teatro novissimo, su libretto fitto di
mutazioni di scena, nella cui prefazione il Sacrati dichiara di non aver seguito altri
precetti che i sentimenti dellautore degli apparati né altra mira che il genio del
popolo a cui sha ella da rappresentare, La Venere gelosa, pure per il Teatro
Novissimo, nel cui libretto (scena 8a dellatto III) sono menzionati gli
strumenti che costituivano probabilmente il ricco organico orchestrale e nella cui
prefazione il Sacrati precisa di aver adattato la scelta delle parole e la varietà dei
metri alla bizzarria di chi doveva accompagnarle con le note, LUlisse errante, per
il teatro dei Santi Giovanni e Paolo, su libretto eccezionalmente fine, psicologicamente
centrato, metricamente pertinente a fine drammatico, nella cui preposta Avvertenza ai
lettori si legge il celebre accostamento del Sacrati a Monteverdi, pur paragonati
rispettivamente alla luna e al sole, Semiramide in India, per il San Cassiano,
su libretto farraginoso e sconclusionato, tra i primi di soggetto orientale. Tuttavia, la
maggior fama venne al Sacrati dallopera probabilmente primo-nata, La finta pazza
(rinvenuta da L. Bianconi), commedia in cinque atti destinata a inaugurare il Teatro
Novissimo, su libretto mitologico baroccamente elaborato, con apparati e macchine
grandiose di G. torelli, cui arrise un
successo eccezionale, attestato dalle numerose repliche (dodici volte in diciassette
giorni a Venezia e poi in parecchie città dItalia) da parte della compagnia dei febiarmonici (alla quale appartenne lo stesso sacrati), con la celebre A. Renzi come ideale
protagonista. Il 14 dicembre 1645 lopera fu replicata a Parigi per volere di
Mazzarino, al Palais du Petit-Bourbon, da una compagnia di comici italiani per una
ristretta cerchia di spettatori, presente la regina Anna dAustria, e fu quindi la
prima opera italiana importata in Francia, oltre che uno dei primi saggi di opera comica.
Per loccasione, la concezione di questa cosiddetta festa teatrale veneziana fu
modificata a scapito della musica, con parziale sostituzione di dialoghi parlati ai
recitativi (conforme al gusto francese che non avrebbe tollerato uno spettacolo tutto
cantato) e a vantaggio dei nuovissimi, esotici e fantasiosi balletti dinvenzione
(alla fine di ogni atto) del coreografo G.B. Balbi e soprattutto delle mirabolanti risorse
sceniche (peraltro già mostrate a venezia)
del grand sorcier torel, che convertì
lopera in una comédie des machines, feconda di meraviglia. Dei cantanti, margherita Bertolotti (aurora nel prologo) fu lodata per la dolcezza
della voce, Luisa Gabrielli Locatelli interpretò la parte di Flora con grande vivezza e
Giulia Gabrielli assunse appassionatamente quella di Tetide. Prove indirette del valore
delloperista Sacrati, che verosimilmente si mosse nellorbita dellultimo
Monteverdi e del primo Cavalli, sono sia la folgorante carriera sia le lodi dei
contemporanei: il principe Mattias de Medici giudicò La finta pazza, opera
bellissima e Sacrati un virtuoso e uno de meglio compositori che vadino a torno. Fu
autore delle seguenti composizioni: opere teatrali, La finta pazza (libretto di G.
Strozzi; Venezia, 1641), inoltre (perdute) Delia o La Sera sposa del Sole, in probabile
collaborazione con F. Manelli (libretto di G. Strozzi; Venezia, 1639), Il Bellerofonte (V.
Nolfi; Venezia, 1642), La Venere gelosa (N.E. Bartolini; Venezia, 1643), Proserpina rapita
(G. Strozzi; Venezia, 1644), Ulisse errante (G. Badoaro; Venezia, 1644), Lisola di
Alcina (F. Testi; Panzano, presso Bologna, 1648), Semiramide in India (M. Bisaccioni;
Venezia, 1648) ed Ergasto (Venezia, 1650). Perduti sono pure due libri di madrigali a
uno-quattro voci e alcune arie.
FONTI E BIBL.: A. Ademollo, I primi fasti della musica italiana a Parigi, Milano,
1884; R. Rolland, Histoire de lopéra en Europe avant Lully et Scarlatti, Parigi,
1895; H. Goldschmidt, Studien zur geschichte
der italienischen Oper im 17. Jahrhundert, Lipsia, 1901-1904; H. Prunières, Lopéra
italien en France avant Lully, Parigi, 1913; N. Pelicelli, Musicisti in Parma, in Note
dArchivio 1933; F. Liuzzi, I Musicisti in Francia, Roma, 1946; N. Pirrotta, in
Enciclopedia dello Spettacolo; L.F. tagliavini,
in MGG; Cl. Sartori, Un fantomatico compositore per unopera che forse non era
unopera, in Nuova Rivista Musicale Italiana 1971; L. Bianconi-Th. walker, Dalla Finta pazza alla Veremonda: storie
di Febiarmonici, in Rivista Italiana della Musica 1977; F. Bussi, Lopera veneziana
dalla morte di Monteverdi alla fine del Seicento, in Storia dellOpera diretta da A.
Basso, I/1, Torino, 1977; F. Liuzzi, musicisti
in Francia, 1946, 295; Dizionario UTET, XI, 1961, 299; Dizionario Ricordi, 1976, 574; F.
Bussi, in dizionario dei musicisti UTET,
1988, VI, 526-527; Dizionario dellOpera lirica, 1991, 788.
SACRI ANTONIO, vedi SACCHI ANTONIO
SAGLIA AGOSTINO
Borgo
San Donnino 1862
Dottore, fu sindaco di Borgo San Donnino nellanno 1862.
FONTI E BIBL.: G. Laurini, Borgo San Donnino e i suoi capi civili, 1927.
SAGRAMORI SAGRAMORO
Rimini
1424-Ferrara 25 agosto 1482
Figlio di Antonio dei Mendozzi de Sagramori, fattore di Carlo Malatesta signore di Rimini, che il poeta Basinio Basini
descrive con foschi colori in una sua epistola a Nicolò V: mendocius audet Usuram foenusque triplex noctesque
diesque Sumere, tamquam habeat tria guttura. Proh pudor ater! Cerberus, aut
monstrum crudele chimaera vocari Dignus homo, haud unquam perna fumante modesta. Secondo
il Pico, il Sagramori fu segretario di Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, e sposò una gentildonna
milanese, senza per altro consumare il matrimonio perché contemporaneamente chiamato a
Roma alla corte di papa Sisto III. Il 21
ottobre 1475 fu eletto vescovo di piacenza e
il 14 gennaio 1476 fu traslato alla sede di Parma. Agostino Rossi, che si trovava a Roma
in qualità di ambasciatore del duca,
partecipò al comune questa notizia per
lettera il 16 gennaio, dicendo: del qualle se possiamo benissimo contentare et de
venustate, et de costumi, et de esemplare vita. Prese possesso della sua Chiesa per mezzo
di un rappresentante il 1° aprile 1476 (Bonvicini, Note allughelli) ma non fece la sua solenne entrata in
Parma che il 30 agosto 1478, poiché continuò a dimorare in Roma presso la curia
pontificia quale oratore del duca Galeazzo Maria Sforza. Il Sagramori nominò suo vicario
Giorgio Terdoni, dottore di leggi e canonico di Lodi, e suo procuratore Giuntino Giuntini
di Pistoia, canonico di Rimini. Il Sagramori godette lamicizia di uomini dotti, tra
i quali il Filelfo. Il giorno dellentrata in Parma, venne da porta San michele. Gli andò incontro tutto il clero,
moltissimi ufficiali pubblici e un infinito numero di cittadini. Il Sagramori si portò
alla chiesa di San Giovanni Evangelista, vestito con le insegne pontificali, quindi uscì
per recarsi processionalmente alla cattedrale
a prendere possesso della sua sede. Ma poco dopo il Sagramori partì da Parma per Roma
quale legato del suo principe presso papa Sisto IV e col beneplacito del pontefice
incaricò Benedetto da Cremona, vescovo di Tripoli, di governare la diocesi in sua vece. Il 12 aprile 1478 furono
confermati dal Sagramori, dietro istanza di Ugolino Rossi, arcidiacono, e Pietro Piazza,
entrambi canonici, sindaci e procuratori del Capitolo, gli statuti capitolari. ricondottosi a Parma, ove il 19 ottobre 1479 il
Sagramori convocò i cittadini e li esortò al quieto vivere, alla pace e alla concordia.
Per evitare trambusti, il Sagramori ordinò che fossero scelti due cittadini di ogni
squadra che trattassero queste cose. Il sagramori
era di parte ghibellina, e favorì le sue squadre. ascanio
Maria Sforza, zio del duca di Milano e vescovo di Pavia, nel ritornare a Milano, entrò in
Parma il 24 ottobre 1479, accompagnato da altri due vescovi, dal sagramori, dagli ufficiali e dai cittadini. I
banditi si armarono e vollero accompagnarlo anchessi. Lo Sforza, preso da timore,
fece chiudere le porte del Palazzo vescovile, ma i banditi insultarono i provvigionati che
custodivano le porte e ne ferirono nove. Tutta la città stette in armi durante la notte.
Giunto il mattino, lo Sforza partì per Milano in compagnia del governatore Antonio Trotti
(Pezzana, storia di Parma). A
quellepoca il Sagramori abbellì e in parte riedificò il Palazzo vescovile per dare
conveniente ospitalità a principi e personaggi di passaggio: il 18 dicembre vi accolse giovanni Bentivoglio che si portava con numerosa e
nobile comitiva a Milano. Il 1° maggio 1479 si portò a Parma in qualità di governatore antonio Trotti condottiere darmi,
consigliere aulico e capitano dei bolognesi.
Fu ricevuto al suono di campane, di tamburi e di trombe, accompagnato dal Sagramori, da
Rolando Rossi, dal podestà e da cento pedoni armati, con comitiva di duecento cavalli
scelti tra i più notevoli cittadini di ciascuna squadra. Il 6 agosto dello stesso anno,
Gian Pietro panigarola, che aveva il supremo
governo delle truppe di Gian Galeazzo visconti,
arrivato improvvisamente in Parma, chiamò nel palazzo
del Governatore il sagramori e si lamentò
con lui per il favore che egli dava ai nemici dello stato,
per il suo intercedere per costoro e dei costumi del suo clero alquanto dissipati. Il
Sagramori si difese con ardore. Prese la sua difesa anche il canonico Antonio Colla, che
la notte seguente fu imprigionato nel castello di Cremona per ordine del Panigarola. Nel
luglio 1479 il Sagramori deliberò col Capitolo e col Consorzio che si fondasse un
beneficio, colle rendite del quale fossero istruiti trenta chierici, detti allora camilli,
nella grammatica e nel canto, e vi deputarono Arcangelo de Spaggi, sacerdote
peritissimo in grammatica, e suo fratello Alessio, maestro nellarte oratoria. Nei
primi giorni del 1480, dovendo il Sagramori stare quasi sempre assente dalla diocesi per servizio dei duchi, fece proporre alla
Santa Sede Domenico da Imola, vescovo di Lidda, quale vescovo suffraganeo di Parma,
assicurandogli annualmente sulla rendita della mensa episcopale un decoroso mantenimento.
La proposta fu esaudita. Nel 1480 il Sagramori supplicò Gian Galeazzo Visconti per la
riformazione dellestimo delle terre e intervenne nellultimo consiglio generale
dellanno. L11 maggio 1480 convenne con Cristoforo da Lendinara, maestro in
tarsia, la costruzione di tutta lintelaiatura che doveva racchiudere il nuovo organo
della cattedrale. Furono promessi al
Lendinara centocinquanta ducati veneti (legname e ferramenta sarebbero stati somministrati
dai Santesi) per completare lopera entro un anno. Acconsentendo il sagramori alla domanda fattagli
dallinquisitore Bernardo Gabrii, del convento di San Pietro Martire, gli concesse
copia autenticata della bolla di papa Innocenzo IV in virtù della quale in alcune città
ove stanziavano i frati dellOrdine dei Predicatori, si erano formate compagnie di
laici che si chiamavano della Croce e che avevano per scopo di assistere gli inquisitori
contro gli eretici. Una di queste compagnie, già presente a Parma in antico, fu rinnovata
nel 1480. Ciascuno dei crociati portava al lato destro una piccola croce serica di colore
rosso. Il 2 giugno 1481 il Sagramori fu in Parma, ove convocò nel Palazzo episcopale il
clero, invitandolo a riunirsi per i tre giorni successivi in Cattedrale e a portarsi in
processione in segno di esultanza per la morte di maometto
II (9 marzo 1481). Il 4 giugno 1481 fece una convenzione col maestro fusore Galli perché
rifacesse la campana della cattedrale. Non
avendo avuto effetto, ne fece unaltra il 14 dello stesso mese col maestro Martino
Leone di Francia. Il 10 aprile 1482 il sagramori,
con licenza del duca, si trasferì da milano a Parma per dare opera al proprio ministero
nel tempo pasquale. Per arrecare qualche conforto alla desolata città, fece rappresentare
nel terzo giorno delle festività di Pasqua lo spettacolo drammatico Abramo e Isacco nella
piazza della Cattedrale, sopra un palco (si trattò probabilmente dello spettacolo di Feo
Belcari, che si recitò la prima volta lanno 1449 nella chiesa di Santa Maria
Maddalena di Firenze). Il Sagramori morì alletà di cinquantotto anni a Ferrara,
ove era da tempo ambasciatore ordinario del duca
di Milano presso la corte Estense (vi ebbe
come suo segretario Francesco Carpesano). È possibile che il Sagramori avesse contratto
una qualche malattia contagiosa presso il campo della Lega, da dove il 23 luglio scrisse
al duca di Milano che Roberto Sanseverino
era gravemente ammalato. Il suo cadavere fu trasportato in Parma e sepolto nella cattedrale, dietro laltare maggiore, senza
alcuna iscrizione.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 235-236; G.M. Allodi, Serie cronologica
dei vescovi, I, 1856, 789-811; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 240.
SAGRAMORO DA PARMA, vedi SACRAMORO DA PARMA
SALADDI ANDREA, vedi SALADI ANDREA
SALADI
ANDREA
Parma
30 aprile 1501-Parma febbraio 1559
Figlio di Giovanni Antonio. Compì gli studi a Venezia sotto la guida di Claudio
Merulo. In seguito ritornò a Parma dove fu cantore della chiesa della Steccata dal 1°
maggio 1558. della sua produzione si
conoscono due mottetti a cinque voci, pubblicati postumi nel prontuarium musicum dello Schadaeus (strasburgo, 1611).
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musicisti in Parma, in note dArchivio 1931; N. Pelicelli, La
cappella corale della Steccata nel secolo XVI, 22-23; R. Eitner, Bibl. der Musik-sammeln
werke, 828, Quellen-Lexikon VIII, 389; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 15; dizionario dei Musicisti UTET, 1988, VI, 540.
SALADI ANTONIO
Parma
1590
Fu soprano della Cattedrale di Parma nellanno 1590.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
SALADI BATTISTA
Parma
1590/1591
Sacerdote. Fu tenore della Cattedrale di Parma nel 1590, poi passò alla chiesa
della Steccata, ove lo si trova dal 10 gennaio al marzo 1591.
FONTI E BIBL.: Archivio della Fabbriceria del duomo di Parma, Mandati; N. Pelicelli, 43; N.pelicelli, Musica in Parma, 1936, 80.
SALADI BERNARDO
Parma
1455/1506
Detto de Bentevegnis dal nome del padre, fu prete, scrivano, miniatore e
pittore, prima segretario del vescovo di Parma Delfino della Pergola, poi rettore della
chiesa di San Pietro in Parma. Nel 1463 scrisse e miniò per il canonico del Duomo di
Parma, Antonio oddi, alcuni corali
(perduti). Nel 1455 il saladi fu in Roma al
seguito del vescovo Delfino della Pergola in qualità di familiare. rimpatriato, sembra conseguisse allora la rettoria
della chiesa di San Pietro. Nel 1494 rinunziò nelle mani del vicario vescovile, in favore
del celebre Iacopo Caviceo, due benefici di patronato dei Caviceo, che il Saladi aveva
goduto fino ad allora. Lo Scarabelli Zunti lo ricorda ancora citato in un atto del notaio antonmaria Raineri in data 22 settembre 1506.
FONTI E BIBL.: Thieme-Becker, XXIX, 1935; C. Malaspina, Guida di Parma, Grazioli,
1869; M. Lopez, Il Battistero di Parma, 93; A. Pezzana, Storia di Parma, III, 136, IV,
240; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 78;
Dizionario Bolaffi dei Pittori, X, 1975, 110.
SALADI OTTAVIANO
Parma
1481c.-post 1521
Figlio, molto probabilmente, di Andrea. Nel 1507 sposò Antonia Ugoleto, sorella di
francesco, e nello stesso anno pubblicò col
cognato (Impensa Francisci Ugoleti Et Octauiani Saladi) le Fabulae di Esopo. Pubblicò in
proprio due opere di Iacopo Caviceo: Il libro del Peregrino nel 1508 e il Confessionale
nel 1509. La società col cognato riprese nel 1510 per la stampa delle Comoediae di
Plauto, in cui compare un sole raggiante con volto umano, che è da considerare la marca
tipografica dei soci, attivi fino al 1517. In società con Francesco Ugoleto pubblicò
ancora gli Statuta Notariorum (1514), De partibus Aedium (1516), le heroides di Ovidio (1517) e un Plauto (1519). Nel
1521 pubblicò lOpus seu doctrinale e Nuper diligenti castigatione opus excultum di alexander de Villadei.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della stampa, 1969, 286; F. da Mareto, Bibliografia, II
1974, 947; tipografia del Cinquecento, 1989,
80; C. Antinori, La tipografia parmense, 1990, 9-12; Enciclopedia di Parma, 1998, 587.
SALADINI TOMMASO
Ascoli
Piceno gennaio/giugno 1647-Parma 21 agosto 1694
Nacque dalla nobile famiglia dei conti di Rovetino. Andò a Roma in prelatura e vi
compì un regolare corso di studi. Fu governatore di Cesena e vicelegato di Ravenna. Già
referendario delluna e dellaltra segnatura e prelato della curia romana, il 23
giugno 1681 (alletà di trentatré anni) fu promosso da papa Innocenzo XI al vacante
vescovado di Parma. Il duca Ranuccio Farnese
lo aveva caldamente raccomandato al pontefice.
Il Saladini fu consacrato il 7 luglio del medesimo anno e il 16 luglio prese possesso
della Chiesa di Parma per mezzo del suo procuratore speciale e vicario generale Giulio
dalla Rosa. In tale occasione tutto il clero fu chiamato alla Cattedrale con la campana
detta Ugolina e dopo il Te Deum recitò unorazione in ringraziamento
larcidiacono Pallavicino. Il 16 ottobre 1681 il saladini entrò privatamente in città. Il 21
ottobre elesse suo cerimoniere Luca Righelli, consorziale e rettore della chiesa
parrocchiale della Santissima Trinità, e il 22 dello stesso mese fece il suo solenne
ingresso alla cattedrale. Il 22 novembre
1681 il vicario Dalla Rosa, a nome del Saladini, avvisò il Capitolo che presto si sarebbe
proceduto a un nuovo estimo degli ecclesiastici secondo il decreto emanato dalla curia
romana. Nel 1686 il duca Ranuccio Farnese diede la chiesa di Santa Maria addolorata alle cappuccine, che erano venute da guastalla a Parma facendovi fabbricare e dotando
lattiguo convento. Le monache presero possesso del convento il 20 luglio 1686,
essendo stata portata in processione alla cattedrale
poco prima della loro venuta dal Saladini limmagine di Maria col Bambino dipinta a
fresco su di un muro nella cappella Aleotti, detta della Madonna degli Angeli (delle
monache di SantAlessandro; fu sostituita con unaltra allaltare maggiore,
dipinta da Sebastiano Ricci). Il 22 luglio 1688 le Riconosciute, che avevano
unangusta abitazione presso la chiesa di San Michele di Porta Nuova, passarono al
conservatorio di San Benedetto, con lapprovazione del Saladini. Nel 1689 il Saladini
si recò ad Ascoli, da dove, con lettera del 24 dicembre, ringraziò i canonici degli
auguri che gli avevano mandato in occasione delle feste di Natale. Nel 1691 il Saladini
celebrò il sinodo diocesano, che egli compose personalmente e scrisse di proprio pugno
(fu pubblicato il 15 agosto 1691 da Galeazzo Rosati, tipografo vescovile). Il Capitolo, su
richiesta del saladini, gli presentò alcune
riflessioni sopra vari articoli delle costituzioni sinodali, che giudicò doversi
moderare: il Saladini assecondò alcune istanze e altre no. Il manoscritto con le note a
margine del Saladini si conserva nellArchivio Capitolare di Parma. L11
novembre 1693 si fece la processione delle Quaranta Ore con i soli consorziali, senza
lintervento del capitolo, mentre il
Saladini si era recato nuovamente ad Ascoli. In seguito i canonici si dolsero col
provicario che, senza interpellare il Capitolo, aveva concesso quella facoltà. Il 28
novembre 1693 il Saladini, che era ritornato in sede, fu informato del fatto accaduto. Con
molto tatto, egli riuscì a far desistere i canonici da ogni ricorso, ponendo così fine a
una vertenza che comunque durò circa dieci mesi. nellaprile
1694 il Saladini fece un decreto col quale ordinò ai consorziali di regolare meglio il
loro servizio in Cattedrale, di cantare le ore canoniche e le messe tanto conventuali
quanto non conventuali e di prestarsi al servizio della Cattedrale, pena la sospensione a
divinis nunc pro tunc ai contravventori (in caso di disobbedienza, minacciò anche la
privazione dei benefici e altre pene da infliggersi ad arbitrio del papa). Copia del
decreto fu rilasciata ai due massari del consorzio e il Saladini ne ordinò anche
laffissione alle porte della Cattedrale. Il 26 marzo 1694 morì il canonico massaro
Francesco Zunti: il Saladini assegnò il suo canonicato al conte Francesco del Becco. Per
politici riguardi, al Saladini fu data privata sepoltura. Gli si fecero poi magnifici
funerali dai canonici, nella Cattedrale, e dai consorziali, nella chiesa di San Giovanni
Evangelista, il 27 settembre 1694. Larciprete Maurizio Santi cantò la messa
solenne, con musica di bernardo Sabadini,
maestro di cappella del duca. recitò lorazione funebre Pietro Maria toscani, dottore in teologia e in ambo le leggi,
protonotario apostolico e consorziale (fu fatta poi stampare dai consorziali e dedicata al
duca Ranuccio Farnese). Le iscrizioni a lato del feretro furono composte dal poeta
Francesco maria Lemene. Anche la comunità di Parma ne celebrò con decorosa e
splendida pompa le esequie nel tempio della Steccata. Fu sepolto nella cappella di
SantAgata, presso laltare dalla parte del vangelo. Il Saladini lasciò alla
sua morte quattro carrozze e quattro cavalli, duemila once di argenteria per una somma di
32000 lire e la biblioteca personale, valutata cento doppie (5400 lire). Tutta la
biancheria e le suppellettili del Saladini furono trafugate dal suo cameriere, Alfonso
Ricci, che riuscì a fuggire a Voghera.
FONTI E BIBL.: G.M.Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 284-306; A.
Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 242.
SALAFFI ROSA
Parma
1770
Nel 1770 era allieva della Reale scuola
di Ballo di Parma.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.
SALATI BERNARDO, vedi SALADI BERNARDO
SALATI ENRICO
Parma
1847/1856
Sotto Maria Luigia dAustria fu presidente di Grazia e Giustizia e Buon
Governo, presidente dellInterno e consigliere di Stato. Fu inoltre nominato
cavaliere dellordine costantiniano di
San Giorgio. Prima di partire (7 giugno 1847) per i bagni di Meidlingen, Maria Luigia
dAustria lo nominò membro della Reggenza alla quale aveva affidato
lamministrazione dello Stato durante la sua assenza. Sotto il governo di Carlo di
Borbone (1848) fu presidente di Grazia e Giustizia e Buon Governo. Dopo la morte di Carlo
di Borbone (25 marzo 1854), sotto la reggenza della vedova Luisa Maria di Berry, il Salati
fu confermato al Dicastero di Grazia e Giustizia.
FONTI E BIBL.: A.V. Marchi, Figure del ducato,
1991, 116.
SALATI GIAMBATTISTA, vedi SALATI GIOVANNI BATTISTA
SALATI GIOVANNI BATTISTA
Parma
1485 c.-Parma post 1545
Il nome del Salati compare nei capitoli di riforma della ragioneria della Magnifica
Comunità di Parma dellanno 1545 (Archivio di Stato di Parma, fondo Archivio
Comunale di Parma, busta 490). La riforma fu deliberata dagli Anziani del secondo
trimestre dellanno 1545. In essa si legge quanto segue: Né in questa reformatione
et ellettione sovradette vogliono gli magnifici Antiani et sintendi essere in alcuno
modo preiudicato el salario o una honoranza che da questa Magn.ca Comunità ognanno
ha messer Joanne Battista Salato, antico Raggionato et benemerito dessa, anzi
vogliono et intendono che gli sia pagato ognanno secondo è stato fin qui,
durantil tempo di sua vita senza che più faci fatica alcuna in quellufficio,
parendogli onesto che quelle persone che hanno ben servito et fidelmente questa città
sieno in lor vecchiezza anchora richonosciuti in memoria della lor servitù e fedeltà. Il
Salati, ragioniere del comune di Parma, si
vide così riconfermato dagli Anziani (secondo trimestre 1545) il privilegio della
pensione a vita in riconoscimento della sua fedeltà e del suo lavoro al servizio della comunità di Parma. La delibera fu presa
probabilmente nel luglio 1545, quando Parma era ancora soggetta alla Chiesa (nel documento
si cita il cardinale legato Marino Grimano nostro legato et benefattore).
FONTI E BIBL.: Malacoda 52 1994, 38-39.
SALATI MARIO
San
Lazzaro Parmense 21 gennaio 1921-botteghino
di Porporano 19 giugno 1944
Fu partigiano del comando provinciale squadre
di azione partigiane, organizzate clandestinamente nel territorio occupato dai Tedeschi,
che attuarono, in modo particolare, atti di sabotaggio e audaci colpi di mano. Il Salati
morì fucilato. È ricordato da una lapide sistemata sul bordo della strada per
Traversetolo, in località Botteghino, con questo testo: Salati Mario perché i posteri
ricordino chi fece olocausto della sua giovane esistenza per la libertà dei popoli 21
gennaio 1921-19 giugno 1944. La popolazione di Porporano e Malandriano ricostruirono ciò
che vili mani distrussero luglio 1964.
FONTI E BIBL.: Strade di Parma, III, 1990, 18.
SALATI OTTAVIANO, vedi SALADI OTTAVIANO
SALATI STEFANO
Parma
2 marzo 1780-
Figlio di Luigi. Nel 1805 fu chirurgo aiutante maggiore negli ospedali francesi.
Nel 1809 fu promosso chirurgo maggiore. Nel 1812 fu chirurgo delle guardie del
Dipartimento del Taro e nel 1814 chirurgo del Battaglione Parma.
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Ufficiali, 1930, 34.
SALATI UGO
Cozzo
di Tizzano 1911-Tortoreto Lido 5 ottobre 1995
Il Salati si laureò in lingue a Milano, dove poi risiedette stabilmente. Iscritto
alla Famija Pramzana, presiedette per quasi dieci anni lAssociazione culturale
italo-francese delluniversità di
Parma e colloborò con la Gazzetta di Parma per le Cronache tizzanesi, ospitate nella
terza pagina del giornale. Nella sua lunga carriera accademica studiò anche in Svizzera e
a Parigi. Il Salati insegnò francese, oltre che allUniversità Cattolica e alla
Bocconi (dal 1965 al 1981, anno del pensionamento), alla facoltà di economia e commercio
dellAteneo di Parma. Alternò alla redazione di rigorosi testi di ricerca, liriche
in dialetto tizzanese. Tra i suoi libri, sono da ricordare un testo sulla storia della
Francia, un dizionario francese-italiano curato per la Garzanti, Un poeta a Cuba,
traduzione di poesie del poeta De Pestre, e i volumetti in dialetto Che vitti signùr del
1978, Insù a ghè bell! del 1982 e Sa nfussa pr al dir dla
geinta. Il Salati fu sepolto nel cimitero di Tizzano.
FONTI
E BIBL.:
Gazzetta di Parma 7 ottobre 1995, 8.
SALAVOLTI GIOVANNI
Roncaglio
1809-Bazzano 5 gennaio 1891
Successe a Giovanni Comastri nellarcipretura di Bazzano: Io Giovanni
Salavolti, di Roncaglio, nominato arciprete di questa chiesa plebana nel concorso avuto il
25 luglio 1833 e preso di questa il possesso il 6 ottobre, domenica prima del mese, in cui
già secondo antico uso si solennizzava la festa della B. Vergine del SS. Rosario ed
incominciai ad effetto mandare la potestà cedutami dal Rev.mo Sig. Filippo Cattani,
vescovo di Reggio Emilia lo stesso giorno 6 ottobre 1833, ricevuto nella stessa solennità
il possesso parrocchiale dal Sig. priore di Roncaglio don Francesco Guadagnini. Resse la
parrocchia cinquantotto anni. Morì in età di ottantadue anni. Gli atti di battesimo da
lui redatti furono 1251 (con una media di ventuno nati lanno), gli atti di
matrimonio 351 e gli atti di morte 1329.
FONTI E BIBL.: F. Barili, Arcipreti di Bazzano, 1976, 41.
SALAVOLTI ORAZIO
Roncaglio
29 gennaio 1857-Vigatto 1 gennaio 1927
Figlio di Battista e Domenica Re. Fu ordinato sacerdote il 12 aprile 1884. Fu per
otto mesi cappellano a Mezzano, per un anno e mezzo economo a Torricella e per otto anni
parroco a Gramignazzo. Il 29 giugno 1896 fu chiamato dal vescovo Francesco Magani a
reggere la parrocchia di Vigatto. Appassionato cultore di studi storici, legò il suo nome
allopera Cenni storici sugli antichi pievati e castelli della diocesi di Parma, per
la quale ebbe a collaboratore Antonio Soragna. Del lavoro del Salavolti uscì solo il
primo volume (1904), ristampato con poche aggiunte nel 1906. SullEco, foglio della
curia vescovile di Parma, fu iniziata nel 1926 la pubblicazione dei manoscritti che
avrebbero dovuto formare il secondo volume.
FONTI E BIBL.: A. Schiavi, Vigatto, 1989, 140-158.
SALERNI AZZO
Cremona-Borgo
San Donnino post 1450
Nato da famiglia notabile originaria di cremona.
Secondo quanto afferma il Laurini, il Salerni fissò la propria residenza a Borgo San
Donnino nel 1450, avendo ottenuto in investitura i feudi di Fiorenzuola, di Castelnuovo
Fogliani, di Zibello, di Noceto e altri minori.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 404.
SALETTI CLAUDIO, vedi SELETTI CLAUDIO
SALETTI RINALDO
Borgo
San Donnino 29 luglio 1887-Guardasone 1956
Nato da famiglia della piccola borghesia, il Saletti compì la prima parte degli
studi ginnasiali presso il seminario di Borgo San Donnino senza comunque terminare
liter dei corsi. La sua adesione al socialismo avvenne nella prima gioventù: presto
si fece conoscere e apprezzare tra i compagni che lo nominarono segretario della sezione
giovanile socialista di Borgo San Donnino. In quella veste promosse conferenze, allacciò
rapporti con i dirigenti di Parma, inviò corrispondenze al giornale della Federazione
socialista parmense LIdea, che poi, assieme ad altri giornali di partito, provvide a
diffondere nella sua zona. Impiegato presso la cooperativa muratori, partecipò
attivamente allo sviluppo delliniziativa sindacalista sollecitato dallarrivo
di Alceste de Ambris alla direzione dellorganismo camerale. Nel periodo dello
sciopero del 1907, quando le leghe inflissero, dopo anni di arretramenti, una prima
sconfitta al padronato, il Saletti tenne conferenze a Bargone sul tema
dellagitazione agraria e, in settembre, a Scipione e a San nicomede di Salsomaggiore sul tema
dellorganizzazione operaia. Da San Faustino si trasferì a Parma nel settembre del
1908, dopo essersi sposato con Vittorina Alinovi. Qui assunse lincarico di
funzionario della Camera del Lavoro e curò lamministrazione nei difficili mesi
seguiti al disastro del 1908. La sua attività non si esaurì nellarduo incarico di
riuscire a fare fronte alle tante pendenze contratte con il grande sciopero,
nellassicurare sussidi alle famiglie dei carcerati e nel garantire la base materiale
per la ripresa della vita dellorganismo camerale (che, soprattutto per la stampa
dellInternazionale, si trovava assillato da difficoltà e debiti). Il Saletti si
impegnò infatti anche nellopera di propaganda, assieme ad Angelo Faggi e Amilcare
de Ambris che dirigevano in quel periodo la Camera del lavoro del Borgo delle Grazie, e continuò a
interessarsi della Federazione nazionale giovanile socialista, lorganismo di
osservanza sindacalista, che tenne a Parma nel dicembre del 1908 il IV Congresso
nazionale. In quelloccasione il Saletti fu relatore sul punto Rapporti della
Federazione con le organizzazioni economiche e presentò un ordine del giorno che venne
approvato. Fu in quelle direzioni che il Saletti rivolse il suo impegno. È infatti
possibile seguirlo nelle conferenze che tenne con discreto successo (come annota
lautorità di pubblica sicurezza, che dal novembre del 1908 dispose su di lui la
vigilanza) così come è possibile trovarlo negli uffici delledificio di Borgo delle
Grazie alla prese con spinosi problemi di amministrazione, così ben risolti da
autorizzare i dirigenti parmensi del sindacalismo rivoluzionario a offrire ai compagni di
tutta Italia il modello parmigiano della Cassa unica e di altri strumenti amministrativi e
di reperimento di fondi. Perseguitato dallautorità inquirente, durante la stretta
reazionaria che aprì il secondo decennio del XX secolo, il Saletti si trovò a subire una
serie di procedimenti giudiziari per aver firmato articoli, per essere il gerente
responsabile del giornale sindacalista e per aver tenuto comizi. I reati addebitatigli
furono quelli di istigazione a delinquere, attentato alla libertà di lavoro, vilipendio
alle istituzioni, apologia del regicidio e eccitamento allodio tra le classi
sociali. Eletto membro del Comitato centrale della Federazione nazionale giovanile
socialista, il Saletti scrisse articoli sul giornale La Gioventù socialista e intervenne ai comizi sui temi
dellantimilitarismo, che furono i più ricorrenti nellazione dei giovani
sindacalisti parmensi. Nominato poi nel Comitato direttivo della società di mutuo
soccorso La progressiva (unistituzione
cittadina diretta dai sindacalisti rivoluzionari), il Saletti tornò a impegnarsi
nellazione cooperativa, divenendo in breve tempo il massimo responsabile del settore
tra gli organizzatori che si richiamavano allesperienza dellazione diretta. Lo
scoppio della prima guerra mondiale vide il Saletti in linea con i più prestigiosi
dirigenti del sindacalismo parmense nel sostenere la necessità di abbandonare la scelta
neutralista. In questa campagna di propaganda per la posizione interventista il Saletti si
destreggiò assai bene, nonostante che buona parte della gioventù che si riconosceva
nellorganizzazione sindacalista avesse allentato i legami e non avesse aderito
allimpostazione adottata dal gruppo dirigente. La scelta interventista del Saletti
mosse dalla convinzione che mai la classe dirigente italiana e, particolarmente, la
monarchia si sarebbero decise a intraprendere unazione a fianco della Francia,
individuata come la patria della democrazia. La firma del Saletti appare, assieme a quelle
di Alceste de Ambris, Pietro Nenni, alfredo
Bottari, Tullio Masotti, Attilio deffenu,
Cesare Rossi, Maria Rygier e Paolo mantica,
sotto una dichiarazione dellaprile del 1915 che costituisce un po il manifesto
dellinterventismo democratico-rivoluzionario. Nella dichiarazione, sottoscritta da
sindacalisti rivoluzionari e da esponenti dellestrema sinistra repubblicana, si
afferma che la richiesta di intervento non ha niente a che vedere con le pretese di
espansione nazionale, ma si rifà esplicitamente alla parole pronunciate da Asquith alla
Camera dei Comuni sulla guerra democratica per la difesa del Belgio e della Francia. Tre
sono i punti fermi stabiliti nella dichiarazione: non domandiamo alla monarchia nulla di
utopistico o di ripugnante alla sua natura, se la monarchia non seguiterà la strada
indicatale (più che da noi, dal categorico imperativo dellora storica), dimostrerà
che linteresse dinastico è in contrasto con linteresse nazionale, e segnerà
per ciò stesso la sua condanna, rendendo palese agli occhi di tutti la necessità di
eliminarla, non ci lasceremo irretire o deviare da qualunque diversivo che tolga
allintervento dellItalia il carattere di liberazione dallegemonia degli
imperi centrali e di lotta contro il militarismo tedesco. Per questa dichiarazione, nella
quale le autorità ravvisarono gli estremi per il reato di vilipendio alle istituzioni, il
Saletti subì unennesima denuncia, che comunque non ebbe modo di procedere per
lentrata dellItalia in guerra. Il Saletti, coerente con latteggiamento
interventista di tutti i dirigenti della Camera del Lavoro, si arruolò volontario e fu
assegnato al 61° Reggimento di fanteria di stanza a Parma, per essere poi inviato al
fronte con il grado di sottotenente. In guerra ebbe occasione di farsi apprezzare per il
coraggio e lo spirito di abnegazione. Rimase anche prigioniero degli Austriaci. Si
guadagnò una medaglia dargento e una di bronzo al valor militare per atti di valore
sul campo. In Italia e a Parma il Saletti rientrò solo nel gennaio del 1919 e, dopo
essere stato congedato, riprese lattività alla Camera del Lavoro dedicandosi al
grande piano di sviluppo del movimento cooperativo sindacalista. Nel 1919, con la
collaborazione tecnica di Giacomo Ferrari, creò il Consorzio tra le cooperative di lavoro
e di produzione che occupò migliaia di operai in lavori di parecchi milioni di lire. La
vittoria dei fascisti e la distruzione di tutte le conquiste del movimento operaio
costrinse anche il Saletti a lasciare il suo paese per lesilio. Si rifugiò a Parigi
dove assunse lincarico di direttore del Consorzio tra le cooperative di lavoro e
produzione della provincia di Parma, che ebbe in Alceste de Ambris lanimatore
principale. Più volte, negli anni successivi, rientrò in Italia, per visitare la madre
inferma o per altri motivi. Nel corso di uno di questi viaggi dichiarò alle autorità di
avere ormai abbandonato ogni attività politica, di non esercitare più la funzione di
responsabile delle cooperative e di essersi dedicato al commercio dei vini italiani in
Parigi. Le periodiche relazioni che lambasciata inviò alla prefettura di Parma
confermavano questa versione, per cui verso la metà degli anni Trenta, il Saletti cessò
di essere vigilato. In Italia tornò per stabilirsi definitivamente nel 1952, dopo che
lattività impiantata in Francia aveva toccato un notevole successo sino a divenire
una delle più rinomate case dimportazione ed esportazione di vini, e si ritirò
nella sua villa a Guardasone di Traversetolo.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 136; U. Sereni, Il
movimento cooperativo a Parma, 1977, 251-254; Camera del Lavoro di Fidenza, 1997, 22.
SALETTI SANTE
Colorno
1 ottobre 1792-post 1841
Muratore, sposò nel 1813 Anna Braibanti, dalla quale ebbe cinque figli. Fu in
servizio alla corte di Maria Luigia dal 1823
e fino almeno al 1841 come garzone di cucina.
FONTI E BIBL.: M. Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 314-315.
SALIMBENE DA PARMA, vedi ADAM OGNIBENE
SALLUSTIUS LALUS
Parma
I secolo d.C.
Figlio
quasi certamente di Cassia Catulla e di T. Sallustius Pusio, entrambi liberti, è
ricordato insieme a essi in unepigrafe funeraria attribuibile al I secolo d.C. Lalus
Sallustios, pure liberto, nacque probabilmente in condizione schiavile e fu manumesso in
seguito da una patrona appartenente alla gens Gavia: è uno dei due casi documentati in
Parma di manumissione operata da una mulier. Il nomen Gavius, di origine etrusca,
documentato in unaltra epigrafe parmense e a Veleia, è molto comune in tutta la
Cisalpina e in particolare a Verona, dove la gens Gavia è da annoverare tra le dominanti
del periodo giulio-claudio. Lalus è cognomen caratteristico dellonomastica
infantile, come probabilmente in questo caso, usato tuttavia anche per i liberti.
Documentato solo in questo caso a Parma, è raro nellItalia settentrionale.
FONTI
E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 100.
SALLUSTIUS TITUS PUSIO
Parma
I secolo d.C.
Di condizione libertina, tonsor, dedicò ancora in vita un sepolcro, insieme alla
liberta [c]assia Catulla, per sé e per
Gavius Lalus, databile per le caratteristiche dellepigrafe (T longa, hederae
distinguentes, assenza della adprecatio ai Mani, la formula vivus fecit o vivi fecerunt,
nonché la regolarità del ductus) al I secolo d.C. È probabile, anche se questo non può
essere affermato con assoluta certezza, che cassia
Catulla fosse coniunx del Sallustius e che gavius
Lalus ne fosse il figlio. La gens Sallustia, diffusa ovunque, documentata tuttavia in
questa sola epigrafe in Parma, fu presente nella regio VIII a Brescello, Modena, Bologna e
rimini. Pusio è cognomen assai raro per
quelletà, testimoniato forse solo in questo caso nella regio VIII. Trattandosi di
un tonsor, potrebbe essere inteso forse anche come ragazzo di bottega
(nellantichità le botteghe di barbiere erano assai frequenti). Resta tuttavia
aperta la duplice possibilità che si tratti di un barbiere o di un tosatore di pecore e,
data la ricca produzione di lane del Parmense, si tende a considerare anzi probabile la
seconda attività. Le misure del sepolcro di dodici piedi per lato sono modeste e forse le
più diffuse nella zona. La qualità invece del marmo dellepigrafe, bianco di
Verona, depone per una certa disponibilità finanziaria di questo liberto.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 157.
SALMI VITO
Parma
1925-Bardi 4 maggio 1944
Di professione tornitore, a soli diciannove anni militò tra i partigiani e salì
tra i monti della Val Ceno. Arrestato durante un rastrellamento da nazi-fascisti, venne
interrogato e, non confessando i nomi dei compagni di lotta, fucilato nei pressi di Bardi.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 20
SALONE DA PARMA
Parma VI secolo
Al Salone viene attribuita unantica traduzione delle Favole di Esopo
(Biblioteca ambrosiana di Milano). Tra i
primi letterati che si interessarono al Salone, vi fu Tommaso Ravasini, che in proposito
indirizzò la seguente lettera a Lodovico Muratori: Nonnullae Aesopi Fabulae elegiaco
versu concinnatae circumferuntur, tot in locis, temporibus, et formis editae, ut omnium
propemodum in manibus, et sermone versentur. De authore inter Scriptores non convenit. scaliger eas Accio cuidam affingit, nec a
Scaligero videntur dissentire Baillettus, et Aegidius menagius: sed omnes opinati sunt perperam;
siquidem ex Lilii Gyraldi Historia Poetarum habemus, cui et plurimi viri docti adstipulati
sunt, eum fuisse quendam Romulum, sive Salonem, qui cum saeculo circiter undecimo Athenis
studiis humanioribus navaret operam, Apologos ex Aesopo desumptos, sive ut aliis placet
suo marte adinventos, elegis descriptis, filioque Tyburtino nuncupavit. Quod vero ad earum
elegantiam attinet, Gyraldi judicium nihil moror, parmenses
ideo irridentis, quod hunc Poetam, ut ipse videtur innuere, aspernabilem anxie sibi conati
sint vindicare: plurima enim in eodem apparet perspicuitas, candor et facilitas; et quod
caput est, plures e re ipsa deductae sententiae, quae ad informandos mores mirifice
faciunt. Non inficior quin brevitatem aliquando inepte affectaverit, et nonnulla pariter
reliquerit dicta quae abhorrent a bono saeculo. Sed haec vitia, si tempori rationem
habeas, venia digna, non mediocribus virtutibus redimit. Eo insuper accedit, quod et
Scaliger, et Aegidius Menagius acerrimi Scriptorum censores, hujusmodi fabulas impense
laudaverint. Ubi etiam Jacobus marazzanus
S. J. qui notas nonnullas ad easdem attexuit, locuplectavitque aliis adjectis Fabulis
elegiaco a se versu descriptis. Sed de his satis superque. Venio nunc ad
illud quod me magis movet, an scilicet hic Romulus sive Salo civibus Parmensibus accenseri
jure possit. Te, Lodoice Muratori, utpote qui omnigena doctrina es excultus, et tot
tantasque perlustraveris bibliothecas, rogo
atque obtestor, ut si qua cognoveris mihi ad hoc conficiendum usui fore, notum facias, et
si quas poteris eruere, suppedites notitias: non male enim de patria mereri videbor, si
hunc qualemcumque Poetam civibus meis vindicabo. Etiamnum adolescens
inter volumina Gaudentii Roberti carmelitae
vidi hasce elegias una cum Salonis parmensis
praefixo nomine; quin Saloniam gentem sub initium saeculi proxime elapsi in agro parmensi habitasse compertum habeo prope apenninum. Atqui haec conjecturae leviores sunt
quam ut valeamus assequi ipsummet Salonem fuisse nostrum conterraneum. Hujusmodi libellus
manuscriptus asservatur, si Rigaltio credimus, in Bibliotheca Victorina Parisiensi sine
authoris nomine, veterique charactere exaratus: unde elici potest Scaligerum hallucinatum
fuisse, dicentem eum fuisse Accium quendam Scriptorem neotericum. Nil ultra habeo quod in
medium afferam, nec diutius tibi viro occupatissimo obstrepere volo. Il Muratori rispose
(1710) al Ravasini avanzando qualche fondato dubbio attributivo: Rure in urbem reversus
accipio litteras tuas, easque gratissimas, quod sentiam te bene habere, videamque te in
patriae tuae ornamentum nonnulla meditari. Petis autem quid ego sentiendum putem de
vetusto illo Poeta, qui Aesopi Fabulas elegiaco metro redditas Latio donavit: sed ita
simul rem tute occupasti, ut vix habeam quod eruditioni tuae suggerendum videatur. Attamen
dicam, difficlie plane esse illius Scriptoris nomen statuere, difficilius etiam patriam.
Haec omnia in incerto: at certum quidem est, ut jam monuisti, errare illos, qui hominem
opinantur florente lingua, ac regno Latinorum floruisse; neque pluris habendam earum
sententiam, qui postremis hisce duobus aut tribus saeculis illius aetatem tribuunt. His obstat codicum vetustorum
fides, illis inelegantia latini sermonis. Mihi autem in praesentia ad manum non sunt ejus
carmina: quod pudet fateri; sed memini me olim in antiquum incidere codicem ms. Ambrosianae
Bibliothecae, ubi eadem, ni fallor, legebantur. Immo et eorum specimen in schedas meas
derivavi, quod ita habet: De Lupo, et Agno. Est lupus, est agnus. Sitit hic, sitit ille. Fluentem
Limite non uno quaerit uterque siti. Reliqua omitto. Haec tu confer cum editis. Ego ab
Avieni versibus jam tum hosce diversos animadverti. Ibi nullum auctoris nomen. Codex ante
annos quadringentos conscriptus mihi videbatur. praecedebant
autem carmina alia, quorum exordium: Aethiopum terras jam fervida torruit aestas, In
Cancro Solis dum volvitur aureus axis. Nempe erat haec Ecloga inter Pseustin Pastorem, et
Virginem Alethiam, de sacris historicisque rebus canentes. Subsequebantur Apologi metro
conscricti, quorum habes exemplum; et in Auctore ingenium ego suspiciebam, at non parem
linguae latinae elegantiam. Alium ms. codicem ambrosiana
servat, cui titulus: Liber virtutum, et allegationum Auctorum, fere aureus nuncupatus,
compositus, et cumulatus per nobilem dominum Johannem de Grapanis civem Mediolani, qui ab illustrissimo domino Duce Mediolani propter
hujusmodi floridi Operis extitit recompensus. Congesti illuc multi versus ex Auctoribus
variis, quorum opera non pauca nunc frustra desiderantur, et nomina ipsa cecidere. Occurrunt inter alios Auctor
libelli de Nugis Philosophorum, Maximianus Poeta, Amarius versilogus, versificator fabularum Aesopi. Postremis hisce
verbis designari illum, de quo nobis est sermo, non injuria suspicor: quare et hinc
discimus, ignotum fuisse illius nomen Johanni de Grapanis, hoc est homini circiter annum
vulgaris Aerae 1400, ut conjicio, florenti. Sed quando nullam a
te fieri mentionem video Gasparis Barthii eruditssimi viri, accipe quid ille habet lib. III cap. XXII adversariorum: In potestatem meam (scribit ille)
venit Fabularum Poeta priscus in obsoletissimas membranas exaratus, sed valde barbarus
atque ineptus. Tum ejus specimen producit. Ut juvet et prosit conatur pagina praesens
Fabula I Dum rigido fodit ore fimum, dum quaeritat escam, Dum stupet invento jaspide,
Gallus ait: Tu vide an haec pertineant ad poetam
nostrum. Si vero is est, mitiorem e Barthio expectassem censuram? subdit ille. Talis est universa
illa poesis, et jam quidem edita, et recensita a Neveleto Doschio. Si quis me Auctoris
nomen roget, dicam bernardum esse, cujus ad
oculum similes versus de Castoris fabula producit Silvester Giraldus (a Lilio Gregorio
diversus) et heic forte exciderunt. Sed ne quis Auctorem certiorem quoque ignorare possit,
quae de eo reperi adjungam. Tum haec in iis membranis legi affirmat:
Aesopus magister Atheniensium fuit. Quidam vero Imperator Romanorum rogavit magistrum
Romalium, ut sibi aliquas jocosas Fabulas conscriberet ad removendas publicas curas.
Magister Romalius non audens precibus tanti viri contradicere, auctorem graecum in latinum transtulit. Atque
haec sunt quae mihi in hanc rem ad te perscribenda occurrunt, amatissime Ravasine, sed non
sine molestia, quod nihil de illius Poetae patria tibi desideranti significare possim. Il
Ravasini, non ritenendo particolarmente autorevole lautorità del Barzio e reputando
il Salone lo stesso che Romolo o Romalio, scrisse nuovamente al muratori: Quod vero ad nostrum Salonem, sive
Romulum attinet, de Barthii censura, eruditi quidem, sed parum emunctae naris viri, nihil
laboro. Ejusdem Adversaria non vidi; reliqua tamen Opera, Commentarios scilicet, et Notas
ad Authores plerumque sequioris aevi consarcinatas legi data opera, in quibus tot varias
lectiones ad libidinem confictas, et tot latinae linguae dehonestamenta deprehendi, ut
mihi venerit in mentem aliquando nonnihil conscribere de Barthii erroribus. In realtà,
sia il Ravasini che il muratori ignorarono
che già più di due secoli prima Taddeo Ugoleto, dando vita alla biblioteca di Buda per il re dUngheria
Mattia corvino, aveva potuto appurare che il
Romolo e il Salone erano due personaggi distinti. entrambi
avevano tradotto le Favole di Esopo, ma il primo lo aveva fatto in prosa e il secondo in
versi. Per di più lUgoleto rintracciò presso Tommaso Mattacoda una Vita di Esopo
assai antica, dove si confermava che il Salone, stando in Atene, aveva tradotto in versi
latini le Favole di Esopo: Quod autem quaeris Romulus ne Aesopi Fabellas soluta oratione
an carmine elego latinas fecerit, ut plerique omnes opinantur, paucis respondebo, ne in
minima re, aut parum utili, observationis pene puerilis crimine accuser, tamquam e musca
facturus elephantum. Romulus hic homo, ut illa ferebant tempora, haud indoctus, Aesopi
Fabellas absque controversia soluta oratione interpretatus est, quemadmodum in multis cum
publicis, tum privatis biliothecis vidimus,
quarum nomina citare noluimus, ut aliter credentes opinioni suae libentius faveant,
persasumque habeant (si Diis placet) Fabellas Aesopi elego carmine scriptas romuli esse interpretationem; cum tamen constet salonem municipalem nostrum illarum esse authorem.
Quod nedum
veteres inscriptiones testantur, sed et codex vetustus de Vita Aesopi, qui est apud Thomam
Mactecodam bonarum litterarum professorem haud ignobilem. Ejus codicis verba adscripsi, ne
quis id a me forte fictum suspicetur. Salo autem Poeta parmensis dum studeret Athenis
easdem Fabulas de graeco in latinum nostris moribus aptando metrice composuit. Del Salone
rimane incerta letà in cui visse. LAffò propende, per motivi stilistici, per
il VI secolo.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1789,
17-25; A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 19-29;
G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 360-361.
SALSI DANTE
Traversetolo
1920-Parma 20 novembre 1995
Autodidatta, compì la sua prima formazione politica e ideale in montagna, nella 47a
brigata Garibaldi, a contatto con gli uomini
della resistenza e dellantifascismo. Il legame instaurato in quei mesi di dura
esperienza, dal marzo 1944 allaprile 1945, restò attivo e operante per tutta la
vita (ebbe una lunga militanza nel Partito Comunista). Alla fine della guerra lavorò
provvisoriamente alla Biblioteca palatina di
Parma, dove scoprì la propria vocazione di bibliotecario. In quel tempio delle cultura
incontrò Alfredo Zerbini, di cui divenne amico e appassionato estimatore. Lavorò poi
allIspettorato provinciale dellAgricoltura di Parma, dove progettò e
costruì, negli anni sessanta, la Biblioteca
Bizzozero, alla quale conferì il suo aspetto definitivo, ottenendone il passaggio sotto
lamministrazione del comune di Parma.
In seguito, per incarico dellistituto
Gramsci del Partito Comunista Italiano (1975), fondò e diresse la biblioteca Umberto Balestrazzi, mettendo a
disposizione degli studiosi, come primo nucleo, il fondo librario dellinsigne
dirigente e storico del movimento operaio parmense, giunto a lui in eredità personale. La
stima di cui godette dentro e fuori le mura cittadine gli consentì di acquisire alla biblioteca fondi librari e documentari di
straordinario interesse (Pesenti e Cesarini-Sforza in primis). Le iniziative da lui
promosse, dalla semplice presentazione di libri alle più impegnative imprese editoriali
(la collana storica della Balestrazzi) rappresentarono altrettanti successi personali. Fu
autore di diversi scritti e saggi.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3 1995, 371; V. cervetti,
in Aurea Parma 1 1996, 80-81; enciclopedia
di Parma, 1998, 588.
SALSI ITALO
Massenzatico
6 febbraio 1865-Parma 11 maggio 1962
Nato da famiglia di modeste condizioni, si diplomò maestro elementare il 18 agosto
1885. Fondato nel 1889 un circolo laico, partecipò in seguito alle vicende della
cooperazione e dellorganizzazione socialista del suo paese natale, assai importante
nella genesi e nello sviluppo del movimento operaio emiliano. Entrato nei ruoli delle
scuole elementari del comune di Reggio
Emilia (ancora amministrato dai moderati), fu continuamente trasferito da una sede
allaltra a causa delle sue idee socialiste. Partecipò al II Congresso nazionale del
Partito Socialista Italiano (Reggio Emilia, 8-10 settembre 1893) e aderì alla tattica
della lotta di classe da esso confermata. Collaborò attivamente con C. Prampolini alla
fondazione di nuovi circoli socialisti, come a Villa Cella, sua ultima sede scolastica.
Spesso segnalato allautorità didattica da delatori come fanatico anticlericale e
acceso divulgatore di idee anarchiche, il Salsi fu viceversa mite e tollerante di
carattere ed evoluzionista quanto a orientamento politico. A seguito delle leggi
eccezionali crispine e dello scioglimento dei circoli socialisti, il Salsi fu deferito
alla Commissione provinciale per lassegnazione al domicilio coatto, che lo condannò
a due anni di confino a Porto Ercole (febbraio 1895) con A. vergnani e altri. Venne immediatamente aperta una
sottoscrizione di solidarietà per la famiglia: i socialisti e simpatizzanti di Villa
Cella si tassarono per complessive venti lire al mese e da tutta la provincia arrivarono
offerte alla redazione della Giustizia, mentre si formarono comitati di solidarietà tra i
maestri di Padova, Roma, Cremona, Milano e soprattutto di Parma. In vista delle elezioni
generali politiche del 26 maggio 1895, Prampolini rinunciò in favore del Salsi alla
candidatura nel collegio di Reggio Emilia. La candidatura-protesta del Salsi, come quella
di N. Barbato a Milano e le altre analoghe, suscitò in tutto il paese larghi consensi,
benché fosse proibita la propaganda sui nomi dei condannati. Al primo scrutinio il Salsi
ottenne 1271 voti contro 1406 del moderato Levi e 112 del frondista Gherardini: indetto il
ballottaggio per il 2 giugno, il Salsi risultò eletto con 1852 voti contro 1794. Liberato
dal domicilio coatto, fu accolto con grandi manifestazioni popolari a Reggio Emilia e a
Parma. La rivista parmense Frusta pedagogica
lanciò liniziativa, largamente accolta dagli ambienti magistrali italiani, di
provvedere al mantenimento del Salsi facendone il deputato dei maestri, per i quali
(notava La Campana) vi erano troppi diritti da acquisire e troppi soprusi da far cessare.
Effettivamente il Salsi si occupò più volte, a Montecitorio, delle questioni di
categoria ma anche dei problemi più generali della scuola, chiedendo tra laltro la
revisione dei programmi, lobbligo scolastico fino al dodicesimo anno di età, la
promiscuità dei sessi anche nelle scuole normali, labolizione delle differenze tra
maestri e maestre e tra insegnamento urbano e rurale. Alla scadenza del mandato declinò
lofferta di una nuova candidatura. Con le elezioni del 21 marzo 1897 il seggio del
collegio di Reggio Emilia passò pertanto a Prampolini, che a sua volta aveva rinunciato
alla candidatura nel collegio di Guastalla a favore di A. Sichel. Lautorità
didattica rifiutò al Salsi lattestato di lodevole esercizio, per cui
lamministrazione comunale moderata, nello stesso 1897, lo licenziò
dallinsegnamento. Avendo vinto in pubblici concorsi una cattedra a Concordia e una a
Parma, entrambi i comuni deliberarono di assumerlo, ma le nomine furono annullate per
motivi politici dai rispettivi consigli provinciali scolastici. Dopo sei mesi di
disoccupazione, si trasferì nel 1899 a Parma con la famiglia (la moglie Desolina e cinque
figli), dove fu assunto alle dipendenze del comune.
strettamente vigilato dalla polizia come
individuo pericolosissimo alla pubblica sicurezza, continuò a svolgere attività politica
e sindacale nella commissione esecutiva della Camera del lavoro di Reggio Emilia, poi in quella di Parma
(1900). Quando questa passò al sindacalismo rivoluzionario se ne distaccò entrando nel
direttivo dellUnione socialista parmense, di indirizzo riformista. Nel novembre 1905
fu eletto segretario del circolo del capoluogo. Partecipò alla propaganda antimilitarista
e si occupò contemporaneamente di cooperazione agricola, acquistando larga popolarità in
tutta la Bassa come conferenziere e organizzatore. Quando venne rinnovata la Commissione
esecutiva camerale nellagosto 1903, il Salsi fu il nome più votato dalle leghe e
ottenne 3438 suffragi, seguito da Faraboli con 3381 e da Giuseppe Maia con 3378. Il
dibattito preparatorio del Congresso nazionale di Bologna vide la Federazione parmense con
un corpo dilaniato da rotture e contrapposizioni. Le sezioni di Borgo San Donnino, Casale
e Parmetta, Diolo di Soragna, Pieve Ottoville, Polesine, ragazzola, Ravadese, Soragna e Zibello, con il
circolo elettorale di San Secondo e il gruppo di Siliprandi in città, furono favorevoli
alla mozione Bissolati, che esprimeva la disponibilità a collaborare con il governo
Giolitti. Le sezioni di Parma, Casaltone, Fontanellato, Noceto, Sala Baganza, San
Prospero, Viarolo, Collecchio, Fontanelle, Roccabianca, San Pancrazio, Tortiano, Madregolo
e San Lazzaro si dichiararono daccordo con la formula dellintransigenza, che,
nella provincia parmense, fu sostenuta da Pietro Fontana, Lagazzi e giuseppe Maia, mentre lonorevole Berenini e
Romeo Soglia furono gli esponenti delle posizioni più moderate. Benché potesse vantare,
anche rispetto agli uomini più impegnati del socialismo parmense, una maggiore
esperienza, il Salsi continuò a evitare il campo della polemica e dedicò la sua opera
alla diffusione della cooperazione, aiutato in questo da Giovanni Faraboli, il
rappresentante del movimento contadino della Bassa. La cooperazione divenne così il
terreno dellattività del Salsi, che fu nominato membro della Commissione esecutiva
della Federazione provinciale tra le cooperative (assieme a Pasquale Ferretti, Giuseppe
Franzoni, Zeffirino Alodi e Angelo mambriani)
e presidente del Consorzio tra le cooperative di consumo, sorto alla fine del 1904 con il
compito di garantire alle cooperative di consumo della provincia un unico centro di
approvvigionamenti. A un incarico di direzione nel Partito Socialista il Salsi tornò alla
fine del 1906, quando venne chiamato assieme a Faraboli, Bò, Lagazzi, Capriotti, Zanlari,
Rosa, Allodi, Peracchi e Ghidini, a far parte del Comitato direttivo della Federazione. Il
Salsi non solo non poté approvare le proposte dei sindacalisti rivoluzionari, ma ebbe
persino difficoltà a comprenderne la genesi e non ne condivise, comunque, sia il rifiuto
del partito, sia ancora di più, quellansia spasmodica di scontro frontale, che
sembrava pervadere molti di essi. La sua formazione reggiana, che i sindacalisti
consideravano alla pari di un tradimento dello spirito rivoluzionario o del proletariato,
lo immunizzò da certe teorizzazioni, ma anche gli impedì di avvertire come le conquiste
dei lavoratori reggiani e il carattere del movimento che ruotava intorno a Prampolini e
alla Giustizia, intriso di evangelismo applicato nella versione cooperativa e fiducioso di
un prospero avvenire, non potessero essere trapiantati nella provincia di Parma, dove la
classe proprietaria e capitalistica intendeva a ogni costo riaffermare la sua legge e il
suo diritto. Il Salsi visse così tutto il travaglio dei socialisti di Parma, che videro
ridurre ai minimi termini la loro influenza tra i lavoratori della città e riuscirono a
stento a mantenere in vita molti circoli della provincia, mentre solo nella Bassa
contarono su un forte sostegno di massa. Quando le leghe della Bassa, con lappoggio
dei nuclei di lavoratori usciti dalla Camera del Lavoro sindacalista, cercarono,
nellinverno del 1908, di dar vita a un nuovo organismo su basi provinciali, il
Salsi, assieme al quadro più attivo del socialismo parmense, si impegnò attivamente e al
Congresso di fondazione della nuova Camera del Lavoro dellaprile 1909 tenne la
relazione sulla Cooperazione di consumo. Privato del sostegno del proletariato parmense,
il socialismo parmigiano si fece sempre più espressione delle organizzazioni della Bassa,
mentre in città si fece avanti un gruppo di giovani intellettuali che si richiamava alle
posizioni della sinistra rivoluzionaria. Anche con loro (Gustavo Ghidini, Evaristo
Spagnoli, Ferdinando Laghi, Ildebrando Cocconi) il Salsi non riuscì a stabilire un
terreno dintesa, così come non si ritrovò sulle posizioni ormai prevalenti in
campo nazionale dopo il Congresso di Reggio Emilia. Nel 1909 collaborò allopera del
Comitato di solidarietà a favore dei lavoratori perseguitati per aver partecipato allo
sciopero agrario dellanno precedente. Fu a più riprese amministratore e direttore
dellIdea, settimanale (poi quotidiano) della Federazione socialista e delle
organizzazioni confederali parmensi. Diresse anche la locale scuola cooperativa su
incarico dellistituto nazionale di
credito per la cooperazione e presiedette la federazione
provinciale delle Società di Mutuo Soccorso. Il Salsi partecipò nel novembre del 1912 al
Congresso di fontanelle, dove venne
costituita la Federazione autonoma, nella quale confluirono le organizzazioni politiche ed
economiche orientate verso le posizioni riformiste dellonorevole Berenini, uscito
dal Partito Sociclista per solidarietà con Bissolati e Bonomi, espulsi nel Congresso di
Reggio Emilia. Nel 1914-1915 partecipò alla propaganda neutralista e pacifista
richiamandosi ai principi dellinternazionalismo operaio: richiesto di un intervento
per il numero del 1° maggio 1917 della Parola proletaria
(giornale socialista italiano di Chicago), indirizzò al direttore V. Buttis una cartolina
(che fu intercettata e non inoltrata), nella quale contrappone alla guerra, scatenata dal
capitalismo dei vari paesi per legemonia nel campo dellindustria e del
commercio, i valori dellinternazionale operaia e i vincoli di fratellanza e di
solidarietà fra i lavoratori di tutto il mondo. Con la fine della guerra, nel parmigiano lo sviluppo del movimento cooperativo
socialista fu addirittura impetuoso, tanto che alla fine del 1920 erano attive
quarantasette cooperative di consumo con oltre ottomila soci, nove cooperative per le
affittanze agricole con oltre millecinquecento soci, mentre oltre tremila erano i soci
delle cooperative di lavoro. Di questa fervida stagione della cooperazione parmense, il
Salsi fu uno dei più validi protagonisti: si impegnò a stringere i legami tra le varie
cooperative, che soffrivano di tendenze municipaliste, ad attrezzarle in modo da allargare
il loro campo di azione e a preparare i nuovo quadri dirigenti. Sotto la sua direzione
venne organizzato un corso dei cooperatori al quale parteciparono ventotto allievi. Il
corso durò quarantacinque giorni e furono impartite lezioni di contabilità, merceologia
e legislazione sociale. Tra gli allievi che seguirono le lezioni vi fu Dante Gresta, che
poi assunse responsabilità di direzione nel movimento sindacale parmense. Dopo la guerra
il Salsi prese parte alle lotte di corrente allinterno del Partito Socialista
Italiano, schierandosi con lala riformista, aderendo quindi al Partito Socialista
Unitario dopo il XIX Congresso (Roma, 1-4 ottobre 1922). I fascisti lo minacciarono più
volte. Con lavvento del regime fascista e delle leggi eccezionali fu costretto a
chiedere lanticipato collocamento a riposo per evitare la destituzione
dallimpiego, che lo avrebbe privato della pensione. pur non nascondendo le proprie idee, non
partecipò allattività antifascista clandestina e dopo la liberazione, ormai
ottantenne, non rientrò nella politica attiva, sebbene sia i socialisti che i
socialdemocratici continuassero a consideralo come una bandiera del vecchio socialismo
reggiano e parmense. Morì alletà di novantasette anni.
FONTI E BIBL.: La Giustizia 24 febbraio, 10 marzo, 25-26 maggio, 1-2 e 8 giugno, 21
luglio, 5 ottobre 1895; La Campana 10-11 giugno, 1-2 e 14-15 luglio 1895; A. Angiolini,
Socialismo e socialisti in Italia, Roma, 1966, ad indicem; ESMOI, Attività parlamentare,
I, ad indicem; B. Riguzzi, sindacalismo e
riformismo nel Parmense, Bari, 1931, 130; B. Bottazzi, I vecchi socialisti prampoliniani,
Reggio Emilia, 1945, 15-16; R. Marmiroli, Prampolini, Firenze, 1948, 85-86 e 91-92; R.
Marmiroli, Socialisti e non, controluce, Parma, 1956, ad indicem; LIdea 18 ottobre
1952; Il Resto del carlino 12 maggio 1962;
A. Ferretti, Massenzatico nella Reggio rossa, Reggio Emilia, 1973, 53-54; U. Sereni, Il
movimento cooperativo a Parma, 1977, 254-261; R. Cavandoli, in Movimento operaio italiano,
IV, 1978, 463-465.
SALSI REMO
Traversetolo-Coston
dArsiero 18 maggio 1916
Caporale maggiore di fanteria, fu decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare,
con la seguente motivazione: Già distintosi in precedenti combattimenti, cadeva vittima
del proprio ardimento, durante un intenso fuoco dartiglieria avversaria.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1917, dispensa 30a, 2476; Decorati
al Valore, 1964, 126.
SALTARELLI SIMONE
Firenze
1261-Pisa 24 settembre 1342
Figlio di Guido, nobile e ricco. A ventanni si sposò, ma subito dopo
abbandonò la moglie, i parenti e le ricchezze, rifugiandosi presso i padri domenicani,
vestendone labito in Santa Maria Novella nel 1281. Qui si consacrò a una vita di
pietà e di studio. Prima fu eletto priore del monastero, poi provinciale della provincia
romana e infine procuratore generale dellordine
nella curia papale. Papa Clemente V, ad Avignone, se ne servì negli affari più
importanti e delicati. Ottenne grazie e lodi da molti principi. il 7 settembre 1316 fu eletto da papa Giovanni
XXII alla sede episcopale di Parma, vacante dal 17 di agosto. Il 3 ottobre dello stesso
anno, da Avignone, il pontefice avvertì il Saltarelli di aver spedito le lettere
testimoniali per la consacrazione a Nicolò, vescovo di Ostia, insieme alla licenza di
lasciare la curia pontificia. Il Saltarelli si trovava ancora ad Avignone il 20 gennaio
1317, dove ottenne (obtenta Simonis, ep.i Parmensis) dal papa, a favore di Lapo Bini, suo nipote e
cittadino fiorentino, una prebenda nella chiesa di Ferrara. Nello stesso giorno il papa diede al Saltarelli la facoltà di testare e
di rilasciare il permesso di percepire i frutti da benefici aventi dignità ecclesiastica
a tre chierici. Giovanni XXII gli concesse inoltre la provvisione di una prebenda nella chiesa veronese per Donato Bini, cittadino di
Firenze, nipote del Saltarelli, e nominò i vescovi di Verona, Mantova e Reggio giudici
conservatori del Saltarelli. Gli diede infine la facoltà di concedere il tabellionato a
persone di sua fiducia. Il Chronicon parmense così descive lingresso solenne in
Parma del Saltarelli: A 17 febraro 1317 in giobia, che fu la giobia ghiotta il
venerabile padre Symone Saltarello di Fiorenza de lordine de predicatori, Dei
gratia, episcopo di Parma, la prima volta venne a Parma, e con grande honore et gaudio fu
ricevuto et una domenica a 27 febraro la prima volta predicò e cantò la messa
solenne nel Domo dove la gente per la moltitudine non potean capire, e quela domenica
celebrò nel suo palacio episcopale il prandio al potestà, al capitanio, a tutti gli
anciani del Comune, advocato de mercanti, anciano de giudici, proconsole
de notari, podestà di 4 mestieri, agli 8 del popolo, al capitanio de la Società di
2000 a i canonici e clerici del Domo, e più altri religiosi de ogni ordine e convento di
Parma, a labate di Santo Iohane e suoi monachi e più altri. Il 24 marzo 1317, col
consenso dei canonici, concedette facoltà a giacomo
degli Antichi di fondare un beneficio in Cattedrale a onore di Dio, della Beata Vergine e
di san Giacomo, attribuendo a se stesso saltarelli
il diritto di elezione e istituzione. giovanni
XXII, con suo breve dato da Viterbo il 1° aprile 1317, esaudì listanza delle
badesse e monache di SantUldarico (col consenso del Saltarelli), stabilendo che le
monache non potessero essere più di dodici fin quando non fossero accresciute le loro
rendite. Inoltre il 13 aprile 1317 il papa
ordinò che non fosse permesso in alcun modo di molestare la badessa e il convento delle
monache con clausura dellordine di
Santa Chiara e San Damiano, dette le minorisse, e per questo si rivolse al saltarelli. Il 1° maggio 1318 il pontefice elesse il castellano clugense e il
Saltarelli giudici conservatori del vescovo di Ferrara. Il 6 febbraio 1318, con
approvazione del Saltarelli, la compagnia
della disciplina vecchia cominciò a costruire loratorio dei Santi Cosma e damiano, presso il quale andò a stabilirsi.
Poiché gli esecutori testamentari di Gaspara da Boretto non potevano adempiere un pio
legato istituito dalla medesima per la fondazione di un beneficio in Cattedrale (aveva
lasciato una casa e pochi beni, insufficienti allo scopo), il saltarelli, con suo decreto del 25 maggio 1318,
unì quella casa e gli altri beni al beneficio dellarcidiacono, con lobbligo
al beneficiato di una messa la settimana e un anniversario per lanima della
benefattrice. Il 4 luglio 1318, da avignone,
il pontefice scrisse al priore del
convento maggiore certosino nella diocesi di grazianopoli
e agli altri priori, fratelli e conversi dellordine
certosino sparsi nelle diverse parti del mondo per avvertirli di aver nominati i giudici
conservatori (tra gli altri, figura anche il Saltarelli). Quando si innalzò una campana
sopra una torre di legno allangolo del Palazzo degli Anziani al fine di avvisare
ogni mattina i lavoratori per tempo e per indicare le ore della colazione e del pranzo, il
Saltarelli concesse una particolare indulgenza: Il giorno di Natale, giorno di domenica in
quellanno (1318) cominciò a suonare la cosidetta campana della Pace per tre volte
nel mattino, e il vescovo concesse
lindulgenza di quaranta giorni a chi avesse recitato tre volte il Pater Noster e
lAve Maria (chronicon parmense). Da
Avignone, il 21 maggio 1319 Giovanni XXII ordinò al Saltarelli di togliere la sentenza
dinterdetto lanciata contro il comune
e il popolo di Parma perché avevano prestato aiuto a Can Grande della Scala, a Passerino
di Mantova e a Matteo visconti, causando
gravi danni al popolo bresciano. Il 12 luglio il papa
nominò i giudici conservatori a favore dei maestri e dei frati dellOspedale
teutonico gerosolimitano (tra i vescovi e arcivescovi, si trova anche il saltarelli). Il 13 settembre il papa ordinò al Saltarelli e al Capitolo che tutto
il denaro ricavato dalle decime nella città di Parma e nella diocesi a favore della Terra Santa fosse spedito
alla Camera Apostolica, rendendo ragione dellintero computo. Il 19 settembre 1319,
da avignone, Giovanni XXII scrisse al
Saltarelli, al vescovo di Bologna e a mastro Aimerico di castrolucio, suo cappellano, perché, previe
informazioni, confermassero o meno lelezione di Guido da Meliis, monaco nel
monastero di SantApollonio di Canossa, che vi era stato eletto abate. Erano allora
vicari del Saltarelli frate Giacomo, priore della canonica di Santa Felicola, e Pietro,
arciprete della pieve di collecchio. Il papa, da Avignone, il 19 giugno 1320 scrisse al
Saltarelli perché lo informasse intorno alla concessione delloratorio e sue
adiacenze, già appartenuto ai frati dellordine
del Sacco di Parma, oratorio allora abbandonato per la morte di tutti i frati. Il
Saltarelli intervenne il 24 agosto, festa di san bartolomeo,
alla consacrazione dellaltare maggiore della chiesa di San Pietro Martire dei padri
domenicani. Il 27 settembre dello stesso anno il Saltarelli approvò lo Statuto del
Capitolo della Cattedrale col quale fu stabilito che le singole prebende avessero divisi e
distinti i loro beni, come pure che fossero riconosciute le chiese di giurisdizione del
Capitolo per evitare le discordie sorte nel passato tra i canonici. Il 21 ottobre il
Saltarelli, col consenso del Capitolo, fece una locazione per nove anni dei beni posti a
Mezzano che appartenevano alla mensa vescovile e dei diritti sulle acque del Po a Ruggiero
Servidei, Paganino Toccoli, armanino Bravi
e Marsiglio de Marsigli, per laffitto annuo di centotrenta lire imperiali.
Alla costante ricerca di sedare le continue turbolenze tra le fazioni cittadine, il
Saltarelli ottenne dal papa il 4 aprile
1321, da Avignone, la dispensa del terzo e del quarto grado di consanguineità nel
matrimonio da lui combinato tra il nobile Andreasio Rossi, cittadino di Parma, e la
nobildonna Vanina, figlia di Gianquirico Sanvitale. E quando il 26 gennaio 1322 fu
celebrato il matrimonio, il Saltarelli offrì il Palazzo episcopale per festeggiare le
nozze con un grandioso banchetto. intervennero
mille e seicento invitati, tra i quali 366 dame. Il 20 maggio 1321 fu vicario generale del
Saltarelli, Omodeo, priore della chiesa di Santa Maria di Olmeneta nella diocesi di
Cremona. Il 26 luglio 1321 morì nella sua terra di Castelnovo Giberto da Correggio. Ai
suoi funerali intervenne anche il Saltarelli: Il 26 luglio 1321 veniva a morire a
Castelnovo di Coreggesi allora del vespro Giberto da Correggio e ai funerali il
giorno dopo intervenne il vescovo Saltarelli con quello di Reggio e varii abati, priori,
chierici e molti baroni (Chronicon parmense). Nel 1319 il Saltarelli accolse in Parma i
frati di Armenia dellordine di San
Basilio. Due anni dopo (8 ottobre 1321) il pontefice, da avignone, gli ordinò di costringere, previa
ammonizione, labate del monastero di cavana
dellordine di San Benedetto a non
impedire a giovanni di Leone e ai suoi frati
di Armenia, che dimoravano in Parma, di costruire nella parrocchia soggetta al monastero
di Cavana (San Basilide). Da Castel santangelo, il 4 novembre 1321 il Saltarelli, Aicardo,
arcivescovo di Milano, e Guido, vescovo di Asti, ricorsero al papa contro matteo
Visconti. Il 25 gennaio 1322, sempre da Avignone, Giovanni XXII scrisse al saltarelli di aver concesso la dispensa circa i
natali non legittimi di Nicola, Vinciguerra e Copino, scolari, nati da Giberto da
Correggio, perché potessero ricevere gli ordini e ottenere linvestitura di un
beneficio. Due giorni dopo ottenne la stessa dispensa anche Giovanni, figlio di Nicola
degli Azoni, chierico parmigiano. Poiché erano intercorse diverse cause tra il vescovo di
Pisa, Oddone, e il comune e il popolo di
quella città, giovanni XXII, volendo
definire la questione, il 6 giugno 1323 trasferì Oddone al patriarcato di Alessandria e
lo stesso giorno il saltarelli dal vescovado di Parma allarcivescovado di Pisa. Al Saltarelli venne
consegnato il 6 luglio dello stesso anno il pallio dal cardinale Napoleone di santadriano,
da Iacopo, cardinale di San Giorgio in Velabro, e dal cardinale di Santa Maria in Vialata.
Nellanno 1324 il Saltarelli si portò ad Avignone e non ritornò alla sua Chiesa che
nel 1327, nel quale anno aprì la visita pastorale. Anche a Pisa non gli mancarono i
problemi. Proprio nel 1327 il papa pose
linterdetto alla città per aver accolto Lodovico il Bavaro: in quelloccasione
il Saltarelli fuggì con tutti i familiari e, non senza pericolo, e si rifugiò a Siena,
poi a Massa Veternese e quindi ad Avignone col suo amico Lorenzo da viterbo, dellordine dei predicatori, il quale gli era stato
accanto anche a Parma. Per non avere assecondato allinvito dellimperatore che lo aveva richiamato a Pisa, fu
privato dellarcivescovado e di tutti i
beni (la Chiesa arcivescovile fu data il 24 dicembre 1327 a Gherardo Orlando, vescovo di
Adria). verso la fine del 1329 il Saltarelli
poté ritornare a Pisa e fu poi creato (nel 1330) amministratore del monastero di Pomposa
nella diocesi di Comacchio. Il 15 giugno
1330 lo si trova in Firenze, dove, insieme ai vescovi di quella città, di Fiesole e di
Spoleto, fece la ricognizione del corpo di san Zanobi, vescovo di Firenze, che fu
collocato in unarca marmorea nello stesso luogo. Il Saltarelli arricchì la cattedrale di Pisa di molti vasi dargento e
regalò argenteria anche ai frati del suo ordine.
A sue spese fece costruire la torre e fondere le campane di Santa Maria novella, ove aveva fatto la professione al suo ordine. In Firenze fece anche fabbricare una casa
per sua residenza, da utilizzare quando si portava in quella città. Morì ottuagenario e
in concetto di santità. Dal Brocchi e da altri scrittori dellordine domenicano è posto tra i beati fiorentini.
Fu sepolto in Santa Caterina di Pisa, chiesa dellordine domenicano, ove, ancora vivente, si era
preparato un sontuoso sepolcro a sinistra dellaltare di San Pietro martire, riportante la seguente iscrizione: pisana ecclesia moerore gravi tanto viduata
pastore suspiria traxit hic iacent cineres et ossa reverendissimi in Christo Patris et
Domini Domini fratris Simonis Saltarelli florentini Ord. Praed. primum Episcopi parmensis
postmodum pisarum Archiepiscopi, et totius Sardiniae primatis ac in eaden legati, qui sine querela
vixit annos circiter octoginta decessit dominicae incarnationis anno MCCCXLII die XXIV septembris. Hun locum ex testamento suo pro /
sui cadaveris sepultura elegit, et / Andreas olim Bini de Saltarellis de Florentia eiusdem
ex fratre nepos voluntatem patrui executioni mandavit.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 146 e 231; N. Pelicelli, Vescovi della
Chiesa parmense, 1936, 282-289; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 239.
SALTERINI FERDINANDO
Collecchio
31 maggio 1914-Gaiano 28 aprile 1945
Nato da Pindaro e da Imelde Viola, abitò sempre a Parma. Compiuti gli studi
superiori, scelse la carriera di ufficiale dellEsercito nella specialità delle
truppe corazzate. Dopo aver partecipato alla guerra come capitano carrista, nel settembre
del 1943 tornò a casa e rimase appartato, pur simpatizzando per la resistenza, alla quale nel giugno del 1944 aderì
il fratello più giovane, Vittorio. Nel dicembre 1944 o più probabilmente nel gennaio
1945, su sollecitazione del fratello, divenuto nel frattempo vice comandante della 12a
Brigata Garibaldi Ognibene, assunse la carica di capo di stato maggiore di quella Brigata
col nome di battaglia di Turno. Il 28 aprile partì da Parma già liberata per prendere
contatti col Battaglione Bragazzi, impegnato negli ultimi combattimenti della Sacca di
Fornovo sulla destra del Taro, nei dintorni di Neviano Rossi, o forse per ritrovare la
moglie e i due figli sfollati nella zona di Fornovo Taro. Fu appunto vicino a Gaiano che,
mentre procedeva in auto sulla statale della Cisa, venne colpito da una raffica di
mitragliatrice sparata dalle alture circostanti, probabilmente da uomini della divisione
repubblichina Italia. A suo ricordo, sul luogo della morte venne elevato un cippo
marmoreo.
FONTI E BIBL.: E. Cosenza, La Sacca di Fornovo Aprile 1945, Parma, 1975; I caduti
della Resistenza di Parma 1921-1945, Parma, 1970, 89; Parma partigiana. Albo doro
dei caduti nella guerra di liberazione
1943-1945, Parma, s.a., 111; Archivio dellistituto
Storico della Resistenza, Parma, sezione II, RQ-RIc5, Ruolino 12a Brigata
Garibaldi; associazione Nazionale
Parttigiani Italiani, Parma, Scheda personale e Ruolino 12a Brigata Garibaldi;
testimonianze orali di Bruno Bergamaschi e Luigi Rastelli; La guerra a Collecchio, 1995,
258.
SALTINI UGO
Parma
1867-1954
Di nobile famiglia, medico-chirurgo, per moltissimi anni fu a capo
dellUfficio sanitario del comune di
Parma. Organizzò la Colonia elioterapica, diresse la Scuola di tracomatosi, la Colonia
marina di Massa e altri istituti sanitari. Uomo di vari interessi, anche al di fuori della
sua professione, dal 1913 al 1922 fu critico drammatico della Gazzetta di Parma e per
lungo tempo collaborò con articoli di vario genere, ma soprattutto dindole
teatrale, a giornali e riviste cittadine. Nel 1947, allorché si ritirò in pensione,
donò la sua pregevole raccolta di opere e di ricordi teatrali al comune di Parma.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 137.
SALVARANI LUIGI
Parma
1940-Susanna di Grottaglie 1970
Penultimo dei sei fratelli Salvarani (con Renzo, Emilio, Antonio, Gianni e Mario)
che dal 1958 crearono a Parma una delle industrie più efficienti dEuropa
nellambito dei mobili componibili per cucina, impiantando un doppio stabilimento a
Parma, a lato dellautostrada del Sole,
e circa 2600 punti vendita in Italia e allestero. Lazienda dei Salvarani nel
1970 aveva oltre 2000 dipendenti. Il Salvarani e la moglie Brunetta Corain morirono in un
incidente stradale presso Grottaglie di Taranto, mentre erano in Puglia per affari.
FONTI E BIBL.: B. Raschi, Ricordo di un amico, in Parma bellarma
1970, 36-37; F. da Mareto, bibliografia, II
1974, 956; T. Marcheselli, dizionario dei
Parmigiani, 1997, 278-279.
SALVATORE
Fornovo 1453/1487
Figlio di Martino, fu boccalaro a Fornovo. È citato in un documento del 18
novembre 1453 e in un altro del 1487 come expertus in arte de ministerio bocalarum et
laborerium terra.
FONTI E BIBL.: L. De Mauri, Lamatore di maioliche, Milano 1924; A. Minghetti,
Ceramisti, 1939, 372.
SALVATORE DAPARMA, vedi BERTONCELLI MICHEL ARCANGELO GIUSEPPE e MONICI CARLO
SALVATORI ALESSANDRO
-Parma
post 1629
Sacerdote, fu soprano e suonatore di trombone della Cattedrale di Parma. Nel suo
testamento del 6 luglio 1629, ricevuto dal notaio Giovanni Busana, lasciò alla chiesa
della steccata di Parma il suo trombone, con
lobbligo di far celebrare alla sua morte cento messe.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 106.
SALVI IRMA, vedi FERRARI IRMA
SALVINI ANTONIO
Parma
1796/1797
Intagliatore in legno. Nel 1796-1797 collaborò con Odoardo Panini per la
realizzazione nella chiesa della Steccata di Parma dei capitelli dellaltare
maggiore, di ventisei candelieri, di una croce e di sei portapalme.
FONTI E BIBL.: Il mobile a Parma, 1983, 261.
SALVINI CARLO
Parma
25 agosto 1804-Parma 30 gennaio 1855
Figlio di Ferdinando e Camilla Corsini. Dottore in teologia, fu uno dei cento
consorziali addetti alla Cattedrale di Parma. Fu inoltre segretario della curia episcopale, il cui archivio ordinò con
cura. Il Salvini amò le belle arti e coltivò la meccanica.
FONTI
E BIBL.:
Epigrafi della Cattedrale, 1988, 117.
SALVINI DANTE
San
Lazzaro Parmense 12 settembre 1902-Ebro 18 settembre 1938
Nato da Cirillo e Irene Fava. Emigrato in francia,
risiedette a Nîmes. In Spagna combatté in una formazione non meglio precisabile delle
Brigate Internazionali. Risulta ufficialmente disperso durante i combattimenti presso
lEbro.
FONTI E BIBL.: L. Arbizzani, Antifascisti in Spagna, 1980, 132.
SALVINI LUIGI
Borgo
San Donnino 5 giugno 1921-Castelleone di Suasa 14 agosto 1944
Figlio
di Cesare. Studente universitario della facoltà di ingegneria, il Salvini, allo scoppio
della seconda guerra mondiale, venne arruolato nel 12° Reggimento bersaglieri di stanza a
Reggio Emilia e poi fu mandato in Croazia. ritornato
in Italia con il grado di sergente verso la fine del 1941, frequentò lAccademia
militare di Modena e alla fine del 1942 diventò ufficiale effettivo nel 5° Bersaglieri.
Dopo tre mesi di scuola di applicazione a Parma, fu trasferito nel 4° Bersaglieri e venne
mandato nel 1942 in Dalmazia, a Sebenico e a Spalato. L8 settembre 1943
lesercito italiano si trovò tra due fuochi: i Tedeschi da una parte e i partigiani
slavi dallaltra. Assieme ai suoi compagni il Salvini consegnò le armi ai
partigiani, i quali si impegnarono di condurli con motopescherecci in Italia. Buona parte
del reggimento venne imbarcata e, nonostante i mitragliamenti dei Tedeschi e le barriere
minate, riuscì a raggiungere le coste italiane. Il 23 settembre il Salvini sbarcò a Bari
e dopo qualche giorno venne trasferito a Miggiano, presso Lecce. Il Salvini si arruolò
volontario nel corpo Italiano di Liberazione
e venne impegnato in prima linea presso Colle al Volturno e Monte Marrone, dove gli
Italiani meritarono un encomio ufficiale dal comandante delle forze alleate. Il Corpo
Italiano di Liberazione fu poi trasformato in Divisione Legnano e venne inviato al fronte
Adriatico. Il Salvini morì in combattimento sul fiume Cesano, presso Castelleone, e venne
sepolto nel cimitero di Jesi. Al Salvini venne conferita alla memoria la medaglia
dargento al valor militare, con la seguente motivazione: comandante di una pattuglia di esplorazione, dopo
avere assolto con successo limportante compito affidatogli, di iniziativa e con alto
senso di solidarietà, interveniva su di un altro obiettivo, ivi richiamato dal fuoco di
una pattuglia laterale. Nel nobile intento di appoggiare lazione dei camerati, con
sprezzo del pericolo si lanciava su di una postazione tedesca. A pochi metri da una
mitragliatrice cadeva colpito da una raffica mortale, riconfermando, col supremo
sacrificio, il già provato valore, le virtù di abnegazione e di altruismo.
FONTI
E BIBL.: Decorati al Valore, 1964, 45; caduti
Resistenza, 1970, 117; Gazzetta di Parma 24 ottobre 1986, 20; Gazzetta di Parma 10 agosto
1994, 19.
SALVINI PROSPERO
Parma
1653
Pittore. È ricordato in documenti dellanno 1653. Affrescò un San Francesco
nel Battistero di Parma. Negli inventari della famiglia del Bosono sono citati due suoi
dipinti: una madonna col Bambino dormiente e
un Cristo morto (da B. Schedoni).
FONTI E BIBL.: Thieme-Becker, XXIX, 1935; Dizionario Bolaffi Pittori, X, 1975, 129.
SALVIUS MARCUS FORTUNATUS
Parma
IV/V secolo d.C.
Liberto, morto forse a cinquantacinque anni di età, dedicatario di
unepigrafe, perduta, postagli dal figlio, con i fratres, e dalla co<n>iu(n)x,
per i caratteri paleografici e contenutistici (formule D.M. e B.M.) databile a tarda età
imperiale. Il Salvius fu forse questore della via Ascicola parmense. Salvius è nomen
diffuso soprattutto nel Nord Italia, documentato con buona frequenza in tutta la
Cisalpina. Fortunatus, molto frequente soprattutto in Italia, Africa e Dalmatia, è nome
caratteristico di schiavi e liberti.
FONTI E BIBL.: L. Grazzi, Parma Romana, 1972, 147; Arrigoni, Parmenses, 1986, 159.
SALVO DA MARANO, vedi MARANO SALVO
SALVONI ERCOLE
Noceto
1900/1933
Compositore, fratello di Secondo, fu autore di valzer (Tripoli, Giocondità),
mazurche (Pace, Fascino), Olimpia, one step, e Lampo, polca.
FONTI E BIBL.: B/S, 27; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SALVONI LUIGI BERNARDO
Parma
26 settembre 1723-Parma maggio 1784
Nacque da Simone e da Isabella Lansich, vedova Bellici. Ancora fanciullo (1734), si
trasferì con la famiglia a Piacenza, ove il padre aprì una caffetteria che ebbe grande
rinomanza. Fu convittore nel Seminario di Parma, ove si trovava nellanno 1743 (vi
pubblicò sonetti e canzoni). Uscitone, continuò a vestire per diverso tempo labito
clericale. Ritornò poi a Piacenza ove divulgò nel 1744 la sua tragedia Massinissa, che
il Salvoni ideò e scrisse in un mese per commessione venutagli da Venezia. Quattro anni
dopo, rilevata la stamperia bazachi di
Piacenza, si pose a stampare libri: il primo pubblicato fu una Scelta di leggiadrissime
Canzoni di celebri autori viventi fatta e pubblicata da Luigi Bernardo Salvoni (1747). Vi
si trovano in fine otto delle sue Canzonette e alcune Cantate. Nel 1753 pubblicò alcuni
suoi Componimenti drammatici scritti per ordine e servigio della Real Corte di
SantIldefonso. Nel 1766 si trasferì in Parma. Fu accademico Fluttuante e Infecondo.Fu anche emonio col nome di Ormindo Ferredo e Arcade di
Roma con quello di Nisalvo Euritense. A piacenza,
ove esercitò larte della stampa assieme al fratello uterino Andrea Bellici, fu
ascritto alla Colonia Trebbiense dellArcadia col nome di Silvago. Il Salvoni fu un
mediocre poeta. Il Bramieri, parlando di lui nelle Memorie per servire alla storia
letteraria (f. 8 del Settembre 1800) dice che le sue poesie (Opere poetiche, 1777)
salzano di rado sopra la mediocrità, e che sono nondimeno seguite da molte lodi del
troppo facile Metastasio. Linsigne poeta drammatico aveva contratto amicizia col
Salvoni allorché questi intraprese a Piacenza nel 1750 una inelegante e scorretta
edizione dei Drammi metastasiani. Le Opere
poetiche del Salvoni furono lodate anche dalle Novelle letterarie (Firenze, 1777), che,
soprattutto per i versi sciolti, lo giudicarono buon poeta. In una lettera da Genova del 2
febbraio 1754 si legge che si trovava in quel tempo a Parma per dirigere quellopera
in musica (Archivio di Stato di Parma, Carteggio Borbonico, genova, 1751-1777, b.145). La notizia
dellattività in ambito teatrale è confermata sia da una nota apposta in un carme
di nozze dedicato al patrizio lucchese Cristofaro Balbani, in cui il Salvoni scrisse che
lAutore ebbe lonore di regolare e dirigere nel Teatro di Lucca una
splendidissima opera in musica, che da un mandato di pagamento di 1912 lire a suo favore
del Teatro ducale di Parma, relativo al
Carnevale 1756-1757.In occasione delle feste per il matrimonio ducale del 1769 diresse le
musiche e nel Carnevale del 1770 collaborò ancora per il Teatro di Parma e fu retribuito
per aver accomodato i due drammi giocosi fatti diversi cambiamenti per adattarli al primo
buffo. Nel 1754, essendo diventato agente generale per lEmilia e la Lombardia della
casata Sforza Cesarini, cedette la tipografia (la stamperia continuò lattività con
il marchio Bellicci Salvoni fino ai primi anni del secolo XIX).Da una lettera del 26
dicembre 1776, riguardante la stampa dei libretti e dei manifesti per i Teatri ducali di Piacenza, risulta che era cognato
dellimpresario Lorenzo Sirena.Tenne il posto presso la casata Sforza Cesarini fino
al 1774, anche se dal luglio 1773 era stato nominato direttore dei Teatri Ducali.Nel 1774
fu incaricato da Ferdinando di Borbone di formare una compagnia italiana, basata sulle
scuole di canto e ballo funzionanti nel ducato,
per riprendere la serie degli spettacoli, come aveva fatto il Delisle con quella
francese.La compagnia era stipendiata dalla Corte e avrebbe dovuto funzionare dalla Pasqua
del 1774 a quella del 1777.Lesito di questa Accademica unione teatrale al servizio
di SAR non fu felice: fu sciolta il 5 agosto 1774 e il progetto accantonato (Archivio di
Stato di parma, Spettacoli e Teatri borbonici, b. 3).Come liquidazione il salvoni fu nominato direttore della Posta delle Lettere.Nel 1783
scrisse il testo di una cantata in occasione della nascita del secondogenito del Duca
(Piacenza, già presso Andrea Bellicci Salvoni) che, musicata da Francesco Fortunati nella
prima parte e da diversi autori nella seconda, fu eseguita dalla Nobile Accademia
Filarmonica di parma. Nel 1748, su libretto
di Francesco Saverio Baldini, musicò un dramma di cui si ignora il titolo, come pure se
venne eseguito o meno, e lanno dopo scrisse Larrivo di enea in Italia (piacenza, presso salvoni), componimento drammatico di Luigi
Bernardo Salvoni Parmigiano fra gli arcadi silvano, per onorare la venuta del Duca a
Piacenza.Anche di questo non si sa se venne musicato in qualche cantata di circostanza.
Nel 1754 il suo dramma Artaserse fu musicato da Domenico Fischietti e altri e
rappresentato al teatro Ducale di
Piacenza.Scrisse il libretto (edito a Piacenza) per il dramma giocoso Le gare degli
amanti, musicato da Francesco Fortunati e rappresentato da una compagnia che lui stesso
diresse nel 1772 al Teatro Ducale di Parma.Pubblicò (presso Bellicci Salvoni) opere poetiche di luigi Bernardo Salvoni, direttore del R.Ufficio
delle Lettere di Parma: nel primo volume sono compresi i libretti del Tolomeo (messo in
scena a Reggiolo nella stagione di Fiera del 1778) e de Lisola di Circe, nel secondo
volume il dramma Fedra e una poesia dedicata al compositore Giuseppe Carcani (dopo
lascolto delle sue musiche), oltre a cantate e canzoni. Da un decreto del 6 maggio
1788 risulta che venne accordata la pensione vedovile a domitilla Salvoni per un importo di 3 mille lire
allanno per il marito direttore della Posta delle Lettere.dato che, ai sensi del decreto del 17 ottobre
1781, salvo casi eccezionali indicati volta per volta, la pensione equivaleva a un terzo
del soldo percepito dal marito, si deduce che il Salvoni godesse di un soldo veramente
eccezionale (Archivio di Stato di parma,
Decreti e Rescritti).Il Paciaudi lasciò memoria di lui in unepigrafe.Un ritratto,
eseguito da Simon Ravenet, è inciso sullantiporta delle Opere poetiche (volume I).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833,
IV, 249-251; L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 378-379; L.Cerri, in
Strenna Piacentina 1899, 21-24; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
SALVONI SECONDO
Noceto
1900/1933
Diplomato in corno nel 1917 al conservatorio
di Parma, oltre a suonare in orchestre, fu autore di diversi ballabili, molti dei quali
editi dalla casa editrice cui aveva dato vita.compose
i valzer chimere (1933), Cuore soavità, osmana,
mazurka, Ardente (1933) e passa
lamore, one step.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SAM, vedi PINI ALBERTO LUIGI
SAMACCHINI
ERCOLE
Parma
seconda metà del XVI secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane,
IV, 304.
SAMBUCHI GIUSEPPE
Tizzano
Val Parma 14 dicembre 1891-Tizzano Val Parma 28 maggio 1967
Si diplomò giovanissimo (1910) in oboe presso il Conservatorio di Parma, dove ebbe
compagni di studio Ghione e Del Campo. successivamente
svolse attività concertistiche in tutta lEuropa del Nord e principalmente in
Svezia, dove gli fu offerta la cattedra presso il conservatorio
di Uppsala. Limprovviso scoppio della prima guerra mondiale e il conseguente
richiamo della riserva lo riportarono in Patria a vestire luniforme militare,
dapprima sul fronte macedone, quindi su quello italiano, ove seppe distinguersi in
numerosi fatti darme, quali quelli delle Giudicarie ePasso Buole, fino alle tremende
battaglie per la conquista del Grappa. Terminata la guerra, fu insegnante al Conservatorio
di Trento, da dove si trasferì nel 1922 a Roma, dove entrò a far parte della banda dei
Carabinieri, in cui militò come primo oboe fino al collocamento a riposo avvenuto nel
1952. Fu presente a tutti i concerti che nel trentennale arco di attività la banda tenne
in Italia e allestero. Lasciata la divisa, tornò a vivere a Tizzano, dove diede
vita alla sezione Carabinieri in congedo, di cui fu anche presidente. Il Sambuchi fu
inoltre presidente della sezione ex combattenti e reduci.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 174; La scomparsa a Tizzano del
prof. G.Sambuchi, in Gazzetta di Parma 29 maggio 1967, 2; F. da Mareto, Bibliografia, II,
1974, 957.
SAMBUCHI PIER GIOVANNI, vedi SAMBUCHI PIETRO GIOVANNI
SAMBUCHI PIETRO GIOVANNI
Gubinaria
di Tizzano 13 luglio 1840-29 luglio 1907
Fu orologiaio e buon falegname. Nel 1898, autonomamente e da autodidatta, compì un
tentativo di volo con un apparecchio ad ali completamente articolate. Lazione
motrice era affidata a una potente molla che il Sambuchi si riprometteva di ricaricare
durante il volo, analogamente a quanto si pratica nella ricarica degli orologi. I vari
rotismi cilindrici e conici, che servivano a trasmettere il moto alle ali articolate,
furono fatti costruire a Genova, mentre il rimanente dellapparecchio fu costruito
dal Sambuchi alla Gubinaria di Tizzano, dove abitava e aveva la sua proprietà. Portatosi
con lapparecchio sullo spiazzo del Castello di Tizzano, il Sambuchi spiccò il volo:
lapparecchio procedette in avanti per un certo tratto, ma poi, mancata lazione
motrice della molla, precipitò. Il Sambuchi rimase ferito e lapparecchio andò in
frantumi.
FONTI E BIBL.: F. Barili, Tizzano, 1970, 85-86; Gazzetta di Parma 25 maggio 1987,
3.
SAMECK NELDA, vedi ROMANI NELDA
SAMORÉ ANTONIO
Bardi
4 dicembre 1905-Roma 3 febbraio 1983
Nato da Gino, segretario comunale, e giuseppina
Basini.Frequentate le scuole elementari a Bardi, a undici anni entrò nel Seminario
vescovile di Piacenza. Fu ammesso (1921) al collegio
Alberoni di Piacenza, ove completò gli studi liceali e il ciclo teologico. Ricevette
lordinazione sacerdotale il 10 giugno 1928 e nel 1929 fu assegnato come vice parroco
a San Savino in Piacenza, appena dopo aver conseguito la laurea in sacra teologia. È del
1930 il primo suo scritto di cui si abbia notizia, pubblicato in un giornale locale: una
perorazione per la costruzione della nuova chiesa di Bardi (Un progetto, in Eco di Bardi,
numero unico, 10 agosto 1930, 3). A ventisette anni fu chiamato al servizio della Santa
Sede e inviato presso la Nunziatura Apostolica in Lituania, ove rimase per sei anni come
addetto e poi come segretario della Nunziatura stessa. Fu in quel periodo che ebbe a
compiere missioni e viaggi nei paesi baltici e in Polonia. Il ricordo, la stima e
lamicizia per quelle nazioni gli rimasero per tutta la vita ed ebbero conseguenze
positive anche a distanza di molti anni. Nel 1938 conseguì la laurea in diritto canonico
allAteneo Lateranense in Roma. Dopo una breve permanenza nella Nunziatura Apostolica
di Berna, fu chiamato in Segreteria di Stato, prima sezione, ove rimase per nove anni
cruciali: gli anni della seconda guerra mondiale. Tracce e indicazioni sullattività
del Samoré in quegli anni si trovano nella monumentale pubblicazione degli Atti e
documenti della Santa Sede relativi alla seconda guerra mondiale (pubblicati tra il 1967 e
il 1981). Nella prima parte del terzo volume il Samoré, allora minutante presso la Sacra
Congregazione degli Affari Ecclesiastici straordinari, viene citato come destinatario di
un incarico delicato. Si trattava di una notizia che il nunzio apostolico Borgongini Duca
aveva trasmesso il 1° ottobre 1940 al cardinale Maglione, segretario di Stato: il
governatore tedesco del territorio polacco, ministro Hans Frank, che faceva professione di
cattolico, intendeva far giungere al papa
lassicurazione che ogni Suo augusto desiderio sarebbe stato accolto da lui nel
miglior modo. Di fronte alla comunicazione di Borgongini Duca, Tardini, stretto
collaboratore del Maglione, postillò la lettera con queste parole: Mons. Samoré
suggerisca qualche cosa che si potrebbe chiedere al Dott. Frank. Dunque già allora al
Samoré vennero affidati compiti delicati e che richiedevano intuito diplomatico e
psicologico, che non si possono definire soltanto di carattere esecutivo. Dagli Atti
pubblicati, risulta che nel luglio 1943 il Samoré fu lincaricato della Segreteria
di Stato per gli affari della Polonia e poco dopo (ormai non più minutante ma attaché)
si occupò anche della sorte degli ebrei deportati in Germania. A guerra appena finita,
Myron Taylor, rappresentante del presidente degli Stati Uniti presso la Santa Sede,
richiese una relazione sui punti di vista del papa
sulla Russia e sul comunismo. La risposta fu affidata al Samoré, che preparò una nota il
cui abbozzo fu sottoposto a Tardini il 23 giugno 1945. Stesa il 28 in bella copia, fu
presentata a papa Pio XII, che lapprovò apportando due sole modifiche. Ricco di
quella intensa esperienza fatta durante nove anni di attività, nel 1947 il Samoré fu
promosso consigliere di Nunziatura e inviato nella Delegazione Apostolica degli Stati
Uniti. Il 30 gennaio 1950 fu nominato arcivescovo titolare di Tirnovo e trasferito in
Colombia come nunzio apostolico. Tra i documenti della Segreteria di Stato, si trovano non
poche minute, relazioni e lettere scritte in uno stile asciutto, essenziale e chiaro,
quale era quello del Samoré. Ebbe a maestro in quegli anni monsignor Tardini e apprese,
non senza pene e fatiche, la disciplina della sobrietà e della riservatezza: una nota
diplomatica che gli chiese di preparare per richiamare energicamente lattenzione del
Governo tedesco sulle crudeltà e le prepotenze attuate in Polonia, Tardini gliela fece
rifare diciassette volte prima che il testo venisse definitivamente approvato
(lepisodio è ricordato anche da Nicolini nella biografia del cardinale Tardini). In
Colombia il Samoré si trovò a essere la voce ufficiale della Santa Sede: rimangono i
testi di un centinaio di allocuzioni, discorsi, omelie, scritti e radio-messaggi, diluiti
in un periodo di meno di tre anni. Sono discorsi diplomatici, prolusioni e relazioni e
toccano, oltre che argomenti religiosi, iniziative caritative, incoraggiamenti al
progresso sociale e culturale, illustrazioni di carattere storico, interpretazioni dei
documenti pontifici e il discorso di risposta allUniversità che gli conferì la
laurea honoris causa in filosofia e lettere. In quegli scritti e discorsi si colgono due
aspetti caratteristici del Samoré: molti suoi interventi furono fatti per promuovere
opere nuove o per consacrare opere puntualmente compiute, col dinamismo che sempre lo
contraddistinse, inoltre nei discorsi e negli scritti di allora anticipò le principali
tematiche affrontate negli anni seguenti nelle encicliche papali e nello stesso Concilio
ecumenico (la pace tra le nazioni, limpegno nel sociale, lapostolato dei
laici, i problemi dei giovani, la missione della Chiesa nel mondo moderno). Nel marzo del
1953 il Samoré venne chiamato dal papa
allufficio di segretario della congregazione
per gli Affari Ecclesiastici Straordinari, in quella prima sezione della Segreteria di
Stato che lo aveva visto operare fin dal 1938 come minutante. In tale ufficio rimase
durante il pontificato di Pio XII, poi con Giovanni XXIII e ancora con Paolo VI, finché
non fu nominato cardinale nel Concistoro del 26 giugno 1967. Nel 1956 riprese a diffondere
la sua voce pubblicamente e a mezzo della stampa, perché, sia pure conservando
lufficio di segretario della Congregazione per gli Affari ecclesiastici Straordinari, dovette adempiere
missioni esterne o collaterali e occuparsi di altri incarichi di rilevo che imponevano
attività pubbliche. Fu infatti membro della Commissione preparatoria della Conferenza
generale dellepiscopato
latino-americano (tenuta a Rio de Janeiro nel luglio-agosto 1955), poi segretario, vice
presidente e infine presidente della commissione
per lAmerica Latina (dal 1958 al 1969), consultore delle Sacre Congregazioni per la
Dottrina della Fede, in quella per i Vescovi e in quella per la Chiese Orientali, fu
presidente della Pontificia Commissione per la Russia, consulente della Commissione
preparatoria del Concilio e membro della commissione
Conciliare per lApostolato dei Laici. È da rilevare come tra tanti gravosi impegni
affidatigli, il Samoré non rallentò quelli pastorali e di carità: lidea di
promuovere la costruzione di un accogliente sito per i vecchi in Bardi (Villa Mater
Gratiae) è del 1957 (linaugurazione è del settembre 1960), nel 1963 progettò la
costruzione della Casa della Gioventù (linaugurazione avvenne nella Pasqua del
1965) e nel 1967 progettò la costruzione della Scuola materna, inaugurata nel settembre
del 1973. Ma contemporaneamente a Roma diresse Villa Nazareth e il convento delle suore di
Vetralla. In quegli stessi anni, tra i molti scritti e discorsi, iniziò la sua
partecipazione alle attività della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi.
La prima relazione è del 17 settembre 1961, in una seduta nel Castello di Bardi promossa
in suo onore. Il Samoré parlò del collegio notarile istituito dallimperatore
Mattia l8 novembre 1616 a Bardi e ricevette da Roberto andreotti, presidente della Deputazione, il
diploma di membro emerito onorifico. Negli anni successivi intensificò i rapporti e nel
1974 presentò in una solenne seduta a Parma, la Bibliografia generale delle antiche
Province Parmensi, opera di padre Felice da Mareto. Per restare nellambito dei suoi
interventi culturali nellarea di Parma, nel 1975 presentò nella badia di torrechiara il libro di Angelo ciavarella su Luigi
Battei, libraio, tipografo, editore. Poi iniziò la serie delle sue relazioni alla deputazione e delle sue pubblicazioni, con le
quali pose vaste e solide basi per le ricerche future sulla storia dello Stato Landi: tra
queste, lAtlante storico dei territori di Bardi, Borgo Val di Taro e compiano che è la sua maggiore opera di carattere
storico. Concorsero a queste ricerche e studi la felice coincidenza dellaffetto per
la terra natale, la sua passione per la storia, la capacità a renderla piana e attraente
anche per il lettore non aduso e la disponibilità che egli ebbe dellaccesso agli
archivi (non soltanto a quello vaticano e a
quello Doria Landi Pamphily). Per la Deputazione di Storia Patria, vanno ancora ricordate
la presentazione di unaltra pregevole opera di Felice da mareto, Chiese e conventi di Parma, la
celebrazione del millennio dellinsigne abbazia di San giovanni Evangelista di Parma, e infine la
commemorazione con cui il 14 dicembre 1980 illustrò la vita e le opere di padre Felice da
Mareto. Tutto ciò nella continuità dei suoi impegni ecclesiastici come prefetto, dal
novembre 1968 al gennaio 1974, della Sacra Congregazione per la Disciplina dei sacramenti, carica che comportava responsabilità
senza limiti territoriali e di essenziale rilevanza per la Chiesa e per i cattolici di
tutto il mondo. Si occupò di Studi cateriniani, del collegio Alberoni (la cui Storia, curata da padre
Felice Rossi di Piacenza, seguì con assidua attenzione), del Centro Studi della Valle del
Ceno, che fu solennemente inaugurato il 23 aprile 1973 e che presiedette per dieci anni,
promuovendone tutte le iniziative culturali (dieci pubblicazioni), le mostre, le
conferenze, i concerti, ma soprattutto stimolando e seguendo le attività intese a
restaurare il castello di Bardi. Fu uomo aperto a tutti gli aspetti, i problemi, le attese
e le istanze della vita moderna: lo ricordò così Giulio Andreotti nella commemorazione
che tenne il 2 luglio 1983 a Bardi, a proposito dellinteresse che il Samoré non
disdegnò di avere per lo sport (del gennaio 1973 è un suo scritto sulla Spiritualità
nello sport nella rivista Panathlon International, e tenne un solenne discorso a Olimpia
nel luglio 1978, durante la XVIII sessione dellassociazione Olimpica Internazionale). Il 23
gennaio 1974 fu nominato bibliotecario e archivista della Chiesa. Sotto la regia del samoré, archivio e biblioteca vaticani vissero
eventi importanti: mostre di codici pregevolissimi, esposizioni di documenti, convegni,
congressi, celebrazioni per il quinto centenario della Vaticana e linaugurazione,
alla presenza del pontefice il 18 ottobre
1980, del nuovo deposito dellArchivio Segreto, consistente in 4500 metri quadrati di
superficie e di 50 chilometri lineari di scaffalature. Nel 1978 papa Giovanni Paolo II
mandò il Samoré in america Latina, come
suo rappresentante, per aiutare Argentina e Cile nella ricerca di unintesa nella
difficile controversia che li opponeva per il possesso del canale di Beagle e di alcune
isole vicine, nella regione della Terra del Fuoco. Il felice esito della missione
dimostrò ancora una volta la sua abilità in campo diplomatico. Questo successo gli valse
il profondo riconoscimento delle due nazioni, che gli intitolarono piazze e vie delle loro
metropoli. Per suo desiderio, il Samoré fu sepolto nel monastero del carmelo a Vetralla, dove riposa anche il
cardinale Tardini, suo maestro spirituale. Nel decimo anniversario della sua scomparsa
Argentina e Cile intitolarono a suo nome il passo Puyehne, che segna il confine tra i due
stati sudamericani.
FONTI E BIBL.: Sullattività del Samoré nella diplomazia vaticana e presso
la Santa Sede, cfr. Actes et documents du Saint-Siège, 1950 e seguenti (in particolare i
volumi III e XI) Numerosi sono gli scritti di storia locale, per un quadro complessivo dei
quali, cfr. G. Nicolini, Scritti del Card. Antonio Samoré, Bardi, 1982. Sul Samoré, cfr.
A. Sodano, Nel X anniversario della morte del Card. Samoré, in La Famiglia bardigiana, 45, 1993, 9-10; G. Montalvo,
Lopera del Card. Samoré nella mediazione papale tra Cile e Argentina, in La
Famiglia bardigiana, 45, 1993, 10-11; A.
Silvestrini, Una vita al servizio della S. Sede e della Chiesa, in La Famiglia bardigiana, 45, 1993, 12-13; Il Cardinale Samoré,
Piacenza, 1984; P. Pellizzari, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1983, 57-69;
M. Caffagnini, in Gazzetta di Parma 19 settembre 1993, 34; A. Silvestrini, in Studium 3
1993, 345-354; B. Perazzoli, in Dizionario storico del Movimento Cattolico. Aggiornamento,
1997, 440.
SAMPERI ELENA
Genova
1951-San Paolo 30 ottobre 1987
A Mossale apprese i primi insegnamenti di pittura dal suo vicino di casa, Arnaldo
Bartoli, artista dotato di una forte capacità di sintesi poetica.La passione per
larte la portò a laurearsi in lingue straniere e
storia dellarte a Genova. Poi andò a Londra per insegnare ma anche per partecipare
ai grandi dibattiti sul sociale, sulla medicina alternativa e sul ruolo della donna. Fu
socia del Womens images e prese parte alle mostre itineranti Womens images of
men (1980) e Pandoras Box (1984-1985). Quindi lasciò lInghilterra per il
Brasile (1986). Si interessò di medicina alternativa, di riflessologia e aromaterapia.
Lincontro con nuove problematiche, tra cui la distruzione della foresta amazzonica,
sono allorigine dei temi degli ultimi lavori, che furono esposti in una mostra
postuma a Londra nel marzo 1988. Morì a soli trentasei anni in un incidente stradale. Fu
sepolta a Mossale Superiore.
FONTI E BIBL.: P.P. Mendogni, in Gazzetta di Parma 21 luglio 1988, 3.
SANBONIFACIO
GIOVANNINO
Parma
seconda metà del XV secolo
Boccalaro attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
II, 323.
SANDEI
Parma 1780
Fu cantore alla Cattedrale di Parma il 4 giugno 1780.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
SANDEO FELINO MARIA
Felino
1444-Roma 6 settembre 1509
Professore di diritto canonico a Ferrara (1466) e di diritto romano a Pisa (1474),
fu poi nominato uditore di Rota, referendario utriusque Signaturae, canonico di Ferrara,
vice uditore della Camera apostolica, vescovo di Atri e Penne (1495) e infine di Lucca
(1499). Fu a fianco della Santa Sede nelle questioni con Ferdinando I di Napoli e con
Carlo VIII di Francia. Per confermare verso il primo il buon diritto della Santa Sede
contro il cosiddetto privilegio della monarchia sicula, scrisse lopera De regibus
Siciliae et Apuliae (Milano, 1485, e Hannover, 1601), ove riassume gli avvenimenti dal 537
al 1494. In materia di diritto scrisse un Commento alle Decretali (Venezia, 1497-1499;
Lione 1519, 1535 e 1587), dei Consilia (Lipsia, 1553, e Venezia, 1582), delle Repetitiones
ad alcuni punti particolari del diritto (Bologna, 1498), una Concordantia iuris, civile e
canonico, che è rimasta inedita, e alcuni saggi della storia diplomatica del tempo. A
Lucca raccolse i codici che formarono il primo fondo della Biblioteca capitolare, da lui
detta Feliniana.
FONTI E BIBL.: I.F. Schulte, Die Geschichte der Quellen und Literatur des can.
Rechts, II, Stoccarda, 1875, 351; N. Hilling, Felinus Sandeus auditor der Rota, in Archiv.
f. kath. Kirchenrecht 84, 1904, 94-106; E.
Cerchiari, Cappellani Papae et Apost. Sedis auditores, II, Roma, 1920, 71-72; P.
Palazzini, Benedictus de Benedictis, in Apollinaris 19 1947, 267; Hurter, II, 1171-1173;
P. Palazzini, in Encilcopedia Cattolica, X, 1953, 1753; Grandi del cattolicesimo, 1955,
408; Dizionario Ecclesiastico, III, 1958, 692; EBCU, 1978, 445.
SANDEO LODOVICO
Ferrara
1445 c.-1482
Fratello del celebre canonista Felino Maria. Si distinse sia nelle lettere greche
che in quelle latine e coltivò la poesia. Fu assai stimato dagli Este, in particolare dal
duca Borso. Strinse amicizia con molti illustri personaggi del suo tempo. Pur essendo
concittadino e amico del Tibaldeo, non ne seguì la scuola, ma si attenne alla lezione
più pura e nobile del Petrarca. Non fu privo però di nei, sia nella lingua che nella
felicità e sceltezza delle rime. Morì di peste insieme ad altri dieci componenti della
sua famiglia. I suoi versi furono stampati postumi a Pisa nel 1485 e furono dedicati ad
Alberto dEste. La Biblioteca Estense conserva, secondo quanto testimonia il Quadrio,
diversi manoscritto di sue rime.
FONTI
E BIBL.:
Parnaso italiano. Lirici, XI, 1846, 999.
SANDONI FRANCESCA, vedi CUZZONI FRANCESCA
SANDRI GIUSEPPE
Madregolo
1832/1858
Possidente. Fu sindaco di Collecchio (talvolta facente funzione di podestà)
dall11 giugno 1832 fino almeno allanno successivo. Fu consigliere anziano dal
1854 al 1858. Il 23 marzo 1858 cedette al comune
di Collecchio una porzione di terreno per il rassettamento della strada di Roma a
Madregolo.
FONTI
E BIBL.: U. Delsante-R. Barbieri, Collecchio, storia e immagini daltri tempi,
Collecchio, 1978; U. Delsante, Dizionario dei Collecchiesi, in Gazzetta di Parma 14 marzo
1960, 3; Indice analitico ed alfabetico della Raccolta generale delle leggi per gli Stati
di Parma, Piacenza e Guastalla degli anni 1814 al 1835, I, Parma, 1837; Malacoda 10 1987,
73.
SANDRINI EVASIO
Fontanellato
24 novembre 1922-Fornovo di Taro 8 novembre 1944
Figlio di Dario. Partigiano della 31a Brigata Garibaldi Forni, fu
decorato di medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Con
pochi uomini non esitava ad attaccare un forte nucleo di nemici. Circondato ed avendo
rifiutato di arrendersi, veniva colpito a morte. Fulgido esempio del più puro eroismo.
FONTI E BIBL.: Decorati al Valore,
1964, 47-48; Caduti Resistenza, 1970, 90.
SANELLI FERDINANDO
Parma
14 maggio 1816-Maranhão 15 dicembre 1861
Dopo aver studiato composizione privatamente con giuseppe alinovi,
fu corista e poi suggeritore nel Teatro Ducale di Parma (1835-1836). Nel 1839 si trasferì
a Mantova in qualità di maestro dei cori. Dopo un breve soggiorno a Milano e in Messico,
si fermò a parigi per perfezionarsi nella
composizione. Prima del ritorno in patria si recò in inghilterra (1843). Tornato in Italia, fu colto
nel 1854 da un attacco di follia. Nel 1858, ristabilito, cantò il 25 aprile a Parigi
nellotello di rossini la parte di Rodrigo, sostituendo Balart,
ed ebbe lincarico di maestro direttore e concertatore dorchestra
dellimpresa Mariangeli per i teatri di Pernambuco e di San Luigi di maranhão in Brasile. Tre anni dopo, colto di
nuovo da follia e malato di cancrena a un piede, morì. Le sue opere ebbero quasi sempre
un buon successo iniziale, senza riuscire peraltro a mantenersi in repertorio a causa
della genericità del loro stile. Il Sanelli compose le seguenti opere: Le Nozze
improvvise (montagnana, Teatro sociale, novembre 1838), La Cantante (G. sacchèro; Milano, Teatro Re, 2 febbraio 1841), I
Due sergenti (F. Romani; Torino, Teatro Regio, carnevale
1842), ermengarda (Martini; Milano, Teatro
Alla Scala, 10 novembre 1844), Luisa Strozzi (Martini; Parma, Teatro Regio, 27 maggio
1846), Gennaro Annese (Firenze, Teatro pergola,
5 aprile 1848), Il Fornaretto (A. Codebò; Parma, Teatro Regio, 24 marzo 1851; anche col
titolo Piero di Vasco), La tradita! (A.
Codebò; Venezia, Teatro La Fenice, 2 marzo 1852), Camoëns (A. Codebò; Torino, Teatro
Regio, 25 dicembre 1852), Ottavia (G. peruzzini;
Milano, Teatro Alla Scala, 11 febbraio 1854), Gusmano il buono (G. Peruzzini; mantova, Teatro Sociale, 10 febbraio 1855; in
edizione riveduta, Parma, Teatro Regio, 14 febbraio 1857, col titolo Gusmano il prode).
FONTI E BIBL.: P. Bettoli, Fasti Musicali; G.B. Janelli, dizionario biografico dei Parmigiani, 1884,
48-49; N.Pelicelli, Musicisti in Parma, in Note dArchivio 1936; Enciclopedia dello
Spettacolo, VIII, 1961, 1471; Dizionario dei musicisti UTET, 1988, VI, 567; G.N.Vetro,
Dizionario, 1998.
SANELLI GUALTIERO, vedi SANELLI FERNANDO
SANGIORGI ANTONIO GIOVAN BATTISTA
Parma-Parma
1845
Maestro compositore. Nel 1840 diede alle scene due opere: Il contestabile di
Chester (a Reggio Emilia) e Il Colombo (a Parma).
FONTI E BIBL.: P. Bettoli, Fasti musicali, 1875, 147.
SANGIORGI LUCIANO
Bologna
1921-Parma 19 marzo 1992
Sposò
la figlia del pittore e fotografo Libero Tosi e visse, con lei e i figli, sempre a Parma. controcorrente, alla ricerca di una cifra musicale
personalissima, il Sangiorgi fu uno dei primi esecutori della musica jazz in Italia. Prima
della seconda guerra mondiale, in casa Sangiorgi, che già da bambino suonava il piano,
arrivavano, clandestinamente, i dischi di George Gershwin. Lamore del Sangiorgi per
questo genere musicale fu immediato e contagioso. Con amici prese a frequentare cantine
dove si suonava lo swing e il boogie woogie. Nel 1943 Sangiorgi firmò un contratto per
lEIAR: cinquecento lire per ogni esibizione. Già famoso, nel 1947 il Sangiorgi si
esibì trionfalmente al San Carlo di Napoli e alla Fenice di Venezia con grandi orchestre
sinfoniche: Gershwin accanto a Sibelius e Vivaldi. Nel curriculum del Sangiorgi, estroso
pianista, non mancano le incisioni (per la Durium e per la Cetra) ma i suoi pezzi di
bravura furono certamente le esibizioni dal vivo. Straordinario manipolatore,
improvvisatore, genio della rapsodia, seppe ricreare, magari da appunti di viaggio,
atmosfere estrose e trasognate. Nel 1991 venne celebrato, con un concerto nel chiostro
degli Agostiniani a Viterbo, per i cinquantanni di carriera. Il Sangiorgi eseguì
brani dellamato Gershwin, di Bernstein e di Ellington.
FONTI
E BIBL.: D. Barioni, in Gazzetta di Parma 20 marzo 1992, 7.
SANGIORGIO GIANANTONIO o GIANNANTONIO, vedi SANGIORGIO GIOVANNI ANTONIO
SANGIORGIO GIOVANNI ANTONIO
Milano-Roma
14 marzo 1509
Alletà
di ventotto anni insegnò leggi canoniche a Pavia. Il Panciroli e il Doujat lo citano come
autorevole dottore col nome di cardinalis
Alexandrinus o più spesso col semplice titolo di Praepositus (dalla prevostura di santambrogio
che occupò in Milano), per le opere che lasciò a illustrazione dei decretali, nonché di
peculiari argomenti. LOldoino, nellAteneo romano, lo chiama sui aevi
Jurisconsultorum Princeps. Da papa Sisto IV nel 1479 fu nominato vescovo di Alessandria:
in quella città più che mai vive la memoria della religione, e liberalità sua, per i
sontuosi e ricchi paramenti, e vasi dargento, che ha donati alla chiesa cattedrale,
e per lampio sito, che a sue spese comprò, contiguo al medesimo tempio, per
fabbricarvi una canonica, nella quale abitando tutti i canonici, fossero più comodi e
pronti allassistenza del coro (Ghilini, Teatro di uomini letterati, tomo I). Creato
dallo stesso papa uditore della Rota romana
e referendario apostolico, lasciò la sede di Alessandria. Poi papa Alessandro VI lo
promosse al cardinalato (1493). Per i papi alessandro
VI e Giulio II sostenne importanti uffici e varie legazioni. Fu nominato vescovo di Parma
da Alessandro VI il 6 settembre 1499 e prese possesso della Diocesi per procuratore il 22
settembre 1499. In rapida successione gli furono poi assegnate le rendite dei vescovadi di
Alba, Frascati, Palestrina e Sabina, col titolo di patriarca gerosolimitano. Sembra
lasciasse alla Cattedrale di Parma bellissimi paramenti e altre ricche suppellettili.
Rifece in massima parte la grande fabbrica del vescovado e lo ridusse nella forma attuale.
secondo il Pico, Giulio II, assente da Roma
e impiegato personalmente nel recuperare Perugia e Bologna, affidò al Sangiorgio il
governo di Roma. Fu sepolto nella chiesa di San Celso in Roma, presso il ponte di Castel santangelo.
Camillo Porcario recitò a sua lode unorazione. Gli fu posto questepitaffio:
Hic sepultum est corpus R. Domini D. Jo. Antonii de S. Giorgio Mediolanen. Episc. Sabin.
S. R. E. Card. Alexandrini nuncupati societas salvatoris
ad Sancta Sanctorum heres e testamento B. P. posuit MDX. VII Kal. Decembris. Il Sangiorgio
lasciò tutti i suoi beni alla società
sotto linvocazione di San Salvatore.
FONTI
E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 237-238; G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi,
II, 1856, 5-11; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 240.
SANGUINETTI
CESARE
Parma
9 gennaio 1853-1921
Figlio di Guglielmo e Carolina Manara. laureatosi
in legge a ventanni, percorse una rapida e brillante carriera di avvocato. Oratore
fascinoso, logico e stringente, ebbe un periodo di grande popolarità. Fu presidente
dellordine degli Avvocati dal 1900 al
1908, anno in cui abbandonò la professione e si ritirò a vita privata. Dal 1881 al 1894
fu consigliere comunale e dal 1882 al 1884 consigliere provinciale. Fu inoltre deputato al
Parlamento per il Collegio di Parma nelle legislature del 1889 e del 1892 (si schierò
nelle file repubblicane). Il Sanguinetti fu anche letterato: lasciò due volumetti di
poesie (Violetta e Ombre leggiere).
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 137.
SANI EZIO
Noceto
o Parma 27 marzo 1919-Parma 28 aprile 1945
Figlio di Riccardo Sani e Ines Soncini. calzolaio,
l8 dicembre 1944 sposò Irma Gina Ponzi. Subito dopo il matrimonio il Sani, date le
sue idee politiche, fu costretto a scappare in montagna, con un fratello, verso Lagrimone.
Il Sani aderì poi alla Brigata Parma Vecchia che doveva impedire laccesso a Parma
delle forze nemiche, facilitando lingresso dei partigiani della montagna e degli
alleati. Tornò a Parma il 26 aprile 1945. La moglie lo rivide soltanto il 28: si
incontrarono in borgo parente, al funerale
di un altro partigiano, Aristide Rossi. Dopo poche ore il Sani fu ucciso da un cecchino
delle brigate nere appollaiato sul tetto dellex pretura. Il Sani si accingeva ad
attraversare il ponte di Mezzo, quando il fascista gli sparò, colpendolo al braccio
sinistro e al cuore.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 21 gennaio 1984.
SANI LUCIANO
Parma
1881/1914
Fu bracciante e poeta. Tra il 1901 e il 1914 pubblicò diversi suoi scritti.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 509.
SANI PAOLO
Roma
1855c.-
Visse per lungo tempo a Collecchio ove sposò la contessa Maria Bondani. Prestò
servizio come tenete nellEsercito regio. Nel 1883 scrisse un opuscolo dal titolo
Fagiani
dorati? Osservazioni postume dellimputato nella causa Carrega-Sani. La
causa di cui tratta il Sani riguarda la sua imputazione da parte dei marchesi Carrega di
aver ucciso un fagiano sulla strada che separava i poderi del Sani dalla tenuta boscosa
dei Carrega. Il Sani fu condannato dal Tribunale di Parma. Con lopuscolo confutò le
accuse dei suoi avversari con logica stringente e stile vivo, piacevole e spigliato, ricco
di citazioni in francese e corredato da una vastissima bibliografia venatoria di ogni
nazione europea. Nella Biblioteca Palatina di Parma esisteva un altro scritto del Sani, La
scuola di guerra (Battei, 1881), che, benché figuri nel catalogo, non risulta reperibile.
Sembra comunque che il Sani abbia scritto numerosi romanzi, uno dei quali, Il delitto
dellalbergo dellAquila dOro, ambientato in Collecchio.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario dei collecchiesi,
in Gazzetta di Parma, 14 marzo 1960, 3.
SANI RICCARDO
Noceto
1889-Monte Cengio 30 maggio 1916
Figlio di Ernesto. Granatiere del Reggimento granatieri,
fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione:
Portaordini al comando di un battaglione, eseguiva il suo speciale servizio in modo
esemplare. Animato da profonda devozione verso il suo comandante, lo seguiva in un
pericoloso spostamento durante il quale cadeva colpito a morte. Vittima del dovere e della
sua devozione.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1917, dispensa 78a, 6456; Decorati
al Valore, 1964, 63-64.
SANINI GAETANO
Parma
23 aprile 1782-post 1866
Figlio di Antonio e Luisa Menori. Argentiere, fu titolare di una bottega senza
dubbio assai attiva, dovendosi a lui attribuire, oltre a un cospicuo nucleo di oggetti
della chiesa della Steccata di Parma, alcuni lavori conservati in altre chiese del
Parmense: a esempio il paliotto della Cattedrale di Borgo San Donnino (cfr. G. Cirillo-G.
Godi, 1984, 27), il turibolo con navicella della chiesa di San Pietro a Vigatto (cfr. G.
Cirillo-G. Godi, II, 339), il calice della chiesa di San Bernardo di Fontevivo e il
turibolo con navicella della chiesa parrocchiale di San Nazzaro di Sissa (cfr. schede
Catalogo Soprintendenza Beni Artistici e Storici). Il Sanini divenne, presumibilmente
dagli inizi del XIX secolo, largentiere di fiducia dellordine Costantiniano, come risulta dagli inventari
del primo Ottocento, in cui figura come pesatore ufficiale e controllore della qualità
dellargenteria, succedendo in tal ruolo a Maurizio Vighi. Il Sanini realizzò, tra
laltro, una serie di lampade per la Steccata, che fu acquistata a spese della Gran
Cancelleria dellordine Costantiniano,
come si deduce sia dalliscrizione sulla coppa sia dallInventario datato 1830,
ma aggiornato con note di epoca successiva. Il Sanini rivela nelle lampade, come negli
altri suoi lavori, scelte formali e decorative sobrie, proprie del gusto neoclassico:
forme rigorose, non prive di eleganza, sono arricchite dai tipici motivi ornamentali a
perlinature, baccellature, girali affrontati, corone dalloro, mai esuberanti, ma
piuttosto equilibratamente accostati a nitide e lucide superfici.
FONTI E BIBL.: Archivio dellOrdine Costantiniano di San Giorgio, Parma, serie
XVI, busta 10 inventario 1830; Per uso del
santificare, 1991, 98-99.
SANINI GIUSEPPE
-Parma
19 gennaio 1842
Fu per oltre ventanni parroco della Ghiaia di Fontanellato. Compì studi
severi nelle discipline letterarie, filosofiche e morali. Fu in particolare cultore delle
lingue orientali: pubblicò una traduzione di Salmi, che fu però confutata dal De Rossi.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 361.
SANINI GIUSEPPE
Parma
7 ottobre 1825-Genova 21 ottobre 1910
Figlio di Giovanni e Maria Villani. Laureato in legge. Lamor patrio lo spinse
a partecipare di propria iniziativa alle guerre del 1848-1849, ma lesito non
favorevole di esse lo disilluse e lo indusse a diventare proscritto e a rifugiarsi in
Grecia. Quando gli eventi ritornarono favorevoli, rientrò in patria, a combattere nelle
schiere di Giuseppe Garibaldi. Partecipò alla battaglia del Volturno, dopo la quale venne
proposto capitano di Stato maggiore e decorato sul campo di medaglia al valore militare.
Nella vita civile si distinse prestando la sua opera per molti anni quale direttore del
ricreatorio G. Garibaldi di Parma. Nel 1864 il sanini
fu tenuto sotto sorveglianza dal Ministero dellInterno perché fervente
repubblicano.
FONTI E BIBL.: Il Presente 26 ottobre 1910, n. 87; C.Guerci, in Il Presente 29
ottobre 1910, n. 88; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 420; P. dangiolini,
Ministero dellInterno, 1964, 207; t. marcheselli,
Strade di Parma, III, 1990, 40.
SANINI MARIO
-Parma
31 agosto 1889
Fece da volontario la campagna risorgimentale 1870-1871.
FONTI E BIBL.: Corriere di Parma 2 settembre 1889, n. 201; G. Sitti, Il
Risorgimento italiano, 1915, 420.
SANINI OSVALDO
Candia
1875-post 1926
Figlio del garibaldino Giuseppe. Ebbe educazione classica e si laureò in legge. Fu
giornalista e poeta di un classicismo superato, chiuso sia alla lirica dannunziana sia a
quella del Carducci. Il suo verseggiare è spesso vigorosamente foscoliano e riproduce non
di rado, non senza fortuna, la maniera più forte del marradi, quale appare dai sonetti di Vita nuova,
Nella steppa, Monte Luco, e nelle quartine di Crepuscolo Marino. Il suo pensiero è sempre
robusto e il suo pessimismo si direbbe leopardiano, se non fossero frequenti il fremito e
lo sdegno al posto della serenità elegiaca del Leopardi. Pessimismo che sembra nutrito
del dolore di unanima fiera e che è elevato dal magistero di unarte
incorrotta dagli allettamenti di qualsiasi decadentismo, ma al tempo stesso sdegnosa di
qualsiasi, anche nobile, modernità.
FONTI E BIBL.: J. Bocchialini, Poeti del secolo nuovo, 1926, 47-48; J. Bocchialini,
in Aurea Parma 3 1925, 129.
SANINI PELLEGRINO
Parma
2 agosto 1818-post 1864
Figlio di Giovanni e Maria Villani. Negoziante di granaglie, nel febbraio 1864 fu
tenuto sotto sorveglianza dal Ministero dellInterno perché fervente repubblicano.
FONTI E BIBL.: P. dangiolini, Ministero dellinterno, 1964, 207.
SAN MARCO UGOLINO, vedi RUGGERI UGOLINO
SANQUILICI PAOLO
San
Quirico di Trecasali 1565-Roma 1630
Il 12 maggio 1590 fu pagato quattro lire per aver miniato le lettere maiuscole del
privilegio di cittadinanza parmigiana in favore dei fratelli Camillo e Pompeo Pellegrini
di Verona (archivio di Stato di Parma,
Archivio del comune, Ordinazioni Comunali,
serie LVII; raccolta manoscritti, fascicolo
Sanquilico, 1590, carta 90). recatosi in età giovanile a Roma, apprese dallo
scultore Camillo Mariani larte di modellare. Non tardò ad aver nome di buon
ritrattista in busti di cera dipinti. E perché era uomo faceto e sapeva contraffare ogni
linguaggio e rallegrare la conversazione, trovò aperta la via della corte papale: fu fatto canonico di Santa Maria in cosmedin e bussolante di più pontefici. Fu
particolarmente benvoluto alla corte del
principe cardinale Maurizio di Savoja. Fece anche alcuni lavori in bronzo, apprese
larchitettura e disegnò e insegnò fortificazioni. Delle sue opere, rimangono a
Roma in Santa Maria Maggiore (sagrestia) la statua del papa Paolo V in metallo e in San
Giovanni dei Fiorentini (cappella Sacchetti) un Cristo in croce di metallo, tratto da un
modello di Prospero Bresciano. Morì in età di sessantacinque anni, durante il
pontificato di Urbano VIII.
FONTI E BIBL.: Baglione, Vite de pittori, 1642, 210; S. Ticozzi, Dizionario
degli architetti, III, 1832, 210; A.M. Bessone, Scultori e architetti, 1947, 384, 417 e
445; E. Scarabelli Zunti, IV, 271; Künstler-Lexikon, XXIX, 416 (con bilbiografia
precedente); Archivio storico per le
Province Parmensi XLVI 1994, 362-363.
SANQUIRICO PAOLO o DA PARMA, vedi SANQUILICI PAOLO
SANROMERI GIOSEFFA, vedi SANTOMERI GIOSEFFA
SANSEVERINI, vedi SANSEVERINO
SANSEVERINO ALESSANDRO SAVERIO GAETANO
Parma
17 aprile 1742-Parma 3 agosto 1814
Nacque dal conte Giuseppe e dalla contessa Laura Leni, nella parrocchia di San
Giovanni. Casa Sanseverini risulta, dallelenco degli alloggi assegnati agli alti
ufficiali delle truppe che occuparono il ducato
nel 1745, in borgo Riolo 19. Il Sanseverino venne avviato, per rango e per censo, alla
carriera militare, che percorse fino ad alti gradi. Dal matrimonio con Cecilia Cantelli,
figlia del conte francesco, nacquero il 4
marzo 1768 Giuseppe melchiorre Luigi Maria e
il 14 aprile 1770 eleonora Teresa Maria,
destinata a vestire gli abiti monacali di SantOrsola. Indole mite ma appassionato di
arte e storia, manifestò ben presto curiosità e fermenti conoscitivi che elaborò in
modo personale. Sulla scia di quello che don Luigi Gozzi, un poligrafo legato
allambiente della corte, accanito
raccoglitore di antiche cronache e manoscritti rari, stava realizzando con esiti più
convincenti in ambito cartografico, il Sanseverino si ritagliò un suo spazio in campo
storiografico-cronachistico, mettendosi a frugare tra memoriali e documenti antichi,
collezionandoli, interrogando manoscritti, quadri e statue, con lintento di
riproporre poi in modo sistematico le conoscenze acquisite, a metà strada tra sapere
scientifico e sapere popolare. Il credito di cui godette è dimostrato dalle sovvenzioni
ducali alla pubblicazione della sua unica opera a stampa. Il duca approvò infatti nel 1777 il preventivo dello
stampatore giuseppe Braglia, relativo alla
spesa occorrente per stampare il Diario Istorico Cronologico del conte Alessandro
Sanseverini: si calcolò un occorrente di sessanta risme di carta piacentina per un totale
di 2300 lire. Ma resistenze e opposizioni, sintomi anche di conflitti non solo in ambito
letterario, ne ostacolarono la realizzazione. È lo steso amministratore francese Moreau
de Saint-Méry a svelarne i retroscena in una miscellanea manoscritta dedicata alle
vicende parmigiane. Moreau ricorda come il duca
avesse sollecitato il Sanseverino alla pubblicazione del suo Parmigiano istruito. Il conte
Giuseppe Pompeo Sacco, governatore e poi ministro di Grazia e Giustizia, intervenne a più
riprese facendo invece pressioni sulla famiglia perché dissuadesse il Sanseverino
dalliniziativa, accusandolo di aver circonvenu lInfant e arrivando infine a
far requisire tous les papiers del sanseverino,
salvo poi restituirgliele ancora cachetés, ma con un giudizio di non utilità per la
chose publique. Il Sanseverino, che vinse a stento il desiderio di bruciarle, alla fine si
vide arrivare lautorizzazione del duca
alla pubblicazione. Il Parmigiano istruito nelle notizie della sua patria sparse nel
presente Almanacco istorico-cronologico venne edito da Giuseppe Braglia a Casalmaggiore,
perché les presses de Parme etoient occupées, in due volumetti in ottavo, nel 1778.
Moreau conclude questa nota precisando che lopera era costata 3200 lire di Parma che
il duca doveva pagare, ma che il conte Sacco
ne aveva rimborsate solo 1400. Il sanseverino
nellintroduzione allopera, dedicata al duca Ferdinando di Borbone, dichiara
come il desiderio di accrescere le proprie cognizioni sul passato della sua città lo
avesse portato, attraverso ricerche onerose e dispendiose, a trovarsi possessore di
documenti e notizie che erano in grado di fornirgli materia sufficiente alla formazione di
una non disgradevole seguita Istoria Parmense. Conscio però della complessità
dellimpresa, forse non adatta alle sue forze, con unallusione anche alla sua
salute cagionevole, aveva ripiegato spargendo gli accennati Monumenti nel presente almanacco. Dalla tiepida accoglienza dei
contemporanei, lopera ricevette invece pungenti e aspre stroncature nel periodo
successivo, soprattutto tra i cultori delle belle arti. Paolo Donati nella prefazione alla
sua guida di Parma, facendo il punto sulleditoria del genere, cita anche il
Parmigiano istruito, ma commenta: Il suo autore prometteva di continuarlo ne
susseguenti anni, dando contezza delle pitture e architetture della nostra Patria; ma di
poco conto e fallaci furono le prime, e lo sarebbero state le posteriori, perché, privo
qual egli era, delle tante cognizioni a sì granduopo necessarie, diede in madornali
errori, riferendo di buona fede tutto ciò che gli veniva detto. Nel 1783, già tenente
colonnello del Terzo Suburbano di Parma, il Sanseverino sollecitò e ottenne dal duca la divisa di capitano di Truppa Regolata, che
gli consentì di mostrare dignità pari ai Capitani Urbani e nello stesso tempo maggiore
autorità con i subalterni. La sua fu una carriera costruita con zelo e attenzione, alla
quale solo i problemi di salute e un figlio un po vivace misero dei freni. Il 14
febbraio 1788, infatti, vide umiliato il suo ruolo professionale e frustrato quello
paterno quando il figlio Giuseppe venne fermato e condotto prima nel convento dei padri
minori riformati di CastellArquato e in seguito nelle prigioni nuove del Castello di
Piacenza, per aver disobbedito alle intimazioni del ministro Cesare Ventura che gli
rimproverava di frequentare compagnie disonorevoli al suo rango. Per non pregiudicarne la
salute, venne trasferito nel convento dei riformati di Borgonovo, ma in disaccordo con il
superiore, troppo rigoroso e sofistico, venne ricondotto nel Castello di Piacenza.
Nominato soldato volontario contro la sua volontà, insofferente a qualsiasi limitazione
di libertà, ai disagi e alle fatiche della vita militare, su istigazione di un coetaneo,
disertò il 7 aprile 1789, ma venne arrestato e rinchiuso nel Castello di montechiarugolo. Gli appelli del Sanseverino al duca, nel settembre 1789, perché considerasse con
clemenza la situazione del figlio, riuscirono a ottenerne la libertà, ma solo di giorno e
con obbligo di non uscire dal paese. Il marchese Tommaso Calcagnini, comandante del reggimento Reale di Ferdinando di Borbone e
comandante della Piazza del Ducato, sostenne le richieste del Sanseverino, convenendo
sulla severità del castigo già inflitto, ma suggerì anche di non insistere con la
carriera militare ormai irreparabilmente compromessa. La moglie del Sanseverino, Cecilia
Cantelli, morì il 21 agosto 1796, a cinquantadue anni. Il Sanseverino, perseguitato dalla
malattia, dopo quasi sedici anni di servizio chiese lesonero dallincarico per
la sua cagionevolezza di salute. Il conte Giacomo Cantelli, ispettore delle milizie e
collaterale generale, ne appoggiò la richiesta e il 15 febbraio 1799 il duca firmò il benservito, permettendogli di
conservare i gradi e gli onori di tenente colonnello delle milizie. Il 24 giugno 1800,
tuttavia, in istato di guarigione e con il suo posto ancora vacante, ottenne la
reintegrazione nei ranghi e nel 1803 venne nominato colonnello. Con la malattia imparò a
convivere, limitando più gli impegni mondani che la sua attività professionale. Nel
1804, in piena epoca repubblicana, chiese al suo superiore razioni di pane, come lumi e
altro per la Compagnia de Granatieri aquartierati a San Francesco cento venti. Nel
settembre dello stesso anno ricordò allamministratore generale la disponibilità
del Corpo dei Granatieri Suburbani a essere utilizzato come Truppa viva in occasione del
passaggio a Parma di papa Pio VII, che si stava recando a Parigi per lincoronazione
di Napoleone Bonaparte. Nel marzo del 1805 inviò le proprie considerazioni al collaterale
generale lodovico Cantelli, che poi le
trasmise al moreau, relative al nuovo
Decreto di riforma aglEsenti dal Carico della capitazione,
e Mobigliare. Seppur esili tracce nella quotidianità della sua professione, questi
documenti forniscono la testimonianza dellimpegno costante e dellattenzione
che vi profuse. E con altrettanta dedizione ricercò e raggruppò memorie e testimonianze
storico-artistiche. Giambattista Bodoni, presentandolo al professor Malacarne, al quale
volle indirizzarlo per fargli sperimentare gli effetti dei bagni di Abano sui suoi malori,
lo ritrae in termini affettuosi e lusinghieri, confessando di essergli legato non già per
la nobiltà de suoi natali, né per i molti pinguissimi beni de quali le fu
largo Fortuna, ma sibbene per lottimo suo cuore, per la sua generosa umanità, e per
lamore ardentissimo con cui ha sempre riguardato e conserva i monumenti di questa
sua illustre Patria avendo in ogni tempo raccolto e conservato i più antichi e pregevoli
monumenti che vi esistono ancora sparsi qua e là, ed ignoti alla maggior parte degli
esteri e dei Parmigiani stessi. Al sanseverino,
del resto, Bodoni si rivolse per avere indicazioni su quadri e attribuzioni di autori,
innescando un rapporto di reciproco scambio di informazioni. Larrivo di Moreau de
Saint-Méry a Parma, nel 1801, in qualità di residente della Repubblica Francese prima e
di amministratore generale poi, senza dubbio rappresentò per il Sanseverino un momento di
particolare fervore creativo e nel contempo anche di appagante gratificazione. Moreau
trovò in lui un alleato e un complice: la comune passione per le notizie patrie e
lintenzione di redigere una storia del ducato,
per la quale lamministratore stava cominciando a radunare documentazione,
stimolarono il Sanseverino ad assecondarne le curiosità e ad agevolarne le ricerche. Gli
segnalò bibliografie e procurò libri, come la Storia de Letterati, la Storia di Parma e
la Storia di Guastalla, tutti del padre Ireneo Affò, Il Flaminio da Parma, manoscritti e
riproduzioni di iscrizioni, dipinti e di particolari architettonici. Ricevette anche somme
di denaro, come risarcimento del materiale o per pagare i collaboratori. Alle note visive,
appunti grafici appena acquerellati, riproduzioni di lapidi e dettagli di iscrizioni, che
da tempo raccoglieva, si aggiunsero anche mappe, planimetrie, facciate, vedute, piante e
spaccati, come quelli del Battistero che inviò allamministratore il 31 dicembre del
1803. La dedizione al Moreau fu tale da donargli lintera sua raccolta. Angelo
Pezzana, che non glielo perdonò, tracciò del Sanseverini un ritratto severo e impietoso:
Se a questo suo tanto zelo, egli avesse accoppiata la coltura, la critica e
lesattezza che richieggionsi ne così fatti studii avrebbe potuto recare gran
lume in ogni ramo della nostra Storia. Alla quale avrebbe pure prestato non leggere
servigio se nel satisfare a desideri dellAmministratore gen. Moreau di S.
Méry, che radunava memorie per la storia medesima, a vece di presentarlo di molti antichi
e preziosi Atti originali che quegli recò poscia in Francia, e che indarno io procacciai
di ricuperare alla comune Patria, fosse stato contento a dargliene copia. Le memorie che
lamministratore aveva portato in Francia ritornarono a Parma nel 1847, a seguito
della vendita dellarchivio Moreau da parte della vedova allo Stato. Il Sanseverino
lasciò ai posteri raccolte di notizie manoscritte, poste insieme per pura sua istruzione,
di carattere ecclesiastico e civile e molto materiale per la storia dellarte: Storia
di Parma dal principio al secolo XVIII (Biblioteca Palatina, Parma, manoscritto parmense
528-529), Estratti delle cose rimarchevoli ricavate da certo libro intitolato Giornale di
Parma 1701-1724, redatto nel 1802 (Biblioteca Palatina, Parma, manoscritto parmense 433),
Cronaca parmigiana dal 1760 al 1784 (Archivio di Stato di Parma, Archivio del Comune,
4212), Memorie istoriche parmigiane (Archivio di Stato di Parma, Archivio del Comune,
4211) e Chiese ed edifici pubblici di Parma (Archivio di Stato di Parma, 3 volumi),
annoverante figure, piante, prospettive e notizie sulle architetture parmigiane. particolarmente questultima fatica
testimonia di un suo vedutismo, attrezzato sotto il profilo tecnico e capace di fresca
schematizzazione grafica.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833,
IV, 653; Arte a Parma, 1979, 281-282; R. Lasagni, Bibliografia parmigiana, 1991, 263; V.
Bocchi, in Ossessione della memoria, Parma, 1997, 61-65.
SANSEVERINO
BARBARA
Milano
gennaio/agosto 1550-Parma 19 maggio 1612
Figlia di Gianfrancesco e di Lavinia sanseverino,
trascorse la fanciullezza nella rocca di Colorno. Il 6 settembre 1564, non ancora
quindicenne, andò sposa al cinquantenne cavaliere conte Giberto Sanvitale di Parma,
vedovo di Livia Belgioioso, con diritto di successione alla contea di Sala. Poiché il
Sanvitale aveva domicilio a Parma nel palazzo Bernieri, la Sanseverino, con grande sfarzo,
vi prese stanza. Dal matrimonio nacque Girolamo (1567), che tanti crucci procurò alla sanseverino. A Parma la Sanseverino si prodigò
in opere benefiche di ogni tipo, fino a farsi zelatrice di raccolte di offerte per il
recupero di prostitute alla vita virtuosa. Quando Giberto Sanvitale nel 1572 dovette
recarsi a Roma, la Sanseverino lo seguì ed ebbe modo di intervenire ai ritrovi di dame e
cavalieri mettendo in evidenza sia la sua avvenenza che la buona cultura e intelligenza.
Durante il soggiorno romano, la Sanseverino ebbe esaltazione nel canto dei poeti che
lincontrarono: il patrizio veneto Maffeo Veniero le dedicò una splendida canzone
nel suo dialetto, Curzio Gonzaga la magnificò in numerosi sonetti e Girolamo Catena la
esaltò con epigrammi latini. quando,
tornata da Roma, la Sanseverino si recò nel 1576 a Ferrara accompagnata da Eleonora, sua
figliastra, il poeta principe del tempo, Torquato Tasso, fu stordito dalla bellezza di
entrambe, ma particolarmente dalla sanseverino,
cui dedicò uno splendido sonetto. Mentre si trovava nel suo feudo di Colorno, si dedicò
anche allinterpretazione dellarte scenica: rivelò squisita sensibilità ed
eccezionali doti di interprete, tali che rendere possono una donna singolare nel suo
sesso, o rarissima. La rivelazione di queste capacità fece dedicare alla sanseverino la terza parte delle rime scritte dal
poeta bresciano Gian Mario Agacio. Addirittura il Guarino si gloriò di avere giudizio
dalla sanseverino sullopera sua Il
pastor fido. Dal suo matrimonio con Giberto Sanvitale, nel 1571, alletà di
ventanni, ebbe anche una bambina, cui fu messo il suo stesso nome. Di questa bambina
un poeta del tempo scrisse: Gentil fanciulla, in cui si trova espresso laltero nome
e la beltà materna. La scialba personalità di Giberto Sanvitale, mai libera da bigotte
suggestioni religiose, e i trionfi e le lodi della sanseverino
inevitabilmente minarono la solidità del loro matrimonio: la Sanseverino cominciò a
essere insofferente di abitare a Sala e, quando non poté sostare a Parma, amò starsene a
Colorno (1577). Giberto Sanvitale e il figlio Girolamo la sollecitarono a restare a Sala,
ma tutto fu inutile, finché la Sanseverino arrivò alla decisione di chiedere il
divorzio, pretendendo la restituzione della propria dote e degli arredi nozzereschi.
Intervennero inutilmente nella contesa un cardinale e il marchese Giuliano Pallavicino.
Quando la Sanseverino non seppe più a che cosa aggrapparsi per motivare la propria
decisione, affermò di avere scoperto che le sue nozze con Giberto sanvitale dovevano essere annullate perché
incestuose in quanto tra il padre gianfrancesco
sanseverino e la prima moglie di Giberto
Sanvitale vi era una consanguineità derivante dalla comune origine viscontea. Il vescovo
di Parma Ferrante Farnese non riuscì a smontare il pretesto della Sanseverino. Intervenne
allora il papa che ordinò al vescovo di
fare chiudere la Sanseverino in un convento, ma proprio in quei giorni Giberto Sanvitale
morì (1585). Lasciò per testamento erede di tutti i beni il figlio Girolamo, con
limpegno di corrispondere alla sorella Barbara ventiduemila scudi a titolo di dote.
Successivamente la Sanseverino poté avere dal figlio Girolamo gli alimenti e la
restituzione della dote. Per il cattivo governo del figlio Girolamo nel feudo di Sala, la sanseverino temette che nello sperperare tutto il
suo patrimonio egli arrivasse anche a dilapidare la dote che era stata lasciata alla
sorella. Fu il duca Alessandro Farnese a intervenire perché la dote della giovanetta
fosse messa in salvo, fino a che Barbara andò sposa a un ricco francese nel 1589. Anche
la Sanseverino sborsò in dote diecimila scudi per la figlia. La sanseverino si dedicò alle cure del suo feudo di
Colorno in un periodo di grande miseria: sovvenne famiglie bisognose e, in esecuzione di
una volontà della madre, fondò in Colorno anche un Monte della Pietà. Si legò di
unamicizia più che affettuosa con Vincenzo gonzaga,
figlio del duca di Mantova, ben più giovane di lei, divenendone non solo amante ma
confidente e consigliera in affari di cuore. Più bella e più fresca che mai, venne
esaltata dal Gonzaga allorché era sui quarantanni.Fu lei, con grande
spregiudicatezza, a favorirne gli amori con la reggiana Ippolita Torricella, a mettergli
vicino come favorita Agnese de Argotta, marchesa di Grana, e a raggiungerlo con bellissime
giovani parmigiane a Maderno sul Garda. Ebbe non comune cultura e rese la corte di Colorno un ritrovo di eletti ingegni.
Mise in auge lAccademia degli Amorevoli ed ebbe il vezzo dei cenacoli letterari. Le
furono amici, tra i tanti, Ferrante Gonzaga, bernardino
Baldi, Battista Guarini e Angelo Ingegneri. Vincenzo Gonzaga le accordò tutte le
esenzioni sui beni personali che ella già aveva o poteva avere nel suo ducato. Intanto cominciò a svilupparsi
unaspra contesa tra il duca ranuccio
Farnese e la Sanseverino a proposito della proprietà del feudo di Colorno. ranuccio Farnese, di carattere sospettoso e
chiuso, pose gli occhi su Colorno per molteplici ragioni: per una lotta contro
lultima feudalità locale e i suoi intenti dindipendenza e di prepotenza
(lotta che iniziò nel 1602 con lobbligo ai feudatari di non assentarsi dal ducato senza giustificato motivo e che continuò
nel 1606 col limitarne i diritti di caccia), per desiderio di acquisire alle vuote casse
ducali il patrimonio dei Sanseverino e dei Sanvitale che erano i più cospicui in tutto il
ducato, e per la necessità di dover
prendere una serie di precauzioni militari rinforzando i presidi verso il Po (con questa
scusa aveva posto in Colorno un commissario con un drappello di soldati). ranuccio Farnese avanzò le sue pretese,
infirmando inizialmente le concessioni date da Ottavio Farnese e istruendo un regolare
processo sulla loro validità. Anche cittadini colornesi trovarono modo di lamentarsi con
Ranuccio farnese di certi torti a loro
giudizio ricevuti dalla Sanseverino: grave ingiustizia fu ritenuta dagli abitanti di
Mezzano de Rondani, di copermio,
delle Vedole e di altri centri laver loro imposto la Sanseverino di fare alcune
carreggiature per Parma e Colorno, minacciando pena di cento scudi doro a ciascuno
dei non obbedienti. Sentendosi abbandonata anche dal figlio Girolamo, cercò un aiuto, e
nel 1596 decise così di sposare il conte Orazio Simonetta, che già la corteggiava ed era
tanto invaghito di lei che, avendo avuto da altra donna una figlia naturale, le aveva
imposto il nome di Barbara. Ranuccio Farnese, appellandosi a semplici pretesti, operò sia
contro la Sanseverino, che era semplice usufruttuaria del feudo di Colorno, sia contro il
figlio Girolamo e il nipote gianfrancesco,
che avrebbero dovuto, uno dopo laltro, divenire i titolari del feudo stesso. venuto a sapere la questione, il conte di fuentes, governatore di Milano per la corona di
Spagna, intimò al duca Ranuccio Farnese di desistere dalle sue pretese, giudicate
illogiche e illegittime. Così, finché visse il Fuentes, sia la sanseverino che Girolamo e gianfrancesco non ebbero più minacce. morto però il fuentes, Ranuccio Farnese riprese le sue
rivendicazioni e propose di affidare la diatriba a un collegio di giuristi di Padova, che
egli si riprometteva di corrompere avendo avuto prova della loro corruttibilità in altra
occasione. mentre a Roma i cardinali Gonzaga
e montalto si votarono alle ragioni
Sanvitale-sanseverino, come Ranuccio Farnese
aveva previsto, il collegio dei giuristi si schierò dalla sua parte con trentatré voti
contro diciassette. Quando Girolamo Sanvitale apprese la sentenza, si mise a trattare con
Ranuccio Farnese si predispose a ricevere al posto di Colorno una rendita corrispondente,
con laggiunta di una giurisdizione su Collecchio, e ad avere la dignità marchionale
di Colorno vita naturale durante, in quanto Sala stessa si sarebbe trasformata da contea
in marchesato. Gianfrancesco sanvitale,
figlio di Girolamo e nipote della sanseverino,
prese una posizione ben diversa dal padre, rendendosi conto che, morti la Sanseverino e il
padre, a lui non sarebbe restato nulla. Cominciò dunque a pensare che non gli restava che
disfarsi delliniquo duca. Resosi
conto della ruggine che esisteva tra i duchi di Mantova e quello di Parma, lasciò
trasparire al duca Vincenzo gonzaga il suo
rancore per ranuccio Farnese e il Gonzaga
gli lasciò capire che lo avrebbe aiutato nel suo intento. Inoltre gianfrancesco sanvitale, che aveva sposato una nipote del
principe della mirandola, ottenne
incoraggiamento anche da questultimo. Lo stesso duca di Modena gli lasciò capire che non lo
avrebbe ostacolato nellimpresa. Lattentato avrebbe dovuto compiersi durante la
cerimonia del battesimo di alessandro,
figlio del Farnese. Al sacro rito avrebbero partecipato il duca, il cardinale Odoardo Farnese e Ottavio,
figlio naturale dello stesso Ranuccio Farnese. Nel mezzo della funzione, esecutori
assoldati avrebbero dovuto balzare in chiesa e uccidere tutti i partecipanti. Ad azione
riuscita, soldati già predisposti, avrebbero occupato il castello e gli altri palazzi
principali della città di Parma. Ma, per una banale circostanza, il battesimo non ebbe
luogo nella chiesa e nellora stabilite, per cui limpresa dovette essere
rinviata. Si era persino stabilito che, a impresa compiuta, Parma sarebbe stata proclamata
repubblica oligarchica, Piacenza sarebbe stata annessa al ducato di Mantova, Castro e le terre dipendenti
sarebbero state date al papa e i domini
dAbruzzo al duca di Modena. sfumata loccasione del battesimo, si
cominciò a studiare il modo di uccidere il duca
nellabbazia di Fontevivo, retta dai cappuccini, dove Ranuccio Farnese si rifugiava
quando, comera solito, lo assalivano crisi di fanatismo religioso. Nel frattempo
Girolamo Sanvitale, che pure aveva lasciato sospettare di cedere alle lusinghe del duca, venuto a sapere della congiura in
preparazione, decise di prendervi parte attiva e nel Carnevale del 1611 invitò a casa sua
tutti coloro che sapeva esservi propensi: tra gli altri, la Sanseverino, il marchese
Gianfrancesco Sanvitale, Orazio Simonetta, marito della sanseverino, Pio Torelli e il piacentino Teodoro
Scotti. In quel convito si concordò di assoldare uomini pronti al colpo di mano. gianfrancesco Sanvitale andò a Mantova e ottenne
da quel duca millecinquecento scudi in
contanti. Una parte tenne per sé, una parte dette al sacerdote Gigli e unaltra
parte al suo fidato servitore Onofrio Martani da Spoleto: ognuno avrebbe dovuto assoldare
gli uomini necessari allimpresa. Avvenne però che quasi contemporaneamente il
cugino di Gianfrancesco Sanvitale, Alfonso Sanvitale, in grave disaccordo con la moglie
Silvia Visdomini, decise di farla uccidere. Mentre Silvia Visdomini si trovava con la
madre a villa San Maurizio di reggio, fu
compiuto un attentato ai loro danni: la madre morì, mentre Silvia Visdomini se la cavò
con gravi ferite. ranuccio Farnese, venuto a
conoscenza del fatto e sapendo dei preesistenti rancori tra Alfonso Sanvitale e la moglie,
fece arrestare il Sanvitale insieme a Oliviero Olivieri, sospettato di avergli tenuto
mano. Per ragioni diverse fu arrestato anche Onofrio Martani insieme ad altri soldati. Nel
fare il processo a questi soldati il giudice, il nobile Filiberto Piosasco, trovò nella
tasca di uno dei giudicandi delle schede convenzionali attinenti allingaggio per
Laffare importantissimo che era la cosa del duca.
Insistendo nellinterrogatorio, il Piosasco venne a scoprire i termini della congiura
e in breve cominciarono gli arresti dei sospetti. Il Martani, sottoposto a feroce tortura,
finì col denunciare per primi Gianfrancesco e Alfonso Sanvitale, che furono arrestati e
consegnati al Piosasco, il quale poté allora allargare lindagine sulle dimensioni
della trapelata congiura. Larresto del nipote gianfrancesco
fu un colpo terribile per la Sanseverino che, nellinteressarsi di lui e
nellillusione di poterlo difendere, commise qualche imprudenza. Ranuccio Farnese,
pertanto, dispose ogni sorveglianza sui movimenti, sulle relazioni e sulle parole della
Sanseverino. Gianfrancesco e Alfonso Sanvitale, orribilmente martoriati dalle torture,
fecero delle confessioni, per cui il 9 novembre 1611 furono arrestati anche il conte
Orazio Simonetta, marito della Sanseverino, il conte Pio Torelli di montechiarugolo, il conte Masi da Correggio e il
conte Scotti di Piacenza. Non molto tempo dopo il tesoriere del duca, Bartolomeo Riva, spedì al Piosasco una nota
di delitti di cui egli imputava la Sanseverino. Il Piosasco l11 febbraio 1612
ordinò la carcerazione della sanseverino,
di suo figlio Girolamo e della di lui moglie Benedetta Pia. Il giorno 13 febbraio, mentre
la Sanseverino si trovava a Parma nel suo palazzo nelle vicinanze di Santo Stefano, un
manipolo di guardie comandato da pellegrino
Barbetta irruppe nel palazzo, sequestrò i servi, segregò in una stanza tutte le donne
presenti, arrestò la Sanseverino e la diede in custodia al servo Giovanni Marchetti. La sanseverino fu tradotta nel Castel Nuovo di Parma.
In quel castello fu portata, qualche giorno dopo, anche la giovane nuora Barbara, moglie
di Girolamo Sanvitale, mentre questultimo, con gli altri arrestati, fu rinchiuso
nelle carceri della Rocchetta. Il giorno dopo il giudice Piosasco, accompagnato dal notaio
Moreschi, si recò al castello e iniziò gli interrogatori della Sanseverino. Come risulta
dagli atti del processo, gli interrogatori furono condotti con metodi diversi: a volte
blandi e suadenti, a volte minacciosi e feroci. la
sanseverino continuò a proclamare la sua
non colpevolezza, pure ammettendo il suo rancore per le manifestazioni di inimicizia che
il duca aveva espresso nei suoi confronti.
Dagli atti stessi risulta che la Sanseverino crollò soltanto quando le mostrarono le
rivelazioni di accusa a suo carico che erano state fatte dai suoi più stretti familiari,
quali il marito Orazio Simonetta, il figlio Girolamo e lo stesso nipote gianfrancesco Sanvitale, già sottoposti a
orribili torture. lincalzare
dellinquisizione, i raggiri del personale di custodia, le blandizie e le minacce
ridussero la Sanseverino al punto di doversi sentire meritevole di ogni pena per
loffesa maestà del duca e macchiata
di ogni vergogna davanti ai suoi sudditi. Il 4 maggio 1612 filiberto Piosasco pronunciò col voto del consiglio di Giustizia la sentenza, per la quale,
dichiarati i prigionieri rei di lesa divina e umana Maestà, li condannò, oltre alla
confisca dellavere, ad essere trascinati per la città a coda di cavallo, sopra un
graticcio di vimini, sino al luogo del supplizio, ove sarebbero stati appesi, poi
squartati, e i quarti esposti, secondo luso, al pubblico terrore. Senonché il duca, cui bastava disfarsi di loro, confermò la
sentenza capitale e ne vietò le sevizie. lesecuzione
della sentenza fu fissata il 19 maggio. Nella notte del 15 la Sanseverino fu consegnata
dal castellano Cesi al Ravizzotti, aiutante nelle ducali milizie, e condotta nella rocchetta, dove il custode Genesio Mazza la chiuse
nella prigione. Dopo due notti e un giorno, il 17 maggio fu stretta ai ferri. Al mattino
del 18 le si apprestò il Pane degli Angeli nella cappella delle carceri e le fu assegnato
un confessore permanente. A notte inoltrata il Mazza consegnò in Rocchetta a Gaspare
Antonio Custodi, capitano, presente il notaio Agostino Neroni, la Sanseverino insieme con
gli altri. Fu condotta al palazzo del criminale,
in piazza, e venne tratta per prima al supplizio. Della Sanseverino restano due piccoli
ritratti. Uno, nella Rocca di Fontanellato che fu dei sanvitale, raffigurante un volto affilato che si
affonda in un ampio colletto serrato da una trina di merletto, dallo sguardo e dal lieve
sorriso enigmatico, quasi leonardeschi, con perle al collo, pendagli alle orecchie e i
capelli raccolti a trecce e riccioli, il secondo, che è una piccola miniatura, al museo
Glauco Lombardi.
FONTI E BIBL.: A. Ademollo, La bella Adriana, Città di Castello, 1888; F. Odorici,
Barbara sanvitale e la congiura del 1611
contro i Farnesi, Milano, 1863; A. Valeri, I Farnese, Firenze, 1934; F. Orestano, Eroine,
1940, 318; G.B. Janelli, dizionario
biografico dei Parmigiani illustri o benemeriti nelle scienze, nelle lettere e nelle arti,
Genova, 1877, 362-371 e 525; A. Ronchini, Vita della contessa Barbara Sanseverino, in Atti
e memorie della R. Deputazione di storia patria
per le province modenesi e parmigiane
I 1863; M. Bandini, Poetesse, 1942, 210; M. Pellegri, Colorno villa ducale, 1981, 27-29;
Al Pont ad Mez 2 1988, inserto; P. Tomasi, in Gazzetta di Parma 2 marzo 1992, 5.
SANSEVERINO
FEDERICO
Napoli
1450-Roma 7 agosto 1516
Fu cardinale diacono (9 marzo 1489), canonico della Cattedrale di Parma e
commendatario della badia di Fontevivo. Fu sostenitore di papa Alessandro VI e francofilo.
Fu privato del cardinalato il 24 ottobre 1511 e di nuovo fatto cardinale il 27 giugno
1513.
FONTI E BIBL.: Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 271.
SANSEVERINO
FRANCESCO MARIA
Parma-Parma
1673
Insegnò allUniversità di Parma almeno dal 1645. Dapprima professò
istituzioni, ma nel 1646 fu lettore primario di diritto civile. Dal 1657 al 1673 ebbe
ufficio di avvocato fiscale. Nel 1670-1671 trattò nello Studio parmense Rub. et I. C. qui
admitt. ad bonorum possess. Rimane del Sanseverino una allegazione In Buxet Bonorum
vacantium.
FONTI E BIBL.: Bolsi, 38, 48; Archivio di Stato di Parma, Mandati 1619-1715, numero
90, Ruoli de Provigionati, numeri 19, 22; F.Rizzi, Professori, 1953, 37.
SANSEVERINO GIAN ALBERTO, vedi SANSEVERINO SIMONE GIOVANNI ALBERTO
SANSEVERINO
GIAN FRANCESCO
Colorno
1525 c.-1570
Figlio di Giulio e di Ippolita Pallavicino di Scipione. Si distinse nella carriera
delle armi e fu maestro di campo al servizio dellimperatore Carlo V e di Filippo II
di Spagna.
FONTI E BIBL.: M. Pellegri, Colorno villa ducale, 1981, 33.
SANSEVERINO GIAN FRANCESCO, vedi anche SANSEVERINO GIOVANNI FRANCESCO
SANSEVERINO GIAN GALEAZZO, vedi SANSEVERINO GIOVANNI FRANCESCO
SANSEVERINO GIOVANNI ALBERTO, vedi SANSEVERINO SIMONE GIOVANNI ALBERTO
SANSEVERINO
GIOVANNI FRANCESCO
Colorno
1474 c.-Napoli 1500
Figlio naturale di Roberto Ambrogio. Militò sotto Luigi XII di Francia e morì a
Napoli mentre era al servizio di quel re. Fu
sepolto in Santa Chiara. Dalla moglie Barbara Gonzaga di Bozzolo ebbe vari figli, tra cui
il discendente per il feudo di Colorno, Roberto Ambrogio.
FONTI E BIBL.: Colorno. Memorie storiche, 1800, 78; Pellegri, Colorno villa ducale,
1981, 32.
SANSEVERINO
GIUSEPPE
Parma
1776/1821
Fu Gentiluomo di Camera allla Corte di Parma dal 1776, tra gli Esenti della compagnia delle Guardie del Corpo delle Altezze
Reali con la carica di Sottotenente della compagnia
dei Volontari di Colorno dal 1778 e Colonnello Comandante della Piazza almeno dal 1817 al
1821.Fu inoltre commendatore dellOrdine Costantiniano di San Giorgio con incarichi
di vicetesoriere nel Consiglio stesso e autore del manoscritto Plan de toutes les figures
dune contredanse a cheval executée par son Altesse Royal Madame lInfante
Archiduchesse dAutriche avec vint trois cavaliers devant le palais du Jardin Royal
de Parme le 15 fevrier 1778.
FONTI E BIBL.: V.Bocchi, in Ossessione della Memoria, Parma, 1997, 65.
SANSEVERINO IPPOLITA, vedi PALLAVICINO IPPOLITA
SANSEVERINO
ROBERTO
Caiazzo
o Napoli 1417-Rovereto 9 agosto 1487
Figlio di Leonetto e di Elisa Sforza, figlia di Muzio Attendolo e sorella di
Francesco che fu poi Duca di Milano.Trasferitosi da Napoli a Milano al servizio di
Attendolo Sforza, combatté per conto di lui contro gli Aragonesi di Napoli.Nel 1458
compì un viaggio in terrasanta, di cui
rimane linteressante descrizione Viaggio in Terrasanta fatto e descritto per roberto da Sanseverino (Bologna, 1888). Per i suoi
meriti ottenne nel 1451 il feudo di Colorno.Ritiratosi poi dal servizio degli sforza, combatté per la Repubblica di Genova che
si era ribellata alla dominazione degli stessi Sforza.Dovette poi fuggire a Venezia, ove
venne eletto Capitano generale della repubblica
e per essa morì combattendo alla difesa di Rovereto.Dalle sue tre successive mogli e da
un numero imprecisato di amanti sortì una copiosa messe di figli legittimi e non.
FONTI
E BIBL.:
P. Amat di San Filippo, Biografie di viaggiatori, 1875, 65; Palazzi e casate di Parma,
1971, 180; M. Pellegri, Colorno villa ducale, 1981, 32.
SANSEVERINO
ROBERTO AMBROGIO
1500-Busseto
1532
Dopo avere militato al soldo della Chiesa, dellImpero e della Repubblica
Veneta, si pose al servizio di Francesco I di Francia che lo creò generale della
cavalleria italiana. Morì a soli trentadue anni detà, dopo una cena con il
marchese Del Vasto, non senza sospetto di veleno. A Parma gli vennero tributati grandi
onori.
FONTI E BIBL.: M. Pellegri, Colorno villa ducale, 1981, 33.
SANSEVERINO RUBERTO, vedi SANSEVERINO ROBERTO
SANSEVERINO SIMONE GIOVANNI ALBERTO
Parma
28 ottobre 1553-Parma 5 marzo 1622
Figlio di Giovanni Battista e di Anna. Fu buon letterato e diede privatamente
lezioni di logica e scienze. Fu medico di Odoardo e Ranuccio Farnese, ricercato anche da
altri sovrani (tra i quali, Francesco Maria duca di Urbino e Cosimo dei Medici) e
insegnante alluniversità di Parma. Fu
anche appellato Urbano perché, secondo quanto riporta Ranuccio Pico, il padre, essendo
cieco, diede il nome Orbano alla famiglia, che poi cambiò in Urbano, come più
conveniente. Nel 1579 fece domanda discrizione al Collegio dei Medici di Parma, ma
non fu accettato mancando la nobiltà della famiglia, che era uno dei requisiti richiesti.
Nel 1598 una grave e strana malattia colpì Ranuccio Farnese (che non era mai stato
veramente bene e che anche in seguito fu sofferente a varie riprese) e i medici chiamati a
consulto non venivano a capo di nulla. Fu allora interpellato il Sanseverino, che riuscì
a ristorare le forze del duca, il quale il
24 settembre 1599 ordinò che il Sanseverino fosse iscritto al Collegio con
lanzianità della prima richiesta e gli fece assegnare la prima cattedra di medicina
dellUniversità di Parma nel 1602. Rimasto vedovo della prima moglie, il 15 marzo
1615 sposò in seconde nozze Anna Pallavicino di Polesine. È effigiato nellantica
farmacia di San Giovanni e fu sepolto in San Pietro Martire a Parma, dove
uniscrizione così lo ricorda: Joanni Alberto Sanseverino Urbano equiti
philosophoque medico praestantissimo qui postquam serenissimos tres Duce Urbini primo
Franciscum Mariam Parmae deinde Ranutium Hetruriae demum Cosimum Italia universa demirante
praesentiss. morti eripuisset cum exinde fidei suae creditam sereniss. Farnesiorum
familiam maximeque Odoardum nunc Parmae regnantem medica ope insignite juvasset scientia
et arte clarus rarum medicina e prima sede docendi munere per annos viginti obito
repentina morte sublatus obijt anno aetatis LXX salutis MDCXXII septimo idus sept.
FONTI
E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV, 328-332;
Parma nellarte 3 1965, 206-207; R.
Pico, Appendice, 169-174; G. Berti, Studio universitario parmense, 1967, 104-105; T.
Marcheselli, in Gazzetta di Parma 12 agosto 1986.
SANSEVERINO URBANO, vedi SANSEVERINO SIMONE GIOVANNI ALBERTO
SANSI GIACCO, vedi SANSI GIACOMO
SANSI GIACOMO
Parma
1670
Detto anche Giacco. Fu pittore di architetture e di ornati attivo nellanno
1670.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Encilcopedia metodica di Belle Arti, XVIII, 1823, 16.
SANSO GIACCO, vedi SANSI GIACOMO
SANTE DA BORGO SAN DONNINO, vedi MAESTRI CARLO
SANTE DA PARMA
Parma-Monte Compatri 25 agosto 1241c.
Frate francescano illustre per virtù, e per miracoli celeberrimo. Il suo corpo
riposa nel convento di Monte Compatri, nei pressi di Roma. Il Martirologio francescano ne
fa onorata menzione al 25 di agosto. È chiamato venerabile e beato. Tra i miracoli
attribuitigli, il Bresciano menziona quello avvenuto nel giorno della domenica delle
Palme: avendo piantato un ulivo nellorticello della sua cella, la mattina seguente
lo si vide già fiorito e adulto.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 9; A.Bresciani, Vite dei santi, 1815, 42;
Beato Buralli 1889, 214.
SANTEVASIO
AMBROGIO
Parma
prima metà del XVI secolo
Scultore
attivo nella prima metà del XVI secolo.
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, III, 362.
SANTI
Parma XVII secolo
Fu liutista alla corte ducale di
Firenze nel XVII secolo (Bonini, Prima parte de Discorsi e regole sopra la musica).
FONTI E BIBL.: Bonini, manoscritto della biblioteca
Ricciardiana di Firenze; R. Eitner, VIII, 419; Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 151.
SANTI DOMENICO
Riana
di Monchio 1 maggio 1746-Parma 10 novembre 1835
Nacque da Carlo e da Lucia Cocconi, in una modesta famiglia del ceto medio. Compì
gli studi in Parma, si fece sacerdote e fu ascritto nel Collegio dottorale di Sacra
Teologia. Si specializzò in scienze morali e gli fu affidato linsegnamento
delletica allUniversità di Parma nel 1785. Venne poi scelto quale preside
della facoltà filosofica. Successivamente fu precettore ambito dei conti Sanvitale e pallavicino. Fu nominato censore della stampa e
ispettore delle scuole inferiori di Parma. Nella chiesa di San Sepolcro in Parma esiste
una lapide del Santi con epigrafe. Nella Biblioteca Palatina di Parma si conservano le sue
propositiones ex Morali Philosophia
(Parmae, 1793).
FONTI E BIBL.: Lettera di P. Giordani a P. Custodi in Parma e Lettera di P.
Giordani a C. Rasori in Parma (ambedue in Bollettino Storico Piacentino 1909, 241,
pubblicate da G. Ferretti); Supplemento Gazzetta di Parma 12 dicembre 1835; Montali
Riccardi, Il Prof. Santi Don Domenico, in La Giovane Montagna 1 1939; G.B. Janelli,
Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 371; F. Rizzi, Clero in cattedra, 1953; Berti,
Atteggiamenti del pensiero nei ducati di
Parma e Piacenza, 1958, I, 98-99; Gazzetta di Parma 5 agosto 1974, 11.
SANTI FERNANDO
Cornocchio
di Golese 13 novembre 1902-Parma 15 settembre 1969
Il padre, ferroviere, rimase vedovo pochi anni dopo la nascita del Santi e solo con
molti sacrifici riuscì ad avviarlo al conseguimento della licenza tecnica. Rievocando le
ristrettezze economiche sopportate come perseguitato politico durante i primi anni del
fascismo, il Santi così descrisse nel 1965 il suo ambiente di origine: Quella nuda
povertà era per me cosa naturale. Mio padre laveva ereditata da suo padre. Di mia
madre non dico. I suoi erano braccianti della Bassa verso il Po, gialli di secolare
polenta sotto la scorza nera dellaria e del sole. A quindici anni, nel 1917, si
iscrisse al Partito Socialista Italiano (incominciai iscrivendomi agli adulti perché il
circolo giovanile non esisteva più, prima assottigliato e poi disperso dalle chiamate
alle armi per la guerra) e nella lotta contro la guerra si formò alla scuola dei
socialisti riformisti parmensi (G. Albertelli, G. Ghidini, G. Faraboli e B. Riguzzi), che
lasciò unimpronta duratura sulla sua concezione politica: ne assorbì quel
gradualismo rivoluzionario (come egli stesso lavrebbe più tardi chiamato) che era
tipico del riformismo padano di quegli anni e che non perdeva mai di vista i valori
dellautonomia di classe e delliniziativa delle masse. Con la fine della guerra
e la ricostituzione del movimento giovanile, il Santi divenne segretario della federazione
parmense della Federazione Italiana Giovanile Socialista (1921), entrando a far parte del
Comitato centrale di questultima. Vicesegretario della Camera del Lavoro di Parma
(1920, a fianco di A. Simonini) e collaboratore del suo settimanale LIdea, incorse
più volte in denunce per eccitamento allodio di classe. Nello schieramento interno
del Partito Socialista Italiano rimase però attestato su posizioni moderate:
nellottobre del 1921 partecipò ai lavori del XVIII Congresso del Partito Socialista
Italiano portandovi il saluto della Federazione Italiana Giovanile Socialista, la quale,
dopo la scissione di Livorno (in cui la grande maggioranza dei giovani passò al Partito
Comunista Italiano), aveva ricostituito le proprie file per opera di una minoranza che,
affermò il Santi, riteneva allora e ritiene oggi ancora fermamente che il Partito
Socialista Italiano sia il partito della classe operaia, il partito della lotta di classe.
Un anno dopo, al Congresso di Roma che sancì la nuova scissione del Partito Socialista
Italiano, aderì al Partito Socialista Unitario. Dopo aver partecipato alla resistenza
contro le squadre fasciste di Balbo sulle barricate di Parma, si impiegò nel 1924 come
redattore del quotidiano democratico e riformista cittadino Il Piccolo, diretto da T.
Masotti. Allindomani del delitto Matteotti, lasciò Parma per Torino, dove le fonti
di polizia lo segnalano per breve tempo segretario del locale sindacato tranvieri. Durante
la sua permanenza nel capoluogo piemontese fu arrestato insieme a G. Saragat, ma poco dopo
rilasciato. Alla fine del 1924 si trasferì a Milano, dove fu (1925) lultimo
segretario della federazione provinciale del Partito Socialista Unitario prima della sua
soppressione. In occasione dei funerali di A. Kuliscioff fu aggredito e percosso dagli
squadristi. Dopo le leggi eccezionali, il Santi riuscì per qualche tempo a mantenere
contatti con altri gruppi socialisti disseminati nel paese, approfittando della sua
professione di viaggiatore di commercio che gli consentiva di spostarsi di città in
città senza destare sospetti. In collegamento con G. Faravelli e A. Greppi, del Partito socialista dei Lavoratori Italiani, e con R.
Fiorio, del Partito Socialista Italiano, lavorò per superare gli strascichi della
scissione del 1922 e ricostituire lunità delle disperse forze socialiste rimaste in
Italia. Con linsuccesso di questi tentativi, anche il Santi fu inghiottito nel lungo
e silenzioso esilio interno della maggior parte dei quadri dirigenti socialisti. Fermato
ancora a Foligno nel novembre del 1934 e subito rilasciato, nel febbraio del 1936 fu
radiato dal novero dei sovversivi. Alla fine del 1941 riannodò in modo più regolare i
contatti mai del tutto interrotti con i vecchi compagni e con Greppi e R. Veratti
partecipò alle riunioni che si tennero in casa di Ivan Matteo lombardo e F. Lami Starnuti in vista della
riorganizzazione del Partito Socialista Italiano. Nellestate del 1943 partecipò
alla ricostituzione del Partito Socialista, risultante dalla fusione del Partito
Socialista Italiano con il movimento di
Unità Proletaria, ma dopo l8 settembre fu costretto a riparare in Svizzera. A
Lugano assunse la carica di segretario del Comitato per lassistenza ai profughi
politici italiani. Nel settembre del 1944 raggiunse lOssola libera e di lì riuscì
a passare clandestinamente in Italia, dove partecipò alla lotta per la liberazione di
Milano e fu tra i redattori del primo numero dellAvanti! legale. Segretario della
Camera del Lavoro di Milano subito dopo il 25 aprile, nel 1947 assunse, in sostituzione di
O. Lizzardi, la carica di segretario generale aggiunto della Confederazione generale Italiana del Lavoro a fianco di G. di vittorio. Da quel momento la sua vicenda
biografica si identifica in modo completo con la storia della maggiore confederazione
sindacale italiana: deputato al Parlamento per la circoscrizione di Parma dal 1948 al
1968, membro della direzione del Partito Socialista Italiano dal gennaio 1948 al maggio
1949 e poi ancora dal gennaio 1951 allottobre 1968, membro dellesecutivo della
Federazione Sindacale mondiale e del
consiglio di amministrazione dellufficio
Internazionale del Lavoro, il Santi dedicò però la parte di gran lunga prevalente delle
sue energie alla direzione della confederazione
Generale Italiana del Lavoro. Tutto il suo discorso sindacale e politico dopo la fine
della guerra è in fondo legato, come ha notato V. Foa, allaggiornamento, in qualche
modo, dei valori democratici e socialisti della tradizione padana, nelle nuove condizioni
di un capitalismo industrializzato e organizzato. Anche negli anni più duri della guerra
fredda si batté per affermare una concezione della democrazia sindacale che assorbiva la
parte più vitale della tradizione riformista: per una democrazia cioè non formale ma
fondata sulla consapevolezza delle masse, sulla loro iniziativa creatrice, sulla loro
piena partecipazione alla formazione delle scelte collettive quali mezzi per valorizzare,
in termini di azione e di lotta, limmenso patrimonio di energie potenziali del
proletariato (barbadoro).
Sullattuazione coerente del metodo democratico e sulla rivendicazione della
capacità del sindacato di elaborare autonomamente una sua linea rivendicativa e
riformatrice, nel fermo rifiuto di ogni discriminante ideologica e di ogni ipotesi di
subordinazione dellorganizzazione di classe a istanze a essa estranee, il Santi
fondò la sua concezione dellunità sindacale. Strenuo difensore del suo
mantenimento di fronte alle prime minacce di scissione (a lui, oltre che a Di Vittorio, si
deve il tentativo di compromesso con la corrente cristiana noto come modus vivendi, che
ritardò di qualche mese luscita di questa dalla confederazione Generale Italiana del Lavoro),
anche dopo la rottura del 1948 non rinunciò mai a battersi per la ricomposizione. Il
richiamo al riformismo padano è ben presente anche nella concezione che il Santi mostrò
di avere delle riforme di struttura, quale traspare a esempio dalla relazione da lui
svolta al Congresso Nazionale della Confederazione Generale Italiana del lavoro a Genova (1949), quando fu lanciata
liniziativa del Piano del Lavoro: una concezione dinamica, che rifiutava di isolare
le conquiste graduali di nuovi rapporti di lavoro e di vita delle masse
dallobiettivo della trasformazione socialista. Ma il saldo legame con la tradizione
che aveva improntato la sua formazione di dilettante e di dirigente non impedì al Santi
di avvertire con singolare lucidità lemergere di esigenze e di problemi nuovi:
così fu tra i primi a cogliere i limiti della strategia sindacale centralizzata che era
prevalsa fino alla metà degli anni Cinquanta e nella relazione al Congresso Confederale
di Roma (1955) si sforzò di definire un rapporto soddisfacente ed equilibrato tra la
generalizzazione delle lotte da un lato e larticolazione delle rivendicazioni in
modo rispondente a un processo di sviluppo sempre più differenziato dallaltro. nellultimo periodo della sua attività il
Santi fu chiamato a confrontarsi con i problemi posti dalla necessità di definire una
coerente posizione del sindacato di fronte al discorso della programmazione: problemi resi
per lui più delicati dallingresso del partito cui apparteneva, il Partito
Socialista Italiano, nel governo di centro-sinistra. Rivendicando lesigenza di una
politica di piano che non si presentasse come pura e semplice razionalizzazione delle
scelte capitalistiche, bensì come affermazione della priorità della scelta pubblica e
delle riforme di struttura, rifiutò sempre ogni artificiosa contrapposizione tra salari e
investimenti e ogni condizionamento della dinamica rivendicativa. Al VI Congresso
Nazionale della Confederazione generale
Italiana del Lavoro (Bologna, 1965) il Santi annunciò la propria irrevocabile decisione
di ritirarsi, per ragioni di salute, dalla segreteria. Nel suo discorso, tutto proiettato
nella prospettiva, che da anni non era sembrata così vicina, dellunità sindacale,
uscì in unaffermazione che rifletteva nel modo più chiaro il senso della sua
milizia di dirigente operaio e socialista: La più grande soddisfazione sarebbe quella di
poter avere la certezza che un bracciante, un operaio, un lavoratore solo, nel corso di
questi diciotto anni, abbia detto per una volta sola di me: è uno dei nostri, di lui ci
possiamo fidare. Trascorse gli ultimi anni della sua vita sempre più appartato dalla vita
politica attiva, in una posizione di riserbo critico verso molte scelte del Partito
Socialista Italiano, e principalmente verso quella dellunificazione con il Partito
Socialista Democratico Italiano, che sul piano sindacale sembrò comportare il rilancio
della prospettiva, da lui sempre risolutamente respinta, del sindacato socialista.
FONTI E BIBL.: prefazione di V. Foa e introduzione di I. Barbadoro a Lora
dellunità. Scritti e discorsi di Fernando Santi, Firenze, 1969; Critica sociale 5
ottobre 1969, 557-558; S. Turone, Storia del sindacato in Italia (1943-1969), Bari, 1973,
ad indicem; A. Forbice, I socialisti e il sindacato, Milano, 1969, ad indicem; I congressi
della CGIL, I-VII, Roma, 1949-1966; Dizionario storico politico, 1971, 1146; A. Agosti, in
Movimento operaio italiano, IV, 1978, 507-510; P. Tomasi, in Gazzetta di Parma 15
settembre 1988, 3; P. Tomasi, in Gazzetta di Parma 16 settembre 1990, 3; Grandi di Parma,
1991, 102-103.
SANTI IGNAZIO FELICE
Parma
1702/1734
Fu docente di istituzioni romane allUniversità di Parma dal 1702 al 1710.
Poi divenne primo segretario di Stato e consigliere del Consiglio di Gabinetto del duca
Francesco Maria Farnese. Nel 1734 fu giubilato con tutti gli onori e i titoli.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Registro de Recipiati e Mandati
per il 1702-1703, Registro dei Mandati 1701-1720, Ruoli de Provigionati n. 29, 1,
numero 30, 179; F. Rizzi, Professori, 1953, 32 e 65.
SANTI RAINALDO
Sambuceto
di Compiano 1242
Architetto, lavorò nel 1242 alla cupola del Duomo di Piacenza.
FONTI E BIBL.: L. Cerri, Larchitetto Rainaldo Santi e la cupola del duomo,
Piacenza, S.T.P., 1912; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 965.
SANTINELLI GIOACCHINO
Parma
12 settembre 1725-Pieve di Guastalla 17 marzo 1813
Frate cappuccino. Compì la vestizione a guastalla
il 15 agosto 1742 e la professione di fede il 15 agosto 1743. Fu consacrato sacerdote a borgo San Donnino il 21 settembre 1748. Fu
predicatore, lettore a Parma e a Piacenza, guardiano a Parma e a Guastalla, definitore
(1771 e 1783), congiudice, teologo degli ordinari di Guastalla Francesco Tirelli e
Francesco scutellari. Nel 1760 predicò la
Quaresima nella collegiata di San Bartolomeo di Busseto con applauso universale, essendo
stato conosciuto dalli spassionati per uomo dottissimo, ed aggradito da tutti li ceti di
persone per li suoi argomenti ben maneggiati non meno che fruttuosi, si per li dotti che
per li popolari. E di più fu a tutti di somma edificazione co suoi buoni esempi e
ritiratezza dal secolo. Morì in odore di santità.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Biblioteca cappuccini, 1951, 132; F. da Mareto,
Necrologio cappuccini, 1963, 187.
SANTINELLI MARIO
Parma
1 dicembre 1685-Gallipoli 29 giugno 1745
Frate cappuccino laico, nel 1720 fu compagno dei missionari in Tunisi, indi (1735)
del ministro provinciale e poi (1741) del vescovo di Gallipoli Antonio Maria Pescatori mantegazza, anchegli cappuccino e alunno
della Provincia Parmense. Compì a Carpi la vestizione (13 dicembre 1704) e la professione
di fede (13 dicembre 1705).
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 382.
SANTINI CESARE
Santa
Maria della Fossa 19 marzo 1890-Bazzano 15 agosto 1953
Fu ordinato sacerdote il 28 novembre 1920. Fu combattente nella guerra 1915-1918.
La nomina ad arciprete di Bazzano lo raggiunse mentre era parroco a Monchio delle Corti.
Fece lingresso solenne a Bazzano il 7 dicembre 1936, festa del titolare
santAmbrogio: gli conferì il possesso reale monsignor Giovanni Barili, vicario
generale della diocesi di Parma. Il Liber chronicus lasciato dal Santini è ricco di
annotazioni su fatti accaduti negli anni 1936-1953 e di iniziative da lui curate per il
bene spirituale della parrocchia. Convinto che la predicazione fosse un mezzo efficace di
apostolato, tenne nei diciassette anni della sua parrocchialità cinque missioni solenni
(1937, 1938, 1939, 1940 e 1941) e un congresso eucaristico nel contesto delle parrocchie
della zona (5 maggio 1940), con la partecipazione nella giornata di chiusura di quindici
sacerdoti, di tutta la popolazione della parrocchia e di quella dei paesi limitrofi.
FONTI E BIBL.: F. Barili, Arcipreti di Bazzano, 1976, 61 e 65.
SANTINI EGIDIO
Borgo
San Donnino XV/XVI secolo
Fu autore di unode saffica latina (Ill.mo et Clar.mo Juveni Philippo Rubeo
Comiti), che il Pezzana procurò per la Biblioteca parmense. È molto probabilmente lo
stesso ricordato negli Epigrammi latini del Veggiola (1536): Sanctini Sacerdotis
Burgensis.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II,
1827, 453-454.
SANTINI EGIDIO
Vigatto-Pod
Kaksmck 21 agosto 1917
Soldato nel 112° Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia dargento al
valor militare, con la seguente motivazione: Porta ordini addetto al Comando di
Reggimento, percorreva ripetute volte zone battutissime dallartiglieria nemica,
offrendosi quando più grave era il pericolo, instancabilmente, assicurando il sollecito
collegamento tra il Comando di reggimento e i comandi superiori, e dando splendide prove
di alto valore personale.
FONTI E BIBL.: A. Coruzzi, Caduti di Vigatto, 1924, 53.
SANTINI VINCENZO FELICE
Parma
23 maggio 1798-Monaco di Baviera ottobre 1836
Cantante (basso), celebre nel genere buffo, esordì a Venezia (teatro San
Benedetto, 14 aprile 1817) nellInganno fortunato di Rossini. Si hanno scarse notizie
sulla sua carriera in Italia: lo si ritrova solo nel 1826 al Teatro alla Scala di Milano
in Giulietta e Romeo di Vaccaj e in Margherita dAnjou di Meyerbeer. Avuta
lapprovazione del maestro Morlacchi, fu da questi scritturato per il teatro di
Dresda. Qui cantò per diversi anni, passando poi al Teatro Italiano di Parigi, dove
esordì il 22 aprile 1828 quale Figaro nel Barbiere di Siviglia. A detta del Bettòli,
possedette una bellisima voce rimarchevole specialmente nelle note gravi che scendeva sino
al contro re. Comunque anzichenò sguaiatello nellazione e ne gesti, che
avevano piuttosto del lazzo, quando si metteva di proposito in una parte, giungeva a farsi
plaudire quanto ed anche più de migliori cantanti che in quel torno calcavano le
scene parigine. Il Santini fu particolarmente apprezzato nellaria del basso nella
Zelmira di Rossini. Rimase a Parigi fino al 1831. Dopo essersi prodotto su altre scene,
nel 1834 ritornò in Germania e cantò con successo al Teatro di Monaco. Morì a soli
trentotto anni.
FONTI E BIBL.: P. Bettòli; Tintori; C. Schmidl, dizionario universale musicisti, 3, 1938, 680;
G.N. Vetro, Voci del Ducato, in Gazzetta di Parma 20 febbraio 1983, 3.
SANTINO
Parma 1515/1517
Figlio di Beltrame. Fu carpentiere attivo in Roma. Figura quale testimone in due
atti notarili del 1515 e 1517.
FONTI E BIBL.: A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 140.
SANTINO DA PARMA
Parma 1600
Il Bocchia nella sua opera Drammatica a Parma (p. 92), fa menzione di Santino da
Parma, comico e ballerino, vissuto verso lanno 1600. Nello scenario della Pazzia di
Isabella, pare fosse cosa impossibile mettere daccordo una pavaniglia spagnola
(danza grave e seria) con una gagliarda (ballo pieno di vivacità) di santino.Anche nei dialoghi sul modo di recitare le
commedie, lasciati da leone di Somma (biblioteca Palatina di Parma, ms.), tra gli
interlocutori figura un Santino.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 3 giugno 1922, 4.
SANTINO DAPARMA, vedi anche GARSI SANTINO
SANTO DA PARMA, vedi SANTE DA PARMA
SANTO DA VIGATTO
Vigatto-post
1266
Un capitulum del 1266 lo nomina trumbeta del Comune di Parma.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Banda, 1993, 171.
SANTOMERI GIOSEFFA
Parma-
post 1774
Indicata come Sanromeri.Non risulta tra le pensionanti della Reale Scuola di Ballo
di Parma.Danzò nella primavera del 1765 in Bajazette, nelle feste per le nozze ducali del
1769 fu terza ballerina (fu retribuita con 1720 lire, più 512 lire per la dilazione;
Archivio di Stato di Parma, Spettacoli e Teatri borbonici, b. 5) e nel luglio 1774 lavorò
nel ballo dato in onore dellarciduca di Milano (Archivio di Stato di Parma,
Spettacoli e Teatri borbonici, bb. 4-5)
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario. Addenda, 1999.
SAN VITALE, vedi SANVITALE
SANVITALE ALBERTINA, vedi NEIPPERG ALBERTINA MARIA
SANVITALE ALBERTO
Parma
ante 1229-Parma 16 maggio 1257
Secondo
figlio di Guarino e di Margherita Fieschi, sorella di papa Innocenzo IV. dapprima si diede al mestiere delle armi, poi
abbracciò la carriera ecclesiastica. Ottenne un canonicato nella Cattedrale di Parma. Il
7 settembre 1231 prestò il suo consenso a un atto di investitura delle decime e dei
frutti di tutte le terre che i canonici possedevano nella villa di Enzola a favore di
Giovanni, chierico di Castel Rignano, al quale, nello stesso tempo, fu conferito il
beneficio sacerdotale fondato in Cattedrale nel medesimo anno dallarcidiacono
Bonifacio da Cornazzano. Verso la fine di maggio del 1233, come canonico, si sottoscrisse
nel testamento di Gherardo Custode, che fondò un beneficio in Cattedrale con una
dotazione di cinquanta biolche di terra a santEulalia. Il Sanvitale nel 1238 era
ancora arcidiacono della Cattedrale, poiché il 16 agosto approvò la donazione fatta da sopramoggio di Basilicanova dei beni comperati dai
frati di San Francesco per la chiesa di Santa Maria Maddalena. Resosi vacante il vescovado di Parma con lannullamento
dellelezione di bernardo Vizio Scotti,
il papa scrisse al capitolo parmense il 1° dicembre 1234 con
lordine di provvedere allelezione nel termine di quindici giorni. Di fatto si
passò subito allelezione del Sanvitale, che venne poi confermata dal pontefice. Corse voce che limpegno di
annullare lelezione di Bernardo Vizio avesse avuto origine dal voler favorire il
nipote del papa che, al dire di fra Salimbene, molto dotto non era ma bensì di
bella presenza e di singolare onestà: Praedictus Papa abstulit Episcopatum Parmensem
Bernardo Vitio de Scotis, qui erat frater de Martorano, et iam habebat illum sibi datum a
Gregorio de Montelongo in Lombardia Legato, et dedit Alberto de Sancto Vitale ex sorore
sua, suo nepoti, quia caro et sanguis revelavit tibi. Il papa il 9 febbraio 1244 diede lincarico al
Sanvitale di ingiungere allarciprete e al Capitolo di San Prospero di Reggio Emilia
che entro otto giorni eleggessero il loro vescovo, perché altrimenti vi avrebbe
provveduto il Sanvitale stesso. Il Sanvitale fu semplicemente eletto e confermato dal papa perché non fu mai promosso ad altro ordine
che al diaconato, né si curò in seguito di farsi
ordinare sacerdote, per cui non fu neppure mai consacrato vescovo, tenendo solo il titolo
di Eletto e facendo compiere nella sua Chiesa da vescovi suffraganei le funzioni
episcopali. Il Sanvitale ottenne dal papa
Innocenzo IV una ordinanza, del 26 aprile 1244, in cui si legge: Volentes ut Parmensis
Ecclesia debitis ossequiis maxime in Missarum solempniis non fraudetur presentium
autoritate statuimus. Il pontefice, con
lettera dal laterano del 13 maggio 1244,
ordinò al Sanvitale di togliere dal monastero delle cistercensi di San Siro di Fontanelle
i chierici addetti allospedale e
collocarli in chiese della sua diocesi
distanti dal monastero per evitare scandalo. Il sanvitale
fu generoso verso lospedale di Borgo
San Donnino: il 2 giugno 1244 diede linvestitura di tutte le terre del Palazzo
vescovile poste nella pieve suddetta (cioè tutti i frutti delle decime e di decimazione)
a Bianco, rettore e amministratore dellospedale,
con lonere di una libbra di cera nuova da consegnarsi nellottava di Santa
Maria dAgosto. Poiché i frati domenicani di Santa Maria Nuova in Capo di Ponte si
rivolsero al papa per rifabbricarsi un
convento e una chiesa decorosa, Innocenzo IV il 6 luglio 1244 scrisse al Sanvitale, al
Capitolo e al clero di Parma affinché assecondassero il priore e i frati a trovare un
luogo migliore e più adatto. Intanto Innocenzo IV, sfuggendo allimperatore Federico
II, ribelle alla Chiesa, da Genova si trasferì a Lione per celebrarvi un concilio
generale. Il Sanvitale, nipote del papa, si
mosse con grande prudenza e coraggio affinché fosse tenuto il concilio: il papa il 17 luglio 1245 proferì sentenza contro
Federico, privandolo dellimpero e di tutti gli altri stati, come sospetto di eresia,
spergiuro e nemico della Chiesa, assolvendo i sudditi dal giuramento e ordinando sotto
pena di scomunica di negargli ubbidienza. Per ritorsione contro i guelfi parmigiani che
già aveva espulso, Federico non solo confiscò loro tutti i beni ma si appropriò anche
di quelli della Chiesa, occupando il Palazzo vescovile di Parma, esigendo le entrate,
imponendo gravezze alle chiese e lanciando bandi rigorosissimi contro chiunque avesse
avuto contatti con la parte avversaria. limperatore esiliò da Parma e da Reggio i
Sanvitale e i Rossi, parenti del papa e i da
Correggio e i Lupi di parte guelfa. Il Sanvitale, dopo aver persuaso il papa a revocare latto di elezione a badessa
del monastero delle clarisse di Bordeaux della sorella Cecilia, ripartì da Lione. Giunse
nel marzo 1247 a Milano, dove si fermò e da dove si occupò della sua diocesi, avendone avuto licenza dal papa sino dal 21 marzo 1246 da Lione (super his
aliis etiam extra Parmensem Diocesim constitutis cum expedire vices tuas plenam tibi
concedimus auctoritate presentium facultatem). Il papa
il 30 maggio 1247 scrisse al Sanvitale avvertendolo di avergli concesso la facoltà di
conferire a persone idonee le prelature e gli altri benefici ecclesiastici della città e diocesi di Parma, fino a che la persecuzione
suscitata da Federico quondam imperatore non si fosse calmata. Quando re Enzo, lasciato
dal padre a custodia del parmigiano, partì
per rinforzare lassedio al castello di Quinzano, nel territorio di Brescia, i Rossi,
i Lupi, i da Correggio, i Sanvitale, Giberto da Gente e tutti i banditi, provvedutisi
darmi e di soldati, si portarono da Piacenza a Noceto, ove Ugo, fratello del
Sanvitale, venne acclamato loro capitano. Si posero in marcia il 15 giugno 1247 e ruppero
al Borghetto del Taro le squadre ghibelline guidate dal podestà Testa, aretino, da Ugo
Mangiarotto e da Bartolo Tavernieri. Giunti alle fosse del capo di Ponte, che trovarono
asciutte, salirono i ripari e, senza trovarvi resistenza, si recarono ai palazzi del
Vescovo e del Comune, occuparono le porte e le torri e, assoggettata la città, crearono
loro podestà Gherardo da Correggio. Nel luglio Riccardo, conte di San Bonifacio di
Verona, guidò per la via di Guastalla i suoi soldati e quelli di Mantova, accolto con
grandi feste dai Parmigiani. Poco dopo giunse da Piacenza un soccorso di quattrocento
cavalli e da Milano arrivarono il cardinale Gregorio da Montelongo e Bernardo Rossi con
altri mille cavalli. Non mancarono gli aiuti di Azzo dEste e dei fuoriusciti di
Reggio e dei bolognesi. Il comune di Genova prima inviò centocinquanta
balestrieri e poco dopo altri trecento, come pure fecero i conti di Lavagna, parenti del papa (Alberto Fieschi si portò a Parma in
persona, facendo alzare in più luoghi le mura diroccate della città). Il 2 agosto 1247
limperatore Federico II, alla testa di un poderoso esercito, pose lassedio
alla città di Parma. Il 18 febbraio 1248, con una improvvisa sortita portata direttamente
al campo imperiale, le truppe ghibelline furono messe in fuga e la città di Parma
liberata dallassedio. Il papa il 13
marzo dello stesso anno 1248 scrisse al Sanvitale e a Guglielmo, vescovo di Reggio Emilia,
ordinando loro che i cittadini di Cremona, i quali dopo la sentenza di deposizione di
Federico II avevano prestato in qualunque maniera aiuto allImperatore, fossero
privati di tutti i feudi ecclesiastici, da conferire ai soldati cremonesi devoti alla
Chiesa. Lanno dopo il Sanvitale fu presso il papa a Lione, dove ottenne che fosse
promosso alla dignità di abate di Nonantola Cirsacco da Marano. Avvenuta la morte
dellimperatore Federico II nelle Puglie, il papa
rientrò in Italia e si condusse a Genova (maggio 1251) ove incontrò il Sanvitale e il
fratello Obizzo, canonico della Cattedrale e cappellano pontificio, suoi nipoti. Il 23
giugno il papa, che si tratteneva ancora a
Genova, col consenso del Sanvitale, anchegli presente, concesse al prevosto e
canonico Pietraccio de Torselli lusufrutto di tutte le case di ragione della
Chiesa di Parma che erano state assegnate a Obizzo e gliene diede linvestitura. Poi
il papa si portò verso Milano e il Sanvitale, insieme al fratello, tornò a Parma passando da
Berceto. Nellanno 1251 il sanvitale
confermò alla fabbrica della cattedrale le
investiture e le concessioni già fatte, cioè la decima e i frutti della decima di tutte
le terre poste nelle paludi della città presso porta Santa Cristina, i pascoli di San
Prospero, delle Saldine e la palude di Fognano. Il 10 ottobre 1252 il Sanvitale sentenziò
nella causa tra Giovannino e labate del convento di San Ponzio de Tomeriis per la
chiesa di Santa Maria de Corbiano, della diocesi
Agathensis. Il papa, da Perugia, il 5
novembre ne confermò la sentenza. Per desiderio del Sanvitale, il papa il 20 dicembre, sempre da Perugia, permise
a guglielmo, cappellano del Sanvitale, di
percepire come se fosse personalmente residente i frutti della prebenda Conchensis, della
prebenda di Guisa nella diocesi di Lione e
dellarcipretura di Cusignano della diocesi
di Parma. Nellanno 1253 Giberto da Gente, podestà dei Mercanti, si adoperò per
pacificare i parmigiani con i fuoriusciti e
il 18 maggio 1253 il papa conferì facoltà
al Sanvitale di assolvere i fuoriusciti dalle censure contratte per avere aderito
allimperatore Federico e al figlio Corrado. Nel 1254 il Sanvitale istituì nella
chiesa di San Tomaso di Gattatico, allora della diocesi di Parma, due chierici. Intanto
Giberto da gente, che aveva saputo farsi
proclamare signore perpetuo di Parma, prima
mostrò di favorire la parte guelfa e la Chiesa, ma cominciò dopo non molto a intaccarne
limmunità. Il Sanvitale e buona parte del Capitolo della Cattedrale uscì da Parma
e si recò dal papa per richiederne
lintervento, ma poco dopo Innocenzo IV morì (7 dicembre 1254). Il nuovo eletto,
Alessandro IV, da Napoli, il 12 aprile 1255, gli chiese di procurare a giacomino di Galegana, chierico povero della sua
diocesi, un qualche beneficio ecclesiastico che non competesse a nessun altro in qualcuna
delle sue chiese, facendolo ricevere come chierico e fratello. Il 28 maggio dello stesso
anno il papa, che aveva stabilito nella sua
costituzione de consecrandis episcopis il tempo entro il quale gli eletti erano obbligati
a farsi consacrare a vescovo, scrisse al Sanvitale di ritenersi esentato da tale obbligo.
Nel 1256 il Sanvitale fu in Roma e di là inviò una lettera in data 21 marzo al suo
vicario Gherardo, arciprete di Fornovo, con la quale gli ingiunse di ricevere tra i
canonici di Berceto Nantelmino, figlio di Guglielmo Rustico di Solignano, e di metterlo in
possesso di una prebenda vacante. Il sanvitale
si era portato a Roma per ottenere la conferma dei privilegi personali avuti anteriormente
e la concessione di provvedere le chiese della città e diocesi di prelati e sacerdoti e di sostituirli
con più idonei. Tornato a Parma, si trovò presente il 23 marzo 1257 allatto di
fondazione di due benefici istituiti allaltare di Santa Barbara da Alberto
dUngheria, canonico di Parma e notaio del papa: In presentia venerabilis Patris Domini Alberti Dei gratia
Electi. Il Sanvitale fu sepolto in fondo al Coro della Cattedrale di Parma, in quella
parte che guarda la chiesa di San Francesco del Prato, con la seguente iscrizione in versi
leonini: Hic iacet Albertus post mortem vivere certus Qui fuit Electus Parmensis vir bene
rectus Vir sobrius castus vir vitans undique fastus Vir gremiis plenus, largus largitor
egenis Dogmate maturus inter contagia purus Hinc Anselmorum pater et genus extat avorum
Mater de Flisco comitissa ex sanguine prisco Pontificisque nepos summi quartus fuit
Innocentius ipsius clarus frater genitricis In quinquaginta septem cum milleducentis Et
maii mensis octo geminis fugientis.
FONTI
E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 37, 51-52 e 228; N. Pelicelli, Vescovi della Chiesa
parmense, 1936, 217-230; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 238.
SANVITALE ALBERTO
-Parma
1295
Figlio di Antonio. Fu ucciso nel tumulto che ebbe luogo tra il partito guelfo, che
voleva introdurre in Parma gli Estensi, e quello dei ghibellini, tumulto nato poco dopo
che il vescovo Obizzo Sanvitale, suo prozio, era stato scacciato da Parma.
FONTI E BIBL.: P. Litta, famiglie celebri, I, 1819, tavola I.
SANVITALE ALBERTO
Parma 28
agosto 1834-Parma 25 settembre 1907
Figlio
di Luigi e di Albertina Neipperg. Di nobile e ricca famiglia, si laureò in matematica e
in ingegneria e poi entrò nellEsercito Sardo come ufficiale di artiglieria (1859).
Prese parte alle campagne del 1859 e del 1866. Avendo già raggiunto il grado di capitano,
abbandonò la carriera militare per dedicarsi in Parma agli uffici amministrativi e alla
gestione di varie opere pie. Per quattro legislature (dalla XVI alla XIX) rappresentò
alla Camera dei Deputati il collegio di Parma, militando nelle file del partito liberale
moderato. Fu abbastanza assiduo ai lavori della Camera. Fu consigliere comunale dal 1869
al 1892, assessore dal 1870 al 1886 e consigliere provinciale per molti anni. Divenne
deputato di Parma in una elezione supplettiva a scrutinio di lista nel 1887. Fu rieletto
nel 1890 e ancora nel 1891 e nel 1895 a Parma Nord. Presiedette gli Asili Infantili e la
Casa di Provvidenza di Parma. Fece uso liberale dei suoi averi in opere di pubblica e
privata beneficenza.
FONTI E BIBL.: T. Sarti, Il Parlamento subalpino e nazionale. Profili e cenni
biografici, Terni, Tip. de lIndustria, 1890, 851; Gazzetta di Parma 27 e 29
settembre 1907; G. Sitti, Il Risorgimento italiano nelle epigrafi parmensi, Parma, Off.
Grafica fresching, 1915, 137; Gazzetta di
Parma 9 dicembre 1920, 1-2; V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 123; E.
Michel, in Dizionario risorgimento, 4, 1937,
205; A. de Gubernatis, Dizionari biografici,
due volumi, Firenze, 1879, e Roma, 1895; L.F. Pallestrini, I nostri deputati: XIX
legislatura, Palermo, 1896; A. Malatesta, Ministri, 1941, 108; B. Molossi, Dizionario
biografico, 1957, 137.
SANVITALE ALESSANDRO
1553-Curzola
1571
Figlio di Alfonso, partecipò giovanissimo alle guerre contro i Turchi, al servizio
dei duchi di Savoja, e morì alla battaglia di Lepanto a soli diciotto anni.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Historia, 1591, 90 e s.; C. argegni, Condottieri, 1937, 135.
SANVITALE ALESSANDRO
Fontanellato
1573 c.-post 1635
Figlio di Luigi e di Corona della Somaglia. Nel 1622 fu inviato dalla corte di Parma al duca di Savoja per partecipare
la morte del duca Ranuccio Farnese. Nel 1623 fu eletto capitano dei Corazzieri della
Guardia. Nel 1632 fu inviato a Torino al duca Vittorio Amedeo di Savoja per congratularsi
per la nascita del primogenito. Nel 1635 fu eletto governatore delle Armi in Piacenza. Il
duca Odoardo Farnese, in benemerenza della devozione mostrata per la casa Farnese, gli
concesse lacquisto dalla Camera ducale della metà di Fontanellato, che dal 1612 era
stata confiscata ad Alfonso Sanvitale, suo cugino. In questo modo lintera signoria di Fontanellato fu riunita nelle mani
del Sanvitale.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE ALESSANDRO
Fontanellato
13 agosto 1645-2 marzo 1727
Nacque
dal conte Luigi e da Lucrezia Cesi. Fu celebre negli studi matematici, meccanici e
musicali. Nella meccanica superò i più esperti artefici: in hisce facultatibus
versatissimus, et expertissimus erat, manumque suam mechanicis praesertim operationibus
ita admovebat, ut ipsos peritiores artifices superare visus sit (Museo Mazzuchelliano).
Ebbe al suo servizio Lotto Lotti, bolognese, che gli dedicò il suo poema della
liberazione di Vienna, scritto in lingua bolognese (impresso in Parma per gli Eredi del
Vigna, 1685). Il Malatesta, nella sua dedicatoria del volgarizzamento delle Selve di
Stazio, fatto dal Biacca (Milano, 1732), dice del sanvitale
queste parole: Ognuno sa quanto fosse nelle Matematiche versato il Conte Alessandro,
quanto innamorato delle belle lettere, e quanto egli sia stato generoso Mecenate degli
uomini dotti; quindi ha egli meritato lapplauso delle più fiorite Accademie, le
quali ad eternare la di lui memoria lo hanno onorato, ancor vivente, col far coniare
medaglie al di lui nome; speziosi monumenti, che ai soli granduomini convengonsi. Il
Chiappetti (a foglio 224 della sua architettura
Militare, 1712) descrive una nuova foggia di cannone inventato dal sanvitale nellanno 1711. Il Sanvitale fu
anche violinista, compositore e mecenate illustre. Gli vennero dedicate buon numero di
pubblicazioni di musiche strumentali: lopera 7 di L. Penna (1673), lopera 12
di G. M. Bononcini (1678), lopera 7 di G. B. Vitali (1682), lopera 5 di G. B.
Bassani (1683), lopera 2 di G. B. Bononcini (1685) e lopera 1 di L. Taglietti
(1697). Il Sanvitale pubblicò Messe piene a 8 voci opera 5 (Bologna, Monti, 1684). restaurò nel 1687 il castello di Fontanellato e
vi edificò un teatro. Sposò Paola Simonetta, figlia del conte giacomo, di Milano.
FONTI E BIBL.: A.
Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 12-13; G.B. Janelli,
Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 383-384; Enciclopedia della Musica, 4, 1964,
113.
SANVITALE ALESSANDRO
Parma
17 settembre 1731-9 ottobre 1804
Fu grande cultore delle lettere e in particolare della letteratura francese.
Raccolse una notevole biblioteca di opere di autori francesi. Morì per attacco
apoplettico.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 387-388.
SANVITALE ALFONSO
Parma
ante 1519-1560
Figlio di Gianfrancesco e di Laura Pallavicino. Legato da amicizia e parentela a
Ottavio farnese, gli fu sempre vicino e nel
1545 combatté per lui contro Carlo V, che gli voleva togliere il dominio di Parma.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591; E. Bicchieri,
Vita di Ottavio Farnese, Modena, 1864; M.E.da Erba, Estratti di cronaca, manoscritto nella
Biblioteca Palatina di Parma; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; A.
Pezzana, La storia della città di Parma, Parma, 1859; E. Tiramani, Storia genealogica
della nobile famiglia Sanvitale, manoscritto; C. Argegni, Condottieri, 1637, 130-131.
SANVITALE ALFONSO
1530-Sartiano
26 dicembre 1555
Figlio di Girolamo. Da giovanetto fu paggio donore di Ferdinando
dAustria. Tornato in Italia, difese con grande valore il suo castello di Sala,
assediato dai Farnese alleati col re di
Francia, e li costrinse a ritirarsi (1552). Al comando di due compagnie di Tedeschi seguì
larmata di Andrea Doria che combatté il corsaro Dragut, battendolo allisola
di Ponza. Passò quindi alla guerra di Siena e poi a quella di Piemonte contro i Francesi,
difendendo con magnifico risultato la fortezza di Valfenera. Carlo V lo creò cavaliere di
SantJago. Nel 1555, quando larmata turca, dopo aver depredato la Toscana, si
recò in Corsica, il Sanvitale le andò incontro con i suoi Tedeschi e, dopo un gagliardo
combattimento in cui dimostrò ancora una volta il suo coraggio, la debellò quasi
interamente, volgendola in fuga e facendone appendere le insegne conquistate nella chiesa
di San Sepolcro, a perenne ricordo della valorosa impresa. Ritornato nelle file di cosimo dei Medici, mentre si preparava
allassedio di Sartiano, venne colpito da unarchibugiata che lo condusse a
morte alletà di soli venticinque anni.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.; E.
Bicchieri, Vita di ottavio Farnese, Modena,
1864; M.E. da Erba, Estratti di cronaca, manoscritto della Biblioteca Palatina di Parma;
P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; F. Sansovino, Dellorigine et dei
fatti delle famiglie illustri dItalia, Venezia, 1609; E. Tiramani, Storia
genealogica della nobile famiglia Sanvitale, manoscritto; C. Argegni, Condottieri, 1937,
130.
SANVITALE ALFONSO
1574
c.-Parma 19 maggio 1612
Figlio di Ottavio e di Vittoria Appiani. accusato
di congiura, fu decapitato nel 1612 assieme a Gerolamo e Gianfrancesco Sanvitale, vittima
con tutta probabilità degli interessi dei Farnese.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE AMALIA
Parma 1757 c.-post 1817
Figlia
di Alessandro e Costanza Scotti. Fu dama di palazzo dellimperatrice e nel 1817 dama della Crociera.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE ANGELO
Parma
primi anni del XV secolo-1446
Figlio di Gian Martino. Allievo di Braccio da Montone, ne acquistò la valorosa
perizia militare e con lui, nel 1420, prese parte alla conquista di Bologna, quando questa
città si ribellò alla Chiesa. Passò poi al servizio di Niccolò Piccinino. Con
Francesco e Giacomo, figli di questultimo capitano, fu poi al servizio del re
Alfonso I di Napoli, per il quale contribuì a recuperare gran parte del regno (nel 1424 fu allassedio
dellAquila) combattendo contro Renato dAngiò e poi contro Francesco Sforza,
da lui sconfitto nella Marca di Ancona. Passò quindi al soldo di Lionello dEste,
dando sempre prova di valida esperienza militare. quando
morì lultimo Visconti di Milano, lasciando Parma agli Estensi, Lionello dEste
non poté accettarla per motivi politici ma il Sanvitale difese gagliardamente la sua
città assalita (con Fiorenzuola e Colorno) dagli Sforzeschi, che però alla fine lo
spogliarono dei suoi domini. Andò allora a servire la repubblica veneta contro Francesco Sforza,
alleandosi ai da Correggio. Ebbe allora il comando di quattrocento uomini e il soldo di
quaranta fiorini per lancia.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.; B.
Corio, Storia di milano, Venezia, 1565; M.E.
da Erba, Estratti di cronaca, manoscritto nella Biblioteca Palatina di Parma; G.B.
Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani
illustri, Parma, 1877, 377; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; L.A.
Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, XX; A. Pezzana, La storia della città di Parma,
Parma, 1859; Rosmini, Storia di Milano, Milano, 1820; F. Sansovino, Dellorigine et
dei fatti delle famiglie illustri dItalia, Venezia, 1609; F. Simonetta, Vita di
Francesco Sforza, Venezia, 1544; F. Thomassino e G. Turpino, Ritratti di cento capitani,
Roma, 1635; E. Tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia Sanvitale, manoscritto;
P. Totti, Ritratti ed elogi di capitani illustri, Roma, 1635; C. Argegni, Condottieri,
1937, 131.
SANVITALE ANA, vedi SANVITALE GIOVANNA
SANVITALE ANNA ELEONORA
Sala
1558-Ferrara 19 marzo 1582
Nacque da Giberto e da Livia da Barbiano, figlia di Pier Francesco conte di
Belgiojoso. Essendosi il padre circondato di cultori delle lettere, ai quali fu largo di
protezione, non meraviglia il fatto che la Sanvitale fosse educata negli studi con
singolare cura. Alletà di quattordici anni sapeva già scrivere elegantemente
orazioni e versi latini, traduceva cicerone
e conosceva la filosofia aristotelica. Tali doti ebbero pomposa descrizione da Girolamo
Catena in una lettera a lei indirizzata da Città della Pieve il 1° ottobre 1574: Nunc
autem id tibi persuadebis, nullam extitisse neque superiori aetate, neque nostra, quae
ingenium tuum, literas, eloquentiam adaequet, aut majoribus naturae adjumentis ac
praesidiis provenerit. Ipse saepe sum admiratus, te vix quatuordecim annos natam et
latinam linguam probe, et etruscam callentem, Ciceronis libros diligenti lectione
evolvisse, quam Arist. de moribus scripsit philosophiam didicisse, veteris ac novi
Testamenti historiam memoria tenere, orationes, epistolas candido stylo fecisse, carmina
fudisse. Et nunc Euclidis operi studere, et post velle astrorum cursus metiri, ac sphaerae
cognitioni incumbere. quaenam ergo mulier, o
praestantissima Virgo, tecum conferenda est? Immo vero qui vir unquam floruit, tam paucis
annis tot claris virtutibus ornatus? Quid de singulari humanitate dicam, quid de
suavissimis moribus, quos omnes video cupiditate honoris, pudicitiae et gloriae
inflammatos, tam erudita simplicitate conditos, tam dulci severitate temperatos? Ut si
Modestia ipsa filiam desiderasset, effiegiem moris, sermonis, gravitatis, integritatis,
animique sui, non aliam quam te voluisset. Tu virginalis verecundiae exemplum; habitus,
vestitus liberalis. praeterea haec animi
pulchritudo cum corporis eximia pulchritudine convenit, quae non tantum venustas
mulieribus, quam virilis dignitas dicenda est: ita omnes partes inter se cum summo lepore
summa gravitate admixta consentiunt, ut nulla quidem species excogitari possit ornatior,
cum ex utroque formae splendore constare videatur. Nel gennaio 1573 Giulio Thiene, che era
al seguito di Alfonso dEste a Roma per rendere omaggio al pontefice Gregorio XIII,
incontrò per la prima volta la Sanvitale che si trovava a Roma col padre e la matrigna,
impegnati in una causa civile. La Sanvitale, allora tredicenne, produsse certamente una
forte impressione nellanimo del giovane feudatario scandianese. Laggregazione
allora avvenuta del Thiene alla nobiltà romana contribuì certo a lusingare ancor più
lamor proprio della sanvitale, la cui
matrigna, barbara Sanseverino, non meno
colta di lei, mise a rumore tutta la Roma aristocratica cinquecentesca per quel fascino
irresistibile che ella seppe esercitare su tutti. La Sanvitale assimilò certamente della
raffinata matrigna le qualità che occorrevano a una gran dama per brillare nel suo
entourage ma, quanto ai costumi morali, per quello che se ne ricava dagli scritti, fu
assai diversa dalla contessa di Sala: se si eccettua una garbata civetteria,
nullaltro trapela di men che corretto attraverso gli studi condotti con certosina
meticolosità da coloro che hanno ricostruito storicamente le vicende della Ferrara
cinquecentesca. Assai avvenente, la Sanvitale fu dunque destinata sposa a Giulio Thiene,
conte di Scandiano, che sposò (febbraio 1576) a scandiano.
Gli sposi si trasferirono poi alla corte di Ferrara, ove Giulio Thiene risiedeva: Era nel
febbrajo di quellanno giunta a Ferrara Donna Eleonora Sanvitali, sposa novella di
Giulio Thiene Conte di scandiano,
giovinetta bellissima, dalto animo, e di leggiadre e gentilissime maniere, ed oltre
a ciò assai versata negli studj delle buone lettere e delle scienze. Eravi ella stata
accompagnata dalla Signora Barbara sanseverino
Contessa di Sala sua matrigna, Dama che per bellezza, per vivacità, per ingegno, e per un
certo maestoso portamento non la cedeva punto alla figliastra. Tutta Ferrara al loro
arrivo si pose in curiosità per la fama già percorsavi del merito di queste Dame, e
particolarmente della Contessa di Sala, che in Roma, ove sera trattenuta alquanti
mesi, saveva acquistato il titolo duna delle più belle e più assennate
matrone dItalia. Ora nelle feste, che si fecero in quel Carnovale alla Corte, la
Signora Barbara comparve con una nuova acconciatura di capelli in forma di corona, la quale unita alla bellezza del sembiante
e alla maestà della persona le dava tutta laria duna Giunone. Né minor
comparsa vi fece la Signora Leonora, bellissima anchella, e a cui accresceva molto
di vaghezza letà giovinetta, e una certa verginale modestia assai piacevole a
riguardanti, ma sopra tutto il labbro inferiore, che alquanto ritondetto si sporgeva in
fuori con molta grazia. Questa corona e questo labbro furono loggetto della
meraviglia, e de discorsi degli oziosi Cortigiani, e di quasi tutta la Nobiltà
Ferrarese; e il Duca medesimo non poté dissimulare il piacer provato per quella vista:
onde il Tasso prese volentieri occasione di scrivere in questo proposito alcuni Sonetti,
chebbero meritamente grandissimo applauso, massime presso il Duca, il quale udendoli
leggere, gliene mostrò particolare godimento; il che Torquato volle partecipare al suo
amico Scalabrino, dicendogli in una lettera dellultimo di Febbrajo: Ho fatto due
Sonetti, uno alla Contessa di Sala, chavea la conciatura delle chiome in forma di
corona, laltro alla figliastra, cha un labrotto quasi allAustriaca; e
con occasion dudirli il Duca mha fatto molti favori; ma io vorrei frutti e non
fiori. Non mando i Sonetti, perché non mi risolvo se son belli o no. Questo so bene,
chavendoli io detti mal mio grado al Maddalò, gli ascoltò con volto severissimo.
Ma sia che si voglia, non so chi facesse molto di meglio. Oltre a questi due ne fece un
altro bellissimo per la medesima Signora Leonora Contessa di Scandiano in occasione che in
quello stesso Carnovale comparve molto leggiadramente mascherata ad una danza, dicendole
che non vera volto o foggia alcuna da maschera, per vaga ed avvistata che ella si
fosse, la quale potesse agguagliare, non che accrescere la sua naturale avvenentezza.
Cotali componimenti gli aprirono ben presto ladito alla grazia e alla famigliarità
di questa virtuosissima Dama, la quale, come già dicemmo, era assai intendente, e si
dilettava di scrivere anchessa in verso e in prosa con molta eleganza. Ma questa
novella ventura non servì che ad aumentar maggiormente la rabbia e linvidia
de suoi emoli; i quali mal sofferendo di vederlo così accetto alle due Principesse,
e in tanta grazia delle Dame più belle e più riguardevoli della Corte, posero in opera
più che mai le loro macchine ribalde per abbatterlo ed atterrarlo (Serassi). La Sanvitale
divenne in breve assai nota anche perché corse voce che a lei fossero rivolti gli
infelici amori del Tasso, che dalla sua prigione le scrisse una lettera, assieme ad alcune
poesie, in cui dice: mando a V. S. questo picciol volume di rime, opera anzi di Febo, e
dAmore che dalcun arte: e la prego, che voglia con ogni studio procurare, che
lemenda degli errori sia non men cara, di quel che gli errori siano stati
spiacevoli, a coloro massimamente, i quali ella può sapere, che più mincresce di
avere offesi. Di queste rime molte sono in lode della Sanvitale. Due sonetti furono poi
ripubblicati dal Venturi (foglio 113 della Storia di Scandiano). Il Manso, il giacomozzi e lo stesso Pezzana, analizzando
filologicamente alcuni sonetti del Tasso, ritengono che il poeta sia stato realmente
innamorato della Sanvitale. Nel 1582 Marfisa dEste concesse in affitto a Giulio
Thiene il palazzo Schifanoja, che il popolo chiamò allora la Scandiana, identificandolo
in volgare metonimia, coi nuovi abitatori. Nella sontuosa sua nuova dimora, la ventiduenne
Sanvitale morì dando alla luce una bambina. La salma fu subito trasportata a Scandiano
dove fu inumata entro il sepolcro di casa Thiene, nella cattedrale. La Fachini collocò la Sanvitale tra
le sue Donne Italiane rinomate in letteratura, dove afferma che si istruì anche nelle
matematiche e nella Sagra Storia.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III,
1827, 660-666; Aurea Parma 4-5 1939, 148-153; G. Canonici Fachini, prospetto biografico delle donne italiane rinomate
in letteratura, Venezia, 1824; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani illustri
o benemeriti nelle scienze, nelle lettere e nelle arti, Genova, 1877, 380-382; M. Bandini,
Poetesse, 1942, 214; P. Litta, Famiglia Sanvitale ramo di Sala e Colorno, tavola IV; Aurea
Parma 4-6 1943, 79; Gazzetta di Parma 3 febbraio 1953, 3.
SANVITALE ANNA MARIA GIOSEFFA
Parma
14 aprile 1700-Parma 3 agosto 1769
Figlia del conte Luigi e di Carona Avogadri, sposò Francesco Terzi, conte di
Sissa. Fu ascritta allordine della
Croce Stellata, tra le matrone donore della corte
parmense, e scelta da Filippo di Borbone come custode aggiunta della figlia Elisabetta. La
Sanvitale morì a sessantanove anni detà e fu sepolta nella cattedrale di Parma.
FONTI E BIBL.: Epigrafi della Cattedrale, 1988, 135.
SANVITALE ANSELMO
Parma
1202
Figlio di Ugo. Nel 1202 fu uno dei testimoni intervenuti per convalidare la pace
che si compose in Cremona per opera del podestà di Parma tra i Reggiani e i Modenesi, che
erano venuti a contesa.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola I.
SANVITALE ANSELMO
ante
1229-Parma post 1295
Figlio di Guarino e di Margherita Fieschi. Nel 1279 fu canonico e custode del
Capitolo di Parma e vicario generale del vescovo Obizzo sanvitale, suo fratello. Nel 1295 fu prevosto
della Chiesa di Parma. Visse lungamente a Roma.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Historia, 1591, 90 e s.; P. Litta, Famiglie celebri, I,
1819, tavola I.
SANVITALE ANTON FRANCESCO, vedi SANVITALE ANTONIO FRANCESCO
SANVITALE ANTONIA, vedi CORREGGIO ANTONIA
SANVITALE ANTONIO
Parma
1294
Figlio di Ugo. Durante una solenne giostra tenuta a Ferrara nellanno 1294 fu
fatto cavaliere da Azzo dEste.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Historia, 1591, 90 e s.
SANVITALE ANTONIO
Parma
1347 c.-14 settembre 1397
Figlio di Giberto. Fu condottiero al servizio di Bernabò Visconti, duca di Milano,
e per lui combatté in Lombardia contro i guelfi. Nella battaglia di Bastia di Solarolo,
presso Modena, rimase prigioniero (1363). Nel 1378 partecipò allassedio di Verona
contro gli Scaligeri, meritandosi il cingolo militare. Nel 1387 fu capitano del popolo in
Firenze.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.;
Archivio della famiglia sanvitale, in Parma;
Biblioteca Palatina di Parma, manoscritto 1193; B. Corio, Storia di Milano, venezia, 1565; M.E.da Erba, Estratti di cronaca,
manoscritto nella Biblioteca Palatina di Parma; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei
parmigiani illustri, Parma, 1877; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; L.A.
Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, XVIII; A. Pezzana, La storia della città di Parma,
Parma, 1859; G.B. Pigna, Historia dei principi dEste, Ferrara, 1570; F. sansovino, Dellorigine et dei fatti delle
famiglie illustri dItalia, Venezia, 1609; F. simonetta, Storia delle imprese di Francesco
Sforza, venezia, 1544; E. Tiramani, Storia
genealogica della nobile famiglia Sanvitale, manoscritto; C. argegni, condottieri,
1937, 131.
SANVITALE ANTONIO
Parma
1470
Figlio di Stefano e della sua seconda moglie, orsina Lecco. Fu protonotario apostolico e
canonico della Cattedrale di Parma. Nel 1470 fu tra i testimoni intervenuti a firmare il
giuramento della città di Milano al primogenito del duca Galeazzo Maria Sforza.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Historia, 1591, 90 e s.; P. Litta, Famiglie celebri, I,
1819, tavola II.
SANVITALE ANTONIO FRANCESCO
Parma
10 febbraio 1660-Urbino 17 dicembre 1714
Nacque da Luigi e da Margherita Talenti, sposata in seconde nozze. Dopo i primi
studi letterari fatti in Parma, entrò nel 1676 nel collegio
Clementino di Roma, dove studiò filosofia e divinità. Tornato in patria nel 1682, si
diede agli studi di giurisprudenza sotto Francesco Bonvicini e dopo due soli anni si
laureò (31 dicembre 1686). Dopo essere stato ordinato sacerdote a Parma e aver tenuto per
qualche tempo la carica di segretario di legazione del cardinale Rinaldo dEste, dal
vescovo Saladini fu nominato esaminatore sinodale e censore dei libri. Dopo aver viaggiato
per lItalia, la Germania e lUngheria, ritornò a Roma, dove fu prima canonico
di San Pietro, poi referendario apostolico, votante di segnatura, vescovo dEfeso (1704), nunzio alla corte di toscana
e vicelegato in Avignone (dal re Luigi XIV fu lodato per il modo con cui espletò la
legazione avignonese). Fatto il 6 maggio 1709 arcivescovo
e legato di Urbino, salì poco dopo al cardinalato (22 luglio 1709). Nel 1711 il Sanvitale
ritornò per breve tempo a Parma. Durante questo soggiorno fece iniziare i lavori di
restauro e riedificazione della chiesa di santantonio Abate, per i quali spese oltre diecimila
scudi romani. Scrisse parecchie omelie e publicò il Sinodo nel 1713. Il Norcia (congressi letterari) e Pier Antonio Gaetani (Museo
mazzucheliano) lo ricordano come distinto
letterato. Fu sepolto nella cattedrale di
Urbino con la seguente iscrizione: Hic ossa arida cardinalis
Antonii Francisci Sanvitalis Parmensis Archiepiscopi Urbini expectant audire verbum Dei.
Obiit die XVII. mensis Decembris anno MDCCXIV.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 384-385; L.
Barbieri, Pparmigiani cardinali, 1894, 15;
A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 13-16; G.gonizzi, Francesco Sanvitale, in gazzetta di Parma 25 ottobre 1968, 3.
SANVITALE AZZONE
Parma-Borghetto
di Taro 1247
Figlio di Zangaro. Allorché limperatore federico II si impadronì di Parma nel 1245, fu
costretto a lasciare la città insieme ai parenti e ai suoi partigiani guelfi. Si unì
quindi al cugino Ugo Sanvitale, che, raccolti i fuoriusciti, tentò di riprendere Parma.
Dopo aver sconfitto i ghibellini a Borghetto di Taro, venne ucciso sul campo di battaglia.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Storia della città di Parma, Parma, 1792; B. Angeli,
Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.; G.B. Janelli, Dizionario biografico
dei parmigiani illustri, Parma, 1877; P. Litta, famiglie celebri italiane, Milano, 1834;
A. Pezzana, La storia della città di Parma, Parma, 1859; E. tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia
sanvitale, manoscritto; C. Argegni,
Condottieri, 1937, 131.
SANVITALE BARBARA, vedi SANSEVERINO BARBARA
SANVITALE BENEDETTA, vedi PIO BEDETTA
SANVITALE BERNARDINO
1455
c.-Fornovo 6 luglio 1495
Figlio di Giberto e di Donella Rossi. Militò al servizio di Carlo VIII. Venne
ucciso nella famosa battaglia del Taro, detta anche di fornovo.
FONTI E BIBL.: C. Argegni, Condottieri, 1937, 135; Il conte Bernardino dei
Sanvitale massacrato nella battaglia di Fornovo, in Gazzetta di Parma 11 agosto 1959, 3.
SANVITALE BONA, vedi LOMBARDI BONA
SANVITALE BRUNORO, vedi SANVITALE PIER BRUNORO
SANVITALE BRUNORO PIETRO, vedi SANVITALE PIETRO BRUNORO
SANVITALE
CAMILLO
-Reggio
Emilia ultimi anni del XVIII secolo
Figlio
naturale di Gacomantonio. Legittimato in seguito dal padre, assunse il cognome della sua
casa abbandonando quello di Olivieri, che aveva avuto alla nascita. Non gli fu però
permessa la residenza in patria. Entrò quindi nella Compagnia di Gesù. Fu buon oratore.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE CARLO
Parma
8 novembre 1555-Zara 1608
Figlio di Alfonso e Girolama Farnese. giovanetto
di appena quattordici anni servì la repubblica
veneta nella guerra di Cipro contro i Turchi (1570, combatté a Zara e a margaritino), passando poi come cavaliere di
ventura al servizio della Spagna nelle guerre di Fiandra (combattendo a Maastricht fu
ferito). Tornato in Italia al soldo dei Veneziani, fu governatore di Padova e governatore
delle armi in Dalmazia (1591). Morì forse a Zara alletà di cinquantatré anni.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.; P.
Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; A. Pezzana, La storia della città di
Parma, Parma, 1859; F. Sansovino, dellorigine
et dei fatti delle famiglie illustri dItalia, Venezia, 1609; E. Tiramani, Storia
genealogica della nobile famiglia Sanvitale, manoscritto; C. Argegni, condottieri, 1937, 131-132.
SANVITALE CARLO
Fontanellato
1663-23 giugno 1727
Figlio di Luigi e di Lucrezia Cesi. Nel 1699 fu cavaliere gerosolimitano e maestro
di Camera del duca Francesco Farnese di Parma, cui fu molto affezionato. Morì
alletà di sessantaquattro anni.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE CARLO FRANCESCO
Fontanellato
XVII secolo
Figlio di Alessandro e di Margherita Rossi. Fu rettore nel XVII secolo della
Cappellania sotto il titolo della Annunziata in Santa Croce di Fontanellato.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE CECILIA
Parma
1229/1247
Figlia
di Guarino. Fu monaca nel monastero di Santa Chiara di Parma. Nel 1247 le clarisse di
Bordeaux la richiesero per loro badessa a papa Innocenzo IV, il quale decise invece, su
richiesta del fratello della Sanvitale, Alberto, di destinarla al monastero delle clarisse
che si stava per fondare a Chiavari, di cui la sanvitale
fu dunque la prima badessa. Morì scomunicata per non aver voluto ammettere una religiosa
che il visitatore di Lombardia avrebbe voluto trasferire nel monastero di Chiavari.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola I; M.Dalla Maggiora, Cecilia
Sanvitale terribile badessa, in Gazzetta di Parma 18 giugno 1951, 3.
SANVITALE CESARE
Fontanellato
ante 1590-1644
Figlio di Luigi e Corona della Somaglia. Nel 1590 fu nominato cavaliere
gerosolimitano e nel 1610 governatore di Sabbioneta.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE COSTANZA, vedi SCOTTI di MONTALBO COSTANZA
SANVITALE DONELLA vedi ROSSI DONELLA
SANVITALE ELEONORA, vedi SANVITALE ANNA ELEONORA
SANVITALE
ERCOLE
-Fontanellato
1530
Figlio di Gianfrancesco. Nel 1526 fu prevosto della chiesa di Fontanellato. Morì
forse avvelenato.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE EUCHERIO
Parma
inizi del XVI secolo-Avignone 5 gennaio 1571
Figlio di Galeazzo. Fu nominato canonico nel 1532 e due anni dopo prevosto di fontanellato, carica che lasciò nel 1545 al
fratello Pirro per riprenderla nel 1546 e quindi restituirla nel 1562. Fu nominato
cameriere e assistente al soglio da papa Paolo III e dal 1540 risulta anche abate
commendatario della Gironda. Fu ambasciatore del duca Ottavio Farnese presso il re di Francia e ricevette il 26 agosto 1556 le
istruzioni concernenti ladesione del re
di Francia e del duca di Parma ai trattati
di accordo con Carlo V e la restituzione di piacenza
che il re di Spagna deteneva. Essendo stata
apprezzata la sua diplomazia, il Sanvitale, che ricevette il suo primo ordine sacro il 25
giugno 1561, fu eletto vescovo di Viviers,
secondo il supplemento del Gallia, il 1° luglio 1565, ma questa data deve ritenersi
inesatta poiché molti documenti di archivio lo designano col titolo di vescovo di Viviers dal 1564. Infatti il 6 dicembre
1564 una indulgenza plenaria con remissione di tutti i peccati, anche gravissimi, esclusi
quelli riservati nella bolla In Coenae, fu accordata da papa Pio IV ai fedeli che dopo
essersi confessati e comunicati avessero assistito alla prima messa detta nella chiesa di
Viviers dal vescovo Sanvitale. Il re di francia dette la sua appovazione alla nomina il 7
febbraio 1565 e permise lesecuzione delle bolle pontificali. Comunque, la presenza
del Sanvitale nella sua diocesi è segnalata solo nel corso del 1565. I disordini dovuti
alle lotte religiose che agitarono particolarmente la diocesi di Viviers, lo indussero a prendere la sua
residenza ad Avignone dopo aver nominato Pierre Verrier suo vicario generale. Si sa
inoltre che l11 novembre 1565 confermò i privilegi e le libertà agli abitanti di
Largentiére. NellArmorial dei vescovi di Viviers dellabate Roche il Sanvitale
è descritto come un signore di robusta costituzione, di grande statura, sufficientemente
colto, cortese e molto affabile, amante della musica e della caccia. Altresì liberale e
molto amato dalla nobiltà del paese. Le testimonianze scritte relative al periodo
dellepiscopato del Sanvitale sono piuttosto rare e ciò ha contribuito a renderlo
poco conosciuto. Sono stati peraltro trovati vari documenti: una transazione con i signori
di Largentiére, un atto di quietanza di rendite della diocesi, il risultato di un affare con i suoi
sudditi di Bourg-Saint-Andéol e il testamento, ritrovato tra le minute del notaio Joannis
di Avignone dallabate Requin. Gli abitanti di Viviers, avendo dovuto subire nel 1562
le devastazioni delle truppe del barone des Adrets, qualche mese dopo la nomina del loro
nuovo vescovo e signore, nellagosto 1565 indirizzarono al Sanvitale una richiesta
allo scopo di ottenere la cessione per un censo ragionevole di unisola del Rodano,
vicina a quella denominata du Croissant per indennizzarli delle spese dagli stessi
sopportate per essere stati fedeli alla loro religione, al loro principe e al loro signore. Il Sanvitale ordinò uninchiesta e
nominò a questo scopo come commissari il suo vicario generale Verrier e il professore
Jean de Suarez, giudice di tutte le questioni temporali della diocesi. Linchiesta iniziò il 29 gennaio
1566. Da parte loro i consoli incaricarono Antoine di Viviers, cavaliere di Bourg, di
seguire il procedimento. La richiesta ottenne successo perché un atto di infeudazione fu
siglato dalle parti contraenti a Viviers presso il notaio Garnier il 19 febbraio 1566,
presente anche il Sanvitale, che accolse la domanda per un censo annuale e perpetuo di due
setiers. La città, come tributo per lentrata in possesso dellisola, dovette
versare diverse monete doro e beni in natura, tra cui un carico di vino e sei
capponi. La presenza del Sanvitale a Viviers è segnalata in quel periodo anche per una
quietanza firmata il 3 dicembre 1565 a favore dei consoli di donzère, avendo riscosso sessanta scudi dovuti
per diversi censi. Il 25 aprile 1566, in seguito a un avvenimento poco chiaro, il
Sanvitale scrisse ai consoli di Bourg una lettera in cui afferma che non intende per
nessuna ragione che i suoi sudditi usino insolenze nei suoi riguardi. Un anno dopo il
Sanvitale si trovò a Bourg: il 22 agosto 1567, stanco di perseguire unannosa
controversia con Jean de la Vernade, signore
di Laurac e gentiluomo di Camera del re, pendente presso la Corte di Montpellier, il sanvitale si accordò col suo avversario,
raggiungendo un onorevole compromesso. Dopo questa data il Sanvitale risiedette ad
Avignone e nessun documento indica negli anni successivi la sua presenza nella diocesi di Viviers. Una quietanza scritta dal
notaio Joannis di avignone il giorno 8
dicembre 1570 per la somma di 3610 lire e un soldo di Tours per rendite dovute da suoi
diocesani, rivela la presenza del Sanvitale ad Avignone, poiché latto di quietanza
risulta scritto nella camera adiacente alla sala alta della sua casa di abitazione. Morì
proprio nel momento in cui sperava di essere nominato cardinale.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 39; angeli,
Historia, 1591, 90 e ss.; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 272; Malacoda 8 1986, 8-10.
SANVITALE EUCHIRIO, vedi SANVITALE EUCHERIO
SANVITALE
FEDERICO
Parma
inizi del XVI secolo-Chiusi 1553
Figlio di Galeazzo. Comandò una compagnia di cento cavalleggeri al servizio del re di francia
(fu alla battaglia di Siena e alla difesa di monticelli).
Nel 1552, quando gli imperiali guerreggiavano nel territorio parmense e nei suoi domini,
difese con indomito coraggio il suo castello di Fontanellato e non lo cedette. Nello
stesso anno partecipò con cinquanta celate alla difesa di Siena. Morì in combattimento a
causa di una ferita di archibugio alla coscia sinistra.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.;
Archivio di Casa sanvitale; U. Benassi,
Storia Parma, Parma, 1899; M.E.da Erba, Estratti di cronaca, manoscritto nella biblioteca Palatina di Parma; E. Grassi,
Fontanellato, la famiglia e la rocca Sanvitale, Noceto, 1932; P. Litta, Famiglie celebri
italiane, Milano, 1834; F. Sansovino, Dellorigine et dei fatti delle famiglie
illustri dItalia, Venezia, 1609; C. Argegni, Condottieri, 1937, 132.
SANVITALE FEDERICO
Fontanellato
1616-Fontanellato 6 marzo 1693
Figlio di Alessandro e di Margherita Rossi. Fu mastro di Camera del duca Ranuccio
Farnese. In seguito rinunziò alla vita di corte
e nel 1677 fu prevosto di Fontanellato, ove eresse due prebende e provvide la chiesa di
arredi. Morì alletà di settantasette anni.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE FEDERICO
Parma
1757 c.-3 ottobre 1819
Figlio di Alessandro e Costanza Scotti. Fu cavaliere gerosolimitano, al servizio
militare del re di Sardegna e di quello
dEtruria. Nel 1814 comandò la Guardia Nazionale di Parma. Maria Luigia
dAustria lo elesse nel 1816 suo ciambellano e castellano di Parma. Coltivò la
storia naturale: ebbe un gabinetto scientifico e una cospicua raccolta di libri.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE FEDERICO MARIA GIUSEPPE
Parma 19 maggio 1704-Brescia 7 dicembre 1761
Nacque da Luigi e da Corona Avogardo sanvitale.
Entrò nel Collegio gesuitico di Bologna il 29 ottobre 1727. Finito il corso di studi, fu
inviato nel 1749 quale lettore di matematica nel Collegio dei gesuiti di Brescia, nel
quale passò la maggior parte della sua vita ed ebbe più uffici, compreso quello di
bibliotecario. A Brescia il Sanvitale impartì pubbliche lezioni di aritmetica, di
statica, didrostatica, di fisica e di geometria. Tra i suoi allievi vanno ricordati
Giovanni Battista Rodella, Giuseppe colpani
e il Bettinelli. Studioso soprattutto di matematica, fu autore di un manuale di
architettura civile che ebbe una certa rinomanza e fu apprezzato in particolare dal Memmo.
Tra i suoi scritti, vanno ricordati Elementi di aritmetica e di geometria (Brescia, 1756)
ed Elementi di architettura civile (Brescia, 1765), pubblicato postumo. Si tratta di un
manuale diviso in tre parti (la prima riguardante la tecnica costruttiva degli edifici, la
seconda la comodità degli edifici e la terza la loro venustà) in cui il Sanvitale,
riferendosi largamente alla trattatistica antica e quattro-cinquecentesca, tende a fornire
un facile strumento didattico sulla corretta maniera di costruire. Sintomatico a questo
riguardo, il notevole sviluppo dato alla prima e alla seconda parte del trattato. Lo
scritto fu assai lodato da A. Memmo (Elementi darchitettura lodoliana, Roma, 1785),
il quale afferma che lopera del Sanvitale è una delle poche in cui la materia
architettonica è trattata con metodo matematico. Il Sanvitale fu anche autore di numerose
orazioni e buon poeta: fu lodato dal Frugoni, al quale indirizzò alcuni versi. Negli
arcadi della Colonia parmense si chiamò Arcesila Eacideo. Il Brocchi, nei commentari dellAccademia di Scienze del
dipartimento del Mella (1808), afferma che il sanvitale
nel 1760 aprì in Brescia una pubblica accademia
di Scienze sullo stesso disegno regolatore e vasto che la precedente de Filesotici,
e il sanvitale ed il Pilati ne furono i
principali sostegni ed ornamenti. Fu amico e corrispondente del zaccaria e del cardinale Quirini (dopo la morte di
questultimo, ne completò con un quinto volume lopera Commentarii de rebus ad
eum pertinentibus). Nel 1759 il Sanvitale fu tra coloro che ritenevano non si dovesse
inoculare il vaiolo naturale. Si dovette al Sanvitale la dimostrazione della proprietà
dei numeri semplici del Fontenelle (lettera del Sanvitale a Marco Cornaro nel sesto volume
della Storia letteraria del Zaccaria). Il Sanvitale fu tra i primi in Italia a pubblicare
precetti per i sordomuti e fu il primo a scriverne con metodo avanzato e a fare una breve
storia di quelli sino ad allora adoperati. Riprendendo i suggerimenti del padre F. Lana
Terzi e vagliando criticamente i tentativi fatti allestero per leducazione dei
sordomuti, scrisse infatti nel 1757 una Dissertazione sopra la maniera dinsegnare a
parlare a coloro che, essendo nati sordi, sono ancora muti.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833,
IV, 189-192; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 386-387; Saccardo,
Botanica in Italia, 1895, 146; D. Sacchi, uomini
utili e benefattori del genere umano, Milano, 1840, vol. II; T. Pendola,
Sulleducazione dei sordomuti in Italia, Siena, 1885; A. Codignola, pedagogisti, 1939, 381; A. Comolli, Bibliografia
storico-critica dellarchitettura civile ed arti subalterne, Roma, 1792, IV, 24-29;
B. Zevi, Architettura in nuce, Venezia-Roma, 1960, 219; Dizionario Architettura e urbanistica, V, 1969, 412.
SANVITALE FEDERIGO, vedi SANVITALE FEDERICO
SANVITALE FORTUNIANO, vedi SANVITALE ORAZIO FORTUNIANO
SANVITALE GALEAZZO
Fontanellato
1496-Parma 2 dicembre 1550
Nacque da Jacopo Antonio e Veronica da Correggio pochi mesi dopo la battaglia di
Fornovo, come si legge nelle testimonianze di un processo contro di lui, battaglia nella
quale il fratello maggiore Gian Francesco aveva combattuto nelle file francesi di Carlo
VIII. A questa scelta di campo rimase fedele durante le guerre dItalia anche il
Sanvitale, che ebbe leredità indivisa dei feudi di Fontanellato, noceto, Belforte e Pietramogolana, da governare
con il fratello maggiore, nel 1511, alla morte del padre. Nel 1512 morì anche veronica da Correggio e il Sanvitale venne
affidato alla tutela del fratello Gian Francesco. La sorella Giulia, vedova di Lionello
Lupi, confermò al fratello minorenne una parte della dote della madre. Nel 1512 però,
forse per ragioni politiche più che per tensioni familiari, gli venne dato come tutore
Galeotto Lupi, marito di Lodovica Sanvitale. La sconfitta di ravenna, che costrinse i Francesi ad abbandonare
lItalia, mise in grave difficoltà i loro sostenitori. Parma venne occupata dalle
truppe pontificie e Gian Francesco Sanvitale probabilmente si allontanò da Fontanellato,
incaricando il Sanvitale, accompagnato da Jacopo da Correggio e Melchiorre Bergonzi, di
giurare fedeltà a papa Giulio II, nuovo signore
del ducato. Per sottolineare la
distinzione tra i due fratelli, nel dicembre dello stesso anno la Rocca di Fontanellato
venne divisa. Nel 1513 morì Galeotto Lupi, che lasciò erede dei suoi beni il Sanvitale,
e Lodovica nel 1515 sposò in seconde nozze il conte Alessandro Pepoli di Bologna. Il
Sanvitale sposò a sua volta Paola Gonzaga, figlia di Lodovico marchese di Sabbioneta, nel
1516. Da quellanno al 1530 la Rocca di Fontanellato diventò il centro di
unintensa attività culturale di cui furono protagonisti, oltre che il Sanvitale e
la moglie, il fratello Gian Lodovico, che studiava a Pavia, e soprattutto Girolamo
Sanvitale, figlio di nicolò e di Beatrice
da Correggio, detta mamma, conte di Sala,
che protesse un gruppo di riformatori religiosi: Tiberio russelliano, del quale finanziò per i tipi degli
Ugoleto lapologeticus (1519), Giovanni
Delfini (che nel 1523 gli dedicò la sua eterodossa interpretazione del libro VI
dellEneide) e Tranquillo Molossi. Nel 1522 il Sanvitale diventò colonnello del re di Francia e aiutò il cugino gerolamo nella lotta contro i Rossi. Nel 1525,
dopo la sconfitta subita dai Francesi nella battaglia di Pavia, i Sanvitale furono oggetto
di duri attacchi dal comune di Parma, ma la
fedeltà del Sanvitale alla causa di Francesco I era tale che gli fece acquisire la nomina
a cavaliere dellordine di San Michele
da parte del re e la cittadinanza francese.
Nel 1526-1527 il Sanvitale acquistò il casino di Codiponte, a Parma, che gli venne
venduto da Scipione dalla Rosa, probabilmente per conto del comune: si ritiene che si tratti del cosiddetto
casino Eucherio Sanvitale nel Giardino Ducale. Nel 1536 venne, insieme a Gerolamo
Sanvitale, considerato ribelle al potere pontificio e inquisito. Nel 1539-1540, con la
collaborazione dei Pico e la complicità dei francesi,
tentò un colpo di mano contro Cremona, che venne però scoperto e sventato dagli
imperiali. Condivise con i Farnese, nuovi signori di Parma dal 1545, la posizione
filofrancese, per cui alluccisione di Pier Luigi Farnese a Piacenza fortificò
Fontanellato e resistette alle truppe di Ferrante Gonzaga, governatore di Milano,
rifiutando di giurare fedeltà allimperatore Carlo V. Morì allinizio della
guerra di Parma, nella casa di Antonio Bernieri, abitata dai cugini di Sala e molto vicina
alla Cittadella e a Porta Nuova, nella vicinia di San marcellino. Datato al 1524 è il ritratto del
Sanvitale dipinto dal Parmigianino, già nelle collezioni farnesiane e poi a Napoli alla
Galleria nazionale di Capodimonte.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.; G.
Annibali, Notizie storiche della Casa Farnese, Montefiascone, 1817; E. Grassi,
Fontanellato, la famiglia e la rocca Sanvitale, noceto,
1932; P. Litta, Famiglie celebri italiane, milano,
1834; A. Pezzana, La storia della città di Parma, Parma, 1859; L. Sanvitale, Memorie
intorno alla rocca di Fontanellato; E. Tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia
Sanvitale, manoscritto; C. Argegni, Condottieri, 1937, 132; Enciclopedia di Parma, 1998,
611.
SANVITALE GALEAZZO
1565-Roma 8
settembre 1622
Figlio
del conte Luigi. Fu nominato arcivescovo di Bari il 15 marzo 1604. Fece lingresso
solenne in Bari il 9 maggio 1604. Vi rinunciò nel 1606. Il Sanvitale fu prefetto di papa
Gregorio XV. Fu sepolto in un sarcofago nella chiesa di San Gregorio in Roma.
FONTI E BIBL.: A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 272.
SANVITALE GALEAZZO CESARE, vedi SANVITALE ALESSANDRO
SANVITALE
GERARDO
Parma
1069/1081
È ricordato in un placito tenuto a Parma il 20 aprile 1069 dal vescovo e antipapa
Cadalo: Petrus et Gerardus germani filii condam Iohanni Vitali. Il Sanvitale intervenne in
un altro placito tenuto da Enrico IV a Parma nel Palazzo vescovile, alla presenza del
vescovo Everardo, il 3 dicembre 1081 (vedi G. Drei, Le carte degli Archivi Parmensi dei
secoli X-XI, volume II, ad an.). La famiglia fin da quei tempi era chiamata, come appare
dai documenti citati, de Sancto Vitali o semplicemente Vitali. Tale nome venne a essa dal
possesso di un grosso casamento posto tra la chiesa di San Vitale di Parma e il Palazzo
comunale, stabile che nel secolo XIII fu acquistato dal comune.
FONTI E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 123.
SANVITALE GEROLAMO, vedi SANVITALE GIROLAMO
SANVITALE GHERARDO
Parma
1196/1198
Figlio di Ugo. Nel 1196 e nel 1198 fu assessore del magistrato dei consoli della
Repubblica di Parma.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola I.
SANVITALE GIACOMANTONIO
-Parma
1563
Figlio di Galeazzo e di Paola Gonzaga. Fu cavallerizzo e scudiero del re di Francia, al cui servizio militò contro
Carlo V al comando della compagnia di cavalleggeri che era del fratello Federico. Dopo la
conclusione della pace si ritirò a Parma.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE GIACOMANTONIO, vedi anche SANVITALE JACOPO ANTONIO
SANVITALE GIACOMATIO, vedi SANVITALE GIACOMO ANTONIO
SANVITALE GIACOMO
Parma
1222
Nellanno 1222 fu mandato da papa Gregorio X come commissario generale con
genti e denari in soccorso dei cristiani di Siria.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 175-176.
SANVITALE GIACOMO
Parma
ante 1247-Piemonte 1305
Figlio di Azzone. Nel 1262 fu magistrato degli Anziani di Parma. Perseguitato dai
ghibellini di Giberto da Gente che gli demolirono le case, nel 1257 andò a stabilirsi in
Piemonte. Secondo quanto afferma lAngeli, possedette molte, e grandi ricchezze.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Historia, 1591, 90 e s.
SANVITALE GIACOMO ANTONIO
Fonatanellato
1458 c.-1511
Figlio di Stefano. Fu condottiero presso i duchi di Milano. Nel 1482, quando
Ludovico il Moro fece guerra ai Rossi di San Secondo, prese parte al conflitto. Rifiutò
ingenti offerte dei Veneziani per passare al loro servizio. Fu agli ordini di Giovanni
Galeazzo Sforza allassedio di Borgo Taro e allassedio di Novara contro il duca
di Orléans. Per i suoi meriti, non solo ritornò in possesso dei feudi occupatigli dai
Veneziani collegati ai Rossi ma ne ebbe anche altri.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.;
Biblioteca Palatina di Parma, manoscritto 1193; M.E.da Erba, Estratti di cronaca,
manoscritto nella Biblioteca Palatina di Parma; E. Grassi, Fontanellato, la famiglia e la
rocca Sanvitale, Noceto, 1932; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; F.
Sansovino, Dellorigine et dei fatti delle famiglie illustri dItalia, Venezia,
1609; F. Simonetta, Storia delle imprese di Francesco Sforza, Venezia, 1554; E. Tiramani,
Storia genealogica della nobile famiglia Sanvitale, manoscritto; C. Argegni, Condottieri,
1937, 132.
SANVITALE GIACOMO ANTONIO MARIA vedi SANVITALE JACOPO ANTONIO MARIA
SANVITALE GIANFRANCESCO
1549
c.-Parma post 1571
Figlio di Alfonso. Con il fratello Ottavio seguì il duca Filiberto di Savoja in
Francia, partecipando alla guerra scatenata da Carlo IX contro gli Ugonotti (1571) in
qualità di condottiero di cavalli. Morì in età giovanile.
FONTI E BIBL.: C. Argegni, Condottieri, 1937, 136.
SANVITALE GIANFRANCESCO
Sala
9 maggio 1590-Parma 19 maggio 1612
Figlio di Girolamo e di Benedetta Pio. Detto il Marchesino di Sala, fu coinvolto
nella cospirazione contro il duca Ranuccio Farnese. Fu prima arrestato e poi giustiziato
mediante decapitazione.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 379.
SANVITALE GIANFRANCESCO, vedi anche SANVITALE GIOVANFRANCESCO
SANVITALE
GIANGALEAZZO
Sala
1527 c.-Parma 1552
Figlio di Girolamo. Nemico dei Farnese che avevano il dominio di Parma, tramò una
congiura per dare la città in mano agli imperiali. Scoperto, fu tratto in arresto e,
secondo quanto afferma largegni, fatto
decapitare.
FONTI E BIBL.: B.Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591; F.M.Annibali,
Notizie storiche della casa Farnese, Montefiascone, 1817-1818; E.Bicchieri, Vita di
Ottavio Farnese, Modena, 1864; P.Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; A.pezzana, La storia della città di Parma, Parma,
1859; E.Tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia Sanvitale, manoscritto; C.
Argegni, Condottieri, 1937, 182.
SANVITALE GIANLODOVICO-Fontanellato
1526
Figlio di Giacomo Antonio e di una pallavicino.
Nel 1510 fu nominato protonotario apostolico. Fu poi anche prevosto della chiesa di
Fontanellato.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE GIAN MARTINO, vedi SANVITALE GIOVAN MARTINO
SANVITALE GIANQUIRICO, vedi SANVITALE GIOVANNI QUIRICO
SANVITALE
GIBERTO
Parma-post
1344
Figlio di Gianquirico. Nel 1344, tornato in patria col padre dopo un lungo esilio,
seguì il partito di Obizzo dEste, che era il nuovo signore della città, combattendo valorosamente
contro i ghibellini che volevano dare Parma a Luchino Visconti.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Storia della città di Parma, Parma, 1792; B. Angeli,
Storia della città di Parma, Parma, 1591; Archivio di Casa Sanvitale in Parma; Da Erba,
Estratti di cronaca, manoscritto nella Biblioteca Palatina di Parma; P. Litta, Famiglie
celebri italiane, Milano, 1834; L.A. Muratori, in Rerum Italicarum Scriptores, XXIV; A.
Pezzana, La storia della città di Parma, Parma, 1859; G.B. Pigna, Historia dei principi
dEste, Ferrara, 1570; F. sansovino,
Dellorigine e dei fatti delle famiglie illustri ditalia, Venezia, 1609; E. Tiramani, Storia
genealogica della nobile famiglia Sanvitale, manoscritto; Argegni, Condottieri, 1937, 133.
SANVITALE GIBERTO
1373-Fontanellato
17 maggio 1447
Figlio di Antonio. Nel 1404 fu partigiano di Ottobono Terzi per la cacciata dei
Rossi da Parma. Quando Giovanni Galeazzo Visconti fu creato duca di Milano, il Sanvitale
fu inviato quale rappresentante della città di Parma a giurare fedeltà. L8 giugno
1405 fu nominato podestà di Piacenza e in tale carica ottenne da Ottobono Terzi,
intenzionato a saccheggiarla per punire la parte guelfa, di avere salva la città.
Disgustato poi dalla tirannia del Terzi, quando lo uccisero si adoperò nei tumulti sorti
in Parma per escluderne i figli e dare la signoria a Niccolò dEste (1407). Il
Sanvitale ebbe solenni esequie, con la partecipazione di numerosissimi rappresentanti
delle più illustri casate.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.;
M.E.da Erba, estratti di cronaca,
manoscritto nella Biblioteca Palatina di Parma; P. Litta, Famiglie celebri italiane,
Milano, 1834; L.A. Muratori, in Rerum Italicarum Scriptores, XVI; A. Pezzana, La storia
della città di Parma, Parma, 1859; G.B. Pigna, Historia dei principi dEste,
Ferrara, 1570; F. Sansovino, Dellorigine e dei fatti delle famiglie illustri
dItalia, Venezia, 1609; E. tiramani,
Storia genealogica della nobile famiglia sanvitale,
manoscritto; C.Argegni, Condottieri, 1937, 133.
SANVITALE GIBERTO
1428
c.-Sala post 1495
Figlio di Stefano. Nel 1454 sposò Donella, figlia di Pier Maria Rossi. Fu podestà
di bergamo. Nel 1477 edificò la rocca di
Sala. Come condottiero servì Ludovico il Moro nella guerra contro i Rossi di Parma,
ritornando così nel possesso del castello di Noceto (1482). Nel 1495 combatté ancora una
volta per Ludovico il Moro allassedio di Novara contro il duca dorléans. Ebbe infine da Galeazzo Maria Sforza
linvestitura di parecchi feudi importanti, tra i quali quello di Sala, di cui ebbe
il titolo di conte.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Cronichetta, Parma, 1798; B. Angeli, Storia della città
di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.; Archivio di Casa Sanvitale in Parma; B. corio, Storia di Milano, Venezia, 1565; Da Erba,
Estratti di cronaca, manoscritto nella Biblioteca palatina
di Parma; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani
illustri, Parma, 1877, 378, e 1880, 184; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano,
1834; A. Pezzana, La storia della città di Parma, Parma, 1859; F. Sansovino,
Dellorigine e dei fatti delle famiglie illustri italiane, Venezia, 1609; E.
Tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia Sanvitale, manoscritto; Argegni,
Condottieri, 1937, 133.
SANVITALE GIBERTO
Sala
gennaio/agosto 1527-Piacenza 30 agosto 1585
Fu cameriere segreto di papa Paolo III e visse per diverso tempo alla corte papale in Roma. In seguito, per garantire la
discendenza della propria casata sul feudo di Sala, abbandonò la prelatura e contrasse
matrimonio. Rimasto vedovo, in seconde nozze sposò la contessa di colorno Barbara Sanseverino. Fu sepolto
nelloratorio di San Lorenzo di Sala, che il sanvitale
aveva fatto costruire e dotato di beni.
FONTI E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 90 e ss.; G.B.Janelli, dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 379;
Bonardi, Fortuniano Sanvitale, in archivio
Storico per le Province Parmensi 1975, 262-263.
SANVITALE GIBERTO
Sala
23 agosto 1597-1631
Figlio di Girolamo e Benedetta Pio. Dopo che i genitori e il fratello Gianfrancesco
erano stati fatti decapitare da Ranuccio Farnese (1612), fu relegato nel castello di Borgo
Taro. Là si innamorò della figlia del castellano, Olimpia, che forse segretamente
sposò. Quasi certamente il Sanvitale morì di peste e con lui i due figli, Ferrante e
Carlo, entrambi in tenera età.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE GIOVAN FRANCESCO
Fontanellato
-1519
Figlio di Giacomantonio. Seguì la carriera delle armi: ancora giovanetto, nel 1495
fu al servizio di Carlo VIII nella battaglia del Taro, quindi andò al servizio di
Ludovico XII, che gli diede il titolo di cavaliere (1499).
FONTI E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 90 e s.; argegni, Condottieri, 1937, 136.
SANVITALE GIOVAN MARTINO
Parma-18
agosto 1432
Figlio di Antonio. Alla morte del duca di Milano Giovanni Galeazzo Visconti, fu
scelto con altri undici nobili per trasportare il feretro durante le esequie. Quando il
papa Alessandro V si recò a Bologna, il Sanvitale fu a lui inviato come ambasciatore
della città di Parma. accompagnò inoltre
il corteo papale tra i vassalli maggiori in occasione del solenne incontro col marchese di
Ferrara, avvenuto in pianoro. Nel 1409, per
avere assicurato la signoria di Parma a
Nicolò dEste combattendo contro i Terzi, ebbe in compenso il feudo di madregolo, che gli fu poi devastato dai visconti quando nel 1420 ebbero Parma dagli
Estensi.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.;
Biblioteca Palatina di Parma, manoscritto 1193; Da Erba, Estratti di cronaca, manoscritto
nella Biblioteca Palatina di Parma; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; A.
Pezzana, La storia della città di Parma, Parma, 1859; G.B. Pigna, Historia dei principi
dEste, Ferrara, 1570; F. Sansovino, Dellorigine e dei fatti delle famiglie
illustri dItalia, Venezia, 1609; E. Tiramani, Storia genealogica della nobile
famiglia Sanvitale, manoscritto; Argegni, Condottieri, 1937, 132.
SANVITALE GIOVANNA
Parma
1439/1450
Figlia di Obizzo. Fu monaca dellordine
di San Benedetto nel monastero di San Quintino di Parma. Vi fu eletta badessa nel 1439.
Nel 1450 espose in venerazione il corpo della beata Orsolina Veneri.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE GIOVANNA
Parma
ante 1455-Parma 1529/1531
Figlia del conte Stefano. Entrata novizia nel convento di San Quintino in Parma il
16 novembre 1455, fu eletta alla carica abbaziale nel 1483, dignità riconosciutale da
papa Sisto IV con bolla del 2 dicembre dello stesso anno, succedendo alla zia Maddalena
Sanvitale. A lei si attribuiscono gli interventi di committenza più importanti, legati
allabbellimento della chiesa e allarricchimento culturale e devozionale del
monastero. Allepoca delle più importanti iniziative volte al rinnovamento
dellantico cenobio (rappresentate dagli incarichi esecutivi per i libri corali,
dalla solenne traslazione nella nuova arca del corpo della beata orsolina Veneri, dalla pala daltare
commissionata al Marmitta e dagli stalli lignei del coro, nel 1512) nel convento erano
presenti due badesse contemporaneamente, la Sanvitale e la nipote Susanna Sanvitale,
questultima in età minore per ricoprire la carica assegnatale: ben tre brevi di
papa Giulio II in poco tempo ne ratificarono lanomala situazione. La Sanvitale
figura badessa amministratrice, affiancata dalla giovanissima nipote letterata e dotta,
che si vide precocemente riconosciuta lautorevolezza a ricoprire un ruolo di tanto
impegno. La co-reggenza di San Quintino non costituì tuttavia unesperienza inedita,
né per il monastero né per la Sanvitale, che dal 13 novembre 1483 era stata a sua volta
chiamata ad affiancare, nella direzione abbaziale, la zia Maddalena sanvitale, afflitta da gravi problemi di salute. considerato il rapporto di fattiva collaborazione
che legò per più di un ventennio la Sanvitale alla nipote, si può supporre che i
numerosi e importanti incarichi di committenza nel periodo di co-reggenza di San quintino, legati al solo nome della Sanvitale,
siano stati voluti da entrambe, anche se la titolarità della carica abbaziale rimase alla
Sanvitale fino alla morte, come ben specificato nellatto rogato nel marzo 1504. Uno
studio di G. zanichelli ha assegnato nuovo
impulso alla ricomposizione del tessuto culturale e devozionale di San Quintino,
analizzando un minuscolo libro dore, trascritto da Paolo Stadiani nel 1498 e
dedicato a una giovanissima nobili domine
Susane de Sancto Vitale Moniali in sancto Quintino. A quel tempo la futura badessa non
aveva che quattordici anni, quindi difficilmente si può attribuirle la committenza, tanto
raffinata e atipica se rapportata al gusto artistico-devozionale locale, ma è legittimo
desumere da tale testimonianza il pulsare di un clima monastico rivolto al nuovo, che
iconograficamente cita lambiente veneto-ferrarese, per dare attualità a una
religiosità più intima, quale riflesso della sensibilità religiosa della committenza.
Il piccolo codice preziosamente miniato, attribuito a un artista collegato alla bottega di
Cristoforo Caselli, è dedicato allufficio della Vergine e destinato alla devozione
privata: quasi certamente si trattò di un dono della Sanvitale alla giovane nipote
entrata a quel tempo come novizia in San Quintino e già destinata alla carica abbaziale.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 1 1996, 59-65.
SANVITALE GIOVANNI
Parma
1066
Sacerdote, figlio di Pietro e fratello di sigezone.
Con un atto del 10 novembre 1066 donò alla canonica di Parma alcune terre poste in vigociolo.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, IV, 1932, 123.
SANVITALE GIOVANNI
Parma
1113 c.-1202
Figlio di Ugo. Si diede alle belle lettere e fu più volte impiegato negli affari
pubblici della città di Parma. Fu uomo eccellentissimo e di gran consiglio e prudenza, e
quasi nato ad uscir con onore in ogni difficile impresa (Angeli, historia; Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani). Adoperandosi nel trattare la pace e
nel comporre dissidi tra i cittadini, indusse i parmigiani
a grande riconoscenza verso la sua famiglia. NellArchivio di Stato di Modena sono
conservati parecchi trattati di tregua, di confederazione e di altri particolari accordi
tra Modenesi e Parmigiani, in cui il Sanvitale ebbe parte precipua: in particolare, quando
la città di Parma, non potendo più tollerare il duro governo dei ministri di Enrico,
volle riconquistare la libertà e fece lega con molte città lombarde, il Sanvitale si
recò più volte a Modena per conferire coi capi della lega (1173) sui modi per resistere
allimperatore Federico. Ancora, quando nellanno 1183, sorta tra Modenesi e
Reggiani una contesa sulla giurisdizione della Secchia, vennero i consoli di Modena a
Parma a chiedere che la città si obbligasse a non fare pace o tregua coi Reggiani senza
il consenso dei Modenesi, i Parmigiani, giurata la capitolazione, mandarono il Sanvitale
con altri a Modena a garantire della loro buona volontà. Nellanno 1188 il sanvitale coordinò le operazioni dei parmigiani (alleati ai Cremonesi, ai Reggiani e ai
modenesi) allassedio di Castelnovo e
della torre di Alseno, nel piacentino, che in tre giorni furono espugnate.
Nellanno 1199 ebbe ancora la responsabilità delle truppe parmigiane inviate in
soccorso di Borgo San Donnino, che limperatore Enrico VI aveva dato in pegno ai
Piacentini per duemila lire imperiali (con Bargone). Non volendo i Borghigiani
sottomettersi ai Piacentini, questi ultimi, insieme ai Milanesi, Bresciani, Comaschi, vercellesi, Novaresi, Astigiani e Alessandrini,
mossero con un numeroso esercito a combatterli. In soccorso dei Borghigiani si schierarono
Parmigiani, Cremonesi, Reggiani e modenesi:
ebbe luogo un sanguinoso fatto darmi, al termine del quale le milizie del Sanvitale
ebbero il sopravvento, posero in fuga i nemici e condussero prigionieri in Parma duecento
cavalli. Limperatore Ottone IV dimostrò sempre per il Sanvitale grande stima e
benevolenza.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Historia, 1591, 90 e s.; G.B.Janelli, Dizionario
biografico dei Parmigiani, 1880, 169-170.
SANVITALE GIOVANNI
Parma
1295/1303
Figlio di Alberto. Nel 1295 fu uno dei capi del partito propenso a introdurre gli
Estensi in Parma contro il volere dei da Correggio. Scontratisi in città i due partiti e
uccisogli il padre, il Sanvitale dovette fuggire presso gli Este. Nel 1303, in seguito
alla pace sopravvenuta con la nomina di Giberto da Correggio alla signoria della città,
venne riammesso con la famiglia in Parma.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola I.
SANVITALE GIOVANNI
Parma
1308/1310
Figlio di Mastino. Nel 1308 fu podestà di Modena e nel 1310 di Foligno.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola I.
SANVITALE GIOVANNI
ante
1298-Parma 1329 o 1330
Figlio di Pietro. Fu podestà di Modena e di Perugia. Nel 1311 combatté nella
ribellione contro i vicari imperiali messi in Parma dallimperatore Enrico VII per
restaurarvi le antiche forme di governo. Per questa ragione si alleò col cugino
Gianquirico Sanvitale e con giberto da
Correggio, partigiano del re roberto di
Napoli. Ma nel 1313, corrotto con denaro e con promesse da Matteo Visconti, tentò di
legare Parma al partito imperiale. Fu combattuto perciò dai guelfi e da Giberto da correggio, che lo sconfisse. In
quelloccasione perdette la Torre di San vitale
e il castello di montechiarugolo e fu
bandito da Parma. Poté tornare a Parma nel 1326 ma fu subito fatto prigioniero da Orlando
Rossi, suo acerrimo nemico. Morì in carcere dopo tre anni e mezzo.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Storia della città di Parma, Parma, 1792; B. Angeli,
Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e s.; M. Benassi, Storia di Parma, Parma,
1899; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; L.A. Muratori, in Rerum
Italicarum Scriptores, XVII e XVIII; A. Pezzana, La storia della città di Parma, Parma,
1859; F. Sansovino, dellorigine e dei
fatti delle famiglie illustri dItalia, Venezia, 1609; S. de Sismondi, Histoire
des républ. italiennes, Paris, 1826; E. Tiramani, Storia genealogica della nobile
famiglia Sanvitale, manoscritto; C. Argegni, condottieri,
1937, 133.
SANVITALE GIOVANNI
Fontanellato
1629-1678
Figlio di Alessandro e Margherita Rossi. Nel 1649 fu nominato cavaliere
gerosolimitano. Morì alletà di quarantanove anni.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE GIOVANNI
Parma
4 febbraio 1804-Piacenza 2 agosto 1881
Nacque dal conte Stefano e dalla principessa Luigia Gonzaga. Fece gli studi nel
collegio Tolomei di Siena. Viaggiò a scopo distruzione in vari paesi dEuropa.
Ritornato in patria, pubblicò un libro di novelle che gli procurò fama di letterato. Tra
laltro, ebbe in eredità dal padre una pittoresca villa, detta la Vigna, a
diciannove chilometri da Piacenza. Studioso di agricoltura, ebbe modo di conoscere nei
suoi viaggi in Francia e altrove i progressi e le innovazioni del settore e
appassionatamente si dedicò alla coltivazione dei campi, allallevamento del
bestiame e alla produzione di vini, investendo largamente in dissodamenti, piantagioni,
macchine e nuovi concimi. Il sanvitale
scrisse anche un trattato di economia rurale. Nel 1848 partecipò al movimento nazionale
dindipendenza. Per diverso tempo dovette vivere esule in Piemonte perché gli fu
vietato il ritorno a Parma dal restaurato governo borbonico. In seguito, amnistiato, prese
dimora, insieme con la famiglia, a Piacenza. Dotto filologo e bibliofilo, lasciò una
notevole collezione di libri vari e pregiati. Fu anche studioso di numismatica: fece dono
del suo ricco medagliere al Museo dAntichità di Parma. Sposò la contessa Marianna
Simonetta, che lo fece padre di quattro figli: Enrico, Giberto, Luigi e Sofia.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 190-191.
SANVITALE GIOVANNI
Parma
8 maggio 1872-Bologna 7 aprile 1951
Fu lultimo discendente di una tra le famiglie parmensi di più antica
nobiltà, che si estinse con la sua morte. Figlio di Alberto e della contessa laura Malvezzi, cominciò a occuparsi di
fotografia intorno ai ventanni. Non si conosce praticamente nulla del suo
apprendistato. Ottenne comunque la sua prima onorificenza (una medaglia di bronzo),
allEsposizione Internazionale di Milano del 1894 per una serie di prove tratte col
viraggio Dringoli senza oro, con tinte fredde molto artistiche. Le foto premiate
rappresentano riproduzioni di affreschi del Parmigianino esistenti nel Castello di
Fontanellato. Altri riconoscimenti gli vennero dallEsposizione Internazionale di
Torino del 1898 (ancora medaglia di bronzo) da quella di Firenze (1899, medaglia
dargento) e dallesposizione
Internazionale di Torino (1900, diverse onorificenze). Insieme ad Alfredo zambini chiese ufficialmente al ministro
dellIndustria e del Commercio di poter prendere parte allEsposizione
Universale di Parigi del 1900. Il Sanvitale conseguì la laurea in ingegneria e il 2
febbraio 1919 sposò Amelia Pagani. Fu consigliere comunale e assessore del comune di Parma, consigliere provinciale,
candidato di parte liberale contro Agostino Berenini, che il Sanvitale osò sfidare nel
collegio di Borgo San Donnino, e presidente degli Asili dinfanzia di Parma. Fu tra i
primi in Italia a collezionare cartoline illustrate, che gli amici gli inviavano da ogni
parte del mondo o che lui stesso si spediva durante i viaggi. Unendo le due vocazioni di
fotografo e di ingegnere, costruì nel castello di Fontanellato (di cui fu lultimo
proprietario, prima di cedere ledificio al comune)
una camera ottica, oggetto di attenzione da parte degli esperti oltre che dei turisti: con
una serie di lenti a forma di prisma poste allinterno del castello ottenne la
deviazione dei raggi solari proiettando in pratica nella stanza buia le immagini della
piazza antistante il castello. Si tratta di un principio fisico antico, di cui la camera
di Fontanellato rappresenta una dei pochi esempi rimasti. Scrive in proposito Helmut gernsheim nel suo volume Le origini della
fotografia: Questo tipo di camera è ancora in uso in certi edifici pubblici, come per
esempio il castello di Fontanellato presso Parma, e non bisognerebbe certo perdere
loccasione di constatarne personalmente i sorprendenti effetti. Nel 1899 il
Sanvitale fu presente, insieme a Rastellini (unici fotografi di Parma), al secondo congresso Fotografico Italiano di Firenze.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 137; R.Rosati, Fotografi,
1990, 216.
SANVITALE GIOVANNINO, vedi SANVITALE GIOVANNI
SANVITALE GIOVANNI QUIRICO
1277
c.-Parma 5 marzo 1345
Figlio di Teseo. Sposò nel 1303 Antonia, figlia di Giberto da Correggio. Insieme a
Giberto da Correggio nel 1311 ebbe parte assai importante nella ribellione di Parma contro
il vicario imperiale. Fu quindi podestà di Cremona e di Piacenza, da cui nel 1312 lo
cacciò Alberto Scotti. Ebbe nello stesso anno dalla comunità di Parma, per sé e per i suoi
discendenti, a ricompensa della sua azione, il castello di belforte con altri villaggi. Giurò fedeltà a
Roberto di Napoli, capo dei guelfi, e nel 1316 ordì in Parma una congiura destinata a
scacciarne Giberto da Correggio, che tiranneggiava la città. Venne poi a sua volta
combattuto ed esiliato dai Rossi, che si impadronirono di Parma nel 1329. Nel 1337 il
Sanvitale si trasferì a Ferrara, ove ottenne i diritti di cittadinanza. Dopo che Parma fu
più volte presa e perduta dai diversi partiti, vi ritornò mentre laveva in
signoria Obizzo dEste, dopo ventitré anni di esilio.
FONTI E BIBL.: G. Adorni, Vita del conte Stefano Sanvitale, Parma, 1840; I. Affò,
Storia della città di Parma, Parma, 1792; B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma,
1591, 90 e ss.; Archivio di Casa sanvitale;
U. Benassi, Storia della città di Parma, Parma, 1899; Biblioteca Palatina di Parma,
manoscritto 1193; G. Cornazzani, Storia di Parma, s. a.; G.B. Janelli, Dizionario
biografico dei parmigiani illustri, Parma,
1877, 376-377; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; L.A. Muratori, in Rerum italicarum Scriptores, XVIII, XXII e XXIV; A.
Pezzana, La storia della città di Parma, Parma, 1859; G.B. Pigna, Historia dei principi
dEste, Ferrara, 1570; F. Sansovino, Dellorigine e dei fatti delle famiglie
illustri dItalia, Venezia, 1609; S. de Sismondi, Histoire des rèpubl.
italiennes, Paris, 1826; E. Tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia Sanvitale,
manoscritto; G. Villani, Cronache, Venezia, 1559; C. Argegni, condottieri, 1937, 132-133.
SANVITALE GIOVANNI QUIRICO
Parma
1430 c.-post 1482
Figlio di Angelo. Quando fu al servizio dei Veneziani nella guerra contro i Turchi
(1477) venne esonerato dallincarico per il poco coraggio dimostrato. Nelle guerre
contro Ferdinando, re di Napoli, combattute dai Fiorentini, dei quali il Sanvitale fu
condottiero, fu fatto prigioniero. Ciò gli capitò una seconda volta, quando, al servizio
di Ludovico il Moro, nella lotta per il possesso del ducato di Ferrara contro i Veneziani, combatté
allargenta nel 1482. Quando Ludovico
il Moro fece guerra ai Rossi, ottenne la restituzione di Noceto dal Sanvitale mercé
lesborso di una forte somma.
FONTI E BIBL.: Archivio della famiglia Sanvitale; Biblioteca Palatina di Parma,
manoscritto 1193; M.E.da Erba, Estratti di cronaca, manoscritto nella biblioteca Palatina di Parma; Angeli, Historia,
1591, 90 e s.; E. Grassi, Fontanellato, la famiglia e la rocca Sanvitale, Noceto, 1832; P.
Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; A. Pezzana, La storia della città di
Parma, Parma, 1837; E. Tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia Sanvitale;
Argegni, Condottieri, 1937, 133.
SANVITALE GIROLAMO
1501-Sala
1550
Figlio di Niccolò Maria Quirico e Beatrice da correggio. Fu al servizio di Carlo V. Nel 1536,
come comandante di una compagnia di cento cavalli e duemila fanti, partecipò alla guerra
di Provenza contro i Francesi, segnalandosi ad Antibes e Bregnuol per valore e per perizia
straordinari e meritandosi la stima di Andrea Doria, Antonio de Leva e Ferrante gonzaga. Nel 1545 fu uno dei feudatari dello stato di Parma che giurarono fedeltà e obbedienza
a Pierluigi Farnese. Favorì le parti di Filippo Partisotti e fu avverso ai Rossi. È
ricordato come persona di ottima formazione intellettuale e abile nelle arti militari.
Morì nel castello di Sala e fu sepolto a Parma nella chiesa di San Francesco del Prato.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.; P.
Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1819, tavola III; F. Sansovino,
Dellorigine e dei fatti delle famiglie illustri dItalia, Venezia, 1609; E.
Tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia Sanvitale, manoscritto; C. Argegni,
Condottieri, 1937, 133; M.E.da Erba, Biblioteca Palatina di Parma, ms. Parmense 3768;
A.Micheli, La rocca dei Sanvitale a Sala-Maiatico, 1922; G. Zarotti, franciscus Carpesanus, 1975, XXIII.
SANVITALE GIROLAMO
Sala
24 agosto 1567-Parma 19 maggio 1612
Figlio di Giberto e di Barbara Sanseverino. Dal duca Ottavio Farnese ebbe il feudo
di colorno (avuto in eredità dalla madre)
eretto in marchesato. Sposò Benedetta Pio. Fu cavaliere assai stimato in Parma per le sue
alte qualità, che gli procurarono amicizie e onori. suscitò perciò il sospetto di Ranuccio Farnese,
che in lui vide un pericolo. Fattolo arrestare sotto laccusa di aver tramato contro
i Farnese, fece sottoporre il Sanvitale, con molti altri suoi parenti (la madre, la moglie
e il figlio gianfrancesco), alla tortura e
li fece poi decapitare.
FONTI E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591; F.M. Annibali,
Notizie storiche della famiglia Farnese, Montefiascone, 1817-1818; G.B.Janelli, Dizionario
biografico dei Parmigiani, 1877, 379; T.Bazzi-U. Benassi, Storia di Parma, Parma, 1908; P.
Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1819, I, tavola III; F. Odorici, Barbara
Sanvitale e la congiura del 1611 contro i Farnese, Brescia, 1862; E. tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia
Sanvitale, manoscritto; C. Argegni, Condottieri, 1937, 134.
SANVITALE GIUSEPPA, vedi FOLCHERI GIUSEPPINA
SANVITALE GUALTIERI
Parma-ante
1527
Poeta
ricordato da un epitaffio composto dal bolognese Girolamo Casio de Medici
(pubblicato lanno 1527, allinterno di una raccolta di epitaffi e iscrizioni
varie): Il facondo Gualtier da San-Vitale, Chera fra gli Pastori un semideo, Posa in
questurna col suo Melibeo Per lEgloghe sue dotte, et pastorale. Lo stesso
Girolamo casio de Medici, ne La
Gonzaga, riporta alcuni sonetti in lode di Margherita Pio, moglie di Anton Maria
Sanseverino, uno dei quali è detto fatto per la medesima Signora per gualtier Poeta, che faceva lamor con sua
divinità, che secondo lAffò è da identificarsi col sanvitale.
FONTI
E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1791, III, 195;
A.Pezzana, memorie degli scrittori e
letterati parmigiani, VI/2, 1827, 425-426; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei
Parmigiani, 1877, 380.
SANVITALE GUARINO
Parma-San
Cesario di Modena 1229
Figlio di Anselmo. Sposò Margherita Fieschi, sorella di Sinibaldo (divenuto papa
Innocenzo IV), aumentando le ricchezze e la potenza delle famiglia. Il Sanvitale amò la
letteratura e si circondò di letterati. Fu podestà di Bologna nel 1219. Prese le armi in
aiuto dei conti di lavagna, suoi parenti,
contro i Genovesi. Nel 1229, mentre per i Modenesi si trovava alla difesa di San Cesario
contro i Bolognesi, venne ucciso ai piedi del carroccio di Parma.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Storia della città di Parma, Parma, 1792; B. Angeli,
Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.; Caffaro, Annales genuenses, in Rerum
Italicarum Scriptores, VI; G.B. Janelli, dizionario
biografico dei parmigiani illustri, Parma,
1877; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; A. Pezzana, La storia della
città di Parma, Parma, 1859; E. Tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia
Sanvitale, manoscritto; C.Argegni, condottieri,
1937, 134.
SANVITALE GUGLIELMO
Parma
1313
Figlio naturale di Pietro. Militando al fianco del fratello Giovanni, nel 1313
rimase prigioniero dei guelfi nello scontro di Tortiano.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola I.
SANVITALE IACOPO, vedi SANVITALE JACOPO
SANVITALE ISABELLA
Parma 1792-Parma 30
dicembre 1837
Nacque
dal conte Stefano, letterato, archeologo, orientalista e filantropo. Moglie nel 1813 di
Giuseppe Simonetta, cultore anchegli di lettere e di arti, fu donna di grandi virtù
morali e intellettuali. Educata nel collegio di SantOrsola a Piacenza, diede prova
fin dalla prima giovinezza di ingegno non comune e di attitudine ai severi studi delle
lettere. Tornata in famiglia e passata poi a quella del marito, poté coltivare le sue
buone attitudini, specie intrattenendosi in colloqui eruditi con la suocera, contessa
Maria Guerrieri. Fu elogiata dal Litta e dallArrivabene, specie per le sue lettere,
in cui mostra di essere maestra di concetti e di stile, e per la perfetta conoscenza della
lingua francese. Morì in conseguenza di una malattia che per cinque anni le causò acute
sofferenze.
FONTI
E BIBL.: G. Adorni, Discorsi, Parma, 1870, 249; Gazzetta di Parma 1838, 17; G.B. Janelli,
Dizionario biografico dei parmigiani
illustri o benemeriti nelle scienze, nelle lettere e nelle arti, Genova, 1877, 399-400; I.
Sanvitale, Poesie, Prato, 1875; M. Bandini, Poetesse, 1942, 213.
SANVITALE ISABELLA, vedi anche CENCI MARIA ISABELLA
SANVITALE JACOBA LAURA, vedi PALLAVICINO JACOBA LAURA
SANVITALE JACOPO
Parma
20 febbraio 1668-Ferrara 5 agosto 1753
Nacque dal conte Cesare e dalla contessa Anna Maria Anguissola. Giovanissimo, fu
avviato alla vita ecclesiastica. I parenti lavrebbero voluto nella curia romana, ma
il Sanvitale scelse di entrare tra i gesuiti in Bologna (1682). compiuto il noviziato e gli studi, insegnò belle
lettere in Vicenza e in altre città. ordinato
sacerdote, cominciò poi a impegnarsi nelle missioni. Ma i suoi superiori lo destinarono
quale lettore di filosofia e poi di teologia in Verona, ove tenne anche alcune lezioni di
matematica. Godendo poca salute, fu mandato nel 1706 a Ferrara, ove, dopo aver servito due
anni come confessore nel collegio dei
Nobili, intraprese di nuovo linsegnamento di teologia speculativa e poi di morale,
incarico che mantenne per diciannove anni, senza per altro interrompere gli esercizi di
pietà (congregazioni, confessioni, predicazioni, visite agli ospedali). Il Sanvitale fu
anche utilizzato per incarichi di fiducia dai cardinali Taddeo dal Verme e Tommaso Ruffo,
legati di Ferrara. dallanno 1736 sino
al 1751 volle essere impiegato nel fare il catechismo ai poveri quando alla portineria del
collegio si faceva loro lelemosina. Fino allultimo il Sanvitale si dedicò
agli studi. Scrisse un gran numero di opere, molte delle quali di carattere storico,
teologico, spirituale e ascetico. Negli ultimi anni di vita fu duramente attaccato dai
domenicani Daniele Concina e Giovanni Vincenzo Patuzzi, fustigatori della morale
gesuitica, ai quali il Sanvitale rispose con vituperi che certamente offuscarono la sua
fama. Al Sanvitale dedicò una biografia Gianandrea Barotti (Venezia, Remondini, 1757), e
di lui scrissero anche il Zaccaria, il Lombardi (Storia della letteratura italiana), il
Maffei e il Feller (dictionn. Hist.).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833,
IV, 29-31; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 358.
SANVITALE JACOPO
Parma
28 dicembre 1785-Fontanellato 3 ottobre 1867
Nato da Vittorio, del ramo secondogenito dellillustre famiglia, e dalla
marchesa Camilla Bortolon, dorigine spagnola, morta quando il Sanvitale era ancora
bambino. Studente prima al collegio dei
Nobili e poi al collegio Lalatta di Parma,
fu quindi affidato agli insegnamenti di Angelo Mazza. Sotto lautorevole guida di
Angelo Mazza, il Sanvitale venne a contatto con la poesia ellenica, con le prime
traduzioni che labate prozio faceva dallinglese (il Gray, il Thompson, il
Parnell) e con il mondo aristocratico ed elegante del tempo, che Parma ospitava come un
salotto discreto e ben informato. Appena quattordicenne pubblicò una canzone, Cristo
simboleggiato nellagnello, e a quindici anni era già un ottimo traduttore di
Orazio. A ventitré anni, dopo aver dato prova di carità cristiana in occasione
dellepidemia di peste, fondò la Società Libera Italiana di Scienze e Lettere,
della quale venne acclamato presidente perpetuo. Compreso che lo stesso napoleone Bonaparte aveva tradito le idee della
rivoluzione francese, quando nacque il re di Roma, nella certezza che fosse predestinato a
rinsaldare ineluttabilmente il regime di potere monarchico e tirannico, il Sanvitale
scrisse un feroce sonetto che gli costò il carcere nel porto di Fenestrelle (1812), dove
proseguì nelle traduzioni bibliche e nello studio di opere classiche. Dopo quatordici
mesi di prigionia, travestito da donna fuggì a Milano, ove divenne grande amico del
Romagnosi, del Rasori e di Ugo Foscolo. Tornò a Parma il 5 maggio 1814. Morto Angelo
Mazza, ereditò il suo posto nel mondo della poesia italiana. Già nominato (1817)
professore di eloquenza, fu eletto segretario dellAccademia di Belle Arti di Parma,
insegnò poetica ed ebbe le cariche di segretario e di preside della ducale Università
degli Studi di Parma e di preside della facoltà di lettere (1820). Sposò in Parma, il 28
dicembre 1816, Giuseppina Folcheri, piemontese, donna colta, geniale pittrice, ardente di
spirito italiano, fedele compagna nellesilio e nelle aspre traversie. Nel settembre
1817 accompagnò il metternich a visitare i
monumenti di Parma. appartenne alla società
dei Sublimi Maestri perfetti e fu compreso
tra i settari denunciati, con lettera del 17 aprile 1822, da Francesco deste, duca di Modena, a Maria Luigia daustria. Il sanvitale
fu anche indiziato tra coloro che avevano distribuito un proclama in latino incitante gli
Ungheresi, numerosi nellesercito austriaco che marciava su Napoli, a non battersi
contro un popolo insorto per conquistarsi lindipendenza: da un confesso reggiano il
Sanvitale fu denunciato come lautore del proclama. Oltre che alla setta dei Sublimi
Maestri Perfetti, si riteneva che egli appartenesse alla Carboneria e che avesse
partecipato a diverse riunioni tenute in Parma dai settari per trattare gli affari della
società e, principalmente, dei moti insurrezionali che stavano per scoppiare. Il 24
aprile 1822 il Governo parmense ordinò larresto del Sanvitale e degli altri
indiziati dal duca di Modena: fu rinchiuso
nel castello di Compiano e il 25, 26 e 27 del successivo settembre messo a confronto a
SantIlario coi confessi estensi. La Commissione mista, con sentenza del 29 aprile
1823, lo assolse perché non convinti del crimine loro apposto. Fu membro del Governo
Provvisorio, che esercitò il potere dal 15 febbraio al 13 marzo 1831. Restaurato il
Governo ducale, il Sanvitale fuggì in esilio. La Sezione di accusa, il 21 e 24 maggio
1831, dichiarò che vi era motivo di procedere penalmente contro i membri del Governo
Provvisorio, a eccezione di Luigi mussi, ma
la Commissione Speciale, il 7 luglio successivo, li prosciolse dallaccusa. ripristinato il potere di Maria Luigia daustria, andò in esilio in Francia (a Marsiglia,
in Corsica e poi a Montauban), ove alternò lattività di poeta ed economista a
quella di agronomo. Tra le sue opere di quel periodo è da ricordare il canto Nostalgia.
Fu tradotto in francese e se ne fecero sei edizioni: in Italia ne fu proibita la
diffusione. Nel 1840 il Sanvitale poté rientrare in patria. Si recò a Torino, invitato a
un congresso di scienziati, e dettò lode per la statua di Emanuele Filiberto. Gli
fu quindi offerta la cittadinanza piemontese, ma invano chiese la cattedra di letteratura
comparata, sempre desiderata (1848). Si sistemò allora a Genova, come precettore di un
giovane della famiglia Pallavicino. Ben presto divenne noto e furono pubblicati vari suoi
sonetti. Prese parte a un congresso in Toscana, ove trattò argomenti agrari e, in
particolare, le risaie. Visitò la Maremma e fissò proprie teorie agricole. Tornato in
Francia, ove era rimasta la famiglia, si recò a Tolosa ed ebbe i diritti di cittadino
francese, ma ancora una volta gli fu negato linsegnamento filologico. Poco dopo gli
morirono la moglie, Giuseppina Fulcheri, e la figlia Clementina, colpite da malattia a
Marsiglia. Rientrato a Genova, tenne, dal 19 ottobre 1849 al dicembre 1852, la direzione
della biblioteca civica Berio, al quale
ufficio fu eletto dal Consiglio delegato del comune
a unanimità, con sentimenti di vera esultanza. Il Consiglio generale confermò la nomina
e, quando il Sanvitale lasciò la carica, gli conferì il titolo di bibliotecario emerito.
Nel 1856 gli fu concesso di risiedere a Parma. Nel 1859 fu rappresentante di Fontanellato
allAssemblea costituente parmense e fu tra i delegati a rassegnare latto di
annessione al Piemonte, assieme a Giuseppe Verdi. Sedette tra i deputati al Parlamento in
Torino per la VII legislatura rappresentando il collegio di San Pancrazio. Letà
avanzata e le malattie gli impedirono di partecipare attivamente alla vita pubblica della
nuova nazione: fu costretto a ritirarsi a vita privata e a rinunciare a qualunque ufficio.
Fu presidente della Regia Deputazione di Storia Patria a Parma e la rappresentò nel 1865
a Firenze e a Ravenna per la celebrazione del centenario dantesco. massimiliano dAustria, imperatore del
Messico, gli inviò la Gran Croce di Guadalupa. La salma del Sanvitale, trasferita a
Parma, fu tumulata nel sepolcreto di famiglia. Dopo la sua morte, furono pubblicati da
Caterina Pigorini (Parma, Rossi-Ubaldi) suoi Cenni biografici. La Pigorini scrisse
nuovamente del Sanvitale nel gennaio 1876 in unappendice della Perseveranza. Nel
1875 furono stampate a Prato da Francesco Giachetti Poesie del Conte Jacopo Sanvitale con
prefazione e note di Pietro Martini. Alberto Rondani lo ricordò nella Nuova Antologia e
nelle Serate Italiane. Alcune poesie inedite raccolse G.B. Janelli (Parma, Grazioli, 1882)
ed Emilio Costa pubblicò presso il Battei nel 1886 le Satire inedite. La sorte critica
dellopera sanvitaliana è affidata ad alcuni studiosi parmensi come il Rondani (J.
Sanvitale e le sue poesie, Firenze, Gazzetta dItalia, 1881) e il bocchialini (J. Sanvitale poeta, Parma, 1924;
Poeti parmensi della seconda metà dellottocento,
Parma, 1925). Lo spirito culturale dellOttocento è vivo nellopera del sanvitale in discendenza dalla tradizione poetica
del Paradisi, del Cerretti e del Mazza. Uno spirito che si collega al classicismo (per
quanto di aulico e di eloquente appesantisce la sua poesia) e al romanticismo (per il
nervo e la struttura di una più aderente emozione e di un canto nuovo, intriso di
personale esperienza). Due altre sono le componenti della sua ispirazione: la Bibbia e
Dante. Delluna e dellaltra fonte questi poeti tendevano a eroicizzare il
contenuto e quindi la forte colorazione romantica veniva ad assumere quasi un credo
religioso, un metodo di vita. I salmi biblici parafrasati dal Sanvitale confermano questo
giudizio e La luce eterea, un poema mancato ma iniziato con unautentica volontà di
scoperta e sotto la suggestione della Divina commedia,
poteva riassumere le sue convinzioni scientifico-letterarie con grande abbondanza di
simboli e allegorie. Stupisce che il Sanvitale abbia insistito per ventitré canti su una
materia che non seppe fondere in efficace poesia, ma lesempio rimane comunque
significativo di un clima e di unepoca. Solo La nostalgia porta altra aria, un più
compiuto e personale canto di interiore sincerità. Il Sanvitale resta per questi versi,
come altri poeti si ricordano per una sola celebre composizione. Dal lamento, a un
ripiegamento consapevole, onesto, spoglio di retorica e altero a un tempo, se
laltrui pietà mi è amara. La terra straniera ospita ma non riconosce, è una
presenza fredda, giustificabile solo fino a un certo punto. Il sanvitale percorre la strada verso una meta che
non conosce: La mia vita è affannosa come unerta senza meta, deserta.
Senzorma certa. Realtà dura da concepire e da vivere, eppure affrontata senza
tradimenti, non nascondendosene le difficoltà e gli inganni. Dal fondo della memoria sale
prepotente linvocazione alla terra lontana dEmilia. Savverte uno sforzo
di declamazione ma lintento è sincero, non bloccato dal compiacimento.
FONTI E BIBL.: I. Cantù, Italia scientifica, 1844, III, 106; T. Sarti,
Rappresentanti legislature Regno, 1880, 758; Aurea Parma 3-4 1912, 11-13; A. Rondani,
Jacopo Sanvitale e le sue poesie, in Saggi di critiche letterarie, Firenze, 1881; E.
Costa, Discorso commemorativo, inaugurandosi un monumento a Jacopo sanvitale, Parma, 1886; I. Bocchialini, Jacopo
Sanvitale poeta, Parma, 1921; G.N., in Enciclopedia italiana, XXX, 1936, 804; G. Adorni,
Vita del conte Stefano Sanvitale, Parma, presso F. Carmignani, 1840; T. Sarti, Il
Parlamento Subalpino e Nazionale, Terni, Tip. Ed. dellIndustria, 1890; E. Casa, I
moti rivoluzionari accaduti in Parma nel 1831, Parma, Tip. G. Ferrari e figli, 1895; E.
Casa, I Carbonari Parmigiani e Guastallesi
cospiratori nel 1821 e la Duchessa Maria Luigia Imperiale, Parma, Rossi-Ubaldi, 1904; O.
Masnovo, I moti del 31 a Parma, Torino, Società Editrice Internazionale, 1925; I
Bellini, in dizionario Risorgimento, 4,
1937, 206; A. Calani, Il parlamento del
Regno dItalia, Milano, 1860; T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e Italiano, due
volumi, Roma, 1896, e 1898; A. Malatesta, Ministri, 1941, 108; F. Ercole, Uomini politici,
1942, 123-124; C. Pigorini, Cenni biografici del conte Jacopo Sanvitale, Parma, 1867; L.
Sanvitale, Jacopo Sanvitale nellarte e nella poesia, in Aurea Parma 1917, 5-6; I.
Bocchialini, La tradizione della poesia nella famiglia dei conti sanvitale, in Aurea Parma gennaio-febbraio 1923;
Poeti parmensi della seconda metà dellOttocento, Parma, 1925; E. Grassi, Vita di
monsignor L. Sanvitale priore prevosto a Fontanellato, Noceto, Castelli, 1932, con
unappendice di scritti del Sanvitale; A. Credali, Un patriota e poeta parmigiano
maestro di G. Mameli, in Aurea Parma 1948; Poeti minori dellOttocento italiano, a
cura di F. Ulivi, Milano 1963; Dizionario enciclopedico
Letteratura Italiana, 5 1968, 46; Dizionario storico politico, 1971, 1147-1148; Parma.
Vicende e protagonisti, 1978, III, 112-114; Al pont ad Mez 2 1985, 86; T.Marcheselli, in
Gazzetta di Parma 3 luglio 1986; A.Musiari, Neoclassicismo senza modelli, 1986, 263;
Grandi di Parma, 1991, 103; Marchi, Figure del ducato, 1991, 220.
SANVITALE JACOPO ANTONIO, vedi SANVITALE GIACOMO ANTONIO
SANVITALE
JACOPO ANTONIO MARIA
Parma
23 maggio 1699-Parma 6 marzo 1780
Nacque dal conte Luigi e dalla contessa Corona Avogardi Sanvitale. Alletà di
dodici anni scrisse un tetrastico latino, pubblicato dal padre nella raccolta per la
nomina del cardinale Luigi Piazza. Nel 1720 sposò la nobile Maria Isabella Cenci. Poiché
sia il fratello Federico che il padre Luigi entrarono a distanza di pochi anni uno
dallaltro nella compagnia di Gesù, il
Sanvitale rimase nellassoluto possesso dei beni della famiglia. Stimò e fu amico
personale di Innocenzo Frugoni, Aurelio Bernieri e Pier Giovanni Balestrieri. Fu nominato
dal duca Antonio Farnese Cavaliere Gran Conestabile dellordine equestre militare di San Giorgio. Alla
morte del duca Antonio Farnese (20 gennaio 1731) resse, insieme ad altri, gli affari dello
Stato parmense, dimostrando destrezza nel sostenerne i diritti contro le minacce del
generale austriaco Stampa. Il 9 aprile 1741 fondò la Colonia parmense di Arcadia, di cui
fu vice custode col nome di Eaco Panellenio. Il sanvitale
si recò due volte a Pisa (13 febbraio e 27 marzo 1732) per complimentarsi col nuovo duca
Carlo di Borbone. Il 5 agosto 1737 fu alla corte
di Vienna, dove ricevette dimostrazioni daffetto (Pagnini, Orazione funebre, 1780)
dallimperatore Carlo VI, che il Sanvitale assistette anche al momento del decesso
(20 ottobre 1740). Nel 1749 fu inviato da Filippo di Borbone a Genova per ricevere la
consorte Luisa di Francia. Fu maggiordomo del duca Filippo di Borbone che lo mandò nel
1751 ambasciatore a Parigi, ove rimase fino al 1759. Tornato in patria, presiedette
lUniversità degli Studi. Fu pure maggiordomo maggiore e consigliere intimo di
Ferdinando di Borbone, e anche direttore generale dei regi teatri (1763) e spettacoli
(1761) di Parma. Tradusse in italiano il libretto di Fontenelle Enea e Lavinia, con musica
di Tomaso Traetta (Parma, Ducale, primavera 1761) e il libretto Bajezzette, con musica di
Ferdinando Bertoni (Parma, primavera 1765). Scrisse per il maestro Giuseppe colla i libretti Uranio ed erasitea (Parma, ducale, estate 1773) e, forse, Enea in cartagine (Parma, estate 1773). Il Sanvitale fu
sepolto a Fontanellato. Del Sanvitale scrissero elogi Giuseppe Maria Pagnini, Bergantini
(Voci italiane, 1745), Agostino Paradisi (Ode per la nascita di Stefano Sanvitale),
Innocenzo frugoni (del quale il Sanvitale fu
grande benefattore), Camillo Zampieri (Giobbe, canto IX), angelo Mazza (Armonia, 1771), Bettinelli (Poemetto
per lAccademia degli Scelti, 1753), Pizzi (Visione dellEden, 1778, e Rime
degli Arcadi, 1780).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833,
IV, 175-181; Gazzetta di Parma 28 giugno 1922, 3; C.Schmidl, Dizionario universale
musicisti, 2, 1929, 447.
SANVITALE LAVINA, vedi SANVITALE LAVINIA
SANVITALE LAVINIA
Parma
XV secolo-1555
Figlia del conte Girolamo. Fu celebrata da Ludovico Domenichi, che le dedicò la
traduzione del decimo libro dellEneide, per aver coltivato le lettere con grande
amore. Di lei si parla come di scrittrice elegante, ma di quanto avrebbe dato alle stampe
non è rimasta che una lettera inserita da Ortensio Landi nella sua raccolta (Lettere di
molte e valorose donne, raccolte da Ortensio Lando, Venezia, 1548), ritenuta concordemente
apocrifa. Cade così lattribuzione e viene meno ogni documento della sua attività.
Il fatto stesso però che il Landi la ponesse nel novero delle presunte scrittrici, fa
ritenere che la Sanvitale non fosse indegna di appartenere alla schiera delle donne colte
e che comunque esplicasse attività letteraria. Sposò Francesco Sforza.
FONTI E BIBL.: Lettere di molte e valorose donne, raccolte da Ortensio Lando,
Venezia, 1548; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani illustri o benemeriti nelle scienze,
nelle lettere e nelle arti, Genova, 1877, 380; M.Bandini, Poetesse, 1942, 213.
SANVITALE LUIGI
Fontanellato
1539 c.-post 1598
Figlio di Galeazzo e di Paola Gonzaga. Fu al servizio della casa regnante di
Francia. Dopo essere rimpatriato, nel 1598 divenne governatore di Sabbioneta. Per
concessione di roberto, suo fratello, poco
prima del 1574 divenne conte di Fontanellato e Noceto.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE LUIGI
Fontanellato
1599-1664
Figlio di Alessandro e di Margherita Rossi. Fu capitano delle lance della guardia
del duca di Parma Ranuccio Farnese, che nel 1646 eresse in suo favore la contea di
Belforte in marchesato. Fu inviato dalla corte
di Parma a quella di Torino prima per incontrarvi Cristina di Svezia e nel 1660 per
presentare a Margherita di Savoja i doni del suo sposo, il principe ereditario di Parma
Francesco Maria Farnese. Morì alletà di sessantacinque anni.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE LUIGI
Parma
1 luglio 1675-1753
Figlio di Alessandro e di Paola Simonetta. Fu eletto nel 1718 dal duca di Parma
Francesco Maria Farnese gran conestabile dellOrdine Costantiniano. Nel 1729,
divenuto vedovo, entrò nella Compagnia di Gesù. Morì alletà di settantotto anni.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE LUIGI
Parma
26 dicembre 1772-Piacenza 25 ottobre 1848
Nacque dal conte Alessandro, appartenente a una tra le più aristocratiche famiglie
italiane, letterato distinto e uomo di larga carità, e dalla contessa Costanza Scotti di
Montalbo, nobildonna piacentina di austeri costumi e di severi principi. Dimorò sino
alletà di otto anni, in seno alla famiglia nellavito palazzo di Parma,
situato nelle vicinanze della Cattedrale. Ebbe due fratelli e quattro sorelle, le quali
contrassero matrimonio con esponenti delle nobili famiglie Anguissola di Piacenza,
DArco di mantova, Robion di Nizza e
Dalla Rosa Prati di parma. Dai precettori di
corte apprese le prime nozioni culturali. Il
14 aprile 1780 vestì labito talare e poco dopo, per incarico del padre, fu
accompagnato a Roma dallo zio Stefano Sanvitale di Reggio Emilia, affinché potesse
seguire, nel Collegio Clementino, retto dai padri somaschi, i corsi di grammatica,
umanità, retorica e filosofia. Per le doti di aperta intelligenza e di amore allo studio,
congiunte a spirito acuto e vivace, ebbe modo di distinguersi, classificandosi tra gli
allievi migliori, per i progressi nello studio delle lettere e per labilità di
verseggiatore, tanto che, finito il corso, venne ammesso tra gli Arcadi col nome di
Elpindo Panellenio. Nel 1780 ricevette la prima tonsura dal vescovo di Parma
Pettorelli-Lalatta e in Roma da Giulio della Somalia, segretario della Sacra congregazione dei Riti. A dodici anni gli furono
conferiti gli ordini minori. A quelletà, per i diritti di casa Sanvitale, fu
nominato il 20 dicembre 1784 prevosto di Priorato e di Fontanellato, dove la famiglia,
antica feudataria di quelle terre, era patrona della chiesa parrocchiale per diritto
attribuito da papa Bonifacio IX (bolla del 9 dicembre 1400) e proprietaria della splendida
Rocca e di ricche tenute. La dispensa per letà giovanissima fu concessa dalla Santa
Sede in considerazione della pietà e doti necessarie che già si erano rivelate nel
Sanvitale, che aveva palesato eccellente disposizione alla carriera ecclesiastica. In
realtà i genitori avevano maturato da tempo le sorti dei figli disponendo che il
primogenito, Stefano, dovesse tramandare il casato, il secondo, Federico, si iscrivesse
allordine di Malta e il terzo, il Sanvitale, godesse la prelatura o la prevostura
con il Priorato. Il 10 maggio 1785 ricevette dal vescovo di Parma, per procura,
linvestitura della parrocchia, trovandosi a Roma per gli studi. Lasciò la capitale
il 7 luglio 1792 diretto a Parma, che era sotto il dominio del duca Ferdinando di Borbone.
Nellautunno di quello stesso anno si iscrisse allUniversità di Parma al corso
di teologia. Nel 1793 gli fu conferito lordine del suddiaconato. Ritenendosi non
ancora sufficientemente preparato a compiere lultimo passo che lavrebbe
elevato a ministro di Dio, ottenne di poter differire di tre anni la promozione al
sacerdozio. Ricevette la sacra ordinazione il 31 dicembre 1797. Monsignor Adeodato Turchi,
successo al Pettorelli-Lalatta nel governo della diocesi
parmense, lo esortò a prendere possesso della parrocchia di Fontanellato, ma il Sanvitale
indugiò per alcuni anni ancora in Parma, trattenuto da mansioni varie. Insegnò storia
ecclesiastica allUniversità di Parma e nel 1803, oltre allincarico di
professore, ricoprì le mansioni di membro del Collegio teologico e di confratello della congregazione di carità di San Filippo Neri
(della quale divenne ordinario nellautunno di quello steso anno). Nel frattempo si
dedicò con impegno alla teologia e alle lettere. Nel 1803 pubblicò, con i tipi
bodoniani, venti novelle accompagnate da una prefazione nella quale espone come e quanto
si fosse preparato a tal genere di narrazione. Il libro ebbe molto successo e riscosse
lapprovazione dei più illustri letterati del tempo, con i quali il Sanvitale fu
sempre in viva corrispondenza: Angelo Mazza, Gaetano Godi, Michele Colombo. Ma le sue
principali cure furono volte alle opere del sacro ministero e in particolare alla
predicazione, prestandosi di buon grado per lapostolato della parola in Parma e nei
centri di campagna. Nel 1804 prese finalmente possesso del priorato e della prevostura di
Fontanellato. Se al predecessore don Carlo Delfinoni si deve la radicale trasformazione
dei fabbricati canonicali mediante la sostituzione del piccolo convento benedettino con la
maestosa canonica e linizio di costruzione dellampia peschiera che la
circonda, al Sanvitale va riconosciuto il merito di aver condotto a termine tali
importanti opere, rimaste incompiute per limprovvisa morte di quel prevosto. Ma,
più che i lavori materiali, è degna dinteresse lattività da lui spiegata
nella vasta e complessa parrocchia: feste solenni, predicazioni sue e di illustri oratori,
sacre missioni e numerose altre iniziative intese a incrementare nel popolo la pietà
cristiana. Curò il decoro delle sacre funzioni, accrebbe la pompa delle solennità nelle
chiese dipendenti, compilò uno stato danime e fece redigere un elenco delle
suppellettili religiose appartenenti alle chiese a lui soggette di Priorato, di
Fontanellato e di Cannetolo, mantenendosi inoltre in continuo contatto con i canonici
della collegiata di Santa Croce, con il curato di Fontanellato e con il cappellano di
Cannetolo per indirizzare la loro attività. La sua azione si spiegò con solerzia anche
nellistruzione catechistica ai bimbi e agli adulti, in missioni ed esercizi
spirituali per il popolo, facendo inoltre brillare quelle qualità di oratore nelle quali
si era perfezionato con un prolungato esercizio. Gli avvenimenti politici, intanto, si
succedettero gravi e importanti dallepoca in cui il Sanvitale aveva lasciato Parma
per la cura della sua parrocchia. Dopo la morte di Ferdinando di Borbone, avvenuta a
Fontevivo il 9 ottobre 1802, il primo console di Francia dichiarò che, a tenore del
trattato di Aranjuez, la sovranità degli Stati di Parma, Piacenza e Guastalla era
devoluta di diritto alla Repubblica Francese, insediando a Parma per suo ministro
governatore Moreau de Saint-Mery. Questi ebbe per la famiglia Sanvitale cortesi
attenzioni, nonostante essa nutrisse poche simpatie per Napoleone Bonaparte. I Sanvitale,
che il 9 novembre 1804 ebbero lonore di ospitare papa Pio VII durante il suo viaggio
da Roma a Parigi, ebbero pure la ventura di avere per ospite, il 26 giugno 1805, lo stesso
Bonaparte. In quel periodo tornò a Parma la calma e la tranquillità, dovuta
allintelligente e abile diplomazia del governatore, il quale con saggi provvedimenti
si sforzò di rendere accetta alla popolazione la nuova dominazione. Ma unimprovvisa
rivolta di Piacentini per lapplicazione di tasse ritenute ingiuste provocò la
destituzione del Moreau de Saint-Mery e il 19 gennaio 1806 il suo posto fu assunto dal
generale Junot, che ripristinò lordine con un regime di polizia. A questi, con
linterregno del prefetto Eugene Nardon, successe nel 1810 Dominique Perignon, che
ricoprì la carica solo per pochi mesi. Infatti, dal 1810 al 1814, terminato il dominio
napoleonico, lo Stato di Parma fu retto dal barone Dupont-Delporte, il quale lo cedette il
6 giugno 1814 a Maria Luigia dAustria, che ne prese possesso in forza del trattato
di fontainebleau. Il 21 giugno 1805 venne
firmato il decreto di soppressione dei religiosi domenicani di Fontanellato: il convento,
la chiesa e un appezzamento di terreno annesso furono confiscati. Soltanto più tardi
(1816), per interessamento del Sanvitale e del fratello Stefano, il convento e
lannessa chiesa con il terreno furono da Maria Luigia dAustria concessi alle
suore domenicane del soppresso monastero dei Santi Giacinto e Liborio, in Colorno, le
quali iniziarono da allora la loro attività. Rimasta vacante il 2 aprile 1813 la cattedra
episcopale borghigiana per la morte di Alessandro garimberti,
Maria Luigia dAustria, allorché divenne duchessa degli Stati, propose la nomina del
Sanvitale. Volle tuttavia assicurarsi in precedenza dellaccettazione del designato e
a tale scopo dette incarico al conte generale neipperg,
suo cavaliere donore, di porsi in comunicazione con il conte Stefano Sanvitale
affinché questi sondasse in proposito lanimo del fratello. Dallinteressante
carteggio, pubblicato dal Grassi, si apprende che, pur essendo il Sanvitale restio ad
accettare la nomina, fu ugualmente inoltrata la proposta al pontefice dalla stessa duchessa, la quale, l11 marzo 1817, inviò
al Sanvitale la bolla di nomina accompagnandola con una lettera in cui si compiace di
rendere giustizia ai meriti, alla pietà e alla dottrina particolare di lui e di
contribuire così al bene spirituale dei suoi sudditi della diocesi di Borgo San Donnino.
In tal modo la diocesi borghigiana, da quattro anni vacante, poté finalmente salutare il
suo nuovo pastore. Il Sanvitale fu consacrato nella chiesa del Gesù a Roma il 3 agosto
1817, insieme con Carlo Scribani Rossi, vescovo di Piacenza, dal cardinale Giulio della
Somalia. Nello stesso giorno indirizzò al clero e al popolo una comunicazione in latino
per i suoi nuovi figli spirituali. A questa fece seguito la prima pastorale. Il 28
settembre successivo Borgo San donnino
accolse il Sanvitale con viva esultanza, dimostrazioni di popolo ed espressioni
letterarie, di cui il Grassi rimarca due sonetti di Michele Leoni e del canonico Giuseppe
Rovaldi. Suo primo pensiero fu di indire la visita pastorale, che fece precedere in cattedrale da una solenne missione al popolo e da
un corso di esercizi spirituali per il clero. Liniziò il 23 agosto 1818 e la
terminò nel luglio 1821. Laccurata vigilanza e la naturale disposizione a
interessarsi dei problemi anche minuti gli permisero nel frattempo di dare un solido
assestamento agli affari ecclesiastici, trascurati durante la lunga vacanza. Per quanto
riguarda il culto religioso e la pietà, curò il decoro della Cattedrale, ne riordinò le
funzioni e altre ne istituì, disponendo, tra laltro, che fosse continuata la
pratica introdotta dal suo predecessore di celebrare in Cattedrale la festa di san
Francesco di Sales ogni anno con grande solennità, destinando a questo scopo un capitale
di circa tremila lire nuove di Parma. Distribuì inoltre in forma più regolare i vari
servizi. Diligentissimo, volle far seguire alla visita pastorale una controvisita per
verificare se le disposizioni emanate fossero state osservate. Eresse e benedisse molti
oratori pubblici e privati, promosse esercizi spirituali, predicazioni, missioni e
pubbliche preghiere nelle chiese della città e diocesi.
Regolò luso degli strumenti musicali in chiesa, adottando la severità
dellorgano, senza aggiunte. In cattedrale
restaurò e abbellì la cappella dellimmacolata
e provvide ad altre opere di decoro, donando inoltre un ricco piviale, un artistico calice
dargento con fregi in rilievo dorato e numerosi altri oggetti dargento. Onorò
gli studiosi e ne coltivò con schietto favore lamicizia, come nel caso
dellabate Zani. Egli stesso fu buon letterato: dalle lettere e dallo zibaldone che
lasciò, questa sua inclinazione traspare dalleleganza della forma e dalla ricchezza
dei concetti. Anche le sue pastorali furono ricche di dottrina. Dal 1818 al 1826 fu
professore onorario di teologia allUniversità di Parma. Mantenne rapporti
cordialissimi con i vescovi di Parma Caselli, Crescini e Vitale Loschi. Si tenne in
relazione con le persone più in vista di Parma e di Piacenza e in continuo contatto con
il clero e il popolo. Fu in buoni rapporti con le autorità politiche costituite, sia con
Ferdinando di Borbone che con il Governo del Direttorio francese, assai più con quello di
Maria Luigia dAustria e, in seguito, di Carlo Alberto di Savoja. Conservò con tutti
la sua dignità, congiunta al dovuto ossequio alle autorità, ma senza servilismo né
ostilità preconcetta, desideroso di non urtarsi con alcuno. Sin dal 1805 papa Pio VII lo
annoverò tra i suoi prelati e Maria Luigia dAustria, oltre a conferirgli l11
dicembre 1825 la commenda dellOrdine Costantiniano, lo insignì dieci anni dopo
dellalta onorificenza di Senatore Gran Croce dello stesso ordine. Rimasta vacante la sede episcopale di
Piacenza per la morte di Lodovico Loschi, Maria Luigia daustria pensò di destinargli a successore il sanvitale. Seguendo la stessa procedura per
lelevazione alla cattedra borghigiana, scrisse al suo ciambellano di corte, conte Luigi Sanvitale, una lettera
confidenziale pregandolo di sondare il pensiero del Sanvitale, suo zio. Questi dette il
proprio consenso e la duchessa poté così
liberamente presentarlo a Roma per la promozione. Il 21 novembre 1836 fu preconizzato
vescovo di Piacenza e otto giorni dopo ne dette partecipazione al Capitolo della
Cattedrale piacentina. Contemporaneamente indirizzò una lettera di commiato alla diocesi di Borgo San Donnino, dichiarando con
commosse parole che il distacco della persona non avrebbe attenuato il vivo affetto che
nutriva nel cuore per coloro dei quali era stato pastore per diciannove anni. Con la
nomina a vescovo di Piacenza il Sanvitale rinunciò alla prevostura e al priorato di
Fontanellato, che per speciale concessione della Santa Sede aveva sino ad allora
mantenuto, continuando, pur tra gli impegni del ministero episcopale, a provvedere al bene
spirituale dellimportante parrocchia con direttive, norme e consigli, recandosi di
tanto in tanto in luogo e trattenendovisi ogni anno per lintero mese di settembre.
Lingresso solenne nella nuova diocesi,
dopo il perfezionamento delle pratiche necessarie alla presa di possesso, avvenne il 7
maggio 1837 con ricca pompa di cerimoniale. Soddisfatte le esigenze dei riti ufficiali, il
Sanvitale si pose alacremente allopera, continuando quellattività metodica e
diligente spiegata con tanto profitto a Borgo San Donnino. Essa fu tesa principalmente
alla riforma del clereo e al riordinamento del seminario. A questo pose subito mano,
riorganizzandolo negli studi, nella disposizione dei locali e, soprattutto, nella
disciplina e nel vestiario degli alunni. Iniziò poi la visita pastorale, intendendo porsi
sollecitamente a contatto con il clero e il popolo della vasta diocesi. La molteplice attività al servizio della
Chiesa piacentina può essere riassunta negli otto volumi della sacra visita e in
diciannove altri volumi di decreti emessi nel periodo di dodici anni. Il 23 aprile 1842
ordinò il trasferimento a SantEustachio dei teatini (che abitavano un quartiere in
comune con i carmelitani di SantAnna) ritenendo che la loro opera potesse così
spiegarsi con maggiore profitto per la cittadinanza. Provvide il 7 novembre 1843 che
fossero aperte scuole cattoliche nellex convento dei teatini di San Vincenzo e
protesse i gesuiti dal boicottaggio dellautorità civile, che non vedeva di buon
grado il prestigio dellordine,
acquisito nella direzione delle scuole governative. Il Sanvitale ebbe salute delicata: nel
1837 sofferse di risipola e di enfiagione a una gamba e tre anni dopo cadde gravemente
ammalato per infiammazione di petto congiunta a febbre gastrica catarrale. Il Sanvitale
contribuì ad accrescere il decoro della cattedrale
di Piacenza dotandola di unampia gradinata e curò la fondazione del seminario di
Bedonia. Nei movimenti nazionali e patriottici mantenne sempre un atteggiamento accorto e
prudente. Mentre ancora viveva Maria Luigia dAustria, sebbene inferma e col ducato che ormai si poteva considerare non più
legato alla sovrana, il Sanvitale, nella
confusione che regnava e interpretando così ladesione del papa Pio IX alle
aspirazioni italiche, pose la sua diocesi
sotto la protezione di Carlo alberto di
Savoja e il 1° gennaio 1847 cantò in cattedrale
un solenne Te Deum di ringraziamento al Signore perché il re sabaudo si degnasse di accogliere Piacenza
sotto la propria tutela e di considerarla materialmente e spiritualmente parte del suo
regno. Questo aperto atteggiamento procurò al Sanvitale una corrente di simpatia
progressista e gli valse il conferimento, il 18 giugno 1848, della Croce di commendatore dei santi Maurizio e Lazzaro, che
lo stesso Carlo Alberto di Savoja gli conferì a mezzo del commissario regio di Piacenza, federico Colla. Alla fine dellestate 1848 il
male lo assalì nuovamente e con maggiore intensità e dopo due mesi morì. In Cattedrale
si svolsero i solenni funerali e venne deposta la salma con uniscrizione che ne
sintetizza la lunga vita operosa e illuminata. Il discorso funebre fu tenuto da Giovanni
Moruzzi, il quale pose in risalto le virtù dellestinto, che seppe accoppiare la
gravità del vescovo alla gentilezza delluomo cittadino. Le ossa del Sanvitale
riposano nel massimo tempio piacentino e il suo ricordo è perpetuato in una lapide
infissa sopra il suo sepolcro nella parte interna del sotterraneo.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 514-517; D.
Soresina, enciclopedia diocesana fidentina,
1961, 426-435; A.V. Marchi, Figure del ducato,
1991, 222.
SANVITALE LUIGI
Parma
8 novembre 1799-Fontanellato 3 gennaio 1876
Nacque dal conte Stefano e da Luigia gonzaga.
Appassionato degli studi letterari, ricevette i primi insegnamenti dal poeta Vincenzo
Mistrali e li completò a Siena nel Collegio tolomei.
I molti viaggi nei paesi più evoluti gli arricchirono la mente e alimentarono i suoi
innati sentimenti di libertà e di civile progresso. Tornato a Parma, strinse vincoli di
sincera amicizia con leletta schiera di scienziati, letterati e artisti (Giordani,
Mistrali, Taverna, Toschi, Tommasini, Jan, Colombo, Melloni, Pezzana, Pellegrini e Jacopo
Sanvitale) che diedero lustro al ducato
nella prima metà dellottocento. Animo
nobile e generoso, al culto della poesia, dellamore per la patria e alla
predilezione per la nobiltà di nascita e di cultura, il Sanvitale unì un interesse
altrettanto spontaneo e sincero per gli umili e i bisognosi, che avrebbe voluto protetti
da leggi più giuste e ispirate a principi di una vera uguaglianza. Come il padre, si
distinse per profondo senso filantropico, avendo sommamente a cuore leducazione
popolare. Un asilo dinfanzia, da lui fondato nel 1841, venne citato come esempio in
Italia e allestero. Nominato presidente della Pia Unione di San Bernardo, il
Sanvitale chiamò lassociazione a nuova vita, trasformandola in Società di Mutuo
Soccorso. soprattutto per suo
interessamento, nel 1844 sorse la Casa di Provvidenza, dove i giovani dagli otto ai
diciotto anni entravano per imparare un mestiere. Nel prodigarsi alle opere di bene, ebbe
costante il pensiero dellItalia, ritenendo indispensabile per la sua indipendenza il
miglioramento delle condizioni morali e materiali del
popolo. Sia per il suo temperamento equilibrato, sia per leducazione ricevuta, pur
lavorando con tenacia per la realizzazione degli ideali patriottici professati fin dalla
prima giovinezza, rifuggì dalle violenze e non partecipò alle rivolte quando gli parvero
inutili. Così non aderì ai moti scoppiati a Parma nel febbraio del 1831, giudicando
immatura limpresa, e fu tra coloro che accompagnarono la duchessa Maria Luigia
dAustria da Parma a Piacenza. Di sentimenti liberali, fu maestro perfetto nella
setta dei Sublimi. Ciò nonostante, per intercessione del Mistrali, il 26 ottobre 1833
sposò Albertina Montenovo, figlia della duchessa Maria Luigia e del conte Adamo Neipperg.
Nel 1848, per il suo fervente patriottismo, il Sanvitale venne nominato membro del Governo
Provvisorio di Parma, carica che in seguito gli costò molti anni di esilio, durante i
quali mantenne costante la fede nei futuri destini della patria, strinse rapporti con i
fuoriusciti di altre regioni, cercò di ravvivare lamore allindipendenza
nazionale e beneficò i profughi del ducato.
Carlo Alberto di Savoja lo nominò senatore il 6 giugno 1848 (si dimise il 28 dicembre
1849). Nel 1854, dopo luccisione di Carlo di Borbone, mostrandosi la vedova più
longanime con i liberali, il Sanvitale fece ritorno a fontanellato, dove visse ritiratissimo,
dedicandosi alla famiglia e agli studi. Con lunione del ducato allItalia, venne chiamato ad alte
cariche: fu il primo sindaco di Parma (marzo-luglio 1860) eletto con suffragio popolare.
Come sindaco, ricevette Vittorio Emanuele di Savoja nella sua visita a Parma. Per
lamore alle arti, che in ogni occasione protesse generosamente, venne nominato
accademico onorario dellaccademia
parmense di Belle Arti. Elevato al parlamento
(18 marzo 1860), il Sanvitale si dimise da altre cariche per essere assiduo alle riunioni
del Senato (nel quale fu più volte eletto segretario della Presidenza). In
quellepoca risiedette con grande frequenza a Torino, ove fu apprezzatissimo negli
ambienti politici e letterari: è ricordato con particolare onore nelle memorie della
baronessa Olimpia Savio. Pubblicò Versi e prose (Venezia, Gamba, 1841) e si adoperò alla
pubblicazione delle poesie del cugino conte Jacopo Sanvitale (Prato, 1875). Alla morte di
Jacopo sanvitale, che amò e soccorse
fraternamente, accettò la presidenza della Deputazione di Storia Patria di Parma, che
resse con onore e alta competenza dal 5 novembre 1867 al 3 gennaio 1876. Scrisse delle
memorie che sono conservate nellarchivio Sanvitale.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 400-403;
Gazzetta di Parma 9 dicembre 1920, 1-2, e 14 febbraio 1921, 1; Aurea Parma 1 1923, 7-8;
Senatori parmigiani, in Gazzetta di Parma 16 ottobre 1924, 3; O. Masnovo, Patrioti del
1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 207; V. de Castro, Cenni biografici del conte Luigi
Sanvitale, Parma, Borgomanero, 1873; G. Adorni, Cenni biografici del conte Luigi
Sanvitale, Parma, Adorni, 1876; E. Casa, I Carbonari parmigiani e Guastallesi cospiratori nel 1821 e la
Duchessa Maria Luigia Imperiale, Parma, Tip. Rossi-Ubaldi, 1904; O. Masnovo, I moti del
31 a Parma, Torino, Soc. Ed. Internaz., 1925; I. Bellini, in Dizionario
Risorgimento, 4, 1937, 205; T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e Nazionale, Roma, 1896,
851-852; A. Gambaro, F. Aporti e gli asili nel Risorgimento, II, Torino, 1937, 419; A.
Codignola, Pedagogisti, 1939, 380-381; A. Calani, Il Parlamento del Regno dItalia,
Milano, 1860; A.Malatesta, Ministri, 1941, 108; G. Pasolini, Commemorazione di L.
Sanvitale, seduta del senato del regno del 7 marzo 1876; F. Ercole, Uomini politici, 1942,
123; G.Allegri, Presidenti della deputazione
di Storia Patria 1960, 38-39; Gazzetta di Parma 16 febbraio 1962, 4; G. Berti,
Atteggiamenti del pensiero nei ducati di
Parma e Piacenza, 1962, II, 333; Aurea Parma 3 1973, 195; A.V. Marchi, Figure del ducato, 1991, 222.
SANVITALE LUIGI
Piacenza
31 luglio 1859-Parma 2 aprile 1917
Figlio di Giovanni. Si trasferì ancora fanciullo a Parma al seguito della
famiglia. Nel 1893 il Sanvitale fu adottato (con la condizione dellabbinamento dei
due cognomi) dalla zia Anna Sanvitale, vedova senza prole del conte Giovanni Simonetta. La
sua cospicua attività di uomo pubblico si manifestò nelle cure dedicate alla
congregazione di San Filippo Neri e al Ricovero dei Vecchi di Parma (istituzioni delle
quali fu presidente e direttore) e nelle cariche di consigliere provinciale e segretario
del consiglio di Parma. In politica
appartenne al gruppo dei cattolici patrioti e come tale tenne la vicepresidenza della
cosidetta Giunta di guerra dellUnione Popolare tra i Cattolici, al tempo della prima
guerra mondiale. Critico letterario, scrittore di cose storiche e poeta, impresse a ogni
sua iniziativa una singolare signorilità accoppiando alla nativa genialità una cultura
svariata e profonda. Scrisse sul conte Jacopo Sanvitale unimportante monografia e
dettò dotte relazioni sulla vita cittadina. Pubblicò acute critiche letterarie,
specialmente su autori stranieri, su LAteneo, Per larte, Gazzetta di Parma, Aurea Parma e momento di Torino, di cui fu prima colllaboratore
(1906) e poi redattore (1907), al tempo in cui a quel giornale lavoravano vari parmigiani,
tra cui Zanetti, Fratta, Ildebrando Pizzetti e Antonio
Boselli, oltre a Jacopo Bocchialini che ne era condirettore e poi ne fu direttore. La sua
opera poetica, geniale e finissima, è illustrata nel volume del Bocchialini, Luigi sanvitale poeta, che ne raccoglie le cose migliori
(le odi storiche, sociali, scientifiche e le delicatissime liriche intime). Il Sanvitale
fu membro della Deputazione di Storia Patria di Parma.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 1 1923, 9; B. molossi,
Dizionario biografico, 1957, 138; Palazzi e casate di Parma, 1971, 748.
SANVITALE LUIGIA
Parma
30 luglio 1795-
Figlia di Stefano e di Luigia Gonzaga. Fu dama di palazzo dellarciduchessa
Maria Luigia dAustria. Sposò il marchese Dalla Rosa Prati.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, Tavola III.
SANVITALE MADDALENA
ante
1432-Parma post 1483
Figlia di Gianmartino e di Beatrice pallavicino.
Fu monaca dellordine di San Benedetto nel monastero di San Quintino di Parma. Nel
1456 fu eletta badessa con approvazione di papa Callisto III. Nel 1472 fece raccogliere le
memorie della beata Orsolina de Veneri. Nel 1483, anziana e malata, rinunciò la sua
dignità nelle mani di papa Sisto IV.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE MARIA
Sala
1606 c.-
Figlia di Gianfrancesco e di Costanza Salviati. Dopo i fatti del 1612 che avevano
portato alla decapitazione del padre, fu rinchiusa da Ranuccio Farnese nel monastero di santuldarico
a Parma, dove poi si fece monaca.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE MARIACELESTE
Fontanellato
1616 c.-
Figlia di Cesare e di Anna Anguissola. Fu monaca e poi badessa nel monastero di San
Quintino in Parma.
FONTI E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE MARIA LUIGIA
Fontanellato
ottobre/novembre 1840-
I genitori, Luigi e Albertina di Montenovo, subito dopo la nascita della Sanvitale
si stabilirono temporaneamente nella villa del Casino dei Boschi. Il battesimo avvenne il
10 novembre 1840 a Collecchio e madrina fu la nonna Maria Luigia dAustria.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario collecchiesi,
in Gazzetta di Parma 14 marzo 1960, 3.
SANVITALE MASTINELLO
-Parma
11 agosto 1308
Figlio di Mastino. Fu ucciso assieme al padre dai ghibellini comandati da Guglielmo
Rossi.
FONTI E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 90 e s.; P. Litta, Famiglie celebri, I,
1819, tavola I.
SANVITALE
MASTINO
ante
1247-Parma 11 agosto 1308
Figlio
di Azzone e di Viride della Scala. Nel 1285 si adoperò per calmare le fazioni che in
Modena si erano formate tra i guelfi. Venne ucciso allorché Giberto da Correggio, ammesso
in Parma come privato cittadino dopo che ne aveva poco prima perduto la signoria, suscitò un tumulto popolare contro i
guelfi e, scacciatili, divenne momentaneamente signore
di Parma.
FONTI
E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 90 e s.; P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola I.
SANVITALE NICCOLÒ MARIA QUIRICO
1454
c.-Noceto o Sala 1511
Figlio di Giberto. Come colonnello al servizio della Repubblica veneta, combatté
durante le guerre contro i Turchi (1477). Giangaleazzo Visconti nel 1482, dopo la guerra
contro i Rossi di Parma, gli diede la Rocca di Carona. Si ritirò infine nei suoi feudi.
Sposò Beatrice da Correggio. Tutte le notizie sulla vita del Sanvitale sono però incerte
e spesso poco attendibili.
FONTI
E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591; P. Litta, Famiglie celebri
italiane, Milano, 1834; A. Pezzana, La storia della città di Parma, Parma, 1859; E.
Tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia Sanvitale, manoscritto; C. Argegni,
Condottieri, 1937, 134.
SANVITALE
NICOLÒ
1459
c.-Fontanellato post 1503
Figlio di Stefano e di Lodovica Pallavicino. Fu rettore della chiesa della Santa
Croce di fontanellato. Nel 1503 assunse il
titolo di prevosto in conseguenza dei privilegi ottenuti dal fratello Giacomantonio.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE NICOLÒ QUIRICO, vedi SANVITALE NICCOLÒ MARIA QUIRICO
SANVITALE OBIZO o OBIZONE, vedi SANVITALE OBIZZO
SANVITALE
OBIZZO
Parma
1198/1207
Sacerdote
della Cattedrale di Parma (1198), nel 1207 fu ordinario della pieve di Borgo San Donnino.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 827.
SANVITALE
OBIZZO
Parma
ante 1229-Orvieto 12 settembre 1303
Figlio di Guarino,
guerriero e letterato, e di Margherita Fieschi, sorella di papa Innocenzo IV. Rimase
orfano in tenerissima età (Affò) del padre, ucciso in combattimento a San Cesario nel
1229. Si applicò allo studio delle lettere e del diritto canonico (per il quale ebbe
maestro Giovanni di Donna Rifiuta), divenendo ben presto litteratus diversis scientiis, et
in agendis expertus (Continuator Agnelli Rer. Ital., tomo II, 210). Ciò è confermato da
Salimbene de Adam: Hic fuit litteratus homo, maxime in Jure Canonico, et in Ecclesiastico
officio valde expertus (Chronicon). Divenuto papa lo zio materno, questi favorì in ogni
modo i Sanvitale. Così, morto il vescovo di Parma Martino da Colorno, annullò la scelta
del successore, fatta dal Capitolo nella persona di Bernardo Vizio de Scotti,
istitutore dellordine dei canonici regolari di Martorano, e la fece cadere su
Alberto, fratello del Sanvitale, che non era neppure consacrato. Poco dopo il Sanvitale fu
nominato massaro e canonico della Cattedrale di Parma e cappellano di Parma (1251), quindi
vescovo (6 agosto 1254) col titolo della Chiesa di Tripoli. In quel periodo il Sanvitale
visse lungamente presso la corte romana.
Quando Alberto Sanvitale morì (16 maggio 1257), il Capitolo di Parma individuò quale
successore larciprete Giovanni, ma lintervento del cardinale Ottobono Fieschi
presso il nuovo papa Alessandro IV portò alla nomina del Sanvitale (giugno/ottobre 1258).
Il Sanvitale dimostrò subito una grande abilità politica (fra Salimbene lo dipinge
dicendo: Fuit cum Clericis Clericus, cum Religiosis Religiosus, cum Laicis Laicus, cum
Militibus Miles, cum Baronibus Baro), ciò che gli consentì di superare indenne le gravi
accuse mossegli da Giberto da Gente che, dopo aver tentato di imporre al vescovado di Parma il fratello Guglielmo, lo
denunciò a papa Urbano IV come dissipatore dei beni della diocesi a causa di una serie di contratti
stipulati dal Sanvitale e pregiudizievoli per la Chiesa. Successivamente comunque il
Sanvitale recuperò le terre che aveva alienato. Zelante della disciplina, vigilò sulla
condotta dei chierici e favorì quelli che intendevano dedicarsi agli studi. Beneficiò
sempre gli ordini regolari e nel sinodo di Ravenna del 1259 non esitò a prenderne la
difesa: Tunc insurrexerunt Clerici congregati contra Fratres Minores, et Praedicatores
dicentes, quod ipsi non praedicant decimas, quod audiunt confessiones, quas ipsi audire
deberent, et quod sibi commissos ad sepulturam recipiunt cum decedunt, et quod officium
praedicationis exercent, quod ipsi exercere deberent, et quod omnibus istis quatuor
priventur quibus impediunt eos ne possint dare pecuniam. Tunc surrexit Dominus Opizo de
Sancto Vitale Parmensis Episcopus, et nepos quondam Domini Papae Innocentii Quarti bonae
memoriae, et optime Fratres Minores, et Praedicatores defendit. Videns vero Archiepiscopus
quod Fratres minores, et Praedicatores
propter quatuor praedicta multos mordaces haberent, cepit instantissime eos defendere
dicens: Miseri, et insani, non congregavi vos, ut contra istos duos Ordines insurgatis,
qui dati sunt a Deo Ecclesiae in adjutorium vestrum (Salimbene, Chronica). inizialmente favorì Gherardo Segarello, che in
Parma nel 1260 fondò lordine degli
apostoli. In seguito però (1286) il Sanvitale cacciò gli aderenti allordine, accusati di eresia, dalla diocesi e imprigionò il Segarello, tenendolo
sequestrato nel Palazzo vescovile. Dopo non molto tempo lo liberò, ma nel 1294 il sanvitale condannò al rogo due donne dellordine degli apostoli e nuovamente fece arrestare
il Segarello (che il 18 luglio 1300 venne anchegli arso come eretico). Il Sanvitale
diede credito e consultò più volte anche Benvenuto asdente, calzolaio dotato di spirito profetico,
molto famoso, non solo in ambito locale. Il 25 maggio 1270 consacrò nel nome di san
Giovanni Battista, santAndrea Apostolo e san Cristoforo il Battistero di Parma, la
cui costruzione era ormai giunta a conclusione. Il Sanvitale appoggiò (1294) la
fondazione, voluta dal cardinale Gherardo Bianchi, di un collegio dei canonici. Nel 1284 fece demolire la
vecchia torre campanaria del Duomo, che venne sostituita con una più solida e
architettonicamente più bella (1294). Per indurre i fedeli a concorrere con elemosine per
tale edificio, impetrò alcune indulgenze da papa Niccolò IV, con un breve pubblicato in
una sua pastorale del 28 aprile 1291 (Archivio di Stato
di Parma, archivio Segreto dellillustrissima Comunità di Parma). Compilò
inoltre gli Statuti della Chiesa di Parma, che rimasero in vigore per molto tempo dopo di
lui. Nel 1271 guidò lesercito parmigiano allassedio del castello di Corvara,
dal quale scacciò Giacomo da Palù. Nel 1274 fu al Concilio di Lione. Secondo Salimbene
de Adam, fu anche peritissimo nel giuoco degli scacchi. Nel 1287 il Sanvitale volle
mettersi a capo di una parte della fazione guelfa predominante in Parma, di fatto
originando una pericolosa disunione: In Parma aderat ista divisio. Dominus Opizo de Sancto
Vitale Parmensis Episcopus Capitaneus erat partis unius cum sequacibus suis. Ex altera
vero parte Dominus Hugo Rubeus ejus germanus consanguineus, quia filii duarum sororum
erant. Pompae, et ambitiones istae sunt, et contemnendae ab hominibus habentibus sensum (salimbene, Cronica). Ben presto si arrivò a
unaperta discordia: Et istis erat maxima discordia in Parma inter Episcopum Dominum
Opizonem de Sancto Vitale, et Dominum Guidonem de Corrigia. Isti duo erant Capitanei
partium Civitatis illius tempore illo, non tamen a Parmensibus facti, seu electi, sed a se
ipsis sibi dominium sumpserant, et quilibet se credebat pro Civitatis custodia
rationabiliter facere. Et homines tunc
temporis sicut diligebant ita laudabant, et vilificabant, et loquebantur (Salimbene,
Chronica). Le
cose precipitarono quando il Sanvitale, volendo favorire Azzo dEste nel dominio su
Parma, si scontrò con il podestà Umberto Guarnieri e con lintera fazione
ghibellina: nel 1295 scoppiarono gravi tumulti e lo stesso Palazzo vescovile fu preso
dassalto. Il Sanvitale riuscì a fuggire (24 agosto), mettendosi in salvo a Ravenna.
Ancora prima di questi ultimi avvenimenti, infatti, per evitare che la situazione
precipitasse, papa Bonifacio VIII era stato indotto dal cardinale Gherardo Bianchi a
trasferire il Sanvitale allarcivescovado
di Ravenna (23 luglio 1295), nominando a Parma Giovanni da castellarquato. Ma poiché Giberto da Correggio non volle
far rientrare in Parma i Sanvitale e i Rossi, banditi dalla città, il papa consentì al Sanvitale di inviare truppe ad
assediarla, finché non si giunse a una composizione tra le parti (23 luglio 1303).
Contemporaneamente, con laiuto di Azzo dEste, il Sanvitale riuscì a
recuperare Argenta (1301) e altre terre alla Chiesa di Ravenna. Il Sanvitale morì mentre
si trovava in visita a Bonifacio VIII. Fu sepolto nella chiesa dei frati minori di
Orvieto. Lopera più importante del Sanvitale rimane la raccolta degli Statuti,
composta durante il Sinodo del 22 marzo 1273, citati in innumerevoli sentenze e più volte
riconfermati (nel 1378 dal Capitolo, nel 1436 dal vescovo Delfino della Pergola e nel 1466
da monsignor Jacopo Antonio della Torre).
FONTI
E BIBL.: B. Angeli, Historia, 1591, 90 e ss.; I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati
parmigiani, I, 1789, 195-207; N.Pelicelli, Vescovi della Chiesa parmense, 1936, 232-260;
A. Schiavi, La Diocesi di Parma, Parma, 1940, 238.
SANVITALE
OBIZZO
Parma
XIV secolo
È
ricordato dallo Janelli (Dizionario biografico dei Parmigiani) con le seguenti parole e
senza alcuna collocazione temporale: Obizzo I si chiamò ancora Obizone e fu uomo di
grandissimo ma piacevole e posato intelletto, onde allontanato dalle cure della cosa
pubblica ed altri interessi mondani, con ogni attenzione si diede a menar vita quieta e
tranquilla, spendendo il tempo in trattenimenti di lettere e donesti piaceri che
allo stato di gentiluomo parevano più convenienti. Visse assai lungo tempo senza essersi
mai potuto disporre a condur moglie, ancorché e dal padre vivente e dal fratello Gioanni,
che tutto allesercizio delle armi era applicato, ne fosse più volte con prieghi ed
ammonizioni instantemente richiesto. Ma egli negando di poter vivere per un giorno con tal
peso, e soggiungendo che a Gioanni più gagliardo e valido di complessione stesse meglio
il maritarsi, ammollì finalmente il fiero animo del fratello, dato solamente alle cose
della guerra, inducendolo a deliberare di ammogliarsi e poco appresso con molta
consolazione vide leffetto.
FONTI
E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 170-171.
SANVITALE OBIZZO
Fontanellato
1673-1744
Figlio
di Cesare e di Anna Anguissola. Nel 1706 fu nominato prevosto della chiesa di
Fontanellato, carica che rassegnò nel 1716. Morì alletà di settantuno anni.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE OBIZZO, vedi anche FIESCHI OBIZZO
SANVITALE OPIZO, OPIZONE o OPIZZO, vedi SANVITALE OBIZZO
SANVITALE ORAZIO FORTUNIANO
Sala
agosto/dicembre 1564-Parma 29 dicembre 1626
Figlio
illegittimo del quarto conte di Sala, Giberto, uomo colto e celebre ma sfortunato nella
vita matrimoniale: la prima moglie, Livia da Barbiano, figlia di Pierfrancesco conte di
Belgioioso, morì alletà di ventisette anni il 4 settembre 1562 dopo averlo reso
padre di eleonora. Dopo due anni, il 5
settembre 1564, sposò, alletà di trentasette anni, la quindicenne Barbara
Sanseverino. Lunione fu allietata dalla nascita di Girolamo il 24 agosto 1567, ma
poi insorsero per Giberto interminabili cause giudiziarie che lo tennero per diverso tempo
a Roma. Barbara Sanseverino, quando nel 1578 ricevette il titolo di marchesana di Colorno,
abbandonò il marito per godersi lancora fiorente giovinezza nella sua reggia
colornese. La presenza del Sanvitale, venuto alla luce poco prima o subito dopo le nozze,
non dovette influire sulla decisione di Barbara Sanseverino, perché il Sanvitale, dopo
gli studi grammaticali e umanistici sotto la guida del sacerdote Andrea Guidetti, fu
inviato alla corte di Ferrara, dove rimase
cinque anni come paggio di Alfonso dEste. Prima di rientrare a Parma soggiornò a
Bologna, probabilmente per migliorare la propria preparazione culturale e per limare la
tecnica pittorica alla scuola dei maestri ivi operanti. Dal sereno mondo degli studi lo
strappò la quasi repentina morte del padre, sul quale fino ad allora aveva potuto basare
la propria tranquillità economica. Giberto Sanvitale morì infatti a piacenza il 30 agosto 1585 e lasciò erede
universale il figlio Girolamo con testamento del 25 febbraio 1582. Pochi giorni prima di
morire, però, volle aggiungere due codicilli con i quali obbligò lerede a versare
immediatamente trecento scudi doro al Sanvitale, suo fratellastro, e successivamente
a garantirgli quattrocento scudi doro annui vita natural durante. Questi codicilli
determinarono interminabili questioni giudiziarie. Intanto il Sanvitale cominciò a farsi
un nome nellambiente intellettuale di Parma e nel 1593 fu membro dellAccademia
degli Innominati: le incessanti liti col fratellastro Girolamo lo determinarono ad
assumere, come nome accademico, lAgitato. Ebbe corrispondenza, per questioni
letterarie, con giovanni Maria Agacio,
Girolamo Graziani e giambattista Marino. Poi
qualche oscura trama ordita con ogni probabilità dallirriducibile Girolamo, lo
sbalestrò in un difficile esilio, passato, con ogni verosimiglianza, tra Padova e
Vicenza, sul finire del Cinquecento e nei primi anni del Seicento. Il suo ritorno a Parma
fu segnato dal condono (Ser.mi ac optimi Principis D. N. indulgentia) di una capitalis
sententia cui fece seguito la publicatio bonorum: la data della grazia è il 20 maggio
1607. Come ringraziamento, il Sanvitale pubblicò, lanno seguente, il poemetto
Anversa Conquistata, in cinque libri, in versi sciolti, dedicato al duca Odoardo Farnese
(Parma, Viotti, 1608). La tragedia che coinvolse quasi tutti i membri della sua famiglia
nella gran giustizia del 19 maggio 1612, sembra non averlo sfiorato, perché pochi mesi
dopo fu in grado di chiamare in causa la ducale Camera per avere gli scudi doro
garantitigli dal codicillo paterno e la cui riscossione era stata resa impossibile dalla
confisca dei beni del decapitato Girolamo Sanvitale. Tradusse il libro De Consolatione,
attribuito a Cicerone, compose un poema in ottava rima, La Caterina martire, e pure in
ottava rima i poemi lArciduca e il Tristanello, oltre a rime, sparse in vari
canzonieri. Fu anche pittore. Zani scrive che fu un pittore bravissimo che operava nel
1590. Il pittore Fortuniano Gatti, al servizio della corte farnesiana, il 22 febbraio 1627 stimò i
quadri del Sanvitale giudicandoli di non gran pregio (Archivio di Stato di Parma,
Ordinazioni del magistrato, 1627, numero 408). Al 28 luglio 1730 risale la lettera di
Isidoro Grassi, carmelitano, allaiutante di camera del duca, girolamo
Zunti, perché gli fosse donato dal duca il
ritratto del Sanvitale tutto lacero e guasto esistente nella Camera del Magistrato
(lettera autografa donata da Scarabelli-Zunti allArchivio Comunale).
FONTI
E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV, 334-337; G.B.
Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 382-383; Aurea Parma 2 1958, 117-118;
U.Thieme-F.Becker, vol. XXIX, 1935; F. Barbieri, R. Cevese-L. magagnato, Guida di Vicenza, Vicenza, 1956; dizionario Bolaffi pittori, X, 1975, 157; P.
Bonardi, Fortuniano Sanvitale, in Archivio Storico per le province Parmensi 1975, 261-318; E. da Erba, compendio copiosissimo, manoscritto presso la
Biblioteca Palatina di Parma, cc. 181-182; B. Angeli, Historia della città di Parma,
libro VIII; P. Zani, vol. XVII, 57; E. Scarabelli-Zunti, vol. IV, c. 275; P. Bonardi,
Fortuniano pittore fantasma, in Gabbiola; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI
1994, 363.
SANVITALE OTTAVIO
Parma
26 marzo 1548-Ginevra o Torino 9 ottobre 1589
Figlio di Alfonso e Gerolama Farnese. A soli dodici anni cominciò a servire nelle
truppe di Emanuele Filiberto di Savoja. Col grado di colonnello di due compagnie di
cavalli fu in Francia in aiuto di Carlo IX, nelle lotte contro gli ugonotti, venendo poi
eletto consigliere di guerra nel 1571. In occasione delle nozze di Carlo Emanuele di
Savoja con Caterina, figlia di Filippo di Spagna, gli venne conferito lordine della
Santissima Annunziata (1585). Mentre si trovava, sempre al servizio dei Savoja,
allimpresa di Ginevra, contro i luterani, si ammalò e morì alletà di
quarantuno anni, mentre si faceva trasportare a Torino.
FONTI
E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e s.; P. Litta, Famiglie
celebri italiane, Milano, 1834; A. Pezzana, La storia della città di Parma, Parma, 1859;
E. Tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia Sanvitale, manoscritto; C. Argegni,
Condottieri, 1937, 134.
SANVITALE PAOLA, vedi GONZAGA PAOLA
SANVITALE PAOLA MARIA VITTORIA
Parma
16 dicembre 1771-post 1853
Nata
dal conte Alessandro, gentiluomo di camera del duca Filippo di Borbone, e da costanza Scotti di Montalbo. Fu dama dellordine della Croce Stellata. Per molto tempo fu la
dama più anziana della corte di Parma. Fu
inoltre vicepriore della compagnia del
SantAngelo Custode di Parma. Sposò il marchese Filippo dalla Rosa Prati.
FONTI
E BIBL.: G. Negri, Compagnia SantAngelo Custode, 1853, 52.
SANVITALE
PAOLO
Parma
27 agosto 1540-Roma 5 maggio 1600
Figlio
di Alfonso e di Gerolama Farnese. apprese
umanità, poesia, retorica, filosofia, leggi e teologia, studiando a Padova e a bologna, dove si laureò. Papa Paolo III nel 1549
gli conferì la Badia di Cavana. Papa Pio IV lo fece referendario delle due Segnature e
papa gregorio XIII lo nominò governatore di
Orvieto. Tornato a Roma, fu aggregato alla congregazione
del SantUffizio dellInquisizione, in cui non si ammettevano se non uomini di
singolare dottrina e di esimia bontà. Entrò anche in parecchie altre congregazioni e fu
vicario del cardinale Alessandro Farnese nellarcipresbiteriato di San Pietro. Il 26
aprile 1591 fu eletto vescovo di Spoleto.
Durante la permanenza a Spoleto, fece traslare nel 1597 nella cattedrale il corpo di san Vitale Martire e nel
1596 fece restaurare la collegiata della chiesa di San gregorio. Nel 1600 si portò a Roma, dove morì
alletà di sessanta anni. Fu sepolto nella chiesa di San Biagio di strada Giulia in
Roma. Nel muro del Palazzo dei Priori a Spoleto fu murata una lapide in suo onore, nella
quale il sanvitale è detto conte di
Fontanellato e si ricordano i suoi vari uffici e incarichi. Alcune sue ri-me appaiono in
una Raccolta di rime spirituali.
FONTI
E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 40-41; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 272; Aurea
Parma 3-4 1959, 195, e 1 1958, 33-34.
SANVITALE
PIER BRUNORO
Fontanellato
1646 c.-Corone giugno/luglio 1685
Figlio
del conte Luigi e di Lucrezia Cesi. Nel 1664 fu nominato cavaliere gerosolimitano. Nelle
truppe da sbarco della squadra ausiliaria toscana, partecipò allattacco della
fortezza di Corone, nel battaglione di Giuseppe Orselli. Mentre proteggeva i lavori per la
predisposizione dellassedio venne ucciso dai Turchi.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III; Garzoni, I, 108; C. Argegni,
Condottieri, 1937, 135; Guglielmotti, Squadra ausiliaria, 395; H. Valori, Condottieri,
1940, 344.
SANVITALE PIER BRUNONO o PIERBRUNORO, vedi anche SANVITALE PIETRO BRUNORO
SANVITALE PIERMARIA
Fontanellato
1599 c.-Casale 1635
Figlio
di Alessandro e di Margherita Rossi. Fu alfiere di una compagnia di gentiluomini della
Guardia del duca di Parma Odoardo Farnese.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE
PIETRO
Parma-Parma
1298
Figlio
di Ugo e di Mabilia. Fu bandito da Parma nel 1295, quando il vescovo Obizzo Sanvitale, suo
zio, fu cacciato da quella diocesi dai
ghibellini. Visse per diverso tempo ramingo nel territorio parmigiano. Nel 1298, incolpato
di oscure manovre, fu incarcerato dai Parmigiani. Nonostante fosse stato sottoposto a
tortura, non ammise mai alcunché. I ghibellini lo vollero morto, anche contro
lopinione del podestà Gatti, che, piuttosto che farsi complice di una ingiusta
condanna, si dimise. Il nuovo podestà, Mariano Mali di Cremona, accondiscese a
pronunciare la sentenza capitale, che dopo poco fu eseguita in Parma.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola I.
SANVITALE PIETRO BRUNORO
Parma
ante 1427-Negroponte 1468
Figlio
di Obizzo. Fu condottiero assai apprezzato presso i duchi di Milano. Militò per parecchi
anni con Francesco Sforza, combattendo per lui in diversi luoghi (allassedio di
Lonigo fu gravemente ferito alla spalla destra da un colpo di archibugio) e nella Marca di
Ancona. Lasciato lo Sforza in seguito a controversie, passò ad Alfonso, re di Napoli, il
quale però lo tenne prigioniero per dieci anni nella Rocca di Stabia, presso Valenza, in
Spagna, con laccusa di tradimento, forse montata ad arte dallo Sforza. Liberato per
mezzo delle fervide intercessioni della moglie (Bona lombardi, che, combattendo con virile coraggio, lo
seguì in ogni impresa) passò presso le corti di Francia, Borgogna e Venezia. Fu valoroso
condottiero al servizio della Serenissima repubblica
di Venezia. Nel 1453, durante la lotta di quella signoria
contro Francesco Sforza, dopo la presa di Romanengo, nel cremonese, da parte degli sforzeschi, il Sanvitale
con una parte dellesercito veneziano si diresse sulla riviera di Salò, nel bresciano. Nel 1454, avendo il conte Everso Orsini
dellAnguillara e Jacopo Piccinino occupato il territorio senese, la signoria di Siena, vista minacciata la sua
libertà, chiese aiuto a Venezia, Firenze e milano.
Venezia rispose allappello e vi mandò un esercito al comando di Carlo Gonzaga e del
Sanvitale. Mentre era in quella missione, fu pregato dai Senesi di catturare Sigismondo
Pandolfo Malatesta, per decapitarlo. La trama però non riuscì poiché il Malatesta,
avvisato, nel gennaio del 1455 fuggì da quelle terre e ritornò a Rimini. Il Sanvitale
ebbe grande valentia nel maneggiare la spada: il 30 maggio 1458, durante una giostra a
Venezia per la creazione del doge, riuscì vincitore dellambitissimo premio.
FONTI
E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e ss.; Archivio di casa sanvitale, in Parma; U. Benassi, Storia di Parma,
Parma, 1899; G. Bonanona, Lintrepida lombarda, Milano, 1655; B. Corio, Storia di
Milano, Venezia, 1565; A. Cornazzano, De vita et gestis Bart. Coleoni, in Grevio,
Thesaurus antiquitatis, t. X; G.B. Janelli, dizionario
biografico dei parmigiani illustri, Parma,
1877, 377-378 e 525; 1880, 183; F. Gabotto, Un condottiero ed una virago nel secolo XV,
Verona; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; L.A. Muratori, Annali
dItalia, Milano, 1818-1821; A. Pezzana, La storia della città di Parma, Parma,
1859; Quadrio, Storia valtellinese, vol. III; Sabellico, dellhistoria vinitiana, Venezia, 1558; F.
Sansovino, Dellorigine e dei fatti delle famiglie illustri dItalia, Venezia,
1609; F. Simonetta, Storia delle imprese di Francesco Sforza, Venezia, 1544; S. de
Sismondi, histoire des républ. italiennes,
Paris, 1826; Strenna parmense, Parma, 1842; E. Tiramani, Storia genealogica della nobile
famiglia Sanvitale, manoscritto; Torelli, Dissertazioni critico-storiche intorno alla
Valtellina; B. Belotti, La vita di Bartolomeo Colleoni, Bergamo, 1923; Porcellio,
Commentarium secundi a. de gestis Sc., Rerum Italicarum Scriptores, XXV, 63; Cronica
dellAnonimo Veronese, ed. Soranzo, Venezia, 1915; circa la missione del Sanvitale a
Siena: L. Banchi, La guerra dei senesi col conte di Pitigliano (1454-1455), in Archivio
Storico Italiano, s. IV, t. III, 1879; F. Contarini, Historiae Etruriae, sive commentarium
de rebus in Hetruria a Senensibus gestis, in Thesaurus antiquitatis, Grevio, t. VII, p.
II, Leida, 1732; G. Soranzo, Uninvettiva contro Malatesta, in La Romagna
maggio-giugno 1911; Argegni, Condottieri, 1936, 112-113, e 1937, 134.
SANVITALE
PIRRO
Fontanellato
ante 1537-post 1580
Figlio di Galeazzo e di Paola Gonzaga. Nel 1545 fu prevosto della chiesa di
Fontanellato, che nel 1546 rassegnò al fratello Eucherio, da cui la riebbe nel 1562. La
rassegnò definitivamente nel 1580. Nel 1556 fu nominato canonico della Cattedrale di
Parma, nel 1562 parroco della chiesa di SantAgnese a Ravenna e nel 1570 abate
commendatario della Geronda.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE RENEA, vedi SANVITALE VIRGINIA
SANVITALE ROBERTO
Fontanellato
1537 c.-post 1577
Figlio di Galeazzo e di Paola Gonzaga. Nel 1556 fu tra i cavalieri destinati dal
duca Ottavio Farnese a recarsi nelle Fiandre per ricevervi e condurre in Parma Maria di portogallo, sposa di Alessandro Farnese. Fu poi
maggiordomo di Margherita dAustria, duchessa di Parma e reggente delle Fiandre. Fece
testamento nel 1577.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola II.
SANVITALE
SILVIA
Fontanellato
1503 c.-23 aprile 1584
Nel
1523 sposò Giulio Bojardo, conte di scandiano
e discendente del celebre poeta Matteo Maria Bojardo. La Sanvitale fu celebrata per la sua
cultura dal Guasco e annoverata tra le donne insigni dai contemporanei. Nessuno scritto è
rimasto a giustificare tale fama.
FONTI
E BIBL.: G. Guasco, Storia letteraria dellaccademia di Reggio, Reggio, 1711; G.
Tiraboschi, Biblioteca modenese, Modena, 1781-1786, vol. I, 110; Bandini, Poetesse, 1942,
214.
SANVITALE
STEFANO
Fontanellato
1399 c.-post 1459
Figlio di Giberto. Con il cugino Angelo sanvitale
nel 1447 trattò la cessione di Parma agli Estensi, che però non venne accettata. Si unì
quindi a Jacopo Piccinino nella lotta contro Francesco Sforza, passando poi a sostenerlo
quando divenne duca di Milano. Ne ebbe in ricompensa tutti i domini confiscati al cugino
Angelo e il titolo di conte di Belforte.
FONTI
E BIBL.: B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, Archivio della famiglia sanvitale, in Parma; Biblioteca Palatina di Parma,
manoscritto 1193; M.E.da Erba, Estratti di cronaca, manoscritto nella Biblioteca Palatina
di Parma; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; A. Pezzana, La storia della
città di Parma, Parma, 1859; rosmini,
Storia di Milano, Milano, 1520; F. Sansovino, Dellorigine e dei fatti delle famiglie
illustri dItalia, Venezia, 1609; F. Simonetta, Storia delle imprese di Francesco
Sforza, Venezia, 1544; C. Argegni, condot-tieri,
1937, 134.
SANVITALE
STEFANO
Fontanellato
1624-23 luglio 1709
Figlio
di Alessandro e Margherita Rossi. Nel 1649 fu nominato cavaliere gerosolimitano. Compì la
professione di fede nel 1651. Nel 1654 fu capitano di galera, nel 1657 commendatore, nel
1671 ricevitore della religione in Venezia e nel 1676 luogotenente del priorato di
Venezia. Fu infine creato, nel 1699, balio di SantEufemia. Morì a ottantacinque
anni di età.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE
STEFANO
Parma
17 marzo 1764-Parma 10 agosto 1838
Figlio
primogenito del conte Alessandro e della marchesa Costanza Scotti. Labate domenico Santi, professore di filosofia alluniversità di Parma, e labate Guatteri,
professore universitario di botanica, furono i maestri che diedero una più forte impronta
al suo carattere e alla sua formazione culturale. Nel 1784 fu tra le Guardie del duca
Ferdinando di Borbone e, nominato gentiluomo di Camera, per due anni viaggiò un po
dovunque in italia, allargando le sue
cognizioni e le sue conoscenze. Ritornato a Parma nel 1786, fu nominato socio
dellAccademia filarmonica. Nel 1788 fu socio dellAccademia di Belle Arti che,
il 13 novembre 1802, lo nominò accademico consigliere con diritto di voto. Nel 1787
sposò la principessa Luigia Gonzaga. Nel 1803 venne nominato generale di brigata dalla regina dEtruria. Di animo generoso, volle
sopperire alle necessità dei più poveri e fondò a Fontanellato la scuola delle Figlie
della Carità e la scuola di Santo Stefano, dove i giovani venivano educati e avviati a un
mestiere (29 novembre 1801). Nella stessa Fontanellato fondò (1802) la Scuola di Musica strumentale, con maestro il colornese Francesco
Paglia. La musica vi si studiava allo scopo di avere nello stabilimento una piccola banda
militare per servire di trattenimento alla domenica e per formare buoni suonatori atti a
rimpiazzare quelli che continuamente emigravano a causa degli avvenimenti politici. La
fama che man mano acquistò questo Corpo dindustria gli procurò non pochi
dozzinanti. Gli ospizi civili di Parma, unitamente ai comuni limitrofi e ai conservatori
di carità, dietro superiore autorizzazione (decreto 29 marzo 1808), stabilirono di farvi
ammettere con pensione di duecento e quaranta franchi allanno i fanciulli che si
ritenevano dotati di certa attitudine per lo studio della musica. Non potendo più
mantenersi autonomamente per ragioni economiche, la Scuola di Musica venne, con decreto
imperiale del 2 novembre 1810, dichiarata stabilimento pubblico e annessa alle
amministrazioni governative. Dal conservatorio
di Fontanellato uscirono molti artisti di musica che acquistarono rinomanza come esecutori
e professori dorchestra. Meritano speciale menzione Pini, Baruffini, Rocchi e
Colombi per avere formato un quartetto di strumenti a fiato e intrapreso una breve tournee
dando pubblici concerti con grande successo. Il 24 gennaio 1806 il Sanvitale fu podestà
di Parma. Nel 1813 fu presidente della Deputazione del municipio parmense inviata a Napoleone Bonaparte.
Nel 1815 Maria Luigia dAustria lo elesse gran ciambellano, nel 1816 consigliere
intimo e senatore di Gran Croce dellordine
costantiniano di San Giorgio. Nel 1824 fu gran cancelliere e presidente del consiglio
amministrativo dellordine. Il
Sanvitale fu inoltre presidente della Società economico agraria di Parma (1805),
direttore dellospizio di mendicità di
Borgo San Donnino (1808) e presidente del Cantone di Fontanellato (1810 e 1813). Il 7
gennaio 1814 fu nominato barone dellimpero.
Fu anche membro della Società dincoraggiamento per lIndustria Nazionale di
Parigi (1809) e presidente della commissione
direttrice dellUnione di San Bernardo (1834). Socio di molte accademie, si adoperò
per la fondazione di un istituto per mendicanti. Lasciò molti scritti filantropici,
meditazioni e ricordi. Per tutta la vita fu viva in lui la passione per la botanica e per
le scienze naturali, passione che lo spinse a formare una ricchissima collezione di
minerali, insetti e conchiglie. In seguito alle molte ricerche in campo botanico,
introdusse anche a Parma piante fino a quel momento inesistenti (cotone, caffè) e
promosse lallevamento delle pecore e delle vacche di razza svizzera e
lestrazione dello zucchero dalle barbabietole. Si interessò alla produzione di
carte speciali e individuò nel torrente Fabiola, per conto di Paolo toschi, un tipo di pietra adatta per la
litografia. Il Sanvitale ebbe ospiti nel suo palazzo di Parma papa Pio VII e Napoleone
Bonaparte. Cadde preda di una violenta malattia che nemmeno le cure del valente medico
Rossi seppero debellare. Fu sepolto a Fontanellato.
FONTI
E BIBL.: G.M. Bozoli, in E. De Tipaldo, biografie
degli Italiani, 8, 1841, 404-407; G.B. Janelli, dizionario
biografico dei Parmigiani, 1877, 388-395; C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 178-179;
A.V. Marchi, Figure del ducato, 1991, 46.
SANVITALE
STEFANO
Parma
14 agosto 1838-Parma 2 gennaio 1914
Figlio
di Luigi e di Albertina Neipperg. Dedito alle lettere, affinò negli studi e nei viaggi in
Italia e fuori la passione per larte. Pronto ad accogliere e ad ammirare tutte le
manifestazioni estetiche, preferì però la musica e a essa particolarmente si dedicò,
mostrando attitudini dinvenzione e di esecuzione. pubblicò, in giovinezza, ballabili e romanze non
privi di pregio e compose, in età matura, alcune sonate di stile classico. Il Sanvitale
ebbe a cuore le sorti del Regio Conservatorio di Musica di Parma, contribuendo al suo
decoro e incremento. Nei Cenni di Storia e di statistica
del Conservatorio di Parma, Guido gasperini,
accennando ai donatori, così si esprime: Fra i molti è però necessario che un nome
venga citato, un nome che splende più alto dogni altro nellelenco dei
benemeriti della Biblioteca, quello del Conte Stefano Sanvitale che, oltre allaver
donato in vari tempi numerose opere antiche di pregiato valore (stampe e manoscritti) ha,
pochi anni or sono, elargito alla biblioteca lintera sua collezione di musica
istrumentale da camera e da concerto, ricchissima e moderna raccolta di musica che forma,
ora, una delle parti più apprezzate della sezione moderna della stessa Biblioteca.
Nellintento poi che Parma avesse, come le principali città dItalia, una
cronistoria dei suoi teatri, il Sanvitale affidò a Paolo Emilio Ferrari lincarico
di compilarla e pubblicò nel 1884, a sue spese, lopera di circa quattrocento pagine
in quarto, che uscì dalla tipografia di Luigi Battei col titolo Spettacoli
drammatico-musicali e coreografici in Parma dal 1628 al 1883. A questopera il
Sanvitale collaborò assiduamente, ponendo a disposizione del compilatore la sua preziosa
raccolta di libretti dopera e la sua ricca biblioteca e coadiuvandolo di autorevoli
consigli e di accurati riscontri. Il volume, per le difficoltà inerenti a tale genere di
lavori, non fu scevro di mende: se ne conserva un esemplare tutto corretto di mano del
Sanvitale. Si propose anche di comporre un Dizionario degli artisti di musica parmigiani e
scrisse, sulla scorta di documenti inediti, la biografia di Lucrezia Agujari, cantante di
fama europea, che, sebbene nata a Ferrara nel 1743, si era poi stabilita a Parma col
titolo di virtuosa della Regia Camera. Ma le cure degli affari, che dovette assumere
durante la lunga malattia e dopo la morte del fratello Alberto, e la sua stessa malferma
salute lo distolsero dal progetto. Nel 1875 il sanvitale
fu, con Parmenio bettoli, Alfonso cavagnari, G. Cesare ferrarini e Stanislao Ficcarelli, uno dei più
zelanti promotori dellistituzione in Parma di una Società del Quartetto per
lesecuzione dei migliori lavori di musica strumentale italiana e straniera. La
Società ebbe per alcuni anni vita fiorente, alternando a concerti quartettistici concerti
orchestrali di grande importanza, non senza il frequente intervento dei più illustri
cantanti del tempo. A questo esito così prospero il Sanvitale contribuì non solamente
con intelligente attività ma anche con signorile larghezza di mezzi. Iniziò nel 1880 e
proseguì sino a tutto il 1913 in casa sua un ciclo con cadenza annuale di letture e di
concerti di musica da camera e da piccola orchestra, ai quali intervennero talvolta anche
gli alunni del Regio Conservatorio, per addestrare a questo genere i giovani violinisti.
Da tali prove, dirette da Pio Ferrari, uscirono Ferruccio Catalani, cleofonte Campanini, Lino Mattioli, Enrico Polo,
Romano romanini e altri che poi si
segnalarono ed ebbero grande notorietà. A quelle serate assistettero insigni musicisti,
come Carlo Gomez, Arrigo Boito, Giovanni Bottesini e Antonio Bazzini. Quando
nellaprile 1880 fu promossa dal Comitato di provvedimento unesposizione di
arte antica, il Sanvitale, che era stato eletto presidente della Commissione ordinatrice,
sebbene non accettasse lufficio si adoperò alacremente alla ricerca di oggetti
antichi e concesse a sua volta preziose porcellane, avori, ventagli e pizzi. Fu grande
collezionista ed esperto di stampe, libri e cimeli storici. Fu inoltre insuperabile nel
parlare e nello scrivere il dialetto parmigiano antico. Con la casa editrice Giudici e
Strada di Torino pubblicò le composizioni per pianoforte Capriccio (mazurka), Colloqui
amorosi (valzer), Due romanze, Deux mazurkas, Fantasia (valzer), Laura (valzer) e Saluto a
Parma (valzer).
FONTI
E BIBL.: Aurea Parma 5-6 1913, 246-248; C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 176-178; M.
Ferrarini, Parma teatrale ottocentesca, 1946, 150-151; B. Molossi, Dizionario biografico,
1957, 138; G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 41; Banda della Guardia Nazionale,
1993, 98.
SANVITALE
STILICONE
-Fiandra
1570
Figlio di Alfonso. Nel 1570 militò nella guerra di Fiandra, nel corso della quale
venne ucciso.
FONTI
E BIBL.: C.Argegni, Condottieri, 1937, 136.
SANVITALE
SUSANNA
Fontanellato
1484-post 1531
Figlia
di Jacopo Antonio, conte di Belforte e di Fontanellato, e di Veronica da Correggio. Il
padre fu valoroso uomo darmi, schierato con gli Sforza e tenuto in grande
considerazione da Ludovico XII, re di Francia. Jacopo Antonio Sanvitale avviò i figli,
maschi e femmine indistintamente, allo studio delle lettere, riservando la pratica delle
armi e lesercizio del governo al primogenito Giovanni Francesco e al minore Gian
Galeazzo. Nel 1505, alletà di soli ventuno anni, la Sanvitale fu eletta badessa del
monastero di San Quintino di Parma, affiancando in tale carica la zia Giovanna sanvitale. Lanomala situazione fu ratificata
da tre diversi brevi emanati da papa Giulio II. Anche la Sanvitale sembra aver seguito a
grandi linee la formazione dei fratelli: leducazione letteraria curata da Giacomo
dalla Valle, professore di grammatica, singolarmente accurata anche per una nobildonna del
suo tempo, costituì la premessa per ricoprire il ruolo di badessa, non certo marginale
nellambiente parmigiano del primo Cinquecento. La vita ecclesiastica e monastica non
erano assimilabili, neppure per la componente femminile della nobiltà, a
unesistenza separata dal mondo laico, ma si ponevano come ambito prestigioso e
privilegiato riservato alle nobildonne dingegno, capaci di concretizzare iniziative
socialmente e culturalmente vantaggiose per lordine religioso prescelto o per la
famiglia dorigine. È inoltre importante ricordare come in epoca pretridentina per
ottenere uffici o benefici ecclesiastici, anche rilevanti come il protonotariato o il
cardinalato, fosse sufficiente ricevere gli ordini minori e come anche la carica di
badessa non comportasse losservanza della disciplina claustrale oppure luso di
vestire labito dellordine religioso dappartenenza, norme rese
obbligatorie solo con il Concilio di Trento. La compenetrazione di consuetudini laiche in
campo ecclesiastico determinò anche a Parma lesigenza di una riforma volta a sanare
gli innumerevoli abusi di carattere religioso e amministrativo allinterno delle
comunità monastiche maschili e femminili, ma tale disputa generò a sua volta una serie
ininterrotta di lotte e rivalità che in pochi decenni sfibrò la comunità cittadina e
ridimensionò pesantemente il ruolo della nobiltà locale. Proprio lintroduzione
della clausura sembra rappresentare il fatto distintivo dellesistenza della
Sanvitale, che contrariamente a Giovanna da Piacenza che accettò, forse per convenienza,
una prima introduzione della riforma nel monastero di San Paolo già dal 1518, non si
piegò mai completamene alla nuova regola, tanto che ottenne, ancora nel 1531, dopo la
morte della zia, di poter dimorare tra le monache riformate, con il rispetto dovuto al
rango, anche se la concessione dei privilegi fu giustificata con il particolare riguardo
per la sua salute malferma. Lautorità vescovile comunque simpose, nonostante
le fortissime resistenze manifestate non solo dalle badesse ma anche dagli autorevoli
esponenti del casato dei Sanvitale, che cercarono di opporsi strenuamente alle decisioni
assunte, avvertite come indebita imposizione. Al tempo cruciale e decisivo dello scontro,
la Sanvitale, nonostante la solidarietà della zia e badessa Giovanna Sanvitale, che
sempre ne appoggiò le iniziative, si trovò a fronteggiare una situazione che imponeva
fermezza, coraggio, determinazione e ampio consenso. Ma un clima di aperta ostilità si
venne a creare tra le monache del cenobio benedettino e allinterno della stessa
comunità cittadina: se fino al 1510-1512 (il 1509 fu lanno dellinvestitura
del cardinale Alessandro Farnese quale amministratore vescovile di Parma) il monastero di
San quintino si era proposto alla
cittadinanza mediante scelte devozionali che avevano trovato vasta risonanza e
accoglienza, a poco più di un decennio di distanza i profondi rivolgimenti
politico-culturali ne inficiarono ruolo e immagine, identificando il cenobio femminile
come luogo di abusi, sopraffazione e patente immoralità. La Sanvitale e la zia tuttavia
non si diedero per vinte: spalleggiate dal rispettivo nipote e fratello Giovanni Lodovico,
protonotario apostolico, e dalla più aggressiva cognata Jacoba Laura Pallavicino,
ricorsero infine allautorità di papa Clemente VII, nel gennaio del 1528. Nel giro
di poco tempo trionfò comunque la volontà vescovile e la riforma trovò applicazione:
Sopra le Reformate de San Quintino Ita che non possano mai elleger abbadessa perpetua una
temporale, ita che la abbadessa moderna non possa pigliare monache durante la vita sua,
morta essa il monastero se possa reformare ad una sola vita et regula de observantia, et
non vadi in perpetuo in le mane de li sanvitale qual hano dominato esso monastero 100 anni
fa a suo modo et de presenti hano aparechiato alcune monache ale quale voriano ritentar di
modo fosse sempre et in eternum de casa san vital.
FONTI
E BIBL.: Aurea Parma 1 1996, 59-65.
SANVITALE
TEDISIO
Parma
ante 1229-post 1277
Figlio
di Guarino e di Margherita Fieschi. Fu eletto nel 1276 podestà di Milano
nelloccasione in cui Parma, di fazione guelfa, si alleò coi Torriani, a capo dello stato di Milano. Il 28 gennaio 1276 liberò Simone
Locarnese, che da tredici anni era rinchiuso in carcere a Milano per essere stato a capo
di una sollevazione avvenuta in Como nel 1263. Scacciati i Torriani dai Visconti, il
Sanvitale dovette abbandonare quella dignità. Nel 1277 (secondo lAngeli, nel 1291)
fu eletto podestà di Ferrara e nel 1278 fu vicario di Carlo I, re di Napoli, in Firenze.
Nel 1258 comprò da Bernardino Franceschi il castello di San Lorenzo di Sala.
FONTI E BIBL.:
B.Angeli, Historia, 1591, 90 e s.; P. Litta, Famiglie celerbi, I, 1819, tavola I.
SANVITALE TESEO, vedi SANVITALE TEDISIO
SANVITALE UGO
Parma
1087 c.-post 1122
Per
i suoi estesi possedimenti fu soprannominato il Ricco. Edificò una munitissima e alta
torre nei pressi del fiume Enza, che volle porre sotto la protezione di San Vitale
Martire, dalla quale ebbe poi il cognome la sua famiglia. concorse largamente alla costruzione di nuovi
edifici in Parma e al sostentamento dei più poveri durante le maggiori carestie e
calamità del tempo. Il Sanvitale, che ebbe due figli maschi (Giovanni e Obizzo),
raggiunse unetà avanzata.
FONTI
E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 167-168.
SANVITALE
UGO
Parma
ante 1210-post 1254
Figlio
primogenito di Guarino. In gioventù ebbe una buona istruzione letteraria. Nel 1210 fu
nominato cavaliere dallimperatore Ottone IV. Nel 1242 fu console di Giustizia e nel
1244 podestà dei Mercanti in Parma. Nel 1249 fu inviato dal comune di Parma a Bologna per dirimere le
controversie sorte tra Modenesi e Bolognesi sul possesso del frignano. Nel 1250 fu nominato da papa Innocenzo
IV vicario perpetuo per la giurisdizione di Carpi, dalla quale fu però cacciato poco dopo
dai Modenesi. Ottenne più tardi a compensazione del danno subito una somma in monete
doro e il castello di mombaranzone. chiarissimo e valoroso uomo darmi, portò
alla maggiore gloria il nome dei sanvitale
quando liberò Parma dallassedio di Federico II. Eletto capitano generale dei
fuoriusciti guelfi, li portò alla riscossa sconfiggendo il 16 giugno 1247 i ghibellini a
Borghetto di Taro e ritornando in possesso di Parma, a conclusione di una gloriosa
battaglia. Entrato in Parma coi fuoriusciti, incitò alla resistenza, opposta nel 1248 dai
Parmigiani assediati, fino alla sconfitta dellimperatore.
Come ricompensa ebbe molti doni dal comune e
da Francesco IV il feudo della terra di Carpi e la concessione di aggiungere al proprio
stemma la Vittoria coronata di alloro.
FONTI
E BIBL.: G. Adorni, Vita del conte Stefano Sanvitale, Parma, 1840; I. Affò, La storia
della città di Parma, 1792; B. Angeli, Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e
ss.; Archivio della famiglia Sanvitale, in Parma; Biblioteca Palatina di Parma,
manoscritto 1193; M.E.da Erba, Estratti di cronaca, manoscritto nella Biblioteca di
Palatina Parma; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani illustri, Parma, 1877, 375-376, e 1880,
184; Gazzetta di Parma 15 maggio 1873; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834;
L. Molossi, Vocabolario topografico dei ducati di Parma, Parma, 1832; A. Pezzana, La
storia della città di Parma, Parma, 1859; F. sansovino,
Dellorigine e dei fatti delle famiglie illustri ditalia, Venezia, 1609; L. Silva, Lassedio
di Parma, Parma, 1875; E. Tiramani, Storia genealogica della nobile famiglia Sanvitale,
manoscritto; V. Spreti, enciclopedia storico
nobiliare, VI, 1932, 123; C. Argegni, Condottieri, 1937, 135.
SANVITALE UGO
Fontanellato
1617-Roma 1648
Figlio
di Alessandro e di Margherita Rossi. Fu eletto da papa Innocenzo X referendario
delluna e dellaltra Segnatura e nel 1647 protonotario apostolico. Morì
alletà di trentuno anni e fu sepolto in San Gregorio a Roma.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE
UGO
Parma
1817 c.-post 1849
Figlio di
Jacopo e di Giuseppina Folcheri. Ufficiale degli Spahis, fu poi arruolato nellesercito nazionale. Prese parte alla spedizione di
Crimea e alle guerre dindipendenza, raggiungendo, nello Stato Maggiore, il grado di
tenente colonnello. NellArchivio Storico comunale
di Parma (Lascito sanvitale), del sanvitale si trovano le composizioni per
pianoforte Sus aux Cosaques!, quadrille militaire (Paris, L.Pére), Souvenirs
dOrient, quadrille (Paris, Gambogi), Zerghita, polka mazurka (Paris, Grus) e Zarifa
(Paris, Lafleur).
FONTI
E BIBL.: Aurea Parma 3-4 1912, 11-13; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SANVITALE UGOLETTO o UGONE, vedi SANVITALE UGO
SANVITALE VANINA
Parma
1302 c.-
Figlia
di Gianquirico. Sposò nel 1322 andreasio
Rossi. Per loccasione la città di Parma chiese a papa Giovanni XII la dispensa per
le nozze, essendo Vanina parente coi Rossi, nella speranza che il matrimonio potesse
conciliare le rivalità tra le due famiglie. Per il banchetto di nozze il padre radunò un
convito di mille e seicento persone.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola I.
SANVITALE
VIRGINIA
Sala
28 aprile 1599-Busseto
Figlia
di Girolamo e di Benedetta Pio. durante il
processo ai suoi familiari accusati della congiura contro la casa Farnese, venne tenuta
sotto sorveglianza nella Rocca di Sala. Il duca Ranuccio Farnese la obbligò poi a
rinchiudersi in un monastero. Un mese prima che si conoscesse lesito del processo,
scelse di entrare nel monastero di Santa Chiara a Busseto, assumendo il nome di Renea. Da
quel momento ricevette dalla corte un
assegno sui beni allodiali confiscati al padre.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE VITTORIO AMADEO, vedi SANVITALE VITTORIO AMEDEO GIUSEPPE
SANVITALE VITTORIO AMEDEO GIUSEPPE
Parma
27 agosto 1734-28 dicembre 1806
Figlio di Giacomantonio e di Isabella Cenci. Nel 1738 fu nominato cavaliere
gerosolimitano. Fu gentiluomo ed esente delle Guardie del Corpo del duca di Parma. Fu stimato per le sue qualità
morali. Morì alletà di settantadue anni.
FONTI
E BIBL.: P. Litta, Famiglie celebri, I, 1819, tavola III.
SANVITALE ZANGARO
Parma-San
Cesario di Modena 1229
Figlio di Anselmo. Nel 1229 fu inviato da parma
in soccorso dei Modenesi assaliti dai bolognesi.
Mentre combatteva al castello di San Cesario, venne ucciso accanto al carroccio
parmigiano.
FONTI E BIBL.: I. Affò, La storia della città di Parma, Parma, 1792; B. Angeli,
Storia della città di Parma, Parma, 1591, 90 e s.; G.B. janelli, dizionario
biografico dei parmigiani illustri, Parma,
1870; P. Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; A. Pezzana, La storia della
città di Parma, Parma, 1859; E. Tiramani, Storia genealogica delle nobile famiglia
Sanvitale, manoscritto; C. Argegni, Condottieri, 1937, 135.
SANVITALE SIMONETTA LUIGI, vedi SANVITALE LUIGI
SANVITALI, vedi SANVITALE
SANVITI DECIO
Parma
1822/1831
Conte. Fu implicato nei moti del 1831. La polizia, che lo sottopose ai precetti di
visita e sorveglianza, redasse del Sanviti la seguente scheda segnaletica: Questuomo
fu destituito sotto tutti i governi come lo fu anche sotto quello di S. M. Maria Luigia.
Esso godeva della confidenza del Barone Werklein e ne abusava. Si sa per certa scienza che
allorquando il governo di Parma trattava lappalto della Ferma eravi fra gli
aspiranti la casa Necker di Trieste. Sanviti trattava laffare in Milano e fra le
condizioni segrete eravi pur quella dello sborso di 100 mila franchi per altro personaggio
di Parma, al dire di Sanviti Werklein ne fu fatto consapevole da persona amica e
laffare poi non ebbe luogo per altre ragioni. La delibera dellappalto delle
strade postali nella persona di Testa per la quale si pagano franchi dal governo, fu
maneggiato da Sanviti il quale anche in oggi si dice che percepisce lire otto mila annue e
che altra somma annua venga per lo stesso titolo percepita da Giovanni Marianelli che era
segretario di Werklein e che ora fu dimesso. Cognito per raggiri ed estorsioni fatte in
tempo che copriva la carica di Intendente Generale del Tesoro e che godeva la confidenza
del Sup. Gov. Fu perciò non solo dimesso dallimpiego ma privato ben anco dalla
croce di Cav.re dellOrdine costantiniano.
Non emerge però avere demeritato in politica.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Provincie
Parmensi 1937, 209; M.Mora, in Archivio Storico per le Provincie parmensi 8 1956, 123-128.
SAPORITI TERESA
Parma-post
1796
Cantante, nel 1791 fu al Teatro Zagnoni di Bologna nel dramma musicale La morte di
Semiramide di Giovanni Battista Borghi, mentre nella stagione di Fiera del 1796 fu la
primadonna al Teatro di Reggio Emilia nella vendetta
di Nino di Alessio Prati.
FONTI E BIBL.: Fabbri e Verti; Librettistica bolognese; G.N.Vetro, dizionario, 1998.
SARACCHI SEVERINO
Bibbiano
1875-Parma 1963
Fin da ragazzo mostrò viva passione per i fiori. A diciotto anni lasciò Bibbiano
per raggiungere Milano, ove trovò occupazione presso il più importante stabilimento di
floricoltura: venne assegnato al reparto serre per la coltivazione delle orchidee e piante
verdi tropicali. chiamato a Parma dal
fratello per essere assunto dalla Banca Cattolica, rifiutò limpiego e fondò invece
la ditta di floricultura Saracchi e Pasini. Venne premiato allesposizione per i festeggiamenti verdiani e
ottenne la medaglia doro allEsposizione internazionale di Torino, nel 50°
anniversario della proclamazione del Regno dItalia.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario dei Parmigiani, 1997, 282.
SARASI DONNINO
Borgo
San Donnino 23 marzo 1705-Bahia 31 marzo 1758
Frate cappuccino, dal 1743 fu missionario nellaldea di San Fidelis, sul Rio
do Una. Compì a Guastalla la vestizione (4 ottobre 1732) e la professione di fede (4
ottobre 1733).
FONTI E BIBL.: Anal. O.F.M. Cap. 21 1905, 184; De Primerio, Capuchinhos em Terras
de S. Cruz, 150, 317; Metodio, Storia Cappuccini nel Brasile, 145; F. da Mareto,
Necrologio cappuccini, 1963, 211.
SARASINI IPPOLITO
Parma
1389/XV secolo
Famosus homo, fu richiesto il 22 giugno 1389 dal Comune di Lucca per insegnare
tutte e tre le arti del trivio. Il 25 dello stesso mese accettò lelezione, che era
stata fatta con le seguenti vantaggiose condizioni: il Comune gli doveva dare, fino a tre
anni, cento fiorini doro per ciascun anno, senza alcuna diminuzione di gabella, in
rate mensili o trimestrali; ogni scolaro latinante doveva pagargli due fiorini lanno
in due rate e ogni non latinante un fiorino; i forestieri dovevano poter seguire in Lucca
le sue lezioni, senza subire molestie di sorta; dal Comune gli doveva essere pagata per la
durata di tre anni la pigione di una casa per la sua famiglia e per gli scolari; per lo
stesso termine di tempo doveva essere esente da ogni onere reale e personale; doveva poter
introdurre in Lucca la sua mobilia senza pagare gabelle; il suo salario doveva aver inizio
dallottobre; gli doveva essere concesso lo jus summarium, che facilitava la
riscossione del compenso dagli scolari insolventi. Il Sarasini non restò comunque a Lucca
più di nove mesi.
FONTI E BIBL.: P. Barsanti, Il pubblico insegnamento in Lucca, Lucca, 1913, 114,
115, 119, 240; A. codignola, Pedagogisti,
1939, 381.
SARDELLI
Parma 1757/1759
Fu cantore alla Cattedrale di Parma dal 25 dicembre 1757 al 14 giugno 1759.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
SARDI AGOSTINO
Parma
1734/1767
Cartografo e geometra. Realizzò nel 1734 una planimetria della città di Parma.
FONTI E BIBL.: F. Miani Uluhogian, Le immagini di una città, 1983, 46.
SARDI GIAN PIETRO
ante
1765-Parma 16 settembre 1793
Figlio,
molto probabilmente, di Agostino, che nel 1734 realizzò una planimetria della città di
Parma. Assunto dalla Corte di Parma nel 1765 come delineatore a 300 lire mensili (archivio di stato
di parma, Decreti Sovrani, 8 ottobre 1765),
nel 1779 fu nominato ingegnere ordinario (archivio
di stato di parma, Patenti, vol. 44, 16, del 25 febbraio 1778)
e aggregato con il grado di Sottotenente nel corpo degli ingegneri (archivio di stato
di parma, Rescritti Sovrani, 19 febbraio
1779). Fu quindi destinato a insegnare ai giovani ingegneri la pratica e il disegno (archivio di stato di parma,
Rescritti Sovrani, 7 dicembre 1780). Nominato capitano
ingegnere (archivio di stato di parma,
Rescritti Sovrani, 2 maggio 1787), divenne ingegnere capo (archivio di stato
di parma, Rescritti Sovrani, 7 luglio
1791). Nel 1782 venne acclamato Accademico dOnore nellaccademia Parmense di Belle Arti. Fu il primo
cartografo a redigere un vero e proprio catasto della città di Parma che contava allora
31921 abitanti.
FONTI
E BIBL.: Parma economica 10 1968, 42;
Palazzi e casate di Parma, 1971, 65; Arte a Parma, 1979, 279; F. Miani Uluhogian, Le
immagini di una città, 1983, 46; Disegni della Biblioteca Palatina, 1991, 163.
SARDI PIETRO
Parma
prima metà del XVII secolo
Ingegnere
attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 79.
SARDI PIETRO, vedi anche SARDI GIAN PIETRO
SARDINELLI BALDASSARRE
Parma
seconda metà del XV secolo
Ricamatore attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
II, 324.
SARMIENTO MARGHERITA, vedi PINELLI MARGHERITA
SARONI GIOVANNI BATTISTA
Parma-post
1763
Nel Carnevale del 1752 cantò al Teatro di Vercelli nella Faccendiera, mentre
nellautunno si esibì in Il mondo alla moda al Teatro Ducale di Milano.Fu attivo a
Bologna al Teatro Formagliari nel Carnevale del 1755 nella Finta sposa, al Marsigli Rossi
in quello dellanno successivo in Don Trastullo, La pupilla e La finta schiava e nel
Teatro Pubblico della Sala nel Carnevale del 1760 in Le stravaganze del caso.Il Teatro di
via del Cocomero di Firenze lo ospitò in La cascina nel Carnevale del 1763.
FONTI E BIBL.: Librettistica bolognese; Sartori; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SARTI CESARE
Traversetolo
1924-Traversetolo 12 febbraio 1983
Nacque da una famiglia aderente al partito popolare, di salde tradizioni
antifasciste, una delle poche nella zona che non si piegò alla soverchie delle squadre
nere. Col nome di battaglia di Gim, appena ventenne, fu tra i primi ad andare sui monti
del Nevianese per organizzare la lotta partigiana. Nellinverno tra il 1943 e il 1944
si unì alla 47a brigata Garibaldi che operava in questa zona e divenne comandante di un battaglione chiamato linternazionale perché formato da uomini di
diverse nazioni, tra cui Polacchi, Russi e Francesi. Si segnalò particolarmente in
unazione contro il presidio delle SS di Ciano dEnza dimostrando coraggio e
sprezzo del pericolo, tantè che il suo valore gli fu riconosciuto con
lassegnazione di una medaglia dargento al valor militare, con la seguente
motivazione: Comandante di distaccamento partigiano, nel corso di un attacco ad un
presidio nemico, pur rimasto isolato dalle altre formazioni, lanciava audacemente i suoi
uomini contro una colonna avversaria distruggendo un autocarro carico di truppe. successivamente attaccato alle spalle, mentre
teneva sotto controllo un ponte, riusciva con fredda decisione e grande perizia, a
controllare lavversario e a riunirsi al grosso della sua formazione unitamente alla
quale incalzava il nemico in ritirata, distruggendo un altro autocarro. Terminata la
guerra, rientrò a Traversetolo dove riprese, senza mai ostentare i meriti partigiani, la
sua attività di meccanico. Militante nellAzione cattolica fin dalla gioventù,
molto amico del parroco don Varesi, partecipò sempre in modo attivo alla vita della
parrocchia e fu fondatore della locale sezione della Democrazia cristiana, della quale fece parte fin
dallinizio del consiglio direttivo. Fu eletto nel 1972 consigliere comunale di
Traversetolo e dal 1973 al 1978 ricoprì la carica di assessore per i rapporti con la
popolazione e il decentramento. Fu rieletto nel 1978 e nel 1979. Rinunciò a qualsiasi
incarico nella giunta di centro-sinistra insediatasi nel 1982. Fu anche tra i soci
fondatori dellAssistenza pubblica e per parecchi anni attivo milite.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 13 febbraio 1983, 14; Gazzetta di Parma 2 marzo
1993; gazzetta di Parma 28 aprile 1996, 26.
SARTORI ANTONIO
Roncadello
di Casalmaggiore 6 luglio 1878 -Cheng-Chow 5 novembre 1924
Fece le prime classi ginnasiali nel Seminario della diocesi di Cremona, poi passò nel Seminario
Maggiore di Parma. Nel 1899 entrò nellIstituto delle Missioni Estere, ove fu
consacrato sacerdote il 29 luglio 1901. Fu cappellano del Riformatorio Lambruschini della
Certosa di Parma e prestò la sua assistenza allEducandato del Buon Pastore. Partì
per la Cina il 18 gennaio 1904. Fu destinato successivamente alle sedi di cristianità di
Può-Ceng, Wu-yang, Lu-shan, Zuchow e Honanfu. rientrato
in Patria nel 1911, fu eletto Direttore Spirituale dellIstituto Missioni Estere di
Parma. Scoppiata la prima guerra mondiale, fu nominato nel 1915 cappellano militare
nellospedale da campo 0,36. Poi passò a Parma negli ospedali militari del
Seminario, dei collegi Maria Luigia e San Benedetto e della scuola Felice Cavallotti. Nel
corso del 1919 fece le pratiche per la fondazione di una Scuola apostolica Missionaria a Vienna, di cui fu il
primo Rettore fino al principio del 1922, quando partì di nuovo per la Cina. Quivi fu
nominato Pro Vicario Generale della Missione da monsignor Luigi Calza. Morì di polmonite.
Il Sartori fu una delle figure più rappresentative della sua Congregazione.
FONTI E BIBL.: Vita Nuova 15 novembre 1924; I. DallAglio, Seminari di Parma,
1958, 169-170.
SARTORI ENRICO
Parma
4 febbraio 1831-Parma 25 ottobre 1889
Già dal 1844 risulta iscritto alla scuola di paesaggio diretta da Giuseppe
Boccaccio, scuola che frequentò fino al 1859 sotto la guida del nuovo direttore Luigi
Marchesi, successore del Boccaccio dal 1852. Pur avendo seguito anche la scuola di
disegno, alla quale fu iscritto dal 1850, preferì dedicarsi esclusivamente allo studio
del paesaggio, dove riuscì a conseguire i risultati migliori, come testimoniano i giudizi
meritevoli e i premi acquisiti. Nel 1857 ottenne una menzione onorevole tra i premiati
della medaglia di prima classe nella scuola di paesaggio e lanno successivo
ricevette il primo premio, che gli consentì di frequentare il perfezionamento a Roma, per
la stessa classe, con lesecuzione del Pontaccio di Valera (Parma, Galleria
Nazionale, inv. 593), dove dimostra una buona conoscenza della costruzione prospettica
della veduta ripresa dal vero. Durante gli ultimi anni di frequenza della scuola mostrò
un interesse sempre maggiore per lo studio dal vero. Piuttosto frequenti furono, infatti,
le sue richieste di passare periodi fuori dalla scuola per recarsi in campagna dove
potersi esercitare nellesecuzione di vedute en plein air. Intrapresa la carriera
professionale, si dedicò quasi esclusivamente alla realizzazione di soggetti agresti che
trovano espressioni di più ampio respiro proprio nelle ambientazioni di scene
paesistiche. Manifestò, inoltre, una particolare attenzione per la rappresentazione di
soggetti militari, sicuramente maturata grazie alla sua diretta presenza sul campo di
battaglia (partecipò alle guerre di Indipendenza) ma probabilmente favorita anche dal
contatto, certamente non irrilevante, con le opere di Giovanni Fattori (La battaglia di
San Martino ed Episodio della battaglia di Custoza), viste allEsposizione Nazionale
di Parma del 1870, alla quale lui stesso presenziò con ben nove opere. Partecipò con
assiduità alle esposizioni parmensi, in particolare a quelle promosse dalla Società di
Incoraggiamento, e alle mostre nazionali di Torino nel 1880 e nel 1884, di Milano nel
1881, nel 1883 e nel 1886 e di Firenze nel 1884. In particolare, nel 1854 presentò alcuni
paesaggi, lanno dopo, a Piacenza e poi a Parma, una Veduta della piazza della Ghiaia
presa dalla Pilotta e una Veduta dun lato del Duomo di Parma preso dallangolo
del Troilo S. Giovanni, che venne sorteggiata al duca Roberto di Borbone. Nel 1856 espose
La peschiera del Giardino di Parma, Parma vista dalla Baganza e Parma vista dal baluardo
di San Girolamo, mentre lanno seguente si aggiudicò una medaglia di prima classe
presso lAccademia, esponendo a Piacenza e a Parma interno del già convento di S. Caterina in
Parma, sorteggiato alla contessa Albertina sanvitale,
Veduta esterna dellArcadia nel R. giardino
di Parma, Veduta delle colline di collec-chio,
estratto a Giulio Bernini, e Interno di una stalla in villa. Nel 1858 mostrò Veduta dei
burroni di Majatico, Interno di un mulino sul fiume Po, Veduta del fiume Po, sorteggiata
al comune di Castel San Giovanni, ottenendo pure una medaglia doro. Nel 1859 espose
Linterno di un mulino sul Po e Veduta del Torrente Parma, nel 1860 Truppe francesi
nel Giardino reale e nel 1861 Veduta campestre dAutunno, che fu sorteggiata al
Comune di Fiorenzuola. Nel 1863 partecipò alla mostra triennale dellAccademia
bolognese con una Veduta di Basilicanova, mentre a Parma presentò un Campo di frumento e
allEsposizione Industriale Provinciale Interno dello stallo della Fontana in Parma e
Strada della naviglia nei contorni di Parma. Nel 1865 espose La raccolta del fieno e nel
1866 a Milano Lavori campestri dAutunno. Nel 1867, tramite la Società dincoraggiamento, vennero estratti al Comune di
Parma Fiera di bovini e Fazione di Cavalleria e nel 1869 al comune di Varsi un Incendio e un Accampamento.
Alla mostra nazionale parmense del 1870 partecipò con vari dipinti: Fiera di bestiame nel
Campo di Marte in Parma, La raccolta del fieno, Veduta del Ceno presso Varsi, Manovra dei
lancieri di Novara nella Piazza dArmi di Parma, Strada maestra S. Michele in Parma
nel carnevale del 1870, Ritirata di Russia nel 1812, Veduta del Torrente Parma, La
raccolta del fieno, Mercato dei bozzoli nel cortile della Pilotta di Parma, Manovra dei
lancieri Nizza nella Piazza dArmi di Parma e Manovra di sciabola del reggimento
lancieri Nizza nella piazza dArmi di Parma. In quello stesso anno la Galleria
Nazionale di Parma si aggiudicò, tramite la Società dellIncoraggiamento, la Fiera
bovina nel campo di Marte. Nel 1872 il Sartori presentò alla seconda Nazionale di Milano
Il torrente Parma, che fu comperato dal marchese Guido della Rosa, mentre la Pinacoteca
parmense vinse le Rovine di Casalmaggiore nel 1872 e la Piazza darmi di Parma coi
lancieri Nizza. Nel 1874 venne poi estratto al Comune di Roccabianca Una corvé di artiglieria e lanno dopo il
Sartori partecipò alla Società dIncoraggiamento di Firenze con Manovra di sciabola
del reggimento Lancieri Nizza. Nel 1876-1877 espose a Parma rispettivamente Una manovra di
bersaglieri nei dintorni di Parma e Una campagna romana e nel 1879 Accampamento di
cavalleria, sorteggiato ad Agostino Ferrarini, e Fazione di cavalleria, al Comune di
Torrile. Alla quarta mostra Nazionale di Torino (1880) partecipò con Passeggiata di uno
squadrone di cavalleria monferrato presso
Parma e ancora alla nazionale milanese del 1881 con Manovra di cavalleria Lodi nella
Piazza dArmi di Torino e passeggiata
del 7° Fanteria. Lanno dopo a Firenze espose Manovra di cavalleria monferrato e Istruzioni militari, mentre la
Galleria nazionale di Parma vinse dallincoraggiamento il Pontaccio di Valera. Nel 1883
espose, ancora a Milano, Amore nello studio e uno studio dal vero. Infine espose a Torino
nel 1884 Manovre tattiche e Cavalleria Monferrato in piazza darmi a Par-ma, mentre
nel 1887 venne sorteggiata alla pinacoteca
di Parma Manovra di cavalleria a Parma e nel 1888 figurò in mostra a Vienna un suo
dipinto. In un primo tempo si dedicò quasi esclusivamente alla scena agreste, che sempre
ambientò nel più ampio respiro del dipinto di paesaggio. Gli esiti sovente non superano
lonesto mestiere. È tuttavia singolare lo spirito semplice e spontaneo, sincero e
incantato che il Sartori rivela nella contemplazione della poesia georgica, sin dalla
robusta stesura di bozzetti come Mercato del bestiame (Parma, proprietà privata),
preparatorio della più vasta tela Fiera bovina nel Campo di Marte a Parma, che denuncia
simpatie pasiniane. Il modo di accostare la scena rurale o quella ai margini della città
è cronistico, quasi sempre sorretto dallimmediatezza della pennellata che ha sapore
di spontaneo impressionismo e dal gusto naïf del particolare, come in Villa tedeschi e Strada verso la Cittadella sotto la
neve (1881, Parma, collezione privata). Il Sartori abbandona invece il minuto
descrittivismo dimpressione di scene come Il mercato dei bozzoli nel Piazzale della
Pilotta (Parma, pinacoteca Nazionale) e il
più dettagliato maniscalcia (Parma, Cassa
di Risparmio), quando risolve le proprie tele in termini di paesaggismo puro. Rilevante fu
il contatto con le opere di Giovanni Fattori, che induce una suggestione non solo tematica
(perché il Sartori aveva già fornito prove di buon pittore di bovini e di cavalli nelle
sue scene rurali) ma anche stilistica, con la più accurata costruzione disegnativa delle
figure a larghe campiture cromatiche, nella sua pittura. Ne sono documenti lolio
Fattoria maremmana (1873, Fontevivo, palazzo
Comunale) e tutta la successiva produzione di quadri di genere militare, in cui più
scoperto è il riferimento ai soggetti preferiti dallartista livornese: Una corvé
di artiglieria e Lancieri Aosta (Parma, Palazzo Comunale). Manovra di cavalleria Lodi
nella Piazza dArmi di Torino costituisce lesempio forse più tipico del
consolidarsi di una caratteristica espressine della maturità, bilanciata sulla lezione
fattoriana ma non dimentica di unambientazione scenica pasiniana, atta a conferire
respiro epico alla scena.
FONTI E BIBL.: Archivio dellAccademia di Belle Arti di Parma, Ruolo,
1837-1856, 1856-1859, Archivio Scuole, busta 1824-1860, fascicolo Giudizi 1824-1850, busta
1839-1869, fascicolo Giudizi, Atti, vol. VII, 1857-1863; A. Pariset, Dizionario
biografico, 1905, 101; A. De Gubernatis, 1906, 455; G.Copertini, in Aurea Parma 2 1936,
68; E. Bénézit, 1957, vol. VII, 529; A.Rondani, Scritti darte, 1874, 463-465; A.
De Gubernatis, dizionario artisti italiani
viventi, 1889; C. Ricci, La R. Galleria di Parma, 1896, 387, 388, 390; A.M.comanducci, dizionario
dei pittori, 1974, 2937; Gazzetta di Parma 20 febbraio 1854, 165, 31 maggio, 21 e 27
luglio 1855, 493, 663 e 683, 18 luglio 1856, 649, 18 agosto e 30 settembre 1857, 737 e
881; G. Panini, 1857, 945; X., in LAnnotatore, 1857, 147; lannotatore 11 settembre 1858, 140;
Esposizione delle opere, 1858, 13; F.G., in Gazzetta di Parma 1858, 869; Gazzetta di Parma
18 settembre 1858, 842; P. martini, 1858,
25; G. Panini, 1858, 885; C.I., in LAnnotatore, 1859, 162; G. carmignani, 1861, 18; Atto verbale, 1863, 28; gazzetta di Parma 13 luglio 1863, 620; Esposizione
industriale provinciale, 1864, 92; Gazzetta di Parma 15 settembre 1865, 83; catalogo Delle opere esposte, 1870, 30, 31, 39,
40, 50, 55, 56; Gazzetta di Parma 10 settembre 1872; B., in Gazzetta di Parma 20 gennaio
1875; Il Fanfulla 17 settembre 1875; Gazzetta di Parma 26 ottobre 1875; A.C., in gazzetta di Parma, 1876; P. Bettoli, foglio
volante, 1877; P. Bettoli, 8 ottobre 1877; Il Presente 23 ottobre 1877; L. Pigorini, 25
novembre 1879; Catalogo ufficiale generale, 1880, 96; Gazzetta di Parma 27 aprile 1880; Il
Presente 27 maggio 1880; Esposizione nazionale
in Milano, 1881, 87; Z., in Gazzetta di Parma, 1881; Gazzetta di Parma 6 marzo 1888 e 26
ottobre 1888; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, v. X,
133; L. Càllari, 1909, 362; A. Corna, 1930, II ediz., vol. II, 818; Inventario ms.
Istituto P. Toschi, v. II, nn. 6149 e 3267; I. Da Valera, 1931, 238-240; N. Pelicelli, in
Thieme-Becker, 1935, v. XXIX, 477; G. Battelli, 1939, 151-153; A.M. Comanducci, 1945, v.
II, 736; G. Copertini, 19 agosto 1959, 3; Gazzetta di Parma 8 maggio 1960; G. Copertini,
10 novembre 1962, 3; R. Allegri, 1963, 49; G. Copertini, 1964, 58-61; G. Copertini, 7
dicembre 1967, 6; Mostra del paesaggio parmense dell800, catalogo, Parma, 1936, 16,
39, 40, 41, 42, 43; G. Allegri Tassoni, mostra
dellAccademia parmense, catalogo, Parma, 1952, 56, 58, 62; G. Copertini, Il pittore
Enrico sartori, in Parma per lArte,
1960, 118-125; G. copertini, La pittura
parmense dell800, Milano, 1971, 80-85; Mecenatismo e collezionismo pubblico a Parma
nella pittura dell800, catalogo della mostra, Parma, 1974, 80-81; G.L. Marini, in
Dizionario bolaffi pittori, X, 1975,
169-170; Città latente, 1995, 91; M.Tanara Sacchelli, in Gazzetta di parma 22 novembre 1999, 27.
SARTORI GIUSEPPE
Parma
1836/1849
Nel 1849 fece parte della Commissione di Sanità e Soccorso di Solignano. Nello
stesso anno diede le dimissioni da tale incarico. Nel 1836 fu decorato di medaglia
dargento per i Benemeriti della Sanità Pubblica, per lopera prestata in
occasione di unepidemia di colera.
FONTI E BIBL.: U.A.Pini, Vecchi medici, 1960, 32.
SARTORI PIETRO
Fontanellato
1 agosto 1864-Ginevra aprile 1940
Nel 1882, nel Conservatorio di Parma, fu approvato con lode in violoncello e
composizione. Percorse come professore di violoncello una splendida carriera, dedicandosi
anche alla direzione dorchestra.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 179.
SARTORI STANISLAO
Parma
1831
Impiegato di Finanza. Venne indicato dalla Direzione Generale di Polizia come
cooperatore alla scoppio e propagazione della rivolta del 1831 a Parma. Figurò
nellelenco degli inquisiti di Stato con requisitoria.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 207.
SASSATELLI CARISSIMI GELTRUDE SAVERIA
Imola
3 settembre 1778-Parma 9 febbraio 1846
Nacque, primogenita, da Alessandro Sassatelli e da Teresa Manciforte di Ancona,
famiglie di antica nobiltà entrambe. Il conte Alessandro, per testamento di una Carissimi
Pallavicino di Parma, unì al cognome del suo casato quello dei Carissimi, trasmissibile
al suo primo nato, maschio o femmina che fosse. Nel 1790, quando la Sassatelli Carissimi
aveva già dodici anni, fu mandata, assieme alle sorelle minori Marianna e Giulia, a Parma
nel Collegio delle Orsoline a compiervi la sua educazione.Dopo un ipotizzato breve ritorno
in famiglia alla fine degli studi, ritornò in collegio per non più uscirne. La
Sassatelli Carissimi conobbe bene la letteratura italiana, la storia, la geografia e la
storia naturale, cui dedicò anche negli ultimi anni di vita molte ore di studio e di
meditazione. Conobbe bene la lingua inglese, al punto da considerare la lettura
dellObserver, al quale era abbonata, il miglior diletto dei giorni di vacanza, ed
ebbe anche facilità per il francese, tanto che spesso nelle sue lettere chiede il
permesso di adoperare la lingua qui fait aller ma plume plus vite et couramment. Conobbe
la musica e suonò il piano, per cui, rispetto alleducandato, ebbe la mansione di
sorvegliare le puttine quando erano a lezione di musica col maestro Alinovi o col suo
sostituto, il Savi, e finalmente tentò anche qualche poesia, fedele ai facili metri dei
settenari e quinari rimati, ma anche componendo qualche saffica, allora di moda. Della sua
passione per la lettura è testimonianza buona parte dei libri della biblioteca del
convento, che furono suo acquisto e portano il suo nome. Esiste in quellarchivio il
documento con cui papa Pio VII il 5 agosto 1805, probabilmente in una sua visita a Parma,
le concesse la licenza per i libri proibiti. La Sassatelli Carissimi nel 1796 cominciò il
suo noviziato e nel maggio del 1798 fu suora. La sua decisione trovò validi alleati nella
consuetudine di molte famiglie aristocratiche di collocare le figlie nei monasteri, nella
sua passione per gli studi (che, nella quiete propizia del collegio, le avevano già dato
tante soddisfazioni) e finalmente nel timore di essere sposata non per amore ma per i miei
soldicciuoli: le richieste che della sua mano furono fatte a suo padre, mentre ella era
ancora in educazione, il padre gliele trasmise, avendone sempre un rifiuto. La Sassatelli
Carissimi, donna vivace di temperamento, avida di sapere, esuberante e candida, rimase
chiusa nel convento di Parma per quarantotto anni. Rimangono diverse sue lettere dal
gennaio 1833 al gennaio 1846. Dei primi anni non vi è che il riflesso nelle sue lettere
posteriori. Vi si indovinano la giovinezza piena di movimento, gli studi, le compagne
cercate per quanto lo permetteva la regola, unamicizia, soprattutto, per una giovane
di Imola come lei, vivace, intelligente e imparentata con la sua famiglia: Geltrude
Silvestri. La morte presto le tolse lamica e poi la sorella Maddalena,
anchessa suora nello stesso convento. Morì alletà di 67 anni, dopo un lungo
periodo di malattia.
FONTI E BIBL.: B.Camis, in Aurea Parma 4 1926, 191-194.
SASSETTI FRANCESCO
Parma
1706
Pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo e ancora nel 1706. Viene citato
nel passeggiere Disingannato (p. 39).
FONTI E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XVII, 1823, 69.
SASSI AUGUSTO
-Milano
5 marzo 1899
Prese parte ai moti insurrezionali del 20 marzo 1848. Nellaprile successivo
partì colla prima colonna dei volontari parmensi che, al comando del patriota Giuseppe
Gallenga, diede prova di coraggio e di valore sui campi di battaglia.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 8 marzo 1899, n. 66; G. Sitti, Il Risorgimento
italiano, 1915, 420.
SASSI GIUSEPPE
Parma
XVIII/XIX secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVIII secolo e ancora nei primi anni
dellOttocento.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XVII, 1823, 70.
SASSI LUIGI
Parma
1900 c.-post 1936
Figlio di Silvio. Conduttore di laboratorio fotografico, iniziò ufficialmente
lattività (matricola della Camera di Commercio di Parma) in borgo Roma 7 nel 1920,
per poi trasferirsi due anni dopo in via Cavour 25. Nel 1926 il Sassi ebbe la licenza per
vendita di apparecchi fotografici, ottica, fotografia e geodesia integrando così
lattività del laboratorio. Nel 1932 si spostò al n. 93 di via Cavour dove, dopo
sedici anni, cessò per fallimento, il 29 settembre 1936. Il Sassi rappresenta il primo
esempio di attività professionale limitata allo sviluppo e alla stampa, al servizio dei
fotografi e dei dilettanti di fotografia. Gli studi fotografici parmigiani nel periodo in
cui operò il Sassi erano quelli di Grolli, Lottici, Pesci, Pisseri, Vaghi, Zambini e
Montacchini, ma era diffusa anche la pratica degli ambulanti, che si servivano in gran
parte proprio dal Sassi: Ezio Mazza, valentino
Stefanini & Carlo Neuhauser, giuseppe
Saraceno, Giambattista Morini, Carlo Alfredo Bianchi, Ettore Ruozi, Dante De Pietri, Italo
Cepollaro, Celeste Penuzzi ed Enrico Pozzi.
FONTI E BIBL.: R.Rosati, Fotografi, 1990, 296.
SASSI LUIGI
Firenze
1912-Parma 1987
Laureato alla facoltà di Architettura di Firenze nel 1937, entrò nel 1945 nel
collegio dei docenti dellIstituto dArte P. Toschi di Parma, che poi diresse in
veste di preside dal 1974 al 1983. Limpegno didattico non lo distolse dalla
professione, ciò che gli permise di costruire numerosi edifici a Parma e provincia,
soprattutto nel campo delledilizia popolare (Ina-Casa). Portò a compimento numerosi
restauri, iniziando dal riassetto di una torre nella chiesa della Steccata, sinistrata dai
bombardamenti aerei del 1944. La costruzione di Santa Maria del Rosario (1960-1962) in via
Isola a Parma, affiancata dal campanile, manca del proposto apparato decorativo a mosaico
in facciata. Tra i progetti realizzati sono da ricordare le ville Del Bono, Salvi,
Villicich, Bocchi e Sassi.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia di Parma, 1998, 613-614.
SASSI PIETRO
Parma
1514
Fu boccalaro e pittore, discepolo di Pier Ilario e Michele Mazzola nel 1514.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, vol. III, c. 364; Archivio Storico per le
Province Parmensi XLVI 1994, 364.
SASSOLI ADA, vedi RUATA ADA
SASSONI ANTONIO
Parma
1591/1598
Sacerdote. Fu cantore nella chiesa della steccata
di Parma dal 1° gennaio 1591 al 10 aprile 1598. Il 4 luglio 1598 ottenne un beneficio
nella Cattedrale di Parma e lasciò quindi la Steccata.
FONTI
E BIBL.: N. Pelicelli, La cappella corale della Steccata, 36; N.Pelicelli, Musica in
Parma, 1936, 80.
SASSONI LORENZO
Parma
1565/1598
Sacerdote. Fu cantore nella chiesa della Steccata di Parma dal 31 gennaio 1565 al
24 luglio 1598.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel sec. XVI, 25; N.
Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 21.
SASSONIA CAROLINA MARIA TERESA, vedi BORBONE PARMA CAROLINA MARIA TERESA
SATRIA
Parma II/I secolo a.C.
Figlia di Caius. Libera, uxor di T. Spedius Vibi f., compare in epigrafe (perduta)
documentata dalla tradizione manoscritta come trovata fuori porta Santa Croce, a occidente
della città di Parma. Nella riproduzione del ferrarini
Satria è rappresentata di età di gran lunga inferiore a quella del marito. Satrius è
nomen diffuso in Italia e in Occidente. Presente in tutta la Cisalpina, in particolare in
Cispadana, è documentato nella Tabula Veleiate, dove quattro sono i fundi Satriani, tre
in territorio Veleiate e uno in territorio piacentino.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 160.
SATRIUS CAIUS
Parma
II/I secolo a.C.
Fu probabilmente libero. Padre di Satria, il cui nome compare in epigrafe, perduta
ma nota nella tradizione manoscritta, che la dice trovata fuori da porta Santa Croce, a
occidente della città di Parma.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 160.
SATURNINO GIAMPEPE, vedi MONTANARI GIUSEPPE
SATURNINUS
Parma II secolo a.C./V secolo d.C.
Fu probabilmente uno schiavo, dedicante documentato in una brevissima iscrizione
ritrovata, secondo la tradizione manoscritta, nel centro cittadino di Parma (perduta).
Saturninus è cognomen molto diffuso soprattutto in Africa e nelle province celtiche.
Molto documentato in tutta la Cisalpina, è presente anche nella Tabula Veleiate e in
questo solo caso a Parma. Data la brevità delliscrizione, non è possibile
formulare, se non in modo approssimativo, una ipotesi di datazione.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 161.
SAUSSAT CARLO
Colorno-12
giugno 1796
Scolaro nellAccademia di Parma di Benigno Bossi, si perfezionò poi a Parigi.
Incise Il ripudio di Agar (1776), Madonna
col bambino, dal Sassoferrato (1781) e S. domenico, dal Bossi.FONTI E BIBL.: E. Scarabelli
Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VIII, 1751-1800, 259; U. Thieme-F.
Becher, XXIX, 495; A. Pelliccioni, Incisori, 1949, 161; P. Martini-G. capacchi, Incisione a Parma, 1969.
SAUSSATL CLAUDIO, vedi SAUSSAT CARLO
SAVANI PIETRO
Tornolo
16 novembre 1884-Aibonito 25 maggio 1964
Entrò
come Figlio di Maria nel collegio San Benedetto di Parma su sollecitazione di don Baratta.
Fu professore a Lombriasco dal 29 settembre 1905. Dopo i voti fu inviato in argentina, a Viedma. Il 1 maggio 1914 fu
consacrato sacerdote a La Plata. Lavorò molti anni come missionario nella Patagonia. Fu
direttore a Bahìa Blanca (1921-1923), a Viedma (1923-1934) e poi parroco e vicario
foraneo a Neuquén (1934-1937). Fu solerte compagno di viaggio e guida a don Pietro
Berruti, che fece la visita straordinaria nella Patagonia. Poi fu nominato ispettore delle
Antille-Messico (1937-1946). Ristabilì il noviziato, organizzò linsegnamento del
catechismo con gare annuali e fondò nuove case, a Matanzas, a Camaguey e a Moca. Diede
fondamento allopera salesiana anche a Porto Rico. Dedicò gli ultimi anni della vita
alla casa di formazione di Arroyo Naranjo (Cuba) e poi di Aibonito (Porto Rico).
FONTI
E BIBL.: Dizionario biografico Salesiani, 1969, 254.
SAVANI PRIMO
Berceto
12 marzo 1897-Parma 15 gennaio 1977
Nato da famiglia di modeste condizioni, primo di sette fratelli, a soli 17 anni
ottenne labilitazione magistrale con il concorso di premi e di borse di studio che
seppe meritare grazie al naturale ingegno e alla ferma volontà. Dedicatosi
allinsegnamento, affrontò contemporaneamente gli studi di giurisprudenza, anche per
poter meglio contribuire allazione politica socialista, da lui intrapresa nella
prima giovinezza e che lo portò ad assumere la responsabilità di segretario della
sezione di Parma. Tenace oppositore della nascente dittatura fascista, fu tra i fondatori
del Circolo universitario antifascista (1924). Ne divenne segretario impegnandosi fin da
allora a sostegno di una visione unitaria delliniziativa democratica. Fu tra i
promotori, nel 1940, di un Comitato dazione antifascista nel quale rappresentò il
Partito Comunista, cui nel frattempo aveva aderito. Dopo l8 settembre 1943 il Savani
salì ai monti come partigiano, con il nome di battaglia Mauri. Ebbe i genitori arrestati.
La moglie e le due figlie, per sfuggire alle persecuzioni, condivisero la sua vita di
partigiano. Quando nel 1944 le formazioni parmensi decisero di costituire un comando
unificato, sotto la denominazione di Comando Unico Operativo per la provincia di Parma, il
Savani acquisì il grado di Commissario politico a fianco di Giacomo di Crollalanza, il
leggendario comandante Pablo. Nel nuovo e delicato incarico si espressero tutte le doti di
equilibrio e la chiara visione politica del Savani: gli è riconosciuto il merito di
essere stato tra gli artefici della raggiunta unità delle forze partigiane. Il primo atto
del Comando Unico operativo
sullorganizzazione delle formazioni, sui loro rapporti e sul comportamento dei
partigiani anticipa al riguardo le norme emanate nel marzo 1945 dal Comitato di
Liberazione Nazionale-Alta Italia. Particolare cura fu prestata dal Savani anche
allamministrazione delle giustizia, a cui venne preposto lavvocato Druso
Parisi. Alla fine del conflitto il Savani rivestì per un biennio le funzioni di pubblico
ministero presso la Corte dassise straordinaria. Eletto nel 1946 sindaco di Parma,
seppe essere un amministratore capace e scrupoloso, pur in unepoca particolarmente
difficile. Presidente della Provincia nel 1950, mantenne tale incarico per dieci anni.
Sotto la sua guida furono intraprese diverse opere pubbliche: il ponte sul Po a
Casalmaggiore e il progetto sullautocamionale della Cisa, il piano di trasformazione
della T.E.P. Inoltre furono attuate iniziative culturali ispirate alla lotta di
liberazione e che suscitarono vasta eco in campo nazionale, come il premio Città di Parma
per unopera sulla Resistenza, vinto da Ubaldo Bertoli con La Quarantasettesima, il
monumento al partigiano, progetto di alto livello artistico, vincitore alla Biennale di
Venezia, realizzato da Marino Mazzacurati con la collaborazione dellarchitetto
Lusignoli. Di pari importanza artistica è laffresco della sala del Consiglio
provinciale, eseguito da Armando Pizzinato, che illustra i momenti salienti delle lotte
per il riscatto sociale e per la conquista della libertà nel Parmense. Del Savani vanno
ricordate la passione regionalistica e la cultura giuridica. Alcuni suoi scritti
precorrono lEnte regione e furono apprezzati per la visione differenziata degli
aspetti delle autonomie. Presidente dellassociazione
Nazionale partigiani Italiani provinciale
fin dal suo sorgere, il Savani si prodigò con passione alla vita del sodalizio. testimonianza del suo legame ininterrotto con gli
uomini e le idee della resistenza rimane il
suo volume Antifascismo e guerra di liberazione a Parma, edito da guanda.
FONTI E BIBL.: P. Tomasi, in Gazzetta di Parma 15 gennaio 1978, 8; T. Marcheselli,
Strade di Parma, III, 1990, 70-71.
SAVANI UBALDO
Berceto
6 marzo 1862-Sala Baganza 16 ottobre 1921
Figlio di Pietro Antonio e di Maddalena Foussereau, entrò nel Seminario di
Berceto. A Parma il Savani compì gli studi teologici durante il rettorato del canonico
Andrea Ferrari, che gli fu professore di teologia morale e pro-vicario generale dopo la
consacrazione presbiterale avvenuta il 20 settembre 1884, per ministero del vescovo
Giovanni Miotti. Il Savani, novello sacerdote, fu nominato coadiutore a Langhirano per pochi mesi, indi fino
allottobre 1887 a Tizzano, dove, per circostanze speciali, si richiedeva
lopera di un sacerdote pio e di non comune prudenza (Fornari). Dopo essere stato
arciprete a Mulazzano, fu designato a succedere a Pietro Ghironi, arciprete di Sala baganza, morto l8 dicembre 1893. Fu lo
stesso vicario capitolare della diocesi, Pietro Tonarelli, a immetterlo nel reale possesso
della parrocchia, domenica 14 ottobre 1894. La comunità parrocchiale di Sala Baganza
contava 2200 abitanti, distribuiti in 400 famiglie. Il capitale era in mano a pochi e la
maggior parte dei capifamiglia era costituita da
piccoli artigiani e operai giornalieri. Così il Savani descrive la parrocchia al vescovo:
La parrocchia di Sala lascia a desiderare non poco sotto il lato morale e religioso. Sia
la chiesa che i Sacramenti sono frequentati dalle donne nella grande maggioranza, ma non
così dagli uomini, dei quali pochissimi sono i praticanti. Vi hanno società
antireligiose: circolo anarchico, circolo socialista sindacalista. Tengonsi con una certa
frequenza adunanze e si cerca di allontanare dal prete specialmente la gioventù. Alcune
conferenze, tenute nel locale delle leghe, furono contro la Religione, il Clero,
lAutorità civile e religiosa. La stampa cattiva è purtroppo diffusa. Le copie
dellinternazionale si vendono a
centinaia ai sindacalisti del paese; pure le copie dellIdea sono presenti assieme a
quelle dellAsino. È diffuso anche il Corriere della Sera (30 copie circa al
giorno), alcune copie del Secolo e altri periodici anarchici di Milano, Spezia, Ancona. In
parrocchia si leggono 10 copie dellAvvenire, n. 15 copie della giovane Montagna, alcune copie del Giornale del
Popolo, lUnione di Milano, la Civiltà cattolica.
Vi ha loratorio festivo per la Gioventù femminile presso le revv. Suore Figlie
della Croce, presenti in questa parrocchia fin dal 1856. In apposito locale, separati
dalle bambine, vi convengono anche i maschi, sotto la guida del Cappellano. Vi hanno
alcuni matrimoni prettamente civili. Nelle scuole pubbliche non sinsegna il
catechismo e ciò dietro proibizione dellamministrazione comunale. Le Suore, però,
che sono pure maestre comunali, continuano ad insegnare il catechismo, come per il
passato. Il corpo degli insegnanti comunali, però, tutte maestre e un maestro, è buono.
Nelle scuole non si fa proselitismo antireligioso, né in esse vengono distribuiti libri
contrari alla fede e al buon costume. Pochissimi di Sala emigrano, giacché hanno qui
mezzi di guadagno. Solo dopo lo sciopero del 1908 alcuni braccianti, specialmente
muratori, andarono in Svizzera. Il giorno festivo è profanato, specialmente nei mesi
estivi. La condotta dei notabili, in generale, è abbastanza buona. I dipendenti, facendo
parte nella grande maggioranza del partito socialista sindacalista, sono irrequieti e non
vogliono sapere di obbedienza. I disordini principali sono costituiti dai matrimoni civili
e dai funerali civili, fatti però da povera gente allevata in famiglie senza fede. Nei
primi mesi del suo servizio pastorale istituì la Pia Unione delle Madri Cristiane, che
vide un numero elevatissimo di iscritte. Raggruppò la gioventù femminile
nellassociazione delle Figlie di Maria. Fondò per i giovani il Circolo Giovanile
Cattolico. Per opera del Savani, nel 1902 fu istituita la Cassa Rurale e come conseguenza
immediata nel settembre 1903 fu costituita lUnione Agricola tra Piccoli proprietari, della quale il Savani fu animatore a
vantaggio della categoria interessata. Morì a 59 anni, consunto da cirrosi.
FONTI E BIBL.: G. Pelizzari, in Per la Val Baganza 2 1978, 60-62.
SAVAZZINI AMALIA
Parma-post
1793
Nel
1793 cantò in unopera del giovane Paër (I pretendenti burlati) nel teatrino di medesano.
FONTI
E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario., 1998.
SAVAZZINI ANTONIO
Parma
14 luglio 1766-Parma 3 giugno 1822
Scolaro di Pietro Ferrari, ricevette nel 1785 un premio per il pastello Edipo e la
Sfinge. Dal 27 aprile 1816 divenne professore di disegno allaccademia di Parma, dove operò anche come
restauratore. Di lui rimane un Ritratto di Maria Luigia nella sala delle lauree delluniversità di Parma e una Sacra Famiglia, già
nella chiesa di Santa Maria delle Grazie nella medesima città, poi trasferita nella
Cattedrale di Parma.
FONTI E BIBL.: Archivio Accademia di Belle Arti, Atti, vol. I, 1770-1793; E.
Scarabelli Zunti, documenti e Memorie di
Belle Arti parmigiane, vol. VIII (1751-1800); U.Thieme-F. Becker, vol.
XXIX, 1935; G.
Copertini, Pittori dellOttocento, in archivio
Storico per le Province Parmensi 1954, 150; dizionario
Bolaffi pittori, X, 1975, 179-180; Arte a Parma, 1979, 198.
SAVAZZINI CAROLINA
Parma
17 gennaio 1828-Parma 2 aprile 1843
Figlia di Ferdinando, fu una precoce pianista e a tredici anni iniziò lo studio
dellarpa.Dette numerosi concerti: a otto anni fu al Teatro di cremona (13 giugno 1837) e al Teatro ducale di Parma (2 e 14 ottobre), presente anche
la duchessa Maria Luigia dAustria.Lanno dopo dette accademie in diverse città
della Lombardia (tra cui il 12 dicembre al Teatro Re di Milano).Fu ancora al Teatro Ducale
di Parma: nellintermezzo di uno spettacolo di prosa (23 febbraio 1839), nel ridotto
in un concerto dellAccademia filarmonica
Ducale, nel quale si esibì a quattro mani con il fratello Federico (10 giugno 1842), e in
unaccademia a suo beneficio, nella quale cantò anche il baritono Cosselli (1°
marzo 1843).Morì un mese dopo questo concerto.
FONTI E BIBL.: Necrologio, in Gazzetta di Parma 5 aprile 1843; Stocchi.
SAVAZZINI ETTORE
CastellArquato
15 ottobre 1859-Parma 22 marzo 1944
Ancora fanciullo, seguì la sua famiglia a Soragna, dove il padre Federico fu
chiamato a dirigere una scuola di musica e il concerto bandistico del luogo. Il Savazzini
frequentò le scuole elementari a Soragna e compì gli studi ginnasiali presso il
sacerdote Vincenzo toscani. Entrato nel
Seminario di Parma nel 1876, percorse con lode le classi liceali e i corsi teologici,
essendo rettore dellIstituto il canonico Andrea Ferrari. Mentre il Savazzini era
decano della disciplina, ebbe nella sua camerata Guido Maria Conforti, alunno delle scuole
ginnasiali. Ancora studente di teologia, il Savazzini fu scelto dal vescovo Villa perché
coadiuvasse il cancelliere della Curia nel disbrigo delle pratiche dufficio. Fu
ordinato sacerdote il 4 marzo 1882 da monsignor domenico
Villa, che lo volle suo Segretario dal 1883 al 1886. Monsignor Miotti lo confermò
nellimportante e delicato ufficio, nominandolo anche cappellano della Chiesa di
Santa Lucia in Parma. Portato per natura al raccoglimento, allo studio e alla pietà, il savazzini si portò poi nel Collegio dei Padri
Gesuiti di Porto Re, presso Fiume. Richiamato in Diocesi dal Miotti, fu nominato Prevosto
dellimportante Collegiata di Santa Margherita di Colorno (1886-1902). Essendo
fornito di una solida cultura e di eccellenti doti oratorie, fu invitato molto spesso per
predicazioni, specialmente nei grandi centri rivieraschi del Po. Durante il suo ministero
a Colorno, fu nominato da monsignor Francesco Magani professore nel Seminario Maggiore di
Parma. Inoltre il Savazzini istituì nella sua canonica un corso di lezioni elementari e
ginnasiali. Il 18 dicembre 1901 monsignor Magani nominò il savazzini parroco della chiesa del Santo sepolcro di Parma, dove rimase quarantadue anni e
dove fondò il Circolo San Raffaele. Il Magani lo nominò nel 1902 Canonico onorario della
Basilica Cattedrale di Parma. Fu professore nel Seminario di Parma di Sacra Scrittura, teologia fondamentale, Pastorale, Eloquenza e di
Arte Sacra. Il Conforti lo nominò Rettore del Seminario Maggiore per gli anni 1919-1920.
Dal 1927 al 1932 ricoprì la carica di Direttore Spirituale del Seminario. Insignito
dellonorificenza di Prelato Domestico di Sua Santità in occasione delle sue nozze
doro sacerdotali (1932) e di Cavaliere Ufficiale del Santo sepolcro, fu nominato da monsignor Colli vicario
vescovile per le religiose. Fu inoltre socio della Deputazione di Storia Patria per le
Province Parmensi. Morì a 84 anni di età, dopo avere servito ben cinque vescovi e avere
ricevuto da essi sempre grande stima e fiducia.
FONTI E BIBL.: I. DallAglio, Seminari di Parma, 1958, 182-184; R. Lecchini,
Suor Maria Eletta, 1984, 8; Il seminario di Parma, 1986, 100.
SAVAZZINI FEDERICO
Parma
3 giugno 1830-Parma 9 febbraio 1913
Venne iniziato alla musica dal padre ferdinando.
Come alunno esterno presso il Regio conservatorio
di Parma, riuscì egregio professore di tromba. Fu carissimo al Silva, che spesso
sostituì al Teatro Ducale e nelle esecuzioni di messe e sacre funzioni. In composizione
ebbe maestro il padre, che gli insegnò pure lorgano. Dal 1858 al 1876 fu organista,
direttore della banda della guardia nazionale e docente alla scuola di musica di castellarquato.verdiano
appassionato, da castellarquato si recava nelle feste solenni alle Roncole
per suonarvi lorgano.Dal 1864 fu anche direttore della società filarmonica
di soragna e dal 1876 allaprile 1893 organista della parrocchia. Scrisse molte marce
e ballabili, assai piacevoli, pur essendo contenuti in forma classica. Compose una Messa,
vari inni sacri e una sinfonia, Adele, da lui dedicata al re Vittorio Emanuele II di
Savoja, dal quale ebbe un rescritto sovrano di lode e di ringraziamento. La sinfonia fu
anche eseguita dalla banda del 2° Reggimento Granatieri nella piazza garibaldi di Parma. Per molti anni (dal 1891 al
1913) il Savazzini tenne il posto di organista della Cattedrale di Parma, avendo
sostituito il vecchio titolare Savi.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 179; B. Molossi, Dizionario
biografico, 1957, 138-139; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SAVAZZINI FERDINANDO
Parma
8 febbraio 1803-Parma 31 dicembre 1861
Nato
da Carlo e Luigia Pescatori. Fece gli studi a Parma. Poi, come maestro e organista, si
portò a Monticelli dOngina (1835), a busseto
(1855), a Borgo Taro (1831)e a fiorenzuola
dArda (1845). Di là fu richiamato a Parma (1858), come maestro al Collegio dei nobili, da Maria Luigia dAustria. Tenne
questo incarico fino alla morte. Fu valente organista e perciò fu invitato a suonare
nelle feste più solenni e con orchestre celebrate alla chiesa della Steccata e in
Cattedrale, tra laltro in occasione dellingresso di monsignor Loschi, eletto
vescovo di Parma (12 maggio 1831). nellestate
del 1830 e dal 15 luglio al 17 agosto 1831 fu maestro dei cori al Teatro ducale di Parma.
Scrisse per il Teatro il ballo giocoso Il medico avaro, rappresentato il 20 febbraio 1840.
Alcune sue composizioni furono date alle stampe, tra le quali una fantasia a grande
orchestra composta per la celebre ballerina Fanny Cerreto, eseguita al Regio Teatro di
Parma il 26 e il 30 gennaio 1844. Si ricorda ancora un suo Tantum Ergo per baritono di
grande effetto, più volte eseguito in cattedrale,
e una Messa da Requiem con orchestra, che fu eseguita alle sue esequie nella chiesa di San
sepolcro. Negli ultimi anni di vita attese a
comporre lopera il Podestà, rimasta incompiuta.
FONTI
E BIBL.: Archivio della Fabbriceria della cattedrale
di Parma, Mandati 1831; P. Bettoli, I nostri fasti musicali, Parma, 1875, 148; P.E.
Ferrari, Gli Spettacoli, Parma, 1884, 130 e 135; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 271.
SAVAZZINI GIOVANNI
Parma
1883-Parma 21 giugno 1948
Competente e appassionato dellagricoltura e dei suoi problemi, fu per vari
anni capo dellispettorato agrario
della provincia di Parma. Continuò assai degnamente lopera del grande pioniere e
maestro Antonio Bizzozero. Scrisse di agricoltura su vari giornali con la competenza che
gli derivava dalla vasta pratica della materia.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 139.
SAVI ALFONSO
Parma
29 dicembre 1773-Parma 8 maggio 1847
Compì studi letterari e filosofici allUniversità di Parma e fu quindi
allievo di violoncello e contrappunto di Gaspare Ghiretti. Fece parte dellorchestra
del Teatro Ducale di Parma e fu attivo come compositore. Il 1° luglio 1795 (era
violoncellista già da otto anni) fu nominato violoncellista soprannumerario della Reale
Orchestra, alternando lattività strumentale con la composizione (Archivio di Stato
di Parma, Spettacoli e Teatri, 1802-1806, B. 6).Il 31 ottobre 1816 gli fu concesso di
rivestire luniforme decretata da S.M. per i professori in proprietà della Reale
Orchestra.Vice direttore della musica vocale della risorta Accademia Filarmonica di Parma,
fino al 1831 suonò nelle cappelle della Steccata e della Cattedrale.Tra il 1826 e il 1829
fu insegnante di violoncello e di contrappunto al Collegio Lalatta e, con il decreto
istitutivo del Collegio Maria Luigia (10 dicembre 1831), fu nominato docente dello
strumento.Apprezzato anche come maestro di canto, poté vantare diversi buoni allievi.Nel
1832 concorse per il posto di insegnante della scuola
di canto istituita nellOspizio delle Mendicanti, ma gli venne preferito Antonio De
Cesari.Per la morte di Pietro Rachelle, dal Carnevale del 1837 prese nellorchestra
il posto di violoncello al cembalo, posto che un anno dopo lasciò a Carlo Curti. Il Savi
compose le seguenti opere teatrali: La tazza incantata (Parma, 1811), La trombetta ossia I
due mariti gelosi (A. Sarti; Parma, 1812), Luigia e Leandro o Lamante prigioniero
(L. Romanelli; Parma, 1814); e lastuzia
di un amante, balletto (Parma, 1825). Inoltre scrisse messe, salmi, vespri (da segnalare
la messa e il vespro a grande orchestra eseguiti in occasione dei funerali della duchessa
Maria Amalia, 1802) e altra musica sacra, sinfonie (tra cui, Sinfonia Pastorale, 1822),
quartetti, terzetti e duetti per archi e fiati.
FONTI E BIBL.: C. Gallico, Le capitali della musica, Parma, 1985, 133; Dizionario
Musicisti UTET, 1988, VI, 593; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SAVI DEMETRIO
Parma
23 ottobre 1814-
Figlio di Alfonso, studiò violoncello con il padre, per dedicarsi poi al
contrabbasso, con il quale suonò come aggiunto della Ducale Orchestra di Parma.Nel 1838
fu primo contrabbasso per i balli nella stagione di carnevale del Teatro Comunale di Reggio Emilia.trasferitosi a Piacenza, fu primo contrabbasso del
Teatro Comunitativo e, in occasione del riordino del Teatro e della scuola di musica degli anni 1839-1843, per
concorso venne nominato contrabbasso al cembalo e docente della scuola.Il 19 dicembre 1839 prestò giuramento per
essere annoverato tra i dipendenti in organico del Comune.
FONTI E BIBL.: Censi, 20; Fabbri e Verti; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SAVI GIOVANNI
Vigatto
1899/1917
Figlio di Carlo. Soldato del 16° Battaglione dassalto, fu decorato di medaglia di bronzo al
valor militare, con la seguente motivazione: Porta feriti, dava costante prova di sprezzo
del pericolo, preoccupato soltanto di portare in salvo i nostri caduti, colpito egli
stesso al viso da una scheggia di granata nemica, rimaneva al proprio posto, continuando
lopera pietosa (Gallio, 10 novembre 1917).
FONTI E BIBL.: A. Coruzzi, Caduti di Vigatto, 1924, 54.
SAVI GIUSEPPE
ante
1826-Parma agosto 1860
Fu organista nella Cattedrale di Parma fino dal 1 febbraio 1826 in sostituzione del
Giavarini. Il Savi fu anche organaro: pulì e accordò lorgano della Cattedrale
nella primavera del 1828. Per molti anni esercitò la sua professione in Cattedrale: solo
il 23 novembre 1858 venne eletto organista Giuseppe Frattini, come suo sostituto (ed
effettivo alla sua morte).
FONTI E BIBL.: Archivio della Fabbriceria della Cattedrale di Parma, Mandati dal
1826 al 1860; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 249.
SAVI LUIGI
Parma
15 aprile 1803-Firenze 3 gennaio 1842
Nacque da Alfonso. Compì in Parma gli studi, ed ebbe a maestro il padre,
violoncellista e compositore di musica sacra. Dal Carnevale del 1823 (dove nel programma
della stagione di Fiera è indicato del Duca di parma)
fu primo violoncello al cembalo al Teatro di Reggio Emilia, tenendo lincarico fino
al 1830, anche quando, nel Carnevale del 1825, utilizzando il libretto già usato dal
padre nel 1814, presentò al Teatro di Reggio Emilia Luigia e Leandro ossia Lamante
prigioniero. Debuttò al nuovo teatro Ducale di Parma con una cantata, Il tempio della
clemenza (parole di marcantonio molesini),
la sera del 9 agosto 1831 in occasione delle feste dedicate alla duchessa Maria Luigia
dAustria che ritornava da Piacenza alla capitale dopo i moti rivoluzionari di
quellanno. Nella stagione di carnevale
1833-1834 si presentò (22 gennaio 1834) ai suoi concittadini con unopera di genere
grandioso, Il Cid, su libretto del poeta melodrammatico romano Jacopo Ferretti. La
cantarono due interpreti famosi: la prima donna schöberlechner
e il tenore Moriani. Ebbe un successo clamoroso di pubblico: grandi applausi e pezzi
bissati (specialmente un coro, quello dei saraceni, scrive il Ferrari, fu trovato lavoro
grandioso, vario, di tinte originali, da non disdire a qualsiasi bella rinomanza). La
critica invece non gli fu favorevole: sulla Gazzetta di Parma Luigi Torrigiani non esitò
a esprimere acerbe critiche sia contro il librettista, sia anche, se pure in tono minore,
contro la musica. Poco dopo (1836) il Savi se ne andò a Firenze. Nella città medicea,
dove fu ben accolto e assai stimato, poté vedere rappresentata al Teatro alla Pergola il
31 gennaio 1838 (con esito ottimo) la sua Caterina di Cleves e nel 1839 il suo Salvini e
Andelson. Tali opere furono poi messe in scena a Roma al Teatro Argentina, il che gli
valse il 25 novembre 1839 la nomina di Accademico filarmonico Tiberino. Una sua quarta
opera, Lavaro o Un episodio del San Michele, su libretto di Felice Romani, composta
per il teatro Carlo Felice di Genova nellanno 1840, fu per diciotto sere sempre
applaudita. Ridatavi per ventidue sere nellautunno del 1842 (con successo), ritornò
sulle stesse scene per nove sere nel 1849. La Caterina di Clèves fu eseguita per dieci
sere anche al Teatro alla Scala di Milano nellautunno del 1841, dove ebbe a
esecutori la Fink-Lhor, Marietta Brambilla, Carlo Guasco e Felice Varesi. Il Savi morì a
soli 38 anni detà. Firenze non esitò a decretargli onoranze solenni e lo volle
sepolto nel tempio di Santa Croce, dove unartistica epigrafe, poco discosta dal
monumento a Rossini, lo ricorda con queste parole: Al parmense Luigi Savj di anni 38
nellArte Musicale compositore celebratissimo e dottissimo institutore da inopinata
morte rapito alle speranze della patria allamore dei suoi il 3 Gennaio 1842. I
genitori e i fratelli inconsolabili posero. Il Savi compose le seguenti opere teatrali: Il
Cid (libretto J. Ferretti; Parma, 1834), Caterina di Cleves (F. Romani; Firenze, 1838),
Adelson e Salvini (J. Ferretti; Firenze, 1839) e LAvaro ossia Un episodio del S.
Michele (F. Romani; Genova, 1840). Inoltre compose Il Tempio della clemenza, cantata
(Parma, 1834), quattro quartetti (opera 4 e 5), dodici duetti e un Capriccio per violino e
contrabbasso, pezzi per pianoforte e romanze.
FONTI E BIBL.: R.Regli, Dizionario biografico Artisti, 1860, 492; G.N. Vetro, in
Gazzetta di Parma 11 febbraio 1980, 3; M. Ferrarini, in Aurea Parma 1-3 1943, 47-48; N.
Pelicelli, Musicisti in Parma, in Note dArchivio, 1935 e 1936; dizionario Musicisti UTET, 1988, VI, 593;
G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SAVI LUIGI
Parma-post
1893
Forse figlio di Demetrio, fu docente di contrabbasso al Liceo musicale di Piacenza
fino al 1879.Da quanto scrive il Billé, fu uno degli strumentisti che maggiormente si
dedicò alla composizione e alla trascrizione di duetti assai utili per addestrare gli
allievi alla musica dassieme.Del Savi si conoscono: Studi progressivi per
contrabbasso (Biblioteca del Conservatorio di Piacenza, ms. in tre volumi), 12 duetti ed
un capriccio, per contrabbasso e violino (Milano, Ricordi), 3 duetti, per contrabbasso e
violino (Milano, Ricordi), Studi per contrabbasso (biblioteca
del Conservatorio di Parma, ms.), Duetti, per contrabbasso e violino (1893; biblioteca del Conservatorio di Parma, due volumi
manoscritti).
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario., 1998.
SAVI MICHELE
-Parma
3 aprile 1848
Fu nominato organista della chiesa della steccata
di Parma il 10 maggio 1823, ma solo dal 24 aprile 1829 sostituì effettivamente il suo
predecessore, Pietro Giavarini. Il Savi venne giubilato nel luglio 1843. Dopo qualche
tempo si ammalò e dal 14 febbraio 1848 ebbe un sussidio caritatevole.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata; Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 247.
SAVINI LUIGI
Cortile
San martino-post 1940
Tenore, allievo del Conservatorio di musica di Parma, nel 1919 debuttò negli
spettacoli dellestate Milanese e nel
marzo 1940 cantò al Teatro Puccini di Milano in Bohème (Rodolfo) e nella Butterfly
(Pinkerton).
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.
SAVINI MARINO
Cortile
San Martino 1946-Parma 1 luglio 1995
Visse fino ai venti anni a Milano e poi si trasferì nuovamente a Parma con i
genitori Igino e Maria. Si laureò in Medicina nellAteneo di Parma nel 1973. Nel
1977 conseguì la specializzazione in radiologia e nel 1980 quella in tisiologia e
malattie dellapparato respiratorio. Dopo aver ricoperto, fino al 1976,
lincarico di assistente radiologo, divenne aiuto di radiologia diagnostica e, dal
1990, responsabile della radiologia pneumologica dellOspedale Rasori di Parma. Dal
1986 al 1991 svolse le mansioni di primario. Per diversi anni inoltre il Savini insegnò
radiologia del torace, come professore a contratto, nelle scuole di specializzazione in
Radiologia e Pneumologia della Facoltà di Medicina dellUniversità di Parma. Con il
suo lavoro diede continuità alla scuola di radiologia del torace di Mario Miglio,
primario della radiologia del Rasori fino al 1986, ampliandola con lacquisizione di
nuove tecniche diagnostiche, come la Tac. Il suo studio si rivolse soprattutto alle
interstiziopatie polmonari, malattie di varia origine che interessano il tessuto del
polmone.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 2 luglio 1995, 6.
SAVIOLI ALESSANDRO
Parma
12 agosto 1544-post 1623
Fu attivo dal 1597 al 1600 in SantAlessandro a Bergamo come maestro di
cappella e tenne analogo incarico nel Duomo di Salò sicuramente negli anni 1615 e 1616,
probabilmente fino al 1621 (il 13 aprile venne nominato maestro Camillo Orlandi).Qui
riordinò la cappella musicale, portò i cantori stipendiati a otto e riordinò
larchivio musicale, facendo acquistare alla Municipalità parecchie musiche per
tutte le funzioni solenni. Fu autore delle seguenti composizioni: Madrigali a 5 voci libro
I (Venezia, 1595), Madrigali a 5 voci libro II (Venezia, 1597), Salmi intieri a 5 voci
(Venezia, 1597) e Madrigali a 5 voci libro III (Venezia, 1600). Inoltre cinque canzonette
(quattro a 3 voci e una a 4) e 2 madrigali a 5 voci in raccolte dellepoca.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musicisti in Parma nei sec. XV-XVI, in Note
dArchivio, 1932; C. Sartori, Giulio Cesare Monteverde a Salò: nuovi documenti
inediti, in Nuova Rivista Musicale Italiana, 1967; Dizionario Musicisti UTET, 1988, VI,
595; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SAVJ, vedi SAVI
SAVOJA MARIA TERESA FERDINANDA
Roma 19
settembre 1803- San Martino in Vignale luglio 1879
Figlia di Vittorio Emanuele e di Maria Teresa dAustria. Buona parte delle
notizie che la riguardano sono tolte da una autobiografia che la Savoja scrisse dietro
suggerimento di un suo confessore. Il giorno dopo la nascita fu battezzata dal pontefice
Pio VII. Passò linfanzia in Sardegna, dove i Savoja si erano rifugiati. Partecipò
alle feste di Corte con lentusiasmo e la gioia della fanciullezza, che però
controbilanciava con penitenze: una tendenza a una scrupolosa religiosità che si alterò
nelletà matura trasformandosi in vera e propria mania. Dopo il Congresso di Vienna,
Vittorio Emanuele di Savoja, rientrato in possesso dei suoi Stati, tornò a Torino. Negli
anni delladolescenza trascorsi nella capitale sabauda la Savoja provò (per sua
stessa ammissione) una affettuosa simpatia per il cugino Carlo Alberto di Savoja. Andò
sposa a diciassette anni a Carlo Ludovico di Borbone. Fu il padre a condurla a Viareggio
dallo sposo. Il marito, definito dai suoi biografi una macchietta divertente e originale,
stravagante ed estroso, grande amatore del bel sesso, non poneva limiti di alcuna
convenienza al suo libertinaggio, non ebbe alcun rispetto né affetto per la Savoja, che
visse la maggior parte della sua vita nello sgomento e nella solitudine della splendida
villa di Marlìa. Malgrado lestrema villania e i gravi difetti del marito, la Savoja
gli fu fedelissima. Accorata per la sua freddezza, si chiuse in se stessa, trovando
conforto solo nella sua religiosità. Un vero angiolo venne definita per la squisita
signorilità e fresca leggiadria con cui si comportò nel 1829 alla corte di Dresda, dove era andata col marito. Chi
la vide presso altre corti confermò questo giudizio. Col passare degli anni, i rapporti,
apparentemente corretti, dei due coniugi subirono delle incrinature e si ebbero scoppi di
malumore e sfuriate. A poco a poco la Savoja si estraniò alla vita coniugale e da quella
di Corte, offesa dalla condotta del marito, i cui numerosi tradimenti sopportò con la
massima dignità, e si dedicò sempre maggiormente alle pratiche religiose.
Lisolamento quasi continuo nel quale la Savoja visse, dapprima a Marlìa, poi alle
Pianore, ne alterò gradualmente lindole e il carattere, di modo che la sua innata
pietà accennò a diventare mania religiosa. Come sovrana di Parma non lasciò alcun
ricordo: fu effettivamente duchessa solo per
quattro mesi, dalla morte di Maria Luigia dAustria al 18 aprile 1848, giorno in cui
Carlo Ludovico di Borbone nominò una reggenza rinunciando ai suoi diritti di sovrano, poi
abbandonò il ducato per trasferirsi a
Weistropp, in sassonia, da dove passò a
Parigi, vivendovi come uno scapolo molto discolo. La Savoja, daccordo con il marito,
dopo la tragica morte del figlio Carlo, si ritirò in una sua villa presso viareggio, nel parco della quale fece erigere una
cappella e un monumento per il figlio. Visse senza dame né cavalieri: solo il cappellano
confessore abitò con lei e le uniche visite che riceveva erano quelle del suo
amministratore. Negli ultimi anni visse nella sua prediletta villa di San Martino in
Vignale, sulle colline lucchesi, preda troppo prematura dellarteriosclerosi
cerebrale che ne attutiva con progressione anche troppo rapida la facoltà
dellintelletto. La Savoja fu priora emerita della Compagnia del santangelo
custode di Parma. Quando si chiuse la sua infelice esistenza, fu rivestita delle candide
lane del terzo ordine di San Domenico.
FONTI E BIBL.: G. Negri, Compagnia S. Angelo Custode, 1853, 49; C. Artocchini,
Padrone di Parma e Piacenza, 1975, 81-84.
SBRAVATI GIUSEPPE
Parma 1743-Parma
29 ottobre 1818
Nato da Pietro Paolo, plastico anchegli, e da Angela Folli. Sposò Angiola,
più giovane di circa dieci anni. Forte del primissimo insegnamento paterno, lo Sbravati
si trovò nel 1760 (come dichiarò un quarto di secolo più tardi) nellorbita ducale
della Corte di Parma, probabilmente per merito del ministro Du Tillot, del quale infatti
ebbe la protezione cheragli di grandissimo vantaggio (Bertoluzzi). Servì per almeno
cinque anni nella nuova Fabbrica della Maiolica impiantata dal Piacentini. Nel giugno 1766
questi annotò che in passato addirittura sonosi spedite in Ispagna varie Casse di Figure
formate in questa stessa Fabbrica. In mancanza di altre informazioni, si può supporre
trattarsi di una collaborazione con la famosa Manifattura del Buen Retiro, ex Capodimonte,
che cominciò a produrre proprio nel 1760. Sembra probabile che la manifattura di Parma (e
quindi lo Sbravati), più che partecipare alle decorazioni con scene cinesi e classiche
nei gabinetti dei palazzi reali di Aranjuez e Madrid, realizzasse lotti di quei sontuosi
servizi da tavola o di quelle numerosissime figure, gruppi e rilievi con soggetti
mitologici, religiosi e di genere (pur sempre legati ai modelli partenopei) ben noti agli
studiosi e al pubblico. Lo Sbravati alla metà del 1765 era presente nella classe di
Jean-Baptiste Boudard in Accademia di Belle Arti a Parma, avendo forse già lasciato la
Fabbrica. Ciò potrebbe sorprendere un poco, vista una certa concorrenza che sembrò
esserci tra suo padre e il francese al momento di collocare sei statue in terracotta nella
facciata della chiesa di San Vitale. Linedito cronista Sgavetti, infatti, sottolinea
il 22 settembre 1761 che Pietro Paolo Sbravati queste ce le a fate per sempre più farsi
conoscere dal Figurista di Corte Monsieur Dubudar. In Accademia lo Sbravati vinse il 24
giugno 1765 il primo premio per il bassorilievo con Galatea ammirata dal pastorello Aci,
avendo osservato un disegno leggerissimo e di giusta proporzione nelle figure, con buon
gusto negli accessori. Da una sua lettera allabate Frugoni si apprende che si
ripresentò il 2 ottobre 1766 con un rilievo allegorico rappresentante il progresso della
Pittura. Nel frattempo aiutava a giornata il Boudard nei suoi lavori. Questi morì il 17
ottobre 1768, cioè poco dopo che, tra aprile e agosto, Cousinet e lo Sbravati (pagato a
metà dal maestro e dalla Corte) realizzassero in piccolo i modelli dei quattro obelischi
istoriati previsti dal Petitot ai fianchi degli ingressi dellutopico e mai costruito
Palazzo Ducale. Esiste al riguardo, oltre a due contratti col Boudard, un foglietto
volante (relativo a conti posteriori dello Sbravati) con indicato il Palazzo del Giardino
come sede del nuovo atelier e la notizia che lo Sbravati dopo lanno 1768 non ha più
conseguita alcuna giornata, venendogli pagati di mano in mano i lavori che ha fatti. Anche
senza lappoggio boudardiano, nel 1770 si aggiudicò in Accademia il premio per il
Nudo in modello e di lì a poco maturò limportante commissione decorativa per
loratorio ducale di Copermio, presso Colorno. Lo Sbravati venne iscritto nei ruoli
annuali sopra la Cassa segreta del Duca e quindi non appare quasi mai in modo diretto nei
minutissimi pagamenti riguardanti limpresa. Fu presente a Copermio al tempo della
partenza da Parma del Du Tillot (che fu avverso allerezione delledificio), dal
novembre 1771 (quando negli elenchi dei giornalieri gli risulta assegnato per la prima
volta un muratore come aiutante) al 17 settembre 1772, vale a dire anche dopo
linaugurazione delloratorio costruito affrettatamente. Oltre ai pasti
consumati presso loste del luogo, i documenti restituiscono i materiali usati dallo
Sbravati: dalle padelle di scagliola cotte nel forno del panettiere alle sagome per
cornici e ornati e agli utensili in acciaio (eseguiti espressamente dal fabbro ducale) per
modellare i rilievi della cupoletta, nel tamburo e nel cornicione sottostanti. Va notato
che la fornitura di tela greggia servì per realizzare le parti troppo aggettanti ovvero
gli angioletti che mascherano le quattro lunette nella cupoletta e quelli che stanno
seduti sul tamburo, che infatti risultano vuoti. Gli stucchi infine vennero patinati e
lucidati con olio doliva e cera bianca e gialla. Le varie figure componenti i gruppi
degli Evangelisti nei pennacchi sono in terracotta e quindi attuate con comodo dallo
Sbravati e poi applicate. Agli accurati altorilievi sono pertanto da collegare i pagamenti
di fine giugno, luglio e agosto 1772 per i fornaciai Bussani di Parma, Sanini e Gandolfi,
e Gerbella di Colorno, per cottura di Statue di Terra ad uso dellO.rio di S.A.R. in
Copermio ossia per ordine del Sig. Sbravati. Alla fine di agosto venne retribuito pure
Nicola Piacentini (il direttore della Fabbrica della Maiolica) per la Terra manipolata, e
somministrata per lo Stuccatore. Accanto allo Sbravati vi fu come aiuto il padre Pietro
per almeno diciassette giornate lavorative, ma non è facile discernere il frutto di
questa partecipazione. Nella facciata delloratorio sono in terracotta, oltre alla
testa femminile che sormonta la tabella dedicatoria e ai festoni fiorati che contornano le
due nicchie, anche i busti dei Santi Ferdinando e Amalia, così come lo fu la statua della
Vergine del Buon Cuore per la nicchia dietro laltare maggiore, ove fu adattata
provvisoriamente a causa della sproporzione che derivò da misure mal prese. Un diarista
contemporaneo ascrisse lo stile petitotiano che connota la partitura decorativa eseguita
dallo Sbravati allarchitetto progettista Pietro Cugini, definendolo ingegnoso assai
ma mal condotto, e non conveniente alla santità del luogo, avendovi intrecciati profani
simboli che servivano dornamento agli antichi templi delle favolose Deità.
Evidentemente si riferisce al fregio nel cornicione, dove si alternano curiosamente teste
di ariete classiche e sorridenti faccioni maschili entro ghirlande. Sempre secondo il
diarista, altre mancanze si trovano ne quattro Pennachi della Cupola. Il linguaggio
dello Sbravati non procede dai secenteschi Reti ma dallespressivo barocchetto di giuliano Mozzani, con la mediazione del padre
Pietro. Su Boudard è attualizzata la modellazione fremente dei panneggi, mentre
lincipiente neoclassicismo di fisionomie e pose dipende senzaltro da Gaetano
Callani. La promozione ducale improntò anche la carriera dello Sbravati insegnante. Il 21
giugno 1772, proprio mentre stava ultimando la prestigiosa impresa di Copermio, venne
eletto in Accademia professore aggiunto, poiché non risparmia fatica per acquistarsi un
nome distinto nella Plastica. Un esposto del 1785 informa inoltre che, terminato il suo
operato nella R. Chiesa di Copermio (quindi verso metà settembre 1772), fu mandato a
Parma dal ministro de Llano (decaduto dalla carica il 25 ottobre) per allestire una scuola
di scultura nel Palazzo del Giardino, attendibilmente nei medesimi locali che lo videro
attivo durante gli ultimi mesi di vita del Boudard. Nel 1807 lo Sbravati venne censito
come abitante ancora nel Palazzo. Il conte Castone della Torre rezzonico, segretario dellAccademia, ebbe
lincarico il 20 febbraio 1773 di far stimare dai professori alcuni lavori dello
Sbravati eseguiti per servizio ducale, dei quali non restano altre notizie. Dai
manoscritti dello Scarabelli Zunti, le cui fonti documentarie restano ignote, si ricava
invece che circa nello stesso anno lo Sbravati pensò di realizzare di propria iniziativa
i ritratti a mezzo busto della coppia ducale ferdinando
e Amalia di Borbone, facendosene inviare da Carrara i marmi abbozzati da Giovanni Cybei,
senza però retribuirlo. Questi pazientò due anni, ossia sino al 1774-1775, quando,
accortosi che le sculture ultimate erano già state accolte e pagate dalla Corte, risolse
di denunciare lo Sbravati, ottenendone lincarcerazione in Cittadella. Le opere in
questione vanno identificate senzaltro con quelle citate in una lista di lavori
parte Ordinati e parte acetati a fine di asistermi compilata dallo Sbravati verso il
maggio del 1780: Due ritrati che sono in Academia Presi dal fu Marchese Canosa ed auto a
Conto L. 2.400 che sara cinque ani e giudicati molto. In origine i rilievi si trovavano
nel refettorio del convento dei domenicani annesso alla chiesa di San Liborio a Colorno.
Presso lIstituto Toschi è identificabile il solo ritratto in bassorilievo tondo
(recante ancora la cornice originale) della Duchessa vista di profilo, ascritto ad anonimo
accademico del 1774 circa. Da una lettera del 4 maggio 1775 del Rezzonico (la cui
preoccupazione era salvaguardare i privilegi goduti comunque dai membri
dellAccademia), si apprende che in carcere lo Sbravati aveva contratto nuovi debiti.
Il mediatore chiese una dilazione di due mesi per il saldo, dato che lo Sbravati,
traslocato in Pilotta nelle stanze delli Galeotti dove per ordine di Madama deve
travagliare, stava realizzando un busto a tutto tondo del duca Ferdinando di Borbone che
si conservava provvisoriamente nel gabinetto della duchessa.
Secondo lo Scarabelli Zunti, fece parte della commissione caritatevole anche il busto
della medesima Amalia: per il primo è certo comunque che il Duca si limitò a far
somministrare il materiale. Era previsto che lopera venisse terminata appunto nel
mese di luglio, ma sembra sicuro trattarsi del marmo che fu giudicato in Accademia
(assieme a una terracotta) tra il 24 e il 30 maggio 1776, allo scopo di ammettere lo
Sbravati al corpo dei consiglieri con voto. Dovrebbe essere quindi il busto, firmato e
datato 1776, conservato nella Galleria Nazionale di Parma, ove reca erroneamente
lattribuzione collaborativa col detto Cybei: ne connotano lo stile il moto naturale
della testa, la politezza delle superfici e il marcato tondeggiare dei volumi. Nel secondo
Ottocento il marmo si trovava presso la seconda galleria della Biblioteca Palatina. A
Colorno nel 1777 stava per essere terminata la prima versione della chiesa ducale dedicata
a san Liborio, ove lo Sbravati intagliò dallanno prima elementi del coro (compreso
un bassorilievo sopra la porta di mezzo) e del portone dingresso. LUfficio
delle Fabbriche gli ordinò, come si evince dallincipit di una memoria autografa
stesa alcuni anni dopo, un gruppo di statue lignee da realizzare nel mese di giugno,
oppure alla metà di luglio. Avvenne però che a conto già saldato, col relativo ribasso,
le opere furono riordinate con dimensioni maggiori, sostituendosi a due angeli panneggiati
le figure dei Santi Domenico e Caterina da Siena complete dei loro attributi iconografici.
Il gruppo finale venne composto, oltre che da queste, dalle statue più semplificate della
Fede, Speranza, Carità e Giustizia e da otto Puttini per lancona principale, da
quattro Cherubini (di due diverse dimensioni) per la mensa e da due Puttini per il
tabernacolo dellaltare maggiore (sopravvivono nella sagrestia i Santi Domenico e
Caterina da Siena, ridotti a busti sicuramente dal medesimo Sbravati nel 1792, mentre la
Fede e la Carità sono nellabside della chiesa parrocchiale). Laccentuata
stilizzazione neoclassica delle due figure dorate richiama allistante lo
straordinario portacero pasquale, sempre in legno dorato, in San Giuseppe in Parma,
strutturato coi simboli degli Evangelisti. Loriginale ideazione spetta con certezza
a Gaetano Callani, ma potrebbe non essere remota la probabilità che lo Sbravati ne sia
stato lesecutore materiale. Dal canto suo, il Duca in persona commissionò allo
Sbravati per San Liborio, presumibilmente verso la seconda metà del 1777, un busto
portatile della Madonna del Rosario con Gesù Bambino, in sostituzione del gruppo a figure
intere previsto in un primo tempo, i busti grandi più del vero delle Sante Caterina
Romana e Margherita sopra le porte ai lati dellaltare maggiore e la Cena in Emmaus,
con architettura, nella portella del tabernacolo. La Santa Margherita nella prima metà
del novecento era presso la collezione di
Glauco lombardi a Colorno, come attesta una
foto darchivio. Appare di pretto gusto boudardiano la modellazione fremente della
corona di fiori, dei capelli e dei panni. Probabilmente vennero dopo il 1777 unaltra
Madonna, che il Duca regalò, e il Davide che suona larpa per il letturino del coro
(la statuetta, in legno naturale, è stata ascritta anche a Giovanni Prati), nonché altri
due Puttini non richiesti per il tabernacolo. Nella lista di lavori parte Ordinati e parte
acetati dal Duca per San Liborio appaiono pure i tre bassorilievi ovali con Santi
domenicani che decorano il pulpito della navata, forse iniziati il 17 agosto 1779, e un
Cristo spirante quasi al Naturale per il refettorio dellannesso convento domenicano,
terminato prima del settembre 1780. Lopera va identificata con quella realistica, in
legno dipinto (in San Liborio), ritenuta proveniente da San Pietro Martire a Parma e
ascritta al Guiard, pur se in modo dubitativo. I pagamenti dilazionati per tale complesso
servizio ducale, in parte compiuti da Antonio Furlani, architetto della fabbrica
liboriana, vennero curati in Accademia (i cui professori fornirono le perizie) dal
segretario Castone Rezzonico e dal direttore Ascanio Scutellari tra il maggio e
lottobre del 1780. Le pressioni del sempre più indebitato Sbravati furono mitigate
dalla clausola che gli imponeva la contemporanea soddisfazione dei suoi vari creditori,
mentre il computista Garnier, il 20 e il 21 ottobre, contestò specialmente il tabernacolo
coi due angeli non richiesti. Tra il 12 e il 15 ottobre 1780 e il 19 febbraio 1781 rimase
nel palazzo di Colorno a disposizione del duca Ferdinando di Borbone per ritrarlo sia in
medaglione (forse quello che appare nel ritrattino dello Sbravati eseguito dal Collina
verso il 1783/1786), sia in busto, entrambi di terracotta: opere che il Duca conservò nel
proprio appartamento. Infatti, in un inventario del 1802, il busto venne citato come
esistente, sopra apposito piedistallo, nella sala da pranzo. Di una Medaglia di cera non
restano invece ulteriori notizie. Tornato a Parma, tra il 20 febbraio e il 15 novembre del
1781, lo sbravati trasse da questi originali
dei controstampi per ricavarne quattro coppie di multipli in scagliola.
Alloperazione sono collegabili quattro richieste di pagamenti datate nel mese di
maggio. La prima coppia restò naturalmente nellappartamento del Duca a Colorno, la
seconda in quello della Duchessa, probabilmente nel palazzo di Parma, la terza venne
ritirata dal ministro Prospero Manara e lultima dal direttore dellazienda
Girolamo Obach, il quale donò il busto al Collegio ducale di Parma. Non si conosce la
destinazione di altri due busti, sempre in scagliola, mentre un terzo in terracotta andò
al Pretorio di Colorno. Forse questultimo è identificabile con quello, patinato a
bronzo, conservato presso la Pinacoteca Stuard e indicato come di scuola del Boudard.
Terminati i multipli, tra il 15 novembre 1781 e il 14 dicembre 1782 lo Sbravati si occupò
della decorazione nella facciata di Santo Stefano a Colorno. Come nel caso dei pennacchi
delloratorio di Copermio, optò per la non usuale tecnica della terracotta
applicata, attuando con comodo nel suo atelier di Parma le due figure della Fama, in
seguito mutilate, reggenti lo stemma ducale per il timpano curvo, e un medaglione con
testa femminile e ghirlande per la cimasa della finestra sottostante. Anche in queste
figure volanti la modellazione marezzata sembra più fedele al tardo barocchetto di
Boudard che al precoce neoclassicismo del Callani. contemporaneamente,
nella primavera del 1782, lo Sbravati realizzò attrezzi in tela stuccata e particolari
dei costumi per lopera Alessandro e Timoteo, allestita dallo scenografo Pietro
Gonzaga nel Teatro Ducale. Si trattava delle serpi recate dalle Furie, di fiaccole, di
dodici vasi e altrettante coppe e della celata per lelmo di alessandro, nonché degli ornati, zampe di tigri e
teste per i costumi. I pagamenti per questo lavoro furono contrastati, protraendosi almeno
dal dicembre 1782 alla fine di marzo del 1783, previo linteressamento dei periti
Luigi feneulle, architetto, e Benigno Bossi,
stuccatore. Appena terminate le terrecotte per la facciata di Santo Stefano a Colorno,
cioè alla fine del 1782, lo Sbravati intraprese il suo lavoro ducale più prestigioso,
ovvero la colossale Statua rappresentante il Sig.r Infante nostro R.I. Sovrano vestito da
Eroe alla foggia di quella di Ludovico il Grande. Lopera venne spesso citata tra il
1783 e il 1785 nelle richieste di acconti dirette al ministro Manara (10 e 27 settembre e
22 ottobre 1784, nonché quelle del 4 e 18 febbraio 1785). Nelle carte si nota la costante
recriminazione dello Sbravati nei confronti della Corte per non avergli concesso una
pensione fissa, paragonando continuamente la sua paga saltuaria a quelle regolarmente
percepite dai colleghi Guiard e Bossi e dallarchitetto Petitot. Il Duca andò a
visitare lo studio dello Sbravati il 18 febbraio 1785, restando assai contento della
somiglianza, come pure ammirò altri lavori suoi e dei suoi allievi. La grande statua in
terra cruda venne collaudata il 6 luglio, oltre che da Feneulle e Bossi, dal pittore
Pietro Melchiorre Ferrari e poi esposta al pubblico. Lo Sbravati nei quattro mesi
successivi, ossia fino al novembre 1785, trasse da solo da questo modello, che era di una
mole non indiferente, un controstampo composto di quarantatré pezzi ben ripuliti e
assemblati, dal quale uscì un secondo modello in scagliola, evidentemente in previsione
di un marmo finale. Annunciando direttamente al Duca la riuscita di tale modello, lo
Sbravati rilevò con orgoglio (esternando nel contempo, pur se in modo sgrammaticato, la
sua fede nello stile neoclassico) che certamente o procurato dimpiegare tutti li
miei talenti e le magiori mie premure, al fine di darci il caratere di statua Colosale a
la fogia dei primi maestri Greci per cui ne studio le tracie considerando una semplice
testa Grecha o del famoso Michelangelo unico imitatore conoscho se campai li Ani di
Nestore non sarei mai Scultore e studio sempre e studiero per fare qualche cosa di
pasabile perche larte e lunga e la vita breve. Del capo dopera così scrisse
lo Scarabelli Zunti nel secondo Ottocento: Nella prima Sala dellArchivio segreto del
Comune si vede la statua maggior del vero del Duca D. Ferdinando I vestito di clamide
guerriera e manto ducale con appiedi lelmo e la spada nella guaina, fatta qui
collocare dal Co. Antonio Ceretoli il 21 ottobre del 1802, come sta scritto sulla base del
monumento onorario (trasloco avvenuto quindi quattordici giorni dopo la morte improvvisa
del Sovrano). Lo Sbravati fu attivo contemporaneamente per la Zecca di Parma: presentò il
conto il 17 settembre 1784, ma cinque mesi dopo (22 febbraio 1785) stava ancora attendendo
il denaro per un ritrattino originale del Duca, che nel frattempo era stato rubato. Una
supplica non datata, che lamenta i mancati pagamenti per la versione in creta della grande
statua, rivela poi che lo Sbravati di buon grado sofrì avendo tra le mani il Busto di
Marmo di V.A.R. per li Padri Domenicani di Colorno e che stava eseguendo un Cristo
policromo, forse in terracotta, per gli agostiniani, probabilmente quelli di Parma, la cui
chiesa venne rinnovata nel 1786. Infine, prima del novembre 1785, offrì in dono alla
Corte, sempre per agevolare lottenimento di acconti, un Ecce Homo grande al
naturale, forse identificabile col mezzo busto su base, colorato e caratterizzato da un
ruvido realismo, già nella collezione Glauco Lombardi a Colorno (proveniente, secondo una
nota autografa, dal Monte di Pietà di Parma) e poi nei depositi dellomonimo museo.
Dopo il duplice modello per la grande statua del Duca mai realizzata, i rapporti dello
Sbravati con la Corte si ridussero a ulteriori prestazioni per la Zecca. Nel 1786 fornì
una piciola medaglia del Ritratto di V.A.R., il cui prezzo venne contestato, trattandosi
di un Ritratto già vecchio, ed imperfetto, cioè spezzato. Come annotò Glauco lombardi, esisteva però una supplica del 30 marzo
1787, con allegata lista di scolari, relativa al saldo di servizi e lavori non meglio
identificati. Le otto statue degli Dèi poggianti sulla balaustra nella facciata del
Palazzo del Governatore a Piacenza dovrebbero aggirarsi tra il 1784, data che appare su
una lapide dedicata al Duca (probabile donatore delle opere) con incorniciatura tipica
dello Sbravati, e il 1787, anno (non sicuro) del completamento delledificio. Tra le
figure un poco malriuscite (forse lo Sbravati ne diede solo i disegni) e ancora di gusto
barocchetto, si nota la copia quasi esatta della Flora Farnese nellIstituto Toschi
di Parma, che il suo maestro Boudard aveva tratto dallesemplare ellenistico. Nella
rinnovata chiesa di San Liborio a Colorno lo Sbravati realizzò delle altre teste di leone
nellaggiunta ai precedenti stalli del coro, fornendo, entro giugno 1792, i modellini
in cera per la fusione dei due piccoli Angeli adoranti lAgnus Dei nella cimasa e
della Fede e Speranza (nello stile del Boudard) ai lati dello sportello nel tabernacolo
dellaltare maggiore. Prima di settembre eseguì in legno dorato i due angeli che
reggono la mitria e i due adolescenti seduti nella cimasa dellancona principale, il
cui neoclassicismo appare meno sentito di quello che appiomba la Fede e la Carità, già
decoranti lancona del 1777. Il 5 giugno 1795 lo Sbravati chiese acconti al ministro
Ventura per un lavoro che avrebbe concluso a fine mese, assieme a due allievi: È lungo
tratandosi di Molti Modeli e Molte Forme di già fate come pure tute le Cere. Da una
lettera del 18 novembre si apprende che per questo lavoro lo Sbravati non era ancora stato
saldato. Le fusioni in bronzo implicarono larchitetto Feneulle e gli argentieri
Froni, Bonani e Vighi. Intanto lo Sbravati minacciò di cessare la fornitura dei modelli
successivi. Con lavvento di napoleone
Bonaparte le ordinazioni ducali dovettero ben presto esaurirsi, ma si sa che lo Sbravati
godette di una sovvenzione annuale di milleduecento lire tra la riapertura
dellAccademia, nel maggio 1797, e la morte del duca ferdinando di Borbone, nel 1802. Tra i lavori
andati perduti va ricordata la decorazione della facciata e dellinterno di
SantAmbrogio (verso il 1778), il Ritratto del conte Antonio Bertioli e il Busto del
medico Giuseppe Ambri (questultimo lavoro venne riprodotto dai Bacchini in una
litografia Vigotti). Pure se non esiste prova documentaria che venisse tradotto in marmo,
presso la Galleria Nazionale di Parma sidentifica con quello del Bertioli un busto
di uomo maturo abbigliato molto semplicemente, la cui ascrizione allo Sbravati sembrerebbe
comunque corretta grazie alla volumetria tondeggiante e alla politezza del modellato. Tra
i lavori perduti primeggia lapparato plastico della macchina funebre eretta per
commissione civica in onore del Duca dallarchitetto Donnino Ferrari il 15 dicembre
1802 nella chiesa della Steccata. A testimonianza dellimportante impresa effimera,
realizzata dallo Sbravati in poco più di due mesi, rimane unincisione di Paolo
Bernardi allegata alledizione bodoniana dellOrazione del Giordani (1803). Un
ultimo, notevole progetto rimase irrisolto, proprio come la statua del Duca vestito
allantica. Lo Sbravati presentò il 1° dicembre 1811 allesposizione di
oggetti darte in Accademia une statue en terre cuite, qui represente, mais
tout-a-fait en petit, le Grand Napoleon en habit Impérial. La mossa promozionale sortì
il suo effetto il 3 aprile 1812, quando il sindaco Leggiadri Gallani comunicò al
direttore Pietro De Lama di avergli commissionato un Buste colossal de Napoléon le Grand,
en marbre statuaire de Carrara, da porsi appunto nellistituto entro apposita
nicchia. Dal preventivo, vergato sette giorni dopo, si evince che avrebbe dovuto essere
preceduto da un modello in argilla e da un calco in gesso, per ricavarne due copie,
nonché dalla decorazione a stucco della nicchia, col manto imperiale, rami di palme,
allori e targhe, una delle quali rappresentante Parma. Lo Sbravati, anche se sprovvisto
del formale contratto, approntò il modello molti mesi prima dell8 dicembre, giorno
in cui supplicò di avere la prima delle rate convenute, ma neppure dopo il 17, e
nonostante lapprezzamento mostrato dal publico, il sindaco andò ad approvarlo.
Negli atti dellAccademia relativi al 1806 (in Archivio di Stato di parma) dello Sbravati è scritto a titolo
esemplificativo: On voit de lui une foule douvrages en bois et en terre cuite.
Tralasciando alcune opere minori (perlopiù mezzi busti di Ecce Homo) che gli vengono
attribuite, si può ricordare il notevole gruppo, forse databile verso il 1782, sopra
laltare maggiore in San Giuseppe con Dio Padre in una gloria dangeli, eseguito
in altorilievo in tela stuccata e dipinta, e la Sacra Famiglia, composta da distinte
statue a tutto tondo in terracotta colorata, una tecnica mista già adottata nella
decorazione di Copermio. Consuete le fisionomie tondeggianti ed espressivamente ironiche e
i panneggi marezzati di gusto boudardiano-callaniano. Le prime si ritrovano nel grazioso
altorilievo con la Divina Pastora, sempre in terracotta dipinta, in San Pietro
dAlcantara, cui giunse nel 1800 da una cappelletta. In Santa Maria delle Grazie il
policromo Cristo morto con un putto piangente, forse la miliore opera in terra cotta dello
Sbravati (Malaspina), pare sia pervenuto nel 1790 da una nicchia esterna. La tipologia
drammatica e il modellato naturalista rammentano strettamente il Cristo spirante del 1779
in San Liborio a Colorno. Anche per questo vi è il sospetto che si tratti del ben
documentato Cristo deposto dalla Croce di Grandeza Naturale e di intero rilievo, eseguito
dallo Sbravati in terracotta policroma, tramite diciotto sedute dal vero, tra
lottobre-novembre del 1775 e il 10 aprile del 1776 per il vano sotto laltare
nella cappella dellAddolorata che le ducali Guardie del Corpo possedevano nella
chiesa della Trinità dei Rossi. La realizzazione della commissione fu tormentata, proprio
come per quelle ricevute dal Sovrano. Dopo i primi dissapori, lo Sbravanti, volendo essere
ammesso tra i consiglieri con voto, ne approfittò per mostrare il Cristo morto in
Accademia tra il 24 e il 30 maggio 1776, insieme al busto in marmo del duca Ferdinando
(Galleria Nazionale), meritando publici sufragi. Lopera però rimase
nellatelier per ben undici anni, finché il 4 aprile 1787 lincaricato Guido
Meli Lupi chiese allautorità ducale di poterla rifiutare definitivamente. Il
Ritratto di Mederico Moreau de Saint-Mery, in terracotta, della collezione Gambara
(esposto alla mostra dellaccademia
nel 1952), va identificato senza dubbio col busto del presidente dellistituto, che
stava per essere acquistato nel 1806, come attestano gli atti in Archivio di Stato di
Parma. La datazione al 1789-1790 per la più importante impresa pubblica dello Sbravati,
le cinque statue e gli altorilievi in pietra nella grande facciata di SantAgostino a
Piacenza, è ricavabile da memorie manoscritte locali. La supervisione architettonica
toccò allaccademia, la quale
probabilmente ebbe modo di raccomandare lo Sbravati, figura ormai emblematica della
scultura nel Ducato, forsanche per le statue nel Palazzo del Governatore
affacciantesi sulla centralissima Piazza Cavalli. Vista la molte dei lavori, sembra
plausibile che lo Sbravati si sia valso di allievi e collaboratori. Si nota comunque il
passaggio dalle nostalgie barocchette dei Santi Ubaldo e Leandro, ai lati degli ingressi,
alle forti stilizzazioni neoclassiche delle soprastanti figure angeliche. Lo stipendio di
tremila lire percepito dallo Sbravati in Accademia in qualità di professore emerito venne
confermato come carico del Comune da Maria Luigia dAustria il 16 aprile 1816.
Attendibilmente lemolumento fu tramutato poco dopo in pensione annuale di settecento
franchi, anche perché il biografo Bertoluzzi rammentò, ancora vivo lo Sbravati, il colpo
appopletico da cui fu colpito tre anni fa, che lo rese di peso a se stesso e oggetto di
duolo continuo alla famiglia e agli amici. Fu sepolto nel nuovo cimitero pubblico detto
della Villetta. Nonostante la sua notevole carriera pubblica, lo Sbravati è ricordato
soprattutto per la produzione di piccole terrecotte caricaturali, frutto a evidenza
dellesperienza giovanile nella Fabbrica della Maiolica. Loriginale
specializzazione, collegabile ai mondi figurativi di Callot e Ceruti, non trova paragoni
facili, se si escludono i soggetti popolari che animano i presepi napoletani, genovesi o
bolognesi.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma: A. Sgavetti, Cronaca, 1746-1771,
Raccolta manoscritti, n. 23, al 22 settembre 1761; Computisteria farnesiana e borbonica,
Spese di Colorno 1771, busta 897, documenti del 25 novembre e del dicembre (1 e 31); Spese
di Colorno 1772, busta 898, documenti del novembre e 17 dicembre 1771; aprile-settembre
1772 (30 aprile, 30 giugno, 6-24 e 31 luglio, 26-28 e 31 agosto, 17 settembre);
Epistolario scelto, busta 24, fasc. Sbravati Giuseppe, 42 documenti (alcuni in più fogli
e senza data) raccolti non in ordine cronologico ma scalabili tra il marzo 1772 e il 5
giugno 1795; Istruzione pubblica, R. Accademia di Belle Arti (1766-1785), busta 30,
documenti del 20 febbraio 1773, 4 e 5 maggio 1775, 10 aprile 1776, fine 1786-inizio 1787,
inizio e 4 aprile 1787; Atti dellAccademia Imperiale, 1806 (due segnalazioni di
Guglielma Manfredi); Ruolo dei provvigionati borbonici, vol. 41, 1766-1805, f. 720, voce
Marianna Sbravati; Corti borboniche di Lucca e Parma, inventario dei Mobili, Utensiglj, Arredi, ed
Altro, che esiste nel Regio Ducale Palazzo di Colorno, 30 novembre 1802, busta 2, fasc.
11, f. 12 r.: Archivio del comune, Belle
Arti, busta 4149, documento del 30 settembre 1773; Autografi illustri, busta 4402, fasc.
35 (Sbravati Giuseppe), documenti del 1° giugno 1783, 18 novembre 1795, 8 e fine dicembre
1812; Archivio Accademia di Belle Arti, Parma: busta anno 1765, al 24 giugno; Carteggio,
vol. 1764-1768, f. 3, documento del 2 ottobre 1766; Atti, vol. I (1770-1793), f. 17, al 21
giugno 1772, f. 69, 70, 74, ai 24 e 30 maggio, 5 giugno 1776; busta anni 1802-1816,
documento del 10 aprile 1812; Archivio Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici, Parma:
E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, seconda metà
dellOttocento, vol. VIII, f. 261 r. e v., 262 r., 263 r., 264 r., 265; E. Scarabelli
Zunti, Guida storica e artistica di Parma, vol. I, f. 10; Biblioteca Palatina, Parma: C. malaspina, Materiali su artisti parmensi,
1860-1886, manoscritto Parmense Misto C 30, f. 385 r.; Archivio Rocca Meli Lupi, Soragna:
Gazzetta patria (diario del segretario del principe Guido Meli Lupi), seconda metà del
Settecento, armadio 3, p. 3, r. 1, n. 2, circa al 4 settembre 1772; Archivio privato: G.
Lombardi, Schede, primi decenni del Novecento circa (copie da documenti già in Archivio
di Stato a Parma: Ruolo delle persone soddisfatte dei loro assegni annuali sopra la Cassa
segreta a tutto il 1771, Decreti e rescritti sovrani, vol. 16, 1772, n. 58; Carteggio
dazienda, busta 295, settembre 1784, ai giorni 10, 17 e 19, busta 296, ottobre 1784,
ai giorni 15 e 22, busta 300, febbraio 1785, ai giorni 1, 4, 18 e 22, busta 305, luglio
1785, ai giorni 6 e 15, busta dicembre 1786, al giorno 18, busta 323, marzo 1787, ai
giorni 20, 21, 27 e 30, busta settembre 1787, al giorno 21; Archivio privato: G.B. Gabbi,
Storia antica e moderna di Parma, circa 1819-1824, vol. I, f. 71; P. Donati, Nuova
descrizione della città di Parma, Parma, 1824, 92, 105,127, 138; P. Martini, La scuola
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1862, Parma, 1862, 10; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani illustri,
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periodo napoleonico e la Restaurazione (1796-1820), Parma, 1986, 19, 21, 22, 26, 27, 37,
78, 81, 85, 87, 204, 244, 247 (nota 135), 249 (note 159, 162), 252 (note 228, 231), 257
(nota 318), 258 (note 331, 336), 263 (note 419, 427); M. Pellegri, testimonianze delle vicende umane intercorrenti
dal 1773 al 1788 dello scultore Laurent Guiard al servizio della Real Corte di Parma, in
Parma nellArte 1988, 70, 71-72, 75-76, 87; M. Pellegri, Concorsi dellaccademia Reale di Belle Arti di Parma dal 1757 al
1796, Parma, 1988, 19, 61, 91; Faenza 1931, IV e V; A. Minghetti, Ceramisti, 1939, 378;
Bertini, 1975, 223; Po 3 1994, 31-50.
SBRAVATI PAOLO
Parma 1831
Tenente aiutante, durante i moti del 1831 fu il primo che andò a incontrare il
generale zucchi fuori di Porta Santa Croce e
passò allalbergo Gambero per complimentarlo a nome dellufficialità. Fu
processato ma non condannato.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831 in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 208.
SBRAVATI PIETRO PAOLO
Parma 1721 c.-
Parma gennaio 1792
Fu passabil intagliatore in legno al servizio della Corte di Parma
dallottobre 1784.
FONTI E BIBL.: Bertoluzzi, 316 r. (ediz. 1980, 86); Janelli, 1877, 407; Il mobile a
Parma, 1983, 261.
SBRUZZI CRISTOFARO
Parma 1859
Fu deputato allAssemblea dei rappresentanti del popolo di Parma nel 1859.
Fece parte del 2° ufficio.
FONTI E BIBL.: Assemblee del Risorgimento: Parma, Roma, 1911; F.Ercole, Uomini
politici, 1942, 149.
SBRUZZI LICINIO
San Secondo
Parmense 31 ottobre 1868-Chidane Meret 1 marzo 1896
Figlio
di Aristide e di Tommasina Rossi. Tenente dellEsercito italiano, chiese di lasciare
il 14° Reggimento fanteria e di arruolarsi
nel Regio Corpo Truppe Coloniali: sbarcò a massaua
il 4 novembre 1894. Dai Cacciatori dAfrica fu trasferito, dietro sua richiesta, alle
Truppe Indigene già operanti, raccolte frettolosamente dal Baratieri per far fronte alle
minacce di Bas Mangascià e di Batà-Agos. Lo Sbruzzi venne dapprima incaricato di
presidiare Saati poi il 3 gennaio 1895 assunse il comando del Forte di Ghinda, con
funzioni anche di giudice. A Ghinda rimase sino alla fine della prima e breve campagna
tigrina. Lasciata Ghinda, passò a Cheren. Da Cheren lo Sbruzzi (attraversando quasi tutta
la Colonia col 2° Battaglione Indigeni) raggiunse il 20 giugno 1895 Càssala,
continuamente soggetta alle scorrerie dei Dervisci. nellottobre
1895 fu destinato, con pochi ascari eritrei e una banda dirregolari, al comando del
fortino di Ela-Dal, in pieno deserto, a tre giorni di marcia da Càssala verso Agordat, a
vigilanza e protezione delle comunicazioni contro i colpi di mano dei Dervisci. Poco tempo
dopo fu chiamato verso i confini sud della Colonia, dove conversero tutte le forze armate
etiopiche. La 1a compagnia del
capitano Barbanti (VIII Battaglione Indigeni agli ordini del Maggiore Gamerra, che faceva
parte della Brigata Albertone) alla quale fu assegnato lo Sbruzzi, con un lungo tragitto
raggiunse Mai Mafalès, presso Adi Ugri. Incendiò e distrusse parte di Adua per
rappresaglia dopo Amba Alagi, occupò, dopo un breve ripiegamento su Adrigat, le dominanti
posizioni di Hedagà Hamùs e Mai Uegheltà e si trovò, infine, sulle alture del colle di
Chidane Meret allalba del 1° marzo 1896. Appena arrivati sul colle, vi trovarono il
1° Battaglione Indigeni seriamente impegnato: le truppe italiane compirono prodigi di
valore, ma il nemico, venti volte superiore per numero, incalzava e premeva da tutte le
parti. Per frenarne limpeto aggressivo e allentare la stretta, il maggiore Gamerra
comandò un disperato contrattacco. Fu durante tale azione che il tenente Annibale Sori,
compagno di combattimento dello Sbruzzi, vide il Tenente Sbruzzi, che fino a quel momento
aveva comandato e diretto il fuoco con la massima calma, slanciarsi e guidare per ben due
volte allassalto i suoi ascari; precipitare dal muletto uccisogli sotto; rialzarsi e
continuare a piedi il combattimento, eccitando, trattenendo, disciplinando lazione
dei suoi; salire, sfinito di forze, sul mio muletto, proseguendo insieme sullo stesso
muletto la terribile lotta, finché lo Sbruzzi stramazzò a terra una seconda volta. Lo
Sbruzzi poté rialzarsi quasi subito, per gettarsi di nuovo nella mischia furibonda. Cadde
poco dopo crivellato di proiettili al capo e al fianco sinistro mentre, riuniti i pochi
ascari superstiti, tentava ancora di arginare lirrompente nemico. Morì a 28 anni
detà. Alla sua memoria venne concessa la Medaglia dArgento al Valor Militare
con la motivazione: Combatté valorosamente alla testa del suo reparto, lasciando la vita
sul campo.
FONTI E BIBL.:
G. Corradi-G. Sitti, Glorie parmensi nella conquista dellImpero, Parma, Fresching,
1937, 91-92; Decorati al Valore, 1964, 115.
SBUTTONI LUIGI
Gravago 5 marzo
1816-Savona 1894
Iniziò gli studi nel Seminario di Piacenza e nel 1835 entrò nel collegio
Alberoni. Fattosi prete delle Missioni, fu assunto allinsegnamento delle
matematiche, nelle quali eccelse. trascorse
gli ultimi anni di vita nel collegio dei Missionari in Savona, ove morì alletà di
settantotto anni.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 392.
SCACCABAROZZI LUIGIA
1823 c.-Parma
Figlia di Francesco e di Angiola Giuseppina Brumani. Nel 1843 sposò il marchese
Guido dalla Rosa Prati: dal matrimonio nacquero Francesco e Paola. Il 29 dicembre 1846
venne nominata Dama di palazzo: la marchesa Litta Modignani, dama donore della
duchessa Maria Luigia dAustria, le comunicò lavvenuta nomina precisandole in
una lettera del dicembre 1846 che lAugusta Sovrana con motu proprio 10 dicembre 1846
n. 4491 la nomina sua Dama di Palazzo per le rare doti onde Ella è adorna.
FONTI E BIBL.: A.V.Marchi, Figure del Ducato, 1991, 30.
SCACCAGLIA ARNALDO
Corcagnano
1913-4 aprile 1997
Compì gli studi allIstituto darte Paolo Toschi di Parma. Poi eseguì
vari lavori di decorazione e restauro, partecipando a mostre provinciali, regionali e
nazionali. La sua fu una pittura robusta, dai colori caldi, giocati sulle terre e sui
rossi arancio accesi, mentre nella scultura (che portò avanti parallelamente) amò
forgiare ritratti di amici e personaggi di Parma. Il suo post-cubismo elaborato e il suo
impegno sociale lo portarono subito al successo: nel 1945 vinse il Premio Suzzara, nel
1951 il Premio provinciale di Parma per la
scultura, nel 1954 il SantIlario dEnza, nel 1955 ancora il Premio Suzzara, poi
il Premio Rinascente alla Biennale di Milano, il San Martino di noceto, il regionale
di Fidenza e il parmigianino a fontanellato. Dopo una decina danni di
silenzio, dedicati a diversi interessi (lo Scaccaglia, con Zoni, Corradini e Tosi creò il
sindacato pittori, mentre nel 1980 fu tra i
fondatori dellassociazione parmense
artisti), alla fine degli anni Sessanta tornò alle mostre nella Galleria del Teatro di
Parma. Lo scaccaglia organizzò il centro
culturale comunale di Parma, prima nelle stanze accanto al Ridotto del Teatro Regio e poi
in via Mameli. Inoltre curò con intelligenza e meticolosità lilluminazione del
castello di Fontanellato. In occasione del ritorno dello scaccaglia alla Galleria del Teatro, Marcheselli
scrisse tra laltro: Queste tele rigogliose accusano Scaccaglia, per non aver
impegnato, in particolare nel momento di splendore del neo-naturalismo, le sue doti
secondo un filone che costituisce la linfa di tutta la produzione dellartista. Sono
le vive pannocchie le pietre miliari di questo discorso di pittura a piene mani, di
vegetazione carnosa, di rossi e di bruni impastati, di luci blu, materia più che luce
vera e propria. E, attraverso le pannocchie, Scaccaglia racconta di sé, del proprio
bisogno di affondare le mani in una pittura di qui e senza tempo, anche se si potrebbero
ricercarne le origini in certa cézanniana maniera di essenzializzare e inquadrare. Quadri
freschi, brulicanti di elementi, anche se su temi limitati; quadri padani, ma non
abbandonati alla sensibilità larga degli oggetti deformati, bensì colti, avvertiti e
mescolati in misura giusta. Dello Scaccaglia, oltre a una mostra antologica, ancora alla
Galleria del Teatro, e a una selezione di periferie realiste degli anni cinquanta alla Bottega di Giovati a Parma, va
ricordata una mostra tenuta nel 1977 alla calleria
Giordani di via Cairoli, sempre a Parma, per la quale fu scritto: È il caso di Arnaldo
Scaccaglia, dalla pittura apparentemente chiara, forte, sanguigna, quasi istintiva; una
pitture che, invece, a osservarla e a gustarla lentamente, sorprende con una miriade di
citazioni culturali, di sensazioni, di trasparenze poetiche: una pittura di pensiero,
quindi, e cioè lopposto dellimpressione primitiva. Una pittura tutta da
scoprire, dove sorprende soprattutto il fatto che esistano tanti evidenti agganci storici
e che tuttavia non vengano minimamente toccate unitarietà di stile e coerenza ideologica:
da Paolo Uccello al futurismo, dallimpressionismo di certi interni ai fauves,
allastratto geometrico, al realismo padano. Sono pagine chiare, legate tra di loro,
di un discorso fluido, privo di compiacimenti e velleitarismi, per lesclusivo gusto
della pittura, attraverso un colore sempre terso e una composizione armoniosa (marcheselli).
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 6 aprile 1997, 11.
SCACCAGLIA ENEA
Talignano
1922-Noceto 19 marzo 1945
Fu tra i primi ad aderire al movimento partigiano. Le vessazioni continue cui fu
fatta oggetto la sua famiglia dalla brigata nera di Collecchio lo indussero nei primi mesi
del 1945 a rientrare a Sala Baganza abbandonando la lotta in cambio dellincolumità
personale e dei familiari. Dopo pochi giorni fu però arrestato e, senza alcun processo,
condannato a morte. Fu poi fucilato per rappresaglia assieme ad altri partigiani.
FONTI E BIBL.: F. Botti, Talignano, 1973, 91-92; Gazzetta di Parma 22 dicembre
1988, 20.
SCACCAGLIA FERDINANDO PIETRO
Beneceto 5
dicembre 1823-Fontanellato 29 marzo 1894
Figlio di Antonio. Muratore, si arruolò volontario nel 1859 per combattere nella
seconda guerra dindipendenza. Lanno successivo fece parte della gloriosa
schiera dei Mille sbarcati a Marsala.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento italiano nelle epigrafi parmensi, Parma,
Off. grafica fresching, 1915, 345 e 356; E.
Michel, in Dizionario Risorgimento, 4, 1937, 225.
SCACCHINI ALBERTO
1596-Parma 26
ottobre 1676
Carmelitano, fu teologo esimio nonché filosofo e predicatore. Per le sue qualità,
fu elevato alla carica di Superiore del Convento di Parma (1631) poi di Ferrara (1640). Fu
Teologo del duca Ranuccio Farnese e del principe alessandro
Farnese, e nel 1640 fu Vicegerente del vicario generale della Congregazione mantovana del suo Ordine. Fu eletto dai vescovi di
Parma e Ferrara Esaminatore Sinodale e dagli inquisitori delle due città Consultore del
SantUffizio. Scrisse varie opere di soggetto religioso. Venne inumato nella cappella
di famiglia ubicata nella chiesa del Carmine, nel cui chiostro gli fu dedicata la seguente
epigrafe: Alberto Scacchinio Hieronymo Droghio carmelit s t mm de aevo familiaq bb mm
impietatis profligandae consvlt hvivs coenobii moderat opt libr ab altero compositis ab
altero biblioth dedicata post pvb mvn optim cvrata an rep sal ille mdclxxiv hic mdcl xxxvi
defunctis Gavd Rob carmelita.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1797, V,
198-199; A. Pezzana, memorie degli scrittori
e letterati parmigiani, III, 793; palazzi e
casate di Parma, 1971, 705.
SCACCHINI GIACOMO FRANCESCO
Parma 25 luglio
1596-post 1642
Figlio di Adriano e Sulpitia. Si laureò in legge nellanno 1616. Fu tenuto in
gran credito a Parma sia per le capacità professionali che per la bontà e
lintegrità della persona. Si occupò soprattutto dellamministrazione degli
affari pubblici.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 83.
SCACCHINI SEMPRONIO
Parma 1594
Dottore in ambo le leggi. Fu pretore di Trento nel 1594. Fu mandato come Residente
in Napoli dal duca Ranuccio Farnese, che lo tenne sempre in molta considerazione. ritornato in seguito a Parma, attese alla sua
professione. Morì in età assai avanzata.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 49; A; Pezzana, Storia di Parma, I, 1837,
Appendice 56.
SCACCHINO SEMPRONIO, vedi SCACCHINI SEMPRONIO
SCACCIA ALESSANDRA
Parma 1697/1712
Cantante, probabilmente figlia di Giuseppe, cantò quasi sempre nelle opere
interpretate da lui: piacenza (Nuovo Teatro
Ducale, 1697, La virtù trionfante dellinganno), Mantova (1698, nel divertimento
pastorale Gli amori infelici felici), Genova (Teatro del Falcone, autunno 1700, Gerone
tiranno di Siracusa), Mantova (1701, Il duello dammore e di vendetta), Firenze
(1701, Partenope; Teatro di via del Cocomero, Carnevale del 1702, LAnalinda o Le
nozze con linimico), Torino (Teatro Regio, 1703, Arsiade), Casale Monferrato (Teatro
nuovo, 1703, Gli equivoci del sembiante, Il
più fedel tra vassalli), Genova (Teatro di santagostino, 1705, LArmindo), Piacenza (Piccolo
Teatro Ducale, 1707, La fortezza al cimento; Carnevale del 1708, La Griselda), Parma
(Nuovo Teatro Ducale, 1708, Gli equivoci amorosi), Bergamo (1709, LAlcibiade o
Leroico amore, Lalciade o la
violenza damore), Genova (Teatro del Falcone, autunno 1709, Dafni) e Piacenza
(Piccolo Teatro Ducale, Carnevale del 1712, LAlarico).
FONTI E BIBL.: Sartori; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SCACCIA GIUSEPPE
Parma o Mantova
ante 1677-post 1716
Fu tenore alla Corte dei duchi di Parma dal 31 agosto 1677 al 4 agosto 1698 (nel
quale giorno venne licenziato), come pure alla cattedrale
di Parma dal 3 maggio 1709 al 22 giugno 1716 e alla Steccata di Parma dal luglio 1690 a
tutto il settembre 1694. Calcò le scene per moltissimi anni.La carriera ebbe inizio a
Mantova (Nuovo Teatro, 1669, LEudosia) e proseguì poi a Mialno nel 1670 (Teatro
Ducale, LIppolita reina delle amazzoni).Dopo una lunga assenza ritornò a Parma
(Teatro del Collegio dei Nobili, 1681, Amalasonta in Italia; Piccolo Teatro di Corte,
1681, Amore riconciliato con Venere, introduzione al balletto della duchessa), per
proseguire poi nel 1684 a Venezia nel Teatro Vendramino di San salvatore (Publio Elio Pertinace), Piacenza (Nuovo
Teatro Ducale, 1687, Zenone il tiranno, e 1688, LErcole trionfante), di nuovo a
Venezia (Teatro Grimano dei Santi Giovanni e Paolo, 1689, Il gran Tamerlano) e Genova
(Teatro del Falcone, 1689, Il Giustino, e 1690, Antioco principe della Siria, Massimo
Pappieno). Cantò a Parma nelle grandiose feste nuziali del 1690 (Il favore degli dei, Lidea di tutte le perfezioni) e proseguì la
carriera a Crema (1692, Il pausania),
Piacenza (Nuovo Teatro Ducale, 1692, Circe abbandonata da Ulisse, e 1693, Talesti
innamorata dAlessandro Magno), Roma (teatro
di Tordinona, 1693, Il Seleuco, Il vespasiano),
Genova (Teatro del Falcone, 1693, La virtù trionfante dellamore e dellodio),
Milano (Teatro Reale, Carnevale del 1694, LAiace, glamori ministri della fortuna), Piacenza
(Nuovo Teatro Ducale, 1694, Demetrio Tiranno), torino
(Teatro Regio, autunno 1695, lanfitrione
di Plauto), Roma (Teatro Capranica, 1695, Il Clearco in Negroponte e 1696, Flavio
Cuniberto, Il re infante), Napoli (nuovo
Teatro, 1969, Il Trionfo di Camilla regina dei Volsci, e 1697, Emireno), Parma (1697,
Ottone in Italia), Piacenza (Nuovo Teatro Ducale, 1697, La virtù trionfante
dellinganno), Mantova (dicembre 1699, loracolo
in sogno), Genova (Teatro del Falcone, autunno 1700, Gerone tiranno di Siracusa), Mantova
(1701, Il duello dammore e di vendetta), firenze
(1701, Partenope; Teatro di via del cocomero,
Carnevale del 1702, LAnalinda o Le nozze con linimico), Torino, (Teatro Regio,
1703, Arsiade), Piacenza (Piccolo Teatro Ducale, 1707, La fortezza al cimento; Carnevale
del 1708, La Griselda), Parma (Nuovo Teatro Ducale, 1708, Gli equivoci amorosi), Bergamo
(1709, LAlcibiade o Leroico amore, Lalciade o la vilenza damore) e Genova
(Teatro del Falcone, autunno 1709, Dafni).
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Ruoli Farnesiani, 1671-1682, fol. 313,
1683-1692, fol. 129, 412, 1693-1701, fol. 138, 472; Archivio della Steccata di Parma,
Mandati 1689-1690, 1691-1695; Archivio del Duomo di Parma, Mandati 1700-1725; L.
Balestrieri, 121, 122, 123 e 124; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 136; G.N.Vetro,
Dizionario, 1998.
SCACHINI GIACOMO, vedi SCACCHINI GIACOMO
SCAFFARDI EVARISTO
Parma 8
settembre 1901-Parma 4 dicembre 1990
Parroco di Santo Stefano in SantAntonio Abate dal 1941, fu Assistente
ecclesiastico scout ASCI provinciale (1927), fondatore e primo Assistente ecclesiastico
delle Guide Cattoliche AGI di Parma (girl-scout) dal 1948 e cappellano scout CNGEI Parma
dal 1976.
FONTI E BIBL.: Centro Studi Scout C.Colombo (M.Furia).
SCAGLIA RICCARDO
Parma 6 febbraio
1897 -
Figlio di Carlo e di madre ignota. Noto anche sotto gli pseudonimi di Risca e Dado,
fu giornalista e direttore della Biblioteca Civica e della Pinacoteca di Alessandria.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1206.
SCAGLIONI AUGUSTO RUOCCO
Fontanellato 9
settembre 1924-Passo dei Guselli 4 dicembre 1944
Figlio di Carlo. Partigiano nella 36a Brigata Garibaldi W. Bersani, fu
decorato di Medaglia dArgento al Valor Militare, con la seguente motivazione:
Comandante di un distaccamento partigiano si prodigava per cinque mesi in diuturne e
pericolose azioni di disturbo contro le linee di comunicazione nemiche ostacolandone i
rifornimenti. Durante una azione particolarmente critica, per la situazione tattica venuta
a determinarsi, accorreva col suo reparto in aiuto di una formazione partigiana che era
per essere circondata dal nemico e, penetrato audacemente nello schieramento tedesco,
costringeva lavversario a ripiegare. In altro fatto darmi di leggendario
ardimento attaccava con i suoi uomini una autocolonna tedesca e, dopo circa unora di
combattimento, sconfiggeva la scorta catturando numerosi prigionieri e 7 autocarri carichi
di abbondante materiale. Incaricato di procedere alla occupazione di un passo montano per
impedire laccerchiamento di una intera divisione partigiana, raggiungeva a tappe
forzate limportante posizione ove si scontrava con truppe mongole che tenacemente ne
contrastavano il possesso. Nella irruenza della furiosa lotta, durante la quale fu di
esempio per valore ed ardimento, cadeva colpito a morte, immolando alla Patria la sua
giovane esistenza.
FONTI E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 48; Caduti Resistenza, 1970, 90.
SCAGLIONI GIUSEPPE
Parma 1831
Rigattiere, ebbe parte nei moti del 1831. Dello Scaglioni, la polizia compilò la
seguente scheda informativa: Distributore di denaro alla plebe per incoraggiarla a gridare
e schiamazzare. Ora oste. Famoso giuocatore e ritenuto anche barrattiere, non gode tanto
buon nome sebbene siasi emendato in punto di giuoco. Fu uno degli istigatori della
rivolta.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 207.
SCAGLIONI RAIMONDO
Parma 21 gennaio
1750-Parma 26 agosto 1829
Frate cappuccino, fu predicatore di molta dottrina, lettore di teologia morale,
guardiano, maestro dei novizi e definitore. Compì a Guastalla la vestizione (29 giugno
1767) e la professione di fede (29 giugno 1768). Fu consacrato sacerdote a Reggio il 6
marzo 1773.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 494.
SCAGLIONI RUOCCO AUGUSTO, vedi SCAGLIONI AUGUSTO RUOCCO
SCAGNONI PIETRO, vedi SGAGNONI PIETRO
SCAJOLI LELIO
Parma 1561/1582
Fu Zecchiere della Zecca di Parma almeno dal 1577 al 1582. In quattro parpaiole
coniate in quegli anni si riscontrano infatti le iniziali L.S.. Il Coggiola ipotizza anche
una precedente attività dello Scajoli per il periodo 1561-1573, sempre per la coniazione
di parpaiole con leffigie di Alessandro Farnese al rovescio e quella della dea
Pallade al dritto.
FONTI E BIBL.: G. Coggiola, La Zecca di Parma, in archivio Storico per le Provincie Parmensi
1897/1898, 17-20.
SCANAVINI GIOVAN BATTISTA
Parma 1718
Fu pittore in Parma nellanno 1718: Adi 3 luglio 1718. Il Tesoriere pagherà
al sig. Giovan Battista Scanavini di Parma lire quarantacinque per sua mercede dun
ritratto di S.A. S.ma da esso dipinto, da esporsi in detto Oratorio di S. Giuseppe in
Cortemaggiore.
FONTI E BIBL.: Parma nellarte 1
1980, 101.
SCANNATI ALESSANDRO
Parma 1595-Parma
10 luglio 1630
Frate cappuccino laico, vittima di carità verso gli appestati. Compì la
vestizione il 24 maggio 1614.
FONTI E BIBL.: Ann. Prov. I, 198; Bertani, Ann. III/III, 488, n. 183; Mussini,
Memorie storiche, II, 39-40; F. da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 403.
SCANNAVINO GIOVAN BATTISTA, vedi SCANAVINI GIOVAN BATTISTA
SCANO ADELAIDE, vedi NAGEL ADELAIDE
SCARABELLI ENRICO
Parma 13 agosto
1808 -Parma 6 gennaio 1893
Nato da nobile casato, poté, ancora giovanissimo, compiere le prime ricerche
storiche nellarchivio di famiglia. Sposò prima la contessa Camilla Zunti, poi in
seconde nozze la marchesa Douglas Scotti di Vigoleno. Ebbe così modo di studiare e
riordinare completamente i ricchi archivi di quelle due illustri famiglie, che ebbero
tanta parte nelle vicende storiche di Parma e di Piacenza. Entrato come impiegato
nellArchivio Notarile di Parma il 1 giugno 1841, poi nellArchivio dello Stato
il 2 giugno 1848, nelluno e nellaltro studiò e riordinò innumerevoli serie
di atti, traendone appunti preziosi, specialmente per la storia delle belle arti nelle
Province Parmensi. Chiamato infine il 18 ottobre 1876, con deliberazione unanime del
Consiglio Municipale di Parma, a dirigere il ricco e importantissimo Archivio del Comune,
si accinse con vigore a riordinare quelle svariatissime serie di carte, che raccolgono
gran parte dei documenti politici, amministrativi e giudiziari a partire dal secolo XII.
In quel lungo e faticoso lavoro poté trarre in luce documenti che si credevano per sempre
perduti: tra i quali è soprattutto degno di nota il codice statutario De officio Sindaci
generalis Civitatis, Communis et Populi Parmae, scritto splendidamente in un volume di
pergamena nel 1317 (codice importantissimo, che rimase sconosciuto al Ronchini, editore e
illustratore degli Statuti parmensi, e che dà un concetto esatto delle origini e
dellimportanza del nuovo magistrato del Sindaco, che, appunto sui primi del secolo
XIV, in molti comuni italiani si sovrappose allufficio del Podestà, con ampie
attribuzioni e autorità). Né, tra i molti documenti che lo scarabelli trasse di nuovo in luce, si debbono
dimenticare i Rotoli dei professori, le Matricole degli scolari e altri atti relativi alla
storia delluniversità di Parma. Ma lo
Scarabelli non si limitò a riordinare le carte che trovò nellarchivio del Comune. Egli, che da tanti anni
andava raccogliendo documenti sulla storia delle famiglie illustri di Parma, che aveva
coadiuvato il Litta nella pubblicazione delle genealogie dei Pallavicino, dei Rossi, dei
Sanvitale, dei Torelli e di molte altre famiglie, che aveva già preparato tutto il
materiale per pubblicare, in continuazione al Litta, le genealogie dei Terzi e degli
Scotti, donò al Comune e ordinò nellArchivio del Comune tutto il materiale
raccolto e vi aggiunse il proprio archivio domestico e quello importantissimo dei Zunti, a
lui pervenuto in eredità. Volle poi completare il lascito con molte centinaia di volumi
di manoscritti e di stampati relativi alla storia patria. Al Museo di Parma, pochi mesi
prima di morire, volle cedere la sua ricca biblioteca, formata di documenti trascritti da
originali inediti e in gran parte non conosciuti, di note raccolte dagli atti dei notai
dal secolo XIII sin oltre il secolo XVI, di disegni rilevati con mano sicura, con gusto
artistico e colla massima precisione da parecchi monumenti, poi in buona parte distrutti.
A questa raccolta, formata di molti mazzi e volumi di manoscritti, unì tutti i volumi
dellAffò, del Pezzana e degli altri scrittori di cose storiche parmensi e
piacentine e di tutti gli scrittori più insigni della storia artistica italiana,
arricchiti da lui stesso di note eruditissime, sia sui margini, sia in fogli intercalati,
sia in apposite appendici poste in calce a ogni volume. A completare questa biblioteca
veramente preziosa per la storia delle arti italiane, lo scarabelli aggiunse una raccolta speciale di oltre
mille e cinquecento guide di città e paesi dItalia, molte delle quali inedite e di
edizioni divenute rarissime, dei secoli XVI e XVII. Nel cedere al Museo Parmense questo
tesoro artistico, lo Scarabelli trattenne solo presso di sé dieci volumi di Memorie e
documenti per la Storia delle Belle Arti parmigiane, scritti tutti di suo pugno, e alcuni
grossi mazzi di appunti e documenti per una Guida artistica di Parma, intorno alla quale
lavorava da molti anni e di cui pubblicò a più riprese saggi interessantissimi in
diversi opuscoli: sul Santuario dei Valeri in Duomo (1840), sulle chiese e sui monasteri
di San Quintino (1846) e di SantAlessandro (1872) sul Collegio di S. Caterina e sul
Palazzo degli Scofoni. Trattenne presso di sé quei volumi e quei mazzi perché ogni
giorno, rovistando le carte dellarchivio del Comune, poteva scrivere in essi qualche
nuova pagina rendendo sempre più ricco e completo limmenso lavoro a cui dedicò
tutta la vita. Ma pochi giorni prima di morire lo Scarabelli mandò al Museo anche quegli
ultimi volumi. Lo Scarabelli fu uno dei dotti editori di quella grande raccolta di fonti
di storia patria che sono i Monumenta Historica ad Provincias Parmensem et placentinam pertinentia. Fu inoltre membro
attivo della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi.
FONTI E BIBL.: G. Mariotti, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1893,
VII-IX; G.Sitti, Archivio Comunale di Parma, in Archivio Storico per le province Parmensi 1914; T.Marcheselli, Strade di
Parma, III, 1990, 73.
SCARABELLI GIUSEPPE
Colorno 1733
Fu Commissario di Colorno nellanno 1733.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
SCARABELLI PAOLO
Parma 1605
Fu castellano dellisola di Ponza nellanno 1605.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
SCARABELLI ZUNTI ENRICO, vedi SCARABELLI ENRICO
SCARAMPI ELISABETTA, vedi MONTFRAULT ELISABETTA
SCARAMUZZA
Parma 1822
Corno da caccia del Reggimento
Maria Luigia, il 7 settembre 1822 chiese di essere nominato professore soprannumerario
della Ducale orchestra di Parma (Biblioteca
del conservatorio di Parma, Archivio della
Ducale orchestra).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.
SCARAMUZZA BRUNO
Pongennaro di
Soragna maggio/dicembre 1929-Soragna 25 aprile 1945
Fu ucciso, non ancora sedicenne, dai Tedeschi lultimo giorno di guerra del
secondo conflitto mondiale. Soragna era da alcuni giorni testimone del passaggio di truppe
germaniche in fuga, dirette verso il Po e la Lombardia. allalba del 25 aprile 1945, diversi
soldati entrarono in casa di Valentino Scaramuzza, nella campagna di Pongennaro. Chiesero
e ottennero da mangiare. In casa cera in quel momento anche il fratello più
giovane, lo Scaramuzza. Non fu mai chiarito quanto accadde di preciso in quella casa: sta
di fatto che i Tedeschi, prima di riprendere il loro cammino, pensarono di coprirsi le
spalle con un ostaggio. Lo scaramuzza
venne prelevato e portato via dai militari. Durante il passaggio in Soragna si udirono
colpi di arma da fuoco, sparati allindirizzo della colonna tedesca diretta verso
Busseto. Fu questo probabilmente a scatenare la rabbiosa reazione di vendetta verso lo scaramuzza che, nei pressi dello stradello del
caseificio Lazzari, venne ucciso. Lepisodio scosse il paese: ai funerali che si
svolsero nella chiesa parrocchiale parteciparono moltissimi abitanti. Sul luogo del
martirio dello scaramuzza venne eretto un
cippo a ricordo, ristrutturato nel 1985.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 24 aprile 1998, 21.
SCARAMUZZA CAMILLO
Parma 23 maggio
1842-Milano 1915
Tra i pochi paesaggisti parmensi del secondo ottocento
ricordati dalla critica coeva (De gubernatis,
Callari) figura lo Scaramuzza, nipote del più noto pittore di figura Francesco
Scaramuzza, dal quale fu probabilmente avviato allarte figurativa. Allievo
dellAccademia parmense fin dal 1857 presso la Scuola di paesaggio, frequentò successivamente i corsi di
Ornato elementare e superiore, conseguendo una menzione onorevole nel 1861 per il paesaggio di 2a classe (copia di un
dipinto) e aggiudicandosi nel 1862 la medaglia doro per il Paesaggio di 1a
classe (lavoro dal vero), a pari merito con Adelchi Venturini, per una veduta di borgo del
Naviglio. Espose nel 1863 a Parma per lIncoraggiamento Rive del Cinghio e Studio dal
vero sullEnza col castello di Montechiarugolo e alla mostra Industriale provinciale Veduta di Calestano. Tre anni dopo,
per la stessa mostra espose Alpi di succiso
viste da Vairo. Nel 1867 espose a Bologna Lo sbocco del torrente Enza nel Po, che gli
fruttò una menzione onorevole, mentre nel 1869 la Pinacoteca di Parma vinse unaltra
sua opera, Cortile di casa Villa a Parma. Espose regolarmente dal 1861 presso la Società
dincoraggiamento e in particolare alla
Mostra parmense di Belle Arti del 1870 presentò un nucleo assai consistente di dipinti,
lodati dai contemporanei per la buona disposizione dei colori e lesatta riproduzione
del vero, tra i quali Borgo del naviglio, in
tale circostanza pervenuto al Comune di Zibello, ove è conservato. In questa opera la sua
pittura, altre volte più tradizionale e talora ingenua, si accosta al tocco pastoso di
Luigi Marchesi in una delicata gradazione coloristica e vibrante luminosità. Due anni
dopo espose a Milano Il torrente Parma e nel 1879 a Parma Courmayeur vista dalle alpi, che venne sorteggiato a Quintilio Zoni. I
lavori dellottavo decennio del secolo denotano poi un contatto con la pittura
toscana di macchia (alla mostra del 1870 furono tra gli altri presenti G. Fattori e S.
Lega) nella pennellata veloce, nelle larghe campiture di colore e nei profili delle figure
nettamente definiti, come evidenziano i dipinti Circo in una piazza di paese del 1871,
posseduto dal Comune di Zibello, o Studio dal vero presso Fiorenzuola, del Comune di
Fidenza, datato 1879. Alla pittura di cavalletto, che dopo tale data non risulta peraltro
documentata, lo Scaramuzza alternò lattività di decoratore e, in epoca tarda,
quella di scenografo. Lavorò quale scenografo col Giacopelli per le scene
dellOtello del settembre 1887. Nella sua produzione di paesista si distinguono
diversi momenti e vari livelli qualitativi, pur in un iter di linguaggio conseguente.
Accanto a opere che non demeritano una collocazione ai vertici del paesismo parmense del
secondo Ottocento, come Il corso dei carri mascherati in via San Michele, ve ne sono altre
ancora legate a un tardo gusto romantico, come Vallata del Baganza (Parma, Cassa di
Risparmio), altre ancora, come Corso dacqua (1863, Parma, Istituto dArte Paolo
Toschi) e Il canale del naviglio allinterno di Parma (1870, Zibello, Palazzo
Comunale) che, per la poetica luminosità e i risultati cromatici richiamano una precisa
conoscenza fontanesiana. Tuttavia più caratteristica è la produzione posteriore al 1870,
già parzialmente anticipata da Case di Borgo delle Grazie (1864, Parma, Palazzo
Comunale), probabilmente influenzata, come accadde a Enrico Sartori, dal contatto con le
opere di Giovanni Fattori esposte nel 1870 a Parma. Avvicinano infatti lo Scaramuzza al
macchiaiolismo sia la pennellata che i netti contorni delle figure, con le larghe
campiture cromatiche di Il circo in una piazza di paese e di Studio dal vero presso
Fiorenzuola in cui la sciolta macchia dimpressione imparenta lo Scaramuzza a un
ambiente artistico estraneo a quello provinciale, informato delle acquisizione mature del
linguaggio toscano.
FONTI E BIBL.: G. Copertini, Pittura dellottocen-to, 1971, 125 e 128; A. De Gubernatis,
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latente, 1995, 91-92.
SCARAMUZZA FRANCESCO ANTONIO BONAVENTURA
Sissa 15 luglio
1803-Parma 20 ottobre 1886
Figlio di Nicolò e Marianna Benedetta Frondoni. Antonio Pasini e Giovanni Tebaldi
educarono allarte lo Scaramuzza, che vinse nel 1820 due concorsi accademici, uno per
il disegno a chiaroscuro con Un soldato Cimbro entrato nella stanza di Caio Mario per
ucciderlo, si ritira vinto dalla sua voce e laltro per il nudo. Sei anni più tardi
gli venne conferito il premio annuale di pittura per lAlessandro Farnese che uccide
il pascià alla battaglia di Lepanto (Parma, Galleria Nazionale), donde la permanenza di
studio a Roma da dove nel 1828 inviò come saggi una Madonna col bambino, copiata da un
particolare della Madonna di Foligno di Raffaello (ancora catalogata in Pinacoteca di
Parma nel 1896 dal Ricci, p. 21), e il tonante S. Giovanni Battista nel deserto (nella
Galleria Nazionale di Parma), nonché nel 1830 il Silvia ed Aminta. Nel 1829 lo Scaramuzza
si aggiudicò il premio triennale dellAccademia parmense col Dandolo alla presa di
Costantinopoli, che fu anche mostrato al pubblico nella Galleria Ducale. Ritornato a Parma
nellaprile del 1830, dopo sette mesi fu visibile, sempre in Galleria, un Miracolo di
S. Antonio da Padova, il quale dipinto è invece erroneamente datato dal Pariset al 1842.
A tale proposito è da notare che questo autore confonde molti altri dati cronologici
dello Scaramuzza, errori che sono ripresi da autori posteriori, come Copertini, Allegri
Tassoni, Bacchini, Capelli e DallOlio. La principessa Maria Antonietta di Borbone
allogò allo Scaramuzza la pala del S. Rocco che guarisce gli appestati, in sostituzione
di quella non gradita di Giovanni Tebaldi. Una piccola mostra personale fu organizzata
nellottobre del 1832 nella Galleria Ducale dove vennero esposte quattro sue nuove
opere: il S. Martino a cavallo per laltare maggiore della parrocchiale di Noceto (il
bozzetto si trova in canonica), la Visione di S. Ilario per lomonima parrocchiale di
SantIlario Baganza, una Sacra famiglia
e infine un Apollo, la cui minuta descrizione di un anonimo cronista sulla Gazzetta di
Parma diventa utilissima per identificarne il bozzetto col dipinto di collezione privata
parmense erroneamente pubblicato da Copertini-Allegri Tassoni (1971, figura a p. 22) col
nome di Giovan Battista Borghesi. Lanno seguente lo Scaramuzza eseguì lAmore
e Psiche della Galleria Nazionale di Parma, iniziando pure lo scomparto centrale nel
soffitto della grande sala di lettura nella Biblioteca Palatina di Parma, raffigurandovi
Prometeo che protetto da Minerva ruba una scintilla al sole, che terminò nel 1834. Sempre
in quellanno siglò e datò il S. Francesco Solano della chiesa di San Michele in
Parma. La Presentazione di Maria al tempio della chiesa del Quartiere di Parma fu invece
frutto di una commissione ducale nel 1835, una benevolenza della Sovrana che lanno
dopo in qualche modo lo Scaramuzza ricambiò dipingendo per lex ufficiale
napoleonico Varron un S. Napoleone Martire da porsi nelloratorio della Rocca di Sala
Baganza (in collezione privata genovese), la quale figura ha i tratti del volto di
Napoleone Bonaparte. Sempre nel 1836 il Principe di Metternich allogò allo Scaramuzza un
Davive che placa le ire di Saulle, che venne mostrato al pubblico nel 1837. La duchessa
Maria Luigia dAustria nel 1838 gli commissionò una Carità patria che venne poi
ereditata da Leopoldo dAustria, mentre contemporaneamente lo Scaramuzza espose nel
Palazzo del Giardino di Parma la Malinconia e una Scena del Conte Ugolino dalla Divina
Commedia. Questultimo quadro, secondo il Pariset, fu due anni prima esposto a
Milano. Nel 1839 lo Scaramuzza eseguì per la Duchessa Dare da bere agli assetati, che
venne ereditato da Leopoldo dAustria e presentato nella mostra parmense del 1840,
dove figurò pure la Carità di uno Scolaretto, sempre commissionato dalla Sovrana,
proveniente dallesposizione che se ne era fatta lanno prima nel palazzo di
Brera a Milano. Entrambi i dipinti furono riprodotti in litografia dal Vigotti nel 1842.
Del 1840 sono le Figure di Santi benedettini
dipinti nel chiostro di San Giovanni evangelista
in Parma e forse i due affreschi nella parrocchiale di Monticelli dOngina
raffiguranti Le virtù teologali e il Cristo nellorto degli ulivi (stando al
Gervasoni, mentre il Pariset data questi ultimi al 1856; il secondo autore sembra in
questo caso più attendibile, trovandosi una memoria per i due dipinti sul giornale
LAnnotatore del 27 novembre 1858 che appunto li illustra). Ancora nel 1841 Maria
Luigia dAustria gli retribuì le pitture nella volta del tempietto dedicato al
Petrarca a Selvapiana di Ciano e gli ordinò pure le prime scene dantesche da dipingersi
nella stanza del bibliotecario nella Biblioteca palatina
di Parma. La famosa decorazione fu compiuta dallo Scaramuzza a più riprese: nel 1842,
1843 e 1844, concludendola nel 1857. sempre
nel 1841 lo Scaramuzza presentò in mostra nel Palazzo del Giardino di Parma tre quadri:
La preghiera del mattino, Pregare Iddio per i vivi e per i morti e La Madonna col bambino e S. Giovanni Battista. Lanno
seguente si trovò a San Secondo per dipingere la villa del conte Caimi con Episodi della
vita di napoleone. Nel dicembre del 1844
terminò la volta nella sala delle medaglie del Museo dantichità di Parma e nel 1846 la tela con la
Vergine Assunta per la parrocchiale di cortemaggiore.
Nel medesimo anno lo Scaramuzza venne nominato maestro destetica e di composizione
nellAccademia di Belle Arti di Parma, nelle cui sale espose pure altri due pezzi
della serie le opere di misericordia (Visitare gli infermi e Consolare gli afflitti). Nel
1847 ricevette la cattedra di maestro di pittura. Terminò nel 1849 la tela del Baliatico
ordinatagli da Maria Luigia dAustria già nel 1842, ma terminata appunto dopo la
morte della mecenate (lopera venne acquisita dalla Galleria Ducale). Verso il 1853
lo Scaramuzza finì di dipingere una vasta tela rappresentante la Discesa al limbo,
iniziata tre anni prima (conservata nel castello di moncalieri).
Già professore di pittura, nel 1860 lo Scaramuzza fu posto a dirigere lAccademia,
ma si dimise nel 1877 dedicandosi così principalmente al sua grande progetto di
illustrare la Divina Commedia. Questa sua aspirazione risaliva al 1838, quando iniziò la
progettazione di molte scene con finissimi disegni a penna (anticipanti la tecnica
divisionista) che imitavano le incisioni. Infine nel 1876, dopo diciassette anni di
appassionato lavoro, espose finiti i 243 fogli realizzati. Lo Scaramuzza, costante e
instancabile disegnatore durante tutta la sua carriera, rivela soprattutto nellarte
grafica le sue doti eccezionali. Lasciò innumerevoli disegni di genere, spesso
caratterizzati da acute osservazioni e che vanno dalla scene elaborate allo studio nel
dettaglio di ciascun elemento delle proprie composizioni. Indagini puntigliose, eseguite a
penna e a matita, di piante e fiori, disegni di nudi dal vero, svariatissimi ritratti,
soprattutto di amici e di familiari, vari fogli che fanno supporre trattarsi di bozzetti
predisposti dallartista per il consueto giudizio preliminare da parte della
committenza. Intensa risulta pure la sua produzione disegnativa giovanile, improntata a un
depurato nitore formale. Alcuni taccuini, suoi precoci e inseparabili compagni di brevi
viaggi nella pianura padana, lo rivelano, attento al paesaggio e ai monumenti, già dotato
di una eccezionale omogeneità linguistica con la quale riesce a cogliere
lessenziale di quanto interessa il suo occhio curioso. Sono però il gigantesco
complesso dei duecentoquarantatré cartoni con le illustrazioni per la Divina Commedia che
proiettano lo Scaramuzza tra i maggiori disegnatori europei del suo tempo. Lartista
lavorò a questa sua impresa splendida e vigorosa dal 1859 al 1876. Ma i suoi esordi in
tema dantesco risultano assai precoci. Fin dal 1836, infatti, presentò La morte del Conte
Ugolino con figli e nipoti, che prelude agli encausti della Sala Dante nella Biblioteca
Palatina di Parma, condotti, tra svariate interruzioni dovute ai continui dubbiosi
ripensamenti, dal 1842 al 1857. Nello Scaramuzza cè sempre un profondo legame tra
la parola del testo e la figura. La rappresentazione visuale di ogni sua tavola è in
continuo scambio e potenziamento con lespressione di Dante, sempre in rivelatrice
interespressività. Lo Scaramuzza procede continuamente a tradurre il logos e lo spirito
del logos, che sempre dimostra di avere correttamente indagati e capiti, in immagini,
costantemente alla ricerca febbrile del legame tra testo e figura, addirittura tra colore
vocale e colore del segno grafico. Le sue tavole accompagnano dunque il testo dantesco
interpretandolo come una specie di fedelissima traduzione figurata. Tra le numerose
illustrazioni del mirabile viaggio dal buio della selva e della valle alla luce risolutiva
nel Paradiso dei tre cerchi, quelle dello Scaramuzza sembrano anche contribuire
allinterpretazione stessa dei testi, soprattutto per la comprensione di passi
particolarmente oscuri. Il rapporto dinamico testo-visualizzazione contiene poi una grande
ansia di comunicazione anche popolare, tesa ad allargare il messaggio dellopera
scritta al di fuori della cerchia degli intendenti. Non va dimenticato che lo Scaramuzza
fu altresì autore di una traduzione, impeccabile, in dialetto parmigiano del poema di
Dante, rimasta manoscritta nonostante il suo struggimento per farla stampare, che dimostra
il proposito di farlo conoscere al più largo pubblico possibile, ben al di là della
fascia aristocratica e letteraria. Lo Scaramuzza, di carattere estroso, coltivò anche
interessi stregoneschi e letterari. spiritista
convinto, affermò di essere come medium in comunicazione con gli spiriti dei trapassati
che gli trasmettevano i loro pensieri e perfino gli dettavano le loro composizioni
poetiche e letterarie doltretomba: lo spirito di Ludovico Ariosto un Poema sacro
(1873), composto di ben tremila ottave (lo scaramuzza
si spinse al punto di pubblicare lopera come postuma del poeta), lo spirito di Carlo
Goldoni La scostumata delusa e Il fastoso superbo e egoista. Inoltre prese attivamente
parte ai movimenti politici e rivoluzionari dellepoca. Il 20 marzo 1848 suonò a
stormo per unora e mezzo dalla torre del Duomo di Parma e ospitò in casa sua i
liberali più perseguitati. È del 1831, pochi giorni dopo lesecuzione di Ciro
Menotti, il suo dipinto Pregate per i vivi e per i morti, notevole in quanto prova la
temerarietà dello Scaramuzza: rappresenta una donna abbrunata che, dopo aver collocato
una corona di fiori e quercia su un cippo marmoreo, si prostra e abbraccia il piccolo
figlio. Sul nastro della corona è scritto Francesca Menotti. Fu il maestro di Ignazio
Affanni, Cecrope Barilli, Clementina Morgari Lomazzi, Giorgio Scherer e Cleofonte Preti.
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parmense dellOttocento, Parma, 1971, 42-48; G. Capelli, Francesco Scaramuzza, in
Gazzetta di Parma 26 aprile 1974; G. Capelli-E. dallOlio,
Francesco scaramuzza, Parma, Battei, 1974;
G. Capelli, In pericolo a Selvapiana i dipinti di Scaramuzza, in Gazzetta di Parma 14
ottobre 1974; T. Coghi Ruggero, scaramuzza
dantesco, in Gazzetta di Parma 20 ottobre 1986; A. Marasini, Il pittore Francesco
Scaramuzza è stato anche fervente patriota, in Gazzetta di Parma 21 ottobre 1986; Al Pont
ad Mez 2 1986, 42-47; G. Capelli, Sissa, 1996, 101-107; Grandi di Parma, 1991, 104; A.V.
Marchi, Figure del Ducato, 1991, 286; Aurea Parma 3 1993, 248-250; G. Capelli, in Gazzetta
di Parma 15 ottobre 1996, 5.
SCARAMUZZA SALVATORE
Sissa 1804 c.-
Figlio di Nicolò e di Marianna Benedetta Frondoni. Fu un valente incisore
calligrafo.
FONTI E BIBL.: Bacchini, Sissa, 1973, 71.
SCARATTI GIAMPAOLO
Parma 1710/1711
Gesuita. Fu Rettore del Collegio dei Nobili di Parma dal 14 settembre 1710 al 31
gennaio 1711.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 836.
SCARATTI GIAN PAOLO, vedi SCARATTI GIAMPAOLO
SCARONI CATERINA EMILIA, vedi SOLCI SCARPA CATERINA EMILIA
SCARPA ANDREA
Parma prima
metà del XVII secolo
Maestro muratore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
V, 321.
SCARPA CRISTOFORO
Vianino ante
1415- Treviso post 1441
Figlio di Enrico. Fu egregio ed eccellente gramatico (Affò). Ebbe corrispondenza
con Guarino Veronese, del quale si conservano alcune lettere del 1415 e 1418 indirizzate
allo Scarpa. Fu personaggio assai accreditato, lodato anche da Gasparino Barziza e da
Antonio Baratella, che in una sua lettera in versi lo definisce insignis Rhetor. Verso il
1415 lo Scarpa si trasferì a verona, e
quindi insegnò Belle Lettere in Venezia (1423). Nel 1425 passò a Padova come professore
di Retorica, ottenendo nel contempo la cittadinanza padovana. Morto nel 1430 Gasparino
Barziza, lo Scarpa fu proposto come sostituto per la cattedra di umane lettere
allUniversità di Padova, ma il Senato gli preferì Antonio Picino. Insegnò infine
a Treviso dal 1435 al 1441.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1789,
138-143; A. Pezzana, memorie degli scrittori
e letterati parmigiani, VI/2, 1827, 143-146; A.Segarizzi, Cristoforo de Scarpis, in Nuovo
Archivio Veneto 29 1915, 57 s.
SCARTOCCHINO, vedi LUCCHI FRANCESCO
SCARZARINO GUSTAVO, vedi PONTI CRISTOFORO
SCARZELLA FRANCESCO
Parma-post 1781
Allievo al Collegio dei Nobili di Parma, nel Carnevale del 1781 cantò nel dramma
pastorale La morte di Nice, rappresentato nel Teatro dellIstituto.
FONTI E BIBL.: Sartori; G.N.Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.
SCATOLA ASENZIO
Neviano degli
Arduini 4 settembre 1909-montereau Fault
Yonne 31 gennaio 1991
Nato da Attilio e Annunziata Mistrali. comunista,
espatriò in Francia il 21 aprile 1936. Il suo nome compare sul Bollettino delle ricerche.
Supplemento dei sovversivi. Da Bagnolet, nella regione parigina, dove risiedeva, passò in
Spagna nellaprile 1937, arruolandosi poi nella Brigata Garibaldi, 1° Battaglione, 1a
compagnia. Combatté sui fronti di
Huesca, Brunete e Farlete, raggiungendo il grado di Sergente. Nel settembre 1937 fu
Sottotenente nel 1° battaglione. Ferito in
combattimento a farlete, rientrò in
Francia. Allinizio della seconda guerra mondiale fu internato nel forte di
Tourelles, poi trasferito al campo di Aurigny fino alla Liberazione.
FONTI E BIBL.: L. Arbizzani, Antifascisti in Spagna, 1980, 133.
SCHENINI GIUSEPPE
Busseto 14
aprile 1780-
Figlio di Giovanni Battista. Nel 1810 fu chirurgo
al servizio dItalia nel 1° reggimento
e nel 1815 fu Chirurgo di Battaglione al servizio di Parma. Prese parte alle campagne
militari del 1813-1814 in Italia e del 1815 in Francia. Nel 1823 fu riconosciuto
appartenere alla società dei carbonari. Lanno seguente fu posto in ritiro. Durante
i moti del 1831 fu sottoposto a sorveglianza ma non partecipò alla rivolta trovandosi fin
da allora in Edolo, nel bergamasco, dove
sposò una Calvi.
FONTI E BIBL.: E. Loevison, Ufficiali, 1930, 34; O.Masnovo, Patrioti del 1831, in
Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 210.
SCHENONI ANGELO
Parma 1767/1799
Sacerdote. Fu Segretario della Biblioteca Palatina di Parma (dal 1767) e poi
direttore del Museo di Archeologia di Parma (1785-1799).
FONTI E BIBL.: L.Farinelli, Il carteggio Mazza, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1980, 208.
SCHENONI ANGELO
Parma 17 aprile
1858-1939
Figlio di Gaetano ed Ezilde Cornazzani. Fu generale
di Divisione, comandante la brigata Sicilia,
letterato e poeta.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1206.
SCHENONI IPPOLITO
Parma 1630/1632
Frate Servita, fu contralto alla chiesa della Steccata di Parma nellottobre
1630. La licenza da lui richiesta fu accettata il 13 febbraio 1632.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 90.
SCHERER EMILIO GIUSEPPE
Parma 16 maggio
1834-post 1874
Figlio di Giorgio e Caterina Paumer. Nel settembre del 1860 concorse presso
lAccademia di Belle Arti di parma al
premio di terza classe, con la copia di un disegno di figura intera, aggiudicandosi una
menzione onorevole. Nel luglio del 1862 ricevette un premio per la mezza figura grande al
naturale, a olio dal vero. Lanno seguente espose un chiaroscuro copiato da un
bassorilievo con la Vergine e il Bambino, partecipando anche al concorso accademico per il
disegno di nudo, per il quale ottenne una menzione onorevole. nel 1870 espose alla Galleria Nazionale Filippo
Lippi e Lucrezia Buti e La piccola nutrice, aiutando Alberto Rondani, del quale era stato
compagno di studi presso lAccademia, a tratteggiare gli appunti critici sulla
mostra, pubblicati quattro anni più tardi negli Scritti dArte. Fu stilisticamente
dipendente da Giorgio Scherer e da Ignazio Affanni, ma con accentuate intonazioni
sentimentali.
FONTI E BIBL.: ms. Atti della R. Accademia parmense, 1857-1863, 227, 326 e 380;
Gazzetta di Parma 11 luglio 1863, 615; Esposizione industriale provinciale, 1864, 92;
Catalogo delle opere esposte, 1870, 50-52; Giornale del primo Congresso, 1870, 284; A.
Rondani, 1874, 41; G. Copertini, La pittura parmense dell800, Milano, 1971, 150,
nota 92; G. Godi, Mecenatismo e collezionismo pubblico a Parma nella pittura
dell800, catalogo della mostra, Colorno, 1974, 104; Dizionario Bolaffi Pittori, X,
1975, 216-217.
SCHERER GIORGIO
Parma 6 marzo
1831-Parma 12 marzo 1896
Figlio di altro Giorgio e di Caterina Paumer. Fu allievo, assieme allAffanni
e a Cletofonte Preti, di Francesco Scaramuzza presso laccademia di Belle Arti di Parma. Da giovane venne
inviato e mantenuto dalla duchessa Luisa Maria di Borbone a Venezia, in compagnia di
Giuseppe Bissoli, con lincarico di copiare dei dipinti antichi da porsi sugli altari
laterali del restaurando oratorio di Santa Maria Annunciata a Colorno. Lo Scherer nel 1852
eseguì la copia dellAdorazione dei Magi di Paolo Veronese (fu esposta lanno
dopo nelle sale dellAccademia), ma non adattandosi la superficie del dipinto antico
a riprodursi esattamente in quella a sua disposizione, vi aggiunse in alto una Gloria
dangeli riproducendola da unopera di Alessandro Varotari detto il Padovanino.
Nel 1853 vinse il concorso accademico con lAbdolomiro salutato Re, esponendo anche
lanno seguente per la società
dIncoraggiamento lOfferta della polenta e un bel bozzetto. Partito per Roma,
lo Scherer vi risiedeva nel 1856, anno in cui inviò a Parma, come saggio di pensione,
lalcibiade e la copia da un tondo con
la Poesia affrescata nel soffitto di una stanza vaticana di Raffaello (nellIstituto
P. Toschi), la quale, dopo lesposizione del 1856, era visibile nel 1884 nella camera
di San Paolo, nonché il quadretto con lo Studio di pittore e di scultore. Ma nel 1857 fu
di ritorno in sede, esponendo a Piacenza e poi a Parma alcune opere per la Società
dIncoraggiamento: S. Giovanni dinanzi ad Erode, Lo studio di un pittore (sorteggiato
a Luigi Dosi), Visitare gli infermi (sorteggiato a Ferdinando Douglas-Scotti di Fombio) e
La fanciulletta estinta. Lanno dopo lo Scherer presenziò allesposizione
parmense con Insegnare agli ignoranti (sorteggiato a Deogratias Lasagna), Tobia curato
della vista, S. Gregorio che prega per le anime purganti, eseguito su commissione della
duchessa reggente Luisa Maria di Borbone (il quadro si conservava nella cappella del
Cimitero Comunale di Parma, da dove fu trafugato il 25 maggio 1974). Nel 1859 espose I
parmigiani che rientrano dopo aver distrutto Vittoria, nel 1860, sempre a Parma, i
Profughi dAquileja e un Ritratto e nel 1863 la Donna fiorentina, un Ritratto e un
Ritratto di puttina. Dal 1861 al 1864 lo Scherer insegnò figura e paesaggio nel Collegio
Militare di Parma, sempre partecipando alle mostre parmensi: nel 1863 con Visitare gli
infermi, che vinse una medaglia dargento, Insegnare agli ignoranti, La difesa di
Nizza, Un episodio dellassedio di Firenze, Gli ultimi momenti di Nicolò de Lapi
(vinto dal Ministero della Pubblica Istruzione che lo donò alla Galleria di Parma). Nel
1867 espose a Bologna Consolare gli afflitti e La prima medaglia e nel 1870 partecipò
alla prima mostra Nazionale parmense con un congruo numero di quadri: Una battaglia,
Tiziano ed Odoardo Farnese, Consolare gli afflitti e La mascherata. Nel 1882 partecipò a
quella fiorentina con Una lezione di pianoforte e linfausta notizia, le quale opere furono entrambe
ripresentate lanno seguente sempre a Firenze, mentre solo la seconda venne
riproposta nel 1887 allesposizione della Società dincoraggiamento, che la sorteggiò al comune di Golese, passando nel 1948 a quello di
Parma. Nel 1879 espose Il maestro del villaggio, che fu estratto al Ministero della
Pubblica istruzione, mentre nel 1880
partecipò con i quadraturisti Mazzari, Soncini e Robuschi (allievi del Magnani) al
rinnovamento decorativo dei locali del Caffè del Risorgimento. Nel 1884 espose a Torino
Il figlio del soldato e il Merciaio ambulante. Infine nel 1891 lo Scherer fu a Chiavari,
dove affrescò nella chiesa di Nostra Signora dellOrto, presenziando anche nel 1893
a una mostra locale con Saul e Consolare gli afflitti, che vinsero un primo premio. Ma fu
anche presente in quellanno a Parma, dove, alla mostra della Società
dIncoraggiamento tenuta nel Teatro Regio, espose il Correggio illustra alla badessa
Giovanna Piacenza gli affreschi della camera di S. Paolo (conservato presso la Cassa di
Risparmio di Parma). Come testimonia il Rondani (1874, pp. 448-453), lo Scherer mantenne
un incostante comportamento stilistico, dibattendosi alternativamente tra una
convenzionale pittura borghesemente stucchevole e uno stile più realistico, sia per la
tematica che per la tecnica in certi aspetti quasi impressionistica.
FONTI E BIBL.: G. Negri, 1852, 67; Gazzetta di Parma, supplemento, 7 gennaio 1853,
20 febbraio 1854, 165, 16 luglio 1856, 642, 18 agosto 2, 8 e 19 ottobre 1857, 737, 890,
909, 945; X, in lannotatore 1857, 131,
132, 143; Gazzetta di Parma 18 settembre 1858, 842; F.G., in Gazzetta di Parma 1858,
853-854; G. Panini, 1858, 885; Esposizione delle opere, 1858, 13; C.I., in
lAnnotatore 1859, 170; A. Billia, 1860, 1247; G. Carmignani, 1860-1861, 9; Gazzetta
di Parma 10 e 11 luglio 1863, 612, 615; Esposizione industriale provinciale, 1864, 92-93;
Atti della R. Emiliana Accademia, 1867, 29; Catalogo delle opere esposte, 1870, 43, 44,
49; A. Rabbeno, 1870, 43; L. Pigorini, 25 novembre 1879; L. Ameni, 24 ottobre 1880; L.
Pigorini, 1887, 22 e 54; Gazzetta di Parma 23 aprile e 17 giugno 1891; R. De Croddi, 1893,
371; A. De Gubernatis, 1906, 460; Inventario ms. Istitituto P. Toschi, v. I, n. 1648; A.
Corna, 1930, 495; A. Santangelo, 1934, 115; N. Pelicelli, in Thieme-Becker, 1936, v. XXX,
34; inventario ms. Galleria Nazionale, 1938,
259; A.M. Comanducci, 1945, v. II, 743; L. Gambara, 1966, 250; G. Copertini, 7 dicembre
1967, 6; G. Ponzi, 1973, II, 29; Gazzetta di Parma 27 maggio 1974, 4; G. Allegri Tassoni,
1974; E. Scarabelli Zunti, documenti e
memorie di Belle Arti parmigiane, ms. nella Biblioteca Palatina di Parma, 1851-1893, X,
136; De Gubernatis, Dizionario artisti italiani viventi, 1889; A.S. Trucchi, Guida di
Chiavari; N. Pelicelli, Guida di Parma, 1910; G. Godi, Soragna: larte dal XIV al XIX
secolo, 1975, 80-81; P. Martini, La scuola parmense di Belle Arti e gli artisti delle
province di Parma e di Piacenza dal 1777 alloggi, Parma, 1862, 37; P. Martini, La
Regia Accademia parmense di Belle Arti, Parma, 1873, 17; A. Rondani, Scritti darte,
Parma, 1874, 448-453; C. Ricci, Catalogo della Regia galleria di Parma, Parma, 1896, 6 e 172; A.
Pariset, Dizionario biografico dei Parmigiani illustri o benemeriti, Parma, 1905, 105-106;
G. Allegri Tassoni, mostra
dellAccademia Parmense, catalogo, Parma, 1952, 60-61; Mostra di pittori emiliani
dell800, catalogo, Bologna, 1955, 28; G. Copertini, Un grazioso dipinto di Giorgio
Scherer, in Parma per lArte 1959, 202; A. Ghidiglia Quintavalle, Doni ai musei e
gallerie dello Stato, in Bollettino dArte 1964, 425; G. Copertini, La pittura
parmense dell800, Milano, 1971, 64-66; G. Godi, Mecenatismo e collezionismo pubblico
a Parma nella pittura dell800, catalogo della mostra, Parma, 1974, 71-72; A.M.comanducci, Dizionario dei Pittori, 1974, 2971; S.
Pinto, romanticismo storico, catalogo della
mostra, Firenze, 1974, 375; G.L. Marini, in Dizionario Bolaffi pittori, X, 1975, 217-218.
SCHIAFFINATI GIAN GIACOMO, vedi SCHIAFFINATI GIOVANNI GIACOMO
SCHIAFFINATI GIOVANNI GIACOMO
Milano 10
settembre 1450-Roma 8 dicembre 1497
Figlio di Tonello, nobile milanese. Fu cameriere
di papa Sisto IV e Canonico della basilica
Vaticana. Il 30 dicembre 1482 fu eletto da Sisto IV vescovo di Parma. Ebbe due fratelli:
Gabriele, vescovo di Gap (Episcopus vapicen-sis),
che lo Schiaffinati costituì suo sindaco, procuratore e luogotenente, che risiedette nel
palazzo episcopale di Parma, e Andrea. Lo Schiaffinati si valse del fratello Gabriele
nellamministrazione spirituale e temporale della Chiesa di Parma. Il 15 novembre
1483 il Papa lo creò Cardinale del titolo di Santo Stefano in monte Celio, onde in
seguito volgarmente fu chiamato il cardinale Parmense. Il diario contenuto nella Vita di
Sisto V, scritto in latino da un canonico, descrive lo Schiaffinati come juvenis est
quidem bonae indolis, et morigeratus et formosus, ut videri potest, litteras autem non
habet. Lo stesso documento afferma che lo Schiaffinati fuit cubicularius Castellani Sancti
Angeli, quem quum Xystus vidisset, mox ad se advocavit illumque multis equidem
opulentissimis beneficiis insignitum, tandem ad cardinalatus
apicem contra aliorum, ut fertur, voluntatem assumpsit. Il 26 aprile 1483 lo Schiaffinati
emanò un decreto che dettava le regole per ottenere un sussidio caritativo. Nel 1487 lo
Schiaffinati fu a Roma, ove sottoscrisse una bolla di papa Innocenzo VIII e onorò colla
sua presenza le solenni esequie di Carlotta, regina di Cipro. Lo Schiaffinati decretò con
un pubblico Statuto, sottoscritto anche dal clero e dal Comune della città, che si
celebrasse con pia e devota pompa la festa dellImmacolata Concezione: Parma fu una
delle prime città che solennizzò questa ricorrenza. Il 4 maggio 1487 diede licenza a
tutti i confratelli della società della Beata Vergine del Carmine di eleggersi per
confessore qualunque sacerdote secolare o regolare e ingiunse lobbligo di accostarsi
alla propria parrocchia per ricevervi nella Pasqua i sacramenti della confessione e della
comunione. Lo Schiaffinati morì alletà di 47 anni e fu sepolto nella chiesa di
santagostino in Roma in un bellissimo
sepolcro di marmo, con la seguente iscrizione: Io: Jacobo Sclafenato mediolan. divi
Stephani in Coelio monte s. r. e. presbytero cardinali parmen. ob ingenium, fidem,
solertiam, ceterasque animi et corporis dotes a Sixto iiii. pont. max. inter pares relato
undecumque ornato queis perpetua modestia, incomparabilique integrtate gnariter annos
viiii. functo Philippus eq. ord. hierosol. fratri concordissimo nato iiii id. sept.
mccccli. mortuo vi idus decembr. miii. d. moerens b. m. posuit.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 236; G.M. Allodi, Serie cronologica dei
vescovi, I, 1856, 811-824; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 240.
SCHIANCHI ANGELA
Parma-2 maggio
1807
Pia donna, morta in concetto di santità.
FONTI E BIBL.: Angela Schianchi morta in concetto di santità nel 1807 e tumulata
nella parrocchiale della SS. Trinità in Parma, in Indicatore Ecclesiastico parmense 1906; Di Angela Schianchi morta in
concetto di santità il 2 maggio 1807, Parma, 1913; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974,
981.
SCHIANCHI GIUSEPPE
Vallerano di
Calestano 1888-Fornovo 30 agosto 1957
Sacerdote, esercitò il suo ministero a Sorbolo, a Berceto, a Viarolo, a
Castellonchio, a vigatto e infine a Mezzano
Rondani. Il vescovo colli nel 1944, quando
ancora infuriava la guerra, affidò allo Schianchi i chierici di teologia perché presso
di lui completassero la loro formazione. A fine anno dieci di questi teologi furono
ordinati preti proprio nella parrocchia dello Schianchi, Mezzano Rondani. Dedicò la sua
attenzione di studioso di storia e di arte locali soprattutto alla zona di Berceto,
illuminando in saggi e monografie figure e fatti della storia ecclesiastica
dellantico centro appenninico. Importanti sono stati specialmente gli studi
pubblicati sulla rivista milanese Arte cristiana
intorno al leggendario monastero di Tabertasco e sulle origini e lo sviluppo della chiesa
basilicale di Berceto, di cui lo schianchi,
che fu anche Canonico della Collegiata, per primo tentò razionalmente la storia nella sua
genesi religiosa e artistica.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2/3 1957, 187; Gazzetta di Parma 4 settembre 1991, 16.
SCHIANCHI GUALBERTO
Neviano degli
Arduini-Plezzo 23 ottobre 1915
Caporale di Reggimento Artiglieria da campagna,
fu decorato di medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione:
Quale capo-pezzo, dimostrò sotto il fuoco nemico rara fermezza danimo e,
mortalmente ferito, continuò ad impartire gli ordini ai serventi, finché gli vennero
meno le forze.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1916, Dispensa 70a, 3736; Decorati
al valore, 1964, 63.
SCHIANCHI PAOLO
Collecchio 21
agosto 1774-Parma 24 ottobre 1807
Capo di malviventi che operavano nei dintorni della città di Parma, fu catturato
in seguito a una serie di gravi reati, tra i quali una aggressione a mano armata commessa
il 14 dicembre 1805, a danno del quartiermastro del IV battaglione del Treno di Artiglieria, Simeonis,
e una aggressione, compiuta il 7 gennaio 1806, a danno del direttore delle Poste della
città di Parma, Urtin, e del corriere di Alessandria, Fotraud. Lo Schianchi operò con
due complici, anchessi catturati e assieme a lui condannati a morte dalla
commissione militare riunitasi in Parma il 27 gennaio 1806. La condanna fu eseguita il 24
ottobre 1807 nella Piazza della Ghiaja in Parma.
FONTI E BIBL.: U. Delsante, Dizionario dei collecchiesi,
in Gazzetta di Parma 14 marzo 1960, 3.
SCHIARETTI
GUIDO
Parma 13 gennaio
1906-Parma 8 marzo 1972
Allievo di Annibale Pizzarelli e Renzo Martini, pur non avendo ale spalle
approfonditi studi musicali, seppe farsi apprezzare come ottimo tenore utilité,
comprimario e in varie occasioni anche come protagonista.Dopo una lunga gavetta in teatri
di provincia, nellaprile 1945 ebbe la sua occasione, sostituendo il tenore Infantino
al Teatro Regio di Parma nellAmico Fritz.Lanno successivo fu lord Arturo nella
Lucia e nel 1947 cantò nuovamente lopera a Ovada con Carlo Bergonzi, allora
baritono.Fu in Francia (Lione e Tolosa) e in Portogallo cantò in Traviata, Barbiere di
Siviglia e Arlesiana.Fu anche negli stati
Uniti in una serie di spettacoli.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SCHIASSI ANTONIO
Parma 1849
Incisore in rame attivo nella prima metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
IX, 248.
SCHIAVELLI TIOLO, vedi CHIAVELLI TIOLO
SCHIAVI ANTONIO
Vigatto 28
agosto 1887-Parma 19 giugno 1951
Entrò giovanetto nel Seminario di Berceto, ove frequentò le scuole ginnasiali, e
poi passò nel Seminario di Parma per i corsi liceali e teologici. Venne ordinato
sacerdote il 14 maggio 1915 nella chiesa di San Tommaso dal vescovo Guido Maria Conforti.
Venne poi nominato vice-archivista e Protocollista della Curia vescovile e Rettore della
chiesa di San giovanni decollato, quindi
vice-cancelliere della Curia per cinque anni (1919-1924), dogmano della Collegiata del Battistero e
cappellano della chiesa di San Carlo. Fu inoltre confessore presso le maestre Luigine e
presso lorfanatrofio Vittorio
Emanuele, Cancelliere della Curia vescovile dal 1925 al 1931, Vicario generale della
Diocesi e arciprete della Basilica cattedrale
dal 9 giugno al 4 settembre 1931. Fu quindi nominato parroco della chiesa di San Tommaso
in Parma e Canonico onorario della basilica
Cattedrale il 5 settembre 1931. restaurò e
decorò la chiesa di San Tommaso, ornandola di un pregevole altare in marmo, su disegno di
don Alberto Tadè, e di vetrate istoriate. Fu anche insegnante di liturgia nel Seminario
maggiore, Promotore di giustizia, Promotore del vincolo e giudice del Tribunale
ecclesiastico regionale per le cause matrimoniali, membro del Consiglio amministrativo
diocesano, membro della commissione dei definitori per la Congregazione del clero,
Ispettore dellinsegnamento di religione nelle scuole primarie della città di Parma,
promotore della fede nei processi
informativi per le cause delle serve di Dio Lucrezia Zileri e Anna Maria Adorni e
Postulatore della causa di beatificazione di monsignor Agostino Chieppi. Fu un assiduo e
diligente studioso di storia locale e diocesana: pubblicò i due importanti volumi La
Diocesi di Parma, il primo nel 1925 e il secondo nel 1940, indispensabili per la
conoscenza della Diocesi e delle singole parrocchie e ricchi di documenti che orientano
gli studiosi sulle vicende della storia ecclesiastica della Diocesi parmense. Pubblicò
anche Il Pievato di Vigatto e i suoi arcipreti e Nel VII centenario del primo battesimo
amministrato nel Battistero monumentale di Parma (1916). Socio corrispondente della
Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi (1925), riordinò lArchivio
della Curia vescovile, facilitando agli studiosi le ricerche storiche.
FONTI E BIBL.: E. Guerra, in Parma per lArte 3 1951, 129; I. DallAglio,
Seminari di Parma, 1958, 208-209; T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 77.
SCHIAVI EUGENIO
-Collecchio
aprile 1905
Fu consigliere comunale di Collecchio dal 1888 e Sindaco dal 1892 al 23 maggio
1894, allorché rinunciò allincarico. Ritornò alle sue funzioni di semplice
consigliere e, in assenza del sindaco Lodovico Paveri Fontana, agì da presidente della
seduta. Il 23 febbraio 1899 fu di nuovo nominato Sindaco, dalla quale carica fu
dimissionario il 28 agosto 1900. Da allora rimase consigliere comunale fino alla morte.
FONTI E BIBL.: U.Delsante, Dizionario dei collecchiesi,
in Gazzetta di Parma 14 marzo 1960, 3.
SCHIAVI ORAZIO
San Secondo
Parmense-Woschilowa 19 gennaio 1942
Figlio di Albino. Camicia Nera della Legione Camicie Nere Tagliamento, 63°
Battaglione, fu decorato di medaglia dargento al valor militare, con la seguente
motivazione: Porta arma tiratore, durante un tentativo nemico di sorprendere e attaccare
un punto particolarmente delicato di un nostro caposaldo, interveniva prontamente aprendo
il fuoco sullavversario. Ferito rimaneva sul posto di combattimento continuando
nellazione fino a quando veniva colpito a morte.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1947, Dispensa 27a, 2712; Decorati
al valore, 1964, 116.
SCHIETI PAOLO
Parma 1548/1562
Sacerdote, fu cantore nella chiesa della steccata
in Parma dal 1548 al 1556. Passò, come consorziale, alla Cattedrale di Parma il 7
novembre 1558. Il 9 novembre 1562 venne sostituito (loco D. Do. Pauli de Schietis) da
Eustacchio Cernitori.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel sec. XVI, 20;
Benefitiorum et beneficiatorum Elenchus, 493
(Archivio di Stato in Parma); N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 16.
SCHINON, vedi FORNIA ALFIO
SCHIROLI RICCARDO
Parma
1917-Krasno Orecowo 13 febbraio 1942
Figlio di Arnaldo. Sottotenente del 121° Reggimento Artiglieria, fu decorato di
medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Giunto da pochi
giorni in zona doperazioni e destinato ad un gruppo dartiglieria in qualità
di ufficiale osservatore, rinunciava alla licenza di sei mesi spettantegli quale iscritto
alla facoltà di veterinaria e chiedeva di essere subito adibito ad un osservatorio
avanzato dartiglieria. Durante questo servizio ed allo scopo di individuare meglio
le posizioni avversarie, esprimeva insistentemente il desiderio di spingersi oltre le
prime linee. Si univa pertanto spontaneamente ad una pattuglia di fanti con la quale, dopo
essere penetrato profondamente in territorio nemico, a missione ultimata e sulla via del
ritorno, veniva attaccato da preponderanti forze avversarie che gli precludevano ogni via
di scampo. Impegnatosi audacemente in cruenta impari lotta, cadeva colpito mortalmente.
Bellesempio di volontarismo e sprezzo del pericolo.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1949, Dispensa 7a, 1254; Decorati al
valore, 1964, 98.
SCHIVAZAPPA ENRICO
Parma 27 agosto
1846-Parma 14 settembre 1890
Figlio di un addetto al servizio della Corte ducale,
da giovane fu garzone prestinaio e nei ritagli di tempo studiò indefessamente. emigrato nel Parà (Brasile), giunse a occupare
una posizione eminente nel commercio. Fu viceconsole
italiano per molti anni e meritò linsegna di Cavaliere della Corona dItalia. rimpatriò nel 1888, portando con sé dal Brasile
molti oggetti darte, che donò a vari musei dItalia. Anche nel Museo
dantichità di Parma vi è una sala contenente unimportante collezione
etnografica, dovuta appunto allo Schivazappa.
FONTI E BIBL.: A. Pariset, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1905, 106-107.
SCHIZZATI
A.B.
Noceto 1811
Fu Protomedico in Noceto e poeta dialettale. La sua Filastroca pr Carlotta Levacher
al giorn dSan Carl Borromè lan 1811 è conservata nel ms. parmense 1308
(carte di Giuseppe De Lama) della Biblioteca Palatina di Parma.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 839.
SCHIZZATI ANDREA
Parma 1773 c. -
Figlio del conte Francesco. Fu autorevole Consigliere di Stato.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 200.
SCHIZZATI ANTONIO
Parma 16 aprile
1790-Parma maggio 1876
Figlio di Francesco e di Gaetana Dodi. canonico,
fu Decano del Capitolo della Basilica cattedrale
di Parma, della quale dignità sostenne con fermezza i diritti e le prerogative.
Nellufficio di fabbriciere, ne curò con intelligenza e solerzia gli interessi
dellamministrazione. In età avanzata lo Schizzati fu afflitto da cecità.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 28.
SCHIZZATI FILIPPO
Parma 1725/1758
Figlio di Giovanni Antonio e di Lelia Silva. Ottenne nel 1725 una patente ducale di
familiarità. Dal 1733 al 1753 fu successivamente Podestà di Cortemaggiore,
CastellArquato, Busseto e Borgo San Donnino. Nel 1758 ebbe lonore della toga e
fu nominato Pretore di Castel San Giovanni. Sposò in seconde nozze Margherita Torricella
di Cortemaggiore.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 200.
SCHIZZATI FILIPPO
Parma 25
febbraio 1784-Parma 28 luglio 1877
Figlio del conte Francesco e della nobile piacentina Gaetana Dodi. Fu avvocato.
Intelletto acuto e geniale, particolarmente versato negli studi del diritto, della storia
e delle lettere, lasciò una buona traduzione de Le Stagioni di Giacomo Thompson (Parma,
Stamperia Ducale, 1818), al quale volume il poeta Angelo Mazza, che allo Schizzati aveva
dato in sposa la figlia Drusilla, aggiunse la versione dellInno al Creatore.
Pubblicò anche un quadro storico sulla Fondazione di Parma, mentre rimase inedita la sua
opera Cenni sui Borboni di Parma. Ma dove lo Schizzati si mise maggiormente in evidenza fu
nelle sentenze, che redasse a migliaia, in tutti i gradi delle giurisdizioni, civile,
penale e amministrativa. Nel 1831 ebbe il delicato incarico di istruire il processo ai
moti carbonari scoppiati nel febbraio di quellanno: in quelloccasione venne
apprezzato per la moderazione che lo contraddistinse. Già consigliere del tribunale di
revisione di Parma, nella prima legislatura (1848) venne eletto deputato della stessa
città al Parlamento subalpino. Di idee
liberali, al ritorno dei Borbone poté comunque restare a Parma, insegnando giurisprudenza
nellUniversità. Nel 1850, in una causa molto importante, che, con le licenze ai
coloni, implicava molteplici e gravi interessi, egli non esitò ad andare contro il volere
espresso da Carlo di Borbone. Dalla magistratura del Ducato passò in quella del Regno
dItalia: fu presidente della Corte di cassazione
di Milano, nonché consigliere e vicepresidente del Consiglio di Stato. Nel testamento,
fatto a novantanni, lasciò scritto che i funerali si celebrassero nelle ore più
solitarie ed oscure, senza seguito alcuno al di fuori del servitore, vietò iscrizioni e
necrologie e raccomandò ai medici di ben assicurarsi che egli fosse morto davvero.
FONTI E BIBL.: T.Sarti, Rappresentanti legislature Regno, 1880, 764; G.B. Janelli,
Dizionario biografico dei Parmigiani, 1884, 65; T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e
Italiano, due volumi, Roma, 1896 e 1898; A. Malatesta, Ministri, 1941, 120-121; Aurea
Parma 1 1949, 24; A. Boni, Documenti parmigiani, 1998, 147.
SCHIZZATI FRANCESCO
Parma 1747-Parma
24 agosto 1820
Figlio di Filippo e di Margherita Torricella. Lo Schizzati discese da un ceppo
patrizio, che a Parma aveva già dato studiosi, funzionari, prelati e magistrati. Egli
stesso fu, poco più che quarantenne, Auditore civile nel Tribunale di Parma e professore
di diritto criminale presso lAteneo parmense. Nel 1788 fu travolto nel provvedimento
di defenestrazione dellintero Tribunale, reo di aver giudicato in una controversia
privata contro il volere del duca Ferdinando di Borbone. Lo Schizzati fu poi reintegrato
nella sua funzione giudiziaria e già nel 1793 fu elevato al grado di Governatore di
Parma. In tale carica porse alla duchessa Maria Amalia le sue condoglianze e quelle della
città, a seguito della tragica fine della sorella Maria Antonietta. Nel 1791 fu
Consigliere di giustizia nel Supremo Consiglio di Piacenza. nellestate del 1799, al fermo e impavido
contegno dello Schizzati, rimasto quale unica autorità nella città sguarnita di
qualsiasi difesa e ribollente dei fermenti che il vento di Francia aveva portato, Parma
dovette la sua salvezza da molto maggiori sconvolgimenti, e vide le requisizioni, che i
Francesi avevano richiesto, ridursi a proporzioni notevolmente minori. Fu una vittoria del
buon diritto, della quale lopera del Cavagnari offre adeguata documentazione. Ormai
collaudato e pronto a sostituire il Ventura, fisicamente stanco e probabilmente più
ancora timoroso delle imminenti gravissime responsabilità, lo Schizzati assunse (intera,
non limitata al Dispaccio di Stato) la funzione di primo Ministro. Nellestate del
1800 la vittoria di Marengo eliminò lAustria da ogni sfera dinfluenza sul
medio corso del Po e aprì le province emiliane al sogno napoleonico di un comodo e sicuro
allacciamento del porto di La Spezia alla Cisalpina, attraverso il facile valico della
Cisa. Napoleone Bonaparte scrisse al Duca una lettera, nella quale contrastano il proemio
severo e la lusinghevole chiusa. Si lagna il primo console di una connivenza della Corte
ducale con la rivolta armata dei montanari del Piacentino contro le truppe francesi,
esprimendo propositi di severa rappresaglia, poi promette addirittura al Duca un
ingrandimento dei suoi domini. La risposta del Duca, minutata tutta dallo Schizzati, è un
capolavoro di finezza diplomatica e al tempo stesso un deciso rifiuto delle allettanti
promesse. E i due trattati di Lunéville e di Aranjuez, a cavallo tra linverno e la
primavera del 1801, sono il documento dellinsuccesso delle blandizie. Mentre col
primo di essi si mette fuori causa lImpero Austriaco, unica possibile difesa del
minacciato Ducato, con laltro, stracciando con balda noncuranza ogni buona norma di
diritto, si dà voce allassente e inconsapevole Duca di Parma per fargli dichiarare
che gli rinuncia por se y sus herederos perpetuamente el Ducado de Parma con todas sus
dependencias en favor de la Repubblica francesa (il Re di Spagna si fece garante di tale
rinuncia). Ma nel più di un anno e mezzo che seguì alliniquo trattato, la
resistenza ducale, tanto più ferma quanto meno spettacolare e violenta, tenne in rispetto
lo stesso Napoleone Bonaparte. Accanto a quella resistenza passiva, un lavorìo incessante
e discreto si sforzò di paralizzare la sentenza di morte del Ducato parmense e magna pars
ne fu, insieme al fido amico Giuseppe Nicola Azara, ministro del Re di Spagna, lo
Schizzati. Questa attività diplomatica era già a buon punto, quando, improvvisamente, il
Duca si spense. Ufficialmente si parlò di colèra sporadico, ma è lecito dubitarne di
fronte allalone di mistero che circondò le successive indagini e che il Lecomte
così descrive: Avant que les chirurgiens procédassent à lautopsie, il fut enjoint
à toutes les personnes présentes, et sous peine dêtre sur-le-champ disgraciées
par la Régence, de rien révéler de ce qui pourrait être découvert par
louverture du cadavre de Don Ferdinand. Con la morte del Duca lostacolo
allavverarsi del sogno napoleonico svanì e il tricolore dellanchessa
agonizzante Repubblica di Francia poté sostituire la bandiera borbonica. Parma fu
costituita in Dipartimento del Taro. Lo Schizzati fu reggente del Ducato, alla morte di
Ferdinando di Borbone, insieme con Maria Amalia e Cesare Ventura.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1820, 281; G.B.Janelli, Dizionario biografico dei
Parmigiani, 1877, 407-408; V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 200;
Bocconi, Lultimo ministro di Don Ferdinando, in Archivio Storico per le Province parmensi 1952, 55-62; L. Farinelli, Il carteggio
Zani, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1986, 373.
SCHIZZATI GIOVANNI ANTONIO
Piacentino ante
1704-Parma 1736
Figlio di Paolo. Con Patente dell11 febbraio 1704, dal duca di Parma
Francesco Maria Farnese fu creato nobile coi discendenti dambo i sessi. Fu uditore
criminale in Parma, consigliere della Dettatura di Parma nel 1716, Capo-giudice e
Presidente ducale nel 1721 e Progovernatore di Parma nel 1732. Sposò Lelia Silva.
FONTI E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 200.
SCHIZZI PAINO
Cremona-post
1377
Fu Canonico della Cattedrale di Cremona. Governò come Prevosto mitrato la Chiesa
di Borgo San Donnino per oltre trentanni (1345-1377), distinguendosi per prudenza,
dottrina e carità.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 28.
SCHIZZI PAXINO, vedi SCHIZZI PAINO
SCHMID JOHANN LUDWING PHILIPP
Parma 1849/1850
Fu Cavaliere di gran croce dellOrdine costantiniano,
Commendatore dellOrdine di San Lodovico e Cavaliere del Regio Ordine dellaquila Rossa. Di origine tedesca, passò a Parma
coi secondi duchi di Borbone. Fu creato da Carlo di Borbone, con privilegio dell8
maggio 1850 per diritto concesso dallo statuto dellOrdine di San Lodovico, nobile
coi discendenti dambo i sessi.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 202.
SCHMIT ANTONIO
Parma 1850/1860
Dottore in medicina, fu Consigliere aulico e Commendatore dellOrdine di San
Lodovico (titolo che concedeva per statuto la nobiltà). Fu riconosciuto nobile assieme ai
suoi discendenti dambo i sessi da Carlo di Borbone duca di Parma, con Decreto del 7
marzo 1850. Lo Schmit fu col medesimo decreto autorizzato ad aggiungere al proprio il
cognome Tavera.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 202.
SCHMIT TAVERA ANTONIO, vedi SCHMIT ANTONIO
SCHON PIETRO
Parma seconda
metà del XIX secolo
Incisore in rame attivo nella seconda metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, X,
137
SCHREIBER BRUNO
Trieste
settembre/dicembre 1904-Parma 31 agosto 1992
Si laureò con lode nel 1927 con una tesi in Scienze naturali allUniversità
di Padova. Lavorò presso lUniversità di Milano dal 1930 al 1952, eccettuato il
periodo bellico: il 5 settembre 1938 fu infatti dimesso dalla carica di aiuto di ruolo
alla libera docenza e venne licenziato dallinsegnamento accademico in seguito
allentrata in vigore delle leggi razziali emanate dal governo fascista. Da questa
data al 1943 lo Schreiber continuò a insegnare presso la scuola della comunità ebraica
di milano. Pochi giorni dopo l8
settembre 1943, lo Schreiber riuscì a evitare linternamento nei lager nazisti
riparando in Svizzera. Dopo essersi spostato per vari campi di raccolta profughi, riprese
a esercitare la professione di docente: fu infatti insegnante in un campo liceale per
studenti italiani. Il governo dellItalia liberata lo considerò uno dei principali
punti di riferimento perché i giovani italiani espatriati nella Comunità elvetica
proseguissero gli studi. A guerra finita, nel 1945, lo Schreiber fu reintegrato nella
carica di aiuto di ruolo nella libera docenza nellUniversità di Milano, dove rimase
per sei anni. Nel 1951 vinse il concorso per la cattedra di zoologia della facoltà di
Scienze naturali dellUniversità di Parma. Da allora non cambiò più la sede
universitaria e Parma divenne la sua città adottiva. Nel 1954 gli venne affidato anche
lincarico dellinsegnamento della biologia e della zoologia generale presso la
facoltà di Medicina. Mantenne queste cattedre fino alla prima metà degli anni Settanta.
Lo Schreiber fu Preside di Scienze naturali dal 1960 al 1975, portando a cento (dai dieci
iniziali) il numero degli scienziati occupati nella facoltà. In quel periodo promosse lo
studio della genetica, chiamando a Parma Luigi Cavalli Sforza, Giovanni Magni e Franco
Conterio. Fu infatti tra i primi a comprendere (nonostante non corrispondesse alla sua
specializzazione) limportanza di questa scienza. Nella sua lunga carriera lo
Schreiber fu autore di più di 130 lavori scientifici pubblicati in atti di congressi e da
riviste internazionali. Gli studi che gli valsero i maggiori riconoscimenti sono relativi
alle capacità di orientamento dei piccioni viaggiatori e alla radioecologia del plancton
marino. Il suo insegnamento formò scienziati quali Danilo Mainardi, Antonio Moroni ed
Elsa Massera. Lo Schreiber fu sepolto presso il reparto israelitico del cimitero di
Musocco a Milano.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1 settembre 1992, 8.
SCHREIBER CORRADO
1894-Monte San
Michele 26 settembre 1915
Figlio di Ettore. Ancora studente, fu sottotenente
di Complemento del 112° Reggimento Fanteria. Fu decorato di medaglia dargento al
valor militare. Morì in combattimento, colpito in pieno da una granata nemica.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 3, 4, 12 e 13 ottobre 1913, 8 giugno 1916 e 20
maggio 1917; Aurea Parma luglio-dicembre 1915; G.Sitti, Caduti e decorati, 1919, 227.
SCHREIBER GIUSEPPE
Parma 1800-post
1825
Dopo aver studiato quattro anni con Pasquale Cavallero e aver suonato in teatro e
in funzioni religiose, nel 1825 chiese di concorrere al posto di secondo flauto nella
Ducale orchestra di Parma, vincendo il posto
(Biblioteca del Conservatorio di Parma, Archivio della ducale Orchestra).
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro,
Dizionario.Addenda, 1999.
SCHWING KARL
Laur 4 gennaio
1780-Parma 10 giugno 1851
Entrato
nelle milizie austriache (Corpo dei Cacciatori Tirolesi) nel 1799, passò quindi in
Italia, dove nel 1824 fu nominato Capitano. Come tale, nel 1832 fu al servizio di Maria
Luigia dAustria quale Comandante del Corpo dei Dragoni Ducali (Gendarmeria). Giunse
al grado di Colonnello e fu creato nobile, cavaliere
dellOrdine Pontificio di Gregorio magno
nel 1838 e Cavaliere e quindi commendatore
dellOrdine Costantiniano di San Giorgio. Nel 1846 ottenne di essere messo a riposo.
Dopo la Morte di Maria Luigia fu nominato Maggiore Generale e Governatore della Cittadella
di Parma. Lo Schwing riportò nelladempimento della carriera militare ben cinque
ferite. Parlava e scriveva correttamente tre lingue: tedesco, italiano e francese. Sposò
Anna Vinter. Si distinse anche durante lepidemia di colera del 1836.
FONTI E BIBL.:
Gazzetta di Parma 1838, 41, e 1851, 585; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei
Parmigiani, 1877, 408-410; M. De Grazia, Lettera di Carlo III, in Archivio Storico per le
Province parmensi, 1969, 256.
SCIOPERATO, vedi GIANFATTORI FERDINANDO CARLO
SCIPIONE FERDINANDO
Parma 1831
Impiegato nellOrdine Costantiniano, prese parte ai moti del 1831. La polizia
ne redasse la seguente scheda segnaletica: Membro del consesso civico. Liberale sciocco e
poco onesto. Dalla Direzione Generale di Polizia viene indicato come cooperatore allo
scoppio ed alla propagazione della rivolta. Figurò nellelenco degli inquisiti di
Stato con requisitoria.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 206.
SCIPIONE GIANN'AGOSTINO
Borgo San
Donnino XVI secolo
Scrisse un poema in rima in onore di San donnino
Martire, citato dal Brioschi e dal fagiuoli
nella Vita che pubblicarono di detto santo lanno 1578, affermando che tale poema si
conservava in Borgo San Donnino nellarchivio privato della famiglia Pinchelini.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III,
1827, 656.
SCIPIONI FERDINANDO, vedi SCIPIONE FERDINANDO
SCIRULLI GIOVANNI BATTISTA, vedi SERULLO GIOVANNI BATTISTA
SCOCCIABUSA GABRIELE
Busseto
1533/1546
Figlio di Andrea. Fu il primo notaio e Priore del Collegio dei Notai di Busseto,
fondato nel 1533. Apprese lAstronomia da Gian francesco
Tuzzi. Di questi studi, rimane un foglio volante impresso in due colonne e contornato,
avente questa intitolazione: Conjunctiones, oppositiones cum Quartis suis Luminarium anni
1546 per D. Gabrielem Scozzabusum Notarium Bussetanum in ipso Busseto diligentissime
calculatae (Parmae, per Franciscum de Prato). È verosimile che lo Scocciabusa ne
publicasse altri per gli anni precedenti o posteriori. compilò con Lorenzo Berretti, altro notaio
bussetano, le Costituzioni di quel Collegio, che si trovano stampate dietro lo Statuto
Pallavicino.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III,
1827, 652-653.
SCOCIABUSA GABRIELE, vedi SCOCCIABUSA GABRIELE
SCODEGGIA PAOLO
Parma 1899/1918
Fu un pioniere dellaviazione parmigiana. Fu decorato di Croce di guerra al
valore.
FONTI E BIBL.: M. Cobianchi, Pionieri dellaviazione, 1943.
SCOFFONI CATERINA, vedi GAMBARA CATERINA
SCOFFONI LUCREZIA
Parma-1729
Marchesa. Fu vicepriora della Compagnia del SantAngelo Custode di Parma.
Sposò un conte Terzi di Sissa.
FONTI E BIBL.: G. Negri, Compagnia S. Angelo Custode, 1853, 51.
SCOFFONI MARC'ANTONIO
Parma 1632
Nellanno 1632 fu insignito della Croce dellordine Militare dei Cavalieri di Santo Stefano.
FONTI E BIBL.: l.Araldi,
LItalia nobile, 1722.
SCOFFONI TIBERIO
-Parma fine del
XVI secolo
Fu Canonico della Cattedrale di Parma. Dottore in ambo le leggi, attese più alle
opere pie che alla professione. Secondo il Pico, non ebbe pari per bontà ed integrità di
vita nel Capitolo dei Canonici né in tutto il Clero di Parma. Morì più pieno di gloria
che di anni verso la fine del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 48.
SCOLA ROCCO
-Parma 20
dicembre 1672
Frate servita, fu ammesso come musico nella Cappella della Steccata e in quella
della Corte ducale di Parma il 18 aprile 1663.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 134.
SCOLARI ALBERTINA
San Michelino di
Tiorre 17 settembre 1857-Parma 2 febbraio 1898
Studiò canto alla Regia Scuola di musica di Parma dal 1876 al 1879. Debuttò
(mezzo soprano) con successo al Teatro Regio di Parma nel Carnevale 1878-1879 nella
Dinorah e vi tornò la stagione successiva in Roberto il diavolo e nel Niccolò de
Lapi. Fu poi colpita da una grave malattia, per cui, quando risalì sulle scene, preferì
dedicarsi al teatro leggero. In queste vesti, nel 1881-1882 fu a Genova al Teatro Andrea
Doria nella compagnia di opere comiche Bruto Bocci che presentò un cartellone con Il
campanello dello speziale di Donizetti, Orfeo allinferno e La bella Elena di
Offenbach, Boccaccio di Suppé e Madama Angot di lecocq.
Continuò con queste compagnie con successo. Lultima notizia pubblica che si ha
della Scolari risale allaprile 1894: fu nella compagnia di operette fioravanti al Teatro Reinach di Parma. In
cartellone, anche quella volta vi furono operette, di Suppé, Planquette e Lecocq. La
stagione suscitò scarso interesse e causa la mancanza di pubblico la compagnia abbandonò
la piazza.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 181-182; Dacci; Ferrari;
Frassoni; Cronologia del Teatro Regio di Parma; G.N.Vetro, Voci del Ducato, in Gazzetta di
Parma 27 febbraio 1983, 3.
SCOLARI MORELLO
Parma 1439
Fu Commissario ducale di Parma nellanno 1439.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Consoli, Governatori e Podestà, 1935, 61.
SCOPESI DELLA CAVANNA BARTOLOMEO
Compiano
1486/XVI secolo
Figlio di Giovanni. Dopo aver conseguito grandissimi onori per i suoi meriti
scientifici e letterari presso il principe Fregoso, doge di Genova, ottenne anche dal Re
di Francia lonorevolissima carica di suo intimo Segretario.
FONTI E BIBL.: A. Emmanueli, Lalta valle del Taro, 1886, 132.
SCORTA, vedi DELLA PORTA GAMERIO
SCORTICATI ETERIO
San Secondo 1824
c.-Castelfidardo 18 settembre 1860
Fu educato alle discipline liberali: studiò matematica e vi si laureò in Parma
nel 1846. In seguito si arruolò nelle truppe parmensi, divenendo presto ufficiale. Dal
Governo fu mandato a Insbruck a studiare per lArma del Genio. Vi rimase due anni.
Durante i moti del 1848 lo Scorticati fu messo al comando del Genio. Seguì poi il
generale dei Bersaglieri alessandro
Lamarmora, che lo prese come suo aiutante.
Morì in battaglia. Gli venne decretata la medaglia dargento al valor militare per
aver condotto con ammirabile assennatezza e sangue freddo la sua Compagnia, dove più
terribile era il fuoco, animando i suoi soldati collesempio.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 410.
SCORZA CESARE
Collecchiello XI
secolo
Abitante a Collecchiello, ai primi dellXI secolo divenne usufruttuario
dellOratorio della Madonna degli Angeli in Collecchio, insieme con i due figli
Giuseppe e don Paolo.
FONTI E BIBL.: U.Delsante, Dizionario dei collecchiesi,
in Gazzetta di Parma 14 marzo 1960, 3.
SCOTO DA PARMA, vedi SCOTTI
SCOTTI
Parma 1579/1580
Ingegnere. Lavorò in Polonia, dove nel 1579-1580 eresse la fortezza di Grodno per
ordine di re Stefano Bàthory. Secondo lo storico polacco Martin Cromer (De origine et
rebus gestis Polonorum), si rese particolarmente famoso il 27 giugno 1580 quando, senza
servirsi dacqua e senza verunaltro mezzo manuale, spense lincendio
suscitatosi nella città di grodno presso il
castello dove sorggiornava il re Stefano Batory.
FONTI E BIBL.: S. Ciampi, Artisti in Polonia, 1830, 93; S. Ciampi, Bibliografia
critica delle antiche reciproche corrispondenze dellItalia colla Polonia, vol. 2,
Firenze, 1839, 253; F. Daugnon, Gli italiani in Polonia, 1905, II, 270-271; T. Jankowski,
Smierc Batorego w Grodnie, 1930; L.A. Maggiorotti, dizionario architetti e ingegneri, 1934, 135; R.
Lewanski, Polacchi a Parma, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1986, 380.
SCOTTI ARTURO
San Lazzaro
Parmense 31 luglio 1879-Parma 17 aprile 1963
Laureatosi in legge, entrò nello studio dellavvocato Paolo Mussini, al quale
successe, non tardando a raggiungere e a consolidare una notevole fortuna professionale:
per cinquantacinque anni fu avvocato civilista. Consigliere del Comitato di sconto della
Banca dItalia e legale per oltre un quarantennio della Banca Commerciale Italiana,
fece parte per qualche anno del Consiglio nazionale superiore del commercio. Nel secondo
dopoguerra, dopo qualche anno di attività ridotta, si ritirò dalla professione attiva,
dedicandosi ai suoi studi prediletti: problemi di arte e di toponomastica, ricordi
farnesiani, napoleonici e risorgimentali, che lo appassionarono alla raccolta di preziosi
cimeli, di stampe, di libri e di scritti rari. Fu anche sobrio e arguto scrittore
dialettale. Nellelezioni amministrative del 1951 venne eletto consigliere comunale
per il partito liberale. Fu Presidente del Rotary Club di Parma. Sulla Gazzetta di Parma
tenne la popolare rubrica A Vajòn, ricca di note sui problemi della città. Con Francesco
Squarcia fu condirettore della rivista culturale Aurea Parma per una dozzina di anni.
Lasciò una ricca biblioteca, con unedizione delle leggi dellImpero francese e
altre raccolte di leggi dal 1805 al 1861.
FONTI E BIBL.: J. Bocchialini, Dialetto vivo, 1944, 127; A. Credali, in Archivio
Storico per le Province Parmensi, 1964, 29; T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990,
81-82; Gazzetta di Parma 10 maggio 1993, 5.
SCOTTI BERNARDO VIZIO
Parma 1233/1243
Nellanno 1233 istituì un nuovo Ordine di frati, detti di Martorano. Fra
Salimbene scrive: Fr. Bernardus Vicius fuit de Scottis et fecit ordinem fratrum de Martorano. Tunc Bernardus
Vicius cum quibusdam aliis Religionem de Martorano inchoavit. questi religiosi canonici regolari furono soggetti
alla regola di santagostino. Abitarono in Capo di Ponte, presso il
luogo detto di Santa Maria nuova. Lo Scotti fu eletto Vescovo di Parma dal Capitolo poco
dopo il 15 ottobre 1243, ma subito dopo papa Innocenzo IV lo sospese
dallamministrazione spirituale e temporale della Chiesa di Parma, commettendola
invece a Tancredi Pallavicino, abate del Monastero di San Giovanni evangelista perché è sospetto a noi e ai nostri
fratelli, come dilapidatore, e perché cè dato sapere che è cagione di imminenti
discordie. Perciò fino a che le cose non siano chiarite ci siamo determinati di
sospenderlo e ad interdirlo dallamministrazione, a cui però verrà assegnata una
congrua provvigione per le sue necessità. Lo Scotti, semplicemente eletto, fu tuttavia
messo in possesso del Vescovado dal legato Gregorio di montelongo. Nei giorni seguenti un decreto del
Comune di Parma ordinò al podestà di obbligarsi con giuramento a non costringere mai
alla restituzione chiunque avesse avuto dallo Scotti prestito di denaro o avesse in potere
beni e robe spettanti al Vescovado, liberando anzi chi fosse tenuto per cauzione a un
qualunque vincolo. Contemporaneamente il Pontefice fu informato che lo Scotti,
contrariamente ai suoi ordini, aveva osato ingerirsi con la forza
nellamministrazione della diocesi.
Innocenzo IV, dopo aver annullato il 21 novembre 1243 il decreto comunale, scrisse il 1°
dicembre dello stesso anno al prevosto e al Capitolo di Parma dichiarando non canonica la
scelta dello Scotti per avere il legato pontificio fatto trascorrere i termini della
facoltà accordatagli. Annullò quindi lelezione dello Scotti e ordinò che, se
entro quindici giorni dopo la ricezione della lettera, non fossero venuti
allelezione, labate di Polirone avrebbe scelto una persona degna e confermata
in sua vece. Il Capitolo ubbidì prontamente, eleggendo Alberto Sanvitale.
FONTI E BIBL.: N. Pelicelli, Vescovi della Chiesa parmense, 1936, 215-216; A.
Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 238.
SCOTTI COSTANZA, vedi SCOTTI di MONTALBO COSTANZA
SCOTTI GIUSEPPE
Parma 1698/XVIII
secolo
In età giovanile scrisse unopera intitolata Filosofia numerale ove si
lusinga il genio di Pitagora intorno la Virtù, bellezza e forza de numeri et
luso di essi nel secondo elementare, e celeste. Compositio mei Josephi Scotti. F.
anno 1698 (Biblioteca Palatina di Parma, ms. in folio di f. 234, la tavola del quale è
autografa e il resto di mano di un suo discepolo, a cui lo Scotti aveva insegnato
laritmetica). Tra alcune note che lo Scotti scrisse in fronte a questo libro ve
nè una che dice che il conte alessandro
Sanvitale, suo parziale, voleva farlo stampare a proprie spese. Lo Scotti visse lungamente
anche nel secolo successivo.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III,
1827, 923.
SCOTTI LUIGI
-Parma 1672
Conte, fu Capitano di cavalleria nelle guerre condotte da Odoardo Farnese:
combatté a lungo in Piemonte. Successivamente venne nominato Generale di artiglieria
(1661).
FONTI E BIBL.: L. Balduzzi, I Douglas e gli Scotti Douglas, Pisa, 1883; L. Mensi,
Dizionario biografico piacentino, Piacenza, 1899; C. Argegni, Condottieri, 1937, 227.
SCOTTI LUIGI
Fontanellato o
Piacenza-Fontanellato 1933
Fu pioniere in Italia nella ricerca e nello sfruttamento dei giacimenti di
idrocarburi. Maestro elementare, lo Scotti sentì come pochi del suo tempo tutto il
fascino della ricerca petrolifera, di cui seppe inoltre presagire lincalcolabile
importanza futura. Fondò e diresse per venti anni la Società Petrolifera Italiana.
Durante la prima guerra mondiale ideò il deposito di benzina del Bersanello di Fornovo e,
dopo Caporetto, fornì allesercito italiano in ritirata 9000 tonnellate di
carburante. Pubblicò varie monografie, la più parte di argomento paleontologico. È
attribuita allo Scotti la scoperta del solco primigenio o augurale delle abitazioni dei
terremaricoli o antichi italici (esiste un suo studio sullargomento). Lasciato
linsegnamento e messo insieme un modesto capitale, aggredì letteralmente le colline
fornovesi (Vallezza-Monterotondo), perforandole incessantemente, ma con alterna fortuna,
così da avere spesso bisogno di mezzi finanziari per non dover lasciare il lavoro.
Soprattutto, perché lattività fosse produttiva e di rischio contenuto, occorrevano
macchine di perforazione e strutture collaterali di grande efficienza, assai costose e di
fabbricazione americana. Un problema difficile, quello economico, per risolvere il quale
lo Scotti si rivolse alla Casa reale. E Margherita di Savoja, la regina madre, giunse a
Neviano Rossi, nella zona dei pozzi, tra il tripudio della gente incolonnata lungo il
percorso prestabilito e grandi festeggiamenti. Il camminamento tra il fondo della miniera
e il pozzo da inaugurare, che si trovava non lontano dalla chiesa parrocchiale, quasi in
vetta alla collina, fu coperto da un tappeto rosso. Lo Scotti attese il momento opportuno
per fare sgorgare il petrolio, fingendo il ritrovamento al pozzo n. 20, con luscita
verso lalto di un potente getto del minerale in modo da farne ricadere sugli astanti
a rendere più credibile lavvenimento. la
finzione, essendosi presto risaputa, non piacque alle autorità e ai personaggi romani. Il
sospetto o forse la certezza avuti dallalta finanza e dalla stessa casa Savoja che i
loro investimenti, ottenuti con linganno, non avrebbero mai prodotto degli utili,
determinarono misure drastiche nei confronti dello Scotti: il suo allontanamento dalla
Società e la perdita del capitale investito. attorno
al 1925 il potente finanziere Angelo pogliani
lo liquidò senza esitazione e senza alcuna possibilità di ritorno: nei confronti di una
società, la Petroli Taro (con sede in fornovo),
creduta concorrente, lo Scotti aveva intavolato trattative con proposte di acquisto,
proposte che poi furono accettate e sottoscritte dalle parti, ma senza lesplicito
consenso del nuovo gruppo finanziario della Società Petrolifera Italiana. proprio mentre queste trattative erano in corso
di perfezionamento, assunse la gestione della Società Petrolifera Italiana il gruppo finanziario Pogliani, il quale non
riconobbe mai lacquisizione della Petroli, considerandola anzi un affare personale
dello Scotti. Le conseguenze per lo Scotti furono amarissime: oltre a subire un
inevitabile dissesto economico, fu costretto allabbandono del posto ricoperto fin a
quel momento nella società e a ritirarsi a vita privata.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 139; L.Merusi, Fornovo di
Taro, 1993, 128-130.
SCOTTI ODOARDO, vedi SCOTTI di MONTALBO ODOARDO
SCOTTI ODOARDO MARIA
Parma 1677/1739
Nel 1739 fu eletto Presidente della congregazione
Benedettino-Casinense.
FONTI E BIBL.: M.Armellini, Bibliotheca benedictino
casinensis, 1732.
SCOTTI PAOLO
Parma 1563-Parma
20 gennaio 1639
Alunno del Cenobio, fu, a partire dal 1584, Abate di Cassino e di San Paolo in
Roma. Fu inoltre Lettore a Cassino e a Parma, dove fece costruire un magnifico coro
quando, dal 1623 al 1627, fu Abate del Monastero di San giovanni Evangelista una prima volta. Fu
nuovamente Abate del Monastero di San giovanni
dal 1634 al 1639. Morì alletà di 76 anni.
FONTI E BIBL.: M. Zappata, Corollarium abbatum,
in Archivio Storico per le Province parmensi
1980, 112-113.
SCOTTI PAOLO, vedi anche SCOTTI FUSI PAOLO
SCOTTI PIETRO
Parma ante
1815-post 1858
Si incontra la prima volta nel 1815 nella stagione di Fiera al Teatro Comunale di
Reggio Emilia, dove danzò nel ballo Gunderberga.Nel Carnevale 1816-1817 fu il primo
ballerino al Teatro Regio di Torino sia in balli eroici che mitologici.Nel Carnevale
successivo fu primo ballerino al Teatro La Fenice di Venezia, ritornando nella Fiera del
1818 a Reggio Emilia.Nel Carnevale 1818-1819 lo si trova ancora al Teatro Regio di Torino
e al Teatro Ducale di Parma nel Carnevale 1822-1823 e in quello dellanno dopo: per
loccasione gli venne dedicata unode a stampa (Biblioteca Palatina di Parma,
Fogli volanti, A. 28).Mentre nella stagione di Fiera del 1824 fu al Teatro Comunale di
Reggio Emilia, nella primavera 1825 il Teatro Ducale di Parma lo onorò di una beneficiata
il30 maggio e gli venne donata unaltra ode a stampa (Biblioteca Palatina di Parma,
Fogli volanti, A. 83).In questo teatro si esibì come coreografo e ballerino nel Carnevale
1827-1828. Con linaugurazione del Nuovo Teatro Ducale, fu numinato sottoispettore al
Teatro, mentre esercitava la professione di maestro di ballo.In questa attività fece
delle buone allieve: nel maggio 1846 si esibirono al Teatro Ducale le giovanissime
parmigiane Regina Ghizani e Severina Casanova, che si trovano anche successivamente in
diversi spettacoli di beneficenza in danze dello Scotti.Nel 1849, ritiratosi Senesio Del
Bono, si propose per la nomina al posto di ispettore di palcoscenico, che gli venne
conferito. Nel 1853 gli fu dato lincarico di sostitutire Pietro Martini quale
direttore amministrativo degli spettacoli in caso di sua assenza.Nel 1854 presentò le
dimissioni dagli incarichi ricoperti, che però non furono accettate.Il 1° luglio 1858
chiese un permesso per recarsi in Svizzera e da questo momento cessano le sue notizie.Il
decreto del 7 ottobre 1858 nominò ispettore effettivo del Teatro Reale Antonio
Superchi.NellArchivio Storico Comunale di Parma si trovano dal 1830 al 1858 i
registri dei rapporti sullandamento del Teatro compilati dallo Scotti.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 182.
SCOTTI RANUCCIO, vedi SCOTTI DOUGLAS RANUZIO
SCOTTI TOMMASO
-Parma 17 agosto
1871
Nel 1866 abbandonò la famiglia per combattere agli ordini del generale Giuseppe garibaldi.
FONTI E BIBL.: Il Presente 17 agosto 1871, n. 229; G. Sitti, Il Risorgimento
italiano, 1915, 420.
SCOTTI DA MONTALBO, vedi SCOTTI DI MONTALBO
SCOTTI DI MONTALBO COSTANZA
Parma 1736-31
dicembre 1794
Appartenne alla famiglia marchionale piacentina. Sposò il conte Alessandro
Sanvitale di Parma. Fu Dama di palazzo alla Corte di Parma e Vice Priora della Compagnia
del santangelo Custode. Fu scrittrice reputata, elegante e
piacevole conversatrice e appassionata studiosa in ogni tempo della sua vita. Nel 1791 si
pubblicarono coi tipi bodoniani alcune massime e consigli diretti alla figlia Luigia, in
procinto di sposarsi, col titolo di Ricordi di una madre ad una figlia che si colloca in
matrimonio. Tale lavoro venne ristampato nel 1795. Della Scotti di Montalbo si hanno pure
alle stampe varie novelle.
FONTI E BIBL.: P.L. Ferri, Biblioteca femminile italiana, Padova, 1842; G. Negri,
Compagnia S. Angelo Custode, 1853, 61; L. Mensi, Dizionario biografico piacentino,
Piacenza, 1899; M. Bandini, Poetesse, 1942, 243 e 244.
SCOTTI DI MONTALBO ODOARDO
ante 1607-Parma
1667
Marchese, fu Generale di artiglieria del duca Odoardo Farnese. Partecipò alla
guerra di castro e fu poi Maggiordomo ducale
e comandante del castello di Parma.
FONTI E BIBL.: C. Poggiali, Memorie storiche di piacenza, t. XI, Piacenza, 1737; C. Argegni, condot-tieri, 1937, 228.
SCOTTI DOUGLAS RANUZIO
Parma 19 luglio
1597-Piacenza 10 maggio 1661
Appartenne a una tra le più antiche famiglie patrizie piacentine, il cui ceppo
originario, risalente alla metà del Medioevo, si suddivise nei tre rami principali di
Vigoleno, Sarmato e Fombio. Lo Scotti Douglas nacque dal conte di sarmato Orazio e dalla nobildonna lucrezia Alciati, nota per la santità della vita,
un compendio della quale venne dato alle stampe nel 1670 da Orazio Smeraldi. Fu il
primogenito di sei fratelli, tre maschi e tre femmine. Dei primi, Odoardo emerse nelle
armi e nella politica, mentre Filippo, dopo essere stato cavaliere di Malta, si fece
cappuccino e morì in ufficio di definitore e guardiano del convento di Ferrara. Il padre,
generale di artiglieria, valoroso guerriero e abile diplomatico, fu nominato marchese di
Montalbo da Ranuccio Farnese per i servizi resi al duca, presso il quale si trovava a Parma
allorché nacque lo Scotti douglas, che lo
stesso duca volle tenere a battesimo il 27
luglio 1597 nella chiesa di Santa cecilia,
imponendogli il proprio nome. Lo Scotti Douglas coltivò le lettere. Si dette in seguito
alla studio delle leggi e fu giureconsulto. Abbracciato lo stato ecclesiastico, iniziò
una rapida e brillante carriera. Ottenuta la fiducia del pontefice Urbano VIII, questi lo
nominò referendario delluna e dellaltra segnatura, affidandogli in seguito il governo di
alcune città della Chiesa. Ricopriva lincarico di governatore di Spoleto e non
aveva che trentanni di età allorché lo stesso pontefice, il 22 marzo 1627, lo elevò alla
dignità di vescovo di Borgo San Donnino. Il
18 aprile di quellanno lo Scotti Douglas fu consacrato a Roma dal cardinale Tadia,
dopo aver preso sei giorni prima possesso della diocesi
a mezzo del suo procuratore Antonio Maria Loffio. Entrò a Borgo San Donnino in incognito
nella notte del 28 maggio successivo e il 30 fece il solenne ingresso in Cattedrale per le
cerimonie di rito. La sua permanenza in diocesi
fu breve e saltuaria. Per sua stessa ammissione non aveva genio per la cura delle anime e
aspirò a ricoprire altri uffici. Nondimento, nei due anni effettivi che resse la cattedra
borghigiana, compì la sacra visita pastorale, che iniziò il 25 agosto 1627, e fondò in
Cattedrale i canonicati di San Clemente, di SantAlessandro, di Santa margherita e di SantOdoardo.
Liniziativa fu suggerita allo Scotti Douglas dalla necessità di accrescere il
decoro del Capitolo in relazione alla maggiore dignità della Cattedrale, da pochi anni
eretta in sede vescovile. Valendosi delle buone relazioni della sua famiglia con la casa
ducale di Parma, convinse la duchessa Margherita aldobrandini,
vedova del duca Ranuccio farnese, ad
assegnare allarcidiaconato, allarcipretura e ai predetti quattro canonicati
una pingue dote prebendale. Il 23 settembre 1628 fu steso il relativo rogito dal
cancelliere e notaio della Camera ducale Alessandro Magri e lo Scotti Douglas provvide ad
assegnare i titoli ai canonici. Il 22 maggio 1630, dopo essere stato annoverato tra i
vescovi assistenti al soglio pontificio (22 aprile 1630), fu elevato alla carica di nunzio
apostolico in Svizzera. Egli, senza per questo rinunciare al mandato episcopale, raggiunse
a Lucerna la nuova residenza. Ricoprì tale ufficio per nove anni, sino al 3 maggio 1639.
Di quel periodo è la sua opera Helvetia profana et sacra, che tratta dei luoghi, delle
origini, delle qualità del popolo svizzero, dei costumi civili e militari, con cenni sui
singoli cantoni e sullo stato dei Grigioni e dei Vallesani, nonché dei vescovadi, delle
abbazie, della vita e della condizione religiosa in cui versavano i cantoni di fronte alla
chiesa cattolica e alle varie correnti dei novatori. Enrico Grassi rileva come la
nunziatura svizzera avesse rappresentato un novennio di agitazioni religiose e politiche,
tra un popolo fiero e rude, il quale, senza fare guerre proprie, combatteva nelle guerre
degli altri ed era diviso tra cattolici e protestanti in fazioni e partiti che lottavano
tra loro con furore. ricorda inoltre come lo
Scotti Douglas volesse generosamente lasciare di sé a Lucerna ricordi di arte e di fede
degni di rilievo: così egli donò alla Repubblica elvetica uno dei 67 dipinti di Gaspare
Meglinger che riproducono la danza dei morti nel Ponte dei Mulini. Il quadro presenta in
primo piano Matteo Visconti nellatto di consegnare lo scettro ad Alberto Scotti. Il visconti è sorretto da uno scheletro e un altro
scheletro sta al fianco dello Scotti. Intorno sintravvedono personaggi in piedi e a
cavallo e, bene in evidenza, stemmi e stendardi dei due casati. La scena, suggerita dallo
Scotti Douglas al pittore tedesco, si riferisce a un episodio storico. Alberto Scotti,
capostipite della famiglia, fu valoroso condottiero e signore per molti anni di Piacenza. Amico dapprima
e nemico poi dei Visconti, nel 1302 mosse guerra a Matteo Visconti. Senonché, mentre i
due eserciti erano schierati luno contro laltro nei pressi di Lodi, Matteo
Visconti ebbe notizia di una rivolta scoppiata a Milano contro il proprio figlio Galeazzo.
Si accostò allora al condottiero piacentino e gli consegnò con la mazza del comando il
dominio del milanese. Il giorno seguente
Alberto Scotti entrò vittorioso nella capitale lombarda. Il dipinto, di forma
triangolare, reca al vertice la scritta: S. Fulcus Ep. Placentiae et Papie 1225 e alla
base la seguente altra leggenda: Odoardus Scotus Placentino Marchio Montalbi cum fratre
Legato et toto domo Scota Reipublicae Luc. si hoc mortuali tipo animum spondet immortalem.
Anno 1632. Altro insigne ricordo lo Scotti Douglas lasciò nella chiesa matrice di San
Leodègario, fatta ricostruire dal Senato sulle basi dellantico tempio distrutto da
violento incendio nel giorno di Pasqua dellanno 1633. Lo Scotti Douglas donò al
sacro edificio laltare maggiore, dettando due lapidi a ricordo
dellavvenimento: Io volli pur far palese non solo a quei di Lucerna, ma a
posteri e stranieri (lasciò scritto nella citata sua opera Helvetia profana et sacra)
lobbligo mio verso Dio, Sua Santità ed il Signor Cardinale Barberino miei
benefattori, segnando i marmi dellaltare maggiore, da me rifabbricati, con queste
note di gratitudine. Il 7 settembre 1639 lo Scotti Douglas fu trasferito in qualità di
nunzio apostolico straordinario a Parigi, dove entrò in consuetudine amichevole con il
cardinale Richelieu ed ebbe con lui frequenti rapporti dufficio. Rientrato in Italia
dopo due anni di permanenza nella capitale francese, venne nominato governatore delle
Marche, carica alla quale, stante la guerra intrapresa dai principi collegati contro il
Papa, si aggiunse quella di soprintendente generale delle armi pontificie nella stessa
provincia. Il 6 agosto 1643 gli fu conferita la dignità patriarcale della Basilica
Vaticana e, conclusa il 30 marzo 1644 la pace tra Urbano VIII e Odoardo farnese duca di Parma per la vertenza di Castro,
si attendeva che lo Scotti Douglas, per i servizi resi alla chiesa, fosse eletto cardinale. racconta a questo proposito il Grassi che, essendo
vacanti otto posti nel Sacro Collegio, il cardinale Antonio Barberini sollecitò il pontefice a provvedere alla nomina di
altrettanti porporati. Ma il Papa vi si oppose e dilazionò il provvedimento fintanto che
il 19 luglio 1644 venne a morte. A parer nostro fu un modo di togliersi dimbarazzo
circa il conferimento della porpora a mons. Scotti per i legami esistenti fra la sua
famiglia ed i Farnese, che nella guerra di Castro combatterono contro la Santa Sede (grassi). Il nuovo pontefice Innocenzo X volle dare
un attestato della stima da lui nutrita per lo Scotti Douglas nominandolo il 20 dicembre
1653 maggiordomo dei Sacri Palazzi, incarico che gli fu poi confermato da papa Alessandro
VII. Per meglio dedicarsi al nuovo ufficio, lo Scotti Douglas rinunciò (1650) al vescovado di Borgo San Donnino. Nel 1655 fondò
una cappellania nella basilica della Santa Casa di Loreto, dotandola di 1470 scudi romani,
con lonere delle messa quotidiana e lasciandone il diritto di giuspatronato ai
propri eredi. Il 19 maggio 1657 volle fare testamento, affidando le sue ultime volontà al
notaio romano giacomo Simonetti. Sentendosi
vecchio e stanco, rinunciò agli onerosi incarichi per ritirarsi a Piacenza a trascorrere
serenamente quanto ancora gli rimaneva da vivere. Allorché quattro anni dopo morì, volle
essere sepolto nella chiesa dei Cappuccini in un tumulo recante questa breve iscrizione da
lui stesso in precedenza dettata: Hic jacet pulvis, cinis, nihil. successivamente il nipote Francesco, canonico
della basilica patriarcale di San Pietro in Roma, fece murare la seguente altra lapide a
caratteri doro, sormontata dallo stemma scottesco, che iniziava con quelle parole e
seguitava toccando i punti salienti della vita dello Scotti Douglas: hic jacet pulvis
cinis nihil id tantum inscribi voluit suo sepulcro Ranutius Scottius mar. Horatii f. ex
mar. mon. alb. ep. burg. s. Don.
ex modestia et virtute virtutes abierunt in coelum una cum anima et vivent in memoria
posteritatis quas in Rom. cur. muner. probavit per annos xxxiv nuntius ab Urbano viii ad
Helvetios cum potestate de latere legati mox ad Lud. xiii Galliae reg. iii et tot. prov.
Picenaepraefectus et armorum generalis gubernatur temporibus difficillimis annos iii sub
Innocentio x et Alexandro vi supremae pontificiae domus magister quidem mortis nactus in
patria post tot labores anno aetatis s.lxiv - h. s. mdclx - x mai comes franciscus Maria Scotus basilicae vat. princep.
apostolor. can. et Alex vii cubicularius honorarius patruo beneficentissimo gr. an. mem.
p. La lapide spiccava sul muro di destra, entrando nella chiesa dalla porte principale, ma
nel 1938, durante i lavori di restauro al tempio, essa fu rimossa e non più ricollocata
in loco.
FONTI E BIBL.: E.
Grassi, Monsignor Ranuzio Scotti-Douglas Vescovo Fidentino e Nunzio Apostolico. Cenni
biografici, Editrice La Giovane Montagna, Parma, 1940; L. Mensi, Dizionario biografico dei
Piacentini, 1899, 411; Aurea Parma 4 1941, 144-152; D. Soresina, Enciclopedia diocesana
fidentina, 1961, 140-144; P.Blet, Correspondance du Nonce en France Ranuccio Scotti
(1639-1641), Roma, Parigi, 1964.
SCOTTI DOUGLAS SOFIA, vedi LANDI SOFIA
SCOTTI FUSI PAOLO
Parma 1632/1637
Nel 1632 e 1637 fu eletto Presidente della congregazione
Benedettino-Casinense.
FONTI E BIBL.: M.Armellini, Bibliotheca benedectino
casinensi, 1782.
SCOVENNA FABIO
Salsomaggiore
Terme 1969-1983
Lasciò
diverse poesie (una parte di esse apparve postuma, col titolo La poetica di Fabio, 1983),
un romanzo, dei diari e alcune lettere. Morì suicida. In sua memoria nel 1986 fu creato a
Parma da Ulisse Adorni (in collaborazione con Romano Costa, Paolo Lagazzi, Bruno Rivalta e
altri) un premio per poesie scritte da ragazzi di età compresa tra gli undici e i
diciotto anni. Supportato da una giuria prestigiosa (ne fecero parte, tra gli altri,
Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Luciano Erba, Giacinto Spagnoletti, Maria Luisa
Spaziani, Giuseppe Conte, Roberto Sanesi, Giancarlo Pontiggia e Paolo Bertolani), il
premio visse fino al 1992.
FONTI E BIBL.:
Enciclopedia di Parma, 1998, 619.
SCRIBANI GIUSEPPE
Bardi 6 aprile
1787-Piacenza 20 aprile 1866
Allievo
alberoniano, dottore in teologia e utroque jure, fu Prevosto della collegiata di santulderico
in Piacenza. Lasciò, a beneficio dei poveri della sua borgata natale, una proprietà in
Travazzano del valore di venticinquemila lire. Col suo lascito fu poi eretta lOpera
Pia Scribani (regio decreto dell11 luglio 1867).
FONTI E BIBL.:
L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 414; E. De Giovanni, Un benefattore
dei poveri di Bardi, in Bollettino Storico piacentino
1955, 21 e seg.; L. Rebecchi, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 247.
SCRIVANI
Parma 1831
Durante i moti del 1831, il giorno 5 marzo volle obbligare il conte Dal Verme, a
servizio del Re di Sardegna, a mettere la coccarda tricolore. Fu sottoposto ai precetti di
visita e sorveglianza. È forse la stessa persona che Adolfo dEscrivan.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 205.
SCUDELLARI, vedi SCUTELLARI
SCUDELLARI DIANI GUIDO ASCANIO, vedi SCUTELLARI AJANI GUIDO ASCANIO GIUSEPPE
SCURANI FRANCESCO MARIA RANUCCIO
Parma 6 novembre
1696-Parma 26 marzo 1770
Frate cappuccino. Compì la vestizione a Carpi l8 novembre 1712 e la
professione di fede l8 novembre 1713. Fu predicatore e guardiano a San Secondo. Nel
1755 predicò la Quaresima in Guastalla, ove fu pubblicata una raccolta di versi italiani
e latini in sua lode e diede alla luce un Panegirico di SantAnselmo Vescovo di Lucca
e protettore di Mantova recitato nel duomo
di questa città li 18 marzo 1743 colloccasione di predicarvi il Quaresimale
(Mantova, per Giuseppe Ferrari). Questo Panegirico è seguito da una raccolta di poesie in
lode delllo Scurani. Da più componimenti di quella raccolta (Alla sacra fervorosa
eloquenza del Padre Angelo Francesco da Parma, Guastalla, per Vincenzo Gualdi, 1755, in-4)
si ricava il fatto che avesse perduto il suo primo quaresimale, e perciò fosse stato
costretto a rifarlo.
FONTI
E BIBL.: Raccolta di composizioni poetiche in lode del M. R. P. Angiolo Franc. da Parma, cappuccino, insigne Oratore nella Cattedrale di
Mantova la quaresima dellanno 1743, in
appendice al suo panegirico di
SantAnselmo stampato in Mantova nel 1743; Alla sacra fervorosa eloquenza del M.R.P.
Angiolo Fr. da Parma, Cappuccino, Oratore zelantissimo nel Duomo della Città di Guastalla
la Quaresima dellan. 1755, In Guastalla, per Vincenzo Gualdi impressore Reggio Ducale col permesso dei superiori; A. Pezzana, Memorie degli scrittori e
letterati parmigiani, IV, 1833, 187-188; F.da Mareto, Bibl. cappuccini, 1951, 156; Cappuccini a Parma, 1961,
24.
SCURITANO ANTONIO
Sivizzano di
Fornovo 1453-San Prospero di Parma 1503
Fu discreto verseggiatore. Morì mentre andava a Pontremoli per sposare Maddalena
de Burati. Fu sepolto in San Prospero. Tra le altre cose, scrisse un epigramma nel
quale immagina che Ausonio renda grazie allo stampatore Angelo Ugoleto per aver pubblicato
le sue opere (come in realtà avvenne, a cura dellillustre fratello Taddeo).
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 4 1958, 231.
SCURRA o SCURTA o SCURTAPELLICCIA, vedi DELLA PORTA GAMERIO
SCUTELLARI AGOSTINO, vedi SCUTELLARI AJANI ROBERTO CRISTIANO
SCUTELLARI ANTONIO
Parma 1582
-Modena 29 aprile 1642
Frate cappuccino. Compì la professione solenne a faenza il 25 maggio 1603. Fu Vicario provinciale
(1633), poeta, predicatore, lettore, più volte guardiano del Convento di Parma,
definitore (1632) e commissario generale nella provincia Picena. In data 6 febbraio 1595
diresse un suo volume di Canzoni sacre a ferrante
Gonzaga, Signore di Guastalla. Come poeta fu assai lodato in un sonetto a lui dedicato da
Curzio Gonzaga. Mostrò zelo in favore degli appestati ed è lautore di una lettera
molto significativa sullandamento della peste in Parma nel maggio 1630.
FONTI E BIBL.: Necrologium Fratrum Minorum Capuccinorum Prov. Bononiensis, Bologna,
1949, 151; Rime dellillustriss. Sig. Curtio Gonzaga, già ricorrette, ordinate et
accresciute da lui, et hora di nuovo ristampate con gli argomenti ad ogni composizione,
Venetia, al segno del Leone, 1591, par. V, 183; I. Affò, Memorie degli scrittori e
letterati parmigiani, 1797, V, 291; F.da Mareto, Biblioteca cappucci-ni, 1951, 170; Aurea
Parma 1 1954, 22-23; cappuccini a Parma,
1961, 22; F. da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 266.
SCUTELLARI BEATRICE
Parma 10 marzo
1648-Parma 23 settembre 1702
Figlia del conte Giulio e di Barbara Aimi. Figura di donna pia e illuminata, fu
dotata di ampia cultura, specie in latino. Preso il velo nel convento delle Clarisse di
SantAlessandro in Parma, scrisse meditazioni, traduzioni e soliloqui. È ricordata
con lode dal Bacchini, dallArgelati e dallArmellini. In una succosa apologia
(Meditazioni, Soliloquj, e Manuale del glorioso Vesc. e Dott. S. Agostino, con le
Meditazioni di S. Anselmo Vesc. Cantuariense, di S. Bernardo Abate, e dellIdiota
Sapiente, tradotte dal latino in volgare da D. Maria Stella Scutellari Monaca Professa
dellOrdine di S. Benedetto nel Monastero di S. Alessandro di Parma, In Modena, per
il Capponi e Pont. St. Ep., 1695) volle dimostrare come il sesso femminile fosse atto agli
studi quanto e come il sesso maschile. seppe
usare ugualmente penna e ago poiché, valente ricamatrice, ebbe lincarico di
ricamare il gonfalone di Parma.
FONTI E BIBL.: A.
Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 838-839; V. Spreti, enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 223; I.
Affò, memorie degli scrittori e letterati
parmigiani, Parma, 1797, V, 298; g. Canonici
Fachini, Prospetto biografico delle donne italiane rinomate in letteratura, Venezia, 1824;
P.L. Ferri, Biblioteca femminile italiana, Padova, 1842; G.B. Janelli, Dizionario
biografico dei parmigiani illustri o benemeriti nelle scienze, nelle lettere e nelle arti,
Genova, 1877, 411; M. Bandini, Poetesse, 1942, 244-245; Palazzi e casate di Parma, 1971,
604.
SCUTELLARI CARLOTTA, vedi PAOLUCCI CARLOTTA
SCUTELLARI CLARICE, vedi SCUTELLARI BEATRICE
SCUTELLARI FRANCESCO, vedi SCUTELLARI AJANI FRANCESCO MARIA
SCUTELLARI GIACOMO ANTONIO CLEMENTE
Parma 21 gennaio
1543 -1590
Figlio di Angelo e Maria Caterina. Medico, il cui ricordo è in buona parte
appoggiato a una lettera scrittagli da un amico ed estimatore. Studiò poetica, filosofia,
fisica e medicina, onde fu ascritto al Collegio Medicorum nel 1565. Iscritto
allAccademia degli Innominati col nome di Astruso, scrisse poesie e perfino una
tragedia, lAtamante, ottenendo ampi consensi. Lo Scutellari, trovandosi come
sanitario al servizio del marchese Sforza Pallavicino, capitano dei Veneziani, ebbe
occasione di conoscere nella residenza del Pallavicino stesso, presso la riviera di Salò,
letterati ed esperti di storia naturale e botanica, con laiuto dei quali (riferisce
lAffò) raccolse in più volumi le più rare erbe e piante, di cui poi trattò in
modo assai erudito. La notizia rilevata acutamente dallAffò è contenuta in una
lettera diretta allo Scutellari, in data aprile 1581, da Antonio Passieno, il quale fu
medico a Salò. Questa lettera venne pubblicata da G. B. Olivi a Verona nel 1593 in un suo
libro (De reconditis et praecipuis collectaneis ab honestissimo et solertissimo Fr.
Calceolario veronensi, in Musaeo adservatis) che ha per argomento la descrizione delle
raccolte di prodotti naturali del veronese Francesco Calzolari, semplicista della
spezieria alla Campana doro in Verona e notissimo descrittore della flora di Verona,
e di M. Balbo, che fu, a quanto sembra, molto amico dello Scutellari. Il Passieno scrive
allo scutellari: Memini enim dum Saloni
essem quam jocunde de medicinalibus hiusmodi rebus sermonem habere summa cum eruditione et
delectatione soleres, ac quam exactam de ipsis te scientiam tenere ostenderes. Neque
memoria mea excidit doctissimorum virorum apud et vidisse de medica materia insignia
monumenta et dono ad te missa volumina amplissima cum affixis quibusque chartis longissime
petitis plantis. Dalle quali notizie si deduce che se lo Scutellari non fu egli stesso un
diretto raccoglitore di piante, ebbe per altro il merito non tanto di farle oggetto di
studio quanto di conservarle in erbari, giacché per erbari si debbono certamente
intendere quei volumina amplissima di cui scrive il Passieno. Tale notizia riveste una
notevole importanza perché questi erbari dello Scutellari, purtroppo smarriti o
distrutti, appartenendo quasi certamente ai primi decenni successivi alla metà del
Cinquecento, si possono ritenere tra i più antichi in ordine di tempo. Lo Scutellari fu
inoltre medico dellImperatore Rodolfo II (1587-1590). La sua opera principale e per
la quale è conosciuto fu stampata in Parma: Jacobi Scutellari Medici Parmensis, In librum
Hippocratis de natura humana commentarius (Parmae, 1568). Lo Scutellari scrive con un
latino elegante, misurato, e si propone di imitare lesempio di scrittori maestri
nelle arti, di conciliare ippocrate con
Galeno, di spiegare le incertezze di Galeno con le interpretazioni dei contemporanei ma
soprattutto si propone di esporre quantum faciat, non modo ad medicam artem, verum ad
totam de natura excultiorem scientiam. Lo Scutellari commenta linterpretazione
dippocrate di Vittore Tricavelio in
quarantatré commenti, insistendo sui significati diversi dati al contenuto di natura
umana, sullunità di essa, sugli umori vitali e sui rimedi per le malattie che
attentano al corpo umano, parte notevole di tutta la personalità. Fu consultato da
eminenti medici e chiamato al capezzale di nobili personaggi. Girolamo Zunti lo ricorda
con lode nel suo trattato De Balneo Thermali.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV,
180-182; V.Spreti, enciclopedia storico
nobiliare, VI, 1932, 223; F. Lanzoni, Albori dello studio delle piante, in Archivio
Storico per le Province Parmensi 1941, 141-142; aurea
Parma 3/4 1959, 190, e 1 1958, 35; R. Pico, Appendice, 1642, 167; G. Berti, Studio
Universitario Parmense, 1967, 106-107; Palazzi e casate di Parma, 1971, 602.
SCUTELLARI GIACOPO, vedi SCUTELLARI GIACOMO ANTONIO CLEMENTE
SCUTELLARI GIOVANNI, vedi SCUTELLARI AJANI GIOVANNI
SCUTELLARI GIULIO ANTONIO GIUSEPPE
Parma 14
febbraio 1685-Parma 10 febbraio 1771Conte, figlio di Roberto e Caterina. Fu educato nel
Collegio dei Nobili di Parma e annoverato nellAccademia degli Scelti. Fu
appassionato raccoglitore di trentamila intagli in legno e in rame e di materiali per
scrivere una storia degli artisti parmigiani, che forse andarono perduti. Il conte Antonio
Cerati, in una nota inedita ai Sentimenti di un Parmigiano sopra una lettera del Deleyre,
dice dello Scutellari: Egli ha da qualche tempo raccolta una storia piena di varii lumi,
che riguardano i nostri artisti più celebri. Si spera che la di lui modestia non vorrà
più lungamente privare la patria di un libro per lei tanto onorevole. Dello Scutellari
scrisse un ricordo il Rezzonico in quello che chiamò Elogio di Giulio Scutellari, ma che
veramente è Dissertazione sullorigine delle stampe in legno e in rame. La sua
rinomata raccolta fu venduta in Roma nel 1775. Quando nel 1711 pervenne a Parma il
granduca Cosimo dei Medici, proveniente da Milano in incognito, venne ricevuto in casa
Scutellari e alloggiato allAlbergo della Posta. In suo onore venne recitato al
Collegio dei Nobili il primo atto della commedia Pantalonzino. Lo scutellari fu Archivista comunale del Comune di
Parma dal 1717 al 1722. Anziano del Comune nella classe dei cavalieri ebbe da ultimo
lincarico di Direttore dellAccademia di Belle Arti.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833,
IV, 217; G. Sitti, Archivio Comunale di Parma, in Archivio Storico per le province Parmensi 1914; Palazzi e casate di
Parma, 1971, 603.
SCUTELLARI GUIDO ASCANIO, vedi SCUTELLARI AJANI GUIDO ASCANIO GIUSEPPE
SCUTELLARI JACOPO, vedi SCUTELLARI GIACOMO ANTONIO CLEMENTE
SCUTELLARI LUIGI
Parma ante
1734-Guastalla 6 maggio 1772
Teatino, professò in SantAntonio di Milano il 17 febbraio 1734. Fu
predicatore, prevosto e assistente ai bisognosi di soccorso spirituale. Dello Scutellari
fu stampato un Panegirico di S. Agata detto in Catania.
FONTI E BIBL.: A.F. Vezzosi, Scrittori teatini, 1780, 301-302.
SCUTELLARI LUIGI
Parma 1742-
Parma 25 maggio 1811
Fu
Rettore del Collegio dei Nobili di Parma, trasformato in Liceo Imperiale, dal 14 dicembre
1807 al 1814. Lo Scutellari fu inoltre presidente
dellAccademia di Belle Arti di Parma (1807).
FONTI E BIBL.:
F.da Mareto, Indice, 1967, 846.
SCUTELLARI MARIANO
Parma 1806
Amministratore dei beni dellOrdine costantiniano,
fu nominato giudice di pace in Parma nel 1806.
FONTI E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 224.
SCUTELLARI MARIA STELLA, vedi SCUTELLARI BEATRICE
SCUTELLARI NICOLÒ
Parma 1627/1642
Figlio
di Giulio. Si addottorò in ambo le leggi tra il 1627 e il 1642. Diede saggio di bontà e
di integrità di vita. Vestì infine labito clericale.
FONTI E BIBL.: R.
Pico, Appendice, 1642, 92 e 135.
SCUTELLARI NICOLÒ, vedi anche SCUTELLARI AJANI NICOLÒ
SCUTELLARI AJANI AGOSTINO, vedi SCUTELLARI AJANI ROBERTO CRISTIANO
SCUTELLARI AJANI CAMILLO
Parma 1737
c.-post 1760
Figlio del conte Guido Ascanio. Fu disegnatore, incisore di stampe al bulino e
collezionista di stampe e quadri.
FONTI E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XVII, 1823, 186.
SCUTELLARI AJANI FRANCESCO GIOVANNI
Parma
16 dicembre 1742-Guastalla 18 luglio 1826
Figlio del conte
Guido Ascanio e di Camilla Dalla Torre di Rezzonico, pronipote di papa Clemente XIII. Il
duca Ferdinando di borbone lo nominò abate
di Guastalla l8 agosto 1792 e papa Pio VI lo creò Vescovo di Joppe il 3 febbraio
1795. Fu consacrato nel detto anno in Roma il 24 giugno dal cardinale Gerdil. Lo
Scutellari Ajani fu Canonico e Vicario capitolare in Parma, vacante la sede per la morte
di monsignor Pettorelli (1776). pubblicò
Epistola ad Clerum et populum civitatis et diocesis vastallensis
(Parmae, e Regio typographeo, 1793) e unOmelia recitata il giorno dellascensione lanno 1800 (Guastalla, Costa,
1800). Morì a poco meno di 84 anni.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833,
IV, 217; G.M.Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 498; A. Schiavi, Diocesi di
Parma, 1940, 273; Palazzi e casate di Parma, 1971, 604.
SCUTELLARI AJANI FRANCESCO MARIA, vedi SCUTELLARI AJANI FRANCESCO GIOVANNI
SCUTELLARI AJANI GIOVANNI
Roma 27 dicembre
1767-Parma 30 ottobre 1816
Nato dal conte Camillo e da Elisabetta Rossi Ruoti Cini, fiorentina. Ebbe i primi
rudimenti delle lingue latina e italiana nellUniversità Gregoriana, ove proseguì e
terminò gli studi di belle lettere, Filosofia Morale, Storia ecclesiastica e Teologia. In questultima
facoltà ottenne per acclamazione, dopo il solito esperimento tra tutti gli altri
concorrenti, la laurea dottorale alletà di ventun anni (1788). Ordinato sacerdote
nel Natale del 1792, cominciò a esercitarsi nella predicazione. Quando monsignor
Francesco Scutellari, suo primo cugino, si recò nellestate del 1793 a Roma per
esservi ordinato vescovo titolare di Joppe nella palestina,
fu eletto da papa Pio VI, dietro raccomandazione del duca Ferdinando di Borbone, a
occupare il canonicato, divenuto vacante per la promozione del cugino, nella Cattedrale di
Parma. Prima di abbandonare Roma, il che avvenne nello stesso anno 1793, fu fatto censore dellAccademia Teologica. Venne poi
aggregato allAccademia di Religione cattolica.
A Parma lo Scutellari fu Esaminatore sinodale
ed Espositore in Duomo della Sacra scrittura
nei giorni festivi. Fu autore di un reputato Quaresimale in Brescia nel 1812. Fece
unOrazion funebre di Monsignor Turchi, recitata nella Cattedrale di Parma il 16
settembre 1803 e stampata dal Gozzi nellanno stesso. Morì a causa di una febbre
gastrica biliosa, conseguente a un attacco epilettico, male di cui soffriva già da sei
anni.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 2 novembre 1816, 4; A.Pezzana, Memorie degli
scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 217.
SCUTELLARI AJANI GUIDO ASCANIO GIUSEPPE
Parma 14 marzo
1711-settembre/dicembre 1800
Figlio
del conte Giulio e di Girolama Bosco, contessa. Fu educato tra il 1720 e il 1730 nel
Collegio dei Nobili di Parma, secondo il suo rango. Ne uscì letterato e poeta-arcade aristofonte Enonio. Amico del Frugoni, scrisse con
altri nel 1741 la raccolta Lagrime in morte di un gatto (Milano, Marelli) e, con lo
pseudonimo di Ser Lello, fece parte della triade (con Jacopo Antonio Sanvitale e Aurelio
Bernieri) di verseggiatori ingaggiati da Orazio Mazza onde celebrare lentrata in
convento della figlia Anna. Fu Luogotenente del Commissario Generale di Guerra di Milano
(1745). disimpegnò pure la carica di
Maggiordomo di camera del duca Filippo di Borbone, di membro della Deputazione Accademica
per la scelta delle tragedie o commedie da rappresentarsi al Teatro Ducale per il duca
Ferdinando di Borbone e infine succedette al padre quale Direttore dellAccademia di
Belle Arti di Parma. Esiste nellArchivio di Stato di Parma una lettera del Paciaudi
diretta allo Scutellari Ajani, ove questultimo si giustifica per aver dato in
lettura libri proibiti ai giovani frequentatori della Biblioteca Palatina di Parma. Lo
Scutellari Ajani fu anche ascritto allaccademia
degli Icneutici di Forlì. Compose le tragedie Annibale, Romolo e Remo riconosciuti e
Iside Massima o sia la Felicità dellEgitto. Fu inoltre disegnatore dilettante e
collezionista di stampe e quadri.
FONTI E BIBL.:
A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833, IV, 217-219; V.Spreti,
Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 224; P. Zani, Enciclopedia metodica di belle
arti, XVII, 1823, 186; Palazzi e casate di Parma, 1971, 603.
SCUTELLARI AJANI NICOLÒ
Parma 1769
Fu cavallerizzo di campo del duca Ferdinando di Borbone. Lo stemma dello Scutellari
Ajani è inserito nel volume Le nozze di D. ferdinando
di Borbone (Parma, 1769), avendo egli partecipato al torneo datosi in
quelloccasione.
FONTI E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 223-224.
SCUTELLARI AJANI ROBERTO CRISTIANO
Parma 29 marzo
1737-Parma 2 marzo 1806
Figlio di Guido Ascanio. Monaco benedettino,
decano del Monastero di Parma, fu buon teologo e scrisse non senza lode e con facilità
grandissima versi latini, anche estemporanei. Tra i pubblicati, da rammentare Elegia in
creatione Pontificis Max. Pii VII (Regii, Davolius, 1800) e la traduzione dei Sonetti di
Ang. Mazza per la profess. de sacri voti di Rosa Mazza (Parmae, 1802, Carmignani).
Alcuni epigrammi, egloghe e altri componimenti sacri e profani dello Scutellari Ajani si
conservavano al tempo del Pezzana presso labate Tonani. Lo scutellari Ajani insegnò filosofia e teologia in
Perugia e in Parma e diede esercizi spirituali.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1833,
IV, 217; V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 223.
SEBASTIANI ANTONIO
Parma 1736
Pittore attivo nellanno 1736.
FONTI E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, 1823, 188.
SEBASTIANI FRANCESCO
Parma 17 agosto
1885-Parma 1961
Figlio di Giuseppe e Maria Manghi. Terminata la Scuola militare di Modena,
partecipò alla guerra di Libia col grado di Tenente e alla prima guerra mondiale come
Capitano e Maggiore. Il suo coraggio venne premiato con tre croci di guerra al valore. Nel
1921 con le truppe di occupazione si recò in Alta Slesia. Rimpatriato, fu comandante del
61° Fanteria e poi del Gruppo di educazione fisica di piacenza. Promosso Tenente colonnello, tornò a
Parma come istruttore del corso di educazione fisica della Scuola di applicazione. Nel
1940 divenne comandante del Presidio militare di Parma. Nella primavera del 1943 fu
collocato a riposo ma trattenuto in servizio e, come ufficiale più anziano, esercitò il
comando della piazza di Parma. Nei giorni difficili intorno al 25 luglio 1943 fu un
personaggio di primo piano nella vita della città, essendo comandante del Distretto, del
Presidio e della Piazza. Mancando lautorità civile, il Sebastiani, quale suprema
autorità militare, ebbe per qualche tempo in mano tutti i poteri. Dopo l8 settembre
1943 venne rinchiuso in carcere per cinque mesi. Il 31 gennaio 1944 lAssise
straordinaria lo condannò a morte, ma la sentenza non venne eseguita.
FONTI E BIBL.: F. e T. Marcheselli, Dizionario dei parmigiani, 1997, 287-288.
SEBASTIANO
Parma seconda metà del XV secolo
Falegname attivo nella seconda metà del XV secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
II, 327.
SECCARDI GIOVANNI MARIA
Parma 1611
Organaro. Nella parrocchiale di Fiumalbo nel Frignano (Registro matrimoni e
ricordi) si legge: Anno pariter 1611, die 12 mensis junii ad finem fuit perducta organi
fabrica in hac ecclesia parochiali Flunalbi per admodum reverendum dominum Joannem Mariam
Seccardum et magnificum Michael Angelum Rangonium organarios et cives Parmenses, quibus
pro ipsius organi mercede persolverunt centum quadraginta aureos.
FONTI
E BIBL.: G.Lenzini, Fiumalbo, il paese delle tre torri, Modena, Teic, 1983, 205.
SECHELINO
Berceto 1130/1181
Fu Arciprete di Berceto. È ricordato in una bolla pontificia di Alessandro III del
25 aprile 1179, dove figura quale testimone in una lite pendente tra i monaci di Aulla e
il vescovo Goffredo di Luni per il diritto di esenzione: I monaci di Aulla non
presentarono né scritti, né testamenti, né altra prova che giustificasse in qualche
modo la ragione del privilegio accampato. Tu invece, o Fratello Vescovo, ci presentasti
due testimoni idonei, cioè lArciprete di S. Moderanno di Berceto, di nome
Sechelino, e labbate di Cepperana, omonimo del primo, pronti a giurare che Bernardo
Vescovo Parmense, richiesto e pregato dal Vescovo Filippo di Luni, consacrò il Monastero
e benedì labbate (cfr. Regesto Pelavicino, in Deputazione Ligure di Storia Patria,
vol. 44, pag. 20). Per togliere ogni dubbio circa la lettura del sancti Moderanni de
Berceto che compare nella bolla, è opportuno ricordare un altro documento, che si
conserva come il precedente nellArchivio Capitolare di Sarzana, in data 1181:
Lanno 1181, indizione XIV, presso Santo Stefano, nella Chiesa dello stesso luogo, il
15 aprile, davanti a testi riconosciuti, il prete Enrico depone sotto giuramento che,
trovandosi il Vescovo Filippo ammalato ai piedi, così da non poter recarsi ad Aulla a
consacrarvi la Chiesa, mandò ad invitare il Vescovo Parmense Bernardo di santa memoria,
affinché venisse a consacrare a nome suo la Chiesa suddetta. Il quale venne ad Aulla ed a
nome del Vescovo di Luni consacrò la Chiesa Aullense di San Caprasio, ne consacrò gli
Altari, e ne benedì lAbate di nome Ildeprando. E ciò avvenne cinquantanni
addietro e forse più. Succeduto poscia lAbate Gausone, sotto il Vescovo Goffredo,
sorse controversia circa il diritto di ricevere la Benedizione, poiché il Vescovo
Goffredo voleva darla Egli stesso e labate per contrario gli negava tale diritto.
Per dirimere tale controversia entrambi si presentarono a Roma davanti al Sommo Pontefice,
e vennero prodotti quali testi, larciprete di Berceto e labate di Cepperana.
La chiamata di Bernardo, accompagnato dal sechelino,
che era già o divenne poi Arciprete di Berceto, fa supporre che non solo Bernardo sia
passato da Berceto, ma che vi facesse soggiorno, tanto che ne arrivò la notizia al
vescovo di Luni. Parrebbe altrimenti strano che costui ardisse chiamare da Parma il
prelato, insignito della dignità cardinalizia, e per di più già vecchio decrepito,
costringendolo a un viaggio di montagna di circa centodieci miglia, per il solo motivo di
consacrare una chiesa e benedire un abate. Se il Sechelino era già Arciprete durante il
viaggio di Bernardo in Lunigiana, la sua cura si protrasse certo più di cinquanta anni:
dal 1130 circa al 1181.
FONTI E BIBL.: G. Schianchi, Berceto e i suoi Arcipreti, 1927, 16-19.
SECHI GAETANO
Campobasso 13
ottobre 1911-Sorbolo 13 gennaio 1996
Si trasferì a Parma fin dal 1912, dove poi sempre risiedette e operò. Si diplomò
allIstituto dArte Paolo Toschi di Parma. Allievo di Carmignani, Mancini,
Baratta e De Strobel, pittore figurativo, predilesse la natura morta e le composizioni.
Molto attiva fu la sua partecipazione a rassegne e mostre collettive regionali, nazionali
e internazionali, conseguendo premi, riconoscimenti e segnalazioni (mantova 1965, Gaeta 1967, Sala Baganza 1968).
Allestì mostre personali a Parma (Galleria Artisti Associati, 1965, e Galleria
dArte, 1970) e a Sorbolo (Sala Municipale, 1967 e 1971).
FONTI E BIBL.: Il Resto del Carlino 22 maggio 1966, e 5 giugno 1966; Gazzetta di
Parma 13 giugno 1967, 12 giugno 1968, 3 dicembre 1969 e 5 ottobre 1970; Il Messaggero 11
giugno 1968 e 3 settembre 1971; A.M. Comanducci, Dizionario dei Pittori, 1974, 3008-3009;
Gazzetta di Parma 14 gennaio 1996, 27.
SECOMANDI GIOVANNI
Imbersago
1894-San Secondo Parmense 30 gennaio 1990
Iniziò a dipingere alletà di cinque anni manifestando una spiccata
propensione verso larte. Durante la sua vita, avventurosa e movimentata, fu amico di
celebri pittori come Carrà, Morandi, Messina, Mozzanica, Dei, Mosè Bianchi e Manzù e
frequentò a lungo gli studi di Picasso in Spagna. La produzione artistica del Secomandi
è sterminata. si trasferì in Sudamerica
durante il periodo fascista e anche in quel continente lasciò tracce di sé e della sua
ispirazione pittorica, che viene inquadrata nel postimpressionismo. Un messaggio semplice
e lineare, un linguaggio espresso in nature morte e paesaggi, che conservano, attraverso
gli anni e le evoluzioni, il carattere quieto e romantico della sua terra natale. Uomo di
cultura profonda (parlava cinque lingue), il secomandi
al suo rientro in Italia lavorò con illustri architetti. Ricevette innumerevoli e
prestigiosi riconoscimenti e intraprese lattività di docente di arte e pittura
allUniversità popolare e allumanitaria.
Collaborando con il Daelli, si impegnò per diversi anni nella creazione delle scenografie
al Teatro alla Scala di Milano e in seguito anche allOpera di Parigi. Per conto del
cardinale Schuster, che fu il suo maggiore committente, compì a più riprese restauri nel
Duomo di Milano e in santambrogio e intervenne su tele di grandi maestri
come Caravaggio e Van Gogh. La sua esistenza fu sempre supportata da una vivissima fede
cristiana: da papa Giovanni XXIII ottenne udienza più volte, ricevendo la benedizione del
Pontefice anche in occasione del quarto matrimonio (il Secomandi rimase vedovo per tre
volte), celebrato nel 1980 a Salsomaggiore Terme con la polacca Stanislava Jenirjasiak.
Visse a Salsomaggiore Terme trenta anni. continuò
a dipingere fino allultimo. Fu sepolto nel cimitero di Imbersago.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 31 gennaio 1990, 21.
SEGADELLI o SEGALELLI o SEGALELLO GERARDO o GHERARDINO o GHERARDO, vedi SEGARELLI GHERARDO
SEGARELLI o SEGARELLO GERARDO o GERARDINO, vedi SEGARELLI GHERARDO
SEGARELLI GHERARDO
Alzano prima
metà del XIII secolo-Parma 18 luglio 1300
Iniziò a Parma, verso il 1260, il movimento ereticale detto degli Apostoli e
Apostolissae Christi (Fratres e Sorores Apostolarum), continuato e organizzato da
fra Dolcino. Il segarelli, ingenuo e
fanatico, si vide rifiutato (1249) lingresso tra i Frati Minori di Parma. Si diede
per conto suo alla vita ascetica, nella linea del costume francescano e in coincidenza con
linizio della terza epoca gioachimita dello Spirito Santo, volgarizzata dagli
Spirituali. Sognò di ripristinare la vita evangelica e apostolica: sul modello
delliconografia degli Apostoli si rivestì di una tunica ruvida e di un mantello
bianco, cinto di corda, barba lunga e capelli spioventi, sandali ai piedi scalzi, vendé
la propria casa, distribuì il denaro ricavato a giovani mendicanti e visse randagio,
predicando la penitenza e proclamando versetti evangelici. Ebbe seguaci, uomini e donne, e
la benevolenza delle autorità cittadine e del vescovo Obizzo Sanvitale. Il Segarelli
rivestiva i suoi aderenti dellabito apostolico e li mandava per il mondo: vivevano
di elemosine quotidiane, recitavano preghiere, cantavano inni religiosi ed esortavano alla
vita evangelica. Il Segarelli non seppe né volle dare una sistemazione al movimento, lo
concepì anzi in libertà di spirito, senza regola, senza gerarchia, con lunico
vincolo dellobbedienza interna e spirituale a Dio, e senza voti, neppure di
castità, con contubernio muliebre incontrollato. Alle abitazioni formali con chiese e
culto regolato sostituì la libera circolazione devozionale facilmente oziosa e sovente
viziosa. Anche i giuramenti non erano ritenuti vincolanti. Agendo scopertamente e
intensificando la sua azione programmatica nella terra parmense, senza timori
dellagguerrita autorità ecclesiastica e padronale, incitava la popolazione a
compiere pericolose azioni di appropriazione indebita in nome di una solidarietà umana
arbitrariamente interpretata dalla lettura del Vangelo. Vi si aggiunse la pretesa di
ricostituire la vera Chiesa spirituale degli Apostoli, contro quella carnale e adulterata
di Roma. Nel 1273 papa Gregorio X mise lordine
fuori legge. Nel 1280 il vescovo Obizzo Sanvitale incarcerò il Segarelli per le sue
crescenti stranezze e scurrilità, poi lo tenne sotto benevola vigilanza, ritenendolo
fatuo e inoffensivo. La degenerazione ereticale e morale degli pseudo-apostoli provocò le
condanne esplicite di papa Onorio IV (11 marzo 1286), di papa Niccolò IV (7 marzo 1290) e
lazione repressiva degli inquisitori. Questi convinsero deresia il Segarelli,
che dal Vescovo fu condannato al carcere perpetuo nel 1294 (quattro suoi seguaci furono
dal Comune di Parma mandati al rogo). Sei anni dopo linquisitore domenicano Manfredo
di Parma ritrovò recidivo il Segarelli, che fu consegnato al braccio secolare e bruciato
sul rogo.
FONTI E BIBL.: Cfr. soprattutto lelenco ragionato delle fonti e degli studi
in L. Spätling, De apostolicis, pseudoapostolis, apostolinis, Monaco, 1947, 113-140;
Ilarino da Milano, in Enciclopedia Cattolica, XI, 1953, 236-237; Dizionario Ecclesiastico,
III, 1958, 786; Dizionario UTET, XI, 1961, 684; Dizionario storico politico, 1971, 1175;
Parma Economica 11 1973, 25-26; L. Alfieri, Parma, la vita e gli amori, 1993, 39-40.
SEGARELLI GIOVANNI
Parma 1379
Fece parte della Corte papale in Roma e fu buon scrittore latino in prosa e in
versi. Nel Codice Vaticano 5994 si trova una epistola in prosa, ridotta poi anche in
versi, a Francesco da Fiagiano, scrittore e abbreviatore pontificio, con questa
sottoscrizione: Festinanter in Vallemont undecimo Decembris. Ubique tuus Parmigena Johannes de Segarellis. Segue la risposta del
Fiagiano intitolata Responsio Domini Francisci de Fiagiano praefato Domino Johanni.
Eliconio viro Johanni de Segarellis de Parma amico plus dilecto, quam cognito. Tra le
altre cose, il Segarelli dice di scrivere al fiagiano,
eccitato da Noffo o Nolfo da Ceccano: Magnificus virtutum cultor ex claro sanguine de
Cecchano ferreus et herculeus Noffus urbis imperatricis armiger, et meus orator fuit, ac
tuus eximius praedicator. Hic jubendi jus habens, jussit ut inops discipulus opulento
scriberem praeceptori. Il Fiagiano, rispondendo, afferma: congratulor etiam Noffo de Cecchano multae
claritatis et bellicarum rerum laudibus abundanti viro, qui apud te me magnum fecit. Noffo
da Ceccano fu insigne personaggio aderente al ponteficie Urbano VI e fatto bersaglio di
una bolla di scomunica in data 23 marzo 1379 dallantipapa Clemente. Da una lettera
del cardinale Garampi al Paciaudi, scrittagli il 28 gennaio 1769, si ricava che un
Giovanni Segarelli fu Giureconsulto e che scrisse molte memorie storiche concernenti
particolarmente i tempi degli Sforzeschi: Ho veduto un Codice ms. contenente la Storia
degli Sforzeschi dalla loro origine fino al 1530 in circa, scritta da F. Hieronimo Pictore
de S. Flora, il quale attesta di essersi principalmente servito dei scritti de Messer
Johanne de Segarelli da Parma jurisconsulto.
Non ho saputo finora rintracciare né in che tempo costui scrivesse, né se abbia lasciato
di sé cosalcuna che sia a noi pervenuta. È lecito però dubitare
sullidentità della persona, per la distanza che passa dallepoca in cui visse
il Segarelli ai tempi degli Sforzeschi. Non è peraltro inverosimile che il Segarelli di
cui parla lAffò, se era ancora giovane nel 1379, possa avere scritto le memorie del
primo Sforza, nato nel 1369 e morto nel 1424, e quelle dei suoi fratelli.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1789,
92-93; A. Pezzana, memorie degli scrittori e
letterati parmigiani, II, 1827, 116.
SEGARELLO, vedi SEGARELLI
SEGRÈ ALESSANDRO
Parma XIX secolo
Rabbino e scrittore israelita vissuto a Parma nel XIX secolo.
FONTI E BIBL.: M. Mortara, Rabbini e scrittori israeliti, 1886, 60.
SELETTI
Parma 1795/1801
Fu maestro di canto dei chierici alla Steccata di Parma in sostituzione di Liborio
Cornini dal 1795 al 1801.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1795-1801; N.Pelicelli, Musica in
Parma, 1936, 169.
SELETTI CLAUDIO
Soragna 26
maggio 1597-Bologna 18 settembre 1631
Si fece cappuccino il 19 maggio 1619 e un anno dopo compì la professione a Faenza.
Fu buon predicatore e trascorse la sua vita nellesercizio della carità verso i
sofferenti. Si distinse particolarmente durante la peste che nel 1630 colpì la città di
Bologna, assistendo, senza sosta e noncurante di ogni sacrificio, gli ammalati della
parrocchia di Santa Cristina, a cui era stato assegnato. Colpito dal contagio, morì: gli
storici suoi contemporanei non mancarono di annotare che di lì a poco si verificò una
notevole diminuzione della mortalità, attribuita dal popolo ai meriti dello stesso
Seletti, già stimato come uomo di rare virtù umane e dotato di non comuni sentimenti.
FONTI E BIBL.: Da Gatteo, La peste a Bologna, 133 e 134-135; F. da Mareto,
Necrologio dei cappuccini, 1963, 538; B. Colombi, Soragna. Feudo e Comune, 1986, II, 291.
SELETTI EDELINO
Fontanelle 27
gennaio 1878-Fontanelle 18 ottobre 1950
Appartenne a una famiglia di agricoltori e cestai. Fu sarto, vetraio e specialmente
fotografo. Si dedicò alla fotografia nel 1904. I soggetti sono quelli del mondo a lui
circostante: gruppi di contadini indaffarati e bambini sullaia. Presto il Seletti
allargò larea di intervento da Fontanelle alle vicine località di roccabianca, Coltaro, Gramignazzo, Trecasali,
Pizzo, Stagno, fino a San Quirico. Lo stesso suo negozio, come accadeva ai fotografi di
paese, rappresentò un vero punto di riferimento, potendosi trovare ogni cosa. Al primo
piano era situata la camera oscura: una tenda nera separava il luogo delle operazioni di
sviluppo e stampa dal resto dellabitazione. La nipote Liliana manovrava il fondale
scuro dallalto di una scala quando si trattava di fotografare un gruppo oppure
portava un secchio dacqua con dentro centinaia di copie stampate appena uscite dal
fissaggio con lincarico di tenerle sciacquate. Se poi il lavoro si faceva urgente
era il Seletti a scendere di persona per asciugare le stampe grazie a una scatola di
quelle usate allepoca come contenitori di lucido da scarpe: dopo averla riempita
dalcool, dava fuoco e passava le fotografie a una a una sopra la fiamma fino a
ottenerne un rapido risultato. Quanto alla smaltatura, il Seletti satinava a mano facendo
scorrere le stampe sui lati del tavolo di cucina. Poi con la forbice da taglio rifilava le
fotografie sfruttando sapientemente la lama un po frastagliata dellattrezzo.
Il Seletti era disponibile a partire in ogni momento se le circostanze si facevano
pressanti ma normalmente si spostava sul territorio la domenica mattina. Elaborò lui
stesso la bicicletta per ospitare tutta lattrezzatura, composta da due apparecchi a
lastra da campagna, cavalletti, fondali neri e cassette colme di lastre. I suoi soggetti
sono tipici del mondo cui anchegli appartenne: famiglie di contadini, trebbiature,
processioni e funerali, le cose che segnano il ritmo della vita tra la gente dei campi.
Fotografò occasionalmente qualche proprietario terriero in vena di immortalarsi tra i
suoi possedimenti. Tra i soggetti non mancano molti bambini, vivi e morti. La moglie
Ermina Borella di Samboseto lo aiutò in negozio. Il Seletti operò fino agli anni quaranta. Fu amico di Luigi Vaghi, al quale
dovette molto sul piano professionale. Apolitico, frequentò però assiduamente Giovanni faraboli, noto sindacalista e cooperatore. nellagosto del 1922 documentò la
distruzione della biblioteca, dei magazzini, del caseificio, della cantina e della
segheria, tutti edifici della cooperativa di
Fontanelle, incendiati e saccheggiati dai fascisti cacciati dalle barricate di Parma.
FONTI E BIBL.: R.Rosati, Fotografi, 1990, 270-271.
SELETTI EMILIO
Milano 29
settembre 1830-Milano 1 aprile 1913
Figlio di Giuseppe e nipote del canonico Pietro. Fu cultore appassionato di cose
bussetane, raccogliendo i frutti di lunghe e pazienti ricerche in unopera
monumentale di larga consultazione per la storia della cittadina. Laureato in legge nel
1854 e divenuto quindi avvocato, si dedicò anche a studi di paleografia, iniziando la
raccolta di oggetti archeologici, di una biblioteca che arricchì di settemila volumi, di
circa duemila tra codici, documenti manoscritti e lettere autografe e infine di una
raccolta di circa quindicimila ritratti incisi. Stabilitosi con la famiglia a Milano, vi
dette alle stampe, nel 1883, la Città di Busseto, che ebbe larga diffusione (non soltanto
nel bussetano) avendovi introdotto le
biografie di illustri personaggi della sua terra, tra cui, in primo piano, quella di
Giuseppe Verdi, del quale godette lamicizia. Nel 1885 fu nominato Consigliere
comunale in Milano, tenendo la carica per un quinquennio. Annoverato tra i membri della
commissione per il Museo del Risorgimento italiano, per quindici anni fu pure Segretario
della Società Storica Lombarda (della quale venne poi nominato vice-presidente) e membro
della consulta del Museo archeologico. Ricoprì anche le cariche di socio fondatore
dellArcheologica Comense, di membro corrispondente della Regia deputazione Storica
per le province di Parma e Piacenza, di socio corrispondente ed effettivo e di Segretario
della Deputazione di Storia Patria in Torino e di socio effettivo della società Numismatica Italiana. Per istituti
storici, letterari e artistici scrisse un considerevole numero di cenni, memorie e
rapporti. contribuì efficacemente alla
pubblicazione dei dodici volumi delle Iscrizioni delle chiese di Milano dal sec. VIII e
compilò un Catalogo dei marmi scritti nel Museo archeologico di Milano. Sua opera
principale rimane La Città di Busseto. In tre volumi, essa illustra la cittadina dalle
origini alletà contemporanea. Forma materia dellultimo volume la trascrizione
dei più importanti documenti di storia locale e lelenco della produzione letteraria
e artistica dei Bussetani insigni, con appendice degli alberi genealogici delle famiglie
notabili. Scrittore dotto e diligente, gli nocque tuttavia la posizione polemica assunta
nei confronti di storiografi borghigiani, portandolo ad affermazioni fantasiose sulle
origini di Borgo San Donnino, di cui negò la fondazione romana, poi invece provata da
scoperte archeologiche. Ma il difetto nellequilibrio del giudizio non smentisce nel
Seletti la nobiltà dellaspirazione, espressa in unopera ancora fondamentale
per la storia di Busseto. Nel corso della sua laboriosa esistenza, fece, con passione di
studioso e generosità preziosi doni a diversi istituti pubblici milanesi, quali la
Biblioteca di Brera, il Museo del risorgimento
italiano e lArchivio storico. Dispose che la sua ricca raccolta archeologica andasse
ad arricchire il patrimonio del Museo del Castello Sforzesco e destinò quella degli
autografi, dei manoscritti e dei ritratti allArchivio storico del Comune di Milano.
Non dimenticò Busseto, la città verso la quale nutrì inalterabile affetto e devozione.
Lasciò infatti allospedale un
legato di quindicimila lire e alla civica Biblioteca donò una parte della sua ricca
raccolta di libri di ogni epoca. Da Verdi fu invitato a far parte della Commissione di
amministrazione della Casa di Riposo per Musicisti, della quale divenne poi presidente.
Dedicò allistituto particolari cure,
fondandovi il Museo Verdiano e cooperando alliniziativa con il dono di preziosi
cimeli.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 435-437.
SELETTI ERMENEGILDO
Roccabianca 1831
Durante i moti del 1831 fu uno degli autori della rivolta a Roccabianca. Figurò
nellelenco degli inquisiti di Stato con requisitoria.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 207.
SELETTI GIULIO
Parma 1714/1762
Intagliatore. Realizzò, tra laltro, le seguenti opere: 1714 simulacro di N.
S. G..C., 1717 sei candelieri e sei vasi, 1724 quattro vasi nella parrocchiale di
Fontanellato, 1730 cornice e altare maggiore nella chiesa del Priorato, 1743 pagamenti per
baldacchino del Santissimo, dodici candelieri, sei vasi, tre tavolette e un basamento di
croce, 1748-1749 croce con piede e due candelieri in San Giacomo a soragna, 1761 croce nella parrocchiale di fontanellato, 1762 altare maggiore
nelloratorio di SantAntonio a Soragna.
FONTI E BIBL.: Colombi, 1975, 46 e 222; Il mobile a Parma, 1983, 257.
SELETTI GIUSEPPE
Busseto 25
agosto 1786-Milano 3 maggio 1846
Ebbe a precettore nei primi anni di studio lo zio canonico Pietro Seletti,
dimostrando sin dalla giovinezza singolare attitudine alle belle lettere e specialmente
alla poesia. Compose infatti un notevole numero di rime, che furono poi raccolte in un
volume di 265 pagine, ma di esse videro la stampa soltanto due sonetti dedicati
allattrice Margherita Perelli e al concittadino Giulio Dordoni nella circostanza
dellelezione di questi a maire di busseto.
Tra le opere giovanili del Seletti figurano anche le commedie I letterati e Una madre
delusa, il dramma in versi Argenide e Filippo tra i pastori, le tragedie Pelopida,
Polissena, Beatrice Cenci, Cosroe, re di Persia ed Elena, gran principessa di Mosca. Nel
1808 fu accolto tra i soci dellAccademia bussetana Emonia con lo pseudonimo di
Darsindo Uranèo, sotto il quale pubblicò nel 1824 una Storia di evaristo Pancardio e di Angelica baronessa di
Vitrelto. Dal 1816 risiedette a Milano, occupato nellinsegnamento. Fu professore di
grammatica superiore e di umanità al Collegio Burla di Rho, poi di latino nel
Collegio-ginnasio milanese Calchi-Taeggi e infine della stessa materia al Ginnasio
comunale di via Santa Maria. Acquistò benemerenze nel campo dellistruzione
pubblica. Largo favore di pubblico e di critica incontrarono nel 1824 la volgarizzazione
della Vita di Publio Scipione Emiliano del Sigonio e un saggio di Lezioni greche per le
classi terza e quarta di grammatica, opere ristampate in sei edizioni. I suoi Rudimenti di
geografia, pubblicati nel 1848, furono anchessi oggetto di replicate ristampe, così
pure unAnalisi delle lezioni di greco ad uso dei ginnasi. Collaborò ai giornali Gazzetta di milano e Il Giovedì con articolari letterari e
lasciò, inedite, Storie del Regno dItalia tradotte dal Sigonio, una compendiosa
Storia della Russia, unIntroduzione allo studio delle Umane Lettere, Lezioni, studi
di matematica, di umane lettere, di storia antica e del Medio Evo e varie altre opere
minori.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 437-438.
SELETTI LINO
Fontanelle 27
agosto 1907-Magreto di Palanzano 20 settembre 1985
Figlio
del fotografo Edelino. Cercò di migliorare in molti modi il livello qualitativo raggiunto
dal padre e studiò anche la tecnica delle foto industriali. Ottimo ritoccatore, diede
impulso alle fototessere, alle immagini di gite sul Po e di militari. Fu amico del suo
conterraneo, lo scrittore Giovannino Guareschi, e amò, insieme alla fotografia, la
pittura. Il Seletti restò in contatto con Luigi Vaghi e Alfredo Zambini, tenendosi sempre
aggiornato sulle evoluzioni della tecnica. Fino agli anni cinquanta proseguì lattività lavorando
prevalentemente di domenica: infatti il seletti,
per molti anni (e fino alla seconda guerra mondiale), fu anche fotografo ambulante.
FONTI E BIBL.:
R.Rosati, Fotografi, 1990, 271.
SELETTI LUIGI
Roccabianca 1831
Durante i moti del 1831 fu uno degli autori della rivolta in Roccabianca. Figurò
nellelenco degli inquisiti di Stato con requisitoria.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 207.
SELETTI PIETRO
Busseto 19
ottobre 1770-Busseto 6 dicembre 1853
Ebbe a maestri in Busseto Buonafede Vitali e Ireneo Affò. Entrò poi nel seminario
borghigiano per compiervi gli studi liceali e teologici. Ordinato sacerdote e destinato a
svolgere il sacro ministero nel paese natale, si dedicò anche allinsegnamento di
grammatica nel ginnasio superiore. Con Marco Pagani, Pietro Vitali e Gaetano Bombardi
fondò nel 1796 lAccademia di Lettere Greche per incrementare nei giovani lo studio
dei classici. Chiamato nellautunno 1806 a insegnare greco e latino nel seminario di
Brescia, accettò lincarico, che declinò tuttavia al termine dellanno
scolastico per poter far ritorno a Bussetto ad aprirvi una scuola privata di lingue e
lettere antiche. Nel 1816 gli venne affidata la conservazione della pubblica Biblioteca di
Busseto e nel 1820 fu nuovamente incaricato a occupare nel locale ginnasio la cattedra di
lettere. La sua cultura si estese dalle lingue antiche allarcheologia, alla
numismatica, allastronomia e alla musica. Si interessò di storia locale e dette
alle stampe alcuni lavori nellintento di difendere qualche ricerca storica e il nome
dei suoi maestri Vitali ed Affo, bistrattati per un male inteso amor patrio da scrittori
di Borgo San Donnino, che, invogliati di dare unorigine romana alla loro terra, si
fecero a sostenere inveterate opinioni sulla esistenza dellantica Fidenza nel luogo
ove ora sorge la città di San Donnino (Emilio seletti).
In quelle opere (Confutazione del libretto uscito dai torchi di Giuseppe Vecchi di Borgo
San Donnino nellanno 1840 che ha per titolo Memorie storiche sulla fondazione
della città di Giulia Fidenza e Confutazione di unopera uscita dalla
tipografia di Borgo San Donnino nellanno 1843 intitolata Controversie archeologiche
patrie) il Seletti sostenne, sorretto soltanto dalla forza del ragionamento, come Borgo
San Donnino sorgesse nella campagna di Samboseto, soggiungendo che non era anticamente che
un cimitero romano e che assurse a notorietà dopo la scoperta, nel VII secolo, delle ossa
del martire Donnino. Le controversie
archeologiche, lavoro cui il Seletti attese negli ultimi anni di vita, gli impedirono di
redigere, come aveva in progetto, una storia del paese natale. Emilio Seletti se ne
rammarica, spiegando che, con labbondante messe delle sue cognizioni storiche e con
i documenti che aveva raccolti e studiati, egli avrebbe potuto condurre lopera a
perfezione. Rivelò non comune perizia nella decifrazione di antiche iscrizioni e
nellillustrazione di epitaffi, pubblicando osservazioni e dissertazioni
apologetico-critiche sopra epigrafi latine e greche difficilmente interpretabili. Lasciò
trentasei scritti (dei quali ventotto inediti) dargomento vario, ma in prevalenza di
ricerca storica e di archeologia. Nel 1830 fu annoverato tra i canonici della collegiata
di Busseto e per qualche tempo diresse lorchestra in chiesa. Fu suonatore di viola e
compose alcuni brani di musica sacra e vari concerti.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 182; D. Soresina, Enciclopedia
diocesana fidentina, 1961, 438-439.
SELLI MARIO
Castel San
Giovanni 1895-Altipiano di Bainsizza 24 ottobre 1917
Figlio di Luigi. Tenente di complemento del 211° Reggimento Fanteria, fu decorato
di Medaglia dArgento al Valor Militare, con la seguente motivazione: Comandante di
un plotone, durante un nostro contrattacco per la riconquista di un elemento di trincea
perduto, dava mirabile prova di sprezzo del pericolo e di coraggio. Da solo affrontava un
ufficiale ed un gruppo di arditi nemici, mettendo fuori combattimento lufficiale
stesso. Colpito a morte, lasciava gloriosamente la vita sul campo, ma col proprio
sacrificio dava tempo ai nostri di correre e di far sgombrare dallavversario un
camminamento che essi avevano occupato. Il Selli risiedette a lungo a Parma.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1920, Dispensa 56a; Decorati al
valore, 1964.
SELONI, vedi FRANZONI CARLO
SELVA CRISIPPO
Parma 12
novembre 1546-1630 c.
Figlio del medico Filippo e di Isabella. Il Selva studiò medicina ma si applicò
anche alla poesia in volgare. Dedito sempre a nuovi amori (Affò), si spostò nel
Mantovano, nel Reggiano e in Bologna. Secondo quanto afferma giambattista Rocca, il Selva, indispettito da una
sua innamorata, bruciò tutte le rime fatte in suo onore e compose un Canzoniere per
manifestare il suo biasimo (lopera, stampata dai Viotti, ebbe molte edizioni: 1574,
1601, 1607 e 1609). Per i suoi meriti nella medicina, ebbe il titolo di Cavaliere dai
duchi di Parma. Nel 1582 fu tra gli Anziani della Comunità di Parma, eletti a correggere
gli Statuti delle Arti. Perduto allora il padre in età di 80 anni, gli dedicò un
epitaffio in San Giovanni evangelista. Il
Selva scrisse versi anche in lingua spanola. Il Pico (Appendice, 1642) lo dice morto pochi
anni prima. Sposò Sestilia Strinieri, di nove anni più giovane di lui, poetessa anche
lei.
FONTI E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV,
339; Aurea Parma 3/4 1959, 197.
SELVA CRISIPPO, vedi SELVA CRISIPPO
SELVA FILIPPO BENEDETTO
Parma 20 marzo
1504-Parma 1582
Figlio di Domenico.È compreso tra i dodici dottori effigiati nella storica
farmacia di San Giovanni Evangelista in Parma. Iscritto al collegio nel 1529 in Arti e Medicina, fu tra i
medici consultati dal farmacista Girolamo Calestani per la stesura delle Osservazioni,
antidotario prescritto nel Ducato di Parma anche molto tempo dopo la morte del calestani. Nel 1530 prese parte a una riunione del
Collegio Medico per le modifiche agli Statuti. Si dilettò anche in poesia. Fu sepolto
nella chiesa di San Giovanni Evangelista in Parma, con epitaffio dettato dal figlio
Crisippo.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1959, 110; Parma nellArte 1 1970, 73.
SELVA GEMIGNANO, vedi SILVAGNI GEMINIANO
SELVA GEROLAMO
Parma 1504
c.-post 1554
Fratello di Filippo. Si laureò in legge.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 39.
SELVA ORAZIO
Parma 24 luglio
1558-
Figlio di Martino e Africa Bravi. Nacque da nobile famiglia. Conosciuto anche col
nome di Zucco (la famiglia era nominata Selva o Zucchi). Fu mediocre poeta: tutto ne
suoi versi si vede debole, spossato, prosaico, e scritto senza aiuto alcuno, ben che
minimo delle Muse e dApollo.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1958, 112-113.
SELVA RANUCCIO PICO
Parma 1559 c.-
Figlio di Martino e Africa Bravi. Fu sacerdote e poeta. Un suo epigramma in lode di
Anton Maria Garofani è contenuto nel Santuario di Parma del Garofani stesso. È composto
di cinque distici latini.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 2 1958, 113.
SELVA ZUCCO, vedi SELVA ORAZIO
SELVAGNI GEMINIANO, vedi SILVAGNI GEMINIANO
SEMORILE MARIANNA, vedi MARCHINI MARIANNA
SENECIUS PUBLIUS APRONIANUS
Parma-Roma 144
d. C.
Libero, pretoriano, signifer, documentato in latercolo rinvenuto presso Roma,
datata al 144 d.C. Senecius è nomen rarissimo in Cisalpina, non presente a Parma.
Apronianus è cognomen derivato da gentilizio, raramente documentato, non presente in
altri casi a Parma, dove invece si trova Apra.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 161.
SENTIA BETUTIA
Parma I secolo
a. C./V secolo d.C.
Di
condizione incerta, fu moglie di C. Ae [...] Pau [...], col quale visse quindici anni e
cui pose unepigrafe, documentata a Parma, poi perduta. Sentius è nomen diffuso
soprattutto in Italia settentrionale e centrale, dove è frequente. In particolare in
Cispadana se ne riscontrano alcuni casi. A Parma si trova in questa sola epigrafe.
Betutius, nomen diffuso soprattutto in Gallia Cisalpina e Narbonese, usato talvolta, come
in questo caso, come cognomen forse derivato da Bettius, è frequente soprattutto in
Cispadana, particolarmente nella Tabula Veleiate. A Parma è documentato in questo solo
caso.
FONTI E BIBL.:
M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 162.
SERAFINI FRANCESCO ROMANA, vedi LITTA MODIGNANI FRANCESCA ROMANA
SERAFINO
Parma 1221/1274
Frate francescano. Fu mistico e teologo (doctor
Seraphinus).
FONTI E BIBL.: Pighini, Storia di Parma, 1965, 97.
SERAFINO DA
PARMA
Parma 1529
Frate Minore. Nel 1529 pubblico lorazione Venerandi Patris Fratris Seraphini
de Parma Ord. Minor. Oratio habita in Capitulo generali Parmae celebrato an. MDXXIX
(Impressum Parmae, per Antonium de Viottis).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III,
1827, 652.
SERAFINO DA PARMA, vedi anche AGUZZOLI CAMILLO e GHIDINI GIOVANNI
SERGENTI GIOVANNI
Parma seconda
metà del XIX secolo
Soldato, fu decorato con medaglia dargento al valor militare dopo il fatto
darme di Vigolo.
FONTI E BIBL.: Gazzetta
di Parma 25 agosto 1980, 3.
SERGIO CALLISTO, vedi CALISTO SERGIO
SERINI ARNALDO
Colorno
1894-Parma 21 febbraio 1981
Figlio di fornaio, fu valoroso combattente nella prima guerra mondiale. Al suo
ritorno, subito colse i fermenti sociali che si agitavano tra la sua gente e si impegnò
nelle organizzazioni democratiche bianche, nel sindacato, nel partito popolare (di cui fu tra i fondatori),
oltre che nellAssociazione reduci e nellunione
del lavoro (fu Segretario di zona). linsorgente
fascismo lo vide tenace e coraggioso oppositore, al punto che dovette subire violenze e
persecuzioni. Nel secondo conflitto mondiale combatté col grado di ufficiale in terra
dAfrica, meritò decorazioni al valor militare (tra laltro una medaglia
dargento) e rimase ferito a Tobruk. Nei giorni più drammatici della Resistenza
operò presso il comando Piazza di Parma e fu ispettore del Comitato di Liberazione
Nazionale. Il Serini profuse il suo impegno anche nellimmediato dopoguerra: fu
Sindaco per breve tempo di Colorno e tra i fondatori della Democrazia Cristiana e delle
Acli, dopo aver avuto una parte importante nel sindacato unitario per la parte cattolica a
fianco di Giuseppe Mori. Quando sorse lassociazione
partigiani cristiani, il Serini non tardò a prestare la sua collaborazione: fu per molti
anni, finché le forze glielo consentirono, Segretario amministrativo a fianco di don
Cavalli prima, di Molinari e del senatore Cacchioli poi. Nel trentennale dellassociazione Partigiani Cristiani,
lonorevole Zaccagnini gli conferì a Parma una medaglia doro a riconoscimento
e coronamento di una vita dedicata allaffermazione degli ideali di libertà e
democrazia.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 23 febbraio 1981, 5.
SERINI GIUSEPPE
Colorno
1899-Vittorio 30 ottobre 1918
Figlio di Carlo. Caporale maggiore del 3° Reggimento Fanteria, fu decorato di
medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Comandante di
squadra, con calma e perizia, sotto violento bombardamento nemico, manteneva i suoi uomini
in ordine perfetto nonostante le perdite subite, finché cadeva colpito a morte sul campo.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1920, Dispensa 50a, 2622; Decorati
al valore, 1964, 35.
SER LELLO, vedi SCUTELLARI AJANI GUIDO ASCANIO GIUSEPPE
SERMATTEI ADRIANO
Assisi 30 giugno
1680-Viterbo 9 aprile 1731
Appartenne a nobile famiglia. Compì i primi studi nella città natale sotto la
guida di precettori e li continuò a Roma, dove il 26 febbraio 1710 si addottorò in
entrambe le leggi. Fu giureconsulto di valore e ricoprì importanti cariche pubbliche.
Ordinato sacerdote il 4 settembre 1707 e ottenuta la stima e la fiducia di Michelangelo
Conti, vescovo di Osimo, questi lo nominò suo Vicario generale e, come tale, lo volle con
sé a Viterbo allorché fu promosso a quella sede. Il 30 gennaio 1713 papa clemente XI lo elevò alla dignità episcopale,
destinandolo a reggere la vacante cattedra di Borgo San Donnino. Consacrato nel Duomo di
Viterbo il 18 di quel mese dallo stesso Conti, prese possesso della sua sede il 10 maggio
successivo. Primo atto del suo governo fu di indire la visita pastorale, che iniziò il 3
settembre 1713 e condusse a termine il 28 aprile dellanno seguente. I vari decreti
emessi per la circostanza sono raccolti in un volumetto conservato nella Cancelleria
vescovile: da essi si rileva quanto il Sermattei fosse rigoroso nellimporre
losservanza al clero delle regole di disciplina e nel correggere abusi inveterati
nel costume dei fedeli. Il Sermattei ebbe un carattere austero e severo, congiunto a un
temperamento impetuoso: sono rimaste celebri le aspre contese con il capitolo della Cattedrale, che continuarono, con
fasi alterne, per tutto il periodo del suo episcopato. Il sinodo diocesano fu da lui
redatto in modo da essere più completo dei precedenti perché richiama e riporta
decisioni dei concilii e dei pontefici. Lo tenne nellanno 1718 ma non poté darne
alle stampe le costituzioni per essere stato traslato, con provvedimento apostolico del 15
marzo 1719, alla sede di Viterbo. Nel periodo del suo pontificato a Borgo San Donnino ebbe
a collaboratore monsignor Antonio Ferali, suo vicario generale, il quale resse poi la diocesi durante la vacanza. Prima di lasciare la
città, donò al Capitolo una ricca pianeta, che fece seguire da una lettera di congedo
nella quale espresse sentimenti di stima per il Collegio dei canonici e manifestò, con
commosse parole, il proprio rammarico a separarsi dalla diocesi. A Viterbo fece il solenne ingresso il
18 maggio di quello stesso anno e anche nel nuovo campo di lavoro dette prova del suo zelo
apostolico, spiegandovi intensa attività. Nel 1724 tenne il sinodo, durante il quale
espose alla pubblica venerazione sullaltare maggiore della cattedrale, in unurna di legno intagliato e
scolpito munita di cristalli, le reliquie dei santi martiri Valentino e Ilario. Per suo
interessamento, papa Benedetto XIII concesse il 2 agosto 1726 ai canonici della Cattedrale
luso della mitria, dellanello, della bugia e del faldistorio e il Sermattei,
con suggestiva cerimonia, benedisse nella festa di San Lorenzo le mitrie dei canonici.
Dallo stesso Pontefice ottenne il 7 ottobre successivo la toga aurea (robbone doro)
ai conservatori del Comune. In precedenza aveva provveduto a consacrare le due importanti
chiese di SantAndrea in Varalla (5 maggio 1720) e dei Carmelitani Scalzi, in Viterbo
(18 agosto 1725). L8 novembre 1727 ebbe lonore di ricevere papa Benedetto XIII
di passaggio a Viterbo per recarsi alla Quercia a consacrare con grande solennità
larcivescovo di Colonia. Tra i titoli di merito acquisiti dal Sermattei durante il
pontificato viterbense vanno annoverate le cure appassionate che ebbe per la Cattedrale,
facendo tra laltro dipingere dal celebre pittore Marco Benefiele sotto gli archi
delle colonne due artistici medaglioni. Nel Duomo di Viterbo, dove il Sermattei fu
sepolto, i restauri e i bombardamenti aerei anglo-americani durante la guerra 1940-1945
cancellarono ogni traccia della sua tomba.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 442-444.
SERMATTEI ELISA
Parma 1842 c.-
Figlia di Valentino. Cantante (soprano), fu prima donna nei teatri diretti dal padre
(Odessa, Mosca e Karkoff).
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SERMATTEI VALENTINO
Parma 1 maggio
1816-Karkoff 1866 c.
Studiò musica alla Regia Scuola di musica di Parma (fu allievo di Luigi Finali)
dal 1827 al 1829 e vi tornò nel 1836. contemporaneamente
esercitò il mestiere di sarto. Il 3 novembre debuttò a Lodi in un concerto della società filarmonica,
la cui orchestra era diretta dal giovane violinista parmigiano Vincenzo
Morganti.Nellottobre 1838 fu al Teatro Civico di cagliari nellElisir damore e nella
Gemma di Vergy. Debuttò come baritono con un concerto al Teatro Regio di Parma il 6
giugno 1839 con alcune arie della Gabriella di Vergy di Mercadante. Nel 1841 fu al Teatro
di Trieste nellAssedio di Corinto di Rossini, nel 1842 al Teatro comunale di Modena nella Vestale di Mercadante e
nellautunno dello stesso anno al Carlo Felice di Genova nelle Nozze di Figaro di
Ricci, nellElisir damore di Donizetti e nei Due sergenti di Mazuccato. Fu
anche allestero: in Francia, Spagna e Russia. In questultima nazione operò
per diversi anni e vi si stabilì definitivamente. Nel 1856 cessò di cantare per
dedicarsi allimpresariato teatrale. Prese in affitto vari teatri ed ebbe
lappalto di quelli di Odessa (per otto anni), Mosca e Karkoff. Dal 1857 al 1865 fu
limpresario del Teatro di Odessa, portando sulle scene opere italiane con rinomati
artisti. Nel 1859 la sua compagnia comprendeva 75 artisti e con il personale occupava 107
persone. Rinnovò il repertorio, portando per la prima volta le opere di Verdi (Traviata,
Un ballo in maschera, La battaglia di Legnano e Giovanna di Guzman) e i suoi spettacoli
furono apprezzati dal pubblico e dalla critica. Dal 1860 con la compagnia fece tourneée
per lUcraina: nel 1864 dette a Karkoff 44 rappresentazioni di undici opere (tra le
quali, oltre a quelle di Verdi, Norma, Lucia, Marta e Barbiere di Siviglia) e a Poltava
una ventina di recite. Nel 1865 tornò a Karkoff, dove presentò in prima rappresentazione
diverse opere italiane.
FONTI E BIBL.: Alcari; Dacci; Frassoni; Gandini; Levi; P. Bettoli, I nostri fasti,
151; P.E. Ferrari, Gli Spettacoli, 178; Archivio del Battistero di Parma; N.Pelicelli,
Musica in Parma, 1936, 283; G.N. Vetro, Voci Ducato, in Gazzetta di Parma 27 febbraio
1983, 3; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SERO FRANCESCO, vedi DA SERO FRANCESCO
SERPAGLI FRANCESCO
Bedonia
febbraio/dicembre 1908-Bedonia 18 gennaio 1974
Laureato in lettere, per quarantanni fu stimatissimo insegnante del corso
liceale presso il seminario vescovile di
Bedonia, dove ricoprì anche lincarico di Prefetto degli studi per un decennio.
Prima di dedicarsi allattività formativa dei giovani seminaristi esplicò anche il
ministero parrocchiale a Borgo Val di taro
negli anni Trenta e quindi a Carpaneto. Poi dedicò tutta la sua vita alleducazione
e formazione dei giovani, lasciando vasta traccia nel campo dellistruzione
religiosa. Fu professore di italiano e di latino presso la scuola media di Bedonia e nel
liceo scientifico di Borgo Val di Taro. Fu autore di numerosi scritti e studi religiosi.
Tra le sue pubblicazioni spicca uno studio sul Petrarca. Il Serpagli fu Canonico onorario
della Cattedrale di Piacenza.
FONTI E BIBL.: Morto mons. Serpagli educatore e studioso, in Gazzetta di Parma 19
gennaio 1974, 8; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 995.
SERPAGLI LUIGI
Bedonia-1921
Fu prete e missionario.
FONTI E BIBL.: Silvanus, Nel 4° anniversario della morte di don Luigi Serpagli,
prete bedoniese della missione, in Giovane
Montagna 1 1924.
SERRA LORENZO
Genova 1828-1892
Sposò Adelaide Folli. Commerciante di notevole censo, possedette una avviatissima
drogheria in Strada dei Genovesi a Parma. Verso il 1843 G. Pallavicino gli espresse elogi
e ringraziamenti per aver donato al Museo di storia naturale di Parma, presso il Magistero
degli Studi, una raccolta ittiologica da lui perfezionata.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma.
SERRA MARIANNA
Parma 1774
Allieva della Reale Scuola di Ballo di Parma, nel luglio del 1774 fu retribuita con
25 zecchini per il ballo dato in occasione della visita dellArciduca dAustria
(Archivio di Stato di parma, Spettacoli e
Teatri Borbonici, b. 4).
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.
SERSE RICCI, vedi COPERCINI GIUSEPPE
SERTORI GIROLAMO
Parma-post 1758
Compositore. Le uniche notizie sulla sua vita provengono dalla dedica che precede
ognuna delle sonate componenti lunico manoscritto del Sertori rimasto (Sonate per
cimbalo, Op. I). Fu abate e maestro di cappella in Pamplona nel 1758.
FONTI E BIBL.: G. Pestelli, Sei sonate per cembalo di G. Sertori (1758), in Rivista
Italiana della Musica, 1967; Dizionario musicisti UTET, VII, 1988, 240.
SERTORIA TERTIA
Parma IV/V
secolo d. C.
Fu dedicataria, insieme a Pescenia Paulina e [De]metria Hermonina, di
unepigrafe funeraria posta da C. Valerius Aeclanius. Sertorius è nomen forse di
origine etrusca, proprio di una gens equestre originaria di Norcia, diffuso soprattutto
nellItalia centrale e settentrionale, piuttosto raro in Aemilia e presente in questo
solo caso a Parma. Tertius è cognomen da numerale, comunissimo soprattutto in Italia e
nelle province celtiche, già documentato a Parma.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 163.
SERULLI GIOVANNI BATTISTA, vedi SERULLO GIOVANNI BATTISTA
SERULLO GIOVANNI BATTISTA
Savona-post 1594
Fu chiamato nel 1583 dal duca di Parma Ottavio Farnese per fabbricare piastrelle
smaltate da pavimento. In uno dei libri mastri di Casa Farnese si legge la seguente
annotazione: 1586-2-XII-A.M. Batta Serullo scudi 71 a conto di scudi 199 doro che S.
A. sè contentato darli per dar principio a far la maiolica. Fu quella del Serullo,
con ogni probabilità, la prima fabbrica di maiolica artistica del Parmense. Si hanno
memorie dellattività del Serullo fino al 1594.
FONTI E BIBL.: G. Campori, in G. Vanzolini, Istorie delle fabbriche di maiol.
metaur., Pesaro, 1879, vol. II, 238 sgg.; G. Corona, La Ceramica, Milano, 1885; L. De
Mauri, Lamatore di maioliche, Milano, 1924; C. Malagola, Memorie storiche sulle
maioliche di Faenza, Bologna, 1880; G.M. Urbani de ghelthof,
Note storiche ed artistiche sulla ceramica italiana, in Erculei. Arte ceramica e vetraria,
Roma, 1889, 115; A. Minghetti, Ceramisti, 1939, 385.
SERVENTI ANGELO
Bedonia 22
maggio 1918-1943/1945
Partigiano. Morì in combattimento e fu decorato di Medaglia dArgento al
Valor Militare, con la seguente motivazione: Valoroso comandante di distaccamento durante
un atto ad una forte colonna esplorante nazifascista, si gettava arditamente con lancio di
bombe a mano, alla testa dei suoi partigiani, allespugnazione di un forte centro di
fuoco avversario. Sebbene ferito proseguiva nellazione immolandosi
sullobiettivo conquistato. Il suo sacrificio ed esempio permetteva di sbaragliare
completamente lavversario riportando una fulgida vittoria.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 24 aprile 1995, 28.
SERVENTI GIUSEPPE
Montecchio 2
giugno 1743-Parma 19 dicembre 1826
Figlio di Alessandro. Studiò a Reggio, correggio
e Parma, dove fu allievo di Flaminio Torrigiani e si laureò in medicina nel 1774. Dopo
pochi anni di professione fu eletto Protomedico esaminatore (26 giugno 1780). Non ancora
quarantenne era il dottor Serventi già salito in reputazione di valente medico per
lingegno non comune, del quale aveva date pubbliche prove. Nonostante avesse
iniziato una così brillante carriera, lasciò nel 1781 la medicina per dedicarsi ai
commerci. Aprì nel 1794 una banca con il nome paterno: la Ragion bancaria Alessandro
Serventi. La straordinaria abilità del Serventi consentì al suo Banco di avere respiro
europeo: i suoi corrispondenti garantivano la sua firma da Lisbona a Pietroburgo, da
Palermo a Londra. La solidità e la credibilità della banca fu tale che quando gli
straordinari sconvolgimenti dEuropa apportarono in più luoghi la caduta di varii
suoi corrispondenti, si videro nelle diverse capitali altri commercianti non legati di
affari con lui, non pregati, non esitanti pel turbamento degli avvenimenti, accorrere
spontanei a soddisfare quelle sue tratte che per la mancanza degli accettanti andavano a
rimanere senza pagamento. Il prestigio di cui godette in patria e allestero gli
aprì la strada delle più alte cariche pubbliche: venne eletto tra i decurioni del Comune
di Parma, durante il dominio francese fu ripetutamente membro (e spesso vice presidente)
della Commissione degli Ospizi e per diversi anni venne eletto Presidente del Tribunale
del Commercio. Nel giugno del 1798 ebbe lincarico di intraprendere delicate
trattative con il pontefice Pio VI. In occasione della visita di Napoleone Bonaparte a
Parma nel giugno del 1805, fece parte della deputazione municipale assieme al presidente
dellAnzianato, conte Filippo Linati, al professore Giacomo tommasini e al conte Luigi Bondani. La delegazione
ebbe, al di là dei convenevoli dovuti al monarca,
il reale scopo di perorare, per mezzo di un memoriale e possibilmente di orali
illustrazioni, alcuni desideri della città. Il Serventi non fu solamente un banchiere ma
anche un abile industriale. Oltre alla manifattura delle maioliche e dei vetri, il suo
nome va legato alla purificazione delle cere. Riattivò la fabbricazione delle stoffe di
seta, rimodernando le manifatture con lacquisto di nuovi e più moderni telai.
Impiantò officine per conciare le pelli e per fare il sapone e le candele di sevo,
gareggiando con le più note fabbriche di venezia,
stabilì in città una tintoria, nella quale ripeté con successo le esperienze allora in
voga per sostituire allindaco lazzurro di Berlino, fu zelante promotore della
coltivazione locale del gelso e del tabacco, e promosse lestrazione dello zucchero
dal miele da altre sostanze. Non mancò di occuparsi di agricoltura. Ritenendo che
unagricoltura moderna ed efficiente fosse alla base della prosperità di un Paese,
sollecitò listituzione di una Società Agraria e promosse personalmente, sui propri
terreni, la coltivazione e la trasformazione industriale di diversi prodotti agricoli. Ma
se il Serventi fu lungimirante uomo daffari, che tanto fece a favore
dellindustria dei Ducati parmensi, ancora più rilevante fu il contributo che egli
diede alla città di Parma per il suo sviluppo culturale e sociale. In lui i contemporanei
ammirarono, oltre che la fine intelligenza e larguzia negli affari, i generosi
slanci di nobiltà morale e la disinteressata prodigalità. Si fece promotore
dellistituzione di un ospizio di Arti
e Mestieri, nel quale trovarono ospitalità anche molti giovani orfani della città.
Fondò la Società Serventi, il cui scopo fu di mettere in condizioni i non vedenti di
assicurarsi un autonomo sostentamento.In diverse occasioni intervenne con prestiti allo
stesso comune di Parma. In gravissime
circostanze la cassa Serventi venne in soccorso del Comune, la cui prosperità fu sempre
pensiero e cura di questo generoso cittadino. Ed è opinione che per non mettere il
Comune, già travagliato da straordinarii avvenimenti, in maggiore angustia egli
temporeggiasse, più di quanto al proprio interesse tornava, a richiedere il rimborso del
prestito, e che quindi avesse principio la catena di avversità che lo afflissero sino
alla morte. Il Serventi entrò in possesso delle fabbriche di maioliche e vetri di strada
dei Farnese nel 1811. Intermediario fu Lorenzo Remondini, che il 22 aprile di
quellanno rogò a nome e per conto del Serventi. Il Lombardi dice che la Real fabbrica venne messa in vendita per asta pubblica,
senza però specificare le fonti documentali. Altri hanno supposto che non si sia trattato
di una vendita vera e propria ma piuttosto di un parziale pagamento dei debiti che lo
Stato francese aveva verso il Serventi. Anche in questo caso non vi è il conforto degli
estremi documentali. Il Serventi possedette molteplici attività industriali, commerciali
e agricole, ma vi sono ottime ragioni per credere che la fabbricazione delle maioliche e
dei vetri gli stesse particolarmente a cuore. Alla conduzione dellazienda fu
preposto il figlio primogenito antonio,
coadiuvato dal giovane fratello pellegrino:
entrambi lasciarono il prestigioso palazzo di via San Vitale, in cui fino ad allora
avevano abitato con la famiglia, e si trasferirono in strada dei Farnese. Altro merito del
Serventi fu quello di dare grande impulso alla lavorazione dei cristalli molati. Alcuni
contemporanei affermarono che fu il primo a introdurne la lavorazione a Parma. In realtà
questo tipo di produzione aveva già avuto inizio nel settecento. Certamente fu merito del Serventi dare
a questa lavorazione una dimensione e unorganizzazione del lavoro di tipo
industriale. La quietanza definitiva per la vendita delle fabbriche di maioliche e vetri,
venne rilasciata dal Fulcheri in data 10 febbraio 1813. La campagna di Russia si era
appena conclusa con la clamorosa sconfitta di napoleone
bonaparte. Il disastro militare fu il
segnale di una sollevazione generale delleuropa,
che si unì nella VI Coalizione. Se lera napoleonica volgeva ormai al tramonto, gli
avvenimenti politici e militari lasciarono conseguenze disastrose anche nellarea
economica e finanziaria imperocché la necessaria partenza di alcuni creditori, il timore
di altri fecero si che un giorno gran numero di essi si affollasse al banco per riavere il
proprio denaro; e come accadde, quel timore si cangiò presto in universale diffidenza. E
non essendo il banco in istato di provvedere a tutte le dimande, perché il denaro era
impiegato o a frutti o in industrie, dovette sospendere i pagamenti. In realtà il
Serventi, nellimpossibilità di rimborsare in tempi brevi i creditori, decise di
procedere al pagamento del 50% delle somme dovute in attesa del rientro dei crediti. contestualmente nellottobre del 1813, con
lettera circolare annunciò una forte riduzione delle attività del banco: Tra i rami di
traffico che mi proposi con mia Circolare dell11 febbraio 1794 quando, per la morte
del padre mio Alessandro, ne assunsi legalmente lonorato nome, vi fù quello di un
Banco per circolazione interna, come lho poi esercitato fin qui. Questo ha servito
di mezzo ad accogliere del denaro altrui, che sarebbe stato giacente, ed a rivolgerlo in
sovvenzioni a chi con bastante solidità poteva abbisognarne, e così a mantenerlo anche
interinalmente in un moto, che producono un regolare frutto alluna, vantaggi o
comodo allaltra parte, lasciasse anche nel Banco un discreto compenso. È questo
ramo, che vedendo io risentirsi esso pure degli effetti del tempo ho disposto al suo
termine senza alterazioni degli altri consistenti in qualche utile fabbricazione, e senza
variazione nella corrispondenza esterna. Il Serventi rinunciò alla sua attività,
restringendo i propri interessi alle attività industriali e di cambio, ma anche questo
non fu sufficiente. Ampliò la compagnia sociale dellazienda e ne affidò la
gestione a una società anonima. Nel 1816 ottenne dalla duchessa Maria Luigia
dAustria un decreto sovrano che sancì la costituzione della nuova società. Venne
sepolto nel cimitero della villetta a Parma.
uniscrizione dice: Serventi è questi
singolare ingegno della patria e de suoi raro ornamento cambio, commercio ed ogni
industria è segno al suo mirabil de giovar talento quanto è di parte e cittadin
più degno vegliar lo vede al comun bene intento ma qual che allopre accresce pregio
è un core pieno di fé, dintegrità, donore.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 413-415, e
1884, 65; Palazzi e casate di Parma, 1971, 408-409; T. marcheselli, in Gazzetta di Parma 28 marzo 1988;
G. Dondi, Maioliche e vetri, 1990, 38-40; A.V.Marchi, Figure del Ducato, 1991, 336.
SERVENTI VINCENZA, vedi CAMPANINI VINCENZA
SERVI BATTISTA
Parma 1590/1618
Da un bando del 28 settembre 1590 risulta tubator del Comune di Parma.Era ancora in
servizio il 1° settembre 1618.
FONTI E BIBL.: G.N.Vetro, Banda, 1993, 251.
SERVIDEI FRANCESCO
Parma 1366
c.-post 1420
Il Servidei è il primo ragioniere di Parma di cui si conosca lesistenza,
essendo pervenuti diversi libri mastri da lui compilati. Il primo libro mastro pervenuto
è del 1386-1387 e riguarda la contabilità del Monastero di San Martino dei Bocci. Il
Servidei, assunto il giorno 8 settembre 1386, fu licenziato il 17 dicembre 1387. Percepì
un salario di 6 lire al mese ma probabilmente per tutto il periodo dellincarico
visse nel Monastero usufruendo di vitto e alloggio. Nello stesso libro mastro esiste una
seconda contabilità relativa allArte dei Falegnami di Parma (1388-1389) conseguente
a una tassazione imposta da Gian galeazzo
Visconti, Signore di Milano, di Parma e di altre città della Lombardia. Gian galeazzo Visconti, impegnato nellassedio
di Padova (che non riuscì a espugnare) ordinò allArte dei Falegnami di Parma di
inviare quattro falegnami suoi iscritti al campo sotto Padova per la costruzione di torri
in legno mobili che avrebbero dovuto permettere agli assalitori di scalare le mura della
città assediata. LArte dei Falegnami di Parma dovette tassare tutti i suoi iscritti
rimasti a casa per provvedere al mantenimento delle famiglie dei quattro colleghi
impegnati a Padova. Il metodo di rilevazione contabile usato dal Servidei è il tabulare,
tipico di tutte le scritture contabili lombarde nel secolo XIV. Il metodo tabulare è un
metodo prepartiduplistico perché non assicura la costante uguaglianza del dare con
lavere. Nel caso della contabilità relativa alla tassazione dellArte dei
Falegnami di Parma, essendo accesi soltanto conti relativi alla cassa, a crediti e a
debiti, si realizza la costante uguaglianza del dare con lavere come nel metodo
della partita doppia. Il libro mastro sopra descritto è conservato presso lArchivio
capitolare del Duomo di Parma. Nello stesso
Archivio è pure conservato un altro libro mastro tenuto dal Servidei relativo
allanno 1417. Un altro registro contabile, sempre compilato dal Servidei, è
conservato presso lArchivio di Stato di Parma ed è relativo allanno 1420.
Risulta inoltre da documenti conservati nellArchivio Capitolare del duomo di Parma che il Servidei svolse incarichi
diplomatici per conto di Gian Galeazzo Visconti, che ne aveva apprezzato le qualità. Il
Servidei dovrebbe avere iniziato lattività presso il Monastero di San Martino dei
Bocci in età giovanile, cioè a circa ventanni.
FONTI E BIBL.: Malacoda 52 1994, 37-38.
SERVILIA SECUNDILLA
Parma-Roma I
sec. a. C./I sec. d. C.
Figlia di Caius. Libera, uxor Parmensis di M. Vinicius Karus, che le dedicò
unara marmorea ritrovata in Roma. Proprio un Caius Servilius è documentato a Parma
in epigrafe databile alla prima età imperiale: mancano tuttavia elementi necessari a
convalidare un eventuale identificazione di questo personaggio con il padre di Servilia
Secundilla. Secundilla, cognomen in forma diminutiva da Secunda, è documentato
frequentemente in area celtica. La precisazione dellorigine parmense della consorte
porta a escludere che anche M. Vinicius Karus fosse originario della stessa città.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 164.
SERVILIUS CAIUS
Parma I sec. a.
C./I sec. d. C.
Figlio
di Caius. Libero. Il suo nome compare in epigrafe sepolcrale fatta fare per sé con ordine
testamentario, reperita in centro cittadino a Parma, presumibilmente databile, per
caratteri paleografici e contenutistici, alla prima età imperiale. Il Servilius fu
primipilus, tribunus militum e praefectus castrorum: questo testimonia una carriera
militare di rilievo. La gens Servilia, molto diffusa ovunque, appare scarsamente
documentata nella regio VIII, con maggiore frequenza nelle regioni transpadane. Nella
regione, secondo la testimonianza liviana, operò un C. Servilius (Geminus), triumvir
agris dandis assignandis a Cremona e a piacenza
nel 218 a. C., preso poi prigioniero dai Boi ad vicum Tannetum e liberato solo nel 203
a.C. dal figlio omonimo, console in quellanno.
FONTI E BIBL.:
L. Grazzi, Parma romana, 1972, 104; M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 165.
SERVILIUS MARCUS FIRMUS
Parma-Magonza 50
d. C. circa
Figlio di Marcus. Fu libero e legionario. Un altro militare appartenente alla
stessa gens, Caius Servilius, è documentato a Parma in epigrafe risalente alla stessa
epoca. La gens Servilia appare documentata nelle regioni transpadane. Il cognomen Firmus,
molto diffuso dappertutto per ingenui e liberti, è documentato per un Parmensis solo in
questo caso, ma è frequente nella Tabula Veleiate. Sulla base delle testimonianze
epigrafiche, è stato rilevato che, nel periodo giulio-claudio, circa la metà dei
legionari in forza in Germania fu reclutato in Cisalpina.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 166.
SESSI GHERARDO
Reggio
Emilia-Cremona 15 dicembre 1211
Nacque da nobile famiglia. Dopo essere stato Canonico della Cattedrale di Parma e
Prevosto per sette anni a Borgo San Donnino (1196-1203), professò la regola dei
Cistercensi e divenne Abate di Santa Maria di Tiglietto. Nel 1210 papa Innocenzo III lo
nominò vescovo di Novara e lincaricò
della causa di Oberto I vescovo di Albenga (sospeso a divinis da quel Pontefice) perché
fosse restituito allesercizio del ministero episcopale. Secondo quanto afferma il
Pincolini, nel 1206, per mandato pontificio, il Sessi dispose per lerezione sulle
rive dello Stirone della chiesa di Careno. Ma le versioni sono a questo proposito
contrastanti: vi è chi sostiene che la costruzione si debba a Gherardo Cornazzani, padre
di Oddone, che nel 1046 fu investito dal vescovo Cadalo del castello del Pizzo, altri
attribuiscono invece liniziativa a un omonimo Gherardo Cornazzani, piacentino, il
quale possedette nelle vicinanze di Careno un ricco feudo. Il Sessi fu creato nel 1210
cardinale e destinato in Lombardia in qualità di Legato pontificio. Trovandosi a Piacenza
per lelezione di quel vescovo, celebrò un sinodo nel quale dispose tra laltro
che i canonici della cattedrale piacentina
dovessero condurre vita in comune. Fu nominato arcivescovo di Novara, poi di Albano e
infine il 4 maggio 1211 di Milano. Ebbe sepoltura a Cremona.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 23-24; Parma
nellarte 2 1976, 51.
SESSI GUIDOTTO
Borgo San
Donnino 1214/1235
Fu Canonico della Cattedrale di Parma e in seguito fu eletto Prevosto della Chiesa
di Borgo San Donnino (1214-1235). Uomo di grande cultura, si convertì a Milano, con molti
altri eretici, alle prediche di San domenico.
Il Laurini sostiene che fosse fratello di Ugo e suo successore nella cattedra vescovile di
Vercelli ma la notizia risulta priva di fondamento perché Ugo Sessi morì il 4 dicembre
1235 e già il 10 settembre 1236 Giacomo Cornario, vescovo eletto di quella città,
concesse linvestitura di un feudo ad Ardizzone di Crevalcuore. Si tratta invece, con
tutta probabilità, di quel Guido Sessi, nipote del vescovo Ugo, come risulta da antichi
atti vercellesi (nepos ipsius d. episcopi, afferma testualmente il documento in data del
marzo 1234, edito da L. Borello-A. Tallone nellopera Le carte dellarchivio comunale di Biella fino al 1379, vol.
1°, pag. 149 e s.), che fu canonico a Biella e che, per mancata residenza, venne
sostituito da Manfredo de Codecapra.
FONTI E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 26.
SESSI MARIA TERESA
Parma 1805
Fu cantante di buon valore. Studiò in Parma. Esordì al Teatro Ducale di Parma nel
1805. Cantò lanno successivo al Teatro alla Scala di Milano, quindi passò a
Vienna, in Polonia e in Russia.
FONTI E BIBL.: P. Bettoli, Fasti musicali, 1875, 152.
SESSI UGO
Reggio Emilia
ante 1196-Vercelli 30 novembre 1235
Secondo lUghelli, fu fratello gemello di gherardo e salì anchegli nella Chiesa ad
altissime dignità. Rinunciò infatti alla prevostura mitrata di Borgo San Donnino
(1203-1214) perché creato nel maggio-giugno 1214 (non nel novembre 1213 come vorrebbe il
Savio) vescovo di Vercelli.
Lepiscopato del Sessi segnò nella storia della Chiesa vercellese pagine gloriose.
Nellottobre dello stesso anno 1214 venne scelto arbitro dal Comune di Vercelli e dal
marchese di Monferrato nelle loro contese, specialmente per il Trino, di cui poi egli
investì il medesimo Comune il 3 dicembre 1214. Difese i diritti della sua Chiesa su
Casale, che era stata depopulata dai Vercellesi nel 1215, e poi contro i Casalesi nel
1224. Fece nuovamente da paciere tra il Comune e il conte Pietro di Masino e subito dopo,
sempre nel 1224, ebbe incarico dal pontefice Onorio III, col vescovo di Brescia, di
ottenere ladesione dei comuni lombardi al trattato di pace con limperatore
Federico II. Verso la fine del suo episcopato fu in contrasto col Comune, contro cui si
vide costretto a lanciare linterdetto, confermato poi dal Papa, per avere il Comune
stesso promulgato statuti lesivi delle libertà ecclesiastiche. Nel periodo del suo
ministero pastorale (nel 1227, se non prima) vennero introdotti in Vercelli i frati
Minori, quindi, probabilmente nel 1229 o poco dopo, i figli di San Domenico, in seguito
alla efficace predicazione del beato Giordano di Sassonia. Sotto il Sessi ebbero origine
pure i fratelli e le suore della Penitenza, che più tardi forse confluirono nellordine delle domenicane. Per iniziativa e a cura del cardinale
Guala Bicchieri, negli anni 1219-1224 sorse la splendida basilica di SantAndrea: il
Sessi, che già nel 1215 aveva ceduto al cardinale lantica cappella di
SantAndrea, con il porporato pose il 24 agosto 1219 la prima pietra della nuova
chiesa. Le affinità architettoniche della basilica di SantAndrea e del Battistero e
Cattedrale di Parma e della Cattedrale di Borgo San donnino,
già rilevate dallarchitetto Verzone, potrebbero facilmente trovare unovvia
spiegazione nellinfluenza esercitata dal Sessi nella scelta degli architetti e delle
linee architettoniche. La basilica e il vicino ospedale vennero affidati ai canonici
Sanvittorini sotto il celebre abate Tommaso Gallo, che ebbe tra i suoi discepoli Antonio
da Padova e Adamo Marsh, una delle maggiori glorie di Oxford. Nel 1228 il comune fondò lo Studium generale e ciò non senza
lintervento del Sessi. A completare il quadro della sua molteplice attività, il
Sessi compose divergenze tra i due capitoli di Vercelli ed emanò nuovi statuti per gli
stessi. Confermò i privilegi al Capitolo di Santhià e con vari atti intervenne a favore
del Capitolo di Biella. Il Necrologio Eusebiano indica la morte del Sessi con la seguente
nota obituaria: Secundo Non. decembris anno D.N. MCCXXXV obiit b. memorie dominus Hugo
huius ecclesiae venerabilis episcopus. Sedit annis XXI et dimidium. Fedele Savio, nella
sua opera sugli antichi vescovi dItalia, ne pone la morte, sulla fede dello storico
vercellese Filippi, al II Kal. decembris, cioè al 30 novembre, ma il necrologio indica il 4 dicembre. Il Sessi ebbe
sepoltura nella Cattedrale di Vercelli. Gli storiografi locali Giovanni Stefano Ferrero e
Marco Aurelio Cusano riportano la classica iscrizione sepolcrale: Hoc jacet in tumulo
Praesul clarissumus Hugo, Urbis Reginae, cuius origo fuit. castrum de Sesso cognomina praebuit illi. eusebij Sancti defendit Iura potenter. Quod nil
deperijt, dum sibi vita fuit. Ecclesiaeque status per eum stetit inviolatus Et sine
laesura defendit singula jura. Atria construxit, quibus est pictura vasallos Signans, qui
debent in cunctis esse fideles. Dapsilis ad dandum fuit eius, aptaque dextra, Et super
afflictos pia semper viscera gestans. Fecit in Urbe domos, Ecclesias fecit et extra.
Insuper et Populum sacro sermone replevit. Huius Ecclesiae per eum possessio crevit.
Proventu cuius locus hic semper veneretur. Cunctis scripturis in tantum splenduit Hugo.
Qui fuit eximius Doctor lux maxima Cleri. Rexit et iste probus bis denis, atque duobus
Annis, collatum Vercellis Pontificatum. Mundo Martha fuit, D. s3. Hugo Maria. Parcat ei
Pater, et flamen, Patrisque sophia. Ergo per has causas Paradisum jure meretur, Vivat, et
in Christo praeclara luce fruatur.
FONTI E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 24-26.
SESTIO GIAMBATTISTA vedi SESTIO GIOVANNI BATTISTA
SESTIO GIOVANNI BATTISTA
Berceto
1549-Montechiarugolo 1614
Fu mandato giovanissimo a Parma, dove frequentò le scuole dumanità (gli fu
maestro Agostino Piazza). Si innamorò di una parente di Agostino Piazza, ma i genitori di
lei non vollero saperne di tale amore e assalirono il Sestio, ferendolo gravemente: rimase
storpio alla mano sinistra, con la quale aveva cercato di difendersi. Intraprese poi la
professione di grammatico o pedante, dapprima presso i Canossa, poi, dal 1578, presso i
Pico, che gli affidarono il novenne Ranuccio, figlio di Giambattista. Il Sestio seguì il
discepolo a Bologna e Padova, fin che questi conseguì la laurea in utroque nel 1588.
Anchegli si dedicò allo studio delle leggi, ma non volle mai addottorarsi. Fu poi
pedagogo dei figli del conte Pomponio Torelli e li accompagnò a Roma. Nuovamente a Parma
presso Ranuccio Pico, ne educò il figlio Cornelio nella Retorica e nellEtica
aristotelica. In occasione della laurea in utroque di questultimo, il Sestio compose
delle poesie latine, le sole conservatesi della sua produzione. Quando, ormai vecchio,
cominciò a perdere credito, tanto che gli scolari lo schernivano e lo minacciavano,
decise di abbandonare linsegnamento: ritiratosi a montechiarugolo, modestamente vi chiuse i suoi
giorni. Il Sestio sposò una serva del conte Pomponio Torelli.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice de vari soggetti parmigiani, Parma, Vigna,
1642; da questo dipendono I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, IV,
312; e, con qualche inesattezza, P. Cattabianchi, G.B. Sestio, Parma, 1910; vedi inoltre
Aurea Parma 3/4 1959, 196-197, e 1 1958, 36-37; A. Marastoni, La poesia di Sestio
Bercetese, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1967, 131-143.
SETTI GIOVANNI
Borgo San
Donnino 5 gennaio 1895 -Ponte Fener 14 novembre 1917
Nel triennio scolastico 1912-1915 frequentò i corsi di Chimica presso
lUniversità di Parma. Chiamato alle armi il 1° giugno 1915, dopo aver compiuto un
periodo di tre mesi alla Scuola Militare di Modena ed esserne uscito Sottotenente il 15
settembre, il 18 di quello stesso mese fu mandato al fronte. Assegnato al 91° Reggimento
Fanteria, lo raggiunse sul Col di Lana. Nella presa del Col di Lana il Setti si distinse
per audacia. Ferito a un piede, passò qualche tempo in un ospedaletto da campo. Ritornò
poi al suo reggimento e con esso passò sullalto Boite, ove trascorse quasi due anni
ininterrotti di guerra, combattuta nelle trincee dalta montagna. La rotta di
Caporetto lo travolse poi nella ritirata. Sulle nuove posizioni assegnate al suo
reggimento, il Setti, promosso Capitano, combatté con coraggio. Il 12 novembre 1917 a
Ponte Fener, durante una vigorosa azione, ferito, cadde in un burrone. raccolto e ricoverato nel 62° Ospedaletto da
campo, vi morì due giorni dopo. LUniversità di Parma conferì al Setti l8
dicembre 1919 la laurea ad honorem in Chimica.
FONTI E BIBL.: Caduti Università Parmense, 1920, 106.
SETTI GIUSEPPE
-Parma 20
dicembre 1900
Valoroso soldato, combatté per lindipendenza italiana. Sostenne la campagna
militare del 1849, fece parte del corpo di spedizione dOriente nel 1855-1856, come
pure le campagne del 1859, 1860 e 1866. Fu decorato di sei medaglie al valor militare più
la Croce di cavaliere della Corona
dItalia.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 23 dicembre 1900, n. 353; G.Sitti, Il Risorgimento
italiano, 1915, 93.
SEVERI ALESSANDRO
1895-Altipiano
della Bainsizza 23 agosto 1917
Figlio di Giuseppe. Studente in ingegneria, fu Sottotenente di Fanteria, decorato
di medaglia dargento al valor militare. Morì combattendo da valoroso.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 24 settembre 1917; Giovane Montagna 6 ottobre
1917; Gazzetta dellEmilia 21, 22 ottobre 1918; P. Lingueglia, In memoria del tenente
Alessandro Severi, Modena, Soc. An. Cattolica, 1918; G. Sitti, Caduti e decorati, 1919,
229.
SEVRA, vedi CORRADI SEVERINA
SEXTUS POLLIA
Colorno II
secolo a.C. /V secolo d.C.
Figlio di Publius. Il suo nome è ricordato in un frammento di epigrafe ritrovato a
Colorno, perduto e noto solo dalla tradizione manoscritta. Da esso si deduce
lesistenza di un cittadino con ogni probabilità di Parma e di condizione libera,
come mostrano patronomico e menzione della tribù. Sex(tus) potrebbe essere il cognomen
del personaggio. Non si esclude tuttavia la possibilità che si tratti di un secondo
personaggio.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 167.
SFORNI CARLA, vedi BIGI CARLA
SFORNI GUGLIELMO
Parma seconda
metà del XIX secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
X, 138.
SFORNI VITTORIO
1885-Soragna 18
gennaio 1972
Iniziò la carriera militare nellanno 1905 nel X Reggimento bersaglieri.
Capitano già alle dipendenze del V Corpo darmata, partecipò al primo conflitto
mondiale, meritandosi pure due croci di guerra. Per le sue ottime qualità gli vennero in
seguito affidate diverse missioni sia in Italia che allestero. Entrato poi
nellarma dei carabinieri, passò al servizio attivo prima a Verona e poi a Torino,
percorrendo rapidamente i vari gradi della gerarchia militare fino a diventare Colonnello,
grado con cui si congedò. Nel 1971 venne promosso a Generale di brigata e nello stesso
anno gli furono concesse le onorificenze di Cavaliere di Vittorio Veneto. Fu tra i soci
fondatori della Famiglia soragnese. Fu sepolto nel cimitero israelitico di Soragna.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 19 gennaio 1972, 8.
SFORZA ALESSANDRO, vedi SFORZA di SANTAFIORA ALESSANDRO
SFORZA GUIDO ASCANIO, vedi SFORZA di SANTAFIORA GUIDO ASCANIO
SFORZA LEONARDO
Parma 1482
Fu eletto Vescovo di Parma dal Capitolo della Cattedrale il 4 settembre 1482, ma
non fu confermato dal papa Sisto IV.
FONTI E BIBL.: A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 240.
SFORZA DI SANTAFIORA ALESSANDRO
Parma 1532
-Macerata 16 maggio 1581
Figlio di Bosio e di Costanza Farnese. Fu creato da papa Paolo III, suo avo, nel
1542, scrittore di lettere apostoliche, alletà di soli dieci anni. Coinvolto nel
trafugamento delle galere fatto dal fratello Carlo, fu privato della sua dignità da papa
Paolo IV, ma, terminata quella controversia, nel 1557 fu reintegrato e creato Presidente
dellannona. Fatta dal fratello guidascanio
la rinuncia a suo favore del vescovado di
Parma, che aveva in amministrazione, il 26 aprile 1560 successe al fratello nellepiscopato parmense, beneficiando anchegli
di varie prebende, tra cui la prevostura di Borgo San Donnino (1562-1581). Prese possesso
per procuratore il 14 novembre 1560 della Diocesi e vi fece lingresso nel maggio
1564. Come vescovo di Parma partecipò
autorevolmente nel 1560 ai lavori del concilio di Trento e ne applicò con zelo le
direttive. Era stato in precedenza Canonico di San Pietro (1554-1561) e chierico di camera
di papa Pio IV (1564), dal quale fu creato il 12 marzo 1565 Cardinale del titolo di Santa
Maria di Via Lata. Fu prima Legato di Bologna e di Romagna (1570) e poi di tutto lo Stato
pontificio, eccezion fatta per Bologna. Compito suo precipuo fu quello di combattere e di
annientare la piaga del brigantaggio. A questo fine ebbe poteri amplissimi, tanto da
essere chiamato vicepapa. Fu pure Prefetto della segnatura di giustizia e Arciprete in
Santa Maria Maggiore (1572). Lo Sforza di Santafiora fu tra i cardinali deputati alla
correzione del Decreto di Graziano, ciò che consentì a papa Gregorio XIII di pubblicare
una nuova edizione del Diritto Canonico. A Parma, il 21 settembre 1564, celebrò il primo
sinodo. Essendo vacato per morte dellarcidiacono Girolamo castiglione il canonicato di Coloreto, lo Sforza
di Santafiora lo conferì a Martino Cinzio, chierico di Spoleto, e larcidiaconato lo
diede ad alticozzo degli Alticozzi di
Cortona, chierico minorista (ne presero possesso il 1° ottobre 1564 a rogito di
Cristoforo dalla Torre). Il 4 novembre 1564 lo Sforza di Santafiora fece una transazione
col capitolo della Cattedrale intorno ai
benefici e alla collazione delle chiese della diocesi
di Parma (la transazione fu confermata da papa Pio IV). Il 5 gennaio 1568 i deputati del capitolo Carissimi, Lalatta e cassola si accordarono con lo Sforza di Santafiora
intorno alla residenza corale dei canonici: fu fatta unordinazione dal capitolo affinché non si facessero novità, ma i
canonici praticassero il metodo anticamente usato e intervenissero costantemente ai vespri
alle feste comandate. Nel 1568 si tenne un sinodo a Ravenna, cui fu invitato anche lo
Sforza di Santafiora, che si volle considerare come suffraganeo di quella metropolitana.
Egli vi inviò il canonico simone Cassola in
qualità di suo nunzio e procuratore con mandato speciale, il quale dichiarò alla
presenza di Giulio Feltrio della Rovere, cardinale di Urbino e arcivescovo di Ravenna, che
lo Sforza di Santafiora riconosceva sé e la Chiesa di Parma libera e immune da ogni
soggezione verso la chiesa di Ravenna o
qualsiasi altro arcivescovo, essendo, come in passato, sempre immediatamente soggetto al
Pontefice e alla sede apostolica. Queste proteste furono rinnovate in Ravenna il 30 aprile
dello stesso anno dai suoi procuratori Pier Maria
Carissimi e Simone Cassola (i quali fecero opposizione anche a nome del Capitolo) e dai
rappresentanti del clero Francesco Libaschi, beneficiato della Cattedrale di Parma, e
Giulio Cesare bergonzi, arciprete di
SantEulalia. Il capitolo, con lettera
del 10 dicembre 1568, pregò lo Sforza di Santafiora di ottenere da papa Pio V ai canonici
la conservazione del privilegio intorno alle cause di appellazione, ma egli rispose da
Roma il 12 gennaio 1569 che non credeva necessario far confermare al Papa questo
privilegio perché non gli pareva opportuno, non risultando alcun vantaggio. Il 23
febbraio 1572 lo Sforza di Santafiora donò alcuni vasi dargento alla sagrestia
della Cattedrale. Il 28 febbraio 1572 si fece lunione della chiesa di Santa
Anastasia, di ragione del Capitolo, con la chiesa di San Prospero perché non si trovava
nessuno che volesse assumersi la cura della chiesa di Santa Anastasia, essendo molto
povera. Nei primi mesi del 1573 rinunciò allepiscopato
in cambio di una pensione di tremila ducati doro. La sua salma fu inumata a Roma in
Santa Maria Maggiore accanto a quella del fratello Guido Ascanio, con la seguente
iscrizione che lo Sforza di Santafiora si era preparato nel 1579: Alexander Sfortia s. r.
e. card. Pauli iii. pont. max. nepos Bononiae et Flaminiae dub Pio v. et Gregorio xiii.
legatus signaturae justitae praefectus huiusque basilicae archipresbyter sibi mortis
memor. posuit annum agens xlvii.
FONTI E BIBL.: G.M.Allodi, Serie Cron., vol, II, 1856, 80-94; A. Schiavi, Diocesi
di Parma, 1940, 240-241; U.Delsante, Dizionario dei collecchiesi,
Gazzetta di Parma 14 marzo 1960, 3; D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961,
30; Dizionario storico politico, 1971, 1189.
SFORZA DI SANTAFIORA FRANCESCO
Parma 6 novembre
1562-Roma 11 settembre 1624
Figlio di Sforza, marchese di Varzi, e di caterina
di Montepulciano. Iniziò la pratica delle armi presso il cugino Ottavio Farnese, duca di
Parma, e Francesco I, granduca di Toscana. Si applicò agli studi umanistici e alla
matematica. Dotato di memoria prodigiosa, ciò gli consentì di conservare e migliorare la
sua cultura anche durante le campagne belliche. A diciotto anni venne nominato Capitano
generale delle milizie italiane di Filippo II, in sostituzione di Alessandro Farnese.
Promesso a virginia Medici, sorella del
granduca Francesco I, non poté sposarla a causa di un insanabile contrasto sorto tra la
granduchessa Bianca capello e Mario Sforza,
zio dello Sforza di santafiora: a ventuno
anni labbandonò, ed essa fu poi moglie di Cesare dEste. Lo Sforza di santafiora abbracciò quindi la carriera
ecclesiastica e il 12 dicembre 1583 fu creato cardinale
da papa Gregorio XIII, nel titolo diaconale di San Giorgio al Velabro, da cui fu traslato
al titolo di San Nicola in carcere Tubbiano, quindi a quello di Santa Maria in via Lata.
Nel 1587 venne riconosciuto conte di Cotignola e nel 1591 inviato Legato in Romagna. ricevuto il sacerdozio nel 1614, nel 1617 passò
allordine presbiterale con il titolo di San matteo
in Merulana e fu promosso Vescovo di albano
nel 1618, di Frascati nel 1620 e di Porto e Santa Ruffina nel 1623. Di lui si servì papa
Sisto V (1585-1590) per organizzare dieci galere in difesa delle spiaggie pontificie, per
la costruzione di strade e per la repressione del brigantaggio. Al valore militare e
allabilità diplomatica unì molta religione, pietà e amore alle lettere, meritando
di essere cantato dal Tasso (sonetto: Quando lantica Roma onde traesti). Lo Sforza
di Santafiora partecipò a nove conclavi. Ebbe due figli naturali: costanza e Sforzino, ambedue legittimati nel 1605
da papa Paolo V. Per riposarsi, passava le villeggiature autunnali nel suo castello di
Torrechiara, da lui abbellito e restaurato, e a castellarquato. Dopo essere stato nominato cardinale, riprese gli studi letterari e dedicò
tutto il tempo libero alle letture, soprattutto a quelle storiche, che lo avvincevano in
modo particolare. Al duca Ranuccio Farnese, che spesso lo ospitò e col quale discorreva
di storia, confidò di essere particolarmente entusiasta degli Annali Ecclesiastici del
cardinale Baronio. Fu sepolto in San Bernardo a Roma.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 84-88; A. Giulini, Di alcuni figli meno
noti di Francesco Sforza, in Archivio Storico Lombardo XLII 1916; P. Litta, famiglie celebri italiane, Milano, 1834; D. Muoni,
collezione di autografi di famiglie sovrane:
famiglia Sforza, Milano, 1858; N. Ratti, Della famiglia Sforza, Roma, 1794; Zazzera, Della
nobiltà dItalia, Napoli, 1615; C. Argegni, Condottieri, 1937, 240; A. Schiavi,
Diocesi di Parma, 1940, 272; G. Gonizzi, in Gazzetta di Parma 23 luglio 1968, 3; F. da
Mareto, Feudi Sforza Santafiora, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1976, 162.
SFORZA DI SANTAFIORA GUIDO ASCANIO
Parma 25
novembre 1518-Canneto sullOglio 7 ottobre 1564
Primogenito di Bosio e di Costanza Farnese, parente di papa Paolo III.
Questultimo lo fece cardinale il 18 dicembre 1534 e gli affidò in amministrazione
perpetua la diocesi di Parma il 13 agosto
1535, cui rinunciò il 26 aprile 1560 a favore del fratello Alessandro. Ottenne il
conferimento di varie prebende, tra le quali la prevostura di Borgo San Donnino
(1555-1562). Nel 1537, essendo morto il canonico Luigi dalla Rovere, massaro del Capitolo,
che godeva il canonicato e la prebenda di Corneto, lo Sforza di Santafiora nominò al
detto canonicato e allArcipretura di SantEulalia lorenzo, vescovo di Sigino, che poi rinunziò il
canonicato nelle mani del Papa. Oltre il Vescovado di Parma, ebbe in amministrazione
quelli di montefiascone e Corneto, di Narni
e di chiusi. Nel 1536 ebbe le legazioni di
Romagna e di Bologna e fu legato di Giulio III a Parma per conciliare le vertenze della
Chiesa col duca ottavio Farnese. Ciò
avvenne perché lo Sforza di Santafiora fu accusato di aver avuto parte nel trafugamento
delle galere del fratello carlo. Si adoperò
anche per comporre la pace tra papa paolo IV
e Filippo II, esacerbato contro i caraffa.
Il celebre stampatore di Roma, Blado, deve a lui la sua fama. Formò la Biblioteca della
casa Sforza di Santafiora e fondò unaccademia di belle lettere. Nel 1542 diede in
feudo al fratello Sforza e suoi discendenti maschi la giurisdizione temporale
dellAbazia di Val di Tolla nel Piacentino, di cui era investito, e nel 1555, di
concerto coi fratelli, fondò un fedecommesso onde i feudi e beni della casa si
conservassero nel rappresentante della famiglia. Ebbe tre suffraganei: Annibale mazzocchi, vescovo cistrense, Luca Cerati, vescovo
titolare di Costanza, e Niccolò Virgili, vescovo dei Marsi. Fu Cardinal camerlengo della
Chiesa il 22 ottobre 1537, Legato in Ungheria in occasione della guerra turca nel 1540 e patriarca di Alessandria il 6 aprile 1541. Nei
conclavi difese gli interessi imperiali (1550-1555). In principio papa Paolo IV non lo
ebbe molto in favore, anzi lo fece imprigionare in castel SantAngelo (1555): lo
liberò soltanto dietro la garanzia di una fortissima somma in contanti. Comunque lo
Sforza di Santafiora ebbe modo di riprendersi e di riguadagnare posizioni in Curia, tanto
che in occasione del conclave del 1559, sostenendo gli interessi della Spagna, fu tra
coloro che favorirono lelezione di Pio IV. Presso questo pontefice continuò a
rappresentare ufficialmente la corona spagnola. Uomo di cospicua cultura e mecenate, tra
laltro commise a Michelangelo la cappella dellAssunta in Santa Maria Maggiore.
La salma dello Sforza di Santafiora, traslata a Roma, fu sepolta in Santa Maria Maggiore,
con la seguente iscrizione: Guido Ascanio sfortiae
card. Pauli iii. nep. s. r. e. camerario bononiae
et Flaminiae legato atque hujus basilicae archipresbytero alex. card. Sfortia fratri desideratiss. vixit an.
xlv. menses x. dies xii. obiit an. sal. mdlxiv. non. oct.
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856, 38-79; A.
Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 240; D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961,
30; Dizionario storico politico, 1971, 1192.
SFORZA DI SANTAFIORA MARIO
Parma
1519/1531-1611
Figlio di Bosio e Costanza Farnese. Duca di Segni, fu condottiero di provato valore
al servizio di Siena, del Re di Francia, poi dei medici
e della Chiesa, conseguendo il grado di capitano
Generale della Cavalleria pontificia. ritornato
dalla campagna contro gli Ugonotti, fu Ambasciatore a Venezia e creato Principe assistente
al Soglio Pontificio da papa gregorio XIII.
FONTI E BIBL.: Palazzi e casate di Parma, 1971, 360.
SFORZA DI SANTAFIORA SFORZA
1524-CastellArquato
1575
Figlio di Bosio e di Costanza Farnese. Fu soldato al servizio dellImpero,
della Spagna e della Chiesa. Lo Sforza di Santafiora divenne governatore di Parma e Piacenza (1540). Si trovò
a piacenza al momento dellassassinio
di Pier Luigi Farnese (1547) e, quantunque costretto a lasciare la città, riuscì a
conservare Parma alla dinastia regnante. Dopo aver combattuto contro gli Ugonotti e
partecipato alla battaglia di Lepanto quale generale della fanteria spagnola a bordo del
vascello ammiraglio, ritornò a Parma. Il 16 aprile 1545 il papa paolo III emanò una bolla a favore dello sforza di Santafiora, con la quale gli fece
donazione del castello di Basilicanova col suo territorio e assoggettò alla sua
giurisdizione i vassalli e gli abitanti di quel luogo, con tutte le terre non coltivate,
coi boschi, pascoli, diritti dacque e di pesca, molini, col mero e misto impero,
onori, regalie, emolumenti, privilegi, grazie e immunità. Il Pontefice gli diede il feudo
in modo trasmissibile ai suoi figli legittimi e naturali e in mancanza di essi ai suoi
fratelli e loro discendenti per linea maschile, per il censo annuo di un cratere
dargento del valore di quindici ducati doro di camera da pagarsi nella festa
dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Il papa Paolo III, con sua bolla dell8 giugno
1543, donò allo Sforza di Santafiora laumento del prezzo del sale che si percepiva
nelle terre di CastellArquato e di Castel San giovanni
e nelle ville di Vicolo, di Clavena, borgo
San Donnino, Busseto, Polesine, San sisto,
Monticelli dOngina, Vianino, torchiara,
Felino e Roncarolo e di tutte le terre e castelli del distretto e delle ville del
Piacentino, di Cremona e di Parma sottoposte alla camera Apostolica. Nel 1567 il duca
Ottavio Farnese eresse CastellArquato in marchesato e il figlio dello Sforza di
Santafiora, Francesco (penultimo della casata), ebbe anche il titolo di marchese di Varzi
(questo potrebbe spiegare perché Francesco Farnese allinizio del 1700 domandasse
reiteratamente e invano allimpero
Varzi quale parziale risarcimento dei danni provocati nei suoi territori dalle truppe
imperiali ivi acquartierate o transitate).
FONTI E BIBL.: Palazzi e casate di Parma, 1971, 359; G.M. Allodi, Serie cronologica
dei vescovi, II, 1856, 78; M. De Grazia, Guida degli Stati farnesiani, in archivio Storico per le Province Parmensi 1972,
164.
SFORZA DI SANTAFIORA SFORZINO
CastellArquato
1486-Lodi 9 ottobre 1526
Figlio naturale di Francesco e di Bartolina. allievo
di Baldassarre molossi, è ritenuto poeta
non ordinario dallanselmi. Parente di
alti prelati romani, fu governatore di Pontremoli dal 1522 al 1526.Risiedette lungamente a
Parma. Fu sepolto in un sarcofago nella chiesa della steccata a Parma.
FONTI E BIBL.: C.Reisoli, in archivio
Storico per le Province Parmensi 1968, 217-243.
SFORZA DI SANTAFIORA SFORZO, vedi SFORZA DI SANTAFIORA SFORZA
SFORZA FOGLIANI GIULIO, vedi FOGLIANI DARAGONA GIULIO
SGAGNONI PIETRO
Parma 18 aprile
1760-Parma 4 agosto 1827
Compì studi letterari e scientifici. Sotto il governo borbonico fu professore di matematica elementare nellUniversità di
Parma (1788), poi di fisica teorica e quindi di fisica sperimentale colla direzione del
relativo Gabinetto. Fu Sottotenente degli Ingegneri. Sotto il Governo francese fu
professore di geometria nellAccademia
di Belle Arti di Parma e Consigliere con voto. Divenne poi professore di fisica nel
Collegio di Santa caterina, di Matematica
speciale nel liceo e ancora di fisica nellAccademia francese. Decano della facoltà
di scienze, fu membro di una commissione per il sistema metrico e gli fu anche offerto un
grado militare nel Corpo Imperiale del genio.
Da Maria Luigia dAustria fu confermato professore di fisica teorico-sperimentale e
Direttore del Gabinetto, poi vice preside della facoltà filosofica, membro del Supremo
Magistrato degli Studi e professore di geometria descrittiva nellAccademia di Belle
Arti. In questa e nellUniversità di Parma esercitò talora le funzioni di
Segretario (nellAccademia ebbe anche titolo di Segretario onorario). Nel 1808 fece
parte della commissione per lo studio degli aeroliti caduti a Pieve di Cusignano. Fu Socio
corrispondente della Società galvanica di
Parigi e socio ordinario dellAccademia Italiana. Lo Sgagnoni chiese e ottenne che le
scuole facoltative rimanessero aperte per alcuni anni. Fece costruire diverse macchine per
lo studio della fisica. Ebbe una scelta biblioteca, con edizioni ricercate e rare, e fu
spesso ospite della famiglia Pallavicino.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1827, 261; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei
Parmigiani, 1877, 417-418.
SGARABOTTO PIETRO
Milano
1903-Parma 9 maggio 1990
Figlio del maestro Gaetano, lo Sgarabotto fece della musica una ragione di vita.
Liutaio per scelta e passione, apprese dal padre larte: i suoi violini, epigoni dei
classici Stradivari e Amati, furono ambiti dai più famosi concertisti e contesi dagli
appassionati. Crebbe respirando laria della bottega del padre, liutaio esperto di
violini settecenteschi. Dopo il diploma da professore di viola conseguito nel 1924 al
liceo musicale di Bologna, decise di seguire le orme di famiglia: il laboratorio liutaio sgarabotto, infatti, già allinizio del XX
secolo godette di grande prestigio. Nel 1926 la famiglia Sgarabotto lasciò Vicenza alla
volta di Parma: il primo laboratorio aprì i battenti in borgo Riccio e ben presto divenne
un punto di riferimento per i musicisti parmigiani. Tanto che lanno successivo le
autorità cittadine chiesero ai due maestri di aprire una scuola liutaia nei locali del conservatorio di musica Boito. Riporta una rivista
dellepoca: lappoggio morale e
materiale concesso alla scuola comunale di liuteria (la prima del suo genere in Italia)
dimostra la serietà dellimpresa e la fiducia, non limitata ai soli Parmigiani, che
in questa nostra città, centro musicale di primissimo ordine, possa presto rifiorire la
tradizione che per secoli rese gloriose le scuole cremonesi e bresciane. I riconoscimenti
nazionali e internazionali non si fecero attendere. Sotto la guida del padre Gaetano, lo
Sgarabotto si perfezionò ulteriormente nel mestiere. Le lezioni continuarono per circa
nove anni, fino alla metà degli anni Trenta: poi la guerra costrinse definitivamente a
sospendere lattività. Tuttavia lo Sgarabotto continuò privatamente la professione:
furono anni ricchi di successi e di soddisfazioni, vissuti a contatto con i bei nomi del
mondo musicale italiano nel laboratorio di via Gorizia. Finché nel 1959 lo Sgarabotto
venne chiamato alla scuola liutaia di Cremona. Da allora linsegnamento assorbì gran
parte delle sue energie. Nel 1973, anno in cui lo sgarabotto
rinunciò alla cattedra per ragioni di età, gli allievi si erano moltiplicati e la scuola
si era ormai affermata internazionalmente. Ma la passione per la musica e larte
liutaia accompagnò lo Sgarabotto anche negli ultimi anni di vita. Per portare a termine
ogni strumento gli erano necessari, di solito, trenta o quaranta giorni. Sceglieva con
cura lacero e labete, si soffermava sulle venature del legno, sulla
verniciatura, sulla fattura perfetta. Prima di sedersi al tavolo da lavoro, studiava per
mesi lo strumento in fieri. Fu tra i pochi liutai in grado di leggere con destrezza il
pentagramma e quindi di suonare il proprio strumento.
FONTI E BIBL.: G. Pighini, Storia di Parma, 1965, 201; Gazzetta di Parma 10 maggio
1990, 4.
SGAVETTA ANTONIO BARTOLOMEO
Parma 17 gennaio
1708-Parma 2 gennaio 1772
Figlio di Domenico e di Luigia Caterina Vepi. Fu barbiere di Corte e autore di una
Cronaca, in gran parte inedita, nellArchivio di Stato di Parma. Che in passato i
barbieri, oltre che chirurghi, fossero anche mezzi di comunicazione, ricevitori e
diffusori di notizie, quasi gazzettini viventi, e che le loro botteghe fossero crogiuoli
di informazioni pubbliche e private, di notizie vere e false, di conversazione e di
pettegolezzo, è un fatto comune e ben noto. Ma che un barbiere dedichi una intera
esistenza non solo a ricevere e a diffondere notizie ma a registrarle pazientemente sulla
carta, a scrivere quello che lo Sgavetta chiama il suo giornale, cioè il suo diario, la
sua cronaca, è un caso davvero singolare ed eccezionale. Raramente lo Sgavetta dà
notizie di sé. Ciò nonostante, non senza una certa fierezza, più volte dichiara di
essere barbiere e chirurgo. Così il 12 agosto 1746, quando, dopo una serie di battaglie
nel Piacentino, il Governo austriaco cercò dei chirurghi da mandare sul campo di
battaglia, annota: qui il Governo fa ricerca di Biancheria usata, aquevite, tutti gli Chirurghi inviarsi alla volta
di piacenza ma pochi anno aconsentito et io
sono stato uno di quelli per ritrovarmi amalato; altrimenti mi sarei dato lonore di
Servire la Maestà Sua e le istesse parole dissi allIll.mo Sig. Con. governatore ed altri Signori deputati per
talle incombenze (74 v., 13-21). Dovette trattarsi comunque di una malattia molto leggera,
se non gli impedì, già il giorno dopo, di andare in cerca di notizie e di partecipare a
una sacra funzione. Il 23 marzo 1748, quando dovette pagare la quota del testatico, troppo
esosa a suo giudizio, si lamenta dichiarandosi un semplice chirurgo Barbiere, dove quel semplice ha tutta
laria di avere il significato di povero, umile e non il senso tecnico che
laggettivo aveva abitualmente in unione con barbiere: lesigienza dell testatico imposto dalla Ill.ma Nostra e celeberrima Comunità o sia: honere alli Capi di famiglia, fra-quali; io semplice Chirurgo farbiere, mi anno tassato di lire 80 e ciò ci vol
in due ratte entro a giorni tre (226 v., 7-10). Nel Libro delle ordinaz.ni De Sig.ri
Chirurghi barbieri, contenente i verbali
delle adunanze degli appartenenti allArte dallanno 1732 allanno 1778, lo
Sgavetta è citato più volte. Il suo nome compare, a esempio, tra quelli dei partecipanti
alla riunione del 26 giugno 1732 (1 r.), a quella del 7 gennaio 1733 (2 r.) e a quella del
20 agosto 1739 (26 v.). Nel gennaio del 1740 venne estratto dal bossolo (dopo
lannullamento della prima estrazione per la mancanza di tre nomi) per ricoprire la
carica di anziano dellarte (cfr. c. 31
r.). Fu investito della stessa carica anche negli anni 1742 e 1744. Nel 1749 fu invece
eletto Sindico. Tra i fogli della sua Cronaca sono citati solo clienti di rango, forse gli
unici che serviva, in bottega o a domicilio, o forse gli unici che ritenne degni di essere
nominati perché, in qualche modo, avrebbero recato lustro alla sua scrittura o perché i
soli che gli fornivano notizie importanti: questa mattina de ore proprio il Sig. Gieneral
Vethez nel Servirlo me ne a data certeza (111 v., 16-17), mi è stato acertato da S.
Ecc.za il Sig. Mar. Carlo Malaspina di Mulazzo venuto ieri sera e da me stato servito (247
r., 8), il Sig. Con. Sanvitali, non solo è certa Sua Salute, ma io med.mo ci o fatta la
Barba di Convalescenza (305 r., 17). Sembra che la sua bottega fosse sita in strada San
Michele, in prossimità della Posta. Di certo è sempre bene informato, sia su quello che
avviene in strada San Michele, sia, per quanto riguarda la Posta, sugli arrivi e sulle
partenze di corrieri, staffette e viaggiatori. L11 aprile 1747 registra un cambio di
gestione della Posta: primo coriere spedito dal nuovo Mastro di Posta, quale entrò ieri
in possesso, per nome Carlo, edAntonio e Fratteli DallArgine (146 r., 12-15),
cambio che presumibilmente non lavrebbe interessato se non avesse guardato alla posta come a un luogo deputato per le sue
informazioni. Se negli anni 1746-1748 la bottega dello Sgavetta fu in strada San michele, la sua abitazione, in quel periodo, non
doveva essere nello stesso stabile. Annota infatti il 25 settembre 1748: La più bella
nuova, e vera sarà quella doggi chio noto, edè, laver in
tal-giornata, dopo molti Anni, senza verun litigio mutato di Casa e dalla Vicinanza di S.
Giovani, sono passato a quella di S. Nicolò (283 r., 13-19). Nella Descrizione di tutta
la popolazione della Città di Parma seguita lanno 1765 (censimento organizzato dal
ministro Du Tillot) si trova qualche altra informazione relativa alla dimora e alla
composizione del suo nucleo familiare: lo Sgavetta, di anni 56, risulta residente con il
figlio Atanasio, sacerdote di anni 36, due sorelle, Rosa, di anni 47, e Domenica, di anni
42, e due chierici, Verurzi Paolo, di anni 20, e Sogliani Gio., di anni 18, in una casa
del conte Scutellari, nella contrada di SantAnna, nella parrocchia della cattedrale. Anche se le vicende della sua vita
quotidiana affiorano raramente e quasi in margine ad altre notizie, un certo spazio è
lasciato agli eventi familiari meno consueti: il figlio ordinato prete, un trasloco, un
arresto, una serata mondana, una gita fuori città, la morte di un familiare o di un
amico. Il 17 gennaio 1753 lo Sgavetta informa di compiere in quel giorno 45 anni: Il
mercante di nome Antonio, il Santo Abate, giorno memore del mio compleanno 45, male spesi
nel servizio dellAltissimo. Nellatto di battesimo, conservato
nellArchivio del battistero di Parma,
il cognome risulta Sgavetta e non Sgavetti, ma variazioni del genere dovevano essere
abbastanza comuni a quei tempi. latto
recita: Januarii 1708 Antonius bartholomeus
filius Dominicii Sgavetta, q. Joan Antonii, et Aloysiae Catharinae Vepi Ux. V. S.
Trinitatis, natus, et bap. 17 sup.ti. Patrini D. Ventura tadini, et D. Peregrina Restori. Dallatto di
battesimo del figlio Atanasio risulta che lo Sgavetta era sposato con Rosa Bertoldi e che
nel 1728 abitava in Parma nella vicinia di Santa Maria Maddalena (in borgo della Posta).
Purtroppo non sono note né la professione né la condizione economica dei genitori dello
Sgavetta e, di conseguenza, non è possibile sapere se poterono permettersi di mandare il
figlio a scuola. Da quanto si può dedurre dalla Cronaca, oltre ovviamente a sapere
leggere e scrivere, lo Sgavetta se la cavava bene con i conti (cfr.: Sogiungo a chi legie,
che le torzie sono state mutate 4 volte onde facendo il Computo a 56 per quattro farà la
somma di 224; 280 v., 16-19) e conosceva un po di latino, quanto bastava per
inserirne, ogni tanto, qualche citazione e qualche frase fatta nel suo diario. La cultura
dello Sgavetta è legata soprattutto alla tradizione popolare orale. Dal patrimonio della
tradizione orale e popolare trae non solo aneddoti, proverbi, massime, paragoni, sentenze
e norme di comportamento, ma anche certi procedimenti stilistici e certe movenze della sua
scrittura. Tale derivazione popolare, tuttavia, spesso non è diretta, ma mutuata da
quelle che erano fonti di primaria importanza nella cultura dello Sgavetta, ricche a un
tempo di elementi quotidiani e popolari e di elementi dottrinali, di nozioni religiose e
di norme etiche: le prediche. A esse lo Sgavetta assisteva con assiduità e, forse per non
dimenticarle, non manca di riportarne il contenuto, sunteggiandolo, nelle carte del suo
diario. È proprio sotto la suggestione delle parole dei padri predicatori che spesso si
accinge a scrivere. Appaiono allora, come nelle immagini sacre che ornano le chiese,
personaggi e fatti biblici e Santi e fatti di Santi, cristallizzati in exempla, veri e
propri paradigmi di comportamento. Fu, sia per curiosità personale sia per la sua
professione, sempre informatissimo su quello che accadeva in città e non solo in città.
Raramente si allontanò da Parma e quando lo fece pare non portasse con sé il suo diario.
Esercitò la sua arte di barbiere fino a quando si mise a letto il 28 dicembre 1771 per
non rialzarsi mai più. Il 16 ottobre 1771 esprime il suo rincrescimento per non aver
visto il conte Toccoli di non averlo veduto né servito in giorno di Baciamano: fino
almeno ad allora è certo che doveva aver continuato a far barba e capelli. Ma dalle
pagine della sua cronaca trapelano anche i
linementi del suo carattere, i suoi sentimenti, la sua concezione del mondo e della vita.
La Cronaca, o quel che resta della Cronaca, si apre il 30 marzo 1746 su uno scenario di
guerra e di miserie. La città di Parma, presidiata dalla truppe borboniche, sta per
essere assediata dagli Austriaci. lesperienza
diretta, in tanti anni di guerra, di tribolazioni e patimenti non fa che acuire il timore
e lansia dei Parmigiani. Anche lo Sgavetta è turbato, anzi spaventato. Suggestive,
perché autenticamente vissute, sono le prime carte della Cronaca, dove, con una prosa
impacciata, sgrammaticata, povera di artifici retorici, quasi una cantilena ripetitiva e
ossessionante, lo sgavetta riesce a
esprimere, con sicura efficacia, i suoi sentimenti (la paura, la speranza, la
disperazione) e a dare unidea dello stato di estrema desolazione in cui versavano la
città e il suo contado. Nelle vicende di guerra, lo Sgavetta sembra parteggiare per gli
Spagnoli, forse perché ritiene che Filippo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, sia
lerede legittimo dellestinta dinastia farnesiana, ma forse o soprattutto
perché gli Spagnoli avevano fama di essere catolichissimi
edumani (22 v., 18-19) mentre gli Austriaci, i cui eserciti erano in parte composti
di truppe provenienti dallEuropa orientale e di truppe non regolate, passavano per
devastatori e saccheggiatori e fano cose da inoridire: non la perdonano a Chiese,
prendendoli con somo sprezzo li Vasi Sacri, alle Case, alle Donne, facendone Scempio in
più modi (8 r., 2-5). È soprattutto il sacrilegio che impressiona lo Sgavetta, la forma
di trasgressione in cui, con maggiore evidenza, si manifesta lassenza del timor di
Dio. Ecco allora il 16 giugno 1746, quando la battaglia di Piacenza, dopo un inizio
favorevole ai Gallispani, si risolve in favore degli Austriaci, che è pronto ad
attribuire la vittoria agli Spagnoli, ministri della giustizia divina, offesa dai peccati
e dai continui sacrilegi degli Austriaci: questa mattina nel far del giorno si udiva
chiaramente e spesso il Cannone, senza saper ciò seguisce; ma alle ore 16 Giorno memore
del Ottava augustissima e Sacrosanta dellCorpo di Nostro Signore, lo stesso a con la
possente mano sua, tetigit Illos, cioè queli non anno avuto verun rispeto alle Sue sante
Chiese; gli a tocati e Suoi ministri sono stati li Spagnuoli (44 v., 4-11). Solo un mese
dopo si convince che in realtà gli Spagnoli erano stati sconfitti. La sua predilezione
per gli Spagnoli non gli impedisce, tuttavia, di protestare quando esigono gravosi
contributi dai Parmigiani per il sostentamento delle truppe: Cresce vie più gli affanni
nella povera Parma, mentre qui convien proveder tutto il Castello, quando non si sa
con-che mantenersi noi in Città (5 v., 2-5) o quando danneggiano le coltivazioni in
campagna: Alla Canpagna ambe le nacioni anno fatto un mal sommo (2 r., 23-24); non si
vede, che desolacioni, fuori e dentro della Città; fuori dagli Inimici, di dentro dal
Governo (6 v., 22-24). Parma si arrese agli Austriaci il 22 aprile e fu nuovamente
aggregata allo Stato di Milano. Pur preferendo gli Spagnoli agli Austriaci, lo Sgavetta
non fu tra quelli che manifestarono pubblicamente la loro gioia per lingresso degli
Spagnoli in Parma nel 1745. Le vicende del mondo lo coinvolgono con misura: il buon senso
e lesperienza popolare gli suggeriscono che è sempre meglio farsi vedere
indiferenti. Due parroci, dopo il ritorno degli Austriaci a Parma, vennero esiliati, e tal
acidente è seguito per il gienio troppo ecedente fato conoscere in tempo dovevono farsi
vedere indiferenti (92 v., 6-8). Tra i fogli del diario, si ripetono ossessivamente le
lamentele per le imposizioni di tasse e di bolli, per gli aumenti dei prezzi, per i danni
causati dalle truppe quando vengono stanziate fuori città. Dopo la pace di Aquisgrana, in
attesa che il nuovo governo dei Borbone sostituisca quello austriaco, allo Sgavetta
soviene di quella Vecchiarella che piangnea la morte di Nerone, temendo ne sucedesse un
begio (291 v., 19-21). Il primo volume della Cronaca termina con lanno 1748, prima
che Filippo di Borbone entri in Parma. Scorrendo rapidamente gli altri volumi, si ha
limpressione che lo Sgavetta, pur nutrendo unindubitabile simpatia per i nuovi
sovrani, eredi dei Farnese, catolichissimi e assidui frequentatori di sacre funzioni, non
ritenga migliore di quello austriaco il nuovo governo che, come i governi di sempre,
impone tasse e gabelle e permette che i soldi dei parmigiani
siano sperperati in costruzioni e restauri di palazzi, in sontuosi ricevimenti e in abiti
sfarzosi. In particolare colpisce la forte religiosità dello Sgavetta. Molte delle sue
annotazioni quotidiane iniziano o terminano in preghiera. La fede non gli manca ma è una
fede basata certo più sul sentimento che sulla ragione. Il suo modo di pregare e di porsi
davanti alla divinità è quello piuttosto primitivo ed elementare di chi prega per
ricevere qualche cosa in cambio. È convinto dellefficacia strumentale della
preghiera purché essa sia continuata, fervorosa e piena di fede e perseverante. Se la
sola preghiera non fosse sufficiente per ottenere una grazia o per placare lira del
Signore, si potranno allora aggiungere la partecipazione a sacre funzioni e insieme
lelemosina (secondo giorno del triduo incominciato dalla Nobiltà e popolo
concorsovi, non tanto con la persona ma anco con elemosine; edinfati abiamo già
avuta una gracia qual-è la pioggia), il pentimento (onde da-ciò si spera siano state acette dal Signor tale Supplice, unite al pentimento
perseverante che infalibilmente gli Santi Nostri verano esaditi), il mutamento dei costumi
(contuttociò confidiamo nel Alltt.mo vivamente, che così, mutando costumi, edio
per il primo, crediamo che il tutto risulterà in nostro bene, se non temporale,
Spirituale, che così sia), lastensione dal peccato (Segue tuttora per nostra magior
disgrazia la moria de Bestiami e piutosto si aumenta, segue altresì le divocioni de Sagri
Tempii, resta che cessi in me i peccati per il primo, e in mia compagnia gli altri). Tutto
quello che avviene nel mondo, dallavvenimento più grande al più piccolo, avviene
per volontà divina. Dio è ritenuto la causa prima di ogni avvenimento terreno (quello
non fa la Guerra come causa seconda, ora che è partita, lo fa il Sommo Motore come
primario di tutto; 25 v., 19-26) e pertanto ogni modificazione delle cose del Mondo
avviene, e si può sperare che avvenga, solo per grazia di Dio. Gli avvenimenti favorevoli
sono dovuti alla sua provvidenza e alla sua
infinita Misericordia. Così, a esempio, un mancato attacco nemico: per grazia
dellAllttissimo e Nosti S. Protettori non si sentì nulla (4 v., 11-12). La guerra,
la fame, le disgrazie, le calamità naturali sono invece una manifestazione della sua ira,
veri e propri flagelli con cui Dio punisce i continui peccati degli uomini (Anche oggi
abbiamo avuto l-impetuoso vento, il quale grazie allAlltt.mo sempre a sterminato
tutto il raccolto, edanco li fruti. Causa evidente del peccato, ma specialmente e
particolarmente i miei; 168 v., 16-20). Ma poiché le intenzioni divine sono
imperscrutabili, non sempre ciò che accade è per gli uomini immediatamente e chiaramente
intelleggibile e spesso quella che, a prima vista, sembrerebbe una disgrazia si rivela poi
una grazia: Lascio gli affari di Guera e mi volgo (indegnamente) allalttissimo e lo ringrazio quanto so e posso per la
grazia ci va facendo credendo grazia anche ciò pare disgrazia (75 r., 2-4). Agli uomini,
a questo punto, non resta che porre tutto nelle mani del Signore e accadda ciò che vole,
che tutto sarà bene (64 v., 21-23). Letica dello sgavetta, da quanto traspare dal suo diario, è
unetica che scaturisce essenzialmente dal timore di una vendetta divina. Per questo
è sempre pronto a confessare i suoi peccati e a chiedere il perdono umiliandosi davanti a
tutti come il più grande dei peccatori: cominciando da me iniquo peccatore (65 v, 23-24).
Anche le numerose invettive contro la vanitas mundi (le feste, il teatro, il carnevale, lozio) sono motivate soprattutto
dal timore che i cattivi costumi degli uomini possano scatenare lira di Dio.
Inscindibilmente connessa con questa profonda sensibilità religiosa è la visione del
mondo dello Sgavetta: un mondo visto e sentito, quasi con angoscia, in balia del
Trascendente, un mondo di lacrime e di sangue, senza sorriso, dove per colpa degli uomini
si riversano lira e il castigo di Dio, dove uomo e natura raramente sembrano
partecipare di un cosmo divino sereno e rassicurante, in armonia. A salvare lo Sgavetta
dallo scetticismo intervengono, molte volte, solo la saggezza popolare con il buon senso
dei proverbi, delle massime e degli aneddoti e lironia. Al mondo tutto ciò che
appare casuale avviene invece causalmente, secondo disegni divini prestabiliti. Le vicende
presenti prefigurano il futuro, come quelle passate prefiguravano il presente, attraverso
cifre segrete, signa, che non sempre agli uomini è concesso di interpretare. Ecco allora
che, preso dallo sconforto di fronte a certi eventi abnormi o contraddittori, lo Sgavetta
parla di segni tutti, che niuno li capisce (83 r., 23) o si domanda con inquietudine che
segni sono questi, chi-l sa mel dica, chio al certo nol so (173 r., 21-22) o si
rassegna a un come sarà, altro che il Ciello sa (195 r., 11) perché Anima vivente
non sa cosa alcuna del futuro (310 r., 19-20) e in ciò consiste la miseria del Uomo, che
non può esser certo, che della morte (112 v., 11-13). Ma altri segni sono avvertiti come
sicuri presagi, come presagi di disgrazie alle quali solo Dio può porre rimedio: e tutte
queste cose, altro non pressagiscono che una magior ruina, e lultimo esterminio di
questo povero Stato: utinam che non sia ma si teme assai, se consideriamo a nostri meriti
verso Dio (14 r., 14-19). Tra i segni infausti sono annoverati, secondo una casistica
comune sin dalla più remota antichità e rafforzata dalle Scritture, anche avvenimenti
fisici o metereologici inusuali: noto due scosce di Tremoto, da tutto il Popolo udite (ma
non da me). La prima alle ore due e mezza, laltra alle ore quattro picciole sì, ma
senssitive. Segno assi cativo (77 r., 11-15). Allannotazione del 10 settembre 1746
è aggiunto un post scriptum in cui lo Sgavetta riferisce di un fenomeno strano: alle ore
due della note si vidde un Fenomeno smisurato, qual si dilatò in modo, che parea un
incendio nelaria questo durò lo spazio di un quarto d-ora, e poscia si dileguò:
alla parte Orientale (87 r., 10-14). Non aggiunge altro, tuttavia bastano il post scriptum
e luso di lessemi come smisurato e si dilatò ad attestare unansietà che
allude a un segno inesplicabile. Il giorno successivo si viene a sapere che si trattava
solo di un incendio e, con una sorta di sospiro di sollievo, lo Sgavetta scrive: Si è
saputo questa mattina, quelo non si poté capir ier sera, e ciò fu non fenomino, non
Cometta come si dicea; ma fu fuoco aceso in distanza di due millia (87 r., 16-19). A
leggere certe pagine della Cronaca non pare proprio dessere già nello smagato
secolo dei lumi. La superstizione dominava ancora le menti della gente, soprattutto della
povera gente. Lo stesso Sgavetta, non certo immune da atteggiamenti superstiziosi,
dichiara apertamente tali atteggiamenti come cose che annoiano. Ecco, a esempio, come
descrive le preoccupazioni e i timori della gente prima di uneclissi solare: alle
ore 14 fin.o alle ore 17 vi fu un Ec.lisse Solare, il quale secondo le dicerie de giorni
a.tecedenti gran parte del Popolo credevasi di dover in mille guise periri, edin
particolar le Donne; quale chi credeva di diventar Uomo, chi di divenir illesi nella Luce
delli Occhi, chi era nati in tal mese dovese morire, insomma cose che anoiavano, quando
mercé la Divina bontà appena si vide scolorito il Sole e non-altro; ciò servi di regola
a chi-legie, e dia credenza soltanto al Santo Evangelio, e vivi felice (263 r., 15, e 263
v., 9). In altri casi, secondo una religiosità largamente diffusa a quei tempi, è pronto
a gridare al miracolo. Così, a esempio, per una pioggia a lungo desiderata che si decide
finalmente a cadere proprio durante una processione fatta per ottenerla: un Miracolo
patente a tutti, e tale da tutti è, e deve essere anco a posteri miei ramentato; acciò
abbiano in mia compagnia divocione al Santo Nostro Protettore e miracolosissimo S. Bernardo. Dunque in sucinto
dirò, che Sono moltissimi giorni, che oltre al gran Sole cocente, acompagnato da vento
non mai più sentito, e non sapendo come mitigarlo, con un poco di piogia ristorar la
Campagna, lAlltt.mo inspirò il Capitolo de Sig.ri Cano. desporre il Sacro
Capo di detto Santo, e ciò fu il giorno adietro; Subito si anuvolò, ed oggi nel mentre
si recitavano le Sante Letanie, cominciò il Tuono farsi sentire; facendo la Santa
Processione, quando il Santo Capo fu alla porta Magiore, nel dar del Sacerdote la
Benedicione, ecco un aqua perennissima, e non fu tanto poca che si rinforzò per due fiate
(171 r., 2 e 171 v., 2).
FONTI E BIBL.: Stanislao da Campagnola, Aspetti immediati e attivi
delleloquenza sacra in una cronaca inedita del sec. XVIII, in Laurentianum 2 1961,
493-508; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1000; S. Mazzali, La Nave delle Chiarle,
1994, 13-23.
SGAVETTI ANTONIO, vedi SGAVETTA ANTONIO BARTOLOMEO
SGAVETTI UMBERTO
Parma
1914-Casatico 29 settembre 1962
Fu pittore, apprezzato insegnante e abile restauratore. Quale restauratore (apprese
il mestiere nello studio di Pelliccioli in Milano) ebbe lincarico di restaurare gli
affreschi cinquecenteschi e settecenteschi del Palazzo del giardino di Parma e le cappelle di sinistra
entrando nella chiesa di San Giovanni evangelista
in Parma, compresa quella del transetto settentrionale e quella a sinistra del
presbiterio. Morì in seguito a improvviso malore mentre a bordo della sua auto si recava
con la figlia Anna, sedicenne, da Parma a Casatico.
FONTI E BIBL.: Parma per lArte 3 1962, 216; F. da Mareto, Bibliografia, II,
1974, 1000.
SIBILIO ANGELO
-Parma 4
settembre 1999
Fu una delle figure più nascoste ma importanti della cultura parmigiana del XX
secolo.Insegnante, studioso, poeta finissimo, raccolse una ricca biblioteca e fino
allultimo giorno visse tra i suoi libri, ma non si sentiva né un isolato né
tantomeno un escluso. Fece parte di quella schiera di intellettuali parmigiani che prima e
dopo la seconda guerra mondiale si era raccolta attorno ai nomi più significativi della
cultura. Con Bertolucci, Viola, Romani, Artoni, Cusatelli, Macrì, Luzi, Spagnoletti e
Guanda, anche il Sibilio entrò in sintonia con un mondo che andava mutando e
sostanzialmente piegandosi verso una rivoluzione sociale e culturale dagli esiti incerti.
Ricordando la scomparsa di Carlo Calcaterra, che era stato maestro del Sibilio, Oreste
Macrì così lo descrive nel 1952: Per Calcaterra sera mosso a scrivere sulla
Gazzetta di parma il suo discepolo, mio
discretissimo amico e lettore puro di letteratura dogni paese, Angelo Sibilio, forse
lemblema umano più sottile della dolce e sfumata città che ho abbandonato,
provincia mirabilmente temperatrice di culture e sangui diversi.
FONTI E BIBL.: G. Marchetti, in Gazzetta di Parma 6 settembre 1999, 8.
SICHEL ALFREDO
1875-Colorno 7
aprile 1958
Si diplomò in tromba presso il Conservatorio di musica di Parma nel 1897.
Lanno seguente, dopo aver vinto il concorso, si arruolò nella musica della Marina come prima tromba e vi rimase
per sei anni viaggiando sullincrociatore Garibaldi che si muoveva tra lItalia,
lAmerica del Sud e il Medio Oriente. Congedatosi dalla Marina nel 1904, entrò nella
banda di Parma come prima tromba, divenendo inoltre maestro di ottoni nella Scuola
Popolare, che fu però sciolta a distanza di pochi anni. Nel 1907 fu maestro della fanfara
del Lento Club di Parma e per questa società compose un inno, oltre a marce e ballabili
che vennero poi premiati in numerosi concorsi. Nel 1913 partecipò a una tournée europea
con unorchestra di centoventi professori, diretta da Giuseppe Baroni. Nel 1928,
sempre come prima tromba, prese parte a una famosa esecuzione di cavalleria e Pagliacci avvenuta in Piazza San
Marco a Venezia sotto la direzione di Pietro mascagni.
Fu al Casinò di San Remo e per dodici anni nellorchestra delle Terme Berzieri di
Salsomaggiore, nella quale, con la direzione del maestro Gandolfi, suonò assieme a cristoforetti, Guerci, Cacciamani e altri noti
strumentisti. Ricoprì anche lincarico di insegnante di tromba nel Conservatorio di
Parma. Nellorchestra del Teatro Regio di Parma suonò dal 1904 al 1950. Tra una
stagione lirica e laltra fu allArena di Verona e in altri importanti teatri
lirici italiani. Lultima sua comparsa in pubblico avvenne a Busseto allorché suonò
in Otello nelle celebrazioni verdiane. Lasciò una ricca serie di composizioni, tutte
inedite.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 9 aprile 1958, 4.
SICHEL GIUSEPPE
Casaltone 4
ottobre 1849-Milano 18 ottobre 1924
Figlio di Gaetano, medico, e di Maria grimaldi.
Fece il commerciante, prima di dedicarsi al teatro. Cominciò a recitare a Genova nella filodrammatica del Falcone. Nel 1876 esordì nella
compagnia di Carlo Lollio come brillante, ruolo che conservò per tutta la carriera. Nel
1877 passò con Michele Ferrante e successivamente, fino al 1883, fu con Galletti-Dondini,
Lollio, in società con Fagiuoli e P. Aliprandi, scritturato con Drago e con Zoppetti. Nel
1884 fu nella compagnia Emanuel, lanno dopo con Novelli, poi con Maggi dal 1886 al
1890, con Marini fino al 1893, nel 1894 ancora con Emanuel. Nel 1895 si associò con
Virgilio Talli. Da allora e fino al 1919 fu socio di attori quali Pier Camillo Tovagliari,
zoppetti, Masi, Amerigo Guasti, Stanislao
Ciarli, D. Galli, Falconi, Baghetti e Chiantoni e capeggiò, anche come direttore,
fortunatissime compagnie dal repertorio esclusivamente comico. Nel 1920 fu direttore,
oltre che attore, della compagnia Galli-Guarnieri. Nel 1922 si ritirò dalle scene. Nel
1914 apparve nel film Sichel il cerimonioso. Il Sichel fu uno dei migliori brillanti
dellepoca, interprete congeniale delle pochades francesi che invasero le scene della
Penisola (Bayard, Hennequin, Valabrègue, Weber, Feydeau, Bisson, Berr, Caillavet, Flers,
Gavault, Kéroul, Barré, Sylvaine, Gascogne, Desvallières). Tra gli autori italiani,
recitò commedie di Bracco, G. Antona-Traversi e E. Reggio. In possesso di una recitazione
singolare, a sbalzi, a strappi, con intonazioni aspre, rotte da una infinità di
interiezioni, di eh interrogativi di distrazione (Rasi), di irresistibile
comicità, il Sichel seppe trarre intensi effetti comici dalle sue stesse caratteristiche
fisiche, come lalta statura, la magrezza, il viso lungo e melanconico. Sposò
lattrice Emilia Saporetti.
FONTI E BIBL.: oltre a Rasi, cfr.: Annali del teatro italiano, 2 voll., Milano,
1921-1923; Boutet, IV, 1900; G. Cauda, Sulla scena e dietro le quinte, Chieri, 1914;
Enciclopedia italiana, XXXI, 1936, 653; N. Leonelli, Attori, 1944, 358-359; B. molossi, Dizionario biografico, 1957, 139; eznciclopedia spettacolo, VIII, 1961, 1962.
SICHELINO, vedi SECHELINO
SICORÈ GIOVANNI
Bardi 20 giugno
1775-Parma 7 luglio 1834
Intrapresi gli studi a Parma, a soli diciotto anni ottenne la laurea in entrambe le
leggi. Nel 1796 fu nominato Segretario del Regio Commissariato dei Confini. Avvocato
dufficio, nel 1806 fu nominato Consigliere del Tribunale Collegiato di Fiorenzuola,
poi di Borgo San Donnino, Piacenza e Parma. Fu quindi Consigliere del Tribunale di Prima
Istanza, poi di Appello e infine nel Tribunale Supremo di Revisione.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 1834, 234; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei
Parmigiani, 1877, 418; L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 420.
SICORÈ GIUSEPPE
Borgo Taro 5
luglio 1772-Parma 21 agosto 1855
Il 17 luglio 1793, assieme al fratello Giovanni, si laureò in ambo le Leggi.
Datosi inizialmente allesercizio del notariato, fu poi nominato commissario della Riva e del Ponte dalloglio. Durante lamministrazione francese fu
giudice di pace. Fu infine nominato procuratore
del Tribunale dAppello, carica dalla quale si dimise nel 1835 per problemi di
salute.
FONTI E BIBL.: A. Cavagnari, in Gazzetta di Parma 1855, 775; G.B. Janelli,
Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 418-419; L. Mensi, Dizionario biografico dei
Piacentini, 1899, 420.
SICURI ENZO
Parma 1907-Parma
1988
Nacque
da Ubaldo, mediatore di cereali, ed Elvira Alfieri, stiratrice. Trascorse linfanzia
in borgo delle Grazie, primo di tre figli, con due sorelle minori. Frequentate le scuole
elementari in San Marcellino, si dedicò ai più svariati mestieri, tra cui quello di
saldatore autogeno presso la ditta Mezzi in viale delle rimembranze e quello di garzone di fornaio presso
Zoni di strada Farini. Conobbe lanarchico Dante Spaggiari nel laboratorio di
incisore presso San Vitale e ne divenne il più fervente discepolo. Continuò a studiare
alle scuole serali e ottenne la licenza della settima classe. Spaggiari gli insegnò che
nella vita si può fare a meno di tutto, meno che dellaria per respirare e il Sicuri
cominciò così una vita randagia, dormendo nei sottoscala e raccogliendo cartoni da
vendere alle cartiere. La sua figura, con un cappello di carta in testa e un abito di
sacco (negli ultimi anni, di plastica nera), divenne popolare, così che i parmigiani lo battezzarono al mat Sicuri. Nel 1982
venne colpito da ictus cerebrale e dovette abbandonare la vita errabonda per farsi
ricoverare allospedale Stuard di
Parma. Nel 1985 venne pubblicato il libro Il nostro amico Enzo Sicuri (Benedettina editrice) di Tiziano Marcheselli e Giovanni ferraguti.
FONTI E BIBL.:
T.Marcheselli, Dizionario dei parmigiani,
1997, 289.
SICURI GIACINTO
Parma seconda
metà del XVII secolo /1724
Falegname già attivo nella seconda metà del XVII secolo, nellanno 1724
realizzò il coro in S. Michele dellArco a Parma.
FONTI E BIBL.: L. Farinelli e P.P. Mendogni, 1981, 80; E.Scarabelli Zunti,
Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 259-260; Il mobile a Parma, 1983, 257.
SICURI GIULIO
Parma 1684
Architetto disegnatore. Percorse gran parte del parmense, segnandolo con numerosi interventi:
nellesate del 1684 fu lungo il canale maggiore,
dove dimostrò, anche attraverso una semplice perizia riguardante una lite per diritti
sulle acque, una sicura professionalità.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
VI, 261; P.Zanlari, Tra rilievo e progetto, 1985, 95.
SIDOLI FRANCESCO
Bardi 1817-
Piacenza 1896
Nacque da Antonio e Teresa Tebaldi. Dal Cantone San Michele, a Piacenza, la
famiglia si trasferì in Strada Diritta 41. Il Sidoli fu orologiaio e sua moglie Teresa
Tononi (che sposò il Sidoli in seconde nozze) fece la rivenditrice doro. Iniziò
lattività di fotografo nel 1858, ma solo nel 1864 abbandonò il mestiere di
orologiaio per dedicarsi completamente alla fotografia. Nel 1867 il negozio di orologeria,
frattanto spostato al n. 6 di Strada Diritta, venne messo in vendita. Poco dopo venne
ceduta definitivamente anche la parte di esso in cui il Sidoli da tempo coltivava
unavviata professione di fotografo. Locali e attività commerciale passarono al
figlio che Teresa Tononi aveva avuto dal primo marito, Luigi Rossi. Nel periodo successivo
la vita del Sidoli si svolse a Roma, dove operò come fotografo dapprima in Piazza di
Spagna 32, poi in via del Babuino 76. Fin dal suo arrivo a Roma, il Sidoli collaborò con
John Henry Parker per la realizzazione di una cospicua raccolta di fotografie della città
e dei suoi antichi monumenti (pubblicò due anni dopo un catalogo di 1500 immagini). Morta
la moglie, nel 1875 il Sidoli si stabilì di nuovo a Piacenza, dove continuò la
professione lasciando il segno di una buona ritrattistica e di unottima vedutistica.
FONTI E BIBL.: G. Bertuzzi, M. Di Stefano, fotografi
a Piacenza (1857-1900), Piacenza, TEP, 1982; M. Di Stefano, in Dizionario biografico
Piacentino, 1987, 249; R.Rosati, Fotografi, 1990, 166.
SIDOLI FRANCESCO
Cereseto di
Compiano 1874-Genova 1924
Alunno del seminario di Bedonia e del collegio
Alberoni di Piacenza (1892-1899), venne ordinato sacerdote nel 1897, laureandosi poi in
teologia e in diritto canonico allUniversità apollinare
di Roma. Professore di diritto canonico nel Seminario vescovile di Piacenza, fu anche
Arciprete coadiutore della Cattedrale e assistente ecclesiastico del circolo operaio santantonino.
Nominato vescovo di Rieti nel 1916, si
caratterizzò per il potenziamento delle organizzazioni sociali (cooperative e casse
rurali), per il rinnovamento liturgico delle parrocchie e per il fervente patriottismo
durante la prima guerra mondiale. Il Sidoli fu promosso nel 1924 alla sede arcivescovile
di Genova, ma morì poco dopo.
FONTI E BIBL.: Necrologio in Libertà 19 settembre 1924; G. Bettuzzi, I piacentini
vescovi, Piacenza, 1938, 106; F. Molinari, Modernismo e antimodernismo in una diocesi di
provincia: Piacenza, in L. mezzadri-F.
Molinari, Il modernismo a Piacenza, piacenza,
1981; F. Molinari, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 249.
SIDOLI GIOVANNI
Compiano 1831
Fu detenuto nel forte di Compiano con altri studenti prima della rivolta del 1831
per lo spirito fazioso da loro manifestato. Una volta rimesso in libertà, fu sottoposto
ai precetti di visita e sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 204.
SIDOLI TERESA
Sidolo-Travazzano
6 giugno 1852
Sposò un Rossi. Rimasta vedova, con testamento olografo del 19 agosto 1850 e
codicillo del 13 dicembre 1851 lasciò lintero suo patrimonio, consistente nel vasto
latifondo e castello di Travazzano, con canoni enfiteutici, al se-minario di Bedonia, il
cui reddito, tolti alcuni altri legati pii, fu destinato al mantenimento di alunni di
Bardi e Bedonia in detto seminario. Lopera pia, come tale riconosciuta e che porta
il nome della Sidoli, diede luogo a una serie continua di liti, di consulti e di pareri.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 420.
SIFOLON, vedi COPELLI LODOVICO
SIGEFREDO
ante 926-Parma gennaio/marzo 945
Fu Cancelliere di re Ugo. Il Sigefredo coprì la carica di cancelliere dal 7 agosto
sino al 25 dicembre 926. In questo tempo accompagnò la Corte, controfirmando i diplomi di
re Ugo: così il 7 agosto lo si trova a Verona, il 3 e il 4 settembre a Pavia, il 12
novembre in Asti (ove sottoscrisse un diploma Sigefredus cancellarius episcopus), il 28
novembre ritornò a Pavia (firmandosi Sigefredus vocatus episcopus et cancellarius),
mentre il 25 dicembre, a Trento, è detto semplicemente cancelliere. Nel diploma di re Ugo
del 17 febbraio 927 compare un nuovo cancelliere, Gerlano: ciò vuol dire che il sigefredo in quel periodo di tempo aveva già
rinunciato alla carica di cancelliere. Il 12 novembre 926 il Sigefredo risulta infatti
già eletto Vescovo di Parma. Il Sigefredo non rinunciò per ragioni politiche
allimportante ufficio di cancelliere, dato che Re Ugo lo ebbe in grande stima e
considerazione, tanto da chiamarlo, come si legge in diversi suoi diplomi, carissimo
nostro fedele consigliere. Poiché il conte e il viceconte del contado parmense
pretendevano di esigere per diritto alcune contribuzioni dalla Chiesa di Parma e di Borgo
San Donnino, il Sigefredo intervenne presso re Ugo, il quale (da Pavia, il 12 maggio 928)
concedette la publica functio alle dette Chiese e annullò ogni consuetudine in contrario,
affinché tutte le rendite, immuni da qualunque gravame secolare, fossero lasciate
integralmente a disposizione del Sigefredo. Si deve alle preghiere del Sigefredo se re Ugo
donò il ves-covado di Sipar, la Pieve di Umago e lIsola Paciana con le sue
dipendenze alla Chiesa di Trieste, prendendola anche sotto la sua protezione (diploma dato
a Pavia il 7 agosto 929). La regina Alda, la contessa Ermengarda e il conte Sansone
ottennero a favore del Sigefredo la conferma di ogni diritto sullabazia di berceto, il discrictum, il teloneo, lambito
delle mura della città, Lugolo, la Corte regia, il prato
regio, limmunità e il diritto di inquisizione. Fu ancora a istanza del Sigefredo
che re Ugo, con suo diploma da Pavia del 17 aprile 931, prese sotto la sua protezione le
chiese di SantAntonio e di San Vittore in Piacenza, alle quali, oltre il diritto di
inquisizione, confermò un diploma di Carlo III, nonché i diplomi e le carte distrutte
dallincendio o comunque perdute. Nel 931 il Sigefredo fu a Montecassino, dove
consacrò laltare di San Benedetto, che il prevosto Eodelperto aveva allora
rinnovato. collintervento del
Sigefredo e del conte sansone, il re Ugo e
suo figlio Lotario confermarono il 28 aprile 932 al monastero di Santa Teodota in Pavia i
possessi e i diritti avuti da lodovico III
e concedettero due guadi per pesca nel Ticino e la libertà di navigazione e di pesca nel
Po e nel Ticino. Il 16 gennaio 933 il re Ugo e Lotario, su richiesta del Sigefredo,
donarono al monastero delle Sante Fiora e Lucilla in Arezzo la chiesa di Santa Maria in
Montione, il Campo regio vicino a essa, la terra acquistata da Berta, madre del re Ugo, in
monte Fiorentino e la selva di Mugliano e confermarono anche una terra in Querceto, donata
dal marchese Bosone. Re Ugo, richiamato in Italia limperatore Rodolfo, si diresse in
Lombardia. Passando da Parma, prese dimora nel nuovo palazzo vescovile riedificato dopo
lincendio. Fu in quella circostanza che Sarilone, conte di Palazzo, con vari giudici
e notai e alla presenza dello stesso Re, sentenziò a favore della Canonica parmense di
Santa Maria contro le pretese di Rodolfo, figlio di odilardo,
sopra il molino posto fuori della città poco lungi da porta Pidocchiosa, che da carlomanno era stato ceduto in dono ad adalberto, cappellano di Vibodo, e da lui donato
probabilmente al Capitolo della cattedrale.
Il placito fu dato il 30 maggio 935 in domum sancte Parmensis eclesie, in turre noviter
edificatam a domnus Sigefredus vir venerabilis eiusdemque sancte Parmensis eclesie
episcopus hubi domnus Ugo gloriosissimus rex preerat sub quadam pergola vitis prope ipsa
mater eclesia. La nuova torre fu dunque edificata dal Sigefredo annessa al palazzo
vescovile che sorgeva presso la Cattedrale. Poiché il marchese Auscario cominciò a
vantare pretese sul villaggio di lugolo e
sulle pertinenze della badia di Berceto, il Sigefredo si recò a Pavia accompagnato da
Adalberto, suo avvocato, e, alla presenza di re Ugo e di Lotario, poté dimostrare che la
badia di Berceto e altri diritti non potevano essergli contrastati secondo la concessione
che poco prima gli era stata rinnovata (16 settembre 930). Il diritto di possesso gli fu
poi riconosciuto dal conte Sarilone con suo placito del 18 settembre 935. Il re Ugo e
Lotario il 6 febbraio 936, da Pavia, confermarono alla Chiesa di Parma i possessi che
Vulgunda, detta Aza, ebbe in usufrutto per la parte indivisa dal vescovo Vibodo e gli
altri ereditati dalla contessa Berta, madre del re Ugo. Su richiesta del Sigefredo, il re
Ugo e Lotario donarono al monastero dei santi Marino e Leone di Pavia (23 luglio 939) le
rive del Ticino col ripatico e la località detta dei Caminelli. Al monastero di San
Benedetto in Subiaco, sempre per intercessione del Sigefredo, il 25 giugno 941 donarono la
corte di Sala con le sue dipendenze, riconfermando le precedenti donazioni di re,
imperatori e fedeli. Ancora per intervento del Sigefredo e del conte Elisiardo,
confermarono alla Chiesa di Pavia del 943 tutti i possessi, i diritti, i diplomi e le
carte anteriori allincendio della città e concessero il diritto di inquisizione e
di immunità. Tanta fu la stima e lamicizia che re Ugo ebbe per il Sigefredo che lo
volle a capo della nobilissima comitiva che condusse Berta, sua figlia naturale, sposa a romano, figlio di Costantino Porfirogenito, nel
944 a Costantinopoli. Appena giunto a costantinopoli,
il Sigefredo si trovò in mezzo ai tumulti suscitati contro Romano dagli zii materni per
il possesso del trono. Il matrimonio fu comunque celebrato (settembre 944) e il Sigefredo
si trattenne a Costantinopoli sino a quando limperatore Romano Lakapenos fu deposto
(20 dicembre 944). Appena ritornato in patria, il Sigefredo morì.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Vescovi della chiesa parmense, 1936, 81-85; A. Schiavi,
Diocesi di Parma, 1940, 237.
SIGEFREDO
Parma ante 980-marzo/settembre 1015
Alla morte di Uberto (dicembre 980) venne eletto Vescovo di Parma il Sigefredo,
soggetto nobilissimo, virtuosissimo e amatissimo di questa patria (Affò, il quale lo
crede parmigiano di nascita, perché possedeva molti beni di sua proprietà nel contado e
per la premura che ebbe nellornare e beneficiare la Chiesa parmense). Certamente fu
Vescovo di Parma nei primi mesi del 981, giacché nel 1005 contava venticinque anni di
episcopato: Praesulatus quoque domini Sigefredi secundi Sanctae Parmensis Aecclesiae
Praesulis omnium largissimi XXV. Da Ottone II ottenne la conferma alla Chiesa di Parma
delle donazioni, delle immunità e della giurisdizione sulla città e suo suburbio il 13
agosto 981: è chiaro che doveva già essere trascorso un certo tempo tra la sua elezione
e il ricorso allImperatore. Il 31 luglio 982 Sigefredo diede a livello per ventinove
anni alcune terre poste a Casale e a basilicanova,
di proprietà della Chiesa parmense, a grimaldo.
Subito dopo fece costruire presso e fuori le mura della città il monastero di San
Giovanni Evangelista e chiamò ad abitarlo i Benedettini, nobilitando nel tempo stesso il
suburbio che andava popolandosi di borghi. Il Sigefredo prepose ai monaci Giovanni,
canonico, che ne fu il primo abate. In un sinodo che si tenne a Ravenna, il Sigefredo
sottopose allapprovazione leggi utili al buon governo del monastero e, dopo alcuni
anni, allorquando si portò in Italia Maiolo, già abate di Clunj, per fondare nuove
abbazie e riformarne altre, il Sigefredo volle che le anzidette costituzioni fossero
confermate dal suo voto. Fece inoltre edificare nel suburbio della città il monastero e
la chiesa di San Paolo. Lo dice espressamente nellatto di conferma dei beni al
monastero (1005-1015): in territorio nostrae civitatis a me Sigefredo fundatum et honore
Sancti Pauli dedicatum. Certo è che Sigefredo vi costruì un piccolo monastero, come è
chiaro dalle seguenti parole: hoc cenobium paucarum virginum et Liudae abbatissae
sacntissimae, viventi sotto la regola di San Benedetto. Nella chiesa di San Paolo fece poi
trasportare le reliquie di Santa Felicola, discepola di San Pietro, dalla chiesetta a lei
dedicata che sorgeva a Romolano, luogo situato sulla riva dellEnza, di proprietà
della Cattedrale. Alla solenne traslazione intervenne anche Simone, eremita armeno, che
compì un miracolo risanando una nobile matrona di Montecchio: Episcopus Sigefredus
nomine, Beatae Feliculae Virginis corpus a loco in quo quiescebat gloriosa celebratione
transferens, cum in Ecclesia Sancti Pauli Apostoli decentissime conderet, Dei nutu
contigit Beatum Simonem eidem translationi interesse. Sigefredo dimostrò grande
generosità verso i canonici della Cattedrale, donando loro la cappella di Santa Cristina,
di sua ragione, con alcune case annesse, costruita entro le mura della città, la decima
che gli spettava quale procuratore fiscale e molti campi posti in diversi luoghi a
Marliano, Stradella, Antoniano, Acqualena, Acquamorta e Stradarotta. La donazione ha la
data del 31 marzo 987: ofero pro mercedem et remedium anime mee vel parentorum meorum. Il
10 maggio 987 il Sigefredo fu a Persiceto, dove acquistò per 100 libbre dargento,
da Officia, tutti i suoi beni, la metà delle case e terre col castello e la chiesa di
Sala in quel di Modena e li donò alla Chiesa parmense. Nel contempo cedette alla
venditrice a livello lanzidetto acquisto collobbligo di pagare annualmente
laffitto convenuto nel giorno di Santa Maria di agosto o entro lottava al vescovado o ai suoi messi. Morto Ottone II e
incoronato re il figlio il 24 dicembre 983, limperatrice Teofania fu eletta
reggente. Fu col suo intervento che il Sigefredo ebbe da Quedlimburg il 5 aprile 989 la
conferma dei diritti già concessi dagli imperatori alla sua Chiesa con laggiunta di
Borgo San Donnino e sue pertinenze. Da Gisone acquistò a favore dellepiscopio sette
masserizie a Pinaria, presso Sola (atto stipulato da Paradinie di Spilamberto il 19 giugno
989), pagandole 17 libbre venete dargento da 240 denari ciascuna. Il 20 novembre 995
arricchì nuovamente la Cattedrale donando la corte di Viliniano e altri beni nel contado,
ad Alberi di Vigatto, Panocchia, collecchio,
Collecchiello, Talignano, Curatico, Sala, Antoniano, Mamiano, Pavariano, Maiatico,
Tavernola, Noceto, Tanzolino, Campegine e Vestola. Ciò dimostra quanto fosse ricco il
Sigefredo. Poiché si tratta soprattutto di possedimenti tra le vallate della Parma e
della Baganza, si può supporre che il Sigefredo fosse discendente di Gherardo, figlio di
Sigefredo, del contado di Lucca, che estese appunto il suo dominio in questa parte del
contado parmense. Il Sigefredo intervenne al sinodo di Pavia tenutosi nel febbraio 997,
gli atti del quale sono perduti. Tuttavia dalla lettera di papa Gregorio V scritta a
Villegeso, arcivescovo di Magonza e suo vicario, si sa che cosa fu allora deciso e si
conoscono i sette decreti in esso trattati. Fu oggetto di sanzioni disciplinari contro gli
ecclesiastici sprezzanti i sacri canoni, di scomunica contro Crescenzio, che aveva invaso
e depredato le terre della Chiesa, e di scomunica anche a re Roberto e suoi sostenitori
per le nozze contratte con una sua consanguinea contro la proibizione apostolica, nozze
ritenute incestuose. Il Sigefredo fu il sesto che sottoscrisse gli atti sinodali. È da
ritenersi che la lettera papale fosse stata scritta subito dopo il sinodo, certamente tra
l8 febbraio e il 28 giugno. Gerberto, eletto arcivescovo di ravenna nellaprile del 998, convocò il 1
maggio dello stesso anno un concilio provinciale nella chiesa di SantAnastasio, nel
quale si ordinarono disposizioni pratiche sulla idoneità di coloro che dovevano essere
ordinati sacerdoti e circa il ministero sacerdotale. Vi intervennero i vescovi
suffraganei. Il Sigefredo, non potendo recarvisi di persona, vi inviò due suoi nunzi:
Cristoforo e Guinizo, canonici della cattedrale.
Maginfredo, giudice del sacro palazzo, il 31 gennaio 999, cedette i suoi beni posti in bardone alla canonica di Parma e li ricevette al
tempo stesso a livello al prezzo di otto denari dal diacono Guntardo, prevosto, per
voluntatem Sigefredi presulis ipsius ecclesie Parmensis, insieme ad altri beni in
Aqualatula, per sé, suoi figli e nipoti legittimi fino alla terza generazione. Se Ottone
III (da Verona, il 1° gennaio 1000) donò alla canonica di Parma la corte di Palasone,
ciò si dovette per interventu Sigefredi sanctae Parmensis ecclesiae venerabilis episcopi.
Il 24 settembre 1000 Corrado, prete e messo di Ottone III, con la licenza del Sigefredo e
alla presenza, tra gli altri, di Martino, diacono e vicedomino dellepiscopio,
riconobbe il diritto di proprietà a favore della canonica su la corte di Lama Giudiziaria
nel Modenese, che Sigefredo I aveva concesso alla morte di Eriardo di Eginulfo de loco
Gaudaceto. In una adunanza che il Sigefredo tenne nel 1002 cum fratribus nostris
canonicis, trattò de diversis rationibus et vita et moribus. Fu allora che costoro si
lamentarono delle doti perdute dalle chiese, concesse dai vescovi antecessori. Subito il
Sigefredo emanò unordinanza allo scopo di rivendicare i beni di diverse chiese,
prima tra tutte la pieve di San Pancrazio, unita al beneficio posseduto
dallarcidiacono Brunicone. Il Sigefredo fu anche maestro delle scuole. La dignità
di maestro delle scuole rispondeva a quella di Magiscolae, Magiscolatus seu primiceriatus dignitas, onde al primicerio
incombeva lufficio di instruere clericos, discipulos et scholares Maioris Ecclesiae
Parmensis. Morto intanto Ottone III (23 gennaio 1002), la corona ditalia passò ad Ardoino, marchese dIvrea, e
poi al re Enrico II, duca di Baviera. Il Sigefredo, per mezzo del marchese Tedaldo, suo
consanguineo, seppe ottenere, prima ancora che enrico
si portasse in Italia, un privilegio che lo investì della badia di Nonantola, già
posseduta dal suo antecessore, privilegio dato da nimwegen
il 28 febbraio 1003. Dallimperatore Enrico II (incoronato in Pavia il 14 maggio) il
31 dello stesso mese il Sigefredo ebbe la conferma degli antichi diritti, aumentato il
potere regio e la funzione pubblica maxime ex his, quibus eiusdem ecclesiae lacerabatur ex
parte scilicet comitatus. Più precisamente gli fu concessa la podestà di deliberare,
giudicare e definire circa le famiglie del Clero e i beni appartenenti al medesimo e sugli
uomini della città e suo distretto in qualunque contado si trovasse, come se fosse
presente il conte di palazzo (veluti si praesens adesset noster comes pallatii). limperatore concesse inoltre il diritto
sulle vie regie, sui corsi delle acque e su tutto il territorio colto e incolto ivi
adiacente e ogni altro diritto pubblico, che tutti gli uomini della città e suo
distretto, infra tria miliaria, ovunque avessero ereditato, sia nel Parmense che nei
contadi vicini nulla exinde functionem alicui nostri regni persone persolvant sive
alicuius placitum custodiant nisi Parmensis ecclesiae espicopi qui pro tempore fuerit, sed
habeat ipsius ecclesiae episcopus licentiam tamquam nostrum comes palacii, il diritto di
eleggere e ordinare i notai e che il vicedomino del Sigefredo avesse lo stesso potere del
messo imperiale nelle cause che legalmente non si potessero definire (ut sit noster missus
et habeat potestatem deliberandi et definiendi atque diudicandi tamquam noster comes
pallacii). L11 giugno 1005 il Sigefredo donò alla chiesa di San Giovanni Battista
un mulino sulle acque del Lorno: in acqua fluvioli positum de nostro vivario derivata
iuxta castellum. Latto è storicamente importante perché rivela come si divideva la
Diocesi in quel tempo e quante e quali erano le pievi del contado sul principio del Mille.
I nomi degli arcipreti secondo lordine che si legge nellatto di donazione sono
i seguenti: Alberto di colorno, Nyelberto di
San Pancrazio, Gregorio di San Quirico, Berno di San Giovanni Battista, Vuarno di San
Martino, Alprando di San Pietro di Carniano, Ranfredo di San Faustino, Bonizo di San
Pietro, Viencio di santambrogio, Giovanni di San Martino, Azo di San pietro e San Martino, Rozo di San Matteo, ge-rardo di San Martino, Stabile di Maria assunta, Costanzo di Santa Maria, Tetfredo di
Santa Maria, Adto di San Martino, Agostino di Santa Maria, Martino di San Prospero, Andrea
di San Pietro, Giovanni di San Vitale Baganza, Olprando di Santa Maria di Gaiano, madelberto di San Lorenzo e Andrea di San
Martino. Il Sigefredo dotò il monastero di San Paolo della terra circonvicina, di tre
mulini (quello di San Paolo, laltro a nord del palazzo del vescovo e quello di SantUlderico) e di non
pochi poderi posti nel contado, compresi quelli donati al suo antecessore Uberto da
Raterio, vescovo di Verona. Latto di donazione non porta la data, ma è posteriore
all11 aprile 1005, essendo sottoscritto dallarcidiacono Sigefredo, che era
succeduto a brunicone. Nellanno 1015 i
canonici di Parma domandarono al Sigefredo che fosse loro concessa la terza parte delle
oblazioni che le chiese di Berceto e di Borgo San Donnino raccoglievano durante la festa
dei santi protettori moderanno, Remigio e donnino, dal mattino della vigilia a tutto il
giorno della festa. Il sigefredo accolse la
preghiera e ordinò che latto emanato, col quale sintese ripristinare
lantica usanza, fosse dalle parti interessate sottoscritto e segnato col sigillo
episcopale. Gariverto, servo e fedele della Chiesa parmense, che teneva alcune terre con
case di sua proprietà a viconerso e a
Marliano, oltre il rio Cinghio, il 4 marzo 1015 le cedette alla Chiesa e il sigefredo a sua volta diede in cambio altre
terre e case situate a Bezolo, nel contado parmense. Il Sigefredo morì prima
dellautunno 1015, dopo trentacinque anni di episcopato. La sua salma fu collocata
nello stesso avello che racchiudeva le spoglie mortali di Sigefredo, suo antecessore.
Lepitaffio al Sigefredo si legge nel codice della collezione dei Canoni della chiesa parmense di burcardo: Magnus in angusto Sigefredus uterque
sepulchro Exiguum fieri magna cadendo notat. His tua tunc Parma valuere valentibus arma:
Unde Grisopolis quae vocitaris eras. Cura gregis, pietas inopis, vigilantia mentis Vere
Pontifices hos viguisse probant. discite
Pastores ad eorum vivere mores, servavere
suas qui vigilanter oves.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Vescovi della Chiesa parmense, 1936, 99-106; A.
Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 237.
SIGEFRIDO, vedi SIGEFREDO
SIGFRIDO, vedi FOÀ ARISTIDE e SIGEFREDO
SIGIFREDO
-Reggio Emilia 1049
Fu eletto Vescovo di Reggio Emilia nellanno 1030. Assai devoto a San
Prospero, fece alzare il pavimento e laltare della nuova chiesa dedicata al santo
per proteggerne il corpo dalle frequenti alluvioni. Fu molto caritatevole verso i poveri e
i pellegrini, ricevendoli spesso nella sua casa. Il Sigifredo appartenne forse alla
famiglia Giberti o alla famiglia Baratti.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 46-47; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940,
270.
SIGIFREDO, vedi anche SIGEFREDO
SIGISMONDO DA
PARMA
Parma 1474
Sacerdote, fu cantore e calligrafo in San petronio
a Bologna. Fu appositamente chiamato a tali uffici dalla Fabbriceria. Tra laltro
annotò uno dei grandi libri di canto fermo, per la cui miniatura (oltre lesatta
posizione delle figure musicali, si richiedeva perizia calligrafica e buon gusto)
ricevette il rimborso delle spese di viaggio il 16 giugno 1474.
FONTI E BIBL.: Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia patria per la Romagna 1870, 16; N.pelicelli, Musica in Parma, 1936, 6; F. Filippini
e G. zucchini, Miniatori e pittori a
Bologna. Documenti del XV secolo, Roma, 1968; Dizionario Bolaffi pittori, X, 1975, 296.
SIGNANINI PIETRO
Parma 1820/1835
Nel 1835 fu medico condotto a Fornovo e membro di quella Commissione di Sanità e
Soccorso. Ebbe nel 1820 un premio di 230 lire per essersi distinto nelle vaccinazioni. Nel
1835, in occasione del colera, fece offerta di una parte dello stipendio per
lassistenza ai bisognosi.
FONTI E BIBL.: U.A. Pini, Vecchi medici, 1960, 33.
SIGNIFREDI FRANCESCO
Parma 1743
Servì nel 1743 come Aiutante nelle truppe ducali di Parma.
FONTI E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
SIGNIFREDI IGNAZIO
Parma 1703
Fu Capitano delle truppe ducali di Parma. Ricevette il titolo nobiliare con
privilegio ducale del 13 aprile 1703.
FONTI E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, 1928-1935.
SIGNORASTRI GIUSEPPE
Albareto-Vlaklar
9 maggio 1917
Figlio di Stefano. Sergente di Fanteria, fu decorato di Medaglia di Bronzo al Valor
militare, con la seguente motivazione:
Alla testa della sua squadra, dava esempio di fermezza e di coraggio, guidandola più
volte allassalto di un forte trinceramento nemico, finché cadeva colpito a morte.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1918, Dispensa 10, 790; Decorati al valore,
1964, 16.
SIGNORINI GAETANO
Luzzara 14
settembre 1806-Parma 16 agosto 1879
Nacque da Carlo, che era di origine piacentina e svolgeva a Luzzara
lattività di medico condotto. La famiglia si trasferì ben presto a Parma dove il
Signorini prese a frequentare lAccademia sotto la guida di Gian Battista Callegari,
di Giovan Battista Borghesi e di Giovanni Tebaldi. Borghesi lo avviò a un ciclo narrativo
di argomento religioso, indirizzandolo verso la pittura rinascimentale da cui il Signorini
attinse larga intensità creativa.Riflessi culturali di provenienza raffaellesca e
correggesca si notano infatti nei dipinti Sacra Famiglia con San Giovannino (olio su
tavola di cm 146 x cm 108) e nel bel dipinto San giovanni
Battista che ammonisce Erode, nella chiesa di Pieveottoville, dove il gruppo di figure è
realizzato in un tipico paesaggio orientale. Dal 1835 in poi la duchessa Maria Luigia
daustria diventò sua affezzionata
committente ordinandogli il S. Matteo, poi donato alla chiesa di Metti nel Comune di
Pellegrino, e due anni dopo il S. Gerolamo per la chiesa di gossolengo, che fu visto dal pubblico nel 1838
assieme a parecchi ritratti e a una copia del Ritratto della Fornarina di Raffaello.
Lanno seguente espose ancora un piccolo dipinto commissionatogli dal barone Testa
rappresentante Cola di Rienzo che ritrova il fratello ucciso e inoltre eseguì la Sacra
Famiglia ordinatagli da Maria Luigia dAustria per la chiesa di San Pancrazio. Nel
1840, sempre per la Duchessa, dipinse una copia da un bassorilievo di donatello raffigurante la Madonna col Bambino (si
tratta di un dipinto monocromato, poi ereditato da Leopoldo dAustria). Continuò
inoltre a partecipare a mostre collettive esponendo nel 1840 molti ritratti, mentre nel
1841 presentò un Autoritratto e un Ritratto di giovane a lume di candela. Ancora nel 1841
Maria Luigia daustria gli commissionò
un S. Pietro apostolo, posto nel 1842 in
litografia dal Vigotti ed ereditato da Leopoldo dAustria, e nel 1842 un S. Nicolò
da Bari per la scuola dei Padri della Dottrina Cristiana. Sempre nel 1842 il Signorini
espose nel Palazzo del Giardino una Carità, mentre lanno dopo ripresero le
ordinazioni ducali con il S. Antonio Abate per la chiesa di Strela nel comune di Compiano, il S. Lorenzo per quella di
Gaione, nel comune di Vigatto (1844),
esposto al pubblico lanno seguente, lImmacolata Concezione per le Suore di
Carità di Parma (1845), il S. Rocco per la chiesa di Sesta Inferiore nel comune di corniglio
(1846), e infine il Gesù che predica ai fanciulli per la Casa di Provvidenza di Parma
(1847). Nel 1846 furono inoltre visibili al pubblico nel Palazzo del Giardino La Beata
Vergine della Concessione, il Ritratto di un bambino, il Ritratto del Cav. Leonardi e un
altro Ritratto. Nel 1848 in una sala dellAccademia espose il grande dipinto col
Gesù che consegna le chiavi a S. Pietro, allogatogli già dal 1847 dalla fabbriceria
della chiesa di Ragazzola (fu tra laltro molto ammirato). Qualche tempo dopo,
recatosi a Parigi, ebbe modo di riprodurre due dipinti conservati al Louvre, il Piccolo
mendicante del Murillo e il Ritratto del Barone De Vick di Rubens. Tali copie furono
esposte nel 1852 presso lAccademia parmense. Lanno seguente il Signorini
espose alla mostra indetta dalla Società dincoraggiamento
alcuni minori quadretti e lEnrico IV che visita il Duca di Joyeuse monaco,
sorteggiato poi al Comune di Trecasali. Su iniziativa della medesima Società, partecipò
nel 1855 alla mostra parmense tenuta nelle sale della Galleria con cinque ritratti e una
testa di genere in stile fiammingo rappresentante un Macinatore di colori. Diventò nello
stesso anno (3 aprile) insegnante di disegno elementare di figura e poco dopo professore
accademico con voto. La presenza del Signorini alle mostre della Società continuò a
essere abbastanza costante, intervenendo nel 1856 con il Regalo di cacciagione,
sorteggiato al Comune di Busseto, e la Vanità, sorteggiato al conte Guido Barattieri, nel
1857 con ben quattordici ritratti e nel 1858 con altri tre ritratti fatti su commissione.
Partecipò pure allesposizione fiorentina del 1861 inviando le due copie dal Murillo
e dal Rubens, eseguite nel 1853, nonché un Amore che calpesta vari emblemi. A Parma nel
1863 espose La Vanità, lo Studio di un vecchio e Una ciociara e nel 1871 Quattro ritratti
nelle sale dellAccademia. Infine nel settembre del 1877 fu confermato in ufficio col
grado di Aggiunto al Professore di disegno e compì i Ritratti del Generale lombardini e della moglie. Presso il Museo
Lombardi sono conservati il ritratto del Conte di Chambord (olio su cartone) e quello del conte di Bombelles, terzo marito di Maria Luigia,
dipinto con la mano destra infilata nella marsina e il viso quasi inespressivo.Nella
Galleria Nazionale di Parma è conservato il Ritratto di Jacopo sanvitale, letterato e patriota, di cui una copia
è nel Museo Civico di Fontanellato, mentre risulta nella Pinacoteca Stuard il Ritratto
del dottor Luciano Gasparotti. Meno nota e ancora da studiare è la produzione del
Signorini paesaggista, documentata da un centinaio di tavolette con visioni della campagna
romana, conservate nella Pinacoteca Stuard di Parma.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 9 maggio 1838, 170, 1 maggio 1839, 154, 27 maggio 1840, 181, 28
aprile e 1 maggio 1841, 151 e 155; C. Malaspina, 1841, 149; C. Malaspina, 4 giugno 1842,
181; L. Vigotti, C. Malaspina, 1842, tav. IV, 14; C. malaspina, 7 giugno 1845, 187; Il Giardiniere 16
maggio 1846, 74; P. Martini, 1847, 192; Il Vendemmiatore 16 giugno 1847, 192; G. Negri,
1852, 53, 55, 58, 59, 60, 62, 63, 63, 64, 65, 66; Gazzetta di Parma supplemento 7 gennaio
1853, 19 luglio 1855, 655, 17 luglio e 2 agosto 1856, 645, 646, 701, 8 ottobre 1857, 909;
X, in LAnnotatore 1857, 143; Gazzetta di Parma 18 settembre 1858, 842; F. G., in
Gazzetta di Parma 1858, 857; Esposione delle opere, 1858, 14; P. Martini, 1858, 43; P.
Martini, 1862, 37; Gazzetta di Parma supplemento 5 marzo 1862, 11 e 13 luglio 1863, 615,
620; Atti della R. Emiliana Accademia, 1867, 7; Gazzetta di Parma 17 luglio 1871; P.
Martini, 1873, 36; P. Bettoli, 31 ottobre 1877; Gazzetta di Parma 20 agosto 1879; L.
Pigorini, 1879, 4-12; C. Ricci, 1896, 263; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di
Belle Arti parmigiane, v. IX, 250, v. X, 139; G. Copertini, 1927, 200; G. Battelli, 1932,
244; N. Pelicelli, in Thieme-Becker, 1937, v. XXXI, 15; E. Bénézit, 1955, v. VII, 760;
G. Copertini, 1958, 176; G. Ponzi, 1973, II, 28; Atti del R. Istituto di Belle Arti in
Parma, 1878-1879; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 171-172; L.
Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 420-421; Gazzetta di Parma 16 giugno
1847; P. Martini, Guida di Parma, 1871, 38; C. Ricci, La R. Galleria di Parma, 1871; A.M.
Comanducci, Dizionario dei pittori, 1974, 3073; A.O. quintavalle, La Regia Galleria di Parma, Roma,
1939, 242-243; La Pinacoteca Stuard di Parma, catalogo, parma, 1961, 48; I. Petrolini, Museo Glauco lombardi, catalogo, Parma, 1972, 39 e 74; G.
Ponzi, Prima rassegna dei dipinti dell800 parmense, in Proposta 1973; G. Godi,
Mecenatismo e collezionismo pubblico a Parma nella pittura dell800, catalogo della
mostra, Parma, 1974, 36-37; G.L. Marini, in Dizionario Bolaffi pittori, X, 1975, 300-301;
M.Tanara Sacchelli, in Gazzetta di parma 29
marzo 1999, 3.
SIGNORINI GIOVANNI ANTONIO
Parma seconda
metà del XVI secolo
Zecchiere attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
IV, 278.
SILIBRANDI GIUSEPPE, vedi SILIPRANDI GIUSEPPE
SILIPRANDI ANTONIO
Parma 1757
Fu incisore di sigilli, medaglie e conii alla Corte di Parma dal 1757.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
VIII, 269; Arte a Parma, 1979, 393.
SILIPRANDI GIOVANNI
Parma seconda
metà del XVIII secolo
Incisore di medaglie e coniatore, attivo nella seconda metà del XVIII secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
VIII, 269.
SILIPRANDI GIUSEPPE
Parma 28 aprile
1754-post 1799
Fu incisore della zecca di Parma dal 1784. Allievo dellAccademia Parmense,
discepolo di Benigno Bossi, riportò nel 1780 doppio premio per la pittura e per il
bassorilievo. essendosi poi dedicato
allincisione, venne nominato incisore della zecca. Restano di lui anche alcune
acquaforti, riproduzioni con carattere di esercitazione. Sono note soltando due stampe: la
buona acquaforte da Raffaello, deposizione
del sepolcro, e le Armi del Duca di Parma. Nel Thieme-Becker viene dato come anno di morte
il 1792, mentre esiste un punzone per cinquina da lui firmato nel 1797 e la sua sigla
compare su coni sino al 1799.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1751-1800, VIII, 269, ms. del Museo di Parma; C. Malaspina, Nuova guida di Parma, 1869,
175; Nag., Monog., 4, 1871; A. Pelliccioni, Incisori, 1949, 167; Arte incisione a Parma,
1969, 43; Thieme-Becker, vol. XXXI, 1937, 24; Dizionario Bolaffi pittori, X, 1975, 306;
Arte a Parma, 1979, 391.
SILLA, vedi GRASSI ORESTE
SILVA ALESSANDRO
Bedonia 1636
Nobile, fu Canonico vicedomino e poi Vicario generale della Cattedrale di Piacenza.
Fu ascritto al Collegio dei dottori e giudici nel 1636, giudicato per nascita, per
dottrina e per probità, meritevole dogni cospicuo grado.
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei piacentini, 1899, 421.
SILVA ANDREA
Parma 1650
Fu suonatore di viola da brazzo alla Cattedrale di Parma nella Pasqua del 1650.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
SILVA ANGELO
Parma 1831
Fu maestro nel Collegio Lalatta di Parma. Durante i moti del 1831 organizzò e
partecipò alle riunioni che si tennero nella casa dei fratelli Campanini a porta San
Michele e alle quali intervennero molti Reggiani e contadini armati. Il Silva non fu
inquisito.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 205.
SILVA ANGELO
Berceto-Roma 8
gennaio 1935
Ingegnere, fu promotore, fondatore e direttore
dellAzienda Elettrica Comunale di Parma, che diresse dal 1° luglio 1905 al 29
agosto 1934.
FONTI E BIBL.: Dietro il sipario, 1986, 307.
SILVA ANTONIO
Bedonia 1 aprile
1795- Piacenza 28 giugno 1881
Fu per due anni nel Seminario di Piacenza, dopo avervi frequentato le scuole
elementari e il Ginnasio. Entrò nel Collegio Alberoni di piacenza nel 1811. Si distinse anche per il suo
estro poetico: si ricorda, tra gli altri, un suo sonetto pubblicato nel 1819 in lode del
predicatore Finetti. Consacrato sacerdote, fino al 1823 insegnò grammatica italiana e
latina nel seminario piacentino, poi divenne Segretario dei vescovi Scribani Rossi e
Loschi. Nel 1838 il vescovo di Guastalla Pietro Zanardi lo nominò Vicario generale della
sua diocesi. Il Silva vi organizzò il
sinodo diocesano, particolarmente importante perché fu il primo che si tenne in quella diocesi. Nel 1844 divenne Vicario generale a
Piacenza e si può affermare che fu il Silva a reggere la diocesi fino al 1848, essendo il vescovo Sanvitale
malato. Durante i moti del 1848 fece parte dellanzianato della città, appoggiando le
deliberazioni del Comune in favore dellannessione al piemonte. È sua lallocuzione ai vicari
foranei tenuta il 25 maggio 1848. Ritornati i borbone, il nuovo vescovo Antonio Ranza lo
destituì dalla carica di vicario generale. Ritiratosi a vita privata, si dedicò agli
studi di diritto canonico e civile, materie nelle quali divenne assai esperto, pubblicando
anche diversi scritti. Ebbe nuovi incarichi in seno alla chiesa solo più tardi, quando venne nominato
vescovo di piacenza Gian Battista
Scalabrini. Fu consigliere di Stato sotto il
governo di Maria Luisa di Borbone. Morendo lasciò diversi legati benefici e destinò i
suoi libri in parte al collegio Alberoni,
in parte alla Biblioteca comunale di
Piacenza e in parte alla biblioteca del Seminario di Bedonia.
FONTI E BIBL.: A.G. Tononi, Cenni biografici intorno a Monsignore Antonio Silva,
1795-1881, in strenna Piacentina VIII 1882,
162-179; L. Mensi, dizionario biografico dei
Piacentini, 1899, 421; M. Bosoni, in Dizionario biografico piacentino, 1987, 250.
SILVA FERDINANDO
Parma 7 aprile
1896-Bologna 13 febbraio 1980
Figlio di Gualtiero e Carolina Baraldi. Studiò allaccademia darte di Parma, dove fu allievo di
Paolo Baratta. Poi lattività di insegnamento lo portò ad Ancona, in Toscana e
quindi (1938) a Bologna. Il mondo pittorico del Silva fu vario, dal paesaggio alla
ritrattistica, senza esclusione per le scene e gli episodi della vita comune. Tutto
interpretò secondo una visione ottimistica della vita, qualche volta in chiave
leggermente ironica. Fu prevalentemente un pittore della natura: gli piacevano le colline
dolci nei dintorni di Bologna, che frequentò con il materiale per dipingere, e i fiori e
le nature morte che coglieva nella semplicità della sua casa. Agli amici dedicò il suo
lavoro di ritrattista, eseguito con lo stesso amore che dedicava alla natura. Il Silva
presiedette anche il Circolo artistico di via Clavature a Bologna, che accoglieva gli
amanti delle arti per professione o per cultura. Artisticamente la sua personalità è da
collegare con quel gruppo di pittori del capoluogo emiliano che, nati alla fine del XIX
secolo, portarono avanti il discorso dellarte dellOttocento filtrato in quegli
elementi di novità che erano maturati con le ultime esperienze: Guglielmo Pizzirani,
Alfredo Protti, Giovanni Romagnoli, Grazia Fioresi e Carlo Corsi. Il Silva fece pochissime
mostre, una delle quali, nellaprile 1972, alla Galleria SantAndrea di Parma,
concepita come una manifestazione di affetto per la sua città. Lanno successivo ne
realizzò unaltra a bologna, al
Collezionista, prima di chiudersi definitivamente nel raccoglimento del suo studio e della
sua casa.
FONTI E BIBL.: G. Copertini, Artisti parmigiani, 1927, 271-272; M. Bommezzadri, in
Gazzetta di Parma 4 marzo 1980, 7.
SILVA FILIPPO, vedi SELVA FILIPPO
SILVA GEROLAMO, vedi SELVA GEROLAMO
SILVA GIULIO
Parma 17 giugno
1835-Palestro 30 maggio 1859
Figlio di Giuseppe ed Elena Galaverna. Fu tra i primi volontari accorsi da Parma
nella primavera del 1859 per arruolarsi nellesercito sardo. Si era da poco laureato
in legge (1858), ma anziché entrare nella scuola
militare di Ivrea, preferì arruolarsi come semplice soldato nel 9° Reggimento, brigata
della Regina. Nella gloriosa giornata di Palestro, allattacco alla baionetta del
villaggio, il Silva cadde colpito al petto e spirò quasi subito.
FONTI E BIBL.: I Volontari, in LAnnotatore 18 giugno 1859, n. 23; G. Sitti,
Il Risorgimento italiano, 1915, 420; A. Ribera, Combattenti, 1943, 357; P. Schiarini, in
Dizionario Risorgimento, 4, 1937, 289.
SILVA GIULIO
Parma 22
dicembre 1875-San Raphael 1954 c.
Figlio di Luigi. Dopo aver seguito gli studi di medicina, preferì dedicarsi alla
musica: dal 1894 fu allievo, al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, di De Sanctis,
Setaccioli e Renzi.Nel 1902 vinse le medaglie doro nei concorsi di composizione di
Roma e Catania e lanno dopo tenne un concerto di sue musiche allAccademia
Filarmonica Romana.Intrapresa la carriera di direttore dorchestra, debuttò
dirigendo una stagione lirica a Roma e lavorò poi a Milano, Firenze e Trieste.Nel 1905
visse in Francia (maestro di cappella nella chiesa russa di Cannes) e in Germania per
perfezionare gli studi sul canto e la sua didattica, vincendo nel 1913 il concorso per la
cattedra al Conservatorio di Parma. Questo periodo fu fecondo di ricerche e di scritti.
Collaborò con la Rivista Musicale Italiana: Il moderno canto artistico italiano (in XIX
1912), Intensità e sonorità, appunti di pedagogia del canto (in XX 1915), A proposito di
sistemi antichi e moderni dinsegnare canto (in XXIII 1916), Vocalismo e italianità
nella musica (in XXIII 1916) e Il canto a dizione; larte della mezza voce (in XXIII
1916).Nel 1913 pubblicò Il canto e il suo insegnamento (Torino, Bocca).Nel 1914 prese
parte al I congresso internazionale di fonetica ad Amburgo e la sua relazione fu
pubblicata in Archivi Italiani di Otologia e Laringologia (4-5 1914). Nel 1915, al
convegno della Società di Fonetica di Milano, presentò una memoria su Pneumografia
nellinsegnamento del canto (in Archivi Italiani di Otologia 4 1915). Nel 1918 si
trasferì al Liceo di Santa Cecilia di Roma, cattedra rimasta vacante per il ritiro di
Antonio Cotogni. Nel 1920 si recò al Conservatorio Mannes di New York, trasefrendosi poi
definitivamente negli Stati Uniti. Nel 1926 passò a quello di San Francisco e nel 1928
pubblicò Il maestro di canto. Dal 1939 al 1954 insegnò nellIstituto di San Raphael
in California. Compose: Carmen, saeculare di Orazio, per soli, coro e orchestra, Quartetto
in do minore per archi, Romanza, per violino e orchestra, e Novelletta, per violino,
violoncello e pianoforte. Compose pezzi per pianoforte, per canto e pianoforte e mottetti
a voci sole.
FONTI E BIBL.: Dizionario musicisti UTET, VII, 1988, 288; G.N.Vetro, Dizionario,
1998.
SILVA GIUSEPPE
Vigatto 8
gennaio 1906-Parma 24 novembre 1975
Ancora ragazzo entrò nel mondo della tipografia e dimostrò subito di avere una
spiccata vocazione e attitudine per quellarte. Divenne poi stampatore nelle Officine
grafiche dei Fratelli Zafferri, presso cui rimase fino al 1934, maturando tutta la
necessaria preparazione per mettersi in proprio. Ma mentre lazienda Zafferri era
specializzata nella litografia, il Silva concentrò i suoi interessi sullattività
tipografica (1938). Animato da coraggio e spirito diniziativa, dapprima con un
socio, poi da solo, aprì una propria tipografia in via Cavour a Parma, apportando
innovazioni e perfezionamenti tecnici nei tradizionali sistemi fino ad allora adottati. La
tipografia del Silva successivamente si sviluppò anche di dimensioni e da via Cavour si
trasferì in via Rodolfo Tanzi, poi in via Piacenza e da ultimo nel vasto e moderno
stabilimento ai Cavalli di Collecchio. LArtegrafica Silva si impose subito per la
qualità e il livello delle sue pubblicazioni: dalla rivista Industria conserve della Stazione sperimentale a Parma
romantica e Parma romana di Luigi Grazzi, al Paolo Toschi della Medioli Masotti e ad altri
pregevoli volumi. Inoltre diede alle stampe i primi libri delleditore Franco Maria
Ricci, che evidenziano un notevole grado di perfezione tecnica ed estetica. Il Silva fu
guida e maestro per i suoi dipendenti, che appresero da lui, attraverso lesempio e
la pratica quotidiana, tutti quegli accorgimenti del mestiere che portano a una seria
formazione e maturazione professionale, perizia e abilità tecnica. Fu per molti anni
presidente del Comitato di istruzione professionale grafica, che curò e valorizzò con
particolare sensibilità, istituendo corsi di aggiornamento e promuovendo iniziative di
gruppo, come la partecipazione ai concorsi grafici banditi dal Centro studi Giovan
Battista Bodoni. Prese parte assidua alle sedute del Consiglio direttivo del Museo
Bodoniano e vi portò suggerimenti preziosi e un utile contributo di concretezza e di
esperienza.
FONTI E BIBL.: A. Ciavarella, in Bollettino Museo Bodoniano 3 1975, 108-109; Cento
anni di associazionismo, 1997, 408.
SILVA LONGINO
Corcagnano-Tripoli
21 ottobre 1911
Figlio di Gaudenzio. Soldato della 4a compagnia Sussistenza, fu decorato di Medaglia
dargento al Valor Militare, con la
seguente motivazione: Nella giornata del 26 ottobre, noncurante del pericolo, non
abbandonava la panificazione e tardava a prendere cogli altri soldati posizione di difesa
dietro un riparo, rimanendo esposto e colpito da palla nemica, per cui poco dopo cessava
di vivere.
FONTI E BIBL.: R. Vecchi, Patria!, 1913, 4; G. Corradi-G. Sitti, Glorie Parmensi
nella conquista dellImpero, Parma, Ediz. Fresching, 1937; Decorati al valore, 1964,
73.
SILVA LUIGI
Bedonia
1823/1831
Notaio. Nel 1823 fu riconosciuto appartenere alla società dei carbonari. Durante i
moti del 1831 fu sottoposto a sorveglianza.
FONTI E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 210.
SILVA LUIGI
Parma 21 marzo
1827-Milano 1 febbraio 1881
Professore di belle arti, fu ufficiale nei cacciatori
delle Alpi, Segretario degli Ospizi di Parma, autore del romanzo Lassedio di Parma
(Parma, Ferrari, 1875) e del dramma lirico Giovanna la pazza, musicato da Emanuele Muzio (bruxelles, 1851). Questo libretto servì pure a
Edoardo Guindani per la sua sfortunata regina
di Castiglia. Nel 1852, sotto il regime di Carlo di Borbone, fu imputato di reato politico
e subì la pena del bastone. Partecipò volontario alla guerra del 1859.
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1884, 49; Il
Presente 2 febbraio 1881, n. 32; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 420; C. Alcari,
Parma nella musica, 1931, 183.
SILVA NARCISO
Corcagnano 5
settembre 1898-Monte Santo 26 ottobre 1917
Figlio di Gaudenzio e Severina Gennari. contadino,
fu soldato nel 224° Reggimento bombardieri.
Al fronte partecipò alle varie operazioni della sua zona e in un combattimento si
distinse in modo particolare, tanto da meritarsi la medaglia dargento al valor
militare. Morì nel corso di un assalto ad arma bianca.
FONTI E BIBL.: A.Coruzzi, Caduti di Vigatto, 1924, 45.
SILVA PIETRO
Parma 2 maggio
1887-Bologna 1 novembre 1954
Suo nonno materno era Francesco Caprara, farmacista, tipica figura di radicale
ottocentesco, amico dei maggiori uomini della sinistra risorgimentale e fondatore del
Presente. alunno del Collegio Maria Luigia,
trascorse a parma la prima giovinezza,
attingendo allambiente familiare la spinta dinamica della sua personalità, colorita
da un innato idealismo. entrato per concorso
alla Scuola Normale superiore di Pisa, ebbe
a maestri in quelluniversità lo
Zambaldi, il Flamini, il Salvemini e Amedeo Crivellucci, i quali ultimi esercitarono sulle
sue idee e sui suoi studi uninfluenza decisiva. Laureatosi in lettere nel 1911 con
una ricerca sul Governo di Pietro Gambacorta in Pisa e delle sue relazioni con il resto
della toscana e con i Visconti, di lì a
poco (1912) vinse la cattedra di storia allAccademia Navale di Livorno. Gli anni di
Livorno furono tra i più fervidi e felici del Silva. Nelle lunghe crociere con gli
accademisti il Silva poté prendere anche fisicamente contatto con quel mondo mediterraneo
ed europeo che fu poi sempre il centro ideale delle sue ricerche. Già nel 1914 vinse il
premio Gualtieri per gli studi storici e nel conseguente soggiorno a Parigi non solo si
arricchì di nuove esperienze e di nuovi strumenti per i suoi studi, ma invogliò anche il
fraterno amico Henry Bedarida a studiare il periodo della storia parmense nel quale
lumanista francese diventò poi un indiscusso maestro. Nel 1915 cominciò la sua
collaborazione al Corriere della Sera, che durò fino al 1925, allorché Albertini e i
suoi collaboratori furono estromessi dal fascismo. Nel 1923 il Silva vinse la cattedra di
storia nellIstituto Superiore di Magistero di Roma, del quale fu per alcuni anni
Direttore e dove insegnò poi sempre, sviluppando senza posa la sua opera di docente e di
storico. Nel 1928 riuscì primo in una terna per la cattedra di Bologna, ma la sua nomina
fu bloccata da una frase di Mussolini ai proponenti: Ma non cè proprio che lui?
Allo stesso modo il rettore Rocco nel 1933 gli chiuse laccesso allUniversità
romana, mentre a quella di Cagliari rinunciò per ragioni familiari. Lamicizia del
principe ereditario Umberto di Savoja, di cui era stato insegnante, salvaguardò il Silva
da guai peggiori. Nei primi tempi si dedicò a studi di storia pisana, più tardi, e
saltuariamente, dedicò alcune ricerche alla città di Parma e in particolare
allamministrazione francese sotto Napoleone Bonaparte. Ma le ricerche del Silva si
estesero ben presto alla storia nazionale, passando dagli studi medievali a quelli sul
Risorgimento, verso il quale lo attirarono molteplici interessi, anche sentimentali e
pratici. Primo tra tutti fu il desiderio di chiarire la posizione del problema
risorgimentale nel giuoco della politica europea e di spiegare il contegno delle grandi
potenze (Francia, Austria, Inghilterra) gravanti sulla penisola. In questo campo lapporto del
Silva, che unì alla sicura lettura dei testi diplomatici la chiarezza di sintesi che fu
propria del suo pensiero, fu di rilevante peso. Gli archivi delle cancellerie di Vienna,
di Parigi e di Londra furono da lui fruttuosamente scandagliati, con il risultato di
mettere a fuoco i favori o gli ostacoli che le grandi potenze frapposero allunità
dItalia. Ebbero così più forte rilievo lostilità del liberaleggiante Luigi
Filippo verso il movimento liberale italiano, loscillare di Napoleone III tra il
desiderio di vedere in Italia una costellazione di stati gravitanti verso la Francia e
lavversione per laudace politica unitaria di Cavour, il giuoco diplomatico
francese dietro il sipario della guerra del 1866, il lento ma irresistibile passaggio
dellItalia al principio del XX secolo dalla garanzia triplicista contro la Francia a
una politica di convivenza e di buon vicinato con questultima. Da tale lungo
sondaggio sugli intrecci della politica europea venne al Silva lidea di raccogliere
in una sintesi suggestiva gli elementi storici comuni ai popoli del Mediterraneo, mettendo
a fuoco non tanto la funzione preminente di questo mare nella formazione della civiltà
quanto linterdipendenza dei popoli che vi si affacciavano. Nacque così il volume Il
mediterraneo dallunità di Roma
allunità dItalia, (Milano-Roma, 1927), che tanto contribuì alla fama del
Silva anche al di fuori della cerchia degli studiosi: la visione unitaria di una vicenda
tanto complessa e la sua individuazione attraverso un dato geografico non si lasciano
fuorviare dallattraenza di una tesi e la ricca esperienza del Silva lo salvaguarda
da un facile naturalismo, anche se gliene fa correre il rischio. È unesposizione
articolata e scorrevole, in cui si vedono le grandi unità storiche (roma, Bisanzio, lIslam, le repubbliche
marinare, la Spagna, la Francia, la Turchia, linghilterra)
riflettere nel Mediterraneo limmensa varietà della loro genesi, fioritura e
decadenza, fino allunificazione italiana e allaffacciarsi, coi Dardanelli e
con Suez, di nuovi e non meno scottanti problemi. Per le spiccate doti di didatta e di
divulgatore, oltre che di oratore caldo e trascinante, il Silva ebbe fama di scrittore
brillante, al che contribuì la sua collaborazione a periodici largamente diffusi (illustrazione Italiana, Voce, Lettura). Ne sono
esempio, per lesposizione chiara e vibrante, i profili di Napoleone Bonaparte e di
Emanuele filiberto di Savoja, gli studi
sulla politica francese e inglese nel Mediterraneo e quelli sul 1848 e le numerose
raccolte di articoli e saggi dedicati in gran parte a figure e problemi della storia
moderna e contemporanea. Lo stesso discusso libro sulla Monarchia, dettato a difendere i
Savoja dallaccusa di aver giuocato sul fascismo e di meritarne la sorte, fu non
tanto un atto di fede quanto di lealtà e amicizia verso colui al quale il Silva si sentì
legato come da maestro a discepolo: la tesi che Vittorio Emanuele di savoja avesse voluto rispettare la volontà degli
organi costituiti, opinabile perché nata dallillusione costituzionale, è assunta
dal Silva con sincero impeto e con commovente eloquenza. operarono in lui, più che preoccupazioni per
limmediato utilizzo politico, il gusto concreto della storia, il senso della vicenda
di un popolo come continuità, che tanto meglio si definisce e si illumina quanto più
prende coscienza dei propri legami col passato. Dallo studio dei documenti diplomatici si
accentuò nel Silva la tendenza a sciogliere in un pensiero lineare aggrovigliati motivi
storici e a disegnarne i contorni in una linea precisa e armonica. Al suo forte e attivo
temperamento si accordarono le influenze di una formazione sostanzialmente illuministica
ma sorretta da un largo empirismo, nella quale la lucidità francese trovò il suo punto
di approccio con il pragmatismo anglosassone. Il Silva fu sepolto nel cimitero di Berceto.
Tra le sue opere più significative, vanno inoltre ricordate: Ordinamento interno e
contrasti politici e sociali in Pisa sotto il dominio visconteo (in Studi storici XXI 1913), La monarchia di luglio e
lItalia (Torino, 1917), Il Sessantasei (Milano, 1917), La politica di Napoleone III
e lItalia (Milano-Roma, 1927), LItalia fra le grandi potenze, 1881-1913 (Roma,
1931).
FONTI E BIBL.: Enciclopedia Italiana, Appendice I, 1938, 1004 e Appendice II, 1961;
R. andreotti, in Archivio Storico per le
Province parmensi 1955, 33-36; Parma per
lArte 1 1955, 48; B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 139-140; Dizionario UTET,
XI, 1961, 892; N. Rosselli, in Saggi sul Risorgimento e altri scritti, Torino, 1946; W.
Maturi, Pietro Silva, in Rivista Storica Italiana 4 1954; Nuova Rivista Storica 3 1954,
articolo dedicato a Pietro Silva; G. Di Giovanni, La storia di Silva, in La Fiera
Letteraria 47, 1954; F. Squarcia, Pietro Silva, in Aurea Parma VII-IX 1954, 174-177; F. curato, Pietro Silva, in Rassegna Storica del risorgimento 4 1955; N. Rodolico, Pietro Silva, in
Archivio Storico Italiano I 1955; N. Valeri, Profilo di Pietro Silva, in Studi in onore di
Pietro Silva, a cura della facoltà di
Magistero della Università di Roma, firenze,
1957; Dizionario universale Letteratura contemporanea, 4, 1962, 489; Dizionario Bompani
autori, 1987, 2128.
SILVA PROSPERO
Parma XIX secolo
Fu Direttore dellOrchestra ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: P. Bettoli, Fasti musicali, 1875, 152.
SILVA ROSALINDA, vedi GROSSI ROSALINDA
SILVA SERGIO
22 marzo
1936-Piacenza 26 aprile 1984
Frequentò lIstituto Toschi di Parma, conseguendo il diploma di maestro
darte, ed entrò nellazienda del padre Giuseppe, una delle più vecchie e
famose tipografie di Parma. Dalloriginaria sede di via Farnese lo stabilimento si
trasferì in viale Piacenza: la ditta si era guadagnata, nel frattempo, stima e
considerazione anche fuori dalla provincia. Lartegrafica
Silva, nella quale erano confluite le giovanili energie e le aggiornate vedute del Silva
(per il campo grafico-artistico) e del fratello Maurizio (per la parte amministrativa)
seppe affrontare il trapasso alle nuove tecnologie con scelte avvedute. Insufficiente
ormai anche la sede di viale Piacenza, nacque in località Cavalli di Collecchio un
moderno e spazioso stabilimento. Lazienda assunse ben presto un livello nazionale e
dalle sue rotative uscirono opere prestigiose, anche in quadricromia, di assoluta
perfezione grafica, unita a unesemplare tecnica di stampa. Banche, istituti vari,
Università, ditte private e pittori famosi, per i loro cataloghi si rivolsero allartegrafica Silva: i libri strenna della Cassa di
Risparmio di Parma sulle più prestigiose opere darte cittadine, restano come
esempio insuperato di buon gusto artistico e di correttezza grafica. La competenza
professionale del Silva non si espresse solo nellambito della propria azienda: la
Gazzetta di Parma lo ebbe per tredici anni amministratore delegato, prima con la
presidenza di paolo Ficai e poi con quella di Guido guareschi
(a quel periodo è legato il grande progresso tecnologico del giornale). imprenditore anticonformista, rappresentò un
elemento di rottura nei confronti delle gerarchie imprenditoriali di Parma, alle quali non
risparmiò dure critiche. Proprio pochi mesi prima (15 novembre 1983) del decesso, le
frizioni con i vertici dellUnione Parmense degli Industriali esplosero con le
dimissioni del Silva dal ruolo di amministratore delegato della SEGEA (società
controllata dallUnione Industriali, editrice della Gazzetta di Parma). In polemica
sulla linea del quotidiano locale e sullopportunità di effettuare cospicui
investimenti in nuove tecnologie, assieme al Silva si dimisero il presidente Guido
Guareschi e il vicepresidente Pietro Bordi. Al di fuori della professione il Silva ebbe
svariati interessi. Quelli culturali potevano, in un certo senso, riconnettersi con il
mestiere, come il gusto per la pittura e per i bei libri. Morì in un incidente stradale.
La salma del Silva fu inumata nel cimitero della Villetta di Parma.
FONTI E BIBL.: A. Curti, in Gazzetta di Parma 27 aprile 1984,5; Il Resto del
Carlino 27 aprile 1984; Gazzetta di Parma 23 aprile 1987,9.
SILVAGNI CRISTOFORO
1588-Bologna 22
gennaio 1668
Frate cappuccino, sacerdote, ricordato per lassistenza prestata agli
appestati. Compì la vestizione il 13 giugno 1620 e la professione solenne a Faenza il 13
giugno 1621. Nel 1640 il Silvagni raccolse in un manoscritto (conservato in biblioteca Palatina di Parma) intitolato memorie, et Antichità de Silvagni diverse
notizie e opere poetiche dei suoi antenati.
FONTI E BIBL.: Mussini, Memorie storiche, II, 25, 57; A.Pezzana, Memorie degli
scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 454-455; F. da Mareto, Necrologio cappuccini,
1963, 82.
SILVAGNI GEMINIANO
Oriano di
Solignano 1490/1520
Figlio di Cristoforo. Sacerdote. Nel 1490 ebbe la Rettoria di Solignano da un suo
zio e nel 1520 la rinunciò con pensione di dodici scudi a un suo nipote. Fu autore di due
poemetti, contenuti in un codice della Biblioteca palatina
di Parma intitolato Memorie, et Antichità de Silvagni. Comincia così: Fragmento
dun Poema antico del Revd.o Do: Gemignano seluagni
che può esser stato composto lanno 1450 inc.a Racolto da me Fra Lod.co da Parma
Lai: Capuccino della med.a Fameglia questo anno 1640. Xbre. Segue un secondo Fragmento
dun Poema Eroico Antico del Reud.o Do: Gemignano P.o Siluagni, che puo esser stato
composto C.a à lanno 1500. Il Silvagni fu persona dotta nelle lettere greche e
latine. Nellanno 1520 ottenne la cittadinanza di Parma.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II,
1827, 454-456.
SILVAGNI GIOVANNI
1591-Parma 1639
Figlio di Geminano. Laureato in medicina nel 1616, salì in tale fama che Odoardo
Farnese gli assegnò nel 1639 una delle principali cattedre della facoltà medica
aggiongendovi di più la lettura de semplici. Ma il Silvagni morì in quello stesso
anno, in età di 48 anni. Fu anche chirurgo e medicava con maturità e maravigliosa
sicurezza. Si dilettava di belle lettere, ne morali fu buon Economo, Etico, e
Politico, e molto pratico nellhistorie tanto sacre, quanto profane. Fu non mediocre
conoscitore delle scienze matematiche, amò la poesia e fu peritissimo in Divinità
ponendo studio particolare nella lingua ebraica. Si dedicò anche alla Giurisprudenza.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II,
1827, 455.
SILVAGNI LORENZO
Oriano di
Solignano 1520/1586
Figlio di Cristoforo. Nellanno 1520 ricevette la cittadinanza di Parma. Amico
del Faelli e del Ponzio, compose un epigramma in morte di Margherita dAustria,
stampato dal Viotto di Parma nel 1586. Fu anche autore di un esastico in lode del Ponzio.
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II,
1827, 455; Aurea Parma 3/4 1959, 191.
SILVAGNI LUDOVICO
Parma 1640
Fu cappuccino laico.Raccolse due frammenti di poemi eroici dellantenato
Geminiano silvagni, contenuti nel codice
manoscritto in 4° intitolato Memorie, et Antichità de Silvagni (biblioteca Palatina di Parma).
FONTI E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, Vi/2, 1827, 454; F.da mareto, Bibliografia, II, 1974, 621.
SILVAGO, vedi SALVONI LUIGI BERNARDO
SILVANI CRISTOFORO, vedi SILVAGNI CRISTOFORO
SILVANI DANTE
Parma prima
metà del XIX secolo
Calcografo, fu allievo del Toschi e addetto alla Calcografia della Scuola
dIntaglio in Parma. Fu essenzialmente un tecnico, ma resta del silvani un discreto bulino raffigurante Angelo pezzana.
FONTI E BIBL.: P. Martini, Larte dellIncisione in Parma, 1873; L.
Servolini, Dizionario illustrato incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, 1955;
Arte incisione a Parma, 1969, 58; A.M. comanducci,
Dizionario dei pittori, 1974, 3081.
SILVANI ERMINIO
Parma seconda
metà del XIX secolo
Pittore e scultore attivo nella seconda metà del XIX secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, X,
143.
SILVANI FELICE
Piacenza
1743-1798
Fu mandato a studiare a Napoli a spese del Governo Parmense sotto Du tillot. Fu giureconsulto e professore
nellAteneo di Parma. Morì alletà di 55 anni. La Biblioteca Civica di
Piacenza conserva un suo manoscritto intitolato Iuris pubblci praelectiones (1788-1789).
FONTI E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 421.
SILVANI FERDINANDO
Parma 16 maggio
1823-Parma 23 gennaio 1899
Avuti i primi rudimenti del disegno presso la Ducale Accademia parmense, si dedicò
allarte dellincisione. Calcografo, fu allievo di Paolo Toschi e collaboratore,
con Raimondi, dallargine e altri, dellopera da lui intrapresa
sugli affreschi del Correggio e del parmigianino.
Oltre ai rami di questa serie, si ricordano San Napoleone martire (disegno di Francesco scaramuzza, 1866) e Apoteosi di Napoleone. Il
Silvani fu anche buon pittore. Ebbe varie onorificenze: Socio darte della Regia
Accademia di Belle Arti di Venezia e Accademico di merito residente dellAccademia di
Parma.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1851-1893, ms. nel Museo di Parma; A. Pelliccioni, Incisori, 1949, 167; Catalogo ufficiale
della Esposizione di Parma, 1863, 95; P. Martini, Larte dellIncisione in
Parma, 1873; C. Ricci, La R. Galleria di Parma, 1896; A. Melani, Nellarte e nella
vita, Milano, 1904, 276; A. Pariset, Dizionario biografico dei Parmigiani illustri, Parma,
1905, 107; U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexicon, 1937, XXXI; L. Servolini, Dizionario
illustrato incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, 1955; Arte incisione a
Parma, 1969, 59; A.M. Comanducci, Dizionario dei pittori, 1974, 3081.
SILVANI GAETANO
Parma 22
settembre 1798-Parma 16 ottobre 1879
Calcografo. Fu allievo di Paolo Toschi e collaboratore dellopera da lui
intrapresa (1844) sugli affreschi del Correggio e del parmigianino alla Reale Galleria di Torino e alla
Galleria Pitti. Tra le sue stampe si ricordano: portamento
della Croce (da Sebastiano del Piombo), i ritratti di Colombo, Pietro Giordani, Carlo
Alberto di Savoia, Nicolò Tachinardi (dal Bacchini), Una taverna con giuocatori (dal
Teniers; inciso per la Reale Galleria di Torino del DAzeglio), Interno di una chiesa
protestante (da Saenredam, Reale Galleria di Torino del DAzeglio), Ritratto di
sconosciuto (dal Rubens, Reale Galleria di Torino del DAzeglio), suonatore di ghironda (da David Teniers il
giovane, Reale Galleria di Torino del DAzeglio), Ritratto di S. Rosa (da C. Dolci,
per la Galleria Pitti di Luigi Bardi), Ignoto (da Cristoforo Allori, Galleria Pitti di
Luigi Bardi), Un cavaliere di Malta (da N. Cassano, Galleria Pitti di Luigi Bardi), Sacra
Famiglia (da Michele di Rodolfo, Galleria Pitti di Luigi Bardi), e Una duchessa di Mantova
(dal Pulzone, Galleria Pitti di Luigi Bardi).
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1851-1893, ms. nel Museo di Parma; Catalogo ufficiale della esposizione di Parma, 1863, 95; P. Martini,
Larte dellincisione in Parma,
1873; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani illustri, Appendice, Parma, 1880,
171-172; Le Blanc, Manuel de lamat. dest., 1888, III, 504 e seg.; C. Ricci, La
R. Galleria di Parma, 1896; Nagler, Künstlerlex, III ediz., XVIII; A. Melani,
Nellarte e nella vita, Milano, 1904, 276; L. Callari, Storia dellarte
contemporanea italiana, Roma, 1909; Thieme-Becker, XXXI, 32; A. pelliccioni, Incisori, 1949, 167; L. Servolini,
Dizionario illustato incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, 1955; Arte
incisione a Parma, 1969, 59; A.M. comanducci,
Dizionario dei pittori, 1974, 3081-3082.
SILVANI GERMINIANO, vedi SILVAGNI GERMINIANO
SILVANI GIOVANNI
Parma 21 aprile
1898-Parma 4 luglio 1989
Figlio
di Luciano e Rosa tagliavini. Entrato
giovanissimo nel giornalismo, visse in prima linea i tormentati anni delle incandescenti
dispute tra Gazzetta di Parma e Piccolo, attestandosi poi definitivamente allombra
della prima, assorbita dal Corriere Emiliano nellagosto 1928. La vita di Parma degli
anni tra il 1920 e il 1940 ebbe nel Silvani un protagonista, mentre dal giornale passavano
personaggi come Cesare Zavattini, Giovannino guareschi,
Pietro Bianchi, Alessandro Minardi, Bruno Lunardi e Leonida Fietta. Il Silvani divenne
redattore-capo del Corriere Emiliano, segnalandosi oltre che come organizzatore anche per
la sua propensione a trattare vari argomenti, dalla musica allo sport. Il Silvani si
trovò, allindomani del 25 luglio 1943, a firmare il giornale: fu il periodo
cosiddetto badogliano, seguito alla caduta del fascismo. Allalba del 9 settembre
1943, caduta la città di Parma in mano ai tedeschi,
il Silvani, che aveva curato il numero uscito in quel giorno, su sollecitazione di amici
antifascisti, prese la via di Roma, per sfuggire alla reazione dei fascisti e dei
Tedeschi. Ma anche nella capitale la vita non fu facile: sfiorò addirittura la morte
quando, in seguito allattentato di via Rasella, i Tedeschi catturarono anche alcuni
civili per vendicare la morte dei loro soldati con una fucilazione di massa. Fu solo per
lintervento di un amico che riuscì a sfuggire alla morte, quando era ormai
intruppato con le altre incolpevoli vittime. Il Silvani restò a Roma fino alla
liberazione del Nord Italia, quindi rientrò a Parma e alla Gazzetta di Parma. riottenne subito il posto di redattore-capo
(direttori Ferdinando Bernini e Tito De Stefano), contestualmente lasciato libero da
Egisto Corradi, che tentò lavventura giornalistica a Milano. I rapporti con il
Comitato di liberazione nazionale (erano i partiti a gestire il giornale), con una
conflittualità interna pesante, non furono facili, ma il Silvani seppe procedere con
buonsenso e professionalità. Prestò valida collaborazione anche alla ricostruzione del
Parma Calcio, memore delle sue antiche esperienze e forte di un prestigio personale
elevato. Cessato il Comitato di Liberazione Nazionale (1946), la gestione del giornale fu
assunta da una cooperativa interna composta dai dipendenti, mentre alla direzione arrivò
Biagio Riguzzi, un leader del movimento cooperativistico. Sempre saldamente sulla breccia,
il Silvani cominciò ad accusare qualche frizione con gli editori quando la Gazzetta di
Parma, messa allasta come bene ex fascista, fu acquistata dalla Segea. Così nel
1956, direttore Mario N. Ferrara, il contrasto si rivelò insanabile: il Silvani se ne
andò, ritentando di lì a poco lavventura giornalistica in Venezuela, come
redattore capo di un giornale per gli italiani, numerosissimi soprattutto in Caracas. Fu
unesperienza breve, traumaticamente interrotta dalla rivolta contro il presidente
Jimenez, cui seguì il ritorno a Parma. Il Silvani divenne allora direttore dei corsi del
Circolo stenografico Bolaffio, uno dei più antichi istituti privati di Parma, noto
soprattutto per aver sfornato i più accreditati stenografi di Parma. Il Silvani lasciò
dopo vari anni anche quellincarico e si ritirò in pensione.
FONTI E BIBL.:
Gazzetta di Parma 7 luglio 1989, 5.
SILVANI GIUSEPPE
Parma 10 gennaio
1890-Milano 31 ottobre 1969
Fratello di Mario.
Nel Regio Conservatorio di musica di Parma dal 1905 al 1913 fu allievo dello scuola di
violoncello tenuta da Leandro Carini. privatamente,
poi, studiò composizione con Spartaco Copertini. A Parma, nel 1915, sul settimanale La
Cronaca diretto da Alessandro De Castro, iniziò la carriera del giornalista e del critico
musicale. La Gazzetta di Parma ospitò più volte suoi scritti e Il Piccolo di Parma nel
1922 lo nominò suo critico musicale, carica che tenne per due anni. Il 16 dicembre 1923
riprese la pubblicazione, dopo uninterruzione di dieci anni, il settimanale
darte Medusa, fondato e diretto (dal 30 luglio 1911 al 18 maggio 1912) dal fratello
Mario, poeta e musicista. Su quel battagliero foglio il Silvani (sino all11 novembre
1924) sostenne brillantemente campagne a favore del Teatro Regio e del Regio Conservatorio
di musica di
Parma, nonché del ripristino del suo Convitto musicale. Nel dicembre del 1924 il
direttore del Regio Conservatorio Arrigo Boito, Guglielmo Zuelli, chiamò il Silvani a
ricoprire interinalmente la carica di professore di storia della musica e di
bibliotecario. Dal 1922 al 1924 fu Segretario del sindacato
parmense dei giornalisti professionisti. A Parma fu tra gli organizzatori di diversi
riusciti spettacoli lirici: al Teatro Regio, nel 1925, la memorabile commemorazione
pucciniana con la Bohème (Carmen Melis, Angelo Mighetti e Rosina Torri) diretta da
Leopoldo Mugnone, gli spettacoli per la stagione del Carnevale 1925-1926, e al Teatro
Petrarca nella primavera del 1926 alcuni spettacoli diretti da Franco Ghione. Nel 1926
lasciò la sua città natale per portarsi a Milano, ove nel 1927 assunse la direzione del
Giornale dellarte e successivamente de
Il Nuovo Corriere degli Artisti. Pizzetti gli confermò la sua stima dedicando alla Storia
della musica che il Silvani scrisse in quegli anni una bella prefazione.
FONTI E BIBL.: G.
Alcari, Parma
nella musica, 1931, 183-184; G. Marchetti, in Gazzetta di Parma 14 aprile 1975, 3.
SILVANI GUGLIELMO
Parma 10 ottobre
1852-
Figlio di Ferdinando e Maria Pezzani. Dopo aver praticato per qualche tempo
lintaglio in Parma, passò a Torino come incisore dei punzoni della zecca.
FONTI E BIBL.: Arte incisione a Parma, 1969, 59.
SILVANI LODOVICO
Parma 2
settembre 1900-post 1973
Figlio di Luciano e Rosa Tagliavini. Laureato in lettere a Bologna, fu romanziere,
poeta e giornalista, inviato del Resto del Carlino in India e quindi addetto presso il
Consolato Generale Italiano di New York.
FONTI E BIBL.: J. Bocchialini, Poeti secolo nuovo, 1926, 104; Aurea Parma 6 1925,
335; F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 528.
SILVANI LORENZO, vedi SILVAGNI LORENZO
SILVANI LUCIANO
Parma 28 agosto
1857-1908
Figlio di Ferdinando e Maria Pezzani. Allievo del Raimondi, fu buon incisore a
bulino. chiusa la scuola dincisione a Parma, divenne
insegnante al Conservatorio di Musica.
FONTI E BIBL.: Arte incisione a Parma, 1969, 59.
SILVANI LUCIANO
Parma
1908-Bereguardo 20 gennaio 1979
Studiò allIstituto darte Paolo Toschi di Parma, allievo di Marussig e
De Strobel, per alcuni anni, poi abbandonò la pittura per dedicarsi al restauro di
dipinti antichi divenendo in breve uno dei più apprezzati restauratori italiani. Quindi
tornò a dipingere, suscitando immediatamente linteresse della critica qualificata
con mostre alla Gussoni di Milano nel 1966, alla Rotta di Genova, pure nel 1966, alla
Torre di Torino nel 1967 e alla Durini di Milano nel 1972. Unattività silenziosa e
costante, basata su un eccezionale credo pittorico: luomo, rappresentato con le
spalle pesanti e i volti privi di lineamenti: Figure (come ha scritto Luigi Carluccio) che
sorgono massicce dalle tele di Silvani, e che appartengono a un mondo che è certamente
quello di dopo la cacciata dal paradiso terrestre, progenie dellAdamo ed Eva del
Masaccio, deformate, appesantite dallusura esercitata da una condanna che dura da
millenni. Masaccio è citato anche da Garibaldo Marussi, che ha scritto di alta
suggestione, con lincanto e la potenza delle figure coperte dal rozzo saio che
occulta forme energiche, strutture ossee, fasci di nervi. In effetti, la cultura quattro e
cinquecentesca, amata dal Silvani come restauratore, gli rimase addosso come autore,
conducendolo, con lessenzialità e la saldezza delle forme, a una sorta di
pittura-scultura, dove appunto le figure, più che stese col pennello, paiono, nella loro
purezza, stagliate con lo scalpello. Il Silvani fu sepolto nel cimitero della Villetta di
Parma.
FONTI E BIBL.: T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 27 gennaio 1979, 3.
SILVANI MARIO
Parma 1
settembre 1884-Parma 20 maggio 1913
Iniziò gli studi classici ma dopo il ginnasio, per quanto avesse una forte e
geniale tendenza agli studi letterari, si diede decisamente alla musica, suo antico sogno,
e conseguì nel 1908 il diploma di magistero in composizione a pieni voti nel Regio
Conservatorio di Parma. È da notare il fatto che il Silvani, ancora così giovane e pur
legato alla solenne tradizione della musica italiana, tese lorecchio con interesse e
curiosità a quanto avveniva in Europa in quegli anni e al movimento di rinnovamento che
faceva capo a Giannotto Bastianelli nellambito della rivista La Voce. Scrisse una
sonata per violino e pianoforte, un poema sinfonico al dramma di Maeterlinck, Monna Vanna,
una messa di requiem, un notturno per violino e piano e il poema sinfonico Dafne e Cloe,
ispirato al dramma pastorale di Longo Sofista. Diresse per la prima volta in Italia le
Danze di Debussy per arpa ed archi. Il Silvani coltivò pure la poesia. Alcune sue liriche
ebbero il posto donore nella Gazzetta del Popolo di Torino, e un suo volume di
versi, Lux et umbra (Parma, 1907), ebbe il plauso della critica italiana. In un suo
romanzo inedito, Episodi della vita di unartista, con prefazione di Ildebrando
Pizzetti, e in alcune sue novelle si dimostrò pure ottimo prosatore. Il Silvani iniziò
con Pizzetti la stesura del libretto ippolito,
tratto dalla tragedia di Euripide, quando pizzetti
venne in contatto con Gabriele dannunzio
che gli propose un altro dramma sul medesimo soggetto, proposta alla quale pizzetti aderì, abbandonando il progetto già
avviato col Silvani. Negli anni attorno al 1910 collaborò con critiche musicali alla
Gazzetta di Parma e alla rivista. Scrisse La samaritana, che divenne il lavoro di maggior
successo di Arnaldo Furlotti. La sua lirica Sera dinverno fu musicata da Pizzetti
(1908) e da Gastone Zuccoli (Trieste, Schmidl, 1938). Il 18 e 19 maggio 1912, in un
concerto vocale e strumentale tenuto al Teatro Reinach di Parma, diresse una sua lirica
per soprano e orchestra , Lalba di aprile, eseguita dalla marchesa Clementina Paveri
Fontana. Per quel che riguarda la direzione, il suo nome è legato alla prima esecuzione
in Italia delle Danze di Debussy per arpa e archi. Ingegno pronto e versatile, combatté
strenuamente con un indipendente e battagliero settimanale darte, Medusa (che il
Silvani fondò e diresse dal 30 luglio 1911 al 18 maggio 1912), in difesa dellarte.
Morì a soli 28 anni a causa di una infezione di tifo. Fu commemorato nella sala del
Ridotto del teatro Regio di Parma dal
poeta Ildebrando cocconi e con una
esecuzione di musica del Silvani stesso.
FONTI E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 184-185; B. Molossi, Dizionario
biografico, 1957, 140; Gazzetta di Parma 14 aprile 1975, 3; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
SILVANI MENTORE
Traversetolo
1843-Parma 30 aprile 1905
Allievo di Girolamo Magnani presso laccademia
di Belle Arti di Parma, nel 1864 partecipò allesposizione dellIncoraggiamento
con veduta di Calestano, che fu vinta dalla pinacoteca di Parma, nel 1867 con Sorpresa,
estratta al comune di Borgo San Donnino, nel
1868 con inondazione a Parma, ancora alla pinacoteca di parma, e nel 1869 con Prime foglie, al comune di Fiorenzuola. Questultima opera,
oppure una replica, figurò pure, assieme a Nevicata, in mostra a Parma nel 1871. contemporaneamente il Silvani soggiornò a venezia, dove come scenografo dipinse alcune scene
per lopera Stella delle Alpi, che si dava al Teatro La Fenice. Nel 1875 fu presente
a Parma dove espose Rivalta presa dal vero e Alla fontana nelle Puglie. Nel 1877 concorse,
assieme a Icilio Attilio Bianchi e Settimio Fanti, al posto di aiuto alla cattedra di
paesaggio, vincendolo ex aequo, ma il concorso venne invalidato dalla soppressione della
cattedra medesima durante la trasformazione dellAccademia in Istituto di Belle Arti.
Due anni dopo espose povera Maria!, che fu
estratta al Comune di solignano, e nel 1887
la Pinacoteca di parma si aggiudicò La vita
nei campi, paesaggio. Nel 1889 poi dipinse una prospettiva con la veduta di montagne
nellaltrio della casa del fontanella,
mentre lanno dopo venne sorteggiato allistituto
Toschi Il meriggio nella pianura del Ghiardo. Infine nel 1893 espose Una via di Cassio e
un altro dipinto. Il Silvani alternò alla produzione di quadri quella a lui più consona
di prospettivista e scenografo, che gli valse la nomea di essere uno dei migliori allievi
del Magnani. Daltro canto il tardo tradizionalismo scenografico, desunto dagli
esempi di massimo dAzeglio, del
Boccaccio e del drugman, contraddistingue
anche dipinti di cavalletto, come Bosco con cavaliere (1872, Soragna, Palazzo Comunale) e,
in minor misura, per il respiro romantico e la fresca pennellata dimpressione,
Paesaggio collinare (1887, Parma, Palazzo dellAmministrazione Provinciale) e Il
mulino di Ugozzolo (Parma, Pinacoteca nazionale).
FONTI E BIBL.: Asmodeo, 1871; L. Pigorini, 25 novembre 1879; R. De Croddi, 1893,
372; E. scarabelli Zunti, Documenti e
Memorie di Belle Arti parmigiane, v. X, 147; G. Copertini, 7 dicembre 1967, 6; Il
Diavoletto 12 novembre 1871; C. Ricci, La R. Galleria di Parma, 1896, 388, 389 e 391; B.,
Teatro e cose darte, in Gazzetta di Parma 29 gennaio 1875, 3; Franco, Un artista che
si distingue, in Gazzetta di Parma 26 luglio 1889, 2; C. Alcari, Silvani Mentore, in Parma
nella musica, Fresching, 1931, 185; U. Thieme-F. Becker, Silvani Mentore, in Allgemeines
Lexicon der Bildenden Künstler, leipzig,
E.A. Seemann, XXXI, 1937, 33; E. Bénézit, Silvani (Mentore), in Dictionnaire des
peintres, sculpteures, dessinateurs et graveurs, Paris, Librairie Grund, VII, 1954, 765;
G. Copertini, Mentore Silvani (1844-1905), in La pittura parmense dellOttocento,
Parma, Cassa di Risparmio, 1971, 132; A.M. Comanducci, Silvani Mentore, in Dizionario
illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, Milano,
Patuzzi, V, 1974, 3082; G. Godi, Mentore Silvani (Traversetolo 1843-1905), in Mecenatismo
e collezionismo pubblico a Parma nella pittura dellottocento, Parma, Amministrazione Provinciale,
1974, 98; Silvani Mentore, in dizionario
Bolaffi dei pittori, Torino, Bolaffi, X, 1975, 306-307; Fabrizio e T. Marcheselli, Silvani
Mentore (1843-1905), in Dizionario dei Parmigiani, 1997, 291; Silvani Mentore, in
Enciclopedia di Parma, 1998, 625.
SILVANI SEVERINO
Calestano 19
luglio 1878-Parma 8 novembre 1965
Avviato allarte dal padre, scultore in legno, frequentò i corsi
allAccademia dArte di parma, ove
ebbe gli insegnamenti di Cecrope Barilli. Si perfezionò poi allAccademia di belle Arti di Brera, a Milano. Trattò il quadro
di genere e di soggetto religioso e le sue opere si trovano collocate presso privati e
chiese parmensi e reggiane, quasi nascoste nellanonimato. Di carattere schivo, non
si preoccupò mai di alcuna partecipazione alle rassegne e mostre pubbliche. Una grande
antologica dei suoi dipinti fu organizzata nella Galleria Camattini di Parma
nellaprile 1964.
FONTI E BIBL.: Catalogo antologica alla Galleria camattini, Parma, 1964 (T. Mazzieri); Parma per
lArte II 1964, 143 e seg. (R. Allegri); Gazzetta di Parma 9 novembre 1965, 4;
A.M.Comanducci, dizionario dei pittori,
1974, 3082.
SILVANO, vedi SALVONI LUIGI BERNARDO
SILVESTRI ACHILLE
-Parma 23 marzo
1883
Fu soldato valorosissimo nelle battaglie risorgimentali dal 1849 al 1866. Fu socio
benemerito del Comitato di provvedimento.
FONTI E BIBL.: G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 94.
SILVESTRI ADELMO
Parma-pot 1882
Tenore, nellaprile 1882 cantò al Teatro di Tortona nel Poliuto e nella
Lucrezia Borgia.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.
SILVESTRI
CAMILLO
Parma
23 dicembre 1808-Parma 10 settembre 1862
Si laureò in Medicina il 16 agosto 1832. Nel 1834 fu nominato medico condotto di roccabianca, incarico che mantenne per molti anni.
Il 30 giugno 1848 fu nominato primo Medico straordinario dello Spedale civile in Parma e
il 18 novembre 1849 membro della Sezione consulente
della Commissione per gli esperimenti Chimici da istituirsi sulle produzioni morbose dei
colerosi. Nel 1849 pubblicò lopuscolo De Follicoli morbosi alle fauci,
ne prodromi del cholera (cfr. Gazzetta di Parma 1849, p. 500). Il 18 dicembre 1854
fu nominato Consigliere della Sezione Medica del protomedicato.
Morì alletà di 53 anni e fu sepolto nel cimitero di Parma.
FONTI E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 419-420.
SILVESTRI ETTORE
Parma
1831
Misuratore di fieno, durante i moti del 1831 servì come sergente nella Guardia nazionale di Parma. Secondo
i rapporti di polizia, si distinse per caldo indipendente e perturbatore, meritorio di
sorveglianza. Cattivissimo soggetto in ogni sua estensione.
FONTI E BIBL.: O Masnovo, Patrioti del 1831, in archivio storico
per le province parmensi 1937, 206.
SILVESTRI GUGLIELMO
Parma
9 luglio 1763-1839
Calcografo, fu allievo di Benigno Bossi nellaccademia
di Belle Arti di Parma. Fu premiato nel 1789 per alcuni studi di nudo e per un dipinto,
Polifemo accecato da Ulisse. Tra le sue migliori incisioni, vanno segnalate ventidue
Vedute della città di Modena, Vedute della Villa ducale di Sassuolo, di Magnano, di pontetorri e di Rivalta, Ritratto di Giovanni
Pico, mater dolorosa e lillustrazione
per un opuscolo, relativo alla costruzione di grandi edifici, di Lodovico Bolognini. Nel
1827 intagliò la modesta Immagine del miracoloso Bambino Gesù nella Chiesa delle
Cappuccine in Parma. accanto a cose di
grossolano taglio popolaresco, non mancano incisioni fini e ben condotte, sia nel genere
sacro che nella ritrattisca. Il Silvestri fu pure riproduttore di dipinti antichi.
FONTI E BIBL.: Censimento di Parma 1832, nellarchivio Comunale di Parma; E. Scarabelli-Zunti,
Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane, 1851-1893, ms. nel Museo di Parma; G.
Campori, Gli artisti negli stati estensi,
1855, 444; U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexicon, 1937, xxxi; Pelliccioni, Incisori, 1949, 168; L.
Servolini, Dizionario illustrato incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, 1955;
Arte incisione a Parma, 1969, 43; A.M. Comanducci, Dizionario dei pittori, 1974, 3082;
Dizionario Bolaffi pittori, x, 1975, 308; P.
Zani, 1819, I, XVII, 278; E. Bénézit, 1960,
vii, 767; Arte a Parma, 1979, 380.
SILVESTRI
ICILIO
Parma
28 gennaio 1849-Parma 1 luglio 1877
Figlio di Giacomo e Maria Aleppi. Nel 1866, appena diciassettenne, accorse tra le
file garibaldine a combattere per lIndipendenza ditalia.
FONTI E BIBL.: Il Presente 4 Luglio 1877, n.181; G. Sitti, Il Risorgimento italiano,
1915, 420.
SILVESTRO DA BORGOTARO, vedi MURENA GIACOMO
SILVESTRO
DA PARMA
Parma 1556
Nel 1556 fu eletto procuratore generale della Congregazione benedettino-Casinense.
FONTI E BIBL.: M.Armellini, Bibliotheca benedictino
Casinensi, 1873.
SILVESTRO
DI SISSA
Sissa 1701
Sacerdote, fu suonatore alla chiesa della Steccata di Parma il 25 marzo 1701.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, mandati
1700-1702; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 1
SILVI
ETTORE
Parma
1923-2 dicembre 1996
Fu maestro elementare prima alla scuola cocconi, poi direttore didattico a Berceto, San secondo, Sissa, Roccabianca e Colorno. La sua
vita, passata accanto alla moglie Marta, fu unesistenza di silenzi e priva di
vicende eclatanti, di cui si ricorda solo la tesi su Tristan cobière. Per il Silvi il rapporto con la poesia
doveva essere assoluto. La sua fedeltà alla letteratura ricorda un altro poeta schivo e
solitario, Attilio Zanichelli. Nel 1997 uscì postumo (Reggio Emilia, Diabasis) il suo
volume diapositive e sassofoni. Il volume
del Silvi raccoglie tutta la sua opera, quattro sezioni di un unico, importante libro: diapositive e sassofoni, La tosse ai tropici,
Figure e Colori. Arricchiscono il volume lintroduzione di Giuseppe Marchetti e un
ricordo del Silvi come maestro elementare, scritto da Roberto Spocci.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 2 dicembre 1997, 15.
SILVI
FRANCESCO
Parma
1868/1875
Negoziante di musica. Il Presente del 30 maggio 1868 riporta che aveva rilevato il
deposito di musica e di strumenti a fiato sotto la ditta maestro Ruggieri Pietro, situato
in Parma, Strada Maestra San Michele 23 al secondo piano, e che ne aveva assunto la
continuazione per conto proprio e sotto la medesima ditta. Il Boccherini del 30 aprile
1875 scrive che il maestro Francesco Silvi di Parma, direttore di un Gabinetto musicale di
quella città, venne insignito della medaglia doro e relativo diploma, come
benemerito dellarte, dalla Società Internazionale dIncoraggiamento sedente in
Napoli.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
SILVIA, vedi CABASSA ENRICHETTA
SILVINO DORICLEO, vedi BONVICINI GIUSEPPE
SIMONAZZI ARNALDO
Vigatto
22 dicembre 1883-Parma 1965
Ereditò la passione per la lavorazione del ferro dal padre Luigi.Verso il 1910, cominciò
a estendere la sua attività nel campo della meccanica, al tempo dei primi motori a vapore
e a scoppio, nonché ai macchinari per la lavorazione delle conserve e per caseifici, con
opere di rinomanza per la genialità di realizzazione.Già intorno al 1930 egli costruì
la prima dosatrice per il riempimento delle scatole di conserva e nel contempo le prime
attrezzature per cantina: lavabottiglie con spazzolino, filtri, riempitrici e tappatrici
manuali. Coadiuvato dai figli, si dedicò anche alle macchine agricole e in special modo
ai motori e ai trattori leggeri che, dati i tempi di autarchia, venivano ricavati e
costruiti con materiale di recupero.Dei quattro figli del Simonazzi, Ampelio e Lorenzo
seguirono le orme paterne.
FONTI E BIBL.: L.Vignoli, notizie manoscritte.
SIMONAZZI LUIGI
Pedrignano
24 giugno 1854-Parma 1945
Figlio di Pompeo, continuò lopera paterna nel campo della lavorazione del ferro.La
sua specializzazione professionale fu rivolta soprattutto alla costruzione della prime
serrature di sicurezza e cancellate in ferro, finemente lavorate.
FONTI E BIBL.: L.Vignoli, notizie manoscritte.
SIMONAZZI POMPEO
Gualtieri
9 settembre 1828-Parma 1909
Capostipite che diede il nome allazienda artigiana che sorse a Baccanelli. Il
Simonazzi diede avvio allOfficina Simonazzi, ditta di costruzioni meccaniche,
intorno al 1850. Ingegnoso e abile, il Simonazzi si specializzò nella costruzione di
attrezzi per lagricoltura, che sapeva ricavare forgiando vecchi rottami.Ai suoi
discendenti insegnò lamore dellarte del ferro, tramandando loro la sua
esperienza.
FONTI E BIBL.: L.Vignoli, notizie manoscritte.
SIMONAZZI ROBERTO
Parma
28 novembre1866-Parma 8 dicembre 1941
Ordinato sacerdote il 21 settembre 1899, fu mandato cappellano a Sala Baganza, poi fu
nominato Arciprete di Traversetolo e l11 dicembre 1906 parroco di San Pietro in
Parma. Si laureò in Teologia e fu membro del collegio
Teologico di Parma. Fu insegnante di apologetica
nelle scuole del liceo del seminario di
Parma e Amministratore per vari anni nello stesso Seminario. Come Assistente ecclesiastico
della Congregazione delle Ancelle dellImmacolata, il Simonazzi rivelò la sua
abilità amministrativa e organizzativa, tanto da meritarsi di essere considerato il
cofondatore della congregazione stessa. Per
le sue benemerenze fu insignito del Cavalierato della Corona dItalia e nominato prelato Domestico di Sua Santità. Morì
nellIstituto Madre Maria Adorni.
FONTI E BIBL.: I. DallAglio, Seminari di Parma, 1958, 202.
SIMONCELLI
FRANCESCO
Orvieto
1527 c.-Parma gennaio/settembre 1578
Scultore e architetto attivo nella seconda metà del xvi secolo. Fu scultore di corte dei Farnese.
Detto il Moschino, finì per assumere questo cognome, che trasmise al figlio Simone.
FONTI E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle Arti parmigiane, Iv, 211.
SIMONCELLI SIMONE
Orvieto
12 novembre 1553-Parma 20 giugno 1610
Conterraneo di Ascanio Vitozzi (più vecchio di quindici anni ma che operò nello stesso
arco di tempo), il Simoncelli ne condivise in parte la formazione, anche se da analoghe
esperienze culturali di derivazione toscana e romana i due artisti pervennero a due modi
di progettare e intendere larchitettura quasi antitetici. Il Vitozzi, esclusivamente
architetto, sviluppò di questa cultura le componenti razionali di chiarezza strutturale,
mentre il Simoncelli ne accentuò le possibilità plastiche ed espressionistiche di
capriccio, giungendo a un esasperato anticlassicismo. Figlio di francesco e nipote di Simone Mosca, ambedue
scultori e in minor misura architetti, il Simoncelli (detto Moschino) conobbe molto bene
per eredità familiare e per diretta frequentazione lambiente manierista toscano, in
particolare lAmmannati e il Buontalenti, da cui citò addirittura alcuni particolari
decorativi. Lo stesso modo di disegnare del Simoncelli si rivela molto vicino ai
manieristi toscani della fine del Cinquecento, così come toscano si rivela il suo modo di
comporre o scomporre i partiti architettonici nelle sue facciate e nellinterno dello
scalone della Pilotta in Parma. Di notevole interesse è lesperienza che ebbe come
scultore nel Sacro Bosco di Bomarzo, quando era ancora giovane (prima del 1578). Quel
mondo orridamente fantastico e capriccioso, insieme ad altre esperienze come la conoscenza
delle idee e delle opere di Federico Zuccaro e lincontro con il mondo
dimmagine non classico fiammingo, ipotizzabile, dati gli stretti legami dei Farnese
con i Paesi Bassi, può spiegare il carattere dissonante e antiarchitettonico che si
riscontra soprattutto nelle sue ultime opere. A parte i contatti che può avere avuto al
tempo del suo impegno a Bomarzo, il Simoncelli fece numerosi viaggi a Roma con lunghe
permanenze nel 1594, nel 1597 e nel 1599-1600, importanti per la conoscenza diretta delle
opere di Michelangelo (soprattutto lironica Porta Pia), delle quali il Simoncelli
fece una lettura personale, non mediata dal gusto del Buontalenti e dellAmmannati.
In alcune sue opere infatti variò il grande maestro enfatizzandolo in una maniera che
richiama un altro scultore-architetto, Jacopo del Duca, di cui non ebbe però il modo
passionale e popolaresco di ripercorrere dallinterno le ricerche michelangiolesche.
Michelangelo, dunque, sia direttamente che per tramite del manierismo fiorentino, è la
matrice culturale fondamentale dellarchitettura del Simoncelli, anche più che della
scultura, dove non mancano gli influssi e il gusto decorativo del padre e del nonno, in
certa misura legati a modi sansoviniani. A Roma infine ebbe modo quasi certamente di
frequentare la cerchia di Federico Zuccaro, strettamente legato ai Farnese anche di Parma,
come dimostra il fatto che il duca Ranuccio Farnese mandò nel 1595 a Roma il pittore
Bartolomeo Schedoni a studiare presso di lui. Un nuovo incontro tra i due artisti avvenne
nel 1607-1608 in occasione della permanenza di alcuni mesi dello Zuccaro a Parma, dove il
29 maggio 1608 tenne una conferenza allAccademia degli Innominati riepilogando il
suo libro pubblicato a Torino lanno precedente: LIdea de pittori,
scultori, et architetti. Il Simoncelli può aver captato del metafisicheggiante pensiero
dello Zuccaro il carattere polemico nei confronti delloperato degli architetti
romani della fine del cinquecento, i
professionisti che liquidarono leredità e il messaggio plastico di Michelangelo. motivo di risentito stupore per i contemporanei,
larchitettura del Simoncelli, se può sembrare avviata al barocco per certe libertà
e movimento di profili come per certe celte tipologiche, è in realtà profondamente
manierista, ne ha tutti i crismi di artificiosità, di ostentata drammaticità, di
impotenza a trovare un nuovo linguaggio che non sia bizzarra licenza o enfatica
amplificazione: è insomma laderente espressione di un momento culturale di crisi.
Ma proprio questo portare alle estreme conseguenze un discorso interamente manieristico,
se isola le opere del Simoncelli dalla produzione più tipica emiliana, che, seguendo una
tendenza opposta, portò alla meravigliosa apoteosi di motivi scenografici di Gaspare
Vigarini e dei Bibiena, trova notevoli analogie nellincongruenze e nelle dissonanze
delle architetture del Guarini, caratteristiche che lo legano, come chiarito dal
Portoghesi e dal Wittkower, proprio a quella tradizione manieristica a cui appartiene il
Simoncelli. In alcune sue opere si può anche vedere una convergenza di metodo con il
Guarini nel comporre per zone in violenta opposizione. Il Simoncelli, suo padre Francesco
e Giovanni Boscoli portarono a Parma quella figura comune a Firenze che è lartista
che si occupa di architettura con alle spalle non una preparazione specifica ma pittorica
o scultorea e la immette nella nuova professione. Questi artisti si contrapposero ai
professionisti locali come il Magnani e lo Smeraldi e naturalmente anche allAleotti
e ai seguaci del Vignola: il Fornovo e il Testa. Il Simoncelli fu al centro di polemiche
che dimostrano la divergenza profonda delle tendenze artistiche nel Ducato parmense a
cavallo del Seicento e il ruolo importante che egli ebbe a Corte nel sorvegliare e
nellindirizzare la produzione artistica. Si può citare la lite con i monaci di San
Giovanni Evangelista non contenti della sua facciata per la loro chiesa, giudicata da
periti non conforme allarchitettura. Interessante è anche lostilità,
riportata dal Malvasia nella Felsina Pittrice e ricordata già nellintroduzione, tra
il Simoncelli e agostino Carracci, venuto da
Roma a Parma per decorare la volta di una stanza nel palazzo del Giardino. Qui Agostino
Carracci trovò incontri, e incontrò disgusti da far scoppiare il cuore in un petto di
bronzo. Quelli de concorrenti furono i minori, come consueti e in conseguenza
antiveduti. Gli fu sempre contrario un certo Moschini statuario e Capoingegniere allora
del Duca, al quale tutto si diferiva. Portava costui un tale Gasparo Celio, e lo preferiva
ad Agostino, supponendo a S.A. esser altruomo che il Bolognese, chaltro far
ben non sapea che lintagliare. Al di là del fatto personale e aneddotico, si
possono leggere le linee di una precisa politica culturale del Simoncelli, inserito nello
scontro tra due diverse concezioni del fare artistico:
lartificiosità e lesasperazione formale del tardo manierismo e il naturalismo
e il classicismo dei carracci precocemente
aperti alloratoria barocca. Il Simoncelli, seguendo la tradizione familiare, iniziò
la sua attività artistica come scultore nel parco della villa Orsini a Bomarzo.Con una
generosa raccomandazione di Vicino orsini,
alla morte del padre, che fu scultore di corte,
giunse a Parma dove venne assunto il 20 ottobre 1578 nei ruoli dei provvigionati della corte in qualità di scultore. Nel 1579 tornò
però a Bomarzo, forse per finire qualche lavoro rimasto incompiuto. Tornato a Parma,
divenne ben presto (probabilmente subito) collaboratore del Boscoli ai lavori per la fontana del Giardino e, alla sua morte, avvenuta
nel 1589, ne divenne il continuatore. Il 18 gennaio 1586 morì a Ortona a Mare Margherita
dAustria, moglie del duca Ottavio Farnese, disponendo nel suo testamento che il suo
corpo sia seppellito nella ecclesia di S. Sisto nella città di Piacenza dove per tale
effetto vole et comanda che si faccia una sepoltura di Bronzo rilevata da terra con bella
factura et proportione et con la statua integra, nella quale non si habbia da spendere
meno di cinque mila scudi doro in oro. Lo stesso anno il nipote Ranuccio Farnese,
reggente per il padre Alessandro, diede al simoncelli
lincarico di disegnare il monumento sepolcrale, che fu eseguito da collaboratori che
lavorarono sotto suo controllo dal 1587 ai primi anni del Seicento. A quanto pare egli non
rispettò le disposizioni della Duchessa riguardo il materiale da usarsi, che fu marmo e
non bronzo, mentre la mancanza della statua integra della defunta è dovuta probabilmente
al fatto che il monumento non fu terminato. È comunque difficile immaginare una
collocazione adeguata della statua della Duchessa, sia come tradizionale figura giacente
sul sarcofago, al posto dei leoni, che risulterebbe soffocata dalle altre due figure
femminili semisdraiate ai lati sui timpani spezzati e ricurvi a rappresentare la Fedeltà
e la Mitezza, sia come figura seduta, a cui mancherebbe una profondità adeguata. dimpianto ambizioso, ricco di
rappresentazioni simboliche e di riferimenti allegorici alla vita di Margherita daustria, figlia dellimperatore Carlo v e governatrice delle Fiandre, questo monumento
riunisce in modo un po disorganico le componenti culturali e il repertorio formale
del Simoncelli: al mestiere e alla tradizione familiare si aggiungono motivi decorativi
genericamente michelangioleschi e lorrido espressionismo dei due torsi stravolti,
legati al programma iconologico e probabile tributo allesperienza bomarzesca.
Probabilmente, il Simoncelli ebbe anche lincarico di disegnare il monumento funebre
per il duca Ottavio Farnese, morto nello stesso anno 1586. Per Ottavio Farnese e
Margherita dAustria realizzò anche i catafalchi. Nel 1593 disegnò un catafalco
anche per il loro figlio, il generale Alessandro, che è forse da identificarsi con
quello, interessantissimo, conservato a Monaco (S.G.S., n. inv. 4989), che rivela
insospettate macabre qualità scenografiche. Fa parte di questo filone celebrativo anche
il disegno, sempre di Monaco (S.G.S., n. inv. 34262), che probabilmente è uno schizzo del
Bucintoro di cui si parla nei mastri farnesiani. Una convenzione del 17 febbraio 1592 tra
Cosimo Masi, segretario del Duca, e lo scultore Achille Turbati, collaboratore del simoncelli, informa di un accomodamento della
cappella del Santissimo Crocifisso di San Giovanni evangelista
a Parma. Il Turbati si obbligò a lavorare a sue spese tutte le pietre e i marmi che
sarebbero serviti per completare il lavoro e a porli in opera in tutto e per tutto
conforme al disegno di detta cappella, quale sta in mano del Sig.r Simone Moschino,
confidente delle parti. Non si sa se tale lavoro sia stato eseguito, comunque non
vè traccia in San Giovanni, dove le cappelle sono state tutte ridecorate in epooca
posteriore. Parte del progetto di questa cappella è forse il disegno di Monaco (S.G.S.,
n. inv. 4943) della raccolta bibienesca. Questo disegno mostra tutte le caratteristiche
del Simoncelli e forse la deposizione che si vede nellovale corrisponde alla
cappella del santissimo Crocifisso e
laquila che le sta sopra a San Giovanni Evangelista. La statua nella nicchia di
sinistra porta un crocifisso. Nel 1593, questa volta su diretta commissione dei
benedettini di San Giovanni Evangelista, il simoncelli
si impegnò nel suo primo lavoro propriamente architettonico: lampliamento del
monastero di SantAlessandro, che andò però completamente distrutto in epoca
neoclassica per far posto al teatro Regio e al palazzo della provincia, entrambi del Bettoli.
FONTI E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, [216-218]; B. Adorni, Larchitettura
farnesiana, 1974, 167-172; Il Palazzo della Pilotta a Parma, 1996, 16.
SIMONCINI FRANCESCO, vedi SIMONINI FRANCESCO ANTONIO
SIMONE
Parma 1505
Carpentiere attivo in Roma. È ricordato come testimone in un atto del 10 luglio 1505.
FONTI E BIBL.: A. Bertolotti, Artisti parmensi in Roma, 1883, 140.
SIMONE DA ENZA, vedi ENZA SIMONE
SIMONE DA
PARMA
Parma 1379/1385
Insegnò a Parma nella seconda metà del xiv secolo
come dottore di Decreti e passò poi
alluniversità di Bologna.
LAffò (ii, 131) ha erroneamente
creduto di poterlo identificare con quel Simone da Enza che fu vicario generale dei
vescovi di Parma Giovanni Rusconi, fra Bernardo da Carpi e Delfino della Pergola e che
morì arcidiacono della Cattedrale parmense nel 1438, a settantanni, come afferma
lepitaffio riportato dallAffò stesso. Già il Pezzana nella Storia della
città di Parma (i, 130, ii, 128 e 420) ha rilevato la confusione fatta
con un altro Simone da Parma, che nel 1379 fu vicario della Diocesi di Rimini. costui, per la concordanza delle date, potrebbe
essere stato il Simone parmigiano che nel 1384 lesse Decretali nello Studio di Bologna e
non il da Enza, che allora aveva poco più di quindici anni. Nel Primus liber secretus
Iuris Pontificii, in cui sono notati tutti coloro che subirono gli esami dal Collegio di
Diritto Canonico dal 1377 al 1528, si ricava che l11 giugno 1383 fu esaminato e
approvato il presbyter Simone de Parma Decanus Santi Iacobi de Carbonensibus (Archivio di
Stato di Bologna, f. 11 r.). Il che ben si addice allex vicario della Diocesi
riminese, per nulla invece al da Enza, il quale nel 1384 aveva una età troppo giovane per
essere sacerdote, decano e dottore in diritto
Canonico.
FONTI E BIBL.: R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea Parma 1931, 233; A. Pezzana, Storia
di Parma, i, 130, n. 57; U. Gualazzini,
Corpus Stat., lxvii, n. 65; F. Rizzi,
Professori, 1953, 13.
SIMONE DA PARMA, vedi anche ENZA SIMONE e PISANI SIMONE
SIMONETA GIACOMO, vedi SIMONETTA GIACOMO
SIMONETTA ANNA
-Parma
24 aprile 1845
Contessa, sposò il conte de Castagnola. Fu
Dama alla corte di Parma. Fu sepolta con
iscrizione nellarco della Compagnia del santangelo Custode di ragione della contessa Sofia
Bulgarini di Siena.
FONTI E BIBL.: Memoria intorno allAnna de conti Simonetta ne conti de
Castagnola, Parma, dalla Stamperia Carmignani, 1845; G.F. De Castagnola, in morte di Anna de conti Simonetta sua
moglie, Parma, Carmignani, 1846; G. Negri, Compagnia S. Angelo Custode, 1853, 69.
SIMONETTA ANNA, vedi anche PALLAVICINO ANNA
SIMONETTA BARBARA, vedi SANSEVERINO BARBARA
SIMONETTA FRANCESCO
Parma
seconda metà del xvii secolo
Ingegnere attivo nella seconda metà del xvii secolo.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 262.
SIMONETTA GIACOMO
Parma
1600/1612
Detto anche il Simoneta. Fu pittore attivo nel 1600-1612.
FONTI E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, xvii, 1823, 290.
SIMONETTA GIOVANNI
Parma
21 agosto 1822-1884
Figlio di Giuseppe e Isabella Sanvitale. fu
creato nellanno 1877 cameriere di
cappa e spada dal papa Pio ix, e confermato
poi in quellincarico da papa Leone xiii.
FONTI E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 861.
SIMONETTA GIUSEPPE
Parma
29 maggio 1790-Porporano1871
Figlio del conte Andrea e di Maria Guerrieri, fu lultimo discendente
dellillustre famiglia. Come il nonno paterno Giuseppe, che fu gentiluomo di camera
di Filippo di Borbone, anche il Simonetta ebbe incarichi a Corte: la duchessa Maria Luigia
DAustria lo nominò Ciambellano, carica che mantenne fino alla morte della sovrana e che gli venne poi rinnovata da Carlo
di Borbone. Uomo di grande cultura e sensibilità, fu per molti anni accademico donore dellAccademia di
Belle Arti di Parma. Ricevette diverse onorificenze, tra le quali la Commenda
dellOrdine costantiniano di San
Giorgio. Sposò Isabella Sanvitale, figlia del conte Stefano, dalla quale ebbe un figlio,
Giovanni. Fu proprietario della villa di Porporano, dove morì.
FONTI E BIBL.: P. Martini, Scuola delle Arti Belle, 1862, 37; A.V. Marchi, Figure del
Ducato, 1991, 50.
SIMONETTA ISABELLA, vedi SANVITALE ISABELLA
SIMONETTA MARIA, vedi GUERRIERI MARIA
SIMONETTA ORAZIO
Torricella
di Sissa-Parma 19 maggio 1612
Figlio di Ottaviano. Militò in gioventù con Alessandro Farnese nelle guerre di Fiandra,
comportandosi con onore. Implicato in una congiura contro Ranuccio Farnese, venne
arrestato, torturato e infine impiccato.
FONTI E BIBL.: G.P. de Crescenzi, Corona della nobiltà dItalia, Bologna, 1639; P.
Litta, Famiglie celebri italiane, Milano, 1834; C. Argegni, Condottieri, 1937, 253.
SIMONETTA PAOLO
Parma
o Piacenza fine del xvi secolo-post 1625
Notaio, si applicò anche alla Medicina e fu giudicato uno dei più valenti medici dei
suoi tempi. Fu anche medico della corte di
Parma. Compose inoltre sonetti col titolo di Scherzi poetici.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 3/4 1959, 198-199.
SIMONETTA di TORRICELLA GIUSEPPE, vedi SIMONETTA GIUSEPPE
SIMONETTI ARNALDO
Corniglio
1917- Zona di Himara 23 dicembre 1940
Figlio di Felice.Caporale maggiore, fu decorato di medaglia dargento al valore
militare, con la seguente motivazione: Caposquadra fucilieri, dopo aver validamente
contribuito a respingere un attacco nemico, nuovamente attaccato da forze preponderanti,
ricevuto lordine di ripiegare, riusciva ad effettuare, dopo accanita resistenza, il
movimento del suo reparto su una nuova posizione. Visto il proprio comandante di plotone
rimasto solo a fronteggiare lavversario, accorreva in suo aiuto con un fucile
mitragliatore e, nellardimentoso gesto, si abbatteva sullarma mortalmente
colpito. Allufficiale che lo soccorreva, rivolgeva nobili parole e inneggiava alla
Patria.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1949, dispensa 4a, 610; Decorati al valore,
1964, 39.
SIMONETTI CARLO
Corniglio
1890-Monte Vodice 28 maggio 1917
Figlio di Virgilio.Alpino, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la
seguente motivazione: Quale portaferiti, coadiuvava con fermezza e coraggio il proprio
ufficiale medico durante un violento bombardamento nemico e cadeva colpito a morte mentre
tentava di salvare un commilitone.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1918, Dispensa 2a, 119; Decorati al valore,
1964, 39.
SIMONETTI FRANCESCO, vedi SIMONINI FRANCESCO ANTONIO
SIMONETTI GAETANO
Parma
1826
Nel 1826 fu medico a Berceto e fece dono di alcuni libri alla Biblioteca Manara di Borgo taro, istituita in quellanno.
FONTI E BIBL.: U.A. Pini, Vecchi medici, 1960, 33.
SIMONETTI PAOLO, vedi SIMONETTA PAOLO
SIMONI FRANCESCO, vedi SIMONINI FRANCESCO ANTONIO
SIMONI LUIGI
Parma
1788/1793
Falegname. Verso lanno 1788 realizzò una cassa dorgano nella chiesa della
Santissima Trinità dei Rossi in Parma, con intagli del Marchetti, e fu attivo in Palazzo
Sanvitale. Nellanno 1793 è ricordato per un pagamento per lavori in Palazzo
Sanvitale.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato diParma, Carte della famiglia Sanvitale, busta 547;
Bezzi, 1978, 114; Il mobile a Parma, 1983, 261
SIMONINI FRANCESCO ANTONIO
Parma
16 giugno 1686-Venezia o Firenze post 1755
Venne educato alla pittura dal Brescianino e da Ilario Spolverini a Parma, dove entrambi
gli specialisti di battaglie operarono, nonché sullo studio di Jacques Courtois e delle
incisioni di Callot. Si recò poi a Firenze dove soggiornò, lavorò e studiò le opere
del Borgognone. Aprì quindi bottega a Bologna (forse tra il 1721 e il 1727), dopo aver
vissuto per qualche tempo anche a Roma. Non esistono comunque elementi certi che
consentano di precisare le date entro le quali effettuò questi spostamenti o di indicare
la durata e la sequenza delle varie residenze. Mancano parimenti notizie circa la sua
attività in questo primo lungo periodo. Approdò infine a Venezia, nella cui fraglia
pittorica è menzionato dal 1740 al 1745. Ma vi risiedeva già da molti anni, come fanno
fede le ricevute di pagamenti (datati 1733 e 1737-1741) fattigli dal feldmaresciallo conte
Giovanni Mattia von der Schulenburg, al servizio del quale il Simonini operò. Se poi,
come dimostrano anche numerosi suoi disegni manifestamente schizzati dal vero, accompagnò
il condottiero tedesco, che guidò le truppe della Repubblica, nelle sue campagne contro i
Turchi in Dalmazia e durante la difesa di Corfù (1715-1716), i suoi rapporti con Venezia
anticipano addirittura il soggiorno bolognese. Il ritratto equestre del condottiero e nove
delle battaglie dipinte per lui sono in deposito al Museo di Hannover e sono la base per
una ricostruzione critica del Simonini, dalla tecnica pittorica ricca e sciolta e dai
colori pastosi e vivaci. Molte opere del Simonini si trovano sul mercato e in collezioni
private: un suo Mercato è nelle gallerie fiorentine e buoni affreschi decorativi a
grisaille sono nella villa Pisani di Stra. Tre acqueforti sono citate da Le Blanc. Dal
Simonini incisero F. Berardi, P.G. Palmieri, M. Pelli, T. Viero, F. Vivares, J. Magner,
D.M. Zilotti (Serie di battaglie inventate e disegnate da F.S. e da altri celebri autori,
Bologna 1760). Nei sei anni durante i quali è citato tra i pittori di Venezia, dipinse,
secondo lOrlandi, una sala in casa Cappello (1744; opera della quale non esiste più
traccia) e compì (dopo il 1740) gli affreschi nella villa Pisani a Strà. Dopo la morte
dello schulenburg (1747), attento
collezionista di quadri e sculture per il quale il Simonini, oltre a quella di pittore e
disegnatore di battaglie, svolse anche le funzioni di consigliere e restauratore, si recò
a Firenze (1749). Sempre secondo lOrlandi, nel 1753 dimorò ancora a Venezia. Se si
considerano autografe liscrizione e la data a tergo delle due tele esposte alla relarte a Milano nel 1965, il Simonini fu ancora
attivo nel 1755. Il suo linguaggio è innanzi tutto veneziano: la sua predilezione per i
colori chiari, stesi a rapidi tocchi, fa pensare a Guardi, anchegli protetto di
Schulenburg. Il Simonini, tra laltro, maestro di Casanova, fu anche acquafortista.
Le sue incisioni, ben costruite e intagliate, sono piuttosto rare e ignorate dai comuni
repertori
FONTI E BIBL.: P.A. Orlandi, Abecedario Pittorico, Venezia, 1753; L. Lanzi, Storia
pittorica dellItalia dal Risorgimento delle Belle Arti fin presso alla fine del xviii secolo, Edizione Quarta, Pisa, 1816, tomo iii, 108; S. Ticozzi, Dizionario degli Architetti,
iii, 1832, 346; G.B. Janelli, Dizionario
biografico dei Parmigiani, 1877, 266, G. Fiocco; La pittura veneziana del 600 e
700, Firenze, 1929; G. Delogu, Disegni di francesco
Simonini a Venezia, in Dedalo 12 1931, 827-840; U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexicon, xxxi, 74-75; Mariette, Abecedario 1858-1859;
Basan, Diz., 1890; H.H. Füssli, Diz., 2, 1806-1821; Nagler, Diz., 16, 1846; Le Blanc,
Man., 3, 1888; Mireur, Diz., 7, 1912; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle
Arti parmigiane, Museo di Parma, 1651-1700; F. Bartoli, Le pitture di Rovigo, Venezia,
1793; A. Pelliccioni, Incisori, 1949, 168; G. Lorenzetti, Venezia e il suo Estuario,
Milano-Roma, 1927; A.O. Quintavalle, La R. Galleria di Parma, Roma, 1939; G. Lorenzetti,
La pittura italiana del 700, Novara, 1942; R. Pallucchini, I dipinti della Galleria
Estense, Roma, 1945; Enciclopedia della pittura italiana, III, 1950, 2302; L. Magagnato,
Disegni del Museo Civico di Bassano, Venezia, 1956; C. Donzelli, I pittori veneti del
Settecento, Firenze, 1957; R. Pallucchini, La pittura veneziana del Settecento,
Venezia-Roma 1960; A. Morassi, F. Simonini ein Schlachtenmaler des Settecento, in Pantheon 1 1961; T. Pignatti, La Fraglia dei pittori di
Venezia, in Bollettino dei Musei civici veneziani, n. 3, 1965, 16-39; E. Bénézit, vii, 777; F. Cessi, in Le Muse xi, 105; A. Rizzi, Mostra della pittura del
700 in Friuli, catalogo, Udine, 1966; S. Beguin, Notes sur Francesco simonini, in Arte Veneta 20 1966, 282-285; F.
Haskell, mecenati e pittori, firenze, 1966, 47; G.M. Zuccolo Padrono, I disegni
di A.F.Simonini, in Arte Veneta 21 1967, 185-194; M. Precerutti Garberi, Affreschi
settecenteschi nelle Ville Venete, Milano, 1968; Arte e incisione a Parma, 1969, 43;
Pitture, disegni e stampe del 700, dalle collezioni dei Civici Musei di Storia ed
Arte di Trieste, catalogo, Gorizia, 1973; Dizionario Bolaffi, x, 1975, 329; M. Zecchini, Note su francesco Antonio Simonini, Milano, 1976;
Architectural, ornament, Landscape, and
Figure Drawings, middlebury College,
Vermont, 1975, 67-68; Gli affreschi nelle Ville Venete dal Seicento allOttocento,
Milano, 1978; E. Martini, La pittura del Settecento veneto, Maniago, 1981; La battaglia
nella pittura del xvii e xviii secolo, 1986, 415-418; Dizionario pittura e
pittori, V, 1994, 221.
SIMONIS
Parma 1788/1791
Nel 1788 cantò per lAccademia Filarmonica di Parma nel concerto tenuto la prima
domenica di quadragesima: venne retribuita con 5 pezze di Spagna. Il 6 marzo successivo si
esibì in unaccademia donore e nel 1790 venne scritturata per cantare in tutti
i concerti organizzati dalla società. Il 30 aprile 1791 la reggenza dellAccademia
deliberò di pagarla con 4 zecchini, dato che ha cantato diverse volte nelle serali
accademie.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Accademia; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
SIMONIS FERDINANDO
Parma
28 novembre 1773-Parma 13 marzo 1837
Figlio di Georges, cornista dellorchestra ducale di Parma, e di Domenica
Marcheselli. Studiò, oltre che con il padre, con Rolla, Fortunati, Lanfranchi e Ghiretti.
Nel 1789 divenne violista della Reale Orchestra di Parma e poi maestro al cembalo al
Teatro Ducale, comparendo contemporaneamente nella veste di cantante in alcuni teatri
cittadini. Appare nelle cronache cantore nel Teatro di Santa Caterina, nel Pigmalione di
Sografi-Cimadoro, da J.-J. Rousseau, nel 1810, e lanno successivo in una ripresa di
Agnese di Paër. Nel 1812 aprì nella propria casa una scuola di musica che però ebbe
vita breve, salvo per le lezioni di canto. Più tardi (2 maggio 1818), grazie
allappoggio della duchessa Maria Luigia dAustria, divenne insegnante di canto
e direttore artistico della Scuola di canto corale nellospizio delle Arti di Parma e maestro al cembalo,
ossia responsabile delle voci e del palcoscenico, dellOrchestra di Corte (nominato
il 9 maggio 1816; tra il 1819 e il 1820 ne fu il direttore) sino al 1834. La funzione
didattica pubblica, esercitata in maniera forse non sempre commendevole, gli attirò dal
palazzo censure e rilievi assillanti. Fu anche maestro di cappella del Concerto privato
della Duchessa (dal 2 dicembre 1816) e della chiesa della Steccata di Parma (1830-1836).
La segnata ma nascosta incidenza del Simonis nella cultura musicale parmense va ricercata
nelle funzioni plurime svolte da lui assiduamente e con burocratica efficienza, non
soltanto quale sovraintendente e controllore dellorchestra, ma anche come maestro
privato della Sovrana, collaboratore nella definizione dei programmi delle accademie di
Corte, nellesecuzione al pianoforte ove occorresse e fornitore di musiche trascritte
e arrangiate per quelle circostanze domestiche. Fu autore delle seguenti composizioni per
orchestra: Concerto per pianoforte (1808), Grand Concert (1808), cinque Quadriglie; due
Polonaises, De profundis per soli coro e
orchestra (1835). Compose inoltre Cantata per la nascita del Re di Roma (testo di
Bottioni, 1811), Marte e la pace, per il genetliaco di Napoleone (testo di Bottioni,
1812), Annunzio del vicino arrivo di S.M. la Principessa Imperiale Arciduchessa
dAustria Maria Luigia (F. Maestri, 1816) e liriche, tra cui due con accompagnamento
di chitarra.
FONTI E BIBL.: C. Gallico, Le capitali
della musica. Parma, 1985, 140-142; Dizionario musicisti Utet, vii, 1988, 297.
SIMONIS GEORGES
Francia
ante 1754-Parma 25 maggio 1801
Fu suonatore di corno da caccia del Real Concerto di Parma dal 1754, con lannuo
stipendio di 5000 mila lire dal 1° aprile 1766. In Parma si sposò con Domenica
Marcheselli della vicinia della Santissima Trinità ed ebbe due figli: ferdinando e Giovanni, anchessi musicisti.
Il Simonis fu anche suonatore darpa.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato parma,
Ruolo A, i, fol. 154; H. Bédarida, Parme
et la France, Paris, 1928, 489; Libri del Battistero alla data sopraindicata; N.
Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 209; dizionario
musicisti Utet, vii, 1988, 297.
SIMONIS GIOVANNI
Parma
12 febbraio 1776-
Figlio di Georges, musicista alla corte
ducale di Parma, e di Domenica Marcheselli. Fu tenuto a battesimo da Giovanni Grilliet e,
in suo nome, da Giovanni Menot. Fu nominato il 22 dicembre 1800 suonatore di viola in
soprannumero del Reale Concerto di Parma.
FONTI E BIBL.: Archivio di Stato di Parma, Ruolo B, I,
fol. 255; Libri del Battistero; N. Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 209;
N.Pelicelli, Musicisti in Parma, in Note dArchivio 1934; C.Gallico, P.Guarino e
G.P.Minardi, F.Simonis musicista in Parma, parma,
1978; Dizionario Musicisti Utet, VII, 1988, 297.
SIMONIS LUIGIA
Parma
1837/1838
Arpista, nella stagione di Carnevale 1837-1838 suonò al Teatro Ducale di Parma.
FONTI E BIBL.: Inventario; Stocchi; G.N. Vetro, Dizionario, 1998.
SINIGAGLIA GIUSEPPE
Correggio-post
1831
Visse a Parma, dove si distinse per fervore patriottico nei moti del 1831: Alzò un
bastone con fettucce tricolori e così guidò la moltitudine nella piazza. nel veglione ultimo cercò di mettere la bandiera
tricolore sul palco reale. Dovette, col ritorno della duchessa Maria Luigia daustria, allontanarsi dal territorio del Ducato
di Parma e Piacenza, essendo considerato uno dei maggiori coinvolti in quella rivoluzione.
Inutilmente il padre cercò di impetrarne il ritorno dallesilio.
FONTI E BIBL.: A del Prato, Lanno
1831 negli ex-ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, 1919; S.Foa, in Dizionario
Risorgimento, 4, 1937, 298; O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le
Province Parmensi 1937, 205; F. Ercole, Uomini politici, 1942, 185.
SINULEIUS GAIUS MICCALUS
Parma
ii/iii secolo d.C.
Di condizione incerta, è il dedicante di unepigrafe, perduta ma documentata come
reperita nel centro cittadino di Parma, dedicata alla coniunx Praec[ili]a Severina, con la
quale era vissuto due anni, otto mesi e ventidue giorni. La denominazione è pressoché
sconosciuta: il nomen Sinuleius (se tale è la lettura esatta, data la lacuna del testo)
non si riscontra in altre epigrafi dellItalia settentrionale. Miccalus è cognomen
pure quasi sconosciuto, non presente in Cisalpina.
FONTI E BIBL.: M.G.Arrigoni, Parmenses, 1986, 168.
SIRI FRANCESCO
Parma
2 novembre 1608-Parigi 6 ottobre 1685
Figlio di Ottavio e Maria Caterina. Entrò nellordine benedettino nel 1625, ma più tardi lasciò
il monastero e si fece prete secolare. Ebbe il titolo di abate di Vallemagna. insegnante di matematiche a Venezia, entrato a
contatto dellambiente diplomatico, prese a interessarsi degli avvenimenti politici
contemporanei e a farne oggetto di speculazione e di relazione. A ciò probabilmente non
fu estraneo limpulso dellambasciatore francese. nel 1640 il Siri, con lo pseudonimo di Capitano
Latino Verità, pubblicò Il politico soldato monferrino, in cui si fece patrocinatore di
una lega tra il Papa, Venezia e la Francia, intesa a promuovere la libertà dItalia
contro la Spagna. Seguì Lo scudo e lasta del soldato monferrino, in cui ribadisce
polemicamente il medesimo assunto. Intanto veniva lavorando a quella vasta narrazione
diaristica in 15 tomi, che sintitola il Mercurio Politico e abbraccia gli
avvenimenti dal 1635 al 1655: una lunga introduzione dà un ampio e ben rilevato quadro
della situazione politica europea alla fine del Cinquecento. Lopera ebbe successo:
la pubblicazione dei vari tomi fu attesa e celebrata come un grande evento. Entrato al
servizio del re di Francia, fu nominato
residente francese a Venezia e storiografo reale, ma venuto in sospetto della Serenissima per il suo continuo indagare
intorno agli avvenimenti politici, riparò a Modena sotto la protezione di quel Duca
(1647). Nel 1649 compì il primo viaggio in Francia e in seguito (1653) vi si stabilì.
Alla pubblicazione del Mercurio Politico (1644-1682) accompagnò quella (1676-1679) degli
otto tomi delle Memorie recondite, che vanno dal 1601 al 1640, per le quali si valse di
importante materiale documentario. contengono
notizie più importanti, ma assai più del Mercurio riescono disordinate e confuse. Del mercurio, che è lopera più interessante,
fu compiuta una riduzione in francese in 24 volumi e in francese furono tradotte le memorie recondite in 18 volumi a cura del Requier.
Secondo E. Tesauro, sono di mano del Siri due libretti polemici contro una sua Lettera
informativa per modo di apologia (1668), indirizzata al Siri, e alla relativa replica
(Riflessi, 1671), cioè la Risposta del sergente maggiore Cristoforo Silva (1671) e i
Controriflessi del sergente maggiore Cristoforo Silva (1673), pubblicati sotto il nome di
Vercellino Maria Visconti. Il Siri dichi-ara apertamente di non aver usato molta diligenza
nello scrivere, mentre si dà vanto di imparzialità e di incorruttibilità e ammette
tuttavia di essere obbligato servitore della Francia. Bisogna riconoscergli buona
informazione (si valse per primo di materiale archivistico francese concessogli dal
Richelieu), giudizio sicuro e, a parte la dichiarata francofilia, obiettivo. Possiede
ampiezza e acutezza di visione e, con M. Bisaccioni e G. Gualdo priorato, rappresenta lultima generazione di
storici italiani che della storia ebbero una visione universale.
FONTI E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, Parma, 1789-1797,
v; A. ronchini, Vittorio Siri, in Atti e memorie delle
Regie deputazioni di Storia patria per le province modenese
e parmense, 1870; G.Claretta, Sui principali
storici piemontesi, Torino, 1878; J. Flammermont, Les correspondances des agents
diplomatiques ètrangers en france avant la
Rèvolution, Parigi 1896; C. Morandi, Una polemica sulla libertà dItalia a mezzo il
Seicento, in Nuova Rivista Storica ii 1927;
B. Croce, Storia delletà barocca, Bari, 1929; Enciclopedia italiana, xxxi, 1936, 885; Dizionario Utet, XI, 1961, 940; Galletti, Monastero di S.Giovanni
Evangelista, archivio Storico per le
Province Parmensi 1980, 68; dizionario
Bompiani degli Autori, 1987, 2138; Storia civiltà letteraria, 1993, ii, 619.
SIRI VITTORIO, vedi SIRI FRANCESCO
SIROCCHI
PIETRO
Parma
1841
Tipografo. Fu torcoliere presso la vedova di Giovan Battista Bodoni nel 1841.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della stampa, 1969, 305.
SISMONDO
DA
PARMA
Parma-post 1474
Cantore nel 1474 prestò servizio nella cappella di San petronio a Bologna.Era retribuito
con 2 lire.
FONTI E BIBL.: G.N. Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.
SISSA
PIETRO
Castellucchio
novembre 1915-Milano 14 aprile 1989
Si trasferì a Traversetolo nel 1936, seguendo il padre, che fu segretario comunale in
questo paese per molti anni. Frequentò lUniversità di Parma e si laureò in
Giurisprudenza. Al termine degli studi venne richiamato nel Corpo degli alpini e prese
parte alla seconda guerra mondiale. Subì una lunga prigionia in germania, che si protrasse fino alla fine della
guerra. Su quel travagliato periodo scrisse due libri: La banda di Dohren, pubblicato nel
1951 nella collana Gettoni di Einaudi, col quale si aggiudicò il premio Viareggio Opera
prima, e Sapore di mele, uscito nel 1981. Il Sissa cominciò a scrivere in giovane età e
questa passione lo accompagnò per tutta la vita. Con il primo libro, seguito poi da molti
altri, si fece ben presto conoscere dal grande pubblico, che apprezzò la sua produzione
letteraria, la quale è molto vasta e spazia tra diversi generi. Quello con il quale
ottenne il maggiore successo fu la letteratura per bambini, i cui titoli più noti sono:
Storia di una scimmia, Mostarda e Profumo alla fiera di Gonzaga e il racconto a tema
ecologico Questo nostro paradiso, adottato dalle scuole medie inferiori. Lultimo
lavoro, che gli valse il premio Andersen per la più bella fiaba dellanno, fu Quando
un gatto diventa re, edito da Mondadori, casa editrice con la quale collaborò a lungo,
scrivendo anche diversi racconti pubblicati su riviste letterarie. Sulla Gazzetta di Parma
scrisse novelle e critiche darte. Tra le dimensioni di questa attività divenuta ben
presto vocazione, il Sissa tramò una sottile ma resistente vena narrativa, la quale,
senza aderire ad alcuna moda, suscita e sostanzia un lavoro di grande sensibilità e di
profondo magistero poetico.
FONTI E BIBL.: G. Marchetti, in Gazzetta di Parma, 15 aprile 1989, 4.
SITONI
NICCOLÒ
Parma
seconda metà del xv secolo
Orefice
attivo nella seconda metà del xv secolo.
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, II, 328.
SITTI
GIUSEPPE
Parma
4 ottobre 1865-Parma 1 dicembre 1944
Entrò giovanissimo nel corpo degli impegati municipali del Comune di Parma e fu destinato
allArchivio con modeste funzioni dordine, mentre reggeva le sorti Enrico
Scarabelli Zunti, ordinatore sapiente e paziente.Aquella scuola il Sitti apprese tutto
quello che poi gli fu utile nella carriera e negli studi.Pur essendo sfornito di
istruzione scolastica, il Sitti si fece con la pazienza e la tenacia una buona cultura e
soprattutto acquistò assoluta padronanza della raccolta cui egli venne preposto col grado
di archivista nel 1909 e che tenne onorevolmente fino al 2 luglio 1931, quando fu
giubilato.Il Sitti è noto agli studiosi per le sue non poche pubblicazioni, le quali
costituiscono notevoli e preziose raccolte di materiale, cui lo storico può attingere con
sicurezza: bibliografia generale parmense
(1904, in collaborazione con Stefano Lottici Maglione, nella quale sono indicate
sistematicamente oltre seimila opere concernenti Parma), Archivio Comunale di parma (1914, storia della raccolta cui dedicò
la vita, corredata dallelenco degli archivisti a partire dal 1545), Il Risorgimento
italiano nelle epigrafi parmensi (1915, corredato degli elenchi dei concittadini che
presero parte ai moti politici del 1821 e dei volontari delle campagne della patria
indipendenza), Caduti e decorati parmigiani nella guerra di Liberazione 1915-1918 (1919,
con fotografie), Parma nel nome delle sue strade (1929, costituente uno stradario ordinato
e storicamente esauriente e interessantissimo), Glorie parmensi alla conquista
dellImpero (in collaborazione con Giovanni Corradi, del 1937, che si rifà alla
conquista dellEritrea nel 1887, ricordando pure i missionari) ed Eroismo dei
legionari parmensi nella guerra di Spagna (1940, complemento alle raccolte precedenti).
Infine va ricordato lomaggio che il Sitti dedicò al suo maestro, pubblicando gli
elenchi dei Consoli, Governatori e Podestà di Parma dal 1100 al 1935, raccolta lasciata
inedita da Enrico Scarabelli Zunti e completata dal Sitti.
FONTI E BIBL.: Aurea parma 1945, 52; A.
Scotti, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1949/1950, 35-36; B. Molossi,
Dizionario biografico, 1957, 140.
SIVALLI LUIGI
Cremona 10 dicembre 1811-Parma 5 gennaio 1877
Calcografo, fu allievo di P.Toschi.Collaborò allopera maggiore del maestro sugli
affreschi del correggio e del
Parmigianino.Incise, tra laltro, il S.Girolamo (dal Correggio) e il ritratto di
C.Bombelli.Collaborò alla R.galleria di
Torino del DAzeglio (Vittoria della Rovere, da Sustermans) e alla Galleria Pitti di
Luigi Bardi (Cardinale Ippolito de medici,
da Tiziano).Fu premiato allesposizione del 1861 in Firenze per lincisione
Madonna del S.Girolamo dal Correggio. Divenne uno dei maggiori collaboratori del
Toschi.Buon ritrattista e riproduttore egregio del Correggio e del Parmigianino, fu invece
men che mediocre illustratore di volumi (lavorò per diversi editori lombardi incidendo su
acciaio e su rame acciaiato).
FONTI E BIBL.: P.Martini, LArte dellIncisione in Parma, 1873; L.Callari,
Storia dellarte contemporanea in italiana; Esposizione italiana tenuta in Firenze
nel 1861, Firenze, III, 1865; Le Blanc, Manuel de lamat. dest., III, 1888,
527; Gazzetta di parma 20 gennaio 1851 e
18 gennaio 1858; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1801/1850, ms. nel Museo di Parma; U.
Thieme-F.Becker, Künstler-Lexicon, 31, 1937, 108; Catalogo ufficiale
dellEsposizione di Parma del 1871; A.alessandri,
Scolari cremonesi nella celebre scuola di P.Toschi in Parma, in La Rivista di cremona 6-7 1928, 20; A. Peliccioni, Incisori,
1949, 169; L. Servolini, dizionario
incisori, 1955, 760; Arte incisione a Parma, 1969, 59.
SIVELLI
EUGENIO
Parma
5 febbraio 1835-Verona 1918
Figlio di Giuseppe e Sdelaide Casali.Fece le campagne risorgimentali del 1860-1861 e
quella del 1866 e in entrambe fu decorato.Raggiunse nel 1895 il grado di Maggiore generale
in posizione ausiliaria.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia militare, Milano, s. a.; A. Ribera, Combattenti, 1943, 359.
SIVELLI
LUCIANO
Parma
19 febbraio 1831-Parma 2 agosto 1900
Figlio di Giuseppe e Adelaide Casali. partecipò
come ufficiale di fanteria alle campagne del 1866 e del 1870.Raggiunse il grado di Tenente
generale nella riserva.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia militare, Milano, s. a.; A. Ribera, Combattenti, 1943, 359.
SLAWITZ BRUNO
Noceto 21
ottobre 1907-Milano 30 agosto 1968
Figlio di Emilio, presidente dellUnione Sportiva Nocetana, e di Annita Bongrani. Nel 1916
si trasferì con la famiglia a Milano e dopo gli studi liceali intaprese la carriera di
giornalista sportivo. Il suo esordio nel mondo del giornalismo avvenne in giovanissima
età con la Gazzetta dello Sport, ma la sua brillante carriera, proseguita in altri
quotidiani sportivi (Stadio, Tuttosport), è legata soprattutto al Guerin Sportivo,
settimanale che faceva opinione e svolgeva funzione anche di critica e di costume. Dalle
colonne del Guerin Sportivo, che diresse per una ventina di anni e che per motivi di
salute lasciò nel 1967, un anno prima della morte, sostenne fiere battaglie e vivacissime
polemiche aventi come unico fine il bene del calcio e dello sport nel suo insieme. Quando
lo Slawitz lasciò il Guerin Sportivo, al suo posto venne chiamato Gianni Brera. Lo
Slawitz, oltre che giornalista dalla vena brillante, fu anche grande appassionato di
musica lirica, intenditore tra i più preparati e critico tra i più autorevoli. Fu
consulente di unimportante casa discografica, amico dei più noti cantanti lirici,
appassionato e raffinato collezionista di dischi di musica lirica e sinfonica. Prima di
morire, lo Slawitz espresse la volontà, rispettata dai familiari, che la sua collezione
discografica fosse donata al Comune di noceto.
Si tratta di un patrimonio di valore inestimabile: 1265 dischi a 78 giri con le voci dei
massimi cantanti (Caruso, Gobbi, Callas, Gigli, Pertile,Rossi Lemeni, Stabile, Schipa,
Tamagno, Tebaldi e tantissimi altri), 377 opere complete dei più celebri musicisti
(Bellini, Cilea, Beethoven, Bizet, Mascagni, verdi,
Wagner, Puccini, Leoncavallo, mendelssohn),
450 titoli di musica sinfonica (bach,
Brahms, Dvorak, Handel, Schubert, vivaldi,
Strawinsky). La discoteca comunale, collocata nei locali della rocca, fu intitolata allo
Slawitz. Lo Slawitz fu sepolto nel cimitero di Noceto.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, II
1947, 1005; G. Rossetti, Noceto e la sua gente, 1977, 283-284; Gazzetta di Parma 5 agosto
1998, 19.
SMAGLIATI GIANMARIO, vedi SMAGLIATI GIOVANNI MARIO
SMAGLIATI
GIOVANNI MARIO
Parma 1476/1482
Mercante. Secondo il da Erba, scrisse una Cronica in volgare dal 1476 al 1482, la
quale potrebbe essere stata un volgarizzamento o un compendio del Diarium Parmense ab anno
1477 ad 1482 auctore Anonymo, tratto da un coevo manoscritto del conte Francesco Torelli e
pubblicato nel tomo XXII dei Rerum italicarum
Scriptores (Milano, 1733).
FONTI
E BIBL.: I. Affò, Memorie degli scrittori
e letterati parmigiani, 1791, III, 27.
SMAGLIATI GIULIO
Parma 8 febbraio
1548-post 1576
Figlio di Giovanni Antonio e Lucia. Nacque da famiglia illustre, cha vantava un
Gianmario e un Leone (autori delle Cronache di Parma, rispettivamente dal 1476 al 1482 e
dal 1494 al 1498). Studiò lettere, filosofia e legge. Nel 1574 promosse con E. Visdomini
e G. aessandrini lAccademia degli
Innominati e due anni dopo, presso Viotti in Parma, pubblicò un piccolo volume di Rime.
In seguito si allontanò dallAccademia per dedicarsi alla giurisprudenza.
FONTI
E BIBL.: Aurea Parma 1 1959, 20, e 1 1958,
37; F. da Mareto, Bibliografia, II 1974, 1005; Letteratura italiana Einaudi, II, 1991,
1645.
SMAGLIATI LEONARDO
Parma
1450/1458-Parma ottobre/dicembre 1524
Scrisse
una interessante cronaca di Parma, comprendente il periodo tra il 1494 e il 1518. In essa
annota, con metodo e scrupolo, avvenimenti locali e di politica italiana, fornendo per
molti di essi giudizi moralistici e ispirati da un sincero favore verso le classi
popolari. Quel poco che si conosce sulla vita dello smagliati
si deve alla diligenza di Umberto benassi,
che nel 1899 pubblicò a puntate sul quotidiano Gazzetta di Parma (nn. 94-111) un
interessante studio, poi raccolto in volumetto, frutto di ricerche darchivio e denso
di acute considerazioni sullopera dello Smagliati. Il vero nome dello Smagliati non
era Leone ma Leonardo (il primo costituiva un appellativo familiare). Se per far parte del
Consiglio generale della Comunità bisognava aver compiuto venticinque anni e lo Smagliati
fu eletto per la prima volta a tale ufficio nel 1501, si deve dedurne che nacque prima del
1476: il suo accenno al freddo eccezionale dellinverno 1476 contenuto nella Cronaca
potrebbe poi dimostrare che a quellepoca era in grado di possedere memoria
dellavvenimento. Se poi si considera che nel 1488 era già padre di una bimba, cui
impose il nome di Margherita, è realisticamente corretto porre la sua nascita tra il 1450
e il 1460. Abitò nella vicina San giorgio,
al centro della città, e a poca distanza da casa, in piazza Grande, tenne la bottega di
libraio. La professione dovette permettergli una certa agiatezza: fu infatti proprietario
di beni immobili che nel 1503 donò a un nipote a lui sommamente caro, Giovan Maria smagliati, con patto di usufrutto a proprio
favore, vita natural durante. Le favorevoli condizioni economiche gli permisero anche di
prestare spontaneamente denaro alla Comunità parmense nel 1522, per sovvenire alle spese
di una guarnigione di soldati stanziata sul territorio. Si può pensare che godesse di una
certa posizione di prestigio nella corporazione dei mercanti di cui fece parte in qualità
di maestro, per cui partecipò alla vita politica, schierandosi a favore delle Tre Parti
(una delle due tradizionali fazioni in cui era divisa la città che, con i Rossiani,
ricalcavano le ancora più antiche divisioni di ghibellini e guelfi) e fece parte (per
dodici anni, dal 1501 al 1513) del Consiglio generale della Comunità. Fu anziano in due occasioni, nel 1502 e nel 1507,
ogni volta per un periodo bimestrale. Durante il suo secondo anzianato, fece aprire il
pozzo di Baratron, sulla piazza Grande, che non tralascia di ricordare nella Cronaca
alloccasione, come una sua creatura. Nel 1511 fu deputato alla Sanità ma di questo
incarico non fa cenno nella sua opera, come pure di minori uffici esercitati. La Comunità
dovette aver fiducia in lui: sicuramente ebbe libero accesso ad atti e documenti, come
potrebbero dimostrare certi passi della Cronaca, e nellassolvere i suoi compiti
certo dimostrò lo stesso scrupolo e lo stesso amore per la giustizia di cui diede prova
nella sua opera. La cui redazione, iniziata nel 1494 e proseguita fino al 1518 e oltre,
riverbera letà non più giovanissima dello Smagliati. La sua morte avvenne nel
1524. Il 10 settembre di quellanno era ancora vivo. Nei registri del comune si trova unordine di pagamento
relativo alla restituzione della somma prestata nel 1522, consistente in 15 denari, ma al
16 dicembre i registri riportano lo stesso mandato di pagamento riferito, questa volta,
heredibus domini Leoni Smayati.
FONTI
E BIBL.: S. Di Noto, Leone Smagliati, 1970,
12-14; T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 98.
SMAGLIATI LEONE, vedi SMAGLIATI LEONARDO
SMAYATI, vedi SMAGLIATI
SMERALDI ANTONIO
-Parma xvi secolo
Frate carmelitano del Convento di Parma, dotato di grande dottrina e fine oratore,
fu più volte eletto Definitore nei Capitoli. Fu sepolto nella chiesa dei Carmelitani in
Parma.
FONTI
E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 76.
SMERALDI ETTORE
Parma 11 ottobre
1577-Parma ante febbraio 1636
Figlio dellarchitetto Smeraldo. È ricordato dalle fonti come pittore e
incisore ma nulla è noto della sua attività pittorica. Resta dello Smeraldi il
frontespizio del Dialogo ove si tratta della theorica e prattica di musica di Pietro
Ponzio (stampato a Parma nel 1595); una complessa incisione in rame recante il titolo al
centro di una quadratura architettonica alla sommità della quale è il ritratto
dellautore tra due figure allegoriche raffiguranti lAritmetica e la Musica e
numerosi emblemi musicali, firmata hector smiraldus
sculpsit. Di sua mano è anche il secondo foglio dello stesso libro, recante
emblemi musicali. Ereditò dallillustre genitore la professione di ingegnero, che
svolse in gran parte presso la Corte estense nei primi decenni del XVII secolo, e
linteresse tecnico scientifico per i fenomeni idraulici. Ideò una macchina per
sollevare lacqua. Il moto era dato dal tiro di un cavallo posto su di un soppalco.
Questo azionava un albero verticale su cui era calettata una ruota in legno dentata con
pioli, il cui moto rotatorio era trasmesso, per mezzo di un rocchetto o pignone,
allalbero principale posto in posizione orizzontale, sopra il quale passa il cavallo
che tira d.a rota. Allalbero principale era fissata la ruota sollevatrice composta
da una serie di quattro spirali di Archimede che innalzavano lacqua fino
allasse e a quellaltezza la scaricava allesterno tramite un tubo con
quattro fori: di q.le boche esce lacqua.
FONTI
E BIBL.: U. Thieme-F. Becker,
Künstler-Lexikon, vol. XXXI, 1937, 154; Z., I/17, 1823) 306; A. Pezzana, Memorie degli
scrittori parmigiani, VI, parte II, Parma, 1833, 575; E. Scarabelli Zunti, documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, museo di Parma, volume 1601-1650; Archivio di
Stato di Parma: Ettore Smeraldi e la sua famiglia; A. Pelliccioni, Incisori, 1949, 169;
Dizionario Bolaffi Pittori, X, 1975, 337; P. Zanlari, Tra rilievo e progetto, 1985, 328.
SMERALDI FRANCESCO
Parma 1599-Parma
17 maggio 1630
Figlio di Smeraldo. A partire dal 1619 fece parte della Società di Gesù, con sede
a Parma. Teologo, esercitò azione di grande carità nelle campagne. Professò umane
lettere a Ravenna e a Bologna. In seguito, a Parma insegnò filosofia, Teologia e Matematica e
contemporaneamente fu destinato quale Moderatore in consiglio. Morì alletà di 31
anni, senza aver potuto realizzare il desiderio di recarsi nelle Indie.
FONTI
E BIBL.: P. Alegambe, Heroes Societatis
Jesu, 1658, 295.
SMERALDI GIACINTO
Parma
1578/1598-post 1628
Figlio di Smeraldo. Datosi in gioventù allo studio della pittura (Scarabelli),
abbracciò poi la professione del padre, del quale fu collaboratore nellUfficio
de Cavamenti. Se ne ha conferma nel nono libro delle Ordinazioni di
quellUfficio: la tornata del 15 marzo 1628 (c. 57) fu tenuta praesentibus etiam
magnificis Dominis Smiraldo et Hyacintho patre et filio de Smiraldis ejusdem Officii
Peritis.
FONTI
E BIBL.: A.Ronchini, Smeraldo Smeraldi,
Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria 1872, 500.
SMERALDI GIOVAN BATTISTA o GIOVANNIi, vedi SMERALDI GIOVANNI BATTISTA
SMERALDI GIOVANNI BATTISTA
Parma 1512/1524
Figlio di Ruffino. Nel 1512 fu membro del Consiglio dei cittadini di Parma pro
conservatione civitatis e pare abitasse nelle vicinanze di San Marcellino. Tra il 1522 e
il 1524 fu castellano in Reggio Emilia per
incarico della Sede Apostolica.
FONTI
E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 24; gazzetta
di Parma 19 febbraio 1996, 5.
SMERALDI
GIOVANNI SMERALDO GASPARO
Parma 18
dicembre 1553-Parma 23 giugno 1634
Figlio di Giuseppe o di Giovanni Smeraldo, appartenente a una famiglia della
piccola nobiltà decaduta. Secondo le notizie del Ronchini, nel 1577 iniziò a lavorare
come orafo nella bottega di Gianalberto Pini. In questo periodo produsse diversi oggetti
doro e dargento per lOpera parrocchiale del duomo. Nel 1581 eseguì il braccio dargento
per la reliquia di Santo Stefano. Nel 1582 lavorò come incisore su invito di Giulio cesare Gonzaga per la zecca di Pomponesco. I due
appaltatori della zecca, Domenico Rossi e Antonio Vuarna, lo raggirarono facendogli
incidere monete false. Lo Smeraldi lavorò anche per le zecche di Correggio (1594-1595) e
di Parma (1587-1592). Disegnò nel 1588 la mappa del territorio di Casalmaggiore e nel
1589 iniziò la pianta della città di Parma. Nel 1589 disegnò la pianta di Monticelli
dongina: fin dal 1580 aveva iniziato a
interessarsi alla cartografia e allingegneria idraulica. Nel 1590 presentò al duca
Ranuccio Farnese il desegno del corso del Po, già iniziato nel 1588. Collaborò nel 1591
con lingegnere giovanni Antonio
Stirpio alla fabbrica della cittadella,
lavorando soprattutto al profilo dei bastioni. Nel 1592 venne imprigionato, probabilmente
per le ruberie che si verificarono nella fabbrica della Cittadella in quel periodo. Nello
stesso anno gli fu inflitta unaltra pena: domicilio coatto per inadempienze fiscali.
Nel 1596 disegnò la mappa di Chiaravalle della Colomba e lavorò alla chiesa delle
Cappuccine Nuove. Il 19 luglio 1597 venne nominato ingegnere
presso lufficio dei cavamenti ducali, dove restò fino alla morte. Nel 1598 rilevò
la foce del Parma sul Po e lanno seguente disegnò la mappa dellOltrepò
piacentino. Disegnò nel 1601 la corografia del canale di Medesano. Nel 1601 costruì la
torre mozza del Duomo e dedicò al duca Ranuccio Farnese la celebre pianta della città di
Parma, già disegnata dal 1589 al 1592. Rilevò nel 1603 la pianta di Fontevivo. Nel 1604
rilevò tutto il corso del canale Naviglio da Parma a Colorno, progettò un giardino per
il Duca a Fontevivo, eseguì il diversivo del cavo Gambalone che risanò 11000 biolche di
terreno ma che, per il suo mancato funzionamento, provocò una grossa diatriba con
Giovanni Battista magnani, poi pubblicata.
Partecipò nel 1606 al concorso per la ricostruzione del Palazzo comunale appena distrutto
dal crollo della sua torre. Nel 1606 disegnò alcune piante del palazzo del Comune e la
mappa di Medesano. Nel 1607 disegnò la mappa di Castelguelfo. progettò nel 1610 un canale a uso industriale
sul fiume Trebbia a Perino. Delineò nel 1612 due mappe simili del mezzano e rilevò il fiume Enza tra
Montechiarugolo e Montecchio. disegnò nel
1613 gli argini della Bonassola. Nel 1617 rilevò il tratto dellEnza da martorano sino al Po. Nel 1621 rilevò il
territorio di borgo San Donnino. Nel 1627
disegnò la mappa della bonificazione ferrarese e venne incaricato dal Duca di Modena di
coordinare la bonifica delle Valli Ferraresi su proposta del marchese Bentivoglio. Rilevò
nel 1628 il corso del fiume Parma. Infine nel 1632 progettò un canale nei pressi del Taro
a Collecchiello, disegnò la casa del podestà di Zibello e rilevò il corso del canale
Maggiore. Lo Smeraldi fu un bravissimo disegnatore, influenzato nella tecnica grafica
dallAleotti, che fu suo amico. Lo Smeraldi compilò con cura minuziosa i Diarii, il
cui studio sistematico porterebbe a una precisa conoscenza della condizione professionale
dellingegnere a cavallo del Seicento. Intagliò anche in legno e in ottone,
soprattutto eseguendo fregi, stemmi e marche tipografiche per la stamperia Viotti.
FONTI
E BIBL.: L.Molossi, Vocabolario topografico, 1834, 253; G.B. Janelli, Dizionario
biografico dei parmigiani, 1877, 422-423
e525; A. Pezzana, continuazione degli
scrittori parmigiani, VI, parte 2, 917-921; L. Scarabelli, di Smeraldo Smeraldi ingegnere parmigiano, Parma,
1845; A. Ronchini, Smeraldo smeraldi, in
Atti e memorie delle Regie Deputazioni di storia Patria per le Province Modenesi e Parmensi
VI 1872 (che tratta soprattutto della sua vasta attività dorefice); T. Bazzi-U.
Benassi, Storia di Parma, 1908, 304; Arte e incisione a Parma, Parma, 1969, 31; B. adorni, Larchitettura farnesiana, 1974, 191;
Palazzi e casate di Parma, 1971, 620-621; Io, Smeraldo smeraldi, ingegnero et perito, 1980, VII; T.
Marcheselli, in Gazzetta di Parma 29 gennaio 1990.
SMERALDI LORENZO
Parma ante
1551-post 1628
Figlio di Giovanni Matteo. Chiamato dal giovio
Smeraldo da Parma, fu valoroso colonnello e
Luogotenente di Sciarra Colonna durante lassedio di Firenze, al servizio d Carlo V. partigiano dei Rossi per tradizione familiare,
divenne poi gran sostenitore di casa Farnese, che servì con la qualifica di cameriere del
duca Odoardo. Tra i provvigionati del Duca è indicato con lappellativo di
Magnifico.
FONTI
E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 24-25; Gazzetta di Parma 19 febbraio 1996, 5.
SMERALDI LORENZO
Parma 1557
Iniziò lascesa sociale della famiglia. Nel 1557 fu incaricato del
vettovagliamento dellesercito ducale di Parma.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 19 febbraio 1996, 5.
SMERALDI LORENZO
Parma 1561/1623
Fu Gentiluomo di Camera di Ranuccio farnese
(1618). Dello Smeraldi esiste una lettera del 1561 indirizzata al cardinale Alessandro farnese.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 19 febbraio 1996, 5.
SMERALDI LUCIO
Parma 1562/1571
Figlio di Lorenzo. Fu condottiero di fanti nella guerra contro gli Ugonotti,
nonché valoroso soldato nella battaglia navale di Curzolari o Lepanto, contro i Turchi (8
ottobre 1571).
FONTI
E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 25.
SMERALDI LUCIO
Parma 1618
Dottore.Nellanno 1618 fu podestà
di Borgo San Donnino.
FONTI
E BIBL.: G. Laurini, Borgo San Donnino e i suoi capi civili, 1927.
SMERALDI MARCANTONIO
Parma prima
metà del XVII secolo
Architetto e ingenere attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 340
SMERALDI MARCANTONIO o MARCANTONIO, vedi anche SMERALDI MARCO ANTONIO
SMERALDI
MARCO ANTONIO
Parma ante
1566-Parma post 1574
Frate
carmelitano. Fu teologo e filosofo. operò
nelle città di Ferrara, Mantova, bologna,
Brescia, Milano e più in generale nellitalia
settentrionale. Fu maestro lettore delle sentenze nel Collegio di Bologna. Più volte fu
scelto come Definitore in vari Capitoli per la sua saggezza. Appartenne alla Congregazione
Carmelitana di Mantova. Fu sepolto a Parma con grandi onori. Lo Smeraldi fu anche
scrittore di versi latini. Se ne possono vedere alcuni in Oratio Angeli Bergomensis
Carmelitae de divinae sapientiae et Beati Hieronymi laudibus (1574, Bononiae, Apud Joannem
Rossium) e anche in Oratio in solemnitate Divi Hieronymi authore Jovita Gorzono (1566,
Bononiae, Typis Benatii). nel 1566 era
studente nel convento di San Martino di Bologna sotto linsegnamento delGorzoni. Il
Falcone, nella Cronica Carmelitana (f. 739) narra che fu celebratissimo Teologo, in
Cattedre, e dispute, acutissimo Filosofo, ed eloquente dicitore de pergami
predicando nelle prime Città di Lombardia, diffinitore
in più Capitoli.
FONTI
E BIBL.: G. Falcone, Cronica Carmelitana, 1595, 739; A. Pezzana, Memorie degli scrittori e
letterati parmigiani, III, 1827, 791.
SMERALDI ORAZIO
Parma 27 gennaio
1592-Parma 12 maggio 1672
Figlio di Giovanni Smeraldo Gasparo, celebre architetto, e di Dorotea. Dimorò in
Roma per studiarvi umanità e filosofia. Decise quindi di rientrare a Parma per farsi
gesuita (16 ottobre 1609). Dopo il noviziato in Novellara e in Piacenza, segnalandosi per
intelligenza e cultura già vasta, insegnò letteratura nei collegi piacentino, parmense e
reggiano. Di questi tre collegi fu anche rettore. Venne incaricato di comporre gli elogi
epigrafici per i due monumenti a Ranuccio e Alessandro Farnese a Piacenza, opera del
Mochi: havemo stimato molto convenevole a sì grandopera far comporre dal Padre
Orazio Smeraldi Gesuita parmeggiano, linclusi elogi che sono lespressiva
dellimpresa e far designare il carattere in forma maiuscola col quale si dovranno
intagliare nel bronzo a lettere doro essi elogi. Lo Smeraldi fu precettore per
undici anni e confessore di Francesco Maria Farnese. Fu infine Rettore del Collegio dei
Nobili di Parma dal 1637 al 1646 e ancora dal 1650 al 1658. Pubblicò Vitam commitissae Lucretiae Scottae (Piacenza, typis
Ioannis Bazachi, 1670). Lasciò inoltre i seguenti scritti inediti: (in Biblioteca
Palatina di Parma.) De Principi e progressi del Collegio de Nobili di Parma, ms.
561, De Philosophiae laudibus, Parma, 1606, ms. Parmense 120, De Beata catharina Virgine ac Martyre Patronaque studiorum,
alia, Oratio, I - II, ms. Parmense 120.
FONTI
E BIBL.: P. Ribadeneira, Bibliotheca Scriptorum Societatis
Iesu, 1676, 352; I. Affò, Memorie, V, 196-197; G. Capasso, Il Collegio dei Nobili di
Parma, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1904; G. Berti, Studio Universitario
Parmense, 1967, 36; Palazzi e casate di Parma, 1971, 621.
SMERALDI SCIARRA
Parma ante
1545-1562
Figlio di Lorenzo. Fu Capitano di Fanteria e combatté in Italia e alle Sirti, in
Africa, dove fu fatto prigioniero. Lo Smeraldi finì ucciso, forse in battaglia.
FONTI
E BIBL.: B.Angeli, Historia, 1591, 25.
SMERALDI SMERALDO, vedi SMERALDI GIOVANNI SMERALDO GASPARO
SMERALDO DA PARMA, vedi SMERALDI LORENZO
SMERANDI
TOMMASO
Parma prima
metà del XVIII secolo
Pittore
attivo nella prima metà del XVIII secolo.
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e
Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 202.
SMIDT
OTTAVIO
Parma 1604/1612
Detto
anche Otavio Tedesco.Attivo in Parma allinizio del Seicento.D.Fabris riporta una
lettera del 13 novembre 1604 dalla quale risulta la consegna ad Andrea Falconieri sonatore
di un leuto novo et due casse, et un fondo à un altro leuto.Dello Smidt si conosce solo
una bella tiorba custodita al Museo Civico Medioevale di Bologna con etichetta manoscritta
Ottavio Smidt in Parma 1612.Dello strumento solo parte della cassa e ponticello
risulterebbero originari: il manico è ottocentesco.considerando
i fori nel ponticello, poteva essere armato per undici cori doppi oppure per sei cori
tastabili e cinque doppi di bordone.
FONTI
E BIBL.: G.Antonioni, Dizionario dei
costruttori, 1996, 132.
SMIRALDI, vedi SMERALDI
SMIT JACOPO
Parma prima
metà del XIX secolo
Pittore ornatista e decoratore attivo nella prima metà del XIX secolo. Ebbe alle
proprie dipendenze il Borghesi.
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e
Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 252.
SMITH GIACOMO, vedi SMIT JACOPO
SMITI, vedi SMITTI
SMITTI CRISTOFORO
Parma 1595/1614
Fratello di Michele. Orefice attivo nel periodo 1595-1614.
FONTI
E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di
belle arti, XVII, 1823, 309.
SMITTI GIOVANNI
Parma seconda
metà del XVI secolo.
Orefice attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e
Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 295.
SMITTI MICHELE
Parma-1614
Fu, come il fratello Cristoforo, orefice i parma.
FONTI
E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di
belle arti, XVII, 1823, 309.
SNIDER LINA, vedi BALESTRIERI LINA
SOBATI ANTONIO SANTE
Borgo San
Donnino 22 agosto 1697-Piacenza 23 dicembre 1782
Frate cappuccino, fu predicatore e guardiano. Compì a Carpi la vestizione (11
luglio 1717) e la professione solenne (11 luglio 1718).
FONTI
E BIBL.: F.da Mareto, Necrologio cappuccini, 1963, 719.
SOCII, vedi SOZZI
SOENS GIOVANNI o HANS o JAN, vedi SOENS JEAN
SOENS JEAN
sHertogenbosch
1547 o 1548-Parma gen-naio/aprile 1611
Dopo il suo apprendistato ad Anversa presso Jacob Boone e Frans e Gillis Mostaert,
il Soens partì per Roma. Vi giunse (forse prima del 1573) nel periodo in cui i
protagonisti dellambiente artistico romano erano Girolamo Muziano, Lorenzo Sabbatini
e Federico Zuccaro, mentre i principali fiamminghi presenti erano Dionisio Calvaert,
Cornelis Cort, Hans Speckaert, Bartolomeus Spranger, Otto van Veen (poi pittore di Corte
di Alessandro Farnese a Bruxelles) e Mathijs Bril. A incidere profondamente
sullattività del Soens furono, tra questi, soprattutto il Muziano, paesaggista,
lincisore Cort (il principale divulgatore della conoscenza delle opere dei pittori
attivi a Roma in quel periodo), il Calvaert e il Bril. Quanto agli artisti delle
generazioni precedenti, furono in particolare Raffaello e, nel periodo parmense,
Correggio, Niccolò dellAbate e forse Agostino Carracci a lasciare unimpronta
sulla sua opera. In poco tempo il Soens si conquistò una certa fama di paesaggista, come
testimonia il suo primo biografo, Carel van Mander, che lo conobbe personalmente a Roma:
Qui egli ha fatto molte cose, particolarmente lavori di piccole dimensioni a olio su rame
ed altro, e dipinse molto per dei gran signori; anche nel palazzo del papa parecchie cose
sul muro bagnato. Fra laltro ci fece vedere alcuni paesaggi da lui dipinti a fresco
in un fregio in una delle stanze del papa. Questi paesaggi e altri ancora (che fecero o
fanno parte della decorazione della Sala Ducale) il van Mander poté vederli, ancora in
opera, dal ponteggio, verso il giugno del 1574, poco dopo essere giunto a Roma da Firenze.
In questambiente il Soens lavorò sotto la direzione del Vasari e del suo capo di
équipe, il bolognese Sabbatini, e in collaborazione con Mathijs Bril e dionisio Calvaert, nonché con il piemontese
Cesare Arbasia, che imitava lo stile del Soens. Dal 1° aprile 1575 fu a Parma al servizio
di Ottavio Farnese. Il 6 ottobre del 1576 venne consegnata al Soens una somma per comprare
colori su ordine del Duca. Tra il 1575 e il 1579, il Soens dovette rivelarsi in qualche
modo come pittore di figure. Durante unassenza del duca Ottavio Farnese da Parma nel
1579, il priore e gli ufficiali della chiesa di Santa Maria della Steccata scelsero, su
raccomandazione del Duca, il Soens per il restauro e lingrandimento delle portelle
interne dellorgano eseguite dal Parmigianino, da adattare allorgano costruito
dopo la morte di questi. Nel novembre del 1579 il Soens iniziò il lavoro, come attesta il
rogito di allogazione stipulato l8 gennaio dellanno seguente e al quale datano
anche i pagamenti. Inoltre gl affidarono ex novo le ante esterne per lo stesso organo
nuovo. Pur essendo andati perduti i Maestri fanrnesiani
del 1579-1582, il Soens figura sul Ruolo di Provvigionati 1578-1582. Talora il versamento
dello stipendio è arretrato, ma in seguito il Soens venne remunerato senza interruzioni
fino al 31 dicembre 1586. Il 5 giugno del 1585 il Soens venne pagato per aver dipinto più
corsaletti et morioni cartoni per la Sig.ra Principessa, cioè Margherita, figlia di alessandro Farnese. Inoltre il 28 dello stesso
mese il Duca rimborsò al Soens le spese affrontate per dipingere il soffitto di una delle
stanze della Porta di Santa Croce nelle mura della città di Parma, al limite del Giardino
Ducale, dove Ottavio Farnese aveva una sua abitazione. È recuperabile forse anche
lopera sconosciuta del Soens che si trovava allinterno delledificio, che
è abitazione privata. Il 3 novembre 1586 il Soens fu compensato per un viaggio a Venezia
per lacquisto di colori. Tacciono per gli anni seguenti le carte darchivio e
non soltanto a causa della dispersione di esse: alla fine del 1586 il Soens fu infatti
licenziato in seguito allausterità economica instaurata da alessandro Farnese dopo la morte del padre. Non è
molto chiaro quando il Soens venne reintegrato nel servizio di Corte. In ogni modo, quando
nel 1588, insieme ad architetti e altri artisti eminenti in quegli anni a Parma (lo
scultore e architetto del Duca, Simone mos-chino,
quello del Comune, Giovanni battista barbieri, Michelangelo Muciasi, anchegli
architetto del Comune, Giovanni Boscoli, architetto al servizio del Duca, lorefice e
zecchiere ducale Andrea Casalino, il pittore parmense Giambattista Tinti e Anton Maria
Panico, pittore del vescovo di Parma), il Soens venne scelto per fare una perizia sui
dipinti in un lotto di beni mobili e immobili, la cui vendita però non avvenne, egli
viene indicato come a servizio del Duca. Poco dopo, nella sua Idea del Tempio della
Pittura, pubblicata nel 1590, il Lomazzo menziona Giovan fiammingo, rarissimo in far figure picciole e
paesi, che serve ora ad Alessandro, duca di Parma. Nel 1594 il Soens eseguì sei storie
per il Bucintoro che il duca Ranuccio Farnese teneva nelle acque del Po. In quegli anni il
Soens si dedicò anche alla realizzazione di grandi scene religiose per le chiese, come la
Resurrezione di Cristo del 1590, già nella chiesa di San Francesco del Prato di Parma e
poi alla Galleria Nazionale. L8 giugno 1594 gli vennero consegnati diversi colori
per il valore di 4 scudi e 8 soldi per fare una pittura per il Duca. Il 16 novembre 1596
il Soens si sposò con Isabella Gonzate, cittadina parmense. Nel 1597 stimò un disegno
dellingegnere, architetto e cartografo ducale Smeraldo Smeraldi. Poco tempo dopo la
Corte gli pagò i colori per tredici quadri, perduti, rappresentanti le imprese del
defunto duca Alessandro. Fino a quel momento il Soens non figura né sui Libri Mastri né
sui Ruoli e pare che sia tornato al servizio ducale al più tardi nel 1596, dato che
nellaprile 1600 la Corte gli versò anche gli arretrati dal 1596 in poi con quote
trimestrali, con un salario minore rispetto a quello anteriore al licenziamento, ma
probabilmente con la libertà di lavorare anche al di fuori della Corte. Sui Ruoli non è
più indicato come pittore di paesi ma semplicemente come pittore. Dal periodo del duca
Ranuccio Farnese rimane la documentazione di altre tre opere, perdute o non ancora
identificate: i pagamenti per un ritratto del Duca in piedi e un altro a mezza figura, che
rivelano un lato altrimenti ignoto delle attività pittoriche del Soens. Unaltra
notizia si riferisce alla decorazione della loggia centrale del Palazzo del Giardino di
Parma, distrutta forse dalle modifiche architettoniche della seconda metà del Settecento
volute dalleccentrico duca Ferdinando di Borbone e apportate dallarchitetto
francese Ennemond A. Petitot a quella che in seguito divenne parte integrante della Sala
Grande, oppure scomparsa sotto limbiancatura settecentesca, come tanti altri
affreschi del Palazzo. Dalla descrizione delle sale del Palazzo lasciata dal conte Tessin,
risulta quanto fosse suggestiva quella decorazione: una grande loggia interamente arquata:
qui Giovanni Fiamengo ha dipinto degli ampi paesaggi con certi palazzi en eloignement li
alberi si elevano nella volta e nel centro in alto fra le nuvole si trovano diversi
amorini. Non meraviglierebbe se gli affreschi del Soens fossero stati ispirati in qualche
modo ai paesaggi delle sale attigue dipinte dal Mirola e Bertoja, che erano tutto sommato
i loro antenati. Allaprirsi del nuovo secolo, mentre continuava a essere al servizio
della Corte, il Soens dipinse alcune pale daltare per le chiese di Piacenza (1601,
1606) e Parma (1607), dove nel 1601 comprò una casa nella vicinanza di San Michele
dallarco. Dopo il 30 di giugno 1606 il
Soens non figura più né sui Mastri farnesiani né sui Ruoli: forse fu eclissato prima
dalla presenza di Agostino Carracci (che dipinse il soffitto della Sala dellAmore
nel Palazzo del Giardino, ma che morì nel 1602, prima di aver potuto condurre a termine
la decorazione della sala) e da altri pittori operanti a Parma per il duca ranuccio Farnese, quali Cesare Baglione, gaspar Celio, e in seguito da quella di giambattista Trotti detto Malosso, che fu al
servizio del Duca a partire dal 1604. Secondo alcuni, il Soens avrebbe trascorso con la
famiglia gli ultimi suoi anni a Cremona. Mentre le notizie circa il suo trasferimento a
Cremona sono piuttosto vaghe, esso viene praticamente escluso dallatto rogato da un
notaio a Parma il 9 maggio 1611 nel quale la moglie viene istituita tutrice del figlio
erede, pochi mesi dopo il decesso del Soens, che evidentemente non aveva lasciato
testamento. Come allegato, è aggiunta allatto una lista dei mobili che si trovavano
nella casa degli eredi, la stessa casa che il Soens aveva comprato nel 1597 e dove vi
erano, tra le altre cose, i suoi vestiti dinverno e destate e inoltre i
materiali di bottega: sei tavolette, dipinti di paesaggio e altri, alcuni soltanto
abbozzati, una serie delle quattro stagioni, tele, tavole, cornici, le pietre per macinare
i colori, i colori stessi, sessanta disegni a olio e pastello, alcuni libri di disegni e
di stampe e 1685 disegni e 1077 stampe sciolti.
FONTI
E BIBL.: U.Thieme-F.Becker,
Künstler-Lexikon, volume XXXI, 1937; S.Beguin, Jean Sons paysagiste oublié, in Oud
Holland 1956; A.Ghidiglia Quintavalle, Le ante dorgano del Parmigianino e del Sons
alla Steccata, in Bollettino dArte 1968; Dizionario Bolaffi dei pittori, X 1975,
367-638; K. van Mander, Het Schilder-Boeck, Haarlem, 1604 (ristampa anastatica Utrecht,
1969, 288 v., 289 r.); S.Ticozzi, 249; E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle
Arti parmigiane, volume IV, c. 305; B.W.Mejer, Giovanni Soens, in B. Adorni (a cura),
S.Maria della Steccata a Parma, Parma, 1982, 206-208; G.Bertini, La Galleria, 105, 122,
150, 154, 167, 200, 205, 249, 250, 251, 254, 277, 283, 284, 298; La pittura in Italia, p.
841; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 365-367; B.W.Meijer, Parma e
Bruxelles, 1988, 53-56 e 201-202.
SOENS RINALDO
Parma 1597 c.-
Parma 2 dicembre 1666
Figlio di Jean e di Isabella Gonzate. Pittore attivo nella prima metà del XVII
secolo. Nel 1620 sposò a Parma Vittoria Aritieri.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e
Memorie di Belle Arti parmigiane, volume IV, 305 v.
SOFIA DI NEUBURG, vedi NEUBURG DOROTHEA SOPHIE
SOLARI CLAUDIO, vedi CESSARI ALDO
SOLARI
FILIPPO
Parma seconda
metà del XVI secolo
Architetto civile attivo nella secoda metà del XVI secolo.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e
Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 303.
SOLARI STANISLAO
Genova 22
gennaio 1829-Marore 23 novembre 1906
Nato da una famiglia borghese (il padre era capitano marittimo), compì i suoi
studi a genova presso il Collegio della
Marina militare, da dove uscì nel 1848 con il grado di guardiamarina. Sule navi della Marina sarda
patecipò alle campagne di guerra 1848-1849, 1853-1854 e 1859-1860, meritando due medaglie
dargento (una nellassedio di ancona,
laltra in quello di Gaeta) e una di bronzo, al passaggio del Garigliano. Nel marzo
del 1868 diede le dimissioni dalla Marina e, dopo avere viaggiato a lungo in Europa, Asia
e america per informarsi sulle condizioni di
vita dei diversi popoli, acquistò il podere del Borgasso, nelle vicinanze di Parma, dove
trascorse tutta la vita, assolvendo ai compiti di consigliere comunale di San Lazzaro e di
consigliere provinciale di Parma. Si dedicò dapprima a studi di agronomia e alla ricerca
di nuovi sistemi di coltivazione che sperimentò direttamente nel suo podere e che dal
1878 cominciò a divulgare attraverso una lunga serie di pubblicazioni. Allargò
successivamente il suo campo dindagine alla sociologia e alleconomia politica
e giunse alla formulazione di uninterpretazione della questione sociale che, proprio
per la rilevanza accordata al fattore etico-religioso nella determinazione delle leggi
economiche e dei comportamenti sociali, lo mise in contatto con lélite dirigente e
intellettuale cattolica, particolarmente Toniolo e Ceruti. Spirito profondamente religioso
e quindi sicuro della presenza di un ordine provvidenziale della socialità che garantisce
alluomo abbondanza e gratuità dei mezzi di sostentamento e una creazione che è
armonica con i fini che luomo deve raggiungere, sostenne una lunga polemica contro
la teoria malthusiana della sperequazione tra bisogni umani e risorse naturali e indicò
nel non corretto sfruttamento delle capacità produttive della terra (per altro unica vera
fonte di ricchezza) la sola causa dellinsufficienza economica e della conseguente
definizione di rapporti competitivi e conflittuali nei livelli internazionale e sociale.
Il nuovo metodo di coltivazione razionale, proposto dal Solari, che doveva permettere uno
sfruttamento intensivo senza limpiego di grandi capitali, consisteva nella rotazione
della cultura di leguminose (che producono uninduzione gratuita di azoto nel
terreno) e di cereali (che invece hanno bisogno di assorbire azoto dal terreno), rotazione
accompagnata dalla doppia anticipazione dei concimi, cioè dallanticipazione dei
concimi necessari a entrambi i raccolti. ritenne
inoltre che il solo aumento della produzione, attuato da proprietari intelligenti e
preparati ma in un contesto di conservazione dei rapporti di classe e delle forme di
organizzazione sociale esistenti (con una presenza dunque soltanto esecutiva e non
partecipativa delle classi subalterne), fosse fattore determinante di soluzione della
questione sociale. Questa sua convinzione rigida, accompagnata dal rifiuto della
diffusione del capitalismo nelle campagne, dellindustrializzazione e
dellurbanesimo, considerati tutti elementi di sovvertimento dellordine
naturale, definiscono il suo allineamento sulle posizioni più conservatrici dello
schieramento cattolico e la misura della sua polemica intransigente nei confronti delle
proposte di riorganizzazione corporativa della società, della discussione sulle funzioni
sociali della ricchezza (contro unaccettazione senza limiti del diritto di
proprietà) e del problema della distribuzione (e non solo della produzione) dei beni,
sostenuti da cristiano-sociali e democratici cristiani. Infatti la sua elaborazione
teorica, se incontrò il consenso illimitato di un certo numero di seguaci che
costituirono a Parma il movimento neofisiocratico cattolico, ebbe invece unalterna
fortuna nei suoi rapporti con le altre componenti del movimento cattolico. Accettata
limitatamente al metodo di coltivazione nel I congresso dellUnione cattolica per gli
studi sociali tenutosi a Genova nel 1892, ottenne invece un più largo consenso nel XIV
Congresso cattolico italiano svoltosi a Fiesole nel 1896, per opera soprattutto del
Cerutti. Per deliberazione del congresso, il settimanale La cooperazione popolare, col nuovo sottotitolo Rivista cattolica
di agricoltura pratica, fu trasferito a Parma, ebbe una redazione formata prevalentemente
da solariani e divenne strumento di diffusione e propaganda delle teorie neofisiocratiche.
Nel gennaio del 1898 entrò a far parte della direzione della Federazione nazionale delle
Unioni cattoliche agricole aderenti allOrganizzazione cattolica, allora costituita a
Parma. Tuttavia ladesione alla sua dottrina diminuì, prevalendo tra i cattolici la
tendenza ad accettarne soltanto le conoscenze agronomiche e a tentarne lattuazione
pratica come uno dei mezzi di soluzione della questione agraria. Il rilievo che la sua
personalità comunque raggiunse nella società italiana contemporanea, cattolica e laica,
fu sottolineato dalla concessione della decorazione Pro Ecclesia et Pontifice e dalla
nomina a cavaliere del lavoro. La sua dottrina venne particolarmente diffusa da
C.M.Baratta, direttore del collegio salesiano di Parma. Dei suoi scritti vanno ricordati:
Le idee di un rustico capagnolo parmense (Sambolino, Genova, 1878), Otto anni di
agricoltura nel Parmigiano (Tip. del Movimento, Genova, 1880), Sproloqui di un villano
intorno allagricoltura italiana (Tip. del Movimento, Genova, 1881), Lettere
agronomiche (in Bollettino del Comizio agrario parmense 1882, 91-100), Il progresso
dellagricoltura nellinduzione dellazoto (Battei, Parma, 1892),
Economisti e sociologi di fronte allagricoltura (Adorni, Parma, 1892), La natura e
gli effetti dellerrore agricolo nellodierna questione sociale (Fiaccadori,
Parma, 1894), Conseguenze economiche, morali e sociali risultanti dalla diffusa
applicazione del principio di induzione nella fertilizzazione del suolo e la questione
sociale (Fiaccadori, Parma, 1896), Nuova fisiocrazia.Studi e note (Fiaccadori, parma, 1901), Il diritto di proprietà.Studio
sociale (Buffetti, Treviso, 1902) Agricoltura vecchia, Agricoltura nuova.Conseguenze (fiaccadori, Parma, 1906).
FONTI
E BIBL.: E.Blanchini, Il metodo di
agricoltura Solari e la questione agraria nelleconomia pubblica e rurale in Italia,
Torino, 1898; S.Solari. Cenni cronologici, in Rivista di agricoltura n. 12 1906, 766-769; S.Solari, in Il cittadino 25 novembre 1906; S.Solari, in La
Liguria del popolo 2 dicembre 1906;
G.Caroglio, Il pensiero agrario sociale di S.Solari, Parma, 1907; C.M.Baratta, Il pensiero
e la vita di S.Solari.Ricordi personali, Parma, 1909; Solari Stanislao, in Enciclopedia
Italiana, Appendice, Roma, 1938, 1007; J.Bocchialini, S.Solari. Tappe di unidea, in
Aurea Parma 1956, 298-301; A.Zussini, L.Caissotti di Chiusano e il Movimento Cattolico dal
1896 al 1915, Torino, 1965, 55-64, 222; L.Bedeschi, I pionieri della DC. Modernismo
cattolico (1896-1906), Milano, 1966, 561-573; F.Pasetto, Le scoperte agrarie di S.Solari,
in Rivista di storia dellagricoltura 10 1970, 341-358; F.Canali, S.Solari e
il movimento neofisiocratico cattolico (1878-1907), in Rivista di storia della Chiesa in Italia n. 1 1973, 28-78;
D.Sparpaglione, Il beato L.Orione, Paoline, Roma, 1980, 152-153; B. Molossi, Dizionario
biografico, 1957, 140-141; Dizionario ecclesiastico, III 1958, 912; J.Bocchialini, Disegno
dun ordine nuovo nelle vie del Cristianesimo, Colle Don Bosco, 93-96; G. Berti,
Appunti di attività murriana, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1972, 274; L.garibbo, in Dizionario storico del Movimento
cattolico, III/2, 1984, 809-811.
SOLAZZI GINO
Verona
1877-Parma 1956
Fu dapprima professore di diritto costituzionale nellUniversità di Sassari
(1911). Dal 1919 fu professore di diritto amministrativo dellAteneo di Parma e dal
1923 Preside della Facoltà di Giurisprudenza. benemerito
nel campo degli studi, lasciò al suo attivo molte opere di carattere giuridico e sociale.
FONTI
E BIBL.: B.Molossi, Dizionario biografico,
1957, 141.
SOLCI SCARPA CATERINA EMILIA
Parma 1752-1803
Letterata, moglie di Giovanni Scaroni. È ricordata per un Saggio intorno alla
Compassione del Cassina (Venezia, Valvasense, 1781).
FONTI
E BIBL.: F.da Mareto, Bibliografia, II
1974, 1010.
SOLDATI ANTON ATANASIO o ANTON ATTANASIO, vedi SOLDATI ATANASIO
SOLDATI ANTONIO
Parma 1627
Fu Podestà dellArte dei fabbri ferrai di Parma nellanno 1627.
FONTI
E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 866.
SOLDATI ANTONIO
Parma 1826/1872
Fu consigliere ducale (1872) e cavaliere del-lordine Costantiniano di San Giorgio di Parma.
Ottenne dalla duchessa Maria Luigia dAustria un privilegio (18 aprile 1846) col
quale fu creato barone. Il Soldati fu anche direttore della Camera dei Conti di Parma
(1826-1838).
FONTI
E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico
nobiliare, VI, 1932, 353; Parma per larte 4 1954, 143, 144.
SOLDATI ANTONIO ATANASIO o ANTONIO ATTANASIO, vedi SOLDATI ATANASIO
SOLDATI
ATANASIO
Parma 24 agosto
1896-Parma 27 agosto 1953
Figlio illegittimo di Filippo Basetti e di Fiora Soldati. Soldati, in effetti, non
è il cognome paterno ma quello della madre, che prestava servizio presso i Basetti,
cospicua famiglia di Vairo. Nel 1895 una relazione amorosa tra la ventisettenne Fiora
Soldati e Filippo Basetti (scapolo ormai cinquantasettenne) non poté essere celata più a
lungo: la donna, incinta di un paio di mesi, venne prudentemente allontanata da Vairo e
trovò ospitalità, fino al momento del parto, presso la famiglia sabbioni di Ranzano. Infine fu avviata presso
lospizio degli Esposti in Parma, dove
mise alla luce un neonato cui venne assegnato il nome di Atanasio (il nome dello zio del
padre) Frontani. Il 17 ottobre dello stesso anno la madre riconobbe il figlio, che in tal
modo acquistò il suo cognome. Il padre, tuttavia, per provvedere al futuro del neonato,
donò a Fiora Soldati una casetta a Parma, in Borgo degli Uccellacci. Dal padre, poeta
sciolto e arguto e ottimo pittore (studiò a lungo sotto la guida dello scaramuzza, che era di casa nella sua ospitale
villa di Vairo), ereditò quindi, insieme con linnato trasporto per la pittura,
quello studiolo che si affacciava dai tetti verso la fiancata sud della chiesa di San
Giovanni, da cui trasse ispirazione per tanti schizzi e studi tipici della sua prima
maniera, ai tempi in cui fu studente di architettura a Parma. Partecipò quindi quale
volontario alla prima guerra mondiale quale ufficiale di artiglieria. Si laureò (1921, università di Parma) in architettura. Nel 1922
espose dieci piccoli quadri a Parma e nello stesso anno progettò con larchitetto
Mora la facciata della chiesa di SantAlessandro, che però non fu mai realizzata.
Nel 1925 si trasferì a Milano, dove insegnò per diciotto anni decorazione alla Scuola
del libro dellUmanitaria. Dopo aver tenuto una mostra personale alla galleria del
Milione a Milano nel 1931, il Soldati si trovò a far gruppo con altri artisti (O.Licini,
O.Bogliardi, V.Ghiringhelli, M.Reggiani) che, orientandosi verso la pura astrazione di
ispirazione genericamente neoplastica si allinearono tra le più valide forze di reazione
al Novecento. Il Soldati ebbe come punto di riferimento larchitettura. Il quadro per
lui è soprattutto una selezione di immagini, un rapporto tra ritmi di linee, piani e
colori e la profondità e il volume rimangono solo virtuali. Le forme geometriche sono
simboli di una purezza intellettuale. Le opere del Soldati hanno anche una ascendenza
metafisica, concepita come una struttura spaziale sospesa dove navigano forme e colori. Ma
egli meditò soprattutto sulle esperienze della Bauhaus, di Mondrian, di Klee e Kandinsky.
Le mostre collettive del 1932 e 1934 alla Galleria del Milione e del 1935 nello studio di
Casorati a Torino, alle quali partecipò, sono importani tappe della storia
dellastrattismo italiano, di cui il Soldati fu quindi fin dagli inizi uno dei
protagonisti. Successivamente abbandonata ogni sfumatura metafisica, assunse una posizione
di leader allinterno delle correnti davanguardia, qualificando sempre di più
la propria produzione in rapporto alla cultura internazionale.La tensione costante del
Soldati e il rifiuto di una facile ripetitività, si chiarirono nella cosiddetta crisi
metafisica degli anni dopo il 1939, quando ritrovò nella purificazione di metodo le
ipotesi dilatate che ribadivano le motivazioni costanti della sua poetica. Durante la
seconda guerra mondiale il suo studio venne bombardato e molte opere andarono perdute. Si
trasferì a Solbiate Olona, poi a Losana, in provincia di Pavia, e partecipò alla
resistenza (fu eletto presidente del comitato
di Liberazione nazionale di Brera). Nel 1947
tornò a Milano e tenne una personale alla Galleria Bergamini. Fondò, nel dicembre 1948,
insieme a Dorfles, Monnet e Munari, il Movimento Arte Concreta. Tra le molte
manifestazioni cui il Soldati fu presente da allora fino alla morte, si citano tra le più
importanti (oltre alle tante alla Galleria Bergamini di Milano) la mostra Italienische
Kunst der gegenwart a Monaco nel 1950, la
mostra Arte astratta e concreta in Italia nel febbraio 1952 alla Galleria nazionale
darte moderna di Roma, le Biennali di Venezia (dove il Soldati vinse nel 1952 un
premio acquisto) e le quadriennali di
Roma. Le composizioni degli ultimi anni sono improntate al movimento (allegro e fuga, 1950). Le forme si semplificano e
il colore acquista una posizione di primo piano. Nelle Composizioni del 1952 e 1953, le
sue architetture astratte emergono da fondi rossi e gialli. Alla fine del 1949 il Soldati
venne operato per un tumore ai polmoni: nel 1952 espose una sala personale alla Biennale
di venezia, nonostante fosse gravemente
ammalato. Nel 1965 il Centro Culturale Olivetti di Ivrea organizzò una retrospettiva
comprendente oltre settanta opere. Opere del Soldati si trovano nella Galleria Nazionale
darte moderna di Roma, nella Galleria darte moderna di Milano, nel museo civico di Torino, nella Pinacoteca Stuart di
Parma, nel museo di San Paolo nel Brasile, oltre che in molte collezioni private.
FONTI
E BIBL.: G.Marchiori, Atanasio Soldati, in
Panorama dellarte italiana, 1951, Torino, 1951, 121; L.Anceschi, Opere recenti di
Soldati alla Galleria Bergamini, in Arte concreta 1951-1952, 51; G.Dorfles, Atanasio
Soldati, in Arti Visive 3 dicembre 1952-gennaio 1953; E.Colla, Memorie di Atanasio
Soldati, in Arti Visive 6-7 1953, 2; A.Perilli, Ricordo di Soldati, in La Fiera Letteraria
20 settembre 1953; N.Ponente, Atanasio Soldati, in Commentari V 1954, 55-64; L.Venturi,
Soldati, Milano, 1954; L.Anceschi, Le ultime opere di Soldati, in Arte Concreta 1954, 45;
E.Prampolini, Lopera di Soldati in una rassegna postuma, in I 4 Soli 3 1954, 3;
A.Galvano, Preliminari ad una analisi di Soldati, in Letteratura 19-20 1956, 105 e segg.;
T.Sauvage, Pittura italiana del dopoguerra, Milano 1957, 482-483, 521 e passim; H.Vollmer,
Künstler-Lexikon der XX. Jahrh.s, IV, Lipsia, 1958, 313; G.C.Argan e N.Ponente, Italia,
in Larte dopo il 1945, Milano, 1959, 87, 88, 93, 104; N.Ponente, Peinture moderne.
Tendances contemporaines, Ginevra, 1960, 22-25; U.Betti in Aurea Parma novembre-dicembre
1922; C.andreotti, in Gazzetta di Parma 11
aprile 1924; G.Mesirca, in Bo 27 marzo 1925; G.Saviotti in corriere del Lunedì 1 ottobre 1928;
G.Boccabianca, in Giornale dItalia 21 luglio 1931; B.Giandebiagi, in Corriere
Emiliano 3 aprile 1932; L.Bolgiani, in Voce aprile 1932; C.Carrà, in Ambrosiano 13 aprile
1932; E.Persico, in Casa Bella aprile 1932; C.bernard,
in Tevere 5 luglio 1933; C.Belli, in Bollettino del Milione 16 novembre 1933;
L.Sinisgalli, in italia Letteraria 11 marzo
1934; A.Gatto, in Italia letteraria 6
ottobre 1934; G.Nicodemi e M.Bezzola, La Galleria dArte Moderna, Milano, 1939;
R.Giolli, in Domus gennaio 1939; Morosini, in corrente
31 dicembre 1939; A.Sartoris, in Origini ottobre 1940; A.Sartoris, in Elementi
dellarchitettura funzionale, 1942; R.Carrieri, in Tempo 3 dicembre 1942; P.Viola, in
Gazzetta di Parma 26 gennaio 1943; Kilo, in Voce dellOltrepò 26 aprile 1946;
G.Galeazzi, in Cittadella dicembre 1946; Valsecchi, in Oggi 3 dicembre 1946; S.Cairola,
Artistiitaliani del nostro tempo, Bergamo, 1946; Aci, in Pittura, 15 dicembre 1946;
R.Carrieri, Forme, Milano, 1949; enciclopedia
pittura italiana, III, 1950, 2321; B.molossi,
Dizionario biografico, 1957, 141-142; larte
Moderna, XIV, 1967, 536; Enciclopedia Italiana, Appendice II, 1961, 765-766;
A.Gatto-V.Sinisgalli, Soldati, in Pittori nuovi di Campo Grafico, Roma, 1934; Bollettino
della Galleria Il Milione, n. 37; C.L.Ragghianti, in SeleARTE 16 1954; G.Marchiori, Arte e
artisti davanguardia in Italia, milano,
1960; G.Ballo, Pittori italiani dal futurismo
ad oggi, Firenze, 1956; P.C.Santini, Atanasio Soldati, Milano, 1965; Arte moderna in
Italia, 1967, 332; Arte incisione a Parma, 1969, 67-68; Gazzetta di Parma 1 marzo 1970, 6;
Valli dei Cavalieri 1 1971, 62-63; Il Gazzettino 21 gennaio 1943; U. Galetti-E. Camesasca,
Enciclopedia pittura italiana, Milano, 1951; A.M.Comanducci, Dizionario dei pittori, 1974,
3104-3105; N.Ponente-L.Mallè, Atanasio Soldati, catalogo della mostra, 1969-1970;
Catalogo nazionale Bolaffi dArte
moderna, n. 10, Torino, 1975, 351-352; M.DallAcqua, Terza pagina della gazzetta, 1978, 314-315; Dizionario Guida Pittori,
1981, 129; Grandi di Parma, 1991, 104; Dizionario pittura
e Pittori, V, 1994, 268.
SOLDATI CARLO
Parma prima
metà del XVII secolo
Ingegnere civile e militare attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e
Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 342.
SOLDATI EROTEIDE
Parma seconda
metà del XIX secolo
Baronessa. Fu pittrice e accademica donore dellAccademia di Belle Arti
di Parma.
FONTI
E BIBL.: P.Martini, Scuola delle arti
belle, 1862, 37.
SOLDATI GROTEIDE, vedi SOLDATI EROTEIDE
SOLDATI
LUIGI
Parma 1831
Durante i moti del 1831 fu tra i disarmatori della truppa. Figurò nellelenco
degli inquisiti di Stato senza requisitoria.
FONTI
E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in
Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 207.
SOLDATI
MICHELANGELO
Parma-post 1751
Nel 1751 tenne limpresa dei Reali Teatri di parma assieme a Giuseppe
Gualazzi.
FONTI
E BIBL.: Cirani, 51; G.N.Vetro, Dizionario.
Addenda, 1999.
SOLDI ALDO
Roccabianca
1895-Bosco Lancia 14 novembre 1915
Figlio di Leopoldo e di Adele Cacciali. il
27 gennaio 1915 fu chiamato alle armi, dopo essersi distinto in coraggio e valore nella
vita civile. Due anni prima si era infatti meritato un premio al valore civile che il
ministro celesia gli conferì con la
seguente motivazione: Il giovane Soldi Angelo è meritevole di encomio e di onore
altissimo, per avere il 15 luglio 1913, in Roccabianca (Parma), salvato il giovanetto
Toscani Oliviero che, inesperto nel nuoto, spintosi durante il bagno nel Po, in un punto
pericoloso, era stato travolto dalla corrente. Anche in guerra il Soldi diede prova di
coraggio e di spirito di sacrificio, combattendo valorosamente col 10° Reggimento
fanteria della brigata Regina nel settore del medio Isonzo. Trovò morte gloriosa presso
San Martino del Carso, dopo essersi guadagnato il grado di Sergente per il mirabile
contegno tenuto in una precedente azione.
FONTI
E BIBL.: Combattenti di Roccabianca, 1923,
50.
SOLEISCARPI GIUSEPPE
Parma XIX secolo
Fu rifugiato politico a Marsiglia, qualificato come ardente rivoluzionario.
FONTI
E BIBL.: S. Carbone, Rifugiati italiani in Francia, 1962.
SOLMI AGOSTINO
Parma prima
metà del XVII secolo
Pittore
attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e
Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 344.
SOLONA PIER DONATO, vedi SOLONATI PIER DONATO
SOLONATI
GIUSEPPE
Parma 1741
Fonditore di campane attivo nella prima metà del XVIII secolo. Nel 1741 fuse la
campana della torre della rocca di Montechiarugolo. Successivamente lavorò a Vienna, dove
diventò lispettore della I.R.Fonderia.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e
Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 203; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SOLONATI PIER DONATO
1665-Parma 17
novembre 1738
Fonditore di metalli e di campane attivo nella prima metà del XVIII secolo. Nella
chiesa di San Francesco del Prato in Parma vi era una sua campana del 1724, mentre, datate
lanno successivo, se ne trovavano nella chiesa di Chiaravalle della Colomba. Il 25
marzo 1725 pattuì con la Comunità di Carpi la fusione di due campane per la torre del
Duomo, che il 12 giugno furono fuse in modo perfetto.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e
Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 204; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SOMIGLIANI FRANCESCO
Parma seconda
metà del XVII secolo
Pittore attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 265.
SOMMI GIUSEPPE
Parma 11 gennaio
1915-Parma 20 maggio 1987
Cominciò, giovanissimo, a suonare il mandolino, per poi passare, non appena la
voce glielo permise, a cantare nel coro (dei bambini prima, dei ragazzi poi) che, sotto la
direzione di Annibale Pizzarelli, alloccorenza prestava la suo opera durante le
stagioni del Teatro Regio di Parma. Mentre una sera cantava in strada con alcuni amici, fu
notato dal maestro guglielmo Zuelli che lo
fece entrare al conservatorio di Parma, dove
era direttore. Gli inizi nello studio strumentale furono piuttosto incerti: prima la
viola, poi il fagotto. Fu infine assegnato alla classe di contrabbasso, dove trovò la sua
strada. Ebbe a maestro Antonio Bettella, titolare anche al Liceo comunale di Piacenza,
docente di grande esperienza e dalla notevole attività internazionale. Diplomatosi nel
1935, dopo due anni di tirocinio, il Sommi nel 1940 fu chiamato alle armi e fino al 1945
suonò solo saltuariamente. Appena finita la guerra, fu nominato per concorso primo
contrabbasso dellorchestra sinfonica di Milano, con impresario Remigio Paone e
direttore Fernando Previtali. In questo complesso, che ospitò i più grandi direttori
dorchestra del mondo, che si alternarono alle direzioni di concerti sinfonici e di
musiche da camera, il Sommi rimase per quattro anni. Ebbe modo di farsi subito apprezzare
e gli giunsero così (1948) gli inviti dal Teatro alla Scala di Milano e
dallOrchestra sinfonica della Rai per entrare a far parte del loro organico. Il
Sommi scelse la Rai ed ebbe modo di seguire in questo complesso programmi del massimo
interesse. Assieme a Cesare Ferraresi, il Sommi fece parte anche del gruppo ristretto
delle prime parti dellorchestra che, per dieci anni, svolse una importante attività
cameristica presso le più affermate Società dei concerti di tutta Italia. A
sessantanni andò in pensione e subito tornò ad abitare a Parma.
FONTI
E BIBL.: G.N.Vetro, in Gazzetta di Parma 22
maggio 1987, 4.
SONCINI AMLETO
Parma 1 gennaio
1895-
Partecipò alla prima guerra mondiale prendendo parte ai combattimenti di
Oppachiasella, San Michele, Vippacco, Ortigara, Piave e altri ancora. Rimase due volte
ferito e fu decorato di tre medaglie di bronzo al valore militare e della Croce di guerra.
Fu iscritto al Partito nazionale Fascista,
Fascio di Milano, dalla costituzione. Membro del Direttorio del fascio di Milano nel 1920 e nel 1922, fu nominato
nel 1921 Comandante della squadra dazione Millo. Appartenne alla Milizia col grado
di ufficiale. Fece parte del movimento sindacale fascista sin dal momento in cui avvenne
la costituzione della Commissione Naionale Sindacale Fascista. Fu Segretario del Sindacato
Nazionale Fascista Poligrafici.
FONTI
E BIBL.: E. Savino, Nazione operante, 1928, 454.
SONCINI ANGELO
Parma 1831
Partecipò ai moti del 1831 in Parma, e fu tra gli inquisiti di Stato.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 867.
SONCINI BENEDETTO
Parma 1774/1800
Fu Anziano dellArte dei Librai di Parma e autore di una Memoria
sullArte stessa (1774).
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 867.
SONCINI CHERUBINO
Parma 1609-Parma
14 ottobre 1677
Fu monaco benedettino dal 1626. Dedicò molto del suo tempo allo studio e, sotto la
direzione del suo maestro Benedetto Castello, divenne assai reputato nelle matematiche. Fu
inoltre profondo interprete delle sacre scritture. Visse in grande povertà e frugalità.
Assunse gli uffici di Calcolatore e di Priore e quindi fu nominato Abate del Monastero di
San giovanni Evangelista di Parma nel 1672.
Fece fare diversi lavori nel Monastero: tra questi, la sostituzione dellaltare in
legno dedicato ai Santi Benedetto e Giovanni con un nuovo in marmo. Morì alletà di
68 anni.
FONTI
E BIBL.: M. Zappata, Corollarium Abbatum, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1980, 117-118.
SONCINI GIUSEPPE
Parma 21 febbraio 1820-Felino 14 marzo 1888
Figlio di Vincenzo e Marianna Mori. Medico, esercitò la sua professione a Parma.
Convinto repubblicano, prese parte nel 1849 alla difesa di Roma contro i Francesi. Nel
maggio 1860 si unì ai Mille, ma a Talamone se ne distaccò per seguire la piccola colonna
comandata dallo Zambianchi nella diversione contro lo Stato pontificio. Fallito quel
tentativo, raggiunse Garibaldi in Sicilia colla spedizione Corte e seguì, come medico,
tutta la campagna nellitalia
meridionale, prodigandosi nellassistenza dei feriti e degli ammalati. Poi tornò a
esercitare la sua professione, ma nel 1866 militò ancora una volta nelle schiere
garibaldine e combatté nel Trentino.
FONTI
E BIBL.: Parma a Garibaldi, Parma, Battei, 1893; G.Pittaluga, La Diversione, Note
garibaldine sulla campagna del 1860, Roma, Casa editrice Italiana, 1904, 200; F.Dalla
Valle, I nostri Morti, Parma, Donati, 1907; G.Sitti, Il Risorgimento italiano nelle
epigrafi parmensi, Parma, Officine Grafiche Fresching, 1915, 421; L.Giuffrè, I medici
nellepopea garibaldina del 1860, Palermo, Casa editrice A.Trimaschi, 1933, 37;
E.Michel, in Dizionario Risorgimento, 4, 1937, 316; F. Ercole, Uomini politici, 1942, 194;
U.A. Pini, Medici nel Risorgimento, 1960, 10.
SONCINI LUIGI
Parma 1831
In seguito ai moti del 1831 in Parma, fu inquisito e arrestato come disarmatore
della truppa nel giorno 13 febbraio e altro dei principali facinorosi.
FONTI
E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio storico per le Province Parmensi 1937,
206.
SONCINI MARIO
Parma 13
febbraio 1854-Parma 19 aprile 1912
Figlio di Pancrazio. Uscito dalla celebre scuola di scenografia di Gerolamo
Magnani, fu tra gli allievi prediletti del grande pittore. Dimostrò spiccate attitudini
allarte della prospettiva. Il 19 gennaio 1887 venne nominato insegnante aggiunto di
architettura nel Regio Istituto di Belle Arti di Parma, posto che conservò sino alla sua
morte. Dipinse spesso per gli spettacoli del Teatro Regio di Parma e per quelli allestiti
al Ricreatorio Garibaldi.
FONTI
E BIBL.:
C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 186; B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 142.
SONCINI PANCRAZIO
San Pancrazio 12
maggio 1831-Parma 3 febbraio 1891
Appena diplomato (1851) allaccademia
di Belle Arti di Parma, eseguì (1853) importanti restauri nel cinquecentesco Monastero di
San giovanni, nel Teatro e nella Corte
dAppello. vincitore nel 1857 di una
borsa di studio governativa, il Soncini soggiornò per un triennio a Roma in veste di
pensionato del governo ducale di Parma, dove frequentò corsi di specializzazione
approfondendo successivamente a Firenze le conoscenze acquisite e disegnando dal vero
piante, prospetti e particolari decorativi dei principali monumenti della città. Durante
il soggiorno romano il Soncini progettò e diresse nella vicina Tivoli il tempio di Vesta,
per conto della Santa Sede sotto il pontefice Pio IX. Tornato a Parma, dopo una lunga fase
di studi estesi al campo tecnico e in particolare alla scienza delle costruzioni, il
Soncini ottenne nel 1863 lincarico della cattedra di Architettura allAccademia
di belle arti, dimostrando notevoli capacità didattiche, che gli valsero, nel 1865, la
nomina di Accademico donore. Dopo quattordici anni di insegnamento (1863-1877),
quasi in dispregio di unattività egregiamente e appassionatamente svolta, la
commissione governativa negò al soncini il
passaggio in ruolo allAccademia. A nulla valsero le unanimi proteste degli
insegnanti di tutte le discipline dellIstituto parmigiano. Pur amareggiato per
limmeritato insuccesso, il Soncini poté dedicarsi con maggiore impegno alla libera
professione, riscuotendo successi in città e provincia, dovunque ammirato per il suo
indiscusso talento di architetto allineato con le avanguardie delleclettismo. Tra le
sue opere più significative sono da ricordare: la facciata della chiesa parrocchiale di
San Secondo, modifiche al Teatro di fontanellato
(1864) e al Duomo di Guastalla, la villa Costella a San Lazzaro Parmense, palazzo
Campanini in via Cavour a Parma e limpegnativa realizzazione del Teatro Reinach,
costruito nel periodo 1868-1871 sullarea della distrutta chiesa di San Pietro
Martire. Tenendo conto delle caratteristiche ambientali preesistenti, il Soncini risolse
con abilità un problema urbanistico in una zona che fu per secoli uno dei nodi spinosi
del centro storico. Il blocco murario delledificio fu inserito come quinta
settentrionale della piazza con la facciata principale posta parallelamente a quella
dellex palazzo Ducale. Si accedeva al teatro da un ampio loggiato sostenuto da
pilastri e da cinque arcate di classica proporzione, che armonizzavano con le linee
delledificio bettoliano. La tessitura esterna della costruzione, a due piani, era
formata da un attico con balaustra a pannelli in ferro battuto. Nella facciata sovrastante
il porticato, scompartita da lesene con capitello, erano ricavate ampie porte-finestre
incorniciate da ricche e sporgenti modanature. Un ampio cornicione, con statue appoggiate
sui plinti, mascherava le falde del tetto. Come è documentato da numerose foto
depoca, sul fianco rivolto a ovest nellingresso secondario era ancorata una
lunga pensilina in ferro e vetro di gusto floreale, opera di notevole pregio artistico,
realizzata da maestri artigiani locali nello spirito di unantica tradizione.
Lesterno del teatro, in muratura intonacata, di gusto neoclassico, formava, pur
nella diversità dei materiali impiegati, un corpo unico con lo spazio interno,
caratterizzato strutturalmente da unorditura di travi e di piedritti metallici. Per
la sua notevole ampiezza, il Reinach poteva ospitare 1500 posti, ricalcando la forma
canonica del teatro ottocentesco: una grande cavea semicircolare raccordata agli estremi
da segmenti rettilinei, che ne aumentavano la profondità, contornava lalzato
definito da quattro ordini di palchi compreso il loggione. Il Teatro Reinach fu distrutto
nel 1944 da un bombardamento aereo. Cè però da ricordare unaltra cospicua
attività del Soncini: unattività di ristrutturazione di facciate e sovralzo di
case compiuta negli anni tra il 1873 e il 1889. In quel periodo il Soncini intervenne su
tutta una serie di edifici del centro storico di Parma arricchendone i prospetti, fino a
quel momento piatti e anonimi, con un lessico formale più vario, costituito da modanature
orizzontali, cornicioni aggettanti su mensole, finti bugnati in intonaco, fasce di
partizione verticale, mostre alle finestre. Alcuni documenti riguardano edifici scomparsi,
come la chiesa di SantAgostino nellomonimo piazzale. Anche questo materiale è
comunque importante per delineare in modo compiuto la complessa personalità del Soncini.
Tra gli interventi più riusciti si segnalano le facciate del palazzo al n. 14 di strada
Cavestro (che fu sede della congregazione di
San Filippo Neri), di casa Violi in piazza Ghiaia, di casa campanini (poi Dalla Giacoma) in via Cavour, di
casa Biazzi in via Collegio dei Nobili e di casa Marchelli in strada della Repubblica. Si
tratta di operazioni che possono essere definite eclettiche, ma che sicuramente colpiscono
per la raffinatezza di certi particolari (a esempio, le persiane sagomate in modo da
seguire il disegno delle cornici che contornano le finestre) e per lequilibrio delle
componenti ricercato e attuato con scelte mai banali. La gerarchizzazione tra i vari piani
comporta un progressivo alleggerimento dei motivi decorativi plastici dal basso verso
lalto. Il piano terra, distinto dal resto dellelevato mediante
linserimento di una cornice e attraverso una differente trattazione formale, è
comunque pensato in armonia con tutto il resto delledificio. Così come il
coronamento è sempre risolto elegantemente con fasce a più modanature, spesso ritmate da
mensole preziosamente lavorate. Il linguaggio stilistico del Soncini è pressoché
inconfondibile. I suoi edifici si riconoscono facilmente poiché hanno tutti la medesima
impronta, pur nella varietà delle soluzioni adottate. E benché in taluni casi siano
stati alterati, soprattutto per quanto riguarda lassetto dei piani terra, restano
tra gli esemplari più significativi di architettura ottocentesca della città di Parma.
Non si trattò comunque solo di operazioni di maquillage stilistico. La facciata di casa
Violi spicca nella cortina di edifici che prospetta su piazza Ghiaia, con una presenza
forte, che si fissa nella mente per le finestre rotonde dellultimo piano, già molto
vicine ai dettami del Liberty e straordinarie perché realizzate nel 1873, in
unepoca non ancora propriamente segnata dai canoni dellArt Nouveau, almeno in
Italia.
FONTI
E BIBL.: A.Pariset, Dizionario Biografico, 1905, 107-108; C. Alcari, Parma nella musica,
1931, 186; Dizionario architettura e urbanistica, VI 1969, 30; Parma. Vicende e
protagonisti, 1978, III, 323; Corriere di Parma 1987, 79-80; C.Lucchini, in Gazzetta di
Parma 24 marzo 1998, 5.
SONCINI VIGENIO
Ugozzolo 20
maggio 1880-Parma 20 agosto 1934
Studiò nel Seminario di Parma, ove fu ordinato sacerdote il 20 dicembre 1902 da
monsignor Magani. Fu insegnante nel Seminario di Berceto, poi cappellano nella Collegiata
di San Giuseppe in Parma e professore di storia civile nel Seminario di Parma. Fu
direttore dei settimanali cattolici Il Popolo di Parma, Vita Nuova e Realtà (1904), e fu
corrispondente dellavvenire
dItalia e dellOsservatore Romano. Dal 3 dicembre 1919 fu parroco di Santa
Cristina e anche Canonico onorario del Battistero. collaborò a giornali e riviste, pubblicando
diligenti studi di carattere storico, artistico, biografico e letterario su fatti e cose
di Parma. Sue sono le seguenti opere: La Chiesa del Santo Sepolcro in Parma (Parma,
Fresching), Poviglio (Parma, Cooperativa, 1926), Parma eucaristica (Parma, Fresching, 1924), La Cupola e
Il Pulpito del Duomo di Parma, e Vicofertile e la sua Chiesa (1910). Per il terzo
centenario della nascita del gesuita P.Segneri pubblicò coi tipi dellinternazionale unopera poderosa, nella quale
tratta ampiamente delle sacre missioni nel Parmense di monsignor Nembrini e P.segneri, delle relazioni di Corte e di altri
affari pubblici e pubblica lettere inedite, con ab-bondante bibliografia. Il Soncini fu
autore anche di altri scritti storici, artistici, biografici e letterari, pubblicati in
riviste e in giornali e poi anche in estratti: Cenni biografici in morte di Mons. Luigi
Canali (1905), Laltare di maria
Bambina in San Bartolomeo di Parma (1906), Narrazione popolare della vita di San Bernardo
degli Uberti (1906), Istituti distruzione e deducazione cristiana per la
gioventù (1909), Mons. Domenico Maria Villa (1909), I Santi Martiri Cornigliesi Lucio ed
Amanzio (1924), Un pergamo di Benedetto Antelami nella Cattedrale di Parma (1929), La
fanciullezza del Duca Ferdinando di Borbone (1929), Lepisodio Dantesco del Conte
Ugolino tradotto in dialetto parmigiano da Francesco Scaramuzza (1930), I Canonici
regolari di Parma e Piacenza dallinizio delle loro fondazioni allanno 1483
(1931), La politica del Clero e del Vescovo Vitale Loschi nei moti del 1831 a Parma
(1932). Al Soncini il vescovo Conforti affidò lincarico di scrivere la storia della
Chiesa Parmense (Archivio Storico per le Province Parmensi, volume 22 bis 1922, 612). La
Deputazione di Storia Patria di Parma fin dal 18 gennaio 1908 lo annoverò tra i suoi
corrispondenti e il 26 aprile 1925 lo promosse membro attivo. morendo, lasciò la sua ricca biblioteca a
monsignor Evasio Colli, che la donò nel 1957 al seminario
urbano.
FONTI
E BIBL.: P.Piombini, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1935, 89-94; Aurea Parma
1 1935, 40-42; B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 142; I. DallAglio, Seminari
di Parma, 1958, 200.
SONCINI
WILLIAM
Casale di Mezzani 1913-Pisa 25 gennaio 1997
Figlio di Egidio, segretario comunale a mezzani.
Maturò la sua vocazione artistica allinterno della famiglia di origine.Il nonno
paterno era Pancrazio Soncini, noto per aver progettato il teatro Reinach, ma anche autore
di numerosi rifacimenti di facciate nel centro storico di Parma, nonché di alcuni
significativi interventi in edifici della provincia, nella chiesa di San Secondo Parmense,
nel Duomo di Guastalla e nel teatro di fontanellato.Compiuti
gli studi superiori a Parma, frequentò per due anni la facoltà di Architettura di Torino.Pittore e
scultore, collaborò a giornali e riviste in qualità di giornalista-pubblicista.In tale
veste scrisse articoli anche per la Gazzetta di Parma.Dal 1944 al 1964 abitò stabilmente
a Torino e negli anni tra il 1964 e il 1997 visse in prevalenza a Pisa, dove realizzò un
atelier alla periferia della città. Grande importanza per la sua formazione culturale
ebbe il viaggio, non solo di diletto ma soprattutto di conoscenza, che lo vide approdare
nei diversi continenti per studiare gli aspetti innovativi dellarchitettura
contemporanea, nonché il repertorio iconografico dei popoli antichi.Il Soncini, che si
firmava con il nome darte di Napoleone Inciso, non abbandonò mai la pittura,
appresa negli anni giovanili, e si dedicò alla scultura soltanto nella piena maturità,
sotto la guida di Luigi Froni, ottenendo notevoli apprezzamenti dalla critica.Espose le
proprie opere in numerose mostre a Milano, Parigi, New York, Roma, Zurigo, Basilea e Osaka
e, per quasi ventanni, alle rassegne dellantiquariato a Saluzzo.Alcune sue
sculture si trovano in collezioni pubbliche, un crocefisso, un portacandele e un
portamessale in bronzo sono nella chiesa del Casale di Mezzani e una statua a ricordo
della moglie Giuliana, è collocata nel cimitero della Villetta di Parma, nella tomba di
famiglia.Nellaprile 1985 il Soncini donò a papa Giovanni Paolo II un Crocefisso.Di
lui scrissero numerosi critici, tra i quali Carlo Munari, nicola Micieli e Vincenzo Marotta.Una mostra
postuma delle opere del Soncini si tenne nello Studio Laboratorio di Anna virando, a Torino, nel periodo dal 22 settembre al
12 ottobre 1998.In tale occasione fu anche prodotto un catalogo con due significativi
scritti di Angelo Mistrangelo e di Cinzia orlando.
Le opere esposte, prevalentemente bronzi realizzati con la tecnica della cera persa e
dunque pezzi unici, rivelano influssi mutuati sia dallarte classica che
dallarte contemporanea.Per quanto riguarda i contatti con la prima, le sculture del
Soncini fanno pensare allarte etrusca e greca (con la ripresa del mitico tema della
Nike), per quanto invece riguarda le connessioni con la modernità, vengono in mente le
lunghe e filiformi figure di giacometti.Come
però sottolinea Cinzia Orlando nel catalogo, le figure del Soncini, leggere e sottili,
quasi evanescenti, non hanno la stessa fragilità spettrale che anima quelle di giacometti: cè nelle opere del Soncini un
senso di leggiadria e di gioia che non si trova nelle sculture dellartista svizzero,
certo più angosciose e tormentate. La rappresentazione della figura femminile sembra un
tema fondamentale del lavoro del Soncini, che si articola sostanzialmente in due filoni
ricorrenti: le maternità e le ballerine.In entrambi emerge un grande senso di vitalità:
come movimento o addirittura virtuosismo acrobatico nelle pose delle danzatrici, come
forza generatrice nel ciclo delle maternità, mai rappresentate secondo uno schema
iconografico fisso.La madre ora tiene il bambino in braccio, accostando il proprio viso a
quello di lui, ora lo solleva in cielo tenendolo tra le braccia, ora lo racchiude in un
protettivo abbraccio, accovacciata su se stessa.Nellattenzione affettivamente
profonda e sincera del Soncini verso il mondo femminile cè freschezza, allegria,
disinvoltura, forza e sensualità (Orlando).
FONTI
E BIBL.: A.Guerci, in Gazzetta di Parma 19 maggio 1997, 5; C.Lucchini, in Aurea Parma 1
1999, 139-141.
SONNACCHIOSO, vedi COLLA GIOVAN BATTISTA
SONS o SONSI, vedi SOENS
SOPERCHI
PAOLO BENIGNO
Parma-post 1790
Tenore, detto Il Parmigianino, nel 1790 cantò a Napoli nel Teatro Nuovo sopra
Toledo in Il cartesiano fantastico.
FONTI
E BIBL.: Sartori; G.N.Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.
SOPERCHI STEFANO, vedi SUPERCHI STEFANO
SOPERCHY PAOLO BENIGNO, vedi SOPERCHI PAOLO BENIGNO
SORAGNA, vedi MELI LUPI
SORAGNINO
Parma 1702/1708
Fu musico della Cattedrale di Parma dal febbraio 1702 al 1708.
FONTI
E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936.
SORBA LEONARDO
Carignano
1922-Nairobi 9 agosto 1973
Dopo aver conseguito la maturità al Liceo scientifico Marconi di Parma, frequentò
il primo biennio di ingegneria civile alluniversità
di Parma, per ultimare poi gli studi allateneo
di Bologna, dove conseguì la laurea nel dicembre del 1951. Precedentemente, prima della
seconda guerra mondiale, aveva cercato di entrare allAccademia navale di Livorno, ma
essendo di salute cagionevole era stato costretto a ritirarsi. In seguito allo scoppio del
conflitto, fu chiamato alle armi e partecipò alla campagna di Russia, meritando anche una
medaglia dargento al valor militare sui campi di battaglia di Kiev. Dopo la laurea
conseguì la specializzazione in calcolo del cemento armato. Le sue capacità e la sua
preparazione non tardarono a imporlo allattenzione di numerose compagnie nazionali e
straniere. Ebbe così modo di progettare e costruire, soprattutto allestero, dighe,
ponti e opere pubbliche di notevole valore. Al suo nome è legata la realizzazione dei tre
imponenti grattacieli che dopo il 1960, anno dellindipendenza nigeriana, costruì a
Lagos quale sede del governo e del parlamento. Per conto di una grande compagnia inglese,
il Sorba lavorò anche in Africa, in Inghilterra e in Australia. Negli ultimi anni di vita
si stabilì in Kenia.La salma del Sorba fu provvisoriamente sepolta in un cimitero alla
periferia di Nairobi e successivamente trasportata in Italia, dove fu tumulata nel
cimitero di Carignano.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 11 agosto 1973, 4.
SORBA
LUCIANO
Parma 10 luglio
1931-Parma 15 giugno 1986
Nel 1931 nasce la Sorba gomme fondata dal padre Umberto. Giovanissimo interrompe
gli studi di ingegneria per entrare in azienda, che sotto la sua guida diventa un punto di
riferimento per tutti gli automobilisti parmigiani e reggiani. Prematuramente scomparso,
lascia in eredità signorilità e intelligenza imprenditoriale raramente riscontrabili.
FONTI
E BIBL.: G.P.Coriani, notizie manoscritte, 1999.
SORBA
UMBERTO
Parma 28
dicembre 1906-Parma 31 luglio 1975
Diede vita a una importante azienda per la costruzione di pneumatici.Fu anche in
Africa Orientale, spinto da spirito davventura non meno che da ragioni
professionali.
FONTI
E BIBL.: G.Orlandini, in Almanacco parmigiano
1990-1991.
SORDO, vedi LUCCHINI BRUNO
SORDO DA
PARMA
Parma-post 1567
Fusore di metalli attivo nella seconda metà del XVI secolo. Nel 1567 fuse la
campana grande del palazzo Gotico di Piacenza. Nel 1632, per utilizzare il bronzo avanzato
dalla costruzione dei cavalli, la campana venne fusa per costruire quella gigantesca,
opera di Alessio Alessi.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 306;
G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SOREGNI GIOVANNINO
Costamezzana
1304
Notaio attivo in Parma nellanno 1304.
FONTI
E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 869.
SORENTI VITTORIO
Salsomaggiore 8
aprile 1923-Luneto di Bore 14 luglio 1944
Figlio di Giovanni. Partigiano della 31a brigata Garibaldi Forni, fu decorato di medaglia
dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Ad improvviso attacco si
lanciava con la propria squadra contro preponderanti forze nemiche riuscendo a farle
retrocedere. colpito a morte, cadeva al
suolo trovando ancora la forza di pronunciare parole di incitamento alla lotta.
FONTI
E BIBL.: Decorati al Valore, 1964, 112-113; Caduti della Resistenza, 1970, 91.
SORGO LODOVICO
Parma prima
metà del XVI secolo
Maestro da muro attivo nella prima metà del XVI secolo.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e memorie
di Belle Arti parmigiane, III, 299.
SORMANI ALFONSO
Soragna
1862-Soragna 1904
Nel 1885 fece parte, come volontario, del primo corpo di spedizione in Africa
comandato dal colonnello Saletta.
FONTI
E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e comu-ne,
1986, II, 301.
SORMANI ANTONIO
Borgo San
Donnino 16 marzo 1732-Napoli 25 maggio 1795
Frate cappuccino, predicatore, fu per molto tempo cappellano militare della Corte
di Napoli. Compì a Carpi la vestizione (8 giugno 1748) e la professione solenne (8 giugno
1749). Fu consacrato sacerdote a Lodi il 22 febbraio 1755.
FONTI
E BIBL.: F.da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 319.
SORMANI BATTISTA
Soragna
1842-Soragna 1901
Fu sindaco di Soragna dal 1889 al 1896 e, per diversi anni, anche presidente
dellOpera parrocchiale.
FONTI
E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e Comu-ne, 1986, II, 301.
SORMANI GIAMBATTISTA
Soragna 23
febbraio 1765-Soragna 23 marzo 1837
Appartenente a una distinta famiglia di Soragna che poté vantare anche ascendenze
di nobiltà, il Sormani esercitò larte della medicina, distinguendosi per le sue
apprezzate doti professionali e umane. Fu uomo colto nelle lettere e figura di spicco
nella vita sociale soragnese: occupò infatti le cariche di consigliere comunale, di
amministratore del Consorzio dei poveri e di membro della Commissione speciale di Sanità
e soccorso.
FONTI
E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e comu-ne,
1986, II, 301.
SORMANI GIUSEPPE
Soragna
1784-Soragna 1858
Fratello di Giambattista. Fu Podestà di soragna
dal 1825 al 1827.
FONTI
E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e Comu-ne, 1986, II, 301.
SORMANI LUIGI
Soragna
1813-Soragna 1864
Figlio di Giambattista. Fu Podestà di Soragna per quasi undici anni, dal 1846 al
1857.La lapide posta sulla tomba del Sormani, esistente nel cimitero del capoluogo,
ricorda questa civica carica da lui ricoperta.
FONTI
E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e Comu-ne, 1986, II, 301.
SORMANI MORETTI FERDINANDO
-Parma 26 maggio
1878
Conte. Accorse nel 1866 soto la bandiera di garibaldi,
prendendo parte a quella campagna risorgimentale.
FONTI
E BIBL.: Il Presente 29 maggio 1878, n. 147; G. Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915,
421.
SOSTER ANTONIO MARIA LUIGIA
Parma 18 luglio
1761-post 1789
Violinista, figlio di Giovanni e Gioseffa Terenghi.Il 19 agosto 1789 esercitava la
professione a Piacenza.
FONTI
E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.
SOSTER GIOVANNI
Parma 1727-post
1780
Dal 1780 lavorò a Piacenza come maestro di ballo.
FONTI
E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario.Addenda, 1999.
SOTTILE ANTONIO
San Secondo 1560
Fu
buon poeta latino e buon poeta italiano, lodato dal compatriota Angelo Rinieri in un
sonetto. Scrisse diversi sonetti (uno in lode dei Rossi) e una Canzone piena di lamenti
amorosi.
FONTI
E BIBL.: Aurea Parma 3-4 1959, 193.
SOTTILI ANTONIO
Berceto 1575
Fu arciprete di Berceto. Cessò dalla cura di Berceto per morte o rinuncia verso il
1575.
FONTI
E BIBL.: G. Schianchi, Berceto e i suoi Arcipreti, 1927, 87.
SOTTILI PIETRO
Parma 25
novembre 1803-post 1873
Allievo nello Studio Toschi, predilesse lincisione lineare. Fu attivo ancora
nel 1873, come insegnante di disegno. Studiò allAccademia di Belle Arti di Parma.
Tra le sue stampe si ricordano: Candelabro (da Albertolli, 1821), capitello corinzio (da Albertolli, 1821), Tomba di
guido da Correggio nella Steccata a Parma, tomba di Bertrando Rossi nella Steccata a parma (per le Famiglie celebri del Litta) e
medaglie.
FONTI
E BIBL.: Archivio comunale di Parma, 1811, 1822, Censimento; Documenti nellaccademia di Belle Arti, Parma; E.Scarabelli
Zunti, documenti e Memorie di Belle Arti
parmigiane, Parma, 1851-1893, ms. nel Museo di Parma; P. Martini, larte dellIncisione in Parma, 1873;
U.Thieme-F. Becker, Künstler-Lexicon, 1937, XXXI; L. Servolini, Dizionario illustrato
incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, 1955; Arte incisione a Parma, 1969, 60;
A.M.Comanducci, Dizionario dei Pittori, 1974, 3128.
SOZI o SOZII, vedi SOZZI
SOZZANI NINO
Salsomaggiore
1889-Parma 24 maggio 1977
Nato da famiglia di tradizioni militari, il Sozzani a ventidue anni ricevette i
primi encomi nella guerra di Libia (1911-1912) per il comportamento quasi di sfida
dimostrato in più occasioni davanti a un avversario
mobilissimo e inafferrabile. Solo per una fortuita combinazione si sottrasse alla sorte
dei suoi compagni darme presi prigionieri dai Turco-Arabi a Sciara-Sciat. Nelle
guerra 1915-1918 partì con i primissimi reparti per il fronte della III Armata (da
Gorizia al mare) e prese parte a tutti i combattimenti per la conquista delle munitissime
posizioni austriache che sbarravano la strada per Trieste. Il Sozzani fu promosso prima
Tenente, poi Capitano e quindi maggiore. Nel
giugno del 1918 il Duca dAosta, comandante della III Armata, appuntò sul petto del
Sozzani la medaglia dargento al valor militare per leroica difesa del settore
di Candelù di Piave. Dal 1936 al 1939 fu comandante
del 2° Reggimento bersaglieri di stanza a Roma, nella caserma di San Francesco a Ripa,
col grado di Colonnello. Nel 1939 sbarcò a Durazzo al comando di un reggimento di
bersaglieri. Lo Stato Maggiore gli affidò importanti e delicati compiti militari in
quella terra di grande importanza strategica. Dal settembre 1940 al novembre del 1942 fu
in Sardegna al comando della Divisione Sabauda e della Cremona ed esplicò limmane
opera di preparazione difensiva dellintera isola. Dopo la battaglia di El Alamein,
al Sozzani, promosso Generale, fu affidata una grande unità operativa. Nel 1943 fu
inviato sulle posizioni di Akarit e del Mareth in Tunisia, dove, sotto il comando del
generale Messe, venne impostata una battaglia darresto contro lVIII Armata
inglese di Montgomery. Dal marzo al maggio le truppe italiane, formate con i resti di
unità sfaldatesi e reduci dal calvario di una ritirata di 2500 chilometri sotto gli
attacchi provenienti da terra e dal cielo, furono chiamate a compiere uno sforzo
formidabile. Alla vigilia della battaglia, il Sozzani, comandante di una divisione di formazione e responsabile del settore
più importante dello schieramento, ebbe notizia della morte del suo unico figlio,
sottotenente pilota, caduto in combattimento, ma non abbandonò il posto di comando. Dopo
cinque giorni di lotta disperata, gli Italiani furono nettamente vittoriosi sugli Inglesi.
Per le sue alte virtù di comandante energico e capace dimostrate sul campo del Mareth, il
Sozzani venne decorato dellOrdine militare di Savoja.
FONTI
E BIBL.: E. Mangiarotti, in Gazzetta di Parma 24 giugno 1977, 5.
SOZZI ALESSANDRO
Bedonia 5 marzo
1886-Strela di Compiano 19 luglio 1944
Sacerdote della Diocesi di Piacenza, fu parroco di Strela. Fu fucilato dai Tedeschi
il 19 luglio 1944 insieme a un Padre della Missione.
FONTI
E BIBL.: Martirologio del clero italiano, 1963, 208.
SOZZI ANDREA
Parma 1482/1485
Tipografo. Stampò a Venezia del 1482 al 1485. Si conoscono della sua officina le istituzioni di Giustiniano (1482), la Lectura
famosissimi iuris utriusque doctoris D. Cristophori Porchi (1484), i Sermones di Leone
papa (1485) e la Lectura del Bartolo sopra i tre libri del Codice, con aggiunte (1485). È
probabile che fuggisse da Parma quando la fazione dei Rossi fu perseguitata dalle altre
tre, che saccheggiarono le case avversarie, tra le quali nel Diario Parmense è annoverata
anche quella di Gian Antonio de Sociis. È forse lo stesso che nel 1485 fu a Norimberga:
il Maittaire riferisce di un libro impresso in questa città per Andream de Sociis.
FONTI
E BIBL.: I.Affò, Memorie degli scrittori, III, 1791, XLI-XLIII; G.B.Janelli, Dizionario
biografico dei Parmigiani, 1877, 235; A. Ciavarella, Storia della tipografia, in Archivio
Storico per le Province Parmensi 1967, 256.
SOZZI CARLO
Parma-Parma 24
giugno 1598
Prevosto mitrato, resse la Chiesa di Borgo San Donnino dal 1582 al 1598. Prima
dellelezione a Prevosto, aveva ricoperto nella diocesi di Parma varie dignità e fu anche onorato
del titolo di Protonotario apostolico. Il 10 gennaio 1584 celebrò a Borgo San Donnino il
sinodo.
FONTI
E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 30.
SOZZI CARLO
Parma 1635
Governatore di Rètimo per la repubblica
di Venezia, mosse da Candia con C. C. Fenaroli conducendo meno di 600 fanti al soccorso
della Canea attaccata improvvisamente dai Turchi sulla fine del giugno 1635.Rafforzò la
posizione di Calami sulla baia di Suda, preparando la base principale delle operazioni e
mantenendone la difesa.
FONTI
E BIBL.: G. Gualdo Priorato, Dellhistoria, III, 443; A. Valori, Condottieri, 1940,
382.
SOZZI FEDERICO
Parma ottobre
1911-Parma 23 marzo 1997
Compì
gli studi ginnasiali e liceali al Liceo Romagnosi di Parma, valendosi dellalto
magistero di insigni docenti. Gli furono compagni di classe, tra gli altri, Attilio
Bertolucci e Adolfo Jenni, che negli anni a venire sarebbero diventati tra i maggiori
esponenti della cultura letteraria a Parma. Immatricolatosi nel novembre 1929 alla
facoltà di Giurisprudenza delluniversità
di Parma, si laureò nellottobre di quattro anni dopo con una tesi di Diritto
commerciale dal titolo Lazione di arricchimento in materia cambiaria, ottenendo il
massimo dei voti. Entrato nellavviato studio legale del padre, ottenne nel 1937
liscrizione allalbo dei procuratori legali e, nel 1943, a quello degli
avvocati. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale il Sozzi fu richiamato alle armi
come Tenente di artiglieria da montagna e inviato sul fronte jugoslavo, ove si meritò la
Croce di guerra. Rientrato a Parma, riprese la professione, che lasciò nel 1987. Accanto
a essa, esercitata con grande preparazione ed estremo rigore, il Sozzi assunse incarichi e
responsabilità di rilievo in enti e istituzioni. Dal 1953 al 1982 fu Giudice
conciliatore, dal 1973 membro del Consiglio di amministrazione, vicepresidente della
Giunta esecutiva e consigliere a vita dellordine
Costantiniano di San Giorgio. Fu inoltre presidente di Italia Nostra dal 1975 al 1991. Fu
raffinato collezionista di libri. A fianco di rari testi parmigiani, possedette antiche e
preziose edizioni della letteratura moderna francese, della quale, assieme al fraterno
amico Virginio Marchi, fu appassionato cultore.
FONTI
E BIBL.: F. Razzetti, in Aurea Parma 1 1997, 71-72.
SOZZI GIOVAN BATTISTA
Parma 1522/1568
Figlio di Simone. Fu Anziano del Comune di Parma negli anni 1544, 1560 e 1568 e
scrisse una breve Cronaca di Parma dallanno 1522 al 1568 (copia in Biblioteca
Palatina di Parma). Vi si narra come il 20 giugno 1532 il Sozzi fosse stato creato
Cavaliere e Conte Palatino da Carlo V e dallo stesso Imperatore confirmata larma col
cimiero e donata laquila negra in campo doro per lui e per i suoi discendenti.
Nel 1558 fu inviato dal Comune di Parma, assieme a Paolo Bergonzi, a Piacenza, per portare
le condoglianze a Margherita dAustria dopo la morte di Carlo V. Nel 1560, essendo
Anziano, fece rifare sulla Parma il Ponte di Mezzo che era in rovina e nel 1568, con
denaro proprio e degli altri Anziani del Comune, fece costruire una cappella nelle carceri
del Comune per i prigionieri.
FONTI
E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 654.
SOZZI GIOVANNI
Corano Borgonovo
2 novembre 1783-
Entrato nella Guardia Imperiale Francese, fece le campagne sulle coste
dellOceano nel 1805, quelle di Austria e Prussia nel 1806 e 1807, di Spagna nel 1808
e, come Sottotenente e poi tenente dei
tiragliatori del Po, quella di germania nel
1809. Finalmente, come Capitano dell11° Reggimento leggero, combatté in Russia,
rimanendo ferito da un proiettile che gli attraversò il petto il 25 novembre 1812 al
passaggio della Beresina. Membro della Legion dOnore, passò allo stato maggiore della 25a divisione
militare nel 1813, ma, dimessosi dal servizio francese, nel 1815 fu nominato capitano del Reggimento Maria Luigia di Parma e
nel 1823 Comandante del Castello di Bardi.
FONTI
E BIBL.: E. Loevison, Gli Ufficiali napoleonici
Parmensi, Parma, Tip. Parmense, 1930, 34-35; E. Loevison, in Dizionario Risorgimento, 4,
1937, 319.
SOZZI GIOVANNI SIMONE
Parma 1497-Parma
1587
Figlio di Giovan Battista. Fu uomo di lettere, versato particolarmente nella poesia
latina. Morì a 90 anni ed ebbe trentasei figli da due mogli. Fu sepolto in
SantAlessandro di Parma, con la seguente iscrizione sepolcrale: Io. Simon Succius,
fertilis et eximius Poeta. In un sonetto fa le lodi di Donato Veronese e lo eccita a
pubblicare i suoi versi saporosi, sinceri, nitidi, expolitos. Il Sozzi sposò una
Fulchini.
FONTI
E BIBL.: Aurea Parma 2 1959, 108.
SOZZI GIROLAMO
Parma 1622
Dottore di Leggi e Canonico, scrisse versi latini nel 1622. Due epigrammi del Sozzi
si leggono in fronte allOratio in funere Raynutii Farnesii di Gabriele Longhi.
FONTI
E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 932.
SOZZI GIUSEPPE
Parma-1842
Fu allievo dei Barnabiti nel Collegio Maria Luigia in Parma.
FONTI
E BIBL.: R. Notari, Un jeune ami de S. Joseph: Joseph Sozzi, élève des Barnabites,
Parme, 1842; A. Micheli, I Barnabiti a Parma, Fidenza-Salsomaggiore, 1936, 70; F. da
Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1015.
SPADA FRANCESCO
Borgo San
Donnino 12 marzo 1834-Vignale di Traversetolo 14 settembre 1907
Di famiglia benestante, nacque da Carlo e Domenica Antonia Vaienti. Frequentò nel
1855 lAccademia parmense di Belle Arti. Dopo aver abitato con i genitori in vari
punti della città, nel 1857 lo Spada fu proprietario di un appartamento al primo piano di
borgo Riolo 12. Il 24 agosto dello stesso anno guadagnò una medaglia di seconda classe
per Miologia, disegno superiore di figura allaccademia.
Combatté come volontario nelle guerre dindipendenza. Dopo qualche altro successo
nella pittura, nel 1865 iniziò lattività fotografica (la Camera di Commercio di
Parma lo menziona solo dal 1867). Nel 1861 sposò Paolina Soresina, che gli diede quattro
figli. Inizialmente le sue fotografie recano sul retro lindirizzo di borgo Riolo 17,
ma ben più consistente fu lattività svolta nello studio di borgo San Giovanni 10,
a pochi metri dal recapito precedente. Da un certo momento gli indirizzi si uniscono a
testimonianza di un lavoro intenso, distribuito in due studi. Benché non disdegni alcun
soggetto, la sua specialità è rappresentata dai ritratti di bambini. Sono del 1873 le
fotografie dei piccoli giannino, Albertina e
Guglielmina Sanvitale, figli del conte Alberto e di Laura Malvezzi. Tale propensione
risulta del resto anche da una nota in margine al Primo Congresso Artistico Italiano di
Belle Arti di Parma (1870): Spada Francesco di Parma. Serie di ritratti in fotografia di
piccolo formato e in molte parti di fanciulli. Menzione onorevole, per diligente e bella
esecuzione. A partire dal 1878 lo Spada dichiarò alladdetto dellUfficio
camerale di non ritraer reddito dalla sua industria. contemporaneamente le sue fotografie sono
marchiate Fotografia A. Testa alias Spada francesco
borgo Riolo n° 17 e Borgo San Giovanni n° 10, Parma. Ingrandimento di Ritratti. La
Matricola della Camera di commecio nel
frattempo continua a registrare, dal 1878 al 1880, prima Antioco poi Romeo Testa, sempre
agli indirizzi di borgo Riolo e borgo San Giovanni: forse un trucco dello Spada per
evitare la tassa. Altra cosa non spiegabile sono i vuoti lasciati dallo Spada nei registri
camerali degli anni 1886-1888. Nel 1889 lo Spada fu socio di Enrico Calzolari
nellomonimo stabilimento fotografico di borgo della Macina 31 - borgo del Leon
dOro, con ingresso al giardino, Casa Podestà. La Calzolari & Spada chiuse
definitivamente lattività il 15 novembre 1893: subentrò loro Eugenio Fiorentini.
Dopo venticinque anni di attività lo Spada si ritirò nella casa di Vignale di
Traversetolo, circondato dallaffetto dei familiari, tra cui la primogenita Annita,
sposa al dottor Giuseppe Martini e madre del musicista Renzo, apprezzato compositore e
direttore dorchestra novecentesco, nelle cui memorie Bel tempo andato la morte del
nonno pittore è ricordata con commosse parole.
FONTI
E BIBL.: G.Martini, in LEmilia 15 ottobre 1907, n. 205; G.Sitti, Il Risorgimento
italiano, 1915, 421; R. Rosati, Fotografi, 1990, 139.
SPADA GIUSEPPE
Pellegrino
1652/1653
Fu Commissario in Pellegrino dal 1652 al 1653.
FONTI
E BIBL.: A. Micheli, Giusdicenti, 1925, 13.
SPADA INNOCENZO, vedi MARTINAZZI INNOCENZO
SPADA LUIGIA o MARIA LUIGIA, vedi VALSOVANI MARIA LUIGIA
SPADA SIMONE, vedi MARTINAZZI SIMONE
SPADARO ANGELO
Parma seconda
metà del XVI secolo
Stampatore di corami attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, Iv, 307.
SPADON VERA
Parma 1909/1951
Pittrice.
Frequentò lAccademia di Belle Arti di Venezia, studiando pittura con Virgilio
Guidi. Iniziò la carriera artistica nel 1929 partecipando alla Mostra Sindacale di
Venezia. Fu poi presente a tutte le altre mostre sindacali sino al 1943. Espose pure alla
Mostra degli Artisti Veneti tenutasi a Padova, alla Triveneta, alla Esposizione
Intersindacale di Firenze e alla Nazionale di Milano del 1941. Visse al Lido di Venezia.
FONTI
E BIBL.: E. Padovano, Dizionario artisti contemporanei, 1951, 330.
SPADON WELMA
Borgo San
Donnino 28 luglio 1911-Venezia 12 marzo 1997
Pittrice. Studiò pittura allAccademia di Belle Arti di Venezia, avendo a
maestro Virgilio Guidi. Dal 1933 al 1943 partecipò a tutte le mostre sindacali tenutesi a
Venezia, esponendo pure a Padova alla Mostra degli Artisti Veneti e a Milano, alla
Esposizione Nazionale indetta dal Sindacato delle Belle Arti. Visse al Lido di Venezia.
FONTI
E BIBL.: E. Padovano, Dizionario artisti contemporanei, 1951, 330.
SPADON WILMA, vedi SPADON WELMA
SPAGGI ARCANGELO
Parma 1479/1493
Sacerdote. Il 1° luglio 1479 venne chiamato a insegnare grammatica e musica a
trenta chierici, detti camilli, addetti al servizio della cattedrale di Parma, con lo stipendio di 21 ducati
doro allanno. Il 3 dicembre 1493, come magister scholae, fu investito della
carica di Canonico primicerio.
FONTI
E BIBL.:
A. Pezzana, Storia di Parma, V, 1849, 218-219; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 6.
SPAGGI ARCANGELO
Parma 28 luglio
1515-1560/1580
Poeta, ricordato dal da Erba: Arcangelo di Spagi detto de Canosa giouane
ingeniosissimo et litterato, et sottomaestro de lentrate dOttauio di Farnesi
duca; quale scrisse latino molti epigrammi; et uolgare una comedia intitolata la Burla et
altre rime. Sembra che lo Spaggi fosse già morto quando il da Erba compilò il suo compendio, poiché ne parla al tempo rimoto, senza
accennare che fosse ancora vivente. Lo Spaggi fu Sottomaestro delle entrate del duca
Ottavio Farnese nel 1559.
FONTI
E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, 1827, 652.
SPAGGIARI DANTE
Parma 19 gennaio
1877-Parma 21 febbraio 1956
Figlio di Giacomo ed Ermelinda Ghiretti. autodidatta,
dotato di ingegno e di una memoria prodigiosa, ebbe un piccolo laboratorio, ove lavorò
per oltre cinquantanni a incidere metalli preziosi, in uno sgabuzzino a pianterreno
nellantica canonica della chiesa di San Vitale. La stanzetta dava sulla strada
attraverso una finestrella munita dinferriate dinanzi alla quale, seduto sul suo
sgabello, stava lo Spaggiari intento al suo delicato lavoro dorafo. Noto come
persona alquanto originale, lo Spaggiari creò attorno a sé un piccolo cenacolo di
persone, con le quali si dilettava a parlare di filosofia, di musica, di teatro e di altri
argomenti ancora, ricevendo continuamente visite, anche di persone di molto riguardo, le
quali ricavavano motivo di grande interesse nelle schermaglie dialettiche che avevano con
lui. A prima vista, poteva apparire sconcertante (nello Spaggiari ci fu molta tendenza al
paradosso), ma la sua cultura, per quanto disordinata e raffazzonata, era solida. possedette poi un istintivo buon senso e una
polemica prontezza al ragionamento che gli permisero di sostenere elucubrazioni intorno ai
più svariati argomenti dello scibile umano. Una sua raccolta di aforismi fu pubblicata da
Primo Taddei, a cura di Ferdinando Bernini, sotto il titolo Dante Spaggiari, filosofo ed
esteta (Parma, 1945). Anche il teatro fu, per lo Spaggiari, una palestra di commenti e
dispute accese. Memorabili rimasero i suoi battibecchi nei loggioni, durante spettacoli
lirici e di prosa. Fecero parte del suo cenacolo Spartaco Copertini e Mario Silvani,
letterati e musicisti, il poeta Casalini e tanti altri artisti del tempo.
FONTI
E BIBL.: G. Copertini, in Parma per larte
2 1956, 90; B.Molossi, Dizionario biografico, 1957, 142-143; V. Bianchi, Le veglie di
Bianchi, 1974, 154-156; Al Pont ad Mez 2 1984, 35.
SPAGGIARI IGINO
Colorno 1832-
Esibitore di coattive presso lEsattoria di Parma. Ufficiale garibaldino, fu
volontario nelle campagne del 1859 e 1860. Nel 1864 fu sottoposto a sorveglianza dalle
autorità di polizia perché ritenuto oltranzista.
FONTI
E BIBL.: P. DAngiolini, Ministero dellInterno, 1964, 219.
SPAGGIARI TULLO
San Lazzaro
Parmense 1906/1938
Figlio di Achille e di Severina Petrolini. Primo Caposquadra del III gruppo cannoni
da 65/17, fu decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente
motivazione: Sottufficiale addetto al R. M. V. eseguiva un difficile rifornimento di
munizioni ad una batteria in appoggio ad un battaglione di assalto, contrattaccando nuclei
avversari che si opponevano al suo passaggio. Avendo notato, sullitinerario
percorso, un motociclista cadere al lato della strada, ritornava con pochi uomini alla
ricerca del milite, che rintracciava e portava in salvo non senza arditamente difendersi e
reagire contro il fuoco degli avversari che tentavano di accerchiarlo (Strada di Tortosa,
18 aprile 1938).
FONTI
E BIBL.: G.Sitti, Eroismo dei legionari, 1940.
SPAGI ARCANGELO, vedi SPAGGI ARCANGELO
SPAGNOLI ARNALDO
Parma 11 ottobre
1906-Parma 26 novembre 1989
Dopo essersi avvicinato a interessi musicali nelladolescenza, frequentò
lIstituto darte Paolo Toschi, diplomandosi in scenografia nel 1925. Nel 1930
ottenne la menzione onorevole al Concorso Perpetuo di Parma, partecipando a tutte le
mostre sindacali nellEmilia romagna.
Nel 1934 espose ai Littoriali della cultura e arte a Firenze. Durante la seconda guerra
mondiale subì un lungo periodo di prigionia in Germania: lo Spagnoli soffrì fisicamente,
ma completò spiritualmente un bagaglio di artista che in precedenza era costituito
soprattutto da temi paesaggistici. Con i disegni realizzati nei campi di prigionia e i
lavori elaborati dopo, sulla base dei ricordi personali, lo Spagnoli formò negli anni
successivi alla seconda guerra mondiale una interessante testimonianza pittorica,
esponendo queste opere particolari, spesso crude nei temi e nel colore lancinante, in
alcune mostre (tra le quali si ricordano quella alla galleria Giordani di Parma e
laltra, con il figlio Stefano, anchegli pittore, alla Galleria del Teatro di
Parma). Nel 1946 lo Spagnoli riprese lattività a Parma, esponendo, tra
laltro, alle Biennali sulla resistenza
a Bologna e a Parma e tenendo mostre personali a Milano, Parma e Firenze. Le sue ultime
partecipazioni furono quelle con lassociazione
parmense artisti, costituitasi nel 1979 e attiva con grandi rassegne tematiche
nellambito delle quali lo Spagnoli si segnalò per una pittura fresca, piena di
colore, di derivazione impressionista.
FONTI
E BIBL.: Catalogo personale Galleria camattini,
Parma, 1962; A.M.Comanducci, Dizionario dei pittori, 1974, 3136 e 3138; T. Marcheselli, in
Al Pont ad Mez 2 1990, 45-46.
SPAGNOLI RENZO
San Lazzaro
Parmense-Taga Taga 12 febbraio 1936
Figlio
di Guglielmo. Capo Squadra della 101a Legione Libica, fu decorato di medaglia
di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Capo squadra in combattimento
era desempio ai dipendenti per coraggio e disprezzo del pericolo. Cadeva colpito a
morte, mentre alla testa della sua squadra si lanciava al contrattacco.
FONTI
E BIBL.: Bollettino Ufficiale, Dispensa 66a, 5314; Decorati al valore, 1964,
71.
SPAGNOLINI ANTONIO
Parma 1668/1670
Statuario, intagliatore in legno e pittore attivo nella seconda metà del XVII
secolo. È ricordato nel 1670 per un pagamento per fattura ed intaglio del tabernacolo per
lesposizione del SS.mo nella chiesa della Steccata a Parma.
FONTI
E BIBL.: Testi, 1922, 239; E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti
parmigiane, VI, 266; Il mobile a Parma, 1983, 255.
SPAGNOLO, vedi CAPACCHI BARTOLOMEO
SPAGNOLO GIACOMO
Rotzo 31 gennaio
1912-San Lazzaro Parmense 22 marzo 1978
A undici anni entrò nella casa apostolica saveriana di Vicenza, a sedici emise la
professione religiosa e l11 novembre 1934 venne ordinato sacerdote. Si laureò in
missiologia presso luniversità di
Propaganda Fide a Roma e iniziò gli studi di ingegneria che non poté portare a termine
perché chiamato a svolgere lufficio di Rettore della casa-madre dei Saveriani a
Parma. Per venti anni ricoprì lufficio di consultore
generale nel suo istituto e in periodi diversi gli vennero affidati altri incarichi. Fin
dal 1942 cominciò a farsi strada in lui lidea di realizzare la fondazione del ramo
femminile dellistituto saveriano. Quando ebbe modo di conoscere, attraverso
documenti, che il progetto era stato pure coltivato dal fondatore dei Saveriani, Guido
Maria Conforti, la sua idea ne uscì rafforzata. Nel luglio 1945 diede inizio alla nuova
opera insieme con Celestina bottego. Da
allora si dedicò in particolar modo alla formazione delle sorelle della Società missionaria di Maria, visitandole anche sul campo
di lavoro, soprattutto dopo il 1968, anno in cui ottenne di essere esonerato da compiti di
responsabilità allinterno del suo istituto. Lo Spagnolo redasse le costituzioni
delle missionarie di Maria e diverse lettere
circolari scritte dal 1957 sino alla morte.
FONTI
E BIBL.: L. Gori, in Dizionario Istituti di Perfezione, VIII, 1988, 2007.
SPALAZZI RICCARDO
1884-Parma 1
settembre 1918
Figlio di Luigi. Impiegato, fu Sergente maggiore
nel 62° Reggimento Fanteria. Fu decorato di medaglia dargento al valor militare e
proposto per la Croce di guerra. Morì in seguito a malattia contratta al fronte o durante
il viaggio per una breve licenza. Lo Spalazzi era già stato ferito a Passo Buole, sul
Carso e sullaltipiano di Asiago.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 3 e 4 settembre 1918; Commemorazione Consiglio Comunale, seduta
26 ottobre 1918; G.Sitti, Caduti e decorati, 1919, 233.
SPARTACO, vedi BERTANI GINO
SPECIOTTI ALESSANDRO
Parma 1789/1824
Nel 1789 lAccademia Filarmonica di Parma lo nomino al posto del copista
Obermajer, in momentanea assenza.Nel gennaio 1824 fu assunto quale suggeritore al Teatro
Ducale di Parma.
FONTI
E BIBL.: Inventario, 1992, 40, 71.
SPECIOLI o SPECIOTTI ANTONIO o GIACOMO ANTONIO, vedi SPICIOTTI GIACOMO ANTONIO
SPEDIA SATRIA, vedi SATRIA
SPEDIUS TITUS
Parma I secolo
a.C./V secolo d.C.
Figlio di Vibus. Libero, fece costruire per sé e per luxor Satria, entrambi
ancora in vita, un sepolcro con epigrafe ornata da due protomi e sormontata da un timpano
triangolare, nel quale erano rappresentate due colombe beccanti un grappolo duva.
Lepigrafe, perduta, fu trovata fuori dalla Porta Santa Croce, a occidente della
città di Parma, secondo la testimonianza del Ferrarini: nella sua riproduzione colpisce
la differenza detà tra i due coniugi. Spedius è nome gentilizio diffuso
soprattutto in Italia meridionale e raro in Cisalpina. Il patronomico Vibius, qui
praenomen, è presente come nomen nella regio VIII solo nella Tabula Veleiate. A Parma è
documentato il cognomen Vibianus. Da ricordare inoltre il pretoriano parmense M. Vibius
Antiquus. Lassenza del cognomen e lessenzialità delliscrizione
orienterebbero per una datazione tardo repubblicana, cui tuttavia contrasta la decorazione
del timpano, di carattere tipicamente cristiano.
FONTI
E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 169.
SPELTINI PIETRO
-Parma 21
febbraio 1905
Tenente colonnello della riserva, fu soldato valoroso dellindipendenza
nazionale nelle campagne del 1849, 1859 e 1866.
FONTI
E BIBL.: G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 76.
SPERANDIO ANGELO
Pellegrino
1390/1395
Fu sacerdote e teologo. Dopo il 1390 resse per più anni la diocesi di Piacenza in nome del vescovo Pietro
Maineri di Milano, che, essendo protomedico di Gian Galeazzo Visconti, risiedette
continuamente in Milano. Lo Sperandio fu anche Abate di Tolla.
FONTI
E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 325.
SPERANZA FRANCESCO
-Parma 19
dicembre 1998
Laureatosi a Pavia, assistente a Bologna di Geometria e professore di Geometria
differenziale a Messina, giunse a Parma in qualità di docente di Matematiche
complementari presso il Dipartimento di Matematica dellAteneo, ruolo che ricoprì
fino al momento della morte. Occupatosi inizialmente di Geometria differenziale,
richiamandosi alla scuola geometrica italiana, dalla fine degli anni Sessanta partecipò
attivamente e incisivamente al vasto movimento dinnovazione della didattica
matematica in Italia, con testi, interventi, progetti di formazione degli insegnanti
promossi dallUnione matematica italiana, formulazione dei nuovi programmi della
scuola media, organizzazione e riforma del sistema universitario. Autore di libri di
testo, scrisse anche opere rivolte alla preparazione e allapprofondimento culturale
degli insegnanti: la sua instancabile attività in questo senso creò una scuola di
pensiero che rese lAteneo di Parma un importante punto di riferimento culturale. Va
ricordato, inoltre, il suo forte interesse per la filosofia della matematica e per il suo
sviluppo storico. Fondatore del gruppo di Epistemologia della matematica, fece parte della
Commissione scientifica dellUnione matematici italiani, del Consiglio direttivo
della Società italiana di logica e filosofia della scienza, del Consiglio direttivo
nazionale Mathesis e della commissione
italiana per linsegnamento della matematica.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 21 dicembre 1998, 9.
SPERONI
Parma prima metà del XVIII secolo
Pittore
attivo nella prima metà del XVIII secolo.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VII, 21v.
SPERONI, vedi anche MUZZI GIOVANNI BATTISTA
SPERONI ANDREA
Parma 1490/1520
Pittore,
detto il Moro Barbero. Il 31 aprile 1500 e il 29 e 31 aprile 1506 fu pagato 8 lire
imperiali dal Comune di Parma per dipinti eseguiti sulla facciata dellufficio delle
bollette del Comune (archivio di stato di parma,
archivio comunale, Ordinazioni Comunali; registro di spese fatte dalla fabbrica del Duomo e
dal Comune, 1403-1541, c. 78 v., e Libro Ratio dati et recepti 1502-1514). Il 12 ottobre
1517 fu testimone a un rogito di Giovanni martino
Garbazza (archivio di stato di parma).
Il 18 luglio e il 16 agosto 1519 lo Speroni e Cesare Balestrieri si obbligarono
solidalmente verso Agapito de Guadiis, creditore di 400 lire imperiali a Vincenzo balestrieri. Poi lo Speroni e la moglie si
obbligarono a liberare Genesio Balestrieri da qualunque solidarietà che avesse contratto
per loro (archivio di stato di parma,
rogito di Galeazzo Piazza). Nel 1520 lo Speroni assicurò la dote alla moglie Orsolina:
600 lire imperiali, una casa posta nella vicinia della Cattedrale, un appezzamento di
terreno in Poviglio e unaltra casa posta in Poviglio (archivio di stato
di parma, rogito del notaio Galeazzo
Piazza).
FONTI
E BIBL.: U.Thieme-F.Becker, Künstler-Lexikon, vol. XXXI, 364, 1937; Dizionario Bolaffi
pittori, X, 1975, 397; C. malaspina, Guida
di Parma, 1869, 176; E. scarabelli Zunti,
Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, vol. III, c. 377; Archivio Storico per le
Province Parmensi XLVI 1994, 368.
SPERONI ANTONINO
Piacenza prima
metà del XVIII secolo-post 1789
Fu allievo prima di P. Ferrari poi di Callani presso lAccademia di Belle Arti
di Parma. Premiato nel 1787 per il nudo a pari merito col Pasini, vinse due anni dopo il
premio di composizione.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e memorie
di Belle Arti parmigiane; Archivio dellaccademia
di Belle Arti, Atti, vol. 1, 1770-1793; Arte a Parma, 1979, 199.
SPERONI ANTONIO, vedi SPERONI ANTONINO
SPERONI PIETRO
Parma 1558/1571
Detto de Rizzi, fu suonatore di trombone della chiesa della Steccata in Parma
dal 27 gennaio 1558 al 1571. Con testamento del 1 settembre 1572 lo Speroni lasciò alla
Steccata i suoi beni qualora non avessero avuto eredi Angelo e Giulio Pinetti.
FONTI
E BIBL.: N. Pelicelli, La cappella corale della Steccata nel sec. XVI, 22; Comp. dei
Legati, fol. 38 (Archivio della Steccata); N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 18.
SPICCIOTTI GIACOMO ANTONIO, vedi SPICIOTTI GIACOMO ANTONIO
SPICIOTTI GIACOMO ANTONIO
Parma 26 luglio
1520-5 ottobre 1576
Detto Spirto Gentile. Nato da Gianfrancesco e Laura. Allievo del Correggio, per
Scarabelli Zunti si tratta di un pittore di vaglia, di un bravo artefice correggesco, di
cui non si conoscono opere fuori Parma. Eseguì nel 1556 una pala daltare
raffigurante Madonna con bambino tra i Ss.
Francesco e Macario per la cappella della Concezione in San Francesco del Prato (Parma, in
Pinacoteca dal 1912), pagatagli 100 lire imperiali. Lopera è descritta dalle
seguenti fonti: Descrizione di 100 quadri (manoscritto del 1725), prima attestazione
dellopera, situata nella cappella della concezione
(ancona dalla parte del Vangelo) in San Francesco del Prato; A. Sanseverino descrive
lopera raffigurante Crocefisso con i SS. Antonio e Francesco sullaltare di
sinistra della cappella della Concezione; lAffò la descrive nella cappella della Concezione sullaltare a
destra come una Beata Vergine con Bambino, S. francesco,
un santo eremita e diversi angeli di scuola certamente correggesca e molto bella; C. Ruta
dice che il quadro è dellAnselmi e raffigura S. Girolamo e S. Caterina (commettendo
un errore); G. Bertoluzzi lo descrive, attribuendolo al Soens. Lo Spiciotti è citato in
un atto notarile del 18 febbraio 1555. Il 17 dicembre 1561 fu pagato dalla Corte
farnesiana 25 scudi per un ritratto che fece del Principe, qual S. Ecc.za lo mandò alla
Duchessa dUrbino (archivio di stato di parma,
Mastro, 1561-1564, c. 64: Spese straordinarie). Il 19 giugno 1567 fu pagato dal tesoriere
del Comune di Parma 12 lire imperiali per aver dipinto il camino della camera del
governatore. Lavorò per il conte di Novellara eseguendo dipinti, poi perduti.
NellInventario de quadri esistenti nel Palazzo del Giardino di Parma regnante
Ranuccio II si legge: n. 70 di un Spirito Gentile. Un quadro alto braccia uno, once
quattro e mezza, largo braccia una, oncie una e mezza. Una Madonna, quale tiene davanti in
piedi il bambino con la mano destra, qual
porge lanello al deto di S. Caterina, che li sta in ginocchio davanti (archivio di stato
di parma, Galleria de quadri e
Medagliere de Farnesi). Il duca di Parma Pier Luigi Farnese gli diede
lincarico di dipingere il ritratto della primogenita Vittoria, andata sposa nel 1547
a Guidobaldo della Rovere, duca di Urbino (documento ritrovato e poi smarrito da
Scarabelli Zunti, citato nel suo manoscritto).
FONTI
E BIBL.: Enciclopedia pittura italiana, III, 1950, 2341; U.Thieme-F.Becker, vol. XXXI,
1937, 367; A.O. Quintavalle, La Regia Galleria di Parma, Roma, 1939; Dizionario Bolaffi
pittori, X, 1975, 397-398; Descrizione per alfabeto di cento quadri nella Galleria Farnese
di Parma questanno 1725, ms. presso la Biblioteca della Soprintendenza ai Beni artistici e Storici di Parma, c. 52; I. Affò, Il parmigiano, 116; A. Sanseverino, Il parmigiano
istruito, 1778, parte II, 99; C. Ruta, 1780; G. Campori, Gli artisti, 24; G. Campori,
Raccolta di cataloghi inediti, Modena, 1870, 262; G. Campori, Lettere artistiche inedite,
Modena, 1866, 505; G. Bertoluzzi, Guida di Parma, 116 e 155 ss.; P. Zani, parte I, vol.
IX, 342, vol. XVII, 370, 405; C. Malaspina, Nuova guida di Parma, 1869, 176; E. Scarabelli
Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, voll. III, c. 222, IV, cc. 168-169;
Rassegna darte 5/8 1912; Bollettino darte, 26 1932-1933, 96, 98; G. Bertini,
La galleria, 208, 257; Archivio Storico per
le Province parmensi XLVI 1994, 332-333.
SPICIOTTO ANTONIO o GIACOMO ANTONIO, vedi SPICIOTTI GIACOMO ANTONIO
SPIESS DANIELE
Parma 8 maggio
1826-
Figlio di Johannes e Luisa Corsini. Fu in servizio alla Corte di Maria Luigia
dAustria dal 1 gennaio 1847 come sottoaiutante di cucina.
FONTI
E BIBL.: M.Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 315.
SPIESS JOHANNES
Vienna 21 marzo
1787-post 1820
Cuciniere. Si sposò nel 1820 con Luigia corsini
di Parma, dalla quale ebbe quattro figli. Fu in servizio alla Corte di Parma dal 1816 come
aiutante della cucina.
FONTI
E BIBL.: M.Zannoni, A tavola con Maria Luigia, 1991, 315.
SPIGA
Parma prima metà del XVII secolo
Pittore
attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, (archivio di stato di parma,
archivio comunale, 353.
SPIGARDI ANTONIO
Roccabianca 1831
Podestà di Roccabianca, si distinse durante i moti del 1831: armato di sciabola e
cinto di fascia tricolore gridava alla libertà nel suo comune. Si pose alla testa della
Guardia Nazionale ed arringò quei villani. Roccabianca si è distinta nella rivoluzione.
È quindi ritenuto altro dei capi della rivolta in quel paese. Figurò nellelenco
degli inquisiti di Stato con requisitoria.
FONTI
E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937,
205.
SPIGARDI PASQUALE
Roccabianca 25
giugno 1802-Parma 13 dicembre 1869
Fu Canonico della Basilica Cattedrale di Parma, Prevosto del Collegio di San
Gerolamo presso la chiesa di San Pietro apostolo in Parma e Cavaliere dellOrdine
Georgiano di costantino Magno. Morì per
improvvisa apoplessia alletà di 67 anni. Fu sepolto nella cattedrale di Parma (il canonico Guido Bianchi
ne dettò lepigrafe).
FONTI
E BIBL.: Epigrafi della Cattedrale, 1988, 176-177.
SPINABELLI LODOVICO
Casagalvana 2
febbraio 1871-1948
Nato da Francesco e Maria Valenti, entrò in seminario a Parma grazie
allaiuto del rettore Andrea Ferrari. Lo Spinabelli fu parroco di Ranzano (dal 1898
al 1932) e poi di Ruzzano. Nellanno 1928 il vescovo Guido Maria conforti esortò i parroci della Diocesi a
scrivere la storia della parrocchia e della chiesa cui erano preposti. Pochi, tuttavia,
risposero a tale esortazione. Lo Spinabelli invece si mise allopera frugando
alacremente nel ben munito archivio parrocchiale e nellanno 1931 diede alla stampa,
presso la tipografia Galaverna di Langhirano, un libretto di 95 pagine dal titolo Ranzano
e la sua chiesa. Più che una storia vera e propria (il villaggio di Ranzano resta quasi
soltanto sullo sfondo), è una diligente cronistoria della chiesa e soprattutto dei
parroci di Ranzano: una piccola miniera di interessanti notizie, che forse mai nessun
altro avrebbe messo insieme. Il libro ha unampia dedica allarcivescovo
Conforti. Molti lavori alla chiesa di Ranzano furono fatti per opera dello Spinabelli, il
quale però lasciò la parrocchia senza aver potuto ricostruire il campanile (abbattuto
perché pericolante nel 1908), che venne innalzato dal suo successore, Angelo Chierici,
nel 1935.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 539; Valli dei Cavalieri 14 1995, 44-45.
SPINAZZI
Parma prima metà del XIX secolo
Pittore attivo nella prima metà del XIX secolo.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IX, 261.
SPINAZZI ARISTIDE
Parma 6 novembre
1858-Algeri 1919
Figlio di Pompeo e Albina Baruffini. Studiò dal 1869 al Conservatorio di Parma con
Raniero cacciamani (corno) e Giovanni Rossi
e Giusto Dacci (composizione), diplomandosi nel 1876 con la lode, il diploma di
benemerenza e il primo premio del lascito Barbacini. Dal 1877 fu primo corno
darmonia al Teatro Municipale in Algeri e sostituto al direttore dorchestra.
Diresse pure i Concerti pubblici e loperetta al Nouveau Théâtre. Diede lezioni di
armonia, pianoforte e di strumenti a fiato. Apprezzato compositore, fece rappresentare al
Municipale di Algeri le opere Meyel (5 atti, libretto di M. Cardon, 1890), che ebbe grande
successo, Marceau (4 atti, sopra episodi della Rivoluzione francese) e Silia (3 atti,
soggetto italiano). Compose molta altra musica di vario genere e fu ricercato
orchestratore. Lo Spinazzi respinse sempre i reiterati inviti alla naturalizzazione
algerina, benché connessi a promesse di lauti vantaggi materiali e di onorificenze.
FONTI
E BIBL.: C. Schmidl, Dizionario universale musicisti, 2, 1929, 534.
SPINAZZI MAURO
Parma ante
1566-Cesena post 1611
Divenne monaco benedettino nel 1566. Nel 1607 fu eletto Presidente della
Congregazione benedettino Casinense. Fu
Abate di San pietro Inglasciate e quindi fu
nominato nel 1608 Abate del Monastero di San Giovanni evangelista in Parma, che resse fino al 1611.
FONTI
E BIBL.: M. Zappata, Corollarium Abbatum, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1980, 110.
SPINAZZI PIETRO
Colorno 29
giugno 1787-post 1866
Figlio di Luigi. Nel 1803 fu volontario al servizio di Francia, nel 1812 fu
promosso caporale e nel 1814 Aiutante
Sottotenente delle guardie del Corpo di
Parma. Due anni dopo divenne Sottotenente del Reggimento Maria Luigia di Parma. Prese
parte alle seguenti campagne: 1805 Coste dellOceano, 1806-1808 dalmazia, 1809 Germania, 1811-1812 spagna (vi fu ferito). Nel 1821 fu pensionato. Lo
Spinazzi fu poi Capitano nei volontari parmensi del 1849 e nei Cacciatori delle Alpi nel
3° Reggimento. Entrò quindi nellesercito regolare, ma poco dopo se ne staccò per
ritornare tra i volontari: luogotenente di Bixio, assunse ai primi di agosto del 1860 il
comando dellex brigata Tharrena e con quella si batté a Maddaloni il 1° ottobre,
menzionato poi dal Bixio tra i prodi e i valenti. Nel 1866 lo si ritrova alla testa del
2° Reggimento. Ma letà assai avanzata e alcuni segni di demenza determinarono in
lui un comportamento gravemente irresponsabile: giunse al Caffaro a fatti compiuti e
lanciò un proclama vano e magniloquente. A Bezzecca poi la sua colpa fu grave. Giunse
presso il luogo del combattimento alla vigilia della battaglia dopo lunghe marce nei
monti, ma Garibaldi attese inutilmente il suo soccorso. Il 22 luglio Garibaldi trovò a
Pieve di Ledro lo Spinazzi, che non seppe dare una spiegazione plausibile del suo mancato
intervento. Garibaldi lo mandò agli arresti, facendo assumere al generale Haug il comando
del reggimento, commentando laccaduto così: Nel contegno del colonnello Spinazzi
pare vi fossero sintomi di demenza poiché la condotta antecedente di quel capo, per
quanto sapessi, non era stata da vigliacco.
FONTI
E BIBL.: G. Castellini, Eroi garibaldini, 1911, 102-104; E. Loevison, Ufficiali, 1930, 35.
SPINELLI ANDREA, vedi SPINELLI GIOVANNI ANDREA
SPINELLI BARTOLOMEO
Parma 1482
c.-post 1533
Figlio di Leandro. Fu ingegnere e architetto civile, sicuramente attivo nel
1525-1533.
FONTI
E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XVII, 1823, 367.
SPINELLI GIOVANNI ANDREA
Parma 15
febbraio 1508-Venezia 1549 o 1572
Figlio di Bartolomeo e Ceoche. Scultore, fonditore e medaglista. Nel 1534 andò a
cercare lavoro a venezia, ove ottenne un
ufficio nella Zecca, di cui fu maestro e incisore, eseguendo molti conî sin verso il
1542. Nel dicembre 1541 eseguì una statuetta del Cristo Risorto in bronzo per il Coro
della Steccata di Parma. Per lo stesso tempio lavorò anche la statuetta di marmo bianco,
rappresentante il Redentore, che, con inciso ai piedi il nome dello Spinelli, si eleva nel
mezzo di una delle pile dellacqua santa. Poi passò a dirigere la Zecca di Parma,
coi da Gonzate (1545-1546).
FONTI
E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 428; C.Ricci, Storia
dellarchitettura, III, 1859, 400; U. Benassi, Storia di Parma, V, 1906, 339-341; R.
Musa, Medaglisti parmigiani, 1941; A.M. bessone,
Scultori e Architetti, 1947, 468; Parma nellarte
1 1972, 31; R.Lasagni, Bibliografia parmigiana, 1991, 280.
SPINELLI NICOLÒ
Parma XVI secolo
Medaglista. Nel Museo imperiale di Berlino vi è una sua medaglia rappresentante
Cassandra Fedele.
FONTI
E BIBL.: A.M. Bessone, Scultori e Architetti, 1947, 468.
SPINETTA TERESA, vedi DORSI MARIA TERESA
SPINETTI GIUSEPPE
Parma seconda
metà del XIX secolo
Giramondo, provetto nellarte dellimbonire. Verso la fine
dellOttocento tenne a Milano, in via XX Settembre, il Grande Palazzo delle Scimmie,
dove mostrò bertucce, cani, maiali, serpenti, capre e gallinacei. Li ammaestrava con
laiuto della moglie.
FONTI
E BIBL.: P. Tomasi, in Al Pont ad Mez 2 1986, 98.
SPINGARDI NELLO
Roccabianca-Porte
di Salton 24 ottobre 1918
Sergente del 6° Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia dargento al
valor militare, con la seguente motivazione: Sotto violento fuoco nemico di mitragliatrici
e artiglierie conduceva, con calma ed ardimento, la propria squadra allassalto di
una formidabile posizione. Per primo varcava, con mirabile fermezza, un passaggio
obbligato violentemente battuto da una mitragliatrice avversaria trascinandosi dietro la
squadra, finché colpito a morte vi lasciò gloriosamente la vita.
FONTI
E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1921, Dispensa 4a, 144; Decorati al valore, 1964,
108.
SPINOLA GIAMBATTISTA
Parma seconda
metà del XVII secolo
Ricamatore
attivo nella seconda metà del XVII secolo.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, VI, 267.
SPINOLA GIAN ANDREA, vedi SPINELLI GIOVANNI
SPIRTO GENTILE, vedi SPICIOTTI GIACOMO ANTONIO
SPOCCI ENRICO
Parma 11
novembre 1946-Parma 21 giugno 1982
Arbitro internazionale di baseball e softball. La sua ascesa ai vertici mondiali
come arbitro fu rapidissima. Lo Spocci nel baseball fece di tutto: lallenatore e il
manager, ma tutte le sue energie le profuse nellarbitraggio. Fu lunico
italiano invitato nel 1981 a dirigere una gara durante i campionati mondiali di Cuba.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 24 gennaio 1993.
SPOLVERINI ALESSANDRO, vedi MERCANTI ALESSANDRO
SPOLVERINI o SPOLVERINO ILARIO o ILARIONE, vedi MERCANTI ILARIO GIACINTO
SPOTARELLI EMILIO
2 luglio
1847-Parma 10 luglio 1908
Volontario nelle schiere garibaldine, combatté da eroe nella battaglia di Condino.
FONTI
E BIBL.: G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915, 194.
SPOTTARELLI RICCARDO
Parma 9 febbraio
1907-post 1943
Nato da Anello e Maria Visca. Manovale. Emigrato nel 1930, risiedette a Montecarlo.
Nellottobre 1936 si arruolò nella Colonna italiana Rosselli. Fu nel Battaglione
Matteotti fino al marzo 1937, passando poi nel Battaglione Garibaldi come mitragliere
della Compagnia comando. Fu ancora mitragliere nel 4° Battaglione della Brigata
Garibaldi. Combatté a Fuentes de Ebro, nellestremadura,
a Caspe e infine sullEbro. In questultimo fronte, a quota 404 della Sierra
Cabals, rimase ferito alla gamba sinistra il 9 settembre 1938. Fu ricoverato
successivamente negli ospedali di Las Planas, Mataró e Sagaró.Inviato in Francia con un
convoglio sanitario, fu internato ad Arles, poi ad Argelès e a Gurs, finché si arruolò
nelle compagnie di lavoro dellesercito francese. Arrestato dopo la disfatta
francese, fu tradotto in Italia e confinato a Ventotene.
FONTI
E BIBL.: L. Arbizzani, Antifascisti in Spagna, 1980, 136-137; A. Lopez, Colonna italiana,
1985, 38.
SPOTTI GIOVANNI
Parma 1797/1818
Organista, lo si trova a suonare alla Steccata di Parma il 17 novembre 1797.
Ottenne la sopravivenza del Ramis il 2 giugno 1808, in sostituzione di Giuseppe Gaiani. Il
1° gennaio 1811 fu nominato coadiutore del Giavarini ed eletto organista con lo stipendio
di 45 lire al mese per tutto il 1812-1814. Poi lo si trova a suonare nelle solennità: il
15 agosto 1815, il 24 dicembre 1816, per lAssunta del 1817 e il 21 maggio 1818.
Compose Chirie, Gloria e Credo in Cesolfaut del sig. Giovanni Spotti (1798, partitura e
parti).
FONTI
E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1797; Archivio delle Fabbriceria della
Cattedrale, Mandati 1801-1805 e 1806-1810; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 170, 248 e
296.
SPOTTI GIUSEPPE
Parma 1889/1892
Allievo interno del Conservatorio di musica di Parma, si diplomò in tromba nel
1889. Dopo aver suonato in Italia in orchestre e bande, nel dicembre 1892 fu in Venezuela
flicorno solista della banda di Caracas, dove dava momenti di vera gioia e dolce
entusiasmo. Tra i suoi pezzi più applauditi vi era La mezzanotte.
FONTI
E BIBL.: G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SPOTTI GIUSEPPE
Parma 13
novembre 1917-Milano 6 ottobre 1958
Iniziò a sei anni gli studi di pianoforte, che proseguì sino al conseguimento del
diploma (in pianoforte nel 1934 e in composizione nel 1941) al Conservatorio della città
natale. Nel maggio 1937 si dette al cinema teatro Petrarca la seconda serata
cinematografica del Gruppo Universitario Fascista.Il 29 il Corriere emiliano scrisse: Un elogio merita anche il
giovane fascista Giuseppe Spotti, del nostro conservatorio,
che ha commentato il film con gusto e maestria. Il 18 gennaio 1946 suonò al festival del
cinema di Parma, durante la proiezione di due film di René Clair. Fu solo nel dopoguerra
che poté iniziare lattività pubblica e fu ancora a Parma, dove si esibì come
pianista-cantante in un locale notturno. Qui fece anche i suoi primi passi nel mondo del
jazz, per il quale conservò poi uno sconfinato amore. Dopo qualche tempo decise però di
lasciare Parma per cercare fortuna in qualche centro di maggiore importanza: si aggregò a
diversi complessi con i quali peregrinò per i locali notturni nei vari centri di
villeggiatura (Milano, Venezia, Svizzera e Germania). Nel 1949 giunse a Milano, dove
iniziò come pianista in un noto night club e cominciò a farsi conoscere
nellambiente musicale anche per la sua prima canzone, che ottenne subito un buon
successo. Sintitolava Le tue mani e segnò uno dei più riusciti tentativi di creare
la canzone moderna italiana. Le tue mani ebbe però degli importanti precedenti in alcuni
tentativi compiuti dallo Spotti nella composizione di brani jazzistici per sola orchestra.
Due di questi, Uranio e Plutone, ebbero anchessi un buon successo presso il pubblico
degli amanti del jazz, che fu il primo ad apprezzare a pieno le qualità dello Spotti. Il
successo di Le tue mani rivelò lautore di canzoni e così lo Spotti decise di
restare definitivamente a Milano e di occuparsi con maggiore impegno a questa particolare
attività. Nacquero così La voce del cuore, presentata da Lucia Mannucci al primo
festival internazionale di Venezia, Amo la solitudine, presentata alla radio
dallorchestra di Carlo Savina e Tentazione damore. Queste tre canzoni non
ripeterono il successo di Le tue mani, ma lo Spotti le considerò sempre i suoi lavori
più belli. Il Quartetto Radar, che con lo Spotti ebbe in comune qualche anno di intenso
lavoro e di successi, presentò a ogni occasione brivido
blu, altro motivo di successo creato dallo Spotti, che fu anche la sigla della
trasmissione Quattro voci e un pianoforte, presentata alla radio dai Radar e dallo Spotti.
Anche Toni Dallara incise Brivido Blu. Nel 1952 si dedicò alla carriera di solista,
facendo nel 1956 una lunga tournée cui diede il titolo Dal Seicento al jazz, alternando
musica classica, leggera e jazz. Lavorò alla radio e alla televisione e nel 1956 diventò
direttore della casa discografica Ariston. Fu anche arrangiatore per complessi vocali e
strumentali.
FONTI
E BIBL.: G. Tomaselli, in Gazzetta di Parma 14 ottobre 1958, 3; G. Calzolari, Il cineclub
di Parma e altri circoli, Parma, PPS, 1995, 17, 51; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SPOTTI LUIGI
Parma 19 luglio
1895-16 dicembre 1943
Figlio di Angelo. Ragioniere, noto in Italia, Francia e Germania per i suoi studi
grafologici. Lo Spotti è presentato come inventore di un nuovo metodo grafologico da
Gaston Foa sul n. 101 1939 de La Graphologie scientifi-que. Egli viene citato anche da Peter Wormser e Marianna
Leibl rispettivamente in pubblicazioni del 1947 e 1955. È inoltre ricordato da Leonida
Villani su La giustizia penale del 1939 a proposito dellistituzione
di una Scuola superiore di grafologia (che poi non fu attivata). Ancora Leonida Villani
nel 1939 scrive che a quella data lo Spotti per ragioni di salute non era più interessato
alla scuola di grafologia. Nel 1941, su Sapere, lo Spotti scrisse di avere in preparazione
un trattato di grafologia (forse anche con indicazioni di patografologia) e Leonida
Villani nel 1939 scrive infatti su La giustizia
penale che esisteva unopera ancora
inedita dello Spotti, per la quale Sante de
Sanctis, uno psichiatra di Roma, prima della sua scomparsa aveva dettato una prefazione.
Dello Spotti rimangono i seguenti articoli: Alcune deviazioni sessuali rivelate dalla
scrittura (in Linfanzia anormale
luglio-dicembre 1928) 157-175), La grafologia e la scuola (in Infanzia anormale 2 1929, 94-116), Importanza della
rilevazione grafologica nello studio del giudizio e condotta morale (in Archivio Generale
di neurologia Psichiatrica e Psicoanalitica
12 1933, 12-26), Les lois de lécriture (in Revue internationale de Criminilastique, 1932), Le
malattie nella scrittura (in Sapere 30 novembre 1941, 270-271). La moglie, Ernesta
Moluschi, era maestra elementare e certamente fornì al marito spunti e suggerimenti in
ambito pedagogico e anche grafie di bambini da prendere in esame.
FONTI
E BIBL.: S. Lena, in Gazzetta di Parma 12 novembre 1998, 34, e 29 dicembre 1998, 34.
SPOTTI NAPOLEONE
Parma 1909-post
1943
Figlio di Dante. Fante del 277° Reggimento Fanteria, fu decorato di medaglia
dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Servente di mitragliatrice
partecipava, durante laspra fase di un ripiegamento, a sanguinosi combattimenti di
retroguardia contro soverchianti e aggressive forze nemiche. In cruento combattimento
notturno, nonostante la superiorità avversaria e le gravi perdite subite dal reparto,
sostituiva il tiratore e col fuoco della sua arma, efficientemente ed a lungo cooperava a
mantenere la posizione avanzata conquistata, consentendo ai rinforzi provenienti da tergo
di travolgere la resistenza nemica (Don Sckeliakino, 17-23 gennaio 1943).
FONTI
E BIBL.: Decorati al valore, 1964, 98; bollettino
Ufficiale 1956, Dispensa 20a, 2162.
SPOTTI PINO, vedi SPOTTI GIUSEPPE
SPOTTI ROMEO
Parma 1912-Tete
Dure 24 giugno 1940
Figlio di Ernesto. Camicia Nera della 80a Legione Camicie Nere, fu
decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Porta
feriti, durante violenta reazione nemica accorreva con magnanimo slancio per soccorrere e
trasportare un compagno gravemente ferito. Mortalmente colpito nel generoso tentativo,
rivolgeva il supremo pensiero alla Patria, dicendosi lieto di offrirle la vita. Già
volontario della guerra dEtiopia.
FONTI
E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1941, Dispensa 88a, 6140; Decorati al valore,
1964, 99.
SPOTTI TANCREDO
Soragna
1895-Soragna 1947
Valente fabbro e apprezzato artista del ferro battuto, lasciò a Soragna e altrove
numerose testimonianze della sua opera: suoi sono vari lampadari nelle sale della Rocca
Meli Lupi, la cancellata del fonte battesimale e arredi nella chiesa di San Giacomo,
nonché geniali serrature per mobili. Significativo del suo valore fu il 2° premio della
sua categoria che gli venne assegnato nella Mostra nazionale dellartigianato svoltasi nel 1936 a Milano.
FONTI
E BIBL.: B. Colombi, Soragna. Feudo e Comu-ne, 1986, II, 301.
SPREAFICHI EMILIO
Parma 1900/1936
Ingegnere, Capomanipolo della 214a Legione Vittorio Veneto, Divisione
Tevere, fu decorato di medaglia dargento al valor militare, con la seguente
motivazione: Combattente della grande guerra, volontario, subalterno in una batteria di
Camicie nere, partecipava, al comando del proprio reparto appiedato, a difficili e
sanguinose azioni in soccorso di un presidio che stava per essere sopraffatto. Raggiuntolo
dopo lunga marcia, compiuta rintuzzando il fuoco avversario, con impeto giovanile
partecipava allassalto della posizione perduta. La teneva quindi per quindici ore,
contro un nemico molto superiore in forza e imbaldanzito dal precedente successo. Costante
esempio di coraggio, sprezzo del pericolo, audacia (Moggio-Las Addas, 6-7 luglio 1936).
FONTI
E BIBL.: G.Sitti, Eroismo dei legionari, 1940.
SPREAFICHI ENRICO
Parma 15 ottobre
1825-Parma 4 luglio 1890
Ingegnere, prese parte attiva ai moti politici del 1848, fu carcerato e combatté
nelle vie di Parma contro gli Austriaci. Appartenne per moltissimi anni ai consigli del
Comune e della Provincia di Parma. Divenne assessore la prima volta nel 1840 e fece per
diverso tempo le veci del sindaco Sanvitale, assente. In una elezione suppletiva a
scrutinio di lista nel 1889 venne contrapposto a Cesare Sanguinetti.
FONTI
E BIBL.: Corriere di Parma 6, 10, 11 luglio 1890; G. Sitti, Il Risorgimento italiano,
1915, 40; Gazzetta di Parma 9 dicembre 1920, 1-2.
SPROCHINO, vedi GHISALBERTI ANGELO
SPUMINO, vedi ANDREOLI MIRKO
SQUARCIA FRANCESCO
Berceto 3 marzo
1901-Parma 27 gennaio 1970
Si trasferì giovanissimo a Parma dove frequentò il liceo classico presso il
convitto Maria Luigia, conseguendovi brillantemente la maturità, tanto da guadagnarsi una
borsa di studio per la Scuola normale di Pisa. Studiò alla Scuola Normale superiore di
Pisa, ove fu allievo di Attilio Momigliano (il quale lo cita nella sua Storia della
letteratura italiana, dichiarando di far sue certe conclusioni di un lavoro dello Squarcia
sui commentatori petrarcheschi del Cinquecento). Laureatosi in lettere, ritornò a Parma e
iniziò al Maria Luigia lattività di insegnante di latino e italiano, una cattedra
che mantenne per oltre trenta anni. Inoltre, subito dopo la seconda guerra mondiale, fu
nominato preside del Liceo e anche in questo incarico riuscì a distinguersi. contemporaneamente, si dedicò assiduamente, con
scritti su riviste e giornali, a unattiva partecipazione alla vita letteraria. Fine
letterato, critico profondo e scrittore sensibile grazie ai suoi lunghi studi, fu
considerato uno tra i più autorevoli competenti in letteratura italiana
dellOttocento e ottenne ambiti riconoscimenti anche in campo nazionale. Collaborò
infatti a una storia della letteratura edita da Loescher e accettò, senza riuscire a
portare a termine questa fatica, di curare il volume dedicato allottocento nella storia della letteratura di
Garzanti. Nel 1952 pubblicò un interessante volume dedicato agli Scrittori romantici,
dove espose il risultato dei suoi studi su Pascoli, leopardi,
Manzoni, Tommaseo, Foscolo, verga e
Carducci. Non ebbe lo Squarcia ambizioni accademiche, perciò non condusse un lavoro
sistematico diretto a perseguire una specializzazione su un argomento o su uno scrittore,
ma seppe spaziare con uguale competenza e penetrazione, in pagine nervose ma insieme
elegantissime, sorvegliate ed estremamente mature, su argomenti e temi diversi. Di ciò
resta testimonianza nel già ricordato volume sugli Scrittori romantici, ma soprattutto in
un infinito numero di saggi, di articoli e di recensioni che andò pubblicando su
LOrto, Oggi, primato, Illustrazione italiana, Paragone, palatina, La Fiera letteraria, Aurea Parma,
Archivio storico delle province parmensi,
Dai ponti di Parma, Il Raccoglitore e in molte altre riviste e raccolte, di cui
riconobbero il singolare valore critici delle più diverse estrazioni e tendenze. Basti
pensare a certi avvii metodologici presenti negli Scrittori romantici, in cui chiaramente
vengono delineate certe prospettive implicite e come sotterranee nella letteratura
dellottocento: la disparità delle
soluzioni proposte dai maggiori poeti del primo Ottocento fu sofferta e scontata dalla
seconda generazione, a cui i maestri avevano lasciato un senso di disorientata stanchezza
e il peso di nuovi e irrisolti problemi. Con passione di contemporaneo lo Squarcia seppe
indagare, recensendo la Cronica edita dal Bernini, entro lumore mordace e lo spirito
alacre e innamorato della vita di Salimbene de Adam: queste memorie sono, nella loro
varietà tumultuosa, uno specchio non comparabile del secolo, e non nel movimento remoto
del pensiero, ma nellurto della vita, a cui è offerta una testimonianza accanita e
partecipe, grazie alla quale le idee finiscono quasi sempre per prendere il volto e il
peso degli uomini che le incarnano. Lo Squarcia, così attento e aderente interprete e
cronista di ogni espressione di vita letteraria, fu anche un cultore sensibilissimo,
informato e dotto della letteratura parmigiana. Si ricordano infatti certi suoi giudizi
acuti, spregiudicati e sorprendentemente nuovi su Giordani, uomo difficile, allorché,
studiando lintimità delluomo, la sua linea psicologica, il suo dramma e il
suo limite, si fa più accosto, nel suo lavoro di scavo, allanimo di lui,
concludendo: non è vano evocare la sua pena nel sentire che lo pensano e lo vogliono
grande scrittore e nel sapere di non esserlo, di non avere la forza per esserlo. Gli studi
sono stati, dice lui, la sua furiosa passione e il suo oppio. Forse, in tale direzione
parmigiana, alcune delle pagine più intense e insieme più riccamente sfumate lo Squarcia
scrisse in una sua Testimonianza per Barilli: Strettamente legata a quella di Verdi è in
Barilli la mitizzazione di Parma, con la sua teatralità, il suo lustro, i suoi stracci;
con lallegria, i gesti, il sarcasmo della sua gente. Peraltro, entro la vibrazione
di tale adesione immediata, interviene la precisazione di uninterpretazione in
profondità, di ben altro orizzonte: Ma non si può dimenticare che Barilli è venuto
sulla scena letteraria come un temperamento che giuoca la propria vicenda sui margini
infuocati della vita, nelle fiamme rosse del tramonto più che nella quiete meridiana. Ha
bisogno di vedere luomo sulla scena, non solo metaforica, del mondo tra ombre ora
grottesche ora sfumate, ora spiritate ora dolci, ma sempre evocate in una luce
dartificio. A rendere conto poi di certa personalissima allure del lavoro
dinterpretazione dello Squarcia, vanno rilette certe sue pagine carducciane, ove
giunge a scoprire (e tra i primi), in Visione, trasalimenti assorti, brividi sottili che
dissolvono il vecchio realismo in un incanto romantico già vicino ai limiti del
decadentismo, mentre non trascura di segnalare con fermezza il valore di certe costanti
umane: E se la letteratura col suo ronzio continuo, con le sue meccaniche bravure molte
volte ne imbarazzò i sentimenti, è anche vero che egli lottò lungamente e aspramente
per difendersene e distaccarsene, cercando la propria verità e sostanza di uomo nel
contatto con la natura e col ricordo; ed anche la storia diventa per lui ricordo,
sollecitazione di immagini note. Daltra parte, a proposito di un romanzo di Enrico
Pea, lo Squarcia sa, con apparente nonchalance, seguire, anche attraverso
lintelligente sorriso, i sintomi caratterizzanti di una mobile e raffinata
prospettiva letteraria: Quellandare e venire, quellaccennare, abbandonare e
riprendere non sono estranei al gusto dellevocazione e della magia, a cui ogni tanto
Pea ci richiama, maliziosamente spostando i piani e giocando con il soggetto con aria
quasi distratta, come il gatto con il gomitolo. Ma non si dimentichi certa sottile finezza
e incidenza di precisazione sulla Querela gattopardesca, che sinsinuano con
lestrema naturalezza di uninterpretazione dallinterno entro lo snodarsi
di un discorso affabile e pacato, dischiudendo una molteplicità di piani e diramazioni:
in questi modi allusivi e rapidi si viene disegnando il mosaico di una Sicilia senza
speranza, ma non senza cuore. In Tomasi la luce immobile e polverosa è rotta e variata da
deliziosi barocchismi, da eleganze rococò, da spiragli di grazia, di ironia affettuosa,
di ottocentesca tenerezza. conversevolezza e
umanità si accompagnarono in Squarcia a una religione delle umane lettere, a un suo gusto
personalissimo educato a intendere e a percepire le ragioni stilistiche, a un saper vedere
che derivava da un lungo esercizio, da un amore e da uno svariare di esperienze, da una
sua irrequietudine fantastica che sostenne e nutrì quel pungente bisogno di chiarimento
consapevole che volle attingere in sede critica. La lucidità dellargomentazione
nello Squarcia si accompagnò al vivo articolarsi di una penetrazione umana e, a un tempo,
alla più sensibile partecipazione verso il rilievo delle connotazioni stilistiche,
secondo la lezione di Giuseppe De Robertis. Ma appare singolare il fatto che in lui, oltre
certe finissime sfumature, dosature e increspature della pagina, corra il calore interno
di una convinzione verso cui gravita il battito della ricerca, che si distende poi nella
luce placata della metafora critica originale: essa esprime il dono personale di un
critico-letterato e il segno tangibile di un superiore distacco, ma insieme di un
immedesimarsi, dinnanzi al nascere di unesperienza nuova, con le linee di un
paesaggio umano ritrovato. In primo luogo, infatti, nello Squarcia, a legare insieme il
diramarsi delle sue molte disposizioni alla ricostruzione saggistica della fisionomia di
uno scrittore, stanno la coscienza e la continuità di un discorso interno, di un bisogno
contemplativo, che si arricchisce di umori e sapori terrestri e che non rinuncia a un
personale criterio di valutazione tale da investire molti piani, senza mai esaurirsi
nellastrattezza di una tesi precostituita o di una formula critica. Fu direttore di
Aurea Parma e fondò, insieme ad Arrigo e Mario Colombi Guidotti, la pagina Il
Raccoglitore, pubblicata per molti anni dalla Gazzetta di Parma, alla quale collaborarono
scrittori destinati a un grande avvenire e che lo Squarcia seguì sino alla fine.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 28 gennaio 1970, 5; M. Turchi, in Archivio Storico per le
Province Parmensi 1970, 31-35; Aurea Parma 1 1983, 74.
SQUARCIA JOAN
Parma 1765/1802
Figlio del fabbro ferraio della Corte di Parma. Realizzò splendidi orologi di
gusto evoluto. Fu assunto al servizio del duca Ferdinando di Borbone nel 1793, col compito
di provvedere alla cura degli orologi e delle armature di Palazzo. Un interessante
orologio porta la sua firma, seguita da fece in Parma 1794.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 15 giugno 1981, 3; F.e T.Marcheselli, Dizionario dei parmigiani, 1997, 297.
SQUARZA
Colorno 1831
Segretario
del Barvitius, direttore del giardino Ducale di Colorno, si distinse a Colorno in favore
della rivoluzione durante i moti del 1831.
FONTI
E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937,
205.
SQUASSONI FELICE
-Napoli 3 agosto
1863
Fece le campagne risorgimentali del 1848, 1849 e 1859.
FONTI
E BIBL.: Il Patriota 10 settembre 1863, n. 242; G.Sitti, Il Risorgimento italiano, 1915,
421.
SQUASSONI FERDINANDO
Cortemaggiore
1810-post 1859
Studiò violino per due anni con Germano Liberati e poi con Ferdinando Melchiorri.
A quattordici anni, nel 1824, sostenne lesame per aspirante della Ducale Orchestra
di Parma e il maestro Simonis lo definì un genio. Con decreto del 9 dicembre 1837 fu
nominato al posto di primo dei secondi violini, già di Giovanni Battista Tronchi. Ottimo
violinista, attivo anche in concerti da solista (Teatro Ducale di Parma, 13 marzo 1834),
risulta che nel 1832 fece parte della Ducale Orchestra di Parma. Nel novembre 1835, a
seguito di concorso, fu giudicato idoneo da Paganini per occupare il posto di primo
violino direttore, ma fu data la precedenza al secondo classificato, Gaetano Burlenghi, in
quanto lo Squassoni percepiva già uno stipendio. Il 4 marzo 1838 si doveva rappresentare
lOtello di Rossini con la direzione di De Giovanni: essendo questi indisposto, fu
sostituito dallo Squassoni, violino di spalla, che non aveva potuto assistere alle prove,
in quanto a sua volta ammalato. Lesito comunque fu ottimo. Altra prova come
direttore la dette il 19 ottobre 1839 nelle feste per il ritorno di Maria Luigia
dAustria. questa abilità lo portò a
essere nominato direttore dellorchestra dellAccademia filarmonica Ducale di Parma, della quale era socio
onorario. In due stagioni fu direttore dorchestra titolare: in quelle dautunno
1846 e 1847. Diresse anche a Pontremoli, Firenze e in altri teatri. L8 ottobre 1853,
alla stagione di inugurazione del Teatro Carlo III di Fiorenzuola darda con lAttila di Verdi, fu concertatore,
direttore e impresario della stagione (ritornando nel 1857 e 1862), cosa che fece anche al
Teatro di Carpi tra il 1855 e il 1858. Dal decreto del 18 novembre 1856, con il quale la
duchessa Luisa Maria di berry ampliò
lorganico dellorchestra, risulta essere il vicedirettore e primo violino in
seconda. Nel 1859, per la stagione di primavera del Teatro Regio di Parma, che prevedeva
tre opere (due di genere buffo e una seria), si presentò come rappresentante
dellimpresario Angelo Burcardi di Milano. Fu una stagione sfortunata che, invece del
previsto 2 giugno, dovette cessare il 2 maggio causa lincalzare de torbidi
politici esse opere non poterono essere eseguite e i cantanti si rivolsero al pretore per
essere soddisfatti delle loro competenze, dopo che lo Squassoni aveva dovuto far chiudere
il teatro. La Duchessa volle concedere una somma per retribuire almeno gli artisti del
coro.
FONTI
E BIBL.: R. Biblioteca Palatina di Parma, almanacchi
di Corte dal 1840 al 1859; P.E. Ferrari, Gli Spettacoli, 138 e 144; N. Pelicelli, Musica
in Parma, 1936, 277; G.N.Vetro, Dizionario, 1998.
SQUASSONI GIOVANNI
Parma prima
metà del XIX secolo/1863
Ceroplastico. Nel 1863 allEsposizione industriale
di Parma presentò alcune figure copiate dal vero che gli meritarono gli elogi di quanti
ebbero a vederle.
FONTI
E BIBL.: Aurea Parma 3 1992, 201.
SQUAZZONI GIOVANNI
Parma 1831
Impiegato di Finanza. Venne indicato dalla Direzione Generale della Polizia come
cooperatore allo scoppio e alla propagazione della rivolta in relazione ai moti del 1831.
Figurò nellelenco degli inquisiti di Stato con requisitoria.
FONTI
E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937,
207.
SQUERI MARIO
Bedonia
1920-Parma 26 maggio 1993
Maestro, non poté iniziare lattività di insegnamento perché, appena
ventenne, fu chiamato alle armi e inviato sul fronte jugoslavo. Raggiunse il grado di
Tenente di fanteria nella prima divisione Re. Partecipò a diverse azioni di guerra
distinguendosi per coraggio e acume tattico. Durante un combattimento fu ferito piuttosto
seriamente al braccio destro. Per questa sua azione fu decorato sul campo, dichiarato
invalido al servizio attivo e rimpatriato. Rientrato a Bedonia nel 1943, aderì al
movimento partigiano che si stava formando nella zona. Fu da subito uno dei principali
artefici della formazione del gruppo Monte Penna. Per la sua esperienza ebbe il comando di
un gruppo di ardimentosi e portò a termine con successo diverse azioni di guerriglia.
Partecipò allassalto ed espugnazione della caserma dei carabinieri di Santo Stefano
daveto e guidò molte altre azioni
sino a essere il protagonista della battaglia di Montevaccà, avvenuta nel giorno di
Pasqua del 1944. In quella occasione fu ferito da una pallottola in un fianco e stava per
essere sopraffatto da un nemico nel corpo a corpo quando un compagno si avventò sul
nemico e lo sgozzò con il pugnale, salvando lo Squeri da morte sicura. nellestate del 1944 venne chiamato a Bardi e
fu destinato al comando della Divisione Val Ceno, con il grado di Aiutante di battaglia,
comando che tenne fino alla Liberazione. Nel 1945, al termine della guerra, rientrò nella
vita civile e, dopo un anno di esperienza come insegnante elementare nella scuola di Ponte
Ceno, fu assunto al Centro contabile della banca
Commerciale Italiana di Parma, dove rimase fino alla pensione. Lo Squeri, pluridecorato al
valore militare, fu sepolto nel cimitero di Bedonia.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 30 maggio 1993, 29.
STABI GIULIO
Parma 1548/1558
Sacerdote. Fu cantore nella chiesa della Steccata in Parma dal 1548 al 26 agosto
1558.
FONTI
E BIBL.: N. Pelicelli, La Cappella corale della Steccata nel sec. XVI, 20; N. Pelicelli,
Musica in Parma, 1936, 16.
STABIANI LEONARDO
Parma XV secolo
Figlio di Luigi. Fu Dottore dei Canoni.
FONTI
E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 24 e 100.
STABIELLI PRIMO
Noceto
1922-Noceto 12 novembre 1989
Neanche ventenne fu mandato, col grado di Sergente, a combattere in Africa. Poi
risalì la Penisola con le truppe alleate di liberazione. Quella esperienza di combattente
gli procurò più di una decorazione. Per quasi trenta anni fu dipendente, addetto
allufficio amministrativo, dello stabilimento militare di Noceto. Come pittore, fu
un cantore della natura, con quei suoi boschi così densi di suggestioni, quei suoi
paesaggi sprofondati nel verde intenso e quella sua campagna schietta e solenne. Nei suoi
quadri cè sempre un sincero amore per la natura, un sentimento nobile e perfino
austero, lottimale vicenda delle emozioni e tentazioni vissute a contatto con la
vita campestre e fermate liricamente sulla tela: la felice poesia delle cose viste,
sentite e amate. Lo Stabielli fu anche collaboratore della Gazzetta di Parma con sapide
vignette e disegni.
FONTI
E BIBL.: G. Mellini, in Gazzetta di Parma 13 novembre 1989, 22.
STABILE
Parma 998/1000
Fu giudice in Parma negli anni 998-1000.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 875.
STABILE
Bardone 1005
Fu Arciprete di Santa Maria di Bardone nellanno 1005.
FONTI
E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 875.
STADIANI PAOLO
Parma 1498
Sacerdote, fu buon calligrafo e Custode del Coro della Cattedrale di Parma nel
1498. La biblioteca Palatina di Parma
possiede un ufficio latino della Beata
Vergine elegantemente scritto dallo Stadiani, in pergamena con alcuni ornamenti in
miniatura. A conclusione del codice stanno queste parole: Ego donus paulus stadianus
presbiter et civis parmensis ac custos chori ecclesiae cathedralis parmensis Nobili
dominae susanae de sancto uitale moniali in sancto quintino scripsi ac complevi hunc
librum die XXVII iulii MCCCCLXXXXVIIJ. Laus deo. LAffò (nella Vita di S. Bernardo,
f. 174) cita questo Ufficio a riprova che anticamente si invocava il nome di San Bernardo
tra i vescovi nelle litanie dei santi.
FONTI
E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 274.
STAGNETTI GIACOMO
Borgo San
Donnino 1518
È ricordato in un atto notarile del 1518 come vasaio. Secondo il Campori, tenne
fornace a Borgo San Donnino.
FONTI
E BIBL.: A. Minghetti, Ceramisti, 1939, 318; E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di
Belle Arti parmigiane, III, 378.
STANGA TRECCO IRMINIA, vedi MANARA IRMINIA
STANGHELLINI EZIO
Parma 11
settembre 1893-Bosco di Usuk 6 agosto 1916
Figlio di Adriano. A Parma fece gli studi classici e si iscrisse alla facoltà di
giurisprudenza. chiamato alle armi fin dai
primi mesi dello scoppio della prima guerra mondiale, fu nominato, dopo un breve corso, sottotenente. Entrato a far parte del 94° reggimento di fanteria, dimostrò il proprio
eroismo in molti combattimenti e in special modo in ardite operazioni notturne, nelle
quali spiccò, col coraggio, anche lintelligente abilità. Appunto in una di quelle
sortite notturne, lo stanghellini trovò
la morte. Nella notte tra il 5 e il 6 agosto 1916 la sua compagnia stava compiendo
unesplorazione nei pressi del Rio Piccolo di Santa Lucia, quando venne a contatto
con forze nemiche soverchianti: lo Stanghellini coadiuvò validamente il comandante e
riuscì a sventare un tentativo di accerchiamento. Sotto il grandinare dei proiettili
nemici, percorse le linee, combattendo e incitando, fin quando non fu colpito mortalmente.
Fu sepolto nel cimitero n. 2 di Valle Doblar. Alla sua memoria fu conferita la medaglia
dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Facendo parte di una
pattuglia notturna ne coadiuvava, con intelligenza, calma ed esemplare coraggio, il
comandante, concorrendo a sventare il pericolo di un accerchiamento da parte di forze
nemiche soverchianti. Animato da elevato senso del dovere, sotto violente raffiche di
fuoco, sprezzante del pericolo, percorreva la linea incuorando i soldati con la parola e
con lesempio. Colpito mortalmente, si preoccupava solo che il suo moschetto non
fosse lasciato in mano al nemico, e diceva: muoio contento di aver fatto il mio dovere!
Già distintosi più volte in ardite operazioni notturne. Il 5 novembre 1917 gli fu
conferita la laurea a titolo donore.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 20, 23 e 26 agosto, 7 settembre 1916, 4 febbraio e 7 e 13
novembre 1917; Giornale del Popolo 26 agosto 1916; Per la Vittoria 26 maggio 1917; Per la
Riscossa 17 febbraio 1918; Annuario della R. Università di Parma 1916-1917, 5-7, e
1917-1918, 5-13; G.Sitti, Caduti e decorati, 1919, 235; Caduti Università Parmense, 1920,
70-71; Decorati al valore, 1964, 99.
STASI RODOMONTE
Parma prima
metà del XVI secolo/1575
Fu pittore di buon valore. Antonio Cerati scrive: si apprezzano di Rodomonte
pittore parmigiano alcune pitture da lui fatte in Vicenza. Al 17 marzo 1575 risale la
legittimazione, da parte del conte palatino Giovanni Battista Sozzi, di Battista de
Stasiis, figlio di rodomonte de Stasiis e di
Francesca Ficarellis, il cui marito era da otto anni lontano da Parma in luogo ignoto
(Archivio di Stato di Parma, rogito di Giovanni Alberto Rocca). Lo Stasi, che era figlio
del maestro Battista della vicinia di San Bartolomeo della Ghiaia, dettò poi il suo
testamento con cui istituì erede universale il bambino legittimato (Archivio di Stato di
Parma, rogito di Giovanni Alberto Rocca).
FONTI
E BIBL.: P. Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XV, 1823, 286; A. Cerati, Opuscoli,
Parma, Carmignani, 1809/1810, I, 230; E. Arnaldi, Descrizione delle architetture di
Vicenza, 1779, parte II, 25 (vengono descritti alcuni dipinti nella Basilica di Vicenza,
tra cui Cristo in croce e angeli); C. Malaspina, Nuova guida di Parma, 1869, 175; E.
Scarabelli Zunti, vol. IV, c. 229; U.Thieme-F.Becker, Künstler-Lexikon, vol. XXVIII, 465;
Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 354.
STATORIA CORINTIS
Parma II/III
secolo d.C.
Di condizione incerta, uxor (probabilmente) di P. Roscius Gratus, è ricordata in
epigrafe, perduta, fatta fare da questi per disposizione testamentaria. Statorius è nomen
diffuso in Italia, raro tuttavia in Cisalpina. Corintis è cognomen etnico grecanico, più
comune nella forma Corinthus, Corinthius, Corinthia, soprattutto diffuso per schiavi e
liberti. In Aemilia sono tuttavia pochi i casi documentati, sempre, tranne questo di
Parma, nella seconda forma. È cognomen raro in Cisalpina a nord del Po. Da notare sono le
formule b(ene) c(ognita) e t(estamento) f(ieri) i(ussit), caratteristiche della piena età
imperiale.
FONTI
E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 170.
STAVOLI GEROLAMO
Parma-post 1642
Laureato in legge. Ottenne credito e diede prova di valore nellavvocatura, e,
soprattutto, nellamministrazione pubblica.
FONTI
E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 90.
STAVOLI MARCELLO
Parma 1584
Si addottorò in ambo le leggi nellanno 1584.
FONTI
E BIBL.: R.Pico, Appendice, 1642, 50.
STECCONI NANDO
Busseto
1905-Torino 1961
Viene considerato il primo suonatore di jazz apparso a Parma. Si affacciò alla
ribalta musicale con il maestro Angelo Bocelli. Fu anche compositore e batterista, ma non
disdegnò sax alto, trombone, clarino e un antico strumento, la sega. Dopo aver girovagato
per mezza europa, allo scoppio della seconda
guerra mondiale si trovò in Germania e solo dopo molte peripezie rientrò in Italia,
stabilendosi a Torino. Qui per molto tempo fece parte del complesso di Rosa Clot, sino a
che decise di ritirarsi e di aprire una scuola di ballo. Diresse anche unorchestra,
conosciuta in Piemonte e in svizzera. Molto
abile come ballerino, partecipò a varie manifestazioni di danza, piazzandosi ai primi
posti per balli antichi e moderni.
FONTI
E BIBL.: F.e T. Marcheselli, Dizionario dei Parmigiani, 1997, 297.
STECCONI PIETRO
1605-Busseto 16
novembre 1679
Dapprima
Canonico della collegiata di Busseto, fu eletto Prevosto nel 1665, lasciando in quella
parrocchia, in quindici anni di ministero, numerose testimonianze della sua munificenza.
Appartenente a cospicua famiglia, fondò nella chiesa di Busseto i canonicati di San
Pietro, SantAntonio, San Filippo Neri e San Girolamo, che dotò di pingue dote. Con
atto a rogito del notaio Bernardino Quaglia, istituì nel novembre 1672 due benefici
semplici sotto i titoli di San Giuseppe e San francesco,
conferendo il diritto di nomina degli investiti ai duchi Farnese e riservando alla propria
famiglia il solo giuspatronato di uno dei quattro canonicati. Accrebbe inoltre il
patrimonio immobiliare della prepositura mediante la donazione di un vasto podere e
destinò a più decorosa abitazione del parroco pro-tempore la canonica. La sua salma
riposa nella collegiata bussetana presso laltare dedicato a Santa Maria Goretti, a
quel tempo in santantonio.
FONTI
E BIBL.: D. Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 445.
STEFANINI GUIDO
Parma
1923-Milano 17 luglio 1981
Grafico e pittore. Autodidatta, dapprima si dedicò alla caricatura: partecipò in
questa veste (i suoi profili erano arguti e taglienti) allesposizione nazionale di
Trieste del 1947 e del 1948. Nel 1951 lo Stefanini si trasferì in Venezuela, ove lavorò
per oltre un decennio nella direzione artistica dellArs puplicidad. A Caracas
partecipò a mostre collettive di artisti contemporanei con disegni e tempere: esposiciòn colectiva de Arte libre (1960) e
Grafica 1 al Museo de Bellas Artes (1961). Al suo ritorno in Italia, nel 1962, diventò
responsabile del settore grafico nellufficio pubblicità della casa editrice Fabbri
di Milano, partecipando in prima persona, con i suoi sintetici e popolari bozzetti, ad
alcune delle più famose campagne pubblicitarie in campo nazionale. contemporaneamente continuò lattività di
pittore: personali a Parma nel 1964, a Soragna nel 1965, a Milano nel 1966, a Como nel
1967, a Milano e a Roma nel 1968, a Monza e a Parma nel 1969, a Gallarate e Algeri nel
1970, a Milano e a Parma nel 1971, a Napoli, Tradate e Milano nel 1972, a Bergamo e Milano
nel 1973, a Catania, Milano e Parma nel 1974, a Trento e Milano nel 1975, ad Agrigento e
Fidenza nel 1976, alla Certosa di Pavia, a Giarre, e a San Francisco (dove espose disegni
originali con altri cinque artisti italiani) nel 1977, ancora a Milano e a Parma nel 1978.
Lo Stefanini si aggiudicò moltissimi premi: dalla Parete di Milano nel 1963-1964, al
premio per il disegno Joan Mirò di Barcellona 1968, 1969, 1971 e 1972, Campione
dItalia, Biennale San Michele di Oleggio, Rassegna di maestri contemporanei
itinerante in Sicilia 1972, gli artisti della DArs di Milano a Parigi 1973, premio
nazionale per la grafica Io e lei di Milano 1975, 8a Rassegna Primavera Unesco
di Parigi 1977, Avanguardia 2 di Milano e Città di Alassio nel 1978. Lo Stefanini fu
artista assai personale per la grafica acuta che veniva dalla caricatura, semplice nella
chiarezza delle linee e complessa nellaffastellamento compositivo e nei significati
umani, e per la sua facilità di artista pubblicitario, dalle idee che sfociano in
immediatezza e immancabile eleganza. Lo Stefanini fu soprattutto un esteta: il suo disegno
è continuamente alla ricerca di armonie e di ritmi, partendo però da basi umane. Sotto
gli apparenti svolazzi si nota spesso una punta di malinconia. Le figure sono donne dal
capo chino, uomini-simbolo dalle infinite braccia, entro cui raccolgono un paesaggio
invisibile, tagli drammatici di volti e di membra, e satira sociale in un corpo magari
immerso nelle medaglie. Cè luomo moderno, disperato e compiaciuto, dalla vita
sottile, che appare sempre sul punto di spezzarsi, dallumorismo immediato e pur
raffinato, dalla necessità di voler bene alla gente, pur deridendola. Morì a 58 anni per
collasso cardio circolatorio e fu sepolto a Parma.
FONTI
E BIBL.: T. Marcheselli, in Gazzetta di Parma 21 luglio 1981, 4.
STEFANO
Parma 790
Fu sacerdote e Canonico della Cattedrale di Parma nellanno 790.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 876.
STEFANO
Parma 880
Fu Suddiacono e Canonico della Cattedrale di Parma nellanno 880.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 876.
STEFANO DA ENZOLA, vedi ENZOLA STEFANO
STEFANO DA
PARMA
Parma 1472
Miniaturista attivo a Venezia nellanno 1472.
FONTI
E BIBL.: B. Cecchetti, Saggio di cognomi ed autografi di artisti in Venezia nei secoli
XIV-XVI, in Archivio Veneto, 410 e 413; P. DAncona, Dizionario miniaturisti, 1940,
199.
STEFANO DA PARMA, vedi anche CASSOLI PORTA CORNELIO
STERILE, vedi LALATTA GIULIO CESARE
STERNO FILIPPO, vedi BONI ORESTE
STETUR ENRICO
Toscana-Gaiano
ante 1961
Detto il Toscanino perché venuto dalla toscana,
visse e operò a Gaiano. Fu artigiano operoso e industrioso, artista del legno con intagli
pregevoli (mobili, armadi, cassapanche, poltrone). Espose anche in mostre fuori provincia
ed ebbe premi e lodi. Fu nominato Cavaliere per meriti professionali. Restano dello Stetur
in Gaiano, Ozzano e dintorni molti mobili di ottima fattura.
FONTI
E BIBL.: F. Botti, Collecchio, Sala Baganza, Felino, 1961, 76.
STEVANI ENRICO
Nibbiano 26
novembre 1830-Pisa 11 novembre 1861
Studiò medicina allUniversità di Parma. Nel 1848 fu volontario bersagliere
con lamarmora e nel 1849 combatté alla
difesa di Roma con Garibaldi. Esule in Francia dopo luccisione del duca Carlo di
Borbone (1854), si presume che lo Stevani abbia contribuito a salvare il Carra, uccisore
del Duca. Fu Capitano medico nella legione anglo-italiana in Crimea. rimpatriato nel 1859, fece parte della giunta di
governo a Parma dopo la partenza della duchessa Luisa Maria di Borbone. Fu anche
segretario del Manfredi e successivamente del farini,
fino allannessione dellEmilia al piemonte.
Successivamente fu Console a Livorno.
FONTI
E BIBL.: Necrologio, in Il Paese 23 novembre 1861; L. Mensi, Dizionario biografico dei piacenti-ni, 1899, 429-430; Assemblee del
Risorgimento: Parma, Roma, 1911; F. Ercole, Uomini politici, 1942, 210-211; R. Delfanti,
in Dizionario biografico piacentino, 1987, 253.
STEVEZZOLI LUIGIA
Parma 26
febbraio 1886-Parma 31 gennaio 1973
Figlia di Michele, dottore in legge e proprietario terriero, e di Albina Zilocchi,
di nobile famiglia piacentina, entrambi ferventi cattolici. Seguita spiritualmente dal
sacerdote Spigardi, entrò in monastero il 18 marzo dellanno 1905. Vestì
labito religioso francescano il 21 settembre dello stesso anno, sostituendo al nome
di Luigia quello di Maria Eletta. trascorse
oltre sessantotto anni di vita claustrale in evangelica semplicità e in profonda e
operosa contemplazione. Per venti anni maestra delle novizie, fu tra le sorelle monache
testimone autentica di fede, carità, gioiosa penitenza e mitezza di cuore. Morì, dopo
sei giorni di agonia, in concetto di santità, lasciando dietro di sé lesempio e il
ricordo di un cammino costante e fino allultimo fedele nellumile osservanza
della Regola, delle Costituzione dellordine
e delle consuetudini della sua fraternità.
FONTI
E BIBL.: R. Lecchini, Cappuccini a Parma, 1982, 99-122.
STEVEZZOLI MARIA ELETTA, vedi STEVEZZOLI LUIGIA
STEVEZZOLI MICHELE
Cella di Noceto
9 aprile 1839-1925
Dottore in legge. Nel 1897 sposò la contessa Albina Zilocchi di Piacenza, dalla
quale ebbe sei figli, due maschi e quattro femmine. Fu proprietario terriero con
possedimenti a Cella di Noceto e Fontevivo, dove il 13 ottobre 1884 entrò a far parte del
consiglio comunale. Il 3 maggio 1887 venne eletto assessore effettivo e rappresentante del
Comune nel comitato forestale e il 19 ottobre 1880 gli fu affidato il compito di revisore
dei conti per quellanno. Rifiutò altre nomine nel 1880, finché ascese alla carica
di Sindaco (dal 21 febbraio 1893 al 28 luglio 1895). Non meno intensa fu la sua vita
religiosa, tanto a Fontevivo quanto nella parrocchia di San Quintino in Parma, dove fu
presidente dellOpera parrocchiale e prestò pure la propria attività per le
necessità della chiesa. Fu, come la moglie, profondamente cattolico, di pietà molto
sentita e praticata in parole ed esempi, ciò che arricchì leducazione cristiana
impartita ai figli. Lo Stevezzoli fu molto stimato dai vescovi Magani prima e Conforti
poi. Morì a 86 anni.
FONTI
E BIBL.: R. Lecchini, Suor Maria Eletta, 1984, 13-15.
STIRPIO ANGELO
Busseto 1560 c.
Fratello di Francesco, Giovanni Antonio e Petreio. Lavorò per diverso tempo nelle
Fiandre. Ritornò poi a Parma e si mise in evidenza per la sua praticità e capacità nei
negozi. Essendo il maggiore detà dei fratelli, aiutò gli altri a conseguire
incarichi e onori.
FONTI
E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 53.
STIRPIO ANGELO
Busseto 1589
c.-post 1612
Figlio di Giovanni Antonio. Fu sospettato di cospirazione contro Ranuccio Farnese,
in collegamento coi Gonzaga e con Barbara Sanseverino. Fu per questo imprigionato.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 878.
STIRPIO FRANCESCO
Busseto 1564 c.-
Fratello di Giovanni Antonio, Angelo e Petreio. Si addottorò in leggi a Bologna
nel 1586. Fu ammesso nel Collegio dei Dottori e ottenne anche un canonicato nella
Cattedrale di Parma. Divenne famoso per aver difeso e fatto assolvere dal Sacro Tribunale
dellinquisizione di Roma il piacentino
Pietro Antonio Pietra. A Parma esercitò per lungo tempo e fino alla morte il Vicariato
della Curia episcopale. Morì in ancora
giovane età.
FONTI
E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 52 e 128.
STIRPIO GIOVANNI ANTONIO
Busseto 1563
c.-Francia dicembre 1592
Studiò matematiche e architettura civile e militare, forse sotto Giovanni Boscoli.
Passò nelle Fiandre come Ingegnere con Alessandro Farnese. In diverse imprese ebbe modo
di dimostrare leccellenza del suo ingegno, per cui il Farnese, fatto Duca di Parma e
volendo in quella città erigere una fortezza a similitudine di quella di Anversa, commise
allo Stirpio il rilevarne i piani. Inviato a Parma, in breve lo Stirpio portò a
compimento la nuova fortezza (1591). Fu quindi inviato da Alessandro Farnese a Rouen per
studiarvi le modalità dassedio di quella città (24 aprile 1592). Sfuggito una
prima volta in modo fortunoso alla morte, poco tempo dopo (sempre nel corso di un
sopralluogo alle fortificazioni nemiche) cadde colpito in piena fronte da una palla di
archibugio. Non rimane dello Stirpio alcuno scritto.
FONTI
E BIBL.: Casa, La cittadella di Parma, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1894,
125-126; M. Corradi Cervi, Guida di Parma artistica, Parma, 1967; Dizionario Architettura
e Urbanistica, VI, 1969, 84; Biblioteca 70 3 1973, 99-100.
STOCCHI
Parma 1850/1857
Fu tipografo in Parma (1850-1857) e pubblicò diversi volumi.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 878.
STOCCHI ALESSANDRO, vedi MOLOSSI LORENZO
STOCCHI CATERINA
Parma 1755 c.-
Si interessò di letteratura e fu aggregata allAccademia degli Arcadi di
Parma col nome di Laurinda Timbrea. Il 21 novembre 1775 sposò Angelo Mazza.
FONTI
E BIBL.: Aurea Parma 2 1988, 149; R. giordani,
Opere scelte di L.U. Giordani, 1988, 349; Palazzi e casate di Parma, 1971, 128;
T.Marcheselli, in Gazzetta di Parma 25 aprile 1984.
STOCCHI FORTUNATO
Parma-post 1855
Attrezzista, lavorò al Teatro di Reggio Emilia nelle stagioni di Carnevale del
1845, del 1846 e del 1848.Nel 1855 fece domanda per essere assunto come portiere del teatro Regio di Parma.
FONTI
E BIBL.: P.Fabbri e R.Verti, Inventario, 1992, 393.
STOCCHI GIACOMO
Langhirano 7
aprile 1819-post 1869
Notaio, repubblicano, nel 1869 su di lui fu inviato il seguente rapporto di polizia
alla Questura di Parma: La sua condotta morale è abbastanza soddisfacente. Egli ha
opinioni politiche avverse al governo attuale, in casa tiene riunioni di persone influenti
del partito repubblicano. È proprietario abbastanza agiato ed esercita la professione di
notaio. Ha labitudine di passare i giorni in casa propria con persone del partito
repubblicano fra cui il dott. Clodoaldo Leoni e Antonio Tarasconi suoi congiunti. Partì
il giorno 14 aprile 1869 per Parma dove rimase parecchi giorni.
FONTI
E BIBL.: C. Melli, Langhirano nellOttocento, 1987, 56-57.
STOCCHI GIUSEPPE
Parma 1694
c.-post 1761
Nacque
da Pietro Alfonso. Sposò Colomba, figlia di Paolo Monti, il quale lo lasciò erede di un
ingente patrimonio e del suo cognome. Lo Stocchi, rimasto vedovo in giovane età,
abbracciò lo stato ecclesiastico. Ebbe una patente di familiarità dal duca Antonio
Farnese in data 26 aprile 1720. Con patente del cardinale Alessandro Albani del 24 agosto
1735 fu dichiarato suo gentiluomo donore, mentre con breve di papa Clemente XII del
25 maggio 1735 venne nominato Protonotario apostolico. il 14 marzo 1761 (per atto di Giacomo Taverna) lo
Stocchi fece donazione inter vivos a favore del figlio legittimo Pietro, nato da lui prima
di essere ecclesiastico, il 5 agosto 1721.
FONTI
E BIBL.: V. Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 483.
STOCCHI GIUSEPPE, vedi anche STOCCHI MONTI GIUSEPPE
STOCCHI ITALO
Parma 22
febbraio 1855-Parma 13 novembre 1917
Diplomato in pianoforte e violoncello alla Regia Scuola di Musica di Parma nel
1875, fu distinto insegnante di pianoforte e maestro di canto corale e anche valente primo
violoncello nellOrchestra del teatro Regio di Parma e nelle migliori orchestre
italiane.
FONTI
E BIBL.: C. Alcari, Parma nella musica, 1931, 186.
STOCCHI LUIGI
Langhirano 1831
Allepoca
dei moti del 1831 fu arrestato come uno degli autori della rivolta avvenuta in Langhirano.
Fu posto in stato di accusa l8 agosto e fu arrestato e processato. In forza del
decreto damnistia 29 settembre 1831 venne messo in libertà e sottoposto ad alcuni
precetti.
FONTI
E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937,
207.
STOCCHI OTTAVIO
Langhirano 18
settembre 1906-Modena 4 marzo 1964
Scacchista. Arbitro internazionale dal 1956, fu fecondo e geniale compositore di
problemi, soprattutto in due mosse. Produsse un migliaio di lavori, di cui un centinaio
ottennero primi premi in importanti concorsi internazionali e almeno altri 400 vinsero
premi minori. Proprietario terriero, dedicò alla
composizione scacchistica tutto il suo tempo libero, distinguendosi per
loriginalità delle idee, la tecnica e la facilità costruttiva. Realizzò vari
tasks (sei interferenze di pedone a donna nera, cinque schiodature indirette di donna
bianca, diagonali e orizzontali, tredici varianti di pedoni bianchi). Diede il nome a una
difesa caratteristica, da lui illustrata in esempi rimasti classici: autoblocchi nella
stessa casa, con doppio duale evitato. Nel primo celebre esempio (Wladomoschy Szachy,
1937) nelle tre varianti tematiche un duale è, a turno, impedito da inchiodatura
indiretta di pezzo bianco e laltro da guardia diretta. Introdusse un elemento
originale nel tema Fleck-Karlstrom, con lapplicazione anche a una variante del
principio della riduzione alla unità di più matti possibili, dopo una mossa qualunque di
un pezzo nero. NellAntologia dei problemisti italiani, edita nel 1963, sono
pubblicati sei suoi problemi famosi premiati col primo premio negli anni 1934, 1937, 1947,
1952, 1953 e 1957. Tra laltro lo Stocchi prese parte a concorsi banditi in Nord
America, in Brasile, in australia, in
Inghilterra, Ungheria, Polonia, Russia, Germania, Grecia e Spagna. Fu in continuo contatto
con problemisti italiani ed esteri, specialmente russi. Lultimo suo lavoro, inviato
alla Federazione scacchistica cecoslovacca, risale al 29 dicembre 1963. Fu pure
collaboratore di riviste e giornali italiani. Morì alletà di 57 anni.
FONTI
E BIBL.: Dizionario scacchi, 1971, 481; gazzetta
di Parma 17 gennaio 1994, 17.
STOCCHI PIETRO
Parma 1831
Nel 1831 fu membro del consesso civico di Parma. Definito dalla Polizia liberale
assai caldo, sebbene non inquisito, non cessò però di essere sospetto e fu sottoposto ai
precetti di visita e sorveglianza.
FONTI
E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937,
206.
STOCCHI PIETRO ALFONSO
Parma 1668
c.-post 1745
Figlio di Michele. Venne eletto Tenente delle Corazze ducali di Parma e
dallinquisitore ecclesiastico Giacinto Maria Longhi fu nominato Revisor capsarum
telonii (Archivio stocchi, Patente del Santo
Ufficio, 1° giugno 1745).
FONTI
E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 483.
STOCCHI MONTI GIAMBATTISTA
Parma 25 agosto
1749-
Figlio di Pietro e di Giovanna Barchini. Nel 1775 venne arruolato Alfiere di una
delle compagnie urbane di Parma dal duca ferdinando di Borbone. Con patente dello stesso
del 29 agosto 1778 fu nominato Tenente. A Corte ricoprì lincarico di Usciere di
Camera. Ebbe i figli Pietro, Marco e Giuseppe.
FONTI
E BIBL.: V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 483; Gazzetta di parma 2 giugno 1997, 5.
STOCCHI MONTI GIUSEPPE
Parma 18 gennaio
1788-Parma 15 aprile 1862
Nato dal luogotenente Giambattista e da Lucia Naudin. Apprese le prime lettere da
esperti maestri, ma presto interruppe gli studi per abbracciare la carriera delle armi.
Allorché nel 1808 Napoleone Bonaparte assegnò la Corona della Spagna al fratello
Giuseppe e gli Spagnoli insorsero con grande animosità contro le truppe imperiali, lo
Stocchi Monti, che nel 1807 aveva militato al servizio del vice re dItalia quale
Brigadiere nella compagnia delle Guardie Nazionali e il 1 gennaio 1808 era passato al
servizio di Francia nei Dragoni di Toscana, fu arruolato nel 28° Reggimento dei
Cacciatori a cavallo per la campagna militare di Catalogna, agli ordini del generale
Ruille e Serran. Rimase invece nelle Asturie alle dipendenze del generale Bonnet e il suo
valore rifulse specialmente al Ponte di Massaneda: il 25 aprile 1810, dopo avere
oltrepassato il ponte che era difeso da due cannoni, si lanciò arditamente col suo
manipolo attraverso le schiere nemiche, impadronendosi di tre carri di munizioni e facendo
quaranta prigionieri, tra i quali cinque ufficiali. La divisione del generale Bonnet era
impegnata in una lotta senza quartiere contro le truppe del brigadiere spagnolo Porlier,
detto il Marquesito, il quale da tempo impediva al condottiero francese di progredire
dalle Asturie nella Galizia. Il 20 febbraio 1811 il Marquesito, alla testa di una banda di
4000 uomini tra i quali i granatieri del Reggimento Cantabria, investì il piccolo posto
fortificato di Llanes difeso da una compagnia di volteggiatori del 120° Reggimento al
comando del capitano Zannet. Il Bonnet inviò quattro compagnie, precedute da un drappello
di quindici cacciatori del 28° Reggimento agli ordini dello Stocchi Monti, il quale
affrettò la marcia e arrivò col solo suo plotone. Lo stocchi Monti, desideroso di comunicare con il
presidio di Llanes e sicuro di essere aiutato dalle quattro compagnie che lo seguivano, si
slanciò, sciabola alla mano, sotto una grandine di fucilate, in mezzo alle colonne
spagnole. Con i pochi cacciatori a sua disposizione, lo Stocchi Monti attraversò la
colonna nemica, si congiunse ai volteggiatori e, piombando con loro sulla coda delle
truppe spagnole attaccate di fronte dalle sopraggiunte quattro compagnie, le mise in fuga.
Nello stesso anno 1811, per molti atti di valore compiuti al Puello nelle Asturie (8
aprile) e al ponte dUrbigo in Castiglia (2 luglio), lo Stocchi Monti fu nominato
Luogotenente (decreto imperiale del 20 luglio) e proposto per la croce della Legione
donore dal generale Bonnet, che gliene diede comunicazione il 6 gennaio 1813. La
proposta fu accolta il 20 febbraio 1813. Ma una grave ferita riportata sul campo (una
palla di fucile gli passò la coscia nel combattimento del 22 luglio 1812 a Salamanca
lasciandolo storpio) obbligò lo Stocchi Monti ad abbandonare la carriera così
onorevolmente iniziata e a ritornare in patria. Lo si rileva da una lettera del ministro
della Guerra francese del 15 aprile 1813, con la quale è accordata al tenente Stocchi una
gratificazione, per una sola volta, di lire 450 perché lufficiale, non trovandosi
nelle condizioni richieste per ottenere la pensione di ritiro, deve essere riformato senza
pensione. Ritornato alla vita privata e unitosi in matrimonio nel 1815 con la nobile
Teresa Levacher, dalla quale ebbe numerosa prole, lo Stocchi Monti fece parte del corpo
degli ufficiali alla dipendenza del barone Ferrari, comandante della piazza di Parma e
tenente colonnello del Reggimento della duchessa di Parma Maria Luigia dAustria. Con
decreto ducale dell11 dicembre 1830 venne nominato Podestà del Comune di Marore.
Per lardire e la prudenza dimostrati nelloccasione di un grave incendio
avvenuto in Parma nel 1821, il conte Neipperg incaricò lo Stocchi Monti di costituire in
Parma le Guardie del fuoco, istituzione ancora nuova per lItalia.
Alladempimento del mandato, lo Stocchi Monti dedicò le cure più assidue e i
pompieri da lui addestrati e dei quali fu nominato primo tenente (rescritto del 26 marzo
1832) ottennero consensi e plausi dalla cittadinanza e i più alti elogi dal conte di
Bombelles, maggiordomo di Maria Luigia dAustria. Dal comando dei pompieri lo Stocchi
Monti, decorato il 7 dicembre 1835 con la croce di Cavaliere dellOrdine
Costantiniano, fu elevato nel 1836 allufficio di direttore della Scuola Militare di
Parma e promosso al grado di Maggiore. Anche nel nuovo posto si conquistò subito, per le
sue non comuni qualità, la stima e la fiducia dei governanti. Il conte di Bombelles gli
scrisse frequentemente, congratulandosi con lui per lottimo funzionamento della
Scuola e chiedendogli particolareggiate notizie degli insegnanti e dei singoli allievi.
Maria Luigia dAustria volle premiare la lunga e meritoria opera dello Stocchi Monti
confermando, con diploma del 18 novembre 1842, i titoli di nobiltà della famiglia e dei
suoi discendenti. Morta lArciduchessa e allontanato il duca Carlo di Borbone, lo
Stocchi Monti, che sempre aveva dato alte prove di patriottismo prendendo parte ai moti
rivoluzionari del 1831 combattendo contro gli Austriaci (dai quali soffrì ferite e
prigionia), fu nel 1848 onorato dal Governo Provvisorio con la nomina a presidente del Comitato di Guerra perché
potesse prestare alla Patria in quellepoca solenne lesperienza delle cose
militari di cui era fornito. Quando, dopo il disastro di Novara, il barone austriaco
Stuzemer assunse nel 1849 il comando della provincia di Parma e conferì allo Stocchi il
grado di Tenente colonnello, egli abbandonò sdegnosamente la direzione della Scuola
Militare, ritirandosi a vita privata.
FONTI
E BIBL.: G. Adorni, in Gazzetta di Parma 1862, n. 87; L.Molossi, Vocabolario topografico,
1834, 292; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei parmigiani,
1877, 518-519; A. Micheli, in Aurea Parma 2 1928, 70-75; E. Loevison, Ufficiali, 1930, 35;
V.Spreti, Enciclopedia storico nobiliare, VI, 1932, 483; O.Masnovo, Patrioti del 1831, in
Archivio storico per le Province Parmensi
1937, 204-205; G. Sitti, Il Risorgimento italiano nelle epigrafi parmensi, Parma, 1915; E.
Loevison, in Dizionario Risorgimento, 4, 1937, 352.
STOCCHI MONTI GIUSEPPE, vedi anche STOCCHI GIUSEPPE
STOCCHI MONTI MARIO
Parma 20 ottobre
1880-1950
Figlio di Giuseppe ed Elvira Ferrari. Si diplomò geometra presso lIstituto
Tecnico di Parma. Dopo una breve attività professionale nel campo dellarchitettura
e quella che lo vide impegnato come tecnico della Cassa di Risparmio di Parma (1926-1930),
si ritirò a vita privata nella sua casa di campagna. Lo Stocchi Monti fissò il suo
modello costruttivo guardando agli esempi proposti da Pietro Fenoglio, in particolare alla
sua casa di Torino del 1902. Definito come uno dei più interessanti progettisti emiliani
e di non eguale capacità inventiva negli spazi interni (Godoli), lo Stocchi Monti viene
spesso citato come uno dei pochi sperimentatori parmigiani dellArte Nuova,
soprattutto in considerazione delle prime opere realizzate tra il 1911 e il 1916. Portata
a vessillo dellarchitettura liberty parmigiana, Villa Stocchi Monti, tra viale
Rustici e viale Magenta, che la bibliografia data al 1911, fu progettata per la famiglia
Stocchi Monti che, abituata a vivere nel centro cittadino, considerava la nuova palazzina
in periferia e quindi poco adatta a essere abitata come casa di città. Tra gli elementi
decorativi dipinti, come le margherite del fronte meridionale e quelli plastici, le
finestre circolari e i motivi fitomorfi e zoomorfi, coesistono ancora stilemi di origine
tardo eclettica, tipicamente umbertina, che ne contraddistinguono lopera. Di Villa
Ghirardi Pomarelli (1916, su viale Barilla), attribuita fino a ora allo Stocchi Monti,
esiste un altro progetto per lo stesso lotto, risalente allo stesso anno, a firma
dellarchitetto Olindo Tomasi. Quegli elementi tipici dellecclettismo di stampo
umbertino, che secondo Vandelli sopravvive nella cultura e nel fare progettuale dello
Stocchi Monti, si ritrovano in altre opere più tarde. Sono abbandonate le finestre
circolari, le decorazioni sinuose e floreali del liberty, per lasciare spazio agli stilemi
della tradizione tardo ottocentesca. È il caso a esempio di Palazzo Stocchi Monti-Menoni,
risalente al 1930-1931, in via Cairoli n. 11 e di Palazzo Pedretti in borgo Posta, del
1936. Lintervento sul primo sembra essersi limitato al ripristino della facciata
asimmetrica, dove i tre livelli sono tradizionalmente segnalati con ordini differenti: la
fascia di base in intonaco di cemento, il bugnato del primo piano a intonaco di cemento
bocciardato con finestre semplicemente riquadrate dalle bugne e sovrastate da decorazioni
plastiche con festoni, il piano secondo a finestre timpanate e lultimo livello con
analogo motivo decorativo a ghirlande del piano terra, ma semplificate. Elemento topico è
il mascherone antropomorfo che si trova in chiave dellarco a tutto sesto
dellingresso. Analoga impostazione si ritrova nel secondo: bugnati sfalsati a
correre e cornici riquadranti le finestre con mensole sostenute da elementi fitomorfi e
timpani ricurvi. Non si ritrova qui la stessa ricchezza e il vasto vocabolario decorativo
delle opere precedenti, forse in considerazione del fatto che si trattò di due interventi
su edifici storici preesistenti e non di nuove progettazioni. Allinterno, sulla
corte, decentrata rispetto al corridoio dingresso, si affaccia il loggiato
costituito dalle stesse esili colonne che si trovano nella loggetta di facciata sullo
spigolo occidentale, che rappresenta lelemento singolare e di movimento nella
tradizionale partitura del fronte su strada.FONTI
E BIBL.: G. Capelli, Architetti del primo Novecento, 1975, 185-186; G. Capelli, Il mobile
parmigiano, 1984, 66; Gli anni del Liberty, 1993, 132.
STOCCHI MONTI PAOLO, vedi STOCCHI MONTI GIAMBATTISTA
STOCCHINI, vedi GALLI GIUSEPPE
STOPACIO FRANCESCO
Parma 1514/1553
Pittore. Il 26 agosto 1514 venne pagato 6 lire per insegne del Comune di Parma sul
portone di Porta Nuova (Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale, Ratio dati et
receptis 1502-1514, c. 155; Registro delle spese del Comune e della Cattedrale 1504-1514,
c. 184). Il 29 agosto 1515 venne pagato 23 lire e 10 soldi imperiali dalla Comunità di
Parma per aver dipinto gli stemmi di Giuliano de Medici insieme al pittore
Temperelli. Nel 1537 fu pagato 24 lire e 14 soldi imperiali per stemmi e insegne del
Legato pontificio (Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale, Debita et credita,
1534-1537, c. 169). Il 1° aprile 1538 venne pagato con Michele Chiovino e giovanni Maria Cornazzano per aver eseguito lavori
in occasione dellincontro a Busseto tra papa Paolo III e limperatore Carlo V
(Archivio di Stato di Parma, Archivio comunale).
Nel 1539 fu pagato per aver dipinto le quattro aste per la processione del Corpus Domini
(Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale, Ordinazioni Comunali, 1538-1539, c. 127).
Nel 1540 fu pagato 48 soldi per lo stesso scopo e per aver dipinto gli scudetti della
torre. Anche il 28 giugno 1541 ricevette un pagamento di 36 soldi imperiali per le aste
della processione del Corpus Domini (Ordinazioni Comunali, c. 176). Il 14 settembre 1541
fu pagato per aver dipinto le camere del palazzo del Governatore, delluditore e del Luogotenente poste nel Palazzo del
Governatore della città di Parma (Ordinazioni Comunali, 1540, c. 245). Il 24 settembre
1541 fu pagato 30 soldi imperiali per insegne poste sopra il palio donato nella festa
dellassunzione (Ordinazioni Comunali,
c. 247). Il 23 dicembre 1541 ricevette 30 soldi imperiali per insegne dipinte sul palio
dellAssunta. Il 29 marzo 1542 fu pagato 9 lire e 18 soldi imperiali per aver dipinto
quattro impanatas di tela nel Vescovado di Parma per il Legato pontificio (33 campi con
diverse insegne a 6 soldi per ogni campo; Archivio di Stato di Parma, Archivio Comunale,
Ordinazioni Comunali, c. 86). Il 30 dicembre 1552, il 29 giugno e il 28 settembre 1553 fu
pagato dal Comune di Parma per laffitto di due letti fulciti (Archivio di Stato di
Parma, Archivio comunale, Mastro di entrate
e spese 1551-1559, c. 111, c. 135, c. 139).
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, vol. III, c. 381; Archivio Storico per le Province Parmensi
XLVI 1994, 369-370.
STOPAJ, vedi BONAZZI ETTORE
STOPAZINO FRANCESCO, vedi STOPACIO FRANCESCO
STORALI GIOVANNI
Parma prima
metà del XVII secolo
Scolaro di Cesare Baglione. Fu pittore di prospettive e di architetture, attivo nei
primi anni del XVII secolo.
FONTI
E BIBL.: S. Ticozzi, 259; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 370.
STORAZZI PIETRO
Parma 1816/1817
Tenore, cantò al posto di Gardigliani nel carnevale
del 1816 nella parte di Iarba nellopera Didone di F. Paër. Nel 1818 fu al Teatro nuovo di Firenze nelle Nozze di Figaro (basilio) di Mozart.FONTI
E BIBL.: P. Bettoli, I nostri fasti, 153; P. E. Ferrari, Gli Spettacoli, 58 e 104;
N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 283.
STORCHI AMILCARE
Parma 1899/1920
Fu eletto deputato di Parma nella XXV legislatura. Giornalista, militò nel partito
socialista. Fu redattore dellAvanti!.
FONTI
E BIBL.: C. Pompei e G. Paparazzo, I 508 della XXV legislatura, Torino, 1920; A.A.
Quaglino, Chi sono i deputati socialisti della XXV legislatura, Torino, 1919; Treves, I
deputati al Parlamento delle legislature XXIII, XXV e XXVI, tre volumi, Milano, 1910, 1920
e 1922; A. Malatesta, Ministri, 1941, 161.
STRABUCCHI ALESSANDRO
Parma 1511-Parma
17 ottobre 1591
Nato da Biagio, della vicinia della Santissima trinità. Il 15 dicembre 1567 venne pagato dal
massaro dei padri Serviti per stabilire sette cappelle, corniciare cinque altari,
cornisare sette piloni, fare cinque bardelle. Pagate 26 lire ad alessandro Strabucchi per aver dipinto 13 paliotti
e 12 panchette (Archivio di Stato di Parma, archivio
dei Serviti di Parma, Lista delle spese del massaro dei Serviti, libro 7, n. 7). Nel 1583
è documentato un pagamento allo Strabucchi decoratore da parte della Casa farnesiana
(Archivio di Stato di Parma, Mastro 1583-1586). Il 10 settembre 1590 fu testimone a un
atto notarile (Archivio di Stato di Parma, rogito di Giovanni Alberto Rocca). Fu sepolto
nella chiesa dei padri Predicatori nella cappella della confraternita di Santa Croce (necrologi della chiesa parrocchiale di Ss. trinità).
FONTI
E BIBL.: P. Zani, vol. XVIII, 53; E. scarabelli
Zunti, vol. IV, c. 312; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994, 370.
STRABUCCHI GIAMBATTISTA o GIANFRANCESCO, vedi STRABUCCHI GIOVAN FRANCESCO
STRABUCCHI GIOVAN FRANCESCO
Parma 1537/1582
Figlio di Bartolomeo. Fu allievo ed erede di Francesco Mazzola, insieme a Giuseppe
Zanguidi e a Giambattista Barbieri (Affò). Il 27 marzo 1537 fu pagato dal Comune di Parma
2 lire imperiali per aver dipinto alcune lettere nel fregio della camera delludienza
degli Anziani (Archivio di Stato di Parma, archivio
Comunale, Debita et credita del comune di
Parma 1534-1537, c. 142). È forse identificabile con il Mastro Giofrancesco pittore
pagato il 20 luglio 1557 per aver dipinto la Colombara a San Lazzaro (Archivio di Stato di
Parma, Mastro 1575-1560, c. 19). Il 27 settembre 1582 è ricordato come figlio di bartolomeo della vicinia di San Marcellino in
qualità di testimone a un atto di Gian Andrea Zarotti (Archivio di Stato di Parma). È
indicato come probabile esecutore dei disegni del parmigianino
in Santa Maria della Steccata a Parma, insieme a un Giuseppe, forse Zanguidi detto bertoja, che compare in un documento relativo alla
doratura mediante stagnoli il 30 marzo 1538, e a Giovanni Battista Barbieri.
FONTI
E BIBL.: I. Affò, Vita del Parmigianino, 105; P. Zani, vol. XVIII, 53; E. Scarabelli
Zunti, vol. IV, c. 313; U.Thieme-F.Becker Künstler-Lexikon, III, 504; Santa Maria della
Steccata a Parma, Parma, 1982, 122; Archivio Storico per le Province Parmensi XLVI 1994,
371.
STRABUCCHI GIUSEPPE
Parma seconda
metà del XVI secolo
Falegname attivo nella seconda metà del XVI secolo.
FONTI
E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, IV, 315.
STRACCONI FRANCESCO
Parma 1727/1734
Sacerdote. Fu contrabbassista alla Cattedrale di Parma dal 13 aprile 1727 al 3
maggio 1729 e alla Steccata di Parma dal 1730 al 1734.
FONTI
E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 179.
STRADELLA ALESSIO
Borgo Taro-27
agosto 1580
Fu ecclesiastico insigne, teologo, predicatore e Vicario generale degli Eremitani
di santagostino in Genova. Fu elevato alla dignità di
Vescovo di Nepi e Sutri il 28 luglio 1575. scrisse
diverse opere.
FONTI
E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 430.
STRADELLA VINCENZO
Borgo Taro 1539
Medico, figura tra gli Anziani di Borgo taro
in un atto del 1539.
FONTI
E BIBL.: U.A. Pini, Vecchi medici, 1960, 33.
STRADELLI ERMANNO
Borgo Taro 8
dicembre 1852-Umirisal 24 marzo 1926
Lo Stradelli nacque, come attesta latto di stato civile, dal conte Francesco,
possidente, e dalla n.d. Marianna Douglas Scotti di Vigoleno, proprietaria, nel palazzo
situato nella strada principale del Borgo. Padrino di battesimo fu il nonno Angelo, che lo
ricordò in modo particolare nel testamento registrato nel dicembre 1861 a Borgo taro: Venendo il giorno che il caro nipote Ermanno
compirà il 21 anno di età incarico il detto mio figlio, di lui genitore, a pagargli la
somma di lire 9000, ricordandogli laffezione dellavo che lo tenne al sacro
fonte. Compì gli studi secondari nel Collegio Santa Caterina di Pisa. Le sue letture
predilette erano libri di viaggi che parlavano di foreste vergini, di deserti silenziosi,
di indios e di animali favolosi. Si iscrisse alla Facoltà di legge delluniversità di Pisa. Nel periodo seguente fu
attratto dalla poesia, ciò che lo portò, a ventiquattro anni, a pubblicare un libro di
versi, Una gita a Rocca dOlgisio, cui fece seguito, nel 1877, unaltra
raccolta, dal titolo Tempo sciupato. Lo studio del diritto non riuscì ad avvincerlo:
improvvisamente lasciò lAteneo pisano e tornò a Borgo taro. Deciso a diventare esploratore, geografo
ed etnografo, studiò con impegno topografia e farmacia, inoltre si esercitò nella
fotografia e si appassionò alla omeopatìa. Progettò di andare in Africa ma la madre si
oppose. Pensò poi al Brasile. Studiò spagnolo e portoghese, si procurò mappe e
portolani e, nel 1878, dopo aver accuratamente preparato il materiale geodetico,
fotografico e farmaceutico, sotto lègida della Regia Società Geografica Italiana,
partì per lAmerica Meridionale, desideroso di svelare i misteri delle foreste
amazzoniche. Approdò a Manaos. Si fermò per un certo periodo presso i missionari
francescani per ambientarsi e impratichirsi nella lingua portoghese, quindi, con alcuni di
essi, risalì il corso del Rio Purùs e dei suoi affluenti di destra e di sinistra: il
Marmoria-Mirim e lItuxy. Oltre a studiare il territorio che attraversava, raccolse
archi, frecce, amuleti e altro materiale che venne poi esposto alla grande Mostra
Colombiana di Genova del 1892, classificò passaros e coleotteri e si prodigò per curare
gli ammalati indigeni. Purtroppo, durante un naufragio, la farmacia portatile, gli
strumenti topografici, le casse per conservare il materiale e tutti gli averi che erano
sulla canoa, andarono perduti. Lo Stradelli fu pertanto costretto a ritornare a Manaos.
Con una nuova spedizione, si inoltrò sul Rio delle Amazzoni e sullo Juruà. Soggiornò
tra i seringueros, i raccoglitori di caucciù, sempre acquistando e catalogando materiale
prezioso sotto laspetto antropologico. Colpito dalle febbri violente delle paludi,
lo Stradelli dovette nuovamente tornare a Manaos. Nellaprile del 1881, con altri
compagni, fu di nuovo in marcia sullUaupes e sul suo affluente Tikié, sempre pieno
di interesse verso tutto e tutti: subì il fascino delle tribù dei Tarnà e dei Tucanos,
si innamorò dei luoghi e della gente e, per meglio capire quella civiltà, iniziò a
studiare la lingua locale. Le lettere che mensilmente inviò alla madre a Borgo taro contengono lunghi e minuziosi racconti di
quanto faceva, dei luoghi che visitava e delle persone che conosceva. Solo alla fine del
1881 ritornò nella capitale amazzonica. manaos
ospitava allora la Commissione ufficiale
istituita per delimitare i confini con il Venezuela. Delléquipe facevano parte
valenti ufficiali, tra i quali Dionysio Cerqueira. Il Cerqueira, colto, coraggioso,
infaticabile camminatore, amico degli indios, divenne il compagno inseparabile dello
Stradelli, il quale, invitato a unirsi alla Commissione, accettò con entusiasmo in quanto
loccasione gli offrì lopportunità di visitare regioni sconosciute sul Rio
Padaniry, sul suo tributario Marany e sui rii Branco e Negro. Poco dopo il suo rientro a
Manaos, lo Stradelli si preparò a unaltra spedizione e, via fiume, tornò
sullUaupes. La malaria però lo costrinse a soste forzate a itacoatiara e presso la foce del Madeira, dove
iniziò a riordinare i suoi appunti di viaggio e a pensare seriamente alla stesura di un
voluminoso vocabolario. Rimessosi in salute, collaborò con il grande studioso J. Barbosa rodriguez per creare il Museo Botanico di Manaos.
Allinizio del 1884 decise di ritornare in Italia ma Barbosa Rodriguez, deciso a
trattare la pace con gli indomiti Crichanas del Rio jauapery
che da oltre venti anni spargevano il terrore con le loro scorrerie nel territorio tra carvoeiro e Ayrio, lo invitò a seguirlo. percorrendo lo Jauapery, si rese conto della
bellezza dei luoghi ma anche degli insensati e violenti sistemi di civilizzazione sino ad
allora usati. Da quella esperienza scaturirono interessante rilievi e appunti di carattere
etnologico e antropologico sugli indios. In agosto lo stradelli, dopo sei anni di assenza
dallItalia, ritornò a Borgo Taro. Riprese gli studi giuridici, si laureò a Pisa e
fece pratica forense a Genova con lavvocato Orsini. Con il marchese Augusto Serra
Cardinali organizzò (e finanziò, come sempre) unimportante spedizione al fine di
scoprire le origini del Rio Orinoco risalendolo in tutta la lunghezza e la pose sotto il
patrocinio della Regia Società Geografica Italiana. Nel febbraio del 1887 lo Stradelli si
imbarcò a Marsiglia, con destinazione La Guaira, in Venezuela. Il 3 marzo fu a Caracas,
dove si occupò attivamente della parte burocratica della spedizione. Il presidente della
repubblica, Guzman Blanco, gli facilitò le cose oltre ogni speranza, concedendogli di
buon grado permessi e autorizzazioni. Si trovava ancora nella capitale, quando lo
raggiunse la notizia che Chaffanjon aveva scoperto le sorgenti dellOrinoco nel
dicembre dellanno precedente. Lo Stradelli mise in dubbio la cosa, ritenendo che lo
scienziato francese fosse arrivato solamente nel punto già raggiunto molto tempo prima da
altri. Estremamente amareggiato, anche per la defezione del marchese Serra e per il
mancato arrivo degli strumenti e dellattrezzatura necessari, lo Stradelli tentò
ugualmente di realizzare il suo progetto. Si trasferì a Ciudad Bolivar e di qui seguì
litinerario Puerto Samuro, Maypure e Rio Vichada, affluente dellOrinoco. Qui,
per forza maggiore, dovette abbandonare limpresa.
Attraverso Yavita e San Carlo, passò la frontiera, raggiunse Cucuhy, il posto militare
più avanzato del Brasile, Porto Alegre e quindi Manaos, deciso però a ritornare nel
territorio con una spedizione più attrezzata e preparata (24 febbraio 1888). Il suo era
stato un viaggio al limite dellimpossibile, denso di pericoli di tutti i generi, che
egli però descrive con estrema semplicità nelle sue relazioni e lettere, sdrammatizzando
le cose e facendo interessanti osservazioni sullo stato degli indios, abbrutiti da un
falso progresso. Due mesi dopo lo Stradelli si aggregò al maggiore Alfredo Ernesto
Ourique per una spedizione sul Rio Branco, al fine di studiare lopportunità di
fondarvi una colonia militare. Il viaggio, piuttosto difficile per la turbolenza e
lostilità degli indigeni che facevano parte del gruppo, si concluse nel villaggio
di Sao Marcos. Ritornò sullUaupes ancora nel 1890-1891. Naturalizzato brasiliano,
due anni dopo poté convalidare la sua laurea ed entrare nellapparato burocratico:
il 29 luglio 1895 fu nominato Promotore pubblico del secondo distretto in Manaos e il 24
settembre fu sul fiume Purùs. Come promotore e avvocato fu in contatto con il mondo del
commercio e dellindustria. Notando che il settore del caucciù era in mano a Inglesi
e Statunitensi, lo Stradelli pensò a un trust italo-brasiliano che avrebbe potuto
accentrare tutta la produzione locale. Nel 1897 tornò in Italia per sottoporre a Pirelli
il suo progetto ma lindustriale lombardo, per varie ragioni, rifiutò. Ritornò in
Amazzonia pochi mesi dopo, dedicandosi alla magistratura e allo studio del materiale
raccolto in tanti anni. Nominato Promotore pubblico di Teffé (18 novembre 1912), vi si
trasferì, sistemandosi in una casetta posta sulla sommità di un monte. Visse
completamente solo, occupandosi della casa, degli acquisti e della cucina, scendendo in
paese soltanto per svolgervi la sua attività, per acquistare i viveri e per cercare libri
e manoscritti. Nel suo eremo isolato scrisse e collaborò con limportante rivista del Diritto di Bento di Farias, la più
rinomata di tutto il Brasile. Nel 1920 lo Stradelli terminò la sua opera più
impegnativa, il vocabolario, in cui non si trovano soltanto vocaboli ma migliaia e
migliaia di annotazioni e di testimonianze sugli indigeni. Più che di un vocabolario si
tratta di una vera e propria enciclopedia, risultato di mezzo secolo di osservazioni e di
amore verso la terra amazzonica, e costituisce unimportantissima e preziosa fonte di
informazioni. Non trovò però un editore. Solo dopo la sua morte, lamico Nogueira
riuscì a far pubblicare il poderoso manoscritto in occasione delle celebrazioni per il
centenario dellindipendenza del Brasile (Vocabularios do lingua geral-portoguez
nehêengatu e nehêengatu-portoguez, Rev. Ins. Geog. Brasil, Rio de Janeiro, 1929, 5-758;
pare che di questopera, che vide la luce tre anni dopo la morte dello Stradelli, non
sia arrivata in Italia copia alcuna). Il 4 luglio 1923 lo Stradelli fu esonerato dal suo
incarico di Promotore pubblico. A 73 anni, con il fisico provato e la salute malandata, si
convinse, dopo le insistenze del fratello gesuita Alfonso, a rientrare in Italia. Si
portò a Manaos, ma alla visita medica alla quale dovette sottoporsi per ottenere il
nulla-osta sanitario obbligatorio per la partenza, venne trovato ammalato e internato
nellimprovvisato lebbrosario di Umirisal, presso Manaos. In un piccolo bungalow, con
la sola compagnia dei suoi libri e dei ricordi, visse in assoluta povertà, sino al
momento della morte.
FONTI
E BIBL.: G. Farruggia, Lopera e la misteriosa scomparsa del conte E. Stradelli, il
piacentino che esplorò il Rio Negro, in La Scure 12 aprile 1927; A.T. Seppilli,
Lesplorazione dellAmazzonia, Torino, 1964; Marzia De Ambrosi, I viaggi in
Amazzonia di E. Stradelli, in F. Surdich, Miscellanea di storia delle esplorazioni,
Genova, Bozzi, 1975; S. Zavatti, Uomini verso lignoto. Gli esploratori del mondo,
Ancona, Bagaloni, 1979, 376; H. Coudreau, Voyages à travers les Guyanes et
lAmazonia, Paris, 1886; C. Artocchini, Stregato dallAmazzonia il figlio
del grande serpente, in Libertà 23 settembre 1985; C. Artocchini, E. Stradelli, in
Archivio Storico per le Province Parmensi 1985, 345-354.
STRADELLI FRANCESCO
Borgo Taro 1817-
Conte. Secondo il Calendario di Corte di Par-ma del 1852 fu Ciamberlano di Corte e
brigadiere con rango di luogotenente delle Guardie del Corpo della I Compagnia di Parma.
FONTI
E BIBL.: C. Artocchini, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1985, 345-354.
STRADELLI NICOLA
Borgo Taro 1578
Capitano, ebbe una parte di primo piano nella sollevazione dei Borgotaresi contro i
Landi nel 1578. Fu colui che cercò di calmare gli animi dopo luccisione del
capitano Marco Antonio Misuracchi. Lepisodio portò alla fine della dominazione dei
Landi su Borgo taro.
FONTI
E BIBL.: C. Artocchini, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1985, 345-354.
STRAMIERI FRANCESCO
Parma 1581
Si addottorò in ambo le leggi il 22 novembre 1581.
FONTI
E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 55.
STRAMIERI GIULIO
Parma 1554
Si laureò in ambo le leggi nellanno 1554.
FONTI
E BIBL.: R. Pico, Appendice, 1642, 39.
STREMERI FRANCESCO
Parma 1536
Lo Stremeri è ricordato nel secondo tomo delle Memorie per servire alla storia di
Lucca (f. 382). Fu Pretore di Lucca nel primo semestre del 1536 e con ogni verosimiglianza
è lo stesso di cui parla lAffò a f. 10 del tomo 4° delle Memorie degli scrittori
e letterati di Parma.
FONTI
E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 304.
STREMERI GIULIO
Parma 1563
Nel 1563 fu Consultore dellArte della Lana di Parma.
FONTI
E BIBL.: A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 304.
STREPPONI CLELIA MARIA JOSEPHA
Lodi 6 settembre
1815-SantAgata di Villanova sullArda 14 novembre 1897
Avviata allo studio del canto e del pianoforte dal padre, il compositore Feliciano,
completò la sua educazione musicale al Conservatorio di Milano (1830-1834), grazie a una
borsa di studio. Nel 1834 si presentò a Lodi in due concerti e debuttò ad Adria con
lElisir damore. Nel gennaio 1835 eseguì al Comunale di Trieste la Matilde di
Shabran, dove rivelò ogni pregio artistico, fra cui un trillo meravigliosamente granito
(Bottura). A Trieste si incontrò con limpresario Bartolomeo Merelli, che la lanciò
al Kärntnertortheatre di Vienna, arengo di celebrità. Dopo aver cantato a Venezia,
Brescia, Mantova, ancora a Trieste (stagione 1836-1837: Sonnambula e I Capuleti e i montecchi) e per breve tempo a Bologna, la strepponi si affermò primadonna di cartello nella
primavera 1838 allArgentina di Roma, con la Lucia, al fianco di Moriani e di
Ronconi. Morta la Malibran, declinanti la Pasta e la Ronzi, appena agli inizi la
Frezzolini, ella dovette affrontare con poche altre (la Grisi, la Ungher, la Tacchinardi
Persiani, la Tadolini) un repertorio sempre più pesante e non sempre adatto alla sua
vocalità. Ebbe sì la voix bien posée, le style large et expressif (Fétis), ma lo
smalto chiaro e dolce e la potenza non illimitata dei mezzi la costrinsero
allimpiego di quei sons poussés avec effort che abbreviarono la sua carriera. La
Norma, cantata a Cremona nellautunno 1838 costituì probabilmente un campanello
dallarme. Tanto che, scritturata alla Scala di Milano nella primavera 1839, ripiegò
su un repertorio più congeniale: Lucia, Puritani, Elisir e Pia de Tolomei. Milano
ammirò in lei la purezza cristallina del timbro, limpeccabile musicalità e quella
viva animazione interiore cui le ingegnose risorse dellattrice conferivano un
anticipato colore verdiano. I primi contatti con Verdi risalgono a quel periodo: il
giovane compositore poté far sentire lOberto a lei e a Ronconi, che segnalarono lo
spartito a Merelli, caldeggiandone lallestimento. I due anni successivi alla prima
delloberto, cioè il 1840 e il 1841,
furono per la strepponi, come per Verdi,
assai tormentosi. Mentre Verdi era rimasto vedovo della Barezzi e la sua seconda opera
naufragava alla Scala, la salute della Strepponi destò gravi preoccupazioni e foschi
presagi. L8 agosto 1841 scrive ad Alessandro Lanari: Basta, un anno a questi tempi
sarò forse nel numero dei più, ed ogni pretesa, ogni contrasto finisce al di là del
sepolcro. Poveri miei figli! Povera mia famiglia! Dove quel figli, al plurale, ribadito in
altre lettere (sempre al Lanari, 20 aprile 1841: mi lascia cantare ad onta del mio stato e
delle mia cattiva salute fino allultimo momento; e 26 marzo 1842: abbi in vista una
madre di due figli), rivela che, oltre al bambino nato dalla sua relazione con Merelli, la
Strepponi ebbe, pur non essendo sposata, dei figli (tre e forse anche quattro), sulla cui
paternità si discute: alcuni li ritengono tutti figli dellimpresario Merelli, altri
del tenore Moriani. Pare, invece, secondo la tesi riferita dalla Coghi Ruggiero, che
fossero figli di Camillo Cirelli, modesto agente teatrale. Tra le molte opere da lei
cantate in quel periodo spicca il Nabucodonosor di Verdi (1842, prima esecuzione): nella
parte di abigaille, tra le più rocciose che
siano state scritte per soprano drammatico, la Strepponi profuse tutte le sue energie.
Dove i mezzi naturali non la sorressero pienamente, si difese con laccento imperioso
e col plastico rilievo del declamato. Che ciò potesse bastare per uninterpretazione
completa, tuttavia è dubbio: alle generiche lodi dei critici meno esigenti, che parlarono
di voce limpida, penetrante, soave (proprio là dove sarebbero occorsi suoni gagliardi,
ferrigni, a tratti addirittura selvaggi), fa riscontro laccusa di Romani nel Figaro:
Il duetto di Nabucco e di Abigaille farebbe senza dubbio maggiore effetto quando Ronconi
non fosse solo a cantarlo. Resta tuttavia un mistero come la Strepponi riuscì a portare
in fondo quelle prime otto recite di unopera così inadatta alla sua gola delicata,
specie quando i medici della Scala, dopo esauriti tutti gli esami, dichiararono
allunanimità che morrei etica, qualora non abbandonassi al momento la mia
professione (a Lanari, 14 marzo 1842). Oppressa dal peso della famiglia, la Strepponi
partecipò, nellaprile-maggio 1843 a ventidue rappresentazioni del Nabucodonosor al
Teatro Regio di Parma. Passò quindi a Verona e nel 1844 a Palermo e a Bergamo per
cantarvi, oltre alla Lucrezia Borgia, anche il nuovo, trionfante Ernani. In seguito a una
nuova crisi di stanchezza tra il 1845 e il 1846 (Nabucco e Lombardi ad alessandria e a Modena), abbandonò le scene.
Colpa della sintassi vocalistica verdiana, fu detto da molti e specialmente da Fétis (La
Strepponi sy abandonna sans réserve; elle en éprouva bientôt les effets, car en
1846 elle nétait déjà plus que lombre delle même). A Parigi insegnò
canto. Nel 1847 si rifugiò a Passy con Verdi (che sposò soltanto il 29 aprile 1859, a
Collanges-sous-Salève) e un anno dopo iniziò a SantAgata una stabile convivenza.
Da allora fu per il maestro anche una segretaria intuitiva e una diplomatica arguta,
brillante e abilissima. Padroneggiando il francese (gli Escudier la definirono une
parisienne parfaite), fu lei a insegnarlo al marito e a facilitargli i laboriosi contatti
con lOpéra. Ma conosceva anche linglese e leggeva molto. Specialmente le sue
lettere della maturità sono la viva testimonianza di uno spirito dosservazione e
dun talento di scrittrice assai rari nelle donne di teatro. Quanto alla delicatezza
degli affetti e alla perenne gratitudine per Verdi (Luzio parlò della Traviata come di un
documento sotto alcuni aspetti biografico), basterà accennare allatteggiamento
riservato che ella seppe tenere allepoca della rottura tra Verdi e Mariani a causa
della Stolz. Morì di una polmonite acuta e venne sepolta nella cripta della casa di
riposo dei musicisti di Milano.
FONTI
E BIBL.: E. De Amicis, Giuseppina strep-poni,
Milano, s.d.; G.M. Ciampelli, Le opere verdiane alla Scala, Milano, 1929; Lodi a
Giuseppina strepponi, in La sagra del Bel
Canto Italiano, Lodi, 1930; M. Mundula, La moglie di Verdi, Milano, 1941; A. Luzio,
Carteggi verdiani, Roma, 1947; E. Gara, La misteriosa giovinezza di Giuseppina strepponi, in Il corriere della sera 27 gennaio 1951; G. Stefani, Giuseppina strepponi, in Verdi e Trieste, Trieste, 1951; R.
Paoli, La prima maniera della Peppina, in La Scala febbraio e marzo 1954; R. Barbiera,
Figure e figurine del secolo XIX, Milano, 1908; E. Cecchi, G. Verdi, Firenze, 1877; G.
Monaldi, G. Verdi nella vita e nellarte, Milano; G. Monaldi, Verdi e le sue opere,
Firenze, 1877; A. Pongin, G. Verdi, vita aneddotica con note ed aggiunte di Folchetto; F.
Orestano, Eroine, 1940, 369; Dizionario UTET, XII, 1962, 172; Gera, Cantarono alla Scala,
1975, 63-71; Enciclopedia spettacolo, IX, 1962, 488-489; Dizionario Ricordi, 1976, 637; F.
Walker, The Man Verdi, Londra, 1962; M. Medici, Quel prete che sposò Verdi,
in Bollettino dellIstituto di Studi Verdiani 1970; Cl. Sartori, La strepponi e Verdi a Parigi nella morsa
quarantottesca, in Nuova Rivista Musicale Italiana 1974; M. De Angelis, Le carte
dellimpresario, Firenze, 1982; J. Budden, in GROVE; Dizionario musicisti UTET, VII,
1988, 564-565; P. Adkins Chiti, Almanacco delle virtuose, 1991, 194 e 247; A.V.Marchi,
Figure del Ducato, 1991, 322; Dizionario opera lirica, 1991, 872; A. Ceruti burgio, in Gazzetta di Parma 3 gennaio 1994, 5; C.
Donati, in Gazzetta di Parma 10 gennaio 1997, 23.
STREPPONI GIUSEPPINA, vedi STREPPONI CLELIA MARIA JOSEPHA
STRIMERI GIOVANNI ANTONIO
Parma 1444/1476
Fu Massaro nel 1459 e Console nel 1476 dellArte della Lana di Parma. Quasi
certamente è lo stesso che nel 1444 fu uno dei quattro deputati a correggere gli Statuti
delle Arti della Città di Parma.
FONTI
E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 304.
STRINATI ANTONIO
Bardi 1897/1915
Granatiere. Fu decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare durante la campagna
di Libia, con la seguente motivazione: Per aver dato bella prova di coraggio durante il
combattimento nel quale rimase gravemente ferito (Bu Homar, 12 maggio 1915).
FONTI
E BIBL.: Libro doro Reggimento Granatieri, 1922, 91.
STRINATI LODOVICO
Bardi seconda
metà del XVI secolo
Fu distinto grammatico, attivo sul finire del XVI secolo.
FONTI
E BIBL.: L. Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 431.
STRINIERI SESTILIA
Parma 12 marzo
1555-post 1580
Figlia di Giulio e di Laura Luschi. Sposò Crisippo Selva, medico e letterato,
vissuto ai margini della Corte farnesiana e dellaccademia degli Innominati. La Strinieri fu
ispiratrice del marito e compositrice ella stessa di versi. È lodata dal poeta Muzio
Manfredi nel suo canzoniere Cento donne cantate (Parma, Viotto, 1580, 217).
FONTI
E BIBL.: A. Ceruti Burgio, in Malacoda 80 1998, 27-28.
STROBEL ARNALDO GIUSEPPE
Parma 20 luglio
1871-Roma 13 gennaio 1946
Nacque da Peregrin e da Adelinda Valdagni. Intraprese la carriera militare nel
Corpo degli Alpini fino a raggiungere il grado di Generale di Brigata. Ebbe, nella sua
lunga carriera, vari comandi nel Nord Italia e infine a Roma e a Tripoli, ove concluse la
sua vita militare. Ricevette anche il titolo di Commendatore. Prese parte alla guerra
dAfrica, nel corso della quale fu decorato di una prima medaglia di bronzo al valor
militare, con la seguente motivazione: Nel passaggio a viva forza delluadi
Bu-Msafer, sotto il fuoco degli arabi trincerati al castello di Kerba, con calma, slancio
e decisione precedeva coraggiosamente la compagnia che animava con la parola e con
lesempio (Ettangi, 18 giugno 1912). Neppure un anno dopo gli fu accordata una
medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione: In combattimento
diede prova di calma, serenità e coraggio ammirevoli, trascinando allattacco i suoi
dipendenti con la parola e con lesempio (Assaba, 23 marzo 1913). Nella prima guerra
mondiale combatté sullAdamello e infine al Pal Piccolo ricevette una croce di
guerra (30 luglio 1916). Nel 1904, per poter sposare Maria Pigorini, fervente cattolica,
si fece battezzare. Si sposarono il 21 maggio 1904 a Milano, nella chiesa di San Fedele.
Lo Strobel pubblicò il libro I Cappellani Alpini nella Campagna 1915-1918 (X Reggimento
Alpini, Roma, 1941). Fu sepolto nel cimitero del Verano a Roma.
FONTI
E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie alla conquista dellimpero, 1937; G. Pisano-G.
Lombi, Penna Nera, Milano, 1968, 1168; A. Gatti, Caporetto, Bologna.
STROBEL DANIELE
Parma 30 marzo
1873-Camogli 8 giugno 1942
Daniele Strobel von Haustadt und schwanenfeld,
di nobile famiglia tirolese, fu il secondogenito del naturalista Peregrin e di Adelinda
Valdagni, di nobile famiglia trentina, la quale fu amica e compagna della femminista ed
educatrice Laura Mantegazza. Gli Strobel appartennero a un antico casato tirolese
proveniente da Rattenberg e disposero a Innsbruck di un Fidecommesso fino al 1920. Il
nonno dello Strobel, Michael von Strobl, fu cassiere imperiale dellarciduca e
viceré Rainer e consigliere amministrativo della duchessa di Parma Maria luigia dAustria per il Governo di Vienna. La
nonna fu Elisabeth von Webern, zia del compositore Anton von Webern. Lo zio paterno,
Joseph, fu funzionario austriaco nel Tirolo e a Trieste. Particolarmente importante per lo
Strobel fu la zia paterna Marie, di Innsbruck, che con molta attenzione ne seguì lo
sviluppo artistico. Nel 1905, alla morte di lei, lo Strobel ricevette una cospicua
eredità che gli consentì di finanziare la costruzione della sua nuova villa a Vignale di
Traversetolo. Nella villa paterna, sempre a Vignale si muoveva una multiforme società di
scienziati e personalità della Mitteleuropa e delle Americhe, personaggi di spicco
dellambiente culturale che avevano rapporti e relazioni con il padre, co-fondatore
della Facoltà di Scienze Naturali a Buenos Aires e più tardi Rettore Magnifico
delluniversità di Parma, nonché
membro dellakademie Deutscher
Naturforscher und Ärtze in Innsbruck. La conoscenza del fecondo clima familiare,
attraversato da molteplici interessi scientifici e culturali, in cui si mosse lo Strobel
aiuta a meglio comprendere le intime ragioni di alcune sue profonde scelte. La prima opera
artistica dello Strobel, un ritratto, è del 1881, realizzata alletà di 7 anni e 10
mesi. La datazione fu apposta dal padre sul disegno, conservato presso la fondazione Cassa di Risparmio di Parma (Inv. F.).
Lo Strobel frequentò il Regio Collegio Maria Luigia dal 1880 al 1886, per poi iscriversi
nel 1887 allIstituto di Belle Arti di Parma, dove ebbe come guida Cècrope Barilli.
Per aver raggiunto negli studi il punteggio di 170/180 meritò nel 1891 il premio di primo
grado e il premio di incoraggiamento per la letteratura e la storia. E proprio la passione
per la storia lo spinse alla creazione di grandi dipinti con scene che si rifanno a
personaggi ed episodi storici: basti ricordare Guanto di sfida e La leggenda di Teodorico.
Così come trovò motivo di ispirazione nellincarico ricevuto nel 1907
dalleditore Luigi Battei di illustrare la Storia di Parma che andavano redigendo
Tullo Bazzi e Umberto Benassi. Lo stesso impegno storico lo mise nella realizzazione delle
pitture della Sala del Consiglio della Camera di commercio
(Sala Strobel della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza) del 1925 o nellincarico
delle riproduzioni della Sala dOro del castello di Torrechiara per
lEsposizione Regionale ed Etnografica di Roma del 1911, ove lavorò a fianco di
Amedeo Bocchi e dei più quotati artisti parmensi. Nel 1891 e 1892 si trasferì a Roma per
completare gli studi accademici e si iscrisse al Circolo Artistico di via Margutta 54.
Mentre frequentava la Scuola del Nudo dellAccademie de France e la Scuola libera con
modello vivente al Regio Istituto di Belle Arti, fece la conoscenza del pittore Antonio
Mancini (che realizzò due ritratti dello Strobel a pastello e contribuì a meglio
formarne lo stile). A Roma approfondì il rapporto di amicizia, che durò tutta la vita,
con Amedeo Bocchi, il quale gli dedicò in quegli anni un ritratto, sempre a pastello. Fu
poi la volta di un soggiorno spagnolo di alcuni mesi. Fece quindi ritorno a Vignale, e nel
1892 ricevette il primo riconoscimento significativo a coronamento dei suoi studi dal
Municipio di Parma col Premio Artistico Perpetuo per il dipinto La piccola vedetta
lombarda. Fu il primo di una lunga serie di riconoscimenti che punteggiarono la sua
prolifica carriera. Nel 1900 venne nominato Socio Onorario della Regia Accademia di Belle
Arti a Milano e nel 1903 Accademico di Merito di quella di Parma: lattestato reca la
firma del suo maestro Cècrope Barilli. Lo Strobel ebbe le sue radici nel Nord e come
artista fu figlio dello storicismo. La sua
carriera, sviluppatasi a cavallo tra il XIX e il XX secolo, è un esempio significativo
della temperie culturale della sua epoca. Lo Strobel, oltre alla lingua italiana, ebbe
conoscenza di quella francese, tedesca e spagnola. Per essere aggiornato sul dibattito
culturale e approfondire i suoi interessi, si abbonò a numerosi periodici di cultura, da
Cenobio, ad Arte della decorazione, La fiamma-Monthly Review of Fine Arts e
Jugend-Münchner Illustrierte Wochenschrift. Ebbe loccasione di conoscere
personalmente Böcklin, ma fu attraverso la rivista Jugend che iniziò a legarsi sempre
più al mondo artistico tedesco e austriaco imparando a stimare pittori come F. von Stuck,
Hans Makart, Hans Marées, Franz Matsch, Leo Putz, Egger Lienz o Giovanni Segantini.
Apprezzò il Liberty, e si lasciò trascinare da un sottile spirito wagneriano. In Strobel
lepisodio storico poteva diventare un pretesto e una cornice a quella prima
intenzione, che risultava in se realistica, di un realismo un po esaltato,
eccedente, acceso e con dei residui di agitazione romantica. Vi contribuiva anche un
elemento espressionistico, non nel senso del movimento moderno che prese quel nome, ma in
quello di una generica eccedenza di espressione, tipica della tradizione tedesca, cui lo
Strobel più che ad ogni altra straniera risultò legato. Ereditò dal padre la curiosità
per tutto ciò che era cultura. Non cattolico, ma di spirito religioso, rimase fedele
allinsegnamento sociale dei suoi genitori. Quando a Parma, allinizio del XX
secolo spirò un vento puritano e si volevano coprire alcune pitture delle chiese, lo
Strobel, insieme a un sacerdote illuminato, contrastò vivacemente tale ignoranza. Per lo
Strobel larte non ha un significato de lart pour lart, come problema
isolato della vita, ma come dovere sociale ed etico e si dimostrò sempre sensibile alle
vicende del tragico quotidiano. Il padre fu legato al movimento pacifista
dellaustriaca Berta von Suttner, premio Nobel per la pace nel 1905, e la feconda
attività di propaganda pacifista che respirò tra le mura domestiche, segnò
profondamente il suo animo e le sue inclinazioni. Lo Strobel, poi, approfondì la tematica
pacifista durante il periodo di studio allAccadémie de France di Roma, partecipando
allAlbergo Quirinale al congresso che la Suttner organizzò sul finire del 1891.
Anche gli scritti pacifisti di Henry Richard, che circolavano nella casa dei genitori,
indirizzarono decisamente il suo carattere, come la lettura di International Reduction of
Armaments. Ecco quindi insorgere lo Strobel contro gli orrori della guerra con dipinti di
ampio respiro, come Faida di Comune (premio Fumagalli alla Permanente di Milano nel 1906),
o Rogo deroi, ispiratogli dalla guerra russo-giapponese nel 1905 (Premio per la Pace
ex equo, Milano, 1906), che meriterebbe forse una maggiore considerazione nel panorama
della sua attività. Nellautunno del 1917 la ritirata di Caporetto gli ispirò
alcune tra le sue tele più commosse e vibranti, quali Vespro di guerra, Cavalli
abbandonati e Cavallo morente. Ancora, dietro lElia Rossi Passavanti scrisse di suo
pugno: Soit a pied, soit a cheval, mon honneur est sans egal. Anche il grande dipinto
Sopra gli spalti delle mura di Parma. Il Boia, esposto a Parma al Ridotto del Teatro Regio
nel 1909 (nelle Collezioni dArte della Cassa di Risparmio, Inv. CRP 40960), non è
altro che un grido dal profondo dellanimo dello Strobel contro la pena di morte. I
colori stessi, la dominante tonalità rossa e lespressione del volto del boia
dovevano indurre losservatore, secondo le intenzioni del pittore, a una profonda
meditazione sullargomento. Alla morte del suo maestro Cécrope Barilli, lo Strobel
venne chiamato dal 1° novembre 1911, quale supplente di Figura, a prenderne il posto al
Regio Istituto di Belle Arti di Parma. Nel 1917 fu incaricato anche dellinsegnamento
di Ornato e Decorazione. Il 5 ottobre 1925 fu trasferito, in qualità di secondo aggiunto
di Figura, allAccademia di Belle Arti di Milano, ove rimase fino al 1938, ottenendo
il titolo di Professore Emerito dellAccademia di Brera e la nomina a Cavaliere
dellOrdine della Corona. Nel 1927 ricevette la nomina per linsegnamento di
ornato e dal 1930, per ragioni di salute, si concentrò esclusivamente sul corso diurno,
lasciando linsegnamento serale che aveva seguito fino a quel momento. Venne
frequentemente chiamato a far parte di commissioni giudicatrici di concorsi. Nel 1895
morì a Vignale il padre. Poco dopo la madre si trasferì a Milano, ove morì il 27
gennaio 1908. Così, con lincarico allAccademia di Milano del 1925, cominciò
lentamente lallontanamento da Parma. Rimase comunque la villa di Vignale, che lo
Strobel tenne fino agli anni Trenta. Nel 1922 a Traversetolo sposò Luisa Vecchi. Oltre ai
temi storici, allo Strobel particolarmente congeniali, altri filoni scandirono la sua
multiforme attività. Il ritratto femminile fu elemento ricorrente e significativo nella
sua produzione pittorica. Così, oltre al ritratto a olio della madre (1892) e Rose e
spine (alla Galleria dArte Moderna di Roma), ecco il bellissimo ritratto liberty
della futura moglie, Luisa Vecchi, del 1919 (nelle Collezioni dArte della Cassa di
Risparmio inv. CRP 40959) con il quale vinse alla Mostra del Ritratto femminile della Villa Reale di Monza nel maggio
1924. Lo Strobel ritrasse ancora la moglie in due pastelli negli anni Venti e alla fine
degli anni Trenta. Dedicò un ritratto anche al fratello Arnaldo e alla nipote Rosa.
Ritrasse pure il nipote Pellegrino per due volte, nel 1906 e nel 1910. Fuori delle mura
domestiche, numerosi sono i ritratti ufficiali per i quali venne richiesto. Ritrasse tra
gli altri il Re e Mussolini e di ognuno realizzò due differenti versioni. Così come
esistono due suoi ritratti a Luchino Visconti a cavallo. Fece anche la riproduzione del
ritratto di Nicolò Paganini e della marchesa Eugenia paravicino di Persia. Suo è anche il ritratto del
padre, custodito al Museo di Storia Naturale delluniversità di Parma. Più volte menzionato dal
padre nella documentazione scientifica sullArgentina, linteresse per il Gaucho
si trasmise allo Strobel, che ne rimase affascinato. Lo Strobel lo riprodusse sia in forme
plastiche (una scultura venne poi acquistata dal Re), che nella pittura e mantenne i
rapporti, che erano stati del padre, col mondo culturale argentino. Vastissima è la
produzione collaterale dello Strobel. Disegnò etichette per liquori, per scatole Mode
progettò giocattoli in legno. Realizzò illustrazioni per importanti riviste e periodici.
Sue tavole vennero pubblicate su Amica, sulla Domenica del Corriere e sul corriere dei Piccoli. Si prestò a illustrare le
scoperte scientifiche compiute in Africa dal capitano Bottego e produsse un mosaico, con
limponente figura di S. Giorgio, per la tomba (famiglia Medioli) al cimitero della
Villetta di Parma. Disegnò cartoline di guerra a vantaggio degli invalidi e delle vedove,
per associazioni di combattenti e umanitarie e dipinse soggetti religiosi per alcune
chiese del Parmense. Particolarmente bella e curiosa è la produzione di conigli in
ceramica, sempre firmati, che iniziò nel 1930. Il cavallo, che ritorna tanto spesso nei
titoli dei suoi quadri, fu il suo soggetto preferito e pochi altri artisti seppero
esprimere pittoricamente il nobile animale, in movimento o in lotta o in affettuoso
abbandono, con la plastica evidenza dello Strobel. Negli anni Trenta iniziò una nuova
esperienza legata al mondo equestre: la Società di incoraggiamento
Razze Equine gli affidò lincarico prestigioso di dipingere i cavalli vincitori al
Gran Premio di San Siro e di Merano. I cavalli dello Strobel vennero così riprodotti
anche su calendari e cartoline della Società di incoraggiamento,
con grande successo e attenzione dei collezionisti pubblici e privati. La sua attività
artistica a largo raggio lo portò a tenere mostre in numerose città dItalia e
dEuropa: Zurigo, Parma, Roma, Torino, Milano, Firenze, Rimini, Venezia, Londra,
Monaco di Baviera e Buenos Aires. Nel 1930 lo Strobel organizzò una importante mostra con
ben 60 opere esposte alla galleria Pesaro e al Museo Poldi-Pezzoli di Milano. Parma nel
1961 gli dedicò una significativa mostra retrospettiva, tenutasi alla Galleria Camattini.
Le sue opere, spesso di grandi dimensioni, fanno parte di raccolte pubbliche e private in
Italia e allestero. Nel 1938 lasciò Milano per trasferirsi a Camogli, ove già
risiedeva la cugina Tina Ströbel, pittrice di fiori e di paesaggi. Camogli, lo accolse
come si addice a una grande personalità e lo invitò a partecipare alla fondazione del
locale Museo Marinaro con due sue opere: mareggiata
e San Prospero. Nel 1941 partecipò per lultima volta alla III Mostra di Belle Arti
di Milano con due tele: Camogli e Paesaggio Ligure, ormai intrise dei colori della
riviera. Morì a Camogli dopo aver terminato, pochi giorni prima, lultima grande
tela, I cavalieri dellApocalisse, iniziata sotto la profonda emozione provata
assistendo, dalla finestra della sua casa, al bombardamento navale di Genova. Camogli glì
dedicò onoranze funebri imponenti.
FONTI
E BIBL.: Archivio Strobel, Stadt Arkiv, Innsbruck; Archivio Daniele Strobel, Fondazione
Cassa di Risparmio di Parma, Donazione Victor von Strobel; A. Colasanti, La Galleria
dArte Moderna, Milano-Roma, 1923; G. Copertini, Le pitture di Carmignani e de
Strobel nel palazzo della Camera di Commercio, in Aurea Parma 10 1926, 34-40; A.
Lancellotti, Le Biennali veneziane dellante guerra, Alessandra, Ariel, 1926, 24;
Enciclopedia Italiana, XII, 1931, 689; G. Marangoni, Daniele De Strobel, catalogo della
mostra, Milano, 1931; G. Allegri Tassoni, Mostra dellAccademia parmense, catalogo,
Parma, 1952; La Pinacoteca Stuard di Parma, catalogo, Parma, 1961; R. Allegri, Mostra del
ritratto parmense dell800, in Parma per lArte 1963; J. Busse, Internationales
Handbuch aller Maler und Bilhauer des 19. Jahrunderts, Wien, 1933, Ad vocem; A.M.
Comanducci, Dizionario illustrato dei Pittori e Disegnatori e Incisori Italiani moderni e
contemporanei, Milano, Patuzzi, 1974, 1040; A.M. Comanducci, Dizionario critico e
documentario. I Pittori Italiani dellOttocento, Milano, Artisti dItalia, 1934,
199; U. Thieme-F. Becker, Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler, Leipzig, 1938, Ad
vocem; Per lArte Comitato parmense per le Arti e le Lettere. Mostra retrospettiva di
Daniele de Strobel. 4-8.VI.1950, catalogo, Parma, Stab. Grafico cooperativo, 1950, presentazione di G. Copertini;
A. Tirelli, Daniele de Strobel, in Parma per lArte II 1951, 59-62; U. Galetti-E.
Camesasca, Enciclopedia della pittura italiana, Milano, 1951, Ad vocem; B. Molossi,
Dizionario dei Parmigiani, Parma, Tipografica parmense,
1957, 143; Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei Pittori e degli Incisori Italiani dal XI
al XX sec., Milano, Mondadori, 1970, X, 456-457, con bibliografia; T. Mazzieri, Il
romantico ritorno di Daniele de Strobel a Parma, in Gazzetta di Parma 26 febbraio 1969;
Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei Pittori ed incisori italiani dallXI al XX sec.,
Torino, Bolaffi, 1972, vol. 10, 456-457; L. Molga (Felice da Mareto), Bibliografia
generale delle antiche Province Parmensi, Parma, Deputazione Storia Patria, 1974, II,
1036; R. Tassi, Magnani, Bocchi, de Strobel. Tre pittori tra Ottocento e Novecento, Parma,
Cassa di Risparmio di Parma, 1974, 97-128 e nota storica sulla realizzazione della Sala
Strobel a cura di V. Banzola alle pp. 136-137; G. Godi, mecenatismo e collezionismo pubblico a Parma nella
pittura dellottocento, Colorno,
Palazzo Ducale, 1974, 123-124; Enciclopedia Universale dellArte, Milano, De agostini, 1980-1981, Ad vocem; V. von Strobel,
Daniel v. Strobel, ein Romantischer Maler der Deutschen Schule, in Atti
dellAccademia degli Agiati di Rovereto n. 231, v. 21 1983, 131-134; C. alessandrini, Revival, Accademia e Futurismo
mancato, in Dietro le barricate, Parma
1922, catalogo Mostra Parco Ex Eridania, Parma, 1983, 110-123; Österreichisches biographisches Lexikon, Wien, 1984, Ad vocem; T.
Marcheselli, Le strade di Parma, Parma, Benedettina, 1990, 118; Barilla, cento anni di
pubblicità e comunicazione, a cura di A.I. Ganapini e G. Gonizzi, Milano, Pizzi, 1994,
49, 99, 421; G. Capelli, Il ritorno del Crociato. Restaurato il mosaico di Strobel, in
Gazzetta di Parma 16 gennaio 1991, 3; G. Godi e C. mingardi,
Le collezioni dArte della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Parma, Guanda,
1994, 74, scheda 85; V.von Strobel, Daniele de Strobel e la Sala Conferenze, 1995, III-XI
e XVIII; G. Capelli, in Gazzetta di Parma 24 marzo 1998, 5.
STROBEL PELLEGRINO, vedi STROBEL PEREGRIN
STROBEL PEREGRIN
Milano 22 agosto
1821-Vignale di Traversetolo 8 giugno 1895
La famiglia Strobel è una nobile famiglia tirolese originaria di Rattenberg e
Innsbruck, rappresentata in gran parte da funzionari austriaci. Lo Strobel nacque, quale
quarto figlio di otto fratelli e sorelle, a Palazzo Marino, la sede nel Lombardo-Veneto
della Casa Imperiale Asburgica, ove il padre, Michael von Strobl zu Haustatt und
Schwannefeld, era stato trasferito dal Tirolo con la carica di cassiere imperiale
dellArciduca Rainer. Michael Strobl, che tra laltro fu ufficiale degli
Schützen di Andreas Hofer e combatté contro i Franco-italo-bavaresi nella Compagnia del
conte Welsberg, fu cancelliere a Bolzano e, nel periodo di Milano, consigliere
amministrativo dellArciduchessa di parma
Maria Luigia daustria. Il nome di
Peregrin gli fu imposto alla nascita in quanto suo padrino fu Peregrin von Menz, alto
funzionario artistico, amico del padre. La madre era Elisabeth von Webern, di nobile
famiglia tirolese e zia del grande compositore Anton von Webern. A Milano, tra Palazzo
Marino, San Fedele e la Villa Reale si muoveva una multiforme società mitteleuropea, che
andava dalla famiglia Asburgo, a Radetzky, a Carl Mozart (figlio del compositore), al
conte Firmian, al conte del Tirolo Mohr, al Manzoni e alla buona borghesia lombarda. In
questo ambiente poliglotta e mitteleuropeo crebbe e si sviluppò la fanciullezza dello
Strobel. Come era obbligo per tutti i figli dei Tirolesi, anche lo Strobel frequentò il
rinomato ginnasio a Merano, con ottimi risultati. Durante questo periodo si concretizzò
la sua passione per le scienze naturali, che erano assai diffuse presso la Corte di Vienna
grazie al duca Leopoldo e a suo figlio Francesco stefano
e al famoso Naturalienkabinett. Lo Strobel ebbe come guida e maestro ideale nelle scienze
naturali lo zio Leonhard Liebener di Innsbruck, noto naturalista, e il grande esploratore
Alexander von Humboldt, amico di famiglia. Già nel 1832, a soli dieci anni, lo Strobel
divenne Socio della Zoologisch-Botanische Verein zu Wien. Dopo la maturità, frequentò le
università di Innsbruck e Pavia, per laurearsi dapprima in giurisprudenza (1842) e più
tardi in scienze naturali. LUniversità di Pavia era allora ununiversità
austriaca molto attiva, in cui si muoveva un ambiente progressista-liberale, in parte
legato alla Chiesa Evangelica. A questultima appartenne anche lo Strobel, che giunse
a diventare curato e fu, in seguito, uno dei fondatori della comunità evangelica
parmense. Fu inoltre socio fondatore della Società della Cremazione a Milano, i cui
membri erano di provenienza mitteleuropea. Lo Strobel rimase alunno di concetto presso la
Delegazione Imperiale del Governo Austriaco dal 1845 al 1847, indi, per un decennio, fu
Coadiutore dellImperial Regia Biblioteca di Pavia. Nel contempo divenne Socio
Corrispondente dellAccademia degli Agiati in Rovereto, la più antica Accademia del
Tirolo, fondata dallimperatrice Maria Teresa. Le sue prime osservazioni scientifiche
furono: Delle Conchiglie nei dintorni di Innsbruck (1843-1844), Notizie malacostatiche sul
Trentino (1851) e Beitrag zu Mollusken Fauna von Tyrol, questultimo lavoro scritto
insieme al fratello Joseph. Nel 1853, a Pavia, fondò a sue spese il primo Giornale di
Malacologia in lingua italiana, che accoglieva corrispondenze da tutta Europa, tra cui zeitschrift fur Malakozoologie di Menke und
Pfeiffer, K. u. K. Akademie der wissenschaften
Wien e Journal de conchyliogie. Il giornale
rimase in vita due anni, pubblicando tra laltro sedici note redatte dallo Strobel e
numerose notizie bibliografiche. A soli trentatrè anni era già noto nel mondo
scientifico internazionale, tanto da essere membro della Naturforschende Gesellschaft in
Halle an der Saale, dellaccademia
Imperiale Leopoldinae Carolinae naturae curiosorum in Breslau, dellAkademie nordische Alterhumsforscher in Kopenhagen,
del-lakademie Deutscher Naturfoscher
und Artze in Innsbruck, della Società Malacologica Italiana, dellAteneo di Bergamo,
della Società Italiana di Scienze Naturali e Miembro Corresponsal Academie Nacional de
Ciencias Buenos Aires e Miembro de Sociedad Farmaceutica Argentina. Fu inoltre socio
onorario di molte associazioni naturalistiche e alpinistiche, oltre che di fondazioni a
scopo sociale ed educativo, come il Collegio Maria Luigia di Parma. Fu anche iscritto alla
massoneria. Nel 1857 venne chiamato alle
scuole facoltative di Piacenza, come professore di storia naturale. Nel 1858 fu tra i soci
fondatori della Società Italiana di Scienze Naturali di Milano. Nel 1859 a Parma, ove
già il padre Michael era stato consigliere dellArciduchessa Maria Luigia
dAustria, gli venne offerta la prima cattedra universitaria. Ebbe la nomina a
professore di Storia Naturale presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e
Naturali delluniversità di Parma
(Decreto dittatoriale del 6 dicembre 1859). Nel 1863 fu nominato professore di
Mineralogia, Geologia e zoologia e Direttore
del Gabinetto di Storia naturale presso
lUniversità di Parma (Decreto sovrano del 19 gennaio 1863). Si innamorò di molte
donne, non sempre ricambiato. Questa irrequietezza sentimentale lo portò spesso a
desiderare grandi viaggi e a congedarsi da città e paesi. Verso la fine del 1864 lasciò
luniversità di Parma per trasferirsi
in Argentina: su invito del rettore dellUniversità di Buenos Aires, Juan Maria
Gutierrez, e del suo caro amico, il noto scrittore e medico Paolo mantegazza, accettò infatti di contribuire alla
fondazione e allo sviluppo della facoltà di Scienze Naturali. Il soggiorno in Argentina,
terra in gran parte sconosciuta, significò per lo Strobel, oltre che realizzare il sogno
di giovinezza di conoscere il Nuovo Mondo, una grande occasione per le sue ricerche
scientifiche. Durante il viaggio dallEuropa allamerica si fermò nellisola di San Vincenzo,
una delle maggiori del Capo Verde, ove gli parve di riscontrare delle analogie con le
terremare che aveva iniziato a studiare in Emilia. Pubblicò queste osservazioni a Parigi
nel 1865. Nei circa due anni di permanenza in Sud America allargò la sua attività a
molti campi della ricerca naturalistica partecipando a spedizioni che lo portarono fino in
Patagonia e nella terra del Fuego. È interessante notare che nel corso di queste
esplorazioni fu tra i più entusiasti naturalisti a servirsi della fotografia, che era al
suo inizio. Lapparecchio fotografico si rivelò subito il giusto supporto operativo,
che permise ai naturalisti di acquisire documentazione più precisa del disegno e si
rivelò di particolare utilità per lAntropologia e lEtnologia. Essa offriva,
tra laltro, il vantaggio di poter inviare le immagini rapidamente ai diversi
colleghi. DallArgentina, lo Strobel invitò il suo amico e collega del Tirolo, il
padre francescano naturalista Vinzenz Gredler, ad andare a insegnare allUniversità
di Buenos Aires. Non riuscì tuttavia a realizzare quel desiderato binomio scientifico.
Nella sua prima lezione alluniversità
di Buenos Aires parlò di Darwin: un tema che divideva e univa studenti e ricercatori.
Della Patagonia, come scrisse nei suoi libri sullargentina (1865-1867 e 1869) lo affascinarono le
montagne, che gli ricordavano quelle del Tirolo. Gli amici naturalisti di Buenos Aires,
avendo scoperto un lago al 48° parallelo sud, in Patagonia, lo intitolarono Lago Strobel
in suo onore. La morte del padre Michael nel Tirolo lo costrinse tuttavia a fare ritorno
in Europa per affrontare, quale più anziano dei fratelli, la successione del Fidecommesso
della famiglia Strobel a Innsbruck. Prima di lasciare Buenos Aires costituì la Fondazione
Peregrino Strobel, il cui fine era quello di assegnare una borsa di studio per i più
meritevoli tra gli studenti della Facoltà di Scienze Naturali (Il Presente 26 dicembre
1881). Infine ritornò definitivamente a Parma attorno al 1868, dopo aver peregrinato per
le diverse città europee. AllUniversità di Parma gli venne assegnata la cattedra
di Geologia. Nel 1871 fu nominato Direttore della Scuola di Farmacia del-luniversità di Parma per il triennio
1871-1872/1873 - 1874 (Decreto sovrano del 22 novembre 1871). Conseguì poi la laurea in
Scienze Naturali presso lUniversità di Parma (10 marzo 1872). Nel 1874, fu
dispensato, dietro sua richiesta e per motivi di salute, dallinsegnamento della
Zoologia, affidato al professore di Anatomia Comparata (Dispaccio ministeriale del 29
ottobre 1874). Nel 1875 fondò, insieme a Gaetano Chierici e al suo vecchio allievo, Luigi
Pigorini, il Bullettino di Paletnologia Italiana. Nello stesso anno, a Pisa, fu tra i
fondatori della Società Malacologica Italiana. Fu anche Direttore del Museo di Storia
Naturale di Parma e come tale collaborò alla stesura delle notissime guide di viaggio in
lingua tedesca di Karl Baedeker (Leipzig), specialmente per la guida Ober-Italien. Nel
1878 fu nominato Preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
delluniversità di Parma per il
triennio 1878-1879/1880-1881 e a tale carica fu poi rieletto per il triennio
1890-1891/1892-1893. Nel 1891 fu eletto allunanimità Rettore dellUniversità
di Parma per il triennio 1891-1892/1893-1894 (Decreto sovrano del 2 luglio 1891), carica a
cui rinunciò dopo il primo anno per motivi di salute. Nel 1894 donò al Museo di Storia
Naturale dellUniversità di Parma una ricca e preziosa Collezione di Conchiglie
extramarine da lui raccolte ed illustrate, nonché i suoi libri di Storia Naturale
(Verbale dellAdunanza del Consiglio di Facoltà di Scienze del 15 aprile 1894). A
uno stato di salute apparentemente debole (soffrì di una ipertrofia al cuore, sindrome
che gli permise ugualmente di fare viaggi avventurosi), contrappose unintelligenza
vivacissima e una forte memoria. Oltre a conoscere le lingue antiche, greco e latino,
parlava perfettamente tedesco, italiano, francese, inglese e spagnolo e possedeva alcune
nozioni di ungherese e di turco. Lo Strobel fu autore di almeno 195 pubblicazioni, scritte
in cinque lingue: di particolare importanza sono i suoi scritti sulle terremare e quelli
sulla malacologia, gli studi relativi alla distribuzione geografico-fisica dei molluschi
terrestri e dacqua dolce dellAlta Italia e inoltre le indagini di
paleo-zoologia relative ai resti faunistici nei depositi preistorici dItalia. Tra i
suoi meriti va anche annoverato quello di aver fondato una pubblicistica periodica di
scienze naturali in lingua italiana. Lo Strobel intraprese studi naturalistici,
antropologici, archeologici ed etnologici. Tra i suoi allievi più noti vi furono Luigi
Pigorini e Omboni, tra i colleghi a lui più vicini il viennese G. Jan di Milano e
lastronomo e fisico Pietro Pigorini, già rettore delluniversità di Parma. La sua attività di ricerca
costituì un ponte tra lEuropa e il Nuovo Mondo, come ben si può leggere presso il
vecchio Rettorato dellUniversità di Parma, sotto il monumento che gli Argentini gli
dedicarono nel 1899. Il suo motto, come missionario della cultura, fu Wo du bist, musst du
deine Pflicht tun (ovunque tu ti venga a trovare, devi fare il tuo dovere). Lepoca
in cui lo Strobel visse era il tempo dei grandi sviluppi delle scienze naturali e della
tecnica, che risvegliò molte speranze, portando a credere che la cooperazione delle
Scienze potesse significare anche intese politiche di pace. Molti dei naturalisti
aderirono ai movimenti pacifisti e questa fu anche la scelta dello Strobel, che ebbe
contatti, anche attraverso la cugina Maria Strobel di Innsbruck, con il movimento
dellaustriaca Berta von Suttner, premio Nobel per la Pace. Seguì anche attentamente
le conferenze di Londra di Henry Richard sulla International Reduction of Armaments, del
1879. Lo Strobel, uomo attento agli avvenimenti del suo tempo, percepì perfettamente
londata di liberalismo che andava addensandosi su tutta la Mitteleuropa e che
sfociò con le ribellioni del 1848 e prese lo spunto di essere nato a Milano per opporsi
alla restaurazione austriaca nel Lombardo-Veneto. Espresse in suo ermetico diario il
tormento di queste e di altre scelte, come quando, nel 1883, dovette andare a
rappresentare la città di Parma al Parlamento a Roma, prendendo una decisione che
comportò grossi contrasti in seno alla famiglia Strobel, che si trovava in Austria. Egli
affermò spesso di non avere una patria, se non la bandiera delle sue ricerche
scientifiche. Alla Camera prese posto allestrema sinistra. unaltra nota che può chiarire il carattere
dello Strobel nella sua vita di spirito indipendente e insofferente è il discorso
pubblico che pronunciò allinaugurazione dellanno accademico 1891-1892 in
qualità di Rettore Magnifico dellUniversità di Parma. In esso, esprimendo una
visione molto avanzata delle riforme sociali e scolastiche, suscitò grande scandalo, al
punto che dovette difendersi da numerosi attacchi reazionari. Tra laltro, fu anche
promotore e sostenitore dellabolizione dello studio del greco nei licei. Lo Strobel
sposò, ormai cinquantenne, la giovane Adelinda Valdagni, appartenente a una nobile
famiglia trentina, rappresentata da medici e farmacisti. Ebbero due figli, di cui il
secondo, Daniele, divenne un famoso pittore. Lo Strobel morì per sindrome cardiaca. Fu
cremato e sepolto in un loculo monumentale nel cimitero delluniversità di Parma. Fu una cara amica di
famiglia, Caterina Pigorini Beri, a pubblicare sulla Gazzetta di Parma (15 giugno 1895)
una sua commossa commemorazione, ricordandolo alle autorità e ai cittadini di Parma.
Nello Strobel si condensarono ampiamente le due culture, tedesca e italiana, anche se
convissero con molta difficoltà: razionalmente e filosoficamente appartenne alla cultura
tedesca mitteleuropea, sentimentalmente fu legato alla letteratura italiana della sua
epoca e appassionato a quel mito dellArcadia intesa come immagine ideale che i
viaggiatori nordici avevano della natura mediterranea e della riscoperta del mondo antico.
FONTI
E BIBL.: A. De Gubernatis, Dizionario biografico scrittori, 1879, 968; S. Sapuppo Zanghi,
La XV legislatura italiana, Roma, 1884; T. Sarti, Il Parlamento Subalpino e Italiano, due
volumi, Roma, 1896 e 1898; A. Malatesta, Ministri, 1941, 162; Aurea Parma 2 1987, 132-135;
T. Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 110; F. Pariset, Per il prof. pellegrino Strobel, in Per lArte 7 1895,
183; L. Jung, Prof. Cav. Nob. Pellegrino de Strobel, in Annali delluniversità di Parma, 1896, 93-96; I. giuffrida, Pellegrino Strobel e i suoi
corrispondenti, in Aurea Parma LXXI 1987, 131-157, che riporta lelenco degli scritti
di Strobel; Aurea Parma 1 1992, 22; Le terremare, 1994, 61-66; Gazzetta di Parma 28
ottobre 1995, 12.
STROBL, vedi STROBEL
STROZZI BARABA, vedi TORELLI BARBARA
STRUZZI ALBERTO
Parma 1560
c.-Madrid 1638
Lo Struzzi, che a Parma possedette beni immobili, fu rappresentante di Ranuccio
Farnese a Bruxelles, dove si conservano le lettere del Duca a lui indirizzate. Giunse nei
Paesi Bassi al seguito di Alessandro Farnese e partecipò a quelle operazioni di
diplomazia segreta che offrirono al grande generale la possibilità di occupare alcune
città senza ricorrere alle armi. Il matrimonio con Luisa Haller permise allo Struzzi di
entrare a far parte della ricca classe di nobili-mercanti al servizio della monarchia
spagnola. In seconde nozze sposò una dama di Corte dellarciduchessa Isabella.
Linventario della sua fornita biblioteca di Bruxelles permette di conoscere i suoi
interessi culturali, così come lelenco dei quadri i suoi gusti artistici. Come
rappresentante degli arciduchi Alberto e Isabella, partì nel 1614 per Madrid portando in
dono al figlio del Re destinato alla carriera militare, Fernando, un esercito in miniatura
composto da soldatini di legno, da lui fatto eseguire. Questa opera mirabile andò
distrutta nel 1884 in un incendio scoppiato nella sala dove era conservata. Morì prima di
riuscire a tornare nei Paesi Bassi, come avrebbe desiderato. La richiesta da parte del
Sovrano e di uomini di governo di fornire consigli in campo economico diede luogo alla sua
vasta produzione di trattati sulle monete, sul commercio, sulla popolazione,
sullindustria, nonché su temi politici, che si conservano manoscritti in varie
biblioteche europee. Solo il suo Dialogo sobre el comercio destos reinos de Castilla fu
stampato nel 1624 a spese delle Cortes di Castiglia e ristampato lanno successivo.
Rappresentando a Madrid gli interessi commerciali e industriali dei Paesi Bassi spagnoli,
lo Struzzi si presenta come sostenitore della pace e della libertà degli scambi e
avversario di misure che imponessero limiti al commercio con i Paesi Bassi del Nord. Gli
anni del soggiorno spagnolo dello Struzzi furono caratterizzati da una grave crisi
finanziaria per il Regno asburgico, in quanto la necessità di sostenere gravose spese
militari si scontrò con la difficoltà di disporre di adeguati mezzi finanziari,
ottenibili solo mediante nuove tasse. Evitare un ulteriore indebolimento del tessuto
economico del paese e dei territori appartenenti alla monarchia spagnola è il fine che si
prefiggono le proposte avanzate negli scritti dello Struzzi. Alla base dei suoi memoriali,
che a un primo esame potrebbero apparire frammentari e dettati dalle necessità del
momento, vi sono invece precisi modelli economici. NellArchivio di Stato di Parma si
conserva una lettera dello Struzzi a Ranuccio Farnese del 1607, che accompagna
linvio da Bruxelles di un ritratto di Alessandro Farnese inciso su una pietra dura.
Nello stesso archivio, lettere di Cosimo Masi forniscono notizie relative alla prima
moglie dello Struzzi, Luisa Haller: prima del matrimonio fu badessa del convento di
Soleilmont, ottenne quindi lautorizzazione a togliersi il velo e a sposarsi. Suo
fratello Leoluca fu governatore di Piacenza e questo spiega linteresse della Corte
farnesiana per le vicende monastiche della nobildonna fiamminga.
FONTI
E BIBL.: M. A. E. bacigalupe, Alberto struzzi. Un precursor barroco del capitalismo
liberal, Avisos de Flandes 4, Leuven University Press, Leuven, 1995; E. Scarabelli Zunti,
Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 356; G.Bertini, in Aurea parma 2 1996, 224-225.
STRUZZI GIOVANNI
Parma prima
metà del XVII secolo
Intagliatore attivo nella prima metà del XVII secolo.
FONTI
E BIBL.: E. Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, V, 356.
STRUZZI GIOVANNI STEFANO
Parma 1511/1519
Durante lanno scolastico 1511-1512 lo si trova insegnante di Grammatica pro
quarteriis, vale a dire in una di quelle scuole di grammatica
che il Comune di Bologna istituì in ognuno dei quartieri della città per
listruzione elementare e preparatoria allUniversità. Tali docenti non
facevano parte dello Studio universitario benché i loro nomi, come quello dello Struzzi,
si incontrino nei Rotoli (cfr. I, 213 e seg.). Nel biennio 1512-1514 e poi in quello
1517-1519, lo Struzzi fu dignissimus Rector dellUniversità degli Artisti e dei
Medici di Bologna, più precisamente degli scolari ultramontani, con lincarico di
insegnare medicina nei giorni festivi.
FONTI
E BIBL.: R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea Parma 1930, 76.
STRUZZO, vedi STRUZZI
STUARD GIUSEPPE
Parma 26 marzo
1790-Parma febbraio 1834
Nacque da Domenico e da Barbara Paralupi. A sei anni ereditò dal padre, molto
probabilmente, qualcuno dei 52 quadri inventariati nel 1768 in casa del nonno Pietro,
raffiguranti ritratti, soggetti sacri, fiori, architetture e paesaggi. Per quanto riguarda
i rapporti di domenico Stuard con
larte, non restano altre tracce che le note dellesborso sostenuto per il
rinnovo totale del Casino di Villeggiatura a San pancrazio.
A cura dellarchitetto Angelo Rasori, vi lavorarono nel 1788-1789 il pittore
quadraturista Giovan Battista Modini e il falegname-mobiliere Francesco Gardelli. Ancora
di ordine pratico appaiono i rapporti della madre-tutrice con artigiani e artisti, a parte
la committenza allaffermato Domenico Muzzi per il proprio ritratto, pagato di certo
con la sostanza del figlio, come del resto è provato per la cornice. Ai vari immobili di
proprietà lavorarono dal 1797 al 1802, oltre al Rasori, lintagliatore Ferdinando
Dumas, il doratore Antonio Salvini e il falegname Davide de Bernardi. La Paralupi non
mancò di dare allo Stuard, presso il Collegio dei Nobili di Parma, una educazione
artistica, se egli già a undici anni, nel 1802, ordinò cornici e vetri e se lanno
dopo ricevette carte da disegno n. 20, una tavola da disegnare, ed una crociera. alla morte della madre, fu sotto la tutela del
canonico Maberini e di Pietro Cantù. Di fisico infelice, rachitico e affetto da una
malattia che spesso lo privava della parola, seppe tuttavia, durante tutta la vita, dare
prova di profondo senso civico e di grande generosità. Nel 1808, a tre anni dalla morte
della madre, si recò in viaggio a Napoli e quando vende al Sig. C.te Jacopo San Vitali
lOpera del Marino l Adone, sembra che fossero già in atto quegli scambi di
materiali tipici di un provetto collezionista di libri. Data la saggezza dimostrata come
amministratore dei cospicui beni familiari, la Congregazione della Carità lo fece suo
confratello con compiti di carattere amministrativo (18 febbraio 1820), che lo Stuard
assolse lodevolmente fino a quando fu costretto a dimettersi per ragioni di salute (1833).
Il 31 agosto 1829 fu chiamato a far parte del Consiglio degli Anziani del Comune di Parma
e il 6 gennaio 1830 fu ammesso a far parte della Società del Gabinetto letterario.
Durante i moti del 1831 cadde in sospetto della polizia per le sue idee liberali ma, nel
medesimo anno, il podestà di Parma barone Bolla nominò lo Stuard membro della
Fabbriceria del Duomo e il 10 maggio dello stesso anno, per volontà della duchessa Maria
Luigia dAustria, fu chiamato a far parte della Commissione amministrativa degli
Ospizi Civili. Tra il 1826 e il 1827 compilò, a modo di lettera, una dissertazione
riguardante il quadretto posseduto dal parmigiano Malpeli attorno al pittore Michele
Desubleo da vero e proprio storico dellarte: vi cita brani da noti testi del
Malvasia, dellorlandi e del Lanzi,
oltre naturalmente dalle guide locali del Ruta, dellAffò e del Donati e dal raro
volume seicentesco del Bordoni, che si rivela utile a chi si interessa del malnoto pittore
bolognese, il cui oblio critico era appunto già lamentato dallo Stuard. Il 1828 risulta
piuttosto intenso per lo Stuard bibliofilo. Gli arrivarono libri da Roma, dal Robertson e
dal conte Scutellari, mentre nel 1829 si impossessò de lOpera Felsina Pittrice
Ediz.e rarissima detta del Boccalajo più la Critica del C.o vittoria rarissima ancor essa, per la quale fu in
trattativa a Bologna già dal 1827. Sempre nel 1829 comperò 6 Fascicoli della Galleria di
Firenze. Di pari passo si mosse la sua attività nel campo della grafica, che emerge nei
documenti con una certa precisione solo nellultimo decennio di vita, come del resto
per le altre pratiche di collezionismo. Nel 1827 si sa che lo Stuard fu in rapporto con
lincisore Francesco Rosaspina, forse a Bologna, espletando per questi commissioni
presso il principe Asioli a Modena e presso il De Lama a Parma. Lanno dopo fece
rilegare in carta verde le incisioni del Bonavera con gli affreschi del Correggio nella
cupola del Duomo di Parma. Nel 1829 acquistò un Cartone rap.e la B. V. di Cignani, o di
Guido e comprò dalla Ved.a Giovanelli la Grande Stampa (Unica conosciuta) vedi
Puncilioni, rappresentante Un Appostolo del Penacchio sud-ovest, della Cupola del Duomo, e
più un Disegno di Caracci dellaltro Penacchio rap.e S. Bernardo speso in tutto. L.
400 (N.B. della sola stampa Giovanelli domandava L. v.e 20,000, dopo la morte sua fu
stimata L. 3.000. !!! ecco la stabilità del valore negli ogetti di belle arti. Ancora nel
1829 ricevette in regalo da Tognini uno schizzo, poi comperò due bellissimi Paesi a penna
del Palmieri (forse quelli del Museo Lombardi) e uno schizzo del Guercino o del Tiarini.
Nel 1833 donò a Moreo in Milano quei tanto preziosi schizzi del nostro divino Correggio.
Contemporaneamente il Molossi annota che lo Stuard è pur anco possessore di una gran
parte de cartoni che servirono al divino Correggio per dipinger la cupola del duomo.
Se molte particolarità non concorresser pure a dar fede della originalità di questi
cartoni salvati per miracolo, te ne persuaderebber certi pentimenti, e certi tratti che vi
guizzan con tanta franchezza, quasi lampi di genio creatore. Quale collezionista di
dipinti, lo Stuard lasciò la prima traccia a diciotto anni, nel 1811: Comprato un quadro
in Lavagna presentante la B.V. il bambino, e S. Giovannino. Tra i pezzi scambiati o
alienati dallo Stuard, è interessante ricordare, nel 1828-1829, quelli di cui viene
citato lautore presunto o la fonte iconografica oppure il soggetto: una Copia dello
sposalizio di S. Caterina del Correggio, esiste in Francia fatta da Girolamo Mazzola
Bedoli e una copia dal Barocci, un Incendio di Sodoma del Tempesta, il ritratto di un
Putto in piedi al Naturale dello schedoni,
due teste del Bertoja in un solo quadro, una Testa del Badalocchi, una testa di dafne, un Quadro piccolo rappresentante un allegoria ove la Gloria strappa le Ali al tempo
sembra scuola di Rubens, una Testa di Leonello spada,
una Galatea, un bellissimo Paese del fidanza
e infine tre Chiaroscuri di Girolamo mazzola
che ornavano una copia del S. girolamo di
Correggio. Dallultima citazione è deducibile trattarsi in realtà di una pala in
pendant con quella di Alessandro Mazzola Bedoli nei depositi della Galleria Nazionale
(inv. n. 910), rappresentante al centro il Riposo durante la fuga in Egitto del Correggio
e nellincorniciatura cinque figure monocrome dinvenzione. Infatti vengono
ricordate su due altari in San Pietro Martire, per cui la provenienza è da connettersi a
quella dei frammenti di Francesco Longhi, acquistati appunto solo tredici giorni dopo
(rispettivamente il 3 e il 16 dicembre 1829). Un poco più complicate appaiono le vicende
inerenti a fornitori, corrispondenti e luoghi di approvvigionamento dello Stuard. Tra le
sue carte peraltro rimane una interessante perizia di quadri e disegni appartenuti al
conte Carlo Sanvitale del 1710, stesa dal noto storiografo darte padre pellegrino Orlandi, di cui altra copia è presso
la Sovrintendenza di Parma. Potrebbe forse essere in rapporto con le compere, una lista di
dipinti, con tanto di prezzi, di proprietà di Pietro Rubini (morto nel 1819). Quasi
sicuramente lo è invece linventario analogo dei quadri Morenghi del 1827. Infatti
vi appaiono nature morte del Fiammingo Maestro del Boselli, un Quadro con Pesci del
Boselli e una serie di quattro paesaggi, forse del Tempesta. A margine dei fogli Morenghi
lo Stuard sfoggia un suo arduo rilievo critico a proposito di due copie dal Correggio,
eseguite nella così detta maniera forte seicentesca di deleteria imitazione bolognese. Lo
Stuard mostra altri aspetti della sua personalità di storico dellarte in una
lettera (presso collezione privata) inviata il 21 aprile 1819 al pittore Francesco
Callani. Apre menzionando miei scartafacci, (allappoggio però di buoni Autori) di
quali scrissi nel mio giro delle Città Venete alloccasione chivi studiai la
Loro Scuola. Le notizie che seguono concernono la famiglia dei Bassano, infarcite di varie
osservazioni critiche e di confronti di opere dal vero, previo lausilio, appunto,
delle fonti bibliografiche. In fine promette che continuerà sui Bellini, dei quali per
breve analisi che se ne voglia fare non sono sufficienti tre fogli eguali a questo. Nove
anni dopo comperò proprio dalla raccolta del Callani il cosiddetto abozzo originale del
Lanfranco, raccolta che, come accenna il biografo Bertoluzzi, era di formazione paterna,
allo scorcio del settecento. Le zone ove si
fornì maggiormente lo Stuard, almeno nellultimo decennio, sembrano quelle di
Guastalla, ove abitava il cugino dottor Paralupi, e di Modena, seppure non manchino
rapporti con Piacenza e viaggi a Milano. Nellinverno del 1824 scrive al cugino:
nello stesso tempo amerò vedere i quadri di Luzara, e le armi da taglio, e da fuoco,
così ad un tempo vedrò produzioni delle Belle arti, e dei mezzi principali di loro
distruzione. Lanno dopo, ancora in Luzzara, ambì avere un dipinto di proprietà
della cognata di Belli, le cui caute trattative furono appunto affidate al cugino, che in
seguito venne pregato di desistere di fronte al costo troppo elevato, avendone preferito
lo Stuard un altro meglio conservato e di maggior valore finanziario. Il Paralupi nel 1829
scrisse per mandare a prelevare presso lo Stuard un buon pittore, il cui nome risulta
indecifrabile, voglioso di farsi notare in paese straniero. Da Viadana gli scrisse invece
Francesco Morini, ansioso di venire a vedere le tante sue belle cose da esso lui
acquistate. Attorno al 1825 lo Stuard corrispose con lavvocato Nardi a Modena in
merito a riflessioni fatte sia riguardo al suo bellissimo quadro fiammingo, sia riguardo
al prezzo, che ritenne troppo alto per le proprie possibilità. Di queste opere diede
notizia nellautunno 1826 allamico Giuseppe Molteni in Milano, pittore e
celebre restauratore: Sento come ella mi previene per fare una gita nel modenese per
acquisstar quadri. Quantunque difficilmente io possa tenerle compagnia mentre mi sarà di
vero piacere dindirizzarlo in tutti quei luoghi del Modenese in cui a mio cognito
esistere belli quadri, e di cui se ne possa fare una buona spesa, ciò per dimostrare
almeno la sua solidarietà di collezionista. Poco dopo avvertì quindi il Nardi, che così
avrebbe potuto vendere tutta, o in parte, la sua bella raccolta. Di altri affari
extraprovinciali esiste traccia nel 1828: comprato un boschereccio dal Parroco dei Ronchi. Cadde invece
nel vuoto linvio da parte di un amico carissimo, di cui non è citata la residenza,
di tre dipinti che lo Stuard, lanno dopo, criticò pungentemente: le Sante Immagini
che rappresentano sono veramente Celestiali, e perciò prive del benché minimo mondano
valore. Al mio debole parere quello che hanno di pregievole si è dessere li stessi
unicamente proprj alla Devozione di un buon Cristiano, e totalmente scevri da qualunque
qualità che potesse tentare il vile interesse o giovare allavarizia umana. Giuseppe
Cattani nel 1832 si schermì per aver ricevuto in dono questa bellissima Vergine spirante
per ogni lato una calma soave di Paradiso, mentre N. Lorenzelli riferì su di un quadro
che lo Stuard avrebbe potuto avere al prezzo già convenuto. Per alcuni fornitori, Uldrigo
e moroni, la residenza in Parma è
plausibile, per altri appare sicura: Germano Razzi nel 1830 ricevette il saldo per la
tavola col Paesaggio del Fidanza e la contessa Teresa Casanova fu retribuita per il
bozzetto dello Schedoni. Sembra per altro del tutto attendibile che ella possa essere la
consorte del conte Antonio Casanova, a cui lo Stuard affittò nel 1823 un appartamento al
piano nobile della sua casa in strada Santa Croce al n. 51. Ma la provenienza più
prestigiosa resta senza dubbio alcuno quella delle preziose tavole toscane
tre-quattrocentesche dalla straordinaria raccolta del marchese Alfonso Tacoli Canacci,
realizzata a Firenze, in particolare verso il 1785-1786, grazie alle soppressioni
leopoldine. Già nel 1784 il Tacoli Canacci procurò da Modena dipinti antichi al duca di
Parma Ferdinando di Borbone e, in maggior numero, da Firenze nel 1786-1787 e nel 1788,
compresi tre dei pezzi che poi pervennero nelle mani dello Stuard. Rompendo gli indugi,
egli compilò nel 1789 un catalogo manoscritto di offerta a Carlo IV di Spagna, circa due
anni dopo un secondo catalogo per lo stesso, nel 1792 un terzo per il duca ferdinando di Borbone, e infine nel 1796 e nel
1798 due cataloghi a stampa per il mercato libero. Lofferta a Ferdinando di Borbone
ebbe a sortire i suoi effetti, se, tra laltro, nei cataloghi del 1791 e del 1792
appaiono gli ultimi cinque pezzi che divennero proprietà dello Stuard. Per una sola delle
otto tavole trovate sul mercato dallo Stuard, quella di Pietro di giovanni dAmbrogio, è noto lanno
dacquisto (1829). Questo però basta per arguire che lo Stuard arrivò a tale
lungimirante intuizione collezionistica senzaltro dopo il 1821, quando venne resa
pubblica in Galleria buona parte dellex raccolta Tacoli Canacci. Forse lo Stuard ne
possedette un nono pezzo: Una Porta santa,
che si divide in tre scomparti dipinta a tempera in tavola che rappresenta la Vita di G.
Cristo, lavoro molto sofferto, scomparso tra il 1834 e il 1850. Quale sede per le sue
collezioni lo Stuard comperò il 31 ottobre 1822 dai conti Pellegrini le case ai numeri
47, 49 e 51 di strada Santa Croce, situate di fronte alla chiesa dellAnnunziata.
Negli anni appena seguenti si occupò con vivo interesse di ammodernare la sua futura
abitazione neoclassica. Ne affittò un appartamento a Giuseppe Conti nel 1831. Quasi
contemporaneamente, nellestate del 1826, fu affaccendato a dirigere i restauri
dellappartamento di Basili, non presente a Parma, che videro in particolare la
creazione e larredamento di un boudoir, ove operò anche il mobiliere Musini. Nel
mentre, la facciata della casa verso il torrente, con probabilità adiacente alle sue, fu
decorata dal pittore Bonardi. Al Basili lo Stuard riferì compiaciuto: il continuo
andirivieni di tutti questi artisti, i due ferraio, il sellajo, falegname, indoratore,
imbiancatore, muratore e tutti i loro rispettivi garzoni, formano un completo di cose di
far scappare dalla disperazione luomo il più flemmatico di questo mondo.
Ciononostante si disse soddisfatto perché il boudoir è riuscito della massima bellezza.
Nel 1828-1829 si dedicò al rinnovo radicale della casa al numero 49, di cui affittò nel
1831 un appartamento del primo piano a Vincenzo Baroni. Utilizzò gli artisti Janelli,
pittore-decoratore, drugman, marmorino,
Giovan Battista Boni, doratore, Giuseppe Anzola, falegname, e altri. Sulla qualità
dellarredamento non restano in pratica testimonianze. Qualche notizia esiste
sullargenteria (Comperati 12. Cucchiarini darg.to a L. 25. il D.o et L. 4.
luno di fattura e marca GS. dallOref.e Sig.r Sanini) e anche
sulloggettistica da collezione (compro un Basso rilievo di rame a cisello opera
Greco-Gottica, rarissima; inoltre: cornice nera pel basso-rilievo in rame, oppure al
fallegname Fiorini fattura dello scanzino con entro lo stipo antico a lapis lazulli L.
120). Ritornando alla quadreria, è possibile notare la serie di eleganti cornici dorate,
in stile Impero, custodite, assieme ai loro piccoli dipinti, in cassette di noce con
vetri, e la numerosa serie in stile analogo, di semplice modello a sguscia, argentate a
mecca, ovvero velate. Sia lo Stuard, sia gli esecutori testamentari le registrano
puntualmente tra il 1828 e il 1834: principale autore ne fu ferdinando Fagandini, forse lo stesso che già dal
1811 lavorò per la famiglia, mentre il doratore-argentatore fu il Boni. Invece le cornici
piccole decorate in rilievo con motivi a stampino, sono identificabili senza dubbio con le
cosiddette Cornici di Germania, di cui Mauroner fornì tre esemplari nel gennaio 1828 e
che appunto vennero subito dopo incassettate col vetro. Della manutenzione delle tele si
occupò Carlo Martini, che nel 1834 rilasciò una ricevuta per aver pulito, riverniciato e
ritoccato un Ritratto mezza figura grande del vero. Lo Stuard stese un testamento nel 1824
lasciando come erede universale Teresa Melli, ma in quello del 1827 concesse tutto alla
Congregazione di San Filippo Neri di Parma, salvando alcuni legati in favore della Melli.
Alla sua morte la beneficiata maggiore fece apporre una lapide al primo pilastro a
sinistra dellentrata nella chiesa dellAnnunciata recante la definizione di
Viro Bonarum Artium Apprime Scienti, ma entrò subito in controversia con la seconda
erede, vantando pretese anche su parte dellarredamento. Solo più tardi i dipinti,
separati da altri oggetti darte e darredo, tra i quali i preziosi quanto
problematici cartoni correggeschi finiti allaltra erede, Teresa Melli, furono
trasferiti nel Palazzo di via dei Quattro malcantoni,
sede ottocentesca della Congregazione di San Filippo Neri.
FONTI
E BIBL.: O. Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937,
206; La singolare e nobile figura del benefattore Giuseppe Stuard, in Gazzetta di Parma 8
maggio 1958, 3; F. Cocconi, Giuseppe Stuard e la sua Pinacoteca, in Parma nel mondo 5
1962, 8-11; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1037; Palazzi e casate di Parma, 1971,
550-551; La pinacoteca Stuard di Parma, 1987, 13-18; A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991,
224; F. Barocelli, in Gazzetta di Parma 28 agosto 1996, 5; A. Tacoli Canacci, Catalogo
ragionato dei pittori della scuola toscana, 1792, Archivio di Stato di Parma, Raccolta
Manoscritti, nn. 101 e 101 bis; G.B. Borghesi, Quadri Stuard, estratto
dallinventario, 6 giugno 1834, in Archivio Carte Stuard presso Archivio
Congregazione San Filippo Neri, Parma; Eredità e Donazioni, V, fondo archivistico presso
Archivio Congregazione San Filippo Neri, Parma (XVIII secolo-1961); Archivio Pinacoteca
Stuard, presso Archivio Congregazione San Filippo Neri, Parma; Biblioteca Palatina di
Parma, Carteggio Affò; E. Scarabelli Zunti, Materiale per una guida di Parma, cc.
173-175, in Archivio Soprintendenza Beni Artistici e Storici, Parma; P. Donati, Nuova
descrizione della città di Parma, Parma, 1824; G. Bertoluzzi, Nuovissima guida per
osservare le pitture delle chiese di Parma, Parma, 1830; L. Molossi, Vocabolario
topografico dei ducati di Parma Piacenza e Guastalla, Parma, 1832-1834; P. Grazioli, Parma
microscopica, Parma, 1847; G. Copertini, Capolavori sconosciuti nella Pinacoteca Stuard di
Parma, in Aurea Parma 3 1926; G. Copertini, La Pinacoteca Stuard di Parma, Parma, 1926; G.
Copertini, Felice Boselli, in La strenna piacentina dellanno XIII, 1935; A. Scharf,
Filippino Lippi, Wien, 1935; W. Suida, opere
sconosciute di pittori parmensi, in Crisopoli 2 1935; A.O. Quintavalle, La Regia Galleria
di Parma, Roma, 1939; A.O. Quintavalle, Mostra parmense di dipinti noti ed ignoti dal XIV
al XVIII secolo, catalogo della mostra, Parma, 1948; C. Brandi, quattrocentisti senesi, Firenze, 1949; R. Offner,
A ray of light on Giovanni del Biondo and Niccolò di Tommaso, in Mitteilungen des
Kunsthistoriches Institutes in Florenz VII 1956; C. Volpe, Per Pietro di Giovanni dambrogio, in Paragone 75 1956; F. Zeri, Una
precisazione su Bicci di Lorenzo, in Paragone 105 1958; G.C. Cavalli, Bartolomeo Schedoni,
in F. Bologna, Maestri della pittura del Seicento emiliano, catalogo della mostra,
Bologna, 1959; L.V. Roncoroni, La Galleria Stuard, in Gazzetta di Parma 1967; F. Zeri, Sul
catalogo dei dipinti toscani del secolo XIV nelle Gallerie di Firenze, in Gazette des
Beaux-Arts LXXXI 1968; F. Arisi, Felice Boselli, pittore di natura morta, Piacenza, 1973;
A. Ghidiglia Quintavalle, Sebastiano Ricci a Parma, in Atti del Congresso internazionale
di studi su Sebastiano Ricci e il suo tempo, Udine, 1975; L. Fornari Schianchi, La
Pinacoteca Stuard di Parma, in Arte e pietà, i patrimoni culturali delle Opere Pie,
catalogo della mostra, Bologna, 1980; E. Schleier, Due opere toscane del
Lanfranco, in Paragone 359-361 1980; G.P. Bernini, Giovanni Lanfranco (1582-1647), Parma,
1982; A. Talignani, La collezione di dipinti toscani del marchese Alfonso Tacoli Canacci,
in Parma nellArte, 2, 1986; L. Ravelli, Bartolomeo Arbotori picentino, estro di
Evaristo Baschenis. Ipotesi sulla formazione del pittore bergamasco, in Atti
dellAteneo di Scienze, Lettere e Arte XLVII 1986-1987; G. Cirillo-G. Godi, La
Pinacoteca Stuard di Parma, con appunti di storia di L.V. Roncoroni, Parma, 1987; F. Barocelli, La Pinacoteca Giuseppe
Stuard, in Parma, ieri, oggi, domani, III, 1995; F. barocelli,
La Pinacoteca Giuseppe Stuard di Parma, Milano, 1996; F. Barocelli, in Aurea Parma 3 1996,
240-260.
STUARDI GIUSEPPE, vedi STUARD GIUSEPPE
STUBENPECH AMBROGIO, vedi STUBENPEGH AMBROGIO
STUBENPEGH AMBROGIO
Borgo San
Donnino 1721
Coniatore di medaglie e intagliatore di suggelli attivo nel 1721.
FONTI
E BIBL.: P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, XVIII, 1824, 65.
STURIONI ANTONIO MARIO
Parma 1482/1509
Fu poeta latino. Pubblico Antonii Marii sturioni
Parmensis de Pomposo Doctoratu et ornatu vitae Reverendi et illustris Philippi Trivultii
Prothonotarii Carmen, senza data ma del principio del XVI secolo, in carattere semigotico.
È un poemetto in quattro carte, la prima delle quali da una parte è bianca e
dallaltra ha una dedicatoria dello Sturioni, Praestantissimo et integerrimo
jurisconsulto D. Urbano Trivultio, la seconda e terza carta contengono il poemetto, la
quarta è bianca. Lo Sturioni scrisse inoltre un poema panegirico in lode di Gian giacomo Trivulzio, rimasto manoscritto: Ad
illustrissimum Armipotentem Dominum D. johannem
Jacobum Triultium: Marchionem Viglevani Marescalchum Francorum: Dictatorem dignissimum:
Fidelis Antonii Marii Sturioni Parmensis Panegyris. In questo poema lo Sturioni canta le
imprese del Trivulzio, cominciando dallanno 1508, allorché questi capitanò
lesercito francese in Verona a soccorso dei Veneziani, contro limperatore
Massimiliano. Parla poi più a lungo della lega di Cambrai e della battaglia
dAgnadello, che sembra il principale oggetto del poema. Il poema contiene quasi
settecento versi esametri, preceduti da un epigramma in due distici. Lossequio dello
Sturioni ai trivulzio fa ragionevolmente
pensare che egli godesse il favore di questa Casa. È probabile che lo Sturioni avesse
conosciuto Gian Giacomo trivulzio sin da
quando questi fu Governatore di Parma (1482).
FONTI
E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827, 456-457.
SU, vedi DESÙ
SUBACCHI ITALO
Bardi 30
novembre 1921-Sidolo 20 luglio 1944
Fu chierico del 2° Corso teologico nel seminario
Maggiore di Parma. A Prelerna trascorse le ultime vacanze estive del 1943. Qualche giorno
dopo larmistizio dell8 settembre 1943, passarono da Prelerna due soldati
inglesi. Il Subacchi, per agevolarli nel passaggio nei posti di blocco o eluderne la
sorveglianza, si privò delle due uniche talari e del cappello che aveva, per darli a
loro. Finite le vacanze, rientrò a ottobre in seminario, per il nuovo anno scolastico.
Rastrellato dai Tedeschi nellestate seguente, fu fucilato insieme a due sacerdoti
bardigiani, Giuseppe Beotti, parroco di sidolo,
e Francesco Delnevo, parroco di porcigatone.
I due sacerdoti, colpiti in punti vitali, morirono allistante. Per il subacchi invece lagonia si protrasse per
quasi due ore, tra pietosi lamenti e invocazioni strazianti, senza che alcuna persona del
luogo potesse soccorrerlo.
FONTI
E BIBL.: Martirologio del Clero italiano, 1963, 210; F. Barili, in Il Seminario di Parma,
1986, 141-142.
SUBINAGO GIACOMO
Borgo San
Donnino 1377/1406
Prevosto mitrato, resse la Chiesa di Borgo San Donnino dal 1377 al 1406.
FONTI
E BIBL.: D.Soresina, Enciclopedia diocesana fidentina, 1961, 28.
SUCCI GIOVANNI SIMONE, vedi SOZZI GIOVANNI SIMONE
SUDATI FEDERICO
Parma 1659/1683
Sacerdote, cominciò come cantore il 24 marzo 1659 e fu alla Steccata di Parma fino
al 15 gennaio 1683. Il Sudati cantò nel prologo del dramma Amalasunta del Policci
sostenendo la parte di Apollo. Lopera venne rappresentata nel Teatro dei Nobili nel
1680. Il Sudati è detto servitore del Duca di Parma.
FONTI
E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati, 1654-1662; L. Balestrieri, Feste e spettacoli,
122; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 99.
SUMONIA APRA
Mulini Bassi di
Parma IV/V secolo d.C.
Di condizione incerta, coniunx di M. Pacuvius Primus, che le dedicò
unepigrafe insieme al liberto Pacuvius Ianuarius. Sumonia è nomen assai raro,
documentato in questo solo caso in tutta la Cisalpina. Apra è cognomen piuttosto raro,
corrispondente al maschile Aper, più comune. Documentato con scarsa frequenza in entrambi
i generi in Cisalpina oltre il Po, si riscontra raramente anche in AemiliaFONTI
E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 170.
SUPER POLLIA PARMA
Parma 136/150
d.C.
Libero, soldato pretoriano o urbaniciano parmense, di cui restano solo il cognomen,
la tribus e la domus in un frammento di latercolo militare risalente alla metà del II
sec. d.C., rinvenuto sul colle Oppio a Roma. Il Super appartenne alla Centuria Paterni:
linizio della ferma è da riportare al 136 d.C., data sicura per lindicazione
del consolato di Commodo. Manca lindicazione del corpo ma laffinità di questo
documento con altri latercoli militari ritrovati e il fatto che i militari in esso
elencati siano di origine prevalentemente italica, fa propendere per lipotesi che si
tratti di milizie del pretorio. Il cognomen Super, caratteristico soprattutto delle
regioni celtiche, è documentato a Parma anche per un altro personaggio.
FONTI
E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 171.
SUPERCHI ANTONINO, vedi SUPERCHI ANTONIO
SUPERCHI ANTONINO
Parma 1770-1807
Fu miniatore di buon valore.
FONTI
E BIBL.: U.Thieme-F.Becker, Künstler-Lexicon, 1938, XXXII; E. Bénézit, Dictionnaire des
peintres 1962, VIII; A.M. Comanducci, Dizionario dei pittori, 1974, 3191.
SUPERCHI ANTONIO
Parma 11 gennaio
1816-Parma 5 luglio 1893
Nato da famiglia benestante, seguì un normale curriculum di studi e frequentò
anche luniversità di Parma. A
diciotto anni cominciò a studiare canto con Antonio De Cesari e Luigi Tartagnini. Il
debutto avvenne nella stagione 1836-1837 al Teatro La Fenice di Venezia nella Lucia di
Lammermoor e Sonnambula. Il successo fu immediato e da quel momento lo si trova su tutte
le scene dei teatri italiani. Nel 1838 aprì la stagione allArgentina di Roma con
Lucia in un cast che fu poi vicino al Verdi dei primi anni: la Strepponi, Moriani, ronconi e il Superchi. Lopera fu poi ripresa
al Teatro Apollo di Roma. Sempre allArgentina cantò nei Puritani di Bellini, che in
quelloccasione ebbe il titolo di Elvira Walton. Tornò in questo teatro cogliendo
molte lodi nel 1840 nel barbiere. Con la
stessa prestigiosa compagnia, nella stagione di Fiera 1839 fu al nuovo Teatro comunale La Fenice di Senigallia nella Lucia ed
Elisir damore di Donizetti e nel giuramento
di Mercadante. Fu anche a Firenze, livorno,
Verona, Padova, Palermo (nel 1842-1843 al Real Teatro Carolino), Venezia (1843-1844, al
Teatro La Fenice nei Lombardi ed Ernani), Cremona (nel 1845-1846, in Attila, Ernani e Lucia), Trieste (1847, Due Foscari, Nabucco e Orazi e
Curiazi di Mercadante) e Roma (1847-1848, Teatro Apollo, in una stagione di quattro opere
verdiane, in cui lAttila non ebbe successo). Nel Carnevale 1849-1850 il Superchi
cantò tutta la stagione alla Scala di Milano e, tra le altre, nelle opere verdiane Ernani
e Nabucco. Oltre che in Italia, cantò al Teatro del Liceo di Barcellona dove raccolse
successi per due anni. Mentre era in Spagna scrisse una commedia, Tre lupi della società,
che egli stesso recitò in lingua castigliana con grande successo. Anche a Londra, al Her
Majestys Theatre, portò il pubblico allentusiasmo nella Favorita e
nellErnani (1846-1847). Allapice della carriera, il 17 dicembre 1848 si
presentò ai suoi concittadini in tre serate di beneficenza del Barbiere. Gli altri
esecutori erano tutti parmigiani, riuniti in società. Il Superchi tornò ancora al Teatro
Regio di Parma nella stagione 1850-1851 nellErnani, Luisa Miller, Lucrezia Borgia,
Fornaretto e Elmira. La voce era però in fase calante e così il Superchi si ritirò
dalle scene. Il 20 gennaio 1856 venne nominato per sovrano rescritto quale Ispettore
Onorario del Teatro Regio di Parma, del quale due anni dopo divenne titolare. Tenne anche
una apprezzata scuola di canto nella quale conta vari allievi, così fra artisti che
dilettanti. Da tale lavoro venne collocato in pensione nel 1889. Toscanini, studente, gli
dedicò nel 1885 otto liriche per canto e pianoforte. Fu uno dei maggiori baritoni del XIX
secolo. Diversi compositori scrissero per lui: Verdi la parte di Carlo V nellErnani,
Pacini La regina di Cipro, Raimondi Francesca Donati e Giuditta, Fodale Matilde di
Monforte, Mandanici Maria degli Albizzi, Ricci Lamante di richiamo, Sanelli Elmina
di Sarmiento e Fornaretto. Ebbe una bellissima mezza voce dalla quale traeva effetti
deliziosi e seppe interpretare mirabilmente ogni carattere, sia nel vecchio che nel nuovo
repertorio. Al momento del decesso per polmonite, la Gazzetta Musicale di Milano, al
termine di una biografia laudativa, scrisse: In Antonio Superchi luomo non era
inferiore allartista; e pochissimi furono così spontaneamente, così teneramente
amati, perché pochissimi come lui, nessuno più di lui era degno di amore e di stima.
FONTI
E BIBL.: Alcari; Bettòli; Cambiasi; Cametti; Dacci; Ferrari; Levi; Radiciotti; Rinaldi;
Santoro; Tiby; Cronologie del Teatro Regio di Parma e La Fenice di Venezia; Enciclopedia
dello spettacolo; A. pariset, Dizionario
biografico, 1905, 108-109; C. Schmidl, Dizionario universale musicisti, 2, 1929, 564, e 3,
1938, 723; Aurea Parma 1/2 1941, 54; M. Ferrarini, Parma teatrale ottocentesca, 1946, 200;
Aurea Parma 2 1948, 162-163; G.N. Vetro, Il giovane Toscanini, 1982, 113; G.N. Vetro, Voci
del Ducato, in Gazzetta di Parma 13 marzo 1983, 3; Toscanini, 1980, 51; A.V.Marchi, Figure
del Ducato, 1991, 324.
SUPERCHI LAZZARO
Parma 1831/1848
Partecipò, ancora studente, ai moti del 1831. Di sentimenti liberali, una volta
divenuto medico, fu volontario nella guerra del 1848 nella 1a Colonna Parmense.
FONTI
E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 882.
SUPERCHI PIETRO
Parma 27 ottobre
1807-Parma 14 aprile 1880
Studiò giurisprudenza in Piacenza, ma fu anche sempre appassionato di letteratura
classica latina e italiana e discreto pittore ritrattista. Costretto a provvedere ai
fratelli per la morte di entrambi i genitori, il Superchi si impiegò presso la famiglia
del barone Gaetano Testa. In seguito si recò a Firenze, dove per due anni studiò agraria
sotto la guida del marchese Ridolfi, Rientrato a Parma, fu invitato dal marchese Gian
Francesco Pallavicino, presidente dellUniversità di Parma, a tenere una serie di
conferenze di agraria assieme a camillo
Rondani. Il Superchi fu quindi nominato professore di agricoltura pratica e contabilità
agraria presso lIstituto Agrario di Parma.
FONTI
E BIBL.: G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1880, 172-174.
SUPERCHI STEFANO
Cortemaggiore
1736-Parma 1788
Fu allievo del Ghidetti. Oltre che come architetto, si fece notare come incisore.
FONTI
E BIBL.: Accademia Parmense di Belle Arti, 1979, 59; Arte incisione in Parma, 1969.
SUPERCHI VALENTINO
Parma 16
novembre 1824-Parma 4 maggio 1850
Fratello del baritono Antonio, fu ammesso alla Regia Scuola di musica di Parma nel
1840, istituto dal quale si ritirò prima di terminare gli studi. Aveva intrapreso
brillantemente la carriera artistica in teatro quando scoppiarono i moti del 1848. Si
arruolò volontario e combatté in Lombardia, dove fu colpito da una polmonite che ne
causò la morte.
FONTI
E BIBL.: Dacci; Bettoli, Fasti musicali, 1875, 156; G.N. Vetro, Voci del Ducato, in
Gazzetta di Parma 27 febbraio 1983, 3.
SUPERCHY, vedi SUPERCHI
SUPPONE
Parma 882
Figlio di Adalgiso. Fu Conte di Parma nellanno 882. Sposò Betta, dalla quale
ebbe il figlio Adalgiso.
FONTI
E BIBL.: F. da Mareto, Indice, 1967, 882.
SUTTIUS PUBLIUS SUPER
San Polo di
Torrile I secolo a.C./I secolo d.C.
Di condizione incerta, figlio di Publius e Iulia Vibiane e fratello di P. Suttius
Vibianus, morto in giovane età, cui pose insieme alla madre unepigrafe ritrovata a
circa dieci chilometri a nord della città di Parma. Il nome Suttius è documentato solo
in rarissime testimonianze epigrafiche in tutta la Cisalpina. Super è cognomen diffuso,
particolarmente documentato nelle regioni celtiche, poco diffuso in Cisalpina, raro in
Aemilia.
FONTI
E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 172.
SUTTIUS PUBLIUS VIBIANUS
San Polo di
Torrile I secolo a.C./I secolo d.C.
Figlio di Publius. Di condizione incerta, fu dedicatario di unepigrafe, per
caratteri paleografici e contenutistici (ductus ordinato, interpunzione a coda di rondine,
formule caratteristiche) databile alla prima età imperiale, postagli dalla madre Iulia
Vibiane e dal fratello P. Suttius Super, scoperta a circa dieci chilometri a settentrione
della città di Parma. Il nomen Suttius è documentato, oltre che in questa, solo in
rarissime testimonianze epigrafiche in tutta la Cisalpina. Il cognomen Vibianus, che
riprende quello materno, molto diffuso, è probabilmente derivato dal nomen Vibius,
documentato nella Tabula Veleiate insieme a vibianus.
P. Suttius Vibianus morì alletà di diciannove anni, due mesi e ventidue giorni.
FONTI
E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 173.
SUZZI GIOVANNI SIMONE, vedi SOZZI GIOVANNI SIMONE
SUZZONE
Parma 1148
Prevosto Magister scholae, fu Canonico della Cattedrale di Parma nel 1148.
FONTI
E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 883.
SWICH ENRICO
Borgo San
Donnino 1876-Grafemberg 6 agosto 1916
Figlio di Giuseppe. Sottotenente della Milizia Territoriale, fu decorato di
medaglia dargento al valor militare, con la seguente motivazione: Attaccava con
grande ardimento una posizione e sorpassava con mirabile slancio la trincea nemica per
cercare le caverne-ricovero impedendo così laccorrere sulla prima linea di rinforzi
avversari che avrebbero potuto ostacolare la nostra avanzata. Veniva poi colpito a morte
allingresso di una caverna, dopo avere assolto il suo compito.
FONTI
E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1917, Dispensa 43a, 3789; Decorati al valore,
1964, 45.
SWICH PRIAMO
Busseto
1908-post 1938
Figlio di Luigi e di Ida Panizzi. Centurione del 5° Reggimento Camice Nere, fu
decorato di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Comandante
di compagnia, in un aspro combattimento per loccupazione di una importante
posizione, manovrava con perizia il proprio reparto, che portava sotto alle linee nemiche,
conquistandole poi con irruente assalto. In una successiva azione, occupava altra
importante località, piombando con la compagnia sullabitato ancora tenacemente
difeso dal nemico. Incurante del pericolo, audace fino ad essere temerario, rimaneva
costantemente esposto sotto il fuoco nemico per meglio osservare e condurre alla vittoria
i propri uomini (Muniesa - andorra - Alcaniz
- Valdeargorfa - Mazaleon - gandesa -
Tortosa, 12 marzo - 18 aprile 1938).
FONTI
E BIBL.: G.Sitti, Eroismo dei legionari, 1940.