UBALDI-UTTINI
UBALDI ANDREA
Parma 1760/1810
NellEtat des imprimeurs du departement du Taro, in data 13 giugno 1810, si
legge che, oltre al Bodoni, proprietario della sua stamperia particolare e direttore
dellImperiale, avevano officina a Parma quattro stampatori. Per primo viene citato
lUbaldi, onesto commerciante, che con due torchi lavorava dal 1760 circa, pei
vescovi di Parma, Borgosandonnino, Carpi, Pontremoli e Guastalla e per
lamministrazione dei demani.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 marzo 1980, 3.
UBALDI ELVIO
Vigatto 28 maggio 1920-Reno di Tizzano 30 ottobre 1944
Appartenente a famiglia di sentimenti antifascisti, subito dopo l8 settembre
1943 si impegnò nellorganizzazione clandestina della Resistenza. Nella primavera
del 1944 salo in montagna e partecips alla costituzione dei primi nuclei della brigata
partigiana Giustizia e libertl. Il 30 ottobre 1944, nel corso di un cruento combattimento
con preponderanti forze nazi-fasciste, cadde gloriosamente per quegli ideali di pace,
libertl e giustizia che lo avevano spinto a operare contro la tirannide nazi-fascista.
FONTI
E BIBL.: T.Marcheselli, Strade di Parma, III, 1990, 280.
UBALDI ENZO
Langhirano 20 giugno 1924-Langhirano 13 marzo 1945
Partigiano. Moro in combattimento.
FONTI
E BIBL.: Ufficio Toponomastica del Comune di Langhirano.
UBALDI GIUSEPPE
Parma 25 agosto 1800-Parma 21 agosto 1873
Figlio di Antonio e Rosa Allegri. Occups diverse cariche pubbliche. Fu Segretario
del Comune di Parma per molti anni. Andato in pensione, gli venne affidato il
riordinamento dellArchivio Comunale di Parma (1867), incarico che egli tenne per sei
anni, sino alla morte, avvenuta a 72 anni di etl.
FONTI
E BIBL.: G.Sitti, Archivio Comunale di Parma, in Archivio Storico per le Province Parmensi
1914.
UBALDI NELLO
Vigatto 20 dicembre 1921-Valditacca 3 luglio 1944
Venne chiamato alle armi nel febbraio 1941, destinato a Ghedi in un reparto
dellAviazione. L8 settembre 1943 ritorns a Felino, dove risiedeva. I
repubblichini intimarono ai giovani di presentarsi per larruolamento. Rifiutandosi
di entrare nellesercito della Repubblica sociale, lUbaldi parto verso la
montagna per raggiungere le formazioni partigiane. Sia lUbaldi che Miodini,
inseparabili amici, parteciparono con la 12a Brigata Garibaldi a varie azioni
di guerriglia. Durante un rastrellamento caddero nelle
mani nemiche e insieme vennero fucilati dal plotone di esecuzione.
FONTI
E BIBL.: Gazzetta di Parma 3 luglio 1994.
UBALDI PAOLO
Parma 30 agosto 1872-Milano 22 luglio 1934
Orfano, fu accolto decenne da Giovanni Bosco. Laureato in lettere e filosofia,
studis il sanscrito e lebraico alla scuola di Italo Pizzi. Come grecista, fu uno dei
migliori discepoli del Fraccaroli, allUniversitl di Torino. Divenne sacerdote nel
1895. Fu docente dal 1909 di letteratura greca prima a Torino e poi a Catania, di
letteratura cristiana greco-latina a Milano dal 1924 (Universitl Cattolica) e dal 1932 di
patrologia nel grande Seminario diocesano di Venegono. Si applics a due campi ben diversi
di lavoro: il classico e il cristiano. Nel primo, lo attirarono i grandi: Omero, Pindaro e
soprattutto Eschilo, del quale diede un testo sicuro e una esegesi penetrante. Nel secondo
fu in Italia un vero pioniere. Comincis con il Crisostomo e con Palladio, lasciando due
lavori finiti, luno come ricostruzione storica, laltro come valutazione
letteraria e linguistica. In seguito studis sulla grecitl di San Marco, piØ tardi sugli
Atti dei martiri e gli apologisti del II secolo, ambito nel quale il suo lavoro migliore
Å quello su Atenagora. Fonds (1912) e diresse il didaskaleion, con il proposito di
rivalutare lantica letteratura cristiana come disciplina autonoma e porre
lItalia nei suoi riguardi al livello delle altre nazioni. AllUbaldi si deve se
nei programmi delle scuole medie fu aggiunta la lettura degli scrittori cristiani antichi
e se le tre Universitl di Torino, di Catania, e di Milano (Cattolica) ebbero la cattedra
di letteratura cristiana antica. Nel 1929, alcuni mesi prima che fosse compiuta la
conciliazione tra lo Stato e la Chiesa, fu uno dei fondatori del Convivium, che volle e
ams come un centro vivo e operoso di studi letterari, storici e filosofici, nei quali alla
preparazione assidua e disciplinata fosse congiunta una diretta e aperta comprensione
delle esigenze della cultura nuova. A Catania, nel 1947, a iniziativa di allievi
affezionati, sorsero il Nuovo Didaskaleion, con un piØ vasto piano di lavori, e il Centro
di studi sul cristianesimo antico. LUbaldi fu sepolto a Torino.
FONTI
E BIBL.: G. Casati, Scrittori cattolici, 1928, 81; C. Cessi, Commemorazione, in Annali
dellUniversitl Cattolica 1934-1935, 41-43; Studi dedicati alla memoria di Paolo
Ubaldi, Milano, 1937; C. calcaterra, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1935,
330-334; P. Barale, in Enciclopedia Cattolica, XII 1954, 655-656; B. Molossi, Dizionario
biografico, 1957, 149; S.Colombo, in Convivium 6 1934, 673-675; E.Rapisarda, in Nuovo
Didaskaleion 1947, 8-11; Dizionario Ecclesiastico, III, 1958, 1200.
UBALDO DA MONTICELLI, vedi RIZZI GIOVANNI BATTISTA
UBALDO MARIA DA PARMA, vedi MELGARI GIOVANNI GIACOMO FRANCESCO
UBERTI BERNARDO
Firenze 1060 c.-Parma 4 dicembre 1133
Figlio di Bruno, appartenne a una importante famiglia fiorentina, quella stessa che
nella seconda metl del secolo seguente assunse da Ubertus de turre (gil morto il 4 luglio
1145) il cognome degli Uberti. Ormai succeduto al padre nel possesso dei beni familiari,
lUberti compare, per uno di questi possedimenti, nelle confinazioni di alcune
donazioni dellanno 1083 (Archivio di Stato di Firenze, diplomatico, Acq.
Strozzi-Uguccioni, febbraio 1082, st.fior.; Badia di Ripoli, 5 maggio 1083). Ma
particolare interesse rivestono (mentre consentono, infatti, lidentificazione dei
vasti possedimenti di famiglia, segnano anche la data della sua professione monastica) le
donazioni dello stesso Uberti compiute il 1I luglio 1085, rispettivamente a favore del
monastero di SanSalvi, la punta avanzata dellOrdine vallombrosano
nellimmediato suburbio di Firenze, e di Petrus Russo, che ritorna ripetutamente nei
documenti del monastero e che appare qui come esecutore delle varie disposizioni
delluberti (Archivio di Stato di Firenze, vallombrosa). Le inattese risoluzioni
dellUberti, che toccavano gli interessi di una larga consorteria familiare,
provocarono vivaci resistenze. E appunto le composizioni, con cui in seguito si
appianarono le liti, offrono, con i riferimenti alle precedenti donazioni e laccenno
ad altre elargizioni a favore di congiunti, amici e degli stessi servi per
loccasione affrancati, ulteriori precisazioni sulla consistenza patrimoniale della
famiglia e anche la notizia che allorigine di tutto vi fu lingresso
dellUberti a San Salvi causa monachati (si veda il breve finitionis a favore del
monastero di Iohannes filius b.m. Gottefredi iudicis, Archivio di Stato di Firenze, Badia
di Ripoli, 26 aprile 1089; e la cartula promissionis, Vallombrosa, 27 maggio 1090, di
Albizio filius Gerardi Vicedomini e della moglie Comitissa, sorella dellUberti, a
seguito della concessione in livello, da parte dellabate di SanSalvi, dei beni
contesi). Un esplicito rinvio a questi stessi documenti, ma in un contesto decisamente
agiografico, che ricalca del resto da vicino lanaloga sezione della Vita s. Ioannis
Gualberti di Attone di Pistoia, Å contenuto nella Vita tertia, lunica che dedichi
una qualche attenzione al momento monastico dellUberti. Lindicazione della sua
appartenenza alla famiglia degli Uberti, tuttavia, ovviamente assente nelle due Vite piØ
antiche, di poco posteriori alla sua morte e pertanto antecedenti alla fomazione dello
stesso cognome, Å suggerita soltanto dal breve compendio della Biblioteca Laurenziana, la
Vita secunda dello Schramm, in epoca ormai tarda (primi decenni del secolo XIV), ma anche
in un momento in cui lavvenuta condanna dellaborrita famiglia ghibellina non
poteva incoraggiare certo rivendicazioni in tal senso. Da allora la notizia Å ripresa
nelle varie fonti e si introduce anche nella tradizione piØ recente delle prime Vite,
fatta eccezione per le tradizione liturgica. Le rispondenze, che Å possibile riscontrare,
tra quei possedimenti dellUberti che, per sua stessa disposizione, rimasero ai
parenti o, dopo le contestazioni, a loro ritornarono per concessione livellaria del
monastero, e quelli che furono poi le case, la torre e i beni siburbani degli Uberti,
sembrano avvalorare il terdo suggerimento delle fonti. Assai scarse sono le testimonianze
per gli anni monastici dellUberti e, sotto questo profilo, modesto rimane anche
lapporto delle Vite, limitato alla semplice notizia della sua nomina, prima ad Abate
dello stesso monastero di SanSalvi e della sua elevazione, poi, alla suprema direzione
dellOrdine come Abate di Vallombrosa. Grosse lacune dellarchivio di San Salvi
non consentono precisazioni cronologiche. Lelezione ad Abate non potÄ avvenire
prima del 7 dicembre 1091, quando era ancora vivente labate Domenico. Daltra
parte il 30 agosto 1099 lUberti Å gil documentato come Cardinale, dignitl che nelle
fonti agiografiche Å presentata come il coronamento di una lunga operositl a capo della
congregazione. Si pus pertanto avanzare lipotesi che la sua elezione alla suprema
carica dellOrdine risalga a qualche anno prima e persino che lUberti, il primo
dopo Rustico le cui funzioni di abbas maior siano documentate, abbia raccolto direttamente
lereditl del secondo successore di Giovanni Gualberto, alla sua morte, avvenuta il
12 marzo 1092 o 1093. La frammentarietl della documentazione, ma soprattutto le confusioni
ingenerate dalla circostanza che nelle fonti lo stesso titolo di abbas Vallis Umbrosae
viene contemporaneamente assegnato tanto al capo della Congregazione, titolare appunto
dellabbazia, ma spesso assente dal lontano monastero appenninico, che allabate
(claustrale), responsabile del governo della comunitl locale, pongono molte incertezze
sulla linea di successione a capo dellOrdine. Prescindendo dal primo successore del
Gualberto, per il cui breve governo (12 luglio 1073-12 novembre 1075 o 1076) mancano
testimonianze documentarie, ma nel cui ambito cronologico si colloca Erizo, gil
nellaprile 1075 e nel febbraio dellanno seguente, non rimangono dubbi per il
periodo di Rustico (1075/1076 e 1092/1093). Le fonti non consentono tuttavia di stabilire
se la successione alla morte di Rustico sia passata a Fiorenzo o allUberti, il quale
come Abate del centralissmo monastero cittadino di San Salvi (la sede dei primi capitoli
generali e anche, come pare, la residenza normale di Rustico) era particolarmente
qualificato per quella successione. Di fatto lUberti Å lunico nuovamente
documentato come capo della Congregazione o abbas maior, in un periodo peraltro piØ
recente (anno 1100), successivo dunque al cardinalato ma anche posteriore allultima
documentazione per Fiorenzo. k anche da aggiungere che almeno da questa data cessa a
Vallombrosa ogni testimonianza per labate claustrale, mentre tutto ormai nel
monastero fa capo soltanto direttamente allUberti, che interviene quindi anche nelle
donazioni a favore dellabbazia. Egli fu coadiuvato da un praepositus o prior,
Teoderico, investito (forse dalla promozione dellUberti al cardinalato) anche di una
specie di vicariato per tutta la Congregazione (si veda, tra laltro, la donazione di
Matilde di Canossa e Guido Guerra del 19 novembre 1103, in Overmann, n. 81). Se rimangono
pertanto, almeno per gli inizi, incerti gli estremi cronologici dellabbaziato
generale dellUberti, sufficientemente delineate risultano tuttavia le direttrici del
suo governo, che si presenta come momento decisivo nella storia vallombrosana. La
Congregazione, caratterizzata fin dalle origini da una vivace attivitl extraclaustrale e
costantemente animata da posizioni polemicamente estremiste, si trovs poi a disagio
quando, nel corso del pontificato di Urbano II, il papato assunse atteggiamenti piØ
moderati. Vallombrosa conobbe allora momenti di crisi, di sbandamento e di tensione
persino verso la Sede apostolica. Toccs appunto allabilitl diplomatica
dellUberti, nuovo Abate generale, avviare la crisi a soluzione, riuscendo
gradualmente a superare la difficile situazione e portando la congragazione su nuove forme
di vita regolare, ispirata a sentimenti di assoluta fedeltl verso Roma e ancorata a una
salda organizzazione, decisamente centralizzata. Appaiono in tal senso illuminanti e
segnano insieme la fase culminante di questo processo le disposizioni del capitolo
generale presieduto dallUberti a San Salvi il 7 marzo 1101 (praticamente, a tutto il
primo quarto del secolo XII, lunico capitolo giunto nella redazione completa: per il
testo di questo e per gli stralci sommari degli altri due, precedenti e non datati, v.
Archivio di Stato di Firenze, Corporazioni religiose soppresse 260, 261, secolo XIV,
Institutiones abbatum sancte Vallimbrosane Congregationis, f. 12, e, per una recensione
incompleta dello stesso capitolo, f. 21r.; la circostanza che ladunanza fosse tenuta
a Firenze induce a presupporre luso del computo fiorentino e a pensare allanno
1101 piuttosto che al 1100 solitamente dato, nonostante che lassenza
dellindizione non consenta verifiche). In una rinnovata proclamata fedeltl agli
ideali monastici di fuga dal mondo, tutta la vita religiosa venne ricondotta, come a sua
condizione essenziale, alla piØ stretta dipendenza dellabbas maior, presentata del
resto come ritorno allosservanza voluta dal fondatore. Le nuove disposizioni furono
solennemente sancite dallUberti non tanto e solo in quanto abate generale, ma
auctoritate sancte Romane ecclesie nella pienezza delle sue funzioni di indignus
cardinalis beati Petri apostolorum principis. Probabilmente a quegli stessi anni, di
pensoso ripiegamento della Congregazione vallombrosana su se stessa, risale anche la
stesura delle consuetudini (si veda, per la datazione, la proposta di K.Hallinger
nellintroduzione al Corpus Consuetudinum Monasticarum, I, Roma, 1963, LXXIII). Il
rafforzamento monastico della Congregazione fu accompagnato da una ripresa di espansione,
dopo la stanchezza degli anni di crisi. Nuove fondazioni sorsero ancora in Toscana e nelle
regioni limitrofe, ma la principale direzione dellespansione fu segnata
dallattivitl dellUberti come legato pontificio dellAlta Italia, con il
risultato di un ritrovato felice congiungimento tra la Congregazione toscana e quella
longobardia, che tanto vivace apporto di uomini aveva recato allOrdine di
Vallombrosa nei primissimi tempi, ma che nessun monastero vallombrosano aveva accolto fino
ad allora. Il primo monastero fondato in terra lombarda fu, nel 1096, San Marco di
Piacenza (carta di fondazione in P.M.Campi, Dellhistoria ecclesiastica di Piacenza,
I, Piacenza, 1651, 524, n. 106). Altre fondazioni lo seguirono ben presto: allinizio
del secolo San Sepolcro di Pavia, filiazione appunto di San Marco, pressa poco
contemporaneamente (sostenuto, come pare, dallappoggio del vescovo riformatore e
vicario di papa Urbano II, Arimanno) San Gervasio e Protasio di Brescia (che irraggis
allintorno una larga corona di monasteri: San Sepolcro di Astino, presso Bergamo,
1107, Santissima Trinitl di Verona, 1114, San Barnaba di Gratosoglio, a Milano, San
Carpoforo dAdda, San Filippo e Giacomo dAsti, San Vigilio in Lugana, sul
Garda), allinizio dellepiscopato parmense dellUberti, San Basilide di
Cavana, in Diocesi di Parma, e infine i monasteri piemontesi, tra cui San Bartolomeo di
Novara e San Benedetto di Muleggio, presso Vercelli. Un ruolo importante in tutta
lintensa maturazione che caratterizza la storia vallombrosana allo scorcio
dellXI secolo fu esercitato da Urbano II, che uno ai richiami e agli interventi
severi direttive, protezione e anche incoraggiamenti per lespansione della
Congregazione. Lo stesso papa volle chiamare lUberti al cardinalato. Questa nomina,
che ristabilo a un livello altamente rappresentativo la collaborazione dellOrdine
vallombrosano allopera del Papato, riproponendo per taluni aspetti la situazione
verificatasi con il cardinalato di Pietro Igneo, offre anche la misura della fiducia
goduta dallUberti e dellappoggio da parte del Papa allevoluzione che
nella congregazione toscana si veniva operando sotto la direzione dellUberti. Anche
per la promozione al cardinalato la documentazione non consente precisazioni cronologiche.
Il termina ante quem Å costituito dalla morte di Urbano II (29 luglio 1099), ma quanto
prima non si sa. Le fonti documentarie vallombrosane ignorano persino il cardinalato, che
viene eccezionalmente ricordato in alcuni documenti signorili per labbazia. Nei
privilegi pontifici lUberti sottoscrive come Cardinale prete del titolo di San
Crisogono dal 14 aprile 1100 all11 ottobre 1106 (Ph. JaffÄ-S.Loewenfeld, Reg.
Pontif. Rom., I, Lipsiae, 1885, nn. 5831, 5832, 5879, 5894, 6012, e, per lultima
sottoscrizione, P. F. Kehr, Papsturkunden in Parma und Piacenza, in Nachrichten von der
kÜnigl. Gesellschaft der Wissenschaften zu GÜttingen, Phil. hist. Klasse, 1900, p. 25,
n. 4). Alla dimora romana delluberti presso il suo titolo si riferisce anche il
miracolo narrato nellappendice alla Vita s. Ioannis Gualberti di Andrea di Strumi
(cap. 95, p. 1104). Con il pontificato di Pasquale II le responsabilitl dellUberti
dovettero estendersi. Il Papa infatti, che aveva compiuto le sue prime esperienze
monastiche in uno dei cenobi dellappennino tosco-romagnolo, a diretto contatto
dunque con le riforme di Camaldoli e Vallombrosa, volle affidare allUberti la
direzione di una legazione in Alta Italia, negli intenti del Papa destinata alla sanazione
delle ferite del lungo scisma e al recupero a Roma di quelle chiese. raccogliendo coso la
successione delle funzioni che erano state di
Anselmo II di Lucca e, sotto Urbano II, del cardinale Arimanno, poi vescovo di Brescia,
lUberti si trovs ad operare per la diffusione degli ideali di riforma in una vasta
zona fino ad allora tenacemente resistente. La legazione ebbe inizio nella primavera 1101.
Dopo aver preso parte al consueto sinodo quaresimale, risalo lungo il litorale di Roma
verso la sede della missione affidatagli: il 7 aprile sosts a Grosseto, dove assistÄ alla
dedicazione della chiesa di Santa Maria e a una donazione del vescovo a favore
dellabbazia di San benedetto in Alberese. Alla fine del mese fu nellambito dei
domini di Matilde di Canossa, a Governolo: die lunae quadam, tra il 7 aprile e il 4
maggio, lUberti assistÄ infatti a una restituzione della Contessa per San Benedetto
di Polirone, la cui documentazione venne tuttavia stesa soltanto il 4 maggio, senza ormai
la partecipazione dellUberti (P.F.Kher, It.Pont, VII, I, 331, n. 11, ma con le
precisazioni cronologiche accennate). Finalmente da Polirone, il 14 maggio, venne emesso
il primo documento dellUberti, per decidere la sottrazione dellospedale di
Ognissanti a Mantova dalle dipendenze del Monastero cittadino di santAndrea e
annetterlo invece a San benedetto di Polirone: lUberti Å assai severo nei confronti
del monastero mantovano e duro nei riguardi dei canonici della Cattedrale omnes simoniaci
et excommunicati, Cononi invasori et excommunicato partecipantes (Torelli, 92, n. 126). Le
testimonianze rimaste non consentono di seguire litinerario dellUberti (che il
30 novembre era comunque presente in Curia) se non nellanno seguente. Nel 1102,
infatti, dopo una sosta a vallombrosa durante linverno, fu nuovamente a Roma il 4
marzo, partecips al sinodo quaresimale (inaugurato il 12 dello stesso mese e
particolarmente impegnato in nuove disposizioni antisimoniache) e da Roma riprese il
cammino per lItalia settentrionale. Compo ancora una sosta alla Corte di Matilde (a
suggestioni appunto della Contessa, Landolfo di San Paolo vuole collegare le decisioni
dellUberti favorevoli alla contestata elezione milanese di Grossolano) e giunse
quindi nella metropoli lombarda latore da parte del Papa del pallio arcivescovile.
Successivamente, col nuovo arcivescovo, opers nellambito dellarchidiocesi
ambrosiana (fu appunto con Grossolano a Monza nel luglio) e scendendo poi per Pavia vi
riafferms energicamente lindipendenza del monastero di San Pietro in Ciel doro dai canonici della Cattedrale
(18 agosto), interessandosi inoltre della riforma del monastero femminile del Senatore.
Passs probabilmente da Brescia, rinnovandovi il privilegio del suo predecessore nel
vicariato, Arimanno, a favore della canonica riformata di San Pietro in Oliveto, e giunse
nuovamente nei domini di Matilde, ove la sua presenza Å documentata fino allautunno
inoltrato (18 ottobre e 17 novembre). Mancano testimonianze per lanno seguente. Il
documento per Nonantola, datato 18 marzo 1103 (Overmann, n. 78; Kehr, It. Pont., V, 340,
n. 20) sulla base dellimperfetta edizione del Muratori, deve invece essere riportato
al 18 ottobre dellanno precedente. Anche le presenze dellUberti a vallombrosa,
documentate negli atti privati per labbazia e addensate soprattutto nellanno
1103, indurrebbero a escludere senzaltro per quellanno una legazione, se le
incoerenze cronologiche offerte da tali documenti, pure comuni in questo periodo tra i
notai della montagna toscana, non rendessero cauti nella loro datazione. Lungo lanno
1104 lattivitl dellUberti si estese ancora dalla primavera allautunno: a
Piadena il 1I maggio, a Parma in agosto, nel Modenese in settembre. Infine lultimo
atto dellUberti, ancora aperto da una solenne intitulatio, ma sottoscritto ormai con
il semplice riferimento alla dignitl cardinalizia, porta la data del 26 ottobre 1106 e fu
emesso a guastalla, in contemporaneitl col concilio, che segna appunto la conclusione
della prima fase dellattivitl legaziale dellUberti. Se pertanto la cernita
della documentazione operata dal tempo non Å stata troppo casuale, essa offre non tanto
il suggerimento di un vicariato permanente, quanto piuttosto limpressione di
successive legazioni, che sembrano abbracciare lo spazio di tempo compreso tra la
primavera e lautunno, con una periodicitl annuale prima (anni 1101 e 1102), ad anni
alterni poi (1104 e 1106). Gli intenti perseguiti dallopera dellUberti, per
quanto Å possibile intravedere nella frammentarietl delle testimonianze, appaiono
singolarmente vicini alle istanze che guidarono lazione di governo di papa pasquale
II. Vi si trova, in particolare, lo stesso rilievo assunto nella Chiesa dalla vita
monastica e una concezione di questultima come strettamente autonoma, anche nei
confronti della giurisdizione episcopale, lappoggio conseguente alle forme
rafforzate del monachesimo, presenti negli eremi, e anche lincremento alla vita
canonica riformata del clero, che tanti rapporti veniva stabilendo col chiostro.
Laltro accostamento, necessario a caratterizzare lopera dellUberti,
conduce alla contessa Matilde. La Signora di Canossa, che tanta parte aveva fino ad allora
sostenuto per la causa della riforma nella pianura padana, beati Petri singularis filia,
secondo la definizione che ritorna negli atti dellUberti, non mancs di appoggiare
decisamente la sua opera di pacificazione e restaurazione. Donizone presenta la missione
dellUberti come quella del rappresentante del Papa presso la Contessa, consigliere
ecclesiastico di Matilde, che eum quasi papam caute suscepit parens sibi mente fideli (l.
II, v. 952, 87). La maggior parte della documentazione Å costituita proprio dai diplomi
della Signora di Canossa, emessi collintervento dellUberti e da lui
sottoscritti. Il quadro che offrono Å ancora quello di larghe donazioni e di vigili
attenzioni rivolte ai monasteri: Polirone, Nonantola, SantApollonio di Canossa, la
canonica regolare di San Michele di Soliera e leremo
di Marola. Alcuni interventi tendono a ristabilire il patrimonio eccelesiastico,
depauperato dalle necessitl della lotta durante lo scisma. NÄ va dimenticata la
rinnovazione della donazione dei beni canossiani alla Santa Sede, compiuta nelle mani
dellUberti il 17 novembre del 1102. Alla stretta colaborazione stabilitasi tra
lUberti e lancora potente Marchesa di Toscana sono in parte da imputare le
diffidenze con cui venne accolta in talune zone lopera dellUberti, assai
spesso peraltro piØ largamente motivate da vivaci particolarismi locali, congiunti a
persistenti resistenze ai programmi di riforma. Delle perplessitl suscitate in Milano
dalla soluzione adottata dallUberti per la successione arcivescovile si fece
portavoce landolfo di San Paolo, di una piØ violenta opposizione scoppiata a Parma
narrano il biografo della Vita prima e ancora il monaco cantore di Matilde. Invitato dallo
sparuto gruppo locale dei fautori della riforma, lUberti si ports a Parma
nellagosto 1104 e il 15 dello stesso mese, per la festa del patrono della cittl,
volle rivolgere nella Cattedrale la sua parola al popolo. Ma il suo discorso, propter
regem, provocs una reazione violentissima: i suoi sostenitori furono dispersi,
lUberti arrestato e rilasciato solo sotto la minaccia delle truppe di Matilde. Ma
ormai le resistenze si andavano sfaldando. Indice significativo delloperato
ravvicinamento a Roma appare nel 1106 la scelta, come sede del concilio riformatore di
Pasquale II, della cittadina di Guastalla, nelle immediate vicinanze di Parma e al centro
di quella pianura padana che era sempre stata la patria della piØ sorda opposizione alla
riforma, e la richiesta presentata in quelloccasione al Papa dagli stessi Parmigiani
di ottenere come loro vescovo proprio lUberti, due anni prima tanto maltrattato.
Allinizio del mese di novembre il Papa stesso accompagns a Parma lUberti, ne
compo di persona la consacrazione episcopale e procedette anche alla dedicazione della
grande Cattedrale costruita da Cadalo. La
cittl di Cadalo e Guiberto si trovs pertanto, come residenza episcopale dellUberti,
pontificio dellItalia settentrionale, al centro del movimento di riforma.
Collelevazione allepiscopato lUberti abbandons la dignitl cardinalizia e
lascis la direzione della congregazione vallombrosana. Conservs invece, almeno per qualche
anno ancora, le funzioni di vicario pontificio. Donizone, anzi, il quale pure non ignora
le legazioni dellUberti, assegna proprio al momento della consacrazione episcopale
la sua nomina a vicario di Pasquale II e la collega alle decisioni del concilio di
Guastalla che aveva distaccato dallancora ribelle metropoli ravennate le diocesi
dellemilia e le aveva poste sotto al
giurisdizione diretta della Santa Sede. La notizia merita attenzione come testimonianza
della successione di un vicariato permanente allantecedente fase delle legazioni. La
documentazione relativa allulteriore attivitl dellUberti come rappresentante
di Pasquale II non va oltre il 9 giugno 1109, che Å appunto la data della sua ultima
sottoscrizione. Dopo questa data egli sottoscrisse unicamente come Vescovo di Parma (ma la
prima menzione documentaria datata Å solo del 1114). Riesce difficile precisare i motivi
che portarono alla cessazione del vicariato e che potrebbero collegarsi alla maturazione
di nuove direttive di governo del Papa, che si sa del resto non molto propenso a vicariati
permanenti. Potrebbero anche essere in rapporto con la situazione creatasi, in seguito
agli sviluppi della questione delle investiture, attorno allanno 1111 e con
latteggiamento delluberti nelle vicende romane di quellanno.
Luberti, che fu a Roma nel febbraio 1111, prese parte, insieme con Aldo di Piacenza
e di Bonseniore di Reggio Emilia, alle trattative dellImperatore con i principi e i
vescovi tedeschi nella sacrestia di San Pietro dopo la richiesta, fatta dal Papa a Enrico
V, di tenere fede alle promesse. La cosiddetta relatio registri, che riflette
lopinione della Curia e segnala appunto questa presenza, vi accenna in un contesto
che getta unombra di dubbio sui tre vescovi italiani. Donizone, invece, informa
dellarresto dellUberti e di Bonseniore insieme con il Papa e i suoi
consiglieri, ma aggiunge che i due vescovi vennero poi liberati per lintervento del
vassallo di Matilde, Arduino della Palude, il quale ricords allImperatore gli
accordi intervenuti con la Contessa. Anche la Vita tertia, lunica delle fonti
agiografiche che contenga la notizia della presenza romana dellUberti, la offre in
una di quelle aggiunte, caratteristiche della fonte, che contribuiscono a rendere il tono
della perfetta osservanza romana dellUberti, ma che si risolve qui in un esito
unicamente agiografico, non privo di un certo imbarazzo: lUberti sfugge alle nefande
mani del Re perchÄ avvertito in sogno dal Signore di tornare al suo popolo. Troppo esile
Å, infine, il frammento con cui termina lappendice dei miracoli nella Vita s.
Ioannis Gualberti di Andrea di Strumi (cap.
96, 1104: De eodem domno Bernardo qui epistolam transmisit regi, inqua testimonium
inseruit, quod postea retractans) per tentarne delle conclusioni, anche se suggestivo
appare il riavvicinamento proprio agli avvenimenti romani e trasparenti gli indizi di una
qualche incertezza politica dellUberti. Se un accostamento Å comunque possibile tra
fonti tanto lontane e coso diversamente impegnate, se ne pus forse derivare il
suggerimento di un tentativo di mediazione, che poteva essere collegata colla posizione
assunta dalla Contessa di Canossa di fronte agli eventi. Non si pus infatti dimenticare
che lUberti rimaneva consigliere ascoltato di Matilde e non rilevare
luniformitl di comportamento dei tre vescovi emiliani, due dei quali almeno
vicinissimi a Matilde. Il tentativo tuttavia dovette dispiacere, almeno dopo
lepilogo disastroso della vicenda, alla Curia e latteggiamento dei vescovi,
lungo il corso delle trattative, fino con non piacere neanche a Enrico. Una conferma sulle
posizioni ancora gregoriane dellUberti, alieno peraltro da irrigidimenti ed
estremismi, viene offerta dalla lettera inviata da Bruno di Segni, qualche mese dopo i
fatti romani, al preposito del priorato cassinese di San Giorgio a Lucca: in essa si
accenna a una richiesta avanzata dal vescovo di Lucca Rangerio e dallo stesso Uberti,
insieme con labate di Vallombrosa e il priore di Camaldoli, per ottenere
schiarimenti sullatteggiamento assunto da Bruno a proposito della haeresis quae
dicitur de investitura. I termini elogiativi con cui Bruno si riferisce ai due vescovi e
le notizie dellinteressamento da parte loro per la corrispondenza del vescovo di
Segni inducono a escludere per lUberti cedimenti dalle posizioni gregoriane, anche
se appare evidente proprio nella richiesta di spiegazioni e soprattutto nella
preoccupazione di sapere se il comportamento di Bruno godeva dellapprovazione del
Papa che lUberti non condivise la posizione intransigente del vescovo di Segni, che
tanta fortuna ottenne invece nella reazione seguita alle vicende di quellanno.
Fedele seguace in fondo di Pasquale II anche in questo, lUberti non giunse a una
rottura con Enrico V. Lo dimostra non tanto il privilegio concesso dallImperatore al
Capitolo di Parma il 16 maggio 1111, in cui non si nomina lUberti e che fu certo
motivato dallintento dellImperatore di conservare aderenze in un ambiente
sempre coso favorevole, quanto la presenza dellUberti alla Corte Imperiale di
Governolo il 29 maggio 1116. Sono scarsissime le testimonianze relative allattivitl
dellUberti nella sua Diocesi, dove la restaurazione religiosa dovette incontrare
grandi difficoltl. Il biografo della Vita prima delinea ormai in chiave comunale un
ritratto dellUberti come difensor civitatis nelle continue lotte che opposero Parma
alle vicine cittl. Ma il fervore della ripresa spirituale Å rivelato dal moltiplicarsi di
nuove fondazioni religiose: labbazia vallombrosana di Cavana, un monastero di
monache a San Quintino in cittl e verso la fine dellepiscopato la canonica regolare
di Romolano, dipendente da Santa Maria del Reno. Anche i canonici della Cattedrale
ritornarono alla vita comune. La restaurazione monastica rimase, del resto, al centro
delle cure dellUberti, che continus a vivere e vestire da monaco, conducendo vita
comune con i religiosi che fin dagli inizi volle con sÄ a Parma. Nonostante la rinuncia
alla dignitl abbaziale, che data dalla consacrazione episcopale, rimase affettuosamente
legato ai suoi vallombrosani e conservs lalta direzione della Congregazione: per
certi atti importanti fu richiesto, con quello dellabate generale, anche il suo
consenso (Lucca, Archivio arcivescovile, ++M 92, 12 dicembre 1122, st.p.), partecips
ancora ai capitoli generali, da lui presieduti, e nel 1124 ottenne alla Congregazione un
privilegio di protezione imperiale (per la datazione, cfr. Meyer von Knonau, VI, 279). Gli
ultimi anni, a cominciare dal pontificato di Callisto II, furono nuovamente impegnati in
responsabilitl che superarono lambito della Diocesi con episodi a torto configurati
dallamplificazione agiografica ancora allinterno di un presupposto vicariato
esteso a tutta la vita dellUberti. k anzi solo frutto di un fraintendimento
dellUghelli la notizia di una legazione a Genova nel 1122 (F.Ughelli-N.Coleti,
Italia sacra, IV, Venetiis, 1719, col. 857), mentre a un nuovo incarico di fiducia da
parte del Papa riconduce effettivamente la menzione del privilegio di Callisto II per
Praglia, del 1I maggio 1122 (Kehr, It. pont., VII, I, 191, n. 1), nel quale la decisione
del Papa di accogliere sotto la protezione apostolica il monastero padovano fu motivata
con un rapporto dellUberti. Due anni dopo lo stesso Pontefice pose il monastero,
allora sottratto alla giurisdizione episcopale, sotto la dipendenza di Polirone, il grande
centro cluniacense verso cui si erano gil rivolte le attenzione di Matilde e
dellUberti. Infine unicamente alle fonti agiografiche, le due Vite, si deve la
notizia di una missione dellUberti a Milano collincarico di persuadere
quellarcivescovo ad abbandonare Corrado di Hohenstaufen (per qunto si riferisce
allepisodio ledizione della Vita prima, c. 7, 1319, deve essere emendata col
ricorso alle lezioni dellaltro codice, perduto, ma ripreso nelleditio
princeps, Parma, 1609, e accolte dallo Schramm nellapparato). Il passo costs un
nuovo arresto allUberti, risolto ancora una volta collintervento di Arduino
della Palude, senza che tuttavia per lungo tempo gli fosse consentito il ritorno nella sua
cittl episcopale. Nello scisma del 1130 luberti prese subito posizione a favore di
papa Innocenzo II, procurando coso al candidato delle correnti riformatrici
lappoggio della sua Congregazione, a cui si affiancarono anche i camaldolesi. Nella
sua lettera ad Aquitanos Bernardo di Chiaravalle ricorda appunto lUberti tra i sei
vescovi italiani al cui prestigio e alla cui santitl egli si appella per la scelta che
propone alla cristianitl (epistola 126, in
Migne, Patr. Lat., CLXIII, col. 277). Gil ammalato, lUberti volle accogliere Lotario
a Verona e seguirlo nel suo viaggio verso Roma. NellEncyclica de Anacleto antipapa
damnato il nome dellUberti apre la serie dei vescovi italiani presenti a Roma
attorno allImperatore. Rientrato a Parma, vi moro pochi mesi dopo. Alla vigilia del
sesto anniversario della morte, il 3 dicembre 1139, il suo successore, il vescovo
Lanfranco, procedette alla sua canonizzazione, compiendo (secondo la prassi) la solenne
elevatio delle reliquie. Il culto, oltre che a Parma, Firenze e alcune altre cittl
dellItalia settentrionale, in cui lattivitl dellUberti lascis piØ
lunghi ricordi, ebbe particolare sviluppo nella Congregazione vallombrosana, dove
(nelliconografia e nella liturgia) lUberti fu affiancato a Giovanni Gualberto,
quasi secondo fondatore. Il suo corpo Å conservato nella cripta della Cattedrale di
Parma. Una ricognizione (1952) consento il rinvenimento delloriginaria cassa e la
lettura di uniscrizione che documenta lelevatio del 1139. La sua festa Å
celebrata il 4 dicembre.
FONTI E BIBL.: Di provenienza parmense e dovuta a un contemporaneo, ma in una
prospettiva limitata appunto al momento parmense dellUberti, la Vita prima, a cura
di P.E.Schramm, in Monum. Germ. Hist., Scroptores, XXX, 2, Lipsiae, 1934, 1316-1323. Una
seconda Vita, segnalata dallo Schramm come Vita tertia, ma non edita nei Monum. Germ.
Hist., attende una edizione critica: di origine vallombrosana e appartenente sempre al XII
secolo, questo testo ottenne larga diffusione e dispone pertanto di una sufficientemente
ampia tradizione manoscritta. Dopo una prima edizione nel 1602 a opera di A.Ciprario (Vita
S.Bernardi Parmensis Episcopi S.R.E.S. Chrysogoni Cardinalis, Ordinis S.Benedicti,
Religionis Vallisumbrosae, Romae, apud Guglielmum Facciottum, 1602), che Å in realtl una
smaccata falsificazione e interpolazione del testo originale, fatta alla luce delle tesi
storiografiche care ai vallombrosani del tempo, ebbe poi una ulteriore edizione nel 1612,
a cura di T.Veli, egualmente sfortunata a motivo di unappendice tratta da fonti
documentarie. La piØ recente edizione di L.Barbieri, Chronica Parmensia a s. XI ad exitum
s. XIV, in Monumenta historica ad provincias Parmensem et Placentinam pertinentia, Parmae,
1858, 497-511, Å stata condotta sulla base di un solo codice del secolo XVI. Per i
relativi problemi, v. B.De Gaiffier, in Analecta Bollandiana XLVIII 1930, 414, in una
recensione al XXX volume degli Scriptores nei Monum. Germ. Hist. Lattribuzione ad
Attone di Pistoia (morto nel 1153), che non compare prima del secolo XVI, non offre
possibilitl di riscontro, anche se questa Vita presenta affinitl stilistiche e analogie
nella tecnica agiografica (generiche peraltro) con la Vita s. Ioannis Gualberti, sicura
opera del vescovo di Pistoia, e con una Legenda s. Barnabae, la cui paternitl attoniana Å
rivelata dal codice Ambrosiano D. 22 inf. (cfr. Analecta Bollandiana XI 1892, 288, ove Å
pubblicata da A.Ceriani lEpistola s. Attonis Pistoriensis episcopi De Vita s.
Barnabae). In Monum. Germ. Hist., Scriptores (XXX, 2, 1323-1327) Å invece edita, sempre a
cura di P.E. Schramm e come Vita secunda, una breve Vita presentata solo dal codice
Laurenziano XX, 6, del secolo XIV, gil segnalato dal Davidsohn. I due studiosi la
ritengono molto antica, antecendente comunque alla Vita tertia e meritevole pertanto di
una edizione nei Monumenta. Si tratta invece di una tarda compilazione, sicuramente
databile attorno al terzo-quarto decennio del secolo XIV, opera di un anonimo
vallombrosano: lautore della Vita s. Humilitatis (in Bibliotheca hagiogr. latina, n.
4045) e delle altre Vite di santi fiorentini nella stessa raccolta del codice Laurenziano
a cui appartiene la Vita s. Bernardi. Egli si distingue oltre che per uno stile assai
personale, per la disinvolta facilitl con cui traduce in uno svelto racconto le sue fonti,
nel caso specifico, esclusivamente la Vita tertia. Scarso rimane dunque il suo interesse,
limitato tuttal piØ alla storia della fortuna dellopera. Sotto questo profilo
si possono ancora ricordare il Tractatus de dictamine del cod. 2507 della Oesterreichische
nationalbibliothek di Vienna, ff. 7v-85r, ove per diverse esemplificazioni si ricorre a
lettere di e allUberti (cfr. ancora W. Wattenbach, Iter Austriacum, in Archiv f¤r
Kunde Oesterreichischer Geschichtsquellen XIV 1855, 39 ss., con edizione di alcune
formulae, ma non quelle relative allUberti) e un Libellus miraculorum, peraltro
mutilo, presentato da alcuni codici della Vita tertia: per uno di questi, cfr. L.
Mencaraglia, Note agiografiche ed umanistiche da un manoscritto fiorentino del 1509, in La
Bibliofilia XLII 1940, 180-195. Per le altre fonti: Gesta Trevirorum, in Mon. Germ. Hist.
Scriptores, VII, Hannoverae, 1846, 199; Laurentii Leodiensis, Gesta episcoporum
Virdunensium, a cura di G.Pertz, in Mon. Germ. Hist. X, Hannoverae, 1852, 500; Brunonis,
Epistolae, a cura di A. Sackur, in Mon. Germ. Hist.; Libelli de lite, II, Hannoverae,
1892, 565; Relatio Registri Paschalis II, a cura di L.Weiland, in Mon. Germ. Hist., Legum
sectio IV, Constit. et acta, I, Hannoverae, 1893, 148; Encyclica de Anacleto antipapa
damnato, in Mon. Germ. Hist., Hannoverae, 1893, 166 s.; A.Overmann, GrRfin Mathilde von
Tuscien, ihre Besitzungen, Gesch. ihres Gutes 1115-1230, und ihre Regesten, Innsbruck,
1895, 168, 170, 171, 173, 174, 177, 178, 181, 183, 187; Le carte dellArchivio
capitolare di Tortona, I, a cura di F.Gabotto e V.LegÄ, in Biblioteca della societl
storica subalpina, XXIX, Pinerolo, 1905; 16, n. 9; P.F.Kehr, Italia pontificia, III,
Berolini, 1908, 124, 255, 260, V, 1911, 181, 210, 211, 323, 340, 391, 394, 397, VI, 1, 1913, 141, 144, 186, 196, 218, 319, VI, 2, 1914, 377, VII, 1, 1923, 191,
309, 310, 312, 315, 331, 332, 334, F. Schneider, Toscanisce Studien, II, in Quellen und
Forschungeng aus Italien. Archiven und Bibliotheken IX 1908, 256-258; M.Lupo Gentile, Il
regesto del codice Pelavicino, in Atti della Societl Ligure di Storia Patria XLIV 1912,
585, 593; P.Torelli, Regesto mantovano, I, in Regesta chartharum Italiae, XII, Roma, 1914,
120; Andrea Strumensis, Vita s. Ioannis Gualberti, a cura di F.Baethgen, in Monum. Germ.
Hist., Scriptores, XXX, 2, Lipsiae, 1934, 1104; Landulphi iunioris sive de Sancto Paulo,
Historia Mediolanensis, in Rerum Italicarum Scriptores, 2 edizione, V, 3, a cura di
C.Castiglioni, Bologna, 1934, 7; Vita Mathildis celeberrimae principis Italiae scripta a
Donizone presbytero, in Rerum Italicarum Scriptores, V, 2, a cura di L.Simeoni, Bologna,
1931-1940, ad Indicem. Tra le biografie si ricorda soltanto: I.Affs, Vita di san Bernardo
degli Uberti, Parma, 1788, ancora utile per lappendice documentaria; M.Ercolani, San
Bernardo degli Uberti vallombrosano, vescovo di Parma, in Rivista Storica Benedettine II
1907, 31-64; N.Pelicelli, Vita di san Bernardo degli Uberti, Parma, 1923. E inoltre:
R.Davidsohn, Forschungen zur Rlteren Geschichte von Florenz, Berlin, 1896, 66-68; G.Meyer
von Knonau, Jahrb¤cher des deutschen Reiches unter Heinrich IV und Heinrich V, V,
Leipzig, 1904, 171-173, VI, 1907, 33-35;
G.Schwartz, Die Besetzung der Bist¤mer Reichsitaliens, Leipzig-Berlin, 1913, 187 s.;
G.Mercati, Parmensia, II, La lettera di sottomissione dun arciprete di Parma a
Pasquale II, in Opere minori, II, Cittl del Vaticano, 1937, 353-356; Martyrologium
Romanum, in Propylaeum ad Acta sanctorum decembris, Bruxellis, 1940, 566; E.Hoff, Pavia
und seine BischÜfe im Mittelalter, I, Pavia, 1942, 203, 372 s.; P.F.Palumbo, Lo scisma
del MCXXX, Roma, 1942, 419, 441, 468, 489, 504; L.Simeoni, Il contributo della contessa
Matilde al papato nella lotta per le investiture, in Studi Gregoriani I 1947, 353-372;
P.Guerrini, Un cardinale gregoriano a Brescia, il vescovo Arimanno, Studi Gregoriani II 1948, 367, 370, 382; A.Mercati, Marola, fondazione
della contessa Matilde, in Saggi di storia e letteratura, I, Roma 1951, 137-143;
G.L.Barni, Dagli albori del comune allincoronazione di Federico Barbarossa, in
Storia di Milano, III, Milano, 1954, 258 s., 294, 355 s.; A.Frugoni, Arnaldo da Brescia
nelle fonti del secolo XII, Roma, 1954, 4-6; R.Davidsohn, Storia di Firenze, I, Firenze,
1956, 428-432, 545 s., 602 s., 611, 613, 1057; H.W.Klewitz, Die Entstehung des
Kardinalkolleg, Darmstadt, 1957, 72, 122; G.Miccoli, Pietro Igneo. Studi sulletl
gregoriana, Roma, 1960, 117, 160, 163, 166; F.J.Schmale, Studien zum Schisma des Jahres
1130, KÜln-Graz, 1961, 212, 214; C.Violante, La Chiesa bresciana nel Medioevo, in Storia
di Brescia, I, Brescia, 1961, 1045 s.; A.Montecchio, Cenni storici sulla canonica
cattedrale di Mantova nei secoli XI e XII, in La vita comune del clero nei secoli XI e
XII, II, Milano, 1962, 162 s.; N.Vasaturo, Lespansione della Congregazione
Vallombrosana fino alla metl del secolo XII, in Rivista di Storia della Chiesa in Italia
XVI 1962, 471 s., 482-485; K.Ganzer, Die Entwicklung des auswRrtigen Kardinalats im hohen
Mittelalter, T¤bingen, 1963, 50, 51-55, 68, 175, 180-182, 187, 190, 193 s.; E.Nasalli
Rocca, Parma e la contessa Matilde, in Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria
per le Antiche Province Modenesi, s. 9, III 1963, 201-216; P.Zerbi, Un documento inedito
riguardante labbazia di San Barnaba di Gratosoglio, in Rivista di Storia della
Chiesa in Italia XVII 1963, 110-112; S.Boesch Gaiano, Storia e tradizione vallombrosane,
in Bullettino dellIstituto storico italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano
LXXVI 1964, 106, 116, 136, 139-142, 182, 195, 203-215; P.Zerbi, I rapporti di San Bernardo
di Chiaravalle con i vescovi e le diocesi dItalia, in Vescovi e diocesi
dItalia nel Medioevo (sec. IX-XIII), Padova, 1964, 220, 251 n. 2, 304; R.Gaborit,
Les plus anciens monastÅres de lordre de Vallombreuse (1037-1115), in MÅlanges
dArchÄol. et Hist. LXXVI 1964, 451-490 e LXXVII 1965, 179-208; P.Zerbi, Pasquale II
e lideale della povertl della Chiesa, in Annuario dellUniversitl Cattolica del
Sacro Cuore per lAnno Accademico 1964-1965, Milano, 1965, 222; G.Miccoli, Aspetti
del monachesimo toscano nel secolo XI, in Chiesa gregoriana, Firenze, 1966, 72 s.;
P.Zerbi, I monasteri cittadini in Lombardia, in Monasteri in Alta Italia dopo le invesioni
saracene e magiare (secoli X-XII), Torino, 1966, 298, 313 s.; Dict. dHist. et de
GÄogr. EcclÄs., VIII, coll. 718-721 (con non poche inesattezze); Bibliotheca sanctorum,
III coll. 49-60; R.Volpini, in Dizionario biografico degli Italiani, IX, 1967, 292-300;
R.N.Vasaturo, G.Morozzi, G.Marchini, U.Baldini, Vallombrosa, Firenze, 1973, 35-38; Acta
Capitulorum generalium Congregationis Vallis Umbrosae, I, Institutiones Abbatum
(1095-1310), a cura di N.Vasaturo, Roma, 1974, 6-10; N.Vasaturo, in Dizionario Istituti di
Perfezione, I, 1974, 1399-1401.
UBERTO
ante 951-Parma dicembre 980
Dal 951 al 980 occups la carica di Cancelliere di Berengario e di re Adalberto, poi
di arcicancelliere dello stesso Adalberto e, dopo essere stato eletto Vescovo di Parma, di
Arcicancelliere dellImpero e dItalia sotto Ottone il Grande e sotto Ottone II.
La prima volta Hubertus cancellarius compare quando Berengario e re Adalberto confermarono
da Pavia il 17 gennaio 951 al monastero di San Sisto in Piacenza le corti di Guastalla,
Campo Miliacio, Cortenova, Sesto, Luzzara, Villola e Pegognaga con ogni dipendenza e il
monastero di Cotrebbia. Da Pavia, come capo effettivo della cancelleria, sottoscrisse
diversi diplomi, riconfermando possessi e diritti, il 23 gennaio e il 22 settembre e da
San Marino il 26 settembre dello stesso anno. Dopo alcuni anni lascis la carica di
Cancelliere ma riappare come tale in diplomi di Berengario e di Adalberto sottoscritti in
Verona il 13 gennaio 958, in Pavia il 18 luglio dello stesso anno e il 25 ottobre 958 o
959. Berengario e Adalberto, da Ravenna, il 24 aprile 960 donarono al loro fedele Guido
alcune corti in Toscana addivenendo alle preghiere del conte Amizo e di Huberti episcopi
nostrisque dilecti fidelis, che sottoscrisse il diploma come cancelliere. Uberto, dunque,
gil eletto Vescovo della Chiesa parmense, tuttavia continus a coprire lalto ufficio
di Cancelliere. Come Vescovo e Arcicancelliere di re Adalberto, compare ancora in un
diploma da Arezzo del 28 febbraio 961, con la sottoscrizione ad vicem Huberti episcopi et
archicancellarii, e come Cancelliere di Berengario e di re Adalberto in un diploma da
Verona del 30 maggio 961. Dopo che Berengario mosse guerra ad Adalberto Attone presso
Canossa, i signori italiani, ormai stanchi dei continui conflitti, chiamarono
lImperatore alla Dieta convocata in Milano e nellottobre 961 vennero deposti
Berengario e Adalberto. Ottone I, eletto re dItalia nel novembre, si ports poco dopo
a Roma, ove il 2 febbraio 962 fu incoronato imperatore da papa Giovanni XII. Il 13
febbraio conferms solennemente alla Santa Sede tutti i possessi concessi da Pipino, Carlo
Magno e da altri. Il patto ottoniano col Pontefice fu firmato da Uberto, che si trovava a
Roma: Signum Hucberti Parmanensis ecclesie episcopi. Il privilegio Å ritenuto originale
dal Baronio, dubbio invece dal Muratori. Nonostante la risoluzione presa dal re Ugo al
fine di assicurare Uberto e la sua Chiesa da ogni prepotenza, tuttavia i conti del contado
continuarono a molestarlo. Uberto non tards a esporre i bisogni della sua Chiesa al nuovo
imperatore, pregandolo di provvedere perchÄ in avvenire non fosse piØ minacciata da
alcuno. LImperatore, da Lucca, il 13 marzo 962 concesse a Uberto presulis nostri
karissimi fidelis le piØ ampie immunitl. LImperatore cedette a Uberto ogni diritto
e il pieno dominio della cittl, le mura, il teloneo, il distretto e ogni pubblica funzione
regia tanto sulla cittl che fuori per un raggio di tre miglia determinato dalle ville e
castelli seguenti: a oriente di Beneceto, Casello e Coloreto, a mezzodo di Porporano,
Alberi e Vigheffio, a sera di Vicofertile, Fraore ed Eia, a nord di Baganzola, Casale
Pancarano e Terabiano, con tutte le loro adiacenze e pertinenze. Cedette inoltre le vie
regie, il corso delle acque, il territorio adiacente e cis che apparteneva alla pubblica
cosa. Ordins poi che gli uomini della cittl o abitanti entro i confini sopraindicati
fossero chiamati in giudizio dal solo Uberto per ragioni di ereditl o di lite, il quale
avrebbe giudicato tamquam noster comes palatii. Il solo Uberto avrebbe potuto decidere,
definire e deliberare intorno alle cose e alle famiglie, tanto dei chierici che di tutti
gli uomini residenti nella terra dello stesso Vescovado, mentre nessun marchese, conte e
visconte avrebbe potuto esercitare qualsiasi pubblica funzione. Concesse a Uberto la
potestl di eleggere e ordinare i notai, i quali, dovendo discutere le cause dello stesso
vescovado, avrebbero ricevuto i testamenti senza alcuna proibizione o controversia del
conte del contado. Se non si fosse potuto giudicare senza contrasto, concedimus ejusdem
episcopi vicedomino ut sit noster missus, avendo la potestl di deliberare, definire e
giudicare tamquam noster comes palatii. Uberto si trovs presente a Pavia a un placito del
27 settembre 962 dato dal marchese Oberto, conte di palazzo. Si sottoscrisse Hubertus Ep.
interfui. Uberto fu tenuto in grande estimazione da Ottone I, che a San Leo il 10 maggio
963 concesse un privilegio ai canonici di Arezzo consultu et interventu venerabilis
episcopi Huberti fidelis nostri. Uberto fu a Roma con lImperatore nellautunno
del 963. Si trovs presente al sinodo romano del 4 dicembre convocato per deporre il papa
Giovanni XII (Liutprando, Storia di Ottone I). Secondo Raterio, vescovo di Verona, in quel
congresso Uberto fu reputato degno di governare la Chiesa di Dio. LImperatore lo
delegs suo messo a giudicare in Toscana con il marchese Oberto, conte di palazzo. ALucca
il 9 agosto 964 Uberto, quale missus domni Imperatoris, fu presente al giudizio presieduto
dal marchese Oberto, che riconobbe i diritti della Chiesa di Reggio. Il 24 dicembre si
trovs di nuovo a Roma e fu presente quando Ottone conferms la donazione fatta ad Adelaide,
badessa del Monastero di Santa Maria Maggiore presso lantico palazzo imperiale, da
Fazio, suo nipote. Uberto dovette certamente essere assai dotto e stimato, se merits
lamicizia di Raterio, vescovo di Verona, il quale non solo gli dedics il suo
trattato (De contemptu Canonum, scritto nel 964) ma volle anche donare alla Chiesa
parmense certi terreni che possedeva nel contado. Ottone elevs Uberto alle piØ alte
cariche: lo nomins suo Arcicancelliere del Regno dItalia (2 dicembre 966-28 marzo
973) e lo elesse anche Arcicancelliere dellImpero, nella quale altissima carica
rimase dell8 luglio 967 al 29 giugno 968. Come capo delle due cancellerie dovette
accompagnare ovunque la Corte e trattare delle cose pubbliche italiche e germaniche. Dopo
un anno o poco meno dalla sua elezione, si determins a rinunciare al cancellierato
germanico. Il 2 dicembre 966, in Pisa, Ottone I concesse, precibus Huberti episcopi
dilecto, fidelique nostro, le piØ ampie immunitl a Pietro, vescovo di Volterra. k in
questo diploma che Uberto compare la prima volta con la qualifica di Arcicancelliere: ad
vicem Uberti archicancellarii. A Monte Veltraio il 12 giugno 967 Uberto intervenne come
missus nel giudizio presieduto dal marchese Oberto, conte di palazzo, per una lite tra il
monastero di Santa Fiora e SantAndrea e i Valcheri. Da Ravenna, Ottone nel 968, su
richiesta di Uberto, concesse il permesso di istituire il mercato alla insula Pergamensis
nel luogo detto di San Sisinio, nel giorno della festa, e di edificare in una certa altra
localitl un porto per la sicurezza delle barche veneziane, chioggiote e ferraresi. Dovendo
Ottone passare in Calabria, lo accompagns durante il viaggio a Fermo il 2 novembre
assistette, presente lImperatore, alla sentenza su di una controversia tra
labate del monastero di Santa Croce e il vescovo della stessa cittl. Se Ottone I il
23 dicembre dello stesso anno privilegis con suo diploma il monastero detto Casa aurea,
confermandone i beni che gil possedeva, cis si dovette interventuque nostri dilectissimi
fidelis Huberti scilicet Parmensis ecclesie presulis. LImperatore il 18 aprile 969,
alle istanze di Uberto, concesse al nobile Ingone e ai suoi figli Uberto, Ribaldo e Oberto
parecchie proprietl in diversi contadi dItalia (in quello di Parma, le corti di
Tortiano, di Stadirano e di Vicofertile). Da Bovino il 1I maggio (a lui era ricorso
Uberto, nostram adiisse clementiam) lImperatore conferms al monastero della
Santissima Trinitl e allabate Adamo, nel luogo detto lIsola di Pescara o Casa
Aurea, i beni e i possessi. Il 20 maggio, presso Conca in Romagna, sempre per
lintervento di Uberto, lImperatore riconferms alla Chiesa di Asti tutti i
diritti e i possessi gil conferiti per il passato dai re e imperatori suoi antecessori.
Ancora su preghiera di Uberto e Diederico, vescovo metensis, Ottone il 22 aprile 972, da Roma, concesse ad Azo, abate
del cenobio di Santa Sofia di Benevento, la conferma dei beni dei quali era in possesso.
Ottone il Grande moro il 7 maggio 973 e al governo dellimpero rests il figlio Ottone
II. Di Ottone II Uberto fu Arcicancelliere dellImpero dal 25 ottobre 967 sino al 16
febbraio 968 e Arcicancelliere del Regno dItalia dal 6 ottobre 968 sino al 12
febbraio 980. Probabilmente Uberto rinuncis alla carica effettiva di Cancelliere
dItalia perchÄ, gil avanti negli anni, non gli era piØ possibile seguire
lImperatore ogniqualvolta scendeva in Italia. Invece la carica onorifica di
Arcicancelliere gli consento di rimanere presso lImperatore come consigliere: summus
consiliarius. Alla morte di Guido, vescovo di Modena e abate di Nonantola, i monaci
elessero loro Abate Uberto e Ottone ne conferms lelezione nel febbraio 970: Hubertus
per dei misericordiam Sancte parmensis Ecclesie episcopus, seu aba monasterii sancti
Silvestri sito Nonantula qui per electionem Monachorum ipsius Monasterii et jussionem
dominorum Imperatorum aba existit. Quando a Marzaglia, Onesto, arcivescovo di Ravenna,
convocs un sinodo a cui intervennero i vescovi suffraganei, duchi, conti, giudici e
gastaldi, Adalberto, vescovo di Bologna, querels Uberto perchÄ teneva in suo possesso
certe terre che egli sostenne spettavano invece alla Chiesa bolognese. Uberto dimostrs il
legittimo e pacifico possesso trasferito lui dagli antecessori. larcivescovo allora
pregs Uberto di cederle alla Chiesa bolognese senza placito, accontentandosi di ricevere
in cambio la pieve di moteveglio con poche vigne: Uberto accondiscese. Si dolsero in tale
occasione di Uberto anche Pietro e Lamberto, bolognesi e nipoti di Pietro duca e marchese,
a causa di alcuni luoghi che Uberto occupava in Bologna e nel distretto. Inizialmente
Uberto dichiars di averli avuti con privilegio da Ottone I, ma successivamente restituo i
luoghi occupati. Viveva ancora nellanno 980, perchÄ nella conferma che Ottone II fa
dei beni e possessi alla Chiesa di Reggio (14 ottobre) si legge nella sottoscrizione: ad
vicem Uberti episcopi et archicancellarii. Uberto moro nel dicembre di
quellanno, come Å indicato nelliscrizione incisa sullurna che ne
raccolse la salma insieme a quella di Ugo, che fu pure vescovo di Parma. liscrizione
si legge in fine allantichissimo codice che contiene i canoni della Chiesa parmense
raccolti da Burcardo: Vita brevis, fortuna levis, variabile tempus, Mundus et hic fugiens,
transit et omnis homo. Ad proprios ortus fato rapiente relabens Praesul et Ubertus,
Praesul et Ugo valens. Quorum consiliis regnum Latiale vigebat, Et decus et robur, et
status imperii. Praesul uterque quidem, Praesul Parmensis et idem, Tullius eloquio,
Manlius ingenio. More modoque pari, parili propagine clari, Inque polo pariter hi latitant
pariter. Septembris nonis obit Ugo, December Ubertus, Pastorem summus pastor uterque
sequens.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Vescovi della Chiesa Parmense, 1936, 93-99; A. Schiavi,
Diocesi di Parma, 1940, 237.
UBERTO
Parma 1073/1095
Figlio di Arduino. Fu Conte di Parma (1073-1095).
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 920.
UBERTO
Parma 1105
Fu Conte di Parma nellanno 1105.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 920.
UCCELLI
CAMILLO
Parma 15 novembre 1874-1942
Diplomato appena ventenne allIstituto di Belle Arti di Parma (fu allievo di
Edoardo Collamarini), forms la sua cultura collegandosi ai presupposti del movimento
romantico e fece la sua scelta stilistica orientandosi chiaramente verso il Neogotico.
Nessun altro architetto parmigiano si sento attratto, se non sporadicamente, da tale
corrente artistica e pertanto lUccelli rimase lunico convinto interprete di
questo revival di medioevo. Per quanto Å dato sapere, almeno due elementi fondamentali
della sua formazione giovanile contribuiscono a chiarire la sua posizione artistica e
culturale: un grande interesse per la civiltl inglese e una rigorosa fede cristiana, a cui
si aggiunse una profonda ammirazione per i monumenti dellarte romanica e gotica
parmense. Il suo interesse fu rivolto, fin dalla prima giovinezza, ai movimenti politici,
artistici e sociali dOltremanica, cioÅ di quellarea culturale dalla quale
provenivano, riproposti in chiave romantica, i motivi della civiltl medioevale: fervore
religioso, rispetto delle tradizioni e impegno morale, dei quali il Neogotico rappresents
lespressione artistica. Dopo aver analizzato e studiato criticamente le maggiori
realizzazioni del Gotico europeo, confrontandole con quelle riproposte in tempi piØ
recenti, lUccelli imposts il suo modello costruttivo, non distratto nÄ influenzato
dalle altre correnti stilistiche del tempo. Ma lattivitl costruttiva
dellUccelli non fu immediata e rimase per qualche tempo limitata a opere minori per
la scarsa presa che ebbero le sue tendenze sulla clientela, orientata a scelte di ben
altro contenuto stilistico, sempre attratta dagli schemi eclettici e dalle ultime vampate
del Liberty. Lesordio professionale avvenne nel 1905 con due edifici di civile
abitazione fuori barriera Garibaldi a Parma, casa Moruzzi e palazzo Marchi. Sempre per la
proprietl Marchi progetts nel 1909 con il fratello ingegnere Giovanni unabitazione
civile annessa allampliamento della fabbrica di cemento, fuori Barriera Bixio. Il
1910 lo vide impegnato in numerosi interventi, tra i quali un laboratorio industriale in
via Mulini Bassi, il sovralzo di casa Balestra in borgo Poi, la decorazione esterna e
lampliamento di alcune botteghe nel centro storico e soprattutto ledificio di
civile abitazione di Egidio Ferrari in via Spezia e il sovralzo e la sistemazione interna
di casa Saccs in borgo Parmigianino 5. Linteressante casa Bonini in via Trento venne
progettata nel 1912. Negli anni successivi firms alcune tra le sue opere maggiori: il
rifacimento della facciata della chiesa Evangelica in borgo Tommasini (1913), il Salone
espositivo in borgo Santa Brigida (1915), il restauro della facciata di casa Calzolari in
via Cavour (1915), di cui reinterprets lapparato decorativo in chiave
neorinascimentale, e la villa di Giovanni Marchi in via Solferino. Una lunga serie di
interventi tra restauri e piccoli fabbricati produttivi lo videro impegnato negli anni tra
il 1917 e il 1920, anno in cui realizzs il sovralzo interno dello storico palazzo
medievale di proprietl Tirelli in borgo San Vitale. Nei primi anni Venti si ciments in
quello che era un tema obbligato per i progettisti locali e nazionali: il villino urbano.
Villino Bertoni in via Spezia Å del 1921, coso anche in via Spezia Å villino Nicoli,
progettato nel 1922, Villa Molinari e Bandini venne realizzata sullarea dellex
Foro-Boario nei pressi della Stazione ferroviaria, casa Grossi del 1922 Å in viale dei
Mille. Sempre nello stesso anno progetts sullarea di proprietl Biraghi, tra lo
Stradone e via XXII Luglio, una villa urbana su due piani (il progetto non venne
realizzato). Nel 1923 realizzs palazzo Grassi in viale Solferino, edificio di grande
pregio, in cui lesercitazione stilistica raggiunge un notevole equilibrio
compositivo, e palazzo Marchi su viale San Martino. Tra il 1925 e il 1931 realizzs due
edifici di civile abitazione in viale Tanara e in via Spezia, labitazione, con
annesso magazzino, in via Guicciardini, nel lotto retrostante palazzo Grassi, villa Marchi
su via Solferino (1929) e lessiccatoio per la fabbrica Barilla su via Veneto (1930).
Seguirono due opere minori, le cappelle Grassi (1927) e Milza (1928). In queste due opere
Å chiaramente visibile il metodo operativo dellUccelli per quanto riguarda le
scelte stilistiche, limpiego dei materiali e la scrupolosa diligenza esecutiva. Ma
la fortuna professionale dellUccelli inizis con unopera lungamente attesa:
ledificazione della chiesa di San Leonardo (1928-1931). Larea per
ledificio era ai margini settentrionali della cittl di Parma, dove prima sorgeva una
chiesa costruita dai monaci di San Martino dei Bocci. Mentre a Parma il Liberty aveva
ormai esaurito tutto il suo repertorio espressivo e alcuni architetti proponevano le prime
soluzioni razionali, lUccelli getts le fondamenta del costruendo edificio. La nuova
chiesa, a tre navate, con lasse in direzione Ovest-Est, affacciata sulla strada
Parma-Colorno, mescola in pianta e in alzato elementi strutturali e decorativi gotici e
bizantini. Lampia facciata in mattone faccia a vista, movimentata dalla forte
sporgenza di lesene, da decorazioni cementizie e da trifore dimensionate sul modulo delle
navate, Å interrotta in basso dal profondo pronao, ingentilito da una serie di archi
sorretti da esili colonne. Lo spazio interno a forma di anfiteatro, monumentalizzato dal
giro curvilineo delle colonne, evidenzia il tentativo di creare unatmosfera
spettacolarmente mistica. Mentre lUccelli stava ancora costruendo la chiesa,
profondendovi tutte le sue energie, la curia parmense, soddisfatta dellopera, gli
affids un nuovo impegnativo compito: il progetto del Seminario Vescovile Minore, da
erigersi alla fine di viale Solferino su unarea di eccezionale vastitl.
LUccelli, guardando ai modelli claustrali cistercensi, imposts il progetto su una
struttura muraria sorgente intorno a uno spazio vuoto, percorsa allinterno da un
porticato sostenuto da pilastri. Venne coso volutamente rievocata laustera solennitl
delle abbazie medioevali e creato il luogo piØ idoneo per la meditazione e il
raccoglimento. Nelledificio sono ubicati, su tre piani, i numerosi locali: la
cappella, il refettorio, le aule, le celle e i servizi. I motivi strutturali e ornamentali
delle facciate, differenziati secondo limportanza, sottolineati da cornici
marcapiano in cemento e protetti da uno sporgente ed elaborato cornicione, formano uno
svariato repertorio ma i richiami allarchitettura ogivale spiccano e prevalgono su
tutti gli altri. Una lunga striscia di pannellature con motivi geometrici in cemento corre
lungo la parte superiore delledificio, interrotta da colonne binate sorreggenti le
ampie falde del tetto. Con la realizzazione di questopera il nome dellUccelli
varcs i confini della provincia, tanto che fu chiamato a costruire la chiesa di
Castelnuovo Fogliani (1931-1933), in provincia di Piacenza, dovuta alla munificenza del
pontefice Pio XI e del cardinale Nasalli Rocca. Nella facciata del tempio, di chiara
ispirazione romanica, domina un grande arco, sottolineato dal degradare di eleganti
strombature, con al centro un rosone marmoreo e al di sotto un ampio protiro a colonne,
con basi e capitelli stilizzati. Maestoso e solenne Å linterno, a tre navate,
separate da colonne di marmo con altissimi zoccoli e capitelli in pietra bianca
impreziositi da sculture. Lagile campanile, svettante sul lato destro
delledificio, ripropone i motivi della facciata, ma la parte terminale, consistente
in un tamburo prismatico sormontato da una piramide, Å di chiara derivazione gotica.
Quasi contemporaneamente lUccelli realizzs la chiesa parrocchiale di Bardi (1932),
una costruzione di impianto romanico a tre navate, i cui portali in pietra bianca
contrastano con la calda tonalitl dei mattoni faccia a vista che formano la compatta
tessitura della facciata. Pochi anni dopo sorse, di fronte al Seminario Minore, quasi a
confrontarsi con esso, la solida villa Grassi (1935-1936), costituita da quattro corpi di
fabbrica collegati tra loro. Le facciate, in cui si aprono ampie finestre a trifora
giranti in sequenza quasi continua attorno alledificio, richiamano i motivi
stilistici cari allUccelli, con elementi decorativi marmorei che interrompono la
continuitl del mattone faccia a vista. Coso anche in una costruzione civile lUccelli
ripropose la sua ideologia stilistica gil sperimentata in edifici religiosi. Con questa
realizzazione, che nulla concede ai moderni orientamenti dellarchitettura,
lattivitl dellUccelli si pus considerare conclusa.
FONTI E BIBL.: G.Capelli, Architetti del primo Novecento, 1975, 93-96; G.Capelli,
in Gazzetta di Parma 28 maggio 1989, 3; Gli anni del Liberty, 1993, 142.
UCCELLI
NELLO
Vicofertile 28 settembre 1928-Lemignano 25 aprile 1945
Antifascista, fu trucidato per rappresaglia dai nazisti in fuga.
FONTI E BIBL.: T.Marcheselli, Strade di Parma, III,
1990, 281.
UCCELLINI
CAMILLO
Modena 1609 c.-Parma 19 maggio 1679
Sacerdote. Fu suonatore di violino alla Corte di Parma almeno dal 20 novembre 1665
(Ruolo farnesiano 1671-1690, fol. 386, in Archivio di Stato di Parma): La Ser.ma S.ra
Duchessa, di Parma, ha accettato al di lei servigio li SS.ri D.Marco e Camillo da
Uccellini col carico di doverla servire in quello gli acordrl, ai quali gli ha assegnato
per ambidoi Mensuale stipendio di doppie n. 4 Italia, incominciando il di loro servizio li
20 nov., come per Lordine trasmesso per polizza del s.r Filiodoni in comando di
sod.ta Ser.ma ritirato in filo corrente al n. 704. Li signori D.Marco Uccellini e Camillo,
suonatori di violino, che serviron la gil Ser.ma Duc.sa Isabella, oltre lo stipendio
avevano anticipato un mandato il Companatico ridotto ora a 56,72 ciascuno. Ordine di S.
A.S.e nota in filo corrente al n. 590 dellanno 1679. LUccellini fu anche
cappellano della Duchessa.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 296.
UGERI
FRANCESCO
Parma 1600
Sacerdote, il 26 gennaio 1600 gli venne conferita la chiesa parrocchiale di San
Marcellino in Parma, che in seguito rinuncis a Giulio Cesare Lalatta. Scrisse versi in
raccolte o a celebrazione di illustri personaggi. Il letterato reggiano Giacomo Vezzano lo
tenne in gran conto (Miratus equidem sum Ugerium, quem de facie non novi, sed quantum a
stili granditate, candore, et venustate colligere potui non minimi vatem praetii, dignatum
fuisse e meis siccis potius, quam redundantibus rivulis in foecundissimos ingenii sui
hortos derivare tam multa voluisse) ma successivamente lo accuss di avergli copiato un
poemetto per la nascita del principe di Parma: Incidit mihi in manus Poemation quoddam
Francisci Ugerii Parmensis etrusca, ut vocant, lingua scriptum, qui Farnesii Principis
natalem diem heroico carmine prosequitur sane eleganti. Uti primum attigi, coepi, ut
soleo, avide legere, et quod hujusmodi lucubrationibus valde delector, quod cum ipse
quoque non ita pridem mecum illud de Estensi Principe nostro divulgaverim despicere
volebam, et quod ille poeticum in eadem prorsus re commentum excogitasset. Pluribus non te
morabor: percucurri et vidi, eum ita me compilasse, ut pene nudum dimiserit; neque enim
contentus fuit (quod summi honoris loco fuisset) quibusdam in locis imitari, sed meis pene
ubique, etsi diversa ratione et ordine collectis insistere vestigiis voluit, ut meum tam
non magis meum sit, quam illius. Confer utrumque si lubet, videbis lac lacti magis simile
non esse. Ego id valde miratus sum, et ne quid dissimulem homini quoque subiratus, a quo
insignis illata Musis injuria videtur: at impune non abibit; nam ut aliud nil possim,
clamabo certe, et vociferabor, et furem prodam vel apud suos. Ni faciam, quis post aliquod
tempus, imo quis hoc tempore (cum editi sui operis diem, ac mensem caute, vel astute
potius praetermittendum censuerit) praeter vos, qui in ista Aula, et meos Regienses
noverit illum a me potius, quam me ab illo omnia propemodum esse mutuatum? Et certe stipes
aut lapis haberer si cum mea quaccumque ea tandem sint, tam impudenter videam intercepta,
tacere tamen, et devorarem. Angelico Aprosio, riportando questo lamento del Vezzano nella
sua Grillaja, aggiunse: Parmi nondimeno, che il Vettiano non habbia tutte le ragioni, che
egli si dl a credere. Se egli scrisse latinamente il suo Poematio, quegli lo fece volgare.
FONTI E BIBL.: I.Affs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, 1743, IV,
345-346; A. Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati, VI/3, 1827, 649-650.
UGGERI FRANCESCO vedi UGERI FRANCESCO
UGHETTI
ARTEMIO
Beduzzo 1914-Parma 28 ottobre 1991
Nel 1929, a soli quindici anni, emigrs in Francia attraverso un periglioso
itinerario che lo ports a imbarcarsi clandestinamente per la Corsica. Dopo cinque anni,
passati principalmente al lavoro nelle miniere francesi, rientrs in Italia. Dopo il
servizio militare si recs a lavorare a Carbonia, in Sardegna, ancora nelle miniere. Nel
1942 venne richiamato alle armi. L8 settembre 1943 si trovs a casa, in licenza di
convalescenza. Dopo loccupazione tedesca prese immediatamente contatto con esponenti
dellantifascismo della zona e da quel momento lUghetti e la sua casa di Tre
Rii furono a disposizione per lorganizzazione della lotta armata. Dopo la caduta del
distaccamento Griffith, con cui era in contatto, ne assunse idealmente lereditl e
costituo nella stessa zona di Montagnana un distaccamento che prese il nome Mazzini. Tra
le tante imprese compiute da questo reparto sotto la guida dellUghetti, va citato il
disarmo del presidio fascista di Corniglio (lultimo che era rimasto nella zona
montana parmense), giudicato imprendibile per la posizione e la consistenza numerica. Il
24 giugno 1944, con un abile stratagemma, riusco ad attirare a Ghiare di Corniglio il
comandante del presidio con una nutrita scorta. Con una ben organizzata imboscata, lo
attaccs e costrinse alla resa. Si recs quindi a Corniglio con i prigionieri e, minacciando
rappresaglie sugli stessi, costrinse i restanti militi ad arrendersi. Il colpo sferrato
dal distaccamento Mazzini contro unautocolonna in transito sulla Cisa, costs ai
Tedeschi decine di morti e feriti, la distruzione di numerosi automezzi e un consistente
bottino di armi e munizioni. Lattacco ebbe larga eco e venne citato con vivo
compiacimento nel corso di una trasmissione di Radio Londra. Le imprese dellUghetti
interessarono un vasto territorio comprendente un tratto della Cisa, Cozzano, Pastorello e
Ravarano. Sono ancora da citare il disarmo del presidio di Cozzano del maggio 1944 (dieci
prigionieri), la liberazione di Corniglio avvenuta nella terza decade di giugno del 1944,
loccupazione di Neviano de Rossi e il controllo del presidio di Fornovo. Nella
battaglia della sacca di Fornovo il battaglione dellUghetti venne a trovarsi in una
posizione estremamente difficile. Tuttavia, con i suoi attacchi e lenergica
resistenza opposta ai nemici, riusco a catturare con le sole sue forze circa 300
prigionieri, tra cui il Comandante del 1I Reggimento Bersaglieri della Divisione Italia, e
a tenere limportante posizione di Neviano dei Rossi fino allarrivo degli
alleati. Dopo il rastrellamento del luglio 1944 fu con il suo distaccamento tra i
costitutori della IV Brigata Giustizia e Libertl e successivamente della IV bis Giustizia
e Libertl, di cui divenne il comandante. In questa veste va ricordata, oltre la
partecipazione a numerosi fatti bellici, labile e audace marcia con cui riusco a
portare intatta la sua brigata fuori dalle maglie dellaccerchiamento nazista durante
il rastrellamento del novembre 1944. Passato successivamente nelle file della 12a
Brigata Garibaldi, vi costituo il battaglione Bragazzi, di cui assunse il comando. Con
questo reparto si rese protagonista di numerosi attacchi a convogli tedeschi diretti al
fronte di guerra attraverso la strada statale della Cisa. Proprio per questa attivitl gli
venne assegnata dal ministero della Difesa la medaglia dargento al valor militare
con la motivazione: Comandante di battaglione partigiano organizzava un audace colpo di
mano contro una forte autocolonna tedesca in transito su una rotabile di grande
comunicazione. Dopo aver predisposto uno sbarramento di mine anticarro per costringere la
colonna a fermarsi lattaccava decisamente incurante della superioritl nemica e di
armamento dellavversario e, con suprema fermezza sosteneva lintensa reazione
di fuoco sviluppata dai tedeschi. Durante il combattimento, in un gesto di alta
solidarietl umana si slanciava arditamente contro un tedesco che infieriva contro un
partigiano ferito e, dopo una furiosa lotta corpo a corpo, lo finiva allarma bianca.
Caricatosi il compagno ferito lo portava a salvamento. Il combattimento si risolveva con
la disfatta dellautocolonna tedesca che lasciava 40 morti sul campo ed abbandonava
nelle nostre mani 9 autocarri, carburante e altro abbondante materiale. Luminosa figura di
partigiano ardito valoroso e generoso. Dopo la liberazione riprese il mestiere
dellagricoltore, si sposs con Anita Raschi e ands ad abitare con lei a Ravarano.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 29 ottobre 1991, 15; Gazzetta di Parma 26 maggio
1992, 20; Resistenza Oggi 3 1992.
UGHI CARLO
Felino 1816-Parma 30 maggio 1889
Fu medico valente, consigliere del protomedicato parmense, membro del consiglio
sanitario provinciale, consigliere provinciale, direttore del Monte di Pietl di Parma e
socio corrispondente dellAccademia Fisico-Medico-Statistica di Milano. Nello scritto
Lavvenire deglIstituti di beneficenza in Italia combattÄ il progetto
Mezzanotte di conversione dei beni stabili della beneficenza in rendita pubblica. Scrisse
di argomenti di medicina, trattando in modo speciale la questione delle malattie diffuse
nelle zone delle risaie. Si occups con profitto anche di letteratura, come fanno fede vari
suoi scritti in prosa e in versi.
FONTI E BIBL.: A.Pariset, Dizionario biografico, 1905, 111.
UGHI
DOMENICO
Parma 1823/1831
Possidente. Nel 1823 fu riconosciuto appartenere alla societl dei carbonari. Fu
tenuto sotto sorveglianza durante i moti del 1831, cui pers non partecips.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi, 1937 213.
UGHI EDOARDO
Parma 31 gennaio1846-1915
Figlio
di Carlo e Irene Porro. Patriota garibaldino, combattÄ a Bezzecca (1866). Poi, laureatosi
in medicina, insegns per quasi quarantanni nellUniversitl di Parma patologia e
propedeutica. Si adopers generosamente nelle cure ai malati nelle due epidemie di colera
che flagellarono Parma nellOttocento (per lo stesso motivo, si recs anche a Napoli).
Lascis numerose pubblicazioni di carattere scientifico.
FONTI E BIBL.:
B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 149.
UGHI IRENE
Parma 1889-Parma 16 novembre 1959
Dopo essersi diplomata in lingua francese a Bologna nel 1911, entrs nelle file
della Croce Rossa Italiana, spingendosi sino sul fronte dellIsonzo (dove
combattevano due suoi fratelli), guadagnandosi una medaglia dargento al valor
militare. Qualche anno dopo la battaglia di Vittorio Veneto, la Ughi comincis a insegnare:
dapprima a Casalmaggiore e a Colorno, poi dal 1925 al 1959 nellavviamento
Commerciale Pietro Giordani di Parma.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 17 novembre 1959, 4.
UGHI LUIGI
1756-Parma 14 febbraio 1837
Dottore e notaio, moro alletl di 81 anni. Fu sepolto nella Cattedrale di
Parma, con epigrafe dettata dagli eredi.
FONTI E BIBL.: Epigrafi della Cattedrale, 1988, 200.
UGHI LUIGI
1824-Parma 30 dicembre 1865
Perito geometra, sposs Marta Ortalli, figlia di Giovanni. Figura perito nel 1858
per il rifacimento del muro di sostegno del canale di Collecchio nelle Valli e per i
lavori di assestamento alla strada dei Cavi.
FONTI E BIBL.: Elenco deglIngegneri, de Periti-geometri e degli
Architetti civili, Parma, 25 gennaio 1853; Malacoda 10 1987, 75.
UGHI ODOARDO, vedi UGHI EDOARDO
UGHI
UGO
-Parma 7 luglio 1867
Figlio di Giovanni Battista. Gil in servizio nelle truppe del Ducato di Parma, nel
1866 fu medico nel IVReggimento Volontari garibaldini.
FONTI E BIBL.: Il Patriota 10 luglio 1867, n. 187; G.Sitti, Il Risorgimento
italiano, 1915, 422; U.A. Pini, Medici nel Risorgimento, 1960, 1
UGHI UGO
Felino 1842 c.-Parma 25 marzo 1896
Figlio di Carlo. Medico, gil in servizio nelle truppe del Ducato di Parma, per
ordine del Governo Provvisorio seguo le Colonne dei volontari. Prese parte alla campagna
militare del 1866 come medico dellambulanza con a capo lInzani.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 29 e 30 marzo 1896; G.Sitti, Il Risorgimento
italiano, 1915, 423; Pini, Medici nel Risorgimento, 1960, 12.
UGO
Parma 920
Figlio di Bernardo, da cui derivs il ramo carolingio che domins nellItalia
settentrionale e specialmente sul Parmigiano. Nel 920 fu Conte del contado parmense.
Tramands carica e beni al figlio Maginfredo.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 5 1920, 319.
UGO
ante 967-Parmense ante 998
Figlio di Maginfredo. Assieme ai fratelli Guido e Bernardo fu al seguito
dellimperatore Ottone I, tra lalta aristocrazia feudale italica e tedesca.
LUgo dovette tramandare la carica di Conte del contado parmense a Bernardo, che con
tale titolo appare nel 998.
FONTI E BIBL.: Aurea Parma 5 1920, 319.
UGO
Parma 996 c.-Parma 5 settembre 1044
Fu della stessa stirpe del vescovo Uberto (Affs). Alla grandezza del casato
aggiunse singolare dottrina e qualitl politiche assai distinte. Forse fu il vescovo
Enrico, suo antecessore, che, rinunciando alla carica di cancelliere, propose e raccomands
allimperatore Enrico II di nominare Ugo in sua vece. Il 20 settembre 1023
sottoscrisse da Brumath un precetto, col quale lImperatore accetts sotto la sua
protezione il monastero di Fruttuaria. Il 19 aprile 1024 Enrico II, da Goslar, con altro
suo precetto sottoscritto da Ugo, dons un suo castello ereditato nel principato di Capua
al monastero di Monte Cassino. Alla morte dellimperatore Enrico (13 luglio 1024)
venne assunto a re di Germania Corrado il Salico (8 settembre), che, sebbene non avesse
ancora ottenuto la corona dItalia, elesse Ugo suo Cancelliere. Corrado il 23 aprile
1025, ad Ausburg, con diploma sottoscritto da Ugo, prese sotto la protezione regale il
monastero di San ponziano fuori delle mura di Lucca. Ugo seguo in qualitl di Cancelliere
il Re Corrado il 10 giugno a Costanza, il 1I novembre a Bothfeld e, quando discese in
Italia, nel 1026 laccompagns a Verona, a Milano e a Piacenza e il 19 giugno lo si
trova a Cremona. In quellanno re Corrado conferms tutte le proprietl ereditate e
legalmente acquistate, interventu fidelis nostri Hugonis cancellarii, ai fratelli Bosone e
Guido, figli del marchese Ardoino. Il diploma Å sottoscritto da Ugo. Pure
accondiscendendo alle preghiere dellarcivescovo di Magonza e di Ugo, il Re conferms
tutti i beni gil posseduti al monastero di San Lorenzo presso il fiume Isino. Inoltre,
alle istanze di Aribone, arcivescovo di magonza, e di Ugo, il 27 giugno 1026 riconferms al
vescovo di Vicenza i beni gil posseduti dalla sua Chiesa. Quando fu a Verona nel 1026,
Corrado concesse alla chiesa di Como le antiche immunitl: il placito Å sottoscritto da
Ugo, capellanus et cancellarius. Il 20 dicembre 1026 fu sotto le mura di Ivrea con re
Corrado che assediava la cittl per vendicarsi del marchese Ardoino che gli si era
ribellato. Al principio del 1027 re Corrado si trovs al campo di Lucca e il 28 marzo si
ports a Roma, accompagnato dalla Corte, con la Regina, larcicancelliere Aribone,
arcivescovo di Magonza, e Ugo, per ricevere, la corona dItalia e dellImpero
(26 marzo) da papa Giovanni XIX. A Roma, il 4 aprile, alle istanze
dellarcicancelliere e di Ugo, Corrado conferms quanto Ragimbaldo, vescovo, aveva
acquistato a favore della Chiesa di Fiesole. Anche il 7 aprile, per intervento tra gli
altri di Aribone e di Ugo, lImperatore concesse a Guido, vescovo di Luni, la piccola
badia di Brugnato e alla chiesa di San Michele di Lucca conferms la donazione di Berardo.
Partito da Roma, Corrado, sempre seguito da Ugo, il 1I maggio giunse a Ravenna. Il 20
maggio Ugo sottoscrisse in forma di diploma la conferma dei beni a favore della Chiesa di
Sarsina, di cui era vescovo Uberto, per ordine di Corrado: Uberto episcopo per manus domni
Ugonis cancellari per presentalem jussionem Chonradi imperatoris et Gislae eius coniugis.
Fu tra il 24 e il 31 maggio 1027 che Ugo fu assunto al Vescovado di Parma, ottenendo da
Verona un editto dellImperatore che gli conferms i diritti della Chiesa parmense
secondo i precetti dei suoi predecessori. Nelleditto, tra laltro, si legge:
Ugo sanctae parmensi aecclesiae venerabilis episcopus nosterque cancellarius. Inoltre
lImperatore conferms a Ugo il dono della corticella di Radaldo. Controfirms la
concessione lo stesso Ugo, vescovo e cancelliere. AffinchÄ Ugo potesse dedicarsi al
governo della cittl e della Chiesa di Parma, il 23 ottobre 1027 fu sostituito nella carica
di cancelliere da Bruno, che fu poi promosso vescovo di W¤rzburg. Ugo, appena giunto a
Parma, dons al monastero di San Paolo 30 iugeri di terra posti a Rivola e riconferms gli
antichi privilegi. Allo stesso monastero dons una vigna a Vico Sambulani. A Ugo riusco di
riavere a favore della sua Chiesa le corti di Nirone e di Vallisnera, con i castelli e le
cappelle tolte a essa e passate da tempo a Ugo, marchese di Toscana, e poi a Bernardo,
conte del comitato parmense: lImperatore restituo quanto spettava alla Chiesa
parmense con suo privilegio da Strasburgo il 12 giugno 1029. PoichÄ il conte del comitato
parmense era ormai vecchio e senza discendenza maschile, Corrado II venne nella
determinazione (diploma da Padrebon, 31 dicembre 1029) di investire Ugo anche del contado
parmense, alla morte del conte Bernardo. Si legge nella concessione: postremo pro statu
imperii nostri conferimus et perpetua donatione largimur sancte Parmensi ecclesie, cui Ugo
preest episcopus, totum comitatum Parmensem tam ifra urbem quam extra per circuitum
secundum priscos fines illius et descriptionis terminos, prout actenus moraliter
habebatur, post decessum videlicet Bernardi comitis Vuidonis nisi forte deconiuge sua Ita
nomine filium habuerit mascolinum. il 23 gennaio 1032 Ugo determins che si dovessero
pagare allarciprete alcune decime della pieve di Malandriano, quando fossero state
restituite dalle mani dei soldati, trattenute extra ordinario et malo ordine. Avendo poi
saputo che lantico diritto del Capitolo di percepire la terza parte delle oblazioni
fatte alle chiese di Borgo San Donnino e di Berceto nelle feste annuali dei rispettivi
titolari (San Donnino e i Santi Remigio e Moderanno) era caduto in disuso, richiams in
vigore lusanza e aggiunse alcune decime e pensioni. Il privilegio fu dato prima del
giugno 1034. Limperaore Corrado, ricordando episcopi Hugonis fidelitatem erga nos et
servitutis studium adtendentes, da Bamberga nel giugno 1035 investo Ugo del governo della
cittl di Parma e del contado: quantum episcopatus ipsius comitatus distenditur (dal Po
allAppennino e dalla Diocesi di Piacenza a quella di Reggio, e le corti di
Castellarano, Sassuolo, Picicolo, Planzo e Longura). Cis avvenne perchÄ il conte
Bernardo, ormai vedovo e con ununica figlia, Imilda (monaca nel convento di San
Paolo), dopo aver rinunciato alla carica di conte del comitato parmense, si era ritirato
nel convento di San Giovanni, vestendo labito benedettino. Il 15 febbraio 1036
lImperatore riconferms la cessione alla Chiesa parmense di tutto il contado. Nella
primavera del 1037 Corrado II scese in Italia e con un forte esercito assedis Milano
(24-28 maggio). Con la Corte nel luglio si ports a Verona, ad Aquileia in agosto, a
Treviso in settembre e poi a Parma, ove si ferms per celebrare la solennitl del Natale
presso Ugo, suo fedele e vecchio cancelliere. LImperatore il 29 dicembre si trovava
ancora in Parma, da dove conferms al monastero di San Giusto di Susa i suoi beni. In
seguito (1039) lImperatore assedis nuovamente Milano e tra i suoi vassalli pronti a
combattere per lui si trovarono i Parmigiani, che Ugo, Signore della cittl e del contado,
affids al marchese Ugo, detto da Landolfo traspadano. Ma la notizia della morte
dellImperatore avvenuta in Utrecht il 4 giugno 1039 sconforts gli imperiali, che si
diedero a precipitosa fuga, coso che molti nella confusione furono travolti e calpestati
dai cavalli. Tra di essi, secondo quanto dice Arnolfo, si trovs il gonfaloniere dei
Parmigiani: inter quos Parmensis corruens Signifer turpiter occubuit. Gebeardo,
arcivescovo di Ravenna, il 30 aprile 1042, col consenso dei vescovi suffraganei, concesse
a guido, abate di Pomposa, le due corti di San Pietro in Ostellato e di monterione, i
monasteri di Santo Stefano maggiore, di San Barbaziano, di San Zaccaria e di Santo Stefano
minore e molti beni ancora. Subito dopo la sottoscrizione dellarcivescovo si legge
quella di Ego Ugo Parmensis episcopus subscripi. Il palazzo del Vescovado di Parma fu
costruito da Ugo tra gli anni 1022 e 1044. Si deve probabilmente rivendicare a Ugo (altri
storici assegnano la realizzazione del Duomo al vescovo Cadalo) anche lonore di
avere edificato la Cattedrale tra il 1039 e il 1044.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Vescovi della Chiesa Parmense, 1936, 111-120; A.
Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 237; Parma per lArte 1 1952, 10-11; G. Gonizzi, in
Gazzetta di Parma 20 e 25 febbraio e 11 marzo 1959, 3.
UGO
Parma 1026/1036
Chierico, fu maestro di arti liberali e di astronomia. Si fece costrure un
astrolabio di argento. Fu cappellano alla Corte dellimperatore Corrado I e visse per
diverso tempo in germania. Moro, secondo quanto riferisce Pier damiani che lo conobbe
durante i suoi studi a Parma, durante il viaggio di ritorno in Italia, ucciso da briganti:
Ugo Parmensis Clericus quot utilitatum dotes habuerit non enumero, quia laciniosi styli
devito fastidium. Hic tantae fuit ambitionis in artium studiis, ut astrolabium sibi de
clarissimo provideret argento; ut dum spiraret ad Episcopale fastigium Conradi Imperatoris
se constituit Capellanum, a quo dum revertitur regiis pollicitationibus cumulatus, et de
consequenda dignitate pene non dubius, incidit in latrones. Presbyter enim quidam in
Teutonicis partibus qui Laicum habebat asseclam equos illius tentavit invadere. Cui dum
ille sese impiger objecisset, Presbyter eum lancea confodiens interemit; et tunc liquido
deprahendit nil fuisse quod didicit, dum simul amisit et irridentis vitae dulcedinem, et
concupiti culminis dignitatem (S.Petr. Damiani, Opuscoli, XLV, cap. VI).
FONTI E BIBL.: I.Affs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, I, 1789,
30-31.
UGO DA BUSSETO, vedi UGO DA NOCETO
UGO DA CASALE, vedi ROSSI ARCANGELO
UGO DA
NOCETO
Noceto 1111/1120
Landolfo lo dice nobilissimo soggetto e arcidiacono della Chiesa di Parma (Hist.
Med., c. 46). Forse per la soverchia autoritl che arrogavasi (Affs), accetts nel 1111
(succedendo a Eliseo Freganeschi) il Vescovado di Cremona, ottenendone linvestitura
dal Re. Durante la guerra tra Milano e Cremona fu carcerato in Pavia. Fu deposto da
Giordano dei Capitanei, arcivescovo di Milano, nel 1117 o nel 1120. Nella Sala del
Vescovado di Cremona si trova il suo ritratto nella serie dei vescovi (Hugo Parmensis).
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, I, 1856, 268; M.
Martini, Archivio capitolare della Cattedrale, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1911, 120; A. Schiavi, Diocesi di Parma, 1940, 270.
UGO DA PARMA
Parma 1338
Nel 1338 fu implicato nelle vicende politiche di Bologna che seguirono la
ribellione della cittl al cardinale Bertrando Del Poggetto (cfr. Vidal, Les Registres de
Benoit XII, Paris, 1898, n. 6422, 6423). Il Pontefice scomunics i Bolognesi e li dichiars
privi dello Studio. Allora Taddeo Pepoli, professore di Diritto civile, eletto governatore
di Bologna, temendo che gli studenti abbandonassero per sempre la cittl, li esorts a
perseverare nei loro studi e a recarsi, insieme con i loro insegnanti, nel vicino Castel
San Pietro. Tra i professori che accolsero la proposta del Pepoli, vi fu appunto anche Ugo
da Parma, dottore decretale, dagli scolari grandemente amato (Ghirardacci, Della historia
di Bologna, Bologna, MDCLVII, II, 139).
FONTI E BIBL.: I.Affs, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1789,
65-66; R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea Parma 1931, 232-233.
UGOLETI, vedi UGOLETO
UGOLETO
ANGELO
Parma 1447 c.-Parma post 1504
Figlio di Ilario. Visse sempre a Parma, dove esercits larte tipografica.
Apprese il mestiere dal Corallo, come si
ricava dalla testimonianza di alcuni rogiti. Di lui sono note non meno di ventidue
edizioni, impresse dal 1486 al 1501. Vanno ricordate Le Regole della vita spirituale e
della vita matrimoniale di Cherubino da Spoleto (1487), lIliade e la
Batracomiomachia di Omero (1488, 1492), Claudianus (1493), Quintillianus, gli Statuti di
Parma (1494) e Ausonius (1499). Forse il suo ultimo libro Å il Plutus di Aristofane nella
traduzione latina di Francesco Passi, carpigiano, stampato nel 1501 (ma il nome
dellUgoleto appare anche in una successiva opera stampata a Parma nel 1504). Adopers
caratteri romani eleganti, simili a quelli del S. Girolamo.
FONTI E BIBL.: I.Affs, Saggio di memorie sulla tipografia parmense del secolo XV,
Parma, 1791; A.Pezzana, Giunte e correzioni al saggio di memorie, Parma, 1827;
Enciclopedia Italiana, XXXIV, 1937, 616; P. Trevisani, Storia della stampa, 1953, 92; A.
Ciavarella, Storia della tipografia, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1967,
249 e 252.
UGOLETO
FRANCESCO
Parma 1473 c.-post 1528
Figlio e successore di Angelo, svolse una discreta attivitl di tipografo. Dal 1508
al 1517 fu in societl con Ottaviano Salati e nel 1526 con Antonio Viotti. La marca
tipografica dellUgoleto Å un sole raggiante (Kristeller, figure 121-122; Vacc.,
figura 159; Zapp., figure 1100-1101). DellUgoleto vanno ricordati la ristampa
dellIliade (1504) e il Libellus psalmorum poenitentialium del Grapaldo (1505, titolo
supposto, perchÄ lunico esemplare conosciuto Å mutilo della 1a carta;
Å stampato in rosso e nero ed Å ricco di 8 xilografie a piena pagina, raffiguranti scene
della vita di Cristo). Rarissimo Å anche il Paradisus deliciosus in apparitionem Domini
(Parma, 1505). Una nota in latino informa che lautore di questo libro di
edificazione Å il monaco Ilarione, della Congregazione di Santa giustina.
Lesemplare Å posseduto dalla Biblioteca Palatina di Parma e non ha segnatura: si Å
salvato dai bombardamenti del 1944 e faceva parte del Fondo dei Conventi. Lestensore
della nota bibliografica che precede il testo Å Ramiro Tonani, della cui biblioteca
dovette far parte. Usco anche dai torchi dellUgoleto lHecuba di Giorgio
Anselmi (Parma, 1506; Biblioteca Palatina, Incunabolo Parmense 880/4). Insieme col Salati
stamps lAesopus, interprete Salone Parmense (1507), il Peregrino del Caviceo (1513),
gli Statuta Notariorum (1514), il De partibus aedium del
Grapaldo (1516, 4a edizione), con il ritratto dellautore inciso sul
frontespizio, lOvidius. Epistolae, Heroides et Ibis cum comm. A.Volsci, D.Calderini
(1517) e il Plautus (1519).
FONTI E BIBL.: L.Balsamo, Editoria e umanesimo a Parma fra Quattro e Cinquecento,
in Parma e lumanesimo italiano. Atti del convegno internazionale di studi umanistici
(Parma, 20 ottobre 1984), a cura di P.Medioli Masotti, Padova, Antenore, 1986, 77-95;
A.Ciavarella, Contributo per una storia della tipografia a Parma, in Archivio Storico per
le Province Parmensi 19 1967, 233-268; Norton, 69-73; P.Zorzanello, La stampa nella
provincia di Parma e Piacenza, in Tesori delle Biblioteche dItalia, Emilia e
Romagna, a cura di D.Fava, Milano, Hoepli, 1932, 537-554; P.Zorzanello, Larte
tipografica in Parma dalle origini al Bodoni, Milano, Soc. An. Coop. Rotary, 1932;
Tipografia del 500, 1989, 78; C. Antinori, La tipografia parmense, 1990, 8-9.
UGOLETO
GIOVANNI ELPIDIO SETTIMO
Parma 27 febbraio 1513-Palermo 26 febbraio 1580
Figlio di Taddeo. Fu canonico della Cattedrale di Parma. Nel 1539, dopo aver
conosciuto a Parma Pietro Fabro e Jacopo Lainez, fu uno dei primi Parmigiani a entrare
nella compagnia di GesØ. Dopo aver predicato in varie cittl italiane, fu inviato nel 1545
a Roma, dove fu utilizzato per la conversione degli Ebrei e come guida spirituale delle
nobildonne romane. In seguito Ignazio di Loyola lo destins, insieme a Pietro Ribadeneyra e
Jacopo Salmerone, al Collegio Gesuitico di Padova. LUgoleto rimase a Padova fino al
1551, anno in cui fonds, con altri undici gesuiti, il Collegio di Firenze. Non molto tempo
dopo fu destinato al Collegio di Palermo, dove nel 1556 compo la professione dei quattro
voti. A Palermo fu lungamente maestro dei novizi.
FONTI E BIBL.: Alberti, Hist. della Compagnia in Sicilia; G.A. Patrignani,
Menologio dei Gesuiti, 1730, I, 224-226; M. Scaduto, Catalogo dei Gesuiti, 1968, 149.
UGOLETO
GIROLAMO
Parma 1473 c.-Parma post 1514
Figlio di Angelo. Tipografo, appartenne alla nota famiglia di stampatori. Risulta
attivo nellanno 1514.
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della stampa, 1969, 328.
UGOLETO
ILARIO
Parma 1421 c.-post 1458
Muratore e architetto civile. Risulta attivo nellanno 1548.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di belle arti parmigiane,
II, 338; G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 225.
UGOLETO
ILARIO
Parma 1474 c.-
Figlio di Angelo. Stamps in societl col padre gli Statuta magnificae Civitatis
Parmae (1494).
FONTI E BIBL.: Enciclopedia della stampa, 1969, 328.
UGOLETO
TADDEO
Parma 1448 c.-Parma marzo/dicembre 1513
Figlio di Ilario. Ebbe un fratello, Angelo, insigne stampatore. In quale anno
nascesse con precisione non Å possibile saperlo, perchÄ prima del 1459 a Parma non si
teneva un registro dei battezzati. Comunque, dovette nascere alcuni lustri prima, se
nellepistola dedicatoria, posta allinizio delledizione del Plauto del
1510, che lUgoleto e due suoi amici illustrarono, si legge che egli fu scolaro di
Giorgio Merula. Questi nel 1454 apro una pubblica scuola a Milano e vi insegns per dieci
anni lettere greche e latine: solo allora lUgoleto potÄ udire quel maestro, perchÄ
nel periodo in cui il Merula ands a Venezia, dopo il suddetto decennio, lUgoleto
parto dallItalia. Non fu discepolo di Antonio Bazzani, come ritenne il Fogliazzi, ma
ne fu il precettore, come dimostrs Ranuccio Pico. LUgoleto si erudo nella poetica e
nelleloquenza greca e latina e si appassions alla conoscenza degli autori piØ
validi, cercs di far luce sulle loro opere e fece raccolta di codici rari. Forse furono il
desiderio di conoscenza e lintenzione di migliorare le proprie fortune che spinsero
lUgoleto a recarsi a Buda presso il re Mattia Corvino, amantissimo dei letterati, e
a lasciare coso in etl verde ancora lItalia. LAffs, che scrisse
sullUgoleto nelle Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, non si dimostra
sicuro che in etl ancor verde lUgoleto fosse andato in Ungheria, soprattutto perchÄ
non trovs conferma a quello che il conte Pomponio Torelli nellode Poetarum
Parmensium laudes scrisse sulle ambascerie (per Federico III, imperatore, e Paolo II,
pontefice) che il re Mattia avrebbe affidato allUgoleto. LAffs potÄ leggere
le lettere del re Mattia Corvino, molte delle quali parlano della legazione a Paolo II nel
1465, pubblicate in due piccoli volumi nel 1746 dalla stamperia di Tirnavia dei Gesuiti,
ma non trovs alcun riferimento allUgoleto. Il compito di ambasciatori lo ebbero
invece Marco, vescovo Tinniniense, Jcnos VitÄz, vescovo di PÄcs, e Jcnos Rozgony. Paolo
II moro nel 1471 e prima di allora mancano sicure attestazioni della presenza
dellUgoleto in terra ungherese. Secondo lAffs, lUgoleto fu invitato a
Buda dopo il 1476, quando il re magiaro sposs la figlia di Ferdinando di Napoli Beatrice
dAragona. In un suo primo studio invece lAffs afferms, senza alcuna
testimonianza sicura, che lUgoleto fu mandato a Federico III dal re Mattia Corvino
come suo Oratore perchÄ limperatore voleva il dominio dellUngheria e che fu
mandato in una breve legazione anche a Paolo II, che spingeva i Magiari a far guerra al re
di Boemia perchÄ cercava di staccarsi dalla Chiesa cattolica. Il re Mattia Corvino,
nomins lUgoleto presidente del suo senato e si affids al suo consiglio nella scelta
degli uomini di cultura da chiamarsi alla Corte reale. Molti letterati e artisti dovettero
essere grati allUgoleto. Uno scultore rimasto sconosciuto rese eterna
limmagine del suo volto, coniandogli una medaglia, pubblicata nel Museo
Mazzucchelliano, che da una parte mostra il busto dellUgoleto in etl ancora
abbastanza giovane e dallaltra un genio con tra le braccia una lira. La leggenda di
essa, divisa in due parti, consta di queste parole: Thadeus Ugoletus Musarum Cultor.
LAffs volle che la medaglia fosse riprodotta nella prima pagina del suo libro
sullUgoleto. I letterati chiamti a Buda dovevano studiare, fare ricerche e
accrescere le nuove conoscenze, ma per potere alimentare i loro studi occorrevano libri:
la necessitl di una nutrita biblioteca divents quindi impellente. A cis si aggiunse il
desiderio di Mattia Corvino di emulare quei monarchi del passato divenuti famosi non solo
per le loro vittorie militari ma anche per le vaste raccolte di libri che fecero fare per
dare impulso alla cultura. Mattia Corvino diede lincarico allUgoleto di
radunare tutti i codici che potesse, di qualunque materia e lingua, e di disporre
convenientemente i volumi usciti dalle mani di numerossisimi copisti, revisori e
miniatori, per il mantenimento dei quali impegns una forte somma di denaro. sigismondo
Torda sostenne che il compito di bibliotecario non fu affidato allUgoleto, ma a
Galeotto Marzio di Narni. Il Fabricio poi, sostenuto dal dotto canonico Angelo Maria
Bandini e da Otone Menckenio, ritenne che questo onore fosse di Bartolomeo Fonte. Ma
queste opinioni sono errate: infatti Galeotto Marzio ebbe un diverso impiego e il Fonte
celebrs poi LUgoleto quale regio bibliotecario. Secondo alcuni lUgoleto fu
pure Regio Segretario: la notizia risale al discepolo dellUgoleto, Francesco Passi
di Carpi, che informs di questo altro onorevole impiego quando nel 1501 pubblics la
traduzione del Pluto di Aristofane. Limpiego di sovraintendente alla biblioteca
risveglis nel cuore dellugoleto, il piØ ardente desiderio di coltivare gli studi:
corresse testi di validi autori, chiaro passi prima oscuri e distinse la pagine autentiche
da quelle apocrife (in cis fu emulo di Vittorini, Guarini, Valla, Beroaldi, Trapesunzi,
crisolora. Delle sue riflessioni e dei suoi studi integrativi lUgoleto fece menzione
nel dedicare a Lazzaro Cassola la sua edizione di Ausonio. Il Monarca gli fece fare viaggi
per varie province e regni, sicchÄ lUgoleto, nella lettera dedicatoria posta
allinizio della sua pubblicazione delle commedie di Plauto, potÄ ricordare di aver
visitato non solum Italiae, sed fere totius Europae Bibliothecas. Sentito parlare
dellItalia come sollecita conservatrice delle piØ rare cose, Mattia Corvino mands a
Firenze, prima della fine del 1487, lUgoleto affinchÄ potesse trasferire le opere
pregevoli nelle terre scitiche. In questa cittl Cosimo dei Medici, prima, e suo figlio
Lorenzo, poi, avevano radunato gli intellettuali piØ grandi di quel tempo e un numero
imponente di libri scientifici: lUgoleto ebbe lincarico di acquistarne quanti
potesse e fare trascrivere i rimanenti. LAffs dice: Per questa sola incombenza
crediamo, che Marsilio Ficino gli desse il titolo di Procuratore del Re, esagerato
parendoci quello di Ambasciatore ai Fiorentini, attribuitogli da penne moderne, alludendo
allAngeli e al Gaetani. A Firenze gli uomini di cultura si rallegrarono per
lindole virtuosa di re Mattia Corvino, di cui lUgoleto si era fatto
panegirista. E questa non Å supposizione dellAffs ma un fatto testimoniato da una
lettera di Bartolomeo Fonte al monarca magiaro e da unaltra lettera delle epistole
del Fonte inedite (scritta il 28 gennaio 1488), osservata dallabate Lorenzo Mehus in
un codice fiorentino e dallAffs riscontrata in un codice della Biblioteca di San
Salvatore in Bologna. LUgoleto, dopo aver visitato le biblioteche pubbliche e
private, scelse quattro scrivani affinchÄ ricopiassero quei volumi che non potevano
essere comprati. Rimangono tre lettere non datate dellUgoleto che ragguagliano sul
suo viaggio di raccoglitore in Italia. Esse forniscono preziose indicazioni sul modo come
procedeva il graduale arricchimento della Biblioteca reale, che Å altreso una prova del
fervore e della diligenza con cui lUgoleto attese allopera. Nella prima si
parla di cinque manoscritti, fatti copiare da amanuensi non privi di cultura (i Discorsi
di Eschine, le Tragedie di Eschilo, da un manoscritto bizantino, di Arrianus, La campagna
di Alessandro il Grande, il Brutus di Cicerone, il Panegirico di Plinio). Nelle altre due
Å menzione di cinque libri a stampa e sette manoscritti, tra cui un eccellente Somnium
Scipionis, il De proprietate sermonum di Nonio, fatto copiare da un dotto di Milano, un
Valerio Flacco assai antico e un Marziale, acquistati dal mercante fiorentino Francesco
Sassetti. Poi divents amico di molti dotti. Conobbe Angelo Poliziano, che stava preparando
per la stampa la prima Centuria delle sue Miscellanee, che lUgoleto lesse. Egli fu
anche di aiuto al poeta: infatti gli diede liberalmente in consultazione qualche codice,
come a esempio uno antichissimo dellargonautica di Valerio Flacco e un altro di
Marziale (proprio quelli cedutigli da Francesco Sassetti). LUgoleto strinse
affettuosa amicizia anche con Bartolomeo Fonte, famoso soprattutto per aver illustrato le
Satire di Persio. Frutto dei ragionamenti eruditi dei due e soprattutto delle acute
riflessioni dellUgoleto fu il Dialogo che il Fonte intitols Tadeus vel de Locis
Persianis, che mands poi al Re ungherese. Suo amico fu pure il celebre Giovanni Pico della
Mirandola, che, quando dovette andare a Roma a difendere le sue note tesi, scrisse una
lettera allUgoleto parlandogli dei suoi lunghi contrasti. La lettera in realtl Å
diretta a Thadeo Ugolino, ma coso era conosciuto lUgoleto, come dimostrs anche
Gherardo Vossio. LAffs dice che il filosofo Marsilio Ficino scrisse varie lettere al
re Mattia Corvino e una allUgoleto, a cui assicurs di avergli fatto trascrivere la
sua versione di Jamblico. LUgoleto rimase a Firenze per tutto quel tempo che gli
occorse per far compiere le copie dei codici e non di piØ, anche se lautore degli
Annali letterari dItalia lo fa rimanere coll fino al 1492. Acuta Å
unosservazione dellAffs, in cui rileva che, quando nel 1489 fu pubblicata la
prima Centuria delle Miscellanee di Angelo Poliziano, lUgoleto Å nominato dal
suddetto scrittore come gil tornato presso il monarca ungherese. LUgoleto dovette
raccomandare a Mattia un buon numero di letterati di Firenze, che dedicarono al Sovrano
diversi scritti. Il Fonte fece trascrivere, oltre al dialogo sui luoghi di Persio, una
esposizione sulle Satire (sempre di Persio), una lettera a Francesco Sassetto sui pesi e
le misure e orazioni tenute fino al 1487, insieme con un libro di versi al Sassetto,
intitolati a Mattia Corvino: tutto cis fu dedicato al Re e il codice fu mandato
allUgoleto. LAffs nelle Memorie di Taddeo disse che la stampa si fece a
Francoforte e che le spese furono sostenute da Giancarlo Unckelio nel 1621. Al codice fu
aggiunto il Symposion Trimeron di Antonio Bonfini. Il codice passs dalla biblioteca del
Sovrano di Ungheria a quella di Augusto il Giovane, duca di Brunswick e Luneburgo, e
Giorgio Remo lo pubblics, ritenendo inedito tutto cis che conteneva. Ma coso non era:
infatti il Fonte aveva dato alla stampa nel 1480 e dedicato a Lorenzo dei Medici
lesposizione sulle Satire di Persio e la lettera sui pesi e le misure. Quando
lUgoleto torns in ungheria ports con sÄ molti scritti e, come osservs il Poliziano,
altri ornamenti, cioÅ molto probabilmente medaglie, statue e simili oggetti antichi. Il
Sovrano fu felicissimo di questi doni e acquisti e dellaffetto mostrato dagli uomini
eruditi fiorentini, che egli liberalmente chiams subito alla sua reggia: tra questi, il
Fonte, Roberto Salviati, Niccols Teologo e Filippo Valori. Tanto fervore per i letterati,
tanto ardore di ampliare sempre piØ una biblioteca gil notevolissima, che contava circa
cinquantamila volumi, nonostante avesse cominciato a formarsi da pochi anni, e tanto amore
per le arti e la cultura svanirono improvvisamente con la morte di Mattia Corvino,
avvenuta nel 1490. Ai dotti rimase solo il frutto del suo amore per la cultura e le
lettere: la biblioteca, che il Bonfini considers piØ ricca di quella di tolomeo e che
Naldo Naldi esalts nel suo poema inedito Naldo Naldii Florentini de laudibus augustae
Bibliothecae ad Matthiam Corvinum Pannoniae Regem. Lavvenimento sconvolse tutta la
repubblica letteraria e tanti eruditi e artisti che vivevano a quella Corte, rimasti senza
la protezione del nobile e liberale Mattia Corvino, furono allimprovviso privati di
ogni loro sostentamento. Anche lUgoleto ritenne opportuno ritornare in patria e si
mise a fare linsegnante, come assicura lAffs, apprendendo la testimonianza dai
libri delle Ordinazioni pubbliche. Comunque, secondo il frate bussetano, lUgoleto
non fu spinto a questo esercizio per la necessitl di campare, come afferms invece il
Valeriano. Infatti, se coso fosse, egli avrebbe aperto scuole in altre cittl della
toscana, Romagna o Lombardia, invece rimase nella terra natale, ammaestrando allievi come
Antonio Bazzani e Bernardino Dardano. La famiglia dellUgoleto era ricca ed egli
potÄ trovarvi onde vivere in modo decoroso: coso aiuts il fratello Angelo, che da quattro
anni aveva fondato una stamperia e viveva senza problemi economici. Angelo Ugoleto fu
tanto attaccato al fratello che non avrebbe potuto abbandonarlo nella povertl e se
luno dirigeva i torchi, laltro somministrava loro i libri da pubblicarsi: onde
Å forza conchiudere, che Angelo e Taddeo vissero in perpetua comunione di fortuna. Presso
la stamperia del fratello Angelo uscirono le seguenti edizioni curate dallugoleto:
le Ecloghe di Calpurnio e di Nemesiano (s. d., ma 1490), gli Opuscula di Agostino (1491),
un Claudiano (1493), le declamationes di Quintiliano (1494), un Ausonio (1499) e, in
collaborazione con i concittadini francesco Grapaldo e Giorgio Anselmi, le Commedie di
Plauto (1510). LUgoleto torns dallungheria con numerosi codici preziosi, si
fece una biblioteca personale e si impegns nel favorire in qualche modo gli studi dei
letterati: corresse precedenti edizioni con laiuto dei suoi antichissimi manoscritti
e diede alla luce per i torchi del fratello molte opere. LAffs ricorda che il nuovo
re dUngheria, Ladislao, invits lUgoleto alla sua Corte: pus darsi che qualche
cosa abbia fermato lUgoleto nel suo viaggio o che, giunto a Buda, sia rimasto deluso
dalla nuova Corte, non troppo favorevole allozio pacifico, in cui i letterati
potevano studiare. Forse trovs gil in disordine la biblioteca in cui tanto aveva lavorato,
o forse previde che sarebbe stata dispersa in modo miserevole (il che avvenne quando i
Turchi espugnarono Buda nel 1541: molti volumi furono venduti, altri furono dimenticati
nei luoghi meno adatti della rocca, in cui la biblioteca si trovava). Pietro Lambeccio nel
1666 trovs sepolti in una grotta circa quattrocento libri e tre potÄ recarli con sÄ con
il consenso dei Turchi. LAffs, comunque, assicura che, se lUgoleto fece questo
viaggio in Ungheria, non si ferms a lungo: infatti il 30 ottobre dello stesso 1493, anno
in cui Ladislao lo chiams a Corte, era gil nella cittl natale allorchÄ fu dal Consiglio ordinato il pagamento de suoi
salarj per le lezioni di Umanitl. Da qui non volle allontanarsi piØ e qui sposs Camilla
che gli diede sei figli, quattro femmine e due maschi: lultimo di questi, di nome
Elpidio, fu gesuita e fu il primo dei Parmigiani che entrs nel nascente istituto di
SantIgnazio. LUgoleto coltivs i suoi studi e forms con gli amici quasi
unaccademia letteraria, in cui si radunavano Giorgio Anselmi, Francesco Maria
Grapaldo, Pascasio e Latino Belliardi, Lazzaro Cassola e Francesco Carpesano.
LUgoleto fu un critico notevole: scopro che non potevano essere tutte di quintiliano
le Declamazioni a lui attribuite e nel 1494 pubblics quelle che riteneva fossero opera di
Quintiliano avo. Morto il Merula, suo maestro, penss di continuare lopera di
pubblicazione degli scritti di Ausonio e anche in questo lavoro intraprese la noiosa ma
sicura fatica dei confronti. Dalla lettera che indirizzs al Cassola si sa che ebbe dei
detrattori, ma che sperava ugualmente nella lode dei giusti. Assai liberale nel dare aiuti
e consigli, collabors e strinse amicizia con Antonio Bonfini, benedetto Giovio, Niccols
Angeli, Alessandro Gaboardo, Pellegrino Lottici, Niccols Lucaro, Tranquillo Molossi,
Bernardino Sassoguidano, Francesco Passi e Lancillotto Pace. A Parma Lodovico Sforza, duca
di Milano, favoro il diffondersi della cultura. Poi, quando il re di Francia penss di
impadronirsi della cittl, cominciarono i tumulti. Il Grapaldo ebbe dalla plebe
lincarico di curare le pubbliche cose e lUgoleto gli diede frequenti consigli.
Parma poi si consegns al Re, la calma ritorns e lUgoleto potÄ proseguire negli ozj
suoi, e continuare gli ameni studj. Nel 1506 furono pubblicati i Comenti di Pilade sulle
Commedie di Plauto in cui Å maltrattato il suo maestro Giorgio Merula. Allora
lUgoleto prepars una nuova edizione di Plauto, non potendo lasciare invendicata la
memoria del suo precettore. Gli stavano a cuore anche le sue Collectanee, che aveva
cominciato quando era bibliotecario di Mattia Corvino ed ebbe intenzione di stamparle,
come si sa dalla lettera a Lazzaro Cassola. LAnselmi le chiams Selve, perchÄ erano
una lunga serie di lezioni sopra passi oscuri di antichi scrittori, e lErba le
defino Somma di quistioni grammaticali. Parma passs sotto il governo di Papa Giulio II,
poi di Papa Leone X, sotto il cui pontificato il cardinale Alessandro Farnese si recs in
questa cittl e volle conoscere lUgoleto e vedere le sue opere. Il porporato,
stimando molto gli scritti dellugoleto, non volle piØ restituirli. lugoleto,
vedendosi privato dei suoi lunghi sudori, e prevedendo che la perdita dei suoi scritti
impedito gli avrebbe lacquisto di quella fama, ondera andato in traccia tanti
anni, si accors in maniera, che in breve spazio di tempo mancs di vita. LAffs disse
di non aver trovato la data precisa della sua morte. k certo pers che viveva nel febbraio
del 1513, quando gli nacque il figlio Elpidio, ed Å sicuro che moro prima del 1515, anno
in cui si spense lamico Grapaldo. LAffs riports lepitaffio che Giorgio
Anselmi scrisse per lUgoleto e termins il suo libro di memorie di Taddeo con tre
epigrammi inediti del Molossi, che onorano degnamente lUgoleto. Il conte Anton
Giuseppe della Torre di rezzonico disse di possedere un esemplare, tolto
dallAppendice di Ranuccio Pico, con delle note scritte a penna, in cui si parlava
del testamento dellUgoleto. Volle consegnarlo allaf-fs, ma quando per questo
lo cercs tra i suoi libri, non lo ritrovs piØ. Lopera dellugoleto fu
infaticabile e pus veramente dirsi con Fortunato Rizzi che fu di coloro che illustrarono
la nostra cittl nel periodo glorioso del suo Rinascimento. Il Pezzana continus il lavoro
di ricerca dellAffs: egli penss che lUgoleto fosse stato invitato ancor
giovine dal sovrano ungherese, perchÄ coso scrisse padre Sisto Schier nella sua
dissertazione De ortu, statu, lapsu et interitu bibl. Budensis Mattiae Corvini, pubblicata
a Vienna verso la metl del XVIII secolo. Per quanto riguarda lambasciata a Paolo II,
anche il Pezzana ne dubits. Infatti il Tonani ricevette da Reggio delle notizie sicure,
secondo cui lUgoleto prima di andare in Ungheria sarebbe stato dichiarato dal Comune
di Reggio quale professore di eloquenza (decreto del 6 settembre 1475) e avrebbe
continuato questa professione sino al 1477, anno in cui ottenne il congedo nel mese di
gennaio. Il Pezzana penss che non fosse andato in Ungheria prima di essersi accomiatato
dai Reggiani e che se era ancora giovane nel 1473, come disse lAffs (sostiene che il
3 dicembre 1473 era a Parma litteratus juvenis Tadeus filius M. Ilarii de Ugoletis), non
era per nulla verosimile che fosse andato come ambasciatore al Papa, per incarico di
Mattia Corvino, alcuni anni prima. Se lUgoleto ands alla Corte del Sovrano agli
inizi del 1477 e se era ancora in etl assai giovanile nel 1473, come pus, si domanda il
Pezzana, lAffs temere di non aver detto il vero nelle sue prime Memorie, in cui
pensa che lUgoleto fosse andato in Ungheria nelletl sua ancor verde? E il
Pezzana continua: Se verso il trentesimo anno se ne fosse ito coll, non sarebbe questa da
chiamarsi etl ancora verde? LAffs dice poi che Mattia Corvino, non avendo prole
dalla moglie, scelse come suo successore il figlio naturale Giovanni e delibers allora di
farlo istruire dallUgoleto, come si apprende dallEpistola che Severino Calco
premise agli Opuscoli di SantAgostino. Secondo il Pezzana la suddetta lettera
manifesta che il Re volle lUgoleto come maestro del figlio e non che il determinarsi
a farlo istruire procedesse dal mancare di prole legittima. In effetti lo Schier penss che
lUgoleto, appena giunto in Ungheria, fosse divenuto maestro di Giovanni, cioÅ
quando il Re non aveva ancora alcun timore di restare senza figli da Beatrice, che aveva
sposato da poco. Se Mattia Corvino avesse avuto quel sospetto e solo allora, cioÅ dopo
dieci anni di matrimonio, lo avesse voluto come precettore del suo erede, un anno dopo,
nel 1487, non lo avrebbe certo mandato in Italia in cerca di manoscritti, facendogli
interrompere troppo presto una coso importante educazione. Il Pezzana non comprese come
mai lAffs avesse taciuto la causa della morte dellUgoleto e accetts senza
riserve la tesi del da Erba che, nel suo Compendio (sotto la dominazione dei Farnese a
Parma, non molto dopo la morte di Paolo III) ebbe il coraggio di dire: scrisse una summa
dottissima de questioni grammaticali, de la quale, et daltre sue fatiche privandolo
Alessandro p.I di Farnesi, nostro vescovo qual fu anchora cardinale, et Papa, et chiamossi
Paolo III; talmente se ne rammarics che in breve spazio di tempo passs a miglior vita.
DellUgoleto, il Pezzana si interesss anche nella Storia della Cittl di Parma. In
particolare si sofferms sulla sua figura allanno 1490, quando lUgoleto torns a
Parma dallungheria, in seguito alla morte di Mattia Corvino: dopo varie
considerazioni, gli tributs un caldo elogio e ricords che fu insegnante di umanitl a Parma
col Grapaldo. PiØ avanti il Pezzana, allanno 1492, corresse un errore
dellAffs che, informatosi dallOrdinazione originale degli Anziani, aveva letto
male lanno in cui si notavano i nomi degli insegnanti Francesco Maria Grapaldo e
Taddeo Ugoleto: si trattava infatti del 30 ottobre 1492, e non del 1493. Questo errore
ports lAffs, come gil si Å detto, a concludere che, se lUgoleto ands
veramente una seconda e ultima volta in terra ungherese nel 1493, non vi rimase molto,
sendosi trovato in Parma il giorno 30 di ottobre dello stesso anno, allorchÄ fu dal
Consiglio (cioÅ dagli Anziani) ordinato il pagamento dei suoi salarii per le lezioni di
Umanitl. Ma questo pagamento avvenne il 30 ottobre 1492, quando lUgoleto non era
ancora stato inviato alla corte del nuovo re Ladislao. Il Pezzana nots allanno 1493
la sua partenza per lUngheria e ricords che lUgoleto, soprannominato della
Rocca, sposs Camilla, figlia del filosofo e professore di medicina Rolando Capelluto, e
che il nome di Angela, comparso nelle Memorie degli scrittori dellAffs, fu
probabilmente un sogno. LUgoleto, dopo laccurato studio del Pezzana, fu
dimenticato fino al 1900, quando Concetto Marchesi in una pubblicazione su Bartolomeo
della Fonte accenns alla stima che lUgoleto ebbe presso Mattia Corvino.
DellUgoleto si occups successivamente Alberto Del Prato: ricords che Ireneo Affs
nella Vita di Francesco Mazzola espresse in forma dubitativa la tesi che lUgoleto
avesse istruito il Parmigianino. Il Del Prato sostenne che la cosa non era verosimile o
leducazione data dallUgoleto al celebre artista fu di scarsa importanza:
infatti francesco Mazzola nacque lundici gennaio del 1503 e lUgoleto moro nel
1513. Lo stesso autore afferms che lUgoleto ricevette come dote dalla moglie Camilla
dieci bifolche di terra in Marore e che fu soprannominato della Rocca, come appare
dallatto battesimale della figlia Paola Elena del 12 ottobre 1495 e in quello
Pavarani del 12 febbraio 1496, in cui Å indicata la sua casa nelle vicinanze della
cattedrale. Il Del Prato riports poi la traduzione in lingua francese, concessagli da
Lczlo FejÄrpataky, direttore della Biblioteca del Museo Nazionale ungherese, di una parte
di un articolo del Csontosi sulla biblioteca di Matia Corvino e sullopera
dellUgoleto.Il Csontosi sostenne che il bibliotecario della Corte magiara fu
Bartolomeo della Fonte e che lUgoleto e Antonio Bonfini furono i suoi due
collaboratori. Il Del Prato prese in esame gli atti notarili, rogati dal Pelosi il 10
giugno 1516, che riguardano la successione dellu goleto e indicano il 1513 come anno
della sua morte. Il testamento non fu ritrovato, ma nellatto di tutela del figlio
Elpidio si parla di Caterina, figlia naturale, che dovette avere una parte del denaro
ottenuto con la vendita dei libri. Nellinventario dei beni, tra quelli mobili di
carattere artistico, si ricordano medaglie dargento e di rame. Di esse si parla pure
nella Lista di roba di Elpidio Ugoleto, in cui figurano libri di piØ sorti roti e boni
vechii, alcuni dei quali manoscritti. Tutta la biblioteca dellUgoleto (rogito
Pelosi) fu venduta a Floriano Zampironi e Lattanzio Lalatta, canonici, e al laico
Bertolomeo Tagliavini. Forse in seguito passs a far parte della Biblioteca Capitolare,
come afferma il Cavagnari nei Fasti dellUniversitl di Parma, senza pers citare
alcuna prova precisa. Della raccolta di libri e manoscritti dellUgoleto non rimane
che linventario: esso contiene duecentottantacinque numeri; ma Å da notarsi che
molti volumi sono miscellanei e la stessa opera ha a volte diverse edizioni. Della
biblioteca dellUgoleto parls a lungo anche Fortunato Rizzi, senza aggiungere
daltronde alcun nuovo dato. Angelo Ciavarella, parlando della giovinezza
dellUgoleto dedita agli studi, mette in evidenza il fervore umanistico vivo a Parma
in quel tempo, fervore sottolineato anche dallAngeli nella sua Historia della cittl
di Parma. Il ciavarella evidenzia come lUgoleto, con pazienza e con la dovuta
intuizione, seppe interpretare antichi messaggi con lirico trasporto, inobliandosi come il
Machiavelli nel mondo degli antichi e instaurando quel processo di continuitl che lega il
presente al passato. Tale concezione eroica del sapere ebbe un coerente epilogo nella sua
fine misteriosa, che coincise con la sua passione delusa: lUgoleto, come Cicerone,
riconobbe nellamore per gli studi la sua gioia di vivere, il suo destino piØ nobile
e la sua salvezza e visse tranquillamente solo in un umano colloquio con il mondo degli
avi. Alla fine dellarticolo il Ciavarella pubblica interessanti lettere
dellUgoleto al re Mattia Corvino, per suggellare lintensa passione per la
cultura che legs lUgoleto al re ungherese.
FONTI E BIBL.: C. Corradi, Parma e lUngheria, 1975, 51-63; Aurea Parma 1
1953, 4-7; I. Affs, Memorie degli scrittori e letterati, 1791 III, 105-120; S. congia, in
Gazzetta di Parma 24 marzo 1980, 3; A. ciavarella, Un editore e umanista filologo: T.
Ugoleto detto della Rocca, in Archivio storico delle province parmensi IX, 1957, 133-173;
Letteratura Italiana Einaudi, II, 1991, 1762.
UGOLETTI ELPIDIO, vedi UGOLETO GIOVANNI ELPIDIO SETTIMO
UGOLETTI ILARIO, vedi UGOLETO ILARIO
UGOLINI GINO
Busseto 1922-Fronte Russo 17 gennaio 1943
Figlio di Riccardo. Alpino dell8I Alpini, Battaglione Tolmezzo, fu decorato
di medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione: Facente parte di un
distaccamento avente compito di ritardare lavanzata del nemico fortemente superiore
in uomini e mezzi, assolveva egregiamente al proprio compito. Durante sanguinosi scontri
pur duramente provato dal freddo rigidissimo, dalle lunghe estenuanti marce e da altre
avversitl ambientali, conservava alto lo spirito combattivo. Nel corso di un combattimento
particolarmente aspro, veniva travolto rimanendo disperso.
FONTI E BIBL.: Bollettino Ufficiale 1956, Dispensa 20a, 2169; Decorati
al valore, 1964, 30.
UGOLINI CASTELLINA ALESSANDRO
BENEDETTO IGNAZIO
Borgo San Donnino 30 luglio 1697-Fontevivo 3 maggio 1773
Conte, frate cappuccino, fu missionario a Bahia (1734), prefetto di quella missione
(1739-1747) e poi missionario per diciotto anni nel Pernambuco, dove visse con
lesemplaritl del vero cappuccino, povero, casto, modesto, umile dedicandosi a un
ministero di largo raggio. Compo la professione a Guastalla il 1I maggio 1722.
FONTI E BIBL.: Metodio, Storia dei Cappuccini nel Brasile, 113, 126, 141, 157; F.da
Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 274.
UGOLINI
CASTELLINA AQUILANTE
Parma 11 maggio 1590-Parma 24 gennaio 1677
Figlio di Giacomo Antonio e Margherita. Conte. Divenuto frate cappuccino, fu
predicatore applaudito in varie cittl dItalia (Udine, Novara, Brescia, Cesena e
Imola), lettore di filosofia in Ferrara e di teologia in Piacenza e Bologna ed eroe di
caritl durante la peste in Parma e in Bologna negli anni 1630-1631. Nel 1630, ritirandosi
da Parma per il dilagare della peste, il Duca, con ampio diploma, gli confero ogni
autoritl per tutti gli accomodamenti e per tutti gli interessi di maggior rilievo.
Similmente il vicario apostolico Mario Antonini delegs allUgolini Castellina ogni
sua facoltl. Con questa doppia investitura di poteri, vestito di un sacco di tela cerata
sopra labito serafico, lUgolini
Castellina si faceva vedere di giorno e di notte in tutti gli angoli della cittl,
prestandosi per ogni servizio: adagiava in letto gli infermi, li medicava, porgeva loro il
cibo, li confortava, amministrava i sacramenti, componeva decentemente le salme dei morti
e le portava egli stesso alla sepoltura. Fu ambasciatore (1649) di Ranuccio Farnese presso Filippo di Spagna per ottenere favori in
compenso della neutralitl opposta alle pressioni del cardinale Mazzarino, che voleva
vietato agli Spagnoli il passaggio per gli Stati farnesiani, definitore e ministro
provinciale (1649 e 1655), definitore (1656-1662) e visitatore generale. Fu per tredici
anni missionario nella prefettura di Bahia, indi per diciotto nel pernambuco, dove visse
con lesemplaritl del vero cappuccino, povero, casto, modesto, umile e inoltre dedito
a un largo ministero. k probabilmente quel Romualdo da Parma che prese parte
allultima parte dellassedio di Candia (1653-1669) nella guera tra Venezia e i
Turchi. Compo la vestizione a Faenza il 22 maggio 1611.
FONTI
E BIBL.: Mussini, Memorie storiche, II, 18-25 e 206-208; Salvatore, Prov. Capp. di
Bologna, 86 e 91-97; Bullar, Cap., II, 253; Pellegrino, Annali, III, 243-246; Pellegrino,
Leggenda Capitoli Prov., 22, 24; Felice, Tavole Capitoli Gen., 148; Felice, Missionari
Parmensi, 29; Luigida Gatteo, La peste a Bologna nel 1630, Forlo, 1930, passim de
P.Romualdo; Cirillo, I Cappuccini Emiliani, II, 7, 206; Salvatore, Prov. di Bologna, I,
185, 192-199; Provincia di Bologna, Atti Ufficiali, 1935, 78; Lexicon Cappuccinum, 1951,
1499; Aurea Parma 1 1954, 22; G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, II, 1856,
471-472; Imerioda Castellanza, Angeli delle Armate, 1937, 105; Cappuccini a Parma, 1961,
23 e 26; F.da Mareto, Necrologio Cappuccini, 1963, 86.
UGOLINO
Parma 1201
Figlio di Salomone. Fu Podestl di Jesi nellanno 1201.
FONTI E BIBL.: F.da Mareto, Indice, 1967, 923.
UGOLINO
DA NEVIANO
Parma ante 1322-Parma post 1362
Figlio di maestro Giovanni. Abits in Parma, nella vicinanza di Santa Cecilia. Il 10
giugno 1362, con testamento fatto nel refettorio dei Padri Eremitani, ordins che si
fondasse dopo la sua morte un nuovo ospedale nella vicinanza di Santa Cecilia sotto la
direzione dei podestl dei quattro mestieri: beccaj, calzolaj, fabbri-ferraj e pellicciaj.
Questo ospedale, inizialmente denominato di San Giacomo, fu eretto in faccia
alloratorio di San Bernardino. LUgolino assegns le case che aveva in Santa
Cecilia e tutti i suoi beni mobili e immobili, per la fondazione di questo ospedale. A
Giacobina, sua figlia e seconda moglie di Giacomino Tardilene, lascis in tutto 325 lire
imperiali e volle che di quelle si tenesse contenta, senza pretendere altro
dallereditl paterna. Stabilo che non si eleggesse in rettore del detto ospedale chi
non avesse compiuto il trentesimo anno di etl e non avesse nÄ moglie nÄ figli nÄ nipoti
da parte di figli e che tanto il rettore quanto tutti gli altri amministratori di questo
ospedale dipendessero dal vescovo o dal suo vicario in assenza del vescovo. Volle inoltre
che sei mesi dopo la sua morte si allestissero otto letti a servizio dei poveri e che il
suo ospedale fosse chiamato Ospedale di Maria Vergine o di Ugolino da Niviano (testamento
ricevuto dal notaio Tommaso Cavalli).
FONTI E BIBL.: G.M. Allodi, Serie cronologica dei vescovi, I, 1856, 621; I.Affs,
Testamento di Ugolino da Niviano a favor dellOspedale detto ora degli incurabili, in
Storia della cittl di Parma, dalla Stamperia Carmignani, IV, 1795, 352-353; F. Nicolli,
Ugolino da Niviano, in Codice Diplomatico Parmense, 1835, II, 372; Ugolino di maestro
Giovanni da Neviano, in Ordinarium Ecclesiae Parmensis e vetustioribus excerptum
reformatum a. MCCCCXVII, Parmae, ex officina Petri Fiaccadori, 1866, 174; N. Pelicelli,
Ospedale Ugolino da Neviano, in Storia dellospedale maggiore di Parma fondato da
Rodolfo Tanzi nel 1201, Parma, Amministrazione dellOspedale Maggiore, 1935, 48-54;
R. Cattelani, Ospedale Ugolino da Neviano, in Lambiente in Parma, Parma, Allegri,
1958, 168; M. Parente, Ospedale degli Incurabili detto anche di Ugolino da Neviano di
S.Giacomo o dei Quattro mestieri, in Guida generale degli Archivi di Stato italiani, Roma,
1986, 418.
UGOLINO
DA PARMA
Parma 1411/1438
Nellanno 1411 fu tra i professori dello Studio di Bologna (Ghirardacci, II,
590). k forse lo stesso Ugolinus de Parma che nei (IV, 66) appare lettore ordinario del
Digesto nuovo nellanno 1437-1438.
FONTI E BIBL.: R. Fantini, Maestri a Bologna, in Aurea Parma 1931, 234.
UGOLINO DA PARM, vedi anche FONTANA UGOLINO, ROSSI e UGOLINO ANTONIO
UGOLINO
ANTONIO
Parma 1651-Parma 1705
Pittore e acquafortista attivo tra la fine del XVII e linizio del XVIII
secolo. Nel 1700 fu a Roma, dove dipinse per il cardinale Francesco Maria de Medici
uno stendardo. Fu in seguito attivo nella cappella della Compagnia delle Stimmate in San
Lorenzo a Firenze.
FONTI E BIBL.: Thieme-Becker, vol. XXXIII, 1939; P. Martini-G. Capacchi, Incisione
a Parma, 1969; Dizionario Bolaffi dei Pittori, XI, 1976, 196.
UGOLINO TADDEO, vedi UGOLETO TADDEO
UGOLOTTI
DOMENICO
Palanzano 1893/1911
Soldato del 26I Reggimento fanteria, fu decorato di medaglia di bronzo al valor
militare, con la seguente motivazione: Noncurante del pericolo, coraggiosamente si
adoperava nel trasportare, sotto il fuoco nemico, le salme dei superiori morti sul campo
(Derna, 27 dicembre 1911).
FONTI E BIBL.: G. Corradi-G. Sitti, Glorie parmensi alla conquista
dellimpero, 1937.
UGOLOTTI
EUGENIO
Parma 30 ottobre 1861-Ceretolo 9 marzo 1946
Le misere condizioni familiari non gli permisero di frequentare oltre le prime
cinque classi elementari, ma lUgolotti seppe comunque formarsi da solo una solida
cultura. Alletl di dodici anni fu assunto come apprendista nella Stamperia
Fiaccadori, dove divents in breve un esperto e apprezzato compositore. Entrs poi come
proto nella tipografia di Michele Adorni in borgo San Lorenzo, rilevata in seguito
dalleditore Battei. Vi si stampava allora la Gazzetta di Parma, diretta prima da
Parmenio Bettoli e poi da Pellegrino Molossi: lUgolotti fu per entrambi
impareggiabile collaboratore. Fu il Molossi a spronarlo nella realizzazione
dellidea, condivisa dal fraterno amico Odoardo Adorni, di fondare una propria
tipografia e gli diede effettivo aiuto quando, costituita la ditta Adorni, Ugolotti e C,
passs a essa col suo giornale. La Gazzetta di Parma, infatti, ebbe sede nella stessa
tipografia, nel retro del palazzo Tarasconi, ove per venti e piØ anni venne edita. La
prima lynotype utilizzata a Parma fu acquistata dallUgolotti per la sua tipografia,
assieme alle piØ moderne macchine da stampa. Nel 1900 la Camera di Commercio volle
lUgolotti a capo di una commissione di operai parmigiani inviati
allEsposizione Universale di Parigi. Entusiasta dellesperienza maturata, al
suo ritorno, scrisse un libro, Larte tipografica allesposizione di Parigi, che
fu molto apprezzato. Di idee liberali, lUgolotti venne eletto nel Consiglio comunale
di Parma e fece parte della battagliera minoranza che ebbe come leader lavvocato
Arturo Scotti. Qualche tempo dopo lavvento del fascismo, vecchio desideroso di pace,
si ritirs nel suo eremo di Ceretolo.
FONTI E BIBL.: B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 150.
UGOLOTTI
FABIO
Parma 11 marzo 1819-Parma 10 marzo 1898
Figlio di Giuseppe e Laura Grossardi. Dottore, liberale e patriota, fu tra i
giovani valorosi che per primi insorsero il 20 marzo 1848. volontario nella prima colonna
parmense del 1848, prese parte a tutti i fatti darme piØ gloriosi. Passs poi
nellesercito regolare sabaudo e vi conseguo il grado di Capitano. Venne in seguito
incarcerato nelle prigioni di Santa elisabetta per aver stampato clandestinamente
volantini patriottici.
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 12 marzo 1898, n. 69; G. Sitti, Il Risorgimento
italiano, 1915, 423; Palazzi e casate di Parma, 1971, 621.
UGOLOTTI
FERDINANDO
Parma 4 aettembre 1874-1967
Figlio di Pietro ed Eufrosina Serventi. psichiatra, fu direttore dei manicomi di
Parma (1909) e di Pesaro e Urbino (1926), e direttore (1925-1954) del periodico Note e
riviste di psichiatria.
FONTI E BIBL.: Autobiografia per uso familiare e passatempo nella tarda vecchiaia,
Pesaro, 1957; M.Longhena, Uno psichiatra parmigiano, in Gazzetta di Parma 13 novembre
1962, 3; F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1091.
UGOLOTTI
FILIPPO
Parma 1831
La sera del 13 febbraio 1831 fu tra i primi a occupare in Parma il quartiere dei
Dragoni, tenendovisi tutta la notte e anche parte del giorno successivo. Figurs nei
processi come disarmatore delle guardie e del Corpo dei Dragoni.
FONTI E BIBL.: O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1937, 213.
UGOLOTTI GIOVANNI BATTISTA
-Parma 1735
Sacerdote, fu cantore della chiesa della Steccata di Parma dal marzo 1726 e della
Cattedrale di Parma dal 13 aprile 1727.
FONTI E BIBL.: Archivio della Steccata, Mandati 1726 al 1735 e Lettere ducali
1731-1735, Archivio del Duomo, Mandati 1726-1747; N.Pelicelli, Musica in Parma, 1936, 164.
UGOLOTTI
GIUSEPPE
Borgo San Donnino 1806/1831
Fratello
di Filippo e cognato di Angelo Grossardi. Nel 1806 fu Podestl di Borgo San Donnino. Nel
1823 fu riconosciuto appartenere alla societl dei Carbonari. Durante i moti del 1831 fu
tra coloro che andarono alla spedizione di Fiorenzuola. Guardia onoraria del corpo, si
pose sul piazzale del Palazzo di Maria Luigia dAustria, mentre la Sovrana era ancora
presente, a istruire la Guardia Nazionale. Il giorno 11 marzo, alla testa di sessanta
guardie nobili, si ports in Castello per prenderne possesso. Nonostante i titoli che gli
furono addebitati, non figurs in processi. Visse poi da privato in Borgo San Donnino,
sottoposto a sorveglianza.
FONTI E BIBL.:
O.Masnovo, Patrioti del 1831, in Archivio Storico per le Province Parmensi 1937, 213.
UGOLOTTI
GIUSEPPE
Langhirano 3 marzo 1834-post 1870
Repubblicano, conciatore e negoziante di pelli, nel 1870 su di lui fu inviato alla
Questura di Parma il seguente rapporto di polizia: Egli rimase sempre in questa provincia.
k di opinioni repubblicane, sparla acerbamente del Governo e di tutti i funzionari di
esso, eccita il malcontento degli abitanti, li istiga a sollevarsi, perchÄ li dice mal
governati. Li sollecita ad uccidere gli impiegati civili e militari, come si fa coi
maiali; vl dicendo che il governo mantiene tanti assassini e non impiegati. Ha pochi beni
di fortuna e vive del suo commercio.
FONTI E BIBL.: C.Melli, Langhirano nellOttocento, 1987, 56.
UGOLOTTI
PIERO
Parma 1915-1978
Subentrs, unitamente al fratello Pino, poco prima dellinizio della seconda
guerra mondiale alla guida dellazienda paterna in Langhirano, la Luigi Ugolotti,
dedita prevalentemente alla produzione del concentrato di pomodoro, della quale ridusse
man mano lattivitl conserviera per sviluppare la produzione di prosciutti
stagionati. Nel1963, anche in considerazione dei meriti conseguiti come stagionatore,
venne chiamato alla direzione dellappena sorto Consorzio volontario del prosciutto
tipico di Parma restandone alla guida fino al 1967. Il suo dinamismo imprenditoriale lo
vede promotore e partecipe nel Langhiranese di alcune importanti attivitl imprenditoriali
del settore meccanico, plastico e dei prefabbricati. Resse pure per diversi anni la
presidenza della Banca Emiliana.
FONTI E BIBL.: Cento anni di associazionismo, 1997, 410.
UGOLOTTI
ROMUALDO
Borgo San Donnino 1863
Nellanno 1863 fu sindaco di Borgo San Donnino.
FONTI E BIBL.: G. Laurini, Borgo San Donnino e i suoi capi civili, 1927.
UGOLOTTI
UGO
Parma 27 aprile 1888-Miraflores 27 luglio 1966
Figlio di Eugenio, eredits dal padre la passione per il giornalismo e lamore
per la carta stampata. Coso, al suo lavoro, che si svolse nellambito commerciale e
industriale, aggiunse fin dai suoi primi anni di gioventØ una fervida attivitl
pubblicistica. Il 24 maggio 1915, infiammato di amore patrio, parto per il fronte carsico,
ritornandone, da ufficiale, a guerra ultimata. Riprese la vita civile occupandosi di
rappresentanze commerciali e collaborando nello stesso tempo prima alla Gazzetta di Parma
e poi al Corriere Emiliano. Negli anni 1924-1927 tenne la direzione del Corriere del
Lunedo, settimanale complementare del Corriere Emiliano. Nel 1936 si trasfero in Africa
Orientale e organizzs ad Addis Abeba unazienda commerciale. Fu richiamato alle armi
nel 1940. Prigioniero di guerra degli Inglesi, riusco a evadere dal campo di prigionia e a
raggiungere lItalia dopo circa due anni con un convoglio della Croce Rossa. Riprese
servizio militare a Trieste, dove si trovava nel 1943, al momento dellarmistizio
dell8 settembre. Non volendo servire sotto la Repubblica di Sals e tanto meno sotto
i Tedeschi, raggiunse lAppennino parmense e, nella zona del monte Caio, prese parte
attiva alla Resistenza, dirigendo, sotto il nome di battaglia di capitano Monti, il
servizio radio di propaganda della brigata ivi operante. A liberazione avvenuta, assunse
lincarico di riorganizzare amministrativamente il distretto militare di Parma e
opers come capo ufficio di amministrazione. Nel febbraio del 1947 lUgolotti si
imbarcs per gli Stati Uniti: giunse a New Orleans e da lo in aereo si ports a Lima. Si
attivs subito nel campo industriale e diede vita, pressochÄ dal nulla, a una industria di
conserve alimentari. Al microfono di Radio Libertl, illustrs, nel corso di diciassette
conferenze, tutte le regioni italiane, richiamando lattenzione dei Peruviani sulle
belezze dellItalia e ridestando nel cuore dei connazionali lamore per la
patria lontana. Quelle fiamme nostalgiche trovarono poetica espressione nella sua
composizione La nostra PRrma bela, musicata dal maestro Edgardo Egaddi, che vinse il
Festival della canzone parmigiana svoltosi nel 1957 a Parma. Anche a coso grande distanza
dallItalia lUgolotti mantenne assai stretti e cordiali i rapporti con la cittl
natale, che, nellarco di ventanni, si espressero attraverso lassidua e
costante collaborazione alla Gazzetta di Parma: con articoli di colore e corrispondenze
dallAmerica latina (oltre duecento pezzi), ospitati in terza pagina, con le note di politica e di costume per molto
tempo raccolte, a firma Losservatore, in una rubrica dal titolo Specola
doltremare, con piØ di un centinaio di poesie dialettali, piene di accorata
nostalgia, accolte nella pagina settimanale del lunedo Tutta Parma, e infine con la
rubrica dal titolo La bottega dei ricordi, che venne ospitata nella prima pagina di
cronaca della Gazzetta di Parma. Come poeta dialettale lUgolotti si guadagns un
posto di tutto rispetto. Le sue poesie vernacole sono raccolte in quattro volumi: Do
alenni dor (uscito nel 1946, da Spaggiari), Quand al sol al svolta
indrÅ (Battei, 1958), Nostalgii pramzani (La Nazionale, 1961) e Al gioren lÅ drÅ
fnir (La Nazionale, 1963).
FONTI E BIBL.: Gazzetta di Parma 29 luglio 1966, 4; Antologia poesia dialettale,
1970, 103; F.da Mareto, Bibliografia, I, 1973, 569.
UGOLOTTI MANARINI GIUSEPPE
Castione Marchesi 1806/1882
Fu Podestl di Borgo San Donnino negli anni 1806, 1849 e 1882. k forse lo stesso che
giuseppe Ugolotti.
FONTI E BIBL.: G. Laurini, Borgo San Donnino e i suoi capi civili, 1927.
UGOLOTTI SERVENTI GIUSEPPE
Parma 12 aprile 1877-1974
Figlio
di Luigi e Zoruilina Bricoli. Proseguo e sviluppo lattivitl ceraria che i suoi
antenati avevano sviluppato a Parma a ridosso del Parco Ducale nel 1775. Con
lavvento dellimpiego dellelettricitl e del conseguente inserimento nella
lavorazione della cera delle prime macchine, diede vita a una produzione di tipo
industriale che fece della Cereria Serventi una delle più importanti aziende
italiane del settore.
FONTI E BIBL.:
Cento anni di associazionismo, 1997, 410.
UGONE, vedi UGO
UGONE MONOTIPO, vedi BODONI GIAMBATTISTA
UGONETO
STEFANO
Parma ultimi anni del XIII secolo-post 1322
Fu Arciadiacono in Parma e scrittore. k ricordato da P.Zaccaria (f. 226 del tomo
1I, parte 1a, della Biblioteca di varia letteratura stran.): In altro Codice in
pergamena della libreria del conte Carlo Pace in Tapogliano di Gorizia trovo uno Scrittore
Italiano che manca con tanti altri nella Biblioteca mediae, et infime Latinitatis. Si ha
in questo apparatus Domini Stephani Hugoneti Archidiaconi Parmensis Decretorum Doctoris
super Constitutionibus Concilii Viennensis. Lautore, che si chiama Domni Papae
Capellanus, indirizza la sua fatica Rev. in Xto Patri Domino suo praecipuo D.Bertrando Dei
gratia Tit. S.Marcelli Presbitero Cardinali. Il cardinale Bertrando di San Marcello Å
Bertrando di Porto o de Poyet o del Poggetto, Legato di papa Giovanni XXII in Italia nel
1317 con amplissima facoltl per sedare la ribellione degli Estensi e dei Ferraresi. Nel
1322 scrisse una lettera al canonico Ugolino de Rossi colla quale libers Parma
dallinterdetto (Raynald., tomo 15I, Annal. eccles., f. 231). Il Concilio di Vienne,
in Francia, si tenne nel 1311. Bertrando moro verso la metl del secolo.
FONTI E BIBL.: A.Pezzana, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, II, 1827,
452-453.
UGOROSSI
ANTONIO
Parma 1406 c.-post 1482
Figlio di Jacopo, fu anchegli orefice. nellanno 1471 cedette, anche a
nome dei fratelli, una cappella posta nella chiesa di San francesco del Prato ai nobili
Michele Garimberti, Pietro Golzate e Luca Bertani. Nel 1482 fu eletto membro del Consiglio
generale di quellanno nella squadra dei Rossi, dai quali la famiglia
dellUgorossi traeva origine (Pezzana, Storia di Parma, IV, Appendice 34).
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1911, 71.
UGO ROSSI GIACOMO o IACOBOa, vedi UGOROSSI JACOPO
UGOROSSI
JACOPO
Parma 1380 c.-Parma 1449
Figlio di Antonio, di famiglia nobile. Fu orefice di professione. Due suoi notevoli
lavori furono un grandalbero di rame, ed un bel tabernacolo reliquario pur di rame,
oranto questo di oro, argento e pietre preziose e pel quale lartefice promise nel
1416 al committente Frate Bartolomeo da Pignola dellOrdine de Minori di
Bologna che lopera sua riescirebbe meritevole di ogni lode di qual si fosse orefice
parmigiano. Durante il lavoro venne a morte frate bartolomeo, ma lUgorossi continus
lopera per suo conto sicchÄ dispose poi col suo ultimo testamento che lalbero
fosse venduto dal vescovo di Parma per pagare i creditori (Pezzana, Storia della citl di
Parma, tomo III, 214, nota 2, e 215, nota 1). LUgorossi Å ricordato in diversi atti
notarili: 3 giugno 1412, Giacomo de Ugorubeis f. q. Antonio dello vic.a di S.
Anastasio in un interrogatorio da esso lui subito dinanzi al Vicario Vescovile di Parma si
viene in chiaro che la madre di Frate Ilario f. di Albertino de Garsis era sorella del
padre di esso Giacomo. Frate Garsi era Priore della Casa ed Ospedale del Bosco, o S.Maria
del Bosco dellordine di San Gio. di Gerusalemme. (rogito di Andriolo Riva
nellArchivio Notarile); 18 maggio 1419, Jacopo Ugorossi orefice parmigiano si
obbliga di fabbricare un grandalbero di rame ed un bel tabernacolo o reliquario pur
di rame tutto ornato (rogito di Nicols Zangrandi, Archivio Notarile di Parma); 16 luglio
1419, Presente d.Iacobo f. q.m d.ni Antonii de ugorubeis viciniae Sancti Anestaxii
(rogitodi Govanni da SanLeonardo, Archivio Notarile di Parma); 14 novembre 1419,
Testimonio Giacomo de Ugorubeis f. q. domini Antonii della vic.a di
S.Anastasio di portanova (rogitodi Giovanni da SanLeonardo, Archivio Comunale); 9 luglio
1427, presente Jacobo de Ugorubeis aurifice vicinie sancti Anestaxii (rogito di Andriolo
Riva, Archivio Notarile di Parma); 1449 il figlio Luchino, ancora minorenne di 25 anni,
pers maggiore di quattordici, chiede al Vicario del Podestl un Procuratore che lo assista
e lo rappresenti in giudizio. E passando ad enumerare le sostanze lasciate dal defunto
genitore, si trova che possedeva molti terreni nella villa di Vigolante ed altrove, due
case in Parma, in una delle quali, posta nella vic.a di S.Anastasio, visse
colla sua famiglia, una bottega nella vic.a di S.Vitale sulla piazza commune
corredata di tutti i ferri e gli arnesi da orefice, e infine godeva del patronato di una
Cappella nella chiesa de frati di S.Francesco del prato (rogito di Gaspare
Zampironi, Archivio Notarile di Parma).
FONTI E BIBL.: G.B.Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani, 1877, 461;
E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, 1911, 70-72.
UGOROSSI
UGOLINO
Parma 1407 c.-post 1471
Figlio di Jacopo, fu anchegli orefice. k ricordato in due rogiti notarili: 20
gennaio 1459, Testamento del nobile e prudente uomo Ugolino de Ugorubeis nato dal fu
nobile e prud.e uomo Giacomo citt.o abit.e nella vic.a
di San Tiburzio, col quale istituisce suo erede universale Artem seu Universitatem Artis
Fabrorum seu aurificum civitatis parme; lascia signora massaia ed usufruttuaria in tutti i
suoi beni e vita natural durante dominam Angelam filiam Johannis Antonii de Zerlis, cum
ipso testatore et in domo habitationis sue abitantem, prout facit et facere debet qualibet
bona mulier casta et honesta; prevedendo pers il caso che dalla detta Angela gli potesse
nascere un figlio o una figlia, in questo caso dispone che il nascituro debba essere il
suo erede universale, fermo restando lusufrutto dellAngela surricordata.
Dispone da ultimo che a detto usufrutto dopo la morte dellAngela succedano il R.do
don Bernardino e li nobili Pietro e Melchiorre de Ugorubeis tutti fratelli del testatore,
e luno succeda laltro, ed alla morte dellultimo dessi
lusufrutto si consolidi allora colla proprietl in favore dellarte degli
Orefici sua erede universale come fu detto. (rogito di Galasso Leoni, Archivio Notarile di
Parma); il 28 gennaio 1471 con altro rogito di Galasso Leoni, Antonio de Ugorossi,
f. del fu Giacomo a nome de fratelli Ugolino, Niccols e Pietro de Ugorossi
figli del fu ridetto Giacomo cede ai nobili Michele Garimberti, Pietro de Golzate e Luca
de Bertanis una cappella posta nella chiesa di San Francesco del Prato a latere desuptus
versus claustrum dicti Monasterii et in angulo dicte ecclesie versus plateale cui confinat
ab capella heredum quondam Johannis de Pizzolis, ab plateale mediante muro.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli-Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane,
1911, 71-72.
ULGIBOSCH
ANTON
Fiandre ante 1631-post 1683
Intagliatore e scultore fiammingo naturalizzato soragnese. Nel 1631 realizzs una
ancona in collaborazione col falegname Andrea Lanci e nel 1633 un baldacchino
processionale nella parrocchiale di Carzeto. Nel 1640 compils linventario degli
arredi in San Rocco di Soragna e nel 1639-1641 costruo un grande tabernacolo dorato. Nel
1649 realizzs i candelieri per laltare maggiore in San Giacomo a Soragna e nel 1653
quattro candelieri nella parrocchiale di Carzeto. Nellanno 1660 Å ricordato per
fature al sepolchero, eseguito in collaborazione collo spagnolo Girolamo Tomona, in San
Giacomo a Soragna, nel 1672 per una tavoletta da altare nella parrocchiale di Diolo, nel
1674 per un acconto per una ancona, Portina e scalinata nella parrocchiale di Parola e nel
1683 per sette cornici da quadro in Rocca a Soragna.
FONTI E BIBL.: E.Scarabelli Zunti, Documenti e Memorie di Belle Arti parmigiane, v.
V, 144; Colombi, 1975, 42, 152; P.Zani, Enciclopedia metodica di belle arti, IX, 1822, 5;
Il mobile a Parma, 1983, 255.
ULGIBOSCHI ANTONIO, vedi ULGIBOSCH ANTON
ULIVI
GIACOMO
Baccanelli 29 ottobre 1925-Modena 10 novembre 1944
Nacque da Giulio e da Maria Luisa Fornari. Nel 1926 la famiglia Ulivi si trasfero a
Roma, abitando una casa dellIsola Tiberina. Quattro anni dopo, dietro invito del
governo belga, il padre si recs a Bruxelles. Lo accompagnarono la moglie e lUlivi,
che rimasero in Belgio fino al 1932. Ritornato a Parma con la madre, lUlivi compo in
un triennio il ciclo di studi elementari presso la scuola Angelo Mazza (1932-1935). Nel
1935 venne iscritto come semiconvittore alla prima classe ginnasiale del Convitto
Nazionale Maria Luigia di Parma. Nel 1940 supers con facilitl gli esami di quinta
ginnasiale. Nellautunno comincis a frequentare, sempre presso il Convitto Maria
Luigia, la prima classe del Liceo classico. Nel 1942, con un anno di anticipo,
affronts positivamente la maturitl classica: vivissimo fu in lui il desiderio di terminare
presto gli studi per non essere piØ di peso alla famglia. Nellautunno dello stesso
anno si iscrisse alla facoltl di medicina e chirurgia dellUniversitl di Parma, ma
dopo poche settimane di frequenza chiese il passaggio alla facoltl di giurisprudenza.
Intanto lUlivi arrivs a una chiara posizione critica nei confronti del fascismo e di
tutte le sue istituzioni. Il 15 agosto 1943 pubblics sulla Gazzetta di Parma un articolo
dal titolo La libertl di stampa in un discorso di Cavour e nellautunno dello stesso
anno si incontrs frequentemente con diversi ex-condiscepoli del Maria Luigia e un gruppo
di insegnanti antifascisti. Tra la fine di ottobre e i primi di novembre compo un primo
viaggio a Bedonia per incontrarsi con partigiani locali. In novembre chiese al Comitato di
Liberazione Nazionale di Parma di lavorare per la Resistenza: ricevette lincarico di
stabilire collegamenti tra i partigiani dellAppennino parmense e quelli della
provincia di Massa e Carrara. In un secondo viaggio si preoccups anche di far trasmettere
agli Alleati, via radio, pressanti richieste di aiuti per i primi nuclei partigiani.
L11 febbraio 1944, dopo larresto di alcuni insegnanti e studenti antifascisti
di Parma, con cui lUlivi era in contatto dallautunno precedente, venne a sua
volta arrestato nella casa di borgo Leon doro n. 1 e tradotto nella caserma della 80a
Legione della G.N.R. Nel pomeriggio, dopo un breve incontro con la madre, riusco in modo
rocambolesco, eludendo la sorveglianza dei guardiani, a fuggire e a riguadagnare la
libertl. Il 13 febbraio 1944 venne nascosto nella casa di un amico a Cevola di
Traversetolo. Il giorno dopo si trasfero a Modena, dove rimase otto mesi, ospitdel
maresciallo dellesercito Alessandro Bassi, abitante in via Castel Maraldo 7.
Nellestate 1944, lUlivi riusco finalmente a venire in contatto con esponenti
della Resistenza modenese, da cui ricevette lincarico di diffondere stampa
clandestina. Partecips inoltre a qualche azione di sabotaggio nella zona di nonantola. Nel
settembre ricevette dal comandante partigiano della Piazza di Modena lincarico di
recarsi a Parma per stablire collegamenti con i dirigenti della lotta partigiana della sua
cittl. A Cevola si ferms per alcuni giorni presso la madre. Ritornato a Modena, si
incontrs col vicecomandante del Comando Piazza e lo pregs di istradarlo verso le
formazioni partigiane operanti sullAppennino modenese. Il 30 ottobre 1944,
alluscita dallAccademia Militare (sede del 42I Comando Provinciale della
repubblica fascista) dove il maresciallo Bassi lo aveva fornito di documenti falsi, fu
arrestato dalla Brigata Nera in via Farini e tradotto nelle carceri della stessa
Accademia. Comincis la serie estenuante degli interrogatori, intervallati da crudeli
sevizie, ma lUlivi non parls. Il 9 novembre 1944 i fascisti, per rappresaglia
alloccupazione partigiana di Soliera avvenuta sei giorni prima, condannarono a morte
tre prigionieri politici, tra i quali anche lUlivi. Il giorno seguente lUlivi,
Emilio Po e Alfonso Piazza vennero fucilati dai fascisti sulla Piazza Grande di Modena.
Alla memoria dellUlivi fu concessa la Medaglia dArgento al valor militare, con
la seguente motivazione: Diciassettenne prendeva parte alla lotta per la liberazione con
tutto lo slancio delletl giovanissima brillando per la completa dedizione alla causa
e lo sprezzo del pericolo. Arrestato una prima volta evadeva e si trasferiva a Modena dove
riprendeva la sua intensa attivitl compiendo pericolosissime missioni di collegamento.
Catturato nuovamente, sottoposto alle torture piØ atroci e raffinate le sopportava
stoicamente senza nulla rivelare allodiato nemico. Col corpo segnato dalle stigmate
del martirio affrontava impavido e sereno il plotone di esecuzione. Esempio impareggiabile
di amore ardente per la Madre Patria. A liberazione avvenuta, gli amici pubblicarono un
volumetto di sue Lettere, che furono lodate da Benedetto Croce e che sono uno dei
documenti piØ probanti della sua consapevole maturitl intellettuale.
FONTI E BIBL.: Molossi, Dizionario biografico, 1957, 149; Decorati al valore, 1964,
73; Lettere di Gacomo Ulivi, Modena, 1974, 15-17.
ULRICA GIOVANNI, vedi ULRICI GIOVANNI
ULRICI
GIOVANNI
Colorno 1783/1793
Farmacista, fu pioniere del volo con aerostati. I primi lanci di globi volanti nel
territorio di Parma furono tentati negli ultimi giorni del dicembre 1783, cioÅ alla
distanza di tre mesi e mezzo dal primo esperimento pubblico dei fratelli Montgolfier e a
circa un mese e mezzo dal primo lancio in Italia, avvenuto a Milano il 14 novembre a opera
di Marsilio Landriani. Il 29 dicembre il macchinista di Corte, mattei, lancis da Colorno
un pallone ad aria calda ma lesperimento ands pressochÄ fallito. Il 31 dicembre,
dal parco della deliziosa di Colorno, alla presenza della famiglia ducale regnante,
lUlrici lancis un pallone ad aria infiammabile. Laerostato, riempito di
idrogeno ottenuto dalla limatura di ferro trattata con lacido vitriuolico, si levs
trionfalmente e velocemente tra la meraviglia e gli applausi dei presenti, sparo presto
alla vista e fu ritrovato sette giorni dopo a Sissa, a circa sette miglia di distanza.
Questi due primi esperimenti ebbero carattere privato e solo un ristretto numero di
persone fu ammesso ad assistervi, tanto che cronache e giornali ne fanno appena cenno, con
qualche confusione sui giorni di esecuzione.
FONTI E BIBL.: Parma Economica 5 1968, 41.
ULTRAMARINO GIACOMO, vedi PANIZZARI GIACOMO
ULUHOGIAN
LEONE
Tadem 10 ottobre 1897-Parma 1964
Alla vigilia della prima guerra mondiale fu inviato dalla famiglia a compiere gli
studi nel Collegio Armeno Moorat-Raphael a Venezia. Conseguita ivi la maturitl, mentre nel
frattempo aveva perso gran parte dei familiari nel genocidio armeno del 1915, si iscrisse
alla facoltl di Medicina presso lUniversitl di Padova. Dopo la disfatta di
Caporetto, si trasfero allUniversitl di Parma, dove conseguo la laurea in Medicina e
Chirurgia nel luglio del 1922 con il massimo dei voti. Comincis lattivitl facendo
molti interinati nella provincia di Parma, il che gli permise di conoscere bene i paesi
dellAppennino e di diventare appassionato cacciatore, passione che lo accompagns per
tutta la vita insieme a quella per il calcio (giocs con il Parma A.S.) e per
lautomobilismo (partecips con entusiasmo alle prime edizioni della Parma-Poggio di
Berceto). La mancanza della cittadinanza italiana per molti anni gli impedo di prendere
parte ai concorsi pubblici negli ospedali. Apro allora una Casa di cura a Bozzolo
(Mantova), nel cui ospedale aveva prestato per un certo tempo la sua attivitl di chirurgo
con grande successo. Nel 1933 sposs unarmena di Costantinopoli, Maria Sinan, che lo
affiancs con dedizione per tutta la vita, anche professionale. Nel 1939 trasfero la Casa
di cura a Parma, in via traversetolo: ebbe inizio per lui il periodo di lavoro piØ
intenso e ricco di soddisfazioni. Durante la seconda guerra mondiale si prodigs nella cura
di feriti e malati, accorrendo con la sua Topolino, che aveva attrezzato ad ambulanza,
dovunque ci fosse bisogno di un intervento. Protesse e ports in salvo ebrei e ricercati,
senza curarsi del rischio che questo comportava per lui e per la sua numerosa famiglia
(ebbe cinque figli). Nellimmediato dopoguerra si recs a Parigi per una
specializzazione in urologia. Continus poi la sua attivitl di chirurgo e urologo in Parma.
Si spense alletl di 67 anni a causa di una malattia tumorale.
FONTI E BIBL.: Uluhogian, notizie manoscritte.
UMBRICIUS LUCIUS SECUNDUS
Parma II/III secolo d.C.
Di origine libertina, figlio di Bettia Chrysis, moro a diciotto anni e nove mesi
detl. k documentato in unepigrafe postagli dalla madre. Umbricius Å nomen
etnico, che rimanda a unorigine geografica remota. In cispadana si rileva un altro
L.Umbricius Secundus. Secundus Å cognomen comunissimo, diffuso dappertutto.
FONTI E BIBL.: M.G. Arrigoni, Parmenses, 1986, 183.
UMILE DA PARMA, vedi CATTANI LORENZO
UNGHERIA, vedida UNGHERIA
URBANI GIAN ALBERTO o GIOVANNI ALBERTO, vedi SANSEVERINO SIMONE GIOVANNI ALBERTO
URBANO
Parma 366/381
Fu Vescovo di Parma probabilmente gil dal 366. Semiariano e scismatico, fu un
seguace dellantipapa Ursino (o Ursicino). Che anche Urbano fosse un seguace di
Ursino appare dalla lettera del Concilio Romano agli imperatori Graziano e Valentiano
(fine del 378) e dai piØ Å qualificato come ariano e seguace di Ursino (Mercati,
Magani). Sta di fatto che i padri del Concilio Romano con la loro lettera intesero
informare gli Imperatori circa i condannati della fazione di Ursino, i quali ritenevano
abusivamente le loro chiese benchÄ fosse stato loro ordinato di sottoporsi al giudizio
dei vescovi in virtØ di ubbidienza. Dopo avere narrato la storia della ribellione di
Ursino, che aveva provocato lo scisma, aggiungono: furor Ursini qui honorem arripere est
conatus indebitum; vestrae clementiae relegatus Ursinus, per eos quos illicite ordinavit,
vilissimum quemque occulte licet sollicitare conatur: eoque exemplo nonnulli episcopi qui
male ecclesiis incubant, usu temeritatis suae et profani conspiratione contemplus ne
adquiescant Romani sacerdotis judicio, lacessunt, ita ut etiam qui se intelligunt pro
meritorum suorum ratione damnandos vel damnatos esse viderunt, redempta vulgi multitudine,
judices suos terrore mortis exagitent, contemptisque cognitoribus fugatis, illicitum
obtineant sacerdotium. Id circo statuti imperialis non novitatem, sed firmidinem
postulamus. indignum quippe est ut conventus quisque adhibita manu eo sit munitior, quo
flagitiosior fuerit. A questo punto i padri del Concilio citano alcuni casi particolari:
Sicut Parmensis episcopus dejectus judicio nostro ecclesiam tamen retinet impudenter.
Damnatus aeque Florentius Puteolanus. Da cis appare che Urbano fu un seguace di Ursino,
capo di quel partito, detto dei rigoristi, dal Papa dichiarato scismatico. Gli imperatori
Graziano e Valentiniano non tardarono di inviare un rescritto al vicario Aquilino
rinfacciandogli la mancanza di energia verso gli ursiniani. Vi si stabilisce di trattenere
con la forza Ursino nella Gallia perchÄ non determini nuovi moti e di allontanarne i
seguaci. Di Urbano Å detto: Non bene capiti consultum, si quid turbarum vesanus
agitaverit, Parmensis episcopus, eo perniciosior, quod inclytae urbi magis proximus et
imperitorum multitudinem magis exagitat et ecclesiam, de qua judicio sanctorum praesulum
dejectus est, inquietat: inanem videlicet gloriam sententiae gravioris expectans: quem si
quid decessor tuus devoti vigoris habuisset, protinus ultra fines debuisset extrudere. Il
nome di Urbano appare anche nellopera Specimine et commentario Maximini Ariani
episcopi in synodum aquilejensem (anno 381), nella aggiunta pubblicata per la prima volta
alle opere di santambrogio: Denique ut Urbani Parmensis episcopi ceterorumque causas
praetermittamus, certe leontium Salonitanum, ex ejus audistis mandato, ambitus gradus
sacerdotalis ut reum detexistis et quomodo a vobis detectum ipse in communione sine vestro
reatu suscepit, sicuti id tempore conspirationis vestrae apud Aquilejam idem cum spe etiam
apud vos reparationis illo advenisse publicis auribus intimasse cognoscitur. Il passo Å
importante sia perchÄ Å lunico documento che ne ricordi esplicitamente il nome sia
perchÄ rivela che anche dopo la sua deposizione dimors in Parma. Circa il tempo
dellepiscopato di Urbano a Parma, Å necessario fare alcune considerazioni. Papa
Damaso, eletto nel 366, si trovs immischiato subito nella lotta personale con Ursino, suo
competitore, e con i suoi adepti, nonchÄ in quella generale contro gli ariani.
Nellanno successivo tenne un concilio nel quale condanns i vescovi ursacio e
Valente, i capi della fazione ariana, e annulls gli atti del concilio di Rimini, perchÄ
affetto di eresia. Atanasio nella lettera agli Africani si congratuls con Damaso e
insistette perchÄ fosse altreso condannato Aussenzio, vescovo di Milano. La condanna fu
nominalmente pronunciata nel concilio di Roma del 369, ove, insieme a lui, furono
condannati parecchi altri vescovi ariani ed eretici. SicchÄ tutto lascia credere che
Urbano, dipendente dal metropolita di Milano, sia stato deposto in quel concilio. Se si
osserva ancora che Urbano fu un seguace di Ursino e si scontrs con Damaso nel 367, pus ragionevolmente supporsi che
fosse gil Vescovo, anche perchÄ non Å credibile che, eletto da Damaso e, dopo due anni
appena deposto, si desse a seguire lavversario Ursino. Per queste considerazioni si
pus stabilire che Urbano fu vescovo di Parma almeno da prima del 366 e fino al 381.
FONTI E BIBL.: N.Pelicelli, Vescovi della Chiesa Parmense, 1936, 28-36; A. Schiavi,
Diocesi di Parma, 1940, 237.
URSINI
LUCIO
Roma-Parma 31 luglio 1630
Dimors fin dalladolescenza a Parma. Entrs nella Compagnia di GesØ, si laures
e fu introdotto alla Corte del duca Ranuccio Farnese e poi del figlio Ottavio. Moro
durante lepidemia di peste.
FONTI E BIBL.: P. Alegambe, Heroes Societatis Jesu, 1658, 303-304.
URSUS
Fornovo 854
k il primo arciprete di Fornovo di cui si abbia memoria. k ricordato per aver
sostenuto tenacemente di fronte alle autoritl civili e religiose il diritto della pieve di
Fornovo a percepire le decime di monte Spina, localitl inclusa a torto, secondo il suo
parere, nel territorio della pieve di Varsi. Ebbe, comunque, un verdetto sfavorevole.
FONTI E BIBL.: L. Merusi, Fornovo di Taro, 1993, 63.
USARIO LISIADE, vedi PEZZANA GIUSEPPE
USBERTI
GIUSEPPE
Parma o Fontanellato 1829
Fu membro della III riunione degli scienziati italiani.
FONTI E BIBL.: I. CantØ, Italia scientifica, 1844, III, 155; F.da Mareto, Indice,
1967, 927.
USBERTI
VINCENZO
Parma 1828/1856
Laureato in teologia, si impegns nella costruzione di un asilo e fu parroco di San
Michele dellArco (1828-1856) in Parma.
FONTI E BIBL.: L. Farinelli, Il carteggio Zani, in Archivio Storico per le Province
Parmensi 1986, 375.
USIGLIO
EMILIO
Parma 8 gennaio 1841-Milano 8 luglio 1910
Nato da famiglia israelita. Avviato agli studi musicali a cinque anni con
G.Barbacini (pianoforte), fu poi allievo a Borgo San Donnino di G.Rossi (armonia), quindi
a Pisa di C.Romani e infine a Firenze di Teodulo Mabellini (contrappunto e composizione).
Esordo come compositore teatrale a Torino (Locandiera, Teatro Vittorio Emanuele), appena
ventenne. Come direttore dorchestra ottenne fama soprattutto per
linterpretazione di opere verdiane, ma legs il suo nome anche alla ripresa, con
innovazioni, del Mefistofele di Boito (Bologna, 1875) e alle prime italiane di Hamlet di
Thomas (Venezia, 1876) e di Carmen di Bizet (Napoli, 1879). Apprezzato anche
allestero, perdette la fiducia degli impresari teatrali soprattutto perchÄ
alcolizzato (dests scalpore a Perugia, limprovviso abbandono delle recite di Aida
nel 1874). Affetto anche da sorditl, fu costretto a dirigere in teatri minori e smise di
comporre. Trascorse gli ultimi quindici anni di vita a Milano, in ritiro e pressochÄ
estraneo alla musica. La moglie, Clementina Brusa, rinomata cantante, lascis al
Conservatorio di Parma una somma per listituzione di un premio intitolato
allUsiglio e da assegnare, con concorso triennale, a un autore italiano di opere
comiche. LUsiglio fu infatti anche poeta umoristico e satirico e il continuatore e
lultimo esponente (sulla scia di Ricci, Ferrari, Rossi, De Gioiosa) della tradizione
dellopera buffa, che cercs di ricondurre allo spirito e alla vitalitl originari. Gli
schemi formali, il linguaggio armonico e lorchestrazione delle sue opere erano
volutamente antiquati e si riallacciavano ai modelli rossiniani, facendosi pers col tempo
sensibile nel suo stile una certa inclinazione verso loperetta, che andava allora
affermandosi e che fino col soppiantare nei favori del pubblico le sue opere, le quali,
pure, godettero per alcuni anni di una certa popolaritl, in virtØ della loro piacevole
invenzione melodica e della autentica e spiritosa vivacitl. Di autentica allegria, di
aggraziato melodismo e di un certo calore Å permeato un suo spartito che, eseguito per la
prima volta al Teatro Alfieri di Firenze nel 1868, tenne cartello a lungo nei teatri
italiani: Le Educande di Sorrento, considerata lopera meglio riuscita
dellUsiglio insieme con Le Donne curiose. Gil cavallo di battaglia del celebre buffo
Baldelli, Le Educande varcarono il secolo XIX (nel 1911 furono rappresentate anche a
Berlino). LUsiglio compose le seguenti opere teatrali: La locandiera (libretto
G.Barilli, da Goldoni; Torino, 1861), Lereditl in Corsica (Milano, 1864), Le
educande di Sorrento (R.Berninzone; Firenze, 1868; rappresentata anche col titolo La
figlia del generale; versione tedesca Berlino, 1911), La scommessa (B.Prado; Firenze,
1870), La secchia rapita, in collaborazione con C.Bacchini, E.De Champs, R.Felici,
G.Gialdini e G.Tacchinardi (A.Anelli, da Tassoni; Firenze, 1872), Le donne curiose
(A.Zanardini, da Goldoni; Madrid, 1879), Le nozze in prigione (A.Zanardini, da La mariÄe
du mardi gras di Labiche; Milano, 1881) e La guardia notturna ossia La notte di San
Silvestro (non rappresentata). Inoltre realizzs musica da camera, balli e romanze.
FONTI E BIBL.: G.Monaldi, Ricordi viventi di artisti scomparsi, Campobasso, 1927;
M.Ferrarini, Emilio Usiglio, in Aurea Parma 1938; M.Tartak, in GROVE; B. Molossi,
Dizionario biografico, 1957, 149-150; recensione della Scommessa, in Nuova Antologia
agosto 1870; A.Galli, Emilio Usiglio, in Teatro Illustarto, 12 1881; A.Iraci, Rinascita
del Morlacchi perugino, in La Scala ottobre 1955; Enciclopedia dello spettacolo, IX, 1962,
1363; Dizionario Ricordi, 1976, 676; M.Mariani, in Dizionario dei musicisti UTET, VIII,
1988, 137.
UTTINI LUIGI
Parma 27 agosto 1869-Fontanigorda 4 settembre 1941
Figlio di Giacinto e Adelaide Silva. Nato da una modesta famiglia operaia, inizis
assai presto a lavorare in una stamperia, dove apprese il mestiere di tipografo.
Continuando per proprio conto gli studi (per avere maggiore disponibilitl di tempo, lascis
la stamperia e divenne commesso in un ufficio di assicurazioni), riusco a conseguire la
laurea in giurisprudenza presentando la tesi Il fondamento storico, etico e giuridico
della proprietl collettiva. La sua adesione al socialismo risale allepoca degli
studi universitari, favorita dallinsegnamento del Laghi, del quale le carte di
polizia lo definiscono vittima. Svolse attiva propaganda tra gli studenti e fonds il primo
circolo socialista universitario, di cui fu presidente. Il 25 aprile 1894 usco il primo
numero di un quindicinale da lui diretto, I Nuovi Goliardi, organo degli studenti
socialisti di Parma: fu unesperienza breve, che cesss nel luglio dopo soli sei
numeri, ma su cui conversero lattenzione e la collaborazione di noti dirigenti
socialisti (Andrea Costa ed E.Ferri a esempio) e di illustri esponenti del mondo culturale
(quali A.Graf o E.De Amicis). Durante tutta la sua permanenza a Parma lUttini parve
collocarsi su posizioni antiriformiste, che trovarono alimento dapprima nellambiente
studentesco e ancor piØ in seguito nel quotidiano contatto con i braccianti del Parmense,
di cui fu infaticabile organizzatore. Rappresentante delle organizzazioni della provincia,
partecips al I Congresso nazionale delle leghe contadine, tenutosi a Bologna nel dicembre
1901, nel quale sostenne la necessitl di escludere i piccoli proprietari dalla costituenda
Federterra e propose per essi una struttura separata di tipo cooperativo. Nel 1904 fu tra
i principali organizzatori dello sciopero generale del settembre, alla testa dei
dimostranti che si raccolsero in segno di protesta davanti alla sede della Camera del
lavoro, e venne, una settimana dopo, condannato a 3 mesi e 22 giorni di detenzione. Nel
settembre 1897 partecips a Bologna al V Congresso nazionale socialista, dove intervenne su
questioni amministrative. Collabors negli anni successivi al settimanale LIdea,
organo della federazione socialista parmense, che inizis le pubblicazioni nel maggio 1900.
Fu delegato al Congresso nazionale di Imola nel settembre 1902 e il 19 aprile 1903, al
congresso provinciale tenutosi a San Secondo Parmense nel quale tenne la relazione
sullorganizzazione sindacale, fu designato membro del comitato federale. Eletto
consigliere comunale di Parma nel 1902, lanno successivo venne espulso dal partito
per avere votato a favore di stanziamenti per il Teatro Regio ma venne riabilitato e
riammesso dopo pochi mesi. Ancora candidato alle elezioni politiche del 1904, fu sconfitto
per soli tre voti dai due avversari, il moderato Cardani e il repubblicano Olivieri. Nel
luglio 1905 rassegns le dimissioni dalla direzione dellIdea per dissidi con i
compagni di partito, dimissioni che vennero accolte dalla federazione. Trasferitosi a
Genova nel maggio 1906, svolse la profssione di avvocato e continus la milizia socialista.
Membro della commissione esecutiva della sezione genovese dal gennaio 1908, venne eletto
nello stesso anno consigliere comunale. In questa cittl lUttini modifics
progressivamente le proprie posizioni, sino ad allinenarsi con lala piØ a destra
del riformismo genovese e a dichiarare, nel marzo 1923, di non volere assolutamente
alleanze, o semplici contatti, cogli altri partiti estremi. Nellagosto 1912 appoggis
L.Calda quando questi si dimise dal partito in segno di solidarietl con i compagni espulsi
al congresso di Reggio Emilia e di lo a poco adero al Gruppo socialista autonomo
costituitosi a Genova per iniziativa dello stesso Calda e di P.Chiesa.Lo scoppio del primo
conflitto mondiale vide lUttini, con gli altri autonomi, schierato a favore
dellintervento. Dopo Caporetto, a seguito delliniziativa di G.Canepa per la
costituzione dellUnione socialista italiana cui aderirono socialisti di ogni
tendenza uniti nella piattaforma della difesa nazionale, si costituo anche a Genova una
sezione dellUnione Socialista Italiana, di cui lUttini nel gennaio 1918 venne
eletto segretario. Il gruppo si presents da solo alle elezioni politiche del 1919 (io
sarei per lunione di tutti i veri socialisti ma pregiudiziale deve essere la lotta
contro il bolscevismo straniero e italiano) con la lista del Partito del lavoro, nella
quale lUttini fu candidato insieme a Canepa, G.Lerda e G.Giulietti. Nel dicembre
1922, in seguito alla fusione dei gruppi autonomi genovesi con la locale sezione del
Partito Socialista Unitario da poco costituitasi, lUttini divenne segretario della
nuova sezione socialista unificata e nel mese successivo venne eletto membro del comitato
regionale del Partito Socialista Unitario. Apertasi la campagna elettorale del 1924, nel
gennaio lUttini fu costretto a difendersi a colpi di pistola da unaggressione
fascista nel corso di una conferenza privata tenuta dal deputato E.Gonzales: fu a Genova
il primo grave episodio di intolleranza, durante il quale vennero feriti lo stesso
Gonzales e V.Faralli. Alla riunione del consiglio nazionale del partito tenutasi il 2 e 3
febbraio a Roma lUttini sostenne comunque, con F.Turati, C.Prampolini e Canepa, la
tesi astensionista. Con lentrata in vigore delle leggi eccezionali, alla fine del
novembre 1926 lUttini venne assegnato al confino nel Comune di Matera per la durata
di undici anni. Liberato il 15 dicembre 1927, torns a Genova dove non svolse piØ attivitl
politica, pur continuando a professarsi socialista. Per molti anni consulente legale della
Camera del lavoro e di varie federazioni di categoria prima del 1926, ricopro anche
numerose cariche in seno alle organizzazioni associative genovesi, dalla presidenza del
Consorzio cooperativo di consumo, allamministrazione della Banca ligure, alla
presidenza della Cooperativa Teatro del Popolo, che i socialisi unitari promossero a
Genova nel 1923.
FONTI E BIBL.: Il Lavoro 1919-1924; B.Riguzzi, Sindacalismo e riformismo nel
Parmense, Bari, 1931; G.Perillo, Le elezioni politiche del 1924 in Liguria, in Movimento
Operaio Socialista 6 1955; Alfa (Perillo), I partiti della classe operaia e le elezioni
politiche in Liguria fino al 1924, in Movimento Operaio Socialista 3-4 1958; Perillo, I
Comunisti e la lotta di classe in Liguria negli anni 1921-1922, in Movimento Operaio
Socialista 3-4VIII, 1962; Lotte agrarie in Italia. La Federazione nazionale dei lavoratori
della terra 1901-1926, a cura di R.Zangheri, Milano, 1960; Perillo, I Comunisti e la lotta
di classe in Liguria (novembre 1922-novembre 1926), in Movimento Operaio Socialista 1 e
2-31971; O.Bevegni, in Movimento Operaio Italiano, V, 1978, 154-156.
UTTINI
LUIGIA
Saliceto Piacentino 1787-1851
Fu moglie (1812) di Carlo Verdi e madre di Giuseppe.
FONTI E BIBL.: E.Ottolenghi, La madre di Verdi, in Bollettino Storico Piacentino 35
1940, 65-67; S.Fermi, Ancora della madre di Verdi e di alcuni membri della famiglia Uttini
di Saliceto Piacentino, in Bollettino Storico Piacentino 36 1941, 72-76; Onoranze alla
madre di Giuseppe Verdi, in Bollettino Storico Piacentino 41 1946, 62-63; A.Rapetti, Molte
ragioni per sostenere che Verdi Å anche un po nostro, in Libertl 27 dicembre 1950;
F.da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 1104.